PROLOGO Cinque anni prima
“Vedi quelle stelle lassù?”
Accanto a me, Mia strizza gli occhi per cercare di vedere le stelle che le sto indicando. Ogni volta che si concentra intensamente su qualcosa, fa una smorfia buffa che non riesco a non trovare tenera da morire.
Siamo stesi sul prato da quella che mi sembra un’eternità, e tra poco dovremo rientrare se non vogliamo congelarci il culo qui fuori, ma per il momento voglio non ho alcuna intenzione di alzarmi.
Il cielo è sereno per la prima volta da più di una settimana, e Mia ha passato gli ultimi giorni a fissare il cielo alla ricerca della sua costellazione.
Adesso che finalmente le stelle sono visibili a occhio nudo, niente e nessuno la farà spostare da qui. Nemmeno il freddo che tra poco ci ucciderà.
“Il cielo è pieno di stelle.”
“È grazie a osservazioni come questa che sei diventata la studentessa più brava della classe?”
Non ho bisogno di girarmi verso di lei per sapere che sta alzando gli occhi al cielo – e questa volta non per vedere le stelle. Non so quando ho smesso di vederla come la figlia fastidiosa dei migliori amici dei miei genitori da tenere alla larga ogni volta che io, Aiden ed Elliott volevamo fare cose da maschi, ma non ho alcun dubbio che Mia Ward farà per sempre parte della mia vita.
E non solo perché è l’unica a tenermi testa e a farmi scendere dal piedistallo dove tutta la mia famiglia è comodamente seduta da secoli.
“Non fare lo stronzo, non è colpa mia se non sei bravo a spiegare le cose. Aspetta… ecco, indicamele di nuovo adesso.”
Mi fa divaricare le gambe e si sistema in mezzo, e siamo così vicini che riesco a sentire il profumo dello shampoo che usa, miele e vaniglia. Le ho prestato la mia festa pochi minuti dopo essere usciti di casa, ma anche così continua a tremare per il forte vento.
Prima di ragionare su quello che sto facendo, la abbraccio e avvicino la bocca al suo orecchio. Tutti ormai sono abituati al nostro modo di dimostrarci affetto, ma anche così non riesco a non pensare al fatto che tra poco compirò diciott’anni.
“Hai mai sentito parlare di spazio personale, Ward?”
“Fammi vedere di nuovo dov’è la costellazione di Berenice.”
“La Chioma di Berenice. Ed è lì.”
Ancora una volta le indico il gruppo di stelle e ancora una volta strizza gli occhi per scorgere quello che le sto indicando.
Non è la prima volta che mi chiede di mostrarle le stelle, ma è la prima volta che le racconto la storia della mia costellazione preferita. Sconosciuta ai più, la storia di Berenice mi è rimasta impressa dalla prima volta che la mamma me l’ha raccontata quando ero solo un bambino. Dopo aver scoperto che le stelle che illuminano il cielo hanno una storia, ho letto tutto quello che potevo trovare in materia, diventando ossessionato dai miti e dalle leggende e raccontando a Mia tutto quello che scoprivo.
Mentre con i ragazzi sviluppavo il mio lato da cazzone, con lei mi concentravo sulla profondità dell’animo umano.
“Mi racconti di nuovo la storia di Berenice?”
Non distoglie lo sguardo dal cielo, e io non distolgo lo sguardo da lei. Tra pochi giorni tornerà a casa insieme ai suoi genitori e ci vedremo di nuovo durante le prossime vacanze. O almeno questo è quello che Mia crede, perché durante le prossime vacanze io sarò impegnato con il football, lo studio per il college e soprattutto le ragazze. Ho visto come ha iniziato a guardarmi, e non permetterò
alla nostra amicizia di essere rovinata da una cotta adolescenziale dettata dagli ormoni e dal mio bel faccino.
Non quando non riesco a immaginare la mia vita senza di lei.
Non quando so che la ferirei troppo per lasciarci tutto alle spalle e tornare come prima.
Non quando non sarò mai abbastanza per Mia, mentre lei è troppo per me. Troppo buona, troppo altruista, troppo intelligente e troppo bella.
Troppo importante per perderla per colpa di una cotta.
