Pier Giorgio Viberti Giorgio Olmoti


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Pier Giorgio Viberti Giorgio Olmoti


Racconti avvincenti su aneddoti da scoprire
Personaggi in primo piano


Laboratori con le fonti: testi, immagini, reperti
Educazione al Patrimonio storico-artistico
Attività con IA

Gruppo Editoriale
ELi
Il piacere di apprendere
Dall'Alto



LE PAROLE DELLA STORIA
Franca Contea: regione della Francia orientale, il cui centro principale è la città di Besançon.
LE DATE FONDAMENTALI
1527
I lanzichenecchi saccheggiano Roma.
Anche nei decenni successivi, la lotta tra Francia e Spagna riprese con grande intensità e, ancora una volta, il teatro fu l’Italia. Il giovane Carlo d’Asburgo si ritrovò in mano un immenso Impero, frutto di una serie di eredità.
• Dal padre Filippo il Bello ereditò una zona nel Nord Europa, ricca e sviluppata (la Borgogna, i Paesi Bassi, il Lussemburgo e la Franca Contea).
• Dalla madre, Giovanna di Castiglia, ricevette la Spagna con i suoi domini italiani (Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna) e le colonie americane, da poco scoperte e conquistate. Giustamente si diceva che sui suoi possedimenti non tramontasse mai il sole. Infatti il suo regno era talmente grande che, mentre in alcuni territori era notte (per esempio in Spagna), in altri era giorno (in America del Sud).
Questo dominio, di per sé già immenso, era destinato ad accrescersi. Alla morte dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, suo nonno, Carlo avanzò la propria candidatura alla successione. Non si trattava dell’unico pretendente, ma fu proprio lui a ottenere la corona imperiale. Il risultato fu raggiunto grazie al denaro prestatogli dai banchieri tedeschi, con il quale poté comprare i voti dei Grandi Elettori di Germania.
Il 28 giugno 1519, nella città di Francoforte, con il nome di Carlo V il nuovo imperatore ricevette la corona del Sacro Romano Impero. Aveva compiuto da poco 19 anni.
▼ La battaglia di Pavia del 1525 in una serie di arazzi di William Dermoyen.
Carlo d’Asburgo eredita sia dal padre sia dalla madre vastissimi territori in Europa e in America; ottiene anche la corona imperiale.

L’immenso potere concentrato nelle mani di Carlo V, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero, allarmò il sovrano francese Francesco I, salito al trono nel 1515. Egli infatti temeva che i domini spagnoli finissero per soffocare il suo regno, circondandolo da ogni parte. Per questo motivo scatenò contro il rivale numerose guerre.
La guerra tra Francesi e Spagnoli sembrò concludersi quando, nella battaglia di Pavia (1525), Francesco I fu sconfitto e cadde prigioniero dei nemici. In realtà nemmeno quell’episodio fu decisivo. La vittoria di Carlo V, infatti, preoccupò i principi italiani, timorosi di cadere sotto il dominio del potente sovrano. Così la maggior parte di loro, compreso papa Clemente VII, strinse alleanza con la Francia (Lega di Cognac). La reazione dell’imperatore fu immediata. Nel 1527 il suo esercito calò in Italia e giunse a Roma. La città venne sottoposta a un terribile saccheggio da parte dei lanzichenecchi, i soldati tedeschi di religione protestante che combattevano al servizio della Spagna. Il saccheggio intimorì il pontefice, che firmò la pace nel 1530: Clemente VII incoronò Carlo V re d’Italia e imperatore del Sacro Romano Impero.
La Francia viene sconfitta, ma papa Clemente VII, preoccupato dello strapotere spagnolo, organizza una lega contro Carlo V.
Questi reagisce inviando in Italia i lanzichenecchi, che saccheggiano Roma.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Perché si diceva che sul regno di Carlo V non tramontasse mai il sole?
b. In che modo Carlo V riuscì a farsi eleggere imperatore?
c. Perché Francesco I, re di Francia, dichiarò guerra alla Spagna?
d. Chi furono i protagonisti del sacco di Roma?
Verifica la comprensione 2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Carlo V conquistò il titolo imperiale al termine di una lunga guerra. F V

dei lanzichenecchi in un dipinto fiammingo dell’epoca.

