RIZAEXTRA Bimestrale Luglio/Agosto 2020 n. 15 € 9,90 Italia P.I. 08/07/2020 Direttore responsabile Vittorio Caprioglio Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 40 del 14-02-2018 ISSN 2610-864X
PSICOLOGIA PRATICA
Riza Extra + Libro € 18,80
Impara l’arte di farti rispettare Noi non viviamo per fare ciò che gli altri vogliono da noi, ma per realizzare la nostra unicità LA PAROLA MAGICA È “NO”
• Non accettare le pretese degli altri • Spezza i legami con chi ti manipola • Proteggi la tua vita dalle “invasioni” altrui
LE REGOLE D’ORO
• Non sforzarti di piacere a tutti • Ascolta ciò che provi davvero • Non temere i giudizi degli altri • Segui sempre le tue inclinazioni COME RIUSCIRE A ESPRIMERE LE TUE OPINIONI E A FARLE VALERE
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SOMMARIO
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NON FARTI GIUDICARE
SMETTI DI ADEGUARTI
Non temere
Diventa indipendente
le critiche degli altri
dai modelli comuni
DARE ECCESSIVAMENTE RETTA AI PARERI
OGNUNO DI NOI HA UNA PROPRIA STRADA
ALTRUI FINISCE COL LIMITARCI:
DA PERCORRERE, SOLO SUA. ADEGUARSI TROPPO
CI IMPONIAMO DI ESSERE COME
AGLI SCHEMI STANDARD SIGNIFICA PERDERE
CI VORREBBERO E DI COMPORTARCI
DI VISTA SE STESSI. ECCO PERCHÉ ARRIVANO
SECONDO I CRITERI PIÙ DIFFUSI. COSÌ
DISAGI E CRISI: PER RIMETTERCI
PERDIAMO LA NOSTRA ORIGINALITÀ
SUL GIUSTO BINARIO
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ALT!
PONI DEI LIMITI
ESPRIMI LA TUA UNICITÀ
Impara a dire di no
Abituati a essere
Proteggi il tuo spazio vitale
te stesso
NON AVER TIMORE DI MOSTRARE
CAPITA FACILMENTE DI ESSERE INVISCHIATI
IL TUO VERO VOLTO, ANCHE SE PENSI CHE
IN RELAZIONI CHE CI SOTTRAGGONO TEMPO
NON CORRISPONDA ALLE ATTESE DEGLI ALTRI
ED ENERGIE. OCCORRE IMPARARE A PORRE
E ALLE TUE STESSE ASPETTATIVE. SOLO
DEI LIMITI, A RIFIUTARE INGERENZE NOCIVE
RISPETTANDO LE TUE CARATTERISTICHE
NELLA NOSTRA VITA
ORIGINALI POTRAI REALIZZARTI PIENAMENTE
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non farti giudiCare
Non temere
le critiche degli altri
dare eccessIvameNte retta aI parerI altruI fINIsce cOl lImItarcI: cI ImpONIamO dI essere cOme cI vOrrebberO e dI cOmpOrtarcI secONdO I crIterI pIù cOmuNI. cOsì perdIamO la NOstra OrIgINalItà e le caratterIstIche che cI reNdONO davverO uNIcI
«A
vrò fatto bene? Adesso cosa penseranno di me?». Molti di noi sono costantemente preoccupati di quello che la gente potrebbe dire sul loro con-
to, con la sottile paura di fare qualcosa che sminuisca il loro valore agli occhi dell’altro o che possa deluderlo. C’è chi è più resistente a questa influenza esterna: non soffre per le critiche, non si esal-
ta di fronte agli elogi. Ma per molte persone invece “l’opinione del mondo” è fonte di grandi fastidi: insicurezza cronica, ansie, paure, sensi di colpa. E c’è di più: per non rischiare di essere giudicati
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male, finiamo per evitare molte azioni che ci verrebbero spontanee e preferiamo quelle che gli altri si aspettano da noi. Così diventiamo una loro imitazione. Il giudizio degli altri agisce dentro di noi facendoci soffrire. Subito innesca un gran lavorio mentale: cerchi rivincite, scuse, rivendicazioni, risarcimenti... Ti chiedi se l’altro ha ragione o no, ingaggi una battaglia immaginaria contro chi ti ha criticato ma anche contro te stesso, pensando che ti devi correggere e devi cambiare. Così non risolvi la situazione, anzi aggravi il senso di disagio. Cresce la disistima «Passavo in corridoio e li ho sentiti, nell’ufficio: “Quella non vale niente”. Mi sono sentita gelare. Ora non so più chi sono. Lavoro, ma tutto mi sembra così vuoto e triste». Arriva l’insicurezza «Sono troppo banderuola. Se uno mi fa un complimento, vado al settimo cielo. Basta che mi dicano: “Ti vedo un po’ stanca” e mi sento addosso 80 anni! E chi ci guadagna è solo l’estetista...».
