Pier Giorgio Viberti Giorgio Olmoti


![]()
Pier Giorgio Viberti Giorgio Olmoti


Racconti avvincenti su aneddoti da scoprire
Personaggi in primo piano


Laboratori con le fonti: testi, immagini, reperti
Educazione al Patrimonio storico-artistico
Attività con IA

Dall'Alto Medioevo all'Età moderna
Gruppo Editoriale ELi
Il piacere di apprendere



Pier Giorgio Viberti Giorgio Olmoti
Quello che troverai in queste pagine non è soltanto un manuale, ma un invito a esplorare il passato per capire meglio il presente e immaginare il futuro. È un viaggio nel tempo, nelle idee, nelle trasformazioni e nelle vite delle persone che hanno costruito il mondo in cui viviamo.
Ogni viaggio ha bisogno di strumenti utili per orientarsi. Per questo Il tempo si fa Storia è stato pensato per accompagnare chi studia passo dopo passo, rendendo la storia vicina, comprensibile e capace di parlare alla realtà di oggi.
Ogni unità si apre con una linea del tempo, che offre una prima collocazione degli eventi. Seguono carte storiche, per capire dove accadono i fatti; personaggi simbolo, che presentano il periodo; e fonti originali che permettono di avvicinarsi alla storia in modo diretto.
Il corso dà grande spazio al racconto storico: nella doppia pagina Raccontare la storia potrai scoprire episodi significativi, curiosi o meno conosciuti, narrati in modo coinvolgente per rendere più immediata la comprensione dei contesti. E, se preferisci ascoltare invece che leggere, ogni racconto è disponibile anche in formato audio, così potrai seguirlo con calma, dove e quando vuoi.
Le lezioni sono ben organizzate per facilitare lo studio: ogni paragrafo è seguito da una sintesi chiara, e alla fine troverai il box Studia con metodo, con suggerimenti pratici per imparare a selezionare le informazioni e costruire un tuo metodo di lavoro sempre più autonomo.
La storia non è solo un insieme di fatti: è analisi, confronto, collegamento tra cause ed effetti. Per questo, ogni unità include esercizi, mappe concettuali e laboratori dedicati alle fonti e al metodo. Attraverso queste attività si sviluppano conoscenze e competenze e si affrontano temi legati all’educazione civica, per connettere passato e presente in modo consapevole.
Pagina dopo pagina scoprirai che il tempo, proprio come suggerisce il titolo del corso, si fa storia: prende forma, si trasforma, si intreccia con il percorso umano.
Ora non resta che cominciare il viaggio.

Il Gruppo Editoriale ELi
offre proposte editoriali che coprono tutti i gradi e i rami scolastici, all’insegna della qualità, del rigore e dell’innovazione.
Percorsi didattici con attività pratiche che mirano ad approfondire i principali strumenti di IA generativa per favorirne un utilizzo critico e il tool VELIA a disposizione dei docenti per personalizzare l’attività didattica.
Progetto di ricerca costante che mira a eliminare gli stereotipi di genere nei testi scolastici ponendo particolare attenzione alla scelta dei contenuti, a una valutazione iconografica ragionata e all’utilizzo di un linguaggio testuale inclusivo.

Sviluppo di una cultura dell’inclusione attraverso contenuti accessibili e adeguati ai diversi stili di apprendimento.
Approccio educativo e formativo volto a favorire la conoscenza di sé, delle proprie attitudini e delle proprie capacità, oltre a sviluppare le competenze non cognitive e trasversali necessarie per le scelte del futuro.
CIVICA secondo le NUOVE Linee guida
Aggiornamento e ampliamento dei nuclei tematici attorno ai quali si articolano le competenze e gli obiettivi di apprendimento: Costituzione, Sviluppo economico e sostenibilità, Cittadinanza digitale

Attivazione del pensiero scientifico e computazionale, approccio interdisciplinare e laboratoriale, sviluppo della competenza multilinguistica, attraverso attività STEM, STEAM e CLIL.
Acquisizione delle competenze digitali e dell’alfabetizzazione informatica come aiuto all’inclusione sociale e alla cittadinanza attiva.
Percorsi incentrati sullo sviluppo di competenze relazionali che arricchiscono la consapevolezza del vissuto personale in relazione con la realtà circostante.
Gruppo Editoriale
ELi
Il tempo si fa Storia è il nuovo corso di storia in tre volumi per la scuola secondaria di primo grado.
Ogni volume è affiancato da un quaderno operativo con atlante storico e attività per l’esame di Stato.
Completa il corso lo Studiafacile, un volume con sintesi semplificate delle unità del libro e approfondimenti su eventi e personaggi storici.
Il profilo storico è suddiviso in unità. Ogni unità si apre con una linea del tempo e diverse rubriche di inquadramento:
TRACCE DEL PASSATO : una breve introduzione di educazione civica per comprendere le radici del presente;
LO SPAZIO : una carta storica che fissa gli eventi nei luoghi in cui sono accaduti;
IL PERSONAGGIO : una figura simbolo del periodo trattato;
LA FONTE : un documento importante per introdurre l’unità.
Le unità sono divise in lezioni su doppia pagina a fronte:
∙ ogni paragrafo è seguito da una breve sintesi in alta leggibilità dei contenuti principali;
∙ ogni lezione si chiude con un box intitolato STUDIA CON METODO con esercizi che aiutano a studiare in modo facile e autonomo.
DIMENSIONE NARRATIVA
La storia è narrata in modo coinvolgente nella doppia pagina RACCONTARE LA STORIA , dove viene proposto e illustrato un episodio significativo o poco conosciuto sui temi trattati nell’unità. Ogni racconto è corredato di file audio con lettura espressiva.





Nel corso dei volumi sono presenti spunti di riflessione collegati ai temi dell’educazione civica e numerose schede su diversi aspetti della vita, della cultura e della società del passato, per metterli a confronto con la realtà contemporanea e sviluppare una consapevolezza critica del mondo attuale:
∙ La donna nella storia
∙ Storia e arte
∙ Vita quotidiana
∙ Scienza e tecnica
Il tempo si fa Storia prevede materiali per lo studio in conclusione di unità:
∙ mappe e sintesi per il ripasso;
∙ attività per lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze
A corredo di ogni unità si trovano:
∙ il Laboratorio delle fonti, che analizza fonti testuali e iconografiche seguite da attività;
∙ il Laboratorio di metodo, che propone esercizi con diverse strategie di studio e attività di orientamento o che guidano all’uso critico dell’intelligenza artificiale.
I quaderni operativi, uno per ogni livello, sono divisi in due sezioni: un atlante storico con cartine geostoriche che illustrano i principali avvenimenti e una sezione di attività interdisciplinari in preparazione dell’esame di Stato.





LO STUDIO DELLA STORIA
Lezione 1 CHE COS’È LA STORIA XVI
Lezione 2 LE FONTI XVIII
Lezione 3 IL TEMPO XX
Lezione 4 LO SPAZIO XXII I LONGOBARDI 2


Lezione 1 La situazione geopolitica in Europa e nel Mediterraneo 2
Lezione 2 La conquista longobarda 4
Lezione 3 Il Regno longobardoo 6
Lezione 4 La fine del Regno longobardo 8
Sintesi attiva 10
Dalle conoscenze alle competenze 11
Laboratorio delle fonti 12
Mappa dell'unità 13
LA CHIESA E CARLO MAGNO 14
EDUCAZIONE CIVICA Il concetto di Europa
LO SPAZIO Il Sacro Romano Impero
IL PERSONAGGIO Carlo Magno
LA FONTE Il ritratto di un re
Lezione 1 L’epoca di Carlo Magno 16
Lezione 2 L’esercito dei Franchi 18
Lezione 3 Il Sacro Romano Impero 20
Lezione 4 La rinascita carolingia 22
RACCONTARE LA STORIA Carlo è consacrato imperatore 24
STORIA
di metodo
NARRATIVA


Slide con sintesi inclusiva
Audiosintesi

Verifica interattiva

Linea del tempo interattiva

Incontra il personaggio

La Chanson de Roland


Immagine interattiva
Alcuino di York


Lettura espressiva
L’incoronazione di Carlo Magno, Raffaello
STUDIAFACILE San Benedetto da Norcia



Slide con sintesi inclusiva
Audiosintesi

Verifica interattiva

Slide sulle life skills

Linea del tempo interattiva
EDUCAZIONE CIVICA Il drago, simbolo senza tempo
LO SPAZIO La suddivisione dell’Impero Carolingio dopo il Trattato di Verdun (843)
IL PERSONAGGIO I pirati saraceni
DEL PASSATO Le nuove invasioni


LA FONTE Tempi duri, dopo la morte di Carlo Magno
Lezione 1 Il Sacro Romano Impero dopo Carlo Magno
2
nuove invasioni
terrore d’Europa
SCIENZA E TECNICA Il drakkar S T E M
STORIA E ARTE L’arazzo di Bayeux, il più grande fumetto di tutti i tempi
RACCONTARE
STORIA La scoperta di Vinland
conoscenze alle competenze
delle fonti
STUDIAFACILE Il Giuramento di Strasburgo


I Normanni in Sicilia


Leif Eriksson
Immagine interattiva

Esplora l’arazzo di Bayeux DIMENSIONE


Lettura espressiva
Slide con sintesi inclusiva


Audiosintesi
Verifica interattiva UNITÀ

Linea del tempo interattiva

EDUCAZIONE CIVICA Dai privilegi per nascita ai diritti costituzionali
LO SPAZIO Le foreste in Europa dopo la fine dell’Impero romano d’Occidente
IL PERSONAGGIO Il cavaliere
LA FONTE La società medievale
Lezione 1 La società è divisa in tre ordini
Lezione 2 Il feudalesimo
Lezione 3 Il sistema feudale si basa sul concetto di fiducia
Lezione 4 Il castello, centro del potere feudale
curtense
VITA QUOTIDIANA La curtis medievale
7 Le risorse del bosco

La vita quotidiana in un feudo

Immagine interattiva

Visita un castello medievale

I tornei nella letteratura cortese
DIMENSIONE NARRATIVA Lettura espressiva
Lezione 8 I progressi dell’agricoltura dopo l’anno Mille

STUDIAFACILE Dante Alighieri


Eleonora d’Aquitania, una donna di potere

Slide con sintesi inclusiva


Audiosintesi
Verifica interattiva

Slide sulle life skills

EDUCAZIONE CIVICA Le banche: dal Medioevo all’era digitale
LO SPAZIO L’Europa dei mercanti: rotte commerciali e fiere nei secoli XII-XIII
IL PERSONAGGIO I mercanti
LA FONTE Il lavoro dei monaci

Linea del tempo interattiva
TRACCE DEL PASSATO Il Mille, anno di cambiamenti

Lezione 1 La rinascita dell’Europa 96
VITA QUOTIDIANA Vivere in una città medievale 98
Lezione 2 La rinascita dell’artigianato e la rivoluzione commerciale 100
Lezione 3 Il commercio nel Medioevo 102
Lezione 4 La rinascita economica 104
Lezione 5 Nuove rotte commerciali 106
SCIENZA E TECNICA Le invenzioni che cambiarono il modo di navigare S T E M 107
Lezione 6 Le Repubbliche marinare 108
Lezione 7 Venezia, un ponte verso l’Asia 110
RACCONTARE LA STORIA Marco Polo alla corte del Gran Khan 112
NARRATIVA
Sintesi attiva 114 Dalle conoscenze alle competenze

Landolfo Rufolo, il mercante del Decameron


La via delle idee
Marco Polo


Lettura espressiva
Slide con sintesi inclusiva


Audiosintesi
Verifica interattiva

Slide sulle life skills UNITÀ 5
E L’IMPERO
EDUCAZIONE CIVICA Alle origini delle moderne Costituzioni

LO SPAZIO L’Europa nel XII secolo
IL PERSONAGGIO Enrico IV
LA FONTE Le due guide
Lezione 1 La monarchia francese, l’Inghilterra e la Germania
Lezione 2 Verso l’unità della Spagna
VITA QUOTIDIANA Una religiosità tra paura e speranza
Lezione 3 La crisi della Chiesa
Lezione 4 Lo scontro Chiesa e Impero
RACCONTARE LA STORIA Enrico IV a Canossa
conoscenze alle competenze
delle fonti
di metodo
Verso il tuo futuro
DEL PASSATO

Linea del tempo interattiva

I primi diritti scritti

Matilde di Canossa DIMENSIONE NARRATIVA Lettura espressiva



Slide con sintesi inclusiva
Audiosintesi

Verifica interattiva

Slide sulle life skills
EDUCAZIONE CIVICA Le università e il diritto allo studio
LO SPAZIO L’area di azione di Federico II
IL PERSONAGGIO Federico Barbarossa
LA FONTE Il giuramento di Pontida

TRACCE DEL PASSATO

Linea del tempo interattiva

Il ruolo della falconeria nel Medioevo
Lezione 1 La nascita dei comuni 144
Lezione 2 Nel comune i lavoratori si associano 146
Lezione 3 Il funzionamento del comune 148
EDUCAZIONE CIVICA Come funziona il Comune? 150
Lezione 4 Come si studiava nel Medioevo 152
VITA QUOTIDIANA Poveri, malati e mendicanti: figure comuni nel Medioevo 154
Lezione 5 Impero e comuni si scontrano 156
Lezione 6 Innocenzo III e Federico II 158
RACCONTARE LA STORIA Leonardo Fibonacci e le cifre indo-arabiche
DIMENSIONE NARRATIVA
Lezione 7 Le nuove tensioni tra imperatore e comuni
conoscenze alle competenze
delle fonti
dell'unità
di metodo

EDUCAZIONE CIVICA Il viaggio sostenibile
LO SPAZIO L’itinerario della prima crociata
IL PERSONAGGIO Il pellegrino
DEL PASSATO
LA FONTE Papa Urbano II chiama i cristiani alla crociata
Lezione 1 Si diffondono i pellegrinaggi 174
Lezione 2 I Turchi Selgiuchidi 178
Lezione 3 Si preparano le crociate 180
Lezione 4 Le crociate 182
RACCONTARE
La crociata dei bambini
CIVICA La novella dei tre anelli
competenze
Laboratorio delle fonti
DIMENSIONE NARRATIVA

STUDIAFACILE La nascita dei comuni medievali

La lotta tra comuni e Impero nella Divina Commedia


Costanza di Altavilla
La scuola poetica siciliana


L’invenzione dei numeri
Lettura espressiva

Slide con sintesi inclusiva


Audiosintesi
Verifica interattiva

Linea del tempo interattiva

Sui passi dei pellegrini. Ieri e oggi

Torquato Tasso e la Gerusalemme liberata
STUDIAFACILE Le crociate



Goffredo di Buglione
Lettura espressiva

Slide con sintesi inclusiva


Audiosintesi
Verifica interattiva

Slide sulle life skills
UNITÀ 8

EDUCAZIONE CIVICA Impegnarsi per gli altri: il Servizio civile

Linea del tempo interattiva TRACCE DEL PASSATO
LO SPAZIO Le eresie nel Medioevo: aree di diffusione dei catari e dei valdesi
IL PERSONAGGIO San Francesco d’Assisi
LA FONTE La corruzione del clero
Lezione 1 Gli ideali evangelici 196
Lezione 2 La Chiesa contro gli eretici 198
Lezione 3 Gli ordini mendicanti: i francescani 200

RACCONTARE LA STORIA San Francesco rinuncia ai propri beni 202

San Francesco d'Assisi

Boccaccio, Novella di frate Cipolla

Immagine interattiva

Giotto. Storie di San Francesco
UNITÀ 10
DIMENSIONE NARRATIVA Lettura espressiva
Gli ordini mendicanti: i domenicani 204
LA DONNA NELLA STORIA La monaca nel Medioevo 206
Sintesi attiva 208
Dalle conoscenze alle competenze 209
Laboratorio delle fonti 210
Mappa dell'unità 212
Laboratorio di metodo 213



Slide con sintesi inclusiva
Audiosintesi

Verifica interattiva IA
INTELLIGENZA ARTIFICIALE Il tribunale dell’Inquisizione 213
LA CRISI DEL TRECENTO 214
EDUCAZIONE CIVICA Pandemie di ieri e di oggi
La diffusione della peste in Europa
IL PERSONAGGIO La peste
La peste a Firenze
TRACCE DEL PASSATO

Linea del tempo interattiva
La piaga della carestia 216
Il popolo in rivolta 218
La peste nera 220
SCIENZA E TECNICA La medicina nel Medioevo S T E M 222
La Guerra dei Cent’anni e lo Scisma d’Occidente 224
RACCONTARE LA STORIA La morte di Giovanna d’Arco 226

Immagine interattiva

La peste nella letteratura

Giovanna d’Arco
DIMENSIONE NARRATIVA Lettura espressiva
Sintesi attiva 228
Dalle conoscenze alle competenze 229
Laboratorio delle fonti 230
Mappa dell'unità 232
Laboratorio di metodo 233
INTELLIGENZA ARTIFICIALE Le epidemie del Medioevo 233
L’ITALIA DEL RINASCIMENTO
EDUCAZIONE CIVICA Un’eredità da custodire
LO SPAZIO L’Italia a metà del Quattrocento
IL PERSONAGGIO Lorenzo de’ Medici
LA FONTE Un’Italia prospera e felice
TRACCE DEL PASSATO



Slide con sintesi inclusiva
Audiosintesi

Verifica interattiva

Linea del tempo interattiva

Incontra il personaggio

Lezione 1 Comuni, signorie e principati
Lezione 2 L’Italia del Nord
Lezione 3 Gli Stati regionali nell’Italia del Centro-Sud
Lezione 4 Un cambio di mentalità
Lezione 5 Umanesimo e Rinascimento
LA DONNA NELLA STORIA La donna del Rinascimento
Lezione 6 Leonardo da Vinci
RACCONTARE LA STORIA Leonardo e il primo tentativo di volo umano
Lezione 7 Il Rinascimento in Italia
STORIA E ARTE Il Rinascimento rinnova la pittura
DIMENSIONE NARRATIVA

Isabella d’Este

Moda e vita quotidiana a corte

La corte rinascimentale nella letteratura

Leonardo da Vinci


Lettura espressiva
Immagine interattiva
Lezione 8 L’invenzione della stampa
SCIENZA E TECNICA La stampa con i caratteri mobili S T E M
Sintesi attiva
Dalle conoscenze alle competenze
Laboratorio delle fonti
dell'unità
Laboratorio di metodo
Verso il tuo futuro

EDUCAZIONE CIVICA Lo scambio colombiano
LO SPAZIO I principali viaggi di esplorazione (XV-XVI secolo)
IL PERSONAGGIO Cristoforo Colombo
LA FONTE Ogni uomo è un “barbaro”
Lezione 1 Verso l’oceano
VITA
Una giornata in mare
2 Verso l’Oriente
Lezione 3 Il viaggio di Cristoforo Colombo
RACCONTARE LA STORIA Il lungo viaggio che cambiò la storia
Lezione 4 Le nuove esplorazioni
Lezione 5 Gli Europei conquistano il Nuovo Mondo
Lezione 6 La conquista di Messico e Perù
STORIA E CIVILTÀ Le civiltà precolombiane
Lezione 7 Coloni, schiavi e missionari
Lezione 8 Lo scambio colombiano
Lezione 9 La tratta degli schiavi
EDUCAZIONE CIVICA La convivenza tra i
Dalle conoscenze alle competenze
delle fonti
dell'unità
di metodo
ORIENTAMENTO Verso il tuo futuro
DIMENSIONE NARRATIVA

Slide con sintesi inclusiva


Audiosintesi
Verifica interattiva

Linea del tempo interattiva

Incontra il personaggio
STUDIAFACILE La scoperta dell’America



Lettura espressiva
La nave scuola “Amerigo Vespucci”

Ferdinando Magellano

La meraviglia di Tenochtitlán

Slide con sintesi inclusiva


Audiosintesi
Verifica interattiva

RIFORMA E
EDUCAZIONE CIVICA La repressione del dissenso
TRACCE DEL PASSATO
LO SPAZIO L’Europa divisa dalla religione (metà del XVI secolo)
IL PERSONAGGIO Martin Lutero
LA FONTE La corruzione del clero
Lezione 1 La vendita delle indulgenze
Lezione 2 La riforma luterana 304
RACCONTARE LA STORIA La ribellione di Lutero
DIMENSIONE NARRATIVA
Lezione 3 Le conseguenze delle guerre di religione
Lezione 4 La Riforma si diffonde in Europa
Lezione 5 La risposta della Chiesa 312
EDUCAZIONE CIVICA La caccia alle streghe
Lezione 6 La Chiesa si rinnova
Sintesi attiva
Dalle conoscenze alle competenze
Laboratorio delle fonti
Mappa dell'unità
Laboratorio di metodo

Verso il tuo futuro
EDUCAZIONE CIVICA Gli Stati nazionali
TRACCE DEL PASSATO
LO SPAZIO L’Europa dopo la pace di Cateau-Cambrésis (1559)
IL PERSONAGGIO La regina Elisabetta I d’Inghilterra
LA FONTE Il sacco di Roma
Lezione 1 L’economia europea
Lezione 2 Lo Stato moderno
SCIENZA E TECNICA La rivoluzione militare S T E M
Lezione 3 Le “Guerre d’Italia”
Lezione 4 Le guerre tra Francia e Spagna
RACCONTARE LA STORIA Il sacco di Roma
Lezione 5 L’ascesa e il declino della Spagna
Lezione 6 L’età elisabettiana
DIMENSIONE NARRATIVA
Lezione 7 Società, economia e cultura in Inghilterra
Sintesi attiva
Dalle conoscenze alle competenze
Laboratorio delle fonti
Mappa dell'unità
Laboratorio di metodo
INTELLIGENZA ARTIFICIALE L’età elisabettiana

Linea del tempo interattiva

Incontra il personaggio

Lettura espressiva

Il Barocco. L’arte al servizio della Controriforma

Vittoria Colonna. Una voce femminile nella Controriforma


La nascita della censura
Slide con sintesi inclusiva


Audiosintesi
Verifica interattiva

Slide sulle life skills

Linea del tempo interattiva

Immagine interattiva

Cronache d’epoca del sacco di Roma


Lettura espressiva
Allegoria della battaglia di Lepanto

Francis Drake e i corsari
STUDIAFACILE William Shakespeare



Slide con sintesi inclusiva
Audiosintesi

Verifica interattiva

L’EUROPA NEL
EDUCAZIONE CIVICA Quel che resta dello Stato moderno
LO SPAZIO L’Europa dopo il 1648
IL PERSONAGGIO Luigi XIV
LA FONTE Luigi XIV, il “Re Sole”
Lezione 1 Il Seicento 352
Lezione 2 L’Inghilterra nel Seicento 354
Lezione 3 La monarchia parlamentare inglese 356
Lezione 4 L’ascesa dell’Europa atlantica 358
Lezione 5 La Francia di Luigi XIV 360
STORIA E ARTE Versailles, una corte da sogno 362
Lezione 6 La società del Seicento 364
VITA QUOTIDIANA Vita da nobili
Lezione 7 La rivoluzione scientifica
Lezione 8 Le teorie di Galileo Galilei 370
SCIENZA E TECNICA Il cannocchiale di Galileo S T E M
RACCONTARE LA STORIA Il processo a Galileo
attiva
conoscenze alle competenze
Laboratorio delle fonti
dell'unità
Laboratorio di metodo
ARTIFICIALE La guerra dei Trent’anni

Il castello feudale di Fénis

Linea del tempo interattiva

Incontra il personaggio

La peste raccontata da Alessandro Manzoni

Immagine interattiva


Isaac Newton
Galileo Galilei STUDIAFACILE Galileo Galilei e la rivoluzione scientifica


DIMENSIONE NARRATIVA Lettura espressiva

Slide con sintesi inclusiva


Audiosintesi
Verifica interattiva

Monteriggioni: un tipico borgo medievale 381
Le Storie di San Francesco di Giotto 382
Un simbolo del Rinascimento: Santa Maria del Fiore 383
L’arte delle signorie: il Palazzo ducale di Mantova


La storia è la disciplina che ricostruisce il nostro passato restituendoci la memoria degli eventi, dei personaggi, delle idee maturate e delle forme artistiche realizzate nei tempi precedenti a quello in cui viviamo. Essa studia inoltre la vita materiale dei nostri antenati, descrivendoci il loro modo di vivere e vestire, mangiare, spostarsi, lavorare, costruire... È nella storia che noi ricerchiamo le nostre radici, ossia quegli eventi che hanno contribuito alla formazione culturale, religiosa, politica del nostro popolo. È sempre la storia a spiegarci perché altri popoli hanno usanze, credenze, forme organizzative diverse dalle nostre. Dunque, questa disciplina ci aiuta a comprendere meglio il presente. Per renderti conto di quanto abbiamo detto, prova a immaginare in quale situazione ti troveresti se smarrissi all’improvviso la memoria. Ti sentiresti confuso, incerto, spaventato. Quello che vale per noi come singoli individui vale anche per la società in generale: se non conoscessimo il nostro passato, ci verrebbero a mancare i punti di riferimento, non riusciremmo a comprendere chi siamo e dove stiamo andando.

Gli esseri umani hanno sempre sentito il bisogno di raccontare il loro passato, ma all’inizio lo facevano in modo fantasioso. Infatti pensavano che il mondo fosse governato da divinità, a volte buone altre volte cattive, che spesso coincidevano con le forze della natura (come il Sole, la Luna, la tempesta, i fulmini e così via). Oppure mescolavano i fatti accaduti e i personaggi esistiti con vicende e personaggi immaginari. Il racconto del diluvio universale, per fare un esempio, traeva spunto da inondazioni effettivamente verificatesi in molte parti del pianeta, ma il personaggio di Noè e l’arca sulla quale egli mise in salvo tutte le specie viventi sono frutto di fantasia. Nell’antica Grecia, 2500 anni fa, Erodoto e Tucidide spiegarono le regole a cui doveva attenersi chi volesse praticare questa disciplina. Per questo sono considerati i primi “storici” dell’antichità.
Ma in che cosa consistevano queste regole? Nel narrare soltanto ciò che avevano avuto modo di vedere personalmente o quanto era stato riferito loro da testimoni attendibili. In mancanza di testimoni del tutto attendibili, essi specificavano al lettore che l’informazione fornita aveva carattere dubbio.


Il lavoro dello storico si svolge attraverso due fasi: prima effettua la ricerca dei materiali che possono fornire una testimonianza diretta delle epoche passate, in seguito interpreta quanto raccolto inserendolo in un quadro il più possibile ampio e coerente.
In generale la ricerca storica si occupa di aspetti che riguardano la politica (le forme di governo, l’amministrazione pubblica, i rapporti tra Stati), l’economia, la religione, la società (i rapporti tra le classi che la compongono), la cultura (credenze, tradizioni, conoscenze scientifiche, arte).
Non basta studiare il modo in cui si è svolto un determinato evento per comprendere la storia; infatti bisogna comprendere da quali cause fu determinato tale evento e quali effetti produsse a sua volta. Facciamo un esempio: se dico soltanto che Cristoforo Colombo scoprì l’America, la mia analisi è incompleta. Approfondendo il discorso, vedremo che a monte dell’impresa di Colombo ci furono i grandi progressi del settore navale (la costruzione della caravella), degli studi geografici (con esplorazioni sempre più approfondite dei continenti) e soprattutto lo sviluppo commerciale (la volontà di stabilire contatti più rapidi con l’Estremo Oriente). Tra le conseguenze vi furono la conquista del continente americano da parte degli Europei, lo sfruttamento delle civiltà indigene, lo scambio di prodotti alimentari tra America ed Europa ecc.
Anche la storia, così come molte altre discipline, utilizza un proprio lessico, cioè un linguaggio che contiene parole ed espressioni specifiche. A volte si tratta di termini coniati espressamente per questa disciplina, come per esempio “Medioevo”, “feudalesimo”, “Illuminismo” ecc. Più spesso, vengono adattate alla storia parole del linguaggio comune. La parola “protestante”, attribuita alla riforma religiosa attuata da Lutero e Calvino, è tratta dal linguaggio comune, ma in ambito storico indica la “protesta” contro la Chiesa di Roma e il loro distacco da essa.
◀ A sinistra: un’archeologa scava per recuperare antichi reperti. A destra: Paestum (vicino Napoli), uno dei siti archeologici più importanti d’Italia.

▲ Reperti di ceramica frutto di un ritrovamento archeologico.
La storia si basa sullo studio delle fonti, cioè su quei documenti e materiali che permettono di comprendere gli eventi accaduti in epoche precedenti alla nostra.
Le fonti per la ricerca storica possono essere:
• materiali: resti umani, animali e vegetali, opere e oggetti fabbricati dall’uomo;
• orali: racconti tramandati a voce, parole dei testimoni;
• scritte: testi incisi su legno o su pietra, scritti a mano o stampati;
• iconografiche: disegni, dipinti, sculture, fotografie;
• miste: composte di immagini e parole, come nel cinema e nella televisione.
Nello studio di questo manuale ti verrà chiesto soprattutto di:
• leggere e analizzare le fonti scritte come lettere, leggi, trattati, iscrizioni, cronache, diari, giornali ecc.;
• leggere e interpretare le immagini (fonti iconografiche e materiali come dipinti, sculture, affreschi, disegni) che possono essere utili per scoprire dettagli e aspetti interessanti di un determinato periodo.
ORA TOCCA A TE
1 Indica se le fonti sotto riportate sono di tipo materiale, scritto,








2 Nell’immagine seguente è rappresentata una caravella. Scrivi negli spazi opportuni i termini che si riferiscono alle parti della sua struttura, scegliendoli tra quelli sotto proposti. Se non conosci il significato di qualcuno dei nomi citati, potrai ricorrere all’aiuto di un dizionario o di un’enciclopedia, su carta o sul web. albero di prua • albero di mezza • albero di poppa • vela quadra • vela latina • ponte • scafo • cassero • timone

3 Il testo seguente è di un autore arabo.
Leggilo attentamente, quindi rispondi alla domanda.
Da molti anni mi sono occupato dell’astronomia e ho speso assai tempo nel suo studio: ho potuto così osservare numerose differenze nei libri scritti sinora sui movimenti celesti ed ho anche veduto che alcuni autori hanno errato nello stabilirne i fondamenti.
Qual è l’atteggiamento dell’autore?
A Considera veritiero ciò che ha studiato sui libri.
B Considera errati i fondamenti stabiliti da alcuni autori precedenti.
C Non osa mettere in dubbio quanto stabilito dagli autori a lui precedenti.

Per la ricerca storica è fondamentale collocare nel tempo eventi, personaggi e fonti. Nel mondo occidentale il tempo è calcolato a partire dall’anno della presunta nascita di Gesù Cristo: gli anni che la precedono sono accompagnati dalla scritta a.C. (avanti Cristo), quelli che la seguono dalla scritta d.C. (dopo Cristo). Se le sigle non sono presenti, la data è successiva alla nascita di Cristo.
I musulmani, invece, avviano il computo del tempo dal 622 d.C., anno in cui Maometto si trasferì dalla Mecca alla città di Medina.
Gli anni sono espressi con i numeri cardinali (490 a.C., 1492 d.C.).
Gli anni (e i secoli) indicati con la dicitura a.C. seguono un ordine decrescente perché si va verso l’anno corrispondente alla nascita di Cristo.
Gli anni (e i secoli) indicati con la dicitura d.C. seguono un ordine crescente perché si va dall’anno della nascita di Cristo in poi.
▼ Cristoforo Colombo mentre sbarca in America nel 1492.

I secoli sono espressi:
con i numeri ordinali scritti in cifre romane seguite dalla dicitura a.C. o d.C. (il primo secolo dopo Cristo copre gli anni 1-100, il II secolo gli anni 101-200 ecc.).
con la cifra araba preceduta dall’apostrofo solo per il periodo compreso tra gli anni 1200 d.C. e 2000 d.C. (il ‘200, il ‘300 ecc.).
Gli storici suddividono il nostro passato in due grandi ere:
• la preistoria, che va dalla comparsa dell’essere umano fino all’invenzione della scrittura;
• la storia, che dall’invenzione della scrittura giunge fino a noi ed è divisa in:
‐ Età antica dal 3200 a.C. alla caduta dell’Impero romano, nel 476 d.C.
‐ Età medievale dal 476 alla scoperta dell’America, nel 1492
‐ Età moderna dal 1492 alla Rivoluzione francese, nel 1789
‐ Età contemporanea dal 1789 a oggi
Uno strumento utile per sintetizzare i tempi della storia è la linea del tempo, che permette di evidenziare i rapporti temporali tra gli eventi
a.C. (circa)
Civiltà etrusca
di Roma
Guerre puniche
Inizio della repubblica
1 Indica in quale secolo rientrano le date seguenti.
a.C.
Morte di Giulio Cesare
imperatore
Augusto imperatore
2 Cerca online l’anno in cui si svolsero gli eventi sotto riportati, quindi inseriscili nella tabella.
morte di Napoleone • guerre puniche • bomba atomica di Hiroshima • invenzione del telefono • processo a Galileo Galilei • nascita di Dante • fondazione di Roma • incoronazione di Carlo Magno imperatore
Età antica Età medievale Età moderna Età contemporanea
3 Cerca sul web o su un’enciclopedia l’anno in cui si svolsero gli eventi indicati, tutti riguardanti la storia di Roma, quindi crea una linea del tempo che li rappresenti. Per agevolare l’esercizio ti forniamo la prima e l’ultima data. Attenzione, però: gli eventi non sono riportati in ordine cronologico. prima guerra punica • nascita della repubblica • morte di Cesare • primo triumvirato • battaglia di Canne • battaglia di Farsalo
753 a.C.
Fondazione di Roma
Augusto diventa imperatore
▼ La rosa dei venti indica i punti cardinali.

Le carte storiche rappresentano gli eventi che si sono svolti in un’area specifica (per esempio invasioni, migrazioni, battaglie ecc.) e/o le condizioni territoriali, politiche, militari, economiche, demografiche di una determinata zona in un determinato periodo. Le carte possono essere di tre tipi:
• fisiche, che mostrano i mari, i fiumi e i laghi in colore azzurro, i rilievi in colore marrone di tonalità più scure per le maggiori altitudini, in colore marrone chiaro i deserti;
• politiche, che riportano i confini degli Stati, delle Regioni e indicano i Comuni;
• tematiche, che forniscono informazioni su particolari aspetti del territorio rappresentato, mediante l’uso di opportuni simboli e colori. Una carta tematica può fornire dati relativi alla popolazione, all’ambiente, all’economia.
Per imparare a comprendere questo tipo di carte è necessario leggere il titolo e la legenda; è bene inoltre conoscere i punti cardinali, che vengono rappresentati con la rosa dei venti.
Mare del Nord
Londra
Southampton
La Rochelle
LEGNAME
Stoccolma Visby
Straslund Lubecca
Amburgo Bruges Brema
Stettino
Colonia
Troyes
Bar-sur-Aube
Magdeburgo
Francofor te
Venezia Parigi Provins
Milano
Genova
Montpellier
Barcellona
Tallin
Riga
Danzica
Thörn
Principali centri economici italiani
Principali itinerari delle città marinare italiane
Principali città della Hansa
Principali itinerari commerciali anseatici
Principali ere
Principali centri dell’industria tessile
Novgorod
PELLICCE
LEGNAME
GRANO SETA
ARMI
SALE
Firenze Pisa
TESSUTI
Roma
Amalfi
Bari
Cracovia
Odessa
Mar Nero
GRANO
Ca a
Trebisonda
Costantinopoli
Focea
Palermo
Bugia
Tunisi
GRANO
Mar
Mediterraneo
GRANO
Candia
Famagosta
Alessandria
Antiochia
S. Giovanni d’Acri
VETRO
1 Osserva attentamente la carta, quindi rispondi alle domande.
M. Adamello
Lago di Garda
a. In quale anno il fronte italiano raggiunse la massima estensione?
b. In quale anno l’Italia perdette la maggior parte del territorio conteso?
c. Quale lago italiano fu lambito dalle operazioni militari?
2 Indica, se necessario con l’aiuto di una carta geografica dell’Italia, in quali regioni italiane:
• si svolsero i combattimenti.
• si trovano le città di Trento, Bolzano, Gorizia, Tarvisio e Trieste.
3 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Bolzano e Trieste furono liberate dalle truppe italiane durante l’offensiva dell’ottobre 1917. F V
b. Le offensive italiane penetrarono a fondo nel territorio austriaco. F V
c. Nell’ottobre del 1918 il fronte si stabilizzò lungo il fiume Tagliamento. F V
d. Il fronte, nell’ottobre del 1917, correva lungo un territorio montuoso. F V
fronte italiano ottobre 1917
fronte italiano dicembre 1917
fronte italiano ottobre 1918
Dopo aver sconfitto in Italia i Longobardi nel 774, i Franchi rafforzarono il loro ruolo centrale nello scenario europeo. I Bizantini mantennero il controllo su importanti aree del Mediterraneo orientale e videro ridursi progressivamente la loro influenza in Occidente. Nel frattempo, la rapida espansione degli Arabi, spinta dalla diffusione dell’Islam, portò alla conquista di vaste regioni del Medio Oriente, del Nord Africa, della Penisola Iberica e successivamente della Sicilia.
L’Europa e il Mediterraneo subiscono profonde trasformazioni.
In Italia, i Longobardi vengono sconfitti dai Franchi (774).
In Oriente, predominano gli Arabi e i Bizantini.
Popolo di origine scandinava, i Longobardi giunsero in Italia nel 568, sconfissero gli Ostrogoti e conquistarono gran parte della Penisola. I nuovi conquistatori si dedicarono in un primo momento alle razzie e al saccheggio, in seguito riuscirono a integrarsi gradualmente con le popolazioni italiche.

I Longobardi, di origine scandinava, giungono in Italia nel 568.
Le tribù germaniche che penetrarono all’interno dell’Impero romano d’Occidente diedero vita a regni romano-germanici, in quanto al loro interno convivevano due stirpi diverse: quella romana e quella germanica. Tra tutti i popoli germanici, furono i Franchi a integrarsi con più successo. Fondamentale fu la loro conversione al Cristianesimo. Sotto la guida di Clodoveo, essi estesero i confini del loro regno sconfiggendo i Visigoti e i Burgundi. Il regno dei Franchi era giunto così a comprendere tutto il territorio dell’attuale Francia. Presto i Franchi avrebbero esteso notevolmente il loro territorio.
I Franchi estendono il loro dominio fino a comprendere tutto il territorio dell’attuale Francia.
La caduta dell’Impero romano d’Occidente era avvenuta nel 476, quando il generale germanico Odoacre, re degli Eruli, aveva deposto l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo. L’ Impero romano d’Oriente, invece, continuò a esistere: la situazione economica rimase prospera grazie a un controllo completo sui mari. La capitale Costantinopoli arrivò ad avere circa mezzo milione di abitanti. Il progressivo distacco da Roma e dall’Occidente finì col modificare la cultura dell’Impero, che assunse un carattere greco e orientale, perdendo l’attributo di “romano” a favore di quello di “bizantino”.
L’imperatore Giustiniano inseguì un progetto ambizioso: la riunificazione dell’Impero romano. Per questo, avviò una campagna di riconquista dell’Africa settentrionale e dell’Italia che durò dal 535 al 553. Ravenna divenne il centro dei territori bizantini in Italia.
L’Impero romano d’Oriente sopravvive con un’economia prospera. La capitale è Costantinopoli. L’imperatore Giustiniano vuole riunificare l’Impero romano.
Gli Arabi
Maometto morì nel 632 e, dopo la sua predicazione, religione islamica in tutto il Medio Oriente. A Nord-Est si lanciarono alla con quista della Mesopotamia, fino al cuore dell’Asia.
A Nord-Ovest puntarono contro l’Impero bizantino, sottomisero le coste dell’Africa settentrionale fino al Marocco.
Di lì varcarono lo stretto di Gibilterra e dilagarono in Spagna. Nel IX secolo conquistarono anche la Sicilia.
La religione islamica, predicata da Maometto e dai suoi seguaci, si diffonde in tutto il Medio Oriente.
Fissa i concetti
▼ Veduta dei resti delle mura antiche di Costantinopoli, risalenti al 324 circa.

1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In quale anno i Franchi sconfissero i Longobardi?
b. Qual era la religione dei Franchi?
c. Qual era la capitale dell’Impero romano d’Oriente?
d. In quali aree si diffuse la religione islamica?
Verifica la comprensione
2 Sintetizza le caratteristiche principali dei protagonisti dello scenario dell’Europa e del Mediterraneo.
a. Longobardi: b. Franchi: c. Bizantini: d. Arabi:
LE PAROLE DELLA STORIA
Duchi: la parola indicava il capo che guidava un gruppo di famiglie imparentate tra loro. Ducato era detto il territorio amministrato dal duca.
I Longobardi provenivano dalle terre lontane della Svezia. Essi si erano spostati lentamente nel cuore dell’Europa centrale, stabilendosi per qualche tempo in Pannonia, territorio corrispondente all’incirca all’attuale Ungheria. Infine, spinti dal loro istinto nomade, si mossero verso l’Italia.
Sotto la guida del re Alboino, i Longobardi discesero nel Friuli e penetrarono nella pianura Padana (568). L’Italia si trovava però in una situazione di grande debolezza e l’esercito bizantino evitò di affrontarli in campo aperto, ma si limitò a difendere alcuni centri urbani e fortezze. Una dopo l’altra, però, le maggiori città del Nord Italia – Aquileia, Brescia, Vicenza, Verona – caddero nelle mani dei conquistatori. Resistette solo Ravenna, centro amministrativo e militare dei possedimenti bizantini. Dopo un lungo assedio cadde anche Pavia, che Alboino volle fare capitale del Regno d’Italia, del quale si proclamò sovrano.
I Longobardi scendono in Italia guidati dal re Alboino. La parte settentrionale della Penisola viene presto conquistata.
Dopo la morte di Alboino, furono eletti altri sovrani, ma il loro potere fu limitato dalle ambizioni contrapposte dei duchi. Solo più tardi la monarchia assunse un carattere ereditario e poté consolidarsi. Questi eventi non arrestarono l’avanzata dei Longobardi, che tuttavia non riuscirono a impadronirsi di tutta la Penisola. Poiché i Longobardi non disponevano di una flotta, i Bizantini mantennero il possesso delle zone costiere e delle isole, che potevano essere rifornite dal mare. Inoltre rimase sotto il controllo di Bisanzio una fascia di territorio posta tra Ravenna e Roma, comprendente la Romagna, l’Umbria e il Lazio. Alcuni gruppi di Longobardi raggiunsero l’Italia centro-meridionale, dove fondarono i ducati di Spoleto e di Benevento.
Osserva la carta e rispondi alla domanda
Perché la divisione del Regno dei Longobardi è causa di debolezza? Motiva la tua risposta.
I possedimenti bizantini sono ridotti alle aree costiere, alle isole e ad alcune zone dell’Italia centrale; la parte restante cade sotto il controllo longobardo.
Il nome “Longobardi” ha due spiegazioni probabili: può derivare da Langbart “lunga barba”, o da Langbarte, “lunga lancia”. Entrambe le spiegazioni potrebbero essere vere, perché dalle fonti risulta che i Longobardi portavano delle lunghe barbe e combattevano imbracciando lunghe lance.
La loro società era organizzata in funzione della guerra, che combattevano con crudeltà estrema. La loro dominazione si rivelò assai dura.
Totalmente sottomessa era la posizione della donna, cui venivano negati il possesso di beni e qualsiasi altro diritto. Il padre, e poi il marito, esercitavano su di lei il mundio (dal tedesco Mund = protezione), ossia un potere assoluto. Tale potere gli conferiva il diritto di amministrare i beni della figlia e perfino di venderla o addirittura di ucciderla.
La società longobarda è organizzata per la guerra.
La donna longobarda vive in uno stato di completa sottomissione all’uomo. Prima è il padre a esercitare su di lei il mundio, ossia un’autorità assoluta; poi, con il matrimonio, tale diritto passa allo sposo.

▲ Un cavaliere longobardo in bronzo dorato, usato come decorazione per gli scudi dei guerrieri.
▼ Croce di Agilulfo, gioiello longobardo realizzato con oro e pietre preziose e conservato nel duomo di Monza.
I Longobardi non conoscevano la scrittura, quindi poco sappiamo della loro lingua, anche se ne derivano certamente alcuni nomi propri di persona (Anselmo, Federico, Guido, Umberto), di località (oltre al nome Lombardia, nomi di città terminanti con il suffisso -engo) e di oggetti della vita quotidiana (palla, panca).
Nonostante uno stile di vita per certi aspetti primitivo, questo popolo seppe eccellere in alcuni settori dell’artigianato, in particolare in quello legato alla lavorazione dei metalli.
Dato il loro carattere guerriero, i Longobardi si distinsero soprattutto nella produzione di armi (spade, sciabole, lance, scudi), ma furono anche capaci di realizzare raffinati lavori di oreficeria.
I Longobardi lasciano pregevoli opere di artigianato, in particolare armi e lavori di oreficeria.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Da dove provenivano i Longobardi?
b. Quali territori rimasero ai Bizantini?
c. In quale genere di produzione si distinsero i Longobardi?

Verifica la comprensione
2 Rispondi alle seguenti domande.
a. Perché i Bizantini riuscirono a mantenere il possesso delle zone costiere?
b. Quali ducati longobardi sorsero nell’Italia centromeridionale?
▼ Miniatura raffigurante il re Rotari e la sua corte (metà dell’XI secolo).

Nel 643 re Rotari emanò un editto che da lui prese nome e che fu la prima legge scritta dei Longobardi.
L’editto introdusse un importante cambiamento delle regole antiche. In particolare, proibì la faida. La faida era la vendetta privata, ossia il diritto di ognuno di restituire il torto subìto colpendo il responsabile o la sua famiglia con un’offesa di pari gravità. In pratica: se un uomo libero veniva ferito, i suoi familiari avevano diritto di ferire a loro volta il colpevole.
Rotari sostituì la faida con un risarcimento in denaro, chiamato guidrigildo. Con queste leggi Rotari voleva evitare la spirale d’odio provocata dalle faide, le quali davano avvio a una catena di vendette che continuava di padre in figlio. L’indennizzo in denaro era proporzionale alla gravità dell’offesa subìta e anche alla condizione sociale dell’individuo.
Rotari emana un editto che costituisce la prima legge scritta dei Longobardi; con questo editto viene proibita la faida, sostituita con una multa in denaro.
La legge non veniva applicata a tutti nello stesso modo. Per esempio, se un servo uccideva il padrone era condannato a morte, ma se l’omicida era un uomo libero doveva pagare una multa.
O, ancora, se una donna uccideva il marito era condannata a morte mediante lapidazione, se il marito uccideva la moglie era condannato al pagamento di una somma in denaro.
Il pagamento, comunque, doveva chiudere per sempre l’inimicizia tra le due famiglie e dare soddisfazione a entrambe.
L’editto, nonostante i dubbi di Rotari a questo proposito, confermava una misura tipica della mentalità longobarda, cioè l’ordalia, o Giudizio di Dio. Essa prevedeva che in certi casi l’imputato dimostrasse la propria innocenza sottoponendosi a prove terribili, per esempio camminando a piedi nudi sui carboni ardenti o tenendo in mano un ferro rovente.
Si riteneva che, se fosse stato innocente, Dio gli avrebbe permesso di superare la prova. Il mancato superamento di questa determinava una sentenza di colpevolezza.
L’editto di Rotari non pone tutti gli abitanti del regno nelle stesse condizioni: servi e donne ricevono un trattamento decisamente più severo.
Al momento del loro ingresso in Italia, i Longobardi avevano ormai abbracciato il Cristianesimo, che professavano però nella forma ariana, considerata eretica dalla Chiesa di Roma. Ciò contribuì a inasprire i rapporti tra il Papato e gli invasori, fino a quando re Agilulfo, consigliato dalla moglie Teodolinda, fece battezzare il proprio figlio secondo la fede cattolica (603). L’esempio del sovrano spinse il suo popolo a fare altrettanto. La conversione al Cattolicesimo favorì in modo decisivo il processo di integrazione tra Longobardi e Italici. Nel 728 Liutprando donò al pontefice Gregorio II alcuni territori attorno alla città di Roma, tra cui un castello situato nella località di Sutri, da cui la donazione stessa prese il nome. I terreni e gli edifici donati da Liutprando costituirono il primo nucleo di quello che sarebbe diventato, in seguito, il ben più ampio e potente Stato della Chiesa. Su questo Stato il papa eserciterà, come capo politico, il potere temporale fino al 1870.
Grazie all’opera della regina Teodolinda, i Longobardi si convertono alla fede cattolica. Re Liutprando dona al papa un territorio che costituisce il primo nucleo dello Stato della Chiesa.

Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Che cos’era la faida?
b. In che cosa consisteva l’ordalia?
c. Quale religione professavano i Longobardi al loro arrivo in Italia?
d. Che cosa favorì i rapporti tra Longobardi e Italici?
e. Che cosa fece Liutprando per migliorare i rapporti con la Chiesa?
Ariani: seguaci di Ario (256-336), pensatore cristiano secondo il quale in Gesù era presente la sola natura umana.
Potere temporale: il potere politico; il potere temporale si contrappone al potere spirituale, che riguarda il governo delle anime.
◀ La regina Teodolinda (rappresentata con la corona) negli affreschi che narrano la sua vita, nel duomo di Monza.
Verifica la comprensione
2 Completa il testo inserendo le parole opportune. guidrigildo • ordalia • faida • delitto • legge • donne I Longobardi non avevano una scritta. Fu Rotari a dare al suo popolo un editto che sostituiva la , ossia la vendetta privata, con il , un risarcimento in denaro proporzionato alla colpa commessa. L’entità della pena dipendeva, oltre che dalla gravità del , anche dalla condizione sociale del colpevole. La legge era inoltre più dura nei confronti delle
L’editto di Rotari confermava inoltre l’ , che consisteva nel sottoporre l’imputato a terribili prove.

Il Regno longobardo non riuscì mai a consolidarsi in maniera efficace e definitiva, anche a causa dei conflitti tra i vari duchi. Un elemento di debolezza era costituito dai difficili rapporti con la Chiesa, mai definitivamente pacificati, neppure dopo la donazione di Sutri. I sovrani longobardi, infatti, non rinunciarono mai del tutto alla possibilità di estendere i loro possedimenti invadendo i territori della Chiesa.
Quando il re longobardo Astolfo minacciò di attaccare Roma, papa Stefano II invocò l’intervento dei Franchi. Sotto la guida di Pipino il Breve, questi discesero per due volte in Italia sconfiggendo Astolfo, che dovette chiedere la pace e ritirarsi.
Il conflitto con la Chiesa provoca una guerra con i Franchi, giunti in aiuto del papa.
774 d.C.
La sconfitta di Desiderio per opera di Carlo Magno segna la fine del Regno longobardo.
La politica di Astolfo fu presto ripresa dal suo successore Desiderio. Questi inizialmente cercò di allearsi con i Franchi, dando la propria figlia Ermengarda in moglie al loro re Carlo. Poco dopo, però, Carlo si separò da Ermengarda e si risposò con un’altra donna, rompendo, di fatto, l’alleanza.
Desiderio reagì riprendendo gli attacchi, finché Carlo discese in Italia e, nel 774, inflisse ai Longobardi una sconfitta decisiva.
Prosegue lo scontro con la Chiesa. Un nuovo intervento dei Franchi segna la fine del Regno longobardo.


Nel Battistero di Cividale del Friuli è conservato l’ Altare di Ratchis , così chiamato dal nome del duca longobardo, divenuto poi re, che ne ordinò la realizzazione (VII secolo).
L’altare è costituito da un unico blocco di pietra a forma di parallelepipedo. Su di esso sono scolpite quattro scene di carattere religioso, riferite a episodi del Vangelo.
Nella scena riportata a lato è raffigurato l’episodio dell’adorazione dei Magi.
Osserva le immagini e rispondi alle domande
a. Chi sono i personaggi raffigurati nell’immagine?
b. Che cosa ti colpisce di più di questa rappresentazione?
I Longobardi sono stati considerati a lungo dagli storici come un popolo selvaggio. Oggi gli studiosi hanno modificato in parte quella visione. Se da un lato gli invasori compirono effettivamente grandi devastazioni al momento del loro arrivo in Italia, in seguito svolsero una funzione positiva. La conversione al Cattolicesimo favorì una graduale integrazione con la popolazione italica, e un effetto analogo ebbero le leggi scritte emanate da Rotari. I Longobardi diedero inizio al processo di fusione tra la cultura germanica e quella latina, ponendo le premesse per la formazione della società medievale che avrebbe dominato l’Europa per diversi secoli.
I Longobardi favoriscono gradualmente la nascita di una nuova società che si realizza pienamente nel corso del Medioevo.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che modo i papi cercarono di difendersi dalla minaccia dei re longobardi?
b. Quale evento pose fine all’alleanza tra Carlo e Desiderio?
c. Quali fattori favorirono l’integrazione tra Longobardi e Latini?
Verifica la comprensione
2 Indica il nome dei re longobardi protagonisti degli eventi sotto descritti.
• Fu sconfitto dai Franchi chiamati in Italia da papa Stefano II: .......................... ....................... .
• Fu definitivamente sconfitto dai Franchi guidati da Carlo: ................................................


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Alboino faida orafi ducati
Rotari guidrigildo mundio
I Longobardi sono un popolo germanico di origine scandinava. La loro società è militare e patriarcale. Le donne sono sottoposte al , cioè al potere assoluto del padre o del marito. Sono anche abili artigiani e . Producono oggetti raffinati come la Croce di Agilulfo.
Nel VI secolo i Longobardi, sotto la guida del re , invadono l’Italia. Il territorio conquistato è diviso in . I Longobardi non hanno leggi scritte e praticano la Ciò significa che, se qualcuno è ferito o ucciso, i suoi familiari possono vendicarlo. Nel 643 il re emana la prima legge scritta dei Longobardi, conosciuta come editto di Rotari.
L’editto vieta la faida e la sostituisce con il , cioè con un risarcimento in denaro.
Carlo Gregorio II Liutprando Franchi
Teodolinda Sutri Desiderio
La regina favorisce la conversione del suo popolo alla religione cattolica e migliora i rapporti con papa . Successivamente re dona al papa il castello di , nel Lazio, primo nucleo territoriale di quello che diventerà nei secoli successivi lo Stato della Chiesa.
Nell’VIII secolo i rapporti tra i Longobardi e il Papato peggiorano rapidamente perché re Astolfo minaccia di invadere i territori della Chiesa. Papa Stefano II chiede l’aiuto dei , che, guidati da Pipino il Breve, scendono in Italia e vincono in battaglia i Longobardi. Re , successore di Astolfo, riprende gli attacchi ai territori della Chiesa, finché il re franco sconfigge definitivamente i Longobardi e mette fine al loro regno (774).
COLLOCA NEL TEMPO GLI EVENTI DELLA STORIA
1 Scrivi accanto a ciascun evento l’anno in cui avvenne. Sceglierai le date tra quelle elencate.
568 643 728 774
a. I Longobardi scendono in Italia: .................
b. Fine del Regno longobardo:
c. Editto di Rotari:
d. Donazione di Sutri:
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. L’editto di Rotari stabiliva che nessun delitto fosse punito con la pena di morte.
b. La regina longobarda Teodolinda era di religione ariana.
c. Il re longobardo Astolfo sconfisse Pipino il Breve.
d. Carlo, re dei Franchi, sconfisse i Longobardi e pose fine al loro regno.
SINTETIZZA I CONCETTI E I CONTENUTI
3 Inserisci nella tabella le informazioni richieste.
Situazione dell’Italia dopo l’invasione longobarda
Capitale del Regno longobardo
Altre città conquistate dai Longobardi
Città bizantina che resistette ai Longobardi
Ducati longobardi autonomi nell’Italia centro-meridionale
LAVORA CON I COMPAGNI

interattiva
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 3 e la LEZIONE 4
V
V
V
Se non sai completare la tabella ripassa la LEZIONE 2
4 Svolgerai questo esercizio insieme a quattro tra le tue compagne e i tuoi compagni. Ognuno di voi presenterà uno dei personaggi sotto elencati. Di questo personaggio ricorderà molto brevemente gli eventi di cui fu protagonista.
Alboino:
Teodolinda:
Rotari:
Liutprando:
Desiderio:
Se non sai rispondere ripassa dalla LEZIONE 1 alla LEZIONE 4
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 Il breve brano che segue è tratto dall’editto di Rotari. Leggilo, poi rispondi alle domande.
Se qualcuno avrà ucciso il suo padrone, sia egli stesso ucciso. Se qualcuno vorrà difendere l’omicida paghi novanta soldi, metà al re e metà ai parenti del morto. Se qualcuno avrà ferito nel capo un altro, in modo da rompere solo il cuoio capelluto, paghi un indennizzo di sei soldi. Se avrà fatto due ferite, paghi dodici soldi. Se saranno tre, paghi diciotto soldi. Se saranno di più, non si conteranno e si pagherà l’indennizzo solo per queste tre.
dall’Editto di Rotari
a. La pena di morte in caso di omicidio è riservata a una sola categoria di persone. Quale?
b. Come è punito il ferimento di una persona?
c. Con quale regola si stabilisce l’entità del risarcimento?
2 Secondo la tradizione longobarda tutta una serie di ferite e mutilazioni inflitte a una persona davano inizio a una faida, cioè a un’inimicizia che portava spesso a nuovo sangue e violenze. Con l’articolo dell’editto di Rotari qui riportato, la vendetta privata veniva sostituita dal pagamento di una sanzione in denaro. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Per tutte queste piaghe o ferite sopra descritte che siano accadute tra uomini liberi, abbiamo perciò posto una composizione1 di maggiore entità rispetto ai nostri predecessori, affinché la faida, che è inimicizia, dopo accettata la sopraddetta composizione, sia posposta e non si richieda più oltre.
dall’Editto di Rotari
1 Composizione: pagamento fatto dall’offensore all’offeso, il quale si dichiarava soddisfatto e rinunciava alla vendetta privata.
a. Perché l’editto, per punire gli autori di gravi delitti di sangue, impone la rinuncia alla vendetta in cambio di un rimborso in denaro?
b. A quali sudditi è riservata questa possibilità?
c. Qual è il punto del documento in cui si comprende lo scopo di Rotari?
Longobardi
Sovrani
Alboino: fondatore del Regno longobardo in Italia
Rotari: promotore dell’editto e della giustizia scritta
Teodolinda e Agilulfo: conversione alla fede cattolica (603)
Astolfo: guerra contro il papa, sconfitto dai Franchi
Liutprando: donazione di Sutri
Desiderio: sconfitto da Carlo. Con lui termina il Regno
Religione
cristiani ariani
si convertono alla Chiesa di Roma
Donazione di Sutri: inizio del potere temporale del papa
Società e cultura
organizzazione funzionale alla guerra
completa sottomissione della donna all’uomo
graduale integrazione con la popolazione italica
fusione tra cultura germanica e latina, premessa della società medievale


Battaglia di



EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL PASSATO
Carlo Magno, il protagonista di questa unità, è per certi versi un precursore dell’idea di Europa unita. Durante la sua vita ha conquistato terre con il desiderio di fondare un nuovo grande Impero, che però si è dissolto dopo la sua morte. Per arrivare a una vera unificazione dell’Europa bisogna aspettare molto tempo: solo nel XX secolo viene fondata l’Unione Europea, un’unione politica ed economica tra Stati che ha lo scopo di raggiungere obiettivi comuni.
Prova a cercare nel tuo libro di geografia, oppure in rete, una carta politica dell’Europa. A quali Stati attuali corrispondono i territori dell’Impero carolingio e dei suoi alleati? V
Territori dell’Impero carolingio
Alleati o tributari dell’Impero
Territori dell’Impero bizantino
Oceano
Confronta la carta

CLASSE CAPOVOLTA
Incontra il personaggio
Guarda il video su Carlo Magno e svolgi l’attività.
Carlo Magno, re dei Franchi, governa saggiamente il suo popolo. Nei suoi quarant’anni di regno, non può riposarsi molto. Ogni anno, in primavera, deve montare a cavallo e partire per affrontare nemici di ogni stirpe e religione. Tutti devono piegarsi davanti a lui, che obbliga i nemici a convertirsi alla fede cristiana. E per chi non si piega c’è una sola alternativa: la morte. Il papa, che vede nel sovrano franco un protettore ideale, nella notte di Natale dell’800, a Roma, gli fa il dono più prezioso: la corona imperiale. Ma Carlo non è soltanto un conquistatore. Anche se non sa leggere e sa appena fare la propria firma, è in grado di comprendere il valore della cultura e fonda presso la sua corte di Aquisgrana la Scuola Palatina, dove raccoglie i migliori ingegni del suo tempo.
Rispondi alla domanda
Immagina di essere Carlo Magno e di dover organizzare una spedizione in Italia. Quali preparativi dovresti compiere prima di dare inizio al viaggio?



Il documento seguente è tratto dalla biografia di Carlo Magno, scritta nel IX secolo da Eginardo, uno dei collaboratori più stretti del re franco.
Aveva una bella chioma bianca e un volto piacevole e gioviale, da cui il suo aspetto acquistava molto in autorità e imponenza. Sebbene paresse avere il collo grasso e corto e il ventre piuttosto prominente, aveva l’andatura decisa e muoveva il corpo in maniera virile; la voce era chiara ma non profonda, e perciò non adatta al suo aspetto fisico. Era un conversatore piacevole e vivace, e riusciva a esprimere molto chiaramente ciò che voleva. […] Non accontentandosi della sua lingua materna, si diede da fare per imparare anche lingue straniere, tra le quali apprese così bene la latina, che era solito parlare indifferentemente tanto in questa che nella sua lingua patria.
Eginardo, Vita di Carlo Magno
Rispondi alle domande
a. Quali sono le caratteristiche fisiche e la personalità di Carlo Magno?
b. Qual è il tono con cui Eginardo delinea la figura di Carlo?
RINASCITA Periodo di rinnovamento culturale e artistico (VIII-IX secolo).
EUROPA Carlo Magno riuscì a unificare gran parte dell’Europa occidentale sotto il suo Impero.
BENEFICIO Un terreno concesso dal sovrano o da un signore a un vassallo in cambio di fedeltà e servizi.
Maggiordomo: alto funzionario che si occupava di questioni amministrative e politiche. Deriva dal latino maior domus (il maggiore della casa).
Paladini: deriva dal latino palatium (palazzo, corte imperiale). I paladini erano i più fidati cavalieri di Carlo Magno.


▲ Il reliquiario di Carlo Magno, custodito all’interno della cattedrale di Aquisgrana.
I Franchi erano un popolo di origine germanica che viveva nella Gallia del Nord (l’attuale Francia settentrionale). Nel V secolo, sotto il re Clodoveo, primo grande sovrano della dinastia dei Merovingi, si convertirono al Cristianesimo. Ebbe così inizio un rapporto di reciproco sostegno tra i Franchi e la Chiesa destinato a durare per molti secoli. Sotto la guida dei Merovingi, i Franchi espansero il loro dominio sull’intera Gallia, che da loro prese il nome di Francia. Tuttavia, gli ultimi rappresentanti di questa dinastia si dimostrarono deboli e il potere passò a funzionari che venivano chiamati maggiordomi o maestri di palazzo. Il più famoso tra questi fu Carlo Martello, il quale nella battaglia di Poitiers (732) sconfisse gli Arabi che tentavano di penetrare in Francia. Carlo Martello, pur senza avere il titolo di re, governava di fatto il Paese.
Alla sua morte, il figlio Pipino, detto il Breve, si proclamò re dei Franchi (751) e tre anni dopo ricevette la corona dalle mani di papa Stefano II. Con la consacrazione papale la figura del re, comandante militare e guida politica, acquisiva anche un carattere sacro. Il re diveniva infatti il rappresentante di Dio sulla Terra e il difensore della fede cristiana. Ebbe inizio così la dinastia dei Carolingi, che prese il nome da Carlo Martello. Alla morte di Pipino il Breve, nel 768, gli successe il figlio Carlo, le cui imprese gli valsero in seguito l’appellativo di Magno (il grande).
Gli ultimi esponenti della dinastia merovingia si dimostrano incapaci di governare e il potere passa ai maggiordomi di palazzo. Uno di questi, Pipino il Breve, si fa proclamare re e dà inizio alla dinastia carolingia.
Figlio primogenito di Pipino il Breve, Carlo nacque probabilmente nel 742. Alla morte di Pipino (768), i suoi figli Carlo e Carlomanno gli succedettero insieme sul trono. Secondo le consuetudini dei Franchi, il regno era considerato una proprietà personale del sovrano e pertanto andava diviso tra gli eredi. La morte di Carlomanno a soli vent’anni, a causa di una malattia incurabile, cambiò la situazione. Carlo, infatti, si affrettò a farsi proclamare re dei Franchi. In realtà questo atto fu contestato dai figli del fratello Carlomanno, che non ebbero però la forza di far valere le loro ragioni e Carlo prese nelle proprie mani il potere. Lo mantenne per altri 43 anni, durante i quali lasciò un’impronta indelebile.
Alla morte di Pipino il Breve gli succedono i due figli Carlo e Carlomanno. La morte prematura di quest’ultimo offre a Carlo la possibilità di regnare da solo.
Carlo consolidò il suo potere anche attraverso numerose campagne militari. Questa incessante attività militare gli consentì nel corso degli anni di aumentare l’estensione del Regno franco e di fondare un Impero che comprendeva buona parte dell’Europa occidentale. Nel 774 conquistò il Regno dei Longobardi, in Italia. In Germania vinse le popolazioni dei Sassoni e dei Frisoni, che abitavano nel Nord del Paese. Nel 796 riuscì a sottomettere gli Avari, una potente popolazione che controllava un vasto territorio tra l’attuale Ungheria e i Balcani. Verso la fine dell’ VIII secolo il regno di Carlo si estendeva dall’Italia al mare del Nord, dal fiume Elba in Germania al fiume Ebro in Spagna. Insieme alle numerosissime vittorie, Carlo dovette registrare anche una sconfitta: la battaglia di Roncisvalle, svoltasi nel 778, che entrò nella leggenda. Nei secoli successivi fu al centro di numerose Canzoni di gesta (opere in poesia che narrano le imprese militari dei paladini e i loro amori). Celebre in tutta Europa divenne il nome di Orlando (o Rolando), il più fedele e valoroso dei paladini di Carlo, morto in quello scontro.
Carlo consolida il suo potere anche con le campagne militari.
Oceano
Atlantico
Impero carolingio

Osserva la carta e rispondi alle domande
REGNO DEI FRANCHI
Milano Parigi
Aquisgrana Verdun Venezia
REGNO DELLE ASTURIE
Lisbona
Anglosassoni Sassonia Serbi Elba
Roncisvalle
MARCA SPAGNOLA
Barcellona
EMIRATO DI CORDOVA
Cordova
STUDIA CON METODO
MARCA ORIENTALE
REGNO D’ITALIA
Roma
DUCATO DI SPOLETO
DUCATO DI BENEVENTO
REGNO
DEGLI AVARI
REGNO
DEI BULGARI
Territori conquistati da Carlo Magno
Impero bizantino
Patrimonio di San Pietro Domini arabi
Mar Mediterraneo
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quale popolo diede il suo nome alla Francia?
b. Da quale personaggio storico deriva il proprio nome la dinastia dei Carolingi?
c. Quale evento rese possibile a Carlo di riunire nelle sue mani tutto il Regno franco?
Mar Nero
Costantinopoli
a. Individua la località di Roncisvalle.
b. Confronta questa carta storica con una carta politica: in quale Stato si trova oggi Roncisvalle?
c. Localizza Roncisvalle su una carta fisica. Come si chiama la catena montuosa presso la quale si trova?
Verifica la comprensione 2 Scrivi i nomi dei Carolingi che succedettero a Carlo Martello.
Carlo Martello
Vettovaglie: provviste di viveri per il mantenimento di una comunità, in particolare dell’esercito.
Foraggio: tutti gli alimenti con cui si nutre il bestiame domestico.
Capitolare: principale strumento utilizzato dagli imperatori carolingi per emanare le leggi su ogni argomento. Il nome deriva dal latino capitulare, dividere in paragrafi o, appunto, capitoli.
Le vittorie di Carlo Magno furono dovute non solo alle sue personali doti di condottiero, ma anche all’efficienza dell’esercito franco. L’equipaggiamento militare non era fornito dal re, ma doveva essere procurato dagli stessi soldati. Questo esercito costituiva una potente macchina da guerra, che poteva mettere in campo alcune migliaia di cavalieri e fanti. Costoro dovevano essere equipaggiati, sfamati e curati per tutta la durata della guerra. Pertanto, insieme ai carri stracolmi di armi, ne viaggiavano altri che trasportavano le vettovaglie per i soldati (vino e cibo) e il foraggio per i cavalli (orzo e avena).
I calcoli fatti dagli storici indicano che un esercito come quello carolingio poteva essere composto da 10.000 uomini, 3.000 dei quali a cavallo. Quando invadeva un territorio nemico, l’esercito doveva essere approvvigionato sul posto. Per trasportare tutta questa massa di uomini e armi, occorrevano 6.000 carri. Ogni carro era trainato da due buoi. Quindi con i soldati marciavano anche 12.000 buoi. Questo rendeva assai lenta la marcia delle truppe. Inoltre gli animali si nutrivano dell’erba e delle piante che trovavano sul cammino: perciò il passaggio dell’esercito era distruttivo per le campagne e i raccolti.
Le vittorie di Carlo sono dovute al suo genio militare, ma anche a un esercito perfettamente organizzato, che ha nella cavalleria pesante la sua arma più potente.
▼ Miniatura del 1415, che mostra Carlo Magno di ritorno in Francia dopo la morte di Orlando nella Battaglia di Roncisvalle (1415).

Le campagne militari si svolgevano in primavera e in estate. Nelle altre stagioni non era possibile trovare in natura il cibo con cui sfamare una massa di soldati così imponente. Inoltre, le piogge autunnali e le nevicate invernali costituivano un ostacolo alla marcia degli eserciti, al cui seguito viaggiavano numerosissimi carri. In assenza di strade lastricate, i movimenti si svolgevano su sentieri o su piste poco agevoli, quindi era necessario che la marcia avvenisse su terreni solidi. Le campagne militari, dovendo arrestarsi alle soglie dell’autunno, spesso non erano definitive. L’esercito si ritirava dopo pochi mesi nelle sue basi di partenza e il nemico aveva tempo di riprendersi. L’inizio delle operazioni militari avveniva con il Campo di maggio, che si teneva nel luogo deciso di volta in volta dal sovrano, a cui partecipavano i nobili con i loro guerrieri. In questa occasione Carlo emanava le leggi, dette capitolari, e prendeva il comando dell’esercito.
Le campagne militari cominciano in primavera e terminano in autunno, perciò talvolta l’esercito franco deve interrompere le operazioni prima che il nemico sia definitivamente sconfitto.
La miniatura a lato, eseguita nel monastero di san Gallo (in Svizzera) nell’XI secolo, mostra un gruppo di cavalieri franchi. L’immagine è una fonte preziosa per conoscere l’equipaggiamento dei cavalieri.
L’elmo A in metallo proteggeva la testa, compresa la nuca. Era molto costoso, perciò solo i cavalieri potevano permetterselo.
Lo scudo B era in legno con strisce di metallo. Aveva forma triangolare.
Ogni cavaliere era armato di spada C , lunga circa 1 metro.
La lancia D era lunga e pesante. Impugnata dal cavaliere al galoppo, aveva una terribile forza d’urto: era usata per colpire gli avversari e disarcionarli, cioè gettarli giù da cavallo.
I cavalieri più ricchi indossavano la brunìa E , un pesante giaccone di cuoio ricoperto di lamelle metalliche.
I combattenti dotati di brunìa formavano il nucleo più forte della cavalleria di Carlo Magno, la sua arma vincente.
La staffa F permetteva di mantenere l’equilibrio e di manovrare il cavallo più facilmente nella confusione della battaglia.

Osserva l’immagine e rispondi alle domande
a. Da un punto di vista tecnologico l’equipaggiamento dei cavalieri di Carlo Magno era molto curato ed efficiente. Eppure l’immagine ci informa che sul campo di battaglia i cavalieri erano meno numerosi dei fanti. Come spieghi questa apparente contraddizione?
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Chi provvedeva all’equipaggiamento dei soldati?
b. Da quanti soldati era costituito l’esercito di Carlo?
c. Quando si svolgevano le campagne militari?
d. Quale evento dava inizio alle operazioni militari?
b. La brunìa del cavaliere in primo piano è decorata con lo stemma dell’Impero di Carlo Magno, che raffigura un’aquila a due teste nera su fondo giallo. Secondo te, che cosa potrebbe simboleggiare questo stemma? In quale altro punto è visibile?
Verifica la comprensione
2 Completa il testo con le parole sotto elencate. posto • animali • lentezza • carri
Le campagne militari di Carlo Magno si svolgevano con , perché l’esercito era seguito da migliaia di .
Le provviste per i soldati e gli erano trovate sul , danneggiando le campagne.
LE PAROLE DELLA STORIA
Vassalli: persone a cui il sovrano assegnava un territorio e una forma di protezione in cambio di un giuramento di fedeltà e di una promessa di aiuto militare in caso di necessità.
L’ampiezza dell’Impero e le cattive condizioni delle strade rendevano impossibile esercitare un controllo efficace. Per questo motivo Carlo affidò ad alcuni uomini di sua fiducia, chiamati vassalli, il compito di amministrare aree più o meno ampie dello Stato.
Il territorio fu così diviso in marche e contee. Le prime, più estese, erano poste ai confini ed erano affidate ai marchesi; le seconde, più piccole, si trovavano nella parte interna ed erano governate dai conti.
Il meccanismo su cui si basava questo sistema amministrativo era il seguente: il sovrano concedeva al vassallo il beneficio, costituito da un territorio destinato a fornirgli le risorse necessarie al mantenimento di un contingente di armati. Su questo territorio il vassallo riceveva l’immunità, che gli dava il diritto di riscuotere le tasse e di amministrare la giustizia. In cambio doveva provvedere alla difesa e al mantenimento dell’ordine pubblico. Quando il suo signore lo richiedeva, il vassallo accorreva con i suoi soldati a combattere per lui.
Non potendo governare da solo un territorio molto vasto, Carlo affida ad alcuni uomini di sua fiducia, chiamati vassalli, l’incarico di amministrare singole regioni. Le unità amministrative sono suddivise in marche e contee.

La concessione del beneficio non poteva essere trasmessa per via ereditaria, quindi alla morte del vassallo ritornava al sovrano, che poteva disporne secondo la sua volontà.
Per assicurarsi che conti e marchesi governassero bene e applicassero le sue leggi, Carlo Magno si serviva di un gruppo di ispettori , i cosid detti missi dominici (“inviati del signore”). Essi si spostavano da una parte all’altra dell’Impero e, se individuavano abusi compiuti nella gestione economica o nell’amministrazione della giustizia, li riferivano al sovrano.
Il sovrano fa in modo che i vassalli rimangano sottoposti al suo controllo e non acquistino eccessiva autonomia.
Dai tempi della caduta dell’Impero romano d’Occidente, l’economia era povera, arretrata e si basava quasi esclusivamente sull’agricoltura, praticata con sistemi poco sviluppati e attrezzi di scarsa efficienza. In generale, era evidente la decadenza delle attività economiche: la moneta non circolava più e si praticava il baratto. Molte città erano state abbandonate, mentre altre, un tempo assai popolose, erano ridotte a poche migliaia di abitanti. Le strade erano insicure e i commerci molto ridotti. Durante l’Impero di Carlo Magno, tuttavia, si assistette a una ripresa delle attività economiche: aumentò la produzione agricola, crebbe la produzione di cereali e l’imperatore fece anche coniare una nuova moneta.
L’economia dell’Impero carolingio si basa quasi esclusivamente sull’agricoltura, che, praticata fino a quel momento con sistemi arretrati, mostra ora una ripresa.
L’Impero carolingio svolse comunque un ruolo fortemente positivo per le popolazioni che vi risiedevano. La sua forza militare impedì invasioni dall’esterno e garantì sicurezza ai suoi abitanti. Inoltre esso portò i seguenti fattori di unità:
• una lingua scritta comune (il latino);
• le leggi dell’imperatore, dette capitolari;
• la moneta, che era unica in tutto il territorio imperiale.
Con Carlo Magno fu infatti stabilito il primo sistema unificato di moneta in Europa, dopo quello romano. Fu coniata una sola moneta, chiamata denaro. Era fatta in gran parte d’argento, data la difficoltà a quel tempo di reperire oro.
L’Impero svolge un’importante funzione difensiva e contribuisce a unificare le genti che vivono nei suoi confini.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che modo fu suddiviso l’Impero di Carlo?
b. In che cosa consisteva il beneficio?
c. Quali diritti dava l’immunità?
d. Quali furono i fattori di unità dell’Impero?
Rifletti sul lessico
2 Scrivi accanto a ciascuna definizione il termine
a cui si riferisce.
vassalli • capitolari • missi dominici
a. Leggi emanate da Carlo Magno:

b. Le persone che, avendo ricevuto dal sovrano il beneficio, sono legate a lui da vincoli di fedeltà:
c. Ispettori inviati da Carlo Magno per controllare l’operato di conti e marchesi:
Verifica la comprensione
3 Indica i termini corretti.
a. Le marche si trovavano nella parte esterna interna dell’Impero.
b. I vassalli potevano non potevano trasmettere il territorio da loro governato ai figli.
c. La principale attività economica dell’Impero era l’agricoltura il commercio.

▲ Interno della Cappella Palatina, fatta costruire da Carlo Magno tra il 786 e l’804 come cappella privata del palazzo imperiale di Aquisgrana.


Nonostante fosse personalmente illetterato (solo negli ultimi anni imparò a leggere con difficoltà e ad apporre la propria firma), Carlo Magno tenne in gran conto la cultura. Egli comprendeva che per amministrare uno Stato occorrevano individui istruiti, capaci di scrivere le leggi, di giudicare i colpevoli, di comandare l’esercito. Per questo motivo, nella sua opera di governo si avvalse del personale ecclesiastico, l’unico che fosse allora dotato delle competenze necessarie, e favorì l’affermazione dei monasteri come centri culturali dove si copiavano e conservavano manoscritti sacri e di epoca classica. Cercò inoltre di favorire la diffusione della cultura sia tra il clero sia tra i laici. Per il clero provvide alla fondazione di numerose scuole vescovili; per i laici creò a corte, nella capitale Aquisgrana, la celebre Scuola Palatina. Qui raccolse i maggiori studiosi provenienti da ogni parte dell’Impero: letterati, poeti, musicisti, matematici, ai quali chiese di tenere lezioni ai futuri amministratori dello Stato. Queste scuole trasmisero la cultura del mondo antico e diffusero la conoscenza della Bibbia e delle leggi. Tra gli intellettuali di maggior prestigio che frequentarono la Scuola Palatina vi fu Eginardo (775 circa840), lo storico che narrò la vita di Carlo Magno ed ebbe la stima e l’amicizia del sovrano. A dirigere la Scuola Palatina fu chiamato l’inglese Alcuino (732804), uomo di grande cultura, amante della civiltà classica.
Carlo Magno dà un forte impulso alla cultura per preparare il personale necessario ad amministrare lo Stato. Fonda varie scuole, tra cui la più importante è la Scuola Palatina, che ha sede nella sua stessa corte.
La Scuola Palatina fissò definitivamente le norme che avrebbero costituito il modello scolastico per i secoli a venire. Al centro di questo modello vi erano le materie delle cosiddette “arti liberali”, a loro volta suddivise in “trivio” e “quadrivio”. Il trivio comprendeva le discipline legate al linguaggio; del quadrivio facevano parte invece quelle che oggi definiremmo materie scientifiche. Un altro importante passo verso la diffusione di una cultura europea fu dato dall’invenzione della minuscola carolina, una forma di scrittura piccola, rotondeggiante e di più facile lettura rispetto a quella precedentemente in uso.
Durante il regno di Carlo Magno si organizza un nuovo modello scolastico e viene introdotta una più facile forma di scrittura.
Carlo proseguì la politica di alleanza con la Chiesa avviata dai suoi predecessori. Anche lui, come il padre Pipino il Breve, scese in Italia per combattere i Longobardi che minacciavano il Papato ( p. 8).
Da tale alleanza entrambe le parti traevano dei vantaggi: il papa otteneva la protezione di un sovrano potentissimo, mentre Carlo vedeva rafforzato il suo prestigio grazie al riconoscimento del pontefice. Il sovrano impose ai popoli vinti la conversione al Cristianesimo, utilizzando in alcuni casi mezzi davvero brutali. A farne le spese furono soprattutto i Sassoni, che cercarono di rimanere fedeli ai loro dèi, e per questo subirono violente persecuzioni.
Carlo è al servizio della religione e costringe i popoli vinti a convertirsi al Cattolicesimo. Chi si rifiuta viene ucciso.
Il rapporto tra la monarchia franca e il Papato si strinse ancora di più quando Carlo, chiamato a Roma da papa Leone III, fu da questi incoronato imperatore. Era la notte di Natale dell’anno 800. Nasceva allora il Sacro Romano Impero:
• Sacro in quanto difensore della religione cristiana cattolica e consacrato dal papa;
• Romano perché si ispirava all’Impero romano. In realtà l’organismo statale realizzato da Carlo non aveva più nulla che potesse accostarlo alla tradizione classica. Diversi erano i popoli che vi abitavano, l’estensione geografica, le leggi, il tipo di amministrazione, la struttura economica, la cultura;
• Impero perché esteso su un vastissimo territorio.
Sembra tuttavia che Carlo fosse all’oscuro delle intenzioni del pontefice e non abbia gradito l’atto dell’incoronazione. Da un lato, infatti la corona imperiale aumentava la sua autorità, ma il fatto che egli la ricevesse dalle mani del pontefice poteva essere interpretato come un atto di sottomissione a quest’ultimo. Restava dunque da capire se l’autorità dell’imperatore dipendesse dal papa, o viceversa. E questo dubbio avrebbe alimentato in futuro numerosi scontri tra Papato e Impero.
Nella notte di Natale dell’anno 800, papa Leone III incorona Carlo imperatore del Sacro Romano Impero.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Perché Carlo fece spesso ricorso a personale ecclesiastico nell’amministrazione dello Stato?
b. Quali personaggi frequentarono la Scuola Palatina?
c. Quali discipline comprendevano il trivio e il quadrivio?
d. Che cos’è la minuscola carolina?
Verifica la comprensione
▼ Il trono reale di Aquisgrana, noto anche come “Trono di Carlo Magno”, all’interno della Cappella Palatina.

800 d.C.
Carlo Magno è incoronato imperatore del Sacro Romano Impero.
2 Completa il testo con le parole elencate. Sacro • Leone III • 800 • Natale • corona
Nella notte di dell’anno papa pose sul capo di Carlo la imperiale. Nasceva così il Romano Impero.

espressiva

Il Sacro Romano Impero nasce con un atto simbolico: papa Leone III, ponendo sul capo di Carlo la corona imperiale, afferma l’universalità del potere che gli è affidato, ma al tempo stesso gli ricorda che tale potere deriva dalla Chiesa.
Ancora una volta Carlo è costretto a scendere in Italia. Ora, però, non deve difendere il papa dai Longobardi, il cui regno lui stesso ha distrutto. Il motivo del suo viaggio è un altro: porre fine alle lotte che dilaniano Roma e gettano pesanti ombre sulla stessa istituzione papale. Per comprendere ciò che sta accadendo occorre ritornare indietro di qualche anno, precisamente alla morte del papa Adriano I, avvenuta il 25 dicembre 795. A succedergli, con grande scorno dell’aristocrazia romana, non è un membro delle poche famiglie che nella Chiesa fanno il bello e il cattivo tempo, ma un semplice sacerdote di umili origini. Leone III, questo il suo nome, incontra subito l’ostilità della Roma che conta, in particolare dei parenti del defunto pontefice. Le manifestazioni di ostilità che questi gli riservano sono sempre più clamorose, fino all’estrema, vergognosa offesa: durante una processione per le vie della città, il corteo papale viene attaccato da una banda di nobili, che dopo aver accusato il papa di adulterio e di spergiuro, lo aggrediscono e si accaniscono contro il suo corpo, lasciandolo poi agonizzante per strada. Viene quindi trasportato in un monastero e qui gli appare in sogno san Pietro, che risana miracolosamente il suo corpo dalle ferite e dalle mutilazioni. In seguito, grazie all’aiuto di un monaco, papa Leone riesce a fuggire e ad allontanarsi da Roma. Questo secondo alcune fonti; secondo altre, invece, gli aggressori si sarebbero limitati a imprigionare il papa e a richiuderlo in un convento, da cui sarebbe fuggito. Ognuno è libero di scegliere tra le due versioni quella che ritiene più veritiera, ma da questo momento i racconti si uniformano: Leone, liberatosi dai carcerieri, fugge da Roma e raggiunge Carlo Magno nella lontana Sassonia. Sentito il resoconto degli eventi, il re si convince che la sua presenza sia necessaria per riportare l’ordine in quella città santa che di santo non ha più nulla, se non il passato.

Così, nell’estate dell’800, Carlo scende in Italia per restituire a Leone la carica che gli era stata tolta con la violenza. Giunto a Roma, vi si sofferma fino a Natale, e proprio nella notte santa si verifica l’evento che passerà alla storia. Nella chiesa di san Pietro gremita di folla, il re, con il suo fisico alto e imponente, avanza sicuro lungo la navata centrale, illuminata da un’infinità di candele.
Ai lati, le numerose statue di santi osservano con sguardo imperscrutabile la solenne cerimonia. Giunto alla balaustra, Carlo si avvicina alla tomba di Pietro, davanti alla quale si inginocchia in preghiera. Prima, però, si spoglia delle armi e dei simboli del potere. Allora Leone, che sta celebrando la messa, estrae dal tabernacolo una corona d’oro, gli si avvicina e gliela depone sul capo: sarà quella la corona imperiale. Ad accompagnare il gesto del pontefice, il clero e il popolo romano si uniscono in un’acclamazione: «A Carlo Augusto, coronato da Dio, possente e pacifico imperatore, vita e vittoria».
Forse neppure il più entusiasta dei presenti si rende davvero conto delle conseguenze che quell’atto avrà nella storia.


a. Dividi il racconto in sei brevi sequenze che descrivono le azioni principali raccontate in questa storia. Trova per ogni sequenza un titolo e scrivi per ogni segmento tre righe di testo sul tuo quaderno.
b. Racconta la storia ad alta voce a partire dalla tua sintesi.
Il disegno ricostruisce gli ambienti di un antico monastero. Nell’impero di Carlo Magno i monasteri ebbero un ruolo fondamentale non solo sul piano religioso, ma anche culturale: i monaci amanuensi copiavano e conservavano antichi manoscritti e le comunità monastiche erano luoghi di studio oltre che di preghiera.
Il cuore della vita della comunità dei monaci è la chiesa, dove vanno a celebrare l’Eucaristia e a pregare, sette volte al giorno.
Accanto alla chiesa, un altro ambiente caratteristico del monastero è il chiostro. Si tratta di un grande cortile, circondato da portici. Lì i monaci possono passeggiare, ma anche trovare la giusta concentrazione per pregare e meditare.
Una parte degli edifici del monastero è dedicata alle relazioni con il mondo esterno. I monaci accolgono nella foresteria i pellegrini, danno assistenza ai poveri, offrono cura ai malati. Il monastero è dotato, di solito, di una vera e propria infermeria.

1 2 6


4 5
Al dormitorio si può accedere direttamente dalla chiesa, attraverso un passaggio coperto che ripara i monaci dal freddo e dalle intemperie visto che vi si recano a pregare anche durante la notte e al mattino molto presto.
I monaci consumano insieme i loro pasti nel refettorio. Mentre mangiano stanno in silenzio. Un confratello, a turno, legge ad alta voce brani di libri di argomento religioso.
Oltre alla preghiera, i monaci dedicano molto tempo al lavoro. Uno dei lavori più importanti che si svolge nel monastero è la produzione di libri manoscritti. A questa occupazione è dedicato il vasto ambiente dello scriptorium. Molto spesso il monastero è dotato anche di una vera e propria scuola, dove vengono istruiti i futuri monaci, ma dove talvolta vengono anche accolti i figli dei nobili. Lo scriptorium doveva essere ben illuminato dalla luce naturale.
Ora tocca a te: osserva l’immagine e rispondi alla domanda
a. Prova a osservare la distribuzione dei luoghi del monastero. Quali sono le aree che ritieni più importanti e perché?


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
Merovingi y Gallia
I Franchi sono un popolo germanico che vive in (la Francia attuale). Nel V secolo, durante il regno di Clodoveo, esponente della dinastia dei , si convertono al Cristianesimo. Nasce così un legame di reciproco sostegno tra i Franchi e la Chiesa. Più tardi Pipino il Breve ottiene la corona e fonda una nuova dinastia, quella dei Carolingi.
Sassoni y Magno y Impero
Il successore di Pipino il Breve, il figlio Carlo, detto per le grandi imprese compiute, sottomette i , i Longobardi e gli Avari. La sua incessante attività militare gli consente nel corso degli anni di aumentare l’estensione del Regno dei Franchi e di fondare un che comprende buona parte dell’Europa occidentale.
L’esercito dei Franchi
autunno y primavera y capitolari y marcia y genio
Le vittorie di Carlo Magno dipendono dal suo militare e da un esercito ben organizzato, formato da circa 10.000 uomini. Per trasportare armi e viveri sono necessari migliaia di carri trainati da buoi: ciò rende lenta la delle truppe e il passaggio dell’esercito è distruttivo per le campagne. Le guerre iniziano in con il Campo di maggio, in cui Carlo emana i e assume il comando. I combattimenti si devono però interrompere in , anche se il nemico non è definitivamente sconfitto.
I vassalli
conti y immunità y vassalli y missi dominici y beneficio y marchesi
Per riuscire a governare i vasti territori che conquista, Carlo affida ruoli amministrativi ai , uomini di sua fiducia, legati da un giuramento di fedeltà. Il territorio viene diviso in regioni più o meno grandi. I amministrano ampie regioni poste ai confini, mentre ai vengono affidate zone più piccole e interne. Il territorio assegnato, detto , fornisce risorse e (cioè il diritto di riscuotere tasse e amministrare la giustizia). Per controllare gli abusi, Carlo invia i , incaricati di vigilare sui funzionari locali.
latino y denaro y agricoltura
L’economia, basata sull’ , si risolleva con l’aumento della produzione agricola e la coniazione di una nuova moneta: il d’argento. La moneta unica, insieme a una lingua scritta comune (il ) e alle leggi dell’imperatore (capitolari) costituiscono fattori di unità per l’Impero carolingio.
La rinascita culturale e la consacrazione del Sacro Romano Impero
Scuola y conversione y Chiesa y Leone III
Carlo Magno promuove la cultura pur essendo quasi illetterato. Per formare funzionari capaci di governare bene, fonda la Palatina, dove insegnano i maggiori studiosi del tempo. Inoltre crea scuole presso chiese e monasteri, per diffondere l’istruzione nell’Impero.
Carlo rafforza i rapporti con la , proteggendo il papa e imponendo ai popoli vinti la al Cristianesimo. Nella notte di Natale dell’anno 800, papa incorona Carlo imperatore. Nasce così il Sacro Romano Impero.
LEGGI E INTERPRETA LE CARTE
1 Osserva la carta di p. 14, quindi sottolinea, tra le regioni sotto elencate, quelle che non facevano parte del Sacro Romano Impero.

interattiva
Se non conosci le parole esatte ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 4
Baviera y Egitto y Austrasia y Burgundia y Moravia y Neustria y Aquitania y Palestina y Marca spagnola y Siria y Sassonia y emirato di Cordova
COLLOCA NEL TEMPO GLI EVENTI DELLA STORIA
2 Colloca gli eventi sotto riportati accanto alle date in cui avvennero.
Carlo viene incoronato imperatore y Carlo conquista il Regno dei Longobardi y Carlo Martello sconfigge gli Arabi nella battaglia di Poitiers y la retroguardia di Carlo viene sconfitta a Roncisvalle y probabile nascita di Carlo y Pipino il Breve si proclama re dei Franchi
a. 732:
b. 742:
c. 751:
d. 774:
e. 778: ........................................................................................................................................................
f. 800:
CONOSCI E USA LE PAROLE DELLA STORIA
3 Scrivi accanto a ogni definizione la parola esatta.
a. Alto funzionario addetto a questioni amministrative e politiche:
b. Dinastia dei Franchi che prese il nome da Carlo Martello:
c. I più fidati cavalieri di Carlo Magno:
d. Forma di scrittura piccola e rotondeggiante introdotta durante il regno di Carlo Magno:
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
4 Completa il testo inserendo le parole opportune.
Se non sai completare il testo ripassa la LEZIONE 3
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 3
Da un punto di vista economico, l’Impero di Carlo si reggeva principalmente sull’ . La produzione, però, era modesta perché i contadini avevano a disposizione poco efficienti. L’artigianato e il ................................................. erano poco sviluppati e la popolazione consumava ciò che produceva. La moneta non circolava più e si praticava il Molte erano state abbandonate e le strade non erano sicure.
STABILISCI LEGAMI DI CAUSA ED EFFETTO
5 Indica le conseguenze derivanti dalle cause sotto elencate.
a. I Franchi si convertono al Cattolicesimo e ne deriva: l’alleanza con il papa la vittoria sui Longobardi la guerra contro i Sassoni
b. Nell’Impero mancano funzionari preparati per governare, perciò Carlo Magno: governa da solo nomina i missi dominici fonda la Scuola Palatina
c. Carlo Magno vuole essere sicuro che conti e marchesi governino bene, perciò: compie numerose ispezioni nomina i missi dominici minaccia pene durissime nei loro territori per chi sbaglia
6 Completa la mappa inserendo i termini opportuni.
Carlo Magno può contare su un
che richiede il trasporto di efficiente e dotato di una forte
per i soldati per i cavalli
CLIL (CONTENT AND LANGUAGE INTEGRATED LEARNING)
7 Complete the text with the words in the list.
Pope y Church y Empire y culture y religion y laws y Emperor y Christmas y time y currency
When Pepin the Short dies (muore), his son Charles the Great becomes king of the Franks. He creates a vast ................................................. . Earls and Marquises (Conti e Marchesi) administrate it. Charles allies himself (si allea) with the Catholic and forces the pagan people to convert to the Christian . On day of the 800, Leo III crowns him of the Romans. Charles builds (crea) the Holy Roman Empire, encourages the integration between people and pushes (spinge) the subjects (sudditi) to obey the same ................................................. (leggi) and to use the same ................................................. (moneta). In addition, Charles the Great favours creating the Palatine School where he calls to teach the greatest intellectuals of the
8 Leggi il brano Carlo è consacrato imperatore (pp. 24-25) e immagina di essere Carlo la notte prima dell’evento. Quali sono le tue emozioni? Che cosa fai per ingannare l’attesa?
Ricordati di scrivere un testo dal ritmo incalzante per far emozionare il lettore.
Se non sai completare la mappa ripassa la LEZIONE 2
Se non sai completare il testo ripassa la LEZIONE 3 e la LEZIONE 4
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 All’epoca di Carlo Magno, nei monasteri si seguiva una rigida disciplina. Leggi il documento, tratto dalla Regola di san Benedetto e rispondi alle domande.
La Regola di san Benedetto
Nel monastero nessuno osi dare o ricevere qualche cosa senza il permesso dell’abate, né avere qualche cosa di proprio, assolutamente nulla, dal momento che non è più lecito avere in proprio possesso né corpo né volontà. Ogni cosa bisogna sperarla dal padre del monastero, né è consentito avere nulla che l’abate non abbia dato o promesso. Tutto sia comune a tutti e nessuno dica o consideri sua una cosa qualsiasi. Se qualcuno fosse scoperto affetto da questo vizio pessimo, sia ammonito una prima volta ed un’altra ancora; se non si corregge, sia sottoposto a una punizione.
Regola di san Benedetto, Cap. XXXIII
a. Questo brano della Regola parla di uno dei primi doveri dei monaci. Quale?
b. Che cosa possono possedere i monaci?
c. A chi appartengono i beni del monastero?
d. Nel documento è citata la parola “vizio”. A che cosa si fa riferimento?
2 Il testo seguente è il giuramento imposto da Carlo ai Sassoni, dopo che questi furono definitivamente sconfitti. I Sassoni che si rifiutarono di giurare furono giustiziati senza pietà. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Il giuramento imposto da Carlo ai Sassoni
3. Se qualcuno sarà entrato a forza in una chiesa e ne avrà sottratto qualcosa con la violenza o il furto, o avrà dato fuoco alla chiesa stessa, sia messo a morte. [...]
4. Se qualcuno in sfregio alla religione cristiana avrà trascurato il santo digiuno di Quaresima e avrà mangiato carne, sia messo a morte. [...]
8. Se in seguito, nel popolo dei Sassoni, qualcuno che si celi tra loro non battezzato avrà voluto nascondersi sdegnando di ricevere il battesimo e preferendo rimanere pagano, sia messo a morte.
10. Se qualcuno avrà congiurato con i pagani contro i cristiani, o con loro si sarà ostinato a osteggiare i cristiani, sia messo a morte; ugualmente chiunque si sarà reso complice di macchinazioni contro il re o la gente cristiana, sia messo a morte. [...]
S. Gasparri, A. Di Salvo, E. Simoni Fonti per la storia medievale dal V all’XI secolo, Sansoni, Firenze, 1992
a. Quali sono i princìpi che spingono Carlo ad agire militarmente contro i Sassoni? Il sovrano ti sembra diverso dalla descrizione che ha fatto il suo biografo Eginardo nel documento che abbiamo letto all’inizio dell’unità? Perché?
b. Rintraccia nel testo le parole che più ti colpiscono e ti fanno capire il comportamento di Carlo in questa guerra e scrivile sul tuo quaderno. Spiega in cinque righe perché hai scelto proprio quelle.
LEGGI E INTERPRETA LE FONTI ICONOGRAFICHE
3 L’incoronazione di Carlo Magno nella notte di Natale dell’anno 800 è un avvenimento storico molto noto, che ha ispirato le opere di numerosi artisti nei secoli successivi. Qui ti proponiamo due immagini ( A e B ) che si riferiscono a quell’evento, ma che sono piuttosto diverse.
Osservale con attenzione e rispondi alle domande.

▲ Scene dalla vita dell’imperatore, l’incoronazione di Carlo Magno, da una miniatura conservata nella Biblioteca dell’Arsenale, Parigi.
a. Individua i diversi punti di vista dei due artisti. Secondo l’autore della fonte A : il papa è superiore all’imperatore. l’imperatore è superiore al papa.
b. In quale posizione è Carlo Magno?
c. Come è vestito?
d. Che cosa fa con le mani?

