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il Giornale di Saronno maggio 2021

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il giornale di

PERIODICO DI INFORMAZIONE

SARONNO Anno 1 n°0 (1°Pubb.) Aut. Tribunale di Milano: in attesa di registrazione - Editore: Lime Edizioni srl Direttore responsabile: Mariangela Campo Ordine dei Giornalisti della Lombardia 161269 del 4 febbraio 2016 Realizzazione grafica e concessionaria esclusiva di pubblicità: Lime Edizioni srl - Via A. Capecelatro, 31 - 20148 Milano Tel. 02 36767660 - www.limedizioni.com - info@limedizioni.com - Tiratura: 18.000 copie

giornali comunali

editoriale

Mariangela Campo

La situazione pandemica non è semplice, ma ce la stiamo mettendo tutta per aiutare i saronnesi

Il sindaco di Saronno Augusto Airoldi

Viviamo una una congiuntura storica senz'altro molto particolare, un unicum negli ultimi 70 anni, a causa della pandemia da Covid. Oggi è questa la più grande paura dei saronnesi, che abbraccia purtroppo diversi ambiti. Non solo quello di incorrere in problemi di salute - per sé o per i propri cari - ma anche per la paura di perdere il posto di lavoro o di non riuscire più a far fronte alle necessità economiche della propria famiglia. Paure, queste ultime, che colpiscono soprattutto

10 InTeLLIgenza aRTIFICIaLe: Cosa é? Il mondo cambia e noi esseri umani cerchiamo di migliorarci e spingerci sempre un po’ più in là

alcune categorie di lavoratori, come quelli della ristorazione o del commercio. Ci sono poi altre paure nuove che ha portato questo periodo, come quella del sentirsi soli e isolati, soprattutto per i più anziani. Per far fronte a tutto questo mi sono concentrato fin da subito per rendere la nostra città più “attrezzata” a contrastare il Covid-19, seguendo una delle parole chiave del mio programma.

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12 Le Conseguenze deLLa dad storia di una saronnese e di sua figlia 14enne. Come riconoscere e affrontare il disagio degli adolescenti

COVID-19: ecco cosa si puó fare dal 26 aprile 2021 Siamo tornati in zona gialla, dove bar e ristoranti possono aprire - con tavoli e posti a sedere all’esterno -, mentre dal 1° giugno potranno aprire anche all’interno, ma solo a pranzo Possiamo spostarci tra regioni bianche e gialle, mentre se dobbiamo andare per necessità in una regione arancione o rossa, dobbiamo avere il “green pass” o certificazione verde. Dal 15 maggio riaprono i centri commerciali e i mercati anche nei festivi e nei prefestivi, il 1° giugno torneranno in attività le palestre, mentre fiere e congressi dovranno aspettare fino al 15 giugno.

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Quello che hai in mano è il primo numero de “Il Giornale di Saronno”, il primo periodico che cerca le soluzioni ai problemi. Che significa? A Saronno ci sono tanti problemi: la questione dell’ospedale, il problema della sicurezza sui treni e nelle stazioni, la pandemia con le sue conseguenze economiche che impattano sui commercianti e sulla quotidianità delle persone. La lista è lunga. Eppure, non basta parlare solo di problemi. C’è bisogno di parlare anche di tutto quello che le persone stanno facendo per risolverli. Non solo le istituzioni, le associazioni, ma anche i cittadini. Intorno a noi ci sono tante persone che agiscono per cercare di risolvere i problemi della nostra città. “Il giornale di Saronno” racconta queste storie. Non abbiamo intenzione di evitarli, sono sotto gli occhi di tutti e vanno sviluppati, ma vogliamo raccontare anche di tutti i modi in cui le istituzioni, le associazioni e i cittadini stanno cercando di trovare soluzioni a questi problemi. L’approccio del giornale si basa sul giornalismo costruttivo e sul giornalismo delle soluzioni (Solutions Journalism), due modi di raccontare i fatti in modo più completo.


la parola al Comune AUGUSTO AIROLDI Sindaco di Saronno

DELEGHE

“La situazione pandemica non è semplice, ma ce la stiamo mettendo tutta per aiutare i saronnesi”

Data elezione: 20/09/2020 Data nomina: 06/10/2020 Data fine incarico giugno 2025

SICUREZZA, PERSONALE, AFFARI GENERALI, SANITA’ PUBBLICA

Riceve su appuntamento presso Piazza della Repubblica, 7 È possibile fissare un appuntamento presso il Servizio Segreteria del Sindaco tel. 02 96710299 a.airoldi@comune.saronno.va.it

Dagli hotspot vaccinali, passando per lo sconto sulla TARI, alla assistenza a chi é in difficolta tramite i buoni spesa, il sindaco Augusto Airoldi fa il punto della situazione. Tra i progetti a medio lungo termine in agenda, la sicurezza della città dopo le ore 19.00 in colaborazione con le forze di Polizia Locale e con gli enti governativi, per cercare di contrastare furti, spaccio e sicurezza stradale ■ Sono trascorsi i primi 6 mesi dal suo mandato. Uno dei suoi obiettivi è rendere Saronno “coesa e sicura, capace di rispondere alle paure più diffuse” dei cittadini. Quali paure ha trovato che siano più diffuse tra i saronnesi e cosa ha fatto in questi primi 100 giorni per rispondere? Viviamo una una congiuntura storica senz'altro molto particolare, un unicum negli ultimi 70 anni, a causa della pandemia da Covid. Oggi è questa la più grande paura dei saronnesi, che abbraccia purtroppo diversi ambiti. Non solo quello di incorrere in problemi di salute - per sé o per i propri cari ma anche per la paura di perdere il posto di lavoro o di non riuscire più a far fronte alle necessità economiche della propria famiglia. Paure, queste ultime, che colpiscono soprattutto alcune categorie di lavoratori, come quelli della ristorazione o del commercio. Ci sono poi altre paure nuove che ha portato questo periodo, come quella del sentirsi soli e isolati, soprattutto per i più anziani. Per far fronte a tutto questo mi sono concentrato fin da subito per rendere la nostra città più “attrezzata” a contrastare il Covid-19, seguendo una delle parole chiave del mio programma. Ecco quindi che sono arrivati il punto vaccini alla Pizzigoni, il punto tamponi e l'hotspot Covid all'ex-Bocciodromo, il sostegno ai commercianti con le luminarie e lo sconto TARI, l'assistenza a chi è in difficoltà con i buoni spesa, la campagna #saronnosiprotegge che ha previsto anche la nascita del servizio di supporto telefonico Saronno Amica che conta oggi su circa 40 volontari. Queste sono iniziative che fanno sentire a tutti la vicinanza della comunità oltre che dell'Amministrazione. • Parliamo di sicurezza: in particolare, della sicurezza nelle stazioni e sui treni. È un problema molto sentito dai cittadini, soprattutto nelle corse serali e soprattutto dalle donne. Cosa sta facendo l’amministrazione per risolvere questo problema?

Ci sono diversi modi per migliorare la sicurezza della nostra città e nella domanda si trova già una parziale risposta: se le situazioni in cui viene percepita una maggiore insicurezza sono quelle dove la città è meno frequentata, dove i negozi sono chiusi, dove l'illuminazione è carente, allora dobbiamo lavorare per una città che sia più viva anche oltre le 19, orario in cui ormai da diversi anni Saronno si desertifica lasciando spazio alle peggiori paure. È però un progetto di medio e lungo termine, ostacolato dalla situazione Covid che stiamo vivendo, che impone chiusure obbligatorie. Parallelamente, ovviamente, siamo al lavoro con le forze di Polizia Locale e con gli enti governativi (Prefettura e Questura) per cercare di contrastare le forme d'insicurezza più sentite dai saronnesi, come i furti in casa, lo spaccio in certe aree ma anche la sicurezza stradale. È un tema ampio, che va al di là delle situazioni che spesso vengono usate in maniera propagandistica per far leva sulle paure dei cittadini. È comunque un tema importante, al punto che ho tenuto la delega alla sicurezza per me, e posso rassicurare i saronnesi sul fatto che coglieremo tutte le occasioni possibili per rendere la nostra città più sicura, a partire dal numero di agenti in servizio. • Veniamo alla questione dell’Ospedale di Saronno. Qual è la posizione dell’amministrazione e che cosa sta facendo in proposito? Recentemente ho consegnato all'assessore al Welfare e alla Sanità di Regione Lombardia, Letizia Moratti, insieme ad altri 18 sindaci del territorio in rappresentanza di 200.000 cittadini, una lettera in cui chiediamo che il suo ridimensionamento venga fermato, le molte divisioni chiuse vengano riaperte e ci sia, finalmente, un serio progetto di rilancio che lo renda un interessante luogo di lavoro per medici e infermieri. Aspettiamo risposte concrete dall’Assessore Moratti.

Come sindaci saremo collaborativi, ma anche molto, molto attenti a tutto quello che Regione Lombardia farà in proposito. Dopo le parole, insomma, conteranno i fatti. E ho fiducia che saranno fatti positivi perché la voce di così tanti cittadini non può essere ignorata. • Riguardo al Parco di via Buraschi, facciamo il punto della situazione? Si tratta di una vicenda di alcune settimane fa, ormai. In ogni caso, come dichiarato, si trattava di un intervento previsto dalla vecchia amministrazione che abbiamo avuto la possibilità di riconvertire perché non solo non era in linea con i nostri principi sulla vivibilità della città ma anche perché attorno alla nuova recinzione si era creato un forte dissenso. Abbiamo pensato che fosse giusto ascoltare i cittadini anche perché da un confronto con la Polizia Locale non sono emerse particolari criticità dal punto di vista della sicurezza, in quel parco. • La prima grande crisi della sua amministrazione è stata la nevicata del 28 dicembre 2020. Ci racconta com’è andata? La neve è senz'altro il fattore che incide di più sulla quotidianità dei cittadini, perché basta una mezza giornata di precipitazioni, o peggio ancora una nottata, perché tutta la città sia coinvolta dalla necessità di essere pulita. Purtroppo, il 28 dicembre, c'è stato un disservizio da parte del gestore, AMSA, che non ha mandato i mezzi previsti dal contratto e dal piano neve. In quanto Sindaco mi sono assunto subito la responsabilità politica del disservizio, anche se, in quella occasione, ci siamo trovati le mani legate da un contratto sottoscritto da altri. Ho convocato subito i vertici di AMSA insieme ai tecnici del Comune e all'assessore Casali chiedendo precise garanzie per il futuro e abbiamo messo in campo strumenti di controllo condivisi e serrati. Non è accettabile che i saronnesi patiscano disservizi come

quelli del 28 dicembre e dato che la responsabilità politica è nostra posso garantire che non saranno più accettati. • Dall’analisi dei suoi primi 6 mesi come primo cittadino è emerso che va in municipio tutti i giorni, nonostante non ci sia nessuno a causa del Covid-19. Cosa la spinge a farlo? Saronno è una città di 40.000 abitanti con problematiche e potenzialità che si allargano su servizi forniti a quattro province diverse. Basta questo per far capire quanto sia necessario un sindaco a tempo più che pieno e che si dedichi esclusivamente alla nostra città senza farsi carico di altri incarichi politici o mantenere impegni professionali. Quando mi sono candidato avevo detto che mi sarei messo in aspettativa dal mio lavoro se fossi stato eletto e allora eccomi qui, come avevo detto: 10 ore al giorno in Comune più tutte le riunioni politiche del caso anche dopo cena, ancorché da remoto.

Credo che sia di una grande dedizione alla nostra città, che condivido con tutti i miei assessori, che Saronno abbia bisogno per risollevarsi. • Non solo. Della sua Giunta fanno parte molti assessori senza alcuna esperienza pregressa e molte donne. Qual è la filosofia che sta alla base di questo progetto di Giunta? Chiariamo intanto che la scelta è stata fatta su persone che non avessero già avuto incarichi assessorili, non su persone senza esperienza, che fosse politica, professionale, associazionistica. Ho scelto quindi persone capaci in linea con le rispettive competenze, ma ho voluto che non fossero associati al passato perché Saronno deve guardare al suo futuro. Ho voluto poi che s'impegnassero a dedicare almeno il 50% del proprio tempo alla città e così è stato, in alcuni casi anche di più. Aggiungo poi che sono tutti saronnesi inseriti nella comunità, cosa che aiuta a


https://www.facebook.com/augustoairoldisaronno/

comprendere i problemi quotidiani e a tessere relazioni virtuose. Il fatto che ci siano più donne che uomini è emerso naturalmente da queste considerazioni, ma mi fa piacere che la mia giunta sia la prima nella storia di Saronno più rosa che azzurra: è un segnale. • Ancora, ha dichiarato di voler creare una identità forte nella comunità e che i cittadini debbano costruire una relazione forte con l’amministrazione comunale. Ci spieghi nel dettaglio cosa intende e quali mezzi sta usando per ascoltare e parlare con i cittadini. Purtroppo il Covid sta creando grossissimi problemi in questo senso: assembramenti e incontri pubblici sono vietati. Stiamo cercando di capire come gestire i momenti d'incontro che vogliamo fare, garantendo la maggiore possibilità

possibile per partecipare. Sappiamo bene, per esempio, che incontri solo su piattaforma digitale escludono una fetta di cittadinanza che invece dal vivo parteciperebbe. Comunque, per fare di necessità virtù ho cercato di usare al meglio i social, sia personali sia dell'Amministrazione, e di tenere appuntamenti settimanali fissi per raccontare cosa succede, come i video sul Covid che ho fatto fino a Capodanno o l'appuntamento a Radio Orizzonti nel quale lancio sempre tanti spunti. Per il futuro, stiamo studiano un sistema unico di segnalazioni per relazionarci al meglio con i cittadini e stiamo per far partire una struttura dedicata alla comunicazione che servirà sia a informare meglio sia a gestire meglio percorsi partecipativi. È una strada nella quale crediamo.

• Facciamo il punto sull’emergenza Covid-19 a Saronno. Come la sta gestendo? Quali sono i punti critici? Quali le iniziative di successo? Quali sono i bisogni attuali dei saronnesi a causa della pandemia e come sta rispondendo? Ho già dato risposta nella prima domanda. Posso aggiungere che nel momento in cui partiranno le vaccinazioni Covid su larga scala Saronno sarà a disposizione per facilitare la distribuzione tra i suoi cittadini. • Quali operazioni programmate a inizio mandato sono già state realizzate e quali sono in via di definizione? Siamo veramente all'inizio. Va tenuto presente che il primo Consiglio Comunale si è tenuto il 23 ottobre, poi abbiamo dovuto corre-

re per il bilancio, il DUP, le nomine da fare entro fine anno, le commissioni... Di solito di vota a maggio per dare alla nuova amministrazione il tempo di subentrare a quella vecchia in sette mesi. Noi abbiamo dovuto fare tutto in due per cui è davvero troppo presto per fare considerazioni di questo tipo. Nonostante questo, abbiamo dato attuazione a una delle parole chiave del mio programma elettorale, quello di città “attrezzata” a rispondere alla pandemia da Covid-19. Abbiamo poi dei progetti in fase di definizione, come quello su via Roma, in cui l'obiettivo è preservare le alberature esistenti, rifare i marciapiedi e rendere la ciclabile più sicura. • Quali sono le priorità a breve termine?

