Avanti e indietro nella storia
di Pier Giuseppe Barbero
La prima parte della carriera artistica di Gianni De Luca è stata caratterizzata da opere perlopiù a sfondo storico, parte delle quali sono state proposte in questa collana nel volume La sfnge nera e altre storie antiche.
In questo volume ne sono presentate altre appartenenti al medesimo flone, insieme ad alcune che, se pur da considerare “storiche” a oltre settant’anni dalla loro pubblicazione, al tempo erano di strettissima attualità poiché riferite ad avvenimenti appena accaduti.
La prima storia è La meravigliosa invenzione («Albo Roma» n. 3, supplemento a «Il Vittorioso» n. 30 del 1946), il racconto, in parte di fantasia, dell’introduzione in Italia della stampa a caratteri mobili da parte di due monaci, il ceco Pannartz e il tedesco Sweynheym. Il disegno del giovanissimo De Luca è già sicuro e accurato, sia nella caratterizzazione dei numerosi personaggi sia nelle ambientazioni, con un utilizzo personale ed effcace del chiaroscuro.
Nel supplemento al numero 50 de «Il Vittorioso» per il Natale 1947 (“Natalvitt 1947”) compare la sua prima opera a puntate (sino ad allora la sua presenza nella rivista era stata circoscritta a illustrazioni per racconti o redazionali): è Il Mago da Vinci, alcuni episodi romanzati della vita di Leonardo da Vinci durante la sua permanenza alla corte degli Sforza a Milano.
Pubblicato a colori nell’ultima pagina di ciascun numero, ha avuto l’onore di una ristampa in albo già nel 1951 («Gli Albi del Vittorioso» serie di Giraffone, gennaio 1951), in bianco e nero e con copertina a colori.
Copertina per Il Mago Da Vinci; «Gli albi del Vittorioso» serie di Girafone, Gennaio 1951.
Il tratto è quello sottile e uniforme che caratterizza il suo disegno in questi primi anni di attività. Di notevole impatto visivo sono le architetture (vedi alle pagine 32 e 43), cosi come talune dinamiche scene di battaglia.
È da considerare il suo esordio professionale, e segno di quanto la Redazione lo considerasse, a soli vent’anni, artista già completo e affdabile.
L’investitura uffciale avviene con la pubblicazione di una breve intervista su «Il Vittorioso» n.3 del 1948, con la quale è presentato ai lettori (frmata Piero, da identifcarsi con Piero Salvatico, autore dei testi de Il Mago da Vinci).
Nello stesso anno sono editi tre brevi racconti in due collane sussidiarie de «Il Vittorioso»: Il nemico nell’ombra (in appendice a Nel nome di San Giorgio, «Albo Ted» n. 7, 1948), Il re della montagna e Il fore della morte (entrambi nell’Albo «Jim Brady» n. 2, 1948). Nonostante siano successivi al “Leonardo”, si tratta, con tutta evidenza, di lavori ben precedenti: il tratto è palesemente “acerbo”, scolastico, ancora privo di personalità.
È verosimile siano stati realizzati nel 1945, e proposti dalla redazione dopo aver constatato il gradimento dei lettori per il nuovo disegnatore.
Sull’ultimo numero de «Il Vittorioso» del 1948 compare il primo episodio di un nuovo “cineromanzo” (così erano defniti sulla rivista i racconti a puntate): I naufraghi del MacPerson. L’equipaggio del veliero MacPerson si ammutina ma, a causa di una tempesta, l’imbarcazione si arena sulle rive di un’isola apparentemente deserta. Tra rivoltosi, marinai rimasti fedeli al capitano, ex galeotti già presenti sull’isola, cannibali, tempeste e terremoti, la trama si sviluppa rapida e ricca di colpi di scena, sino all’immancabile ed edifcante lieto fne.
Insolito il formato delle tavole: le prime undici sono orizzontali, le restanti si sviluppano in verticale come consueto per la rivista, tranne la
Scena di battaglia da Il Mago da Vinci
dodicesima in un bizzarro taglio quasi quadrato. La spiegazione più probabile è che l’avventura sia stata inizialmente prevista per un albo dalle pagine orizzontali (segnatamente della serie “Albi dei Quattro Cerchi”), e successivamente “dirottata” sulla rivista, per cui De Luca per le tavole fnali si è adeguato al formato di quest’ultima. Rimane senza spiegazione quella quadrata...
