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Tecniche, esercizi e consigli pratici per vincere lo stress cronico e ricaricarti di nuova energia





Tecniche, esercizi e consigli pratici per vincere lo stress cronico e ricaricarti di nuova energia









Il burnout è un termine inglese che significa “bruciato”. Il nome ha in sé la definizione del problema. Si tratta infatti di una forma di esaurimento profondo causato da un prolungato periodo di stress e da un sovraccarico di impegni in ambito lavorativo, ma non solo. Quest’espressione è stata usata per la prima volta proprio in ambito psicologico da Herbert Freudenberger nel 1974 per descrivere la condizione di alcuni operatori di un’istituzione psichiatrica, paragonati a una candela che, bruciando, si consuma. Il burnout è dunque il segnale che si è dato fondo alle proprie riserve energetiche, come conseguenza di pressioni e responsabilità che non si riescono né a ridurre né a sopportare ancora.
Uscirne si può - Il burnout è un problema serio, ma questo malessere così pervasivo ha in sé anche l’indicazione per uscirne. Rappresenta, infatti, il limite raggiunto, quello in cui il corpo e la mente impongono uno stop, sotto forma di disagi che toccano la persona sul piano fisico e psicoemotivo. È la richiesta impellente di un cambiamento nel modo in cui affrontiamo la vita e i suoi impegni. ll burnout emerge quando per troppo tempo abbiamo smesso di ascoltarci, ignorando i nostri bisogni profondi. Comprendere come si finisce in burnout è importante per prevenirlo e per curarlo.
Perché viene chiamata “sindrome”
La terminologia medica parla di “sindrome da burnout”.
Sindrome deriva dal greco e significa letteralmente “corsa insieme” o “concorso simultaneo” e fa riferimento alla pluralità di fattori che concorrono a determinare il problema e alla molteplicità di segnali che si manifestano insieme. Si distingue così da “malattia”, che ha invece un’unica causa scatenante.
È fondamentale capire le differenze tra il burnout e altre condizioni specifiche, con le quali condivide spesso la terminologia. È vero che quando si parla di burnout ricorrono espressioni come esaurimento, stanchezza, depressione e stress, ma vi sono comunque delle differenze. Esaurimento - È un termine generico, che fa riferimento a una sensazione di spossatezza che rende difficile svolgere i compiti abituali e compromette l’efficienza. Nel burnout l’esaurimento diventa una condizione intensa e costante.
Stanchezza - È la conseguenza di uno sforzo lavorativo o di studio. Nel burnout la stanchezza diventa cronica e il riposo non è sufficiente a ricaricare le energie e a dissiparla.
Depressione - È uno stato connotato da tristezza generalizzata, basso tono dell’umore e spesso calo di energia. Una prima differenza è che il burnout nasce in contesti specifici, mentre la depressione no. È vero però che il burnout può portare alla depressione.
Stress - È la risposta fisiologica, non sempre negativa, di allerta e attivazione necessaria per affrontare un compito. La persona stressata, poi, è spesso iperattiva, agitata. Nel burnout lo stress, oltre a diventare cronico, ha anche spento ogni forma di vitalità e volontà di intervento e azione.
Il burnout non si manifesta di colpo. È un processo graduale, come un’erosione silenziosa che giorno dopo giorno porta uno squilibrio energetico nella nostra vita. Inizia con piccoli segnali che spesso però vengono ignorati e scambiati per “fatica normale”, rispetto alla quale bisogna solo stringere i denti.
Per non rischiare di cadere nella sindrome da burnout (ma anche per riconoscerla e intervenire per tempo) è utile capire quali sono le tappe che portano a questa forma di esaurimento estremo. In particolare, sono state identificate quattro fasi.
Fase iniziale di “grande investimento”. Questa viene anche detta fase di entusiasmo, perché vi è un coinvolgimento intenso della persona, che investe le proprie forze e risorse per un obiettivo. Poiché vi possono essere alte aspettative di risultati, questo comporta anche una crescente pressione. In questa fase, la persona tende a dare sempre di più, trascurando il riposo e altri interessi.