E quelle a medio e lungo termine? Purtroppo a breve termine dovremo occuparci per mesi ancora del Covid e dei suoi risvolti. Ma questa è una maratona di cinque anni dove sul tavolo ci sono temi fondamentali per la qualità della vita dei saronnesi: dalla sostenibilità ambientale a una urbanistica di qualità che preservi il poco territorio rimasto (non dimentichiamo che Saronno è una delle città più inquinate d’Europa) dalla cultura alla digitalizzazione dei servizi, dalla mobilità alla qualità delle nostre scuole, dal sostegno al commercio all'efficienza dei servizi e delle manutenzioni. Oltre a questi aspetti quotidiani, sicuramente Ospedale, ex-Isotta e Palazzo Visconti sono i temi di prospettiva ai quali vogliamo dare la massima attenzione in questo primo quinquennio.


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SANITà Gentile dott.ssa Moratti, con la presente ci troviamo a scriverLe per informarla in merito alla situazione di grave difficoltà ed incertezza in cui versa il Presidio Ospedaliero di Saronno, situazione che è fonte di grande preoccupazione nostra e dei cittadini che siamo chiamati a rappresentare. Le criticità più evidenti e che richiedono un intervento urgente sono: carenza di organico dell’Anestesia e Rianimazione, criticità emersa in concomitanza con l’emergenza Covid-19, carenza di organico e anche strutturale del Pronto Soccorso, scomparsa di fatto di Ostetricia e Ginecologia, Pediatria e Oncologia (eccezion fatta per il day hospital) che se in questo periodo hanno fatto spazio ai pazienti Covid, dall’altro hanno sostanzialmente azzerato la fruibilità di questi servizi da parte della cittadinanza, seppur riconosciamo che in merito a Ostetricia e Ginecologia le cause sono più di natura sociale che di scelte tecnico-burocratiche. Emerge dai fatti che l’ospedale è, ad oggi, in uno stato di grande ridimensionamento; situazione non attenuata dalle recenti acquisizioni di nuove apparecchiature, perché qualsiasi ambito, anche solo diagnostico poliambulatoriale, si regge sulla qualità di tali macchinari. Quella cui assistiamo sgomenti è una assenza di progettualità in grado, anche solo, di far recuperare al nosocomio le capacità pregresse, conformi ad un presidio di primo livello.

Ci teniamo ad evidenziare che il bacino d’utenza del nostro ospe dale è di circa 180.000 persone, quindi ampiamente superiore alle 150.000 richieste per disporre di un ospedale di primo livello. Inoltre, il nostro ospedale, situato in posizione strategica, serve ben quattro province: Varese, Como, Monza e Milano; ipotizzare quindi una cancellazione di servizi primari, o comunque non intervenire sulle criticità evidenziate, cagionerebbe un danno a tutto il territorio di Saronno e delle provincie elencate in precedenza. Possiamo quindi considerare che la presenza a Saronno di un ospedale con le funzioni di primo livello risponda ai criteri gestionali di appropriatezza delle prestazioni sanitarie e che non si trova ad interferire con altre strutture della zona, in particolare con quelle di un futuro ospedale Busto-Gallarate la cui entrata in funzione, peraltro, non sembra essere prevedibile a breve e la cui raggiungibilità con il mezzo pubblico da parte dei cittadini del saronnese risulta, oggi, disagevole se non alquanto problematica per gli anziani e i diversamente abili. Riteniamo necessaria la rapida presentazione di un progetto complessivo di sviluppo, sia a breve sia a medio termine, che fissi obiettivi chiari, tempi per raggiungerli, risorse necessarie e che illustri le modalità di ottenimento di tali obiettivi.

Progetto di sviluppo che porterebbe ad una diversa valutazione della struttura, aumentando anche l’attrattiva professionale per chi vorrebbe lavorarci. La condizione attuale del nosocomio saronnese è ormai tale che continuare a non fare equivale ad assumersi la responsabilità di accettare il suo drastico ridimensionamento e quindi la sua dissoluzione. Da ultimo riteniamo opportuno che il piano regionale di rete ospedaliera e territoriale possa essere reso pubblico. Questo permetterebbe agli amministratori una idonea programmazione sanitaria confezionata al meglio alle esigenze territoriali. In quanto Sindaci del bacino territoriale la cui popolazione afferisce al Presidio Ospedaliero di Saronno, con questa lettera, chiediamo all’Assessore al Welfare di Regione Lombardia un pronunciamento chiaro, in tempi ormai necessariamente rapidi, sul futuro dell’Ospedale di Saronno. Da ultimo auspichiamo che tale pronunciamento metta in grado, da subito, le direzioni di ASST Valle Olona ed ATS Insubria di attivarsi per arrestare il declino del nosocomio e presentare ai nostri cittadini il necessario progetto di rilancio. In attesa di riscontro, ci è gradita l’occasione per porgere cordiali saluti e auguri di buon lavoro

A che punto è la questione dell’ospedale di Saronno Quelle sopra sono le parole che i 19 sindaci del comprensorio hanno inviato all’assessore al welfare Letizia Moratti, al direttore generale Asst Valle Olona Eugenio Porfido e al presidente della commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia Emanuele Monti, lo scorso febbraio, per salvare l’Ospedale di Saronno. SI TRATTA DEI SINDACI DI

oSPEDALE Di SAronno Carenza di anestesisti, chiusura di numerosi reparti... alcuni dei problemi che creano un grosso malcontento tra i cittadini del comprensorio

• Saronno • Bregnano • Caronno Pertusella • Ceriano Laghetto • Cirimido • Cislago • Cogliate • Gerenzano • Lazzate • Limido Comasco • Lomazzo • Misinto • Mozzate • Origgio • Rovellasca • Rovello Porro • Solaro • Turate • Uboldo

Mercoledì 10 marzo si è svolta l’audizione della commissione Sanità in Regione Lombardia. Collegati in videochiamata c’erano il sindaco Augusto Airoldi per Saronno, Paolo Pavan per Rovello, il vicesindaco Marco Discacciati per Rovellasca, Luigi Clerici per Uboldo, Roberto Crippa per Ceriano Laghetto e Alberto Oleari per Turate. Il sindaco Airoldi ha riepilogato i problemi riguardo l’Ospedale di Saronno, evidenziando la carenza di anestesisti e la chiusura di numerosi reparti, e di come questo provochi un grosso malcontento tra i cittadini del comprensorio, che fanno fatica ad andare a Busto o in strutture private, sia per la mancanza di mezzi pubblici adeguati, sia per la lontananza. La soluzione del presidente della commissione Sanità Emanuele Monti Il presidente della commissione Sanità Emanuele Monti si è detto attento ai problemi che l’Ospedale saronnese sta

attraversando e ha sottolineato la volontà della Regione di intervenire. Secondo Monti le soluzioni riguardano due ambiti specifici: da un lato, aumentare gli investimenti, che potranno arrivare dal Recovery Plan, dall’altro analizzare un nuovo azzonamento per ricollocare in modo migliore l’Ospedale. Per azzonamento si intende la suddivisione e l’attribuzione di specifiche caratteristiche in ordine ai connotati fisici dei fabbricati. Il sindaco Airoldi, alla fine dell’audizione, si è però detto preoccupato riguardo all’adozione dell’azzonamento come soluzione ai problemi dell’ospedale. La stessa sensazione del consigliere Samuele Astuti (PD), secondo cui un nuovo azzonamento per Saronno significherebbe “problemi per le altre aziende dell’Asst Valle Olona”, quindi per Busto Arsizio, Gallarate e Somma Lombarda.


Il giornalismo costruttivo: che cos’è Le notizie non sono solo quelle che parlano di desolazione, di fallimenti, di paura. che qualcuno nel mondo le ha già trovate e provate, che possiamo guardare le cose attraverso punti di vista nuovi, inusuali e, soprattutto, ci serve capire che non siamo impotenti e immobili davanti alla società di oggi. L’obiettivo di questo giornale è offrire uno specchio accurato della nostra città.

Risposte. Se ci concentriamo sulle soluzioni, sulle risposte che funzionano, possiamo riformulare i problemi in modi nuovi che stimolano idee tra i responsabili della politica, tra i professionisti ma soprattutto tra i cittadini, in tutti allo stesso modo

■ È vero, il titolo tragico ci attrae e siamo spinti dall’istinto a leggere queste notizie. Le leggiamo ma poi ci sentiamo inevitabilmente di malumore. A volte decidiamo di non aprire più il giornale, di non cliccare sul nostro sito di notizie preferito, di non accendere la tv sul tg proprio per non leggere o ascoltare notizie negative. Ma l’informazione non è solo questo, come non è solo questo la realtà. Nella realtà non ci sono solo problemi e non ci sono solo notizie positive o belle. Nella realtà ci sono problemi e soluzioni. A volte più soluzioni per lo stesso problema. Quello che ci serve per essere cittadini consapevoli è conoscere che per ogni difficoltà ci sono tante soluzioni possibili,

Vogliamo raccontare i molti modi in cui le persone e le istituzioni stanno cercando di risolvere le difficoltà, sia quando le soluzioni hanno successo, sia quando non lo hanno. Le storie che raccontiamo partono dal problema, lo sviluppano e, attraverso dati e prove – quando ce ne sono – arrivano a una o a più possibili soluzioni. Nelle nostre storie ci sono anche i limiti delle soluzioni, i loro punti di debolezza, i loro difetti. Nessuna soluzione è perfetta e quello che funziona in una città, in una comunità, può non funzionare in un’altra. La società di oggi è molto complessa, i problemi del mondo sono molto complessi, come anche quelli della nostra città. E si evolvono con rapidità. Per questo abbiamo scelto di mettere in luce le risposte. Crediamo che un giornalismo che non racconti quello che le persone stanno facendo per risolvere i problemi fornisca una visione imprecisa e parziale della realtà, che può danneggiare davvero la società. Se raccontiamo solo i problemi, le persone hanno la sen-

sazione che nessuno stia cercando di sistemare le cose. Ad esempio, se raccontiamo il problema della sicurezza e il modo in cui le istituzioni stanno cercando di risolverlo, i cittadini possono inserirsi nel discorso pubblico, avere una conversazione reale con le istituzioni, farsi un’idea precisa del problema e di quello che si sta facendo per risolverlo e, magari, avere un’intuizione, un’informazione, una teoria utile che possa aiutare nel rendere la soluzione migliore. Se ci concentriamo sulle soluzioni, sulle risposte che funzionano, possiamo riformulare i problemi in modi nuovi che stimolano idee tra i responsabili della politica, tra i professionisti ma soprattutto tra i cittadini, in tutti allo stesso modo. Vogliamo un giornalismo che unisca, non che divida. Così come vogliamo una città che unisca. È un percorso ambizioso, il nostro, ce ne rendiamo conto. Siamo convinti che, per cambiare, una comunità abbia bisogno di modelli da seguire, di idee da cui lasciarsi ispirare, e il giornalismo costruttivo e delle soluzioni ci sembra un buon punto da cui partire. Il giornalismo costruttivo in Italia si sta diffondendo grazie al Constructive Network, il primo network italiano di professionisti dell’informazione dedicato alla comunicazione costruttiva e al giornalismo delle soluzioni, fondato dalla giornalista Assunta Corbo e di cui sono co-fondatrice. Puntiamo sulla narrazione costruttiva, cerchiamo di tracciare nuovi percorsi, nuove

visioni e nuovi punti di vista che ci portano a un nuovo modo di raccontare la realtà che ci circonda. Alla base di questa avventura ci sono i concetti e le idee apprese dalle esperienze di giornalismo costruttivo di altri paesi europei e dal Solutions Journalism americano, di cui da poco siamo diventati partner, ma anche dalle riflessioni nate osservando il panorama italiano dell’informazione. Come si può riconoscere l’informazione costruttiva e delle soluzioni? Abbiamo identificato i 4 principi fondamentali intorno a cui ruota la nostra idea di giornalismo e comunicazione. Informare secondo etica e rispetto. Non è il sensazionalismo ciò di cui abbiamo bisogno ma un approfondimento accurato che va al di là di ciò che viene strillato sui social media o raccontato con parole che fanno leva sullo stato emotivo dei lettori. Serve, crediamo, dare più valore alla notizia. Raccontare la complessità. La narrazione costruttiva parte da una necessità impellente per la nostra società oggi: contestualizzare. I dati vanno raccontati solo dopo averli inseriti in un contesto; le storie vanno condivise solo se rientrano in un panorama più ampio di sfumature. Trovare soluzioni alternative. Il mondo è complesso e con ogni probabilità lo sarà sempre di più.

Quale la nostra opportunità? Raccontare i problemi attraverso punti di vista alternativi, soluzioni scalabili e storie di resilienza. Perché è solo vedendo le opportunità che si generano altre opportunità. Ispirare fiducia nei lettori. Il giornalismo, specie negli ultimi anni, ha perso credibilità per via di esempi poco virtuosi a cui ci siamo abituati. Ma generalizzare non è mai una buona cosa e per questo ci siamo impegnati nell’informazione costruttiva che giorno dopo giorno ci consente di ricucire la relazione con il lettore. La fiducia è un valore necessario per il benessere di un Paese. Questi principi sono il punto di partenza per lavorare in modo incessante alla costruzione di nuove forme di racconto e narrazione. Un viaggio che costruiamo giorno dopo giorno con il confronto, l’ascolto dei nostri lettori e l’esplorazione di territori nuovi. Mi auguro di cuore che vogliate intraprendere questo viaggio con noi, per tornare a casa non come siamo partiti, ma diversi, più consapevoli, più uniti. Vi lascio alla lettura del primo numero de “Il giornale di Saronno” con questa citazione di Napoleon Hill che sento mia: “Non aspettare; non sarà mai il momento giusto. Inizia ovunque ti trovi, con qualsiasi mezzo tu abbia a disposizione; mezzi migliori li troverai lungo il cammino”

Quando i cittadini contribuiscono al benessere della comunità intera Un cittadino di Saronno ha creato un’app per conoscere i dati delle vaccinazioni al Centro di Saronno

Per visualizzarne l'anteprima, scansiona questo codice con il tuo telefono o tablet.

È scaricabile su tutti i dispositivi Android ed Apple l’app che consente di avere i dati aggiornati sull’andamento della campagna vaccinale al Centro Città di Saronno. L’ideatore è un cittadino saronnese, di cui non conosciamo nome e cognome, che il Sindaco ha ringraziamo pubblica-

mente (senza tuttavia svelarne il nome), per aver fornito un servizio utile a tutta la comunità saronnese. L’app è scaricabile al seguente link: vaccinazionisaronno.glideapp.io. Sull’app si potranno vedere le somministrazioni delle dosi di vaccino fatte ogni giorno all’ex Pizzigoni, che si potranno

analizzare anche attraverso un comodo grafico. C’è anche una pagina con le informazioni sul servizio di aiuto e supporto offerto da Saronno Amica, il cui numero di telefono è lo 02 82398518.


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Le ISTITuzIoNI

Luca Davide, consigliere comunale di Obiettivo Saronno, ha proposto l’emendamento per eliminare la parola razza dall’intitolazione della commissione Pari Opportunità.

