RIZA DOPO I CINQUANTA ANNI COLPISCE UN ITALIANO SU TRE
RIZA
VINCI LA SINDROME METABOLICA
Vinci la sindrome metabolica COSÌ EVITI INFARTO, ICTUS E DIABETE ECCO LE COSE DA FARE
BISOGNA RIDURRE SUBITO IL GRASSO ADDOMINALE
SPAZZA VIA DAL SANGUE I GRASSI PIÙ PERICOLOSI
I RIMEDI NATURALI PER ABBASSARE LA PRESSIONE
RIEQUILIBRA LA GLICEMIA CON GLI ALIMENTI GIUSTI
LA DIETA STUDIATA DAI NOSTRI ESPERTI PER ELIMINARE IL RISCHIO
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LA SINDROME METABOLICA
SOMMARIO
INTRODUZIONE
IPERGLICEMIA
La sindrome metabolica: un mix micidiale di fattori ..............................6
Controlla se hai la glicemia alta .............................................36
È l’anticamera di problemi di cuore, diabete e ictus ...............................10
Gli esami per scoprire se è fuori norma ...........................................40
Non risparmia neppure i “magri” .......................................12
Mangi troppo dolce? rimedia subito ..............................................42
Prevenire si può: così si riduce il rischio ..................................14
Come organizzare al meglio i pasti ...........................................44 Fai largo ai cibi guaritori “abbassa glicemia” ......................................46
GRASSO ADDOMINALE
I rimedi naturali ipoglicemizzanti ............................................50
La pancetta è il primo segnale da non sottovalutare ....................................16
I vantaggi che ottieni se eviti i picchi glicemici ..............................52
L’adipe in eccesso raddoppia il pericolo di malattie gravi ..........................20 Il rischio si scopre con un semplice metro da sarta...................22
COLESTEROLO ALTO
I tuoi alleati a tavola: Fibre e… Omega 3! ......................................24
Riduci il colesterolo cattivo ...........................................................54
Una settimana che piace alla linea ......................................26
Se la tiroide è pigra rischi di più! ..................................................56
Per recuperare il girovita sfrutta anche gli aiuti green .........................28
I “grassi” fuori posto: le varie dislipidemie .....................................58
Il “fegato grasso” è un’altra insidia ...........................................32
Prima dei farmaci, correggi la dieta ...........................................60 4
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Gli alleati naturali che funzionano .............................................66 Gli integratori che depurano il sangue dai lipidi ........................................68
PRESSIONE ALTA Ipertensione, se il sangue spinge troppo.....70 Pressione, provarla da sé è facilissimo: fai così ....................................74 Per la psicosomatica nasce dall’ipercontrollo ................................76 Segui la dieta Dash per guarire ....................................................78 Le migliori piante che la tengono a bada .................................80 Rilassati, e la pressione scende subito................................................82
LA DIETA CONSIGLIATA La sindrome metabolica la curi mangiando: il menu ideale ...............84 Le bevande verdi ..........................................90
LO SPORT Fare attività fisica è un vero salvavita..........92 Lo sport ideale da mantenere nel tempo .............................94 Anche camminare a passo intenso fa bene ............................................96 5
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LA SINDROME METABOLICA - Introduzione
LA SINDROME METABOLICA: UN MIX MICIDIALE DI FATTORI UN INSIEME DI SINTOMI CHE COMPRENDONO COLESTEROLO, GLICEMIA ALTA, GRASSO ADDOMINALE E IPERTENSIONE E SONO FATALI PER IL CUORE
O
besità addominale, ipertensione, insulino-resistenza e colesterolo alto. Sono questi i quattro problemi che, insieme, vengono definiti sindrome metabolica (SM), una condizione che sta destando un sempre maggiore interesse da parte della comunità scientifica. Le ragioni principali sono due. La prima è la frequenza con cui si sta riscontrando la presenza di questa sindrome in particolare nelle popolazioni più evolute del mondo occidentale a causa soprattutto dello stile di vita (eccessi a tavola e sedentarietà). Cosa che ha portato gli esperti a prevedere un aumento esponenziale della malattia negli anni a venire. L’altra ragione è il fatto che la sindrome metabolica predispone nel tempo a gravi disturbi cardiocircolatori come ictus e infarto ma anche al diabete di tipo 2.
