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L' italiano scritto per l'esame di stato

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Manuale italiano scritto DEF.:Layout 1

16-09-2013

12:26

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ITALIANO SCRITTO per l'esame di Stato

I MANUALI

• I memoconcetti: un ripasso organizzato, per punti essenziali, sui 12 principali autori del ‘900, con tutti gli elementi necessari per svolgere poi l’Analisi del testo su quell’autore; • consigli e criteri per la stesura dell'Analisi del testo (TIPOLOGIA A della prima prova); seguiti da 20 Analisi del testo svolte, a partire da brani in prosa e in poesia degli autori del ‘900;

• tutte le indicazioni per scrivere un bell’Articolo di giornale (la seconda possibilità, oltre al Saggio breve, della TIPOLOGIA B); seguite da 4 Articoli di giornale svolti (uno per ciascuno dei 4 ambiti possibili); • consigli e criteri per scrivere un buon Tema: un Tema storico (TIPOLOGIA C) oppure un Tema di ordine generale (anche chiamato Tema d’attualità: TIPOLOGIA D); seguiti da 10 Temi svolti: 5 Temi storici e 5 di attualità.

I MANUALI

ISBN 978-88-468-3146-0

ISBN 978-88-468-3050-0

www.laspigaedizioni.it

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ISBN 978-88-468-3147-7

€ 15,50

ISBN 978-88-468-3049-4

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STORIA DELLA FILOSOFIA ’800|’900 ITALIANO SCRITTO per l'esame di Stato

• consigli e criteri per svolgere un buon Saggio breve (TIPOLOGIA B della prima prova); seguiti da 12 Saggi brevi svolti (3 per ciascuno dei 4 ambiti possibili: artistico-letterario, storico-politico, socio-economico e tecnico-scientifico);

Emanuela Reale

In questo libro troverai tutto ciò che ti serve per preparare al meglio la prova scritta dell’esame di Stato: esempi pratici, suggerimenti concreti, visualizzazioni di ciò che dovrai fare il giorno dell’esame.

Emanuela Reale

ITALIANO SCRITTO per l'esame di Stato

• Gli autori del ’900 e l’analisi del testo • Il saggio breve e l’articolo di giornale • Il tema di storia e di attualità


I MANUALI

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Emanuela Reale

ITALIANO SCRITTO per l'esame di Stato

• Gli autori del ’900 e l’analisi del testo • Il saggio breve e l’articolo di giornale • Il tema di storia e di attualità


Emanuela Reale Italiano scritto per l’esame di Stato Consulenza alla progettazione: Fabio Cioffi Responsabile editoriale: Beatrice Loreti Art director: Marco Mercatali Responsabile di produzione: Francesco Capitano Redazione: Carla Quattrini Progetto grafico e impaginazione: Antonio Lepore Copertina: Curvilinee Foto: Shutterstock © 2014 ELI - La Spiga Edizioni Via Brecce - Loreto tel. 071 750701 www.elilaspigaedizioni.it Stampato in Italia presso Grafiche Flaminia – Trevi (PG) 14.83.015.0 ISBN 978-88-468-3208-5 L’editore è a disposizione degli aventi diritto tutelati dalla legge per eventuali e comunque non volute omissioni o imprecisioni nell’indicazione delle fonti bibliografiche o fotografiche. Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.


Presentazione In questo libro troverai… tutto ciò che ti serve per preparare al meglio la prova scritta dell’esame di Stato • i memoconcetti: un ripasso organizzato, per punti essenziali, sui 12 principali autori del Novecento, con tutti gli elementi necessari per svolgere poi l’analisi del testo su quell’autore; • consigli e criteri per scrivere bene l’analisi del testo (TIPOLOGIA A della prima prova); • 20 analisi del testo svolte, a partire da brani in prosa e in poesia degli autori del Novecento; • consigli e criteri per svolgere un buon saggio breve (TIPOLOGIA B della prima prova); • 12 saggi brevi svolti (3 per ciascuno dei 4 AMBITI possibili: artistico-letterario, storico-politico, socio-economico e tecnicoscientifico); • tutte le indicazioni per scrivere un bell’articolo di giornale (la seconda possibilità, oltre al saggio breve, della TIPOLOGIA B); • 4 articoli di giornale svolti (uno per ciascuno dei 4 ambiti possibili); • consigli e criteri per scrivere un buon tema: un tema storico (TIPOLOGIA C) oppure un tema di ordine generale (anche chiamato tema d’attualità: TIPOLOGIA D); • infine, 10 temi svolti: 5 temi storici e 5 di attualità.

Troverai soprattutto… esempi pratici, suggerimenti concreti, visualizzazioni di ciò che dovrai fare il giorno dell’esame

Saprai come funziona l’analisi del testo assegnata all’esame: tutte le 20 analisi di questo libro sono costruite secondo la falsariga di quelle ministeriali.

SEZIONE 2

3. Giovanni Pascoli, Il gelsomino notturno

E s’aprono i fiori notturni1, nell’ora che penso a’ miei cari2. Sono apparse in mezzo ai viburni3 le farfalle crepuscolari4.

Un’ape tardiva sussurra trovando già prese le celle10. 15 La Chioccetta11 per l’aia azzurra12 va col suo pigolìo di stelle13.

5

Da un pezzo si tacquero i gridi : là sola una casa bisbiglia. Sotto l’ali dormono i nidi6, come gli occhi sotto le ciglia.

Per tutta la notte s’esala l’odore che passa col vento. Passa il lume su per la scala; 20 brilla al primo piano: s’è spento14...

5

Dai calici aperti7 si esala 10 l’odore di fragole rosse. Splende un lume là nella sala8. Nasce l’erba sopra le fosse9.

È l’alba: si chiudono i petali un poco gualciti; si cova, dentro l’urna molle e segreta15, non so che felicità nuova. da Canti di Castelvecchio (1903)

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i fiori notturni: i fiori del gelsomino notturno, che sbocciano nelle sere d’estate con intenso profumo. a’ miei cari: amici e parenti scomparsi. viburni: grossi arbusti con fiori bianchi. le farfalle crepuscolari: le farfalle notturne, che nascono al crepuscolo e muoiono all’alba. i gridi: le voci del giorno. i nidi: gli uccelli che abitano i nidi. Dai calici aperti: dalle corolle sbocciate dei gelsomini notturni. nella sala: nella casa degli sposi che ancora vegliano. sopra le fosse: sul ciglio dei fossi, intorno alle tombe dei cimiteri.

10 11 12 13 14 15

prese le celle: occupate le celle dell’alveare. La Chioccetta: il nome contadino che indica la costellazione delle Pleiadi. l’aia azzurra: il cielo. col suo pigolìo di stelle: il tremolio della luce delle stelle che formano la costellazione. s’è spento...: nella casa degli sposi si spegne . l’urna molle e segreta: il luogo dolce e intimo coincide sia con il calice del fiore, che all’alba si richiude, sia con la camera degli sposi.

La poesia fu pubblicata per la prima volta da Giovanni Pascoli (1857-1913) nel luglio del 1901 in un opuscolo nuziale, come omaggio dell’autore all’amico Gabriele Briganti, nell’occasione del suo matrimonio. Entrò poi nella raccolta dei Canti di Castelvecchio del 1903. Nel volume il testo era introdotto da questa dedica, in cui l’autore si identificava con il figlioletto dell’amico nato nel frattempo: “E a me pensi Gabriele Briganti risentendo l’odor del fiore che olezza nell’ombra e nel silenzio: l’odore del Gelsomino notturno. In quelle ore sbocciò un fiorellino che unisce […]: voglio dire, gli nacque il suo Dante Gabriele Giovanni”. La vicenda del gelsomino notturno, fiore che sboccia al calare delle tenebre e si richiude alle prime luci dell’alba, incornicia uno dei momenti più segreti dell’esistenza umana: quello che, nella vita matrimoniale, corona l’intimità fra i due sposi. 1. COMPRENSIONE DEL TESTO Riassumi il contenuto del testo proponendone una tua parafrasi. 2. ANALISI DEL TESTO 2.1. Individua la struttura metrica del componimento. 2.2. Analizza la struttura compositiva del testo e illustra il particolarissimo modo di Pascoli di costruire le sue liriche e di esprimere i suoi contenuti. 2.3. Dal testo emergono alcuni temi tipici del mondo pascoliano: rintracciali e mettili in rapporto alla più generale visione del mondo dell’autore. 2.4. Analizza ora il linguaggio del testo. Metti in luce, in particolare, le immagini che ritieni più significative e spiegane il significato. 2.5. Esponi le tue considerazioni conclusive in un commento personale di sufficiente ampiezza. 3. INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI Sulla base dell’analisi condotta, illustra la “visione del mondo” espressa nel testo e approfondisci la ricerca con opportuni collegamenti ad altri testi di Pascoli. Alternativamente, soffermati sul grado di attualità / inattualità dei ragionamenti di Pascoli sulla famiglia e sul matrimonio.

SEZIONE 2

Svolgimento 1. COMPRENSIONE DEL TESTO

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Partendo dalla presentazione che trovi nelle righe precedenti, dopo aver riletto alcune volte l’intera lirica, riassumine il contenuto informativo (movimenti del poeta nei luoghi; altre presenze reali; figure immaginarie). Un ignoto visitatore (forse controfigura dello stesso poeta) approda, in modo misterioso, in un luogo non ben definito: lo si può pensare un’isola, come suggerisce il titolo, perché il suo paesaggio è incontaminato e isolato dal resto del mondo. Vediamo il personaggio proseguire verso l’interno, un grande bosco ombroso. All’improvviso è richiamato indietro dal battere d’ali di un uccello che, levandosi dall’acqua, ne agita la superficie. Un’immagine indefinita appare e scompare; poi ricompare agli occhi del visitatore nelle forme di una ninfa, un’antica divinità, che sta come sdraiata su un albero (per la precisione un olmo). Il viaggiatore, vagando tra visioni evanescenti ed altre più concrete, arriva sul margine di un prato dove si muovono figure surreali, forse fanciulle: su di loro l’ombra del bosco si posa come cala la sera in un uliveto. I raggi di sole passano attraverso i rami. Un gregge di pecore, sparpagliato sul prato illuminato dal sole, bruca l’erba. Le mani del pastore, illuminate da un debole raggio di luce, appaiono umide per il calore e trasparenti come il cristallo.

2. ANALISI DEL TESTO 2.1.

A quale personaggio si riferiscono i verbi scese, “s’inoltrò”, “vide” (due volte), “giunse” (nei versi 2, 3, 8 ,9 e 13)? Che tempi del verbo sono? I verbi “scese”, “s’inoltrò”, “vide” e “giunse” sono tutti al passato remoto e si riferiscono al pastore. I tempi passati danno alle visioni e alle sensazioni un’atmosfera di lontananza: tutto sfuma nel simbolo.

2.2.

