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RIZA Speciale - Come salvarsi dal fegato grasso

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RIZA

Bimestrale Dicembre 2018/Gennaio 2019 Numero 9 - € 9,90 Italia P.I. 10/12/2018

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Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abb. Postale - D.L. 353/2003 (conv. in. L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, LO/MI

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COME SALVARSI DAL FEGATO GRASSO

COME SALVARSI DAL FEGATO GRASSO

È CAUSA DI SOVRAPPESO, DIABETE E TUMORI IL 40% DEGLI ITALIANI NE SOFFRE E NON LO SA La pancia gonfia è il primo sintomo da non sottovalutare LE REGOLE PER LA PREVENZIONE Tutto quello che devi fare per evitare la steatosi LE PIANTE DEPURATIVE Scegli i rimedi verdi e gli integratori giusti per disintossicare la ghiandola epatica SEGUI LA DIETA A BASSO INDICE GLICEMICO Il programma e i menu per alleggerire il fegato

COME MANTENERLO SEMPRE “MAGRO” I migliori alleati naturali che lo conservano giovane e sano

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SOMMARIO FOCUS SULLA STEATOSI EPATICA

Una panoramica sul fegato

6 Un enorme filtro del sangue Steatosi epatica: un problema moderno

8 Anche il fegato ingrassa! I numeri allarmanti

10 Si parla di vera e propria epidemia Le relazioni pericolose

12 La steatosi va a braccetto con l’obesità Il pericolo della ciccia invisibile

14 A rischio anche i falsi magri

Non dà sintomi eclatanti

16 Il fegato soffre in silenzio Le indagini da fare

18 Si scopre con le analisi del sangue e con l’ecografia

Quali rischi si corrono

20 È una spia della sindrome metabolica

COSA FARE A TAVOLA

Le regole auree a tavola

32 Per far dimagrire fegato e pancia

devi evitare che si alzi la glicemia

Il killer del fegato

36 La mossa indispensabile: ridurre il fruttosio Non esagerare con i lipidi

40 Evita i grassi che “feriscono” il fegato Ridurre le porzioni

Si può curare

44 L’altra regola vincente: mangiare di meno

Il grasso che si annida dentro

48 L’alcol è nemico giurato di quest’organo

24 La prima cura? Cambiare regime a tavola

Elimina calici e bollicine

26 Fondamentale snellire il girovita Il ruolo dei batteri

30 Il microbiota intestinale predice chi si ammalerà

RIPULIRE IL FEGATO PER NON AMMALARSI PIÙ

I vegetali che depurano

50 Il carciofo. Il miglior amico della ghiandola epatica

Erbe selvatiche benefiche

54 La radici amare del tarassaco lo rimettono subito in sesto

Funghi curativi

56 Il fungo Pleurotus combatte

l’accumulo di grassi nel corpo

Il tuo aiuto quotidiano

58 Curcuma: la spezia del fegato pulito Gocce di salute

62 La prevenzione si fa anche con l’olio extravergine Il menu molecolare

66 Metti a dieta il fegato e scarica tossine e grassi 4

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Il tris più prezioso

Granuli dimagranti

70 I tre moschettieri naturali

100 L’aiuto dell’omeopatia per ritrovare leggerezza

per riconquistare un fegato sano

La floriterapia

Le altre piante per risanarlo

102 I fiori di Bach per agire sulle cause emotive

I tocchi che guariscono

104 Le tisane per togliere la pesantezza

74 Affidati anche a questi rimedi naturali 76 L’automassaggio anti tossine

Un sorso di leggerezza

PSICOSOMATICA

VIA LA PANCETTA

La lettura simbolica

Come si prendono le misure

78 Girovita fuorimisura? Gli strumenti per valutarlo

108 La rabbia repressa danneggia il fegato

Brucia i grassi a tavola

TRATTAMENTI ED ESERCIZI

82 Il programma per riattivare

il metabolismo e snellire la pancia

Le combinazioni che funzionano

La ginnastica dimagrante

114 Gli esercizi per togliere centimetri di troppo dal punto vita

86 Le migliori ricette per snellirti

La tua beauty-care

118 Le cure cosmetiche per un vitino da vespa L’AIUTO DALLA NATURA

Il meglio della medicina naturale

90 I rimedi dolci utili per spazzare via il grasso addominale

I rimedi scaccia appetito

92 Affronta al naturale l’emergenza fame nervosa Gli integratori alleati

94 Il Coleus, l’erba indiana

per bruciare “il salvagente”

