Invito alla lettura
Il volume unisce l’invenzione letteraria con le fonti storiche e contiene nella parte finale i seguenti Focus di approfondimento: – Le fonti – Profilo delle maggiori organizzazioni criminali – La mafia raccontata dai giornali – La sfida mafiosa e la morte di Totò Riina
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€ 7,70
IL RAGAZZO DI CAPACI
Il ragazzo di Capaci
Roberto Melchiorre
Il ragazzo di Capaci, attraverso le drammatiche vicende del giovane protagonista Pietro, narra la battaglia che uomini onesti e coraggiosi hanno condotto contro la mafia. Una lotta portata avanti in particolare con determinazione implacabile da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un sacrificio, il loro, raccontato in modo chiaro, avvincente ed emozionante. Un romanzo che si fa Storia, una storia che si fa romanzo.
ORA E POI ORA E POI
LeggerMENTE è la collana di narrativa per la scuola secondaria. Il suo obiettivo principale è offrire ai ragazzi libri classici o inediti, storie di attualità o di fantasia, per riscoprire pagina dopo pagina il piacere della lettura.
Roberto Melchiorre
IL RAGAZZO DI CAPACI La mafia spiegata ai giovani
Nota introduttiva Cari ragazzi, negli ultimi anni, sia da semplice cittadino sia da insegnante, ho partecipato a numerosi incontri, convegni, celebrazioni, commemorazioni, dedicati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Eventi apprezzabili e di cui si ha sempre bisogno per dare voce alla memoria. Tuttavia, in molte di queste occasioni, nonostante l’attenzione dei relatori nei confronti dei più giovani, ai giovani non si parlava, o meglio a essi ci si rivolgeva con linguaggi e contenuti lontani dalle loro conoscenze e dal loro immaginario. Un argomento così drammatico e complesso, come è il fenomeno mafioso, intimamente intrecciato alla storia del nostro Paese, non è facile da raccontare senza cadere o in eccessive semplificazioni, o in dissertazioni accademiche, oppure – e questo lo hanno fatto soprattutto il cinema e la televisione – in narrazioni in cui gli «uomini d’onore» sono erroneamente caratterizzati dal fascino dei cattivi. In questo libro, ho cercato di evitare tali pericoli affidandomi alla forza della narrazione, ma anche al rigore della ricostruzione storica. Ho usato l’invenzione letteraria per catturare il vostro interesse e quindi per coinvolgervi davvero. Così ho affidato a un ragazzo di nome Pietro, abbandonato dai genitori e perdutamente innamorato di Rosa, a un maestro elementare creduto pazzo, ma anche a Vito, ad Annuzza, a zio Salvo, a don Totò e a tanti altri personaggi il compito di farvi conoscere uno dei fenomeni più devastanti della storia d’Italia e di raccontarvi la tragica fine non di due eroi, ma di due servitori dello Stato, due uomini che facevano ogni giorno, sempre e comunque, il loro dovere. E fare ogni giorno il proprio dovere – questo è il più grande dei loro insegnamenti – è la forma più alta ed efficace di lotta alle mafie. Buona lettura 3
Indice
Capitolo 1 Capitolo 2 Capitolo 3 Capitolo 4 Capitolo 5 Capitolo 6 Capitolo 7 Capitolo 8 Capitolo 9 Capitolo 10 Capitolo 11 Capitolo 12 Capitolo 13 Capitolo 14 Capitolo 15 Capitolo 16 Capitolo 17 Capitolo 18 Capitolo 19 Capitolo 20
Capaci ............................................................. 5 Annuzza e Vito ............................................. 11 Rosa ................................................................. 17 Via D’Amelio .................................................. 22 Il maestro di Montelepre ............................ 25 Il sussidiario ................................................... 30 Osso, Magnosso e Carcagnosso ................ 35 I limoni siciliani ............................................ 42 Cosa Nostra ................................................... 47 Il bandito Giuliano ....................................... 52 L’affiliazione ................................................... 58 La lettera ........................................................ 63 I pentiti ........................................................... 67 Serafina e le altre .......................................... 75 La fuga ............................................................ 79 I saluti ............................................................. 89 Milano ............................................................. 94 La ricerca ........................................................ 99 La gara dell’arco ............................................ 103 La foto ............................................................. 106