SI PUÒ CURARE E PREVENIRE La sindrome metabolica si può curare, riducendo i fattori di rischio. Tutti e quattro gli “indici” fisiologici che la caratterizzano sono infatti modificabili, anche senza fare ricorso a farmaci. Con interventi naturali si può abbassare la pressione, ridurre il colesterolo LDL e aumentare quello HDL, diminuire i trigliceridi, la glicemia e la circonferenza addominale. Il modo più semplice per ottenere molti di questi risultati positivi è aumentare l’attività fisica e ridurre il peso corporeo. Importante è inoltre seguire un’alimentazione equilibrata (come vedremo più avanti), non fumare e non eccedere con l’alcol.
LA SINDROME X O DI REAVEN
Il termine sindrome metabolica o più esattamente sindrome plurimetabolica, fu usato per
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la prima volta negli anni ’60 da due medici italiani, il professor Avogaro e il professor Crepaldi proprio per descrivere in alcuni pazienti la compresenza di più disturbi: un aumento dei grassi nel sangue, un eccesso di adipe viscerale sulla pancia e una condizione di iperglicemia. A questi fattori si associava anche un incremento della pressione arteriosa. Oggi i criteri classificativi della sindrome metabolica sono ancora oggetto di discussione nella comunità scientifica tanto che diverse organizzazioni scientifiche nazionali e internazionali hanno ribattezzato la sindrome anche con nomi diversi: sindrome X, sindrome da insulino-resistenza, sindrome di Reaven (dal suo scopritore), sindrome dismetabolica, ecc. Nonostante i diversi organismi abbiano stabilito criteri leggermente diversi per individuare le alterazioni che rientrano nella sindrome metabolica, oggi si fa fede a quanto deciso dall’American Heart Association che definisce le quattro caratteristiche fondamentali di questa malattia che abbiamo menzionato prima.
I dati in Italia
Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia ormai lanciato l’allarme da diversi anni evidenziando come l’obesità rappresenti uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo e nel nostro Paese in particolare si registrano sempre più persone in sovrappeso. Si stima (dati Istat) che nella popolazione adulta la percentuale di italiani in sovrappeso sia vicina al 40% (con una netta prevalenza maschile), mentre le persone obese superano il 10% (più di 6 milioni). Per quanto riguarda il diabete di tipo 2 i dati evidenziano una progressiva crescita dell’incidenza in Italia negli ultimi decenni superando ormai il 5% della popolazione (più di 3,2 milioni di italiani). L’ipertensione colpisce più di un italiano su 3, con picchi nel Sud Italia anche del 45%.
IL NOSTRO STILE DI VITA È IL PRIMO IMPUTATO All’origine della sindrome metabolica c’è soprattutto lo stile di vita. Un’alimentazione a elevato indice glicemico, con troppi zuccheri e poche fibre, un eccesso di grassi saturi, derivanti da affettati e carni rosse, e ancora un abuso di sale, insieme alla tendenza a fare poco movimento sono il mix letale di elementi responsabili di questa condizione, che è tanto più insidiosa dal momento che potrebbe passare inosservata. Chi soffre di sindrome metabolica, infatti, spesso afferma di stare benissimo, a parte qualche chilo in più concentrato sul girovita. Ma è proprio l’assenza di sintomi eclatanti che ha portato la comunità scientifica ad alza-
re l’allerta. Oggi la sindrome metabolica in Italia riguarda circa il 19% delle donne e il 23% degli uomini sopra i 35 anni e l’incidenza aumenta con l’avanzare dell’età. Il disturbo riguarda quasi la metà degli adulti sopra i 50-60 anni di età, ma anche i più giovani non ne sono immuni. Si registrano infatti sempre più casi anche fra i bambini e gli adolescenti. Uno studio condotto da Melinda Sothern, docente di salute pubblica all’università di New Orleans, ha verificato che il disturbo è molto più probabile nei figli di donne che hanno preso molto peso in gravidanza, nei bimbi che alla nascita pesavano troppo o troppo poco e nei piccoli che non fanno movimento.
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LA SINDROME METABOLICA - Introduzione
I quattro imputati principali L’
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS; World Health Organization - WHO) fu la prima, nel 1998, a pubblicare dei criteri che definivano la sindrome metabolica, accettati in campo internazionale. Secondo questa iniziale classificazione il primo criterio per la diagnosi era l’alterata glicemia a digiuno e la ridotta tolleranza al glucosio (insulino-resistenza) cui si abbinavano un rapporto vita-fianchi superiore allo 0,9 per gli uomini e a 0,8 per le donne; trigliceridi oltre 150 mg/dl o HDL inferiore a 35 mg/dl per donne e 40 mg/dl per gli uomini e pressione arteriosa oltre i valori di
140/90. Successivamente questi criteri sono stati rivisti e aggiornati da altre organizzazioni come l’International Diabetes Federation che ha abbassato i valori di riferimento definendo nuovi criteri diagnostici che illustriamo nella tabella qui sotto a sinistra.