L’adipe in menopausa

98 Elimina la “pancetta” dopo i 50 anni

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Responsabile amministrativo Danila Pezzali Segreteria di Direzione Daniela Tosarello Ufficio tecnico Sara Dognini Redazione, amministrazione: Edizioni Riza S.p.a. via L. Anelli 1, 20122 Milano tel. 02/5845961 r.a. fax 02/58318162 www.riza.it - info@riza.it Pubblicità: Edizioni Riza S.p.a. via L. Anelli 1, 20122 Milano tel. 02/5845961 r.a. fax 02/58318162 www.riza.it advertising@riza.it Stampato in Italia da: Caleidograf s.r.l. Via Milano, 45 - 23899 Robbiate (LC)

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Riza Speciale cita i nomi commerciali di prodotti fitoterapici, omeopatici o farmaci per completezza di informazione e per libera scelta della redazione. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione sono a scopo informativo e divulgativo: pertanto non intendono sostituire, in alcun caso, il consiglio del medico di fiducia.

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UNA PANORAMICA SUL FEGATO

Un enorme

FILTRO DEL SANGUE È importante riscoprire l’esistenza di quest’organo trascurato all’interno del nostro corpo e pensare che gran parte della salute del fegato sta nella tavola giornaliera

LA BILE È CONVOGLIATA ALL’INTESTINO Ogni minuto il fegato si occupa di un flusso sanguigno complessivo di circa 1.400 ml, in una giornata 2 mila litri (il corpo umano ha circa 5 litri di sangue). La ghiandola epatica produce anche 600-1000 ml di bile al giorno, raccolta e concentrata nella colecisti per essere portata attraverso il coledoco nell’ intestino dove svolge varie funzioni, in particolare nella digestione delle sostanze grasse alimentari.

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l fegato è la ghiandola più grande e complessa del nostro corpo, ed è anche quella che lavora di più: secondo gli scienziati, ogni giorno svolge circa 500 funzioni. L’organo è situato all’estremità superiore dell’addome, sotto il diaframma, in una regione che prende il nome di ipocondrio destro, e si estende approssimativamente dalla quinta costa destra al margine inferiore della cassa toracica. Normalmente il fegato pesa fra i 1.200 e i 1.500 grammi in un adulto e le sue dimensioni sono mantenute costanti rispetto al peso corporeo: aumentano o diminuiscono in relazione a esso. L’organo è diviso in due parti: il lobo destro e quello sinistro. Il destro è di dimensioni sei volte maggiori rispetto a quello sinistro, e a sua volta è suddiviso in due lobi minori.

RICEVE UN LITRO E MEZZO DI SANGUE AL MINUTO Il fegato riceve un duplice apporto di sangue: il 75% proviene dal tratto ga-

strointestinale ed è, quindi, sangue scarsamente ossigenato, ma ricco di sostanze nutritive introdotte con l’alimentazione. Il restante 25%, invece, proviene dall’arteria epatica, che fornisce sangue fortemente ossigenato. La ghiandola epatica è composta da numerose cellule chiamate epatociti. Ogni epatocita vive in media centocinquanta giorni, e riceve un continuo apporto di sangue: si stima che in condizioni di riposo giunga al fegato circa un litro e mezzo di sangue al minuto.

