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Il diario segreto di Leonardo_ESTRATTO

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il diario segreto di leonardo

Gruppo Editoriale ELi

il diario segreto di leonardo

Gruppo Editoriale ELi

A Pilar, che vince.

Il diario segreto di Leonardo di Roberto Melchiorre www.robertomelchiorre.com

Responsabile editoriale: Beatrice Loreti

Art director: Marco Mercatali

Responsabile di produzione: Francesco Capitano

Redazione: Carla Quattrini

Progetto grafico: Airone Comunicazione – Sergio Elisei

Impaginazione: Airone Comunicazione

Foto: Shutterstock, archivio Eli-La Spiga Edizioni

Illustrazioni: Alessandra Fusi

Copertina: Adami Design

© 2019 La Spiga Edizioni

Via Brecce, 100 – Loreto tel. 071 750 701 info@elilaspigaedizioni.it www.gruppoeli.it

Stampato in Italia presso

Tecnostampa - Pigini Group Printing Division - Loreto - Trevi 19.83.052.1

ISBN 978-88-468-3891-9

Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.

Nota introduttiva

Andrea e Michelle, diversi per età e carattere, non si sono sopportati per anni. Lui la trovava troppo snob; lei – più grande di tredici mesi – lo considerava ancora un ragazzino. Ma quando i due scoprono la comune passione per il genio di Leonardo da Vinci scoppia la scintilla. Michelle ama soprattutto il pittore, Andrea lo sperimentatore, lo scienziato. La loro amicizia si sviluppa e cresce, quindi, proprio inseguendo le tracce lasciate dal grande artista: Milano, con il Cenacolo e la Biblioteca Ambrosiana, Parigi, con il Museo del Louvre, fino ad arrivare ad Amboise, la cittadina della Loira dove, nel maniero di Clos Lucé, Leonardo ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza. Qui i due ragazzi, che rimangono volontariamente chiusi dentro il museo, fanno una scoperta sensazionale: sotto una tavola del pavimento della camera da letto ritrovano un diario segreto scritto da Leonardo e indirizzato a Michelangelo Buonarroti, l’uomo che ha amato di meno, ma che ha ammirato di più. Inizia così – tra la lettura delle pagine e i numerosi colpi di scena – una notte straordinaria. Quando arriverà l’alba e i due ragazzi lasceranno furtivamente il maniero, saranno ancora solo amici?

Leonardo non ha mai scritto un diario indirizzato a Michelangelo. Le pagine riportate in questo libro sono un’invenzione dell’autore, un espediente letterario per narrare la vita del genio di Vinci e per metterlo a confronto con l’altro grande protagonista del nostro Rinascimento.

Per ammirare le opere citate nel testo, consulta il Focus a pag. 129.

Capitolo 1

Michelle

Conobbi Michelle a Parigi. I nostri genitori si erano frequentati per alcuni anni, prima che io nascessi e che tornassimo in Italia. Poi avevano continuato a vedersi solo durante le vacanze estive e qualche volta a Natale, ma senza mai smettere di considerarsi grandi amici. Suo padre era un ingegnere come il mio, mentre le nostre madri, per seguire i mariti in giro per il mondo, non avevano mai lavorato. Così mia sorella Claudia nacque ad Algeri, mio fratello Francesco a Londra e io a Milano. Michelle, invece, venne alla luce, ma solo per puro caso, ad Amboise, una città della valle della Loira dove vivevano i nonni materni. Fu figlia unica fino a quando arrivò Albert, un bambino nigeriano adottato negli anni in cui il padre di Michelle lavorava in Africa alla costruzione di un metanodotto.

Per Albert provai subito una grande simpatia, cosa che non posso dire della sorella. Tanto lui si mostrò subito solare e socievole, tanto lei appariva ombrosa e scostante. Faceva sentire la voce solo a tavola, quando ordinava alla madre di non versare altra minestra o protestava per la presenza di carne nel menù, un affronto per una vegetariana rigorosa come lei. Vederla esplorare meticolosamente, con la punta della forchetta, ogni singola foglia di lattuga biologica, prima di portarla in bocca per iniziare una masticazione lunga e silenziosa, me la faceva sembrare malata, suscitando in me un certo disagio. L’antipatia arrivava dopo, quando, una volta che Michelle aveva abbandonato, con una smorfia di sdegno, la tavola per rifugiarsi in non si sa quale stanza della loro enorme abitazione, i genitori iniziavano a tesserne le lodi.

