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Il giornale dell'autostima

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il Giornale

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RIZA

Supplemento a Riza Psicosomatica n. 437 € 4,90 P.I. 10/07/2017

Autostima

dell’

Star bene con te stesso è l’unica cosa che conta Via i sensi di colpa Intossicano i pensieri e ti tolgono energia

No ai lamenti Ti costringono a vivere nel passato e nel rimpianto

Le parole giuste Smetti di dirti che non vai bene: rigeneri il cervello

Ricordati di te I giudizi della gente non ti devono mai condizionare

Come far funzionare i tuoi rapporti con gli altri


SOMMARIO

3 - INTRODUZIONE

Coltiva l’autostima anche nelle relazioni... 6 - LA PRIMA REGOLA

Le parole giuste creano l’autostima Il linguaggio, come la comunicazione non verbale (sguardi, posture, pause...), possono migliorare o danneggiare il tuo benessere. E allora, correggi il tuo stile comunicativo!

20 - LA SECONDA REGOLA

Liberati dai sensi di colpa All’interno di ogni relazione tra le persone esistono “rapporti di forza” in grado di vincolarti, condizionarti, farti sentire in colpa: scopri che cosa accade quando ti liberi da queste catene...

30 - LA TERZA REGOLA

Non voler cambiare gli altri Se parenti, amici o colleghi hanno comportamenti che non condividi, impara ad accettarli, senza dare giudizi o pareri non richiesti. Cercare di cambiarli può essere fonte di frustrazione e disistima.

40 - LA QUARTA REGOLA

Stai alla larga da lamenti e consigli Il borbottio continuo, lo scambio di consigli sono una fonte di distrazione rispetto al centro di noi stessi. Infatti ci immergono in un disagio strisciante, che ci sottrae la nostra energia e il nostro benessere.

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56 - LA QUINTA REGOLA

Coltiva un segreto Impara a parlare meno di te, a non confidare a chiunque i tuoi progetti. Meno esponi il tuo spazio interiore all’esterno più sarà facile metterlo al riparo dalle aggressioni alla tua autostima!

64 - LA SESTA REGOLA

Cambiati nome Prova a “indossare”, anche per un solo giorno, un nome diverso dal tuo. Questa nuova identità ti aiuta a rivoluzionare le abitudini e a cancellare automatismi che generano insoddisfazione.

70 - LA SETTIMA REGOLA

Le relazioni pericolose Un capo che ti manipola, un’amicizia che si regge sulla tua disponibilità assoluta, una famiglia fagocitante... Poni un limite alle dinamiche che ti allontanano dal tuo baricentro personale.

82 - A CHE PUNTO SEI?

Verifica i tuoi progressi Controlla, sulla base del test, se hai acquisito gli strumenti necessari per vivere bene in mezzo agli altri, senza rinunciare alla tua preziosa unicità.

il Giornale dell’Autostima

Hanno collaborato Vittorio Caprioglio e Katia Vignoli Redazione: Fiammetta Bonazzi Progetto grafico e copertina: Roberta Marcante Illustrazioni: Angelo Siviglia - Foto: 123rf, Fotolia, Shutterstock Supplemento a Riza Psicosomatica n. 437 Direttore responsabile: Raffaele Morelli Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 190 del 19-04-1980 ISSN 0394-9982 EDIZIONI RIZA s.p.A Via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano wwww.riza.it - info@riza.it Stampato da Elcograf S.p.a. - Via Mondadori, 15 - 37131 Verona

Se hai perso il primo numero vai sul sito www.riza.it oppure telefona al numero

Tutti i diritti riservati. Questa pubblicazione è protetta da copyright ©. Nessuna parte di essa può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione sono a scopo informativo e divulgativo: pertanto non intendono sostituire, in alcun caso, il consiglio del medico di fiducia.

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la prima regola

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Il tuo benessere dipende da cosa dici e da come lo dici Anche il nostro stile comunicativo può influire sull’autostima: per questo è utile fare molta attenzione a cosa succede dentro di noi ogni volta che ci relazioniamo con i nostri interlocutori

C

omunicare non è solo dire le cose; è anche un modo di pensare, che si evidenzia usando alcuni termini piuttosto di altri e accompagnandoli con espressioni del viso, gesti, posture, intonazioni di voce che colorano il messaggio dell’intenzione, a volte consapevole e a volte no, di chi parla. È inevitabile che, parlando con qualcuno, tu ti faccia un’idea di chi hai di