COS’È LA BILE Questa ghiandola ricopre un ruolo metabolico di primo piano, fondamentale per il corretto funzionamento dell’intero organismo. Sebbene vi confluiscano i substrati energetici elementari assorbiti a livello intestinale (glucosio, aminoacidi, acidi grassi) la sua funzione non è semplicemente digestiva. Essendo una ghiandola, ha infatti un’azione secretiva e produce numerose sostanze come la bile e altri prodotti metabolici. La bile

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È L’OFFICINA DI STOCCAGGIO DELL’ENERGIA Il fegato è il principale centro di stoccaggio degli zuccheri. «Quando ingeriamo carboidrati, infatti, il nostro apparato digerente li demolisce e li trasforma nella molecola di zucchero più semplice, il glucosio. La conseguenza immediata è l’innalzamento della glicemia, cioè la concentrazione di questo zucchero nel sangue. Qui entra in gioco il pancreas che produce insulina, l’ormone che segnala al fegato di rimuovere dal sangue il glucosio in eccesso. Come? Immagazzinandolo

è composta da acqua (82%), acidi biliari (12%), lecitina, colesterolo non esterificato (0,7%) ed altri fosfolipidi (4%). La bile è essenziale per la digestione dei grassi e delle vitamine liposolubili (A-D-E-K). Dopo essere stata prodotta dal fegato, viene convogliata nella cistifellea (o colecisti), dove viene raccolta e concentrata per poi essere riversata, al momento opportuno (quando i cibi passano dallo stomaco all’intestino), nel duodeno.

QUALI FUNZIONI SVOLGE Il fegato riceve tutto il sangue che proviene dall’intestino e che contiene le sostanze digerite e assorbite da quest’ultimo. Accoglie inoltre il sangue che proviene dalla milza e quello filtrato dai reni. Il fegato svolge un ruolo determinante nei processi digestivi, grazie a varie funzioni: • produce la bile, che è essenziale per l’assorbimento dei grassi, delle vitamine e del calcio e per l’eliminazione delle scorie metaboliche attraverso le feci;

L’ETIMOLOGIA In latino la ghiandola epatica veniva indicata con il nome di “iecur”. Gli antichi romani avevano l’abitudine di mangiare il fegato degli animali farcendolo con i fichi: da qui il nome “iecur ficatum” (fegato con i fichi) poi divenuto solo “ficatum” e trasformato nel nostro “fegato”. In greco, invece, il fegato era chiamato “hepar”; non per niente in medicina viene spesso aggiunto il prefisso “epato-“ o l’aggettivo “epatico” in riferimento a questa ghiandola.

nelle sue cellule sotto forma di un altro zucchero, il glicogeno. Quando il livello di glucosio nel sangue scende troppo, avviene il processo inverso ed il pancreas produce un altro ormone, il glucagone, che fa sì che il fegato riconverta il glicogeno in glucosio e lo rilasci nel flusso sanguigno. Il fegato, quindi, insieme al pancreas, serve a mantenere nella norma il valore della glicemia», spiega il professor Nicola Sorrentino, medico chirurgo, direttore scientifico della Food Academy IULM.

UN PO’ DI FISIOLOGIA Il fegato è un enorme “filtro” del sangue. Le sue cellule, gli epatociti, sono continuamente esposte al sangue proveniente da una grossa vena, detta “vena porta” che lo drena dall’intestino. Da qui il liquido ematico arriva carico di molecole nutritive, introdotte con l’alimentazione giornaliera.

Cistifellea

Dotti epatici Dotto cistico Dotto biliare Dotto pancreatico

Papille duodenali

• funge da deposito per le riserve di carboidrati sotto forma di glicogeno, riserva fondamentale di energia; • sintetizza circa il 90% del colesterolo necessario all’organismo, che nelle giuste quantità ci è indispensabile: serve per mantenere in vita le cellule, per la produzione di ormoni e anche per lo sviluppo dell’embrione; • è il regista del metabolismo dei grassi (sintesi, trasformazione, eliminazione eccetera); • è il “manager” del metabolismo delle proteine fondamentali per l’organismo (sintesi, trasformazione eccetera); • è un deposito delle vitamine; • il fegato funziona, inoltre, da impianto di riciclaggio per il ferro, distruggendo i globuli rossi ormai morti, recuperando il minerale dall’emoglobina e conservandolo sotto forma di ferritina, trasformandosi così in un importante “magazzino”; • si occupa della rimozione e dell’inattivazione delle scorie metaboliche presenti nel sangue (per esempio, farmaci, sostanze chimiche, ormoni eccetera). ■

