Bimestrale Dicembre 2018/Gennaio 2019 n. 12 € 4,90 Italia P.I. 7 dicembre 2018
I manuali RIZA Ormoni naturali per la menopausa di
Tutti i rimedi verdi che funzionano per curare i disturbi tipici del climaterio COSÌ PREVIENI E SUPERI • Osteoporosi e vampate • Problemi cardiocircolatori • Sbalzi d’umore e insonnia • Cefalea e digestione lenta • Sudorazioni e palpitazioni • Dolori ossei e articolari
La dieta per sgonfiare la pancia dopo i 50 anni Cover ORMONI VEGETALI.indd 1
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I manuali
di
RIZA
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La menopausa UN PROCESSO NATURALE, NON UNA MALATTIA La conclusione del periodo fertile della vita femminile segna l’inizio di una stagione fatta di nuove libertà e opportunità. Con i rimedi naturali, ogni donna può spegnere i disturbi dovuti al calo di ormoni e vivere nel migliore dei modi questa fase, cercando ogni giorno il proprio benessere.
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FITOESTROGENI Cosa sono e perché servono alle donne Alcuni ormoni prodotti dalle piante “imitano” le funzioni di quelli umani e servono a far fronte agli sbalzi di estrogeni nel corpo femminile. Ecco quali sono, in quali piante si trovano e come possono essere utili per ridurre i disturbi collegati alla menopausa e per prevenire eventuali malattie.
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I RIMEDI VERDI Per evitare i disturbi femminili Gli ormoni vegetali e altre cure naturali per far fronte a vampate, sbalzi dell’umore, sovrappeso, stanchezza e calo del desiderio.
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I CIBI PIÙ UTILI Per fare scorta di fitoestrogeni Quali alimenti portare ogni giorno in tavola per fornire all’organismo le sostanze che servono a compensare gli squilibri ormonali.
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Direttore responsabile Vittorio Caprioglio Direttore Scientifico Raffaele Morelli Direttore Generale Liliana Tieger Progetto grafico e impaginazione Roberta Marcante Comitato scientifico Raffaele Morelli, Vittorio Caprioglio, Daniela Marafante, Emilio Minelli Redazione Giuseppe Maffeis Immagini Fotolia, 123rf, ShutterStock Direttore pubblicità Doris Tieger Ufficio pubblicità Luisa Maruelli, Ugo Scarparo Responsabile amministrativo Danila Pezzali Segreteria di Direzione Daniela Tosarello Ufficio tecnico Sara Dognini Redazione, amministrazione: Edizioni Riza S.p.a. via L. Anelli 1, 20122 Milano tel. 02/5845961 r.a. - fax 02/58318162 www.riza.it - info@riza.it Pubblicità: Edizioni Riza S.p.a. via L. Anelli 1, 20122 Milano tel. 02/5845961 r.a. - fax 02/58318162 www.riza.it - advertising@riza.it Stampato in Italia da: Rotolito S.p.A. Stabilimento di Cernusco sul Naviglio (MI) Distribuzione per l’Italia: So.Di.P “Angelo Patuzzi” S.p.A., Via Bettola 18, 20092 Cinisello Balsamo (MI) Una copia: Euro 4,90. Arretrati: Euro 9,80 Versamenti da effettuare sul C.C.P. n. 25847203, intestato a Edizioni Riza S.p.A., via L. Anelli, 1 20122 Milano. ISSN 1973-4417 Autorizzazione del tribunale di Milano n. 3 del 10/01/2017 Associato a:
“I Manuali di Riza” citano i nomi commerciali di prodotti fitoterapici, omeopatici o farmaci per completezza di informazione e per libera scelta della redazione. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione sono a scopo informativo e divulgativo: pertanto non intendono sostituire, in alcun caso, il parere del medico di fiducia.
