RIZA Speciale AntiAge
RIZA
Speciale
AntiAge
Ringiovanire dopo i 50 anni I segreti della longevità
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Sommario
I meccanismi biologici
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La longevità: un sogno oggi alla portata di tutti
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Va alle donne il primato delle più longeve
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La longevità: è scritta nei telomeri?
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Vivere a lungo: questione di geni o di stile di vita?
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Bisogna combattere i radicali liberi
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Gli ormoni chiave
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Scopri qual è la tua vera età
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I comandamenti della longevità
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I paesi dove il tempo si è fermato
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Le regole d’oro per guadagnare anni di vita
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Riduci lo stress, il primo nemico della nostra salute
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Gli studi sbalorditivi sul potere della meditazione
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Il sonno disintossica e rigenera
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Anche lo sport regolare è un farmaco antietà
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Evita le infiammazioni striscianti per ingannare il tempo
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È l’amore a renderci immortali
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Cervello sempre giovane Come proteggere i neuroni
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Dietetica cinese: il cibo che cura l’anima
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Un intestino sano difende anche la mente 62 Spegni i sabotatori della psiche
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Prendi le piante e gli integratori per lucidità ed energia
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La dieta di lunga vita
I succhi che fanno il lifting alla pelle
Le sostanze della giovinezza
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Antiossidanti per restare giovani
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I super rimedi per disintossicarsi
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Il magnesio: l’antiage per la donna over 50 108
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Vive sano e più a lungo chi mangia poco
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I programmi mima digiuno
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I cibi Sirt che attivano i geni della magrezza
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La piramide alimentare dell’eterna giovinezza 80 La dieta vegetariana regala anni?
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Zucchero: una tentazione che accorcia la vita
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Tanti liquidi mantengono tonici e sodi i tessuti 88 Metti gli antiAGE (s) nel piatto e non invecchi
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La nostra cucina sana e naturale
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Le scoperte sui super batteri per vivere fino a 100 anni
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La sequoia: l’anti-ansia per chi ha qualche anno in più
Fai la giusta prevenzione
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Mantieni così un cuore senza età
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Come salvarsi dall’Alzheimer
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Tumori: ecco gli esami indispensabili da fare
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I meccanismi biologici
La longevità:
un sogno oggi alla portata di tutti Ormai la prospettiva di toccare la vetta dei 100 anni non è più così remota. Merito anche dei progressi della medicina
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ino a pochi decenni fa il traguardo dei 100 anni di vita era alla portata di ben poche persone, e l’evento era così raro da meritare spazio nella cronaca dei giornali. Oggi gli ultracentenari sono molti di più e ormai non fa quasi più notizia il fatto che una persona abbia toccato il secolo di vita. Nel giro di 10 anni, dal 2002 al 2013, in Italia è triplicato il numero delle persone che hanno superato i 100 anni di età: da 6.100 sono diventate 16.390. Ciò significa che nel 2002 si registrava un ultracentenario ogni 10.000 abitanti, oggi invece se ne contano almeno 3. Cresce in generale la popolazione “over 60”: almeno un italiano su 5 oggi ha più di 65 anni e le persone tra i 65 e i 74 anni sono oltre 6 milioni, circa il 10% della popolazione totale. Inoltre gli italiani con un’età da 75 a 84 anni sono più di 4 milioni. Poi, oltre agli ultracentenari (cioè coloro che hanno superato il secolo di vita) in Italia vi sono anche alcuni“supercentenari”, cioè le persone che hanno oltrepassato i 110 anni. Finora, dai registri anagrafici ufficiali, risulta che in totale sono 204 i cittadini italiani che nel corso del tempo hanno varcato questa soglia, dei quali 24 ancora viventi (in base ai dati del 2015), di cui 22 donne e 2 uomini.
