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La fibromialgia è una malattia che è stata riconosciuta solo in anni recenti e che provoca dolori muscolari e articolari diffusi, oltre a vari altri disturbi, tra cui insonnia, stanchezza, problemi di memoria e depressione. Non sono state ancora identificate le cause precise che provocano questa ipersensibilità al dolore e quindi non si è ancora trovato il modo per sconfiggerla completamente. Tuttavia è possibile attenuare i disturbi adottando gli accorgimenti che descriviamo in questo libro: una corretta alimentazione, esercizi fisici, tecniche di rilassamento, trattamenti naturali, rimedi verdi e integratori. Seguendo questi consigli diminuiscono i dolori, si riacquista energia e migliora notevolmente la qualità della vita.
FIBROMIALGIA. I trattamenti efficaci per curarla
La sindrome fantasma: molti ne soffrono senza saperlo
FIBROMIALGIA
I trattamenti efficaci per curarla Come alleviare i molti disturbi dovuti alla malattia: dolori cronici, debolezza, insonnia e depressione
TERAPIE
Tecniche corporee per ritrovare forza e agilità
DIAGNOSI
Tutti i sintomi per riconoscerla
RIMEDI
Erbe e integratori contro stanchezza e fastidi muscolari
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FIBROMIALGIA
I trattamenti efficaci per curarla Come alleviare i molti disturbi dovuti alla malattia: dolori cronici, debolezza, insonnia e depressione
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Fibromialgia. I trattamenti efficaci per curarla Foto: 123rf, Adobe Stock, Shutterstock © 2019 Edizioni Riza S.p.A. via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it Tutti i diritti riservati. Questo libro è protetto da copyright ©. Nessuna parte di esso può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione sono a scopo informativo e divulgativo: pertanto non intendono sostituire, in alcun caso, il consiglio del medico di fiducia.
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indice Capitolo 1 Cos’è la fibromialgia: i sintomi, le concause e la difficile diagnosi.................. 7
Capitolo 2 Le abitudini sane che aiutano a riacquistare vitalitĂ ............................. 47
Capitolo 3 Le regole alimentari per curarsi anche a tavola........................................ 83
Capitolo 4 Le cure naturali piĂš efficaci: le piante e gli integratori........................................105
Capitolo 5 I medicinali usati abitualmente per ridurre i disturbi...............................................133
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CAPITOLO 1
Cos’è la fibromialgia: i sintomi, le concause e la difficile diagnosi La fibromialgia (FM) è una malattia cronica caratterizzata da dolori muscolo-scheletrico diffusi, uniti a numerosi altri sintomi, tra cui stanchezza, turbe del sonno e dell’umore. Non è facilmente riconoscibile e diagnosticabile; spesso chi ne soffre è sospettato di essere un malato immaginario. Si può confondere con varie patologie e convive con alcune di esse. Ecco come si manifesta e i fattori che la favoriscono.
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CAPITOLO 1
LA STORIA DI UNA MALATTIA Che si è diffusa di recente
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a fibromialgia è una patologia di origine ancora incerta che coinvolge per lo più (ma non solo) i muscoli e i tessuti fibrosi del corpo, come i tendini. Il nome deriva dal greco: “fibros” sta appunto per fibre, “myos” per muscoli e “algos” vuol dire dolore. Per molto tempo è stata considerata una “malattia fantasma” e chi ne soffriva veniva ritenuto un “malato immaginario”. Il motivo è molto semplice: non esiste un esame o una analisi che consenta di effettuare una diagnosi certa. Il riconoscimento del problema è clinico e richiede la capacità di interpretare correttamente tanti sintomi diversi, escludendo nel contempo altre malattie che possono dare manifestazioni simili ma di origine differente e, soprattutto, verificabile. La fibromialgia viene definita anche “sindrome fibromialgica”. La parola sindrome viene usata perché il problema si manifesta con un insieme di sintomi. Ugualmente si usa, per lo più in ambiente medico, la sigla FM, per abbreviare la lunghezza della parola fibromialgia. La “sindrome di Atlante” - Questa malattia viene chiamata anche “sindrome di Atlante”. Atlante era il personaggio mitologico che portava sulle spalle il peso del mondo. Si tratta di un’immagine molto efficace perché esprime sia il senso di prostrazione e fatica quotidiana di ognuno di questi pazienti, sia il fatto che la maggior parte dei dolori grava proprio sul tronco, sulla schiena, sulla zona lombare e sulle spalle. Il termine fibromialgia, a dispetto del fatto che, derivando
