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Ticino Management Donna: Autunno 2023

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© Jolie Zocchi

TICINO MANAGEMENT DONNA

N. 94 AUTUNNO 2023

N. 94 • Autunno 2023 - Fr. 12 / Euro 12

SU IL SIPARIO...

Teatro, arte, moda e miti protagonisti della stagione


SOCIETÀ EDITRICE Eidos Swiss Media Sagl Via Lavizzari 4 - 6900 Lugano Tel. 091 735 70 00 info@eidosmedia.ch SEDE DELLA REDAZIONE Via Lavizzari 4 - 6900 Lugano Tel. 091- 091 735 70 00 redazione@eidosmedia.ch DIRETTRICE Simona Manzione smanzione@eidosmedia.ch REDAZIONE Susanna Cattaneo (società e cultura) scattaneo@eidosmedia.ch

Mirta Francesconi (arte) mfrancesconi@eidosmedia.ch Federico Introzzi (finanza) fintrozzi@eidosmedia.ch Maria Antonietta Potsios (lifestyle) mapotsios@eidosmedia.ch Andrea Petrucci (viaggi) apetrucci@eidosmedia.ch Eleonora Valli (tendenze) evalli@eidosmedia.ch HANNO COLLABORATO Francesca Amaddeo Elisabetta De Antoni Cristina Dell’Acqua Maria De Pascale Carole Haensler Matteo Inches Maria Mazza Simona Miele Angelica Morrone Michele Roncoroni Jolie Zocchi GRAFICA E IMPAGINAZIONE Veronica Farruggio grafica@eidosmedia.ch PUBBLICITÀ Coordinamento interno pubblicita@eidosmedia.ch · Tel. 091 735 70 00

Agenzia esterna Claus Winterhalter · winterhalter@ticino.com ABBONAMENTI abbonamenti@eidosmedia.ch LOGISTICA E AMMINISTRAZIONE amministrazione@eidosmedia.ch COORDINAMENTO PRODUZIONE Roberto Musitano · rmusitano@eidosmedia.ch

CHIUSURA REDAZIONALE: 5 ottobre 2023 © Riproduzione riservata


EDITORIALE

Creatività

ALLA RIBALTA

S

tagione di trasformazione, l’autunno. La natura si accende dei suoi colori più intensi, ambra e nocciola, bronzo e ruggine, borgogna, dai bagliori dorati. Una sinfonia di cromie vibranti. Cambiamenti intorno a noi, mentre anche il nostro quotidiano cambia. Dopo la pausa estiva, che ci aveva ricaricato di sole e di energie, sono tornati i ritmi abituali: fin troppo regolari per molte, cronicamente frenetici per tante altre. Per tutte, da illuminare con un guizzo di creatività.

Funambolica alleata per portare sorpresa e meraviglia, divertimento e poesia nelle nostre vite, della creatività abbiamo voluto proporre assaggi diversi fra le pagine di questa nuova edizione di Ticino Management Donna. Protagonista la moda, che di ‘tra-vestimenti’ è maestra. Ma che si conferma soprattutto specchio fedele della società, con la sua capacità di interpretare tendenze e identità, in perenne tensione fra tradizione e innovazione. Le grandi Firme presenti oggi sul nostro territorio, insieme al mondo della formazione e della ricerca che ruotano loro attorno, raccontano di un settore che a sua volta sta cambiano vesti, onorando la propria capacità di reinventarsi e di stupire, collezione dopo collezione. Architetture del possibile, come lo sono quelle capaci di rivisitare il passato per abitare il futuro. Una metamorfosi che, come si impara maturando, è la sola possibile forma di bellezza: quella che evolve senza cristallizzarsi in un’irrealistica effige immota. Trovare un nuovo ordine, dunque, ricominciare. Un gioco infinito che, nella polisemia che ci regalano tante lingue – play, spielen, jouer, jugar – significa anche recitare: così, mettendo e dismettendo maschere, siamo centomila e nessuno, forse semplicemente in cerca della nostra unica autenticità. E allora tutte pronte per un altro giro di giostra! Il nostro è iniziato insieme alla Compagnia Finzi Pasca, che del teatro è eccellenza internazionale, con la sua originale poetica. In occasione del suo quarantesimo anniversario, ha ospitato il nostro shooting di moda fra le suggestive scenografie del suo “Luna Park”. Sospeso in un tempo in cui ricordi e sogni, meraviglia e malinconia, si intrecciano. E tutto può ancora succedere.

Roller Montblanc Muses Maria Callas Edizione Speciale, per il centesimo anniversario della nascita de “La Divina”

Simona Manzione


D E E P LY I N S P I R E D Immergetevi nell’affascinante mondo interiore dello smeraldo brasiliano e scoprite le spettacolari strutture che hanno ispirato Gübelin Jewellery nella creazione dell’anello cocktail «Flowing River». Il suo design unico è un omaggio alla folta giungla e agli scintillanti corsi d’acqua dell’Amazzonia. Gübelin – un’azienda di famiglia svizzera dal 1854 gubelin.com


IN QUESTO NUMERO 10

30 CHOPARD

Il valore della tradizione

Il prestigio di un know-how unico di lavorazioni artigianali.

Aprirsi a nuove sfide

Un profilo di caratura internazionale, per un ulteriore salto di qualità.

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Un destino preso al volo

La testimonianza della prima donna pilota siriana rifugiata.

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Un’orchestra da concertare

Alla guida artistica dell’Osi, anche con progetti innovativi.

À la française con esotismo

Georgiana Viou, unica cuoca stellata francese del 2023.

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Visioni di un sogno condiviso

Le scenografie intessute di emozioni e magia della Compagnia Finzi Pasca.

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Eterna giovinezza

Il potere cosmetico di creme e libri, bellezza interiore ed esteriore.

VESTITO FORTE_FORTE, GIOELLI SCAVIA © JOLIE ZOCCHI

Nuovi archetipi

La ricerca architettonica passa dalla definizione di tensioni ed equilibri.

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ROCK DIAMONDS DI BUCHERER


BE ELITE, SLEEP ELITE L A VI TA I NI ZI A DA UN SON NO D I QUA L ITÀ Scoprite i nostri letti eccezionali dal comfort ineguagliabile, realizzati in Svizzera con materiali naturali.

Dormire su un letto Elite è un po’ come viaggiare in prima classe: non potrete capire la differenza finché non la sperimenterete in prima persona!

M A N I FAT T U R A SV I Z Z E R A DA L 1 8 9 5 - W W W . E L I T E B E D S . C H Elite Gallery Lugano - Via Pietro Peri 6


Lo

specchio

C

MODA

della

ambiano i tempi, cambiano le mode. A volte seguendo, spesso anticipando, altre tornando, sempre veicolando. D’altronde l’abbigliamento, quando va al di là di una primaria necessità, diventa codice. Regole tacite che sanciscono l’appartenenza a una classe sociale, a una cultura, una religione o un’identità di gruppo. Stoffe, colori, taglio, pregio, costo, stile e sempre più tutta la sfera valoriale che attorno a quel brand gravita. «La moda è sempre stata lo specchio della società: traduce in oggetti indossabili e ‘comuni’ tutti gli stimoli che sono attorno a noi, dalla politica all’arte, dall’economia al cinema, attraverso gli occhi di un catalizzatore, il designer», osserva Silvia

Prodotto del momento storico, chiamata a vestire corpi ed emozioni, la moda è rivelatrice, anche dei cambiamenti economici e sociali. La profonda trasformazione del settore apre nuove opportunità

Zancarli, esperta di Fashion marketing. «Se osserviamo i brand e le modalità di contatto con il consumatore, possiamo dire che questo specchio oggi funziona ancora. Mille tendenze sono presenti, c’è confusione, complessità. Anche all’interno di uno stesso brand coesistono diversi stili e questo riflette esattamente quello che stiamo vivendo: la società è fluida, genera incertezza che, nel linguaggio della moda, può tradursi in negazione, quindi celebrazione dell’effimero, oppure in monocromia e ritiro dalla quotidianità», sottolinea Silvia Zancarli, che alla sua esperienza internazionale e di una delle piazze mondiali della moda, Milano, già Coordinatrice del corso Fashion Marketing and Communication dello Ied, affianca la conoscenza del territorio ticinese, Responsabile scientifica del Master in Advanced Studies di Fashion Innovation del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi. Se la moda, fisiologicamente, è un ambito chiamato a reinventarsi stagione su stagione (quando non anche a cadenze più serrate), quello odierno si configura come un vero e proprio cambio di paradigma, mettendo in discussione il settore strutturalmente: «Fino a poco tempo fa, ci si concentrava sul prodotto in sé e sull’esperienza di acquisto in store. Ora, tre sono gli assi fondamentali: digitalizzazione, sostenibilità e omnicanalità. L’innovazione riguarda, dunque, l’industria in generale e i suoi presupposti fondamentali. Non è più possibile lavorare con la superproduzione, per cui il 25 o il 30% dei prodotti sono destinati al macero, in quanto i controlli manuali non sono sufficienti e il consumatore richiede sempre maggior trasparenza e tracciabilità», sottolinea Silvia Zancarli, che è

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FOCUS_MODA ALLO SPECCHIO DI SUSANNA CATTANEO

che desiderano perfezionarsi per rispondere anche Business creation manager presso Eit Manufacturing. alle tante sfide attuali. «Tutto il percorso del Un cambiamento che potrebbe essere d’aiuto anche alla FaMas è stato progettato in collaborazione con shion Valley ticinese. Se nel 2015, secondo le stime dell’Ire, le più importanti aziende del territorio, graassicurava un gettito fiscale da 90 milioni di franchi annui, su una cifra d’affari di circa 10 miliardi, e veniva indicata zie all’apporto dell’associazione di categoria come uno dei macrosettori del futuro per la regione, la parTicinomoda. Abbiamo preso in analisi più di tenza di diverse grandi firme che avevano trovato casa nel 120 master o corsi professionali, per creare territorio è sembrata ridimensionare le aspettative. Ma oggi un unicum. I temi chiave trattati riguardapotremmo essere alla vigilia di un salto no l’industria, l’azienda, la analogo a quello che dalla lavorazione gestione, la promozione, la della seta aveva portato con lo sviluppo filiera, la distribuzione in otdell’industria tessile nella prima metà tica innovativa. Focalizzarsi del Novecento a un boom di aziende sul solo prodotto o sull’indell’abbigliamento, fin dal 1925 divenuterazione dello stesso con il te il maggior datore di lavoro del canconsumatore finale non è più tone. Successivamente, altrettanto sorsufficiente, bisogna portare prendente è stata la rinascita che, dopo uno sguardo all’intera filiera», la forte crisi degli anni Novanta, ha visto sottolinea l’esperta. Sempre in l’arrivo delle grandi firme internazionali quest’ottica, anche una realtà in forte sviluppo come il - Zegna, Armani, Boss, Gucci, Balli, VF, Lifestyle Tech Competence Guess, … - attratte dai vantaggi strategici (condizioni quadro e fiscali favoreCenter (Ltcc), con partner di voli, accesso alla piazza finanziaria elvepunta fra gli attori del digitale, tica, prossimità geografica a Milano) e, della moda e della formazione soprattutto, dal crescente sviluppo della - Supsi inclusa - che dal proslogistica. Se allora la conversione è stata simo febbraio avrà una nuova Tre sono gli assi quella dalla produzione a scarso valore prestigiosa sede nel centro di fondamentali per aggiunto ad attività business, amminiLugano, apre interessanti proil settore della moda: strative e R&D che ancora caratterizza spettive nella formazione base, digitalizzazione, molti nei grandi nomi tuttora rimasti, in quella continua e nella risostenibilità e oggi proprio la profonda trasformazione cerca. «Si potranno sviluppare omnicanalità. che l’industria della moda sta vivendo a progetti sull’utilizzo di nuove Silvia Zancarli livello globale, chiamata in particolare tecnologie digitali e informaResponsabile scientifica a soddisfare nuovi criteri di sostenibilitiche, nonché introdurre nuoMas Fashion Innovation Supsi tà, apre l’opportunità di presentarsi in ve metodologie per migliorare ‘nuove vesti’. «La Fashion Valley può solo trarre benefici da la sostenibilità e l’impatto ambientale delle questo grande cambiamento. Avere Milano vicina, relazioaziende e accrescere il valore aggiunto dei narsi costantemente, creare delle sinergie è decisamente un processi produttivi e dei prodotti, attraverso vantaggio, soprattutto perché il nearshoring è sempre più il design o tramite nuove tecniche di produuna pratica. Lavorare, interagire, scambiare beni e prodotti o zione», precisa Silvia Zancarli. semilavorati a una distanza minima, non solo è vantaggioso, Aspetti fondamentali, che si uniscono a quella ma sempre più in linea con le pratiche sostenibili. Sicuramente seduzione che la moda continua a esercitare in alcuni profili, come il responsabile post-vendita, il merchantutte le sue forme e in ogni stile. In fondo, al diser, il brand manager, il supply chain manager sono molto di là del pur fondamentale aspetto estetico, la cambiati e perciò ricercati, ma per diventare dei professionisti moda è sempre stata connotata da un’ampia verticali di successo è necessario avere una conoscenza orizsfera di implicazioni valoriali. «Rimane imzontale legata a tutte le potenziali innovazioni attuali. L’era mutato il fatto che la moda permetta di vivere della digitalizzazione, della sostenibilità o dell’omnicanalità a infinite vite e di presentarsi in maniera sempre compartimenti stagni sta infatti mostrando le sue fragilità», diversa. Raccontarsi agli altri o nascondersi avverte la responsabile del Mas Fashion Innovation della dagli altri attraverso le scelte quotidiane è ciò Supsi, che proprio in questa direzione imposta la propria che mi attrae e che mi diverte maggiormente», offerta formativa rivolta ai professionisti già attivi nel settore conclude Silvia Zancarli.

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© Bally

© Bally

© Bally

ILVALORE

tradizione della

O

ccorrono oltre duecento operazioni artigianali e circa quattro settimane per realizzare un paio di Scribe, modello iconico di calzature di Bally, il più celebre fra i brand di moda svizzeri, che in Ticino ha il suo quartier generale, a Caslano. Proprio dalla fabbricazione a mano di scarpe di alta gamma l’azienda ha mosso i suoi primi passi nel 1851. Ancora oggi, a distanza di oltre 170 anni, rimangono l’accessorio emblematico all’interno del suo ecosistema, che è venuto includendo anche i segmenti del ready to wear, delle borse e della piccola pelletteria. Una tradizione, come conferma il Ceo Nicolas Girotto, che rimane il capitale fondante per garantire la qualità che contraddistingue chi più che fare moda, fa stile.

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Anche in un settore chiamato a stupire stagione dopo stagione, la tradizione continua a rivestire un ruolo centrale con il suo prestigio e la perpetuazione di un know-how unico di lavorazioni artigianali. Una costante fonte di ispirazione


FOCUS_MODA ALLO SPECCHIO DI SUSANNA CATTANEO

Nicolas Girotto, cosa signif ica ‘tradizione’ per Bally, in un settore che a ogni nuova collezione è chiamato a riaffermarsi ma anche a sorprendere? La tradizione è un elemento insostituibile, che conferisce autenticità e qualità a ogni nostro prodotto. In questo contesto la Svizzera, che è il nostro mercato di origine, risulta fondamentale. Made in Switzerland, artigianato di eccellenza, benessere dei dipendenti e rispetto per l’ambiente, senza dimenticare la creatività e l’innovazione, sono i pilastri sui quali dal 1851 Bally ha costruito la sua identità. Carl Franz, il nostro fondatore, è stato un visionario, pioniere del brand globale all’inizio del secolo. Ciò che ci distingue è il modo in cui i nostri valori si intrecciano con la cultura svizzera e il nostro impegno per il futuro.

A DESTRA, NICOLAS GIROTTO, CEO DI BALLY. A CASLANO LAVORANO ALCUNI DEI MIGLIORI ARTIGIANI DELLA PELLE E DELLA SCARPA AL MONDO, CUSTODI DI UN KNOW-HOW UNICO. SOTTO, WIENER DEVILLE WÄLCHLI, PHOTO : JOST WILDBOLZ, BALLY – LE PAS VERS LA MODE, 1978. LE ARTI © Bally

GRAFICHE SONO DA SEMPRE AL CENTRO DELL’ATTENZIONE DI BALLY. QUASI MILLE I MANIFESTI ICONICI IDEATI PER

© Bally Schuhfabriken AG

L'AZIENDA DAI MIGLIORI CREATIVI

In che misura l’artigianato è ancora essenziale per la produzione dei vostri modelli? L’eredità di Bally in termini di artigianalità e know-how è radicata nei processi unici e nelle tecniche artigianali che creano i nostri prodotti di punta. La sfida è continuare a essere moderni artigiani, capaci di fondere la tradizione con l’innovazione, sperimentando e perseguendo il nuovo. Porto l’esempio dell’iconica scarpa Scribe, disegnata nel 1951 per celebrare i primi 100 anni di Bally, onorando le nostre origini di arte calzaturiera svizzera. Oggi, le ‘nuove’ Scribe seguono la Goodyear Construction Technique: un metodo di produzione molto articolato che prevede 200 fasi, la maggior parte eseguita a mano. Nello stabilimento di Caslano lavorano alcuni dei migliori artigiani della pelle e della scarpa al mondo. Come viene trasmesso questo know-how altamente specializzato alle nuove generazioni? È previsto un rigoroso processo di apprendimento che richiede almeno 5 anni di formazione e affiancamento da parte di mentori esperti. Si tratta di un investimento significativo, ma essenziale per mantenere l’eccellenza.


© Bally

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SOPRA, LA SFIDA PER UN BRAND DI GRANDE TRADIZIONE È CONTINUARE A ESSERE MODERNI ARTIGIANI, CAPACI DI SPERIMENTARE E PERSEGUIRE IL NUOVO

Abbiamo un centinaio di artigiani che producono attualmente oltre un quarto delle calzature nella nostra sede di Caslano, 150-200mila scarpe all’anno su un totale di circa 700mila paia. La tradizione ha anche un prezzo, se signif ica ‘Swiss made’. Ne vale la pena? In un mondo così interconnesso e in continua trasformazione, nel quale abbiamo ormai accesso quasi a tutto, sono la ricerca e la selezione dei materiali, l’attenzione e la cura per il dettaglio a fare la differenza. Inoltre, la nostra storia secolare e il valore intrinseco della tradizione svizzera costituiscono uno storytelling che continua ad attirare molti clienti.

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Come evitare però che la tradizione che diventi la pietra di paragone su cui misurare ogni iniziativa, con il rischio di limitare l’innovazione? È una domanda che ci poniamo spesso. Questo patrimonio storico e culturale è per noi motivo di grande orgoglio e lo consideriamo un vantaggio competitivo. Partiamo sempre da qui: dal desiderio di mettere a frutto la nostra creatività e immaginazione attraverso nuove collaborazioni con talenti creativi anche molto diversi tra di loro. Ci piace sperimentare punti di vista che ci spingono verso nuovi territori. Non vediamo, dunque, la nostra lunga storia come un limite all’innovazione, ma piuttosto come una fonte di ispirazione. La chiave sta nel trovare un equilibrio tra rispetto e apertura all’innovazione, per continuare a evolversi senza perdere la propria identità distintiva. Ma cosa signif ica nel concreto innovazione? L’innovazione non è solo una necessità ma una parte integrante del nostro impegno nel coniugare tradizione e contemporaneità, mantenendo la promessa di offrire prodotti di alta qualità che rispondano alle aspettative dei consumatori moderni. Dal punto di vista strategico, investiamo in ricerca e sviluppo per creare nuovi materiali e processi sostenibili che rispondano alle esigenze moderne. Ad esempio ci impegniamo a introdurre sul mercato prodotti completamente circolari, dimostrando il nostro impegno per la sostenibilità ambientale. Nella pratica, si traduce in un costante aggiornamento dei materiali e processi di produzione. Cerchiamo di adottare tecnologie all’avanguardia per migliorare la qualità e le prestazioni dei nostri prodotti. Bally è anche membro del CdA del Lifestyle Tech Competence Center, una realtà in forte sviluppo fra i tre poli dello Switzerland Innovation Park Ticino. Questo centro ci offre l’opportunità di collaborare con vari partner appartenenti non solo al sistema moda, per co-creare innovazione. Insieme, miriamo a sviluppare soluzioni digitali all’avanguardia e ad affrontare sfide cruciali come la sostenibilità. Un investimento strategico che siamo convinti migliorerà l’intero settore, portando a risultati più qualitativi, tempi più rapidi e costi più contenuti per l’innovazione.


© Bally

SOPRA, OLTRE ALLE SCARPE, L’UNIVERSO DI BALLY INCLUDE ANCHE I SEGMENTI DEL READY TO WEAR, DELLE BORSE E DELLA PICCOLA PELLETTERIA. A DESTRA, LA CELEBRE SILHOUETTE DI DONNA CON CUI NEL 1967 IL GRAFICO FRANCESE BERNARD VILLEMOT INAUGURAVA LA COLLABORAZIONE CON BALLY

© Bally

Ben da prima che diventasse un trend, la sostenibilità ha rappresentato un valore centrale per Bally. Oltre 170 anni di produzione di calzature di alta qualità ci hanno insegnato il valore della durata nel tempo, della qualità artigianale e della responsabilità nei confronti dei materiali che utilizziamo. Tutto questo si traduce in prodotti di lunga durata, che sfidano la moda effimera e promuovono uno stile di vita sostenibile. Dall’altro lato, riconosciamo che il mondo sta cambiando rapidamente, con crescenti preoccupazioni per l’ambiente e la necessità di ridurre l’impatto negativo sull’ecosistema. In risposta a queste sfide, Bally si impegna a integrare le nuove tecnologie e le pratiche sostenibili nell’intero ciclo di vita dei suoi prodotti. Ciò include l’adozione di materiali innovativi e sostenibili, la ricerca di processi di produzione a basse emissioni di carbonio e l’ottimizzazione della gestione delle risorse. Nel 2019 abbiamo inoltre istituito la Bally Peak Outlook Foundation, la cui missione principale è proteggere le montagne dall’inquinamento ambientale e dal turismo di massa rafforzando il lavoro delle organizzazioni locali per agire come catalizzatori di esternalità positive. Un modo per rimanere fedeli alle nostre origini alpine, tra passato e presente, e quindi in linea con la nostra tradizione. Anche il radicamento nella regione di Lugano è una parte fondamentale della vostra identità. Negli anni, Bally ha potuto contribuire in modo significativo allo sviluppo, alla cultura e all’ambiente

di questo territorio. Nel 2006 è stata istituita la Bally Foundation e oggi ha finalmente trovato una casa tutta sua, la splendida Villa Heleneum a Castagnola. Obiettivo, un’altra volta, è quello di sperimentare, conoscere, per poi eventualmente promuovere nuovi giovani talenti e artisti locali e internazionali, riunendosi in un luogo nel quale condividere idee, esplorare nuovi orizzonti e dunque contribuire a un mondo più sostenibile in linea con i valori-pilastri di Bally. Desideriamo restituire alla comunità locale e alle persone che ci hanno sostenuto nel corso degli anni, quello che ci è stato dato, facendo parte attiva della sua crescita culturale. Quest’estate peraltro l’abbiamo vista sul Financial Times in veste di ‘ambasciatore’ della regione di Lugano. L’opportunità di condividere la bellezza e la ricchezza culturale della regione con una pubblicazione di prestigio come il Financial Times è entusiasmante. Per me, che sono francese, grazie a Bally Lugano è diventata casa, un luogo nel quale vivo ormai da anni e al quale sono molto legato.

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FOCUS_MODA ALLO SPECCHIO DI SIMONA MANZIONE

Quattro decenni di moda giovane e la più classica delle tradizioni a stelle e strisce: il jeans, rivisitato con gusto francese. Oggi la linea più esclusiva conquista nuovi target

DENIM & more

È

animato da uno spirito di giovinezza e libertà. Un marchio che nei suoi oltre quarant’anni di storia ha tenuto conto delle tendenze della moda globale, traendone ispirazione ma senza scalfire la propria autenticità e il proprio stile identitario. Tra i suoi vezzi, le iconiche campagne con il volto di celebrità di fama mondiale, su tutte Claudia Schiffer.

