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Anteprima Impara a vivere con leggerezza

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Impara a vivere con LEGGEREZZA

Come eliminare i pesi mentali e ritrovare subito calma e serenità

La felicità arriva se ti liberi dai troppi pensieri, dai conflitti interiori e dal passato

INTRODUZIONE

La leggerezza è un bisogno dell’anima O dell’anima

gni giorno ci rendiamo conto di portare un carico troppo pesante. Pensieri, preoccupazioni, relazioni che prosciugano, un passato ingombrante, che diventa un limite. Così si consuma la nostra energia. Abbiamo bisogno di leggerezza. È un’esigenza che nasce da dentro, dalla nostra natura profonda, dall’anima, potremmo dire. Ognuno di noi ha dentro di sé una guida, che sa cosa è necessario al proprio benessere e cosa invece lo ostacola. Oggi, presi come siamo dal mondo esterno, abbiamo smesso di ascoltare questa voce che ci chiede di recuperare uno sguardo sulle cose più lieve, meno cerebrale e problematico. Sappiamo che è questo quello che desideriamo: quotidianamente sogniamo oasi di tranquillità e giornate lievi come in vacanza. Pensiamo però che non sia possibile. Troppo bello. Il fatto è che siamo abituati a cercare le soluzioni ai nostri problemi attraverso uno sforzo. Passiamo il tempo a dirci come dovremmo essere, che cosa abbiamo sbagliato, a cercare di essere perfetti. Crediamo che per stare meglio si debba stringere i denti, impegnarsi di più, porsi nuovi obiettivi.

“Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”

Italo Calvino

Ma con la leggerezza il movimento necessario è l’opposto. Bisogna sottrarre, levare, fare meno, eliminando il super uo. Signica capire cosa è essenziale e togliere il resto. È sgombrando gli orizzonti che si recuperano calma e serenità. La leggerezza, quella autentica, profonda e bene ca, si ottiene liberandoci innanzitutto da quei modi di pensare che noi stessi alimentiamo e che sono autentiche zavorre: l’autocritica continua, l’ipercontrollo, il lamento. Signi ca poi abbandonare i rancori e i rimpianti che continuiamo a trascinarci appresso. Vuol dire anche avere il coraggio di tagliare relazioni che si sono trasformate in obbligo, aspettative altrui che abbiamo fatto diventare nostre, versioni di noi che non ci corrispondono più. Nelle pagine che seguono troverai consigli e strumenti concreti per togliere pesi inutili dalla tua vita. Imparerai l’arte di alleggerire la mente, le conversazioni, i rapporti, ma anche la quotidianità, facendo spazio al divertimento, alla sorpresa e al riposo, che non è pigrizia, ma il necessario recupero delle nostre energie. Vivere con leggerezza è la scelta più saggia che possiamo fare. Ed è un’arte che si può imparare.

CAPITOLO 1

SOMMARIO

Via i pensieri che ti tengono a terra

PAG. 6

CAPITOLO 2

Liberati dall’enorme peso del passato

PAG. 24

CAPITOLO 3

Relazioni: perché tagliare i rami secchi

PAG. 38

CAPITOLO 4

Le parole giuste semplificano la vita

PAG. 52

CAPITOLO 5

Impara l’arte di riposarti

PAG. 60

CAPITOLO 6

Rendi “light” la tua giornata

PAG. 70

CAPITOLO 7

Il potere rigenerante della natura

PAG. 80

CAPITOLO 8

Alleggerisci il tuo spazio

PAG. 90

CAPITOLO 1

Via i pensieri che ti tengono a terra

I NOSTRI ATTEGGIAMENTI MENTALI

DIVENTANO IL MONDO CHE ABITIAMO. TRE SONO PARTICOLARMENTE INSIDIOSI,

PERCHÉ RENDONO PIÙ PESANTI LE NOSTRE

GIORNATE. SCOPRI COME ELIMINARLI

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L’autocritica continua,

che si alimenta anche di paragoni e confronti e ti impedisce di essere chi sei veramente. PAG. 8

L’ipercontrollo, che è anche ostinazione, non ci fa vivere la vita per quello che è. PAG. 14