«Non ve lo abbiamo ancora detto? È stata sul punto di diventare l’étoile dell’Opéra! Per non dire della soddisfazione che ci ha dato arrivando a un passo dal podio nei cento metri stile libero al campionato nazionale studentesco! Non potete capire l’emozione provata la scorsa estate nel vederla andare così vicino al titolo di Miss Provenza! Che dire poi del fatto che la nostra Michelle ha persino sfiorato la vittoria nell’ultima edizione del certamen ciceroniano… E ha sbaragliato quasi tutti al concorso per giovani pianiste che si tiene ogni anno al Conservatoire National».

All’apparenza un catalogo di incredibili risultati, ma senza nessuna chiarezza sui dati reali: non un cenno a un terzo posto, o a un quinto, o a un decimo. Che cosa significava “ha sfiorato”, “è stata a un passo”, “è arrivata lì lì per vincere”, “ha sbaragliato quasi tutti?”. Bisognava fidarsi delle espressioni orgogliose dei genitori, immaginare i successi di Michelle in base al loro grado di entusiasmo. Credetemi: non ho mai sentito contrabbandare con tanta abilità dei piazzamenti con altrettante presunte vittorie. I miei ascoltavano annuendo con ammirazione, sgranando gli occhi increduli, sottolineando con esclamazioni di meraviglia le tappe di quella marcia trionfale. Infine, ignorando Claudia e Francesco, volgevano severi lo sguardo verso di me.

«Hai visto, Andrea?» mi sussurravano.

Tanto bastava per deprimermi e odiare Michelle. Eppure non ero poi così male, qualche qualità l’avevo anche io. Non avevo collezionato coppe e medaglie, ma ero in grado di smontare e rimontare un carburatore in dieci minuti, ero un asso nei videogiochi, sapevo tutto sulla vita dei castori, ero capace di riconoscere ogni tipo di insetti e distinguere almeno trenta varietà di animali preistorici, avendo trascorso centinaia di ore davanti ai documentari della National Geographic. Inoltre, ero un vero fenomeno nella

scalata di alberi d’ogni genere, querce comprese, e il primo della classe in scienze naturali. Ma, evidentemente, tutto ciò non era abbastanza per i miei genitori, che mi accusavano di essere inconcludente e di passare da un interesse all’altro senza approfondirne nessuno.

«Se continui così – non mancava di evidenziare mio padre – non troverai mai la tua strada».

In occasione delle lodi per Michelle, Albert, anche se era ancora un bambino, mi guardava arricciando il naso, come per suggerirmi di non farci caso: sua sorella non aveva nessuna colpa, e se abbandonava ogni volta la tavola in anticipo era proprio per sfuggire a quell’elenco di vittorie mai ottenute.

Tuttavia continuavo a non sopportarla, anche perché non perdeva l’occasione per mettere in mostra quella presunta superiorità. Quando, dopo pranzo, ci degnava della sua presenza, mentre io, come tutti quelli della mia età, trafficavo con lo smartphone, lei leggeva. Non chattava, non ascoltava musica, non caricava foto su Instagram, ma sfogliava libri in continuazione. Anche io avevo sempre amato leggere, soprattutto testi di meccanica e scienze naturali, però mi è sempre piaciuto farlo nella mia cameretta, senza atteggiarmi come faceva lei.

Ogni tanto, mentre leggeva distesa sul divano, mi lanciava delle occhiate che incenerivano. Peggio di quelle della professoressa di lettere quando mi sorprendeva con il cellulare sul banco nascosto dentro l’astuccio. Dall’insegnante però potevo capirlo: era il suo mestiere quello di beccare gli studenti che al posto di seguire sul libro controllavano Facebook. Ma da Michelle, no! Certo, era più grande di me, ma solo di poco più di un anno. Non era mica una vecchia. Fatto sta che un giorno presi il coraggio a due mani e l’affrontai.

