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La Freccia - marzo 2026

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Incontri

Luca Argentero

Elisa Maino e Mattia Stanga

Barbara Foria

Nadia Terranova

Viaggi

A Napoli con Maurizio de Giovanni

I Parchi della Calabria

Arte e cultura

Andy Warhol

Antonio Ligabue

Steve McCurry

GIUSEPPE ZENO

RINASCERE

vi è un momento dell’anno in cui il cambiamento smette di essere un auspicio e diventa un atto. Marzo non concede sentimentalismi: è una soglia. La luce si fa più netta, i contorni si definiscono, ciò che era rimasto in sospeso chiede una forma compiuta. Rinascere, in questo senso, non è un moto dell’animo ma una disciplina della volontà. È in questa prospettiva che va letto il rinnovamento del Frecciarossa di Trenitalia. Un nuovo segno grafico, un’identità visiva più essenziale e coerente con il percorso industriale dell’azienda, che ha visto l’ingresso della flotta di ultima generazione. Non un maquillage, quindi, ma l’affermazione di una postura. L’Alta Velocità italiana consolida la propria presenza sullo scenario europeo non soltanto attraverso la performance tecnica, bensì mediante un’idea integrata di mobilità: sostenibile, interoperabile, culturalmente consapevole.

Anche il magazine di bordo si adegua a questa linea: la testata si rinnova con sobrietà, abbandona ogni ridondanza e assume il compito, non secondario, di interpretare il viaggio come esperienza contemporanea, non come evasione ornamentale.

Ogni trasformazione autentica comporta, del resto, una ridefinizione del linguaggio. Lo testimonia Giuseppe Zeno, volto di copertina, che attraversa registri e media differenti senza cedere alla tentazione dell’uniformità.

Nel portare in scena l’adattamento teatrale di A casa tutti bene di Gabriele Muccino, affronta le fratture intime di una famiglia contemporanea. Mentre nel film per la televisione Giovannino Guareschi - Non muoio neanche se mi ammazzano restituisce la figura di uno scrittore capace di inscrivere nelle sue pagine le tensioni ideologiche e morali del ‘900. Due traiettorie lontane solo in apparenza:

entrambe interrogano il conflitto tra appartenenza e libertà, tra memoria e responsabilità. L’attore, come ogni interprete consapevole, non si limita a rappresentare: si espone.

Rinascere implica anche una diversa frequentazione dei luoghi. I parchi della Calabria – dalla Sila al Pollino, dall’Aspromonte alle Serre – non sono scenografie ma architetture naturali che impongono misura. Nel Cilento, il Cammino di San Nilo propone una pratica del passo che sottrae l’esperienza alla frenesia e la restituisce alla consapevolezza. A Napoli, i quartieri raccontati nel libro I bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni diventano un atlante morale prima ancora che urbano: la città non come superficie pittoresca, ma come organismo complesso, attraversato da contraddizioni che chiedono di essere comprese.

Vi è infine la bicicletta, che in primavera torna a occupare la scena pubblica con le grandi classiche: Strade Bianche, Milano-Torino, Milano-Sanremo. Gare che non vivono soltanto di agonismo, ma di stratificazione storica. Le Crete Senesi, la salita verso Superga, la costa ligure: ogni tracciato è un testo sedimentato, in cui il gesto atletico si misura con la memoria dei luoghi. Il ciclismo, più di altri sport, espone la relazione tra individuo e paesaggio, tra ambizione personale e resistenza della materia.

Rinascere, dunque, non è un’ingenuità stagionale. È un atto di responsabilità: per un’impresa che ridefinisce la propria identità, per un artista che accetta la complessità dei ruoli, per un territorio che custodisce e innova, per noi che decidiamo se attraversare il tempo o abitarlo con consapevolezza.

La primavera offre condizioni favorevoli, la statura delle scelte resta, come sempre, interamente umana.

di Alessandra Calise

STORIE DI FS

6 Railway heArt

Le persone, i luoghi, le storie dell’universo ferroviario in un click

AGENDA

8 Save the date

Mostre, festival, fiere: gli appuntamenti principali del mese da nord a sud

a teatro con A casa tutti bene

VIAGGI

18 Napoli da fiction

Alla scoperta dei luoghi raccontati nel libro I bastardi di Pizzofalcone, con la guida dell’autore Maurizio de Giovanni

22 Cilento tra mare e abbazie

Il cammino di San Nilo: oltre cento chilometri sulle tracce di un monaco bizantino del X secolo

26 Un bagno di natura

Dai pini loricati del Pollino ai boschi secolari della Sila, dalle fiumare dell’Aspromonte ai silenzi mistici delle Serre. Un tuffo nei Parchi della Calabria

30 ANDAMENTO LENTO

La via dell’oro verde

A Trevi, nella Fascia olivata Assisi-Spoleto, dove natura, arte e cultura dell’olio si fondono

34 L’ANNO DI FRANCESCO

Primavera di conversione

Nel mese che celebra il risveglio della natura, la storia di San Francesco diventa l’esempio della vita che rinasce

INCONTRI

38 Le regole di Luca

Dal 6 marzo Argentero torna in tv con Avvocato Ligas, dove interpreta un penalista spregiudicato

42 Creator no limits

A Pechino Express, i volti social Elisa Maino e Mattia Stanga affrontano le difficoltà grazie alla forza dell’amicizia

44 Woman in red

Barbara Foria è in tour a teatro con Basta un filo di rossetto! e anticipa la sua partecipazione al comedy show LOL - Chi ride è fuori

46 Le classiche di primavera

Strade bianche, Milano-Torino e Milano-Sanremo. A marzo, tre gare storiche aprono la stagione ciclistica

LIFESTYLE

50 La Capitale del rosso

Roma celebra lo stilista Valentino Garavani con una mostra negli spazi di PM23 e una sfilata omaggio il 12 marzo

