Sergio Toppi chapungo
Tzoa Cotlan 1521 San isidro Maxtlacingo 1850
Chapungo
di Sergio Toppi © 2016 – Mosquito – Eredi Toppi © 2020, Edizioni NPE Tutti i diritti riservati. Collana Sergio Toppi, 9 Direttore editoriale: Nicola Pesce Ordini o informazioni: info@edizioninpe.it Caporedattore e Ufficio stampa: Stefano Romanini ufficiostampa@edizioninpe.it Coordinamento editoriale: Valeria Morelli
Stampato tramite Tespi srl – Eboli (SA) nel mese di gennaio 2021 Tzoa Cotlan 1521 fu pubblicato per la prima volta su «Linus» n.136, Rizzoli, luglio 1976 San Isidro Maxtlacingo 1850 fu pubblicato per la prima volta su «Alter Alter» n. 49, Milano Libri Edizioni, gennaio 1978 Chapungo fu pubblicato per la prima volta su «Corto Maltese» nn.1 e 2, Milano Libri Edizioni, gennaio-febbraio1985 Si ringrazia Erasmo Frascaroli per la gentile consulenza. Edizioni NPE – Nicola Pesce Editore è un marchio in esclusiva di Solone srl Via Aversana, 8 – 84025 Eboli (SA) edizioninpe.it facebook.com/EdizioniNPE twitter.com/EdizioniNPE instagram.com/EdizioniNPE #edizioninpe
Chapungo Tzoa Cotlan 1521 San Isidro Maxtlacingo 1850 di Sergio Toppi
1.
Tzoa Cotlan 1521
Pubblicato per la prima volta su ÂŤLinusÂť n.136, Rizzoli, luglio 1976
stiamo arrivando, sempre più vicini, come sale un'acqua di morte gli stranieri chiari seduti sulle loro bestie paurose. moctezuma era caduto, e così le sue città e i suoi eserciti. e io ero capo e temevo grandemente per il mio popolo. andai allora dal nostro prete che era molto vecchio, molto santo e parlava agli dèi.
quematzin, padre, cosa dobbiamo fare? cosa dicono gli dèi?
non dobbiamo fare nulla. gli dèi sono muti perché stanno morendo.
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ma io ero capo e pensavo alla mia gente: a quella che viveva, a quella che aveva appena cominciato a vivere, a quella che sarebbe vissuta ed ero in gran pena per loro.
ero giovane, di grande razza e guerriero, e volevo che gli dèi ci aiutassero e quematzin, alla fine accondiscese alle mie preghiere. poi parlò e i suoi occhi erano come il filo di una lama di ossidiana.
ricordati, e ricordati ancora: quello che verrà, che accadrà, sarà stato solo per il tuo volere.
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poi prese la borsa
con i funghi sacri, le spine e il tabacco, e partÏ per la zona alta e remota dove era solito parlare con gli dèi.
tornò tre giorni dopo e mi
attendevo che
parve ancora piĂš vecchio, curvo e stanco.
parlasse ed ero pieno di timore.
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infine parlò e la sua voce roca
di vecchio suonò tremenda alle mie orecchie come il grande teponaztli*, quando a suonarlo sono quattro uomini.
questo hanno detto gli dèi: faranno qualcosa per noi ma è per l'ultima volta, poi i loro volti si distoglieranno da noi. questo è il prezzo da pagare: la mia vita e quella di tua moglie…
* tamburo inciso, usato in Messico centrale dagli Aztechi e dalle culture a loro legate.
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ero stato io a chiedere: e così all'alba del giorno dopo quematzin venne a prendere mia moglie e s'avviarono verso il tempio. la vidi andare via e non si voltò, perché non è permesso e gli dèi sono gelosi di ciò che appartiene a loro.
e immaginavo tutto:
immaginavo la scala, immaginavo l'altare e il coltello… poi non volli immaginare più nulla.
e nella mia casa vuota piansi e mi lamentai come un cucciolo battuto.