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dal greco, sembra essere l’eredità di una conoscenza antica, è in realtà molto recente, almeno stando ai tempi della scienza. In passato però alcuni medici hanno lasciato testimonianze di casi clinici molto simili a quelli che oggi riconosciamo come sindrome fibromialgica. Nel 1592, Guillaume de Baillou, medico francese noto come Ballonius, descrisse un “reumatismo muscolare” che ai nostri occhi ricorda molto da vicino la sindrome. Nel 1843, il medico tedesco Robert Friederich Froriep parlò di “forme diffuse e dolorose di carattere reumatologico” e introdusse l’espressione “callosità muscolari”, riferito alla presenza di strutture nodulari in corrispondenza di alcuni punti del corpo particolarmente dolenti. Nel 1904, William Richard Gowers, medico inglese, definì “fibrosite” l’ispessimento muscolare caratteristico di alcune forme di dolore cronico. Nel 1976 il medico statunitense Philiph Kahler Hench scoprì che questi sintomi non avevano un’origine infiammatoria: al di là del dolore infatti non c’erano segni specifici di infiammazione quali arrossamento, tumefazione, calore e nemmeno alterazioni dei parametri infiammatori come la VES o la proteina C reattiva. Introdusse così il termine “fibromialgia”, che incontrò accordo internazionale e, da quel momento, indicò un disturbo di tipo muscolo tendineo contraddistinto da un dolore forte, cronico ma non collegato a una infiammazione. Così fu tracciata la via per un inquadramento della malattia. Solo nel 1992 venne certificata - Nel 1992, durante i lavori del Congresso Internazionale sul dolore miofasciale che si tenne a Copenhagen (in Danimarca) si stabilì che la fibromialgia venisse inclusa nella decima revisione 9
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dell’ICD 10, cioè il “manuale” ufficiale internazionale di diagnostica, da parte della World Health Organization. Da quel momento la fibromialgia ha ottenuto un suo riconoscimento come patologia autonoma, dotata di criteri diagnostici propri. Il presidente del congresso di allora, il reumatologo danese di fama mondiale Bente DanneskioldSamsoe, dichiarò: “Finalmente questi malati saranno riconosciuti come tali e non più come ipocondriaci o malati immaginari”.
Come vive il paziente fibromialgico Proviamo ora a raccontare, facendo un collage di esperienze derivate da tante testimonianze di pazienti, come si sente un malato di fibromialgia. «La mia giornata inizia con un senso di stanchezza, come
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se avessi passato la notte in bianco», racconta Valentina, di 27 anni (nome di fantasia). «Il sonno non è ristoratore e già alzarsi dal letto richiede molte energie. Oltre alla stanchezza, infatti, mi trovo a combattere un senso di rigidità muscolare che coinvolge soprattutto il tronco e la schiena. Con il passare del tempo il senso di rigidità diminuisce, lentamente, ma non la stanchezza e il dolore muscolare e articolare, che durano tutto il giorno». Altri malati aggiungono di soffrire spesso di disturbi digestivi e mal di testa, che rendono difficoltoso mangiare e lavorare. Ovviamente il tono dell’umore è basso, perché il senso di prostrazione impedisce di condurre un’esistenza piena, appagante e una vita di relazione soddisfacente. Le statistiche indicano che circa il 30% dei pazienti affetti da fibromialgia è costretto a rinunciare al lavoro. La mancanza di forze, i dolori, la costrizione a posture che provocano sofferenza diventano, nel tempo, ostacoli insormontabili per questi pazienti. Quindi, sono spesso costretti a lunghi periodi di assenza dal lavoro e finiscono con il superare i limiti stabiliti dai contratti. Non sono infatti rari i casi in cui, in mancanza di una diagnosi e di un trattamento adeguato, i fibromialgici devono lasciare l’impiego poiché non sono più in grado, fisicamente, di sopportare il peso dell’impegno che si devono assumere. Le difficoltà sul lavoro sono le stesse che si possono trovare anche nella vita di casa. «Dopo un primo momento di preoccupazione per i malesseri, la solidarietà familiare viene messa alla prova», testimonia Valentina. «Nel momento in cui le analisi danno risultati negativi e non si riesce a giungere a una identificazione del problema, chi vive con un paziente affetto da fibromialgia tende a divenire meno comprensivo e più insofferente. Questo può 11
