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La guida pratica per comunicare bene

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La guida pratica per

comunicare bene

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SOMMARIO

INTRODUZIONE

Le parole hanno un grande peso....................................... 7 Capitolo 1

Regole generali per una buona comunicazione........... 13 Capitolo 2

Saper avviare e condurre la conversazione................. 39 Capitolo 3

Come affrontare i dialoghi più difficili.......................... 55 Capitolo 4

Anche il corpo ha il suo linguaggio............................... 75 Capitolo 5

I messaggi nascosti della seduzione.............................. 93 Capitolo 6

Le strategie usate da chi mente..................................... 117 Capitolo 7

Difendersi dai “tranelli” verbali.................................... 135 Capitolo 8

Comunicare col cellulare o internet............................. 149

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Introduzione

Le parole hanno un grande peso

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onostante il detto latino “verba volant”, le parole in realtà non “volano”, ossia non “spariscono” subito dopo essere state pronunciate. Anche quelle in apparenza più innocue hanno un loro peso, e il loro effetto può modificare profondamente la nostra visione della realtà e i rapporti fra le persone che ci circondano. Usare le parole nel modo giusto o nel modo sbagliato può fare un’enorme differenza. Come dicono sociologi e filosofi del linguaggio, le parole creano azioni e stati d’animo, e hanno immediate conseguenze a livello pratico, in chi le pronuncia e in chi le ascolta. Quando il giudice pronuncia la frase: «Ti condanno», o il prete dice: «Vi unisco in matrimonio», è la parola a compiere l’azione. Ma anche le frasi molto più banali e quotidiane influiscono continuamente sulla realtà. Pensiamo a come le parole che ci dicono possono cambiare il nostro stato d’animo, influenzarci, offenderci, allontanarci o ci avvicinarci a qualcuno. Quante volte, parlando con un amico, questi ci ha fatto cambiare idea su questioni di cui eravamo convintissimi, stravolgendo i nostri programmi? Ogni dire è sempre anche un fare. Ogni parola ha effetti, e 7

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Introduzione

quando parliamo facciamo sempre accadere delle cose dentro di noi e nel mondo che ci circonda. Il linguaggio, dunque, dà forma alla nostra vita in ogni momento, ed è per gli esseri umani lo strumento di comunicazione per eccellenza. La saggezza orientale dice: “Non usare il linguaggio sbagliato. Non solo è ingannevole, ma strutturerà male la tua mente. E la tua mente, a sua volta, si colmerà di identificazioni false”. È importante, allora, essere consapevoli del modo in cui noi parliamo agli altri, e in cui gli altri ci parlano, e usare la parola in maniera efficace, per creare attorno a noi un ambiente favorevole e corrispondente ai nostri reali bisogni.

Comunicare non è una guerra Lo scopo di questo libro è proprio quello di fornire indicazioni e spunti di riflessione per gestire con maggiore consapevolezza le situazioni comunicative più comuni, e migliorare il modo di interagire con gli altri. Nei primi capitoli spieghiamo le caratteristiche generali della buona comunicazione, verbale e non verbale, con un occhio anche alle nuove tecnologie comunicative esplose dopo l’avvento di internet e dei cellulari. Passiamo poi a esaminare alcune forme di comunicazione particolari: quella della seduzione e quella della menzogna, per poi parlare delle situazioni più difficili da gestire: i litigi, le critiche, i giochi sleali e altri “cortocircuiti” comunicativi. Passando in rassegna i diversi modi della comunicazione, daremo dei consigli e delle indicazioni pratiche; non 8

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Le parole hanno un grande peso

si tratta però di regole fisse, da copiare alla lettera, ma di suggerimenti da adattare secondo la situazione. Non esistono infatti strategie universali da copiare e mettere in atto sempre. Nel mondo anglosassone è in voga l’abitudine di stabilire delle regole rigide a delle norme di comportamento che sarebbero in grado di trasformarci in perfetti e abili comunicatori. Di solito però si tratta di indicazioni per poter meglio “manipolare” gli altri; la comunicazione viene vista come se fosse una sorta di guerra, con un vincitore e uno sconfitto. Un approccio del genere allontana la comunicazione dalla spontaneità, dalla creatività del linguaggio e dalla genuinità dei contenuti, su cui dovrebbe basarsi, invece, la maggior parte delle situazioni comunicative. L’intento dovrebbe essere quello di riuscire a esprimere completamente se stessi, non di “sottomettere” gli altri ai nostri fini. Se ciò non avviene, si perde di vista il significato profondo della parola e il suo valore espressivo; quindi il nostro modo di comunicare diviene rigido, conformato, perde di spessore e di sincerità emotiva. E, in definitiva, risulta più vuoto e meno efficace.