nell’aprile del 2017. Il suo segreto? «Un pugno di carne trita e 3 uova al giorno». Finora la persona più longeva al mondo, di cui si abbiano delle prove sicure con documenti certificati, è ancora una donna: Jeanne Louise Calment, nata il 21 febbraio 1875 ad Arles (Francia) e deceduta il 4 agosto 1997, all’età di 122 anni e 164 giorni. Invece l’uomo più longevo al mondo è stato fino ad oggi un giapponese, Jiroemon Kimura, nato il 19 aprile 1897 e morto il 12 giugno 2013, quando aveva raggiunto l’età di 116 anni e 54
IL RECORD ITALIANO In Italia il record della longevità lo detiene Emma Morano vissuta a Verbania e deceduta
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Lo studio di Lancet
Uno studio comparso su The Lancet e condotto all’università di Washington fa delle proiezioni sull’aspettativa di vita futura in 195 Paesi nel 2040. Nel 2040 la Spagna sarà al primo posto (con 85,8 anni), surclassando il pur longevo Giappone (85,7 anni). Aumenteranno i decessi per malattie non contagiose come diabete, disturbo polmonare cronico ostruttivo (COPD), patologia renale cronica, cancro del polmone. La mortalità prematura sarà legata a ipertensione, obesità e sovrappeso, iperglicemia, fumo, alcol e inquinamento. Per l’Italia nel 2040 è previsto un aumento dell’aspettativa di vita media e la prima causa di morte saranno le demenze, superando l’infarto. In particolare, l’Italia potrebbe passare da un’aspettativa di 82,3 anni (dato 2016 - 7/a nella classifica globale per longevità) a 84,5 nel 2040 (salendo al sesto posto).
Queste persone sono la prova concreta che il nostro cuore può battere ininterrottamente anche fino a 120 anni e oltre.
ESISTE O NO UN LIMITE ALLA VITA UMANA? Prendendo spunto da questi casi, ci si chiede quanti anni possa vivere il nostro organismo, quindi quali siano i limiti naturali della longevità. La specie umana ha nel proprio DNA una “data di scadenza” massima oltre la quale il corpo non può “durare”? E qual è? Si tratta di un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, al centro di studi, convegni e libri, stimolati dal fatto che l’età media sta aumentando sempre più, fino a limiti che una volta erano inimmaginabili. Ormai la prospettiva di riuscire ad arrivare all’età di 120 anni non è affatto remota o lontana. Secondo uno studio condotto da Bryan G. Hughes e Siegfried Hekimi, biologi presso la McGill University di Montreal, addirittura non ci sarebbe un limite all’età massima raggiungibile da un essere umano ed è possibile superare la soglia dei 115 anni che era stata stabilita da diversi studi precedenti. Queste affermazioni derivano dalle analisi effettuate sui dati raccolti negli ultimi 50 anni, in diversi paesi del Mondo: Giappone, Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna. Da tali analisi emergerebbe come le tendenze relativamente alle longevità siano in aumento.
INVECCHIARE TARDI DIPENDE DA NOI L’aumento degli anni di vita è merito dei progressi della medicina che hanno subito una vera e propria accelerazione negli ultimi tempi e che sono riusciti a ridurre fattori di mortalità importanti come alcune forme di cancro; la prevenzione costante e regolare e la diagnosi tempestiva hanno inoltre ridotto notevolmente anche la percentuale di morti per accidenti cardiovascolari. Ma quando bisogna cominciare a fare prevenzione per scongiurare un invecchiamento precoce e per rallentare al massimo questo processo rendendolo meno doloroso? L’ideale sarebbe fin dalla nascita, ma ogni momento è buono per cambiare abitudini e guadagnare anni di salute. Non occorre spendere un patrimonio in chissà quali ausili artificiali: rimanere giovani e in salute è una possibilità alla portata di tutti, poiché dipende da piccoli gesti quotidiani che devono diventare buone abitudini a partire da un’alimentazione corretta. A essa va associato un regolare e costante movimento fisico, la migliore prevenzione per gli acciacchi dell’età. Infine, deve cambiare anche il nostro rapporto con lo specchio, dobbiamo imparare a valorizzare il nostro aspetto fisico nella maniera più adeguata all’età. L’accettazione degli inevitabili cambiamenti diverrà così più naturale e meno dolorosa.
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I meccanismi biologici
A CACCIA DELL’ELISIR
ANTINVECCHIAMENTO P
er allungare gli anni di vita, gli scienziati stanno studiando gli effetti di alcune molecole che in laboratorio hanno dimostrato di riuscire a rallentare i processi di invecchiamento. La strada è ancora lunga perché vanno verificati eventuali possibili effetti collaterali di queste sostanze ma i risultati sono promettenti. Ecco una panoramica delle molecole più interessanti oggi allo studio per rallentare i processi di invecchiamento cellulare.
La mianserina rallenta il tempo La prima molecola sotto esame è la mianserina: oggi viene usata come antidepressivo, ma in concentrazioni diverse ha dimostrato di riuscire a rallentare i processi di invecchiamento cellulare. In particolare i ricercatori statunitensi dell’Howard Huges Medical Institute, guidati da Linda Buck, hanno scoperto che consente di aumentare del 30% la durata della vita dei ne-
La scoperta Nelle foglie dell’angelica kiskei, pianta giapponese, è stato scoperto un flavonoide che riduce il declino.
