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Perché non dimagrisco?

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Indice Introduzione Perdi peso con il metodo che ti libera dalle “trappole mentali”

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Capitolo 1 Il dimagrimento psicosomatico

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Capitolo 2 Perché mi vedo grassa anche se non lo sono?

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Capitolo 3 Fra tante diete qual è davvero quella giusta?

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Capitolo 4 E se il sovrappeso è dovuto a disturbi fisici?

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Capitolo 5 Come depurare l’organismo e perdere peso

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Capitolo 6 Cosa mangiare, quando e come?

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Capitolo 7 Quali sono i cibi sbagliati e quelli giusti?

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Capitolo 8 Fame nervosa e dipendenza emotiva dal cibo

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Introduzione

Perdi peso con il metodo che ti libera dalle “trappole mentali”

Q

uesto libro vuole essere il naturale approfondimento e proseguimento del precedente volume edito da Riza, intitolato “Dimagrire con il metodo psicosomatico”, che ho scritto assieme ai miei colleghi Raffaele Fiore ed Eliana Mea. L’intento è quello di fare conoscere ancora più da vicino, e in modo concreto, in che cosa si caratterizza l’approccio psicosomatico al sovrappeso rispetto agli altri metodi tradizionali, che prevedono in genere la sola restrizione alimentare (dieta dimagrante) o addirittura metodi dimagranti più drastici (farmaci, interventi chirurgici). Per fare questo ho scelto di partire proprio dalle frasi, dalle considerazioni e dalle domande che quotidianamente i lettori delle riviste Riza Psicosomatica e Dimagrire, gli utenti del Forum di Riza, i naturopati della Scuola di Naturopatia di Riza e i pazienti del Centro Riza di Medicina Naturale mi sottopongono sui temi 7

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Introduzione

dell’alimentazione, del dimagrimento e del rapporto col cibo. Come illustrato nel libro precedente, l’approccio psicosomatico non trascura gli aspetti strettamente biologici, fisici, organici, anzi spesso parte proprio da questi (dalla materia) per cercare di scoprire se essi non ci stanno dicendo qualcosa della nostra psiche e di indagare un eventuale “senso” nascosto che dietro di essi si potrebbe celare. A volte, infatti, quello che riteniamo sia un conflitto con il cibo in realtà nasconde un conflitto interiore (e viceversa). In sostanza è importante approcciarsi al sovrappeso con una mentalità “aperta”, non chiusa come quella che ritiene che esso sia solo una questione di calorie e di attività fisica. Se mangio di più e sono sedentario, e quindi non riesco a smaltire il sovrappeso, devo iniziare a chiedermi cosa mi sta tenendo in questa condizione di sovrappeso, come sono arrivato fin qui, quale “gabbia” mi sta rinchiudendo. Di conseguenza devo iniziare a chiedermi se per caso il mio essere grasso non abbia qualche altro significato. Vuol dire che sto cercando una protezione, che voglio ammortizzare gli “attacchi” del mondo esteriore? Oppure risponde alla mia necessità di mostrare un’immagine di imponenza, forza, potenza? Significa forse che ho una certa incapacità di darmi dei limiti? In me sono ancora nascosti desideri o creatività repressi? O sono succube della dipendenza da modelli genitoriali o familiari? Come dietro al sovrappeso si possono nascondere tanti tipi di significati, così anche dietro l’impulso della fame nervosa si possono celare altri tipi di pulsioni, di bisogni. Anche se questi bisogni non sono ancora ben chiari alla coscienza personale, si deve avere innanzitutto l’onestà di ammettere che esistono 8

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Il dimagrimento psicosomatico

e quindi il coraggio di indagarli ulteriormente. In sostanza è importante cercare di individuare in quale “trappola mentale” si è caduti, qual è la “falla” attraverso la quale utilizziamo il cibo in modo emotivo, ossia non perché abbiamo veramente fame, ma per sedare un’ansia, placare una rabbia, colmare un vuoto, addolcire un dispiacere… Se non siamo consapevoli di queste trappole, la nostra vita rischia di essere un continuo brancolare nel buio, da una dieta all’altra, da un dietologo all’altro, senza venire a capo di niente. Riconoscere le proprie trappole, le catene in cui si è imbrigliati, è il primo passo per iniziare a liberarsene. Oggi, a mio avviso, in un campo come quello dell’alimentazione, nel quale ogni giorno arrivano informazioni contraddittorie l’una con l’altra, non c’è nulla di più fuorviante che diventare succubi dell’ennesima moda, dell’ennesimo modello, dell’ennesimo schema. Spero, pertanto, che le risposte date in questo libro possano dare ai lettori la possibilità di iniziare quanto meno a incanalarsi sui binari giusti per uscire dalle proprie trappole mentali. Perché dimagrire vuol dire liberarsi da schemi e modelli e soprattutto andare al nucleo, trovare la propria immagine profonda, essenziale, originaria, l’unica che ci può fare vivere la vita “leggeri e felici”.

