

IL PESCE



VIAGGIO DIETRO LE QUINTE DELLA


Pregis S.p.a.

1. La Fase di Ricezione: L'Arte dell'Ascolto


3. Il Render: L'Anteprima della Realtà



















































26 1/ IL PESCE
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ANNUARIO del PESCE e della PESCA 2025/2026 N. 36


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AGENDA
Firenze
TASTE – In viaggio con le diversità del gusto, il salone di Pitti Immagine dedicato alla scena food contemporanea, si svolgerà per la sua 19a edizione alla Fortezza da Basso di Firenze dal 7 al 9 febbraio. Protagoniste saranno oltre 750 aziende, per una fotografia aggiornata e approfondita della produzione e della cultura enogastronomica, tra tradizione e modernità. «Cibo vero – True Food recita il tema di questa edizione ed è ciò che i buyer cercano e troveranno a TASTE», ha detto RAFFAELLO NAPOLEONE, AD di Pitti Immagine. «Obiettivo: andare all’essenza di ciò che ci nutre. Lo faremo attraverso i nostri espositori e con la guida preziosa di talk ed eventi che serviranno a farci riflettere e a fornirci chiavi di lettura delle evoluzioni del food». TASTE continua anche ad attrarre l’attenzione di un numero sempre maggiore di operatori del settore esteri. Nel 2025, sono stati 900 i buyer internazionali arrivati a Firenze da Francia, Germania, USA, Svizzera, UK, Spagna, Austria, Belgio, Olanda, Turchia. Buone anche le presenze dall’Est europeo e dai mercati extracontinentali di Australia, Giappone, Canada, Corea del Sud, Singapore, Thailandia, Emirati Arabi e Arabia Saudita, Messico, Brasile, Nuova Zelanda (in foto, il tonno della famiglia Testa, che “vive e pesca dal 1800 a Ognina, l’antico porto di Ulisse a qualche chilometro da Catania, coltivando il mare” al salone dello scorso anno). taste.pittimmagine.com


Las Vegas (USA)
Organizzato in collaborazione con la WORLD AQUACULTURE SOCIETY, la NATIONAL AQUACULTURE ASSOCIATION, l’AQUACULTURE SUPPLIERS ASSOCIATION e altre organizzazioni affiliate, Aquaculture America 2026, dal 16 al 19 febbraio, torna in uno dei luoghi di intrattenimento più amati al mondo: Las Vegas, Nevada, presso il Paris Las Vegas Hotel. Aquaculture America 2026 riunisce professionisti del settore, ricercatori, produttori, fornitori ed educatori. I partecipanti potranno immergersi in un ricco programma che comprende sessioni tecniche, presentazioni principali e poster e un vivace salone espositivo con le ultime tecnologie e i prodotti e i servizi che stanno plasmando il futuro dell’acquacoltura. L’evento include opportunità di socializzazione e networking, ricevimenti ed eventi speciali, tra cui l’asta dal vivo della NAA, pensati per promuovere la collaborazione, stimolare idee e rafforzare la comunità del settore dell’acquacoltura. www.was.org/meeting/code/AA2026

Pordenone
AquaFarm, la mostra-convegno internazionale dedicata ad acquacoltura, pesca sostenibile e produzione di alghe, tornerà alla Fiera di Pordenone il 18 e 19 febbraio. L’ampia area espositiva internazionale porterà in mostra tutte le migliori innovazioni e soluzioni di nuova generazione del settore. L’area dedicata alle Università e ai centri di ricerca e l’Arena AquaFarm costituiscono due punti di forza della fiera, con l’Arena showcooking dove degustare le eccellenze produttive nazionali. Il programma di conferenze ed incontri workshop vedrà alcuni punti focali di grande attualità. Non mancherà il focus sulle microalghe con AlgaeFarm. Sospesa invece l’edizione 2026 di NovelFarm, che verrà riprogrammata nel 2027. Trovate un approfondimento sul salone a pagina 138. aquafarm.show









Pescara - Italia

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Brema (Germania)
Con la crescente popolarità delle diete iperproteiche, i prodotti ittici assumo un ruolo ancor più centrale nella nutrizione e nella ristorazione moderna. Rispecchiando questa tendenza, Fish International, in programma dal 22 al 24 febbraio presso Messe Bremen, moderno centro espositivo noto per le sue strutture all’avanguardia, presenterà un’ampia gamma di prodotti, freschi e surgelati, frutti di mare, concept e innovazioni. Dall’acquacoltura sostenibile all’imballaggio ai prodotti innovativi a base di alghe, i visitatori avranno l’opportunità di scoprire le novità sul mercato, fare rete con i leader del settore e ottenere informazioni sulle tendenze che stanno plasmando il futuro dell’industria ittica. Diverse grandi regioni torneranno con padiglioni internazionali, come la Xunta de Galicia, una delle principali regioni ittiche d’Europa, e Food from Denmark. Saranno presenti professionisti del settore provenienti da tutto il mondo delle aree della commercializzazione del pesce, della lavorazione e della vendita al dettaglio (photo © Oliver Saul).
fishinternational.de
Pordenone
Nel corso di AquaFarm 2026, nella giornata di giovedì 19 febbraio (dalle 9:30 alle 11:00), presso la Sala Meeting all’interno del quartiere fieristico, si svolgerà il workshop dal titolo Ricerche di mercato delle opportunità di business nel comparto ittico e agri-food in Eritrea, organizzato da ICE Italia Trade Agency in collaborazione con la nostra rivista IL PESCE. Focus dell’evento sarà la presentazione di un quadro organico, realistico e attuabile per lo sviluppo sostenibile della filiera ittica eritrea, sia marina che continentale. Saranno approfonditi vincoli e potenzialità attraverso programmi concreti che possano attivare processi di crescita inclusiva, creazione d’impresa, innovazione tecnologica e incremento degli scambi tra Italia e Eritrea. pesceineritrea.it





Boston (USA)
L’appuntamento imperdibile per il seafood marketplace internazionale è a Boston presso il Thomas M. Menino Convention & Exhibition Center dal 15 al 17 marzo con l’edizione 2026, la 44a, di Seafood Expo North America / Seafood Processing North America. La manifestazione sarà interessante non solo per la parte espositiva ma anche per un calendario di conferenze che approfondiranno varie tematiche legati ai comparti di acquacoltura e pesca. Segnaliamo in particolare il keynote speech del 15 marzo dal titolo “Bivio attuale: le realtà economiche e commerciali che plasmeranno il settore ittico nel 2026” della giornalista esperta in politica e finanza NOMI PRINS (in foto, un partecipante alla scorsa edizione della Oyster Shucking Competition, che quest’anno si svolgerà martedì 17 marzo alle ore 11:00; photo © facebook.com/seafoodexponorthamerica). seafoodexpo.com/north-america
Bologna
SANA Food torna a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio con un concept ancora più focalizzato sull’alimentazione biologica, sana e sostenibile per il canale HO.RE.CA. e il retail specializzato, e una rinnovata sinergia con Slow Wine Fair, fiera del vino buono, pulito e giusto. All’interno di SANA Food sarà protagonista tutto ciò che è biologico, biodinamico, vegano, vegetariano, DOP, IGP, STG e salutistico. Nella Social Food Area, la fiera darà spazio alle produzioni agricole solidali e sostenibili da contesti di reinserimento sociale e da terreni confiscati alla malavita. Un’attenzione speciale sarà riservata alle start-up e alle loro proposte, dando priorità all’innovazione tecnologica e sostenibile nella produzione e distribuzione alimentare. Imperdibile il ritorno di Rivoluzione Bio (7a edizione), con la presentazione in anteprima dei dati dell’Osservatorio SANA 2026 sui consumi nel canale HO.RE.CA. e le esportazioni del settore bio. sana.it









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IL PESCE NEL MONDO
Giappone: nuovo record per l’asta del tonno rosso con un esemplare di 243 kg venduto a 2,8 milioni di euro
La tradizionale asta di inizio anno del mercato del pesce di Tokyo ha riservato un’apertura d’anno record. Un esemplare di 243 kg, pescato al largo di Oma, nella prefettura di Aomori, è stato infatti venduto per 510,3 milioni di yen, pari a circa 2,8 milioni di euro. Si tratta del primato storico dall’inizio delle rilevazioni, nel 1999: l’offerta supera nettamente il precedente record di 333,6 milioni di yen, registrato nel 2019 in occasione del primo trasferimento del mercato da Tsukiji a Toyosu, a est della capitale. L’acquirente è l’azienda giapponese KYOMURA che gestisce la catena di sushi Sushizanmai: il tonno rosso verrà affettato nella sede storica del mercato, a Tsukiji e sarà distribuito a livello nazionale, mantenendo i prezzi al pubblico invariati nonostante le quotazioni milionarie battute all’asta. L’evento, si è svolto a inizio gennaio tra scambi animati di acquirenti e venditori: un evento che ha richiamato anche numerosi turisti stranieri. «Il primo tonno dell’anno porta fortuna. Vogliamo che il maggior numero possibile di persone possa assaggiarlo e sentirsi carico della sua energia», ha dichiarato il presidente KIYOSHI KIMURA. Negli ultimi anni, le cifre delle aste del Capodanno hanno mostrato una netta ripresa dopo il crollo legato alla pandemia. Il ritorno a investimenti di tale portata, considerati “simbolici”, segnala una ripresa della fiducia nel settore della ristorazione e dei consumi in generale (fonte: EFA News – European Food Agency).



Marocco: sospensione export delle sardine congelate Il Marocco ha annunciato la sospensione temporanea delle esportazioni di sardine congelate a partire dal 1o febbraio, in risposta alla carenza di sardine marocchine e con l’obiettivo di dare priorità all’approvvigionamento interno per il suo mercato e i suoi stabilimenti. Lo ha dichiarato davanti al Parlamento marocchino ZAKIA DRIOUICH, membro del Governo e responsabile della pesca, senza specificare per quanto tempo durerà il divieto. Le sardine sono un alimento base per le famiglie marocchine e il Paese nordafricano è il principale esportatore mondiale di questo pesce, grazie alla notevole estensione delle sue coste atlantiche e mediterranee.
Le specie pelagiche come le sardine rappresentano circa l’80% delle risorse ittiche costiere del Marocco, rispetto al 20% del pesce bianco, ha affermato Driouich. L’industria nazionale delle conserve di sardine (UNICOP) ha esortato le autorità a giugno ad agire contro la pesca illegale dopo aver segnalato un calo delle catture. Gli sbarchi di sardine in Marocco sono diminuiti del 46% nel 2024, attestandosi a 525.000 tonnellate, secondo i dati ufficiali. La misura disposta dall’esecutivo marocchino potrebbe avere ripercussioni sull’industria di trasformazione e conserviera spagnola, che, pur avendo alcuni stabilimenti nel Paese, acquista questo prodotto in grandi quantità per l’ulteriore lavorazione nei suoi stabilimenti situati in Spagna. Infatti, tra gennaio e ottobre, la Spagna ha importato circa 27.400 tonnellate di sardine congelate dal Marocco, il 64% del totale importato in questo periodo, ben al di sopra di Portogallo e Francia, che completano i tre principali fornitori di questa specie congelata alla Spagna. La misura ha generato polemiche nel settore poiché, secondo ANFACO (organizzazione spagnola delle imprese del settore marittimo-alimentare), appare protezionistica e contraria al quadro giuridico. ANFACO sostiene invece una gestione tecnica delle risorse ittiche per garantire la sostenibilità dello stock della specie. Secondo l’associazione, l’UE ha importato 17.538 tonnellate di preparati e conserve di sardine dal Marocco tra gennaio e ottobre, pari all’89% del totale proveniente da paesi extra-UE. Queste cifre consolidano il ruolo del Marocco come principale fornitore extra-UE di questi prodotti e principale concorrente dell’industria spagnola, che ha prodotto 13.503 tonnellate di sardine in scatola nel 2024 (fonte: EFA News – European Food Agency).







ITALIA

MARCA BY BOLOGNAFIERE & ADM
Bologna, 14-15 gennaio
Organizzazione: BOLOGNAFIERE marcabybolognafiere.com
TASTE
Firenze, 7-9 febbraio
Organizzazione: PITTI IMMAGINE taste.pittimmagine.com

AQUAFARM
Mostra-convegno internazionale su acquacoltura, algocoltura e industria della pesca
Pordenone, 18-19 febbraio
Organizzazione: PORDENONE FIERE aquafarm.show novelfarmexpo.it/algaefarm-fi eraalgocoltura
AQUAFISHERY
Salone della pesca artigianale e professionale
Pordenone, 18-19 febbraio
Organizzazione: PORDENONE FIERE aquafarm.show


SANA FOOD
Bologna, 22-24 febbraio
Organizzazione: BOLOGNAFIERE sana.it
HORECA EXPOFORUM
Salone internazionale della ristorazione professionale Torino, 15-17 marzo
Organizzazione: GL EVENTS ITALIA horecaexpo.it

TUTTOFOOD
Milano Rho, 11-14 maggio
Organizzazione: FIERE DI PARMA tuttofood.it
IDENTITÀ MILANO
Milano, 7-9 giugno
Organizzazione: IDENTITÀ GOLOSE MILANO identitagolose.it
TERRA MADRE – SALONE DEL GUSTO
Torino, 24-28 settembre
Organizzazione: SLOW FOOD ITALIA terramadresalonedelgusto.com

IMEAT – IFISH
Fiera internazionale delle carni –Innovazione, tecnologie, prodotti – Percorso dedicato al settore ittico
Bologna, 11-13 ottobre
Organizzazione: ECOD imeat.it

CIBUS TEC
Parma, 27-30 ottobre
Organizzazione: FIERE DI PARMA www.cibustec.it
ECOMONDO
The green technology expo Rimini, 3-6 novembre
Organizzazione: ITALIAN EXHIBITION GROUP ecomondo.com
GUSTUS – EXPO DEI
SAPORI MEDITERRANEI
Salone Professionale dell’Agroalimentare, enogastronomia e tecnologia Napoli, 15-17 novembre
Organizzazione: PROGECTA SRL gustusnapoli.com

















SIMEC AQUAFISH
Saudi International Marine Exhibition
Riyadh (Arabia Saudita) 26-28 gennaio
Organizzazione: CITYEVENTS simec-expo.com
GULFOOD
Dubai (EAU), 26-30 gennaio
Organizzazione: GULFOOD gulfood.com
BIOFACH
Norimberga (Germania) 10-13 febbraio
Organizzazione: NÜRNBERGMESSE biofach.de
AQUACULTURE AMERICA 2026
Las Vegas (USA), 16-19 febbraio
Organizzazione: WAS WORLD AQUACULTURE SOCIETY www.was.org/meeting
FISH INTERNATIONAL
Brema (Germania), 22-24 febbraio
Organizzazione: MESSE BREMEN fishinternational.de
JAPAN INTERNATIONAL
SEAFOOD & TECHNOLOGY EXPO
Osaka (Giappone), 25-26 febbraio
Organizzazione: SEAFOOD SHOW MANAGEMENT seafoodshow-japan.com

SEAFOOD EXPO
NORTH AMERICA
SEAFOOD PROCESSING NORTH AMERICA
Boston (USA), 15-17 marzo
Organizzazione: DIVERSIFIED EXHIBITIONS seafoodexpo.com/north-america
ESTERO


SEAFOOD EXPO GLOBAL
SEAFOOD PROCESSING
GLOBAL
Barcellona (Spagna), 21-23 aprile
Organizzazione: DIVERSIFIED EXHIBITIONS seafoodexpo.com
INTERPACK
Processing & Packaging
Düsseldorf (Germania), 7-13 maggio
Organizzazione: MESSE DÜSSELDORF interpack.com

PLMA’S 2026 WORLD OF PRIVATE LABEL
INTERNATIONAL TRADE SHOW
Amsterdam (Olanda), 19-20 maggio
Organizzazione: PRIVATE LABEL MANUFACTURERS ASSOCIATION plmainternational.com
SEAGRICULTURE
6th International Seaweed Conference
Bangkok (Thailandia), 19-21 maggio
Organizzazione: DLG MARKETS BENELUX B.V. seagriculture.world
KOREA SEAFOOD SHOW
K-Seafood Global Festival: Beyond Borders, Towards Sustainability
Seoul (Corea del Sud), 19-21 maggio
Organizzazione: KOREA FISHERIES ASSOCIATION kseafoodshow.com
WORLD AQUACULTURE
SINGAPORE
Singapore, 3-5 giugno
Organizzazione: WAS WORLD AQUACULTURE SOCIETY was.org/meeting/code/WA2026
SEAGRICULTURE EU
15th International Seaweed Conference EU
Göteborg (Svezia), 16-18 giugno
Organizzazione: DLG MARKETS BENELUX B.V. seagriculture.eu
WAC 2026
World Congress on Aquaculture, Fisheries & Marine Biology
Barcellona (Spagna), 25-27 giugno
Organizzazione: MAGNUS GROUP LLC worldaquacultureconference.com
JAPAN INTERNATIONAL SEAFOOD & TECHNOLOGY EXPO
Tokyo (Giappone), 19-21 agosto
Organizzazione: SEAFOOD SHOW MANAGEMENT seafoodshow-japan.com
WORLD SEAFOOD SHANGHAI
Shanghai (Cina), 26-28 agosto
Organizzazione: ITE ASIA EXHIBITIONS LTD www.worldseafoodshanghai.com
SEAFOOD EXPO ASIA
Singapore, 2-4 settembre
Organizzazione: DIVERSIFIED EXHIBITIONS www.seafoodexpo.com/asia/
IX GLOBAL FISHERY FORUM & SEAFOOD EXPO RUSSIA
San Pietroburgo (Russia) 16-18 settembre
Organizzazione: EXPO SOLUTIONS GROUP seafoodexporussia.com
AQUACULTURE EUROPE
Lubiana (Slovenia) 28 settembre – 1 ottobre
Organizzazione: WAS – WORLD AQUACULTURE SOCIETY aquaeas.org

CONXEMAR
Vigo (Spagna), 6-8 ottobre
Organizzazione: CONXEMAR conxemar.com

SIAL PARIS
Parigi (Francia), 17-21 ottobre
Organizzazione: COMEXPOSIUM sialparis.com
LATIN AMERICAN AND CARIBBEAN AQUACULTURE
San Salvador (El Salvador) 27-30 ottobre
Organizzazione: WAS WORLD AQUACULTURE SOCIETY was.org/meeting/code/LacQua26
WORLD AQUACULTURE 2026 TANZANIA
Dar es Salaan (Tanzania) 1-4 dicembre
Organizzazione: WAS WORLD AQUACULTURE SOCIETY was.org/meeting/code/AFRAQ26

ALGAEUROPE
Valletta (Malta), 8-11 dicembre
Organizzazione: EUROPEAN ALGAE BIOMASS ASSOCIATION DLG MARKETS BENELUX B.V. algaeurope.org
Le date e i luoghi delle fiere sono soggetti sempre a variazioni. Si consiglia chi è interessato a partecipare a una fiera ad accertarsi, presso gli organizzatori, del luogo e della data. Si declina pertanto ogni responsabilità per eventuali inesattezze.
ANTONIO VERRINI



Il naufragio della pesca italiana
Il settore va incontro ad una mutazione silenziosa e irreversibile, tra adempimenti normativi e l’abbandono definitivo
delle reti
di Maria Antonietta Dessì
Regolamenti, algoritmi e incentivi alla dismissione: sono questi elementi che potrebbero segnare il definitivo declino delle nostre marinerie. La direzione era presa da tempo ma ora ci si è messa anche l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2023/2842 che introduce una nuova stagione di controlli e l’obbligo del giornale di bordo elettronico (ERS) a segmenti di flotta che erano stati sinora risparmiati. Un nuovo adempimento accolto dagli operatori della piccola pesca come un vero e proprio atto di ostilità.
Molti pescatori faticano ad approcciarsi ad interfacce digitali complesse mentre operano in mare
aperto. I nuovi sistemi di monitoraggio elettronico remoto (CCTV), ovvero telecamere a bordo, vengono considerati come un’invasione della privacy, ma, soprattutto, come un atto di sfiducia verso la categoria, la cui risposta sta divenendo sempre più frequentemente l’abbandono delle reti e, sul breve e medio termine, lo smantellamento della flotta peschereccia nazionale.
In tanti ritengono che quest’ultimo provvedimento segni un punto di non ritorno. Perché, quello che una volta era un mestiere tramandato di padre in figlio, fatto di un sapere condiviso nell’esperienza, anche in famiglia o nella comunità, oggi si è
trasformato in un ginepraio burocratico in cui controlli e adempimenti hanno la meglio sull’operatività quotidiana e il tempo dedicato, anche in mare, a compilare registri digitali, rischia di superare quello della cala delle reti.
Per un pescatore artigianale che opera su un natante di 12 metri, spesso in solitaria o con un solo marinaio, l’obbligo di interfacciarsi con software complessi a cui non è avvezzo non è solo un intralcio ma può, addirittura, rappresentare un rischio in termini di sicurezza, perché costringe a distogliere l’attenzione dai motori, proprio mentre si eseguono manovre delicate.

Con l’inizio di gennaio è entrata in vigore la nuova normativa europea che introduce l’obbligo di sistemi di gestione video a bordo dei pescherecci con lunghezza superiore ai 18 metri. Le regole comunitarie prevedono che gli Stati Membri dell’Unione Europea debbano monitorare le attività di pesca della propria flotta, ovunque operi, per verificare lo sfruttamento delle risorse ittiche. In questo quadro rientra l’adozione di apparati di bordo in grado di registrare e trasmettere dati, affiancando i sistemi di localizzazione già in uso.

Epicuro Filosofo greco | Samo, 341 a.C. - Atene, 271 a.C.

La domanda di pesce in Italia resta altissima, perché si tratta di un prodotto fondamentale per la nostra dieta quotidiana, ma l’offerta locale crolla e il prezzo sale alle stelle, impossibile da sostenere per la famiglia media. Per colmare il vuoto si è costretti ad un’importazione massiccia che solleva enormi interrogativi sulla sicurezza alimentare e sulla qualità (photo © Egor Myznik x unsplash).
Eppure un errore di digitazione o un ritardo nella trasmissione dei dati, magari dovuto ad una zona d’ombra nella copertura del segnale, si traduce immediatamente in sanzioni pesantissime. È l’era del monitoraggio da remoto, che per le imbarcazioni sopra i 18 metri (e in prospettiva anche per quelle più piccole) si spinge fino all’installazione di telecamere a circuito chiuso per sorvegliare l’obbligo di sbarco.
La sensazione diffusa sulle banchine è quella di essere trattati come sorvegliati speciali, sospettati a priori pregiudizialmente di frode ambientale e non solo. Si lavora dunque sotto l’occhio vigile di un Grande Fratello che ignora le dinamiche fisiche e umane del lavoro in mare. Si è costretti ad osservare pedissequamente regole scritte da chi in mare non c’è mai stato e non ha idea di come funzionino le cose sul fronte pratico.
In questo clima di tolleranza dell’accerchiamento normativo, in un contesto in cui quello del pescatore non è più da tempo un mestiere appetibile per molte ragioni, l’Unione Europea, in nome della sostenibilità,
introduce l’incentivo all’arresto definitivo. Uno strumento per ridurre lo sforzo di pesca, tanto drastico quanto irrinunciabile, ma che dichiara a chiare lettere un paradosso: si viene pagati per sparire definitivamente. Si tratta di una delle misure finanziate dal fondo FEAMPA. Ma come dare torto a chi decide di aderire a questo incentivo? Per un armatore stanco di lottare contro costi del gasolio alle stelle, mancanza cronica di personale, controlli estenuanti e infinita burocrazia, l’offerta di un indennizzo che può arrivare fino a 500.000 euro è una tentazione a cui è difficile resistere. Ma, soprattutto, potrebbe essere un’occasione irripetibile. Sul fronte pratico nessun dubbio: la cifra è ragguardevole, sebbene rappresenti il “prezzo di liquidazione” di un’azienda magari familiare e di una licenza che non tornerà mai più. Una volta demolito il natante, quel posto di lavoro e quella produzione locale sono persi per sempre.
Quelli che vengono presentati come “incentivi alla sostenibilità” sono in realtà i costi delle esequie di un settore e di intere comunità,
oltre che di intere famiglie. Un danno che non è solo economico, ma anche sociale, culturale e identitario. Ogni peschereccio che viene ridotto ad un ammasso di lamiere in un cantiere di rottamazione è un’azienda che chiude, una licenza che scompare e una famiglia che abbandona la propria storia. Ma, più di ogni altra cosa, è l’impatto sociale di una tale politica ad essere devastante, specialmente nei piccoli borghi marinari. Questi comuni non sono solo destinazioni turistiche, ma centri economici e antropici la cui identità è simbioticamente legata alla pesca.
Quando le barche spariscono dai porti, l’intero tessuto sociale ed economico della località e dei dintorni si sfalda, perdendo la sua natura più autentica. Chiudono tutte le attività dell’indotto, dalle officine motoristiche specializzate ai produttori di reti, dalle pescherie locali ai piccoli mercati all’asta. E molto altro ancora. Si perde quel “saper fare” tradizionale che non è scritto in nessun manuale e che, una volta interrotto il passaggio generazionale, svanisce per sempre.


Quando le barche spariscono dai porti, l’intero tessuto sociale ed economico della località e dei dintorni si sfalda, perdendo la sua natura più autentica. Chiudono tutte le attività dell’indotto, dalle officine motoristiche specializzate ai produttori di reti, dalle pescherie locali ai piccoli mercati all’asta. E molto altro ancora.
Il borgo marinaro si trasforma in una cartolina svuotata, che vive di un glorioso passato, ormai tramontato. Diviene, nel migliore dei casi, un museo a cielo aperto per turisti, dove però il pesce servito nei ristoranti non proviene più dalla barca ormeggiata sotto la finestra, ma da celle frigorifere dove magari regna il surgelato. Una contraddizione senza pari, oltre che un fenomeno illogico, se si pensa a come si è generato.
Ogni gesto, ogni norma, ogni provvedimento è doloroso ma portato avanti con pervicacia in nome della sostenibilità, anche quando è chiaro che gli effetti saranno irreversibili e disastrosi. Un fine che — sebbene apertamente sbandierato — insinua
il dubbio: qual è la reale utilità ambientale di questo sacrificio? Il depauperamento dei fondali è sotto gli occhi di tutti e la necessità di limitare globalmente lo sforzo di pesca è evidente.
Ma la tutela degli stock ittici in questi termini appare più come un suicidio assistito della sola flotta europea che un aiuto concreto ai fondali. In sostanza, uno dei tanti esercizi di autolesionismo geopolitico a cui siamo ormai abituati. Il Mediterraneo è infatti un bacino comune, ma le regole non lo sono affatto.
Mentre l’Italia rottama, impone maglie larghe alle reti e rispetta rigorosi fermi pesca, a poche miglia di distanza le flotte del Nord Africa,
Un Paese con 8.000 km di coste che decide di pagare i propri pescatori per sparire è un Paese che rinuncia a gestire la propria risorsa più grande. Senza una vera diplomazia del mare che imponga regole comuni a tutto il bacino del Mediterraneo e non solo, la fine della pesca italiana servirà solo a consegnare il nostro mercato e le nostre tavole a operatori stranieri che non hanno regole
della Turchia o dell’Egitto operano in regime di sostanziale libertà. Questi Paesi non sono soggetti ai regolamenti di Bruxelles, non devono installare telecamere a bordo e non percepiscono indennizzi per stare in banchina. Il risultato è un grottesco spostamento della pressione biologica: quello che i pescatori italiani lasciano in mare per etica ambientale viene copiosamente prelevato dai pescherecci extra-UE, spesso con metodi che proprio l’Europa condanna fermamente, giudicandoli predatori e inaccettabili.
Stesso discorso vale per gli oceani. I mari non hanno confini e una politica così castrante ha senso se viene attuata universalmente e non in alcuni spazi marginali del globo terrestre.
Negli uffici lontani migliaia di chilometri dai porti si disegna a tavolino il destino di intere comunità. La sostenibilità diviene l’alibi per ogni scelta, ma la logica vacilla drasticamente su scala globale e gli interrogativi restano senza risposta: che senso ha imporre restrizioni draconiane ai pescherecci europei se, anche a poche miglia di distanza, le flotte di altri Paesi continuano a pescare senza i medesimi limiti?
Il risultato è presto detto: il pesce che ci è precluso a tutela dell’ambiente viene prelevato da altri, che, paradossalmente, operano con standard tutt’altro che rigorosi. E oltre al danno la beffa: quello stesso pesce a cui noi Europei rinunciamo in nome della tutela dell’ambiente viene poi rivenduto nei nostri stessi mercati. Uno squilibrio, quest’ultimo, che, oltre ad essere inconcepibile nel suo perverso processo, genera un corto circuito nel mercato alimentare.
La domanda di pesce in Italia resta altissima, perché si tratta di un prodotto fondamentale per la nostra dieta quotidiana, ma l’offerta locale crolla e il prezzo sale alle stelle, impossibile da sostenere per la famiglia media. Per colmare il vuoto si è costretti ad un’importazione massiccia che solleva enormi interrogativi sulla sicurezza alimentare e sulla qualità.
Sui nostri banchi arriva pesce che ha viaggiato per metà del globo, con un’impronta di carbonio enorme, talvolta trattato con conservanti per resistere a filiere logistiche lunghissime. È l’ipocrisia servita a tavola: vogliamo mari protetti e processi trasparenti in Europa, ma non esitiamo a nutrirci con pesce pescato o allevato in condizioni opache altrove. In defi nitiva, la politica della rottamazione e dei controlli opprimenti sta ottenendo un risultato pericoloso: la perdita della sovranità alimentare marittima. Un Paese con 8.000 chilometri di coste che decide di pagare i propri pescatori per sparire è un Paese che rinuncia a gestire la propria risorsa più grande.
Senza una vera diplomazia del mare che imponga regole comuni a tutto il bacino del Mediterraneo (e non solo), la fine della pesca italiana non servirà a salvare i pesci, ma solo a consegnare il nostro mercato e le nostre tavole a operatori stranieri che non hanno regole. Il rischio è che, tra qualche anno, l’unica traccia rimasta della nostra gloriosa tradizione marinara sia qualche vecchia rete appesa per decorazione nei ristoranti del porto, mentre in cucina si sfiletta un prodotto congelato arrivato da lontano.
Maria Antonietta Dessì

































Alto Adriatico: vongole addio?
Il fatturato che crolla da 120 milioni di euro a 13 milioni, oltre
500 famiglie in difficoltà. Secondo i pescatori, il granchio blu è marginale
nella crisi, pesano di più inquinamento e cambiamento climatico
Nell’Alto Adriatico le vongole sono una specie in estinzione e, con loro, vanno a morire anche le imprese che le commerciano. I numeri sono impietosi: circa 700 partite IVA cessate, fatturato crollato da 120 milioni di euro a poco più di 13 milioni, oltre 500 famiglie in grave difficoltà economica. A riferirlo è un’inchiesta de IL SOLE 24 ORE, che riporta i commenti dell’Associazione Generale Cooperative Italiane (AGCI) del Veneto: le imprese del settore sono inattive
da oltre 15 mesi, mentre le recenti semine di vongole si sono rivelate un fallimento. L’ipotesi più accreditata intorno al disastro riguarda la presenza in mare di sostanze inquinanti — pesticidi e metalli pesanti — che verosimilmente gli enti preposti non sono in grado di monitorare.
Si è molto parlato, negli ultimi tre anni dei danni provocati dalla proliferazione del granchio blu, tuttavia, secondo il responsabile di AGCI Veneto Gianni Stival, la specie
alloctona «è responsabile al 20% del problema». Non va trascurata l’entrata in scena di un altro parassita, la noce di mare, ma in ogni caso «la vera emergenza è l’inquinamento», sostiene Stival. «Nel nostro bacino sfociano importanti fiumi del Nord: dal Po al Tagliamento, dall’Adige al Livenza», spiega il responsabile di AGCI Veneto. «Il cambiamento climatico ha impattato in diversi modi. Da un lato, con le alluvioni, è aumentata a dismisura la quantità