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Abbiamo chiesto a Paul Marciano, co-fondatore e chief creative officer di Guess, dell’ispirazione di un brand che, intraprendente e al tempo stesso sensuale e ribelle, conosce bene le donne, da generazioni. Dei gentiluomini francesi e l’attitudine americana a rendere tutto possibile. È stata una bella sf ida trasformare un abito da lavoro in un capo glamour ... Abbiamo dato vita a Guess nel 1981 come piccola azienda californiana di jeans. All’inizio degli anni Ottanta, la moda del denim stava attraversando una fase di incertezza in cui era considerato senza appeal. Abbiamo reinterpretato il capo, facendone dei jeans slim-fit alla caviglia, stonewashed e con tre zip. I ‘Marylin’. Le prime due dozzine vennero messe in vendita da Bloomingdale’s. In poche ore l’intero stock era esaurito. Il resto è noto. Infatti, da quella prima dozzina a divenire un marchio lifestyle globale il passo è stato breve. Qual è la formula magica? Essere oggi un’azienda solida, con 1.600 negozi in 100 Paesi e 25 categorie di prodotti, ci rende più che felici. Il percorso, come sempre accade, non è stato tutto in discesa. Se di un ‘segreto’ si vuol parlare, penso risieda nella coerenza. Siamo rimasti fedeli a ciò che siamo e


A DESTRA, PAUL MARCIANO, CHIEF CREATIVE OFFICER DI GUESS. A SINISTRA, GIORGINA RODRIGUEZ INDOSSA MARCIANO BY GUESS, LA LINEA PIÙ ESCLUSIVA DEL BRAND. IN EVIDENZA, MINI ABITO IN MAGLIA MARCIANO DELLA COLLEZIONE F/W 2023, NATA DA UNA COLLABORAZIONE CON L’INFLUENCER E MODELLA ARGENTINA

Guess Gen Z Lab Nata dalla collaborazione con il Lifestyle Tech Competence Center (Ltcc), l’iniziativa Guess Gen Z Lab è una piattaforma di co-creazione per la Generazione Z. Volta a rafforzare la connessione del marchio con questa generazione di consumatori mediante un processo di coinvolgimento diretto e scambio di idee, fornisce allo stesso tempo agli studenti diversi strumenti per lavorare nel settore del marketing della moda. «Mi piace la scoperta di giovani talenti e delle idee che sono capaci di maturare», ha commentato Paul Marciano.

ci sentiamo particolarmente vicini e che ci fa piacere sostenere tangibilmente. Per quanto concerne la ‘nostra’ moda, oggi tutte le principali presentazioni avvengono in Ticino, dove si trovano quattro delle diciotto boutique presenti in Svizzera. Le campagne pubblicitarie, f in dalle primissime, sono rimaste delle pietre miliari. Che cosa le ha rese speciali? Fin dagli esordi ho deciso che l’obiettivo principale nelle campagne pubblicitarie di Guess non sarebbe stato mostrare i prodotti. Volevo creare immagini iconiche. Volevo che evocassero il senso di uno stile di vita. Semplicemente, ho - e abbiamo - tenuto fede a questo proposito. Nel corso degli anni, tutte le campagne e i volti Guess di volta in volta scelti hanno sancito tappe importanti della storia del marchio. Ma l’icona che per me rappresenta la quintessenza di Guess è Claudia Schiffer. Ho capito subito che era una star e che avrebbe incarnato alla perfezione quello che consideravo il mio ideale di ‘donna Guess’. Le campagne pubblicitarie, che da sempre considero importanti, svolgono un ruolo fondamentale nella storia e nell’immagine del marchio. Che cos’è la moda per lei e come la moda è uno strumento potente per le donne? La moda nella mia vita ha un ruolo centrale. Ho iniziato a lavorare in questo settore grazie al ‘sogno americano’, un sogno che per me è diventato realtà. Un sogno che ho condiviso con i miei fratelli quando abbiamo pianificato di partire dalla Francia per andare a Los Angeles in vacanza per due settimane, e poi ci siamo rimasti due mesi! La moda è un mezzo per esprimersi, per comunicare chi siamo e per essere chi vogliamo. Credo che una donna possa indossare tutto ciò che si sente sicura di indossare. Dipende dalla donna; alcune si sentono a loro agio vestendo un abito importante, con un taglio sartoriale, per altre il massimo è un tubino attillato. L’importante è scegliere con consapevolezza, con sincerità verso sé stesse. Solo così si riesce a esprimere la propria unicità. La moda è una preziosa alleata.

al Dna del marchio. Rispettiamo le nostre radici e non seguiamo ogni singola tendenza stagionale. La nostra è una proposta di abbigliamento e accessori senza tempo ed essenziali, che tributa grande importanza all’aspetto della sostenibilità. Qual è la donna idealmente destinataria delle vostre collezioni? E come è cambiata nel corso degli anni? È una donna sicura di sé e positiva; indossa abiti che esaltano la sua sensualità e il suo stile di vita. Non ha paura di rischiare, né di farsi notare quando arriva, ovunque arrivi. Tutti i nostri modelli devono essere in grado di trasmettere quella femminilità che è nel Dna del nostro marchio. Il mutare dei tempi offre alla moda stimoli sempre nuovi. L’evoluzione della donna verso l’indipendenza e il suo affermarsi nel mondo del lavoro hanno dato spunto per la creazione di Marciano by Guess, una linea apprezzata dalle donne per le quali, nel quotidiano, la forte componente professionale non fa sbiadire il desiderio di avere un look contemporaneo e sofisticato, con un’attenzione particolare alla moda sia di giorno che di sera. Dal 2008 Guess Europe ha scelto Lugano. Qual è il rapporto tra il marchio e il territorio? La città di Lugano è come una seconda casa per Guess. Ci sentiamo legati al territorio e abbiamo continuato a investirvi; ci sono organizzazioni locali, in ambito culturale come il Lac e sportivo come l’Hcl, a cui

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FOCUS_MODA ALLO SPECCHIO DI SUSANNA CATTANEO

ETICA

oltre all’estetica

L’industria della moda è in transizione da pratiche di sostenibilità volontarie a un quadro più regolamentato. L’esperienza acquisita rende VF un modello per il suo settore

N

on sono soltanto i famigerati 3.800 litri d’acqua necessari per produrre un paio di jeans - se poi si aggiunge la colorazione si può attivare a 9.000, appesantiti da sostanze chimiche e petrolati - a fare della moda una delle industrie più inquinanti, ma tutta una filiera che solo in tempi recenti ha cominciato a mettere in questione i suoi processi produttivi e la sua opacità. Sostenibilità oblige: ambientale ma anche sociale, per un settore che molto produce ai bassi costi economici ma agli elevati costi umani dei paesi meno fortunati. Autentico precursore è stata VF Corporation, sensibile a queste tematiche ben prima che diventassero ‘di moda’. Una cultura aziendale che guarda innegabilmente al business, come dimostrano 11,6 miliardi di dollari di fatturato nell’anno fiscale 2023, ma in piena coerenza con l’ambito a cui si rivolge con i suoi brand, leader nell’abbigliamento outdoor, active e work. L’esperienza acquisita rende VF uno degli interpreti più avanzati e maturi dell’eco-responsabilità fra le aziende di moda. Proprio in Ticino, nel suo quartier generale Emea a Stabio dove lavorano oltre 1.100 collaboratori, vengono sviluppate molte delle innovazioni che concretizzano quest’impegno. Per approfondire l’ar-

gomento abbiamo incontrato David Quass, Senior Director Sustainability Emea di VF Corporation. David Quass, a che punto è oggi giunta l’industria fashion nello sviluppare una coscienza ecologica? I consumatori sono ormai consapevoli delle sfide ambientali e le aspettative delle aziende nei confronti di questi problemi sono chiare. Linee guida come la direttiva europea Csrd sulla rendicontazione in materia di sostenibilità, la tassonomia dell’Ue e standard globali come l’Issb stanno dando forma a una condotta della industry più sostenibile. L’accresciuta consapevolezza della piaga delle pratiche di greenwashing conferma la necessità di autenticità e trasparenza. Non limitarsi a soddisfare ma addirittura superare gli standard di conformità, rappresenta per VF un vantaggio competitivo significativo. Un approccio che VF già attua da lungo tempo. L’impegno a intraprendere azioni per il clima, ad approvvigionarci di materiali più sostenibili, a seguire pratiche commerciali responsabili e a mirare a obiettivi significativi si fondono nella nostra strategia “Made for Change” Sustainability & Responsibility, lanciata nel 2017, che si articola in tre macroaree di intervento: Persone, Pianeta e Prodotto. Guidati dall’intenzione di promuovere stili di vita sostenibili e attivi per il miglioramento delle persone e del pianeta, vogliamo essere parte della soluzione.

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A DESTRA, DAVID QUASS, SENIOR DIRECTOR SUSTAINABILITY EMEA DI VF CORPORATION. LEADER NEI SEGMENTI OUTDOOR, ACTIVE E WORK, VF HA FATTO DA APRIPISTA IN MATERIA, DALLO SVILUPPO DEI PRODOTTI ALLA SUPPLY CHAIN. UN ESEMPIO, È SMARTWOOL, PRIMO BRAND A PRODURRE CALZE DA SCI IN LANA MERINO AD ALTE PRESTAZIONI

Quali sono le principali diff icoltà si incontrano nel lavorare sulla tracciabilità di f iliera? Nel 2018 abbiamo iniziato a pubblicare le mappe di approvvigionamento dei prodotti per nove dei nostri marchi più iconici. A dicembre 2021 abbiamo raggiunto l’obiettivo di pubblicarne 100. Il prossimo traguardo sarà tracciare e verificare l’intera catena di fornitura dei cinque materiali chiave di VF entro il 2027: cotone, pelle, gomma naturale, lana e materiali sintetici. Per convalidare le informazioni raccolte, abbiamo dovuto sviluppare un processo solido: un lavoro complesso e ad alta intensità di risorse, ma fondamentale per guidare le decisioni commerciali in linea con il nostro obiettivo aziendale. Per convincere alcuni dei fornitori a monte sulla necessità di cambiare approccio ci adoperiamo anche per migliorare le loro competenze e snellire i processi. Un dato sistematicamente citato, sono i 3.800 litri di acqua necessari per produrre un paio di jeans. Come contenere questi sprechi? Secondo la Ellen MacArthur Foundation, la transizione verso le energie rinnovabili e l’implementazione di pratiche di efficienza energetica in tutti i settori possono produrre una riduzione sostanziale del 55% delle emissioni. Il restante 45% è legato alla produzione di prodotti e può essere affrontato attraverso iniziative di economia circolare. VF si sta muovendo

su entrambi i fronti. I risultati si vedono. Per fare un esempio, l’anno scorso siamo entrati nell’A list Del Cdp Water Security, un risultato prestigioso condiviso solo da poche aziende di abbigliamento e calzature. Le nostre partnership si estendono al sostegno dei nostri fornitori nell’adozione delle best practices per il consumo e lo scarico dell’acqua e alla partecipazione a importanti iniziative di settore. In totale, i programmi di raccolta dell’acqua piovana avviati da 39 nostri fornitori all’interno della vasta catena di fornitura di VF hanno permesso di raccogliere quasi 1,5 milioni di metri cubi di acqua nel 2020. L’eco-responsabilità richiede necessariamente f ibre naturali o ci sono alternative sintetiche ecologiche? Le strade strategiche possibili sono diverse. Ad esempio, il nostro marchio icebreaker, attraverso l’utilizzo di fibre naturali come la lana merino, riesce a ridurre del 95% l’utilizzo della plastica, assicurando al tempo stesso un alto livello di prestazioni. GreenStride di Timberland sfrutta invece la canna da zucchero per creare biosintetici all’avanguardia. Marchi come


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di 1 milione di lavoratori e delle Napapijri e The North Face loro comunità entro l’anno puntano inoltre sul design fiscale 2026 e di 2 milioni monomateriale, facilidi persone entro il 2031. tando la riciclabilità e Come gruppo che opera allineandosi ai nostri più ampi obiettivi di a livello globale avete sostenibilità. Fra i la forza di sostenere nostri obiettivi di questi progetti, ma Gruppo, abbiaesiste una solidamo stabilito che rietà di sistema per entro il 2026 il condividere le best 50% del poliestere practices con le Pmi? proverrà da materiali riciAnche un’entità aziendale clati e tutto il cotone acquistacome VF non può affrontare le to sarà coltivato negli Usa, in sfide della sostenibilità da sola. Per Australia o nell’ambito di un avere un impatto sul pianeta, è fonprogramma di coltivazione di damentale operare collettivamente, cotone che promuove migliosia all’interno dell'industria della ramenti della sostenibilità moda che tra i vari settori. Consaambientale e/o sociale. pevoli della nostra responsabilità Anche il packaging può condi leadership in questa impresa, tribuire? ci impegniamo a promuovere la Sì, per noi è fondamentale. collaborazione in ambiti precomEsempio ne è la soluzione Sustainable Pa- p e r petitivi e a condividere le conoscenze per Bags integrata da The North Face lo scorso anno e, favorire il progresso del settore. Un esempio lampannegli ultimi mesi, anche da Timberland e icebreaker. te è il nostro contributo a iniziative come il quadro Tutte le scatole di cartone saranno sostituite da sacdi riferimento per i risultati rigenerativi del Textile chetti di carta. Timberland ne ha già utilizzati più Exchange e la guida del settore Cti del World Busidi 200mila, risparmiando almeno 33 tonnellate di ness Council for Sustainable Development, entrambi materiale. Con il progetto Naked Delivery andiamo resi open source. Ci impegniamo anche con i governi invece a ridurre la quantità di e altre Ong e siamo membri plastica, rimuovendo i sacchetti di associazioni di categoria e La traiettoria è chiara: prima della spedizione. industriali in tutta la regione i prodotti ecologici non Non meno importante è la reEmea, comprese quelle svizdevono essere un’opzione, sponsabilità sociale. Quali sono zere e ticinesi. ma lo standard prevalente. gli aspetti più critici? Ma la massa dei consumatori è David Quass In primis rispettare i diritti davvero pronta a spendere di Senior Director Sustainability Emea umani fondamentali di tutti più per un prodotto certif icato di Vf Corporation coloro che sono coinvolti nelle ed eco-responsabile? operazioni commerciali e nella Mentre i segmenti di nicchia catena di fornitura. Nel corso degli anni, abbiamo mostrano un forte interesse, il mercato di massa è compiuto enormi progressi in materia di salute e siin fase di adattamento. L’accresciuta consapevolezza curezza. Inoltre, il nostro programma di sviluppo dei ambientale lo guida, ma le considerazioni sui costi lavoratori e delle comunità ha avuto un impatto enorrestano fondamentali. I marchi dovrebbero facilitarlo me, concentrandosi sulle aree dell’acqua e dei servizi integrando la sostenibilità come norma ed educando i consumatori ai suoi vantaggi nel lungo termine. Il igienici, su salute e nutrizione, nonché sull’assistenza sostegno normativo, come i requisiti del Passaporto e l’istruzione dei bambini. Infine, abbiamo elevato la digitale dei prodotti (legge Agec) in Francia, collenostra attenzione strategica ai diritti dei lavoratori per aumentare gli sforzi sulla libertà di associazione, gato alle informazioni su VF, stimolerà le decisioni il reclutamento responsabile e i lavoratori migranti, la eco-responsabili. La traiettoria è chiara: i prodotti violenza e le molestie di genere, i diritti dei bambini ecologici non devono essere un’opzione, ma lo stane i salari equi. Il nostro obiettivo è migliorare la vita dard prevalente.

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l’immagine OLTRE

BRAND I brand vanno ormai ben al di là della funzione identificativa assolta dal marchio, incorporando discorsi culturali, sociali, politici o finanziari. Non senza porre interrogativi

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on è una trovata del marketing moderno il concetto di brand: così si chiamava il tizzone ardente con cui, millenni orsono, le popolazioni germaniche nomadi imprimevano a fuoco sui loro capi di bestiame un segno identificativo per contraddistinguerli. Esattamente la funzione assolta dal marchio all’interno dell’attuale ecosistema di una marca. «Ad esempio, nel contesto della moda, il marchio in quanto segno di identificazione ha ancora oggi una sua fortissima spendibilità: permette infatti di evidenziare con

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immediatezza l’origine di un prodotto e, a chi lo compra o ne fa uso, di associarsi alla sua immagine», sottolinea Luca Massimiliano Visconti, Decano della Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’Università della Svizzera italiana, dove insegna anche presso il Master in Digital Fashion Communication, esperto di consumer culture theory, con particolare attenzione alle tematiche della gestione della marca e del luxury brand management. «Negli ultimi anni, il mercato è stato dominato da una vera e proprio logomania, che è il modo più semplice ed evidente di usare una marca a scopo identificativo. Ma la stessa funzione può assolverla anche un determinato colore, pensiamo all’arancio per Hermès, a un certo tipo di grigio per Dior o al verde acido di Prada, così come dei pattern tipici, vedi Louis Vuitton o Gucci, o una lavorazione iconica, ad esempio l’intreccio della pelle per Bottega Veneta, che è il classico esempio di una marca discreta. Uscendo dalla dimensione visiva si può poi


FOCUS_MODA ALLO SPECCHIO DI SUSANNA CATTANEO

A DESTRA, LUCA MASSIMILIANO VISCONTI, DECANO DELLA FACOLTÀ DI COMUNICAZIONE, CULTURA E SOCIETÀ DELL’USI, ESPERTO DI CONSUMER CULTURE THEORY, CON PARTICOLARE ATTENZIONE ALLE TEMATICHE DELLA GESTIONE DELLA MARCA E DEL LUXURY BRAND

entrare in altri mondi, quali la dimensione olfattiva per Abercrombie, o una firma uditiva come un jingle, fino a progetti più ampi e innovativi, come l’associazione a una marca di generi musicali, strada ad esempio percorsa da Saint Laurent», spiega Luca Visconti, che è anche Professore ordinario di Marketing all’Istituto di Marketing e Comunicazione Aziendale di Parigi, città dove insegna anche all’Institut Français de la Mode e a Sciences Po. La morfologia del marchio è dunque data dall’insieme di segni che, attraverso i cinque sensi, permette di attribuire con ragionevole certezza un punto di contatto a un brand, dalla forma del prodotto al suo packaging, dal concept del punto vendita al design del sito web. Tuttavia le marche vanno ormai ben al di là della funzione di identificazione: accompagnando l’evoluzione sociale, sono entrate nel modo di pensare e vivere, tanto che si giunge a identificare certi valori attraverso i brand che li promuovono. Ci si sposta quindi alla sfera se-

I BRAND PIÙ ICONICI DELLA MODA HANNO SAPUTO SERVIRSI DEL PROPRIO MARCHIO, MA FANNO LEVA ANCHE SULL’AMPIO SISTEMA DI VALORI SOTTESO ALLA MARCA

mantica che aggrega nuovi significati e potenzialità. «Una prima funzione aggiuntiva della marca è quella culturale, diffusissima nella moda, con brand che sponsorizzano eventi sportivi, musicali, fondazioni culturali che sempre più supportano giovani talenti, non solo nel proprio settore, è il caso del Bulgari Swiss Genius, un premio incentrato sull’innovazione nella responsabilità sociale d’impresa che la Maison ha lanciato per ora in Svizzera, peraltro quest’anno attribuito proprio a un progetto di studenti del nostro Master in Digital Fashion Communication», ricorda il Decano. Una seconda funzione del brand è quella sociale: se una volta ci si riuniva intorno a interessi politici,


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incrementano il proprio valore nel tempo, diventando oggetti del desiderio transgenerazionale. L’acquisto si eleva allora da soddisfacimento di un bisogno o di un capriccio, a una scelta razionale e addirittura pianificata, in un’ottica di return on investment», spiega Luca Visconti. Certo, da un punto di vista squisitamente economico, c’è tutto l’interesse da parte delle stesse aziende a non limitarsi a un discorso di marchio, ma a far leva sul più ampio sistema di valori sotteso alla marca, che consente di svincolarsi da una logica di mera soddisfazione di un bisogno per entrare nella sfera della desiderabilità che permette di assicurare margini più elevati, incrementare la fidelizzazione dei consumatori e stimolare l’advocacy. «Tuttavia da una prospettiva socioculturale, mi chiedo quali implicazioni possa avere affidare la nostra socialità a passioni di marca. Addirittura da una passata ricerca, risulta che già alcuni genitori educano i propri figli anche indirizzandoli a determinate scelte di marca», avverte l’esperto. Azioni di lobbing ci sono sempre state, dall’industria del petrolio al tabacco, ma oggi ci si confronta a una geopolitica delle marche non dichiarata che rischia di influenzare le scelte individuali e collettive. «Quando poi una sola azienda ha un fatturato che supera il Pil di molte nazioni e ci sono marche elevate quasi a fede religiosa… È un’evoluzione che non può lasciare indifferenti e che deve responsabilizzare chi si occupa di brand management. Al tempo stesso, sin dalle scuole dell’obbligo si dovrebbe educare al consumo, che in fondo è l’attività che ci impegna lungo tutte le nostre giornate, perché non dobbiamo dimenticare che anche noi come clienti abbiamo il potere di incidere sulle scelte dei brand», conclude il Decano della Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’Usi. Qualcosa sembra già muoversi, specialmente guardando alle nuove generazioni, con Millennials e Gen Z a esigere sostenibilità, trasparenza e autenticità. Statement che in un mercato sempre più competitivo, le imprese non possono ignorare, quando sempre più sono i valori della cultura aziendale a orientare non solo le scelte di consumo, ma anche quelle del datore di lavoro.

valori religiosi o particolari passioni, sempre più spesso sono le stesse marche, in maniera più o meno premeditata, a divenire piattaforme di aggregazione: «Sono le cosiddette ‘comunità di marca’, non frequenti ma molto studiate: brand come Harley-Davidson, Mini o Nutella hanno creato vere e proprie comunità con un’identità e una ritualità condivisa fra i loro membri», osserva il professore. A queste si affiancano fenomeni eminentemente legati alla digitalizzazione, i ‘pubblici di marca’, senza un’interazione diretta fra i membri, ma piuttosto animate dalla concorrenza fra persone che parlano di un brand cercando di dimostrare maggior competenza, qualcosa di molto più vicino al mondo degli influencer. «Una terza funzione è quella politico-ideologica, che vede alcune aziende sposare cause come quella ambientale per Patagonia oppure la fluidità di genere per Gucci nell'era di Alessandro Michele - che infatti è stata la prima Maison italiana del lusso a ottenere la Certificazione della Parità di Genere -, il femminismo per Prada e ancora, cambiando segmento, la clean beauty per tante aziende indie che stanno emergendo negli ultimi anni. Infine una funzione attualmente meno accentuata, ma in forte sviluppo, è quella economico-finanziaria, che propone un prodotto come forma di investimento: un discorso che vale in particolare per i prodotti iconici della nicchia del lusso, che mantengono quando non

BRAND SOFT LOGO, BOTTEGA VENETA SI FIRMA CON L'INCONFONDIBILE INTRECCIO DI PELLE. ALTRETTANTO ICONICA LA STAMPA BAROCCA DI VERSACE

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Romeo e Giulietta

Les Ballets de Monte-Carlo Tra le più prestigiose manifestazioni artistiche del Principato di Monaco, Les Ballets de Monte-Carlo torna al LAC con Romeo e Giulietta, una coreografia elegante e asciutta in cui la forza della musica di Prokof’ev si unisce ad un impeccabile corpo di ballo di cinquanta elementi.

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Ma/Me, ore 20:30 LAC, Sala Teatro

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AUDACE

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© Museo nazionale svizzero

© Museo nazionale svizzero

© Museo nazionale svizzero

trasgressione

agli e linee decise, che rispondono alle esigenze di una donna emancipata. Una moda spregiudicata, androgina, come lo era lei: Ursula Rodel (19452021), tra le più influenti stiliste svizzere con il suo lavoro pionieristico, ricco di contrasti. Una carriera movimentata, cominciata a inizio anni

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Al Museo nazionale di Zurigo, un’immersione nel mondo e nella moda anticonvenzionale della stilista argoviese Ursula Rodel


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© Museo nazionale svizzero

DI MIRTA FRANCESCONI

A FIANCO, UNA FOTO SIMBOLO DI PIERRE COMMOY RITRAE URSULA RODEL IN VERSIONE PUNK. LA STILISTA USAVA GESSO E MATITA CON GRAN VIRTUOSISMO. I DISEGNI RACCOLTI NEL LOOK-BOOK © Pierre Commoy

IN BOUTIQUE ISPIRAVANO LE CLIENTI.

