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100 consigli per vivere bene

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Edizioni Riza S.p.A. Via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano www.riza.it

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Raffaele Morelli

100 Consigli per vivere bene RIZA

Siamo insoddisfatti e infelici perché vogliamo imporre alla nostra vita le regole che riteniamo giuste. Così non diamo retta alle forze interiori che ci possono indicare la via verso la realizzazione dei nostri talenti. Affidati a te stesso, non pensare, non ostinarti a pianificare la vita ma vivi ogni istante, stai nelle tue azioni, anche le più semplici; così entri in uno stato d’animo che ti cura e ti fa sentire realizzato.

Raffaele Morelli a cura di

Davide Mosca

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Consigli per vivere bene

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Faccio questo lavoro perché credo solo nelle risorse interiori. C’è un ‘tesoro energetico’ dentro ognuno di noi, che sa curarci meglio di qualsiasi farmaco

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Raffaele Morelli a cura di

Davide Mosca

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Consigli per vivere bene RIZA


100 Consigli per vivere bene Testi a cura di Davide Mosca Editing: Giuseppe Maffeis Grafica di copertina: Roberta Marcante © 2013 Edizioni Riza S.p.A. via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it Tutti i diritti riservati. Questo libro è protetto da copyright ©. Nessuna parte di esso può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore.


Prefazione

Ognuno ha una sola meta: realizzare la propria Natura

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iò che ha creato il mondo, lo sta creando adesso. Ognuno di noi, come le piante, gli animali, il giorno e la notte, è immerso in un principio creativo inesauribile, una sorgente perenne. Dal primo giorno ad oggi, il centro dell’Universo è identico, non si è spostato di un centimetro. In sintesi siamo gli stessi di sempre. Non ce ne accorgiamo perché il nostro occhio è distolto dal pensiero comune, il nostro sguardo è catturato da una ragnatela di schemi, di ragionamenti atavici, che ci portano lontano dalla nostra essenza. Il Senza Tempo ci abita, è ciò che siamo per davvero, ci caratterizza e ci conduce verso la nostra meta. Jung sosteneva che esistono piante che amano la luce, altre che si sviluppano nell’ombra. Chi direbbe che un seme si trasforma in una pianta maestosa, in un fiore, in un frutto spontaneamente? C’è un sapere innato, eterno come il mondo, infinito, che prende forma in ogni essere. Senza il “contatto” con questa semenza siamo piante senza radici e… senza futuro. L’infinito è uno stato dell’essere, come l’eternità: basta guardare i sogni, dove un secondo sembra un anno, dove le figure cambiano dimensione, dove lo spazio sembra appartenere alle Immagini e assumere un’altra consistenza. Ognuno di noi è un sogno del Senza 5


Tempo e bisogna ricordarselo se vogliamo conoscere il fondamento della felicità. Si può essere felici solo se non si pensa, solo se non ci si aspetta niente, solo se siamo veramente immersi nelle cose che facciamo. Come i bambini quando giocano, entrando nel regno eterno della Fiaba, che è la trama dell’Universo. È buono e salutare solo ciò che ci avvicina al Principio Primo che, come ricordava Guenon, è l’unica cosa che esiste. Principio Primo che è il fondamento di ciò che siamo, oggi come allora, quando la creazione è scesa in campo. Bisogna diventare via via sempre più immersi nel vuoto, nel Nulla, nel Senza Tempo, se si vuole che il Sé apra la danza del cammino verso la nostra meta. Ognuno ha una sua meta… Guardate i ragni: sono insetti che amano operare da soli, fare la ragnatela per conto loro. Non amano il gruppo. Ben diversi dalle termiti, dalle api, dalle formiche. Sarà per questo che l’India vedeva nei ragni il simbolo del Sacro, del Divino. Esseri minuscoli che creano in solitudine e con geometria perfetta la loro ragnatela. Così le lumache costruiscono da sole i loro gusci, le loro case, che sono gli albori delle chiese, delle cattedrali! Che architetti sono le lumache! Quante cose sa la Natura che ignoriamo completamente? Quante cose sa la nostra anima, di cui neppure ci accorgiamo? Il mio lavoro di psichiatra e di psicoterapeuta mi ha insegnato proprio questo. Ognuno di noi possiede un “tesoro energetico”, un sapere infinito capace di far fiorire la nostra essenza e di farci trovare il nostro posto nel mondo. La Saggezza è attendere tutti 6