I pescatori dell’Alto Adriatico forniscono da soli più del 30% della produzione nazionale di vongole. L’Associazione generale cooperative italiane del Veneto spiega che le imprese del settore sono di fatto ferme da oltre 15 mesi. E per il nuovo anno appena iniziato il quadro è altrettanto nero. Gianni Stival, responsabile AGCI, citato da Il Sole 24 Ore, spiega: «Siamo fermi dal 2024. Molti danno la colpa al granchio blu ma il problema ha radici molto più profonde. Ed è legato all’inquinamento e al cambiamento climatico» (photo © Massimiliano Rella).
di fango e detriti sversati in mare. Dall’altro, la temperatura del mare si è alzata in modo incredibile. La scorsa estate la temperatura dell’Adriatico d’estate era di 30 gradi in superficie e di 28 in profondità. Una cosa mai accaduta». Un disastro ecologico che avrebbe portato alla distruzione dell’habitat naturale dei molluschi marini. «Di fatto, la nostra cooperativa, che in media pescava 4 quintali di vongole l’ora, adesso ha l’attività quasi azzerata», aggiunge Stival, che, in conclusione, lamenta l’impossibilità di riconvertire le draghe idrauliche utilizzate per vongole per altri tipi di pesca.
Nel frattempo, l’emergenza è stata oggetto di discussione in un confronto istituzionale svoltosi presso la Cooperativa Pescatori di Pila (Rovigo). All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, gli assessori regionali veneti Dario Bond (Pesca) e Valeria Mantovan (Lavoro), il Commissario straordinario per il granchio blu Enrico Caterino, assieme ai rappresentanti delle cooperative e delle associazioni di categoria e ai tecnici regionali. Il confronto ha portato alla luce alcune delle principali difficoltà strutturali: insabbiamento delle bocche di porto, vivificazione delle lagune e granchio blu. Un video ha mostrato pescherecci incagliati, fondali ridotti, imbarcazioni costrette a essere trainate con il pescato a bordo. Le associazioni di categoria hanno lamentato il taglio del 63% dei fondi europei destinati alla pesca.
L’assessore Bond ha auspicato una «programmazione condivisa», annunciando una deroga sulle concessioni demaniali, che sarà formalizzata con una delibera di giunta regionale in tempi rapidi, assieme alla convocazione di un tavolo tecnico urgente e permanente, avente ad oggetto in particolare i problemi delle bocche di porto e della vivificazione delle lagune. Da parte sua, l’assessore Mantovan ha suggerito, tra le soluzioni, l’acquisto di una draga e la creazione di un consorzio per la gestione programmata degli interventi.
Fonte: EFA News – European Food Agency

“Quando cominci col naturale, poi diventa naturale continuare”
Romano Milandri


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Prospettive globali 2026 sulle proteine animali: ittico con il segno +
Nel 2026 Rabobank prevede un rallentamento della produzione globale di proteine animali. I maggiori incrementi saranno registrati nella produzione di pesce e pollame, mentre la produzione di carne bovina e suina diminuirà

La crescita della produzione globale di proteine animali continuerà a rallentare nel 2026, influenzata da fattori sia ciclici che strutturali. I prodotti ittici continueranno a contribuire in modo determinante alla crescita della produzione, seguiti dal pollame, mentre la produzione di carne suina e bovina subirà una contrazione, segnando la prima riduzione della produzione globale di specie terrestri in sei anni.
Sebbene RABOBANK preveda che i costi dei mangimi rimarranno stabili, la riduzione delle scorte proteiche, l’aumento della volatilità e dei costi
commerciali, nonché la pressione delle malattie, peseranno sui margini. I trasformatori potrebbero dover affrontare continue sfide legate all’utilizzo della capacità produttiva, nonché interruzioni degli scambi commerciali dovute a dazi e altre misure protezionistiche. Tutto ciò potrebbe aumentare i costi, esercitare pressione sulla domanda e, in ultima analisi, ridurre i margini. Sia nei mercati maturi che in quelli in via di sviluppo, l’attenzione all’aumento dell’efficienza e della produttività sarà fondamentale a livello di allevamento e di trasformazione.
Con una crescita del PIL globale prevista in rallentamento nel 2026, i consumatori rimarranno sensibili al prezzo e modificheranno i loro modelli di consumo.
Le dinamiche di prezzo all’interno delle categorie di proteine animali varieranno, con pressioni sui prezzi che spingeranno alcuni consumatori a scendere di categoria o a cambiare proteina. Tuttavia, la sostituzione non è sempre semplice, poiché alcune proteine non sono sempre considerate sostituti diretti di prodotti di qualità superiore. Nonostante le interruzioni,
il commercio di proteine animali è rimasto resiliente, con un’anticipazione strategica che ha contribuito a sostenere i volumi in un contesto di volatilità e mutevoli tariffe doganali che stanno rimodellando i flussi globali.
Nel frattempo, gli squilibri tra domanda e offerta continuano a cercare un equilibrio, una tendenza che probabilmente persisterà nel 2026. Le tensioni geopolitiche e l’evoluzione delle politiche commerciali continueranno ad influenzare il commercio, ma nuovi accordi commerciali potrebbero fornire una spinta.
Anche le epidemie hanno perturbato gli scambi, ridotto i margini e messo sotto pressione la produttività. Oltre a minacce ricorrenti come la Peste Suina Africana e l’influenza aviaria, stanno emergendo malattie come la parassitosi del Nuovo Mondo, la lingua blu, l’afta epizootica e la dermatite nodulare contagiosa. Mentre alcune epide-

mie sono di breve durata, altre persistono. Ciò sta spingendo ad una maggiore adozione di misure di biosicurezza e nuovi approcci per la gestione della pressione delle malattie stanno guadagnando attenzione. Tuttavia, l’implementazione di queste soluzioni è complessa, poiché richiede un’attenta valutazione delle implicazioni lungo la catena di approvvigionamento, il commercio e la società.
In questo contesto operativo sempre più incerto, i rischi legati alla sostenibilità, in particolare quelli legati al clima e alla natura, possono contribuire ad aggravare o mitigare i rischi aziendali. Per le aziende produttrici di proteine animali, affrontare il rischio in modo olistico non è più un’opzione.
L’attuale slancio normativo, come l’aumento della legislazione sulla trasparenza finanziaria legata al clima, sta spingendo la sostenibilità in primo piano nella pianificazione strategica.
Anche la tecnologia svolgerà un ruolo fondamentale, aiutando le aziende lungo tutta la catena di fornitura a gestire i rischi operativi, promuovendo al contempo gli obiettivi di sostenibilità. Tuttavia, gli investimenti rimangono deboli, sebbene l’entusiasmo degli investitori per l’intelligenza artificiale (IA) possa avere benefici per gli allevatori e i trasformatori di bestiame.
Sebbene non tutte le applicazioni di IA trasformeranno il settore, l’integrazione strategica nei flussi di lavoro esistenti potrebbe innescare progressi significativi in un settore tradizionalmente lento ad adottare nuove tecnologie. Per affrontare le sfide e sfruttare le opportunità offerte da queste dinamiche di mercato in continua evoluzione, le aziende produttrici di proteine animali dovrebbero perseguire la diversificazione e il consolidamento, adattando al contempo i propri portafogli alle mutevoli preferenze dei consumatori (fonti: 3tre3.it, rabobank.com).
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Spigole e orate di grossa pezzatura e di qualità
La qualità attraverso il miglioramento continuo è sempre stata la nostra massima priorità. Crediamo che i consumatori abbiano diritto ad un pesce gustoso, di alto valore nutrizionale, sicuro e sottoposto a severi controlli che ne garantiscano anche la sostenibilità verso l’ambiente. Siamo quindi impegnati ad implementare i migliori sistemi di Certificazione per la Sicurezza Alimentare e la Protezione del Consumatore.






Ismea e
Federpesca
firmano un Protocollo d’intesa per rafforzare il sostegno economico-finanziario alle imprese di pesca e acquacoltura

A inizio anno Ismea – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare e Federpesca hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa triennale finalizzato a rafforzare il sostegno economico e finanziario alle imprese della pesca e dell’acquacoltura. L’accordo semplifica e rende più comprensibili ed utilizzabili gli strumenti finanziari Ismea, come l’accesso al credito, per le imprese ittiche, così da favorire l’ottenimento di finanziamenti bancari per investimenti, ammodernamenti e sviluppo delle attività di pesca e acquacoltura. La collaborazione prevede anche attività di formazione rivolte ai rappresentanti di Federpesca sugli strumenti finanziari Ismea, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza alle imprese nella scelta delle misure più adatte e nel percorso di accesso ai finanziamenti. Sono incluse anche iniziative di informazione e promozione congiunta, attraverso convegni, workshop e altre attività, per diffondere le opportunità di sostegno economico e finanziario. Nel quadro dell’accordo, Ismea conferma la propria attenzione ad un accompagnamento sempre più efficace delle imprese del settore, guardando anche ai percorsi di inclusione e valorizzazione dell’imprenditoria femminile e del ricambio generazionale.
Giovanni Azzone, presidente di Federpesca, ha sottolineato l’importanza di rafforzare il pilastro economico della pesca, ribadendo che, senza imprese solide e in grado di investire, non possono esserci competitività, transizione sostenibile e tutela del lavoro. «Le imprese della pesca operano in un contesto complesso — ha dichiarato — caratterizzato da forte regolamentazione e difficoltà di accesso al credito. Il Protocollo con Ismea nasce da un’esigenza molto concreta di questo comparto che ha bisogno di avere strumenti finanziari realmente accessibili e adeguati alle caratteristiche del settore. Oggi molte aziende faticano ad avviare investimenti non per mancanza di progettualità, ma per difficoltà nell’accesso al credito. È quindi fondamentale rendere gli strumenti finanziari più aderenti alle reali caratteristiche del settore. Facilitare l’accesso al credito significa sostenere l’innovazione, il rinnovo della flotta e l’attrattività del settore per le nuove generazioni, elementi fondamentali per il comparto. Il Protocollo con Ismea favorisce la competitività delle imprese, evitando che un eccesso di vincoli e rigidità finanziarie indebolisca ulteriormente un settore strategico per il Paese».
Livio Proietti e Sergio Marchi, rispettivamente presidente e direttore generale Ismea, hanno dichiarato: «Con questo Protocollo d’intesa vogliamo rendere ancora più concreto il supporto di Ismea alle imprese della pesca e dell’acquacoltura, accompagnandole in modo semplice e strutturato nell’accesso agli strumenti di garanzia e alle opportunità di sostegno finanziario. È un impegno che si inserisce nel più ampio lavoro che il Governo Meloni sta portando avanti in sede europea per tutelare il comparto, a partire dalla difesa di condizioni operativoeconomiche sostenibili e dal contrasto a misure che avrebbero potuto penalizzare in modo significativo l’attività di pesca. La collaborazione con Federpesca ci permette di unire competenze e capacità di ascolto del settore, rafforzando informazione e formazione e costruendo un percorso operativo che faciliti gli investimenti e la crescita delle aziende, nel rispetto delle specificità del comparto».
Anche il Ministro Francesco Lollobrigida ha sottolineato la necessità di accompagnare le imprese con strumenti realmente efficaci e accessibili. «La pesca è un’attività fondamentale che va supportata nel suo cammino verso il domani. Rendere più comprensibili e utilizzabili gli strumenti finanziari a disposizione del mondo della pesca è il modo giusto per rendere tutto il sistema più forte e capace di crescere e affrontare le sfide del futuro» (photo © Richard Bell x unsplash).
>> Link: federpesca.it – www.ismea.it


Marchio Rosso di Mazara® proprietà dell’azienda Rosso di Mazara Srl

Si avvisano i gentili lettori e le lettrici che nell’articolo “Siciliana Fish: operazione Gambero rosso di Mazara”, scritto da Massimiliano Rella e pubblicato sul numero 5/2025 della testata IL PESCE, l’indicazione “rosso di Mazara” è impropria, in quanto il marchio “Rosso di Mazara®” è di proprietà dell’azienda Rosso di Mazara Srl (rossodimazara.com), che non ha alcun legame con l’azienda Siciliana Fish (photo © facebook.com/ RossodiMazaraOfficial).
Emilia-Romagna, granchio blu e vongole: nuovi fondi in arrivo per ulteriori 1,5 milioni di euro. Interventi nella Sacca di Goro
Un confronto diretto col territorio e gli operatori del comparto di pesca e acquacoltura, interessato da una crisi strutturale legata alla proliferazione del granchio blu e ai fenomeni di anossia delle vongole che da tempo incidono su lavoro, imprese e comunità costiere. Lo scorso gennaio a Goro (FE) l’assessore regionale all’Agricoltura e pesca Alessio Mammi ha incontrato imprese, istituzioni locali e cooperative della pesca e dell’acquacoltura per fare il punto sulle misure regionali già attivate e sulle prospettive di intervento a sostegno di un settore produttivo fondamentale per l’economia dell’Emilia-Romagna.

Sul piano delle risorse, dal 2023 al 2025 la Regione Emilia-Romagna ha messo a disposizione complessivamente 3,5 milioni di euro, circa un milione di euro all’anno, per sostenere il comparto della pesca delle vongole colpito dall’emergenza granchio blu, responsabile della distruzione delle vongole allo stadio giovanile (novellame) e, in alcune aree, della riduzione di oltre il 70% delle produzioni di taglia commerciale. A questi fondi si aggiungono, per il 2026, ulteriori 1,5 milioni di euro, che andranno ad integrare le risorse messe a disposizione dalla struttura commissariale per gli indennizzi alle imprese e alle cooperative colpite, a conferma di un impegno strutturale e continuativo a fianco delle imprese, delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. I fondi saranno utilizzati per interventi di contenimento delle specie invasive e di ripristino degli allevamenti colpiti, nonché per far fronte ai periodi di fermo pesca e alle perdite di produzione legate ai fenomeni di anossia o alla proliferazione delle alghe e per compensare le fluttuazioni dei costi di produzione. Altri 450.000 euro sono stati destinati dalla Regione ad interventi ambientali nella Sacca di Goro per ripristinare l’equilibrio ambientale, sociale ed economico e garantirlo nei prossimi anni (fonte: EFA News – European Food Agency; photo © Massimiliano Rella).

Elena
2. Acquacoltura neozelandese
1. Delfino Battista
La Delfino Battista Srl, storica azienda ittica di Cetara (SA) in attività dal 1950, porta le tradizioni del mare in bottega. Da visitare il loro sito delfinobattistasrl.it e da seguire sul profilo instagram.com/delfinobattista (photo © @delfinobattista).
Bello l’account instagram.com/aquaculturenz di Aquaculture New Zealand (aquaculture.org.nz). “Abbiamo una straordinaria opportunità di crescere in modo esponenziale nei prossimi anni per soddisfare la domanda globale. Lo faremo collaborando con le comunità, gli Iwi, il governo, gli scienziati e gli ambientalisti”. Focus su Cozze verdi, King Salmon e Ostriche del Pacifico (photo © @aquaculturenz).


Benedetti
3. Aquafarm 2026, scarica il biglietto
La fiera dedicata alla produzione sostenibile di alimenti dio acqua, AquaFarm 2026, si terrà a Pordenone Fiere il 18 e 19 febbraio. Una mostra-convegno internazionale su acquacoltura, molluschicoltura, algocoltura e industria della pesca da non perdere. Scaricate il vostro biglietto su aquafarm.show (photo © @aquafarm_pordenonefiere).
4. MSC versione spagnola
Sincero, autentico, spontaneo. L’account dedicato agli utenti di lingua madre spagnola instagram.com/mscpescasostenible dà volto a storie di donne e uomini legati ad un progetto di pesca sostenibile, obiettivo primario dell’organizzazione no-profit MSC Marine Stewardship Council (photo © @mscpescasostenible).


Acquacoltura sostenibile e intelligente
Una soluzione di supporto alle scelte strategiche e per processi più efficienti negli impianti ittici in partnership con Spinlife, spin-off dell’Università di Padova

Rendere più sostenibili ed efficienti gli impianti di acquacoltura a ricircolo (RAS) attraverso il monitoraggio in tempo reale dell’impatto ambientale ed economico dei processi produttivi. È l’obiettivo di GFA, un progetto di ricerca da oltre 315.000 euro, cofinanziati nell’ambito del Bando IRISS, promosso da SMACT Competence Center e sviluppato da Service Group R&D, microimpresa vicentina specializzata in ricerca e sviluppo per l’industria manifatturiera avanzata.
Acronimo di GreenFeed Analytics, il progetto si inserisce nell’ambito della digitalizzazione e sostenibilità del settore ittico, un comparto in forte crescita che necessita di strumenti innovativi per ottimizzare i processi e ridurre l’impatto ambientale. Gli impianti di acquacoltura a
ricircolo (RAS – Recirculating Aquaculture Systems) rappresentano una soluzione sempre più diffusa per l’allevamento controllato di pesci d’acqua dolce e salata, ma richiedono un monitoraggio costante di numerosi parametri per garantire efficienza operativa e sostenibilità. Il progetto ha permesso all’azienda vicentina di sviluppare un sistema di monitoraggio e analisi integrato con tecnologie IoT capace di raccogliere e analizzare, anche in tempo reale, dati essenziali provenienti da storico o sensori installati nei circuiti dell’impianto. I dati raccolti vengono elaborati attraverso modelli LCA(Life Cycle Assessment) e LCC (Life Cycle Costing) per calcolare l’impronta di carbonio e i costi energetici e operativi, fornendo agli operatori suggerimenti concreti per
migliorare le performance ambientali ed economiche dell’allevamento rispetto alle soglie limite del settore di riferimento.
Obiettivo del progetto
L’obiettivo del progetto è offrire agli operatori del settore ittico uno strumento digitale che consenta una gestione più sostenibile ed efficiente del processo produttivo, basato su dati reali. Grazie al modello sviluppato, gli allevatori possono visualizzare ed analizzare le prestazioni di processo. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Spinlife, spin-off dell’Università di Padova, che ha fornito un supporto scientifico e metodologico per la creazione dei modelli di impatto ambientale. GFA ha visto anche la partnership con aziende
Service Group R&D è un’azienda innovativa con sede a Vicenza, iscritta alla rete regionale Innoveneto. Fondata nel 1998, è specializzata nello sviluppo di soluzioni tecniche per progetti di ricerca e sviluppo destinati all’industria manifatturiera avanzata, con particolare attenzione ai settori aerospaziale e meccatronico. L’impresa si propone come partner strategico nel trasferimento tecnologico, offrendo soluzioni personalizzate che integrano progettazione ingegneristica, strumenti analitici e supporto all’innovazione sostenibile. Tra le sue competenze distintive, vi è la progettazione di tool e software di eco-design per macchinari industriali, basati su metodologie avanzate come LCA (Life Cycle Assessment) e LCC (Life Cycle Costing), per ottimizzare l’impatto ambientale ed economico delle soluzioni proposte. Service Group R&D partecipa attivamente a programmi di ricerca, collaborando con imprese di medie e grandi dimensioni nei settori: aerospazio, packaging, alimentare, chimico, meccanica, tessile e pelletteria.
SMACT è il Competence Center nazionale per la digitalizzazione delle imprese italiane, costituito a Nord-Est in alleanza tra le università del Triveneto, enti di ricerca, enti pubblici di facilitazione e oltre 80 imprese technology ed early adopter. Attraverso un ecosistema di innovazione, SMACT è il partner istituzionale che aiuta le imprese ad avviare e realizzare i loro percorsi di trasformazione digitale e tecnologica. Ascoltando e analizzando le esigenze delle aziende, il Competence Center attiva le migliori competenze per offrire servizi di innovazione, formazione, ricerca e sviluppo.
pilota del settore ittico, esperti in mangimi e acquacoltura, che hanno permesso di testare e validare il sistema in condizioni operative reali, garantendo l’applicabilità pratica del prototipo del sistema sviluppato. «Il nostro approccio unisce competenze ingegneristiche e strumenti analitici avanzati per trasformare i dati in valore sostenibile. Con GFA abbiamo voluto rispondere ad un’esigenza concreta del settore dell’acquacoltura: disporre di informazioni precise e in tempo reale, riducendo l’impatto ambientale e migliorando l’efficienza operativa» puntualizza Luca Dal Ferro, CEO di Service Group R&D. «Il progetto introduce una logica di real-time sustainability reporting, consentendo un monitoraggio continuo e trasparente delle performance ambientali. Con questa iniziativa, Service Group R&D si proietta nel mercato delle soluzioni smart per il controllo e la gestione degli impatti ambientali in tempo reale».


































































































Coltivare alghe: una nuova frontiera sostenibile per l’acquacoltura
Per lungo tempo considerate un alimento di nicchia o legate quasi esclusivamente alle tradizioni asiatiche, le alghe stanno oggi entrando con decisione nel dibattito globale su alimentazione, sostenibilità e futuro dell’acquacoltura. La loro coltivazione è sempre più osservata con interesse, non solo per il valore nutrizionale, ma anche per il potenziale economico e ambientale che essa può offrire, soprattutto in un contesto di crescente pressione sui sistemi agricoli terrestri e sulle risorse naturali.
Nel periodo 2013–2023, la produzione globale di alghe da ac-
quacoltura è aumentata di circa il 50%, raggiungendo 37,6 milioni di tonnellate, quasi interamente da produzioni in mare (si veda Grafico a lato).
La coltivazione delle alghe marine si caratterizza per un impatto ambientale relativamente contenuto: non richiede infatti suolo agricolo, irrigazione né fertilizzanti chimici e può contribuire alla produzione di alimenti ad alto valore nutrizionale. È per questo che il settore sta emergendo come una possibile componente dei sistemi alimentari del futuro, con ricadute che vanno ben oltre l’ambito strettamente alimentare.
Una risorsa alimentare produttiva ancora sottoutilizzata in molte regioni Il potenziale delle alghe si manifesta in modo particolarmente evidente nei contesti più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e all’aumento dei prezzi alimentari. In molte regioni del mondo, dove l’accesso a diete diversificate è limitato o economicamente difficile, la coltivazione delle alghe può rappresentare infatti una soluzione concreta per integrare l’apporto di micronutrienti, vitamine, minerali, proteine e acidi grassi Omega-3. Accanto alla dimensione nutrizionale, il settore offre oppor-
Photo © FAO/GMB
tunità interessanti anche sul piano produttivo. Le alghe trovano infatti impiego in una pluralità di filiere: dall’alimentazione umana e animale ai composti bioattivi per l’industria nutraceutica e cosmetica, fino ad applicazioni emergenti nei biocarburanti, nelle bioplastiche e nei biopolimeri. Un ventaglio di utilizzi che apre la strada a modelli di economia circolare e a nuove prospettive per l’acquacoltura.
Benefici ambientali e integrazioni con altre produzioni
Dal punto di vista ambientale, la coltivazione delle alghe marine presenta elementi di forte interesse. Le alghe assorbono l’eccesso di nutrienti, come azoto e fosforo, provenienti dal deflusso agricolo e presenti nelle acque costiere, contribuendo a ridurre l’eutrofizzazione e il rischio di fioriture algali nocive. Inoltre, catturano anidride carbonica e possono svolgere un ruolo nella protezione delle coste, attenuando o dissipando l’energia delle onde e aumentando la

Fonte: Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), 2025. Produzione acquicola mondiale di alghe in acque interne e marine. Riprodotto con autorizzazione.

Coltivazione di alghe nei pressi di un allevamento di milkfish nelle Filippine. L’algocoltura si caratterizza per un impatto ambientale relativamente contenuto: non richiede infatti suolo agricolo, irrigazione né fertilizzanti chimici e può contribuire alla produzione di alimenti ad alto valore nutrizionale (photo © David Hogsholt).
Le alghe trovano impiego in una pluralità di filiere: dall’alimentazione umana e animale ai composti bioattivi per l’industria nutraceutica e cosmetica, fino ad applicazioni emergenti nei biocarburanti, nelle bioplastiche e nei biopolimeri. Un ventaglio di utilizzi che apre la strada a modelli di economia circolare e a nuove prospettive per l’acquacoltura
resilienza delle comunità costiere di fronte a eventi climatici estremi.
Le strutture utilizzate per la coltivazione possono anche offrire un habitat a pesci e invertebrati, favorendo la biodiversità marina. In questo quadro, l’integrazione delle alghe con altre specie allevate, come i molluschi, all’interno di sistemi di acquacoltura multitrofica integrata rappresenta una delle direzioni più promettenti: un modello capace di riciclare nutrienti, migliorare la
qualità dell’acqua e aumentare l’efficienza complessiva della produzione a basso impatto ambientale.
Il ruolo delle donne nelle filiere delle alghe
Un aspetto spesso poco visibile, ma centrale nello sviluppo del settore, riguarda il ruolo delle donne. Secondo dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), nel 2022 le donne rappresentavano circa 1/4 della
forza lavoro globale in acquacoltura, con percentuali ancora più elevate proprio nel comparto delle alghe. In alcuni Paesi, come la Repubblica Unita di Tanzania, le donne costituiscono la grande maggioranza degli operatori lungo l’intera filiera. Dai Caraibi all’Africa fino all’Asia, il lavoro delle donne impegnate nella coltivazione delle alghe mette in luce il potenziale trasformativo dell’acquacoltura: non solo come fonte di cibo e reddito, ma anche come leva per l’emancipazione economica, l’innovazione e lo sviluppo locale.
Verso uno sviluppo sostenibile del settore
La crescita del comparto richiede tuttavia un accompagnamento adeguato. La FAO lavora con numerosi Paesi per sostenere uno sviluppo sostenibile delle filiere delle alghe marine, intervenendo su aspetti normativi, tecnici e organizzativi, e promuovendo catene del valore più inclusive ed efficienti. Negli ultimi

Attività di essiccazione delle alghe lungo la costa di Sarodrano, Madagascar. Un aspetto spesso poco visibile, ma centrale nello sviluppo del settore della coltivazione delle alghe, riguarda il ruolo delle donne. Secondo dati FAO, nel 2022 le donne rappresentavano circa un quarto della forza lavoro globale in acquacoltura, con percentuali ancora più elevate proprio in questo comparto specifico (photo © Alexander Joe).
















































Ingredienti per la preparazione di alghe sottaceto. Le alghe, già molto utilizzate nella cucina orientale e nell‘alimentazione macrobiotica, meno nella cucina occidentale in genere, sono una straordinaria fonte di sali minerali (iodio) e vitamine e sono ricche di acidi grassi polinsaturi Omega-3. Sarebbe certamente molto utile imparare ad introdurle nella nostra alimentazione (photo © David Hogsholt).
anni, l’interesse verso questo settore è aumentato in molte regioni. «Le alghe marine stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle strategie per un’economia oceanica sostenibile», spiega Alessandro Lovatelli, responsabile dell’acquacoltura presso la FAO. «Negli ultimi anni, diversi Paesi dell’America Latina hanno richiesto la nostra assistenza tecnica per sviluppare filiere più strutturate e sostenibili nel settore», aggiunge.
In questo contesto si inserisce il documento programmatico Seaweed for the future, che raccoglie evidenze ed esperienze e offre raccomandazioni ai decisori politici per sostenere lo sviluppo del settore in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità. Un ulteriore riferimento è rappresentato dalle Linee guida FAO per l’acquacoltura sostenibile, che forniscono un quadro utile anche per orientare la crescita della coltivazione delle
alghe verso modelli responsabili, in grado di contribuire alla sicurezza alimentare, alla resilienza economica e alla tutela degli ecosistemi.
Alghe e Mediterraneo: un’opportunità da costruire
Anche nel Mediterraneo sta crescendo l’attenzione verso la coltivazione delle alghe come possibile leva per diversificare le produzioni acquicole e valorizzare le risorse marine locali. In Italia, l’interesse è ancora in fase iniziale, ma non mancano esperienze che indicano una direzione possibile. Lo chef e pescatore Antonio Morritti, ad esempio, guarda alle alghe come ad una risorsa ancora poco valorizzata ma ricca di potenzialità. Con l’obiettivo di avviare una produzione lungo la costa italiana, ha fondato la cooperativa Innovazione Tecnologica Alghe Cooperativa Adriatica (I.T.A.C.A.), impegnata nello sviluppo di ricette e prodotti
ispirati alla nostra cucina a base di ingredienti derivati dalle alghe. «Le alghe sono una risorsa essenziale, in grado di nutrire il pianeta e che simboleggia un futuro più sano e sostenibile», afferma Morritti, che ha partecipato alla mostra globale From Seeds to Foods presso la FAO. «Oggi più che mai, le alghe rappresentano un’alternativa gustosa che riduce l’impatto ambientale dei cibi tradizionali», conclude.
Esperienze come questa mostrano come il settore non sia limitato a contesti geografici lontani, ma possa trovare spazio anche nel bacino mediterraneo. La sfida, per i Paesi che si affacciano su questo prezioso bacino, sarà quella di tradurre l’interesse crescente in filiere strutturate, compatibili con le specificità ambientali e normative del territorio, e capaci di coniugare innovazione e sostenibilità e generare valore lungo tutta la catena produttiva.
























































































































































































































AlFunFeed: la nuova frontiera dei mangimi per un’acquacoltura efficiente e sostenibile
Negli ultimi anni il pesce ha assunto un ruolo sempre più centrale nella nostra alimentazione, affermandosi come una fonte proteica di alto valore biologico. Le sue proteine, facilmente digeribili, sono accompagnate da un profilo nutrizionale ricco e completo, che include acidi grassi Omega-3, vitamine e micronutrienti essenziali, rendendo il pesce un alimento fondamentale per una dieta equilibrata. Questa crescente attenzione si riflette in un aumento costante dei consumi a livello globale: secondo i dati FAO, nel 2022 il consumo medio mondiale ha raggiunto circa 20,7 kg pro capite all’anno, quasi il doppio rispetto ai 9,1 kg registrati negli anni ‘60.
Un trend che non solo testimonia l’evoluzione delle abitudini alimentari, ma riflette anche una maggiore consapevolezza del legame tra salute, alimentazione e qualità dei prodotti che portiamo in tavola.
A sostenere questa domanda non è più soltanto la pesca tradizionale, oggi vicina ai propri limiti biologici, ma soprattutto l’acquacoltura, che oggi fornisce la maggior parte del pesce destinato al consumo umano. Il settore gioca un ruolo strategico nel garantire continuità dell’offerta e standard qualitativi elevati.
Per continuare a crescere e soddisfare una popolazione mondiale in aumento, è però fondamentale
che l’acquacoltura si sviluppi secondo criteri di reale sostenibilità: riduzione dell’impatto ambientale, uso efficiente delle risorse, innovazione tecnologica, sostenibilità economica e attenzione alla qualità del prodotto approcciando tutte le sfide principali per il futuro del comparto ittico.
In questo scenario, i mangimi rappresentano da sempre uno dei nodi centrali dell’acquacoltura. Fin dai primi allevamenti intensivi, lo sviluppo del settore è stato strettamente legato alla disponibilità di fonti proteiche in grado di garantire le elevate performance richieste dal mercato.