Ovviamente mi ero preparato per bene, provando e riprovando il discorso, studiando i tempi dell’approccio

e il tono della voce. Anche perché, nonostante fosse così antipatica, Michelle non era niente male: forse un po’ eccentrica, fatta a modo suo, però decisamente un gran bel tipo. E contro una ragazza carina e antipatica bisogna andarci pronti e corazzati.

«Tu leggi sempre?» fu la domanda cretina che le feci, un pomeriggio vicino al Natale, ignorando del tutto il copione che avevo preparato.

Lei, come al solito, non aprì bocca. Mi fissò con i suoi occhi enormi, sbatté sospirando le ciglia e mi mostrò, con fare indolente, la copertina del libro come per dire: “Lasciami in pace. Che cosa ne puoi capirne tu?”.

Dal titolo del libro, non mi ci volle molto per intuire che almeno qualcosa ci univa. Fu così, con grande sorpresa di entrambi, che iniziammo a parlare di Leonardo da Vinci.

Titolo

Intervista all'illustratrice - Alessandra Fusi

Com'è nata la tua passione per il disegno?

Non saprei dirlo con precisione, piuttosto direi che è nata insieme a me e al mio essere una bambina piuttosto tranquilla e osservatrice. La mia passione è stata poi nutrita e sostenuta dalle persone intorno a me ma, da quel che ricordo, dal primo momento in cui sono riuscita a tenere una matita in mano è diventata una mia “appendice”: che si trattasse di disegnare pony, eroi dei fumetti o personaggi della mia fantasia.

Che cosa caratterizza il tuo stile?

Tutto ciò che mi piace e attrae la mia curiosità: il mio stile cresce, evolve e cambia. A posteriori mi è capitato di accorgermi che le varie sfumature dei miei lavori rispecchiassero i vari periodi della mia vita. Ci sono chiaramente degli elementi fissi, come i colori caldi, le linee morbide, i soggetti sognanti e malinconici, il fascino degli animali e della natura. E i gatti. I gatti sempre.

Qual è la regola per essere un bravo illustratore?

Ce ne fosse solo una! Quale insegnante di illustrazione, posso dire che se c’è una cosa che cerco di trasmettere ai miei allievi è: siate curiosi, sperimentate, non limitatevi e soprattutto non abbiate paura di sbagliare. Chi non sbaglia non impara mai.

Sei anche una buona lettrice?

Sono un’assidua amante della lettura, sempre affamata di storie. Quando poi si parla di libri illustrati, sono anche un’accumulatrice compulsiva.

Che cosa ti ha colpito di questo romanzo?

Leonardo Da Vinci è la quintessenza della figura dell’artista rinascimentale: dai molti talenti, che possono apparire in contrasto tra loro. Oggi si tende a premiare la scelta di una strada univoca, ma a volte è difficile. Spesso abbiamo dentro passioni diverse, che fanno tutte parte della nostra identità. Leonardo ci insegna che coltivare più passioni è positivo: il Leonardo artista non sarebbe stato lo stesso senza il Leonardo scienziato, e viceversa. I protagonisti di questo romanzo ci insegnano proprio questo.

Che libro consiglieresti ai nostri ragazzi?

Tra i miei classici del cuore ci sono Alice nel Paese delle Meraviglie e Il Giardino Segreto. Ma uno dei miei libri preferiti letti da ragazzina è sicuramente La collina dei Conigli di Richard Adams.

Un messaggio importante:

Coltivate le vostre passioni tutti i giorni: per quanto strane, inusuali, impopolari esse siano, sono ciò che vi rende unici. Le cose che vanno per la maggiore sono spesso, non sempre, anche le più noiose... Perché limitarsi a quelle?

