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La fgura di Momotarō (letteralmente “Ragazzo della pesca”) afonda le proprie radici in una faba giapponese la cui versione più nota risale al periodo Edo. È un bambino legato, appunto, alla fgura della pesca, a sua volta considerata in Giappone simbolo di fertilità, che arriva a premiare persone meritevoli ma solitarie e senza fgli. Momotaro, una volta cresciuto, va poi ad afrontare gli oni, le creature mitologiche del folclore giapponese simili a demoni e orchi, con l’aiuto degli animali suoi amici, e ne vince le ricchezze che permettono ai suoi cari di vivere serenamente. Sergio Toppi trae spunto da questo racconto popolare per imbastire una storia più lunga del solito, di 48 tavole, ragione di volume a sé stante. Una lunghezza non così comune nella sua produzione, più incentrata su storie brevi, che si colloca nel suo ultimo periodo creativo. Momotaro, infatti, esce per la prima volta a puntate su «Il Giornalino» nel 2001 e viene poi raccolto in volume successivamente. Nella sua primissima apparizione sulla storica rivista delle Edizioni San Paolo, con cui Toppi ha collaborato per oltre trent’anni, la storia venne colorata dalla redazione per esigenze editoriali dell’epoca. Nella presente edizione la vediamo invece nel bianco e nero originale corrispondente alla visione dell’autore.

Il Giappone è una terra che Toppi conosce narrativamente molto bene: è stata spesso oggetto di osservazione e fonte di ispirazione per molte ambientazioni sempre vive e protagoniste. Svariate sono le sue storie con questo setting, come, ad esempio, quelle raccolte nel volume Tanka (pubblicato sempre all’interno di questa collana, NdR).
Questo flone giapponese particolarmente caro presenta, nelle interpretazioni dell’autore, lati afascinanti e insieme inquietanti. Una terra che, con il suo misticismo fatto di animali, di demoni, di stregoni, di leggende, di atmosfere lente, si sposa alla perfezione con la modalità narrativa di Toppi, che su questo tessuto innesta l’innocenza e la purezza di Momotaro come motore narrativo.
In Momotaro si ha quindi una splendida fusione di suggestioni orientali, folklore, faba giapponese e poetica toppiana. Ci sono la natura, gli animali, la semplicità, la generosità e il buon cuore, contrapposti a violenza, potere e denaro. Ed è sempre presente la profonda moralità che, seppur percorrendo strade poco battute e occasionalmente tortuose, conduce ineluttabile alla giustizia. Non quella degli uomini, piccoli e stupidi granelli che si sentono superiori, ma quella della natura e del grande tutto.

C’era una volta una grande foresta.
Ecco che solo con la prima frase viene data la dimensione narrativa fabesca (“C’era una volta…”) e l’ambientazione (“…una grande foresta”).
In questa foresta vive Ichiro il taglialegna, nella sua capanna. Così famoso per la sua ospitalità che persino i briganti lo rispettavano. Anche a loro dice: “Siete i benvenuti… bello ascoltare voci umane…”. Ma nonostante questo angolo di placidità, l’ombra della violenza si abbatte su tutta la regione. La causa di tutto è il principe Washizu, maledetto stregone che ha evocato una schiera di demoni dall’inferno e che con le sue arti magiche tiene in scacco tutto il regno.
Eppure, in questi tempi di guerra e burrasca, un raggio di sole arriva a rischiarare l’oscurità. Ichiro è il destinatario di un dono inaspettato: un trovatello che battezza “Momotaro”. Il taglialegna lo cresce come il fglio che non ha mai avuto e il bimbo “cresce in libertà, come una giovane pianta, la foresta è il suo mondo verde e sterminato”.
“Gli fu facile imparare il linguaggio dei suoi amici, gli animali della foresta”. Ecco, si badi bene, che i nuovi amici di Momotaro non sono quindi degli animali parlanti, bensì è lui stesso ad aver imparato il loro linguaggio. Non è magia, non è sortilegio, non c’è arcano o sotterfugio: è Momotaro a essere in armonia con la natura, rappresentazione ed emanazione dell’ordine universale, dell’innocenza, dell’armonia naturale.