Ognuno ha il proprio “stile” Uno stile verbale è proprio come un vestito: non tutti i vestiti ci stanno bene e ci rappresentano, e allo stesso modo non tutti gli stili comunicativi sono adatti a noi. Il nostro modo naturale di comunicare è il vestito che ci sta meglio in assoluto: appartiene soltanto a noi ed è una nostra caratteristica preziosa e vincente. È bene dunque imparare a svilupparlo, per potersi esprimersi a pieno. 9

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Introduzione

Ma per riuscire a farlo, è utile conoscere e seguire delle linee guida, per orientarsi nella giungla del linguaggio e comunicare con gli altri in maniera appropriata. In questo modo, possiamo capire più facilmente le intenzioni di chi abbiamo di fronte, riconoscere chi tenta di manipolarci, usare le frasi giuste per difenderci, per far valere nel modo migliore le nostre idee e le nostre scelte. Si tratta di principi generali, che ci consentono di aumentare la nostra competenza comunicativa, e di capire quelle altrui, imparando a dare importanza al linguaggio e a usarlo bene.

La “voce” del corpo Un approccio efficace ai principi della comunicazione si concentra innanzitutto sulla consapevolezza del proprio stile verbale, sulla scelta delle parole più significative e sull’eliminazione di quelle che sono le “zavorre comunicative” più dannose, cioè le abitudini che ci portiamo dietro senza che ce ne accorgiamo ma che, di fatto, ci ostacolano nell’espressione di noi stessi e nella ricerca di un contatto vero e appagante con gli altri. La prima cosa è dunque essere consapevoli di come ci comportiamo nel momento in cui comunichiamo. Non solo di quello che stiamo dicendo, ma anche delle posture che adottiamo, dei gesti che compiamo, degli sguardi e dei sorrisi, di come ci muoviamo e ci atteggiamo. Il corpo esprime i nostri stati d’animo meglio delle nostre parole, perché non è schermato da filtri mentali. Per poter comunicare bene e con chiarezza occorre che vi sia sintonia 10

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Le parole hanno un grande peso

tra quello che diciamo, quello che pensiamo e gli atteggiamenti del nostro corpo. Se c’è tensione, si avvertirà dai nostri gesti e anche il modo di parlare sarà carico di tensione. Se ci sentiamo sereni, anche il nostro corpo esprimerà tranquillità e la parola, scorrerà in modo più fluido e positivo. Il corpo ha anche un suo linguaggio particolare, che accompagna quello della parola e si fa sentire costantemente nelle nostre interazioni con gli altri, come un mezzo di espressione parallelo a quello verbale. Nel libro analizzeremo anche questo aspetto della comunicazione, di cui occorre avere coscienza non solo per essere più consapevoli di come ci rapportiamo agli altri, ma anche per capire i reali stati d’animo e le intenzioni di chi abbiamo di fronte. Cercheremo di dare indicazioni utili per dialogare bene in ogni situazione: da quelle amichevoli a quelle più difficili. Parleremo anche del linguaggio della seduzione, di come riconoscere la menzogna e di come difenderci da chi vuole manipolarci. Come vedremo, in ogni circostanza è molto importante, migliorare la nostra consapevolezza comunicativa, acquisire un modo di parlare e di esprimersi improntato alla naturalezza e all’armonia. Saper comunicare bene con gli altri non significa annullare la propria individualità per adattarsi a chi abbiamo di fronte, ma al contrario vuol dire saper esprimere davvero le nostre caratteristiche di unicità e di creatività, in modo che gli altri ci conoscano come davvero siamo e non come possiamo apparire “ingabbiati” dagli schemi di un linguaggio standardizzato.