In alto: estrazione di Single Cell Proteins in laboratorio. Al centro: esempio di architettura intestinale di spigola osservata al microscopio ottico (preparato istologico). In basso: funghi filamentosi al microscopio.
Per decenni, la farina di pesce ha costituito il pilastro nutrizionale dei mangimi, grazie al suo profilo amminoacidico completo e all’elevata digeribilità. Con l’aumento della produzione e la crescente pressione sugli stock ittici naturali, però, è apparso chiaro che questa dipendenza non poteva rappresentare una soluzione sostenibile a lungo termine.
A partire dagli anni ‘90, ricerca e industria mangimistica hanno avviato un percorso di diversificazione delle fonti proteiche. Inizialmente, l’attenzione si è concentrata sulle proteine vegetali — soia, glutine di mais, pisello e colza — per poi integrare progressivamente sottoprodotti di origine animale, come quelli derivanti dalla lavorazione del pollame, cercando di trovare un equilibrio tra qualità nutrizionale e sostenibilità.
Negli ultimi anni, l’interesse si è spostato verso soluzioni più innovative, come le farine di insetti, simbolo di economia circolare. Pur mostrando grande potenziale, queste fonti proteiche restano ancora costose e spesso disponibili in quantità limitate, limitandone la diffusione su larga scala.
Queste alternative hanno permesso di ridurre l’impiego della farina di pesce, ma hanno anche evidenziato limiti significativi : squilibri nel profilo amminoacidico, presenza di fattori anti-nutrizionali, impatti ambientali legati alle coltivazioni intensive e, in alcuni casi, criticità normative o di accettabilità da parte del consumatore.
Come sottolinea il prof. Ike Olivotto, dell’Università Politecnica delle Marche, la ricerca scientifica sta oggi esplorando con crescente




Laboratorio del Marine Research Centre (CIM – Centro di Investigación Mariña) della Università di Vigo, in particolare della sua stazione di ricerca sull’Isola di Toralla, nota come Toralla Marine Science Station (ECIMAT).
interesse le Single Cell Proteins (SCP). «Si tratta di proteine ottenute da microrganismi — funghi, lieviti o batteri — coltivati attraverso processi di fermentazione controllata» spiega Olivotto. «Queste biomasse offrono un elevato contenuto proteico, un profilo amminoacidico completo e componenti funzionali come fibre e polisaccaridi, che possono avere effetti benefi ci sulla salute degli animali, simili a quelli dei prebiotici. Alcune SCP sono già utilizzate anche nell’alimentazione umana, in alimenti funzionali, prodotti alternativi alla carne e integratori proteici».
Ed è proprio in questo scenario che nasce il progetto europeo AlFunFeed, sostenuto dalla Sustainable Blue Economy Partnership e coordinato dall’Università di Vigo (Galizia, Spagna). Il progetto coinvolge università e aziende di diversi Paesi europei, tra cui Italia (Università Politecnica delle Marche), Portogallo (CIIMAR), Spagna (ODS Protein S.L.) e Grecia (University of Thessaly), con l’obiettivo di innovare profondamente la produzione dei mangimi per l’acquacoltura.
AlFunFeed sperimenta l’impiego di SCP ottenute dalla fermenta-
zione di funghi filamentosi coltivati su substrati derivati dagli scarti della produzione di macroalghe destinate al consumo umano. In particolare, vengono utilizzate tre specie di funghi (Neurospora crassa, Rhizopus oryzae e Fusarium venenatum) per produrre tre diverse biomasse proteiche. Queste SCP sostituiranno parzialmente le fonti proteiche convenzionali nelle diete della spigola europea (Dicentrarchus labrax), una delle specie più allevate in Europa e modello ideale per valutare l’efficacia delle proteine alternative, soprattutto nelle specie carnivore.
L’aspetto più innovativo del progetto è la capacità di integrare sostenibilità e circolarità in un unico modello produttivo. Le SCP sono prodotte in fermentatori controllati, che non richiedono ampie superfici agricole e garantiscono biomasse con caratteristiche costanti, indipendenti dalle variazioni climatiche stagionali. Questo approccio rende l’acquacoltura più resiliente e stabile, offrendo fonti proteiche affidabili e meno esposte alle fluttuazioni del mercato globale, valorizzando allo stesso
tempo gli scarti delle macroalghe e trasformandoli in risorse ad alto valore aggiunto.
AlFunFeed rappresenta una tappa fondamentale verso una nuova generazione di mangimi sostenibili. Come evidenzia il prof. Olivotto, «Questo progetto dimostra che nutrire il pianeta e rispettare l’ambiente possono andare di pari passo. Le SCP non sono solo un’alternativa nutrizionale, ma un vero motore di innovazione, in grado di rendere l’acquacoltura europea più efficiente, resiliente e competitiva. Se confermato su scala industriale, il modello sviluppato da AlFunFeed potrebbe diventare uno standard per il futuro del settore, portando benefici concreti sia agli allevatori che ai consumatori».
Consorzio di AlFunFeed
Nota
Per ulteriori informazioni:
• visitare il sito web alfunfeed.eu; • contattare il prof. Ike Olivotto , Università Politecnica delle Marche – Dipartimento di Scienze della vita e dell’Ambiente (i.olivotto@staff.univpm.it).
Il progetto AlFunFeed è co-finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione Europea. Proposta n. SBEP2024-794 (AlFunFeed), seconda call congiunta transnazionale cofinanziata dello SBEP.

Friuli Venezia Giulia e acquacoltura: bando per innovazione. Misura per ammodernamento impianti e miglioramento sostenibilità
«Con questo bando rafforziamo la resilienza e la competitività dell’acquacoltura regionale, accompagnando le imprese nella transizione ambientale ed economica» lo ha dichiarato l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Friuli-VeneziaGiulia Stefano Zannier annunciando l’approvazione del bando FEAMPA 2021-2027, Obiettivo specifico 2.1, Azione 5 “Resilienza, sviluppo e transizione ambientale, economica e sociale del settore dell’acquacoltura”. Il provvedimento, che segue il primo bando pubblicato nel 2024, mette a disposizione 2,6 milioni di euro per finanziare progetti di investimento presentati dalle imprese acquicole, sostenendo in particolare l’innovazione, l’ammodernamento degli impianti ittici e il miglioramento della sostenibilità ambientale del comparto. In coerenza con le richieste del settore, sono ammessi anche i progetti già avviati dal 1o gennaio 2023 e non conclusi alla data di presentazione della domanda, così da consentire il riconoscimento delle spese già in corso. Tra le novità figura l’estensione del bando anche alle grandi imprese, seppure con una minore intensità di aiuto, a seguito dell’aggiornamento delle disposizioni attuative sollecitato dalle Regioni. L’intensità del contributo è pari al 60% per le Pmi e al 50% per le grandi imprese, con un tetto massimo di 600 mila euro per singola domanda. Le risorse sono destinate a investimenti produttivi per un’acquacoltura sostenibile, allo sviluppo di sistemi di controllo della qualità e della sicurezza alimentare, nonché alla prima lavorazione, trasformazione, commercializzazione e vendita diretta dei prodotti. Le domande dovranno essere presentate entro il 9 marzo 2026 esclusivamente on-line tramite il portale regionale Iol. È previsto un sistema di criteri di selezione che richiede il raggiungimento di un punteggio minimo di 40 punti su 100 per l’ammissibilità, con una distribuzione dei punteggi calibrata per favorire l’accesso al maggior numero possibile di imprese (fonte: EFA News – European Food Agency).

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La molluschicoltura piombinese batte un colpo!
di Maurizio Dell’Agnello
La molluschicoltura è un settore importante dell’acquacoltura nazionale che si basa principalmente sulla produzione di cozze. L’Italia è tra i principali produttori dell’area UE, con particolare riferimento alle vongole. Esercitata principalmente in luoghi legati alla tradizione lungo la costa adriatica (dal Golfo di Trieste al Gargano) e nel Golfo della Spezia in Liguria, ha visto nel corso degli anni lo sviluppo di nuove realtà produttive come il Delta del Po o gli stagni della Sardegna, che si sono
imposte rapidamente sul mercato, distinguendosi per quantità e qualità del prodotto.
Oggi, stimando una produzione totale dell’acquacoltura italiana di circa 145.800 tonnellate, si ritiene che oltre 100.000 di queste siano costituite da molluschi bivalvi (mitili e vongole) e che le cozze, seppur negli ultimi anni in leggero calo, abbiano raggiunto un quantitativo oscillante tra le 50.000 e le 60.000 tonnellate, con un mercato attivo ed una domanda che si mantiene vivace
e che impone talvolta il ricorso alle importazioni, soprattutto in certi periodi dell’anno.
Ma, come dicevamo, la molluschicoltura nazionale non va solo considerata per il fattore quantitativo della produzione. Il modello di allevamento, che corrisponde più di ogni altro al concetto di “coltivazione del mare”, viene infatti ad acquisire valenze ecologiche e sociali che, là dove viene applicato, ne fa il fiore all’occhiello di tutte le produzioni del settore acquicolo.

Le “cozze toscane” allevate nel Golfo di Follonica dalla Società Cooperativa Venere.
Intanto, si deve considerare il limitato impatto ambientale delle strutture destinate all’allevamento, sia in relazione al materiale che si limita a “corpi morti” sommersi, a canapi (corde) di collegamento ed a boe di galleggiamento di superficie, sia all’impercettibile presenza di “forme” sopra il piano dell’acqua sulla linea dell’orizzonte. Poi si deve tenere presente che i molluschi, essendo filtratori biologici naturali e non avendo bisogno di alimentazione esterna per l’accrescimento, vengono a rappresentare, con i loro allevamenti, non solo i sistemi zootecnici più sostenibili su cui oggi si possa contare, ma veri e propri “pozzi blu” di carbonio (si veda box), seppure in maniera indiretta, in grado di aiutarci a “sequestrare” la CO2 responsabile dell’effetto serra e del riscaldamento globale.
Dalla teoria alla pratica, la realizzazione di tutto questo si trova nelle acque del Golfo di Follonica, nel comune di Piombino, con la Società Cooperativa Venere che alleva con successo i mitili nel mare toscano. Paolo Del Lama è un pioniere di questo mestiere, che nel 2015, da pescatore, si è fatto allevatore, gestendo con la cooperativa un’area a mare di 70 ettari. Del Lama può essere ben fiero della sua attività che, con oltre due lustri di esercizio, dopo aver ottenuto il Premio Innovazione in Agricoltura da COLDIRETTI Toscana nel 2018, si prepara oggi ad un ulteriore salto di qualità.
La Regione Toscana, infatti, con la Direzione Sanità, welfare e coesione sociale, ha preso atto delle specifiche note dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest con l’Adozione 524 del 14/01/2025, esprimendo parere favorevole all’apertura, nel parco di allevamento della cooperativa, di una zona destinata alla stabulazione di molluschi bivalvi vivi appartenenti alle specie Mytilus Galloprovincialis (mitili o cozze), Crassostrea gigas (ostrica giapponese), Ruditapes philippinarum (vongola verace) e Chamelea gallina (vongola o lupino) e di una zona destinata all’allevamento e raccolta di molluschi bivalvi vivi appartenenti alle specie Mytilus

spp. (cozza), Crassostrea angulata (ostrica concava), Crassostrea gigas (ostrica giapponese), Ostrea edulis (ostrica piatta), Ruditapes philippinarum (Vongola verace) e Chamelea gallina (Vongola o lupino).
Un provvedimento, questo, che consente alla molluschicoltura piombinese di “battere un colpo”, preparandosi a passare cioè ad un livello superiore, con la diversificazione di specie ed attività, promossa con il suo modello produttivo e gestionale ad affrontare lo sviluppo della produzione di molluschi bivalvi per gli anni a venire. Il tutto nato da un’idea semplice, caparbiamente messa in pratica, seppur con fatica ma grande soddisfazione, ed oggi ampliata ed evoluta su basi consolidate ed affidabili che hanno portato a dare fiducia a quel modello produttivo e a quella volontà primigenia.
L’intuizione iniziale, il limitato impatto ambientale e la sostenibilità d’allevamento sono stati gli assets fondamentali che hanno guidato questa impresa ad ottenere risultati importanti a livello quantitativo nella produzione nazionale di molluschi, ma non meno importanti sono stati gli aspetti economici e sociali. In particolare, la produzione della Cooperativa Venere si è inserita in un contesto economico in cerca di
diversificazione produttiva, con la trasformazione dell’industria siderurgica piombinese e lo sviluppo del turismo che ha significativamente aumentato la domanda anche di questi prodotti.
C’è poi da considerare l’aspetto sociale che ha favorito sia l’acquisizione di un know how fino a qualche tempo fa praticamente sconosciuto in zona, sia l’occupazione di manodopera per la maggior parte giovanile, fornendo ai mitilicoltori piombinesi un mestiere altamente specializzato, fatto di conoscenze tecniche, biologiche, ecologiche, ma anche economiche con particolare riferimento al marcato ed al marketing che li ha fatti crescere e resi maggiormente consapevoli del proprio futuro.
Con queste premesse, non resta che fare i migliori auguri ai molluschicoltori piombinesi per le nuove attività che hanno messo in programma, aspettando di vedere finalmente arrivare i molluschi toscani sui banchi delle pescherie e sulle tavole degli Italiani.
Bilancio del carbonio: un contributo positivo nonostante tutto Nonostante queste complessità, alcuni studi indicano ancora un bilancio positivo per certe specie e in specifici
Paolo Del Lama. Con Cooperativa Venere ha messo in opera il primo allevamento di cozze della Toscana. Il prodotto è richiesto in tutto il Paese.
Le specie di ostriche si differenziano principalmente per forma (piatte o concave), origine (Europa, Pacifico), caratteristiche della conchiglia (liscia, striata, spessa) e sapore (delicato, salmastro, metallico), con le principali varietà commerciali che includono la Ostrea edulis, pregiata, e la Crassostrea gigas, più resistente e diffusa. Le differenze riguardano il gusto, la consistenza della carne e il metodo di allevamento, che avviene spesso in clairs (bacini) per le varietà francesi come le Marennes Oléron.
Principali differenze tra specie
• Ostrea edulis (ostrica piatta europea):
* forma: piatta, tondeggiante, con valva superiore quasi circolare;
* sapore: più morbido, delicato, ricercato;
* caratteristiche: crescita lenta, preziosa, allevata in Europa (Bretagna, Irlanda).
• Crassostrea gigas (Ostrica del Pacifico):
* forma: concava, a coppa, con guscio spesso e increspato, più profondo e irregolare delle piatte;
* sapore: più forte, salmastro, deciso;
* caratteristiche: molto resistente, dominante nel mercato globale, originaria dell’Asia.
• ALTRE VARIETÀ:
• Portoghese (Magallana angulata): concava, simile alla Gigas ma con forma leggermente triangolare e guscio rugoso, diffusa in Spagna e Portogallo;
• Kumamoto (Magallana sikamea): dal Pacifico, più piccola della Gigas, sapore dolce e burroso;
• Marennes Oléron : piatte, classi fi cate in base all’affinamento in clairs, con varianti “verdi” per l’alga Navicula.

La molluschicoltura come “pozzo blu” di carbonio
Un recente dibattito scientifico ha acceso l’attenzione sul contributo che la mitilicoltura — e, in genere, tutte le molluschicolture —, avrebbero nel processo di assorbimento e riduzione della CO2. Il campo di studio è complesso e in continua evoluzione. Tradizionalmente si pensava che i molluschi, costruendo le loro conchiglie di carbonato di calcio (CaCO3), “sequestrassero” CO2 all’ambiente, avendo quindi un ruolo cruciale nel ciclo del carbonio. Studi più recenti sul processo di biomineralizzazione hanno tuttavia evidenziato che il carbonio contenuto nei gusci proviene principalmente da ioni di carbonato o bicarbonato già presenti nell’acqua marina che si uniscono al calcio. L’incorporazione di questi ioni nei gusci non comporta, quindi, una cattura diretta di CO2 dall’atmosfera, ma indiretta, perché trasformata prima in ioni carbonato. Si deve poi anche considerare che, in ambiente acido, il processo di calcificazione (formazione della conchiglia) può, al contrario, rilasciare CO2 nell’acqua e quindi, in quel caso, il bilancio della cattura della CO2 potrebbe essere minore (in foto, Schematizzazione del processo di acidificazione degli oceani a opera dell’acido carbonico, fonte: biologiawiki.it).

Ostriche allevate dalla Cooperativa Venere (photo © FB Cozze Toscane).

contesti. In uno studio del gruppo di Ecologia del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione dell’Università di Ferrara*, pubblicato sulla rivista SCIENCE OF THE TOTAL ENVIRONMENT, si rileva che le vongole veraci allevate nella Sacca di Goro possono immagazzinare fino a 254 grammi di CO2 per chilo di prodotto, a fronte di circa 22 grammi emessi per l’allevamento, con una differenza netta di 232 grammi. Per i mitili, lo stesso studio ha evidenziato che i gusci “mangiano” circa 146 grammi di CO2 per chilo di prodotto a fronte di 55 grammi emessi per l’allevamento, con una differenza di 91 grammi per chilo.
Questi dati suggeriscono che, sebbene il meccanismo non sia un assorbimento diretto e netto di CO2, gli allevamenti di molluschi possono
comunque avere un bilancio del carbonio negativo.
Questo significa che la CO 2 sottratta (anche se da forme disciolte nell’acqua) è superiore a quella prodotta durante il ciclo di allevamento. Inoltre, la mitilicoltura contribuisce ad una serie di meccanismi biochimici che, nel loro insieme, migliorano la capacità del mare di assorbire e immagazzinare il carbonio, favorendo, ad esempio, la crescita di fitoplancton ed alghe che sono a loro volta attivi assorbitori di CO2.
In conclusione, l’attività complessiva delle molluschicolture, anche in ampie aree estensive, può contribuire signifi cativamente ad una riduzione del carbonio nell’ecosistema, specialmente quando i gusci vengono rimossi dall’ambiente
marino, come avviene comunemente per cozze e vongole allevate per il commercio. È importante considerare che il ruolo dei mitili nell’assorbimento di CO2 non è paragonabile a quello delle foreste o di altri “pozzi di carbonio” terrestri, strutture cioè dove il carbonio rimane intrappolato per periodi lunghi, ma può comunque avere un impatto locale rilevante e contribuire efficacemente alla gestione del carbonio negli ecosistemi acquatici.
Maurizio Dell’Agnello
Nota
* TAMBURINI E., TUROLLA E., LANZONI M., MOORE D., CASTALDELLI G., Manila clam and Mediterranean mussel aquaculture is sustainable and a net carbon sink, in SCIENCE OF THE TOTAL ENVIRONMENT, 2022.
Gli operatori della Cooperativa Venere.



















Progetto RightFish, quando la rete a strascico impatta meno
di Ilaria Martino e Emilio Notti
Il progetto RightFish in due parole RightFish è un progetto europeo finanziato dal Programma ERA-NET BlueBio che mette insieme ricerca e industria per un obiettivo molto concreto: progettare attrezzi da traino che consumino meno gasolio, disturbino meno il fondale e continuino a garantire pescato e reddito alle flotte commerciali. Nel consorzio troviamo DTU Aqua (Danimarca, coordinatore), il CNR-IRBIM di
Ancona, il centro di ricerca norvegese SINTEF Ocean e l’azienda islandese Hampiðjan, specializzata nella progettazione di reti da traino. Il progetto lavora su due casi studio reali — uno in Mediterraneo e uno nel Nord Europa — e sui relativi impatti ambientali ed economici. Per il caso studio in Mediterraneo (WP4), il CNR-IRBIM ha coinvolto un peschereccio già impegnato su fondali dell’Adriatico.


Prima di pescare, si misura: il “tagliando energetico” Prima di effettuare i test, il peschereccio è stato sottoposto a una sorta di “tagliando energetico” in mare, noto come lift test. In pratica, la barca ha navigato a diverse velocità, su una stessa rotta e in entrambe le direzioni, mentre a bordo un sistema di misura registrava in continuo il consumo di carburante, la posizione GPS, la velocità e la rotta. Questa fase serve a capire quanto gasolio viene utilizzato solo per spingere lo scafo, senza rete. Una volta nota questa quota, è possibile stimare con buona precisione quanta parte del consumo è dovuta invece al traino dell’attrezzo: è proprio lì che interviene il progetto, cercando di ridurre il drag della rete.
Stessa barca, stesso mare: quando è l’attrezzo a fare la differenza Il cuore del WP4 è il confronto tra due strascichi demersali: quello tradizionalmente usato dal peschereccio e un nuovo attrezzo sperimentale progettato da Hampiðjan sulla base dei risultati di prove in flume tank e delle indicazioni degli altri work package del progetto. La nuova rete è pensata per lavorare sugli stessi fondali e sugli stessi stock bersaglio, ma con alcune differenze chiave nella geometria: • un corpo di rete di forma diversa, maggiormente efficiente sotto il profilo idrodinamico;
Peschereccio a strascico.













• un tipo di materiale più leggero e resistente, per ridurre la resistenza all’avanzamento della rete trainata;
• componenti ottimizzati per diminuire l’impatto fisico dell’attrezzo da pesca col fondo Per verificare se tutto questo funziona davvero, sono state organizzate 5 giornate in mare al largo di Civitanova Marche, Macerata,
alternando i due attrezzi sulle stesse batimetrie e negli stessi fondali, in modo da ridurre al minimo le differenze dovute a condizioni ambientali o alla distribuzione del pesce.
Sensori e strumenti
Durante ogni cala è stata messa in campo una vera e propria “cabina di regia” dei dati. A bordo erano installati:
Flume tank, il banco prova delle nuove reti

Esempio di saccata e cala della rete.
• un sistema per il monitoraggio del consumo di carburante del motore principale;
• sensori per la geometria della rete (apertura orizzontale e verticale);
• celle di carico per misurare la tensione sui cavi di traino;
• GPS per posizione, velocità e rotta;
• strumenti per la pesatura e


Prima di arrivare a bordo, molte reti passano dal flume tank. È una grande vasca a corrente controllata, l’equivalente in acqua della galleria del vento. Qui si provano in scala ridotta reti, divergenti e altri componenti dell’attrezzo, facendo scorrere l’acqua a velocità simili a quelle del traino in mare. Telecamere e sensori permettono di osservare come cambia l’apertura della rete e di misurare le forze di resistenza all’avanzamento. In questo modo si possono confrontare diverse soluzioni (maglie, pannelli, distribuzione dei pesi) e scegliere quelle che offrono la stessa capacità di pesca con minore drag e minore consumo di carburante. Nel progetto RightFish, il flume tank è stato il passaggio intermedio tra il tavolo di progettazione e le prove in mare: ciò che “funziona” in vasca viene poi costruito in scala reale e testato a bordo dei pescherecci coinvolti.






































































































































































misurazione del pescato e la registrazione della composizione specifica delle catture. Per ogni calata venivano annotati ora e coordinate di inizio e fine, misure del consumo di carburante e di apertura della rete durante il traino, oltre al peso totale e alle quantità delle principali specie commerciali.
Meno resistenza, meno gasolio I risultati preliminari confermano quanto ci si aspettava dai test in flume tank: la rete sperimentale apre di più in orizzontale e un po’ meno in verticale rispetto a quella tradizionale. Questa diversa geometria si traduce in una riduzione importante della resistenza al traino: il drag idrodinamico diminuisce di circa il 27% rispetto all’attrezzo di riferimento, con una conseguente diminuzione del consumo di carburante durante il traino nell’ordine di un 15% circa e una riduzione delle emissioni di CO2 stimata in circa 25 kg per ogni ora di operatività del peschereccio. In altre parole, per fare lo stesso lavoro — una cala alla stessa velocità e nello stesso punto di mare — il motore chiede meno gasolio. Per l’armatore e l’equipaggio, questo significa meno costo vivo a ogni uscita; per
l’ambiente, un contributo concreto al taglio delle emissioni legate alla pesca a strascico.
Sul fondo… con più delicatezza Ridurre consumi e resistenza è utile a patto che le modifiche all’attrezzo da pesca non determinino perdite di cattura e quindi di redditività. Per questo, una parte centrale del lavoro del WP4 riguarda l’analisi delle catture. Le elaborazioni mostrano che la rete sperimentale mantiene catture soddisfacenti delle principali specie commerciali demersali, senza perdite marcate nelle specie chiave per il valore dell’uscita. Allo stesso tempo, sembra arare un po’ meno il fondo: diminuiscono, ad esempio, alcuni gasteropodi bentonici, mentre aumentano specie pelagiche o semipelagiche. È un segnale interessante: una rete che sia meno impattante sul sedimento potrebbe aiutare a ridurre l’impatto su habitat sensibili e organismi bentonici, senza rinunciare alla resa commerciale. Le analisi dettagliate su taglie, specie e valore economico sono ancora in corso, ma la direzione sembra promettente.
Dal caso studio al futuro della flotta Quello che succede a bordo di questo peschereccio adriatico è solo

un tassello del quadro RightFish. I dati raccolti nel WP4 alimenteranno le analisi ambientali ed economiche del progetto - insieme al caso studio nordico - per quantificare il risparmio di carburante per chilo di pesce, la riduzione di impronta carbonica e il minor disturbo del fondale, ma anche per valutare costi, benefici e possibili opportunità di mercato legate all’uso di attrezzi “a basso impatto”.
L’obiettivo finale è fornire a armatori, costruttori di reti e decisori strumenti concreti — linee guida, criteri di progettazione, possibili schemi di valorizzazione del pescato — che aiutino la flotta a fare il passo verso traini più leggeri, per il mare e per chi ci lavora ogni giorno. Ilaria Martino Emilio Notti Istituto per le Risorse
Biologiche e Biotecnologie
Marine CNR – IRBIM
Sede di Ancona

>> Link: irbim.cnr.it
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Digitalizzazione di un processo già esistente
La gestione del Certificato di cattura ed il nuovo Sistema CATCH
di Vincenzo De Rosa e Marta Di Maggio
Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha impiegato numerose risorse, adottando specifici provvedimenti ed implementando sistemi di controllo dedicati, al fine di contrastare il fenomeno della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, alla quale si usa fare riferimento mediante l’acronimo IUU (Illegal, Unreported and Unregulated Fishing). Questa pratica ha infatti gravi conseguenze economiche ed ecologiche e rappresenta una minaccia per la sicurezza alimentare e per la salvaguardia degli stock ittici. A tale riguardo, il Regolamento (CE) n. 1005/2008 istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare le pratiche di pesca IUU. Tale fenomeno comprende violazioni delle norme internazionali, come la pesca in aree protette, l’omessa dichiarazione delle catture o l’impiego di attrezzi da pesca non consentiti.
Le relative modalità attuative sono definite dal Regolamento (CE) n. 1010/2009, come da ultimo modificato dal Regolamento (UE) n. 2025/1522, in vigore dal 30 luglio 2025, sebbene l’applicazione di alcune delle misure previste, ed in particolare dell’obbligo di utilizzare il sistema CATCH per le importazioni nell’UE di prodotti della pesca, è stata oggetto di calendarizzazione. Accanto a questi che disciplinano la materia, il legislatore dell’Unione ne ha adottati specifici sul controllo, ovvero i Regolamenti (CE) n. 1224/2009 e (UE) n. 404/2011.

