STORIA CONTEMPORANEA
I MANUALI
’800|’900
I MANUALI
ISBN 978-88-468-3050-0
ISBN 978-88-468-3049-4
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€ 15,50
STORIA CONTEMPORANEA ’800|’900
• Il volume è scandito in 26 capitoli, la cui struttura è ordinata gerarchicamente, mediante parentesi graffe, neretti e altri artifici, in modo da visualizzare i contenuti e aiutare a individuare i concetti di cui si parla, favorendo modalità di lettura diverse da quella lineare. • Al termine di ciascun capitolo una sintesi riassume in modo schematico i contenuti esposti. • Ciascun capitolo è corredato da una serie di domande di controllo, utili per il ripasso dei concetti fondamentali e per l'autoverifica della comprensione. • Nella parte finale del volume figura inoltre una proposta di tracce per possibili esercitazioni da svolgere su temi di particolare rilevanza storica e didattica in vista dell'esame di Stato.
F. Gavino Olivieri | S. Re
Il testo offre la trattazione storica corrispondente a un arco cronologico che va dagli inizi del Regno d’Italia (1861) fino ai giorni nostri, arricchita da approfondimenti tematici, box lessicali con la spiegazione dei termini più complessi e schede di argomento storiografico su alcune questioni oggetto di dibattito.
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F. Gavino Olivieri S.Re
STORIA CONTEMPORANEA
’800 | ’900
Studio efficace e completo per la prova d’esame
PRESENTAZIONE Organizzazione del testo
Il presente volume fa parte della nuova collana di Manuali di studio efficace e completo per la prova d’esame. Il testo gerarchizza le informazioni per facilitare la comprensione e la memorizzazione di concetti ed eventi ed è scandito in 26 capitoli, corrispondenti a un arco cronologico che va dagli inizi del Regno d’Italia (1861) fino ai giorni nostri, agli eventi storici più recenti. La titolazione degli argomenti, chiara e immediatamente riconoscibile, ha lo scopo di guidare il lettore a uno sguardo d’insieme sui temi trattati.
Struttura dei capitoli
Gli argomenti sono svolti in una o più pagine chiuse. La struttura dei capitoli è ordinata gerarchicamente, mediante parentesi graffe, neretti e altri artifici, in modo da visualizzare la forma dei contenuti e aiutare a individuare i concetti di cui si parla, favorendo modalità di lettura diverse da quella lineare. Il testo è corredato da una serie di box:
25 · Dagli anni ‘90 a oggi L’attentato alle Torri gemelle e Al-qaida L’11 settembre 2001 la gente di tutto il mondo si raccolse davanti ai televisori e assistette sgomenta a un evento tragico e del tutto inaspettato. Due aerei di linea dirottati da terroristi si schiantarono, a distanza di 10 minuti l’uno dall’altro, contro le Torri gemelle (Twin towers) del World trade center di New York. La combustione del carburante degli aerei provocò in breve tempo il collasso delle strutture portanti delle torri, che crollarono su se stesse, provocando 2817 morti accertati, tra cui molti vigili del fuoco che erano sopraggiunti a tentare di portare in salvo le persone rimaste all’interno. Lo stesso giorno un altro aereo di linea si schiantò contro il Pentagono, sede del quartier generale del ministero della Difesa americano; un quarto aereo avrebbe dovuto abbattersi sulla Casa Bianca, ma la coraggiosa reazione dei passeggeri (che avevano saputo cosa era successo a New York attraverso telefoni cellulari) fece in modo che l’aereo precipitasse in una zona non abitata. Il maggiore responsabile degli attentati era Osama bin Laden, un miliardario arabo saudita che già aveva organizzato la resistenza in Afghanistan contro l’occupante sovietico e che finanziava il regime islamico fondamentalista dei talebani. Nel 1998 aveva creato il Fronte internazionale islamico per la guerra santa contro gli ebrei e i crociati, poi diventato Alqaida, l’organizzazione terroristica transnazionale – una sorta di rete, o network, interconnessa anche grazie a internet – che aveva già distrutto le ambasciate americane in Kenya e in Tanzania (1998). Bin Laden, al momento dell’attentato alle Torri, si trovava in Afghanistan, protetto dal regime dei talebani. Nell’autunno 2001 il Paese fu pesantemente bombardato e poi occupato da una coalizione militare guidata dagli Stati Uniti. Il regime integralista talebano è stato abbattuto ma, 10 anni dopo, la situazione resta irrisolta e drammatica, e il nuovo presidente americano Barack Obama ha più volte annunciato il progressivo disimpegno dell’esercito americano dall’area. Il 2 maggio 2010 bin Laden è stato sorpreso e ucciso da un commando americano nel suo rifugio segreto presso Islamabad, in Pakistan.
i box a sfondo bianco sviluppano approfondimenti su argomenti specifici
2 · La Germania di Bismarck. La situazione in Francia e in Inghilterra
3. La Terza Repubblica in Francia
Gli inizi della Terza Repubblica (così chiamata per distinguerla dalla Prima del 1782-1804, e dalla Seconda del 1848-1852) furono assai travagliati:
1) La presidenza di Bush jr, travolta da una gravissima crisi economica interna (destinata a ripercuotersi in tutto il mondo), favorì l’ascesa del democratico Barack Obama, che, sconfiggendo il suo rivale John McCain, nel gennaio 2009 è divenuto il primo presidente nero degli Stati Uniti. Giovane e disinvolto, abile comunicatore, Obama ha suscitato grandi aspettative di cambiamento (il suo slogan elettorale: “Yes, we can”), dopo gli anni di guerre e odii di religione che erano scaturiti dell’attentato alle Torri gemelle. Barack Obama (dal 2008)
2) Fautore del dialogo internazionale (Nobel per la pace 2009) e sensibile ai temi ecologici, Obama ha però dovuto gestire gli effetti della crisi e del pesantissimo debito pubblico, aggravato anche dall’impegno finanziario dello Stato nel salvataggio delle grandi banche e della grande industria, soprattutto automobilistica. L’opposizione repubblicana, specie nella sua frangia più estrema, il Tea party, ha inoltre duramente osteggiato i suoi progetti di spesa sociale, specie nella sanità. Infine, le sue promesse non mantenute di progressivo disimpegno militare in Iraq e in Afghanistan gli hanno procurato un notevole calo di popolarità, tanto che alla fine del 2011 ha improvvisamente annunciato il ritiro delle truppe dall’Iraq entro l’anno.
I moderati “opportunisti” al governo (1879-1888)
1) all’umiliazione della guerra perduta con la Germania si accompagnò l’occupazione nemica, fino al 1873, quando sotto il governo di Adolfo Thiers fu pagata, con alcuni mesi di anticipo rispetto alla data stabilita, l’indennità di 5 miliardi di franchi-oro; 2) dopo la breve esperienza rivoluzionaria della Comune, soffocata nel sangue, nell’Assemblea costituente prevalsero le forze reazionarie, clericali e monarchiche (queste ultime divise in orleaniste, bonapartiste e borboniche); sotto la presidenza del generale Mac Mahon (1873-1879), succeduto a Thiers, si ebbe nel 1873 un fallito tentativo di restaurazione borbonica nella persona del duca di Chambord;
3) nel 1875 le forze repubblicane, formate dai moderati di Jules Ferry, detti opportunisti (in quanto volevano affrontare i problemi al momento “opportuno”), e dai radicali di Gambetta e Clemenceau, ebbero la meglio grazie alle divisioni interne allo schieramento avverso; la Francia ebbe una nuova Costituzione repubblicana, che sarebbe durata fino al 1940. La Costituzione prevedeva:
a) una Camera eletta a suffragio universale e un Senato formato da membri in parte elettivi e per un quarto nominati dal presidente della Repubblica (solo dal 1884 tutti i senatori furono elettivi); b) il presidente era eletto ogni sette anni dalle Camere riunite; i ministri erano responsabili di fronte al parlamento.
1) Gli “opportunisti” realizzarono importanti riforme (laicizzazione dell’istruzione, obbligatorietà e gratuità della scuola elementare, libertà di associazione sindacale, elettività del Senato, introduzione del divorzio) e portarono il Paese a partecipare attivamente alla gara coloniale (Tunisia, 1881; Annam, 1884). 2) Ma il malcontento diffuso per il susseguirsi di scandali politico-finanziari (nel 1882 il fallimento di una grande banca, la Union Général, colpì duramente gli strati popolari), una sfavorevole congiuntura economica (fra l’altro, una malattia della vite, la filossera, distrusse la metà dei vigneti) e l’ostilità degli ambienti cattolici sfociarono in una reazione di destra: nel 1888-1889 un abortito tentativo di colpo di Stato, promosso da una corrente antiparlamentare e militarista guidata dal generale Boulanger, presidente del Consiglio, mise in pericolo la vita stessa della Repubblica. 3) Superata la crisi boulangista, le elezioni del 1889 mandarono in parlamento una salda maggioranza di repubblicani moderati; anche i cattolici cominciarono ad accettare la Repubblica: la politica di distensione inaugurata da Leone XIII (enciclica del 16 febbraio 1892) migliorò le relazioni fra lo Stato francese e la Chiesa (ma all’inizio del nuovo secolo, con l’imporsi dei radicali, l’anticlericalismo tornò a prevalere, fino alla rottura dei rapporti diplomatici).
Radicali
i box a sfondo giallo forniscono la definizione di parole chiave
L’attentato alle Torri gemelle (11 settembre 2001)
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II termine “radicale” fu usato in Inghilterra a partire dalla fine del 700 per designare quei gruppi progressisti che sostenevano riforme profonde, atte a risolvere i problemi “alla radice”. In Italia e in Francia nell’800 il radicalismo s’identificò genericamente con le più avanzate correnti liberal-democratiche e repubblicane. In Francia, il vero e proprio Partito radicale, espressione dei ceti medi e in particolare della piccola borghesia cittadina, nacque dal Partito repubblicano durante il ministero di Jules Ferry (1883-1885): aveva in programma fra l’altro la netta separazione tra Stato e Chiesa, la riforma del regime fiscale con l’imposta sulla rendita, l’abbandono delle imprese coloniali. Egemoni in Francia a partire dal 1906 (Clemenceau), i radicali, ardenti patrioti quanto razionalisti, convertirono all’anticlericalismo, soprattutto mediante l’opera dei maestri di scuola, le masse contadine. Nell’Italia post-unitaria, il Partito radicale, derivato ideologicamente dal Partito d’azione garibaldino e nato negli anni ’80 da una scissione a sinistra del gruppo liberale, propugnò riforme sociali (Bertani e Cavallotti), si oppose all’autoritarismo di Crispi e contribuì efficacemente all’opera riformatrice di Giolitti, ma sopravvisse in forme autonome solo fino alla prima guerra mondiale. Nel secondo dopoguerra il Partito radicale italiano, costituito nel 1956 da un gruppo di liberali di sinistra, ha condotto e conduce, tramite campagne referendarie e non solo, vivaci battaglie per i diritti civili.
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3 · La seconda rivoluzione industriale e l’imperialismo
4. Conseguenze del colonialismo:
a) sui popoli conquistati: da una parte, provocò drammatici sconvolgimenti dell’assetto economico e sociale e lo sradicamento di tradizioni culturali e religiose secolari; dall’altra, diede inizio a un processo di sviluppo economico e di modernizzazione che però fu sempre subordinato agli interessi dei conquistatori (costruzione di scuole, ospedali, ferrovie ecc.). “E se il colonialismo ha dato il primo impulso a questo processo, permettendo di fatto a quei popoli di venire a contatto con la tecnica e la cultura dell’Europa progredita, esso ha lasciato anche in eredità al mondo attuale l’enorme problema del sottosviluppo” (Villari); a) in Europa: per qualche decennio, il colonialismo esportò le tensioni internazionali fuori dall’Europa, ma l’esaltazione nazionalistica che ne costituiva una delle spinte fondamentali e l’aggressiva volontà di potenza delle singole Nazioni generavano conflitti latenti che sarebbero deflagrati in seguito alla politica egemonica dell’imperatore tedesco Guglielmo II.
Cecil Rhodes e David Livingstone Esploratore e uomo d’affari, Cecil Rhodes (1853-1902) scoprì vasti giacimenti diamantiferi nel Sudafrica; come rappresentante del governo inglese stabilì il protettorato sulla futura Rhodesia (che da lui prese il nome e che corrisponde all’attuale Zimbabwe); fu Primo ministro della Colonia del Capo e iniziò la lotta contro i Boeri olandesi voluta fra gli altri dal Primo ministro britannico Chamberlain. David Livingstone (1813-1873), missionario inglese, risalì lo Zambesi e scoprì le cascate Vittoria e il lago Tanganica; disperso, fu ritrovato nel 1871 da H. M. Stanley (1841-1904), giornalista ed esploratore britannico che, per il governo belga, esplorò il corso del Congo.
i box a sfondo azzurro riportano brevi biografie relative ai personaggi storici più importanti
L’imperialismo tra 800 e 900
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Presentazione Storia e Storiografia
Schede di approfondimento di più ampio respiro sviluppano questioni di Storia e storiografia mettendo a fuoco problematiche fondamentali della storia contemporanea.
La seconda guerra mondiale La seconda guerra mondiale provocò la morte di 50 milioni di persone. Le Nazioni più colpite furono l’Unione sovietica (17 milioni, di cui 9,5 civili) e la Germania (5,5 milioni, di cui 3 civili; i morti italiani furono 450.000, di cui 330.000 civili). Ma oltre alle vittime e agli incalcolabili danni materiali, la seconda guerra mondiale lasciò tracce indelebili nelle coscienze. Finiva il mito del progresso inarrestabile dell’umanità (o almeno dell’Occidente), che era iniziato circa 100 anni prima, con l’avvento del positivismo, o ancora di più, se risaliamo fino all’illuminismo. Tutti i valori umani fondamentali furono rimessi in discussione da eventi catastrofici come i campi di sterminio e la Shoah, i bombardamenti sistematici sulle popolazioni inermi, specie nelle città, e il terrore atomico scatenato dalle distruzioni di Hiroshima e Nagasaki, che fecero paventare per la prima volta nella storia la reale possibilità della completa distruzione del pianeta e dell’estinzione della specie umana. Anche gli strascichi della guerra furono notevoli, dai 20 milioni di profughi che cercavano di tornare a casa, ammesso che la loro casa esistesse ancora, alle vendette che si prolungarono anche in tempo di pace contro i “collaborazionisti” dei nazifascisti, al complesso e tutt’altro che indolore riassetto dell’ordine mondiale, col declino dell’Europa e l’egemonia delle due superpotenze Usa e Urss. Sul piano storiografico, pochi sono i dubbi sul fatto che la principale responsabile della guerra fu la Germania di Hitler. Su un piano più generale, cioè delle cause profonde della guerra, il dibattito è stato estremamente interessante. Diversi storici di area liberale hanno visto la guerra essenzialmente come un’anticipazione dello scontro fra democrazie e totalitarismo che si è manifestato successivamente nella guerra fredda (benché durante il conflitto l’Urss fosse alleata coi Paesi liberal-democratici), mentre altri storici, soprattutto marxisti, hanno evidenziato il carattere antifascista del conflitto mondiale, mettendo in rilievo soprattutto i movimenti di Resistenza contro il nazifascismo nei vari Paesi. Un’altra consolidata tradizione storiografica ha visto nella seconda guerra mondiale il secondo atto di un conflitto iniziato 25 anni prima nel cuore dell’Europa, fra Germania da un lato e Francia e Gran Bretagna dall’altro, e tenuto
14 · I totalitarismi: nazismo e stalinismo Prigionieri deportati nei lager
SINTESI
sotto traccia negli anni 1919-1939 ma tutt’altro che sopito, anzi alimentato dalla pace “punitiva” di Versailles. In quest’ottica ha rivestito un ruolo decisivo anche la crisi del 1929, che, facendo venir meno i prestiti americani, gettò in ginocchio l’economia della Repubblica di Weimar e, come sostiene lo storico inglese Hobsbawn, favorì l’avvento del nazismo, con la sua propaganda incentrata sui presunti colpevoli della grande inflazione tedesca – socaldemocratici, comunisti, ebrei – e sul desiderio di “rivincita” contro la Francia. L’idea che in Europa si sia verificata un’unica lunga guerra durata dal 1914 al 1945 è stata sostenuta anche da storici come A. Mayer e E. Nolte, i quali hanno sottolineato l’importanza decisiva della rivoluzione russa come fonte primaria di una “guerra civile europea”; secondo loro, l’avvento dello Stato sovietico alterò gli equilibri socio-politici interni agli Stati liberali (vedi ad esempio il “biennio rosso” in Italia, e il “moto spartachista” in Germania) e favorì a sua volta l’instaurarsi di regimi autoritari ferocemente anticomunisti e antisovietici.
