la sua vera natura e il suo potenziale, nel rispetto dei suoi modi e dei suoi tempi. Non dobbiamo “progettare” il futuro dei figli,
e interferire il meno possibile nel loro naturale sviluppo, garantendo al contempo quella presenza rassicurante e affettiva di cui hanno bisogno. In questo modo faranno strada, la loro.
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che manifestano spontaneamente,
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EDUCHIAMO I FIGLI A ESSERE SE STESSI Fare i genitori non significa imporsi, ma lasciar emergere la loro unicità
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Bisogna pertanto partire dalle doti
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ma far sbocciare ciò che è insito in loro.
L’ARTE DI PRENDERSI CURA DI SÉ
è quello di aiutare il bambino a esprimere
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Il compito primario dei genitori
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Educhiamo i figli a essere se stessi A cura di Davide Mosca © 2019 Edizioni Riza S.p.A. via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it Tutti i diritti riservati. Questo libro è protetto da copyright ©. Nessuna parte di esso può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore.
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Indice introduzione...............................................................07 capitolo primo • Come sintonizzarci sulle loro frequenze.......................13 capitolo secondo • Educare e non istruire..................................................25 capitolo terzo • Gli approcci classici e… sbagliati................................39 capitolo quarto • Gli approcci virtuosi.....................................................55 capitolo quinto • Come accogliere e far fruttare le paure........................71 capitolo sesto • Come accogliere e far evolvere i disagi........................85 capitolo settimo • Il viaggio dell’adolescente............................................97 capitolo ottavo • Come ritrovare o rinsaldare il rapporto con i nostri figli..... 111 capitolo nono • Come aiutarli a diventare ciò che sono....................... 123 capitolo decimo • Il gioco: per diventare grandi e per restare bambini....... 137 conclusioni................................................................ 147
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Introduzione
V
uoi prenderti cura di un bambino? Impara da lui come fare. Infatti la prima iniziativa da intraprendere è invertire il comune modo di pensare, altrimenti per quanti sforzi farai, saranno sempre nella direzione errata. Pertanto ribalta la questione: non chiederti che cosa puoi insegnare al tuo bambino, ma che cosa può insegnare il tuo bambino a te. Questo cambio di prospettiva è essenziale per inquadrare la questione nella giusta ottica. Il bambino, infatti, è l’essere più vicino al seme, e quindi quello naturalmente più in sintonia con la propria essenza. Ti basta osservare un qualsiasi bambino per rendertene conto. I piccoli sono in diretto contatto con il loro interno, non sono mai fuori posto o fuori luogo, vivono intensa7
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mente i loro stati d’animo, non sono cerebrali, sono sempre pronti all’avventura, sono a loro agio con il mistero e la magia, non richiamano il passato e non anticipano il futuro. In una sola frase: essi padroneggiano i codici profondi dell’anima. Come ci riescono? Grazie alla mente libera. Libera e incontaminata dai modelli, dai luoghi comuni, dalle illusioni, da tutte quelle ruggini che intaccano il cervello quando cresciamo e di cui siamo spesso incapaci di sbarazzarci. Per vedere la loro mente libera all’opera basta osservarli mentre giocano. Il cervello dei bambini apprende tutto: è una spugna che assorbe e rielabora ogni elemento. Ma soprattutto non ha schermi e filtri che lo rallentano. Questo perché i bambini al nuovo non oppongono mai il vecchio, e sanno rinunciare al conosciuto in favore dello sconosciuto. È infatti lo sconosciuto a farci evolvere, a rinnovarci, a rigenerarci. Un esempio? Guardate un bambino alle prese con un problema: non ci pensa su, non rimugina, ma si mette a giocare. O magari va a dormire. Distrae l’attenzione dalla questione: solo così – e non pensandoci come crediamo noi adulti – il cervello, libero dall’incombenza e dagli schemi, produce risposte chimiche adeguate, che riducono lo stress e attivano al momento giusto l’azione opportuna. La risposta arriva sempre dallo sconosciuto, perché altrimenti l’avremmo trovata subito. Prova a chiederti: che cosa contraddistingue ciascuno di noi 8
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Introduzione
da tutti gli altri? Che cosa mi rende unico? Di unico in ogni essere c’è il processo singolare che va dal seme al frutto, ossia la capacità di realizzare la propria diversità. La vita è un lungo percorso per eliminare le somiglianze ed estrarre la tua specificità.