i giorni che si affacci sempre di più ciò per cui siamo portati, per tessere l’unica cosa che conta: realizzare la nostra Natura. C’è una terra promessa che ci attende, una Itaca da raggiungere e non importa se incontreremo sconfitte, ciclopi che ci assalgono, demoni in agguato. Tocca a ciascuno di noi sapere che siamo esseri unici, come unico è il nostro volto. Il frutto da raccogliere è al di là dei ragionamenti degli altri, non somiglia e non può essere paragonato al cammino di nessun altro. Il primo grande segreto è quello di non credere che qualcuno abbia qualcosa da insegnarci. Ognuno è maestro di se stesso, tanto più capace quanto più esce dal gregge, dalle sirene delle convenzioni sociali. Non possiamo e non dobbiamo avere maestri: dobbiamo ogni giorno imparare da noi stessi, con l’occhio lontano da ogni identità. Così questi consigli, curati da Davide Mosca, sono semplicemente l’invito a cercare l’Universo dentro di noi, a uscire dai confini stretti dell’Io, per realizzare ciò che ciascuno di noi è. Come dice il Saggio Rabbino: «Se nell’universo ci fosse un altro come te, tanto varrebbe che tu non ci fossi». Invece ci siamo. Raffaele Morelli

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La prima regola della felicità

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a felicità di ciascuno di noi dipende da una legge tanto semplice quanto imprescindibile: se sei una rosa non puoi fare il garofano! Molti, invece, stabiliscono a priori la vita che vogliono, come se sapessero qual è la più giusta tra tutte quelle possibili, infischiandosene di quella che la natura ha preparato per loro, l’unica in grado di renderli felici. Poiché il più delle volte la vita che si sono messi in testa non si realizza, soffrono, e a questa sofferenza rispondono generalmente in due modi: rinunciano o lottano. I primi identificano un problema e perciò lo rendono irrisolvibile: fallito il loro progetto, ogni cosa perde di importanza. E così ripetono in modo abitudinario la vita, si rinchiudono, non lasciano spazio alle novità. Il grande errore del rinunciatario è di guardare dalla parte sbagliata. La Vita, infatti, non rinuncia: a tua insaputa esiste qualcosa che governa il tuo percorso e scorre senza interruzioni! I lottatori, invece, scambiano la forza di volontà con l’ostinazione. Combattono contro lo svol8


gersi spontaneo delle cose: la vita li porta in una direzione, ma loro si intestardiscono nel voler andare in un’altra sprecando forze nel tentativo inutile e dannoso di tenersi dentro determinati binari, all’interno di confini mentali stabiliti a priori. Questo remare contro corrente li sfinisce e li spegne. Ecco allora che la Vita si ribella, portandoli di peso in luoghi inaspettati, dove possono riaccendersi a contatto con il fuoco che brucia dentro ciascuno senza pause. Solo una cosa può renderti davvero felice: la realizzazione del tuo essere, che tu non conosci. È l’anima a guidarti in questo percorso. Per favorirla devi liberarti dai progetti. Certe persone sanno fare cose meravigliose, ma le snobbano a favore del progetto che hanno in testa. Nietzsche, per esempio, era convinto di essere un gran musicista e metteva in secondo piano la filosofia! Esiste un modo d’essere innato e uno acquisito: se ti adegui blocchi il cervello, ma se ti sintonizzi sul tuo lato interno, sull’innato, allora assecondi la tua realizzazione. ■

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Fai amicizia con i tuoi disagi