Noi non viviamo per andare bene a tutti ma perché stiamo realizzando la nostra unicità, senza farci condizionare dai pareri degli altri. Occorre imparare a dirci: «Io devo fare la mia strada» Si accendono i sensi di colpa «Ho fatto un commento un po’ sopra le righe durante una conversazione. Era ciò che pensavo. Poi però ho passato tre ore a sentirmi in colpa, temendo che mi giudichino arrogante e cattiva. Perché devo sempre soffrire così?». Ci si sente inferiori «Non pensavo fosse così faticoso fare la mamma. Cerco di essere sempre paziente e amorevole. Ma ogni tanto, per non crollare, devo chiudermi in bagno. Non voglio che i genitori di mio marito, che mi danno una mano, mi vedano nervosa».
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Cambia prospettiva e non sentirti
sempre “imputato”
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Taglia i fili da cui pensi
di essere legato
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non farti giudicare
Cambia prospettiva e non sentirti
sempre “imputato” Il timore delle critiche esterne fa venire l’ansia, condiziona la vita, rende artificiali, distrugge l’autostima. Ma si può superare
C
hi si sente sempre in soggezione e sotto l’occhio esaminatore del mondo si esalta per un applauso, ma si abbatte per la più piccola critica. Quante volte le nostre azioni sono figlie dei suggerimenti degli altri o conseguenza delle loro critiche? Così però non vivi la tua vita, ma quella che ti suggeriscono gli altri. Invece di dar retta al giudice severo che dentro di
te ripete le critiche esterne, impara ad ascoltare il tuo vero “amico interiore” che ti suggerisce le tue azioni naturali e spontanee. Se una critica ti rattrista e preoccupa, prova a guardare l’evento sotto un’altra luce. Anziché farti “catturare” dalla trappola del giudizio, basta limitarsi a prenderne atto: «Mi stanno criticando». Ma subito puoi chiederti: «E chi ha stabilito che questa persona ha
i requisiti per dirmi cosa è giusto e cosa è sbagliato? Per decidere se vado bene o no? Se mi giudicano è un problema di chi lo fa, non mio». Così inizi a cambiare prospettiva. E c’è dell’altro da chiarire: chi esprime giudizi su di te, sta giudicando a partire da una tua singola azione. Non dobbiamo trasformare un’opinione in un’etichetta che è destinata a valere per sempre. Ricorda che l’unica
Come uscire dalla trappola Non lasciamo che i giudizi esterni invadano il nostro spazio interiore, e ci spingano ad agire e pensare come vorrebbero gli altri. Cerchiamo di non agire in base a modelli e consuetudini, ma di sperimentare, di metterci alla prova. Impariamo a dire di no, a non accettare le imposizioni, a esprimere e difendere le nostre posizioni. Così ci sentiremo più in sintonia con noi stessi. conquisteremo autonomia, fiducia in noi stessi, autostima e capacità di giocare liberamente la partita della vita.
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Se hai paura che qualcuno ti giudichi, ti fissi su un personaggio che hai in mente, non puoi fare cose nuove, intraprendere nuovi percorsi. Se cerchi di andare bene a tutti, ti sei omologato, hai perso la tua identità, non esisti più. Ma se ti liberi dai condizionamenti ritrovi la strada verso te stesso, verso la sorgente della tua unicità opinione che conta è la tua. Il tuo migliore amico, l’unico di cui ti devi veramente fidare, sei solo tu! Qui di seguito ti proponiamo due semplici strategie da adottare per ribaltare la situazione e toglierti dal banco degli imputati, ritrovando fiducia in te stesso Nemmeno gli altri sono “perfetti” Non puoi entrare nella testa dell’altro per cambiare le sue opinioni. Pensa male di te? È un suo problema, non tuo. Non perdere tempo ed energie inutilmente. Piuttosto dovresti chiederti: chi è l’altro per avere il potere di criticare? Il giudizio sembra sempre piovere dall’alto, ma osserva chi lo esprime: è davvero irreprensibile? Non fa errori? E siamo proprio sicuri che le sue valutazioni siano disinteressate? Forse ti sta giudicando per motivi non così “nobili”, forse
a sua volta è animato da altre finalità: invidia, rabbia, frustrazione... Non metterlo su un piedistallo: lui non vale più di te e la vita non è una competizione! Togli loro il potere di criticarti Quando qualcuno ti critica, non dimenticare che ti sta giudicando “ora”. Sei solo tu che puoi estendere l’influsso di questa opinione su tutta la tua vita, trasformandola in una valutazione assoluta: «Sono insensibile»; «Non so controllarmi», «Sono gelosa» Sei tu che dai agli altri questo potere: quindi sei tu che puoi toglierlo! Magari oggi sei come dicono, ma altre volte no. Oggi sei freddo? In altri casi sei passionale. A volte sei aggressivo, a volte gentile. Sai essere una buona madre, anche se a volte non ti trattieni. Non sei una cosa sola, sei mille cose. 9
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non farti giudicare
T
SMETTI DI CHIEDERTI «VALGO O NON VALGO?»
