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Rivista ventuno | La Pace

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2022

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La Pace

ventuno ESS per la scuola

Intervista con il Prof. Dr. Laurent Goetschel, professore di scienze politiche all’Università di Basilea e direttore della Fondazione svizzera per la pace (swisspeace) | MYRIAM BROTSCHI AGUIAR

«Una forte consapevolezza di se stessi ­aiuta ad applicarsi» Nel Piano di studio21 le tematiche interdisciplinari sono discusse in base ai principi guida dello sviluppo soste­ nibile: «sviluppo globale e pace», «politica, democrazia e diritti umani» e «identità culturali e comprensione inter­ culturale». Parliamo con il direttore di swisspeace Laurent Goetschel delle sue attività di promozione della pace. Come delinea le attività principali di swisspeace? swisspeace è l’Istituto per la ricerca e la pratica della promozione della pace. Ci impegniamo a migliorare la pratica della promozione della pace. Partiamo dal presupposto che se si fa ricerca sulle questioni giuste, c’è un potenziale di miglioramento. È importante essere consapevoli che non ci troviamo in una torre d’avorio; sviluppiamo idee con cui favorire la pratica. Deriviamo le nostre questioni dalla pratica, per esempio dall’analisi dei conflitti armati e dall’interazione con la pratica. È come un ciclo. Ci fornisca un esempio Un esempio potrebbe essere tratto dal settore della mediazione, che può essere resa più o meno flessibile. Grazie alla mediazione si può cioè cercare di ottenere, per esempio, un cessate il fuoco. Si può andare anche oltre e tentare di risolvere alcune questioni che vanno al di là della cessazione della violenza e trattare le

minoranze in futuro o la criminalità. Spesso si verifica una situazione di compromesso: si può cercare di includere molti aspetti nella mediazione e non giungere mai a un cessate il fuoco o considerare meno fattori e raggiungere l’obiettivo più rapidamente, con la conseguenza che molti aspetti rimangono irrisolti. Lei si è dedicato alla ricerca sulla pace, come definisce la pace? Ci adoperiamo per garantire che i conflitti non vengano risolti con violenza fisica, o comunque con la minor violenza possibile. La risposta alla sua domanda è quindi: ridurre il più possibile il ricorso alla violenza come elemento di risoluzione dei conflitti. Nella prassi questi processi sono molto spesso legati a istituzioni funzionanti e a norme rispettate. Se uno Stato non è quindi troppo corrotto, non è così violento e soprattutto è accettato dagli altri, si presume che contribuisca a ridurre la violenza. La guerra o la pace sono la condizione normale per un essere umano? Penso entrambe le condizioni. Vi sono alcuni luoghi del mondo in cui c’è stata pace per molto tempo, gran parte dell’Europa è uno di questi. Poi vi sono luoghi in cui la guerra è la norma. In Siria, per esempio, la guerra è in corso dal 2011. Credo che ci sarà sempre la guerra, non mi faccio illusioni. Ma si può allontanare ulteriormente la probabilità di una guerra. Fino al


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