Le fonti sulla vita di Leonardo

Autoritratto di Leonardo

A quali fonti possiamo attingere per ricostruire la vita di Leonardo? Sicuramente documenti importanti sono quelli legati alla vita privata, come certificati di nascita, testamenti, eredità, diari. Tuttavia, nel caso di un artista come Leonardo, di grande rilievo sono i contratti stipulati dalla committenza. Da questi atti non solo è possibile risalire alla storia delle opere, ma anche ai vari trasferimenti, alle condizioni economiche, alla fama raggiunta. La lettura dei contratti ci porta a comprendere quanto Leonardo fosse ammirato, ma anche quanto fosse inaffidabile nel consegnare i lavori. Un’altra fonte importante è un testo della metà del Cinquecento, che raccoglie le vite degli artisti più illustri del Rinascimento. Autore di quest’opera è Giorgio Vasari (Arezzo 1511 – Firenze 1574), pittore, architetto e storico dell’arte. Nel 1540 egli comincia a raccogliere notizie su vita e opere degli artisti; due anni dopo inizia a ordinare il materiale e a dargli forma letteraria nell’opera  Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri , la cui prima edizione è del 1550. Le biografie, accurate, acute e ricche di informazioni preziose, spesso sono arricchite da notizie curiose, che oggi definiremmo “di gossip”. Lo stesso accade nel racconto della vita di Leonardo, scritta da Vasari con l’intenzione di esaltare soprattutto il suo genio. Il testo rimane un importante punto di partenza per chiunque voglia iniziare uno studio su Leonardo da Vinci. Qui di seguito riportiamo alcuni brani – riscritti per renderli più facilmente comprensibili – della biografia che Vasari traccia di Leonardo.

Sono grandi i doni che piovono sugli uomini attraverso gli influssi celesti. Il più delle volte si tratta di caratteristiche che appartengono più o meno a tutti i mortali; qualche volta, invece, capita che a un solo uomo gli astri regalino bellezza, grazia e virtù in modo da farne degli esseri straordinari, quasi fossero un’emanazione divina. Questo è il caso di Leonardo da Vinci, il quale, oltre a una bellezza mai abbastanza lodata, mostrava una grazia evidentissima in qualsiasi sua azione. Era, inoltre, fornito di una virtù tale da rendere facili le cose più difficili. Aveva, poi, un’inesauribile forza fisica sempre unita a una rara destrezza. Infine, il suo animo era sensibile e il suo cuore buono. Tutto ciò gli procurò grande fama sia in vita sia in morte. Leonardo

di Ser Piero da Vinci fu, quindi, davvero una creatura celeste, e sarebbe stato grande anche nelle lettere e nella erudizione se non avesse mostrato sempre una certa incostanza nell’affrontare i suoi impegni. Cominciava, infatti, con entusiasmo molte cose, studiando e imparando, ma poi le abbandonava. Nei pochi mesi che studiò la matematica, pose tante di quelle domande al suo maestro da riuscire a confonderlo. Fu, tra l’altro, per lui assai facile imparare a suonare la lira, che presto accompagnò con la sua voce divina. Nonostante i molteplici interessi non propriamente artistici, egli non smise mai di disegnare e di scolpire, attività che gli riuscivano benissimo. Un giorno suo padre, colpito dai suoi disegni, li portò al suo amico Andrea del Verrocchio, uno degli artisti più importanti di Firenze, pregandolo di dirgli se Leonardo avesse un talento tale da farne un mestiere. Andrea rimase talmente impressionato dalle opere del ragazzo che lo prese nella sua bottega, dove Leonardo entrò volentieri. […]

Leonardo era tanto piacevole nella conversazione che attraeva l’anima delle persone, ma amava anche molto gli animali. Allevò soprattutto cavalli, tuttavia era capace di governare con amore e pazienza tutti gli animali. Gli capitò assai spesso di mostrare questa sua passione, come, per esempio, quando passando dai luoghi dove si vendevano uccelli, li comperava per poi lasciarli liberi di volare, restituendo loro la perduta libertà. Fu forse per questo che la natura volle favorirlo a tal punto che ovunque rivolse il pensiero, il cervello e l’animo, mostrò tanta divinità nelle sue cose, che nessun altro fu suoi pari nel dare perfezione, vivacità, bontà e grazia. Egli, però, cominciò molte cose e nessuna mai ne finì, forse perché gli pareva che non potesse raggiungere la perfezione che sempre desiderava. E tanti furono i suoi capricci, che, riflettendo sulle cose naturali, cercò di comprendere anche le proprietà delle erbe, il moto del cielo, il corso della Luna e gli andamenti del Sole. […]

