
www.riza.it
MARZO 2026 n. 541
PERIODICO MENSILE
ISSN 2499-0418 (ONLINE)

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MARZO 2026 n. 541
PERIODICO MENSILE
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Come spazzare via i tormenti e i disagi che fanno ammalare
LA GIOIA DI VIVERE
Le quattro mosse per liberarti dalle preoccupazioni e riaccendere l’entusiasmo
L’EDITORIALE DI MORELLI
Accogli il tuo “doppio” e le paure se ne vanno

Riza psicosomatica è in edicola anche con:










di Daniela Marafante, medico psicoterapeuta
daniela.marafante@riza.it


I bruciori di stomaco continui e il reflusso parlano di un fuoco che rivolgiamo contro noi stessi. Per spegnerlo occorre fermare l’autocensura e l’eccesso di doveri e dare spazio al piacere
Mi scrive Barbara: «Buongiorno dottoressa, ho 36 anni, la gastrite e soffro di re usso. Il mio stomaco e la mia pancia sono gon , borbottano e mi fanno sentire pesante. E poi arriva regolarmente la gastrite con i suoi dolori. Sono sempre stata molto timida e chiusa. Il mio problema è il lavoro, che mi costringe ogni giorno al contatto con i clienti, il che comporta sorrisi, scambi di battute che non sono nelle mie corde e poi devo tollerare anche qualche scortesia. Poi ci sono i colleghi: cerco di evitarli non andando a cene aziendali, feste e occasioni sociali. Lo faccio perché in gruppo mi sento un pesce fuor d’acqua, sarei comunque sola, non mi diverto, parlo poco e quindi preferisco stare a casa. Il problema è che non parlo, mi tengo tutto dentro. Cosa posso fare?».






La lettera di Barbara ci permette di trattare un processo siologico profondamente legato alla qualità della vita: la digestione. Digerire bene signi ca sentirsi sazi e appagati, e non solo perché una buona digestione fornisce le sostanze di cui corpo e mente hanno bisogno: sentirsi sazi, dal punto di vista psicologico, signi ca anche assaporare il piacere di abbandonarsi, di lasciarsi andare, di godersi la calma e la tranquillità. È il simbolo stesso dell’agio e dell’appagamento. Chi soffre di gastrite (l’in ammazione della mucosa gastrica) e di re usso (gli acidi contenuti nello stomaco risalgono nell’esofago) vede compromesso il piacere legato al cibo e alla convivialità.



Lo stomaco è un organo che, quando soffre, ostacola lo svolgimento di tutte le attività. Fortunatamente i rimedi naturali possono sostenerlo in modo adeguato. In particolare le gemme del fico, 50 gocce di macerato glicerico da assumere 15 minuti dopo cena, per almeno 2 mesi, ripetendo il ciclo se necessario. È indicato anche l’infuso di altea: un cucchiaio da minestra di radice sminuzzata da lasciare in infusione per 4-5 ore in acqua fredda (bere 2-3 tazze al dì).