Cerca le forme dei verbi all’imperfetto. A quali elementi e aspetti della scena si riferiscono? Quale contrasto creano questi verbi all’imperfetto con quelli indicati nella domanda precedente? Le forme verbali all’imperfetto sono: “erasi sciolto” (v. 5); “languiva” (v. 7); “rifioriva” (v. 8); “era”, “dormiva” (v. 10); “s’addensava” (v. 14); “distillavano” (v. 17); “s’erano appisolate” (v. 19); “brucavano” (v. 21); “erano” (v. 23). Il tempo imperfetto dilata i confini della visione: abbiamo così la sensazione di un evento che pare sospeso e sfumato.

2.3.

Molte parole indicano l’ombra, la sera, il sonno: è davvero sera o si tratta di un contrasto tra zone del paesaggio? Nota e commenta le espressioni “ove sera era perenne” (v. 1), “acqua torrida” (v. 6), “la coltre luminosa” (v. 22). Nella poesia si fa riferimento sia a zone illuminate sia a zone non illuminate dal sole. Al sole sta un ruscello la cui acqua è “torrida” (v. 6), così come sta l’erba brucata dalle pecore (a ciò si riferisce la “coltre luminosa” del v. 22); invece è all’ombra la “proda ove sera era perenne” (v. 1). Questa espressione si riferisce all’ombra fitta e continua che avvolge nel silenzio la fitta foresta. Ma il sostantivo “sera” non è utilizzato per dare un’indicazione temporale concreta (infatti al v. 15-16 il poeta dirà “come / sera”); esso serve invece a suggerire vaghezza e indefinitezza della realtà. Siamo totalmente lontani dall’esperienza comune: la poesia ci ha trasportati in un’atmosfera, dove è possibile ricercare un senso più profondo e nascosto dell’esistenza.

2.4.

Spiega, anche con l’aiuto del dizionario, le parole proda (v. 1), larva (v. 7) e simulacro (v. 12). “Proda” significa la parte di riva a contatto diretto con l’acqua; “larva”, invece, in questo contesto significa ‘fantasma, spettro’ e anche “illusione”; infine, “simulacro” indica “parvenza, immagine irreale” (nella poesia è un sinonimo di “larva”). Questi termini suggeriscono un’atmosfera di sogno, una visione in cui è difficile distinguere la verità dall’illusione (infatti la parola “simulacro” rimanda anche a una realtà simulata, probabilmente falsa).

2.5.

Imparerai a rispondere puntualmente ai quesiti dell’analisi del testo, mediante i modelli di analisi che ti verranno forniti.

Quale scena descrivono i versi 4-6? Metti insieme le sensazioni che ricavi dalle espressioni “rumore di penne”, “stridulo batticuore”, “acqua torrida” e dal verbo “erasi sciolto”. I versi 4-6 raffigurano un uccello nell’atto di prendere il volo. Il misterioso viaggiatore sull’isola si volta indietro, richiamato dal battito d’ali (“rumore di penne”) dell’uccello che si libra in aria (a questa immagine allude il verbo “erasi sciolto”). Le ali dell’uccello scuotono l’acqua come un batticuore scuote chi lo prova: l’espressione “stridulo batticuore” traduce la sofferenza che accompagna la vita di uomini e animali.

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3


Saggio breve 2 - Ambito artistico-letterario

2

SAGGIO BREVE

ambito artistico-letterario

ARGOMENTO: Gli affetti familiari [Assegnato all’esame di Stato del 2003]

Familiarizzerai con il “format” ufficiale del saggio breve: l’“argomento” (da non confondere con il titolo), le consegne ministeriali, il dossier dei documenti.

CONSEGNE Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando, in tutto o in parte, e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti. Se scegli la forma del “saggio breve” argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio. Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi. Se scegli la forma dell’”articolo di giornale”, indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato. Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.

DOCUMENTI

1

2

In morte del fratello Giovanni Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente, me vedrai seduto su la tua pietra, o fratel mio, gemendo il fior de’ tuoi gentili anni caduto. La Madre or sol, suo dì tardo traendo, parla di me col tuo cenere muto; ma io deluse a voi le palme tendo, e sol da lunge i miei tetti saluto.

SEZIONE 3

Sento gli avversi Numi, e le secrete cure che al viver tuo furon tempesta, e prego anch’io nel tuo porto quïete.

Svolgimento

Questo di tanta speme oggi mi resta! Straniere genti, l’ossa mie rendete allora al petto della madre mesta. U. FOSCOLO, Sonetti, (1802)

M. BUONarrOTI, Sacra famiglia (1504)

Il possibile titolo del tuo saggio breve

3

A mia moglie, in montagna Dal fondo del vasto catino, supini presso un’acqua impaziente d’allontanarsi dal vecchio ghiacciaio, ora che i viandanti dalle braccia tatuate han ripreso il cammino verso il passo, possiamo guardare le vacche. Poche sono salite in cima all’erta e pendono senza fame né sete, l’altre indugiano a mezza costa dov’è certezza d’erba e senza urtarsi, con industri strappi,

Manca la divisione in paragrafi per non spezzare

brucano; finché una leva la testa a ciocco verso il cielo, muggisce ad una nube ferma come un battello. E giungono fanciulli con frasche che non usano, angeli del trambusto inevitabile, e subito due vacche si mettono a correre con tutto il triste languore degli occhi che ci crescono incontro. Ma tu di fuorivia, non spaventarti, non spaventare il figlio che maturi.

il ragionamento: questo saggio ha carattere più argomentativo Un dato storico in primo piano La tesi fondamentale del saggio: Costituzione=democrazia

G. ORELLI, L’ora del tempo , (1962)

Ricostruzione storica: prima della Costituzione La storia del fascismo brevemente riassunta dal punto di vista più vicino alla Costituzione (i diritti e le libertà)

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Ribadita la tesi di fondo

Il contesto storico in cui nacque la Costituzione

Il confronto con lo Statuto Albertino Doc. 2

Saprai come impostare, e come scrivere al meglio, il tuo saggio breve: infatti tutti i 12 saggi brevi svolti sono accompagnati, sulla sinistra, da indicazioni, commenti, suggerimenti pratici.

doc. 5

L’attuale Costituzione della Repubblica italiana, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, costituisce l’affermazione della democrazia dopo 20 anni di dittatura fascista. In quella fase Mussolini aveva imposto un regime illiberale, nel quale il Patito fascista aveva finito per occupare interamente lo Stato italiano, in uno sforzo di controllo totale anche della società. Lo Statuto Albertino, in vigore durante il “ventennio”, non era riuscito a impedire che lo Stato italiano cadesse nelle mani di un regime autoritario, né, tantomeno, aveva garantito l’esercizio di libertà vitali come quella di stampa, di associazione, d’informazione e, prima di tutto, il diritto di voto. Ognuno di questi diritti e di queste libertà fu stravolto da una dittatura, il cui esito finale furono l’ingresso in guerra al fianco della Germania, la rovinosa sconfitta militare, il disfacimento dello Stato, la guerra civile durante la Resistenza. In sostanza “il fascismo aveva condotto il paese alla catastrofe” (Bobbio). Perciò la Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1° gennaio del 1948, fu varata con l’intento fondamentale di garantire che non si ripetesse mai più quanto era riuscito a Mussolini, ovvero lo sradicamento dei più basilari diritti umani, civili e politici. La Costituzione nacque in un contesto storico particolarmente difficile. L’Italia era prostrata da gravissime sofferenze materiali e, prima ancora, morali: l’assenza di democrazia dopo il 1922 aveva infatti disabituato gli Italiani a interessarsi da protagonisti della vita dello Stato. La Costituzione del 1948 rappresentò sul piano democratico un grande progresso: se lo Statuto Albertino, emanato nel 1848 dal re sabaudo Carlo Alberto, era stato (come ricorda P. Calamandrei nel documento 2) il frutto della volontà di un individuo solo, la Costituzione di un secolo più tardi nacque invece, dal contributo di molti partiti e forze. In tal modo poteva riprendere anche nel nostro Paese quel “cammino percorso dai diritti di libertà” in età moderna, come ricorda ancora Calamandrei nel documento 5: un cammino interrotto nel ventennio fascista, che in questo senso costituì un fenomeno storico di arretramento e sconfitta. Quel cammino riprese, almeno in parte, nel momento della Resistenza al nazifascismo. La Resistenza fu una guerra di popolo che suscitò grandi speranze di rinnovamento (di “palingenesi”, dice

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I 4 modelli di articolo di giornale ti aiuteranno a comprendere i “segreti” di questa affascinante modalità di scrittura.

SEZIONE 4

tema di ordine generale

Il quadro più vasto delle Costituzioni moderne:

LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA, PRIMO PASSO VERSO UN’ITALIA DEMOCRATICA E PIENAMENTE MODERNA

2

L’età contemporanea vede l’affermarsi di un’etica individualistica e competitiva, che mette al primo posto il soddisfacimento degli istinti e privilegia l’apparenza sulla sostanza. Secondo voi è ancora possibile, in questo contesto, una qualche forma di impegno sociale e civile, attraverso cui l’individuo possa vivere valori più autentici e affermare il primato della solidarietà sull’egoismo privato?

Svolgimento Il primo paragrafo introduce il tema sottolineando la compresenza di due elementi opposti: si anticipa così la successiva analisi (prima l’egoismo diffuso, poi l’impegno sociale)

Inizia l’analisi delle manifestazioni dell’egoismo contemporaneo Prima manifestazione di egoismo

Per dare concretezza al discorso, i riferimenti sono scelti nell’ambito dell’esperienza personale di chi scrive

Seconda manifestazione di egoismo: il bullismo

Terza manifestazione di egoismo: alcol ecc. Linguaggio e riferimenti tratti dall’esperienza personale dello studente Il nuovo capoverso introduce un nuovo argomento: la realtà è più sfaccettata Gli elementi positivi Primo riferimento concreto al positivo: il volontariato Un giudizio personale per arricchire la trattazione

Il mondo di oggi ci presenta molti esempi di una società chiusa nel suo “privato”, poco disposta a uscire da questa dimensione e a impegnarsi per gli altri. Questa però può rivelarsi solo un’impressione superficiale: infatti, se analizziamo con attenzione il contesto umano e sociale che ci circonda, troveremo anche casi e situazioni che ci documentano modi di vivere differenti e sicuramente più positivi. Di certo il panorama generale non è confortante. L’egoismo oggi assume molte forme, come posso riscontrare anche soltanto fermandomi al contesto dei giovani miei contemporanei. Non è difficile incontrare, per esempio, esperienze di consumismo sfrenato, che arrivano a escludere dal gruppo chi non è vestito “bene” o all’ultima moda: l’apparire diviene in questo modo una sorta di regola di vita. Tutto ciò nella generale indifferenza verso i bisogni degli altri: c’è chi non può permettersi certi abiti o oggetti firmati, e viene per questo emarginato; c’è chi chiede attenzione, ma deve “intrupparsi” come un numero nel gruppo, senza poter dire la propria o influire sulle scelte degli altri; ecc. L’egoismo diviene qualche volta prepotenza e violenza, come accade negli episodi di bullismo di cui sono stato personalmente testimone. Ribellarsi è difficile, ma accettare passivamente queste sopraffazioni dei più deboli è davvero sbagliato. Un’altra forma di egoismo, secondo me, è quella di chi cerca di dimenticarsi dei problemi stordendosi nell’alcol o, peggio, facendosi una “canna”: anche questo rifugio nei “paradisi artificiali” è una chiara manifestazione di egoismo, perché mette al primo e unico posto se stessi, invece della relazione con gli altri. Se questa è la situazione generale, così come risulta da una rapida analisi del mondo giovanile a me vicino, devo dire però che il panorama, per fortuna, non si limita solo a queste manifestazioni negative. Esistono infatti tante esperienze di generosità, di altruismo, di impegno: forse le si nota di meno, o le si vede “dopo”; ma esistono, per fortuna. Penso per esempio alle varie forme di volontariato, che coinvolgono me (sono volontario sull’ambulanza) come anche tanti giovani della mia età, in svariati campi. Esistono numerose associazioni che si occupano dei più deboli, di chi è solo, ha fame, degli anziani abbandonati, ecc.: so che si tratta di

