

Longevity speciale
A cura di Susanna Cattaneo
Longevity
I protagonisti dell’approfondimento
Ricerca, finanza, cultura, wellness e ospitalità: voci autorevoli per approfondire sfide e opportunità della Longevity e dell’Healthy Aging, al centro del focus presentato nelle prossime pagine, che per i contenuti scientifici si avvale della collaborazione con Ibsa Foundation, per cui si ringrazia la Direttrice Silvia Misiti.

p. 89
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Peter Adams Direttore del Cancer Genome and Epigenetics Program
Fabrizio d’Adda di Fagagna
Principal Investigator presso l’Ifom

p. 92
Petr Cejka Recombination
Mechanisms Group Leader all’IRB

p. 94

p. 91
Andrea Alimonti Direttore dello IOR e di LongLife-CH

p. 93
Fabiana Nyffeler
Direttrice di THE FLAG Lugano
Alyssa Cornuz Portfolio Manager della Robeco Healthy Living strategy

p. 98

p. 96
Andrea Matteucci
Ceo di Fimex, distributore esclusivo di Technogym per la Svizzera
Luigi Di Corato
Direttore della
Divisione Cultura della Città di Lugano

Longevity speciale
Nel 2035, il 7,7% della popolazione svizzera avrà 80 anni o più. Già oggi un cittadino su cinque è over 65. L’aumento della speranza di vita – tra le più elevate al mondo, passata nell’ultimo secolo da circa 60 a oltre 84 anni – insieme all’immigrazione e al calo della natalità, sta trasformando in profondità la struttura demografica del Paese. Una dinamica che accomuna sempre più le economie avanzate e, progressivamente, anche alcune emergenti. Buona parte dell’Asia si prepara a fare i conti con il proprio inverno demografico: secondo le stime, entro il 2050 la popolazione over 65 raddoppierà, raggiungendo 1,6 miliardi di persone, con la Cina in prima linea. Una contrazione della forza lavoro che potrà forse essere in parte compensata dai progressi dell’intelligenza artificiale, ma che pone sfide enormi ai sistemi previdenziali e sanitari. Con l’avanzare dell’età, infatti, crescono in modo esponenziale il fabbisogno di cure e assistenza, i costi e, non da ultimo, la carenza strutturale di personale qualificato.
Diabete, cancro, patologie cardiovascolari e neurodegenerative, malattie respiratorie croniche e disturbi muscoloscheletrici diventano sempre più diffusi. In Svizzera, l’Ufficio federale di statistica stima in 10,8 anni per gli uomini e 14,2 per le donne la differenza tra l’aspettativa di vita complessiva e quella in buona salute. Non è un caso: la mag -
gior parte delle malattie dell’adulto ha nell’invecchiamento il principale fattore di rischio, che rappresenta anche la causa singola più rilevante di perdita di funzione, fragilità, cronicità e morte.
Accanto alle pressioni sulla sostenibilità dei sistemi di welfare, la terza e la quarta età stanno però diventando anche un potente motore economico. Attorno alla silver economy ruotano settori come Pharma, Bio- e MedTech, ma anche alimentare, real estate, turismo, intrattenimento, wealth management (i baby boomer sono la generazione più ricca), wellness, beauty e servizi alla persona. A livello globale, questo ecosistema vale già circa 15mila miliardi di dollari di spesa annua e crescerà rapidamente con il raddoppio della popolazione over 60, che dovrebbe superare i 2,1 miliardi entro metà secolo. Già nel 2030, il mercato globale dell’anti-aging - tra farmaci, biotecnologie, wellness e skincare - potrebbe passare dagli attuali 85 a oltre 120 miliardi di dollari.
Alla base di queste dinamiche restano i progressi della scienza, chiamata non solo ad allungare la durata della vita (lifespan), ma soprattutto a estendere gli anni vissuti in buona salute (healthspan), evitando che la longevità si traduca in una prolungata fase di sopravvivenza, sofferenza e dipendenza. È su questo terreno che si gioca oggi una delle sfide scientifiche, sanitarie ed economiche più rilevanti del nostro tempo.
A cura di Susanna Cattaneo
Nuove prospettive terapeutiche per invecchiare meno e meglio

Soffiare su 120 o più candeline?
Forse fra non molte generazioni sarà possibile. Studiato a lungo soprattutto nelle sue conseguenze, come processo fisiologico ineluttabile, oggi l’invecchiamento viene sempre più indagato dalla ricerca scientifica come un fenomeno attivo e regolato da meccanismi biologici molecolari su cui è possibile intervenire. L’obiettivo non è tanto prolungare la durata della vita, ma estendere gli anni in buona salute, riducendo l’incidenza delle malattie croniche legate all’età. È in questo cambio di prospettiva che si sviluppa il crescente interesse per le senoterapie, una delle frontiere più promettenti della medicina della longevità.
«Diverse cause di stress molecolare sia interne che esterne alla cellula - come l’accorciamento dei telomeri, l’attivazione di oncogeni o i danni al Dnapossono arrestare in modo irreversibile la proliferazione delle cellule», spiega il Dr. Peter Adams, Direttore del Cancer Genome & Epigenetics al Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute di San Diego. «Queste cellule non muoiono, ma smettono di rigenerarsi e iniziano a secernere fattori infiammatori che alterano il comportamento delle cellule vicine, inducendo disfunzioni nei
Il mercato della longevità
Nanotech Ricerca sui biomarcatori dell’invecchiamento
AI per diagnostica
Terapie anti-aging
Terapia genica e cellulare
Wellness e prevenzione Wearbles e robotica
Politiche pubbliche e regolamentazione
Age-tech Reverse aging
Deloitte
tessuti».Di per sé, la senescenza non è un processo negativo. Ad esempio, è un potente meccanismo oncosoppressore e, attraverso l’infiammazione, può attivare il sistema immunitario favorendo l’eliminazione di cellule danneggiate o potenzialmente maligne. Tuttavia, nel lungo periodo, espone alla probabilità di sviluppare malattie tipiche dell’invecchiamento: «Da una parte, infatti, le cellule senescenti smettono di contribuire alla sostituzione delle cellule danneggiate e morte; dall’altra parte il loro accumulo nei tessuti genera uno stato di infiammazione cronica, che contribuisce allo sviluppo di diverse malattie legate all’età,
L’aumento dell’aspettativa di vita spesso non coincide con anni in buona salute. L’invecchiamento rimane il principale fattore di rischio per malattie croniche come quelle cardiovascolari e per i tumori, con una pressione crescente sui sistemi sanitari. Dallo studio della singola patologia la ricerca si sta orientando all’analisi dei meccanismi biologici dell’aging e su interventi multisistemici per prevenire o ritardare l’insorgenza delle malattie legate all’età. Fra le frontiere più promettenti, le senoterapie.
Fonte:
Il mercato della longevità cresce rapidamente investendo in innovazioni tecnologiche e terapeutiche, mentre la spesa sanitaria in prevenzione resta invece ancora marginale rispetto ai costi di cure e assistenza, nonostante il suo potenziale nel ridurne l’aumento.
quali l’artrite reumatoide, patologie epatiche, arteriosclerosi, sarcopenia e cancro», sottolinea Peter Adams. Ecco dunque che la ricerca ha individuato nelle cellule senescenti un bersaglio terapeutico per nuovi trattamenti. «Le senoterapie comprendono farmaci,
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Longevity