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tutto doveva svolgersi come sempre: quando il pericolo sarebbe stato vicino gli dèi ci avrebbero aiutato come sapevano loro e non prima, e cosÏ tutti vivevamo, ma sembrava un gioco penoso.
poi, ci fu un mattino in cui
squillarono le conchiglie delle scolte*: arrivavano dalle terre basse, gli uomini chiari e le loro bestie.
e quando quematzin apparve sulla mia soglia compresi che era giunto il momento. ‌e volli mostrarmi al mio popolo con le mie armi e i segni del potere, perchÊ sapessero che se anche avevo chiesto aiuto agli dèi volevo combattere come capo quella che credevo la mia ultima battaglia.
* sentinelle
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ci avviammo così, io e quematzin,
per le solitudini delle terre alte. dove queste cadono sulla pianura, là dove era il passaggio obbligato per giungere tra la nostra gente, avremmo trovato quello che gli dèi avevano preparato.
e giungemmo sopra il passo e ci calammo tra le rupi e arrivammo là dove gli uomini chiari avrebbero dovuto passare.
…e qui trovammo il dono degli dèi.
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guardavo quella
cosa e non capivo come potesse aiutarci. allora quematzin parlò.
non temere: quando saranno vicini, molto vicini, porrò le mani sul dono degli dèi e gli stranieri moriranno…
poi ci giunse alle orecchie il rumore di quelli che venivano avanti e diventava sempre più forte, finché li vedemmo nel sole, seduti su quelle loro bestie paurose.
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e vennero avanti, sempre piÚ avanti e sentimmo sul viso il fiato di quelle grandi bestie, ma loro non potevano vederci e fu allora che quematzin pose le mani sul dono degli dèi‌
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…e ci fu subito un fragore fiammeggiante e un martellare stridulo…
e sibili orrendi come di centinaia di serpenti e sentivo le grida di quegli uomini al di là dei sassi, poi tutto finì.
alzai gli occhi e vidi quematzin,
ma il dono degli dèi non c'era più.
…e quando lo toccai egli cadde, ed era morto, aveva pagato il prezzo pattuito.
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guardai allora quegli uomini al di lĂ dei sassi:
era come se cento e cento dita potenti, li avessero frugati crudelmente e dai fori nelle loro vesti di rame nero erano usciti sangue e vita e con essi erano morte quelle loro grandi bestie e gli uccelli giĂ calavano dal sole per il loro festino.
lasciai allora il passo e tornai, solo, attraverso i luoghi alti, con le mie armi inutili. avrei dovuto cantare un canto di vittoria ma non ne fui capace e camminai in silenzio.
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ora sono vecchio, più vecchio di
quematzin quando morì e so che era giusto non cantare perché tutto è stato vano: gli stranieri sono tornati di nuovo, la mia gente è sottomessa e mia moglie è morta per nulla e io che ero capo nel mio proprio luogo non sono più niente. gli dèi stavano veramente morendo e non si importuna chi sta per morire.
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«Gli dèi stavano veramente morendo e non si importuna chi sta per morire.»
Con l’arrivo dei conquistadores gli antichi dèi aztechi muoiono nel sangue. Ancora una volta, con Toppi, la storia si immerge nel fantastico… Tzoa Cotlan 1521. In questa storia Toppi ci racconta l’arrivo dei conquistadores in Messico. Quematzin invocherà gli dèi per quello che sembra essere il suo ultimo combattimento. San Isidro Maxtlacingo 1850. In un Messico già cristianizzato, gli antichi dèi si nascondono
dietro la tonaca dei preti. Intanto il villaggio abbandonato di San Isidro nasconderà più di un mistero. Chapungo. Nella storia che dà il titolo al volume, il giovane Chapungo è ossessionato da ciò che gli ha rivelato suo padre: un velivolo che pare trasportasse oro si schianterà contro la montagna. Ma non sarà la sete d’oro a far girare la testa a Chapungo.
Sergio Toppi (Milano 1932 – 2012), è stato un illustratore ed un fumettista italiano. Oggi è considerato uno dei più grandi autori mai esistiti. “Dalle sue tavole così incise e così bulinate, dalla ricchezza traboccante delle sue storie misteriose e tragiche ci viene costantemente il conforto che può esistere un uomo così responsabile, così pronto a rispettare il suo impegno. Come una religione. Il suo lavoro tende alla perfezione, per semplice senso del dovere”.
edizioninpe.it ISBN: 978-88-36270-20-0
euro 16,90