Duodeno

Pancreas

PERCHÉ È COSÌ PREZIOSO? Perché il lavoro di quest’organo è necessario alla corretta eliminazione delle tossine e dei veleni accumulati nell’organismo, che fanno sentire i loro effetti dannosi su tutte le principali funzioni vitali dell’organismo. Se il fegato non funziona in maniera adeguata, il sangue e i tessuti corporei non riceveranno il ricambio cellulare adeguato, e saranno molto più soggetti a infiammazioni e intossicazioni. Steatosi

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STEATOSI EPATICA: UN PROBLEMA MODERNO

ANCHE IL FEGATO ingrassa! La steatosi è una condizione frequente oggi e consiste nell’accumulo di grasso a livello epatico. Non dà sintomi e non è patologica ma può evolvere in un’infiammazione grave COLPITI ANCHE I PIÙ PICCOLI

Il meccanismo alla base della steatosi è l’insulinoresistenza, un’aumentata resistenza da parte dell’organismo all’azione dell’insulina, problema associato allo sviluppo di diabete, obesità, ipertensione arteriosa e aterosclerosi e quindi alle malattie cardiovascolari. 8

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uando i trigliceridi si accumulano in eccesso nelle cellule epatiche può manifestarsi un disturbo che prende il nome di steatosi epatica, o “fegato grasso”, condizione che nel tempo può portare al “soffocamento” e alla necrosi di buona parte dell’organo, anche perché la steatosi è un disturbo silenzioso e non è facile accorgersene finché la patologia non è avanzata. La steatosi, come vedremo meglio nelle prossime pagine, è in realtà una malattia piuttosto comune oggi; ne soffre

circa un quarto della popolazione adulta dei Paesi occidentali. Nella maggior parte dei casi si riesce a intervenire per tempo, correggendo le abitudini dannose che ne hanno favorito la comparsa. In altri casi, però, la steatosi non si arresta ma anzi può subire un’evoluzione, fino a degenerare in cirrosi epatica (vedi infografica).

NAFLD E NASH: IMPARIAMO A CONOSCERLE Si parla di steatosi o NAFLD (Non-alcoholic fatty liver disease), quando l’accumulo

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UN ORGANO MALTRATTATO Si parla spesso del cuore e dell’intestino e poco del fegato. Eppure quest’organo anche se lavora in silenzio, svolge importantissime funzioni come la disintossicazione dalle tossine e la metabolizzazione dei farmaci. Uno studio comparso su Hepatology e condotto su circa 15mila partecipanti, seguiti in Olanda dal 1990, ha registrato un aumento inesorabile delle malattie epatiche negli over 45. Proprio la steatosi, malattia cresciuta esponenzialmente, è segno di una sofferenza della ghiandola epatica da non sottovalutare per non correre rischi a cascata più gravi.

di grasso nel fegato supera il 5% del peso dell’organo. In questo caso, nell’ecografia il fegato appare “brillante” a causa della formazione di depositi di tossine e di grasso nel tessuto epatico. La malattia può non dare sintomi per anni e perfino per decenni e non è patologica. Se non viene curata, però, può progredire (nel 10% dei soggetti colpiti) in un’infiammazione del fegato, la NASH (Non-alcoholic steatohepatitis), una patologia ben più grave che comporta oltre a un accumulo adiposo anche uno stato infiammatorio con conseguenti lesioni che limitano la funzionalità della ghiandola.

tosi (suicidio) delle normali cellule epatiche. Ma chi fra coloro che hanno una semplice steatosi è più a rischio di incorrere nella NASH? La genetica in questo caso è fondamentale. Si è visto infatti che in presenza di persone con un identico accumulo di grasso, alcune progrediscono verso la malattia e altre no.

DARSI UN GIRO DI VITE I trattamenti farmacologici non hanno ancora dato risultati significativi e risolutivi. La sola vera cura consiste nel cambiare stile di vita, avere più attenzione a tavola e, soprattutto, perdere peso in maniera corretta, controllata e senza assumere sostanze che possono a loro volta affaticare la ghiandola epatica. ■

NAFLD E GRAVIDANZA Uno studio del 2016 condotto su 1.115 donne con almeno un figlio, ha mostrato che chi di loro aveva sofferto di diabete gestazionale registrava un rischio doppio di contrarre la NAFLD negli anni a venire a causa dell’insulinoresistenza prodotta in gravidanza (nessuna soffriva di diabete). Il diabete gestazionale è quindi un fattore di rischio della steatosi.