Ogni lotto di prodotti della pesca importato in Europa deve essere accompagnato da un Certificato di cattura, il quale è previsto dall’Allegato II del Regolamento (CE) n. 1005/2008, ovvero un documento ufficiale che attesta l’origine legale dei prodotti della pesca (pesce, crostacei, molluschi o altri prodotti ittici). Il certificato costituisce garanzia che ogni lotto di materia prima importato nell’UE provenga da imbarcazioni regolarmente autorizzate, sia stato registrato e correttamente dichiarato al Paese di bandiera e non derivi da attività di pesca illegale.
1 – Elementi chiave del sistema
CATCH
FunzioneCosa fa
Digitalizzazione totale
Interoperabilità UE-Paesi Terzi
Controlli basati sul rischio
Tracciabilità end-to-end
Conservazione dei dati
Il sistema CATCH consentirà la digitalizzazione dei certificati, delle informazioni e dei dati relativi ai controlli ufficiali.
Le autorità estere possono convalidare i certificati direttamente sul sistema CATCH.
Contrasto alle frodi, focus sui casi sospetti (es. certificati incompleti) e riduzione degli oneri amministrativi per gli Stati Membri dell’Unione Europea.
Dalla nave al mercato UE, con documenti digitali unici.
Documenti min. 3 anni e dati personali max 10 anni.
Procedure di emergenza Se CATCH fosse indisponibile, sarà possibile usufruire di moduli PDF temporanei.
Cos’è il sistema CATCH: come funziona e a cosa serve Il sistema CATCH (Catch and Trace for Control and Harmonisation) è lo strumento informatico, implementato dall’Unione e gestito dalla Commissione europea, che fa parte della più ampia piattaforma applicativa TRACES (Trade Control and Expert System), pensato per gestire in modalità digitale e centralizzata, e quindi semplificare, il processo di certificazione delle catture per i prodotti della pesca. Tramite CATCH vengono di fatto generate, convalidate e trasmesse le certificazioni richieste per l’importazione, l’esportazione o la riesportazione dei prodotti ittici. Il sistema fornisce agli operatori dei Paesi Terzi, e alle relative autorità competenti, una “interfaccia digitale” con le autorità degli Stati Membri dell’Unione e contribuisce a rendere le procedure di importazione più trasparenti, semplificando le incombenze burocratiche. Si pone altresì l’obiettivo di migliorare la tracciabilità dei prodotti importati, ovvero permettere la ricostruzione del loro percorso “dalla rete al piatto” per prevenire la pesca (IUU), combattere il fenomeno delle frodi, nonché aumentare l’effi cacia dei controlli basati sul rischio.
Per i Paesi Terzi esportatori invece, l’implementazione di tale sistema consente un adeguamento agli standard europei, poiché prevede la loro partecipazione attiva al processo di certificazione mediante un canale uffi ciale riconosciuto, generando
complessivamente un miglioramento della trasparenza nella filiera ittica globale.
I certificati di cattura
Ogni lotto di prodotti della pesca importato in Europa deve essere accompagnato da un certificato di cattura, il quale è previsto dall’Allegato II del Regolamento (CE) n. 1005/2008, ovvero un documento ufficiale che attesta l’origine legale dei prodotti della pesca (pesce, crostacei, molluschi o altri prodotti ittici). Il certificato costituisce garanzia che ogni lotto di materia prima importato nell’UE provenga da imbarcazioni regolarmente autorizzate, sia stato registrato e correttamente dichiarato al Paese di bandiera e non derivi da attività di pesca illegale, ovvero che le catture siano state effettuate nel rispetto delle leggi internazionali e nazionali e delle misure di conservazione degli stock ittici.
Il certificato viene convalidato dalle autorità competenti dello Stato di bandiera dell’imbarcazione che ha effettuato la cattura ed è obbligatorio per tutte le importazioni di prodotti ittici, freschi, congelati, trasformati o in conserva, nell’Unione Europea. Ad esempio, qualora il pesce venga pescato da un peschereccio spagnolo, il certificato verrà rilasciato dalle autorità marittime della Spagna, se invece proviene da un Paese Terzo (ad esempio, Marocco, Norvegia, Senegal), il certificato verrà rilasciato dalle autorità del paese esportatore.
Esistono, tuttavia, delle eccezioni in cui la certificazione non è prevista, ovvero nel caso di prodotti della pesca provenienti da aziende di acquacoltura (se adeguatamente scortati dalla documentazione attesa dalla normativa vigente), in caso di piccoli quantitativi di prodotti primari, e di specie non commerciali derivate da
CATCH è un sistema digitale centralizzato per la gestione dei certificati di cattura che ha l’obiettivo di sostituire il vecchio sistema e permettere l’archiviazione elettronica delle informazioni. La digitalizzazione e l’uniformità a livello comunitario renderanno le procedure più efficienti, riducendo il rischio di frodi o incoerenze documentali e facilitando i controlli da parte delle autorità competenti di tutti gli Stati Membri
Tabella


attività di pesca ricreativa. Il modello del certificato di cattura ordinario riporta informazioni quali l’identificazione del peschereccio (nome, bandiera, numero di licenza), l’area di cattura e tipo di attrezzi utilizzati, quantità e specie catturate, porto di sbarco e data, nonché il nome dell’esportatore e dell’importatore, oltre alla convalida ufficiale delle autorità competenti.
Il Regolamento (CE) n. 1010/2009, considerando le limitazioni cui questi dovrebbero far fronte al fine di utilizzare correttamente il sistema di certificazione, prevede che i piccoli pescherecci battenti bandiera di Paesi Terzi, i quali possiedono determinate caratteristiche strutturali e relative all’impiego di attrezzi da traino (specificate nell’articolo 6 del suddetto regolamento), utilizzino un certificato di cattura semplificato.
In caso di indisponibilità del sistema CATCH, gli operatori potranno avvalersi di appositi modelli, in formato cartaceo o elettronico, messi a disposizione sul sito della Commissione per lo scambio di informazioni, recanti la dicitura “elaborato in situazione di emergenza”. Una volta ripristinata l’operatività del sistema, questi saranno tenuti a inserire in CATCH le informazioni già registrate mediante tali modelli, allegandoli come documenti giustificativi.
Tempistiche di attuazione del sistema CATCH e delle ulteriori disposizioni del Regolamento (UE) n. 2025/1522 Le modifiche introdotte dal recente Regolamento (UE) n. 2025/1522 prevedono l’utilizzo del sistema digitale CATCH per la gestione delle procedure di certificazione dei prodotti importati nell’UE a partire dal 10 gennaio 2026. Sempre a decorrere dal 10 gennaio 2026, il regolamento introduce l’obbligo della dichiarazione di trasformazione, la quale deve accompagnare il certificato di cattura, per tutti i prodotti della pesca trasformati soggetti ad importazione, indipendentemente dal luogo in cui le operazioni di trasformazione sono effettuate.
Il monitoraggio elettronico a distanza, la tracciabilità elettronica

Avannotteria
Produzione di Avannotti di Branzino e Orata.
Valle
Produzione biologica di Branzini, Orate, Cefali e Anguille in estensivo.
Allevamento in mare
Produzione di Branzini e Orate di taglia commerciale.





Valle Ca’ Zuliani
Via Gardizza, 9/B 48017 CONSELICE (RA) Tel. 0545 989567
E-mail: vallecazuliani@vallecazuliani.it
Tabella 2 – Utilizzo del certificato di cattura, guida pratica per l’importazione in Italia
Chi deve presentare il certificato
Dove presentare il certificato
Documentazione da allegare
Controlli e validazione
Consigli pratici
L’importatore italiano (o il suo rappresentante doganale) deve presentare il certificato di cattura al momento della dichiarazione doganale d’importazione dei prodotti ittici.
Presso l’Ufficio delle Dogane competente per il porto o aeroporto d’arrivo oppure on-line, tramite il sistema informatico CATCH della Commissione europea (webgate.ec.europa. eu/tracesnt).
* Copia del certificato di cattura originale (con timbro dell’autorità del Paese esportatore);
* Eventuale dichiarazione di trasformazione se il prodotto è stato lavorato in un Paese diverso da quello di cattura;
* Documento di trasporto (bill of lading, CMR, ecc…) e fattura commerciale.
Le Dogane italiane (ADM), con il supporto del MASAF e della Capitaneria di Porto, verificano la validità del certificato. Se la situazione è regolare, la merce viene sdoganata e può entrare nel mercato UE. In caso di dubbi o incongruenze, la partita può essere bloccata finché la provenienza non risulta chiarita.
* Controllare che tutti i campi del certificato siano compilati e leggibili;
* Assicurarsi che il certificato sia firmato e timbrato da un’Autorità pubblica (non da un privato);
* Se il documento è in una lingua non UE, allegare una traduzione in italiano o in inglese.
* Mantenere i certificati archiviati per almeno 3 anni, come richiesto dalla normativa.

e la registrazione delle catture per le flotte artigianali saranno invece applicative solo a partire dal 10 gennaio 2028, mentre per poche e ulteriori disposizioni, come quelle sulla tracciabilità dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura preparati e conservati o delle alghe, l’attuazione sarà prevista a partire dal 10 gennaio 2029
Come funziona il sistema CATCH in Italia
In Italia, le autorità competenti designate per l’emissione, la validazione e la verifica dei certificati di cattura sono la Direzione Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura, insieme alle Capitanerie di Porto e all’Agenzia delle Dogane e dei monopoli (ADM). Gli importatori devono presentare il certificato alle Dogane prima dell’immissione in libero commercio.
Il trattamento delle informazioni relative ai controlli avviene attraverso il sistema informatico CATCH, il quale dialogherà con il sistema CERTEX in uso all’ADM. Nel nostro Paese, la transizione verso la totale digitalizzazione dei certificati è in corso dal 2024 e contribuirà notevolmente a semplificare la comunicazione tra Stati Membri e a ridurre il rischio di frodi e falsificazioni.
Occorrerà pertanto che le aziende importatrici aggiornino le procedure aziendali, la documentazione a loro in uso e le procedure
di tracciabilità delle catture e che si conformino alle disposizioni del nuovo regolamento. Il mancato adeguamento potrebbe infatti comportare l’emissione di sanzioni, il blocco doganale della merce, finanche l’esclusione dal regime legale di pesca, con possibile revoca delle licenze di importazione.
Conclusioni
L’UE, come grande mercato mondiale di prodotti ittici, si pone l’obiettivo di garantire che il pescato immesso sul mercato europeo non provenga da pesca illegale, non dichiarata o non regolamentata (IUU). Per questo ha introdotto CATCH, un sistema digitale centralizzato per la gestione dei certificati di cattura, che ha l’obiettivo di sostituire il vecchio sistema cartaceo e di permettere l’archiviazione elettronica delle informazioni. La digitalizzazione e l’uniformità a livello comunitario renderanno le procedure più efficienti, riducendo il rischio di potenziali frodi o di incoerenze documentali e facilitando i controlli da parte delle autorità competenti di tutti gli Stati Membri.
Con l’adozione del Regolamento (UE) n. 2025/1522, il sistema già normato dai Regolamenti (CE) n. 1005/2008 e (CE) n. 1010/2009 sarà quindi ulteriormente perfezionato, grazie a prassi più definite e strumenti di controllo più aggiornati. Le nuove misure contribuiranno
perciò a rendere l’azione dell’Unione Europea più solida ed efficace, tanto nella gestione della tracciabilità dei prodotti importati quanto nella tutela delle risorse marine.
Vincenzo De Rosa Dirigente Veterinario Azienda Sociosanitaria
Ligure 5, La Spezia Marta Di Maggio Medico Veterinario libero professionista
Riferimenti normativi e link utili
* Regolamento (CE) n. 1005/2008 (data.europa.eu/eli/ reg/2008/1005/2024-01-09).
* Regolamento (CE) n. 1010/2009 (data.europa.eu/eli/ reg/2009/1010/2020-03-27).
* Regolamento (CE) n. 1224/2009 (data.europa.eu/eli/ reg/2009/1224/2024-10-11).
* Regolamento (UE) n. 404/2011 (data.europa.eu/eli/reg_ impl/2011/404/2020-07-14).
* Regolamento (UE) n. 2025/1522 (data.europa.eu/eli/reg_ impl/2025/1522/oj).
* Sistema CATCH UE (webgate. ec.europa.eu/IMSOC/tracesnthelp/Content/en/documents-certificates/catch/before-startingwith-catch.html).
* Problemi di natura informatica: sante-traces@ec.europa.eu
* Questioni procedurali: infocatch@masaf.gov.it

EBFA accoglie con favore i nuovi
limiti dell’UE sui rifiuti marini

Sono molti i fattori che contribuiscono all’aumento dei rifiuti marini, come la loro cattiva gestione e l’atteggiamento della società nei confronti dell’abbandono dei rifiuti, l’80% dei quali proviene dalla terraferma1. I pescatori assistono in prima persona all’aggravarsi del problema, anche considerando che la maggior parte dei dati disponibili proviene dalle loro raccolte durante la pesca a strascico. I pescatori hanno già attuato riduzioni sostanziali e misure restrittive per consentire il ripristino degli stock ittici, ma il loro sostentamento è sempre più minacciato da crescenti pressioni esterne come l’inquinamento marino. Per affrontare questo problema, la Commissione europea ha fissato per la prima volta soglie misurabili per i rifiuti presenti sui fondali marini:
• nelle zone monitorate tramite indagini con reti a strascico, non è consentito alcun aumento dei rifiuti;
• nelle zone monitorate visivamente, i rifiuti non devono superare un oggetto ogni 1.000 m².
Per rispettare le nuove soglie, gli Stati Membri devono adottare misure adeguate nell’ambito delle loro strategie marine, come previsto dalla direttiva quadro sulla strategia marina (MSFD). L’Alleanza europea per la pesca di fondo (EBFA) accoglie con favore questi nuovi limiti, sperando che contribuiscano alla riduzione dell’inquinamento marino, proprio come hanno fatto le misure precedenti per le coste dell’UE2, dove i rifiuti sono diminuiti di quasi 1/3 negli ultimi cinque anni. Margot Angibaud, segreteria dell’EBFA, ha dichiarato: «Il lavoro dei pescatori dipende dalla salute degli oceani ed essi contribuiscono attivamente alla soluzione, rimuovendo i rifiuti marini ogni volta che le loro attrezzature li incontrano e partecipando attivamente a progetti specifici come “Fishing for Litter”, che ha già raccolto più di 13 milioni di chili»3. Per incoraggiare il ruolo dei pescatori, l’EBFA chiede una semplificazione volta a ridurre gli oneri amministrativi per coloro che contribuiscono generosamente
alla rimozione dei rifiuti marini. Infatti, non dovrebbero sostenere i costi della gestione dei rifiuti, ma essere adeguatamente incentivati e ricompensati per i loro sforzi. Infine, l’EBFA esorta le istituzioni europee ad affrontare la questione a livello internazionale. Ciò è fondamentale, considerando che l’88-95% del carico globale di plastica che finisce nei mari proviene da dieci fiumi, otto dei quali nel continente asiatico e due in quello africano4
Note
1. www.europarl.europa.eu/topics/ en/article/20181005STO15110/plastic-in-the-ocean-the-facts-effectsand-new-eu-rules
2. joint-research-centre.ec.europa. eu/jrc-news-and-updates/marinelitter-eu-coastline-down-almost-onethird-2025-02-04_en
3. fishingforlitter.org
4. SCHMIDT C., KRAUTH T., WAGNER S. (2017), Export of Plastic Debris by Rivers into the Sea, Environmental science & technology, 51(21), 12.24612.253.
Lago di Garda: si torna a pescare il coregone

Il coregone, pesce simbolo del Garda, potrà tornare ad essere immesso nelle acque del lago di Garda dopo 5 anni di stop alla pesca. Lo ha annunciato l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste della Regione Lombardia Alessandro Beduschi. Questo, dopo che la Legge di Semplificazione 182 del 2 dicembre 2025, ha introdotto la sospensione del divieto di immissione delle specie non autoctone fino al 31 maggio 2026. Si tratta di un vincolo, in vigore dal 2020, che aveva bloccato ogni ripopolamento del pesce pregiato, con pesanti ripercussioni sulla pesca professionale e sulla tradizione del territorio. «Sono giorni importanti per il territorio del Garda — ha commentato Beduschi — e per tutta la pesca lombarda. Viene meno un divieto che aveva di fatto messo a serio rischio la permanenza nel lago di una specie da secoli presente nelle sue acque ma ancora considerata “aliena”, creando enormi difficoltà ai pescatori e a tutto l’indotto economico legato alla ristorazione. Il ritorno del coregone non è solo un gesto simbolico, ma il risultato di un lavoro serio. Supportato da dati tecnici e da una forte volontà della Regione di ristabilire equilibrio e buon senso». Con la modifica normativa, parte immediatamente la fase operativa, ovvero la ricerca dei riproduttori da parte dei pescatori professionali del Garda, indispensabile per garantire all’incubatoio ittico di Desenzano un bacino di circa 40 milioni di uova, il quantitativo necessario per programmare le immissioni del 2026. «Se tutto procederà come ci auguriamo, già a febbraio potremo immettere i giovani coregoni nel Garda. È un passaggio storico, atteso da anni, che restituisce prospettiva e futuro alla pesca gardesana» ha proseguito l’assessore. Il ritorno del coregone rappresenta anche una scelta strategica per la valorizzazione del lago e delle sue attività tradizionali. «Questo provvedimento dimostra che la Lombardia sa ascoltare i territori e intervenire quando serve — ha concluso l’assessore — garantendo continuità ad una specie che qui ha rappresentato per decenni lavoro, identità e qualità, e sostenendo un comparto che merita attenzione, strumenti e certezza normativa» (fonte: EFA News – European Food Agency; photo © gardapost.it).

Il
Specialisti del pesce




I villaggi di pesca del Pacifico
Procedure tradizionali per l’interazione dei villaggi costieri nelle Fiji e loro utilizzo nelle Locally Managed Marine Areas
di Gianluigi Negroni
I protocolli tradizionali delle Fiji e di altre comunità del Pacifico per la comunicazione con il coinvolgimento dei villaggi — e qualunque forma di consenso — sono ampiamente applicati nelle LMMA – Locally Managed Marine Areas (Aree Marine Gestite Localmente) e si basano su autorità tradizionali, rispetto rituale, consenso comunitario e applicazione collettiva delle regole.
Il turaga-ni-Koro (capo villaggio) è solitamente il principale referente per gli attori esterni (ONG, ricercatori, funzionari governativi) che chiedono accesso al villaggio. L’autorità consuetudinaria rimane centralizzata nei clan ( mataqa-
li), negli anziani e nelle strutture di tipo chiefly , che controllano congiuntamente l’accesso e la gestione dei territori di pesca costieri (qoliqoli).
Un requisito cerimoniale essenziale per ogni visitatore è il sevusevu, la presentazione della kava per richiedere il permesso di entrare o parlare con la comunità. Questa cerimonia esprime rispetto e accettazione ed è spesso seguita da corretti ordini di seduta, regole dell’abbigliamento e comportamenti modesti. Attraverso tale protocollo culturale, i facilitatori delle LMMA dimostrano che la comunità detiene il controllo sul processo decisionale.
Procedure di implementazione delle LMMA all’interno delle comunità tradizionali L’avvio e la gestione di una LMMA nelle Fiji si sviluppano attraverso un percorso profondamente radicato nelle strutture sociali e nei protocolli culturali delle comunità iTaukei (autorità indigena delle Fiji). Ogni fase — dall’ingresso formale degli attori esterni fino all’applicazione quotidiana delle regole — si basa sulla centralità dell’autorità consuetudinaria, sul consenso collettivo e su un forte senso di responsabilità comunitaria verso il proprio qoliqoli Questo processo garantisce che la gestione delle risorse marine (spesso
La Repubblica delle Isole Fiji
è uno stato insulare nell’Oceano Pacifico meridionale tra le Hawaii e la Nuova Zelanda e comprende circa 332 isole, solo 100 delle quali abitate. Il Paese ha ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna in 1970. La popolazione è di circa 880.000 persone.
La sua economia è una delle più sviluppate del Pacifico con la lavorazione dello zucchero, risorse ittiche, minerali e forestali e naturalmente il turismo.
l’unica attività attrattiva nei villaggi costieri) non sia percepita come un intervento imposto dall’esterno, ma come un’estensione dell’identità culturale e delle pratiche tradizionali del villaggio. Descriverò passo dopo passo il funzionamento di questo sistema: un modello in cui cerimonie rituali, consultazioni comunitarie, strutture decisionali tradizionali e monitoraggio locale lavorano insieme per costruire una gestione condivisa, legittima e sostenibile delle risorse marine. Questo approccio, esemplificato da casi di successo come la LMMA di Navakavu, dimostra come tradizione e innovazione possano integrarsi efficacemente nel supporto alla conservazione e al benessere delle comunità costiere.
• Primo coinvolgimento e richiesta al capo villaggio
Un’organizzazione esterna presenta una proposta (ad esempio l’istituzione di una LMMA o un piano di gestione della pesca) tramite il capo villaggio (turagani-koro, headman), tipicamente durante una cerimonia di sevusevu¹.

• Consultazione comunitaria attraverso le riunioni di villaggio Esigenze gestionali, problemi e possibili soluzioni (zone tabu, restrizioni sugli attrezzi, chiusure stagionali) sono discusse dalla comunità durante riunioni guidate dalle autorità tradizionali.
• Formazione di un comitato locale (qoliqoli o yaubula)
Un gruppo misto di pescatori, anziani e altri rappresentanti
crea un comitato responsabile per la pianificazione, il monitoraggio e la comunicazione delle regole sotto l’autorità dei capi.
• Approvazione consuetudinaria e dichiarazione della LMMA L’approvazione finale proviene dai capi, che legittimano regole come zone tabu o restrizioni. Possono seguire mappature o documentazione, ma il potere rimane consuetudinario.
La LMMA (Locally Managed Marine Area) è una rete e ONG che sostiene la gestione comunitaria delle risorse marine attraverso il rafforzamento delle pratiche tradizionali e l’integrazione con strumenti scientifici moderni. Nata per valorizzare i sistemi consuetudinari di gestione dei qoliqoli nelle Fiji, promuove approcci partecipativi in cui sono le stesse comunità costiere a definire, monitorare e far rispettare regole di conservazione come le tabu areas (zone di chiusura temporanea o permanente). Operativa nelle Fiji e in Papua Nuova Guinea, Vanuatu, Samoa, Isole Salomone e altri Paesi insulari, includendo Madagascar, Tanzania, Kenya, la LMMA fornisce formazione, supporto tecnico, strumenti di monitoraggio e scambio di buone pratiche tra comunità. Il suo modello si basa sul community-based adaptive management, un ciclo di apprendimento continuo che permette alle comunità di adattare le misure di gestione ai cambiamenti ambientali e sociali. Nel Pacifico, la LMMA è riconosciuta come una delle iniziative più efficaci per la conservazione marina e il rafforzamento della sicurezza alimentare nelle comunità costiere, grazie alla capacità di unire conoscenze tradizionali, partecipazione locale e scienza applicata. L’autore è partner della LMMA per il progetto Fiji Blue Fishing finanziato dalla CE.

Controllo continuo e applicazione dell’iniziativa nella comunità Guardiani volontari della pesca e riunioni di villaggio monitorano il rispetto delle regole. L’applicazione è effettuata attraverso l’autorità consuetudinaria piuttosto che tramite polizia esterna o regolamenti statali. Valori culturali come solesolevaki (lavoro collettivo) e il rispetto per i totem, rafforzano ulteriormente la gestione comunitaria, motivando le persone a proteggere le aree marine. Un esempio rilevante è rappresentato dalla LMMA di Navakavu, governata da un consiglio di clan e applicata da guardiani comunitari, con gli scienziati che forniscono supporto di monitoraggio senza sostituire la leadership consuetudinaria. Il sistema sopradescritto richiede del tempo, risorse e delle persone preparate per la proposta e l’applicazione pratica.
Benefici dell’uso delle procedure tradizionali nelle LMMA L’integrazione delle procedure tradizionali nei processi di gestione delle LMMA rappresenta uno dei principali punti di forza del modello fijiano. Le strutture consuetudinarie — basate su rispetto, gerarchie sociali, partecipazione collettiva e responsabilità condivisa — non
sono semplici elementi culturali, ma veri e propri pilastri operativi che rendono la gestione più efficace, accettata e duratura. Queste pratiche, radicate nella vita quotidiana delle comunità costiere, favoriscono un sistema decisionale che combina valori culturali, conoscenza locale e contributi scientifici moderni. Il risultato è un’organizzazione della governance marina che funziona perché riconosciuta e interiorizzata dai suoi stessi protagonisti: le comunità che vivono e dipendono dal qoliqoli. Tali procedure si inseriscono inoltre in una catena di comunicazione ben definita, che collega attori esterni e istituzionali ai leader tradizionali e alla comunità, garantendo trasparenza, coerenza operativa e circolarità delle informazioni. I punti che seguono evidenziano i principali benefici derivanti da questo approccio integrato:
• legittimità: gli abitanti riconoscono le regole come proprie, non imposte dall’esterno;
• conformità e stewardship: l’applicazione comunitaria aumenta il rispetto delle regole e rende la gestione sostenibile;
• adattabilità: le aree tabu e le regole possono essere adattate culturalmente ed ecologicamente;
• integrazione delle conoscenze: il monitoraggio scientifico rafforza
le decisioni, ma opera all’interno del negoziato e del protocollo comunitario.
Ulteriori attori partecipano alla catena di comunicazione operativa. Tipicamente, il flusso informativo è il seguente: Entità esterna ➤ Community Engagement Officer ➤ Provincial Officer / Provincial Administrator ➤ Village Headman ➤ Community / Community Group, con comunicazione di ritorno attraverso lo stesso canale.
Qoliqoli e il taka taka system
La gestione delle risorse marine nelle Fiji si fonda su un sistema consuetudinario profondamente radicato nella cultura iTaukei, all’interno del quale i qoliqoli e le pratiche di chiusura temporanea (tabu) svolgono un ruolo centrale. Questi elementi tradizionali non rappresentano soltanto forme ancestrali di governance, ma costituiscono tuttora strumenti efficaci di regolazione, conservazione e uso sostenibile delle risorse costiere. Il concetto di qoliqoli definisce i territori di pesca di proprietà comunitaria, mentre il tabu stabilisce periodi o aree di protezione in cui la pesca è vietata o limitata. Insieme, questi sistemi creano un modello di gestione locale che bilancia le esigenze culturali, ecologiche e di sicurezza alimentare, rafforzando il ruolo delle comunità nel decidere, monitorare
Pescatore delle Fiji.
e proteggere il proprio ambiente marino. Segue la descrizione del funzionamento di questi due pilastri della gestione marina tradizionale e il loro contributo alla sostenibilità delle LMMA nelle Fiji.
I qoliqoli sono i tradizionali territori di pesca posseduti comunitariamente nelle Fiji: aree di barriera e laguna costiera sulle quali una comunità iTaukei detiene diritti consuetudinari di pesca. La gestione è principalmente locale e consuetudinaria ovvero le comunità stabiliscono regole (chi può pescare, quali attrezzi, chiusure stagionali o permanenti) per garantire cibo e mezzi di sussistenza.
Un tabu è un’area chiusa o a prelievo zero situata all’interno di un qoliqoli. Tradizionalmente poteva durare poco (ad esempio dopo la morte di un capo) o più a lungo; la gestione moderna spesso utilizza tabu permanenti o periodici per ricostruire gli stock e proteggere la biodiversità della barriera. Le aree tabu sono un pilastro delle LMMA




delle Fiji e sono ampiamente adottate per la conservazione e il recupero delle risorse.
Guida LMM–CBAH
La guida LMM–CBAH [GOVAN H. et al. (2008), Locally-Managed Marine Areas: A Guide to Supporting Community-Based Adaptive Management ]descrive l’applicazione pratica dei concetti in queste pagine e include più di 20 anni di lavoro. La LMMA è un metodo pratico, per aiutare, passo per passo, comunità costiere e organizzazioni partner (governi, ONG, università, aziende private). Nelle LMMA la gestione delle risorse viene realizzata principalmente a livello locale, coinvolgendo utenti e leader tradizionali più che affidandosi esclusivamente al controllo governativo centralizzato. Si promuove il Community-Based Adaptive Management (CBAM), un approccio di apprendimento pratico attraverso cui le comunità pianificano, implementano, monitorano e adattano continuamente le azioni





di gestione delle risorse marine. Questo ciclo enfatizza conoscenza locale, partecipazione comunitaria, proprietà condivisa e apprendimento continuo. Il sistema è organizzato in quattro fasi principali:
• valutazione iniziale (valutazione richieste e risorse comunitarie, identificazione stakeholders , costruzione fiducia e definizione dei ruoli);
• progettazione e pianificazione della LMMA (mappatura comunitaria, identifi cazione dei problemi, definizione priorità e creazione regole come chiusure stagionali, zone no-take);
• implementazione (comunicazione, applicazione delle regole, monitoraggio biologico e socioeconomico tramite tecniche semplificate e adatte alla comunità),
• gestione adattativa continua (revisione dei risultati, aggiustamento delle regole, rafforzamento dell’applicazione, ampliamento delle attività e condivisione delle esperienze).




Costruzione attrezzature in lega di alluminio per i tticoltura e molluschicoltura per protezione vongole ed ostriche dal granchio blu
“Callinectes
Sapidus” e lavorazioni meccaniche in genere
Griglie di sbarramento • Colonne di sostegno griglie • Introvoli con bocchere per pesca • Griglie selezionatrici • Paratoie con e senza comando a vite • Sistema Fl.Up.Sy per vongole • Selezionatori in bagno d’acqua per vongole • ecc…

di svezzamento galleggiante Moceniga Pesca
Impianto

Case tradizionali del villaggio di Navala, a Viti Levu, Fiji.
Un tema centrale è la partecipazione significativa, che costruisce la proprietà comunitaria e aumenta le probabilità di successo a lungo termine. Il documento sottolinea l’importanza della facilitazione rispettosa, dell’inclusione di genere (in particolare delle donne nella pesca) e del bilanciamento tra conoscenza tradizionale e scienza moderna. Complessivamente si forniscono sia le basi filosofiche che strumenti pratici (mappature, problem tree, transect partecipativi, ranking , matrici di pianificazione) per sostenere le comunità nella gestione sostenibile delle risorse marine ai fini di benefici ecologici e miglioramento dei mezzi di sussistenza.
Conclusione
Le pratiche tradizionali dei villaggi costieri delle Fiji e di numerose popolazioni costiere del Pacifico e altre zone rappresentano un modello di governance comunitaria unico e perfettamente integrato con gli approcci moderni alla gestione sostenibile delle risorse marine. Il sistema delle LMMA si fonda su un equilibrio tra autorità consuetudinaria, ritualità culturale e partecipazione collettiva, creando un quadro decisionale in cui le regole nascono dalla comunità e vengono applicate dalla comunità stessa. L’integrazione tra conoscenze locali e strumenti scientifici contem-
poranei ha dimostrato di rafforzare sia la legittimità sia l’efficacia della gestione, facilitando la ricostituzione degli stock ittici, la protezione degli habitat e la diffusione di pratiche di stewardship condivisa. Le strutture tradizionali — come i qoliqoli, il sistema dei tabu e il ruolo centrale dei capi e del turaga ni koro — continuano a garantire coesione sociale, rispetto delle regole e adattabilità delle misure di conservazione ai cambiamenti ecologici e socioeconomici.
L’esperienza delle Fiji mostra che la sostenibilità delle risorse marine non dipende unicamente da regolamenti formali, ma da processi culturali profondi, dalla partecipazione genuina delle comunità e dalla capacità di integrare tradizione e innovazione utilizzando tecnologie moderne. Le LMMA rappresentano quindi un modello replicabile e scalabile, in grado di ispirare altri contesti costieri del Pacifico e oltre, dove la conservazione può essere affrontata come un impegno collettivo, radicato nell’identità delle comunità locali e orientato al futuro.
Gianluigi Negroni
Bibliografia
AALBERSBERG B., TAWAKE A., PARRAS T. (2005), Village by village –Recovering Fiji’s coastal fisheries, ENVIRONMENTAL SCIENCE
The LMMA Locally Managed Marine Area Network e GOVAN H. et al. (2008), Locally-Managed Marine Areas: A Guide to Supporting Community-Based Adaptive Management (lmmanetwork.org).
FLMMA–Fiji Locally-Managed Marine Area Network (2010), Community guidelines for village protocol and tabu.
SPC–S ECRETARIAT OF THE P ACIFIC C OMMUNITY (2018), CommunityBased Fisheries Management Profile: Fiji.
SPREP/MACBIO (2017), Navakavu Community-Based Marine Resource Management Case Study.
V UNISEA A. (2014), Traditional Knowledge and Totemic Links in Fiji Fisheries Management, FRONTIERS IN MARINE SCIENCE
RABUKAWAQA A., Indigenous Fishing User Rights and Traditional, Marine Management: Namena Marine Reserve, fao.org
BOWDEN-KERBY A. et al. (2020), Cultural tabu: how an ancient ocean custom is saving Fiji’s reefs, THE GUARDIAN
CBFM SPC, Coastal Fisheries & Aquaculture/Community-based fisheries management: Fiji country profile. Contribution of Marine Conservation Agreements to Biodiversity Protection, Fisheries Management and Sustainable Financing in Fiji, fiji.wcs.org




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Selezione BuonGusto di Lepore Mare
La risposta ad un mercato che chiede qualità, semplicità e affidabilità
Selezione BuonGusto nasce da un’idea semplice ma ambiziosa: portare il pesce di qualità, quello vero, nella quotidianità delle persone, senza rinunciare al gusto né al servizio. È una linea ready to cook che Lepore Mare ha lanciato con successo alla fiera MARCA 2024 e che nel 2026 torna protagonista all’evento di BolognaFiere con nuove referenze capaci di raccontare il prodotto ittico in modo contemporaneo. Alla base c’è sempre la qualità della materia prima: solo filetti selezionati, lavo-
rati con cura, senza compromessi. Il pesce è il vero protagonista, valorizzato da marinature studiate per esaltarlo, non per coprirlo.
Due nuove referenze
Le due nuove referenze raccontano due anime diverse ma complementari della linea. Da un lato, il Filetto di pesce spada taglio sashimi, con una marinatura che richiama la tradizione siciliana e mediterranea: profumi caldi, equilibrio, memoria. È un prodotto che parla di cultura





gastronomica, ma con un linguaggio moderno, pronto per essere cucinato in pochi minuti. Dall’altro, l’Orata gusto solare, con limone e pepe rosa: una ricetta fresca, delicata ma con carattere, pensata per chi cerca leggerezza senza rinunciare alla personalità.
Accanto alla gamma prodotto, nel 2026 evolve anche il layout della linea, che è stato rivisto per essere più immediato, riconoscibile e pop. Le etichette comunicano meglio a scaffale: colori più decisi, icone chia-






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Selezione BuonGusto è anche servizio: la vaschetta è in C-PET già pronta per il forno elimina ogni barriera tra il consumatore e il piatto finito. Apri, inforna, gusta. E poi c’è la shelf-life 10+1, un valore importante per il retail e il consumatore finale, che unisce sicurezza, praticità e riduzione degli sprechi.
In sintesi, Selezione BuonGusto è la risposta di Lepore Mare ad un mercato che chiede qualità, semplicità e affidabilità. È pesce che sa di mare, ma anche di casa. È tradizione che incontra l’innovazione. È il modo dell’azienda pugliese di rendere il ready to cook un’esperienza di gusto autentica. La linea ha poi un nuovo layout più pop e più leggibile: migliora la visibilità a scaffale, rende
chiaro il gusto e il servizio, ma lascia il pesce protagonista. È un packaging che parla al consumatore di oggi senza perdere credibilità.
«Partiamo sempre da un prodotto ittico premium che si unisce alla ricettazione» spiega Valentina Ancona, marketing manager di Lepore Mare in fiera a MARCA. «Le marinature di Selezione BuonGusto non coprono il prodotto ittico ma lo esaltano, affinché rimanga sempre il protagonista della ricetta».
Crescita del 30% nel 2025 Lepore Mare Spa sta rafforzando in modo significativo il presidio del segmento del prodotto ittico confezionato, riconosciuto come asset strategico per sostenere la crescita e l’innovazione del banco ittico, in particolare all’interno dei canali della GDO.
L’azienda ha sviluppato un’offerta orientata alla qualità percepibile e alla freschezza del prodotto, supportata dall’impiego di soluzioni tecnologiche avanzate — come il confezionamento skin — pensato per ga-
rantire la migliore conservazione delle caratteristiche organolettiche e una shelf-life ottimizzata.
L’assortimento confezionato conta oggi oltre 40 referenze e ha registrato nel 2025 una crescita di fatturato superiore al 30%, confermando la validità di una strategia che intercetta l’evoluzione delle abitudini di consumo. Un risultato che evidenzia la crescente attenzione del mercato verso prodotti ittici premium, affidabili e ad alto contenuto di servizio, capaci di coniugare qualità, praticità e sicurezza alimentare.