Dossier La parola all’autore ........................................................ 113 Le fonti ............................................................................. 114 Profilo delle maggiori organizzazioni criminali che operano in Italia ..................................................... 120 La mafia raccontata dai giornali ................................. 124 La sfida mafiosa .............................................................. 128 Intervista all’illustratore ............................................... 134 Focus I principali delitti di mafia ........................................... 135 Percorsi di lettura .................................................................. 141
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Capitolo 1
Capaci Non erano né il giorno né l’ora per i fuochi d’artificio. Alla festa di Sant’Erasmo mancava più di una settimana, mentre quella di Maria Santissima delle Grazie, patrona di Isola delle Femmine, sarebbe arrivata solo il due di luglio. In ogni caso le feste patronali, da che mondo è mondo, mai s’annunciano nel tardo pomeriggio, ma al mattino, con spari decisi come colpi di cannone che non infiammano il cielo, piuttosto lo trafiggono con lampe che sembrano piccoli fulmini, subito inghiottiti da nuvole di fumo denso e grigio. Pietro, però, per un momento pensò di aver sbagliato il conto dei giorni e corse, inseguito da Argo, dentro la piccola costruzione in mattoni forati senza intonaco, accanto al caseificio dove viveva da quando i suoi genitori erano spariti nel nulla. Rovistò tra le carte poggiate sullo sgabello di plastica bianca che faceva da comodino per trovare il calendario dove annotava la tosatura delle pecore, la nascita dei vitelli e degli agnelli. Non aveva un orologio, non aveva un telefono, non aveva un televisore, ma solo una radiolina a transistor di quelle che usano gli anziani per ascoltare, la domenica pomeriggio, seduti sulle panchine della piazza del paese, i risultati delle partite di calcio. «A che ti servono quelle diavolerie?» così zio Salvo aveva risposto alle sue richieste di connettersi con il mondo. «Per la fatica che ti tocca basta quello che hai e quello che sai» tagliava corto l’uomo che da tre anni gli faceva da madre, da padre e da padrone. Trovò finalmente il calendario e si rese conto che non aveva sbagliato: era solo la fine di maggio. Per la precisione 5
Il ragazzo di Capaci
il 23 e tra due giorni sarebbe venuto don Totò a prendersi la ricotta fresca e cinquanta pezze di pecorino stagionato. Ma allora che cos’era stato quel botto, quello scintillio di fuoco e fiamme? Salì sul tetto di eternit per vedere meglio, oltre Capaci, a metà tra la terra e il mare. Strinse gli occhi e li riparò dal sole con una mano per arrivare più lontano con lo sguardo. C’era ancora molto fumo, attraversato da un luccichio che sembrava di ferraglie accecate dal sole. Se non fossero passate le 17,30 avrebbe chiesto a Filippo e Sebastiano, i due operai del caseificio che però, a quell’ora, erano già arrivati a Carini, il paese dove erano nati, dove vivevano e da dove non erano mai usciti, neanche per fare il militare, essendo stati scartati, uno perché zoppo, l’altro perché ci vedeva da un occhio solo. Lo zio Salvo sarebbe tornato per portargli la cena, come tutte le sere, non prima delle otto. Gli rimaneva solo la piccola radio a transistor per avere notizie su quello che era accaduto laggiù, sull’autostrada che porta da Palermo a Trapani. Tornò dentro, l’accese e iniziò la ricerca di una voce capace di soddisfare la sua curiosità. Passò da un canale che trasmetteva una funzione religiosa a un altro che mandava in onda canzoni napoletane, da una stazione in lingua araba a una trasmissione sportiva. Quando finalmente si sintonizzò con un radiogiornale, l’apparecchio cominciò a gracchiare e la voce del giornalista andava e veniva. Si sforzò di capire qualche parola, ma senza successo. Le uniche che comprese chiaramente furono Capaci e Falcone. La prima la conosceva perché era il nome del suo paese, dove era vissuto fino alla terza elementare quando, un giorno di aprile, lo zio lo venne a riprendere da scuola dicendo: «Questa notte dormirai da me», e da allora non aveva fatto più ritorno a casa sua. L’altra parola, Falcone, non l’aveva mai sentita. Non ricordava che nei dintorni vi fossero contrade chiamate così. Poteva però trattarsi del 6
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Il ragazzo di Capaci