L’emendamento del consigliere saronnese Luca Davide arriva alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Commissione Europea L’emendamento è stato votato dalla maggioranza dei consiglieri comunali. Non solo. Entrerà tra le buone pratiche segnalate dall’Ufficio Anti Discriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri al Parlamento e alla Commissione Europea. Non credo quindi che l’intenzione di questo consiglio, citando la parola razza, sia di fare un esplicito e voluto richiamo all’ideologia fascio/nazista. […] Il nostro emendamento aveva lo scopo di abrogare una parola scorretta per evitare l’insinuazione dell’esistenza di differenti razze umane che, come già espresso, secondo gli esperti non esistono. Avevamo quindi lo scopo di evitare il profilare di un razzismo verbale interiorizzato e non eliminare la parola razza per dare via Ecco le parole di Luca Davide: libera e accesso a un razzismo regolarizza“Nel consiglio di ieri sera, 21.12.2020, abbia- to. Per questo motivo ci tengo a dire, sempre rifacendomi a un dialogo simile delmo votato l’emendamento proposto dal l’Assemblea Costituente, che Saronno non gruppo consiliare Obiettivo Saronno per abrogare dall’art. 11 comma 6 della delibera, può limitarsi a essere una città A-razzista che tratte le competenze della commissione ma che deve essere convintamente ANTIrazzista”. pari opportunità, diritti civili e contrasto alle discriminazioni, la parola “razza”. LE RAZZE NON ESISTONO Riteniamo che nel 2020 parlare di razza SCIENTIFICAMENTE come sinonimo di etnia sia scorretto per le evidenze che biologi, antropologi e sociolo- Il concetto di “razza” non esiste scientificamente perché dal punto di vista biologico gi possono oggi fornirci. non c’è nessuna distinzione netta tra i diversi gruppi di individui di una stessa Siamo consapevoli che l’articolo 3 della Costituzione mantenga ancora questa paro- specie. la ma bisogna anche far notare che l’Assem- Anche se si stabilisse che certi caratteri corrispondono a una certa categoria e non a blea Costituente si è espressa a proposito un’altra, non sarebbe possibile dividere tutdichiarando che la parola in questione era te le persone del mondo in categorie, perstata messa volontariamente nel testo per ché quasi tutte le persone apparterrebbero ricordare i tristi e vergognosi periodi dela più di una. l’Italia fascista e delle sue leggi razziali.

CiviCAm: la piattaforma per seguire le istituzioni saronnesi online I saronnesi potranno partecipare a tutti i Consigli Comunali e gli appuntamenti istituzionali. Come? Online!

Lo scorso martedì 27 aprile è stata inaugurata la Civicam, il servizio attraverso cui i cittadini di Saronno possono seguire le dirette dei Consigli Comunali, di eventi, convegni e di tutti gli appuntamenti istituzionali. Si tratta di un servizio di streaming, basta

collegarsi all’indirizzo https://saronno.civicam.it/ ed entrare sulla piattaforma. Una volta entrati si può scegliere di seguire in differita gli eventi online, come sedute consiliari, presentazione di progetti, conferenze stampa, ecc.

UN PO’ DI STORIA I primi tentativi di classificare gli esseri umani tra diverse razze risalgono al ‘700; tra le persone che si interessarono all’argomento ci furono Linneo, il naturalista svedese che inventò la moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, e il filosofo Immanuel Kant. La principale caratteristica che veniva chiamata in causa per distinguere le diverse razze era il colore della pelle. All’inizio dell’800 alcuni studiosi ipotizzarono che esistessero più specie di esseri umani: già Charles Darwin contestò questa idea, completamente infondata, come anche il concetto di razza. In L’origine dell’uomo e la scelta in rapporto al sesso (1871) Darwin scrisse che le differenze tra le razze, anche se vistose, sono irrilevanti, mentre è evidente che nelle caratteristiche importanti, comprese quelle mentali, tutte le popolazioni del mondo sono simili. Tutta la questione è stata spiegata bene da Luigi Luca Cavalli-Sforza, Paolo Menozzi e Alberto Piazza nel saggio Storia e geografia dei geni umani, pubblicato nel 1994 dalla Princeton University Press: «Il tentativo di classificare la specie umana in razze è stato in realtà uno sforzo futile (…). L’analisi evolutiva delle popolazioni umane mostra che è totalmente arbitrario fermarsi, nella classificazione, a un

livello piuttosto che a un altro. Le spiegazioni sono di natura statistica, geografica e storica. Dal punto di vista statistico la variazione genetica all’interno di uno stesso gruppo è mediamente maggiore di quella tra gruppi diversi. Se consideriamo geni singoli, tutte le popolazioni o i gruppi di popolazioni si sovrappongono, dal momento che tutti i geni sono presenti in quasi tutte le popolazioni, anche se in proporzioni diverse; perciò, nessun gene singolo è sufficiente per classificare le popolazioni umane in categorie scientifiche. Il concetto di razza nella specie umana non ha ottenuto alcun consenso dal punto di vista scientifico, e non è probabilmente destinato ad averne, poiché la variazione esistente nella specie umana è graduale. Si potrebbe obiettare che gli stereotipi più diffusi, tutti basati sul colore della pelle, sul colore e l’aspetto dei capelli e sui tratti facciali, riflettono differenze superficiali che non sono confermate da analisi più appropriate fatte su caratteri genetici» Il problema con le razze è che, sebbene non esistano dal punto di vista scientifico, esistono dal punto di vista sociale, perché i pregiudizi razziali sono molto diffusi, anche tra chi crede nell’uguaglianza tra le persone.


COVID-19: ecco cosa si puó fare dal 26 aprile 2021 Il nuovo DL del governo e entrato in vigore dal 26 aprile al 1° giugno 2021 tavolo, dalle ore 5.00 alle 18.00, o fino a un diverso orario che sarà stabilito con deliberazione del Consiglio dei ministri. Restano aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che si trovano nelle aree di servizio e rifornimento carburante lungo le autostrade, gli itinerari europei E45 e E55, negli ospedali, negli aeroporti, nei porti e negli interporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

CENTRI COMMERCIALI ■ Siamo tornati in zona gialla, dove bar e ristoranti possono aprire - con tavoli e posti a sedere all’esterno -, mentre dal 1° giugno potranno aprire anche all’interno, ma solo a pranzo. Possiamo spostarci tra regioni bianche e gialle, mentre se dobbiamo andare per necessità in una regione arancione o rossa, dobbiamo avere il “green pass” o certificazione verde. Dal 15 maggio riaprono i centri commerciali e i mercati anche nei festivi e nei prefestivi, il 1° giugno torneranno in attività le palestre,

Nel primo e secondo caso il pass è valido 6 mesi. Nel terzo caso solo 48 ore dal momento del test. Il green pass viene rilasciato, su richiesta della persona, dalle autorità sanitarie o dalle farmacie che hanno somministrato la vaccinazione o il tampone, dalla struttura clinica, dal proprio medico o dal pediatra di libera scelta da cui si è stati in cura a seguito della malattia e che ne attesta la guarigione. Se richiesto, si può mostrare non

Dal 15 maggio riaprono centri e parchi commerciali nel fine settimana, ma solo in zona gialla. Via libera, perciò, anche nei giorni festivi e prefestivi alle attività degli esercizi commerciali presenti all’interno dei mercati e dei centri, gallerie commerciali, parchi commerciali e altre strutture simili.

FIERE E CONGRESSI Dal 15 giugno in zona gialla riaprono le fiere, mentre dal 1° luglio via libera a convegni e congressi.

SPORT, PISCINE, PALESTRE Dal 26 aprile 2021, in zona gialla, nel rispetto delle linee guida vigenti, è consentito lo svolgimento all’aperto di qualsiasi attività sportiva anche di squadra e di contatto. Dal 15 maggio 2021, sempre in zona gialla, sono consentite le attività delle piscine all’aperto e, dal 1° giugno, quelle delle palestre. Dal 1° giugno in zona gialla sono aperti al pubblico anche le manifestazioni e gli eventi sportivi di livello agonistico riconosciuti di interesse nazionale.

La presenza è garantita in zona rossa dal 50% al 75%. In zona gialla e arancione dal 70% al 100%. Anche in università, dal 26 aprile al 31 luglio, nelle zone gialle e arancioni le attività si svolgono prioritariamente in presenza. Nelle zone rosse viene raccomandato di favorire in particolare la presenza degli studenti del primo anno.

SPETTACOLI Dal 26 aprile riaprono al pubblico

SPOSTAMENTI Dal 26 aprile al 15 giugno nella zona gialla è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata una volta al giorno, dalle 5.00 alle 22.00, a 4 persone oltre a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. Le persone che si spostano potranno portare con sé i minorenni sui quali esercitino la responsabilità genitoriale e le persone con disabilità o non autosufficienti conviventi. mentre fiere e congressi dovranno aspettare fino al 15 giugno. Rimane il coprifuoco dalle 22.00 alle 5.00 del mattino.

solo in formato cartaceo ma anche in digitale e può essere usato anche per spostarsi nei vari stati membri dell’Unione europea.

CHE COS’È IL GREEN PASS O CERTIFICAZIONE VERDE

IL DL IN BREVE

Il green pass, o certificazione verde, si ottiene in uno di questi tre casi:

1. Dopo aver completato il vaccino per Covid-19, quindi dopo il richiamo; 2. Dopo essere guariti dalla malattia;

3. Dopo essere risultati negativi a un test molecolare o antigenico rapido.

RISTORANTI E BAR Dal 26 aprile, ma solo in zona gialla, sono consentite le attività dei servizi di ristorazione con consumo al tavolo, ma esclusivamente all’aperto, a pranzo e a cena. È permessa senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive, ma solo per i clienti che alloggiano lì. Dal 1° giugno in zona gialla le attività di ristorazione saranno consentite anche al chiuso, con consumo al

Lo stesso spostamento, con uguali limiti orari e nel numero di persone, è consentito in zona arancione all’interno dello stesso comune. Non sono invece consentiti spostamenti verso altre abitazioni private abitate nella zona rossa.

SPOSTAMENTI FRA REGIONI Dal 26 aprile spostamenti consentiti tra regione bianche o gialle, senza alcun tipo di limitazioni. Il decreto istituisce il pass verde per gli spostamenti fra regioni in fascia rossa e arancione. Resta comunque la possibilità di muoversi fra le regioni rosse o arancioni per motivi di lavoro, salute e urgenza, con l’autocertificazione. Chi si sposta per motivi turistici dovrà avere il green pass.

La capienza consentita è del 25% di quella massima autorizzata e comunque non superiore a 1000 spettatori per gli impianti all’aperto e 500 per quelli al chiuso.

in zona gialla cinema, teatri, sale concerto, live club. È necessario che ci siano posti a sedere preassegnati e una distanza di un metro l’uno dall’altro.

SCUOLA Dal 26 aprile e fino alla fine dell’anno scolastico si torna in classe anche nelle scuole superiori (secondarie di secondo grado). Il Giornale di Saronno Anno 1 n°0 (1°Pubblicazione) Autorizzazione Tribunale di Milano in attesa di registrazione

Direttore responsabile: Mariangela Campo Ordine dei Giornalisti della Lombardia 161269 del 4 febbraio 2016

Coordinamento editoriale: Nadia Musoni

La capienza massima consentita è del 50% di quella massima autorizzata e comunque non superiore a 500 spettatori al chiuso e 1.000 all’aperto.

Raccolta pubblicitaria, impaginazione e grafica: Lime Edizioni Srl - Milano t. 02 36767660 www.limedizioni.com Stampa: copie n. 18.000

Distribuzione gratuita alle famiglie della città di Saronno Chiuso in redazione il 12/05/2021


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ALImeNTAzIoNe

2021, l’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura Quando pensiamo a un’alimentazione sana, i primi cibi che ci vengono in mente sono frutta e verdura - colorate, ricche di vitamine, minerali e fibre -, vitali per il corretto funzionamento del corpo umano. dipendenti che operano lungo le catene del valore. Bassa disponibilità, a causa delle difficoltà nella produzione (ad esempio, intensità di lavoro), nei trasporti e nel commercio, e prezzi alti dei prodotti di qualità rendono la frutta e la verdura inaccessibili a molti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Alcune aree del mondo devono affrontare una disponibilità e un accesso limitati a questi alimenti. Frutta e verdura sono prodotti altamente deperibili e questo può causare alti livelli di perdita e spreco di cibo in ogni fase della catena del valore, a partire dalle aziende agricole.

Sistema alimentare. Il settore or tofrutticolo contribuisce ad aumentare la biodiversità, a generare sostenibilità ambientale e a migliorare le condizioni di vita degli agricoltori e dei dipendenti che operano lungo le catene del valore.

■ Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2021 l’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura con l’intento di sensibilizzare sui benefici nutrizionali e per la salute del consumo di più frutta e verdura come parte di una dieta e uno stile di vita diversificati, equilibrati e sani, nonché di indirizzare l’attenzione politica alla riduzione delle perdite e degli sprechi di questi prodotti altamente deperibili. Quando pensiamo a un’alimentazione sana, i primi cibi che ci vengono in mente sono frutta e verdura - colorate, ricche di vitamine, minerali e fibre -, vitali per il corretto funzionamento del corpo umano. I prodotti freschi non sono solo utili a chi li consuma, ma vanno anche a vantaggio del sistema alimentare. Il settore ortofrutticolo contribuisce ad aumentare la biodiversità, a generare sostenibilità ambientale e a migliorare le condizioni di vita degli agricoltori e dei

Dato che molta frutta e verdura è consumata cruda, può anche rappresentare un rischio per malattie di origine alimentare legate alla contaminazione da patogeni e rischi per la sicurezza alimentare dovuti alla contaminazione chimica. Pertanto, è fondamentale guardare al settore ortofrutticolo come parte integrante del sistema alimentare, andando oltre i benefici nutrizionali, ed esaminarne anche i benefici sociali, economici e ambientali. Diversi attori possono contribuire a rendere frutta e verdura più accessibile, abbordabile e disponibile. Investire nella catena del freddo, nella ricerca e sviluppo e nell’innovazione digitale può aiutare a migliorare sostanzialmente il settore.

I DATI L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di consumare almeno 400 grammi al giorno di frutta e verdura. Nel 2017, circa 3,9 milioni di

decessi in tutto il mondo sono stati attribuiti al mancato consumo di frutta e verdura a sufficienza (WHO, 2019). Si stima che un’assunzione insufficiente di frutta e verdura causi circa il 14% dei decessi per cancro gastrointestinale in tutto il mondo, circa l’11% di quelli dovuti a cardiopatia ischemica e circa il 9% di quelli causati da ictus.

PERCHÉ LE PERSONE NON MANGIANO ABBASTANZA FRUTTA E VERDURA? I comportamenti alimentari sono complessi e dipendono da fattori fisici, biologici, psicologici, storici e culturali. Sebbene non sia possibile esaminare qui tutti i fattori che influenzano il consumo di frutta e verdura, di seguito sono riportati alcuni fattori emersi durante un seminario FAO/OMS nel 2020: •Disponibilità. Molti ortofrutticoli sono stagionali, quindi non disponibili tutto l’anno. •Elevate perdite durante la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio riducono le quantità disponibili nei negozi e nei mercati. Ciò è aggravato dalla mancanza di impianti di refrigerazione e trasporto, magazzini e punti vendita al dettaglio, che riduce la durata di conservazione degli articoli particolarmente deperibili. I guasti nelle catene di approvvigionamento interrompono la commercializzazione dei prodotti e riducono gli incentivi per i produttori a coltivare queste colture. La bassa domanda crea una bassa offerta e viceversa. • Frutta e verdura possono essere una parte relativamente costosa della dieta. Molti dei poveri spendono i soldi che hanno per il cibo, soprattutto per i carboidrati di

base, che riempiono lo stomaco e sono ricchi di energia, come il riso o la manioca. Aggiungono piccole quantità di verdure e prodotti animali solo quando se lo possono permettere. •Il cibo è cultura. I nostri gusti sono influenzati dalla cultura in cui siamo cresciuti e da come siamo stati educati da bambini. Il cibo, infatti, è una parte importante della cultura stessa: ciò che cuciniamo e mangiamo in parte determina la nostra identità. Gli immigrati preferiscono mangiare il cibo a cui sono abituati; le comunità di immigrati frequentano i negozi che vendono i prodotti con cui hanno familiarità. Ma le culture e le diete a volte cambiano: aumentano i redditi e gli stili di vita urbani sono spesso associati a una maggiore assunzione di zucchero, olii, prodotti animali e alimenti altamente trasformati, e a un minor consumo di frutta e verdura fresca - cambiamento noto con il nome di "transizione nutrizionale globale".