Il lamento, che ci mostra solo quello che non va e chiude gli occhi a ciò che c’è di bello intorno a noi. PAG. 20

1 L’autocritica continua

Metti a tacere il tuo giudice interiore

C’è una voce dentro di noi che non tace mai. Commenta ogni nostra mossa, pronuncia sentenze, ci critica di continuo. Questo giudice interiore, che abita nella nostra testa, è forse il primo responsabile della pesantezza con cui attraversiamo la vita. È quella parte di noi che trasforma ogni errore in una condanna. Si nasconde dietro il ragionamento, dietro la logica, dietro quello che ci sembra semplicemente “essere realistici”. Ci convinciamo che se saremo abbastanza severi con noi stessi, se ci pre-

Si può sbagliare o cambiare idea: non bisogna farne un dramma, ma andare avanti

DAI UN NOME AL TUO GRILLO PARLANTE

Quando senti arrivare un pensiero che ti giudica, ti critica, ti fa sentire meno di quello che sei, poniti in ascolto di quella voce. Se fai attenzione ti renderai conto che quella voce è la tua, ma non proprio. Non ti appartiene totalmente. Non è importante vederci una madre critica o un padre troppo severo. Probabilmente questa voce è il frutto di questo e molto altro. Quello che devi fare è sentirla, riconoscerla e darle un nome. Puoi cominciare così con lei un dialogo nel quale tu puoi assumere un ruolo nuovo. Puoi dire la tua, replicare, ridimensionare una critica che, se lasciata libera, non ti dà attenuanti. Far sentire finalmente la tua voce adulta.

pareremo al peggio, allora saremo al sicuro e forse non soffriremo. Ma il risultato è l’opposto: trascinandoci addosso il peso di questa critica permanente, rendiamo ogni passo più faticoso e ogni scelta diventa una prova da superare. Non si tratta di abolire ogni forma di autocritica o di cadere in un ottimismo cieco. Si tratta piuttosto di riconoscere quando la voce di questo giudice invisibile è diventata così oppressiva da soffocare la nostra capacità di vivere pienamente, di rischiare, di perdonarci, di crescere. Questo primo passo verso la leggerezza inizia quindi con un atto di consapevolezza: riconoscere l’esistenza del giudice interiore, ascoltare davvero cosa ci dice, e cominciare a mettere in discussione la sua autorità. E così creare spazio per sbagliare, per imparare, per essere umani nella nostra meravigliosa e imperfetta complessità.

Su cosa ti critichi più spesso?

Ci sono alcuni automatismi mentali che entrano in gioco alimentati dall’abitudine autodenigratoria. Talvolta non sono neppure frasi intere formulate mentalmente, ma pensieri “condensati” che ti saettano nella testa per dirti che “sei sempre il solito”. Per questo è importante fare un piccolo esercizio in modo da prendere consapevolezza di quali sono i pensieri autolimitanti. Prendi un foglio e una penna e rispondi con sincerità a queste domande.

● Quali sono i giudizi che esprimi più spesso su di te?

● Cosa influenza il tuo comportamento?

«Non sono capace di...», «Dovrei essere più forte», «Se non fossi così indeciso, ora sarei altrove... direi... farei...».

Il desiderio di fare bella figura... di essere apprezzato... di essere ricordato...

● Quali sono le opinioni che contano di più per te?

Della mia famiglia, della mia migliore amica, del mio capo.

● C’è qualcosa che faresti in modo diverso se sentissi di avere il potere di farlo?

● Per cosa dovresti stimarti di più?

● C’è qualcosa di fronte a cui fai dei passi indietro?