b. Francesco I di Francia sconfisse gli Spagnoli nella battaglia di Pavia. F V
c. La guerra tra Francia e Spagna fu combattuta soprattutto in Italia. F V
3 Scrivi i nomi dei parenti di Carlo V indicati nella mappa.
nonno Massimiliano I d’Asburgo
padre Filippo il Bello
madre
Giovanna di Castiglia
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Perché si ebbe il passaggio dalla dinastia merovingia a quella carolingia?
Lezione 2 Che cosa rende così efficiente l’esercito di Carlo Magno?
Lezione 3 In che cosa consiste il sistema dei benefici e delle immunità?
Lezione 4 In quale modo Carlo Magno promuove una rinascita culturale?
COSTRUISCI UN TESTO
2 Usa questi termini per creare un breve testo: FIDUCIA, AMMINISTRAZIONE, VASSALLI, MARCHESI, CONTI.
COSTRUISCI UNA LINEA DEL TEMPO
3 Crea una linea del tempo che metta in ordine cronologico gli eventi più importanti della vita di Carlo Magno. Selezionane al massimo cinque e correda ciascun evento con un’immagine o un disegno significativo.
LAVORO COOPERATIVO
4 Usando come traccia i titoli dei paragrafi, esporrai a turno con un compagno o una compagna i contenuti di questa unità. Uno o una di voi esporrà i contenuti delle lezioni 1 e 2, l’altro/a esporrà quelli delle lezioni 3 e 4.
RICERCA LE PAROLE CHIAVE
5 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 15.
In gruppo o in classe, discutete sulle qualità che facevano di Carlo Magno un leader. Per esempio: capacità di prendere decisioni, visione strategica, capacità di adattarsi alle sfide, competenze nella gestione delle persone, valorizzazione dell’istruzione e della cultura. Ve ne vengono in mente altre?

Confronta le qualità di Carlo Magno con quelle richieste nel mondo del lavoro e rispondi alle domande.
a. Quali potrebbero essere utili nel lavoro contemporaneo?
b. Perché le capacità di comunicare e risolvere problemi sono importanti anche oggi?
a. Immagina di essere Carlo Magno che cerca lavoro oggi. Quale lavoro farebbe? E quali competenze metterebbe in evidenza nel curriculum?
b. Scrivi un curriculum di Carlo Magno, evidenziando le sue competenze e qualità.
LIFE SKILLS Consapevolezza di sé
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Spiega quali furono i motivi che causarono un aumento di prezzi nel Cinquecento.
Lezione 4 Perché i lanzichenecchi saccheggiarono Roma?
Lezione 5 Quali azioni mise in atto Filippo II per accentrare il potere nelle sue mani?
Lezione 7 Perché in Inghilterra nel Cinquecento c’è la tendenza di lasciare le città per andare a vivere in campagna?
IN COPPIA
2 APPRENDIMENTO COOPERATIVO Preparate delle domande sulla società e l’economia dell’Inghilterra durante l’età elisabettiana e ripetete i contenuti fino a quando siete soddisfatti della vostra esposizione.
Se avete difficoltà, ripassate la lezione 7.
RIFLESSI SUL LESSICO
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 327.
STEP 1: OBIETTIVO
Prepara, sotto la supervisione di un adulto e grazie all’aiuto di un chatbot, una relazione di pochi minuti sull’Inghilterra dell’età elisabettiana, da presentare ai tuoi compagni e compagne, tenendo conto della breve durata.
STEP 2: ISTRUZIONI
Chiedi al chatbot di costruire una scaletta degli argomenti da trattare, precisando che la relazione deve essere di pochi minuti e destinata a studenti e studentesse delle scuole medie.
STEP 3: VERIFICA
Confronta quanto suggerito dal chatbot con il contenuto di questa unità e valuta se i temi toccati sono gli stessi o se l’IA ha preso in considerazione qualcosa di diverso. Prova a motivare la presenza di eventuali differenze.


espressiva
I fatti narrati nel testo sono riportati in due cronache vichinghe, la Storia dei Groenlandesi e la Saga di Erik il Rosso. Gli storici considerano sostanzialmente attendibili i racconti in esse contenuti. Di certo i Vichinghi raggiunsero la Groenlandia, e con tutta probabilità giunsero fino all’isola di Terranova, davanti alle coste del Canada. La loro permanenza fu però breve, forse perché incontrarono l’ostilità delle popolazioni locali, o forse perché troppo lontani dalle loro basi. In ogni caso la notizia di questi viaggi non fu nota agli Europei, cosicché la “scoperta” dell’America dovette attendere ancora cinquecento anni.

Erik Thorvaldsson, detto il Rosso, era fiero, coraggioso, testardo, capace di furie improvvise e violente. A causa di questo suo carattere non facile aveva pagato con l’esilio l’uccisione di due figli di un vicino, avvenuta in seguito a una lite banale. Ma la condanna non lo aveva piegato, anzi, aveva definitivamente liberato quello spirito avventuroso che ormai gli faceva apparire troppo piccola l’Islanda, l’isola in cui era nato.
Costretto a lasciarla per la sentenza emessa dal piccolo Parlamento locale, aveva preso una decisione temeraria: la sua nave, con a prua l’immancabile drago vichingo, non si era diretta verso i mari del Sud e neppure verso la Norvegia, patria dei suoi avi, ma aveva fatto rotta in direzione Nord, dove le fredde distese dell’oceano erano popolate solo di ghiacci vaganti e di nebbie impenetrabili. Pochi compagni altrettanto coraggiosi, o folli, avevano osato seguirlo.
Eppure, contro ogni pronostico, quella nave non si era perduta, non era stata inghiottita dagli abissi, ma aveva toccato una regione fredda, ricca di montagne, spazzata dai venti di tramontana e tuttavia abitabile. Erik l’aveva chiamata Groenlandia, “Terra verde”. Qui aveva fondato due colonie ed era vissuto per molti anni, finché i suoi rossi capelli erano ingrigiti e i suoi figli erano diventati uomini forti e irrequieti. Tra tutti, il più irrequieto era il primogenito Leif. La terra scoperta dal padre, perennemente circondata dai ghiacci, avara di frutti, non era certo il Valhalla, il Paradiso dei Vichinghi, e Leif mordeva il freno. Forse oltre il mare, a Occidente, si estendevano isole o continenti sconosciuti, più adatti alla vita: perché non tentare di raggiungerli? In fondo non era questo il destino dei Vichinghi?