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L’articolo di giornale 2 - Ambito artistico-letterario

Svolgimento La destinazione editoriale Occhiello prima del titolo vero e proprio Il titolo dell’articolo La circostanza d’attualità da cui si parte (doc. 4) L’obiezione alla tesi (l’Italia Paese diviso) La tesi: l’Italia è un grande Paese e può essere orgogliosa di sé

I due elementi fondamentali di unità

Il connettivo Perciò salda la tesi alla circostanza d’attualità

L’articolo è abbastanza breve; non ha sottotitolo, ma inizi in grassetto, per differenziare i suoi capoversi Nuove obiezioni alla tesi (i fattori di divisione: v. doc. 1)

L’obiezione discussa e rigettata da un altro argomento Linguaggio giornalistico: frasi brevi, sintassi piana

Conclusione dell’obiezione Il testo è un articolo di commento e d’opinione = testo argomentativo La tesi (l’Italia è “un”) viene riproposta inglobando le ragioni dell’obiezione (i fattori di divisione sono forti)

Il tema tradizionale non può essere un problema, grazie ai 10 temi svolti e commentati.

Articolo scritto per la pagina culturale di un quotidiano UNITI, ALMENO UN GIORNO

RitRoviamo l’oRgoglio dell’Unità L’Italia che oggi arriva al suo 150° compleanno, e lo celebra in Parlamento e nelle piazze, è un Paese su molti aspetti diviso. Dalla storia, e dalla geografia. Sulla memoria storica, e sugli interessi territoriali. Ma è un grande Paese, che può essere orgoglioso del contributo di bellezza, sapere, lavoro che con i suoi artisti, scienziati, emigranti ha dato all’umanità. Il Paese degli ottomila Comuni, che a ogni collina cambia accento, paesaggio, costumi e prodotti, ma che mantiene una vocazione universale: la classicità e la cristianità, i Cesari e i Papi; il Rinascimento, con cui insegnò al mondo a raffigurare e pensare le cose, e il Risorgimento, con cui si riaffacciò sulla scena internazionale. Perciò oggi è giusto festeggiare, tutti insieme; senza che questo implichi essere tutti d’accordo, condividere la stessa idea dell’Italia. Il Risorgimento che unificò la penisola scontentò cattolici e repubblicani, e comportò una guerra civile al Sud. Anche la Costituzione nacque alla fine di un sanguinoso scontro interno. Il dopoguerra è stato segnato prima dalle contrapposizioni ideologiche, poi da quelle personali. Oggi la festa è contestata al Nord dai leghisti - anche se non da tutti - e al Sud da un movimento che sarebbe riduttivo definire neoborbonico, e presto troverà una sua forma di rappresentanza politica, una lega del Mezzogiorno. Ma Paesi considerati più patriottici del nostro hanno alle spalle divisioni anche peggiori. Gli Stati Uniti furono lacerati da una guerra civile che lasciò il Sud pressoché distrutto. I francesi si sono trucidati tra loro negli anni della Rivoluzione e della Comune. Spagna e Regno Unito si misurano da decenni con separatisti armati. Eppure i nostri vicini e alleati si riconoscono in valori comuni. Ciò che unisce è più di ciò che divide. Perché lo stesso non dovrebbe valere per noi? Non si tratta di ricostruire in laboratorio impossibili memorie condivise, ma di riconoscere che pure noi italiani abbiamo un passato di cui possiamo andare fieri e un futuro ricco di possibilità. L’attaccamento alle piccole patrie, ai dialetti, ai Comuni è giusto e utile, è la ricchezza che il mondo globale ci chiede; e può stare assieme al legame con la patria comune che ci comprende tutti.

Materiale online Sul sito della casa editrice (www.elilaspigaedizioni.it) troverai ulteriori prove d’esame.

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Indice Sezione 1 GLI AUTORI DEL NOVECENTO. MEMOCONCETTI

Sezione 3 IL SAGGIO BREVE E L’ARTICOLO DI GIORNALE (tipologia b)

1. Gabriele D’Annunzio ................................................................................................. 8 2. Giovanni Pascoli .............................................................................................................. 12

Il saggio breve: che cos’è e come si fa ............................................. 134

3. Italo Svevo ................................................................................................................................ 16

1. Ambito artistico-letterario: La percezione

4. Luigi Pirandello ................................................................................................................. 21

5. Giuseppe Ungaretti .................................................................................................... 25

2. Ambito artistico-letterario: Gli affetti familiari ................ 145

6. Umberto Saba .................................................................................................................... 29

3. Ambito artistico-letterario: Amore, odio, passione . 149

7. Eugenio Montale ............................................................................................................ 33

4. Ambito storico-politico: La crisi economica

8. Alberto Moravia ................................................................................................................ 38

9. Carlo Emilio Gadda .................................................................................................... 42

5. Ambito storico-politico: Come e perché la Shoah? 159

10. Cesare Pavese ..................................................................................................................... 46

6. Ambito storico-politico: La nascita della Costituzione

del 1929 ...................................................................................................................................... 154

repubblicana: il laborioso cammino dalla dittatura

11. Primo Levi ................................................................................................................................. 50 12. Italo Calvino ........................................................................................................................... 54

dello straniero nella letteratura e nell’arte ......................... 139

ad una partecipazione politica compiuta nell’Italia

democratica ........................................................................................................................... 164 7. Ambito socio-economico: Le trasformazioni Sezione 2 L’ANALISI DEL TESTO (tipologia a) L’analisi del testo: che cos’è e come si fa .................................... 60 1. D’Annunzio, Epodo ...................................................................................................... 65 2. D’Annunzio, da Il compagno dagli occhi senza cigli 67 3. Pascoli, Il gelsomino notturno .................................................................. 70 4. Pascoli, Nebbia ................................................................................................................. 73 5. Svevo, da Senilità .......................................................................................................... 77 6. Svevo, Prefazione, da La coscienza di Zeno ....................... 81 7. Pirandello, da Il fu Mattia Pascal ......................................................... 84 8. Pirandello, da Il piacere dell’onestà ................................................ 87 9. Ungaretti, In memoria ........................................................................................... 92 10. Ungaretti, L’isola .............................................................................................................. 95 11. Saba, La capra ................................................................................................................... 98 12. Montale, La casa dei doganieri ............................................................. 101 13. Montale, Mia vita, a te non chiedo lineamenti ............. 104 14. Moravia, da Gli Indifferenti ............................................................................. 107 15. Gadda, Autoprefazione, da La cognizione del dolore 111 16. Pavese, La notte .............................................................................................................. 115 17. Pavese, La luna e i falò ........................................................................................ 118 18. Levi, da Se questo è un uomo .................................................................. 121 19. Calvino, Tamara, da Le città invisibili ............................................ 126

provocate dai mutamenti sociali negli ultimi decenni nella struttura della famiglia italiana .............. 168 8. Ambito socio-economico: Origine e sviluppi della cultura giovanile .......................................................................................... 171 9. Ambito socio-economico: Città e periferie: paradigmi della vita associata, fattori di promozione della identità personale e collettiva ............................................... 175 10. Ambito tecnico-scientifico: La questione ambientale .......................................................................... 180 11. Ambito tecnico-scientifico: Social network, Internet, New Media .............................................................................................................................. 185 12. Ambito tecnico-scientifico: Le responsabilità della scienza e della tecnologia ........................................................... 190 L’articolo di giornale: che cos’è e come si fa ...................... 194 1. Ambito artistico-letterario: Il piacere della lettura ... 198 2. Ambito storico-politico: L’unità d’Italia, oggi .................... 201 3. Ambito socio-economico: Le trasformazioni provocate dai mutamenti sociali negli ultimi decenni nella struttura della famiglia italiana .......................................... 205 4. Ambito tecnico-scientifico: Social network, Internet, New Media .............................................................................................................................. 208

20. Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore .......... 129

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Sezione 4 IL TEMA DI STORIA (tipologia c) E IL TEMA DI ATTUALITÀ (tipologia d) Scrivere un tema per l’esame di Stato .............................................. 212 Il tema di argomento storico 1. La Grande Guerra: un conflitto di tipo completamente nuovo .......................................................................................... 218 2. Cittadinanza femminile e condizione della donna nel divenire dell’Italia del Novecento ........................................... 220 3. Il mondo diviso in due «blocchi», la guerra fredda, la difficile distensione ............................................................................................ 222 4. La fine del colonialismo moderno e l’avvento del neocolonialismo tra le cause del fenomeno dell’immigrazione nei Paesi europei ............................................. 224 5. Storia e memoria del passato .................................................................. 227 Il tema di ordine generale (o di attualità) 1. “L’industrializzazione ha distrutto il villaggio,

e l’uomo, che viveva in comunità, è diventato folla

solitaria nelle megalopoli. La televisione

ha ricostruito il “villaggio globale”, ma non c’è

il dialogo corale al quale tutti partecipavano

nel borgo attorno al castello o alla pieve.

Ed è cosa molto diversa guardare i fatti del mondo

passivamente, o partecipare ai fatti

della comunità”. (G. TAMBURRANO, Il cittadino e il potere)

Discuti l’affermazione citata, precisando se,

a tuo avviso, in essa possa ravvisarsi un senso

di “nostalgia” per il passato o l’esigenza, diffusa

nella società contemporanea, di intessere

un dialogo meno formale con la comunità

circostante ................................................................................................................................ 232

2. L’età contemporanea vede l’affermarsi di un’etica

individualistica e competitiva, che mette al primo

posto il soddisfacimento degli istinti e privilegia

l’apparenza sulla sostanza. Secondo voi è ancora

possibile, in questo contesto, una qualche forma

di impegno sociale e civile, attraverso cui l’individuo

il primato della solidarietà sull’egoismo privato? ..... 234

possa vivere valori più autentici e affermare 3. La musica - diceva Aristotele (filosofo greco

del IV secolo a.C.) - non va praticata per un unico

tipo di beneficio che da essa può derivare,

ma per usi molteplici, poiché può servire

per l’educazione, per procurare la catarsi e

in terzo luogo per la ricreazione, il sollievo e il riposo

Il candidato si soffermi sulla funzione, sugli scopi e

sugli usi della musica nella società contemporanea.

Se lo ritiene opportuno, può fare riferimento anche

a sue personali esperienze di pratica e/o

di ascolto musicale ..................................................................................................... 236

dallo sforzo.