RELAZIONI PERICOLOSE: SI ASSOCIA AL FEGATO GRASSO La sindrome metabolica si associa anche al cosiddetto fegato grasso, che causa a sua volta, in un circolo vizioso, l’aumento della resistenza all’insulina e il rischio di diabete. Il fegato è infatti un organo centrale per il metabolismo, tra i suoi compiti vi è quello di smaltire i grassi e produrre sostanze anticolesterolo buone per l’organismo. Se sovraccaricato di lavoro per una alimentazione scorretta, non riesce più a “riciclare” il grasso e comincia ad accumu-
I valori da considerare oggi per la diagnosi La sindrome metabolica viene diagnosticata quando risultano sopra la norma almeno tre di questi indicatori di salute. Va sottolineato che la sindrome metabolica aumenta il rischio cardiovascolare in maniera proporzionale al numero di fattori di rischio (più ce ne sono, più il rischio si alza) e con modalità più gravi rispetto all’impatto dei singoli fattori. > Circonferenza della vita superiore a 94 cm per gli uomini e 80 per le donne (il precedente criterio indicava 102 cm per l’uomo e 88 per la donna). Altre due caratteristiche tra: > livello di trigliceridi oltre i 150 mg/dl. > HDL inferiore a 40 mg/dl per gli uomini e 50 mg/dl per le donne. Oppure trattamento farmacologico in atto per regolare i grassi nel sangue. > Pressione arteriosa oltre 130 mmHg per la massima e 85 per la minima, o trattamento farmacologico per abbassare la pressione. > Glicemia a digiuno oltre i 100 mg/dl.
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larlo. È questa condizione che produce molecole “cattive”, causando un costante e pericoloso livello di infiammazione. Insomma, è come se a un certo punto tutta una serie di equilibri si spezzassero e si creasse un circolo vizioso, una sequenza di condizioni dannose in grado di auto-alimentarsi a vicenda.
SPESSO È PRESENTE ANCHE UN MICROBIOTA ALTERATO Una flora batterica intestinale “sbagliata” o, per l’esattezza, non equilibrata, in cui le popolazioni di batteri non sono le stesse che troviamo negli individui sani. Questa condizione, nota come disbiosi, è un argomento che sta riempiendo le pagine delle riviste scientifiche più importanti, perché dai nostri piccoli coinquilini dipendono moltissime funzioni. Si è
visto, per esempio, che nelle persone obese sono presenti alcuni batteri che facilitano l’assorbimento dei nutrienti, ostacolando il dimagrimento. È ormai assodato, poi, che intestino e cervello sono legati a doppio filo e i batteri del tratto digerente sembrano persino in grado di influenzare i nostri stati psichici. Non ultimo, dalla flora batterica dipende il funzionamento del sistema immunitario. La conclusione a cui la scienza è giunta in questi ultimi anni (e di cui parleremo approfonditamente nel secondo capitolo) è che quando la flora intestinale sta male, tutto il nostro organismo ne risente.
Controlla sempre la vitamina D Una carenza di vitamina D è comune in individui (soprattutto nelle donne in menopausa) con la sindrome metabolica. La ricerca ha riguardato 463 donne, con età compresa tra 45 e 75 anni, ormai in menopausa, mettendo in evidenza che le donne con carenza di vitamina D avevano quasi il doppio delle probabilità di soffrire di sindrome metabolica di quelle con livelli sufficienti, e anche il 55% di probabilità in più di avere trigliceridi alti e il 60% in più di probabilità di avere un HDL basso. 9
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È L’ANTICAMERA DI PROBLEMI DI CUORE, DIABETE E ICTUS CIASCUNO DI QUESTI FATTORI, PRESO SINGOLARMENTE, NON È DI PER SÉ ALLARMANTE. MA I VARI DISTURBI CONCOMITANTI CREANO UNA SITUAZIONE DI FORTE RISCHIO PER TUTTO L’ORGANISMO
L
te il rischio complessivo del soggetto e a favorire la formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie più importanti, dalle coronarie cardiache alle carotidi che portano sangue al cervello.