Vinland, la “Terra del vino”
Leif insieme a trentacinque uomini di equipaggio si mise in mare, diretto verso il tramonto. Dopo giorni e giorni di navigazione, avvistò finalmente una terra sormontata da una catena di monti. Bastò tuttavia una rapida esplorazione per convincerlo che quel luogo inospitale non poteva essere la meta del suo viaggio. Ripartì. Altri giorni in mare aperto, quindi un nuovo avvistamento.
Questa volta ad accogliere i naviganti non furono rocce aguzze e brulle distese, ma verdi foreste che si estendevano a vista d’occhio. Leif, sollevato, disse ai suoi: «Questa terra deve avere un nome che si addica al suo aspetto. La chiameremo Markland, Terra delle foreste». Ma neppure questa volta volle fermarsi. Bastarono altri due giorni di navigazione perché all’orizzonte apparisse una splendida costa, al centro della quale sfociava un corso d’acqua largo e veloce. I marinai sbarcarono e questa volta il paesaggio li convinse di essere giunti alla meta: i salmoni guizzavano nell’acqua del fiume, prati verdi ne costeggiavano le rive, alti boschi coprivano l’orizzonte. Tutti erano contagiati dall’euforia e un marinaio, il vecchio Tyrkir, si spinse da solo lontano dalla nave, curioso di conoscere quel luogo meraviglioso. Passarono molte ore prima che i compagni, indaffarati ad allestire l’accampamento, ne notassero l’assenza. Allora, preoccupati, decisero di andarlo a cercare e si inoltrarono a loro volta nella direzione in cui lo avevano visto allontanarsi. Non ci volle molto perché ai loro occhi apparisse uno spettacolo inatteso e bizzarro: Tyrkir, con gli occhi scintillanti, le labbra e il volto ricoperti di una sostanza rossastra, correva come impazzito verso di loro gridando: «Uva! Uva! In questo luogo cresce la vite!».
Fu così che quella terra fu chiamata Vinland, Terra del vino.
Leggi e scrivi Racconta il viaggio di Leif con un fumetto. Disegna le seguenti vignette.

1. Dopo l’esplorazione di Erik in Groenlandia, i suoi figli sognano una terra più calda e più verde.
2. Leif si imbarca verso Occidente.
3. Giunge in una terra piena di foreste, ma riparte in fretta.
4. Vai avanti tu…

V

Battaglia di Poitiers


Fine del Regno

EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL PASSATO
Carlo Magno, il protagonista di questa unità, è per certi versi un precursore dell’idea di Europa unita. Durante la sua vita ha conquistato terre con il desiderio di fondare un nuovo grande Impero, che però si è dissolto dopo la sua morte. Per arrivare a una vera unificazione dell’Europa bisogna aspettare molto tempo: solo nel XX secolo viene fondata l’Unione Europea, un’unione politica ed economica tra Stati che ha lo scopo di raggiungere obiettivi comuni.
Oceano
Territori dell’Impero carolingio
Alleati o tributari dell’Impero
Territori dell’Impero bizantino
Costantinopoli Aquisgrana
Mar Mediterraneo
Confronta la carta
Prova a cercare nel tuo libro di geografia, oppure in rete, una carta politica dell’Europa. A quali Stati attuali corrispondono i territori dell’Impero carolingio e dei suoi alleati? Risposta libera

CLASSE CAPOVOLTA
Incontra il personaggio
Guarda il video su Carlo Magno e svolgi l’attività.
Carlo Magno, re dei Franchi, governa saggiamente il suo popolo. Nei suoi quarant’anni di regno, non può riposarsi molto. Ogni anno, in primavera, deve montare a cavallo e partire per affrontare nemici di ogni stirpe e religione. Tutti devono piegarsi davanti a lui, che obbliga i nemici a convertirsi alla fede cristiana. E per chi non si piega c’è una sola alternativa: la morte. Il papa, che vede nel sovrano franco un protettore ideale, nella notte di Natale dell’800, a Roma, gli fa il dono più prezioso: la corona imperiale. Ma Carlo non è soltanto un conquistatore. Anche se non sa leggere e sa appena fare la propria firma, è in grado di comprendere il valore della cultura e fonda presso la sua corte di Aquisgrana la Scuola Palatina, dove raccoglie i migliori ingegni del suo tempo.
Rispondi alla domanda
Immagina di essere Carlo Magno e di dover organizzare una spedizione in Italia. Quali preparativi dovresti compiere prima di dare inizio al viaggio?