Mia Ward ha quel tipo di bellezza – interiore ed esteriore – alla quale è impossibile resistere. Mentre i suoi occhi cercano nel cielo un punto luminoso, per me è lei il punto più luminoso.
“Hai la memoria di un pesce rosso, Mia. Da dove iniziare?”
“Dal motivo per cui l’ha fatto.”
“Cos’è che spinge le persone a fare qualcosa di tanto forte e folle, rossa?”
“Se stai per fare qualche riferimento sessuale, non farlo.”
“L’amore.”
“L’amore?”
“Sì.”
“Ti sei mai innamorato, Remi?”
“Non scherziamo, l’unica ragazza che amo sei tu, piccola Ward. Adesso smetti di guardarmi come un cucciolo bastonato e alza la testa verso il cielo. Le stelle formano una chioma, perché il soggetto è proprio la chioma di Berenice. La chioma cui la regina decise di rinunciare per amore. Il suo amore per Tolomeo era talmente forte, che quando il re dovette andare in guerra Berenice consacrò la propria chioma ad Afrodite pur di riaverlo a casa sano e salvo. La cosa cui teneva di più, per il marito.”
“Io farei lo stesso per te, Remi.”
Accarezzo la sua chioma rossa e appoggio il mento sulla sua spalla magra. La nostra differenza d’età è nulla se paragonata alla nostra differenza di altezza. Mia è un esserino piccolo da proteggere a tutti i costi, e io sarò il suo fottuto cavaliere con l’armatura scintillante.
“Sacrificheresti i tuoi meravigliosi capelli per me?”
“Senza pensarci un solo secondo.”
“La tua testa è troppo quadrata per essere calva, piccola Ward.”
“La tua testa invece somiglia incredibilmente a una testa di cazzo. Sii serio.”
“Sono serio. Forse hai sbattuto la testa quando eri piccola ed è rimasto il buco, non lo so.”
Questa volta non riesce a trattenersi e scoppia a ridere per le cazzate che dico. Sotto strati e strati di timidezza e introspezione, Mia Ward è una di quelle ragazze capaci di dire sempre una cosa divertente al momento giusto.
Bisogna solo avere la pazienza di scavare sotto i suoi strati.
“Sei un deficiente.”
“Su questo non posso darti torto. Adesso sei pronta a tornare dentro? Perché sto morendo di freddo e possiamo guardare le costellazioni dal lucernaio della mia camera da letto.”
“Quante ragazze hai portato qui con la scusa delle stelle e del lucernaio?”
Nessuna, perché ci sono luoghi dove ho bisogno di essere solo me stesso. Sono poche le persone cui ho permesso di entrare nella mia vita, e ancora meno quelle che hanno l’onore di conoscere il vero me. Mia Ward rientra in entrambe le categorie.
“Solo la mia meravigliosa migliore amica.”
“Leccaculo.”
“La mia meravigliosa e volgare migliore amica. Forza!”
Incrocio le dita con le sue appena mi dà la mano e la sollevo in aria. Ancora una volta ride spensierata, e ancora una volta so di dover fare un passo indietro nella sua vita. Mia ha bisogno di crescere e capire chi è senza la mia presenza costante nella sua vita, e non sono tanto stronzo da negarglielo.
Quando si vuole bene a qualcuno – quando si ama qualcuno –si fanno passi indietro anche quando se ne vorrebbero fare mille in avanti.
“Remi?”
“Dimmi, rossa.”
“Ti voglio davvero bene.”
“Ti voglio bene anch’io. Non vedo l’ora di insegnarti a guidare tra pochi mesi.”
“Non voglio prendere la patente tra pochi mesi.”
“Non dire cazzate, certo che prenderai la patente e poi faremo il viaggio in macchina di cui parliamo da una vita.”
“Non ne abbiamo mai parlato.”
“Tu non ne hai mai parlato, ma io ci penso da anni. Fidati di me, sarà una figata.”
Scuote la testa mentre le spiego l’itinerario della nostra vacanza ideale, e poche ore dopo si addormenta con la testa sulla mia spalla.
Un giorno qualcuno avrà la fortuna di addormentarsi stringendo tra le braccia questa donna, e al solo pensiero provo una sensazione di nausea.