Direttore e professore del programma di Genoma del cancro ed epigenetica presso il Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (La Jolla), il Prof. Peter Adams è anche primo ricercatore presso il San Diego Tissue Mapping Center, parte di un consorzio finanziato dal national institute of aging (NIH) che si occupa di mappare la distribuzione spaziale e il fenotipo molecolare della senescenza in tessuti murini e umani. Grazie ai suoi studi è in prima linea nella ricerca che esplora la biologia dell’invecchiamento, l’accumulo di cellule senescenti e il loro impatto su malattie come il cancro, l’Alzheimer e il diabete. È inoltre membro dell’Academy for Health and Lifespan Research.
telomeri si accorciano - ad esempio a ogni replicazione del Dna - o si danneggiano, essendo porzioni particolarmente vulnerabili del genoma. Poiché le cellule non sanno riparare danni in questa regione del Dna, attivano un allarme molecolare che ne arresta le normali funzioni e ne induce la senescenza».
vaccini, cellule Car-T e altre strategie capaci di modificare il fenotipo secretorio delle cellule senescenti (senomorfici) oppure di eliminarle (senolitici), prevenendone o ritardando gli effetti dannosi responsabili delle malattie croniche e migliorando il periodo di vita in buona salute», sottolinea il ricercatore.
Sebbene il potenziale sia elevato, le sfide restano notevoli. «Un aspetto problematico è che le cellule senescenti sono rare - pochi punti percentuali nei tessuti anziani - e difficili da caratterizzare; inoltre non sono tutte uguali. Per sviluppare senoterapie efficaci dobbiamo quindi colpire selettivamente solo quelle “cattive”, senza compromettere funzioni di quelle “buone” come la prevenzione del cancro o la guarigione delle ferite», spiega il Dr. Adams. Orizzonte in cui si inscrive ad esempio il vasto progetto di mappatura delle cellule senescenti in tessuti umani e murini da lui coordinato presso il San Diego Tissue Mapping Center.
C’è dunque ancora moltissimo da scoprire e, soprattutto, da trasferire dal laboratorio alla sperimentazione clinica, fino all’eventuale approdo sul mercatodopo aver dimostrato efficacia, sicurezza e conformità alle normative. Un percorso che potrebbe essere rallentato dal fatto che l’invecchiamento, in quanto tale, non sia riconosciuto come una malattia dai principali enti regolatori.
«Un “limite” che nella pratica viene superato concentrando la ricerca su singole
patologie croniche, con la speranza, non troppo remota, che le scoperte possano dimostrare un impatto positivo anche su altre malattie legate all’età e, potenzialmente, sulla longevità nel suo complesso», osserva il Dr. Fabrizio d’Adda di Fagagna, principal investigator dell’Ifom di Milano. Il suo campo di specializzazione è la biologia dei telomeri, le piccole porzioni di Dna che proteggono le estremità dei cromosomi e impediscono l’erosione del materiale genetico. «I telomeri rappresentano un tipico tallone d’Achille», spiega. «Semplificando: invecchiamo perché le nostre cellule invecchiano, e le cellule invecchiano perché i
Il gruppo di Fabrizio d’Adda ha chiarito i meccanismi alla base dell’attivazione di questo allarme e ha individuato la possibilità di inibirlo, sviluppando una nuova classe di agenti terapeutici basati su Rna. Da queste ricerche è nata anche una biotech, Tag Therapeutics, oggi impegnata nella raccolta di fondi per avviare i primi trial clinici di queste molecole brevettate. Il target iniziale è la fibrosi polmonare, tipicamente associata a un marcato accorciamento dei telomeri. I test preclinici condotti su modelli animali e su cellule umane in vitro hanno già confermato una risposta al trattamento.
«Riteniamo però che il potenziale sia molto più ampio», prosegue il biologo cellulare. «Nei modelli murini anziani abbiamo dimostrato che, oltre a trattare la fibrosi polmonare, possiamo correggere disfunzioni del sistema ematopoietico e immunitario, per esempio migliorando la risposta vaccinale. Su cellule umane in vitro abbiamo inoltre osservato segnali di efficacia su alcune malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer». La differenza, spiega, sta nell’approccio. «Un farmaco fibrolitico agisce in modo mirato sul polmone ed è improbabile che influisca
Orizzonti di ricerca su longevità e healthy aging: i forum scientifici di Ibsa Foundation
Ai più recenti progressi delle senoterapie, è stato dedicato lo scorso 30 giugno, a Lugano, il Forum Senotherapeutics Revolution: Transforming Aging and Cancer Therapy. Una giornata di approfondimento, organizzata dalla Fondazione dell’azienda farmaceutica Ibsa che, attraverso informazione di qualità, eventi divulgativi e supporto a formazione e ricerca, si impegna a rendere accessibile la scienza e favorirne il dialogo con la cultura umanistica. Tra le attività più rilevanti, i suoi forum scientifici internazionali riuniscono ricercatori e clinici di primo piano per discutere di tematiche di frontiera. In particolare, negli ultimi anni ha sviluppato in diverse città svizzere ed europee un percorso di conferenze e incontri proprio attorno ai temi della longevità e dell’healthy aging, approfondendo i meccanismi biologici dell’invecchiamento, il rapporto tra aging e cancro, le differenze di genere, l’impatto dei fattori ambientali e culturali. Un punto di riferimento anche per i contenuti scientifici di questo “Speciale Longevity” , che per offrire una visione aggiornata, critica e interdisciplinare sulla scienza della longevità, ha intervistato proprio alcuni fra gli esperti intervenuti ai Forum di Ibsa Foundation.
Direttore del Cancer Genome and Epigenetics Program presso il Sanford Burnham Prebys
Peter Adams
sull’invecchiamento dell’intero organismo. Il nostro intervento, invece, agisce a monte, sulla disfunzione telomerica da cui derivano a cascata molte patologie legate all’età, e può quindi avere un impatto sistemico».
Le prime evidenze, non ancora pubblicate, sembrano andare in questa direzione: «Nei topolini anziani sani trattati con le nostre molecole siamo riusciti ad estendere la longevità di circa due mesi. Rapportato a una speranza di vita di 2,5 anni, si tratta di un incremento significativo», rivela il professore. In questa prospettiva, il termine “ringiovanimento”, spesso abusato in modo demagogico, può trovare una base scientifica: non eterna giovinezza, ma il recupero della piena funzionalità di un tessuto o di un organo, con benefici per lo stato di salute nel suo complesso.
Lo stesso approccio terapeutico basato su Rna potrebbe inoltre trovare applicazione in ambito oncologico, in partico lare per una classe di tumori particolar mente aggressivi e resistenti alle terapie convenzionali: i tumori Alt (Alternative Lengthening of Telomeres), come il glio blastoma o l’osteosarcoma. «La loro so pravvivenza dipende da un meccanismo peculiare di mantenimento dei telomeri», spiega il ricercatore. «Ancora una volta, intervenire su un processo apicale apre la strada a possibili applicazioni in più dire zioni, anche per neoplasie che, pur poco note al di fuori della comunità scientifica, rappresentano circa il 10–15% dei casi».
Biologo cellulare esperto nello studio dei processi di invecchiamento delle cellule, il Dr. Fabrizio d’Adda di Fagagna dirige l’unità di ricerca “Risposta al danno al Dna e senescenza cellulare” presso l’stituto di Oncologia Molecolare di Fondazione Airc a Milano, dedicandosi allo studio dell’invecchiamento cellulare come barriera contro il cancro. È inoltre Dirigente di Ricerca presso l’Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia, alla guida di un laboratorio sul mantenimento della stabilità genomica.

