Service editoriale e Cover design: Sebastiano Barcaroli
Illustrazione di copertina: Marcello Toninelli
Stampato in Cina – marzo 2026
Edizioni NPE
è un marchio in esclusiva di Solone srl Via Aversana, 8 – 84025 Eboli (SA)
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DANTE LA DIVINA COMMEDIA A FUMETTI
COLORI DI JACOPO TONINELLI
Diventare un classico
di Sergio Rossi
scrittore, critico e giornalista
Nel suo romanzo Superman non muore mai ambientato nel mondo del fumetto, la scrittrice e sceneggiatrice di fumetti Claudia Salvatori mette in bocca ai suoi personaggi una battuta semplice, mai abbastanza ripetuta: i fumettisti sono gli unici che hanno letto i classici della letteratura. Il che è facilmente dimostrabile non solo dalla quantità di parodie e rifacimenti di classici della letteratura italiana e straniera realizzata nel mondo delle nuvolette, ma anche dalle citazioni, adattamenti, prestiti, quando non veri e propri plagi dovuti a scadenze pressanti, vena creativa inaridita, improvvisi cali di pressione artistica, passati sotto prescrizione perché le vittime sono ormai fuori diritti. Quest’ultima è forse la motivazione principale del fatto che i classici della letteratura (come anche del cinema o più raramente del teatro, Sha kespeare a parte) vengono depredati: la macchina editoriale del Fumet to è un leviatano che deve essere continuamente rifocillato con grandi porzioni industriali di storie e personaggi, quindi, nei momenti di secca creativa, l’inesauribile serbatoio dei classici, italiani o stranieri è indifferente, è lì a fornire materiale da saccheggiare allo scopo di farlo riscoprire da nuovi lettori. Ci sono anche debite eccezioni, e spesso molti lettori han no conosciuto i classici della letteratura grazie agli straordina ri adattamenti realizzati dai grandi maestri del fumetto. Per esempio, chi si sarebbe mai ricordato di due classici cinesi come I briganti o il Chin P’ing Mei: se Magnus non li avesse usati come base per i suoi I briganti e il grande Raviola possiamo citare autori come Dino Battaglia, grande interprete di testi letterari di Cortázar, Borges, Bruckner; Sergio Toppi con la sua versione della
una notte; le continue incursioni nella letteratura di Guido Crepax (De Sade, James, Poe, Stevenson tra gli altri); i miti di Cthulhu di H.P. Lovecraft rivisti da Alberto Breccia e suo fglio Enrique (sotto pseudonimo di Norberto Buscaglia); la fantascientifca trasposizione a fumetti di Salambò di Gustave Flaubert a opera di Philippe Druillet; la Trilogia shakespeariana (Amleto, Romeo e Giulietta, La tempesta) di Gianni De Luca su testi di Raoul Traverso/Roudolph; le tante versioni del Moby
Dick di Herman Melville (ancora Battaglia, e poi Enrique Breccia, Bill Sienkiewicz), la collezione di adattamenti realizzati per «Il Giornalino» a opera di Franco Caprioli, Attilio Micheluzzi e Lino Landolf, quest’ultimo autore di una rivoluzionaria rilettura del Don Chisciotte di Cervantes… ma la lista sarebbe praticamente infnita. E ci andrebbe aggiunta
Il catalogo letterario italiano vanta alcuni dei maggior capolavori della letteratura di tutti i tempi, tra cui quello che dà il nome a questo volume, ossia la Divina Commedia di Dante che, insieme a Pinocchio è una delle opere che più rappresenta l’Italia nel mondo e fonte di ispirazione per autori diversi tra loro sia nel mondo del fumetto, come per esempio il giapponese Go Nagai e l’italiano Lorenzo Mattotti, sia scrittori di tutto il mondo e tutte le epoche. Se vi capitasse di leggere Ogni giorno è per il ladro (Einaudi), il (bel) libro del nigeriano Teju Cole ambientato in Nigeria, vi stupirebbe constatare come i versi della Commedia, citati in italiano in un romanzo scritto in inglese, possano inquadrare perfettamente una cena familiare in cui si rievocano i parenti scomparsi.
Va da sé che delle tre cantiche, l’Inferno è quella che colpisce di più per tre motivi: 1) la carnalità delle passioni delle anime dannate e la forza delle descrizioni delle ambientazioni infernali rispetto alle allegorie teologiche che permeano Purgatorio e Paradiso; 2) la furia e la cattiveria, e un po’ anche il gusto, con cui Dante si prende le sue rivincite su colleghi poeti e sugli avversari politici con parole ancora oggi citate in libri e giornali; 3) l’interpretazione che Dante fornisce di personaggi storici e immaginari, come Paolo e Francesca, oppure l’eroe greco Ulisse, interpretazione che ha infuenzato tutte quelle successive.
