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Dune – Tra le sabbie del mito

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DUNE FILIPPO ROSSI

TRA LE SABBIE DEL MITO


dune – tra le sabbie del mito di Filippo Rossi © dell'Autore dei testi 2020 © Edizioni NPE per questa edizione © degli aventi diritto per le immagini utilizzate

Collana: Narrativa, 28 Direttore Editoriale: Nicola Pesce Ordini e informazioni: info@edizioninpe.it Caporedattore e Ufficio Stampa: Stefano Romanini ufficiostampa@edizioninpe.it Service editoriale: Massimo De Martino Progettazione grafica e illustrazione di copertina: Nino Cammarata Correzione bozze: Ada Maria De Angelis e Roberto Flauto Stampato presso Rotomail Italia S.p.A. – Vignate (MI) nel mese di dicembre 2020

Edizioni NPE – Nicola Pesce Editore è un marchio in esclusiva di Solone srl Via Aversana, 8 – 84025 Eboli (SA)

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Filippo Rossi

DUNE tra le sabbie del mito


dune - tra le sabbie del mito

Indice prefazione il cantore di Dune

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prologo i Dune di tutti

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capitolo primo

a metà di ogni cosa

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capitolo secondo

dilatare l’universo

85

Dare nomi alle cose è farle esistere Una collana di stelle L’uomo e l’opera Da un medium all’altro In viaggio Tutte le pagine in breve Sabbie mobili Il Pianeta delle Dune Pensieri e parole Fine della civiltà Le invenzioni tecno-scientifiche esteriori Le invenzioni tecno-scientifiche interiori Il popolo degli uomini liberi Visioni del profeta Jihad! Il punto di vista di Dio Le dune dopo Dune Il Messia del 1969 I Figli del 1976 L’Imperatore-dio del 1981 Gli Eretici del 1984 La Rifondazione del 1985 Addio alla Vecchia Terra

15 20 23 26 28 31 34 38 43 48 54 58 62 70 78 82

88 90 104 125 142 162 180

4


indice

una fedele reinvenzione

185

capitolo quarto

il cult movie imperfetto

213

capitolo quinto

direttamente dalle casseforti…

239

serve un nuovo imperium

341

capitolo terzo

capitolo sesto

Il (più) grande kolossal mai fatto Un impero tutto per Jodo Ogni goccia d’acqua dell’oceano Il senso del sangue Leggende viventi Tocca al giovane rivoluzionario Metà anni Ottanta: le dune di David La fantascienza barocca La sfida della creatività Dove sono finiti i Fremen? Sedici libri in più Un po’ di geografia Sequenza temporale degli eventi Il Preludio dal 1999 al 2001 Una telenovela per l’Imperium Le Leggende dal 2002 al 2004 Guerre titaniche! Dune 7 dal 2006 al 2007 Vermi e ancora vermi Gli Eroi dal 2008 al 2009 Cronache dalle famiglie Le Grandi Scuole dal 2012 al 2016 Si torna a scuola I racconti e la biografia Caladan dal 2020 A proposito dell’Universo espanso… Un po’ di storia

2000: le dune televisive di Frank Herbert Puntata 1: Dune Puntata 2: Muad’Dib Puntata 3: il profeta 2003: i figli televisivi di Frank Herbert

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186 189 193 197 202

214 216 221 228 233

241 244 246 247 257 260 274 276 284 288 296 298 312 316 329 330 332 342 344 348 351 354


dune - tra le sabbie del mito Puntata 1: messia Puntata 2: i figli Puntata 3: il Sentiero Dorato

357 359 363

capitolo settimo

interminabili sabbie

371

capitolo ottavo

arte è profezia

479

capitolo nono

ossessione

511

epilogo il mio Dune

541

dalle parole dell’eretico Bronso d’Ix

565

Parte 1: recessione, dal 1958 al 1965 Primo interludio: i Dune per gli altri Parte 2: rivoluzione, dal 1966 al 1985 Secondo interludio: i Dune di altri

Il film definitivo! Prime opere 2010: La donna che canta 2013: da Prisoners a Enemy Il Sicario del 2015 e l’Arrival del 2016 2017: Blade Runner 2049 2020/2021: Dune di Villeneuve? Gli eroi di Denis Dune in televisione: la Sorellanza

Il problema dell’eroe Ascendere per livelli Dai Vermi delle dune ai bruchi, fino alle piante Prima, il libro… Ora, il film! Spazio statico e spazio dinamico Fine? appendice 1

375 395 412 444

513 515 519 522 526 532 535 538 540

543 544 547 551 554 559 561

Excerpts from the death cell interview with Bronso of Ix– 566 Traduzione Estratto dall’interrogatorio con Bronso d’Ix nel braccio della morte 568