“Ti proteggerò sempre, piccola Ward.”
CAPITOLO 1 Due mesi prima
Piove.
Voglio dire, me lo aspettavo visto che la mamma non ha fatto che parlare del meteo per due giorni di fila prima di partire con papà per andare a Parigi, ma anche così non riesco ad allontanarmi dalla finestra. In lontananza il lago, che fino a poche ore fa era calmo e azzurro, sembra un posto oscuro che per un motivo o l’altro mi attira.
Tra poco il tempo peggiorerà ancora di più, e siamo stati avvisati dalle autorità di aspettarci mancanza di elettricità e persino le linee telefoniche non funzionanti.
In preparazione di tutto questo, in camera mia ci sono una decina di candele pronte all’uso e una torcia alla quale ho appena cambiato le batterie. Sono pronta ad affrontare un’intera notte al buio se dovesse essere necessario.
“Ti stai nascondendo?”
La voce dolce della mia amica d’infanzia mi distrae dalle gocce di acqua che corrono veloci sul vetro della finestra, riportandomi al presente. Un presente dove sì, mi sto nascondendo nell’unico posto dove la festa del piano di sotto non arriverà mai.
“Nascondermi in casa mia? Sì, decisamente.”
Sento Willow ridere alle mie spalle e un secondo dopo si siede sul divano accanto a me, tirando un angolo della coperta verso di sé. Anche se è piena estate e di giorno l’unico modo per non morire di caldo è fare un tuffo nel lago, la sera fa molto più fresco. Da quando
sono arrivata qui insieme ad Audrey, ho messo copertine su quasi tutti i divani presenti nella casa per ovviare al problema, e anche adesso ho cercato rifugio sotto un plaid.
Al piano di sotto la festa organizzata dalla sorella Ward più socievole sta andando avanti come previsto, e sento risate e chiacchiere a volume altissimo. Non è la prima volta che mi trovo costretta a nascondermi durante le feste organizzate da mia sorella, ma è la prima volta che luiè qui.
E questo non fa che complicare notevolmente le cose.
Sono anni ormai che Remington non viene qui con Willow ed Elliott, ma quest’anno no.
Quest’estate – dopo un intero anno passato a darmi il tormento al college – ha deciso di venire anche qui, perché dare tregua alle proprie vittime non rientra nel manuale del tormentatore.
Non so se sia per mancanza di cose migliori da fare o se ha trovato altri modi per ferirmi che vuole mettere alla prova prima di tornare alla Villane Holmes University, e venire qui sopra è stata l’unica cosa che mi è venuta in mente.
Rimanere bloccata di sotto insieme a tutti mi sembra a tutti gli effetti un incubo, e non ho alcuna intenzione di prendervi parte.
“Non pensavo che sarebbe venuto con noi, altrimenti ti avrei avvisata.”
E lo so.
Se c’è una persona che conosce benissimo la situazione tra me e Remington, è proprio Willow Holmes.
So che vuole bene al fratello, perché – nonostante il modo in cui lui si è comportato con me – è sempre stato una figura di riferimento per lei. Le ha insegnato a guidare, l’ha aiutata a superare la sua timidezza quando era piccola e anche adesso continua a proteggerla senza essere troppo invadente.
“Non preoccuparti, non è colpa tua.”
“Ho sempre amato questa casa.”
“Questa casa o il ragazzino che ci viveva fino a pochi anni fa?”
Non ho bisogno di girarmi per sapere che sta arrossendo, perché Willow arrossisce sempre quando si parla di Dalton. Figlio maggiore della cuoca, ogni estate raggiungeva la madre e stava qui
con noi per più di un mese. La mia amica ha sempre avuto un debole per lui, guardandolo come solo una ragazzina innamorata sa fare.
Anche se oscuro e tenebroso non è mai stato il mio tipo di ragazzo, capisco il suo fascino.
“Ho provato a cercarlo su Instagram.”
Mi giro verso di lei nello stesso momento in cui un tuono fa tremare la casa, stupita dalla confessione.
“Lo hai trovato?”
“Beh sì, non era tanto difficile.”
“Willow! Quando è successo? Gli hai scritto? Ti ha risposto?”