Il successo della Commedia è dovuto anche a una questione di lingua. Rispetto alle opere di Shakespeare, le cui parole hanno cambiato di signifcato in inglese nel corso dei secoli che ci separano dalla loro scrittura, la lingua della Commedia è al 90% la stessa di quella attuale, quindi è più facile da leggere per chi studia l’italiano moderno rispetto alle opere originali del Grande Bardo. Non è quindi un caso che sia stata proprio la Divina Commedia a diventare la prima parodia Disney realizzata in Italia grazie a Guido Martina e Angelo Bioletto, e anche la prima a essere frmata da un autore che non fosse lo zio Walt. E questo ci porta all’opera di Marcello, iniziata nel lontano 1969 sulle pagine di una rivista oggi scomparsa, «Off-Side». Per Marcello, senese di nascita, adattare Dante a fumetti era la cosa più banale del mondo, come ha rivelato in una recente intervista alla rivista «Fumo di China»: le battute c’erano già tutte, bastava illustrarle. E dalla Divina Commedia, Marcello non si è più staccato, anche se nel frattempo ha collezionato moltissime esperienza diverse - autore completo, sceneggiatore, scrittore, disegnatore, editore - passando per tutti i generi letterari e formati editoriali. In tutte queste avventure editoriali, la Commedia è sempre stata fedele al fanco di Marcello, che dal 1969 a oggi l’ha sempre ripresa in mano adattandola
alle mutazioni del proprio stile, sia grafco che narrativo. Se potessimo infatti mettere in fla le diverse versioni dell’opera realizzate da Marcello potremmo vedere in fligrana anche la carriera artistica del suo autore. Ma non è solo per questo che il Dante di Marcello è importante. È stato grazie alla Commedia che Marcello ha poi adattato molti altri capolavori della letteratura italiana e straniera per «Il Giornalino» e per «Fumo di China»: Gerusalemme liberata del Tasso, Iliade e Odissea di Omero, Eneide di Virgilio, I promessi sposi del Manzoni. Rispetto alle parodie Disney o ad altri adattamenti o trasposizioni, le opere realizzate da Marcello si distinguono per due caratteristiche sviluppate proprio sull’opera dantesca: la prima è che Marcello ha sempre adottato il taglio narrativo della striscia; la seconda, legata alla prima, è la scelta di trasporre integralmente le opere a cui si applicava. In questo modo Marcello si pone al servizio dell’originale rispettandone personaggi, svolgimento e intreccio, e contemporaneamente ne dà una personale interpretazione d’autore sia nei testi che nei disegni illuminandone ogni angolo, anche il più riposto e dimenticato.
Infne, potremmo dire che la Divina Commedia di Marcello è anche la prova che un’opera a fumetti può tranquillamente valicare gli anni e unire diverse generazioni, come hanno dimostrato il successo costante che ha accompagnato ogni riproposta dell’opera, compresa quella che avete tra le mani. Questo perché è a sua volta diventata un classico della letteratura disegnata, e un modello a cui è indispensabile fare riferimento al pari delle opere dei tanti autori citati, e insieme il flo conduttore della lunga e prolifca carriera del suo autore.
L’Inferno di Dante, paradiso di Marcello Toninelli
di Don Tommaso Mastrandrea direttore de «Il Giornalino»
“Nel mezzo del cammin della mia vita” arrivarono sul mio tavolo in redazione le strisce di Marcello sull’Inferno di Dante, ed ebbi la sensazione netta che si chiudesse un cerchio magico. Da tempo cercavo una soluzione originale per presentare ai ragazzi la Divina Commedia, croce e delizia degli studi giovanili. Toninelli già collaborava al settimanale con una fortunata serie di storie a fumetti, «Agenzia Scacciamostri», ma non conoscevo la sua simpatia infernale per Dante, risalente addirittura al 1969. E invece avrei dovuto pensarci: Dante forentino, Marcello senese, tutti e due toscani, l’uno guelfo e l’altro ghibellino, o quanto meno della fazione dei guelf bian chi. Comunque sia, dopo 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta, oggi, tra i due indiscutibilmente c’è stima e simpatia.