Fase di stagnazione. Arriva il momento in cui ci si rende conto che il lavoro e tutto ciò che ad esso è connesso emotivamente stanno richiedendo troppo.
L’energia si esaurisce e vi è la comparsa dei primi segnali di stress, insoddisfazione e lieve affaticamento fisico e mentale. Non si riesce a recuperare, né a fermarsi. 1 2
Fase di frustrazione. Ci si rende conto che le richieste sono sempre superiori all’impegno che ci si mette. Insomma si comprende che non è e non sarà mai abbastanza. La disillusione prende il sopravvento, matura una perdita di interesse nei confronti di quegli obiettivi che all’inizio avevamo ritenuto alla nostra portata. Inizia a manifestarsi un calo delle prestazioni.
Fase di burnout conclamato. È la fase in cui vi è un esaurimento completo delle energie fisiche e mentali. Non si hanno più le forze per far fronte ai propri impegni ed è proprio in questa fase che, con maggior evidenza, si manifesta quel “distacco” dalla propria vita che è tipico del burnout.
Il burnout non è semplicemente una reazione alla fatica, ma un meccanismo di difesa del corpo che, segnalando la presenza di “troppo stress”, ci costringe a fermarci, a rivedere le nostre priorità e a ripensare il nostro equilibrio.
Dal punto di vista fisico il burnout si manifesta con stanchezza e con una varietà di problemi e dolori dovuti alla somatizzazione dello stress. In questo, in realtà, non vi è grande differenza rispetto allo stress cronico. Ma è dal punto di vista psicologico che questa sindrome mostra caratteristiche molto specifiche, teorizzate dalla psicologa statunitense Christina Maslach, la quale riunì le diverse manifestazioni psico emotive in tre grandi categorie generali.
• Esaurimento emotivo: si manifesta con una sensazione di vuoto interiore e incapacità reagire per affrontare le richieste esterne. Inoltre, vi è freddezza nei confronti degli altri.
• Distacco e disconnessione: è la perdita di interesse nei confronti del lavoro, dei colleghi e delle relazioni, con un progressivo isolamento.
• Ridotta realizzazione personale: è la percezione di inefficacia, incapacità di raggiungere gli obiettivi prefissati e costante senso di fallimento, con conseguente crollo dell’autostima. Questa presa di coscienza della propria inefficacia rinforza e amplifica il processo di burnout.
I segnali che indicano l’insorgenza del burnout sono sia fisici sia psicologici. Ecco i più comuni e frequenti.
• Difficoltà di concentrazione: non si riesce a mantenere l’attenzione su ciò che si sta facendo.
• Nervosismo: ci si irrita per piccoli contrattempi, si “scatta” per ogni nuova incombenza, si è costantemente irritati.
• Calo dell’umore: compaiono tristezza, ansia e vi è anche una tendenza all’isolamento.
• Perdita della motivazione: non si trova più una ragione che spinga a impegnarsi. Questo stato d’animo si accompagna a un profondo senso di fallimento e di inutilità.
• Atteggiamento cinico: con risposte brusche, ridicolizzazione degli sforzi altrui o svalutazione sistematica delle attività condivise.
• Senso di inefficacia: si crede di non essere più in grado di raggiungere determinati obiettivi.
• Fatica cronica: vi è una spossatezza profonda, ci si sente deboli e fisicamente incapaci di far fronte agli impegni.
• Disturbi del sonno: si dorme poco e male. Spesso si imputa a questo la ragione della propria stanchezza, quando in realtà è una delle conseguenze dell’esaurimento.
• Stato di tensione costante: possono comparire tensioni e dolori muscolari, ma anche disturbi gastrointestinali.
• Problemi immunitari: è possibile che ci si ammali di frequente, ma possono comparire anche infiammazioni o disturbi di natura allergica o autoimmune, segno di un’iperattivazione del sistema immunitario.