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disagi non sono nostri nemici. Lo scontro frontale con i disagi porta inevitabilmente a rafforzarli e a renderli cronici. Il disagio è la cosa migliore che ti possa capitare per cambiare una vita che non funziona: rappresenta la voce dell’anima che ti sprona a guardare il tuo lato in ombra e intende riportarti sul tuo sentiero naturale, perché evidentemente te ne stai allontanando sempre più. Non ti fa stare male il disagio in sé, ma l’idea che tu stesso ti sei fatto del disagio. Non il disagio, ma i pensieri comuni ti trascinano nel fango. La cosa più importante è cogliere il disagio senza commento e senza giudizio, guardarlo senza l’intervento del pensiero. Meno pensi e più vedi: questa regola vale per ogni situazione della vita. Se ragioni su come mandare via un disagio, lo cronicizzi. Se rifletti su come risolvere un problema, lo complichi. Devi preparare lo sguardo ad accogliere ciò che sta capitando: in tal modo riattivi l’energia presente dentro di te. ■ 10


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Non avere aspettative e tutto ti sorprenderà

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rriva un nuovo amore che non rientra nei soliti canoni, ti fai un sacco di domande e finisci per rovinarlo sul nascere. Ti destinano a una diversa mansione lavorativa e vai subito in crisi. Il tuo partner ti lascia e non riesci a fartene una ragione. Gli amici ti escludono da una gita e ti crolla il mondo addosso... Tutti questi casi ci fanno capire che sono le aspettative ad affossarci: ogni volta che i nostri piani falliscono, cadiamo nello sconforto oppure ci sfiniamo in una sterile lotta per rimediare. Se viceversa non hai aspettative ogni avvenimento è un regalo, la vita è una continua meraviglia! La verità è che siamo infelici perché siamo distratti, non ci accorgiamo di quello che accade. Crearsi delle aspettative precise è il contrario di affidarsi, ed è il contrario anche di sognare: rappresenta infatti un limitare le proprie potenzialità in base al nostro modo di pensare, un addomesticare il destino che ci attende. Ma noi siamo molto di più! ■ 11


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Senti ciò che succede in te, senza giudicare

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he cosa ti aiuta davvero nella vita? Osservare e percepire senza il giudizio. Sono arrabbiato? Percepisco il mio stato di rabbia senza pensare alle cause o alle soluzioni. In questo modo poso sul mondo interno lo sguardo, che è la mia medicina naturale. Gli occhi non sono fatti solo per vedere, ma per produrre nell’interno un processo di trasmutazione. Porta l’attenzione sull’interno, su cosa c’è adesso: via la parola prima, via la parola dopo. La persona che sono in questo momento è l’unica persona che esiste: non c’è da arrivare da nessuna parte, nessuna meta, nessun amore da tenere in piedi, perché se non sta in piedi da solo, non sta in piedi, punto! C’è da percepire cosa capita dentro di me ora. Allora tra me e il mondo interno comincia a crearsi una relazione di alleanza. Non c’è niente che devo fare per stare meglio, devo semplicemente percepire che cosa c’è dentro di me e non chiedermi se va bene o no. Non c’è fretta di arrivare da nessuna parte, perché le cose sono fatte in 12


modo tale che proprio adesso si sta realizzando la mia natura: l’unico che non lo sa sono io. Dalla prima cellula fecondata ad adesso, qualcosa ininterrottamente sta facendo quello che sono: sa come farlo e lo fa, non sbaglia a farlo e lo fa con delle attitudini che sono uniche. Meno si interviene in questo processo e meglio è. Così come tutto il lavoro del ragno è fare la ragnatela, il tuo è fare te. Per favorire questo processo l’anima ti conduce naturalmente, se non glielo impedisci, verso le cose di cui hai bisogno: l’amore ideale per quel periodo, il giusto libro di accompagnamento, una serie di incontri, un amico fidato. Tutto questo processo va assecondato attraverso un grande silenzio interiore, perché il tuo corpo è stato costruito a partire da una singola cellula fecondata, nel totale silenzio, anzi, nella totale assenza di te. Quindi il tuo parere e i tuoi ragionamenti non servono. ■

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La solitudine è un processo curativo