Riprendiamo il flo del nostro discorso. Nel cantiere-fumetti de «Il Giornalino» già da “classici a fumetti”, chiamando a raccolta la squadra dei nostri autori. Non volevo delle sem plici parafrasi (miniature), ma che la versione a fumetti ag giungesse all’opera originale un “taglio nuovo” attraverso, appunto, la creatività dei segni e delle nuvole parlanti. E per questo non dimentico capo lavori riusciti come la trilogia
di Shakespeare a fumetti (La Tempesta, Amleto, Romeo e Giulietta) di Roudolph e Gianni De Luca; Tutte le favole a fumetti di Gino Gavioli; I promessi Sposi di Nizzi-Piffarerio; Robinson Crusoe, Il richiamo della foresta di Sergio Toppi; I viaggi di Gulliver, I Racconti di Padre Brown di De Barba e Lino Landolf; Pinocchio di Luciano Bottaro; Michele Strogoff, Un capitano di quindici anni, I fgli del Capitano Grant, L’isola misteriosa di Franco Caprioli. E potrei continuare a lungo. Mi perdonino i moltissimi grandi autori e titoli che non riesco a citare.
Per quanto riguarda il nostro Dante, come riferimento immaginifco, avevo in mente soprattutto le possenti incisioni di Gustave Doré. Eppure ci doveva essere un altro modo di far conoscere ai ragazzi l’opera somma di Dante, il padre della letteratura italiana, usando un linguaggio adatto a loro. Ed eccolo davanti a me: divertente, veloce, ironico, un po’ dissacrante. Marcello Toninelli, in punta di piedi, si presentava con poca teologia, una dose di storia patria quanto basta, ma tanto divertimento nella penna: era l’autore giusto per poter raccontare ai ragazzi (e ai grandi) una “Commedia” in endecasillabi diffcilissima. I tempi di Roberto Benigni in TV erano ancora lontani.
Nel saggio, che Marcello Toninelli ha scritto in occasione dei 90 anni del settimanale della San Paolo, Scrivere e disegnare per ragazzi, oltre 25 anni sul Giornalino (2014), ci sono molti particolari divertenti dell’incontro che ho avuto con lui e con Dante. Solo la sua memoria poteva conservarli. Tra questi, c’è il ricordo della “censura” delle fgurine tutte nude che Marcello già disegnava. Nude si fa per dire, piccole e innocenti com’erano. Padre Dante, del resto così presenta i suoi protagonisti. Però... c’era un però. C’erano molti genitori, insegnanti, pretini e ispettori d’oratorio che puntavano la lente di ingrandimento sui fumetti. Inoltre, dovevamo spiegare ai ragazzi parole come meretricio, omosessualità, incesto. Allora, con Marcello ci siamo scambiati uno sguardo d’intesa e siamo andati avanti, senza rimandare nessuno al vocabolario per le parole diffcili, aiutati in redazione da Gino D’Antonio, da Giancarlo Agnello e dal caporedattore Mario Giordano di Novara. Noi due ci saremmo occupati, invece, di completare l’opera con il Purgatorio e il Paradiso. Dopo ci attendeva Omero. Tirar su i lettori, i ragazzi, è stato molto divertente. Ma come sono straordinariamente inebrianti le storie che scendono indietro nel tempo, che mi portano nell’empireo a strisce di Marcello Toninelli.
La “divina parodia” di Marcello Toninelli
di Trifone Gargano
insegnante e autore di saggi scientifci
Se il 2021, con il settecentenario della morte di Dante Alighieri (1321), ha generato in Italia e nel mondo intero una serie di iniziative e di celebrazioni di vario tipo, nella scuola non è mai mancata l’attenzione verso il nostro “classico” per eccellenza; in modo particolare, con la lettura del poema come testo che, nonostante la (enorme) distanza che ci separa da esso, ha ancora molto da dirci e darci. Marcello Toninelli, che ormai da decenni contribuisce con lo strumento espressivo del fumetto alla non facile opera di educazione alla lettura (dei classici e non) dei più giovani, si è inserito nella quotidianità scolastica con tre magistrali riscritture a strisce umoristiche della Divina Commedia, una per ciascuna cantica, più una biografa del Sommo Poeta, La vita.
Vanno pure citate di Toninelli, tra le tante cose da lui prodotte, Gerusalemme liberata entrambe sempre a fumetti. Ma l’elenco delle sue riscritture fumettistico-parodiche potrebbe continuare con un’autentica galleria di simpatici personaggi e di mirabili storie uscite dalla sua penna-matita, compresi i poemi omerici, e Odissea
Tornando a Dante, quella di Marcello Toninelli è una lunga fedeltà iniziata, per sua stessa pubblica ammissione, sui banchi di scuola (durante le lezioni sulla Divina Commedia tenute dalla sua professoressa di Italiano, nella
seconda metà degli anni Sessanta), che ha dato vita, nel tempo, a un progetto organico di trasposizione nel linguaggio dei comics dell’intero poema dantesco.