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anche influire in modo negativo sulla qualità della vita familiare e della coppia». Molti pazienti raccontano di essere stati accusati di mancanza di volontà di reagire alle avversità, trovandosi così in una doppia difficoltà: quella causata dal dolore fibromialgico da una parte e quella connessa ai sensi di colpa per non essere in grado di far fronte alle aspettative familiari dall’altra. Il rapporto con il medico può essere difficile - Molti di questi pazienti hanno un rapporto complicato con il medico. «Ci ritengono pazienti difficili, portati a enfatizzare ogni malessere e a non fidarci di loro», dice Enrica, 53 anni. «Ed è frustrante avere la sensazione di essere sopportati e non presi sul serio da nessuno», conclude. Del resto, da fuori, non ci sono segni visibili della loro sofferenza, che non è dimostrabile strumentalmente. Questa difficoltà può condurre il dottore a prescrivere tranquillanti, senza però ottenere miglioramenti. La debolezza fa cercare un rifugio - La situazione che abbiamo descritto porta a un peggioramento di tutte le relazioni: la mancanza di forze può infatti preludere anche a un ridimensionamento (ma nei casi peggiori anche all’abbandono) delle relazioni sociali. Ciò spinge il malato a limitare il suo raggio di azione. Il risultato finale è che il fibromialgico si muove sempre meno, diviene sedentario e passivo. Ma questa situazione indebolisce ulteriormente il corpo e fiacca l’umore. È il circolo vizioso della malattia che va spezzato per ottenere un miglioramento dei sintomi fisici e dell’umore psicologico. 12
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Cos’è la fibromialgia: i sintomi, le concause e la difficile diagnosi
Ne soffrono soprattutto le donne
Secondo le stime attuali, i malati di fibromialgia nel nostro Paese sono compresi tra i 3 e i 4 milioni di individui. Il motivo per cui la cifra è poco precisa dipende dal fatto che, ad oggi, non esiste un registro apposito per il censimento di questi pazienti e, quindi, si possono fare solo delle stime partendo da studi, analisi e ricerche condotte sulla base delle informazioni dei soggetti ospedalizzati. Una indagine abbastanza accurata risale al 2005 e ha fornito dati interessanti: sono state infatti esaminate 3000 persone affette da disturbi compatibili con il problema, suddivise in gruppi di mille soggetti, residenti rispettivamente in Francia, Portogallo e Italia. Ebbene, il dato generale dello studio indicava come in Francia il problema coinvolgesse il 4,3% della popolazione generale. In Portogallo il 6,1% e in Italia il 4,1%. Nei Paesi UE, i malati dovrebbero quindi essere 14 milioni circa, con una percentuale che si assesterebbe così, tra il 2 e il 4% della popolazione generale. Lo studio appena citato, chiamato “The Feel Study” (Fibromyalgia Epidemiology European Large scale survey), ha consentito inoltre di evidenziare un dato importante: la fibromialgia è un disturbo tipicamente femminile. Se guardiamo i dati dei singoli Paesi, possiamo notare che in Francia il problema coinvolge il 6,1 della popolazione femminile contro lo 0,5% di quella maschile. In Portogallo l’8,8% delle donne contro lo 0,7% degli uomini e, infine, in Italia il 6,9% delle femmine contro lo 0,3% dei maschi. Tutti questi dati, insieme ad altri calcolati sulla base di indagini ulteriori, hanno consentito di valutare che la fibromialgia è la terza malattia reumatica per diffusione e coinvolge una percentuale variabile tra l’8 e il 10% della 13
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popolazione femminile, mentre si attesta al di sotto dell’1% di quella maschile. Quindi il rapporto tra i pazienti femmine e maschi è di 9 a 1: su 10 malati, 9 sono donne. La teoria più accreditata per spiegare come mai la fibromialgia sia un disturbo “rosa” prende in esame fattori ormonali. La maggiore produzione di estrogeni e la ridotta presenza di testosterone rende le donne più sensibili al male muscolo-scheletrico rispetto all’uomo perché le sensazioni dolorose sono “mediate” dall’assetto ormonale. Le donne, inoltre, hanno una maggiore capacità di ascolto dei segnali del proprio corpo. Infine, sembra incidere anche il loro doppio ruolo: essere lavoratrice e madre aumenta i livelli dello stress e pare così influenzare la sensibilità alla sofferenza fisica. Dall’analisi dei dati sulla prevalenza nella popolazione generale, raccolti a partire dal 1990 fin ad oggi, si osserva la presenza di fibromialgia in tutti i gruppi etnici, e non sembra limitata ai paesi industrializzati. Inoltre, lo sviluppo della fibromialgia dipende anche da altre variabili, oltre al sesso di appartenenza. Ci sono alcune fasce di età più a rischio di altre: in genere il disturbo si presenta, in una prima fase, nella decade tra i 25 e i 35 anni di età. Un’altra fascia di età più a rischio è quella tra i 45 e i 55 anni. Negli ultimi tempi è stato segnalato un aumento dei casi nella fascia di età tra i 60 e i 74 anni, ma (probabilmente) ciò dipende dal fatto che, trattandosi di un problema cronico, l’aumento dell’età media della popolazione “porti” vecchi casi mai diagnosticati in una età più avanzata. Viceversa si sta cominciando a studiare l’esordio del disturbo in età pediatrica: ebbene, le ricerche indicano che tra i 9 e i 15 anni si verificano dei casi “precoci”, stimati attorno all’1,2% della popolazione. 14