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indice appendice 2

appendice 3

appendice 4

Dune: genesi

Dune Genesis by Frank Herbert Traduzione Dune: genesi, di Frank Herbert

un taglio inedito

The Chapterhouse: Dune lost scene Traduzione Scena perduta dalla Rifondazione di Dune

il figlio sul padre

Introduction – by Brian Herbert Traduzione Introduzione – di Brian Herbert

573 573 577

581 582 584

587 587 590

bibliografia, filmografia, discografia, iconografia, ludografia, sitografia di riferimento

595

postfazione uno sguardo oltre Dune

617

ringraziamenti

621

Bibliografia citata: gli Herbert e il canone di Dune Altra Bibliografia Filmografia citata Discografia citata Iconografia citata Ludografia citata Sitografia originale

Futuro low-tech Il peso della memoria Uomini contro donne Cosa ci rimane dopo Dune

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595 599 609 612 614 614 615

617 618 619 620


Prefazione Il cantore di Dune di Silvio Sosio

Dune rappresenta, in un certo senso, la fine dell’infanzia della fantascienza. Il genere science fiction, dopo essere stato introdotto da un manipolo di precursori (Verne, Wells, Poe, Burroughs, Shelley), si era diffuso sulle riviste popolari, istituzionalizzandosi con una sua definizione identitaria sui pulp dagli anni Venti in poi. Sulle riviste, via via sempre più sofisticate, aveva prosperato fino agli anni Cinquanta, prediligendo proprio per questo motivo il formato del racconto o del romanzo breve. Non è un caso se molti dei capolavori della fantascienza classica più che romanzi sono fix-up, cicli di racconti legati insieme (si pensi a Cronache marziane di Bradbury, o alla trilogia della Fondazione di Asimov). La fantascienza comincia a fare capolino nell’editoria libraria dopo la guerra, ma è ancora un approccio timido. Bisogna attendere il 1965 per un completo cambio di paradigma, una sorta di inversione dei poli magnetici del genere, e l’evento che cambia le cose è proprio l’uscita in volume di Dune. Non che fosse stato semplice: intanto, Dune era stato pubblicato un paio d’anni prima, diviso in un otto puntate, sulla rivista «Analog». «Analog» era la continuazione della bandiera della fantascienza negli anni d’oro, «Astounding», che aveva cambiato titolo (con molte polemiche) nel 1960, ma era ancora diretta da John W. Campbell. Su «Analog» erano usciti un romanzo breve, Dune World, diviso in tre puntate a cavallo della fine del 1963; e l’anno dopo The Prophet of Dune, diviso in cinque parti.

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dune - tra le sabbie del mito

Frank Herbert, l’autore, era un giornalista con la passione della scrittura. Fin lì aveva scritto solo un certo numero di racconti, pubblicati su «Astounding» e altre riviste, e un romanzo non particolarmente memorabile, The Dragon in the Sea (Smg. “Ram” 2000, poi Drago degli abissi), uscito anch’esso su «Astounding» a puntate. Nel suo lavoro di giornalista Herbert era stato mandato a Florence in Oregon a osservare un curioso fenomeno, l’avanzata del deserto (chiamato Oregon Dunes, le dune dell’Oregon). Ne era rimasto impressionato e, sebbene poi l’articolo non sarebbe stato pubblicato, aveva cominciato a lavorarci e ben presto il pianeta Dune, la sua ambientazione, la sua ecologia, erano diventate la sua ossessione. La pubblicazione su rivista di un lavoro così importante non poteva bastargli, così raccolse tutto il materiale, lo rielaborò trasformandolo in un romanzo compatto, e lo mandò in visione a un editore per pubblicarlo in volume. Venne rifiutato. Ma Herbert era convinto, e deciso a non mollare facilmente. Continuò a sottoporlo ad altri editori, ottenendo una serie così lunga di rifiuti che probabilmente altri avrebbero semplicemente smesso di scrivere per tutta la vita. Finalmente venne accettato dalla Chilton Books, un editore specializzato in manualistica per le riparazioni di automobili. Non sappiamo cosa abbia convinto il signor Chilton a uscire così dal suo settore, ma sappiamo che per lui fu come vincere alla lotteria. Infatti, Dune divenne il primo grande best seller della storia della fantascienza. Fu proprio lì che il genere cambiò. Fu con Dune che l’editoria cominciò a capire che la fantascienza aveva un vero potenziale economico, fu lì che iniziò il declino delle riviste, che gli scrittori cominciarono a scrivere meno racconti e più romanzi, spesso lunghe saghe. Secondo alcuni fu lì anche che vennero piantati i semi che avrebbero portato poi all’Universo di Star Wars; a mio avviso le fonti di ispirazione di George Lucas erano altre (Flash Gordon e Lawrence d’Arabia, per esempio). Tuttavia, è vero che Dune rappresenta in buona misura la vera nascita della saga fantascientifica. Intendiamoci, c’erano state numerose altre serie negli anni precedenti, forse non tutte grandiose ed epiche come Dune, ma c’erano. Dune però spezza i confini del recinto, diventa popolare fuori dal genere, vende milioni di copie. In questo senso si può considerare genitore delle grandi narrazioni della fantascienza che, nella letteratura e nel cinema, domineranno la cultura popolare fino alla fine del ventesimo secolo e oltre. Ed è quindi solo naturale che a raccontare questa incredibile saga, che è una saga a sua volta, sia proprio Filippo Rossi, già noto per la sua passione per 10