Il documento seguente è tratto dalla biografia di Carlo Magno, scritta nel IX secolo da Eginardo, uno dei collaboratori più stretti del re franco.
Aveva una bella chioma bianca e un volto piacevole e gioviale, da cui il suo aspetto acquistava molto in autorità e imponenza. Sebbene paresse avere il collo grasso e corto e il ventre piuttosto prominente, aveva l’andatura decisa e muoveva il corpo in maniera virile; la voce era chiara ma non profonda, e perciò non adatta al suo aspetto fisico. Era un conversatore piacevole e vivace, e riusciva a esprimere molto chiaramente ciò che voleva. […] Non accontentandosi della sua lingua materna, si diede da fare per imparare anche lingue straniere, tra le quali apprese così bene la latina, che era solito parlare indifferentemente tanto in questa che nella sua lingua patria.
Eginardo, Vita di Carlo Magno
Rispondi alle domande
a. Quali sono le caratteristiche fisiche e la personalità di Carlo Magno?
b. Qual è il tono con cui Eginardo delinea la figura di Carlo?
RINASCITA Periodo di rinnovamento culturale e artistico (VIII-IX secolo).
EUROPA Carlo Magno riuscì a unificare gran parte dell’Europa occidentale sotto il suo Impero.
BENEFICIO Un terreno concesso dal sovrano o da un signore a un vassallo in cambio di fedeltà e servizi.


Il borgo di Monteriggioni, in provincia di Siena, è un perfetto esempio di borgo medievale perché conserva ancora oggi la sua struttura originale del XIII secolo. Fu costruito dai Senesi come fortificazione militare contro Firenze e, per questo, è circondato da alte mura con 14 torri, tipiche dell’architettura difensiva del Medioevo. Monteriggioni costituiva anche un punto strategico lungo la Via Francigena, una delle più importanti vie di pellegrinaggio.
Conosci altri borghi medievali simili a Monteriggioni? Prova a confrontarli: quali somiglianze o differenze noti nella struttura, nella storia o nell’atmosfera?
All’interno, le strade strette e le case in pietra mostrano come vivevano le persone nel Medioevo: in piccoli spazi protetti, spesso intorno a una piazza centrale. Oggi, passeggiando nel borgo, si può immaginare la vita quotidiana dell’epoca, tra artigiani, mercanti e soldati. La sua conservazione lo rende un vero “museo a cielo aperto”. Per questo motivo, Monteriggioni è uno dei borghi più rappresentativi del Medioevo italiano.
Come ti senti quando visiti (o immagini di visitare) un borgo medievale come Monteriggioni? Ti trasmette curiosità, meraviglia, tranquillità o forse qualcos’altro?


Il Palazzo ducale di Mantova è molto importante per capire il ruolo delle signorie perché fu la residenza dei Gonzaga, la famiglia che governò la città per secoli. Questo palazzo mostra come i signori usassero l’arte e l’architettura per dimostrare il loro potere e la loro ricchezza. Al suo interno, gli spazi eleganti e gli affreschi di artisti famosi (come Andrea Mantegna) raccontano la vita di corte e i valori della famiglia. Un esempio è la famosa Camera degli sposi
Il Palazzo era anche un centro politico, dove si prendevano decisioni importanti per Mantova e il territorio circostante e riflette il ruolo centrale delle famiglie nobili nel governo delle città italiane durante il Medioevo e il Rinascimento. È quindi un simbolo del legame tra potere, arte e vita quotidiana nelle signorie.
Come pensi che le signorie, come quella dei Gonzaga a Mantova, abbiano influenzato la vita delle persone e lo sviluppo della cultura nelle città italiane? Quali aspetti ti sembrano più importanti o interessanti?
Immagina di vivere nel Palazzo ducale di Mantova durante il periodo delle signorie. Quali emozioni penseresti di provare? Ti sentiresti ammirato, curioso, oppure intimorito? Spiega perché.

Il nostro inno nazionale (il cui titolo originale è Il canto degli Italiani) fu scritto da Goffredo Mameli, poeta e patriota italiano, tra il 21 e il 22 novembre 1847. Il giorno dopo fu messo in musica da Michele Novaro e il 1° dicembre fu eseguito per la prima volta a Genova.
Goffredo Mameli nacque a Genova il 5 settembre 1827. Partecipò a parecchie imprese patriottiche nel Lazio, in Toscana, in Liguria, venendo anche arruolato nell’esercito di Garibaldi con il grado di capitano. Fu ferito il 3 giugno 1849 da un colpo d’arma da fuoco, durante la difesa della villa del Vascello al Gianicolo. Il medico garibaldino Pietro Maestri lo visitò subito dopo il ferimento, quando si manifestò un’importante emorragia. Per contrastare la febbre, fu posizionato del ghiaccio e furono applicate le sanguisughe. La gamba di Mameli era evidentemente già attaccata dalla cancrena. I medici optarono per l’amputazione. L’intervento riuscì, il malato perse poco sangue. Il 28 e il 29 giugno le condizioni di Mameli si aggravarono, la febbre aumentò e il dolore era persistente. Il 6 luglio Mameli morì all’età di 21 anni a causa delle complicazioni.