54 L’architettura del taglio

Al Museo del tessuto di Prato, una rassegna omaggia due creatori dell’alta moda, Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga

58 La vera natura della bellezza

Al Cosmoprof Worldwide Bologna, dal 26 al 29 marzo, per capire come nasce un prodotto, dagli ingredienti al packaging

ARTE E CULTURA

60 Identità a colori

Ferrara celebra Andy Warhol con la riedizione della mostra Ladies and gentlemen a Palazzo dei Diamanti

64 Riflessi di modernità

A Roma 52 capolavori di autori come Degas, Matisse, Picasso, Renoir e Van Gogh raccontano l’Impressionismo

68 Pittura indomita

A Pisa, una mostra su Antonio Ligabue presenta l’universo del celebre artista naïf

72 Donne sulla soglia

Mantova ospita la Biennale internazionale di fotografia femminile. Gli scatti raccontano l’incertezza dei momenti di passaggio

76 Così vicino, così lontano

Le foto di Steve McCurry in mostra a Parma formano un atlante umano capace di unire come un filo invisibile mondi diversi tra loro

primadi scendere

SEGNALIBRO

Intervista a Nadia Terranova per il memoir Quello che so di te 80

CIAK, SI PARTE

Non è mai troppo tardi. I film in sala e in streaming scelti da Alessandra Caputo 84

E ora reset I trend di bellezza secondo Luca Buttiglieri BEAUTY CASE

LA FRECCIA DI CUPIDO

L’amore cerca verità La posta del cuore di Cristiano Malgioglio

Toro, è il momento del riscatto L’oroscopo di Luigi Torres Cerciello

FOOD TO GO

La ricetta del mese Il sushi di Rosy Chin 86

Napule è mille culure I consigli fashion di Susanna Ausoni IN VALIGIA 88

MINDFULNESS IN VIAGGIO

Passi consapevoli Meditare con Nerina Di Nunzio

Il viaggio dei pellegrini con Fondazione FS Italiane BINARI SENZA TEMPO

PER CHI AMA VIAGGIARE

MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI

ANNO XVIII - NUMERO 3 - MARZO 2026

REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA N° 284/97 DEL 16/05/1997

CHIUSO IN REDAZIONE IL 23/02/2026

Foto e illustrazioni Archivio FS Italiane/AdobeStock

Copertina: © Daniele Barraco

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Hanno collaborato a questo numero

Susanna Ausoni, Luca Buttiglieri, Alessandra Caputo, Nerina Di Nunzio, Fondazione FS Italiane, Enzo Fortunato, Valentina Lo Surdo, Cristiano Malgioglio, Anna Parrella, Enrico Procentese, Gabriele Romani, Flavio Scheggi, Floriana Schiano Moriello, Luigi Torres Cerciello

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RAILWAYheART

Le persone, i luoghi, le storie

dell’universo ferroviario in un click.

Un viaggio da fare insieme

a cura di Enrico Procentese enry_pro

Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it. L’immagine inviata, e classificata secondo una delle tre categorie rappresentate (Luoghi, People, In viaggio), deve essere di proprietà del mittente e priva di watermark. Le foto più emozionanti tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri della rubrica.

Geometrie del movimento. Interscambio tra treno e traghetto alla stazione di Messina

© Francesco V. ciskie1977 1 Il futuro è fuori campo ©

2 People

3 In viaggio

Vesuvio dal treno in transito © Nicoletta Amodio nicolettaorientale
Marittima
Carla Moreni

a cura di

Alex A. D’Orso - al.dorso@fsitaliane.it

Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it

Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

save

datethe

MILANO FINO AL 14 GIUGNO

Un percorso di grande respiro narrativo, con oltre cento opere, che ricostruisce l’esperienza dei Macchiaioli, spesso ingiustamente raccontata come esclusiva dell’ambito toscano. La mostra a Palazzo Reale – di cui Frecciarossa è Treno Ufficiale – si propone di valorizzare la storia del movimento, calandolo nel contesto storico dell’unificazione dell’Italia, e di metterne in luce la portata trasformativa. Prima degli Impressionisti francesi, questi giovani pittori sfidarono infatti l’accademia e i canoni ufficiali, dipingendo all’aria aperta e ritraendo la vita quotidiana, così da ricollegare l’arte alla realtà, in linea con le istanze del Positivismo ottocentesco. Una rivoluzione, estetica e morale, che ha aperto la via alla modernità pittorica ed è parte profonda dell’identità culturale italiana.

Articolato in nove sezioni, il percorso di visita parte dai moti risorgimentali del 1848, considerato momento fondante del movimento, e prosegue con la prima Esposizione nazionale italiana allestita a Firenze nel 1861, che fu l’occasione per proporre le loro novità, suscitando scandalo. Un focus all’interno di una delle sale analizza la varietà del repertorio

dei Macchiaioli, dal paesaggio al ritratto, fino alle scene che riflettono la dignità del popolo. Mentre l’ultima parte è dedicata a Milano, la città che fu teatro della riscoperta critica e collezionistica del movimento. palazzorealemilano.it

MOVING SHADOWS - OUR WORLD! ITALIA 19>25 MARZO

Un uomo viaggia per il mondo, ammirando le bellezze della natura e fuggendo dai conflitti. La compagnia tedesca The Mobilés non utilizza parole per raccontare questa storia ma l’arte visiva. Le ombre suggestive dei performer si stagliano su panorami luminosi, muovendosi in danze, imitazioni e acrobazie. Lo spettacolo di ombre va in scena ad Assisi il 19 marzo, a Torino il 22 e a Roma il giorno successivo, il 24 a Genova e il 25 a Milano.