Una parte di me si aspetta un sì allegro e poi un racconti pieno di dettagli su quello che si sono detti, ma quando scuote la testa non so come rispondere.
“Perché no?”
“Perché non è lo stesso Dalton di una volta.”
“In che senso?”
Ancora una volta alza le spalle, poi prende il telefono e inizia a digitare qualcosa. Pochi secondi dopo, me lo avvicina al viso. Ho bisogno di un paio di secondi per capire cosa sto guardando, e anche così il mio cervello fa fatica a collegare il ricordo del ragazzino con i capelli neri e un sorriso scanzonato perennemente sul volto con l’uomo che Willow mi sta facendo vedere.
“Non può essere Dalton.”
“Fidati, è lui.”
“Sicura che non si tratti di un fratello gemello cattivo? So che sembra improbabile, ma capita più spesso di quello che uno potrebbe immaginare.”
“L’ho pensato anch’io, ma no. È il profilo di Dalton, e quello è Dalton.”
Scorro tra le sue foto cercando di far combaciare l’immagine che ho davanti con il ricordo che ho, ma non funziona. Nonostante le rassicurazioni di Willow, mi è impossibile.
“Quando si è fatto così tanti tatuaggi?”
“Negli ultimi cinque anni, immagino. In una foto si nota anche altro…”
Spalanco gli occhi quando arrivo alla foto in questione e blocco subito lo schermo. Anche se abbiamo perso i contatti nel corso degli anni, una parte di me lo vede ancora come una specie di cugino più grande. E nessuno vorrebbe scoprire che il proprio cugino ha un piercing nelle parti intime.
“Devo andare a lavarmi gli occhi.”
“Mia!”
Scoppiamo a ridere nello stesso momento, lei perché imbarazzata per chissà cosa, io perché mai avrei pensato che Dalton sarebbe diventato un modello di intimo tanto famoso. È sempre stato carino, ma è sempre stato anche timido.
Invece il ragazzo che Willow mi ha appena mostrato non ha nulla di timido, anzi.
“Perché non gli hai scritto?”
“Perché ha quasi un milione di follower e fa il modello, Mia. Con tutta probabilità si è già dimenticato di me, oppure non vedrebbe il messaggio. Chissà in quante gli scrivono e in quante hanno visto da vicino il suo Principe Alberto…”
“Sai persino il nome del suo piercing? Hai fatto ricerche sul campo?”
Ancora una volta scoppiamo a ridere nello stesso momento. Ho tantissimi ricordi stupendi in questa casa, e so di non essere l’unica. I miei genitori invitano tutti i loro amici qui ogni estate, ed è così che il nostro piccolo gruppo si è formato. Summer, Willow, Audrey e io siamo diventate amiche fin da subito, e non ci siamo più separate.
Per me questa casa sarà sempre il posto dove ho guardato per la prima volta le stelle insieme a Remington, per Willow sarà sempre il posto dove passare del tempo insieme a Dalton.
“Andiamo a prendere una birra di sotto e poi guardiamo un film in camera mia, che ne dici?”
“Un film o una selezione degli scatti più romantici del caro Dalton?”
“Un film, perché le foto di Dalton credo di averle già viste tutte più e più volte.”
Non avevo alcun dubbio.
Ci alziamo mentre la pioggia fuori aumenta di intensità, e seguiamo gli schiamazzi che portano al piano di sotto. Non appena mettiamo piede in salotto mi viene il dubbio che la festa si sia trasformata in una specie di seduta spiritica e che mia sorella abbia completamente perso la testa.
Quasi tutti gli invitati sono seduti in cerchio per terra, le luci talmente basse da rendere quasi impossibile vedere dove si cammina e ognuno di loro ha uno sguardo quasi folle.
Sì, decisamente una seduta spiritica.
“Ah, eccole qui. Mia, vicino a me, Willow vicino a Summer.”
Non mi muovo.
Ho visto troppi film dove vengono sacrificate ragazze durante feste del genere, e non ho alcuna intenzione di prestarmi come vittima.
“Cosa state facendo?”
“Il gioco della bottiglia. Forza, vieni a sederti.”