Fabrizio d’Adda di Fagagna
Principal Investigator presso l’Istituto di Oncologia Molecolare di Fondazione Airc (Ifom) di Milano
12 biomarcatori dell’invecchiamento
La piramide della longevità Strategie, dalla prevenzione alla ricerca

Resta tuttavia un punto fermo. «Al di là di quanto si sviluppa in laboratorio, la vera wonder drug della longevità rimane l’esercizio fisico, insieme a una dieta equilibrata, astensione da fumo, alcol e droghe, gestione dello stress, sonno e una vita sociale attiva. È ormai solidamente supportato da studi e statistiche», sottolinea d’Adda di Fagagna. «Alcuni trial clinici mostrano che, negli anziani, l’attività più efficace è il ballo: è fisica, sociale e stimola anche la coordinazione».
Da quando si è compreso che l’invecchiamento non è solo un processo fisiologico passivo, ma un fenomeno biologico attivo e regolato, potenzialmente modulabile a livello cellulare e molecolare, le sperimentazioni sono esplose, con una crescita logaritmica di studi e pubblicazioni. Eppure, la ricerca sull’aging resta
ellulare mitocondriale Disfunzione Dnutrient-sensing isregolazione
Al terazi o n e pigeneti c eh Perdita proteostas i Diminuzione macroautofag
ancora relativamente sotto-finanziata. «Come disciplina “giovane”, cresce più rapidamente di settori consolidati, ma mancano ancora programmi e finanziamenti dedicati», osserva il biologo cellulare. «Ma soprattutto, per competere con gli Stati Uniti che al momento detengono la leadership del settore, a livello europeo mancano istituti nazionali che si occupino - magari anche in maniera molto ampia e interdisciplinare, dal sociodemografico al molecolare - di studiare i processi dell’invecchiamento».Un ulteriore passo fondamentale sarebbe poi che questi enti si mettessero in rete, per condividere expertise e risorse. «Non solo per cogliere un’enorme opportunità scientifica e di investimento, ma perché l’invecchiamento della popolazione diventerà presto un’emergenza sanitaria, economica e sociale
Se tecnologie avanzate e strategie sperimentali si collocano al vertice della piramide della longevità, fondamentale ne resta la base: uno stile di vita sano supportato da diagnosi accurate.
con cui la politica dovrà confrontarsi», conclude Fabrizio d’Adda di Fagagna. Una condizione necessaria affinché il Vecchio Continente possa rendere onore alla propria veneranda età. Anche perché, all’orizzonte, si profila un terzo grande incomodo: la Cina, che per affrontare la propria crisi demografica sta investendo massicciamente e, quando decide di lanciare programmi nazionali, di ostacoli non ne incontra.
Susanna Cattaneo
Fonte: Cell
Fonte: Martinovic et al.
Diagnostica e analisi
Stile di vita
Integratori
Misure farmacologiche e non
Terapie
Investire nel futuro: il cluster svizzero
per l’eccellenza nell’invecchiamento
Con epicentro in Ticino, dove si integrano competenze uniche su cancro, senescenza cellulare, malattie cardiovascolari, immunologia, biomedicina e Ai, il progetto dello Swiss Cluster of Excellence in Aging Biology and Related Diseases riunisce istituti e ricercatori d’alto profilo, mirando ad accelerare la traduzione clinica di strategie terapeutiche innovative, per posizionarsi come leader internazionale nell’healthy aging.
Le principali opportunità di un cluster sull’aging per la Svizzera
di conoscenze sui meccanismi fondamentali dell'invecchiamento e le loro applicazioni traslazionali
Affrontare gli aspetti biologici e traslazionali dell’invecchiamento è essenziale non solo per estendere la speranza di vita, ma anche - e soprattutto - per migliorare le condizioni di salute in cui si affronta il tempo guadagnato: oggi è infatti purtroppo vero che per molte persone l’ultima decade è segnata da malattie croniche, comorbidità e ospedalizzazioni.
Se ormai ampio è il consenso sulla priorità assoluta della sfida e si moltiplicano gli investimenti in healthy aging guidati da fondazioni private, filantropi e investitori lungimiranti, le iniziative attuali lasciano lacune significative, in particolare evidenziando la necessità di istituti nazionali e di programmi dedicati, che concentrando l’attenzione sui fenotipi dell’invecchiamento, permettano di ottenere un maggiore impatto complessivo, di condurre studi in vivo più traslazionali e testare nella clinica l’effetto di nuove terapie su pazienti anziani.
Anche la Svizzera è oggi priva di un centro che coordini in modo integrato gli studi sull’invecchiamento a livello nazionale. A colmare questo vuoto sta provando un consorzio di istituti di ricerca,
la Svizzera come leader mondiale
scientifica che si occupa di aging
atenei e laboratori clinici che ha il suo epicentro in Ticino. Non (sol)tanto perché è il cantone più attempato della Svizzera e fra le regioni più longeve d’Europa, ma perché sul suo territorio concentra competenze scientifiche complementari sui meccanismi biologici dell’invecchiamento e le malattie a esso associate.
«Si potrebbero dunque unire le diverse anime della ricerca sul territorio: noi all’Istituto di Ricerca Oncologica
(Ior) di Bellinzona già ci occupiamo di senescenza e tumori, anche insieme all’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (Iosi) e ai ricercatori Eoc dell’Istituto di Ricerca Traslazionale (Irt) specializzati in malattie cardiovascolari, con cui cerchiamo, ad esempio, di capire come sottoporre un soggetto anziano a terapie antineoplastiche senza che, come spesso accade, nel portargli un beneficio inducano però un invecchiamento precoce. All’Istituto di Ricerca in Biomedicina (Irb) nel laboratorio del Prof. Petr Cejka si lavora invece sui meccanismi del danno al Dna, un altro dei filoni fondamentali della ricerca di base sull’aging», osserva il Prof. Andrea Alimonti, direttore dello Ior. È stato lui il primo fautore dello Swiss Cluster of Excellence in Aging Biology and Related Diseases (LongLife-CH). Un’iniziativa che, oltre alla forte componente ticinese, vede confermata la sua attrattività dall’adesione dei due Politecnici federali, con diversi professori dell’Eth di Zurigo e dell’Epfl di Losanna, insieme a una rete di laboratori di ricerca
Aumentano gli anni... aumentano i costi
Da 2 miliardi di franchi (4,5% del Pil) nel 1960, la spesa sanitaria svizzera dovrebbe aver oltrepassato i 100 nel 2025 (ca. 12% del Pil). La ripartizione per fascia d’età evidenzia l’impennata, in particolare dopo gli 80 anni, con il moltiplicarsi di malattie invalidanti e croniche che richiedono ospedalizzazioni, trattamenti e assistenza.
Aumento costi sanità Svizzera, dal 1960
Spesa sanitaria mensile
Svizzera, Pro capite, per fascia d’età, migliaia Chf, 2022
“Big killer”over 65
Svizzera, 2023
Malattie cardiovascolari
Ustat
Fonte:
Fonte: UFSP
Fonte: LongLife-CH
Sviluppo di misure di healthy aging e strumenti per predire il decorso dell’invecchiamento
Nuovo stabile per la ricerca (9.000 mq) a Bellinzona
Acquisizione
Nuovi dottorati di ricerca, nuove cattedre e promozione della parità di genere
Affermare
nella comunità
Ricerca Nuove misure
Formazione e specializzazione
Infrastrutture Networking
e clinici. In totale una ventina di realtà, fra cui sette istituzioni di primo piano, per un team interdisciplinare altamente qualificato in genomica, epigenetica, malattie cardiovascolari, cancro e Ai, composto da 14 principal investigator, tra cui 6 beneficiari di grants Erc.
«In precedenza, con un gruppo più ampio, avevamo risposto al bando del Fondo nazionale di ricerca per la creazione della nuova serie di Centri nazionali di competenza in ricerca (Nccr), proponendoci sull’aging. Benché alla fine il nostro progetto per un soffio non sia stato fra i sei selezionati, convinti delle sue potenzialità abbiamo deciso di proseguire e, dopo aver affinato ulteriormente la proposta sulla base dei feedback ricevuti, stiamo ora dialogando con una serie di fondazioni private cantonali e nazionali che si stanno dimostrando molto interessate», spiega il direttore dello Ior.
«Per massimizzare l’impatto e ridurre al minimo l’inefficienza delle risorse, abbiamo deciso di focalizzarci sulla biologia dell’invecchiamento, applicando lo studio dei suoi meccanismi fondamentali a due principali famiglie di patologie legate all’età: malattie cardiovascolari e cancro, i big killer dell’invecchiamento: le principali ragioni per cui si muore sono infatti infarto e tumori», prosegue il Prof. Alimonti, che guida l’iniziativa come direttore di LongLife-CH, affiancato dal Prof. Petr Cejka come vice-direttore.
Altro atout del cluster, il ruolo centrale dell’intelligenza artificiale, con la possibilità di appoggiarsi all’enorme potenza di calcolo alimentata dall’ottavo supercomputer al mondo, Alps, al Centro Nazionale di Calcolo Scientifico (Cscs), che ha la sua sede proprio a Lugano. Software basati su Ai per l’identificazione di nuovi target permetteranno una significativa accelerazione nella scoperta di piccole molecole, anticorpi e biomarcatori.
«Ad esempio, nell’ambito della senescenza cellulare di cui mi occupo, in Ticino abbiamo ormai anni di esperienza nello sviluppo di sostanze, naturali e non, in grado di eliminare le cellule senescenti o riprogrammarle bloccandone la produzione di fattori infiammatori, che provocano disfunzioni negli organi alla base di molte malattie legate all’invecchiamento, cancro incluso, come pure possono indurre nel tempo la resistenza alle tera-
Direttore dell’Istituto di Ricerca Oncologica (Ior) di Bellinzona, dove è responsabile del Gruppo di Oncologia Molecolare, il Prof. Andrea Alimonti si concentra con la sua ricerca pionieristica su biologia del cancro, senescenza e microambiente tumorale, con particolare attenzione al carcinoma della prostata. I suoi innovativi contributi allo studio della progressione tumorale e della resistenza alle terapie sono stati sottolineati da prestigiosi riconoscimenti. È professore al Politecnico di Zurigo e all’Università della Svizzera italiana e all’Università degli Studi di Padova, inoltre siede nel board scientifico di Ibsa Foundation.