4. Oggigiorno le problematiche ecologiche (sviluppo

sostenibile, rispetto dell’ecosistema, ecc.) sembrano

entrate a far parte della coscienza collettiva.

Ciascuno di noi è chiamato ad acquisire e

a sviluppare il senso di una maggiore responsabilità

comportamenti ambientali ........................................................................... 238

dell’utilizzo delle risorse naturali e nei propri 5. “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per

quindici minuti”. Il candidato, prendendo spunto

da questa “previsione” di Andy Warhol, analizzi

il valore assegnato alla “fama” (effimera o meno)

nella società odierna e rifletta sul concetto di “fama” proposto dall’industria televisiva (Reality e Talent Show) o diffuso dai social media (Twitter, Facebook, Youtube, Weblog, ecc.) ......................................................................................... 240

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Memoconcetti

1 SEZIONE

GLI AUTORI DEL NOVECENTO


SEZIONE 1

1. Gabriele D’Annunzio La vita n  Nasce a Pescara nel 1863 da famiglia borghese. Durante gli studi liceali nel collegio Cicognini di Prato pubblica una prima raccolta di versi, dal titolo latineggiante Primo vere. n  Dal 1881 al 1891 vive a Roma, dove frequenta l’Università, senza però laurearsi. Compone poesie e novelle (Terra vergine, 1892); soprattutto, frequenta il “bel mondo” della capitale. Collabora con riviste e periodici e si segnala come brillante giornalista. Sposa nel 1883 Maria Hardouin, da cui avrà tre figli, ma da cui si separa dopo pochi anni. Quel matrimonio gli consente l’agognato ingresso nell’aristocrazia romana. Fa parlare di sé per le sue avventure sentimentali, per i duelli e il lusso sfrenato: cerca così di sfuggire alla disprezzata esistenza dei comuni borghesi. Nel 1889 pubblica il suo primo romanzo, Il piacere. n Nel 1894 inizia una lunga relazione sentimentale con l’attrice drammatica Eleonora Duse. Nel 1897 è eletto deputato della Destra al Parlamento. Nel 1900 però, per protestare contro le leggi antidemocratiche del Governo, clamorosamente passa sui banchi della Sinistra. Nel 1895 esce il romanzo Il trionfo della morte; nel 1896 Le vergini delle rocce. Approfondisce il suo disprezzo per il mondo borghese, gretto e affarista. n  Dal 1898 al 1909 vive nel lusso e nella mondanità in una villa detta “La Capponcina”, presso Pisa. Qui scrive, oltre al romanzo Il fuoco, anche le prime opere teatrali oltre alle Laudi in versi (in 3 libri: Maia, Elettra, Alcyone), capolavoro della sua produzione poetica. n Il dannunzianesimo (l’imitazione di D’Annunzio nel modo di esprimersi e di vivere) è ormai una moda, ma nella vita quotidiana lo scrittore è pressato dai debiti. Si trasferisce

MEMOCONCETTI

1

perciò, dal 1910 al 1914, a Parigi, dove non rinuncia a una dispendiosa vita da “esteta”. Scrive nuove opere teatrali, prose romanzesche e articoli per il “Corriere della sera”. n Nel 1915 ritorna in Italia, impegnandosi nella propaganda in favore dell’intervento italiano nel primo conflitto mondiale. Si arruola – malgrado l’età – come volontario e partecipa ai combattimenti, compiendo imprese coraggiose e clamorose e cercando soprattutto il “bel gesto”, in cui fondere eroismo ed estetismo. In un’incursione aerea perde un occhio; durante la degenza in ospedale compone il romanzo Notturno (1916). n  Nel 1919, deluso dal trattato di pace, organizza una “legione” di volontari e occupa la città istriana di Fiume, dove istituisce uno Stato di cui si proclama dittatore (“Reggenza del Carnaro”). L’avventura si protrae fino alla fine del 1920. n  Dal 1921 risiede nella villa-museo che si è fatto costruire a Gardone Riviera (il “Vittoriale”). Qui, circondato da cimeli letterari e di guerra, alimenta il mito di se stesso. Il regime fascista a parole lo esalta, nei fatti lo tiene in disparte, né D’Annunzio ha stima di Mussolini. La vena creativa decade; lo scrittore muore nel 1938.

L’importanza di D’Annunzio nella letteratura del Novecento

n  D’Annunzio riveste grande importanza non solo nella storia letteraria, ma anche in quella sociale e politica. Ha incarnato il modello dell’individuo antiborghese e aristocratico. La sua appassionata eloquenza infiammava le folle; l’impresa di Fiume (1919-20) costituirà un modello per la marcia su Roma (1922) di Mussolini. n  D’Annunzio è uno scrittore aperto alla sperimentazione e alla ricerca letteraria. È uno dei primi, in Italia, a fare propri i modelli del simbolismo francese. Tratta con buoni risultati tre generi letterari: la poesia, il romanzo e il teatro (oltre al genere minore del giornalismo). n  Assieme a Pascoli, D’Annunzio incarna i caratteri del primo decadentismo, quello più legato ai miti dell’estetismo (“fare della vita un’opera d’arte”) e del superomismo (vivere una “vita inimitabile”). n  Il suo influsso letterario si è prolungato in varie forme nel Novecento. Le sue liriche d’impronta simbolista saranno un punto di partenza per i poeti successivi; la prosa di Notturno ha influenzato le ricerche della “prosa d’arte”; il suo teatro simbolico ha segnato la fine del dramma verista e realista. n  Famoso al suo tempo, D’Annunzio è stato poi emarginato dalla critica a causa del suo appoggio al fascismo. Attualmente è in corso una sua rivalutazione critica.

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Gli autori del Novecento: memoconcetti

MEMOCONCETTI

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Le opere • Raccolte giovanili: Primo vere (1879) e Canto novo (1882), ispirate a Carducci. Il giovane poeta canta l’immersione nella natura (è il panismo dannunziano). • Raccolte poetiche dell’estetismo: Intermezzo di rime (1883), Isottèo-La Chimera (1890), intonate a eleganza letteraria e a temi erotico-sensuali.

OPERE IN VERSI

• Poesia simbolista: Poema paradisiaco (1893), con toni più smorzati e una tenue musicalità. Ispirerà le ricerche dei poeti crepuscolari. • Capolavori della maturità: i primi tre libri delle Laudi (1903, Maia, Elettra e soprattutto Alcyone). In Alcyone il poeta s’immerge nel paesaggio, utilizzando i sensi come bocche spalancate sui sapori, sugli odori, sulle vibrazioni di quel grande corpo animato che è la natura estiva in tutto il suo splendore. • 1912-1918, Merope e Asterope (canti di guerra), in conclusione delle Laudi.

• Il piacere (1889), opera che celebra il superuomo (Andrea Sperelli, controfigura dell’autore) e la sua capacità di vita splendida e “inimitabile”. • 1891-1892: Giovanni Episcopo e L’innocente, due romanzi improntati da una ambigua “bontà” (per imitazione dei narratori russi). ROMANZI

• Opere del superuomo: Il trionfo della morte (1894), Le vergini delle rocce (1895), Il fuoco (1900), Forse che sì forse che no (1910). Il primo celebra il mito del decadere di tutte le cose, nel contesto di un amore impossibile. Gli altri tre sono romanzi politici, ispirati da Nietzsche. • Notturno (1916): romanzo autobiografico di tipo nuovo, scritto in un periodo di forzata immobilità e cecità. Lo stile è più intimo e sincero.

• 1896-1899: drammi in prosa (La città morta, La Gioconda, La gloria) scritti per Eleonora Duse, ispirati da forte passionalità e dalla figura del poeta-superuomo. TEATRO

PROSE AUTOBIOGRAFICHE E DI MEMORIA

• 1900-1912: tragedie in versi (Francesca da Rimini, La figlia di Iorio, La fiaccola sotto il moggio, La nave, Fedra, Parisina) su personaggi storici: lo stile ricercato le rende poco adatte alla rappresentazione.

• 1911-13 Le Faville del maglio (articoli letterari pubblicati sul “Corriere della sera”); La Leda senza cigno (racconto lungo, di carattere introspettivo). • 1912-13 Il compagno dagli occhi senza cigli (rievocazione di un’amicizia giovanile).

Nella sua ricca sperimentazione letteraria, D’Annunzio toccò anche altri generi: • la scrittura giornalistica, soprattutto negli anni giovanili (cronache mondane per quotidiani e periodici romani); ALTRI GENERI DELLA SPERIMENTAZIONE DANNUNZIANA

• racconti e novelle (nel 1882 pubblicò Terra vergine e nel 1902 i Racconti della Pescara), interessanti per l’immersione nella campagna abruzzese e nel mondo dei suoi “primitivi” contadini; • discorsi politici, motivati dalla propaganda interventista del 1915 e dall’impresa di Fiume del 1919-1920; • sceneggiature cinematografiche (La nave, 1907; Cabiria, 1914): assieme a Pirandello, D’Annunzio fu uno dei primi scrittori europei a cogliere le grandi potenzialità del nuovo linguaggio artistico.

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SEZIONE 1

MEMOCONCETTI

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La poetica • La prima esperienza europea assimilata da D’Annunzio è l’estetismo, coltivato negli stessi anni da scrittori francesi (Mallarmé, Huysmans, Proust) e inglesi (Oscar Wilde). All’estetismo si collegano il romanzo Il piacere, le raccolte giovanili di versi e molte liriche delle Laudi (in particolare di Alcyone).

ESTETISMO

• Per l’estetismo, l’unico valore autentico è la Bellezza. “Fare la propria vita come si fa un’opera d’arte” è il programma di D’Annunzio e del protagonista de Il piacere: crearsi cioè una “vita inimitabile”, in cui non valgono le regole che esistono per la massa. Infatti pochi sanno davvero cogliere il valore della Bellezza. • Per l’esteta “bello” è tutto ciò che è aristocratico, prezioso, unico. Può essere un oggetto o una situazione, un singolo verso come la sensazione dell’Assoluto. • Il bello lo si gode con i sensi (sensualità), nell’esteta sempre desti e più sviluppati.

All’estetismo si collegano panismo e vitalismo, tra loro strettamente legati:

PANISMO / VITALISMO

• Il panismo, presente in Canto novo ma trionfante in Alcyone, costituisce la gioia sublime di sentirsi tutt’uno con la natura. Tale unione è vissuta con tutto l’io e specialmente con i sensi, e dà al poeta quasi la sensazione di essere simile all’antico dio Pan (che in greco indica sia una divinità agreste, sia “il tutto”). • Il vitalismo è l’amore per l’azione, per lo slancio, anche per alcuni aspetti della modernità come la “macchina” (l’automobile, l’aeroplano, la motosilurante), che moltiplica la possibilità d’azione dell’uomo. È anche amore per la guerra, sentita come trionfo della forza sulla debolezza ottusa della ragione.

• D’Annunzio assimilò questa tematica dopo una lettura (in verità piuttosto superficiale) di alcune opere del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900), che sviluppavano una radicale critica a certezze e valori tradizionali. Nel saggio Così parlò Zarathustra (1883-85) Nietzsche annunciava la “morte di Dio”. Solo il “superuomo” si riscatta dal decadere di tutte le cose, dando un nuovo inizio alla storia umana.