La crisi del 1929 in Germania
La grande crisi del 1929 e il dissesto seguito al ritiro dei capitali statunitensi, la disoccupazione e la fame portarono alla radicalizzazione della lotta politica, lasciando spazio ai comunisti e ai nazionalsocialisti di Hitler
Il programma di Hitler
1) Necessità di lavare l’onta di Versailles e ricostruire una “grande Germania” 2) Procurare al popolo tedesco lo “spazio vitale” verso Oriente, schiacciando slavi ed ebrei, giudicati razze inferiori 3) Avere una funzione antisocialista, antibolscevica, antisovietica 4) Obbedire ciecamente al “capo” (Führer)
Hitler cancelliere
1) 1932: il maresciallo Hindenburg fu rieletto presidente della Repubblica; i nazisti ottennero schiaccianti vittorie elettorali 2) Nonostante le conclamate posizioni anticapitalistiche, Hitler cercò e ottenne il consenso delle classi dirigenti del Paese 3) Gennaio 1933: Hindenburg chiamò Hitler a formare il governo (per un tragico errore di valutazione, i conservatori pensavano di “costituzionalizzare” i nazisti)
La creazione dello Stato totalitario. Il Terzo Reich
1) 1933: fu messo fuori legge il Partito comunista, cui fu attribuita la colpa dell’incendio del Reichstag, il parlamento tedesco 2) 1933: altra massiccia vittoria elettorale dei nazisti. Hitler chiese ed ottenne pieni poteri dal parlamento, compresa la facoltà di modificare la Costituzione 3) 1933: scioglimento di tutti i partiti, tranne quello nazista 4) 1934 (30 giugno): notte dei lunghi coltelli, massacro delle SA (Squadre d’Assalto), ala sinistra del partito 5) 1934 (agosto): alla morte di Hindenburg, Hitler divenne capo dello Stato. Nasceva il Terzo Reich
Il regime nazista
1) Internamento nei lager di quasi un milione di tedeschi; persecuzioni contro gli ebrei (leggi di Norimberga, 1935) 2) Nazificazione dei lavoratori (Fronte del lavoro) e della gioventù (Gioventù hitleriana), rapporti diretti tra le masse e il capo (parate militari, adunate oceaniche, ecc.) 3) Concordato tra Hitler e il Vaticano (1933); enciclica di Pio XI Con viva ansia (1937) 4) Riarmo e dirigismo economico; potenziamento della produzione bellica, stretti rapporti tra industria e Stato; disciplina paramilitare dei lavoratori; grandi opere pubbliche e assorbimento della disoccupazione; politica di autarchia
Altri regimi autoritari s’inaugurarono in Europa tra le due guerre
1) Tra il 1926 e il 1934 nei Paesi baltici (Lituania, Lettonia, Estonia) e in Polonia 2) Nel 1933 in Austria (cancelliere Dollfuss) 3) Nel 1936 in Grecia (generale Metaxas) 4) Nel 1939 in Spagna (generale Francisco Franco)
L’Urss: lo stalinismo
1) Abbandono della Nep, piani quinquennali, rapidissima industrializzazione, specie nel settore bellico, con risultati imponenti; disciplina paramilitare degli operai 2) Collettivizzazione delle terre e costituzione dei kolkoz; persecuzione dei kulachi 3) Le “grandi purghe” (1934-39): deportazione o eliminazione fisica dei dissidenti 4) Stretto controllo sulla ricerca scientifica; “realismo socialista” nelle arti
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Al termine di ciascun capitolo figura una Sintesi, anch’essa strutturata gerarchicamente (sotto forma di mappa concettuale, con parentesi graffe e neretti), che riassume in modo schematico i contenuti fondamentali del periodo trattato.
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Attività e Proposte di temi
4 · L’Italia dall’avvento della Sinistra ai tentativi reazionari di fine secolo
9. La crisi di fine secolo Negli ultimi anni del secolo si accentuarono le politiche repressive, messe in atto da presidenti del Consiglio rigidamente conservatori. Tipica espressione di questa mentalità “reazionaria” fu un articolo di Sidney Sonnino, Torniamo allo Statuto (1897), dove si proponeva il ritorno al sistema costituzionale puro, per il quale i ministri non dovevano rispondere del loro operato alla Camera, ma soltanto al re. I tentativi reazionari furono aspramente contrastati dal blocco delle forze “progressiste”, cioè dall’alleanza dei socialisti coi gruppi democratici “borghesi” (repubblicani e radicali), cui aderirono anche uomini della Sinistra liberale come Giolitti e Zanardelli. Fuori del parlamento, ma attivi nella loro polemica contro i liberali conservatori, i “democratici cristiani”. Questi, gli episodi salienti dei 3 ministeri di fine secolo:
ministero di Rudinì (1896-1898):
1) pace di Addis Abeba con l’Etiopia e riavvicinamento alla Francia (e conseguente fine, nel 1898, della guerra doganale); 2) agitazioni in tutto il Paese per il caro-pane, provocato dal disastroso raccolto del 1897 e dal blocco delle importazioni di cereali dagli Usa (a causa della guerra di Cuba tra Spagna e Stati Uniti); 3) spietate repressioni: a Milano, nel maggio 1898, le truppe comandate dal generale Bava Beccaris respinsero i dimostranti a cannonate provocando un centinaio di morti. Bava Beccaris fu decorato da Umberto I per il “servizio reso alle istituzioni e alla civiltà”. Arresti di socialisti (Turati e Anna Kuliscioff) e cattolici (don Albertario);
ministero Pelloux (1898-1900):
1) tentativo di far passare leggi restrittive della libertà di stampa, di associazione e di riunione, bloccato dalle sinistre per quasi un anno mediante la tecnica dell’ostruzionismo (interventi-fiume in parlamento per impedire l’approvazione delle leggi); 2) scioglimento della Camera e nuove elezioni; successo delle opposizioni e dimissioni di Pelloux;
ministero Saracco (1900-1901):
1) tentativo di conciliazione con le opposizioni mediante il ritiro dei provvedimenti liberticidi; ma era troppo tardi perché si placassero i rancori seguiti ad anni di dura reazione, in particolare alla strage di Milano; 2) assassinio a Monza di re Umberto I (il 29 luglio 1900) per mano di un anarchico, Gaetano Bresci, che intendeva vendicare i caduti di Milano del 1898.
Ciascun capitolo è corredato da una serie di domande di controllo, utili per il ripasso dei concetti fondamentali e per l’autoverifica della comprensione.
PROPOSTE di TEmi 1. Problemi e questioni dell’Italia Unita a) Individua le principali differenze fra la Destra storica e la Sinistra storica in materia di politica economica e di politica estera. Poi spiega in che cosa consistette il fenomeno del trasformismo. Aggiungi infine tue personali considerazioni su eventuali fenomeni di trasformismo politico ai nostri giorni. b) Ricostruisci il quadro dell’economia italiana dagli anni ’90 dell’800 alla vigilia della prima guerra mondiale. In particolare chiarisci quali furono: a) il principale strumento di politica economica dei governi in questo periodo, b) i settori produttivi che si svilupparono maggiormente, c) i problemi delle zone che restarono escluse dal generale progresso.
2. L’età giolittiana a) Delinea la situazione delle forze politiche in Italia nel primo quindicennio del ’900 facendo particolare riferimento sia al Partito socialista sia all’evolversi dell’atteggiamento della Chiesa e del mondo cattolico, fino alla rinuncia al non expedit e alla nascita del Partito popolare. b) Indica le direttrici perseguite da Giolitti per allargare la base sociale dello Stato e per favorire il progresso delle classi lavoratrici. A tale proposito leggi questo brano tratto da un discorso tenuto alla Camera dallo stesso Giolitti: “Nessuno si può illudere di poter impedire che le classi popolari conquistino la loro parte di influenza economica e di influenza politica. Gli amici delle istituzioni hanno un dovere soprattutto, quello di persuadere queste classi, e di persuaderle coi fatti, che dalle istituzioni attuali esse possono sperare assai più che dai sogni dell’avvenire”. Spiega inoltre perché la strategia politica giolittiana ebbe successo in una prima fase ma andò incontro a grandi difficoltà nella sua fase finale, fino a favorire indirettamente l’ascesa del fascismo.
Il secolo si concludeva così con un avvenimento drammatico quanto emblematico, sbocco fatale di un decennio di grandi conflitti sociali e politici. E tuttavia, in quegli anni, cominciò ad affermarsi un nuovo clima politico, caratterizzato dalla maggior forza e consapevolezza delle forze progressiste, che si erano raggruppate in nuove alleanze e, superando i contrasti ideologici, avevano lottato unite per salvaguardare le libertà costituzionali.
Attività
c) Nei nazionalisti l’amore per l’Italia – che nei protagonisti del Risorgimento si configurò come lotta di liberazione dal dominio straniero e fonte di progresso civile e sociale per gli italiani – assunse un carattere aggressivo e prese la forma di una volontà di potenza nutrita di elementi “estetici” e irrazionalistici. Illustra questo concetto, richiamandoti anche alle posizioni futuriste e dannunziane, ed esprimi una tua valutazione sui pericoli che vi erano contenuti.
• Spiega sinteticamente quali furono gli obiettivi perseguiti e realizzati dalla Sinistra storica. • Che cos’era il “trasformismo” e perché portò al disgregarsi dei due partiti contrapposti? • La Sinistra storica adottò una politica economica di tipo protezionistico. Quali furono le conseguenze, in parte positive in parte negative, di questa scelta? • Spiega per quali ragioni l’Italia aderì alla Triplice alleanza e quali furono le conseguenze di tale scelta. • Spiega quale fu la politica di Crispi verso le forze d’opposizione e verso la Chiesa e indica quali furono le linee della sua politica estera. • Illustra le fasi che portarono alla formazione del Partito socialista italiano e, in particolare, metti in rilievo i principali punti programmatici del nuovo partito. • Indica quali erano, in questo periodo storico, i due orientamenti dei cattolici. Illustra le peculiarità dell’enciclica Rerum Novarum (1891) e spiega quali effetti generò sul mondo cattolico italiano ed europeo. • Negli ultimi anni del secolo, Crispi e altri presidenti del Consiglio rigidamente conservatori accentuarono le misure repressive nei confronti delle opposizioni e della protesta sociale. Quali furono i principali eventi di questo drammatico periodo?
3. La prima guerra mondiale a) Lo scoppio della prima guerra mondiale fu dovuto a diverse cause, alcune contingenti, come l’attentato di Sarajevo, altre legate alle posizioni interventiste di alcune forze politiche. Tuttavia, al di là delle singole responsabilità del momento, il conflitto aveva radici lontane e profonde, dato che potenti forze storiche spingevano da qualche decennio in quella direzione. Individua e chiarisci tutte queste cause, facendo eventualmente riferimento ad alcune tesi storiografiche che sono state avanzate in merito. b) La prima guerra mondiale segnò nella storia una cesura profonda. Illustra le trasformazioni che a tuo giudizio furono più rilevanti, facendo particolare riferimento sia agli assetti socio-politici mondiali.
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4. Il fascismo e il nazismo
Nella parte finale del volume figura inoltre una proposta di tracce per possibili esercitazioni da svolgere su temi di particolare rilevanza storica e didattica in vista dell’Esame di Stato.
Soldati armati di granata
a) L’Italia, pur vittoriosa, usciva dal conflitto mondiale stremata e lacerata da profonde divisioni. Il malcontento dei ceti medi e degli ex combattenti, il mito della vittoria mutilata, l’inerzia delle forze politiche popolari (che, contrapponendosi, si neutralizzavano a vicenda), la miopia delle forze liberali (che pensavano di mantenere il controllo della situazione), lo squadrismo (favorito dalla connivenza dei poteri pubblici): questi e altri fattori furono all’origine dell’affermazione di Benito Mussolini e del fascismo. Ricostruisci questo scenario e le sue tappe principali. b) La grande crisi del 1929 seguita al crollo della borsa di Wall Street ebbe ripercussioni su tutti i Paesi dell’Europa e dell’America latina, provocando peraltro fenomeni molto diversi a seconda della situazione politica ed economica di ciascuno. Individua e illustra alcuni casi relativi a tale questione, approfondendo in particolare quello della Germania fino all’ascesa del nazismo. c) Fascismo e nazismo: le rispettive ideologie, i singoli contesti sociali e politici, i tipi
Il palazzo della borsa di New York a Wall Street
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Materiale online Un ricco apparato di materiali aggiuntivi (schede di approfondimento, esercizi e tracce di temi) è a disposizione sul sito della casa editrice (www.laspigaedizioni.it), periodicamente aggiornato.
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INDICE Capitolo 1 Il Regno d’Italia nell’età della Destra (1861-1876) 1. 2. 3. 4. 5. 6.
I problemi ...................................................................................................................................... 9 Le forze politiche ............................................................................................................... 10 La “questione istituzionale”: l’accentramento dello Stato .................................................................................................................................... 11 La “questione meridionale” e il brigantaggio ...................... 12 La politica finanziaria ed economica della Destra ................................................................................................................................ 13 II compimento dell’Unità nazionale: la liberazione del Veneto e la presa di Roma .................................................................... 14 Attività ............................................................................................................................................... 17 Sintesi ................................................................................................................................................. 18
9. La crisi di fine secolo ................................................................................................... 45 Attività ............................................................................................................................................... 45 Storia e storiografia - L’arretratezza economica del Meridione e il brigantaggio ................................................................... 46 Sintesi ................................................................................................................................................. 47 Capitolo 5 Cultura, ideologie e partiti in Europa tra i due secoli 1. 2. 3.