La riscrittura toninelliana segue, sostanzialmente, due criteri fondamentali: la sintesi e la parodia, con l’attualizzazione di vicende e personaggi, e con la messa a fuoco di una nuova ragione di “senso” di fruizione del poema sacro, per il giovane e meno giovane lettore contemporaneo che, evidentemente, si approccia al testo dell’Alighieri e al suo mondo, così diverso e lontano dal nostro, con motivazioni, curiosità e interessi che sono quelli di oggi, e che magari proprio una riscrittura ludico-parodica come quella di Toninelli può agevolare e stimolare.
In generale, un testo letterario viene ridotto e attualizzato per renderne la fruizione più agevole e, soprattutto, più accattivante agli occhi e alle orecchie di un lettore contemporaneo.
Il fumetto, in quanto mezzo di comunicazione di massa, che si avvale di testo e di immagini per dar vita a un racconto in sequenza, in ambito scolastico rientra nella grande categoria delle riscritture dei testi letterari, operando sul testo di partenza molteplici manipolazioni e interventi stilistico-espressivi. Dunque, una preziosa palestra di letto-scrittura, quella del fumetto, da far praticare in tutte la fasce dell’apprendimento (dai primi anni della formazione primaria, fno agli studi liceali, se non anche oltre, avvalendosi pure delle odierne tecniche creative digitali e di software applicativi, o app e tool del così detto Web 2.0), all’interno della quale si perseguono specifci obiettivi formativi e competenze, che vanno dall’elaborazione del gusto per la lettura, alla competenza di scrittura, di sceneggiatura, di raccordo tra intreccio e fabula nelle narrazioni, alla competenza alta della trasposizione di una storia da un codice espressivo a un altro, alla defnizione e alla caratterizzazione fsica e psicologica dei personaggi, alla creazione dei mondi virtuali-reali all’interno dei quali, poi, si muoveranno le azioni e i personaggi creati, alla invenzione del linguaggio sintetico ma fortemente espressivo dei balloons che, nel caso del linguaggio del fumetto, richiede qualche abilità creativa supplementare dal momento che, com’è noto, alcune fgure retoriche classiche, come l’onomatopea e simili, nel codice espressivo dei comics vengono “tradotte” visivamente in immagini.
Nell’invenzione creativa dantesca di Toninelli ciò che colpisce (e piace) immediatamente sono, da un lato, la bonomia e la simpatia di Virgilio, e dall’altro la scanzonata inadeguatezza di Dante. Virgilio infatti, è, sia nel tratto del disegno che negli interventi verbali, a colpo d’occhio, il buon padre di famiglia (se non il nonno), che guida il “giovane” (e spesso discolo) Dante, lungo il cammino infernale e purgatoriale. Svestito, sin dalle primissime strisce in cui egli appare, d’ogni forma sacrale, in quanto Autore (“maestro” del “bello stilo”) e da ogni rigidità del ruolo di guida oltremondana, il Virgilio toninelliano è, per davvero, la “ragione umana” nel senso di buona e brava e saggia persona che indirizza sé stesso e gli altri facendosi guidare nelle scelte dal buon senso; egli è il “famoso saggio” del quale leggiamo nel primo canto della Commedia e che qui, nelle strip di Toninelli, con pochissime, laconiche battute indirizza e suggerisce a Dante, di volta in volta, le soluzioni più opportune e sagge, e di buon senso, da prendere.
Dante, invece, nella interpretazione di Toninelli è il giovanotto (scioperato) al quale il lettore tende a perdonare tutto, per la sua simpatia, perché il più delle volte è strampalato, perché risulta inadeguato in quasi tutte le sue uscite, nei commenti, nei gesti impacciati e buffoneschi che spesso compie. Dante, disegnato (quasi) sempre un passo dietro al buon maestro Virgilio, ascolta, interviene, pone domande, interroga le anime con curiosità e interesse, sembra aver capito (quasi tutto) delle risposte che riceve, o delle spiegazioni di Virgilio, ma poi, con sorprendente sbadataggine, capovolge la situazione, abbassa il tono, ridicolizza o banalizza il personaggio ecc.
In entrambi i casi, con Virgilio e con Dante, per limitarci ai due personaggi principali del viaggio dantesco (escludendo cioè Beatrice, che, comunque, viene trattata alla stessa maniera), Toninelli con questa sua reinterpretazione parodica della Commedia non fa altro che “abbassare” la fgura dell’eroe al rango/livello del quotidiano, rendendolo, in ragione dei suoi evidenti difetti, dei suoi errori, delle sue incomprensioni, delle sue inadeguatezze, delle sue debolezze ecc., simile a chi legge, vicino cioè al lettore, facendolo così diventare personaggio di contatto quotidiano, e non più eroe sacro, mitico e distante.
INFERNO
Alla mia mamma che mi voleva bancario e ho accontentato solo per tre anni, e a Patrizia che mi ha voluto come sono e spero di accontentare per il resto della nostra vita.