pie oncologiche favorendo lo sviluppo di recidive. Già collaboriamo con case farmaceutiche, come di recente Ibsa, ma il contributo dell’Ai potrà permetterci di sfruttare meglio la mole di dati da elaborare, facilitando e accelerando l’identificazione di nuovi pathway fondamentali per l’invecchiamento e nuovi target terapeutici, per poi sviluppare dei composti che possano bloccarli», auspica il Prof. Alimonti, pioniere nell’identificazione di nuove terapie per la cura del tumore alla prostata. Il progetto auspica anche una presenza industriale non solo lato pharma. Ad esempio, altre applicazioni potrebbero nascere in collaborazione fra industria alimentare ed Eth, specializzato in quelli che si chiamano nutraceutici o cibi funzionali: soluzioni nutrizionali per sostenere la salute metabolica e la forza muscolare che subiscono un de-
Resta spazio alla Svizzera per profilarsi fra i programmi nazionali e privati che affrontano le sfide dell’aging, colmandone le lacune con una strategia mirata e orientata alla traslazione.
clino con l’invecchiamento. Si tratta di un’importante area di innovazione, ad esempio, per un leader svizzero come Nestlé, che negli ultimi anni ha lanciato diversi prodotti con nutrienti bioattivi e continua a svilupparne. «Un’idea sarebbe dunque di testare, prima a livello preclinico e poi clinico per soddisfare tutte le garanzie di sicurezza, qualità e i requisiti normativi, sostanze che riescano a prevenire processi come la senescenza cellulare o il danno al Dna garantendo i benefici tangibili per la salute», anticipa il direttore dello Ior.
Principali programmi e studi nazionali dedicati all’aging
Direttore dello IOR e di LongLife-CH
Andrea Alimonti
Longevity
Danni al Dna e invecchiamento: una correlazione da studiare e riparare

Petr Cejka
Recombination Mechanisms
Group Leader all’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB)
Mentre allo Ior il Prof. Andrea Alimonti si concentra sulla senescenza cellulare, all’Irb il Prof. Petr Cejka affronta con il suo gruppo di ricerca un altro fattore centrale dell’invecchiamento: il graduale accumulo di danni nel materiale genetico. «Il nostro Dna contiene le istruzioni che permettono alle cellule e ai tessuti di funzionare correttamente. Tuttavia, è costantemente esposto ad agenti dannosi come luce solare, radiazioni, tossine ambientali ed errori che si verificano durante i normali processi cellulari. Per questo le cellule dispongono di sistemi di riparazione altamente sofisticati, in grado di individuare e correggere il danno spesso nel giro di pochi minuti, essenziali per mantenere la stabilità del genoma e prevenire le malattie», spiega il Prof. Cejka, il cui laboratorio studia questi meccanismi a livello molecolare.
Con l’invecchiamento, però, tali sistemi diventano meno efficienti. «Danni che un tempo sarebbero stati riparati rapidamente possono persistere, portando a mutazioni, instabilità genomica e perdita della capacità di divisione cellulare», nota il ricercatore. Non a caso, difetti nella riparazione del Dna sono alla base di rare sindromi di invecchiamento precoce, come la sindrome di Werner o la
progeria, esempi estremi del legame stretto fra integrità del genoma e aging. Particolarmente vulnerabili sono i telomeri, le regioni terminali dei cromosomi, che si accorciano a ogni divisione cellulare fino a innescare la senescenza, che blocca la capacità delle cellule di riprodursi e rigenerarsi. «È un processo che, attivando uno stato infiammatorio, contribuisce a disfunzioni tessutali e a malattie legate all’invecchiamento», osserva Cejka, «ma che rappresenta anche un potente meccanismo di protezione contro il cancro, impedendo alle cellule danneggiate di proliferare in modo incontrollato». Negli ultimi anni è però emerso un paradosso: «Molti tumori riescono a superare questa barriera iperattivando o dirottando i percorsi di riparazione del Dna, sopravvivendo nonostante danni estesi o telomeri criticamente corti. Per questo le proteine coinvolte nella riparazione del Dna rappresentano bersagli promettenti per la terapia oncologica», osserva il ricercatore dell’Irb.
Comprendere come gli stessi meccanismi possano proteggere dal cancro nelle prime fasi della vita, ma favorirne lo sviluppo più avanti, è una delle grandi sfide della ricerca su invecchiamento e oncologia. «La nostra attività di ricerca all’Irb si concentra proprio sulla riparazione del Dna alle estremità dei cromosomi e sui legami molecolari fra invecchiamento, senescenza e cancro. Le sinergie con lo Ior, ulteriormente rafforzabili grazie a LongLife-CH, offrono un’opportunità unica per tradurre scoperte fondamentali in strategie clinicamente rilevanti», conclude il Prof. Petr Cejka.
Non a caso i due Istituti, che dal 2021 condividono già lo stesso stabile a Bellinzona e hanno consolidato le loro collaborazioni attraverso l’associazione Bios+, stanno progettando un secondo edificio destinato a raddoppiare gli spazi (9.000 mq) e a portare i loro ricercatori, complessivamente, da circa 250 a 500 e oltre, creando nuovi ambienti in cui lavorare fianco a fianco, anche proprio su temi come l’invecchiamento.
Un ultimo aspetto che interessa LongLife-CH è lo sviluppo di nuovi biomarcatori dell’invecchiamento, in grado di valutare l’età biologica rispetto a quella cronologica, non sempre coincidenti. «Esistono già degli “orologi biologici” basati sulla metilazione del Dna, ma servono marcatori sempre più affidabili e predittivi. Qui ad esempio, grazie all’apporto dell’Eth, si potrebbero testare altre modificazioni del Dna, sia in soggetti sani sia in pazienti con patologie cardiovascolari o oncologiche, per ottenere nuovi biomarcatori per lo studio e la valutazione dell’efficacia di terapie mirate di riprogrammazione cellulare», indica Andrea Alimonti.
Il Swiss Cluster of Excellence in Aging Biology and Related Diseases ha invece lasciato cadere l’idea originaria di effettuare un studio longitudinale-epidemiologico sulla popolazione ticinese, tra le più longeve in Europa, considerato che avrebbe richiesto un notevole impegno finanziario per coinvolgere quasi 3mila partecipanti sul territorio, ma senza probabilmente apportare avanzamenti distintivi rispetto ai tanti studi di questa tipologia altrove già esistenti. «Avendo fatto tesoro dei feedback raccolti dalla commissione dei Nccr, con valutazioni eccellenti sulla parte biologica e traslazionale, oggi il cluster è più focalizzato, più snello e pronto a partire non appena raccolti i fondi necessari. Poiché molte di queste attività di ricerca già, gli uni o gli altri membri del cluster, le svolgono all’interno delle proprie strutture, un investimento nemmeno troppo impegnativo, nell’ordine di 15 milioni di franchi, sarebbe sufficiente per il primo quadriennio. Questo primo ciclo potrebbe poi fungere da volano per attrarre fondi industriali nelle fasi successive in cui sviluppare i composti», conclude il Prof. Andrea Alimonti.
Il potenziale è evidente: consolidare ciò che già esiste, rafforzare il “terzo piede” della ricerca traslazionale clinica e creare le condizioni per attrarre start up e aziende biotech e pharma verso il Sud della Svizzera. La longevità, da sfida scientifica e sanitaria, può così diventare anche una leva di sviluppo economico e di posizionamento strategico per il Ticino e la Svizzera, affermandosi come leader nella comunità scientifica che si occupa di ricerca sull’invecchiamento.
Susanna Cattaneo