I MACCHIAIOLI
Il ritorno dalla messa (1865 circa) di Cristiano Banti
Una scena dello spettacolo

ALL’OMBRA DEI CILIEGI IN FIORE

VENARIA REALE (TORINO) 21 MARZO>6 APRILE

Un’esplosione di profumi e di sfumature rosa da ammirare fino alla tarda sera, passeggiando dalle 19 alle 23, tra cento piante di ciliegio, melo e pero nei giardini della Reggia di Venaria. Poter godere del fascino della natura anche nelle ore di buio è la novità del 2026. Ricco il programma di iniziative dedicate, tra kermesse musicali, momenti di divertimento e convivialità. In collaborazione con il museo di Arte orientale di Torino, sabato 21 e domenica 22 marzo gli eventi sono legati alla tradizione giapponese reinterpretata in chiave contemporanea. Questo scenario dal fascino orientale vede, infatti, protagonisti gli alberi fioriti che richiamano l’effetto della suggestiva hanami nipponica. lavenaria.it

CORTINAMETRAGGIO

CORTINA D’AMPEZZO (BELLUNO) 23>29 MARZO

Frecciarossa è Main Partner del festival dedicato ai cortometraggi italiani e internazionali, giunto alla 21esima edizione. Proiezioni e incontri con registi e autori animano la città che è stata al centro delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali. In particolare, le proiezioni dei film si svolgono nel nuovo spazio polifunzionale Casa Esselunga, mentre l’Hotel de la Poste è stato scelto anche quest’anno come sede per le interviste e le conferenze. La conduzione del festival è affidata all’attore Roberto Ciufoli, mentre la madrina dell’evento è la giovane interprete Federica Pala. cortinametraggio.it

FIERA DEL CICLOTURISMO

PADOVA 27>29 MARZO

Arriva alla quinta edizione la manifestazione dedicata alle vacanze in bicicletta, che uniscono benessere e scoperta del territorio. Alla Padova Hall, nel cuore del quartiere fieristico, si possono cercare tra gli stand le soluzioni più adatte al proprio viaggio, dalle borse agli accessori, fino ai tour operator che gestiscono il trasporto dei bagagli.

È possibile poi raccogliere informazioni sui bike hotel, strutture che offrono servizi ad hoc, e partecipare alla presentazione del Rapporto nazionale sul cicloturismo, il 27, per scoprire i nuovi dati sul fenomeno. In programma anche laboratori per imparare a usare le piattaforme utili a pianificare il viaggio e talk che raccontano esperienze in bici con bambini. fieradelcicloturismo.it

Federica Pala
Un talk durante l’edizione 2025 della fiera
Courtesy Fiera del cicloturismo
La Reggia di Venaria di notte

MATERIA PRIMA FESTIVAL

FIRENZE 4 MARZO>14 APRILE

Il Teatro Cantiere Florida e altri spazi della città si animano per oltre un mese con spettacoli pluripremiati, nuove produzioni e progetti speciali. La 13esima edizione del progetto, a cura di Murmuris, ha come focus l’accessibilità: sono previste rappresentazioni in lingua dei segni italiana e un workshop per impararne le basi. Sono in programma anche show interattivi, dove il pubblico è protagonista, stand up comedy, tavole rotonde per coinvolgere gli spettatori più giovani e due giornate dedicate al fondatore dell’Odin Teatret Eugenio Barba. materiaprimafestival.com

LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE

SIENA 24 MARZO>13 GIUGNO

Un’esposizione a Palazzo Sansedoni ricorda gli 80 anni dal primo voto delle donne, avvenuto a Siena, per le elezioni amministrative, il 24 marzo 1946. La mostra ruota attorno a otto opere di Antonella Cinelli, dipinte a olio, ispirate a fotografie d’archivio. Grazie a una particolare tecnica, si vedono emergere dal fondo i ritratti delle protagoniste di un cambiamento epocale, politico e sociale. Tra le iniziative collaterali un concerto di musica classica del Quartetto Rilke, il 17 aprile, e un incontro nella Sala delle lupe del Comune di Siena, il 30, con docenti universitari che approfondiscono i temi proposti dalla rassegna. palazzosansedoni.fondazionemps.it

SCINTILLE

ROMA FINO AL 15 MAGGIO

È interamente dedicata alla danza contemporanea e prevede spettacoli in quattro teatri della Capitale, dal centro alla periferia. La stagione 2026 di Orbita|Spellbound porta sul palco maestri ed esponenti del nuovo panorama coreutico, riallestimenti e nuove creazioni. Da non perdere, il 13 marzo allo Spazio Rossellini, Cani lunari del Premio Ubu Francesco Marilungo. Il 10 aprile, al Teatro biblioteca Quarticciolo, c’è la Prima nazionale di We in a box, performance-concerto del percussionista Joss Turnbull con la boxeur keniota Everline Akinyi Odero. Mentre il 20 l’argentino Luciano Rosso è all’Ambra Jovinelli con Apocalipsync, one man show di teatro fisico. orbitaspellbound.com

Giulio Santolini in Kamikaze, in programma il 26 marzo
Lo spettacolo Cani lunari di Francesco Marilungo
La libertà di scegliere. Omaggio a Norma Soldi, Tullia Mori, Elia Bergomi e Valda Giomi di Antonella Cinelli (2026)
© Stella Capelli

IL CODICE ATLANTICO

NAPOLI FINO AL 7 GIUGNO

Una selezione di fogli del Codice atlantico di Leonardo da Vinci approda a Napoli per la prima volta, al complesso monumentale di Santa Chiara. Si tratta di un’occasione eccezionale per approfondire la conoscenza della più vasta raccolta di disegni e scritti autografi del genio giunta fino a noi. Il Codice, esposto di solito nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, conta 1.119 fogli, realizzati tra il 1478 e il 1519, con illustrazioni di progetti di macchine da guerra, di architetture e ingegnerie idrauliche e contenuti su anatomia, botanica, geometria e arte. L’esposizione partenopea dà l’occasione di approfondire, con ausili multimediali, la grande ricchezza di un volume che, sopravvissuto a dispersioni e trafugamenti, è fondamentale per comprendere Leonardo. monasterodisantachiara.it