▲ Papa Leone III incorona Carlo Magno nella basilica di san Pietro a Roma il giorno di Natale dell’anno 800, in una stampa da una miniatura medievale del XI secolo.
Secondo l’autore della fonte B : il papa è superiore all’imperatore. l’imperatore è superiore al papa.
La Chiesa I Franchi
La Chiesa e il Regno dei Franchi
Ruolo politico il papa incorona Carlo Magno e ne ottiene la protezione
Ruolo religioso ai popoli sconfitti da Carlo Magno viene imposta la conversione al Cristianesimo che così si diffonde e rafforza in Europa
Funzione culturale i monasteri sono luoghi per la conservazione della cultura classica e centri di studio e formazione

Sovrani
y Clodoveo: è esponente della dinastia dei Merovingi e durante il suo regno i Franchi si convertono al Cristianesimo (V secolo)
y Carlo Martello: sconfigge gli Arabi a Poitiers
y Pipino il Breve: si fa eleggere re dei Franchi e fonda la dinastia dei Carolingi
Carlo Magno
y fonda un grande Impero con molte campagne militari
y organizza l’Impero con le marche e le contee
y diffonde fattori di unità (lingua, leggi, moneta)
y favorisce la rinascita culturale (Scuola Palatina)
Sacro Romano Impero
y nasce con l’incoronazione di Carlo Magno da parte del papa
y si ispira all’Impero romano
y è esteso su un territorio immenso
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Perché si ebbe il passaggio dalla dinastia merovingia a quella carolingia?
Lezione 2 Che cosa rende così efficiente l’esercito di Carlo Magno?
Lezione 3 In che cosa consiste il sistema dei benefici e delle immunità?
Lezione 4 In quale modo Carlo Magno promuove una rinascita culturale?
COSTRUISCI UN TESTO
2 Usa questi termini per creare un breve testo: FIDUCIA, AMMINISTRAZIONE, VASSALLI, MARCHESI, CONTI.
COSTRUISCI UNA LINEA DEL TEMPO
3 Crea una linea del tempo che metta in ordine cronologico gli eventi più importanti della vita di Carlo Magno. Selezionane al massimo cinque e correda ciascun evento con un’immagine o un disegno significativo.
LAVORO COOPERATIVO
4 Usando come traccia i titoli dei paragrafi, esporrai a turno con un compagno o una compagna i contenuti di questa unità. Uno o una di voi esporrà i contenuti delle lezioni 1 e 2, l’altro/a esporrà quelli delle lezioni 3 e 4.
RICERCA LE PAROLE CHIAVE
5 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 15.
In gruppo o in classe, discutete sulle qualità che facevano di Carlo Magno un leader. Per esempio: capacità di prendere decisioni, visione strategica, capacità di adattarsi alle sfide, competenze nella gestione delle persone, valorizzazione dell’istruzione e della cultura. Ve ne vengono in mente altre?
EMPLOYABILITY
Confronta le qualità di Carlo Magno con quelle richieste nel mondo del lavoro e rispondi alle domande.
a. Quali potrebbero essere utili nel lavoro contemporaneo?
b. Perché le capacità di comunicare e risolvere problemi sono importanti anche oggi?

a. Immagina di essere Carlo Magno che cerca lavoro oggi. Quale lavoro farebbe? E quali competenze metterebbe in evidenza nel curriculum?
b. Scrivi un curriculum di Carlo Magno, evidenziando le sue competenze e qualità.
LIFE SKILLS Consapevolezza di sé

Linea del tempo interattiva

Alcuni simboli della mitologia norrena, cioè dei popoli del Nord che studierai in questa unità, sono conosciuti anche nella nostra cultura, soprattutto tra i giovani come te. Il simbolo più affascinante è forse quello del drago, che giunge a noi anche attraverso libri, serie televisive, cartoni animati e romanzi fantasy. Perché i draghi sono così affascinanti? Perché simboleggiano le forze del caos, sono potenti e misteriosi, custodiscono tesori inaccessibili e incarnano le forze della natura. Conosci il Signore degli anelli? O un famoso gioco di ruolo, Dungeons & Dragons? Qui i draghi sono protagonisti: queste primordiali creature, concepite dalla fantasia di popoli antichi, appaiono anche in molti moderni videogiochi. Se non li conosci, cerca in rete le opere citate.
Regno di Lotario
Regno di Ludovico il Germanico
Regno di Carlo il Calvo
Stato della Chiesa Arabi

Rispondi alla domanda
Analizza il modo in cui l’Impero fu diviso fra i tre figli di Ludovico il Pio: a quale criterio ti sembra ispirato?
I Normanni conquistano l’Italia meridionale

CLASSE CAPOVOLTA
Le nuove invasioni
Guarda il video e schematizza i contenuti in una mappa concettuale.
I pirati saraceni vengono dalle coste africane, terre assolate al di là del mare. Giungono rapidi e piombano sui villaggi della costa uccidendo e depredando. Gli abitanti di questi luoghi li temono come la morte: del resto, quando si lanciano all’assalto urlando e brandendo le loro spade ricurve, i pirati hanno un aspetto terribile. Purtroppo, non c’è modo di sconfiggerli: chi governa l’Italia non si cura troppo dei tormenti della povera gente. E poi i signori sono uomini di terra, per loro il mare è un altro pianeta. Agli abitanti dei villaggi costieri non resta che la fuga, quando si può. Per questo hanno costruito delle torri, da dove le vedette avvistano le vele dei pirati, anche se non sempre c’è il tempo di avvertire e di mettere in salvo le persone. I saraceni fanno bene il loro mestiere: sono svelti, efficienti. Le chiese e anche le case più povere sono saccheggiate, ma il vero obiettivo degli assalitori è un altro: vogliono catturare giovani uomini e donne, per poi venderli in Africa come schiavi.
Rispondi alle domande
Da dove provengono i Saraceni? Qual è il primo obiettivo delle loro incursioni?
Nell’anno 844 uno storico di nome Nitardo così commentava la situazione venutasi a verificare nel Sacro Romano Impero dopo la morte del fondatore Carlo Magno.
Ai tempi di Carlo Magno, di felice memoria, che morì ormai circa trent’anni fa, quando il popolo camminava sulla medesima retta via, cioè la via del Signore, la pace e la concordia regnavano ovunque; ora invece, al contrario, poiché ciascuno segue il cammino che più gli piace, dappertutto vi sono discordie e liti. Inoltre, nello stesso periodo, si è verificata un’eclissi di luna e, in quella stessa notte, cadde una grande quantità di neve che fece nascere in tutti una enorme ansia per questo che era considerato un segno della volontà di Dio. Da una parte, poi, si scatenarono saccheggi e ogni forma di sventure, dall’altra le perturbazioni del clima cancellarono ogni speranza di bene.
Nitardo, Le storie


▲ Torre del castello di Rapallo, costruita sul mare per difendere la città dai pirati saraceni.
Rispondi alla domanda
Secondo lo scrittore della fonte, da che cosa sono provocate liti e discordie?
LINGUE NAZIONALI Con
il giuramento di Strasburgo (842) compaiono le prime forme scritte della lingua francese e tedesca.
NAVIGAZIONE Nuove tecniche sono messe a punto e numerose imbarcazioni solcano i mari.
INCURSIONI La navigazione è spesso condotta da popoli invasori che si dedicano a saccheggi rapidi e violenti.
PAROLE CHIAVE
y Comunicazione efficace
y Pensiero critico
y Metodo di studio
LE DATE FONDAMENTALI
843 d.C.
Il trattato di Verdun segna la fine del Sacro Romano Impero e crea le premesse per la nascita di Francia, Germania e Italia.
L’unità dell’Impero fondato da Carlo Magno fu messa in pericolo dal fatto che presso i Franchi le questioni ereditarie erano regolate in base alla legge salica, che era stata voluta da re Clodoveo. In essa era scritto: «Nessuna terra può essere ereditata da una donna, ma tutta la terra spetta ai figli maschi». Il testo, dunque, escludeva le donne dalla successione e prevedeva una ripartizione uguale delle terre tra i figli maschi. Poiché il territorio del regno era considerato proprietà del sovrano, alla morte di questi lo Stato veniva diviso tra gli eredi.
Presso i Franchi è in vigore la legge salica, che prevede, alla morte di un sovrano, una suddivisione del regno tra i figli maschi. La sua applicazione spezza l’unità dello Stato.

▲ Ludovico il Pio, imperatore del Sacro Romano Impero dall’814 all’840, sul trono tra due ecclesiastici.
LE PAROLE DELLA STORIA
Aristocrazia: l’insieme delle famiglie nobili.
Corte: residenza del sovrano e del suo seguito di consiglieri e servi.
Alla morte di Carlo Magno (814), l’Impero da lui creato entrò rapidamente in crisi. Egli nominò suoi successori i tre figli maschi, due dei quali morirono in giovane età. Sopravvisse soltanto il terzo, Ludovico il Pio, che riuscì in questo modo a mantenere integro il potere imperiale. Dopo di lui, però, lo Stato fu diviso tra i figli. Dopo una breve lotta, il trattato di Verdun (843) riportò la pace e stabilì i confini dei rispettivi domini:
• Ludovico ebbe il Regno di Germania;
• Carlo quello di Francia;
• Lotario, a cui fu riconosciuto il titolo imperiale, per altro poco più che onorifico, governò la Lotaringia, un’ampia area che dal mare del Nord correva lungo il Reno, attraversava l’attuale Svizzera e giungeva a comprendere l’Italia ( carta p. 36).
Alla morte di Ludovico il Pio, i tre figli lottano per l’eredità.
Alla fine si suddividono il regno: a Carlo tocca la Francia, a Ludovico la Germania, a Lotario la Lotaringia.
A minacciare l’unità dell’Impero non furono soltanto questioni ereditarie, ma anche l’atteggiamento tenuto dall’aristocrazia. I nobili di corte volevano mantenere l’Impero unito, invece i nobili che vivevano lontani dalla residenza reale desideravano allentare i vincoli di obbedienza al sovrano.
Mentre i nobili di corte vogliono mantenere unito l’Impero, i nobili che vivono lontano dalla corte cercano di allentare il controllo del potere del sovrano.
Nell’842 Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo stipularono un’alleanza contro Lotario mediante un solenne giuramento, pronunciato a Strasburgo alla presenza degli eserciti dei due sovrani. Quel giuramento è il primo documento pubblico in cui compaiono due nuove lingue nazionali: il francese e il tedesco. In precedenza, infatti, nei documenti ufficiali si usava solo il latino. Per farsi capire dai soldati che erano presenti alla cerimonia del giuramento, ciascuno dei due re pronunciò la formula del patto nella lingua dell’altro sovrano.
I soldati, infatti, non avrebbero capito il latino, che era ormai utilizzato soltanto dalle persone colte. Ludovico il Germanico promise in francese: «Proteggerò questo mio fratello Carlo» e Carlo fece lo stesso, in tedesco, con suo fratello Ludovico.
Il giuramento di Strasburgo, pronunciato in lingue diverse, costituisce il primo documento pubblico che testimonia la nascita di due nuove lingue: il francese e il tedesco.
STUDIA CON METODO
Verifica la comprensione 1 Completa la mappa.
In base alla legge

Il Giuramento di Strasburgo
▼ Miniatura del XV secolo in cui l’imperatore Ludovico il Pio benedice la divisione dell’Impero in tre regioni per i suoi figli (a sinistra).

eredi di Carlo Magno furono , ma due morirono
Ludovico il Pio ebbe tutto il che alla sua morte fu diviso tra i figli
Ludovico, che ebbe la Carlo, che ebbe la
dell’anno ........................., che ebbe la Lotaringia e il
accordatisi tramite il

▲ Una nave vichinga riprende il mare dopo aver saccheggiato e bruciato un villaggio, da un dipinto di inizio Novecento.
Mentre l’Impero carolingio si frazionava e si indeboliva, nuovi protagonisti si preparavano a recitare un ruolo di primo piano nella storia del continente europeo. I Vichinghi, popoli di origine germanica, erano stanziati nella penisola scandinava, che comprende le attuali Svezia, Norvegia e Finlandia, e in Danimarca. Essi erano rimasti per secoli in una posizione isolata, estranei agli eventi continentali. Nel IX secolo conobbero un rapido sviluppo demografico e militare, e divennero abilissimi navigatori. Spinti dal bisogno di procurarsi il cibo per una popolazione crescente, diedero avvio a una serie di scorrerie e saccheggi contro le regioni costiere dell’Inghilterra, della Francia e della Germania.
Nuovi popoli impongono il loro controllo sui mari che circondano l’Impero: i Vichinghi, a Nord, provengono dalla penisola scandinava e dalla Danimarca.
Anche sull’altro confine marittimo, quello mediterraneo, la situazione era mutata. La rapida espansione degli Arabi aveva posto sotto il controllo musulmano tutta la sponda africana di questo mare, oltre alla Spagna e alla Sicilia. Gli abitanti dell’Africa mediterranea convertiti all’Islam, i Saraceni, grazie al declino della potenza bizantina divennero padroni del Mediterraneo occidentale. Per i centocinquant’anni successivi, l’Europa cristiana fu sottoposta agli attacchi frequenti di questi invasori. Lo scopo di questi attacchi era rubare le ricchezze delle località che assalivano. Inoltre, gli invasori rapivano uomini e donne da vendere come schiavi. Le popolazioni delle città e dei villaggi costieri cercarono di proteggersi costruendo torri di avvistamento. Queste torri, erette in posizioni sopraelevate, servivano per segnalare il nemico permettendo di fuggire o di organizzare la difesa. Ciò nonostante, gli abitanti delle zone costiere furono a lungo sottoposti a devastanti e ripetute incursioni.
Le coste del Mediterraneo sono soggette agli attacchi dei Saraceni. Solo con grande fatica i loro abitanti riescono a fronteggiare gli aggressori.
Grandi mutamenti avvennero anche sulla terraferma, lungo i confini orientali dell’Impero, tra Asia ed Europa, dove fecero la loro comparsa popoli prima poco noti o sconosciuti: gli Slavi e gli Ungari.
Gli Slavi occuparono una vasta area che andava dalla Polonia all’Ucraina e alla Russia, fino alla penisola balcanica. Gli Ungari, o Magiari, provenivano invece dalle pianure siberiane e la loro migrazione si fermò in Pannonia, terra che da loro prese il nome di Ungheria.
Alle frontiere terrestri dell’Impero si stabiliscono popoli provenienti da Nord e da Nord-Est: gli Slavi e gli Ungari.
Verso Islanda e Groenlandia Brema Dorestad
Oceano
Atlantico
Dublino
Mare del Nord
York
Rouen
Nantes
Santiago de Compostela
Siviglia
Parigi
Barcellona
Cordova
METODO
Verifica la comprensione 1 Completa la tabella.
Lechfeld
Freinet
Amburgo
Osserva la carta e svolgi l’attività
Descrivi le rotte dei Vichinghi e dei Saraceni. Da dove si muovono gli Ungari?
Pavia
Pisa
Roma
Mar Mediterraneo
Area geografica di provenienza Popolo
Penisola scandinava
Africa mediterranea
Pianure siberiane
Territori cristiani
Domini islamici
Battaglie
Incursioni saracene
Incursioni ungare Incursioni vichinghe
Aree dell’Impero occupate
coste di
coste del
confini orientali dell’Impero
migrarono nella terra che prese il nome di Ungheria
Formidabili navigatori e abili combattenti, i Vichinghi seminarono il panico lungo le coste europee. Con una lunga serie di spedizioni marittime e grazie alle loro resistenti navi, chiamate drakkar ( p. 44), colonizzarono territori deserti o scarsamente popolati, come le isole Fær Øer, l’Islanda, le isole Shetland, parte della Scozia e la Groenlandia.
Originari della Scandinavia, i Vichinghi sono navigatori abilissimi, coraggiosi guerrieri e feroci predatori.
Le scene descritte nel testo che segue si riferiscono alla distruzione del monastero di Lindisfarne (793), situato su un’isola vicina all’Inghilterra. Protagonisti dell’attacco furono i Vichinghi.

Leggi il documento e rispondi alle domande
a. Chi sono i protagonisti del racconto di Alcuino?
Quando le rapide navi approdano a pochi metri dalla riva, ne scendono decine di uomini. Il sordo tonfo dei piedi nell’acqua bassa si mischia al rumore metallico del ferro, mentre i raggi del sole mandano riflessi sinistri su quegli oggetti sollevati in alto: sono spade, e asce, e lance. Di colpo il silenzio che regnava su Lindisfarne sembra farsi di ghiaccio, mentre l’aria si riempie di grida che nessuno, tra i monaci, riesce a capire. Ben presto anche le loro voci si uniscono a quel coro infernale: urlano terrore, piangono dolore, perché le spade li feriscono a morte, le asce si abbattono sui loro corpi, mani violente li schiantano a terra. Non c’è resistenza, mentre gli uomini con le asce uccidono e depredano, distruggono e bruciano. Gli altari vengono rovesciati, tutto ciò che vi è di prezioso rubato. Alcuni monaci sono legati e annegati in mare, altri spogliati e gettati dalle scogliere. Infine se ne vanno, tirandosi dietro gli ultimi monaci come schiavi. Le agili imbarcazioni risolcano il mare; qualcuno si volta a guardare: l’isola, profanata, manda bagliori di fuoco, nere colonne di fumo danzano verso il cielo. Lindisfarne ha cessato di vivere.
Alcuino, Lettere
◀ Veduta aerea dei ruderi del monastero di Lindisfarne, sull’isola omonima nel Nord dell’Inghilterra.
b. Perché si parla di “grida che nessuno, tra i monaci, riesce a capire”?
Dopo una prima fase di violente incursioni, i Vichinghi diedero vita a operazioni militari più impegnative, che si conclusero con conquiste definitive del X secolo, il vichingo Rollone sbarcò con i suoi uomini nel Francia. Quella regione fu poi chiamata Normandia, dato che i Vichinghi erano detti anche Normanni (“uomini del Nord”). Uno dei discendenti di Rollo ne, Guglielmo il Conquistatore, partì dalle coste della Normandia e invase l’Inghilterra. Con la battaglia di Hastings (1066) iniziò così la normanna dell’Inghilterra.
Dopo le prime incursioni alla ricerca di bottino, gruppi di Vichinghi occupano stabilmente alcuni Paesi.
I Normanni si diressero anche in Italia, dove il condottiero Ruggero II, della dinastia degli Altavilla, strappò la Sicilia agli Arabi e fu nominato dal pontefice re di Sicilia e duca di Puglia e di Calabria (1130). Il loro contributo fu impor tante anche in campo culturale: alla corte di Palermo i re normanni radunarono poeti e letterati, i quali per la prima volta scrissero le loro opere in lingua volgare italiana
I Normanni giungono nell’Italia meridionale, dove si impossessano della Sicilia e di tutto il Meridione.


▲ Statua di Guglielmo il Conquistatore a cavallo. STUDIA CON METODO
Verifica la comprensione 1 Esponi oralmente i contenuti della lezione basandoti sulla mappa.
I Vichinghi, detti anche Normanni, conquistarono
la regione nord-occidentale della Francia
che da loro prese il nome di Normandia
da cui, sotto la guida di Guglielmo il Conquistatore, si mossero verso
l’Inghilterra
di cui presero il controllo con la battaglia di Hastings del 1066

▲ Statua dedicata all’esploratore vichingo Leif Eriksson.
I Vichinghi raggiunsero le coste dell’America intorno all’anno Mille. Non si sa con certezza se le loro spedizioni si siano fermate alla Groenlandia o abbiano raggiunto il Canada, ma diverse prove indicano che questa ipotesi è probabile. In Canada, infatti, sono stati trovati i resti di un villaggio che potrebbe essere stato fondato dall’eroe vichingo Leif Eriksson.
Marinai abili e coraggiosi, i Vichinghi raggiungono la Groenlandia, forse il Canada. Sono perciò i primi a sbarcare sul continente americano.
Le imprese guerresche e le esplorazioni dei Vichinghi furono legate all’impiego del drakkar, un’imbarcazione messa a punto da questo popolo nel corso di una lunga evoluzione conclusasi nel IX secolo. Il drakkar era una nave militare lunga in media da 16 a 25 metri, anche se in taluni casi poteva raggiungere dimensioni maggiori. Aveva un fondo piatto e non possedeva una stiva. La sua forma era caratterizzata da uno scafo, stretto e rialzato alle due estremità, e dalla figura del drago (drakkar vuol dire “drago”) che campeggiava a prua e talvolta anche a poppa. Il drago era realizzato sia per proteggere la nave dai mostri marini della mitologia nordica sia per spaventare i nemici. La spinta era impressa dai remi disposti su due file; accanto ai remi, lungo la fiancata, erano appesi degli scudi a difesa dell’equipaggio. A partire dal VII o dall’VIII secolo fu introdotta una vela quadrata che misurava una decina di metri di lato. Sommando la forza dei remi a quella della vela, il drakkar poteva raggiungere una velocità di 14 nodi orari (circa 25 chilometri).

questa nave possedeva due caratteristiche assai preziose: la capacità di navigare in acque poco profonde, appena un metro, e la forma simmetrica grazie alla quale poteva invertire la direzione senza dover eseguire una virata. La struttura era robusta ed elastica, costituita da assi sovrapposte e legate con fibre naturali o tenute insieme con chiodi di legno o di ferro; le connessioni erano impermeabilizzate mediante la spalmatura di uno strato di pece mista a peli animali. Il timone era ricavato da una sorta di remo posto sul lato destro della poppa.
Ora tocca a te: dopo aver letto il testo svolgi l’attività
Compila una “carta d’identità” del drakkar, specificandone forma e impiego. Riporta sinteticamente anche le caratteristiche principali di scafo, remi, vela e timone.
Mentre i Vichinghi danesi e norvegesi fecero rotta verso Sud e verso Ovest, quelli svedesi, detti Variaghi o Vareghi, si spinsero verso Est. Intorno alla metà dell’VIII secolo attraversarono il Baltico e penetrarono nelle immense pianure ucraine e russe. I loro spostamenti avevano come scopo principale la ricerca di nuovi mercati.
Nella loro avanzata essi discesero il corso del Dnepr e del Volga, e raggiunsero il mar Nero e il mar Caspio, entrando in contatto con i Bizantini, con gli Arabi e con le popolazioni turche stanziate all’estremità orientale del continente europeo.
Durante i loro spostamenti fondarono colonie e si fusero con gli Slavi, dando vita a quella che divenne più tardi la nazione russa.


STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In quale periodo i Vichinghi raggiunsero il continente americano?
b. Verso quali regioni si diressero i Vichinghi di Svezia?
c. Quali furono i primi nuclei della futura nazione russa?
Verifica la comprensione
2 Indica i termini corretti.
a. I Vichinghi svedesi erano chiamati anche: Vareghi. Normanni.
b. Le migrazioni dei Vichinghi svedesi si mossero verso: Est. Ovest.
c. Nelle pianure russe e ucraine essi si fusero con: gli Slavi. i Germani.



Esplora l’arazzo di Bayeux
Nel museo di Bayeux, città della Francia settentrionale, è custodito un celebre arazzo, ossia un tessuto lavorato a mano e destinato a rivestire le pareti di un palazzo. L’oggetto, fatto di fili di lana di otto colori, è lungo circa 70 metri e alto mezzo metro. Sulla sua superficie sono ricamate scene che raccontano una storia, proprio come un fumetto. Per questo si può dire che l’arazzo sia un antenato dei fumetti odierni, certamente il più grande mai realizzato.

L’arazzo fu realizzato dieci o vent’anni dopo la battaglia di Hastings (1066), nella quale i Normanni di Guglielmo il Conquistatore sconfissero l’esercito di Aroldo, re d’Inghilterra, e si impadronirono dell’isola. Fu realizzato probabilmente per ornare le pareti del duomo della città di Bayeux. Oltre a questa funzione di tipo estetico, l’arazzo aveva anche valore politico: esaltava l’impresa di Guglielmo il Conquistatore, ma riconosceva, al tempo stesso, il valore del suo avversario Aroldo. Lo scopo della narrazione era dunque quello di avvicinare i vincitori normanni e i vinti sassoni, ormai parte di una stessa nazione.
▶ Particolare dell’arazzo di Bayeux: soldati normanni di Guglielmo il Conquistatore vanno a combattere contro Aroldo, re d’Inghilterra.


Le immagini ricamate raccontano in 58 scene, ognuna delle quali commentata da un breve testo in latino, gli avvenimenti che portarono i Normanni alla conquista dell’Inghilterra. La vicenda è la seguente: re Edoardo d’Inghilterra, che non ha figli, sceglie come erede Guglielmo, duca di Normandia. Il nobile Aroldo è incaricato di portare la notizia al duca, il quale lo accoglie come un amico. Aroldo giura che alla morte di Edoardo sosterrà la candidatura al trono di Guglielmo e riceve in cambio la nomina a suo vassallo. Aroldo, però, non mantiene la promessa e, alla morte del re, si impadronisce lui stesso del trono. Guglielmo, allora, sbarca in Inghilterra con il suo esercito per vendicarsi del tradimento e per far trionfare la giustizia. Nella battaglia di Hastings, Aroldo si batte valorosamente, ma viene sconfitto e ucciso.
L’arazzo di Bayeux è un documento unico nel suo genere. Oltre al racconto delle vicende che portarono alla guerra e alla descrizione delle scene della battaglia, vi si trovano altre informazioni fondamentali sulla vita di quel periodo. Esso contiene numerose illustrazioni che narrano la vita materiale della Francia normanna dell’XI secolo: i mestieri, i balli, i banchetti, le cacce, gli abiti, le armi, le abitazioni, le navi ecc.
▼ Particolare dell’arazzo di Bayeux: navigazione verso l’Inghilterra.

Ora tocca a te: rispondi alla domanda
Osserva l’immagine che descrive la scena della navigazione dei Vichinghi verso l’Inghilterra. Descrivi nei dettagli tutti gli elementi legati alle imbarcazioni e alla navigazione, attività nella quale i Vichinghi eccellevano.

espressiva
I fatti narrati nel testo sono riportati in due cronache vichinghe, la Storia dei Groenlandesi e la Saga di Erik il Rosso. Gli storici considerano sostanzialmente attendibili i racconti in esse contenuti. Di certo i Vichinghi raggiunsero la Groenlandia, e con tutta probabilità giunsero fino all’isola di Terranova, davanti alle coste del Canada. La loro permanenza fu però breve, forse perché incontrarono l’ostilità delle popolazioni locali, o forse perché troppo lontani dalle loro basi. In ogni caso la notizia di questi viaggi non fu nota agli Europei, cosicché la “scoperta” dell’America dovette attendere ancora cinquecento anni.

Erik Thorvaldsson, detto il Rosso, era fiero, coraggioso, testardo, capace di furie improvvise e violente. A causa di questo suo carattere non facile aveva pagato con l’esilio l’uccisione di due figli di un vicino, avvenuta in seguito a una lite banale. Ma la condanna non lo aveva piegato, anzi, aveva definitivamente liberato quello spirito avventuroso che ormai gli faceva apparire troppo piccola l’Islanda, l’isola in cui era nato.
Costretto a lasciarla per la sentenza emessa dal piccolo Parlamento locale, aveva preso una decisione temeraria: la sua nave, con a prua l’immancabile drago vichingo, non si era diretta verso i mari del Sud e neppure verso la Norvegia, patria dei suoi avi, ma aveva fatto rotta in direzione Nord, dove le fredde distese dell’oceano erano popolate solo di ghiacci vaganti e di nebbie impenetrabili. Pochi compagni altrettanto coraggiosi, o folli, avevano osato seguirlo.
Eppure, contro ogni pronostico, quella nave non si era perduta, non era stata inghiottita dagli abissi, ma aveva toccato una regione fredda, ricca di montagne, spazzata dai venti di tramontana e tuttavia abitabile. Erik l’aveva chiamata Groenlandia, “Terra verde”. Qui aveva fondato due colonie ed era vissuto per molti anni, finché i suoi rossi capelli erano ingrigiti e i suoi figli erano diventati uomini forti e irrequieti. Tra tutti, il più irrequieto era il primogenito Leif. La terra scoperta dal padre, perennemente circondata dai ghiacci, avara di frutti, non era certo il Valhalla, il Paradiso dei Vichinghi, e Leif mordeva il freno. Forse oltre il mare, a Occidente, si estendevano isole o continenti sconosciuti, più adatti alla vita: perché non tentare di raggiungerli? In fondo non era questo il destino dei Vichinghi?

Leif insieme a trentacinque uomini di equipaggio si mise in mare, diretto verso il tramonto. Dopo giorni e giorni di navigazione, avvistò finalmente una terra sormontata da una catena di monti. Bastò tuttavia una rapida esplorazione per convincerlo che quel luogo inospitale non poteva essere la meta del suo viaggio. Ripartì. Altri giorni in mare aperto, quindi un nuovo avvistamento.
Questa volta ad accogliere i naviganti non furono rocce aguzze e brulle distese, ma verdi foreste che si estendevano a vista d’occhio. Leif, sollevato, disse ai suoi: «Questa terra deve avere un nome che si addica al suo aspetto. La chiameremo Markland, Terra delle foreste». Ma neppure questa volta volle fermarsi. Bastarono altri due giorni di navigazione perché all’orizzonte apparisse una splendida costa, al centro della quale sfociava un corso d’acqua largo e veloce. I marinai sbarcarono e questa volta il paesaggio li convinse di essere giunti alla meta: i salmoni guizzavano nell’acqua del fiume, prati verdi ne costeggiavano le rive, alti boschi coprivano l’orizzonte. Tutti erano contagiati dall’euforia e un marinaio, il vecchio Tyrkir, si spinse da solo lontano dalla nave, curioso di conoscere quel luogo meraviglioso. Passarono molte ore prima che i compagni, indaffarati ad allestire l’accampamento, ne notassero l’assenza. Allora, preoccupati, decisero di andarlo a cercare e si inoltrarono a loro volta nella direzione in cui lo avevano visto allontanarsi. Non ci volle molto perché ai loro occhi apparisse uno spettacolo inatteso e bizzarro: Tyrkir, con gli occhi scintillanti, le labbra e il volto ricoperti di una sostanza rossastra, correva come impazzito verso di loro gridando: «Uva! Uva! In questo luogo cresce la vite!».
Fu così che quella terra fu chiamata Vinland, Terra del vino.
Leggi e scrivi Racconta il viaggio di Leif con un fumetto. Disegna le seguenti vignette.

1. Dopo l’esplorazione di Erik in Groenlandia, i suoi figli sognano una terra più calda e più verde.
2. Leif si imbarca verso Occidente.
3. Giunge in una terra piena di foreste, ma riparte in fretta.
4. Vai avanti tu…


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
Verdun y giuramento y Strasburgo y Ludovico y 814 y Impero
Carlo Magno muore nell’anno . Diventa imperatore il figlio, il Pio. Egli decide che, alla sua morte, l’Impero sia diviso fra i tre figli: Ludovico il Germanico, Carlo il Calvo e Lotario. I tre fratelli si fanno guerra a lungo, perché non sono d’accordo su come dividere l’ . Alla fine trovano un accordo e si spartiscono i territori dell’Impero con il trattato di ................................................. (843). A ................................................. i fratelli
Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico pronunciano davanti ai rispettivi eserciti un ................................................. per rendere solenne la loro alleanza.
Scandinavia y Inghilterra y America y russa y Ungheria y musulmani y Magiari y Africa y Italia
Nel IX e X secolo in Europa si verificano nuove invasioni.
I Vichinghi vivono in , una penisola all’estremo Nord dell’Europa. Sono navigatori molto abili e possiedono navi agili e veloci. Sono i primi europei a sbarcare in , intorno all’anno Mille. Nel X secolo conquistano la Normandia, poi si dirigono in . Ruggero II d’Altavilla conquista un regno che comprende Sicilia, Puglia e Calabria. A Est, i Vichinghi si fondono con le popolazioni locali, dando origine alla nazione ..................................................
I Saraceni sono che partono dalle coste del Nord e sbarcano in Italia e in Francia, saccheggiando città e villaggi. Gli Ungari, o , sono nomadi provenienti dalle pianure siberiane. Attaccano alcune zone della Francia, dell’ e del Centro Europa, per poi stabilirsi in Pannonia (l’attuale ).
LEGGI E INTERPRETA LE CARTE
1 Osserva la carta geografica di p. 41, quindi indica i punti cardinali verso cui si diressero i viaggi, le incursioni o le migrazioni delle popolazioni sotto elencate.
Norvegesi Est Sud Ovest Nord
Danesi Est Sud Ovest Nord
Svedesi Est Sud Ovest Nord
Saraceni Est Sud Ovest Nord
Ungari Est Sud Ovest Nord
COLLOCA NEL TEMPO GLI EVENTI DELLA STORIA
2 Collega ciascun avvenimento alla sua data.
1. 814
2. 843
3. 1066
4. 1130
A. battaglia di Hastings: Guglielmo il Conquistatore re d’Inghilterra
B. il papa nomina Ruggero d’Altavilla re di Sicilia
C. trattato di Verdun: spartizione del Sacro Romano Impero
D. morte di Carlo Magno
ANALIZZA LE PAROLE DELLA STORIA
3 Indica l’esatto significato delle seguenti parole ed espressioni.
a. Corte
Assemblea dei vescovi.
Insieme delle persone che vivono con il sovrano, lo seguono e lo consigliano. Cortile interno di un palazzo o di un castello.
b. Incursione
Attacco rapido e improvviso con lo scopo di fare bottino per poi ritirarsi. Ingresso di un popolo in un territorio per conquistarlo o stabilirsi in esso. È sinonimo di invasione.
c. Invasione
Attacco rapido e improvviso con lo scopo di fare bottino per poi ritirarsi. Ingresso di un popolo in un territorio per conquistarlo o stabilirsi in esso. È sinonimo di incursione.
4 Svolgi insieme a un compagno o a una compagna un gioco di ruolo ambientato in un paesino della Liguria nel IX secolo. Il paesino è stato assalito dai pirati saraceni e voi avete preso parte all’evento, sia pure da posizioni opposte. Uno/a di voi impersonerà un abitante del paesino, il compagno o la compagna darà voce a un pirata. Narrate in un testo scritto gli avvenimenti di quel giorno, ovviamente secondo i rispettivi punti di vista. Leggerete i due testi in classe.

interattiva
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 3
Se non conosci le parole esatte ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 2
1 Nel 993 il Concilio di Reims, presieduto dall’arcivescovo Gerberto d’Aurillac, futuro papa Silvestro II (999), denunciava gli abusi e le violenze compiute dagli invasori contro il popolo e contro la Chiesa. Il brano esprime il profondo malessere di una società travagliata da lotte interne e dalle scorrerie dei popoli germanici.
Leggi il testo e rispondi alle domande.
Le città sono spopolate, i monasteri sono stati distrutti e bruciati, il paese intero è diventato un deserto… Come gli uomini primitivi vivevano senza alcuna regola civile e senza timore di Dio, così ognuno oggi fa quello che gli sembra bene contro tutte le leggi umane e divine.
I forti opprimono i deboli, il mondo è pieno di violenza nei confronti dei poveri e della Chiesa… gli uomini si divorano tra loro come i pesci del mare. dagli Atti del Concilio di Reims
a. Quali sono, secondo l’autore, le vittime colpite più duramente dalla situazione che si è venuta a creare?
b. Quali elementi rendono possibile paragonare questo tempo all’età primitiva?
2 Il brano seguente è tratto dal giuramento di Strasburgo, pronunciato da Carlo il Calvo e da Ludovico il Germanico, alleati contro il loro fratello Lotario. A garantire la credibilità del giuramento furono nominati due rappresentanti dei rispettivi eserciti. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Giuramento di Ludovico
Per l’amore di Dio e per il popolo cristiano e per la nostra comune salvezza, da qui in avanti, in quanto Dio mi concede sapere e potere, così aiuterò io questo mio fratello Carlo in qualunque cosa, così come è giusto, per diritto, che si aiuti il proprio fratello, a patto ch’egli faccia altrettanto nei miei confronti, e con Lotario non prenderò mai alcun accordo che, per mia volontà, rechi danno a questo mio fratello Carlo.
Giuramento del rappresentante dell’esercito di Ludovico
Se Carlo mantiene il giuramento fatto a Ludovico, e Ludovico, mio signore, da parte sua rompe il giuramento che ha prestato, e se io non posso da ciò distoglierlo, né indurre qualcuno a farlo, non lo seguirò contro Carlo.
a. Ludovico lega la sua promessa di aiuto a Carlo a una condizione. Quale?
b. Quale comportamento terrà Ludovico nei confronti di Lotario?
c. Nel passo in cui si dice “come è giusto, per diritto, che si aiuti il proprio fratello” c’è una contraddizione rispetto alla situazione in cui si trovano Carlo, Ludovico e Lotario. Quale?
d. Che cosa assicura il rappresentante dell’esercito di Ludovico nel caso in cui il suo signore venga meno al giuramento?
3 Osserva attentamente l’immagine e indica se le affermazioni sono vere o false.

a. La costruzione sorge su un terreno pianeggiante. F V
b. Si trova in un luogo vicino al mare. F V
c. Si trova in mezzo all’abitato. F V
d. Fa parte delle mura di un castello. F V
e. Considerando le dimensioni, non può ospitare una numerosa guarnigione. F V
4 Data la struttura e il luogo in cui sorge, indica per quale funzione la torre è stata realizzata.
Resistere a un lungo assedio.
Dare rifugio alla popolazione in caso di attacco nemico.
Avvistare l’arrivo di pirati dal mare.
Servire da deposito di merci.
5 Osserva l’immagine e rispondi alle domande.
a. Quali particolari architettonici riesci a distinguere osservando la foto?
b. Secondo te, perché le finestre e le aperture sono così piccole?
c. La torre appare imponente o semplice? Che sensazione trasmette la sua forma a chi la osserva?
d. Se confronti la torre con un moderno edificio, quali differenze ti colpiscono di più?
subisce nuove invasioni
da parte di
L’Impero dopo la morte di Carlo Magno
si divide in tre Regni: y Lotaringia
y Francia
y Germania
Vichinghi
y provengono dalla Scandinavia
y raggiungono l’America
y compiono incursioni in Francia e Inghilterra per procurarsi bottino e schiavi
y dalla Normandia (Francia) sbarcano in Inghilterra e la conquistano
y raggiungono l’Italia dove formano un regno meridionale con la dinastia degli Altavilla
Saraceni
y provengono dalle coste settentrionali dell’Africa
y compiono incursioni sulle coste della Francia e dell’Italia per procurarsi bottino e schiavi
Ungari
y provengono dalle pianure siberiane
y si fermano in Pannonia, terra che da loro prende il nome di Ungheria
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 In che cosa consiste la legge salica?
Lezione 2 Metti a confronto Ungari e Saraceni.
Lezione 3 Che cosa accade nella battaglia di Hastings del 1066?
Lezione 4 In quali direzioni migrano i Vichinghi?
RIFLETTI SU CAUSA ED EFFETTO
2 Trova le conseguenze degli eventi descritti.
a. La legge salica imponeva di dividere il patrimonio tra tutti gli eredi maschi.
b. I Vichinghi mettono a punto delle imbarcazioni agili e affidabili.
c. I Saraceni terrorizzano le popolazioni costiere del Mediterraneo.
RICERCA LE PAROLE CHIAVE
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 37.
Il periodo che segue la morte di Carlo Magno e le divisioni dell’Impero tra i suoi figli e poi tra i nipoti crea una situazione di debolezza e frammentarietà. Secondo te che tipo di personalità e di preparazione sarebbe stata necessaria per gestire una situazione così complicata?
Tu come ti saresti comportato se ti fossi trovato al posto degli eredi di Carlo Magno?
Comprendere le necessità di chi abbiamo intorno e saper comunicare nella stessa lingua sono capacità fondamentali, se ci riferiamo a ciò che abbiamo appreso in questa unità. Si tratta infatti di doti necessarie per trovare un punto comune e cercare un nuovo equilibrio. In questo scenario, lo scambio e la conoscenza degli altri sono essenziali. Quanto è importante secondo te essere informati su ciò che accade intorno a noi e comprendere bene la lingua nella quale si comunica?
In quali campi pensi sia più utile (o addirittura necessaria) la conoscenza delle lingue straniere (lavoro, informazione, rapporti personali, viaggi ecc.)? Quali lingue straniere studi a scuola?
Ti piace studiarle?
Sapresti scrivere una descrizione di te stesso in inglese o in un’altra lingua o pensi che per ora sia meglio chiedere aiuto a qualcuno?

dell’Impero romano d’Occidente

Nella società feudale non esisteva mobilità sociale: un servo della gleba rimaneva tale per tutta la vita, così come un nobile manteneva i suoi privilegi per nascita. La condizione sociale si ereditava e si tramandava per generazioni mentre oggi, soprattutto attraverso l’istruzione, la si può cambiare. Questo tema è preso in considerazione anche dalla Costituzione italiana che, all’articolo 3, recita: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona».
D’OCCIDENTE

In passato le foreste ricoprivano una superficie molto più ampia di quella attuale. Secondo te, perché?

La vita quotidiana in un feudo Guarda il video e rispondi: ti sarebbe piaciuto vivere in un feudo? In che ruolo?
IL PERSONAGGIO IL CAVALIERE
Il cavaliere medievale è un guerriero a cavallo, protetto da armatura, con la lunga spada appesa al fianco. Spesso riceve l’investitura già da giovane. Immaginia mo la vita di un cavaliere, proveniente da una famiglia nobile che possiede un piccolo feudo. A lui, terzo di quattro fratelli, il padre ha fornito solo il cavallo, le armi e le immancabili raccomandazioni: «Affronta i nemici con coraggio e lealtà, proteggi i deboli, difendi la religione, mantieni la parola». Il giovane a sette anni si è posto al servizio di un signore e ha appreso i doveri del paggio: badare al cavallo, tenere l’armatura lucida, obbedire agli ordini. A quindici anni è diventato scudiero e ha imparato a maneggiare le armi, a lottare a mani nude, a cavalcare con destrezza. Infine, a ventun anni, il momento tanto atteso: l’in vestitura. Ora è pronto e l’avventura lo attende.
Rispondi alla domanda
Quali sono le tappe fondamentali nella vita di un giovane cavaliere?


Il vescovo Adalberone di Laon (947 circa-1030) riassume la struttura della società medievale, dandone una giustificazione religiosa e pratica allo stesso tempo.
La Chiesa con tutti i suoi fedeli forma un solo corpo, ma la società è divisa in tre ordini. Infatti la legge degli uomini distingue altre due condizioni: il nobile e il servo non sono sotto una stessa legge. I nobili sono guerrieri, protettori della Chiesa, difendono con le loro armi tutto il popolo, grandi e piccoli, e ugualmente proteggono se stessi. L’altra classe è quella dei servi: questa razza di infelici non possiede nulla senza dolore. Ricchezze e vesti sono fornite a tutti dal lavoro dei servi e nessun uomo libero potrebbe vivere bene senza i servi. Dunque la città di Dio, che si crede essere una sola, è in effetti triplice: alcuni pregano, altri combattono e altri lavorano. Questi tre ordini vivono insieme e non possono essere separati; il servizio di uno solo permette l’attività degli altri due e ognuno di volta in volta offre il sostegno a tutti.
Adalberone di Laon, Poema dedicato al re Roberto
Rispondi alla domanda
Perché, secondo l’autore della fonte, i tre ordini non possono essere separati?
FIDUCIA È il valore fondamentale che regola i rapporti tra signori e vassalli.
FEDELTÀ Il sovrano la pretendeva dai vassalli, in cambio accordava loro la sua protezione in caso di necessità.
CASTELLO Dimora, spesso simile a una rocca fortificata, che sovrani e signori rafforzavano per difendersi dalle frequenti incursioni.

▲ Illustrazione di un testo del XIII secolo che mostra i tre ordini della società medievale: clero, nobiltà, contadini.
Come osservava il vescovo e poeta francese medievale Adalberone di Laon nel documento riportato a p. 57, la società medievale era divisa in tre ordini. Il primo era costituito dal clero, la cui opera era essenziale per la salvezza dei fedeli. Il secondo era quello dei nobili, cui spettava il compito di provvedere alla difesa dagli attacchi esterni e al mantenimento dell’ordine interno. Il terzo, infine, era formato da tutti i lavoratori, liberi e servi, sui quali ricadeva il peso del mantenimento dell’intera società.
Gli ordini di cui parla Adalberone non sono paragonabili alle odierne classi sociali, che permettono una certa mobilità. Al contrario, l’“ordine” medievale non consente passaggi di alcun tipo (eccetto che nel caso di membri di famiglie nobili che intendano entrare nel clero o di popolani che vengano accolti nei gradi inferiori della gerarchia ecclesiastica o monastica).
La società medievale è divisa in tre ordini: quelli che pregano (il clero), quelli che combattono (i nobili), quelli che lavorano (il resto della società).
LE PAROLE DELLA STORIA
Diocesi: territorio soggetto all’autorità del vescovo.
Clero secolare: è formato da vescovi e sacerdoti che non fanno parte di ordini monastici e quindi vivono nel mondo civile.
In realtà all’interno di ciascun ordine vi erano differenze, a volte abbastanza sensibili. Nel clero, in posizione dominante erano i vescovi, che risiedevano nelle città e amministravano spesso ampie proprietà terriere appartenenti alla Chiesa. Spettava loro il compito di nominare i sacerdoti delle loro diocesi e di controllarne l’operato. Erano di origine nobile poiché solo ai membri di questa classe era permesso accedere alla carica di vescovo. I gradi inferiori del clero erano invece accessibili a tutti, anche se per farne parte occorreva un minimo di istruzione e l’appoggio di qualche potente. La condizione del basso clero, del resto, non era particolarmente invidiabile, poiché i suoi membri vivevano di elemosine e di ciò che ricavavano dai piccoli appezzamenti di terreno loro assegnati. Accanto al clero secolare operava poi quello regolare costituito dagli ordini monastici. Anche in questo caso le cariche più elevate, come quella di abate, erano riservate a persone di famiglia nobile. Tutti i monaci godevano generalmente di una situazione discreta, poiché i conventi possedevano vasti terreni che producevano il necessario per vivere.
Il clero è suddiviso al suo interno tra alto clero (vescovi e abati) e basso clero (sacerdoti e monaci). Solo i nobili possono aspirare alla carica di vescovo e di abate. Un’altra suddivisione è tra clero regolare, che vive nei monasteri, e clero secolare, che vive tra la gente.
Anche all’interno della nobiltà esistevano differenze notevoli. A questo ordine, infatti, appartenevano non soltanto i conti e i marchesi, che esercitavano il potere su ampie porzioni di territorio, ma anche piccoli e medi proprietari terrieri. Ne facevano parte anche persone che, pur appartenendo a famiglie aristocratiche, non possedevano nulla se non il loro cavallo e le loro armi.
La nobiltà è divisa in grande nobiltà (conti e marchesi) e piccola nobiltà (persone a capo di territori meno estesi).
Durante l’Alto Medioevo, il periodo compreso approssimativamente tra la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 e l’anno Mille, l’imperatore, i re, i monasteri e i nobili possedevano ampie estensioni di territorio e avevano alle loro dipendenze molti uomini che lavoravano i campi. I contadini, a seconda della loro condizione sociale, potevano essere:
• servi della gleba (“gleba” significa “terra”): erano contadini giuridicamente liberi, perché non potevano essere comperati e venduti (come capitava invece agli schiavi). Potevano anche possedere propri beni e trasmetterli in eredità ai figli, ma erano “legati alla terra” e quindi non potevano abbandonare il paese in cui erano nati né sposarsi senza il consenso del signore;
• coloni: avevano la proprietà di piccoli appezzamenti di terra, ma con diverse limitazioni; dovevano pagare al signore un affitto annuo e versargli parte del raccolto, quindi si trattava di una vera e propria tassa;
• braccianti: non possedevano nulla se non le loro braccia, che mettevano al servizio dei signori in occasione dei raccolti o di lavori stagionali.
Tutti i contadini, che fossero servi della gleba, coloni o braccianti, potevano disporre del denaro guadagnato con il proprio lavoro.
I contadini, a seconda della loro condizione sociale, possono essere servi della gleba, coloni o braccianti.
METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali categorie di persone facevano parte dei tre ordini di cui parla Adalberone di Laon?
b. Quali compiti dovevano svolgere i vescovi?
c. Qual era la condizione dei monaci?
d. Quale diritto era riconosciuto a tutti i contadini?
Verifica la comprensione

2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Gli ordini medievali erano basati esclusivamente sulla ricchezza posseduta. F V
b. Non era possibile passare da un ordine all’altro. F V
c. I nobili avevano tutti, all’incirca, la stessa ricchezza e lo stesso potere. F V
d. Gli abati appartenevano sempre a famiglie nobili. F V
LE PAROLE DELLA STORIA
Feudalesimo:deriva dal nome feudo, termine con cui dopo il Mille fu chiamato il beneficio; di conseguenza, il vassallo fu denominato feudatario.
I regni sorti in seguito alla disgregazione dell’Impero carolingio adottarono un sistema politico, economico e sociale che, pur con differenze anche rilevanti tra le varie zone, aveva caratteri comuni ben visibili. Questo sistema, che durò all’incirca dalla metà del IX alla metà dell’XI secolo, viene definito feudalesimo. I feudatari, cioè i signori che amministravano le terre assegnate loro dal sovrano, aumentarono con il tempo la propria autonomia, acquisendo il cosiddetto potere di banno. Tale potere consisteva nella facoltà di amministrare la giustizia e di punire coloro che non seguivano le regole. Inoltre dava loro la possibilità di imporre alla popolazione l’obbligo di svolgere determinati lavori e di pagare tasse per determinati servizi. I signori pretendevano, infatti, tributi sulla vendita dei prodotti al mercato, sull’uso dei mulini, dei forni e dei frantoi di loro proprietà. Inoltre esigevano i pedaggi, cioè tasse sull’attraversamento di ponti, strade e corsi d’acqua.
Quando l’unità dell’Impero si spezza, i vassalli aumentano
la loro autonomia e acquisiscono nuovi poteri. Il sistema, che prende il nome di feudalesimo, dominerà gran parte dell’Europa per circa due secoli.

Immagine interattiva

Con il tempo, in Europa si formarono numerosissimi feudi. Chi ne otteneva uno doveva giurare fedeltà al signore che glielo concedeva. L’impegno reciproco era preso compiendo il rito dell’omaggio: nel corso della cerimonia, il beneficiario metteva le sue mani giunte tra quelle del signore ( p. 20). Questo gesto significava che diveniva vassallo (in latino medievale significa “fedele”) del suo signore. Subito dopo gli giurava fedeltà. In cambio della fedeltà, il signore prometteva la sua protezione. A questo punto il vassallo riceveva la vera e propria investitura del feudo, rappresentata dalla consegna di un oggetto simbolico: poteva essere una spada o anche solo una zolla di terra.
Il vassallo, dunque, era obbligato a prestare al signore aiuto militare e, se richiesto, un sostegno in denaro.
La concessione del feudo avviene durante una cerimonia detta investitura. Nel corso di questa cerimonia, il vassallo giura fedeltà al suo signore e ne riceve la promessa di protezione.
Le stesse ragioni che avevano indotto Carlo Magno a creare conti e marchesi spinsero questi ultimi a concedere a loro volta benefici e feudi a uomini che dipendevano da loro. Questi mettevano i loro beni e i loro soldi a disposizione del conte o del marchese, il quale, come ricompensa, concedeva loro dei feudi più piccoli, ricavati dalle proprie terre. I vassalli maggiori, cioè i conti e i marchesi, nominavano una rete di vassalli minori, chiamati valvassori; questi potevano a loro volta ripetere l’operazione concedendo il beneficio a vassalli di grado ancora inferiore, i valvassini. La società feudale era molto complessa e l’insieme dei rapporti che si stabilivano tra i suoi componenti costituiva una rete intricata, di difficile definizione.
I vassalli, seguendo l’esempio dei sovrani, concedono il beneficio, cioè parte delle loro terre, a persone a loro sottoposte, che sono chiamate valvassori. Questi fanno a loro volta la stessa cosa con i valvassini.

STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Durante il rito dell’omaggio, che cosa consegnava il signore al vassallo?
b. Chi erano i valvassori e i valvassini?
Rifletti sul lessico
2 Scrivi accanto a ciascuna definizione il termine corrispondente.
a. Colui il quale esercita il proprio potere sul feudo:
b. Diritto di riscuotere le tasse e amministrare la giustizia:
c. Sistema politico-amministrativo sorto in Europa tra il IX e l’XI secolo:
◀ Carlo, duca d’Orléans, riceve l’omaggio di un vassallo, in una miniatura del XIV secolo.
Verifica la comprensione
3 Completa il testo con le parole opportune. feudo • protezione • omaggio • fedele • investitura • valvassori • valvassini
Durante la cerimonia dell’ il signore concede al vassallo l’ del feudo. Il vassallo promette di essere ................................ al suo signore e questi, in cambio, gli dà la sua
A questo punto il vassallo riceve il , ossia il territorio su cui eserciterà il proprio potere. Successivamente i vassalli maggiori concedono il beneficio a persone a loro sottoposte, che prendono il nome di . Questi ultimi possono, a loro volta, nominare dei
Fellonìa: colpa di cui si macchiava il fellone, cioè chi tradiva la parola data.
Il feudalesimo era un sistema interamente basato su rapporti personali e per questo motivo nella cerimonia dell’investitura si sottolineava con tanta insistenza il principio della lealtà. La posizione del vassallo nei confronti del proprio signore non era fissata da leggi scritte e non riguardava la collettività, ma solo le due persone contraenti. Nel caso in cui uno di loro avesse tradito il patto, si sarebbe macchiato di fellonìa e il rapporto sarebbe automaticamente decaduto. Proprio qui si nascondeva l’elemento che avrebbe messo in crisi tutto il sistema: il giuramento di fedeltà che il valvassino prestava al valvassore, o questi al vassallo, non implicava alcun obbligo verso altri nobili di rango più elevato. In altri termini: la persona che riceveva il beneficio doveva fedeltà solo al signore che glielo aveva concesso, non ad altri feudatari e nemmeno al re, se non in linea teorica. Dunque, nel caso di un conflitto tra il sovrano e il vassallo, il valvassore sarebbe dovuto rimanere fedele a quest’ultimo, anche se ciò lo avrebbe costretto a schierarsi contro il re.
Il sistema feudale è basato non su una legge scritta, ma su rapporti personali. Per questo motivo è di fondamentale importanza il giuramento di fedeltà.
Il vassallo, che sta per ricevere il beneficio dal suo signore, si impegna ad assolvere gli obblighi che la nuova condizione comporta. Il giuramento è costituito dall’assunzione di due distinti impegni: non schierarsi mai contro il signore e dargli aiuto, anche militare.
Io giuro su questi santi Vangeli che d’ora innanzi sino all’ultimo giorno della vita sarò fedele a te, mio signore, contro ogni uomo eccetto l’imperatore. Giuro che consapevolmente non parteciperò mai a deliberazioni o ad atto per cui tu perda la vita o qualche parte del tuo corpo, o riceva danno nella persona, o ingiustizia o insulto, che tu perda qualche diritto presente o futuro. E se avrò saputo o udito di qualcuno che voglia fare qualcosa di queste cose a tuo danno, cercherò di impedire, nella misura delle mie forze, che questo
Leggi il documento e rispondi alle domande
a. Su che cosa avviene il giuramento prestato dal vassallo?
avvenga, e se non potrò oppormi ti avviserò al più presto possibile, e ti aiuterò contro di lui per quanto potrò. E se accadrà che tu perda qualcosa che hai o avrai, per ingiustizia o caso, ti aiuterò a recuperarla e, recuperata, a conservarla. E se avrò saputo che tu vuoi giustamente assalire qualcuno, e sarò stato da te invitato, sia in forma generale sia personale, ti darò il mio aiuto come potrò.
A. Saitta, Antologia e documenti di critica storica, Laterza

b. Il vassallo si dichiara disposto a difendere il signore contro chiunque, con un’eccezione. Quale?
Il sistema feudale rivelò fin dall’inizio la sua debolezza. Ben presto, infatti, il potere dei re e degli imperatori decadde mentre aumentava l’autonomia dei feudatari. Questi cominciarono a comportarsi come dei piccoli sovrani agendo nel proprio interesse e non in quello del sovrano. Un passo decisivo fu il riconoscimento del loro diritto a trasmettere in eredità ai figli e ai parenti il beneficio ricevuto. Con il Capitolare di Quierzy (877), l’imperatore Carlo il Calvo concesse di fatto l’ereditarietà dei feudi maggiori. Più tardi, la Constitutio de feudis (Ordinamento dei feudi), emanata dall’imperatore Corrado II il Salico (1037), estendeva lo stesso diritto anche ai feudatari minori. A quel punto l’Europa si trasformò in un mosaico di signorie locali fortemente autonome e continuamente in guerra tra loro. Raggiunta l’autonomia, i feudatari si dimostrarono sempre meno disposti a concedere i loro armati e l’aiuto economico ai sovrani, anzi: senza ricevere alcuna autorizzazione formale, assunsero su di sé il potere di banno.
Quando i vassalli riescono a rendere ereditari i loro feudi, il potere dei sovrani risulta fortemente indebolito e il territorio europeo diventa un insieme di piccoli Stati indipendenti.

Fissa i concetti sul testo

◀ A sinistra, l’imperatore Carlo il Calvo seduto sul trono, circondato dalla sua corte. A destra, l’imperatore Corrado II il Salico e sua moglie Gisella di Svevia, inginocchiati in preghiera davanti all’immagine di Cristo.
Verifica la comprensione
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. A chi deve giurare fedeltà la persona che ha ricevuto il beneficio?
b. Che cosa stabilivano il Capitolare di Quierzy e la Constitutio de feudis? Che differenza c’era tra i due ordinamenti?
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Il feudalesimo era un sistema basato su precise leggi scritte. F V
b. Nel caso di un conflitto tra il sovrano e il vassallo, il valvassore sarebbe dovuto rimanere fedele a quest’ultimo. F V
c. I feudi non divennero mai ereditari. F V
Trovatori: poeti che componevano e cantavano, spostandosi di corte in corte, poesie d’amore o di argomento politico, accompagnandole con la musica.
Giullari: cantastorie e buffoni, si esibivano per divertire il pubblico delle corti.
A favorire l’indipendenza dei feudatari furono le fortezze che essi fecero costruire in gran numero sulle loro terre. Un elemento caratteristico del paesaggio medievale fu infatti il castello, spesso eretto in cima a colline o su speroni rocciosi, in posizioni sopraelevate e facilmente difendibili. Questi edifici erano sorti nel corso del IX secolo per fronteggiare le incursioni di Vichinghi, Saraceni e Ungari ( pp. 40 e seguenti).
Quando il pericolo si attenuò o fu del tutto eliminato, i castelli, che nel frattempo erano cresciuti rapidamente di numero, mutarono la propria funzione, trasformandosi in residenza e centro di potere del feudatario. Questi, al riparo delle loro mura, poteva resistere ad attacchi di nemici potenti. L’invulnerabilità che ne derivava assicurava a feudatari anche di piccolo rango la possibilità di mantenere la propria autonomia e rendeva impossibile al potere centrale un controllo diretto sul territorio dello Stato.
Tra i secoli IX e XIII si ebbe il fenomeno dell’incastellamento, ossia la proliferazione di queste strutture, ancora oggi ben visibili in molte zone dell’Europa occidentale. Si calcola infatti che sia la Francia sia la Germania abbiano visto sorgere circa 10.000 castelli, mentre in Italia e in Inghilterra se ne costruirono “appena” duemila!
I castelli, che erano serviti a fronteggiare le nuove invasioni, diventano la residenza stabile del feudatario. Questi edifici fortificati resistono a lunghi assedi e consentono ai vassalli di diventare indipendenti dai sovrani.

Il castello non svolgeva soltanto una funzione militare, ma costituiva un piccolo mondo dotato di una propria vitalità sociale, economica e perfino culturale. Al suo interno soggiornava il feudatario con la famiglia, circondato da una piccola corte di cui facevano parte cavalieri, dame e, soprattutto dopo il Mille, trovatori e giullari che dovevano di rallegrare i commensali durante i banchetti con canti, racconti o giochi di vario genere.
Tra le sue mura si trovavano la cappella, gli alloggiamenti della guarnigione, le armerie, le stalle, i magazzini, il forno e le officine degli artigiani al servizio del signore (fabbri, falegnami, maniscalchi, sarti ecc.); nei sotterranei erano poste le cantine e le prigioni. Nel cortile, che si apriva subito dopo l’ingresso, si teneva il mercato, dove i contadini andavano a vendere o a scambiare i loro prodotti. Le loro abitazioni erano situate non lontano dal castello affinché, in caso di pericolo, potessero rifugiarsi rapidamente tra le mura. I servi del signore risiedevano in genere nelle immediate vicinanze, mentre le case dei contadini liberi si trovavano a una maggiore distanza, a volte raggruppate, a volte isolate. Il movimento da e verso il castello era continuo. Gli abitanti del contado vi si recavano per pagare le tasse (perlopiù in natura), per prendere ordini, per partecipare al mercato, per frequentare le funzioni religiose. Il signore, invece, se ne allontanava per sorvegliare i lavori agricoli, per andare a caccia o in guerra.
Il castello non è soltanto una fortezza militare. Esso ospita la corte del feudatario, la guarnigione di soldati e alcuni artigiani. Qui si svolge anche il mercato.
Fissa i concetti sul testo


Verifica la comprensione
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Per quale ragione erano stati costruiti i primi castelli?
b. In che cosa consistette il fenomeno dell’incastellamento?
c. Chi e che cosa si trovava all’interno del castello?
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Date le tecniche militari del tempo, i castelli erano quasi imprendibili. F V
b. Tutti i contadini alloggiavano all’interno del castello. F V
c. Ai contadini era proibito l’ingresso nel castello. F V
I primi castelli erano delle semplici torri in legno, innalzate su un rilievo naturale o artificiale del terreno. La torre era circondata da un fossato, da una palizzata o da una cinta di mura. La popolazione che viveva nei dintorni vi si rifugiava in caso di pericolo. A partire dal XII secolo le torri in legno furono sostituite da solidi torrioni in muratura, in genere a pianta quadrata.
La cinta di mura era rafforzata da torri 1 e circondata spesso da un fossato pieno d’acqua.
L’unica via d’accesso alle mura era costituita da un ponte levatoio 2 , che veniva sollevato durante la notte e in caso di attacco nemico.
Lungo la parte più alta delle mura si snodavano i camminamenti 3 , percorsi dai soldati che facevano la ronda per avvistare eventuali pericoli. I camminamenti erano protetti da un parapetto, al riparo del quale i soldati lanciavano sui nemici frecce, proiettili di pietra o olio bollente.
Le mura e le torri del castello erano sormontate da rialzi in muratura, detti merli 4 . Inizialmente essi svolgevano una funzione difensiva, poi solo decorativa.

1 2
3 7
4
12
8
La torre principale e più solida, detta maschio o mastio 5 , serviva per sostenere la difesa del castello nel caso in cui i nemici fossero già penetrati all’interno del recinto delle mura.
Al piano terreno vi erano i magazzini 6 in cui si conservavano le scorte alimentari. Spesso all’interno delle mura c’era anche un orto 7 , necessario per avere qualcosa da mangiare durante i lunghi assedi.

5 6 10 9 11
Ampio spazio era riservato alle stalle 8 : i cavalli erano essenziali sia in battaglia sia per gli spostamenti.
Al piano superiore si trovavano le stanze da pranzo 9 , più in basso la camera mortuaria 10 e più in basso ancora le stanze da letto 11 .
Il castello era una dimora sicura ma poco confortevole, secondo i nostri criteri di giudizio. Le sale erano buie e umide. Le finestre piccole davano scarsa luce. Gli ambienti erano riscaldati a malapena con camini. Pochi i mobili e gli arredi: qualche tavolo, qualche panca e sgabello. Al centro della costruzione si apriva la corte 12 . Qui i soldati si allenavano nell’uso delle armi.
Ora tocca a te: rispondi alle domande
a. Perché i castelli medievali avevano una struttura così robusta?
b. Perché all’interno delle mura del castello c’erano orti, magazzini e stalle?
Paggio: giovane che serviva nelle corti dei re o dei feudatari; era educato per diventare cavaliere.
Scudiero: giovane nobile che accompagnava un cavaliere; si prendeva cura delle sue armi e dei suoi cavalli.
Infedeli: nel Medioevo, per i cristiani i musulmani erano infedeli, perché avevano una fede diversa dalla loro. A loro volta, anche i musulmani consideravano i cristiani infedeli.
▼ Ritratto di un giovane paggio.

La cavalleria, istituzione tipica del mondo feudale, traeva origine dal fatto che i feudi non venivano più divisi tra i figli secondo la legge salica ( p. 38). Ora venivano trasmessi in eredità al figlio primogenito, mentre ai cadetti, ossia agli altri figli maschi, non spettava alcun possedimento terriero. I cadetti avevano dunque davanti a sé due possibilità: entrare a far parte del clero o dedicarsi alla vita militare.
Perciò molti giovani, dopo aver ricevuto un cavallo e le armi, lasciavano i castelli paterni e andavano alla ricerca di un signore a cui offrire i propri servigi.
La loro speranza era quella di esserne premiati, prima o poi, con la concessione di un feudo.
Le guerre, nella situazione di anarchia che caratterizzò l’Europa occidentale a partire dal IX secolo, erano assai frequenti e per un abile cavaliere non era difficile trovare un impiego. Spesso però questi guerrieri non controllavano i loro comportamenti e si lasciavano andare ad atti di violenza gratuita. Un clima di insicurezza si diffuse dovunque, soprattutto tra la popolazione civile, la quale non poteva opporsi alle bande armate che si aggiravano nelle campagne devastando e uccidendo.
Poiché i signori lasciano i loro feudi in eredità ai figli maschi primogeniti, agli altri figli maschi restano due possibilità: entrare nel clero o dedicarsi alla vita militare. Chi fa quest’ultima scelta è chiamato cavaliere.
Entrare a far parte della cavalleria significava assumere un impegno che durava tutta la vita. Il ragazzo destinato a questa “carriera” all’età di 7 anni diventava paggio, a 15 anni scudiero e a 21 cavaliere. Imparava a tirare con l’arco e con la balestra, a lottare corpo a corpo, a cavalcare con destrezza reggendo la lancia e lo scudo. In un primo tempo chiunque poteva diventare cavaliere, purché avesse il denaro sufficiente per procurarsi armi e cavalli, o avesse trovato un signore disposto a donarglieli. In seguito, questa possibilità fu limitata a chi era nato da una famiglia nobile.
Per entrare a far parte della cavalleria occorre sottoporsi a un lungo tirocinio, che comincia a 7 anni e si conclude a 21, quando si diventa cavaliere.
Per limitare la violenza che si stava diffondendo, scese in campo la Chiesa, che cercò di diffondere una mentalità diversa e ideali più nobili: quelli, appunto, della cavalleria. Per rendere solenne il passaggio alla cavalleria fu creato anche un cerimoniale simile a quello dell’omaggio vassallatico. In questo cerimoniale di investitura erano sottolineati tre temi: la difesa della religione cristiana, la lealtà verso il signore e la missione al servizio dei deboli.
L’aspirante cavaliere si preparava alla solenne cerimonia della vestizione trascorrendo una notte in preghiera e digiuno. Poi si confessava e riceveva la comunione, quindi giurava sul Vangelo che avrebbe impugnato la sua spada solo a sostegno della religione e in difesa dei deboli, in particolare delle donne. Egli giurava inoltre di essere leale e di combattere contro le prepotenze e la malvagità. A quel punto veniva rivestito delle sue armi e il signore lo proclamava cavaliere.
Grazie a questa nuova istituzione, la Chiesa riuscì a esercitare il suo controllo su una potente forza militare, che da quel momento arrecò meno danni alla società e fu pronta, in seguito, a combattere sotto le bandiere cristiane contro gli infedeli. Il diffondersi degli ideali cavallereschi preparò il terreno per un progresso civile e culturale che trovò nelle corti feudali il suo centro di diffusione.
I cavalieri si comportano spesso in modo violento e costituiscono un pericolo per la società. La Chiesa, allora, suggerisce loro degli ideali capaci di trasformarli in difensori della religione e protettori dei deboli.
Fissa i concetti sul testo

1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali alternative avevano davanti a sé i figli cadetti delle famiglie nobili?
b. Che cosa doveva imparare il cavaliere durante la sua formazione?
c. Quali temi erano sottolineati nella cerimonia di investitura del cavaliere?
d. Quali risultati ottenne la Chiesa con l’istituzione della cavalleria?
Verifica la comprensione
2 Indica con una crocetta l’affermazione esatta.
a. Il primo grado della carriera del cavaliere era quello di: paggio scudiero
b. I feudi erano ereditati: da tutti i figli maschi dal figlio maschio primogenito
c. Il cavaliere, durante la cerimonia dell’investitura, giurava: sulla Bibbia sul Vangelo

La trasformazione della cavalleria operata dalla Chiesa fu un passo importante nella definizione della società medievale: essa, infatti, convogliò l’aggressività dei cavalieri e la mutò in spirito di difesa dei più deboli e degli ideali della cristianità. Il cavaliere divenne così una figura ammirata dalla gente e un punto di riferimento per tutti. Vediamo più nel dettaglio le caratteristiche di questo ordine sociale.
◀ Un cavaliere indossa la cotta metallica con l’elmo che protegge tutto il viso.
▼ Cavalieri che si sfidano durante una giostra.

La popolarità dei cavalieri fu tale che ben presto le loro imprese fornirono a poeti e romanzieri lo spunto per scrivere opere ricche di avventu ra, al centro delle quali figuravano dame bellissime, maghi, animali fiabeschi e soprattutto guerrieri dotati di straordinario valore e coraggio. Ad alimentare questo mito contribuì l’allestimento di spettacoli violenti e suggestivi al tempo stesso: i tornei e le giostre
▶ Ritratto di un cavaliere con armi e scudo, che porta lo stemma del suo casato.


I tornei divennero molto popolari nel Medioevo. Consistevano in uno scontro armato tra due squadre di cavalieri, ognuna delle quali cercava di colpire gli avversari per conquistare uno spazio racchiuso in un recinto. I cavalieri vi partecipavano armati di tutto punto e accompagnati dai loro scudieri. La vittoria consisteva in premi in denaro, armi e cavalli. I tornei servivano per tenere in allenamento i cavalieri. Si svolgevano vicino alle città e attiravano un grande pubblico. Insieme ai tornei si svolgevano le giostre: in questo caso si fronteggiavano due cavalieri difesi da pesanti corazze e armati di lance e spade. Vinceva chi riusciva a far cadere l’avversario dal cavallo. Anche se le armi usate in tornei e giostre erano spuntate, non mancavano morti e feriti.

Ora tocca a te: rispondi alle domande
a. Qual era la funzione dei tornei medievali?
A partire dall’VIII secolo, la cavalleria pesante divenne il punto di forza degli eserciti dell’Europa occidentale. Da un punto di vista tecnico, questa evoluzione fu possibile grazie alla staffa, che conferiva maggiore stabilità al cavaliere e gli dava la possibilità di impugnare lunghe lance. La maggior cura dedicata all’allevamento e alla selezione degli animali mise a disposizione dei combattenti cavalcature più robuste e resistenti, capaci di sopportare il peso crescente delle armi. Oltre alla lancia, svolgeva una funzione importante la spada, spesso di grandi dimensioni, da impugnare con due mani, alla quale si faceva ricorso quando la lancia si spezzava o si perdeva. Nel corpo a corpo, erano particolarmente utili i pugnali e le mazze. Il cavaliere disprezzava le armi da lancio, perché uccidere un avversario a distanza, senza confrontarsi con lui, era considerato disonorevole. Molto curate e sofisticate erano le armi difensive, tra cui uno scudo ampio e robusto, capace di parare i colpi di lancia e spada e le frecce scagliate dalla fanteria. Oltre allo scudo, la difesa era affidata a una cotta metallica, una rete di anelli di ferro che poteva pesare anche quindici chili. Poiché essa lasciava scoperte alcune parti del corpo, si usavano delle protezioni per mani, braccia e gambe. Il capo era protetto da uno spesso elmo ro, che in alcuni casi lasciava libero il volto. Per evitare il contatto di retto della pelle con il metallo e per attenuare i colpi, sotto la cotta il cavaliere indossava un corpetto imbottito, sotto l’elmo una cuffia anch’essa imbottita.

b. Quale elemento tecnico permise ai cavalieri di avere maggior stabilità?

espressiva

La cerimonia descritta è piuttosto semplice e appartiene alla fase iniziale della cavalleria. In essa è visibile la fusione dei due elementi su cui questa istituzione si fonda: l’elemento feudale, rappresentato dalla persona del signore e dal gesto della collata, e quello sacro, rappresentato dalla presenza dell’abate e dal giuramento sul Vangelo. Il giuramento del cavaliere riassume poi gli ideali dei due mondi, unendo insieme fedeltà al signore e servizio della Chiesa, regole dell’onore e lotta agli infedeli.
Il lungo apprendistato è giunto al termine, ora Roberto di Villeroy è pronto. Quanti anni sono trascorsi da quando, ancora ragazzo, era entrato come scudiero al servizio del conte Guglielmo di Montauban, il suo signore! Anni di dure prove fisiche, di interminabili allenamenti con la spada, la lancia e lo scudo, di cavalcate selvagge, ma anche di attesa impaziente e di malcelata invidia nel veder partire il suo signore per la guerra, seguito da una schiera di armati chiusi nelle loro lucenti corazze. Ora Roberto di Villeroy è pronto. Ha trascorso la notte in preghiera e in digiuno, anche se, più che dal pensiero di Dio, la sua mente è stata attraversata da scene di battaglia, di nemici stesi ai suoi piedi, e nelle orecchie ha sentito risuonare non le celestiali melodie degli angeli ma le grida dei combattenti, l’urto delle spade, il nitrito dei destrieri. Sono appena spuntate le luci dell’alba, quando un tocco leggero alla porta della stanza lo risveglia dalle sue fantasticherie. Il servo che si affaccia sulla soglia si inchina e gli sorride, quindi si fa da parte invitandolo a uscire. Roberto, ancora in ginocchio, si alza, indossa una semplice tunica e poi si avvia senza fretta. La cappella non è lontana, appena dall’altra parte del cortile del castello. Pochi passi e la raggiunge. Con un’impercettibile esitazione varca la porta ed entra. Altre volte ha assistito a cerimonie simili, tuttavia non riesce a trattenere un fremito di emozione: questa volta tocca a lui!
Alla luce tremolante delle torce, è schierato tutto il piccolo mondo che da sempre è diventato la sua famiglia: due file di servi, vestiti per l’occasione con gli abiti della festa; Ubaldo, Lodovico e Rinaldo, i suoi migliori amici, di pochi anni più vecchi di lui; Raniero, l’abate del vicino convento. E in fondo alla sala, seduto su un alto seggio intarsiato, il conte Guglielmo di Montauban. Con un lieve cenno del capo, il suo signore lo invita ad avvicinarsi. Roberto obbedisce. Avanza fino ai piedi del seggio, poi si inginocchia, tenendo lo sguardo rivolto a terra. A quel punto l’abate gli si avvicina e gli solleva il capo.
W R W
Nelle mani tiene un Vangelo, con le pagine aperte. Roberto distende la mano destra sul testo sacro, quindi, con voce alta e chiara, pronuncia il giuramento:
Giuro di essere valoroso e leale con il mio signore. Il mio cuore conosce solo la virtù, la mia spada difenderà i deboli, la mia forza proteggerà tutte le donne. La mia bocca dirà solo la verità, sarò fedele alla parola data.
Non verrò mai meno alle regole dell’onore e della cavalleria.
Crederò a tutto ciò che la Chiesa insegna, la proteggerò e combatterò contro gli infedeli.
Un breve silenzio segue al giuramento, poi Guglielmo si alza, prende nelle mani la spada che un servo gli porge, la solleva in alto e la lascia ricadere con forza sulla spalla di Roberto. È la collata, l’atto che segna il passaggio alla nuova condizione, l’atto che trasferisce all’aspirante cavaliere la forza del suo signore. Adesso Guglielmo rimette la spada nel fodero e la cinge ai fianchi del giovane. Subito dopo accorrono i servi che con rapidi gesti completano la vestizione: prima la corazza, poi l’elmo e gli speroni, quindi lo scudo con lo stemma dei Villeroy. Con un cenno della mano il conte invita Roberto a dirigersi verso l’uscita, quindi lo segue, imitato da tutti coloro i quali hanno assistito alla cerimonia. Nel cortile, un magnifico destriero, tenuto per le briglie da uno scudiero, lo attende. Finalmente il signore di Montauban sorride: quello è il suo dono. Pochi istanti e il cavaliere è in sella; un colpo di speroni e il ponte levatoio rimbomba sotto gli zoccoli dell’animale lanciato al galoppo. Ora Roberto di Villeroy è un uomo felice.

Ora tocca a te: leggi e scrivi
Descrivi le emozioni e i sentimenti provati dal protagonista. Dopo aver scritto il tuo testo, prova a disegnare i volti dei personaggi che partecipano alla cerimonia.
Curtis: spazio che includeva le abitazioni del padrone, i magazzini per il raccolto e gli attrezzi, le stalle, i fienili e i granai. Intorno si estendevano i campi coltivati.
L’economia medievale fu un’economia povera. La scarsità e l’insicurezza delle vie di comunicazione rendevano difficili gli scambi commerciali. Del resto, se si escludono pochissimi beni, quali il sale, il vino e gli schiavi, c’era ben poco da scambiare. L’artigianato era ridotto alla realizzazione dei pochi oggetti necessari a soddisfare le esigenze del feudatario o della curia vescovile.
L’attività predominante divenne quindi l’agricoltura, integrata dalla raccolta dei frutti del bosco (castagne, funghi), dall’allevamento di suini, ovini e, in misura minore, bovini ed equini, dalla pesca e dalla caccia (quest’ultima permessa soltanto ai nobili). Fu questa l’economia che gli storici definiscono curtense, dal termine curtis, che indicava lo spazio in cui tale economia era praticata.
L’economia dell’Alto Medioevo è povera, basata quasi esclusivamente sull’agricoltura, integrata dall’allevamento, dalla pesca e dalla caccia. Scarsi l’artigianato e il commercio.
Al centro della produzione agricola vi era la curtis, che era divisa in due settori:
▼ La raccolta del grano, da una miniatura del XII secolo.
• la pars dominica (del dominus, cioè del signore) si trovava nelle immediate vicinanze del castello ed era affidata ai servi del feudatario, che in cambio del lavoro prestato ricevevano unicamente vitto e alloggio;

• la pars massaricia (del massaro, ossia del libero contadino), distante rispetto alla dimora del signore, era suddivisa in mansi, appezzamenti di terra abbastanza grandi da permettere il sostentamento di una famiglia. Era gestita da contadini liberi o semiliberi, che versavano al signore una parte del raccolto e si sottoponevano alle corvées, giornate di lavoro svolte gratuitamente nelle proprietà padronali. Le corvées potevano essere costituite anche da lavori non strettamente agricoli (manutenzione di strade, costruzione di ponti, chiese, castelli). Sui gestori dei mansi gravavano poi i tributi che il signore richiedeva per concedere l’uso del mulino, del forno e del frantoio e per consentire la raccolta della legna. Perfino per sposarsi era necessario ricevere il suo permesso e pagare una tassa.
La curtis è divisa in pars dominica (del padrone) e in pars massaricia (del massaro, il libero contadino). La prima è lavorata dai servi del signore, la seconda dai contadini liberi.
La curtis era basata sull’autoconsumo, o autosufficienza. Ciò significa che le persone si cibavano di quello che producevano. Mangiavano il pane fatto con la farina dei cereali che coltivavano nei loro piccoli campi; bevevano il vino ottenuto con le uve delle loro vigne; dal maiale ricavavano carne e salumi. Capre, pecore e mucche fornivano latte per fare il burro e i formaggi. Per costruire attrezzi ed edifici usavano il legname raccolto nei boschi vicini. Certamente alcuni prodotti dovevano essere comprati fuori dalla curtis: il sale e le spezie, necessarie per la conservazione dei cibi. Le spezie, tuttavia, erano assai care perché arrivavano dall’Oriente e solo i nobili potevano permettersi di acquistarle. La maggior parte degli oggetti necessari alla vita di tutti i giorni era costruita all’interno della curtis stessa. Per esempio gli uomini fabbricavano da sé gli attrezzi, mentre le donne confezionavano i vestiti per le loro famiglie, lavorando la canapa, il lino o la lana.
L’economia curtense è basata sul consumo delle risorse prodotte nella curtis stessa. Gli scambi commerciali sono ridotti a pochissimi generi che non possono essere prodotti al suo interno, come il sale.
All’epoca di Carlo Magno e dei suoi successori si verificarono periodi di grandi difficoltà. La frequenza di piogge torrenziali, seguite da fasi di siccità estrema, determinò due gravi carestie negli anni 792-793 e 805-806. I raccolti andarono quasi completamente perduti e, data la scarsa disponibilità del prodotto, il prezzo del grano salì alle stelle. Solo i ricchi potevano permettersi di comprarlo.
A causa della fame, le persone comuni si ridussero a mangiare qualsiasi cosa, anche non commestibile: per esempio, erbe velenose o carogne di animali morti.
I cronisti dell’epoca parlano addirittura di allucinazioni collettive: si diceva che la gente affamata era convinta di vedere crescere rigoglioso il grano in pieno inverno.
Il sistema curtense non può evitare che, in conseguenza di eventi climatici molto negativi, i contadini soffrano la fame.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Che cosa erano le corvées?
b. Che cosa si intende con economia di autoconsumo?
c. Quali eventi determinarono le due gravi carestie verificatesi tra la fine del ’700 e l’inizio dell’800?

Verifica la comprensione
2 Scrivi accanto a ciascuna definizione il termine corrispondente.
a. Parte della curtis affidata ai servi del feudatario:
b. Parte della curtis gestita da contadini liberi o semiliberi:
c. Poderi dell’ampiezza necessaria al sostentamento di una famiglia:
Nel disegno possiamo osservare un tipico villaggio del Medioevo, animato dalle attività di ogni giorno. Intorno al 1 castello del signore , sulla parte più alta, si trovano le 2 botteghe dei servitori (pars dominica ) 3 . Più in basso, nella zona dei 4 campi coltivati (mansi ), si estende la parte abitata dai 5 contadini (pars massaricia ), con le loro case
e le 6 botteghe artigiane . Non mancano il 7 forno dove si cuoce il pane, il 8 mulino ad acqua , che sfrutta la forza del fiume, e i 9 sentieri che collegano le diverse aree. L’immagine ci aiuta a capire come la vita della curtis fosse organizzata attorno al lavoro, alla terra e alla collaborazione tra chi abitava queste comunità rurali.

4 5 7 8

9 3
STUDIAFACILE

Dante Alighieri
Nel Medioevo la foresta era predominante. Il paesaggio dell’Europa medievale, infatti, era differente da quello di oggi. La foresta si estendeva su gran parte della superficie dell’Europa. I campi coltivati e le terre abitate avevano infatti un’estensione assai piccola, rispetto a quella di boschi e foreste.
Avventurarsi nelle sterminate foreste del tempo era molto pericoloso. Ci si poteva facilmente smarrire, si poteva essere assaliti dai briganti, si poteva diventare preda di animali feroci come orsi e lupi.
Una memoria di questi pericoli è rimasta in molte opere della letteratura europea. Dante, per esempio, nella Divina Commedia racconta di essersi smarrito in una selva, cioè in una foresta; Robin Hood, brigante buono, si muove nella foresta di Sherwood.
Nel Medioevo il continente europeo è in gran parte ricoperto di foreste, mentre le terre coltivate sono poche. Questi spazi presentano numerosi pericoli per chi ci si avventura.
▼ Un gruppo di contadini al limitare della foresta raccoglie ghiande per i maiali, che se ne cibano.
La foresta era anche una grande riserva di cibo e di risorse. Innanzitutto forniva la legna, che serviva per riscaldarsi, per cucinare e per costruire case, attrezzi da lavoro di uso domestico, recinzioni dei campi.

La legna era utilizzata anche per alimentare i forni e le fucine, necessarie per la lavorazione dei metalli e la produzione di armi e attrezzi.
Nei boschi si raccoglievano castagne e noci, bacche e funghi; le api selvatiche fornivano miele. Infine il bosco era anche un ottimo terreno di pascolo per alcuni animali domestici, in particolare per i maiali, che si cibavano delle ghiande delle querce.
Proprio i maiali furono la più preziosa riserva di carne per i contadini, che per il resto seguivano un’alimentazione quasi del tutto vegetariana.
La foresta costituisce anche un’importante risorsa economica poiché produce spontaneamente piante e frutti commestibili e fornisce un abbondante pascolo per alcuni animali domestici.
L’abbondanza di foreste comportava la presenza di una numerosa fauna selvatica. La caccia costituiva perciò una risorsa fondamentale, in quanto permetteva di rifornire le tavole di selvaggina, che a quel tempo era molto apprezzata. Tra i volatili, erano cacciati non solo fagiani, quaglie e pernici, ma anche pavoni, cigni, cicogne e gru. Per i nobili la caccia era, oltre che una risorsa preziosa, anche una specie di allenamento alla guerra. Le loro prede erano in genere animali di grossa taglia, come cervi, daini, caprioli, lupi, cinghiali e orsi. Era quindi un’attività pericolosa, che richiedeva forza fisica e abilità nel maneggiare le armi. Questo tipo di caccia si svolgeva in gruppo, a cavallo, con l’aiuto di mute di cani che stanavano la preda. Per gli animali di piccola taglia si ricorreva invece all’aiuto dei falconi, di reti e trappole. Questa attività in un primo tempo era libera, così che tutti, anche i contadini, la praticavano. Verso l’XI secolo essa diventò sempre più un privilegio della nobiltà. Ai contadini fu a poco a poco vietata. I bracconieri, cioè coloro che la praticavano nonostante i divieti, erano condannati a punizioni gravissime, anche alla morte. Le famiglie contadine, di conseguenza, persero la possibilità di portare un po’ di carne in tavola, con conseguenze sulla qualità della loro alimentazione quotidiana.
La caccia non è soltanto una preziosa risorsa economica, ma anche un’attività praticata dai nobili come passatempo. Dapprima tutti possono cacciare liberamente, poi la nobiltà riserva solo a se stessa questo diritto.
▶ Due illustrazioni da un antico codice miniato: in alto una scena di caccia al cinghiale selvatico con i cani, in basso la partenza per una battuta di caccia.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Come si presentava il paesaggio dell’Europa nell’Alto Medioevo?
b. Perché addentrarsi in una foresta era pericoloso?
c. Perché le foreste erano importanti per l’economia curtense?
d. Che cosa rappresentava la caccia per i nobili, oltre che una risorsa economica?


Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. I nobili non provavano grande interesse per la caccia.
F V
b. A partire dall’XI secolo i nobili proibirono ai contadini di cacciare. F V
c. I bracconieri cacciavano per conto dei loro signori. F V

A partire dalla seconda metà dell’XI secolo, le condizioni di vita delle popolazioni europee cominciarono a migliorare. La fine delle incursioni di Vichinghi, Ungari e Saraceni aumentò il livello di sicurezza, ma i miglioramenti furono dovuti soprattutto alla crescita della produzione agricola, che era il settore più importante dell’economia medievale. La crescita era causata da diversi fattori, tra cui i cambiamenti climatici, gli interventi dell’uomo sull’ambiente e soprattutto una serie di innovazioni tecniche che permisero di sfruttare meglio le risorse della natura. Ricordiamo in particolare che:
• un innalzamento delle temperature determinò condizioni climatiche più favorevoli all’agricoltura;
• molte terre paludose furono progressivamente bonificate con chiuse e canali e divennero coltivabili;
• l’energia dell’acqua e del vento fu sfruttata per la costruzione di efficienti mulini;
• l’energia animale fu meglio utilizzata grazie all’introduzione di un nuovo modo per aggiogare gli animali all’aratro;
• la diffusione dell’aratro pesante aumentò la produttività dei terreni;
• le razze animali, in particolare cavalli e bovini, furono attentamente selezionate e rese più forti, quindi in grado di svolgere una maggiore quantità di lavoro;
• la coltivazione dei terreni fu organizzata in maniera più efficace grazie alla cosiddetta “rotazione triennale” ( p. 83).
La fine delle invasioni e la trasformazione della cavalleria danno alle popolazioni europee una maggiore sicurezza, ma sono soprattutto i progressi delle tecniche agricole a migliorare la loro situazione.
Chiusa: opera di ingegneria idraulica che prevede lo sbarramento di un corso d’acqua.
I mulini ad acqua erano noti già nell’antichità, ma nel Medioevo la loro importanza crebbe notevolmente, così come il loro rendimento. Questo perché furono costruite chiuse e cascate che permettevano di incanalare l’acqua e convogliarla in maggior quantità e con una forte pendenza contro le pale. Queste, girando, producevano un’energia che era trasmessa ad altri strumenti collegati tramite una serie di ingranaggi, come le macine usate per triturare il grano o quelle impiegate nei frantoi per spremere l’olio. In tale modo il lavoro era più veloce, con un notevole risparmio di energia umana e animale, che veniva così utilizzata per altri scopi.
I primi mulini a vento comparvero invece più tardi, verso la fine dell’XI secolo. La loro diffusione fu rapida, ma limitata ad alcuni Paesi dell’Europa del Nord, dove i venti sono più intensi e regolari.
La diffusione dei mulini ad acqua e a vento accelera l’esecuzione di alcuni lavori e permette di impiegare l’energia umana e animale in altre attività.
INGRANAGGI
RUOTA
PALE
▶ Scorrendo, l’acqua fa muovere le pale del mulino, che sono collegate a una ruota. Il movimento delle pale fa girare la ruota. La ruota, per mezzo di ingranaggi, è collegata alla macina (un disco di pietra): girando, la macina schiaccia i chicchi di cereale fino a ridurli in farina.

STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali furono i fattori che permisero una crescita della produzione agricola?
b. Perché nel Medioevo crebbero importanza e rendimento dei mulini ad acqua?
c. Quando comparvero i primi mulini a vento?
2 Sottolinea, tra quelli sotto riportati, gli elementi che furono alla base della crescita agricola dopo l’anno Mille. innalzamento della temperatura • scoperta della ruota • creazione dell’aratro pesante • miglior sfruttamento dell’energia prodotta dall’acqua e dal vento • sfruttamento dell’energia prodotta dal vapore • introduzione della rotazione biennale • introduzione della rotazione triennale
In agricoltura rimase fondamentale l’energia animale. L’invenzione che permise di sfruttarla in maniera più efficiente fu l’aratro pesante, ideato nell’Europa centro-settentrionale, dove la terra era particolarmente umida e compatta, quindi difficile da lavorare. Era montato su ruote e così era trainato con minor sforzo dagli animali. Era costituito da tre elementi principali:
• il coltro, cioè una punta di ferro, larga e affilata, che penetrava in profondità nel terreno;
• il vomere, che si inseriva nel solco aperto dal coltro e lo ampliava;
• il versoio, che era collocato ai lati del vomere, rivoltava le zolle e allargava il solco.
La terra, dissodata in profondità, dava raccolti più abbondanti, poiché era protetta dal gelo e dagli animali. Sul terreno arato si passava poi l’erpice, un attrezzo munito di denti, che sminuzzava le zolle.
L’aratro pesante permette di scavare solchi più profondi, che meglio proteggono i semi. Inoltre, muovendosi su ruote, è più facile da trainare.
Contemporaneamente avvenne un altro cambiamento decisivo. Per traina re l’aratro, i contadini cominciarono a sostituire il bue con il cavallo da tiro, più robusto e resistente. Inoltre, per legare il bue o il cavallo all’aratro usarono non più delle cinghie flessibili ma il giogo, un collare rigido di legno. Le cinghie, infatti, facevano forza sul collo dell’animale che, per non essere soffocato, doveva interrompere spesso il lavoro.
Il giogo, invece, era attaccato alle spalle e non danneggiava la respirazione, quindi permetteva di sfruttare al massimo la forza di trazione. Intanto si diffondeva sempre più la pratica di ferrare gli zoccoli dei cavalli, che potevano così muoversi su qualsiasi tipo di terreno in modo più rapido e sicuro.
Tutti questi accorgimenti potenziarono lo sfruttamento della forza animale nei lavori agricoli.

Una nuova tecnica è utilizzata per aggiogare gli animali che trainavano l’aratro: i tiranti flessibili che fanno forza sul collo dell’animale sono sostituiti da un collare rigido che poggia sulle sue spalle.
Nei primi secoli del Medioevo la lavorazione dei campi avveniva in questo modo: ogni anno una parte del terreno era lasciata incolta, per permettere alla terra di riposare e di riacquistare la sua fertilità. Di conseguenza, solo metà della superficie di ogni podere era redditizia, l’altra metà restava inutilizzata.
Dopo il Mille, i contadini europei introdussero gradualmente un sistema nuovo: la rotazione triennale. Si divideva la terra in tre porzioni. Una era lasciata incolta (a maggese, cioè a riposo) e usata per il pascolo degli animali per restituirle fertilità. Un’altra era seminata con cereali invernali (come il frumento, la segale e il miglio), piantati in ottobre e raccolti a giugno. In una terza parte erano seminati i legumi oppure i cereali primaverili, come l’orzo e l’avena, messi a coltura in primavera e raccolti nella tarda estate o a inizio autunno.
In tal modo la resa del terreno aumentava, perché restava improduttivo solo un terzo di esso (anziché metà, come avveniva con la rotazione biennale). L’anno successivo si ruotavano le colture: nella prima porzione i cereali primaverili, la seconda restava incolta, nella terza i cereali invernali. E così via, di anno in anno.
La rotazione biennale, che costringe a tenere incolto metà del terreno, è sostituita da quella triennale, che permette di utilizzarne i due terzi.


▼ Le principali innovazioni tecniche introdotte in agricoltura dopo il Mille.

L’aratro leggero Il collare di spalla Il cavallo non ferrato La rotazione biennale


Fissa i concetti sul testo



1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quale invenzione permise di sfruttare meglio l’energia animale?
b. Perché il giogo era più vantaggioso rispetto alle cinghie flessibili?
c. Quale vantaggio offriva la rotazione triennale rispetto a quella biennale?
Verifica la comprensione
2 Indica con una crocetta i termini corretti. La rotazione triennale delle colture prevedeva che la terra fosse suddivisa in due tre porzioni. Una era lasciata incolta per restituirle fertilità. Un’altra era seminata con cereali invernali, piantati in ottobre dicembre e raccolti a maggio giugno
In una terza parte erano seminati i legumi pomodori oppure i cereali primaverili, come l’orzo e l’avena, messi a coltura in inverno primavera


Nel Medioevo bambine e ragazze erano destinate a una vita dedicata alla casa e alle cure familiari, sia nelle famiglie ricche sia in quelle povere. Ai figli maschi il padre insegnava il mestiere: sin da piccolo il bambino veniva introdotto a lavorare nelle botteghe artigiane o nei campi. Nei contesti aristocratici, inoltre, il figlio maschio ereditava il nome, le terre e gli altri beni della famiglia. Avere una figlia femmina, al contrario, comportava una fonte di spesa sia per il mantenimento sia per la dote, cioè il complesso di beni che la donna portava al marito al momento del matrimonio. Nelle famiglie nobili le ragazze venivano promesse in sposa per combinare matrimoni con membri di casate aristocratiche, con l’obiettivo di creare legami di parentela e di alleanza politica ed economica.

La differenza tra i due sessi era netta anche per quanto riguarda l’educazione e l’istruzione. Nella Firenze del Trecento, per esempio, le scuole di base (dove si imparava a leggere e a scrivere) erano aperte anche alle bambine, mentre gli studi superiori (dove si insegnavano il latino, l’aritmetica e altre materie) erano riservati ai maschi. Il destino delle bambine era quello di diventare mogli e madri, pertanto tutta la loro educazione era rivolta a prepararle per quei compiti. I valori più importanti con cui venivano cresciute erano la sottomissione e l’obbedienza. Queste qualità dovevano essere visibili nel contegno tenuto dalle ragazze. Poi, naturalmente, dovevano imparare i lavori domestici. Se erano di famiglia modesta, imparavano a cucinare, a cuocere il pane, a cucire e a tessere. Se erano nobili o benestanti, venivano preparate ad amministrare la casa e a dirigere la servitù.
◀ In alto, Ritratto di una giovane dama, di Piero del Pollaiolo: la ragazza ritratta, di identità sconosciuta, è simbolo dell’eleganza fiorentina nel XV secolo. In basso, il ricco mercante e banchiere di Lucca Giovanni Arnolfini tiene la mano della moglie Costanza.
A partire dal XIII secolo, le difficili condizioni economiche spinsero alcune famiglie ad abbandonare i figli neonati davanti alle porte delle chiese o degli istituti di carità.
Le bambine erano abbandonate più spesso dei maschi. Il loro de stino era di crescere in un istituto di carità fino a quando, ancora giovanissime, non erano in grado di andare a lavorare come serve in qualche casa di nobili. Quasi mai trovavano qualcuno disposto ad adottarle: le coppie senza figli sceglievano sempre di adottare un maschio.



▲ Rilievi in terracotta di bambini in fasce sulle mura dello Spedale degli Innocenti, a Firenze. Fondato nel 1419, questo istituto è stato uno dei primi orfanotrofi laici d’Europa in cui venivano accolti i bambini abbandonati.
▼ Una scena di vita raffi nata in cui due dame, vestite e acconciate in modo elegante, si intrattengono suonando e ascoltando musica. La musica spesso accompagnava la recitazione di poesie o di poemi.
Eppure, se ci limitassimo a leggere le poesie di alcuni poeti della fine del Duecento, tra cui quelle dello stesso si potrebbe credere che mai la condizione femminile sia stata collocata a un livello più alto.
I seguaci di questa corrente poetica, detta Dolce Stil Nuovo paragonavano infatti le donne di cui erano innamorati a veri e propri angeli, dotati di bellezza fisica e spirituale, capaci di diffondere serenità e armonia attorno a sé. Ma non bisogna lasciarsi ingannare, poiché si trattava so prattutto di modelli letterari, che non avevano riscontro nella realtà.
Infatti, per esempio, il contratto matrimoniale di Dante fu firmato da suo padre quando il poeta aveva dodici anni, e la donna a cui fu promesso non era la divina Beatrice, protagonista di tanti versi danteschi, ma un’altra donna, Gemma Donati. Beatrice, infatti, andò in sposa al ricco Simone de’ Bardi e morì a soli ventiquattro anni in seguito al parto.
Ora tocca a te: rispondi alla domanda

Nel Medioevo le donne potevano accedere all’istruzione?