Lepore Mare Spa
Via dell’Agricoltura 22/24
72015 Fasano (BR)
E-mail: info@leporemare.com Web: leporemare.com
Miriana Palmisano, Quality assurance specialist, e Valentina Ancona, marketing manager di Lepore Mare, a MARCA by BolognaFiere & ADM 2026.
Mostra convegno internazionale su acquacoltura, molluschicoltura, algocoltura e industria della pesca





NaturAlleva e Innovafeed: partnership strategica per portare gli ingredienti a base di insetti nell’acquacoltura mediterranea
L’utilizzo di ingredienti a base di insetti nell’acquacoltura compie un deciso passo in avanti verso la maturità commerciale. NaturAlleva, produttore di mangimi per l’acquacoltura e parte integrante del Gruppo VRM, e Innovafeed, leader globale nello sviluppo di ingredienti da insetti, hanno annunciato una partnership commerciale finalizzata all’integrazione su larga scala di ingredienti a base di Black Soldier Fly Larvae (BSFL) nelle
formulazioni di mangimi destinati alle principali specie allevate nel Mediterraneo.
L’accordo, siglato a gennaio 2026, riguarda in particolare spigola, orata, storione e trota e rappresenta un punto di svolta per il settore: gli ingredienti da insetti non vengono più considerati una soluzione sperimentale o alternativa, ma entrano stabilmente nelle formulazioni industriali come componenti funzionali orientati alle prestazioni.
Dalla ricerca scientifica all’applicazione industriale Gli ingredienti BSFL sviluppati da Innovafeed contengono composti funzionali come chitina, acido laurico e peptidi antimicrobici (AMP), la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata nel tempo attraverso studi accademici, attività di ricerca e sviluppo e applicazioni commerciali progressive.
NaturAlleva, forte di anni di ricerca nutrizionale e di dati rac-

Nei magazzini dell’azienda NaturAlleva, produttore di mangimi per l’acquacoltura e parte del Gruppo VRM.

Da gennaio NaturAlleva ha iniziato ad utilizzare quantitativi commercialmente significativi di ingredienti BSFL di Innovafeed nelle formulazioni dei mangimi per spigole e orate.
In alto: Hilucia™ proteine per l’acquacoltura di Innovafeed a base di larve di Hermetia illucens (photo © Innovafeed) e lo stabilimento di NaturAlleva (photo © NaturAlleva).
In basso: lo stabilimento di Innovafeed a Nesle, in Francia (photo © Innovafeed).


colti in contesti produttivi reali, ha valutato positivamente i benefici di questi ingredienti in termini di salute e performance dei pesci. I risultati hanno mostrato effetti concreti sul supporto di un microbiota intestinale equilibrato, sul miglioramento della robustezza e della resistenza allo stress degli animali e su un contributo positivo alle prestazioni zootecniche complessive. Queste evidenze hanno
portato alla decisione di adottare gli ingredienti BSFL su scala industriale, superando definitivamente la fase pilota.
Un’alleanza orientata alla crescita e all’innovazione
Da gennaio di quest’anno NaturAlleva ha iniziato ad utilizzare quantitativi commercialmente significativi di ingredienti BSFL di Innovafeed nelle
formulazioni dei mangimi per spigole e orate. Parallelamente, le due aziende hanno avviato un percorso congiunto di ricerca e sviluppo per approfondire ulteriormente le proprietà funzionali degli ingredienti a base di insetti, con particolare attenzione al ruolo della chitina e ai suoi potenziali benefici anche su altre specie acquicole. La collaborazione non si limita quindi ad un accordo

di fornitura, ma si configura come una vera alleanza strategica, pensata per accompagnare l’evoluzione dell’alimentazione in acquacoltura verso modelli sempre più efficienti, resilienti e orientati alla qualità.
Ingredienti funzionali per un’acquacoltura ad alte prestazioni
Uno degli elementi distintivi della partnership è il posizionamento degli ingredienti BSFL come soluzioni funzionali complementari all’interno delle formulazioni esistenti. Non si tratta di sostituire completamente le materie prime tradizionali, ma di integrare componenti in grado di migliorare salute, benessere e prestazioni degli animali, contribuendo al contempo agli obiettivi di sostenibilità a lungo termine del settore
La focalizzazione sulle specie mediterranee sottolinea il ruolo crescente degli ingredienti a base di insetti nei mercati tradizionali dell’acquacoltura europea.
Verso una nuova fase di maturità commerciale
La partnership verrà implementata progressivamente in tutta l’area mediterranea, con un approccio che punta sulla scalabilità industriale,
sull’affidabilità dell’approvvigionamento e sull’eccellenza operativa. L’integrazione tra la capacità produttiva su larga scala di Innovafeed e l’esperienza di NaturAlleva nella nutrizione e nell’allevamento ittico dimostra come l’alimentazione a base di insetti stia entrando in una nuova fase di piena maturità commerciale. Come sottolineato da Ugo Biasin, CEO di NaturAlleva, l’accordo consente di integrare ingredienti funzionali scientificamente validati nelle strategie nutrizionali dell’azienda, rafforzando l’impegno verso l’innovazione e la salute ottimale dei pesci.
Un concetto ribadito anche da Clément Ray, CEO e co-founder di Innovafeed, che evidenzia come gli ingredienti BSFL rappresentino soluzioni orientate alle prestazioni, capaci di supportare salute, robustezza e resilienza in un’ampia gamma di specie acquicole.
Una visione condivisa anche da Fabio Brambilla, nutrizionista ittico di NaturAlleva, che vede nelle farine di insetti una delle chiavi per un’acquacoltura futura più efficiente e sostenibile, frutto di anni di ricerca e di una collaborazione con un partner ritenuto ideale per svilupparne appieno il potenziale.


>> Link: www.naturalleva.it

Link: innovafeed.com >> Link: www.vrmazzurro.com
Marevivo: il mare una guida autentica, una storia tutta da raccontare

C’è un punto del Salento — splendida regione peninsulare della Puglia sud-orientale — in cui il mare non è solo paesaggio: è lavoro, memoria e promessa. Nella Baia di Castro, incastonata tra scogli chiari e fondali ricchi di vita, l’acqua è naturalmente protetta e continuamente rinnovata dalle correnti. Qui la coltivazione del mitile incontra un habitat raro: salinità equilibrata, ossigenazione costante, temperature miti e una biodiversità che “nutre” il gusto. Ed è da questa combinazione che nasce la Cozza Castrense, dalla trama carnosa e dal sapore autentico salentino: un equilibrio tra dolcezza e sapidità che sa di vento e di roccia.
Il volto di una famiglia e di tre generazioni
Tutto parte da un sapere artigiano: mani abituate alla fatica, al sale, alle albe sul porto. Poi arriva la seconda generazione, che trasforma l’esperienza in metodo e organizzazione, facendo crescere l’impresa senza snaturarla. Oggi la terza generazione continua il percorso con la stessa cura e con strumenti nuovi: tracciabilità, controllo qualità, cultura del servizio. In oltre 35 anni Marevivo è cresciuta insieme alla sua comunità, mantenendo un rapporto familiareaziendale raro, dove casa e impresa si parlano e le decisioni nascono da valori condivisi.
Qui la parola filiera è concreta: corta, verificabile, vicina
Dall’allevamento in mare alla lavorazione, ogni passaggio è seguito con attenzione, perché la qualità non si improvvisa e l’ambiente non è un contorno: è la condizione stessa del lavoro. La Cozza Castrense viene selezionata e valorizzata con una logica semplice: preservare freschezza, garantire sicurezza alimentare e portare al consumatore il massimo della bontà, con tempi rapidi, catena del freddo controllata e procedure rigorose. In pratica: dal mare alla lavorazione in tempi stretti, senza passaggi superflui, per preservare freschezza e sapore.


Le sue caratteristiche organolettiche parlano da sole: carnosità generosa, succosità, profumo intenso e pulito, dolcezza naturale e una nota sapida che richiama la roccia di Castro. In cottura mantiene consistenza e resa, rendendo speciale anche la ricetta più semplice, perché il mitile resta protagonista e non ha bisogno di maschere.
Antonio e Vincenzo, padre e figlio, si riconoscono negli stessi valori: famiglia, dedizione, rispetto per l’ambiente e una visione che guarda oltre l’orizzonte. È un’intesa fatta di scelte quotidiane e coraggio, che si riflette in un’organizzazione dove oltre 150 persone vanno nella stessa
direzione. Capitani, operai, tecnici, addetti alla selezione, al confezionamento, alla logistica e responsabili di controllo: una comunità che lavora come una squadra, con l’idea di trasformare il mare in valore senza consumarlo.
Accanto alla tradizione c’è l’innovazione del servizio Il mercato chiede sempre più praticità e ready to eat, ma non accetta compromessi su qualità e sicurezza. Marevivo ha risposto con un format pensato per semplificare la vita di chi compra e di chi cucina: cozze vive già sbissate, pulite e pronte, lavorate con acqua della Baia di
Carnosità, succosità, profumo intenso e pulito, dolcezza naturale e una nota sapida che richiama la roccia del territorio d’origine: la Cozza Castrense di Marevivo emerge sul mercato per le particolari caratteristiche organolettiche che si mantengono anche in cottura. Un mitile che resta protagonista e non ha bisogno di maschere.


La Cozza Castrense è certificata Friend of the Sea e la forza produttiva di Marevivo è supportata da standard riconosciuti come IFS, BRC, oltre ad avere diversi prodotti certificati MSC, ASC, certificazioni che diventano una garanzia concreta di responsabilità, trasparenza e controllo lungo tutta la filiera.
Castro depurata e controllata
Dietro quella “prontezza” ci sono tecnologia, procedure, controlli interni di laboratorio e soprattutto ascolto: capire cosa serve davvero oggi e trasformarlo in un’esperienza affidabile.
Da questa cultura nasce anche la diversificazione, grazie all’alchimia degli chef del gruppo: una Cozza Gratinata con ricetta salentina, profumata e intensa, e Sauté personalizzati, per chi vuole sperimentare profili aromatici diversi senza allontanarsi dall’autenticità. Ricette che non coprono, ma esaltano, perché la materia prima quando è buona deve restare al centro dell’esperienza.
La sostenibilità, qui, non è una parola da brochure: è un impegno certificato
La Cozza Castrense è certificata Friend of the Sea e la forza produttiva di Marevivo è supportata da standard riconosciuti come IFS, BRC, oltre ad avere diversi prodotti certificati MSC, ASC, certificazioni che diventano una garanzia concreta di responsabilità, trasparenza e controllo lungo tutta la filiera. Per l’azienda queste sigle non sono un punto d’arrivo, ma un impegno quotidiano verso la baia e chi la vive.
Il futuro è la sfida più bella I consumatori sono sempre più attenti, curiosi ed esigenti; chiedono servizio, nuove ricette e prodotti pronti, ma non “anonimi”. Marevivo risponde con ascolto continuo del mercato e una promessa semplice: far assaggiare il Salento così com’è, attraverso un luogo, delle persone e tre generazioni che custodiscono la Baia di Castro e ne trasformano il dono in qualità, ogni giorno. Marevivo… il mare, una guida autentica.

>> Link: www.mondomarevivo.com
LE UNICHE COZZE ALLEVATE E AFFINATE NELLA BAIA DI CASTRO IN SALENTO.

La Cozza Castrense®, un importante traguardo frutto dell’esperienza di oltre 35 anni nel campo della depurazione e allevamento dei mitili a filiera corta. Allevata e affinata nella Baia di Castro, nei mari a sud est della penisola italiana, la Cozza Castrense®, offre la migliore percentuale di frutto disponibile tutto l’anno, assumendo tutte le caratteristiche di un territorio per gusto e qualità. Le acque della baia di Castro conferiscono alla Cozza Castrense® proprietà organolettiche tipiche delle acque pure e cristalline del mare del Salento in Puglia. Un processo che permette alla Cozza Castrense® di assumere preziosi sali minerali presenti nella baia grazie all’incontro tra sorgenti di acqua dolce e correnti di acqua marina.
COZZE



Conserve ittiche innovative, di qualità e accessibili: InterMoma a MARCA
di Riccardo Lagorio
Da quasi quarant’anni figura di spicco nel settore delle conserve ittiche, Luca Intermite, genovese, possiede particolare fiuto e conoscenza del mondo del pesce. Grazie alla vasta esperienza e comprovata capacità di individuare i prodotti giusti per il mercato, nel 2021 depone le vesti di dirigente e indossa quelle di imprenditore. Il successo della sua impresa, InterMoma, è stato certificato Leader della crescita 2026 dal rapporto de IL SOLE 24 ORE che ha attestato un tasso annuo di crescita composto tra il 2021 e il 2024 superiore al 218%, passando dai 555.000 euro iniziali a 18 milioni.
«L’azienda è nata con un obiettivo chiaro: offrire alla distribuzione più qualificata una proposta molto specializzata di assortimento nel mercato delle conserve ittiche per le marche private, proponendo anche referenze nuove rispetto a quelle già presenti a scaffale, ma sempre con un attento e mirato rapporto tra qualità e prezzo Pronti perciò ad ampliare e diversificare l’offerta, coprendo tutte le fasce di mercato» spiega Intermite. «La proposta di InterMoma si distingue per innovazione e valore aggiunto, elementi che la rendono particolarmente interessante per i partner».
L’intuizione è nata dall’analisi del mercato italiano per cercare di capirne l’evoluzione. Considerato che le marche da supermercato hanno ancora una presenza limitata rispetto agli altri paesi europei, è plausibile, secondo Intermite, che possano crescere e si possa entra-

Luca Intermite, CEO di InterMoma che, a MARCA 2026, ha presentato nuovi formati dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, oltre alla collaborazione con Orlando, storico marchio delle conserve ittiche, attiva dal 1o gennaio 2026. Per quest’anno l’obiettivo dell’azienda è rafforzare la propria presenza sul territorio nazionale attraverso le private label e i propri marchi.


InterMoma, fondata a Genova nel 2021, propone conserve ittiche per il retail, per il catering e per la gastronomia con tre brand: Costa De Arosa, Calata de Mari, Francesco Moretti, oltre a produzioni con il marchio del distributore. Figura tra le prime quattro aziende italiane riconosciute da Il Sole 24 Ore e Statista come Leader della crescita 2026: un riconoscimento che conferma la solidità del percorso aziendale e la fiducia del mercato.
re in nuovi segmenti di mercato con prodotti adeguati. Come i tranci di sgombro in lattina da 80 grammi che, essendo ottenuti da pesci di minor pezzatura e con una lavorazione più veloce, riescono ad essere venduti ad un prezzo inferiore del 30% rispetto ai filetti delle principali marche.
La capacità di interpretare in maniera profonda le dinamiche sociali è diretta conseguenza dell’esperienza che Intermite si è procurato intorno al mondo. «I bisogni cambiano in base alla percezione che abbiamo del mondo. Come un ragazzo malgascio che conobbi. Aveva come massima ambizione quella di poter lavorare su una barca da pesca pur sapendo che si sarebbe trattato di un’attività massacrante. Ma l’obiettivo era distruggere la noia che stava soffrendo sul porto a qualsiasi costo. Chi di noi lo farebbe qui?».
Non si tira indietro quando ci sono da fare esempi personali. «Io svolgo questa attività perché sono nato a Genova e per merito di Genova e della sua storia. Mi sento figlio di quelle Vie del sale che dal mare risalivano la Val Maira e ho il dovere di trasmettere valori profondi attraverso un percorso culturale che non possiamo perdere». Un aspetto
umano e intellettuale che la dice lunga sull’ex manager.
I listini InterMoma Food contemplano oltre 100 referenze e spaziano dai prodotti più rappresentativi (come il tonno in tutte le sue declinazioni di tipologie, di qualità e di formato) ad altre conserve ittiche (come alici e sgombro), offrendo anche specialità più inusuali (come i filetti di orata, di branzino e di merluzzo). Il 60% della produzione di InterMoma viene venduta con marche da supermercato delle principali catene distributive presenti in Italia. L’altro 40% è distribuito con i tre marchi aziendali, posizionati in altrettanti segmenti di mercato: Costa de Arosa, per la fascia più elevata, grazie ad una selezione di prodotti di alta qualità; Calata de Mari per chi cerca il miglior rapporto tra qualità e prezzo; infine, Francesco Moretti per coprire con un’ampia gamma il segmento di primo prezzo.
«Il rapporto con i gruppi della distribuzione organizzata si basa esclusivamente sulla fiducia, che InterMoma ripaga con la serietà e la competenza in un settore ormai maturo e stabile come le conserve ittiche. Abbiamo mantenuto una coerenza di approccio: offrire prodotti che, a parità di qualità
rispetto a quelli già a scaffale, sono più convenienti. Così si risponde in modo concreto all’attenzione ai prezzi che sta guidando le scelte dei consumatori senza costringerli ad abbassare la qualità della spesa» prosegue Intermite. Come nel caso specifico del tonno «che si distingue in base alla presentazione, al gusto e alla compattezza, caratteristiche che possono soddisfare diverse fasce di mercato. La dimensione del pesce e il modo con cui viene lavorato nonché i macchinari utilizzati possono dire molto sulla qualità della confezione sullo scaffale. Il giusto mix di consistenza della polpa è un altro aspetto importante per poter qualificare la sua collocazione nel punto vendita». Ma InterMoma propone anche specialità come i filetti di orata e branzino o i filetti di tonno bianco pescato all’amo nel Mar Cantabrico e lavorato dal fresco. «Solo una conoscenza approfondita dei fornitori presenti nel mondo e che aderiscono a requisiti e certificazioni richiesti dalla distribuzione moderna permette di consolidare questa ampia gamma» conclude. E, alla luce della sua competenza, c’è da dargliene atto. Riccardo Lagorio
>> Link: intermoma.it
PESCE E TECNOLOGIA
Il Cuomo Method applicato alla maturazione ittica consapevole
Dorsale, Stagionello e il governo del tempo
di Raffaele Arcuri
A Polignano a Mare, affacciata su un Adriatico che da sempre detta ritmi e vocazioni, nasce una realtà che rompe gli schemi tradizionali della lavorazione ittica. Dorsale non è solo un locale né semplicemente una “macelleria di pesce”: è un progetto culturale e tecnico che mette in discussione il modo in cui pensiamo, trattiamo e consumiamo il pesce oggi
Il progetto prende forma da lunghe riflessioni etiche e professionali, alimentate da una crescente insoddisfazione verso la gestione convenzionale delle materie prime e da una preoccupazione concreta per il futuro delle risorse marine, sempre più sotto pressione a fronte dell’aumento demografico globale. È in questo contesto che si incontrano l’intraprendenza e la sensibilità della chef Giorgia Molino e la profonda conoscenza della materia prima di Mario Barletta, dando vita ad una visione condivisa che sceglie consapevolmente di andare controcorrente.
Una visione che nasce dal rispetto per il mare
Alla base del concept di Dorsale c’è un rispetto profondo per gli habitat marini e per la straordinaria biodiversità che li caratterizza. Un rispetto che non resta astratto, ma si traduce in scelte operative precise: l’acquisto di pesci di grandi pezzature, selezionati specie per specie, con l’obiettivo di valorizzare ogni parte dell’animale e promuovere un consumo più consapevole, coerente con il sacrificio delle vite animali destinate al nostro nutrimento. Questa filosofia attraversa l’intero percorso

Tra le lavorazioni più rappresentative di Dorsale c’è la frollatura post rigor mortis, applicata a quelli che vengono definiti veri e propri “tagli di macelleria” ittica. Un approccio che richiama volutamente il mondo della carne e che consente di creare un ponte psicologico con il consumatore, sfatando il mito del pesce come alimento difficile da gestire e rapidamente deperibile.

del prodotto, dalla selezione iniziale fino alla trasformazione finale. Il pesce non è più visto come un alimento fragile e destinato a un consumo immediato, ma come una materia viva, complessa, capace di evolvere nel tempo se trattata con competenza, rigore e sensibilità.
Il laboratorio come luogo di precisione e consapevolezza Il cuore operativo di Dorsale è il laboratorio, uno spazio in cui ogni passaggio avviene con estrema precisione. Le lavorazioni si svolgono in assenza totale di acqua, elemento noto per favorire la proliferazione microbica e accelerare la decomposizione organica. Questa scelta non è un dettaglio tecnico, ma un pilastro

metodologico che consente di aumentare sicurezza, controllo e qualità È qui che il pesce entra in una nuova dimensione fatta di maturazioni, stagionature, aromatizzazioni, cotture a bassa temperatura e affumicature controllate.
Processi delicati, chirurgici, che richiedono stabilità, costanza e una tecnologia in grado di accompagnare ogni fase senza lasciare spazio all’improvvisazione.
La frollatura del pesce: oltre il pregiudizio della deperibilità Tra le lavorazioni più rappresentative di Dorsale c’è la frollatura post rigor mortis, applicata a quelli che vengono definiti veri e propri “tagli di macelleria” ittica. Un approccio
che richiama volutamente il mondo della carne e che consente di creare un ponte psicologico con il consumatore, sfatando il mito del pesce come alimento difficile da gestire e rapidamente deperibile.
La frollatura favorisce la proteolisi grazie all’azione degli enzimi proteolitici naturalmente presenti nei tessuti muscolari. Il processo è reso possibile dalla gestione combinata di temperatura, umidità e pH dell’alimento. Il risultato è un prodotto più tenero, più stabile e straordinariamente ricco dal punto di vista organolettico.
In questo contesto, il controllo del pH non è un optional, ma un elemento determinante per la sicurezza e la riuscita del processo.
Dorsale nasce a Polignano a Mare come autentica “macelleria di pesce” grazie al Cuomo Method®.

Da Dorsale trovate un’offerta che riflette la loro filosofia: tagli unici di macelleria ittica maturati o frollati, salumi di mare, affumicati a freddo, preparazioni abbattute e trasformati come salsicce, fishburger e polpette.
Tecnologia come alleata del pensiero artigianale
È proprio l’esigenza di controllo, sicurezza e ripetibilità che ha portato Dorsale a scegliere la tecnologia Stagionello. Lo Stagionello Fish Curing Device (ex Pesciugatore) permette di monitorare e gestire con precisione tutti i parametri chimicofisici coinvolti nelle trasformazioni del pesce, garantendo costanza e affidabilità anche nei processi più complessi. La presenza del sistema di phmetria integrato consente di intervenire in modo puntuale nelle fasi più delicate della maturazione, mentre la flessibilità degli spazi e delle configurazioni di lavoro offre libertà creativa senza compromettere la sicurezza alimentare. Anche le affumicature trovano una nuova dimensione grazie alla tecnologia Fumotic®, che consente di ottenere prodotti puliti, privi di residui potenzialmente nocivi tipici dei metodi tradizionali.
Educare il consumatore attraverso il gusto
Dorsale non si limita a trasformare il pesce, ma si pone un obiettivo più ampio: educare il consumatore. La clientela arriva spinta da una crescente consapevolezza alimentare, dalla curiosità verso un format innovativo e dal fascino delle nuove tendenze gastronomiche. Ne nasce un dialogo continuo fatto di domande, spiegazioni, assaggi e scoperte. Chi entra da Dorsale spesso ne esce con una nuova percezione del pesce, desideroso di sperimentare, cucinare e raccontare. Questo entusiasmo diventa a sua volta un motore creativo per il team, che continua a sperimentare nuove lavorazioni e a spingersi oltre i confini del già noto. Dorsale, oggi, propone un’offerta che riflette coerentemente la propria filosofia: tagli unici di macelleria ittica maturati o frollati, salumi di mare, affumicati a freddo, preparazioni abbattute e trasformati come
salsicce, fishburger e polpette. Ogni prodotto racconta un approccio che mette il tempo, il controllo e il rispetto al centro dell’esperienza gastronomica.
Lo Stagionello Fish Curing
Device: il tempo sotto controllo In un progetto come Dorsale, dove il tempo è considerato un vero ingrediente, il dispositivo brevettato (EP2769276B1), Stagionello Fish Curing Device, assume un ruolo strategico. Non si tratta di una semplice attrezzatura, ma di un vero e proprio laboratorio di gestione delle trasformazioni ittiche, pensato per superare i limiti della conservazione tradizionale e affrontare maturazioni e stagionature in totale sicurezza. Attraverso il controllo puntuale di temperatura, umidità, ventilazione e pH dell’alimento, la tecnologia Stagionello consente di valorizzare il pesce in tutte le sue potenzialità, rendendo replicabili processi

che altrimenti rimarrebbero affidati all’esperienza di pochi. Il cuore di questo sistema è il Cuomo Method, un approccio scientifico e operativo che ridefinisce il concetto stesso di conservazione trasformandolo in gestione consapevole del tempo. Il metodo si basa sul monitoraggio continuo dei parametri chiave che regolano l’evoluzione della materia prima, accompagnando i processi biologici naturali senza forzarli né interromperli. Non si accelera né si rallenta arbitrariamente, ma si crea un ambiente stabile in cui maturazione, frollatura, cottura e stagionatura possono avvenire in modo sicuro, ripetibile e qualitativamente elevato.
esperienza diretta e innovazione tecnologica, garantendo sicurezza alimentare, qualità certificata e sostenibilità produttiva. Gli armadi e celle Stagionello diventano così veri e propri centri di conoscenza, in cui ogni fase del processo, dalla scelta della materia prima al prodotto finito, è guidata da protocolli scientifici validati e da un percorso di formazione continua. È proprio questa capacità di leggere, interpretare e governare il tempo che rende questa tecnologia perfettamente affine alla visione di Dorsale, dove il rispetto per la materia prima si traduce in controllo, pazienza e precisione.
Guardare lontano, restando fedeli ai propri valori
e creatività possano convivere, contribuendo alla tutela del nostro posto nel mondo. Questa realtà dimostra come il futuro della lavorazione ittica passi attraverso una nuova alleanza tra etica, conoscenza e tecnologia. Per tutti i professionisti che desiderano approfondire questo approccio e comprendere come sia possibile applicare la maturazione, la frollatura e le trasformazioni evolutive del pesce in totale sicurezza, la tecnologia Stagionello rappresenta un punto di riferimento concreto.
Raffaele Arcuri
• Per conoscere più da vicino la filosofia, i prodotti e il lavoro quotidiano di Dorsale, scansionate il QR-Code e accedete ai contenuti dedicati.