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I fitoestrogeni
COSA SONO E PERCHÉ CI SONO UTILI
GLI ORMONI PRODOTTI DALLE PIANTE “IMITANO” QUELLI UMANI E SERVONO A FAR FRONTE AGLI SBALZI NEL CORPO FEMMINILE
I
fitoestrogeni sono dei composti vegetali, presenti in numerose piante, caratterizzati da un’azione simile a quella degli estrogeni (gli ormoni femminili che regolano la sessualità, il ciclo mestruale e la riproduzione), sebbene in natura non svolgano la stessa funzione. Infatti, quando vengono assunti nel nostro organismo, si legano ai recettori posti sulle cellule destinate ad accogliere gli estrogeni naturali per dare il via a tutti i processi fisiologici regolati da tali ormoni. Riescono a “mimare” le azioni degli estrogeni perché hanno una struttura chimica molto simile alla loro. Grazie a questa loro particolare struttura i fitoestrogeni possono modulare alcuni processi biochimici del nostro organismo, agendo sia come stimolatori ormonali che come antagonisti della stimolazione ormonale.
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UN VASTO GRUPPO DI COMPOSTI I fitoestrogeni possono influenzare diverse funzioni dell’organismo, soprattutto quelle che sono collegate alla riproduzione, in quanto regolate dagli ormoni sessuali. Possono esercitare contemporaneamente sia effetti estrogenici che anti-estrogenici, secondo il tipo di recettore attivato e il livello degli steroidi presenti nel corpo. In pratica significa che i fitoestrogeni sono utili per riequilibrare sia una carenza di determinati ormoni che un loro eccesso nocivo. Questi composti vegetali fanno parte del gruppo dei polifenoli, una famiglia molto numerosa ed eterogenea di molecole prodotte dalle piante. La caratteristica principale dei polifenoli è quella di essere potenti antiossidanti naturali e agire sul metabolismo dei grassi. In base alla loro diversità chimica i fenoli rivestono ruoli differenti nella pianta. I polifenoli comprendono i flavonoidi, gli acidi fenolici, gli stilbeni e i lignani. I flavonoidi, detti anche bioflavonoidi, comprendono qualche migliaio di differenti molecole. A questo gruppo appartengono gli isoflavoni e le antocianidine (tra cui quelle contenute nei mirtilli) e le catechine (che si trovano ad esempio nel tè). Alcuni flavonoidi (in
particolare gli isoflavoni e i cumestani) e i lignani sono i fitoestrogeni di cui ci occuperemo in modo particolare in questo libro, perché hanno una funzione simile a quella degli ormoni umani.
C’è anche il resveratrolo dell’uva Presente soprattutto nel vino rosso e in minor misura in quello bianco, il resveratrolo fa parte della famiglia dei polifenoli ed è diventato noto in anni recenti come “protettore delle coronarie”. Si trova all’interno di tutte le parti della pianta dell’uva, dove svolge azione di difesa nei confronti di muffe. Vista la sua struttura chimica che contiene un anello fenolico, caratteristico degli estrogeni steroidei, si è ipotizzato che il transresveratrolo sia un estrogeno vegetale. La sua azione fitoestrogenica è stata confermata e il vino rosso sembra essere dunque una bevanda che ha anche una funzione pseudo-ormonale.