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capitolo 6

Le strategie usate da chi mente

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Capitolo 6

È un sistema di difesa

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on c’è uomo che non sia capace di mentire e ingannare: la menzogna, infatti, è una strategia comunicativa che tutti usiamo. Le bugie sono molto più frequenti di quanto si pensi e tutti mentiamo molto più spesso di quanto siamo probabilmente disposti ad ammettere. Naturalmente ci sono bugie e bugie: non tutte sono gravi, alcune non lo sono affatto, e in certi casi possono persino essere utili. Perché esista una menzogna chi parla deve dire il falso ed esserne consapevole, il tutto con l’intento consapevole di ingannare o mettere fuori strada l’interlocutore. Si mente deliberatamente e, per essere più efficaci, si usano strategie, basate sull’uso accorto del linguaggio verbale e della comunicazione corporea. Conoscere le “regole” della bugia è utile sia per identificare gli intenti manipolatori degli altri, sia per poter usare noi stessi, occasionalmente, qualche stratagemma di “sopravvivenza”. La menzogna è infatti, innanzitutto, una strategia comunicativa difensiva, messa in atto perlopiù per evitare di perdere la faccia a fronte di qualche mancanza; oppure (nei casi più gravi) per ottenere vantaggi di vario tipo. Una strategia non sempre vincente: se si viene scoperti, infatti, i costi a livello emotivo e sociale possono essere anche molto alti. In questo capitolo, parliamo dei modi in cui si mente, per riconoscere le bugie e gestirle al meglio.

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Le strategie usate da chi mente

Tanti tipi di bugie Innanzitutto vi sono menzogne preparate e menzogne improvvisate. Le prime sono ordite con il preciso scopo di far intendere qualcosa di falso all’altro: magari per evitare le conseguenze di qualche azione, oppure per apparire sotto una luce migliore, per inventare un alibi o scuse, difendere qualcosa o qualcuno, e via dicendo. Richiedono un costo maggiore in termini cognitivi ed emozionali, e possono essere preparate più lucidamente, quasi a tavolino. Le menzogne improvvisate sono, invece, quelle dette a caldo, per difendersi. Se è vero che tutte le bugie hanno le gambe corte, queste le hanno in modo particolare. È molto facile, infatti, scoprirle. Vi sono poi bugie altruistiche e bugie egoistiche. Quelle altruistiche, dette anche “menzogne cooperative”, sono bugie a fin di bene, che servono per riportare armonia in un contesto di tensione, oppure hanno uno scopo seduttivo. Entrano in questo gruppo i classici complimenti non del tutto veri, detti per rincuorare qualcuno, per fargli coraggio o renderlo meglio disposto nei nostri confronti. Le bugie egoistiche, invece, servono per tutelare i propri interessi e ottenere vantaggi personali, proteggersi da situazioni negative, spesso a scapito degli altri. Sono le classiche “menzogne di sfruttamento”, come le chiama il sociologo E. Goffman. Anche le mezza verità, in cui si accenna ai fatti in modo fuorviante lasciando all’altro la responsabilità di completare il messaggio, sono bugie a pieno titolo. Lo sono anche le esagerazioni, in cui la realtà è distorta e interpretata in maniera tendenziosa. 119

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Capitolo 6

Tutti le diciamo - Le bugie sono una strategia comunicativa comune, che tutti noi utilizziamo abitualmente, in modo più o meno marcato. Una ricerca dell’Università di Milano Bicocca ha valutato la frequenza e la tipologia di menzogne facendo tenere un “diario delle bugie” a 171 persone per una settimana. Le bugie sono state ben 835, di cui 331 a fin di bene (rivolte prevalentemente al partner o ai familiari) e 504 egoistiche, segno che questa strategia comunicativa è davvero molto comune. Ma quali sono, nel dettaglio, le modalità ricorrenti con cui raccontiamo le bugie? E quali gli indizi sicuri per individuare chi ci mente? Esaminiamo le strategie più usate, per imparare a riconoscerle negli altri e usarle a nostro vantaggio, quando serve.