prefazione - il cantore di dune

Star Wars e per le storie dei supereroi DC Comics, ma soprattutto per i libri documentatissimi che ha scritto su questi argomenti. Rossi racconta, mette in fila informazioni e dati, ma mentre lo fa è capace di far assaporare al lettore l’importanza, la grandiosità, l’epica di quello che racconta. In attesa dell’arrivo sul grande schermo della versione cinematografica voluta e diretta da Denis Villeneuve credo sia importante capire a fondo perché Dune non è un’epopea come le altre, capirne l’etica di fondo, i suoi grandi temi, il suo disegno, e questo libro è lo strumento ideale. Oltre, naturalmente, alla lettura del romanzo originale e dei suoi seguiti.

Silvio Sosio, giornalista, è direttore della storica rivista «Robot» e del magazine online «Fantascienza.com». Si occupa di fantascienza da circa quarant’anni. Ha fondato le case editrici Delos Books e Delos Digital. Al di fuori dalla fantascienza è giornalista e sviluppatore software ed è esperto nel settore ebook.

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ÂŤSebbene noi esseri umani abbiamo una vita personale, tuttavia siamo in gran parte rappresentanti, vittime e promotori di uno spirito collettivo i cui anni si contano a secoliÂť.

Carl Gustav Jung in Ricordi, sogni, riflessioni, 1961


Prologo I Dune di tutti «All’inizio, è indispensabile porre ogni attenta cura nello stabilire i più esatti equilibri».

Principessa Irulan Corrino, dal Manuale di Muad’Dib in Dune, 1965

Seguimi, oh lettore, in pellegrinaggio sulle sabbie di Arrakis, il terrificante e straordinario pianeta soprannominato “Dune” dal mio popolo e dal resto dell’Imperium interstellare. Rischierai più volte una morte dolorosa, ma ti aiuteranno la Disciplina d’Acqua, il corretto uso del martellatore e una tuta distillante fremen in buone condizioni. Prima di avventurarti con me sul Grande Bled e poi nella Grande Distesa, al di là del Muro Scudo, verso i Palmeti del Sud, alla ricerca dell’inestimabile Spezia Melange… recita con me la Litania delle Bene Gesserit contro la paura:

Muad’Dib – disegno dell’autore del libro (fonte Filippo Rossi)

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dune - tra le sabbie del mito

I must not fear. Fear is the mind-killer. Fear is the little-death that brings total obliteration. I will face my fear. I will permit it to pass over me and through me. And when it has gone past I will turn the inner eye to see its path. Where the fear has gone there will be nothing. Only I will remain.

Non devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Dove la paura è passata non ci sarà più nulla. Resterò solo io. (Traduzione dell’autore)

Dure saranno le prove, letali i nemici, infidi gli alleati. Traditori e assassini saranno per te ostacoli frequenti. Sarà reale la minaccia di molte intoccabili élite di potere, classi religiose e caste economiche. Dovrai affrontare i combattenti più spietati e i più ingannevoli politicanti mai esistiti… Anche se nulla è paragonabile al pericolo di quell’arido mondo ocra e giallo che si para di Le dune dell’Oman, penisola arabica fronte a te. (foto dell’autore Filippo Rossi) Ma, se saprai seguire i miei consigli, rispettare le mie regole e comprendere le mie esigenze, il valore della mèta al termine del sentiero arenoso, che si snoda tra le molte dune e le poche rocce, al di là delle Tempeste di Coriolis e oltre le tracce del verme, non ha pari in tutto l’universo conosciuto. Dune dello scrittore americano Frank Herbert, pubblicato a metà anni Sessanta, è il vero libro speculativo del futuro dell’umanità; un po’ come Il Signore degli Anelli, pubblicato un decennio prima dal britannico John Ronald Reuel Tolkien, che certamente conoscerai, è il libro inventivo del passato degli Elfi. Se il capolavoro tolkieniano è ambientato in un mitico passato remoto della nostra Terra, in una cosiddetta Terza Era della Terra di Mezzo che termina seimila anni prima del secolo in cui l’autore novecentesco ha vissuto; assumi che, secondo il nostro calendario, il primo romanzo di Dune abbia luogo nello spazio siderale, intorno all’anno ventitremila dopo Cristo. 14


prologo - i dune di tutti

Ti presento un’opera che puoi considerare la fusione di tanti concetti, tradizioni e culture a noi note e vicine. Ciò che salta subito ai tuoi occhi sono i nomi propri di luoghi, personaggi, istituzioni – primo stratagemma letterario da parte dell’autore nella creazione di un mondo fittizio e primo indizio che possa permettere a te, lettore, la soluzione dell’enigma narrativo. Pensando oggettivamente ai nomi, slegandoli dalla funzione drammaturgica, troverai indicazioni fondamentali sui gruppi in competizione per la conquista del mistero vitale di Dune.