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Superare la soglia dei 55 anni in salute Se dai 55 anni fino ai 70 vivi in salute, senza malattie, potrai raggiungere senza problemi la soglia dei novanta anni. Lo stile di vita adottato in questa fascia di età è fondamentale. Sono i risultati dello studio condotto da Elio Riboli, direttore della School of Public Health dell’Imperial College di Londra. L’esperimento ha osservato nel tempo due gruppi di persone, uomini e donne, di diversi Paesi europei. Gli individui del primo gruppo, a differenza di quelli dell’altro, seguivano uno stile di vita sano. I risultati sono stati chiari: raggiungeva la soglia dei settant’anni il 93% delle persone del primo gruppo.
matodi (vermi utilizzati nella prima fase di sperimentazione di farmaci).
La rapamicina argina la crescita dei tessuti pericolosi Una seconda molecola che pare avere effetti positivi sulla longevità dei viventi è la rapamicina. Nasce come antibiotico ma dalla sua ha una proprietà particolare: sopprime alcuni meccanismi di crescita cellulare coinvolti nelle mutazioni dannose. La rapamicina, ad oggi, ha dato buone indicazioni su alcuni test animali condotti da Matt Kaeberlein e Daniel Promislow dell’università di Washington, entrambi specialisti in medicina dell’invecchiamento.
La metformina aiuta a sfruttare l’energia e riduce gli zuccheri Più avanzati sono gli studi sulla metformina. Questa molecola nasce come farmaco in grado
di abbassare i livelli di glucosio nel sangue e quindi è utile ai pazienti affetti da diabete di tipo 2, che hanno una funzionalità del pancreas ridotta. Ebbene, dato che la metformina aiuta ad usare al meglio l’energia ricavata da zuccheri e ossigeno, si ritiene che possa contrastare molti fenomeni di ossidazione che portano all’invecchiamento cellulare. Qui siamo un po’ più avanti: sono in corso studi su volontari umani, condotti dal Buck Institute For research on Aging, in California. Secondo gli esperti statunitensi grazie ad un utilizzo appropriato della metformina potrebbe essere possibile “tirare indietro” l’orologio biologico di vent’anni circa. Come a dire che a 70 anni si avrà il fisico dei 50. Ciò consentirebbe di allontanare quello che, a oggi, si ritiene essere il limite biologico.
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I meccanismi biologici
Va alle donne il primato delle più longeve Genetica fortunata, dieta equilibrata, maggiore attenzione alla propria salute. Le varie motivazioni
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e statistiche dimostrano che in tutti i Paesi sviluppati le donne hanno un’aspettativa di vita maggiore rispetto agli uomini, soprattutto nei Paesi ricchi. In Italia, ad esempio, per le donne l’attesa di vita è di circa 85 anni, per gli uomini invece l’aspettativa è di poco superiore agli 80: 5 anni di differenza. Tra i centenari e i supercentenari in tutto il mondo la presenza femminile è nettamente superiore a quella maschile: sei donne per ogni uomo. Quali sono le ragioni per cui le donne vivono più a lungo? Le spiegazioni possibili sono parecchie: differenze genetiche, biologiche, psicologiche e comportamentali. Secondo le spiegazioni fisiologiche l’organismo femminile sarebbe maggiormente protetto dalle malattie, almeno fino alla menopausa. Alcuni studiosi ipotizzano che la maggiore longevità femminile potrebbe derivare anche dal fatto che le donne sono più attente alla propria salute; secondo altri pareri invece la ragione potrebbe essere ricercata nelle differenze occupazionali fra i due sessi, nell’effetto dovuto ai ruoli e alle abitudini attribuiti dalle consuetudini sociali.
si curano di piÙ Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla base dei dati forniti dalla Statistica sulla Salute nel Mondo 2019, la ragione della maggiore longevità femminile sta nel diverso approccio
verso l’assistenza sanitaria dimostrata dai due sessi. Per una stessa malattia, gli uomini cercano assistenza sanitaria meno delle donne. Nei paesi con epidemie generalizzate di HIV, ad esempio, gli uomini hanno meno probabilità delle donne di fare un test HIV, meno probabilità di accedere alla terapia antiretrovirale e più probabilità di morire di malattie correlate all’AIDS rispetto alle donne. Il divario tra l’aspettativa di vita degli uomini e delle donne è minore laddove le donne non hanno accesso ai servizi sanitari. Nei paesi a basso reddito, dove i servizi scarseggiano, 1 donna su 41 muore per causa materna, contro 1 donna su 3.300 nei paesi ad alto reddito.