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Fitoestrogeni
La funzione degli ormoni nelle piante
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el mondo vegetale, ogni pianta può essere considerata un organismo: dal filo d’erba alla sequoia, si tratta sempre di un essere vivente. La struttura interna delle piante è molto più semplice di quella degli animali e degli esseri umani, eppure è regolata dagli stessi processi. Sia nelle piante superiori che negli animali, la comunicazione tra le cellule è mediata dall’azione degli ormoni, così come succede nell’organismo umano. Gli ormoni sono sostanze organiche naturali che, a basse concentrazioni, influenzano profondamente i processi fisiologici. Proprio la comunicazione fra le cellule, ottenuta grazie agli ormoni, determina l’aspetto delle piante e degli animali nelle varie fasi del loro sviluppo. Gli ormoni vegetali, per esempio, comunicano al seme che è ora di germogliare e alle foglie da quale direzione proviene la luce e quanto deve crescere, così come gli estrogeni umani comunicano al corpo
femminile che è arrivato il momento di svilupparsi e avviare la pubertà. Gli ormoni portano il loro messaggio a interlocutori ben definiti: nella pianta sono sintetizzati in alcune zone come il germoglio e le foglie, negli animali in organi o tessuti specifici. E come si spostano gli ormoni? Nel mondo vegetale sono spinti da cellula in cellula così come, negli organismi superiori, sono immessi e trasportati attraverso il circolo sanguigno verso le cellule del loro “tessuto bersaglio”. Inoltre il loro effetto dipende dalla quantità e concentrazione, che varia in base alle necessità. Gli ormoni delle piante sono però diversi da quelli che agiscono nell’uomo. In botanica gli ormoni vegetali vengono raggruppati in cinque classi: auxine, gibberelline, citochinine, etilene e acido abscissico. Sono prodotte in modo diverso nell’arco del ciclo di vita di un vegetale: auxine, citochinine e gibberelline sono considerati ormoni giovanili mentre etilene e acido abscissico sono ormoni della maturità.
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COME AGISCONO NEI VEGETALI Le funzioni degli ormoni sono analoghe nelle piante e nell’organismo umano. In entrambi i casi, infatti, gli ormoni si occupano della regolazione dei processi fisiologici di crescita, riproduzione (fioritura, sviluppo del frutto e del seme), invecchiamento e morte. Funzionano da interruttori, stimolando, rafforzando diminuendo o bloccando l’andamento dei processi sopra elencati. Inoltre, reagiscono in risposta agli stress dovuti ai cambiamenti climatici e agli aggressori. Infine, “traducono” i segnali genetici in istruzioni impartite alle cellule. Nelle piante le sostanze che agiscono come ormoni svolgono svariate azioni, che servono alla crescita e alla riproduzione.
Le loro azioni, in sintesi • Rappresentano una difesa dagli animali erbivori (alcuni, infatti, hanno un sapore sgradevole). • Agiscono come sostanze antibatteriche o antifungine e come inibitori della crescita di parassiti. • Garantiscono un supporto e una barriera meccanica contro l’invasione microbica (le lignine). • Forniscono colorazioni che attraggono gli impollinatori (in particolare le antocianine).
Fu Darwin il primo a identificarli Il primo ricercatore a scoprire e studiare gli ormoni vegetali fu proprio Charles Darwin, che individuò l’esistenza nelle piante di segnali chimici che ne regolavano lo sviluppo, osservando i fenomeni fototropici, ovvero la reazione delle piante alla luce. Le prime ricerche eseguite da Charles Darwin e da suo figlio su questo argomento risalgono al 1881 e riguardano la reazione dei germogli di avena alla luce. Il noto studioso e ricercatore inglese scoprì che, a guidare la crescita della pianta verso la luce, era una particolare sostanza prodotta nell’apice del germoglio e inviata alle cellule di specifiche parti del fusto per stimolarne la crescita verso la fonte luminosa. Questa sostanza venne chiamata auxina, e fu il primo ormone vegetale identificato.
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Fitoestrogeni
L’uso dei fitoestrogeni nell’organismo umano
L’
utilizzo di alcune piante come contraccettivi o abortivi, grazie al loro effetto sulla produzione ormonale, risale all’antichità, ma solo alla metà del secolo scorso si è arrivati alla scoperta dei fitoestrogeni, studiando un curioso fenomeno che si verificava in Australia: le pecore che pascolavano in prati ricchi di trifoglio rosso risultavano sterili. Si scoprì che questo fenomeno era dovuto al fatto che nel trifoglio sono presenti fitormoni che agiscono come gli ormoni sessuali animali. Da allora, i ricercatori si sono concentrati sull’azione degli ormoni vegetali sul mondo animale, fino a quando alcuni studi hanno aperto la strada alle ricerche sul possibile utilizzo dei fitoestrogeni per la salute umana. Questo è accaduto partendo anche dalle ricerche che mostravano come nelle popolazioni asiatiche si registri una minore incidenza di cancro alla mammella e alla prostata rispetto alle popolazioni occidentali.