• Scansionate il QR-Code e scoprite come lo Stagionello Fish Curing Device, attraverso il Cuomo Method e la filosofia H.E.I., possa aprire nuove prospettive nella gestione del pesce fresco e nella costruzione di un modello produttivo più consapevole, sostenibile e innovativo.
Questo approccio si inserisce nella filosofia H.E.I. – Human, Experiential, Intelligence, sviluppata da Alessandro Cuomo, ideatore del Cuomo Method® e della tecnologia brevettata Stagionello®. H.E.I. non è un principio astratto, ma un modello operativo che integra scienza, >> Link: www.stagionello.com
Lo sguardo di Dorsale è rivolto al futuro, con il desiderio di abbattere le distanze e raggiungere territori più ampi , condividendo valori, conoscenze e un modo diverso di intendere il rapporto tra uomo, mare e cibo. Un futuro in cui etica, tecnica

Mario Barletta e la chef Giorgia Molino.
Il mercato ittico dell’UE 2025 by EUMOFA
Parte I: L’UE nel mondo – Import-Export – Consumi — Offerta del mercato
L’UE NEL MONDO
Produzione globale
Nel 2023, la produzione globale totale da sia pesca che acquacoltura ammontava a 227,8 milioni di tonnellate, con una crescita del 2%, pari a 4,8 milioni di tonnellate, sul 2022. L’acquacoltura, nel 2023, ha rag-
giunto 136,1 milioni di tonnellate di prodotto. Il volume del pescato, nel 2023, è sceso a 91,7 milioni di tonnellate, segnando una diminuzione di 370.000 tonnellate rispetto all’anno precedente. La produzione totale nell’UE si è classificata all’ottavo posto nel mondo con 4,6 milioni di tonnellate, valore dell’1% superiore
rispetto al 2022. Ciò è stato collegato all’aumento delle catture di melù (blue whiting), mentre l’acquacoltura dell’UE ha registrato una leggera diminuzione.
La Cina guida la classifica dei Paesi produttori in termini sia di acquacoltura che di catture, con la produzione totale in aumento del 4%

I dati dell’Osservatorio Europeo del Mercato per i Prodotti della Pesca e dell’Acquacoltura ci dicono che la quota di produzione animale da acquacoltura è superiore alla produzione mondiale derivante dalla pesca dal 2021.

dal 2022 al 2023. Più in dettaglio, il Paese ha visto aumenti del 4% nell’acquacoltura e del 2% nelle catture.
Tra i principali produttori, che sono principalmente paesi asiatici, l’India ha registrato l’aumento più significativo, con la produzione da catture e acquacoltura in aumento dell’11%. La Russia segue in termini di aumenti relativi dal 2022, incrementando la sua produzione dell’8%. In questo caso, la crescita è stata guidata dalla produzione della pesca. Al contrario, gli Stati Uniti sono scesi al minimo del decennio 2013-2023 nella produzione totale, con un calo del 3% rispetto al 2022. Questa diminuzione è stata dovuta principalmente ad un calo nel raccolto di vongole, così come ad una diminuzione delle catture di nasello, calamari e tonnetto striato.
Il calo significativo della produzione della pesca in Perù merita anch’esso una menzione speciale. Per la prima volta in dieci anni il Paese non è stato tra i primi 10 produttori. Le catture in Perù includono principalmente piccoli pelagici che sono inclini a fluttuazioni significative legate alla variabilità climatica. In effetti, il calo della produzione del Perù è stato dovuto al suo minor raccolto di acciughe (Engraulis ringens).
La quota dell’acquacoltura sulla produzione mondiale totale è aumentata continuamente dal 2000 e, dal 2013, la produzione da acquacoltura è superiore alla produzione derivante dalle catture. Questa tendenza è stata guidata dai paesi asiatici, dove la produzione da acquacoltura ha rappresentato il 92% della produzione totale mondiale nel 2022. Occorre però notare che ciò si applica alla produzione sia di prodotti animali che di alghe marine e altre alghe. Quando si considerano solo i prodotti animali, l’acquacoltura ha superato la produzione della pesca dal 2021
L’Asia è l’unico continente dove la produzione da acquacoltura prevale già sulla produzione della pesca. È la sede dei primi quattro paesi produttori al mondo e la maggior
parte della produzione in ognuno di essi proviene dall’acquacoltura. Ciò include la Cina, dove l’acquacoltura nel 2023 ha rappresentato l’85% della produzione, l’Indonesia, dove ha rappresentato il 66%, l’India, dove ha raggiunto il 65% e il Vietnam, dove è stata il 61%. Al contrario, nelle Americhe, in Europa (inclusi i Paesi UE e non UE) e in Africa, l’acquacoltura ha rappresentato solo 1/5 della produzione totale. La quota dell’acquacoltura sulla produzione totale è ancora più bassa in Oceania, dove ha raggiunto solo il 15% circa (Tabella 1 – Grafico 1).
Asia
Oltre a guidare il mondo nel comparto dell’acquacoltura, l’Asia guida anche nella produzione della pesca. Nel 2023, la produzione asiatica da allevamento ha raggiunto il picco decennale di 124 milioni di tonnellate, segnando un aumento del 4% rispetto al 2022. Le catture hanno registrato un aumento del 2% rispetto al 2022 e hanno totalizzato 48 milioni di tonnellate. La Cina è il principale produttore asiatico sia nell’acquacoltura che nella pesca, svolgendo un ruolo chiave nel plasmare le tendenze globali. Una posizione ancor più pronunciata per l’acquacoltura. Si pensi che, nel 2023, le 78 milioni di tonnellate di pesce allevato della Cina sono state pari al 63% della produzione acquicola dell’Asia. Inoltre, con i suoi 13 milioni di tonnellate di catture, la Cina ha rappresentato il 28% della produzione ittica della regione. Le specie più allevate della Cina, alghe e carpe, hanno rappresentato più della metà della sua produzione totale di acquacoltura. Entrambe hanno registrato aumenti nella produzione dal 2022 al 2023, il più importante dei quali è stato quello delle alghe, cresciuto da 22,5 milioni di tonnellate a 23,1 milioni di tonnellate.
La produzione di alghe ha seguito una tendenza al rialzo durante il decennio 2014-2023 ed è destinata sia a usi alimentari che non alimentari. L’allevamento della carpa è cresciuto da 18,7 milioni di tonnellate nel 2022 a 18,9 milioni di tonnellate nel 2023.

L’Asia è l’unico continente in cui la produzione da acquacoltura prevale sull’output della pesca. È la sede dei primi 4 paesi produttori al mondo (Cina, Indonesia, India e Vietnam) e la maggior parte della produzione in ognuno di essi proviene dall’acquacoltura.
Sebbene siano stati osservati aumenti nella produzione di carpe dal 2020, essi sono stati meno significativi di quelli delle alghe.
Nel decennio 2014-2023, la produzione cinese di alghe è aumentata del 48%, mentre quella delle carpe è aumentata solo del 6%. Il ruolo globale della Cina nell’allevamento di queste due specie è sostanziale, rappresentando l’84% delle carpe e il 61% delle alghe. Per fare un confronto, l’UE ha allevato appena 72.333 tonnellate di carpe nel 2023, il che rappresenta solo lo 0,3% della produzione mondiale di questa specie. Ha anche raccolto quasi 83.437 tonnellate di alghe, il che ha rappresentato un aumento del 14% nella produzione dal 2022.
Ciò detto, la produzione di alghe dell’UE, che avviene quasi interamente in Francia e Irlanda, ha origine in gran parte dalla raccolta selvatica ed è principalmente destinata a scopi non alimentari, il che limita la rilevanza del suo confronto con la produzione cinese.
Una porzione significativa della produzione ittica dell’Asia proviene da pesci ossei (Osteichthyes, che includono principalmente gli Actinopterygii), che costituiscono un quarto del totale del continente. Le catture di pesci ossei sono effettuate principalmente da Cina, Indonesia e Vietnam.
Altri aumenti degni di nota hanno incluso il tonnetto striato, con catture più elevate in Vietnam e Giappone, e lo sgombro, particolarmente in Indonesia e India.
Americhe
La produzione di prodotti della pesca e dell’acquacoltura nelle Americhe — vale a dire Nord, Centro e Sud America — è la seconda più alta dei cinque continenti. Nel 2023, sono stati raggiunti circa 21,8 milioni di tonnellate, continuando la tendenza al ribasso osservata nel 2022. La diminuzione totale dal 2021 al 2023, che ha raggiunto il 10% ovvero 2,4 milioni di tonnellate, è stata principalmente attribuibile ad un calo
nel raccolto di acciughe (Engraulis ringens) del Perù, utilizzate nella produzione di farina di pesce. In effetti, il 77% della produzione nelle Americhe proviene dalla pesca e, più specifi camente, dalla produzione peruviana di acciughe e dalle catture statunitensi di pollack d’Alaska.
In contrasto con la diminuzione registrata per l’acciuga, il pollack d’Alaska è aumentato del 17% dal 2022, raggiungendo un totale di 1,4 milioni di tonnellate. Ciò ha segnato una ripresa dopo la simile diminuzione osservata dal 2021 al 2022.
La produzione acquicola americana, d’altra parte, ha totalizzato più di 5 milioni di tonnellate nel 2023, che è stato un aumento del 2% rispetto al 2022 e la quantità più alta del decennio. Questa comprendeva in gran parte 1,2 milioni di tonnellate di produzione di warm water shrimp in Ecuador e 1 milione di tonnellate di produzione di salmone in Cile, entrambi i quali hanno rappresentato picchi di 10 anni. Per un confronto, la produzione
Tabella 1 – I 15 maggiori produttori nel 2023 (1.000 tonnellate)


Fonte: Eurostat (codici dati on-line: fish_ca_main and fish_aq2a) e FAO. I dati includono le catture destinate sia al consumo alimentare che ad altri usi. Eventuali discrepanze nelle variazioni percentuali e nei totali sono dovute all’arrotondamento.
Grafico 1 – Produzione mondiale per continente nel 2023

Fonte: Eurostat (codici dati on-line: fish_ca_main and fish_aq2a) e FAO.
da allevamento dell’UE nel 2022 è stata molto inferiore, con solo 246 tonnellate di warm water shrimp, principalmente in Francia, e 9.300 tonnellate di salmone, principalmente in Irlanda.
Europa
La produzione di prodotti della pesca e dell’acquacoltura in Europa — includendo sia i Paesi UE che quelli non UE — è la terza più alta al mondo. Nel periodo dal 2020 al
2022, la produzione totale ha visto lievi fluttuazioni inferiori all’1%, mentre nel 2023 ha raggiunto 17,9 milioni di tonnellate, pari ad un aumento del 3% rispetto all’anno precedente. Questo è stato collegato

all’aumento delle catture da 13,8 milioni di tonnellate a 14,4 milioni di tonnellate, una crescita guidata dall’aumento registrato nelle catture russe che hanno raggiunto un picco del decennio di 5,4 milioni di tonnellate e sono state le più alte in Europa.
Il pollack d’Alaska, la principale specie pescata dalla flotta russa, ha rappresentato più di 1/3 delle catture russe. Le catture russe di pollack d’Alaska sono state stabili a circa 1,9 milioni di tonnellate mentre aumenti sono stati registrati per le catture di salmone e sardina, le altre due principali specie catturate dalla Federazione Russa. Le catture di salmone sono cresciute del 124%, da 272.477 tonnellate a 609.376 tonnellate, e la sardina è aumentata dell’85%, da 296.458 tonnellate a 547.074 tonnellate. Per un confronto, le catture di salmone e sardina nell’UE hanno totalizzato
rispettivamente 944 tonnellate e 151.197 tonnellate nel 2023.
Dopo la Russia, il volume successivo più alto di catture può essere calcolato come la combinazione dei 27 Stati Membri dell’UE, che hanno totalizzato 3,5 milioni di tonnellate nel 2023. Un aumento delle catture di melù rispetto al 2022 ha raggiunto un picco del decennio di 375.000 tonnellate nel 2023 e ha guidato la tendenza generale al rialzo nella produzione ittica dell’UE. La Norvegia e l’Islanda seguono la Federazione Russa e l’UE in termini di produzione della pesca in Europa. Nel 2023, le loro catture sono ammontate rispettivamente a 2,5 milioni di tonnellate e 1,4 milioni di tonnellate, con la Norvegia che ha registrato una diminuzione del 3% rispetto al 2022 e l’Islanda che ha registrato una diminuzione del 4%. Aringa, melù e merluzzo bianco sono le principali specie pescate dai due Paesi.
Per quanto riguarda l’acquacoltura, la Norvegia occupa il primo posto in Europa, coprendo quasi la metà di tutta la produzione europea da allevamento. Nel 2023, la produzione dell’acquacoltura in Norvegia è ammontata a 1,6 milioni di tonnellate, di cui il salmone ha rappresentato il 94% e la trota il 5%. L’UE, con più di 1,0 milioni di tonnellate, viene subito dopo. Essa ha una produzione di specie molto più diversificata, con le prime cinque specie in termini di volume che sono cozza, trota, ostrica, orata e spigola europea. La Federazione Russa si classifica al terzo posto a distanza, con una produzione acquicola che ha incluso principalmente trota e carpa raggiungendo le 365.269 tonnellate nel 2023.
Africa
L’Africa si classifica al quarto posto globale nella produzione da pesca
L’UE mantiene un elevato livello di consumo apparente di prodotti della pesca e dell’acquacoltura, grazie principalmente alle importazioni da Paesi Terzi.

que anni, durante il quale avevano registrato una media di 8,5 milioni di tonnellate. Inoltre, guardando sia ai valori nominali che a quelli deflazionati, questo ha rappresentato il terzo valore più alto registrato nel decennio 2015-2024.
L’UE è un importatore netto. Il suo deficit commerciale nel 2024 è ammontato a 21,6 miliardi di euro, il che ha rappresentato una ripresa del 5% in termini reali rispetto al 2023. I volumi esportati sono in realtà diminuiti, a fronte di un leggero aumento delle importazioni. Tuttavia, il deficit è diminuito poiché i valori di importazioni e esportazioni sono andati in direzioni opposte, con le importazioni in calo dell’1% e le esportazioni in aumento dell’1%.
Cina
Con un aumento dell’8% rispetto al 2023, i volumi commerciali della Cina hanno raggiunto più di 13 milioni di tonnellate nel 2024, continuando la tendenza all’aumento iniziata nel 2021. Il valore commerciale della Cina era sceso dell’8% dal 2022 al 2023, raggiungendo 41 milioni di
euro [nota: probabile refuso nel testo originale, presumibilmente miliardi], dove è rimasto dal 2023 al 2024.
L’aumento del volume è stato guidato dall’aumento delle esportazioni, che hanno raggiunto 5,9 milioni di tonnellate grazie ad una crescita di 825.000 tonnellate. Le esportazioni più significative registrate sono state verso gli Stati Uniti, che sono aumentate di 90.430 tonnellate, verso il Vietnam, aumentate di 76.000 tonnellate, e verso i Paesi Bassi, che hanno visto un aumento di 74.000 tonnellate.
Le esportazioni verso gli Stati Uniti consistono principalmente in pesci marini congelati e preparati/ conservati, mentre le esportazioni verso i mercati vietnamita e olandese includono principalmente prodotti non destinati al consumo umano. I prodotti per uso non alimentare rappresentano la maggioranza delle esportazioni cinesi di prodotti della pesca e dell’acquacoltura, coprendo quasi il 30% dei volumi totali esportati nel 2024. In valore, le esportazioni cinesi sono ammontate a oltre 20 miliardi di euro nel 2024, il che
è stato del 2% superiore rispetto al 2023. Ciò detto, questo è stato del 12% inferiore rispetto ai quasi 23 miliardi di euro registrati nel 2022, quando le esportazioni cinesi di pesci marini congelati verso il Giappone hanno raggiunto il picco di quasi 500 milioni di euro.
Allo stesso tempo, le importazioni hanno registrato un aumento dell’1% in termini di volume dal 2023 al 2024, quando hanno totalizzato 7,1 milioni di tonnellate. Tuttavia, in termini di valore, c’è stata una diminuzione del 3%. La maggior parte dell’aumento di volume ha riguardato le importazioni di farina di pesce, mentre sono state registrate diminuzioni di volume del 7% e del 6% rispettivamente per i gamberi e il pollack d’Alaska, che sono specie di valore che costituiscono una gran parte delle importazioni cinesi.
Il principale fornitore di pollack d’Alaska per la Cina è la Federazione Russa, mentre l’Ecuador è la principale origine delle importazioni di gamberi.
Le importazioni dall’UE rappresentano solo una piccola parte delle
Il pollack d’Alaska (o merluzzo d’Alaska) è la terza specie più consumata nell’UE, dopo tonno e salmone.
importazioni cinesi totali di prodotti della pesca e dell’acquacoltura, coprendo solo il 3% in termini di volume e valore nel 2024. Questi flussi comprendono principalmente importazioni di prodotti per uso non alimentare dalla Bulgaria. D’altra parte, il mercato dell’UE ha coperto il 18% del volume totale delle esportazioni della Cina. La quota è più bassa in termini di valore, all’11%, perché includono principalmente prodotti per uso non alimentare, esportati in gran parte verso i Paesi Bassi.
USA
Gli Stati Uniti si sono classificati al secondo posto dopo l’UE come importatori netti di prodotti della pesca e dell’acquacoltura. Sul totale di 6 milioni di tonnellate scambiate nel 2024, più del 60% è stato rappresentato dalle importazioni, che sono ammontate a 3,6 milioni di tonnellate. In valore, esse sono ammontate a 24,4 miliardi di euro, ovvero quasi l’80% del valore totale. In effetti,
gli Stati Uniti importano principalmente salmone dal Cile e gamberi da India, Ecuador e Indonesia. Anche il Canada è un fornitore rilevante, principalmente di prodotti non destinati al consumo umano.
Dal 2023 al 2024, le importazioni statunitensi di prodotti della pesca e dell’acquacoltura sono cresciute del 3% in volume e dell’1% in valore. L’aumento è stato guidato principalmente dall’incremento delle importazioni da Vietnam e Malesia, che hanno raggiunto picchi rispettivamente di 365.000 tonnellate e 116.780 tonnellate. Il Vietnam ha registrato un aumento delle importazioni di pesce gatto d’acqua dolce, mentre le importazioni della Malesia erano quasi esclusivamente prodotti per uso non alimentare.
Guardando alle esportazioni statunitensi, il 2024 ha segnato il minimo di dieci anni in termini di volume, poiché hanno raggiunto 2,3 milioni di tonnellate per un calo del 10% rispetto al 2023. Esse valevano un valore totale di 6,4 miliardi di euro,
che era l’11% inferiore rispetto sia al 2022 che al 2023, ma ancora il 3% al di sopra del livello raggiunto tre anni prima. Questi flussi includono principalmente prodotti per usi non alimentari.
Le principali destinazioni delle esportazioni statunitensi sono Cina e Canada, che hanno entrambi registrato diminuzioni dal 2023 al 2024. Tuttavia, il declino delle esportazioni statunitensi è stato ampiamente guidato dal calo delle esportazioni destinate al Messico, il quinto mercato più grande per le esportazioni statunitensi dopo la Repubblica di Corea e il Giappone, che nel 2024 sono scese a quasi la metà della quantità esportata nel 2023. Inoltre, da notare, le esportazioni del 2024 verso il Messico erano in realtà in linea con gli anni precedenti, e il 2023 ha rappresentato un’eccezione.
Delle esportazioni statunitensi di prodotti della pesca e dell’acquacoltura, il 12% è destinato al mercato dell’UE, una quota che raggiunge


Carpacci e Tartare di Pesci Pregiati







Allevamento di alghe nella provincia cinese del Fujian, Xiapu Dongbi. Le alghe vengono raccolte con barche speciali (photo © Ellen B. Goff / Danita Delimont).
quasi il 20% se si considera il valore commerciale. La maggior parte di queste esportazioni consiste in filetti congelati di pollack d’Alaska importati nei Paesi Bassi. D’altra parte, solo il 5% delle importazioni statunitensi proviene dall’UE. I principali fornitori dell’UE per gli Stati Uniti sono la Spagna (principalmente polpo) e i Paesi Bassi (principalmente salmone).
Norvegia
La Norvegia, il principale produttore ed esportatore mondiale di salmone, si classifica al secondo posto dopo la Cina in termini di esportazioni totali di prodotti della pesca e dell’acquacoltura. Nel 2024, le sue esportazioni hanno raggiunto quasi 2,8 milioni di tonnellate, destinate in quote uguali a Paesi UE e non UE. In termini di valore, il totale è stato di 15 miliardi di euro, il 3% in meno rispetto al 2023 a causa della diminuzione delle esportazioni di merluzzo bianco e melù verso l’UE. Tuttavia, il valore totale delle esportazioni norvegesi è
stato solo dell’1% inferiore rispetto al 2023. In effetti, le esportazioni di sgombro sono cresciute del 3% in volume e del 23% in valore, totalizzando 305.000 tonnellate per un valore di 674 milioni di euro. Ciò ha compensato la diminuzione del valore del 2% registrata dalle esportazioni di salmone verso l’UE a fronte dell’aumento dell’1% in termini di volume. Il principale fattore trainante dell’aumento delle esportazioni di sgombro della Norvegia è stato l’incremento delle esportazioni verso la Cina.
Dal lato delle importazioni, è stata osservata una diminuzione del 3% sul 2023, poiché i volumi totali hanno raggiunto 1,2 milioni di tonnellate nel 2024. In termini di valore, il totale è stato pari a 2,6 miliardi di euro, il che ha rappresentato un aumento del 2%. Un quarto delle forniture proviene dall’UE, che nel 2024 ha coperto principalmente le importazioni di pesce dalla Danimarca utilizzato per nutrire i salmoni negli allevamenti norvegesi.
Giappone
Sui volumi totali dei flussi commerciali giapponesi di prodotti della pesca e dell’acquacoltura, le importazioni rappresentano più dell’80%. Nel 2024, il Giappone ha importato 2,3 milioni di tonnellate di prodotti della pesca e dell’acquacoltura per un valore di 12,2 miliardi di euro. Ciò ha incluso un aumento dell’1% in volume ma una diminuzione del 5% in valore rispetto al 2023. La maggior parte delle importazioni giapponesi include pesci marini congelati e preparati/conservati dalla Cina, così come gamberi da Vietnam, India, Indonesia e Thailandia. Un calo nei valori dei prodotti di uova di salmone importati dalla Russia e dagli Stati Uniti, e del tonno da Malta e dalla Thailandia, ha causato la diminuzione complessiva del valore delle importazioni. Per quanto riguarda le esportazioni, gli Stati Uniti sono il mercato più rilevante del Giappone in termini di valore, grazie alle esportazioni di capesante e filetti congelati di
pesci marini. Hong Kong, Taiwan e Vietnam seguono come principali destinazioni delle esportazioni giapponesi di capesante.
In termini di volume, la maggior parte delle esportazioni dal Giappone include piccoli pelagici vari congelati e pesci marini interi congelati. Complessivamente, nel 2024, le esportazioni dal Giappone sono scese ai volumi più bassi registrati in dieci anni, diminuendo del 4% rispetto al 2023 e raggiungendo 468.475 tonnellate, mentre il valore è sceso del 12% a 1,9 miliardi di euro.
La diminuzione del volume è stata guidata principalmente dal calo delle esportazioni verso la Cina iniziato nel 2023 con diminuzioni del 41% in volume e del 38% in valore dal 2022 al 2023, seguite da diminuzioni del 77% in volume e dell’86% in valore dal 2023 al 2024. Ciò è stato probabilmente dovuto al divieto sulle importazioni dal Giappone dopo l’incidente nucleare di Fukushima e lo sversamento in mare delle acque contaminate (acque trattate e utilizzate per raffreddare i reattori dopo l’incidente nucleare).
L’UE non è un partner significativo per i flussi commerciali giapponesi di prodotti della pesca e dell’acquacoltura
Nel 2024, del valore e del volume totale delle esportazioni giapponesi, solo il 3% e l’1%, rispettivamente, erano rappresentati dal mercato dell’UE. La copertura è leggermente più alta per le forniture giapponesi, poiché il 4% delle importazioni ha avuto origine dai paesi dell’UE, sia in termini di valore che di volume.
Thailandia
Il valore della bilancia commerciale della Thailandia per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura ha mostrato un surplus di 1,3 miliardi di euro nel 2024, sebbene il Paese importi quantità maggiori di questi prodotti rispetto ai volumi esportati. Nel 2024, ciò ha incluso 2,4 milioni di tonnellate, pari ad un aumento del 10% sul 2023, rispetto ai 1,6 milioni di tonnellate nel 2023 [nota: probabile refuso nel testo originale per l’anno di confronto], pari ad un
aumento dell’8% rispetto al 2023. Il valore delle esportazioni dalla Thailandia ha raggiunto i 5,5 miliardi di euro, con un aumento del 7% rispetto al 2023, mentre le importazioni sono aumentate dell’1%, raggiungendo 4,2 miliardi di euro.
La maggior parte della fornitura di prodotti della pesca e dell’acquacoltura in Thailandia include tonnetto striato congelato originario di Taiwan, Micronesia, Repubblica di Corea e Nauru, che molto probabilmente viene lavorato nell’industria conserviera e poi esportato. In effetti, il tonno preparato/conservato rappresenta le quote maggiori delle esportazioni totali sia in termini di valore che di volume, ovvero rispettivamente il 42% e il 36%. Gli Stati Uniti prevalgono come suo principale mercato di destinazione.
I Paesi dell’UE non rappresentano partner commerciali significativi per la Thailandia. Nel 2024, del valore e del volume totale delle esportazioni della Thailandia, solo il 4% e il 2%, rispettivamente, erano rappresentati dal mercato dell’UE. Per quanto riguarda le importazioni, solo il 3% dei volumi totali e il 4% dei valori totali hanno avuto origine dai paesi dell’UE (Tabella 2).
CONSUMI
Secondo le previsioni dell’OECDFAO Agricultural Outlook per il periodo 2025-2034, nel 2025 l’UE si collocherà al 15o posto a livello mondiale per consumo pro capite di pesce e prodotti a base di pesce e si prevede che tale livello diminuirà nei tre anni successivi (N.B. al momento della stesura del presente documento non sono disponibili dati consolidati e tali dati non sono direttamente comparabili con altri dati contenuti nella presente relazione. Pertanto, le previsioni dovrebbero essere utilizzate principalmente per indicare la tendenza annuale.
I dati riportati in questa sezione sono stati raccolti dal sito web dell’OCSE. Maggiori dettagli sono disponibili al link: shorturl.at/ VgDTV).
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Tabella 2 – Consumo pro capite di pesce (i 20 Paesi sono classificati in base al consumo pro capite previsto per il 2025; volumi in kg)

Fonte: OECD.
OFFERTA DEL MERCATO
Bilancio dell’offerta e panoramica dell’autosufficienza Nel 2023, l’offerta dell’UE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura per il consumo umano — includendo sia la produzione interna che le importazioni — ha totalizzato 12,38 milioni di tonnellate in peso vivo equivalente (LWE – Live weight equivalents repository). Questo ha rappresentato il livello più basso del decennio 20142023. L’offerta era in calo dal 2018, fatta eccezione per un breve rialzo tra il 2020 e il 2021 che ha seguito un netto calo nel 2020 dovuto alla crisi Covid, che ha colpito le catture, la produzione dell’acquacoltura e le importazioni.
Tra il 2021 e il 2022, poiché le catture, l’acquacoltura e le importazioni sono tutte diminuite, l’offerta è scesa di nuovo, sebbene in misura minore del 2%. Nel 2023, la tendenza al ribasso è continuata con un ulteriore calo del 3%. Sebbene l’offerta dalle catture abbia mostrato segni
di ripresa, con un aumento dell’1% o 22.679 tonnellate LWE rispetto al 2022, ciò non è stato sufficiente a compensare le riduzioni nella produzione dell’acquacoltura del 4% o 44.695 tonnellate LWE e, cosa più importante, le diminuzioni nelle importazioni del 3% o 295.930 tonnellate LWE. Come risultato, il consumo apparente stimato dell’UE è sceso del 2%, raggiungendo 10,25 milioni di tonnellate LWE, che è stato il livello più basso in dieci anni e quasi 240.000 tonnellate LWE in meno rispetto al 2022 (Grafico 2).
Nel 2023, il cittadino medio dell’UE ha consumato una quantità stimata di 22,89 kg LWE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura. La maggior parte di questo consumo consisteva in prodotti selvatici e, più specificamente, in prodotti della pesca importati.
I prodotti selvatici hanno rappresentato 16,36 kg LWE del consumo apparente pro capite totale, mentre i prodotti allevati hanno costituito i restanti 6,53 kg LWE.

I dati disponibili sulle catture non distinguono tra catture destinate al consumo umano e catture destinate a usi non alimentari. Pertanto, l’EUMOFA elabora stime basate su parametri di riferimento (proxy). Le cifre sulle catture presentate in questo capitolo si riferiscono alle catture stimate destinate al consumo umano, come incluse nel bilancio dell’offerta dell’UE.
Un aumento dell’offerta di catture dal 2022 al 2023 è stato principalmente dovuto all’aumento delle catture di melù. Allo stesso tempo, si stima che anche le catture per usi non alimentari siano aumentate, spinte dalle catture di melù e cicerelli (Tabella 3).
L’UE mantiene un alto livello di consumo apparente di prodotti della pesca e dell’acquacoltura principalmente grazie alle importazioni da paesi Terzi. L’autosufficienza, definita come la capacità degli Stati Membri dell’UE di soddisfare la domanda attraverso la propria produzione, può essere stimata calcolando il


ASC è in prima linea per guidare il cambiamento dell’acquacoltura, che assumerà sempre ittico è in forte crescita: da ciò deriva la necessità e l’urgenza di limitare al massimo gli impatti




rapporto tra la produzione nazionale e il consumo apparente nazionale ( Tabella 4 ). Durante il decennio 2014–2023, l’autosufficienza dell’UE nei prodotti della pesca e dell’acquacoltura ha mostrato variazioni significative, raggiungendo un punto massimo del 46,1% nel 2014, in gran parte attribuibile a livelli di produzione significativi, in particolare nel settore della pesca. Ciò detto, nel 2018 è emersa una chiara tendenza al ribasso, guidata principalmente dalla continua riduzione della produzione interna sia della pesca che dell’acquacoltura.
Analisi per principali specie ittiche Il soddisfacimento della domanda dell’UE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura si affida principalmente alle importazioni, soprattutto di tonno, salmone, pollack d’Alaska, gamberi e merluzzo bianco. Nel 2023, la combinazione di queste cinque specie ha rappresentato il 44% del consumo apparente totale dell’UE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura. Per questo gruppo, il tasso di autosufficienza complessivo dell’UE è stato solo del 12%.
Tonno
Nel 2023, il consumo apparente del gruppo di prodotti “tonno e specie affini” comprendeva il 95% di tonno e il 5% di pesce spada. Il tasso di autosufficienza di questa categoria ha raggiunto il 35% (il 34% se si considera solo il tonno).
Durante il decennio 2014-2023, l’UE aveva mostrato il livello più alto di autosufficienza per il tonno nel 2014. L’istituzione di accordi di libero scambio con i principali paesi produttori, unita ad un aumento dei Contingenti Tariffari Autonomi (ATQ) per le importazioni di tonno a partire dal 2013, ha portato a maggiori volumi di importazione e a un calo dell’autosufficienza nel 2015. Queste importazioni includono una quota importante di catture dell’UE effettuate da flotte d’altura che vengono sbarcate in Paesi Terzi e poi importate nuovamente nell’UE. Il tasso è rimasto relativamente stabile fino al 2017, ma è aumentato nel
Grafico 2 – Bilancio di approvvigionamento dell’UE (2023, LWE, solo uso alimentare). Totale prodotti da pesca e acquacoltura


Fonte: EUMOFA, sulla base dei dati EUROSTAT (codici dati on-line: fish_ca_main, fish_aq2a e DS-045409) e dei dati FAO.
2018 a causa delle maggiori catture di tonnetto striato da parte delle flotte spagnola e francese e della riduzione delle importazioni. Tuttavia, le catture hanno iniziato a diminuire nel 2019, continuando nel 2020, il che ha comportato un ulteriore calo dell’autosufficienza.
Dal 2020 al 2021, l’autosufficienza si è leggermente ripresa grazie alle importazioni più basse dal 2016 e
all’aumento delle catture. Nel 2022, una nuova diminuzione delle catture combinata con l’aumento delle importazioni ha causato un nuovo calo dell’autosufficienza.
La tendenza si è invertita nel 2023, con l’autosufficienza che è salita fino al 34%, spinta dall’aumento delle importazioni e della produzione sia della pesca che dell’acquacoltura.


Fonte: EUMOFA, sulla base dei dati EUROSTAT (codici dati on-line: fish_ca_main e fish_aq2a) e FAO. Eventuali discrepanze nei totali sono dovute all’arrotondamento.