Capitolo 2
Sintesi ................................................................................................................................................. 54
La Germania di Bismarck. La situazione in Francia e in Inghilterra 1. 2. 3. 4.
La Germania di Bismarck ...................................................................................... 19 La politica estera di Bismarck ........................................................................ 21 La Terza Repubblica in Francia ..................................................................... 22 L’Inghilterra dopo il 1870: l’età di Disraeli e di Gladstone ............................................................................................................................ 23 Attività ............................................................................................................................................... 23
Capitolo 6 Stati Uniti, Estremo Oriente e America latina fra ’800 e ’900 1. Gli Stati Uniti dal 1870 al 1914 ................................................................... 55 2. L’America latina e la rivoluzione messicana ............................ 57 3. L’imperialismo del Giappone e la “questione cinese” ... 58 Attività ............................................................................................................................................... 59
Sintesi ................................................................................................................................................. 24
Capitolo 3
La crisi del positivismo: le nuove filosofie e le nuove scienze ................................................................................................................. 49 I nazionalismi .......................................................................................................................... 51 I partiti socialisti, il movimento cattolico e il problema sociale ......................................................................................................... 52 Attività ............................................................................................................................................... 53
Sintesi ................................................................................................................................................. 60 Capitolo 7
La seconda rivoluzione industriale e l’imperialismo
Gli Stati europei tra due secoli
1. La seconda rivoluzione industriale: l’età dell’acciaio, dell’elettricità, del petrolio .................................................................................. 25 2. La “grande depressione” e le trasformazioni del sistema capitalistico ......................................................................................... 27 3. L’imperialismo ........................................................................................................................ 28 4. L’espansione europea in Africa dopo il 1870 ........................ 30 5. La penetrazione europea in Asia ............................................................. 32 Attività ............................................................................................................................................... 32
1. II quadro politico-sociale nella belle époque ....................... 61 2. L’Inghilterra tra due secoli: conservatori, liberali, laburisti .............................................................................................................................................. 62 3. La Francia dal 1890 alla vigilia della prima guerra mondiale ........................................................................................................................................ 63 4. La Germania di Guglielmo II e l’Impero asburgico ..... 64 5. La Russia tra repressione e rivoluzione ......................................... 65 6. Contrasti e tensioni internazionali. II nuovo sistema di alleanze .................................................................................................................................... 67 7. Le crisi marocchine e le guerre balcaniche ............................. 68 Attività ............................................................................................................................................... 68
Sintesi ................................................................................................................................................. 33
Sintesi ................................................................................................................................................. 69
Capitolo 4 L’Italia dall’avvento della Sinistra ai tentativi reazionari di fine secolo 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.
La Sinistra al potere ....................................................................................................... 35 La politica economica della Sinistra .................................................... 37 Lo sviluppo industriale: dalla “espansione strozzata” al decollo ........................................................................................................................................ 38 La politica estera della Sinistra: la Triplice alleanza e l’esordio coloniale ............................................................................................................ 39 II primo governo Crispi (1887-1891) ................................................. 40 II movimento operaio italiano e la nascita del Partito socialista ...................................................................................................... 41 I cattolici italiani e lo Stato liberale ...................................................... 43 Dal primo ministero Giolitti (1892-93) alla sconfitta di Crispi ............................................................................................................................................. 44
Capitolo 8 L’età giolittiana 1. 2. 3. 4. 5.
Giolitti al potere. Nuovi criteri politici ............................................... 71 Le riforme di Giolitti ...................................................................................................... 72 La guerra di Libia (1911-1912) e le sue conseguenze 73 Socialisti, cattolici, nazionalisti nell’età giolittiana ........ 74 La crisi del sistema giolittiano e dello Stato liberale .... 75 Attività ............................................................................................................................................... 75 Storia e storiografia - II ruolo di Giovanni Giolitti nella storia d’Italia ............................................................................................................ 76 Sintesi ................................................................................................................................................. 77
5
Indice Capitolo 9 La prima guerra mondiale 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.
L’incubazione e lo scoppio del conflitto ........................................ 79 Interventisti e neutralisti in Italia .............................................................. 80 Il 1914. La guerra di posizione. L’intervento del Giappone e dell’Impero ottomano ........................................... 81 1915-1916. L’intervento dell’Italia e di altri Stati ............. 82 La svolta del 1917: la rivoluzione russa e l’intervento degli Stati Uniti .............................................................................. 83 1918: la disfatta degli Imperi centrali ............................................... 84 L’Europa dei trattati di pace .............................................................................. 85 Attività ............................................................................................................................................... 87 Storia e storiografia - Le cause della prima guerra mondiale ........................................................................................................................................ 88 Sintesi ................................................................................................................................................. 89
Capitolo 10
Capitolo 13 Gli Stati Uniti dalla crisi del 1929 al New Deal. Estremo Oriente e America latina 1. Gli Usa negli anni ’20. La grande crisi del 1929 ............... 120 2. Roosevelt e il New Deal: Keynes, nuovo profeta dell’economia ......................................................................................................................... 122 3. L’Estremo Oriente e l’America latina ................................................... 123 Attività ............................................................................................................................................... 124 Sintesi ................................................................................................................................................. 125 Capitolo 14 I totalitarismi: nazismo e stalinismo 1. 2. 3. 4.
La rivoluzione russa 1. 2. 3.
Dalla rivoluzione di febbraio alla rivoluzione di ottobre ....................................................................................................................................... 92 La guerra civile e la Terza Internazionale ..................................... 94 Dal “comunismo di guerra” all’ascesa di Stalin ................ 95 Attività ............................................................................................................................................... 96 Sintesi ................................................................................................................................................. 97
Capitolo 11 L’Europa dal primo dopoguerra alla fine degli anni ’20 1. Il quadro generale: economia, società, politica e cultura ................................................................................................................................................. 98 2. La Germania di Weimar .......................................................................................... 100 3. I rapporti internazionali dalla distensione alla grande crisi del 1929 ..................................................................................... 102 Attività ............................................................................................................................................... 103 Sintesi ................................................................................................................................................. 104
Sintesi ................................................................................................................................................. 133 Capitolo 15 L’Italia fascista e il contesto internazionale 1. L’ordine corporativo e le quattro fasi della politica economica del fascismo ........................................................................................ 134 2. Il Concordato fra Stato e Chiesa ............................................................... 137 3. La fascistizzazione del Paese. Il consenso. L’antifascismo .......................................................................................................................... 138 4. La politica estera dell’Italia fascista e i Fronti popolari 139 Attività ............................................................................................................................................... 139 Sintesi ................................................................................................................................................. 140 Capitolo 16 Bagliori di guerra: la guerra d’Etiopia e la guerra civile spagnola 1. 2. 3.
Capitolo 12 Il crollo dello Stato liberale e l’avvento del fascismo 1. 2. 3. 4. 5.
Il dopoguerra dal 1918 al settembre 1920 .............................. 105 Dal governo Nitti (giu. 1919 - giu. 1920) all’ultimo governo Giolitti (giu. 1920 - lug. 1921) ......................................... 110 Dal settembre 1920 alla marcia su Roma ................................. 111 Dal governo di coalizione alla dittatura di fatto (ott. 1922 - genn. 1925) ........................................................................................ 113 Dalla dittatura di fatto al regime totalitario (1925 - 1928) ......................................................................................................................... 114 Attività ............................................................................................................................................... 115 Storia e storiografia - Fascismo e totalitarismo ............ 116 Sintesi ................................................................................................................................................. 117
6
I totalitarismi e l’avvento del nazismo ............................................. 127 Il regime nazista. Le nuove dittature in Europa ................ 129 Fascismo e nazismo ...................................................................................................... 130 L’Unione sovietica: lo stalinismo ............................................................... 131 Attività ............................................................................................................................................... 132
L’impresa etiopica e l’Asse Roma-Berlino ................................... 141 La guerra civile spagnola (1936-1939), “prova generale” della seconda guerra mondiale ................................ 142 Aggressioni nazifasciste. Verso la guerra ..................................... 144 Attività ............................................................................................................................................... 144 Sintesi ................................................................................................................................................. 145
Capitolo 17 La seconda guerra mondiale 1. 2. 3.
Dal settembre 1939 alla primavera del 1941. Smembramento della Polonia, invasione tedesca della Francia, intervento dell’Italia ......................................................... 146 Giugno - dicembre 1941: attacco della Germania all’Urss e del Giappone agli Usa ............................................................... 148 1942-1943: ultimi successi del Patto tripartito e svolta nella guerra ........................................................................................................... 149
Indice 4. 5. 6. 7.
1943: lo sbarco alleato in Sicilia, la caduta di Mussolini e la guerra civile in Italia .............................................. 151 1944: la liberazione dell’Italia fino alla “linea gotica”, lo sbarco alleato in Normandia e la vittoriosa controffensiva sovietica ........................................................................................... 153 1945: la Conferenza di Jalta, la fine della guerra in Europa, la resa del Giappone ........................................................................ 155 La Resistenza in Europa e in Italia. Rappresaglie naziste e comuniste ...................................................................................................... 157 Attività ............................................................................................................................................... 158 Storia e storiografia - La seconda guerra mondiale ........................................................................................................................................ 159 Sintesi ................................................................................................................................................. 160
Capitolo 21 Dall’equilibrio del terrore alla fine della guerra fredda 1. Il quadro generale ........................................................................................................... 199 2. L’Urss e il decennio di Nikita Krusciov (1955-1964) . 200 3. La “Nuova frontiera” di Kennedy .............................................................. 201 4. Il Giappone, nuova superpotenza economica .................... 202 5. La Cina dal 1950 all’eccidio di piazza Tienanmen (1989) ................................................................................................................................................. 203 6. L’Urss e i Paesi dell’Est negli anni di Breznev. L’era di Gorbaciov e il “magico”1989 ................................................ 205 7. I Paesi dell’Est negli anni di Gorbaciov ........................................... 207 8. Gli Usa da Johnson a George Bush sr .............................................. 208 Attività ............................................................................................................................................... 209 Sintesi ................................................................................................................................................. 210
Capitolo 18 Il dopoguerra nel mondo diviso in due blocchi 1. 2. 3. 4.
Il mondo lacerato: la difficile ricerca della pace .............. 162 La guerra fredda: la strategia statunitense e quella sovietica. La rivoluzione cinese e la guerra di Corea ............................................................................................................................................164 L’Urss e i Paesi satelliti. L’Europa occidentale e l’europeismo. Il Giappone ................................................................................... 166 Gli Usa e il rilancio dell’economia mondiale ........................ 168 Attività ............................................................................................................................................... 168
Capitolo 22 L’Europa occidentale dal 1960 agli anni ’80 1. Il quadro generale ........................................................................................................... 213 2. Gran Bretagna, Grecia, Penisola iberica ........................................ 214 3. Francia e Germania federale ........................................................................... 215 Attività ............................................................................................................................................... 215 Storia e storiografia - Il Welfare State (o Stato del benessere) ................................................................................................................................... 216 Sintesi ................................................................................................................................................. 217
Sintesi ................................................................................................................................................. 169
Capitolo 23 Capitolo 19 L’Italia dalla liberazione agli anni del centrismo 1. 2. 3. 4.
Il quadro generale ........................................................................................................... 171 L’Italia dal governo Parri alle elezioni del 2 giugno 1946 173 Le elezioni del 18 aprile 1948 ...................................................................... 175 Gli anni del centrismo (1948-1962) ................................................... 176 Attività ............................................................................................................................................... 177 Sintesi ................................................................................................................................................. 178
Capitolo 20 La decolonizzazione. Il Terzo Mondo e i suoi problemi 1. Decolonizzazione, Terzo Mondo, sottosviluppo ............... 179 2. La decolonizzazione dell’Asia e gli sviluppi successivi. La tragedia del Vietnam .......................................................................................... 182 3. Medio Oriente: questione palestinese e conflitti arabo-israeliani ..................................................................................................................... 185 4. Il conflitto Iran-lraq (1980-1988) ............................................................ 188 5. L’indipendenza delle colonie francesi del Maghreb. Le ex colonie italiane .................................................................................................. 189 6. L’indipendenza dell’Africa nera .................................................................... 190 7. L’America latina e il neocolonialismo ................................................ 192 Attività ............................................................................................................................................... 194 Storia e storiografia - Il bipolarismo e la guerra fredda ................................................................................................................................................... 195 Sintesi ................................................................................................................................................. 196
L’Italia dal miracolo economico agli anni ’80 1. 2. 3. 4.
Il “miracolo economico” e le trasformazioni sociali. L’immigrazione interna. Il centro-sinistra (1963-1975) . 219 Il ’68 e l’“autunno caldo”. Il terrorismo .......................................... 222 La fine degli anni ’70: l’assassinio di Moro e il governo di solidarietà nazionale ......................................................... 224 Gli anni ’80: il pentapartito ............................................................................... 225 Attività ............................................................................................................................................... 227 Sintesi ................................................................................................................................................. 228
Capitolo 24 Scienza, economia, società e cultura dal secondo dopoguerra a oggi 1. Scienza e tecnologia: la terza rivoluzione industriale ..... 231 2. L’economia ................................................................................................................................... 233 3. La civiltà dei consumi e la contestazione del ’68 .......... 235 4. Alcuni problemi dei nostri giorni ............................................................. 237 5. La Chiesa cattolica da Pio XII a Benedetto XVI .................. 238 Attività ............................................................................................................................................... 239 Sintesi ................................................................................................................................................. 240 Capitolo 25 Dagli anni ’90 a oggi 1. Il nuovo disordine mondiale ........................................................................... 242 2. Il ruolo degli Usa ................................................................................................................ 244
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Indice 3. La riunificazione della Germania .............................................................. 246 4. L’Unione europea .............................................................................................................. 247 5. La fine dell’Urss. La nascita della Csi. La Russia di Eltsin e Putin .................................................................................................................... 248 6. Le due Guerre del golfo (1990-1991 e 2003) .................... 250 7. La “primavera araba” ................................................................................................... 252 8. La guerra in Jugoslavia (1991-95) .......................................................... 253 9. La crisi albanese e la guerra nel Kosovo (1999-2001) . 254 10. L’area latino-americana ............................................................................................ 256 Attività ............................................................................................................................................... 257
Proposte di temi 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.