IO,

TESTIMONE

TERMOLI (CAMPOBASSO) FINO AL 16 MAGGIO

La dea serpente è simbolo di trasformazione, rigenerazione e resistenza per l’artista curda Zehra Doğan, che pone al centro della sua ricerca il corpo femminile, vulnerabile e potente. Le sue opere – arazzi, disegni, installazioni, video e fotografie –sono esposte nel Museo d’arte contemporanea in un percorso costruito intorno alle vicende personali dell’artista, arrestata in Turchia perché dissidente. Si va dal periodo precedente alla detenzione, passando per l’esperienza in carcere per finire con la produzione più recente. fondazionemacte.com

Şahmeran 6 (2022) di Zehra Doğan Courtesy l’artista e Prometeo Gallery, Milano-Lucca

FAUSTO PIRANDELLO. LA MAGIA DEL QUOTIDIANO

AGRIGENTO 20 MARZO>2 GIUGNO Di radici siciliane, ma con una formazione romana e parigina, Fausto Pirandello interpretò il suo tempo attraverso una pittura fortemente materica, passando dal realismo esistenziale a un linguaggio più astratto nel dopoguerra. La mostra a Villa Aurea, nel Parco archeologico della Valle dei templi, propone una lettura critica dell’intera produzione che restituisce la complessità e la tensione innovativa della sua ricerca. La scelta del luogo ha il valore simbolico del ritorno alle origini: Luigi Pirandello, padre dell’artista, legò la sua letteratura ad Agrigento e Fausto, anche se nato a Roma, trascorse in Sicilia molte estati, assorbendo la luce e i colori che ne avrebbero alimentato la poetica. parcovalledeitempli.it

Composizione (1928) di Fausto Pirandello Collezione privata, Milano © Gaia Schiavinotto

RECITARE Il bisogno di

È a teatro con lo spettacolo A casa tutti bene, dal film di Gabriele Muccino, e presto su Rai1 con una fiction sullo scrittore Giovannino Guareschi. Per Giuseppe Zeno fare l’attore è una parte necessaria dell’esistenza di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

Essere attore per lui non è un lavoro ma una necessità, un bisogno, una passione che ama. Giuseppe Zeno si ritiene fortunato ed è soddisfatto della sua carriera, anche se non perde di vista la famiglia, per lui essenziale.

Sarà presto su Rai1 nel ruolo dello scrittore che fu coscienza politica e letteraria dell’Italia del ‘900, creatore di personaggi iconici come Don Camillo e Peppone, nel film per la tv Giovannino Guareschi - Non muoio neanche se mi ammazzano, presentato in anteprima il 24 marzo al Bifest di Bari. A teatro interpreta invece Carlo, uno dei personaggi principali dello spettacolo A casa tutti bene, adattamento dell’omonimo film di Gabriele Muccino uscito nel 2018, in tournée a marzo: a Napoli fino all’8, a Busto Arsizio (Varese) il 17, a Vercelli il 18, a Udine dal 20 al 22, a Civitanova Marche (Macerata) il 25 e a L’Aquila il 26 e il 27. È stato inevitabile il confronto con la pellicola?

Sicuramente è rimasta scolpita nella memoria, ma tante opere sono nate come film o libri e poi sono arrivate a teatro o viceversa, si pensi a quelle di Elia Kazan o Tennessee Williams. Muccino è il regista anche della versione in prosa e l’ha concepita come un lungo piano sequenza. Il fatto narrato avviene nello stesso tempo e luogo e con un’unica azione. In ogni replica, quindi, possiamo lavorare anche sulle sfumature e sul rapporto con il pubblico, che è fondamentale. Come è andata con Muccino?

È uno dei registi migliori a livello internazionale. Credo che avesse bisogno di sondare nuovi linguaggi. Nello stendere la sceneggiatura, non so quanto consciamente o meno, secondo me si è ispirato a Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. Tutto il cast ha capito che questo testo merita grandissimo rispetto. Poi, Gabriele è sempre capace di

indicare la direzione a noi attori. Se una battuta va urlata all’improvviso, senza crescendo, non può essere che fatta così. Falsi sorrisi, conflitti, gelosie e finzioni tra parenti e familiari caratterizzano la storia portata sul palco. Come li vive Carlo, il tuo personaggio?

All’inizio, lui e il fratello si divertono e si amano. Ma nel momento in cui sono costretti a restare più tempo nella stessa casa, arriva una forte deflagrazione. Carlo vede negli altri il riflesso delle sue fragilità o li accusa di non avergli consentito di crescere. È oberato dalle responsabilità, la sua vita è corrosa dal primo matrimonio. Con la seconda moglie, invece, ha intenzione di costruire una nuova famiglia, ma nello stesso tempo cerca vie di fuga.

È stato emotivamente impegnativo?

L’attenzione va tenuta alta e, soprattutto, bisogna stare costantemente in ascolto, come sempre. I personaggi di Gabriele, poi, richiedono ancora più lavoro, con la loro foga e impulsività. Pretendono il diritto di affermare la loro esistenza, ognuno ha l’impellenza di risolvere un problema.

Sul palcoscenico, ci tengo a dirlo, ho la fortuna di recitare con Alice Arcuri, attrice molto preparata, un talento assoluto. Se nasce una sintonia è molto meno faticoso lavorare.

E di Anna Galiena, che interpreta tua madre Alba, cosa puoi dire?