Nel 1951 compare il suo primo capolavoro, da considerarsi ancora tale nonostante i decenni trascorsi: uno status decretato dal grandissimo successo della vicenda tra i lettori di allora, che tuttora ricordano con emozione quelle puntate, attese spasmodicamente settimana dopo settimana. Si tratta de Gli ultimi sulla Terra («Il Vittorioso» del 1951), ambientata nella metà del xxiii secolo. A seguito di un guasto, un avveniristico aereo di linea è costretto ad atterrare su un’isola semidistrutta, mentre il mondo è scosso da esplosioni nucleari: a causa di ciò i sopravvissuti ritengono di essere gli ultimi superstiti dell’intera umanità, e si trovano ad affrontare non solo le diffcoltà della drammatica situazione, ma soprattutto le proprie paure che fanno emergere le loro vere personalità, ben differenti dalle apparenze.
Lo stile è molto diverso dai lavori precedenti, più evoluto e sicuro, segno di una raggiunta maturità artistica; talune residue rigidità anatomiche sono completamente scomparse e i personaggi si muovono sulle tavole con naturalezza e fuidità.
Anche il tratto è cambiato: non più sottile e uniforme ma movimentato da ispessimenti volti a dare volume a persone e cose.
Se la trama, per noi lettori di oltre settant’anni dopo, può forse apparire poco lineare e per certi versi ingenua, non così era stata percepita all’epoca, con lo spettro di un confitto atomico che aleggiava sul mondo intero.
Ai lettori più attenti non sfuggirà il curioso asterisco nero che, nella tavola di pagina 103, è posto al di sopra della testa di uno dei personaggi: quale la ragione di questo segno misterioso? In effetti non ha nulla a che vedere con la storia; «Il Vittorioso» aveva indetto un concorso, invitando i lettori a proporre un dialogo alternativo divertente tra i due protagonisti. L’asterisco serviva a identifcare la vignetta.
È del 1952 Annalena, un lavoro pressoché sconosciuto anche agli ammiratori del Nostro, soprattutto perché pubblicato su una rivista che non ha lasciato quasi traccia di sé, il «Corrierino»1, un settimanale per bambini edito dall’udaci (Unione donne di Azione cattolica italiana).
1 Da non confondere con «Il Corriere dei piccoli», colloquialmente chiamato «Il Corrierino».
La trama è ambientata nella Firenze del 1440 e narra le vicende di Annalena Malatesta la quale, rimasta vedova dopo l’assassinio del marito Baldaccio d’Anghiari, dedicherà la sua vita alle opere di carità. La pubblicazione di una storia drammatica e dalle caratteristiche decisamente adulte su una rivista simile non ha una facile spiegazione.
Il disegno era senz’altro degno di miglior diffusione, curato com’è nei personaggi e, ancora una volta, nelle raffnate architetture medioevali.2
Nell’ultimo numero de «Il Vittorioso» del 1952 è pubblicata la prima puntata di un altro capolavoro, Le braccia di pietra. La trama, nonostante i molti anni ormai trascorsi, è tutt’oggi godibilissima e dotata di un fascino senza tempo, pur riferendosi a un periodo storico ben defnito, quello del secondo dopoguerra. È un racconto nei cui protagonisti i giovani lettori dell’epoca si riconoscevano senz’altro, poiché si trattava di loro coetanei, con i comportamenti tipici di tutti gli adolescenti di allora.
Appartenenti a classi sociali dal tenore di vita modesto ma dignitoso, vivono le loro avventure principalmente in piazza San Pietro e dintorni (da cui il titolo: le braccia di pietra sono costituite dalle due ali del colonnato del Bernini che, quasi prolungamento delle braccia del Papa, avvolgono come in un abbraccio la folla).
Grande merito va a Eros Belloni per la sceneggiatura, di chiaro indirizzo “neorealista”, ma altrettanto ne spetta a De Luca per la rappresentazione dei protagonisti, tanto i bambini quanto gli adulti. Ogni pagina è un quadro di vita vera, affollato di persone vere, come se ne potevano incontrare per le strade della Capitale; e del resto De Luca da adolescente si esercitava proprio a ritrarre velocemente i passanti. Spettacolari le vedute di San Pietro, con dettagli tutti da scoprire e per i quali si consiglia attenta lettura, come la singolare vignetta con i protagonisti rifessi in una delle fontane della piazza.