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
vescovi y marchesi y clero y braccianti y secolare y monaci y nobili
La società medievale è rigidamente divisa in tre ordini: quelli che pregano (il ), quelli che combattono (i ), quelli che lavorano (il resto della società).
Il clero è suddiviso al suo interno tra alto clero ( e abati) e basso clero (sacerdoti e ................................................. ).
Un’altra suddivisione è quella tra clero regolare, che vive nei monasteri, e clero ................................................., che vive tra la gente. La nobiltà è divisa in grande e piccola nobiltà. Della prima fanno parte conti e ................................................., della seconda persone che sono a capo di territori meno estesi. I contadini rappresentano la parte più numerosa della popolazione medievale. A seconda della loro posizione, possono essere servi della gleba, coloni o .
ereditari y fedeltà y feudalesimo y investitura y valvassori y beneficio y valvassini
Quando l’unità dell’Impero si spezza, i vassalli aumentano la loro autonomia e acquisiscono nuovi poteri. Il sistema, che prende il nome di ................................................., dominerà gran parte dell’Europa per circa due secoli. All’inizio il sovrano concede al vassallo il .................................................. La concessione avviene durante una cerimonia detta , nel corso della quale il vassallo giura al suo signore e ne riceve un territorio, detto feudo, da governare. I vassalli, seguendo l’esempio dei sovrani, concedono spesso il beneficio a persone a loro sottoposte, che sono chiamate . Questi fanno la stessa cosa con i I vassalli riescono a rendere i loro feudi, e il potere dei sovrani viene indebolito. Il territorio europeo si trasforma allora in un mosaico di stati indipendenti.
mercato y corte y giullari y castelli
Al centro dei feudi sorgono i , che diventano la residenza del feudatario. Il castello non è soltanto una fortezza militare. Esso ospita la del feudatario, la guarnigione e alcuni artigiani.
Vi si svolge anche il , dove i contadini vanno a vendere le loro merci.
La vita al suo interno è resa più piacevole dalla presenza di trovatori e , che rallegrano i commensali durante i banchetti con canti, musiche, racconti o giochi di vario genere.
Chiesa y militare y primogeniti y cavaliere
Poiché i signori lasciano i loro feudi in eredità ai figli maschi , agli altri figli maschi restano due possibilità: entrare nel clero o dedicarsi alla vita
Chi fa quest’ultima scelta è chiamato .
Poiché i cavalieri si comportano spesso in modo violento, la impone loro degli ideali capaci di trasformarli in difensori della religione e protettori dei deboli.
curtis y contadini y dominica y massaricia y gleba
Nell’Alto Medioevo la maggioranza della popolazione dell’Europa è composta da , che però non possiedono terre. I padroni delle terre sono l’imperatore, i re, i nobili e i monasteri.
Nell’Alto Medioevo ci sono grandi aziende agricole.
Ogni azienda agricola si chiama
Le terre della curtis sono divise in due: y la pars è amministrata dal signore; y la pars è assegnata ai contadini.
Molti contadini sono servi della .
Non possono lasciare la terra in cui sono nati e possono sposarsi solo con il permesso del signore.

LEGGI E INTERPRETA LE CARTE
1 Osserva la carta di p. 56 e indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Le zone paludose erano più frequenti lungo le coste marittime. F V
b. La Sicilia e la Sardegna erano ricche di paludi. F V
c. L’Italia meridionale era interamente ricoperta di foreste. F V
d. In Europa le aree forestali erano più estese di quelle paludose. F V
COLLOCA NEL TEMPO GLI EVENTI DELLA STORIA
2 Scrivi l’anno in cui iniziano e finiscono i periodi seguenti.
Alto Medioevo: Basso Medioevo:
CONOSCI E USA LE PAROLE DELLA STORIA
3 Scrivi accanto a ciascuna definizione il termine corrispondente.
Se non conosci le parole ripassa dalla LEZIONE 1 alla LEZIONE 8
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 6 interattiva
Se non sai completare il testo ripassa la LEZIONE 7
pars dominica y servi della gleba y scudiero y banno y vassallo y corvée y pars massaricia
a. Giovane aiutante di un cavaliere professionista della guerra nel Medioevo:
b. Persona di fiducia dell’imperatore, cui viene affidato un territorio dell’Impero:
c. Potere di imporre tasse su un territorio e amministrarvi la giustizia:
d. Prestazione di lavoro imposta dal feudatario ai coloni:
e. Contadini privi di terra, che lavorano quella del signore:
f. Parte della curtis gestita direttamente dal signore: .............................................
g. Parte della curtis gestita dai contadini che versavano al signore una parte del raccolto:
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
4 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Nell’Alto Medioevo l’attività principale era l’agricoltura. F V
b. La pars massaricia era suddivisa in mansi. F V
c. Nell’Alto Medioevo la maggior parte dei contadini era costituita da schiavi. F V
d. L’economia dell’Alto Medioevo era basata sull’autoconsumo. F V
e. Il sale era del tutto sconosciuto. F V
f. I contadini potevano praticare liberamente la caccia. F V
5 Completa il testo con le parole opportune, che sceglierai tra quelle sotto elencate. Attenzione: non tutte le parole vanno inserite.
maiali y querce y materassi y cavalieri y gli abiti y legna y terra y briganti y fragole y pascolo y pomodori y betulle y secche y castagne y miele y funghi y cibo y pecore
Addentrarsi nella foresta era pericoloso perché ci si poteva smarrire e si potevano fare brutti incontri con e bestie feroci. Ma la foresta era anche una grande riserva di e di risorse per l’uomo medievale. Innanzitutto forniva la , che serviva per riscaldarsi, per cucinare e per costruire case, attrezzi da lavoro di uso domestico, recinzioni dei campi.
Gli alberi fornivano anche foglie da bruciare nei camini o da usare per imbottire i . Nei boschi si raccoglievano e noci, bacche e ;le api selvatiche fornivano
Infine il bosco era anche un ottimo terreno di per gli animali domestici, in particolare per i , che si cibavano delle ghiande delle ...........................
STABILISCI LEGAMI DI CAUSA ED EFFETTO
6 In ciascuno dei tre raggruppamenti sono indicati tre fatti; uno di questi causa il secondo, e questo è causa del terzo. Riscrivili nella tabella tenendo conto di questa catena di causa-effetto.
a. Concessione di feudi a conti e marchesi – Difficoltà di controllare tutto l’Impero – Frammentazione del potere imperiale
b. Bisogno di protezione dalle incursioni – Assunzione del potere di banno da parte dei signori – Costruzione di castelli per i signori
c. Eccessiva violenza dei cavalieri – Formulazione di un codice di comportamento approvato dalla Chiesa – Nascita della cavalleria Causa
a. b.
c.
RIFLETTI SUL LESSICO
7 Scrivi accanto a ciascuna definizione il termine corrispondente.
a. Contadini vincolati per ogni scelta di vita al consenso del signore:
b. Contadini proprietari di piccoli pezzi di terra: .................................
c. Contadini che possedevano solo la forza delle loro braccia:
8 COMPETENZE DIGITALI Le giostre e i tornei erano attività molto sentite nel Medioevo e ancora oggi esercitano il loro fascino su tante persone.
In Italia si tengono abitualmente, soprattutto durante i mesi estivi, rievocazioni storiche delle antiche giostre.
Cerca in rete quali sono le rievocazioni medievali che vengono organizzate vicino casa tua.
VERSO L’ESAME DI STATO TIPOLOGIA A. Testo narrativo
9 Immagina di essere un cavaliere medievale. Nel corso della tua “carriera”, avrai vissuto certamente numerose avventure.
Scrivi un testo in cui ne racconti una.
Se non sai completare la tabella ripassa dalla LEZIONE 2 alla LEZIONE 5
Se non conosci le parole ripassa la LEZIONE 1
1 Il signore, durante la cerimonia d’investitura, rivolge all’aspirante cavaliere quattro raccomandazioni. Leggi il testo, quindi indica di quali raccomandazioni si tratta.
Consegnandovi la spada vi accolgo nell’ordine della cavalleria che non tollera nessuna viltà o infamia. Ricordatevene: quando dovrete combattere, se il vostro avversario è vinto da voi e vi chiede la grazia, ascoltatelo, ve ne prego, e non uccidetelo. Non parlate troppo: a colui che non sa trattenere la lingua spesso sfuggono parole che possono essere considerate offese. Questo dicono i saggi: troppe parole, peccato sicuro. Evitate dunque di cadere in questo peccato. E ancora un’altra preghiera. Se vi capita di trovare in pericolo – per mancanza di aiuto – sia un uomo che una donna, aiutateli, se potete. Farete una cosa buona. E infine un’ultima raccomandazione: andate volentieri in chiesa a pregare il Creatore di tutte le cose, affinché abbia pietà della vostra anima e vi protegga nella vita come un suo fedele cristiano. in Chrétien de Troyes, Perceval il Gallese o Il racconto del Graal, traduzione di A. Bianchini, Garzanti
a. Prima raccomandazione:
b. Seconda raccomandazione:
c. Terza raccomandazione:
d. Quarta raccomandazione:
2 Con la Constitutio de feudis del 1037, l’imperatore Corrado II concedeva ai vassalli il diritto di trasmettere in eredità il feudo ai loro discendenti. Leggi le seguenti parole, adattate dalla Constitutio de feudis, e rispondi alle domande.
Nel nome della santa Trinità, Corrado II, per grazia di Dio Augusto imperatore dei Romani.
Ordiniamo e decidiamo con fermezza: che quando un milite maggiore o minore muoia, suo figlio ne erediterà il beneficio. Se il milite non avrà figli ma lascerà un nipote dal figlio, questi avrà parimenti il beneficio con l’osservanza dell’uso seguito dai vassalli maggiori.
Se nascerà contesa fra signori e militi, benché i suoi pari abbiano giudicato che il milite debba essere privato del beneficio, se egli dirà che ciò fu deciso ingiustamente, manterrà il beneficio finché il signore e chi ha promossa l’accusa verranno alla nostra presenza e qui la causa sarà giustamente decisa. Se alcuno infrangerà quest’ordine paghi una contribuzione di cento libbre d’oro, metà alla nostra camera e metà a colui al quale è recato danno.
a. Chi ha emanato il documento che hai letto? Da che cosa si capisce?
b. Il documento afferma che tutti feudi diventano ereditari. Perché la questione è così importante?
c. In che modo il documento modifica il sistema adottato in precedenza?
d. Questo nuovo sistema poteva costituire un pericolo per il sovrano? In che modo?
e. Che cosa succede se un beneficiario perde il suo feudo in modo ingiusto o a causa di invidie e inganni?
f. Che cosa succede se un vassallo non ha figli? A chi va il beneficio?
g. Che cosa succede se qualcuno trasgredisce questo decreto?
LEGGI E INTERPRETA LE FONTI ICONOGRAFICHE
3 Osserva con attenzione l’immagine che ti proponiamo in cui un cavaliere riceve il favore di una dama. Poi rispondi alle domande.
a. Che cosa riceve il cavaliere dalla dama affacciata alla balconata?
b. Come è abbigliato il cavaliere?
c. Perché le dame sono in un piano diverso rispetto ai cavalieri?

amministrano la giustizia
l’imperatore concede feudi ai suoi vassalli
y difendono il territorio
y costruiscono castelli
y concedono l’investitura ai cavalieri
che
impongono le tasse
i cavalieri, su richiesta della Chiesa, si dedicano a:
y difendere i deboli
y combattere gli infedeli

y sfruttano le terre
y organizzano la curtis
y la curtis è divisa in: pars dominica e pars massaricia
y è coltivata da:
− coloni
servi della gleba braccianti
progressi in agricoltura:
y rotazione triennale
y aratro pesante
y collare rigido per aggiogare gli animali all’aratro
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Quali sono i tre ordini dell’Alto Medioevo e perché non sono paragonabili alle odierne classi sociali?
Lezione 2 In che cosa consiste l’investitura?
Lezione 3 Perché il Capitolare di Quierzy e la Constitutio de feudis cambiarono la struttura della società medievale?
Lezione 4 Come si svolgeva la vita all’interno del castello?
Lezione 5 In che cosa consiste il mestiere di cavaliere?
Lezione 6 Perché l’economia curtense si basa sull’autoconsumo?
Lezione 7 Qual è l’utilità della foresta nell’economia medievale?
Lezione 8 Quali innovazioni tecniche sono introdotte dopo l’anno Mille?
APPROFONDISCI
2 Costruisci un breve discorso orale in cui siano presenti le seguenti parole: INCASTELLAMENTO, FIDUCIA, FELLONÌA, PARS DOMINICA, GIULLARI, CAVALLERIA. Ti consigliamo di procedere così: segna sul quaderno le parole nell’ordine in cui compariranno nel tuo discorso; abbina poi a ciascuna di esse un concetto chiave o una breve frase. Ora ripeti più volte il tuo discorso fino a quando ti sembra fluido e chiaro.
RICERCA LE PAROLE CHIAVE
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 57.
Dividete la classe in due gruppi e provate a elencare le qualità fondamentali per un cavaliere, per esempio l’intraprendenza, la fedeltà al proprio signore, la capacità di affrontare situazioni di pericolo ecc.
Confrontate poi gli elenchi scritti da ogni gruppo e discutete sulle motivazioni di ognuno.
Pensa alle caratteristiche della società feudale, alla divisione nei tre ordini e in particolare alla questione femminile. Trovi che nella società di oggi alcune di queste caratteristiche siano ancora presenti? Ritieni che le qualità del cavaliere possano essere applicate a qualche categoria lavorativa attuale?

Se tu fossi un cavaliere, come descriveresti il tuo lavoro?
Quali elementi, che riguardano il tuo carattere e il tuo modo di affrontare questo tipo di lavoro, potresti mettere in evidenza per poter essere apprezzato? LIFE SKILLS Consapevolezza di sé


EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL PASSATO
La banca è un’istituzione che affonda le sue radici nel Medioevo. All’epoca, così come oggi, le banche custodivano e gestivano il denaro, concedevano prestiti e facilitavano gli scambi commerciali. Ci sono però anche grandi differenze: un tempo le banche erano gestite da gruppi familiari mentre oggi sono enormi società con migliaia di azionisti. Attualmente le banche offrono la possibilità di accedere a nuovi servizi, come investimenti finanziari o assicurazioni. La tecnologia inoltre ha rivoluzionato questo settore, infatti molte operazioni possono essere svolte dall’app o dal sito della banca.

Rotte
Città sedi di ere commerciali
Città sedi di attività bancaria
Rispondi
Dove giungevano le rotte commerciali dell’Hansa? E quelle di Genova?

Il Mille, anno di cambiamento
Guarda il video e schematizza i concetti in una mappa concettuale.
La vita dei mercanti del Medioevo non è facile, poiché rispetto al passato il loro impegno è cresciuto. I clienti sono aumentati e diventati più esigenti, non si accontentano più di stoffe semplici e ruvide, vogliono vesti morbide ed eleganti per le quali non badano a spese. Quei tessuti, però, bisogna andarli a comprare lontano, oltre i monti, in Francia. Lì, nelle fiere della Champagne, si trovano panni di buona lana inglese, che, una volta portati a casa, saranno affidati ad artigiani che tingeranno quelli bianchi, ravviveranno la tinta di quelli colorati, li pettineranno e li carderanno fino a renderli soffici come piume. Una volta pronti, i mercanti esporranno questi tessuti in bella vista sul loro banco. I clienti non mancheranno e, di fronte a quella meraviglia, apriranno non solo la bocca, ma anche il borsellino.
Rispondi alla domanda
A quali cambiamenti va incontro la professione di mercante? Elenca i principali.
Nel documento (che risale al 1146) l’abate del monastero francese di Saint-Denis descrive con orgoglio i frutti del lavoro svolto dai suoi monaci. I miglioramenti ottenuti riguardano la produzione agricola, la sicurezza e il benessere degli abitanti.
Nel località di Vaucresson, vicino a Parigi, abbiamo fondato un villaggio, costruito una chiesa, dissodato con l’aratro la terra incolta. [...] Il luogo era in passato una caverna di ladroni, deserto e di nessuna utilità per la nostra chiesa, rifugio di briganti e di vagabondi a causa della vicinanza dei boschi. Ora, dove una volta abitavano i ladroni, cresce una vegetazione rigogliosa. I contadini versano una piccola parte della produzione come affitto per le terre a coltura, unitamente a una modesta somma annua per le loro abitazioni. Su questa terra sterile abbiamo realizzato una curtis ed edificato una torre al di sopra della porta per respingere i briganti. E abbiamo ricostruito il villaggio di Villaines, riorganizzato il territorio in disordine, migliorandolo a tal punto che le 20 lire annue che esso rendeva in passato sono diventate in seguito 100 lire, anzi più spesso 120.
G. Cherubini, Agricoltura e società rurale nel Medioevo, Sansoni


Rispondi alla domanda
A quali attività si sono dedicati i monaci del monastero di Saint-Denis?
AGRICOLTURA Prospera
grazie a condizioni climatiche favorevoli e a innovazioni tecnologiche.
MERCATI Aumentano gli scambi commerciali e si diffonde una maggiore ricchezza.
CITTÀ I centri ricominciano a popolarsi poiché vi convergono molte persone.
LE PAROLE DELLA STORIA
Borghi: termine che indicava una fortezza, ma anche il complesso di case costruite vicino a un castello. Oggi questa parola indica un raggruppamento di case o un paese di campagna.
L’aumento della produzione agricola, dovuto principalmente al miglioramento del clima e alle innovazioni tecniche, ebbe come effetto un parallelo aumento della popolazione. La maggiore disponibilità di generi alimentari permetteva perciò di nutrirsi meglio. Le persone divennero più resistenti alle malattie e quindi vivevano più a lungo. Aumentava inoltre il tasso di fertilità e di conseguenza il numero delle nascite. Accadde così che a un certo punto le terre non furono più sufficienti per tutti, perciò molti contadini furono costretti a cercarne di nuove. Nuovi campi furono ricavati disboscando tratti di foresta o bonificando zone paludose. In questo modo lo spazio abitato si ingrandì a spese delle aree deserte. Nei primi tre secoli del nuovo millennio la popolazione europea, che verso l’anno Mille contava circa 40 milioni di abitanti, raggiunse, all’inizio del Trecento, la cifra di 70 milioni. Nello stesso periodo in Italia si passò da circa 5 milioni a 11 milioni. In Inghilterra la popolazione addirittura triplicò, passando da poco più di un milione a 3,7 milioni. Si tratta comunque di cifre indicative, perché le fonti storiche sono scarse e imprecise, e non ci permettono di conoscere con esattezza le dimensioni del fenomeno.
▼ Il villaggio di San Gimignano in Toscana, che ha visto il suo sviluppo principale nei primi secoli dopo l’anno Mille.
La maggiore produzione agricola permette di nutrirsi meglio. Di conseguenza, la vita media si allunga e la popolazione cresce in maniera notevole.

Nell’Alto Medioevo (il periodo che va dal 476, anno della caduta dell’Impero romano d’Occidente, all’anno Mille) la gente viveva in prevalenza nelle campagne. Ogni contadino costruiva la sua casa sulla terra che coltivava. A partire dalla seconda metà del X secolo, cominciarono a sorgere nuovi villaggi costruiti nei pressi di una chiesa, di un monastero o di un castello. Altri villaggi si formarono lungo strade percorse da pellegrini che si recavano a visitare importanti luoghi di culto. La loro forma variava molto a seconda dei luoghi. Nelle località più esposte agli attacchi dei nemici, i villaggi erano fortificati o costruiti in cima a colline. Altrove, invece, erano difesi dalle mura o da un castello, dove era presente una guarnigione di soldati.
L’aumento della popolazione ha come conseguenza la nascita di numerosi villaggi, costruiti in prossimità di una chiesa, di un castello o lungo strade percorse dai pellegrini.
Anche le città tornarono a crescere per numero e per popolazione. Nell’Alto Medioevo le poche sopravvissute dall’epoca romana erano decadute e contavano appena qualche migliaio di abitanti. Esse erano perlopiù legate alla presenza di sedi vescovili e la loro importanza economica era limitata. La ripresa commerciale restituì loro il ruolo di protagoniste della storia. Quelle vecchie furono ampliate e attirarono una numerosa popolazione che lasciava le campagne e veniva a cercare opportunità di lavoro nei settori dell’artigianato e del commercio. Altre sorsero dalla trasformazione di villaggi che ebbero un forte sviluppo e divennero borghi in cui andò a risiedere una numerosa popolazione. Essi ospitavano piccoli mercati dove i prodotti dell’artigianato locale erano scambiati con quelli delle campagne circostanti. In seguito all’intensificarsi delle attività commerciali, molti borghi subirono un successivo ampliamento e divennero città grandi e fiorenti. Questa trasformazione è dimostrata dal fatto che ancora oggi numerosi centri urbani, soprattutto nel Nord Europa, recano nel loro nome il termine “burgo” (Strasburgo, Amburgo ecc.). Le città, in confronto a quelle di oggi, erano piccole: ben poche superava no i 100.000 abitanti. In Italia le città più popolose, come Milano, Firenze e Venezia, raggiunsero questa cifra solo nel XIV secolo. Un centro che arrivava ai 10.000 abitanti veniva considerato già di dimensioni notevoli.

pittorica di Firenze .
Una parte della popolazione contadina lascia le campagne e va a vivere nelle vecchie città o nei villaggi. Questi ultimi crescono e diventano borghi e poi città vere e proprie.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quanti abitanti contava l’Europa verso il Mille? E all’inizio del Trecento?
b. In quale periodo cominciarono a sorgere i nuovi villaggi?
c. Quanti abitanti poteva raggiungere una grande città?
Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Tra il Mille e l’inizio del Trecento la popolazione europea triplicò. F V
b. Nello stesso periodo la popolazione italiana fu più che raddoppiata. F V
c. La crescita di alcuni borghi li trasformò in città. F V
d. Le città dopo il Mille erano più o meno grandi come quelle attuali. F V
Individua i rapporti di causa ed effetto
3 Riscrivi i fenomeni sotto indicati nel corretto ordine logico. vengono fondati nuovi villaggi • i corpi si irrobustiscono • maggiore disponibilità di cibo • aumento della produzione agricola • la vita media si allunga • lo spazio disponibile nei villaggi non è più sufficiente • aumenta la popolazione
Le città medievali erano protette da una cerchia di mura, entro cui si aprivano poche porte che consentivano l’entrata e l’uscita di uomini, di animali e di carri. Le porte erano sorvegliate da guardie armate e di notte venivano chiuse, per proteggere i cittadini dagli attacchi esterni. La maggior parte delle case era totalmente o parzialmente in legno: gli incendi erano frequenti e il fuoco si diffondeva con rapidità.
In tutte le città medievali le vie erano strette e tortuose, poco adatte al transito dei carri. Inoltre non erano ricoperte di lastre di pietra, perciò quando pioveva diventavano fangose. Nessuna città disponeva di fognature. Rifiuti di ogni genere, liquidi e solidi, venivano gettati direttamente in strada.

Per le vie cittadine, inoltre, circolavano liberamente gli animali (cavalli, muli, cani, maiali, oche, galline).
Tutto ciò spiega perché la situazione igienica fosse carente. L’impressione che un viaggiatore provava arrivando in una città medievale era quella di una gran confusione: ovunque un assordante frastuono, per le tante persone che vociavano, per le grida dei commercianti al mercato, per i versi degli animali e per il rumore dei carri carichi di merci di ogni genere.
Immaginiamo di entrare nella casa di un abitante di una città del Duecento.
Scegliamo una casa di medio livello, per esempio quella di un artigiano. La prima cosa che colpisce è la mancanza di spazi con funzioni diverse, cioè delle camere come le intendiamo noi oggi. Al piano terreno c’è un’unica stanza, che serve sia da bottega sia da cucina. Nella bella stagione l’artigiano lavora all’esterno, davanti all’uscio di casa.
◀ Casa Isolani, un esempio di costruzione civile del XIII secolo nel centro storico di Bologna. Il terzo piano della casa è sostenuto da robuste travi in quercia alte quasi 9 metri.

Al primo piano c’è la camera da letto, unica per tutti i membri della famiglia, anche se numerosi: in un solo letto dormono a volte anche setteotto persone. Il fuoco in cucina (sempre acceso durante il giorno, in inverno), oltre che per cuocere i cibi, serve anche per riscaldare l’appartamento. Quando cala il sole, ci si muove a lume di candela o di lucerna; per le strade, invece, il buio è totale, perché non esiste nessun servizio di illuminazione pubblica.
La casa è priva di servizi igienici: gli escrementi vengono gettati in strada la notte. Insieme a quelli degli animali e a tutti gli altri rifiuti (compresi quelli, molto tossici, di certe attività artigianali, come la concia delle pelli) ingombrano le strade e talvolta rendono l’aria irrespirabile.

Ora tocca a te: rispondi alla domanda Secondo te, date le precarie condizioni igieniche diffuse in una città medievale, quali potevano essere le conseguenze negative dal punto di vista sanitario?
LE PAROLE DELLA STORIA
Surplus: si verifica quando ciò che si produce supera quanto si consuma; la differenza è quindi un “di più”.

▲ Un fabbro lavora un ferro rovente su un’incudine, da una miniatura dell’XI secolo.
▶ Particolare di una vetrata della cattedrale di Chartres , in Francia: due uomini tengono fermo un cavallo, mentre il maniscalco procede alla ferratura.
La crescita della popolazione fu solo uno degli effetti dell’aumento della produzione agricola. Un’altra conseguenza fu la trasformazione progressiva dell’economia, che abbandonò il modello curtense legato all’autoconsumo e ne creò uno nuovo.
Il fenomeno si spiega così: poiché la quantità di risorse agricole era ormai superiore alle necessità dei contadini che le producevano, si creò un surplus di produzione. Questo “di più” poteva essere impiegato per mantenere altre persone non impegnate nel lavoro dei campi. Così un certo numero di lavoratori si specializzò in attività diverse, come l’artigianato, che progredì rapidamente. Nel sistema curtense, per soddisfare le esigenze dei signori erano sufficienti pochi artigiani che operavano all’interno del castello (fabbri, maniscalchi, falegnami). Per il resto, ogni contadino era capace di fabbricare da sé, sia pure in maniera rozza, gli attrezzi agricoli e gli abiti di cui aveva bisogno. Ora, invece, grazie all’aumento della produttività delle loro terre, i sovrani, i signori e i cavalieri ebbero a disposizione una maggiore ricchezza. Cominciarono a vestirsi in maniera più ricercata, a ornarsi di gioielli, a organizzare feste e ricevimenti nei loro castelli. Pretesero di disporre anche di articoli artigianali di qualità elevata, che solo uno specialista poteva produrre. Fu così che si ebbe una rinascita dell’artigianato.
La produzione agricola supera le necessità di consumo dei contadini. Alcune persone, allontanatesi dalla campagna, si dedicano all’artigianato anche per soddisfare le esigenze della nobiltà, che richiede prodotti eleganti e raffinati.

Nell’Alto Medioevo gli scambi che avvenivano all’interno del castello erano limitati a beni di prima necessità: prodotti alimentari, semplici attrezzi agricoli e poco altro. In una situazione del genere perfino la moneta era caduta in disuso. Di conseguenza si era tornati al baratto, cioè allo scambio di un bene in cambio di un altro.
A ostacolare i commerci era la quasi totale mancanza di vie di comunicazione veloci e sicure. Le strade e i ponti costruiti
dai Romani erano in rovina e gli spostamenti avvenivano su sentieri tracciati malamente o poco praticabili. Ma più ancora delle cause che abbiamo indicato, la caduta dei commerci era determinata dal fatto che vi era poco o nulla da scambiare. La situazione cominciò a modificarsi con la ripresa della produzione agricola e la rinascita dell’artigianato.

Si ebbero allora a disposizione sia la ricchezza necessaria per gli acquisti, sia i prodotti da immettere sul mercato. Il villaggio e il castello divennero gradualmente incapaci di assorbire tutti i manufatti che gli artigiani erano in grado di realizzare, cosicché divenne sempre più importante ricercare nuovi mercati, più lontani e più ricchi, dove vendere i beni in eccesso. L’artigiano si concentrò sempre più sull’attività produttiva, lasciando a professionisti di altro tipo – i mercanti – il compito di trovare acquirenti disposti ad acquistare i manufatti che uscivano dai loro laboratori. Rinacque così una categoria di lavoratori la cui funzione era quella di scambiare merci.
L’aumento della produzione agricola e la rinascita dell’artigianato permettono una ripresa delle attività commerciali.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Oltre alla crescita della popolazione, quale altro effetto produsse l’aumento della produzione agricola?
b. Quali prodotti erano scambiati all’interno del castello?
c. Quale funzione svolgeva la categoria dei mercanti?
Verifica la comprensione
2 Indica quali dei seguenti fenomeni portò, nell’Alto Medioevo, al ritorno del baratto. Le miniere d’oro e argento erano esaurite. Gli scambi si svolgevano a livello locale.
▲ Per pesare la merce, i mercanti usavano la bilancia. Questo strumento era anche il simbolo della giustizia divina, come testimonia la presenza della figura di Gesù Cristo (a sinistra) in questa miniatura dell’XI secolo.
Vi era poco o nulla da scambiare. Le monete d’oro e d’argento erano cadute nelle mani dei Vichinghi, dei Saraceni e degli Ungari.
Individua i rapporti di causa ed effetto
3 Completa le frasi che indicano le conseguenze verificatesi in seguito agli eventi sotto riportati.
a. Il surplus di produzione fece sì che alcune persone potessero lasciare l’agricoltura e dedicarsi
b. Il surplus di produzione arricchì i nobili, che richiedevano di qualità elevata.
c. Per produrre gli oggetti richiesti dai nobili occorrevano artigiani
Il mestiere del mercante era sicuramente redditizio, ma tutt’altro che facile. Egli acquistava merci in paesi lontani e, al suo ritorno, le rivendeva a prezzi più alti. Tuttavia la sua attività e la sua stessa vita erano spesso minacciate da vari pericoli . Viaggiava attraverso terre e genti poco conosciute e sul suo cammino poteva in qualsiasi momento subire gli attacchi dei briganti e degli animali feroci. Perciò egli spesso si univa ad altri mercanti e formava con loro delle carovane capaci di difendersi con le armi. Gli spostamenti cui si sottoponeva erano generalmente molto lunghi e lo costringevano a stare lontano dalla famiglia anche per mesi.
Neppure i pagamenti erano sicuri, poiché a volte i nobili, avvalendosi della loro forza, rifiutavano di versare la somma pattuita e si impossessavano della merce con minacce e intimidazioni. Tuttavia l’intraprendenza, l’abilità e il coraggio di cui il mercante seppe dare prova gli permisero di superare le difficoltà. Egli divenne così un protagonista del nuovo mondo che andava delineandosi dopo l’anno Mille.
La figura del mercante diventa centrale nel nuovo sistema economico. Chi svolge questo lavoro ha davanti a sé prospettive di buoni guadagni, ma deve essere coraggioso, abile e pronto ad affrontare una vita dura.

I luoghi in cui si concentrava l’attività mercantile erano i mercati e le fiere. I primi si tenevano periodicamente in tutte le città, le fiere soltanto nei centri urbani più importanti.
Dapprima i mercati si svolgevano nello spazio davanti alle chiese, chiamato sagrato. In seguito, poiché erano divenuti troppo estesi, si tennero in piazze coperte, adoperate a tale scopo. Alcuni mercati si specializzarono: si potevano avere così un mercato del grano e dei cereali, uno delle erbe (cioè degli ortaggi, delle verdure e della frutta), uno del pesce, uno delle carni, uno dei tessuti, e così via.
L’attività mercantile si concentra nei mercati e nelle fiere. Nei mercati locali si vendono beni di ogni genere, ma poi alcuni di essi si specializzano nella contrattazione di singole tipologie di merci.
Le fiere avevano una maggior estensione e durata, e spesso erano frequentate anche da chi non risiedeva nella città. Venivano organizzate poche volte l’anno, in coincidenza delle feste religiose, in modo da favorire l’afflusso di compratori che giungevano dalla campagna o dalle città vicine. Nel Duecento le fiere più importanti si svolgevano nella regione della Champagne (nella Francia centrosettentrionale) e nelle Fiandre (parte settentrionale dell’attuale Belgio). In quelle occasioni arrivavano commercianti da tutta Europa per comperare e per vendere i loro prodotti. Acquistavano per lo più tessuti di lana, realizzati in quei luoghi, e rivendevano merci che arrivavano anche dall’Oriente e che non si producevano in Europa, tra cui le spezie, i profumi, il vetro e la seta. I mercanti italiani, oltre ad avere il monopolio delle merci provenienti dall’Oriente, portavano nelle fiere tessuti di ottima fattura e armi di qualità. Dall’Europa orientale provenivano pellicce e legname, mentre l’Inghilterra forniva grandi quantità di lana. Le fiere costituivano quindi dei centri commerciali di vastissima portata, in cui era possibile trovare beni di vario tipo, provenienti da località molto lontane tra loro. Durante le fiere, le regole della vita quotidiana erano sospese. Si potevano cioè compiere azioni che normalmente la legge proibiva. Era consentito giocare d’azzardo e non si pagava il dazio, ossia la tassa che nei giorni normali si versava per entrare in città o per portarvi delle merci. Poteva anche succedere che fossero scarcerati coloro che erano stati messi in prigione per non aver pagato i loro debiti.

Osserva l’immagine e rispondi
In questa miniatura del XV secolo è rappresentato il mercato di Champeaux a Parigi. Quali merci sono esposte per essere vendute?

Le fiere sono mercati più ampi, che si tengono in alcune delle maggiori città. Le più famose sono quelle della Champagne e delle Fiandre. A esse prendono parte mercanti provenienti da ogni parte d’Europa.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In quale modo il mercante tentava di difendersi dai pericoli che lo minacciavano durante i viaggi?
b. In quali luoghi si concentrava l’attività mercantile?
Verifica la comprensione
2 Rispondi alle seguenti domande.
a. Quali merci provenivano dall’Europa orientale?
b. Quali venivano prodotte in Italia?

La tecnica del baratto poteva funzionare soltanto in ambiti locali e per un numero limitato di merci, quindi fu presto superata. Nei mercati tornò a comparire la moneta. A coniarla furono soprattutto le città più attive nel commercio, come Firenze, Venezia e Genova.
A Firenze fu utilizzato il fiorino (1252), nome che derivava da “giglio”, in latino flos, che è anche il simbolo della città toscana. A Venezia fu invece messo in circolazione il ducato (1284), termine legato al titolo duca, o doge, spettante al capo supremo della Repubblica di Venezia. A Genova fu coniato il genovino. Queste monete erano d’oro e quindi venivano utilizzate soltanto per la compravendita di grandi quantitativi di merce o per beni di grande pregio. La loro utilità consisteva nel fatto che i mercanti potevano concludere affari di notevole valore senza dover portare con sé un peso eccessivo di denaro. Nella pratica quotidiana si usavano più spesso monete d’argento di diverso peso e valore, come il “grosso” o il “denaro”, che permettevano di fare acquisti di beni meno costosi. Nel bacino del Mediterraneo esistevano poi monete “internazionali”, ossia riconosciute e accettate dovunque, come il bisante bizantino e il dinar arabo. Erano queste le monete più usate nei traffici internazionali, come sono oggi il dollaro e l’euro.
La rinascita dei commerci ha come conseguenza il ritorno della moneta. I centri commerciali più importanti emettono le proprie monete, ma in tutto il bacino del Mediterraneo continuano a circolare quelle bizantine e arabe.

Uno dei problemi che, soprattutto nella fase iniziale, dovettero affrontare i mercanti fu la difficoltà di trovare il denaro sufficiente per acquistare grossi quantitativi di merce. Per risolvere tale problema essi fecero ricorso a prestiti di privati cittadini dotati dei capitali necessari. Ricevuta la somma richiesta, procedevano agli acquisti delle merci e, dopo averle rivendute, saldavano i loro debiti, pagando l’interesse stabilito. Coloro che davano denaro in prestito erano proprietari di un “banco” sul quale erano poste le monete scambiate durante le operazioni e perciò furono definiti “banchieri”. I banchieri italiani, in particolare quelli fiorentini e genovesi, furono per circa tre secoli i protagonisti assoluti della finanza europea.
A loro ricorsero non solo privati cittadini, ma anche sovrani alla ricerca di capitali con cui provvedere al pagamento dei soldati, dei funzionari e dei cortigiani. Tra i più assidui clienti vi furono i re di Napoli, di Inghilterra e più tardi, nel Cinquecento, l’imperatore Carlo V.
In realtà i banchieri non si limitavano a concedere prestiti, ma svolgevano un’altra funzione importante, quella di cambiavalute. I mercanti, che viaggiavano molto, avevano bisogno di cambiare le monete del loro paese o città con quelle del luogo in cui si recavano per comperare la merce. A questa necessità provvedevano i banchieri, che avevano a disposizione le valute richieste.
A sostegno dell’attività commerciale sorgono le prime banche. Esse, oltre a prestare denaro, svolgono il servizio di cambiavalute, necessario per i mercanti che si spostano da un paese all’altro.
Un nuovo strumento finanziario: la lettera di cambio
Uno strumento rivoluzionario che semplificò i commerci a lungo raggio fu la lettera di cambio o cambiale. Funzionava così. Un mercante di Firenze, per esempio, voleva versare una somma a una persona che risiedeva ad Anversa (beneficiario). Si rivolgeva allora a un banchiere di Firenze e gli versava il denaro. Il banchiere scriveva una lettera di cambio a un funzionario della sua succursale di Anversa: nella lettera gli ordinava di pagare al beneficiario la cifra stabilita. Nell’eseguire questa operazione il banchiere ci guadagnava, perché chiedeva un interesse sul denaro che spostava. Per i mercanti, questo sistema era più sicuro del trasporto diretto del denaro contante, perché evitava loro il rischio di essere derubati durante il viaggio.
LE PAROLE DELLA STORIA
Interesse: il compenso dato da chi riceve un prestito a chi gliel’ha concesso.

La lettera di cambio permette di trasferire il denaro da un luogo a un altro senza doverlo spostare. La lettera di un banchiere al funzionario di una sua succursale autorizza quest’ultimo a rilasciare al beneficiario la somma richiesta.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali furono le prime città italiane a coniare moneta?
b. Quali furono le più note monete d’argento?
c. Oltre a prestare denaro, quale era la principale funzione svolta dai banchieri?
d. Quale fu lo strumento finanziario che semplificò i commerci a largo raggio?
Verifica la comprensione
2 Indica il nome delle monete coniate nelle città e nei Paesi sotto elencati.
• Venezia
• Genova
• Firenze
• Bisanzio
• Paesi arabi
3 Spiega quali vantaggi offriva la lettera di cambio ai banchieri e ai mercanti.
• banchieri:
• mercanti: ................................................................................
▼ Modello di cocca, nave del tardo XII secolo, usata sia nel Mediterraneo sia nel mar Baltico.

Alla ripresa dei commerci le varie regioni europee contribuirono in diversa misura. Una concentrazione di queste attività si ebbe soprattutto in due zone. La prima si sviluppò in alcune città sulle coste del mare del Nord e del mar Baltico.
Esse erano riunite in una lega detta Anseatica, o più semplicemente Hansa, fondata allo scopo di proteggere gli interessi commerciali delle città che ne facevano parte. Tra queste, le più grandi e potenti erano Lubecca e Amburgo. L’Hansa, fra il XIII e il XIV secolo, controllò i traffici fra la Russia e la Scandinavia da un lato e l’Inghilterra, il Belgio e la Francia dall’altro. Il secondo polo commerciale di primaria importanza fu quello italiano. Milano eccelleva nella produzione di armi, Firenze in quella di tessuti di alta qualità, mentre centri marinari come Amalfi, Pisa, Genova e Venezia importavano dall’Oriente spezie, seta, profumi e altri prodotti di gran pregio. Tutte queste mercanzie erano poi esportate via terra nei mercati dell’Europa centrale e settentrionale.
LEGGI LA CARTA LE VIE COMMERCIALI NEI SECOLI XII-XIII
LEGNAME
Mare del Nord
Novgorod Stoccolma Visby
Riga Tallin
Londra Danzica Thörn
Principali ere
Principali centri dell’industria tessile
PELLICCE
LEGNAME
Southampton GRANO
Cracovia Stettino StraslundLubecca Amburgo Bruges Brema
Milano Genova Montpellier Barcellona Francofor te Magdeburgo Colonia
La Rochelle Venezia Parigi Provins Bar-sur-Aube Troyes
Roma Firenze Pisa
Bugia Tunisi
Principali centri economici italiani
Odessa
Mar Nero
Palermo Bari Amalfi Focea
Principali itinerari delle città marinare italiane
Principali città della Hansa
Principali itinerari commerciali anseatici
Candia Famagosta
Mar Mediterraneo
SETA LINO SPEZIE VETRO ARMI SALE TESSUTI
Ca a
Costantinopoli
GRANO GRANO GRANO
Antiochia Trebisonda
S. Giovanni d’Acri Alessandria
Osserva la carta e svolgi l’attività
Individua sulla carta i principali centri dell’industria tessile.
Dove erano concentrati?
In Europa si evidenziano due poli in cui l’attività commerciale è molto intensa. Uno si trova sulle rive del mare del Nord e del mar Baltico, l’altro è costituito da città italiane come Milano, Firenze, Genova e Venezia.
Con la ripresa economica si intensificarono gli scambi commerciali a lunga distanza. Prodotti provenienti dalle lontane Cina e India tornarono a circolare in Europa, come avveniva negli ultimi secoli dell’Impero romano. Erano merci preziose, che solo i più ricchi potevano acquistare: tessuti di alta qualità, oro, argento, spezie.
Gran parte di questi prodotti arrivava nei porti dell’Italia e poi veniva rivenduta in tutta Europa. A loro volta, gli Europei cominciarono a esportare in Oriente oggetti di loro produzione, come le armi e i tessuti in lana.
La rinascita dei commerci riguarda anche gli scambi con l’India e la Cina. Tra i prodotti d’importazione, i più ricercati sono i tessuti di alta qualità e le spezie.
Il Mediterraneo era sempre stato una sorta di ponte tra Europa, Africa e Asia. Facilmente navigabile, aveva favorito gli scambi culturali e commerciali fra i tre continenti. Con la caduta dell’Impero romano, però, le popolazioni germaniche, poco esperte di navigazione, non ne avevano sfruttato le potenzialità. La situazione cambiò dopo l’anno Mille, quando le flotte delle città europee affacciate a questo mare, in particolare quelle italiane, ricominciarono a solcare le sue acque. Allora il Mediterraneo tornò a essere una via commerciale di primaria importanza. La sua centralità rimase inalterata fino a quando, a partire dal Cinquecento, le grandi scoperte geografiche spostarono le rotte verso gli oceani.
Dopo il Mille, le città costiere dell’Europa meridionale manifestano un nuovo interesse per le rotte marittime e le utilizzano per i loro commerci.
Dopo il Mille la navigazione diventò più rapida e sicura grazie all’introduzione di alcune innovazioni tecniche.
• La vela latina: a una vela quadrata (ideale per sfruttare il vento di poppa, cioè quello che sospinge avanti la nave) fu abbinata, alla fine del XII secolo, la vela triangolare o “latina” (in realtà venuta dall’India). Quest’ultima permetteva di sfruttare anche i venti laterali, rendendo l’imbarcazione più veloce.
• Il timone: fino al XIII secolo, le navi erano governate da due grandi remi laterali. In seguito fu introdotto il timone di poppa, situato nella parte posteriore della nave, che rendeva più facili le manovre.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.

• La bussola: si tratta di uno strumento che indica il Nord, utilizzando un ago calamitato che si muove perché è attratto dal campo magnetico terrestre. Nota in Cina sin dal IV secolo, la bussola fu importata in Europa e perfezionata dagli Amalfitani.
• L’astrolabio: strumento con cui si determinava l’altezza del sole o di una stella sull’orizzonte. Serviva a calcolare la latitudine, ossia la distanza della nave dall’equatore.
• I portolani: carte su cui era disegnato il profilo delle coste, con l’indicazione dei porti, uniti da linee che rappresentavano le rotte da seguire.
a. Dove si sviluppò un primo polo di attività mercantili in Europa?
b. Dove si sviluppò un secondo polo?

La ripresa dei traffici commerciali nel Mediterraneo si fondò soprattutto sull’attività di alcuni porti italiani. Furono in particolare le città indipendenti di Amalfi, Pisa, Genova e Venezia a dare impulso agli scambi marittimi e per questo furono dette “Repubbliche marinare”. La prima a raggiungere una grande forza economica fu Amalfi, in Campania, che toccò il massimo sviluppo nell’XI secolo. Gli Amalfitani crearono numerose basi sparse ovunque: in Sicilia, in Puglia, in Africa e a Costantinopoli. Qui affluivano i prodotti provenienti dalle regioni più remote d’Oriente. Amalfi fu la prima città marinara che scrisse le regole del commercio e della navigazione, le Tavole Amalfitane. Si deve inoltre ai marinai di questa città il perfezionamento della bussola, uno strumento inventato in Cina.
Amalfi è una delle prime Repubbliche marinare.
A questa città si devono il perfezionamento della bussola e le Tavole Amalfitane, un codice di navigazione marittima.
▼ Una scena della battaglia navale dell’Isola del Giglio (1241), combattuta tra le truppe della Repubblica di Genova e quelle della Repubblica di Pisa.

La fortuna di Amalfi diminuì per la concorrenza di città marinare più forti, come Pisa e Genova. Pisa a quel tempo si affacciava direttamente sul mare, alla foce del fiume Arno. Dal porto pisano salpavano le navi che commerciavano soprattutto con la parte occidentale del Mediterraneo. Esposta, come Genova, al pericolo dei pirati saraceni stanziati in Sardegna e in Corsica, Pisa si alleò con la città ligure. Insieme, Pisa e Genova sconfissero i Saraceni e conquistarono le due isole. A partire dalla seconda metà del Duecento, però, i rapporti con Genova si fecero sempre più tesi. Entrambe le città puntavano al controllo del mar Tirreno, via obbligata per le navi dirette verso i porti di Oriente. La concorrenza commerciale si trasformò presto in guerra aperta, e nel 1284 la flotta pisana fu sbaragliata da quella genovese nella battaglia della Meloria (un’isoletta di fronte a Livorno). Nonostante la durissima sconfitta, Pisa seppe riprendersi e, pur non recuperando la precedente potenza militare, mantenne per oltre un secolo le sue floride basi commerciali. La decadenza iniziò quando, nel primo decennio del Quattrocento, perse la sua indipendenza e fu sottomessa da Firenze.
Insieme a Genova, Pisa scaccia i Saraceni dalla Sardegna e dalla Corsica. Poi, a causa della rivalità commerciale, entra in conflitto con la città ligure e ne viene duramente sconfitta. Da quel momento ha inizio la sua decadenza.
Fin dall’XI secolo il porto di Genova era uno dei più attivi del Mediterraneo. Dopo aver sconfitto Pisa, Genova intensificò la propria attività commerciale. Si impadronì delle basi mercantili pisane e offrì un contributo decisivo alle crociate ( p. 180). Grazie a questo intervento, i suoi commerci, che erano dapprima limitati al Mediterraneo occidentale, si allargarono anche al Mediterraneo orientale e le navi genovesi giunsero fino ai porti del mar Nero. In Oriente, tuttavia, gli interessi genovesi entrarono in concorrenza con quelli di Venezia, e ciò provocò a più riprese scontri militari durissimi. L’ultimo duello si concluse nel 1381 con una pace definitiva tra le due città: Genova, stremata dallo sforzo, non seppe riconquistare l’antica potenza politica e decadde lentamente.
Genova appoggia le crociate e riesce a espandere i suoi traffici nel Mediterraneo orientale e nel mar Nero. Le successive lotte con Venezia per il predominio sui mari finiscono per indebolirla.
Venezia sorse al tempo delle invasioni barbariche, quando le popolazioni della terraferma si rifugiarono sugli isolotti della laguna per sfuggire alle distruzioni portate da Unni e Longobardi. Gli abitanti di questa città si diedero al commercio e si dotarono di una flotta potente. Il sostegno alle crociate permise alla città veneta di giocare un ruolo di primaria importanza nelle vicende politiche del Mediterraneo orientale. Qui i Veneziani fondarono colonie da cui partivano spedizioni commerciali dirette verso l’India e la Cina.
Venezia divenne ben presto la principale potenza mercantile del mondo mediterraneo. La Serenissima (come veniva chiamata) aveva una forma di governo repubblicana. A guidarla era il doge (duca), un magistrato che veniva nominato da un’assemblea di nobili detta Maggior Consiglio.
Venezia è la più ricca e potente delle Repubbliche marinare. Fonda numerose colonie sulle rive orientali del Mediterraneo, dove vengono raccolte le merci provenienti da lontani Paesi asiatici.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Che cosa sono le Tavole Amalfitane?
b. Per quale motivo Pisa e Genova si allearono e quali risultati ottennero?
c. In quali mari si estesero le attività commerciali di Genova?
d. Quale era la forma di governo di Venezia?
Verifica la comprensione
Crociate: spedizioni di carattere militare e religioso, effettuate tra l’XI e il XIII secolo per la riconquista di Gerusalemme e della Terrasanta.

▲ Domenico Morosini, doge di Venezia tra il 1148 e il 1156, in un ritratto postumo di Tintoretto nella sala in cui si riuniva il Maggior Consiglio.
2 Indica la città marinara di riferimento.
a. Fu sconfitta dai Genovesi alla Meloria:
b. I suoi marinai perfezionarono la bussola:
c. Combatté una lunga serie di guerre contro Venezia:
d. Fu fondata al tempo delle invasioni barbariche:
Seta: filamento sottile e lucente da cui si ricava un tessuto pregiato. Ha origine da un baco.

▼ Dettaglio di una carta nautica del XIII secolo in cui una carovana è in viaggio verso l’Asia, lungo la via della seta.
Venezia costruì frequenti e intensi contatti con l’Oriente. Da Cina e India arrivavano alle navi veneziane le rinomate spezie, il prodotto di maggiore pregio. Insieme a queste, giunsero bevande che si sarebbero poi diffuse in tutta Europa, come il caffè, e prodotti ricercati dagli Europei più ricchi, come la seta. Il segreto del successo commerciale di Venezia stava nella particolare forma politica che governava la repubblica. Nel resto d’Europa la nobiltà, in genere, ricavava le sue ricchezze dal possesso di terre. I nobili veneziani, invece, praticavano il commercio e si dedicavano ad attività bancarie. Il governo della Repubblica proteggeva i suoi mercanti che operavano all’estero e attrezzava flotte che partivano per le mete più lontane, scortandole con navi militari per difenderle dai pirati e dai nemici.
Venezia intrattiene rapporti molto intensi con l’Oriente. Le sue navi portano in Europa merci molto ricercate come il caffè, la seta e le spezie.

Venezia, come gli altri Paesi del Mediterraneo, era collegata all’Oriente dalla “via della seta”, una serie di percorsi che la mettevano in comunicazione soprattutto con la Cina. L’espressione “via della seta” fa riferimento al fatto che questo tessuto, molto ricercato nei Paesi occidentali, fu a lungo il fulcro dei commerci con la Cina, che ne deteneva il monopolio. La via della seta si divideva in due principali tronconi (anche se numerosi erano i rami secondari). Il primo attraversava i deserti e le steppe della Mongolia e dell’Asia centrale, quindi penetrava in Persia e giungeva alla Siria. Il secondo attraversava le catene montuose che separano la Cina dalla penisola indiana e raggiungeva l’oceano Indiano. Di qui, via mare, le merci erano portate in Egitto o in Medio Oriente. Entrambe le vie sboccavano nel Mediterraneo.
La via della seta è la rete di strade che collegano l’Oriente al Mediterraneo. Su questa via fioriscono gli scambi commerciali incentrati soprattutto sulla seta.
Gli scambi commerciali tra Venezia e l’Oriente furono favoriti dalla pace assicurata dall’Impero mongolo, che si estendeva dall’Estremo Oriente all’Europa. L’Impero mongolo garantì la sicurezza ai mercanti su tutto il percorso della via della seta. Furono eliminati il brigantaggio e il pagamento di pesanti pedaggi alle frontiere e migliorò la possibilità di fare rifornimenti; di conseguenza aumentò il numero dei viaggiatori, mercanti e missionari. La via della seta non fu importante solo dal punto di vista commerciale, ma permise anche un profondo scambio culturale tra mondi lontani, poiché su di essa viaggiarono idee religiose, filosofiche, artistiche, scientifiche e tecniche.
L’Impero mongolo rivitalizza la via della seta sulla quale si svolgono importanti scambi commerciali e culturali tra mondi lontani.
Tra i mercanti che si avventurarono in Asia c’era il veneziano Marco Polo, che partì nel 1271 con il padre Niccolò e lo zio Matteo. Marco aveva diciassette anni. I tre veneziani attraversarono l’Armenia, la Mesopotamia, la Persia e l’Asia centrale. Nel maggio del 1275 fecero il loro ingresso alla corte di Kublai Khan, l’imperatore della Cina, allora chiamata Catai. Il viaggio era durato tre anni e mezzo. Rimasero affascinati dalla città dove risiedeva la corte, Khanbaliq (Pechino): una città dalle mura concentriche e dal tracciato geometrico, con palazzi che si elevavano sopra terrazze di marmo, negozi ovunque e sobborghi pieni di alberghi, riservati alle carovane occidentali. Il Gran Khan ricevette i Polo con tutti gli onori e prese a ben volere il giovane Marco, al quale affidò delicati incarichi. In seguito, Marco Polo scriverà Il Milione, un resoconto dei suoi viaggi in Oriente.
Marco Polo raggiunge la Cina con il padre e lo zio.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che cosa consisteva il segreto del successo commerciale di Venezia?
b. Che cos’era la via della seta?
c. In che modo i Mongoli resero più sicuri i viaggi lungo la via della seta?
d. Quanti anni aveva Marco Polo quando partì verso l’Oriente?
e. Come si chiamava in origine la Cina?
LE DATE FONDAMENTALI


Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. La via della seta collegava la Cina e l’India. F V
b. I Polo furono i primi Europei a percorrere la via della seta. F V
c. La via della seta ebbe grande importanza non solo commerciale, ma anche culturale. F V
d. I nobili veneziani dovevano le loro ricchezze soprattutto ai possedimenti terrieri. F V
e. Marco Polo fu accompagnato nel suo viaggio dal padre e da uno zio. F V
f. Al suo arrivo in Cina Marco Polo fu arrestato. F V

espressiva

Il Milione, oltre che una relazione di viaggio, è un vero trattato di storia e soprattutto di geografia. L’opera riunisce tutte le conoscenze dell’Asia allora disponibili in Europa, e a queste ne aggiunge altre, frutto dell’esperienza di Marco Polo.
È Genova la regina dei mari, almeno in questo ultimo scorcio del secolo XIII. Con la battaglia della Meloria ha annientato la potenza navale di Pisa, con la vittoria di Curzola ha inflitto a Venezia un colpo terribile. E le carceri genovesi di Palazzo San Giorgio sono piene di prigionieri delle due rivali. In una cella del Palazzo si trovano ora due personaggi che solo un destino davvero geniale poteva far incontrare. Uno è un veneziano dalla parola facile, un tempo mercante e viaggiatore: Marco Polo. L’altro è uno scrittore pisano che usa per le sue opere la lingua di Francia, la lingua d’oïl: Rustichello da Pisa. Marco ha tante cose da raccontare, Rustichello ha tanta voglia di scrivere. E il tempo, in prigione, di certo non manca.
La storia comincia da lontano, da quando il giovane Polo parte con il padre Niccolò e lo zio Matteo per un Paese lontano, chiamato Catai. Niccolò e Matteo c’erano già stati e ne erano rimasti incantati. Per questo ci vogliono ritornare e, quando decidono di partire, con loro c’è anche Marco. Il padre e lo zio gli hanno raccontato mille volte di quel viaggio e ogni volta hanno fatto crescere in lui il desiderio di vedere con i propri occhi ciò che essi hanno visto. Il veneziano parla senza mai fermarsi e Rustichello scrive veloce, quasi sotto dettatura. Sulla pagina si vanno così componendo descrizioni di luoghi, di personaggi, di avventure.
La traversata del Mediterraneo, lo sbarco in Libano, l’interminabile cammino attraverso le valli delle montagne più alte del mondo, attraverso il deserto e le steppe. E gli attacchi dei banditi, l’incontro con genti dalle strane usanze, la visione di cose e fenomeni incredibili. Certo che nessuno ha mai visto il fuoco ardere sull’acqua, come racconta il veneziano, o pietre nere che bruciano. E come si fa a credere che gli abitanti del Catai anziché con monete d’oro e d’argento paghino con dei pezzi di carta? Degli uomini ricoperti di lunghi peli, che vivono sugli alberi... lo scrittore non sa proprio cosa pensare.
La parte più affascinante del racconto è quella che riguarda l’arrivo a Khanbaliq, la capitale del Catai, e l’incontro con Kublai Khan, il signore dell’immenso Impero. Kublai aveva ricevuto i suoi ospiti occidentali con grande rispetto e gentilezza, e aveva dimostrato per il giovane Polo una spiccata simpatia. A lui aveva affidato numerosi incarichi, lo aveva inviato come ambasciatore in province lontane, gli aveva chiesto relazioni e consigli. Anche il ritorno – erano trascorsi ormai vent’anni dal suo arrivo nel Catai – era stato legato a un’ultima missione. Kublai gli aveva concesso di partire, ma lo aveva pregato di accompagnare durante il viaggio una principessa cinese promessa sposa di Argun, re di Persia. Questa volta non aveva attraversato montagne e deserti, ma i caldi mari del Sud. Imbarcatosi con il padre e lo zio, aveva compiuto l’ultimo viaggio in terra d’Asia. Tre anni dopo era giunto a Venezia. I concittadini erano rimasti piuttosto dubbiosi di fronte ai suoi racconti. Quante cose inverosimili nelle parole di Marco! E poi quelle cifre da capogiro per descrivere le ricchezze del gran Khan: milioni qui, milioni là... Alla fine avevano preso a chiamarlo Messer Milione! I Veneziani non lo sapevano, ma quel soprannome un po’ ironico un giorno sarebbe diventato il titolo del libro che Rustichello sta scrivendo.

Ora tocca a te: leggi e scrivi Immagina di essere Marco Polo alla vigilia del lungo viaggio verso la corte di Kublai Khan. Scrivi un breve testo in cui racconti quali sono le emozioni e i timori del protagonista.


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
70 y mura y villaggi y 40 y piazza y cattedrale y malattie
Potendo nutrirsi meglio, le persone sono più resistenti alle e vivono più a lungo.
Di conseguenza, la popolazione aumenta. La popolazione europea, nei primi tre secoli del nuovo millennio, passa da circa milioni di abitanti a milioni.
Con la crescita della popolazione, nascono nuovi e le città si ingrandiscono. Le città medievali sono circondate da , per difendersi dagli assalti dei nemici.
Al centro c’è una grande .................................................: qui si svolge il mercato e sorgono la e il palazzo del governo.
attività y qualità y commerci y surplus y mercante y autoconsumo y fiere y banche y artigiani
Con l’aumento della produzione agricola finisce l’economia di . Le campagne producono più di quanto viene consumato dai contadini, perciò si rende disponibile un . Con questo “di più” è possibile mantenere, oltre ai lavoratori della terra, altre persone. Molti lasciano le campagne e si stabiliscono nelle città, dove si dedicano ad ................................................. artigianali.
I nobili organizzano feste e banchetti, si vestono con più eleganza e acquistano prodotti artigianali di migliore .................................................. I contadini vanno a vendere i loro prodotti in città.
Con i soldi guadagnati comprano vestiti, attrezzi e utensili prodotti dagli (fabbri, falegnami, sarti ecc.).
Si ha così una ripresa dei e rinasce la figura del , che non produce beni, ma li acquista dal produttore per rivenderli al pubblico.
I punti in cui si concentrano le attività commerciali sono i mercati e le ..................................................
I mercati hanno un’importanza locale, mentre alle fiere partecipano mercanti che provengono da ogni parte d’Europa. Per favorire il commercio, nascono le .
I banchieri cambiano le monete di un Paese in quelle di un altro. Inoltre fanno prestiti ai mercanti.
Amalfi y timone y Mediterraneo y Pisa y triangolare y bussola y marittimi y Hansa
Dopo secoli, i traffici ................................................. tornano ad assumere grande importanza. Una buona parte del commercio si svolge infatti nei mari del Nord e nel .................................................. La navigazione diventa più sicura e più veloce grazie a nuove invenzioni, come la , la vela e il . Nell’Europa del Nord nasce la Lega Anseatica (o ), formata da alcune città tedesche. I commerci nel mar Mediterraneo, invece, sono dominati dalle città marinare italiane: , , Genova e Venezia.
culturale y spezie y seta y Mongoli
La via della ................................................., già percorsa da secoli, viene resa più sicura dai e diventa un importante tramite commerciale e tra Oriente e Occidente.
Soprattutto i mercanti veneziani vanno in Oriente e acquistano merci preziose, come la seta e le .
Marco Polo
Kublai y Marco
Il veneziano ................................................. Polo raggiunge la Cina.
Viene accolto da Khan, l’imperatore mongolo che governa questo Paese. Marco si trattiene in Cina per vent’anni. Al ritorno, lascia una lunga testimonianza del suo viaggio nel libro intitolato Il Milione.
1 Indica con una crocetta la data in cui si svolsero gli eventi sotto elencati.
a. La popolazione europea raggiunge i 70 milioni di abitanti.

Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1 , la LEZIONE 4 e la LEZIONE 6
Anno Mille
Inizio del Trecento
Fine del Trecento
b. Massimo sviluppo dell’Hansa
Anno Mille
Tra l’XI e il XII secolo
Fra il XIII e il XIV secolo
c. Battaglia della Meloria tra Genova e Pisa. 476
800 1284
d. Pace definitiva tra Venezia e Genova 1284 1381 1492
2 Indica le conseguenze derivanti dalle cause sotto elencate.
a. Dopo il Mille l’aumento della produzione agricola ebbe come effetto: un aumento dei prezzi dei generi alimentari. una crescita della popolazione. una maggiore diffusione di malattie.
b. L’aumento della popolazione ha come conseguenza: il popolamento delle campagne. il declino dei borghi. la nascita di nuovi villaggi.
c. Dopo il Mille si registra una rinascita dei commerci. Ne deriva che: le campagne si ripopolano. i signori si impoveriscono. torna a circolare la moneta.
d. I mercanti viaggiano in territori stranieri. Ne deriva che: hanno bisogno dei cambiavalute per cambiare le monete del proprio Paese. devono portarsi dietro le monete dei Paesi in cui comprano le merci. ricorrono al baratto, avendo soltanto monete del proprio Paese.
e. Le flotte delle città marinare italiane tornano a solcare il Mediterraneo. Ne consegue: lo sviluppo della Lega Anseatica. la ripresa degli scambi commerciali con l’Oriente. la ripresa delle incursioni saracene.
3 Scegli le parole adatte a completare i testi.
a. La “via della seta” era formata da: un percorso unico più percorsi
b. La nascita dell’Impero mongolo rese la “via della seta”: più sicura meno sicura
c. Quando Marco Polo giunse in Cina, quel Paese era governato da: Gengis Khan
Kublai Khan
d. La nobiltà veneziana ricavava le sue ricchezze: dal possesso di terre dai commerci e dalle attività bancarie
CONOSCI E USA LE PAROLE DELLA STORIA
4 Scrivi accanto a ciascuna definizione il termine a cui si riferisce.
a. Vela triangolare che permette di sfruttare il vento anche quando soffia trasversalmente: .......................................
b. Strumento finanziario che permette di trasferire capitali senza muoverli materialmente:
c. Magistrato che guidava la città di Venezia:
d. Mercati di grande importanza, frequentati da persone che vengono da lontano:
CLIL (CONTENT AND LANGUAGE INTEGRATED LEARNING)
5 Read the text and choose the correct option.
In 1271 a family of Venetian merchants, the Polo, leaves for China India. The travel takes about 4 40 years. The Chinese Emperor Gengis Khan Kublai Khan welcomes the Polo to his court. The Emperor gives the young Marco Matteo Polo important assignments (incarichi). When Marco returns to Venice, he tells his story in the book The Travels of Marco Polo Travels in India, where he describes customs and traditions of the Chinese people. The book becomes a bestseller and it stimulates other merchants and travellers to leave for the East Africa
VERSO L’ESAME DI STATO TIPOLOGIA A. Testo descrittivo
6 Immaginando di essere una guida turistica che accompagna una comitiva di turisti in visita a un centro urbano del Duecento, scrivi un testo descrittivo intitolato: “Una passeggiata in una città medievale”.
Nello svolgere l’esercizio potrai utilizzare le informazioni contenute in questa unità, in particolare nella scheda di vita quotidiana (pp. 98-99).
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 7
Se non sai rispondere ripassa dalla LEZIONE 3 alla LEZIONE 6
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 Leggi il documento, tratto dalle Tavole Amalfitane, quindi rispondi alle domande.
Articolo 23 Portato a termine il viaggio, e calcolate le uscite, il comandante deve pagare i marinai e, detratte le spese, deve dividere il guadagno fra i soci come è consueto.
Articolo 32 Se qualche padrone di nave o altro mercante, nel determinare il suo utile, in qualunque modo e con ogni mezzo frodasse qualche socio ed in seguito questi riuscisse a provare l’inganno, in questo caso i fraudolenti padroni o commercianti siano senz’altro tenuti a pagare nove per uno.
Articolo 53 Nel caso che un marinaio fosse catturato e tenuto prigioniero, o ferito o deceduto al servizio della nave, in questo caso egli non è tenuto a restituire il danaro ricevuto.
Tavole Amalfitane
a. Che cosa deve fare il capitano al termine del viaggio?
b. A quale ammenda viene condannato l’autore di una frode?
c. Come viene regolato il compenso di un marinaio catturato o fatto prigioniero?
2 L’interesse dell’Europa per il favoloso Oriente fu alimentato dai racconti dei mercanti e dei missionari che si spingevano lungo la via della seta, ma soprattutto dalla lettura de Il Milione di Marco Polo. I Cinesi non furono altrettanto curiosi del mondo occidentale, di cui sapevano poco o nulla. Una parziale eccezione fu costituita da Chao Ju-kua, viaggiatore del XIII secolo, il quale dedicò il breve passo qui riportato alla Sicilia, una terra che però non aveva mai visitato.
Leggi il testo con attenzione, poi rispondi alle domande.
Il Paese di Ssikialiye1 è vicino al confine della terra Lu-mei2. È un’isola nel mare, larga un migliaio di miglia. Le vesti, i costumi e la lingua sono come quelli di Lumei. In questo Paese c’è una montagna3 con una caverna molto profonda. Nelle quattro stagioni ne esce un fuoco. Visto da lontano, di
1 Ssi-kia-li-ye: la Sicilia.
2 Lu-mei: probabilmente l’autore si riferisce a Roma.
3 una montagna: l’Etna.
mattina sembra fumo, di sera fiamma; osservato da vicino è come un fuoco molto rumoroso. La gente di questo Paese porta su una pertica una pietra grossa e molto pesante, la getta dentro la caverna e quindi, dopo un’esplosione, ne escono pietruzze come pietra pomice4. Ogni cinque anni ne escono fuoco e pietre che scorrono fino alla costa e poi ritornano indietro. Gli alberi dei boschi attraverso ai quali scorrono non si sono bruciati, mentre le pietre che incontrano sono arse in cenere.
4 pietra pomice: roccia vulcanica molto porosa e leggera, di colore chiaro.
a. Sottolinea una volta la parte del testo in cui sono presentate notizie attendibili. b. Sottolinea due volte la parte in cui sono riportate notizie di pura fantasia.
3 Osserva a lato il particolare di un affresco risalente al 1390-1399, che raffigura due mercanti al loro tavolo di lavoro. Rispondi alle domande.
a. Come sono vestiti i mercanti?
b. Quali oggetti riconosci sul loro tavolo di lavoro?
4 Osserva le due rappresentazioni di Kublai Khan, poi rispondi alle domande.



a. Quali caratteristiche di Kublai Khan emergono secondo te dalle due rappresentazioni?
b. Come immagini l’incontro tra Kublai Khan e Marco Polo?
◀ A sinistra: ritratto del Kublai Khan (1216-1294), fondatore della dinastia Yùan in Cina. A destra: Kublai Khan a caccia con un’aquila e un leopardo, miniatura tratta dal Libro delle meraviglie (XV secolo).
miglioramento del clima progressi in agricoltura
y raccolti più abbondanti
y più cibo a disposizione

minore mortalità aumento della popolazione
y nascono nuovi borghi
y si ingrandiscono le città
y crescono i commerci
y fioriscono le città di mare
◀ Assedio di una città sul mare, in una miniatura del XIV secolo.
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Come si svilupparono le città in seguito alla crescita demografica?
Lezione 2 Perché ci fu lo sviluppo dell’artigianato e la ripresa dei commerci?
Lezione 3 Perché il lavoro del mercante era rischioso?
Lezione 4 Quale ruolo svolsero i banchieri in questa fase di ripresa economica?
Lezione 5 Quali erano i due poli commerciali europei?
Lezione 6 In che modo le Repubbliche marinare contribuirono alla rinascita economica di questo periodo?
Lezione 7 Che tipo di rapporti Venezia ebbe con l’Oriente?
RIFLETTI SUL LESSICO
2 Scrivi un breve testo che contenga le parole elencate. incremento demografico y borghi y artigiani y mercanti y banchieri
3 Prova ora a suddividere il testo che hai scritto in tre paragrafi e attribuisci a ciascuno di essi una delle parole chiave dell’unità come titolo. Se non le ricordi, torna a p. 95.
Dividete la classe in tre gruppi.
Ogni gruppo analizzerà uno degli aspetti che caratterizzarono la società europea nel periodo considerato:
• la ripresa dei commerci;
• la fondazione di nuove città e l’ampliamento di quelle vecchie;
• le nuove rotte commerciali e le Repubbliche marinare.
Nel confronto tra le varie analisi, prova a osservare quali sono gli aspetti che ti colpiscono di più.
I mercanti del Medioevo affrontavano lunghi viaggi in terre lontane, scontrandosi con numerosi pericoli.
Quali sono, a tuo avviso, le caratteristiche dei mercanti dell’epoca?
Quali sono le principali differenze rispetto agli scambi commerciali del giorno d’oggi?

Che cosa ti ha colpito della figura del mercante?
A quali sue caratteristiche ti senti vicino o distante? Indicale con una crocetta e prova a spiegare. Intraprendenza Coraggio Spirito d’avventura
Capacità di relazionarsi con gli altri
Senso pratico
LIFE SKILLS Consapevolezza di sé

Linea del tempo interattiva

Fondazione
Ottone I imperatore


Concordato di Worms tra papa e imperatore
EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL PASSATO
La Magna Charta Libertatum, risalente al 1215, è un documento molto importante per comprendere le moderne Costituzioni. Infatti con la Magna Charta si stabilisce per la prima volta un limite al potere del sovrano e si sancisce il principio di legalità: si afferma, cioè, che nessuno, nemmeno il re, è sopra la legge e che nessuno può essere condannato senza essere sottoposto a un processo. Esiste però una differenza tra il passato e il presente: nella Magna Charta, infatti, sono evidenti le distinzioni di censo. Ciò vuol dire che i diritti non erano validi per tutti, ma solo per i più ricchi.
LO SPAZIO L’EUROPA NEL XII SECOLO
Mare del Nord
REGNO D’INGHILTERRA
Oceano Atlantico
REGNO DEL PORTOGALLO
REGNO DI FRANCIA
REGNO DI DANIMARCA
SACRO ROMANO IMPERO GERMANICO
REGNO DI NAVARRA
REGNO DI ARAGONA
REGNO DI CASTIGLIA
REGNO DI GRANADA
STATO DELLA CHIESA
REGNO DI POLONIA
REGNO D’UNGHERIA
PRINCIPATI RUSSI IMPERO BIZANTINO
REGNO DI SICILIA
Mar Mediterraneo
Concessione della
Charta Libertatum
Rispondi alle domande
Osserva la situazione dell’Europa nel XII secolo. Rispetto all’attuale divisione dell’Europa politica, che cosa noti? Ci sono delle suddivisioni che assomigliano a quelle di oggi?
Cerca informazioni su Matilde di Canossa e sul suo ruolo di mediatrice nel conflitto tra Impero e Papato. Confronta con la classe i dati trovati.
Enrico IV (1050-1106), sovrano del Sacro Romano Impero Germanico, vuole rafforzare il potere imperiale, minacciato dalle pretese di indipendenza dei principi tedeschi. Per riuscirci, si scontra con papa Gregorio VII, sostenitore del primato del papa su quello dell’imperatore. La contesa, detta “lotta per le investiture, è causata dall’uso dell’imperatore di concedere ai vescovi anche il titolo di conte, per poterli controllare meglio. Gregorio VII vuole la fine di questa pratica, ma Enrico IV reagisce imponendo ai principi e ai vescovi tedeschi di dichiarare decaduto il papa, che subito lo scomunica. È una decisione grave, perché i sudditi di un imperatore scomunicato non sono obbligati a ubbidirgli. I principi tedeschi, infatti, si ribellano a Enrico, che chiede il perdono papale. Il papa concede il perdono, ma umilia l’imperatore facendolo attendere al freddo per tre giorni. La partita non è ancora conclusa: Enrico, ottenuto il perdono, torna in Germania, punisce i principi ribelli e scende in Italia con un esercito. Questa volta a essere umiliato è il papa, che fugge per evitare la cattura.
Rispondi alla domanda
Perché, secondo te, l’imperatore era sicuro di poter controllare meglio i vescovi a cui aveva assegnato il titolo di conte?
Nel testo qui riportato, lo scrittore Dante Alighieri espone il suo punto di vista sul rapporto tra la carica dell’imperatore e quella del papa.
L’uomo ebbe bisogno di due guide in vista del suo duplice fine: il sommo Pontefice, che, seguendo le verità rivelate, guidasse il genere umano alla vita eterna, e l’Imperatore che, seguendo gli insegnamenti della ragione, lo indirizzasse alla felicità terrena. Non si deve però negare che l’Imperatore sia in un certo senso in una condizione inferiore a quella del Pontefice perché la vita terrena è inferiore a quella eterna. Perciò l’Imperatore abbia verso il Papa quel rispetto che il figlio primogenito deve al padre.
Dante, La monarchia, Rizzoli


Rispondi alla domanda
Secondo Dante Alighieri, chi tra il papa e l’imperatore deve essere tenuto maggiormente in considerazione? Per quale motivo?
COSTITUZIONE La Magna
Charta Libertatum rappresenta la base delle moderne Costituzioni.
CATTEDRALE Edificio imponente che ben rappresenta la religiosità del tempo.
PAURA Stato d’animo diffuso tra gli uomini e le donne del Medioevo, che spesso provano sensazioni di incertezza e precarietà.

LE DATE FONDAMENTALI
1215
Il re inglese Giovanni Senza Terra concede la Magna Charta Libertatum, documento di importanza fondamentale perché, per la prima volta, regola per iscritto i rapporti tra il sovrano, il clero e la nobiltà.
Nell’anno 843 l’Impero carolingio fu diviso fra i tre figli di Ludovico il Pio con il trattato di Verdun ( p. 38). Nacquero così tre regni, che corrispondevano all’incirca alla Francia, alla Germania e a un territorio che andava dal mare del Nord all’Italia settentrionale, chiamato Lotaringia. Al di fuori di questi territori restavano il Regno d’Inghilterra e alcuni piccoli regni cristiani nella penisola iberica. A Est nacquero il Regno di Polonia e quello di Ungheria, mentre nell’attuale Russia erano presenti vari principati sorti dalla fusione tra i Vichinghi di Svezia e le popolazioni slave. Nella parte meridionale della penisola balcanica, l’Impero bizantino dimostrò, sotto la dinastia macedone (IX-XI secolo), una rinnovata vitalità. L’imperatore Basilio sconfisse i Bulgari e rafforzò il controllo bizantino sui Balcani.
Dal frazionamento del Sacro Romano Impero nascono Stati più piccoli, che a poco a poco acquistano un carattere nazionale. Altri Stati nazionali sorgono contemporaneamente in Europa.
In Francia, l’indipendenza acquisita dai feudatari aveva indebolito progressivamente il potere dei re. Nel 987 la famiglia dei Capetingi ottenne il trono con Ugo Capeto, che rafforzò l’autorità della monarchia e fece valere il principio dinastico, ossia il diritto dei suoi discendenti a succedergli sul trono. Inoltre ottenne che i nobili gli giurassero fedeltà e che gli dessero aiuto militare. Nel 1179 salì al trono di Francia Filippo II Augusto, che rafforzò ulteriormente il suo potere riducendo all’obbedienza i feudatari. Egli pose sotto il suo controllo tutto il territorio francese, scontrandosi e vincendo contro l’Inghilterra di Giovanni Senza Terra e l’imperatore del Sacro Romano Impero Ottone IV (battaglia di Bouvines, 1214).
In Francia si afferma la dinastia dei Capetingi, così chiamata dal nome di Ugo Capeto, il suo fondatore. Il re Filippo Augusto annette al regno i territori che erano sotto il controllo dell’Inghilterra.
Il re d’Inghilterra Giovanni Senza Terra, indebolito dall’insuccesso, fu costretto ad accettare le richieste dei suoi sudditi che gli chiedevano maggiore libertà. Nel 1215 dovette approvare la Magna Charta Libertatum (“Grande Carta delle Libertà”). Con essa il re d’Inghilterra riconosceva a nobili e clero alcuni privilegi, che poi vennero estesi anche agli abitanti di alcune città. La Magna Charta è considerata un documento fondamentale nella storia perché, per la prima volta, erano regolati per iscritto i rapporti tra il re e una parte dei suoi sudditi.
Fino ad allora il re aveva potuto decidere a suo piacimento come comportarsi. Ora esisteva invece una legge scritta: il re non disponeva più di un potere assoluto. I servi erano considerati alle dipendenze del clero e della nobiltà, e quindi la Carta non riconosceva loro alcun diritto. I punti centrali del documento erano due: il divieto di imporre nuove tasse senza l’autorizzazione del clero e della nobiltà e il divieto di imprigionare un suddito senza un regolare processo. Nel caso in cui il re non avesse rispettato gli impegni presi, i nobili gli avrebbero dichiarato guerra.
Il re inglese Giovanni Senza Terra, dopo la sconfitta contro la Francia, è costretto a concedere la Magna Charta Libertatum (Grande Carta delle Libertà), che limita i suoi poteri a favore del clero e della nobiltà.
Minacciati dagli Ungari e dalle tribù slave stanziate lungo i confini orientali, i signori tedeschi conferirono a uno di loro la guida politica e militare dello Stato: la corona fu così assegnata a Enrico I, duca di Sassonia. Fu però soprattutto Ottone I, figlio di Enrico I, a completare l’opera di rafforzamento del Regno di Germania. Egli cercò l’appoggio della Chiesa. A questo scopo scese in Italia: a Roma, nell’anno 962, fu incoronato imperatore dal papa. Rinasceva così l’Impero. Quello di Ottone è chiamato Sacro Romano Impero Germanico, per due ragioni:
• perché comprendeva solo la Germania e l’Italia settentrionale ( p. 122);
• perché fu fondato e governato da imperatori tedeschi.
Per concentrare nelle proprie mani un potere assoluto, eliminando la concorrenza della Chiesa e dei feudatari, Ottone prese due provvedimenti:
• si attribuì il diritto di scegliere e confermare il pontefice (il cosiddetto Privilegio di Ottone), così da porre sotto il suo controllo la Chiesa di Roma;
• affidò il governo delle varie regioni dell’Impero ai vescovi, che per questo furono chiamati vescovi-conti. Essendo sacerdoti, essi non potevano avere figli legittimi, quindi alla loro morte il feudo ritornava nelle mani dell’imperatore. Così i feudatari non potevano acquistare troppa autonomia.
Ottone I è incoronato imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Il nome evidenzia il collegamento con l’Impero di Carlo Magno, ma sottolinea anche la sua natura prevalentemente tedesca.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali regni sorsero nell’Europa orientale?


b. Perché la Magna Charta viene considerata un documento di fondamentale importanza storica?
c. Perché l’Impero fondato da Ottone fu definito “Germanico”?

▲ Ritratto della regina Isabella di Castiglia, chiamata anche Isabella la Cattolica.
La Spagna era caduta da secoli sotto la dominazione musulmana. Nell’XI secolo ebbe inizio quella che gli Spagnoli chiamano Reconquista (riconquista): durante questo periodo, i re cristiani strapparono progressivamente ai musulmani gran parte della penisola iberica. All’inizio del Quattrocento, la penisola era divisa in alcuni regni cristiani: i più importanti erano quelli del Portogallo, d’Aragona e di Castiglia. Rimaneva in mano ai musulmani il Regno di Granada. Nel 1469 si celebrò il matrimonio tra una sorella del re di Castiglia, Isabella (l’erede al trono) e il sovrano d’Aragona, Ferdinando. Con le nozze tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona le due famiglie reali si unirono tra loro. La Spagna iniziò l’unificazione politica, che la pose allo stesso livello delle altre grandi monarchie d’Europa: Francia e Inghilterra. La monarchia spagnola ebbe così i mezzi per riprendere la lotta contro gli Arabi della penisola iberica e raggiunse il traguardo finale nel 1492 con la conquista del Regno di Granada, che segnò la chiusura della secolare contesa tra islamici e cristiani a favore di questi ultimi. Dopo la cacciata dei musulmani, i sovrani Ferdinando e Isabella decisero di imporre la religione cristiana a tutte le popolazioni del loro regno.
Con il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona, nasce una nuova potenza: la Spagna. Nel 1492 gli eserciti spagnoli conquistano il Regno di Granada, ultimo Stato musulmano nella penisola.
LEGGI LA CARTA LA SPAGNA NEL XV SECOLO
Territori conquistati
dal Regno di Castiglia
Territori conquistati
dal Regno di Aragona
Territori conquistati
dal Regno del Portogallo
Domini islamici
Battaglie
Mar Mediterraneo
Osserva la carta e svolgi l’attività
Scrivi il nome dei quattro regni cristiani e del regno musulmano. a. Regni cristiani: b. Regno musulmano:
In Spagna gli Ebrei costituivano un gruppo sociale molto importante: in precedenza erano stati consiglieri dei re e si erano impegnati in numerose attività economiche. Su di loro, però, si erano diffusi pregiudizi: erano ritenuti responsabili della morte di Gesù e mal tollerati per le attività che esercitavano, in particolare quella di prestare denaro a interesse.
Nel 1483 i sovrani spagnoli istituirono il Consiglio della Suprema Inquisizione ( p. 199), che aveva il compito di controllare le popolazioni ebraiche, musulmane e i nuovi cristiani, di origine ebraica, da poco convertiti al Cristianesimo.
Gli inquisitori dovevano processare tutte le persone sospettate di non essere pienamente cristiane e facevano anche ricorso alla tortura. Questi provvedimenti miravano a creare un’unione religiosa che potesse far da contrappeso alla mancanza di unione politica della penisola.
L’Inquisizione spagnola ha il compito di controllare la popolazione musulmana e gli Ebrei da poco convertiti.
Nel marzo del 1492 i due sovrani Ferdinando e Isabella ordinarono a tutti gli Ebrei presenti nei loro territori di convertirsi al Cristianesimo oppure di lasciare la Spagna entro quattro mesi. Almeno 200.000 Ebrei (detti sefarditi, dal nome ebraico della Spagna) abbandonarono le loro case, dando vita a nuove comunità sparse lungo l’arco del Mediterraneo, dal Portogallo al Marocco, fino a Venezia, dove furono ospitati nel ghetto della città. Continuava così la diaspora (dispersione) degli Ebrei, che aveva avuto inizio nel 70 d.C. con la distruzione di Gerusalemme da parte dell’imperatore romano Tito. Quelli che rimasero in Spagna (oltre 100.000) e si convertirono furono chiamati “nuovi cristiani” o più spesso marrani. Erano guardati con sospetto, perché si temeva che la loro conversione non fosse sincera. L’espulsione degli Ebrei dalla Spagna ebbe gravi conseguenze anche sul piano economico poiché molti tra loro erano mercanti che gestivano attività fiorenti.
Cresce l’intolleranza verso gli Ebrei: essi subiscono la conversione forzata al Cristianesimo o l’espulsione dal Regno di Spagna.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Che cosa fu ordinato, nel 1492, agli Ebrei spagnoli?
b. Come si chiamava il quartiere veneziano in cui furono ospitati gli Ebrei emigrati dalla Spagna?
c. Come furono chiamati gli Ebrei che scelsero di rimanere in Spagna?

Ghetto: il quartiere dove gli Ebrei erano obbligati a risiedere, separati dal resto della città.
Marrani: in spagnolo significa “maledetto, scomunicato”, ma anche “porco”. Il termine spregiativo era attribuito agli Ebrei convertiti.
Verifica la comprensione
2 Completa il testo con le parole opportune. Il tribunale dell’Inquisizione, voluto dai sovrani spagnoli, aveva il compito di tutti gli individui sospettati di non essere pienamente
Per accertare la verità, i giudici potevano ricorrere alla .
La religione era un’esperienza fondamentale per gli uomini e le donne del Medioevo. Ogni aspetto della vita quotidiana era infatti condizionato da speranze, attese e paure che facevano riferimento alla fede cristiana. In particolare, il pensiero dei fedeli era dominato dall’idea dell’aldilà, dove ad attenderli potevano esservi la gioia eterna o il dolore senza fine. Per questa ragione, nel Medioevo la Chiesa rappresentò in maniera particolareggiata il mondo ultraterreno, descrivendo ciò che attende l’essere umano dopo la morte.
Il Giudizio universale è chiamato così perché riguarderà tutti gli esseri umani. Secondo il Cristianesimo, dopo la morte l’anima si separa dal corpo. Le sue tre possibili destinazioni sono Purgatorio, Inferno e Paradiso, a seconda del comportamento del cristiano durante la vita. L’usanza di seppellire i morti, universalmente diffusa, acquista nel Cristianesimo un significato particolare. Secondo la Chiesa e la mentalità collettiva diffusa nel Medioevo, la sepoltura impediva infatti che il diavolo portasse via con sé il defunto. I cristiani pensavano che, alla fine del mondo, le anime sarebbero tornate ai loro corpi, e questi, ricongiunti all’anima, sarebbero usciti dalle tombe per presentarsi di fronte a Dio per il Giudizio universale.
▼ Rappresentazione dell’aldilà con Gesù e gli angeli che cantano, in un dipinto di Hans Memling.

▼ Il Giudizio universale di Giorgio Vasari e Federico Zuccari sulla cupola di Santa Maria del Fiore, a Firenze.

Probabilmente, più che l’idea di Paradiso (dove l’anima è beata per l’eternità), a influenzare i comportamenti umani era la paura dell’Inferno. Per comprendere quanto grande fosse tale paura, è sufficiente guardare gli affreschi che spesso ornano le pareti delle chiese medievali, dove sono rappresentate le pene atroci a cui sono destinate le anime dei peccatori.
Le immagini spaventose di diavoli che tormentano i dannati dovevano servire a convincere le persone a non peccare più e a chiedere perdono per gli sbagli commessi in passato. Per questo la Chiesa diffuse o contribuì a diffondere il terrore dell’Inferno. In realtà quest’opera propagandistica non era mossa solo da intenti religiosi, ma riguardava anche un aspetto politico. Era infatti sottinteso che per salvare l’anima era necessario sottoporsi alla volontà della Chiesa, la quale, in questo modo, rafforzava il proprio potere sui fedeli.
▼ In questo dettaglio del Giudizio universale dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina di Roma, i dannati cercano di salvarsi ma sono spinti verso l’Inferno da un diavolo (a sinistra).
L’alternativa Paradiso/Inferno appariva però troppo rigida e “rischiosa”: chi poteva veramente essere certo di meritare la salvezza? Chi poteva valutare se i peccati commessi – perché nessuno è immune dal peccato – erano tali da poter ottenere il perdono di Dio? Per questa ragione, a partire dal XII secolo, si andò affermando l’idea che, oltre all’Inferno e al Paradiso, esistesse un terzo luogo ultraterreno. Questo luogo fu chiamato Purgatorio, perché in esso le anime erano chiamate a “purgarsi”, cioè a purificarsi dai peccati commessi. La purificazione avveniva attraverso una serie di pene non molto diverse da quelle infernali, ma, a differenza di quelle, non avevano una durata eterna. Scontata la pena, l’anima del fedele poteva finalmente giungere al Paradiso. La possibilità di accedere al Purgatorio, naturalmente, era concessa solo a chi si fosse pentito sinceramente dei propri peccati. La descrizione più completa del Purgatorio si trova nella Divina Commedia di Dante (1265-1321). Il poeta fiorentino immagina che questo luogo sia una montagna a forma di cono tronco, che emerge dalle acque dell’emisfero australe. Lo spazio è suddiviso in sette cornici che girano attorno al monte, dove le anime

Ora tocca a te: rispondi alle domande
a. In che modo le persone che vivevano nel Medioevo erano influenzate dalla paura dell’Inferno?
b. Secondo te, l’introduzione del concetto di Purgatorio ha cambiato la loro percezione della paura? Motiva la tua risposta.
Dopo il Mille l’Europa poteva definirsi un continente cristiano. Quasi tutti gli abitanti erano cristiani, seguivano gli insegnamenti della Chiesa e celebravano le festività cristiane (come la Pasqua e il Natale). La Chiesa era presente ovunque con le sue parrocchie, con i sacerdoti e i vescovi ( clero secolare), e con le abbazie dove risiedevano i monaci (clero regolare). Essa svolgeva anche un ruolo politico. I papi incoronavano gli imperatori; alcuni vescovi, come nel caso della Francia, incoronavano i re ed erano presenti alle cerimonie di investitura dei cavalieri. Inoltre, in Germania, i vescovi-conti governavano in nome dell’imperatore.
All’inizio del secondo millennio l’Europa è quasi interamente unita dalla comune appartenenza alla religione cristiana. La Chiesa svolge inoltre un importante ruolo politico.
LE PAROLE DELLA STORIA
Simonia: compravendita di beni spirituali, in particolare di cariche ecclesiastiche.
▼ Il clero regolare e il clero secolare davanti alla basilica di Santa Maria Novella (Firenze) in un dipinto di Andrea Bonaiuti.
La Chiesa medievale amministrava un’immensa fortuna. Inoltre, il clero percepiva la cosiddetta “decima”, una vera e propria tassa, corrispondente all’incirca alla decima parte del raccolto dei campi, che i contadini erano obbligati a versare ai parroci e ai vescovi. In questo modo la Chiesa era entrata in possesso di vaste terre. Molti vescovi e abati erano attratti dal lusso e dal potere, e dimenticavano di insegnare la parola di Dio. E siccome le alte cariche religiose, come quelle di vescovo e di abate, davano diritto al godimento di notevoli rendite e quindi permettevano di arricchirsi, cominciò a diffondersi il fenomeno della simonia. Di conseguenza, spesso tali cariche erano occupate non dalle persone più meritevoli e più desiderose di mettere in atto i principi della loro fede, ma da quelle più avide e senza scrupoli.
La Chiesa accumula un’immensa ricchezza, ma al suo interno si diffonde la simonia, cioè la vendita delle cariche religiose. Il clero, spinto dall’avidità di denaro, dimentica la sua missione spirituale.

Gli abati di alcuni monasteri sostenevano l’urgenza di cambiare lo stile di vita del clero e di tornare alla povertà predicata da Gesù. Nel 910 un frate di nome Bernone fondò a Cluny, in Francia, una comunità di monaci seguaci della Regola di san Benedetto. Davano particolare rilievo alla preghiera, alla meditazione, alla messa e allo studio.
La corruzione della Chiesa è combattuta da un nuovo ordine monastico fondato a Cluny, in Francia. I monaci cluniacensi praticano una vita di preghiera, di meditazione e di studio.
In altri monasteri prevalse uno stile di vita fatto non solo di solitudine e di preghiera, ma anche di lavoro. Fu questo l’orientamento dell’ordine cistercense. Il suo nome deriva dal monastero di Cîteaux, in Francia, fondato da Roberto di Molesme nel 1098.
L’importanza del lavoro manuale si vide nella formazione di grandi aziende agricole, che sorsero spesso in luoghi paludosi e disabitati. Con i proventi ricavati dai monaci e con il lavoro dei laici, furono realizzate opere di bonifica, disboscamento, canalizzazione e irrigazione.
A Cîteaux, sempre in Francia, sorge l’ordine monastico dei cistercensi, che sottolinea l’importanza fondamentale del lavoro.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che cosa consisteva la “decima”?
b. Qual era la regola seguita dai cluniacensi?
c. Quali opere agricole furono realizzate dai cistercensi?


Verifica la comprensione
2 Inserisci nella tabella i dati richiesti. Ordine cluniacense Ordine cistercense
Fondatore Anno di fondazione
Attività prevalente
Scomunicare: escludere dalla comunità dei cristiani delle persone con colpe molto gravi; chi era scomunicato non poteva ricevere i sacramenti né la sepoltura in luoghi consacrati.

A combattere la corruzione dilagante si mosse anche il Papato. Gregorio VII, papa dal 1073 al 1085, vietò il matrimonio dei preti e la convivenza tra preti e donne, condannò la simonia e istituì scuole per il clero, composto spesso da persone rozze e ignoranti.
Con il Dictatus papae, scritto nel 1075, Gregorio VII affermò anche la superiorità del papa su ogni autorità terrena, compreso l’imperatore. Anzi affermò che il papa aveva il potere di scomunicare imperatori e re, se si fossero comportati indegnamente.
Alla corruzione dilagante reagisce il papa Gregorio VII, che vuole eliminare l’influenza del potere politico su quello spirituale per recuperare l’autonomia della Chiesa.

I provvedimenti presi ebbero però una conseguenza molto grave. L’imperatore Enrico IV vide in queste misure una diminuzione dei suoi poteri, e quindi reagì con forza. Il contrasto fra il Papato e l’Impero, noto come lotta per le investiture, durò circa mezzo secolo. Si chiamò così perché sia il papa sia l’imperatore rivendicavano il diritto di “investire” i vescovi della loro autorità. Nel 1076 l’imperatore Enrico IV convocò un’assemblea di vescovi tedeschi, che depose Gregorio VII. Quest’ultimo rispose scomunicando Enrico IV. Per un sovrano, la scomunica era particolarmente grave: i sudditi erano liberati dal dovere di obbedirgli. Enrico IV rischiava perciò che i signori tedeschi si ribellassero e i suoi sudditi non gli prestassero più obbedienza.
Per questo motivo l’imperatore si recò a Canossa, sull’Appennino emiliano, dove chiese il perdono a Gregorio VII, che lo attendeva in quella località, ospite della marchesa Matilde di Toscana. Il papa lo umiliò facendolo aspettare tre giorni ( p. 134).
Le riforme introdotte da Gregorio VII trovano l’opposizione dell’imperatore Enrico IV, che vede minacciati i suoi privilegi. Il contrasto genera uno scontro durissimo, noto come “lotta per le investiture”.
Il Dictatus papae (“Affermazioni del papa”) fu scritto da Gregorio VII nel 1075. È un elenco di princìpi che affermano in maniera vigorosa la superiorità del potere papale su quello imperiale. Eccone alcuni passi.
Soltanto il papa può deporre o ristabilire i vescovi.
Solo al papa è lecito promulgare nuove leggi, radunare nuove congregazioni (gli ordini religiosi), dividere un episcopato ricco e unire quelli poveri. Tutti i principi devono baciare i piedi soltanto al papa. Il suo nome deve essere recitato in Chiesa. È lecito al papa deporre l’imperatore. Nessuno può giudicare il papa. La Chiesa non sbagliò e non sbaglierà mai. Non deve essere considerato cattolico chi non è d’accordo con la Chiesa Romana [con l’autorità del papa, che risiede a Roma].
▶ Il pontefice Gregorio VII mentre dice la messa, in una stampa tratta dal volume ottocentesco Vite illustrate dei Santi
Leggi il testo e svolgi l’attività
Sottolinea nel testo:
• in verde il principio che l’autorità del papa è superiore a quella dell’imperatore;
• in rosso il principio che la Chiesa non può sbagliare;
• in blu il principio che spetta al papa il diritto alle “investiture”.

L’umiliazione di Canossa, però, non fu sufficiente a chiudere la contesa tra papa e imperatore, che anzi riprese più intensa. Una soluzione di compromesso fu raggiunta con i successori, il papa Callisto II e l’imperatore Enrico V. Essi nel 1122 firmarono un accordo denominato Concordato di Worms, in Germania. L’accordo prevedeva il diritto per il papa di nominare i vescovi e di conferire loro i poteri spirituali (impartire i sacramenti, celebrare la messa). L’imperatore, a sua volta, poteva assegnare ai vescovi feudi e incarichi di governo, e poteva continuare a nominare i vescovi tedeschi.
I successori di Gregorio VII e di Enrico IV firmano un accordo che assegna al papa il diritto di nominare i vescovi, all’imperatore quello di conferire loro feudi e incarichi politici.
STUDIA CON METODO
Verifica la comprensione 1 Completa la mappa.
I vescovi ricevono LEGGI
Il papa Callisto II e l’imperatore Enrico V la dal papa incarichi pubblici e feudi dall’ nel 1122 firmano il ......................................

espressiva

L’episodio narrato avvenne il 27 gennaio del 1077. L’imperatore Enrico IV, scomunicato da papa Gregorio VII, fu costretto, per salvare il trono, a sottoporsi a un’umiliazione senza precedenti. Matilde di Canossa, potentissima signora di un ampio feudo tra la Pianura padana e gli Appennini, curò la regia dell’incontro che avrebbe dovuto riavvicinare il papa e l’imperatore. In realtà, il pentimento di Enrico IV non era affatto sincero. Ritornato in Germania e riportati all’obbedienza i feudatari ribelli, egli discese nuovamente in Italia, questa volta a capo di un esercito. Giunto a Roma, assediò il pontefice che a stento poté sfuggirgli. Gregorio fu costretto a rifugiarsi a Salerno, sotto la protezione dei signori normanni, e morì otto anni dopo, senza essere riuscito a tornare a Roma.
La tempesta di neve che da giorni si è abbattuta sul versante emiliano dell’Appennino non risparmia i boschi attorno alla rocca di Canossa. Qui risiede la marchesa Matilde, signora di territori vastissimi, che si estendono dal Lazio alla pianura veneta. Matilde, dal temperamento fiero e tenace, rappresenta un’eccezione nel panorama politico del tempo, caratterizzato dal predominio maschile. Matilde ha saputo conquistare un grande potere, che gestisce con abilità e saggezza. Circondata dai domini imperiali a Nord e da quelli del Papato a Sud, è stata costretta ad affrontare situazioni che avrebbero costretto alla resa anche politici di grande esperienza. La sua vita non è stata facile. Rimasta orfana del padre, assassinato quando era bambina, è stata prigioniera per un anno dell’imperatore Enrico III, ma alla fine ha recuperato i suoi feudi e ora è chiamata a svolgere un ruolo decisivo nella lotta che oppone papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV.
È la fine di gennaio del 1077. Nella sala, riscaldata dal fuoco del camino, siedono personaggi importanti: la marchesa Matilde di Canossa, Ugo (l’influentissimo abate del monastero di Cluny) e Gregorio VII (il papa che ha osato sfidare l’imperatore Enrico IV di Germania).
Dalle loro parole, dai loro gesti traspare un certo nervosismo. Essi attendono, ma non è ben chiaro che cosa. Anche l’uomo inginocchiato fuori dal castello, davanti al portone d’ingresso, attende. Da tre giorni e tre notti, e non sa quanto durerà ancora l’attesa. Scalzo nella neve, coperto da un povero saio di tela grezza, con il capo umilmente rivolto a terra, intento alla preghiera, l’imperatore Enrico IV attende il perdono del pontefice. Chi mai avrebbe immaginato che l’uomo più potente del mondo si sarebbe sottoposto a una simile umiliazione? Eppure la lotta ingaggiata con il papa lo ha visto sconfitto. La scomunica decisa da Gregorio VII ha provocato la ribellione dei feudatari tedeschi, ed Enrico si è trovato solo a combattere contro tanti nemici. Ottenere il perdono del pontefice è l’unica salvezza.
Mentre l’imperatore, avvolto nel gelo invernale, continua la sua penitenza, nel castello si decide. La marchesa ritiene che la punizione inflitta all’imperatore sia più che sufficiente, e con lei si schiera l’abate Ugo. Gregorio non è per nulla convinto, ma alla fine si arrende. La partita è chiusa e la mortificazione di Enrico ha portato a un livello mai prima raggiunto la potenza del Papato. D’ora in poi tutti comprenderanno che il rappresentante di Dio sulla terra non può essere minacciato e ostacolato da un sovrano. L’anima è più importante del corpo, e quindi il pastore di anime sarà sempre superiore a chi governa il mondo terreno.