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Cos’è la fibromialgia: i sintomi, le concause e la difficile diagnosi
I DISTURBI CHE POSSONO RIVELARE LA MALATTIA
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a fibromialgia si manifesta con alcuni sintomi caratteristici che tuttavia, presi singolarmente, possono essere comuni anche ad altre patologie. Non è quindi il singolo dolore o disagio riferito a essere decisivo per la diagnosi, quanto la capacità di “radunare” e interpretare l’insieme dei disturbi come manifestazioni della malattia. Partiamo dal sintomo più diffuso e importante, il dolore muscolo tendineo associato alla stanchezza e alla mancanza di energia. Il tipo di sofferenza che viene lamentato è simile a quello che si manifesta dopo un allenamento intenso o durante un’influenza. Tuttavia questo dolore è assolutamente sproporzionato rispetto allo sforzo fisico effettuato e non compare uno stato febbrile, quindi, mancando queste due condizioni, diventa molto complicato dare una spiegazione accettabile al fenomeno. Il disagio si manifesta anche in fase di allungamento muscolare e tendineo. È un fastidio decisamente marcato e anche questo eccessivo rispetto all’esercizio che si sta eseguendo. Un ultimo aspetto muscolare specifico è la mancanza di resistenza: per un paziente fibromialgico tenere sollevata una borsa, sorreggere un peso anche limitato è uno sforzo quasi insopportabile e la resistenza media a questo tipo di esercizio è inferiore alla norma, pur essendo i muscoli sani. Questa sensazione di mancanza di elasticità nei movimenti è tipica del mattino, al risveglio, ma si manifesta anche dopo essere rimasti per un po’ di tempo nella stessa posizione (in piedi o seduti). La sensazione di rigidità coin15
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volge soprattutto il dorso e la zona lombare. Associata alla rigidità c’è anche una strana sensazione di gonfiore agli arti, che è ben percepita dal paziente ma che non ha alcun riscontro: alla vista gli arti appaiono assolutamente normali e non presentano segni di edema (gonfiore) o versamento articolare. Anche gli esami strumentali (TAC, radiografie) confermano che la zona è del tutto normale. In genere questa sensazione di gonfiore tende a sparire nel corso delle ore e con il movimento, si allevia alla sera; ma il mattino seguente, alzandosi, si ripresenta tale e quale. Crampi diffusi - Un disagio muscolare tipico della FM sono i crampi, specialmente ai polpacci, ma non solo. Spesso si ritiene che siano dovuti a una carenza di minerali ma il loro reintegro non è così efficace. Tali irrigidimenti improvvisi, che si caratterizzano come contratture molto dolorose, si manifestano per lo più a riposo e non sotto sforzo o comunque dopo una attività fisica intensa, come invece sarebbe più normale pensare. Un altro disturbo degli arti inferiori, che si verifica di notte, è quello delle cosiddette “gambe senza riposo”; consiste in una sorta di smania di muoversi che sopraggiunge a letto e in posizione distesa, proprio quando ci si dovrebbe rilassare. Chi ne soffre sente l’urgenza di doversi alzare e camminare, anche se è stanco. Questa condizione pregiudica la qualità del sonno notturno. Cefalea - I pazienti affetti da sindrome fibromialgica sono spesso vittime di mal di testa. Se si chiede loro quando hanno cominciato a soffrire di cefalea, possono anche rispondere “da sempre”, non ricordando un momento della loro vita in cui non ne abbiano sofferto. Questo stato può 16
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Cos’è la fibromialgia: i sintomi, le concause e la difficile diagnosi
insorgere prima delle altre manifestazioni e non è semplice stabilire se è un problema a sé o connesso alla fibromialgia. Inoltre non c’è un mal di testa specifico legato a questa condizione: alcuni sono soggetti ad attacchi di emicrania (male a un solo lato del capo); altri soffrono di cefalea nucale; altri ancora, temporale o sovraorbitaria (cioè nella zona della tempia o sopra l’occhio). Un segno più caratteristico è, invece, il dolore facciale, che si presenta per lo più nella zona mandibolare. Problemi all’udito e alla vista - Molti pazienti lamentano disturbi uditivi noti come acufene o tinnito, cioè fischi e ronzii che compromettono in parte l’acutezza uditiva pur non essendoci lesione del nervo acustico. Allo stesso modo possono verificarsi instabilità e sbandamenti e un’altera-
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