Dare nomi alle cose è farle esistere

Per prima cosa la Spezia, la droga narcotica naturale che è moneta di scambio per il commercio imperiale. È chiamata Melange: forma moderna dell’antico francese meslance, dall’infinito mêler, ossia “mescolare, mischiare”. L’ordinamento politico interstellare è l’Impero, espresso comunemente in latino come Imperium. Non a caso: è una monarchia assoluta di tipo medievale, unione di feudi planetari governati da case nobiliari. Il pianeta protagonista è Dune, ossia Arrakis, l’unico in tutto l’universo in cui è rintracciabile la Spezia Melange. Una prima interpretazione viene dall’arabo ‫ – صقارلا‬ar-rāqis. : “il danzatore”, in origine un nome in alcuni dialetti per la stella Mu Draconis. Anche l’arabo ‫ – صيخرلا‬ar-rakhīs. è un possibile significato, traducibile come “ciò che è a buon mercato/che ha il valore minore”; prima della scoperta della Spezia, infatti, il pianeta era senza alcuna importanza. L’Iraq (nome arabo che deriva dall’antica città stato sumera Uruk) è un’altra probabile fonte del nome: si tratta del Paese reale famoso per i giacimenti petroliferi e per le relative guerre internazionali. Illustrazione di Arrakis, il pianeta Dune (fonte internet) 15


dune - tra le sabbie del mito

Del resto Arrakis è ispirato all’ambiente desertico, alla religione islamica e alla cultura beduina, tribale e nomade, della penisola arabica. Un’altra origine è araq, “sudore”, da cui viene pure il termine Arak, un liquore speziato tipico del Medio Oriente. Giungiamo quindi ai più ricorrenti appellativi familiari… Incontrerai subito gli Atreides, gli eroi: il loro nome è greco, dalle altisonanti ascendenze mitologiche nei figli di Atreo, gli achei Atridi, ossia l’Agamennone e il Menelao del poema epico in esametri dattilici Iliade di Omero, vi secolo a.C. Gli “atreidi spaziali” rappresentano una cultura militare, basata sull’onore, sulla lealtà e sulla dignità marziale. Sfumature eleganti e antiche che arricchiscono una nobilissima dinastia ducale di tipo britannico o francese. La Casa Atreides è potente di nome e non di fatto, ricca nel titolo e poco più, rispettata e anche temuta nell’Impero ma dall’influenza politica ancora troppo fragile. Il loro pianeta-feudo, il fiabesco Caladan, è piccolo, fertile, mediterLe dune del Marocco, Sahara occidentale raneo; vi abbondano mari e fiumi, (foto dell’autore Filippo Rossi) campi e pioggia. Il feudatario Duca Leto è coerentemente greco antico. In quella mitologia, Leto è la Titanide Λητώ, o Λατώ in dorico, figlia dei Titani Ceo e Febe, sorella di Asteria e madre dei gemelli divini Apollo e Artemide avuti da Zeus; è dotata dei poteri del progresso tecnologico, è protettrice dei tecnici e dei fabbri. Il primo significato viene dalla parola λήθη ossia lethe, “oblio”; il secondo è da λωτός, il mitico frutto del Loto che nell’Odissea di Omero fa perdere la memoria. Successivamente si fa risalire “Leto” a lada, “moglie” in quella Licia dove inizia il suo culto. L’uomo chiamato come una donna è, nel libro, compagno della “strega” Jessica, concubina ufficiale dal nome inglese derivato dall’ebraico – la più antica registrazione di “Jessica” è ne Il mercante di Venezia di William Shakespeare, xvi secolo, anglicizzazione della biblica Iscah (dall’ebreo ‫הָּכְסִי‬, yisekāh), la figlia di Haran menzionata nel Libro della Genesi 11:29. Questa potente Lady è incaricata segretamente dal suo ordine religioso femminile di dare al nobile compagno una figlia, ma trasgredisce le ferree regole. 16