Nonostante Mazzini lo avesse ritenuto poco energico e avesse chiesto a Mameli di scrivere un nuovo testo, Il canto degli Italiani raggiunse grande fama durante il Risorgimento. Quando nacque la Repubblica, proclamata il 2 giugno 1946, i parlamentari che stavano scrivendo la Costituzione adottarono provvisoriamente l’opera di Mameli come inno d’Italia. Soltanto nel 2017, dopo 71 anni di provvisorietà, Il canto degli Italiani è diventato ufficialmente l’inno della Repubblica italiana.
L’articolo 1 della legge n. 181 del 4 dicembre 2017 afferma: «La Repubblica riconosce il testo del Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale proprio inno nazionale».
La testimonianza più nota della nascita dell’inno è quella resa molti anni più tardi da Carlo Alberto Barrilli, patriota, poeta e amico di Mameli.
Siamo a Torino: “Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell’anno per ogni terra d’Italia. In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l’egregio pittore. Giungeva egli da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: - To’ gli disse; te lo manda Goffredo. – Il Novaro apre il foglietto, legge e si commuove. Gli chiedono tutti cos’è; gli fan ressa d’attorno. – Una cosa stupenda! – esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. […] Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, sempre con gli occhi all’inno, mettendo giù frasi melodiche, l’un sull’altra. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po’ in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c’era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte.”

LA FONTE L’INNO DI MAMELI
Nel testo è la patria che si rivolge a tutte le genti d’Italia, chiamando a raccolta gli Italiani, che ascoltano l’appello patriottico, prendono coscienza di sé e ripetono in coro il messaggio incitandosi l’un l’altro a unirsi e combattere.
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta: dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma, ché schiava di Roma
Iddio la creo.
Stringiamoci a coorte.
Siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte, l’Italia chiamò.
Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica bandiera, una speme; di fonderci insieme già l’ora suonò.
Ora tocca a te: svolgi le attività
1. Individua i riferimenti alla storia antica (in particolare alla storia di Roma). Perché l’Impero romano viene scelto come modello?
2. Sottolinea nel testo le parole che si riferiscono agli ideali di fratellanza e unità del Risorgimento.
3. Perché Mameli afferma che gli Italiani sono da secoli calpesti e derisi e non sono popolo?
Nel disegno possiamo osservare un tipico villaggio del Medioevo, animato dalle attività di ogni giorno. Intorno al 1 castello del signore , sulla parte più alta, si trovano le 2 botteghe dei servitori (pars dominica ) 3 . Più in basso, nella zona dei 4 campi coltivati (mansi ), si estende la parte abitata dai 5 contadini (pars massaricia ), con le loro case
e le 6 botteghe artigiane . Non mancano il 7 forno dove si cuoce il pane, il 8 mulino ad acqua , che sfrutta la forza del fiume, e i 9 sentieri che collegano le diverse aree. L’immagine ci aiuta a capire come la vita della curtis fosse organizzata attorno al lavoro, alla terra e alla collaborazione tra chi abitava queste comunità rurali.

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Nel Medioevo bambine e ragazze erano destinate a una vita dedicata alla casa e alle cure familiari, sia nelle famiglie ricche sia in quelle povere. Ai figli maschi il padre insegnava il mestiere: sin da piccolo il bambino veniva introdotto a lavorare nelle botteghe artigiane o nei campi. Nei contesti aristocratici, inoltre, il figlio maschio ereditava il nome, le terre e gli altri beni della famiglia. Avere una figlia femmina, al contrario, comportava una fonte di spesa sia per il mantenimento sia per la dote, cioè il complesso di beni che la donna portava al marito al momento del matrimonio. Nelle famiglie nobili le ragazze venivano promesse in sposa per combinare matrimoni con membri di casate aristocratiche, con l’obiettivo di creare legami di parentela e di alleanza politica ed economica.

