LA VIA DELL’ANIMA
INDICE Prefazione
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Introduzione
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Capitolo 1 – L’anima, un mondo dimenticato Per ritrovare l’anima bisogna ritornare all’antichità Senza di lei, oggi, siamo più fragili Anima, seme, immagine: ripartiamo da questa analogia
pag. 19 pag. 26 pag. 30 pag. 34
Capitolo 2 – Com’è l’anima vista da vicino Dove abita Ha un aspetto riconoscibile? In verità è... invisibile Come fare a trovarla? Una realtà dalle molte facce Si manifesta attraverso il corpo Ha una radice cosmica È parte della Natura
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Capitolo 3 – In cosa consiste la sua diversità Ha caratteristiche che la rendono unica Possiede un sapere innato È a-causale Vive nel presente È amorale È insicura È contraddittoria È misteriosa È molto pratica È in continuo divenire È sempre felice Non pensa... osserva Non risolve i problemi, li supera
pag. 59 pag. 62 pag. 64 pag. 66 pag. 68 pag. 70 pag. 72 pag. 74 pag. 76 pag. 80 pag. 82 pag. 84 pag. 86 pag. 88
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INDICE
Capitolo 4 – Gli elementi che ne favoriscono la maturazione
Ha bisogno di inquietudine Sta bene nel disordine Adora il silenzio Ama tradire Non rincorre gli ideali I difetti le fanno gioco Non può fare a meno dell’eros Va in cerca di ostacoli Non crede in nulla e nessuno
Capitolo 5 – Perché svolge un ruolo fondamentale nella nostra vita
Ci guida con le immagini Decide lei, non noi È lei che “fa” il corpo Ci avvisa dei pericoli Prepara gli incontri adatti a noi Sa come farci star bene in ogni situazione Può veramente insegnarci a vivere Possiede un farmaco efficacissimo, l’amore
Capitolo 6 – L’anima invecchia
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Invecchia per maturare Vuole completarsi, non essere perfetta È possibile che si ammali Ma chiunque possiede un’anima?
pag. 133 pag. 136 pag. 140 pag. 142 pag. 144
Conclusioni
pag. 149
Bibliografia
pag. 153
Indice delle immagini
pag. 157
e può anche ammalarsi
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L
a scienza e la tecnologia hanno modificato profondamente il modo di vivere dell’uomo occidentale. L’hanno fatto soprattutto negli ultimi cent’anni,
modernizzando e rivoluzionando radicalmente mentalità, credenze e valori. Una manciata di parole descrive la ventata di cambiamenti che, in pochi decenni, ha ridisegnato la nostra esistenza. Prendete ad esempio il termine industrializzazione, che racchiude il senso delle trasformazioni avvenute agli inizi del ’900, quando il lavoro ha iniziato a passare da artigianale a industriale, creando i presupposti per la cosiddetta produzione “in serie” che darà vita a un’era caratterizzata, tra l’altro, dai prodotti di massa e dal consumismo. Oppure pensate a un’altra coppia di parole ricca di significato, conquiste spaziali: sintetizza i risultati strepitosi di una tecnologia che, negli anni ’60, ci ha portati sulla Luna e oggi ci consente di vivere per mesi in una stazione che orbita nello spazio. Il termine ricerca scientifica, che rimanda a una sensazione 11
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di modernità e di precisione laboratoristica, ci proietta in un mondo – prendiamo ad esempio l’ambito medico – che è passato da purghe e salassi alle cellule staminali e all’ingegneria genetica… e basta un passo indietro per trovare la pillola anticoncezionale, novità assoluta che ha rivoluzionato il mondo, permesso il controllo delle nascite ma, soprattutto, trasformato la mentalità femminile favorendone l’emancipazione. Ma ecco ora le parole produzione alimentare: ci ricordano che un tempo il cibo era ciò che la terra produceva e basta, oggi l’esigenza di disporre di nutrimento a basso costo per miliardi di persone, ha portato alla realizzazione di culture intensive, agli Ogm e poi ancora all’inscatolamento e alla conservazione di prodotti che possono durare per anni… Non solo, a breve alcuni cibi verranno prodotti in laboratorio. Un cambiamento inimmaginabile. Dire energia nucleare significa prendere atto che ancora cinquant’anni fa si utilizzava il carbone e poi, passando attraverso il petrolio, siamo giunti – in un mondo sempre più assetato di risorse energetiche – allo sfruttamento della forza dell’atomo. E per concludere l’excursus, ecco la parola-regina di questi ultimi anni, globalizzazione, il termine che meglio di ogni altro fotografa l’inscindibile intreccio che 12