Il segno e il fantastico toppiano rendono ogni rappresentazione vera e propria narrazione, con tutti gli elementi già presenti in nuce. Natura e animali sono plastici, armoniosi e aggraziati. Gli uomini buoni hanno sempre dignità, anche nella povertà o nella fatica. I cattivi, al contrario, sono gof, grassi, appesantiti, gonf di bile e avidità. Eppure, Toppi non li disegna mai come caricature superfciali: i loro corpi deformi e i loro ghigni grotteschi diventano simboli visivi, maschere teatrali che traducono l’anima corrotta. È difcile immaginarli muoversi con grazia: sembrano sempre sul punto di scoppiare, ingolfati dal loro stesso eccesso. Le fgure positive, invece, si inseriscono con naturalezza nello spazio della pagina, seguono il fusso delle linee, diventano parte del paesaggio, eleganti. Così, a livello grafco, la contrapposizione morale si fa immagine, ritmo, narrazione.
Le tavole di Momotaro ofrono un esempio perfetto dell’estetica toppiana: vignette spesso verticali, che scandiscono il tempo del racconto come colonne o tronchi della foresta; linee orizzontali che aprono lo spazio e lasciano respirare lo sguardo; piccoli dettagli che emergono fuori dal riquadro, come se la pagina non potesse contenerne l’energia. Alberi, soprattutto, che inquadrano le tavole, e ne defniscono la spazialità.
Torrenti, fumi, edifci di legno del Giappone feudale: tutto è costruito con un tratto che invita a “toccare” i materiali. Il bianco e il nero non sono mai contrapposti in maniera rigida, ma dialogano in continui passaggi di tono, restituendo una tensione costante tra pieni e vuoti, tra luce e ombra, tra pace e minaccia. Esplodono fuori dalle pagine, abbagliano, caleidoscopiche campiture e texture complesse dove già sono inscritte modalità narrativa e profondità morale. Segni vivi, mobili, semoventi, sempre nuovi ogni volta che l’occhio vi si posa sopra. Sempre pronti a svelare nuovi sentieri interpretativi, nuove rotte narrative, nuove suggestioni e perturbazioni.
Il viaggio di Momotaro
Il cattivo, in Toppi, è colui che si discosta dal fusso naturale: l’amorale, l’avidamente separato dal mondo. Ma proprio perché esiste, diventa un passaggio necessario. L’incontro con l’altro, sia esso mentore, compagno di viaggio o antagonista, è una tappa obbligata per ogni eroe. Così anche Momotaro deve misurarsi con briganti, demoni e soprattutto con Washizu lo stregone: fgure che incarnano ostacoli concreti, ma anche deviazioni e diversi stadi del suo cammino di crescita e maturazione.
Il viaggio di Momotaro si confgura allora anche come racconto di formazione: l’eroe bambino che si confronta con il Male, ne riconosce i difetti (avidità, superbia, arroganza) e li afronta con astuzia, furbizia e soprattutto con una gioia interiore che non si lascia intaccare da agenti esterni. Non è solo la vittoria contro il malvagio, ma è il percorso stesso a costituire la prova, a forgiare l’identità.
In questo senso la narrazione toppiana diventa circolare: partendo dalla foresta e ritornando ad essa, si chiude come un ciclo naturale. Al lettore rimane la sensazione che non si sia assistito soltanto a una faba illustrata, ma a un rito iniziatico, dove ognuno, insieme a Momotaro, compie lo stesso cammino: entra, attraversa ed esce dall’oscurità, passa dall’innocenza alla prova, dal confronto con l’altro al riconoscimento del proprio posto nell’armonia del mondo.
Come Momotaro sa che se si fa del bene non può che accadere il bene, così Toppi è cosciente che se si narra autenticamente, non può che accadere… narrazione! E meraviglia! E stupore!
Racconto di formazione, racconto storico, realismo magico, avventura, faba, metafora… in molti modi si può defnire Momotaro… tante sono le declinazioni e le incarnazioni del “Fantastico toppiano”.
Ma soprattutto ricordatevi che…
“Storie di principi, volpi e taglialegna si leggono solo nelle favole.”