Morto Giovan Galeazzo duca di Milano e succedutogli Lodovico Sforza nell’anno 1494, Leonardo si presentò a Milano al Duca – il quale molto si dilettava con la lira – perché

Copertina delle Vite del Vasari

sonasse. Leonardo aveva portato con sé una lira ch’egli stesso aveva fabbricato. Era fatta d’argento e ricalcava la forma d’un teschio di cavallo. Una forma di sicuro bizzarra e mai vista, ma che aveva un suono assai più melodioso degli altri strumenti, tanto da superare tutti i musici della corte. Oltre a ciò fu il migliore improvvisatore di rime del suo tempo. Sentendo il Duca i ragionamenti tanto mirabili di Leonardo, s’innamorò a tal punto delle sue virtù, da pregarlo di realizzare una tavola d’altare raffigurante una Natività che fu mandata dal Duca all’imperatore. Sempre a Milano dipinse, nel convento dei frati di S. Domenico a S. Maria de le Grazie, un Cenacolo , cosa bellissima e meravigliosa, e dipinse i volti degli Apostoli con tanta maestà e bellezza, che quella del Cristo lasciò imperfetta, non pensando poterle dare quella divinità celeste, che a l’immagine di Gesù si richiede. Un’opera venerata dai milanesi e non solo, tanto Leonardo riuscì così bene a rappresentare il desiderio degli apostoli di voler scoprire chi tradisse il loro maestro. Infatti traspare nel viso di tutti loro l’amore, la paura, lo sdegno e il dolore di non potere comprendere l’animo di Cristo.

[…]

Si interessò poi, ma con maggior cura, dell’anatomia degli uomini, aiutato in questo da Messer Marc’Antonio della Torre, eccellente filosofo, che allora insegnava a Pavia e si occupava di questa materia, uno dei primi a dare vera luce all’anatomia, fino a quel tempo avvolta nelle tenebre dell’ignoranza. In questo si servì meravigliosamente dell’ingegno e dell’abilità di Leonardo, che ne fece un libro disegnato con la matita rossa e tratteggiato con la penna, libro in cui disegnò i cadaveri che egli di sua mano sezionò e ritrasse con grandissima diligenza, rappresentando con precisione tutte le ossature, i nervi, illustrando anche i loro movimenti, tutto ben descritto con la sua particolare grafia: egli, infatti, scriveva con la mano sinistra e partendo da destra, cosicché chi non ha pratica a leggere non capisce questa scrittura, perché i testi di Leonardo non si leggono se non con lo specchio. La maggior parte dei fogli che riguardano gli studi anatomici sono in possesso di Messer Francesco da Melzi, gentiluomo milanese, un bellissimo fanciullo molto amato da Leonardo. Oggi Melzi è un vecchio assai gentile e ancora bello che conserva con cura le carte del suo maestro. A chi legge questi scritti sembra impossibile che Leonardo abbia così ben ragionato dell’arte e de’ muscoli e nervi e vene, e con tanta diligenza d'ogni cosa.

Disegni anatomici del Codice Atlantico

Dalla stanza da letto di Napoleone al Louvre per finire nel cassetto di un imbianchino di Varese: così nel 1911 spariva il dipinto più famoso al mondo.

In questo articolo di Stefano Agnoli,pubblicatosuCorriere.it del 16 agosto del 2017, viene raccontato, in modo rigoroso, ma allo stesso tempo avvincente, uno dei furti più clamorosi e rocamboleschi della storia dell’arte: quello della Gioconda di Leonardo. Si tratta di un episodio quasi leggendario che ha contribuito ad aumentare la celebrità del dipinto.

L’incredibile storia del furto della Gioconda La Gioconda

Tra le sette e le otto di mattina del 21 agosto del 1911 tutto era già compiuto. La Monna Lisa di Leonardo, il dipinto più famoso al mondo, era già nel cassetto di un mobile non distante dal Louvre. Ci sarebbe rimasta un paio d’anni. Proprio lei, che Napoleone da primo console aveva fatto mettere nella sua camera da letto alle Tuileries per poterla ammirare assieme alla consorte Giuseppina de Beauharnais.