Fonte: EUMOFA, sulla base di EUROSTAT (codici dati on-line: fish_ca_main, fish_aq2a e DS-045409), FAO, amministrazioni nazionali e dati FEAP.
Salmonidi (salmone, trota)
Nel 2023, meno dell’1% del salmone consumato nell’UE è stato prodotto internamente. La maggior parte delle importazioni di salmone dell’UE ha avuto origine dalla Norvegia, che ha rappresentato oltre l’80% dei volumi totali di importazione. Inoltre, i flussi commerciali intra-UE tra gli Stati Membri consistono in gran parte in riesportazioni di prodotti originariamente importati da Paesi Terzi. Al contrario, grazie ad impianti di acquacoltura ben consolidati, l’UE ha mantenuto un alto livello di au-
tosufficienza per la trota, con una media vicina al 90% durante tutto il decennio 2014-2023.
Pesci di fondo (merluzzo bianco, pollack d’Alaska, nasello, merluzzo carbonaro)
Quattro specie di pesci di fondo — pollack d’Alaska, merluzzo bianco, nasello e merluzzo carbonaro — hanno registrato nel 2023 un consumo apparente pro capite combinato di 4,69 kg LWE, rappresentando il 29% del consumo apparente totale di prodotti della pesca nell’UE. Se si
considerano anche i prodotti di acquacoltura, la quota corrisponde al 20% del consumo apparente totale.
Poiché tutto il pollack d’Alaska consumato nell’UE è di importazione, gli Stati Membri dipendono completamente da fornitori extra-UE per soddisfare la domanda. Il pollack d’Alaska è risultata la terza specie più consumata nell’UE, dopo tonno e salmone. Per le altre tre specie di pesci di fondo — merluzzo bianco, nasello e merluzzo carbonaro — il tasso di autosufficienza combinato dell’UE è stato del 18% nel 2023.
Tabella 3 – Produzione dell’UE (tonnellate, peso vivo)
Tabella 4 – Tassi di autosufficienza per gruppi di prodotti
Per il merluzzo bianco, l’autosufficienza è rimasta al 5%, mantenendo il livello più basso dell’ultimo decennio, quasi la metà rispetto alla media decennale del 9%. Questo calo è stato ampiamente guidato da una tendenza al ribasso delle catture da parte di Spagna, Danimarca, Francia, Portogallo e Polonia, probabilmente a causa sia di una riduzione generale delle quote di merluzzo negli ultimi anni, sia delle riallocazioni post-Brexit.
Anche l’autosufficienza del merluzzo carbonaro ( Saithe ) ha continuato a diminuire, toccando il 9% nel 2023, il livello più basso del decennio. Fino al 2021, la tendenza al ribasso era dovuta principalmente all’aumento del consumo apparente dipendente dalle importazioni, mentre le catture dell’UE diminuivano costantemente. Tra il 2021 e il 2022 le catture si erano stabilizzate, con la flotta francese (principale produttore) che aveva riportato un aumento del 3% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, nel 2023 è
stato registrato un nuovo calo delle catture, legato alla diminuzione del pescato della flotta tedesca a causa di una minore assegnazione di quote per la Germania.
Per il nasello, l’autosufficienza è scesa dal picco del 43% nel 2021 al 39% nel 2023, pur rimanendo leggermente al di sopra della media decennale del 38%. Il calo è dovuto principalmente a una diminuzione delle catture da parte della flotta spagnola.
Piccoli pelagici (aringa, sgombro, sardina)
Con catture pari a 1,02 milioni di tonnellate LWE nel 2023, si stima che i piccoli pelagici abbiano coperto il 26% della produzione totale dell’UE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura destinati al consumo umano.
Se si considera solo la produzione selvatica (pescato), la loro quota sale al 36%. Questo livello di produzione è stato ampiamente superiore alle importazioni dell’UE di queste specie, che nel medesimo anno sono

state inferiori a 720.000 tonnellate LWE, indicando che l’UE è sostanzialmente autosufficiente nel soddisfare la domanda di piccoli pelagici. In alcuni anni, l’UE ha registrato un’autosufficienza combinata pari o superiore al 100% per le tre specie più consumate di questo gruppo: aringa, sardina e sgombro.
Nel 2023, l’autosufficienza per l’aringa è precipitata al 67%, riflettendo sia una riduzione della produzione che un aumento delle importazioni. Si tratta di uno stock condiviso che, a seguito dell’accordo commerciale e di cooperazione UE-UK, impone un trasferimento di quote al Regno Unito; pertanto, la quota spettante all’UE è inferiore rispetto al periodo pre-Brexit.
Per quanto riguarda lo sgombro, l’UE ha soddisfatto l’intera domanda con tassi di autosufficienza superiori al 100% tra il 2013 e il 2017. Tuttavia, le catture di sgombro hanno mostrato una tendenza al ribasso a partire dal 2018, con una conseguente riduzione dell’autosufficienza. Un




minimo decennale dell’85% è stato osservato nel 2022, seguito da una ripresa all’87% nel 2023. Questo incremento è coinciso con una maggiore produzione dell’UE, ma anche con una crescita delle importazioni. La determinazione delle quote per lo sgombro è diventata più complessa dopo la Brexit, poiché sono coinvolte più parti: UE, Regno Unito, Norvegia, Isole Faroe, Islanda e Groenlandia. Ciò significa che i negoziati sulle quote tra gli altri stati costieri possono ridurre (o limitare) la quota spettante all’UE.
Per quanto riguarda le sardine, l’autosufficienza dell’UE è scesa al 67% nel 2023, continuando la tendenza al ribasso iniziata nel 2022. Tra il 2018 e il 2019, il calo delle catture e l’aumento delle importazioni avevano già ridotto l’autosufficienza dal 77% al 66%. Nel 2020, i principali produttori — Croazia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Portogallo — hanno registrato un aumento delle catture, compensando i cali delle flotte italiana e greca e l’ulteriore aumento delle importazioni. Nel 2021 importazioni e catture sono diminuite leggermente, ma nel 2022 e 2023 le catture sono scese rispettivamente del 5% e del 13%.
Allo stesso tempo, le importazioni sono aumentate dell’1% nel 2022, contribuendo al calo dell’autosufficienza, per poi scendere del 9% nel 2023, una riduzione che però non è bastata a compensare la minore offerta produttiva.
Altri prodotti
Altri prodotti molto consumati nell’UE includono i gamberi (crostacei), le cozze (bivalvi e altri molluschi/invertebrati acquatici), i calamari (cefalopodi), il surimi (prodotti acquatici vari) e l’orata (altri pesci marini). Tra le specie più consumate nell’UE, oltre ai piccoli pelagici, le cozze e l’orata sono tra le poche a mostrare alti livelli di autosufficienza, grazie anche a impianti di acquacoltura ben consolidati. Nel 2023, entrambe hanno registrato un tasso di autosufficienza del 74%, un calo rispetto al 2022 dovuto principalmente alla diminuzione della produzione acquicola. Per l’orata, questo calo è stato accompagnato anche da un aumento delle forniture extra-UE (principalmente dalla Turchia). Al contrario, l’UE è fortemente dipendente dalle importazioni di gamberi e calamari. Per i gamberi l’autosufficienza si è attestata su una
media dell’11% nel decennio analizzato, senza variazioni significative. Le specie di gamberi più consumate, fornite principalmente tramite importazioni, sono i gamberi d’acqua calda e il gambero rosso argentino, surgelati o preparati/conservati.
L’autosufficienza dei calamari ha mostrato variazioni notevoli negli ultimi due anni. Ha raggiunto il 19% nel 2022 (con un balzo del 12% rispetto al 2021), per poi scendere al 15% nel 2023. Questa evoluzione riflette i cambiamenti nelle catture della flotta spagnola. Il tasso di autosufficienza del surimi non può essere stimato, in quanto si tratta di un prodotto trasformato composto da varie specie (principalmente pollack d’Alaska e melù), per le quali non sono disponibili statistiche di produzione specifiche. La produzione di surimi dell’UE — e di conseguenza il suo consumo — dipende pesantemente dalle importazioni di “pasta di surimi” (surimi base) da paesi extra-UE, in particolare dal pollack d’Alaska proveniente dagli Stati Uniti. I principali mercati dell’UE per il surimi sono Francia, Spagna e Italia.
Fonte: EUMOFA – European Market Observatory for Fisheries and Aquaculture Products

The EU Fish Market (Il mercato ittico dell’UE) mira a fornire una descrizione economica dell’intera industria europea della pesca e dell’acquacoltura. Risponde a domande come cosa viene prodotto/esportato/importato, quando e dove, cosa viene consumato, da chi e quali sono i trend principali. Un’analisi comparativa permette di valutare la performance dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nel mercato dell’UE rispetto ad altri prodotti alimentari. In questo rapporto, le variazioni di valore e di prezzo per periodi più lunghi di cinque anni sono analizzate deflazionando i valori usando il deflatore del PIL (base=2020); per periodi più brevi, sono analizzate le variazioni del valore nominale e del prezzo. La pubblicazione è uno dei servizi forniti dall’Osservatorio Europeo del Mercato per i Prodotti della Pesca e dell’Acquacoltura (EUMOFA). Questa edizione è basata sui dati disponibili a partire da novembre 2025. Le analisi incluse in questo rapporto non tengono conto di possibili aggiornamenti avvenuti nelle fonti usate dopo questa data. Dati più dettagliati e complementari sono disponibili nel database EUMOFA: per specie, luogo di vendita, Stato Membro, paese partner. I dati sono aggiornati quotidianamente. EUMOFA, sviluppato dalla Commissione Europea, rappresenta uno degli strumenti della Politica di Mercato nel quadro della Politica Comune della Pesca. [Regolamento (UE) N. 1379/2013 sull’organizzazione comune dei mercati nei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, Articolo 42]. Come strumento di market intelligence, EUMOFA fornisce indicatori regolari settimanali, trend di mercato mensili e dati strutturali annuali lungo la catena di approvvigionamento. Il database è basato su dati forniti e validati dagli Stati Membri e dalle istituzioni europee. È disponibile in tutte le 24 lingue dell’UE.
>> Link: eumofa.eu




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Bacalhau: dal Portogallo una ricetta per ogni giorno
Visitare il Portogallo vuol dire anche fare scorta di baccalà, onnipresente nella cucina nazionale. Difficilmente disponibile fresco, è diffusissimo quello salato, nelle numerosissime ricette popolari. Lo trovate davvero ovunque!
di Lara Abrati
Da una visita in terra portoghese non può lasciare indifferente una cosa che, a prima vista, potrebbe sembrare davvero strana: la presenza diffusissima di bacalhau, ovvero il merluzzo non fresco, ma salato e conservato. Data la forma stretta di questa terra, con una lunga costa che guarda direttamente all’oceano, la ricchezza di pesce fresco e frutti di mare dovrebbe far pensare che non vi sia la necessità di consumare pesce conservato. E invece non è così.
Seppur oggi il pesce fresco sia molto diffuso anche nella cucina locale, la storia di questi luoghi e gli stili di vita delle sue genti hanno portato al consumo radicato di ricette che prevedono l’utilizzo del merluzzo conservato.
La vocazione esploratrice dei Portoghesi li esponeva alla necessità di portare con sé alimenti conservabili per lungo tempo in mare e il pesce salato faceva proprio al caso loro. Ma il merluzzo non viene pescato nelle acque al largo del Portogallo: nei secoli scorsi, infatti, i Portoghesi pescavano questo pesce nell’Oceano Atlantico del nord.
Complice la sua disponibilità, il basso costo e alcuni dettami religiosi legati al Cattolicesimo, ecco che il suo consumo si diffuse molto velocemente, diventando la materia prima utilizzata più frequentemente in quei piatti della tradizione popolare che oggi si consumano soprattutto nei giorni di festa. Si dice che il Portogallo abbia 365 ricette per

Il baccalà è probabilmente “l’ingrediente” più utilizzato nella cucina portoghese. Si dice che il Portogallo abbia 365 ricette per cucinarlo, ad iniziare dai golosi Bolinhos de bacalhau, le croccantissime frittelle.

la preparazione del bacalhau, una per ogni giorno dell’anno. E ovunque si vada ne Paese, si trovano tante golose variabili.
Tra le ricette più diffuse ci sono le frittelle di baccalà, generalmente di forma allungata: vere e proprie crocchette farcite con del baccalà ben dissalato e sminuzzato, non cremoso, a volte unito con dei pezzetti piccoli piccoli di patata, prezzemolo e altri aromi a piacimento. In sostanza delle polpettine passate in una pastella e fritte per bene: croccantissime fuori e golosissime dentro. La prima ricetta di questa preparazione, i Bolinhos de bacalhau, fu codificata e scritta da CARLOS BANDEIRA DE MELO nel Tratado Completo de Cozinha e de Copa pubblicato nel 1904. Le crocchette di bacalhau oggi sono consumate come street food, ma anche come sfizioso antipasto tutto da condividere. Tra le altre ricette famose, facilmente assaggiabili in Portogallo, il Bacalhau à Brás: una ricetta della tradizione popolare che si dice sia stato inventato da tal Bras (o Braz), un oste portoghese che cercò di utilizzare il baccalà unito ad altri ingredienti poveri. Il pesce viene messo a cuocere con cipolle tagliate a fettine sottili, fino a quando non si sfalda. A parte, si friggono delle patate e si aggiungono al mix di cipolle e baccalà, facendo cuocere fino
a che tutto risulti ben amalgamato. Infine, si aggiungono uova sbattute, avendo cura di spegnere la fiamma. Un piatto a base di elementi semplici, ma di grande sapore e sostanza. In genere lo si impiatta aggiungendo qualche oliva.
Spaziando nella cucina più borghese, esiste un’altra ricetta diffusa e storica che trae origine pochi secoli fa a Porto, grazie al suo inventore, JOSÉ LUÍS GOMES DE SÁ, un commerciante di baccalà. In realtà è molto simile alla precedente: gli ingredienti, infatti, sono pressoché gli stessi ovvero baccalà dissalato e lessato, cipolle, patate e uova sode. Il tutto viene cotto separatamente e montato poi a strati.
Esistono poi il Bacalhau com natas , sempre a base di baccalà dissalato, patate e cipolla, ma con l’aggiunta di panna o besciamella, e il Bacalhau cozido, ovvero quello lesso e condito con quello che si trova. Ancora una volta, ricette che forse sanno un po’ anche di casa nostra, a testimoniare quanto la cultura popolare sia molto simile in tutto il mondo, anche nell’utilizzo di materie prime, come il merluzzo sotto sale, che oggi sono diventati i principi della nostra tavola della festa. La cucina che unisce, materie prime che raccontano la nostra storia.
Lara Abrati











Ti vanno due crocchette?
di Giorgia Fieni
Che poi sono sempre più di due perché, ammettiamolo, il fritto è troppo goloso per riuscire a limitarsi. E le crocchette sono il modo in cui possiamo friggere praticamente qualsiasi alimento, così da poterle portare in tavola dall’antipasto al dolce, nei buffet come nei picnic, a Pasqua come a Natale.
Perfette sia nelle cene importanti sia per uno spuntino sfizioso da consumare davanti a un film o alla partita, perché piacciono a tutte le generazioni. Le più famose sono quelle di patate: basta lessarle, schiacciarle, aggiungere una salsa (besciamella o salsa Mornay, preparata aggiungendo panna, grana e burro alla besciamella) o semplicemente formaggio (parmigiano o ricotta o pecorino) e uova, formarle, passarle nell’uovo e nel pangrattato e friggerle in un grasso molto caldo
Piacciono un po’ a tutti, grandi e piccoli. Le crocchette sono il modo in cui possiamo usare qualsiasi alimento, fritte o al forno, così da poterle portare in tavola dall’antipasto al dolce, nei buffet come nei picnic
(olio principalmente, ma anche burro chiarificato e strutto faranno ottenere un risultato perfetto), in modo che si formi la crosticina esterna e l’interno rimanga morbido. Per velocizzare l’operazione di lessare le patate (anche se, messe in acqua, fanno praticamente tutto da sole e non avete nemmeno bisogno di controllarle troppo) si possono usare fiocchi di patate, ma il consiglio è quello di soffermarsi con attenzione a sceglierle… devono essere farinose.
Per rendere le crocchette ancora più morbide si può aggiungere scamorza (che darà l’effetto filante senza perdere acqua), anche affumicata, per dare uno sprint in più.
Le “specialiste” del sapore però sono erbe e spezie: menta, peperoncino, prezzemolo, paprika, curry e ovviamente pepe. Per la copertura invece, anziché pangrattato, consiglio la farina di mais. I genovesi non mancano di aggiungere pesto fra gli ingredienti.

Crocchette di merluzzo.



PELATRICE PER PESCE
Antonino Cannavacciuolo , patate rosse, prosciutto cotto e mozzarella (e ripete la panatura un paio di volte per fissarla bene). Anche Gianfranco Vissani usa il prosciutto cotto e impreziosisce il sapore con noce moscata. Luca Pappagallo toglie le patate e mette la besciamella, sempre col prosciutto, ma crudo e stagionato (“se trovate dello jamón ibérico è ancora meglio”). Ma direi che, come salume, si può tentare anche con la mortadella (magari col pecorino) o i ciccioli (idea di Simone Rugiati).
Per sperimentare le crocchette vegetali provate a giocare con ceci, barbabietole, zucca, carciofi, cipolla, melanzane, lenticchie, pomodori, asparagi, zucchine, funghi… da soli o aggiunti all’impasto di patate al posto delle salse o del formaggio.
E della carne ne vogliamo parlare? Ho sperimentato delle crocchette — proposte da Chiara Maci —, di coniglio (lei suggeriva anche agnello, per cambiare) e provola, cotte al forno, buonissime: mi ha risolto il problema del coniglio, che in certe preparazioni tradizionali mi risulta filaccioso, facendomi capire che è la ricetta il problema, non la carne.
Gualtiero Marchesi suggeriva il pollo (quello bollito avanzato), con besciamella, tuorli, parmigiano, prezzemolo; altri invece col pollo preparano i nuggets (impanati nei cornflakes, se volete un tocco ameri-
cano). A proposito di avanzi: anche l’arrosto è un ottimo ingrediente e pure le animelle (Pellegrino Artusi insegna).
Dicono che pure gli insetti non siano male sotto forma di crocchette… Io direi di provare prima col pesce, usando merluzzo, gamberetti, baccalà (anche mantecato, secondo la tradizione veneta), orata, sarde, alici, sogliola (passata nelle mandorle), dentice, pesce spada (con paprika), salmone (con prezzemolo, erba cipollina, pepe rosa), sgombro (coi capperi) oppure tonno (col riso, per essere originali).
Benedetta Parodi aggiunge un pizzico di zenzero e cuoce le crocchette di pesce al forno. Antonella Clerici preferisce ben tre panature per il salmone fritto, con semi di sesamo, farina di mais ai semi di papavero, trito di arachidi.
Se volete raffinatezza, che ne dite invece delle crocchette di aragosta con besciamella e panna acida? E a proposito di pesce: ricordo una puntata della sitcom statunitense FRIENDS, durante la quale, ad uno dei protagonisti, venivano continuamente offerte crocchette di granchio per sapere quando si sarebbe arreso al fatto che la ragazza che stava aspettando non sarebbe mai arrivata (mi sembra che i camerieri ci avessero pure scommesso!)… Segno che le crocchette sono veramente adatte ad ogni situazione: consolano anche i cuori solitari!
Giorgia Fieni









Crocchette con astice, gamberi e mozzarella (photo © Burger & Lobster Cape Town).
MARCA 2026, numeri da record
Sold out espositivo e +9% di visitatori per la manifestazione di BolognaFiere & ADM, che conferma il ruolo strategico della MDD: oltre il 30% di quota di mercato, sostegno concreto al potere d’acquisto delle famiglie italiane e valore aggiunto generato pari al 10% del PIL nazionale
Si è chiusa con numeri record la 22ª edizione di MARCA by BolognaFiere & ADM 2026: 25.070 visitatori professionali nei due giorni di manifestazione, in crescita del 9% rispetto al 2025. Un risultato che segna il massimo storico per la fiera e testimonia la centralità della piattaforma nel panorama del Largo Consumo italiano ed europeo. I padiglioni di BolognaFiere hanno registrato il tutto esaurito (+19% di superficie espositiva), con 1.540 aziende espositrici
MDD partner (+18%), 110 espositori esteri (+25%), 28 insegne della DMO (+4) presenti con i propri stand, oltre 5.000 buyer altamente qualificati e più di 300 buyer strategici da 30 Paesi esteri.
Un format unico nel panorama fieristico internazionale: MARCA by BolognaFiere & ADM è l’unica manifestazione in cui retailer e industria espongono in una logica collaborativa, coprendo l’intera catena del valore della MDD MAR-
CA Food e MARCA Non-Food per le categorie core; MARCA Fresh, che nell’edizione 2026 ha raddoppiato la superficie a 2.500 m2 con oltre 80 aziende, a conferma dell’eccellenza italiana nel fresco; MARCA Tech a presidio della filiera upstream con packaging, logistica e servizi per il retail.
Appuntamenti di alto profilo nel programma convegnistico, tra sessioni istituzionali e tavole rotonde dedicate a innovazione, sostenibilità


e scenari di mercato con i principali player del settore. Il convegno di apertura, “Costruire fiducia: il ruolo della Distribuzione Moderna e della Marca del Distributore”, con la presentazione del Position Paper 2026 redatto da TEHA per ADM, Associazione Distribuzione Moderna, ha certificato il ruolo della MDD come pilastro economico da 31,5 miliardi di euro, capace di coniugare la fiducia di 9 Italiani su 10 con la creazione di valore, occupazione e innovazione lungo tutta la filiera del made in Italy. Il XXII Rapporto Marca in collaborazione con Circana ha sancito il superamento del 30% di quota di mercato, evidenziando come la Marca del Distributore sia ormai un asset strategico guidato non più dal solo risparmio, ma da una leadership consolidata in oltre 160 categorie e da un’innovazione orientata ai segmenti premium e benessere.
L’Osservatorio Non Food curato per MARCA by BolognaFiere & ADM da GS1 ITALY ha integrato il quadro con l’analisi di 13 categorie
non alimentari, fotografando un comparto in cui la Marca del Distributore ridefinisce gli standard e anticipa le tendenze di consumo. Di rilievo la partecipazione di CONAI che, con il convegno “Imprese e DMO: nuove sfide e responsabilità verso il PPWR”, ha portato al centro del dibattito il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi, offrendo agli operatori strumenti concreti per affrontare le sfide della conformità normativa. L’innovazione, infine, ha trovato la sua massima espressione nel nuovo concept MARCA Trend, l’osservatorio che ha ospitato le vetrine novità delle 28 insegne, insieme ad oltre 300 prodotti candidati ai MARCA Awards. Riconoscimenti prestigiosi che hanno premiato l’eccellenza attraverso due categorie: il Best Innovation Product, dedicato alle soluzioni più avanzate in 5 categorie che rappresentano i principali driver di sviluppo della MDD, e il Best Copacker Profile, che valorizza l’affidabilità industriale dei partner produttivi in 9 categorie merceologiche.
La manifestazione di BolognaFiere & ADM conferma il ruolo strategico della MDD: oltre il 30% di quota di mercato, sostegno concreto al potere d’acquisto delle famiglie italiane e valore aggiunto generato pari al 10% del PIL nazionale. Accessibilità, qualità e ascolto continuo sono i pilastri di una relazione sempre più solida tra Distribuzione Moderna e famiglie italiane. Per oltre 80% delle famiglie il supermercato è il riferimento de territorio (photo © MARCA by BolognaFiere & ADM).



















1) Luca Bergamini e Raoul Costantini, rispettivamente presidente e responsabile vendite di Effelle Pesca, azienda di Bosco Mesola (FE) che si occupa di commercio di prodotti ittici. 2) Saverio Renna della Renna Srl di Fasano, in provincia di Brindisi. Renna è un’industria alimentare che da oltre 20 anni opera sul mercato nazionale ed internazionale con la produzione di specialità a base di prodotti ittici e ortaggi. 3) Foto di gruppo per COPEGO, il Consorzio Pescatori di Goro. Da sinistra, Luca Mangolini, Paola Gianella, Milena Mantovani e Massimo Genari.




1) Offerta di granchio blu fresco e congelato di COPEGO. 2) Filetti di acciuga marinata e altri prodotti in skin di Renna Srl. 3) Alcuni pack della linea Mare Adriatico della veneziana Fiorital Spa. 4) Alcuni prodotti della OP Del Pesce, uno dei principali operatori Italiani di acquacoltura, il cui core business è la produzione di orate, spigole e ombrine.



1) Desirée Pesci, market development manager di ASC (Aquaculture Stewardship Council) Italia. 2) Nello spazio di FABO S.I., azienda specializzata in consulenze per finanziamenti a fondo perduto anche per l’ittico, Lorenzo Minguzzi, Marco Fabbri e Mattia Bonandi. 3) Piergiorgio Forti, responsabile commerciale ASTRO Associazione Troticoltori Trentini.
Le specialità ittiche tailor made per la Private Label di Panapesca
Panapesca, storica azienda italiana fondata nel 1972 nel cuore della Toscana e punto di riferimento nel settore ittico surgelato, è stata protagonista a MARCA con la sua varietà di formati, la flessibilità produttiva e la capacità di sviluppare soluzioni su misura, costruite con un dialogo costante con insegne e partner distributivi. «MARCA è per noi un momento di confronto fondamentale con i protagonisti della Distribuzione Moderna» ha commentato Giovanni Sabino, AD di Panapesca. «È qui che prende forma il dialogo con i buyer e dove il nostro ascolto del mercato si traduce in soluzioni concrete: prodotti di alta qualità ready-to-cook, piatti di mare surgelati ispirati alle migliori ricette della tradizione mediterranea, formati studiati per ridurre gli sprechi, referenze certificate capaci di rispondere a stili di consumo in continua evoluzione. La Private Label È un terreno di progettualità condivisa, in cui qualità, flessibilità e responsabilità diventano valore per tutta la filiera. Panapesca rappresenta la risposta alle esigenze di un consumatore attento a ogni aspetto nella fase di acquisto: standard di sicurezza, sostenibilità, prezzo accessibile».
La partecipazione a MARCA 2026 è diventata così l’occasione per raccontare, attraverso prodotti e assaggi, un modello che mette al centro qualità, certificazioni e attenzione alle esigenze della distribuzione, nel segno di un mare sempre più responsabile e accessibile. Allo stand del gruppo toscano protagonista indiscussa è stata l’offerta certificata, espressione massima di un impegno concreto per una pesca responsabile e per una filiera tracciata e affidabile. Una selezione che racconta la capacità di Panapesca di unire qualità della materia prima e standard riconosciuti a livello internazionale, attraverso referenze come, i filetti di tonno a pinne gialle da 250 g, i cuori di filetto di merluzzo d’Alaska da 400 g e i filetti di salmone selvaggio da 250 g. Sotto i riflettori, l’ultima novità della gamma: il gambero argentino intero certificato MSC da 400 g, una referenza che amplia l’offerta sostenibile del Gruppo e rafforza il posizionamento di Panapesca tra le realtà più attente allo sviluppo di soluzioni certificate ad alto valore, anche per la PL. Con questa novità Panapesca anticipa il mercato diventando una delle prime realtà a proporre gamberi argentini certificati MSC, portando sugli scaffali un prodotto che unisce qualità, trasparenza e rispetto per le risorse marine.
Da anni Panapesca affianca i propri clienti nella definizione di soluzioni su misura, offrendo un’ampia gamma di formati e confezionamenti differenziati e calibrati, in linea con le nuove aspettative dei consumatori, sempre più attenti a porzionature contenute, praticità d’uso e criteri di sostenibilità nelle scelte di acquisto. Dallo skin effect al sottovuoto, dall’IQF a buste, astucci e vaschette, i surgelati Panapesca certificano una filiera controllata dal mare allo scaffale e garantiscono standard qualitativi certificati (photo © Panapesca).




1) I pack di burritos al tonno della linea Casa Mexicana di Sushi Excellence. 2) Ampia offerta di prodotti esposti nello spazio di Sicily Food Srl. 3) Alcuni dei pack di Effelle Pesca Srl esposti a MARCA 2026.


1) Lo stand di Poliartigiana Srl di Piano di Arcola (SP), specializzata nella lavorazione, vendita e distribuzione di baccalà, stoccafisso, merluzzo e gastronomia ittica. 2) Paola Guglielmo e Valentina Prati, rispettivamente commercial manager e senior communication manager di MSC – Marine Stewardship Council. Attraverso il marchio blu MSC (che si trova solo sulle confezioni del pesce e dei prodotti ittici pescati sostenibilmente secondo lo Standard MSC) la società riconosce e premia le pratiche di pesca sostenibile, influenzando le scelte di acquisto dei consumatori.
Il 90% degli Italiani si fida dei prodotti a marchio del distributore
La fiducia dei consumatori nei confronti della distribuzione moderna e della marca del distributore è ai massimi storici: oggi 9 Italiani su 10 si fidano dei prodotti a marchio del distributore (MDD). La ricerca elaborata da TEHA Group su dati IPSOS per ADM – Associazione Distribuzione Moderna e presentata al convegno d’apertura dell’edizione 2026 di MARCA evidenzia che, secondo il 75% dei consumatori, la distribuzione moderna instaura un rapporto di fiducia duraturo con i propri clienti, percentuale che sale al 79% nel Sud e nelle Isole e all’80% nel ceto medio. La convenienza è un fattore importante per il consolidamento del rapporto con i consumatori: dal 2020 a oggi la MDD ha generato 22 miliardi di euro di risparmi per le famiglie italiane, pari a circa 150 euro l’anno per nucleo familiare. Ci sono anche il fattore “sicurezza e qualità” scelto da oltre 4 Italiani su 10 come valore chiave per la MDD o il sostegno al made in Italy (29,6%).
«La fiducia — ha commentato Mauro Lusetti, presidente di ADM — è il risultato di un rapporto dinamico, da costruire e rinnovare costantemente a ogni interazione. In un contesto di consumi in rapida evoluzione, il legame tra insegne e clienti è un valore da coltivare costantemente: il consumatore dimostra fiducia quando trova risposte immediate, coerenti e concrete ai propri bisogni. Il consumatore italiano è sempre più informato, esigente e reattivo e dispone di strumenti che gli consentono di fornire feedback immediati e si aspetta dalla Distribuzione Moderna flessibilità, capacità di ascolto e adattabilità continua».
«Il rapporto di fiducia tra Distribuzione Moderna e consumatore non è un elemento acquisito, ma il risultato di un processo continuo di ascolto e di risposta coerente ai bisogni che evolvono nel tempo» ha aggiunto Benedetta Brioschi, partner TEHA e responsabile Scenario Food&Retail e Sustainability. «In questo contesto, la Marca del Distributore riflette in modo diretto e trasparente i valori dell’insegna e rappresenta uno degli elementi fondanti del rapporto di fiducia con il consumatore. Per il consumatore, la MDD non è soltanto una scelta di convenienza, ma una scelta valoriale, che implica una piena adesione ai messaggi e alla proposta complessiva dell’insegna. Importante sottolineare che le evidenze quantitative confermano che questa relazione di fiducia genera valore lungo l’intera filiera». Il rapporto TEHA per ADM ha infatti aggiornato la propria base dati estensiva sulla creazione di valore delle aziende MDD partner, analizzando i bilanci di 1.150 imprese, 160 in più rispetto all’edizione precedente. I risultati mostrano come la collaborazione con la Distribuzione Moderna si confermi un driver di crescita e produttività per gli MDD partner: nell’ultimo decennio, rispetto all’industria agroalimentare, la crescita media annua del fatturato è stata pari a 1,7 volte, quella dell’occupazione a 3,2 volte e quella del valore aggiunto a 2 volte.




1) Lo spazio della Cesare Regnoli & Figlio Srl. 2) Anche la padovana Saòr del Mar Srl di San Giorgio in Bosco ha scelto MARCA 2026 per promuovere i propri prodotti a base di pesce di alta qualità destinati alla gastronomia, alla GDO e al canale Ho.re.ca. 3) Daniel Santamaria dell’azienda spagnola Emperatriz – Gruppo Alberto de Misuel SA. 4) Alessandro Pinna, direttore commerciale della Trevisani Pietro Srl di San Benedetto del Tronto (AP).