Ogni bambino è speciale, diverso da tutti All’inizio, da bambini, la nostra impronta è inconfondibile, come sanno bene i genitori attenti: ogni figlio è speciale, con un suo carattere già evidente fin da piccolo. Con il tempo, però, questa gemma si nasconde, la sua luce si offusca perché il mondo ci appiccica addosso identità fittizie, etichette, definizioni e modelli a cui somigliare forzosamente. Però quando si diventa anziani, finalmente ci si spoglia di schemi mentali e modelli comportamentali, e può così riemergere di nuovo l’impronta iniziale, la nostra singolarità. È per questo che vecchi e bambini vanno così d’accordo! I bambini e i vecchi, i grandi maestri dell’anima, hanno confidenza con le immagini: quando hanno un problema non ci pensano troppo, ma si distraggono, vanno a dormire, giocano, sognano, camminano. Il regno delle immagini possiede un sapere che il regno della mente non ha, perché vive nel Senza Tempo, là dove si formano e albergano tutte le energie creative della vita. Impariamo da loro a usare il cervello, il nucleo che custodisce l’immagine originaria, ciò che ognuno di noi è, ma che 9
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si realizza solo nel corso di una vita. Un’immagine presente fin dal primo istante e che ancora ci caratterizza. È a questa immagine che dobbiamo affidarci, anche e soprattutto nell’educazione dei figli. Abbiamo dimenticato che dentro di ogni bambino – come in ogni uomo – esiste un’energia infinita, uno stato naturale del cervello che sa cosa gli serve e lo spinge costantemente in quella direzione. Ciò che occorre alla sua maturazione si genera in modo spontaneo: la rosa produce sempre la rosa, quello sa fare e lo fa bene. Il seme sa fare cose che “tu” non sai fare. La vita serve proprio a fargli estrarre da dentro ciò che già c’è e che tu non vedi. Di giorno in giorno realizza ciò che è, partorendo se stesso ed eliminando l’inutile. Che cosa può bloccare questo processo miracoloso e naturale? Il tuo intervento, il tuo cerebralismo, i modelli che gli imponi, le aspettative di cui lo carichi.
Lasciamogli il suo mondo magico Noi vogliamo modellare i bambini, ma è propria nella loro specificità, nella loro diversità la chiave del pieno sviluppo. Invece di assecondare la loro magia, cerchiamo di inculcargli la nostra visione “razionalistica”. Allora cominciano i guai. Scrive a riguardo Gaston Bachelard nella “Poetica della reverie” (Edizioni Dedalo): «Quando un bambino raggiunge “l’età della ragione”, quando perde il suo diritto assoluto a immaginare il mondo, la madre si fa un dovere, 10
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Introduzione
come tutti gli educatori, di insegnargli a essere oggettivo – oggettivo nel modo banale in cui gli adulti si credono oggettivi. Lo si riempie di socialità. Lo si prepara alla vita nell’ideale degli uomini inseriti. Gli viene insegnata anche la storia di famiglia. Gli vengono insegnati la maggior parte dei ricordi della prima infanzia, una storia che il bambino saprà sempre raccontare. L’infanzia – questa materia plasmabile – è sospinta in uno stampo perché il bambino prenda un’impronta e segua il corso della vita di tutti gli altri. Il bambino entra così nella zona dei conflitti familiari, sociali, psicologici. Diventa un uomo prematuro, un uomo prematuro in stato di infanzia repressa». Lasciamogli perciò la sua infanzia. Lasciamogli il suo mondo magico e misterioso. Lasciamogli il suo tempo. Non affrettiamo, non indirizziamo, non poniamo obiettivi. Assecondiamo, aspettiamo, incoraggiamo. È il loro viaggio, e la loro anima sa come condurli. In ultima analisi dobbiamo quindi capovolgere la nostra mentalità. Se vogliamo davvero aiutare i nostri bambini partiamo da loro, e impariamo da loro ad “aiutarli”. In questo libro cercheremo di capire come assecondare i “poteri magici” di cui sono inconsapevoli portatori, in modo da favorire il loro sviluppo naturale, perché il vero e grande problema dell’adulto è quello di ostacolare o sviare lo spontaneo processo evolutivo. Capita anche e soprattutto quando si agisce per il loro bene. Se vogliamo il loro bene, lasciamoglielo fare. 11