Uniti l’incidenza di malattie degenerative tornava a essere simile a quella delle popolazioni occidentali, si pensò che il minore tasso di patologie e disturbi non fosse legato a fattori genetici ma alle abitudini di vita in Oriente, soprattutto a quelle alimentari.
Il consumo della soia in Oriente Le donne orientali inoltre manifestano un minor numero di sintomi legati alla menopausa, oltre a un rischio inferiore di malattie croniche e cardiovascolari, la cui diffusione è associata alla menopausa stessa. Per cercare di spiegare questi dati, i ricercatori indagarono sui fattori che differenziano le popolazioni asiatiche dalle altre. Osservando che nelle persone di origine asiatica trasferitesi negli Stati
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In particolare, le persone del Sud-Est asiatico sono abituate a un alto consumo di soia che, da sola, contribuisce al 2060% dell’apporto proteico giornaliero. La soia è l’alimento più ricco di isoflavoni (che sono fitoestrogeni) e il suo elevato consumo apporta nella dieta di un orientale 25-45 mg di isoflavoni totali al giorno, mentre le concentrazioni raggiunte da un occidentale sono inferiori a 5 mg al giorno. I fitoestrogeni vennero quindi identificati come fattori protettivi o comunque coinvolti in primo piano in questi processi.
Continuano le ricerche Furono promossi ulteriori studi per valutare come integrare tali sostanze nella dieta delle popolazioni occidentali, sia direttamente nell’alimentazione che attraverso integratori alimentari, visto che il contenuto nelle piante e nei cibi da esse ricavati può
variare in modo notevole, in base ai metodi di coltivazione e ai processi di preparazione degli alimenti. Da allora, le ricerche sui fitoestrogeni si sono moltiplicate, soprattutto con la guida e il contributo del National Cancer Institute degli Stati Uniti. I ricercatori lavorano sia per isolare e identificare le molecole che agiscono come ormoni umani, sia per controllarne gli effetti, positivi o negativi, sull’organismo, per valutare la possibilità di utilizzarli in modo preciso per la salute.
LO SFRUTTAMENTO NELL’AGRICOLTURA Negli anni ‘30 in Olanda venne definita la struttura chimica dell’auxina, il primo fitormone identificato, e si cominciò a studiarne con maggiore precisione le funzioni e le possibili applicazioni pratiche. Oltre a essere associata alla crescita della pianta, l’auxina viene prodotta per riparare le ferite nei vegetali, per ritardarne l’invecchiamento, promuovere la fioritura, ridurre il consumo idrico, aumentare la resistenza a stress ambientali (come le alte o basse temperature, siccità) e agli attacchi fungini, migliorare l’assorbimento di nutrienti dal suolo. Numerose, quindi, le applicazioni agronomiche di questi composti. Gli altri ormoni vegetali identificati successivamente non sono da meno. Per esempio le gibberelline vengono utilizzate per aumentare la grandezza dell’uva priva di semi e vengono applicate sugli agrumi per ritardare il loro degrado, così i frutti possono rimanere sull’albero più a lungo e si può estendere il periodo commerciale di vendita.