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mette tutti in comunicazione con tutto... Stiamo parlando di Internet, di mercati commerciali e finanziari che operano in tempo reale e su scala planetaria, di migrazioni di popoli che fanno della facilità e della velocità di spostamento e comunicazione un valore che fa la differenza. Questa manciata di parole-simbolo, riassuntiva di un profondo processo trasformativo, testimonia appieno una realtà che si è affacciata a ritmo incalzante nella vita di tutti noi, plasmandola in una forma nuova. È mutato, nel frattempo, anche il nostro rapporto con lo spazio e col tempo: l’inurbamento dovuto allo sviluppo del lavoro industriale ha dato avvio a una radicale trasformazione dei luoghi e delle atmosfere in cui abitiamo, i paesi si son fatti città, la casa è diventata appartamento… Non viviamo più in mezzo ad ambienti naturali, non ci sentiamo più una cosa sola con lo scorrere del fiume, in sintonia col flusso delle maree o con i ritmi della terra e delle stagioni... La nostra vita ha assunto un dinamismo tutto nuovo, da animali stanziali ci siamo trasformati in migratori, ed è quindi progressivamente cambiata la nostra relazione con ciò che ci circonda, la nostra identificazione con la Natura da stretta ha inizia13
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to ad allentarsi… viviamo vite assai diverse che in passato, le nostre esistenze hanno avuto una forte accelerazione, la tecnologia ci ha permesso di realizzare questo cambiamento con facilità, il mondo ci pressa con stimoli battenti e noi diventiamo più attivi e reattivi, si viaggia con disinvoltura da un capo all’altro del mondo, si saltano i fusi orari e ci si sposta freneticamente nei week-end sulla tratta città-maremonti… E poi ci si messaggia e ci si telefona di continuo, si fa compulsivamente shopping, ci si sposa più volte nella vita e ci si ritocca ciclicamente il corpo, un po’ vittime di una moda patologica, ma sperando anche, in segreto, che così facendo il tempo non passi mai… Sembra di vivere più vite in una, ma soprattutto questa catena di impegni, appuntamenti, viaggi, incontri… ci rende fragili ed esposti alle sirene del mondo che ci circondano, che ci sovrastimolano e ci richiamano sino a risucchiarci verso l’esterno. Dipende, spiega Schwaller de Lubicz, “dall’aver accettato una mentalità che è in contraddizione con il pensiero della Natura. In questo consiste il male dell’Occidente…”. (1) Quando si dice, oggi, che l’apparire prevale sull’essere e l’esteriorità prevarica l’interiorità, si intende proprio che il no14
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stro attuale modo di pensare e di vivere ha portato il nostro sguardo, la nostra attenzione, i nostri sensi, la nostra coscienza di occidentali a estroflettersi, come sollecitati da una forza centrifuga che spinge in superficie la nostra identità, sino a farci riconoscere solo nella parte più esterna di noi stessi… Contemporaneamente a questo andamento collettivo che ci proietta innaturalmente verso l’esteriorità della vita, c’è un altro elemento importante da considerare: il codice scientifico che, nel secolo scorso, si è definitivamente imposto e ha sempre più connotato il nostro modo di decifrare l’esistenza. Un po’ come un virus, questa “chiave di lettura” circola ormai nel sangue di ogni occidentale che voglia dirsi al passo con i tempi, si è depositata, come la polvere sui mobili, nella mente e ancor più giù, nell’inconscio di tutti noi. E così, ciò che un tempo era interpretato secondo i criteri del mito, della fiaba, della magia… oggi è analizzato con i parametri del microscopio da laboratorio. Tant’è che, oggi, nulla è ritenuto vero se non lo ha confermato qualche ricerca. È un passaggio obbligato, salvo diventare scettici e diffidenti… In una discussione, di fronte a una precisa affermazione, prima o poi scatta immancabile la domanda: “Ma ciò che stai dicendo è provato scientifica15