nome di una persona. Un ragazzo che andava in classe con lui di cognome faceva proprio Falcone. Quest’ultima ipotesi era quella che più lo convinceva. A dire il vero dalla radio era uscita anche una terza parola: mafia. L’aveva già sentita altre volte, ma quando aveva chiesto spiegazioni sul suo significato gli avevano risposto a brutto muso che non voleva dire nulla, che indicava qualcosa che non esisteva, che si trattava di un suono vuoto, nato dalla bocca di gente malevola e disonorata, soprattutto dalle solite fantasie dei giornalisti. Il ragazzo faticava a credere a quelle spiegazioni: “Qualcosa pure vorrà dire”, pensava cocciuto. Ma in silenzio, perché anche solo sussurrare certe cose gli poteva costare caro. Come quella sera del 23 di maggio del 1992 quando, appena lo zio Salvo entrò per lasciargli la cena sul piano di formica verde del tavolo che si trovava accanto al letto, Pietro iniziò a fare domande. «Che cosa è successo oggi pomeriggio a Capaci?» «Perché, che cosa è successo?» rispose con un’altra domanda l’uomo. «Un botto forte, anche la terra ha tremato. E poi tanto fumo» spiegò il ragazzo aiutandosi con i gesti. Salvo, facendo finta di ignorare il racconto del nipote, aprì la gavetta di alluminio. Uno spezzatino gelatinoso di carne e patate caracollò sulla superfice del piatto usato per il pranzo e che nessuno aveva lavato. «Impossibile che tu non abbia sentito nulla…» continuò il ragazzo. «Mangia!» tagliò corto lo zio. «La vampa l’avranno vista fino a Palermo…» «Mangia!» ripeté l’uomo. «C’è di mezzo un certo Falcone…» «Mangia!» esclamò nuovamente Salvo, questa volta alzando la voce. 8
precedenti sono aumentate da un terzo alla metà. Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego. Decadono inoltre di diritto le licenze di polizia, di commercio, di commissionario astatore (che conduce le aste) presso i mercati annonari all’ingrosso, le concessioni di acque pubbliche e i diritti ad esse inerenti nonché le iscrizioni agli albi di appaltatori di opere o di forniture pubbliche di cui il condannato fosse titolare. I VERBALI D'INTERROGATORIO Un’altra fonte decisiva per lo storico è costituita dagli atti processuali, cioè da tutti i documenti che riguardano un’inchiesta, compresi, ovviamente, i verbali di interrogatorio. Esiste un sito (http://archiviopiolatorre.camera.it/processo/fondo-zupo/attiprocessuali) che vi permette di consultare le copie anastatiche di centinaia di ore di interrogatorio riguardanti processi di mafia. 119
Profilo delle maggiori organizzazioni criminali che operano in Italia CAMORRA Con il termine camorra si indica l’insieme delle attività criminali organizzate, che si sviluppano principalmente in Campania, ma che hanno sempre più interessi fuori dalla regione e dall’Italia. Non esiste infatti un’unica organizzazione camorristica, simile a Cosa Nostra siciliana o ad altre organizzazioni di uguale stampo. In realtà la struttura della camorra è molto più complessa in quanto composta da molti clan diversi tra loro per tipo di influenza sul territorio, struttura organizzativa, forza economica. Inoltre le alleanze fra queste organizzazioni, qualora si possano considerare tali semplici accordi di non belligeranza fra i numerosi clan operanti sul territorio, sono spesso molto fragili e possono sfociare in contrasti o vere e proprie faide o guerre di camorra, con agguati ed omicidi. Sempre con il termine “camorra” a volte si indica anche un tipo di mentalità, che fa della prepotenza, della sopraffazione e dell’omertà i suoi principali punti di forza. In molti casi gli atteggiamenti di continuità con comportamenti camorristici riguardano anche professionisti, imprenditori e politici, fino a generare, in diversi casi, contiguità e collaborazione continuata tra intere amministrazioni locali, imprenditorialità e la criminalità organizzata. La camorra assume le caratteristiche attuali nel secondo dopoguerra, quando il boss di Cosa Nostra americana, Lucky Luciano, viene inviato al soggiorno obbligato a Napoli. Con lui, la camorra supera i confini napoletani e inizia l’espansione all’estero, a cominciare dall’accordo per il traffico di sigarette con i clan marsigliesi. Tuttavia la camorra non ha la struttura verticistica, e si presenta come una pluralità di famiglie più o meno legate tra loro. Negli anni Settanta del secolo scorso, dal carcere di Poggioreale di Napoli nel quale è rinchiuso per omicidio, Raffaele Cutolo ristruttura la camorra come organizzazione gerarchica in senso mafioso sfruttando il nuovo business
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