Settanta. Dopo gli studi alla Scuola svizzera del tessile di Wattwil, è alla School of Fashion di Londra che per l’argoviese, proveniente da una famiglia di albergatori, scocca la scintilla della creatività. Installatasi a Zurigo, si muove negli ambienti della subcultura punk, ma anche se pelle, latex e rivetti caratterizzano i suoi modelli, convivono con la passione per i tessuti pregiati e la qualità. Nel 1972 fonda con Sissi Zöbeli e Katharina Bebié il marchio di prêt-à-porter Thema Selection. Dopo aver stentato a decollare, quando nel 1974 Vogue scrive con entusiasmo della sua moda d’avanguardia, il negozio di Oberdorf si ritrova presto sulla bocca di tutti con le sue eccentriche sfilate, accreditandosi come luogo di ritrovo della scena artistica zurighese. Ben presto Ursula inizia a lavorare anche come costumista nell’industria cinematografica, da Federico Fellini a Lars von Trier, e sarà legata da una lunga amicizia con Catherine Deneuve che, inizialmente poco entusiasta della gonna in pelle che le aveva disegnato per il film Il suono della paura (1979), finirà per affidarle anche il suo guardaroba personale.

SOPRA, DAL SUO GUARDAROBA STRAVAGANTE, PANTALONI IN PELLE VERDE. IN APERTURA, UNO SGUARDO SULLA MOSTRA A ZURIGO

Una vita travagliata, segnata da eccessi, droga, sperimentazioni e dalla tragica perdita della sua ‘musa’ Irene Staub, prostituta d’alto bordo, alias Lady Shiva, sua modella e amante, scomparsa in un incidente in moto nel 1989. Dopo aver troncato con Thema Selection, nel 1986, lancia il proprio marchio, Ursula Rodel Création, al Zürcher Kreis 4: compiuta realizzazione del suo concetto di designer al servizio dell’arte di vivere. Insieme agli abiti vendeva anche i suoi dipinti e le sue illustrazioni - un mix di disegni di moda e immagini erotiche in stile degli anni ’50 - oltre a mobili e accessori. Proprio per i suoi molteplici talenti e per il suo lavoro che andava ben oltre i confini della moda e della Svizzera, malgrado la sua anticonvenzionalità, è stata insignita nel 2009 con il Grand Prix Design dell’Ufficio federale della cultura. A due anni dalla sua scomparsa, il Museo nazionale svizzero di Zurigo le dedica una mostra, Bella e selvaggia, fino al prossimo 31 marzo, addentrandosi in particolare nel periodo degli anni Settanta, così significativo anche per la cultura della città sulla Limmat.

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L’OPINIONE

Michele Roncoroni, membro di comitato FAFTPlus

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l congedo parentale è come la moglie del tenente Colombo: tutti ne parlano, nessuno l’ha mai vista. Il concetto stesso di congedo parentale per entrambi i genitori è relativamente nuovo alle nostre latitudini. Fino a pochi anni fa le neomamme potevano fare capo a un congedo maternità remunerato di 14 settimane, mentre non era previsto nulla per i neopapà. La recente introduzione a livello nazionale di un congedo paternità di 2 settimane, a partire dal primo gennaio 2021 in seguito a votazione popolare, non ha risolto completamente il problema. Si tratta però di una pietra miliare nel cambiamento di mentalità, che a causa di regressi storici, culturali e sociali vede da un lato una bassa percentuale di neomamme rientrare nel mondo del lavoro al termine del congedo e dell’altro poca propensione da parte dei neopadri a richiedere un periodo di vacanza. Un dato statistico importante mostra come nei primi tre mesi dall’introduzione del congedo paternità, il 70% dei neopapà vi abbia fatto ricorso (rispettivamente l’80% delle neomadri), percependo la quasi totalità delle indennità giornaliere a disposizione (13,86 su 14). La politica ha sempre dato come risposta alla questione della conciliabilità famiglia-lavoro l’aumento degli asili nidi o il sovvenzionamento degli stessi e quindi l’abbassamento della quota partecipativa dei genitori. Anche accogliendo positivamente questi miglioramenti, non si può semplificare e banalizzare la questione. La risposta al tema in oggetto deve essere molto più articolata e deve coprire molteplici sfumature della stessa.

Benvenuto,

congedo! Per trovare una soluzione capace di raccogliere consenso trasversale bisogna tenere in considerazione anche il timore delle aziende, in particolar modo delle piccole medie imprese, che vedono nel congedo parentale un rischio di perdita economica. Studi comprovati dimostrano però l’impatto estremamente positivo della prosecuzione dell’attività lavorativa da parte delle madri, che molto spesso decidono di abbandonare la propria carriera. È inoltre interessante sottolineare come la percezione della popolazione svizzera in merito a questa tematica si sia modificata negli ultimi anni. Uno studio di Sotomo del 2022 ha constatato come il 59% degli interpellati si dica propenso all’introduzione di un congedo parentale. I fattori maggiormente valorizzati sono essenzialmente due. In primo luogo, la flessibilità quale caratteristica principale del futuro congedo parentale e la necessità di una soluzione unica su scala nazionale. Le proposte politiche non mancano e la discussione è ormai accesa. Il mio augurio è che il prossimo episodio di questa primavera politica veda la moglie di Colombo, e quindi il congedo parentale, figurare tra gli attori protagonisti.

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Le prime due settimane di congedo parentale concesse ai neopapà a livello nazionale, sono un gradito passo in direzione di un modello che agevoli la prosecuzione dell’attività lavorativa delle mamme.


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CONIUGI,

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SEPARATE?

Auspicato su più fronti, il passaggio alla tassazione individuale per le coppie sposate presuppone l’apertura verso un nuovo schema di imposizione che valorizzi i contribuenti come singoli, a prescindere dal sesso

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el 1991, Josi Meier, alla prima Sessione delle donne, esordiva ironizzando sull’allora concezione della donna nella società: “Ora abbiamo capito perché si dice che il posto della donna è tra le mura di casa: ebbene sì, le donne devono stare tra le mura delle case comunali, dei palazzi governativi e del Palazzo federale”. I tempi sono cambiati e l’emancipazione femminile ha cominciato sempre più ad affermarsi, sulle ‘note’ del principio costituzionale dell’uguaglianza di genere. Gli studi scientifici, tuttavia, evidenziano come ci sia ancora molta strada da fare nel garantire le medesime possibilità al di là del genere, in termini diversi, tra cui quelli lavorativi ed economici. La Costituzione federale (art. 127) prevede il versamento delle imposte da parte dei singoli in ragione della loro capacità di contribuire. La domanda che ci si pone è se l’attuale struttura del regime fiscale svizzero rispetti questo principio. Infatti, com’è noto, a oggi la Svizzera è uno dei pochi Paesi ad aver mantenuto la tassazione congiunta obbligatoria per le coppie sposate (e i partner registrati). Di cosa parliamo? Sostanzialmente i coniugi, costituendo un’unità familiare, vengono considerati come un’unità economica e, in quanto tali, un unico contribuente. Un unico contribuente che presenta una singola dichiarazione, nonostante - magari - ogni coniuge percepisca i propri redditi e disponga di una sostanza personale. Forse anche a fronte di tale sistema impositivo, si riscontra concretamente una tendenza ad avere un coniuge più incline a dedicarsi alla carriera e l’altro, ten-

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denzialmente di sesso femminile, alla famiglia. Ne consegue, generalmente, una situazione di ‘dipendenza’ economica dell’una nei confronti dell’altro. Una realtà che sembra scontrarsi con la parità e l’uguaglianza tra uomo e donna tanto discussa specie negli ultimi anni. Ed è in questa direzione che cerca di porsi la proposta presentata dal Consiglio federale di modifica della Legge federale sull’imposta federale diretta (Lifd), con la quale si vorrebbe sostituire la tassazione congiunta con quella individuale, in cui anche le persone coniugate (e i partner registrati) potranno rispondere singolarmente delle proprie imposte in ragione della propria capacità contributiva, aumentando di riflesso la consapevolezza di ogni coniuge in materia. Certo, il cambiamento da un profilo tecnico pone molte sfide: prima di tutto, in termini di costi per le amministrazioni finanziarie. In secondo luogo, un simile cambiamento, se non accompagnato adeguatamente, potrebbe portare da un lato a una ripartizione errata dei redditi coniugali, con potenziale crescita delle dispute, e, dall’altro, a comportamenti potenzialmente elusivi delle norme. Se tutto ciò è sicuramente vero, non bisogna dimenticare che la Svizzera ha già affrontato cambiamenti epocali, manifestando preoccupazioni similari.


Basti risalire al passaggio dal sistema prenumerando al postnumerando (ossia la tassazione attuale relativa al periodo fiscale in corso) nel 1983 o all’introduzione nel 1990 della Legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni (Laid), la quale ha richiesto ai medesimi di rivedere integralmente la propria legislazione

Il Gruppo di Lavoro FiTi - Fiscaliste Ticino

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na nuova realtà per promuovere la partecipazione e la valorizzazione di donne attive nell’ambito della Fiscalità: questo lo scopo del Gruppo di Lavoro FiTi - Fiscaliste Ticino, che ha visto la luce all’interno del Centro di Competenze tributarie della Supsi. Attraverso lo sviluppo di incontri, in forma di convegni, webinar, seminari in presenza e workshop, verranno affrontate tematiche inerenti alla fiscalità, a livello svizzero, internazionale ed euro-unitario. Inoltre, FiTi intende partecipare a consultazioni pubbliche e/o prese di posizione, qualora inerenti al suo scopo, e portare il proprio contributo anche ad individuare tematiche oggetto di pubblicazioni in riviste scientifiche o ad edizioni speciali di riviste con cui collaborare. Coordinata da Francesca Amaddeo, avv. dr., docente-ricercatrice del Centro competenze tributarie della Supsi, la Commissione del FiTi è composta da cinque membri, che rappresentano le diverse aree del diritto fiscale nazionale e internazionale e delle istituzioni coinvolte: Mirya Favazzo, giurista presso l’Amministrazione federale delle contribuzioni; Simona Genini, titolare Sige Consulenze; Anna Maestrini, vicedirettrice della Divisione delle contribuzioni; Kelly Scapozza, giurista presso l’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni; Simona Zangrandi, Dottore commercialista e revisore contabile - Odcec Milano.

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SOPRA, IL NEOCOSTITUITO GRUPPO DI LAVORO FITI - FISCALISTE TICINO. DA SINISTRA, SIMONA ZANGRANDI, SIMONA GENINI, FRANCESCA AMADDEO (COORDINATRICE DEL GRUPPO E AUTRICE DI QUESTO ARTICOLO), MIRYA FAVAZZO, KELLY SCAPOZZA E ANNA MAESTRINI

tributaria. Ancora, non è possibile ignorare quanto più volte ‘caldamente’ raccomandato dalla comunità internazionale (prima tra tutte, dalle Nazioni Unite) e, soprattutto, le indicazioni del Tribunale federale. Già nel 1994, si esprimeva a favore di una modifica del sistema, al fine di eliminare le discriminazioni esistenti nei diversi regimi previsti. Sulla base di questa sentenza, i Cantoni hanno a suo tempo introdotto diverse contromisure che hanno permesso di appianare tali problematiche, a differenza della discriminazione che ancora sussiste a livello federale, dove però, va detto, diverse di queste soluzioni erano già state scartate nelle precedenti discussioni del 1983, non ritenendole applicabili. In ogni caso, quanto è certo è che il Tribunale federale persiste nell’affermazione di una sempre più spiccata indipendenza del second earner, ovvero il contribuente con meno capacità economica, tendenzialmente ravvisato nella donna. Ciò presuppone, prima di tutto, un consolidato cambiamento culturale, ma anche l’apertura verso un nuovo schema di tassazione, che valorizzi i contribuenti come unità singole a prescindere dal sesso. La sfida sarà sicuramente impegnativa: mantenere l’attuale impostazione, anche in termini di burocrazia e controllo, sarebbe pressoché impossibile nell’eventuale passaggio alla tassazione individuale. Sarà necessario apportare un profondo cambiamento, così com’è stato in tutti i Paesi che hanno intrapreso questa strada. Del resto, o si accettano le condizioni in cui si vive o ci si assume la responsabilità di cambiarle.


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he siano tutte donne, non dovrebbe essere la notizia - ma lo diventa quando la percentuale di figure femminili in ruoli dirigenziali, malgrado i benvenuti progressi, in Svizzera si attesta al 19%. Ma ancor prima di conteggi in rosa, da rilevare è come il Ticino stia dimostrando di riuscire ad attirare personalità di caratura internazionale in posizioni chiave nel settore della cultura e della formazione. Profili con brillanti carriere, che scelgono il nostro territorio per impegni di lungo orizzonte. Una tendenza che per una volta accomuna felicemente pubblico e privato. Da quelli che sono considerati i due centri di riferimento dell’arte contemporanea europea, la Fondazione Luma di Arles e il Palais de Tokyo a Parigi, sono arrivate, rispettivamente a presiedere il Locarno Film Festival e a dirigere la Fondazione Bally - l’una manifestazione di grande tradizione, l’altra realtà emergente - Maja Hoffmann e Vittoria Matarrese che, oltre alle loro competenze, recano in dote una

rete di relazioni e contatti internazionali di assoluta qualità e grande ampiezza. A livello istituzionale, dunque di chi alla cultura - che sia umanistica o scientifica - forma ogni anno migliaia di studenti, è Luisa Lambertini ad aprire nuove prospettive. L’Università della Svizzera italiana (Usi) cercava un candidato in grado di portare una visione ambiziosa e innovativa per dare continuità e sostanza allo slancio che negli ultimi anni, sotto il rettore Boas Erez, l’ha promossa fra i giovani e piccoli atenei più promettenti e apprezzati. Esperta di fama mondiale in finanza internazionale, macroeconomia ed economia politica, già consulente di Istituti centrali come Bce, Fed e Bns, nonché ex-presidente dell’Ibefa, dopo una brillante carriera accademica fra Stati Uniti e Svizzera, Luisa Lambertini è giunta a Lugano da Losanna, dove ricopriva la carica di Vicepresidente associata del Politecnico federale, alla guida della rinomata scuola dottorale e della formazione continua. Ticino Management Donna l’ha intervistata in margine all’inaugurazione del suo primo anno accademico alla guida di un ateneo.

APRIRSI a nuove sfide Allo scoccare del suo primo anno accademico da Rettrice dell’Università della Svizzera italiana, Luisa Lambertini racconta come stia ‘entrando in materia’. Una figura di caratura internazionale, per fare un ulteriore salto di qualità

© Università della Svizzera italiana


SOCIETÀ

offerti in un clima inclusivo e stimolante. Il secondo è che la sua reputazione continui a migliorare, sia a livello nazionale che internazionale, e il terzo è rafforzare una comunità responsabile e aperta al dialogo. A 27 anni, l’Usi è una realtà ancora giovane, a maggior ragione lo avverte chi è originario della città che vanta la più antica università al mondo, Bologna. Quale può essere la sua “unique value proposition”? L’Usi è un’università giovane, dinamica, fortemente internazionale e a misura di persona che mette enfasi sulla qualità delle sue iniziative di ricerca, insegnamento e contatto con il territorio. Uno dei punti di forza è proprio la proporzione docenti/ studenti, attualmente di 1 a 8, con gli effetti positivi che è facile immaginare sia per chi studia sia per chi insegna. Non vedo ragione né spazio per una futura crescita in termini di studenti simile all’ultimo decennio, quando si è passati da circa 3.000 a oltre 4.200 iscritti. Vogliamo però mantenere la nostra internazionalità e, al tempo stesso, attrarre studenti svizzeri d’Oltralpe - cosa non facile a livello Bachelor per questioni di lingua. Da quali strade potrebbe passare un’ulteriore crescita qualitativa? Non fare compromessi. Quindi assumere giovani e promettenti ricercatrici/ori e professori/esse tenendo la qualità come bussola delle scelte. Una delle mie priorità è valorizzare e aumentare la diversità dell’Usi, ma anche assumere giovani scientifici/he per abbassare l’età media. Un’altra strada è certamente l’internazionalità. Le contromisure della Confederazione possono compensare gli aspetti finanziari della mancata associazione della Svizzera al programma di ricerca europeo Horizon, non la perdita di attrattività internazionale degli atenei elvetici e le mancate collaborazioni. In Svizzera non sono necessarie nemmeno le dita di una mano per contare le Rettrici. Che lettura dare del sistema universitario in materia di pari opportunità? Mi auguro non sia uno status quo, ma una transizione. La prima Rettrice è stata Verena Meyer, che ha diretto l’Università di Zurigo dal 1982 al 1984. Ma nei decenni successivi le Rettrici donne sono rimaste eccezioni. Questa situazione riflette il lento aumento del numero di Professoresse ordinarie. Dobbiamo continuare a lavorare per portare diversità anche nelle aree che ne hanno poca, come le materie Stem, e per aggiustare la leaky pipeline che vede molte più professoresse lasciare la carriera accademica dei colleghi uomini. © Università della Svizzera italiana

Rettrice Luisa Lambertini, cosa l’ha spinta a impegnarsi in ambito universitario non solo sul fronte didattico, ma anche sul piano strategico-manageriale? Sono due aspetti complementari del lavoro accademico: per svolgere i propri compiti, ovvero per insegnare, fare ricerca e trasmettere la conoscenza al territorio, le università hanno bisogno di funzionare bene, di prepararsi al futuro e di crescere. Non è comunque mia

intenzione rinunciare completamente né alla didattica né alla ricerca: essere una ‘accademica completa’ è un’esigenza che sento molto, anche per non perdere il contatto con le varie anime dell’università. Quali considerazione l’hanno convinta a candidarsi alla guida dell’Usi? È una sfida. L’Usi è un’università giovane, con un grande potenziale e il mio obiettivo è aiutarla a consolidare quanto ottenuto finora e a fare un ulteriore salto di qualità. Per certi aspetti mi ricorda il Politecnico di Losanna degli anni Duemila, quando sono arrivata dagli Stati Uniti: un ateneo pieno di idee e di voglia di andare in direzioni nuove. Come ho detto in occasione della mia nomina, ho tre sogni per l’Usi. Il primo è che sia un leader nella formazione, con corsi di studio all’avanguardia, rilevanti per il mondo del lavoro e SOPRA, LUISA LAMBERTINI, DALLO SCORSO LUGLIO NUOVA RETTRICE DELL'USI, DOVE PORTA LA SUA VISIONE INNOVATIVA E AMBIZIOSA PER UN ATENEO DINAMICO, INTERNAZIONALE E A MISURA DI PERSONA

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A FIANCO, ISTANTANEE DI VITA STUDENTESCA DAL CAMPUS USI DI LUGANO E DELL'ACCADEMIA DI © Università della Svizzera italiana

ARCHITETTURA A MENDRISIO

© Università della Svizzera italiana

© Università della Svizzera italiana

Master all’estero; eventi di networking; e un premio annuale a una ricercatrice distintasi a livello mondiale nel suo campo e nel sostegno della diversità. Oltre alla sua brillante carriera accademica, ha raggiunto anche ottimi risultati come atleta, nella squadra nazionale italiana di pallamano. Cosa le ha insegnato? Ho iniziato quando avevo 7-8 anni, per cui questo sport ha caratterizzato una fase molto importante della mia vita. Giocare a pallamano ha significato fare squadra con persone con caratteri e background diversi; mettere da parte le differenze per raggiungere gli scopi comuni; e anche, raggiunti certi livelli, viaggiare e conoscere realtà diverse. Aspetti che in fondo caratterizzano anche l’attività accademica. Ha anche una f iglia che studia all’Epfl. La aiuta a non perdere di vista la prospettiva delle nuove generazioni? Certo, aiuta molto. Sarebbe un errore non tenere conto di come la generazione di mia figlia abbia priorità e visioni diverse dalla mia alla sua età. Ma il vero aiuto lo attendo dagli studenti e dalle studentesse dell’Usi che spero di poter incontrare spesso. Non mi piace l’idea di stare tutto il giorno nel mio ufficio senza una vera comunicazione con chi studia qui. Quando ho fatto l’università io, a Bologna, non ho mai incrociato il Rettore. Mi auguro invece che loro mi vedano di frequente e vengano a parlarmi. Mi piacerebbe inoltre che partecipassero attivamente alla vita universitaria per arricchire l'esperienza formativa. Le università non si limitano a fare formazione e ricerca ma trasmettono e restituiscono il sapere al territorio. Questo è un aspetto fondamentale e che si declina su più livelli, dalle start up che nascono all’interno dell’Usi, agli eventi aperti a tutti (come gli appuntamenti “Cultura e salute” organizzati dalla Facoltà di scienze biomediche o le conferenze di grandi architetti all’Accademia), agli spazi pubblici - oltre al Campus Est Lugano, i nuovi spazi dell’Accademia di architettura a Mendrisio, la ristrutturazione dell’ex ufficio postale di Airolo che ospiterà la Casa della sostenibilità e il nuovo Campus di Bellinzona che ospita Irb e Ior. È strategico per l’Usi avere una presenza distribuita nel cantone, che facilita l’interazione fra i membri della sua comunità e le collaborazioni con il territorio. Al tempo stesso, è importante avere un vero e proprio campus, in cui studenti e cittadini trovino attività, servizi e altre proposte che lo rendano un luogo di incontro. Ed è questo un tema sul quale vorrei impegnarmi: campus universitario e città universitaria.

L’Usi ha da poco pubblicato il suo primo Bilancio di genere. Cosa ne emerge? È un documento importante, che fotografa la situazione tra il 2017 e il 2020. Oltre a uno squilibrio di genere nel corpo professorale e intermedio, si notano anche squilibri nella popolazione studentesca tra aree disciplinari. Tra le varie aree di intervento, torno a evidenziare il sostegno alle carriere femminili, a tutti i livelli, a partire dalle procedure di selezione: è un mio obiettivo che nelle commissioni di nomina e di promozione ci sia una forte rappresentanza femminile. Concretamente occorrerà individuare le docenti donne da chiamare, avere flessibilità nelle assunzioni e farsi la reputazione di essere un ambiente che dà opportunità di lavoro e crescita personale a tutti e tutte. Il mio desiderio è che tra i nuovi docenti assunti, il 40-50% siano donne. Ci vorrà tempo e tanto lavoro, ma si può fare; all’Epfl siamo riusciti a innestare un’evoluzione positiva e sono ottimista anche per l’Usi. In dote reca l’esperienza della Fondazione Wish, che ha presieduto per diversi anni e potrebbe fare da modello. L’acronimo sta per Women In Science & Humanities. Si tratta di una fondazione finanziata con un fundraising autonomo rivolto a benefattori esterni e finalizzata alla promozione delle carriere femminili all’Epfl attraverso diverse attività, come per esempio erogare borse di studio alle ragazze per fare la tesi di

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ADVERTORIAL

APPRENDERE secondo NATURA “Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità”, affermava Maria Montessori

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ondato sullo studio del naturale sviluppo del bambino, il metodo Montessori consente a ogni bambino di essere «guidato nella crescita coltivando il suo spontaneo interesse per la conoscenza», esordisce Myriam Greub Pagani, presidente della Scuola Montessori ‘La casa di Irma’, con sede a Bedano. Per raggiungere questo scopo, la pedagogia montessoriana sviluppa tre punti: la cura dell’ambiente, l’utilizzo di materiale di sviluppo, il ruolo dell’insegnante. «Le classi Montessori sono spazi studiati e scientificamente programmati. Nulla è affidato al caso! E così, anche il materiale di sviluppo cognitivo è predisposto in maniera che sia liberamente fruibile dal bambino», prosegue la presidente. Nell’ambiente montessoriano, i bambini possono rispondere ai loro interessi naturali e impegnarsi in varie attività, al tempo stesso guidati e osservati da un insegnante dotato di una preparazione specifica. Attraverso il loro lavoro, i bambini sviluppano concentrazione e una gioiosa auto-disciplina. E diventano indipendenti: «L’ambiente deve essere tale da favorire questa evoluzione», aggiunge Myriam Greub Pagani. In esso, l’ordine è una caratteristica saliente; pensato anche per dare al bambino l’opportunità di scegliere cosa fare tra le diverse attività adatte ai suoi bisogni. «Le modalità di apprendimento del bambino sono profondamente diverse da quelle dell’adulto»,

IN ALTO A DESTRA, MYRIAM GREUB PAGANI, PRESIDENTE DELLA SCUOLA MONTESSORI ‘LA CASA DI IRMA’, CON SEDE A BEDANO SOPRA, UNA DELLE PARTICOLARI AULE

prosegue Greub Pagani, «il bambino deve avere la possibilità di utilizzare tutti i propri sensi per esplorare la realtà». Quindi nella ‘classe Montessori’ non ci sono giocattoli, ma materiali che nascono dall’osservazione e dalla sperimentazione pedagogica condotta direttamente sul bambino. Questo ‘materiale di sviluppo’ è multi-sensoriale e di autocorrezione. Ogni attività proposta veicola informazioni immediate e ha uno scopo specifico, ma è anche strutturata per preparare la mente del bambino ad attività successive, di maggiore complessità. In una ‘classe Montessori’ non ci sono cattedra né lavagna, perché l’apprendimento è veicolato da tutto l’ambiente. E l’insegnante, che non occupa un posto fisso, organizza le attività, osservando attentamente esigenze, bisogni e interessi di ciascun bambino. Caratterizzata dall’insegnamento secondo il metodo della dottoressa Maria Montessori, ‘La casa di Irma’, è stata fondata nel 2013; accoglie la Casa dei Bambini, un gruppo di Scuola Elementare e, da settembre 2018, anche una sezione di Scuola Media. «Principio guida della mansione educativa montessoriana è la convinzione che il bambino è una persona attiva e competente, che ha bisogno di un ambiente pensato come una casa accogliente per manifestarsi e comunicare. Per crescere ed evolvere», conclude Myriam Greub Pagani.