Sarebbe stato meglio la seduta spiritica. Scuoto la testa per far capire a mia sorella che non ho nessuna intenzione di sedermi vicino a lei per uno stupido gioco della bottiglia, e mi fa gli occhi dolci.
“Dai, dai, dai! Almeno dieci minuti, poi puoi tornare a fare quello che stavi facendo prima.”
“Guardare tutti male dall’alto?”
Devo fare una fatica incredibile per non girarmi verso Remington e mandarlo a quel paese, e alla fine decido di sedermi prima di attirare ancora più attenzione. Starò qui cinque minuti al massimo, poi prenderò una bottiglia di birra dal frigo e mi ritirerò al piano di sopra. Domani è previsto sole e passerò la giornata in riva al lago a nuotare e prendere il sole, dimenticando di essere stata qui stasera.
Finoadallora,sonobloccataqui.
Sistemando il vestito nero che indosso in modo tale che non faccia vedere troppo mentre mi siedo, prendo posto accanto a mia sorella mentre Willow si siede dall’altra parte del cerchio della morte. Non credo di conoscere tutte le persone che Audrey ha invitato alla festa, ma riconosco alcune delle facce.
Non sono mai stata io l’animale sociale della famiglia, e, nonostante ciò, eccomi qui.
“Bene, adesso che siamo tutti possiamo iniziare a giocare. Le regole le conosciamo tutti. La bottiglia si gira e le due persone indicate andranno sette minuti in Paradiso. Il Paradiso in questione è la dispensa della cucina, perché c’è una porta che è possibile chiudere a chiave. Non ci si può rifiutare, altrimenti non sarebbe divertente. Siamo pronti? Sì? Ottimo, iniziamo.”
Non faccio in tempo a dire che forse stiamo mescolando due giochi diversi, perché una ragazza bionda gira la bottiglia vuota posta al centro della stanza senza perdere tempo. Quasi al rallentatore, l’oggetto verde gira sul parquet del salotto, per poi fermarsi lontana da me.
I fortunati sono due ragazzi che non ho mai visto. Dopo un sorriso furbo che mi fa pensare al peggio, entrambi si alzano e si dirigono verso la dispensa della cucina.
Spero che nessuno faccia sesso tra le frutta e la verdura, perchépotreisentirmimale.
Forse Audrey sta pensando alla stessa cosa, perché dopo un sorriso di circostanza si alza e gli corre dietro. Pochi secondi dopo è di nuovo seduta accanto a me e gira la bottiglia. Credo di essere l’unica in ansia per quello che potrebbe succedere, e tiro un sospiro di sollievo quando la bottiglia punta Marcus, il miglior amico di Audrey.
“Marcus? Uh, cosa posso chiederti? So già tutto di te.”
Eh?
“In che senso chiedergli qualcosa? Non dovreste andare nella dispensa a pelare patate per i prossimi quattrocentoventi secondi?”
La mia voce non è tanto forte da attirare l’attenzione di tutti nel cerchio, ma a quanto pare è abbastanza da attirare l’attenzione di Remington. Da quando sono scesa di sotto, ho fatto di tutto pur di non guardarlo. Non è facile e una parte di me vorrebbe chiedergli ancora una volta cosa ci è successo anni fa, ma so che sarebbe uno sbaglio.
Ci sono domande a cui è impossibile avere risposta, e va bene così.
“No, perché lì si va una volta ogni sette minuti. Per il resto è un gioco della bottiglia classico dove si può scegliere tra un bacio e una domanda.”
Alzo gli occhi al cielo perché a quanto pare ci sono più regole di quelle che pensavo – e tutte molto confuse –, ma alla fine decido di rimanere in silenzio e contare i minuti che mi separano dalla libertà.
“Vuoi andare in Paradiso con qualcuno, piccola Ward? Sei tanto disperata?”
La sua voce ha ancora il potere di fermare il mio mondo, e finalmente cedo. Alzo gli occhi e li pianto nei suoi, perdendomi ancora una volta nel colore azzurro che ho sempre paragonato ai cieli primaverili.
“Vuoi andare a fanculo così tanto, Remington? Perché sarà un onore invitarti ad andare, basta chiederlo.”