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capitolo primo
Come sintonizzarci sulle loro frequenze
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ome possiamo noi adulti conoscere – e tanto più allevare ed educare – i piccoli se appartengono a un’altra dimensione dell’anima rispetto alla nostra, se vivono in un regno differente da quello in cui noi lottiamo quotidianamente, se parlano una lingua magica che noi abbiamo dimenticato? È inutile ammaestrarli a “distanza”, istruirli in una lingua diversa. Dobbiamo entrare nel loro regno, che è rigenerativo anche per noi. Partiamo dal fatto che nel cervello abitano molte energie: ciascuna possiede forze, intelligenze e modi di essere peculiari. Gli antichi le chiamavano Dei. Quella che meglio rappresenta l’energia dei bambini 13
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Educhiamo i figli a essere se stessi
prendeva il nome di Ermes, la divinità alata, che sfoggiava ali ai piedi e alle tempie. Da un lato, dunque, la materialità dei piedi che toccano terra, la carnalità, la concretezza, ma dall’altro lato la natura volatile e inafferrabile, rappresentata dall’intuizione, dall’immaginazione, dalla visione dell’oltre. In questa doppia propensione si cela il segreto di ogni bambino. Secondo il mito greco, Ermes appena nato possiede già una sapienza antica, conosce i segreti della vita, è scaltro, intuitivo, intraprendente, non impara che da se stesso. Esce dalla culla e va a rubare le vacche di Apollo, il signore della luce. Per non farsi scoprire maschera le impronte, confonde i tragitti, indossa sandali enormi per sviare le tracce. Una volta scoperto, nega ripetutamente. È pronto a giurare su Zeus di essere innocente. Di fronte a un piccoletto così sfrontato e intrepido Apollo si mette a ridere. E il piccoletto che fa? Fa trombetta, come direbbe Dante. In questo mito possiamo rivedere in controluce tutte le “magie” dei nostri figli.
Ogni frutto deve maturare al suo tempo I bambini vivono immersi nell’energia di Ermes: sono la materia, la sostanza in cui si concretizza l’energia cosmica e divina. Per questo scrollo il capo quando le madri si lamentano delle bugie dei figli di setto o otto anni: si chiedono ansiosamente se stanno sbaglian14
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Capitolo primo
do qualcosa, se sono brave madri, se i loro bambini hanno qualche problema e non si rendono conto che i bambini “devono” mentire, perché in quella bugia esprimono e familiarizzano con la loro essenza. Vivono in un altro regno dove la realtà non è quella che percepiamo e vediamo noi. Sarebbe un problema se non mentissero! E torniamo così al punto iniziale del nostro discorso, che dobbiamo sempre tenere a mente: impariamo a ribaltare la prospettiva. Il problema alla radice è che genitori valutano in base a modelli acquisiti nel corso del tempo, che fuori contesto risultano artificiosi e svianti. Per esempio la maturità: gli adulti ritengono positivo che un bambino ragioni da grande. Non si rendono conto che invece questa presunta maturità può nascondere una sofferenza o rappresentare una forzatura. I bambini cosiddetti maturi spesso sono bambini domati, repressi, irrisolti, che si adeguano ai desideri degli adulti e rinunciano alla propria fanciullezza. Come si fa a “pretendere” maturità? Ogni frutto matura con i suoi tempi e i suoi modi. Non si può accelerare il processo. A scuola, invece, si bocciano i ragazzi immaturi e a ogni scolaro si insegnano le stesse materie, con le stesse modalità e gli stessi parametri di valutazione, ignorando le inclinazioni naturali di ciascuno e soprattutto - una grande verità - che ogni giovane è una pianta unica e speciale. 15
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