NUOVI PARADIGMI MARIA DE PASCALE E ANGELICA MORRONE CO-PRESIDENTI BPW - CLUB TICINO

STEAM, un GIOCO

da ragazze

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onostante gli indubbi progressi nell’ambito della parità di genere, esiste ancora un’evidente asimmetria nelle scelte scolastiche di ragazze e ragazzi: le prime sono maggiormente presenti nelle discipline umanistiche, artistiche e sociali, mentre i secondi prevalgono in quelle tecnico-scientifiche. Gli stereotipi relativi alle diverse abilità vengono trasmessi alle giovani generazioni, sovente inconsapevolmente, fin dall’infanzia da genitori, insegnanti, contesto sociale, media, finendo con l’allontanare le ragazze dall’ambito scientifico proprio nell’età dell’adolescenza, quando si maturano importanti decisioni sul futuro percorso scolastico. Con rilevanti ripercussioni nel mondo del lavoro: si prevede

SOTTO, L’EDIZIONE 2022 DI “DIVERTIAMOCI CON STEAM” ORGANIZZATA DAL BPW - CLUB TICINO

La divaricazione dei percorsi di studio fra ragazze e ragazzi indotta dagli stereotipi di genere ha rilevanti ripercussioni nel mondo del lavoro infatti che le offerte professionali in ambito Stem cresceranno nei prossimi dieci anni. Inoltre, l’istruzione Stem fornisce alle ragazze conoscenze e competenze preziose, molto richieste in diversi ambiti e spesso remunerate con stipendi più alti. Le iniziative Steam mettono in relazione le materie dell’area Science, Technology, Engineering, Mathematics con le discipline dell’area umanistica e artistica (Arts) per decostruire questo immaginario stereotipato e favorire l’avvicinamento delle ragazze ai percorsi di studio tecnico-scientifici e alle relative professionalità. Bpw - Club Ticino ha ideato e organizzato con Alma Impact l’evento “Divertiamoci con Steam”, quest’anno alla seconda edizione con il patrocinio della Supsi e il sostegno di Ibsa, da sempre impegnata a supportare iniziative per la gender equality e la social sustainability. L’evento si tiene presso la Supsi di Manno il 14 ottobre 2023, dalle 14 alle 18, e impegnerà le studentesse delle scuole medie del Luganese in workshop interattivi tenuti da brillanti professioniste, che racconteranno il proprio percorso lavorativo, testimoniando modelli femminili in campo tecnico scientifico. Alle materie tradizionali verrà affiancato anche un workshop sull’intelligenza artificiale. Interverranno l’Ingegnera chimica Monica Duca Widmer, politica e imprenditrice, e la Dott.ssa Danuscia Tschudi, ricercatrice senior della Supsi in politiche del lavoro.


NUOVI PARADIGMI SIMONA MIELE

NUOVI CODICI

Identikit del Digital Collaboration Specialist, fondamentale per rispondere alla trasformazione digitale degli ambienti di lavoro

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ercasi: sviluppatori di realtà virtuale, specialisti digital e di cybersecurity, programmatori, ingegneri di sistema, esperti di banche dati e di Ai, … Stando alle previsioni, nel settore Ict entro 5 anni ci sarà una forte carenza di professionisti dell’informatica. «Per invertire la tendenza è necessario formare nuovi profili professionali e competenze settoriali specifiche. Per questa ragione, credo con forza che sia più che mai attuale la missione dell’Associazione ated nel territorio ticinese, ovvero formare alla tecnologia e creare sinergie che portino valore aggiunto al tessuto economico e sociale del nostro cantone, facilitando la realizzazione di progetti innovativi e visionari», afferma Cristina Giotto, da più di un anno Presidente dell’Associazione ated, per cui lavora da oltre 20 anni. In un mondo professionale in cui ancora oggi si registra una predominanza di profili maschili, il suo punto di vista originale e fuori dagli schemi è sempre teso verso il futuro. Soprattutto quando si tratta di ragionare sulle opportunità che l’innovazione e il digitale possono aprire a donne di ogni età. È dunque fondamentale apprendere nuovi strumenti e codici per scoprire e comprendere alcune nuove e stimolanti professioni. Fra queste, particolarmente interessante un profilo ancora poco noto, ma che sta diventando determinante all’interno delle realtà aziendali e delle amministrazioni pubbliche: il Digital Collaboration Specialist. «È il regista e la forza trainante della trasformazione digitale nel proprio ambiente di lavoro. È la persona che governa l’implementazione di strategie digitali e responsabile dell’uso professionale di prodotti digitali dedicati alla comunicazione, all’amministrazione o ad altre aree di attività cruciali di qualunque organizzazione. Si tratta, quindi, di un profilo professionale molto specializzato, di cui tutte le organizzazioni dovranno dotarsi per poter gestire in modo consapevole e mirato la complessità digitale che ormai riguarda qualunque realtà e ogni settore», spiega Cristina Giotto, che non ha avuto dubbi a iscriversi

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SOPRA, CRISTINA GIOTTO, PRESIDENTE E DIRETTRICE DI ATED ASSOCIAZIONE TICINESE EVOLUZIONE DIGITALE

alla prima edizione del Corso di formazione con Attestato Professionale Federale in Digital Collaboration Specialist. «Un’iniziativa che è un unicum in Ticino, ideata dalla nostra associazione in collaborazione con Formati Academy. A gennaio 2024 partirà la nuova edizione. Un percorso lungo 15 mesi, due serate a settimana con mentoring a distanza, in preparazione all’esame professionale federale», spiega la Presidente di ated, «un’oppurtunità particolarmente adatta per chi voglia investire nelle proprie competenze e aggiornarsi, vista la continua evoluzione di strumenti e piattaforme, che anche lavorativamente utilizziamo». E dunque una proposta perfetta per un pubblico femminile, che voglia essere regista del proprio futuro professionale.


L’OPINIONE

Pertanto la strategia di attrattività di nuovi talenti deve necessariamente cambiare rotta: per ricoprire ruoli critici, le organizzazioni dovranno valutare i candidati esclusivamente in base alla loro capacità di prendere in mano un ruolo, e non in base alle loro credenziali ed esperienze precedenti. Facciamo un esempio pratico: se stessi cercando per il mio team un esperto in selezione del personale, probabilmente rimarrei ferma sui classici parametri di trovare qualcuno che abbia svolto lo stesso lavoro altrove e con qualifiche tecniche o di background inerenti le risorse umane. Potrei spendere mesi interi a cercare la persona giusta e senza portare a casa il risultato. Dovrei invece rivedere il mio fabbisogno valutando candidati che abbiano competenze trasversali spendibili da allineare alla mia ricerca (ad esempio la passione per il settore, l’orientamento all’obiettivo, la comunicazione, essere dei team player, essere ambiziosi). Se questi parametri si sposano appieno, il resto diventa un mix tra una formazione che l’azienda può dare e un reskilling sul quale lavorerà la risorsa stessa. A scegliere di cambiare lavoro sono soprattutto i giovani della Gen Z, che affermano con sempre maggiore frequenza che la loro priorità è la felicità personale piuttosto che il lavoro. In generale, sarebbe quindi importante considerare il “great rethinking” da un punto di vista diverso: non come un problema, ma un’opportunità per cambiare in meglio i propri paradigmi, attraverso la rivisitazione dei mansionari, la creazione di ambienti di lavoro piacevoli e la comunicazione di valori e obiettivi condivisi.

Elisabetta De Antoni, Specialista in Risorse umane, Responsabile Randstad Ticino

I

n molti Paesi si registra ormai una carenza di manodopera e un picco di dimissioni volontarie. Non basta parlare di dimissioni di massa, ma siamo di fronte a un vero e proprio turnover generazionale, alla ricerca di nuove leve salariali, di benessere lavorativo e di produttività. La pandemia è stata lo spartiacque di nuovi modelli di lavoro, segnando un passaggio chiave e stravolgendo il senso di domanda e offerta: sono i candidati che scelgono dove andare a lavorare e non le aziende. Le persone non vogliono più lavorare con le precedenti modalità, vogliono sentirsi libere anche di ‘non’ appartenere a un’azienda. Proprio così: pensatori liberi, che scelgono di collaborare con più aziende, analizzandone pro e contro ma anche non sentendosi ingabbiati in un’unica cultura. I dati sui posti di lavoro offerti sono alti, ma è difficile trovare un allineamento tra candidato e azienda soprattutto nel cosiddetto ‘company fit’, ovvero tutta quella sfera che fa parte di elementi importanti nella valutazione di un lavoro, come la corrispondenza tra i propri valori e quelli aziendali, l’impegno verso l’ambiente, la flessibilità o semplicemente fare parte di un progetto.

The great

rethinking

Per attrarre talenti, è più che mai urgente ripensare a presupposti antiquati di selezione basati sulle qualifiche, che rischiano di portare a una ricerca lunga e infruttuosa 36


2 5 NOV. 23 PALEXPO GENEVA

INTERNATIONAL GEM & JEWELLERY SHOW gemgeneve.com


NUOVI PARADIGMI DI MARIA ANTONIETTA POTSIOS

Con la PARITÀ DI GENERE

non si gioca

Si profilano come un evento senza precedenti. I Giochi Olimpici di Parigi 2024 registrano la più alta percentuale femminile. La velista svizzera Maud Jayet punta alla medaglia d’oro

U

no raggiunto quasi il 49% degli 11mila partecipanti. In quest’ottica, Parigi 2024 rappresenta il punto di svolta. Qui, la parità non sarà soltanto un ideale, ma una realtà concreta: 50% di uomini e 50% di donne. Nell’anticipare questo storico cambiamento, il Cio ha rivisto le direttive per le cerimonie di apertura, promuovendo la figura di due portabandiera per ogni nazione: un uomo e una donna, che camminano fianco a fianco in un simbolico gesto di parità. Inoltre, nei momenti di massima audience l’organizzazione assicurerà che gare maschili e femminili ricevano pari visibilità. Anche se Parigi 2024 rappresenta un

na conquista, decisamente notevole, che è il risultato di un viaggio iniziato quasi un secolo fa. Nel 2024, i Giochi Olimpici di Parigi rappresenteranno infatti un momento cruciale nella storia dello sport: per la prima volta si registra una partecipazione perfettamente equilibrata tra atleti e atlete. Riflettere sul fatto che, nel 1924, solo il 5% degli atleti erano donne, rende questa evoluzione ancora più impressionante. A Los Angeles nel 1984, la percentuale delle donne era certamente cresciuta, ma la partecipazione femminile rappresentava solo il 23% del totale degli atleti in gara. Grazie agli incessanti sforzi del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), nel 2020 a Tokyo, le atlete han-

IN APERTURA, LA VELISTA MAUD JAYET. È TRA I PRIMI TRE ATLETI ELVETICI GIÀ CHIAMATI A RAPPRESENTARE LA SVIZZERA AI GIOCHI OLIMPICI FRANCESI

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svizzera della vela, abbiamo incontrato Maud Jayet, a Saint-Tropez nell’ambito del campionato SailGp di catamarani a foil F50; Maud Jayet fa parte della squadra Switzerland Sail Gp, guidata dal driver Sébastien Schneiter. Vodese, classe 1996, Maud rappresenta non solo l’essenza della vela, ma anche l’emblema di una passione SOPRA, L’EQUIPAGGIO FEMMINILE DEL SAILGP (CAMPIONATO MONDIALE DI CATAMARANI FOILING F50) A DESTRA, MAUD JAYET

significativo passo in avanti, la battaglia per l’uguaglianza non è finita. Un dato ancora poco rassicurante riguarda infatti la scarsa presenza di allenatrici: nell’ultima decade, solo il 10% degli allenatori presenti ai Giochi erano donne. La figura dell’allenatore, spesso leader e punto di riferimento, è essenziale per lo sviluppo dello sport ed è, pertanto, indispensabile che giovani atlete abbiano modelli femminili a cui ispirarsi. Anche se la scelta degli allenatori non rientra nelle competenze dirette del Cio, l’organismo si è comunque impegnato per promuovere il cambiamento. Un esempio? Il programma ‘Wish’ (Women in Sport High-Performance Pathway), che ha già formato oltre 100 donne provenienti da più di 50 Paesi per diventare allenatrici di alto livello. Le prime selezioni svizzere per Parigi 2024 arrivano grazie ai successi della vela. A metà settembre di quest’anno, infatti, Swiss Olympic ha reso noti i nomi dei primi tre atleti svizzeri che parteciperanno ai Giochi del 2024 come parte dello Swiss Olympic Team; si tratta della velista Maud Jayet e del duo di velisti Sébastien Schneiter e Arno de Planta. Promessa

A proposito di Parigi 2024 Quella che capitale francese si prepara a ospitare sarà la terza edizione dei Giochi Olimpici estivi, dopo quelle del 1900 e del 1924. Un’edizione importante in quanto sarà la prima in cui la parità tra uomini e donne è effettiva. Sono 10.500 gli atleti coinvolti e 120 gli atleti svizzeri che Swiss Olympic conta di portare. Le discipline sono 32, delle quali 4 aggiuntive (breaking, arrampicata, skateboard e surf ). In programma 329 eventi, di cui 8 nuovi.

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inarrestabile che l’ha proiettata sotto i riflettori internazionali. Già all’età di sette anni, ha appreso le basi dell’Optimist sul Lago Lemano. Nel 2010, si qualifica per i campionati mondiali, un onore riservato ai migliori cinque (uomini e donne) di ogni nazione. In seguito, si interessa al Laser, categoria olimpica; una scelta che si rivela propizia, poiché nel 2021 difende i colori svizzeri ai Giochi Olimpici di Tokyo, ottenendo un’ammirevole diciannovesima posizione. Con il titolo di vice-campionessa europea nel 2022 e mondiale nel 2023, il suo sogno di conquistare la medaglia d’oro nel Laser Radial (alias Ilca 6) a Parigi non sembra affatto lontano. «Nonostante la vela sia uno sport soprattutto maschile, negli ultimi anni sta aumentando notevolmente il numero di veliste e non solo in ruoli strategici ma anche operativi», conferma Maud. Il cammino verso la totale parità nello sport è ancora lungo e denso di sfide. Ma, come per gli atleti, la strada verso il successo richiede determinazione, impegno e coraggio. L’obiettivo è chiaro: garantire che i progressi realizzati a Parigi 2024 rappresentino l’inizio di un cambiamento permanente e profondo nel mondo dello sport.


NUOVI PARADIGMI

Un destino

preso al volo

DI SIMONA MANZIONE

S

L’educazione dev’essere una componente essenziale nella risposta alle crisi dei rifugiati. La testimonianza di Maya Ghazal, prima donna pilota siriana rifugiata

ono pochi, anzi pochissimi, i rifugiati che nei Paesi di accoglienza perseguono la strada del riconoscimento dei titoli o che proseguono gli studi superiori. Per mancanza di risorse e per altre difficoltà. I dati dell’Unhcr-Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati rivelano che, alla fine del 2022, gli sfollati forzati nel mondo erano 108 milioni, tra cui 35,3 milioni di rifugiati. Di questi, 14,8 milioni in età scolare. Il tasso medio di iscrizione lordo per i rifugiati è del 38% per la scuola pre-primaria, 65 per cento per la primaria, 41 per cento per la secondaria e solo il 6 per cento per la terziaria. Eppure, tutti d’accordo che “L’istruzione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo”, come affermava il premio Nobel per la pace Nelson Mandela. Ne è fermamente convinta anche Maya Ghazal, Goodwill Ambassador dell’Unhcr, che si batte per i rifugiati, per dare loro eguali opportunità e accesso all’istruzione, contrastando gli stereotipi negativi con cui spesso vengono etichettati. «Il diritto allo studio è un principio che ha ispirato le mie scelte e mi guida nel lavoro quotidiano. La mia missione è volta a sensibilizzare sull’importanza dell’istruzione, anche

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come strumento per creare un futuro sostenibile, un cambiamento di paradigma della società», esordisce Maya, che si racconta: «Avevo dodici anni quando è scoppiato il conflitto in Siria. Ho lasciato Damasco nel 2015, alla volta dell’Inghilterra, con mia mamma e i miei due fratelli, passando da Libano prima e Turchia poi, destinazione Birmingham. Mio padre era lì dall’anno prima, e aveva ottenuto un visto per ricongiungimento familiare. Era l’inizio di una nuova vita. Più sicura, certo, ma non priva di difficoltà. A partire dalla formazione. La prospettiva, una volta arrivata nel Regno Unito, di studiare liberamente mi riempiva il cuore di gioia. Nella realtà, invece, ho sperimentato che accedere allo studio, per un rifugiato è tutt’altro che scontato. I miei certificati siriani non sono stati riconosciuti. SOPRA, MAYA GHAZAL, GOODWILL AMBASSADOR DELL'UNHCR, AGENZIA DELLE NAZIONI UNITE PER I RIFUGIATI


IN QUESTA PAGINA, MAYA GHAZAL, INGEGNERE AERONAUTICO, IN VESTE DI PILOTA E, IN BASSO, NELLA SUA VESTE DI GOODWILL AMBASSADOR DELL’AGENZIA DELLE NAZIONI UNITE PER I RIFUGIATI

Avevo dovuto affrontare la guerra nel mio Paese e ora, in un Paese in pace, mi trovavo a dover combattere per la mia istruzione. Per dimostrare che avevo diritto ad averne una e che avevo anche tutte le capacità necessarie per intraprendere e portare a termine un percorso di studi».

Sulle ali della solidarietà Aiming Higher è una campagna volta ad ampliare l’accesso all’istruzione superiore finanziando borse di studio per rifugiati meritevoli. Con essa, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati chiede ad aziende, fondazioni e privati di contribuire a raccogliere entro il 2023 gli ulteriori 23 milioni di dollari necessari a colmare il deficit e garantire che gli studenti rifugiati non restino indietro.

Lo status di rifugiato non è un’etichetta di demerito - precisa Maya -, ma la condizione in cui persone che fino al giorno prima conducevano un’esistenza assolutamente normale, si ritrovano all’improvviso in una bolla, protette e prigioniere al tempo stesso. Decontestualizzate. «Impossibilitate spesso a mostrare talenti e potenzialità. Al contrario, investire nei rifugiati significa investire in una nuova generazione di persone che a loro volta daranno al mondo qualcosa e, possibilmente, qualcosa di grande». L’istruzione superiore per i rifugiati non aiuta solo gli studenti, ma l’intera comunità. Apre la strada all’occupazione e realizza il loro potenziale perché possano contribuire attivamente allo sviluppo delle economie locali in cui vivono, ovunque i rifugiati siano ospitati, reinsediati o se e quando faranno ritorno nel loro Paese. ACCANTO, MAYA GHAZAL CON RAFFAELLA MELEDANDRI, DIRETTORE SALES&MARKETING DI AIR DYNAMIC, MOTORE DELL’EVENTO DI GALA TENUTOSI AD AGNO, A FINE SETTEMBRE, A SOSTEGNO DELL’UNHCR A SINISTRA, LEANDRO SUGAMELI, DELEGATO ESECUTIVO DI SWITZERLAND FOR UNHCR CON

Aiming Higher è un appello a investire nelle menti giovani, brillanti e motivate per il bene di tutti.