prologo - i dune di tutti

L’inaspettato erede ducale Paul, dal nome franco-inglese di origine latina (da parvulus, “piccolo, umile”), si avvia quindi su un percorso sconosciuto. Gli Harkonnen, gli antagonisti: questo duro nome evoca una civiltà scandinava o russo/est-europea. Herbert trova “Härkönen” su un elenco telefonico della California e ne rimane colpito per il suono agLe dune del Marocco, Sahara occidentale gressivo, considerandolo “sovieti- (foto dell’autore Filippo Rossi) co” quindi perfetto per presentare i villain principali ai suoi lettori della Guerra fredda – in realtà è di origine finnica. Sono una facoltosa baronia, una classe nobiliare minore, acquisita; la casata è industriale, fredda e calcolatrice, anche se molto potente, ricca e dai gusti raffinati. Visto il ruolo di nemici degli ammirevoli protagonisti Atreides, è certamente una famiglia di sadici ma non grezzi. Il Barone Vladimir (nelle prime stesure Valdemar Hoskanner), nome slavo, era bellissimo e, pur adesso corrotto anche fisicamente, è amante del lusso ricercato; il nipote ed erede Feyd-Rautha, dall’aspro suono germanico, è un ragazzo atletico e attraente. Il loro pianeta feudo lo conoscerai come il pseudo nipponico Giedi Primo, che è in apparenza ordinato e prospero seppur nasconda povertà, disperazione e rifiuti. L’imperatore è il Padiscià Shaddam iv della famiglia regnante dei Corrino. Affascinanti suoni sincretici ottomani, persiani, islamici e italo-spagnoli dedicati a un potentato accentratore ma decadente. Un potere sovrano, come sono gli Stati Uniti nel corrente ordinamento globale, grazie all’indiscussa predominanza militare; in questo caso tramite gli imbattibili corpi Sardaukar, falangi armate dal minaccioso suono afro-asiatico. Gli intrighi imperiali ti ricorderanno le opere shakespeariane, spesso basate su complotti tra le diverse famiglie regnanti e le relative classi nobiliari. Nell’Imperium feudale interplanetario le trame sono orchestrate non solo dal temporale Padiscià, ma anche dalle spirituali streghe Bene Gesserit: un nome dal sapore giudaico-cristiano. In latino è traducibile come “chi si sarà comportato bene”. Potrebbe rifarsi al sistema sociale arabo, in cui Banu/i o Beni sta per il fondatore di una tribù. Mentre gesher in ebraico è il “ponte” gettato tra luoghi o culture. 17


dune - tra le sabbie del mito

Imperversano altre organizzazioni. Il Landsraad delle medievali Grandi Famiglie spaziali, casate nobili a capo di un sistema planetario, significa qualcosa come “consiglio della nobiltà che possiede le terre in un sistema feudale” (raad, raed o rede viene dall’inglese medievale). Landsraad o Landsråd in danese è un “consiglio regionale”; raad esiste in tedesco, olandese e afrikaans, Le dune dell’Oman, penisola arabica råd in danese, norvegese e svedese: (foto dell’autore Filippo Rossi) indica un “consiglio governativo” – la versione danese, olandese e afrikaans è Landraad, quella tedesca Landesrat. Inoltre, ecco la corporazione commerciale “multinazionale”, o meglio “sovranazionale”, choam, acronimo per una fusione di tedesco, inglese, spagnolo: Combine Honnete Ober Advancer Mercantiles. Dulcis in fundo, la Gilda monopolistica dei piloti spaziali, in tutta evidenza figure sino-nipponiche anche se l’originale Guild deriva dalle corporazioni germaniche a cavallo del primo millennio gelten, “valore”; o dal termine anglosassone gylta, “società religiosa”. Volerai sugli Ornitotteri, i velivoli basati sui disegni leonardeschi che, decollati con i motori a reazione, si sostengono sbattendo le ali metalliche come grandi uccelli. Leggerai alle luci dei globi luminosi, piccoli soli personali sospesi sulla tua testa. Avrai l’occasione, soprattutto, di entrare in intimità con i misteriosi e inquietanti Fremen di Arrakis. Sono uomini, donne e bambini provati da intemperie e privazioni, del tipo unno/arabo, figli della legge del deserto e signori dei luoghi aridi. Fremen, ossia free men, dall’inglese “uomini liberi”, ma dell’inglese vantano solo il nome. La loro complessa e raffinata cultura ti ricorderà gli ebrei erranti, poiché dopo millenni di migrazioni attendono un salvatore profetico che li conduca alla Terra Promessa; o i Beduini nomadi, inflessibili cuLe dune dell’Oman, penisola arabica stodi di decisivi segreti millenari. (foto dell’autore Filippo Rossi)