La decisione dell’amministrazione: servire nelle mense scolastiche l’acqua potabile L’amministrazione ha deciso di servire nelle mense scolastiche l’acqua potabile dei rubinetti della rete idrica, ma Massimo Uboldi, capogruppo del Movimento 5 Stelle chiede più controlli su aria e acqua e maggiore diffusione di queste informazioni ai cittadini. La nota. ■ Dopo la decisione dell’amministrazione comunale

di servire acqua potabile nelle mense scolastiche, Massimo Uboldi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, nonostante si dichiari d’accordo con l’azione intrapresa dall’amministrazione, si pone alcune domande.

ECCO LA NOTA INTEGRALE: “Partendo dalla notizia riguardante la scelta dell’Amministrazione di servire nelle mense scolastiche l’acqua potabile dei rubinetti della nostra rete idrica, affermiamo di aver accolto con soddisfazione l’idea che eliminerebbe l’utilizzo delle bottigliette di plastica come richiesto dalla legge “Plastic free” e come richiesto in una Mozione del M5S presentata in consiglio comunale nella precedente legislatura. Alcune domande sorgono tuttavia per chiarire dubbi sulla qualità dell’acqua, che in tempi non troppo lontani portò alla chiusura del Pozzo di via Parini per inquinamento, cosa che fu poi risolta con un intervento successivo. Consensi e richieste sull’erogazione dell’acqua potabile della nostra rete idrica alle mense scolastiche

Il problema della nostra acqua nasce dal fatto che l’impianto idrico saronnese è un impianto circolare, dove tutti i pozzi sono collegati e un controllo mensile, come spiegato in un comunicato dell’amministrazione, in vista di un’erogazione importante come quella destinata alle scuole, a nostro avviso richiederebbe un monitoraggio più frequente. Volevamo inoltre conoscere le ragioni per cui sul settimanale del Comune “Saronno 7” sono scomparsi i dati sia delle rilevazioni degli inquinanti dell’acqua che quelle dell’aria, come pure le votazioni risultanti dai consigli comunali.

Questi dati in precedenza venivano regolarmente messi a disposizione della cittadinanza e stranamente oggi sono del tutto cancellati dalle pagine del notiziario. Riteniamo che sia importante ripristinare su Saronno7 lo spazio dedicato a queste informazioni, sulla base della trasparenza e dell’importanza che la comunicazione deve avere nei confronti dei cittadini, fruitori di un servizio importante che venuto a mancare. Circa i controlli della qualità dell’aria da tempo non vengono evidenziati aggiornamenti, come pure ribadiamo la mancanza di informazioni sull’esito delle votazioni nei consigli comunali, e a tal proposito vorremmo evidenziare una varia-

zione di bilancio emersa durante l’ultimo consiglio comunale, precisamente quella riferita allo staff del sindaco e ai due addetti alla comunicazione. Sarebbe interessante conoscere su quale base di progetto sono state individuate queste figure e se la loro presenza renderà più efficace la comunicazione rispetto ai risultati insoddisfacenti raggiunti fino ad oggi, tenendo conto del fatto che al contempo si sono ridotti i fondi destinati all’ambiente e alla mobilità. L’informazione è il punto di congiunzione tra istituzioni e cittadini, non priviamoci di questo strumento fondamentale che rientra nelle dinamiche democratiche che un’amministrazione dovrebbe attuare abitualmente”.


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ScuoLA

Scuola senza voti: proviamo a capirne di più Tratto dal sito online di News48.it, il primo magazine online interamente dedicato al giornalismo costruttivo e delle soluzioni. Firmato dalla nostra direttrice editoriale Mariangela Campo ■ Venerdì 4 dicembre 2020 il Ministero dell’Istruzione ha firmato l’ordinanza che prevede il giudizio descrittivo al posto dei voti numerici nella valutazione periodica e finale della scuola elementare, secondo quanto stabilito dal Decreto Scuola firmato a giugno 2020. LA SPERIMENTAZIONE DELLA SCUOLA SENZA VOTO A proposito di classi senza voto ho intervistato Davide Tamagnini, che per 5 anni ha sperimentato la valutazione autentica nella scuola elementare di Pombia, in provincia di Novara. Prima di diventare insegnante di scuola elementare, Davide è stato chimico, animatore sociale, sociologo e docente nei corsi regionali di formazione professionale per i ragazzi in dispersione scolastica tra i 15 ai 18 anni.

Da quest’ultima esperienza si è reso conto che alcune esclusioni sociali nascono sui banchi della scuola elementare, perciò ha deciso di ricominciare a studiare. Ha intrapreso il percorso in scienze della formazione primaria, si è laureato, ha fatto il concorso e, nel giro di un anno, è diventato insegnante di ruolo di una prima elementare di Pombia, in provincia di Novara, in cui ha insegnato matematica, italiano e inglese. Da subito Davide ha portato avanti l’idea di fare un tipo di scuola da cui nessuno si sentisse escluso. Non aveva le idee chiare su che cosa avrebbe fatto esattamente, non c’erano modelli o metodi da seguire. Basandosi sulla sua esperienza e, in qualche misura, sul suo istinto, per prima cosa ha tolto i libri di testo. Ai colleghi che completavano con lui l’orario della classe ha chiesto di accettare tre cose: 1. il fatto che non ci fossero i libri di testo, ma un quaderno unico 2. che l’apprendimento si basasse sulle esperienze 3. e accettare che non si sarebbero messi i voti ma che, per la valutazione, si sarebbe usato un approccio più descrittivo e formativo.

LE DIFFICOLTÀ DELLA SPERIMENTAZIONE Nel percorso intrapreso da Davide ci sono state delle difficoltà: alcuni dei colleghi hanno fatto fatica, altri hanno accettato di buon grado questo nuovo modello. Alcune famiglie, dopo aver ascoltato la presentazione del progetto, hanno avuto paura, perché abituati alla scuola e alla valutazione cosiddette tradizionali. Dice Davide: “Oggi l’ordinanza ministeriale ci mette in una situazione dove non devo più trasgredire la legge, ma

PERCHÉ IL SEMAFORO? Perché usare una scala con soli 3 pioli – rosso, giallo, verde – evitava a noi insegnanti, ai genitori e anche i bambini – perché anche loro si auto valutavano – di perderci in tutte quelle sfumature – che poi sono gigantesche – che passano tra il 5 e il 6, tra il 7 e l’8, ecc.

quello che ho fatto per 5 anni, l’ho fatto trasgredendola. Da una parte ho accolto la legge (fare una valutazione formativa, prestare attenzione al processo e non solo ai risultati, praticare l’autovalutazione – leggi 2012 e 2017), dall’altra l’ho trasgredita (la legge 2017, infatti, chiariva che la valutazione dove avvenire in decimi). Ho spiegato sia al collegio docenti sia ai genitori quello che volevo fare e, sia l’uno che gli altri, hanno accettato questa mia sperimentazione. Ho chiesto all’ufficio regionale scolastico di esprimersi, ho mandato i documenti del progetto ma non mi hanno mai risposto. Così il dirigente mi disse “lei vada avanti e vediamo” e io, andando avanti, sono arrivato fino alla quinta”.

COME FUNZIONA UNA LEZIONE SECONDO QUESTO MODELLO? Te lo spiego con un esempio. Mi ricordo quando un bambino è venuto in classe dicendo che fossero arrivati gli zingari. Ne è uscita una conversazione che ho registrato e trascritto, poi l’ho portata in classe, l’abbiamo riascoltata, riletta, ne abbiamo parlato, abbiamo incontrato questa famiglia. Soffermarci su questo tema ci ha permesso di ragionare sulla geografia umana, sulle comunità umane che si spostano, quindi sulla nostra storia. Ci ha permesso di avere un testo linguistico su cui imparare a leggere (la trascrizione della conversazione): le loro parole sono state i testi che i bambini, nei cinque anni, hanno usato di più, perché trascrivevo tutte le conversazioni che facevamo e le collezionavamo in grande raccoglitore. Penso non esista libro di testo più autentico. Ma soprattutto, è stata data la possibilità ai bambini di riflettere sulle loro parole. Partendo da un’esperienza condivisa, e dalle loro stesse parole, abbiamo potuto fare italiano, matematica, storia. Le esperienze ci hanno permesso di definire i contenuti che, a loro volta, ci hanno consentito di raggiungere gli obiettivi di apprendimento che noi insegnanti dobbiamo ottenere. Invece di usare i libri di testo, dunque letture e scritture che ai bambini non interessano, abbiamo usato le esperienze dirette. Ogni inizio di settimana definivamo il piano di lavoro settimanale. Poi, naturalmente, c’erano sempre gli imprevisti. La settimana successiva valutavamo cosa eravamo riusciti a fare e cosa no. Insomma, costruivamo insieme i contenuti del nostro fare scuola.

I bambini erano protagonisti, si attivavano sia per l’insegnamento, sia per l’auto-valutazione. COME FUNZIONA LA VALUTAZIONE SENZA VOTI? Per valutarli parto sempre da una domanda: qual è il punto di partenza di ciascun bambino? Ti spiego anche questo con un esempio sulla scrittura: all’inizio della prima ho fatto scrivere ai bambini una didascalia su una nuvola, “il primo giorno di scuola”, attraverso l’espressione libera. Un bambino ha scritto due lettere, la lettera iniziale del suo nome e un’altra che, secondo la sua percezione, richiamava appunto il primo giorno di scuola. Un altro bambino ha scritto la frase per intero e senza nessun tipo di errore ortografico o grammaticale. Mi è stato chiaro fin da subito che, se avessi cercato di insegnare la scrittura a tutti allo stesso modo, avrei annoiato il secondo bambino e, forse, avrei agganciato il primo, ma forse no. La scuola deve partire da quello che i bambini sanno, e su quello deve costruire. Lo stesso vale per la valutazione: per valutarli, bisogna partire dal punto di partenza di ciascuno. Bisogna capire quali sono tutti gli elementi che contribuiscono all’apprendimento di ciascun bambino: famiglia, contesto di provenienza, abitudini, ecc.

LA RADICE DEL PROBLEMA DELLA VALUTAZIONE QUANTITATIVA, DEL VOTO, È CULTURALE. Quasi la totalità di insegnanti della primaria ha finito il loro percorso di studi a scuola e ha iniziato il percorso lavorativo a scuola. Non essendo mai usciti dal mondo “scuola”, con annesse credenze, teorie, ecc., gli insegnanti danno per scontato che si possa fare solo così perché si è sempre fatto così. Inoltre, è più facile fare come si è sempre fatto invece che cercare, trovare e testare nuovi modi di fare scuola. COME SI FA, NELLA PRATICA, LA VALUTAZIONE FORMATIVA? Innanzitutto, ho coinvolto i genitori nella valutazione, cioè ho chiesto loro di valutare i figli con lo stesso strumento che usavamo noi insegnanti, il semaforo. Sul semaforo loro trovavano tutti gli obiettivi di apprendimento sui quali avevamo deciso di lavorare in quello specifico anno e l’indicazione era quella di provare a valutare se, per loro, la valutazione fosse rossa, gialla o verde per ogni obiettivo di apprendimento segnalato.

Di fatto la differenza è che il tuo risultato, ad esempio il tuo verde, non corrisponde al mio verde. Ritorno all’esempio sulla scrittura dei due bambini che ho fatto prima. Alla fine del primo quadrimestre potevano avere verde entrambi nella scrittura, solo che il verde di uno parlava del fatto che il bambino avesse acquisito la corrispondenza tra fonemi e grafemi, quindi aveva acquisito la conoscenza di tutte le lettere dell’alfabeto. Già questo era un grande risultato,

dal momento che il bambino, all’inizio dell’anno scolastico, conosceva solo due lettere. L’altro bambino che, a inizio anno, possedeva già l’intero codice alfabetico, stava lavorando sull’h, sull’uso delle doppie, e anche per lui il semaforo era verde. I verdi di questi bambini non sono confrontabili, quindi non può succedere quello che si sente ogni giorno in classe, cioè quello che succede con i voti.

PERCHÉ IL VOTO NON FUNZIONA? Perché la scala dei voti in decimi è una scala ordinale, quindi matematicamente quei 10 numeri mettono le prove, e dunque le persone, in una posizione di prima, dopo. Cioè, se tu prendi 10 in una classe, vuol dire che sei arrivato primo in quella prova, primo rispetto agli altri. Ma se io ti prendo, ti metto in un’altra classe e ti faccio fare la stessa prova, può darsi che tu abbia una valutazione diversa. Perché la scala ordinale funziona sulla classificazione: ti classifico rispetto agli altri. Questo è il senso del voto ed è per questo che ho provato a toglierlo, perché non m’interessa che tu competa con gli altri, m’interessa che tu ti confronti con le tue capacità, con quello che sai fare, con quello che è il tuo punto di partenza. Perché la valutazione, se è sommativa, certificativa, deve dire quali sono i risultati e metterli in ordine, cioè dirci chi è il migliore e chi è il peggiore; se è formativa allora devo lavorare non su chi è il migliore ma sul desiderio di migliorare ciascuno secondo la propria indole, le proprie inclinazioni, le proprie capacità. Questa è la differenza.

QUALI SONO I LIMITI DEL TUO APPROCCIO? La valutazione formativa non è meno rigorosa rispetto a quella sommativa, e questo è il primo mito da sfatare. Il secondo mito da sfatare è che non c’è nulla di oggettivo nella valutazione, né in quella sommativa, né in quella formativa: la valutazione è l’interpretazione di quello che noi insegnanti osserviamo. Come insegnante, rivendico il diritto di esprimere il mio punto di vista. Detto questo, i limiti che ravvedo nella valutazione formativa sono: 1. che richiede un cambiamento di mentalità difficile da ottenere nel breve termine rispetto a che cos’è la scuola, come si fa scuola, qual è il senso della scuola, quali sono le finalità dell’istruzione;

2. che serve più formazione e competenza nella classe degli insegnanti; 3. che fare valutazione formativa è un processo molto più impegnativo di fare quella sommativa. QUINDI, COSA POSSIAMO FARE? Andare avanti a provare questo tipo di valutazione. Non sono l’unico insegnante che ha portato in classe un approccio simile: con tutti gli insegnanti che ci hanno provato e ci stanno provando abbiamo dato vita al Movimento di cooperazione educativa e, piano piano, siamo riusciti ad arrivare alla politica e, lo scorso dicembre, a far modificare le legge. Ora dobbiamo continuare a essere all’altezza della fiducia che ci hanno dato. Secondo te la valutazione formativa potrebbe funzionare anche per i successivi cicli scolastici? Certo, potrebbe. C’è chi lo fa, chi ci prova. Sarebbe necessario farlo almeno per tutta la scuola dell’obbligo. In realtà, potrebbe funzionare anche all’università. Ci sono degli ostacoli maggiori. Ad esempio, alle superiori mancano le competenze didattiche, perché sono un po’ più sistemiche rispetto alle elementari per affrontare l’apprendimento. E manca il tempo, perché i professori delle superiori hanno più classi e, come abbiamo già detto, offrire una valutazione formativa è molto più impegnativo di offrirne una valutativa. Alla fine, è un problema di organizzazione.