DONA ORA CON TWINT

© UNHCR/Jordi Matas

CHRISTA RIGOZZI DURANTE L’EVENTO


© Photo Giorgia Ghezzi Panzera

Vivace e intrigante, frutto di ricerca e sperimentazione, passione e curiosità. Una cucina che sposa l’identità mediterranea con note profumate della sua terra d’origine, il Benin. Georgiana Viou è l’unica cuoca stellata francese del 2023

à la française

A

con esotismo

ben pensarci, anche quando non si conoscono né si sono visti, quella tra lo Chef e i suoi ospiti è una relazione stretta. Intima, si potrebbe dire. Di certo, basata sulla fiducia. «Al cuoco si affida il compito di preparare pietanze di cui il commensale è disposto a nutrirsi. Una bella responsabilità!», esordisce Georgiana Viou, stella Michelin 2023, in Francia l’unica donna dei 44 chef premiati. Quando dal Benin si è trasferita, ventenne, nel Pays des Lumières per studiare letteratura e civiltà straniera alla Sorbona, nel menu della sua vita la gastronomia non appariva. L’idea, invece, era quella di diventare interprete di conferenza. Le circostanze, fatte di occasioni e di incontri, non hanno tardato a svelarle il suo gustoso destino, facendole scoprire il talento e riscoprire la passione per la cucina. E così, dopo aver lavorato nell’ambito della comunicazione, a Marsiglia, Georgiana Viou ha ceduto al fascino dell’arte culinaria, partecipando a diversi concorsi e aggiudicandosi il

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NUOVI PARADIGMI DI SIMONA MANZIONE

IN APERTURA, GEORGIANA VIOU, CHEF DEL ROUGE, RISTORANTE DEL MARGARET HÔTEL CHOULEUR NELLA CITTÀ SUD-OCCIDENTALE FRANCESE DI NÎMES SOTTO, ALCUNI DEI PIATTI CREATIVI E GUSTOSI REALIZZATI DALLA CHEF STELLATA, CHE PRIVILEGIANO PRODOTTI LOCALI ABBINATI ARMONIOSAMENTE, CON CONDIMENTI E SAPORI PROVENIENTI DA ALTRI LUOGHI

premio Le Taittinger des Cordons Bleus, nel 2009. Per approdare poco dopo, e per caso, alla prima edizione di MasterChef France, di cui è stata finalista; diventandone, anni dopo, giudice. Fare esperienze in alcuni dei migliori ristoranti della Provenza e di Parigi è stato il passaggio successivo. Madre di tre figli e chef autodidatta, Georgiana recupera la cucina del Benin attraverso lo spettro della sua storia e dei suoi infiniti colori e profumi. Compone un insieme armonioso in cui l’opulenza culinaria di questo piccolo Paese dell’Africa occidentale ben si integra nella tradizione gastronomica del Mediterraneo. La ‘Cheffa’, che non rinuncia all’audacia,

trae ispirazione anche da letteratura e viaggi, reinterpretando una cucina locale che rispetta i prodotti, le pratiche e i produttori, nel segno dell’autenticità e della sostenibilità. Non c’è buona pietanza senza adeguata presentazione. «Più esuberante in altri aspetti, a tavola prediligo la sobrietà. Mi piace che le pietanze siano servite in piatti monocolore e, in generale, che siano presenti in tavola non più di due colori. Penso infatti che il compito di portare il colore in tavola debba essere riservato al cibo», sottolinea la Cheffa. Nel suo costante impegno a far emergere i ricchi sapori, gli aromi sottili e le varie trame delle materie prime di stagione, con la sua brigata che oggi conta una decina di persone si assicura puntualmente di onorare la fiducia dei commensali. I premi ricevuti, in fondo, sono un tributo ma anche un incoraggiamento a perfezionarsi. Premi, dunque. Georgiana ne ha conquistati diversi. Nel 2011, da parte di Gault & Millau, due toques per i suoi locali, e nel 2015 l’inclusione tra i Jeunes Talents; nel 2021, si è aggiudicata un altro prestigioso trofeo, il Grand de Demain, entrando di lì a poco nel team del Rouge, il ristorante e bar del Margaret Hôtel Chouleur, nella città sud-occidentale francese di Nîmes. In questo ex


© Photo Giorgia Ghezzi Panzera

© Photo Giorgia Ghezzi Panzera

S.Pellegrino Sapori Ticino

SOPRA, TRA GLI CHEF OSPITI DI S.PELLEGRINO SAPORI TICINO - VIVE LA FRANCE, GEORGIANA VIOU, L’UNICA DONNA DELL’EDIZIONE 2023 DEL FESTIVAL, È STATA OSPITE DI

L’enogastronomia è cultura

EMANUELE BERTELLI, DEL SEVEN LUGANO THE RESTAURANT

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palazzo privato, classificato come monumento storico, situato a due passi dall’arena della piccola Roma francese, Viou magnifica più che mai la cucina mediterranea, arricchendola con gli accenti personali della tradizione del Benin e delle ricette tramandate da sua nonna Georgette e da sua madre Romaine. Questo universo di conoscenze, alchimie, esperienze ed emozioni è confluito nei due libri di cui Georgiana è autrice: Ma cuisine de Marseille (2011, Hervé Chopin Éditions) e Le goût de Cotonou. Ma cuisine du Bénin (2021, Ducasse Édition). «Il primo libro è nato dal desiderio di lasciare una traccia della cucina della mia infanzia. Soprattutto pensando ai miei figli e alla loro doppia cultura. Poi quello slancio è uscito dal confine strettamente personale, trasformandosi nel desiderio di far conoscere il mio Paese, mediante la cucina. La cucina è un ambasciatore gustoso e potente al tempo stesso», conclude Georgiana Viou.

numeri sono eloquenti: 17 anni di storia, 300 serate stellate con più di 450 stelle Michelin e 4.700 punti GaultMillau. S.Pellegrino Sapori Ticino, manifestazione nata quasi per gioco, ha fin dall’inizio avuto consapevolezza del grande potenziale dell’enogastronomia nel promuovere la destinazione Ticino, un fattore fondamentale nello sviluppo turistico di qualsiasi nazione e regione al mondo, una delle ragioni principali per cui un turista sceglie una meta insieme al territorio. E d’altronde non poteva che essere così, dal momento che a tavola si trascorrono alcuni dei momenti più belli della nostra vita. Dany Stauffacher, Ceo e Founder di Sapori Ticino (in foto con gli Chef del Ticino, protagonisti del Festival 2023, intitolato 'Vive la France')

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© Foto Carlo Reguzzi

LA VITE IN ROSA Il ruolo femminile nel mondo dell’enologia è sempre più riconosciuto e apprezzato. L’esperienza di Anna Valli, presidente dell’Associazione Svizzera Sommelier Svizzera italiana e responsabile del gruppo Donne&Vino, a cui persino oltre Gottardo si sono ispirate

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rezioso intermediario fra chi il vino lo produce e chi lo gusta, il sommelier è una figura chiave nel comunicare, anche a un pubblico non specializzato, la cultura di un mondo che racchiude una sfera di conoscenze, competenze ed emozioni ampia e inesauribile. Al di là delle competenze tecniche, essenziali sono le qualità umane e relazionali, per poterne condividere e trasmettere l’entusiasmo in modo empatico, creando esperienze sensoriali indimenticabili. Caratteristiche che hanno permesso ad Anna Valli di conquistare, prima donna in 40 anni, la carica di presidente della sezione Svizzera italiana dell’Associazione Svizzera Sommelier Professionisti (Assp), di cui è vicepresidente a livello nazionale. La prima volta ne aveva sentito parlare per caso a un corso di intaglio frutta e verdura, da Marna Soli,

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appassionata di cucina, che le aveva segnalato l’inizio del corso professionale per l'ottenimento del diploma sommelier dell’Assp. «Il primo livello partiva pochi giorni dopo: mi sono immediatamente iscritta, pensando di poter aggiungere una ‘stella’ al piccolo chioschetto che gestivo da qualche anno. Mi si è così aperto l’ampio orizzonte del fantastico universo del vino», racconta Anna Valli. Segue tutti e i tre moduli del percorso che attraverso uno studio sistematico le permettono di acquisire preziose conoscenze, fino a superare il fatidico esame finale. «Questo avviene in un periodo specifico della mia vita, ed è stata la risorsa che mi ha spinta ad approfondire lo studio del campo enologico, fino ad ottenere


NUOVI PARADIGMI DI MIRTA FRANCESCONI

e hanno anzi saputo portare un significativo e irrinunciabile contributo. «Abbiamo diverse professioniste enologhe, che già in passato hanno potuto dimostrare il loro valore, come Fabiana Matasci, Lisetta Lucchini, Gaby Gianini, Nicoletta Cattaneo e Anna Barbara Von Der Krone, per citarne qualcuna. Sono tante le figure femminili che svolgono diverse funzioni in tutta la filiera enologica, comprese le colleghe che sostengono con il loro lavoro l’attività di famiglia. Inoltre sono tantissime le giovani professioniste che stanno dimostrando tutti i loro talenti in questo ambito. Donne&Vino si è sicuramente ispirato al movimento italiano delle Donne nel Vino. A sua volta, il nostro gruppo è però stato fonte di ispirazione anche delle colleghe sommelières della Svizzera tedesca, che hanno fondato Women & Wine - Society con le nostre stesse aspirazioni», sottolinea Anna Valli, che è responsabile di Donne&Vino dal 2008. «Tuttavia, il confronto con l’altra metà del cielo, a volte ci riserva qualche perplessità, le teorie limitanti ci segnalano ancora certe resistenze, ma d’altra parte offrono spunti di maggior convinzione e di incoraggiamento a perseguire in modo serio professionale e propositivo il nostro obiettivo», afferma con la schiettezza che ne fa una donna ‘di carattere’, si potrebbe dire di lei mutuando un termine al lessico enologico. Ma sicuramente anche amabile, molto apprezzata come consulente e per tutte le sue attività che ruotano attorno al vino, dall’organizzazione di eventi, sia pubblici che per privati, alla formazione con i Corsi per Adulti di enogastronomia del cantone, ma anche corsi di avvicinamento al mondo enologico e serate di degustazione, dove veste i panni di ‘sommelière a domicilio’, spesso anche ingaggiata tramite ‘buono regalo’ per un’occasione importante, adatta a tutti, indistintamente dal genere. Una presidente dinamica per l’Assp Svizzera italiana, che mostra come rendere accessibile il vino a chiunque ne apprezzi la sua essenza e la sappia gustare con tutta la sua storia che si riversa in un buon calice fragrante e odoroso.

A SINISTRA, ANNA VALLI, PRESIDENTE DELLA ASSOCIAZIONE SVIZZERA SOMMELIER SVIZZERA ITALIANA

il Brevet Fédéral di Sommelière nel 2015», ricorda. Nel frattempo, nel 2006, insieme a Marna e altre due amiche, Lisa ed Elena, fonda il gruppo Donne&Vino. «Un’esperienza che abbiamo portato avanti con tanto entusiasmo e determinazione, coinvolgendo sempre più sommelières, ristoratrici, giornaliste, enotecarie, distributrici di vino, chiunque sia attiva nel settore e favorevolmente aperta alle amiche appassionate di vino. In diciassette anni di attività, abbiamo organizzato delle splendide serate grazie a tutte le fedeli seguaci; un momento tutto nostro per esprimerci in libertà e senza giudizi consolidando sempre più il gruppo. Ci sono voluti un po’ di anni per avere una maggiore credibilità ed essere rispettate come persone competenti che sanno parlare di vino e sanno scegliere, in modo consapevole», osserva Anna Valli. Se di recente importanti cambiamenti e progressi stanno contribuendo a una maggiore inclusione e visibilità delle donne in campo enologico, il loro ruolo è stato tradizionalmente sottovalutato e spesso trascurato nel settore, con storici riconoscimenti attribuiti esclusivamente alla parte maschile. Tuttavia le donne sono sempre state coinvolte nella viticoltura e nelle fasi legate alla produzione del vino e sempre più lo sono anche direttamente nella gestione delle vigne e nella coltivazione delle uve. Grazie alla loro formazione accademica, svolgono un ruolo cruciale anche nel marketing e nelle vendite. Molte aziende vinicole infatti sono guidate da donne che si occupano della promozione e della commercializzazione dei loro prodotti. Sono coinvolte anche nella critica enologica, nella scrittura di articoli e libri sul vino, e nella comunicazione legata al settore, sfatando stereotipi associati agli uomini. In Ticino, regione tanto legata alla produzione vitivinicola, le donne attive nel settore non mancano

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Un’ORCHESTRA © OSI / K. Kikkas

da concertare

Si è appena inaugurata la nuova stagione dell’Osi, sotto la direzione artistica di Barbara Widmer: a lei guidare il futuro sviluppo identitario di questo piccolo gioiello, anche con progetti innovativi per avvicinare un pubblico meno ‘classico’

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«L’Osi è una formazione sinfonica di piccole dimensioni, quasi cameristica, che in questi anni ha vissuto un’enorme crescita grazie alla qualità dei suoi elementi, con personalità di grande rilievo e una varietà di nazionalità che rende così speciale il suo colore, e tutto questo malgrado mezzi finanziari non esorbitanti. Merito anche del lavoro svolto dal direttore principale Markus Poschner che ha saputo creare un’identità sonora inconfondibile», osserva Barbara Widmer. Un’evoluzione alla quale ha partecipato in prima persona: arrivata nel 2010, dapprima come assistente artistica di Denise Fedeli, che allora rivestiva lo stesso incarico che oggi è lei a portare avanti, poi come responsabile della produzione, è cresciuta stagione dopo stagione divenendo un punto di riferimento per i musicisti e l’intero staff. «Chiaramente in veste di ‘capo’ si innescano altre dinamiche, ma come sempre cerco il dialogo e, ancor prima, privilegio l’ascolto. La comunicazione è alla base di ogni relazione umana

lei la bacchetta. Non letteralmente, perché Barbara Widmer non salirà sul podio di persona a dirigere i 41 elementi dell’Orchestra della Svizzera italiana (Osi), ma metaforicamente, perché le è stato affidato il compito di guidarne lo sviluppo artistico. Un incarico ancor più sfidante quando ci si inserisce in un percorso di crescita come quello che ha conosciuto l’Osi negli ultimi anni, attestato dai successi non solo davanti all’affezionato pubblico di casa, ma anche su palcoscenici nazionali e internazionali. Le standing ovation dei duemila spettatori alla Isarphilharmonie di Monaco, lo scorso aprile, e l’applauditissima tournée estiva in Austria ne sono una prova, così come la qualità dei solisti che si esibiscono con lei o il recente arrivo del direttore ospite principale Krzysztof Urbański.

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CULTURA DI SUSANNA CATTANEO

© OSI / L. Sangiorgi

e anche nella vita professionale voglio portare questo moche vedono i musicisti e il direttore d’orchedus operandi», sottolinea la direttrice artistica, affiancata da stra dialogare con il pubblico, per concludere Samuel Flury in veste di direttore amministrativo. L’Osi ha con un pranzo take-away. Un altro momento infatti deciso di optare per la suddivisone dei ruoli, che mechiave sarà, a giugno, il concerto Io, tu e l’Osi glio risponde alle esigenze di una moderna organizzazione che darà la possibilità anche a musicisti non culturale. professionisti di salire sul palco ed esibirsi inGuidare un’istituzione così importante per il territorio, invesieme all’Orchestra di casa. ste di una missione non solo artistica, ma anche sociale. Un La stagione 2023/24 è appena stata inaugurata obiettivo al quale Barbara Widmer guarda con consapevolezda un concerto trionfale: i Vier letzte Lieder per za ed entusiasmo, ben sapendo soprano e orchestra di Strauss come andare verso il pubblico e, assoluta protagonista, la Sinsignifichi anche riuscire a indifonia n.1 di Gustav Mahler, in viduare nuovi formati e progetti un’esecuzione ‘titanica’ dell’Ointelligenti che possano avvicisi diretta da Markus Poschner nare coloro che altrimenti non insieme all’Orchestra del Confrequentano le sale da concerto. servatorio della Svizzera italiaMolto attiva su questo fronte, na. In programma altri nove già dallo scorso anno ha lanciato concerti di grande repertorio diverse nuove proposte sotto il al Lac e quattro all’Auditorio formato ‘be connected’ che hanno Stelio Molo con la formula riscosso ottimi consensi. «SiaPlay&Conduct, che vede i somo persino stati in discoteca, listi ospiti esibirsi anche come al Vanilla di Riazzino: abbiamo direttori. eseguito la Terza Sinfonia di «Questa stagione offrirà un Čajkovskij, sfruttando le pecuviaggio nei vari colori e linliarità della location: giochi di guaggi di tutta la sfera musiluci, orchestra al centro della cale, dal Barocco al contemscena, un’esperienza assolutaporaneo, alla cui presenza mente coinvolgente. Credo che tengo anche particolarmente. l’importante sia offrire occasioni Al centro la grande musica, di avvicinarsi, svincolandosi dai ad esempio la Shéhérazade di cliché che bollano la musica Nikolaj Rimskij-Korsakov, classica come elitaria. Un condue sinfonie di Beethoven certo strumentale dal vivo offre e grandi direttori e solisti un’esperienza unica: il momento della scena internazionale, irripetibile, la vibrazione degli fra cui David Zinman, Juraj SOPRA, BARBARA WIDMER, NUOVA strumenti… Nel mio caso, inveValčuha, Julian Rachlin, ma DIRETTRICE ARTISTICA DELL’ORCHESTRA ce, l’amore per la musica è nato anche talenti emergenti come DELLA SVIZZERA ITALIANA dal canto: a quattro anni sono la giovane direttrice lituana (IN APERTURA, AL MONTE TAMARO) entrata in un coro, una passione Giedrė Šlekytė e la nascente che ho poi sviluppato attraverso star mondiale del piano Anna lo studio, unitamente al percorso universitario in musicologia Vinnitskaya», anticipa Barbara Widmer. Inche mi ha permesso di approfondire la conoscenza della mutanto già sta lavorando alla successiva stagione sica anche dal punto di vista storico e scientifico, proseguendo e, fra le sue priorità, ha anche quella di indidopo la laurea a Zurigo con una specializzazione in Cultural viduare il successore del Maestro Poschner, il Management al Conservatorio della Svizzera italiana», raccui mandato scade nel 2025. Sempre musica conta Barbara Widmer. Sul fronte del contatto con pubblico classica, ma bisogna guardare al futuro se ci nuovo, ottimi auspici vengono anche dal successo dei Concerti si vogliono assicurare direttori e musicisti del dell’Osi per le scuole: lo scorso maggio ben 10mila bambini calibro degli interpreti con i quali la nuova hanno raggiunto il Lac. Sempre qui va in scena un’altra nuova direttrice artistica ambisce a far lavorare la ‘sua’ proposta apprezzatissima, Lunch with Osi: pensata per un pubOsi, per un continuo confronto che sia stimolo blico adulto, permette di assistere a speciali prove-concerto, di ulteriore crescita.

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CULTURA

Incontro

al FUTURO

Al via una nuova rassegna dell’Associazione “Fare arte nel nostro tempo”, che per guardare al futuro propone - a Lugano, ma anche online appuntamenti con ospiti di grande spessore culturale e scientifico

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uardare all’impatto delle trasformazioni del presente sulla società, ma anche alla capacità dell’uomo di confrontarsi con queste incertezze e proiettarsi nell’avvenire. È quanto si propone l’Associazione Fare arte nel nostro tempo (Nel) mettendo in dialogo artisti e studiosi provenienti da diversi ambiti, dalla scienza all’arte, dalla letteratura alla filosofia alle scienze cognitive e altri settori del sapere. Sono grandi personalità della cultura, altrimenti difficilmente accessibili, quelle che in ormai oltre dieci anni di attività ha saputo portare a Lugano grazie alle sue rassegne annuali di incontri multidisciplinari. «Fare arte è da intendersi in senso lato, come l’attività dell’uomo che esalta il suo talento inventivo e le sue capacità realizzatrici. Il nostro scopo, tanto più in un periodo di conflitti e problemi nel mondo, è contribuire al confronto e allo scambio culturale di qualità con una larga diffusione, esprimere dei valori e sostenere l’attrattiva di Lugano come Città in cui si fa cultura», sottolinea la presidente Cristina Bettelini, fondatrice e motore dell’Associazione Nel.

Cercare di capire come pensa l’altro, come costruisce la sua idea di presente e il futuro nel quale collocarsi, è stata una delle linee guida che ha seguito nella sua attività professionale, nella ricerca e come psicologa e psicoterapeuta, sempre accompagnata da una sensibilità all’arte, condivisa sin da giovanissima in famiglia. Oltre ad apprezzarne le qualità formali ed estetiche, fondamentale è stato, negli anni di pratica clinica e ricerca, il confronto quotidiano con persone con difficoltà e sistemi ripetitivi di pensiero che le ha permesso di sperimentare l’importanza dell’apertura mentale che proprio le diverse forme di pensiero creativo possono portare. «Il pensiero creativo non è una facoltà esclusiva dell’artista o dello scienziato. Applicarsi per trovare nuove idee e associazioni tra idee per giungere a soluzioni diverse e positive porta ad avere coraggio e a guardare ciò che non si conosce senza giudizi a priori. Quando è di qualità, l’arte ci fa vedere il mondo anche attraverso le emozioni, apre alla sorpresa della scoperta e a significati nuovi. Dopo il progresso delle condizioni sanitarie e alimentari, è stata da sempre una risorsa fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo», osserva Cristina Bettelini. Proponendo tematiche di forte rilevanza, ospiti prestigiosi, un modello efficace e perseverando nei propri obiettivi, stagione dopo stagione l’Associazione Fare arte nel nostro tempo è riuscita a costruire una rete di grande spessore culturale. Dalla fondazione nel 2012 ha ospitato una cinquantina di personalità internazionali di grande rilievo, che hanno interessato un folto pubblico in presenza e digitale in continua crescita. Nomi del calibro di Marc Augé, Franco Cardini, Bice Curi-

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ger, Alfredo Jaar, Jacques Lévy, segna di quest’anno, Il Futuro Giulio Paolini, Eike Shmidt, è aperto, che attraverso quattro Carlo Rovelli, per citarne alcuserate vuole ricordare come per ni. «Una parte degli ospiti non contribuire a disegnare futuri da conosceva Lugano, ma tutti poi percorrere siano necessari consi sono detti pronti a tornare sapevolezza e dimensione etica per altri confronti. Contribuie anche l’arte possa essere parre a far emergere la città come te di questa presa di coscienza. polo culturale attrattivo di alta Fra gli aspetti a porre i maggiori qualità anche per un pubblico interrogativi, il progresso tecnodi oltre confine è esattamente logico e i suoi possibili impatti», nei nostri obiettivi», commensottolinea la Presidente. ta Cristina Bettelini, che sin Dopo essere entrati in materia dal 1994 è anche membro di lo scorso 15 settembre chinanProMuseo, nata a sostegno del dosi sul contrastato rapporto tra Museo Cantonale d’Arte e ogSOPRA, CRISTINA BETTELINI, FONDATRICE creatività e Intelligenza artifigi del Masi. E PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE ciale, si prosegue il 25 ottobre Merito del successo, saper FARE ARTE NEL NOSTRO TEMPO (NEL), con una serata di videoarte al parlare con linguaggi diversi CHE CON GRANDI NOMI DELLA CULTURA Lac per riflettere attraverso le di temi che sono parte delle E DELLA SCIENZA RIFLETTE SULLE SFIDE opere mostrate e un intervento incertezze di oggi. Inoltre la DEL PRESENTE E DEL FUTURO del filosofo Michele Amadò diffusione online delle confesulle Sfasature tra memoria del renze videoregistrate reperibili passato e proiezioni nel presente. su Youtube, sul sito dell’associazione www.asIl 15 novembre, all’Usi, Gabriele Beccaria, giornalista responsabile di Tuttoscienze e Tuttosalute, il Prof. Colin Porlezza sociazione-nel.ch e su Facebook, permette un dell’Usi e il Presidente dell’Associazione Ticinese dei giorirraggiamento al di fuori dell’ambito accadenalisti Roberto Porta si confronteranno sulle implicazioni per mico e anche oltre confine: fra le oltre 178mila cultura, informazione e futuro professionale che si pongono visualizzazioni di conferenze (marzo 2023), Quando la scrittura è creata da una macchina. Al centro dell’uloltre tre quarti erano fuori dalla Svizzera. timo appuntamento, il 30 novembre alla Biblioteca Cantonale «Gli argomenti che scegliamo come fil roudi Lugano, ci si interroga sul ruolo dell’arte nel comunicare ge delle edizioni sembrano presentarsi da sé. temi universali, con un’introduzione scritta appositamente Il mondo è cambiato: pandemia, guerra in dal grande Anselm Kiefer e una lezione dello storico dell’arte Europa, crisi climatica, drammi della miseria Alessandro Morandotti su Caravaggio e Giacomo Ceruti. Forgenerano incertezze riguardo al domani. Dotune e sventure critiche di due grandi artisti lombardi. po temi attuali e universali sulla condizione Garantire un tale livello qualitativo è possibile anche grazie dell’uomo - la solitudine, la folla, osservatoal sostegno da parte della Città di Lugano e del Cantone re-osservato, l’ombra, giardini, passioni - è Ticino, di altri Enti e di privati che si attivano a seconda stato naturale guardare avanti: Metamorfosi, degli argomenti. «La collaborazione con istituzioni e assoPassato-Presente, … tutti argomenti che per ciazioni è preziosa e indispensabile, in particolare quella con quanto critici non vengono affrontati con Lac edu, con l’Usi e L’Ideatorio, con le Biblioteche Cantonali, toni catastrofisti ma per suscitare domande l’Agorateca e altre; inoltre abbiamo creato una rete con una e riflessioni, come accade anche con la rasventina di associazioni attive nella cultura sul territorio e in località vicine in Italia», conclude Cristina Bettelini, invitando coloro che non potranno esserci a curiosare nell’archivio online, essenziale anche per recuperare le edizioni precedenti, che confermano quanto le riflessioni dei grandi pensatori sappiano raggiungere una profondità immune all’obsolescenza dell’attualità, sempre illuminanti nella loro capacità di guardare al futuro.