Problemi e questioni dell’Italia Unita ................................................ 268 L’età giolittiana ....................................................................................................................... 268 La prima guerra mondiale .................................................................................. 268 Il fascismo e il nazismo ........................................................................................... 268 La seconda guerra mondiale e la Shoah ..................................... 269 Il secondo dopoguerra ............................................................................................. 269 L’età della guerra fredda ......................................................................................... 270 Il mondo attuale ................................................................................................................. 270
Sintesi ................................................................................................................................................. 259 Capitolo 26 L’Italia dagli anni ’90 a oggi 1. L’Italia nei primi anni ‘90 ....................................................................................... 261 2. Dal primo governo Berlusconi (1994) a oggi ...................... 263 3. Politica estera italiana (1990-2008) ................................................... 266 Attività ............................................................................................................................................... 266 Sintesi ................................................................................................................................................. 267
Indice Box Glossario Accentramento e decentramento ............................................ 9 Cartelli e trust ................................................................................................ 27 Confucianesimo .......................................................................................... 59 Consigli di fabbrica .................................................................................. 110 Extraterritorialità .......................................................................................... 17 Imposta progressiva ................................................................................ 62 Protezionismo ............................................................................................... 35 Radicali ................................................................................................................. 22
Sanzioni ................................................................................................................ 136 Scala mobile .................................................................................................... 225 Sistema proporzionale ......................................................................... 110 Socialismo della cattedra .................................................................. 20 Sottosviluppo ................................................................................................. 180 Suffragette ......................................................................................................... 62 Taylorismo ......................................................................................................... 25 Terzo Mondo ................................................................................................... 180
Indice Biografie Cecil Rhodes e David Livingstone ............................................ 29 Filippo Turati e Antonio Labriola ............................................... 42 Lenin ........................................................................................................................ 65
Risorse online - Tracce di temi degli esami passati - Schede di approfondimento - Attività ed esercizi
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Benito Mussolini ......................................................................................... 106 John Maynard Keynes ........................................................................... 122
1 · II REGNO D’ITALIA NELL’ETÀ DELLA DESTRA (1861-1876) 1. I problemi II Regno d’Italia, formatosi il 17 marzo 1861, dovette affrontare fin dall’inizio gravi problemi, alla cui soluzione venne presto a mancare la guida illuminata di Camillo Benso conte di Cavour, morto il 6 giugno 1861.
La “questione istituzionale”: accentramento o decentramento?
Per prima cosa, occorreva pensare all’unificazione di codici, sistema fiscale, forze armate, sistemi metrici e monetari di un Paese di circa 22 milioni di abitanti che era stato diviso per più di 1000 anni. Particolarmente complessa era la “questione istituzionale” sotto il profilo dell’ordinamento politico-amministrativo. II problema era: accentramento o decentramento? II decentramento era sostenuto da Carlo Cattaneo e dai democratici. Cavour, pur favorevole in linea di massima, aveva mostrato alcune perplessità di fronte al problema di governare l’irrequieto Meridione. Prevalse ben presto la soluzione accentrata, che però scontentò la maggioranza della popolazione e finì per provocare un grave distacco tra politica e società civile.
La “questione finanziaria”
Il nuovo Stato aveva un gravissimo debito pubblico, in parte ereditato dagli Stati preunitari, in parte dovuto alle ingenti spese per la guerra. Inoltre doveva compiere un notevolissimo sforzo finanziario nel campo dei lavori pubblici, specialmente nel campo delle costruzioni ferroviarie e delle infrastrutture in genere.
La “questione meridionale”
I governi postunitari dovettero far fronte all’arretratezza del Mezzogiorno e al conseguente grave squilibrio tra Nord e Sud. Nel Sud dominavano il latifondo e la coltura estensiva, praticata con sistemi arcaici, e i contratti agrari erano spesso basati sullo scambio in natura. Inoltre la popolazione era decimata da malattie dovute a fame e scarsa igiene (pellagra, malaria, colera).
Generale arretratezza socio-economica
Ma anche nel resto d’Italia l’agricoltura era arretrata, a parte alcune aziende modello in Val Padana. Il processo di industrializzazione era appena avviato, a eccezione di un certo sviluppo dell’attività manifatturiera nel Nord. Il commercio interno era scarsissimo: predominavano l’autoconsumo e lo scambio in natura e assolutamente inadeguata era la rete ferroviaria (2000 km in tutto). La misera vita di contadini e operai era resa ancor più precaria dalla scarsa igiene e dalle insufficienti pratiche mediche (ricorrenti epidemie di tifo e di vaiolo). Il tasso di analfabetismo era dell’80%.
La “questione romana”
Cavour aveva tentato una soluzione diplomatica del conflitto tra Stato e Chiesa in base alla nota formula “libera Chiesa in libero Stato”: il Papa avrebbe dovuto rinunciare al potere temporale in cambio della rinuncia da parte dello Stato ad ogni controllo giurisdizionale sulla Chiesa e sulla vita religiosa. Ma la Chiesa non accettava principi liberali quali la tolleranza di altri culti, la libertà di stampa, la laicizzazione dell’istruzione pubblica o del diritto matrimoniale. Al problema dei rapporti tra Stato e Chiesa si aggiungeva quello del completamento dell’unità territoriale, giacché il Lazio faceva ancora parte dello Stato pontificio.
Accentramento e decentramento L’accentramento permette uno stretto controllo del potere centrale sugli organi di governo locale, mentre il decentramento è fondato sull’autogoverno attraverso più ampie autonomie locali. L’accentramento risponde all’esigenza di mantenere saldamente unito lo Stato, specialmente se di nuova formazione, mentre il decentramento permette uno sviluppo più adeguato alle esigenze politiche e sociali delle varie regioni. Col sistema accentrato, scriveva Stefano Jacini, gli uffici che rappresentano il governo nelle varie località sono “privi di potere e di responsabilità, non fanno che trasmettere al centro le petizioni, e ricevere dal centro [...] i responsi dei dicasteri ministeriali, onniscienti, onniveggenti, onnipossenti”.
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1 · Il Regno d’Italia nell’età della Destra (1861-1876)
2. Le forze politiche La legge elettorale piemontese fu estesa a tutto il Regno. Avevano diritto di voto i cittadini maschi di almeno 25 anni, che sapevano leggere e scrivere e che pagavano un’imposta diretta di almeno 40 lire annue. Il corpo elettorale era dunque molto ristretto e contava solo 400.000 elettori circa, appartenenti al ceto benestante. Di qui il carattere oligarchico della vita politica e la separazione tra paese legale e paese reale, cioè tra ceto dirigente e società civile. II primo parlamento italiano, riunitosi a Torino il 18 febbraio 1861, presentava una Destra e una Sinistra (in seguito definite storiche, per distinguerle da quelle del secolo successivo e odierne), che peraltro non erano veri partiti organizzati, ma piuttosto schieramenti parlamentari: non si differenziavano molto per estrazione socio-economica, dato che erano espressione di un elettorato ristretto, anche se avevano due diverse concezioni della politica unitaria.
La Destra, erede della politica cavouriana, comprendeva uomini politici dotati di un alto senso dello Stato e di notevole competenza amministrativa. Era liberale, laica e accentratrice. Questi i suoi principali orientamenti e obiettivi:
La Destra storica
Facevano parte della Destra (che era legata soprattutto all’aristocrazia e alla grande borghesia agraria e da cui si erano autoesclusi clericali e nobiltà borbonica, ostile all’unificazione):
La Sinistra perseguiva:
2) politica economica del libero scambio; 3) laicizzazione dello Stato e soluzione diplomatica del conflitto con la Chiesa.
1) i moderati piemontesi come Sella, Lanza, Lamarmora, Rattazzi (quest’ultimo, proveniente dalla Sinistra moderata, continuò a simpatizzare per la Sinistra, pur cercando di seguire la linea politica tracciata da Cavour); 2) i liberali moderati di altre regioni, alcuni dei quali già esuli in Piemonte: i lombardi Jacini e Visconti-Venosta, gli emiliani Minghetti e Farini, i toscani Ricasoli e Peruzzi, i meridionali Scialoia e Spaventa.
1) un relativo decentramento amministrativo e un moderato allargamento del suffragio, che fra l’altro gli avrebbe permesso di accrescere la sua influenza con un più sostanzioso numero di rappresentanti politici; 2) un rapido completamento, anche per via militare e di popolo, dell’Unità d’Italia tramite le annessioni di Roma e di Venezia.
La Sinistra storica
Facevano parte della Sinistra (che aveva una base in larga misura medio borghese, comprendendo la borghesia industriale e terziaria e i professionisti):
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1) consolidamento dell’Unità dello Stato e lotta contro ogni possibile forza disgregatrice (rivolte contadine, moti mazziniani, nostalgie borboniche ecc.); per questo, la Destra era favorevole all’accentramento;
1) uomini della vecchia sinistra costituzionale piemontese quali Brofferio e Depretis; 2) ex mazziniani e garibaldini quali Crispi, Bertani e Cairoli; 3) ex democratici come il livornese Guerrazzi.
1 · Il Regno d’Italia nell’età della Destra (1861-1876)
3. La “questione istituzionale”: l’accentramento dello Stato Il Regno d’Italia non era nato come uno Stato nuovo, mediante un’Assemblea costituente eletta a suffragio universale (come volevano i democratici), ma come un progressivo allargamento dello Stato piemontese, cioè con l’estensione a tutte le regioni delle sue istituzioni.
1) lo Statuto albertino fu esteso a tutto il Regno; 2) ugualmente, fu applicata la legislazione civile e penale del Regno di Sardegna (il che fu ad esempio un regresso per la Toscana, la cui legislazione era più moderna);
La “piemontesizzazione” del Paese fu ritenuta una necessità dai primi governi della Destra storica - presieduti rispettivamente da Ricasoli (18611862), Rattazzi (1862), Farini-Minghetti (18621864), Lamarmora (1864-1866) - che si adoperarono per rafforzare le basi del nuovo Regno:
3) la penisola ebbe un sistema amministrativo accentrato di modello napoleonico: iI Regno venne suddiviso in province, amministrate da prefetti direttamente dipendenti dal governo; le province erano suddivise in comuni, retti da un Consiglio eletto a suffragio ristretto e da un sindaco di nomina governativa; iI sistema era basato su leggi uguali per tutte le regioni e su una burocrazia, monopolizzata negli alti gradi dai piemontesi, che faceva capo alla capitale Torino; 4) fu creato un sistema scolastico nazionale e fu sancita, mediante la legge Casati, già promulgata nel ‘59 per Piemonte e Lombardia, l’obbligatorietà dell’istruzione elementare dei primi due anni, di cui però dovevano farsi carico i comuni; 5) fu imposta a tutta la penisola la coscrizione obbligatoria, una novità per le popolazioni italiane; 6) i sistemi locali di pesi e di misure vennero soppressi e sostituiti col sistema metrico decimale.
L’Italia dopo l’Unità (1861)
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1 · Il Regno d’Italia nell’età della Destra (1861-1876)
4. La “questione meridionale” e il brigantaggio 1) mancata riforma agraria: la vendita delle terre demaniali e di quelle sottratte agli ordini religiosi soppressi e incamerate dallo Stato (con una legge del 1866) avrebbe dovuto portare allo sviluppo della piccola e media proprietà fondiaria, ma le vendite all’asta dei lotti di terreno favorirono i “galantuomini” (i signori) che disponevano di danaro liquido;
Lo squilibrio fra Nord e Sud, già esistente prima dell’Unità, fu accentuato dalla politica del nuovo Stato italiano. Vediamo come:
2) la vendita di queste terre, inoltre, danneggiò le masse contadine anche perché ne eliminò sia i vantaggi di tipo caritativo-assistenziale sia certi usi comuni, come la possibilità di far pascolare gli animali o di fare legna quasi gratuitamente (sotto i Borboni, ad esempio, il pascolatico e il legnatico erano consentiti anche sulle terre demaniali); 3) l’imposizione di nuove tasse, rese necessarie dalle spese sostenute dal nuovo Stato, depresse ulteriormente un’economia già molto debole. Inoltre le spese per l’edilizia scolastica, le bonifiche, l’irrigazione, furono concentrate prevalentemente al Nord. Mancarono sostegni allo sviluppo zootecnico, al credito agricolo, alle infrastrutture (strade, porti ecc.), con qualche eccezione per la rete ferroviaria, spiegabile con le esigenze della costituzione di un mercato nazionale; 4) la politica libero-scambista inferse un grave colpo all’economia meridionale: gli embrioni industriali del Sud e le piccole attività artigianali furono esposti, oltre che alla concorrenza piemontese e lombarda seguita all’Unità, all’improvvisa introduzione di prodotti europei.
1) La solidarietà di classe aveva portato all’alleanza dell’alta borghesia liberale del Nord con i latifondisti del Sud, interessati a favorire il nuovo Stato pur di mantenere i loro privilegi: un blocco socialepolitico che alimentò ulteriormente la diffidenza e il malcontento dei contadini. La ribellione delle masse contadine alla politica del nuovo Stato unitario sfociò nel brigantaggio, che imperversò nell’Italia meridionale dal 1861 al 1865. Con questa data il fenomeno si estinse, ma non ne furono estirpate le cause; anzi, i contadini furono sempre più oppressi dai proprietari locali.
2) I contadini costituirono la base sociale del brigantaggio; a questa diffusa sollevazione violenta, che nell’Italia meridionale assunse a volte i tratti di una vera e propria guerra civile, parteciparono soprattutto contadini poveri, spesso fomentati dai clericali, ma anche delinquenti comuni e bande armate rimaste fedeli ai Borboni e da loro finanziate; alle motivazioni sociali del brigantaggio s’intrecciarono quindi motivazioni politiche. Più modesto fu il fenomeno in Sicilia, da sempre ostile ai Borboni e dove i conflitti sociali erano regolati dalla mafia. 3) La guerriglia, sanguinosissima, fu stroncata con estrema durezza. Per reprimerla, vennero impiegati 120.000 uomini, circa la metà dell’esercito italiano. La legge Pica (1863) stabilì la legge marziale sui territori del Mezzogiorno dove si era radicato il brigantaggio. Il conflitto provocò più morti di tutte le guerre del Risorgimento, con parecchie migliaia di caduti su entrambi i fronti.
Non mancarono aspre critiche alla politica della Destra, che debellò con metodi militari il brigantaggio ma non si preoccupò di andare alle radici sociali del fenomeno. “Per distruggere il brigantaggio noi abbiamo fatto scorrere il sangue a fiumi, ma ai rimedi radicali abbiamo poco pensato”, avrebbe scritto nel 1878 lo storico e politico Pasquale Villari (1826-1917). Queste critiche, sempre più insistenti, originarono così a partire dagli anni ’70 dell’800 le prime riflessioni di taglio meridionalistico intese a mettere in evidenza i limiti e le contraddizioni del processo di unificazione.