Negli anni sono diventata bravissima a fingere indifferenza anche quando provo tutto tranne indifferenza, e questa sera non è da meno. Ogni sua parola mi ferisce, ma non farò mai più l’errore di fargli capire quanta influenza esercita ancora sul mio stupido cuore.
“Non iniziate voi due. Marcus, vieni qui!”
L’amico di mia sorella si alza controvoglia e le schiocca un bacio fraterno sulle labbra. Che sia contro le regole o meno, Audrey scoppia a ridere e torna a sedersi vicino a me come se nulla fosse successo. Per i cinque minuti successivi mi limito a bere il calice di Pinot che Audrey mi ha portato poco fa e mi perdo nei miei pensieri.
Tra poco torneremo tutti alla VHU e la vita tornerà come prima. Lezioni, corse da una parte all’altra del campus e notti passate in biblioteca a studiare fino ad avere gli occhi rossi per giorni interi. Se da un lato mi manca la mia routine del college, dall’altra è bello essere lontana dal posto dove ho capito che Remington mi odia.
Un conto è sospettare una cosa, un altro conto è averne la certezza.
“Mia?”
“Cosa?”
“Tu e Remington dovete andare per sette minuti in Paradiso.”
Il mio cervello ci mette un paio di secondi per dare un senso alle parole appena pronunciate da Audrey, ma quando abbasso lo sguardo per cercare la bottiglia, capisco che è vero. Alle due estremità dell’oggetto verde ci siamo io e Remington.
“La dispensa è ancora occupata, no?”
Prego tutti i santi che conosco perché mia sorella dica di sì, e quando scuote la testa capisco di essere fottuta. Negli ultimi cinque anni siamo stati insieme – complessivamente parlando – meno di due ore, ed è stato più che sufficiente per capire di non voler stare da sola con lui.
Non da sola, e sicuramente non nella dispensa buia dove probabilmente qualcuno ha appena fatto sesso.
“Cedo il mio posto a chiunque è interessato. Qualcuno si offre volontario?”
Mi guardo attorno convinta di vedere qualcuno che si alza per seguire Satana in Paradiso, ma tutti scuotono la testa dopo aver lanciato un’occhiata a Remington. Lo stesso Remington che adesso mi sta fissando come se avesse appena ottenuto quello che voleva da tempo. Lo stesso Remington conosce tutti i miei punti deboli, e non si è mai fatto alcun problema a usarli.
Merda.
Mentre io guardo mia sorella alla ricerca di aiuto, lui si alza e mi porge la mano. La stessa mano che pochi anni fa mi asciugava le lacrime quando stavo male e che adesso vuole trascinarmi all’Inferno con lui.
“Forza, Mia.”
“Non ho alcuna intenzione di venire di là con te. Per quello che mi riguarda puoi andare con chiunque altro o puoi andare da solo, chiuderti dentro e buttare la chiave. Credo sia arrivato per me il momento di ritirarmi di sopra.”
EvaffanculoaRemingtoneallasuastupidabottiglia.
Ignorando la risatina di Audrey e lo sguardo divertito ma circospetto di Willow, mi alzo dal pavimento gelido per andare di sopra. O almeno cerco di alzarmi per andare via, perché due braccia muscolose mi sollevano in aria e un istante dopo sono a testa in giù sulla sua spalla.
“Mettimi subito giù, energumeno!”
“Non ci si può rifiutare, piccola Ward. Adesso zitta e smetti di divincolarti, altrimenti cadiamo entrambi.”
La sua stupida voce è divertita, e mentre usciamo tutti scoppiano a ridere. Loro ridono mentre io sto vivendo uno dei momenti peggiori della mia vita adulta.
“Remington, giuro su Dio che ”
“Bla bla bla, Ward.”
Stupido, stupido, stupido Remington.
Decisa a liberarmi prima di rimanere chiusa con lui in uno spazio minuscolo da cui mi sarebbe impossibile liberarmi, continuo a divincolarmi per farmi rimettere giù. In questa posizione il vestito corto che indosso probabilmente non mi copre pienamente il sedere, e non mi sono mai sentita tanto umiliata come adesso.
“Hai finito di muoverti come una pazza?”
“Ti detesto con ogni cellula del mio corpo, spero tu lo sappia.”