È una donna straordinaria che porta con sé un notevole bagaglio professionale e umano. E questo serve molto per gestire un gruppo di scapestrati come noi. Anna tiene a freno i nostri momenti impulsivi per rimanere nella struttura creata da Muccino.

Hai lavorato molto a teatro con attori e registi importanti. Ricordi qualcuno in particolare?

Ho avuto esperienze molto costruttive con Giuseppe Patroni

Gianluca Saragò

Griffi, Giorgio Albertazzi, Andrea Giordana, Mariano Rigillo e la Compagnia dei giovani del teatro Argentina. Tra i registi penso anche a Daniele Salvo, della scuola di Luca Ronconi. In generale – e parlo anche delle partecipazioni in tv e al cinema – faccio quello che mi piace. Il mio non è un lavoro, è un bisogno. Anche se a volte mi chiedo chi me lo fa fare, perché vorrei una vita tranquilla, senza ansie, mentre il set è impegnativo anche fisicamente e si deve stare in salute per non creare problemi a tutta l’organizzazione. Ma, ripeto, io ho bisogno di questa professione.

Vesti i panni di Guareschi nella serie dedicata allo scrittore, presto su Rai1. Quale ritratto ne esce?

Lui dichiarava sempre: «Don Camillo sono io, Peppone sono io». In fondo, tutti i personaggi dei cinque film tratti dalla sua raccolta di racconti Mondo piccolo erano parte di lui. È un uomo che ha fatto della coerenza il pilastro della sua vita, a volte pagando anche le conseguenze di errori commessi in buona fede. Ha rappresentato la coscienza politica e culturale del Paese nel ‘900 ed era anche profetico: nel Corrierino delle famiglie ha descritto la vita di ogni giorno con puntualità, molto meglio e ben prima dei social. Per me interpretarlo è stato un percorso umano, professionale e letterario. E direi anche un’esperienza tenera, caratterizzata da un senso di nostalgia.

Nella serie c’è anche Andrea Roncato, che è il padre di Giovannino. Come ti sei trovato con lui?

Mi ha impressionato per capacità e talento. Di solito si pensa a lui solo nei ruoli di guascone o tombeur de femmes. Invece,

forse anche per l’età, ha raggiunto una maturità eccezionale che si percepisce soprattutto nei suoi sguardi. Poi ci sono due giovanissimi che nella finzione sono i figli dello scrittore: la “pasionaria” Carlotta e Alberto. Quest’ultimo è ancora in vita e a Roncole Verdi, vicino a Parma, dirige l’archivio dove sono custoditi migliaia di documenti e lettere del padre, ma anche il presepe che Giovannino aveva costruito nel campo di concentramento e la radio con cui comunicava durante la prigionia.

Hai partecipato anche alla serie Mina Settembre, con Serena Rossi. Molte fan si chiedono se riprenderà, considerato il successo.

Non lo so, sinceramente. Apprezzo che le persone amino questo prodotto, ma è vero pure che deve arrivare il momento di staccare. Se il mio personaggio, il ginecologo Mimmo, per gli autori non avesse più nulla da raccontare, sarebbe giusto non proseguire, nonostante la gratitudine che provo per quel ruolo. Se, invece, mi chiamassero per la quarta serie, accetterei. Ma sarei molto felice di avere nuovi ruoli di primo piano.

Stai pensando a uno in particolare?

Compatibilmente con la mia età, mi piacerebbe essere uno sportivo. Ho da tempo un progetto, a cui tengo molto, sul campione di apnea Enzo Maiorca, per me un Ulisse moderno. Una narrazione epica che potrebbe funzionare.

Reciti spesso in dialetto: romano, napoletano, veneto, siciliano o emiliano. Come mai?

Per me la lingua è uno strumento importante, come lo è la connotazione del posto in cui è ambientata la

© Cristiano Freschi
Giuseppe Zeno nella fiction Giovannino Guareschi - Non muoio neanche se mi ammazzano

storia. Al pubblico televisivo forse non piace, perché magari è abituato all’italiano pulito tipico del doppiaggio e non ha gli strumenti per apprezzare altro. Ma se sei un allenatore di hockey (come nel film per la tv Tempi supplementari, ndr) e vivi in provincia di Belluno devi parlare veneto. Sui social ho ricevuto i complimenti dalle persone del posto. I più critici, per

paradosso, erano del sud. Ercolano, vicino a Napoli, è la città dove sei cresciuto, ma hai frequentato molto anche Vibo Marina, in Calabria. Che rapporto hai con queste due città?

Ercolano, dove torno dai miei affetti, ha un patrimonio archeologico straordinario, vicino c’è anche il Parco

Due momenti dello spettacolo teatrale A casa tutti bene. In alto, Giuseppe Zeno con Alice Arcuri e, in basso, con Anna Galliena (al centro)

nazionale del Vesuvio. Inoltre, è la zona delle storiche ville del Miglio d’oro: re Ferdinando e Carolina di Borbone le raggiungevano in barca da Napoli per gustare lì un tè. La città è cambiata nel tempo, la coscienza civile si è scossa e gli abitanti si sono ribellati contro la criminalità. Vibo, invece, è il posto dove ho studiato e ho vissuto la mia adolescenza. Ci torno per vedere gli amici e trascorrere momenti di vacanza: c’è un mare straordinario. Sono luoghi che mi danno energia per affrontare l’autunno e l’inverno. Ci passo quando vado in Sicilia, dove è nata mia moglie, Margareth Madè: lì abbiamo anche un uliveto e produciamo olio, sento un legame fortissimo con la terra. In quest’isola straordinaria ho mosso i primi passi professionali, grazie al Premio Salvo Randone a Siracusa. Ma mi viene in mente anche L’onore e il rispetto, una fiction di Canale 5 a cui ho partecipato 20 anni fa, che ha avuto picchi di ascolto con sette milioni di spettatori. A maggio compi 50 anni. Farai un bilancio? No, continuerò a pensare al futuro, soprattutto per le mie due figlie, di otto e cinque anni. Voglio godermele al meglio. Il lavoro, le soddisfazioni, l’applauso del pubblico vanno bene, ma chiuso il camerino rimane la famiglia. Se essere genitori è un atto di coraggio, i figli sono la gioia.