La differenza tra i due sessi era netta anche per quanto riguarda l’educazione e l’istruzione. Nella Firenze del Trecento, per esempio, le scuole di base (dove si imparava a leggere e a scrivere) erano aperte anche alle bambine, mentre gli studi superiori (dove si insegnavano il latino, l’aritmetica e altre materie) erano riservati ai maschi. Il destino delle bambine era quello di diventare mogli e madri, pertanto tutta la loro educazione era rivolta a prepararle per quei compiti. I valori più importanti con cui venivano cresciute erano la sottomissione e l’obbedienza. Queste qualità dovevano essere visibili nel contegno tenuto dalle ragazze. Poi, naturalmente, dovevano imparare i lavori domestici. Se erano di famiglia modesta, imparavano a cucinare, a cuocere il pane, a cucire e a tessere. Se erano nobili o benestanti, venivano preparate ad amministrare la casa e a dirigere la servitù.
◀ In alto, Ritratto di una giovane dama, di Piero del Pollaiolo: la ragazza ritratta, di identità sconosciuta, è simbolo dell’eleganza fiorentina nel XV secolo. In basso, il ricco mercante e banchiere di Lucca Giovanni Arnolfini tiene la mano della moglie Costanza.
A partire dal XIII secolo, le difficili condizioni economiche spinsero alcune famiglie ad abbandonare i figli neonati davanti alle porte delle chiese o degli istituti di carità.
Le bambine erano abbandonate più spesso dei maschi. Il loro de stino era di crescere in un istituto di carità fino a quando, ancora giovanissime, non erano in grado di andare a lavorare come serve in qualche casa di nobili. Quasi mai trovavano qualcuno disposto ad adottarle: le coppie senza figli sceglievano sempre di adottare un maschio.



▲ Rilievi in terracotta di bambini in fasce sulle mura dello Spedale degli Innocenti, a Firenze. Fondato nel 1419, questo istituto è stato uno dei primi orfanotrofi laici d’Europa in cui venivano accolti i bambini abbandonati.
▼ Una scena di vita raffi nata in cui due dame, vestite e acconciate in modo elegante, si intrattengono suonando e ascoltando musica. La musica spesso accompagnava la recitazione di poesie o di poemi.
Eppure, se ci limitassimo a leggere le poesie di alcuni poeti della fine del Duecento, tra cui quelle dello stesso si potrebbe credere che mai la condizione femminile sia stata collocata a un livello più alto.
I seguaci di questa corrente poetica, detta Dolce Stil Nuovo paragonavano infatti le donne di cui erano innamorati a veri e propri angeli, dotati di bellezza fisica e spirituale, capaci di diffondere serenità e armonia attorno a sé. Ma non bisogna lasciarsi ingannare, poiché si trattava so prattutto di modelli letterari, che non avevano riscontro nella realtà.
Infatti, per esempio, il contratto matrimoniale di Dante fu firmato da suo padre quando il poeta aveva dodici anni, e la donna a cui fu promesso non era la divina Beatrice, protagonista di tanti versi danteschi, ma un’altra donna, Gemma Donati. Beatrice, infatti, andò in sposa al ricco Simone de’ Bardi e morì a soli ventiquattro anni in seguito al parto.

Ora tocca a te: rispondi alla domanda Nel Medioevo le donne potevano accedere all’istruzione? Le donne vivevano in una condizione di svantaggio e la loro educazione era rivolta alle cure familiari
La difficoltà di misurare il tempo
A bordo delle navi nulla era lasciato al caso: ogni marinaio aveva compiti precisi. Si doveva, per esempio, mantenere continuamente aggiornata la misurazione del tempo. Per tutto il Cinquecento gli equipaggi non avevano a disposizione orologi a carica in grado di contare il trascorrere delle ore.

▲ Orologio a sabbia tipicamente usato sulle navi.
L’unico strumento presente a bordo delle navi era la clessidra, detta anche “orologio a sabbia”. Gli Spagnoli la chiamavano ampolleta. Si trattava infatti di un’ampolla di vetro nella quale la sabbia scendeva dalla parte superiore a quella inferiore, impiegando esattamente trenta minuti. Toccava al mozzo – un marinaio di giovane età – il compito di sorvegliare la clessidra e di rovesciarla ogni mezz’ora.

A quei tempi viaggiare per mare era un’avventura piena di pericoli: c’era il rischio di naufragare, di perdere la rotta, di restare senza cibo né acqua, di essere assaliti dai pirati, di venire travolti dal mare in burrasca. Per questo motivo i marinai pregavano di frequente e con una regolarità simile a quella dei conventi. Sulla nave di Colombo salpata nel 1492, l’equipaggio recitava una preghiera ogni mezz’ora.
Per nutrirsi, i marinai disponevano di una scarsa varietà di cibi. Si alzavano all’alba, prendevano un pezzo di galletta, qualche spicchio d’aglio (ritenuto utile per prevenire le malattie), un boccone di formaggio o una sardina salata. Intorno alle 11.00 mangiavano l’unico pasto caldo della giornata, cucinato su un focolare posto sul ponte della nave. Si consumavano discreti quantitativi di carne, conservata sotto sale e cotta nell’olio in grandi padelle. Inoltre potevano essere cucinati pesce, riso e lenticchie. A bordo non c’erano né frutta né verdura, perché deperibili. La mancanza di vitamine esponeva i marinai al rischio di contrarre lo scorbuto.
Lo scorbuto causava un numero altissimo di vittime, ma non era l’unica malattia diffusa sulle navi dell’e poca. La febbre gialla e la malaria, provocate dalle punture di zanzare che assalivano i marinai in viaggio lungo le coste dei tropici, erano anch’esse temibili. Le cattive condizioni igieniche che si riscontravano a bordo favorivano infezioni spesso mortali. A cura re la salute degli equipaggi raramente operavano figure qualificate a esercitare la medicina. C’era su ogni imbarcazione un chirurgo, che non era un vero e proprio medico. Spesso era semplicemente un marinaio che, avendo fatto un po’ di esperienza in una farmacia o in un negozio di barbiere, si improvvisava dottore o dentista.