Senior Living: autonomia e dinamismo
Dove la gioia di vivere viene prima di tutto: THE FLAG Lugano


Quali servizi offre THE FLAG Lugano?
Vivere in modo autonomo, all’interno di una comunità dinamica: questa è la visione della prima residenza Senior Living di THE FLAG in Svizzera, a Lugano. Un luogo in cui ognuno può vivere secondo le proprie regole - con la certezza che ci sarà sempre qualcuno su cui contare, quando serve.
Con una lunga esperienza nell’ambito dell’ospitalità e dell’assistenza agli ospiti, la direttrice Fabiana Nyffeler, da oltre 30 anni in Ticino, presenta spirito e caratteristiche di questo progetto innovativo.
Signora Nyffeler, in cosa consiste concretamente questo nuovo concetto abitativo? I nostri residenti vivono in appartamenti moderni, luminosi, privi di barriere architettoniche, dotati di angolo cottura e terrazza. Offriamo unità da uno, due o tre locali, con superfici che vanno da 38 a 88 metri quadrati, disponibili arredate o non arredate. Il secondo edificio sarà completato entro fine marzo 2026 e le due strutture saranno collegate formando un piccolo quartiere vivo nel cuore di Massagno.
Vogliamo rendere la vita quotidiana più semplice, ma anche più ricca. Offriamo un servizio ristorante con cucina stagionale, programmi di benessere e longevità, consulenze mediche e coordinamento con servizi infermieristici, fisioterapia, yoga e massaggi. A questo si aggiungono servizi pratici come lavanderia, pulizie, spesa assistita, accompagnamento, supporto amministrativo e, su richiesta, l’intermediazione per servizi di assistenza. Gli spazi comuni includono lounge, biblioteca, sale per attività, un giardino con orti, parcheggio sotterraneo e colonnine di ricarica per veicoli elettrici. Cosa le sta più a cuore nel suo ruolo di direttrice?
Per me è fondamentale che nessuno si senta solo. Desidero che i nostri residenti si ispirino a vicenda, che ridano insieme e, perché no, che nascano nuove amicizie. Quando passeggio per la struttura e vedo persone che mangiano insieme o si godono un caffè sulla terrazza panoramica, so che stiamo andando nella direzione giusta. Per me, Senior Living significa godere del meglio di due mondi: vivere in modo indipendente e autonomo, ma non

Fabiana Nyffeler
Direttrice di THE FLAG Lugano
isolati. Offriamo il contesto ideale per una vita piena, sana e ricca di relazioni. Qui si può continuare a essere curiosi, sperimentare, restare attivi. Non si parla di tranquillità della vecchiaia, ma di voglia di fare, gioia di vivere e condivisione. In cosa THE FLAG Lugano si distingue da una casa di riposo?
Non siamo una casa di riposo né una struttura per persone non autosufficienti. Qui vivono persone attive e autonome - i cosiddetti “Best Ager” - che vogliono restare protagonisti della propria vita. Chi ha bisogno di assistenza può accedere a servizi esterni su richiesta, ma la non autosufficienza non è parte del nostro concetto. I nostri residenti apprezzano la loro indipendenza e decidono autonomamente quanto supporto desiderano nella quotidianità. THE FLAG Lugano è sinonimo di gioia di vivere, incontri e comfort. È una casa che ispira i nostri ospiti, non che li limita.
Per informazioni:
Via Morena 7, 6900 Massagno
Tel. +41 91 950 13 40
senior.lugano@the-flag.ch
senior.the-flag.de/it/lugano