SUPEROMISMO (o superominismo)

• L’influsso di Nietzsche si avverte nel passaggio dal romanzo Il trionfo della morte (1894) al successivo Le vergini delle rocce (1895). Il protagonista del primo è un individuo debole e sconfitto; invece il protagonista del secondo, Claudio Cantelmo, è esaltato per la sua forza, per l’orgogliosa individualità e la volontà di dominio sugli altri. L’autore condivide con lui il rifiuto della morale comune, che compete agli “schiavi”, e il progetto di una forma di governo oligarchica, che garantisca a un classe “superiore” il controllo della massa. • Basandosi su questa visione del superuomo/esteta, D’Annunzio idealizza un personaggio capace di utilizzare abilmente la parola per suggestionare e orientare le masse anche in senso politico. Il protagonista del romanzo Il fuoco, Stellio Éffrena, sa dominare le masse con il potere dell’arte.

• D’Annunzio non è solo lo scrittore del panismo, vitalismo e superomismo. Questi aspetti convivono in lui con il gusto per le atmosfere torbide, malate, decadenti, da cui nascono tormenti interiori e situazioni morbose. IL “DECADERE DI TUTTE LE COSE”

• Questi temi impregnano diversi testi dannunziani, dal Piacere al romanzo Il trionfo della morte (1894), emblematico già nel titolo. Li ritroviamo anche in Alcyone: tale raccolta canta infatti lo splendore dell’estate, colto però al suo tramonto, nel momento in cui si annuncia l’autunno. I segni della decadenza sono ovunque e il poeta li assapora, affascinato. • Proprio questi, a parere di molti critici, sarebbero gli aspetti migliori (o comunque i più sinceri) dello scrittore.

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Gli autori del Novecento: memoconcetti

MEMOCONCETTI

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Lo stile • D’Annunzio prende all’inizio come modello Carducci. Da lui apprende i caratteri di una poesia sempre portata all’eloquenza e, spesso, anche alla retorica, accompagnata dal costante uso di termini colti, tratti dal linguaggio letterario e aulico. • Al modello carducciano egli aggiunge l’imitazione dei poeti decadenti europei, in particolare francesi. Essi suggeriscono a D’Annunzio il ricorso ad atmosfere suggestive e musicali. • Dai poeti simbolisti egli desume soprattutto il tema della continua ricerca della Bellezza, che suggerisce questi artifici formali:

IL LINGUAGGIO POETICO DANNUNZIANO

- continui riecheggiamenti di altri poeti (D’Annunzio ama citare numerosi poeti del passato); - il preziosismo formale nella scelta di vocaboli e suoni; - presenza di grecismi e latinismi nel linguaggio e di ricordi mitologici nei contenuti. • D’Annunzio si serve regolarmente di raffinati artifici compositivi (la semplicità è del tutto assente in lui). Il risultato è una poesia sontuosa e magniloquente, ricca di enunciazioni altisonanti. Il poeta accumula gli oggetti, uno dopo l’altro, in preziose elencazioni, che finiscono però per porre le cose tutte sullo stesso piano. Diversi critici hanno accostato questo linguaggio alla lirica barocca del XVII secolo. • Alcune liriche del Poema paradisiaco risultano invece di tono più intimo e sommesso, quasi “crepuscolare”: è una conferma dell’incessante sperimentalismo della scrittura dannunziana. • Nei suoi momenti migliori (in particolare in parecchi componenti di Alcyone) D’Annunzio poeta raggiunge una musicalità sottile e sfumata, ricca di suggestioni e fortemente allusiva. Questa, a giudizio della critica, è la parte più felice della poesia dannunziana.

LO STILE DI ALCYONE

• Immagini, analogie, associazioni d’idee si sommano e s’intrecciano, senza pause. Il mondo appare, al poeta in ascolto, come un’immensa, indifferenziata macchia di colore. La sintassi si scioglie in una sola, vastissima struttura paratattica; le parole appaiono scelte essenzialmente per i loro valori fonici. Sembra quasi che al poeta non interessi esprimere un messaggio o un contenuto preciso, all’infuori della dilatazione dei sensi dentro il paesaggio animato. • D’Annunzio costituisce un decisivo momento di passaggio fra il romanzo dell’Ottocento (romanticismo e verismo) e il romanzo, psicologico e simbolista, del Novecento. • Abile manipolatore di modelli, egli studiò a fondo le novità introdotte nella letteratura dal romanzo verista e in particolare il “discorso indiretto libero” di Verga, o l’uso di un narratore interno e non esterno rispetto al mondo rappresentato. Di tali novità D’Annunzio si serve con molta libertà e anche con forti prese di distanza rispetto al modello. È infatti animato da una visione del mondo assai diversa da quella di Verga: sotto i fatti egli vuole sempre far correre una rete fitta di simboli; inoltre non rinuncia affatto a dare un giudizio su ciò che descrive.

LO STILE DEI ROMANZI

• Nella sua opera narrativa più famosa, Il piacere, incontriamo spesso il discorso indiretto libero, utilizzato per mettere in luce i pensieri del personaggio nel momento stesso del loro svolgersi: così già aveva operato Verga, ma D’Annunzio mescola tutto ciò all’intervento del narratore, che commenta a suo modo i pensieri stessi e li giudica. Ciò finisce, tra l’altro, per porre una certa “distanza critica” tra l’autore e il modello (letterario e umano) dell’esteta. • Le caratteristiche della sua prosa rimangono costantemente la ricerca dell’eleganza formale a tutti i costi, il “barocchismo”, la suggestione dei toni e delle immagini. Sono i caratteri tipici della narrativa del superuomo (Il piacere, Le vergini delle rocce, Il fuoco). Molte pagine, però, appaiono troppo eloquenti e appesantite dalla ricercatezza di immagini e parole con le quali l’autore vuole divulgare il suo personaggio-superuomo. • In altre pagine (in L’innocente, nel Trionfo della morte, in certi passaggi anche del Piacere e del Fuoco) risalta invece il senso della “decadenza” e della sconfitta, tradotto con immagini più sfumate e con un tono più dimesso e malinconico.

LA SVOLTA DI NOTTURNO

• In Notturno (1916) la fase del superuomo appare superata. La narrazione sembra vivere di brevi momenti e “frammenti” distaccati; l’onda dei ricordi si affida alla suggestione di brevi istanti di luce. La parola retorica dei primi romanzi lascia campo a uno stile più frammentario, più intimo e personale.

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SEZIONE 1

2. Giovanni Pascoli La vita n Pascoli nasce nel 1855 nelle campagne di San Mauro di Romagna, in una famiglia numerosa ma agiata. Il padre Ruggero, infatti, è amministratore della grande tenuta dei principi Torlonia. n Un evento choc per il futuro poeta accade il 10 agosto 1867: Ruggero Pascoli viene assassinato in un agguato mentre sta rincasando. La famiglia perde così il proprio sostegno; negli anni successivi verrà colpita da altri lutti e disgrazie. n Grazie alla generosità dei Torlonia, Giovanni può frequentare le scuole presso il collegio degli Scolopi, prima a Urbino poi a Firenze. Terminato il liceo nel 1873 può iscriversi, grazie a una borsa di studio, alla facoltà di Lettere a Bologna, dove insegna Carducci. A Bologna frequenta ambienti studenteschi socialisti e anarchici. n Nel 1879 viene condannato a tre mesi di carcere per aver partecipato a una manifestazione anarchica; perde così la borsa di studio. L’esperienza della reclusione incide profondamente su di lui: rinuncia agli ideali rivoluzionari, abbracciando teorie socialiste più generiche e umanitarie. n Laureatosi nel 1882, insegna latino e greco nei licei di Matera, poi Massa, Livorno e Roma. Scrive intanto versi, in italiano e in latino; nel 1891 vince per la prima volta il concorso di poesia latina di Amsterdam; nello stesso anno pubblica la sua prima raccolta di versi, Myricae. n Dal 1884, a Massa, vive insieme alle sorelle minori Ida e Mariù, con le quali cerca di tenere unito quello che rimane del nucleo familiare d’origine, da lui chiamato “nido”. Dopo le nozze di Ida (vissute dal poeta come un tradimento del

MEMOCONCETTI

1

“nido”), egli rimane a vivere con la sorella Mariù, che sarà la sua erede e depositaria dei suoi manoscritti. n Dal 1895 il centro degli affetti di Pascoli e della sua ispirazione poetica, il suo “nido”, si sposta dalla Romagna alla Garfagnana (nell’Appennino lucchese): risiede infatti nella casa di vacanze di Castelvecchio in Garfagnana, acquistata con i proventi delle vittorie di Amsterdam. n Nel 1897, quarantaduenne, Pascoli vince la cattedra di letteratura latina all’università di Messina. Nello stesso anno pubblica l’importante prosa Il fanciullino, base della sua poetica. Pubblica in questi anni tre volumi di innovativi studi su Dante. Nel 1903 si può trasferire a Pisa; in quell’anno pubblica i Canti di Castelvecchio. Nel 1907 passa a insegnare letteratura italiana a Bologna, occupando la cattedra che era stata di Carducci. n Sul piano politico, il socialismo umanitario di Pascoli si muta in un “socialismo patriottico”, di carattere piuttosto conservatore. Nel 1911 il poeta prende posizione pubblica a favore della guerra di Libia. A Barga pronuncia il celebre discorso La grande Proletaria si è mossa, a favore dell’imperialismo italiano. Muore di malattia allo stomaco e al fegato nel 1912.

L’importanza di Pascoli nella letteratura del Novecento

n Pascoli è, con D’Annunzio, il principale esponente del primo decadentismo in Italia. Aggiornando la tradizione poetica italiana nel linguaggio e nei contenuti, egli si accosta, in modo originale, alla poesia simbolista europea, della quale è uno tra i maggiori interpreti. n L’opera di Pascoli è caratterizzata da una continua sperimentazione sul piano concettuale, sintattico, metrico, lessicale. I temi sono, in apparenza, semplici e quasi banali: la gioia e la semplicità della vita a contatto con la natura, i buoni sentimenti, il valore della famiglia e della casa. Ma sono interpretati alla luce della visione del “fanciullino”, che della realtà sa cogliere, in controluce, aspetti nuovi e diversi: nasce così un’idea intuitiva e a-logica della poesia. n Pascoli “riscrive” il genere lirico, allontanandolo dalla tradizione classica (in auge ancora nella poesia romantica e nel suo maestro Carducci), pur senza tradirla completamente. Per esempio non rinuncia, nei suoi componimenti, alla metrica, ma crea forme metriche in buona parte nuove. n La sperimentazione pascoliana investe soprattutto il linguaggio, fresco, antiletterario, che sembra crescere a diretto contatto con la realtà semplice della campagna e con le sue umili forme di vita. È la lingua del “fanciullino”, che dà vita a visioni ed esperienze lontanissime dalla poesia di scuola e più intime e originali. n L’originalità maggiore di Pascoli risiede nell’attenzione verso l’aspetto fonico, per cui spesso i suoi testi appaiono costruiti sull’effetto, sulle impressioni evocate dal succedersi dei suoni.