giuseppezeno

Napoli da fiction

Palazzi nobiliari, chiese antiche e panorami sul mare. A spasso nella città partenopea per scoprire i luoghi raccontati nel libro I bastardi di Pizzofalcone, con la guida dell’autore Maurizio de Giovanni

di Anna Parrella
La collina di Pizzofalcone a Napoli

è un luogo a Napoli, nel quartiere San Ferdinando, dove realtà e finzione si intrecciano tra vicoli e scalinate: è la collina di Pizzofalcone, il cuore più antico della città, culla del primo insediamento urbano. Sospesa tra cielo e mare, si trova a pochi passi dal centro storico, eppure è distante dal frastuono metropolitano.

Qui lo scrittore partenopeo Maurizio de Giovanni, classe 1958, ha ambientato I bastardi di Pizzofalcone, un giallo che ha dato vita a un fortunato ciclo di romanzi, di cui l’ultimo capitolo è Figli – in uscita il 17 marzo – e a una serie televisiva andata in onda su Rai1 fino al 2023. Proprio lui, che ama definirsi un tifoso della città, è la guida d’eccezione di un tour tra chiese, monumenti e palazzi sparsi sull’altura e nei dintorni.

La prima tappa è il Monte Echia. Il consiglio è raggiungere lo spuntone roccioso percorrendo a piedi, dal centro storico, le rampe di Pizzofalcone. Chi non riuscisse, può usare l’ascensore omonimo oppure quello in via Chiaia. L’importante è conquistare la cima della collina, a 60 metri d’altezza, dove si apre un panorama mozzafiato e sorge il palazzo Carafa di Santa Severina. Risalente al ‘500, fu una delle prime residenze signorili della zona, poi diventata quartier generale delle truppe spagnole e oggi sede dell’Archivio di Stato. Nei vicoli di Pizzofalcone si possono ripercorrere le

ambientazioni della fiction tratta dai libri di De Giovanni. Anche se nella zona non esiste un commissariato di polizia: quello affidato agli agenti “scomodi” creati dalla mente dello scrittore è solo un’invenzione narrativa. «Il quartiere racchiude diverse anime: la più popolare, quella nobile rappresentata da via Monte di Dio e una borghese. È uno spazio al centro della città, ma lontano dal caos e dalle attrazioni meramente turistiche», spiega l’autore.

Passeggiando, la magia della fiction si insinua nella realtà. È facile, dunque, immaginare il personaggio di Ottavia Calabrese, sovraintendente ed esperta informatica del commissariato di Pizzofalcone, sbucare da via Egiziaca: «Lei ci porterebbe sicuramente a pranzo alla Trattoria San Ferdinando, in via Nardones, per gustare la miglior pasta, patate e provola della città», assicura De Giovanni. «Mentre l’agente scelto Marco Aragona, con la sua aria da poliziotto americano, proporrebbe un giro di shopping a via Chiaia», aggiunge sornione.

Il solitario ispettore Giuseppe Lojacono, protagonista del libro, «scenderebbe invece da via Chiatamone, imboccherebbe via Nazario Sauro per poi risalire da via Pallonetto verso il liceo artistico coreutico Palizzi e ritrovarsi sul retro di piazza del Plebiscito» evitando, fedele a se stesso, l’allegria del lungomare e le folle urlanti.

E il personaggio di Alex Di Nardo? «L’agente esperta di balistica me la immagino diretta in via Partenope, al mare». Magari all’ora del tramonto, quando il sole inizia a sfiorare l’azzurro

dell’acqua e la brezza accarezza i pensieri, rendendoli più leggeri e facendoli annegare tra le onde. Fuori dai confini di Pizzofalcone, secondo De Giovanni, vale la pena percorrere la vicina via Toledo per arrivare al complesso monumentale di Sant’Anna dei Lombardi, che compare in alcune scene della fiction tratta dal libro. Simbolo del Rinascimento e del legame profondo tra Napoli e Firenze, fu il centro della nobiltà partenopea nel ‘500. Tra piazza del Gesù Nuovo e piazza Carità, si svela come uno scrigno artistico, spesso ignorato dai turisti. «È suddiviso sostanzialmente in tre nuclei», spiega lo scrittore. «Il primo è il Refettorio del Vasari: il pittore aretino fu chiamato in città per decorare le volte della mensa arricchendole anche di intarsi in legno tutti ben recuperati». Poi c’è il Compianto sul Cristo morto, complesso di statue di terracotta realizzato da Guido Mazzoni: otto sculture a grandezza naturale con al centro Gesù deposto dalla Croce. Le espressioni dei volti sembrano catturare il dolore con estrema naturalezza e ammirare le sculture, secondo

«I figli. Forse quando non li hai non ne senti
mancanza, e quando li hai

De Giovanni, è «un’esperienza indimenticabile», Infine, sotto l’altare maggiore, è nascosta la Cripta degli abati, luogo destinato a custodire le spoglie umane delle figure più illustri dell’ordine ecclesiastico. L’ipogeo, di forma ellittica, è decorato con affreschi che raffigurano una foresta sacra e scene del Calvario, visibili anche con gli occhiali per la realtà aumentata. Interessante è anche la presenza di scolatoi, «testimonianza dell’antico rituale di sepoltura dei defunti con la pratica della

scolatura dei liquidi corporei post mortem», spiega lo scrittore. Al di là dalle ambientazioni del romanzo, Napoli incanta con altri mille volti. Secondo De Giovanni, «vanno assolutamente scoperti i due estremi della città, San Giovanni a Teduccio da un lato e Bagnoli dall’altro. Mentre Portici e Bacoli sono realtà affascinanti, dove molto è stato fatto sotto il profilo turistico: luoghi da promuovere e sostenere quanto e come il centro storico».