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fronte, non solo per le cose che dice, ma per come le dice. Parlando, una persona si svela. Per esempio: nel discorso del tuo interlocutore ridondano i “se” e i “ma”? Sei portato a credere che sia una persona dubbiosa, che si fa tanti problemi. Noti invece che le sue parole sono punteggiate da numerosi “perché”? Tendi a giudicarlo cerebrale o pignolo, uno che vuole spiegare tutto. Ha un atteggiamento fin troppo disponibile e intercala con sorrisi e frasi

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NO

NON COMUNICARE IN POSIZIONE “SCOMODA”

Forse non ci hai mai badato, ma ogni volta che esprimi a voce un tuo pensiero, l’equilibrio del tuo corpo cambia: quando la mente si muove, anche il corpo, seppur lievemente, si muove. Gesticoli, cambi posizione sulla sedia, sposti il peso da un punto all’altro, apri o incurvi le spalle. Osservandoti, ti accorgerai facilmente che, se sei teso, anche la tua mente sarà in tensione. Per esempio: se rimproveri tuo figlio mentre stai guidando nel traffico, di certo lo farai con un tono più irritato di quello che avresti se fossi seduto sulla tua poltrona!

Se devi esprimere un concetto, la tua comunicazione è più efficace quando la schiena è diritta e gli arti sono rilassati. Così respiri meglio e dire le frasi giuste sarà più facile...

tipo “Sempre che tu sia d’accordo…”?. L’impressione che ne hai è che sia soprattutto alla ricerca di un consenso, che ti voglia piacere a ogni costo, e allora alzerai il tuo livello di guardia.

Il tuo modo di esprimerti condiziona il tuo benessere Va da sé che quanto detto vale anche riferito alla tua persona, non solo per l’effetto che il tuo modo di comunicare ha sugli altri, ma anche per la risonanza che riverbera in te. Osservati: ci sono parole che dici che ti fanno sentire be­ne, altre che ti creano tensio-

IL CONSIGLIO PRIMA DI PARLARE, FAI UNA PAUSA Prima di dire qualcosa o di rispondere a qualcuno, impara a stare per qualche istante in silenzio, così da scaricarti della tensione che hai in corpo e darti il tempo di metterti in una posizione naturale, il più possibile comoda. ●

Sperimentalo subito. Stai per fare una telefonata di lavoro piuttosto impegnativa? Stai per accampare una scusa per sottrarti a un invito? Stai per dare al tuo amico una notizia sgradevole? ●

La tua mente è già in difficoltà a trovare le parole giuste da dire e in automatico il tuo corpo si contrae. A questo punto, per prima cosa, ritrova la calma nel corpo, mettiti comodo. Senza fatica verranno fuori la frase giusta e il giusto tono. ●

ne. Ti capita senz’altro, mentre parli, di percepire con disagio la tua voce come fosse estranea, con un tono che non riconosci. Così come, al contrario, ti succede di provare un’aderenza assoluta tra ciò che dici e ciò che senti e di trarne un immediato beneficio. Sì, così come un certo modo di pensare è un ostacolo per l’autostima, esiste uno stile di comunicazione che, allo stesso modo, la sfavorisce. Vediamo, allora, di individuarne insieme le caratteristiche di fondo, così da trasformare le parole che diciamo in preziose alleate del nostro benessere.

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LA SECONDA REGOLA

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Libera la tua mente dall’ossessione di aver sbagliato Se hai commesso un errore o una cattiveria, se credi di aver mancato di rispetto a qualcuno o di aver negato un aiuto, smetti di pensare di continuo a quell’evento

T

i può capitare a volte di fare qualcosa di grave, che proprio non riesci a perdonarti: “Non avrei mai detto che mi sarei comportato così!”. Lo spaesamento che ne deriva, unito alla vergogna e alla paura di esser scoperto e giudicato, può provocare a vari gradi di intensità scompensi che dalla disistima sconfinano nella depressione. Scopri come affrontarli.

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Ora immagina di trovarti in una circostanza come questa In ufficio hai tramato ai danni di un tuo collega, anche amico, perché vuoi il suo posto. Oltre al fatto di aver commesso una brutta azione in sé, quel che ti tormenta è che proprio tu, che detesti gli intrighi e passi per uno integerrimo, ti sei macchiato di quella colpa. Se anche potessi in qualche modo riparare, ti sentiresti comunque male perché hai scoperto di essere subdolo e senza scrupoli. Ma che razza di persona sei? L’ATTEGGIAMENTO GIUSTO. Anche nel caso di colpe gravi, il disagio che vivi diminuisce se sei consapevole di una parte “disonesta” o “senza scrupoli” che c’è in te e che raramente è prevedibile. Se ormai il danno è fatto e non puoi riparare, darti addosso o chiuderti in casa per la vergogna non paga: otterresti solo di identificarti nella colpa commessa, diventando il peggior inquisitore di te stesso.