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Fitoestrogeni
I principali “ormoni verdi” e in quali piante si trovano
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el corso degli ultimi decenni si sono intensificati gli studi sulle piante che svolgono un’azione estrogenica; nel 1975 se ne contavano circa 350, mentre attualmente sono più di 600 quelle che si ritengono ricche di ormoni simili agli estrogeni umani. Tra queste, però, solo alcune decine contengono fitoestrogeni assimilabili attraverso l’alimentazione e tra queste soprattutto la soia. Sono queste le fonti di fitoestrogeni a cui dedicheremo maggiore attenzione in questo libro, perché permettono di assumere facilmente gli ormoni verdi con un’integrazione alimentare. Le sostanze vegetali con funzione estrogeno-simile vengono suddivise in varie categorie. Ecco le maggiori: isoflavoni, saponine steroidee, fitosteroli, lignani, cumestani e lattoni. Oggi, gli isoflavoni e i lignani sono i gruppi più studiati e la soia e il trifoglio rosso sono le principali fonti commerciali di tali molecole.
Gli isoflavoni, nei legumi Gli isoflavoni (genisteina e diadzeina, biochanina A e formononetina) sono la categoria di fitoestrogeni che ha destato la maggiore attenzione. Gli isoflavoni sono presenti principalmente nelle leguminose (soia, fagioli, piselli, ceci, lenticchie...), ma anche nei frutti, nel trifoglio rosso (Trifolium pratense), nell’erba medica (Medicago sativa) e in altre specie vegetali come le composite e le rosacee. Sono presenti in dosi variabili, sotto forma di glucosidi, cioè composti legati a una o più molecole di zuccheri. Tra gli isoflavoni più noti e più attivi sono da citare la daidzeina e la genisteina, che si trovano nella soia e nella corteccia del pino marittimo. La genisteina, contro i tumori - La genisteina è considerata la più attiva fra gli isoflavoni e mostra un’alta affinità con i recettori attraverso cui gli estrogeni si legano alle cellule. Per questo, la
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genisteina è molto studiata e le sono state riconosciute proprietà antitumorali e antiossidanti. Svolge, infatti, un effetto inibitorio sullo sviluppo di nuovi vasi sanguigni. Questo processo è fondamentale nella normale crescita dei tessuti, oltre che nella cicatrizzazione delle ferite, ma quando si formano dei tumori diventa nocivo perché la presenza di nuovi vasi li fa espandere. La genisteina inibisce anche un enzima che svolge un ruolo chiave nello sviluppo dei tumori, nella replicazione delle cellule e nella trasformazione dei tessuti. È dunque probabile che questo fitoestrogeno agisca in qualche modo nel meccanismo che stabilizza il Dna e riduce lo sviluppo di nuovi vasi e di nuovi tessuti, in modo da diminuire la capacità delle cellule maligne di moltiplicarsi e di creare metastasi.
I lignani, nei semi e nei cereali I lignani sono presenti nella buccia esterna dei semi dei cereali integrali (grano, orzo, riso, segale), nei semi di sesamo e di lino, oltre che nella verdura, nelle noci, nelle spezie e in alcuni oli vegetali, tra cui quello di oliva. La flora batterica trasforma i lignani nei loro metaboliti (enterolattone ed enterodiolo) che combattono i microbi e svolgono un’azione antiossidante e protettiva contro il tumore al seno. I cumestani, nei germogli I cumestani si formano prevalentemente durante i processi di germinazione e quindi sono reperibili soprattutto nei germogli, ma in misura minore anche nel trifoglio rosso e in alcuni legumi. Il cumestrolo è il composto principale di questa categoria ed è il più attivo, grazie alla sua affinità con i recettori degli estrogeni naturali. Si trova nei germogli dei cavoli di Bruxelles e nei semi di girasole. Anche i cumestani producono un effetto anticancerogeno perché contrastano la produzione di nuovi vasi sanguigni, e depotenziano alcuni enzimi che favoriscono la moltiplicazione delle cellule cancerose. Ricordiamo infine altri fitoestrogeni “minori”: i calconi sono presenti nella liquirizia; i diperpenoidi nel caffè; i triterpenoidi nella liquirizia e nel luppolo; i ciclici nel luppolo; le cumarine si trovano in cavoli, piselli, spinaci, liquirizia.
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