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FuTuRo

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (AI): che cos’è? Il mondo cambia continuamente e anche noi esseri umani cambiamo spesso, cercando di migliorarci e di spingerci sempre un po’ più in là. ■ Questo accade in ogni campo, nella scienza, nelle arti, nello sport e anche nella tecnologia. Le innovazioni digitali sono una moltitudine: alcune sono dei fuochi destinati a spegnersi subito, altre sono correnti che danno forme nuove alle nostre esperienze quotidiane. Detto questo, diamo uno sguardo ad un trend digitale che sta influenzando la nostra realtà quotidiana, l’Intelligenza artificiale (IA).

domanda e ad interagire anche con gli elettrodomestici di casa: tirano su tapparelle, accendono lavatrici, radio, impostano riscaldamento e climatizzazione. Questi esempi sono solo un assaggio di quello che l’intelligenza artificiale può fare: un altro esempio è l’auto a guida autonoma. Il sistema che permette alle auto di percorrere le strade senza l’intervento del conducente è un esempio di intelligenza artificiale che, analizzando i dati provenienti dall’esterno del veicolo grazie a telecamere e sensori, è in grado di prendere delle decisioni e quindi di fermarsi davanti a uno stop, di rallentare perché qualcuno sta attraversando la strada, di parcheggiare in autonomia. Tutte le grandi case automobilistiche stanno lavorando alla produzione di queste auto, spesso in collaborazione con aziende tecnologiche che lavorano allo sviluppo del software.

Che cos’è l’intelligenza artificiale? Il dizionario Devoto-Oli della lingua italiana definisce così il concetto di intelligenza artificiale: «settore di ricerca comune dell’informatica e delle neuroscienze che studia dal punto di vista teorico e applicativo il modo di ricostruire e simulare, attraverso programmi e macchine, funzioni tipiche dell’intelligenza umana – percettive, decisionali, di contestualizzazione, di adattamento, ecc.»

In generale, il sistema di intelligenza artificiale oggi più famoso è Watson, il cervello IBM che risponde a qualsiasi domanda espressa in linguaggio naturale. Viene usato in medicina per raccogliere e analizzare dati e fornire supporto in fase di diagnosi.

Perciò, una macchina è in grado di pensare come un essere umano? Secondo Alan Turing, considerato tra i padri dell’informatica e tra i più grandi matematici del XX secolo, la domanda corretta è: una macchina è in grado di ingannare l’essere umano?

Nel 2016 le aziende, nel mondo, hanno investito tra i 26 e i 39 miliardi di dollari. La maggior parte di questi proviene dai giganti del tech, ma la parte restante proviene dalle startup. Secondo il McKinsey Global Institute sono 6 le caratteristiche delle aziende che investono in questa tecnologia:

Per rispondere a questa domanda lo studioso ha inventato un test, conosciuto come il Turing imitation game, per mettere alla prova l’intelligenza comportamentale dei calcolatori elettronici. Una persona e un computer sostengono una conversazione tramite una piattaforma elettronica, senza alcun contatto visivo tra i due: il test ha successo se la persona non si accorge di dialogare con una macchina. Secondo Turing, infatti, l’intelligenza comportamentale di un computer non è altro che la sua abilità di eguagliare il livello delle performance umane in compiti cognitivi. Se, ad esempio, la persona chiedesse al suo interlocutore di svolgere un complesso calcolo matematico, il computer, per ingannarla, non dovrebbe rispondere immediatamente ma prendersi il tempo che impiegherebbe un umano.

Pensate ai chatbot presenti sui social network, un esempio di applicazione contemporanea dell’intelligenza artificiale. Un chatbot, dall’inglese “to chat” – chiacchierare – e robot, è un programma informatico, un software, impostato per conversare con una persona attraverso le applicazioni di messaggistica istantanea come Messenger, Whatsapp e Telegram. Su Messenger ce ne sono già 300 mila: le loro funzioni sono ancora un po’ limitate. Se da un lato non conoscono orari da ufficio e sono sempre disponibili all’interazione, di giorno e di notte, dall’altro la conversazione non è libera, ma limitata alla funzione per cui i chatbot sono programmati.

È evidente che non possiamo escludere che nel futuro i chatbot possano dialogare con le persone partendo da un input qualsiasi.

1. sono aziende digitalmente mature 2. sono aziende grandi 3. utilizzano l’intelligenza artificiale in attività chiave del loro business 4. adottano contemporaneamente più tecnologie 5. sono focalizzate sul crescere più che sul risparmiare 6. l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ha il supporto del top management.

Con i programmi nati dall’intelligenza artificiale non si può solo chattare, ma anche parlare: Siri, Assistant, Cortana, Alexa rispettivamente le assistenti vocali di Apple, Google, Microsoft e Amazon sono un esempio di intelligenza artificiale con cui è possibile interagire usando la Che impatto avrà sul nostro futuro voce. l’intelligenza artificiale? Si tratta di assistenti vocali per dispositivi mobili (Siri per iPhone) e per abitazioni. Le “home speaker” come Alexa, ad esempio, sono cubotti pronti a rispondere a qualsiasi

Il 18 marzo di ogni anno si celebrerà la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus

Dal 2021 il 18 marzo di ogni anno sarà la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus

■ La Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus è stata istituita formalmente il 17 marzo 2021 con l’approvazione all’unanimità della relativa legge da parte della commissione Affari costituzionali del Senato, riunita in sede deliberante. Queste le parole del ministro della salute Roberto Speranza: “Il miglior modo per ricordare le vittime di questa pandemia è quello di tornare a investire nel servizio sanitario nazionale, riformandolo e ponendo al centro la parola prossimità”.

In occasione della Giornata nazionale, in tutti i luoghi pubblici e privati è stato osservato un minuto di silenzio dedicato alle vittime dell’epidemia e gli edifici pubblici hanno esposto le bandiere a mezz’asta. Inoltre, al fine di commemorare i lavoratori deceduti in servizio durante l’epidemia, i dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 - hanno potuto delegare l’amministrazione di appartenenza per effettuare una trattenuta di importo corrispondente alla retribuzione

loro spettante per una o più ore di lavoro, in favore del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica, per sostenere la ricerca scientifica. Questa facoltà è stata riconosciuta dalla Legge approvata anche per i lavoratori del settore privato. Lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni per celebrare la Giornata hanno promosso, nell’ambito della loro autonomia e delle rispettive competenze, anche in coordinamento con le associazioni interessate, iniziative specifiche, manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri e momenti comuni di ricordo, volti a

commemorare la memoria di coloro che sono deceduti a causa dell’epidemia di coronavirus, favorendo in particolare le attività e le iniziative rivolte alle giovani generazioni. Anche le scuole di ogni ordine e grado, nell’ambito della loro autonomia, hanno promosso iniziative didattiche, percorsi di studio ed eventi dedicati alla comprensione e all’apprendimento dei temi relativi alla diffusione dell’epidemia di coronavirus e all’impegno nazionale e internazionale profuso per il suo contenimento e per garantire assistenza alle comunità e alle persone colpite.


Il problema della sicurezza in città e le richieste di soluzioni alternative

Sia i politici sia i cittadini sanno bene che la microcriminalità non si possa debellare dall’oggi al domani. E sia gli uni che gli altri, chiedono all’amministrazione di fare qualcosa, ciascuno con i propri metodi. In particolare, Alessandro Colombo ha inviato una lettera al sindaco Airoldi, che vale la pena di riportare per intero.

Ecco la lettera “Mi permetto di scrivere a lei come Primo cittadino di Saronno e come responsabile per la delega sulla sicurezza. Sono ormai anni che le diverse amministrazioni che si sono alternate nella gestione della nostra città, ci obbligano a sopportare il declino sociale del centro storico e delle zone limitrofe alla stazione Fnm. È stato scritto, sono stati fatti proclami elettorali, è stata fatta della gran pubblicità progresso, ma nel concreto il buio più totale. In Germania c’è un proverbio che dice: “se stai tra gli alberi non vedi il bosco”.

Siamo talmente assuefatti da non renderci più conto e continuare a giustificare una situazione indecente e avvilente. Premesso ciò, le chiedo di premiare i cittadini onesti e rispettosi per la loro pazienza e cieca obbedienza, con una fidaty card saronnese: “La tessera del balordo”. Questa tessera darà finalmente a tutti i cittadini la possibilità di agire indisturbati come quel manipolo di balordi che hanno espropriato il centro della città a tutti, comportandosi al di sopra di ogni regola civile, amministrativa e penale. È ora che vengano eliminate le ingiuste differenze di trattamento verso questi loschi individui, eliminando le disuguaglianze nei confronti dei nostri concittadini. La tessera, rinnovabile ogni anno, darà diritto a: • Eliminare il bikesharing, potendo rubare indisturbati tutte le biciclette […] • Non rispettare il distanziamento sociale

e non indossare la mascherina (con la tessera nessun agente di pubblica sicurezza oserà redarguirti) • Non rispettare il coprifuoco (limite incostituzionale alle normali attività di un balordo) • Spacciare in tutti gli angoli del centro, alla luce del giorno e davanti a chiunque. • Scorrazzare in bici sotto i portici (la tessera ti rende invisibile a chiunque, quasi come il mantello magico di Harry Potter) • Assumere l’atteggiamento del bullo prepotente (puoi guardare tutti male, incluse le forze dell’ordine e nessuno ti disturba) • Muoverti senza documenti (la tessera ti rende invisibile ad ogni controllo, in zona stazione poi diventi il Doge della città) • Catcalling (le molestie di strada: commenti indesiderati, gesti, fischi, ecc. nda) senza limiti né decenza • Un’altra serie infinità di diritti, tutti legati alla microcriminalità dilagante.

SI è SvoLTo A SARoNNo L’eveNTo pRINcIpALe deL CAmPionAto monDiALE DEL tEnniS in CArrozzinA Sabato 8 maggio 2021 la nostra città ha ospitato l’evento principale del Fit World Tennis Tour ■ Lo Sporting Club Saronno in via Lorca è stato la sede dell’evento principale del campionato mondiale del tennis in carrozzina, evento che ha suscitato l’attenzione della televisione nazionale, con la presenza degli operatori de “La vita in diretta” di Rai1. Il Comune di Saronno e la Regione Lombardia hanno patrocinano l’evento, che dimostra la propensione all’attenzione sociale e all’inclusione della nostra città. Di questo si è parlato l’8 maggio mattina: c’erano Walter Schmidinger, consigliere Fit con delega al tennis in carrozzina, Gianni Gioia, fiduciario regionale Fit tennis in carrozzina, il sindaco Augusto Airoldi, e l’assessore comunale

allo Sport e educazione Gabriele Musarò. Queste le parole del sindaco: “La nostra città ha una storia e un futuro che legano sport e inclusione sociale e que-

sto evento rappresenta un riconoscimento della nostra identità e uno stimolo a rilanciarla anche e soprattutto nel futuro di Saronno sia per la nostra comunità che come opportunità di riconoscimento nazionale e internazionale per uscire dalla crisi creata dal covid” Continua l’assessore Musarò: “La scelta di aderire a questo importantissimo evento internazionale è un segnale della nostra attenzione attiva al superamento delle barriere e del rispetto alla lettera dell’articolo 3 della Costituzione italiana. Un’azione che rilanciamo anche con tutte le associazioni sportive di Saronno per dare spazio insieme a noi agli atleti disabili e alla loro possibilità di diventare degli straordinari sportivi competitivi”.

Municipium

Foto: Studio dentistico Dr. Romagnano

L’intento è di creare una rete virtuosa tra commercianti, associazioni, istituzioni e cittadini al fine di rivitalizzare le

Ultimo ma non per importanza, questo strumento dà anche la possibilità, a chi aderisce, di partecipare a bandi sovracomunali per ottenere dei finanziamenti”.

I percorsi museali dedicati a Giuditta Pasta e a Francesco De Rocchi in Villa Gianetti, via Roma 20

• martedì e giovedì dalle ore 9.00 alle ore13.00 e dalle ore15.00 alle ore 18.00; • mercoledì e venerdì dalle ore 9.00 alle ore13.00; • sabato dalle ore 15.00 alle ore 19.00 su prenotazione 02 9602383 La Quadreria del Santuario riapre su prenotazione alla mail: archiviostorico@santuariodisaronno.it Il Museo delle Industrie e del Lavoro del saronnese riapre dal 4 maggio • martedì,giovedì, sabato e domenica dalle ore 9.00 alle ore12.00 e dalle ore15.00 alle ore 17,30; Da sabato 8 maggio 2021 presso l’Associazione Maruti: Corso Informatica per l'Ufficio Corso previsto in presenza, 40 ore in 10 lezioni, tutti i sabati dalle ore 9.00 alle ore 13.00

Corsi

■ Bareggio e Cornaredo uniti per il “Distretto del commercio”, un nuovo strumento utile per sostenere il commercio locale. È quanto comunicato dai due sindaci Linda Colombo (Bareggio) e Yuri Santagostino (Cornaredo) che hanno sostenuto e portato avanti - in colla-

“Il Distretto del Commercio - ha commentato il vicesindaco Lorenzo Paietta, anche assessore al commercio - è uno strumento di sviluppo importante, che vuole promuovere il territorio da un punto di vista culturale e sociale.

Non ci sono giustificazioni né scuse per la totale mancanza di presidio del territorio. Non servono leggi nazionali, investimenti o budget di spese straordinarie, basta un po’ di buona volontà e sana cattiveria. Rendergli la vita un po’ più complicata non costa nulla alle casse comunali nè tantomeno al lavoro delle forze dell’ordine”

Il Museo della Ceramica Gianetti, via Carcano 9

Il Comune di Saronno inaugura l’App Municipium, uno strumento di segnalazione e informazione che i cittadini possono avere sempre a portata di mano sul loro smartphone vie del commercio e i nostri nuclei storici. Il Distretto ci aiuterà, inoltre, ad organizzare iniziative ludiche/culturali per accrescere la visibilità delle nostre imprese locali, salvaguardandole anche dall’impatto del commercio online.

Spero che questa iniziativa possa trovare seguito in qualche politica della sua giunta, passando da fatti concreti prima dei soliti proclami. La triste realtà è evidente nella quotidianità della vita cittadina, e se lei avesse ancora qualche dubbio, esca dal “bosco” passeggiando in centro con occhi diversi.

• martedìe giovedì dalle ore 15.00 alle ore 18.00; sabato e domenica, su prenotazione telefonando al numero 375 5969767, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00

l’app dell’amministrazione comunale per i cittadini

borazione con Confcommercio - questa nuova realtà.

Se l’anno dopo il cittadino titolare della tessera si sarà impegnato come da prontuario, potrà ricevere l’upgrade alla Gold Card del balordo: qui non c’è più limite che tenga.

AGENDA Percorsi

Il malcontento deriva dalla percezione della città vissuta come poco sicura, per i continui furti, per gli episodi di spaccio, per le aggressioni in stazione e sui treni. In più, i cittadini lamentano anche atti di vandalismo e teppismo per le strade.

Perché? Perché ha usato la figura retorica dell’ironia e, attraverso il paradosso, ha sottolineato la realtà dei fatti strappandoci persino un sorriso.