il principe ha raccolto attorno a sé i più grandi sapienti del suo tempo: non c’è alcuno tra di loro che non consideri un onore la sua chiamata.

anche i briganti, che nella foresta derubavano i viandanti, rispettavano ichiro.
la scienza è figlia del tempo e della pazienza, e anche i principi non devono scordarlo…
tutti i sentieri della foresta conducevano alla capanna di ichiro, il taglialegna. chiunque vi passasse poteva trovare ospitalità.
siete i benvenuti, è bello sentire il suono di voci umane.
a te, ichiro.
ti siamo grati, solitario.
che notizie portate?

il nostro buon principe shimura regna saggiamente. ogni sera, dalle mura del suo palazzo vede il fumo salire dai tetti delle case: si preparano le cene, la gente è serena, il cibo abbondante.
buone: il paese è in pace, i raccolti promettenti.
ne sono lieto. buon viaggio, allora.
ma improvvisamente, una notte, i corvi cominciarono a gracchiare...

che volti tristi… che vi sta accadendo?
lasciamo il paese: corre voce che il principe washizu, quel maledetto stregone voglia impadronirsi del regno.
il nostro signore shimura sta radunando uomini e armi, ma è uomo di pace e temiamo molto per lui.
per questo abbiamo lasciato la nostra casa...

...per non dover vivere sotto il dominio di quell’essere malvagio.
washizu ha evocato, dalle tenebre da cui proviene, una schiera di demoni pronti a tutto, il peggio che l’inferno possa generare.
passarono altri giorni di strana quiete...

...e vide che l’orizzonte si accendeva di bagliori di fuoco e sentì il vento portare rumori di guerra...
poi, a giorno fatto, cadde un silenzio improvviso.

chi è là? ... fatti avanti, chiunque tu sia!
...erano tanti... venivano avanti come le onde del mare...
di chi stai parlando? chi erano?
loro... i demoni...
...ci siamo battuti... ma quelli crescevano continuamente...
e washizu, il maledetto, ne chiamava ancora e ancora con le sue arti magiche.

il nostro principe shimura si è battuto fino all’ultimo, come una tigre...
...ma le frecce nemiche erano una grandine e la sua spada spezzata... l’ho visto cadere...
Volumi di Sergio Toppi già pubblicati in questa collana:
Sharaz-de – ISBN: 978-88-88893-86-0
Blues – ISBN: 978-88-88893-94-5
Bestiario – ISBN: 978-88-88893-98-3
Lo spazio dentro il corpo – ISBN: 978-88-94818-66-6
Finché vivrai – ISBN: 978-88-94818-08-6
Il Collezionista – ISBN: 978-88-94818-16-1
Tanka – ISBN: 978-88-94818-39-0
Solitudinis Morbus – ISBN: 978-88-94818-48-2
Chapungo – ISBN: 978-88-36270-20-0
Ogoniok – ISBN: 978-88-36270-33-0
Il dossier Kokombo – ISBN: 978-88-36270-53-8
Dio Minore – ISBN: 978-88-36270-71-2
Myetzko – ISBN: 978-88-36270-87-3
Krull – ISBN: 978-88-36270-93-4
Isola gentile – ISBN: 978-88-36271-02-3
Il tesoro di Cibola – ISBN: 978-88-36271-09-2
La leggenda di Potosí – ISBN: 978-88-36271-43-6
Warramunga 1856 - M’Felewzi – ISBN: 978-88-36271-80-1
Colt Frontier – ISBN: 978-88-36272-05-1
Scene dalla Bibbia – ISBN: 978-88-36272-20-4
Sic transit gloria mundi – ISBN: 978-88-36272-40-2
Julia – L’eterno riposo – ISBN: 978-88-36272-33-4
Nick Raider – Senza respiro – ISBN: 978-88-36272-53-2
Martin Mystère – Questioni di famiglia – ISBN: 978-88-36272-75-4
Köllwitz 1742 – ISBN: 978-88-36272-82-2
Favola toscana e altre storie – ISBN: 978-88-36272-88-4
Viso nascosto – ISBN: 978-88-36272-94-5
Ipotesi 1492 – ISBN: 978-88-36273-05-8

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