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Le previsioni per il 2030 Secondo una ricerca pubblicata su Lancet firmata dai ricercatori dell’Imperial College di Londra e dell’Organizzazione mondiale della sanità e condotta in 35 paesi industrializzati cresce l’aspettativa di vita delle donne. Nel 2030 le sudcoreane saranno le prime al mondo ad avere un’aspettativa di vita superiore ai 90 anni. L’Italia a sorpresa non è nella top 5, ma solo nei primi 10. In campo femminile, dopo le sudcoreane, nel 2030 i paesi più longevi saranno nell’ordine: la Francia (88,5 anni), il Giappone (88,41), la Spagna (88,07), la Svizzera (87,70), l’Australia (87,57), il Portogallo (87,52), la Slovenia (87,42), l’Italia (87,28) e il Canada (87,09). Tra gli uomini, la classifica dell’aspettativa di longevità vede in testa di nuovo la Corea del Sud (84,07 anni), seguita da Australia (84), Svizzera (83,95), Canada (83,89), Olanda (83,69), Nuova Zelanda (83,59), Spagna (83,47), Irlanda (83,22), Norvegia (83,16) e Italia (82,82).
centenarie in Italia Secondo l’Istat ci sono 17.630 ultracentenari residenti (dieci anni fa erano 10.386). Al primo gennaio le donne dai cento anni in su erano 14.719, gli uomini 2.911. In tutto sono lo 0,03 per cento della popolazione. La Liguria ha 50 ultracentenari ogni 100 mila residenti.
una Questione di cuore Diversi studiosi che si sono occupati di longevità ritengono che la differenza sostanziale tra donne e uomini consista nel fatto che le prime sono biologicamente più protette dal rischio di infarto. Le differenze di genere nell’aspettativa di vita sarebbero dovute dunque principalmente alla mortalità per cause vascolari, che è nettamente maggiore negli uomini rispetto alle donne. Ma questa differenza si è manifestata solo in tempi abbastanza recenti, a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento. Lo ha dimostrato uno studio dei ricercatori della Southern California University, che hanno esaminato i dati di mortalità relativi
a più di 1700 persone nate tra la fine dell’Ottocento e il 1935 in 13 nazioni sviluppate. In quella fase storica l’aspettativa di vita si è notevolmente allungata, grazie al miglioramento delle condizioni di vita, ai progressi nelle cure mediche e nella prevenzione delle malattie. Ma a partire da quel periodo il sesso forte si è dimostrato più vulnerabile nell’apparato cardiocircolatorio, in parte per caratteristiche fisiche (genetiche e biologiche), ma anche per gli stili di vita.
piÙ controLLi Verso La menopausa Quando la donna entra in menopausa, la diminuzione degli estrogeni comporta alcuni cambiamenti fisiologici che possono riflettersi anche sulla salute. Per questo è importante avere qualche attenzione in più in questa fase della vita. Per esempio si verifica una distribuzione del grasso di tipo “androide”, quindi un aumento dell’adipe a livello addominale e spesso viscerale (girovita superiore a 88 cm nella donna). La presenza di grasso, soprattutto viscerale, comporta un’elevata produzione di sostanze infiammatorie, responsabili non solo dell’insorgenza di diabete, ma anche di aterosclerosi e malattie cardiovascolari (ischemia cardiaca, infarto miocardico, ischemia e ictus cerebrale). Non è infrequente che il grasso addominale si associ anche a valori di colesterolo “cattivo” LDL e trigliceridi nel sangue elevati. Restare in forma diventa quindi ancora più importante per la donna.
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Ababababababababababa I meccanismi biologici
La lunga vita:
è scritta nei telomeri? L’invecchiamento della cellula dipende dalla lunghezza dei suoi telomeri, i “cappucci” che proteggono le punte dei cromosomi
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osa sono i telomeri? Detto in termini molto semplici sono i “cappucci” di protezione collocati a conclusione dei cromosomi, le strutture del DNA che si trovano all’interno delle cellule. Essi erano ritenuti un tempo quasi gli “scarti” del genoma, perché non sono portatori di informazioni genetiche particolari e non influenzano direttamente l’espressione di nessuna caratteristica fisica dell’individuo. Ma poi si è scoperto che hanno una funzione molto importante: servono a mantenere integro il DNA stesso, evitando che possa modificarsi durante le duplicazioni necessarie per la moltiplicazione delle cellule. Per questo i telome-
ri sono stati paragonati ai “cappucci” rigidi collocati alla fine delle stringhe per le scarpe, che hanno lo scopo di evitare che esse si sfilaccino. Quando la cellula si sta per moltiplicare, dividendosi in due, il DNA viene duplicato ma, durante questo processo, può capitare che i telomeri non vengano “copiati” per intero. Così a ogni ciclo di replicazione i telomeri rischiano di accorciarsi sempre più. Quando la loro lunghezza scende sotto una soglia critica, essi sono troppo corti per svolgere la propria funzione protettiva nei confronti dei cromosomi. Con i telomeri troppo corti, le cellule non riescono più a riprodursi correttamente, “invecchiano” e muoiono.