W R W
Ora tocca a te: leggi e scrivi Il papa, anche dopo aver costretto l’imperatore a una dura penitenza, non è ancora disposto a perdonarlo. A convincerlo sono poi i consigli della marchesa Matilde e dell’abate Ugo, in base a considerazioni di carattere politico e umano. Scrivi un dialogo in cui i tre personaggi esprimono il proprio parere a favore o contro il perdono.


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
vescovi y Giovanni y Capetingi y re y Castiglia y Aragona y Germanico
In Francia si forma una monarchia governata dai re della famiglia dei . In Inghilterra re Senza Terra è costretto a concedere, nel 1215, la Magna Charta Libertatum, con cui riconosce dei privilegi ai nobili, al clero e ad alcune città.
La Magna Charta ha un’importanza eccezionale perché è il primo documento scritto che limita il potere di un ................................
Nel 962 il re di Germania, Ottone I, fa nascere il Sacro Romano Impero ................................................ Ottone ottiene dal papa anche il potere di nominare i , ai quali affida incarichi di governo (vescovi-conti). Nella penisola iberica, con il matrimonio tra Isabella, regina di , e Ferdinando, re d’ , Castiglia e Aragona si uniscono.
Nel 1492 Isabella e Ferdinando conquistano il Regno di Granada. Il re e la regina impongono il Cristianesimo in tutta la Spagna.
perdono y Francia y Enrico IV y abati y imperatore y investiture
Nel Medioevo la Chiesa diventa molto ricca, grazie a eredità e donazioni di denaro e terre. Alcuni vescovi e pensano solo ad accumulare ricchezze. Per restituire dignità e purezza alla religione cristiana, sorgono in due nuovi ordini monastici: i cluniacensi e i cistercensi.
Gregorio VII proclama, con il Dictatus papae, che il papa è superiore all’ e solo lui può nominare i vescovi. L’imperatore non è d’accordo: nasce perciò un contrasto, chiamato lotta per le , perché sia il papa sia l’imperatore vogliono “investire” (cioè nominare) i vescovi. Il papa scomunica Enrico IV, che è costretto a chiedergli .
LEGGI E INTERPRETA LE CARTE
1 Osserva la carta riportata a p. 122, quindi indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Tutta l’Italia faceva parte del Sacro Romano Impero Germanico. F V
b. Il Papato possedeva uno Stato indipendente. F V
c. Il territorio spagnolo era diviso in vari Stati. F V
COLLOCA NEL TEMPO GLI EVENTI DELLA STORIA
2 In ognuna delle coppie di eventi sotto riportate, indica con una crocetta l’evento avvenuto per primo.
a. battaglia di Bouvines concessione della Magna Charta
b. incoronazione di Filippo Augusto incoronazione di Ugo Capeto
c. riforma di Gregorio VII Concordato di Worms
STABILISCI LEGAMI DI CAUSA ED EFFETTO
3 Indica le conseguenze derivanti dalle cause sotto elencate.
a. Filippo Augusto sconfigge Giovanni Senza Terra. Ne deriva che: Filippo Augusto riconquista i territori del re d’Inghilterra sul territorio francese. Giovanni Senza Terra perde il trono. Filippo Augusto viene proclamato imperatore.
b. Il re inglese è indebolito dalla sconfitta subita contro la Francia. I suoi sudditi allora: lo cacciano dal regno. lo costringono a concedere la Magna Charta. gli offrono aiuti finanziari per riprendere la guerra.
CLIL (CONTENT AND LANGUAGE INTEGRATED LEARNING)
4 Read the story Enrico IV a Canossa (pp. 134-135) again, then identify the main topics using the 5WH-question words.
• Who? [“Chi?”]
• What? [“Che cosa?”]
• When? [“Quando?”]
• Where? [“Dove?”] ............................................................................
• Why? [“Perché?”]
VERSO L’ESAME DI STATO TIPOLOGIA B. Testo argomentativo
5 Il contrasto fra Papato e Impero fu originato da due opposte concezioni: mentre Ottone I sosteneva la superiorità dell’imperatore sul papa, Gregorio VII affermava il contrario. La discussione sottintendeva la domanda: in uno Stato devono comandare i religiosi o i politici? Ancora oggi vi sono Stati in cui il potere è detenuto da rappresentanti della religione (teocrazia) e altri – la grande maggioranza – in cui il potere politico è in mano ai laici. Scrivi la tua opinione a tale proposito.

Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 4
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1
Se non sai rispondere ripassa la scheda RACCONTARE LA STORIA
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 Il monaco Rodolfo il Glabro, cronista medievale vissuto tra il 985 e il 1047, si scaglia contro il fenomeno della simonia, che corrompe la Chiesa e provoca un degrado morale in tutta la società. Leggi il testo qui riportato, quindi rispondi alle domande.
Oggi il flagello della simonia infuria in lungo e in largo presso tutte le alte cariche della Chiesa e si è diffuso in ogni angolo della terra. Cardinali, vescovi e abati sono giunti a trasformare in fonte di ghiotti guadagni, per accrescere la propria dannazione, perfino il dono gratuito e venerabile dell’onnipotente Signore Gesù Cristo. È dunque evidente che simili capi della Chiesa tanto più si rivelano inadatti a svolgere le loro mansioni spirituali, in quanto non vi sono arrivati attraverso la porta principale. Perfino i sovrani, che avrebbero dovuto predisporre le persone più idonee per le cariche della Chiesa, si lasciano corrompere dal denaro e attribuiscono la qualifica di guida della Chiesa e delle anime a chiunque prometta loro i doni più ricchi. Ecco il motivo principale per cui in tutte le cariche ecclesiastiche s’impongono facilmente persone superbe e gonfie d’orgoglio, che non si preoccupano di trascurare il loro ministero perché confidano per intero e unicamente nel denaro che mettono in borsa. Una volta occupato il posto, tanto più si dimostrano rapaci quanto più sanno che attraverso di esso hanno potuto soddisfare le loro ambizioni. Dall’irreligiosità che imperversa nel clero consegue anche nel popolo una crescita di desideri immorali e senza freni; ed ecco che menzogne, imbrogli, omicidi fanno presa su tutti, provocando conseguenze pressoché mortali per la nostra religione.
Rodolfo il Glabro, Storie, 2
a. Dove si è diffuso il fenomeno della simonia?
b. A quali categorie appartengono gli uomini di Chiesa che si macchiano della colpa di simonia?
c. Perché sono considerati inadatti a svolgere le mansioni spirituali?
d. Qual è la responsabilità dei sovrani nel diffondersi del fenomeno?
e. Di che cosa si preoccupano le persone che acquistano le cariche ecclesiastiche?
f. Che conseguenze provoca sul popolo il fenomeno della simonia?
2 Osserva queste due sculture scolpite su chiese medievali. Poi esegui l’attività.


Assegna a ogni immagine la didascalia corretta. Scrivi la lettera corrispondente alla didascalia nel quadratino vicino all’immagine.
A. I contadini portano il grano a macinare al mulino.
B. Un diavolo inghiotte un dannato.
3 Osserva l’immagine di questa vetrata medievale, poi esegui le attività. Le vetrate variopinte sono una caratteristica delle cattedrali gotiche, tipiche di questi secoli.
a. Il diavolo è rappresentato come una figura mostruosa, in parte uomo e in parte animale. Quali sono i particolari del diavolo che fanno pensare a degli animali?
b. Il diavolo è su sfondo rosso, un colore che ricorda: il cielo, e perciò il Paradiso il fuoco, e perciò l’Inferno dove i dannati ardono tra le fiamme eterne il sangue
c. Gesù Cristo è su sfondo azzurro, un colore che ricorda: il cielo, e perciò il Paradiso il fuoco, e perciò l’Inferno dove i dannati ardono tra le fiamme eterne l’acqua

I protagonisti della storia europea all’inizio del secondo millennio
Gli Stati nazionali di Francia e Inghilterra
y il regno di Francia
è guidato dai Capetingi
y re Filippo Augusto estende il suo controllo su gran parte del territorio francese
y il re inglese Giovanni Senza Terra concede la Magna Charta
Libertatum
Il Sacro Romano Impero Germanico
L’imperatore Ottone I: y è incoronato imperatore dal papa
y elegge i vescovi-conti
y stabilisce che il papa possa essere eletto soltanto con il consenso dell’imperatore
y afferma che l’imperatore ha il diritto di eleggere i vescovi
La penisola iberica
y Unificazione di Aragona e Castiglia (1469)
y Conquista del regno di Granada (1492)
y Imposizione della religione cattolica (1492) e persecuzione contro gli Ebrei
La lotta per le investiture
y papa Gregorio VII scomunica l’imperatore Enrico IV
y l’imperatore prima cede al papa, poi riprende la lotta e lo costringe alla fuga
y la lotta prosegue con i loro successori
y papa Callisto II e l’imperatore Enrico V firmano il Concordato di Worms (1122): l’imperatore nomina i vescovi in Germania, il papa negli altri Paesi
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Perché la Magna Charta Libertatum è considerata la prima delle moderne Costituzioni?
Lezione 2 Che cosa accadde durante la Reconquista spagnola?
Lezione 3 Quali erano i principali problemi della Chiesa e come questa istituzione cercò di porvi rimedio?
Lezione 4 Perché il papa e l’imperatore si contendevano il diritto di concedere le investiture?
RIASSUMI
2 Scrivi in un breve testo (circa 15 righe) gli elementi essenziali della lezione 4.
Ricorda di includere i seguenti concetti.
• Perché il papa Gregorio VII emana il Dictatus papae?
• Come reagisce l’imperatore Enrico IV?
• Perché Enrico IV si reca a Canossa?
RICERCA LE PAROLE CHIAVE
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 123.
Alla fine di un aspro scontro con il papa, l’imperatore Enrico IV si dichiarò pentito e finse di piegarsi all’avversario, ma poi, riacquistata una posizione di superiorità, non esitò ad attaccarlo. Ritieni che la menzogna e la finzione siano strumenti a cui un capo può ricorrere, oppure pensi che un tale comportamento vada sempre evitato?

I sovrani francesi di questo periodo accentravano grandi poteri e governavano con l’aiuto di pochissimi fidati consiglieri. Questo tipo di atteggiamento potrebbe essere utile, secondo te, anche oggi nel mondo del lavoro?
Motiva la tua risposta.
Prova a immedesimarti nell’imperatore Enrico IV al tempo del conflitto con il papa Gregorio VII. Come avresti agito per tentare di risolvere il problema di competenze sulla nomina dei vescovi e dei rappresentanti di governo?
LIFE SKILLS Capacità di risolvere problemi

EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL PASSATO

Le università nacquero nel Medioevo come associazioni di maestri e studenti. Vi si studiavano le arti liberali, il diritto, la medicina e vi accedevano solo le persone più ricche. Oggi le università sono istituzioni maggiormente accessibili, luoghi di incontro e confronto che permettono di specializzarsi in ogni ambito di studio. Il diritto allo studio è sancito dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani dell’ONU e anche dalla Costituzione italiana, che così recita all’articolo 34: “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”
Domini originari della Casa di Svevia
Sacro Romano Impero Germanico
Territori normanni passati alla Casa di Svevia (dopo il 1189)
Territori della Repubbblica di Venezia
Stato della Chiesa

Rispondi alla domanda
Come è diviso il territorio della penisola italiana? Prova a spiegare la situazione aiutandoti con la legenda.

CLASSE CAPOVOLTA
Il ruolo della falconeria nel Medioevo
Guarda il video e riassumi i contenuti in un testo scritto.
IL PERSONAGGIO FEDERICO BARBAROSSA
I comuni italiani, appoggiati dal papa, non sono più disposti ad accettare la supremazia dell’imperatore Federico Barbarossa. Non solo, osano addirittura unirsi in una lega e lo affrontano. Per cinque volte Federico scende in Italia per far valere i suoi diritti. Durante queste campagne, l’imperatore rade al suolo Tortona e Crema e perfino la potente Milano. Eppure, queste spedizioni non servono a nulla. Ogni volta che Federico torna in Germania, i nemici si ricompattano e di nuovo gli si oppongono. Alla fine, l’imperatore scende in Italia con un forte esercito per colpire i ribelli; questi, però, non si rifugiano dentro le mura delle città, ma lo affrontano apertamente. E accade ciò che nessuno avrebbe mai immaginato: a Legnano quell’esercito di artigiani e mercanti ha la meglio sui cavalieri germanici! Lo stesso imperatore si salva a stento. Ormai non resta altro da fare: riconoscere la nuova forza espressa dai comuni. Nessuno può negare loro la libertà.
Rispondi alla domanda
Perché la battaglia di Legnano segna una svolta nella lotta tra comuni e Impero?
Il testo seguente contiene il giuramento che i rappresentanti della Lega Lombarda sottoscrissero nella località di Pontida, non lontano da Bergamo.
Nel nome del Signore, così sia. Io giuro sui sacri Vangeli che non farò pace, tregua o trattato con Federico imperatore, né col di lui figlio, né con la di lui moglie, né con altri della sua famiglia, né per mio conto, né per conto di altri; e in fede mia, con tutti i mezzi che saranno in mio potere mi impegnerò per impedire che nessun esercito, piccolo o grosso, di Germania o di qualunque altra contrada dell’Impero, che si trovi al di là dei monti, entri in Italia; e se si presentasse un esercito, io farò guerra all’imperatore e ai suoi alleati, sino a che il suddetto esercito non esca d’Italia; e ciò farò pure giurare ai miei figli, appena compiranno i quattordici anni
dagli Atti del comune di Milano


Rispondi alla domanda
Che cosa sta giurando il rappresentante della Lega Lombarda?
COMUNE Istituzione che si diffuse nel Nord e Centro Italia come reazione dei cittadini contro il dominio dell’imperatore.
BORGHESIA Protagonista della vita in città, nuova classe sociale formata da persone che si guadagnavano da vivere con il lavoro.
CORPORAZIONI Associazioni di lavoratori nate con lo scopo di aiutarsi vicendevolmente.


La fine dell’economia curtense determinò una trasformazione della società. In primo luogo, come abbiamo visto ( p. 96), vi fu una forte crescita demografica. La popolazione si andò concentrando soprattutto nei centri urbani. Le città che erano riuscite a sopravvivere durante l’Alto Medioevo videro aumentare la loro popolazione, altre vennero fondate allora. Numerosi villaggi e borghi si ingrandirono e diventarono sedi di vivaci mercati locali. Il centro dell’economia si spostò dalle campagne alle città. Qui si concentrarono gli scambi e la moneta, da tempo abbandonata, riprese a circolare. La popolazione urbana andò man mano differenziandosi nel campo del lavoro, poiché accanto agli artigiani e ai mercanti, sempre più numerosi e specializzati, assunsero grande importanza nuove professioni. Banchieri, notai, architetti e artisti completarono il quadro professionale di una popolazione attiva e creativa. Accanto a queste categorie di medio e alto livello, coesisteva una massa di cittadini che svolgevano lavori più umili, come operai, muratori, garzoni, guardie e così via.
Con la fine del sistema curtense, il centro dell’economia si sposta dalle campagne alle città. I lavoratori differenziano le proprie attività e nascono nuove professioni.
La trasformazione ebbe luogo anche nelle campagne. Il risorgere di un’economia basata sul commercio e sulla moneta intaccò profondamente il sistema curtense, che conosceva quasi esclusivamente il baratto. I nobili sentirono il bisogno di procurarsi denaro per poter acquistare beni di lusso, e quindi diedero in affitto o addirittura cedettero una parte delle loro proprietà. Accanto alla nobiltà si andò così formando una nuova classe di proprietari terrieri di origine popolana, intraprendenti e sempre più autonomi dal feudatario locale.

Talvolta furono i ricchi borghesi delle città a investire nelle campagne, trasformando la vecchia curtis in un più moderno sistema produttivo.
Nelle campagne i nobili cedono in affitto o vendono una parte delle loro terre per procurarsi denaro. Nasce così una nuova classe di proprietari terrieri che non fa parte della nobiltà.
Con il massiccio trasferimento della popolazione dalle campagne alle città, si spostarono non soltanto servi o contadini in cerca di fortuna, ma anche i vassalli minori, che speravano di ricoprire una posizione di comando nella società urbana. Indipendentemente dalle ragioni economiche, però, la forza di attrazione delle città era costituita dalla maggiore libertà che qui era concessa alle persone . “L’aria di città rende liberi”, si diceva. Infatti gli abitanti dei rinnovati centri urbani stabilirono regole e ordinamenti che li sottraevano al controllo dei feudatari e del vescovo.
Essi volevano discutere e decidere le questioni che interessavano tutta la comunità: in pratica, desideravano governarsi da soli. Per questo si allearono tra loro, promettendo di aiutarsi a vicenda. L’associazione dei cittadini, che comprendeva mercanti e artigiani, nobili ed ecclesiastici, prese il nome di comune. Nato come associazione privata, il comune divenne successivamente un’istituzione pubblica, con le caratteristiche di un vero e proprio Stato.
Nel suo interno assunse un’importanza sempre maggiore una nuova classe sociale: la borghesia. Il nome, derivato da borgo, indica gli abitanti delle città che si trovavano in una posizione intermedia tra i nobili e il clero da un lato, e i servi dall’altro.
I comuni si diffusero nei Paesi più evoluti d’Europa, come le Fiandre, la Germania e l’Italia centro-settentrionale. In Italia primeggiarono città come Milano e Firenze, e le ricche e potenti Repubbliche marinare di Amalfi, Pisa, Genova e Venezia. Nella parte meridionale della nostra Penisola i comuni ebbero scarso rilievo perché furono soffocati dalla presenza di un forte Stato centrale. I Normanni prima e la dinastia di Svevia poi impedirono infatti qualsiasi forma di autonomia comunale.
Il trasferimento dalle campagne alle città è motivato non solo da ragioni economiche, ma anche dal desiderio di liberarsi dai vincoli feudali. Gli abitanti delle città godono infatti di una notevole libertà e puntano a governarsi da soli. Nasce una nuova classe sociale: la borghesia.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Con la fine del sistema curtense, dove si spostò il centro dell’economia?
b. In che modo i nobili si procurarono il denaro per le loro spese?
c. Perché molte persone si trasferirono in città?
d. Che cosa volevano gli abitanti delle città?

Verifica la comprensione
2 Indica quali categorie di lavoratori svolgono le seguenti attività.
a. Producono beni:
b. Vendono e comprano beni:
c. Svolgono lavori nuovi:
d. Svolgono lavori umili:
▼ Bassorilievo che mostra uno scalpellino e il suo apprendista al lavoro con gli attrezzi del mestiere.

Nella città medievale chiunque esercitava un mestiere doveva iscriversi a una corporazione, prima come discepolo, poi come socio, quindi come maestro. Le corporazioni si chiamavano in vari modi nei diversi Paesi: arti, mestieri, gilde. Si trattava di associazioni a cui erano iscritti coloro che esercitavano lo stesso mestiere. Lo scopo degli iscritti era di regolare l’attività produttiva in modo da tutelare il buon nome della bottega e da assicurare la qualità del prodotto. Le corporazioni erano pensate per evitare che qualcuno, per avidità di guadagno, producesse manufatti scadenti o facesse concorrenza sleale ai colleghi. Per essere ammessi in una corporazione, occorrevano alcuni requisiti: essere nativo della città, professare la fede cristiana, aver svolto un periodo di apprendistato nella bottega di un maestro, aver sostenuto gli esami prescritti. Ogni socio doveva obbedire alle regole dell’arte, scritte in appositi statuti, intervenire alle adunanze e alle cerimonie religiose.
Nelle città nascono le corporazioni, associazioni a cui sono iscritti i lavoratori che svolgono lo stesso mestiere. Esse stabiliscono le regole da seguire nella produzione e assicurano la qualità del prodotto.
L’immagine descrive l’attività di alcune professioni tipiche della società comunale.
A Medici speziali che vendevano le spezie e le erbe medicinali.
B Giudici, avvocati e addetti all’amministrazione della giustizia.
C Mercanti dediti ai commerci.
Osserva l’immagine e svolgi l’attività
Descrivi il contesto in cui si svolgono le tre attività rappresentate.

Non solo gli artigiani, ma anche le altre categorie di lavoratori e professionisti, come i mercanti, i banchieri, i notai e i giudici, si riunivano in corporazioni, che avevano le stesse regole e gli stessi scopi delle prime. Non tutte le corporazioni avevano uguale prestigio. Quelle che riunivano le attività più importanti godevano di maggiore reputazione rispetto a quelle che tutelavano gli addetti ai mestieri più umili. Nei comuni italiani le prime erano chiamate arti maggiori, le seconde arti minori.
A Firenze l’arte di Calimala, che riuniva i lavoratori della lana, era la più ricca di tutte. Il nome Calimala deriva dal greco e significa “bella lana”. In questa città, a partire dalla metà del XIII secolo, le arti fiorentine divennero così potenti da assumere il controllo politico del comune. Nel secolo successivo all’interno delle corporazioni fiorentine si verificò un contrasto. La ricca borghesia mercantile (il popolo grasso) e la piccola borghesia di artigiani e piccoli commercianti al dettaglio (il popolo minuto) si scontrarono per il controllo della città. Il popolo grasso ebbe la meglio e Firenze fu governata da un gruppo molto ristretto di grandi mercanti e banchieri.
Le corporazioni maggiori riuniscono le categorie di lavoratori più importanti, le altre categorie formano le corporazioni minori.
▶ Illustrazioni di un manoscritto del XIV secolo: in alto la bottega della seta, in basso la bottega della lana, due tra le “arti maggiori”.

STUDIA CON METODO
Verifica la comprensione 1 Esponi oralmente i contenuti della lezione basandoti sulla mappa.
Nelle
città

che era regolata da uno statuto a cui tutti i membri dovevano attenersi
chi esercitava un mestiere aveva l’obbligo di iscriversi a una
corporazione (detta anche arte, gilda, mestiere)
che regolava l’attività produttiva
per garantire la qualità del prodotto per tutelare il buon nome della bottega
I cittadini si riunivano in assemblee per risolvere le questioni relative all’amministrazione del comune e per prendere le decisioni più opportune. Le libertà che i comuni volevano ottenere consistevano nel diritto di fare le leggi, di riscuotere le tasse, di organizzare le milizie cittadine, di aprire mercati e di mettere in circolazione una propria moneta. All’assemblea cittadina, chiamata arengo, non partecipavano tutti i cittadini, ma soltanto quelli che avevano un certo reddito, cioè una certa ricchezza. Inoltre ne erano esclusi le donne e coloro che non professavano la religione cristiana (per esempio gli Ebrei). Nonostante queste restrizioni, l’arengo era troppo numeroso per funzionare: non si poteva convocare l’assemblea cittadina ogni volta che bisognava prendere una decisione, perché troppe persone insieme fanno confusione e non riescono a decidere in breve tempo. Perciò l’arengo fu sostituito da un più ristretto Consiglio comunale, di cui facevano parte solo alcuni cittadini, eletti in rappresentanza di tutta la popolazione.
Per discutere i problemi del comune, gli abitanti si riuniscono in un’assemblea cittadina. Poi, siccome questa è troppo numerosa, istituiscono un Consiglio comunale più ristretto.
▼ Il Palazzo del Podestà a Bologna, costruito all’inizio del XII secolo come sede amministrativa del comune.

Nell’assemblea cittadina, e poi nel Consiglio comunale, si votava la nomina del vescovo e dei preti delle diverse chiese, i quali avrebbero poi dovuto ottenere la conferma ufficiale del papa. Si discuteva di come amministrare i beni della collettività, cioè i pascoli, alcuni campi e i boschi intorno alla città. Si provvedeva alla manutenzione delle strade e delle mura. Si fissavano regole per l’igiene, come la costruzione dei pozzi e delle fontane pubbliche o la pulizia dei canali e dei corsi d’acqua che attraversavano la città. Si valutava se concedere o meno il diritto di cittadinanza ai forestieri. Soprattutto, si discuteva se e come pagare le tasse al sovrano o all’imperatore.
I cittadini prendono decisioni riguardanti la gestione della vita pubblica, ma soprattutto decidono se e come pagare le tasse al sovrano o all’imperatore.
Nei primi tempi il potere di fare rispettare le decisioni del Consiglio comunale fu affidato a magistrati chiamati consoli. Essi avevano anche il potere di dichiarare guerra e di fare pace, di stringere alleanze e di concludere trattati. I consoli duravano in carica un anno. La loro nomina spettava al Consiglio comunale.
Ben presto però tra le famiglie nacquero contrasti che resero necessario un mutamento: dalla fine del XII secolo, in molte città i consoli furono sostituiti da un unico magistrato, il podestà. Scelto tra le persone che non vivevano nel comune, egli era imparziale, perché non legato alle famiglie più importanti. Il suo compito era soprattutto quello di amministrare la giustizia. Nel frattempo la borghesia, diventata economicamente più forte, cominciava a reclamare posti di governo nella città. Si aprì così un contrasto con i nobili. In alcune città gruppi di borghesi riuscirono a prevalere sui nobili eleggendo un loro rappresentante, il capitano del popolo, che affiancava il podestà e si occupava della difesa della città e dell’ordine pubblico; il podestà, invece, amministrava la giustizia nei tribunali.
L’attuazione delle decisioni del Consiglio comunale è affidata in un primo tempo ai consoli. In seguito subentra la figura del podestà.

STUDIA CON METODO
Rifletti sul lessico
1 Scrivi accanto a ciascuna definizione il nome corrispondente.
Osserva l’immagine e svolgi l’attività
L’immagine mostra parte dell’affresco Gli effetti del Buon Governo in città di Ambrogio Lorenzetti, che si trova a Siena. Completa il testo con le parole mancanti. palazzi • mulo • bottega • lezione • buon governo • mestieri
L’opera rappresenta un esempio di in città. La città è rappresentata ricca di , vie, botteghe e abitanti dediti ai più svariati : artigiani, commercianti, muratori ecc. In primo piano è visibile una di scarpe con un cliente accompagnato da un ……………………, mentre un signore elegante tiene una in cattedra davanti a un pubblico attento.
a. Grande assemblea popolare che comprende tutti i cittadini aventi diritti politici:
b. Assemblea ristretta che amministra il comune:
c. Magistrato, proveniente dall’esterno, che era chiamato ad amministrare la giustizia: …………………………………
d. Magistrato che si occupa della difesa del comune:
Avete mai visitato il Comune della vostra città? Avete mai navigato nel suo sito web? Se non l’avete mai fatto, è arrivato il momento di fare un viaggio (virtuale e non) nella “casa” di tutti i cittadini.
Il municipio, dove troviamo l’ufficio del sindaco, della giunta e la sede del consiglio comunale, è infatti considerato un’abitazione comune, un luogo dove tutti possono andare, un posto dove recarsi a chiedere aiuto se si ha bisogno di qualcosa o dove andare se si vuole
Quando partecipate a un evento pubblico (come l’inaugurazione di una scuola o una cerimonia), vi siete mai chiesti chi è la persona con la fascia tricolore? È proprio il sindaco!
È considerato il “primo cittadino” perché ha il compito di guidare il paese. Tutti coloro che hanno compiuto 18 anni e sono residenti in quella città possono candidarsi a diventare sindaco. È chiaro che per farlo sarebbe meglio avere un po’ di esperienza. Chi si vuole candidare deve partecipare a una “campagna elettorale”.
scere il municipio, perché in genere si trova nella piazza principale e ha davanti a sé le
la italiana e quella dell’Europa. Se, invece,ma, Milano o Palermo, l’organizzazione del
Andiamo alla scoperta dei protagonisti del Comune, cioè delle persone che lavorano al

Il candidato sindaco deve organizzare una propria squadra: un gruppo di persone, sempre maggiorenni, non obbligatoriamente residenti in quel paese, che lo sostengono e che vogliono entrare a far parte del Comune come assessori o consiglieri comunali. Durante la campagna elettorale, il candidato sindaco deve presentare la sua squadra, un simbolo e il suo programma elettorale, ovvero ciò che vorrebbe fare per il proprio paese. Inoltre, sarà intervistato dai giornali locali, incontrerà la gente e dovrà essere convincente affinché il giorno delle elezioni la cittadinanza lo scelga. Nei comuni con una popolazione fino a 15 mila abitanti è eletto a primo cittadino il candidato che ottiene il maggior numero di voti. Nelle città più grandi, invece, è eletto sindaco il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi, cioè chi prende più del 50%. Se nessuno ci riesce, si procede al ballottaggio, una sorta di spareggio tra i due rappresentanti che hanno preso il maggior numero di voti. La carica di sindaco ha durata quinquennale; una persona può essere eletta sindaco per due mandati consecutivi (quindi per un massimo di dieci anni).
◀ Il Palazzo Pubblico di Siena, storica sede del Comune della città.
Il sindaco ha il compito di far funzionare gli uffici del Comune ed è l’autorità più importante della città. Ha il potere di emettere delle “ordinanze”, ovvero di dare ordine di chiudere una scuola in caso di pericolo, di far sgomberare un’area o di chiudere una strada ritenuta pericolosa per gli abitanti.
Tra i suoi compiti c’è quello di organizzare e coordinare gli orari degli esercizi commerciali (cioè dei negozi) e dei servizi pubblici. Il sindaco può scegliere di occuparsi di alcune tematiche particolari della città. In caso di sua assenza, prende le sue funzioni il vicesindaco o un assessore delegato. Tra gli altri compiti del sindaco c’è quello di nominare la giunta: infatti, un sindaco non può mica governare una città da solo! Insieme a lui, i membri della giunta comunale aiutano il sindaco per una corretta ed efficace gestione della città.

La giunta è un gruppo di persone che si possono definire gli “aiutanti” del sindaco. Il numero dei membri della giunta varia a seconda delle dimensioni della città: può andare da tre fino anche a quindici membri. A Milano, per esempio, sono in dodici. Ogni membro della giunta si chiama assessore. Ciascuno è delegato dal sindaco a occuparsi di un tema diverso: c’è chi si prende cura dell’istruzione, chi dello sport, chi dell’ambiente o dei lavori da fare per la città.
Il consiglio comunale è l’assemblea dei consiglieri che vengono eletti dai cittadini. All’interno ci sono gli “amici” del sindaco, ovvero quelli che lo hanno sostenuto (gruppo di maggioranza), ma anche quelli che hanno fatto una battaglia contro di lui in campagna elettorale e l’hanno democraticamente persa, cioè hanno preso meno voti. Questi ultimi si chiamano “minoranza” o “opposizione”.
Il consiglio comunale si incontra periodicamente per votare le proposte del sindaco e della sua giunta. Un esempio? La costruzione di un nuovo campo sportivo o di un nuovo giardino, ma anche l’aumento o meno delle tasse o i soldi da dare alla scuola per le sue attività.
Non solo. Chi fa parte del consiglio può presentare delle proposte chiamate “ordini del giorno” o “mozioni”: basta scriverle su un foglio e portarle in Comune il giorno stesso o il giorno precedente. Queste proposte vengono discusse e poi votate.
◀ Nelle occasioni pubbliche, il sindaco indossa la tradizionale fascia tricolore, simbolo dello Stato rappresentato dal primo cittadino.
Conosci le attività e le iniziative che il tuo Comune organizza per i propri cittadini? Visita il palazzo comunale con i tuoi compagni e intervista il sindaco e/o altri consiglieri. Consulta anche il sito web per venire a conoscenza di quanto il tuo Comune organizza in merito a spettacoli, eventi e iniziative per l’ambiente. Divisi in gruppi, utilizzate poi un tablet o un altro supporto digitale per realizzare una piccola brochure da consegnare alla Pro Loco cittadina, in modo tale che i turisti che visiteranno il tuo paese possano essere sempre aggiornati e venire a conoscenza delle iniziative organizzate.

Fino all’XI secolo in Europa vi erano poche scuole, che si trovavano presso i monasteri e, più raramente, presso le cattedrali. Soltanto gli ecclesiastici e i nobili le frequentavano. La ripresa della vita cittadina, però, favorì la diffusione dell’istruzione e della cultura. Le nuove professioni richiedevano infatti un certo livello di istruzione. Per essere un buon banchiere, un abile artigiano, un mercante capace di concludere affari, occorreva sapere leggere, scrivere e fare calcoli, e conoscere le leggi. Perciò furono aperte scuole cittadine, frequentate dai figli delle famiglie nobili e borghesi.
Alla fine dell’XI secolo nacquero anche le prime università , da cui erano escluse le donne. Studenti e insegnanti si organizzarono in corporazioni, così come avevano fatto i mercanti e gli artigiani, e avviarono corsi ed esami. Le università erano dunque delle istituzioni private, anche se in qualche caso ricevevano finanziamenti da parte dei comuni. L’insieme dei corsi si chiamava allora Studio ed equivaleva a quella che oggi chiamiamo “università”. I primi Studi furono fondati a Bologna (1088), a Parigi (1150) e a Oxford, in Inghilterra (1167). Nei secoli successivi nuove università sorsero in tutta Europa.
Le città universitarie avevano un carattere internazionale, e gli iscritti, a seconda della provenienza, erano raggruppati in “nazioni”. Alla frequenza della scuola gli studenti alternavano quella della taverna, dove si divertivano bevendo e giocando d’azzardo. La popolazione studentesca era molto mobile e spesso lasciava un’università per poter seguire le lezioni che si tenevano in un’altra.
Dopo il Mille in molte città europee sorgono università laiche, rese necessarie per preparare il personale che deve svolgere la professione di banchiere, di mercante, di amministratore del comune.
Studiare costava molto nel Medioevo: i corsi di laurea duravano dai cinque ai sette anni e a volte anche di più, a seconda dell’indirizzo di studi. Lo studente doveva affrontare le alte spese dell’alloggio, visto che per lo più proveniva da una città diversa rispetto a quella in cui sorgeva l’università. C’erano poi le spese per il vitto, il riscaldamento, l’illuminazione, l’abbigliamento e, quando possibile, il divertimento nelle osterie.
Altrettanto elevate erano le spese più propriamente scolastiche. Toccava allo studente pagare lo stipendio dell’insegnante, le tasse per sostenere gli esami, l’affitto dell’aula in cui si svolgevano le lezioni e quello del banco da cui era possibile seguirle (i banchi più vicini alla cattedra costavano di più).
Lo studente affronta spese elevate per l’affitto e per mantenersi.
Una spesa tutt’altro che secondaria era costituita dai libri. Poiché non era ancora stata inventata la stampa, i testi erano scritti a mano da copisti di professione. Lo studente li affittava per il periodo necessario, poi li restituiva. Acquistarli era pressoché impossibile, dato il loro costo elevatissimo. La spesa che richiedeva il maggior sforzo finanziario era quella necessaria per ottenere la “laurea pubblica”. In questo caso bisognava offrire regali a tutti i professori, mance ai bidelli, banchetti e perfino sfilate. Chi non poteva permettersi una laurea pubblica, ripiegava su una “laurea privata”. Il titolo conseguito aveva lo stesso valore, ma solo la laurea pubblica dava la possibilità di intraprendere la carriera universitaria.
Le spese maggiori, però, sono altre: i libri e la cerimonia di laurea.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Perché furono fondate le università laiche?
b. Qual era la spesa più grande che uno studente doveva affrontare nella sua carriera?
Verifica la comprensione
▼ Un frammento di un manoscritto del XIV secolo usato nelle università, che illustra la posizione delle vene nel corpo umano.

2 Completa il testo inserendo le parole opportune. Oltre alle spese quotidiane, lo studente doveva affrontare i costi legati alla scuola. Doveva pagare lo dell’insegnante, le per sostenere gli esami, l’affitto dell’ in cui si svolgevano le lezioni e quello del da cui era possibile seguirle. A queste spese si aggiungevano, anche se non erano obbligatorie, le mance per i .................................
Una spesa tutt’altro che secondaria era costituita dai , che costavano molto perché erano scritti . Perciò lo studente non li acquistava, ma li

▲ Particolare di una miniatura che rappresenta la Povertà (1490-1500 circa).
▼ Scena di sant’Antonio Abate che dona i suoi averi ai poveri, dipinta da Niccolò di Pietro Gerini nella Cappella Migliorati di Prato.
Nel Medioevo lo stato di povertà era causato principalmente dalle guerre, dalle epidemie, dal cattivo tempo che rovinava i raccolti e dalle malattie. Artigiani e contadini, che dipendevano dal lavoro delle proprie braccia, si riducevano rapidamente in povertà se non potevano lavorare per problemi di salute. A quel tempo non esistevano assicurazioni contro le malattie o gli infortuni sul lavoro, non c’era nemmeno la “pensione” per gli anziani. Per chi perdeva il lavoro o la capacità di lavorare c’era solo una soluzione: tendere la mano e chiedere l’elemosina per strada. Nell’Alto Medioevo i monasteri fornivano alloggio e cibo ai bisognosi. Le parrocchie, i re, i principi, i papi e i vescovi facevano elemosine, offrendo soccorsi in denaro o in natura (cibo e abiti). Con il sorgere dei comuni, tra l’XI e il XII secolo nelle città sorsero i primi ospedali, che, oltre a dare ricovero e assistenza ai malati, avevano il compito di offrire del cibo e un tetto ai poveri. Gli ospedali non potevano contare su medici e infermieri professionisti, ma si affidavano all’opera di volontari mossi dalla pietà o dalle convinzioni religiose. Fare l’elemosina o lasciare in eredità parte delle proprie sostanze ai poveri era infatti un’opera buona, che faceva meritare

Con il tempo, però, le cose cambiarono. Mendicanti e vagabondi diventavano sempre più numerosi, soprattutto nelle città, che presero dei provvedimenti contro di loro: li espulsero e vietarono loro l’ingresso entro le mura cittadine. Cambiò il modo di pensare della gente, specialmente dei borghesi. Il mendicante, un tempo considerato una figura positiva perché povero come Gesù, è ora paragonato a un truffatore o un parassita. I mendicanti erano accusati di chiedere l’elemosina perché non avevano voglia di lavorare o si fingevano malati per vivere alle spalle degli altri. In un certo senso, essere povero diventò una colpa.

La fame fu uno dei nemici più implacabili nel Medioevo: la povertà era sempre in agguato e la sua più diretta conseguenza era la carenza di cibo. Come reazione a questo timore, la gente cominciò a sognare di mangiare a sazietà. Nacque così il racconto del paese di Cuccagna, che divenne molto popolare. Questo era un luogo leggendario dove regnava l’abbondanza ed enormi quantità di cibo e di bevande erano a disposizione di tutti. Per goderne, non era nemmeno necessario lavorare. Nella letteratura medievale ci sono diverse descrizioni del paese di Cuccagna; una si trova anche nel Decamerone, una raccolta di novelle scritta da Giovanni Boccaccio nel
Trecento. L’autore narra di un felicissimo paese, dove «chi più dorme più guadagna e a chi parla di lavorare gli sono rotte le braccia». Vi è una «montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato». In cima ci sono cuochi che cucinano incessantemente maccheroni e ravioli, e poi li gettano giù, in modo che, rotolando sui fianchi della montagna, si ricoprano ben bene di formaggio. In quel luogo fortunato «le vigne si legano con le salsicce» e nei fiumi, invece che acqua, scorre il vino.

Ora tocca a te: svolgi l’attività
Disegna o descrivi il tuo personale “paese di Cuccagna”. Che cosa ci sarebbe? Come si vivrebbe?
Dieta: assemblea composta dai rappresentanti di più comuni.
Carroccio: carro che esponeva le insegne cittadine, simboli sacri ed emblemi delle autonomie comunali. Portato in battaglia per rincuorare i combattenti, era difeso da truppe scelte.

▼ L’imperatore Federico di Svevia in una miniatura di un manoscritto del 1188.

Nei secoli XIIXIII l’Impero dovette affrontare molte difficoltà. In Italia alcuni comuni divennero così potenti da imporre il proprio governo non solo sulla città ma anche su ampie aree del contado, cioè della campagna circostante. Questa situazione preoccupava sia la nobiltà (che possedeva le terre) sia l’imperatore (che temeva di veder messa in discussione la propria autorità).
In Germania, nella prima metà del XII secolo, le grandi famiglie della nobiltà si scontravano fra loro per ottenere la corona imperiale. I principali rivali erano i duchi di Svevia, della famiglia Hohenstaufen, e i duchi di Baviera. I sostenitori degli Svevi presero il nome di ghibellini, da Weiblingen, un castello di proprietà della famiglia. I seguaci dei duchi di Baviera invece si chiamarono guelfi, da Welf, il nome del capostipite della loro dinastia.
In Germania scoppia la lotta tra i pretendenti al trono imperiale. Le due fazioni che si contendono la vittoria prendono il nome di guelfi e ghibellini.
Divenuto imperatore nel 1152, Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, volle rafforzare la sua autorità in Italia. Questo progetto incontrò tuttavia due ostacoli: il papa e i comuni. Il papa temeva di veder diminuito il proprio potere in Italia, mentre i comuni volevano maggiori autonomie. Nel 1158, Federico I convocò una grande dieta a Roncaglia, nei pressi di Piacenza, a cui invitò i rappresentanti della Chiesa, della nobiltà e dei comuni. Davanti a tutti confermò che solo all’imperatore spettavano le cosiddette regalìe, cioè il diritto di costruire mura cittadine, di fare le leggi, di imporre tasse, di coniare le monete e di amministrare la giustizia. Era una vera dichiarazione di guerra ai comuni, che perciò si ribellarono, guidati da Milano.
L’imperatore Federico Barbarossa scende in Italia e impone ai comuni di sottostare alla sua volontà. Milano e altri comuni si ribellano.
Federico reagì muovendo il suo esercito contro i comuni italiani. Nel 1162 Milano fu conquistata e incendiata e gli abitanti della città furono costretti a fuggire e a cercare rifugio nei borghi vicini. Non si trattò però di una vittoria definitiva: molte città dell’Italia settentrionale si allearono per resistere all’imperatore.
Poco dopo la caduta di Milano, nacque infatti la Lega Lombarda (1167), alla quale aderirono i più importanti comuni di Lombardia, Veneto, Piemonte ed EmiliaRomagna. I loro rappresentanti, riunitisi a Pontida (Bergamo), pronunciarono un giuramento: avrebbero combattuto insieme fino alla vittoria. All’alleanza si unì anche papa Alessandro III. In uno scontro presso la città di Legnano, nel 1176, le truppe comunali, unite attorno al Carroccio, sconfissero l’esercito del Barbarossa.
Barbarossa reagisce incendiando Milano. I comuni allora si uniscono nella Lega Lombarda e a Legnano sconfiggono l’esercito imperiale.

Con la pace di Costanza, firmata nel 1183 in Svizzera, Federico riconobbe ai comuni i diritti che fino ad allora aveva sempre negato. Federico Barbarossa vedeva così fallire il suo sogno di restituire all’Impero il controllo su tutte le autorità: re, papi, signori, città e clero.
L’imperatore non uscì comunque umiliato dallo scontro con i comuni. La sua autorità fu riconosciuta, a patto che rispettasse le autonomie delle città. Negli ultimi anni della sua vita, Federico I conseguì un notevole successo politico, riuscendo a fare sposare suo figlio Enrico (il futuro Enrico VI) con Costanza d’Altavilla, erede al trono del Regno normanno di Sicilia, che dominava allora tutta l’Italia del Sud. L’Impero germanico si univa così al più importante regno dell’Europa meridionale.
Enrico, figlio del Barbarossa, sposa Costanza d’Altavilla, erede al trono del Regno di Sicilia. L’Impero si estende sull’Italia meridionale.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Chi erano i guelfi e i ghibellini?
b. Chi ostacolava l’autorità dell’imperatore in Italia?
c. Che cos’erano le regalìe?
d. Quale fu l’unico successo politico che il Barbarossa riuscì a ottenere in Italia?
e. Chi era Costanza d’Altavilla?
A Legnano l’esercito della Lega Lombarda sconfigge le truppe di Federico Barbarossa.

Verifica la comprensione
2 Spiega quali eventi si svolsero nelle città sotto citate e indica in quale data si verificarono.
a. Roncaglia:
b. Legnano: ...........................................................................
c. Costanza: ..........................................................................


La scuola poetica siciliana
A riaccendere il contrasto fra il Papato e l’Impero fu papa Innocenzo III, il quale affermò la superiorità del capo della Chiesa su qualsiasi altro sovrano, compreso l’imperatore. Perciò egli riteneva che spettasse al pontefice scegliere chi doveva sedere sul trono imperiale. Per esprimere questo concetto, si servì della metafora del Sole e della Luna. Il papa, diceva, è come il Sole che brilla di luce propria; i re e gli imperatori sono come la Luna, che riceve la luce dal Sole. Come la Luna non può risplendere senza la luce del Sole, così i sovrani non possono regnare senza il consenso del papa. Questa concezione è definita teocrazia. Innocenzo III si impegnò poi, con grande energia, per moralizzare il clero e per combattere le eresie ( p. 198).
Innocenzo III attribuisce al papa una posizione di netta superiorità rispetto all’imperatore perché il suo potere deriva direttamente da Dio.
LEGGI LA CARTA L’ITALIA NELLA PRIMA METÀ DEL DUECENTO
Sacro Romano Impero
Germanico
Regno di Sicilia
Territori della Chiesa
al tempo di Innocenzo III
Repubblica di Venezia
Repubblica di Genova
Repubblica di Pisa
Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, diventò imperatore nel 1191, ma morì pochi anni dopo, lasciando un figlio di tre anni, Federico. L’anno successivo questi rimase orfano anche della madre, Costanza d’Altavilla, che prima di morire lo affidò alla tutela del pontefice Innocenzo III. Federico ereditava il Regno di Sicilia dalla madre e il Regno di Germania dal padre. Approfittando della sua giovane età, i principi tedeschi e i nobili siciliani tentarono di ribellarsi. Tuttavia, grazie all’appoggio del papa, Federico fu eletto prima re di Sicilia (1208), poi re di Germania (1212) e infine, nel 1220, fu incoronato imperatore con il nome di Federico II. Innocenzo III, però, gli fece giurare che non avrebbe mai unito i suoi possedimenti, perché temeva che lo Stato della Chiesa, circondato da questi domini, rischiasse di esserne “stritolato”.
Osserva la carta e rispondi alla domanda
Fin dove si spingevano i possedimenti della Repubblica di Venezia?
Il nipote di Barbarossa è nominato imperatore con il nome di Federico II. Papa Innocenzo III lo appoggia, ma gli chiede di non unire l’Impero al Regno di Sicilia.
Nato a Jesi, nelle Marche, Federico II trascorse l’infanzia e la giovinezza in Sicilia, terra a cui rimase sempre molto legato. Ritornato in Italia, stabilì la sua corte a Palermo, che durante il suo regno divenne una delle città più splendide d’Europa. Federico II si mostrò tollerante verso le religioni non cristiane, cioè l’Islam e l’Ebraismo. Così in Sicilia poterono convivere pacificamente uomini di culture e religioni diverse. La corte di Palermo divenne un centro culturale di eccezionale rilievo. Vi risiedevano artisti, filosofi e scienziati siciliani, ma anche greci, ebrei e arabi. Qui nacque la scuola poetica siciliana, formata da autori che scrivevano in volgare, cioè la lingua parlata dal popolo. Le loro poesie furono tra le prime opere della nascente letteratura italiana.
Federico II stabilisce la sua sede a Palermo. La sua corte diventa uno splendido centro culturale, dove nasce la prima scuola poetica italiana.
Lo stesso imperatore era uomo di grande cultura e di svariati interessi: parlava diverse lingue, componeva versi e si occupò di medicina, chirurgia, veterinaria, architettura e matematica. Fu anche autore di un trattato sulla caccia con il falcone, che è un vero e proprio libro di storia naturale. Il suo amore per la cultura e la scienza lo spinsero a fondare a Napoli un’università di diritto, dove si formarono i suoi migliori collaboratori. Inoltre riorganizzò la scuola medica di Salerno, che esisteva fin dall’Alto Medioevo. Stabilì che, per esercitare la professione di medico, bisognava aver frequentato questa scuola per almeno nove anni, così la medicina poteva essere esercitata soltanto da chi aveva una solida preparazione. A Salerno egli istituì la prima cattedra di anatomia in Europa. Per questi suoi meriti Federico II si guadagnò il soprannome di Stupor Mundi, che significa “Meraviglia del mondo”.
Federico II, uomo di grande cultura, protegge le arti e le scienze e fonda alcune università. Le sue qualità gli valgono l’appellativo di “Meraviglia del mondo”.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Che significato aveva la metafora del Sole e della Luna?
b. Federico II che cosa dovette giurare al papa al momento dell’incoronazione a imperatore?
c. Quale atteggiamento ebbe Federico II nei confronti dei sudditi di religione non cristiana?
d. Quale formazione era richiesta ai medici?
Verifica la comprensione
LE PAROLE DELLA STORIA
Teocrazia: sistema nel quale chi detiene il potere religioso ha nelle proprie mani anche il potere politico.

2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Secondo Innocenzo III l’imperatore era come il Sole, il papa come la Luna. F V
b. Federico II era un uomo di grande cultura e di grandi interessi scientifici. F V
c. Federico II perseguitò Ebrei e musulmani. F V

espressiva


L’invenzione dei numeri
Leonardo Bonacci, detto il Fibonacci, è stato un matematico italiano vissuto a Pisa tra il XII e il XIII secolo. Considerato uno dei più grandi matematici di tutti i tempi, ha contribuito alla rinascita delle scienze dopo la decadenza dell’Alto Medioevo. All’epoca il mondo occidentale usava i numeri romani e il sistema di numerazione greco; Fibonacci nelle sue pubblicazioni introdusse in Europa il sistema di numerazione indo-arabico, quello che usiamo oggi, così come l’aveva appreso dai matematici persiani e arabi.
Leonardo Fibonacci
Corre l’anno 1225. L’imperatore Federico II di Svevia, noto come “Meraviglia del mondo”, è a Pisa. Nella ricca e potente città marinara che lo ospita, il sovrano ha molto sentito parlare di un uomo geniale, capace di risolvere qualsiasi calcolo, anche il più complesso. Si chiama Leonardo Fibonacci, cioè Leonardo figlio di Bonacci. Quest’uomo – gli hanno rivelato i suoi cortigiani – ha molto viaggiato. Ha navigato dall’una all’altra sponda del Mediterraneo, è stato in Algeria, in Egitto, in Siria, in Grecia. Ha conosciuto anche la Sicilia e la Provenza. Ha viaggiato per esercitare la professione di mercante, come suo padre, ma non si è limitato a comprare e a vendere. Ha fatto molto di più: ha studiato le opere dei grandi matematici indiani e musulmani. E ne ha ricavato una conoscenza strabiliante, che nessun cristiano può neppure lontanamente uguagliare. Non nel campo della matematica.
Ultimamente ad attirare la curiosità dell’imperatore è stata la disputa sorta tra i dotti che sostengono la superiorità delle cifre romane e quelli che ritengono assai più vantaggioso il sistema importato dall’Oriente. E a introdurre in Europa quei nove segni è stato proprio Fibonacci. Sempre lui ha fatto conoscere ai nostri matematici un simbolo strano e inquietante: lo zero. Strano perché non si capisce se sia un numero oppure no; inquietante perché, pur non rappresentando nulla, ha un peso fondamentale nei calcoli. Qualcuno addirittura guarda a questo simbolo con sospetto e lo definisce la “pericolosa magia saracena”. E giustifica la sua avversione con motivi religiosi. Come si può utilizzare un numero che simboleggia il nulla? Chi lo fa commette certamente peccato!

Ma Federico non è persona che si faccia influenzare da questioni religiose. La scienza, per lui, viene prima di tutto perché non si sostiene con le opinioni, ma con le prove. E dunque, ecco l’idea: perché non organizzare a Pisa una specie di torneo? Mettendo di fronte i matematici sostenitori dei due sistemi di calcolo, si potrà finalmente comprendere quale metodo è migliore. I tradizionalisti si cimenteranno con le interminabili serie di lettere latine adattate a cifre, i loro avversari muoveranno agilmente i nove segni che cambiano valore a seconda della posizione, utilizzando anche la “pericolosa magia saracena”. Vincerà chi riuscirà a risolvere con maggiore rapidità i problemi che i dotti di corte hanno preparato per l’occasione. Al torneo parteciperà, ovviamente, anche Leonardo Fibonacci. Il giorno prestabilito, i matematici convocati per la prova giungono puntuali. Chini sul loro tavolo, armati di carta, di pallottoliere e di abaco, uno strumento che serve per facilitare i calcoli, attendono la lettura del problema che dovranno risolvere. Ed ecco il problema: quante coppie di conigli si ottengono in 12 mesi se ogni coppia dà alla luce una nuova coppia ogni mese e se le nuove coppie nate sono in grado di riprodursi già al secondo mese di vita?
I partecipanti alla gara si fermano per pochi istanti a riflettere, poi abbassano gli occhi sui fogli di carta e cominciano a tracciarvi numeri e numeri. Ma quando Leonardo Fibonacci, dopo pochi minuti, si alza e consegna ai giudici il foglio con la soluzione corretta, dalle loro bocche si leva un brusio. Non è possibile che un problema tanto complesso sia stato risolto in così poco tempo! Deve esserci un trucco. Forse Fibonacci conosceva in anticipo il testo del problema, non c’è altra spiegazione. Ma una spiegazione c’è, e il matematico pisano la darà a tutti, illustrando quella successione numerica che da allora sarà chiamata “la sequenza di Fibonacci”. In questa serie, ogni numero si forma con la somma dei due numeri che lo precedono, perciò, partendo da 1 e 2, avremo: 3 (2+1), 5 (3+2), 8 (5+3), 13 (8+5), 21 (13+8), 34 (21+13), 55 (34+21) ecc. Applicando questa formula al problema dei conigli, Fibonacci ha potuto con pochissimi calcoli ottenere il risultato corretto. E l’uso delle cifre indo-arabiche ha ulteriormente velocizzato l’operazione.
W R W
Ora tocca a te: leggi e scrivi Scrivi un’intervista immaginaria in cui fai domande a Fibonacci sulla sua vita e sulle sue scoperte.
LE PAROLE DELLA STORIA
Costituzioni: leggi con cui i sovrani organizzavano l’attività di governo.
Erano provvedimenti presi dall’alto, senza la consultazione del popolo.
Oggi la Costituzione fissa i principi fondamentali a cui si ispirano le leggi di uno Stato ed è scritta da un’assemblea rappresentativa del popolo.
Fazioni: gruppi politici che cercano di affermare le proprie idee e i propri interessi, ricorrendo talvolta alla violenza.
Federico II non fu animato soltanto da interessi culturali e scientifici. Egli fu anche un saggio uomo di Stato e seppe circondarsi di consiglieri abili e colti. Aveva a cuore al tempo stesso il benessere dei sudditi e la solidità del governo. Per questo si sforzò sempre di limitare i poteri dei feudatari e dei comuni, e si impegnò per ridurre l’influenza della Chiesa in campo politico. Il suo programma di governo fu affidato alle Costituzioni di Melfi del 1231. Questa raccolta di leggi mirava a combattere le autonomie locali e puntava a concentrare il potere nelle mani del sovrano. Si trattava di un programma analogo a quello che negli stessi anni stava realizzando la Francia di Filippo Augusto ( p. 124).
Con le Costituzioni di Melfi, Federico II limita il potere dei feudatari e della Chiesa e accentra il potere nelle proprie mani.
Per consolidare l’autorità imperiale, Federico II tentò, come già aveva fatto Federico Barbarossa, di ridurre l’autonomia dei comuni dell’Italia centro-settentrionale. Questi resistettero, appoggiati dal papa. Scoppiò così una nuova guerra, che mise l’una contro l’altra le stesse città italiane. Alcune si schierarono con il papa, altre con l’imperatore. Gli alleati di Federico II furono chiamati ghibellini, mentre i suoi avversari furono detti guelfi.
Dopo alcune vittorie iniziali di Federico II, l’esito dello scontro si capovolse. Papa Innocenzo IV, temendo di essere sovrastato dalla potenza dell’imperatore, si mosse per fermarlo. Lo scomunicò e organizzò congiure per togliergli il trono. La lotta tra l’imperatore e i comuni italiani continuò. Nel 1248, Federico fu sconfitto a Parma, l’anno successivo il figlio Enzo fu battuto dai Bolognesi a Fossalta e fatto prigioniero. Provato da questi insuccessi, Federico morì improvvisamente a Castel Fiorentino, in Puglia, nel 1250.
L’imperatore cerca di imporre il proprio potere anche sui comuni dell’Italia settentrionale, scatenando nuove guerre. I suoi alleati

Con la morte di Federico II svaniva definitivamente il progetto di fare dell’Impero uno Stato universale, che dominasse senza rivali su tutto l’Occidente europeo. Il figlio Manfredi, fattosi proclamare re di Sicilia, continuò ancora la lotta contro il Papato e i comuni, ma fu sconfitto a Benevento (1266) da Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia, chiamato da papa Urbano IV. Manfredi morì in battaglia e l’Italia meridionale passò sotto il dominio degli Angioini.
La sconfitta di Federico II impedì all’Italia di trasformarsi in uno Stato unitario, come stava invece accadendo in quegli anni in Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo. L’Italia continuava a essere divisa: si moltiplicarono le lotte tra comuni rivali e, all’interno di una stessa città, tra fazioni contrapposte. I termini ghibellini e guelfi furono adottati anche in Italia con un parziale cambiamento di significato: i ghibellini erano sostenitori dell’Impero, i guelfi del papa.
Manfredi, figlio di Federico II, prosegue la lotta contro i comuni, ma viene sconfitto e ucciso. L’Italia rimane divisa e non può dare vita a uno Stato unitario.
Un altro figlio di Federico, Corrado IV, fu l’ultimo imperatore della dinastia degli Hohenstaufen.
Dopo la morte di Corrado, la carica di imperatore perse importanza, restando un titolo poco più che onorifico che dava prestigio a chi lo deteneva, ma che gli conferiva scarsi poteri. Il potere autentico era ormai nelle mani di re, conti, duchi, che possedevano un territorio per diritto dinastico (successione di padre in figlio), e non per approvazione dei nobili dell’Impero.
Le sconfitte di Federico II e di Manfredi fanno sì che l’Impero perda la sua importanza. Il potere effettivo rimane nelle mani dei re, dei feudatari e dei comuni.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. A che cosa miravano le Costituzioni di Melfi?
b. Chi continuò la lotta di Federico II contro i comuni italiani?
c. Che significato assunsero, in Italia, i termini “guelfo” e “ghibellino”?
d. Con la decadenza dell’Impero, chi esercitava realmente il potere in Europa?

Verifica la comprensione 2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Le Costituzioni di Melfi miravano ad ampliare le autonomie locali. F V
b. Nella lotta contro i comuni Federico II fu alleato di papa Innocenzo IV. F V
c. La sconfitta di Federico II impedì l’unificazione dell’Italia. F V
d. Dopo la morte di Federico II l’Impero decadde rapidamente. F V


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
comuni y arengo y consoli y podestà y Consiglio y tasse
Nell’XI secolo le città italiane sono governate da un vescovo o da un signore nominato dall’imperatore. Alcune città, però, vogliono governarsi da sole. I cittadini formano un’assemblea (chiamata ) che fa le leggi, stabilisce le , organizza i soldati per la difesa.
In seguito l’arengo è sostituito dal comunale, formato da rappresentanti dei cittadini da loro eletti.
Le decisioni del Consiglio comunale sono applicate dai , che durano in carica un anno. Queste città che si governano da sole prendono il nome di .
In Italia i comuni nascono soprattutto al Nord e al centro.
In molte città, però, scoppiano contrasti tra le famiglie più ricche e importanti. Allora si decide di affidare il governo del comune a un . Egli è una persona che non vive nel comune e pertanto è imparziale, cioè non legato all’una o all’altra delle famiglie importanti.
Bologna y laurea y capitano y corporazione y università y borghesia
Nelle città vivono molti mercanti, artigiani, banchieri, giudici, medici, notai. Queste persone formano la .................................................
Tra XII e XIII secolo, in alcune città, i borghesi eleggono un loro rappresentante (il ................................................ del popolo) che affianca il podestà nel governo del comune.
Nelle città tutti quelli che esercitano un mestiere devono iscriversi a un’arte o . Ogni mestiere ha la sua arte: per esempio, c’è l’arte dei fabbricanti di panni in lana, l’arte dei fabbri e quella dei fornai, ma anche l’arte dei medici.
L’arte controlla che l’operato dei professionisti e i prodotti delle botteghe siano di buona qualità.
Con lo sviluppo della borghesia nascono le . Sono scuole superiori dove si studia per diventare medico, giudice o notaio. Le prime università nascono a , Parigi e Oxford.
Lo studente deve affrontare costi molto alti perché il pagamento degli insegnanti è a suo carico. Tra le spese maggiori vi sono quelle per l’acquisto di libri (che sono scritti a mano) e per la celebrazione della cerimonia di .
Legnano y ghibellini y Palermo y Barbarossa y medicina y Lombarda y imperatore
I comuni dell’Italia centro-settentrionale fanno parte dell’Impero. Nel XII secolo i comuni entrano in conflitto con l’imperatore Federico I , che non vuole riconoscere alle città il diritto di governarsi da sole.
Scoppia una guerra e i comuni hanno il sostegno del papa.
Federico I assedia e conquista Milano, ma i comuni si alleano nella Lega e sconfiggono l’esercito dell’imperatore nella battaglia di (1176).
Federico Barbarossa è costretto a riconoscere i diritti dei comuni.
La lotta tra comuni e Impero si riaccende nel XIII secolo, quando regna l’imperatore Federico II. I comuni italiani si dividono in guelfi (sostenitori del papa contro l’imperatore) e (che appoggiano l’Impero). Anche questa volta l’imperatore è sconfitto e i comuni mantengono i loro diritti. Federico II, oltre ai territori tedeschi, governa anche l’Italia meridionale. Ha la sua corte a , dove accoglie poeti e artisti. A Salerno fonda un’importante scuola di . Egli è l’ultimo grande sovrano del Sacro Romano Impero Germanico. Dopo di lui, la carica di perde potere e importanza. Il potere effettivo è nelle mani di re, conti e duchi, che si tramandano i territori di padre in figlio e non per approvazione dei nobili dell’Impero.

interattiva
1 Osserva attentamente la carta geografica qui riportata, quindi indica se le affermazioni che seguono sono vere o false.
Como
Legnano
Novara
Vercelli
Chieri
Se non sai rispondere
ripassa dalla LEZIONE 5 alla LEZIONE 7
Asti
Alessandria
Comuni della Lega Lombarda
Pontida
Bergamo
Milano Crema Brescia Cremona
Piacenza
Roncaglia
Tor tona
Genova
Comuni alleati di Federico Barbarossa
Vicenza Treviso
Verona
Mantova
Parma Reggio
Modena
Padova
Ferrara
Bologna
Forlì
Lucca
Pisa
Firenze
Venezia
a. La maggior parte dei comuni faceva parte della Lega Lombarda.
b. In Toscana i comuni più importanti erano fedeli all’Impero.
c. Le Repubbliche marinare di Venezia, Genova e Pisa aderirono alla Lega.
d. Il maggior numero dei comuni fedeli all’Impero era in Piemonte.
e. In Veneto non vi erano comuni fedeli all’Impero.
COLLOCA NEL TEMPO GLI EVENTI DELLA STORIA
2 Collega ciascuna data all’evento a cui si riferisce.
1. 1088
2. 1152
3. 1167
4. 1183
5. 1191
6. 1212
7. 1220
8. 1231
9. 1250
A. Nascita della Lega Lombarda
B. Costituzioni di Melfi
C. Fondazione dell’università di Bologna
D. Pace di Costanza
E. Federico Barbarossa diventa imperatore
F. Morte di Federico II
G. Federico II viene incoronato imperatore
H. Enrico VI diventa imperatore
I. Federico II diventa re di Germania
SINTETIZZA GLI EVENTI
3 Completa la mappa inserendo i termini opportuni negli spazi.
• assemblea popolare formata da tutti i cittadini:
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 3
un’organizzazione politica
Il comune si dà
un’organizzazione economica
• assemblea ristretta:
• magistrato proveniente da un’altra città: ...............................................
• magistrati che devono attuare le decisioni del Consiglio comunale:
• magistrato che si occupa della difesa della città e dell’ordine pubblico:
• i lavoratori impegnati nelle attività più importanti formano le:
• i lavoratori impegnati nelle attività più umili formano le:
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
4 Completa lo schema.
L’imperatore
sposa Costanza d’Altavilla e nasce Federico
Federico viene affidato alla tutela di papa
STABILISCI LEGAMI DI CAUSA ED EFFETTO
5 Indica le conseguenze derivanti dalle cause sotto elencate.
re di nel 1208 re di nel 1212 ......................................... nel 1220 diventa
a. Molti abitanti del contado si trasferiscono in città, oltre che per ragioni economiche, perché: in città si poteva vivere senza lavorare. in città era assicurata la libertà religiosa. in città non si era sottoposti al potere del feudatario.
b. Gli abitanti delle città sono consapevoli che gran parte delle spese della comunità ricadono sulle loro spalle, perciò vogliono: smettere di pagare le tasse. che a pagare le tasse siano soltanto i nobili. potersi governare da soli.
c. Molti comuni hanno ormai acquistato l’abitudine a governarsi da soli, perciò, quando Federico Barbarossa pretende di ricondurli sotto il potere imperiale: si ribellano. chiedono di ridurre le tasse. accettano le richieste dell’imperatore perché sanno di non poter resistere.
VERSO L’ESAME DI STATO TIPOLOGIA A. Testo narrativo
6 Nella lezione 4 di questa unità si parla della vita degli studenti nelle università medievali. Immaginando di essere uno di loro, descrivi una tua giornata tipo.
Concludi il tuo lavoro con una riflessione sull’importanza della qualità dell’istruzione nella scuola e nel mondo di oggi.
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 Il testo qui riportato fu scritto dal cardinale francese Giacomo di Vitry. In esso, l’autore delinea la figura dell’usuraio come quella di un peccatore a cui non è concesso nemmeno il diritto alla sepoltura in terra consacrata. L’episodio è immaginario, ma narrato come se fosse vero, secondo una consuetudine diffusa nel Medioevo. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Un buon prete ebbe la santa ispirazione di negare la sepoltura ad uno dei suoi parrocchiani che era stato usuraio e, alla sua morte, non aveva restituito nulla. Questa sorta di peste non deve in effetti ricevere sepoltura cristiana, ed essi non sono degni di avere un’altra sepoltura, oltre a quella dell’anima. Ma poiché gli amici dell’usuraio morto insistettero, per sfuggire alle loro pressioni il prete fece una preghiera e disse: «Mettiamo il suo corpo su un asino, e vediamo qual è la volontà di Dio e che cosa ne farà: dovunque l’asino lo porti, che sia in una chiesa, in un cimitero o altrove, io lo seppellirò››. Il cadavere fu messo sull’asino che, senza deviare né a destra né a sinistra, lo condusse diritto fuori della città, al luogo ove venivano impiccati i ladri, e impennandosi con forza scaraventò il cadavere sotto le forche, nel letamaio. Il prete lo abbandonò lì insieme ai ladri.
J. Le Goff, La borsa e la vita. Dall’usuraio al banchiere, Laterza
a. Perché l’usuraio non può essere seppellito in terra consacrata?
b. Chi intercede in suo favore?
c. A chi affida la decisione il prete?
d. In quale luogo il cadavere dell’usuraio viene portato dall’asino?
2 Il giudizio sui comuni italiani qui riportato è di Ottone di Frisinga, zio di Federico Barbarossa. Leggi il documento e rispondi alle domande.
I latini amano la libertà tanto che, per sfuggire alla prepotenza dell’autorità, si reggono con il governo di consoli anziché di signori. Essendovi tra essi tre ceti sociali, cioè quello dei grandi feudatari, dei valvassori e della plebe, per contenerne le ambizioni eleggono i predetti consoli non da uno solo di questi ordini, ma da tutti, e perché non si lascino prendere dalla libidine del potere, li cambiano quasi ogni anno. Ne viene che, essendo la terra suddivisa fra le città, ciascuna di esse costringe quanti abitano nella diocesi a stare dalla sua parte, ed a stento si può trovare in tutto il territorio qualche nobile
o qualche personaggio importante che non obbedisca agli ordini delle città. Le città non disdegnano di elevare alla condizione di cavaliere e ai più alti uffici giovani di bassa condizione e addirittura artigiani praticanti spregevoli arti meccaniche, che le altre genti tengono lontano come la peste dagli uffici più onorevoli e liberali. Ne viene che esse sono di gran lunga superiori a tutte le città del mondo per ricchezza e potenza. A tal fine si avvantaggiano non solo, come si è detto, per la saggezza delle loro istituzioni, ma anche per l’assenza dei sovrani, che abitualmente rimangono al di là delle Alpi. adattamento da R. Romeo, G. Talamo, Documenti storici, Loescher, 1971
a. Quale caratteristica l’autore attribuisce ai “latini”, ovvero le popolazioni che vivono a Sud delle Alpi?
b. Chi gestisce il potere presso i latini?
c. Per quale motivo i consoli vengono scelti tra i membri di tutte e tre le classi sociali?
d. Perché il sistema di governo delle città assicura loro ricchezza e potenza?
LEGGI E INTERPRETA LE FONTI ICONOGRAFICHE
3 Le immagini sotto riportate costituiscono i simboli di alcune corporazioni medievali, che potrai facilmente riconoscere dal disegno. Scrivi, sotto ciascuna immagine, il nome della corporazione.




I protagonisti della politica italiana nel XII e nel XIII secolo
L’Impero
Federico Barbarossa
y cerca di ridurre
all’obbedienza i comuni italiani y scende in Italia, ma è sconfitto a Legnano dalla Lega Lombarda
Federico II
y diventa imperatore di Germania e re di Sicilia
y fissa la sua residenza a Palermo
y favorisce la scienza e le arti
y cerca di restaurare il potere imperiale sui comuni
y è sconfitto dai comuni
Manfredi, figlio di Federico II, viene sconfitto da Carlo d’Angiò
La Chiesa
Innocenzo III
y proclama la superiorità del papa sull’imperatore
y si impegna per moralizzare il clero
y combatte le eresie
Innocenzo IV entra in conflitto con Federico II e lo scomunica

I comuni
y sono formati da artigiani, mercanti, banchieri, medici, giudici, insegnanti
y si organizzano in corporazioni (arti maggiori e minori)
y si danno un governo autonomo (Consiglio comunale, podestà, capitano del popolo)
y rifiutano di sottostare alle pretese di Federico Barbarossa che vorrebbe limitare la loro autonomia
y si riuniscono
nella Lega Lombarda e lo sconfiggono
y si dividono in sostenitori del papa (guelfi) e dell’imperatore Federico II (ghibellini)
y i comuni guelfi sconfiggono Federico II
◀ L’imperatore Federico II in un’illustrazione del tardo Medioevo.
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 In che modo le città diventano il nuovo centro dell’economia?
Lezione 3 Quali sono gli organi che operano all’interno del comune?
Lezione 4 A quali professioni preparavano le università sorte nel Medioevo?
Lezione 6 Perché papa Innocenzo III chiese a Federico II di non unire la corona imperiale a quella di Sicilia?
Lezione 7 Con quale scopo Federico II emana le Costituzioni di Melfi?
COSTRUISCI UNA LINEA DEL TEMPO
2 Osserva la carta storica di p. 152 che rappresenta le città e la data di fondazione delle prime università. Concentrati sulla situazione italiana e individua le prime cinque fondate in ordine cronologico. Rappresenta poi le informazioni ricavate sulla linea del tempo.
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 143.
Per imporre la sua volontà ai comuni italiani, Federico Barbarossa fece ricorso alla forza, ma fu sconfitto.
Ritieni che un leader debba imporre la sua volontà anche a costo di scatenare conflitti?
O pensi che sia più utile ricorrere alla mediazione?
Con la fine del sistema delle curtis, molte persone si trasferirono in città e la città stessa divenne il nuovo fulcro di sviluppo della società.
Se tu potessi scegliere, ti piacerebbe di più poter stare in campagna oppure in città?
Prova a tracciare il profilo di uno studente del periodo comunale e di uno studente oggi. Quali sono le principali differenze? Ci sono maggiori possibilità di approfondire gli studi e di scegliere un lavoro gradevole e appassionante oggi oppure ce n’erano di più nel passato?

Linea del tempo interattiva
1054
Grande Scisma

Papa Urbano II
I crociati conquistano
In passato, i pellegrini viaggiavano per centinaia di chilometri, spesso a piedi, raramente a cavallo. Affrontavano il percorso con estrema lentezza rispetto ai ritmi cui siamo abituati oggi e il viaggio stesso era un’occasione per entrare in contatto con la natura e per riflettere. Viaggi di questo tipo sono diffusi anche oggi: non solo, infatti, continuano a esistere i pellegrini che raggiungono mete di valore spirituale e religioso, ma in generale esistono persone che decidono di viaggiare in modo lento e rispettoso della natura, in una sola parola: sostenibile.
1187

Saladino sottrae
Gerusalemme ai cristiani
1204
Veneziani e crociati saccheggiano Costantinopoli

Cade San Giovanni d’Acri, l’ultima roccaforte cristiana in Terrasanta
Dove si svolsero le battaglie della prima crociata? 1095
Chiesa ortodossa
Musulmani
Chiesa romana Battaglie
Go redo da Buglione
Raimondo di Tolosa
Ugo di Vermandois
Raimondo di Tolosa
Go redo da Buglione altri crociati francesi
Boemondo d’Altavilla
Rispondi alla domanda
Scegli una città che si trovi sul percorso della Via Francigena, che sia ancora oggi tappa di cammini e pellegrinaggi. Presentala alla classe.
I pellegrini sono quei fedeli che intraprendono viaggi, spesso molto lunghi, per visitare luoghi dotati di particolari significati religiosi. Nel Medioevo si muovono in gruppo per difendersi meglio dai pericoli del viaggio: i briganti, gli orsi e i lupi che infestano le foreste, le malattie, la mancanza di cibo e di acqua. Le strade, in terra battuta, sono difficili da percorrere e piene di insidie, con valichi, ponti e paesi attraverso i quali si può passare solo mediante il pagamento di un pedaggio. Per loro fortuna, lungo le strade del pellegrinaggio sono stati costruiti diversi ospedali, dove monaci e religiosi curano le malattie o le ferite dei pellegrini e somministrano loro i medicinali necessari alla guarigione. A volte i pellegrini che intendono espiare peccati molto gravi aggiungono altre sofferenze a quelle “normali” del viaggio. Per esempio, percorrono l’intera strada a piedi nudi, con lunghe catene appese al collo, o si flagellano le spalle con fibbie di cuoio. In questo modo la penitenza è più efficace e libera le loro anime dalla minaccia dell’Inferno.
Rispondi alle domande
a. Perché nel Medioevo i pellegrini preferiscono viaggiare in gruppo?
b. Perché alcuni decidono di rendere ancora più faticoso il viaggio?
LA FONTE PAPA URBANO II CHIAMA I CRISTIANI ALLA CROCIATA
Nel Concilio di Clermont-Ferrand (1095), papa Urbano II pronunciò un discorso che costituiva una vera e propria chiamata alle armi dell’Occidente cristiano.
I Turchi, gente che viene dalla Persia, ha moltiplicato le guerre, occupando le terre cristiane, uccidendo molti e rendendoli schiavi, rovinando le chiese, devastando il Regno di Dio. Per la qual cosa insistentemente vi esorto − anzi non sono io a farlo, ma il Signore − affinché voi persuadiate con continui incitamenti, come inviati di Cristo, tutti, di qualunque ordine: cavalieri e fanti, ricchi e poveri. Portino aiuto ai cristiani e spazzino questa gente malvagia dalle nostre terre. Lo dico ai presenti e lo comando agli assenti, ma è Cristo che lo vuole.
G. Zaganelli (a cura di), Crociate − Testi storici e poetici


▲ Statua di re Alfonso il Casto, considerato il primo pellegrino a percorrere il Cammino di Santiago, a Santiago di Compostela.
Rispondi alla domanda
A che cosa incita nel suo discorso papa Urbano II?
PELLEGRINO Figura tipica del Medioevo, era una persona che viaggiava per esprimere il proprio credo religioso.
CROCIATE Guerre per motivi religiosi, con l’obiettivo di combattere i musulmani, considerati nemici.
SCISMA Evento della Chiesa medievale, ovvero la separazione tra il Cristianesimo occidentale (romano) e orientale (bizantino).
y Comunicazione
y
y

▼ Uno dei bassorilievi del duomo di Fidenza (Parma) in cui un angelo indica a un gruppo di pellegrini la direzione verso la Via Francigena.
Il pellegrinaggio è una pratica antica, che consiste nella visita a santuari o luoghi che hanno un significato religioso particolare. Assai diffuso nel Medioevo, non è un’esclusiva del mondo occidentale. Per esempio, i musulmani dovevano obbligatoriamente compiere un pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta nella vita. La religione cristiana non impone l’obbligo di compiere un pellegrinaggio, tuttavia a partire dal Medioevo questa usanza si diffuse sempre più ed è ancora oggi molto praticata. I motivi per cui i pellegrini intraprendono il viaggio possono essere vari:
• chiedere una grazia per sé o per i propri cari, come la guarigione di un malato;
• fare penitenza per scontare i peccati commessi;
• sciogliere un voto, cioè una promessa fatta a Dio per ottenere una grazia.
I pellegrini medievali compiono lunghi viaggi verso santuari e luoghi sacri per chiedere grazie, per sciogliere voti o per fare penitenza.
I pellegrini medievali erano attirati anche dalla possibilità di ottenere le indulgenze, speciali perdoni concessi dalla Chiesa al fedele che segue i suoi riti. Secondo la Chiesa, le indulgenze permettono di “scontare” il tempo che l’anima trascorre in Purgatorio prima di andare in Paradiso. Esse possono essere parziali o plenarie, a seconda che liberino in parte o in tutto dalla pena. Le mete più frequentate di pellegrinaggio erano:
• Roma, dove erano sepolti gli apostoli Pietro e Paolo;
• Gerusalemme, dove si trovava il Santo Sepolcro, in cui si diceva che fosse stato sepolto Gesù;
• Santiago di Compostela, in Spagna.
Al pellegrino la Chiesa offre le indulgenze, ossia la possibilità di ridurre la permanenza in Purgatorio necessaria per scontare i peccati commessi.


A Santiago di Compostela vi era un santuario legato a una leggenda molto popolare nel Medioevo cristiano, secondo la quale un contadino che arava il suo campo vide una stella indicare un punto preciso del terreno. Egli scavò e trovò la tomba dell’apostolo Giacomo. Il luogo divenne il campus stellae, cioè “il campo della stella”: di qui il nome Santiago (che significa san Giacomo) di Compostela. Nell’XI secolo a Santiago venne costruita una cattedrale, poi meta di frequenti pellegrinaggi praticati da fedeli provenienti dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Francia e dalla Spagna. Fu allora tracciato il Cammino di Santiago, un itinerario di oltre mille chilometri, lungo il quale sorsero ospedali, chiese e locande per assistere i viaggiatori.

Una delle mete più frequentate dai pellegrini è Santiago di Compostela, in Spagna, dove si dice che una stella abbia rivelato il punto in cui giaceva la tomba dell’apostolo Giacomo.
Un altro percorso assai battuto dai pellegrini fu la Via Francigena. Partendo da Canterbury, in Inghilterra, i pellegrini raggiungevano Roma in circa tre mesi, se riuscivano a mantenere una buona andatura. Valicavano le Alpi presso il colle del Gran San Bernardo (oggi in Valle d’Aosta), e proseguivano attraversando l’Italia fino a Roma, sede del papa e cuore della cristianità.
Molto battuta è anche la Via Francigena, che dall’Inghilterra conduce fino a Roma.

STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che cosa consiste il pellegrinaggio?
b. Per quali motivi viene effettuato?
c. Che cosa sono le indulgenze?
d. Qual era il punto d’arrivo della Via Francigena?
Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. I musulmani non conoscono la pratica del pellegrinaggio. F V
b. La Chiesa obbliga i fedeli a compiere pellegrinaggi. F V
3 Sottolinea, tra le città sotto elencate, quelle che erano meta di pellegrinaggi.
Parigi • Roma • Venezia • Gerusalemme • Costantinopoli • Santiago di Compostela • Canterbury

Inizialmente la pratica del pellegrinaggio fu guardata con una certa diffidenza dalla Chiesa e in particolare dagli ordini monastici. L’obiezione che si muoveva ai pellegrini era basata sulla convinzione che non fosse necessario sottoporsi a un lungo viaggio per cercare la salvezza. In seguito, però, la Chiesa finì per accettare e favorire questo fenomeno sempre più diffuso. Concesse le indulgenze ai fedeli che si mettevano in viaggio e disseminò le strade più frequentate di ospizi in cui i viandanti erano ospitati e rifocillati durante il cammino. Dopo il lungo periodo di sostanziale immobilità che aveva caratterizzato la società europea prima del Mille, i pellegrini furono, insieme ai mercanti, i pionieri di una nuova fase storica. Anche grazie a loro, gli abitanti del continente ripresero i contatti, impararono a conoscersi e posero le basi per la formazione di un nuovo orizzonte culturale.
I pellegrini, dapprima malvisti dalla Chiesa, ne ottengono poi il favore e l’aiuto. Essi, così come i mercanti, favoriscono con i loro viaggi la conoscenza reciproca dei popoli europei.
Lubecca
Calais Reims
Oceano
Atlantico
1 Santiago di si trova nella regione spagnola della Galizia, al confine con il Portogallo. Il Cammino , da Pamplona, si divideva in diversi rami verso il centro dell’Europa.
Orleans Tours Limoges Vézelay
SANTIAGO DI COMPOSTELA PARIGI
Pamplona
Tolosa Arles
Losanna Besançon
Aosta
Venezia
Parma Piacenza
Lucca
Leon Burgos
Mar Nero
Viterbo
Brindisi Bari
Mar Mediterraneo
Cammino di Santiago
Vie percorse dai pellegrini
Via Francigena
Osserva la carta e svolgi l’attività
La carta mostra i percorsi seguiti dai viaggiatori per raggiungere le tre mete principali di pellegrinaggio nel Medioevo. Completa il testo a lato.
2 L’intera Via Francigena, da a , misurava circa 1600 chilometri (da percorrere a piedi!). I pellegrini inglesi dovevano anche attraversare il Canale della Manica.
3 Gli itinerari che dall’Italia e dall’Europa centro-occidentale portavano a Gerusalemme comportavano lunghi tragitti via mare. Moltissimi pellegrini salpavano da , che realizzò grandissimi guadagni organizzando, con le sue navi, il trasferimento dei pellegrini in Terrasanta.
Già dal IV secolo d.C. i cristiani iniziarono a spostarsi verso i luoghi dove è vissuto Gesù, la Terrasanta. Gerusalemme era la meta principale di questo viaggio della fede. Altri pellegrinaggi erano legati al culto delle reliquie, un fenomeno che ebbe vasta diffusione specialmente nel Basso Medioevo. La reliquia (dal latino reliquiae, “resti”) era la salma, o una parte di essa, di un santo, oppure un oggetto a lui appartenuto. Le reliquie più ricercate venivano da Gerusalemme ed erano legate alla vita di Gesù. Spesso i fedeli venivano truffati e a loro erano vendute false reliquie anche a caro prezzo.
I santuari custodiscono le reliquie, resti di santi o di oggetti a loro appartenuti, che richiamano molti pellegrini.
Il culto delle reliquie presentava talvolta aspetti bizzarri o addirittura ridicoli. Così lo scrittore Giovanni Boccaccio (1313-1375) si prende gioco, nel testo seguente, della credulità di alcuni fedeli, ai quali abili truffatori presentano reliquie fasulle per trarne un beneficio economico.

Il patriarca di Gerusalemme dapprima mi mostrò il dito dello Spirito Santo perfettamente conservato, e il ciuffo dell’angelo Serafino che apparve a san Francesco, e una delle unghie degli angeli Cherubini, e molti raggi della stella che apparve ai tre Magi in Oriente, e un’ampolla colma del sudore di san Michele quando combatté col diavolo. E mi fece vedere le sue sante reliquie, e mi donò una scheggia del legno della santa Croce, una piccola ampolla contenente il suono delle campane del tempio di Salomone e la penna dell’arcangelo Gabriele, e mi diede i carboni sui quali fu arrostito il beatissimo martire san Lorenzo.
adattamento e riduzione da G. Boccaccio, Il Decameron
Leggi il documento, poi rispondi alle domande
a. Chi mostra al narratore le reliquie descritte nel testo?
b. Quali angeli vengono citati?
c. Quali santi?
d. Quale reliquia è legata direttamente a Gesù?
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Perché i pellegrini e i mercanti possono essere considerati i pionieri di una nuova era?
b. Che cosa sono le reliquie?
Rifletti sul lessico
2 Elenca tre parole che hai trovato in questa lezione scegliendole tra quelle che non conoscevi prima o che non usi di frequente. Scrivi per ciascuna una breve frase coerente con il contesto storico che stai studiando. Se hai dubbi sul significato della parola, puoi consultare il dizionario.

▲ Il sultano selgiuchide umilia l’imperatore bizantino dopo la battaglia di Manzicerta.
LE PAROLE DELLA STORIA
Scisma: separazione che avviene tra i fedeli di una stessa Chiesa.
L’Impero bizantino, pur ridotto nelle sue dimensioni dall’avanzata araba, aveva saputo resistere agli avversari che lo insidiavano da Nord (Bulgari e Slavi) e da Est (Arabi). Attorno all’anno Mille, i sovrani della dinastia macedone erano addirittura riusciti a riconquistare una parte dei territori perduti. Ma nel 1071 la sconfitta subita a opera dei Turchi Selgiuchidi a Manzicerta cambiò profondamente la situazione. I Bizantini persero tutti i territori asiatici e videro di molto ridotta la loro potenza.
L’Impero bizantino viene sconfitto dai Turchi Selgiuchidi e perde i possedimenti asiatici.
A indebolire ulteriormente l’Impero, isolandolo dall’Occidente, si era intanto verificato, nel 1054, il Grande Scisma o Scisma d’Oriente. Questo evento portò la Chiesa di Costantinopoli e quella di Roma a una definitiva separazione. A provocarlo fu una diversa concezione dell’autorità papale. Mentre la Chiesa romana riteneva che al papa dovesse essere riconosciuta l’autorità suprema su tutto il mondo cristiano, il patriarca di Costantinopoli, capo della Chiesa bizantina, non era disposto ad accettare tale pretesa. Il pontefice Leone IX lanciò allora la scomunica contro il patriarca Michele Cerulario, che a sua volta scomunicò il papa. Da allora le comunità di cristiani della zona orientale dell’Europa e della penisola balcanica presero il nome di Chiesa ortodossa.
LE DATE FONDAMENTALI
Si verifica il Grande Scisma, in seguito al quale la Chiesa orientale si distacca da quella romana.
Il patriarca di Costantinopoli rifiuta di riconoscere la superiorità del papa. Ne nasce un conflitto che porta allo Scisma d’Oriente.
A partire dal X secolo il califfato abbaside conobbe un periodo di grave decadenza. Varie parti dell’immenso Impero si resero indipendenti e il potere dei sovrani si ridusse progressivamente alla sola capitale Baghdad. I califfi rimasero formalmente in carica ancora a lungo, ma il potere era ormai nelle mani di mercenari provenienti dall’Asia centrale, i Turchi Selgiuchidi. Guidati da abili sultani, questi estesero il loro dominio sulle regioni orientali dell’Impero abbaside, sulla Siria, sulla Palestina e sulla penisola anatolica. Di fatto i Turchi divennero la prima potenza del Medio Oriente.
La decadenza del califfato abbaside permette ai Turchi Selgiuchidi di impadronirsi del Medio Oriente.

La conquista araba della Palestina non aveva interrotto il flusso di pellegrini europei che visitavano i luoghi sacri della fede cristiana. Gli Arabi, infatti, erano tolleranti, avevano accolto gli stranieri senza difficoltà e Gerusalemme era accessibile a chiunque volesse visitarla.
La situazione cambiò quando la regione passò sotto il governo dei Turchi Selgiuchidi. Convertitisi da poco all’Islam, i Turchi si dimostrarono assai meno tolleranti degli Arabi e cominciarono a ostacolare l’afflusso dei pellegrini. In Europa si diffusero notizie di atti compiuti contro i cristiani e i loro luoghi di culto. Ben presto le gerarchie ecclesiastiche organizzarono una spedizione militare per la riconquista di Gerusalemme.
A richiedere l’intervento armato dell’Occidente fu anche l’imperatore bizantino Alessio Comneno, preoccupato dall’avanzata dei Turchi verso Costantinopoli. La motivazione religiosa e quella politica finirono così per unirsi e rafforzarsi a vicenda.
I Turchi conquistano Gerusalemme e ostacolano i pellegrini che vogliono visitare la Città Santa, suscitando forti reazioni in Occidente.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali conseguenze ebbe per i Bizantini la sconfitta di Manzicerta?
b. Che cosa avvenne in seguito allo Scisma religioso?
c. Chi erano i Turchi Selgiuchidi?
d. Quale fu l’atteggiamento dei Turchi nei confronti dei pellegrini cristiani che si recavano in Terrasanta?
▲ Una battaglia tra l’esercito bizantino e quello selgiuchide, da un manoscritto illustrato del XII secolo.
Riconosci causa ed effetto 2 Trova le conseguenze degli eventi descritti.
a. I Turchi Selgiuchidi sconfiggono i Bizantini →
b. I Turchi Selgiuchidi non sono tolleranti nei confronti dei cristiani →
c. Il patriarca di Costantinopoli non riconosce la suprema autorità del papa →

▼ Un cavaliere che partecipa a una crociata, identificato dal simbolo della croce rossa su fondo bianco.

Di fronte al pericolo di un’invasione turca, l’imperatore bizantino Alessio I lanciò un appello a tutti i cristiani per la liberazione della Terrasanta dal dominio degli infedeli. L’appello fu raccolto da papa Urbano II. Nel 1095 egli convocò nella città francese di Clermont-Ferrand un Concilio, nel corso del quale esortò Alessio I ad armare un esercito per combattere contro i Turchi e cacciarli dalla Terrasanta. Incitò poi i cristiani a partire in massa per Gerusalemme, in un “pellegrinaggio armato” allo scopo di collaborare alla liberazione dei Luoghi Santi. Urbano II contava soprattutto sull’intervento dei nobili e dei cavalieri, che infatti – dalla Francia e dalla Spagna, insieme con alcuni nobili normanni –partirono alla volta della Palestina alla testa dei loro eserciti. Il pontefice ebbe anche il sostegno delle Repubbliche marinare di Pisa e di Genova, interessate ad aumentare i traffici commerciali con l’Oriente. Queste città volevano inoltre indebolire i Saraceni che praticavano la pirateria e colpivano le navi che attraversavano il Mediterraneo. Infine, si incaricarono di allestire le navi per trasportare gli eserciti e i loro equipaggiamenti in Terrasanta. Capirono subito, infatti, che quest’attività avrebbe procurato grandi guadagni.
Nel Concilio di Clermont-Ferrand, papa Urbano II incita i cristiani a organizzare una crociata per liberare Gerusalemme, conquistata dai Turchi. Egli conta sull’aiuto dei nobili, dei cavalieri e delle Repubbliche marinare.
L’incitamento del pontefice, prima ancora che dai nobili e dai cavalieri a cui era indirizzato, fu accolto da una folla di popolani guidata dal monaco francese Pietro l’Eremita. All’appello si mossero migliaia di disperati, di contadini, di avventurieri. Si trattava di povera gente, che nulla possedeva e niente aveva da perdere. Era quella che sarebbe passata alla storia come la “crociata dei pezzenti”. Accecati dal fanatismo religioso, o semplicemente desiderosi di depredare le città e i villaggi che incontravano sul loro cammino, questi crociati commisero ogni sorta di violenze. In Germania massacrarono alcune comunità di Ebrei, ritenuti ingiustamente responsabili della morte di Gesù Cristo. In Ungheria compirono saccheggi e devastazioni, ma una volta attraversato il Bosforo, furono annientati dai Turchi presso la città di Nicea. Nessuno di loro arrivò a Gerusalemme.
Il monaco Pietro l’Eremita guida verso Oriente una folla disorganizzata. Questa spedizione, definita la “crociata dei pezzenti”, appena giunta in Asia viene sbaragliata dai Turchi.
Più lenta fu l’organizzazione della spedizione militare vera e propria. Vi presero parte feudatari, cavalieri, soldati di professione. Non tutti questi pellegrini armati, però, avevano scopi religiosi. I cavalieri privi di terre partirono nella speranza di poter conquistare dei territori in Oriente. Molti di loro, inoltre, erano mossi dal desiderio di ottenere ricchi bottini depredando le città e le popolazioni vinte. Erano attratti dai racconti che ascoltavano dai mercanti di ritorno dai viaggi in Oriente, terra che descrivevano come un paradiso terrestre, stracolmo di ricchezze e di tesori. I partecipanti alla spedizione, perciò, volevano non solo scacciare da Gerusalemme gli infedeli, ma anche sfruttare l’occasione per arricchirsi. Essi si cucirono una croce di stoffa rossa sulla spalla destra e sul petto e un’altra sullo scudo: per questo motivo furono chiamati crociati. A tutti quelli che partivano il papa concesse l’indulgenza plenaria, ossia la cancellazione di tutti i peccati e delle pene da scontare in Purgatorio.

▲ Papa Urbano II (sotto il baldacchino) indice la prima crociata nella piazza di Clermont-Ferrand.
Poco dopo si mette in marcia la prima vera crociata. I partecipanti sono animati da motivi religiosi ma anche dalla speranza di arricchirsi con il bottino. Il papa promette a tutti i partecipanti la concessione dell’indulgenza plenaria.
STUDIA CON METODO
Verifica la comprensione 1 Completa la tabella.
Quando e dove si svolse?
Da chi fu voluto?
Perché?
Chi rispose all’appello?
Quali furono le motivazioni?
Che cosa avvenne lungo il cammino dei crociati guidati da Pietro l’Eremita?
Come era composta e quali erano le caratteristiche della prima crociata?
Concilio di Clermont-Ferrand
LE DATE FONDAMENTALI
1099
I crociati conquistano Gerusalemme.


▼ Goffredo di Buglione durante la prima crociata, ritratto sulle vetrate della cattedrale di Bruxelles.

L’esercito crociato, sotto la guida dei duchi francesi Raimondo IV di Tolosa e Goffredo di Buglione, arrivò a Costantinopoli nell’estate del 1096. Attraversato il Bosforo, cominciò la marcia verso la Palestina. Nel 1097 pose l’assedio ad Antiochia, la città che apriva la strada per Gerusalemme. Furono necessari otto mesi per espugnarla; a quel punto i crociati ripresero la strada per Gerusalemme, dove arrivarono nel 1099.
La città era difesa da possenti mura e da un largo fossato, ma gli assedianti riuscirono ad aprire una breccia e fecero irruzione nelle vie di Gerusalemme. Non ci fu battaglia, solo carneficina e saccheggio. Una volta terminato il massacro e depredata ogni ricchezza, i crociati sfilarono davanti al Santo Sepolcro. Il governo della città fu affidato a Goffredo di Buglione, che assunse il titolo di Difensore del Santo Sepolcro. Altre città conquistate furono concesse in feudo ai capi dell’esercito crociato. Sul territorio del regno furono costruite potenti fortezze per difenderlo dai possibili attacchi dei musulmani.
L’esercito crociato giunge in Terrasanta nel 1099 e, dopo un breve assedio, espugna Gerusalemme. La popolazione viene massacrata e la città viene sottoposta a saccheggio.
Fondamentale fu, per il buon esito della spedizione, l’aiuto fornito dalle flotte delle Repubbliche marinare, che trasportarono gli eserciti e li rifornirono di armi e di viveri. Anche dopo la conclusione della prima crociata, il sostegno delle loro navi contribuì a consolidare le conquiste cristiane in Terrasanta. In questi territori si riversò infatti, negli anni seguenti, un flusso continuo di uomini provenienti dall’Europa. Tra loro vi erano nobili in cerca di fortuna, soldati, pellegrini, mercanti, monaci.
Oltre a provvedere ai trasporti militari, Pisa, Genova e Venezia si dedicarono a intensi commerci sia con i conquistatori cristiani sia con le popolazioni musulmane. Fondarono nelle zone rivierasche magazzini e colonie da cui le loro navi riportavano in Occidente merci pregiate provenienti da tutta l’Asia.
Un ruolo fondamentale viene svolto dalle Repubbliche marinare italiane, che trasportano uomini, armi e viveri in Terrasanta. Per questo ottengono da Goffredo di Buglione facilitazioni ai loro commerci.
Gerusalemme rimase sotto il dominio dei crociati per meno di un secolo. Nel 1174 il sultano dell’Egitto, Salah al-Din, detto Saladino, conquistò la Siria e iniziò a predicare la jihad. Alla “guerra santa” dei cristiani si contrappose così la “guerra santa” degli islamici. Nella battaglia di Hattin, Saladino inflisse all’esercito crociato una sconfitta decisiva, che gli spalancò la strada per Gerusalemme. La città fu conquistata nel 1187. La notizia indusse papa Gregorio VIII, appena eletto, a promuovere una nuova crociata, a cui, in meno di due secoli, ne seguirono altre sei. Nessuna di queste, però, riuscì a riconquistare Gerusalemme. Sono da ricordare la terza crociata, alla quale parteciparono tre sovrani (Federico Barbarossa, il re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone e il re di Francia Filippo Augusto) e la quarta crociata, per le conseguenze che ebbe sul piano economico.
Dopo meno di un secolo Gerusalemme viene ripresa da Saladino, il sultano d’Egitto. Ci saranno altre crociate, ma nessuna riconquisterà la Citta Santa.
Una storia del tutto particolare ebbe la quarta crociata, di cui fu protagonista Venezia. La Repubblica marinara si impegnò a trasportare i crociati sulle proprie navi in cambio di un’ingente somma di denaro e della metà delle conquiste future. Nel giugno del 1202 l’esercito cristiano si radunò a Venezia, pronto a partire per l’Oriente. I suoi capi, però, non avevano a disposizione la somma pattuita per il trasporto. Di ciò approfittarono i Veneziani, che si dichiararono disposti a trasportare i crociati non più verso l’Oriente ma verso Costantinopoli. La città era ricchissima e avrebbe fornito ai conquistatori un bottino enorme. La proposta fu accettata e dopo un assedio di due mesi, le truppe crociate entrarono a Costantinopoli e la saccheggiarono (1204). Venezia ottenne concessioni territoriali e condizioni di favore per i suoi mercanti.
I Veneziani convincono i crociati ad attaccare Costantinopoli per impadronirsi delle sue immense ricchezze. La città viene saccheggiata e l’esercito cristiano non raggiungerà mai Gerusalemme.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Perché l’apporto dato alla crociata dalle Repubbliche marinare fu fondamentale?
b. Quante crociate si ebbero dopo la prima e quale esito diedero?
c. In che anni si svolse la quarta crociata?