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mente?”, a testimoniare quanto sia profondo, nella mentalità odierna, il convincimento che un’affermazione sia affidabile solo se è convalidata dalla Scienza. Ridiscutendo questa convinzione però, Konrad Lorenz negli anni ’70 scriveva: “Credere che faccia parte del patrimonio stabile di conoscenze dell’umanità soltanto ciò che è comprensibile per via razionale o addirittura soltanto ciò che è scientificamente dimostrabile, è un errore che comporta conseguenze disastrose. Ed è anche l’errore che induce la gioventù ‘illuminata dalla scienza’ a gettare a mare l’ingente tesoro di conoscenze e di saggezza contenuto nelle tradizioni di tutte le antiche culture e nelle dottrine delle grandi religioni universali” (2) Si tratta di una forca caudina sotto cui la credibilità deve transitare, un inevitabile atto dovuto… che ci ha fatti diventare assertori convinti dell’esistenza di verità sicure e misurabili a cui rifarsi, di risposte oggettive su cui contare, tutte “certezze” che ci teniamo strette quasi fossero beni-rifugio per i momenti difficili. Viceversa, quando le prove scientifiche latitano, niente più riesce a convincerci. È così che nella nostra vita ha progressivamente perso valore ciò che non è misurabile: ad esempio è considerato ambiguo o senza fondamento tutto quanto appartiene alla dimensione 16
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dell’ignoto e del mistero. Allo stesso modo diamo un valore relativo a un certo genere di processi mentali, ad esempio le sensazioni, le percezioni, le intuizioni… in quanto poco o per nulla quantificabili. Di conseguenza fatichiamo a convivere con il dubbio e l’ambivalenza, non comprendiamo il senso delle coincidenze e degli eventi premonitori, non sopportiamo i lati oscuri e indecifrabili della vita, diffidiamo del relativismo. Tutti elementi – è vero – poco palpabili e piuttosto indefiniti, ma non per questo meno veri. Abbiamo troppe certezze, e anche troppi pregiudizi… Einstein diceva che viviamo in un’epoca in cui “ci vuole più energia per spezzare un pregiudizio che per spezzare un atomo”. È così. La vita la vogliamo solo spiegare, capire, dirigere, controllare… resistiamo ad accettarla così com’è, a viverla senza l’ansia pressante di far chiarezza, lasciandoci portare senza pretendere sempre di avere in pugno la verità. In sintesi non concepiamo più che l’esistenza sia, e rimanga, un grande mistero. Ma chi ragiona così non conosce le leggi dell’anima…
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CAPITOLO 1 L’anima, un mondo dimenticato
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egli ultimi 100 anni il progresso targato Occidente ha dato vita a una mentalità collettiva dai molti risvolti fragili, ma ha originato con-
temporaneamente una massiccia produzione di farmaci che dovrebbero curarla. Si tratta di uno dei tanti paradossi di cui siamo vittima… Quindi, grazie ai passi da gigante della ricerca medica, possiamo far uso – non di rado abuso – di medicinali per dormire, per migliorare l’umore, per vincere la tristezza, per tenere lontano il panico, per non deprimerci, per rinforzare il sistema immunitario, per accendere l’eros… rendendo così la chimica una presenza necessaria, anzi indispensabile nella nostra vita, con tutte le conseguenze del caso. Sintetizzando, potremmo affermare che, a spingere l’uomo moderno in questa direzione, sono stati soprattutto due fattori epocali. In primo luogo lo
