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Quando nella vita ci capita un evento negativo, un abbandono, una delusione, un fallimento, continuiamo a pensarci su e a rimuginare. Così prolunghiamo inutilmente la sofferenza e non riusciamo a voltare pagina. Nessun trauma è per sempre, se noi non lo tratteniamo ripensandoci. Non concentrare più il tuo sguardo sul dolore per ciò che è accaduto ma lascia che la mente divaghi, aiutandoti col silenzio, le immagini e i ricordi spontanei. Scoprirai che in te c’è anche molto altro, ci sono gioie, capacità e talenti che stai ignorando. Prova a dirti: “sia quel che sia”, e affidati alle energie interiori che già ti stanno rigenerando.
COME SPAZZARE VIA TORMENTI E BRUTTI PENSIERI
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COME SPAZZARE VIA
TORMENTI E BRUTTI PENSIERI Se smetti di rimuginare trovi subito la gioia di vivere
LE REGOLE PER ELIMINARE DUBBI, RANCORI E SENSI DI COLPA
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tormenti e brutti pensieri Se smetti di rimuginare trovi subito la gioia di vivere
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Come spazzare via tormenti e brutti pensieri A cura di Vittorio Caprioglio © 2020 Edizioni Riza S.p.A. via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it Tutti i diritti riservati. Questo libro è protetto da copyright ©. Nessuna parte di esso può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione sono a scopo informativo e divulgativo: pertanto non intendono sostituire, in alcun caso, il consiglio del medico di fiducia.
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Sommario Introduzione
Liberati da tutti i pesi mentali che ti tormentano......................................................7 Capitolo 1
I nostri disagi sono alimentati dalle aspettative.......................................................13 Capitolo 2
Ti torturi nel dubbio? Le scelte migliori arrivano senza sforzi................................................35 Capitolo 3
“Sia quel che sia�: accetta i cambiamenti e fai pace con te stesso.............................................59 Capitolo 4
I piccoli esercizi di ogni giorno per alleggerirti la vita..............................................93 Conclusioni
I fastidi diventano stimoli preziosi per la tua metamorfosi...........................................133
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Introduzione
Liberati da tutti i pesi mentali che ti tormentano Ci sono momenti nella vita in cui ci sembra di trovarci di fronte a un muro. Capita soprattutto nei rapporti (in famiglia, sul lavoro, con gli amici): un dissidio, un ostacolo, un cambiamento profondo. Cerchiamo di risolverlo “nel solito modo”: c’è chi interviene di forza, chi finge di non vedere, chi chiede consiglio, chi si affida al buon senso e chi prova tutte queste alternative una dopo l’altra, ma il problema si amplia piano piano fino a che diventa una palude in cui la vita si impantana. E così pensiamo e ripensiamo alla situazione, vagliamo le alternative, proviamo le varie soluzioni, facciamo un passo avanti e due indietro, ma intanto affondiamo nelle sabbie mobili. E ci tormentiamo sempre più. Se giriamo intorno a un solo pensiero, la vita ci chiude in una gabbia senza via di uscita. Invece in noi c’è sempre altro: tanti volti che però non portiamo alla luce. Grazie a loro attiviamo 7
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Introduzione