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1 · Il Regno d’Italia nell’età della Destra (1861-1876)
5. La politica finanziaria ed economica della Destra I gravi problemi finanziari del nuovo Stato portarono all’elaborazione, da parte dei ministri delle Finanze (Minghetti, Scialoia, Sella), di severi piani di risanamento. Due furono gli obiettivi della politica finanziaria della Destra:
1) ricorso al prestito mediante l’emissione di Buoni del Tesoro (ministro Minghetti); 2) introduzione del corso forzoso (nel 1866): venne emessa in grande quantità cartamoneta non convertibile in oro presso la Banca nazionale. Si trattava di una politica inflazionistica, che da un lato permise di sopperire ai bisogni più urgenti dell’erario ma dall’altro peggiorò il livello di vita delle masse popolari; colmare il deficit, il che implicò metodi e mezzi diversi:
3) alienazione dei beni demaniali ed ecclesiastici (fra questi ultimi, vennero salvaguardati solo quelli indispensabili alle pratiche del culto e caritative); tuttavia l’immissione improvvisa sul mercato di tanti terreni (circa un milione di ettari) ne fece diminuire il valore, e le entrate furono inferiori al previsto; 4) inasprimento di imposte dirette (sui redditi) e indirette (sui consumi, ad esempio sul sale e sui tabacchi). Quintino Sella, ministro delle Finanze nel 1862-65 e 1869-73, puntò al pareggio del bilancio statale con un programma di “economie fino all’osso”. Fu sua l’iniziativa di reintrodurre la tassa sul macinato, ossia sulla macinazione dei cereali. Il conseguente rincaro del prezzo del pane provocò le prime agitazioni sociali nella storia dell’Italia unita (250 morti nel corso della repressione);
attuare una politica economica che favorisse un generale sviluppo. Questa politica consistette principalmente:
1) nell’adozione del sistema liberistico, in relazione alla necessità di esportare i prodotti agricoli. Tale politica penalizzò in un primo momento le industrie nascenti, mentre favorì gli interessi del capitalismo agrario; 2) nella costruzione di infrastrutture: uffici, scuole, tribunali, e soprattutto strade e ferrovie (queste ultime in mano a società private, ma largamente sovvenzionate dallo Stato), per consentire la formazione di un mercato nazionale. Le ferrovie raggiunsero nel 1870 i 6000 Km.
II pareggio del bilancio fu raggiunto nel 1875, ma il malcontento sia degli strati popolari sia di industriali e professionisti, particolarmente colpiti dal pesante fiscalismo, che incideva invece in modo assai minore sulla proprietà fondiaria, avrebbe contribuito a provocare, nel 1876, la caduta della Destra. Nel complesso la politica finanziaria della Destra, tuttavia, ebbe un notevole merito: quello di aver salvato lo Stato dalla bancarotta e quindi di aver salvato l’esistenza stessa dell’Italia unita, altrimenti destinata a tornare alla vecchia frammentazione politica.
La tassa sul macinato La tassa sul macinato, ossia sulla macinazione dei cereali, già applicata durante il governo borbonico, fu proposta da Sella nel 1865, e le reazioni che suscitò provocarono la caduta del governo; ma dopo pochi anni, nel 1868, fu necessario rimetterla in vigore. Fu abolita definitivamente nel 1884.
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6. II compimento dell’Unità nazionale: la liberazione del Veneto e la presa di Roma Fra i problemi che travagliarono i governi della Destra storica, un posto di massimo rilievo ebbero quelli della liberazione di Roma e del Veneto, che i moderati avrebbero voluto conseguire attraverso vie diplomatiche e invece i democratici del Partito d’azione attraverso una guerra di popolo.
1) il problema dei rapporti tra Stato e Chiesa. Come la Chiesa cattolica rifiutava i principi dello Stato liberale, così quest’ultimo non poteva tollerare all’interno dello Stato la presenza di un’autorità sovranazionale come il Pontefice. I democratici, in particolare, vedevano la liberazione di Roma come necessaria alla laicizzazione del Paese; La questione di Roma implicava:
Fallite trattative col Papa (primo ministero Ricasoli, giu. 1861-mar. 1862)
2) il problema, collegato al primo, dei rapporti con la Francia di Napoleone III, che continuava a tenere a Roma un contingente di truppe. I democratici avrebbero voluto una rottura con la Francia, mentre i moderati non volevano compromettere un’alleanza che li aveva portati alla vittoria nel 1859 e che era anche vantaggiosa sul piano economico.
1) II 27 marzo 1861 il primo parlamento italiano proclamò simbolicamente Roma capitale d’Italia; Bettino Ricasoli, succeduto al Cavour, proseguì senza successo le trattative col Pontefice per una soluzione del problema sulla base delle indicazioni cavouriane. 2) Pio IX, però, non intendeva rinunciare a quanto gli rimaneva del potere temporale; il clero, sostenuto dalle masse cattoliche, continuava ad avere grande influenza soprattutto tra le popolazioni rurali, per le quali la parrocchia costituiva il principale centro di aggregazione.
1) II successore di Ricasoli, Urbano Rattazzi, decise di replicare la strategia cavouriana del 1860: permettere a Garibaldi di intraprendere un’azione di forza per poi intervenire con l’esercito regolare nel territorio pontificio, mettendo così l’Europa davanti al fatto compiuto. La situazione era però cambiata rispetto a due anni prima: ora Napoleone III non poteva più rinunciare all’appoggio del partito clericale francese come aveva fatto nel 1859. L’episodio dell’Aspromonte (secondo ministero Rattazzi, mar.-dic. 1862)
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2) Nel giugno del 1862 Garibaldi lasciò Caprera e tornò in Sicilia, dove si diede ad arruolare volontari per marciare su Roma. In agosto i garibaldini superarono lo stretto, ma, di fronte all’atteggiamento ostile di Napoleone III, il governo dovette tornare sui suoi passi: fece intervenire l’esercito per fermare Garibaldi. Lo scontro avvenne sulle montagne dell’Aspromonte (29 agosto), provocando alcuni morti e il ferimento di Garibaldi, che fu incarcerato per alcune settimane nel forte del Varignano (La Spezia). Rattazzi dovette dimettersi.
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La Convenzione di settembre (secondo ministero Minghetti, mar. 1863-sett. 1864)
1) Marco Minghetti negoziò con la Francia, nel 1864, la cosiddetta Convenzione di settembre: Napoleone III avrebbe ritirato le sue truppe da Roma (che presidiavano fin dal 1849) e il governo italiano si sarebbe impegnato a difendere l’integrità del territorio pontificio; con una clausola segreta, si impegnava anche a trasferire la capitale da Torino a Firenze. 2) Tale clausola fu interpretata da Napoleone III come una rinuncia a Roma capitale, mentre per il governo italiano significava un primo passo sulla strada di Roma. Quando si conobbe, a Torino scoppiarono proteste e sommosse, che lasciarono sul terreno decine di morti. In parlamento, alcuni deputati piemontesi diedero vita a un gruppo di opposizione detto la Permanente; Minghetti dovette dimettersi.
1) II nuovo capo del governo, il generale Alfonso La Marmora, provvide al trasferimento della capitale da Torino a Firenze nel 1865; l’anno successivo le truppe francesi abbandonarono Roma. Firenze capitale (ministero La Marmora, sett. 1864-giu. 1866)
La terza guerra d’indipendenza (secondo ministero Ricasoli, giu. 1866-apr. 1867)
2) Intanto Pio IX, con la pubblicazione del Sillabo (1864), aveva ulteriormente inasprito i rapporti tra Stato e Chiesa. A sua volta lo Stato, discostandosi alquanto dal “giusto mezzo” cavouriano, soppresse oltre 2000 enti religiosi, incamerandone i beni (1866), e riconobbe valido il solo matrimonio civile.
1) II 1866 segnò la terza guerra d’indipendenza italiana. L’occasione nacque dalla politica aggressiva della Prussia di Bismarck contro l’Austria. Quest’ultima offrì all’Italia il Veneto in cambio della neutralità, ma il gabinetto La Marmora mirava non solo al Veneto, ma anche al Trentino, e decise di entrare in guerra al fianco della Prussia. Le operazioni furono dirette dallo stesso La Marmora (sostituito al governo da Ricasoli). L’Italia fu sconfitta per terra a Custoza (24 giugno) e per mare a Lissa (20 luglio); solo i Cacciatori delle Alpi comandati da Garibaldi avanzarono vittoriosamente nel Trentino (vittoria di Bezzecca, 21 luglio). Nonostante l’esito disastroso della guerra, la vittoria prussiana (Sadowa, 3 luglio) portò all’armistizio di Cormons (12 agosto) e poi alla pace di Vienna (3 ottobre): l’Austria cedette all’Italia il Veneto, ma non il Trentino e la Venezia Giulia (il che avrebbe provocato, fino alla prima guerra mondiale, una serie di moti irredentistici). 2) La condotta della guerra suscitò varie reazioni: a) da parte dell’opinione pubblica, l’insuccesso fu inteso come la prova della debolezza del nuovo Stato; democratici, mazziniani e garibaldini tornarono così a sostenere la necessità di moti indipendentistici di popolo, al di fuori dell’iniziativa militare governativa; b) le critiche si allargarono alle risposte inadeguate date dai governi della Destra ai problemi sociali; c) a Palermo scoppiò nel settembre del 1866 una rivolta, spia del malcontento popolare abilmente sfruttato da due opposti fronti, e cioè sia dai reazionari borbonici, sia dai democratici, e represso con grande durezza. 3) Le spese della guerra portarono ad un inasprimento della pressione fiscale, che colpì soprattutto i ceti più poveri.
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Mentana (secondo ministero Rattazzi, apr.-ott. 1867, e ministero Menabrea, ott. 1867-dic. 1869). II ritorno di Rattazzi incoraggiò le forze democratiche, fra cui i garibaldini del Partito d’azione, a preparare una spedizione su Roma.
1) La spedizione a Roma doveva essere legittimata da un’insurrezione in città provocata dai patrioti romani, a dimostrazione della volontà popolare. Rattazzi non si preoccupò di preparare l’impresa con azioni diplomatiche a livello internazionale, ma sembrò appoggiare il piano. Quando però fu chiaro che la speranza di un’insurrezione era infondata, Rattazzi fece arrestare Garibaldi e lo relegò a Caprera. Intanto un gruppo di garibaldini, guidato dai fratelli Enrico e Giovanni Cairoli, si era spinto fino a Villa Glori, alla periferia di Roma, dove fu decimato dalle truppe pontificie (23 ottobre 1867). Enrico fu ucciso, mentre due cospiratori romani, Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, che nel frattempo avevano compiuto un attentato a una caserma, furono condannati alla decapitazione. 2) Fuggito da Caprera e sbarcato in Toscana, Garibaldi si ricongiunse al grosso delle sue truppe e riprese l’avanzata verso lo Stato pontificio: il 25 ottobre sconfisse le truppe papali a Monterotondo. II re Vittorio Emanuele II, temendo l’intervento di Napoleone, che aveva inviato un corpo di spedizione nel Lazio, sconfessò l’operato di Garibaldi e sostituì Rattazzi con il conservatore Luigi Menabrea. 3) II 3 novembre le truppe francesi sbarcate a Civitavecchia, ben equipaggiate e armate di fucili a retrocarica (chassepots), sconfissero i garibaldini a Mentana. Rientrato in Toscana, Garibaldi fu ancora una volta arrestato e, poche settimane dopo, inviato nuovamente a Caprera.
La breccia di Porta Pia (ministero Lanza, dic. 1869-lug. 1873).
1) Furono le circostanze internazionali - cioè la caduta di Napoleone III in seguito alla sconfitta di Sedan (31 ago.-1 sett. 1870) contro i prussiani - a permettere la presa di Roma. II governo Lanza ordinò al generale Raffaele Cadorna di passare all’azione: i bersaglieri aprirono una breccia nelle mura di Roma, a Porta Pia, e liberarono la città (20 sett. 1870), ponendo fine al potere temporale dei papi. 2) Nell’ottobre un plebiscito sanzionò l’annessione di Roma e del Lazio; nel luglio 1871 la capitale e il governo furono trasferiti a Roma.
1) la persona del Papa fu dichiarata sacra e inviolabile; al Pontefice furono riservati gli onori spettanti a un sovrano: la facoltà di tenere un corpo di guardie armate, il diritto di rappresentanza diplomatica, oltre alla libertà di comunicare coi cattolici di tutto il mondo;
La legge delle guarentigie regolò i rapporti con la Santa Sede:
2) venne garantito alla Chiesa il libero esercizio dei poteri spirituali senza alcun controllo da parte dello Stato; la Chiesa, da parte sua, avrebbe rinunciato a privilegi che interferissero con le regole e i princìpi politici e amministrativi dello Stato stesso; 3) vennero riconosciuti il godimento perpetuo e l’extraterritorialità dei palazzi del Vaticano e del Laterano e della villa di Castelgandolfo; 4) venne assegnata alla Chiesa un appannaggio annuo per il mantenimento della corte papale, computato sulla base del bilancio dell’ex Stato pontificio.
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Le conseguenze della presa di Roma. L’annessione di Roma, che segnò la fine del potere temporale dei Papi e “il punto culminante del Risorgimento e forse la sua più importante realizzazione’’ (Mack Smith), aprì una serie di problemi:
1) la legge delle guarentigie era non un trattato, ma un atto unilaterale, e per di più compiuto da uno Stato considerato dal Pontefice come “usurpatore”; 2) nel 1874 la Curia romana pronunciò il famoso non expedit (“non conviene”), col quale invitava i cattolici ad astenersi dalla vita politica del nuovo Stato e a non esercitare neppure il diritto di voto. La Chiesa e i cattolici più intransigenti vennero così ad assumere un ruolo di opposizione allo Stato liberale.
L’Italia era ormai unificata in senso territoriale, politico e amministrativo. L’ultimo governo della Destra storica, il secondo ministero Minghetti (1873-1876), ottenne il pareggio del bilancio. Gli uomini della Destra avevano mostrato onestà personale, competenza e rigore amministrativo; il loro grave limite fu però la scarsa attenzione verso i problemi sociali; per questa ragione, il loro governo “apparve illuminato e impopolare al tempo stesso” (De Rosa). I problemi lasciati aperti sarebbero stati affrontati dai rappresentanti della Sinistra storica. Stavano intanto scomparendo i protagonisti delle lotte risorgimentali: nel 1872 Mazzini, nel 1878 Vittorio Emanuele II, cui succedette Umberto I (1878-1900), nello stesso anno Pio IX; nel 1882 sarebbe morto Garibaldi.
Extraterritorialità Situazione di un territorio o di un edificio non soggetto ai comuni poteri giuridici dello Stato al cui interno si trova.
Attività • • • • • •
Quali erano i principali problemi da risolvere, all’indomani dell’Unità d’Italia? La Destra storica e la Sinistra storica: indica i maggiori esponenti e le principali caratteristiche di questi due schieramenti. Quali furono i principali provvedimenti della Destra storica sul piano istituzionale e politico? Spiega sinteticamente in cosa consisteva il brigantaggio e quali furono i limiti dell’intervento dello Stato. Quali furono i principali provvedimenti della Destra storica sul piano economico? Il compimento dell’Unità nazionale: ricostruisci gli eventi essenziali, con particolare riferimento a: 1) la terza guerra di indipendenza, 2) la presa di Roma.