L’OPINIONE

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ecentemente una giornalista mi faceva notare che, per l’autunno-inverno 2023/24, le mostre dedicate alle collezioni permanenti si sono moltiplicate nei musei svizzeri. Non posso che rallegrarmi di questa tendenza che evidenzia il ruolo principale dei musei: la raccolta, ricerca, conservazione e valorizzazione delle testimonianze di ieri e oggi. Le collezioni sono tuttavia in costante evoluzione, così come le istituzioni che le custodiscono, e la loro documentazione è attualmente sottoposta al filtro della decolonizzazione culturale e della ricerca di provenienze dell’arte spogliata ai tempi del nazismo e delle precedenti conquiste europee. Ricorrendo alla Citizen Science, si rielaborano così in modo partecipativo le conoscenze relative agli oggetti, implicando gli autori e le comunità da cui provengono. Concretamente si tratta di coinvolgere il grande pubblico nelle attività di raccolta dati e di produzione di informazioni, co-

Carole Haensler, Presidente dell’Associazione dei musei svizzeri e Direttrice del Museo Villa dei Cedri di Bellinzona

Se da un lato la crescente attenzione dedicata dalle istituzioni museali alle proprie collezioni segna l’emergere di una coscienza critica, dall’altro è però sintomo della crisi economica in atto

Collezioni,

oggetti del dibattito me praticato già da tempo nelle scienze naturali. Le collezioni devono infatti includere e non escludere, rappresentare la profonda diversità culturale di ogni territorio e rispecchiare la pluralità delle voci che costituiscono la storia e il presente delle società. Per questo motivo, nella gestione delle collezioni, si parla oggi di diritti e dignità umani, di parità ed equità, di autodeterminazione delle comunità di cui conserviamo gli oggetti e di cultura della memoria, ma anche di Cancel Culture. Dall’altro canto, il fenomeno delle mostre di collezioni mi preoccupa, perché testimonia la crisi economica in atto. Le discussioni politiche sui preventivi 2024 sono allo status quo o addirittura prevedono dei tagli ai fondi destinati ai musei, senza però ridurre le

mansioni e gli obiettivi che devono raggiungere, anzi al contrario. Anche il messaggio che definisce l’orientamento strategico della politica culturale della Confederazione per il periodo di finanziamento 20252028 lascia trapelare un’ambizione malcelata del ruolo sociale ed etico e della modernizzazione tecnologica del settore, senza che si prospetti un aumento dei fondi a disposizione. In parallelo, però, il drastico aumento del costo dell’energia e delle materie prime ha un impatto evidente sulla produzione di pubblicazioni e sui trasporti di opere d’arte. In questo contesto, le esposizioni delle collezioni rivelano un malessere delle istituzioni museali e non una rinnovata capacità di lavorare sui propri fondi che arricchisce lo sguardo sul loro patrimonio.

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condiviso

Dai progetti più intimi alle produzioni monumentali, un incanto affabulatorio che accarezza con la delicatezza del gesto invisibile. A disegnare le scenografie intessute di emozioni e magia della Compagnia Finzi Pasca, Hugo Gargiulo

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l suo primo incontro con quella che sarebbe divenuta la Compagnia Finzi Pasca è avvenuto da spettatore: giovane studente di architettura, già appassionato di teatro, Hugo Gargiulo si è ritrovato a poter approfittare all’ultimo di un biglietto per assistere a Icaro, di un allora trentenne Daniele, in tournée a Montevideo con quello che è divenuto lo spettacolo manifesto della sua poetica. Una persona del pubblico, scelta a caso, viene coinvolta in scena. Non è toccato a Hugo, ma rimasto seduto al suo posto quella sera, dalla magia di quanto vedeva compiersi davanti ai suoi occhi è stato conquistato a vita. «Credevo di aver vissuto un momento privilegiato, unico e irripetibile per la naturalezza e l’empatia che aveva saputo creare, per cui sono stato ancor più impressionato tornando alla rappresentazione successiva, quando pur con un altro pubblico e la scelta di un diverso spettatore, è scattato lo stesso meccanismo emozionale, come un perfetto ingranaggio. È stata la scoperta di un nuovo modo

di fare teatro», ricorda a trent’anni di distanza Hugo Gargiulo. Una poetica che è diventata anche la sua, con quel surrealismo che non vuole essere illusoria evasione dalla quotidianità, ma che con un linguaggio personale quanto universale sa toccare la parte più profonda dello spettatore, dove sono riposte le sue fragilità e i suoi entusiasmi, il bambino che era e l’uomo che aspirerebbe a essere. È stato l’inizio di un viaggio che di lì a breve gli ha anche regalato colei che è diventata sua compagna non solo di avventura artistica ma anche di vita, la coreografa e compositrice Maria Bonzanigo. Con lei, che già affiancava Daniele nel gruppo teatrale Sunil, insieme a Julie Hamelin Finzi (tristemente scomparsa nel 2019) e ad Antonio Vergamini, nel 2011 ha cofondato la Compagnia Finzi Pasca. Un sogno condiviso fra loro e con il pubblico, che ha portato il ‘teatro della carezza’ in oltre 40 Paesi a milioni di spettatori nel mondo. «Inizialmente ho partecipato come attore e regista. Veniamo da un teatro dove, come nelle troupe di una volta, ognuno

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© Viviana Cangialosi - Compagnia Finzi Pasca, in foto Hugo Gargiulo

Visioni di un SOGNO


ACROBAZIA, TEATRO, DANZA E MUSICA: “LA VERITÀ“ UNISCE TUTTE LE ANIME DELLA COMPAGNIA FINZI PASCA. A ISPIRARNE LE ATMOSFERE E LA CREATIVITÀ DELLO

© Viviana Cangialosi - Compagnia Finzi Pasca

SCENOGRAFO HUGO GARGIULO, SALVADOR DALÌ

è abituato a fare di tutto, cucire un costume di scena, stirarlo, piantare un chiodo... nei primi anni, essendo nostro desiderio ed esigenza viaggiare il più possibile, molti elementi di scena li acquistavamo direttamente sul posto; ci piaceva visitare i mercatini e trovare un’oggettistica particolare, per cui la funzione dello scenografo era molto diversa. Solo dal 2007 mi sono messo in gioco in queste L’INTERPRETAZIONE POETICA DELLA COMPAGNIA FINZI PASCA DI “EINSTEIN ON THE

© Viviana Cangialosi - Compagnia Finzi Pasca

BEACH“ DI PHILIP GLASS E ROBERT WILSON

vesti, per Nebbia, una nostra coproduzione del 2007 con il Cirque Éloize», racconta. Da allora ha lavorato a tanti spettacoli, anche su scala monumentale: dalle cerimonie olimpiche alle collaborazioni con un’altra eccellenza come il Cirque du Soleil, ma anche le produzioni per l’opera lirica come l’Aida al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo o, al San Carlo di Napoli, i Pagliacci e la Carmen, inoltre, tornando in Svizzera, l’indimenticabile inaugurazione della Fête des Vignerons nel 2019 - una ogni 25 anni - con Hugo tornato anche architetto per progettare l’arena da 20mila spettatori. Sempre con una forte emozione, le tante insicurezze e il non minor entusiasmo, perché molto diverse sono le sfide con cui la Compagnia si confronta a ogni nuovo progetto. Riuscendo a mantenere intatto l’incanto che è la cifra delle sue creazioni più intime e identitarie: «In fondo il principio non cambia: che sia una cerimonia in mondovisione che si terrà una volta sola o uno spettacolo per poche decine di spettatori in tournée da anni, ci si rivolge sempre alla singola persona, sempre cercando di preservare l’intimità e la magia del teatro. È il nostro fulcro, se non si arriva a creare questa commozione uno spettacolo non è che un succedersi di fuochi di artificio. L’alternanza fra grandi e piccoli progetti è fondamentale per non smarrire questa sensibilità. Di fatti nel 2014, proprio subito dopo le due cerimonie dei Giochi a Sochi - la chiusura delle Olimpiadi e l’apertura delle Paralimpiadi - dove avevamo lavorato con migliaia di artisti e volontari, abbiamo sentito il bisogno di tornare alle nostre radici con Bianco su Bianco, un lavoro che vede in scena due soli attori, ricreando un mondo magico con grande economia di mezzi», racconta lo scenografo. Dietro a ogni sua creazione c’è l’artigianalità di tanti artisti che sartorialmente rispondono alle richieste più particolari, ma anche tanta tecnica e sempre più tecnologia: ogni dettaglio deve essere precisamente orchestrato.

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IN CONVERSAZIONE CON... DI SUSANNA CATTANEO

L’immaginario che Hugo Gargiulo ha contribuito a concretizzare, in perfetta sintonia con i suoi compagni di viaggio, è inestricabile dalle narrazioni di cui è intessuto e dall’interpretazione di chi quelle scenografie le abita e le anima. Installazioni, elementi e oggetti scenici; costumi, maschere, musiche e coreografie; luci, proiezioni e specchi; acqua, ghiaccio e vento, … Un’esperienza visiva e sensoriale che diventa proiezione introspettiva, rigenerativa nell’offrire la possibilità di riconciliarsi con le ferite della vita. «Dopo tanti anni c’è un’intesa profonda nel nostro team, anche senza parlarsi, già si sa che l’altro saprà prendere e rielaborare gli spunti offerti. Ho studiato architettura con il desiderio di intraprendere un percorso professionale creativo, in cui poter lavorare costruendo insieme ad altri ed è proprio quello che mi permette questa avventura nel teatro. Creare scenografie per me non è tanto una questione di estetica, quanto il desiderio di dare delle occasioni alla regia e agli attori, offrendo uno spazio di potenzialità narrative e ludiche», afferma Hugo Gargiulo con la grande modestia che lo contraddistingue. Abbiamo avuto occasione di incontrarlo al Lac a metà settembre nei giorni in cui andava in scena Luna Park, fra le produzioni scelte per celebrare i 40 anni di attività della Compagnia Finzi Pasca, insieme Icaro (1617.12.2023) e Bianco su Bianco (23-24.02.2024). Uno spettacolo nato nel periodo in cui il mondo del teatro rischiava la paralisi. La formula escogitata, ‘un giro di giostra dopo l’altro’ con uno spettacolo di una ventina di minuti ha consentito di portare 25 alla volta gli spettatori in teatro in tutta sicurezza. Ma rimane valida e affascinante anche dopo il ritorno alla normalità: un’immersione nell’universo della Compagnia e dietro le sue quinte, che mette in scena anche aspetti tecnici di solito occultati, come la regia delle luci. Il tutto richiede un meccanismo perfetto, perché la troupe deve inanellare una ripetizione dopo l’altra, per diverse ore. Lungo il percorso tanti emblemi della Compa-

gnia: i bauli con cui si sposta nel mondo allestiti a guardaroba dei suggestivi costumi, elementi scenici come gli ingegnosi soffioni de La Verità (realizzati da Penelope Margaret Mackworth-Praed) o la sua spirale acrobatica ispirata al Dna, l’espressività intensa delle maschere animali, cangianti tubi led e crepuscolari lampadine, proiezioni e specchi, … la panchina rossa ‘per Julie’. Momenti di un viaggio che per Hugo è diventato la vita. Prossima tappa il Grand Théâtre de Genève, in vista del debutto il 27 ottobre di María de Buenos Aires, opera-tango su musiche di Astor Piazzolla, produzione a cui il nucleo creativo della Compagnia Finzi Pasca prende parte. Intanto si sta anche lavorando a un particolare progetto sul territorio, «uno spazio immersivo, una sorpresa di cui per ora non posso svelare di più. L’anno prossimo annunceremo anche una nuova produzione in un teatro di grande tradizione che porteremo poi a Lugano, una bellissima proposta che riprende il mondo acrobatico a noi tanto caro», anticipa Hugo Gargiulo. Questo novembre tornerà anche con Icaro nella sua Montevideo: un perfetto cerchio che si chiude, anche perché ormai gli anni vissuti in Uruguay e quelli trascorsi in Svizzera quasi si equivalgono. Tanti sono i ricordi indimenticabili:«Me ne sono accorto mentre tutti insieme con la nostra fotografa ufficiale Viviana Cangialosi selezionavamo gli scatti per la bellissima pubblicazione per il nostro quarantennale. In tanti, con Maria abbiamo anche ritrovato nostra figlia, cresciuta spettacolo dopo spettacolo nei backstage. Ecco, la mia idea del bello ha proprio a che vedere con i momenti vissuti, i ricordi e l’attesa del futuro… quel qualcosa che hai paura di perdere, una fragilità da custodire, come quella dei fiori», rivela Hugo Gargiulo. Come sa fare la delicatezza del gesto invisibile che, progetto dopo progetto, senza smarrire la sua autenticità, sa rimanere fedele a sé stessa e al pubblico, nella sua capacità di accarezzare le anime.

POESIA E TECNOLGIA, STUPEFACENTI GIOCHI D'ACQUA E DI LUCE PER “AVUDO MONTRÉAL“, LO SPETTACOLO CHE HA RESO OMAGGIO

© Viviana Cangialosi - Compagnia Finzi Pasca

AI 375 ANNI DELLA CITTÀ, NEL VECCHIO PORTO


un caos

organizzato

R

ompono le regole, sfidano le tradizioni, anticipano le mode. Gioielli che non hanno più una funzione solo ornamentale: indossarli diventa un’affermazione di personalità. Gioielli contemporanei, che racchiudono l’eco di mondi altri, l’arte - dalla pittura alla scultura -, il design, l’architettura, con i quali si pongono in dialogo. Sorprendono, questi monili audaci, rivisitando anche la più iconica delle pietre, il diamante. Grazie a un’arte orafa sofisticata, il diamante esibisce fogge originali; così, accanto ai più classici ‘diamante’, ‘marquise’, ‘princess’ o ‘cuore’, il taglio trapezoidale, simile al taglio baguette, imprime

In sintonia con un tempo che destruttura per ricreare in forma nuova, anche la gioielleria segue la tendenza. Esce dai consueti binari per proporre collezioni che sorprendono e che si declinano affinché ogni donna trovi il ’suo’ gioiello 64


TENDENZE

© Mauro Consilvio

DI SIMONA MANZIONE

un twist moderno, garantendo al tempo stesso uno speciale effetto di profondità, grazie alla disposizione a scala delle sfaccettature. Gioielli da regalare, farsi regalare e, perché no, regalarsi! NELLE FOTO, GIOIELLI DELLA COLLEZIONE ROCK DIAMONDS DI BUCHERER FINE JEWELLERY FOTO IN ALTO, I PEZZI DI ALTA GIOIELLERIA DELLA COLLEZIONE ROCK DIAMONDS TRA LE OPERE ESPOSTE ALL’IMAGO ART GALLERY DI LUGANO, PER LA MOSTRA LIGHT AND SPACE BEYOND BORDERS

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TENDENZE DI SIMONA MANZIONE

© Chanel

È una figura capace di diffondere, migliorare e consolidare l’immagine del brand, rafforzando le relazioni tra un marchio e il pubblico di riferimento. L’ambassador, personalità di spicco nel suo ambito, testimonia sensibilità e progettualità della Maison

SOPRA, L’ATTRICE E AMBASCIATRICE DELLA MAISON LILY-ROSE DEPP È LA NUOVA MUSA DELL'OROLOGIO PREMIÈRE ÉDITION ORIGINALE DI CHANEL

Ambasciatori DI VALORE

SOTTO, IL GRUPPO DI K-POP AESPA, TESTIMONIAL DI DIVERSE COLLEZIONI DI CHOPARD, CON IL SUO CARATTERE FORTE E IL SUO STILE PERSONALE, ESPRIME I VALORI DELLA MAISON. PROPRIO COME PER CHOPARD, L’INNOVAZIONE È PARTE DEL DNA DELLA BAND, IL CUI NOME DERIVA DALLA COMBINAZIONE DI “AVATAR X EXPERIENCE” E “ASPECT”


SOPRA, LA PILOTA PROFESSIONISTA LAURA KRAIHAMER, AMBASSADOR DI IWC SCHAFFHAUSEN, AL VOLANTE DELLA MERCEDES-BENZ 300 SL 'GULLWING' SULLA PISTA PER L’IWC RACING TEAM. IL SUO TALENTO PER LA PRECISIONE, LA TECNOLOGIA E L’ELEGANZA, RAPPRESENTA PERFETTAMENTE I VALORI FONDAMENTALI DI IWC

SOTTO, L’ARTISTA ED ESPLORATRICE ZARIA FORMAN È IL NUOVO VOLTO DELLA CAMPAGNA ‘ONE OF NOT MANY’ DI VACHERON CONSTANTIN

IN FOTO, L'ATTRICE JENNIFER LAWRENCE, AMBASCIATRICE DELL’ELEGANZA LONGINES. INFONDE IN OGNI PERSONAGGIO CHE INTERPRETA AUTENTICITÀ, RIFLETTENDO IL PROPRIO CARISMA, LA PROPRIA INTELLIGENZA E LA PROPRIA UMANITÀ. ISPIRATRICE E DI GRANDE TALENTO

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BENESSERE E BELLEZZA DI CRISTINA DELL’ACQUA

L’elisir dell’eterna

GIOVINEZZA

L

’autunno è una stagione cosmetica. Rinnovati dal vigore dell’estate, l’autunno è il momento in cui ci sentiamo intimamente più belle e più belli, non solo perché l’abbronzatura dona, ma soprattutto

Sia le creme sia i libri hanno un potere cosmetico: si curano delle due bellezze di cui siamo fatti, quella esteriore e quella interiore 68


© Marta D'Avenia

di ingrandimento perché abbiamo apcon cui guardare il pena trascorso del tempo dedicato alle mondo. persone e ai luoghi Entrambi, libri e creche amiamo. me, hanno un potere I Romani lo chiamacosmetico: si curano vano otium, il tempo delle due bellezze di libero dedicato a cucui siamo fatti, quella rare il nostro tempo e esteriore e quella inla nostra interiorità, la teriore. I Greci antiparte di noi che è (forchi, che ci sapevano se) invisibile agli occhi fare con le parole, sama che ci fa essere la pevano che in ognuversione migliore di no di noi ci sono due noi stessi. bellezze, e le hanno I nostri ritmi da eroi custodite in una sola ed eroine del multiparola che le rende tasking, il negotium inseparabili: kalokagathía, (kalós e aga(da nec otium, la negazione dell’otium) ci thós), bello e buono, avevano fatto scordare nobile d’animo. La come fosse bello avetraduzione letterale re del tempo libero e è pallida rispetto al viverlo, ed è anche per senso etimologiquesto che l’autunno co che ci consegna è il momento più l’originale greco di cosmetico dell’anno, perfetta corrisponperché vuole trattenedenza tra la bellezza re quella bellezza che abbiamo esteriore e quella interiore. Ma Se parliamo di cosmetica appena accumulato sotto il sole. la nostra anima antica è in graintendiamo non solo ciò che Una bellezza che non è fatta do di coglierla, se la stiamo ad è per noi sinonimo di arte di abbronzatura ma di intenascoltare. della bellezza e della seduzione, sità personale. E allora ben E se parliamo di cosmetica inma anche di ciò che mette vengano le creme anti età però tendiamo non solo ciò che è per in ordine, è il significato sapientemente miscelate a libri noi sinonimo di arte della bellezetimologico del verbo greco anti età, nel senso di libri che za e della seduzione, ma anche da cui deriva mantengono il loro vigore inaldi ciò che mette in ordine, è il terato con il passare degli anni significato etimologico del verbo Cristina Dell’Acqua e lo trasmettono a chi li legge. greco da cui deriva. Scrittrice Alcune creme hanno certamenSe per un istante fossimo antichi te il potere di attenuare le rughe, tutti i classici possieGreci useremmo cosmeo per dire che ci mettiamo in dono quello di mantenerci giovani in eterno. Scrigni ordine rispetto a noi stessi, quindi ci abbelliamo, opdi pensieri e parole che parlano proprio a noi, lenti pure lo useremmo per dire che ci mettiamo in ordine rispetto alle leggi, quindi obbediamo. La cosmesi, nella sua essenza, è un gesto di ordine, come al mattino ci mettiamo in ordine e ci diamo SE LA CHIMERA DELL’ETERNA GIOVINEZZA SEDUCE un ordine. Anche il solo atto di dedicarci del tempo CON L’IRREALISTICA IDEA DI NON INVECCHIARE MAI, è cosmesi. Cerebrale. Ricetta di vera bellezza. L’UNICO VERO ELISIR È SAPER FARE BUON USO DEL L’autunno è anche la stagione dei buoni propositi, TEMPO, DANDO VALORE ALLE PICCOLE METAMORFOSI dunque partiamo da quello di usare bene il nostro QUOTIDIANE IN APERTURA, GIOVINEZZA E TEMPO tempo che, come dice Seneca, filosofo del I secolo DI JOHN WILLIAM GODWARD, 1901 d.C, è l’unica cosa veramente nostra, e cerchiamo di

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BENESSERE E BELLEZZA

impedire agli impegni (frutto di passione, responsabilità e voglia di crescere) di occupare (come i nemici occupano un territorio) tutti i nostri spazi quando sono un frenetico anestetico alla ricerca della felicità. La vita non va allungata con i falsi miti, va dilatata di intensità. Seneca scrive una bellissima raccolta di lettere dedicate a Lucilio e la apre così: «Vindica te tibi». Sono tre parole emozionanti: con un imperativo verbale che è anche morale e non lascia dubbi sulla strada da seguire: rivendicati a te stesso. Vindicare a Roma lo usavano i giuristi per dire di liberare qualcuno dalla schiavitù. La nostra, quella che ci impedisce di essere amici noi stessi, la base di tutte le relazioni. Per avere il coraggio di chiederci cosa ci rende felici. Siamo portati a trascurare il valore delle nostre piccole metamorfosi quotidiane, che sono un perfezionamento continuo dell’arte di diventare adulti e affrontare la vecchiaia, parola carica di fantasmi e di pregiudizi. Correggersi e cambiare, a quindici come a cinquanta,

sessanta o novant’anni, è un processo che deve essere accolto con felicità quando accade: è una forma di trasformazione, unico vero elisir della giovinezza eterna. Seneca ci suggerisce l’idea che occorre impegnarsi per essere sempre giovani e meditare. Sì, meditare, che deriva dalla radice med- con cui indichiamo in latino, in greco e in italiano l’azione del prendersi cura: da questa radice derivano medico, medicina, medicare e meditare. Meditare è la medicina per imparare a stare nel nostro corpo, nel nostro tempo e nelle nostre rughe, e a costruire la nostra tranquillità. Accesa. Buon uso del tempo, meditazione e tranquillità accesa, l’elisir di eterna giovinezza che dona quella bellezza che gli antichi riconoscevano a Socrate, maestro di interiorità. Di lui si diceva che era come una di quelle statuette di Sileno in vendita nei mercati greci, che, una volta aperta, rivelava al suo interno un’immagine preziosa e divina. La vera bellezza.

In dialogo con i classici

L

aureata in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Milano, Cristina Dell’Acqua insegna greco e latino al Collegio San Carlo di Milano e cultura latina all’Università Iulm. Da sempre appassionata di sperimentazione didattica, si è specializzata in Arts Integration negli Usa (Annapolis, Maryland). Nel 2021, per gli incontri via Zoom "Desidera. Il teatro del lunedì" di e con Giacomo Poretti, cura la rubrica di approfondimento linguistico. Tra il 2022 e il 2023 tiene una serie di incontri con Giovanni Caccamo, dal titolo “Generazioni a confronto”, in scuole, teatri e carceri, all’interno del progetto “Parola ai giovani”. Autrice di Una Spa per l’anima. Come prendersi cura della vita con i classici greci e latini (2019, Mondadori, ora pubblicato nella collana degli Oscar Mondadori) e de Il nodo magico. Ulisse, Circe e i legami che ci rendono liberi (2021, Mondadori), Il desiderio di volare, (2022, Solferino) e La formula di Socrate. Conosci te stesso e diventa chi sei (2023, Mondadori). Ha curato la rubrica settimanale Dizionario del Tempo Presente e Mitici per i social di La7, la serie I nostri miti, e I miti delle stelle sul digitale del Corriere della Sera. Pubblica articoli culturali per il Corriere della Sera.