le energie della guarigione. Quando stiamo male, quando siamo in crisi, i nostri pensieri sono concentrati quasi esclusivamente sul disagio. Ognuno ha il suo tarlo e ci identifichiamo con quello che abbiamo in testa e che ci turba: sembra che non esista nient’altro. Tutta la mente è occupata dal tarlo, dallo stesso pensiero che continua a tornare. Poi c’è anche un’altra forma di tormento che nasce dall’incapacità di godere di ciò che accade, perché siamo concentrati sull’idea di come le cose dovrebbero andare, secondo i modelli che abbiamo in mente. Se non è così, ci assilliamo nello sforzo di far andare le cose diversamente, oppure nella scontentezza, nella delusione e nella disistima. Ma anche quando otteniamo quello che ci siamo prefissi, sentiamo emergere l’insoddisfazione: non proviamo quella felicità che ci saremmo aspettati. Abbiamo realizzato i nostri desideri, e allora perché stiamo male? Hai ottenuto la promozione che sognavi, hai acquistato la casa che desideravi e hai una bella famiglia? Eppure, senti che qualcosa non va. Ti lasci andare a dubbi e rimuginazioni, ti fai mille domande, chiedendoti se le scelte che hai fatto sono quelle giuste, se ti sei mosso nei tempi che ti eri prefissato, se gli altri ti apprezzano… Pensavi che la vita fosse tutta qui e invece ti manca sempre qualcosa. Cosa ti sta succedendo? Una volta raggiunto il traguardo ci mettiamo in pantofole, convinti che sia arrivato il momento di godere del raccolto e ci sforziamo di mantenere ciò che abbiamo conquistato. Entriamo, così, in uno stato “conservativo”, temiamo di perdere ciò che abbiamo raggiunto, ci attacchiamo sempre di più alle cose che abbiamo. Crediamo in questo modo di tenere al sicuro la nostra vita, mentre in realtà prendiamo le distanze dalla vera esistenza: non lasciamo più spazio per le novità, l’imprevisto 8
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e il mistero; così la vita appassisce. Non ci muoviamo di un millimetro e blocchiamo la nostra crescita e la realizzazione dell’essere unico che noi siamo.
Ritrova l’accordo con te stesso
Da dove nasce la scontentezza e la delusione che provi sia nel caso di fallimenti che quando raggiungi le mete prefisse? Deriva dalla sensazione profonda di non essere sulla tua strada, di muoverti nella direzione sbagliata. Succede perché non agisci in accordo col tuo mondo interiore, con l’istinto e l’intuito. La mentalità della persona comune considera il proprio nucleo profondo come qualcosa di misterioso e irrazionale, da non tenere in considerazione se si vuole andare avanti nella vita. Ma poi emergono disagi e malesseri, sia fisici che emotivi, a cui non sappiamo dare una spiegazione. Appaiono sogni, immagini spontanee, emozioni inaspettate, sintomi fisici, periodi di tristezza o di ansia. Vengono interpretati spesso come inutili scocciature da riportare nei ranghi. Di solito si tenta allora di domarsi, di far tacere queste voci, di darsi degli ordini. L’interiorità è vissuta con sospetto e preoccupazione, come fosse pericolosa. Viene analizzata, si cercano le cause. È un processo a tutti gli effetti. Si inizia allora a “lavorare su di sé”, nella convinzione che ci sia qualcosa che non va dentro di noi. Ci si sforza di smussare le presunte anomalie per tornare a quella che è ritenuta la normalità, con un atteggiamento che è figlio della mentalità che vorrebbe ricondurre tutto nei binari della razionalità più stringente. Invece per stare bene con noi stessi dobbiamo concederci un po’ di “sana follia”. La nostra mente, se viene lasciata libera di esprimersi, produce creatività; ma se interferiamo con la direzione naturale del suo raggio d’azione e interrompiamo la spontaneità, la costringiamo a bloccarsi. 9
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Introduzione
C’è altro in te, che ora non vedi