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SINTESI
La Destra storica
1) Politica economica del libero scambio 2) Tentativi di soluzione diplomatica dei conflitti con la Chiesa 3) Lotta contro ogni possibile forza disgregatrice
La Sinistra storica
1) Moderate riforme democratiche (allargamento del suffragio) 2) Decentramento amministrativo 3) Annessione anche con la forza di Roma e di Venezia
Le forze politiche
La struttura dello Stato e le nuove leggi
Problema del Mezzogiorno. Lo squilibrio tra Nord e Sud aggravato dalla politica dello Stato unitario
Politica finanziaria ed economica
La “questione romana” dal 1861 al 1865
La terza guerra d’indipendenza (19 giugno-12 agosto 1866)
1) Estensione a tutto il Regno dello Statuto albertino e della legislazione civile e penale 2) Sistema amministrativo accentrato di modello napoleonico 3) Sistema scolastico nazionale; legge Casati (obbligatorietà istruzione elementare nel primo biennio) 4) Coscrizione obbligatoria 5) Sistema metrico decimale in tutta Italia
1) Mancata riforma agraria 2) Coscrizione obbligatoria 3) Nuove tasse 4) Politica libero-scambista 5) Alleanza della borghesia del Nord coi latifondisti del Sud
Brigantaggio (1861-1865)
1) Risanamento del deficit
a) Emissione di Buoni del Tesoro b) Corso forzoso c) Alienazione dei beni demaniali ed ecclesiastici d) Inasprimenti di imposte indirette (tassa sul macinato, 1868)
2) Politica per lo sviluppo
a) Sistema liberistico, che favorì il capitalismo agrario b) Costruzione di infrastrutture
1) Due problemi: rapporti tra Stato e Chiesa e rapporti con la Francia di Napoleone III 2) 1861-1862: governo Ricasoli, fallite trattative col Papa 3) Agosto 1862: governo Rattazzi, Aspromonte (Garibaldi ferito e arrestato) 4) Settembre 1864: governo Minghetti, Convenzione di settembre fra Italia e Francia 5) Dicembre 1864: iI Sillabo di Pio IX 6) 1865: ministero La Marmora, trasferimento della capitale da Torino a Firenze 1) 1866: alleanza dell’Italia con la Prussia contro l’Austria: terza guerra d’indipendenza (giugno-agosto 1866). Battaglie di Custoza, Lissa, Bezzecca. Vittoria prussiana di Sadowa (3 luglio) 2) Pace di Vienna (3 ottobre 1866). L’Austria cede all’Italia il Veneto, ma rimane nel Trentino e nella Venezia Giulia 3) Conseguenze: dure reazioni dell’opinione pubblica; rivolta a Palermo (1866); inasprimento fiscale per le spese di guerra
1867 La liberazione di Roma
1) Base sociale: contadini cui si mescolano delinquenti comuni e bande armate, finanziate dai Borboni 2) Guerriglia: durissima repressione, invece di “rimedi radicali”; 2000 fucilati; 1863: legge Pica (legge marziale)
1) Tentativi dei garibaldini di suscitare un’insurrezione a Roma. Contegno ambiguo di Rattazzi. 23 ottobre: scontro di Villa Glori (Enrico e Giovanni Cairoli). Monti e Tognetti condannati a morte 2) 25 ottobre: vittoria di Garibaldi a Monterotondo sulle truppe pontificie 3) 3 novembre: sconfitta di Garibaldi a Mentana ad opera delle truppe francesi
1870: caduta dell’Impero di Napoleone dopo Sedan; breccia di Porta Pia e liberazione di Roma (20 settembre) 1871: legge delle guarentigie (atto unilaterale) 1874: non expedit della Curia romana. I cattolici come forza di opposizione allo Stato liberale
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2 · LA GERMANIA DI BISMARCK. LA SITUAZIONE IN FRANCIA E IN INGHILTERRA Dopo il 1870, si aprì per l’Europa un lungo periodo di pace basata però su equilibri di forze, ossia su un gioco di alleanze di cui il cancelliere tedesco Otto von Bismarck fu uno dei registi. In generale, la lunga pace, per quanto “armata”, e lo sviluppo tecnologico e industriale contribuirono nei Paesi industrializzati al miglioramento della qualità della vita, nonostante i persistenti squilibri sociali. In questo stesso periodo, tuttavia, la corsa all’espansione coloniale, promossa principalmente dalla Gran Bretagna, pose le premesse di pericolose competizioni imperialistiche, conseguenti a una nuova, intensissima fase di industrializzazione, e alla ricerca di nuovi mercati. In particolare nel nuovo Stato tedesco, il Secondo Reich, si andò affermando un nuovo nazionalismo: un nazionalismo aggressivo, lontano dal patriottismo risorgimentale che era proteso a realizzare libere nazionalità, e basato invece sul mito della forza e della potenza militare, della supremazia a scapito delle altre Nazioni. Al tempo stesso, in questa fase, si assistette all’irrefrenabile sviluppo dei partiti socialisti, di orientamento internazionalista e pacifista, e per questi caratteri il nuovo nazionalismo finì con l’identificarsi spesso con la lotta al socialismo.
1. La Germania di Bismarck Sebbene il Secondo Reich fosse una confederazione di Stati che avevano propri sovrani, la Prussia aveva una posizione dominante, e Bismarck, artefice dell’unità, detenne un potere quasi illimitato, rimanendo alla guida della Germania fino al 1890.
La struttura del Reich
1) I 25 Stati del Reich, pur avendo propria autonomia amministrativa e propri parlamenti, dipendevano per le questioni più importanti di politica interna e per la politica estera da un governo centrale, retto da un cancelliere responsabile solo di fronte all’imperatore (che era anche re di Prussia) e non di fronte al parlamento. 2) Il parlamento del Reich (Reichstag), eletto a suffragio universale maschile, esercitava il potere legislativo; il Consiglio federale (Bundesrat) ratificava o meno le leggi votate dal Reichstag. Ma l’iniziativa politica e legislativa del parlamento era in realtà assai limitata, come si evince da quanto detto sopra.
1) il consolidamento di uno Stato “forte”, che poggiava sul blocco costituito dall’aristocrazia terriera e militare, che forniva anche personale dirigente all’alta burocrazia, e dalla borghesia industriale, contro tutte le tendenze disgregatrici e di opposizione;
Gli obiettivi della politica interna di Bismarck furono:
2) una politica economica volta a dare impulso a un moderno capitalismo industriale, attraverso:
a) l’ammodernamento dell’agricoltura mediante nuove tecniche, che permisero la realizzazione di grossi profitti da reinvestire nell’industria; b) l’appoggio alla grande industria (già solida grazie al progresso tecnico-scientifico e alle risorse minerarie della Saar, della Rhur, della Slesia), sia attraverso un sistema protezionistico (tariffa doganale del 1879), sia direttamente, attraverso commesse per le forze armate.
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2 · La Germania di Bismarck. La situazione in Francia e in Inghilterra 1) lotta contro il Centro cattolico (Kulturkampf, lotta per la civiltà): il Centro, sorto nel 1871, esprimeva le esigenze autonomistiche degli Stati cattolici del sud e delle minoranze come i francesi dell’Alsazia-Lorena; di qui, una serie di leggi anticlericali (1872-1875) che portarono anche all’imprigionamento di alcuni vescovi. Ma l’ascesa della socialdemocrazia indusse Bismarck a mitigare la sua intransigenza, per concentrare le sue forze contro il nuovo nemico, fino addirittura ad allearsi col Centro;
La politica bismarckiana contro le opposizioni si attuò in una duplice direzione:
2) lotta contro il Partito socialdemocratico tedesco (Spd) che, nato nel 1875 al Congresso di Gotha, intendeva creare una società socialista non puntando sulla rivoluzione, ma sulla lotta parlamentare (per questo fu aspramente criticato da Marx). Contro la “minaccia” socialdemocratica, Bismarck adottò una serie di provvedimenti solo apparentemente opposti:
a) misure repressive (limitazione delle libertà personali, di associazione e di stampa), varate nel 1878, prendendo a pretesto due attentati contro l’imperatore; b) promulgazione, tra il 1883 e il 1889, di una legislazione sociale avanzatissima (assicurazioni obbligatorie per gli infortuni sul lavoro, le malattie e la vecchiaia). Ma la concessione dall’alto di riforme sociali (in base al cosiddetto socialismo della cattedra) non si accompagnò (al contrario che in Inghilterra) a un rafforzamento delle funzioni del parlamento. Di fatto, la legislazione sociale non impedì l’avanzata del Spd: le elezioni del 1890 portarono alla Camera 35 deputati, mentre anche il Centro usciva rafforzato.
In conclusione, Bismarck raggiunse i suoi obiettivi (uno Stato forte economicamente e militarmente, saldamente governato dal potere centrale) attraverso una politica duttile e spregiudicata, che però non risolveva alla radice i problemi costituiti dagli squilibri economici e dalle tensioni sociali; una politica che, per quanto giocata con abilità su soluzioni di compromesso, non riuscì a piegare i partiti popolari e fu perciò sotto questo profilo un fallimento.
Socialismo della cattedra Il socialismo della cattedra o socialismo di Stato non va ovviamente confuso col socialismo vero e proprio: si trattava in sostanza di un “riformismo conservatore”, nato dalle indicazioni di teorici economisti (Adolfo Wagner), in genere professori universitari, i quali sostenevano che lo Stato doveva intervenire nel campo economico e sociale e sostituirsi “agli ignavi e inadempienti”. In concreto, doveva impedire gli abusi della libera concorrenza, anche con misure protezionistiche, e le degenerazioni dell’iniziativa privata (Wagner proponeva ad esempio la nazionalizzazione delle ferrovie, delle assicurazioni e di tutti gli istituti d’interesse sociale), e al tempo stesso prevenire con una legislazione adeguata i conflitti sociali e il rafforzamento dei movimenti operai e socialisti.
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2 · La Germania di Bismarck. La situazione in Francia e in Inghilterra
2. La politica estera di Bismarck I due principali obiettivi della politica estera di Bismarck furono: isolare politicamente la Francia, di cui temeva il “revanchismo”, ossia l’azione di rivalsa per la questione dell’Alsazia e Lorena; congelare le tensioni tra le grandi potenze per mantenere lo status quo, che assicurava alla Germania, dopo tre guerre, un proficuo periodo di pace e di consolidamento economico. Egli ottenne questi scopi con una serie di abili trattative diplomatiche.
1873: Patto dei tre imperatori, ossia alleanza difensiva tra Germania, Russia e Austria. L’alleanza rischiò però di “saltare” a causa di una crisi nei Balcani che riaccese le rivalità di Austria e Russia e le mire espansionistiche di queste due potenze ai danni dell’Impero ottomano.
Guerra russo-turca (1877-1878). La crudele repressione ottomana in Bosnia, Serbia e Bulgaria, teatro di moti indipendentistici, diede spunto alla Russia, che si atteggiava tradizionalmente a protettrice dei popoli slavi, di entrare in guerra contro la Turchia cui, dopo una faticosa vittoria, impose il trattato di Santo Stefano; il trattato, che prevedeva un quasi completo smembramento dell’Impero ottomano e la costituzione di un grande Stato bulgaro, praticamente vassallo della Russia, suscitò le violente proteste di Austria e Inghilterra. La guerra fu evitata per la mediazione di Bismarck, che convocò a Berlino un congresso tra le grandi potenze.
1878: Congresso di Berlino. Bismarck sostenne la logica dei compensi: la Germania sostanzialmente rinunciava a inserirsi nella competizione politicomilitare nell’area dell’Impero ottomano ma chiedeva mano libera riguardo a un espansionismo di tipo economico e industriale. Questi i risultati del congresso:
1) uno Stato bulgaro fu creato, ma entro confini assai più ristretti; 2) la Bosnia e l’Erzegovina furono assegnate in “amministrazione temporanea” all’Austria-Ungheria; Serbia, Montenegro e Romania furono riconosciuti indipendenti; 3) Cipro fu occupata “temporaneamente” dall’Inghilterra (per controllare il Canale di Suez); 4) alla Francia fu consentito di procedere all’occupazione della Tunisia (in tal modo la Francia veniva distolta dai problemi europei, mentre l’Italia, che aveva interessi in Tunisia, si orientava in senso antifrancese).
Triplice alleanza
Scioltosi definitivamente il Patto dei tre imperatori per una nuova crisi dei rapporti austro-russi a proposito dei Balcani, nel 1882 Bismarck si adoperò a stipulare la Triplice alleanza tra Germania, Austria e Italia (sui motivi dell’adesione dell’Italia nonostante la questione delle terre irredente, vedi p. 39). L’Alleanza fu riconfermata nel 1887; contestualmente, Bismarck stipulò con la Russia il trattato di controassicurazione (cioè un reciproco patto di non aggressione in caso di complicazioni internazionali).
1885: Conferenza di Berlino e politica coloniale
Bismarck assunse nuovamente la funzione di mediatore alla Conferenza di Berlino (1885) dedicata alla questione del Congo e, più in generale, alla spartizione dei territori coloniali (p. 28). Pur avendo provveduto a far occupare, spinto dalle pressioni dei gruppi finanziari e industriali, Togo, Camerum, Africa del sudovest, e a gettare basi in Africa orientale (1884-85), Bismarck fu assai prudente nella politica coloniale, alla quale anzi dichiarò di essere contrario, per non urtare gli interessi inglesi e mantenere a ogni costo gli equilibri internazionali.
In conclusione, la politica estera di Bismarck fu “un capolavoro di equilibrio”; ma era un equilibrio instabile, legato quasi esclusivamente alla sua personale iniziativa, tra potenze in realtà divise da opposti interessi: conflittualità tra Austria e Russia nei Balcani; nascente rivalità economica tra Inghilterra e Germania; problema italiano delle terre irredente, pronto a deflagrare nonostante la Triplice. Come ha scritto lo storico Salvatorelli, “la politica internazionale bismarckiana dopo il 1870 fu un generale rinvio, imitato largamente dagli altri uomini politici, contemporanei e successori, tedeschi e non tedeschi. Di rinvio in rinvio l’Europa arrivò al 1914”. Bismarck diede le dimissioni da cancelliere nel 1890.
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2 · La Germania di Bismarck. La situazione in Francia e in Inghilterra
3. La Terza Repubblica in Francia
Gli inizi della Terza Repubblica (così chiamata per distinguerla dalla Prima del 1782-1804, e dalla Seconda del 1848-1852) furono assai travagliati:
I moderati “opportunisti” al governo (1879-1888)
1) all’umiliazione della guerra perduta con la Germania si accompagnò l’occupazione nemica, fino al 1873, quando sotto il governo di Adolfo Thiers fu pagata, con alcuni mesi di anticipo rispetto alla data stabilita, l’indennità di 5 miliardi di franchi-oro; 2) dopo la breve esperienza rivoluzionaria della Comune, soffocata nel sangue, nell’Assemblea costituente prevalsero le forze reazionarie, clericali e monarchiche (queste ultime divise in orleaniste, bonapartiste e borboniche); sotto la presidenza del generale Mac Mahon (1873-1879), succeduto a Thiers, si ebbe nel 1873 un fallito tentativo di restaurazione borbonica nella persona del duca di Chambord;
3) nel 1875 le forze repubblicane, formate dai moderati di Jules Ferry, detti opportunisti (in quanto volevano affrontare i problemi al momento “opportuno”), e dai radicali di Gambetta e Clemenceau, ebbero la meglio grazie alle divisioni interne allo schieramento avverso; la Francia ebbe una nuova Costituzione repubblicana, che sarebbe durata fino al 1940. La Costituzione prevedeva:
a) una Camera eletta a suffragio universale e un Senato formato da membri in parte elettivi e per un quarto nominati dal presidente della Repubblica (solo dal 1884 tutti i senatori furono elettivi); b) il presidente era eletto ogni sette anni dalle Camere riunite; i ministri erano responsabili di fronte al parlamento.