Ridendo spensierato, mi mette giù solo dopo aver chiuso a chiave la porta della dispensa. Incastrata tra lo scaffale della verdura e il suo corpo davanti a me, non posso andare da nessuna parte. Fuori dalla casa la tempesta continua indisturbata a creare scompiglio, mentre dentro la casa è Remington a creare scompiglio.
Dentro il mio cervello.
Dentro il mio stupido cuore.
Dentro il mio stupido corpo.
“Ti sei toccata mentre mi spiavi l’altra sera, piccola bugiarda?”
Cosa?
Istintivamente indietreggio per sfuggire alla sua insinuazione, e lui lo nota. Il suo corpo alto segue il mio, e adesso ci separano solo pochi centimetri. Centimetri preziosi che non voglio perdere.
“Rispondi, Mia.”
“No.”
“No, non vuoi rispondere o no, non ti sei toccata mentre mi spiavi l’altra sera?”
Potrei fingere di non sapere di cosa sta parlando, ma sarebbe inutile. E forse sono stanca di fingere di non soffrire per le sue
azioni. Ci ho provato per anni, e forse semplicemente non fa parte di me.
“Come hai potuto portare una ragazza lì?”
“Sei gelosa?”
“Sei uno stronzo, Remington.”
Ignora le mie parole e si avvicina ancora di più. A questo punto devo alzare la testa per continuare a guardarlo negli occhi, e lo sa. Remington è alto un metro e novantaquattro, io sono alta un metro e sessantacinque e credo di pesare la metà di lui.
Potrebbe schiacciarmi sia letteralmente che metaforicamente.
“Hai sbirciato mentre mi spogliava?”
“Smettila.”
“Hai immaginato di essere al suo posto?”
“Stai zitto.”
“Hai immaginato cosa proveresti a sentire le mie labbra su di te?”
Serro gli occhi quando appoggia la mano sulla mia guancia e avvicina le labbra al mio orecchio.
“Hai immaginato come sarebbe stato succhiarmi il cazzo, piccola Ward?”
“No.”
“Bugiarda.”
“Allontanati.”
“Spingimi via, Mia.”
Appoggio le mani sul suo petto per allontanarlo, ottenendo solo di essere ancora più vicina a lui. Gli basta questo per prendermi in braccio ancora una volta e spingermi contro lo scaffale alle mie spalle. Prima di cadere e farmi male, gli avvolgo le gambe attorno al bacino e mi aggrappo a lui.
Dall’altra parte della porta riesco a sentire la risata di mia sorella e un urlo felice di Summer, ma non presto attenzione a nulla di tutto questo. L’unica cosa su cui riesco a concentrarmi è il corpo caldo di Remington e il suo respiro caldo che continua a solleticarmi la pelle del collo.
“Perché lo fai?”
“Cosa?”
“Continuare a ferirmi.”
“Non sei pronta a scoprirlo, piccola Ward.”
Vorrei urlare che sono decisamente pronta, ma forse ha ragione.
Forse davvero non sono pronta a scoprire il motivo per cui si è allontanato da me da un giorno all’altro, lasciandomi da sola in un momento in cui avevo bisogno di lui. Una parte di me nutre ancora la speranza di riavere il mio amico, e forse non sono ancora pronta a lasciarla andare.
Non quando staremo a stretto contatto per un altro anno.
“Apri gli occhi.”
“No.”
“Apri gli occhi, Mia.”
Non voglio.
Non voglio scontrarmi con i suoi occhi azzurri e scoprire che è tutto un gioco.
“Cosa vuoi da me?”
“Vedere i tuoi occhi verdi. Aprili, o non ti piaceranno le conseguenze.”
Quanto tempo è passato da quando si è chiuso la porta alle spalle?
Un minuto?
Due?
Tre?
Cerco di tenere a bada il respiro concitato mentre le sue labbra depongono dolci baci sulla mia guancia, avvicinandosi sempre di più alle labbra semi aperte. Tutto questo è sbagliato in tanti modi, eppure…
“Mi allontanerai quando arriverò alle tue labbra, rossa?”
“Sì.”
“Bugiarda.”
Sì,sonounabugiarda.