Monte Echia
L’interno della chiesa di Sant’Anna dei Lombardi
© Silvia Bazzicalupo/Anadolu via GettyImages © Franco Ricci/AdobeStock

Cilento, tra mare e abbazie

Oltre cento chilometri sulle tracce di un monaco bizantino del X secolo. Il cammino di San Nilo attraversa la provincia di Salerno tra borghi arroccati, eremi millenari e natura selvaggia

di Valentina Lo Surdo valentina.losurdo.3 ValuLoSurdo ilmondodiabha ilmondodiabha.it foto di Roberto Simoni

ènato a giugno 2019, ma in breve tempo si è affermato come uno degli itinerari escursionistici più amati. Il Cammino di San Nilo, nel Cilento, è un’esperienza che intreccia spiritualità, natura selvaggia e tradizioni millenarie.

Oggi si presenta come un affascinante viaggio a piedi di circa 110 chilometri: otto tappe di facile percorribilità sui passi di Nicola da Rossano, che nacque nella città calabrese, allora bizantina, nel 910 d.C., ma prese i voti nell’abbazia di San Nazario, oggi frazione di San Mauro La Bruca, in provincia di Salerno, assumendo il nome di Nilo. Fondatore dell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, vicino a Roma, morì quasi centenario e fu fatto santo. Figura centrale del monachesimo italo-greco, divenne simbolo di quel fecondo incontro tra spiritualità orientale e occidentale che ha lasciato un’impronta indelebile nel Mezzogiorno.

Frutto di un appassionato lavoro di ricerca e progettazione, l’itinerario collega 13 borghi del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, rappresentando il primo cammino certificato dalla Regione Campania. Ogni paese attraversato è uno scrigno da scoprire

adagio, lasciandosi conquistare dall’ospitalità locale e dai racconti degli artigiani.

Un percorso, da Sapri a Palinuro, che comincia e finisce al mare, lungo un ampio arco alla scoperta dell’entroterra. La prima tappa parte dal borgo marinaro per proseguire in costante salita fino a un punto panoramico da cui si gode di un’indimenticabile vista sul golfo di Policastro. Passando per i suggestivi resti della chiesa di San Fantino, si raggiunge, poco dopo, Torraca, per un totale di circa dieci chilometri.

Il secondo giorno, camminando per circa 15 chilometri, si arriva a Casaletto Spartano, incrociando le cascate Capelli di Venere. La terza tappa, seguendo il Sentiero della lontra, porta a Tortorella, inerpicato sulla collina. Sono 9,6 chilometri, tra saliscendi e torrenti, con traguardo a Morigerati. Partendo da qui, il quarto giorno si incrocia subito l’Oasi WWF delle grotte del Bussento, un’esperienza naturalistica unica, a contatto con acque sotterrane. Questa tappa –con i suoi circa 10 chilometri a tratti ripidi – porta a Caselle in Pittari, regalando l’incontro con un luogo imperdibile: l’eremo di San Michele, immerso in un paesaggio di rara bellezza.

Sapri
Torraca Morigerati
Palinuro
Montano Antilia
San Mauro La Bruca
Caselle in Pittari
Oasi WWF delle grotte del Bussento
Cascate
Capelli di Venere
Rofrano
Casaletto
Spartano
Sapri (Salerno)
La chiesa di Santa Maria di Grottaferrata a Rofrano
Le cascate Capelli di Venere vicino a Casaletto Spartano

Il quinto giorno, percorrendo 16,8 chilometri, si arriva a Rofrano, tra boschi di castagno e – quando il cielo è particolarmente terso –vedute a perdita d’occhio sino al vulcano Stromboli. Questo borgo è strettamente legato a Grottaferrata, dove si trova l’abbazia di Santa Maria, detta anche di San Nilo, che con il suo rito bizantino rappresenta il centro principale del culto legato al santo e il luogo di fondazione della sua comunità monastica. Il legame è suggellato dalla presenza a Rofrano di una chiesa intitolata proprio a Santa Maria di Grottaferrata.

Anche la sesta tappa riserva sorprese: la chiesa di San Filippo d’Agira a Laurito stupisce i visitatori con i suoi affreschi del ‘400. La destinazione finale, dopo circa 12 chilometri, è il borgo di Montano Antilia, la località più alta del cammino, a 767 metri (notevole la veduta sul Monte Bulgheria), dove si trova una Scala santa che riproduce quella più celebre di Roma.

Il penultimo giorno si percorrono circa 23 chilometri, passando per Futani, la sua frazione Eremiti, e Cuccaro Vetere, per concludere poi a San Mauro La Bruca. Lungo il percorso si trovano disseminati numerosi gioielli, tra cui l’abbazia di Santa Cecilia, testimonianza architettonica tra le più significative del monachesimo italo-greco in Cilento, e la chiesa di San Nazario, autentico cuore spirituale dell’itinerario. Proprio qui, dove il santo prese i voti monastici, i

pellegrini possono ritirare l’attestato del cammino.

L’ultima tappa porta a Palinuro, con il suo stupendo promontorio. In questi 15 chilometri fino al mare si incontrano le sponde del fiume Lambro e uno spettacolare crinale, che si apre sulla meraviglia della costa, fino a Punta Licosa. Palinuro accoglie i viandanti con le sue torri, le grotte e le scogliere multicolori dove cresce l’endemica Primula Palinuri, che fiorisce tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. A questo punto, vale la pena raggiungere il porto e immergere i piedi nelle limpide acque tirreniche, un rituale che invita a contemplare tutte le emozioni vissute lungo il cammino.