Musei

■ Il problema della sicurezza in città è un tema di cui discutono non solo i politici ma anche i cittadini, soprattutto sui gruppi social.

Corso Mindfulness Corso previsto con somministrazione e-learning, 8 ore in otto lezioni, tutti i sabati dalle ore 10.00 alle ore 11.00 Inforamazioni: 02 9603249 info@associazionemaruti.it www.associazionemaruti.it


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SToRIe

Quali sono le conseguenze psicologiche della DAD sugli adolescenti? L’episodio di una adolescente di Saronno

Partiamo dalla storia di una nostra concittadina e di sua figlia 14enne per chiederci come possiamo riconoscere il disagio degli adolescenti e, soprattutto, come affrontarlo Sono uscita per rilassarmi. Non ce la faccio più La tua bambina Queste sono le parole che Iole Struzziero, cittadina di Saronno, ha trovato su un biglietto rincasando a casa dal lavoro lo scorso marzo. A scriverle, quelle parole, è stata la figlia Alice, 14 anni che, snervata dalla DAD, ha deciso di uscire. “Non aveva con sé il cellulare, perché le proibisco di usarlo durante la didattica a distanza, quindi non avevo modo di contattarla e mi sono preoccupata.È stata un'esperienza bruttissima per entrambe. Quando poi è tornata a casa, mi ha raccontato di aver spento il pc alle 11.50, anche se le lezioni sarebbero terminate alle 16. Non ne poteva più, è scoppiata in lacrime e ha deciso di uscire. Ho percepito la sua sofferenza e mi sono sentita impotente" ha detto Iole Strazziero. La Strazziero ha raccontato l’episodio su Facebook, consapevole che ci sono milioni di adolescenti nella stessa situazione della figlia. “Non mi aspettavo una risonanza simile, ma ne sono contenta perché significa che il tema è sentito e che i genitori non sono più disposti a stare zitti. Alice non è una ragazza abituata a piangersi addosso, fa sempre il proprio dovere in qualunque condizione ed è una brava studentessa che ha scelto il liceo artistico perché adora l'arte. Ma adesso è crollata, non sorride più, si sta spegnendo giorno dopo giorno". Giuseppe Riva, direttore del Laboratorio Sperimentale di Ricerche Tecnologiche applicate alla Psicologia di Auxologico e Professore ordinario di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha fornito consigli su come riconoscere il disagio dei ragazzi in DAD e come affrontarlo.

CHE IMPATTO HANNO L’ISOLAMENTO E LA DIDATTICA A DISTANZA SULLA VITA DEGLI ADOLESCENTI? L’isolamento e la didattica a distanza hanno un impatto significativo sulla vita degli adolescenti. Il momento della scuola e del contatto con i compagni di classe rappresenta una delle esperienze che definisce un adolescente dal punto di vista dell’identità sociale. La didattica a distanza ha tolto il legame con il luogo fisico della classe e questo porta i ragazzi a sentirsi più soli. Sappiamo benissimo che le relazioni online sono molto diverse da quelle faccia a faccia e questo, alla lunga, può creare un senso di disorientamento e di disagio. Anche la loro efficacia è inferiore, perché non si riesce a creare una relazione tra docente e studente che passi attraverso la comunicazione non verbale e lo stesso vale per la classe,

non si riesce a creare con la classe una relazione che supporti l’attività didattica.

DAL PUNTO DI VISTA DELL'APPRENDIMENTO QUALI SONO I LIMITI DELLA DIDATTICA A DISTANZA? È indubbio che la didattica a distanza è diversa da quella tradizionale in presenza. All'interno del nostro cervello ci sono dei particolari neuroni, cosiddetti neuroni specchio, che si attivano sia quando facciamo un’azione, sia quando vediamo le altre persone fare un’azione. Questi neuroni sono fondamentali per generare questo senso di connessione automatica, di empatia, che è essenziale per qualunque relazione e in particolare nel mondo della didattica; nella relazione tra studente e docente e tra i diversi studenti, questo aspetto manca del tutto, il rischio è quindi di sperimentare delle lezioni che non riescano a creare un legame. Un altro tipo di neuroni che vengono messi in discussione nella DAD sono i neuroni gps, che inizialmente si pensava servissero soltanto per orientarsi nello spazio. In realtà ci si è resi conto che hanno un ruolo fondamentale nella memoria autobiografica; in pratica noi ricordiamo i luoghi e gli eventi che sono al loro interno, e questa dimensione di collegamento tra le esperienze che facciamo e i luoghi dove li facciamo è fondamentale perché l'esperienza fatta venga in qualche modo integrata nella nostra identità. Nella DAD i neuroni GPS non vengono attivati. Per questo le esperienze fatte hanno maggiore difficoltà a fissarsi nella memoria autobiografica. Il rischio è quello di passare le giornate ad ascoltare cose che dimenticheremo molto in fretta. QUALI COMPORTAMENTI NEGLI ADOLESCENTI POSSONO INDICARE UN DISAGIO PSICOLOGICO? I comportamenti che ci possono segnalare che siamo davanti a una situazione di disagio sono tipicamente due: •l’isolamento sociale: molto spesso l’adolescente compie un vero atto di ritiro sociale e si rifiuta di uscire e incontrare gli amici; •l’elevato numero di ore passate ad interagire con la tecnologia; davanti a una situazione di difficoltà, di complessità, l’adolescente preferisce chiudersi nella propria individualità piuttosto che uscire nel mondo reale e accettare le sfide della vita quotidiana. CINQUE DOMANDE PER CAPIRE SE I NOSTRI FIGLI STANNO AFFRONTANDO UN DISAGIO PSICOLOGICO 1. Dal punto di vista emotivo, riteniamo che nostro figlio sia come prima o sia cambiato? Un primo segnale che possiamo cogliere è se ci trasmette, attraverso la comunicazione non verbale, disagio psicologico, ansia, stress

o depressione e tende a limitare le proprie attività. 2. Quanto tempo passa davanti alla tecnologia? Al termine della DAD rimane attaccato ancora a lungo? Se ci accorgiamo che passa buona parte della giornata davanti alla tecnologia dobbiamo incominciare a proporgli delle attività alternative che lo distolgano da questa relazione quasi simbiotica con i dispositivi tecnologici. 3. Ha relazioni sociali? Incontra e frequenta altre persone? Se lo fa, lo fa soltanto online o anche faccia a faccia? Non avere relazioni faccia a faccia è un segnale importante. 4 Quante attività svolge fuori casa? Un segnale di depressione è che nostro figlio rimanga seduto sul divano per gran parte della giornata senza fare attività e senza uscire. 5 Quanta attività svolge in casa? Aiuta nelle attività quotidiane e sistema le cose in casa? Un altro elemento che può segnalare il senso di depressione o di difficoltà psicologica è che nostro figlio non dia nessuna forma di aiuto, di supporto in casa, è come se fosse assente nelle attività quotidiane.

abbia un disagio psicologico il punto di riferimento deve essere un professionista del mondo della psicologia, ci si può rivolgere a uno psicologo per un primo intervento o uno psicoterapeuta, nel caso in cui la situazione sia più complessa, come quella per esempio situazioni di stress o di depressione. Attraverso una diagnosi accurata è possibile anche pensare a strategie di intervento specifiche, come per esempio: •la mindfulness: tecnica di rilassamento molto utilizzata che consente di concentrarsi su quello che stiamo facendo e dare un senso alle nostre attività quotidiane; •la psicoterapia: la tecnica più utilizzata è la terapia cognitivo-comportamentale. Quando l'esperienza del Coronavirus sarà terminata i giovani, come gli adulti, dovranno affrontare un ritorno alla quotidianità che passa necessariamente dalla capacità di uscire dalla zona di comfort che in questi momenti ci siamo costruiti per sopravvivere. Il modo migliore per affrontare il ritorno alla "normalità" è ricominciare a svolgere attività in compagnia di altre persone, tornare a scuola e al lavoro.

A CHI POSSIAMO RIVOLGERCI IN CASO DI DUBBI O PER UNA DIAGNOSI PIÙ È importante non abbandonare mai del tutto PRECISA? Nel caso di dubbi o di timore che nostro figlio le relazioni e mantenere sempre i contatti.


Economia circolare è un termine che definisce un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo garantendo dunque anche la sua ecosostenibilità. Vediamo come ■ Da qualche tempo, infatti, gli esperti di psicologia del consumo si sono accorti che la crescita continua e costante si è affiancata, per alcuni, alla perdita di autonomia decisionale, a omologazione, ad aumento delle differenze di classe sociale, e a insicurezza per la maggioranza. In questa cornice, si è cominciato a parlare di economia circolare, un’economia sostenibile che si autorigenera.

Che cos’è l’economia circolare?

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La consapevolezza della necessità di ridurre i consumi si sta a poco a poco sostituendo alla fiducia nello sviluppo e nella crescita illimitati. L’emergenza sanitaria ed economica in atto sembra testimoniarlo: l’attuale modello economico e produttivo è destinato a fallire

DALL’ECONOMIA LINEARE ALL’ECONOMIA CIRCOLARE L’economia generale si è finora basata su un modello di produzione lineare, le cui fasi essenziali sono l’estrazione, la produzione, il consumo e lo smaltimento: estrazione della materia prima, costruzione del prodotto, consumo dello stesso, trasformazione in rifiuto. Per esempio: esce un nuovo modello di smartphone, si acquista quello nuovo e si butta via quello vecchio. Lo stesso vale per una lavatrice, una bici, un abito, una borsa, un paio di scarpe e così via. Questo modello economico si sta rivelando insostenibile: il mondo ha risorse esauribili (terreno coltivabile, acqua dolce, foreste, petrolio, carbone, minerali, metalli, ecc.) e limitate capacità di assorbire inquinamento e rifiuti. Inoltre, la scarsità delle materie prime provoca variazioni imprevedibili dei prezzi e instabilità nel rifornimento delle stesse. Nell’ultimo decennio si sono evidenziati con prepotenza i limiti dello sfruttamento antropico della Terra, e questa evidenza ha portato per la prima volta a mettere in discussione il sistema economico lineare tradizionale, dando spazio alla formulazione del nuovo concetto di economia circolare.

CHE COS’È L’ECONOMIA CIRCOLARE L’economia circolare, secondo la definizione di Ellen MacArthur icona dell’economia circolare e fondatrice della Ellen MacArthur Foundation, una delle associazioni più attive nella promozione di questo modello di sviluppo economico, sostenuta da giganti del mondo industriale come Google, H&M, Banca Intesa e dal Forum Economico Mondiale –, è un’economia pensata «per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera». Per biosfera s’intende l’insieme delle zone terrestri in cui le condizioni ambientali permettono lo sviluppo della vita umana, animale e vegetale. Si tratta di un sistema economi-

co in cui niente viene buttato, nessun materiale rappresenta un valore inutile, in cui il prodotto entra in un ciclo di trasformazione, usando fonti di energia sostenibile e generando un impatto positivo sull’economia: i rifiuti di un’azienda diventano risorse primarie di un’altra. In pratica, si tratta di prendere i rifiuti domestici e quelli industriali, e reintrodurli in cicli di produzione. Come nel ciclo della natura, dove ogni scarto diventa cibo per un altro organismo, lo stesso deve accadere nella produzione, attraverso riciclo, riuso, rigenerazione. Tutte azioni fondamentali per trasformare lo scarto in “materia prima seconda”. Dunque, è un’economia che si “ricostituisce” di proposito e che cerca di eliminare dalla produzione rifiuti e sprechi, attraverso un’attenta progettazione dei prodotti. IL PRODOTTO CIRCOLARE Infatti, l’idea alla base dell’economia circolare comporta un cambio di modello dell’intero sistema produttivo, a partire dalle fasi di disegno e progettazione dei prodotti. Questi devono essere pensati e ideati per durare il più a lungo possibile e per essere poi scambiati, riutilizzati, riparati, e solo infine riciclati. Nel modello circolare i prodotti devono essere progettati sin dall’inizio avendo in mente la fine del loro ciclo vitale e facilitando i processi di recupero, riutilizzo delle parti e riciclo dei materiali. A oggi, però, moltissimi prodotti in commercio sono costruiti con più materiali, che rendono il riciclo difficile e costoso, e anche nei casi

in cui esso è possibile, genera un abbassamento del livello di qualità dei materiali stessi.

NÉ CRESCITA NÉ DECRESCITA Se è vero che il modello economico lineare tradizionale della crescita continua e illimitata non è più praticabile, è comunque fondamentale affermare subito che anche il modello dell’economia circolare non è, a oggi, funzionale alla realtà globale, poiché prevede una “decrescita” dell’economia. Per trasformarsi in un modello dominante, l’economia circolare dovrebbe assicurare alle imprese una redditività almeno uguale a quella attuale: al momento, invece, le variabili strutturali che incidono negativamente sul consumo sostenibile sono proprio i prezzi poco favorevoli e l’inaccessibilità dell’informazione. Infatti, spesso, produttori e consumatori hanno nessuna (o scarsa) conoscenza dell’impatto ambientale causato da un prodotto, e dunque lo sottovalutano. A proposito dei prezzi, succede che le imprese utilizzatrici di materiali non sostenibili abbiano costi fissi e variabili inferiori a quelle che utilizzano un modello di produzione circolare, perché non investendo in innovazione, si possono permettere di fissare prezzi più bassi per i propri prodotti. L’assenza di leggi stabili per correggere o migliorare questo stato di cose garantisce loro maggiore competitività, grazie all’attuale fase economica di recessione e alla conseguente concorrenza di prezzo, che ha molta importanza sui consumatori attenti all’acquisto di prodotti convenienti.

”

A queste variabili strutturali si aggiungono i problemi del recupero e della valorizzazione degli scarti: anche se ci sono molte realtà che stanno cercando di accostarsi al modello economico circolare, la situazione attuale è ancora lontana dalla possibilità di riutilizzare, recuperare o riciclare davvero tutti i materiali scartati. Secondo i dati di uno studio effettuato dal Green Economy Observatory (GEO) dello IEFE – Bocconi, dal titolo “Economia circolare: principi guida e casi studio”, fino al 2020 ancora 82 miliardi di tonnellate di materiali sono stati immessi nell’economia globale per essere sfruttati; inoltre, a oggi, solo un terzo dei 60 metalli più comuni riscontra un tasso di riciclo a fine vita maggiore del 25%. Anche le abitudini di acquisto e la cultura consumistica rappresentano un freno alla diffusione di questo nuovo modello economico: le persone fanno fatica ad accettare un prodotto riciclato (costruito con materie prime seconde), dalle performance inferiori rispetto ai prodotti concorrenti più convenzionali, cioè prodotti con materie prime vergini.

POSSIBILI SOLUZIONI Una soluzione possibile, secondo gli studiosi, potrebbe essere una progressiva trasformazione della tipologia dei bisogni dei consumatori: basterebbe offrire un modello in cui sia possibile diminuire gradatamente gli acquisti di beni materiali non primari, come abiti griffati o gioielli, smartphone o auto di lusso, sostituendoli con bisogni di natura diversa, più piacevoli e attraenti, come sport, arte, spettacoli, musica, turismo, lettura, cultura, fino ai bisogni di natura spirituale.

Ma anche questa posizione si scontra con i limiti reali: infatti, procedendo in questa direzione si potrebbero verificare bruschi rallentamenti all’innovazione tecnologica, l’unica in grado di aiutare lo sviluppo di soluzioni di recupero delle materie prime seconde (quelle riciclate). Secondo l’economista inglese Kate Raworth, invece, l’unica soluzione possibile è la cosiddetta economia della ciambella – the doughnut economy. Secondo questa teoria, lo sviluppo sostenibile – cioè progresso economico ed equità sociale - è raggiungibile solo se abbattimento della povertà e sostenibilità ambientale vengono perseguiti contemporaneamente.

CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI: L’ECONOMIA CIRCOLARE COME SVILUPPO SOCIALE Si diceva, più sopra, che sarebbe indispensabile sostituire i bisogni materiali superflui con bisogni di natura diversa. La diminuzione dei beni materiali superflui farà bene all’ambiente – meno inquinamento, meno utilizzo di energia, meno uso di risorse primarie esauribili – e i beni materiali consumati saranno solo quelli pienamente sostenibili – ri-ciclabili, ri-utilizzabili, ri-generabili – e rispettosi dei vincoli della Natura. Ed è proprio alla Natura che bisogna guardare, perché il modello dell’economia circolare imita proprio quello naturale del “ciclo chiuso”. In qualunque ecosistema naturale gli organismi viventi collaborano tra loro: gli animali si nutrono di piante o di altri animali; i microrganismi derivati dalla decomposizione degli organismi morti o di materiali biologici espulsi diventano nuovo nutrimento per le piante, ricominciando il ciclo di continuo. Se applichiamo questo modello a quello attuale di produzione, si capisce come la grande quantità di rifiuti prodotta potrebbe essere trasformata in un’abbondante e preziosissima risorsa. In questo senso il modello si presta a essere applicabile universalmente, a tutte le civiltà e popolazioni, secondo una logica di evoluzione dei bisogni in cui tutto rientra all’interno di un ciclo naturale di sviluppo perenne e sempre diverso, finalizzato a un miglioramento progressivo dell’esistenza, in equilibrio tra benessere economico, bisogni materiali e immateriali ed equità sociale.


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comuNIcAzIoNe

I consigli per comunicare online e di persona Sappiamo comunicare online? I consigli di Vera Gheno, accademica, saggista e traduttrice, per comunicare online. E le domande da porci prima di postare sui social

■ Secondo gli studiosi ogni produzione linguistica è un atto d’identità: con le parole, scritte o parlate, non solo comunichiamo, ma tentiamo di unire i nostri simili, quelli che parlano o scrivono come noi, e di discriminare, nel senso letterale del termine, tra i nostri simili e gli estranei. Vera Gheno, nel suo libro Social linguistica – Italiano e italiani dei social network, ci dice che all’interno dei social troviamo la piena realizzazione del ruolo della lingua sia come unificatrice sia come separatrice: unisce le persone che comunicano in maniera simile, separa le persone che non hanno i nostri stessi interessi, che non usano il linguaggio

che usiamo noi. All’inizio Marshall McLuhan ha definito internet come il villaggio globale per eccellenza: nei 20 anni della sua comparsa tra noi, il concetto è cambiato. Oggi si può definire come una globalità di villaggi, in cui ogni villaggio usa la lingua a modo suo. Manuel Castells ne ha dato una definizione più pertinente ai nostri tempi: internet si è trasformato in una serie di cottage personalizzati, piccole case adattate ciascuna al proprio abitante. L’italiano dei social network si aggiunge alle tre varietà di italiano studiate e descritte dai linguisti: l’italiano scritto, l’italiano parlato e l’italiano trasmesso – multimediale e ipertestuale -.

Questa quarta varietà si può chiamare italiano digitato o e-taliano. Quali sono le caratteristiche dell’italiano digitato? La ricercatrice Elena Pistolesi dice che la caratteristica principale dell’italiano digitato è di essere un ipotesto, cioè un frammento di testo. Proprio perché sono frammenti di testo, li può scrivere anche chi non apre mai un libro o chi, leggendo un articolo di giornale o un documento, non ne capisce il significato. Un’altra caratteristica dell’italiano digitato è l’uso delle emoticon, degli acronimi e del maiuscolo usato come se stessimo urlando, che si possono considerare elementi di stile dell’etaliano. La mimesi del parlato è una delle strategie di comunicazione che più caratterizzano l’e-taliano. I consigli di Vera Gheno per comunicare online 1. Non mettere in rete nulla che ti vergogneresti di vedere pubblicato su un giornale 2. Non scrivere nulla di compromettente nemmeno in chat, nemmeno su Messenger. L’ideale è che, anche se qualcuno trovasse i tuoi profili aperti

e ci andasse a curiosare, non possa trovare niente di imbarazzante. 3. Imposta bene i livelli di privacy dei tuoi profili e ricordati quali sono pubblici e quali no. 4. Ricordati che la privacy è sempre relativa perché qualcuno potrebbe sempre screenshottare o copiaincollare la tua roba altrove. 5. Fa’ in modo che i post in cui sei taggato possano essere pubblicati sul tuo profilo solo previo il tuo consenso. 6. Fa’ in modo che non possano taggarti nelle foto altrui, o che prima di visualizzare un tag tu debba approvarlo. 7. Decidi se vuoi che altri possano pubblicare cose sul tuo profilo o meno (puoi tenere la bacheca aperta o chiuderla). 8. Ricordati che non puoi veramente controllare l’ampiezza del tuo pubblico, e che i tuoi contatti su Facebook non sono davvero tuoi “amici”. 9. Ricordati che il vero anonimato è difficile da ottenere. 10. Non pensare che le cose che posti spariscano in fretta. La rete ha una memoria lunghissima. 11. Controlla quello che stai per pubblicare. Pensaci due volte. Non pre-

mere invio quando sei arrabbiato. E le domande da porci prima di pubblicare qualcosa

1. Perché voglio dare voce a questo contenuto? 2. Quale soddisfazione o vantaggio ne traggo? 3. Qual è la conseguenza delle mie azioni o delle mie affermazioni sugli altri? 4. Se fossi dall’altra parte, sarei contento dell’attenzione rivoltami? 5. Quello che è divertente per me lo è davvero per tutti? 6. “L’hanno fatto tutti” può mai essere una giustificazione? 7. Ho piena coscienza di essere unico responsabile delle affermazioni che faccio? Sono pronto a difenderle? 8. Se mi accorgo di avere contribuito a condividere una bufala, sono in grado di ammettere di avere sbagliato? 9. Sono stato sufficientemente chiaro e preciso nell’esprimere le mie opinioni? 10. Se sto rispondendo ad altri, ho letto/ascoltato e compreso quanto affermato? 11. Ho controllato di non essere ridondante?

Tutti i suggerimenti per parlare in pubblico ■ Comunicare significa far capire agli altri il nostro messaggio. Perciò parlare non significa necessariamente comunicare. La comunicazione, a differenza del semplice parlare, ha sempre un obiettivo: rendere consapevole di qualcosa l’interlocutore o fargli compiere un’azione. Per farci capire, dobbiamo entrare in sintonia col nostro interlocutore: conoscerlo, ascoltarlo, adattare e personalizzare il messaggio alle sue esigenze, ai suoi interessi, ma soprattutto verificare (feedback) che il messaggio sia arrivato e abbia prodotto il risultato voluto, cioè l’esatta comprensione. CHE COSA DEVO FARE PER ESSERE PIÙ EFFICACE E PERSUASIVO NELLE MIE COMUNICAZIONI? Il messaggio deve essere pianificato e sviluppato in funzione del profilo di chi ascolta. Le persone abili nella comunicazione sono molto empatiche, si pongono sempre domande quali: • se io fossi al posto del mio pubblico o del mio interlocutore che cosa potrebbe interessarmi di questa presentazione? • quali sono i bisogni del mio interlocutore che possono essere soddisfatti o stimolati dalla mia presentazione?

•si controlla il nervosismo •si acquisisce padronanza d’aula

Sappiamo parlare in pubblico? Continuiamo il nostro approfondimento sulla comunicazione con i consigli di Cesare Sansavini e del suo libro, “Parlare in pubblico”. Il libro si rivolge soprattutto a chi, per lavoro, deve fare spesso presentazioni. Ma i suoi consigli sono utili per tutte le interazioni

Il primo passo per comunicare con efficacia è conoscere il profilo dei propri interlocutori, allo scopo di stimolarne l’interesse e di entrare in sintonia con loro. Conoscere il profilo dei propri interlocutori significa indagare due aspetti: quello personale e quello professionale. Davanti ad un gruppo di persone vale la regola del posizionamento sul gruppo più numeroso o di maggiore importanza.

SE DOBBIAMO PARLARE DAVANTI A UN GRUPPO, PONIAMOCI QUESTE DOMANDE: • chi sono i miei interlocutori chiave?

(prima parte)

LA GESTUALITÀ La gestualità è una parte integrante del processo di comunicazione e pertanto deve essere esibita spontaneamente e naturalmente senza inibizioni.

• se io fossi al loro posto, cosa stimolerebbe il mio interesse? • quali sono le loro aree di interesse? • quali sono i benefici che potrebbero attendersi dalla mia proposta? Le quattro condizioni fondamentali per esprimere al meglio il nostro potenziale comunicativo 1) L’assoluta convinzione che vogliamo diventare eccellenti oratori e che abbiamo le capacità per farlo. Il concetto di eccellenza di cui parlo riguarda la spinta al miglioramento continuo, un impulso interiore a non sapersi e a non volersi accontentare del livello di qualità raggiunto, volendo tendere al gradino superiore. 2) Metabolizzare positivamente il contenuto della relazione. In sostan-

za, rielaborarlo mentalmente fino a farlo diventare nostro, aggiungendo dettagli e approfondimenti spontanei. 3) Prendere coscienza che l’abilità di comunicazione non è innata, ma risponde a regole ben precise che possono essere acquisite e applicate. 4) Fare pratica.

CONTATTO VISIVO Il contatto visivo è il più potente mezzo di comunicazione che possediamo. Un efficace contatto visivo proiettato democraticamente su tutti i partecipanti favorisce la percezione di un oratore sicuro e padrone dell’aula. Benefici. •si esprime sicurezza •si trasmette sicurezza all’interlocutore

POSTURA E MOVIMENTI L’oratore, prima di avere il diritto di essere ascoltato, deve acquisire credibilità sul gruppo, una credibilità inizialmente basata su una serie di percezioni emotive tra cui quelle trasmesse dalla posizione del corpo. L’oratore efficace si pone in piedi al centro della sala, evitando ogni barriera di separazione, mantiene una posizione equilibrata sulle gambe, spalle erette e mani lungo i fianchi. Avvicinarsi al pubblico esprime sicurezza e volontà di integrarsi col gruppo, desiderio di personalizzare la comunicazione. Uno dei rischi che si corre passeggiando in aula, però, è quello di perdere la padronanza d’aula, cioè il contatto visivo di tutti i partecipanti. I movimenti in aula dell’oratore (partendo dal centro va avanti, verso destra o verso sinistra, mai lateralmente) servono a scaricare energia e a creare un forte dinamismo comunicativo, purché siano programmati verso i partecipanti rispettando la regola di non voltare mai le spalle all’uditorio. (continua nel prossimo

numero)


Identità di genere: cos’è?

Tratto dal blog online di lerosa.it, un progetto di SeoSpirito Società Benefit srl che nasce con la voglia di contribuire al benessere femminile e del territorio attraverso l’impiego dei social network e di altri canali digitali. L’obiettivo del progetto è la ricerca di felicità e lo sviluppo del proprio business e talento fornendo supporto tramite contatti, informazioni e formazione tra le persone che aderiscono. Firmato dalla nostra direttrice editoriale Mariangela Campo ■ IDENTITÀ DI GENERE: COS’È? È la percezione che ciascuno di noi ha di sé e del proprio essere maschio o femmina. È diversa dall’identità sessuale: il sesso è l’insieme delle caratteristiche biologiche di una persona. Il genere, invece, è l’insieme di fatti sociali, culturali e psicologici legati al sesso. In fisiologia e biologia esistono, nei due sessi – il maschile e il femminile – predisposizioni differenti; ma è solo attraverso l’insistente rinforzo culturale che queste differenze acquistano quel peso, quel significato e quella portata che tutti conosciamo. La cultura alla quale apparteniamo, come ogni altra cultura, usa tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere da maschi e femmine il comportamento più adeguato ai valori che le interessa conservare e trasmettere. L’obiettivo dell’identificazione di un bambino col sesso cui è stato assegnato si raggiunge molto presto, e non ci sono elementi per dedurre che questo complesso fenomeno abbia radici biologiche. “Nonostante i fattori ormonali e genetici, l’educazione a considerarsi maschio o femmina è l’elemento determinante dell’identificazione sessuale. I risultati delle ricerche a proposito di ragazzi il cui sviluppo sessuale è manchevole lasciano intendere che l’identificazione con l’uno o con l’altro sesso e l’assunzione di un determinato ruolo sessuale avviene essenzialmente attraverso l’apprendimento” Carlfred Broderick, La sessualità nell’infanzia e nell’adolescenza, 1972 Il concetto di genere è l’esempio più chiaro degli effetti che la società può esercitare sulla vita individuale delle persone. Il genere, infatti, definisce il percorso di costruzione sociale delle differenze biologiche, cioè l’insieme dei processi con cui le società trasformano maschi e femmine, e le loro specificità, in identità, ruoli e compiti specifici, differenziandoli anche attraverso l’imposizione e la legittimazione di comportamenti diversi. Al processo di costruzione sociale del genere partecipano: • famiglia; • scuola; • gruppo dei pari; • linguaggio; • mezzi di comunicazione; • esperienze affettive, lavorative, associative, religiose, politiche. La costruzione dell’identità di genere comincia appena nati, attraverso l’assegnazione di una precisa categoria sessuale in base all’aspetto degli organi genitali esterni, per cui si indica il neonato come maschio o femmina. È questo il momento preciso da cui parte il processo di costruzione sociale del genere. Da questo momento in poi, accanto ai fattori biologici, si aggiungeranno i fattorisociali, ovvero le diverse interazioni tra ambiente di vita e individui a seconda delle loro caratteristiche biologiche. Bambini e bambine saranno spinti a comportarsi in modo diverso, che questo accada inconsapevolmente o no: alle bambine si chiederà docilità, dolcezza, si darà per scontata la loro predisposizione all’ascolto e al concetto di “prendersi cura degli altri”. Ai bambini si perdoneranno l’irrequietezza e il piacere del rischio, si

QUANTE SONO LE IDENTITÀ DI GENERE Quante sono le identità di genere? Impossibile dirlo con precisione.

Nel passato il processo di costruzione sociale del genere tendeva esclusivamente all’orientamento eterosessuale: la donna attratta dall’uomo e viceversa. Oggi non è più così: le persone possono orientarsi anche all’omosessualità e alla bisessualità. chiederanno loro forza, vivacità e coraggio. Questi atteggiamenti, seppur inconsapevoli, si rispecchieranno nei regali: per bambini giochi di costruzioni o modelli di automobili, aeroplani, carrarmati, pistole, mentre per le bambine bambole, vestiti per le bambole, pupazzi, castelli delle principesse, barbie. Nella ricerca condotta dallo psichiatra Dario Capone e dalla psicologa Ilaria Di Vecchio nel 2012, La famiglia e l’identità di genere, si indaga l’influenza della famiglia per la costruzione dell’identità di genere. Nella ricerca si leggono le risposte individuali di 20 giovani di età compresa tra i 19 e i 34 anni a un questionario. Tra le domande, si legge “In che modo nella tua infanzia hai scoperto di essere un maschio o una femmina?”. Ecco alcune risposte. • Credo attraverso la richiesta di mia madre di aiuto in quanto donna come lei. • Ho scoperto di essere femmina fin da subito. Avendo un fratello maschio era chiara la differenza nel vestirsi. Spesso mia madre cuciva vestiti della stessa stoffa per me e per lei. • Nell’asilo delle suore, non potevo giocare con i maschi perché mi mettevano in punizione. • Ho ricordo della scuola elementare, nelle scelte dei giochi. • Da come mi trattavano i miei genitori e da come mi sentivo diverso da mia sorella.