C’è altro nella tua vita rispetto a quello che ti tormenta? La vita cambia quando possiamo dirci: «Io sono anche altro». Cosa vuol dire “altro”? Oltre al pensiero, al tarlo che ci ossessiona, c’è altro: altri personaggi, che sono altre energie del cervello che vivono insieme al tormento. L’errore è fissarsi su una cosa sola, trascurando il resto. Cambiare il proprio sguardo, anche se non è cambiato niente intorno a te, apre le porte alla serenità e alla felicità. C’è altro, c’è sempre altro che non vediamo. Quando una donna fa la mamma, quando guarda un uomo che le piace, quando cammina, quando lavora, c’è altro in lei, ci sono sempre altre energie mentali. Vedersi sempre uguali, in balìa solo del disagio che abbiamo in mente, è una corsa verso il disagio continuo. Bisogna chiudere gli occhi e vedersi come un panorama, dall’alto, guardare contemporaneamente i tanti volti che ci abitano. Vedere l’insieme, non il particolare. Così facendo nasce lo sguardo che contempla: questa è la cura. Occorre dunque cambiare il proprio sguardo, osservare altre cose che avvengono dentro e fuori di noi. Così facendo, avvengono veri e propri miracoli. In ogni tormento, in ogni disagio, c’è dell’altro oltre a quello che tu ti ostini a guardare. Ci sono energie diverse dal tormento che ci abita. Bisogna sempre ricordare che se vedi in te una sola persona, tutto si chiude in una gabbia senza vie di uscita. Se immagini di essere anche altro rispetto al disturbo, di poter essere un personaggio diverso, allora scatta la soluzione. Quando ci fissiamo su un pensiero, su un ricordo, su un malessere, stiamo sempre peggio. Se invece apriamo le porte agli altri personaggi che ci abitano, si attivano le energie della guarigione. Nessuno è una sola cosa, un solo pensiero. Si tratta di essere presenti, coinvolti nelle cose che stiamo facendo: così il tormento svanisce. 10
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Liberati da tutti i pesi mentali che ti tormentano
Lascia fare alla tua anima
Occorre percepire gli stati interiori quando arrivano e accoglierli. Io adesso mi accorgo che vengo assalito da un dubbio o da un disagio, in questo preciso istante. Percepisco il tormento che ne deriva, lo accolgo senza attribuirgli nessuna causa. Lo lascio accomodare, espandere in me. Non lo combatto. E aspetto. Dopo pochi minuti percepisco anche una sensazione diversa, forse un desiderio, e lo accolgo senza alcun commento. Questo è stare con l’anima. In questo modo accetto di sedermi accanto al mondo interiore senza dirgli niente, senza chiedere, indagare, voler controllare o cambiare. Senza considerarlo una parte inferiore o problematica di me. Sto semplicemente lì con lui. Allora può iniziare a dirmi cosa sente e io inizio ad ascoltarlo. E il rapporto si inverte perché non cerco di controllarlo o di sottometterlo, ma scopro che è lui la mia guida. Occorre affidarsi a ciò che non possiamo controllare. Gli antichi lo chiamavano “amor fati”: amare le cose come sono, senza volerle cambiare. Noi, oggi, lo temiamo e lo etichettiamo con superficialità per fatalismo. È esattamente il contrario. Se fai tacere la tua parte razionale che giudica, che interviene e commenta, qualcosa di più profondo in te può guadagnare spazio ed emergere. Se lo ascolti e lo segui, sei tu che costruisci la tua vita, ma non il tu che conosci già, bensì quello sconosciuto che ti crea in ogni istante. In questo libro osserveremo come nascono in noi i tormenti e cosa li alimenta, ma vedremo anche che noi stessi abbiamo l’opportunità di fare qualcosa di molto pratico per superare questi disagi e smettere di tormentarci. Come? La prima regola è dirsi: «Al di là del mio tormento, al di là delle cose giuste o sbagliate che mi sono accadute, c’è qualcosa dentro di me di cui devo occuparmi. Se lo faccio, posso trovare la felicità, anche nel disagio». 11
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Capitolo 1
I nostri disagi sono alimentati dalle aspettative Il tormento che nasce dal proporsi obiettivi fasulli, da un forte dolore o dai ricordi, non è mai per sempre. Ăˆ temporaneo, se non lo tratteniamo. La vita ideale a cui aspiriamo spesso ci impedisce di goderci la vita reale che conduciamo e di valorizzare doni e capacitĂ che consideriamo secondari. Ma se li riscopriamo e li riportiamo in primo piano, sono la fonte del nostro benessere