DA SANO A GRASSO: L’EVOLUZIONE

SI ARRIVA FINO ALLA CIRROSI Una minoranza di chi sviluppa la NASH può andare incontro a una cirrosi epatica. Non si sa con esattezza ciò che provochi il passaggio dalla NAFLD alla NASH. Secondo alcuni studi i responsabili sono lo stress ossidativo, la produzione di citochine, sostanze infiammatorie, le alterazioni del microbiota e un aumento dell’apop-

1. Sedentarietà e dieta scorretta fanno accumulare nel fegato una quantità di grasso superiore al 5%. Si parla di steatosi. 2. Il tessuto si infiamma, le cellule del fegato si ingrossano e il grasso in eccesso le “soffoca” impedendo loro di metabolizzare grassi e zuccheri.

4. L’avanzamento della malattia è verso stadi più gravi e può portare alla necrosi delle cellule del fegato.

3. Se non si corre ai ripari, il tessuto in sofferenza si indurisce diventando simile a quello delle cicatrici (si parla di fibrosi).

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I NUMERI ALLARMANTI

Persone adulte che hanno il fegato grasso, ovvero la steatosi.

15%

Bambini e adolescenti che hanno la steatosi epatica.

40%

Bambini obesi che hanno il fegato compromesso.

50%

Si parla di vera e

PROPRIA EPIDEMIA Il fegato è uno degli organi più compromessi dall’attuale alimentazione “fast” sempre più ricca di grassi e zuccheri SEMAFORO ROSSO IN IRLANDA Nonostante le percentuali poco rassicuranti in Italia, in Europa l’allarme rosso è scattato nel Regno Unito e in Irlanda dove si registra una percentuale di persone obese pari al 30%. Nel mondo il triste record spetta agli Stati Uniti dove gli obesi sono il 40%. 10

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«È

molto difficile stimare quante persone abbiano il fegato grasso, perché i dati epidemiologici sono pochi. In Italia si calcola che circa il 40% di tutta la popolazione abbia un fegato grasso, ma questa percentuale sale rapidamente dopo i 40 anni, arrivando a oltre il 60% negli ultrasessantenni. Alcuni studi condotti su dati ecografici ci svelano come vari la frequenza circa il fegato “grasso” per le diverse categorie di persone: 16% negli individui magri e astemi, 46% nei forti bevitori normopeso, 76% negli obesi astemi e 95% nei

2 miliardi Sono le persone, sull’intero pianeta, obese o con problemi significativi di peso. forti bevitori ed obesi», spiega il professor Nicola Sorrentino, medico chirurgo specializzato in Scienza dell’Alimentazione e direttore della IULM Food Academy. Per quanto riguarda la NASH invece, si stima che si sviluppi in circa il 3% delle persone

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I PAESI IN EUROPA CON PIÙ OBESI (PARI AL 30%) STATI UNITI normopeso e nel 20% di quelle obese. La diagnosi avviene di solito dopo un esame occasionale.

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UN ORGANO SOTTOVALUTATO Il problema principale del fegato grasso è che nessuno pensa a questa malattia o fai i controlli preventivi se non quando questa mostra i segni inequivocabili della sua presenza e spesso è già tardi per intervenire. In base a quanto dicono le stime circa un italiano su quattro soffre, senza saperlo, di steatosi epatica non alcolica, percentuale che come abbiamo visto cresce negli anni. «È fondamentale sottolineare che sebbene il grasso accumulato nel fegato abbia conseguenze gravi soltanto in una minoranza dei pazienti, non va comunque sottovalutato. Esso è un campanello d’allarme importante, perché ci dice quando il nostro organismo non sta più riuscendo a rispondere ai colpi che gli assestiamo con i nostri stili di vita scorretti. Come ricorda l’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, in Italia possiamo ancora prevenire l’emergenza di un’epidemia della malattia epatica, che è invece inevitabile se l’andamento dell’obesità peggiora», conclude Nicola Sorrentino.