Di fronte al cambiamento, al conflitto, al successo…

Autotest

L’autocritica continua

Esci dalla trappola dei confronti

I paragoni più pericolosi

Spesso l’autocritica nasce dal mettersi continuamente a paragone con gli altri. Il confronto allontana lo sguardo da noi e dai nostri obiettivi e lo sposta sull’esterno. Diventiamo attentissimi a come gli altri appaiono e a come appaiamo noi, a come si comportano e a cosa facciamo noi e da queste osservazioni ricaviamo solo frustrazione e disagi. Il confronto continuo è sempre glio di convinzioni apprese, luoghi comuni e stereotipi che assorbiamo in modo acritico dal mondo esterno. Soprattutto oggi, con la presenza invadente di social network e immagini pubblicitarie stereotipate, siamo sottoposti a migliaia di stimoli che portano lo stesso messaggio di bellezza e successo. Si crea così nella mente l’idea che la felicità possa essere solo così. Queste convinzioni arrivano a formare negli anni una specie di barriera invisibile fra noi e ciò che siamo veramente. Inoltre noi pensiamo di soffrire perché non siamo come “si dovrebbe essere”. Stiamo male, non ci “sentiamo a posto”, avvertiamo un’insoddisfazione che, a torto, riteniamo si debba ricondurre alla non aderenza ai modelli che la società ci propone. Ma questo dolore, questa inquietudine è altro. Tutto il dolore e il disagio che proviamo è l’urlo di ribellione del nostro nucleo, della nostra personalità profonda, che non tollera di doversi piegare e modellare secondo modi di essere che in realtà non le appartengono e, quindi, si ribella.

● L’invidia per il “giovane” - La convinzione che la gioventù sia un’isola felice, in cui c’è solo spensieratezza e gioia, può rendere le nostre giornate da adulti un peso e una noia. Ma restare giovani non signi ca cristallizzarsi in un’immagine immutabile (cosa peraltro impossibile), bensì sviluppare appieno tutte le nostre potenzialità, passioni e inclinazioni e, soprattutto, un nostro stile. Solo così si valorizza la propria autenticità e si affrontano le s de della vita senza il peso ulteriore di essere ormai “passati”.

● La bella vita degli altri - Guardiamo sui social la “bella vita altrui”, poi guardiamo la nostra e vediamo solo problemi, dif col-

Guardare gli altri

ci fa dimenticare

chi siamo. E questo rende tutto

più faticoso

tà economiche e sacri ci. Agli altri sembra riesca tutto facile. La questione non è essere contenti con poco, ma trovare l’armonia con la nostra natura profonda. Nessuno è felice semplicemente in quanto ricco. Solo la pienezza dell’anima è la chiave d’accesso a una vita degna di essere vissuta.

● Il “limite” del carattere - Ci paragoniamo agli altri anche per il carattere che abbiamo: li vediamo spigliati, capaci di affermarsi e di “vendersi bene”. Ci dimentichiamo così le nostre caratteristiche autentiche e il nostro naturale modo di essere. Non si può e non si deve diventare capaci “come gli al-

CONFRONTI UTILI E PARAGONI STERILI

Attenzione: qui non parliamo del confronto costruttivo con qualcuno che ad esempio ne sa più di noi su uno specifico argomento e nemmeno di quei paragoni che servono a comprendere i nostri errori in un dato compito per migliorare le nostre performance. Tali confronti sono anzi utilissimi alla crescita personale e sono quindi un volano dell’evoluzione. Del resto, il processo di imitazione (chiamato imprinting) è indispensabile all’apprendimento, specie nell’età evolutiva. Quando però questo meccanismo travalica i suoi naturali confini, si trasforma pian piano in una gabbia paralizzante: la caratteristica comune dei paragoni eccessivi è infatti quella di bloccare l’azione e spingerci nella stasi di una rimuginazione sterile. Si entra cioè in un circolo vizioso di pensieri improduttivi che risucchiano ogni nostra energia, fino a gettarci nello sconforto e in un profondo senso di inadeguatezza. Un fatto è certo: non siamo attrezzati per essere come gli altri, ed è una fortuna. Lo fossimo, in breve ci trasformeremmo in una specie di esercito di cloni tutti uguali e ogni sviluppo umano (che si fonda sulla novità, sulla diversità, sul coraggio di percorrere strade inedite o poco battute) cesserebbe.

tri”, ma solo come siamo per indole. Smettere di guardare gli altri signi ca consentire lo sviluppo di tutte le potenzialità che ancora non abbiamo espresso nell’affannosa e fallace corsa all’imitazione. Solo così il nostro vero valore sarà riconosciuto e, smettendo di complicarci l’esistenza percorrendo strade che non ci portano da nessuna parte, tutto risulterà più semplice.