Ora tocca a te: rispondi alle domande
a. Come si misurava il tempo a bordo delle navi?

Con la clessidra
b. Quali erano i pericoli più frequenti per i marinai?
c. Quali erano le malattie più diffuse a bordo? Perché?
Naufragi, assalti dei pirati, burrasche, mancanza di cibo e acqua Scorbuto (per la mancanza di vitamine nell’alimentazione), febbre gialla e malaria (per le punture di zanzare), infezioni (per la mancanza di igiene)


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
sacerdoti y Leone X y pene y sacramenti y principi y Augusta y tesi y fede y indulgenze
All’inizio del Cinquecento molti cristiani criticano la Chiesa perché è corrotta. La protesta esplode quando papa ................................................. organizza una grande vendita di , certificati che promettono la cancellazione o la riduzione delle ................................................. da scontare nell’aldilà. Nel 1517 il monaco tedesco Martin Lutero pubblica 95 (affermazioni) in cui condanna la vendita delle indulgenze. Sostiene che solo la può dare la salvezza eterna, che ogni cristiano può interpretare le Sacre Scritture e che, quindi, i sono inutili. Lutero, inoltre, riconosce solo due , il battesimo e l’eucarestia, e rifiuta il culto della Madonna e dei santi. Il papa lo condanna, ma Lutero ottiene l’appoggio dei tedeschi e di molta gente comune. La Riforma protestante divide la Germania e provoca una guerra tra i seguaci di Lutero e i cattolici, sostenuti dal papa e dall’imperatore Carlo V. La guerra si conclude con la pace di (1555), che obbliga i sudditi a seguire la religione scelta dal loro signore. In Francia, i calvinisti, chiamati ugonotti, sono perseguitati e massacrati a Parigi nella notte di san Bartolomeo (1572).
X indulgenze pene
tesi fede
sacerdoti
sacramenti
principi
La rivolta dei contadini
proprietà y massacro y uguaglianza y anabattisti y rivolta
proprietà
Augusta rivolta massacro anabattisti uguaglianza
In Germania scoppia anche una di contadini che chiedono una maggiore giustizia sociale. I principi tedeschi, però, massacrano i ribelli. Lutero approva questo . Nella città tedesca di Münster, gli vogliono creare una società in cui regni l’ economica e sia assente la privata. Il vescovo della città e i signori locali, però, reprimono nel sangue il loro tentativo.
Enrico VIII y Giovanni y anglicana y protestante y predestinate y teocrazia
Il movimento di opposizione alla Chiesa di Roma, iniziato da Lutero, si chiama Riforma . Questa Riforma si afferma nell’Europa settentrionale e penetra anche in Francia. In Svizzera nasce una diversa Chiesa protestante per opera di Calvino. Egli ritiene che la salvezza sia un dono offerto da Dio a poche persone ..................................................
Giovanni
protestante
predestinate
Le opere buone sono importanti, ma non bastano a meritare il Paradiso. Calvino si stabilisce a Ginevra, dove impone una assai rigida e perseguita gli oppositori religiosi.
teocrazia
Enrico VIII anglicana
In Inghilterra re rifiuta l’autorità del papa e si proclama capo della Chiesa inglese, chiamata .
Indice y Ignazio y cattolica y Inquisizione y Controriforma y Ebrei y Trento y streghe y religiosi y gesuiti
La Chiesa cattolica rifiuta qualsiasi accordo con i protestanti. I tribunali dell’ ricercano e condannano a morte tutti quelli che non riconoscono l’autorità del papa. Viene creato l’ dei libri proibiti, cioè un catalogo di libri che sostengono idee diverse da quelle della Chiesa di Roma. Questi libri devono essere bruciati. Nel 1545-1563 il papa convoca il Concilio di ................................................., in cui condanna la Riforma protestante e prende provvedimenti per combatterla. Questo insieme di iniziative è chiamato . La Chiesa si impegna anche per rinnovarsi dall’interno, sorvegliando la vita dei .
Inquisizione
Indice Trento
Controriforma religiosi cattolica gesuiti Ignazio
Questa azione è definita Riforma . Nascono nuovi ordini religiosi tra i quali i , fondati da sant’ di Loyola. Il clima di scontro religioso favorisce un inasprimento delle persecuzioni delle minoranze, come gli e le donne, che vengono ingiustamente definite
Ebrei streghe
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 In polemica con la Chiesa, troppo attenta a curare gli aspetti materiali del culto e a ricercare la ricchezza, Lutero sostiene con forza che questi elementi non solo non procurano la salvezza dell’anima, ma piuttosto vi sono di ostacolo. Solo la parola di Dio, trasmessa attraverso i vangeli, può guadagnarci il Paradiso. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Come si conquista la salvezza dell’anima
Dunque non giova per nulla all’anima che il corpo indossi abiti ricchi e sacri, come fanno preti e sacerdoti, per nulla anche lo stare nelle chiese o luoghi pii, per nulla anche l’occuparsi di cose sacre, per nulla anche il pregare corporalmente, digiunare, andare in pellegrinaggio e compiere tutte le buone opere, che si possono eseguire di continuo per mezzo del corpo e nel corpo. Dev’esserci ben altra cosa che apporta e dona all’anima libertà e pietà. Infatti tutte le cose sopraddette, opere e funzioni, può averle in sé e compierle anche un uomo malvagio, un ipocrita. [… ]
L’anima non ha altra cosa né in cielo né sopra la terra nella quale possa vivere, esser pia, libera e cristiana, oltre al santo vangelo, la parola di Dio predicata da Cristo, come egli stesso dice: “Io sono la resurrezione e la vita, e chi crede in me vivrà in eterno”. Non di solo pane vive l’uomo, ma della parola che proviene dalla bocca di Dio”. [… ]
Così noi dobbiamo stare certi l’anima può fare a meno di tutto tranne che della parola di Dio, e che senza la parola di Dio nessuna cosa può giovarle. Ma se possiede detta parola non abbisogna di alcuna altra cosa più, bensì trova in essa quanto le occorre nutrimento, gioia, pace, luce, arte, giustizia, verità, sapienza, libertà e grande abbondanza di ogni altro bene.
M. Lutero, La libertà del cristiano, a cura di G. Miegge, Claudiana, 2017
a. Quali sono le “opere” che, secondo Lutero, non portano alcun beneficio all’anima poiché compiute “per mezzo del corpo e nel corpo”?
Indossare abiti ricchi e sacri, stare nelle chiese o altri luoghi sacri, occuparsi di cose sacre, pregare, digiunare, andare in pellegrinaggio e compiere buone opere
b. Che cosa intende Lutero quando dice che tutte queste opere possono essere compiute anche da un “malvagio, un ipocrita”?
Intende sottolineare che molte persone compiono simili opere senza ascoltare la parola di Dio: si preoccupano di sembrare buoni, ma dentro sono corrotti dal male
c. Qual è, nelle parole di Lutero, l’unica cosa che serve all’anima per accedere a ogni bene spirituale?
La parola di Dio predicata da Cristo
2 Lutero e i riformatori tedeschi si servirono delle immagini per propagandare le loro idee. Le immagini erano efficaci perché potevano essere capite anche dagli analfabeti.
La propaganda cattolica rispose con la stessa arma, cioè con stampe e dipinti che criticavano le idee dei protestanti.
Per rendere più efficace il messaggio, spesso gli autori dei disegni scelsero l’arma dell’ironia, rappresentando scene che mettevano in ridicolo gli avversari: un po’ come succede oggi con le vignette dei disegnatori umoristici pubblicate sui giornali. Un esempio è questa stampa colorata del XVI secolo. L’immagine riportata a fianco raffigura una scena legata alla vendita delle indulgenze. Osservala attentamente, quindi rispondi alle domande.
a. Chi è il personaggio raffigurato con la corona sul capo?
Il papa
.........................................................................
b. Che cosa sta firmando?
Un’indulgenza
c. Chi sono i personaggi che depositano il denaro sul tavolo? .........................................................................
Dei fedeli