1) Gli “opportunisti” realizzarono importanti riforme (laicizzazione dell’istruzione, obbligatorietà e gratuità della scuola elementare, libertà di associazione sindacale, elettività del Senato, introduzione del divorzio) e portarono il Paese a partecipare attivamente alla gara coloniale (Tunisia, 1881; Annam, 1884). 2) Ma il malcontento diffuso per il susseguirsi di scandali politico-finanziari (nel 1882 il fallimento di una grande banca, la Union Général, colpì duramente gli strati popolari), una sfavorevole congiuntura economica (fra l’altro, una malattia della vite, la filossera, distrusse la metà dei vigneti) e l’ostilità degli ambienti cattolici sfociarono in una reazione di destra: nel 1888-1889 un abortito tentativo di colpo di Stato, promosso da una corrente antiparlamentare e militarista guidata dal generale Boulanger, presidente del Consiglio, mise in pericolo la vita stessa della Repubblica. 3) Superata la crisi boulangista, le elezioni del 1889 mandarono in parlamento una salda maggioranza di repubblicani moderati; anche i cattolici cominciarono ad accettare la Repubblica: la politica di distensione inaugurata da Leone XIII (enciclica del 16 febbraio 1892) migliorò le relazioni fra lo Stato francese e la Chiesa (ma all’inizio del nuovo secolo, con l’imporsi dei radicali, l’anticlericalismo tornò a prevalere, fino alla rottura dei rapporti diplomatici).
Radicali II termine “radicale” fu usato in Inghilterra a partire dalla fine del ’700 per designare quei gruppi progressisti che sostenevano riforme profonde, atte a risolvere i problemi “alla radice”. In Italia e in Francia nell’800 il radicalismo s’identificò genericamente con le più avanzate correnti liberal-democratiche e repubblicane. In Francia, il vero e proprio Partito radicale, espressione dei ceti medi e in particolare della piccola borghesia cittadina, nacque dal Partito repubblicano durante il ministero di Jules Ferry (1883-1885): aveva in programma fra l’altro la netta separazione tra Stato e Chiesa, la riforma del regime fiscale con l’imposta sulla rendita, l’abbandono delle imprese coloniali. Egemoni in Francia a partire dal 1906 (Clemenceau), i radicali, ardenti patrioti quanto razionalisti, convertirono all’anticlericalismo, soprattutto mediante l’opera dei maestri di scuola, le masse contadine. Nell’Italia post-unitaria, il Partito radicale, derivato ideologicamente dal Partito d’azione garibaldino e nato negli anni ’80 da una scissione a sinistra del gruppo liberale, propugnò riforme sociali (Bertani e Cavallotti), si oppose all’autoritarismo di Crispi e contribuì efficacemente all’opera riformatrice di Giolitti, ma sopravvisse in forme autonome solo fino alla prima guerra mondiale. Nel secondo dopoguerra il Partito radicale italiano, costituito nel 1956 da un gruppo di liberali di sinistra, ha condotto e conduce, tramite campagne referendarie e non solo, vivaci battaglie per i diritti civili.
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2 · La Germania di Bismarck. La situazione in Francia e in Inghilterra
4. L’Inghilterra dopo il 1870: l’età di Disraeli e di Gladstone
Benjamin Disraeli (1804-1881), capo del Partito conservatore, tornò al potere nel 1874, orientando la sua opera di governo in queste direzioni:
1) attuò un programma di “conservatorismo rinnovato”, cioè aperto a riforme sociali (si ricordi che già nel 1867 aveva attuato una importante riforma elettorale); 2) perseguì una strategia imperialistica (sul concetto di imperialismo, vedi capitolo 3), comprendente l’acquisizione di Cipro nel 1878 e il controllo del Canale di Suez; l’obiettivo di tale strategia era trovare un nuovo modo per superare la grande depressione economica cominciata per l’Europa nel 1873 e attenuare, attraverso la valvola di sfogo delle colonie, i contrasti sociali interni. Ma proprio alcuni insuccessi coloniali, oltre all’irrisolta “questione irlandese”, determinarono la sua caduta nel 1880.
Col governo Gladstone (1880-1886) tornarono al potere i liberali, che in politica interna ripresero un programma di riforme e tentarono, peraltro vanamente, di risolvere la “questione irlandese”. In politica estera continuarono l’espansione coloniale, che permise all’Inghilterra di mantenere il primato economico mondiale nonostante la concorrenza di Stati Uniti e Germania.
1) Gladstone attuò nel 1884 una importante riforma elettorale, che portò il corpo elettorale da 3 a 5 milioni, comprendendo anche i lavoratori agricoli; riformò inoltre democraticamente il sistema scolastico, introducendo le scuole pubbliche. 2) Cercò di risolvere la crisi irlandese. La tradizionale incompatibilità tra l’Irlanda cattolica e l’Inghilterra protestante, tra l’Inghilterra industriale e capitalistica e l’Irlanda agricola, povera e arcaica, sottoposta al pesante sfruttamento dei latifondisti inglesi, esclusa per legge dall’esercizio del grande commercio e della grande industria, si accentuò pericolosamente in seguito ai cattivi raccolti irlandesi del 1877 e 1880; di qui le pratiche ostruzionistiche dei deputati irlandesi, guidati da C. Parnell, all’interno del parlamento inglese, e un crescendo di azioni terroristiche di matrice indipendentista (partite inizialmente a Chicago, dove si era formata verso il 1870, per opera di emigrati irlandesi, l’associazione terroristica dei Feniani, dal nome di Finn, un eroe della mitologia celtica). 3) Gladstone propose nel 1886 di concedere all’Irlanda la Home Rule (autogoverno), ma il tentativo fallì per la duplice opposizione dei conservatori e di un gruppo di liberali, guidati da Joseph Chamberlain, detti unionisti in quanto contrari all’autonomia irlandese. Così nel 1886 il governo tornò in mano ai conservatori. 4) In politica estera, Gladstone proseguì la linea di Disraeli (occupazione militare dell’Egitto nel 1882; fondazione della colonia della Nigeria).
Attività • • • • • • •
Nella Germania di Bismarck si andò affermando un nuovo nazionalismo. Con quali caratteristiche? Spiega in che senso la politica bismarckiana contro le opposizioni si attuò in una duplice direzione. In che modo il socialismo della cattedra si proponeva di contrastare il Partito socialdemocratico? Quali furono i due principali obiettivi della politica estera di Bismarck? Da chi era composta la Triplice alleanza e quando fu stipulata? Quali erano e che caratteristiche avevano le principali forze politiche in Francia durante la Terza Repubblica? In quali direzioni operò, in Gran Bretagna, il governo Disraeli?
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2 · La Germania di Bismarck. La situazione in Francia e in Inghilterra
SINTESI Da una parte si apre per l’Europa un lungo periodo di pace; dall’altra la corsa all’espansione coloniale pone le premesse di pericolose competizioni imperialistiche; si afferma un nuovo aggressivo nazionalismo, basato sul mito della forza e della potenza militare mentre si assiste all’irrefrenabile sviluppo dei partiti socialisti, internazionalisti e pacifisti.
1) La struttura del Reich era federale, ma i 25 Stati, pur avendo propria autonomia e propri parlamenti, dipendevano per le questioni più importanti da un governo centrale, retto dal cancelliere, diretto rappresentante dell’imperatore. II cancelliere era responsabile solo di fronte all’imperatore e non di fronte al parlamento del Reich, le cui funzioni erano peraltro molto limitate.
La Germania di Bismarck
La Terza Repubblica in Francia
2) Obiettivi della politica interna di Bismarck
a) II consolidamento di uno Stato forte (blocco tra l’aristocrazia e l’alta borghesia) contro tutte le tendenze disgregatrici e di opposizione b) Una nuova politica economica (ammodernamento dell’agricoltura e appoggio alla grande industria; protezionismo: tariffa doganale del 1879)
3) Strategia contro le forze di opposizione
a) Lotta contro il Centro cattolico col quale poi, però, finirà con l’allearsi per opporsi alla socialdemocrazia b) Lotta contro il Partito socialdemocratico tedesco (1875: Congresso di Gotha). Alle misure repressive, Bismarck unisce una legislazione sociale avanzatissima (socialismo della cattedra)
4) Politica estera, volta a isolare la Francia e a mantenere lo status quo in Europa
a) 1873: Patto dei tre imperatori (Germania, Russia, Austria) b) 1878: Congresso di Berlino per la revisione del trattato di Santo Stefano seguito alla guerra russo-turca (1877-1878). Soddisfazione dell’Austria (amministrazione della Bosnia-Erzegovina) e della Francia (occupazione della Tunisia). Creazione di uno Stato bulgaro c) 1882: Triplice alleanza fra Germania, Austria e Italia d) 1885: Conferenza di Berlino per la spartizione dei territori coloniali e) 1887: rinnovo della Triplice e trattato di controassicurazione con la Russia
1) Il governo di Adolfo Thiers paga alla Germania l’indennità di 5 miliardi di franchi-oro 2) Nell’Assemblea costituente prevalgono le forze conservatrici; nel 1873, fallito tentativo di restaurazione borbonica (presidente Mac Mahon) 3) Le forze repubblicane hanno la meglio, e nel 1875 la Francia ha una nuova Costituzione repubblicana (presidente eletto ogni sette anni, parlamento eletto a suffragio universale). Importanti riforme degli “opportunisti” e iniziative coloniali 4) 1888-1889: fallito tentativo di colpo di Stato del generale Boulanger. La crisi è superata; al governo, con le elezioni del 1889, salda maggioranza di repubblicani moderati
1) Benjamin Disraeli (1874-1880) persegue una strategia imperialistica (Cipro e controllo del Canale di Suez) L’Inghilterra dopo il 1870
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2) William Gladstone (1880-1886)
a) Attua nel 1894 una riforma elettorale, includendo nel corpo elettorale anche i lavoratori agricoli b) Cerca inutilmente di risolvere la crisi irlandese c) Prosegue nella politica imperialistica di Disraeli
3 · LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E L’IMPERIALISMO 1. La seconda rivoluzione industriale: l’età dell’acciaio, dell’elettricità, del petrolio La fase del processo d’industrializzazione attuatasi nell’ultimo trentennio dell’800 e nei primi anni del ’900 viene definita seconda rivoluzione industriale perché determinò “una trasformazione rivoluzionaria nella vita e nelle prospettive dell’uomo”. Essa si caratterizzò per i seguenti elementi:
1. Scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche, messe sistematicamente a servizio dell’industria:
a) l’invenzione della dinamo (Pacinotti, 1860) rese possibile, grazie a successive applicazioni (Gramme, 1870), lo sfruttamento a fini industriali dell’energia elettrica; l’invenzione della lampadina a filamento di carbone (Edison, 1879) rese possibile l’illuminazione elettrica delle strade cittadine, dei luoghi pubblici e delle abitazioni; b) l’invenzione del motore a scoppio (Daimler e Benz, 1885; Diesel, 1897) determinò gli esordi dell’automobile; c) le scoperte di Hertz sulle onde elettromagnetiche (1885) diedero origine ai primi esperimenti di telegrafia senza fili (Marconi, 1895), alla scoperta dei raggi X (Röntgen, 1895) e della radioattività (coniugi Curie, 1898); d) nel campo della medicina, furono individuati i bacilli della peste, del colera, della tubercolosi; nel campo della farmacologia, si ottenne la sintesi di nuovi composti, dall’aspirina al Ddt; e) nel campo della chimica, fu realizzata la dinamite (Nobel, 1895), destinata ad applicazioni rivoluzionarie quanto distruttive; f) altre piccole e grandi invenzioni modificarono profondamente la vita quotidiana: la bicicletta, diventata di uso comune intorno al 1890, il pneumatico (Dunlop, 1888), la macchina per scrivere, il telefono (Meucci e Bell, 1871), il fonografo (Edison), il cinematografo (fratelli Lumiére, 1855); g) introduzione e diffusione di una nuova fonte di energia, oltre al carbone: il petrolio.
2. Nascita di nuove industrie e rinnovamento di quelle già esistenti:
a) industria siderurgica: imponente incremento della produzione di acciaio, ottenuto attraverso nuove tecniche (ad esempio il “processo Thomas”, 1878), per la costruzione di ferrovie, ponti, edifici (la torre Eiffel è del 1889); b) industria chimica e farmaceutica: fertilizzanti, coloranti, medicinali, prodotti per la conservazione dei cibi (con cui si attenuava, nei Paesi industrializzati, lo spettro della carestia); c) industria elettrica: centrali a vapore (1891), prime centrali idroelettriche, primi impianti d’illuminazione pubblica, prime ferrovie e tramvie elettriche; produzione di batterie e generatori; d) industria automobilistica: specie in questo settore, si cominciò ad affermare una nuova e più efficiente organizzazione del lavoro, detta taylorismo.
Taylorismo Alla fine dell’800 si cominciano a razionalizzare i metodi di organizzazione del lavoro in base alle teorie di F. W. Taylor, che puntano a suddividere le mansioni affidando a ciascun lavoratore operazioni semplici e ripetitive, regolate su ritmi e tempi delle macchine; è un tipo di organizzazione introdotta nel 1893 negli Stati Uniti e detta “a catena”; successivamente si affermò la “catena di montaggio” sperimentata per la prima volta alla Ford nei pressi di Detroit, Usa.
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3 · La seconda rivoluzione industriale e l’imperialismo
3. Rivoluzione dei mezzi di trasporto e di comunicazione. Apertura di nuove vie di transito:
a) dopo il 1880, sostituzione delle navi a vela con le navi a vapore; b) canali di transito internazionale (Suez, 1869; Panama, 1914) e trafori (San Gottardo, 1882; Moncenisio, 1891); c) ferrovie transcontinentali: New-York/San Francisco (1862-1869), ferrovia Transandina tra il Cile e l’Argentina (1910), Transiberiana da Mosca a Vladivostok, sul Mar del Giappone (1891-1916); d) prime automobili nel 1885 (la produzione su larga scala cominciò nel 1909, col Modello T della Ford); invenzione dell’aeroplano (fratelli Wright, 1903); e) telefono, telegrafo senza fili (nel 1901 Marconi riesce a lanciare segnali radio attraverso l’Atlantico).
4. Le conseguenze di tutte queste trasformazioni furono:
a) miglioramento generalizzato del tenore di vita nelle città e innovazioni nel campo della legislazione sociale e delle opere pubbliche: i governi, sotto la spinta dei cambiamenti economici, politici e sindacali, realizzarono nuovi servizi pubblici (igiene, trasporti, illuminazione), resero quasi ovunque gratuita e obbligatoria l’istruzione elementare, migliorarono la legislazione del lavoro; b) crescita demografica di tipo moderno, cioè determinata essenzialmente dal calo della mortalità nei Paesi industrializzati (la vita media in Europa toccò i cinquant’anni); c) progressivo rafforzamento delle organizzazioni operaie, data la formazione di grandi masse di lavoratori nelle fabbriche; d) la “grande depressione” (1873-1896), che portò a nuove forme di capitalismo, al ritorno al protezionismo e alla corsa a nuovi mercati e al fenomeno dell’imperialismo; di questi aspetti parleremo qui sotto.