i senti sempre sotto esame, inadeguato, hai paura di come ti vedono, ti senti addosso gli occhi di tutti al punto da esaminarti con il loro stesso sguardo (o con quello che tu pensi sia il loro sguardo) e di chiederti continuamente cosa pensino di te. Nei momenti di lucidità ti rendi conto che, con ogni probabilità, nessuno in effetti sta pensando a te, non sei al centro dei loro pensieri: come ovvio, ciascuno pensa per lo più a se stesso, il che può sembrare triste, però è indubbiamente liberatorio. Ma quei momenti
durano poco e torna la paura di non “essere” abbastanza. Ma abbastanza cosa? Abbastanza bella, abbastanza intelligente, abbastanza brillante, abbastanza bravo come genitore o come marito o moglie, abbastanza di successo... E bella per chi? Di successo per chi? E in base a
La ricerca costante dell’approvazione degli altri è pericolosa per l’equilibrio personale
quali criteri? Di conseguenza la domanda che, in segreto, continuiamo a rivolgere a noi stessi è: «Ma io, valgo qualcosa o non valgo niente?». È proprio questa l’origine dell’insicurezza. Nel momento stesso in cui formuli quella domanda, conferisci al mondo esterno un grande potere su di te. Perché è all’esterno che cercherai le conferme. Chiedersi: «Ma io valgo?» implica già la possibile conseguenza: «Forse non valgo niente». Ricorda: ciò che sei non dipende dal mondo esterno.
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non devi definirti in un solo modo: non sei “sempre” Così «La mia timidezza me la porto sempre dietro e a causa sua perdo tutte le occasioni». «Sono il solito esagerato, non ho il senso della misura, rovino sempre tutto». «Ho sempre paura degli altri, non mi sento a mio agio in nessun posto». C’è una parola sbagliata in queste frasi: sempre. È molto diverso dire: «mi sento timido adesso, in questa situazione» piuttosto che: «sono sempre timido». La prima è una constatazione, la seconda una condanna. Nessuno è sempre e solo “timido” o “pauroso” o “incapace” di fare qualcosa. Se ci fai caso, il timore del giudizio, la timidezza, l’insicurezza non sono onnipresenti, ma dipendono dalle situazioni, dalle persone con cui ti trovi, da ciò che credi possa essere giudicato di te: la cultura, la simpatia, la bellezza, l’abilità in determinate performance... Si può essere brillanti sul lavoro, ma sentirsi inadeguati con l’altro sesso; timidi in compagnia, ma veri e propri cuor di leone in uno sport; bloccati in una discussione colta, ma scatenati su una pista da ballo. Constatare che ci sono contesti in cui sei più a tuo agio ti consente di non identificarti in toto nella parte del “debole” o del “pauroso”, e di spostare l’attenzione verso ciò che appartiene per natura alla tua essenza e che ti caratterizza in senso positivo. Dire
ti misuri di continuo sulla base di un metro che non hai stabilito tu: in questo modo è impossibile sentirti a tuo agio, soprattutto con gli altri
“sempre”, invece, trasforma percezioni del tutto legittime in convinzioni assolute che, ripetute mentalmente quasi fossero un mantra, conferiscono un carattere di permanenza alle tue fragilità. oCCorre dirsi: «su di me non ho opinioni» In uno dei suoi ultimi scritti il grande psicoanalista Jung, giunto alla soglia degli 80 anni si chiedeva in che modo dovesse considerare se stesso, la sua carriera, i risultati del suo lavoro, e giungeva a questa conclusione, di profonda saggezza: «In verità, non ho un giudizio da dare su me stesso e la mia vita. Non ho convinzioni definitive. So
solo che sono venuto al mondo e che esisto, e mi sembra di esservi stato trasportato. Esisto sul fondamento di qualcosa che non conosco». È un insegnamento che dobbiamo fare nostro. Quanto valiamo? Quali risultati abbiamo raggiunto? Siamo meglio o peggio di chi ci circonda? Sono tutte domande che inquinano l’anima, a cui non interessano classifiche e giudizi. Generano solo ansia e cattivi risultati, perché ci impongono di essere ciò che non siamo. “Non avere opinioni su di sé”: ecco la regola che ci aiuta a smontare tutte le sovrastrutture mentali e a liberare le nostre vere potenzialità. 11
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non farti giudicare
È sbagliato voler essere più forti: devi solo accettare le tue fragilità
L