d. Come è stato ricavato quel denaro?
Con la vendita delle indulgenze
e. Che cosa sono i fogli posati sul tavolo?
Gli attestati di indulgenza
f. Chi sono i personaggi che compaiono al centro, sullo sfondo? .........................................................................
Vescovi e cardinali
3 La scena rappresentata nell’immagine di sinistra si svolge all’interno di una chiesa, mentre nel lato destro si svolge all’esterno, sul sagrato dello stesso edificio religioso. Osserva l’immagine e rispondi alle domande.
a. Che cosa sta succedendo? ..............................................................................................
Risposta libera
b. Che cosa stanno facendo i protagonisti?
Risposta libera

c. Perché è stato appiccato il fuoco?
Risposta libera
Pier Giorgio VIBERTI
Ex insegnante della scuola secondaria di secondo grado, svolge da anni un intenso lavoro nel campo dell’editoria scolastica, per la quale ha pubblicato grammatiche, antologie e manuali di storia e curato opere di narrativa e di attualità. È autore di saggi di divulgazione storica.
Storico, scrittore, docente, formatore, blogger, divulgatore, esperto di social media e di narrazione transmediale, si è occupato del rapporto tra media e storia attraverso un’intensa attività con i principali editori italiani e con importanti strutture universitarie, didattiche e museali italiane, quali il DAMS di Torino e l’Istituto Treccani.
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