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L’esistenza cellulare non è infinita: il “limite di Hayflick” Negli anni sessanta del secolo scorso il biologo leonard hayflick aveva già intuito e dimostrato che le cellule dell’organismo non possono riprodursi all’infinito, perché a un certo punto cessano di duplicarsi e muoiono. egli formulò la teoria secondo cui le cellule non possono andare oltre un determinato numero di duplicazioni, definito appunto “il limite di hayflick”, che varia in base alla specie animale, al tipo di cellula e alla sua età. in precedenza si riteneva che le cellule coltivate in laboratorio potessero moltiplicarsi all’infinito, e questo dava la sensazione di una sorta di possibile immortalità degli organismi viventi. invece hayflick sperimentando in laboratorio la coltivazione di fibroblasti (cellule del tessuto connettivo dell’organismo umano) constatò che attraverso la divisione cellulare possono moltiplicarsi per un numero finito di volte: circa 50, poi smettono di riprodursi. hayflick ipotizzò che tutte le cellule degli organismi viventi siano dotate di una specie di “orologio interno”, che pone un limite alla loro riproduzione. per cui si estinguono dopo un certo numero di replicazioni. Ma lo studioso non seppe spiegare come avviene questo processo di “autocontrollo” che pone un limite alla vita delle cellule. oggi si sa invece che il blocco della duplicazione cellulare è legato all’accorciamento dei telomeri, che avviene nel corso delle successive divisioni. Quando i telomeri si sono esauriti, la cellula ha raggiunto il limite delle replicazioni che le sono concesse e si estingue per apoptosi (la “morte programmata”).
una scoperta da Nobel Elizabeth Blackburn è stata premiata nel 2009 con il premio Nobel per aver scoperto che l’invecchiamento è legato ai telomeri, i “cappucci” che proteggono le punte dei cromosomi. È autrice con Elissa Epel, fra le altre cose, del libro “La scienza che allunga la vita”.
La teLomerasi, L’enzima deLL’immortaLitÀ Esiste però un enzima, chiamato telomerasi (scoperto nel 1985 all’Università di Berkeley) che impedisce l’accorciamento dei telomeri, perché duplica alcune sequenze di DNA e le aggiunge alla fine dei cromosomi, allungando quindi i“tappi”protettivi ed evitando che si accorcino troppo. Nel nostro organismo, la telomerasi è attiva solamente nelle cellule germinali (gli spermatozoi) e in quelle staminali, ma non nelle cellule somatiche, che sono la grande maggioranza nel corpo. La mancata azione della telomerasi sembra strettamente correlata al processo di invecchiamento.
Molti studi hanno accertato che una maggiore lunghezza dei telomeri, sia negli animali che nell’uomo, corrisponde a una maggiore aspettativa di vita. L’importanza delle ricerche sui telomeri ha avuto il massimo riconoscimento con il conferimento del premio Nobel 2009 per la Medicina a Elizabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak, i tre ricercatori che hanno scoperto il funzionamento di questi “cappucci” del DNA.
gLi studi suLL’ucceLLo canterino La lunghezza dei telomeri è un indicatore preciso delle nostre aspettative di vita? Per rispondere a questa domanda sono stati condotti studi sul “diamante mandarino”, un piccolo uccello canterino, la cui vita può durare da meno di un anno a quasi nove anni. I ricercatori hanno preso in esame 99 esemplari di questo uccello, controllati in diversi momenti del loro sviluppo, dalla nascita alla morte. Si è riscontrato che gli uccelli più longevi erano quelli che avevano telomeri relativamente lunghi, a qualsiasi età. Questo tipo di studio è stato esteso anche all’uomo. Una ricerca statunitense su un gruppo di anziani, ad esempio, ha mostrato che i soggetti in cui i telomeri si erano accorciati rapidamente, in un periodo di tempo di due anni e mezzo, avevano dimostrato più rischi cardiovascolari.
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