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Capitolo 1
Restiamo incatenati ai pensieri fissi Provate a chiedere a una persona come gli vanno le cose e non ci metterà molto a trovare un motivo di scontento: vorrebbe un lavoro migliore, un partner più presente, figli più maturi... È un problema di sguardo: anziché percepire quel che accade, senza filtri, lo facciamo indossando un paio di occhiali immaginari. Questi occhiali sono fatti con gli schemi mentali e i pregiudizi con i quali abbiamo finito per identificarci. Non vediamo quel che accade davvero, perché il nostro sguardo è rapito da mete e obiettivi, da modelli ideali che abbiamo in mente. E dimentichiamo così che le possibilità che si aprono davanti a noi in realtà sono tante, diverse e cambiano nel tempo. Più spesso di quanto crediamo la vita ci offre quello di cui abbiamo bisogno, ma non riusciamo a coglierlo perché non sappiamo distogliere lo sguardo dai nostri pensieri fissi. Preferiamo continuare ad assillarci nella sequela di pensieri fissi: «Non dovevo agire in quel modo! Cosa avranno pensato di me? Sbaglio sempre qualcosa», «Come si è permesso di trattarmi così? Non lo tollero! Ah la prossima volta mi sente!», «Devo sistemare le cose, tra noi deve tornare tutto come prima!», «Non ce la farò mai, sono troppo più bravi di me, sono un incapace!», «Se fossi più magra andrebbe tutto meglio. Devo dimagrire! Perché non ci riesco?», «Non ne ho nessuna voglia... Eppure devo farlo! Devo dare un senso alla mia vita», «È anche lui come tutti gli altri? Fa che non sia così, che non vada come le altre volte», «Mi sta tradendo? Perché è sempre attaccato a quel telefono? Devo saperlo o divento pazza!», «Mi tratta male ma mi ama, lo so. È fatto così». 14
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I nostri disagi sono alimentati dalle aspettative
Quando si presenta qualcosa di nuovo, uno stato di disagio, un dolore, una ferita emotiva, ma anche un desiderio inaspettato e fuori dai canoni “consentiti”, spesso la nostra unica reazione è opporsi, rifiutare; se rispondiamo così è come se dicessimo un “no” alla vita stessa. Lo sforzo di cancellare emozioni o sentimenti che si stanno affacciando, di correggere, raddrizzare tutto ciò che non è andato come la nostra mente vorrebbe, avvia una continua battaglia interiore. Una lotta che subito si rivela piena di difficoltà, di obiezioni e resistenze («Ci provo ma è più forte di me»; «Non posso lasciarlo, e i figli?», «Lui non cambia mai»). Il tormento diventa cronico. Diviene un modo fisso di stare con se stessi e con gli altri, una regola, un’abitudine. Quando nella mente si innesca il dubbio, il risultato è una stasi esistenziale. Ci vediamo incastrati e bloccati, ma è il nostro modello mentale il vero blocco: l’origine del tormento è tutta mentale! Se smettessimo per un attimo di indossare gli occhiali-filtro, cosa vedremmo? Potremmo notare che la vita ci ha già portato quello che cercavamo. Probabilmente non ci è capitata l’esistenza che ci aspettavamo, ma forse è proprio questa la vita che va bene per te. L’esistenza è così: mutevole, dinamica, in continuo cambiamento. Lasciala scorrere, e non cercare di condurla entro gli argini creati dalle tue convinzioni radicate. Se ci affidiamo a modelli “normali” che sembrano tanto rassicuranti potremmo poi scoprire, anche amaramente, quanto siano in realtà paralizzanti e inadatti a noi. Non riusciamo ad arrenderci all’idea che potrebbe esserci capitata la cosa migliore che potesse accaderci e che la nostra anima voleva condurci proprio là dove ci troviamo. In fondo, non siamo noi a scegliere, ma riceviamo i regali di quell’intelligenza interiore che muove le fila, da dietro le quinte. 15
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