ITALIA A RISCHIO Secondo l’ultimo Hepahealth Project Report, un documento dell’European Association for the Study of the Liver (Easl) in cui si è fatto il punto sulla diffusione delle malattie epatiche in 35 Paesi dell’area europea, è emerso che proprio l’Italia è quella più a rischio di un’impennata di casi di steatosi epatica prevista per i prossimi anni se non si riuscirà ad arginare l’ondata di obesità.

NEL 2030 LA METÀ DI NOI SARÀ OBESO Oggi, secondo l’Istat, il tasso di obesità in Italia si aggira intorno all’11% ma la tendenza ci dice che la percentuale salirà al 20% in poco più di una decina di anni secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quindi a preoccupare è soprattutto il futuro e la scarsa consapevolezza del problema. Ci stiamo velocemente avvian-

4 adulti su 10 Sono in sovrappeso in Italia. do a diventare un Paese in cui oltre due persone su tre avranno problemi di peso con differenze fra il Sud del Paese in cui il tasso di obesità è maggiore rispetto al Nord per ragioni socioeconomiche. L’obesità è una malattia vera e propria che manda in tilt le funzioni metaboliche alterando la produzione di ormoni e di insulina e innescando nell’organismo uno stato infiammatorio cronico che a sua volta è causa di altre patologie.

UNA PATOLOGIA DI PORTATA MONDIALE

IL 40% NON SA DI AVERLO «In uno screening a campione realizzato a Palermo - spiega il dottor Giulio Marchesini Reggiani dell’Università di Bologna - i passanti sono stati casualmente sottoposti a un’ecografia per verificare la presenza di fegato grasso, che è stato documentato nel 40% dei casi». L’ecografia tra l’altro svela l’eccesso di grasso nella ghiandola epatica solo quando questo è superiore al 25%, ma fisiologicamente dovrebbe essere massimo il 5%!

Una stima dell’OMS indica che 3,4 milioni di individui muoiono ogni anno per cause che derivano da sovrappeso e obesità: per il 44% si tratta di complicanze del diabete, per il 23% di problemi cardiocircolatori, oltre ad alcune forme di tumore che possono essere attribuite all’eccesso di peso (Who, Obesity and overweight, Fact sheet N° 311, Updated August 2014). Riguardo al cancro, poi, un numero crescente di studi sta dimostrando l’importanza di una sana alimentazione nella prevenzione di questa malattia. ■

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LE RELAZIONI PERICOLOSE

La steatosi va a braccetto

CON L’OBESITÀ

Proprio il sovrappeso è una delle condizioni che favoriscono la steatosi portando a una crescita dei trigliceridi nel fegato e a un aumento del volume dell’organo stesso CHI RISCHIA DI PIÙ

Sono soggetti a rischio coloro che fanno un lavoro sedentario, chi non pratica attività fisica e chi ha un indice di massa corporeo superiore a 30. Gli studi inoltre mostrano come sia obeso fra il 60 e il 100% di chi soffre di NASH (la forma più grave di steatosi epatica) e come questa condizione sia presente in un’alta percentuale di diabetici di tipo II e di persone con colesterolo alto (le percentuali variano secondo gli studi, ma sono comunque quasi sempre sopra al 20%). 12

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vere il fegato grasso è una condizione molto frequentemente associata al sovrappeso e all’obesità (circa il 90% dei casi) e denota una particolare tendenza agli eccessi alimentari in senso quantitativo (portate numerose, porzioni abbondanti) e qualitativo (esagerazione in grassi, dolci, alcolici), anche se talvolta contribuiscono altri fattori, come l’assunzione cronica o abituale di farmaci. Nell’80-90% dei casi le cause sono legate anche al diabete o alla dislipidemia (colesterolo cattivo e/o trigliceridi alti). Esiste inoltre una predisposizione genetica a sviluppare la malattia. L’abbinata sovrappeso e steatosi è una condizione più frequente nel sesso maschile.