a sindrome metabolica indica una condizione a forte rischio perché rappresenta l’anticamera dei problemi di cuore, di diabete, ictus e perfino di alcuni tumori. La probabilità di eventi cardiovascolari come infarti e ictus in chi soffre di questa condizione aumenta infatti del 50%. I quattro parametri di cui tenere conto possono essere ciascuno anche solo leggermente fuori dai limiti, ma è la loro compresenza a incrementare considerevolmen-
UN EFFETTO DOMINO DEVASTANTE Sovrappeso addominale, iperglicemia, colesterolo alto, ipertensione. Ciascuno di questi fattori, preso singolarmente, non è di per sé allar-
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Fornisce benzina ai tumori
mante, perché è solo al limite tra situazione “normale” e “a rischio”. Ma i vari fattori concomitanti creano una situazione di forte rischio, in quanto possono portare a problemi cardiaci e al diabete. Infatti sono segnali che l’organismo sta sviluppando due processi paralleli: la resistenza all’insulina e l’accumulo di grassi (che si manifesta con l’obesità addominale). La minore risposta all’insulina favorisce il diabete e l’accumulo di grassi addominali stimola uno stato infiammatorio tissutale che aumenta il rischio di infarto e ictus.
La sindrome metabolica fa salire anche il rischio di tumore perché crea le condizioni ideali allo sviluppo e alla crescita delle cellule malate. È come se il corpo, in queste condizioni, fornisse al cancro il nutrimento, rappresentato dal glucosio, per svilupparsi più velocemente. La sindrome metabolica incide profondamente in tutte le fasi del tumore: ne favorisce la formazione e la progressione e aumenta fra i malati oncologici anche le probabilità di ricaduta e la mortalità.
DANNEGGIA ANCHE IL CERVELLO La sindrome metabolica può peggiorare le performance cerebrali, anche negli adolescenti, e mettere l’acceleratore sul declino cognitivo. I risultati di uno studio di qualche anno fa dell’Italian Longitudinal Study on Aging, pubblicati sulla rivista Neurobiology of Aging, che ha monitorato un campione di 2.097 partecipanti hanno evidenziato che chi ha piccoli deficit cognitivi e un sistema cardiovascolare danneggiato raddoppia la possibilità di sviluppare una demenza vera e propria nel giro di soli tre anni e mezzo. In pratica nelle persone che hanno già un cervello che perde colpi, la sindrome metabolica rappresenta un vero e proprio acceleratore del declino cognitivo. Un’altra ricerca della New York University School of Medicine pubblicata sulla rivista Pediatrics ha evidenziato che nel cervello degli adolescenti con sindrome metabolica avvengono danni ancora maggiori rispetto a quanto succede negli adulti. Attraverso risonanza magnetica e valutazioni neuropsicologiche, gli studiosi hanno scoperto che i ragazzi affetti da sindro-
me metabolica avevano punteggi decisamente più bassi nei test di matematica e mostravano una minore flessibilità mentale. Inoltre, si registravano anche delle differenze nella struttura del cervello con un volume dell’ippocampo (sede anche della memoria a breve e a lungo termine) più piccolo e una riduzione dell’integrità microstrutturale della materia bianca.
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NON RISPARMIA NEPPURE I “MAGRI” OVVERO QUELLE PERSONE CON LE BRACCIA E LE GAMBE SNELLE E LA PANCETTA. È LA DISTRIBUZIONE DELL’ADIPE A FARE LA DIFFERENZA!
L’
eccesso di peso, in particolare una circonferenza addominale fuorimisura, è un criterio basilare nella definizione di sindrome metabolica e ci dà anche una previsione, come vedremo nelle prossime pagine, del rischio di subire infarti o ictus. Dagli studi risulta che ogni 5 cm di aumento del girovita oltre i 94 cm nei maschi e 80 nelle donne comporta un incremento circa del 12% del rischio di patologie mortali al sistema circolatorio. Il grasso viscerale contribuisce all’aumento del rischio aterosclerotico e provoca insulinoresistenza, infiammazioni croniche e la produzione di sostanze che favoriscono emboli e trombi. Il grasso addominale in eccesso è già di per sé un elemento scatenante anche per gli altri fattori della sindrome metabolica in un quadro composito di elementi di rischio che si rafforzano l’uno con l’altro.