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BENESSERE E BELLEZZA DI ELEONORA VALLI

BEAUTY

age

Ingredienti preziosi selezionati e trasformati dalle più prestigiose Luxury Maison in formule esclusive per ripristinare la struttura giovanile della pelle, che appare levigata e rassodata

VANIGLIA RIGENERANTE COLTIVATA E RACCOLTA NEL LABORATORIO A CIELO APERTO DI CHANEL IN MADAGASCAR, LA VANILLA PLANIFOLIA POLIFRAZIONATA È IN GRADO DI TRIPLICARE LA RIGENERAZIONE CELLULARE

LE PRIME ROSE IL PRIMO SIERO IDRATANTE E ANTIETÀ CHE INFONDE ALLA PELLE LA VITALITÀ DEI BOCCIOLI DI ROSE DE GRANVILLE, ALLE ORIGINI DELLA GIOVINEZZA CUTANEA

IL POTERE DEL CAVIALE UN PASSO PIONIERISTICO NELLO SKINCARE LIFTANTE E RASSODANTE, GRAZIE ALL’UNIONE DI CAVIAR MICRO-

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NUTRIENTS E CAVIAR PREMIER


ballare

©Image by master1305 on Freepik

Sì,

Chiave di accesso a una dimensione di benessere individuale o condiviso, la danza è molto più delle cinque lettere che ne compongono la parola


BENESSERE E BELLEZZA

Sensual Dance

DI ELEONORA VALLI

A DESTRA, FLAVIA MILANI, INSEGNANTE DI SENSUAL DANCE FIT, UNA NOVITÀ IN TICINO E, SOTTO A SOTTO, UNA BALLERINA DI FLAMENCO, UN BALLO CHE SPRIGIONA FEMMINILITÀ E LA FORZA, PERCHÉ È UNA DANZA DI AFFERMAZIONE DI SÉ

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abaret, La febbre del sabato sera, Flashdance, Dirty Dancing, Il cigno nero, sono solo alcuni dei titoli di culto che celebrano la danza in tutte le sue espressioni. L’universo del ballo coinvolge, diverte, fa sognare, genera empatia e speranza. Un’ampiezza e diversità di benefici a disposizione di chiunque decida di … guardare un film. Immaginarsi quali e quanti benefici per il corpo e per la mente si generano da ballerini, anziché da spettatori. C’è una ricca letteratura scientifica a dimostrarlo. Ballare aiuta a mantenere giovane la mente: a darne autorevole conferma è uno studio pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience. Mentre una ricerca del 2021 pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, ha evidenziato l’impatto positivo sul

miglioramento di equilibrio e coordinazione. Inoltre la sua espressività aiuta a migliorare l’umore Senza dire che la danza può essere praticata a ogni età, da soli, in coppia, in gruppo e a diversi livelli di performance e di impegno. Al pari di tutte le attività fisiche e sportive, anche la danza rafforza il sistema immunitario. Mentre, a livello puramente fisico, è uno degli sport più completi, la scelta perfetta per restare in forma e modellare i muscoli. «Benessere fisico, e soprattutto un invito alle donne a prendersi cura di sé, a riscoprire la propria femminilità, ad aumentare sicurezza, fiducia in sé stesse e amore per il proprio corpo: questo il senso della Sensual Dance Fit, un programma di danza e motivazione», spiega Flavia Milani, insegnante e titolare delle Scuole Sensual Dance Fit in Ticino. Non si tratta di un semplice corso di ballo, né di un corso di fitness, ma di un nuovo approccio all’attività fisica: un insieme di movimenti ed esercizi per il benessere psicofisico, che, attraverso la danza, include aerobica, stretching, tonificazione, esercizi mirati di fitness. Un progetto ideato nel 2018 da Carolyn Smith, coreografa inglese e dance coach internazionale, nota come Presidente

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Danza sportiva

BENESSERE E BELLEZZA

Questo perché Sensual Dance Fit è uno stile di vita il cui effetto non si esaurisce al termine della lezione, ma ha la capacità di trasformare le donne da dentro, attivando nuove e inaspettate risorse per aumentare l’amore per sé stesse, la fiducia, la femminilità». La danza cura, sempre, tutti. Mentre alcune discipline aiutano a essere in forma ritrovando sé stessi, ai balli di coppia è riservata la prerogativa di portare benessere psicofisico migliorando la relazione con l’altro; non c’è che l’imbarazzo della scelta: Tango, ballo di coppia per eccellenza, che migliora la tonicità delle gambe grazie ai suoi movimenti molto slanciati; Bachata, danza caraibica vivace e sensuale; Ballo da sala e liscio, meno di giuria del programma televisivo italiano ’Ballando con le stelle’. «Nato per rispondere alle fatiche del suo percorso oncologico, un modo per accettare il suo nuovo corpo. Un progetto che ha rivelato benefici immediatamente tangibili, non solo a livello fisico, ma anche emotivo e psicologico». Marilyn Monroe position, Vogue Passion, Flamenco Fire, ...un susseguirsi di eleganti passi di ballo e delicati movimenti delle braccia. In pochi anni sono state aperte oltre 150 Scuole in Italia e le prime all’estero, anche in Ticino, con Flavia Milani, tra le prime insegnanti in Svizzera certificate Sdf da Carolyn Smith: «I risultati sono tangibili e spesso inaspettati; una postura più elegante è già un modo per affrontare il mondo con una migliore attitudine e aumentare la propria autostima.

sensuale rispetto ai precedenti, ma altrettanto utile all’affinità di coppia quanto alla propria forma fisica. Questi balli infatti migliorano la resistenza e il fiato, come un allenamento di cardio. Salsa e balli latinoa-

SOPRA, SENZA LA GESTUALITÀ ALL’INTERNO DEL BALLO DI COPPIA, TUTTO RISULTEREBBE 'INCOLORE' A SINISTRA LUANA VALENTINO E JURE


© © BAK Adrian Moser

mericani sono uno dei generi più amati dalle coppie, avendo un ritmo che conquista e facilità dei passi base. Le Standard dances: Valzer, Tango, Slow-trot e Quickstep per divertirsi, in maniera appassionata. «La danza sportiva è un connubio tra arte e sport altamente competitivo, che richiede massima concentrazione e determinazione. Rappresenta per me una vera e propria rivincita!», esordisce Luana Valentino, ballerina, vincitrice con il partner Jure Bergant, di diversi importanti titoli a livello internazionale, laureandosi Triplici Campioni svizzeri nella massima categoria, e conquistando anche la finale al campionato internazionale in Serbia a Cacak, Wdsf International

Nunzia Tirelli, coreografa, danzatrice, danza movimento terapeuta. «Grazie al movimento, il corpo rivela e comunica», aggiunge Nunzia Tirelli, anche membro della giuria del Premio svizzero di danza. Non c’è da comprendere ma da stare attenti. «Si sta in contatto con sé stessi per poi passare alla relazione con l’altro», prosegue Nunzia Tirelli che, nel passaggio dall’aspetto performativo all’aspetto di relazione, ha incontrato il pensiero di Laban, un pensiero che continua ad approfondire. «Oggi non ho problemi a parlare di una mistica della danza. Occorre recuperare la parte più profonda di noi stessi, attraverso il movimento. In controtendenza con quanto accade sempre più diffusamente: ossia, lavoriamo in maniera bidimensionale, facendo di conseguenza meno movimento. Ma è nella profondità che troviamo noi stessi; e, di più, non solo noi stessi, ma l’umanità tutta. Il movimento va sperimentato, non solo intellettualizzato con il pensiero. È il senso di quello che è l’umano», conclude Nunzia Tirelli.

Open in standard e latino. «A livello psicofisico, la danza sportiva è uno sport aerobico coinvolgente, che richiede una preparazione completa che va oltre la danza stessa. Coinvolge il corpo a 360 gradi, richiedendo un impegno costante in palestra, corse, nuoto e altre attività. Nel mio caso, è stata di grande aiuto per migliorare la consapevolezza del mio corpo, con una puntuale analisi di ogni minimo dettaglio. La varietà dei generi musicali contribuisce a rendere questa disciplina unica e coinvolgente. Indubbiamente si tratta di un’attività richiedente tempo e impegno. Ai nostri allievi cerchiamo di trasmettere non solo specifici insegnamenti ma in generale l’importanza di imparare e ballare con passione», conclude Luana Valentino titolare di Dasa - Dance Art Sport Academy a Lugano. Corpo e anima. La danza arriva nel profondo ed esprime ciò che abbiamo nel profondo. «Il corpo è l’unico mezzo per andare al cuore delle cose», esordisce

SOPRA, IL MOVIMENTO CORPOREO È DISCIPLINA, ESPLORAZIONE DI SÈ, SPIRITUALITÀ IN QUESTA IMMAGINE E IN ALTO A DESTRA, NUNZIA TIRELLI, TRINITY LABAN LONDRA

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Danza dell’anima

BENESSERE E BELLEZZA


PROSPETTIVE DI ELEONORA VALLI

RELAX d’autore

Materiali morbidi, colori autunnali e atmosfere oniriche. Un buon libro. Riposo e rigenerazione. Silenzio e benessere. Tempo per sé

IN APERTURA, LETTO CAPUCINE DI ELITE ‘CONTEMPORAIN’, SOBRIETÀ ED ELEGANZA IN UNA CAMERA IMPRONTATA ALL’ARMONIA A SINISTRA, CHECKERS (ILLULIAN ‘DESIGN COLLECTION’) E KIMONO EURIBIA (F.R.S. FOR RESTELESS SLEEPERS), SOTTO, LAMPADA CÉRAMIQUE (FLOS), QUI IN VERDE, E L’OPERA PIÙ RECENTE DI ISABEL ALLENDE

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CAMERA 32 THOMAS HUBER On Perspective Selected works from 2012 to 2020 KROMYA Art Gallery, Lugano 24 ottobre – 9 dicembre 2023

A

rchitetture possibili Luogo, tempo, visione, materia

THOMAS HUBER, BESUCHERANDRANG (SERIE AM HORIZONT), 2015, OLIO SU TAVOLA, CM 225X150 ©️DITESHEIM & MAFFEI FINE ART ©️THOMAS HUBER


PROSPETTIVE DI MARIA MAZZA

Un dialogo

CHE EVOLVE

L

Trasformare non vuol dire necessariamente e unicamente ‘cancellare’ la memoria. In ambito architettonico, al contrario può assumere una valenza positiva

a conservazione del patrimonio culturale che il passato ci consegna è importante sotto il profilo storico artistico ed è importante per ognuno di noi. Il territorio e tutto ciò che ci circonda sono in continua trasformazione, i riferimenti materiali che diventano con il tempo parte integrante del nostro vissuto, della nostra storia, possono quindi essere stravolti o cancellati e questo significa perdere una parte di noi. Lo stravolgimento di un territorio senza che vi sia una linea guida, senza preservarne qualche elemento ‘chiave’, può creare disaffezione verso il territorio stesso: non ci si riconosce più, niente è più parte del nostro vissuto. D’altro canto ‘trasformare’ non vuol dire necessariamente e unicamente ‘cancellare’ la memoria; in ambito architettonico, al contrario può assumere una valenza positiva, può voler dire infatti recuperare e valorizzare: in alcuni casi si può dare nuova vita agli edifici storici modificandone per esempio la destinazione,

come è avvenuto a Lugano per l’ex Asilo Ciani, uno degli esempi più recenti e importanti per la città, oppure si può progettarne il riuso mantenendo la stessa destinazione o, ancora, gli edifici storici possono essere preservati come simulacri del passato al quale sono appartenuti. Ma come intervenire sul patrimonio architettonico storico? Il primo documento ‘sovranazionale’ che fissa precisi principi sui quali si debba impostare un intervento di restauro è la “Carta di Atene” definita in occasione della Conferenza Internazionale degli Architetti Moderni (Ciam) tenutasi nella capitale greca nel 1931. Ha introdotto un nuovo concetto di restauro basato su due principi chiave: la riconoscibilità degli interventi moderni e la possibilità di utilizzare materiali nuovi come il cemento. Alla Carta di Atene sono seguite diverse altre Carte internazionali in merito al tema del restauro. In Svizzera, la Commissione federale dei monumenti storici ha elaborato un documento che raduna le linee guida per la tutela dei beni culturali (“Principi per la tutela dei monumenti storici in Svizzera”, 2007). Il restauro conservativo di un bene culturale significa innanzitutto un intervento che miri alla conservazione materiale del bene e della sua sostanza storica (quindi ogni sua parte mobile e immobile). Pensiamo, per esempio, a una residenza d’epoca in stato di degrado le cui facciate presentino un quadro SOPRA, MARIA MAZZA, ARCHITETTO E RESTAURATRICE, SPECIALIZZATA IN CONSERVAZIONE E RESTAURO, PARTNER DI DELTAZERO, LUGANO A SINISTRA, IL CASTELLO DI DORAGNO, A ROVIO


fessurativo grave, lacune e distacchi degli intonaci. L’intervento di restauro conservativo, dopo le verifiche strutturali del caso, prevede il recupero degli intonaci originali, che sono parte integrante della sostanza storica del bene, e non il loro rifacimento integrale come purtroppo accade di frequente. La conservazione degli intonaci originali permette di preservare la ‘patina del tempo’, del bene culturale e quindi la sua autenticità e questo, inconsciamente o meno, lo percepisce ognuno di noi. Ogni edificio racchiude tra le sue mura una storia materiale e immateriale che ci racconta attraverso ciascuna sua parte, anche piccola. Ogni costruzione è immersa nel tempo ed è testimone della storia di un luogo, di un’epoca, di un popolo, di una come di tante persone. Un edificio è legato allo ‘spirito del tempo’ agli usi e costumi come pure ai materiali, alle tecnologie e agli stili dell’epoca in cui è stato costruito e di quelle che ha visto susseguirsi. Le scelte conservative, di restauro e di resa estetica, nascono proprio dall’indagine in merito a tutti questi aspetti e da una mediazione tra i risultati ottenuti e le diverse proposte elaborate. La stratificazione storica di un edificio deve essere preservata. Un nuovo tema che sta emergendo negli ultimi anni è quello dell’adeguamento energetico degli edifici storici e dell’introduzione delle tecnologie per la produzione di energia. Un esempio di integrazione di impianti solari in un edificio medievale è il Castello di Doragno a Rovio, un edificio risalente al XII secolo che venne edificato con tutta probabilità durante la guerra tra Como e Milano. Nel 1960 rimanevano del castello solo le murature perimetrali in pietra e parte delle mura difensive. Nel corso degli anni ’80 e ’90 tutto ciò che il passato ci aveva consegnato è stato ampliato e trasformato per creare una residenza privata. L’ultimo intervento di cui è stato oggetto l’edificio, che si è concluso nel 2016, ha mirato a ripristinare ‘l’anima del castello’, preservandone la parte antica, mostrando chiaramente la differenza tra la parte medievale e le opere recenti. Il progetto è stato sviluppato partendo dall’idea di ricreare la forma storica dell’antico maniero. Le nuove pareti del castello, necessarie per completarne il volume, sono state realizzate in vetro mantenendo quanto più possibile la linearità delle forme. Le superfici vetrate si accostano così alle antiche murature

SOPRA, L’EX ASILO CIANI, CHE È STATO OGGETTO DI UN IMPORTANTE RECUPERO. SOTTO, UN EDIFICIO ANTICO DOVE È BEN VISIBILE LA STRATIFICAZIONE STORICA

in sasso senza ‘sovrastarle’, ma piuttosto valorizzandone l’antica forza all’interno del bosco. Le superfici di cristallo rispecchiano infatti il verde dei boschi e la vegetazione in cui il castello è immerso: le vetrate scompaiono dando risalto alle antiche murature in pietra. L’edificio, pensato quale residenza di vacanza, non inquina e produce l’energia necessaria per coprire i consumi relativi a riscaldamento, raffreddamento, ventilazione e illuminazione. Un impianto fotovoltaico e un impianto solare termico producono ogni anno più di 20mila KWh, coprendo così il consumo totale di energia necessaria per il riscaldamento e il raffrescamento del complesso. Tali impianti sono stati totalmente integrati nelle falde delle coperture in modo da non costituire elementi invasivi nell’immagine d’insieme dell’edificio storico. La copertura rivestita con pannelli in vetro nero opaco chiude e scompare a un tempo nella vegetazione scura che caratterizza il bosco in cui si inserisce il castello. Nell’ambito del restauro del tessuto edilizio storico una delle sfide per i progettisti sarà proprio quella di far dialogare in modo rispettoso il passato, e quindi il valore storico degli edifici, e il presente, con le sue le nuove esigenze e tecnologie.

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PROSPETTIVE DI MATTEO INCHES

Il nuovo

ELISARION

L

’Elisarion nasce come struttura per il culto del Clarismo, oltre che come residenza privata del pittore e letterato Elisàr von Kupffer e del suo compagno, filosofo e storico delle religioni Eduard von Mayer. Venne quindi concepito quale vero e proprio tempio, dal profondo significato spirituale e introspettivo: il Sanctuarium Artis Elisarion. I seguaci di questa dottrina venivano introdotti nell’edificio e, attraversando un oscuro corridoio, venivano accolti nella sala ‘eterea’ in cui era esposto il Chiaro mondo dei beati.

Senza dimenticare il nobile estone Elisàr von Kupffer, dal multiforme talento Oggi l’edificio è di proprietà del Comune di Minusio, che aveva segnalato la necessità di risanarlo in differenti sue componenti (serramenti, tetto, impiantistica) da un punto di vista energetico, nonché di metterlo a norma dal profilo dell’accessibilità per disabili (con un nuovo lift e l’abbattimento delle barriere architettoniche), adeguandolo alla normativa antincendio. A queste richieste si erano aggiunte quelle di dotarlo di maggiori superfici destinate a deposito. L’edificio, per il suo valore storico, territoriale e culturale è un bene tutelato, di significativa importanza, per la regione e non solo, tanto da essere oggetto di studio da parte del Politecnico federale di Zurigo e avere stretti legami con il celebre complesso culturale del Monte Verità, che custodisce alcune sue testimonianze. Pensare all’ampliamento di un edificio storico ha quindi generato profonde riflessioni progettuali, dal profilo tecnico-funzionale, oltre che storico e urbanistico. Si è optato per un ampliamento discreto, che si connota di un unico elemento forte: il nuovo portale. Per inserire le diverse superfici del nuovo progetto (locali tecnici, servizi, deposito, foyer, locale curatore) al piano seminterrato, l’apporto dello studio di ingegneria civile Monotti di Locarno è stato decisivo. Viene proposto un unico ingresso per i visitatori, alla quota del posteggio veicolare, che possa da un lato soddisfare le

SOPRA, MATTEO INCHES E NASTASJA INCHES-GELETA, TITOLARI DELLO STUDIO INCHES GELETA ARCHITETTI DI LOCARNO A SINISTRA, IL NUOVO PORTALE DEL CENTRO CULTURALE ELISARION, A MINUSIO


PROSPETTIVE

esigenze di persone con problemi motori e, dall’altro, dotare il Centro culturale di un chiaro punto d’accesso, simbolico, identitario e funzionalmente adeguato. Questa soluzione risulta inoltre la più idonea dal profilo paesaggistico, determinando di fatto un impatto minimo nei confronti dell’edificio storico, che non viene affiancato da strutture accessorie esterne le quali potrebbero compromettere l’equilibrio esistente tra i volumi costruiti. L’ubicazione del nuovo accesso, a un livello seminterrato, permette di raccogliere i visitatori in un’unica grande sala che si connota sia come spazio foyer d’ingresso (che nobilita e qualifica l’approccio al Centro culturale) sia come sala accessoria per esposizioni ed

eventi. Dal profilo funzionale, aiuta anche la gestione e il controllo dei flussi d’entrata da parte del curatore, il cui ufficio rimane adiacente alla sala d’ingresso e percepibile ai limiti di una sorta di deambulatorio d’entrata che guida i visitatori al foyer. Dal profilo concettuale quest’ultimo richiama, nella sua conformazione planimetrica, i temi di connotazione organica che contraddistinguevano gli spazi d’entrata della dimora originaria di von Kupffer e l’accoglienza che gli stessi emanavano e riservavano ai visitatori. Al livello della sala, oltre all’ufficio del curatore sono ubicati: spazi guardaroba, servizi igienici (inclusi quelli per disabili), locale tecnico e deposito (dotato di accesso ad hoc secondario per entrare direttamente nei locali tecnici e nel deposito). Il nuovo ampliamento rispecchia gli standard Minergie. Il Clarismo? Non è stato dimenticato. Con i lavori di ristrutturazione appena terminati, infatti, dalla nuova sala ipogea, connotata da un’unica illuminazione puntuale zenitale, è possibile risalire alla quota del giardino esistente oppure continuare il percorso e raggiungere il nucleo scale e lift che porta ai piani superiori dell’edificio. In questo senso il progetto ha permesso di riproporre un iter simbolico e legato al Clarismo (‘dall’ombra alla luce’) che, partendo da uno spazio più racchiuso e introverso, quello della nuova sala d’ingresso, culmina con lo spazio principale del Centro, quello luminoso ed ‘elevato’ sotto la cupola del primo piano.

SOPRA, SCORCIO DELLA NUOVA SALA IPOGEA CHE ACCOGLIE I VISITATORI; IL CALCESTRUZZO LAVATO DI PARETI E SOFFITTO INCLINATO LASCIA TRASPARIRE L’INERTE E DONA ALLO SPAZIO UN’ACCEZIONE ANCESTRALE E ORGANICA A DESTRA, LA SINUOSA SCALA CHE PORTA IL VISITATORE DALLA NUOVA SALA D’INGRESSO ALLO SPAZIO ESTERNO

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PROSPETTIVE

Ridare

VITA AL BELLO

Una casa antica, che parla di storia e ‘futuro’. Uno spazio nobile, polivalente. Casa Carlo Cattaneo, a lungo Archivio della Città, oggi sede di Ibsa Foundation

L

’edificio era disabitato da qualche anno. «È bastato accedervi, al primo sopralluogo, per percepirne l’energia e il grande potenziale», nota Christophe Almeida Direito, architetto del Gruppo Ibsa. «Nei locali rimasti a lungo al buio per preservare documenti di epoche precedenti, ci sono oggi laboratori, fucine di idee e progetti, che guardano invece al futuro». La Committenza, che alle costruzioni ex novo preferisce il recupero dell’esistente, ha trovato in Casa Carlo Cattaneo il luogo ideale per ospitare la sede di Ibsa Foundation. Nel Comune originariamente di Castagnola, oggi di Lugano, un posto denso di storia, legato al territorio, affascinante e sostenibile. «La ristrutturazione è avvenuta nel rispetto dell’impianto originario, prevedendo tra l’altro l’inserimento di una termopompa nel sottotetto e il ripristino della splendida trave

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in castagno che si trova nell’ingresso. Qui, la trave e il sottostante camino in pietra di Arzo rappresentano il cuore pulsante della storicità che questo edificio sprigiona. Una parete tinteggiata di rosso, in una sfumatura tipica dell’Ottocento, sottolinea tale storicità. Anche l’altro elemento saliente di questa proprietà, la vista lago, è stata evidenziata con la scelta di uno specifico colore, una sfumartura tranquilla, quella del lago verso il quale è orientata una parte dell’edificio». Visitarlo, è un tuffo nel passato. Viverlo, l’anteprima del futuro. SOPRA, CHRISTOPHE ALMEIDA DIREITO, ARCHITETTO DEL GRUPPO IBSA, E DUE IMMAGINI DI CASA CARLO CATTANEO, DI CUI HA CURATO LA RISTRUTTURAZIONE


LUIGI ROSSI 1853–1923

In copertina: Luigi Rossi Genzianella 1908, Casa Museo Luigi Rossi, Capriasca

ARTISTA EUROPEO TRA REALTÀ E SIMBOLO

15 ottobre 2023 – 25 febbraio 2024

Con il sostegno di:


PROSPETTIVE DI SIMONA MANZIONE

NuoviARCHETIPI La ricerca architettonica passa dalla definizione di tensioni e di equilibri che mettono in luce i fondamenti logici del progetto, tra poesia e pragmatismo

C

he si tratti di realizzare una residenza di lusso o di ridefinire il concetto di una fiera, la progettazione esprime un’idea nuova di architettura che abbraccia le diverse meccaniche della digitalizzazione, della sostenibilità, di nuove modalità di fruizione degli spazi personali e professionali, di rinnovate dinamiche interpersonali in spazi pubblici condivisi. Le specificità del progetto contemporaneo sono in grado d’influenzare le categorie classiche intorno alle quali si sono dilettati i teorici dell’architettura del passato: ecco dunque che oggi stile, gusto e carattere, così come tipologia e morfologia assumono nuove forme al passo coi tempi. «Il nostro metodo di lavoro pratica un’esplorazione simul-