Cibo affettivo Il bruciore rappresenta simbolicamente una sorta di autocombustione: stiamo tentando di “digerire noi stessi”, perché dall’esterno non arriva nessun “cibo” adeguato da trasformare in energia. E per cibo intendiamo anche quello simbolico, emotivo e affettivo. Perché qualsiasi esperienza, bella o brutta che sia, qualunque relazione portiamo avanti o contatto stabiliamo, rappresenta un cibo per il cervello, per la nostra crescita psichica. Quando per paura ci tiriamo indietro, la nostra energia trasformativa non può dispiegarsi e ci si ritorce contro. Il fuoco interiore ci spinge a dire la nostra, a scegliere, scremando tutto ciò che non fa per noi, a prenderci quel che ci spetta, a farci avanti tutte le volte che sentiamo un forte desiderio. Si tratta di una forza attiva nalizzata all’autoaffermazione e all’espansione, rivolta all’azione, a sperimentare, rischiare, alla crescita e all’autostima.
Non rimuginare Tutte le volte che lo stomaco brucia, quindi, vuol dire che la nostra energia vitale sta bruciando a vuoto. Barbara per prima cosa dovrebbe iniziare a eliminare le maschere che si è messa addosso: chiusa, timida, introversa, intollerante alle relazioni. Nessuno è “sempre” così, semmai è “anche” così. Dire “sempre” vuol dire chiudersi in un destino per timore del nuovo.
GASTRITE. Il bruciore tipico della gastrite viene descritto come una fiamma che divampa. Nello stomaco arde un fuoco che, anziché bruciare e trasformare, genera un vero attacco a se stessi. In effetti l’aumento dell’acidità gastrica equivale a un meccanismo autoaggressivo. Il “fuoco gastrico” può manifestare dubbio, sfiducia e sospetto nei confronti degli altri e la difficoltà a “digerire” situazioni, cose o persone della vita di ogni giorno. Quando il sintomo principale della gastrite è la nausea, ci racconta che molto nella vita è avvertito come invasivo e pericoloso, o che letteralmente “fa schifo”. La gastrite può riacutizzarsi nei momenti in cui si presenta un’opportunità di cambiamento o si è vittime di un conflitto tra la normalità e la trasgressione. Quando ci troviamo schiacciati tra il voler fare e l’autocensura creiamo il terreno per l’insorgere della patologia.
REFLUSSO. Consiste nella risalita di contenuto gastrico al di sopra dello stomaco. L’esofago non ha una mucosa equipaggiata allo scopo e a lungo andare è soggetto a lesioni anche gravi. Dal punto di vista psicosomatico il reflusso indica che c’è qualcosa che, nonostante gli sforzi, proprio non ci va giù: siamo di fronte a un “boccone che non scende”, e quindi a un contenuto acido, amaro, urticante che torna indietro. L’abitudine a dire sempre sì, a ricacciare indietro la nostra opinione, o ciò che sinceramente sentiamo, a tacere per quieto vivere, ci si ritorce contro. Ecco allora che le parole non dette, i rospi che abbiamo ingoiato ci danneggiano, causando anche una tosse stizzosa, risposta riflessa a qualcosa che ci irrita e ci impedisce di parlare.
È questo che la condiziona. Smetta di controllare cosa fanno gli altri, non rimugini sul passato, provi a rilassarsi, a cedere, a trovare ciò che le dà piacere e ad accogliere la vita per come è: questo è ciò che chiede la gastrite. Un atteggiamento che l’aiuterà a dire ciò che pensa, evitando di ingoiarlo o tenerlo dentro di sé, insieme al cibo e all’aria che le gon ano stomaco e pancia. ■

Le crisi di coppia accadono, e spesso sono salutari. Ma a volte invece si cristallizzano e bloccano i due partner, che non hanno il coraggio né di ripartire, né di lasciarsi. Cosa fare in questi casi
Sono molte le coppie che vanno incontro a un fenomeno peculiare e assai dannoso: entrano in crisi, non la risolvono e la fanno diventare una condizione permanente. In questi casi, cioè, la crisi non si manifesta più come un evento circoscritto, legato a una fase della vita o a un cambiamento speci co, ma diventa cronica. Per sua natura, dovrebbe essere transitoria e portare a una trasformazione in meglio o a una separazione: invece si stabilizza come modalità abituale di relazione. I partner restano insieme, ma senza un vero perché, a parte forse il timore dell’ignoto che li frena dal fare un passo avanti. Vivono in una sorta di sospensione: nulla crolla de nitivamente, ma nulla si crea davvero. Questa permanenza nello stato di crisi genera un senso di precarietà continua, come se la relazione fosse sempre sull’orlo di qualcosa di negativo che è sul punto di accadere, ma non accade mai.
Situazione faticosa Spesso la crisi nasce da eventi tipici: la nascita di un glio, un cambiamento lavorativo, una dif coltà economica, una malattia, oppure semplicemente dall’usura del tempo. Molte coppie non attraversano più questi momenti come fasi da elaborare, ma vi rimangono incastrate. Si perde la capacità di leggere la crisi come segnale di trasformazione e la si vive come una condizione inevitabile, come un destino. In questo modo, la relazione resta in vita solo formalmente, mentre sul piano emotivo si entra in una sorta di congelamento affettivo che può durare anni.
In alcune relazioni, soprattutto quelle di lunga durata, la crisi smette progressivamente di essere vissuta come un problema da affrontare e diventa una vera e propria identità condivisa. La coppia finisce per riconoscersi e definirsi attraverso il conflitto, la delusione, il malumore costante, fino al punto che la sofferenza diventa l’elemento più stabile del legame. Ci si racconta agli altri come
tempo, si cristallizza. può risultare più sofferenza