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Gli autori del Novecento: memoconcetti

MEMOCONCETTI

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Le opere • Il titolo è latino: Myricae significa “tamerici” (un genere di arbusti selvatici). Pascoli lo trae da un verso della IV egloga di Virgilio (Non omnes arbusta iuvant humilesque myricae, “non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici”).

MYRICAE (1891)

• Protagoniste della raccolta sono perciò le cose semplici e umili. Il libro raccoglie quadretti - sempre in pochi versi - che delineano immagini della vita della campagna (Lavandare, Arano, Novembre); Pascoli (e il “fanciullino” che è in lui) cerca in ogni cosa elementi di poesia, ma preferibilmente li trova nella natura. La vita campestre è idealizzata dal poeta, privata degli aspetti più realistici (descritti, per esempio, da Verga). • In alcune liriche emergono memorie della propria terra e dell’infanzia (Romagna, X Agosto), alimentate dall’attaccamento al “nido famigliare” e dai profondi dolori a esso connessi. • Il libro d’esordio pascoliano si differenzia moltissimo dalla tradizione poetica, sia romantica sia carducciana, così come dallo stile di D’Annunzio. Pascoli sperimenta temi nuovi (immagini brevi e soggetti umili e dimessi) e uno stile nuovo, in cui si evidenzia l’uso dell’analogia, del simbolo e della suggestione suggerita dai suoni.

• I Poemetti apparvero dapprima uniti (1897), poi distinti in Primi poemetti (1904) e Nuovi poemetti (1909). POEMETTI (1897- 1909)

• Pascoli si cimenta qui in liriche di lunghezza anche notevole, in forma di poemetti appunto, per i quali adopera la terzina, già usata da Dante. È la differenza maggiore rispetto a Myricae. • Un buon numero di poemetti viene a disegnare la storia romanzata di una famiglia toscana, vista attraverso i vari momenti e lavori della vita contadina. • Il poemetto Italy narra la vicenda di una famiglia di contadini lucchesi emigrati in America e poi rientrati in Italia. Interessante è il linguaggio, un impasto di toscano e di italo-americano.

• I Canti di Castelvecchio sono così chiamati dal luogo (Castelvecchio di Garfagnana) in cui il poeta passa le vacanze estive: qui egli vuole ricostituire, con la sorella, il “nido” familiare. CANTI DI CASTELVECCHIO (1903)

• Predominano, come sempre, i temi tratti dalla campagna e dalla vita semplice della natura. Molte liriche alludono al mondo infantile, ai ricordi dell’infanzia, ai familiari scomparsi. Il paesaggio toscano dei dintorni di Castelvecchio arriva spesso a sovrapporsi, nel ricordo e nel simbolo, a quello romagnolo, in cui Pascoli era cresciuto. • In queste poesie cresce l’utilizzo del simbolismo e dell’analogia, gli strumenti poetici più idonei a cogliere il mistero di cui il poeta si sente circondato.

• Il titolo prende spunto dalla rivista letteraria “Il convito”, diretta da Adolfo De Bosis, su cui Pascoli stampò via via questi 20 poemi (in realtà poemetti). Il titolo allude anche agli antichi carmi latini, i solenni canti recitati durante i banchetti (in latino convivia). POEMI CONVIVIALI (1904)

• Pascoli si avvicina all’estetismo contemporaneo (v. D’Annunzio e il parnassianesimo francese). I contenuti rievocano infatti miti classici, personaggi (Omero, Esiodo, Odisseo-Ulisse, Achille, Alessandro Magno, ecc.) ed episodi del mondo antico. Spesso però emergono i temi più cari al poeta: gli eroi appaiono attraversati da dubbi e inquietudini, minacciati dall’insuccesso in un mondo pieno di mistero, su cui incombe la morte. • Il linguaggio è raffinato, carico di simboli. Pascoli rivaleggia con i poeti antichi, costruendo fitte reti di citazioni e di allusioni.

ALTRE OPERE

• Nelle ultime raccolte poetiche (Odi ed inni del 1906, Poemi italici del 1911, Le canzoni di re Enzo del 1911, i Poemi del Risorgimento del 1913) Pascoli abbandona la poetica del fanciullino per trattare temi storici o di virtù civili, in un linguaggio molto artificioso. • Saggio in prosa Il fanciullino (pubblicato nel 1897 sulla rivista letteraria “Il Marzocco”). • Libri di studi su Dante: Minerva oscura (1898), Sotto il velame (1900), La mirabile visione (1902).

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SEZIONE 1

MEMOCONCETTI

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La poetica

Pascoli ha affidato la sua concezione poetica al lungo e importante scritto Il fanciullino (1897).

IL CONTESTO STORICOCULTURALE

• La poetica di Pascoli riflette il rifiuto del positivismo, la sfiducia nella scienza e perfino nella ragione umana come metodo principale di conoscenza. • Per lui la realtà non conta tanto in sé (realtà oggettiva), quanto per come l’uomo riesce a vederla e a “sentirla” dentro di sé (realtà soggettiva). Secondo Pascoli, la realtà esterna si coglie non con il ragionamento, ma immedesimandosi istintivamente in essa. • Secondo Pascoli, in ogni uomo c’è un fanciullo, che è capace di commuoversi e di provare ogni giorno nuove sensazioni. Egli sogna anche a occhi aperti, scopre il lato attraente e misterioso di ogni cosa, vola con la fantasia in mondi meravigliosi; ha mantenuto la facoltà di parlare con gli alberi e gli animali...

IL POETA “FANCIULLO”

• Secondo Pascoli solo i poeti, divenuti adulti, sanno ascoltare e assecondare il “fanciullino” che è dentro noi tutti. Per questo appunto sono poeti: infanzia e poesia sono strettamente collegate. Il poeta infatti è colui che ha mantenuto la capacità, tutta infantile, di meravigliarsi e di intuire, piuttosto che di ragionare. • Il poeta-fanciullo, dunque, sa vedere tutto con occhi nuovi, diversi da quelli della gente comune: riesce a sentire le analogie e le misteriose relazioni fra le cose, a cogliere il lato bello e commovente di ogni situazione, ad andare sempre, con la fantasia, oltre le semplici apparenze.

LA POESIA “PURA”

• Secondo Pascoli la poesia, in quanto parla al cuore degli uomini, smuove i sentimenti più puri e ha perciò un immenso valore umano e sociale; essa però vale in quanto è poesia, non in quanto affermi valori, magari alti, umani, sociali, religiosi o politici. Dunque, quando la poesia si piega ad affermare qualunque messaggio o valore, cessa di essere vera poesia, tradendo la sua essenza e la sua funzione. • È forte la distanza tra Pascoli e la poesia risorgimentale e carducciana: egli afferma un’idea di poesia “pura”, che rifiuta di propagandare ideali esterni alla poesia stessa. I temi privilegiati nelle raccolte pascoliane (con l’eccezione delle ultime) sono tre. • La campagna entra da protagonista in moltissime liriche, sia sotto forma di quadretti di vita campestre o come descrizione di oggetti naturali (fiori, cespugli, o gli uccellini di cui viene talora riportato il verso particolare), sia nel ricordo di aspetti della vita contadina.

TRE TEMI PREVALENTI

• L’infanzia (quella del poeta o l’infanzia di altri) è la stagione dello stupore e della scoperta del mondo, dell’incerto confine fra realtà e sogno. Essa ispira le molte figure e situazioni infantili di Pascoli (a volte un po’ fastidiose per la nostra sensibilità). Su questa infanzia aleggia però un sentore di morte, perché essa è anche la stagione dell’incontro con il male del mondo, quindi con il buio, il pericolo, il terrore di restare soli, la morte. • Il nido entra in numerose poesie pascoliane (molte hanno come protagonisti gli uccellini). Non è solo un’immagine reale, ma anche un simbolo: nido è un ambito protetto dal mondo esterno, dove si agitano forze oscure e misteriose; è la famiglia, oltre la quale, per il fanciullo/poeta, il mondo è male e dolore; per estensione il nido è anche la Patria, madre dei suoi figli (così canta l’ultimo Pascoli). Secondo la critica, il nido di Pascoli costituisce un sintomo del suo istintivo diffidare del mondo esterno, di ciò che è sconosciuto. • Da studente Pascoli ebbe orientamenti socialisti e anarchici; in seguito s’indirizzò verso un socialismo di stampo umanitario e sentimentale (fu quindi contrario alla lotta di classe voluta da Marx). Celebrò perciò la fratellanza fra gli uomini, la bontà reciproca, ecc.

L’IDEOLOGIA SOCIALE E POLITICA

• Tali valori si traducono per Pascoli nella concordia e collaborazione fra le classi sociali. La famiglia agricola, con la sua mentalità solidaristica (unione fra i membri e laboriosità), incarna bene tali valori. Viceversa il poeta guarda con sospetto alla città e all’industria. • Pascoli, inoltre, appoggiò la politica colonialista del governo Giolitti perché convinto che le colonie potessero sanare la piaga dell’emigrazione e che anche l’Italia, nazione “proletaria”, dovesse far valere i suoi diritti.

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Gli autori del Novecento: memoconcetti

MEMOCONCETTI

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SUL PIANO SINTATTICO (livello della struttura del periodo)

Lo stile • Pascoli rifiuta l’uso della sintassi poetica tradizionale. Questa poneva una precisa gerarchia fra gli elementi del discorso, e quindi richiamava a un’idea dell’universo ben chiara e precisa, in cui l’uomo riesce a orientarsi. Pascoli ritiene invece che noi siamo circondati di mistero e che il mondo non è assolutamente chiaro. • Da qui l’uso di frasi ellittiche (senza soggetto o verbo) e l’uso sistematico della coordinazione al posto della subordinazione: gli elementi del periodo vengono accostati uno all’altro, spesso senza neppure l’uso della congiunzione.

• Pascoli utilizza quelle figure retoriche che si prestano a evocare sensazioni suggestive. • Usa spesso la sinestesia: SUL PIANO RETORICO (abbellimento del discorso poetico: uso delle figure retoriche)

- v. l’espressione di foglie un cader fragile, dove “fragile”, che dovrebbe per logica essere riferito a “foglie”, viene invece collegato grammaticalmente a “cadere”; - v. l’espressione Dai calici aperti si esala / l’odore di fragole rosse: l’immagine del “rosso” viene accostata a una sensazione che dovrebbe essere non visiva. • Costante è l’uso dell’analogia: un paragone velocissimo, in cui sono soppressi i passaggi logici intermedi fra due termini e vengono accostati due concetti che fra loro non avrebbero un nesso logico. Il nesso è fornito solo dall’immaginazione del poeta. Per es.: Soffi di lampi; Sospiro di vento; Tra il nero un casolare:/un’ala di gabbiano.