Verifica la comprensione
2 Collega ciascuna data all’evento che vi si verificò.
1. 1099
2. 1187
3. 1204
A. I crociati conquistano Costantinopoli
B. I crociati conquistano Gerusalemme
C. Riconquista di Gerusalemme da parte di Saladino

espressiva

La “crociata dei bambini” è il nome dato a una serie di eventi, reali o leggendari, avvenuti nel 1212, dei quali esistono diverse versioni. La versione tradizionale vede protagonista un ragazzo francese di nome Stefano, che si presentò dal re di Francia Filippo II, sostenendo che Cristo gli era apparso ordinandogli di raccogliere fedeli per la crociata e gli aveva consegnato una lettera per il re. Anche se non sappiamo bene come andarono le cose, la crociata dei bambini ci fu realmente. Un gruppo di circa 30.000 persone, radunate dalla predicazione di Stefano, partì dall’abbazia di Saint-Denis. Erano poveri di ogni età, fanciulli, persone disperate disposte a tentare qualsiasi impresa, perché nulla avevano da perdere. Il gruppo venne presto disperso dal re, ma la vicenda testimonia quanto l’idea di crociata fosse penetrata tra le popolazioni europee.
Ha soltanto dodici anni, Stefano, e ben poco alle spalle. Un paesino sperduto nella campagna di Francia, lo scarno gregge da portare al pascolo, una famiglia troppo impegnata a sopravvivere, che non ha tempo per curarsi di lui. Ma ha davanti a sé una missione che lo riscatterà da tutte le miserie e le amarezze. Tra poco Filippo Augusto, il potente re di Francia, lo riceverà, e proprio a lui Stefano consegnerà quella lettera che stringe nervosamente nelle mani. Una lettera consegnatagli nientemeno che da Gesù, apparsogli in carne e ossa. Una lettera in cui Cristo chiede al sovrano di mettersi alla testa di una nuova crociata e di liberare – questa volta per sempre – il Santo Sepolcro. Ma le cose non vanno come il ragazzo aveva sperato. Il re lo riceve, lo interroga, gli chiede come abbia avuto quella lettera, ma non gli crede e non trattiene un sorriso di scherno. Poi lo congeda e gli intima di non farsi più vedere.
Stefano è deluso. Se il re non gli crede, gli crederà la gente. E quale posto migliore della grande cattedrale di SaintDenis, vicino a Parigi, per incontrare gente? Davanti al portone della cattedrale, il piccolo pastore comincia la sua predicazione, il suo incitamento alla crociata. Stefano sostiene che per raggiungere la Terrasanta non sarebbero servite le navi, perché il mare si sarebbe aperto, come le acque del mar Rosso si erano aperte davanti a Mosè.
Attorno a lui si forma un cerchio di curiosi. Qualcuno lo guarda come se fosse pazzo, ma altri, tanti altri, pendono dalle sue labbra. Si fermano, si dichiarano disposti a seguirlo. Sono poveri diavoli, mendicanti; ci sono anche ladri e perfino qualche prostituta, ma soprattutto ci sono tanti bambini. Bambini come lui, che non hanno famiglia, non hanno da mangiare e non hanno nulla da perdere.
La decisione è presa. Stefano e i suoi seguaci si dirigono verso Marsiglia. Lì il mare si aprirà e potranno raggiungere a piedi la Terrasanta. Dove non sono riusciti i fieri eserciti dei crociati, riusciranno l’entusiasmo e la fede dei bambini.
A mano a mano che il piccolo gruppo partito da SaintDenis scende verso Sud, decine, centinaia, migliaia di persone si uniscono. E tra loro i bambini sono di gran lunga i più numerosi. La gente li guarda con simpatia, li incoraggia, dà loro del cibo. Finalmente, ecco Marsiglia, il mare, il miracolo che sta per compiersi. Ma nulla accade. Di fronte alla folla schierata sulla spiaggia, le acque continuano a muoversi pigramente, lucide sotto il sole, compatte e profonde. Qualcuno allora comincia a protestare, ad accusare Stefano di aver mentito, di aver ingannato tutti. Molti se ne vanno, ritornano delusi alle loro misere case. Forse sbagliano, perché il miracolo sta per avverarsi. Non saranno le acque ad aprirsi, ma le navi a trasportare chi è rimasto. Due mercanti del posto – Ugo e Guglielmo i loro nomi – decidono infatti di mettere a disposizione gratuitamente le loro sette imbarcazioni per compiere la traversata. L’entusiasmo dei ragazzini è alle stelle. Durante la navigazione i loro canti di ringraziamento si innalzano al cielo per giorni e giorni. Purtroppo, c’è poco da ringraziare. Due navi vengono affondate da una tempesta e nessuno degli occupanti si salva. Ma non va meglio ai sopravvissuti. Sbarcati sulle coste dell’Algeria, i due mercanti li vendono come schiavi ai Saraceni. Nessuno sa che cosa sia poi stato di loro, nessuno sa che fine abbia fatto Stefano.

W R W
Ora tocca a te: leggi e scrivi Immedesimandoti nei panni di Stefano, scrivi il discorso con cui cercheresti di convincere i giovani ascoltatori a seguirti nell’impresa da te ideata.
La storia delle crociate testimonia come gli uomini abbiano talvolta impugnato le armi per sconfiggere i seguaci di religioni diverse dalla loro. Ciò, naturalmente, nella convinzione che la loro fede fosse l’unica vera. Nel racconto che qui riportiamo, Saladino, sovrano d’Egitto, pone questa domanda all’ebreo Melchisedec, che risponde con una storia. I tre figli sono il simbolo delle tre religioni ebraica, cristiana e musulmana.
C’era una volta un uomo ricchissimo che, fra i suoi tesori più cari, aveva un anello, bello e pregiato. Orbene, costui, sentendosi vicino alla morte, pensò di consegnare l’anello al figlio che riteneva più saggio e più valente degli altri. Poi, radunati tutti i figli e i parenti intorno al suo capezzale, disse indicando il figlio prescelto: «Costui, al quale ho dato l’anello, sarà il mio vero erede e come tale voglio che venga stimato e riverito da tutti» e, così dicendo, spirò.
Il figlio seguì l’esempio del padre e lasciò l’anello in eredità a colui che riteneva il migliore dei suoi figli. Lo stesso fece quest’ultimo, e via dicendo, finché l’anello, passando da un successore all’altro, non venne nelle mani di un uomo, il quale aveva tre figli, tutti e tre bravi, buoni e molto affezionati al loro padre. Costoro conoscevano bene la storia dell’anello e sapevano che il padre, secondo la tradizione di famiglia, lo avrebbe consegnato all’erede prediletto. Perciò ciascuno lo pregava e lo scongiurava di lasciarglielo. Ma il padre, che li amava tutti e tre dello stesso amore e non voleva fare preferenze, andò di nascosto da un orefice e gli ordinò di preparargli altri due anelli, identici al primo. Poi, sentendosi vicino a morire, chiamò i suoi figli uno per uno e, di nascosto dagli altri, consegnò loro un anello.
Ora tocca te: rifletti e discuti in classe
Così, alla sua morte, ciascuno dei tre pretendeva di essere il vero erede e, per dimostrarlo, tirò fuori l’anello che il padre gli aveva consegnato. Ma quale fu la loro meraviglia, quando videro che gli anelli erano tutti e tre uguali identici, tanto che non si poteva distinguere l’originale dalle copie».
«E a chi passò l’eredità?», domandò il Saladino. «A tutti e tre, e a nessuno», rispose Melchisedec. «La questione non è stata risolta ancora oggi e probabilmente non si risolverà mai».
G. Boccaccio, in Decameron (riscrittura di E. Tassara, in Dieci giornate per raccontare, Edisco)

La risposta data da Melchisedec al Saladino attribuisce lo stesso valore alle tre religioni. La condividi? Se tutti l’accettassero, esisterebbero ancora guerre di religione?
Apri una discussione con i tuoi compagni e le tue compagne di classe.
Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
pellegrini y reliquie y Roma y indulgenza y Spagna
Nel Medioevo gruppi di fedeli affrontano viaggi lunghissimi e pericolosi per visitare i luoghi santi della cristianità, e cioè: , Gerusalemme, Santiago di Compostela, in , dove c’è un famoso santuario. A compiere questo viaggio sono i . Essi si mettono in cammino per fare penitenza, per ottenere il perdono dei peccati oppure per ricevere una grazia da Dio (per esempio, la guarigione da una malattia).
Ai pellegrini è concessa l’ , cioè la possibilità di ridurre in parte o del tutto le pene meritate per i peccati commessi. L’indulgenza può essere parziale o plenaria.
I pellegrini cercano anche le ................................................, che, secondo la tradizione o la leggenda, sono oggetti appartenuti a Gesù o a qualche santo.
Saladino y Goffredo y 1099 y Terrasanta y Turchi
La regione di Gerusalemme è chiamata perché qui Gesù Cristo nacque e visse. Fino al Mille è occupata dagli Arabi, che non ostacolano i pellegrinaggi cristiani.
La situazione cambia quando, in quella regione, si forma l’Impero dei ................................................ Selgiuchidi, che ostacolano i pellegrini. Nel 1095 papa Urbano II proclama la crociata, cioè una spedizione armata allo scopo di liberare Gerusalemme dai musulmani. All’appello del papa rispondono nobili e cavalieri che, oltre allo scopo religioso, hanno anche quello di conquistare terre e di fare ricchi bottini. La prima crociata, al comando di di Buglione, riesce a riconquistare Gerusalemme nel . In seguito, però, i musulmani, guidati da , sultano d’Egitto, tornano in possesso della città.



interattiva
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1
LEGGI E INTERPRETA LE CARTE
1 Osserva la carta di p. 172, quindi rispondi alle domande.
a. In quale città si riunirono tutti i contingenti dei crociati?
b. In quali porti italiani si imbarcarono i crociati che attraversarono il mar Adriatico?
c. Gli eserciti crociati si spostarono prevalentemente per mare o per terra?
d. Da quale Paese europeo partì la maggior parte dei crociati?
e. Dove avvenne il primo scontro fra i crociati e i Turchi?
2 Osserva la carta di p. 176, quindi indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. La Via Francigena era interamente percorribile via terra. F V
b. Per giungere a Gerusalemme i pellegrini potevano scegliere tra un percorso via mare e un percorso prevalentemente via terra, che passava per Costantinopoli. F V
c. Il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela era effettuato via mare. F V
d. Il maggior numero di percorsi correva sul territorio francese. F V
e. Nell’Europa orientale non vi erano grandi movimenti di pellegrini. F V
COLLOCA NEL TEMPO GLI EVENTI DELLA STORIA
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 3 e la LEZIONE 4
Se non conosci le parole ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 2
3 Riscrivi in ordine cronologico gli eventi sotto elencati e indica la data in cui si verificarono.
I crociati conquistano Gerusalemme y Papa Urbano II indice la prima crociata y Presa di Costantinopoli per mano dei crociati y Saladino riconquista Gerusalemme
a.
b. c. d.
CONOSCI E USA LE PAROLE DELLA STORIA
4 Scrivi accanto a ciascuna definizione il termine corrispondente, che sceglierai tra quelli sotto elencati.
scisma y voto y indulgenza y reliquia y patriarca
a. Promessa a Dio di fare un sacrificio per ottenere una grazia:
b. Riduzione della pena da scontare in Purgatorio:
c. Oggetto appartenuto a Gesù, alla Madonna o a un santo:
d. Divisione all’interno della Chiesa:
e. Capo supremo della Chiesa ortodossa:
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
5 Riepiloga cause e obiettivi delle crociate, scegliendo il completamento esatto di ogni affermazione.
a. Gerusalemme era: la città santa delle tre religioni monoteiste e meta di pellegrinaggi. la città santa del Cristianesimo, che i musulmani volevano distruggere.
b. Gerusalemme: fu conquistata dai Turchi Selgiuchidi, di religione ebraica. fu conquistata dai Turchi Selgiuchidi, di religione musulmana.
c. L’espansione turca allarmava: l’imperatore del Sacro Romano Impero. l’imperatore bizantino.
d. Nel 1095 papa Urbano II:
lanciò un appello a tutti i cristiani affinché organizzassero un pellegrinaggio a Gerusalemme.
lanciò un appello a tutti i cristiani affinché organizzassero una spedizione armata a Gerusalemme.
e. I crociati erano attratti in Terrasanta anche dal desiderio di: fare bottino e conquistare territori. convertire i musulmani al Cristianesimo.
f. Le Repubbliche marinare: erano interessate ad aumentare i commerci con l’Oriente. si allearono ai pirati saraceni per catturare schiavi da portare in Oriente.
CLIL (CONTENT AND LANGUAGE INTEGRATED LEARNING)
6 Read the text and answer the questions.
During the Crusades, well-trained (ben allenati) Pilgrims can walk up to 25/30 miles per day on flat ground. Those who ride a horse are less tired but they do not go faster. In fact, they can travel up to 40/50 miles per day, but horses need hay (fieno), water, rest (riposo) and shelter (riparo) for the night. During long journeys, which can last even years, bad encounters are frequent. Pilgrims often meet thieves, murderers, outlaws or wild animals such as wolves and bears. Moreover, they are always in danger of life because they can lose their way (smarrirsi) or die of cold.
• How many miles can a Pilgrim walk? ............................................................................
• For how many miles do Pilgrims ride a horse?
• How long can the longest journeys last?
• Which dangerous people can they meet?
• Which animals?
• What are the other dangers?
7 Esprimi le tue opinioni in un testo argomentativo sul tema dei pellegrinaggi Rifletti sul loro significato religioso, culturale e personale, sia nel passato sia oggi. Spiega se, secondo te, i pellegrinaggi hanno ancora valore nella società moderna oppure se sono diventati solo una forma di turismo. Porta argomenti ed esempi concreti a sostegno delle tue idee e concludi con una riflessione personale.
Se non conosci le parole ripassa dalla LEZIONE 1 alla LEZIONE 4
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 La seguente testimonianza è dello scrittore arabo Ibn Al-Athir, che assistette alla presa di Gerusalemme da parte dei crociati. Leggila, quindi indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
La popolazione fu uccisa a fil di spada e i Franchi [i cavalieri cristiani] stettero una settimana nella terra facendo strage di musulmani. Un gruppo di questi si chiuse nella fortezza dell’Oratorio di Davide, dove combatté per più giorni. I Franchi concessero loro la vita salva, ed essi si arresero. Avendo i Franchi tenuto fede ai patti, poterono uscire dalla città. Nella moschea Al-Aqsa invece i Franchi ammazzarono più di settantamila persone, tra cui dei dottori musulmani devoti e sapienti, che avevano lasciato il loro paese per venire in ritiro in questo luogo santo. Dalla moschea depredarono più di quaranta candelabri d’argento e un gran lampadario d’argento; e presero anche i candelabri più piccoli, centocinquanta d’argento e venti d’oro con altre innumerevoli prede.
Ibn Al-Athir, Storia completa, XII-XIII secolo
a. Entrati in città, i cristiani fanno strage della popolazione. F V
b. I cristiani depredano tutte le ricchezze, ma non fanno del male alla popolazione. F V
c. I cristiani risparmiano chi si arrende dopo essersi difeso valorosamente. F V
d. I cristiani mantengono la parola data. F V
e. I cristiani rispettano le moschee, cioè gli edifici sacri dell’Islam. F V
2 Il testo descrive ciò che accadde a Gerusalemme dopo la riconquista da parte del Saladino.
I cristiani che rimasero a Gerusalemme dovettero pagare, oltre al riscatto di guerra, un’imposta pro capite grazie alla quale ottennero piena assicurazione di non essere né molestati né cacciati. La loro situazione fu definita con la mediazione del giurista ‘Yssa. Si permise anche a quattro preti cristiani della chiesa di Komamah di risiedervi godendo di ogni immunità e di una completa esenzione delle imposte. Migliaia di cristiani rimasero a Gerusalemme e nei dintorni; essi si misero al lavoro, ripristinarono le vigne e le coltivazioni e ben presto ricominciarono a raccogliere legumi e frutta. cit. in A.M. Lumbelli-G. Miccou, La storia medievale attraverso i documenti, Zanichelli, 1974
a. Quali provvedimenti prende Saladino nei confronti dei cristiani dopo aver riconquistato Gerusalemme?
b. Denota un maggior grado di civiltà il comportamento dei cristiani o quello del Saladino?
3 Osserva attentamente l’immagine e leggi le spiegazioni che seguono, quindi svolgi l’esercizio richiesto. L’esercizio è avviato.
Questa immagine, del XIV secolo, è tratta dalle Cronache di Giovanni Sercambi. Vi è raffigurato un gruppo di pellegrini che è giunto a Roma. Ci sono però anche scene simboliche, che rappresentano i consigli utili per il pellegrino. Tali consigli si dividono in due categorie, che riguardano:
1. quello che il pellegrino deve evitare; 2. quello che il pellegrino deve accogliere.

a. Indica i numeri corrispondenti alle figure con cui sono rappresentati i quattro pericoli che il pellegrino deve evitare.
... Superbia (come quella dei re)
b. Indica ora ciò che il pellegrino deve accogliere.
Il malato e il povero Il buon mercante ... L’amico 4
Avarizia, avidità di denaro (come l’usuraio)
Il Diavolo tentatore Golosità
I pellegrini
Visitano i luoghi santi
y Roma (Via Francigena)
y Santiago di Compostela
y Gerusalemme (via terra e via mare)
Al fine di
y chiedere una grazia
y fare una penitenza
y sciogliere un voto
y ottenere un’indulgenza
I crociati
y rispondono all’appello di papa Urbano II
y sono costituiti da feudatari e cavalieri francesi, tedeschi e normanni
Durante la prima crociata
y raggiungono la Terrasanta per liberare il Santo Sepolcro
y combattono contro i Turchi
y conquistano Gerusalemme
Successivamente
y sono sconfitti da Saladino
y perdono Gerusalemme
y non riescono più a riconquistare Gerusalemme
y con la quarta crociata conquistano e saccheggiano Costantinopoli
y sono appoggiati dalle Repubbliche marinare, le cui navi trasportano soldati e rifornimenti in Terrasanta

◀ Scontro tra crociati e saraceni durante la seconda crociata guidata dal sovrano francese Luigi VII, venuto in aiuto del re di Gerusalemme Baldovino III.
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Quali motivi spingono i fedeli a intraprendere un pellegrinaggio?
Lezione 2 In che modo l’ascesa dei Turchi Selgiuchidi determina un cambiamento nei rapporti tra Oriente e Occidente?
Lezione 3 Chi indice la prima crociata e perché?
Lezione 4 Oltre a quelli religiosi, quali altri motivi animavano i crociati?
REALIZZA UNA TABELLA COMPARATIVA
2 Pellegrini e crociati viaggiavano per realizzare i loro scopi. Completa la tabella con analogie e differenze tra i due gruppi. L’esercizio è avviato.
Motivazione Devozione religiosa Fervore religioso e interessi economici
Scopo del viaggio Visitare luoghi sacri,
Armamento
Conquistare la Terrasanta,
Durata Durata lunga
Simboli Bastone e conchiglia del pellegrino
Destinazioni Roma, Terrasanta, Santiago Terrasanta, Costantinopoli
Autorità promotrice Iniziativa personale
RICERCA LE PAROLE CHIAVE
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 173.
Per promuovere le crociate, Urbano II sostenne che la spedizione fosse voluta da Dio. Con quali argomentazioni, oggi, un insegnante potrebbe motivare gli studenti?
LIFE SKILLS Comunicazione efficace
Tu sapresti organizzare un viaggio di gruppo, come facevano i pellegrini, per raggiungere una meta turistica, culturale o di significato religioso? Ti piacerebbe farlo? Come potresti procedere?

Con le crociate, i seguaci di due religioni diverse si combatterono aspramente. Come ti comporti nei confronti di chi ha idee diverse dalle tue? Cerchi di dimostrare che le tue sono migliori o rispetti le idee altrui?

Linea del tempo interattiva

1173
Pietro Valdo fonda un movimento di povertà volontaria
1184
Il papa scomunica i valdesi
EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL PASSATO
Nel Duecento Francesco d’Assisi e Domenico di Guzmán fondarono gli ordini religiosi mendicanti: chi vi apparteneva si dedicava all’educazione degli altri, all’assistenza ai bisognosi, alla cura dei malati; insomma, queste persone erano al servizio della comunità in cui vivevano. Oggi esiste un modo di essere impegnati nel sociale cui possono accedere tutte le persone che hanno dai 18 ai 29 anni. È il Servizio civile. Ne avevi mai sentito parlare? Attraverso il Servizio civile si può partecipare alla vita della comunità, ispirandosi al valore della solidarietà.
IRLANDA SCOZIA
Edimburgo
DANIMARCA
Amsterdam Amburgo Brandeburgo
INGHILTERRA
Londra
1208
Il papa bandisce una crociata contro i catari
1212-1223
Francesco d’Assisi fonda l’ordine dei francescani
Oceano
Atlantico
Santiago
Calais
FIANDRE
Parigi
FRANCIA
Digione
Cluny
LINGUADOCA
PROVENZA
Carcassone
ARAGONA
Colonia
Liegi
Zurigo
Ginevra
Lione
Avignone
SACRO
ROMANO
IMPERO
Monaco
Trento
Milano
Verona
Venezia
Genova
Aix-en-Provence
Firenze
Bologna
STATO PONTIFICIO
Vienna
Catari Valdesi
Mar Nero

Lisbona
PORTOGALLO

1231
È istituito il tribunale dell’Inquisizione
CASTIGLIA
Toledo
Siviglia
GRANADA
Cadice
Rispondi alla domanda
Barcellona
Mar Mediterraneo
Roma Napoli
BULGARIA
Costantinopoli
Atene
In quali zone europee si sono diffusi maggiormente i movimenti ereticali?

San Francesco d’Assisi
Guarda il video ed esponi oralmente i contenuti.
Nella Divina Commedia Dante descrive la vita di san Francesco in maniera quasi fiabesca, cogliendone però il senso più profondo. Il poeta immagina che Francesco, dopo essersi spogliato di ogni bene materiale, abbia sposato una donna da tutti giudicata indesiderabile: la Povertà. Questa donna, che un tempo era stata sposa di Gesù Cristo, era rimasta per più di mille anni senza pretendenti. Francesco la vuole con sé e i due sposi vivono felici, al punto che presto hanno numerosi seguaci e imitatori. Con questo racconto Dante pone l’accento sulla scelta del santo di abbracciare la povertà. Come Gesù non aveva posseduto nulla di suo, anche Francesco si è liberato di qualsiasi bene terreno. Solo chi non ha nulla può amare pienamente il prossimo. La privazione dei beni materiali, tuttavia, non comporta dolore e insoddisfazione, anzi ci permette di vivere serenamente. Per essere felici basta saper riconoscere la bellezza del creato e l’immenso dono che Dio ci ha fatto mettendolo a nostra disposizione.
Rispondi alla domanda
Qual è la compagna con cui Francesco ha deciso di vivere?
Andrea di Vallombrosa, noto anche come Andrea da Parma, fu seguace della corrente dei patarini, un movimento milanese che denunciava la crescente corruzione del clero.
Il clero è caduto talmente in basso che a mala pena si trova un solo ecclesiastico, che stia veramente al suo posto. V’è chi si abbandona con passione al divertimento della caccia, correndo qua e là con cani e uccelli da richiamo; v’è chi fa il taverniere e chi presta denaro ad alto interesse; e quasi tutti conducono una vita vergognosa. Non hanno a cuore gli interessi di Cristo, ma i loro interessi privati; fa pena dirlo, ma la simonia è così diffusa nel clero che tutti gli ordini e gradi, dal primo all’ultimo, si comprano a prezzo d’oro, come se si trattasse di un gregge.
Andrea di Vallombrosa, in https://happylibnet.com


Rispondi alla domanda
Perché, secondo l’autore, il clero è “caduto in basso”?
ERESIE Forme di religione non conformi ai dettami della Chiesa.
POVERTÀ Stato in cui vivevano gli eretici per sentirsi più vicini agli ideali del Vangelo.
INQUISIZIONE Tribunale speciale, istituito dalla Chiesa, che giudicava e puniva gli eretici.

La riforma avviata nei monasteri di Cluny e di Cîteaux per restituire alla Chiesa la purezza delle origini non riuscì a estendersi. Alcuni cardinali, vescovi e sacerdoti continuavano a condurre una vita dedita all’accumulazione di ricchezze e al lusso. L’esempio che essi davano era in netto contrasto con l’insegnamento di Gesù, che più volte aveva raccomandato ai suoi seguaci la povertà. Alcuni gruppi di fedeli finirono per non riconoscersi più nei rappresentanti della Chiesa e scelsero di creare i “movimenti di povertà volontaria”. I loro seguaci si spogliavano dei propri beni, donandoli ai poveri. Alcuni fondavano ospedali e luoghi di ricovero, altri entravano in un convento. Un’altra esigenza sentita dai fedeli era quella di poter conoscere direttamente i testi sacri, che erano scritti in latino e, quindi, non accessibili alla maggior parte dei fedeli.
Mentre il clero si lascia corrompere dal desiderio di ricchezza, tra i fedeli nasce, per contrapposizione, la volontà di vivere in modo povero, secondo gli ideali evangelici.

Tra i primi a manifestare apertamente queste esigenze ci fu Pietro Valdo, un ricco commerciante di Lione (in Francia). Nel 1173 egli decise di lasciare la casa e la famiglia, donò ai poveri le sue ricchezze e cominciò a vivere da eremita.
Pietro Valdo voleva far conoscere la Bibbia al popolo e a tale scopo la fece tradurre dal latino in francese. Egli stesso la imparò a memoria per poterla raccontare agli analfabeti. Fondò una comunità di persone chiamata i “poveri di Lione”, di cui fecero parte soprattutto artigiani e commercianti. Ben presto questa comunità religiosa si diffuse in diverse regioni dell’Europa meridionale, in particolare in Francia e nell’Italia settentrionale. I suoi membri, chiamati valdesi, ponevano al centro della loro azione due elementi fondamentali: la povertà e la fedeltà al Vangelo. I valdesi riconoscevano solo due sacramenti (il battesimo e l’eucaristia) e sostenevano che ogni cristiano (e non solo il clero) potesse predicare il Vangelo.
A Lione, il mercante Pietro Valdo fonda una comunità che pone al centro delle sue azioni la povertà e la fedeltà al Vangelo.
Nella Francia meridionale nacque un’altra eresia (movimento che si oppone agli insegnamenti della religione ufficiale): fu quella dei catari, sostenitori della povertà assoluta, i quali si proponevano di realizzare pienamente il modello di vita indicato nel Vangelo. Catari è sinonimo di “puri, perfetti”. Erano chiamati anche albigesi, dalla città di Albi nella Francia meridionale, che era la loro sede principale, dalla quale si diffusero in molte regioni dell’Europa occidentale. I catari organizzarono una Chiesa alternativa che disponeva di una propria gerarchia.
La religione catara, nata nella Francia meridionale, pratica la povertà e fonda una nuova Chiesa.
Più che una vera e propria eresia, quella dei patarini fu una rivolta contro la corruzione del clero milanese. Protagonisti, a Milano, furono gli strati più umili della popolazione, in particolare tessitori e mercanti di lana. Il termine patarini deriva infatti da paté, che in dialetto lombardo significa “straccione”. Essi chiedevano la cacciata dei sacerdoti più indegni, ma al motivo religioso si univa anche la volontà di abbattere il potere di un clero indifferente ai bisogni della povera gente. Dopo vicende che culminarono in una guerra civile, i patarini furono vinti e la loro ribellione domata.
I patarini non danno vita a un’eresia, ma piuttosto a una rivolta contro la corruzione del clero milanese.
STUDIA CON METODO
Verifica la comprensione 1 Completa la tabella.
Nome del movimento Dove nasce
Valdesi
(o albigesi) Francia meridionale
Patarini
▼ La corruzione

Caratteristiche principali
Comunità formata soprattutto da artigiani e ; si diffuse in particolare in e nell’Italia settentrionale; poneva al centro la e la fedeltà al Vangelo.
Erano sostenitori della povertà assoluta e volevano realizzare pienamente il modello di vita indicato nel ; organizzarono una alternativa con una sua gerarchia.
Erano persone di umile estrazione sociale, in particolare e mercanti di lana; si ribellavano alla corruzione del milanese; chiedevano la cacciata dei sacerdoti più indegni.
Le crociate contro i nemici interni
La Chiesa reagì con estrema durezza contro i movimenti che ne mettevano in dubbio il diritto a guidare la cristianità. Dopo aver combattuto con le crociate i nemici esterni, cioè i musulmani, essa si scagliò contro quelli che riteneva i nemici interni, cioè gli eretici. Papa Innocenzo III giustificò l’uso della guerra santa contro l’eresia. La crociata in Europa fu organizzata contro i cristiani che osavano pensarla diversamente dalla Chiesa sui temi della fede e della salvezza eterna.
La Chiesa reagisce duramente contro gli eretici, giudicandoli più pericolosi dei musulmani. Papa Innocenzo III bandisce contro di essi una crociata.
La prima condanna della Chiesa fu pronunciata contro i valdesi. Valdo fu dichiarato eretico e scomunicato nel 1184, migliaia di valdesi furono uccisi, ma alcuni gruppi riuscirono a sfuggire e a organizzarsi in piccole comunità ancora oggi esistenti in alcune valli del Piemonte e in Germania. La repressione della Chiesa si abbatté con particolare ferocia sui catari. Nel 1208 papa Innocenzo III bandì contro di loro una crociata. Fu una strage. Coloro i quali si rifiutarono di rinnegare la loro fede furono bruciati vivi, anche le donne e i bambini.
I primi a essere scomunicati e perseguitati sono i valdesi. I catari vengono sterminati al termine di una guerra feroce.


Nel 1231 papa Gregorio IX creò dei tribunali posti sotto l’autorità esclusiva del pontefice, che dovevano organizzare la ricerca e la punizione degli eretici. Nasceva così l’Inquisizione, uno dei mezzi più temuti ed efficaci per la loro persecuzione.
Per individuare i sospetti di eresia, l’Inquisizione si basava sulle denunce di privati e per ottenere la confessione usava la tortura. Il condannato era poi consegnato al signore feudale o al re perché eseguissero la pena. In caso di condanna a morte, l’eretico veniva bruciato sul rogo, su una pubblica piazza. Più tardi questo tribunale fu chiamato a giudicare anche i casi di stregoneria. L’Inquisizione fu definitivamente abolita soltanto nel 1820.
Nel 1231 papa Gregorio IX istituisce il tribunale dell’Inquisizione che indaga sulle persone sospettate di eresia. Questo tribunale si basa sulle denunce di privati e ricorre alla tortura.

Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quale provvedimento fu preso da Innocenzo III contro i catari nel 1208?
b. Di quali strumenti si serviva il tribunale dell’Inquisizione per scoprire gli eretici?
Papa Gregorio IX istituisce il tribunale dell’Inquisizione, che ricerca e condanna gli eretici.
Stregoneria: le streghe, secondo una leggenda popolare molto diffusa nel Medioevo, erano donne dotate di poteri magici, ottenuti grazie all’alleanza con il diavolo.
◀ Rogo di una donna accusata di stregoneria dal Manoscritto di Lucerna, volume del 1513 che racconta la storia dell’odierna Svizzera.
Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. La Chiesa represse con violenza sia l’eresia valdese sia quella catara. F V
b. I valdesi non sopravvissero alle persecuzioni, mentre i catari sono presenti ancora oggi. F V
c. Il tribunale dell’Inquisizione non emetteva mai condanne a morte. F V

Crociate, processi e roghi non furono la sola risposta data dalla Chiesa alle eresie. Negli stessi anni in cui i catari e i valdesi entravano in conflitto con essa, al suo interno furono fondate nuove comunità di religiosi . I loro seguaci attraversavano città e campagne per portare al popolo la parola di Gesù. Essi rinunciavano a qualsiasi proprietà e si impegnavano a vivere soltanto di elemosina.
Questi movimenti furono riconosciuti dalle gerarchie ecclesiastiche e divennero dei veri e propri ordini religiosi. Fu così che, nei primi anni del XIII secolo, nacquero gli ordini mendicanti. I principali furono l’ordine francescano e quello domenicano.
A combattere le eresie sono anche alcuni movimenti sorti spontaneamente, che diventano ordini religiosi. Sono detti ordini mendicanti, poiché i loro seguaci vivono soltanto di elemosina.

L’ordine francescano fu fondato da Francesco di Assisi (11821226). Figlio di un ricco mercante, Francesco abbandonò la casa del padre e rinunciò alle sue ricchezze. Per due anni si ritirò a vivere in solitudine. Poi, all’inizio del Duecento, iniziò a dedicarsi alla predicazione e alla cura dei malati e raccolse intorno a sé numerosi fedeli.
Vestiti di un semplice saio, senza possedere nulla e vivendo di elemosine, i frati di Francesco cominciarono a percorrere l’Italia. Ovunque predicavano la povertà, che giudicavano necessaria per raggiungere la salvezza eterna. In pochi decenni i francescani si moltiplicarono giungendo a contare tremila seguaci.
Nel 1223, recatosi a Roma, Francesco ricevette da papa Onorio III l’approvazione della sua Regola.
Francesco decide di vivere in povertà e si dedica alla predicazione e alla cura dei malati. Viene presto seguito da numerosi compagni con i quali fonda un ordine che viene riconosciuto dal papa.
La Regola scritta da san Francesco prevedeva:
• ubbidienza al Vangelo;
• povertà, cioè divieto di possedere denaro e altri beni materiali;
• dedizione totale al prossimo, con la predicazione, l’esempio e la carità.
Al pari degli eretici, i francescani conducevano vita di povertà, ispirata agli insegnamenti del Vangelo, ma – a loro differenza – confermavano obbedienza alla Chiesa. Inoltre, mentre la visione degli eretici era ossessionata dall’idea del peccato, san Francesco infondeva serenità e invitava ad amare la natura. Testimonianza di questa visione religiosa è il suo Cantico di frate Sole, un testo poetico scritto in lode di Dio, creatore dell’universo.
La Regola di san Francesco prescrive l’ubbidienza al Vangelo, la povertà e la dedizione al prossimo.

dichiarato patrimonio

STUDIA CON METODO
Schematizza i concetti
1 Completa la mappa.
All’interno della Chiesa nascono nuove comunità religiose
i cui membri rinunciano a ogni e vivono di l’ordine
riconosciute dalla , diventano ordini religiosi detti ordini di cui i principali sono l’ordine


espressiva
L’episodio descritto avvenne nel 1206, ad Assisi, e segnò l’inizio della nuova esperienza di Francesco, che da quel momento visse di elemosina dedicandosi alla predicazione del Vangelo e al soccorso dei bisognosi. Ben presto il suo esempio attrasse numerosi seguaci che vollero imitarlo e accompagnarlo. Fu questo il primo nucleo di quello che divenne in seguito l’ordine francescano, riconosciuto ufficialmente da papa Onorio III nel 1223.
La piazza è gremita. Uomini, donne, perfino qualche bambino vi si assiepano tutto attorno.
I cittadini di Assisi sono curiosi di vedere come andrà a finire questa storia incredibile. Un padre che denuncia il figlio! Non si era mai visto nulla di simile! Come può un padre avere il coraggio di citare il proprio figlio davanti al vescovo?
In precedenza il giovane Francesco se la spassava con i suoi amici e faceva la bella vita. E fin qui, tutto normale… Poi gli era venuto il capriccio di fare il soldato e si era fatto prendere prigioniero. Naturalmente era stato il padre, Pietro Bernardone, a pagare il riscatto. Poi aveva voluto partecipare alla crociata e diventare cavaliere, e si era ammalato. Era stato di nuovo il padre a farlo curare, a concedergli un lungo riposo nel suo podere fuori città. Ma è stato proprio nella solitudine della campagna che è successo qualcosa. Francesco non è più lo stesso. Racconta storie bizzarre, incredibili. Dice di aver sentito nel sonno una voce che lo interrogava: «Chi può meglio trattarti: il Signore o il servo?». E lui avrebbe risposto: «Il Signore». E la voce: «Allora perché abbandoni il Signore per il servo?». Ma che cosa voleva dire? E poi, a Foligno, sempre la solita voce che gli ordina: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina».
Da quel momento le stranezze si susseguono una dopo l’altra. Il padre lo manda a Roma per vendere dei tessuti, e lui regala il ricavato ai poveri, poi scambia il suo vestito con quello di un mendicante e si mette a chiedere l’elemosina! Un giorno incontra un lebbroso, lo abbraccia e lo bacia! Ma la goccia che fa traboccare il vaso arriva dopo. Un giorno Francesco carica sul cavallo delle stoffe prese dal negozio del padre e va a Foligno. Le vende e vende anche il cavallo, quindi torna a casa a piedi.
E i denari vuole darli al sacerdote di San Damiano, perché sistemi la chiesa che cade in rovina! Il povero prete non sa che fare, poi rifiuta e avverte Pietro Bernardone. Questi è un mercante di panni, non un benefattore, e con un figlio così, presto sarà ridotto in miseria. La sua ira è tremenda. Questa volta non gliela farà passare liscia! Ecco allora la decisione, difficile ma necessaria: lo cita davanti al vescovo Guido e gli chiede la restituzione della merce.
La causa viene discussa nella piazza di Assisi. Da una parte Bernardone, con i lineamenti sconvolti dalla rabbia, dall’altra Francesco, con lo sguardo perso lontano, verso il cielo. In mezzo il vescovo, a cui spetta il difficile giudizio. Ma tutto si risolve in fretta, nella maniera più sorprendente. Davanti agli spettatori che gremiscono la piazza, Francesco si spoglia, resta completamente nudo. I vestiti che si è tolto li restituisce al padre, al quale così non deve più nulla, perché nulla di suo gli è rimasto. Al vescovo, liberato dal disagio di formulare un giudizio in una situazione tanto insolita, resta un altro impaccio: quello di coprire alla svelta il corpo del giovane, rimasto nudo in mezzo alla folla. Con un telo, che qualcuno pietosamente gli porge, il prelato si avvicina a Francesco e lo avvolge alla meglio. Bernardone rimane senza parole e gli spettatori assistono stupiti. L’unico a non mostrare segni di turbamento è Francesco che, senza proferire parola, volge le spalle ai presenti e si allontana con passo tranquillo. I concittadini lo seguono con lo sguardo: tutti si chiedono quali altre stranezze potrà mai compiere un simile uomo.
Ora tocca a te: leggi e scrivi Francesco, nel racconto, scambia i propri abiti con quelli di un mendicante. Immedesimandoti in quest’ultimo personaggio, descrivi la scena e le emozioni provate.


Quasi contemporaneamente alla predicazione di san Francesco, un frate spagnolo, Domenico di Guzmán, fondò un suo ordine. Nato in Castiglia nel 1170, era convinto che le eresie non andassero combattute solo con le crociate, ma che il clero dovesse rinnovarsi, tornando alla povertà e alla predicazione. Per dieci anni fece opera di conversione presso le popolazioni toccate dall’eresia dei catari. Domenico morì a Bologna nel 1221 e poco dopo fu fatto santo.
altro ordine mendicante è fondato in Spagna
da san Domenico di Guzmán, che predica contro l’eresia dei catari.
Domenico aveva compreso che una delle cause dei successi riportati dagli eretici era l’ignoranza assai diffusa tra le file del clero. Nei dibattiti pubblici, allora frequenti, i predicatori catari si dimostravano molto spesso superiori ai sacerdoti cattolici, e quindi gli spettatori erano indotti a seguirli. Perciò egli richiedeva ai membri del suo ordine una profonda conoscenza delle Sacre Scritture, oltre che una severa disciplina. I domenicani si specializzarono così nella predicazione, indirizzata soprattutto a contrastare le eresie. Essi fornirono al tribunale dell’Inquisizione alcuni dei più importanti inquisitori, che agirono con determinazione ed estrema durezza contro gli eretici.
Oltre alla povertà, san Domenico pone come fondamento del suo ordine lo studio e la disciplina. I domenicani approfondiscono la conoscenza delle Sacre Scritture per poter controbattere agli eretici.

Una delle scelte fondamentali dei primi monaci era stata la fuga dal mondo per rifugiarsi in un’esperienza di preghiera e di solitudine.
Gli ordini mendicanti, al contrario, operarono prevalentemente nelle città. Essi, infatti, avevano come scopo la predicazione e quindi si muovevano nei luoghi dove fosse possibile coinvolgere molte persone. Questi ordini poterono contare su intellettuali che non vissero appartati, ma si inserirono nelle grandi università fondate in quel periodo in Europa, come Bologna, Padova, Oxford, Parigi (soprattutto nelle facoltà di teologia).
Rispetto ai grandi ordini monastici del passato, gli ordini mendicanti si distinguono perché non cercano la solitudine, ma predicano in mezzo alla gente.
Molti loro rappresentanti sono attivi nelle università.

Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali erano i princìpi fondamentali della concezione religiosa di san Domenico?
b. In quale attività si specializzò l’ordine domenicano?
c. Qual era lo scopo principale degli ordini mendicanti?
Verifica la comprensione 2 Completa la tabella.
L’ordine domenicano
Fondato da
Quando e dove
Con che scopo
Con che mezzi
In che modo
In che luoghi
Quasi sempre escluse dalla vita politica ed economica, le donne del Medioevo ebbero invece una partecipazione attiva nella sfera religiosa, che si concretizzò nella nascita di ordini monastici femminili, ispirati inizialmente al modello creato da san Benedetto da Norcia. Fu il monaco francese san Cesario, nato nel 470, a dettare una Regola per le religiose che intendevano intraprendere l’esperienza della vita conventuale. Secondo tale Regola, la novizia, ossia l’aspirante monaca, era sottoposta a un periodo di prova nel corso del quale verificava la fondatezza della sua vocazione.

A entrare in convento non erano soltanto ragazze in giovane età, ma anche donne adulte, soprattutto vedove, che trovavano all’interno del monastero protezione e rispetto. La condizione monacale era comunque, nel complesso, una condizione privilegiata poiché assicurava una certa istruzione e la possibilità di sottrarsi al dominio maschile.
La Regola di san Cesario imponeva anche l’abbandono delle ricchezze e di tutti i beni materiali. Oltre che alla preghiera, le monache dovevano dedicarsi alla cucina e alla pulizia, nonché alla filatura.
Talvolta l’ingresso in convento era influenzato dalla volontà della famiglia, che così risparmiava la dote da concedere in caso di matrimonio. A questo vantaggio se ne aggiungeva un altro: una volta entrata in convento, la donna di rango elevato poteva facilmente assumervi cariche direttive e quindi costituiva un alleato non trascurabile della famiglia di origine, vista l’importanza economica e politica, oltre che religiosa, che i monasteri avevano a quel tempo. Le pressioni della famiglia, tuttavia, potevano anche manifestarsi in senso opposto. È questo il caso di Piccarda Donati, costretta dal fratello Corso, come narra Dante nella Divina Commedia, ad abbandonare il monastero. Corso, infatti, aveva combinato per lei un matrimonio con un alleato politico, senza minimamente curarsi della volontà della sorella. Ancor più significativo fu il caso della nobile Costanza d’Altavilla, che dovette rinunciare alla sua condizione monacale per sposare Enrico VI, figlio dell’imperatore di Germania Federico Barbarossa.
◀ Piccarda Donati rapita dal convento, in un dipinto ottocentesco.

▲ Particolare di un affresco del X secolo che mostra un gruppo di monache durante una celebrazione liturgica.
Le donne ebbero un ruolo importante anche all’interno dei movimenti ereticali sorti nella seconda metà del XII secolo. Presso i catari godevano di una posizione del tutto analoga a quella degli uomini. In questo periodo nacque anche la Fraternità dei poveri, un movimento ereticale formato esclusivamente da donne, che si proponeva, tra l’altro, di realizzare una perfetta parità tra i due sessi.
Al diffondersi delle eresie si contrappose la nascita degli ordini mendicanti, domenicani e francescani.
Tra questi ultimi sorse ben presto un nuovo ordine femminile per iniziativa di santa Chiara, seguace di san Francesco.
Ora tocca a te: rispondi alle domande
d’Assisi in un

Le clarisse – questo il loro nome – si diedero una Regola che ricevette l’approvazione di papa Innocenzo IV nel 1253. Tale Regola, molto severa, prevedeva tra l’altro la clausura, ossia la proibizione a uscire dal convento. Questo ordine, a differenza di quelli benedettini, aveva carattere contemplativo e prevedeva una vita dedicata essenzialmente alla preghiera. L’ordine delle clarisse si diffuse rapidamente e i monasteri che vi aderirono furono numerosi. Non tutti, però, accettarono la durezza della Regola voluta da santa Chiara. In particolare, veniva messo in discussione il divieto di possedere beni. Alla fine l’ordine si divise in due congregazioni: una fedele alla Regola originaria, un’altra che invece permetteva alle monache di possedere beni in comune.
a. Quali attività erano previste per le monache secondo la Regola di san Cesario?
b. Per quali motivi le famiglie potevano spingere le figlie a entrare in convento?
c. Chi era santa Chiara e quale ordine ha fondato?


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
Valdo y Vangelo y Lione y crociata y eretici y catari
Nel Medioevo alcuni gruppi di cristiani decidono di vivere in povertà e di predicare il . Pietro , un mercante di , rinuncia a tutte le sue ricchezze e predica il Vangelo insieme ai suoi seguaci, detti valdesi, che vengono scomunicati dalla Chiesa.
Nella Francia meridionale nasce il movimento dei (chiamati anche albigesi, dal nome della città francese di Albi, dove sono numerosi). I catari non riconoscono la Chiesa cattolica e ne fondano una loro. La Chiesa li condanna come ................................................ Papa Innocenzo III scatena contro di loro una vera e propria ................................................
Gli ordini mendicanti
frati y mendicanti y elemosine y spagnolo y Francesco y clarisse
All’inizio del XIII secolo nascono gli ordini , composti da ............................................... che scelgono l’assoluta povertà, vivendo solo di .
............................................... d’Assisi fonda un ordine di frati che vivono in povertà e percorrono l’Europa predicando il Vangelo. I seguaci di Francesco, i francescani, riconoscono l’autorità della Chiesa e del papa. Pertanto, non vengono condannati. Chiara d’Assisi fonda un ordine di suore, le ..............................................., che seguono le stesse regole dei francescani.
Lo Domenico di Guzmán fonda un altro ordine di frati: i domenicani, che vivono in povertà e predicano il Vangelo. Sono dotati di una formazione scolastica accurata e di una profonda conoscenza delle Sacre Scritture per poter controbattere gli eretici.
1 Osserva la carta di p. 194, quindi indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. La regione europea in cui si diffusero maggiormente i movimenti ereticali fu la Provenza. F V
b. Le eresie si diffusero in maniera omogenea su tutto il continente europeo. F V
c. In Italia fu presente un piccolo nucleo di catari. F V
d. In Francia e in Spagna furono attivi sia i valdesi sia i catari. F V
e. In Inghilterra gli eretici non furono presenti. F V
f. Nella Francia settentrionale furono presenti gruppi di catari. F V
2 Dei termini e delle espressioni sotto elencati sono date due definizioni, una corretta e una errata. Indica quella corretta.
a. Eretici: seguaci di religioni estranee al Cristianesimo cristiani che non riconoscono la Chiesa cattolica
b. Albigesi: seguaci del catarismo seguaci delle idee di Valdo
c. Ordini mendicanti: movimenti di laici che chiedono l’elemosina ordini monastici che vivono di elemosina
d. Tribunale dell’Inquisizione: tribunale che giudica i colpevoli di reati gravi tribunale che giudica gli eretici
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
3 Indica l’alternativa corretta.
a. Gli ordini mendicanti vivevano: lontano dalle città in mezzo alla gente
b. Gli ordini mendicanti erano dediti: alla predicazione del Vangelo al lavoro manuale
c. La Regola francescana fu approvata dal papa: Gregorio Magno Onorio III
d. San Domenico era: spagnolo francese
e. Alcuni monaci insegnavano nelle università nelle facoltà di: giurisprudenza teologia
VERSO L’ESAME DI STATO TIPOLOGIA A. Testo narrativo
4 Uno dei numerosi episodi miracolosi della vita di san Francesco è quello del lupo di Gubbio. Informati sull’episodio consultando Internet, quindi, immaginando di essere stato presente al fatto, raccontalo in prima persona.

interattiva
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 2 e la LEZIONE 3
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 3 e la LEZIONE 4
1 Questo brano è di un monaco medievale che raccontò la vita di Valdo, o Valdesio. Leggilo attentamente, quindi rispondi alle domande.
Un uomo molto ricco della città di Lione, di nome Valdo, si ripropose di osservare la perfezione evan gelica come l’avevano osservata gli apostoli; e, venduti tutti i suoi beni, per disprezzo del mondo, gettava nel fango i suoi denari, per i poveri; e radunava presso di sé molti uomini e donne perché facessero la stessa cosa, facendo imparare anche ad essi i Vangeli.
E li mandava anche nei villaggi circostanti a predicare. Questi, pertanto, sia uomini che donne, ignoranti ed incolti, andando per i villaggi, penetrando nelle case, predicando nelle piazze e persino nelle chiese, spingevano altri a fare lo stesso. Dal momento però che la loro mancanza di preparazione e la loro ignoranza diffondevano ovunque errori e scandali, furono convocati dall’arcivescovo di Lione, di nome Giovanni, il quale proibì loro di intromettersi nella predicazione delle Scritture. Ma essi fecero ricorso ad una risposta degli apostoli: «Bisogna obbedire piuttosto a Dio che agli uomini», Dio che aveva prescritto agli apostoli: «Predicate il Vangelo a ogni creatura».
testo di un autore anonimo medievale
a. Di dove era originario Valdo?
b. Qual era, inizialmente, la sua condizione economica?
c. Che cosa si propose di fare?
d. Che cosa faceva imparare ai suoi seguaci?
e. Tra i valdesi c’erano anche donne?
f. Che cosa ordinò loro il vescovo?
g. Perché i valdesi non gli obbedirono? ..................................................................................
2 Nel 1207 papa Innocenzo III lanciò una crociata per annientare i catari. Costoro, pur avendo qualche punto in comune con il Cristianesimo, non riconoscevano l’autorità della Chiesa e quindi erano considerati eretici. Un esercito di feudatari francesi assediò la città di Béziers, nella Francia meridionale, una delle roccaforti dei catari. Il 22 luglio 1209 la città cadde e i suoi abitanti furono massacrati. L’inviato papale e capo dell’armata, Arnauld Amaury, scrisse allora al papa Innocenzo III la lettera che segue. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Lo sterminio dei catari
L’indomani, festa di Santa Maria Maddalena, noi cominciammo l’assedio di Béziers, città che pareva dover per lungo tempo fermare la più numerosa delle armate. Ma non c’è forza né prudenza contro Dio! I nostri non rispettarono né rango, né sesso, né età: ventimila uomini circa, cristiani e catari, furono passati al filo della spada e questa immensa carneficina fu seguita dal saccheggio e dall’incendio della città intera: giusto risultato della vendetta divina contro i colpevoli!
Arnaud Amaury, in Patrologia latina, vol. 214
a. Quando è iniziato l’assedio della città di Béziers?
b. Secondo te, che cosa vuol dire la frase “I nostri non rispettarono né rango, né sesso, né età”? ........................................................................................................................
LEGGI E INTERPRETA LE FONTI ICONOGRAFICHE
3 L’immagine a lato, particolare da un dipinto del XVII secolo, raffigura due disciplinati. Quella dei disciplinati era una setta di flagellanti, attiva in Italia nel Duecento. I flagellanti erano fedeli cristiani che, in pubblico e nel corso di processioni, si frustavano (flagellavano) per punirsi dei loro peccati.
a. Descrivi il loro abbigliamento, dalla testa ai piedi.

b. Quali particolari del dipinto fanno capire che si tratta di flagellanti?
4 Il dipinto a lato, eseguito da Pedro Berruguete nel 1495, fa riferimento a una credenza medievale, secondo la quale se dei libri venivano messi al rogo, i libri eretici bruciavano, mentre quelli che dicevano la verità (cioè le stesse cose che sostenevano il papa e i vescovi) si ritraevano dal fuoco e non bruciavano. Il pittore ha raffigurato san Domenico che esegue questa prova di fronte a un pubblico di spettatori.
Individua i particolari del dipinto. Trascrivi nei quadratini il numero corrispondente ai vari particolari.
1. san Domenico
2. libro eretico
3. libro conforme agli insegnamenti della Chiesa
4. rogo

Eretici non riconoscono l’autorità della Chiesa
VALDESI y praticano la povertà y sostengono la libertà di predicazione per i laici, sia uomini sia donne y riconoscono solo due sacramenti
CATARI y praticano la povertà, il lavoro, la preghiera, l’uguaglianza tra uomini e donne y fondano una loro Chiesa
sono scomunicati e perseguitati dalla Chiesa
Ordini mendicanti riconoscono l’autorità della Chiesa
San Francesco FRANCESCANI y praticano la povertà e la carità y svolgono un’attività di predicazione
San Domenico DOMENICANI y praticano la povertà y si impegnano nello studio y predicano contro gli eretici

PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Quali sono le caratteristiche dei movimenti ereticali?
Lezione 2 Che cos’è il tribunale dell’Inquisizione e con quale scopo viene istituito?
Lezione 3 Spiega le analogie e le differenze tra i francescani e i seguaci dei movimenti ereticali.
Lezione 4 Qual è la differenza sostanziale tra i primi ordini monastici e gli ordini mendicanti sorti nel XIII secolo?
PREPARA UNA CARTA D’IDENTITÀ
2 Scrivi i dati relativi a Francesco d’Assisi, ricavandoli dalle pagine che hai studiato e dalle notizie che troverai in rete.
Nome: Giovanni di Pietro di Bernardone, poi Francesco d’Assisi
Data e luogo di nascita:
Data e luogo di morte:
Professione del padre:
Fondatore di:
RIFLETTI SUL LESSICO
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 195.
STEP 1: OBIETTIVO
Costruisci, sotto la supervisione di un adulto e con l’aiuto di un chatbot, una tabella con i dati dei principali processi del tribunale dell’Inquisizione. Prevedi le seguenti voci: personaggi, date, luoghi, funzioni, procedure, vittime, condanne.
STEP 2: ISTRUZIONI
Chiedi al chatbot informazioni sui processi del tribunale dell’Inquisizione e in particolare sugli aspetti elencati, cercando di elaborare la richiesta in maniera chiara. Se la risposta ti sembra generica, cerca di formularla in modo più preciso. Trascrivi la tabella sul quaderno o stampala dal computer.
STEP 3: VERIFICA
Ricorda sempre di controllare l’esattezza delle informazioni ottenute dal chatbot, confrontandole con quanto hai studiato in questa unità.


Linea del tempo interattiva
1000-1300
Crescita demografica e sviluppo economico
1310
Peggiora il clima

Scoppia la Guerra dei Cent’anni
1347-1350
Infuria la peste

La peste del Trecento fu una pandemia che causò la morte di un terzo degli europei. Dal 2020 si è diffusa un’altra pandemia, il Covid-19, che ha avuto effetti globali sull’economia e sulla società. In entrambi i casi, le malattie si sono diffuse rapidamente, ma si tratta di situazioni diverse: la peste era causata da un batterio, il Covid da un virus. Oggi il progresso della scienza e il diritto alla salute hanno permesso a molte persone di accedere a cure e medicine. Entrambe le situazioni, però, ci ricordano la fragilità dell’individuo di fronte alle malattie.
REGNO D’IRLANDA
OCEANO ATLANTICO
Leon
REGNO D’INGHILTERRA
Londra Cambridge
St.-Malò
Beverley Parigi
Bruges
Rouen
REGNO DI FRANCIA
Cahors
Tolosa
MARE DEL NORD
Amsterdam
Gand
REGNO DI DANIMARCA
Copenaghen
Lubecca
Brema Stettino
SACRO
ROMANO
Magdeburgo
Colonia Er fur t Magonza
Liegi
IMPERO
Zurigo
Lione
Nimes
Arles Avignone
Milano
Augusta Strasburgo Parma
REP . DIVENEZIA
Venezia
REGNO DI POLONIA
Cracovia
1347
Aree in cui la mortalità per la peste è scarsa o nulla Di usione della peste nera
Lo Scisma d’Occidente divide la Chiesa

1453
Finisce la Guerra dei Cent’anni 1378
Lisbona
REGNO DEL PORTOGALLO
REGNO DI CASTIGLIA
Saragozza
REGNO D’ARAGONA
Montpellier
Lerida
Cuenca
Siviglia Cordova
Alicante Cadice
Svolgi l’attività
Genova
Marsiglia
Barcellona
Palma
Mar Mediterraneo
Bologna Firenze
Siena
Roma
STATO DELLA
Belgrado Norimberga
CHIESA
Napoli
Palermo
REGNO DI NAPOLI
REGNO DI SICILIA
REGNO D’UNGHERIA
Buda Pest
Ragusa
PRINCIPI SERBI
Atene
Osserva la carta e indica quali regioni europee furono risparmiate dalla peste nera.
Prepara una breve lezione per la tua classe sul tumulto dei Ciompi. Quando avvenne? Chi lo provocò? Come si concluse?
Può arrivare in tanti modi, la morte, soprattutto in un secolo difficile come il Trecento. Può essere causata dalla carestia o dalla guerra, ma più ancora dalla peste. Le cifre parlano da sole: in meno di un secolo, la popolazione d’Europa perde un terzo dei suoi abitanti. È la peste il nemico più terribile, contro il quale non si può combattere. La scienza del tempo non conosce le cause che la provocano, né tanto meno le medicine con cui poterla curare. Il senso di impotenza si trasforma allora, in molti casi, nella ricerca di colpevoli immaginari, contro i quali scagliarsi per sfogare la rabbia e la paura. A fare le spese di queste ondate di violenza sono gli Ebrei, accusati di essere diffusori del contagio: convinzione davvero bizzarra, visto che anch’essi muoiono a migliaia, proprio come i cristiani.
Rispondi alle domande
a. Perché si cercano colpevoli immaginari della diffusione della peste?
b. Quante persone morirono in Europa durante l’epidemia?
LA FONTE LA PESTE A FIRENZE
Il documento che segue, di cui è autore Marchionne di Coppo Stefani, piccolo proprietario fiorentino, è una cronaca di Firenze al tempo della peste nera, di cui è offerta una descrizione quanto mai vivace.
Nell’anno del Signore 1348 nella città di Firenze e nel contado ci fu una grandissima pestilenza, e fu di tale furore che nella casa toccata dal contagio nessuno voleva stare al fianco del malato. Tutti quelli che lo curavano, morivano di quel medesimo male, e quasi nessuno passava il quarto giorno. Le genti spaventate abbandonavano la casa e fuggivano in un’altra. Il figliuolo abbandonava il padre, il marito la moglie, la moglie il marito, i fratelli si abbandonavano l’un l’altro. Tutta la città non aveva altro da fare che spostare i morti e seppellirli. Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca, a cura di N. Rodolico
Rispondi alle domande
a. Perché nessuno voleva stare vicino al malato?
b. Qual era l’attività principale in città?


PESTE NERA Pandemia che decimò la popolazione europea, causando un calo demografico senza precedenti.
CRISI La peste ebbe un impatto negativo sull’economia, sulla produzione agricola, sul commercio.
RIVOLTA La crisi economica e sociale generata dalla peste causò rivolte popolari, come il tumulto dei Ciompi a Firenze.


Tre erano, nel Medioevo, le principali minacce per l’umanità: la carestia, la guerra e la peste. E proprio in quest’ordine, nel Trecento, i tre flagelli si abbatterono sulla popolazione europea con drammatiche conseguenze. Dapprima ci fu la carestia, seguita poi dalla Guerra dei Cent’anni, che per un secolo intero devastò la Francia. Il flagello più terribile si abbatté sull’Europa alla metà del secolo, quando dalla Cina giunse nel nostro continente un’epidemia che nessuno poteva allora contrastare: la peste nera . In quel secolo la popolazione continentale diminuì di un terzo, passando da circa 75 milioni a meno di 50 milioni di abitanti.
Il Trecento è un secolo tormentato da tre calamità: la carestia, la guerra e la peste. Per queste cause la popolazione europea si riduce di un terzo.
La rinascita dell’agricoltura europea dopo il Mille aveva avuto come conseguenza un forte aumento della popolazione. La crescita demografica, però, faceva sì che vi fossero più bocche da sfamare. Per mantenere una situazione di equilibrio, sarebbe stato necessario che la produzione agricola aumentasse con la stessa rapidità con cui aumentava la popolazione. Questo risultato fu però impossibile.
A un certo punto il cibo non bastò più per tutti. Ad aggravare la situazione intervenne, tra il 1310 e il 1330, un peggioramento climatico che vide estati aride e secche alternarsi a inverni freddissimi, con autunni e primavere caratterizzati da
torrenziali e grandinate. L’eterno nemico della povera gente, la carestia, si riaffacciò minaccioso con il suo carico di sofferenze e di morte.
L’eccessivo aumento della popolazione e i cambiamenti climatici che danneggiano l’agricoltura provocano frequenti carestie.
La carestia ridusse la popolazione europea, perché il numero dei morti superò quello dei nati. Tutto ciò ebbe gravi conseguenze. C’erano meno braccia per lavorare la terra e, del resto, la popolazione ridotta richiedeva una minore quantità di prodotti agricoli.
Diminuirono così le terre coltivate e, contemporaneamente, ripresero ad avanzare i boschi, le foreste, le paludi e i terreni incolti. Numerosi proprietari abbandonarono l’agricoltura in favore dell’allevamento del bestiame, che richiedeva minore manodopera. Questo provocò un peggioramento delle condizioni di vita dei contadini, che rimasero senza lavoro o non producevano abbastanza per sfamare se stessi e le loro famiglie.
Molti villaggi che erano sorti nei tre secoli precedenti furono abbandonati e il paesaggio tornò ad assumere caratteristiche simili a quelle dell’Alto Medioevo.
La popolazione si riduce, perciò molte terre coltivate e molti villaggi sono abbandonati e i boschi si estendono.
La crisi colpì indistintamente gli abitanti delle campagne e quelli delle città. Il calo della produzione agricola, infatti, danneggiò non solo i contadini, ma anche gli artigiani e i mercanti. I contadini, non avendo nulla da vendere, non possedevano il denaro per gli acquisti. Perciò i prodotti dell’artigianato restavano invenduti e l’attività dei mercanti rimaneva bloccata.
La carestia colpisce tanto gli abitanti delle città quanto i lavoratori delle campagne.
STUDIA CON METODO
Schematizza i concetti 1 Completa la mappa.
Rinascita ........................... dopo il Mille

Forte aumento della
Calo
Carenza di cibo + Peggioramento climatico
Riduzione delle
Forte della popolazione
▶ Soppressione della jacquerie nei pressi della fortezza di Maux (Parigi), nelle Cronache di Jean Froissart.

I signori reagirono alla crisi cercando di scaricarne il peso sui contadini. Per questo aumentarono gli affitti e imposero nuovi obblighi e prestazioni di lavoro. A loro volta i sovrani, per finanziare le guerre in cui erano spesso impegnati, inasprirono le tasse. Le conseguenze furono gravi. Nelle campagne di tutta Europa cominciarono a scoppiare rivolte di contadini, che si ribellavano ai loro signori.
Nel 1358, nelle campagne di Parigi, infuriò una violenta rivolta di contadini, che assalivano i castelli e le proprietà dei nobili. Questa rivolta fu chiamata dagli storici jacquerie. Nel 1381 in Inghilterra esplose una rivolta ancora più cruenta, quando il Parlamento impose una nuova tassa su tutti i sudditi di età superiore ai quindici anni. Anche in questo caso i contadini presero a bersaglio i nobili, che possedevano grandi estensioni di terra. Predicatori come John Ball e John Wycliffe andavano di villaggio in villaggio a diffondere idee di ribellione e invitavano i contadini a combattere contro i feudatari e contro il re.
I contadini francesi, stremati da nuove tasse e obblighi di lavoro, si ribellano attaccando i castelli e i palazzi dei nobili. Anche i contadini inglesi prendono come bersaglio i nobili.

Sia in Francia sia in Inghilterra le sommosse furono stroncate nel sangue perché i nobili potevano contare su truppe ben equipaggiate e ben addestrate, che sconfissero facilmente i contadini, male armati e non abituati a combattere. In Francia la repressione causò circa 20.000 morti, tra cui donne e bambini. Del tutto simile fu il modo in cui terminò la rivolta in Inghilterra.
Dopo un iniziale successo, le rivolte popolari sono soffocate nel sangue dai nobili, che possono contare su eserciti ben armati.
Anche in Italia si verificarono agitazioni e ribellioni. I lavoratori salariati si ribellarono più volte ai mercanti e ai proprietari delle aziende artigiane per ottenere una retribuzione più alta.
La più nota di queste rivolte fu il cosiddetto tumulto dei Ciompi, scoppiato a Firenze nell’estate del 1378. I Ciompi erano i lavoratori della lana. Essi non avevano il diritto a unirsi in corporazioni ( p. 146) e quindi, divisi com’erano, risultavano particolarmente esposti all’avidità dei padroni di bottega. Costretti a turni di lavoro pesantissimi, ricevevano salari da fame. Poiché le loro richieste di trattamenti più umani non furono ascoltate, essi insorsero.
La repressione fu assai dura: molti ribelli vennero imprigionati e alcuni condannati a morte.
A Firenze i lavoratori della lana, detti Ciompi, si ribellano, ma la rivolta viene duramente repressa.
Fissa i concetti sul testo
Salariati: coloro i quali percepiscono un salario, cioè una paga, per il lavoro svolto.

1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che modo i signori reagirono alla crisi economica?
b. Come fu chiamata la rivolta dei contadini francesi?
c. Chi erano John Ball e John Wycliffe?
d. Chi erano i Ciompi?
Individua i rapporti di causa ed effetto 2 Completa il testo con le parole opportune, che sceglierai tra quelle sotto indicate.
orari • campagne • salari • affitti • lavoro
La crisi economica nelle colpisce i signori, che reagiscono aumentando gli e imponendo nuovi obblighi di . Nelle città colpisce i mercanti e i padroni di botteghe, che reagiscono diminuendo i e imponendo di lavoro massacranti.
LE PAROLE DELLA STORIA
Via della seta: l’insieme dei percorsi lungo i quali si snodavano i commerci tra la Cina (da dove proveniva la seta) e il Mediterraneo.
Responsabile della peste è un bacillo invisibile a occhio nudo, che viene trasmesso dalla puntura di una varietà di pulce. Questa malattia si presenta in varie forme, le più pericolose delle quali sono la peste bubbonica e la peste polmonare. La prima si chiama così perché si manifesta con gonfiori di colore scuro (i bubboni). Nel 1347 l’Europa fu colpita da una grande epidemia di peste bubbonica e polmonare, che uccise circa un terzo dei suoi abitanti. Fu chiamata peste nera perché, trasmissibile per via aerea tramite tosse e starnuti, si manifestava con la comparsa di grosse macchie nerastre su alcune parti del corpo.
L’infezione proveniva dalla lontana Cina. Per comprendere come il bacillo abbia potuto percorrere l’enorme distanza, bisogna ricordare che in quel periodo era stata riaperta la via della seta. Su questo percorso, che collegava l’Estremo Oriente all’Europa, viaggiavano lunghe file di carri colmi di merci. Quei carri, però, oltre alle merci, trasportavano anche numerosi topi, nelle cui pellicce si annidavano le pulci infette.

La peste nella letteratura
Nel 1347 la peste si manifestò nella colonia genovese di Caffa, sul mar Nero. Di qui una nave genovese, con topi infetti a bordo, raggiunse Costantinopoli, capitale dell’Impero bizantino. Da Costantinopoli, in quello stesso anno la terribile malattia raggiunse prima Messina e poi Marsiglia, in Francia, dilagando rapidamente in tutta l’Europa. Solo poche, fortunate, regioni vi sfuggirono.
Nel Trecento il maggior numero di vittime è causato dalla peste, diffusa nelle sue due forme: bubbonica e polmonare.
LEGGI LA CARTA LE PRINCIPALI VIE DI COLLEGAMENTO TRA EUROPA E ASIA
Oceano Atlantico
Colonia
Parigi
Francoforte
EUROPA
Lipsia
Marsiglia
Kiev Cracovia
Messina Praga
Rostov
Belgrado Vienna Ca a Trebisonda Il Cairo
Costantinopoli
Aleppo Lajazzo
Alessandria
Astrakhan
Bukhara
Tabriz
Samarcanda
Baghdadi Rayy
Karakorum
Tashkent Kashgar
Balkh Merv
Lanzhou
Khotan
Tibet
Osserva la carta e svolgi l’attività
Individua e cerchia sulla carta i nomi delle città citate nella lezione.
Khanbaluc (Pechino)
Chang’an
La medicina di quel tempo non conosceva nessuna terapia per fermare la peste né per curarla. Il consiglio più utile che fornivano i medici era la fuga dai luoghi infetti. Gli altri rimedi non servivano a nulla. Poiché la medicina era impotente, la gente invocava l’aiuto di Dio e dei santi. Nelle città e nei villaggi si organizzavano processioni religiose. Queste iniziative, però, aggravarono la situazione, perché spingevano le persone ad ammassarsi negli stessi luoghi, a contatto l’una con l’altra, favorendo il contagio.
La medicina del tempo è impotente contro la peste. La gente si affida allora alla preghiera e alle processioni, ma queste ultime aumentano il pericolo del contagio.

Di fronte a una malattia che non sapeva spiegare e contro la quale non conosceva rimedi, il popolo cercò un capro espiatorio, cioè un colpevole, a cui dare la responsabilità di tutte le sofferenze che pativa. Questo capro espiatorio, in molti casi, furono gli Ebrei, che venivano considerati responsabili della morte di Gesù Cristo. La gente pensava che avvelenassero i pozzi o ungessero gli oggetti con unguenti che provocavano la malattia. Erano ovviamente accuse infondate, anche perché la peste non risparmiava neppure gli Ebrei. Molti di loro furono uccisi e le loro case vennero saccheggiate e poi bruciate.
Non conoscendo le cause scientifiche della peste, tra la gente si diffonde la convinzione che l’epidemia sia causata dagli Ebrei. In alcune località si scatenano contro di loro sanguinose persecuzioni.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Perché la peste del Trecento fu chiamata “peste nera”?
b. Da dove proveniva l’infezione?
c. Qual era il modo più efficace, consigliato dai medici, per sfuggire al contagio?
d. Quando scoppiò la peste, di che cosa furono accusati gli Ebrei?
Capro espiatorio: termine che indica il rito con cui gli Ebrei espiavano i peccati della comunità che venivano simbolicamente caricati su un capro allontanato nel deserto.
Verifica la comprensione
2 Completa la tabella.
La peste nera
Anno di inizio
Patogeno responsabile
Primo luogo in cui si manifestò
Sintomi
Terapie utili
Morti in Europa

La peste nera che colpì l’Occidente nel 1347 rivelò l’impotenza della medicina del tempo di fronte a un’epidemia devastante. Tale impotenza nasceva in primo luogo dall’impossibilità di comprendere la causa del morbo. Mancavano infatti, a quel tempo, le conoscenze e gli strumenti tecnici per poterne definire la natura. I tentativi di dare una spiegazione erano privi di base logica e scientifica, quindi i metodi escogitati per combatterlo erano del tutto inefficaci.
Un tentativo di spiegare il fenomeno in maniera “razionale” consisteva nel porre in relazione la peste con l’aria. Il ragionamento era questo: qual è la malattia più terribile che esiste al mondo? La peste. Qual è l’elemento che più abbonda nel mondo? L’aria. Dunque a causare la peste non può essere che l’aria! Per questo il medico che visitava un malato di peste indossava una strana maschera con un lungo becco. Dentro al becco erano posti dei profumi, le cui essenze si riteneva che potessero purificare l’aria e preservare dal contagio. In realtà, l’unico modo per non essere infettati consisteva nell’evitare di toccare il malato o gli oggetti venuti a contatto con lui.

I rimedi prescritti più di frequente erano purghe e salassi. Il salasso, che consisteva nel fare uscire sangue dalle vene attraverso un’incisione, era utilizzato perché si pensava che in questo modo il sangue si sarebbe purgato delle sostanze cattive che portavano la malattia. I salassi erano effettuati non dai medici ma dai chirurghi e dai semplici barbieri, che, abili nel manovrare rasoio e forbici, potevano garantire un buon intervento.
I barbieri talvolta facevano anche i cavadenti, cioè erano i dentisti dell’epoca. Chirurghi e cavadenti non usavano l’anestesia, che non conoscevano, e intervenivano senza nessuna precauzione di igiene. infezioni erano frequenti e potevano portare il paziente alla morte.
◀ Estrazione di un dente durante il Medioevo: il dentista tiene in mano una pinza d’argento e ha una collana di grandi denti.
Non fu soltanto la peste a rivelare le scarse competenze scientifiche dei medici medievali. In generale, essi sapevano ben poco sull’origine delle malattie, anche perché era allora proibito sezionare i cadaveri per studiare l’anatomia del corpo umano. Le cure erano spesso inutili, se non dannose. Tuttavia il medico era una figura sociale di grande prestigio, perché aveva studiato all’università. I medici, però, si facevano pagare molto, quindi solo i ricchi li consultavano. La maggior parte della gente si affidava a rimedi tradizionali, per lo più a base di erbe. Naturalmente, a quel tempo, gli esami clinici erano molto superficiali e non esistevano le moderne apparecchiature. Quando visitava un paziente, il medico di solito esaminava le urine messe in un’ampolla. Inoltre controllava il polso, il sangue, la saliva e il colore della pelle. Sulla base di queste osservazioni e dei sintomi del malato, faceva la diagnosi.
Le medicine erano per lo più sciroppi, pomate, pillole e confetti. Le preparava lo speziale, seguendo le indicazioni del medico. Lo speziale era il farmacista dell’epoca: dosava e mescolava le sostanze curative (per lo più ricavate da piante e fiori oppure da metalli), per preparare la medicina. Il suo nome deriva dal fatto che, oltre ai medicinali, vendeva anche le spezie, molte delle quali si riteneva avessero capacità curative.
I primi ospedali, cioè luoghi esclusivamente riservati al ricovero e alla cura degli ammalati, furono costruiti dagli Arabi. Nel Medioevo cristiano, invece, non esistevano ospedali, ma solo ricoveri che accoglievano poveri, anziani, orfani e anche ammalati senza famiglia e senza nessuno che li assistesse. Queste diverse categorie di persone erano spesso ammassate tutte insieme: di conseguenza, in questi ricoveri le malattie, anziché essere guarite, si diffondevano e contagiavano un gran numero di persone.


Ora tocca a te: svolgi l’attività
Osserva la miniatura in basso e descrivi la scena che si svolge all’interno dell’ospedale. Che impressioni ne ricavi?
Inizia la Guerra dei Cent’anni tra la Francia e l’Inghilterra.
La Francia, grazie all’opera di Filippo II Augusto ( p. 124), era diventata la maggior potenza continentale. Nel Trecento e in parte del Quattrocento, fu protagonista di una guerra interminabile contro l’Inghilterra, che, proprio per la sua durata, è passata alla storia con il nome di Guerra dei Cent’anni. A scatenare il conflitto fu il tentativo della Francia di riconquistare il ducato di Aquitania, un vasto e ricco feudo in terra di Francia. Nel 1152 la duchessa Eleonora d’Aquitania aveva portato in dote al marito questo territorio, quando aveva sposato il sovrano inglese Enrico II. Enrico II, che portava la corona d’Inghilterra, era diventato così, al tempo stesso, feudatario del re di Francia.
Nel 1337 il re francese Filippo VI decise di sottrarre l’Aquitania al re inglese Edoardo III. Questi reagì proclamandosi re di Francia. Fu l’inizio della Guerra dei Cent’anni, che si prolungò, con alcune interruzioni, dal 1337 al 1453. Inizialmente furono gli Inglesi ad avere la meglio. Essi sconfissero gli avversari nelle battaglie di Crécy (1346) e di Azincourt (1415), e il re d’Inghilterra Enrico V ottenne anche la corona di Francia. Gli Inglesi occupavano gran parte del Paese, compresa la città di Parigi.


Tra il XIV e il XV secolo la Francia si trova al centro di un evento storico di grande importanza: la Guerra dei Cent’anni. Il conflitto è causato dal tentativo del re francese di sottrarre a quello inglese il feudo di Aquitania.
A questo punto entrò in scena Giovanna d’Arco, che i Francesi ribattezzarono la “Pulzella (la vergine) d’Orléans”. Era una ragazza analfabeta, di famiglia contadina. Persuasa da alcune visioni di essere stata chiamata da Dio a liberare la Francia, abbandonò casa e famiglia. Osò presentarsi alla corte del re e ottenne l’autorizzazione a comandare l’esercito inviato a liberare dall’assedio la città di Orléans (1429). Giovanna, che aveva diciassette anni, indossò abiti maschili, si tagliò i capelli e si nascose il viso con l’elmo. Il suo entusiasmo rianimò il morale dei soldati francesi, provati dalle ripetute sconfitte. La giovane li guidò alla vittoria e liberò Orléans. Carlo VII poté così essere incoronato re. Proprio allora, però, i destini di Giovanna e quelli del re si divisero. Mentre Carlo iniziava a trattare con gli Inglesi per giungere a un accordo, Giovanna decise di proseguire la lotta fino alla vittoria finale. Al comando dei suoi uomini, marciò su Parigi. Sotto le mura della capitale fu però ferita e venduta agli Inglesi, che la consegnarono a un vescovo. Questi la processò per eresia e stregoneria. Venne condannata a morte e arsa viva nel 1431 a Rouen.
Dopo i successi di Giovanna d’Arco, la guerra riprese e questa volta i Francesi conseguirono importanti vittorie. Riconquistarono sia Parigi sia i territori, come l’Aquitania, che dipendevano dalla corona inglese. All’Inghilterra rimase solo il porto di Calais, sul canale della Manica. Era il 1453. A oltre un secolo dall’ormai lontano 1337, la Guerra dei Cent’anni era finita.
Giovanna d’Arco, una giovane contadina, ottiene la guida dell’esercito e sconfigge i nemici. Catturata, viene processata e arsa sul rogo. I Francesi riescono a scacciare gli Inglesi. Solo la città di Calais resta nelle mani di questi ultimi.
All’inizio del XIV secolo, la Chiesa entrò in conflitto con il re di Francia Filippo IV, detto Filippo il Bello, il quale impose al clero francese di pagare le tasse, cosa che in precedenza non faceva. Papa Bonifacio VIII si oppose, ma Filippo inviò un esercito a Roma e fece imprigionare per qualche giorno lo stesso papa, nella residenza di Anagni, vicino a Roma. Alla morte di Bonifacio VIII (1304), Filippo fece eleggere un papa francese, il primo della storia, che prese il nome di Clemente V. La sede papale venne trasferita ad Avignone, una città del Sud della Francia. Questo periodo fu chiamato cattività avignonese. Nel 1378 i cardinali non trovarono un accordo sul nome del futuro papa e furono eletti due pontefici, causando una spaccatura: il cosiddetto Scisma (cioè “divisione, separazione”) d’Occidente.
Il papa francese Clemente V sposta la sede papale ad Avignone. In seguito vengono eletti due pontefici diversi. Si ha così lo Scisma d’Occidente.
Per riunificare la Chiesa, i vescovi si riunirono a Costanza, in Svizzera. Il concilio (assemblea dei vescovi) durò ben quattro anni, dal 1414 al 1418. Al termine si decise di deporre entrambi i papi in carica e di eleggerne uno nuovo nella persona di Martino V. Fu così ristabilita l’unità della Chiesa (1417).
Il concilio di Costanza porta alla riunificazione della Chiesa. I due papi in carica sono entrambi deposti e ne viene eletto uno nuovo, riconosciuto da tutti.
STUDIA
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali accuse furono rivolte a Giovanna d’Arco durante il processo?
b. Quale possedimento in terra di Francia rimase agli Inglesi dopo la Guerra dei Cent’anni?
Verifica la comprensione
1378
Vengono eletti contemporaneamente due papi diversi e la Chiesa si spacca in due: è lo Scisma d’Occidente.
▼ Ritratto di papa Martino V, eletto alla fine del concilio di Costanza.

2 Scrivi accanto agli eventi sotto elencati il nome del papa che ne fu protagonista.
a. Spostò la sede papale ad Avignone: ..........................
b. Fu eletto papa dal concilio di Costanza:

espressiva

Il 30 maggio del 1431 Giovanna d’Arco, la “Pulzella d’Orléans”, salì sul patibolo. La sua vicenda ha dell’incredibile ed è certamente unica nella storia. Non si era mai vista una donna a capo di un esercito, oltretutto di umili condizioni, giovanissima e analfabeta. Eppure il suo entusiasmo, la sua fede e il suo coraggio le permisero di raggiungere un traguardo insperato. E se pure questa avventura si concluse per lei in modo tragico, la sua azione cambiò la storia e chiarì il destino delle due maggiori potenze dell’epoca: l’Inghilterra, privata dei suoi domini continentali, si sarebbe concentrata sul mare, la Francia sarebbe diventata una delle massime potenze europee.
Una folla silenziosa è accalcata attorno al patibolo, nella piazza del mercato di Rouen. Nobili, borghesi, popolani attendono che il boia getti la torcia sulla catasta di legna e il rogo divampi. Negli occhi dei presenti traspare un dolore trattenuto, qualcuno piange. La fanciulla che attende il proprio destino non mostra segni di paura, non chiede pietà. Il suo sguardo è rivolto al cielo. Forse sente ancora quelle voci che le avevano parlato anni prima, quando la sua avventura non era ancora cominciata. Voci di angeli, che le si rivolgevano mentre conduceva al pascolo le sue pecore, nel silenzio dei campi. Voci che la chiamavano a liberare la Francia dal nemico inglese. E lei sapeva bene che quelle voci parlavano in nome di Dio.
Per questo aveva dato loro ascolto e si era messa in viaggio per Chinon, dove si trovava Carlo, il legittimo erede al trono di Francia. Ciò che voleva dirgli era semplice, anche se incredibile. Gli avrebbe chiesto di metterla a capo del suo scarno esercito e di riprendere la guerra. Lei avrebbe condotto i soldati francesi alla vittoria, perché Dio era con lei e con la Francia. E che la fanciulla fosse protetta da Dio fu evidente quando Carlo accettò. Una cosa del genere non si era mai vista: una ragazzina analfabeta di diciassette anni alla guida di un esercito! Non aveva perso tempo, poi. Le truppe ai suoi ordini dovevano combattere una guerra santa, perciò non potevano macchiarsi di alcun peccato. Giovanna aveva impedito ai suoi uomini di compiere violenze e saccheggi, e imposto a tutti di confessarsi. Aveva anche preteso che l’esercito si riunisse in preghiera due volte al giorno davanti alle insegne di Francia. Forse, in questi ultimi istanti sul patibolo, Giovanna rivede le fasi della sua tumultuosa esistenza: le vittorie, la liberazione di Orléans, l’incoronazione di Carlo.
Gli eventi, poi, erano scivolati via uno dietro l’altro, sempre più disastrosi: i dubbi di Carlo, tentato dalla pace, la prosecuzione della guerra senza l’appoggio del re, il ferimento, la cattura da parte dei Borgognoni, alleati degli Inglesi. E poi l’episodio più umiliante: i Borgognoni l’avevano venduta agli Inglesi. Il prezzo, per la verità, era stato altissimo, tanto che per pagarlo il re d’Inghilterra aveva dovuto imporre una nuova tassa ai suoi sudditi! Infine la prigionia nel castello di Rouen, quindi il processo e l’accusa di eresia e stregoneria. E il tormento di comparire davanti a giudici che non sentivano le sue parole, non prendevano in considerazione i suoi argomenti. Giudici come il cardinale di Winchester, Henry Beaufort, animato solo dalla volontà di condurla al patibolo.
Ma ora quei tempi sembrano lontani, anche se sono passati appena pochi mesi. Ora Giovanna è pronta. La sua storia ormai non è più di questo mondo. Solo una cosa le manca: una croce che l’accompagni nel momento in cui sta per presentarsi a Dio. Un soldato inglese, commosso, si china a raccogliere due rami secchi e glieli porge. Giovanna li stringe al petto. A un cenno del giudice, il boia getta la torcia sulle fascine che si accendono prima con fatica, poi divampano, avvolgendo nel loro abbraccio mortale il corpo della giovane. E dalle fiamme, tra il fumo e le faville, per sei volte si leva l’invocazione: «Gesù!». «Siamo tutti perduti! − gridano i carnefici − Abbiamo bruciato una santa!».
Ora tocca a te: leggi e scrivi La vita e la morte di Giovanna d’Arco sono state spesso raccontate da letteratura, film, musica e pittura. Come immagini la sua vicenda? Come la racconteresti se dovessi scrivere una canzone su di lei? Prova a scriverne le strofe. Fai attenzione alla scelta delle parole, devono combinarsi insieme e “suonare” bene!



Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
peste y Asia y terzo y Ebrei y castelli y guerre
Il Trecento è un secolo molto duro per l’Europa: la popolazione diminuisce a causa di , carestie e per un’epidemia di , arrivata dall’ . In pochi anni, dal 1347 al 1350, uccide circa un della popolazione europea. In molti Paesi, gli ................................................ sono accusati di diffondere la peste. I nobili cercano di scaricare i costi della crisi sui contadini aumentando gli affitti e imponendo nuovi obblighi di lavoro. I contadini si ribellano e in molte parti d’Europa assaltano i ................................................ dei nobili.
Francesi y Giovanna y Inghilterra
Nel 1337 scoppia la guerra tra e Francia, che durerà fino al 1453 (è infatti chiamata Guerra dei Cent’anni).
I ................................................ inizialmente sono sconfitti ma alla fine risultano vittoriosi, anche grazie al coraggio e al sacrificio di ................................................ d’Arco, una giovane che guida il loro esercito.
Avignone y Bonifacio VIII y Costanza y Occidente y Filippo
All’inizio del XIV secolo anche la Chiesa attraversa una grave crisi per il contrasto tra il re di Francia, il Bello, e papa . Il nuovo papa, Clemente V, appoggiato dal re francese, sposta la sede papale da Roma ad , in Francia. Per molti anni i papi risiedono in Francia. In seguito si verifica il cosiddetto Scisma d’ . Scisma significa “separazione”, e infatti per molti anni ci sono due papi, uno con sede a Roma e l’altro in Francia. Lo Scisma finisce solo nel 1417 con il concilio di ................................................. La sede dei papi torna a Roma.
CONOSCI E USA LE PAROLE DELLA STORIA
1 Scrivi accanto a ciascuna definizione il termine corrispondente. carestia y epidemia y salario y salasso y jacquerie
a. Prelievo di sangue:
b. Grave mancanza di cibo: .....................................
c. Diffusione di una malattia in un certo territorio per un certo tempo:
d. Paga di un lavoratore dipendente:
e. Rivolta contadina francese:
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
2 Completa il testo con le parole opportune.
Nel 1337 il re francese Filippo VI decise di sottrarre l’ al re inglese Edoardo III. Questi reagì proclamandosi re di Francia. Fu l’inizio di una guerra che si prolungò, con alcune interruzioni, dal 1337 al 1453. Inizialmente furono gli ad avere la meglio. Poi però entrò in scena , una ragazza analfabeta, di famiglia contadina. Essa ottenne l’autorizzazione a comandare l’esercito francese e liberò dall’assedio la città di Carlo VII poté così essere consacrato .
3 Collega a ciascuna causa la sua conseguenza.
1. Molti contadini muoiono per le carestie o di peste.
2. Le carestie peggiorano le condizioni dei contadini.
3. Si organizzano processioni religiose per far cessare la peste.
4. Non si conoscono le cause della peste.
A. Scoppia una jacquerie.

B. L’affollamento favorisce i contagi di peste.
C. Gli Ebrei sono accusati di propagare la peste e sono perseguitati.
D. Boschi e paludi invadono le terre che in precedenza erano coltivate.
4 Riassumi in un breve testo (circa 15 righe) che scriverai sul quaderno gli elementi essenziali della lezione 4. Ricorda di includere i seguenti concetti:
• Perché in Francia ci sono territori che appartengono alla corona inglese
• Perché scoppia la Guerra dei Cent’anni
• Chi è il personaggio simbolo di questa guerra
• Come si conclude il lungo conflitto
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 Nei primi decenni del XIV secolo le carestie non risparmiarono nessun Paese europeo. Il testo seguente descrive la sventura che si abbatté sugli abitanti della Francia settentrionale in seguito alla catastrofe climatica che colpì quella regione. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Nell’anno 1316, a causa delle piogge torrenziali e per il fatto che il raccolto avvenne in cattive condizioni e in molti luoghi risultò distrutto, cominciò una fortissima carestia di grano e di sale. Il popolo in molti luoghi cominciò a mangiare poco pane, perché non ce n’era abbastanza; molti mescolavano come potevano fave, orzo, un fungo chiamato vescia e tutto il grano che riuscivano a procurarsi. Poi mangiavano questo pane che così avevano fatto. A causa del freddo e della fame, i corpi cominciarono a indebolirsi e le malattie a svilupparsi; ne risultò una mortalità così forte che nessuno aveva mai visto niente di simile o ne aveva sentito parlare.
J. Glenisson e J. Day, Testi e documenti di storia medievale
a. Che cosa ha danneggiato il raccolto?
b. Quali generi vengono a mancare?
c. Che cosa indebolisce i corpi della gente?
2 Sfruttati in maniera disumana, i contadini francesi diedero vita, nel 1358, a rivolte rabbiose contro la nobiltà. Leggi il testo e rispondi alle domande. Naturalmente, nel leggere il testo bisogna tener presente che l’autore appartiene egli stesso alla nobiltà e quindi la sua testimonianza potrebbe essere poco obiettiva.
La rabbia dei contadini
Alcuni abitanti di villaggi contadini, privi di un capo, si riunirono nelle campagne del Beauvaisis. I primi non erano neppure cento uomini e dicevano che tutti i nobili del regno di Francia, cavalieri e scudieri, tradivano il regno e che sarebbe stato un gran bene distruggerli tutti. [...]
Allora si misero insieme e fecero irruzione in un castello e presero il cavaliere e lo legarono ad un palo ben stretto […] poi uccisero la moglie, la figlia e tutti i bambini, e anche il cavaliere, fra grandi sofferenze, e bruciarono e demolirono il castello. Così fecero in molti castelli e case signorili e i ribelli si moltiplicarono fino a che furono presto seimila.
J. Froissart, Cronache, Librairie Hachette, 1881
a. Quali motivi spinsero i contadini alla rivolta contro i nobili?
b. Quale fu la prima azione compiuta dai ribelli?
3 Nel XIV e XV secolo nell’arte il tema della morte fu rappresentato frequentemente. Il pensiero della morte, del resto, doveva essere molto presente in un’epoca caratterizzata da gravi calamità come le carestie e la peste. Osserva questo affresco della metà del Trecento che raffigura il tema del “trionfo della morte” e rispondi alle domande.

La figura al centro, a cavallo, rappresenta la morte.
a. La morte è rappresentata come: un uomo anziano una donna anziana una donna giovane
b. Descrivi il suo abbigliamento.
c. Quali armi porta? ........................................................................................................................
d. Descrivi i personaggi sulla sinistra.
e. Descrivi i personaggi sulla destra.
f. Verso quale dei due gruppi di personaggi si sta dirigendo la morte, prendendoli di mira con il suo arco?
g. I personaggi sulla destra: sono spaventati. si preparano a combattere la morte. non si accorgono dell’arrivo della morte.
h. Cerchiamo di dare un’interpretazione complessiva del dipinto. Completa il brano seguente, scegliendo le espressioni in elenco: giovani spensierati y vecchi e malati y improvvisamente Il dipinto mostra che la morte può arrivare , quando uno meno se lo aspetta. Infatti la morte trascura il gruppo di e prende di mira i ..................................
Peggioramento del clima y diminuisce la produzione agricola y le carestie colpiscono le campagne e le città y i nobili scaricano sui contadini i costi della crisi y rivolte contadine y i nobili reprimono duramente le rivolte
La crisi del Trecento
colpisce
Peste nera y proviene dalla Cina y colpisce gran parte dell’Europa y non è curabile
Guerra dei Cent’anni y prime vittorie inglesi y intervento di Giovanna d’Arco y condanna a morte di Giovanna d’Arco y definitiva vittoria francese y calo demografico y diminuiscono le aree coltivate e aumentano le foreste
y la sede del Papato è trasferita ad Avignone y sono eletti due papi diversi e comincia lo Scisma d’Occidente (1378) y il Concilio di Costanza ristabilisce l’unità della Chiesa (1414-1418)
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Perché si verifica un calo demografico nel Trecento?
Lezione 2 Come reagisce il popolo alle nuove tasse imposte dai signori?
Lezione 3 Come si diffonde la peste nel Trecento?
Lezione 4 Perché scoppia la Guerra dei Cent’anni? Che cosa si intende per Scisma d’Occidente?
RIFLETTI SUL LESSICO
2 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 215.
3 Le parole chiave su cui hai riflettuto in questa unità hanno anche altri significati. Spiega a voce che cosa vogliono dire nel contesto delle seguenti frasi:
a. Quel ragazzo è una vera peste
b. Mia sorella maggiore sta attraversando una crisi adolescenziale.
c. Quando parlo con Marco non so mai dove sia la verità: è molto abile nel rivoltare la frittata.
STEP 1: OBIETTIVO
Scrivi, sotto la supervisione di un adulto e con l’ausilio di un chatbot, un testo con i dati delle principali epidemie in Europa nel Medioevo. Soffermati in particolare sugli ambienti colpiti da ogni malattia (città o campagna, luoghi vicini o distanti dal mare ecc.).
STEP 2: ISTRUZIONI
Chiedi al chatbot informazioni sulle principali epidemie del Medioevo. Per ogni epidemia, chiedi di specificare l’area geografica maggiormente colpita.
STEP 3: VERIFICA
Una volta ottenute le informazioni, verificane l’esattezza confrontandoti con la classe. Sulla base di queste, scrivi un breve testo sul tuo quaderno.



•
• I Medici
•
EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL PASSATO 1454



L’Umanesimo e il Rinascimento, movimenti culturali sviluppati e diffusi tra il XV e il XVI secolo, hanno posto le basi del nostro pensiero moderno. In quel tempo, infatti, gli intellettuali delinearono una nuova concezione dell’essere umano, considerandolo un elemento centrale nell’universo. La riscoperta dei classici greci e latini, la promozione delle scienze, la celebrazione dell’arte e della bellezza hanno incoraggiato la libertà di pensiero e la tolleranza. Questi valori, ancora oggi fondamentali, ci ricordano l’importanza della conoscenza e della creatività per costruire un futuro migliore.
MARCHESATO
Dove si trovano la maggior parte degli Stati italiani? 1441
MARCHESATO
Rispondi alla domanda

Incontra il personaggio
Guarda il video su Lorenzo de’ Medici e svolgi le attività.
Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, nasce nel 1449 e muore nel 1492. Signore di Firenze, incarna perfettamente la figura del principe rinascimentale, perché unisce alle doti politiche una spiccata sensibilità artistica. Alla sua corte ospita pittori, scultori e scrittori. Lui stesso è un apprezzato poeta. Il Magnifico è anche un politico abile nell’amministrare un potere che molti desiderano sottrargli: alcuni rivali – il papa, il re di Napoli, il duca di Urbino – organizzano una congiura contro lui e il fratello Giuliano, che muore, mentre Lorenzo riesce a salvarsi. Anziché vendicarsi, egli cerca un accordo con i nemici; evita guerre inutili e assicura alla Penisola un periodo di pace.
Rispondi alla domanda
Perché Lorenzo de’ Medici rappresenta perfettamente la figura del principe rinascimentale?
Nel passo qui riportato, lo storico fiorentino Francesco Guicciardini (1483-1540) descrive la straordinaria stagione di prosperità vissuta dal nostro Paese nella seconda metà del Quattrocento.
L’Italia non aveva mai conosciuto tanta prosperità, né provato una condizione tanto desiderabile quanto quella in cui si trovava nell’anno 1490 e negli anni precedenti e immediatamente successivi. Perché, essendo tutta pacificata e tranquilla, era coltivata sia nei luoghi più montuosi e sterili sia nelle pianure e nelle zone più fertili. E non era sottoposta al comando di nessuno che non fosse italiano. Non solo era ricca di abitanti, di merci e di ricchezze, ma riceveva prestigio dalla magnificenza di molti principi e dallo splendore di molte nobilissime e bellissime città. Essa era sede del papato ed era retta da governatori assai capaci nell’amministrazione della cosa pubblica. Vivevano in Italia uomini che eccellevano in tutte le discipline e in tutte le arti. Non le mancava neppure la gloria militare. Per tutte queste doti, godeva di grande fama e ammirazione presso tutte le nazioni.
F. Guicciardini, Storia d’Italia


Rispondi alla domanda
Quali sono le condizioni in Italia nel Quattrocento, durante il periodo di pace?
UMANESIMO Movimento nato in Italia con la riscoperta dell’arte classica.
ARTE Settore in cui nel Rinascimento si raggiunsero alti livelli espressivi, con capolavori ammirati in tutto il mondo.
PACE Condizione di assenza di guerre e conflitti tra le potenze presenti sul territorio italiano.
In Italia lo sviluppo dei comuni ebbe due conseguenze, una positiva e una negativa. Positiva fu la vivacità economica, politica e culturale di questi organismi, che avevano profondamente rinnovato la società medievale. Al loro interno si erano manifestate forze nuove, più intraprendenti e più libere. Il vecchio ordinamento feudale che immobilizzava la società in una rete di obblighi e vincoli venne superato. I comuni conquistarono la libertà di organizzarsi e di lavorare. Le aree in cui si svilupparono queste istituzioni erano all’avanguardia in Europa grazie al benessere raggiunto. La libertà aveva favorito non solo l’economia, ma anche la cultura e l’arte. Città come Milano, Firenze, Genova e Venezia avevano poche rivali nel continente per ricchezza, bellezza e numero di abitanti. D’altra parte, però, il sorgere dei comuni aveva impedito il formarsi di un’unità nazionale simile a quella realizzata in Francia o nella Penisola iberica. L’Italia rimase perciò divisa e nei secoli successivi non poté reggere il confronto con Stati che proprio grazie all’unità potevano contare su maggiori risorse. Inoltre i comuni erano indeboliti dalle lotte interne e spesso si trovavano in contrasto (e talvolta in guerra) tra loro.
Con il sorgere dei comuni, la società si sviluppa e si arricchisce. In Italia, però, le divisioni comunali impediscono il formarsi di uno Stato unitario.