Il ladro. Per tutti i lunghi mesi dal 1911 al 1913 durante i quali la polizia francese la cercò invano, la Gioconda fu invece appannaggio esclusivo di un imbianchino (e decoratore) originario della provincia di Varese, Vincenzo Peruggia, trentenne emigrato oltralpe per tirare a campare come tanti connazionali dell’epoca. Secondo qualche versione Peruggia si sarebbe nascosto in uno sgabuzzino la sera prima del giorno di chiusura del museo (allora era il lunedì) per uscirne la mattina presto. Aveva trovato un posto in una ditta che si occupava della manutenzione interna del Louvre, e per questo era titolato all’ingresso. Pare invece che abbia solamente approfittato della scarsa vigilanza dell’alba di un giorno di chiusura agostano per introdursi nel Salon Carrè deserto e semplicemente staccare il quadro, che si trovava allora tra un Correggio e un Tiziano, e non nella sala di oggi, isolata dalla ressa di migliaia di turisti di ogni parte del mondo da una teca di cristallo e una balaustra in legno.

Peruggia infila rapido una scala di servizio, sale al piano superiore, rimuove la cornice, nasconde la tavola di 77x53 centimetri sotto il camiciotto da operaio e ritorna a casa, in Rue de l’Hopital Saint Louis.

La scoperta del furto. Nelle prime ore del 21 agosto, un pittore e un incisore (Louis Beroud e Frederic Laguillermie), arrivati al museo per le loro attività, si accorgono dell’assenza di Monna Lisa. Inizia a farsi strada l’ipotesi più allarmante: la Gioconda è stata trafugata. La notizia viene tenuta segreta e comunicata solo il giorno dopo.

Le indagini. Le indagini e le ricerche procedono a tamburo battente, ma niente.

Parigi e la Francia vengono passate al setaccio. Le ipotesi arrivarono fino alla macchinazione internazionale, con le accuse alla Germania, in quel periodo divisa dalla Francia dalla questione marocchina. Ironia della sorte: persino l’abitazione di Peruggia viene perquisita, ma senza successo. Di che cosa accada alla tela di Leonardo in quei lunghi mesi fino al 1913 non si sa molto. A un certo punto però l’imbianchino italiano decide che la Gioconda deve andarsene. Prima scrive in forma anonima e firmandosi “Vincent Leonard” a un antiquario londinese. Nessun ritorno. Poi nell’autunno 1913 si rivolge al fiorentino Alfredo Geri, ponendogli tra l’altro la condizione che il quadro resti in Italia (oltre a una ricompensa di mezzo milione di lire di allora). Quest’ultimo, allarmato, avvisa il direttore degli Uffizi, Giovanni Poggi, e i due combinano un incontro. Chissà che cosa devono aver provato una volta accertata l’autenticità...

Il ritrovamento. La polizia viene immediatamente informata e alla fine la Gioconda recuperata e Peruggia arrestato. Il processo si concluderà con una condanna mite. L’imbianchino di Dumenza, professatosi patriottico e desideroso solo di restituire il capolavoro alla sua Patria, diventa a suo modo famoso. Morirà di infarto a 44 anni, in Francia, dopo aver combattuto durante la Prima Guerra.

PERCORSI DI LETTURA

COMPRENSIONE DEL TESTO

1 Quando Andrea conobbe Michelle e quali furono le sue prime impressioni sulla ragazza?

2 L’antipatia tra i due ragazzi viene superata un pomeriggio quando… Racconta l’episodio che cambiò la storia del rapporto tra i due ragazzi.

3 Michelle e Andrea hanno gusti e caratteri molto diversi. Fai una descrizione sia fisica che psicologica dei due ragazzi.

PERCORSI DI LETTURA

4 Michelle di Leonardo ama…mentre Andrea preferisce… Completa questa frase con il giudizio che i due ragazzi formulano su Leonardo.

5 Perché, secondo Andrea, il suo rapporto con Michelle non potrà varcare il confine della semplice amicizia?

6 Come mai Leonardo decide di indirizzare le pagine del suo diario proprio a Michelangelo? Non avrebbe potuto scegliere un altro destinatario?

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