PROSPETTIVE

tanea dell’artigianato tradizionale e della tecnologia digitale all’avanguardia, una relazione complementare che guida il nostro processo creativo toccando trasversalmente tutti gli aspetti filosofici, ideativi, tecnici, economici e morali del progetto di architettura, di design, di ingegneria, di paesaggio, di urbanistica, a tutte le scale di intervento», esordisce Bjorn Klingerberg, fondatore dello studio Klingenberg Arkitektur di Mendrisio. Fare architettura oggi si basa meno sulla figura singola del progettista, e più sugli sforzi collettivi: più figure offrono la loro competenza per supportare il

è sempre più quello di far comunicare gli elementi architettonici con l’ambiente circostante. Ne nascono opere che stanno al centro della natura, formulando con essa un dialogo di rispetto e continuità. In un nuovo umanesimo, il fulcro è l’uomo e il rapporto con ciò che lo circonda: la comunicazione tra l’uomo e la struttura, tra l’uomo e gli altri uomini, tra l’uomo e l’ambiente. «Al centro di tutto il nostro lavoro c’è l’impegno nel plasmare l’ambiente costruito tale da essere al servizio dell’umanesimo e della longevità del nostro pianeta. Il nostro processo di progettazione interdisciplinare conduce a progetti al

progetto. «Usiamo l’espressione “singolare al plurale” per sottolineare il valore dell’individuo e dei suoi interessi nella performance di un gruppo», aggiunge l’architetto Klingerberg. È un modo di fare architettura basato sulla comunicazione e la condivisione delle idee. Una filosofia che prende forma anche nei progetti, dove l’obiettivo

tempo stesso poetici e pragmatici, in cui l’alto design lavora in combinazione con le prestazioni dell’edificio sostenibile», prosegue Bjorn Klingerberg. Il risultato è un linguaggio architettonico nuovo che coinvolge l’industria, le architetture residenziali, gli spazi del commercio, i luoghi pubblici e privati. In tema di spazi pubblici, l’architetto Bjorn Klingenberg ha siglato il nuovo e innovativo concept espositivo LuganoLifestyle nell’ambito di artecasalugano, lo storico appuntamento fieristico dell’autunno luganese, che festeggia quest’anno la sua 60esima edizione; e lo ha fatto con un connubio perfetto di tradizione e modernità, proseguendo nel percorso di rinnovamento della fiera ispirato dai concetti cardine, quali innovazione, design, qualità e sostenibilità. La fiera,

A SINISTRA, BJÖRN KLINGENBERG, TITOLARE DELLO STUDIO KLINGENBERG ARKITEKTUR, CON SEDE A MENDRISIO NELLE DUE PAGINE ALCUNE REALIZZAZIONI DI ARCHITETTURA E DI INTERIOR DESIGN SIGLATE DALLO STUDIO

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che dal 2017 fa capo al gruppo Promax, ha in Klingenberg il suo direttore artistico e curatore d’immagine, mentre la progettazione illuminotecnica è stata curata dal rinomato Lighting Designer Stefano Dall’Osso. L’intervento rappresenta una svolta nel concetto stesso di fiera, che diventa palcoscenico portando in scena, come protagoniste, le aziende, il loro know-how progettuale e il meglio delle loro produzioni, supportate da una cornice espositiva innovativa, professionale e atta a valorizzarne la qualità. «Nella percezione più

er

comune le sale di un’esposizione appaiono generalmente come spazi anonimi, neutri, svuotati del genius loci», commenta l’architetto. «In un’epoca di rapporti digitali, impersonali e talvolta troppo inanimati, le esposizioni intese come spazi architettonici effimeri rischiano di apparire poco celebrative della qualità e delle genialità che in esse vengono rappresentate, compromettendo così la qualità stessa dello scambio umano e intellettuale tra visitatori

LuganoLifestyle ARTECASA 2023

Fiera ispirazionale ed esperienziale, artecasalugano, il classico e atteso appuntamento fieristico dell’autunno luganese, festeggia la sua 60esima edizione con un connubio perfetto di tradizione e modernità proseguendo nel percorso di rinnovamento della fiera ispirato dai concetti cardine quali innovazione, design, qualità e sostenibilità. Conferma così quello spirito innovativo e precursore di tendenze che la caratterizza dal 1962. La storica manifestazione sottolinea quest’anno il suo giubileo con una serie di novità. Prima fra tutte, la nascita di un nuovo concept espositivo: LuganoLifestyle. Un palcoscenico che ha come protagonisti player che definiscono, o contribuiscono a definire, le tendenze del luxury-lifestyle: marchi, designer e architetti, case automobilistiche di lusso e Maison orologiere. artecasalugano è una fiera pensata per raccogliere stimoli e restituirli verso l’esterno per creare sinergie, contatti, interconnessioni.

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PROSPETTIVE

ed espositori, presupposto del concetto stesso di ‘esporre’. LuganoLifestyle 2023 è un’esposizione ove lo spazio, la luce, l’atmosfera, le ombre, la regia del tempo e dell’illuminotecnica dettano le regole del ricevimento. Come invitati d’onore, le aziende e i loro manufatti, la loro genialità e la loro comunicativa sono coinvolti fisicamente e sensorialmente nello spazio espositivo. Ambienti non sequenziali ma fluidi; la ricerca progettuale mira alla costruzione di un’atmosfera contemplativa e, insieme, fortemente dinamica e interattiva. Si crea così una drammaturgia intensa di contrasti e luminosità, di luci e ombre, che sul visitatore esercita un fascino coinvolgente, simile a quello di un’opera teatrale. Un’esperienza spaziale a tutto tondo, che per il visitatore così come per l’espositore è quella di un luogo in cui, almeno per il tempo della visita, vi sia uno scambio umano in un luogo di ‘senso’ e non di apparenza», conclude Bjorn Klingerberg. IN QUESTE FOTO, LUGANOLIFESTYLE, UNA MODALITÀ INNOVATIVA PER RACCONTARE LE IDEE E LE TENDENZE DEL LUXURY-LIFESTYLE


PROSPETTIVE DI SIMONA MANZIONE IN COLLABORAZIONE CON EMERALD CASA

DOVE SI ABITA LA STORIA In Stile Floreale italiano, un pregiato palazzo d’epoca, con affreschi e camini, circondato da un suggestivo parco storico. E, qui, ritrovare il piacere di un tempo sospeso


A

ccoglie il visitatore con un generoso abbraccio. Quello del suo grande parco storico, una cornice verde punteggiata di fiori e declinazioni cromatiche secondo il capriccio delle quattro stagioni. Un trionfo di natura che si esprime nell’ampiezza di 8.500 metri quadrati con alberi secolari, in cui faggi, lecci, tigli si alternano a palme, magnolie, rododendri, camelie, gelsomini, ortensie e rose. Racchiuso nel perimetro di antiche mura in pietra naturale, lo scenografico parco accoglie anche un romantico stagno. All’aprirsi del cancello in ferro

battuto, si delinea un percorso lungo la strada lastricata, verso la villa. L’edificio si prospetta imponente e signorile, con la svettante torre merlata a fiancheggiarne la facciata. Ricercatezza, equilibrio e simmetria: la facciata è la quintessenza dell’eleganza, con echi palladiani. IN APERTURA, LA FACCIATA CON LA ’DOPPIA LOGGIA’ E UN DETTAGLIO DEL FRONTONE SOPRA, L’IMPONENTE DOPPIA SCALINATA A RAMPA DRITTA, IN PIETRA NATURALE, AL PIANO NOBILE SOTTO, MOLTI I DECORI E GLI ORNAMENTI CHE IMPREZIOSISCONO I PIANI PRINCIPALI DELLA VILLA


All’ingresso posto sul lato frontale dell’edificio fa da contrappunto un secondo ingresso, nella parte posteriore dell’immobile, vicino alla torre. È attraversando il pronao che si varca la soglia per accedere al palazzo. L’attenzione è catturata dagli ampi volumi degli ambienti che presentano, nei primi due piani dell’edificio, soffitti alti quattro metri. Ornati e decorati, a cassettoni o con affreschi, nobilitano ulteriormente gli spazi, ammantandoli di solennità. Soffitti che si armonizzano con i pavimenti dai colori classici, il bordeaux, il nero, l’avorio; tinte affiancate o incrociate in un gioco di linee e forme geometriche dalla connotazione architetturale. Numerosi affreschi storici e camini recano il segno di un gusto raffinato che riconduce garbatamente un’opulenza antica nei ranghi di un’eleganza atemporale. A SINISTRA, UNO SCORCIO DEL SALONE, AL PIANO NOBILE, OVVERO AL PIANTERRENO SOTTO, LA SALA DA PRANZO POSTA AL PRIMO PIANO, CON SOFFITTO DECORATO E IL PREGIATO PARQUET A INTARSI


Il piano nobile, ovvero il pianterreno, riceve il visitatore nell’ingresso dalle maestose colonne in porfido rosa di Cuasso, inducendone il passo attraverso i diversi ambienti: l’ampio salone, la sala tv e la biblioteca con il camino antico, il soggiorno anch’esso con camino antico di marmo pregiato e un’ampia finestra trifora; il piano prosegue con l’ufficio, la sala conferenze, un ampio vano con affreschi, ambienti accessori, guardaroba, servizi. Mentre al piano superiore, con vani alti e affrescati, sono ospitati il salone con camino antico, la stanza di lettura, il portico panoramico con pareti affrescate, cucine, camere, bagni. I piani sono tra loro collegati da una scenografica doppia scalinata,

SOPRA E SOTTO, RESTAURATI NEL 2004 E NEL 2008, I TANTI AFFRESCHI CHE DECORANO LA DIMORA SONO STATI RESTITUITI AL LORO ORIGINARIO SPLENDORE

in granito, a rampe dritte. E anche da un ascensore, che arriva fino al piano attico, dove oggi è ubicata la moderna mansarda. Agli oltre 1.200 metri quadrati di superficie abitabile disposta nei tre piani, se ne aggiungono ulteriori quattrocento, che si esprimono al quarto livello di questa dimora: il piano seminterrato. Tutto l’edificio è stato oggetto, internamente ed esternamente, di vari interventi di restauro, ristrutturazione e ammodernamento. I bagni, in marmo e granito, con dotazioni contemporanee, sono elegantemente arredati con pezzi di design. Le atmosfere vellutate di questo edificio storico, collocato non lontano dal confine italo-svizzero e con una splendida vista, sono uno scrigno di valori: l’arte, il convivio, lo studio e la lettura, la relazione stretta con la natura, lo spazio e il tempo. Ripercorre la strada a ritroso, il visitatore, verso il maestoso cancello. Lasciandosi alle spalle un’oasi di preziosa quiete e di pura bellezza, attraverso le epoche.


PERCORSI DI TIZIANA COSSO IG @TIZIANA_COSSO

UNA PAUSA

al Lago d’Orta Un rifugio tra bellezza e tranquillità

C

ircondata da montagne maestose e bagnata dalle acque cristalline del Lago d’Orta, Casa Fantini/Lake Time è un luogo che incarna l’essenza stessa della vita lenta e rilassata. Raffinato design e connessione con la natura sono gli ingredienti che la rendono speciale, il mood contemporaneo ben si sposa con elementi di tradizione in un gioco di stile che l’architetto Piero Lissoni ha reso perfettamente armonioso. La struttura è composta da due edifici, uno del XIX secolo e il secondo di nuova costruzione e perfettamente integrato nel piccolo borgo di Pella, a ridosso del parco dove si trova la nuova sede di Fantini Rubinetterie, iconica azienda del 1947. Legno, pietra e metallo sono materia sofisticata che si riflette nelle ampie vetrate che guardano il Lago d’Orta, specchio d’acqua a forma di cuore spesso trascurato a favore dei suoi vicini più famosi, che regala invece scenari da cartolina di altri tempi.

IN QUESTE FOTO, L’ELEGANTE CASA FANTINI, SUL LAGO D’ORTA CHE, CON I SUOI 13,4 KM DI LUNGHEZZA E 2,5 DI LARGHEZZA È UNA AUTENTICA GEMMA INCASTONATA TRA IL VERDE DELLE ALPI E VASTI BOSCHI COLLINARI. PICCOLI PAESI PITTORESCHI, BORGHI ANTICHI E PORTICCIOLI NE COSTELLANO LE RIVE, CREANDO SUGGESTIVE AMBIENTAZIONI


© Giorgio Perottino

I colori neutri e gli arredi dalle forme pulite rendono molto eleganti le undici camere; le terrazze sono ariose e la luce morbida esalta gli spazi interni, compresa la grande lounge e la sala da pranzo in legno e pietra. Rilassarsi leggendo un libro nel salone riscaldato dal fuoco del moderno camino, fare colazione in giardino al tepore del sole nelle mezze stagioni o lasciare che il tempo scorra senza fretta tra una nuotata e l’altra a

bordo piscina sono le attività di chi cerca intimità e disconnessione dai ritmi frenetici della vita quotidiana. La cucina è valore aggiunto, premia l’eccellenza delle materie prime che Chef Diego Bertona utilizza nella creazione dei suoi menu che hanno come comune denominatore la parola semplicità, ben sapendo che la cucina semplice è tutt’altro che facile. I suoi piatti esaltano il territorio lasciando spazio a profumi e sapori di un’esperienza da ricordare. L’ospite è coccolato dall’ora della prima colazione a quella dell’ultimo cocktail, confort food è la torta di mele ‘del Carletto’ disponibile a qualsiasi ora del giorno, il perché lo racconta Daniela Fantini, la proprietaria: «La famiglia di Carletto viveva nell’edificio dove oggi c’è il Blu Lago Caffè. Cucinava la sua torta di mele in una vecchia tortiera, l’aura mitica era alimentata dal fatto che non ci aveva mai voluto dare la ricetta. Molti anni dopo ho cercato di comprare la sua casa, senza riuscirci. Ma una notte ho fatto un sogno: Carletto mi diceva di fare la torta di mele. Quello stesso giorno ho ricevuto una chiamata: mi vendevano la casa! Oggi la torta è diventata per me il simbolo di Casa Fantini». Le emozioni, il design, la natura, i sentieri che si snodano verso altri paesi e villaggi, Orta con le sue voci vivaci e l’isola di San Giulio con i suoi mistici silenzi. Tutto parte e tutto torna da Casa Fantini, una miscellanea di bellezza per occhi e anime che si lasciano ispirare.


ALL’AVANGUARDIA

Rivoluzionari e antesignane: la nuova stagione espositiva europea all’insegna di artisti che, in ogni epoca, hanno sovvertito le convenzioni

MANTOVA

Impeto creativo

A

© Photographic Archive. Museo Nacional del Prado,Madrid

quattro secoli di distanza, Palazzo del Te racconta un momento cruciale dell’evoluzione di Rubens che qui, stimolato dalla splendida dimora suburbana concepita da Giulo Romano per l’ozio di Federico II Gonzaga, da colto artista fiammingo divenne uomo universale, oltrepassando i confini religiosi, geografici e politici, per inventare un linguaggio figurativo internazionale. Dal mito all’idillio alla sfida del potere, dalla lezione di Giulio alla storia romana e alla filosofia che genera civiltà, il progetto espositivo approfondisce le tematiche più affascinanti e prolifiche del pensiero rubensiano.

Rubens a Palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà Palazzo Te, fino al 7 gennaio 2024

RUBENS, ACHILLE SCOPERTO TRA LE FIGLIE DI LICOMEDE, OLIO SU TAVOLA, 1630, 107,5 X 145,50 CM

WINTERTHUR

Estasi sublime

L Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart, acquisizione, 1930

’emozione del sublime e il sentimento spirituale della solitudine dell’uomo davanti alla natura, sono rappresentate emblematicamente dal dipinto Scogliere di gesso sull’isola di Rügen di Caspar David Friedrich, padre del Romanticismo tedesco. Nel 2024 ricorreranno i 250 anni dalla sua nascita: in attesa, il Kunst Museum Winterthur gli dedica una grande retrospettiva, mettendo questo e altri capolavori della propria collezione in dialogo con i primi esponenti del Romanticismo, movimento di cui il museo svizzero è il maggior detentore di opere al di fuori della Germania. Caspar David Friedrich e i precursori del romanticismo Kunst Museum Winterthur, fino al 19 novembre CASPAR DAVID FRIEDRICH, SCOGLIERE DI GESSO SULL’ISOLA DI RÜGEN, 1818, OLIO SU TELA

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PERCORSI DI MIRTA FRANCESCONI

BASILEA

Energia sovversiva

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© 2023, ProLitteris, Zurich - SMK Photo/Jakob Skou-Hansen

e opere che Matisse, Derain e i loro amici esposero nella sala numero 7 del Salon d’Automne del 1905 avrebbero cambiato la storia dell’arte. Con il loro uso espressionista del colore, i richiami all’arte non occidentale e alle tradizioni visive del Medioevo scandalizzarono il pubblico dell’epoca. Trionfalmente assunsero il nome sprezzante di “Fauves” - belve - con cui li si era voluti offendere: nasceva così la prima avanguardia artistica moderna. Il Kunstmuseum Basel le dedica un’imperdibile mostra con circa 160 opere eccezionali, molte per la prima volta in Svizzera. Matisse, Derain e i loro amici Kunstmuseum Basel, fino al 21 gennaio 2024

ANDRÉ DERAIN, DONNA IN CAMICIA, 1906, OLIO SU TELA, 100 X 81 CM, STATENS MUSEUM FOR KUNST, COPENHAGEN

Anelito mistico

PARIGI

E © 1998 Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko - Adagp, Paris, 2023

levare la pittura al livello della musica e della poesia era l’ambizione di Mark Rothko: l’eccezionale mostra della Fondation Louis Vuitton ne ripercorre l’intera carriera, dai primi dipinti figurativi alla crepuscolare serie Black and Grey. Una nuova lettura da cui emerge la pluralità del suo lavoro che trova la più pura espressione nelle composizioni astratte, che siano le masse sospese di colore dei Multiformes o le forme rettangolari sovrapposte in un ritmo binario o ternario degli anni ’50. La partitura di un linguaggio spirituale e universale. Mark Rothko, Fondation Louis Vuitton fino al 2 aprile 2024 MARK ROTHKO, NUVOLA LEGGERA, NUVOLA OSCURA, 1957. MUSEO D’ARTE MODERNA FORT WORTH, THE BENJAMIN J. TILLAR MEMORIAL TRUST

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VIENNA

PERCORSI

Tensione motrice

S

olo negli anni Novanta Louise Bourgeois è diventata famosa a livello internazionale grazie a opere iconiche come i monumentali ragni e le sue Cells, mettendo in discussione il ruolo sociale delle donne all’interno delle strutture patriarcali dominanti. Poco conosciuti, invece i primi dipinti, con i quali l’artista franco-americana ha stabilito le basi formali e tematiche della sua pratica scultorea e grafica. Il Belvedere di Vienna li presenta a fianco di opere chiave, in quella che è una mostra fra le più attese del suo 300esimo anniversario.

Photo: Christopher Burke © The Easton Foundation / Bildrecht, Vienna 2023

Louise Bourgeois. Antagonismo persistente Belvedere, fino al 28 gennaio 2024 LOUISE BOURGEOIS, FEMME MAISON, 1946-1947

Visioni emancipate

P

iù di cento lavori tra dipinti, sculture, opere su carta e tessuti: Women Masters è la prima grande mostra che riflette il processo di ripensamento femminista in cui il Museo Thyssen è stato impegnato negli ultimi anni. Partendo dal concetto odierno di sorellanza, si concentra su gruppi di artiste, mecenati e galleristi offrendo una panoramica delle creazioni artistiche di donne che tra la fine del XVI secolo e i primi decenni del XX secolo hanno saputo avvicinarsi a questioni importanti del loro tempo, prendendo posizione e contribuendo a nuove iconografie e sguardi alternativi.

Foto: The Art Institute of Chicago / Art Resource, NY / Scala, Florence

MADRID

ELIZABETH SPARHAWK-JONES, IL NEGOZIO DI SCARPE,

Woman Masters, Museo Thyssen-Bornemisza fino al 4 febbraio 2024

CA. 1911, OLIO SU TELA, 99,1 X 79,4 CM. THE ART INSTITUTE OF CHICAGO, THE WILLIAM OWEN GOODMAN AND ERNA SAWYER GOODMAN COLLECTION

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PERCORSI

Atto concettuale

LONDRA

I

© Marina Abramović

n una carriera che abbraccia oltre cinque decenni, Marina Abramović ha spinto la performance art dai suoi inizi sperimentali al mainstream. Pioniera nell’uso del corpo vivo nel suo lavoro, ha costantemente messo alla prova i limiti della propria tolleranza fisica e mentale, continuando a muoversi fra personale e sociale, concettuale ed esistenziale, fisico e spirituale. La mostra, allestita dalla Royal Academy of Arts di Londra in stretta collaborazione con l’artista, presenta una ricca documentazione della sua pratica e prevede quattro delle iconiche performance riproposte da artisti performativi dal vivo nelle gallerie.

MARINA ABRAMOVIC, THE CURRENT (DETTAGLIO), 2017

Marina Abramović, Royal Academy of Arts, fino al 1 gennaio 2024

PERFORMANCE PER VIDEO, 1ORA, BRASILE

ZURIGO

Sguardi rivelati

S

© Lorna Simpson, Courtesy the artist and Hauser & Wirth - Photo: James Wang

ovrapposizioni di volti di donna tratti da pubblicità di moda e di abbigliamento trovate sulle pagine di Ebony, rivista afroamericana culto, rivelando attraverso la ripetizione il rafforzamento degli stereotipi nell’immaginario quotidiano che consumiamo. Immagini serigrafate di figure isolate emergono da lavaggi stratificati di pittura, evidenziando la continua indagine e sulla natura della rappresentazione, dell’identità, del genere e della razza dell’artista statunitense Lorna Simpson, classe 1960, per la prima volta in Svizzera, da Hauser & Wirth Zurich, sulla Limmatstrasse. Lorna Simpson Hauser & Wirth Zurich, fino al 22 dicembre

LORNA SIMPSON, AS FAR AS POSSIBLE, 2023, INCHIOSTRO E SERIGRAFIA SU VETRORESINA GESSATA, 170,2 X 127 X 3,5 CM

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CHI • COSA • DOVE MODA E ACCESSORI Bally, Bellerose, Forte_Forte, Guess, Haikure, Hermès, Indress, Jejia, Philosophy di Lorenzo Serafini, Rohe, Strandandsunset, Vf Corporation, Victoria Beckam

OROLOGI & GIOIELLI Bucherer, Chanel, Chopard, Iwc Schaffhausen, Longines, Scavia

BEAUTY Chanel Beauty, Dior, La Prairie, Sisley Paris

ABITARE Elite, Flos, Illulian, Miele

BOUTIQUE & PUNTI DI VENDITA Avart, Via Canova 7, Lugano • Bally, Via Nassa 2, Lugano • Bucherer, Via Nassa 56, Lugano Gold Time, Via Luvini 4, Lugano e Piazza Indipendenza, Chiasso • Gübelin, Via Nassa 27, Lugano Hermès, Piazzetta Maraini, Lugano • King Boutique, Via Nassa 54, 6900 Lugano Mersmann, Via Nassa 5, Lugano • Nassadonna, Piazza Luini, 6900 Lugano Scavia Lugano, Via Nassa 29, Lugano • Strand and Sunset, Crocicchio Cortogna 2, Lugano

LUOGHI Artecasa, Lugano • Casa Fantini, Lago d’Orta • Centro Elisarion, Minusio • Dance Art & Sport Academy, Lugano Ex Asilo Ciani, Lugano • Fondazione Ibsa, Casa Carlo Cattaneo • Imago Art Gallery, Lugano • LAC, Lugano • La Casa di Irma, Bedano Kromya Art Gallery, Lugano • Landesmuseum Zürich, Zurigo • Sensual Dance Fit, Lamone

Photography Jolie Zocchi Studio, joliezocchi.com

N. 94 • Autunno 2023 - Fr. 12 / Euro 12

IMPRESSUM

N. 94 AUTUNNO 2023

In copertina Hanna Pedrazzi

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Produzione e styling Jolie Zocchi Studio

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Location LAC, Lugano, Scenografie Luna Park, Compagnia Finzi Pasca

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