e librerie sono piene di manuali di “self help” che promettono di trasformarti da insicuro in leader. E non si contano i training psicologici che vogliono “curare la fragilità e renderti forte”. Ma fragile rispetto a cosa? Insicuro in base a quale metro? Siamo certi che ci sia un parametro assoluto, oppure ognuno deve trovare la propria giusta misura? Il punto è questo: non tutti i giudizi che ti senti addosso ti riguardano davvero. Combattere la propria fragilità significa dare a quei giudizi un potere assoluto,
renderli concreti. Ingaggi una battaglia contro te stesso, da cui nasce la continua richiesta di conferme e approvazioni: un confronto spietato con modelli di perfezione che ti faranno sentire ancora più inadeguato e “sbagliato”. Ti lasci condizionare? Come capire se il timore del giudizio altrui ti condiziona eccessivamente? Ci sono due parametri da considerare. • Se ti senti abbattuto per un semplice parere negativo, allora il tuo timore è senza dubbio eccessivo. In real-
tà quasi tutti soffrono quando ne ricevono uno, pochi fanno spallucce, ma è anche vero che molti sono perfettamente in grado di tollerare il disagio interiore provocatogli. Ad altri, invece, per cadere nello sconforto basta una critica ingiusta, una sentenza inattesa, un commento fuori luogo persino da uno sconosciuto. Il parere degli altri dovrebbe essere al massimo uno stimolo alla riflessione, non certo un’occasione di martirio. • La paura dell’opinione altrui è troppo forte se l’avverti anche quando nessuno
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ti sta giudicando. Accade quando ti sforzi di adeguarti a un modello, di recitare la parte della persona “giusta”, e lo fai in continuazione, non solo con le persone che potrebbero giudicarti. Diventa un abito, un modo di essere. In apparenza è un modo per migliorarti, in pratica è una spada di Damocle che ti sei appeso sulla testa. sciogli i tuoi blocchi mentali Temere alcune situazioni o il confronto con certe persone è del tutto naturale. Per qualcuno può essere l’apprensione per un esame, per altri gettarsi in un nuovo progetto o, ancora, dichiarare il proprio amore alla persona desiderata. Un sano campanello d’al-
larme non deve però diventare una paura costante e smodata. Allora la vita ne viene pesantemente condizionata, in molti modi. • L’iper-controllo Temi sempre di non farcela, sei perennemente in competizione e per non fallire attivi un controllo esasperato, passi al vaglio tutte le informazioni piuttosto che agire. Il risultato? Sbagli di più, rendendo in misura molto inferiore rispetto alle tue reali capacità. È la classica ansia da prestazione, tipica di chi deve affrontare un colloquio di lavoro o di quegli uomini che si prefiggono nel rapporto sessuale un ruolo di “macho” del tutto estraneo alle loro corde. • La fuga dal conflitto Spesso hai la tentazione di fuggire
La sudditanza è come avere un dito costantemente puntato contro, per indicarti tutti gli errori e le mancanze
e nasconderti. Pensi di non essere in grado di gestire un contraddittorio, non reggi una discussione e così, piuttosto che entrare in conflitto, cedi subito. La parte del perdente in cui ti sei calato ti porta a sentirti “piccolo” e inadeguato. Un vissuto costante di arrendevolezza che ti risucchia in una spirale di autocommiserazione. • La sottomissione Hai il terrore di restare isolato, di essere rifiutato. Vuoi a tutti costi far parte del “gruppo che conta”. Così ti lanci in azioni che ti sviliscono e di cui poi ti vergogni: sei sempre disponibile, al lavoro fai le mansioni che tutti rifiutano, in compagnia sei quello che non esprime preferenze. La paura di essere emarginato ti porta ad aderire a valori o sistemi di riferimento che non ti interessano, al solo scopo di sentirti accettato. Fai fatica a comprendere che spesso ti isolano proprio perché metti in atto questi comportamenti, che ti rendono artificiale e dipendente. • Gli sforzi per migliorare Ti sforzi continuamente di “migliorare”, cambi il linguaggio, il modo di fare e di vestire, tutto per piacere agli altri. Vivi alla costante ricerca della loro approvazione. Ma voler conquistare con ogni mezzo l’attenzione dell’altro ti porterà inevitabilmente ad allontanarti da te stesso. Il bisogno di conferme non può essere colmato da fuori: l’applauso definitivo lo produci solo tu. 13
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