una coppia complicata, in difficoltà, che non va d’accordo, e questa narrazione, col tempo, si cristallizza. Paradossalmente, in questi casi, l’idea di stare bene o di cambiare davvero può risultare più temibile della sofferenza stessa, perché toglierebbe





ruolo e il senso del legame. ciò che potrebbe unirli

una possibilità di vita oltre

un riferimento identitario. Uscire dalla crisi significherebbe ridefinire se stessi, il proprio ruolo e il senso del legame. I due partner possono aiutarsi a distinguere tra ciò che li unisce per abitudine o paura e ciò che potrebbe unirli per scelta consapevole, restituendo alla relazione una possibilità di vita oltre il dolore condiviso.



Elimina i troppi pensieri e rivegli la coscienza: così il mondo interiore può scendere in campo e portarti il vero benessere
Il tuo programma di depurazione mentale
Sospendi i pareri esterni
Non ascoltare nessuno e spazza via le parole inutili
PAG. 60

2 PAG. 64
Cerca silenzio e solitudine
Dentro di te c’è una sorgente di pura energia
3 PAG. 68
Stai a contatto con la natura Cammina e ritrovi la tua direzione autentica

Ascolta tutti i segnali interiori
Accogli le emozioni, riaccendi il tuo equilibrio 4 PAG. 72










«Ho un problema di candida ricorrente: gli attacchi sono cominciati quando ho preso la pillola anticoncezionale; anche dopo averla sospesa la situazione non è tornata alla normalità. Basta poco (ciclo mestruale, un pantalone stretto, qualche aperitivo) per scatenare il disturbo, che poi devo trattare con i farmaci. Vorrei provare delle cure naturali: esistono?».
































Marta






























Cara Marta, se la tua candida si presenta in modo ricorrente, è probabile che sia dovuta a una disbiosi intestinale, ovvero un’alterazione della ora che colonizza le mucose dell’intestino. Ti consiglio pertanto di eliminare - per un periodo di almeno un mese - i lieviti dalla dieta e di fare eventualmente una cura con dei fermenti lattici, per migliorare lo stato della ora batterica intestinale. Per combattere al naturale il disturbo è utile l’olio essenziale di Melaleuca alternifolia, da impiegare per lavande vaginali (da realizzare aggiungendo 4 gocce di olio essenziale a 250 ml di acqua bollita). Le lavande vaginali vanno associate a lavaggi esterni con le tinture madri di idraste, agrimonia e calendula: miscela 20 gocce di ciascuna delle tinture a un litro di acqua tiepida e usa il mix per lavaggi esterni. Entrambi i trattamenti vanno eseguiti una volta al giorno per 7-10 giorni.





I rimedi
Olio essenziale di Melaleuca alternifolia. Tinture madri di idraste, agrimonia e calendula.





«Soffro di rosacea, che si manifesta con rossore diffuso, soprattutto se sto in ambienti caldi e se sono sottoposta a stress. Mi hanno prospettato la possibilità di usare il laser per risolvere il problema… Mi può consigliare cosa fare, soprattutto a livello dietetico e per la cura della pelle?». Antonella





















Gemmoderivati di platano orientale, Juglans regia e Vitis vinifera





































rosacea è una malattia in ammatoria cronica della pelle che si manifesta con arrossamento al volto (non diffuso a tutto il corpo). La causa non è nota e non esiste alcuna cura risolutiva: ci si concentra quindi sull’alleviamento dei fattori scatenanti e dei sintomi. Nelle forme occasionali come la tua può essere suf ciente imparare a gestire gli stress ed evitare di esporsi agli ambienti caldi. La terapia laser può ridurre la visibilità dei capillari. Dal punto di vista alimentare si consiglia di evitare l’assunzione di bevande e cibi troppo caldi, alimenti piccanti e alcol. In medicina naturale c’è la possibilità di utilizzare un mix di gemmoderivati di platano orientale, Juglans regia e Vitis vinifera. In genere si assumono 30-50 gocce al giorno di ogni gemmoderivato. La cura va proseguita per tre mesi, possibilmente sotto supervisione medica.