• In molte sue poesie Pascoli adopera il linguaggio “pregrammaticale” dei bambini, e quello “agrammaticale” degli illetterati, per esempio i contadini. Così avviene in Italy, in cui mescola il dialetto dei contadini toscani al linguaggio degli italo-americani di Brooklyn, che definiscono gli “affari” col termine bisini, corruzione di business. SUL PIANO LESSICALE (l’uso delle parole)

• A volte adopera vocaboli tratti dal linguaggio tecnico e settoriale di un dato mestiere, per esempio quello del contadino, e allora cerca la massima precisione (cosa non usuale in poesia). Appartengono a questa categoria nomi di piante e fiori. • In altri suoi testi (per es. nei Poemi conviviali) Pascoli ricerca un linguaggio raro e prezioso, anche arcaico, che intende avere un valore di suggestione e suscitare un’eco e una sensazione di mistero nel lettore (similmente a quanto faceva D’Annunzio).

• Il poeta fa largo uso dell’onomatopea (l’imitazione del suono). Per indicare un temporale dice: Un bubbolìo lontano...; altrove sente tintinni a invisibili porte; riproduce nei suoi versi lo sciabordare delle lavandare, o scrive un fru fru tra le fratte. SUL PIANO FONICO (i suoni delle singole parole)

• L’onomatopea, oltre a evocare un rumore esistente in natura, ha un valore suggestivo: richiama al lettore un che di indeterminato, lontano e perciò spesso minaccioso e inquietante. In ogni caso ciò che è indefinito e lontano ha di per sé valore evocativo capace di suggestionare. • Particolari onomatopee sono quelle dedicate ai suoni degli uccelli, riportati con puntigliosa precisione (scilp, videvitt, chiù). Il punto di partenza pascoliano rimane sempre quello infantile: il bambino è impressionato dal grido dell’uccello; riferire direttamente tale grido costituisce una voluta regressione verso l’infanzia.

SUL PIANO METRICO (la struttura della composizione poetica)

• Pascoli abbandona i metri popolari cari ai romantici, come la ballata. Riutilizza sistemi metrici e ritmici tradizionali o antichi (il sonetto, la terzina di endecasillabi danteschi, le strofe della poesia greca e latina), ma in modo nuovo: ricerca infatti accenti e pause sino ad allora sconosciute. La tradizione assume così valori non tradizionali. • Talora egli spezzetta il verso con puntini di sospensione, punti esclamativi e/o interrogativi, allo scopo di far percepire in azione il punto di vista del fanciullino, vera voce narrante: un punto di vista istintivo, che origina un discorso “non logico”.

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SEZIONE 1

3. Italo Svevo La vita n Ettore Schmitz (solo in seguito avrebbe assunto lo pseudonimo letterario di “Italo Svevo”) nasce il 19 dicembre 1861 a Trieste, città all’epoca facente parte dell’impero austroungarico. La sua famiglia è di origine ebraica. n Dopo un’infanzia felice, viene mandato (1873) con due fratelli nel collegio di Segnitz in Baviera, dove resta cinque anni. Conclude quindi gli studi commerciali presso l’Istituto Revoltella di Trieste, presso cui sarà poi docente. Nel frattempo decide di abbracciare la cultura italiana e compie da autodidatta la propria formazione letteraria: legge gli autori classici italiani nella biblioteca civica di Trieste; scrive abbozzi di commedie e si appassiona ai romanzi del francese Zola. Frequenta inoltre l’amico pittore Umberto Veruda. n Dal 1880 lavora presso la Banca Union di Trieste come impiegato (una condizione poi riflessa nel romanzo, in parte autobiografico, Una vita). Intanto, con lo pseudonimo di Ettore Samigli, pubblica articoli di critica sul quotidiano “L’Indipendente”. Nel 1892 pubblica il suo primo romanzo, Una vita, firmandolo con lo pseudonimo di Italo Svevo (che, come lui stesso scrisse, “sembra voler affratellare la razza italiana e quella germanica”). n Nel 1896 sposa Livia Veneziani, figlia di un affermato industriale triestino. Qualche anno dopo, nel 1899, entra a lavorare come dirigente nella ditta di vernici sottomarine del suocero. Nel 1898 dà alle stampe il suo secondo romanzo, Senilità. n L’indifferenza di pubblico e critica verso le sue opere lo

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induce ad abbandonare la letteratura. S’impegna quindi a fondo nel commercio; per conto della ditta Veneziani risiede per lunghi periodi a Londra. A Trieste, nel 1906, prende lezioni d’inglese da James Joyce, che risiede per qualche tempo in città. Intorno al 1908 Svevo legge (tra i primi intellettuali in Italia) le opere di Freud, fondatore della psicoanalisi. n Ritorna alla letteratura dopo un ventennio di silenzio: dal 1919 al 1922 elabora il suo terzo romanzo, La Coscienza di Zeno, pubblicato nel 1923. L’opera ottiene scarsissimi echi sulla stampa e questo nuovo insuccesso amareggia profondamente Svevo. L’amico Joyce (a cui aveva inviato, per amicizia, una copia della Coscienza) si adopera però, da Parigi, per far conoscere il romanzo; una recensione favorevole scrive, in Italia, il giovane Eugenio Montale. n Esplode così, nel 1926, il “caso Svevo”: da perfetto sconosciuto, l’autore conosce un’improvvisa celebrità. Si dedica perciò a nuove opere, narrative e teatrali, ma mentre sta lavorando a un quarto romanzo di memorie, muore improvvisamente a Motta di Livenza (13 settembre 1928), a seguito di un incidente automobilistico.

L’importanza di Svevo nella letteratura del Novecento

n Svevo è uno scrittore “di frontiera”: nasce e si forma a Trieste, ha esperienze letterarie e culturali più mitteleuropee che italiane, non si sente obbligato verso la nostra tradizione letteraria: è dunque più libero, rispetto agli scrittori del suo tempo, di accostarsi ai modelli (in particolare Joyce) della narrativa europea. n Proprio questa estraneità alla tradizione italiana impedì alla critica di riconoscere subito il suo valore. Fu “scoperto” dalla critica poco prima di morire, dopo essere stato ignorato per circa trent’anni. Da allora, però, è divenuto un punto di riferimento decisivo del romanzo italiano contemporaneo. n Sul piano letterario, Svevo costituisce un’importante voce del decadentismo europeo, in quanto pone al centro di ogni sua opera la figura dell’”inetto”, l’antieroe, opposto al superuomo dannunziano, perché non solo non sa dominare il mondo esterno, ma, anzi, ne viene schiacciato. n Il decadentismo di Svevo è di taglio critico e conoscitivo, molto diverso dal decadentismo estetizzante di D’Annunzio e dal simbolismo poetico di Pascoli. Svevo predilige far parlare la realtà (realismo), anche se la realtà cui guarda non è quella esterna, ma quella interna: la realtà delle zone segrete della coscienza, delle inquietudini e dei turbamenti della psiche. Fu tra i primissimi scrittori europei, infatti, a fare largo uso della psicoanalisi freudiana come fondamentale elemento narrativo. n Anche sul piano dello stile e del linguaggio Svevo rivela decisive novità: nelle sue opere, infatti, scava nell’interiorità del personaggio, utilizzando largamente il metodo del monologo interiore e, a tratti, del “flusso di coscienza”.

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Gli autori del Novecento: memoconcetti

MEMOCONCETTI

UNA VITA (1892)

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Le opere TRAMA

CARATTERI

• Il romanzo è la “biografia” di Alfonso Nitti, che lascia il suo villaggio nel Carso per impiegarsi nella Banca Maller di Trieste. È però scontento di quel lavoro, che giudica meschino. Ha ambizioni intellettuali; vuole scrivere un romanzo, ma fallisce. S’innamora di Annetta, ma non riesce a conquistarla.

• Come un romanzo del naturalismo, Una vita inizia con una lettera (che annuncia l’arrivo di Alfonso a Trieste) e finisce con una lettera che annuncia la sua morte. È dunque inquadrato in una cornice di “fatti”.

• Alfonso è un “inetto”; analizza se stesso, ma non fa che rinunciare alla vita. Molto diverso è Macario, cugino di Annetta e rivale di Alfonso in amore, prototipo dell’individuo dotato di senso pratico e uomo di successo. • Alla fine Alfonso, sconfitto e deluso, si ritira dalla “lotta per la vita” e si suicida.

SENILITÀ (1898)

• Una vita è, però, tutt’altro che un romanzo naturalistico: la storia di Alfonso viene ricostruita attraverso la biografia interiore del personaggio, i suoi monologhi, le sue aspirazioni fallite, le sue inettitudini. • Alfonso si suicida, perché in sostanza scopre che c’è troppa sproporzione tra i suoi sogni e la realtà, cui non sa adeguarsi: egli è il primo dei “teo­risti” sveviani, sognatori e malati d’inet­ titudine, sconfitti nella lotta per l’esistenza.

TRAMA

CARATTERI

• Emilio Brentani è un piccolo borghese, romanziere fallito e “senile”, non d’età (ha 35 anni), ma di spirito. Inizia una relazione con Angiolina, una donna “facile” di cui, senza volerlo, s’innamora. È manovrato dalla bella e abile popolana, ma di ciò non si accorge perché è del tutto privo di senso pratico.

• Alfonso Nitti, in Una vita, si era suicidato; Emilio riesce almeno a sopravvivere a se stesso: si accontenta di idealizzare Angiolina, nel ricordo. Ma è anche lui uno sconfitto dalla vita: è vecchio a soli trent’anni, nessuno legge le sue opere, ed è sconfitto nell’amore, che credeva di poter dominare, ma di cui ha perso ben presto il controllo.

• Al carattere introverso di Emilio si oppone quello, pratico e utilitarista, dell’amico scultore Stefano Balli. Stefano è l’uomo privo di scrupoli, che ha successo con le donne (anche con Angiolina); la sua figura ricorda direttamente quella di Macario in Una vita.

• Senilità approfondisce il tema della malattia (poi centrale nella Coscienza di Zeno): Emilio e Amalia sono malati, soffrono amaramente la distanza che sussiste tra i sogni e la realtà. Invece Angiolina e Stefano sono sanissimi e pieni di vita.

• Emilio ha una sorella, Amalia, come lui sognatrice solitaria. Innamorata, senza speranze, di Balli, si consola con l’alcool e muore dopo lunga agonia. Ella rappresenta il “doppio” narrativo del suo infelice fratello.

• Senilità è già pienamente un romanzo psicologico: la storia emerge infatti soltanto attraverso il filtro della memoria e del giudizio soggettivo di Emilio. Tutti gli eventi principali (e anche il tempo in cui la vicenda accade) prendono vita in una dimensione solo psicologica e “soggettiva”, come accadrà anche nella Coscienza di Zeno.

• Emilio, deluso per i tradimenti di Angiolina, decide di ritirarsi anzitempo: ricorderà per sempre non la vera Angiolina, bensì una sua immagine idealizzata, un “simbolo” di bellezza e bontà (inesistenti).

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SEZIONE 1

LA COSCIENZA DI ZENO (1923)

TRAMA

CARATTERI

• Su consiglio del dottor S., medico psicanalista, Zeno redige un diario di ricordi: il suo scopo è guarire dalla nevrosi e smettere di fumare. Poi però Zeno ha interrotto la cura. Per vendicarsi il dottor S. pubblica quel diario privato, scritto in sei parti staccate, che non rispecchiano la cronologia dei fatti, ma solo il disordinato affollarsi dei ricordi nella “coscienza” del protagonista.