DEFINIZIONE DI IDENTITÀ DI GENERE Ecco la definizione di identità di genere che da Elisabetta Ruspini, professoressa associata di Sociologia presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca: “la percezione sessuata di sé e del proprio comportamento, acquisita attraverso l’esperienza personale e collettiva, che rende gli individui capaci di relazionarsi agli altri […]. L’identità di genere è il riconoscimento delle implicazioni della propria appartenenza a un sesso in termini di sviluppo di atteggiamenti, comportamenti, desideri più o meno conformi alle aspettative culturali e sociali” L’identità di genere si esprime attraverso i ruoli di genere: caratteristiche “apprese” nella cultura in cui si vive. I ruoli di genere sono l’espressione pubblica dell’identità, l’insieme delle caratteristiche che la società ritiene adeguate a maschi e femmine. A lungo la donna è stata definita esclusivamente dal matrimonio e dalla maternità, l’uomo dal lavoro e dalla posizione sociale. Nell’attuale fase storica in cui viviamo

si stanno ridisegnando i processi di costruzione delle identità di genere. Tra le generazioni più giovani, Millennials – donne e uomini nati tra i primi anni Ottanta e la fine del XX secolo – e Generazione Z, ragazzi e ragazze venuti al mondo a partire dagli anni 2000, i confini tra femminilità e maschilità si sono allentati. I due gruppi sono stati investiti da profonde tendenze di cambiamento sociale che hanno influenzato, e continuano a influenzare, i processi di costruzione sociale del genere: • globalizzazione; • nuove tecnologie dell’informazione; • emancipazione femminile; • processi migratori; • ricorrenti crisi economiche e ambientali; • pandemia; In questo contesto sono evidenti prima di tutto i cambiamenti avvenuti nelle donne: • la crescente partecipazione delle donne alla vita lavorativa e politica; • il sempre più consistente investimento nell’istruzione; • la possibilità di decidere in merito all’espressione della propria sessualità e alle scelte riproduttive; • la crescente convinzione che può essere possibile costruire la propria identità di donna senza sperimentare l’evento maternità oppure da single; • l’assunzione di responsabilità che prima appartenevano esclusivamente agli uomini. Sulla spinta dei cambiamenti femminili, anche gli uomini iniziano a prendere coscienza della propria identità di genere: emergono nuovi tipi di maschilità, più egualitari e orientati alla condivisione, che si discostano e si oppongono ai modelli patriarcali. Cresce il desiderio degli uomini di scoprire i termini e i valori della propria specifica maschilità, un atto che sfida i condizionamenti imposti dal modello di virilità unico e rigido. Aumenta la disponibilità al dialogo e alla riflessione critica sulla complessità e sulle contraddittorietà dell’identità maschile. I mutamenti delle identità di genere in atto esercitano un forte impatto sulle famiglie: queste sono sempre più diversificate e sempre meno organizzate intorno al vincolo matrimoniale, alle esperienze di genitorialità, all’eterosessualità. Aumentano le famiglie di fatto, ricostituite, miste, LGBT, i nuclei con un solo genitore, le coppie LAT (Living Apart and Togheter – si tratta di coppie legate da una relazione che decidono di avere case separate), donne e uomini childfree, cioè che scelgono di non avere figli.

Possiamo però provare a stilare una lista, avendo bene in mente che l’identità di genere può essere diversa dall’identità sessuale assegnata alla nascita. • Eterosessuale/Cisgender: una persona che è sentimentalmente e sessualmente attratta da persone del genere percepito “opposto”. • Pansessuale: una persona che è sessualmente e/o sentimentalmente attratta da persone indipendentemente dal loro genere. • Polisessuale: una persona che è sessualmente e/o sentimentalmente attratta da diversi generi ma non tutti. • Transgender: persone che hanno la percezione di vivere diverse identità di genere. Ad esempio, i transessuali e quelle che si identificano in una “gamma di generi” e che sentono di vivere al di fuori degli schemi socialmente definiti di “uomo” o “donna”. • Transessuali: persone che si identificano con il sesso opposto a quello con cui sono state classificate alla nascita. Possono cercare di sottoporsi a vari trattamenti medici, fra cui quello ormonale o chirurgico, per riallineare la conformazione del loro corpo all’identità che sentono dentro di sé. • Intersessuali: persone che non sono state facilmente classificate come “maschi” o “femmine” basandosi sulle loro caratteristiche fisiche alla nascita o dopo la pubertà. • Cross-dresser: persone che, per il proprio benessere emotivo e psicologico, indossano abiti che sono solitamente associati al sesso “opposto”. • Trans: termine generico con il quale si indicano persone che, in vari modi, non sono conformi con l’idea che la società generalmente collega all’identità di uomo o donna.

• LGBTIQ+: Acronimo che indica lesbiche, gay, bisessuali, trans, intersessuali, queer. Il + ha un doppio significato: è un simbolo inclusivo che indica tutti gli orientamenti sessuali e identità di genere non etero e rappresenta inoltre l’inclusività delle persone sieropositive (HIV+). • Demisessuale: una persona che ha un’attrazione sessuale solo se è presente un’attrazione romantica o comunque un forte legame emotivo. • Binario/Non-Binario: si riferisce al presupposto che esistono solo due generi: uomo e donna. Una persona non binaria è una persona che non si identifica come un uomo o una donna. Si potrebbe sentire come una persona non allineata con nessuno dei poli uomo/donna, che presenta sia elementi codificati come maschili, sia elementi codificati come femminili; potrebbe riconoscersi in un punto intermedio dello spettro di genere oppure sentirsi come estranea a questa definizione. • Agender: una persona che non ha un allineamento personale né con il concetto di “uomo” né con quello di “donna”, e quindi non si definisce in termini di genere (a volte chiamato anche di genere neutro o senza genere). • Androgino: un’espressione di genere che ha elementi sia di mascolinità che di femminilità. • Aromantic*: persona che non prova attrazione sentimentale verso altre persone. • Asessuale: una persona che generalmente non è sessualmente attratta da altre persone o sceglie di non svolgere attività sessuali. • Bear: nella cultura gay si utilizza per indicare uomini gay o bisessuali generalmente dalla corporatura robusta, spesso pelosi, caratterizzati da una espressione di genere mascolina.

ORIENTAMENTO SESSUALE E IDENTITÀ DI GENERE Orientamento sessuale e identità di genere sono la stessa cosa? Secondo la Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale l’orientamento sessuale è “l’attrazione emozionale, romantica e sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso, di sesso opposto o entrambi”. L’orientamento sessuale è diverso dall’identità di genere: quest’ultima, come abbiamo detto, ha a che fare con il genere a cui l’individuo si sente di appartenere, ovvero se si identifica come maschio, femmina o altro e con le norme sociali sugli atteggiamenti di uomini e donne in una data epoca, società e cultura. L’orientamento sessuale è diverso anche dal sesso biologico, cioè il sesso genetico di un individuo determinato biologicamente dai cromosomi sessuali. Nel passato il processo di costruzione sociale del genere tendeva esclusivamente all’orientamento eterosessuale: la donna attratta dall’uomo e viceversa. Oggi non è più così: le persone possono orientarsi anche all’omosessualità e alla bisessualità. Nonostante questa lenta (e difficoltosa) apertura, l’identità eterosessuale viene comunque considerata “normale” e per questo incoraggiata dalla cultura dominante, guidando i giovani a plasmare la propria identità sessuale

in questa direzione. Non sorprende quindi che le istituzioni supportino la formazione di questo tipo d’identità. L’identità sessuale di ciascuno di noi può cambiare più volte nel corso della vita, non è immutabile e fissa, ma è il risultato di un processo di costruzione che si verifica nel corso di tutta l’esistenza. L’ostilità nei confronti di individui non eterosessuali deriva essenzialmente dalla falsa credenza che gli individui siano tutti eterosessuali e che l’unico atteggiamento normale sia scegliere un partner del sesso opposto al proprio. La società sta cambiando, ma è ancora talmente tanto diffidente nei riguardi delle diversità che arriva addirittura a considerarle pericolose, vere e proprie minacce ai valori convenzionali. Un ultimo dato: è interessante osservare che la stessa parola “omosessuale” include uno stereotipo, cioè la sottintesa inclinazione al sesso maschile. Infatti, di solito il concetto di omosessuale viene usato con riferimento ai maschi, rendendo questa tendenza preminente negli uomini rispetto alle donne. Ma è davvero così?


Le NUOvE tECNIChE per togliere la CATARATTA In Italia la cataratta colpisce circa 500.000 pazienti l’anno. È una patologia dell’occhio che spesso è correlata all’età, ma può anche avere altre cause e colpire persone giovani. Dott. Federico Basilico

COSA E’ LA CATARATTA La cataratta è una progressiva e costante opacizzazione del cristallino (lente naturale posta all’interno dell’occhio). Per diversi motivi quali età, traumi, malattie (es. diabete), uso prolungato di certi farmaci, patologie oculari, fattori ereditari o congeniti, il cristallino perde la sua trasparenza. SINTOMI E DIAGNOSI Nella maggior parte dei casi la cataratta esordisce in modo impercettibile, per poi, con il passare del tempo, evolvere in modo anche invalidante, fino alla cecità nei casi più gravi. Comunemente i sintomi che il paziente avverte sono: la riduzione

della capacità visiva, una sua fluttuazione, un facile abbagliamento soprattutto durante la guida notturna, visione doppia monoculare, un peggioramento della visione contro luce ed a volte un falso miglioramento della visione da vicino e raramente anche da lontano. NB: anche la necessità di cambiare gradazione alle lenti può essere legato all’insorgenza della cataratta e per questo dovrebbe essere effettuata solo dopo visita del medico specialista. La diagnosi può essere fatta solo attraverso una visita medica dallo specialista oculista in associazione con esami strumentali specifici e l’utilizzo di colliri dilatatori della pupilla.

TERAPIA Non esistono cure mediche efficaci ad arginare l’evoluzione della cataratta e l’unica terapia possibile è quella chirurgica, sostituendo il cristallino opacizzato con una lente artificiale. Le moderne tecniche e le strumentazioni di ultima generazione hanno reso l’intervento di cataratta, che fino a qualche decennio fa risultava estremamente complicato, il più agevole possibile per il paziente e uno dei più eseguiti al mondo. E’ infatti possibile eseguire l’intervento, nella maggior parte dei casi, in ANESTESIA LOCALE TOPICA, cioè utilizzando un collirio anestetico. Comunque ancora oggi operare una cataratta in fase estremamente avan-

zata o “matura”, quando cioè è più dura, espone a maggiori difficoltà operatorie. NB: c’è cataratta e cataratta, poiché ci possono essere molte condizioni che la complicano! La tendenza più attuale è quella di abbinare all’ intervento anche la correzione dei difetti rifrattivi quali miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia. Non solo si può togliere l’appannamento visivo ma si annulla o si riduce l’uso degli occhiali. Tutto questo è possibile anche grazie all’impianto di moderni cristallini artificiali (IOL) scelti ad hoc per ogni singolo paziente come le IOL multifocali, toriche, trifocali o EDOFF. L’ultima frontiera della tecnologia, anche per la chirurgia della catarat-

ta, è il laser a femtosecondi gia' presente negli ambulatori chirurgici italiani piu’ attrezzati, permettendo di eseguire con maggior precisione e sicurezza le fasi iniziali dell’intervento. Va ricordato che l’intervento di cataratta nonostante la tecnologia a disposizione è pur sempre dipendente dall’ abilità microchirurgica dell’operatore; il chirurgo deve avere il preciso controllo dei movimenti degli strumenti all’interno dei piccoli spazi del nostro occhio garantendone l’integrità e tenendo conto che si tratta di strutture estremamente delicate.

Dott. Federico Basilico Specialista in Oftalmologia

Il CARCINOMA BASOCELLULARE: come riconoscerlo e curarlo Il carcinoma basocellulare, basalioma o epitelioma basocellulare (BCC) è il tumore più frequente nella popolazione bianca, rappresentando circa l’80% dei tumori cutanei non-melanoma; è caratterizzato usualmente da una crescita lenta ma anche dalla capacità di invadere e distruggere i tessuti vicini e sottostanti, e raramente di metastatizzare. Il BCC comprende un gruppo eterogeneo di tumori, che include diverse varianti : la forma nodulare, superficiale, morfeiforme e fibroepitelioma di Pinkus. Dott. Vincenzo Barbaccia

I fattori di rischio per lo sviluppo del BCC includono radiazioni ultraviolette (UV), caratteristiche fenotipiche (carnagione chiara, capelli biondi/rossi, occhi celesti/verdi), radiazioni ionizzanti, arsenico, fototerapia (psoralene e UVA), e condizioni di immunodepressione (es. pazienti sottoposti a trapianti d’organo).

Il BCC nodulare si presenta come una papula o nodulo di colore rosarosso, che si localizza preferenzialmente nella regione testa/collo e nella parte centrale del volto. Il BCC superficiale è caratterizzato clinicamente da una chiazza o placca di colore variabile dal rosa al rosso al marrone, con superficie a volte squamosa e con piccole erosioni, e bordi in genere ben definiti. Il BCC superficiale si localizza più frequentemente al tronco.

Esistono inoltre alcuni sottotipi aggressivi quali il BCC infiltrante, morfeiforme e basosquamoso, che sono caratterizzati clinicamente da lesioni poco specifiche come placche infiltrate e mal definite . La diagnosi di BCC si basa sull’insieme delle caratteristiche cliniche e dermoscopiche della lesione. La dermoscopia, una metodica in vivo non invasiva, correntemente utilizzata per la diagnosi delle lesioni cutanee, permette di aumentare del 30% l’accuratezza della diagnosi di BCC rispetto alla sola diagnosi clinica Se diagnosticato precocemente e trattato in modo appropriato, nella quasi totalità dei casi il BCC è curabile.

L’obiettivo primario del trattamento è la completa asportazione del tumore, preservando le strutture anatomiche circostanti sia in termini di funzionalità che di risultato estetico. Le possibilità terapeutiche sono molteplici e vengono scelte in base alle caratteristiche della lesione (singola o multipla, localizzazione anatomica, dimensione, tipo di crescita, criteri clinico-dermoscopici) e del paziente (età, condizioni generali, immunosoppressione). Il trattamento di prima linea è sempre la terapia chirurgica radicale con controllo istologico dei margini di escissione, mentre la terapia medica va riservata a casi in cui le procedure chirurgiche non sono rac-

comandate per la localizzazione ed estensione anatomica della lesione e/o comorbidità del paziente Altre procedure di tipo chirurgico consigliate nei casi di lesioni di piccole dimensioni e a basso rischio includono crioterapia, curettage ed electrodesiccation. In tali casi è importante sapere che la percentuale di recidive a 5 anni arriva fino al 40% dei casi. Le terapie topiche sono indicate nei BCC superficiali e consistono in: imiquimod 5% crema, 5-Fluororacile topico (5-FU) e terapia fotodinamica. Dott. Vincenzo Barbaccia Specialista in Dermatologia e Venereologia


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