Alyssa Cornuz,
Portfolio Manager della Robeco Healthy Living strategy
Il mondo sta invecchiando a un ritmo mai visto prima: si prevede che la percentuale della popolazione mondiale over 60 raggiungerà il 22% entro il 2050, rispetto a un modesto 5% che era nel 1950 e al nutrito 12% già raggiunto nel 2015. L’allungamento dell’aspettativa di vita nei Paesi Ocse, da poco meno di 70 anni nel 1970 a oltre 80 anni, unita al cronico calo dei tassi di natalità a livello globale, ha portato a un cambiamento nella demografia mondiale, che troppo spesso viene descritto in modo negativo. Il fatto che, in media, la maggior parte delle persone vivrà più a lungo rispetto alle generazioni precedenti è un risultato unico e straordinario nella storia dell’umanità. Assume spesso una connotazione negativa, che deve dunque essere rivista.
Con una persona su sei che avrà più di 65 anni entro il 2050, la vera sfida che oggi si pone è come garantire una longevità sana, non semplicemente una vita più lunga. Il diffondersi di malattie croniche rischia di allungare il periodo di cattiva salute, a meno che i sistemi di assistenza e i comportamenti individuali non si adattino a tali mutate circostanze. Senza passare dalla cura alla prevenzione, le società rischiano di mantenere le persone in vita più a lungo, ma non più sane, con un forte aumento dei costi finanziari e sociali a livello di sistema. Infatti, la spesa sanitaria degli Stati Uniti supera già l’intero Pil del Giappone. Fondamentalmente, l’innovazione nel
Nodi e opportunità: capitalizzare la sfida
L’allungarsi dell’aspettativa di vita pone nuove sfide, e dunque anche alcune opportunità, che bisogna riuscire a cogliere, sia in qualità di investitori, che a livello di sistema Paese.
La partecipazione al mondo del lavoro
Evoluzione dei tassi occupazionali (2000-2024) totali e di genere per età (in pp)
settore biofarmaceutico e MedTech, accelerata in particolare dall’Intelligenza Artificiale, sta cambiando l’economia e le possibilità di prevenzione, diagnosi e trattamento di molte malattie.
L’AI abbrevia i tempi di sviluppo dei farmaci, migliorando l’accuratezza dell’imaging, i flussi di lavoro delle patologie e accelerando la diagnostica. Nuovi ambiti terapeutici stanno trasformando la salute delle persone; ad esempio le terapie oncologiche di nuova generazione e i trattamenti dell’obesità con Glp-1.
I comportamenti dei consumatori stanno rafforzando questo cambiamento: le preferenze dei consumatori per alimenti ‘più salutari’ stanno ridefinendo intere catene del valore e hanno già dato origine a categorie di prodotti completamente nuove, mentre il fitness è diventato un elemento identitario per quasi il 60% dei Millennial e della Gen Z.
La longevità vissuta in buona salute non è solo una sfida medica o una tendenza di benessere, ma è profondamente legata a effetti di natura sociale ed economica molto più ampi. Le popolazioni più anziane sono già oggi la principale fonte di crescita della forza lavoro nei mercati sviluppati, dimostrando che una vita più lunga può migliorare, e non appesantire,
Negli ultimi anni si lavora di più, e in più persone: specie le donne, molto più partecipi che in passato.
il dinamismo economico quando gli individui rimangono sani.
A sostegno di ciò, un recente rapporto del Fondo Monetario ha ben evidenziato che una persona di 70 anni nel 2022 avesse le medesime capacità cognitive di un 53enne nel 2000. Oltre alla buona salute, le società devono quindi riprogettare i meccanismi del mondo del lavoro, dell’apprendimento e soprattutto la riqualificazione professionale.
La ricerca di una vita non solo più lunga, ma anche più sana e produttiva va ben oltre le scelte più o meno dipendenti da uno stile di vita del singolo individuo, anzi sta diventando un imperativo sociale ed economico che interessa la collettività. Il risultato è un potente volano: l’aspettativa di vita si allunga; vite più lunghe e più sane rimodellano le esigenze della società e queste esigenze alimentano l’innovazione che, a sua volta, sostiene una vita più sana. Dunque, un circolo virtuoso.
La longevità non è un ostacolo, ma un vantaggio strutturale per chi rende la vita più lunga, più sana e più produttiva.
A patto di saper scegliere,
l’interesse è dei più composti
Secondo una recente indagine di Vontobel l’invecchiamento della popolazione crea diverse possibilità per esporsi al megatrend, senza correre eccessivi rischi. Alcuni segmenti di quella che viene definita ‘economia della longevità’ nei prossimi anni non potranno che crescere, e necessitano di capitali.
Meglio, e più a lungo
Evoluzione dell’aspettativa di vita in Europa e Nord America
Le persone nate 125 anni fa sarebbero mediamente vissute circa la metà di quelle nate oggi. È un primo dato che molto dice, senza dire nulla. Nel 2024 un bambino nato in Germania ha un’aspettativa di vita di 78,5 anni, nel caso di una bambina di ben 83,2. Meglio fa la Svizzera, secondo l’ufficio di statistica federale un bambino ambirebbe a raggiungere gli 82,4 anni mediamente, mentre una bambina sfiorerebbe gli 86. Discorso estendibile alle economie avanzate, e una tendenza destinata ad aumentare ancora.
I motivi alla base di questa dinamica, seppur in rallentamento, sono molteplici, ma tutti riconducibili a un minimo comun denominatore: il benessere raggiunto e diffuso in queste regioni del mondo. Ma un investitore come può beneficiarne? Stando a una recente indagine di Vontobel ci sarebbero buoni margini per capitalizzare questo fenomeno, strappando degli interessanti rendimenti, senza esporsi a eccessivi rischi.
Tutte quelle aziende attive per far vivere più sane e più a lungo le persone fanno parte di quella che si definisce ‘economia della longevità’, un settore composto da segmenti di aziende che beneficiano del benessere della popolazione
più anziana, lavorando per fornirglielo, lungo l’intera catena del valore. AI. Il mercato delle piattaforme di assistenza virtuale, strumenti clinici basati su dati e applicazioni intelligenti, si stima possa raggiungere la significativa dimensioni di 110 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai già significativi 14,9 miliardi che ha raggiunto nel 2025, con dunque un Cagr annuo del 38,6%. Genomica. L’editing del genoma, e la riprogrammazione cellulare sono tra le promesse del settore, ed è dove dovrebbero nascere le maggiori opportunità. I ricercatori si stanno infatti concentrando su registrazione e analisi del materiale genetico, sfruttando i dati raccolti per rilevare precocemente le malattie, adattando le terapie ai singoli pazienti, consentendo nuovi approcci di trattamenti biomedici. Se oggi è ancora agli albori, si stima che il settore riuscirà a mantenere un Cagr annuo del 12,6% sino al 2030. Imaging medico. È quel segmento che include i fornitori di sistemi e tecnologie diagnostiche avanzate, che consentono diagnosi precoce, monitoraggio e valutazione delle malattie legate all’età e patologie croniche. Se già nel 2024 il mercato valeva 41,6 miliardi ci attende sfondi la soglia dei 60 entro cinque anni.
L’aspettativa di vita alla nascita nei Paesi Occidentali continua a crescere, bruciando ogni anno nuovi record. Questo non è un dettaglio, ma nasconde profondi riflessi.
Dispositivi medici. Questa categoria è relativamente ampia. Le aziende che producono dispositivi impiantabili, indossabili e chirurgici sono considerate particolarmente promettenti. Questi dispositivi consentono il trattamento, il monitoraggio continuo e miglioramenti della qualità della vita dei pazienti in tutte le aree dell’assistenza sanitaria. I produttori sono sempre più tenuti a integrare servizi digitali, analisi dei dati e connettività. Di conseguenza, i dispositivi indossabili, il monitoraggio remoto e i dispositivi connessi intelligenti stanno diventando fattori chiave della crescita perché sono più vicini ai pazienti e consentono cure preventive.
A fronte dei progressi tecnologici, dell’aumento della spesa sanitaria e dell’invecchiamento della popolazione, le previsioni di Kpmg suggeriscono che il volume del mercato dei dispositivi medici potrebbe crescere di circa il cinque-sei per cento all’anno e quindi raggiungere un volume di mercato di oltre 700 miliardi di dollari entro il 2030. Prevenire è curare. Secondo un rapporto del National Institutes of Health (Nih) degli Stati Uniti, entro il 2035 circa il 36% della popolazione americana di età pari o superiore a 50 anni avrà almeno una malattia cronica. Le aziende che offrono prodotti nutrizionali, integratori alimentari, soluzioni per la salute comportamentale o programmi di benessere personalizzati potranno contribuire a un’assistenza sanitaria preventiva e a uno stile di vita più sano.
Achille Barni
Fonte: Onu, Vontobel 2026
Longevity
L’allenamento che aggira la biologia
Il movimento non serve a sfidare il tempo, ma a negoziare con lui. Non allunga la vita per accumulo di anni, bensì per sottrazione di fragilità: muscoli che restano forti, metabolismo che migliora, mente che rimane vigile. Allenarsi, oggi, è forse il gesto più concreto di lungimiranza: un investimento quotidiano che paga interessi sotto forma di qualità della vita.