Fuori dagli schemi è il fatto che si sia divertito a ritrarre in caricatura, tra le comparse e i personaggi di sfondo, molti suoi colleghi artisti de «Il Vittorioso».
Questo è un aspetto insolito per una rivista d’impronta tradizionale, che denota nel giovane disegnatore una notevole (e audace) sicurezza nei suoi mezzi espressivi.
2 Il merito di aver mantenuto memoria di questo lavoro va riconosciuto ad Antonio Guida (1932 – 2018), appassionato collezionista e cultore di fumetti.
Nel 1953 inizia la sua quasi quarantennale collaborazione con «Il Giornalino».
L’occasione è l’ascensione all’Everest da parte della spedizione britannica coordinata da John Hunt. Il 29 maggio 1953 il neozelandese Edmund Hillary e il nepalese di etnia sherpa Tenzing Norgay conquistano la vetta più alta del pianeta.
Sul numero 36 del 18 ottobre «Il Giornalino» inizia la pubblicazione de La leggenda della montagna, versione a fumetti dell’impresa. Il disegno di De Luca è strepitoso, quasi fotografco senza essere sgradevolmente iperrealistico. Nulla di simile era comparso sino ad allora nella sua produzione.
Sono trascorsi poco meno di cinque mesi dall’impresa; si può ben dire trattarsi di un “instant comic”, parafrasando gli instant book, dal momento che sceneggiatore, disegnatore e redazione hanno dovuto impegnarsi non poco per pubblicare l’opera in così breve tempo.
Nota di merito va a Roudolph, autore dei testi (alias di Raoul Traverso), per aver narrato i fatti dal punto di vista di Tenzing, in un’epoca in cui ancora perdurava la tendenza a far prevalere il ruolo degli occidentali a discapito di quello delle popolazioni locali.
Del 1954 sono due tavole dedicate a Silvio Pellico, nel centenario della morte («Il Giornalino» nn. 13 e 14), e una pagina che rievoca l’atto di eroismo di Pietro Micca («Il Giornalino» n. 15) durante l’assedio francese di Torino del 1706.
Dello stesso anno è la successiva opera per il medesimo settimanale, di nuovo in ambito alpinistico, ma questa volta celebrativa di una vittoria tutta italiana: la conquista del K2, seconda montagna più alta al mondo e tecnicamente assai più impegnativa dell’Everest, compiuta il 31 luglio 1954 da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Il titolo è Assalto al K.2. (con i punti dopo K e 2).
La rapidità di pubblicazione è davvero rimarchevole, poiché la prima puntata appare il 14 novembre; quindi, Roudolph, De Luca e la redazione
In alto: I protagonisti di Le braccia di pietra rifessi in una fontana di piazza Pietro.
Sopra: Piero Salvatico e Renata Gelardini ritratti da De Luca ne Le braccia di pietra
In volo su Roma diretti al Karacorum (da Assalto al K.2.)
A sinistra, la fotografa di Alfred Gregory della marcia nel Western Cwm, durante la spedizione britannica all’Everest del 1953. A destra, la vignetta di Assalto al K.2.
hanno avuto solo tre mesi e mezzo per sceneggiatura, illustrazione, stampa e distribuzione.
Il disegno è anche qui di altissimo livello, affne a La leggenda della montagna, al punto che le due storie possono considerarsi opera unitaria per argomento e stile. Numerose le vedute spettacolari, come la dettagliatissima panoramica di Roma dall’alto.
Per questi due lavori si è talora avvalso di fotografe riprese durante le spedizioni, come dimostra la vignetta di pag. 192, relativa ad Assalto al K.2., ma ispirata a uno scatto della spedizione britannica all’Everest.
Nel 1956 su «Il Vittorioso» appare I tre J, un’opera minore sia per l’esile sceneggiatura che per l’esecuzione. Il disegno di De Luca appare solo suffciente, come eseguito più per dovere contrattuale che per autentica ispirazione artistica.