I governi comunali si erano dimostrati spesso incapaci di mantenere la pae l’ordine. Per questo, in molte città italiane fu nominato un capitano , scelto tra le famiglie più ricche e influenti. Il suo operato era sottoposto al controllo del Consiglio comunale e il suo incarico era limitato nel tempo.
Ben presto, tuttavia, alcuni capitani del popolo cominciarono ad agire a titolo personale, senza tener conto del Consiglio comunale e degli altri organi del comune. Il capitano del popolo si trasformò così in signore ed esercitava nel comune una specie di potere assoluto.
Alcuni capitani del popolo, nominati per riportare la pace, finiscono per conquistare un forte potere personale e diventano signori della città.
Molte città italiane (come Milano, Parma, Ferrara, Mantova, Urbino, Firenze e Verona) nel Trecento divennero signorie, ossia Stati governati da un unico signore. Questi fondava il suo potere su due elementi:
• il consenso della popolazione, perché il signore garantiva l’ordine nel comune, metteva fine alle lotte tra fazioni e spesso conquistava nuovi territori che rendevano più ricca e potente la sua città;
• la forza delle armi, con la quale il signore poteva sconfiggere i suoi nemici e tenere a bada gli oppositori. Egli, infatti, era in genere una persona molto ricca, che poteva arruolare truppe mercenarie, che in Italia erano presenti sotto forma di compagnie di ventura, ovvero piccoli eserciti comandati da un capitano che si metteva al servizio del signore. Tra i capitani più noti del tempo vi furono Muzio Attendolo Sforza e suo figlio Francesco, Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, e Francesco Bussone, detto il Carmagnola. Gli eserciti comunali furono perciò sciolti.
I signori contano sul consenso dei cittadini, stanchi delle lotte interne. Inoltre essi arruolano le milizie mercenarie, veri e propri eserciti che finanziano personalmente.
Quando un signore aveva il denaro sufficiente per pagarsi un esercito e poteva contare su funzionari esperti e fedeli, la sua carica si trasformava da temporanea in permanente. Egli diventava infatti signore a vita e il suo potere e il suo titolo divenivano ereditari. Talvolta i signori riuscirono anche a ottenere dall’imperatore o dal papa un titolo nobiliare. Avvenne così il passaggio dalla signoria al principato. Il signore si trasformava in un vero e proprio sovrano, riconosciuto da un’autorità superiore.
Spesso i signori riescono a rendere ereditario il loro potere e a ottenere il riconoscimento dell’imperatore o del papa.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che senso l’esperienza dei comuni produsse risultati positivi?
b. In che senso, invece, produsse risultati negativi?
c. Perché i comuni entrarono in crisi?
d. Come si trasformò la figura del capitano del popolo?
e. Con quali mezzi i signori conquistarono il potere?
f. Come si trasformò la figura del signore?
Truppe mercenarie: truppe di soldati professionisti che combattono per denaro.
▼ Ritratto di guerriero con scudiero del pittore veneto Giorgione, che secondo alcuni critici raffigura il capitano di ventura Erasmo da Narni, detto il Gattamelata.

Verifica la comprensione
2 Completa il testo con i termini opportuni, che sceglierai tra quelli seguenti.
capitano • pace • signore • forza
Per riportare la e l’ordine, le famiglie più influenti sceglievano un del popolo.
Questi, utilizzando il consenso e la delle armi, riuscì a trasformarsi in .....................................
della Certosa di Pavia.
Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento molte signorie italiane si trasformarono in principati. Questi lottarono tra loro per estendere il proprio controllo su territori sempre più vasti. In Italia si formarono così alcuni Stati regionali. Tuttavia nessuno di questi riuscì a prevalere sugli altri e a unificare l’intera Penisola. Verso la metà del XV secolo nell’Italia settentrionale si imposero per forza politica, economica e militare il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.
Alcuni Stati italiani si ingrandiscono e sottomettono i vicini, ma l’Italia rimane frazionata in una serie di Stati di estensione regionale.
All’inizio del Trecento il governo di Milano era conteso tra due famiglie rivali: i Della Torre, appoggiati dal popolo, e i Visconti, sostenuti dai nobili e dal clero. Questi ultimi riuscirono a prevalere nel 1311 e ottennero il governo della città. La corte dei Visconti acquistò prestigio e si caratterizzò soprattutto per la vita sfarzosa che vi si conduceva. Alla metà del Trecento essi erano ormai signori non solo di Milano, ma di gran parte della Lombardia.

Milano continuò a espandersi per circa un secolo, tanto da raggiungere le dimensioni di uno Stato regionale. Gian Galeazzo Visconti, nel 1395, ottenne il titolo di principe e duca e trasformò così la sua signoria in principato. Alla morte di Gian Galeazzo, il Ducato di Milano fu diviso fra i suoi tre figli. Quando poi, nel 1447, uno di questi, Filippo Maria Visconti, morì senza lasciare eredi, si aprì un conflitto tra gli aspiranti alla successione. Mentre infuriava la lotta tra i pretendenti, si fece avanti Francesco Sforza, capitano di una compagnia di ventura al servizio dei Visconti. Con il suo esercito occupò Milano e si proclamò duca nel 1450. Gli Sforza diventarono così signori di Milano e lo rimasero fino al 1535, quando il ducato passò alla Spagna.
Milano subisce il passaggio dal comune alla signoria e poi al principato. Protagonisti delle diverse fasi sono le famiglie dei Visconti e degli Sforza.
Al contrario di altri comuni italiani, l’antica Repubblica marinara di Venezia, soprannominata “la Serenissima”, non subì la trasformazione in signoria. Il governo della città rimase nelle mani del Maggior Consiglio, un’assemblea formata dai rappresentanti delle famiglie più potenti. Durante il XIV secolo Venezia iniziò a espandersi sulla terraferma occupando tutto il Veneto e il Friuli. Nel secolo successivo si impadronì anche delle città lombarde di Brescia e di Bergamo riuscendo così a creare un ampio dominio, compreso tra i fiumi Adda e Isonzo. I confini di questo Stato sarebbero rimasti immutati fino alla fine del Settecento. Venezia perse invece i possedimenti nel Mediterraneo orientale a causa dell’avanzata dei Turchi Ottomani, che conquistarono prima l’isola di Cipro poi Creta.
La Repubblica di Venezia è governata da un’assemblea, il Maggior Consiglio, e non diventa una signoria. Estende il suo controllo anche sull’entroterra, dalla Lombardia al Veneto al Friuli.
Meno estese e potenti, ma centri culturali di primissimo piano, furono altre signorie dell’Italia settentrionale, come Ferrara, sotto la dinastia degli Estensi e Mantova, governata dai Gonzaga. Le signorie degli Scaligeri a Verona e dei Da Carrara a Padova furono poi assorbite da Venezia sul finire del Trecento. A Ravenna fiorirono i Da Polenta, a Rimini i Malatesta, a Urbino si insediarono i Montefeltro. Nell’Italia settentrionale continuava a prosperare la Repubblica di Genova, indebolita dal lungo scontro con Venezia e dalle rivalità interne, ma ancora dotata di un sistema commerciale e finanziario di prim’ordine.
In varie città dell’Italia settentrionale sorgono signorie dove si conduce una brillante vita culturale e artistica.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali Stati si imposero nell’Italia settentrionale durante il XV secolo?
b. Che titoli furono attribuiti a Gian Galeazzo Visconti?
c. Quale organo esercitava il governo a Venezia?
Verifica la comprensione
2 Completa le frasi scegliendo i termini corretti tra quelli proposti.


a. A Milano, dopo aver sconfitto i Medici Della Torre, il potere passò ai Visconti. Successivamente, però, la città cadde nelle mani di Federico Barbarossa Francesco Sforza.
b. A Venezia, soprannominata la Superba Serenissima, il potere fu esercitato dal Maggior Consiglio capitano del popolo. La città ingrandì il suo dominio sulla terraferma, ma in Oriente i Bizantini Turchi Ottomani le strapparono i possedimenti di Cipro e di Creta.
Mecenate: il nome deriva da Gaio Mecenate, consigliere dell’imperatore Augusto e protettore di artisti e letterati. Il termine oggi indica chi protegge e finanzia artisti e scienziati.
Nella seconda metà del XIII secolo, Firenze si impose come la prima città della Toscana, nonostante la sconfitta inflittale dalla città di Siena nella battaglia di Montaperti (1260). Successivamente Firenze vinse sulle truppe di Arezzo, presso Campaldino (1289). Tuttavia, la città era travagliata al suo interno: vi erano infatti violente discordie tra il partito dei guelfi (favorevoli al papa) e quello dei ghibellini (sostenitori dell’imperatore). I guelfi, che rappresentavano i ricchi borghesi della città ( p. 156), erano divisi in due fazioni, dette dei Bianchi e dei Neri. I Neri, sostenuti dal papa Bonifacio VIII, all’inizio del Trecento prevalsero e i Bianchi furono cacciati da Firenze. Tra le vittime di questa lotta interna vi fu il poeta Dante, di parte bianca, che, esiliato nel 1301, non tornò mai in patria. Per tutto il XIV secolo, Firenze continuò a essere teatro di tensioni e scontri: prima tra nobili e popolo, poi tra popolo grasso (mercanti e banchieri) e popolo minuto (artigiani, piccoli commercianti e lavoratori con un reddito non elevato). Alla fine il popolo grasso conquistò il potere, e alcune importanti famiglie di banchieri e uomini d’affari presero il controllo della città.
A Firenze, le famiglie più ricche, al termine di lunghe lotte con la piccola borghesia, conquistano il potere e controllano la città.
Verso la metà del Quattrocento a Firenze si verificò un nuovo cambiamento. La famiglia Medici, ricchi banchieri fiorentini che intrattenevano rapporti di affari con molti sovrani europei, assunse da sola il governo della città (1434). Fondatore di questa nuova signoria fu Cosimo il Vecchio. Egli riuscì ad accrescere il già notevole patrimonio familiare e assunse il governo di Firenze grazie anche al sostegno del popolo minuto. La potenza dei Medici raggiunse il vertice con Lorenzo, soprannominato il Magnifico (1449-1492), nipote di Cosimo. Lorenzo, come molti altri signori italiani del tempo, si comportò da mecenate, facendo della sua corte un centro molto vivace di iniziative culturali e artistiche.


I Medici, ricchi banchieri fiorentini, diventano signori della città. Lorenzo il Magnifico, un rappresentante di questa famiglia, chiama alla sua corte poeti, artisti e scienziati.
Nell’Italia centrale la realtà politica più vasta era quella dello Stato della Chiesa, governato dai papi. Si estendeva in parte nelle attuali regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e nella Romagna.
Fra Trecento e Quattrocento nel Sud si affermarono due regni tra loro collegati: il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia. Erano dominio degli Angioini, una famiglia proveniente dalla Francia. A questi subentrarono gli Aragonesi, originari della Spagna; Alfonso d’Aragona nel 1442 conquistò Napoli: qui fissò la propria corte e la città divenne un importante centro artistico e culturale. A Catania, invece, fondò la prima università siciliana. Durante il suo regno la Sicilia e la Sardegna vennero unite al Regno di Napoli.
Nell’Italia centrale si estende lo Stato della Chiesa. Nell’Italia meridionale si trovano il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia.
La politica di espansione degli Stati regionali li mise in competizione tra loro. Quando i domini veneziani e quelli milanesi vennero a confinare, tra le due città fu lotta aperta. Lo scontro coinvolse anche le potenze minori perché la possibile nascita di uno Stato molto esteso costituiva una minaccia per la loro indipendenza. Firenze, in particolare, cominciò a guardare i successi veneziani con preoccupazione. D’altra parte, neppure Venezia e Milano possedevano una forza sufficiente a imporsi da sole sugli altri. A quel punto, di fronte a una situazione senza vie d’uscita, Veneziani, Milanesi e Fiorentini si resero conto del pericolo di un conflitto generale, che non avrebbe portato vantaggi a nessuno. A Lodi, il 9 aprile 1454, essi stipularono una pace in base alla quale si impegnavano a mantenere la concordia e l’equilibrio nell’Italia centro-settentrionale. Gli anni che vanno dalla pace di Lodi alla morte di Lorenzo il Magnifico costituirono uno dei periodi più felici della storia italiana. La stabilità politica, la prosperità economica, lo splendore artistico e culturale della Penisola ne facevano un Paese ammirato da tutti. La mancata realizzazione di uno Stato unitario impedì, però, di difendere le conquiste effettuate.
Le lotte tra Venezia, Milano e Firenze non hanno un vincitore. Viene stipulata la pace di Lodi che stabilisce una situazione di equilibrio.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In quali fazioni era divisa, a Firenze, la borghesia guelfa?
b. Chi fu il fondatore della signoria a Firenze?
c. Con quale personaggio la dinastia dei Medici raggiunse il massimo del suo potere?
d. Di quali nazioni erano originari gli Angioini e gli Aragonesi?
e. Che cosa stabiliva la pace di Lodi?

Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. A Firenze, nello scontro fra Bianchi e Neri, prevalsero i Neri. F V
b. Il popolo minuto comprendeva la ricca borghesia fiorentina. F V
c. Alfonso d’Aragona unì al regno di Napoli anche la Sicilia e la Sardegna. F V
d. La pace di Lodi segnò il trionfo della potenza veneziana. F V
▼ Il David di Michelangelo incarna l’ideale dell’uomo rinascimentale, fatto a immagine e somiglianza di Dio, artefice del proprio destino.
Secondo la cultura diffusa nel Medioevo, la vita terrena era soltanto una preparazione all’aldilà. Quello che contava veramente era la vita eterna che, secondo il Cristianesimo, attende le persone dopo la morte. La vita sulla Terra aveva valore solo perché serviva a raggiungere il Paradiso dopo la morte. Inoltre, secondo la cultura medievale, tutto ciò che accadeva nel mondo era frutto di un disegno di Dio. L’essere umano poteva solo adeguarsi a questo disegno, ma non poteva cambiarlo. A partire dal Quattrocento però, andò formandosi una nuova concezione dell’uomo.

Nel Medioevo ciò che conta è il raggiungimento della salvezza ultraterrena, perciò l’esistenza umana è vista unicamente come preparazione a quell’obiettivo.
La rinascita delle città, dei commerci e la formazione dei liberi comuni avevano contrassegnato l’uscita dall’età feudale. Nonostante la crisi del Trecento, la civiltà europea aveva ormai imboccato una strada dalla quale non sarebbe più tornata indietro. Con l’indebolimento delle due autorità che avevano dominato l’Alto Medioevo – la Chiesa e l’Impero – era sorto un mondo nuovo. Gli abitanti delle città, una volta liberatisi dai vincoli feudali, avevano cominciato a organizzarsi autonomamente e avevano espresso una nuova iniziativa nel lavoro, nel pensiero e nell’arte. Avevano imparato che il loro successo dipendeva non da una misteriosa volontà divina, ma dalle capacità individuali, cioè dall’intelligenza e dalle abilità di ciascun individuo. E fu così che l’uomo cominciò a considerarsi artefice del proprio destino.
Con il superamento della società feudale, nasce una nuova concezione della vita. Le persone comprendono che il loro destino dipende dalle capacità individuali e si impegnano nella ricerca del successo.
Pur conservando la fede religiosa, gli intellettuali del tempo ribaltarono la concezione medievale. Essi cominciarono a sottolineare il fatto di essere stati creati a immagine e somiglianza di Dio e di essere le uniche creature viventi ad aver avuto in dono l’intelligenza. A che cosa sarebbe servito questo dono, se non avessero potuto utilizzarlo per rendere più piacevole la loro esistenza? La vita terrena doveva dunque essere vissuta nel migliore dei modi perché questa era la volontà divina.
L’uomo veniva così posto al centro dell’universo senza che questo significasse sminuire la potenza di Dio. Naturalmente una vita ben spesa doveva essere vissuta con dignità, onestà, laboriosità e nel rispetto del prossimo. La rivalutazione della vita terrena ebbe come conseguenza il sorgere di un nuovo interesse verso la na tura, vista come un organismo di cui l’uomo, attraverso l’os servazione diretta, poteva comprendere i meccanismi. Questo atteggiamento favorì il diffondersi di una curiosità intellettuale che avrebbe dato i suoi frutti soprattutto nel Seicento, quando nacque la scienza moderna.

▲ Lorenzo de’ Medici circondato da letterati, in un affresco di Vasari a Palazzo Vecchio, Firenze.
L’uomo vede se stesso come essere dotato di intelligenza che gli permette anche di studiare la natura per comprenderne i meccanismi.
Giannozzo Manetti (1396-1459) è l’autore di un trattato in cui esalta l’ingegno umano, che ha saputo creare macchine meravigliose, inventare la lingua e la scrittura, coltivare la conoscenza e le arti.
Che dire dell’acutezza dell’ingegno umano, così bello e affascinante? Esso è talmente grande che tutto ciò che è stato fatto dopo la creazione dell’universo è opera della mente umana. L’uomo ha realizzato tutte le case che si vedono, tutti i villaggi, tutte le città, tutti gli edifici del mondo. E tutte queste opere sono così
Leggi il testo e rispondi alle domande
a. Come viene definito l’ingegno umano?
b. Da chi sembrano essere state create le opere umane?
numerose e così pregevoli che sembrano addirittura essere state create dagli angeli.
Sono frutto della sua attività le pitture, le sculture, le arti, la scienza e la filosofia. Appartengono all’uomo tutte le invenzioni, i tipi di linguaggio e di scrittura con i quali gli esseri umani hanno potuto comunicare ad altri i loro pensieri e i loro sentimenti.
A lui appartengono infine le macchine e gli strumenti ammirevoli e quasi incredibili che egli ha saputo costruire e fabbricare con straordinaria tenacia.
G. Manetti, La dignità dell’uomo, Bompiani
c. Quali creazioni umane hanno carattere prevalentemente pratico?
d. Quali hanno carattere artistico?
e. Quali hanno carattere comunicativo?
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Qual era, secondo la concezione medievale, lo scopo della vita terrena?
b. Da che cosa dipendeva, nella concezione rinascimentale della vita, il successo delle persone?
c. Perché gli intellettuali del Rinascimento pensano di essere stati privilegiati da Dio rispetto alle altre creature viventi?

▲ L’uomo Vitruviano, disegno di Leonardo da Vinci divenuto simbolo dell’Umanesimo, perché mostra l’uomo come centro razionale dell’universo.

Moda e vita quotidiana a corte
La rivalutazione delle capacità dell’uomo fu definita Umanesimo. All’origine dell’Umanesimo vi furono la riscoperta e lo studio delle antiche opere letterarie dei Greci e dei Romani, che erano state dimenticate o sottovalutate per molti secoli, in quanto opere di autori pagani. Nel Trecento lo studio del greco antico e del latino fu inserito nella formazione scolastica delle scuole superiori. Fu avviata un’intensa ricerca dei testi dell’antichità che erano conservati nelle biblioteche dei monasteri, dove i monaci amanuensi li avevano copiati e archiviati. Altri libri giunsero da Costantinopoli dopo la conquista della città da parte degli Ottomani. Infatti gli intellettuali bizantini, quando fuggirono da Oriente, portarono con sé i testi che possedevano. Gli autori dell’antica Grecia e dell’antica Roma tornarono a essere letti e studiati in tutta Europa e in particolare in alcune città italiane, come Firenze e Venezia.
Il movimento che rivaluta le capacità dell’uomo si chiama Umanesimo ed è originato dalla riscoperta degli autori greci e latini, a lungo ignorati o male interpretati.
Tra la fine del Trecento e la prima metà del Cinquecento in Italia fiorirono la cultura e l’arte. Straordinarie opere di architettura, scultura, pittura, importanti scoperte nel campo della scienza, moderne idee filosofiche si diffusero e portarono un forte spirito di novità. Quel periodo è chiamato Rinascimento, termine che fa riferimento alla rinascita della cultura classica verso la quale artisti e scienziati di quell’epoca provavano grande ammirazione. Questi intellettuali intendevano far “rinascere” la cultura antica dopo il Medioevo, che per loro rappresentava un periodo di decadenza.
Tra la metà del XIV secolo e la prima metà del XVI secolo si ebbe in Italia il Rinascimento, caratterizzato da una notevole fioritura artistica.
Il luogo di origine e sviluppo del Rinascimento fu l’Italia. Qui i signori e i principi facevano a gara a ospitare nei loro palazzi artisti, intellettuali e scienziati, ai quali commissionavano opere. Le corti più prestigiose, come Roma, Firenze, Ferrara, Mantova e Urbino, furono splendidamente decorate da pittori e scultori. Le città furono impreziosite da monumenti di rara bellezza. Gli scrittori composero poemi e celebrarono le gesta dei cavalieri medievali e l’origine delle signorie.
Gli studiosi riportarono alla luce il patrimonio della cultura greco-latina, i filosofi posero l’uomo al centro dell’universo e gli scienziati approfondirono la conoscenza della natura basandosi sull’esperienza diretta.
Gli artisti italiani, sostenuti economicamente dai signori, abbelliscono le città con monumenti e opere d’arte.
La civiltà rinascimentale si sviluppò all’interno delle corti signorili, dove intellettuali e artisti conducevano una vita elegante e raffinata. In questo ambiente essi godevano della tranquillità economica assicurata dal signore-mecenate e potevano incontrare personalità di alto livello culturale con cui discutere e confrontarsi. Alcuni di loro ricevevano dal signore incarichi di carattere politico o amministrativo, altri erano chiamati unicamente a svolgere le attività in cui eccellevano: scrivere, dipingere, scolpire, progettare palazzi. All’interno di questo piccolo universo vigevano regole precise, che il re: egli doveva muoversi con grazia e disinvoltura, saper cantare, danzare e conversare piacevol mente. Anche la donna aveva una parte signifi cativa in questa società, poiché le nobildonne erano protagoniste della vita sociale.
Intellettuali e artisti vivono all’interno delle corti, protetti dal signore. Qui essi devono rispettare precise regole di comportamento.
STUDIA CON METODO
Verifica la comprensione 1 Completa le mappe.
L’Umanesimo

La corte rinascimentale nella letteratura

nuova concezione che, a partire dal , considera l’uomo al centro dell’ e artefice del proprio
Il Rinascimento
eccezionale fioritura artistica in avvenuta tra la seconda metà del e la metà del

La maggior parte delle donne dell’età rinascimentale continuò a vivere in posizione subordinata rispetto agli uomini, come nei secoli precedenti. Questa condizione accomunava le donne dei ceti medio-bassi a quelle delle famiglie borghesi e aristocratiche. Nei ranghi elevati, la vita di una donna attraversava tre fasi: un primo periodo in cui era affidata a una balia, l’ingresso in convento, dove riceveva un’educazione sommaria, e il matrimonio in età precoce con un uomo imposto dalla famiglia. Passava così dall’influenza del padre a quella del marito. Da quel momento il suo compito diventava principalmente occuparsi dei figli.
◀ Un gruppo di donne borghesi e aristocratiche in preghiera, dettaglio del ciclo di pitture Storie di sant’Orsola a Venezia.
▼ La nascita di Venere di Sandro Botticelli, emblema della sensualità con cui sono rappresentate le donne rinascimentali.


Un sostanziale cambiamento avvenne però nel mondo delle corti, soprattutto in Italia, a partire dal XV secolo. Qui la condizione femminile conobbe miglioramenti sostanziali, tanto che alcune nobildonne divennero protagoniste della vita culturale, artistica e, in alcuni casi, politica del Paese. Tuttavia, questa situazione interessò un numero esiguo di donne. Si può percepire un segnale del cambiamento osservando i ritratti dei pittori del tempo, che all’immagine della Madonna sofferente, tipica del Medioevo, sostituirono donne dall’aspetto sensuale (la Primavera di Botticelli) o dalla personalità complessa (la Gioconda di Leonardo).
Nel trattato Il libro del Cortegiano, scritto da Baldassarre Castiglione tra il 1513 e il 1524, due nobildonne, la duchessa Elisabetta di Gonzaga e sua cognata Emilia Pio, sono protagoniste di una raffinata discussione tra intellettuali di prima grandezza. Segno, questo, che nelle corti la donna era apprezzata per le sue idee e per la sua intelligenza.
Le donne non fornirono soltanto un modello agli artisti, ma in qualche caso furono esse stesse creatrici d’arte. La romana Artemisia Gentileschi (1593-1656) si conquistò la fama come pittrice, mentre Vittoria Colonna (1490-1547) e Gaspara Stampa (1523-1554) scrissero poesie raffinate. Altre donne animarono la vita culturale delle loro città: Isabella d’Este (1474-1539), moglie di Francesco II Gonzaga, fu al centro della vita di corte; lo scrittore Matteo Bandello la definì “la prima tra le donne”. Caterina Cornaro (1454–1510), già regina di Cipro, fondò un centro studi nella città veneta di Asolo. La stessa corte di Lorenzo il Magnifico era stata preceduta e preparata dall’opera di sua madre, Lucrezia Tornabuoni (1427-1482), che aveva raccolto attorno a sé poeti illustri, come Luigi Pulci e Agnolo Poliziano; lei stessa aveva composto alcune opere in versi. Ci fu anche una donna impegnata nell’attività politica e militare, Caterina Sforza (1463–1509): dopo l’assassinio del marito, signore di Imola e Forlì, governò per dodici anni quelle città. Attaccata dall’esercito di Cesare Borgia, si difese valorosamente con le armi in pugno fino a quando fu fatta prigioniera.
Ora tocca a te: svolgi l’attività

COMPETENZE DIGITALI Scegli una delle donne nominate in questa pagina e cerca in rete informazioni più approfondite su di lei. Prepara poi un breve discorso di presentazione che ne descriva le caratteristiche principali.

▲ Leonardo mostra un modellino di macchina volante a Cesare Sforza, figlio del duca di Milano.
▼ Due modelli di macchine da guerra costruiti in base ai disegni di Leonardo: a sinistra un cannone a trentatré canne, a destra un carroarmato.

Leonardo, nato nel 1452 a Vinci in Toscana, si occupò di pittura, scultura, architettura, scienza, astronomia, anatomia, meccanica, musica e ingegneria. Nelle sue opere cercò di replicare le leggi fisiche e matematiche che governano la natura. Leonardo fu anche un inventore geniale e progettò un gran numero di macchine da utilizzare in diversi campi. Tuttavia il suo sogno – quello di costruire una macchina che permettesse all’essere umano di volare – restò tale, perché non possedeva lo strumento indispensabile per alzare l’uomo da terra: il motore.
Non tutte le sue invenzioni, troppo avanzate per i suoi tempi, riuscirono a trovare un’applicazione pratica, ma le idee che egli espresse trovarono spesso realizzazione concreta qualche secolo dopo.
Leonardo, oltre che grandissimo pittore, è un inventore geniale; i suoi progetti sono spesso in anticipo sui tempi.
Sebbene per Leonardo la guerra non fosse altro che una “bestialissima pazzia”, egli mise le proprie doti di ingegnere militare al servizio dei signori del tempo, come il duca di Milano Ludovico il Moro. Disegnò principalmente armi da fuoco, ma anche macchine belliche da utilizzare nell’assedio dei castelli e delle città fortificate. Una delle sue creazioni più spettacolari è la balestra gigante, pensata per abbattere mura di notevoli dimensioni grazie al lancio di grosse sfere di pietra. Disegnò inoltre bombarde giganti, capaci di scagliare un gran numero di proiettili. Progettò un carro attrezzato con falci rotanti e con uncini, che poteva seminare il panico nelle fila dei nemici senza esporre i soldati allo scontro diretto. Ideò perfino una specie di carro armato: una cupola semovente entro la quale avanzavano i soldati, protetti dalle frecce degli avversari.

I signori del tempo chiedono a Leonardo di inventare macchine da guerra.
Alcune delle sue idee anticipano di secoli armi poi effettivamente realizzate.
Anche l’idraulica fece parte degli studi di Leonardo, che si occupò della regolamentazione delle acque nelle campagne lungo il fiume Ticino, che scorre tra le attuali regioni di Piemonte e Lombardia. Condusse studi per imbarcazioni da guerra sui mari e progettò strumenti per esplorare e lavorare sui fondali dei fiumi. Tra le più ingegnose macchine di Leonardo, ricordiamo la sega idraulica, la barca a pale, le draghe, gli sci galleggianti e l’attrezzatura del palombaro.
Uno dei campi in cui si esercita il genio di Leonardo è quello delle macchine idrauliche.
Oltre che inventore, Leonardo fu pittore.
Le sue opere non furono numerose, ma costituiscono dei capolavori assoluti, caratterizzati dal ricorso a una tecnica originale, lo “sfumato leonardesco”, che consiste nell’attenuare i contrasti, delineando le forme con delicati passaggi di luce e di colore, in modo che la figura si realizzi non attraverso le linee ma con ombre di differente intensità.
Lo sfumato leonardesco è alla base del fascino che caratterizza la Gioconda, forse l’opera più conosciuta di questo artista. La figura di Monna Lisa, il personaggio ritratto nel quadro, colpisce per la sua dolcezza che si manifesta in un sorriso appena accennato. Alle sue spalle è visibile un paesaggio agreste, poco definito, proprio per dare maggiore rilievo alla figura femminile che campeggia in primo piano.
Leonardo è uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. Si deve a lui l’invenzione dello sfumato leonardesco, una tecnica che delinea le forme attraverso passaggi di luce e di colore.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Di quali discipline si occupò Leonardo?
b. Perché non riuscì a realizzare il sogno di volare?
c. Che cosa pensava Leonardo della guerra?


d. Come viene chiamata la particolare tecnica pittorica utilizzata da Leonardo?
Approfondisci
2 COMPETENZE DIGITALI Scegli una delle invenzioni di Leonardo da Vinci citate in questa lezione. Cerca online le sue caratteristiche e prova a spiegare oralmente come funzionava e qual era il suo scopo.

espressiva

L’episodio descritto nel testo è controverso: alcuni studiosi lo ritengono leggendario, altri invece lo considerano realmente avvenuto nell’anno 1502. A sostegno di questa seconda interpretazione sono le parole che lo stesso Leonardo scrive nel suo Codice sul volo degli uccelli: «Piglierà il primo volo il grande uccello, sopra del dosso del suo magno Cècero, empiendo l’universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture, e gloria etterna al nido dove nacque».
Sulla sommità del monte Ceceri un’insolita animazione rompe la pace dei boschi. Un capannello di persone si è raccolto nel prato: discutono animatamente, qualcuno ride, altri indicano il ripido pendio che porta alla pianura. Nessuno sembra essere attratto dallo splendido panorama che offrono a pochi chilometri di distanza le mura, i campanili e i palazzi del capoluogo toscano. L’interesse dei presenti è volto ad altro, a una macchina mai vista che stende le sue ali sulla superficie del prato. Si tratta di un apparecchio volante, senza dubbio, come dimostra la presenza di Leonardo, il grande pittore e inventore che da anni coltiva il sogno di volare. Tra tutti i convenuti è lui l’unico a misurare i gesti e le parole, a mantenere la calma. O forse non si tratta di calma, ma di preoccupazione. Questo congegno, che egli intende mettere alla prova, dovrà affrontare un esame difficilissimo e mai tentato: trasportare in volo un essere umano per centinaia di metri o addirittura, se tutto andrà bene, per qualche miglio. Leonardo sa di non poter garantire l’incolumità del volontario che si accinge a mettere alla prova l’uccello meccanico disteso sull’erba, e nel suo animo si combattono curiosità, orgoglio e senso di responsabilità per un esperimento che mette in gioco una vita umana.
Di tutt’altro umore, eccitato e fremente, è l’uomo al suo fianco, un individuo dall’aspetto burbero, alto di statura e con una barba nera e aggrovigliata che gli cade sul petto. Si chiama Tommaso Masini, ma tutti lo conoscono come Zoroastro. Da anni segue Leonardo, di cui è diventato l’aiutante. Di lui si dice che sia anche mago e alchimista, ma soprattutto è noto per aver sposato e condiviso totalmente la passione del maestro per il volo umano. In virtù di questo amore ha chiesto e ottenuto di essere lui il primo sperimentatore della macchina leonardesca.
Finalmente tutto è pronto: due ragazzi lo aiutano a indossare e fissare alle braccia e alle spalle le ampie ali. Compiuta l’operazione, Zoroastro arretra di qualche metro per prendere la rincorsa, quindi si lancia con tutta la velocità possibile verso il precipizio su cui si affaccia la radura.
Gli spettatori, ammutoliti e increduli, fissano la bizzarra figura che si muove nel vuoto: le grandi ali rimangono tese, sostenute dalle correnti d’aria, Zoroastro le guida imprimendo qualche colpo per mantenere l’altezza. Poi, quando già le prime esclamazioni di giubilo stanno per erompere dal petto dei testimoni, all’improvviso la situazione precipita. La linea di volo si scompone, le ali si impennano, il coraggioso “pilota”, dopo aver tentato disperatamente ma inutilmente di recuperare l’assetto di volo, è costretto a un atterraggio d’emergenza. L’urto con il suolo è tutt’altro che dolce e Zoroastro perde i sensi. Sembra morto, ma non è ancora giunta la sua ora: prontamente soccorso, se la cava con la frattura delle gambe. Da quel giorno potrà raccontare per anni a parenti e amici la folle impresa del primo volo umano.

W R W
Ora tocca a te: leggi e scrivi Leonardo, oltre che uno straordinario pittore, fu un grande inventore. Trasformati anche tu in un inventore e descrivi la struttura e il funzionamento di una macchina che ancora non esiste.
Nessun Paese, in nessuna epoca storica, registrò una fioritura di talenti artistici paragonabile a quella dell’Italia rinascimentale. Ammirati e ricercati dai signori del tempo, pittori, scultori e architetti trovarono nelle corti italiane l’ambiente adatto alla pratica della propria arte. Essi ebbero così la possibilità di dedicarsi a un lavoro non solo apprezzato, ma anche ben remunerato. In poco più di cent’anni, tra i primi decenni del Quattrocento e la metà del secolo successivo, furono attivi, nel nostro Paese, numerosi artisti di immenso valore.
L’Italia rinascimentale è la culla dell’arte moderna. Mai, in passato, tanti artisti così talentuosi erano vissuti in uno stesso Paese e in un periodo di tempo così limitato.

Due importanti esponenti del Rinascimento furono Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti. Raffaello Sanzio, nato a Urbino nel 1483, fu pittore e architetto. Sono celebri i suoi ritratti e i suoi quadri a tema religioso e gli affreschi anche a tema mitologico. Per un lungo periodo Raffaello visse e lavorò a Roma alla corte dei papi, dove dipinse una serie di affreschi sulle pareti delle Stanze vaticane. Michelangelo Buonarroti, nato nel 1475 non lontano da Arezzo, fu pittore, scultore, poeta, architetto. Visse inizialmente a Firenze presso i Medici, poi si trasferì a Roma, alla corte dei papi. Per papa Giulio II realizzò un monumento funebre che comprende la celebre statua di Mosè. Progettò e seguì i primi lavori della cupola di san Pietro, una delle più ampie in muratura esistenti al mondo. Dipinse inoltre da solo, in sette anni, il Giudizio universale.
Insieme a Leonardo, due figure spiccano sulla pur numerosissima schiera di artisti rinascimentali: Raffaello e Michelangelo.

A Roma Michelangelo eseguì uno dei suoi capolavori: il Giudizio universale, un grande affresco realizzato sulla parete di fondo della Cappella Sistina. Al centro dell’opera campeggia Gesù, venuto a scegliere i beati che lo seguiranno in Paradiso e le anime che sprofonderanno all’Inferno. Alla sua destra c’è Maria, in alto degli angeli senza ali che portano in cielo la croce di Cristo. Attorno fanno corona patriarchi, apostoli, martiri e santi. Le altre figure che affollano l’affresco sono divise tra i dannati, travolti dalla disperazione della pena imminente (in basso a sinistra), e coloro che sono invece destinati alla salvezza (in basso a destra).

Osserva l’immagine e rispondi alla domanda
Poni particolare attenzione all’anatomia dei corpi rappresentati da Michelangelo. Secondo te sono riprodotti in modo realistico?

▼ Pietro Perugino, Adorazione dei Magi (1504).

La rappresentazione pittorica degli esseri viventi, del paesaggio e degli oggetti fu rivoluzionata nel Quattrocento dalla scoperta della prospettiva. Questa tecnica permette di dipingere le figure nello spazio così come vengono percepite dall’occhio umano. In questo modo le immagini assumono profondità e spessore, ossia appaiono in tre dimensioni. Nei secoli precedenti, le immagini erano “piatte”. Infatti le figure in secondo piano (cioè più lontane dallo spettatore) apparivano grandi come quelle in primo piano (le più vicine allo spettatore).
Per cogliere la differenza tra il modo di rappresentare lo spazio fino agli inizi del Trecento e quello utilizzato nel periodo rinascimentale, basta confrontare i due dipinti qui riportati.
Nel quadro in alto, di Pietro Lorenzetti, le figure in primo piano hanno grandezza uguale o addirittura inferiore a quella posta sul fondo, il che, evidentemente, non corrisponde alla sensazione provata dal nostro occhio nella realtà.
Invece nel dipinto in basso, del Perugino, le dimensioni delle figure rappresentate si rimpiccioliscono man mano che la loro distanza dallo spettatore cresce. Non solo: nel quadro in alto lo spazio è piatto, mentre in quello in basso esso tende a convergere verso un punto lontano. Per intenderci, è come quando si guarda una strada lunga e dritta: gli occhi hanno la sensazione che le case poste ai suoi lati tendano ad avvicinarsi, cioè a convergere, a mano a mano che si allontanano dal punto in cui si trova l’osservatore.


I pittori rinascimentali si orientarono di preferenza sulla rappresentazione della figura umana, inventando un nuovo genere pittorico: il ritratto. Essi seppero riprodurre uomini e donne in maniera assai più vicina alla realtà, cogliendone le espressioni, ritraendone con precisione la postura, soffermandosi sui loro abiti. I soggetti furono i più svariati, tratti dalla mitologia classica, dalla tradi zione religiosa, dalla vita di corte I pittori rinascimentali furono anche gli inventori dell’autoritratto, cioè di un dipinto che raffigura l’autore stesso dell’opera. Il quadro in alto, opera del pittore Antonello da Messina (1430-1479), ritrae un personaggio della nobile famiglia milanese dei Trivulzio.
La differenza nella rappresentazione della figura umana si può cogliere facilmente confrontando due opere che hanno lo stesso soggetto: la Madonna che tiene in grembo il piccolo Gesù.
Il dipinto in alto è di età medievale, dell’inizio del Trecento: la figura è piatta, senza profondità. La posizione è rigida, così come le pieghe dei vestiti.

Ora tocca a te: svolgi l’attività
Nel dipinto di sinistra la figura è più realistica, le linee sono più morbide e, grazie all’uso del chiaroscuro, i volti sono espressivi e le vesti lasciano meglio indovinare la morbidezza delle stoffe.
Sulla base di quanto hai studiato in questa unità, prova a spiegare in che modo la diffusione del ritratto ha influenzato la percezione dell’individuo e il suo ruolo nella società del Rinascimento.

▲ Esempio di un manoscritto realizzato dai monaci amanuensi.
Nel Rinascimento si assiste a una delle invenzioni più importanti e rivoluzionarie della storia: la stampa a caratteri mobili. Prima di allora i testi venivano ricopiati a mano dai monaci amanuensi, che scrivevano su fogli di pergamena. L’alto costo della pergamena (pelle di montone trattata con particolari procedimenti) e il tempo impiegato per la trascrizione facevano del libro un oggetto prezioso, costosissimo e raro. Il libro era esibito nelle chiese e nei palazzi e spesso, per evitare il furto, era assicurato con una catena. Il vantaggio dell’invenzione della stampa fu enorme: in molto meno tempo si potevano realizzare numerose copie di un libro. Di conseguenza, pur rimanendo ancora molto alto, il prezzo dei libri diminuì, anche grazie alla diffusione della carta, e così un numero maggiore di persone poterono acquistarli. Si diffusero l’istruzione e la cultura.
L’invenzione della stampa a caratteri mobili rivoluziona il mondo della cultura poiché moltiplica il numero di copie realizzabili e abbassa il prezzo dei libri.
Per produrre i caratteri mobili, le lettere e gli altri segni utilizzati nella scrittura venivano intagliati su piccoli parallelepipedi di metallo, chiamati punzoni. Con una pesante mazza, il punzone era poi battuto e fissato su un blocchetto di rame, chiamato matrice. Si ricavava così un’impronta della lettera. In ogni impronta si versava poi del piombo fuso
Dopo il raffreddamento, si aveva il carattere mobile. Era un piccolo parallelepipedo su cui appariva il disegno rovesciato di una lettera dell’alfabeto. Accostando i vari caratteri in una striscia di legno, si componevano le parole. Le pagine dei libri stampati non erano in pergamena, ma di carta, assai più economica. Più o meno simile a quella che usiamo noi oggi, la carta era stata inventata in Cina e portata in Europa dagli Arabi. Era fabbricata con fibre vegetali ricavate dalle foglie e dai rami di gelso e di bambù. In seguito fu prodotta con la macerazione degli stracci.
Ora tocca a te: svolgi l’attività

Elenca i passaggi necessari per produrre i caratteri mobili e per preparare la stampa della pagina di un libro.
Il merito dell’invenzione, o, per essere più precisi, della reinvenzione della stampa a caratteri mobili, già nota in Cina, è attribuito a un tedesco di nome Johannes Gutenberg. Era un orafo che conduceva anche esperimenti sulla stampa e a Magonza, la sua città natale, mise a punto un torchio e un sistema di caratteri che permettevano di comporre uno “scritto artificiale”. Il primo libro a stampa che pubblicò fu una Bibbia. Era l’anno 1455. Da quel momento la nuova tecnica si diffuse rapidamente. Si calcola che, agli inizi del Cinquecento, in Europa circolassero più di otto milioni di libri e che esistessero più di 120 stamperie.
Il tedesco Gutenberg reinventa in Occidente la stampa a caratteri mobili, già nota in Cina. Il numero dei libri stampati in Europa aumenta rapidamente.
Aldo Manuzio, un tipografo di Venezia, inventò all’inizio del Cinquecento l’arte grafica. Disegnò nuovi caratteri, tra cui il corsivo, detto anche italico o aldino (simile a quello che state leggendo ora). Fu lui, inoltre, a stampare i primi libri, “tascabili”, cioè di piccolo formato. Se Gutenberg fu l’inventore della stampa, Manuzio fu colui che curò la forma del libro. Egli si impegnò per dargli una veste grafica bella e accattivante, per curarne la leggibilità, insomma per far diventare il libro un oggetto prezioso. Consapevole del pregio delle sue opere, egli cercò di difenderle dalla “pirateria”. Infatti i libri da lui stampati riportavano un marchio perché fossero subito riconosciuti: era un delfino guizzante intorno a un’àncora, con la scritta Aldus (il suo nome in latino). Sotto compariva il motto latino festina lente: “affrettati lentamente”, ovvero senza indugi e con cautela.
Il veneziano Manuzio si distingue per la cura delle sue edizioni e per l’invenzione del carattere corsivo. Egli è anche l’ideatore del libro “tascabile”.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quale fu il vantaggio portato dall’invenzione della stampa a caratteri mobili?
b. Chi fu l’inventore della stampa a caratteri mobili?
c. Quale fu il primo libro realizzato con la stampa a caratteri mobili?
d. Quale carattere fu inventato da Manuzio?
e. Quale marchio portavano i suoi libri?
Verifica le comprensione 2 Completa la tabella.
Materiale
Realizzato
Numero di copie
Costo
Numero di lettori
LE DATE FONDAMENTALI
1455
Viene prodotto in Europa il primo libro stampato con i caratteri mobili. Si tratta di una Bibbia realizzata dal tedesco Gutenberg.

▲ Frontespizio di un libro di Aldo Manuzio, con il suo marchio ben visibile in pagina.
Testi antichi Libri moderni


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
imperatore y signoria y ventura y principato y Trecento
Nel , in molti comuni italiani ci sono continue lotte tra fazioni (cioè gruppi di cittadini rivali). Allora un signore prende il potere e riporta la pace nel comune, anche con le armi.
Egli è ricco e può permettersi di assumere ai suoi ordini delle milizie mercenarie, dette anche compagnie di . Alcuni signori riescono a trasmettere la loro carica ai figli.
Così una famiglia governa a lungo una città: si forma
una , ovvero un territorio governato da un signore. Alcuni signori ricevono dal papa o dall’................................................. il titolo di duca o di marchese. Allora la signoria si trasforma in .................................................. I principati maggiori sono detti Stati regionali.
Lodi y equilibrio y Francia y Sforza y Aragonesi y Medici
Nel Quattrocento i principali Stati regionali sono: il Ducato di Milano, governato prima dalla famiglia Visconti, poi dagli ; la Repubblica di Venezia; la Signoria di Firenze, governata dalla famiglia . Nell’Italia centrale si estende lo Stato della Chiesa, nel Sud si afferma il Regno di Napoli, prima sotto gli Angioini, poi sotto gli . Questi Stati si combattono per estendere i loro possedimenti, ma nel 1454 firmano la pace di , che stabilisce il principio dell’ , cioè che nessuno Stato deve diventare molto più grande e potente degli altri.
In questo modo, l’Italia si assicura un periodo di pace, stabilità politica, prosperità economica e splendore culturale, ma rimane divisa e non riesce a costituirsi in uno Stato nazionale, come accade invece in e in Spagna.
fiducia y aldilà y Umanesimo y Medioevo
L’ è un movimento culturale nato in Italia e durato all’incirca dalla fine del Trecento alla fine del Quattrocento. La sua caratteristica è la nell’uomo e l’ammirazione per quello che egli sa creare con la sua intelligenza e la sua volontà.
È un atteggiamento diverso da quello del , che invece riconosceva poca importanza alla vita degli individui sulla Terra e molta importanza alla vita nell’ , dopo la morte.
Raffaello y quantità y mecenati y letteratura y centralità y tedesco
La riscoperta della dell’uomo dà un forte impulso alla cultura e determina una straordinaria fioritura artistica nei più svariati campi, dalla alla pittura, dalla scultura all’architettura.
Questo fenomeno prende il nome di Rinascimento.
La culla del Rinascimento è l’Italia, dove lavorano grandi artisti come Leonardo da Vinci, e Michelangelo.
Nel nostro Paese l’arte si sviluppa anche grazie ai signori, che sono , cioè aiutano e proteggono gli artisti. Durante il Rinascimento, il Gutenberg inventa, anzi reinventa, la stampa con i caratteri mobili, già nota in Cina da tempo.
Il passaggio dal manoscritto della tradizione medievale al libro stampato può avvenire anche grazie alla sempre maggiore diffusione di un’altra invenzione proveniente dalla Cina, e cioè la carta, che sostituisce la pergamena.
L’invenzione della stampa consente di produrre libri in maggior e a prezzi molto più bassi rispetto ai manoscritti realizzati dagli amanuensi.
In questo modo il pubblico dei lettori aumenta considerevolmente e un maggior numero di persone hanno accesso alla cultura.

interattiva
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 2 e la LEZIONE 3
1 Osserva la carta di p. 234, quindi indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Il Ducato di Ferrara divide il Centro dal Nord Italia. F V
b. Lo Stato italiano più esteso è il Ducato di Milano. F V
c. La Corsica fa parte della Repubblica di Venezia. F V
d. La Repubblica di Venezia controlla le coste orientali del mare Adriatico. F V
e. La Sardegna fa parte del Regno di Napoli. F V
f. La città di Mantova fa parte del Ducato di Milano. F V
g. Lo Stato della Chiesa comprende anche l’isola d’Elba. F V
2 Colloca le date sotto riportate accanto agli eventi a cui si riferiscono. 1311 y 1434 y 1442 y 1450 y 1454
a. Pace di Lodi:
b. Francesco Sforza si proclama signore di Milano:
c. Cosimo il Vecchio diventa signore di Firenze:
d. I Visconti diventano signori di Milano:
e. Alfonso d’Aragona conquista Napoli:
CONOSCI E USA LE PAROLE DELLA STORIA
3 Scrivi accanto a ciascuna definizione il termine corrispondente.
Se non conosci le parole ripassa la LEZIONE 1 , la LEZIONE 3 e la LEZIONE 5
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 2 e la LEZIONE 3
a. Piccolo esercito che si pone per denaro al servizio di un signore:
b. Periodo, tra la seconda metà del Trecento e la prima metà del Cinquecento, in cui si ha in Italia una grande fioritura artistica:
c. Movimento culturale che pone l’uomo al centro dell’universo:
d. Persona che protegge e finanzia gli artisti:
e. Stato governato da una persona che esercita un potere assoluto e trasmette la sua carica agli eredi:
f. Stato governato da una persona che esercita un potere assoluto riconosciuto dal papa o dall’imperatore e trasmette la sua carica agli eredi:
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
4 Per ciascuna affermazione, indica se riguarda Milano (M), Firenze (F), Napoli (N) o Venezia (V).
a. Nel XV secolo conquista una parte della Lombardia, fino a Bergamo. V N F M
b. A fine Quattrocento il suo signore è Lorenzo il Magnifico. V N F M
c. Dal 1434 è governata da una ricca famiglia di banchieri. V N F M
d. È contesa tra i Della Torre e i Visconti. V N F M
e. Non si trasforma in signoria e rimane una repubblica. V N F M
f. È governata da re originari della Spagna. V N F M
g. Dal 1450 è governata da Francesco Sforza. V N F M
STABILISCI LEGAMI DI CAUSA ED EFFETTO
5 Abbina ciascuna conseguenza alla causa corrispondente. CAUSE
1. Nei comuni italiani vi erano continue lotte tra fazioni.
2. Molti signori italiani erano grandi mecenati.
3. L’Umanesimo esaltava la grandezza delle opere dei Greci e dei Romani.
4. Venne inventata la stampa a caratteri mobili.
CONSEGUENZE
B A D C
B A D C
B A D C
B A D C
A. I libri costavano meno e più persone potevano comperarli e migliorare la loro istruzione.
B. I libri degli antichi tornarono a essere letti e studiati.
C. Pittori, scultori e scrittori del Rinascimento trovarono sostegno economico e protezione nelle corti.
D. In molte città fu nominato un capitano del popolo con molti poteri, per riportare ordine.
6 Completa la tabella scrivendo, accanto al nome degli artisti e intellettuali, i motivi per cui sono ancora oggi ricordati.
Artisti e intellettuali Per che cosa li ricordiamo?
Leonardo
Michelangelo
Raffaello Johannes Gutenberg
Aldo Manuzio
VERSO L’ESAME DI STATO TIPOLOGIA C. Comprensione e sintesi di un testo
7 Riassumi in un breve testo (circa 15-20 righe) che scriverai sul quaderno gli elementi essenziali della lezione 3. Ricorda di includere i seguenti concetti: a. come a Firenze le più importanti famiglie cercarono di dividersi il potere; b. chi assunse il potere della città verso la metà del Quattrocento; c. breve descrizione di Lorenzo il Magnifico; d. elementi essenziali della politica dell’equilibrio.
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1 , la LEZIONE 3 , la LEZIONE 5 e la LEZIONE 8
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 Leggi i seguenti testi di Leonardo e rispondi alle domande.
Testo A
Secondo la natura, gli omini valenti desiderano sapere. So che molti diranno che sapere e studiare è un’opera inutile. Costoro non fanno affidamento alle parole più che al fiato [= dicono cose senza senso], il quale nella loro bocca provoca le parole; costoro sono uomini i quali hanno solamente desiderio di ricchezze materiali, e interamente privati delle ricchezze della conoscenza, cibo dell’anima.
Testo B
Il sommo bene è la sapienza, il sommo male è il dolore del corpo. Essendo noi composti di due cose, cioè d’anima e di corpo, delle quali la prima è migliore, la peggiore è il corpo, la sapienza è della miglior parte, il sommo male è della peggior parte. Ottima cosa è nell’animo la sapienza. Così è pessima cosa nel corpo il dolore. Dunque siccome il sommo male è il corporale dolore, così la sapienza è dell’animo il sommo bene.
a. Che cosa desiderano gli uomini valenti?
b. Che cosa desiderano gli uomini non valenti?
c. Qual è, secondo Leonardo, il “sommo bene”?
d. Qual è, invece, il “sommo male”?
2 L’umanista Pico della Mirandola pone in bocca a Dio queste parole che esaltano la libertà e la responsabilità dell’uomo nel modellare la propria esistenza. Leggi il testo e rispondi alle domande.
La concessione all’uomo del libero arbitrio
Non ti ho dato, Adamo, né un posto determinato né un aspetto tuo proprio né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto appunto, secondo il tuo voto e il tuo consiglio, ottenga e conservi. La natura determinata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai, da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. [...] Non ti ho fatto né celeste, né terreno, né mortale, né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che tu avessi prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori, che sono i bruti; tu potrai rigenerarti, secondo il tuo volere, nelle cose superiori che sono divine. O suprema liberalità di Dio padre! O suprema e mirabile felicità dell’uomo! a cui è concesso di ottenere ciò che desidera, di essere ciò che vuole.
in E. Garin, Filosofi italiani del ‘400, Edizioni di storia e letteratura, 2012
a. Quali responsabilità Dio attribuisce all’uomo, secondo Pico della Mirandola?
b. Che cosa vuol dire per Pico essere libero?
c. In che cosa consiste la felicità, secondo l’autore?
3 La Gioconda, conosciuta anche come Monna Lisa, è uno dei dipinti più famosi al mondo. È stata realizzata da Leonardo da Vinci tra il 1503 e il 1506. Il quadro ritrae una donna con un sorriso misterioso e uno sfondo paesaggistico.
Si trova al Museo del Louvre, a Parigi, ed è visitata ogni anno da milioni di persone. Il suo sguardo sembra seguire l’osservatore da ogni angolazione, e questo ha affascinato artisti e studiosi per secoli.
Osserva l’immagine del quadro, poi rispondi alle domande.
a. Com’è vestita la donna ritratta nel quadro? Descrivi il suo abbigliamento e i colori principali. ..............................................................................
b. Osserva il paesaggio sullo sfondo: che cosa si vede? È realistico o immaginario?
c. Come definiresti l’espressione del volto della Gioconda? Triste, felice, seria, misteriosa? Spiega il perché della tua scelta.

y passaggio
dal comune
alla signoria y passaggio
dalla signoria al principato y formazione degli
Stati regionali y in Italia non nasce uno Stato unitario
y il Rinascimento
segna una nuova tappa nella storia dell’arte y la scoperta della prospettiva rivoluziona la tecnica pittorica y nasce il genere pittorico del ritratto in Italia operano numerosi artisti
i signori diventano mecenati e proteggono gli artisti y riscoperta dell’antica cultura
greco-romana y grande fiducia nell’uomo e nelle sue capacità y nascita dell’Umanesimo
tra cui Leonardo, Raffaello, Michelangelo y si moltiplica il numero dei libri y il prezzo dei libri diminuisce y l’istruzione e la cultura si diffondono y la scienza si basa sull’osservazione diretta della natura y Gutenberg inventa la stampa con i caratteri mobili y Aldo Manuzio inventa il carattere corsivo e il libro “tascabile”

◀ Rappresentazione del modello di perfezione della città rinascimentale nel dipinto La città ideale, di autore sconosciuto.
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Spiega come avvenne il passaggio dal comune alla signoria e dalla signoria al principato.
Lezione 3 Quali elementi portarono all’ascesa della famiglia Medici a Firenze?
Lezione 5 Perché viene dato il nome di Rinascimento a questo periodo storico?
Lezione 7 In quali città lavorarono principalmente Raffaello e Michelangelo?
COMPLETA LA TABELLA
2 Inserisci le informazioni relative alle principali signorie che si sono sviluppate in Italia durante l’Umanesimo e il Rinascimento. L’esercizio è avviato.
Città Signoria
Milano Visconti / Sforza
Firenze
Mantova Ferrara
Verona
Urbino
Rimini
RIFLETTI SUL LESSICO
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 235.
ANALISI DEL CONTESTO
La Penisola italiana è nel XVI secolo non uno Stato unico ma una composizione di tanti piccoli
Stati.
Ritrovi tracce di quei piccoli
Stati nell’Italia di oggi?
Il Rinascimento segnò l’inizio di un’importante rivoluzione culturale e scientifica. Anche oggi viviamo una nuova rivoluzione, legata ai progressi del mondo digitale. Se dovessi dare un nome a questa epoca, quale termine o espressione useresti?
Il Rinascimento poneva l’uomo al centro del mondo. L’idea di essere “al centro del mondo” ti convince o ti lascia indifferente? Quale contributo pensi di poter offrire, nel tuo piccolo, alla costruzione del futuro dell’umanità?


1498

Magellano effettua
la circumnavigazione della Terra
1519

1535
Dopo la scoperta dell’America (1492), avvenne un grande trasferimento di piante, animali, cultura, idee, malattie e popolazione tra l’Europa e il Nuovo Mondo (Americhe). Lo “scambio colombiano” modificò gli ecosistemi, le economie e le società di tutto il mondo. Fu qualcosa di rivoluzionario, sia nel bene, per la scoperta di nuovi prodotti, sia nel male, con la diffusione di morbi letali per gli indigeni privi di difese immunitarie. L’interazione biologica e culturale ridisegnò gli equilibri mondiali e portò a profondi cambiamenti economici, demografici e sociali, anticipando dinamiche simili a quelle che continuano a modellare la società globalizzata di oggi.
Svolgi l’attività
Cerca in rete la nazionalità dei navigatori citati nella legenda. Quale prevale?

CLASSE CAPOVOLTA
Incontra il personaggio
Guarda il video su Cristoforo Colombo e svolgi l’attività.
Nella vita, Cristoforo Colombo ha affrontato alti e bassi. Nel primo dei quattro viaggi in America (1492) scopre alcune isole dei Caraibi, tra cui Cuba e Haiti: al ritorno, è accolto trionfalmente. Il secondo e il terzo viaggio, però, non danno i frutti sperati, perché nelle nuove terre non si trovano né oro né spezie. Nominato viceré dell’isola di Haiti, si dimostra inadatto ad affrontare il complesso lavoro. E così la Spagna invia un commissario che lo destituisce e lo arresta con l’accusa di corruzione.
Rimesso in libertà dalla regina Isabella, Colombo compie un quarto viaggio. Parte nel 1502 con il figlio e arriva in Centro America. Rientrato in Spagna, scopre di essere ormai solo: Isabella è morta, la corte reale gli ha voltato le spalle e la sua salute vacilla. Muore nel 1506 nell’indifferenza generale.
Rispondi alla domanda
Quali sono gli “alti” della vita di Colombo? E i “bassi”?
Bartolomeo de Las Casas, il frate domenicano che difese gli Indios dalle violenze degli Spagnoli, mise in evidenza come il concetto di “barbaro”, cioè di primitivo, sia del tutto relativo.
Ogni uomo è “barbaro” agli occhi di un altro, che parla una lingua diversa o che ha una cultura differente.
Chiameremo barbaro un uomo rispetto a un altro, perché gli è estraneo il suo modo di parlare e perché pronuncia male la lingua dell’altro. Non esiste uomo che non sia barbaro rispetto a un altro uomo, o razza che non lo sia rispetto a un’altra razza. Come dice San Paolo: «Se io non capisco una certa lingua, sarò un barbaro per colui che la parla, e colui che la parla sarà un barbaro per me». Così, se prendiamo in considerazione i popoli barbari delle Indie, essi ci giudicano allo stesso modo perché non ci capiscono.
B. de Las Casas, Brevissima relazione della distruzione delle Indie Occidentali
Rispondi alla domanda
Perché secondo la fonte tutte le persone sono “barbare” rispetto alle altre?
SCOPERTA Prima conoscenza di nuove terre e popolazioni da parte degli esploratori europei.
ESPLORAZIONE Attività di osservazione di un nuovo territorio per interesse scientifico, geografico o per sfruttarne le risorse. COLONIA Gruppo di cittadini di uno Stato che si stabiliscono in una terra lontana per abitarla e popolarla.


Piccolo cabotaggio: navigazione che si svolge tra porti della stessa costa, a poca distanza gli uni dagli altri.
Timone a ruota: nuovo tipo di timone più maneggevole del precedente timone a barra.
Astrolabio: strumento che serviva a calcolare la latitudine, ossia la distanza della nave dall’equatore.
Sultano: sovrano che guida uno stato islamico.
L’oceano, con le sue immense distese e il moto ondoso di grande intensità, costituiva un pericolo per i marinai, che si limitavano a una navigazione di piccolo cabotaggio.
La situazione cambiò con l’impiego della caravella, ideata nel Quattrocento dai tecnici portoghesi. Era più piccola delle galee utilizzate fino ad allora, ma assai più maneggevole e resistente. Non aveva remi ed era dotata di un sistema combinato di vele: due grandi vele quadrate le davano la spinta, una vela triangolare, o latina, serviva a dirigere la manovra. Possedeva inoltre un timone a ruota, invenzione da poco entrata in uso nelle marinerie europee.
La navigazione atlantica fu inoltre favorita dalla disponibilità di nuovi strumenti: l’astrolabio, che permetteva di calcolare la posizione di una nave in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, e la bussola, che indicava la direzione da seguire. In quegli anni furono inoltre realizzate carte nautiche sempre più dettagliate e precise.
Nel Quattrocento i Portoghesi inventano la caravella, un’imbarcazione che consente di navigare anche nell’oceano.
La disponibilità di mezzi tecnici adeguati si accompagnava a un desiderio diffuso di viaggiare e di conoscere. L’Oriente continuava a rappresentare un’opportunità di sviluppo economico grazie alle sue sterminate ricchezze.
▶ La caduta di Costantinopoli a opera dei Turchi in un dipinto del pittore greco Panagiotis Zografos.

L’avanzata dei Turchi, che avevano occupato le basi commerciali del Mediterraneo e impedivano il passaggio e gli scambi con l’Oriente, costrinse gli Europei a cer care un passaggio a Sud, per superare l’Africa e poi puntare verso le Indie. Infatti, nel 1453, i Turchi Ottomani, guidati dal sultano Maometto, assediarono la città di Costantinopoli e la espugnarono. Con la caduta della capitale finiva l’Impero romano d’Oriente, che era durato oltre mille anni. Maometto II fece trasformare la basilica di Santa Sofia in una moschea e proclamò Allah unico Dio. Tollerò tuttavia che il culto cristiano potesse continuare a svolgersi in alcune chiese. Cambiò quindi il nome di Costantinopoli e la chiamò Istanbul .

La via per l’Oriente, che continua a esercitare un grande fascino in Europa, è bloccata dall’avanzata dei Turchi Ottomani.
I portoghesi sono grandi navigatori
Fu il piccolo regno del Portogallo a lanciarsi per primo all’avventura negli ocea ni sconosciuti. Il principe Enrico il Navigatore, comprendendo che la posizio ne del suo Paese lo legava inevitabilmente al mare, dotò la sua flotta di tutti gli strumenti utili a questo scopo. Fondò una scuola di navigazione e finanziò le esplorazioni marittime nell’oceano e lungo le coste dell’Africa alla ricerca di nuove ricchezze.
Gli ottimi risultati ottenuti spinsero altri Stati atlantici, come la Spa gna, la Francia e l’Inghilterra, a seguirne l’esempio. Iniziava così l’età delle grandi scoperte geografiche.
Enrico il Navigatore, principe del Portogallo, finanzia spedizioni lungo le coste dell’Africa alla ricerca di nuove ricchezze.
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali erano le caratteristiche strutturali della caravella?
Caduta dell’Impero romano d’Oriente. LE DATE FONDAMENTALI
b. Quali nuovi strumenti resero possibile la navigazione dell’oceano Atlantico?
c. Perché, per gli Europei, la via per l’Oriente era bloccata?
d. Quale Stato europeo iniziò per primo l’esplorazione degli oceani? 1453
◀ Ritratto del sultano Maometto II, realizzato dall’artista italiano Gentile Bellini.

▲ Monumento dedicato ai grandi esploratori portoghesi a Belém (Lisbona). La sua forma ricorda quella di una caravella.
La difficoltà di misurare il tempo
A bordo delle navi nulla era lasciato al caso: ogni marinaio aveva compiti precisi. Si doveva, per esempio, mantenere continuamente aggiornata la misurazione del tempo. Per tutto il Cinquecento gli equipaggi non avevano a disposizione orologi a carica in grado di contare il trascorrere delle ore.

▲ Orologio a sabbia tipicamente usato sulle navi.
L’unico strumento presente a bordo delle navi era la clessidra, detta anche “orologio a sabbia”. Gli Spagnoli la chiamavano ampolleta. Si trattava infatti di un’ampolla di vetro nella quale la sabbia scendeva dalla parte superiore a quella inferiore, impiegando esattamente trenta minuti. Toccava al mozzo – un marinaio di giovane età – il compito di sorvegliare la clessidra e di rovesciarla ogni mezz’ora.

A quei tempi viaggiare per mare era un’avventura piena di pericoli: c’era il rischio di naufragare, di perdere la rotta, di restare senza cibo né acqua, di essere assaliti dai pirati, di venire travolti dal mare in burrasca. Per questo motivo i marinai pregavano di frequente e con una regolarità simile a quella dei conventi. Sulla nave di Colombo salpata nel 1492, l’equipaggio recitava una preghiera ogni mezz’ora.
Per nutrirsi, i marinai disponevano di una scarsa varietà di cibi. Si alzavano all’alba, prendevano un pezzo di galletta, qualche spicchio d’aglio (ritenuto utile per prevenire le malattie), un boccone di formaggio o una sardina salata. Intorno alle 11.00 mangiavano l’unico pasto caldo della giornata, cucinato su un focolare posto sul ponte della nave. Si consumavano discreti quantitativi di carne, conservata sotto sale e cotta nell’olio in grandi padelle. Inoltre potevano essere cucinati pesce, riso e lenticchie. A bordo non c’erano né frutta né verdura, perché deperibili. La mancanza di vitamine esponeva i marinai al rischio di contrarre lo scorbuto.
Lo scorbuto causava un numero altissimo di vittime, ma non era l’unica malattia diffusa sulle navi dell’e poca. La febbre gialla e la malaria, provocate dalle punture di zanzare che assalivano i marinai in viaggio lungo le coste dei tropici, erano anch’esse temibili. Le cattive condizioni igieniche che si riscontravano a bordo favorivano infezioni spesso mortali. A cura re la salute degli equipaggi raramente operavano figure qualificate a esercitare la medicina. C’era su ogni imbarcazione un chirurgo, che non era un vero e proprio medico. Spesso era semplicemente un marinaio che, avendo fatto un po’ di esperienza in una farmacia o in un negozio di barbiere, si improvvisava dottore o dentista.

Ora tocca a te: rispondi alle domande
a. Come si misurava il tempo a bordo delle navi?

b. Quali erano i pericoli più frequenti per i marinai?
c. Quali erano le malattie più diffuse a bordo? Perché?

Alla fine del Quattrocento, i navigatori portoghesi si spinsero sempre più a Sud lungo le coste dell’Africa, raggiungendo la Guinea e le isole di Capo Verde. Qui avviarono i primi commerci con le popolazioni locali.
A ogni primavera flotte di caravelle, di ritorno dai porti africani, attraccavano a Lisbona (la capitale del Portogallo) e scaricavano grandi quantità di pepe, di zanne d’elefante, di polvere d’oro e di schiavi. Questi erano i prodotti maggiormente ricercati in Europa. In autunno le navi ripartivano con le stive piene di bigiotteria e merci di poco valore, che avrebbero venduto in Africa in cambio di oro. Trasportavano inoltre i cavalli, richiesti dai capi tribù africani, i quali erano disposti a comperarli a qualunque prezzo.
Le spedizioni portoghesi puntano sempre più a Sud, lungo le coste africane. I commerci con le popolazioni locali portano in Europa pepe, avorio, polvere d’oro e schiavi.
Insediamenti portoghesi
Bartolomeo Diaz
Insediamenti portoghesi
Vasco da Gama
Per raggiungere le Indie, i Portoghesi pensavano di scendere sempre più a Sud, fino a circumnavigare l’Africa. Nel 1487 il capitano portoghese Bartolomeo Diaz raggiunse la punta meridionale dell’Africa, che egli chiamò “Capo delle Tempeste”, ma che il suo re Giovanni II ribattezzò “Capo di Buona Speranza”. La spedizione di Diaz diede un risultato importante, perché dimostrò che era possibile superare il continente africano e quindi puntare verso Oriente. Dieci anni dopo, nel 1497, salpò da Lisbona una flotta diretta in India. Era comandata da Vasco da Gama, un nobile che aveva ricevuto un buon addestramento nel campo della navigazione. La flotta di Vasco da Gama era composta da quattro navi, con 170 uomini a bordo. Impiegò quattro mesi prima di doppiare il Capo di Buona Speranza ed entrare nell’oceano Indiano. Dopo avere sostato lungo la costa dell’Africa orientale, raggiunse il porto di Calicut, in India (1498). Quindi riprese il mare con un notevole carico di spezie e fece ritorno a Lisbona nel 1499. Vasco da Gama fu il primo navigatore a condurre navi europee in India.
Nel 1487 Bartolomeo Diaz arriva fino all’estremità meridionale del continente africano, il “Capo di Buona Speranza”. Dieci anni dopo Vasco da Gama raggiunge l’India.

Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quando e con quali merci le caravelle portoghesi arrivavano a Lisbona?
b. Quale via intendevano percorrere i Portoghesi per arrivare in India?
c. Che cosa dimostrò la spedizione di Diaz?
d. Quale fu il primo navigatore europeo a raggiungere l’India?

Verifica la comprensione
2 Completa le frasi scegliendo la risposta esatta.
a. Il primo portoghese a raggiungere la punta meridionale dell’Africa fu:
Bartolomeo Diaz Vasco da Gama
b. Re Giovanni II chiamò la punta meridionale dell’Africa:
Capo delle Tempeste
Capo di Buona Speranza
c. Vasco da Gama sbarcò nel porto di Calicut, in:
Cina
India
ottobre 1492
Cristoforo Colombo raggiunge l’America.


Cristoforo Colombo nacque a Genova nel 1451. Partecipò fin da giovane all’impresa commerciale della famiglia navigando lungo le coste dell’Italia. Si trasferì in Portogallo, dove cominciò a studiare mappe, carte e libri di navigazione. Ascoltò dai marinai tante storie di viaggi e venne a conoscenza delle terre scoperte dai Portoghesi nell’oceano Atlantico. Tutto ciò gli fece venire un’idea, che nessuno aveva avuto prima di lui: arrivare in India navigando verso Occidente, attraverso l’oceano Atlantico, anziché lungo le coste africane come stavano facendo i Portoghesi.
Sfruttando la sfericità della Terra, Cristoforo Colombo pensa di poter arrivare alle Indie navigando verso Occidente.
L’idea di Cristoforo Colombo era basata sulla consapevolezza, allora già abbastanza diffusa, che la Terra fosse rotonda. Di conseguenza, sarebbe stato possibile raggiungere l’Oriente anche navigando verso Occidente. Colombo, basandosi su una carta del geografo fiorentino Paolo dal Pozzo Toscanelli, commetteva però due errori:
1. pensava che l’Atlantico fosse molto più piccolo di quanto è in realtà, e perciò credeva possibile attraversarlo abbastanza rapidamente; 2. riteneva che tra l’Europa e l’Asia ci fosse solo mare, e dunque non sospettava l’esistenza del continente americano.
Colombo ritiene che l’oceano Atlantico sia più piccolo di quanto è nella realtà e ignora che tra l’Europa e l’Asia vi è un altro continente.
Cristoforo Colombo espose il suo progetto dapprima al re del Portogallo, che non accettò di finanziare l’impresa. Si rivolse allora ai sovrani spagnoli, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, che convinse dopo diversi tentativi e lunghi anni di attesa. Il 3 agosto 1492 partì per la grande avventura con tre imbarcazioni che gli erano state assegnate (la Niña, la Pinta e la Santa Maria).
Dopo oltre due mesi di navigazione, la mattina del 12 ottobre 1492 i marinai di Colombo sbarcarono su un’isola nell’arcipelago delle Bahamas, in America, corrispondente a quella che gli abitanti del posto chiamavano “Guanahani”, e che Colombo ribattezzò “San Salvador”. Con la scoperta dell’America ebbe inizio l’Età moderna.

I sovrani spagnoli mettono tre navi a disposizione di Colombo che il 12 ottobre 1492 sbarca sul nuovo continente.
I marinai spagnoli, una volta sbarcati nelle terre che credevano far parte delle Indie, mostrarono con chiarezza le loro intenzioni. Essi avevano affrontato un viaggio lungo e pericolosissimo per aprire una nuova via commerciale, ma si accorsero subito che gli abitanti di quei luoghi non avevano molto da offrire. Non c’erano città, non c’era oro e non c’erano neppure la seta e le spezie. La delusione che provarono fu grande, ma in quelle terre si trovavano spazi estesi dove era possibile impiantare prospere coltivazioni.
Gli Indios, miti e privi di difese, non costituivano un ostacolo, anzi sarebbe stato possibile sfruttarli utilizzandoli gratuitamente come manodopera nelle piantagioni. Colombo si affrettò a occupare quei luoghi in nome dei sovrani di Spagna.
Pur non trovando le ricchezze che cercavano, i marinai spagnoli prendono possesso delle nuove terre in nome del loro re.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quale via intendeva percorrere Colombo per giungere alle Indie?
b. Quali errori erano contenuti nel suo progetto?
c. Dopo il rifiuto del Portogallo, a chi si rivolse Colombo per organizzare la sua spedizione?
Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Colombo era convinto di poter scoprire un continente nuovo. F V
b. Gli Indios erano miti e privi di difese. F V
c. Il viaggio di Colombo durò quasi un anno. F V

espressiva

Cristoforo Colombo intraprende un viaggio rivoluzionario per raggiungere l’Oriente navigando verso Occidente, nonostante lo scetticismo iniziale di molti monarchi europei. Grazie al sostegno della regina Isabella di Spagna, parte con tre navi: la Santa Maria, la Niña e la Pinta. Durante la traversata, gli equipaggi affrontano molte difficoltà e il malcontento cresce tra i marinai; finalmente, nella notte dell’11 ottobre 1492, il grido «Terra!» segna l’inizio di una nuova era.
Sono lunghe, interminabili, le notti trascorse nell’immensa solitudine dell’oceano. Colombo non riesce a dormire: troppo grande la responsabilità che grava su di lui, troppo incerto l’esito della spedizione da lui voluta contro il parere di tutti. Mentre lo sciabordare delle onde accompagna la Santa Maria con il suo ritmo lento e monotono, l’ammiraglio ripensa al passato, alle battaglie che ha dovuto combattere da quando quell’idea gli si è fissata nella mente. Raggiungere l’Oriente navigando verso Occidente: ecco in poche parole il senso di quella idea. Del resto, la Terra non ha forse una forma sferica? Tutte le persone dotate di buona cultura lo sanno. E allora, perché tante resistenze? Perché il suo progetto è stato rifiutato dai re di Portogallo, Inghilterra, Francia e, in un primo momento, anche dal sovrano spagnolo? L’obiezione era sempre la stessa: giusta l’idea di raggiungere l’Oriente navigando verso Occidente, ma che cosa sarebbe accaduto se le navi, lontane da ogni approdo sicuro, fossero incappate in una di quelle tempeste spaventose che si scatenano spesso in quel mare sconosciuto? E poi, chi poteva dire quanto esteso fosse l’oceano? Sarebbe stato possibile dotare una nave delle provviste necessarie a sostenere l’equipaggio in un viaggio che poteva durare anche diversi mesi?
Per fortuna Isabella, regina di Spagna, aveva preso a cuore la sua proposta e gli aveva messo a disposizione il denaro e i mezzi per tentare l’impresa. Non era stato un grande investimento, in verità, ma bastava: due caravelle agili e veloci, la Niña e la Pinta, e un’ammiraglia, la Santa Maria, più grande e pesante. Altro non occorreva, se non l’aiuto di Dio.
Il viaggio era continuato a lungo tra pericoli e difficoltà, ma gli occhi dei marinai erano ormai stanchi di guardare verso
un orizzonte immutabile. La situazione era peggiorata di giorno in giorno e tra i membri dell’equipaggio montava la paura. Della terra non vi era traccia e intanto il tempo passava e le scorte di viveri diminuivano. Se la ricerca fosse continuata ancora, si profilava un pericolo terribile: la morte per fame e per sete. Meglio dunque ritornare indietro finché era ancora possibile. Le proteste avevano minacciato di trasformarsi in ammutinamento e lo stesso Colombo era stato costretto a promettere che se entro tre giorni non si fosse avvistata la terra, le navi avrebbero voltato la prua e sarebbero tornate indietro. Era il 10 ottobre 1492.
Ma il giorno 11 si apre finalmente con buone prospettive: stormi di uccelli attraversano il cielo e sulle acque galleggia un ramo di giunco e perfino un fiore. La terra, questa volta, non può essere lontana. Verso le dieci di sera, Colombo, mentre esplora insonne l’orizzonte, ha l’impressione di vedere in lontananza una luce, come la tenue fiamma di una candela. Realtà o illusione? Nel dubbio tutti gli occhi sono puntati verso l’orizzonte. Finalmente, alle due di quella stessa notte, l’incubo si trasforma in trionfo. Una voce potente, quella di Rodrigo di Triana, di vedetta sulla Pinta, squarcia le tenebre: «Terra! Terra! Terra!».
W R W

Ora tocca a te: leggi e scrivi Immagina di essere Cristoforo Colombo, a capo della sua spedizione, e di dover compilare una pagina del Giornale di bordo con tutti gli avvenimenti importanti della giornata.

Colombo era certo di essere arrivato in Asia: pertanto i sovrani di Spagna diedero a quelle terre il nome di Indie Occidentali e le popolazioni locali furono chiamate “Indiani”, in spagnolo Indios. Presto, però, si cominciò a dubitare sul fatto che Colombo fosse sbarcato in Asia. Nel 1500 il portoghese Pedro Álvares Cabral toccò le coste nordorientali del Brasile. Nei due anni successivi il fiorentino Amerigo Vespucci (al comando di una flotta spagnola), costeggiando il Sud America, riconobbe con sicurezza che quelle terre appartenevano a un continente sconosciuto, diverso dall’Asia, al quale fu dato il nome di “America”, in onore del navigatore.
Dopo circa dieci anni dal primo viaggio di Colombo, l’America fu così identificata per ciò che è: un continente posto tra Europa e Asia. Quando fu evidente che quel nuovo continente era un ostacolo sulla rotta tra Europa e Asia, i navigatori si chiesero come fosse possibile superarlo.

Il fiorentino Amerigo Vespucci si rende conto che Colombo ha scoperto le terre di un nuovo continente che, in suo onore, viene chiamato America.


Osserva le immagini e rispondi alle domande
Osserva una delle prime rappresentazioni dello Stretto di Magellano e confrontala con una fotografia aerea della stessa zona. Quali differenze noti? E quali similitudini?
Il passaggio verso l’Asia fu trovato a Sud dell’America, nel corso di un’impresa compiuta dal portoghese Ferdinando Magellano che comandava una flotta di cinque navi spagnole, con 270 uomini. Le navi salparono nel 1519 con l’obiettivo di compiere la circumnavigazione della Terra. Dopo aver attraversato l’Atlantico e avvistato il passaggio nella punta meridionale dell’America, Magellano si inoltrò nell’oceano che battezzò “Pacifico”. Lo chiamò così perché ebbe la fortuna di trovarlo calmo, senza burrasche. La lunghezza della traversata fece però patire all’equipaggio fame e malattie. Nelle Filippine lo stesso Magellano morì in uno scontro con le tribù locali. Il viaggio di ritorno fu portato a termine nel 1521 da una sola nave con venti marinai superstiti.
Ferdinando Magellano attraversa l’oceano Atlantico, il Pacifico e l’Indiano e circumnaviga la Terra.
Anche l’Inghilterra partecipò alle esplorazioni geografiche, cercando una rotta verso l’Asia nella parte settentrionale dell’America: gli Inglesi erano infatti convinti che esistesse un passaggio a Nord-Ovest tra Atlantico e Pacifico. Giovanni Caboto, nel 1497, toccò la costa settentrionale del nuovo continente, rivendicando al re d’Inghilterra il possesso dell’America del Nord. Molti decenni dopo, altri marinai inglesi proseguirono la ricerca del passaggio a Nord-Ovest e toccarono l’isola di Terranova e la baia di Hudson.
Con lo stesso obiettivo, anche la Francia organizzò una serie di spedizioni comandate da Giovanni da Verrazzano e da Jacques Cartier tra il 1534 e il 1542. Nessuno, però, riuscì a passare nell’oceano Pacifico lungo la rotta a Nord.
Per trovare una via più breve verso le Indie, altri navigatori cercano un passaggio a Nord tra l’oceano Atlantico e il Pacifico. Le loro spedizioni fanno conoscere altre terre dell’America settentrionale.
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Chi toccò per primo le coste del Brasile?
b. Perché il nuovo continente fu chiamato “America”?
c. Quale obiettivo si poneva la spedizione guidata da Magellano?
d. Che cosa volevano scoprire le esplorazioni inglesi nelle acque dell’America settentrionale?
e. Quali navigatori guidarono le spedizioni francesi in queste stesse acque?


Verifica la comprensione
2 Indica i nomi dei navigatori che compirono le seguenti spedizioni.
a. Scoprì il Brasile:
b. Cercò il passaggio a Nord-Ovest per conto dell’Inghilterra:
c. Cercarono il passaggio a Nord-Ovest per conto della Francia:
d. Compì la circumnavigazione della Terra:
Nuovo Mondo: nome dato all’America, in contrapposizione al Vecchio Mondo, costituito dai continenti già noti (Europa, Asia e Africa).
Colonizzazione: occupazione e controllo delle risorse di un territorio posto al di fuori dei confini di uno Stato.
Conquistadores: soldati e avventurieri al servizio della Spagna; conquistarono e colonizzarono l’America.
Lo scopo dei viaggi transoceanici non si limitò alla conoscenza del Nuovo Mondo, abitato da popoli con una cultura diversa da quella europea. L’obiettivo primario fu conquistare e sfruttare quel mondo e quei popoli. La presa di possesso delle terre appena scoperte si fondava sulla convinzione che esse non appartenevano a nessuno, e quindi potevano essere conquistate e sfruttate perché considerate “libere”. Questa idea si basava sulla convinzione che gli abitanti di quelle terre fossero selvaggi e che dunque non fosse necessario rispettarli.
Alla scoperta delle nuove terre segue rapidamente l’occupazione militare, allo scopo di sfruttarne le risorse.
Dopo la scoperta del nuovo continente, iniziò la sua colonizzazione. Con questa parola si intendono diversi processi, che possiamo così riassumere:
• trasferimento di coloni europei in America e popolamento del territorio;
• sfruttamento delle risorse naturali (minerali, piante, terra da adibire all’agricoltura) e umane (lavoro obbligatorio dei nativi nelle miniere e nei campi);
• passaggio dei territori sotto il governo degli Stati conquistatori;
• introduzione di stili di vita e leggi di tipo europeo.

Osserva l’immagine e rispondi alle domande
L’immagine rappresenta nativi americani e schiavi africani al lavoro in una piantagione.
Che cosa stanno facendo i personaggi ritratti?
Come sono vestiti?
Riconosci le piante in primo piano?
Descrivi i lavori svolti da ciascun personaggio.
La colonizzazione in America si realizzò in breve tempo. Già il secondo viaggio di Colombo rappresentò un’impresa coloniale, e non solo un viaggio di esplorazione. Infatti la flotta salpata nel 1493 era formata da 17 navi e 1200 uomini di equipaggio. C’erano soldati, nobili, contadini, monaci, donne, bambini, e in mezzo a loro animali da cortile, cavalli e mucche, abiti, stoviglie, attrezzi da lavoro. Si trattava di una parte piccola, ma completa, di società spagnola che si trasferiva nel Nuovo Mondo per fondarvi una colonia.
Dopo il loro arrivo, gli Spagnoli iniziano a colonizzare e sfruttare le terre americane.
Raya
Insediamenti spagnoli
Insediamenti portoghesi
Osserva la carta e rispondi alle domande
Quale delle due potenze europee ha territori maggiormente estesi in America? E in Africa? E in Asia?
Il successo del viaggio di Colombo del 1492 convinse i re di Spagna e di Portogallo, i due Paesi che avevano iniziato le scoperte geografiche, ad accordarsi tra loro. Con il trattato di Tordesillas (1494), concluso grazie alla mediazione di papa Alessandro VI, decisero di dividersi il Nuovo Mondo, cioè le terre appena scoperte e quelle che avrebbero scoperto in futuro. I loro geografi tracciarono sulle carte una linea che chiamarono raya (“linea”, in spagnolo). Le terre a Occidente della raya furono attribuite alla Spagna, quelle a Oriente al Portogallo. Nel secondo decennio del Cinquecento gli Spagnoli iniziarono a esplorare le zone interne del continente americano. All’esplorazione seguì ben presto la conquista. Alcuni avventurieri, i conquistadores, organizzarono spedizioni militari verso quei luoghi di cui avevano sentito decantare la ricchezza. Nel giro di pochissimi anni, i grandi imperi precolombiani ( pp. 284-285) caddero sotto il loro dominio.
Per evitare conflitti, Spagna e Portogallo firmano il trattato di Tordesillas, che divide tra i due Stati le terre appena scoperte.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali furono gli scopi dei viaggi transoceanici?
b. In quale modo il trattato di Tordesillas spartì le terre americane tra Spagna e Portogallo?
Verifica la comprensione

▲ Prima pagina del trattato di Tordesillas tra Spagna e Portogallo.
2 Completa la frase scegliendo l’opzione corretta. Il termine colonizzazione comprende il trasferimento: di coloni europei in America di nativi americani in Africa.

▲ Il conquistador Hernán Cortés si scontra con l’imperatore azteco Montezuma II, in un dipinto olandese del Seicento.

La prima grande spedizione ebbe luogo tra il 1519 e il 1521 con la conquista del Messico. L’impresa fu compiuta dal conquistador Hernán Cortés, un nobile che in soli tre anni, alla guida di una banda di mercenari, annientò l’Impero degli Aztechi, il popolo che governava il Messico. Cortés, che disponeva soltanto di 550 uomini, 16 cavalli e 10 cannoni, raggiunse Tenochtitlán, la capitale degli Aztechi, e li esortò a giurare fedeltà alla Spagna. Fece inoltre abbattere i templi e le statue delle loro divinità. Quindi, per vincere la loro resistenza, ordinò il massacro di centinaia di Indios. Con la violenza e con l’aiuto di popolazioni locali ostili agli Aztechi, prese la capitale e uccise il loro imperatore Montezuma II. In poco tempo gli Spagnoli imposero cambiamenti profondi nella società azteca, la cui religione fu soppressa e le cui ricchezze furono depredate.
Hernán Cortés conquista l’Impero azteco. La capitale Tenochtitlán viene saccheggiata, l’imperatore Montezuma ucciso.
La conquista del Messico fu seguita a breve distanza da quella del popolo inca in Perù, compiuta da Francisco Pizarro e Diego de Almagro. Nel 1531, alla testa di 180 uomini, Pizarro penetrò nell’Impero degli Inca, che fu abbattuto nel 1535. Dopo aver catturato con l’inganno e ucciso il sovrano Atahualpa, gli Spagnoli si impadronirono della capitale Cuzco. Più tardi Pizarro fondò la città di Lima, la nuova capitale.
Francisco Pizarro e Diego de Almagro abbattono l’Impero inca e uccidono il sovrano Atahualpa.
La facilità con cui piccoli eserciti di avventurieri spagnoli distrussero in breve tempo imperi secolari dotati di numerose truppe lascia stupefatti. In realtà, la vittoria dei conquistadores ha delle spiegazioni precise. In primo luogo, essi avevano a disposizione strumenti di guerra del tutto sconosciuti nel Nuovo Mondo, come cavalli, corazze di ferro e armi da fuoco. Gli indigeni, al contrario, combattevano con spade di ossidiana (un vetro di origine vulcanica), si proteggevano con corazze di cotone imbottito e scudi di pelli, bambù e cotone.
I conquistadores riescono ad avere la meglio sulle truppe degli imperi precolombiani grazie a diversi fattori, come la differenza degli armamenti.
Mentre la Spagna colonizzava l’America, il Portogallo procedeva verso Est, conquistando alcune zone costiere dell’India e imponendo il monopolio sul commercio via mare tra l’Europa e l’Oriente. I Portoghesi si spinsero poi in Estremo Oriente e si inoltrarono nei mari della Cina e del Giappone. In America, invece, i Portoghesi scoprirono per caso il luogo che sarebbe poi stato chiamato Brasile.
I Portoghesi si muovono verso Oriente e impongono il loro monopolio sul commercio via mare tra Europa e Oriente. In America scoprono il Brasile.
L’arrivo degli Europei provocò in breve tempo un fortissimo calo della popolazione indigena. Tra le cause del fenomeno vi furono le guerre provocate dai conquistadores e il lavoro forzato nelle miniere e nelle piantagioni. A causare il genocidio, però, furono soprattutto le malattie portate dagli Spagnoli. Sin dai primi anni della colonizzazione, alcune malattie infettive, come il morbillo, l’influenza, il vaiolo, uccisero milioni di nativi. Non sappiamo con precisione quanti fossero gli abitanti dell’America nel Quattrocento, ma certamente erano alcune decine di milioni. Alla fine del Cinquecento gli Indios erano ridotti a poco più di un milione.
Con l’arrivo degli Europei
la popolazione del continente americano diminuisce rapidamente a causa delle guerre, dei maltrattamenti inflitti agli Indios e delle malattie portate dai colonizzatori.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
LE PAROLE DELLA STORIA
Monopolio: diritto esclusivo di produrre o commerciare un determinato bene.
Genocidio: strage, sterminio di un gruppo o di una popolazione intera.
▼
che raffigurano Indios malati di vaiolo e morbillo.

Verifica la comprensione
2 Indica il nome dei seguenti personaggi.
a. Chi guidò la spedizione di conquista dell’Impero azteco?
b. Chi guidò la spedizione di conquista dell’Impero inca?
c. Quali armi risultarono decisive nelle vittorie degli Spagnoli contro i popoli americani?
d. Quali malattie portate dagli Europei causarono più vittime tra gli indigeni americani?
e. Quanti indigeni vivevano in America alla fine del Cinquecento?
a. Il conquistador che prese e saccheggiò la capitale dell’Impero azteco:
b. Il fondatore della città di Lima:
c. L’ultimo sovrano azteco:
d. L’ultimo sovrano inca:
L’America era rimasta sconosciuta al resto del mondo per migliaia di anni. Quelle terre erano però già abitate e avevano dato vita a civiltà di alto livello, come quelle dei Maya, degli Aztechi e degli Inca. Gli storici le definiscono civiltà “precolombiane”, perché fiorirono prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo.
La più antica civiltà americana è quella dei Maya, popolazione presente nell’America centrale, e precisamente nella penisola dello Yucatan e nell’attuale Guatemala.
I Maya non costituirono mai un impero unito, ma diedero vita a una serie di città-stato indipendenti.
La loro economia si basava principalmente sul commercio e sull’agricoltura, favorita da un buon sistema d’irrigazione. Il prodotto più coltivato era il mais, oltre a cotone, fagioli, cacao e zucche.

▲ Prima mappa europea della città azteca di Tenochtitlán (1524).
I Maya possedevano conoscenze approfondite in matematica e astronomia, che studiavano a scopo religioso. Figure sociali di grande potere erano i sacerdoti-astronomi, i quali osservavano le stelle per interpretare la volontà degli dei.
I Maya offrivano sacrifici umani alle divinità e fu per questo che costruirono spettacolari piramidi, che probabilmente costituivano anche dei punti di osservazione per studiare i movimenti degli astri celesti. Elaborarono un metodo di scrittura formato da figure e simboli che è stato paragonato ai geroglifici egizi.

Un Impero nel cuore del Messico
A partire dal XII secolo, gli Aztechi crearono un vasto impero sull’altopiano del Messico. Insediatisi sugli isolotti del lago di Texcoco, vi fondarono la loro capitale, Tenochtitlán (dove oggi si trova Città del Messico).
Di qui, forti di un’efficiente organizzazione militare, si espansero nelle terre circostanti, sottomettendo con le armi le popolazioni locali. I popoli vinti erano costretti a pagare dei tributi, che talvolta erano costituiti da vittime sacrificate agli dei.
Il popolo delle montagne
In un ampio territorio dell’America meridionale, tra la catena delle Ande e l’oceano Pacifico, fiorì la civiltà degli Inca.
Nonostante l’ambiente ostile, caratterizzato da montagne altissime e vallate incassate tra i monti, l’agricoltura era assai sviluppata. Le coltivazioni più diffuse erano la patata, la quinoa (un cereale delle montagne) e il mais, considerato sacro. Queste piante erano coltivate su terrazzamenti ricavati sui ripidi pendii delle Ande e irrigati per mezzo di una fitta rete di canali. Gli animali allevati erano lama (usato anche come aiuto nei trasporti), alpaca, vigogna e guanaco. La disponibilità di ottime lane alimentava l’artigianato tessile.
La società azteca, come quella Maya, aveva una struttura piramidale: il gradino più alto era occupato dal re, seguito dai nobili e dai sacerdoti. Poi venivano i guerrieri, una classe privilegiata che possedeva molte terre e non pagava i tributi. Seguivano i commercianti e gli artigiani; al livello più basso stavano i contadini e gli schiavi. Gli Aztechi veneravano forze della natura (come l’acqua, la terra e il fuoco), elementi del paesaggio (come monti e fiumi), fenomeni naturali (come il fulmine e la pioggia).
Gli Inca raggiunsero livelli di eccellenza nella lavorazione di oggetti preziosi in oro e argento.
La società Inca
Ai vertici della società inca vi erano l’imperatore e un gruppo di nobili, che godeva di ampi privilegi, come l’esenzione dalle tasse, l’educazione in scuole esclusive, la possibilità di avere più mogli. Gli Inca non conoscevano la scrittura, ma sapevano ugualmente tenere un’attenta contabilità delle cose e delle persone. La capitale Cuzco (parola che significa “ombelico”), costruita al centro dell’Impero, era collegata ai territori restanti da una lunga rete stradale, che raggiungeva i 40.000 chilometri.


▲ La popolazione locale degli Indios porta l’oro raccolto nelle miniere davanti ai colonizzatori spagnoli.
A mano a mano che giungevano in Spagna le notizie sulle conquiste, la spinta a emigrare si fece più forte. Nel XVI secolo 250.000 Spagnoli emigrarono in America, con una media annua di 2000-2500 partenze. I re spagnoli intendevano sfruttare lo sconfinato possedimento coloniale, ricavandone soprattutto metalli preziosi. Gli Indios furono utilizzati nelle miniere, dove lavoravano in condizioni disumane per estrarre oro e argento. La scoperta di giacimenti d’oro in Messico aumentò il richiamo del facile guadagno. In Perù fu trovata una straordinaria montagna d’argento nella zona di Potosí, nelle Ande orientali. Inoltre furono introdotte piantagioni di canna da zucchero, nelle quali cominciarono a lavorare schiavi prelevati dalle coste dell’Africa. Allo scopo di controllare il commercio da e per l’America, nel 1503 fu istituita a Siviglia la Casa di Contrattazione, che riscuoteva per il re la tassa del 20% su tutte le merci provenienti dall’America. I suoi funzionari avevano inoltre il compito di concedere le autorizzazioni ai singoli individui che intendevano trasferirsi nel nuovo continente.
Gli Indios sono costretti a lavorare nelle miniere d’argento, mentre nelle piantagioni di canna da zucchero lavorano schiavi deportati dall’Africa. Migliaia di Spagnoli emigrano nelle colonie.

Osserva l’immagine e svolgi l’attività
L’immagine rappresenta la miniera d’argento chiamata “Cerro Rico” nei pressi della città di Potosí in Bolivia.
Descrivi il territorio rappresentato.
Quali elementi naturali puoi vedere? Quali sono invece gli elementi costruiti dall’uomo?
La Chiesa fu presente nelle colonie americane per convertire gli Indios e per svolgere i suoi compiti religiosi tra i coloni europei. Furono costruite chiese e conventi; furono nominati vescovi e parroci. Soprattutto sorsero le missioni af fidate agli ordini religiosi dei domenicani, dei francescani e dei gesuiti. I missionari trattarono gli Indios con rispetto e non come creature inferiori, anche se rimasero inorriditi di fronte ai riti che prevedevano il cannibalismo o il sacrificio di vite umane. Di fronte alle violenze subite dagli Indios per mano dei conquistatori spagnoli, alcuni religiosi descrissero le atrocità e cercarono di difendere i nativi. Il frate domenicano Bartolomeo de Las Casas denunciò la spietatezza e la violenza degli Spagnoli.
Bartolomeo de Las Casas denuncia le condizioni in cui gli Indios sono costretti a vivere e i gesuiti fondano comunità in cui i nativi sono trattati con rispetto.
Mentre i missionari mostravano nei confronti degli Indios rispetto e solidarietà umana, la maggior parte degli Spagnoli non nascondeva di nutrire un profondo disprezzo verso quelli che considerava poco più che animali.
Confronta le doti di prudenza, ingegno, grandezza d’animo, umanità, religiosità degli Spagnoli con quelle di quegli omuncoli, nei quali a stento potrai trovare qualche traccia di umanità. Essi non solo sono totalmente privi di cultura, ma non conoscono l’uso delle lettere, non conservano alcun documento della
Leggi il testo e rispondi alla domanda
Perché i nativi americani sono definiti “omuncoli”?
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che modo i sovrani spagnoli intendevano sfruttare le colonie americane?
b. Quali erano le funzioni della Casa di Contrattazione?
c. Qual era l’atteggiamento dei missionari nei confronti degli Indios?
▼ Bartolomeo de Las Casas alla sua scrivania in compagnia di un Indio, mentre assiste dalla finestra alle violenze spagnole.

loro storia (escluso qualche tenue ed oscuro ricordo di alcuni avvenimenti affidato a certe pitture), non hanno alcuna legge scritta, ma soltanto istituzioni e costumi barbari. [...] Il fatto poi che alcuni di loro sembrino avere dell’ingegno, per via di certe opere di costruzione, non è prova di una più umana perizia, dal momento che vediamo certi animaletti, come le api e i ragni, costruire opere che nessuna attività umana saprebbe imitare.
Juan Ginés de Sepúlveda, in G. Gliozzi, La scoperta dei selvaggi
Verifica la comprensione
2 Completa le frasi con l’alternativa corretta.
a. Una grande miniera d’argento fu trovata in:
Messico Perù
b. L’oro americano proveniva principalmente dal: Messico Perù
c. Gli Spagnoli introdussero in America grandi piantagioni di: tè canna da zucchero

▲ Illustrazioni sulla coltivazione del mais in Historia general de las cosas de Nueva España, un trattato sulle usanze indigene scritto da un frate francescano.
▼ Mais, patata e pomodoro sono tra le principali piante alimentari provenienti dall’America.
In seguito alle scoperte geografiche, si operò un grande scambio biologico, detto scambio colombiano, tra i due continenti. Sulle navi che facevano rotta dall’America all’Europa, con l’oro e l’argento venivano caricati prodotti agricoli sconosciuti nel nostro continente.
Nel corso di due secoli gli Europei impararono a coltivare le nuove piante alimentari e a utilizzarle nella loro cucina. Inoltre le esportarono in Africa e in Asia e oggi gli uomini di tutto il mondo mangiano quotidianamente alimenti come il pomodoro, la patata, il mais, il fagiolo bianco, il melone, la zucca, l’ananas e i semi di cacao, che prima del 1492 erano noti solo in America.
Nel nostro continente arrivano prodotti agricoli e animali sconosciuti; lo stesso avviene dall’Europa all’America.
Il mais, detto anche granoturco, fu importato in Europa dagli Spagnoli e dai Portoghesi nella prima metà del Cinquecento. La sua qualità più preziosa è quella di avere un’altissima resa, circa doppia di quella del grano. Inoltre il mais cresce in fretta e assai bene in climi diversi e ad altitudini differenti. Questo spiega perché la sua coltivazione si diffuse in molte aree agricole dell’Europa. Dai chicchi della pannocchia di mais si ricavava farina da cucinare sotto forma di polenta oppure mangime per gli animali domestici.
Proveniente dal Perù, la patata in un primo momento non ebbe successo in Europa. Non si sapeva come cucinarla e molti contadini la consideravano addirittura nociva. I nobili non la mangiavano, perché la giudicavano un cibo adatto agli animali e alla povera gente. Soltanto agli inizi del XIX secolo furono trovati modi nuovi per cucinarla e da allora fu apprezzata da un numero crescente di persone.