Scopri come ti devi comportare Invece di farti inghiottire dal senso di colpa, cerca di ritrovare il contatto con te stesso: anche se in questo momento sei l’ultima persona con cui vorresti stare, con te stesso ci devi stare, non hai alternativa. Affronta l’impatto con la vergogna, la delusione, la rabbia che provi per quello che hai fatto. Non sfuggirle, stai lì e accoglile. Se pure hai scoperto di essere anche così, non sei solo quello. Adesso giochi a carte scoperte, conosci di te cose che ignoravi. Saperti capace anche di cose “brutte” ti fa sentire finta l’immagine in cui ti identificavi. Lasciala andare in frantumi, anche se ti viene il magone o arriva la malinconia. Quell’immagine morta non c’è più: ci sei tu al suo posto, tu che sei vivo adesso. L’atto commesso appartiene al passato, è finito. Ogni volta che ti tornerà in mente quella colpa e riproverai il disagio, soffermati sul fatto che oggi sei una persona diversa: quella che ha commesso quella colpa non esiste più.

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LA TERZA REGOLA

Non voler cambiare gli altri

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{ { Le persone che ti vivono accanto (familiari, amici, colleghi) spesso si comportano in modi che forse non condividi... Accetta la loro diversitĂ : cosĂŹ eviterai frustrazione e disistima

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LA QUARTA REGOLA

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Cosa fai? Di che cosa parli quando sei con gli altri? Raccontarsi reciprocamente malumori e dare e ricevere consigli non ci aiuta a uscire dai nostri disagi, anzi in molti casi peggiora la situazione. Ecco perché

Spesso le nostre relazioni non si presentano come un cielo “terso” e pulito ma sono inquinate da consigli e lamentele, a volte falsi e non richiesti, e comunque sempre inutili

P

ensa agli amici che hai: che cosa fate insieme? Di cosa parlate? Forse progettate la prossima uscita o una vacanza oppure vi unisce una passione comune. Senz’altro vi raccontate che cosa vi è accaduto di recente, insistendo sui fatti più significativi che, guarda caso, coincidono con litigi, problemi in famiglia o sul lavoro, incidenti di percorso. In altre parole: la conversazione il più delle volte verte su quello di cui

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ti lamenti tu e loro che ti consolano o viceversa. D’altra parte, se non chiedi comprensione e solidarietà a un amico, a chi altro mai potresti chiederle? E a questo punto (è il secondo atto del copione), arrivano i consigli: loro che ti suggeriscono che cosa fare e tu che ascolti, o viceversa. Del resto, chi può indirizzarti meglio di un amico, la persona che sa prenderti per il tuo verso e sa che cosa è giusto per te?


Lamenti e consigli sono la comunicazione del nulla Lamenti e consigli: in effetti sono questi i due poli che cadenzano la comunicazione con gli altri. Anche se, a onor del vero, capita che anche quando un tuo amico si lamenta a sproposito, per esempio non assumendosi nessuna responsabilità di un fatto o negando lati scomodi del proprio carattere, per non farlo arrabbiare eviti di farglielo notare, nella speranza che anche lui, quando sarai tu a lamentarti, sia altrettanto “generoso” con te. E, se vuoi essere sincero, succede che anche per ciò che riguarda i consigli, per non entrare in conflitto, ti limiti a dargli solo quelli che lui vuole sentire. Proprio come fai tu, che alla fine fai comunque di testa tua, ignorando i suggerimenti che

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ti vengono dati. È un quadro troppo severo della situazione? Eppure, se anche esistono delle eccezioni, proprio per la ridondanza di lamenti e consigli, con gli altri finisci il più delle volte per parlare del nulla. Per paura di ferire o litigare, difficilmente dici ciò che pensi davvero. Così facendo, però, alimenti rapporti vuoti, senza più piacere. Esci con lei perché ormai gliel’hai promesso; ceni con lui perché non sapresti che scusa inventare per evitarlo; li inviti da te perché non si può fare il “lupo solitario”, anche se un buon libro ti farebbe più piacere… Per sciogliere la catena, applica queste due regole: • evita i lamenti; • non dare e non richiedere consigli.

Da oggi, quando incontri un amico o un collega, fai questo esercizio: verifica quanta parte della conversazione occupano le lamentele e quanta i consigli. E fuori, che cosa rimane? Sei capace di gestire un rapporto senza borbottare e senza diventare un dispensatore di saggezza? Se pensi di riuscirci, mettiti subito alla prova...

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