Negli ultimi decenni, la durata media della vita è aumentata in modo significativo. La longevità moderna si fonda su un approccio integrato che coinvolge corpo, mente e ambiente. Oltre ad un’alimentazione equilibrata, è il movimento quotidiano a giocare un ruolo essenziale. Non si parla di sport estremi, ma di camminare, mantenersi attivi e integrare il movimento nella vita di tutti i giorni. La longevità non è un obiettivo distante o riservato a pochi fortunati. È piuttosto il risultato di scelte quotidiane, piccoli gesti ripetuti nel tempo, che costruiscono un futuro più lungo, ma soprattutto più sano e significativo.
Di allenamento e longevità abbiamo parlato con Andrea Matteucci, Ceo di Fimex, distributore esclusivo Technogym per la Svizzera.
Technogym è spesso definita un ecosistema. Qual è la sua filosofia, parlando di longevity? Al centro di tutto c’è la persona. La longevità, per noi, non è un obiettivo astratto, ma la conseguenza naturale di uno stile di vita attivo. Muoversi con regolarità significa prendersi cura di sé oggi, per vivere meglio domani. Il concetto di wellness, introdotto oltre quarant’anni fa, nasce proprio da questo presupposto. Quanto la personalizzazione basata sui dati può allungare la vita attiva di una persona? Può farlo in modo significativo. La personalizzazione infatti rende il movimento più efficace, più sicuro e soprattutto sostenibile nel tempo. È possibile valutare in pochi minuti parametri fondamentali come forza, mobilità, equilibrio, composizione corporea e persino aspetti cognitivi, ottenendo una fotografia reale dello stato funzionale della persona. Questi dati
Cardio, forza, allenamento funzionale, con l’ausilio di macchine all’avanguardia (in foto, Sand Stone di Technogym). Ma per gettare le basi della longevità ciò che conta è la costanza, anche con un movimento leggero, purché regolare.
reperibili con strumenti come Technogym Checkup, permettono di superare l’allenamento standardizzato e di costruire percorsi realmente su misura, che si adattano all’età biologica e non solo a quella anagrafica. Quando l’allenamento è calibrato sulle reali capacità dell’individuo, il rischio di infortuni diminuisce, l’efficacia aumenta e la motivazione cresce. È questo che consente alle persone di continuare a muoversi nel tempo. In termini di longevità, il valore non sta tanto nello spingere di più, ma nell’allenarsi meglio e più a lungo. La personalizzazione trasforma l’attività fisica in uno strumento di prevenzione concreta, aiutando le persone a mantenere autonomia, funzionalità e qualità della vita negli anni.
La tecnologia ci allontana dal corpo o ci aiuta ad ascoltarlo?
Aiuta ad ascoltarlo meglio. Il corpo manda continuamente segnali, ma spesso non abbiamo gli strumenti per interpretarli correttamente. La tecnologia rende questi segnali più leggibili, trasformando sensazioni soggettive in informazioni oggettive. Quando dati, intelligenza artificiale e movimento lavorano insieme, la tecnologia diventa un mezzo di consapevolezza: aiuta a capire quando è il momento di spingere, quando recuperare e come adattare l’allenamento alle diverse fasi della vita. In questo senso, non sostituisce il rapporto con il corpo, ma lo rafforza.
Come cambia l’allenamento quando diventa misurabile nel tempo?
Smette di essere un gesto occasionale e diventa un percorso. La misurazione introduce continuità, consapevolezza e responsabilità: permette di capire come il corpo evolve, come risponde agli stimoli e come adattare il movimento. Non si tratta più solo di valutare la singola prestazione, ma di osservare il progresso nel lungo periodo. La misurabilità nel tempo trasforma l’allenamento in uno strumento di prevenzione e di benessere duraturo, perché aiuta le persone a costruire abitudini sane, sostenibili e personalizzate, che accompagnano il corpo lungo tutto l’arco della vita.
L’allenamento diventa dunque un’infrastruttura della long life society?
Sì, quando non è più visto come un’attività “extra”, riservata a chi ha tempo o interesse, ma come un elemento strutturale della vita quotidiana, accessibile a tutti e integrato nei contesti sociali e lavorativi. In una società che invecchia, la sfida non è solo vivere più a lungo, ma vivere meglio e con autonomia. L’allenamento, se progettato in modo inclusivo e personalizzato, è uno dei pochi strumenti in grado di mantenere funzionalità fisiche e mentali nel tempo. Per questo deve essere considerato alla stregua di un servizio pubblico: un’infrastruttura che sostiene la salute, riduce la fragilità e sostiene la partecipazione sociale.
Per renderlo reale, servono spazi, cultura, educazione e modelli organizzativi che facilitino il movimento: aziende che promuovono il benessere dei dipendenti, comunità che mettono a disposizione strutture e percorsi, città che incentivano mobilità attiva, e sistemi sanitari che riconoscono l’attività fisica come prevenzione. In questo senso, l’allenamento diventa una “infrastruttura” perché sostiene la società nel suo complesso: più movimento significa meno fragilità, meno costi sanitari, più autonomia e una migliore qualità della vita per tutti. Quanto l’esercizio fisico incide sull’healthspan? L’esercizio fisico incide in modo decisivo sull’healthspan, cioè sulla qualità della vita negli anni, più che sulla sola durata. Oggi sappiamo che mantenere un corpo attivo e funzionale è uno dei fattori più efficaci per ridurre il rischio di fragilità, malattie croniche e declino cognitivo, e per preservare autonomia e benessere. Muoversi regolarmente non è solo “fare sport”: si-
gnifica mantenere forza, equilibrio, mobilità, metabolismo e resilienza mentale. In questo senso, la personalizzazione basata sui differenti dati diventa un elemento chiave. Strumenti come l’epigenetic check permettono di comprendere meglio come lo stile di vita influisce sull’espressione genetica e, di conseguenza, su invecchiamento e salute nel tempo. Questo tipo di analisi rende possibile intervenire in modo mirato, trasformando l’attività fisica in un presidio preventivo ancora più efficace.
Come va ripensata oggi l’idea di allenamento? Va inteso come uno strumento di cura quotidiana, volto non solo a migliorare l’aspetto fisico, ma a mantenere il corpo efficiente, prevenendo problemi e sostenendo la qualità della vita nel tempo. Se l’attività fisica fosse un farmaco, quale sarebbe il suo principio attivo più potente?
La costanza. Non esiste una singola “pillola” o un esercizio miracoloso: il vero beneficio nasce dalla ripetizione nel tempo. È la regolarità del movimento, anche moderato, che produce cambiamenti strutturali nel corpo e nella mente, sostenendo salute metabolica, forza muscolare, equilibrio e resilienza. È questo il principio attivo più potente per la longevità: muoversi con continuità, perché il corpo risponde alla costanza e alla cura, non ai picchi di intensità, e trovare un equilibrio compatibile con la propria vita. E con l’avanzare dell’età, la costanza diventa più determinante dell’intensità. Non perché quest’ultima non sia importante, ma perché il corpo cambia e ha altre necessità e altri tempi. L’intensità può rimanere un elemento utile, ma deve essere calibrata e progressiva: non si tratta di “spingere di più”, ma di muoversi in modo intelligente. Quanto più una persona è matura, tanto più è efficace mantenere una pratica regolare, con esercizi di forza, equilibrio e mobilità, piuttosto che fare attività intensa in modo sporadico. Insomma, la costanza costruisce la longevità, mentre l’intensità, se non gestita, può diventare un limite o addirittura un rischio. La formula giusta è determinata da una regolarità sostenibile, che permetta al corpo di rimanere attivo e autonomo nel lungo periodo. Nei Paesi più longevi, ossia dove la vita media è più elevata rispetto ad altri Paesi e si contano inoltre diversi centenari o quasi- centenari che ruolo ha il movimento quotidiano? È fondamentale. Il movimento non è confinato alla palestra, ma fa parte della gior-

In foto, Andrea Matteucci, Ceo di Fimex, distributore esclusivo di Technogym per la Svizzera.
nata: camminare, muoversi, restare attivi. L’allenamento strutturato completa, ma non sostituisce, uno stile di vita dinamico. Serve una nuova educazione al corpo adulto?
Sì, serve insegnare alle persone che il corpo va accompagnato, non forzato. Un’educazione al movimento che metta al centro il benessere e la durata, non solo la prestazione.
Quale innovazione avrà il maggiore impatto sulla longevità attiva?
Quelle che aiutano le persone a muoversi meglio e con più consapevolezza, rendendo il movimento accessibile, guidato e sostenibile nel tempo.
Che tipo di corpo dovremmo desiderare guardando alla maturità?
Un corpo che ci permetta di vivere bene ogni giorno. Non da esibire, ma da abitare con piacere, autonomia e libertà di movimento.
In conclusione, tre aggettivi per definire l’allenamento ideale per la longevità... Assiduo, ragionevolmente intenso, personalizzato.
Simona Manzione
Longevity
Arte su ricetta medica
E se, oltre ai farmaci, i medici iniziassero a ‘somministrare’ anche attività artistiche?
A Lugano, un progetto pilota esplora l’impatto del cultural prescribing sulla salute e sul benessere della popolazione over 65 affetta da patologie croniche legate allo stile di vita.