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a solitudine è per me una fonte di guarigione», sosteneva Carl Gustav Jung. La depressione, che ci isola e ci impone un tempo di solitudine, va quindi vista come un processo curativo e germinativo: nel buio della terra infatti il seme ha il tempo di mettere le radici. Per riscoprire i naturali tempi della vita, dedica qualche minuto ogni giorno a creare un piccolo orto sul tuo terrazzo. Grazie al gesto simbolico di coltivare, puoi ritrovare un diverso equilibrio interiore, non più votato allo stress del risultato e del dover dimostrare qualcosa, bensì pronto ad assecondare i naturali cicli di morte e rinascita, fioritura primaverile e riposo invernale. I ritmi della coltivazione cambiano il tuo atteggiamento mentale. Il cervello è come un seme: nutrito con i pensieri giusti non può che fiorire e quindi far cambiare di conseguenza anche il corpo. Un nuovo amore e la felicità ritrovata sono le conseguenze naturali più diffuse di questo mutamento interiore. ■ 14


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Una scintilla accende la tua carica nascosta

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roppo spesso scivoliamo nelle abitudini che, se non stiamo attenti, diventano opprimenti modelli di comportamento prendendo il posto della nostra spontaneità. Il pregiudizio che esista un modo giusto di fare a cui conformarci ci rende difficile se non impossibile tutta una serie di azioni, altrimenti naturali: «Se sono una brava moglie e mamma allora non posso avere certi pensieri, sarei un mostro! Se sono un buon amico non posso rifiutare certe azioni, che amico sarei? Se sono un bravo figlio non posso fare di testa mia, sarei ingrato e darei un dispiacere ai miei!». E così via… Un simile sistema di orientamento, frutto di acquisizioni esterne, si trasforma molto presto in un paraocchi: reprime la naturalezza, che non ha più spazi per emergere, e la sostituisce con ripetizioni, recite, meccanismi; la vita diventa una sorta di puzzle in cui incastrare i vari pezzi. Così viviamo dentro un percorso pilotato, e già definito, con paletti molto rigidi, funzionali a determinati obiettivi. 15


Il nostro diktat è: «Devo stare attento», e ogni deviazione, ossia ogni desiderio spontaneo, diviene una potenziale fonte di pericolo. Questa mentalità non ci consente di impiegare preziose riserve di energie che vorrebbero esprimere il nostro vero volto, ma non riescono a farlo proprio a causa delle nostre resistenze. Allora siamo condannati? Niente affatto, perché la natura ha predisposto un geniale correttivo alla nostra ostinazione: tali scarti energetici, infatti, vengono immagazzinati a nostra insaputa e si accumulano dentro di noi formando un grande tesoro nascosto! Cosa accade a un certo punto? Succede che, a causa di un innesco imprevisto, questo enorme giacimento di polvere da sparo accumulata - l’energia vitale e spontanea che non abbiamo adoperato - si infiamma ed esplode. Cos’è l’innesco? È un evento che fa mancare un puntello fondamentale al sistema di sicurezze e paletti che abbiamo costruito, il fiammifero che accende la miccia. Molto spesso è la fine inaspettata di una relazione di coppia, un tradimento, o la scomparsa di una persona cara, oppure improvvise difficoltà sul lavoro, come la perdita del posto. È come se, caduto quel puntello, tutto il castello 16


di certezze e abitudini edificato negli anni crollasse di schianto: ci troviamo di colpo privi di orientamento, senza le stampelle costituite dalle abitudini e dai ruoli. Ecco il momento di camminare con le nostre gambe, finalmente liberi! Di punto in bianco ci troviamo in un territorio all’apparenza ostile, o in mare aperto, senza salvagente ed esposti al terrore. Le energie represse per tanto tempo fluiscono all’esterno vorticosamente sotto forma di ansia o di panico: se le sappiamo impiegare, possono trasformarsi nella nostra vela, nel carburante per ripartire con nuova vitalità. L’innesco, quindi, non è la causa dell’ansia e del panico, ma è solo un evento che di colpo ci rivela l’artificialità della costruzione mentale in cui vivevamo, e coincide con il momento in cui la maschera cade e possiamo finalmente diventare ciò che siamo davvero. ■

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