Mentre un tuono irrompe nella rumorosa gioia della festa, le labbra calde di Remington si impossessano delle mie. Non c’è dolcezza nel suo modo di toccarmi, c’è solo bisogno di possedere e marchiare, lasciando una traccia impossibile da cancellare.
La sua lingua mi invade la bocca nello stesso modo in cui lui ha invaso la mia vita da quando ho messo piede alla VHU, pretendendo senza chiedere il permetto e ottenendo quello che vuole. Incapace di opporre resistenza, gli do quello che vuole, rispondendo al bacio e attirandolo a me.
Attorno a noi la tempesta continua a colpire la casa e far tremare le finestre, ricordandomi che questo è un errore di cui mi pentirò non appena l’effetto dell’alcol passerà.
Quando la sua mano si infila sotto il tessuto del vestito e le sue dita scivolano sul tessuto ormai bagnato delle mie mutandine, tutto passa in secondo piano.
“La mia piccola bugiarda. Potrei strapparti le mutandine e scoparti in questo preciso momento. Urleresti il mio nome mentre la sua fica si stringe attorno a me, rossa?”
Prima che possa rispondere, mi bacia di nuovo facendomi perdere il filo del discorso.
Ancora una volta mi morde le labbra per avere accesso alla mia bocca, e ancora una volta gli do quello che vuole.
Infilo le mani nei suoi capelli biondi quando le sensazioni diventano troppo intense da sopportare, e un gemito mi sfugge non appena inizia a sfregare il bacino contro il tessuto delle mie mutandine. Tutto questo è sbagliato, e allo stesso tempo è giustissimo.
Giusto nel modo più sbagliato possibile.
Potrei passare la mia vita tra le sue braccia, continuando a baciarlo come se fosse mio.
Come se avessi il diritto di provare quello che provo non appena le sue mani mi stringono a sé.
Il mio corpo si risveglia all’improvviso, anelando il tocco di Remington e bramando ogni secondo di questo bacio. Ne ho bisogno come del mio prossimo respiro.
“Fottutamente squisita, Mia. Fottutamente squisita e fottutamente mia.”
Il suo è solo un sussurro, ma basta per risvegliarmi e ricordarmi chi siamo. Chi è lui, e soprattutto chi sono io.
Con il cuore a mille e centinaia di pensieri che mi invadono la mente nello stesso momento, lo spingo lontano da me. Per una volta cede, e si allontana quanto basta per farmi scendere e sistemare il vestito. La sua camicia bianca è stropicciata e le labbra sono sporche del sangue uscito dalle ferite che lui stesso mi ha procurato, e anche così è più simile a un Dio che a un semplice studente.
“Perché lo hai fatto?”
“Per darti una risposta. Adesso sai cosa si prova ad avere la mia bocca che ti venera, piccola Ward. La prossima volta che sarai tra le mie braccia, sarai nuda e mi implorerai per scoparti fino a farti perdere i sensi.”
“Non succederà mai.”
“Non fare promesso che non puoi mantenere, piccola Ward.”
Può un cuore spezzarsi due volte per colpa della stessa persona? A quanto pare sì, perché è esattamente così che mi sento in questo momento.
Stupida.
Illusa.
Ferita.
Con il cuore spezzato.
Prima che possa dire qualcosa che mi metterà nei guai, Audrey bussa alla porta per farci sapere che i sette minuti all’Inferno sono finiti e sono finalmente libera. In questo caso libera di andare a piangere al piano di sopra, ma tutto va bene se sarò lontana da Remington.
“Vorrei non averti mai conosciuto.”
“Troppo tardi, piccola Mia. Ci vediamo alla VHU tra due mesi, scrivimi se hai voglia di scopare.”
Lo guardo un’ultima volta prima di uscire dalla dispensa e correre al piano di sopra. Non devo capire le motivazioni che lo spingono a fare quello che fa per sapere che devo stargli alla larga. Ho due mesi per escogitare un piano per liberarmi di lui una volta per tutte.
Perché ci sono mille cose che non posso controllare, ma
non permetterò a Remington di spezzarmi il cuore per la terza volta.
A costo di trasferirmi dall’altra parte del mondo, non cadrò nella stessa trappola per la terza volta.