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Capitolo 1

Il dimagrimento psicosomatico “Ho provato tante diete ma non riesco a mantenere il peso forma. Come mai?�. La risposta viene dal metodo che vi proponiamo: non basta un regime alimentare restrittivo per risolvere il sovrappeso, dal momento che spesso a causarlo sono le emozioni che puntano a cercare uno sfogo nel cibo. Per dimagrire occorre tenere conto delle esigenze interiori, oltre a rispettare le regole per un’alimentazione equilibrata.

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Capitolo 1

1. Cosa distingue in pratica il metodo di dimagrimento

psicosomatico da tutti gli altri metodi?

Il metodo di dimagrimento psicosomatico si distingue da tutti gli altri metodi dimagranti perché cerca di mettere la psiche al centro. Questo significa dare alla psiche lo spazio che merita in questo ambito e nella nostra vita, quindi iniziare a mettere le cose al posto giusto. Oggi non si può pretendere di stare bene, di sentirsi in forma e quindi di dimagrire senza prendere in considerazione gli aspetti che appartengono alla psiche. Lo vediamo dal fatto che moltissime persone si sottopongono a diete su diete, ma non ne cavano un ragno dal buco: sono perennemente impegnate a combattere con la bilancia. Le emozioni, per esempio, influenzano enormemente il rapporto col cibo. Finché non si porta l’attenzione su questi aspetti, si può anche seguire la dieta più famosa del momento nel modo più rigoroso possibile, si possono percorrere chilometri e chilometri sul tapis roulant, ci si può imbottire di amfetamine, ma il mondo interiore non cambierà molto, se non in maniera temporanea e illusoria. Se si mangia perché si è insoddisfatti della vita, perché ci sono state delle delusioni, perché si è nervosi, non c’è da mettersi a dieta. Anzi adottare un regime alimentare restrittivo in queste condizioni potrebbe essere un grosso sbaglio, perché non farebbe che aumentare il tormento interiore.

Il consiglio in più Bisogna iniziare a chiedersi: ma cosa mi ha portato fin qui? Cosa c’è dietro questa mia tensione? Cosa c’è dietro questa insoddisfazione? Porsi queste domande significa mettersi sul binario giusto per un vero star bene.

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Il dimagrimento psicosomatico

2.

Allora vuol dire che non importa quello che mangiamo?

Se da una parte è fondamentale, urgente coinvolgere la psiche nel processo di dimagrimento, dall’altra non significa che dobbiamo darle tutto lo spazio. Non dobbiamo cioè esagerare nello psicanalizzare o “psicosomatizzare” troppo i nostri comportamenti. A volte, infatti, si ingrassa semplicemente perché si sbagliano combinazioni alimentari (anche perché nessuno ci insegna a mangiare bene), si mangiano troppi carboidrati o altri alimenti che appesantiscono oppure si assumono farmaci che rallentano il metabolismo eccetera. Quindi occorre anche dedicare uno spazio agli aspetti strettamente nutrizionali e alimentari, senza fomentare però l’ossessione per il cibo, i grammi, le calorie, il peso. Insomma quello che occorre è un equilibrio delicato, che si può raggiungere semplicemente, utilizzando un po’ di buon senso e stando molto attenti sia agli aspetti materiali, biologici, sia a quelli psichici ed emotivi che sono connessi all’alimentazione.

3. Il programma di dimagrimento olistico e psicosomatico viene definito personalizzato. Che cosa significa? La visione psicosomatica permette di andare veramente al centro della persona, diversamente dai farmaci, dagli interventi chirurgici e dai soliti programmi dietetici o dimagranti. Infatti, la maggior parte dei metodi di dimagrimento si basa essenzialmente sulla raccolta di alcuni valori (come il peso, l’altezza ecc.), e di alcuni dati aggiuntivi, come le preferenze alimentari della persona, talora integrati con altri test o esami. In base alle informazioni raccolte, nei metodi classici si appronta un programma dimagrante “personalizzato”. 13

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Capitolo 6

Cosa mangiare, quando e come? Il metodo psicosomatico non impone limitazioni restrittive sui cibi da mangiare: è necessario soltanto rispettare i facili consigli sulla composizione dei piatti. È tollerato anche “saltare” dei pasti, occasionalmente, ma si raccomanda di fare una prima colazione buona e completa: è una necessità per l’organismo e anche una forma di attenzione verso se stessi. Ecco cosa fare se si esce a cena con amici, oppure si mangia spesso al ristorante.