Vedersi prescrivere dal medico di famiglia un’attività artistica potrebbe sorprendere. Eppure il nesso fra cultura e salute è ormai ampiamente documentato. Già nel 2019, prima che la pandemia riportasse al centro il tema del benessere individuale e della coesione sociale, l’Organizzazione mondiale della sanità, analizzando vent’anni di letteratura scientifica, evidenziava come la pratica regolare di attività artistiche contribuisca a migliorare la salute generale, riduca il rischio di depressione e isolamento e rallenti il declino cognitivo associato all’invecchiamento. Fattori chiave per aumentare l’aspettativa di vita in buona salute e, non secondariamente, per alleggerire la pressione su sistemi sanitari sempre più sollecitati: in Svizzera, oltre metà dei costi sanitari è infatti generata dagli ultrasessantenni, che rappresentano però meno di un quarto della popolazione.
Cogliendo questi spunti, Lugano ha lanciato un innovativo progetto pilota per valutare l’impatto della prescrizione culturale sulla propria popolazione over 65 - un’iniziativa che trova il contesto ideale nella città che registra la più alta percentuale di anziani in Svizzera ed è tra le più longeve d’Europa.
«In linea con le riflessioni maturate da molte città europee e con lo sviluppo
dell’offerta culturale di Lugano, dentro e fuori dal Lac, da tempo ci interroghiamo su quale contributo una politica culturale più consapevole possa offrire alla salute e al benessere dei cittadini», spiega Luigi Di Corato, direttore della Divisione Cultura della Città di Lugano, promotrice dell’iniziativa insieme a Ibsa Foundation. Una partnership che si è consolidata negli ultimi anni attorno al progetto Cultura e Salute, avviato nel 2020 per sensibilizzare sia la comunità scientifica sia il grande pubblico sulle connessioni tra questi due ambiti, attraverso il Corso universitario di Cultura e Salute - realizzato con la Facoltà di scienze biomediche dell’Usi - e iniziative come forum annuali ed eventi con speaker internazionali.
«Con questo progetto sul campo abbiamo voluto fare un passo ulteriore, cercando di misurare anche gli effetti concreti di un consumo culturale attivo su persone over 65 con malattie croniche», prosegue Luigi Di Corato. Non si tratta di assistere passivamente a un concerto o visitare una mostra: i partecipanti saranno coinvolti in prima persona in pratiche artistiche come laboratori creativi, arti performative, danza o canto. «L’obiettivo è capire se persone over 65 affette da patologie legate allo stile di vita - come obesità, diabete, ipertensione, ansia o depressione, spesso associate anche a una
La prescrizione culturale introduce un nuovo modello di cura che integra attività artistiche creative nel percorso sanitario, con la consulenza di un link workerlo specialista che affianca il medico di famiglia per strutturare un programma personalizzato in base a interessi e bisogni del paziente. A Lugano verrà sperimentato sugli over 65 grazie a un progetto pilota promosso dalla Città insieme a Ibsa Foundation e all’Istituto di Medicina di Famiglia dell’Usi, in collaborazione con il Lac Lugano Arte e Cultura.
condizione di isolamento sociale accentuata dopo il pensionamento - possano trarre beneficio dai momenti di socializzazione offerti dalla cultura e se una quotidianità più attiva e aperta agli altri possa incidere positivamente sullo stato di salute generale», spiega il direttore della Divisione Cultura della Città di Lugano. Il progetto, realizzato grazie alla partnership con l’Istituto Medici di Famiglia dell’Usi, capitanato dal Prof. Luca Gabutti che coordinerà la parte medica dello studio, disporrà di un budget complessivo di 250mila franchi. Le attività artistiche e culturali saranno invece selezionate nell’ambito di LacEdu, il programma di mediazione culturale del Lac, che vanta una lunga esperienza in questo campo. Lo studio beneficerà inoltre della consulenza del Social Biobehavioural Research Group dell’University College London, punto di riferimento internazionale sul social prescribing, nato e sviluppatosi proprio nel Regno Unito, per poi diffondersi ad esempio anche in Canada, a Singapore o nei Paesi scandinavi, come la Finlandia. Ma cosa può aggiungere una città di dimensioni contenute come Lugano a un ambito in cui, altrove, le sperimentazioni sono già sistematiche e in alcuni casi integrate stabilmente nei sistemi di cure primarie? «La nostra scala è in realtà un vantaggio», osserva Di Corato. «Ci
consente di sperimentare con maggiore agilità e di costruire un modello misurabile e potenzialmente replicabile anche su contesti più ampi. Inoltre, la nostra popolazione over 65 è particolarmente eterogenea e longeva, anche perché molte persone scelgono Lugano per rendere ancora più piacevole l’ultima fase della loro vita. Questo ci offre l’opportunità - e la responsabilità - di capire come migliorare ulteriormente il benessere sia di chi arriva sia di chi ha la fortuna di esserci nato e cresciuto».
Proprio in questo periodo è in corso il reclutamento dei 100 partecipanti allo studio: 80 seguiranno un percorso composto da 25 attività, della durata di una o due ore settimanali per sei mesi, mentre una ventina costituirà il gruppo di controllo. I risultati sono attesi nel 2027, considerando che lo studio avrà una durata complessiva di 18 mesi con tre momenti di valutazione (iniziale, a 6 e a 12 mesi), basati su esami clinici, dati raccolti tramite dispositivi biometrici indossabili, questionari e interviste a partecipanti, medici e operatori. «Adotteremo un approccio rigorosamente evidence based, per restituire al mondo della ricerca e alla cittadinanza un contributo concreto», spiega Luigi Di Corato. «È inoltre prevista una strategia di follow-up per consentire ai partecipanti di proseguire le attività che avranno dimostrato effetti positivi, facilitando il collegamento con associazioni già attive sul territorio».
Un altro aspetto particolarmente interessante del progetto è l’introduzione della figura professionale del link worker: un operatore socioculturale che funge da ponte tra medico di famiglia e paziente, costruendo un percorso personalizzato a partire dai bisogni percepiti e dagli interessi dei soggetti Una ‘terapia’ che nasce dall’ascolto. Nel Regno Unito, dove il National Health Service ha avviato il più vasto programma pubblico di prescrizione sociale, sono già stati creati circa mille posti di lavoro per link workers. In assenza di una formazione specifica alle nostre latitudini, agli operatori coinvolti nel progetto di Lugano è stato richiesto, oltre a una solida esperienza nella mediazione culturale e competenze relazionali, di frequentare il Corso universitario di Cultura e Salute, che nella sua quinta edizione (2025) ha approfondito proprio il tema della prescrizione sociale nella sua accezione più ampia: non solo cultura, ma
«L’obiettivo del nostro progetto di prescrizione culturale, primo in Svizzera, è capire se persone over 65 affette da patologie legate allo stile di vita possano trarre beneficio dai momenti di creatività e socializzazione offerti dalla cultura e se una vita più attiva e aperta possa effettivamente migliorarne le condizioni di salute generale»
Luigi Di Corato, Direttore della Divisione Cultura della Città di Lugano

Fasce di età della popopazione della città di Lugano
Per fascia di età e genere
Fonte: Lugano Statistica, 31.12.2024
Over 65 nelle città svizzere in % pop residente permanente, 2022
Fonte: Ust
anche sport, natura e volontariato, rivolti alle diverse fasce sensibili della popolazione. Un approccio più olistico alla cura, che si basa sulle relazioni con la comunità locale e che aiuta a demedicalizzare l’offerta dei servizi sanitari.
Resta da comprendere quanto il modello dell’Art on prescription sia percorribile nel contesto assicurativo svizzero, diverso da quello di paesi con una forte
Città con la maggior percentuale di over 65 in Svizzera, Lugano è stata anche la prima nel 2024 a unirsi alla rete internazionale Cities of Longevity.
partecipazione statale, dove il social prescribing ha già dimostrato benefici significativi per la salute pubblica e per l’economia. «Uno degli obiettivi del progetto pilota è proprio quello di contestualizzare questa pratica nella nostra realtà. Se i risultati confermeranno le ipotesi, potrà diventare il punto di partenza per una riflessione più ampia che coinvolga tutti gli attori del sistema a livello nazionale, in vista di una possibile integrazione della cultura nelle politiche sanitarie cantonali e federali», conclude Luigi Di Corato. Intanto, il progetto sta già suscitando interesse ben oltre i confini nazionali: dagli Stati Uniti a Singapore, diverse città hanno iniziato a contattare Lugano, invitando i promotori a presentare l’iniziativa e a condividere le future esperienze.
Susanna Cattaneo