Il petrolio, nuova fonte di energia La corsa al petrolio, fattore fondamentale dello sviluppo industriale degli ultimi decenni del secolo XIX e soprattutto del XX, ebbe inizio dal 1859, quando fu perforato il primo pozzo in Pennsylvania; utilizzato dapprima per l’illuminazione (lampade a kerosene) al posto dell’olio di balena, si rivelò poi, una volta raffinato e trasformato in benzina, fondamentale per lo sviluppo della motorizzazione (automobili, veicoli industriali e militari). La corsa ai pozzi petroliferi nel Medio Oriente portò poi alle grandi concentrazioni (trust) petrolifere, come la Standard Oil dell’americano Rockfeller, che entrò in aspra concorrenza con analoghi trust inglesi, tedeschi, olandesi, francesi, finché, nel 1928, si giunse a un generale accordo sui prezzi tra i vari concorrenti. I diritti di sfruttamento venivano pagati dalle compagnie petrolifere ai ristrettissimi ceti dominanti dei diversi Paesi produttori, le cui popolazioni non traevano alcun vantaggio, rimanendo nella loro secolare miseria.
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3 · La seconda rivoluzione industriale e l’imperialismo
2. La “grande depressione” e le trasformazioni del sistema capitalistico Paradossalmente, l’espansione dell’industria e lo sviluppo di nuove tecnologie portarono a squilibri e alla cosiddetta “grande depressione” (1873-1896), la cui causa principale fu appunto un eccesso di produzione rispetto alle richieste del mercato; a questa crisi di sovrapproduzione si aggiunse l’intensificarsi della concorrenza internazionale, favorita dallo sviluppo dei trasporti, che permise l’importazione da altri continenti di merci a basso prezzo (gli Usa per esempio furono danneggiati sul mercato europeo dalla concorrenza del grano ucraino e australiano). Questo processo di relativa globalizzazione provocò una diminuzione dei profitti, specialmente per le industrie piccole e medie, le cui conseguenze, tuttavia, non furono del tutto negative: come ha sottolineato l’economista A. E. Mussen, i redditi medi addirittura migliorarono, dato che i lavoratori salariati beneficiarono della diminuzione dei prezzi, e la disoccupazione restò sostanzialmente invariata. Si trattò dunque di una crisi di assestamento e di un rallentamento dei ritmi della crescita, la quale d’altronde, essendo molto forte, non poteva durare all’infinito. Un altro aspetto saliente della internazionalizzazione dei mercati fu la crisi agraria, determinata dalla concorrenza dei prodotti agricoli di Paesi dove l’agricoltura era praticata con tecniche avanzate. La diminuzione dei prezzi, che pure giovò alle masse popolari cittadine, danneggiò le aziende agricole, specie in Italia. Le misure protezionistiche adottate in seguito dai governi si rivelarono poco efficaci; inoltre sopraggiunsero verso la fine del secolo malattie delle piante, come la filossera, che rovinò i vigneti. Di qui, povertà nelle campagne, tensioni sociali e la “grande emigrazione”.
1. Il nuovo capitalismo
a) Concentrazioni industriali: la necessità di difendersi dalla concorrenza e la tendenza ad ampliare e potenziare le imprese spinsero gli industriali a creare sistemi di concentrazione e integrazione industriale, sorretti dalle banche: i cartelli e i trust. b) Prevalenza del capitale finanziario, nato dall’intreccio tra finanza e industria. Mentre nella prima rivoluzione industriale gli imprenditori si autofinanziarono, ora dovettero ricorrere in maniera massiccia alle banche. Banche e industrie entrarono per così dire in simbiosi: le grandi banche controllavano le imprese, ad es. con l’acquisto di azioni, e grandi industriali entravano nei consigli di amministrazione delle banche. c) Svolta protezionistica e guerre doganali: la necessità di proteggere le industrie e i prodotti nazionali dalla concorrenza straniera indusse i governi, sostenuti dai grandi imprenditori, ad abbandonare, dal 1879 in poi, la tradizionale politica economica liberistica per adottare misure protezionistiche, ossia principalmente tariffe doganali. Questa politica entrava però in contraddizione con la pretesa di esportare prodotti nei Paesi concorrenti. Per far fronte a ciò, alcuni Paesi, come la Germania, adottarono il sistema detto dumping: prezzi alti sul mercato interno e prezzi bassi per vendere sottocosto all’estero e sconfiggere la concorrenza. Di qui sorsero vere e proprie guerre doganali (tra Francia e Italia, 1887-1898; tra Germania e Russia, 1893) che sotterraneamente, nonostante la “lunga pace”, alimentavano forti conflitti politici.
2. La crisi agraria in Europa e la grande emigrazione
a) L’emigrazione raggiunse in Europa dimensioni abnormi nel periodo compreso tra il 1870 e il 1914 (17 milioni di emigrati solo negli Usa). Il flusso migratorio, che nel primo ’800 partiva soprattutto dall’Irlanda e dall’Europa del Nord, interessò ora anche l’Italia e i Paesi balcanici, dove l’agricoltura aveva ancora una struttura arcaica. b) Il fenomeno portò allo sradicamento di masse di contadini poveri dalle loro terre e dalla loro cultura, ma al tempo stesso le strappò al loro isolamento, mettendole in condizione di maturare una coscienza civile e politica. c) I contadini rimasti nella terra d’origine, non più in eccedenza, poterono offrire la loro forza-lavoro a condizioni meno svantaggiose e spesso organizzarsi, specie al nord, in leghe, associazioni, cooperative, al fine di tutelare i propri interessi.
Cartelli e trust I cartelli sono accordi tra più imprese dello stesso settore produttivo finalizzati specialmente al controllo dei prezzi (come in Germania i cartelli del carbone, del ferro e dell’acciaio); i trust nascono da fusioni di imprese che prima erano indipendenti; fra questi si distinguono i trust orizzontali, fusioni di imprese che fabbricano lo stesso prodotto, e i trust verticali, fusioni di imprese interessate alle diverse fasi della produzione di un prodotto (ad esempio, dall’industria estrattiva alla trasformazione in merci, come il complesso tedesco Krupp nel campo metallurgico e meccanico).
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3 · La seconda rivoluzione industriale e l’imperialismo
3. L’imperialismo II termine “imperialismo”, che si affermò in Gran Bretagna durante il secondo ministero Disraeli (1874-1880), sta a indicare la spartizione del mondo in possessi coloniali e zone d’influenza delle grandi potenze, attuatasi nell’ultimo quarto dell’800 e nel corso del ’900.
Espressione saliente dell’imperialismo fu il colonialismo, che si realizzò in due modi:
1) attraverso la formazione e l’ampliamento degli imperi coloniali, nelle forme delle colonie vere e proprie, amministrate direttamente dai conquistatori, o dei protettorati, amministrati indirettamente attraverso gli organi locali. Le potenze europee pretesero il riconoscimento giuridico delle loro conquiste; la Conferenza internazionale di Berlino (1885), promossa dal cancelliere tedesco Bismarck, sancì ufficialmente la “legittimità” del sistema di spartizione dell’Africa; 2) attraverso lo sfruttamento economico di Paesi poveri e non industrializzati (v. l’imperialismo “informale” degli Stati Uniti nell’America latina; v. il controllo economico dei Paesi europei e del Giappone sulla Cina: p. 32).
1) fattori economici, la cui prevalenza fu sostenuta soprattutto dagli studiosi marxisti:
a) ricerca di nuovi mercati e di materie prime (che già aveva caratterizzato il vecchio colonialismo, ma che le politiche protezionistiche adottate dopo il 1879 rendevano più assillante); b) necessità di esportare l’eccedenza di capitali, legata al capitalismo finanziario e finalizzata a fruttuosi investimenti. Sostenitori della necessità del colonialismo sotto il profilo economico furono in Francia il repubblicano J. Ferry (“la politica coloniale è figlia della politica industriale”), e in Inghilterra C. Rhodes, scopritore di giacimenti diamantiferi nell’Africa del Sud.
2) fattori politico-ideologici, intrecciati ai primi:
a) nazionalismo esasperato: volontà di affermare il prestigio e la potenza nazionale, tanto che “il timore di essere lasciati fuori della spartizione del globo passava sopra a qualsiasi considerazione” (Fieldhouse). Questo nazionalismo si intrecciava col fattore economico, in quanto gli interessi del capitalismo finanziario e industriale vennero propagandati come gli interessi delle rispettive Nazioni; b) teorie razzistiche, connesse vagamente al darwinismo: si sosteneva che la selezione naturale e la lotta per l’esistenza portassero fatalmente alla supremazia di razze e Nazioni privilegiate (in alcuni casi alle teorie darwiniste si affiancarono, in una miscela esplosiva, quelle di Nietzsche deformate in chiave politica: dall’esaltazione del “superuomo” a quella della “super-razza” il passo era breve). Di matrice razzista era anche l’atteggiamento di coloro che, come il liberale inglese Chamberlain, rivendicavano una presunta missione civilizzatrice dell’uomo bianco su popoli “inferiori”, “mezzi demoni e mezzi bambini”, secondo la definizione dello scrittore inglese R. Kipling (1865-1936); c) giustificazioni di carattere sociale: le colonie avrebbero dovuto costituire una valvola di sfogo per la popolazione europea eccedente (in realtà il flusso migratorio s’indirizzò prevalentemente, come sappiamo, verso gli Usa); d) non mancò poi la suggestione esercitata sull’opinione pubblica dall’opera di missionari e di leggendarie figure di esploratori come Livingstone e Stanley.
All’origine dell’imperialismo furono vari fattori, oggetto di innumerevoli studi di storici ed economisti:
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3 · La seconda rivoluzione industriale e l’imperialismo
4. Conseguenze del colonialismo:
a) sui popoli conquistati: da una parte, provocò drammatici sconvolgimenti dell’assetto economico e sociale e lo sradicamento di tradizioni culturali e religiose secolari; dall’altra, diede inizio a un processo di sviluppo economico e di modernizzazione che però fu sempre subordinato agli interessi dei conquistatori (costruzione di scuole, ospedali, ferrovie ecc.). “E se il colonialismo ha dato il primo impulso a questo processo, permettendo di fatto a quei popoli di venire a contatto con la tecnica e la cultura dell’Europa progredita, esso ha lasciato anche in eredità al mondo attuale l’enorme problema del sottosviluppo” (Villari); a) in Europa: per qualche decennio, il colonialismo esportò le tensioni internazionali fuori dall’Europa, ma l’esaltazione nazionalistica che ne costituiva una delle spinte fondamentali e l’aggressiva volontà di potenza delle singole Nazioni generavano conflitti latenti che sarebbero deflagrati in seguito alla politica egemonica dell’imperatore tedesco Guglielmo II.
Cecil Rhodes e David Livingstone Esploratore e uomo d’affari, Cecil Rhodes (1853-1902) scoprì vasti giacimenti diamantiferi nel Sudafrica; come rappresentante del governo inglese stabilì il protettorato sulla futura Rhodesia (che da lui prese il nome e che corrisponde all’attuale Zimbabwe); fu Primo ministro della Colonia del Capo e iniziò la lotta contro i Boeri olandesi voluta fra gli altri dal Primo ministro britannico Chamberlain. David Livingstone (1813-1873), missionario inglese, risalì lo Zambesi e scoprì le cascate Vittoria e il lago Tanganica; disperso, fu ritrovato nel 1871 da H. M. Stanley (1841-1904), giornalista ed esploratore britannico che, per il governo belga, esplorò il corso del Congo.
L’imperialismo tra ’800 e ’900
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3 · La seconda rivoluzione industriale e l’imperialismo
4. L’espansione europea in Africa dopo il 1870 Dal 1870 alla vigilia della prima guerra mondiale i possedimenti europei in Africa passarono dal 10% al 90%, dalle zone costiere alle zone interne dell’Africa nera (le cui popolazioni erano peraltro disgregate ed esauste a causa delle feroci lotte tribali). Tra i Paesi che più attivamente perseguirono la politica coloniale, vi furono la Francia e l’Inghilterra.
La Conferenza internazionale di Berlino (1884-85), voluta da Bismarck e alla quale parteciparono anche gli Stati Uniti, sancì come si è detto la legittimità delle “spartizioni”:
L’Impero inglese. La penetrazione inglese in Africa seguì due direttive principali:
1) definì le zone d’influenza delle singole potenze in Africa, per evitare rischi di conflitti fra gli Stati europei (rischi che peraltro non mancarono, come vedremo); 2) stabilì il principio per cui il riconoscimento giuridico di un possedimento si basava sulla sua effettiva occupazione da parte di una potenza, che però aveva l’obbligo di notificarla agli altri Stati; 3) risolse pacificamente la questione del Congo, su cui si riconosceva la sovranità personale del re Leopoldo II del Belgio, che poi lasciò il possedimento in eredità al suo Paese nel 1908.
1) controllo della via più breve per l’India (politica di Disraeli e di Gladstone):
a) dopo l’acquisto di metà delle azioni della Compagnia del Canale di Suez (1875) e l’occupazione di Cipro (Disraeli, 1878), l’Inghilterra occupò l’Egitto, che di fatto divenne un protettorato nel 1882; b) seguirono l’occupazione di Aden, della Somalia inglese (1884) e dell’isola di Zanzibar (1890), nodo importante delle rotte commerciali dell’Oceano Indiano;
2) penetrazione lungo la direttrice nord-sud, ovvero “dal Capo al Cairo”, secondo il programma di Cecil Rhodes e del Primo ministro Chamberlain; da qui, anche la guerra anglo-boera (1899-1902):
a) penetrazione nel Sudan: iniziata nel 1882, fu intralciata dalla sconfitta subita dagli inglesi a Karthum (1885) ad opera della setta politico-religiosa dei Dervisci; nel 1898 il Sudan divenne protettorato anglo-egiziano; b) acquisto dell’Uganda e del Kenia (1895) da parte di compagnie commerciali private; c) conquista del bacino dello Zambesi (Beciuania e futura Rodesia), esplorato da Cecil Rhodes, e ricco di giacimenti minerari (1899); d) conquista del Transvaal e dell’Orange (giacimenti diamantiferi e auriferi) grazie alla guerra angloboera (1899-1902). La spietata guerra contro i boeri (coloni di origine olandese) provocò critiche all’Inghilterra in quanto guerra combattuta fra due popoli di razza bianca e cristiani. Dopo la pace di Pretoria (1902), l’Inghilterra cercò di venire a patti con i vinti, dotando di autogoverno i territori conquistati e inglobandoli in un nuovo dominion, l’Unione sudafricana (1910); e) ad occidente, l’Inghilterra occupò la Nigeria (1885) e la Costa d’oro (1896), corrispondente all’attuale Ghana.
Colonie, protettorati e dominions L’Impero coloniale inglese comprendeva le cosiddette Colonie della Corona (ad es. Nigeria, India, Ceylon) e amministrate direttamente da Londra; i protettorati (Egitto) erano amministrati indirettamente, attraverso organi locali; i dominions, abitati da popolazioni in prevalenza di razza bianca, erano invece dotati di organi di autogoverno legati al Regno Unito essenzialmente riguardo alla politica estera e alla difesa (Canada, 1867; Australia, 1901; Nuova Zelanda, 1907; Unione sudafricana, 1910).
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