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prologo - i dune di tutti

La parola “beduino” deriva dall’arabo badawī, “abitante del deserto” (il suo opposto tradizionale è hādir, la popolazione sedentaria); divisi in tribù o clan, il loro territorio si estende dai vasti deserti sabbiosi del nord Africa alle rocce brulle del Medio Oriente. Un’altra ispirazione sono i Tuareg, i berberi nomadi del Sahara. Anche se è di origine dialettale magrebina, poiché l’arabo classico non conosce il suono “g”, il nome Twāreg è di origine araba: è un plurale della parola Tārgī, “abitante della Targa” (Tārga in berbero è “canale” e indica il Fezzan, la regione all’interno della Libia). I Tuareg non si designano così ma semplicemente come Keltamahaq, “coloro che parlano la tamahaq”. Sono chiamati il Popolo Blu per il colore degli abiti tradizionali. Su Dune i Fremen sono i padroni dell’acqua nascosta, i veri conoscitori della Spezia geriatrica e i fedeli adoratori dei giganteschi vermi a essa collegata. I loro esponenti vantano nomi arabeggianti. Gli occhi sono completamente azzurro cupo a causa dell’uso eccessivo di Spezia: gli «occhi di Ibad». Le loro tradizioni si ispirano ai detti e agli scritti dei deserti africani terrestri. Le sacerdotesse sono le Sayyadine, dall’arabo Sayyiduna che è “nostro padrone” e viene di solito usato per indicare il quarto Califfo Alī ibn Abī Tālib, cugino e genero del Copertina di Dune nell’edizione originale Chilton, profeta Muhammad (Maometto). 1 agosto 1965, con un disegno di John Schoenherr Il decisivo Muad’Dib viene da (foto dell’autore Filippo Rossi) mu’addib (‫ )ب ّدؤم‬e significa “educatore”, “colui che insegna le maniere” o “castigatore”; adab o ādāb (‫بدأ‬/ ‫ )بادآ‬sono le “maniere” o la “letteratura”. Nel romanzo i Fremen definiscono il topo canguro Muad’Dib «l’istruttore dei bambini». La parola deriva anche dal Mahdī, il messia arabo; lo stesso termine «Mahdi» appare più volte nel romanzo. 19


dune - tra le sabbie del mito

Copertina aperta dell’edizione originale Chilton, 1965 (foto dell’autore Filippo Rossi)

La storia dei Fremen è la storia del libro: immagine delle lotte indipendentiste arabe durante la dominazione sia degli Ottomani che degli Stati coloniali europei. I Fremen sono la marea inarrestabile e distruttiva che invade, migrando dalla povertà e dalla disperazione, i ricchi pasciuti e decadenti delle nazioni cosmiche privilegiate. Lo fanno, capiscilo, con la violenza; ma potrai scoprire che questa violenza rinnova e, forse, salva l’umanità.

Una collana di stelle

Tutto il ciclo di Dune di Frank Herbert è un diadema magnifico la cui perla più raffinata è il primo romanzo dei sei classici. L’Universo editoriale poi espanso dal figlio Brian è tanto mediocre nella forma letteraria quanto pazzesco nei contenuti, dalle potenzialità ancora tutte da esplorare e sfruttare. Questo oggetto, tra le altre cose, ha ispirato George Lucas nella forgiatura dell’a te cara saga cinematografica di Star Wars – dal desertico mondo di 20


prologo - i dune di tutti

Tatooine, percorso dai Sabbipodi Predoni Tusken; alla Voce delle Bene Gesserit nell’arte magica del Prana-bindu, la «Via Estraniante» per i Fremen, simile ai poteri nella Forza dei Cavalieri Jedi. Tutta la narrazione di Herbert è un’immensa congiura di palazzo, la cui azione tra le piane aride del prezioso e sottovalutato Arrakis resta nelle mani del giovane Duca fuggitivo, un privilegiato decaduto. Per il suo Star Wars, nella Trilogia Classica 1977-1983 Lucas invece affida l’azione agli ultimi: è dall’insignificante Tatooine che arriva la spinta e la speranza; e quando l’Alleanza riesce a sconfiggere l’Impero non si instaurano dinastie nobiliari al comando della Galassia. È uno degli aspetti che hanno reso Guerre Stellari popolare: l’idea del riscatto a cui tutti possono ambire. Anche se poi questo è vero in parte: i gemelli Leia Organa e Luke Skywalker sono i figli predestinati di un’ex Regina e Senatrice sposata segretamente a un Jedi. Sono prìncipi che non reclamano un trono, per essere addirittura isolati nella Terza Trilogia dei sequel.

La mappa dell’emisfero settentrionale di Dune che appare nel libro originale (foto dell’autore Filippo Rossi).

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dune - tra le sabbie del mito

I due risvolti dell’edizione originale Chilton, 1965 (foto dell’autore Filippo Rossi)

Frank Herbert al lavoro (foto d’epoca di George Westbeau)

Quindi Star Wars celebra idealmente la democrazia, l’uguaglianza che nasce dalla fine del sistema politico monarchico. D’altro canto Dune rappresenta plasticamente il mondo crudele, primitivo e affascinante della dinastia regale e delle aristocrazie. Si tratta, ti sia ben chiaro, di una critica feroce al Potere malato dei nostri tempi, quello assoluto della sopraffazione del più forte sul più debole e del profitto a ogni costo. Non solo quest’opera lo rappresenta, ma lo mette in discussione in tutti i modi possibili, sempre più spietati. Dune è una condanna cosmica della leadership dei pochi e un’esaltazione della «buona anarchia», come la definiva il magnifico poeta tuo compatriota Fabrizio De André. La saga di Dune è ambientata in un futuro lontano e si svolge lungo vari millenni, trattando temi complessi ma comprensibili e necessari, come la sopravvivenza e l’evoluzione della specie umana, il rapporto tra civiltà ed ecologia, l’intersecazione pericolosa tra religione e politica nella più vasta questione del potere. Elementi che appartengono a noi tutti, anche oltre le nostre volontà o coscienza, che fanno del romanzo il best seller di ogni tempo della science fiction. 22