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sviluppo inarrestabile, durante tutto il ’900, della visione scientifica (ne ho accennato nell’introduzione), processo che ha via via rubato la scena a una concezione religiosa dell’esistenza che durava incontrastata da millenni in quanto unica versione accreditata. La Scienza si è costruita una credibilità a suon di scoperte eclatanti e si è progressivamente sostituita alle Chiese nell’offrire risposte fondate, o quantomeno verosimili, ai molti quesiti epocali su cui l’uomo si era sempre arrovellato senza, per lo più, trovare risposta. Siamo andati nello spazio svelandone i misteri, abbiamo spiegato come avvengono i miracoli, abbiamo creato la vita in provetta, ci siamo presi il diritto di decidere quando e come venire al mondo e morire. Ciò che, dalla notte dei tempi, era misterioso e inaffrontabile, a esclusivo appannag-
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gio delle religioni che lo gestivano a colpi di dogmi e atti di fede, oggi si è trasformato in formule chimico-matematiche, in algoritmi, in teoremi... Un tempo ci si rimetteva a Dio e ai ministri del culto, oggi alla comunità scientifica. Si tratta di una nuova forma di religiosità… E l’uomo, non pago, tenta arditamente di andare anche oltre Dio, quando la fisica moderna – ad esempio – ritiene di aver individuato la formula della creazione... Di questo passo si vorrebbero superare anche i limiti che la Natura ci impone, tanto che alcuni autori parlano di era post-naturale, intendendo con questo termine che l’uomo d’oggi controlla gli elementi naturali, li domina, li ri-programma, a volte è convinto di poterli scavalcare sino a farne a meno… Stiamo sperimentando ad esempio il cibo fatto in laboratorio, vogliamo creare – è un esperimento recente – la bistecca sintetica e quindi, dopo molti millenni di onorato servizio, ci prepariamo a congedare le mucche e relegarle in soffitta. Quella “madre Natura” da cui tutto nasceva e di cui nessuno poteva fare a meno, finirà per essere considerata… un optional. Ma la domanda che in questi casi non ci facciamo mai è: la Natura sarà d’accordo con questo modo di operare? 23
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“Tutti i vantaggi – scriveva Konrad Lorenz – che l’uomo ha ricavato da una conoscenza sempre più approfondita della natura che lo circonda, i progressi della tecnologia, delle scienze chimiche e mediche, tutto ciò che sembrerebbe destinato a lenire le sofferenze umane tende invece, per un terribile paradosso, a favorire la rovina dell’umanità. Questa infatti, minaccia di soccombere a un destino altrimenti quasi sconosciuto ai sistemi viventi: l’autosoffocazione”. (3) Sembra dirci, Lorenz, che l’uomo sta “asfissiando”
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la propria vita con operazioni superflue e oggetti inutili, mentre va dimenticando sempre più ciò che c’è di fondamentale: la propria essenza. In secondo luogo si assiste alla progressiva scomparsa dalla scena delle nostre vite di una protagonistachiave: l’anima. Per sua natura invisibile, è diventata progressivamente inesistente mano a mano che la scientificità ha preso piede: del resto, come si può pensare che risulti vero qualcosa che non si tocca, non si vede né si misura? Della vita, oggi, sono “veri” solo gli aspetti che si osservano e si quantificano: l’anima non ha queste caratteristiche e quindi... è tagliata fuori. In aggiunta, a chi pur è credente, il cristianesimo prospetta un’idea di anima ammantata da un’aura di mistero e irraggiungibilità, testimonianza di un mondo che… non è di “questo mondo”. Legata a un tempo che deve ancora venire e a una dimensione, l’aldilà, impalpabile e lontana… rimanda a riferimenti spazio-temporali che ci sfuggono. Di conseguenza neanche “l’uomo che crede” ha molte possibilità di percepire l’anima, al massimo può puntare a salvarla comportandosi bene, ma finisce spesso per dimenticarsi che esista, o se ne ricorda solo sulla soglia di una chiesa, dentro il confessionale o… in punto di morte. 25