Diffcile riconoscere qui la stessa mano che, solo alcuni mesi prima, aveva realizzato le raffnatissime tavole di Rasena, e che poco tempo dopo avrebbe iniziato quelle altrettanto curate de L’ultima Atlantide 3
3 È stata avanzata l’ipotesi che questa storia e la successiva pubblicata su «Il Vittorioso», Giallo alla 14ª strada (nn. 17/29 del 1957, che Edizioni NPE pubblicherà prossimamente sempre all’interno di questa collana, NdR), siano state inchiostrate, almeno parzialmente, da altra mano. Ciò giustifcherebbe certi volti che non sono propri dello stile di De Luca. Supposizione verosimile, considerato che contemporaneamente il maestro stava lavorando alle tavole settimanali de La storia meravigliosa per «Il Giornalino».
L’opera conclusiva di questo volume è L’ultima speranza per Corradino, costituita da sole quattro pagine edite nel 1969 («Il Giornalino» n. 19). Vi sono narrati gli ultimi giorni della vita del giovane Corradino di Svevia, erede al trono del Regno di Napoli: nel tentativo di riconquistarne la corona è sconftto e muore decapitato all’età di 16 anni.
Insieme ai due episodi western di Bob Jason, pubblicati lo stesso anno ancora su «Il Giornalino» (che Edizioni NPE pubblicherà prossimamente sempre all’interno di questa collana, NdR), segna un momento fondamentale nella carriera di De Luca poiché sancisce il suo ritorno defnitivo al fumetto, dopo che per quasi tutti gli anni Sessanta si era dedicato interamente all’illustrazione (con l’eccezione de L’ultima Atlantide nel 1967, ma la cui realizzazione era iniziata dieci anni prima).
In questi lavori risulta evidente l’evoluzione che ha subìto il suo tratto, diventato più essenziale e dinamico nella raffgurazione dei personaggi, ma sempre accurato e particolareggiato nelle architetture e negli oggetti in genere.
Sarà lo stile che caratterizzerà i suoi cicli più noti, il Commissario Spada e la Trilogia Shakespeariana.
Copertina per L’ultima speranza per Corradino
Le storie contenute in questo volume
La meravigliosa invenzione su testi di autore rimasto anonimo, è stato pubblicato per la prima volta in bianco e nero su «Albo Roma» n. 3, supplemento a «Il Vittorioso» n. 30 dell’11 agosto 1946.
Il mago Da Vinci su testi di Piero Salvatico, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Natalvitt», supplemento a «Il Vittorioso» n. 50 del 28 dicembre 1947.
I naufraghi del MacPerson su testi di Roudolph, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Il Vittorioso» n. 46 del 14 novembre 1948.
Il nemico nell’ombra su testi di Piero Salvatico, è stato pubblicato per la prima volta in bianco e nero in appendice a Nel nome di San Giorgio su «Albo Ted» n. 7 del 1948.
Il re della montagna su testi di Salpierre (Piero Salvatico), è stato pubblicato per la prima volta in bianco e nero su «Gli albi del Vittorioso» serie «Jim Brady» n. 2 del 1948.
Il fore della morte su testi di Salpierre (Piero Salvatico), è stato pubblicato per la prima volta in bianco e nero su «Gli albi del Vittorioso» serie «Jim Brady» n. 2 del 1948.
Gli ultimi sulla Terra su testi di Eros Belloni, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Il Vittorioso» n. 40 del 7 ottobre 1951 e ristampato dal periodico «Vitt & dintorni» nel 2018.
Annalena su testi di Florian, è stato pubblicato per la prima volta a colori sul «Corrierino» n. 29 del 20 luglio 1952 e ristampato nel volume di Gianni Brunoro e Laura De Luca Guardando dal basso - Didattica artistico-familiare di Gianni De Luca, edito da Festina Lente nel 2020.
Le braccia di pietra su testi di Eros Belloni, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Il Vittorioso» n. 52 del 28 dicembre 1952.
La leggenda della montagna su testi di Roudolph, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Il Giornalino» n. 36 del 18 ottobre 1953.
Le mie prigioni su testi di autore rimasto anonimo, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Il Giornalino» n. 13 del 28 marzo 1954.
Pietro Micca su testi di autore rimasto anonimo, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Il Giornalino» n. 15 dell’11 aprile 1954.
Assalto al K.2. su testi di Roudolph, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Il Giornalino» n. 46 del 14 novembre 1954.
I tre J su testi di Danilo Forina, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Il Vittorioso» n. 34 del 22 agosto 1956.
L’ultima speranza per Corradino su testi di autore rimasto anonimo, è stato pubblicato per la prima volta a colori su «Il Giornalino» n. 19 dell’11 maggio 1969.