«Viaggio spesso per lavoro e, quando vado in aereo e passo negli aeroporti, pieni di correnti d’aria, di virus e di germi, regolarmente torno a casa con qualche malanno: mal di gola, tosse, influenza… Lo scorso anno ho addirittura preso la broncopolmonite! C’è qualche prodotto che possa sostenere il mio sistema immunitario?». Anna
Viaggiare in aereo comporta una serie di rischi per la salute. Ad alte quote, ad esempio, aumenta il quantitativo di radiazioni cosmiche a cui è esposto l’organismo e questo impatta negativamente sul sistema immunitario. Viaggiare in aereo poi, signi ca viaggiare in volumi ristretti ove spesso persone già ammalate o con affezioni respiratorie in incubazione possono diffondere nell’ambiente virus e batteri. In ne, vi sono gli sbalzi termici e lo stress, che aumentano la possibilità di contrarre disturbi bronchiali o polmonari. In questo caso è utile l’olio di perilla: antin ammatorio, aiuta anche a ridurre il cortisolo (l’ormone dello stress), che indebolisce le difese. Prendine 2 capsule al dì per 3 settimane. va













Ecco come il cibo può fare la differenza e aiutarti a stare meglio giorno dopo giorno, tenendo lontane le tensioni muscolari e gli squilibri neurovascolari



Come costruire un efficace menu base anti-cefalea? Come abbiamo visto, attraverso alimenti in grado di aiutare l’organismo a ottenere molteplici risultati: stabilizzare la glicemia, nutrire il sistema nervoso, ridurre l’in ammazione, riequilibrare il microbiota, favorire l’idratazione e il raggiungimento e il mantenimento del peso forma. Pesce, pane e pasta integrali frutta, verdura, carni bianche, uova, legumi, il tutto insaporito con le spezie giuste e ben calibrate: sono questi i cibi che non devono mancare.
Attenti a questi alimenti Nel contempo occorre sapere che alcuni alimenti sono da limitare: quelli che favoriscono la liberazione di istamina, tiramina e altre sostanze vasoattive, che modi cano il calibro dei vasi sanguigni (restringendoli o allargandoli) e sono in grado di stimolare la componente nervosa. I formaggi stagionati, gli insaccati, il cioccolato, gli alcolici (soprattutto vino rosso e spumanti), i dadi da cucina e gli snack ricchi di glutammato sono tra i principali colpevoli. I dolci canti arti ciali, le bibite gassate, caffè e tè in eccesso, i cibi molto salati possono accentuare lo stato in ammatorio e rendere la mente più sensibile agli stimoli dolorosi. Le persone





soggette ad attacchi di cefalea ricorrenti, inoltre, sono particolarmente suscettibili alle variazioni glicemiche: pasti saltati, spuntini troppo zuccherini o una colazione povera scatenano facilmente il dolore. Anche una cattiva digestione, il meteorismo intestinale o il re usso, se cronici, possono essere indizi di un equilibrio alterato tra alimentazione, sistema nervoso e risposta in ammatoria che va riportato a una condizione di maggior stabilità interna per evitare che scateni la cefalea.





Cuoci 30-40 g di fiocchi di avena in acqua o bevanda vegetale naturale unendo anche 1 cucchiaino di semi di chia. Completa con 1 frutto fresco non troppo zuccherino (mela, pera, piccoli frutti).

125 g di yogurt naturale o un’alternativa veg senza zucchero o un frutto poco zuccherino (vedi colazione) con 10 g di semi di zucca o girasole (se tollerati).

Lessa 60 g di riso o pasta integrale e condisci con 250 g di tocchetti di verdure cotti in padella, prezzemolo e pepe; 150 g di petto di pollo alla piastra.

140 g di cannellini lessati da condire con 2 cucchiaini di olio oppure 2 uova alla coque o 180 g di pesce alla piastra o 150 g di tofu cotto; completa il pasto con 60 g di pane integrale e verdure a piacere.