TUTTA COLPA DELL’INSULINO-RESISTENZA Ogni volta che mangiamo, il sangue cambia il suo livello di zuccheri (chiamato glicemia) in base agli alimenti ingeriti. Dopo ogni pasto si ha un picco di glicemia, che è particolarmente importante se a tavola abbiamo assunto tanti zuccheri e carboidrati raffinati, che fanno salire la glicemia molto e in fretta. Il pancreas produce insulina, l’ormone che ha il compito di trasferire l’eccesso di zuccheri (o glucosio) dal sangue al fegato. Qui il glucosio viene in parte trasformato in riserva energetica e in parte in acidi grassi. La nostra riserva energetica, però, è limitata: una volta esaurito lo “spazio” a disposizione, tutto il resto degli zuccheri

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Ogni giorno 600 calorie in più Colazione, pranzo, cena più una miriade di spuntini: il cibo è diventato uno dei punti di riferimento delle nostre giornate, è sempre presente intorno a noi e ci accompagna nelle nostre attività quotidiane. Abbiamo a disposizione una così grande quantità e varietà di cibi che è facile mangiare molto più del necessario. A partire dal Dopoguerra, nel tempo, sono cresciute in modo esponenziale la quantità e la disponibilità di alimenti: bevande zuccherate, merendine e snack sono entrati prepotentemente nei supermercati e nelle nostre case. Questi eccessi stanno moltiplicando il numero di persone in sovrappeso e ci predispongono a numerose malattie croniche e acute. I dati forniti dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD) attestano un aumento notevole delle calorie servite e assunte dal 1961 al 2011. Nella maggior parte dei 35 paesi

si trasforma in trigliceridi, in un processo che si chiama lipogenesi. Più la nostra dieta quotidiana è sbilanciata e ricca di calorie, carboidrati e zuccheri, più l’insulina deve lavorare e rimanere in circolo, più si formano trigliceridi nel fegato. Si innesca un circolo vizioso. L’eccesso di grasso nella ghiandola epatica causa un ritardo nell’eliminazione dell’insulina, che resta più tempo nel sangue e genera uno stato di insulino-resistenza, una condizione primaria nel determinare l’accumulo di peso.

I principali fattori

Quantità eccessive di cibo. Si segue uno stile alimentare caratterizzato da porzioni abbondanti, ossia che eccedono il proprio fabbisogno individuale stabilito in base a peso, età, fase di vita e attività fisica. Troppi carboidrati. Poiché il fegato è un organo di trasformazione, quando introduciamo una quantità di carboidrati eccessiva rispetto alle necessità dell’orga­ nismo, il surplus può essere utilizzano per fini diversi. Per esempio, può accu­ mu­larsi nel fegato stesso sotto forma di depositi che verranno utilizzati in caso di digiuno (ecco perché saltando i pasti non si perde peso). I carboidrati cui bisogna stare particolar­mente attenti sono quelli a rapido assorbi­mento, come ovviamente lo zucchero (sia bianco che di canna), lo

membri dell’OECD è risultato che ogni persona assume 500-600 calorie in più al giorno, rispetto al 1961. E, infatti, il mondo non è mai stato così grasso in tutta la sua storia: un’alimentazione ipercalorica ha portato a un sovrappeso generalizzato e in molti casi all’obesità, favorendo lo sviluppo di disturbi che fino a pochi anni fa erano pressoché sconosciuti.

sciroppo di glucosio (contenuto in dolci e yogurt), i derivati raffinati del grano (pane, focacce, pizza, grissini, crackers). Alcolici (vino, birra, superalcolici). L’al­­ col etilico (etanolo) è metabolizzato dal fegato e, se consumato cronicamente ed in eccesso può portare a steatosi, anche in soggetti normopeso. Grassi animali e industriali. I grassi nel fegato si accumulano sotto forma di trigliceridi. Un’alimentazione sbilanciata in grassi animali (carni grasse, burro eccetera) o anche vegetali (oli industriali processati) favorisce la steatosi. Additivi alimentari. Come coloranti e conservanti, ma anche antiossidanti, addensanti, stabilizzanti, emulsionanti, regolatori di acidità, esaltatori di sapidità. n

Drogati di cibo I prodotti alimentari “lavorati” vengono progettati dall’industria alimentare per avvicinarsi il più possibile al massimo grado di appetibilità. Vengono concepiti seguendo le logiche di quella che si potrebbe definire ingegneria del cibo, che realizza i sapori in base a parametri predefiniti di gusto, consistenza, appeal estetico, profumo.

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