LA CICCIA INVISIBILE È LA PIÙ PERICOLOSA A rischio sono anche quelle persone che sembrano magre (con braccia e gambe snelle) ma presentano pericolosi depositi di grasso accumulato a livello dell’addome (cioè come si dice in gergo sono “grassi dentro”). La colpa di questa adiposità nascosta sarebbe degli stili di vita sbagliati e soprattutto della sedentarietà ormai epidemica. Sebbene non abbiano alcun conflitto con lo specchio, queste persone hanno un rischio maggiore di 4 o 5 volte di sviluppare il diabete rispetto ai normopeso, e una probabilità almeno doppia di essere colpiti da ictus o infarto. Esattamente, cioè, come le persone obese.
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Tutta colpa dell’indice di massa corporea «La confusione nasce - come spiega il professor Nicola Sorrentino, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione - a causa del sistema utilizzato da circa un secolo per classificare le persone nelle categorie “normopeso”, “sovrappeso”, “obese”, e sulla cui base viene stimato il rischio di malattie metaboliche e cardiovascolari. Questo sistema non è altro che il famoso indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index), che si calcola dividendo il peso (espresso in chilogrammi) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri)». TABELLA BMI CATEGORIE
BMI
> Sottopeso
> < 18,5
> Normopeso
> 18,5-24,9
> Sovrappeso
> 25-29,9
> Obesità di grado 1
> 30-34,9
> Obesità di grado 2
> 35-39,9
> Obesità di grado 3
> > 40
Secondo i Centers for Disease Control statunitensi che hanno condotto un’ampissima indagine epidemiologica su oltre tre milioni di persone che è stata pubblicata sul Journal of the American Medical Association, in circa il 18% dei casi l’indice “sbaglia” a etichettare le persone, proprio perché non tiene conto della percentuale e della distribuzione della massa grassa. «Un’altra loro indagine condotta su oltre 5mila americani, per i quali era stato calcolato il BMI ed era stata misurata anche la percentuale di massa grassa, mostra che nell’80% dei casi c’è una forte correlazione tra i due valori, ma per circa un adulto americano su 5 le due misure divergono. In questo studio, l’11% di chi risulta obeso secondo il BMI ha una percentuale di grasso corporeo perfettamente nella norma, ed è quindi un “grasso sano”; il 31% di chi è normopeso secondo il BMI ha invece un eccesso di massa grassa. Le donne sembrano ricadere più spesso degli uomini in questa seconda pericolosa categoria» precisa il professor Sorrentino.
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LA SINDROME METABOLICA - Introduzione
PREVENIRE SI PUÒ: COSÌ SI RIDUCE IL RISCHIO CONTROLLARE IL PESO, NON FUMARE, MUOVERSI IL PIÙ POSSIBILE SONO TUTTI PROVVEDIMENTI SALVAVITA DA ADOTTARE SUBITO
C
ambiare abitudini di vita si è mostrata la strategia migliore per combattere ed evitare la sindrome metabolica come hanno evidenziato anche gli scienziati statunitensi del Minneapolis Heart Institute Foundation. I ricercatori hanno infatti visto che tra i più importanti fattori d’influenza sulla sindro-
me metabolica vi sono la dieta e il sovrappeso. Di sicuro tutte le problematiche correlate a questa condizione (obesità, colesterolo alto, diabete e ipertensione) traggono subito giovamento dalla perdita dei chili in eccesso, in particolare da quelli concentrati proprio sul girovita. Bisogna dunque correggere in primis
Dimezza i grassi e zuccheri dal piatto
Chi ingrassa è perché non solo mangia troppo rispetto al suo fabbisogno energetico, ma mangia anche male. Il primo intervento deve essere a tavola. A livello alimentare, bisogna ridurre in modo drastico i cibi conservati, i carboidrati raffinati, la pasta e il pane bianco, ma anche le carni rosse (da sostituire, come fonti proteiche, con il pesce, le alghe e i legumi), gli insaccati, i formaggi stagionati e tutti i dolci e le merendine industriali: evita quelli che contengono sciroppo di mais e fruttosio, due dolcificanti che sono un goloso carburante per le cellule grasse… • Per quel che concerne i condimenti, privilegia gli oli vegetali, biologici e spremuti a freddo: vanno bene l’olio di oliva, di lino, di noci e di sesamo, da usare di preferenza a crudo. • Fra la frutta, elimina quella troppo dolce, che sollecita l’insulina e favorisce la sintesi del grasso viscerale. È utile, invece, la frutta a guscio (in particolare le noci), fonte di grassi buoni della serie Omega 3 e 6, che contribuiscono a demolire i depositi adiposi in eccesso. • Fra gli ortaggi, abbonda con le crucifere come broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, cavolo riccio, cavolo cinese, cavoli, da gustare cotti o, ancora meglio, crudi: contengono zolfo e alcuni fitonutrienti, come l’indolo-3-carbinolo (I3C), che aiutano a neutralizzare i cosiddetti xenoestrogeni, ormoni di sintesi contenuti nei cibi trattati, nei pesticidi, nei detergenti, nell’acqua e che aumentano la sintesi del grasso viscerale. • Ottimo l’avocado, fonte di grassi buoni: gustane mezzo al giorno aggiungendolo all’insalata.