• Il nome del protagonista è significativo: “Zeno” deriva forse dal greco xénos, “straniero”; il cognome “Cosini”, diminutivo di “cosa”, esprime la piccolezza del personaggio, non più eroe, come voleva la tradizione, ma uomo normale e insignificante, per giunta inetto e malato.

• Emerge così per sequenze non lineari la storia di Zeno. Egli ha interrotto gli studi di chimica e giurisprudenza; è inetto al lavoro e a ogni attività pratica. Si è inimicato il padre e non riesce a smettere di fumare. In ogni sua cosa Zeno è ������������������������������ maldestro, e sembra “inciam�������� pare nelle cose”, come Charlot. • È innamorato di Ada, che però preferisce Guido. Vorrebbe Alberta, ma anch’ella lo rifiuta. Si rassegna alla terza delle sorelle Malfenti, cioè Augusta, che invece lo ama: Augusta, che sopporta con serenità la sua abulia e le sue ansie di malato immaginario, si rivelerà sorprendentemente la sposa più adatta a lui. • Zeno collabora come può (in un rapporto ambiguo di amore-odio) con il cognato Guido, commerciante. Questi tradisce Ada; vorrebbe fingere di suicidarsi, ma muore davvero, ingerendo una pozione consigliatagli (forse non per sbaglio) da Zeno. E quando Zeno va al funerale di Guido… sbaglia funerale! • Nel finale Zeno ha un colpo di fortuna e si arricchisce con il commercio di guerra (siamo al tempo della prima guerra mondiale).

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• Zeno è un personaggio ambiguo e paradossale. Rispetto ai protagonisti dei primi romanzi sveviani, egli non soccombe, anzi, trova parziali vittorie e soddisfazioni. In realtà, evita di lottare; prende tutto con ironia e indifferenza, accetta le contraddizioni che fanno parte della vita comune e riesce in tal modo a tenere a freno la nevrosi che, secondo Svevo, penalizza tutti gli uomini. • Il tema della malattia caratterizza l’intera opera. L’ultima pagina contiene una profezia apocalittica sul destino dell’umanità: una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni farà esplodere il pianeta, che solo così potrà, forse, tornare alla salute. • L’autore rinuncia a una ricostruzione puntuale e graduale dei fatti. Zeno ricorda, da vecchio, gli eventi del passato senza però dare a essi un ordine; scrive di getto i propri ricordi, obbedendo al suggerimento del dottor S. In questo procedere disordinato del racconto, che non segue alcun disegno prestabilito, ma obbedisce al libero fluire dei ricordi nella mente di Zeno, si rivela tutta la novità e sperimentalità della scrittura sveviana.


Gli autori del Novecento: memoconcetti

MEMOCONCETTI

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UN INTELLETTUALE DI FORMAZIONE EUROPEA Svevo accostò autori e opere di respiro europeo, che gli procurarono un vantaggio decisivo rispetto ad altri autori italiani coevi.

La poetica • In età giovanile Svevo accolse le idee evoluzionistiche di Darwin: ne riprende perciò alcuni temi (per es. l’idea della continua lotta per la sopravvivenza, e il motivo del soccombere degli individui più deboli di fronte ai più forti). Di Darwin, però, Svevo respinge il parallelismo tra comportamento umano e animale. • Sempre in età giovanile, Svevo lesse le opere del filosofo tedesco Arthur Schopenauer, da cui riprese l’idea di volontà, in particolare di volontà di vivere: essa però, secondo Svevo, produce angoscia e disordine nel mondo. Nei due primi romanzi sveviani, il tema della volontà ispira gli sforzi dei protagonisti, Alfonso e Emilio, di differenziarsi dagli altri, gli “uomini comuni”. • Più avanti ebbe modo di leggere Freud. La psicoanalisi ispirerà la struttura narrativa della Coscienza di Zeno, in cui ritroviamo anche sogni, atti mancati, lapsus: tutti strumenti tipici dell’indagine psicoanalitica e ricorrenti nel terzo romanzo sveviano.

• Costantemente attenti all’introspezione, a “guardarsi dentro”, i tre protagonisti di Svevo finiscono per sentirsi estranei rispetto alla realtà che li circonda. Ciò li allontana dai valori piccolo-borghesi, incentrati sull’azione e sulla produttività. • A sua volta tale sensazione di separatezza finisce per rafforzare in questi personaggi il bisogno dell’analisi interiore, facendo scattare meccanismi di difesa. • In particolare: I PROTAGONISTI “INETTI” L’inettitudine è la caratteristica saliente dei protagonisti sveviani.

- In Alfonso Nitti l’inettitudine si manifesta nella radicale incapacità di risolvere positivamente le contraddizioni della vita interiore. Il conseguente fallimento esistenziale lo porterà alla rinuncia a vivere e al suicidio finale. - In Emilio Brentani l’inettitudine è una condizione psicologica dominata dall’autoinganno, dall’incapacità di chiarire i propri sentimenti e il proprio vissuto interiore. - Infine in Zeno Cosini l’inettitudine è esemplificata dalla “malattia”. Il personaggio non è in sintonia con il mondo che lo circonda: tale inadeguatezza gli fa compiere azioni non consequenziali ai propri desideri originari (non riesce a smettere di fumare, sposa Augusta anziché Ada, sbaglia funerale, ecc.).

• L’ironia può servire come strumento critico, per sottolineare impietosamente l’immaturità psicologica dei personaggi e raffigurarne così le contorsioni psichiche. UN PRIMO RIMEDIO: L’IRONIA Di fronte al male del mondo e ai guasti della psiche individuale, Zeno accoglie il rimedio dell’ironia.

• Nella Coscienza di Zeno gli stessi rapporti tra i personaggi finiscono per ribaltarsi sotto lo sguardo ironico dell’autore: per esempio, l’amico-rivale Guido fallisce nell’impresa commerciale, accumula debiti, inscena un finto suicidio e suo malgrado morirà, mentre l’inetto Zeno si riscatta a poco a poco… fino a fare fortuna con il commercio! • Il terzo romanzo si conclude con un ultimo scarto di ironia, o di grottesco, assegnando l’unica possibile speranza di rinnovamento a una “esplosione enorme”, a una “catastr�������������������������������������������������������������������� ofe inaudita”, vista quale sola occasione di palingenesi e purificazione per l’umanità. • Sul piano letterario l’ironia crea esilaranti effetti di vera e propria comicità.

UN SECONDO RIMEDIO: LA SCRITTURA LETTERARIA Scrivere serve a conoscersi meglio.

Per Svevo scrivere romanzi e racconti non è un fine (com’era per gli scrittori della tradizione), ma semmai uno strumento, utilissimo per cogliere più a fondo l’animo individuale, per svelare le complesse dinamiche della coscienza. Svevo riprese questa convinzione da Freud. Perciò, nelle pagine del suo Diario, l’autore stesso afferma che la scrittura ha senso solo quando giova a mettere a nudo le verità profonde (e nascoste) del nostro essere.

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SEZIONE 1

MEMOCONCETTI

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LA FONDAMENTALE SCELTA DEL REALISMO

Lo stile • Svevo non è uno scrittore di professione, perciò è meno legato alle forme tradizionali. La sua scelta fondamentale è il realismo: la letteratura, cioè, non deve abbellire la realtà, o ricrearne una alternativa, ma deve solo testimoniare questa realtà, bella o brutta che sia. La malattia, l’imperfezione, vanno mostrate come sono; il realismo di Svevo è anzitutto fedeltà alla vita. • Di conseguenza egli rifiuta il classicismo e sceglie uno stile vivo, parlato (vicino, per più aspetti, al dialetto).

• Nei primi due romanzi si coglie un certo impaccio nell’uso della lingua italiana: a Trieste si parlava il triestino; inoltre Svevo aveva dimestichezza con le lingue straniere (prima il tedesco, poi l’inglese) e non con l’italiano letterario. LE INCERTEZZE LINGUISTICHE DEI PRIMI DUE ROMANZI

• Si spiega così, in Una vita e in Senilità, la presenza di un curioso impasto lessicale: termini e modi di dire dialettali (triestini), tedeschi, francesi. Quanto alla sintassi, alcuni costrutti sono un po’ forzati; si riscontrano anche anacoluti. • D’altra parte lo scrittore stava faticosamente procedendo, da autodidatta, alla propria formazione letteraria, leggendo i classici della tradizione italiana. Ciò lo porta, nelle prime opere, a utilizzare in maniera spesso poco felice arcaismi (parole antiquate) e toscanismi (termini della tradizione letteraria toscana). • Anche questa impurità della lingua conferma l’originalità letteraria di Svevo.

• Nel terzo romanzo il linguaggio di Svevo si fa più sicuro, più “aderente alle istanze analitiche dello scrittore” (B. Maier). Lo scrittore raggiunge così uno stile peculiare, diversissimo dalla tradizionale prosa italiana. • Sul piano linguistico l’opera si caratterizza per un linguaggio “parlato”, colloquiale, adeguato ai caratteri di un romanzo-diario scritto a uso privato.

L’ORIGINALITÀ STILISTICA DELLA COSCIENZA DI ZENO

• Sul piano narrativo, la Coscienza di Zeno adotta una particolare tecnica in fieri: l’opera, cioè, prende forma poco per volta, crescendo pian piano su se stessa. Il racconto è svolto in prima persona e il narratore s’identifica con il protagonista; in apparenza i due livelli coincidono, ma a creare distanza tra personaggio e narratore c’è il fatto che l’io narrante descrive avvenimenti risalenti a quando era molto più giovane. Inoltre la narrazione non è mai condotta in modo lineare: l’io narrante attua un continuo passaggio da ieri a oggi, dalla memoria al giudizio critico. C’è lo Zeno che scrive nel presente, e quello che racconta del proprio passato; e mentre racconta, fa uso continuo dell’analessi o flashback (per informare il lettore su ciò che precede) e della prolessi o anticipazione (per informare sui fatti futuri). • Il risultato finale è che viene sconvolta la scansione cronologica degli avvenimenti: il tempo acquista una dimensione puramente psicologica, coerentemente alle ricerche degli autori europei coevi (Proust, Joyce, Mann e altri).

• Svevo fa largo uso del monologo interiore: dà, cioè, la parola al personaggio che pensa a voce alta. IL MONOLOGO INTERIORE

NEL GIUDIZIO DELLA CRITICA

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• Tale procedimento, attuato già nei due romanzi giovanili, si fa sistematico nella Coscienza di Zeno: qui la narrazione pare “trasformarsi in un dialogo tra l’attore che subisce i fatti e l’autore che s’insinua nello spazio della coscienza per commentarli e giudicarli” (M. Guglielminetti).

• Dopo forti perplessità iniziali, la critica ha riconosciuto che il linguaggio e lo stile sveviani sono funzionali sia a rendere realisticamente il modo di esprimersi dei personaggi di Svevo, sia a esprimere il tormentato lavoro d’introspezione del narratore. • Svevo testimonia la fine delle certezze tipica della cultura d’inizio Novecento, scettica sul fatto che esistano strumenti intellettuali capaci di far luce sul mondo interiore. I suoi personaggi sono parenti stretti degli antieroi, incerti e perplessi, del romanzo europeo di quei decenni.


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