L’autocritica continua

Scopri il sollievo di essere te stesso

Non tolleri il lato pigro di te o il fatto che ti annoi facilmente, vorresti cambiare e fai di tutto per correggerti, sistemarti, modicarti? Bisogna chiarire un punto: non è possibile eliminare alcuna nostra caratteristica di personalità. Siamo come siamo: come non possiamo essere alti a comando, allo stesso modo è vano cercare di cambiare qualcosa che è insito nel nostro modo d’essere. Solo un atteggiamento cedevole e aperto nei confronti di se stessi e delle proprie emozioni può farci evolvere e rendere più semplice affrontare eventi e persone. Al nostro nucleo profondo interessa solo il nostro sviluppo individuale, differente da quello di tutti gli altri.

Ritroviamo la nostra spontaneità

Virginia Woolf scriveva della necessità di avere una stanza tutta per sé, dalla quale chiudere fuori il mondo. Prendersi spazi di solitudine all’inizio può sembrare strano, fa sentire come fuori posto o diversi. Eppure è proprio in questo sentirsi diversi che si nasconde una leggerezza inaspettata, quella che nasce quando nalmente ci si libera dal peso delle opinioni e delle aspettative altrui, quelle che poi interiorizziamo come

autocritica. La solitudine risulta particolarmente preziosa per chi ha passato tanto tempo a vedersi solo attraverso il giudizio severo, proprio o derivante dal confronto. C’è bisogno di stare soli per riscoprire se stessi. Molti faticano a rispondere a una semplice domanda: ma a me cosa piace? La risposta arriva stando soli, e con essa una spontaneità dimenticata, quella dei gesti fatti solo per sé, senza doverli giusti care a nessuno. Stare soli fa cadere in un colpo tutti i ruoli, i confronti, le aspettative. E quando questi pesi si dissolvono, la vita diventa improvvisamente più leggera. Torna la spontaneità dei movimenti, dei pensieri, delle scelte. Non serve più calcolare, misurare le parole, adattarsi. Si ritrova quella naturalezza che sembrava perduta, quella capacità di essere semplicemente se stessi senza sforzo. La solitudine è fondamentale anche per la nostra autostima: spazza via l’idea di essere fragili, bisognosi, dipendenti. Quando affrontiamo le cose da soli scopriamo che sappiamo cavarcela, e questa consapevolezza porta con sé una leggerezza straordinaria. Non più l’ansia di dover chiedere aiuto, non più il peso di sentirsi inadeguati. Solo la semplicità di esistere, liberi e spontanei.

FAI PACE

CON CHI SEI

Per cominciare a entrare in contatto con quello che sei, scegli un terreno semplice, ad esempio la visione di un film o la lettura di un libro. Fallo da solo, in un luogo intimo, cercando di percepire bene il momento preciso nel quale la tua natura, fatta di sentimenti, pensieri ed emozioni, emerge. A questo punto, lasciati completamente andare, fatti travolgere, non distrarti, cedi, ma ben presente a quanto accade in te. Può aiutare dirsi questa frase: “ecco, questo sono io, questa è la mia natura, le faccio spazio, sto con lei”. Sei tu, sei proprio tu, e vai bene così. Ripeti questo esercizio per un po’ di volte, chiediti – di fronte a quello che accade e che vivi – cosa senti nel profondo di te, qual è la tua “reazione di pancia” e aprirai le porte a una relazione nuova con il lato di te che finora non ti è andato bene. Facendolo, imparerai ad accogliere tutte le tue emozioni e le tue inclinazioni e ti accorgerai presto quanto questo renderà il tuo lavoro più agevole e la tua vita più sincera e armonica.

Comprendi la tua unicità

Scrivi tre cose che faresti anche da solo

Per cominciare a comprendere cosa fa di te la persona che sei, fai questo piccolo esercizio.

Scrivi cosa non faresti neanche se ti pagassero per farlo

Scrivi tre cose che ti piacciono di te (fisiche o caratteriali)

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