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l’alimentazione, mantenere il peso forma ed essere costanti nel tempo facendo proprie le regole di uno stile di vita sano e leggero.
MISURARSI IL GIROVITA La misura del girovita è il mezzo più semplice e immediato per accorgersi se si è ad alto rischio di avere la sindrome: chi ha la pancetta molto spesso nasconde una sindrome metabolica. Come spiegheremo nel dettaglio nelle prossime pagine è una procedura semplicissima: basta prendere un metro da sarta, mettersi in piedi e misurare la circonferenza al di sotto dell’ombelico, senza barare: non si deve far rientrare la pancia.
IL MOVIMENTO È COME UNA MEDICINA
Il decalogo per un corretto stile di vita antisindrome metabolica > 1. Segui una alimentazione sana secondo la tradizione della dieta mediterranea. > 2. Consuma spesso alimenti di origine vegetale: legumi, verdure e frutta. > 3. Modera l’assunzione di cibi grassi. > 4. Per condire le pietanze scegli di preferenza l’olio extravergine di oliva e usa poco sale. > 5. Bevi almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, anche durante i pasti e limita il consumo di bevande gassate e zuccherate. Assumi le bevande alcoliche solo ai pasti e con moderazione. > 6. Distribuisci le calorie giornaliere in 5 pasti: colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena. Mangia lentamente e con tranquillità, gustando i tuoi pasti. > 7. Svolgi ogni giorno un po’ di attività fisica: 30 minuti di cammino a passo svelto; 60 minuti aiutano a perdere i chili di troppo. > 8. Sfrutta ogni occasione per muoverti: passeggia il più possibile, vai a fare la spesa o accompagna i figli a scuola a piedi, preferisci le scale all’ascensore, ecc. > 9. Non fumare. > 10. Dopo i 45 anni occorre fare almeno una volta all’anno il tagliando al cuore con un’analisi del sangue che misura glicemia, trigliceridi, colesterolo totale, buono e cattivo. Fai un’ecografia alle carotidi e un elettrocardiogramma.
Un’altra medicina contro la sindrome metabolica è l’attività fisica abbinata naturalmente a un corretto regime alimentare (ipocalorico dove necessario). «L’esercizio fisico migliora il controllo glicemico e gli indici metabolici, combatte l’obesità e il diabete. Stando a una recente ricerca sui topi, apparsa nell’agosto del 2015 sulla rivista scientifica Obesity, l’attività fisica sarebbe anche in grado di abbassare il livello di infiammazione del fegato nella forma avanzata di steatosi epatica. L’esercizio aerobico, se condotto in maniera continuata, con regolarità e per almeno tre-quattro giorni a settimana, è sicuramente efficace per stimolare il calo ponderale e abbassare gli indici più pericolosi», spiega Nicola Sorrentino. Bisogna dedicare all’attività fisica almeno 150 minuti a settimana se si vuole stare bene.
MENO STRESS ALLUNGA GLI ANNI Numerosi studi confermano che esiste un collegamento diretto tra il livello di stress di una persona e quello di colesterolo HDL nel sangue. Valori alti comportano l’immissione di un maggior quantitativo di adrenalina nell’organismo, con conseguente sovraccarico delle ghiandole surrenali che vengono in tal modo stimolate a rilasciare più facilmente ormoni infiammatori come cortisolo, adrenalina e ormone neuropeptide Y. Proprio quest’ultimo è responsabile di attivare i nervi periferici del tessuto adiposo, inducendo l’accumulo di grasso. 15
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