Le bugie sono una strategia comune, ma si riconoscono con facilità

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Le strategie usate da chi mente

È sempre sbagliato mentire? Si mente per molti motivi e ci sono menzogne di tanti tipi. In linea generale, chi mente pensa di trarre dei vantaggi dalla sua bugia, che ritiene il male minore, rispetto a quel che gli accadrebbe dicendo la verità. La menzogna, di fatto, è spesso la migliore via d’uscita da alcune situazioni spiacevoli. Nella cultura occidentale, e in particolare quella anglosassone di matrice protestante, la finzione e la dissimulazione sono considerate comportamenti inappropriati e da nascondere, (una delle regole della comunicazione standard, elaborate in ambito anglosassone è, come abbiamo visto, quella della sincerità). Ma non in tutte le culture avviene lo stesso: alla sincerità, infatti, non è attribuito ovunque il medesimo valore. In Oriente il modello comunicativo prevalente, a differenza di quello occidentale, è implicito e indiretto. Predomina la reticenza, dietro alla quale gli interlocutori devono sapere leggere correttamente le giuste informazioni. I modi diretti sono considerati molto maleducati e inopportuni. Per esempio, in Giappone esistono circa 16 modalità per declinare una proposta o un invito, evitando di offendere l’altro con un esplicito “no”, che sarebbe considerato segno di totale inciviltà. In alcune culture la menzogna è più tollerata - Nel-

le società orientali (per esempio in Cina), dove la preoccupazione principale, nelle interazioni, è quella di mantenere l’armonia sociale del gruppo, la menzogna è molto più tollerata, anzi a volte è codificata all’interno 121

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Le strategie usate da chi mente

«Ero in biblioteca a studiare» ma poi, visto che lei non dice più nulla, lui (che ha mentito) si innervosisce, diventa insicuro e vuole sondare il terreno, per vedere se la sua menzogna ha attecchito. Così prosegue il discorso, inventando riferimenti precisi: «Sai, in questo periodo l’università è quasi vuota, pensa che non ho incontrato nessuno…», e aggiunge giustificazioni implicite: «Sono stato lì perché l’ambiente è più tranquillo». E così via, si dilunga, poco per volta, in particolari sempre più precisi, finché non pensa di aver convinto la controparte, la quale, al contrario, se è avveduta, si sarà senz’altro insospettita. Utile anche fare attenzione alla tonalità delle affermazioni, che in caso di menzogna tendono ad avere un andamento ascendente: cioè assomigliano a domande. In sostanza, sembriamo domandare all’altro: «Non mi credi?», e «Ora finalmente ti ho convinto?». E spesso lo chiediamo davvero. Chi ricorda troppi dettagli sta mentendo - Il bugiar-

do ingenuo si esibisce in una risposta articolata, ricca di dettagli (anche se magari un po’ sbrigativa e convenzionale) e che, soprattutto, appare già bell’e pronta. Forse sta recitando a memoria una storia confezionata ad hoc. Ti vuole stupire con una precisione che spesso, invece, rende evidente la sua menzogna. In condizioni normali, infatti, quando si è rilassati e sinceri, non è necessario ricordare troppi dettagli. Gli inquirenti lo sanno bene: di solito, i ricordi emergono strato per strato, e non in blocco, come se si leggesse un copione. Cosa che, per l’appunto, fa il bugiardo. 127

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Capitolo 6

Ma le bugie hanno le gambe corte, anche perché la nostra memoria è corta: dopo qualche tempo, il mentitore non ricorderà più le sue frottole, e non sarà difficile coglierlo sul fatto. Attenzione alla troppa sintesi - Il mentitore inesperto

è molto essenziale nell’esprimersi. Ogni bugia, infatti, è una messa in scena, e lui pensa che più a lungo resta sul palco, più rischia di essere scoperto. Le sue affermazioni, poi, sono spesso lapidarie e schematiche, ma troppo decise, con frasi nette e tronche, che egli sottolinea con troppa energia. È sempre bene ricordare che chi afferma qualcosa con troppa certezza spesso non è completamente sicuro di ciò che dice, e a volte non lo è affatto.

Come parla chi ti mente Spesso lo stile sintattico di chi è impegnato in una bugia suona stranamente complesso e artificioso. Oppure, al contrario, può apparire “spezzettato” e confuso, tanto da far destare i nostri sospetti. Spesso le parole sono ripetute: il bugiardo cerca maldestramente di sottolineare alcuni concetti chiave, per provare la sua versione dei fatti. Tipicamente, chi è poco sincero tratta gli oggetti e le persone coinvolte nella sua menzogna con distacco, riferendosi a loro con espressioni generiche, che evitano coinvolgimento emotivo. Per esempio, un ragazzo parlando a un compagno dell’esame che non ha passato, cercherà di essere vago e non 128

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