Abbastanza rapido fu invece il successo del pomodoro, in origine di colore giallo, che gli Spagnoli videro consumare dagli Aztechi. Dapprima fu utilizzato come pianta ornamentale, poi la sua coltivazione si diffuse in Spagna e nell’Europa meridionale, dove venne usato per la preparazione di insalate e di sughi.
Uno dei prodotti più preziosi giunti dall’America è il mais, che ha una resa superiore a quella del grano e si adatta a climi diversi. Meno apprezzata, inizialmente, la patata.
Quando, all’inizio del Cinquecento, il tacchino fece la sua comparsa in Europa portato da navi spagnole, molti contadini compresero che si trattava di un ottimo animale da cortile, che per la quantità e la qualità della sua carne poteva fornire un sostanzioso apporto alimentare. I Francesi e gli Inglesi cominciarono ad allevarlo per primi, in alternativa all’oca. Anche dai mari americani derivarono prodotti alimentari adottati dalla cucina europea, in particolare il merluzzo, che era conservato sotto sale, essiccato, o affumicato. In questo modo era possibile venderlo anche molti mesi dopo la pesca e in località lontane dai porti.

Dall’America arrivano alcuni animali, come il tacchino e il merluzzo, che trovano largo impiego nella cucina europea.
Lo scambio colombiano si verificò anche dall’Europa all’America, dove furono esportate piante come la vite e l’ulivo, fino ad allora sconosciute. Anche il grano, il riso e la canna da zucchero vennero coltivati con successo. In alcune regioni del Brasile i colonizzatori introdussero il caffè, la cui coltivazione si estese al punto da divenire una delle principali merci di esportazione. Nel 1492 gli animali domestici degli indigeni d’America erano limitati a poche specie: il lama, l’alpaca (un mammifero simile alla pecora), il porcellino d’India, il tacchino, l’anatra. Non vivevano bestie da traino né animali domestici da cui ricavare il cuoio o da utilizzare per il trasporto. Nel corso del suo secondo viaggio (1493), Colombo portò in America cavalli, maiali, mucche, buoi, polli, pecore e capre, animali che in breve tempo si diffusero nel continente.
Lo scambio colombiano avviene anche dall’Europa: da qui giungono numerose piante alimentari (grano, riso, vite e ulivo) e animali (cavalli, maiali, mucche, buoi, pecore, capre, polli).
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali prodotti agricoli furono importati dall’America in Europa?
b. Qual è la qualità più preziosa del mais?
c. Come fu usata inizialmente la pianta del pomodoro?
Resa: rapporto tra la quantità seminata e la quantità raccolta.
Verifica la comprensione
2 Indica quale delle definizioni sotto riportate corrisponde al fenomeno dello scambio biologico di cui si parla in questa lezione.
a. Passaggio di animali dall’America all’Europa e viceversa.
b. Passaggio di piante dall’America all’Europa e viceversa.
c. Passaggio di animali e piante dall’America all’Europa e viceversa.
LE PAROLE DELLA STORIA
Negrieri: mercanti di schiavi.
Manodopera: complesso dei lavoratori che svolgono mansioni per lo più manuali.
Dagli abitanti delle regioni costiere dell’Africa, gli Europei acquistavano beni di alto valore come l’oro, l’avorio, il sale, il pepe, le noci di cocco. Con la scoperta dell’America, però, il commercio più redditizio ben presto divenne quello degli schiavi.
Gli Europei (Portoghesi, Spagnoli, Olandesi, Francesi e Inglesi) non andavano a caccia di prigionieri da ridurre in schiavitù, ma li acquistavano dai signori locali o dai mercanti musulmani attivi nel territorio e li rivendevano in America. Uomini e donne venivano prelevati a forza nelle regioni dell’interno e imbarcati sulle navi ormeggiate nei porti dell’Africa occidentale. Il traffico permetteva ai negrieri di guadagnare cifre colossali. Essi, infatti, pagavano i loro acquisti con merci prodotte in Europa (armi, tessuti, alcolici) e rivendevano gli schiavi in America a caro prezzo (oro, argento). Con il denaro così guadagnato, acquistavano prodotti americani che vendevano in Europa a cifre elevate (cotone, cacao, caffè, tabacco). Questo tipo di commercio, che andava dall’Europa all’Africa all’America e poi di nuovo all’Europa, viene definito commercio triangolare.
Gli Europei non penetrano nel continente africano, ma si limitano ad acquistare le merci nelle zone costiere. Il commercio degli schiavi costituisce la maggior fonte di guadagno.

▲ Un mercante olandese, aiutato dalle guardie (in divisa azzurra) trascina due schiavi.
Il commercio degli schiavi dall’Africa all’America divenne tanto più redditizio quanto più cresceva in America la domanda di manodopera africana, più robusta e resistente di quella indigena. Gli schiavi erano utilizzati nelle coltivazioni di canna da zucchero, di cotone e di tabacco, presenti nelle Antille e in Brasile. A partire dal Seicento, nel commercio di schiavi, accanto agli Spagnoli e ai Portoghesi, si inserirono gli Olandesi, i Francesi e gli Inglesi.
Le cifre che seguono mostrano la crescita vertiginosa del drammatico traffico di merce umana: dai 900.000 schiavi prelevati in Africa e venduti in America nel corso del Cinquecento, si passò ai 2 milioni e mezzo del Seicento, fino ai 7 milioni del XVIII secolo.
Il traffico di schiavi si rivela molto redditizio e aumenta continuamente. Gli schiavi sono utilizzati per lavorare nelle piantagioni di zucchero, cotone e tabacco.
Gli Europei, soddisfatti dei guadagni che realizzavano con il commercio degli schiavi, non cercarono di penetrare in Africa e di colonizzarla. I primi esploratori e mercanti che nel XVI secolo misero piede in Africa guardarono con curiosità e rispetto alle civiltà che incontravano, sebbene molto diverse dalla loro. In seguito, invece, si fece strada l’idea che l’Africa fosse popolata da barbari selvaggi. Gli Africani erano considerati dagli Europei degli esseri inferiori che era giusto trattare come tali. Il disprezzo europeo per gli Africani fu l’ immediata conseguenza della tratta degli schiavi. Questa immagine negativa, di carattere razzista, era inesistente prima del Cinquecento.
La pratica della schiavitù fa considerare gli Africani come esseri inferiori, capaci solo di svolgere lavori pesanti e non qualificati. Inizia così a diffondersi il razzismo nei loro confronti.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In quale continente erano portati gli schiavi africani?
b. Come è stato chiamato il traffico dei negrieri tra l’Africa, l’America e l’Europa?
c. Da che cosa fu generato il razzismo nei confronti dei neri africani?

▲ Monumento in ricordo del commercio degli schiavi africani in Benin (Africa occidentale).
Osserva la carta e svolgi l’attività
Descrivi le tappe del commercio triangolare ed esponi ad alta voce le caratteristiche di ciascuna tratta.
Verifica la comprensione
2 Indica il numero di schiavi trasportati in America nei seguenti secoli.
• Cinquecento:
• Seicento:
• Settecento:
In questa unità si è parlato della “scoperta” di altri continenti. Il termine “scoperta”, però, è basato su una concezione che pone l’Europa al centro di tutto, come se la civiltà si fosse irraggiata dal nostro continente verso il resto del pianeta. Ovviamente non è così, perché in tutti questi luoghi vivevano popoli dotati di una loro cultura e spesso di un lungo e brillante passato. L’autrice del testo seguente – Daniela De Zottis Pereira, una donna brasiliana – riflette su questo punto e spiega come non abbia senso soffermarsi troppo sulle caratteristiche particolari di un popolo, perché gli abitanti del pianeta, incontrandosi, finiscono per fondersi.
Forse quello che scriverò non sarà proprio quello che immaginate di leggere. Io sono l’altro lato del mondo, quello in cui arrivarono Portoghesi, Spagnoli e tanti altri che si erano lanciati attraverso l’oceano in cerca di nuove terre e di tutto quello che potessero trovarvi.
Abbiamo avuto di recente dei dibattiti sull’uso della parola “scoperta”. Siamo stati davvero scoperti dai Portoghesi? Scusate, ma qui vivevano vere e proprie nazioni, con una lingua, una cultura e una religione usurpate e cancellate dai nuovi venuti. Hanno portato progresso, molti direbbero. Ci hanno rubato le ricchezze, potrebbero dire altri.
Ora tocca a te: leggi il testo e svolgi l’attività
L’autrice sostiene che a lungo andare gli abitanti del suo Paese, sebbene in gran parte provenienti da luoghi diversi, abbiano finito per assumere un aspetto fisico che conserva memoria delle loro origini. Ritieni che questo fenomeno avvenga sempre quando genti diverse si stabiliscono su uno stesso territorio?

Tutto sommato, ci hanno un po’ disegnato come popolo.
Chi è il Brasiliano? Quando mi chiedono in Italia da dove vengo e dico che sono brasiliana il solito commento è: «Nessuno l’avrebbe mai detto». Come mai? Non ho una faccia tutta brasiliana? Sì, ce l’ho. Perché la nostra faccia è bianca, è nera, è gialla, è una mescola dei popoli che vivevano qui e di tutti i popoli che sono venuti e ci hanno lasciato la loro impronta. Anche gli Italiani.
https://www.rotaryeclub2050.org
Pensi che questa sorta di “mescola” avvenga anche a livello culturale e dia luogo a una crescente integrazione?
Avvia una discussione con la classe su questo tema, con particolare riferimento alla situazione italiana.
Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
America y Atlantico y caravella y spezie y bussola y Bartolomeo Diaz y Asia
Nel Quattrocento la navigazione compie notevoli progressi grazie all’impiego di un nuovo tipo di imbarcazione (la ), all’invenzione del timone a ruota, all’uso della e dell’astrolabio e a carte nautiche sempre più precise. Gli Europei cominciano a navigare nell’oceano per raggiungere l’Asia, dove si vendono prodotti ricercati, come e seta. Nel 1487 il Portogallo organizza una spedizione di navi comandate da , che raggiunge il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa. Nel 1498 un altro portoghese, Vasco da Gama, raggiunge l’ dopo avere navigato intorno all’Africa. L’impresa più importante è compiuta nel 1492 da Cristoforo Colombo che, partito dalla Spagna, naviga sempre verso Ovest. Dopo un lungo viaggio, sbarca in un’isola. Egli crede di aver raggiunto le Indie, invece si tratta di un continente sconosciuto agli Europei, che sarà chiamato .................................................
mais y schiavi y tacchino y biologico y cavalli
Gli Europei vogliono sfruttare le risorse dell’America. Dalla Spagna arrivano i conquistadores: sono gruppi di uomini armati che combattono contro gli Indios e li costringono a lavorare come nelle miniere e nelle piantagioni. Le antiche civiltà americane sono sterminate. Tra il continente europeo e quello americano si verifica uno scambio . Dall’America arrivano in Europa nuove piante alimentari, come il , la patata, il pomodoro e il cacao, e nuovi animali, come il ................................................. Gli Europei introducono in America piante (ulivo, riso, grano) e animali ( , bovini, pecore).


1 Osserva la carta di p. 266 e rispondi.

interattiva
Se non conosci le parole ripassa la LEZIONE 5 e la LEZIONE 6
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 7
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1 , la LEZIONE 3 , la LEZIONE 4 e la LEZIONE 6
a. Quale navigatore arriva in India dopo aver navigato lungo le coste dell’Africa?
b. Quale navigatore approda in America per primo?
c. Quale navigatore compie un viaggio che tocca tutti i continenti della Terra?
d. Quale navigatore giunge per primo all’estremità meridionale dell’Africa?
2 Scrivi le parole corrispondenti alle definizioni sotto riportate.
a. Avventurieri al servizio della Spagna che combattono per conquistare territori americani:
b. Linea immaginaria che separava i territori assegnati alla Spagna da quelli assegnati al Portogallo:
c. Occupazione, da parte di uno Stato, di territori all’esterno dei suoi confini, per controllarne le risorse:
d. Strage, sterminio di un’intera popolazione:
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
3 Indica le risposte esatte alle seguenti domande.
a. Quale fu la risorsa americana più richiesta dalla Spagna?
Oro Cacao Schiavi
b. Dove, in prevalenza, fu utilizzato il lavoro forzato degli Indios?
Nelle miniere
Nelle piantagioni Sulle navi
c. Dove furono utilizzati, in prevalenza, gli schiavi importati dall’Africa?
Nelle miniere
Nelle piantagioni Sulle navi
d. Chi si recava in America per convertire gli Indios al Cristianesimo?
I conquistadores I coloni I missionari
4 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Gli antichi marinai navigavano preferibilmente lungo le coste. F V
b. La caravella era spinta dai remi. F V
c. Gli Spagnoli furono i primi a esplorare l’oceano Atlantico. F V
d. Colombo non sapeva che tra l’Europa e l’Asia vi fosse un altro continente. F V
e. Ferdinando Magellano voleva raggiungere le Indie. F V
f. Francesi e Inglesi esplorarono soprattutto le coste settentrionali dell’America. F V
g. Gli imperatori Montezuma II e Atahualpa furono uccisi dai conquistatori spagnoli. F V
h. Lo spopolamento dell’America fu dovuto soprattutto alle malattie portate dagli Europei. F V
5 Nel seguente elenco, individua quali furono le cause della vittoria dei conquistadores contro gli Indios.
a. I conquistadores erano molti di più.
b. I conquistadores possedevano armi da fuoco, gli Indios no.
c. I conquistadores possedevano i cavalli, sconosciuti agli Indios.
d. Gli Indios erano deboli, perché quasi tutti erano malati.
e. In Messico gli Spagnoli ebbero l’aiuto di popolazioni americane ostili agli Aztechi.
STABILISCI LEGAMI DI CAUSA ED EFFETTO
6 Indica per ciascuna causa la sua conseguenza.
CAUSE
Sì No
a. Colombo credeva che tra Europa e Asia ci fosse soltanto mare. B A D E C
b. Amerigo Vespucci capì che la terra dove era sbarcato Colombo era un continente ancora sconosciuto. B A D E C
c. In Europa si sparse la voce che in America si trovavano favolose ricchezze.
d. Gli Spagnoli introdussero in America le piantagioni di canna da zucchero.
e. Gli organismi degli Indios non avevano difese contro le malattie degli europei.
CONSEGUENZE
A. Cominciò la tratta di schiavi neri dall’Africa.
B. Moltissimi Spagnoli emigrarono in America.
B A D E C
B A D E C
B A D E C
C. Moltissimi Indios morirono.
D. Egli credeva di essere arrivato in Asia.
E. Il nuovo continente fu chiamato “America”.
CLIL (CONTENT AND LANGUAGE INTEGRATED LEARNING)
7 Complete the text with the words in the list.
kings y Spain y Pope y lands y parts
Portugal and , both protagonists in the conquest of South America, decide to choose the territories that each of the two states would control. Thanks also to the mediation (mediazione) of Alexander VI, the of the two countries sign the treaty of the raya, a line that divides America into two
The treaty establishes that the ..................................... to the west of the raya belong to Spain, the lands to the east to Portugal.
8 Immedesimandoti in un indigeno, racconta l’arrivo di Cristoforo Colombo: l’avvistamento delle caravelle, lo sbarco dei marinai, i primi contatti con gli occidentali.
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 5 e la LEZIONE 6
Se non sai rispondere ripassa dalla LEZIONE 4 alla LEZIONE 7
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 5
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 Leggi il documento, quindi riporta le informazioni che riguardano gli elementi sotto indicati.
Amerigo Vespucci descrive gli Indios della Patagonia
Troviamo tutta la terra essere abitata da gente ignuda, così gli uomini come le donne. Sono di corpo ben disposti e proporzionati, di colore bianco e di capelli lunghi, con poca barba o nessuna. Non hanno né legge né fede alcuna. Non conoscono l’immortalità dell’anima. Non tengono tra loro beni propri, perché tutto è comune. Non hanno re, non ubbidiscono a nessuno: ognuno è signore di se stesso. Abitano in comune in case fatte a uso di capanna molto grande. Dormono in una rete tessuta di cotone, appesa sopra il suolo. da Il Mondo Nuovo di Amerigo Vespucci, a cura di M. Pozzi
a. Aspetto fisico degli Indios:
b. Informazioni sulle loro leggi e sul loro governo:
c. Informazioni sulla loro religione:
d. Notizie su abitazioni, arredamento, usi della vita quotidiana:
2 Fernando de Oviedo, storico spagnolo, fu incaricato dal re Carlo V di redigere una cronaca della scoperta del Nuovo Mondo. Nel testo seguente descrive il carattere dei nativi americani, secondo il punto di vista dei conquistatori. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Gli Indios visti dai conquistatori
Gli uomini di questo paese sono per natura così oziosi, viziosi, di poco lavoro, malinconici, codardi, sudici, di cattiva condizione, mentitori, di nessuna costanza e fermezza. [...]
Molti di loro, per proprio piacere e passatempo, si fecero morire di veleno per non lavorare affatto. Altri s’impiccarono con le proprie mani. E agli altri sopravvennero malattie tali che in breve tempo gli indiani morirono. [...] Da parte mia, io credo piuttosto che nostro Signore ha permesso, per i grandi, enormi, abominevoli peccati di queste genti selvagge, rustiche e bestiali, che essi fossero gettati via e cacciati dalla superficie della terra.
F. de Oviedo, Storia naturale delle indie, Sellerio, 1992
a. Come giudica Oviedo i nativi americani? Quali aggettivi usa per descriverli? Rintracciali nel testo e spiegane il significato.
b. Qual è, secondo Oviedo, la prova più evidente della pigrizia dei nativi americani?
c. Che motivazione trova Oviedo al fatto che molti di loro morirono di malattia?
LEGGI E INTERPRETA LE FONTI ICONOGRAFICHE
3 La caravella
L’immagine sotto riportata è quella di una caravella, cioè di una nave simile a quelle di cui si servì Cristoforo Colombo nel corso della spedizione in America. Osservala attentamente, quindi indica negli spazi bianchi di quale parte della nave stessa si tratta. Sceglierai le risposte tra quelle sotto indicate. Nel caso in cui non conoscessi qualche termine, potrai fare una ricerca online. timone y cassero (o castello) di poppa y ancora y albero di maestra y prua y coperta

Le grandi esplorazioni
Per ragioni commerciali (acquisto di spezie, seta, profumi, oro)
Scoperta di terre sconosciute (America) o poco conosciute (Africa, India, Cina)
Rese possibili grazie ai progressi tecnici (caravella, bussola, carte nautiche, astrolabio)
Guidate dai navigatori:
Bartolomeo Diaz (Africa), Vasco da Gama (India), Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Pedro Álvares Cabral (America centro-meridionale), Giovanni Caboto (America settentrionale)
Conquista dell’America meridionale, condotta da Hernán Cortés (Aztechi) e Francisco Pizarro (Inca)
Finanziate soprattutto:
y dalla Spagna (Messico, America centro-meridionale)
y dal Portogallo (Africa, Brasile, India, Cina e Giappone)
Scambio biologico:
y dall’America giungono prodotti e animali sconosciuti in Europa (mais, patata, pomodoro, tacchino, merluzzo)
y dall’Europa arrivano in America prodotti e animali sconosciuti nel Nuovo Mondo (grano, riso, canna da zucchero, caffè, cavallo, bue, maiale)
y dall’Europa arrivano anche le malattie che provocano la morte di milioni di indigeni americani
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Quali motivazioni spinsero gli Europei a cercare un nuovo passaggio per l’Oriente?
Lezione 3 Perché i marinai spagnoli al seguito di Colombo sottomisero gli indigeni?
Lezione 9 Perché nacque il traffico degli schiavi?
SCRIVI UN TESTO
2 Usa questi termini per creare un breve testo: CARAVELLA, OCEANO, VELE, TIMONE, BUSSOLA, ASTROLABIO, CARTE NAUTICHE.
COSTRUISCI UN CAMPO SEMANTICO
3 Sai che cos’è un campo semantico? È un gruppo di parole legate tra loro e organizzate a partire da un termine. Per definire un campo semantico si parte da una parola chiave e poi se ne trovano altre che devono esserle collegate sulla base del significato. Per esempio, se consideriamo la parola chiave “cane” possiamo inserire nel suo campo semantico parole come: collare, canile, guinzaglio, veterinario, cucciolo, museruola, fiuto, abbaiare e così via. Ora considera le parole chiave di questa unità (SCOPERTA, ESPLORAZIONE e COLONIA) e per ciascuna componi un campo semantico il più ampio possibile.
RIFLETTI SUL LESSICO
4 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 267.
La cosiddetta “età delle grandi scoperte geografiche” prende avvio a partire da determinate innovazioni economiche e tecnologiche. Riassumile brevemente sul tuo quaderno.
Enrico il Navigatore, principe del Portogallo, è stato capace di portare il suo piccolo regno ad aprire la strada a grandi scoperte geografiche. Quali intuizioni e azioni distinguono il suo operato? Secondo te, sono caratteristiche ancora utili ai leader di oggi?
Ripensando a quanto hai imparato in questo capitolo, ti ricordi il nome di cinque esploratori? E ti è chiaro perché ciascuno di loro è passato alla storia?
Spiega quale personaggio ti ha incuriosito di più e perché.

Linea del tempo interattiva

1517
Lutero avvia la Riforma protestante

1524-1525
Rivolta dei contadini in Germania
1542
Papa Paolo III istituisce la Congregazione del Sant’Uffizio
1555
Pace di Augusta: divisione religiosa della Germania
1563
Si chiude il Concilio di Trento

EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL
Durante la Controriforma, la Chiesa controllò i movimenti che le si opponevano attraverso il Concilio di Trento, che proponeva un rinnovamento dell’istituzione ecclesiastica dall’interno, ma anche attraverso l’Indice dei libri proibiti o il tribunale del Sant’Uffizio, strumenti fortemente oppressivi. L’atteggiamento repressivo ha sempre limitato la libertà di coscienza e lo sviluppo del pensiero critico. In presenza di controversie, è preferibile cercare di instaurare un dialogo tra le parti. La libertà di pensiero, infatti, è un valore prezioso, difeso dalle Costituzioni dei Paesi democratici.
Luterani Calvinisti Anglicani Cattolici Ortodossi Musulmani Anabattisti
Rispondi alla domanda
Quali religioni sono più diffuse nelle diverse parti d’Europa?

Incontra il personaggio
Guarda il video su Lutero e svolgi l’attività.
IL PERSONAGGIO MARTIN LUTERO
Sebbene provenga da una famiglia modesta, Martin Lutero ha la possibilità di studiare, così diventa un monaco agostiniano e insegna teologia all’università di Wittenberg. Nonostante gli studi approfonditi, non sa rispondere a una domanda sostanziale: come si salva l’individuo, che per natura è un peccatore? Finalmente trova la risposta: la salvezza è un dono che Dio fa a chi ha fede. Per lui è la fede a salvare l’individuo e questa certezza è il punto di partenza di un percorso che lo porterà lontano. In pochi anni Lutero fonderà una religione che avrà un larghissimo seguito.
Rispondi alla domanda
Per Martin Lutero che cosa garantisce la salvezza dell’individuo?
FONTE LA CORRUZIONE DEL CLERO



La denuncia della corruzione della Chiesa fatta da Erasmo da Rotterdam (1467-1536) precedette di poco la Riforma protestante avviata da Lutero. Erasmo riteneva però che le colpe fossero dei singoli individui, non dell’istituzione ecclesiastica.
Chi dice “Chiesa” intende riferirsi a sacerdoti, vescovi e sommi pontefici. Ma costoro della Chiesa altro non sono che i servitori. La Chiesa invece è il popolo cristiano: quel popolo che Cristo in persona proclama così venerabile da meritare che i vescovi lo servano a mensa. Tuttavia, se appena si intaccano le proprietà fondiarie o le rendite del clero, da ogni parte si leva un grido: «Si opprime la Chiesa cristiana!» […] Si sente dire che la Chiesa gode “di onore e prestigio”. Perché? Forse perché si rafforza nel popolo il sentimento religioso, perché i vizi perdono terreno, la moralità si rafforza, perché fiorisce la scienza delle cose sacre? Oh no! Bensì perché gli altari luccicano d’oro e di gemme, o meglio perché gli altari giacciono nell’abbandono e nell’indifferenza: perché il clero, a forza di proprietà fondiarie e di servitù, a forza di lusso, di muli e di cavalli, a forza di dispendiose costruzioni di templi, o meglio, di palazzi, è diventato simile ai sovrani orientali. Erasmo da Rotterdam, I sileni di Alcibiade
Rispondi alla domanda
Perché si dice che i membri del clero sono diventati simili ai sovrani orientali?
INDULGENZA È la remissione parziale o totale della pena da scontare in Purgatorio. In questo periodo è fonte di forti controversie.
STREGA Figura a cui si attribuiscono poteri magici. Nel XV e XVI secolo le streghe sono state perseguitate e condannate.
RIFORMA Movimento religioso che porta a una separazione nella Chiesa cristiana e alla formazione di nuove confessioni religiose.
Concubinaggio: condizione in cui una coppia convive senza essere sposata.
Nel Medioevo e all’inizio dell’età moderna, la religione aveva uno spazio molto importante nella vita delle persone. A quei tempi i riti religiosi erano frequentati da tutta la popolazione; gli uomini di cultura e gli insegnanti delle scuole erano in prevalenza sacerdoti e monaci; i pittori raffiguravano abitualmente episodi della vita dei santi, della Madonna e di Cristo. Il timore dell’Inferno e la speranza del Paradiso erano una presenza costante nella mente dei cristiani. Le prediche dei sacerdoti esercitavano una forte presa sui fedeli e ne orientavano in parte i comportamenti. Chiese piccole e grandi sorgevano numerose in ogni città e paese e cappelle dedicate alla Madonna o ai santi si trovavano anche in aperta campagna.
Nel Medioevo e all’inizio dell’età moderna la Chiesa è il punto di riferimento di tutta la società. Le chiese sorgono dovunque.
La Chiesa non si occupava solo di questioni religiose, ma partecipava da protagonista alle vicende politiche dell’Europa. Aveva inoltre accumulato enormi ricchezze: edifici per il culto, conventi e monasteri, terre, oggetti preziosi, denaro. Molti cardinali e vescovi trascuravano però i loro doveri religiosi, e si preoccupavano soltanto di ammassare ricchezze e potere. Alcuni vescovi non erano neppure presenti nelle loro diocesi. Altri acquistavano la carica ecclesiastica, versando alla Chiesa di Roma grosse somme di denaro per poter godere
LEGGI L’IMMAGINE LA VENDITA DELLE INDULGENZE

Osserva l’immagine e rispondi alla domanda
L’immagine rappresenta un frate che vende le indulgenze. Quali persone si rivolgono a lui per acquistarle?
dei privilegi legati alla condizione episcopale. I papi, più che di religione, si occupavano di politica e miravano ad accrescere il potere e la ricchezza delle loro famiglie. Anche tra i sacerdoti l’immoralità era diffusa.
Parroci ignoranti, incapaci di leggere e scrivere, dediti alla caccia, al bere, al gioco e al concubinaggio: questa immagine del clero emergeva durante le ispezioni condotte dai vescovi nelle parrocchie.
La crescente potenza della Chiesa genera fenomeni di corruzione. Le alte gerarchie sono più interessate ad accumulare ricchezze che a predicare il Vangelo e tra i sacerdoti sono diffusi l’immoralità e l’ignoranza.
Nel mondo cattolico cresceva perciò il malcontento dei fedeli nei confronti della Chiesa. Il lusso della corte papale a Roma e la corruzione del clero contrastavano con il messaggio di povertà del Vangelo. Indignati da questa situazione, alcuni cristiani invocavano un cambiamento: papi, cardinali, vescovi, frati e preti dovevano tornare a essere le guide dei fedeli attraverso l’esempio di una vita semplice e autenticamente religiosa. All’inizio del Cinquecento la Germania era il Paese dove era maggiore il desiderio di rinnovamento della Chiesa. Il malcontento dei Tedeschi crebbe quando papa Leone X (1513-1521) organizzò una vendita di indulgenze allo scopo di procurarsi il denaro per completare i lavori della basilica di San Pietro a Roma.
La corruzione della Chiesa suscita le critiche di molti fedeli. In Germania il malcontento è accresciuto dalla vendita delle indulgenze.
L’indulgenza era un’offerta di denaro fatta alla Chiesa in occasione di funzioni religiose. L’autore dell’offerta riceveva un documento che certificava che Dio avrebbe ridotto o annullato le pene che le anime dei morti dovevano scontare in Purgatorio. Per ottenere questo sconto non era neppure richiesto un vero pentimento. L’idea era efficacemente riassunta nella frase: «Quando la moneta tintinna nella cassetta, l’anima vostra sale in cielo benedetta». Di fatto si considerava il denaro come uno strumento valido anche per ottenere la salvezza eterna. I ricchi, infatti, avrebbero ricevuto in Purgatorio un trattamento di favore che i poveri non potevano permettersi.
L’indulgenza consiste in un attestato, concesso a fronte di un pagamento, che permette di non scontare in Purgatorio i peccati commessi.
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che cosa consistevano le ricchezze accumulate dalla Chiesa?
b. Quali erano i vizi più diffusi tra i sacerdoti?
c. Per quale motivo papa Leone X organizzò una vendita delle indulgenze?
d. In che cosa consisteva l’indulgenza e a che cosa serviva?

Verifica la comprensione
Purgatorio: secondo la Chiesa, è il periodo (ma anche il luogo) in cui le anime dei defunti vengono purificate dai peccati.
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Nel Medioevo e all’inizio dell’età moderna la religione aveva scarso seguito. F V
b. Non sempre i vescovi vivevano nella loro diocesi. F V
c. La Germania era il Paese in cui l’indignazione verso la Chiesa era più forte. F V
d. Acquistando l’indulgenza, si potevano evitare le pene del Purgatorio anche senza un vero pentimento. F V

▲ Martin Lutero appende le sue 95 tesi alla porta della cattedrale di Wittenberg.
Nel clima di malumore suscitato dalla vendita delle indulgenze, trovò ascolto la predicazione di Martin Lutero, un monaco tedesco, nato nel 1483 in Sassonia, una regione del Nord della Germania. Lutero, disgustato dalla mondanità della Chiesa, concentrò la propria attenzione su una domanda cruciale per i credenti: come si raggiunge la salvezza eterna? La Chiesa sosteneva che, per andare in Paradiso, bisognava seguire tutto ciò che papi, vescovi e preti dicevano. Lutero ribatteva invece che il cristiano poteva salvarsi esclusivamente per mezzo della fede in Dio. Solo la grazia, liberamente concessa da Dio a chi crede in lui, può salvare gli esseri umani dal peccato, e dunque dall’Inferno.
Un monaco tedesco, Martin Lutero, affronta con grande serietà il tema della salvezza dell’anima.
Tra il 1515 e il 1517 Lutero approfondì le sue riflessioni fino a proporre idee che contrastavano totalmente con gli insegnamenti della Chiesa. Egli sostenne che i sacerdoti sono inutili: per comunicare con Dio sono sufficienti la lettura della Bibbia, la meditazione su di essa e la preghiera. Tutte le cerimonie, come le processioni, le messe, i digiuni, i pellegrinaggi (e ancor più le indulgenze), non servono a conseguire la salvezza eterna. Attraverso tali affermazioni, Lutero definì la dottrina del libero esame. Ciò significa che ciascun fedele è in grado di leggere e di capire le Sacre Scritture in base alla sua coscienza, senza che i sacerdoti le interpretino. Lutero sostenne che:
• ogni fedele può comunicare direttamente con Dio e non occorrono i sacerdoti a fare da interpreti della volontà divina;
• i sacramenti, a eccezione del battesimo e dell’eucaristia (gli unici due di cui c’è testimonianza nel Vangelo), non hanno alcun significato;
• il culto dei santi e della Madonna deve essere abolito.
LE DATE FONDAMENTALI
Lutero affigge alle porte della cattedrale di Wittenberg le 95 tesi che provocano la rottura con la Chiesa di Roma.
Per comunicare con Dio sono sufficienti la lettura della Bibbia, la meditazione e la preghiera. Lutero riconosce solo il battesimo e l’eucaristia e nega validità al culto dei santi e della Madonna.
Nel 1517 Lutero appese alla porta della cattedrale di Wittenberg un foglio dove erano riassunte le sue idee. Quel testo (scritto in latino, la lingua parlata nelle università) è conosciuto come “le 95 tesi” (ossia le 95 dichiarazioni).
Le tesi più rivoluzionarie erano quelle in cui Lutero protestava contro le indulgenze e metteva in discussione l’autorità del pontefice. In questo modo fece un atto pubblico di ribellione all’autorità della Chiesa. Le 95 tesi, tradotte in tedesco, ebbero un’ampia circolazione, fecero discutere e procurarono a Lutero i primi seguaci.
Con le 95 tesi affisse alla porta della cattedrale di Wittenberg, Lutero rende note le sue posizioni e si ribella alla Chiesa romana.
Nel 1520 papa Leone X scomunicò Lutero come eretico. Questi, in risposta, scrisse altri testi in cui ribadiva le sue idee e invitò la nobiltà tedesca a ribellarsi alla Chiesa. Nel 1521 Lutero fu chiamato dall’imperatore Carlo V alla dieta che si riuniva nella città tedesca di Worms, perché rinnegasse le sue tesi. Portato di fronte all’imperatore, Lutero le confermò e, per sfuggire alle autorità ecclesiastiche, si rifugiò presso il principe Federico di Sassonia, nel castello di Wartburg. Qui, iniziò a tradurre la Bibbia nel dialetto della Sassonia, base della lingua tedesca moderna. Una parte dei Tedeschi seguì Lutero e si allontanò dalla Chiesa per dare vita a una nuova confessione, dove non vi era più posto per il papa, per i cardinali e per i riti decisi da Roma. Questa trasformazione è chiamata Riforma protestante. Nella Chiesa protestante i sacerdoti, denominati pastori, guidavano il culto dei fedeli. Essi potevano sposarsi e dovevano essere stipendiati dalle città in cui vivevano. Un’altra importante novità fu l’introduzione del divorzio, conseguenza del mancato riconoscimento del matrimonio come sacramento.
Convocato dall’imperatore Carlo V alla dieta di Worms, Lutero conferma le sue idee e sfugge all’arresto grazie all’aiuto del principe Federico di Sassonia. Ha così inizio la Riforma protestante.
Verifica la comprensione 1 Completa la mappa.
Sacre Scritture: testi, ritenuti sacri dai Cristiani, che comprendono l’Antico e il Nuovo Testamento.
Dieta: riunione in cui i sovrani tedeschi e i rappresentanti delle città e dei sudditi si riunivano su indicazione dell’imperatore per discutere questioni politiche e religiose.

ritiene che la salvezza viene esclusivamente dalla fede
Contro le indulgenze predica il monaco tedesco
con le 95 tesi diffonde le sue idee e si ribella alla Chiesa di Roma
Il papa lo e l’imperatore vuole che rinneghi le sue tesi
Lutero sfugge all’arresto
Inizia la

espressiva

Gli eventi descritti si svolsero il 17 e il 18 aprile del 1521. Lutero, che in precedenza aveva ottenuto un lasciapassare dall’imperatore, poté allontanarsi precipitosamente da Worms perché Carlo V mantenne la parola data. Lo stesso imperatore, però, il giorno seguente diede ordine di «agire contro di lui in quanto eretico». Da quel momento non ci furono più tentativi di accordo e la parola passò alle armi.
È il 10 dicembre 1520. La piazza di Wittenberg è gremita: monaci, studenti, gente comune. Solo al centro si apre uno spiazzo libero. In quei pochi metri si nota un intenso movimento: qualcuno porta legna, qualcuno accende un fuoco, qualcuno spinge indietro i curiosi che si avvicinano troppo. Gli sguardi della gente sono però rivolti al personaggio immobile e pensieroso che tiene in mano un foglio scritto: il monaco agostiniano Martin Lutero, che ha osato sfidare papa Leone X e la Chiesa intera. Tutti sanno cosa contiene quel foglio: la scomunica lanciatagli dal pontefice. A un tratto, con gesto deciso, Lutero strappa il foglio e lo getta nelle fiamme. Subito dopo, altri pezzi di carta raggiungono il falò: sono leggi canoniche, decreti, scritti che affermano l’autorità assoluta dei successori di san Pietro. Con questo atto Lutero rompe ogni legame con le autorità cattoliche e da questo momento diventa ai loro occhi la personificazione del demonio. Ma chi è davvero il demonio? Poco prima lo stesso Lutero aveva affermato: «Finalmente so che il papa è l’anticristo e che il suo trono è il trono di Satana».
Nonostante la distanza delle posizioni e la durezza verbale, un tentativo di evitare la rottura definitiva viene fatto. Le affermazioni di Lutero hanno allarmato anche Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, re di Spagna e di molti altri Paesi ancora, e lo hanno indotto a ordinare a Lutero di presentarsi al più presto a Worms. In realtà Carlo V non intende abbassarsi a discutere con il ribelle di questioni religiose, ma pretende semplicemente che venga a discolparsi delle sue bestemmie e a chiedere perdono. Il 17 aprile 1521 Lutero fa il suo ingresso in città. Egli sa che l’imperatore gli imporrà di scegliere tra due alternative: l’abiura o la morte. Lutero, però, ha dalla sua la fede, la certezza di essere nel giusto e, se questa non bastasse, gode dell’appoggio di molti signori tedeschi e di gran parte del popolo.

W R W
L’appoggio
Mentre si dirige verso il palazzo dove lo attendono l’imperatore, i sette Grandi Elettori, i vescovi e i cardinali, la folla è con lui, lo avvolge, lo incita, gli dà forza. Per fiaccarne il morale, gli avversari lo costringono ad attendere per due ore sulle scale del palazzo, prima di farlo entrare. Appena entrato nella grande sala, ciò che vede non lo rassicura. I suoi libri giacciono sparpagliati alla rinfusa su un tavolo. Carlo V è una sfinge: non una parola, non un gesto. Il pubblico assiste muto. A rompere il silenzio, finalmente, una voce: «Si leggano i titoli!». Lutero legge e riconosce tutti i testi come suoi. Ma non è disposto a rinnegarli. Chiede ventiquattr’ore di tempo per riflettere. Gli vengono concesse. Mentre, scuro in volto, lascia la sala, l’imperatore sibila tra i denti, indispettito: «Non sarà costui a farmi diventare eretico».
Il giorno successivo, dopo una sfibrante attesa, il frate è nuovamente condotto davanti ai suoi accusatori. La sera è già calata e solo le torce rischiarano la sala con la loro danza sinistra. L’avvocato imperiale lo affronta subito, senza perdersi in preamboli, e lo incalza con rabbia. «Come è possibile – quasi grida – mettere in discussione questioni di fede così chiare, ribadite da tanti autorevoli interpreti delle Sacre Scritture? Con che coraggio è possibile affermare che la Chiesa ha sbagliato e continua a sbagliare?».
La risposta, però, è altrettanto decisa. Lutero ammette, sì, di aver forse esagerato nell’attaccare i suoi avversari, ma per quanto riguarda il nodo della questione è irremovibile: «Non ritratterò le mie tesi – sostiene con voce ferma – a meno che non venga convinto da testimonianze delle Scritture o da ragioni evidenti, poiché non confido né nel papa, né nel solo Concilio, e poiché è certo che essi hanno spesso errato e si sono spesso contraddetti. Ciò che affermo è basato sulle Sacre Scritture e sulla mia coscienza, e io non posso né voglio ritrattare nulla, poiché non è giusto agire contro la coscienza. Dio mi aiuti. Amen.»
Ora tocca a te: leggi e scrivi
Prova a immaginare e a scrivere il dialogo tra Lutero e Carlo V, nel quale il frate spera di convincere il sovrano della bontà delle sue tesi.
Di che cosa lo accusa il sovrano e come si difende Lutero?

In Germania la diffusione delle idee di Lutero fu rapida: aderirono diverse città del Centro e del Nord e alcuni principi, come Federico di Sassonia. I preti abbandonarono le parrocchie, i frati e le suore lasciarono i conventi. Le proprietà della Chiesa passarono ai principi tedeschi. I sacerdoti si sposarono, non fu più celebrata la messa e le statue dei santi vennero tolte dalle chiese perché considerate un segno di idolatria. La diffusione del Protestantesimo scatenò vari conflitti. I principi passati dalla parte di Lutero si allearono militarmente nel 1531 nella Lega di Smalcalda, per chiedere all’imperatore Carlo V di riconoscere ufficialmente la loro religione. La Germania fu travagliata da un’aspra guerra, che ebbe termine dopo più di vent’anni con la pace di Augusta (1555). In essa si stabilì il principio per cui ogni abitante doveva seguire la religione professata dal sovrano che lo governava. I sudditi di un sovrano cattolico dovevano essere cattolici, mentre quelli di un sovrano protestante dovevano essere protestanti. Ne derivò la divisione religiosa della Germania: le regioni del Centro e del Nord divennero protestanti, mentre rimasero cattoliche la Baviera, l’Austria e in generale tutta l’area meridionale. L’accordo raggiunto con la pace di Augusta negava la libertà religiosa, perché il singolo individuo non poteva scegliere la propria religione secondo coscienza, ma era obbligato a seguire quella del suo sovrano.
I contrasti religiosi provocano una lunga guerra tra i principi sostenitori di Lutero e l’imperatore.
Alla fine il conflitto è risolto stabilendo che ogni suddito deve seguire la fede religiosa del suo signore.

Negli anni in cui Lutero predicava la Riforma, in Germania si verificò una ribellione di contadini , che volevano creare una società basata sull’uguaglianza e mantenere gli antichi diritti (cacciare e fare legna nei boschi, per esempio) che i signori avevano sottratto loro. I contadini prendevano spunto proprio dalle idee della Riforma protestante: se gli individui sono tutti uguali di fronte a Dio, non è giusto che esistano ricchi signori che sfruttano il lavoro dei contadini, i quali invece sono poverissimi. Dal 1524 al 1525 i contadini del Sud della Germania, armati di bastoni, forconi e zappe, assalirono i castelli e i palazzi dei nobili , uccidendo e devastando. I principi allora scesero in campo per porre fine alla rivolta.
Lutero si dissociò nettamente dalle posizioni dei ribelli e incitò i principi ad annientarli. La rivolta si concluse in un bagno di sangue. Nella battaglia di Frankenhausen (1525) l’esercito dei signori, meglio armato e organizzato, annientò le bande dei contadini, che lasciarono sul terreno migliaia di morti.
I contadini tedeschi, sfruttati dai loro signori, insorgono e saccheggiano i castelli dei nobili. Lutero prende posizione a favore di questi ultimi. La ribellione viene soffocata nel sangue.
Nel corso di questi avvenimenti tornarono a farsi sentire alcuni gruppi di minoranza, già esistenti prima di Lutero e condannati come eretici dalla Chiesa. Tra questi, la setta degli anabattisti ottenne un certo seguito. I suoi seguaci volevano un Cristianesimo fatto di persone tutte uguali, senza preti e senza proprietà. Essi ritenevano inoltre che il battesimo dovesse essere ricevuto in età adulta, poiché consideravano i neonati incapaci di fare una libera scelta. Da qui il nome di anabattisti, che significa “battezzati dopo”. Questo gruppo lottava per una riforma della Chiesa ben più radicale di quella voluta da Lutero.
Nel 1534 migliaia di anabattisti occuparono la città di Münster, in Germania, dove attuarono un esperimento di riforma sociale e religiosa. Abolirono la proprietà privata, obbligando tutti a consegnare i loro beni. Abolirono anche l’uso del denaro e il matrimonio cristiano, consentendo la poligamia (cioè la possibilità di avere più mogli). Il vescovo di Münster e i principi tedeschi, spaventati da questi avvenimenti, reclutarono un esercito, composto sia da cattolici sia da luterani. Circondarono la città e nel 1535 la occuparono. I capi degli anabattisti furono uccisi e quasi tutta la popolazione fu massacrata.
La setta ereticale degli anabattisti vorrebbe realizzare una società in cui non esistano differenze sociali ed economiche, ma il suo tentativo viene soffocato nel sangue dai signori tedeschi.
STUDIA CON
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Perché i seguaci di Lutero tolsero le immagini sacre dalle chiese?
b. Che cosa stabiliva la pace di Augusta?
c. Perché i contadini tedeschi si ribellarono?
d. Quale posizione assunse Lutero di fronte alla rivolta dei contadini?
e. Che cosa volevano gli anabattisti?
Verifica la comprensione

2 Collega ciascuna data all’evento e poi al luogo in cui l’evento si svolse. 1525 viene raggiunta la pace tra cattolici e luterani Augusta 1531 i principi tedeschi favorevoli a Lutero si uniscono in una lega Frankenhausen 1555 l’esercito dei signori sconfigge i contadini ribelli Smalcalda
Cantoni: entità territoriali che formano la Confederazione Svizzera.
Teocrazia: forma di governo in cui il potere politico è detenuto dalle autorità religiose.
Diaconi: nelle chiese protestanti sono i laici che si occupano di amministrare i beni ecclesiastici.
Ugonotti: calvinisti presenti in Francia.

Una delle zone più coinvolte nella crisi religiosa di inizio Cinquecento fu la Svizzera. Il predicatore Ulderico Zwingli fondò la Chiesa di Zurigo rielaborando le idee di Lutero. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1531 durante una battaglia contro i cantoni cattolici, i suoi seguaci si unirono alla Chiesa di Calvino. Giovanni Calvino, nato in Francia, aveva espresso simpatie verso le idee di Lutero, e così fu costretto a fuggire da Parigi. Egli raccolse le sue idee di riforma religiosa in un libro dal titolo Istituzioni della religione cristiana. La dottrina di Calvino era diversa da quella luterana: a suo avviso la salvezza eterna non dipende dalla fede, ma è un libero dono di Dio. Alcune persone sono state scelte da Dio e predestinate alla salvezza. Le opere buone non servono per meritare la salvezza eterna, ma sono comunque importanti. Il cristiano deve vivere in modo austero e impegnarsi nell’attività politica ed economica. Se ottiene successo e ricchezza, dimostra di avere messo a frutto i talenti datigli da Dio. Dimostra cioè di essere uno dei predestinati, scelti da Dio per ottenere la salvezza eterna.
Dalla Germania le idee della Riforma passano in Svizzera, dove vengono rielaborate da Zwingli e Calvino. Quest’ultimo sostiene che la salvezza è un dono di Dio ad alcune persone predestinate.
Calvino instaurò a Ginevra una vera e propria teocrazia, esercitandovi un rigido controllo religioso ma anche politico, morale ed economico. I pastori e i diaconi a cui fu assegnato il compito di gestire la vita della città si incaricarono dell’educazione religiosa, tennero sotto osservazione i comportamenti degli abitanti, giungendo a controllare il modo di vestire e la presenza (obbligatoria) alle funzioni sacre. Per i disobbedienti erano previste anche delle pene corporali. Calvino fu poi inflessibile nei confronti di chi non condivideva le sue posizioni religiose. Nel giro di pochi anni mandò al rogo quasi settanta oppositori. Calvino morì a Ginevra il 27 maggio 1564.
Stabilitosi a Ginevra, Calvino vi instaura un governo dominato dall’autorità religiosa, che controlla tutti gli aspetti della vita cittadina. Gli oppositori sono duramente perseguitati.
Rispetto al Luteranesimo, il Calvinismo ebbe una dimensione più internazionale. Da Ginevra si diffuse in molti Paesi europei, a partire dalla Francia, dove i calvinisti furono chiamati ugonotti.
In Scozia, in Inghilterra e nella parte settentrionale dei Paesi Bassi molti cristiani seguirono le idee di Calvino. In Italia, così come in Spagna, la Riforma ebbe una diffusione piuttosto limitata. Da una parte gli Italiani e gli Spagnoli sentivano queste idee religiose loro estranee; dall’altra le autorità erano pronte a stroncare con decisione ogni manifestazione di propaganda anticattolica. Un’eccezione, sia pure di proporzioni limitate, fu costituita dai Valdesi che popolavano alcune vallate alpine del Piemonte. Seguaci di Pietro Valdo e poi scomunicati come eretici, essi aderirono, nel 1532, alla Riforma protestante, avvicinandosi al Calvinismo. La loro presenza non fu accettata dai Savoia, di cui erano sudditi, e per questo motivo subirono ripetute persecuzioni.
Mentre il Luteranesimo si diffonde soprattutto in Germania, il Calvinismo è presente in diverse nazioni europee. Le religioni riformate hanno scarso successo in Italia e in Spagna.
In quello stesso periodo, durante il regno di Enrico VIII, anche l’Inghilterra si staccò dalla Chiesa di Roma. L’occasione della rottura con la Chiesa venne quando il re decise di divorziare da Caterina d’Aragona, perché dal suo matrimonio non erano nati figli maschi. Come da consuetudine, il sovrano chiese il permesso al papa, ma ottenne un rifiuto. Ciò nonostante, il re fece annullare il suo matrimonio e sposò una dama di corte, Anna Bolena. Il papa lo scomunicò: allora Enrico VIII negò l’autorità del pontefice e proclamò se stesso capo supremo della Chiesa inglese, che prese il nome di Chiesa anglicana. Quella decisione fu chiamata Atto di supremazia (1534). Poi fece giustiziare i capi dell’opposizione cattolica, e decise la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni.
Enrico VIII, non avendo ottenuto dal papa il permesso di divorziare dalla prima moglie, fonda una propria Chiesa, detta anglicana.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Che cos’è la salvezza per Calvino?
b. Che cosa dimostrano, secondo Calvino, il successo e la ricchezza?
c. In quali Paesi si diffuse maggiormente il Calvinismo?
d. Che cosa fece Enrico VIII, quando il papa gli negò dapprima il permesso di divorziare e poi lo scomunicò?

Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Zwingli fu un riformatore tedesco. F V
b. Secondo Calvino solo le opere buone possono meritare all’individuo la salvezza. F V
c. Calvino ritiene che la ricchezza non porti necessariamente alla dannazione. F V
d. Il Calvinismo si diffuse soprattutto in Spagna e in Italia. F V
e. In Inghilterra il distacco dalla Chiesa romana avvenne per motivi non strettamente legati alla religione. F V
LE PAROLE DELLA STORIA
Abiura: rinuncia, rafforzata da un giuramento, alle proprie idee.

Il Barocco. L’arte al servizio della Controriforma
Verso la metà del Cinquecento la Chiesa reagì energicamente alla Riforma luterana. Papa Paolo III nel 1542 riorganizzò il tribunale dell’Inquisizione, l’antica struttura a cui erano affidate la ricerca e la condanna degli eretici. Egli fondò a Roma la Congregazione del Sant’Uffizio, una commissione di cardinali incaricata di dirigere i tribunali dell’Inquisizione presenti nei vari Paesi. Accanto alle azioni repressive, definite come Controriforma, la Chiesa attuò misure volte a riformare se stessa dall’interno, in modo da migliorare la sua organizzazione e la sua moralità. Questa operazione è stata definita dagli storici Riforma cattolica.
Per combattere le nuove eresie, la Chiesa riorganizza il tribunale dell’Inquisizione e attua una propria riforma morale e spirituale.
I tribunali dell’Inquisizione agivano segretamente. Chi era sospettato di eresia veniva arrestato e tenuto in carcere. Qui lo attendevano lunghi interrogatori e torture, metodi considerati allora normali per estorcere la confessione. Sotto tortura l’accusato spesso finiva per ammettere le colpe, vere o false che fossero.
▼ Papa Paolo III, promotore del rinnovamento del tribunale dell’Inquisizione.

A quel punto era portato davanti ai giudici. Se riconosciuto colpevole di eresia, doveva fare un atto di abiura, cioè dichiararsi pentito e disposto a rinunciare alle proprie idee. Questo gesto poteva salvargli la vita. A chi non abiurava era quasi sempre inflitta la pena di morte, tramite decapitazione o impiccagione, cui seguiva il rogo del corpo su una pubblica piazza, perché fosse di esempio.
Il tribunale dell’Inquisizione arresta le persone sospette di eresia. Chi non rinuncia alle proprie idee viene condannato a morte.
L’Inquisizione si proponeva di mettere fine a qualsiasi forma di dissidenza tra i cattolici. Chi aveva dimostrato simpatia per le idee dei protestanti doveva essere sottoposto al giudizio delle autorità religiose. In pochi decenni i fedeli che avevano manifestato attenzione per le idee protestanti furono imprigionati o costretti a lasciare i loro Stati. Furono processati anche i vescovi e i cardinali sospettati di volere un rinnovamento religioso.
Il tribunale dell’Inquisizione non si limitò a combattere le eresie, ma agì anche contro le singole persone o le minoranze che, sia pure per diverse ragioni, sembravano costituire una minaccia alla compattezza della cristianità cattolica.
Tra questi, in primo luogo, gli Ebrei e le persone sospette di stregoneria. Queste ultime (erano quasi sempre donne) secondo la superstizione popolare ottenevano dal diavolo poteri sovrannaturali di cui si servivano per compiere ogni sorta di misfatti.
L’azione dell’Inquisizione è diretta non solo contro gli eretici, ma anche contro chi è sospettato di minacciare la compattezza della società cattolica. Tra questi vi sono gli Ebrei e le donne considerate streghe.

In questo clima, gli Ebrei videro peggiorare le loro condizioni di vita. Nel 1492 furono cacciati dalla Spagna e, in seguito, anche dal Portogallo. I papi, che un tempo li avevano protetti, cambiarono atteggiamento e cercarono in ogni modo di convertirli al Cattolicesimo.
Papa Pio V fu il loro più accanito avversario. Nel 1569 li mise di fronte all’alternativa: convertirsi al Cattolicesimo o venire espulsi dallo Stato della Chiesa. Ordinò poi che fossero bruciati i libri sacri della religione ebraica. Impose agli Ebrei rimasti a Roma e ad Ancona di vivere nei ghetti, una parte della città in cui erano segregati. Li costrinse a portare una stella gialla sull’abito per essere identificati e ad ascoltare le prediche dei frati mandati a convertirli. La Chiesa decise che alcuni bambini ebrei fossero strappati alle famiglie, chiusi in un collegio cattolico e convertiti a forza.
Nello Stato della Chiesa gli Ebrei sono costretti a portare una stella gialla sull’abito per essere facilmente identificati; a Roma e ad Ancona sono relegati nei ghetti. Alcuni bambini ebrei sono strappati alle famiglie e convertiti con la forza.
STUDIA CON METODO
Verifica la comprensione 1 Completa la mappa.
la Chiesa riorganizza il Contro le eresie
che con il tempo agisce contro chiunque appartenga a minoranze (per esempio: )
▲ Proclamazione pubblica di una sentenza dell’Inquisizione contro imputati accusati di eresia in Plaza Mayor, a Madrid.

che arresta e tortura i i quali, se non , vengono
L’intolleranza religiosa si manifestò anche con la ripresa della caccia alle streghe, già praticata nel Medioevo. In settant’anni, dal 1560 al 1630 circa, furono pronunciate oltre 20.000 condanne a morte nei confronti di donne accusate di essere possedute dal demonio e praticare riti satanici.
La caccia alle streghe aveva come fine quello di incutere timore nei fedeli e di rafforzare l’autorità delle diverse chiese sulla gente comune, in particolare sui contadini, presso i quali erano ancora radicati diversi culti pagani e forme di religiosità lontane da quelle ufficiali.
Le streghe spesso erano povere donne di campagna, che praticavano antichi culti pagani o che semplicemente tenevano comportamenti ritenuti strani.
Quando un villaggio o una comunità era colpita da una sciagura (una carestia, un’epidemia, qualche morte improvvisa e apparentemente inspiegabile), la gente cercava dei colpevoli: le streghe. I giudici accusavano queste donne di avere preso parte a cerimonie con il diavolo. Venivano torturate perché confessassero; poi erano condannate a morte.
La pratica della magia era un’eredità che risaliva alle più antiche epoche storiche e preistoriche. Essa costituiva semplicemente il tentativo di stabilire una relazione tra l’essere umano e la divinità. Famosi erano stati i maghi babilonesi, i riti in onore del dio Bacco, gli indovini dell’antica Roma. Ora, però, la Chiesa non tollerava più che queste credenze potessero coesistere, seppur segretamente, con la religione cristiana, perciò decise di estirparle. La prima mossa fu quella di considerare i maghi e le streghe come servi del diavolo. Il secondo passo fu quello di perseguitare chiunque, per un qualsiasi motivo, potesse essere riconosciuto come membro di tale schiera malefica.


▲ Illustrazione da un giornale tedesco del 1555, che raffigura il rogo di tre donne accusate di stregoneria.
Ora tocca a te: rispondi alle domande
a. Chi erano generalmente le persone accusate di stregoneria?
b. Che cosa fece la Chiesa per contrastare le antiche credenze pagane legate ai culti magici?
Questo quadro del pittore spagnolo Francisco Goya (XVIII-XIX secolo) si intitola Il sabba delle streghe . Si credeva infatti che le streghe eseguissero una particolare cerimonia in onore del demonio: poiché si svolgeva di sabato, fu chiamato sabba . Le streghe – si raccontava – giungono all’incontro a cavallo di un animale, di un bastone o di una scopa,
mentre il diavolo appare con l’aspetto di un caprone. Le streghe lo salutano, lo baciano, fingono di dire la messa, ma in realtà hanno atteggiamenti sacrileghi. Al termine del sabba il diavolo, in cambio della loro fedeltà, dà poteri magici alle streghe, per esempio quello di cavalcare una scopa volante o preparare filtri magici.

Il diavolo A sotto forma di caprone.
Le streghe B , in atteggiamento quasi di adorazione verso il demonio. Una strega C tiene in mano un bambino, pronto per essere sacrificato e divorato.
Osserva l’immagine e rispondi alle domande
a. Che aspetto ha il diavolo che si trova al centro della scena? ...........................................................
b. Come sono rappresentate le streghe? Che aspetto hanno?
c. In quale momento si svolge la scena? Da che cosa lo puoi capire?
Concilio: assemblea dei vescovi, convocata dal papa per discutere questioni di fede, di culto e di organizzazione della Chiesa.


▲ Il Concilio di Trento rappresentato sulle vetrate della Cattedrale di santo Stefano, a Saint-Brieuc (Francia).
Di fronte alla divisione religiosa dell’Europa, diversi capi politici, tra cui l’imperatore Carlo V, chiesero al papa di convocare un Concilio. Papa Paolo III lo convocò nel 1545 a Trento. Le riunioni del Concilio, più volte interrotte, si conclusero nel 1563.
I vescovi cattolici negarono qualsiasi possibilità di accordo con i protestanti . Confermarono come valori indiscutibili tutti i punti che i protestanti avevano criticato: la supremazia del papa in materia di fede, il culto dei santi e della Vergine Maria, i sette sacramenti, il celibato dei sacerdoti e tutte le tradizioni del Cattolicesimo.
Paolo III convoca a Trento un concilio che dura quasi vent’anni con cui la Chiesa conferma la sua supremazia e condanna la Riforma protestante, negando ogni possibilità di accordo con essa.
Per controllare la diffusione delle idee contrarie alla sua dottrina, la Chiesa elaborò lo strumento dell’Indice dei libri proibiti. Un gruppo di cardinali nominati dal papa doveva elencare i libri sospettati di sostenere teorie protestanti o contrarie alla Chiesa. Tali libri venivano bruciati in pubblici roghi. Furono proibiti non solo libri di carattere religioso, ma anche testi di scienza, letteratura o storia, per il solo fatto che potevano aprire le menti a una libera riflessione. Finirono nell’Indice opere di elevato valore culturale come il De Monarchia di Dante, il Decameron di Boccaccio e Il principe di Machiavelli. Anche la Bibbia fu vietata nelle sue traduzioni in lingua italiana, francese e tedesca: l’unica versione ammessa era quella latina. I cardinali temevano infatti che la lettura diretta della Bibbia da parte dei fedeli potesse convincere i cattolici che aveva ragione Lutero.
L’Indice dei libri proibiti è un elenco di libri di cui la Chiesa vieta la circolazione. Ne fanno parte le traduzioni della Bibbia, testi sacri, e dei più svariati argomenti.
Un altro modo con cui la Chiesa reagì alla Riforma luterana fu un’opera di rinnovamento interno. Infatti essa istituì i seminari, ossia scuole per la formazione e l’istruzione dei sacerdoti. Il Concilio di Trento impose ai vescovi la cura delle anime: dovevano risiedere nelle loro diocesi, comportarsi in modo esemplare e sorvegliare la vita morale dei preti e dei religiosi.
Il rinnovamento del Cattolicesimo fu favorito anche dalla nascita di nuovi ordini religiosi: teatini, barnabiti e gesuiti. Quest’ultimo, creato da Ignazio di Loyola e impegnato nell’insegnamento e nelle missioni, fu riconosciuto dal papa nel 1540.
La Chiesa istituisce i seminari per la formazione dei sacerdoti e obbliga i vescovi a risiedere nella loro diocesi. Nascono nuovi ordini religiosi, come quello dei gesuiti.
Nella seconda metà del Cinquecento, in Francia scoppiarono violente guerre di religione tra cattolici e calvinisti, che qui erano chiamati ugonotti. Uno dei fatti più drammatici avvenne il 24 agosto 1572. A Parigi erano presenti migliaia di ugonotti, che partecipavano alle nozze di Enrico di Borbone con la figlia del re di Francia. La regina Caterina de’ Medici, cattolica, era contraria a questo matrimonio e, per farlo fallire, diede ordine ai soldati di uccidere i capi degli ugonotti. Artigiani, bottegai e popolani si lanciarono in una caccia furibonda contro tutti gli ugonotti presenti in città. Le vittime furono migliaia. Questo episodio è passato alla storia come la strage della notte di san Bartolomeo. Le guerre di religione in Francia si conclusero durante il regno di Enrico IV di Borbone, il quale, dopo essersi convertito al Cattolicesimo, nel 1598 emanò l’Editto di Nantes, che garantiva agli ugonotti la libertà di culto (con l’esclusione di Parigi), la protezione armata e la possibilità di accedere alle cariche pubbliche.

Il 24 agosto del 1572, a Parigi, i calvinisti sono vittime di un terribile massacro. La pace ritorna con Enrico IV che con l’Editto di Nantes (1598) garantisce loro il diritto di culto.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali furono le conclusioni del Concilio di Trento?
b. Che cos’era l’Indice dei libri proibiti?
c. Che cosa sono i seminari?
d. Che cosa avvenne, a Parigi, nella notte di san Bartolomeo?
Verifica la comprensione
2 In ognuno degli elenchi sotto riportati vi è un’affermazione errata. Individuala e indicala con una crocetta.
a. L’Indice dei libri proibiti colpiva:
i racconti d’avventura
i libri che sostenevano le idee dei protestanti le traduzioni della Bibbia in lingue moderne
b. Il Concilio di Trento confermò:
il primato del papa
i sette sacramenti
la teoria della salvezza per la sola fede
c. Tra i nuovi ordini religiosi fondati vi furono: i domenicani
i gesuiti
i barnabiti


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
Completa i testi inserendo le parole opportune, che sceglierai tra quelle proposte.
sacerdoti y Leone X y pene y sacramenti y principi y Augusta y tesi y fede y indulgenze
All’inizio del Cinquecento molti cristiani criticano la Chiesa perché è corrotta. La protesta esplode quando papa organizza una grande vendita di , certificati che promettono la cancellazione o la riduzione delle da scontare nell’aldilà. Nel 1517 il monaco tedesco Martin Lutero pubblica 95 ................................................. (affermazioni) in cui condanna la vendita delle indulgenze. Sostiene che solo la può dare la salvezza eterna, che ogni cristiano può interpretare le Sacre Scritture e che, quindi, i sono inutili. Lutero, inoltre, riconosce solo due ................................................., il battesimo e l’eucarestia, e rifiuta il culto della Madonna e dei santi. Il papa lo condanna, ma Lutero ottiene l’appoggio dei ................................................. tedeschi e di molta gente comune.
La Riforma protestante divide la Germania e provoca una guerra tra i seguaci di Lutero e i cattolici, sostenuti dal papa e dall’imperatore Carlo V. La guerra si conclude con la pace di (1555), che obbliga i sudditi a seguire la religione scelta dal loro signore. In Francia, i calvinisti, chiamati ugonotti, sono perseguitati e massacrati a Parigi nella notte di san Bartolomeo (1572).
proprietà y massacro y uguaglianza y anabattisti y rivolta
In Germania scoppia anche una ................................................. di contadini che chiedono una maggiore giustizia sociale. I principi tedeschi, però, massacrano i ribelli. Lutero approva questo . Nella città tedesca di Münster, gli vogliono creare una società in cui regni l’ economica e sia assente la privata. Il vescovo della città e i signori locali, però, reprimono nel sangue il loro tentativo.
Enrico VIII y Giovanni y anglicana y protestante y predestinate y teocrazia
Il movimento di opposizione alla Chiesa di Roma, iniziato da Lutero, si chiama Riforma . Questa Riforma si afferma nell’Europa settentrionale e penetra anche in Francia. In Svizzera nasce una diversa Chiesa protestante per opera di Calvino. Egli ritiene che la salvezza sia un dono offerto da Dio a poche persone
Le opere buone sono importanti, ma non bastano a meritare il Paradiso. Calvino si stabilisce a Ginevra, dove impone una assai rigida e perseguita gli oppositori religiosi.
In Inghilterra re rifiuta l’autorità del papa e si proclama capo della Chiesa inglese, chiamata
Indice y Ignazio y cattolica y Inquisizione y Controriforma y Ebrei y Trento y streghe y religiosi y gesuiti
La Chiesa cattolica rifiuta qualsiasi accordo con i protestanti. I tribunali dell’ ricercano e condannano a morte tutti quelli che non riconoscono l’autorità del papa. Viene creato l’ dei libri proibiti, cioè un catalogo di libri che sostengono idee diverse da quelle della Chiesa di Roma. Questi libri devono essere bruciati. Nel 1545-1563 il papa convoca il Concilio di , in cui condanna la Riforma protestante e prende provvedimenti per combatterla. Questo insieme di iniziative è chiamato . La Chiesa si impegna anche per rinnovarsi dall’interno, sorvegliando la vita dei .
Questa azione è definita Riforma . Nascono nuovi ordini religiosi tra i quali i , fondati da sant’ di Loyola.
Il clima di scontro religioso favorisce un inasprimento delle persecuzioni delle minoranze, come gli e le donne, che vengono ingiustamente definite
RIFLETTI SULLE PAROLE DELLA STORIA
1 Scrivi accanto alle definizioni sotto riportate i termini corrispondenti.

interattiva
Se non sai rispondere ripassa dalla LEZIONE 1 alla LEZIONE 6
Se non sai rispondere ripassa dalla LEZIONE 2 alla LEZIONE 4
indulgenza y concilio y sabba y abiura y dieta y ugonotto
a. Assemblea generale di nobili o di religiosi:
b. Raduno di streghe:
c. Rinuncia alle proprie idee o alla religione professate in precedenza:
d. Calvinista francese:
e. Riduzione o cancellazione delle pene del Purgatorio in cambio di un’offerta in denaro:
f. Assemblea di vescovi convocata dal papa per discutere questioni di fede:
COLLOCA NEL TEMPO GLI EVENTI DELLA STORIA
2 Metti in ordine cronologico gli eventi sotto elencati, numerandoli da 1 a 6.
a. Editto di Nantes
b. Inizia la vendita delle indulgenze ..............
c. Pace di Augusta
d. Lutero pubblica le 95 tesi
e. Guerra tra cattolici e protestanti in Germania
f. Atto di supremazia
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
3 Collega gli eventi al nome della città in cui si verificarono.
1. Vi si tenne la dieta in cui Lutero rifiutò obbedienza all’imperatore e al papa
2. Vi si insediò Calvino
3. Vi si insediarono gli anabattisti
4. Vi avvenne il massacro degli ugonotti
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 2
Ginevra
B. Parigi
C. Worms
D. Münster
4 Indica se le seguenti affermazioni corrispondono o meno al pensiero di Lutero.
Sì No
a. L’opera dei sacerdoti è inutile.
b. Le indulgenze sono inutili.
c. I cristiani non devono leggere la Bibbia.
d. Il culto delle immagini deve essere abolito.
e. I contadini hanno il diritto di ribellarsi ai signori.
f. I pastori protestanti possono sposarsi.
5 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Secondo Calvino, la salvezza è un dono di Dio che non dipende dall’individuo. F V
b. Nella città di Ginevra Calvino istituì un regime teocratico. F V
c. Calvino era tollerante con gli oppositori religiosi. F V
d. Il Calvinismo si diffuse principalmente in Germania. F V
e. I calvinisti francesi erano chiamati ugonotti. F V
f. Nella notte di san Bartolomeo si verificò un massacro di cattolici. F V
g. L’Editto di Nantes concesse libertà di culto agli ugonotti. F V
6 Completa la tabella con le parole mancanti.
Cattolici
Protestanti
Bibbia L’interpretazione della Bibbia spetta La Bibbia è l’unica fonte di verità e può essere interpretata
Salvezza La salvezza dipende La salvezza dipende
Culto dei santi e della Madonna Va Va
Sacramenti Sono ...............................................
SINTETIZZA I CONCETTI E I CONTENUTI
Sono due: ......................................
7 Una delle cause che scatenarono la Riforma luterana fu la vendita delle indulgenze. Sintetizza la vicenda a essa legata rispondendo alle seguenti domande.
a. In che cosa consistevano le indulgenze? .........................................................................
b. Come si potevano ottenere?
c. Con quale scopo papa Leone X organizzò una vendita di indulgenze?
d. Perché le indulgenze suscitarono la reazione di Lutero?
e. In quale Paese era maggiore il desiderio di rinnovamento della Chiesa?
VERSO L’ESAME DI STATO TIPOLOGIA C. Comprensione e sintesi di un testo
8 Rileggi il testo riportato nella rubrica Raccontare la storia, quindi sottolinea i passi che ti sembrano più importanti. Successivamente, basandoti sulle tue stesse sottolineature, lo riassumerai, prima in venti righe, poi in dieci righe.
Se non sai rispondere ripassa dalla LEZIONE 4 alla LEZIONE 6
Se non sai completare la tabella ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 2
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 2
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 In polemica con la Chiesa, troppo attenta a curare gli aspetti materiali del culto e a ricercare la ricchezza, Lutero sostiene con forza che questi elementi non solo non procurano la salvezza dell’anima, ma piuttosto vi sono di ostacolo. Solo la parola di Dio, trasmessa attraverso i vangeli, può guadagnarci il Paradiso. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Come si conquista la salvezza dell’anima
Dunque non giova per nulla all’anima che il corpo indossi abiti ricchi e sacri, come fanno preti e sacerdoti, per nulla anche lo stare nelle chiese o luoghi pii, per nulla anche l’occuparsi di cose sacre, per nulla anche il pregare corporalmente, digiunare, andare in pellegrinaggio e compiere tutte le buone opere, che si possono eseguire di continuo per mezzo del corpo e nel corpo. Dev’esserci ben altra cosa che apporta e dona all’anima libertà e pietà. Infatti tutte le cose sopraddette, opere e funzioni, può averle in sé e compierle anche un uomo malvagio, un ipocrita. [… ] L’anima non ha altra cosa né in cielo né sopra la terra nella quale possa vivere, esser pia, libera e cristiana, oltre al santo vangelo, la parola di Dio predicata da Cristo, come egli stesso dice: “Io sono la resurrezione e la vita, e chi crede in me vivrà in eterno”. Non di solo pane vive l’uomo, ma della parola che proviene dalla bocca di Dio”. [… ] Così noi dobbiamo stare certi l’anima può fare a meno di tutto tranne che della parola di Dio, e che senza la parola di Dio nessuna cosa può giovarle. Ma se possiede detta parola non abbisogna di alcuna altra cosa più, bensì trova in essa quanto le occorre nutrimento, gioia, pace, luce, arte, giustizia, verità, sapienza, libertà e grande abbondanza di ogni altro bene.
M. Lutero, La libertà del cristiano, a cura di G. Miegge, Claudiana, 2017
a. Quali sono le “opere” che, secondo Lutero, non portano alcun beneficio all’anima poiché compiute “per mezzo del corpo e nel corpo”?
b. Che cosa intende Lutero quando dice che tutte queste opere possono essere compiute anche da un “malvagio, un ipocrita”?
c. Qual è, nelle parole di Lutero, l’unica cosa che serve all’anima per accedere a ogni bene spirituale?
2 Lutero e i riformatori tedeschi si servirono delle immagini per propagandare le loro idee.
Le immagini erano efficaci perché potevano essere capite anche dagli analfabeti.
La propaganda cattolica rispose con la stessa arma, cioè con stampe e dipinti che criticavano le idee dei protestanti.
Per rendere più efficace il messaggio, spesso gli autori dei disegni scelsero l’arma dell’ironia, rappresentando scene che mettevano in ridicolo gli avversari: un po’ come succede oggi con le vignette dei disegnatori umoristici pubblicate sui giornali. Un esempio è questa stampa colorata del XVI secolo. L’immagine riportata a fianco raffigura una scena legata alla vendita delle indulgenze.
Osservala attentamente, quindi rispondi alle domande.
a. Chi è il personaggio raffigurato con la corona sul capo?
b. Che cosa sta firmando?
c. Chi sono i personaggi che depositano il denaro sul tavolo?

d. Come è stato ricavato quel denaro?
e. Che cosa sono i fogli posati sul tavolo?
f. Chi sono i personaggi che compaiono al centro, sullo sfondo?
3 La scena rappresentata nell’immagine di sinistra si svolge all’interno di una chiesa, mentre nel lato destro si svolge all’esterno, sul sagrato dello stesso edificio religioso.
Osserva l’immagine e rispondi alle domande.
a. Che cosa sta succedendo?
b. Che cosa stanno facendo i protagonisti?

c. Perché è stato appiccato il fuoco?
Riforma protestante e Concilio di Trento
Riforma protestante
Chiesa luterana
y nasce in Germania per opera di Lutero
y provoca una guerra tra cattolici e protestanti
y la guerra finisce con la pace di Augusta, che obbliga
i sudditi a seguire la religione dei loro signori
Chiesa calvinista
y nasce in Svizzera per opera di Calvino
y si diffonde in Francia, nei Paesi Bassi e in Scozia
y i calvinisti francesi (ugonotti) sono perseguitati
y con l’Editto di Nantes ottengono libertà di culto
Chiesa anglicana
y nasce in Inghilterra, per volontà di re Enrico VIII
y l’Atto di Supremazia determina il distacco da Roma e stabilisce che il re è il capo della Chiesa anglicana
Controriforma cattolica
y rifiuto di un accordo con i luterani
y supremazia del papa
y tribunale dell’Inquisizione
y Indice dei libri proibiti
Riforma cattolica
y rinnovamento della Chiesa
y moralizzazione del clero
y istituzione dei seminari
y istituzione di nuovi ordini religiosi

PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Perché la Chiesa incoraggia la pratica della vendita delle indulgenze?
Lezione 2 Quali sono i princìpi del Luteranesimo?
Lezione 4 Quali furono le caratteristiche del Calvinismo e dell’Anglicanesimo?
Lezione 6 Che cosa stabilisce il Concilio di Trento?
COMPLETA LA TABELLA
2 Scrivi accanto a ciascuna causa la sua conseguenza o viceversa.
Causa Conseguenza
Martin Lutero affigge al portale della cattedrale di Wittenberg le 95 tesi
Ogni suddito deve seguire la religione del proprio sovrano
Enrico VIII annulla comunque il suo matrimonio e si proclama capo della Chiesa anglicana
La Chiesa cattolica teme che si diffondano idee eretiche o vicine al Protestantesimo
RIFLETTI
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 301.
RICERCA DI INFORMAZIONI
La Chiesa cercò di impedire la diffusione di idee a essa contrarie attraverso l’Indice dei libri proibiti. “Mettere all’indice” significa ancora oggi censurare un testo o un altro prodotto culturale. Fai una ricerca sul termine “censura” e su come questa venga spesso adottata dai regimi dittatoriali.

FORMAZIONE STRATEGICA IL TUO PROFILO
Il successo della Riforma protestante è dovuto anche alla capacità di Lutero (e degli altri riformatori) di comunicare efficacemente nuove idee. Secondo te, quali caratteristiche e qualità doveva possedere Lutero per ottenere il suo scopo?
La Riforma protestante ha portato un grande cambiamento nel mondo della Chiesa. Tu come ti poni rispetto ai cambiamenti?
Ti ritieni una persona più aperta o più diffidente di fronte alle novità?
LIFE SKILLS Consapevolezza di sé

Linea del tempo interattiva
1494
La Francia scende in guerra per la conquista dei territori italiani
1519
Carlo V eletto imperatore
1527
Sacco di Roma

1556
Carlo V abdica; Filippo II
diventa re di Spagna
1558
Elisabetta I regina d’Inghilterra


1571
Battaglia di Lepanto
EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL PASSATO
Nel Cinquecento in Europa si assiste alla nascita e alla definizione degli Stati nazionali moderni, che si organizzano centralizzando il potere. Questo vuol dire che i luoghi del potere si trovano in una capitale spesso posta al centro del Paese, come nel caso della Spagna, e che tendono a concentrarsi nelle mani del sovrano tutte le funzioni di comando. La struttura dello Stato moderno permane ancora oggi in molti Paesi europei, con la differenza sostanziale che, anche in presenza di sistemi monarchici, le Costituzioni nazionali limitano il potere assoluto che i sovrani esercitavano in passato.
Domini degli Asburgo di Spagna
Domini degli Asburgo d’Austria
REGNO DI SCOZIA
Mare del Nord
REGNO DI INGHILTERRA
Londra
CateauCambrésis
Oceano
Atlantico
PORTOGALLO
Lisbona
REGNO DI NORVEGIA
PAESI BASSI
Parigi
REGNO DI FRANCIA
Madrid
REGNO DI SPAGNA
Siviglia
REGNO DI SVEZIA
Stoccolma
REGNO DI DANIMARCA
Amburgo
Colonia
FRANCA CONTEA
Lione
TERRITORI DELL’ORDINE TEUTONICO
Riga
DUCATO DI PRUSSIA
Varsavia
REGNO DI POLONIA
Praga
Vienna
SVIZZERA AUSTRIA
Milano
Genova
Marsiglia
Barcellona
Firenze
Roma
Napoli Venezia
REGNO DI NAPOLI
Buda Pest
REGNO DI UNGHERIA
Belgrado
Mar Mediterraneo
Domini di Venezia
Limite del Sacro Romano Impero
IMPERO RUSSO
Mosca
GRANDUCATO DI LITUANIA
KHANATO DI CRIMEA
Mar Nero
Creta Cipro
Mar Caspio
1588
L’Invincibile Armata spagnola tenta invano l’invasione dell’Inghilterra
Rispondi alla domanda
Quali terre comprendeva il Regno di Inghilterra?
Crea una galleria fotografica sul complesso monumentale dell’El Escorial (Spagna) costruito per volere di Filippo II. Condividi le tue impressioni con la classe.
Elisabetta, la futura regina d’Inghilterra (1533-1603), non ha un’infanzia facile. Figlia di Anna Bolena e di Enrico VIII, a soli tre anni assiste a un fatto sconvol gente: il padre accusa ingiustamente la moglie di adulterio e la fa decapitare. Fino all’adolescenza, Elisabetta è in balìa dei giochi di potere che a corte si sus seguono in favore dell’uno o dell’altro pretendente alla successione al trono. Infine sarà lei a regnare, grazie alla morte precoce del fratellastro Edoardo e della sorellastra Maria, figli di due diverse mogli di Enrico VIII. Elisabetta viene proclamata regina nel 1558, a soli 25 anni. Il suo regno, lunghissimo e illuminato, fa dell’Inghilterra una delle maggiori potenze politiche ed economiche. La sua età è ricordata anche per la fioritura artistica e culturale.
Rispondi alla domanda
Perché l’infanzia e l’adolescenza di Elisabetta furono difficili?


Nel 1527 Roma fu saccheggiata da un esercito di soldati tedeschi, i terribili lanzichenecchi, al servizio della Spagna. La situazione era paradossale perché a devastare la Città Santa erano le truppe di Carlo V, l’imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, il più potente difensore del Cattolicesimo.
Entrati i Tedeschi nella città, subito si gettarono alla ricerca della preda, senza rispettare né l’autorità e la dignità dei sacerdoti, né le chiese, i monasteri, le reliquie e le cose sacre che tutto il mondo onora. Perciò sarebbe impossibile immaginare la sventura di quella città, Roma, destinata da Dio alla somma grandezza, ma anche a terribili saccheggi. […] Si udivano dappertutto infiniti lamenti di quelli che erano crudelmente torturati, alcuni per costringerli a pagare il riscatto, altri per costringerli a rivelare dove avevano nascosto le proprie ricchezze. Le chiese prima furono spogliate dei loro ornamenti, poi tutte le cose sacre, i tabernacoli e le reliquie dei Santi, di cui erano piene, furono gettate per terra. La barbarie dei Tedeschi vi aggiunse infinite offese.
da Francesco Guicciardini, Storia d’Italia, XVIII, 8
Rispondi alla domanda
Che cosa succede alle chiese di Roma durante il saccheggio operato dai lanzichenecchi?
DECADENZA Periodo di declino economico, politico e culturale che interessò la Spagna, potenza fino a quel momento di primo piano.
CORSARI Navigatori che razziavano le navi dei nemici. Rispetto ai pirati, svolgevano le loro attività con il consenso del sovrano.
MANIFATTURA Sistema di produzione preindustriale molto diffuso nell’Europa del Nord e soprattutto in Inghilterra.

Nel corso del secolo, la popolazione del continente tornò ad aumentare a causa di un considerevole aumento delle nascite. La crescita riguardò tutto il territorio, ma fu più consistente nelle città. I centri urbani aumentarono la loro popolazione in misura rilevante.
Con l’aumento della popolazione, salirono anche i prezzi, soprattutto dei generi alimentari, ma non aumentarono a sufficienza i salari. Il maggior numero di bocche da sfamare richiedeva un proporzionale aumento della produzione agricola. Per far fronte a questa necessità, si tornarono a coltivare le terre abbandonate, si bonificarono aree paludose e si disboscarono foreste. Tuttavia, la produzione non crebbe in proporzione alla popolazione, cosicché i viveri scarseggiavano e costavano di più. A determinare l’aumento dei prezzi fu anche il massiccio afflusso di oro e argento dall’America. La grande quantità di metalli preziosi disponibili fece diminuire il valore delle monete.
L’aumento della popolazione provoca un aumento del costo della vita, che non viene controbilanciato da un uguale aumento dei salari.


Nel Cinquecento si registrò una crescita di alcuni settori industriali, in primo luogo di quello minerario. Le continue guerre che funestarono il secolo moltiplicarono infatti la richiesta di ferro per la fabbricazione di armi. Crebbe anche il settore tessile, basato sempre più sul lavoro a domicilio. Gli investimenti necessari a sostenere l’industria mineraria, siderurgica e tessile, le bonifiche nelle campagne e i commerci furono finanziati in gran parte dalle banche, le più importanti delle quali furono quella tedesca dei Fugger e quelle delle città olandesi e italiane, in particolare Genova e Firenze. Il sistema bancario subì un’evoluzione poiché, oltre a prestare denaro ai privati e ai sovrani, i capi delle banche più importanti cominciarono a investire in attività produttive e commerciali, divenendo essi stessi imprenditori. A partire dal Cinquecento nacque l’istituzione della Borsa; la prima e la più grande fu quella di Anversa, nell’attuale Belgio.
Le banche sostengono le attività industriali e agrarie, e gli stessi banchieri diventano imprenditori. Nasce la Borsa, luogo dove uomini d’affari conducono trattative finanziarie e commerciali.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Da che cosa fu determinato l’aumento della popolazione?
b. Da che cosa fu determinata la crescita del settore minerario?
c. In che modo si trasformò la figura del banchiere?
Verifica la comprensione 2 Completa le frasi con le parole opportune.
a. La crescita della popolazione, non bilanciata da un’analoga crescita della agricola, determina un dei generi alimentari.
b. Il grande flusso di dall’America determina una caduta del valore .
c. L’insufficiente dei salari determina un impoverimento della popolazione.

Verso la fine del Quattrocento alcuni Stati europei, in particolare la Francia, l’Inghilterra e la Spagna, modificarono le loro strutture amministrative, allontanandosi sempre più da quelle medievali. La spinta fu inizialmente dettata dalle crescenti spese militari. Furono soprattutto le artiglierie a pesare sui bilanci statali, con i loro costi molto alti. Altrettanto gravosa fu l’affermazione delle milizie permanenti, che venivano stipendiate per tutto il tempo, anche quando il Paese non era in guerra. Le monarchie di tipo medievale non erano in grado di risolvere con successo tali problemi, poiché i sovrani potevano contare con sicurezza soltanto sulle proprie risorse personali. La maggior parte delle ricchezze rimaneva infatti nelle mani di feudatari semi-indipendenti. Il passaggio dallo Stato di vecchio tipo allo Stato moderno richiese perciò un maggior accentramento del potere nelle mani dei sovrani. Per esercitarlo essi dovettero organizzare una burocrazia efficiente, in grado di riscuotere le tasse, di amministrare la giustizia, di provvedere ai bisogni della corte e dell’esercito. Accanto alle tradizionali tasse indirette, cioè applicate sulle merci, furono introdotte nuove tasse dirette, che colpivano i patrimoni dei singoli individui.
Le spese militari costringono i sovrani a realizzare forme di governo accentrate ed efficienti. Viene creata una burocrazia che riscuote le tasse, amministra la giustizia e provvede ai bisogni dello Stato.

Osserva l’immagine e rispondi alle domande
Che cosa sta succedendo all’interno di questa stanza? Osserva i personaggi sulla destra, che sono esattori delle tasse, e poi gli altri che sono in fila e aspettano il loro turno. Che cosa stanno facendo?
◀ Il pittore fiammingo Pieter Brueghel il Giovane rappresenta un affollato e disordinato ufficio dell’esattore delle tasse.
Il passaggio dallo Stato feudale a quello moderno ebbe luogo solo nell’ occidentale. Di questa trasformazione si giovarono tre regni che divennero in breve protagonisti delle vicende europee:
• la Francia, uscita vittoriosa dalla Guerra dei Cent’anni;
• la Spagna, unificata in seguito al matrimonio tra Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia;
• l’Inghilterra, avviata alla conquista dei mari.
Gli Stati in cui hanno avuto luogo le trasformazioni amministrative diventano protagonisti della storia europea.
Tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del secolo successivo, si verificò un’autentica rivoluzione nel modo di combattere la guerra. Le cavallerie persero la loro supremazia a favore dei fanti, soldati a piedi, armati di coltelli, spade e soprattutto di picche (lance lunghe più di 4 metri). I fanti venivano schierati in quadrati compatti, che formavano vere e proprie muraglie di picche contro cui andavano a infrangersi le cariche dei cavalieri. Ecco perché il numero e l’importanza di questi ultimi diminuì considerevolmente. Inoltre fu decisivo l’uso delle armi da fuoco, cioè di cannoni e archibugi (gli antenati dei moderni fucili). L’uso delle artiglierie modificò anche l’architettura militare. Se per secoli i castelli erano stati
Ora tocca a te: svolgi l’attività
APPRENDIMENTO COOPERATIVO A coppie, preparate una breve esposizione sulle trasformazioni delle milizie nel Cinquecento, sviluppando i seguenti argomenti: i principali cambiamenti nelle tecniche di combattimento tra la fine del Quattrocento e i primi
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali spese gravavano maggiormente sul bilancio degli Stati?
b. Che tipo di nuova tassazione fu introdotta?
c. In quale parte d’Europa avvenne il passaggio dallo Stato feudale a quello moderno?

quasi inespugnabili grazie alle loro altissime mura, ora divennero assai vulnerabili. I cannoni, infatti, aprivano facilmente larghe brecce in quei muri piuttosto sottili. Fu dunque necessario costruire fortezze la cui efficienza era dovuta non tanto all’altezza dei muri di cinta, quanto allo spessore di questi ultimi. Le città più importanti furono cinte da fortificazioni imponenti, in grado di sopportare lunghi assedi. Le artiglierie, però, avevano costi assai elevati, che solo i sovrani degli Stati più potenti potevano permettersi. Per tale ragione questi poterono ristabilire il proprio controllo sui territori un tempo in mano ai feudatari. Al frazionamento verificatosi nel Medioevo seguì una fase di riunificazione sotto il potere dei governi centrali.
decenni del Cinquecento; gli effetti dell’introduzione delle armi da fuoco sull’architettura militare del periodo; le conseguenze politiche legate all’elevato costo delle artiglierie per i sovrani degli Stati più potenti.
Verifica la comprensione
2 Spiega la differenza tra tassazione diretta e indiretta. ...................................................................................................
La discesa di Carlo VIII dimostra la debolezza dell’Italia e dà inizio a una sua lunga sudditanza politica e militare nei confronti delle potenze straniere, causata soprattutto dalle divisioni tra i vari Stati.
Sul finire del Quattrocento l’Italia godeva ancora di una notevole ricchezza, ma la sua frammentazione politica la rendeva militarmente debole. La pace di Lodi del 1454 era riuscita a stabilire un fragile equilibrio tra gli Stati italiani, ma i motivi di contrasto, pur senza dar vita a nuovi scontri militari, non erano mancati. Con la morte di Lorenzo il Magnifico (1492), fermo difensore della pace, la situazione precipitò rapidamente.
L’Italia è un Paese ricco, ma militarmente debole perché diviso in numerosi Stati. Francia e Spagna ne approfittano per impadronirsi delle sue risorse.
Le “Guerre d’Italia” iniziarono per un contrasto fra il re di Napoli, Ferdinando II, e il duca di Milano, Ludovico Sforza, detto il Moro. Quest’ultimo, poiché il re di Napoli vantava pretese sul ducato di Milano, cercò di proteggersi chiedendo l’aiuto del sovrano francese Carlo VIII. Questi accolse l’invito e, accampando a sua volta diritti sul Regno di Napoli, nel 1494 scese in Italia con un esercito ben equipaggiato. Dopo aver attraversato la Penisola senza incontrare resistenza, entrò a Napoli, da cui Ferdinando II era fuggito.
▶ Illustrazione della Cronaca del Ferraiolo: le truppe francesi di Carlo VIII entrano a Napoli nel 1495.

Anche se in seguito il re francese fu costretto a rientrare in patria, la facilità con cui aveva attraversato la Penisola aveva mostrato in maniera evidente la debolezza militare degli Stati italiani. Pochi anni dopo, nel 1499, un altro re di Francia, Luigi XII, discese in Lombardia sconfiggendo Ludovico il Moro e conquistando Milano. A quel punto diresse le sue mire sul Regno di Napoli, progettandone la spartizione con il re di Spagna, Ferdinando il Cattolico.
Ben presto, però, Francesi e Spagnoli si trovarono in disaccordo, dando avvio a una serie di guerre che mutarono l’assetto politico dell’Italia. A queste guerre parteciparono quasi tutti gli Stati italiani, appoggiando ora l’uno ora l’altro dei due contendenti. Infine, con il trattato di Noyon (1516) lo scontro si concluse, anche se per poco, con l’assegnazione del Regno di Napoli alla Spagna e del Ducato di Milano alla Francia.
Con le Guerre d’Italia Francia e Spagna si contendono il controllo del territorio italiano.


Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quale fu il contrasto che provocò l’intervento di Carlo VIII in Italia?
b. Che cosa dimostrò la facilità con cui Carlo VIII attraversò l’Italia?
c. Che cosa stabiliva il trattato di Noyon?
Verifica la comprensione 2 Rispondi alle domande.
a. Che cosa provocò lo scontro fra Francia e Spagna?
b. Quali furono i sovrani di Francia e di Spagna che combatterono per la conquista del Regno di Napoli?
LE PAROLE DELLA STORIA
Franca Contea: regione della Francia orientale, il cui centro principale è la città di Besançon.
LE DATE FONDAMENTALI
1527
I lanzichenecchi saccheggiano Roma.
Anche nei decenni successivi, la lotta tra Francia e Spagna riprese con grande intensità e, ancora una volta, il teatro fu l’Italia. Il giovane Carlo d’Asburgo si ritrovò in mano un immenso Impero, frutto di una serie di eredità.
• Dal padre Filippo il Bello ereditò una zona nel Nord Europa, ricca e sviluppata (la Borgogna, i Paesi Bassi, il Lussemburgo e la Franca Contea).
• Dalla madre, Giovanna di Castiglia, ricevette la Spagna con i suoi domini italiani (Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna) e le colonie americane, da poco scoperte e conquistate. Giustamente si diceva che sui suoi possedimenti non tramontasse mai il sole. Infatti il suo regno era talmente grande che, mentre in alcuni territori era notte (per esempio in Spagna), in altri era giorno (in America del Sud).
Questo dominio, di per sé già immenso, era destinato ad accrescersi. Alla morte dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, suo nonno, Carlo avanzò la propria candidatura alla successione. Non si trattava dell’unico pretendente, ma fu proprio lui a ottenere la corona imperiale. Il risultato fu raggiunto grazie al denaro prestatogli dai banchieri tedeschi, con il quale poté comprare i voti dei Grandi Elettori di Germania.
Il 28 giugno 1519, nella città di Francoforte, con il nome di Carlo V il nuovo imperatore ricevette la corona del Sacro Romano Impero. Aveva compiuto da poco 19 anni.
▼ La battaglia di Pavia del 1525 in una serie di arazzi di William Dermoyen.
Carlo d’Asburgo eredita sia dal padre sia dalla madre vastissimi territori in Europa e in America; ottiene anche la corona imperiale.

L’immenso potere concentrato nelle mani di Carlo V, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero, allarmò il sovrano francese Francesco I, salito al trono nel 1515. Egli infatti temeva che i domini spagnoli finissero per soffocare il suo regno, circondandolo da ogni parte. Per questo motivo scatenò contro il rivale numerose guerre.
La guerra tra Francesi e Spagnoli sembrò concludersi quando, nella battaglia di Pavia (1525), Francesco I fu sconfitto e cadde prigioniero dei nemici. In realtà nemmeno quell’episodio fu decisivo. La vittoria di Carlo V, infatti, preoccupò i principi italiani, timorosi di cadere sotto il dominio del potente sovrano. Così la maggior parte di loro, compreso papa Clemente VII, strinse alleanza con la Francia (Lega di Cognac). La reazione dell’imperatore fu immediata. Nel 1527 il suo esercito calò in Italia e giunse a Roma. La città venne sottoposta a un terribile saccheggio da parte dei lanzichenecchi, i soldati tedeschi di religione protestante che combattevano al servizio della Spagna. Il saccheggio intimorì il pontefice, che firmò la pace nel 1530: Clemente VII incoronò Carlo V re d’Italia e imperatore del Sacro Romano Impero.
La Francia viene sconfitta, ma papa Clemente VII, preoccupato dello strapotere spagnolo, organizza una lega contro Carlo V. Questi reagisce inviando in Italia i lanzichenecchi, che saccheggiano Roma.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Perché si diceva che sul regno di Carlo V non tramontasse mai il sole?
b. In che modo Carlo V riuscì a farsi eleggere imperatore?
c. Perché Francesco I, re di Francia, dichiarò guerra alla Spagna?
d. Chi furono i protagonisti del sacco di Roma?
Verifica la comprensione 2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Carlo V conquistò il titolo imperiale al termine di una lunga guerra. F V

dei lanzichenecchi in un dipinto fiammingo dell’epoca.

b. Francesco I di Francia sconfisse gli Spagnoli nella battaglia di Pavia. F V
c. La guerra tra Francia e Spagna fu combattuta soprattutto in Italia. F V
3 Scrivi i nomi dei parenti di Carlo V indicati nella mappa.
nonno
padre
madre

espressiva

Il sacco di Roma del 1527 rappresenta il tragico culmine delle “Guerre horrende de Italia” iniziate nel 1494, quando la Penisola divenne teatro di scontri tra potenze straniere. Dopo l’alleanza antispagnola promossa da Clemente VII, l’imperatore Carlo V inviò un esercito contro Roma. Così i lanzichenecchi tedeschi, mercenari non pagati da mesi, invasero la città dando luogo a massacri, distruzioni di opere d’arte e violenze. Il bilancio fu devastante: morti, fuggitivi e un’epidemia di peste.
“Guerre horrende de Italia” le definisce lo scrittore fiorentino Niccolò Machiavelli, riferendosi ai numerosi conflitti armati che sconvolgono la penisola a partire dal 1494. Da quell’anno il Paese è percorso da eserciti feroci che compiono stragi violente. Sono le ricchezze delle nostre città ad attirare gli invasori. Gli Stati italiani, poi, divisi e spesso piccoli, assistono impotenti a un duello di cui pagano il prezzo più alto. D’altronde la colpa è dei loro signori, che non hanno mai fatto altro che combattersi, anzi è stato addirittura il duca di Milano, Ludovico il Moro, a sollecitare, nel 1494, l’intervento dei Francesi per invitarli ad attaccare il re di Napoli. Da quel momento scoppia l’inferno: la Spagna interviene a sua volta nel napoletano, dapprima come alleata dei Francesi, poi contro di loro. Papa Clemente VII, che dall’alto della sua carica dovrebbe invitare i contendenti alla pace, si getta a sua volta nella mischia aumentando ancor più, se possibile, la confusione politica e militare, al solo scopo di favorire la casata dei Medici, cui appartiene, e accrescere il proprio potere personale.
Ma l’incauto pontefice paga ben presto la sua scelta sciagurata: postosi a capo di un’alleanza antispagnola, la lega di Cognac, si accorge in pochi mesi di aver fatto il passo più lungo della gamba. L’imperatore di Spagna, Carlo V, risponde alla provocazione lanciando contro Roma il suo potentissimo esercito; gli avversari, non osando affrontarlo, rimangono rintanati nelle loro fortezze, e abbandonano Clemente al suo destino. Corre l’anno 1526 quando l’unico condottiero italiano capace di tenere testa al nemico, Giovanni de’ Medici, noto come Giovanni dalle Bande Nere, viene gravemente ferito in battaglia, mentre tenta di contrastare il nemico. Morirà pochi giorni dopo. Da allora nessuno ha il coraggio di sfidare le feroci schiere dei lanzichenecchi tedeschi e le milizie spagnole che le accompagnano.