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Capitolo 6

51. Nel percorso di dimagrimento psicosomatico posso mangiare di tutto oppure ho delle limitazioni? Certamente, nessun cibo è escluso. Bisogna partire da un dato di fatto naturale: l’essere umano è onnivoro. Significa che possiamo mangiare e digerire tutto. Nel corso della nostra evoluzione abbiamo sviluppato naturalmente tale capacità. Quindi, seguire uno stile alimentare che escluda completamente e per sempre certi alimenti è limitativo. Il fatto di essere onnivori ha per noi diverse conseguenze e implicazioni. Innanzitutto significa che non esiste un alimento proprio, specifico per l’essere umano. Per esempio, il panda ha i germogli di bambù, i bovini sono vegetariani obbligati ecc. Solo quando nasciamo e per i primi mesi di vita la Natura ha concepito per noi un alimento specifico: il latte materno. Come abbiamo già visto, questo è un alimento pressoché completo di nutrienti. Per certi versi allora significa che qualsiasi cosa mangiamo in seguito, da adulti, dovrebbe cercare di rispettare il bilanciamento e la completezza del latte materno. Non è un caso che il latte di mucca sia quasi da sempre utilizzato da noi umani e osannato come alimento ideale (benché presenti alcuni aspetti critici a causa dei quali sarebbe meglio non consumarlo tutti i giorni). Quindi tutti gli alimenti sono “concessi”. L’importante è cercare di mangiare in modo equilibrato e per fare ciò è necessario conoscere ciò che si mangia. L’esclusione di certi alimenti dalla propria alimentazione (per esempio, quelli più complessi, ricchi di zucchero o grassi, gli alcolici, il caffè ecc.) può andare bene per periodi brevi (per esempio, un mese) e a scopo “depurativo”. Quindi non ci sono cibi “buoni” e cibi “cattivi”, ma qualunque cosa mangiamo andrebbe inserita nel contesto di un’alimentazione varia ed equilibrata. 92

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Cosa mangiare, quando e come?

52. Cosa significa esattamente quando si dice che l’alimentazione deve essere “varia”? Significa che è meglio non consumare sempre i soliti cibi tutti i giorni. Se, come abbiamo visto, siamo onnivori e possiamo mangiare di tutto, perché mangiamo sempre le solite cose? La ciclicità è naturale, mentre la ripetitività, la fissità sono innaturali e sono tra i principali nemici della linea e della salute in generale. Se impariamo a mangiare in modo ciclico, seguendo per esempio i naturali cicli diurni, settimanali, mensili, stagionali, possiamo evitare inutili sovraccarichi. Un tempo alcuni cibi si consumavano solo in occasioni particolari o festive, oggi invece rischiamo di perdere il rapporto con i cicli stagionali naturali (infatti, possiamo trovare frutti di bosco surgelati in inverno e le castagne in estate) e “facciamo festa” quasi tutti i giorni (per esempio, possiamo mangiare dolci o bere vino ogni giorno). Certi alimenti, quindi, andrebbero limitati ai giorni di festa, ossia consumati una o due volte alla settimana al massimo. Non è solo una questione di calorie o di digestione, ma anche “simbolica”: pensiamo al fatto che nell’antichità, quando ancora non si conoscevano i meccanismi fisiologici dell’organismo (e men che meno il concetto di calorie), l’esclusione di certi alimenti già si praticava periodicamente ma nel contesto di un rito religioso (per esempio, i digiuni rituali), che metteva in sintonia l’individuo o la comunità con la divinità. Entrare in quest’ottica di ciclicità ci permette, da una parte, di non sovraccaricare il metabolismo e la digestione con i soliti alimenti e, dall’altra, di non rinunciare per sempre a queste pietanze (anzi di riuscire forse ad apprezzarle di più), oltre che di aprire la nostra mente ad aspetti della vita che trascendono la dimensione esclusivamente materiale. 93

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