1/2) Laura Ghezzi, responsabile marketing della Ghezzi Alimentari Spa, con il prodotto “Sono un gran baccalà” di Ghezzi, filetto di baccalà selvaggio ammollato pronto da cucinare. 3) Lo stand espositivo della spagnola Ahumados Gimar SLU specializzata in salmone di qualità eccelsa.


Gabriele Aglietti, AD di Gastronomia Valdarnese Srl di Cavriglia (AR), azienda specializzata nella produzione di gastronomia ittica da oltre 30 anni. A destra, focus sul pack di Polpo cotto di Gastronomia Valdarnese.
La crescente proiezione internazionale di MARCA è stata confermata dall’International Buyers Program realizzato in collaborazione con Agenzia ICE: la giornata del 13 gennaio, dedicata esclusivamente al business matching, ha favorito incontri ad alta efficacia tra buyer esteri ed espositori prima dell’apertura ufficiale. I numeri certificano il successo del programma: +7% di VIP international buyers, +7% di espositori attivi sul portale di B2B matching, +13% di meeting organizzati.
«Questa edizione si chiude con risultati sopra le aspettative e una direzione sempre più chiara», ha commentato Rossano Bozzi , direttore della Business Unit di BolognaFiere. «Abbiamo confermato
MARCA by BolognaFiere & ADM come piattaforma di sistema per la Marca del Distributore: un ecosistema dove industria e distribuzione dialogano, innovano e generano valore lungo tutta la filiera. La qualità degli incontri, la partecipazione internazionale e il dinamismo degli espositori testimoniamo la centralità della MDD, che rappresenta oggi uno dei motori strategici sia in ambito agroalimentare, sia nel Non-Food italiano, capaci di coniugare competitività, innovazione, sostenibilità e attenzione al consumatore. Questo successo è il risultato di una community matura e collaborativa, e della partnership con ADM, che rafforza il posizionamento della manifestazione come appuntamento di riferimento in Europa». «Hanno partecipato oltre
25.000 operatori delle produzioni agroalimentari, dell’industria di trasformazione e della distribuzione, confermando la rilevanza assunta dai prodotti MDD nella nostra economia», ha sottolineato Mauro Lusetti, presidente di ADM. Con la chiusura dell’edizione bolognese, la piattaforma non si ferma e ripropone la connessione tra industria e retail nei prossimi appuntamenti internazionali: MARCA Poland (21-22 aprile, 2a edizione) e MARCA China (8-9 settembre, 5a edizione). Un network che consolida il ruolo di MARCA come laboratorio permanente della MDD, attivo 365 giorni l’anno nella costruzione di nuove relazioni, anticipando tendenze e generando concrete opportunità di business.
MARCA by BolognaFiere & ADM è la fiera della Marca del Distributore co-organizzata da BolognaFiere e ADM. Ogni gennaio, a Bologna, inaugura l’anno della Private Label con l’unico format al mondo in cui le Insegne della DMO espongono direttamente, affiancate da oltre 1.500 produttori Food e Non-Food. MARCA by BolognaFiere & ADM offre aree specializzate – MARCA Fresh, MARCA Tech e MARCA Trend con i MARCA Awards –, completando una proposta che include convegni, il Rapporto Annuale MDD di Circana e l’International Buyers Preview per i buyer esteri. Con MARCA Poland e MARCA China, MARCA by BolognaFiere & ADM è al centro di un network internazionale che porta l’eccellenza della MDD sui mercati



Lo spazio di Polar Seafood Italia Srl con base a Lainate (MI). Il gruppo Polar Seafood possiede una flotta di grandi pescherecci industriali specializzati nella pesca di scampi, merluzzi, halibut della Groenlandia, scorfani atlantici e granchi reali. Il pesce ed i crostacei vengono lavorati e surgelati a bordo delle nostre navi fattoria. La casa madre è situata a Vodskov in Danimarca, nella parte nord dello Jutland, e conta filiali in Inghilterra, Norvegia, Svezia, Italia, Canada e Russia.
In alto: a sinistra, presso lo stand della Giacalone Luciano & C. di Mazara del Vallo (TP), Vito Basone, Vito Arresta, Luciano Giacalone e Francesco Giacalone. A destra, Miriana Palmisano, Quality assurance specialist, e Valentina Ancona, marketing manager di Lepore Mare, Fasano.
Appuntamento a Bologna per MARCA by BolognaFiere & ADM 2027 13 e 14 gennaio marcabybolognafiere.com


Se operi nel SETTORE ITTICO
Il mondo della carne e quello del pesce hanno una forte sinergia iMEAT si evolve opportunità unica
PERCORSO DEDICATO AL SETTORE ITTICO
pescherie, HoReCa e industria di lavorazione del pesce

IL BUSINESS DELLA CARNE INCONTRA QUELLO DEL PESCE
TECNOLOGIA CONDIVISANETWORKING INNOVAZIONE TRASVERSALE
Le attrezzature per la refrigerazione, lavorazione, conservazione e cottura sono le stesse per carne e pesce
Packaging, ingredienti, abbigliamento tecnico
applicabili anche al business ittico
COSA PROPONE IL PERCORSO iFISH
Attrezzature per l’industria di lavorazione, trasformazione e conservazione
Ingredienti, semilavorati, condimenti, spezie e conserve
Food (dal fresco al conservato)
Packaging, etichettatrici, confezionatrici e sottovuoto
Abbigliamento e dpi
Banchi frigo e stagionatori
Forni professionali
Bilance, taglieri, accessori e attrezzature per il banco

Un’occasione per unire le forze e ampliare la rete di contatti in un ambiente di incontro tra fornitori e professionisti



Per seguire da vicino il mercato del cibo sostenibile di qualità
AquaFarm rinnova il perimetro dell’edizione 2026
AquaFarm , la mostra-convegno internazionale dedicata ad acquacoltura, pesca sostenibile, produzione di alghe, rivede il proprio perimetro di riferimento per la 9a edizione, in programma il 18 e 19 febbraio alla Fiera di Pordenone.
L’ampia area espositiva internazionale porterà in mostra tutte le migliori innovazioni e soluzioni
di nuova generazione del settore. L’area dedicata alle Università e ai centri di ricerca con la possibilità di esporre poster scientifici, e l’Arena AquaFarm, sala “aperta” destinata alla presentazione a “ciclo continuo” dei progetti di ricerca finanziata e dei workshop autogestiti di aziende ed associazioni, costituiscono due punti di forza della fiera, con l’A-
rena showcooking dove degustare le eccellenze produttive nazionali. Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha rinnovato il suo appoggio, riconoscendo il ruolo della manifestazione.
Il ricco programma di conferenze ed incontri workshop, altro pilastro di AquaFarm, vedrà alcuni punti focali di grande attualità:

Una fiera internazionale: AquaFarm 2025 ha

di business nel comparto ittico e agri-food in Eritrea by


19 Febbraio 2026 Pordenone Fiere Sala Meeting AQUAFARM

Partecipazione in presenza e online.
Presentazione di un quadro organico, realistico e attuabile per lo sviluppo
Presentation of a comprehensive, realistic, and actionable framework for the sustainable development





AquaFarm è un appuntamento imprescindibile per il settore, capace di attrarre operatori e pubblico grazie ad un format che coniuga esposizione, aggiornamento professionale e opportunità di business.
* il ruolo dell’acquacoltura nella conservazione e gestione delle risorse acquatiche, sia marine che di terra;
* lo sviluppo di acquacolture non “monoculture” , con l’arrivo degli allevamenti multi-trofi ci integrati e di quelli rigenerativi;
* le tecnologie emergenti, dalla robotica all’IA fino all’alimentazione di precisione e agli impianti a ciclo chiuso;
* l’attenzione alle specie invasive e al contrasto delle stesse, che passa anche attraverso la loro valorizzazione, come sta avvenendo per il granchio blu.
Non mancherà il focus sulle microalghe, con AlgaeFarm, spazio tematico da sempre punto di forza della manifestazione, realizzato in collaborazione con l’associazione di settore, AISAM.
AquaFarm intende proporre un programma che rispecchi al meglio le esigenze degli operatori e della ricerca, sia nel presente sia nei prossimi mesi. In quest’ottica, Fiera di Pordenone — alla luce delle attuali dinamiche di mercato e per poter riconsiderare con maggiore libertà alcuni aspetti organizzativi del progetto — ha deciso di sospendere l’edizione 2026 di NovelFarm e riprogrammarla nel 2027. Questa scelta permetterà di rinnovare il format e presentare un’edizione ancora più completa e di valore per espositori e visitatori.
• La partecipazione è gratuita previa registrazione on-line

>>Link: www.aquafarmexpo.it







A SANA Food il futuro del fuori casa punta su qualità, sostenibilità e autenticità

Il futuro del settore fuori casa si costruisce su scelte consapevoli, filiere trasparenti e prodotti che raccontano la storia dei territori. Un approccio all’ospitalità che coniuga eccellenza, sostenibilità e valore della filiera, rispondendo alle esigenze di ristoratori, buyer e operatori del comparto. Un modello apprezzato anche a livello internazionale, con la Cucina italiana riconosciuta patrimonio UNESCO, simbolo di conoscenze, territori e biodiversità.
Dal 22 al 24 febbraio BolognaFiere ospiterà SANA Food , la manifestazione b2b che esplora il futuro del cibo fuori casa all’insegna di sostenibilità, autenticità e valorizzazione dei territori. L’evento si rivolge a ristoratori, operatori del canale specializzato e professionisti della gastronomia,
offrendo strumenti concreti per aggiornare l’offerta e interpretare le nuove tendenze dei consumatori. La principale novità di quest’anno è la collaborazione con Slow Food Promozione, che porta in fiera la propria visione etica e responsabile dell’alimentazione, promuovendo biodiversità e filiere virtuose. Produttori delle reti Slow Food saranno presenti con degustazioni, workshop e tavole rotonde su temi cruciali per il settore agroalimentare.
Accanto a SANA Food torna anche Slow Wine Fair, mentre non mancano le conferme storiche: FederBio e V-Label Italia rafforzano la presenza di SANA Food nei comparti biologico e vegano, con un’offerta ricca che spazia da prodotti biodinamici e bio a DOP, IGP, STG e alimenti funzionali. Percorsi tematici
e presentazioni guidate metteranno in luce eccellenze come olio extravergine, aceto balsamico e miele. In questa edizione debutta la Social Food Area, dedicata a produzioni agricole solidali e sostenibili, e non mancherà la settima edizione di Rivoluzione Bio, il principale momento di confronto in Italia sul biologico tra imprese, istituzioni ed esperti, con la presentazione in anteprima dei dati dell’Osservatorio SANA 2026. Grazie al supporto di Agenzia ICE, SANA Food resta anche un punto di accesso strategico ai mercati internazionali: buyer da oltre 30 Paesi e operatori italiani dell’HO RE CA. e del risto-retail potranno scoprire nuove proposte e creare contatti professionali.
>>Link: www.sana.it

TuttoFood 2026: attesi oltre 100.000 visitatori

Tuttofood Milano 2026, seconda edizione della manifestazione ridisegnata in chiave worldwide da Fiere di Parma, si terrà dall’11 al 14 maggio nel quartiere fieristico di Rho-Fiera Milano e registra già conferme dall’80% degli espositori, compresa una quota record del 30% proveniente dall’estero. A dimostrazione della forte crescita internazionale dell’evento, sono infatti arrivate le prime conferme da 34 Paesi, tra cui Spagna, Turchia, Polonia, Grecia e Francia. In particolare, la Spagna emerge con 27 espositori confermati, inclusi quattro enti di promozione commerciale: Xunta de Galicia,
FIAB, Castilla y León e il Governo Basco, presente per la prima volta.
Nell’edizione 2025 la manifestazione si è affermata come un appuntamento imperdibile nel calendario fieristico europeo, richiamando una significativa presenza di TPO internazionali e visitatori professionali da tutto il mondo e posizionandosi come piattaforma B2B di riferimento nel settore alimentare per l’Europa meridionale.
I principali Paesi rappresentati sono stati Spagna, Polonia, Germania, Regno Unito, Francia, Cina, Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi e Corea del Sud. La fiera ha accolto
95.000 visitatori professionali da oltre 100 Paesi, con 3.000 top buyer internazionali e 4.200 aziende espositrici provenienti da circa 70 Paesi, quasi il doppio rispetto alle edizioni precedenti. Numeri che confermano il ruolo di hub strategico della manifestazione, in grado di mettere in contatto diretto produttori, distributori e mercati globali.
«I risultati già raggiunti dalla seconda edizione di TuttoFood targata Fiere di Parma riflettono l’energia e l’attrattività internazionale di Milano, una città che incarna i concetti di innovazione e connessione», ha commentato Antonio Cellie, AD di
Fiere di Parma. «Inoltre, dimostrano la forza delle collaborazioni strategiche concepite in ottica di sistema. Insieme all’importante e rodata partnership tra Fiere di Parma e ICE–Agenzia, i cui programmi attraggono i principali buyer agroalimentari globali, uno dei punti di forza della manifestazione è la sinergia con Koelnmesse, organizzatore di Anuga, in programma a Colonia ad anni alterni rispetto a TuttoFood.
Questa calendarizzazione alternata — ha proseguito Cellie — diventerà presto un punto fermo per i leader globali del food business, creando un modello unico nel panorama fieristico internazionale, una piattaforma strategica che collega Milano e Colonia, due città europee con una forte tradizione fieristica e un comune spirito di innovazione. Insieme a Cibus, che negli anni dispari a Parma celebrerà il made in Italy e l’eccellenza dei prodotti DOP e IGP, formeranno una vera e propria galassia globale del food».
Organizzato in collaborazione con ICE-Agenzia, il Buyers Program riunirà oltre 3.000 top player nazionali e internazionali provenienti da Europa, Medio Oriente, Nord e Sud America, area Asean, Cina, Giappone, Taiwan e Corea del Sud, con ulteriori presenze di alto profilo attese da Oceania, Sudafrica e Asia centrale. Il programma coinvolgerà le principali catene italiane della GDO, supermercati, Cash&Carry, discount, gruppi della distribuzione organizzata e professionisti del catering commerciale, coinvolgendo tutti i principali protagonisti della filiera distributiva.
TuttoFood 2026 presenterà un layout più compatto e orientato al visitatore, progettato per migliorarne l’esperienza in fiera e la scoperta dei prodotti. Espositori italiani e internazionali saranno affiancati su 90.000 m2 di superficie netta — il 15% in più rispetto al 2025 — distribuiti su 10 padiglioni. Questo approccio favorirà l’interazione tra mercati e renderà più immediata per i buyer l’esplorazione dell’intera offerta.
Due padiglioni multilivello ospiteranno l’hub del packaged food,
con un’esposizione dei prodotti studiata per offrire ai visitatori delle istantanee complete su ogni segmento dell’industria alimentare.
Dai latticini e salumi ai surgelati, dal seafood alle proteine, TuttoFood presenterà un’ampia varietà di categorie, con il grocery al centro di diversi padiglioni. La prossima edizione della fiera darà spazio a segmenti emergenti e in gran parte ancora inesplorati del business agroalimentare, che guidano i trend globali di consumo. Innanzitutto, sarà presente una sezione dedicata al Beverage, che ospiterà la quinta edizione di Mixology Experience, un’area dove il Beverage Pairing rappresenta il filo conduttore del progetto. La rinnovata area Tutto Fruit & Veg riunirà categorie e trend da tutto il mondo, tra cui la quarta e la quinta gamma, prodotti esotici, frutti di bosco e prodotti trasformati, e vedrà la partecipazione di visitatori professionali altamente qualificati del settore ortofrutticolo.
Tra le principali novità dell’edizione 2026, un’area speciale dedicata al segmento biologico, in forte crescita: TuttoBio by Natexpo, che riunirà la produzione biologica certificata europea e non solo. Quest’area nasce dalla collaborazione tra Fiere di Parma e Spas, organizzatore di Natexpo, la principale fiera mondiale dei prodotti biologici con sede in Francia. Vi saranno spazi tematici dedicati a bakery & snacks, dolciario e caffè, celebrando la diversità e l’eccellenza del packaged food mondiale e sarà dedicato un focus speciale al settore foodservice, compreso il catering a bordo (on-board catering), che coinvolgerà i principali decisori di catene di ristorazione e hotel (fonte: EFA News – European Food Agency).

11-14 maggio 2026
Rho-Fiera Milano tuttofood.it





La Taverna da Nadia e Felice, il gusto della Chioggia autentica
di Gian Omar Bison
Non chiedetegli di dedicarsi ad altro, magari al meritato riposo, considerati i 67 anni di età e i 56 di lavoro. Lavoro ad 11 anni? Sì, se consideriamo i primi anni di servizio come cameriere nel campeggio di famiglia a Chioggia. E da lì Felice Tiozzo, attuale titolare de La Taverna da Nadia e Felice, non si è più fermato. «La mia vita imprenditoriale — sottolinea — si è sempre svolta a Chioggia e a contatto con clienti e turisti: dall’apertura della discoteca Gillygaloo insieme ad altri soci nel 1984, a quella di un negozio di abbigliamento nel 1988. L’idea di dedicarmi pienamente alla cucina e alla ristorazione, le mie passioni, ho iniziato a coltivarla nel 1992, quando sono tornato in campeggio».
Tra un corso e l’altro, in particolare presso il Campus Etoile Academy di Rossano Boscolo, da cui sono usciti chef di fama internazionale, Felice passa dal ristorante Ai Vaporetti nel 2003 a El Gato nel 2004, un locale rinomato e di dimensioni ragguardevoli. «Talmente impegnativo che, nel 2009, opto per un cambio di proprietà con gli allora titolari della Taverna. Loro cercavano qualcosa di più grande e io qualcosa di più piccolo. Ci siamo capiti e immagino sia andata bene ad entrambi, a me di sicuro, considerato che poi nel giro di qualche anno ho avviato anche un’attività di B&B con 5 camere attigua al ristorante. È un mestiere, quello del ristoratore e del cuoco, che non mi ha mai stancato. E finché continuerò a divertirmi seguiterò a portarlo avanti senza problemi. Quello che ho acquisito nel mio percorso di formazione è stata soprattutto una sensibilità spiccata per la selezione delle materie prime, territoriali per quanto possibile, e

per la preparazione e pulizia dei piatti, presentati in maniera un po’ estrosa, riconosciuti e a volte anche presi ad esempio da qualche altro ristorante locale».
Dall’arrivo di Felice la Taverna è cambiata sotto il profilo organizzativo di spazi e arredi. «Qualche miglioria abbiamo cercato di apportarla fin da subito, per quanto il restauro vero e proprio è stato fatto nel 2024. Appena preso il locale era più taverna, con tanti orpelli appesi senza un disegno organico. La nostra idea, invece, è sempre stata quella di un locale essenziale ed ordinato com’è effettivamente oggi. Anche questa è attenzione verso il cliente, che vogliamo si senta come a casa».
Da una quindicina d’anni la cucina chioggiotta di mare si è fatta spazio e ha conquistato una veste riconosciuta nel panorama nazionale. «Negli ultimi anni la ristorazione si è sviluppata tantissimo» sottolinea. «Diciamo che Chioggia è cresciuta sotto tanti aspetti, anche nell’ospitalità garantita ai turisti da parte degli stessi chioggiotti che, fino a vent’anni fa, non consideravano benissimo i foresti. Alcune campagne promozionali fatte a dovere e riconoscimenti internazionali, come l’inserimento nel 2022 nella lista ristretta delle città da visitare nel mondo secondo il NEW YORK TIMES, ci ha garantito considerazione da parte dei turisti e una maggior consapevolezza negli operatori economici e nei cittadini.
La ricchezza del mare di Chioggia è già nell’antipasto.


Ciononostante, le potenzialità inespresse sono ancora parecchie nei settori della pesca, del turismo e dell’agricoltura, che dovrebbero essere maggiormente integrati. Anche il pescatore si è reso conto che con la propria barca, facendo attività di pescaturismo, riesce a “sbarcare” meglio il lunario. E questo porta vantaggi (più turismo) per tutti».
Tra le manifestazioni che più stanno riscontrando il favore del pubblico a Chioggia troviamo Cicchettando, kermesse nata in Riva Vena, tra le zone maggiormente riqualificate della città in questi anni sotto il profilo della proposta gastronomica e ristorativa, che poi si è imposta in tutto il territorio comunale, Taverna da Nadia e Felice compresa. «Chi ha rischiato con l’apertura dei locali in una zona che fino a qualche tempo fa era piuttosto trascurata ha il merito di averci creduto» evidenzia Felice. «40 ristoranti di tendenza che sono pieni da anni tutti i sabati e le domeniche, con tanto di coda. Posso solo augurare ai miei giovani
colleghi di continuare così, dando la giusta importanza alla proposta ristorativa e all’accoglienza senza cedere all’ingordigia del momento. Devono sempre sapersi ritrovare nella cucina chioggiotta con materie prime e piatti di prim’ordine e di propria produzione, non acquistati da terzi. Mai adagiarsi sugli allori. Da presidente della manifestazione Cicchettando, ho sempre ricordato a tutti che non bisogna essere esosi».
La proposta della Taverna da Nadia e Felice, per quanto riguarda i piatti tradizionali chioggiotti e veneti, è molto simile a buona parte dei ristoratori locali: spaghetti alle vongole, frittura, grigliata, bollito misto, baccalà, sarde in saor, cicchetti, ecc… Grandi differenze non ce ne sono. «Siamo tutti fortunati per quanto riguarda il pescato fresco, potendo utilizzare quanto, per tipologia e quantità, non può finire nella distribuzione organizzata: moeche, canocchie di un certo tipo, lucerne (gallinelle di mare), zotoli (piccole seppie), ecc… Quello che
invece rischierà negli anni a venire di metterci in difficoltà è la mancanza di manodopera, cuochi in particolare. È un lavoro che dà soddisfazioni ma bisogna essere disposti a sacrificarsi nelle giornate e negli orari di lavoro. Temo che questo porterà ad avere, mediamente, personale di cucina improvvisato o estraneo al territorio in cui esercita. E questo porterà ad una perdita di cultura gastronomica e di competenze su determinate lavorazioni e piatti. Penso ad esempio alla “Luserna incovercià” o a pesci e preparati simili che non si avrà più la voglia di pulire e cucinare, col risultato che perderemo l’abitudine a certi sapori e ci sarà un’omologazione pericolosa nella proposta gastronomica». E il prossimo locale? «Ci mancherebbe!».
Gian Omar Bison
La Taverna da Nadia e Felice
Calle F. Cavallotti 348
30015 Chioggia (VE)
Telefono: 041 401806
Web: tavernachioggia.com
Felice Tiozzo, titolare del ristorante La Taverna da Nadia e Felice, specializzato in cucina marinara chioggiotta.

Valencia: paella, mercati e progetti
di Massimiliano Rella
Lo sfarzo è palpabile negli angoli più antichi del centro storico di Valencia, largamente ricostruito nel ‘900: elegante, curato e ingentilito da maestosi palazzi e mercati Liberty, da edifici razionalisti e moderni che segnano una sintesi eclettica senza sbavature.
La creazione della Città delle Arti e delle Scienze, progetto del famoso architetto SANTIAGO CALATRAVA, ha trasformato negli anni ‘90 il nuovo nucleo urbano in un’attrazione mondiale. Ma, al di là dei tanti giovani italiani espatriati che oggi vivono qui, in città si avverte una qualità della vita fuori dal comune (www. visitvalencia.com); a partire dal-
la gastronomia e dai progetti dei mercati e della “Dispensa” alimentare. Dal 2019, Valencia è infatti sede del Centro Mondiale per l’Alimentazione Urbana Sostenibile della FAO. Valencia è anche notoriamente la città della Paella, un piatto a base di riso che prende il nome dalla padella — piatta e larga — di cottura, adatta a contenere un basso strato di riso e vari condimenti. La Valenciana, ad esempio, ha un misto di carne di pollo, manzo, coniglio, fagioli corallo, pomodoro e lumache. L’Arroz del Señorito, cioè “del Signorino”, è condita con frutti di mare già sgusciati così che non c’è bisogno di sporcarsi le mani per aprirli.
A Valencia si dice che esistano 40 modi di cucinare il riso e adesso c’è un’iniziativa, ancora allo stato embrionale, per richiedere il riconoscimento “immateriale” UNESCO della Paella. Di più concreto, invece, il progetto Dispensa Mediterranea, che vede la città proiettare la sua identità gastronomica e agricola in una strategia di lungo respiro.
La Fundación Visit Valencia ha destinato 400.000 euro annuali per sviluppare una campagna promozionale sulla identità della destinazione gastronomica, un’iniziativa che mette al centro gli oltre 11.000 ettari di orto extraurbano, una cintura agricola di eccellenza, l’area di risaie

Banco del pesce al Mercado Central di Valencia, tempio Liberty di sapori e profumi mediterranei.

dell’Albufera, naturalmente la risorsa ittica del Mediterraneo (Valencia è città portuale), ma anche il talento e l’eccellenza di cuochi e ristoranti che sanno combinare le tradizioni con la cucina contemporanea.
Il luogo simbolo, il contenitore della qualità di ortaggi, pesce, carni, prosciutti, formaggi e altre bontà della Comunità Valenciana, è naturalmente il Mercado Central (in valenziano Mercat Central), un tempio Liberty di sapori e profumi mediterranei. Quest’immensa struttura, dalle volte in vetro e ferro che filtrano una luce dorata, racconta la storia di una città legata alla terra e all’acqua. Qui troviamo le verdure


della Huerta, l’Orto millenario di Valencia, carciofi, pomodori, patate, e poi anguille, gamberi, seppioline e carni fresche degli allevatori locali. È tra i più grandi mercati di prodotti freschi d’Europa, collocato in uno degli edifici modernisti più emblematici, una superficie di 8.000 m2 e 250 bancarelle, ricco di decorazioni che fanno riferimento ai prodotti della Huerta valenciana.
I moderni mercati alimentari di Valencia sono “templi” di prossimità. L’impegno cittadino per la
sostenibilità non si ferma, anzi si è aggiunta un’infrastruttura centrale che distribuisce i prodotti locali quartiere per quartiere. Questa tradizione, che risale alla Valencia medievale, fu ufficializzata dal re Giacomo I nel 1238. Oggi è completata dall’Ecotira, un canale per distribuire i prodotti ecologici direttamente ai professionisti del settore, ristoranti e negozi. L’assenza di intermediari si traduce in prezzi più bassi.
Grazie alla Huerta, gli allevamenti della provincia e la flotta del
Crostacei al Mercado Central di Valencia e la paella con i crostacei al ristorante Casa Carmela, locale storico della città ubicato sulla spiaggia della Malvarrosa. Le paellas a legna (d’arancio) sono la specialità del ristorante, preparate solo con ingredienti locali e solo su ordinazione, dato il lungo tempo di realizzazione del piatto.
litorale, la città si rifornisce di frutta, verdura, carne e pesce a km 0 e di qualità. L’orto valenciano è stato riconosciuto dalla FAO come uno dei sette SIPAM (Sistemi ingegnosi del patrimonio agricolo mondiale) europei. Di recente si è aggiunta l’apicoltura urbana: una ventina di alveari su terrazze di edifici pubblici per contribuire alla biodiversità dei parchi. Il miele raccolto, circa 40 kg l’anno, viene utilizzato come ingrediente da alcuni ristoranti.
Massimiliano Rella

CATALDI GIUSEPPE, ROSSI VALENTINA
Approcci e strumenti innovativi per la pesca sostenibile nel Mar Mediterraneo Percorsi evolutivi nell’ordinamento internazionale ed europeo
Edizioni: Editoriale Scientifica, 2024 Collana: AssIDMer, 13 314 pp. – € 24,00
ISBN: 9791259769077
“A quarant’anni dall’apertura alla firma della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, a quasi trenta dalla sua entrata in vigore, e a giorni dalla chiusura del negoziato che ha portato alla conclusione dell’Accordo sulla biodiversità al di là della giurisdizione nazionale (BBNJ), si è tenuto a Napoli il convegno ‘Per una pesca sostenibile nel mare Mediterraneo: percorsi evolutivi nel diritto e nella prassi internazionale’, di cui in questo volume collettaneo si presentano i risultati”, scrive TULLIO TREVES nella Prefazione. Il volume costituisce uno dei prodotti finali delle attività di ricerca condotte nell’ambito del progetto Controllo sulle attività di pesca a seguito dell’evoluzione normativa a mezzo di un approccio integrato e con l’utilizzo di sistemi innovativi, finanziato nell’ambito del Programma triennale 2019-21 per la ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca marittima.

NILS BERNSTEIN
The Joy of Oysters
A Complete Guide to Sourcing, Shucking, Grilling, Broiling and Frying
Edizioni: Workman Publishing, 2023 Fotografie: ERIC MEDSKER
200 pp. – € 35,00
EAN: 9781579659981
In lingua inglese
Una sorta di “bibbia” sulle ostriche, ad opera dell’esperto scrittore di food NILS BERNSTEIN. Il volume offre una serie di consigli, curiosità e informazioni storiche, oltre a ricette facili da preparare, che celebrano questo delizioso mollusco bivalve. Come imparare a selezionare le ostriche più fresche e gustose. Come conservarle, pulirle, sgusciarle e servirle. E perché non si evita più di mangiarle nei mesi senza la lettera “r”. Ma, soprattutto, THE JOY OF OYSTERS trasmette la gioia di mangiare e cucinare le ostriche con differenti tecniche: alla griglia, fritte, al forno, al vapore, in salamoia e in camicia. Inoltre, preparazioni a base di ostriche provenienti da tutto il mondo, tra cui il riso giapponese alle ostriche, il pasticcio irlandese di manzo e ostriche, il Kinilaw filippino alle ostriche e le frittelle coreane alle ostriche. Persino un Oyster Shooter. E tutto quello che si nasconde dietro alla reputazione delle ostriche come cibo afrodisiaco.

JACOPO TICCHI
Oltre la frollatura
Edizioni: Maretti, 2021
232 pp. – € 34,00
EAN: 9788893970334
Il primo libro italiano sulla frollatura del pesce che affascinerà cuochi e appassionati di cucina. La storia di JACOPO TICCHI, giovane cuoco romagnolo che, attraverso le sue esperienze in importanti ristoranti nazionali e internazionali, ha affinato il proprio pensiero sull’arte del cucinare e la convivialità. Nel suo locale Da Lucio, a Rimini, oggi convergono i suoi sogni e suoi valori che sono qui narrati e analizzati con cura. A partire dal grande senso di appartenenza alla propria terra, si narra la tipicità della Romagna attraverso i gesti in cucina e i sapori ereditati da Jacopo e proposti oggi nel suo menu con una visione nuova e contemporanea. Su queste basi si analizza quindi una tecnica in particolare, quella della frollatura, nota soprattutto per essere pratica abituale usata per rendere la carne più buona e digeribile.

Dalle Maldive a Dubai, passando per le residenze più esclusive d'Europa: quando l'eccellenza del Made in Italy trasforma l'acquario da semplice teca a capolavoro di ingegneria e design.



