prologo - i dune di tutti

L’uomo e l’opera In questo saggio troverai tutto quanto vi si possa scoprire: l’idea fantascientifica dello scrittore Frank Herbert, i vari progetti (letterari, cinematografici, artistici) che ne sono nati, l’Universo narrativo dalla sorprendente modernità. Scienze ambientali e importanza dei personaggi, analisi storica e avventura classica: nella desertificazione della tecnologia operata dall’autore vedrai esaltati, di conseguenza, gli infiniti granelli sabbiosi di uomini e donne, in un’opera di finzione scientifica profondamente Un ritratto di Beduini del deserto (foto di Frederic Duriez, Mediadrumworld.com) umanista. Franklin Patrick Herbert Junior, scrittore e giornalista, nasce a Tacoma, nello Stato americano di Washington, l’8 ottobre 1920 e muore a Madison nel Wisconsin l’11 febbraio del 1986, a sessantacinque anni.

Copertina con primo risvolto dell’edizione originale Chilton, 1965 (foto dell’autore Filippo Rossi)

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dune - tra le sabbie del mito

Eccone la presentazione sulla cover della prima edizione del libro Dune: Frank Herbert, la cui opera è stata paragonata a quella eterogenea di scrittori come Aldous Huxley ed Edgar Rice Burroughs, è stato giornalista per molti anni sulla Costa occidentale. Sia scrittore che fotografo professionista, è esperto di materie che variano dalle religioni orientali alla botanica della giungla, alla geologia sottomarina. Il suo ricco bagaglio di esperienze include il lavoro come cameraman della tv, commentatore di notizie alla radio, cacciatore subacqueo di ostriche, istruttore di sopravvivenza nella giungla, psicanalista laico e insegnante di scrittura creativa. (Traduzione dell’autore)

Questo libro è il suo capolavoro. Intitolato con una semplice parola, dopo molti rifiuti lo pubblica il primo agosto del 1965 grazie a una casa editrice tecnica, specializzata in manuali di riparazione automobilistica… la Chilton Books. Curioso come il titolo originale in inglese è al singolare, “duna”, mentre la versione nel tuo italiano è trasformata al plurale per mantenere l’assonanza. Il termine “duna” deriva dal medio olandese dūne e significa “altura”. Così recita lo storico risvolto della prima edizione:

Il giovane Paul Atreides – disegno dell’autore del libro (fonte Filippo Rossi)

Il Duca deve emigrare dalla sua terra. Con la moglie (errore: i due non si sposeranno mai – n.d.a.) e il figlio è obbligato ad abbandonare il suo amato dominio, ricco e abbondante d’acqua, per spostarsi in un desolato deserto, dove una goccia d’acqua vale il suo peso in platino. Perché? L’onnipotente Imperatore teme il Duca Leto – ne teme la forza, la popolarità, la crescente ricchezza. E il Duca ha altri nemici, nello specifico la grande casa rivale degli Harkonnen guidata dal Barone Vladimir, simbolo vivente del male. Una pagina di storia medievale? Non proprio. Il Duca Leto Atreides si sposta da un pianeta, che possiede, a un altro pianeta, che gli è stato donato in cambio. L’Imperatore, Shaddam iv, è Imperatore dell’Universo conosciuto, non di un paese. E il figlio del Duca Leto, Paul, non è un normale erede nobiliare. Infatti non è normale in nessun modo, visto che rappresenta la possibile chiave a tutto il dominio, il potere e infine la conoscenza dell’umanità! Anche la Lady del Duca, madre di Paul, è fuori dal nor-

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prologo - i dune di tutti

Foto d’epoca di un Beduino d’inizio xx secolo (fonte internet)

La ciclopica sala del trono di Muad’Dib secondo l’illustratore appassionato Marc Simonetti (fonte Reddit.com)

male. È una creatura del Bene Gesserit, il più strano matriarcato religioso mai concepito, i cui obiettivi portano nuovamente al dominio universale. E la risposta a ogni domanda è un mondo, il mondo chiamato Dune, il pianeta Arrakis, che come unico bene esportabile produce la droga dell’immortalità, il Melange. Il mondo della sabbia, della roccia e del calore, dove vagano selvaggi con in pugno armi letali, che uccidono per una goccia d’acqua. Elaborato meticolosamente, meravigliosamente dettagliato, spaventoso, eccitante, sconcertante, stimolante, Dune non lascerà mai il lettore. Un libro universale come il tempo, brillante nel suo campo e abbagliante nello stile narrativo, Dune sarà discusso a lungo come apice nella scrittura sul distante futuro, l’esempio di ciò che può essere ottenuto quando un abile scrittore volge i propri occhi oltre la Storia, piuttosto che al passato storico. (Traduzione dell’autore)