W R W
I lanzichenecchi giungono a Roma il 6 maggio dell’anno successivo. La città, pur circondata da un’ampia cinta muraria, è difesa da una debole guarnigione che non è in grado di resistere a lungo. Ma a trasformare un normale atto di guerra in una tragedia di dimensioni spaventose è la ferocia con cui gli attaccanti, soprattutto quelli tedeschi, si danno al saccheggio e al massacro. Inutilmente i loro capi tentano di limitarne la violenza: i soldati, che non ricevono da mesi la paga pattuita, sono furibondi e pensano soltanto a impossessarsi con la forza di tutto ciò che cade a loro portata. Alla rabbia per il mancato pagamento dello stipendio si aggiunge l’odio profondo che i lanzichenecchi, di religione protestante, nutrono nei confronti dei cattolici, soprattutto dei sacerdoti. Nessuno obbedisce più agli ordini, la città si trasforma in un’arena, le strade si coprono di sangue, l’aria risuona dei lamenti delle vittime e delle grida dei persecutori, le più belle opere d’arte, ammassate nel corso di secoli, vanno distrutte tra le risate di scherno dei soldati, il fuoco divora palazzi antichi di immenso pregio. Le donne, soprattutto le monache, subiscono violenze e umiliazioni di ogni genere, i vescovi e i cardinali sono costretti sotto minaccia di tortura a consegnare i loro beni, le chiese vengono svuotate degli arredi e le reliquie calpestate. Alla fine, il bilancio delle vittime è spaventoso: su una popolazione di circa 50.000 persone, 2000 sono i cittadini uccisi, 10.000 quelli costretti alla fuga. Ma il peggio, se possibile, deve ancora arrivare: appena trascorse le giornate più violente del saccheggio, un altro nemico, invisibile e micidiale, colpisce i sopravvissuti: la peste, che si abbatte su Romani, Tedeschi e Spagnoli, lasciando la città deserta e vuoti gli accampamenti.
Intanto il papa assiste alla tragedia standosene ben riparato in Castel Sant’Angelo, l’imprendibile fortezza che campeggia sulla sponda destra del Tevere. Trascorre quelle terribili giornate in preghiera, annichilito dalla consapevolezza di essere stato la causa diretta della tragedia e terrorizzato dal pericolo di cadere nelle mani della masnada nemica. Ma infine, dopo lunghe trattative, ottiene la liberazione, pagata al prezzo di 400.000 ducati, una cifra che, per quanto esorbitante, il pontefice non si sognerà mai di rimpiangere.
Ora tocca a te: leggi e scrivi
Scrivi un articolo di cronaca o un post (come se il fatto accadesse oggi) in cui si dà notizia dell’attacco dei lanzichenecchi e del feroce sacco di Roma del 1527.
Abdicare: rinunciare al titolo di sovrano.
Con la battaglia di Lepanto l’Occidente trova la sua unità e riesce a bloccare l’avanzata turca in Occidente.

Allegoria della battaglia di Lepanto
▼ Il popolo dei Paesi Bassi si ribella all’imposizione del Cattolicesimo da parte del re Filippo II.
Nel 1556, all’età di 55 anni, Carlo V decise di abdicare in favore del figlio Filippo II, che divenne re di Spagna e ottenne anche i Paesi Bassi, i domini italiani (Stato di Milano, Regni di Napoli, di Sicilia e di Sardegna) e americani. Il fratello di Carlo, Ferdinando I, ebbe il titolo di imperatore, insieme con i Regni di Austria, Boemia, Ungheria e una serie di territori tra l’Austria e l’Adriatico.
Filippo II risolse vittoriosamente la guerra contro i Francesi con la pace firmata nel 1559 a Cateau-Cambrésis, in Francia, e nel 1571 sconfisse la flotta turca a Lepanto, bloccandone l’avanzata nel Mediterraneo. Il sovrano attuò una serie di riforme per accentrare il potere nelle sue mani. Schierandosi, come già suo padre, dalla parte della Chiesa cattolica, Filippo II fece celebrare grandi processi pubblici che condannarono al rogo centinaia di eretici. Spietato fu anche il suo atteggiamento nei confronti dei discendenti degli islamici, chiamati con un nome che li distingueva dagli altri spagnoli: moriscos. Contro i moriscos, che avevano mantenuto abitudini di vita tipiche della religione islamica, Filippo II scatenò l’esercito e fece disperdere i sopravvissuti in diverse regioni della Spagna.
Il re spagnolo impone con la forza la religione cattolica perseguitando gli eretici e i moriscos, musulmani convertiti.

Quando sembrava che Filippo II non avesse più nemici in grado di impensierirlo, le sue fortune cominciarono rapidamente a decadere. Il primo scacco fu causato dalla rivolta dei Paesi Bassi, la più prospera provincia del regno, ricca di città, banche, botteghe artigiane e commerci. Qui una parte della popolazione, convertita al Calvinismo, voleva che il re le riconoscesse la libertà di culto. Il sovrano spagnolo non solo si rifiutò di concederla, ma punì i protestanti con processi e condanne a morte. A quel punto, la popolazione si ribellò. Dopo aver tentato invano di reprimere l’insurrezione, Filippo II fu costretto a riconoscere ai ribelli tutte le libertà religiose per le quali avevano combattuto.
Filippo II tenta di imporre la religione cattolica nei Paesi Bassi, ma la popolazione, in prevalenza calvinista, si ribella.
Ciò non fu sufficiente per fermare i ribelli, che ormai volevano anche l’indipendenza politica. I calvinisti olandesi si assicurarono l’appoggio dell’Inghilterra, a sua volta separatasi dalla Chiesa di Roma, ottenendone l’aiuto finanziario per proseguire la guerra contro la Spagna. In risposta alla sfida anglo-olandese, Filippo II raccolse tutto il denaro disponibile per costruire una poderosa flotta, chiamata Invincibile Armata, con cui intendeva invadere l’Inghilterra e costringere la regina Elisabetta a cedere il trono a un sovrano cattolico.
L’Invincibile Armata salpò da Lisbona nel maggio del 1588, forte di 130 navi e di 23.000 uomini. La spedizione, però, fu un completo fallimento. Nel canale della Manica la flotta spagnola fu attaccata dalle navi inglesi, più piccole e veloci, dotate di una migliore artiglieria. Gli Spagnoli, comprendendo di non poter compiere la missione loro affidata, tentarono di rientrare in patria. A causa dei venti contrari puntarono in direzione Nord. Era una rotta lunga e pericolosa. Infatti, mentre attraversavano i mari della Scozia e dell’Irlanda, le tempeste affondarono la maggior parte delle navi. Vi furono migliaia di vittime e soltanto metà delle navi fu in grado di riprendere il mare e tornare in Spagna. Alla sconfitta si aggiunse la rovina finanziaria, perché la Spagna, stremata dalle spese militari, fu costretta a dichiarare bancarotta.
Filippo II organizza una grande spedizione per invadere l’Inghilterra. Raccoglie una potente flotta, l’Invincibile Armata, che però viene sconfitta dagli Inglesi.
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che modo fu divisa l’eredità di Carlo V?
b. Chi erano i moriscos?
c. Perché Filippo II fece costruire una poderosa flotta?
Osserva la carta e svolgi l’attività
Descrivi il percorso compiuto dalle navi spagnole dell’Invincibile Armata.


Il rafforzamento della monarchia inglese iniziò con Enrico VIII e proseguì con sua figlia Elisabetta I, donna energica e intelligente. Salita al trono all’età di 25 anni, guidò l’Inghilterra per quasi mezzo secolo, dal 1558 al 1603, anno della sua morte. Proseguendo in campo religioso la politica paterna, si oppose a qualsiasi tentativo di restaurazione del Cattolicesimo. Nel Paese, infatti, c’erano ancora dei cattolici, ostili a Elisabetta. Essi volevano portare sul trono sua cugina, la regina di Scozia Maria Stuart, che era cattolica. Quando fu scoperto un complotto per uccidere Elisabetta, Maria, ritenuta complice dei congiurati, fu condannata a morte (1586). Questo accentuò il conflitto con la cattolica Spagna di Filippo II.
La regina Elisabetta si oppone alla restaurazione del Cattolicesimo e si scontra con la Spagna di Filippo II.
▲ La regina Elisabetta I d’Inghilterra in un celebre ritratto del 1575.
Francisco de Zarate, comandante di una nave spagnola catturata da Francis Drake, fornisce del corsaro inglese un ritratto colmo di ammirazione.
Questo generale inglese si chiama Francisco Drake ed è un uomo di circa 35 anni, piccolo di statura, con una barba bionda, ed è uno dei più grandi marinai che attraversino i mari, sia come navigatore che come comandante. Il suo vascello è un galeone di circa 400 tonnellate ed è un veliero perfetto. È fornito di cento uomini, tutti veterani, tutti in età adatta al combattimento, e tutti esperti. Egli li tratta con affetto, ed essi lo trattano con rispetto. […] Egli manifesta nei loro confronti una grande benevolenza, ma punisce la minima colpa.
in Documenti di storia moderna a cura di M. Bendiscioli e A. Gallia
▶ Ritratto del comandante
Francis Drake, uno dei più noti corsari del suo tempo.
Leggi il testo e svolgi l’attività
Sottolinea una volta i passi del documento che descrivono l’aspetto fisico di Francis Drake, due volte quelli che mettono in luce i suoi rapporti con l’equipaggio.


Il grande potenziamento della flotta, voluto dalla regina Elisabetta, si avvalse anche del contributo dei corsari inglesi. Questi compivano continui assalti alle navi spagnole, cariche di merci e in particolare di oro e argento provenienti dalle colonie americane. A quel tempo esisteva un tipo di pirateria che era autorizzata dagli Stati, i quali rilasciavano documenti ufficiali, le cosiddette “lettere di corsa” (da cui il nome corsari). Questi documenti autorizzavano ad attaccare e depredare le navi mercantili dei Paesi nemici. I corsari non vanno confusi con i pirati. Essi combattevano al servizio del loro re, mentre i pirati agivano di propria iniziativa, senza nessuna autorizzazione. Tra i corsari più noti vi furono gli inglesi Francis Drake e Walter Raleigh. Essi non si limitarono ad attaccare le navi spagnole, ma compirono altre imprese importanti e spettacolari. Drake, su incarico della regina Elisabetta, attraversò l’oceano Pacifico, ancora sconosciuto agli Inglesi e dominato dalle navi spagnole, e fece ritorno in Inghilterra dopo tre anni di navigazione. Raleigh nel 1578 si impossessò del Nord America che chiamò Virginia in onore di Elisabetta I, detta la “Regina Vergine”.
I corsari inglesi, autorizzati dalla regina Elisabetta, attaccano i convogli spagnoli per depredarli delle ricchezze che questi trasportano dall’America.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. A che età salì al trono Elisabetta I e per quanti anni regnò?
b. Perché Filippo II attaccò l’Inghilterra?
c. Qual era la differenza tra i corsari e i pirati?
Verifica la comprensione

Pirateria: attività svolta da briganti che assaltano le navi per depredarle.
2 Completa la tabella con le imprese dei corsari inglesi più famosi.
F. Drake
W. Raleigh

▲ Un proprietario terriero inglese davanti alla sua casa di campagna, insieme con la famiglia, i servi e i contadini che lavorano per lui.
Se il re Enrico VIII ( p. 311) aveva creato una flotta moderna e potentemente armata, durante il regno di sua figlia, Elisabetta I, in Inghilterra si diffuse uno sviluppo straordinario in ogni campo della produzione artigianale e agricola. Grandi estensioni di terra, già appartenenti alla Chiesa cattolica, furono vendute ai privati. I nuovi proprietari praticavano un’agricoltura moderna, in grado di fornire un’alta produzione.
Ottennero questo risultato cominciando a sfruttare le terre comuni, cioè i terreni situati nelle vicinanze dei villaggi, che in precedenza erano lasciati in uso ai contadini più poveri perché potessero raccogliere la legna o far pascolare il bestiame. Queste terre, chiamate “campi aperti” (open fields), furono recintate e messe in vendita. Inoltre, poiché la lana era diventata una merce molto richiesta e ben pagata, alcuni terreni vennero utilizzati come pascoli per le pecore.
Le terre sottratte alla Chiesa sono vendute ai privati.
La recinzione dei campi che un tempo erano aperti permette lo sfruttamento delle campagne e aumenta la produzione agricola.
La ristrutturazione delle tenute agricole aumentò la produttività, ma nell’immediato ebbe una ricaduta negativa sulla condizione di molte famiglie di contadini poveri. A questi, infatti, fu tolta la possibilità di utilizzare le terre comuni, indispensabili per la loro sopravvivenza.
Molti abbandonarono le campagne e si trasferirono nei centri urbani, nella speranza, spesso illusoria, di poter migliorare la loro condizione.
Le città più grandi finirono così per ospitare una popolazione crescente, stretta dalla fame, formata in gran parte da straccioni, mendicanti e persone che vivevano di espedienti.
Si diffusero anche nuove coltivazioni, come il luppolo (usato nella fabbricazione della birra), la segale, l’avena e l’orzo, cereali che a quei tempi erano utilizzati nella cucina inglese. Nelle campagne sorsero fattorie, stalle, granai e case per i proprietari.
Ben presto fu il commercio a orientare la produzione. Gli agricoltori, infatti, oltre a vendere i raccolti ai mercati nelle vicine città, tenevano conto delle richieste che provenivano dai commercianti e producevano in base a esse. Notevole sviluppo ebbe anche la manifattura tessile. L’abbondanza di lana pregiata permetteva infatti di produrre tessuti morbidi e assai ricercati. Questa produzione alimentava un florido commercio sia interno sia verso il continente.
La recinzione delle terre costringe molti contadini ad abbandonare le campagne e a cercare, inutilmente, migliori condizioni di vita nelle città. L’economia inglese si sviluppa in tutti i settori.
La corte della regina Elisabetta I fu un centro culturale dove operarono grandi artisti, in particolare autori di opere teatrali. I più famosi furono Christopher Marlowe (1564-1593), Ben Jonson (1572-1637) e soprattutto William Shakespeare (1564-1616), uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi. Egli fu autore di molte tragedie ispirate alla storia inglese (come Macbeth e Riccardo III) o di altri Paesi (Amleto, Otello, Romeo e Giulietta) e di numerose commedie. In questo periodo il teatro divenne uno spettacolo molto popolare. A seguirlo non erano solo persone di elevata condizione sociale e culturale, ma anche borghesi e popolani. Le rappresentazioni teatrali, del resto, si tenevano, almeno inizialmente, nei cortili delle osterie, dove il pubblico assisteva stando in piedi e talvolta perfino a cavallo. In mezzo al vocìo degli spettatori, gli attori recitavano declamando a gran voce le battute per farsi sentire; nonostante tutto, lo spettacolo esercitava una grande forza d’attrazione.
Durante l’età elisabettiana operano grandi autori teatrali, tra cui William Shakespeare, uno dei massimi scrittori di tutti i tempi.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quale re inglese diede al suo Paese una flotta moderna?
b. Che cos’erano le terre comuni?
c. Per quale motivo crebbe la popolazione dei centri urbani?
d. Quali nuove coltivazioni si diffusero?
LE PAROLE DELLA STORIA
Manifattura: luogo in cui si lavora la materia prima per ricavarne il prodotto finito, o manufatto.


Verifica la comprensione
2 Indica le opere principali di William Shakespeare.


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
eserciti y occidentale y tasse y burocrazia
In alcuni Paesi dell’Europa , la necessità di mantenere sempre più costosi spinge i sovrani ad accentrare il potere nelle loro mani, creare una efficiente e imporre nuove .
Asburgo y tedeschi y guerre y Inghilterra y Ferdinando I y
Filippo II y Cateau-Cambrésis y Francia
Nel 1519 diventa imperatore Carlo V d’ . Governa su un territorio comprendente la Spagna (con le sue colonie in America), l’Italia meridionale, i Paesi Bassi e parte dell’Europa centrale.
Carlo V combatte molte : contro la , contro i Turchi e contro i principi che hanno aderito alla Riforma protestante.
Nel 1556 Carlo V abdica, lasciando il titolo di imperatore al fratello e la Spagna, i Paesi Bassi e i domini italiani al figlio . Con la pace di (1559), la Francia riconosce la supremazia spagnola.
Filippo II cerca di imporre il Cattolicesimo nei Paesi Bassi, che si ribellano e ottengono l’indipendenza.
Per sconfiggere l’ , Filippo II prepara una grande flotta, ma le sue navi sono sconfitte.
Shakespeare y sviluppo y commerci
Durante il regno di Elisabetta I, l’Inghilterra conosce un grande economico. I campi vengono sfruttati in modo più razionale, cresce l’allevamento e crescono i
Durante il regno di Elisabetta I vive William , grande autore di teatro.
LEGGI E INTERPRETA LE CARTE
1 Osserva la carta dell’Italia dopo la pace di Cateau-Cambrésis a p. 326, quindi indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. La Corsica faceva parte dei domini veneziani. F V
b. Alcuni Stati italiani possedevano territori che oggi non fanno più parte della Repubblica Italiana. F V
c. La città di Praga era sotto il dominio degli Asburgo d’Austria. F V
d. I domini spagnoli in Italia erano limitati alla Sicilia e alla Sardegna. F V
e. Lo Stato più grande dell’Italia era il Regno di Napoli. F V
f. Nell’Italia settentrionale vi era un numero di Stati maggiore rispetto all’Italia meridionale. F V
COLLOCA NEL TEMPO GLI EVENTI DELLA STORIA
2 Colloca in ordine cronologico gli eventi sotto elencati, numerandoli da 1 a 5.
• Sacco di Roma da parte dei lanzichenecchi
• Battaglia di Lepanto
• Spedizione dell’Invincibile Armata
• Ascesa al trono di Elisabetta d’Inghilterra
• Pace di Cateau-Cambrésis
ANALIZZA LE PAROLE DELLA STORIA
3 Trascrivi ogni parola dell’elenco accanto alla sua esatta definizione. moriscos y lanzichenecchi y bancarotta y manifattura y corsari
a. Fallimento di un’azienda o di uno Stato:
b. Pirati che agiscono con l’autorizzazione del loro sovrano:
c. Musulmani spagnoli convertiti al Cristianesimo:
d. Soldati mercenari tedeschi al servizio di Carlo V:
e. Azienda che trasforma le materie prime in prodotti finiti:
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI PROCESSI STORICI
4 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. La popolazione delle campagne aumentò, in proporzione, più di quella delle città. F V
b. Nel Cinquecento i prezzi dei generi alimentari aumentarono. F V
c. L’industria tessile occupava il maggior numero di lavoratori. F V
d. L’industria siderurgica ebbe un notevole sviluppo. F V
e. La nascita dello Stato moderno rafforzò il potere dei feudatari. F V
f. L’aumento delle spese dei sovrani fu dovuto alle feste e agli sprechi. F V
g. Lo Stato moderno creò una burocrazia efficiente. F V
VERSO L’ESAME DI STATO TIPOLOGIA C. Comprensione e sintesi di un testo
5 Leggi ad alta voce il racconto del sacco di Roma alle pagine 336-337, quindi riassumilo per iscritto, prima in venti e poi in dieci righe.

interattiva
Se non sai rispondere ripassa dalla LEZIONE 4 alla LEZIONE 6
Se non conosci le parole ripassa dalla LEZIONE 5 alla LEZIONE 7
Se non sai rispondere ripassa la LEZIONE 1 e la LEZIONE 2
LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 Un viaggiatore tedesco descrive la potenza commerciale della capitale inglese, ma anche alcuni aspetti, per lui piuttosto bizzarri, del comportamento dei suoi abitanti. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Una descrizione di Londra
Londra è una grande, eccellente e potente città commerciale, la più importante del regno; gli abitanti sono in massima parte dediti alla compravendita e allo scambio delle merci in quasi ogni angolo del mondo, in quanto il fiume si presta benissimo a questo scopo. Si pensi che i bastimenti di Francia, Olanda, Svezia, Danimarca, Amburgo, e altri Paesi possono quasi attraccare in città, trasportandovi merci e ricevendone altre in cambio. Londra è molto popolosa, tanto che riesce difficile camminare nelle strade a causa della folla. Gli abitanti sono vestiti benissimo e ostentano modi orgogliosi e sprezzanti. I più, soprattutto i mercanti, raramente viaggiano in altri Paesi, ma restano a casa a badare ai loro affari. Essi mostrano poche premure nei confronti degli stranieri, anzi li scherniscono e li deridono: e per di più nessuno osa contrastarli altrimenti i monelli e gli apprendisti si riuniscono in gran numero picchiando, senza pietà o riguardo per alcuno a destra o a manca, ed essendo loro i più forti, si è costretti a sopportare gli insulti e le percosse. Le donne sono forse più libere che in qualsiasi altro luogo e sanno fare uso della loro libertà andando vestite lussuosamente e dedicando ogni cura ai loro abiti, al punto da non esitare, come mi hanno informato, a uscire in strada vestite di velluto, cosa che fanno abitualmente, anche se a casa non hanno forse neppure una crosta di pane.
Federico, duca di Württemberg, Visita del 1592, in Vita nell’Inghilterra di Shakespeare
a. Perché la presenza di un grande fiume come il Tamigi è tanto importante per Londra?
b. Come sono gli abitanti di Londra? Sottolinea le espressioni e gli aggettivi secondo te più rispondenti al quadro che ne dà l’autore: tolleranti • presuntuosi • concentrati sui propri affari • amichevoli • amanti dei viaggi e delle scoperte • altezzosi
c. Qual è l’atteggiamento dei mercanti nei confronti degli stranieri? E quello dei “monelli” e degli “apprendisti”?
d. Che cosa nota l’autore riguardo alle donne londinesi?
2 Questo dipinto rappresenta in maniera simbolica l’oppressione dei Paesi Bassi per opera della Spagna alla fine del Cinquecento. Osservalo attentamente, quindi rispondi alle domande.

A Filippo II, re di Spagna.
B La mucca rappresenta i Paesi Bassi.
C Il governatore spagnolo dei Paesi Bassi munge la mucca.
D La regina Elisabetta I porge un po’ di fieno alla mucca.
a. Quali particolari del dipinto indicano l’oppressione esercitata dalla Spagna sui Paesi Bassi?
b. Quale particolare fa capire che, invece, l’Inghilterra appoggia la ribellione dei Paesi Bassi contro la Spagna?
c. Qual è il significato simbolico del nobile spagnolo che tiene la coda e dell’esponente del clero che tiene le corna della mucca?
d. Secondo te l’autore del dipinto lascia trasparire il suo sostegno per una delle due parti (Spagna o Paesi Bassi)? Se sì, in che modo?
Elisabetta I
y difesa della religione anglicana y progresso economico (recinzione delle terre, sviluppo delle manifatture e dei commerci) y fioritura artistica e culturale (teatro, Shakespeare)
Gli Stati europei nel Cinquecento
Francia
Inghilterra y discesa di Carlo VIII in Italia y conquista del Ducato di Milano da parte di Luigi XII y sconfitta di Francesco I a Pavia y pace di CateauCambrésis con la Spagna
Spagna Nascita dello Stato moderno
Carlo V
y re di Spagna (Napoli, Sicilia, Sardegna, Borgogna, Paesi Bassi, possedimenti americani)
y imperatore del Sacro Romano Impero (Austria e Germania)
y vittoria sulla Francia
y sacco di Roma
y rinuncia al trono in favore del figlio
Filippo II e del fratello
Ferdinando I
Filippo II
y erede dei possedimenti spagnoli
y vittoria sulla Francia
y egemonia sull’Italia
y vittoria sui Turchi a Lepanto
y rivolta nei Paesi Bassi
y sconfitta dell’Invincibile Armata
y impoverimento dell’economia spagnola
y aumento della popolazione y crescita dei prezzi
y banchieriimprenditori
y accentramento del potere y formazione di una burocrazia efficiente y eserciti permanenti
y armi da fuoco
Ferdinando I
y erede dei possedimenti di Germania, Austria, Boemia e Ungheria
PREPARATI ALL’INTERROGAZIONE
1 Preparati all’interrogazione rispondendo alle domande-guida.
Lezione 1 Spiega quali furono i motivi che causarono un aumento di prezzi nel Cinquecento.
Lezione 4 Perché i lanzichenecchi saccheggiarono Roma?
Lezione 5 Quali azioni mise in atto Filippo II per accentrare il potere nelle sue mani?
Lezione 7 Perché in Inghilterra nel Cinquecento c’è la tendenza di lasciare le città per andare a vivere in campagna?
IN COPPIA
2 APPRENDIMENTO COOPERATIVO Preparate delle domande sulla società e l’economia dell’Inghilterra durante l’età elisabettiana e ripetete i contenuti fino a quando siete soddisfatti della vostra esposizione.
Se avete difficoltà, ripassate la lezione 7.
RIFLESSI SUL LESSICO
3 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 327.
IA
STEP 1: OBIETTIVO
Prepara, sotto la supervisione di un adulto e grazie all’aiuto di un chatbot, una relazione di pochi minuti sull’Inghilterra dell’età elisabettiana, da presentare ai tuoi compagni e compagne, tenendo conto della breve durata.
STEP 2: ISTRUZIONI
Chiedi al chatbot di costruire una scaletta degli argomenti da trattare, precisando che la relazione deve essere di pochi minuti e destinata a studenti e studentesse delle scuole medie.
STEP 3: VERIFICA
Confronta quanto suggerito dal chatbot con il contenuto di questa unità e valuta se i temi toccati sono gli stessi o se l’IA ha preso in considerazione qualcosa di diverso. Prova a motivare la presenza di eventuali differenze.


Linea del tempo interattiva
1618-1648
Guerra dei Trent’anni

1630
EDUCAZIONE CIVICA TRACCE DEL PASSATO
L’organizzazione statale che conosciamo oggi ha radici nell’età moderna. La burocrazia delle amministrazioni, i sistemi fiscali diretti alla riscossione delle tasse e la presenza di eserciti derivano dalle innovazioni introdotte dagli Stati assoluti. Anche il concetto di sovranità territoriale, con confini definiti e controllo dello spazio, e l’idea che il cittadino ha diritti e doveri legati all’appartenenza nazionale sono concetti nati nell’Europa del Seicento. Tuttavia, nei secoli successivi, ulteriori trasformazioni dello Stato e delle forme di governo hanno portato a evoluzioni più democratiche.

1640-1649
Rivoluzione in Inghilterra
REGNO DI NORVEGIA
REGNO DI SCOZIA
REGNO D’IRLANDA
REGNO D’INGHILTERRA
1661
In Francia sale al potere Luigi XIV

1689
Guglielmo d’Orange re d’Inghilterra
Oceano Atlantico
REGNO DI PORTOGALLO
REGNO DI SPAGNA
PROVINCE UNITE
REGNO DI DANIMARCA
REGNO DI SVEZIA
PRINCIPATI TEDESCHI BOEMIA
AUSTRIA
REGNO DI FRANCIA STATO DELLA CHIESA
DUC. DI MILANO
REGNO DI SARDEGNA
REGNO DI POLONIA
REPREGNOD’UNGHERIA .DIVENEZIA
REGNO DI NAPOLI
Territori sotto il dominio spagnolo
Territori sotto il dominio asburgico Limite del Sacro Romano Impero Germanico
Rispondi alle domande
a. Quali Stati italiani erano sotto il dominio spagnolo?
b. Quali Stati italiani erano indipendenti?
REGNO OT TOMANO

Incontra il personaggio
Guarda il video su Luigi XIV e svolgi l’attività.
IL PERSONAGGIO LUIGI XIV
Figlio di Luigi XIII e di Anna d’Austria, Luigi XIV eredita la corona all’età di cinque anni. Essendo un bambino, le funzioni reali vengono esercitate dalla madre e dal cardinale Mazzarino. Alla morte di questi, però, Luigi vuole regnare personalmente. Ha appena ventitré anni e sarà sul trono francese per oltre mezzo secolo. Uomo ambizioso, accentra nelle sue mani tutto il potere, eliminando gli ostacoli che possano indebolirlo: controlla il Paese con i suoi funzionari, sottrae il potere ai nobili e li costringe a pagare le tasse. Se Luigi XIV riesce a rendere la Francia una nazione forte e temuta, il progetto di esercitare l’egemonia sull’Europa fallisce. I conflitti scatenati per piegare le potenze rivali finiscono per unire contro di lui avversari sempre più numerosi e potenti.
Rispondi alla domanda
Che cosa fa Luigi XIV per ridurre il potere dei nobili?
LA FONTE LUIGI XIV, IL “RE SOLE”


Luigi XIV lasciò un libro di memorie in cui spiegava al figlio che avrebbe ereditato il trono le ragioni delle proprie scelte. Nel brano seguente egli rivendica il diritto dei sovrani di governare accentrando nelle proprie mani tutto il potere.
Nulla assicura il riposo o la felicità delle province quanto il concentrare l’autorità nella stessa persona. Si rovescia l’ordine delle cose attribuendo ai sudditi il compito di decidere delle questioni dello Stato e al sovrano il compito di eseguire le loro decisioni. Solo alla testa spetta il compito di decidere e di risolvere, gli altri membri del corpo eseguono ciò che la testa ha deciso. Colui che diede i re agli uomini (Dio), volle che essi fossero rispettati come suoi rappresentanti, e riservò soltanto a se stesso il diritto di esaminarne la condotta. La sua volontà è che chiunque nacque suddito obbedisca senza discutere. Siate dunque persuaso che i re sono i signori assoluti.
Luigi XIV, Memorie
Rispondi alla domanda
Che cosa deve fare un suddito rispetto al sovrano?
CARESTIA Periodo di grave mancanza di cibo a causa di cattivi raccolti o guerre.
Forma di governo in cui il re concentra tutto il potere nelle sue mani.
Modo di studiare la natura basato sull’osservazione, sull’esperimento e sulla verifica dei dati.
Epidemia: rapida diffusione di una malattia contagiosa in una vasta area.

Durante il Seicento, gli Europei furono tormentati dai problemi che periodicamente li minacciavano: la fame, la peste e la guerra. A complicare la situazione, in Europa intervenne un ciclo meteorologico nuovo chiamato “piccola era glaciale”: iniziò verso il 1590 e durò fino a metà Ottocento. La temperatura media si abbassò di alcuni gradi, gli inverni furono rigidi e lunghi, con frequenti e abbondanti nevicate; le estati furono brevi e fresche. La piccola era glaciale ebbe effetti negativi sull’ambiente e sull’essere umano: rese meno fertili le campagne coltivate a grano e provocò l’avanzamento dei ghiacciai nelle zone di montagna; d’estate, con lo scioglimento delle nevi, aumentarono le inondazioni in pianura. Questi fenomeni, nel loro insieme, ridussero la produzione agricola e provocarono delle carestie.
In questo secolo si verifica un peggioramento del clima, che diventa freddo e umido. Diminuisce la produzione agricola e ritorna la carestia.
A partire dal 1630, una nuova epidemia di peste tornò a devastare gran parte del continente, provocando perdite umane e danni economici.

Osserva l’immagine e rispondi alla domanda
Sulla base di quello che hai studiato, perché, secondo te, il fiume Amstel ad Amsterdam, rappresentato nel dipinto, è ghiacciato? Ricorda che quest’opera è stata dipinta nel 1611.
I Paesi colpiti con maggiore violenza furono l’Italia, la Spagna, l’Inghilterra, la Francia e la Germania. Il rapido estendersi dell’epidemia era strettamente legato ai continui movimenti degli eserciti, tra le cui file si annidava spesso il morbo. Di conseguenza la pestilenza si diffuse, almeno nella fase iniziale, soprattutto nelle regioni percorse dalle armate in guerra.
Una nuova epidemia colpisce l’Europa, in particolar modo l’Italia settentrionale. La diffusione del contagio è causata soprattutto dagli eserciti in marcia.

Contemporaneamente alle carestie e alla peste, un terzo flagello colpì l’Europa: la guerra. Tra il 1618 e il 1648 il continente fu devastato da un conflitto che, per la sua durata, fu chiamato Guerra dei Trent’anni. Lo scontro, originato da motivi religiosi, assunse un’importanza politica sempre maggiore e coinvolse le maggiori potenze continentali. Il teatro in cui si svolsero le operazioni militari fu inizialmente il centro Europa, ma progressivamente coinvolse aree sempre più ampie, tra cui l’Italia settentrionale.
La scintilla che accese lo scontro si ebbe in Boemia, dove i nobili protestanti si ribellarono ai ministri dell’imperatore cattolico Mattia II. Ebbe così inizio la Guerra dei Trent’anni, che si concluse nel 1648 con la pace di Vestfalia, in cui si affermò il principio della tolleranza religiosa e della libertà di coscienza. Ciò significava che ogni suddito era libero di seguire la religione che preferiva. Il lungo conflitto cambiò inoltre gli equilibri politici dell’Europa. L’Impero, suddiviso in 350 staterelli indipendenti, cessò, di fatto, di esistere, mentre la Spagna non fu più in grado di svolgere un ruolo di primo piano. Il suo posto fu soppiantato dalla Francia, che da allora divenne il centro della politica continentale.
In Boemia si riaccendono i contrasti religiosi che provocano la Guerra dei Trent’anni. La pace di Vestfalia (1648) stabilisce il principio della libertà di culto e di coscienza e segna l’affermazione della Francia a livello europeo.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali sventure si abbatterono sull’Europa nel Seicento?
b. Quale effetto negativo fu prodotto dalla “piccola era glaciale”?
c. Quali furono i Paesi europei più colpiti dalla peste?
d. Da chi fu portata la peste in Italia?
▲La peste di Azoth del pittore francese Nicolas Poussin, dipinto ispirato dall’epidemia di peste scoppiata a Milano nel 1630.
La pace di Vestfalia pone fine alle guerre di religione in Europa.
Puritani: erano i calvinisti inglesi. Il termine è poi passato nel linguaggio moderno a indicare una persona intransigente sotto il profilo morale.
Guerra civile: guerra in cui si combattono tra loro i cittadini dello stesso Stato.
Mentre l’Europa continentale era sconvolta dalla Guerra dei Trent’anni, la monarchia inglese visse un periodo di profondo cambiamento. Il Parlamento inglese era diviso in due Camere: la Camera dei Lord, dove sedevano i delegati dell’alta nobiltà, e la Camera dei Comuni, formata da rappresentanti eletti dagli abitanti delle città e dei villaggi agricoli. Il Parlamento non aveva poteri illimitati, poteva però impedire al sovrano di imporre nuove tasse, di solito richieste per finanziare le guerre. Inoltre, aveva voce in capitolo nelle scelte relative alla religione e alla giustizia.
La monarchia inglese è parlamentare: il potere del re è infatti bilanciato da quello del Parlamento. Il sovrano non può imporre tasse senza l’autorizzazione del Parlamento.
Nel 1628 Carlo I Stuart provò a imporre nuove tasse per armare l’esercito in vista di una spedizione contro la Francia, ma il Parlamento gli negò il consenso. Di fronte a questa opposizione, il sovrano reagì sciogliendo il Parlamento e concentrando tutto il potere nelle proprie mani. Per affrontare una guerra contro la Scozia, Carlo I fu costretto a riaprire il Parlamento, che però, anche questa volta, gli impedì di imporre nuove tasse. Il re tentò di intervenire con la forza contro i puritani, che erano contrari alle sue decisioni: ma a quel punto si scatenò la ribellione dei parlamentari. Iniziò così la guerra civile.
▼Re Carlo I alla vigilia della battaglia di Edge Hill, durante la guerra civile.
Il Parlamento non approva la proposta di Carlo I di imporre nuove tasse. Il re allora scioglie il Parlamento e governa come sovrano assoluto. Qualche anno dopo lo scontro si trasforma in una guerra civile.


La guerra civile durò fino al 1649 e si concluse con la vittoria dell’esercito del Parlamento, guidato da Oliver Cromwell, un fervente puritano. Questi seppe creare un’armata assai efficiente, la New Model Army (l’esercito di nuovo modello), formata da uomini animati da una profonda fede religiosa. Carlo I fu catturato, processato e decapitato. Era la prima volta nella storia europea che un re veniva condannato a morte dai rappresentanti del suo stesso popolo. Il Parlamento proclamò allora la repubblica, ma Cromwell instaurò una dittatura militare e si fece proclamare Lord protettore di Inghilterra, Scozia e Irlanda. La repubblica, tuttavia, non fu abolita perché Cromwell rifiutò di essere incoronato re.
I ribelli, guidati da Oliver Cromwell, sconfiggono il re e proclamano la repubblica. Carlo I viene condannato a morte e Cromwell impone una dittatura militare.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.

a. Come si chiamavano e da chi erano formate le due Camere del Parlamento inglese?
b. Quali erano i poteri del Parlamento?
c. Da chi era guidato l’esercito del Parlamento?
Con la Dichiarazione dei diritti nasce in Inghilterra la prima monarchia parlamentare che tutela i diritti dei cittadini.
Alla morte di Cromwell, avvenuta nel 1658, il Parlamento cercò di riportare la pace nel Paese ripristinando la monarchia. Fu chiamato al trono Carlo II Stuart, il figlio del re ucciso nel 1649. I rapporti tra la monarchia e il Parlamento peggiorarono quando, alla morte di Carlo II, salì al trono il fratello Giacomo II. Anche il nuovo sovrano, infatti, era cattolico, cosa che i sudditi anglicani e calvinisti non accettavano. Le tensioni tra il re e il Parlamento crebbero fino al punto di far temere una nuova guerra civile. Per evitarla, il Parlamento, nel 1688, offrì la corona a un principe straniero, l’olandese Guglielmo d’Orange, protestante.
Alla morte di Cromwell nel 1658 scoppiano nuovi contrasti. Per riportare la pace viene deciso il ritorno alla monarchia. Il trono è dato a un re protestante, l’olandese Guglielmo d’Orange.
LE PAROLE DELLA STORIA
Potere legislativo: il potere di emanare le leggi.
Potere esecutivo: il potere di applicare le leggi.
Sbarcato in Inghilterra nel 1689, Guglielmo d’Orange non incontrò alcuna resistenza e ottenne dal Parlamento la corona regale. In cambio accettò di sottoscrivere un patto chiamato Dichiarazione dei diritti (Bill of rights).
Con questo documento il nuovo sovrano:
• lasciava al Parlamento il potere legislativo e si impegnava a non imporre nuove tasse e a non arruolare un esercito senza la sua approvazione;
• riservava a se stesso il potere esecutivo, da gestire in accordo con le leggi emanate dal Parlamento.
La Dichiarazione dei diritti sottoscritta da Guglielmo d’Orange al momento della sua incoronazione indicava i limiti entro i quali il potere del re poteva essere esercitato.
I Comuni1 dichiarano:
1. che il preteso potere di sospendere le leggi, o l’esecuzione delle leggi, per autorità regia, senza il consenso del Parlamento, è illegale;
4. che imporre tributi in favore o a uso della Corona senza l’approvazione del Parlamento è illegale;
8. che l’elezione dei membri del Parlamento deve essere libera;
9. che la libertà di parola e di discussione o di stampa in Parlamento non deve essere impedita o contestata. dalla Dichiarazione dei diritti, in F. Gaeta, P. Villani (a cura di), Testi di storia dall’Editto di Teodorico al Trattato del M.E.C.
1 Comuni: la Camera dei Comuni, uno dei due rami del Parlamento inglese.
Leggi il testo e rispondi alle domande
a. Quali articoli proibiscono al re di compiere determinate azioni?
b. Quali articoli affermano la libertà del Parlamento?
Il re firmò poi un Atto di tolleranza, con cui riconobbe la libertà religiosa a tutti gli Inglesi di qualsiasi fede, tranne che ai cattolici, considerati nemici implacabili dell’Inghilterra.
Con il regno di Guglielmo d’Orange si realizzò la “rivoluzione gloriosa”, così chiamata perché si svolse senza spargimento di sangue. Raccogliendo anche l’eredità di quanto era stato fatto in precedenza, essa gettava le basi istituzionali, giuridiche e sociali su cui il regno britannico avrebbe fondato da allora la sua civiltà e la sua potenza.
Con la Dichiarazione dei diritti, Guglielmo d’Orange si impegna a rispettare la libertà del Parlamento e la libertà religiosa fuorché quella dei cattolici.

Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. A quale principe straniero fu offerta la corona dal Parlamento inglese?
b. Quale patto con il Parlamento fu firmato da Guglielmo d’Orange, per essere riconosciuto re d’Inghilterra?
c. Che cosa stabiliva l’Atto di tolleranza?

▲ Un frammento della versione originale del Bill of rights del 1689.
◀ Guglielmo d’Orange, re d’Inghilterra, accetta di firmare la Dichiarazione dei diritti.
Rifletti sul lessico
2 Elenca tre parole che hai trovato in questa lezione, scegliendole tra quelle che non conoscevi o che non usi di frequente. Scrivi per ciascuna una breve frase, coerente con il contesto storico che stai studiando. Se hai dubbi sul significato della parola, puoi consultare il dizionario.

Il Seicento vide la decadenza della Spagna, del Portogallo e dell’Italia. La Spagna, incessantemente impegnata nelle guerre europee, aveva bruciato in spedizioni militari le immense ricchezze provenienti dall’America. In Italia, un grave danno fu arrecato ai commerci marittimi di Venezia e Genova dalle nuove rotte atlantiche, che permettevano di portare in Europa le merci provenienti dall’Oriente a prezzi inferiori rispetto al passato. Il Mediterraneo perse progressivamente la sua centralità e la sua precedente importanza.
Il Seicento è per l’Italia un periodo di decadenza politica ed economica. I traffici atlantici mettono in difficoltà i commerci veneziani e genovesi.
Il calo della popolazione, provocato da pestilenze, carestie e guerre ( p. 352), ebbe in Italia forti ripercussioni sul settore agricolo, poiché fece diminuire la domanda di prodotti alimentari e determinò di conseguenza un abbassamento dei prezzi. Molti contadini, vedendo gravemente compromessi i loro redditi, abbandonarono le campagne nel tentativo di sfuggire alla miseria. Il diffondersi della povertà ebbe poi una ricaduta negativa sul settore artigianale e industriale, poiché fece mancare il denaro necessario all’acquisto dei beni che questi settori producevano. La disoccupazione e la miseria si diffusero in ampi settori della società. La dominazione spagnola non fu in grado di intervenire per porre rimedio a questi mali, anzi contribuì ad aggravarli. Essa non aveva come obiettivo il bene delle popolazioni, ma solo la ricerca del denaro necessario per finanziare le guerre della Spagna.
Il calo della popolazione provoca una crisi che dal settore agricolo si estende all’artigianato e all’industria. La dominazione spagnola sfrutta fino all’estremo le risorse del Paese.
Nel corso del Seicento furono soprattutto le flotte olandesi e inglesi a dominare le rotte oceaniche.
Nella prima metà del secolo fu l’Olanda a imporre la propria egemonia sugli oceani. Liberatosi dalla dominazione spagnola, questo piccolo Paese divenne uno dei più ricchi e attivi al mondo. La sua forza consisteva nell’assenza di conflitti sociali e in una grande capacità organizzativa.
Al suo interno convivevano pacificamente ebrei, cattolici, luterani e calvinisti. Abili artigiani e mercanti intraprendenti, gli Olandesi seppero dotarsi di una grande flotta, in grado di raggiungere tutti i continenti. Essi fondarono empori commerciali sulle coste americane e crearono un vasto impero coloniale nell’oceano Indiano, sostituendosi ai Portoghesi.
Nella prima metà del Seicento, l’Olanda è la nazione più progredita d’Europa. Gli Olandesi dominano i mari e creano una rete commerciale che si estende su tutti i continenti.
Nella seconda metà del Seicento l’Inghilterra divenne la prima potenza marinara del mondo. Migliaia di Inglesi cominciarono a colonizzare i territori del Nord America, sulle coste atlantiche. Qui occuparono Nuova Amsterdam, un piccolo porto fondato dagli Olandesi, che fu ribattezzato New York. Dai porti dell’America del Nord salpavano, dirette verso la madrepatria, navi cariche di tabacco, mais, cotone, rhum, zucchero, legname e pellicce. Le stesse imbarcazioni ripartivano poi verso l’America, trasportandovi nuovi coloni e prodotti tessili. Altre si dirigevano in Africa per prelevare schiavi da trasferire nelle colonie americane. L’economia inglese conobbe un periodo di prosperità mai raggiunto in precedenza.

Nella seconda metà del Seicento, l’Inghilterra impone la sua egemonia sugli oceani e inizia l’espansione nell’America settentrionale, dove la colonia olandese di Nuova Amsterdam diventa New York.
STUDIA CON METODO
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Quali nuove potenze marinare emersero nel Seicento?
b. In che cosa consisteva la forza dell’Olanda?
c. Quali parti dell’America furono colonizzate dagli Inglesi?
Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. L’Olanda raggiunse la supremazia navale nella seconda metà del Seicento. F V
b. Nuova Amsterdam fu fondata dagli Inglesi. F V
c. Nella seconda metà del Seicento l’Inghilterra conobbe una prosperità mai vista in precedenza. F V

Se l’Inghilterra divenne nel Seicento la maggiore potenza navale del continente, la Francia, dopo la pace di Vestfalia, si affermò come lo Stato più popolato e più forte sulla terraferma. Questo risultato fu dovuto in gran parte all’opera di due cardinali – prima Richelieu (1585-1642), poi Mazzarino (1602-1661) –che ricoprirono il ruolo di primi ministri rispettivamente di Luigi XIII e del suo successore Luigi XIV. L’azione di questi due ministri fu volta a rafforzare la monarchia, liberandola dalle interferenze del clero e della nobiltà, e concentrando interamente il potere nelle mani del sovrano.
Dopo la pace di Vestfalia i re francesi si avvalgono dei consigli di Richelieu e Mazzarino, abili primi ministri. La Francia, il Paese più popolato d’Europa, diventa anche il più potente.
Quando, nel 1661, morì Mazzarino, il ventitreenne re Luigi XIV assunse personalmente il governo. Nel corso del suo lungo regno, durato fino al 1715, egli realizzò come nessun altro sovrano prima di lui una forma di perfetto assolutismo. Il detto “Lo Stato sono io”, a lui attribuito, esprime efficacemente la sua visione politica. Luigi XIV si occupò personalmente dell’amministrazione del Paese, con l’aiuto di un numero limitato di ministri.
Per tenere i nobili sotto controllo, fece costruire una reggia non lontano da Parigi, nella località di Versailles. Qui si trasferirono le più ricche famiglie dell’aristocrazia francese, a cui il re offriva una vita lussuosa, allietata da divertimenti di ogni genere.
Come il Sole è al centro del sistema solare, Luigi XIV si considerava al centro del mondo: perciò divenne celebre con il soprannome di Re Sole.
Alla morte di Mazzarino il giovane Luigi XIV assume la guida del Paese. Egli si serve di pochi collaboratori fidati e realizza il modello più rigoroso di monarchia assoluta.
Il principale collaboratore di Luigi XIV fu il ministro Jean-Baptiste Colbert. Sostenitore del mercantilismo, cercò di aumentare le esportazioni di prodotti francesi e diminuire le importazioni dall’estero. Per favorire le esportazioni, aprì le regie manifatture, industrie di proprietà dello Stato che producevano oggetti di grande valore, come porcellane, tessuti, mobili pregiati e arazzi.
Per diminuire le importazioni, Colbert introdusse tariffe doganali molto alte, che facevano aumentare il prezzo delle merci estere. Così i consumatori preferivano acquistare i prodotti francesi.
Colbert, il ministro delle finanze, aumenta le entrate statali e favorisce i prodotti nazionali rispetto a quelli importati.
Luigi XIV riteneva che la presenza di religioni diverse indebolisse la sua autorità di sovrano assoluto. Per questo obbligò tutti i Francesi a professare la religione cattolica. Contro gli ugonotti, che si rifiutarono di convertirsi, ordinò massacri e distruzioni.
Luigi XIV volle fare della Francia la prima potenza europea, per questo attuò una politica aggressiva nei confronti dei Paesi vicini. Questi attacchi inizialmente furono coronati dal successo, ma provocarono ben presto la reazione delle maggiori potenze europee. L’Olanda, l’Austria e l’Inghilterra si unirono contro di lui, contrastandolo efficacemente. Altri Stati minori furono coinvolti, cosicché l’Europa conobbe un’interminabile serie di guerre. I lunghi anni di guerra provocarono enormi sofferenze ai Francesi. Il popolo fu oppresso da tasse sempre più pesanti, necessarie al mantenimento dell’esercito, le campagne furono devastate dagli eserciti, i commerci furono ostacolati, le attività artigianali si ridussero e centinaia di migliaia di famiglie conobbero la miseria. Nel Paese scoppiarono rivolte che furono represse con le armi. Nel complesso, la politica di Luigi XIV ebbe costi sproporzionati rispetto ai risultati raggiunti. La gloria militare e il prestigio conquistato dalla Francia nella seconda metà del Seicento non ebbero infatti alcuna ricaduta benefica sulla nazione, che uscì duramente provata dalle guerre.
Luigi XIV vuole fare della Francia la prima potenza europea. Il costo delle sue scelte ricade sul popolo francese, che conosce la miseria.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Come si chiamavano i due cardinali che furono primi ministri di Francia nel Seicento?
b. A che cosa mirava la loro politica?
c. A che età assunse il governo Luigi XIV?
d. Per quale motivo Luigi XIV fece costruire la reggia di Versailles?
e. Perché Colbert aumentò le tariffe doganali?
LE PAROLE DELLA STORIA
Assolutismo: monarchia in cui il potere del sovrano non è limitato da altri poteri.
Mercantilismo: teoria economica che incoraggia le esportazioni e sfavorisce le importazioni.
Tariffe doganali: tasse da pagare sulle merci importate.

Verifica la comprensione
2 Spiega con parole tue il significato del detto, attribuito a Luigi XIV, “Lo Stato sono io”.

▼ La cappella reale, nell’ala Nord della reggia di Versailles.

La costruzione della reggia di Versailles occupò quasi tutta la vita di Luigi XIV. Iniziati nel 1661, i lavori durarono per ben 54 anni, e si conclusero, dopo numerosi abbellimenti e rifacimenti, nel 1715, nell’anno stesso della morte del sovrano. Questi vi si trasferì già nel 1682, insieme alla sua corte. La realizzazione dell’opera richiese uno sforzo finanziario e umano immenso. Agli ordini di ingegneri e architetti, vi lavorò un esercito di muratori, marmisti, giardinieri, decoratori, tappezzieri, pittori. Nei momenti in cui i lavori furono più intensi, furono impiegati contemporaneamente fino a 30.000 addetti.
Versailles fu la più grande reggia al mondo. Potevano viverci circa 15.000 persone; tra di esse vi erano 10.000 nobili, accuditi da circa 4000 servi. Le scuderie ospitavano 5000 cavalli.
Le dimensioni della reggia sono impressionanti: il muro di cinta esterno, lungo ben 40 chilometri, ospita all’interno 26 porte monumentali, con due parchi, uno grande e uno piccolo. La facciata dell’edificio è lunga 580 metri. Due grandi ali laterali ospitano 364 stanze, mentre nel corpo centrale ci sono gli appartamenti reali, gli uffici e le sale da ballo. Tutto il complesso ruota attorno alla figura del re, la cui camera da letto si trova esattamente al centro dell’edificio.


La reggia di Versailles aveva grandi saloni per feste e ricevimenti. Le pareti erano decorate con stucchi, arazzi e dipinti. Ogni salone e ogni stanza erano dotati di un proprio camino che, oltre a riscaldare l’ambiente, aveva una funzione ornamentale. L’edificio era pressoché sprovvisto di servizi igienici.
La galleria degli specchi, che collega gli appartamenti del re a quelli della regina, è un vero gioiello architettonico. Lunga 75 metri e larga 10, è illuminata da 17 grandi finestre. Essa offriva uno spettacolo particolarmente suggestivo la sera, quando la luce di 3000 candele si rifletteva sugli specchi, illuminando le statue e gli oggetti preziosi disposti lungo le pareti.
Una delle aree più affascinanti di Versailles era quella dei giardini, realizzati con schemi simmetrici e complicati giochi d’acqua, terrazze, fontane e vialetti. L’acqua fu presa dalla Senna, che si trovava a un’altitudine inferiore rispetto alla reggia. Fu così costruita un’imponente macchina idraulica, in grado di sollevare l’acqua a 163 metri di altezza. Ci vollero tre anni per costruirla.
Ora tocca a te: rispondi alle domande
1. Per quanti anni durarono i lavori di costruzione della reggia di Versailles?
2. Qual è, secondo te, l’elemento più spettacolare di questo complesso?
Aristocrazia: classe sociale formata da nobili, persone che godono di privilegi dalla nascita.
Borghesia: classe sociale che nel Seicento comprendeva banchieri, industriali, armatori navali, proprietari terrieri, mercanti, grandi artigiani, medici e avvocati.
Nel Seicento, la nobiltà (o aristocrazia) era formata da poche persone. In Francia, negli Stati tedeschi e in quelli italiani era nobile circa una persona su cento; i nobili erano un po’ di più in Spagna e in Polonia (otto su cento). Eppure a loro veniva riconosciuta, per nascita, una naturale superiorità sugli altri individui.
In genere, l’aristocrazia non pagava le tasse e aveva tribunali speciali, che giudicavano soltanto i delitti commessi da nobili. I nobili non svolgevano attività manuali (lavori nei campi e nelle botteghe o professioni come il medico o l’avvocato), anzi manifestavano un aperto disprezzo per chi si guadagnava il pane con un mestiere.

Immagine interattiva
▼Scena di vita quotidiana in una città del Seicento, in un dipinto di Sebastiaen Vrancx.
Il titolo nobiliare era ereditario e si trasmetteva di padre in figlio. Nel corso del secolo si diffuse però anche l’ acquisto di patenti nobiliari, cioè di documenti che attestavano la concessione del titolo nobiliare da parte del sovrano. Quando le casse rischiavano di restare vuote per una crisi economica o per le spese di guerra, uno Stato poteva decidere di vendere alcune cariche (tesoriere, giudice, amministratore) che garantivano l’ingresso nella nobiltà, oppure di cedere alcune porzioni di terra, assicurando all’acquirente un titolo nobiliare.
I nobili ereditano il titolo e hanno una posizione di comando, inoltre non pagano le tasse e sono giudicati da tribunali speciali. Quando è a corto di denaro, lo Stato può vendere alcune cariche a cui è associato un titolo nobiliare.

Gli abitanti delle città erano costituiti in parte da borghesi, cioè imprenditori, artigiani e commercianti. Il loro tenore di vita poteva variare, poiché accanto al grande banchiere e al ricco mercante convivevano, ben più numerosi, piccoli artigiani e commercianti al minuto. Seguivano, in ordine di importanza, gli operai e gli apprendisti, che vivevano di un magro salario. A completare la struttura sociale vi era poi un esercito di vagabondi, di mendicanti e di malviventi di ogni genere.
La popolazione delle città comprendeva persone di ogni condizione sociale ed economica: banchieri, mercanti, artigiani, operai, mendicanti.
I borghesi conducevano una vita attiva e non usufruivano di privilegi, pertanto la loro agiatezza dipendeva unicamente dall’abilità e dall’impegno con cui affrontavano il lavoro. La borghesia non era una classe sociale nuova, ma nel Seicento ebbe un ulteriore sviluppo nell’Europa centro-settentrionale, in particolare in Olanda. Gli storici hanno individuato un legame con la religione protestante, soprattutto con il Calvinismo ( pp. 310-311): la ricchezza, purché ottenuta onestamente, non costituisce un ostacolo al raggiungimento della salvezza; al contrario, è da considerare un segno rivelatore della grazia divina. Un’altra differenza sostanziale tra la nobiltà e la borghesia riguardava il modo di utilizzare i beni posseduti. Per i nobili la ricchezza consisteva unicamente nel possesso di terre che, lavorate da contadini e servi della gleba, producevano il denaro da spendere per mantenere un alto tenore di vita. Per i borghesi, invece, queste ricchezze costituivano dei capitali da investire in modo da produrre profitti. Pertanto, anche le famiglie più ricche vivevano in modo decoroso ma modesto, evitando lussi e sprechi.
I borghesi ottengono successo economico con il lavoro onesto. Essi non consumano le loro ricchezze, ma le investono per produrne di nuove.
Nell’Europa del Seicento gli abitanti delle campagne costituivano il settore più numeroso della popolazione: all’incirca otto persone su dieci abitavano in campagna e vivevano del lavoro agricolo. Nei villaggi contadini si notavano differenze sociali non lievi. Gli agricoltori più benestanti lavoravano terre fertili e disponevano di un tiro di cavalli e di un aratro, strumenti piuttosto costosi. In genere non erano proprietari della fattoria, ma semplici affittuari. In alcuni casi, tuttavia, questi agricoltori erano riusciti ad acquistare la fattoria ed erano divenuti essi stessi proprietari terrieri. I contadini meno fortunati erano quelli che lavoravano come braccianti. Non possedevano terra e il lavoro non era garantito per tutto l’anno.
I più fortunati tra gli abitanti dei villaggi affittano terre fertili e dispongono di cavalli e di aratri, i meno fortunati lavorano come braccianti.
Fissa i concetti sul testo 1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Di quali vantaggi godevano i nobili?
b. In quale modo, oltre che per eredità, si poteva diventare nobili?
c. Qual era la condizione dei braccianti?

Braccianti: lavoratori dei campi che svolgevano mansioni per un periodo di tempo limitato, come la raccolta del grano..
Verifica la comprensione 2 Rispondi oralmente alle domande.
a. Chi erano i borghesi?
b. Qual era il giudizio dei nobili sul lavoro?
c. Da che cosa dipendeva l’agiatezza dei borghesi?
d. Qual era la condizione degli abitanti delle campagne?
Alcuni nobili erano impegnati al servizio dello Stato, nell’amministrazione, nella giustizia o nell’esercito, oppure ricoprivano importanti cariche ecclesiastiche. Ma la maggior parte di loro non lavorava, pertanto passava il tempo a curare il proprio aspetto e a divertirsi. Nei loro palazzi, i nobili organizzavano feste con balli e sontuose cene. Allietavano gli ospiti con musiche e rappresentazioni teatrali. Praticavano attività sportive come la pallacorda (l’antenato del nostro tennis) e si divertivano anche con i giochi d’azzardo, con le carte o con i dadi. Il passatempo favorito dall’aristocrazia era la caccia, praticata in boschi e prati dove solo i nobili potevano cacciare.

Nel Seicento gli spettacoli teatrali diventarono uno dei divertimenti più amati dalla nobiltà. Gli spettacoli si tenevano nei teatri di corte, all’interno delle residenze dei sovrani: le rappresentazioni si svolgevano in occasione di festività particolari, come un matrimonio, la nascita di un principe o l’arrivo di un ospite di riguardo. Nel Cinquecento gli attori del teatro di corte erano dilettanti, ossia non recitavano per mestiere ed erano tutti maschi: le parti femminili erano affidate ad attori travestiti da donne. Nel secolo successivo, invece, nacque una nuova forma di teatro, interpretato da attori professionisti, di entrambi i sessi. La recitazione non seguiva un copione, ossia un testo scritto, ma veniva improvvisata al momento. Questo genere di teatro, nato in Italia, fu chiamato commedia dell’arte
Nella commedia dell’arte i personaggi erano fissi e facilmente riconosci bili dal pubblico. Gli atto ri, infatti, indossava no maschere sempre uguali, che permette vano di riconosce re a prima vista Arlecchino, Pulcinella, Brighella e tanti altri.

▶ Arlecchino e Balanzone, due maschere della commedia dell’arte.


In Francia Richelieu, e dopo di lui Luigi XIV, amarono il teatro e lo appoggiarono con cospicui finanziamenti. Luigi XIV fece costruire nel Palazzo Reale di Parigi una grande sala, dotata di congegni particolari, di macchinari per il cambio delle scene e di effetti speciali. In essa, accanto alla recita di commedie, il re e i nobili assistevano alle opere liriche e ai balletti. Durante il regno di Luigi XIV visse Molière, uno dei massimi autori di teatro di tutti i tempi.
Anche nella cucina , le abitudini dei nobili si differenziavano da quelle della gente comune. Il menu, però, era cambiato rispetto a quello prediletto dai re e dai grandi feudatari del Medioevo.
Ora tocca a te: rispondi alla domanda
Dalle tavole, per esempio, erano scomparse le grandi quantità di carne aromatizzata con le spezie più diverse. I cuochi del Seicento sperimentarono ricette raffinate , riducendo l’uso delle spezie a vantaggio delle salse , che accompagnavano la pasta, le carni e il pesce. Il pasto cominciò a comprendere diverse portate : si iniziava con cibi leggeri, come le verdure; i piatti centrali erano paté di volatili, cotolette d’agnello, pasticci di selvaggina insaporiti con tartufo; si finiva con dolci di tutti i generi . In Francia trionfavano quelli con cioccolato e panna, in Spagna quelli a base di canditi, amaretti, zucchero, pasta di mandorle; l’Italia, invece, era la patria dei gelati. Qui infatti nacque il “padre” del gelato, il siciliano Procopio dei Coltelli (1651-1727), che emigrò a Parigi dove nel 1686 aprì il Café Procope, luogo in cui si potevano degustare sorbetti e gelati.
Che differenza c’è tra gli attori del Cinquecento e quelli del Seicento?

▲L’astronomo Niccolò Copernico con in mano il modello della teoria eliocentrica, in una statua a Toruń (Polonia).
Dalla tradizione all’osservazione dei fenomeni
Il Seicento fu il secolo in cui nacque la scienza moderna. Ciò significa che l’uomo cominciò a considerare verità soltanto ciò che era dimostrato con l’esperienza: un’ipotesi o una teoria scientifica non poteva essere considerata valida se non fosse stata verificata attraverso l’osservazione dei fenomeni. Si trattava di una vera e propria rivoluzione scientifica, poiché nel Medioevo, più che sui dati della realtà, gli studiosi si basavano sull’autorità di alcuni testi di antichi autori greci e perfino su affermazioni contenute nella Bibbia.
A partire dal Seicento, gli scienziati non si accontentarono più di quello che fino ad allora era stato creduto vero, e si dedicarono quindi a scoprire le leggi della natura .
Il Seicento è il secolo della rivoluzione scientifica: la scienza non si basa più su ciò che è stato appreso dalla tradizione, ma su ciò che può essere verificato con l’esperienza.
Il primo settore in cui fu applicato il moderno metodo scientifico fu l’astronomia. Fu un astronomo polacco, Niccolò Copernico (1473-1543), a elaborare una teoria che avrebbe presto rivoluzionato le conoscenze dell’universo. Grazie all’osservazione della volta celeste e a complessi calcoli matematici, egli giunse a negare la teoria geocentrica, allora comunemente accettata. All’epoca, infatti, secondo questa teoria si riteneva che la Terra occupasse il posto centrale di un universo finito e di forma sferica.
Copernico sostenne invece la teoria eliocentrica, che pone il Sole al centro dell’universo. La Terra, come gli altri pianeti, compie due movimenti: uno di rivoluzione, cioè un giro annuale intorno al Sole, e uno di rotazione quotidiana intorno al proprio asse. Quest’ultimo movimento determina l’alternarsi del giorno e della notte.
La teoria geocentrica, che vede la Terra al centro dell’universo, è sostituita da quella eliocentrica, secondo la quale al centro dell’universo si trova il Sole.
LE PAROLE DELLA STORIA
Eliocentrica: teoria secondo la quale il Sole si trova al centro dell’universo.
La teoria copernicana smentiva un passo della Bibbia nel quale Giosuè, per arrestare il tempo, ordina al Sole di fermarsi. Per questo motivo la teoria di Copernico aprì un conflitto tra fede e scienza. Infatti a quei tempi si credeva che le verità di fede riguardassero anche le leggi della natura.
Nonostante l’opposizione della Chiesa cattolica e delle religioni protestanti, altri studiosi seguirono le nuove teorie, come il filosofo italiano Giordano Bruno (1548-1600), condannato al rogo nel 1600 per eresia, e l’astronomo tedesco Giovanni Keplero (1571-1630), il quale studiò l’orbita dei pianeti attorno al Sole.
La Chiesa combatte le nuove teorie astronomiche perché in conflitto con la Bibbia, ma alcuni scienziati proseguono e sviluppano questi studi.
L’inglese Isaac Newton (1642-1727) diede alla rivoluzione scientifica un contributo essenziale. Egli elaborò la teoria della gravitazione universale, secondo la quale tutti i corpi celesti si attraggono tra di loro perché dotati di una forza di attrazione (forza di gravità), che è tanto maggiore quanto maggiore è la massa dei loro corpi e la loro vicinanza. Si deve a Blaise Pascal (1623-1662), matematico e fisico francese, la messa a punto della prima macchina calcolatrice. Il romano Evangelista Torricelli (16081647) inventò il barometro, uno strumento per misurare la pressione atmosferica.
Il progresso scientifico è facilitato da numerose invenzioni, che mettono a disposizione degli scienziati strumenti assai efficaci.
Lo sviluppo delle ricerche fu favorito dalla fondazione delle accademie: luoghi dove gli scienziati si radunavano per discutere di questioni scientifiche e mantenere i contatti con i loro colleghi stranieri. A Parigi, Luigi XIV fondò nel 1667 l’Accademia Reale delle Scienze, mentre a Londra un’analoga accademia, chiamata Royal Society, fu sostenuta da privati. Altrettanta importanza ebbero, a partire dal XVII secolo, i primi giornali scientifici.
Nel Seicento nascono le accademie, luoghi in cui gli scienziati si confrontano su questioni scientifiche.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. In che cosa consistette la rivoluzione scientifica del Seicento?
b. Che cosa sosteneva la teoria eliocentrica?
c. Quale passo della Bibbia essa metteva in discussione?
d. Da chi fu fondata l’Accademia Reale delle Scienze?


Verifica la comprensione
2 Completa la tabella con le scoperte scientifiche e tecnologiche degli studiosi elencati.
Newton Pascal Torricelli

L’astronomo che più di ogni altro contribuì a fornire una dimostrazione pratica delle nuove teorie eliocentriche fu il pisano Galileo Galilei (1564-1642). Studiando gli astri con un nuovo strumento ottico, il cannocchiale, egli poté osservare i corpi celesti come mai prima di allora erano stati visti da occhio umano. In tal modo scoprì quattro corpi celesti che ruotano intorno a Giove, vide gli anelli di Saturno, osservò il pianeta Venere, le macchie solari e comprese che la Via Lattea è formata da una miriade di stelle. Queste nuove conoscenze lo convinsero sempre più della verità della teoria copernicana.
Grazie alle osservazioni effettuate con il cannocchiale, Galileo compie nuove scoperte, tra cui le macchie solari, gli anelli di Saturno e i satelliti di Giove.
Le prime notizie del cannocchiale, uno strumento capace di mostrare oggetti posti a grande distanza come se fossero vicini, si diffusero nel 1608 nei Paesi Bassi. La sua invenzione si deve a uno sconosciuto fabbricante di una piccola cittadina olandese. Lo strumento era dotato di una lente concava e di una convessa e permetteva di ravvicinare moltissimo gli oggetti distanti.
La notizia della nuova invenzione si diffuse velocemente in tutta Europa. Già l’anno successivo nelle botteghe di Parigi e Londra si potevano acquistare piccoli cannocchiali la cui lunghezza non superava i 30 centimetri.
Fu però Galileo Galilei, a quel tempo professore di matematica all’Università di Padova, a perfezionare il cannocchiale nel 1609, e a comprenderne l’importanza nello studio dell’astronomia. Questo stesso strumento, adattato all’osservazione astronomica, prende il nome di telescopio.
Dei molti cannocchiali costruiti da Galileo, se ne sono conservati soltanto due.
Ora tocca a te: svolgi l’attività
S T E M
Uno di questi, riprodotto nell’immagine, è custodito nel Museo Galileo di Firenze. È formato da un tubo principale sul quale sono inserite due lenti: la lente obiettiva, piano-convessa, e la lente oculare, pianoconcava. Il tubo, formato da listelli di legno uniti l’uno

▶ Uno dei primi cannocchiali inventati da Galileo (1609-1610).
Spiega la differenza tra i termini “cannocchiale” e “telescopio”.

Ancor più dell’osservazione, contò in Galileo il coraggio di mettere in discussione le certezze del passato e di proporre un nuovo approccio scientifico, che si basava sulla sperimentazione e utilizzava i calcoli matematici per descrivere i fenomeni della natura. Galileo stesso illustrò la sua scoperta con una frase diventata famosa: «Il grande libro della natura è scritto in lingua matematica». Il metodo sperimentale proposto da Galileo comprende le seguenti fasi:
1. l’osservazione di un fenomeno naturale;
2. la formulazione di un’ipotesi, cioè di una spiegazione del perché quel fenomeno si verifica;
3. l’effettuazione di un esperimento, per confermare la validità dell’ipotesi;
4. la ripetizione dell’esperimento, che deve sempre dare gli stessi risultati in condizioni uguali;
5. la formulazione di una legge fisica che spiega il fenomeno naturale studiato; la legge deve essere formulata in termini matematici.
Galileo è importante non solo per le sue scoperte, ma anche perché ha riconosciuto il metodo sperimentale come l’unico valido in ambito scientifico.
Nel 1632 Galileo pubblicò un’opera intitolata Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. In questo trattato egli poneva a confronto le due teorie astronomiche (geocentrica ed eliocentrica) e dimostrava che solo quest’ultima rispondeva a verità. Lo scienziato pisano, pur sapendo che la Chiesa si opponeva alle teorie copernicane, non pensava che le sue affermazioni fossero in contrasto con la fede cattolica. Egli riteneva che la scienza e la religione conducessero entrambe alla verità, sia pure su strade diverse, perciò credeva possibile una conciliazione delle due sfere. La reazione della Chiesa fu però assai dura: processato e condannato dal tribunale dell’Inquisizione, Galileo fu costretto ad abiurare, cioè a smentire quello che aveva sostenuto in precedenza.
Le teorie di Galileo sono ritenute in contrasto con la Bibbia, perciò lo scienziato viene processato dal tribunale dell’Inquisizione e costretto a smentire quanto ha affermato in precedenza.
Fissa i concetti sul testo
1 Sottolinea sulle pagine le risposte alle domande.
a. Su quale metodo si basavano gli studi di Galileo?
b. Perché Galileo non pensava che le sue teorie andassero contro la religione?
Cannocchiale: strumento ottico usato per l’osservazione a distanza degli oggetti.



Verifica la comprensione
2 Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
a. Lo scienziato deve prima formulare un’ipotesi, poi passare all’osservazione del fenomeno. F V
b. La legge fisica deve essere formulata in termini matematici. F V

espressiva

La condanna di Galileo al carcere fu trasformata in un soggiorno forzato presso l’ambasciatore del Granduca di Toscana a Roma. Galileo andò poi a Siena dall’arcivescovo Piccolomini, infine nella propria casa di Arcetri. Negli ultimi anni non pubblicò più opere scientifiche, ma intrattenne corrispondenze con amici che diffusero le sue teorie anche fuori dall’Italia. La Chiesa riconobbe i propri errori nei confronti di Galileo solo nel 1992, 359 anni dopo la condanna a lui inflitta.
Il 5 marzo 1616 la Congregazione dell’Indice inserisce le opere di Copernico tra i libri proibiti. Le tesi dell’astronomo polacco sono ritenute false ed eretiche perché in contrasto con il testo biblico, precisamente con il passo in cui Giosuè pronuncia la frase: «Fermati, Sole». Dunque chi, come Copernico, afferma che è la Terra a ruotare attorno a un Sole immobile dice un’eresia. Nessuno ha il diritto di contestare la Bibbia.
Eppure anche nel cuore della cattolica Italia c’è chi non accetta questa semplice verità. Galileo Galilei – pisano, matematico, astronomo – ha scritto che «la Terra si muove e il cielo sta fermo». Secondo lui, la Bibbia non andrebbe presa alla lettera quando tratta argomenti scientifici. Gli eventuali errori contenuti nelle Sacre Scritture sarebbero dovuti semplicemente al fatto che una spiegazione più corretta e complessa non sarebbe compresa dalla gente comune. La Chiesa non è d’accordo e il cardinale Bellarmino ha ammonito Galileo a non persistere nell’errore. Lo scienziato, però, ha fatto “orecchio da mercante” e ha pubblicato nel 1632 un libro, intitolato Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, in cui ribadisce la sua tesi.
Così il 28 settembre 1632 il Sant’Uffizio emette l’ordine di comparizione di Galileo a Roma. Lì, davanti ai giudici, dovrà discolparsi di quelle affermazioni. Lo scienziato è vecchio e stanco, ma confida di riuscire a spiegarsi, spera di far comprendere ai giudici che la religione e la scienza non sono nemiche. Basta leggere i testi sacri con intelligenza e buonsenso per rendersene conto. Dopo un lungo interrogatorio, durato un mese intero, i giudici concludono che l’affermazione, secondo cui la Terra ruota attorno al Sole, è «stolta e assurda in filosofia e formalmente eretica». Galileo tenta di spiegare, di convincere, perfino di minimizzare le sue precedenti affermazioni, ma è tutto inutile.
W R W
Alla fine la stanchezza lo vince. O forse, più ancora della stanchezza, a vincerlo è la minaccia dei giudici di ricorrere alla tortura. Ora è costretto a mentire penosamente. Arriva a dichiarare di non aver «né condivisa né diffusa l’opinione della mobilità della Terra e della stabilità del Sole. Anzi» aggiunge «nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo io mi dichiaro contrario a questa opinione di Copernico, e dimostro che le sue ragioni non sono valide e non sono credibili». Il vecchio scienziato ha paura, sa di che cosa è capace il Sant’Uffizio. Arriva così a smentirsi in modo clamoroso e patetico. Afferma di non aver mai sostenuto «la dannata opinione della mobilità della Terra». Ma i giudici, pur non infliggendogli una punizione fisica dura, non rinunciano a una condanna solenne, almeno nei toni: «Ti condanniamo al carcere; e t’imponiamo come penitenza che nei prossimi tre anni tu reciti una volta la settimana i sette Salmi penitenziali». A questo punto, all’imputato tocca l’atto decisivo e più umiliante: l’abiura. «Io Galileo […] giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire, tutto quello che predica e insegna la Santa Cattolica e Apostolica Chiesa. E poiché sono stato giudicato sospetto d’eresia, cioè d’aver creduto che il Sole stia immobile al centro del mondo e che la Terra non sia centro e che si muova; abiuro, maledico e detesto i suddetti errori ed eresie». Era il 22 giugno 1633. I giudici erano riusciti a umiliare un uomo vecchio e debole, ma non a fermare il cammino della scienza.

Ora tocca a te: leggi e scrivi
Per quale motivo i giudici del Sant’Uffizio costrinsero Galileo ad abiurare le sue tesi scientifiche? Che cosa temevano? Scrivi un breve dialogo tra Galileo e il tribunale in cui ognuna delle due parti spiega le sue ragioni e cerca di convincere l’altra.


Fissa le conoscenze e sviluppa le competenze di base
atlantiche y carestie y peste y Guglielmo y Cromwell y libertà
Nel Seicento la popolazione europea diminuisce a causa delle , della e della Guerra dei Trent’anni.
Diminuisce la produzione agricola e industriale, mentre i traffici commerciali si dirigono verso le rotte , danneggiando Spagna, Portogallo e Italia.
In Inghilterra scoppia un conflitto tra l’esercito del re e quello del Parlamento, guidato da . Nel 1688 la corona è assegnata all’olandese d’Orange. Il nuovo re riconosce i diritti del Parlamento e accorda religiosa a tutti, tranne che ai cattolici.
Re Sole y Mazzarino y Luigi XIV y assoluto
La Francia, nel Seicento, è la maggiore potenza d’Europa.
Due abili ministri, i cardinali Richelieu prima e poi, rafforzano il potere della monarchia.
Nel 1661, sale al trono . Egli governa come un sovrano e passa alla storia con il soprannome di .
Chiesa y metodo y eliocentrica y osservazione y Galilei y Sole
All’inizio del Seicento nasce un nuovo scientifico, basato sull’ diretta dei fenomeni della natura e sulla sperimentazione. In astronomia si diffonde la teoria , che pone il al centro dell’universo, Questa teoria, sostenuta da scienziati come Keplero e Galileo è però contrastata dalla , che costringe Galileo a rinnegarla.
COMPRENDI ASPETTI E STRUTTURE DEI
PROCESSI STORICI
1 Indica la risposta esatta a ciascuna delle seguenti domande.
a. Perché si parla di rivoluzione scientifica nel Seicento?
Perché gli scienziati si dedicarono a scoprire le leggi della natura tramite l’osservazione e gli esperimenti.
Perché gli scienziati scoprirono che la Terra è rotonda.
b. Perché la Chiesa cattolica condannò la teoria eliocentrica?
Perché Copernico era protestante.
Perché contrastava con un passo della Bibbia.
c. Come dovevano essere formulate le leggi della natura, secondo Galilei?
Usando un linguaggio matematico.
In italiano, e non più in latino.
d. Da chi e perché fu processato Galileo?
Dagli altri scienziati, perché sosteneva la teoria geocentrica.
Dal tribunale dell’Inquisizione, perché sosteneva la teoria eliocentrica.
e. Che cosa erano le accademie?
Università dove si insegnava il metodo sperimentale.
Luoghi in cui gli scienziati si incontravano per discutere tra loro.
CLIL (CONTENT AND LANGUAGE INTEGRATED LEARNING)
2 The nobles were not all rich. Don Quixote is an example. Complete the text with the words in the list.
heroic y knights (cavalieri) y noble y madness (pazzia) y squires (scudieri) y justice y idleness (ozio) y novels (romanzi)
Don Quixote, the famous protagonist of Cervantes’s novel, is the classic example of a Spanish who is fallen (caduto) into poverty, but who goes on spending his days in He loves the about and , and he reads many of them. He is fascinated by the actions of the protagonists. In the end, his passion turns into a sort of .................................................: he dreams he is a knight himself and begins to travel with his horse Rocinante and with the squire Sancho Panza. He wants to defend the weak and support . But this ideal world does not exist anymore, and his adventures are more comic than
3 Rileggi il racconto in cui si descrivono gli eventi che portarono al processo di Galileo (pp. 372-373). Tale processo, come sai, si concluse con la resa dello scienziato, che, per evitare la tortura e la condanna, accettò di rinnegare le proprie concezioni scientifiche. Riscrivi il racconto partendo dalle fasi finali e immaginando un epilogo diverso.

LEGGI E ANALIZZA LE FONTI TESTUALI
1 Il cardinale Richelieu, protagonista della politica francese nella prima metà del XVII secolo, motiva la situazione di inferiorità in cui viene tenuto il popolo. Leggi il testo e rispondi alle domande.
Perché il popolo non deve arricchirsi
Tutti i politici sono d’accordo nel sostenere che, se i popoli godessero di una situazione troppo agiata, sarebbe impossibile mantenerli nel rispetto del loro dovere, poiché essendo essi più ignoranti degli altri ordini dello Stato, difficilmente obbedirebbero alle regole loro prescritte dalle leggi, se non vi fossero costretti da qualche necessità. La ragione non permette di esimerli da tutti i carichi perché, diventando liberi dai tributi, penserebbero di essere anche liberi dall’obbedienza. Bisogna paragonarli ai muli i quali, una volta abituati al carico, si rovinano di più con il riposo che lavorando. Ma come il lavoro deve essere moderato e il carico degli animali proporzionato alla loro forza, altrettanto deve essere per le imposte da assegnare al popolo.
A.J. Richelieu, Testamento politico, in B.F. Porchnev, Lotte contadine e urbane nel grand siècle, Jaca Book, 1998
a. Perché, secondo Richelieu, non è ragionevole liberare i popoli dall’obbligo di versare i tributi? ........................................................................................................................................................
b. A che cosa sono paragonati gli esponenti delle classi popolari?
2 Il 12 aprile 1633 Galileo si presentò a Roma per discolparsi dalle accuse che gli erano state mosse dal Sant’Uffizio. Lo scienziato pisano si presentò all’appuntamento convinto di poter dimostrare le bontà delle sue affermazioni, confortate da una serie di argomentazioni scientifiche. Egli riteneva che la fede e la scienza non fossero in contrasto tra loro, pertanto sperava di convincere i giudici. Questi ultimi, però, non erano interessati a una discussione scientifica ed emisero la sentenza di condanna. Leggi il documento e poi rispondi alle domande.
La condanna di Galileo
Dichiariamo che tu, Galileo, per le cose dedotte in processo e da te confessate, ti sei reso a questo Sant’Uffizio veementemente1 sospetto di eresia, cioè di aver creduto e sostenuto dottrina falsa e contraria alle Sacre e Divine Scritture, che il Sole sia centro della Terra e che non muova da oriente a occidente, e che la Terra si muova e non sia centro del mondo […] e conseguentemente sei incorso in tutte le pene imposte contro simili delinquenti. 1 veementemente: fortemente.
Da queste pene siamo contenti che tu sia assoluto2, purché prima, con cuore sincero e fede non finta, davanti a noi abiuri, maledici e detesti i suddetti errori ed eresie, e qualunque altro errore ed eresia contraria alla Chiesa, nel modo e forma che da noi ti sarà data.
2 assoluto: assolto.
a. Di quale colpa si è reso colpevole Galileo?
b. In che cosa consiste questa colpa?
c. In che modo egli potrà essere assolto?
LEGGI E INTERPRETA LE FONTI ICONOGRAFICHE
3 Nel dipinto, eseguito dal pittore di corte Giacinto Rigaud, Luigi XIV è raffigurato con tutti i simboli del suo potere. Completa i testi scrivendo le parole mancanti, che sceglierai tra quelle sotto indicate.
corona y gigli dorati y scarpe con tacchi y spada y ermellino y potere militare y parrucca y potere politico

A In testa porta una con una lunga chioma.
B La veste e il trono sono trapuntati di , simbolo dei re di Francia.
C Al fianco sinistro porta la , simbolo del
D Appoggiata sul piedistallo, a sinistra del re, vi è la , simbolo del
E Ai piedi calza . Luigi XIV era alto poco più di un metro e sessanta, ma parrucca e scarpe lo innalzavano di ben altri 26 centimetri, rendendo la sua figura imponente.
F Il re è avvolto da un mantello di .................................., una delle pellicce più pregiate.
si verificano eventi catastrofici si attua la rivoluzione scientifica
y terribile carestia, dovuta a un raffreddamento del clima y nuova epidemia di peste, che provoca milioni di morti in gran parte dell’Europa e anche in Italia y Guerra dei Trent’anni, che sconvolge la Germania e altre aree del continente
emergono due grandi potenze
y conflitto tra re Carlo I
Stuart e il Parlamento y guerra civile y sconfitta del re e vittoria di Oliver Cromwell y proclamazione della repubblica y ritorno della monarchia y Guglielmo d’Orange firma la Dichiarazione dei diritti
Francia di Luigi XIV
y governo accentrato y riunione dei nobili nella reggia di Versailles y persecuzione degli ugonotti
y nasce un nuovo metodo scientifico, basato sull’osservazione diretta della natura y la rivoluzione scientifica inizia nel campo dell’astronomia: Copernico sostiene che la Terra ruota attorno al Sole
Galileo Galilei perfeziona il cannocchiale e compie numerose scoperte astronomiche Keplero studia l’orbita dei pianeti attorno al Sole
Newton formula la legge della gravitazione universale
REALIZZA UNA CARTA D’IDENTITÀ
1 COMPETENZE DIGITALI Inserisci le seguenti informazioni su Luigi XIV. Ricaverai i dati che ti sono richiesti dalle pagine che hai studiato e da notizie che troverai in rete.
Nome: Luigi di Borbone, poi Luigi XIV
Soprannome:
Data e luogo di nascita:
Data e luogo di morte:
Professione del padre:
Religione professata:
Lavoro svolto:
Tipo di monarchia da lui imposta:
Passatempi preferiti:
Nemici più temuti:
Frase famosa a lui attribuita:
RIFLESSI SUL LESSICO
2 Ricerca le parole chiave e spiega oralmente perché sono significative in questa unità. Se non le ricordi, torna a p. 351.
IA
STEP 1: OBIETTIVO
Costruisci, sotto la supervisione di un adulto e grazie all’ausilio di un chatbot, una mappa concettuale sulla Guerra dei Trent’anni, evidenziando le cause, le potenze coinvolte, le fasi principali e le conseguenze del conflitto.
STEP 2: ISTRUZIONI
Chiedi al chatbot indicazioni precise sui punti che la mappa concettuale deve prendere in considerazione.
STEP 3: VERIFICA
Assicurati che le informazioni fornite siano corrette e che quanto indicato dal chatbot corrisponda con quello che hai studiato nell’unità.





Il castello di Fénis, in Valle d’Aosta, è un perfetto esempio di castello feudale perché combina la funzione di difesa con quella di potere signorile. Fin dal XIII–XIV secolo, la famiglia Challant lo fece costruire e ampliare per controllare il territorio e dimostrare la propria autorità. Le mura merlate, le torri difensive e la doppia cinta muraria con camminamenti di ronda servivano a proteggere gli abitanti del castello da attacchi esterni. Il mastio custodiva le stanze più importanti, mentre le altre torri permettevano la sorveglianza del territorio circostante. La struttura è costruita con elementi difensivi ben visibili, come la torre con saracinesca e le mura protettive. Allo stesso tempo, il castello non era solo fortezza: le sue sale interne, gli affreschi, la cappella e le sale di rappresentanza mostrano che era anche una residenza di lusso. In questo castello i nobili dovevano mostrare potere, difendersi, governare e ospitare, tutto in un’unica costruzione.
Secondo te, perché i signori feudali davano così tanta importanza alla costruzione di castelli come quello di Fénis? Che cosa ci raccontano questi edifici sulla vita e sulla società del Medioevo?
Che emozioni hai provato osservando o immaginando il castello di Fénis? Ti saresti sentito al sicuro, curioso, spaventato o affascinato se fossi vissuto lì nel Medioevo?


Il borgo di Monteriggioni, in provincia di Siena, è un perfetto esempio di borgo medievale perché conserva ancora oggi la sua struttura originale del XIII secolo. Fu costruito dai Senesi come fortificazione militare contro Firenze e, per questo, è circondato da alte mura con 14 torri, tipiche dell’architettura difensiva del Medioevo. Monteriggioni costituiva anche un punto strategico lungo la Via Francigena, una delle più importanti vie di pellegrinaggio.
Conosci altri borghi medievali simili a Monteriggioni? Prova a confrontarli: quali somiglianze o differenze noti nella struttura, nella storia o nell’atmosfera?
All’interno, le strade strette e le case in pietra mostrano come vivevano le persone nel Medioevo: in piccoli spazi protetti, spesso intorno a una piazza centrale. Oggi, passeggiando nel borgo, si può immaginare la vita quotidiana dell’epoca, tra artigiani, mercanti e soldati. La sua conservazione lo rende un vero “museo a cielo aperto”. Per questo motivo, Monteriggioni è uno dei borghi più rappresentativi del Medioevo italiano.
Come ti senti quando visiti (o immagini di visitare) un borgo medievale come Monteriggioni? Ti trasmette curiosità, meraviglia, tranquillità o forse qualcos’altro?


Giotto, Francesco rinuncia ai beni terreni, 1290-1295, affresco, Assisi, Basilica superiore di San Francesco.
Il ciclo di affreschi Storie di San Francesco è stato realizzato da Giotto nella Basilica superiore di Assisi ed è uno dei capolavori più importanti del Medioevo. Queste pitture raccontano la vita del santo in modo semplice e diretto, comprensibile anche per chi non sapeva leggere. Rappresentano quindi una testimonianza dell’arte come strumento educativo. Giotto introduce un modo di dipingere realistico e umano. Le scene mostrano paesaggi, edifici e persone, offrendoci preziose informazioni sulla società medievale. Inoltre, vengono evidenziati i valori spirituali del Medioevo, come la povertà, l’umiltà e la fede. San Francesco è una figura centrale del periodo, e gli affreschi aiutano a capire il suo messaggio. Guardandoli oggi, possiamo entrare nel mondo medievale e comprenderne meglio la cultura, la religione e la visione dell’uomo.


San Francesco in estasi, 1290-1295, affresco, Assisi, Basilica superiore di San Francesco.
Quali aspetti della vita di San Francesco, raccontati dagli affreschi di Giotto, ti sembrano più importanti o interessanti? Come pensi che queste immagini ci aiutino a capire meglio il Medioevo?


La cattedrale di Santa Maria del Fiore, a Firenze, è importante per capire la storia e la cultura d’Italia perché rappresenta l’ingegno e la creatività del Rinascimento. La sua famosa cupola, costruita da Filippo Brunelleschi, fu una grande impresa tecnica e segnò l’inizio di un’epoca di innovazioni artistiche e scientifiche. Nel Quattrocento, Firenze era una città ricca e potente, e il Duo-
Perché, secondo te, il Duomo di Firenze è considerato un simbolo importante del Rinascimento? In che modo questo edificio può raccontarci qualcosa della cultura e della storia d’Italia?
mo era il cuore religioso e sociale della comunità. Le opere d’arte al suo interno, come quelle di Donatello e Lorenzo Ghiberti, mostrano una nuova valorizzazione dell’uomo, della natura e della bellezza. La cattedrale simboleggia anche il ruolo centrale della religione nella vita delle persone, ma con un approccio più umano e realistico rispetto al Medioevo.
Quali emozioni ti suscita il Duomo di Firenze quando pensi alla sua storia e alla sua bellezza? Ti senti ispirato, stupito o magari curioso? Racconta come ti fa sentire.


Il Palazzo ducale di Mantova è molto importante per capire il ruolo delle signorie perché fu la residenza dei Gonzaga, la famiglia che governò la città per secoli. Questo palazzo mostra come i signori usassero l’arte e l’architettura per dimostrare il loro potere e la loro ricchezza. Al suo interno, gli spazi eleganti e gli affreschi di artisti famosi (come Andrea Mantegna) raccontano la vita di corte e i valori della famiglia. Un esempio è la famosa Camera degli sposi. Il Palazzo era anche un centro politico, dove si prendevano decisioni importanti per Mantova e il territorio circostante e riflette il ruolo centrale delle famiglie nobili nel governo delle città italiane durante il Medioevo e il Rinascimento. È quindi un simbolo del legame tra potere, arte e vita quotidiana nelle signorie.
Come pensi che le signorie, come quella dei Gonzaga a Mantova, abbiano influenzato la vita delle persone e lo sviluppo della cultura nelle città italiane? Quali aspetti ti sembrano più importanti o interessanti?
Immagina di vivere nel Palazzo ducale di Mantova durante il periodo delle signorie. Quali emozioni penseresti di provare? Ti sentiresti ammirato, curioso, oppure intimorito? Spiega perché.

La basilica di San Pietro a Roma è uno dei simboli più importanti della Chiesa cattolica, soprattutto durante la Riforma e la Controriforma del XVI secolo. In quel periodo, la Chiesa affrontò molte critiche da parte dei protestanti, che chiedevano riforme religiose e morali. La basilica di San Pietro divenne il luogo simbolo della risposta cattolica, dove si presero importanti decisioni e si attuarono riforme per rafforzare la fede e combattere le nuove dottrine.
La costruzione e la decorazione della basilica, con opere di artisti come Michelangelo e Bernini, furono usate per mostrare la potenza e la grandezza della Chiesa. La sua imponenza aveva anche l’obiettivo di ispirare fede e rispetto tra i fedeli. La basilica rappresenta quindi non solo un luogo di culto, ma anche uno strumento di comunicazione e autorità durante un momento di grandi cambiamenti religiosi.
In che modo, secondo te, la grandezza e la bellezza della basilica di San Pietro potevano influenzare le persone che la visitavano? Pensi che questo avesse un effetto sulla loro fede?
Hai mai visitato la basilica di San Pietro? Come ti fa sentire la sua grandiosità? Ti trasmette un senso di stupore, tranquillità, forza o altro? Racconta le tue emozioni.

METODO
p. XVI (in alto) Everett Collection / Shutterstock; p. XVII (in alto a sinistra) Dolores M. Harvey / Shutterstock; (in alto a destra) Norbert Nagel / Wikimedia Commons; (in basso) Tsekhmister / Shutterstock; p. XVIII (in alto, da sinistra a destra) Clio20 / Wikimedia Commons; Francisco Osorio / Wikimedia Commons; Sanit Fuangnakhon / Shutterstock; ChiccoDodiFC / Shutterstock; (in basso, da sinistra a destra) Archivio ELI; Fabiour / Wikimedia Commons; p. XIX 3DSculptor / Shutterstock.
UNITÀ 0
p. 5 (in alto) James Steakley / Wikimedia Commons; p. 6 Archivio ELI; p. 8 (in alto) Mogador / Wikimedia Commons; (in basso) Welleschik / Wikimedia Commons.
UNITÀ 1
p. 14 (in alto) e p. 17 Kkulikov / Shutterstock; p. 18 Archivio ELI; p. 19 Archivio ELI; p. 22 Velvet / Wikimedia Commons; p. 33 (a destra) Archivio ELI.
UNITÀ 2
p. 37 Parma1983 / Wikimedia Commons; p. 38 Archivio ELI; p. 42 GrahamMoore999 / Shutterstock; p. 44 (in alto) Vladimir Korostyshevskiy / Shutterstock; (in basso) Archivio ELI; p. 45 paparazzza / Shutterstock; p. 46 (in alto) Jack1956 / Wikimedia Commons; p. 53 Antonina Dattola / Wikimedia Commons.
UNITÀ 3
p. 56 (in alto) e p. 63 Gennadii Saus i Segura / Wikimedia Commons; p. 56 (in basso) e p. 63 Archivio ELI; p. 61 Archivio ELI; p. 62 Archivio ELI; p. 64 Josue Mendivil / Wikimedia Commons; p. 65 Heritage Images / Getty Images; p. 69 Archivio ELI; p. 71 (a destra) Sandstein / Wikimedia Commons; p. 74 Archivio ELI; p. 80 Archivio ELI; p. 85 Archivio ELI.
UNITÀ 4
p. 94 (in alto) e p. 96 Giorgio Galeotti / Wikimedia Commons; p. 97 Sailko / Wikimedia Commons; p. 98 Ion Mes / Shutterstock; p. 104 (in alto)
Archivio ELI; (in basso) Sailko / Wikimedia Commons; p. 105
Archivio ELI; p. 106 Archivio ELI; p. 107 Jacopo188 / Wikimedia Commons; p. 108 (in alto) Berthold Werner; (in basso)
Archivio ELI; p. 119 (in alto)
Archivio ELI; (a destra) Archivio ELI; p. 120 Archivio ELI.
UNITÀ 5
p. 122 (in alto) e p. 131 Wirestock Creators / Shutterstock; p. 122 (al centro); p. 125 User:Bede735c / Wikimedia Commons; p. 128 (a destra) Paolo Villa; p. 139 (in alto a sinistra) Archivio ELI; (in alto a destra) Archivio ELI; (in basso)
Archivio ELI.
UNITÀ 6
p. 142 (in basso) e p. 159 Alvaro German Vilela / Shutterstock; p. 143 Dewi König / Wikimedia Commons; p. 145 Gianluigi Buttarelli / Wikimedia Commons; p. 146 (in alto) Archivio ELI; (in basso) Archivio ELI; p. 148 Giovanni Dall’Orto / Wikimedia Commons; p. 150 Holger Uwe Schmitt / Wikimedia Commons; p. 151 ChiccoDodiFC / Shutterstock; p. 153 Wellcome Library / Wikimedia Commons; p. 154 (in alto) Archivio ELI; (in basso) Sailko / Wikimedia Commons; p. 155 (in alto) Archivio ELI; (in basso) Wellcome Library / Wikimedia Commons; p. 162 Montemarano aldo / Wikimedia Commons; p. 169 Archivio ELI.
UNITÀ 7
p. 172 (in alto) e p. 174 sailko / Wikimedia Commons; p. 172 (in basso) e p. 180 Sammy33 / Shutterstock; p. 173 Fabian Junge / Shutterstock; p. 175 (in basso) Jorge Anastacio / Shutterstock; p. 175 Archivio ELI; p. 176 Archivio ELI; p. 179 Archivio ELI; p. 182 jorisvo / Shutterstock; p. 191 Archivio ELI; p. 192 Archivio ELI.
UNITÀ 8
p. 194 (in alto) e p. 196 Alexander Hoernigk / Wikimedia Commons; p. 201 Cezar Suceveanu / Wikimedia Commons; p. 204 (in basso) Francesco Bini / Wikimedia Commons; p. 206 Sailko / Wikimedia Commons; p. 207 (a sinistra) Universal History Archive / Getty Images; (a destra) Sailko / Wikimedia Commons; p. 211 (in alto) Archivio ELI; p. 212 Sailko / Wikimedia Commons.
UNITÀ 9
p. 214 (in basso) e p. 231 Mongolo1984 / Wikimedia Commons; p. 215 Archivio ELI; p. 222 (in alto) Archivio ELI; p. 223 (in basso) Archivio ELI.
UNITÀ 10
p. 234 (terza immagine dall’alto) Ensahequ / Wikimedia Commons; p. 236 Roman Babakin / Shutterstock; p. 238 Ugo franchini / Wikimedia Commons; p. 239 Mongolo1984 / Wikimedia Commons; p. 242 Jörg Bittner Unna / Wikimedia Commons; p. 243 Zairon / Wikimedia Commons; p. 245 FrDr / Wikimedia Commons; p. 246 (in alto) Sailko / Wikimedia Commons; p. 248 (in basso a sinistra) Argan Giovenale / Wikimedia Commons; (in basso a destra) LeonardoInteractiveMuseum / Wikimedia Commons.
UNITÀ 11
p. 266 (al centro) e p. 279 Archivio ELI; p. 266 (in basso) e p. 285 Chensiyuan / Wikimedia Commons; p. 269 (in basso) Ingo Mehling / Wikimedia Commons; p. 270 (in alto) Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons; p. 271 (in alto) Archivio ELI; (in basso) Michael Rosskothen / Shutterstock; p. 272 Archivio ELI; p. 273 (in alto) Alvesgaspar / Wikimedia Commons; p. 280 Archivio ELI; p. 281 Jl FilpoC / Wikimedia Commons; p. 283 (in basso) Gary Todd / Wikimedia Commons; p. 286 (in basso) Archivio ELI; p. 288 (in alto) Gary Francisco Keller / Wikimedia
Commons; (in basso, da sinistra a destra) Photoongraphy / Shutterstock; Skrypnykov Dmytro / Shutterstock; tulinphoto / Shutterstock; p. 289 Archivio ELI; p. 291 Ji-Elle / Wikimedia Commons; p. 292 Master1305 / Shutterstock; p. 297 Meilun / Shutterstock.
UNITÀ 12
p. 300 (in basso) e p. 316 GO69 / Wikimedia Commons; p. 302 Archivio ELI; p. 323 (in alto) Archivio ELI; p. 324 Sailko / Wikimedia Commons.
UNITÀ 13
p. 341 Culture Club / Getty Images; p. 342 Archivio ELI; p. 343 GraphicaArtis / Getty Images
UNITÀ 14
p. 350 (in alto) e p. 355 Antony McCallum / Wikimedia Commons; p. 357 Archivio ELI; p. 361 Coyau / Wikimedia Commons; p. 362 (in basso) Diliff / Wikimedia Commons; p. 363 (a sinistra) Paolo Costa Baldi / Wikimedia Commons; (a destra) UlyssePixel / Shutterstock; p. 368 gkordus / Shutterstock; p. 369 Archivio ELI; p. 370 (in basso) Archivio ELI.
PATRIMONIO
p. 380 Mricart_Photography / Shutterstock; p. 381 Viagens e Caminhos / Shutterstock; p. 383 Aliaksandr Antanovich / Shutterstock; p. 384 FrDr / Wikimedia Commons; p. 385 Aerial-motion / Shutterstock.