Il trionfo di critica e di pubblico è immediato. Sappi che si tratta di un classico riconosciuto del genere e, per esteso, della letteratura, dall’inquietante e perdurante applicabilità al tuo mondo reale di oltre cinquant’anni successivo. L’autore produce cinque seguiti letterari concettualmente eccezionali, profondi e validi, seppur dallo stile formale sempre più contorto. 25


dune - tra le sabbie del mito

Da un medium all’altro A metà anni Settanta il regista e filosofo surrealista franco-cileno Alejandro Jodorowsky tenta di trarne un film di decine di ore, tra il folle fallimento egomaniaco e il delirio kolossal in anticipo sui tempi. Pur incompiuto, è l’humus artistico dal quale fertilizza l’intera produzione fantastica sia degli storici fumetti europei, francesi in primis; sia della Hollywood anni Settanta e Ottanta. Stimola il talentuoso regista inglese Ridley Scott che, tra Alien del 1979 e Blade Runner del 1982, vaga tra queste tempeste di sabbia ma senza costrutto. Fa crescere nel magistrale cineasta americano David Lynch l’ispirazione per il suo film cult del 1984, che azzecca diverse interpretazioni importanti

Il Sabbipode o Predone Tusken che appare nel primo film di Star Wars diretto nel 1977 da George Lucas, vagamente ispirato ai Fremen di Dune (fonte Lucasfilm)

Un fan-poster dell’imminente primo film su Dune del regista Denis Villeneuve, immagine di Tony Bailey (fonte Dribbble.com)

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prologo - i dune di tutti

e ne sbaglia qualcuna di fondamentale: è un genio che ha amato la fonte ma non l’ha capita nel profondo. Nel 2000, la prima miniserie televisiva usa diretta dal regista John Harrison è di scarso fascino e superficiale, ma a tratti interessante e di notevole successo; la seconda nel 2003 di Harrison e dell’americano Greg Yaitanes è un seguito più pregevole ma, in ultima analisi, confuso e deludente. Le migliaia di clamorose pagine sequel, prequel, interquel pubblicate dal figlio Brian Herbert con il professionista Kevin J. Anderson fin dal 1999, ispirate dagli appunti del genitore, sono smisurati seppur imperfetti omaggi che riescono a espandere l’Universo. La popolarità tra gli appassionati è, di conseguenza, sempre più vasta. Oggi, il celebrato regista canadese Denis Villeneuve trae dal primo, indimenticabile libro-capolavoro, oh curioso adepto, due film sequenziali. Se Villeneuve, da giovanissimo appassionato della prima ora del mondo desertico di Herbert, riuscirà a fare davvero l’obbligatorio super film, per il resto di questa sua nuova impresa cinematografica avrà a disposizione eccezionale materiale letterario da sbozzare e limare. Una sorta di soggetto esteso che potrà facilmente migliorare in episodi cinematografici e televisivi più sintetici, espressivi e inventivi.

Jason Momoa (interprete di Duncan Idaho) e Javier Bardem (interprete di Stilgar) dietro le quinte del film di Villeneuve (fonte Pinterest)

Nel futuro remoto, le rovine degli Atreides resteranno di monito – disegno dell’autore del libro (fonte Filippo Rossi)

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dune - tra le sabbie del mito

Si tratta di una massa coerente di scritti rivoluzionari adatta a una nuova, grande saga multimediale per il tuo mondo, la madre Terra del xxi secolo dopo Cristo.

In viaggio

In attesa del kolossal, questo libro che tieni fra le tue mani gonfie d’acqua ha l’ambizione di accompagnarti nell’avventura tra le desolazioni del deserto di Dune, patria dei Fremen e proprietà assoluta della loro divinità, il Creatore Shai-hulud: il grande verme. Seguiremo insieme le sanguinose ed enigmatiche tracce, in movimento perenne tra i venti e le sabbie di Arrakis, del profeta mutante Paul Muad’Dib. Sfrutteremo le superstizioni più radicate dalla Panoplia Propheticus, eviteremo le empietà disumane del Jihad purificatore, visiteremo con devozione le enormi cisterne sotterranee alimentate dai condensatori di rugiada. Mio lettore e novizio: se io, vecchio Naib di Dune, sarò all’altezza dell’ingrato compito di guida, saprai comprendere nel tuo intimo l’ossessione del Kwisatz Haderach, che è la Via più Breve. Allora distinguerai, finalmente, tra i profumi ingannatori del caffè di spezia e l’aspro fetore dei sicuri Sietch, le visioni dai miraggi. Il maturo Paul Muad’Dib e la sua stirpe – disegno dell’autore del libro (fonte Filippo Rossi)

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Una volta desertificata totalmente la tecnologia, abbondano gli infiniti granelli della sabbia umana. «Dune rappresenta, in un certo senso, la fine dell’infanzia della fantascienza e l’inizio della sua età adulta». (Dalla Prefazione di Silvio Sosio)

isbn:

978-88-36270-10-1

edizioninpe.it Edizioni NPE euro 25,00


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Dune – Tra le sabbie del mito by Edizioni NPE - Issuu