Merita una menzione speciale l’associazione Gazania, che si occupa non solo della manutenzione dei sentieri ma anche della promozione del territorio, con un’attenzione particolare alla relazione tra i camminatori e gli abitanti del posto. È in questa direzione che lavorano Settimio Rienzo, autore della guida sul cammino per Terre di Mezzo editore, e Francesco Senatore di Federtrek, ambassador del percorso. «Che siate pellegrini dello spirito, amanti della natura o semplici curiosi alla ricerca di un’Italia autentica e ancora poco conosciuta, il San Nilo saprà conquistarvi con la sua attitudine naturale a unire passato e presente, fatica e meraviglia, contemplazione e scoperta», assicurano i due esperti. camminibizantini.com

L’abbazia di Santa Cecilia a Castinatelli, frazione di Futani

NATURAUn bagno di

Dai pini loricati del Pollino ai boschi secolari della Sila, dalle fiumare dell’Aspromonte ai silenzi mistici delle Serre. Un tuffo nei Parchi della Calabria, patrimonio di biodiversità, per rigenerare il corpo e la mente di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

Estensioni notevoli, ricchezza di paesaggi, alberi secolari e uno spettro di colori, dal verde dei boschi all’azzurro del mare. La punta dello Stivale è il luogo in cui cercare una connessione con la natura, tra pini loricati e macchia mediterranea, nella speranza di scorgere una cicogna o veder nascere una tartaruga Caretta caretta.

Un polmone verde, tutelato dal marchio Calabria Parchi, che si estende dal mar Tirreno allo Ionio, intercettando una preziosa biodiversità. La rete conta tre parchi nazionali, da nord a sud: Pollino, Sila e Aspromonte, a cui se ne aggiungono otto regionali, sei marini e due riserve naturali.

Non mancano poi, dentro e intorno al perimetro, borghi autentici e santuari silenziosi. Se d’inverno, a sud dell’area, si scia vista mare, in primavera si può scegliere di attraversare l’estesa zona a piedi o in bici, lungo i 545 chilometri della Ciclovia dei parchi, e anche in barca, per ammirare un fondale popolato da cavallucci marini. Un viaggio da intraprendere in un territorio che, anche se provato dal maltempo di fine gennaio e febbraio, rimane unico.

NEL POLLINO TRA FIORI SELVATICI E TRACCE PREISTORICHE

Il Parco nazionale del Pollino, al confine con la Basilicata, si estende per oltre 192mila ettari, ed è il regno del raro pino loricato. È dominato dal massiccio omonimo con vette che superano i 2.200 metri di altezza. Nei suoi boschi, in mezzo a fusti di castagno, sbocciano orchidee selvatiche e genziane alpine. Durante le escursioni si possono scorgere caprioli autoctoni e vedere volteggiare esemplari di aquila reale.

Il bosco dei Giganti di Fallistro in Sila
Un pino loricato nel Parco nazionale del Pollino
© Franco Ricci/AdobeStock

I più sportivi possono provare il rafting, il canyoning o un giro in kayak tra le gole del fiume Lao. L’area nasconde anche testimonianze preistoriche, come la grotta del Romito con incisioni rupestri di circa 14mila anni fa.

TRATTURI E LUOGHI DI FEDE NEL VERDE DELLA SILA

Diviso tra le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone, il Parco nazionale della Sila è uno degli scrigni di biodiversità del Meridione. Il bosco copre l’80% degli oltre 73mila ettari di superficie, in cui spiccano i Giganti di Fallistro, pini larici ultracentenari di dimensioni maestose ed esemplari di aceri montani che superano i 40 metri di altezza e i sei di circonferenza.

Si può camminare lungo 600 chilometri di sentieri, percorrendo i tratturi della transumanza, in sella a una mountain bike o a cavallo. Il viaggio lento in zona può avere anche un’identità spirituale: a San Giovanni in Fiore, cittadina in provincia di Cosenza che prende il nome dal monaco teologo Gioacchino da Fiore, merita una visita l’abbazia florense da lui fondata, un notevole esempio di essenziale architettura romanica. Un altro luogo di fede molto frequentato è il convento di San Francesco da Paola, santo calabrese tra i più amati, situato nell’omonima località cosentina e affacciato sul mar Tirreno.

IN ASPROMONTE TRA LE FIUMARE E I BORGHI DELL’AREA GRECANICA

Il paesaggio cambia a sud, in provincia di Reggio Calabria, dove il clima è più caldo. Qui le sfumature tenui della terra e l’argento delle fiumare prevalgono sul verde. La superficie del Parco nazionale dell’Aspromonte, di quasi 65mila ettari, racchiude le cascate del Maesano e le Gole dell’Amendolea, dove domina il silenzio e si estendono piantagioni di bergamotto. Vicino a San Luca si staglia la Pietra Cappa, una formazione naturale alta 140 metri, in passato rifugio di eremiti. A Gambarie, invece, punto di riferimento anche per gli sport invernali, si può sciare vista mare. Tappa poi nella

zona grecanica, a Bova, Roghudi e Gallicianò, dove si continua tenacemente a conservare l’antica lingua ellenica.

NELLE SERRE TRA PACE E OPEROSITÀ

Nel Parco regionale delle Serre, così come in Aspromonte e in Sila, è possibile fermare il tempo e lo stress praticando il Forest Bathing. Ci si immerge nell’Archifòro, una foresta antichissima che si estende nella provincia di Vibo Valentia, respirando tra abeti bianchi, oppure si va alla cascata del Marmarico, vicino Bivongi, nel Reggino, per ascoltarne lo scrosciare incessante. Forse proprio per il senso di pace dell’area, i monaci scelsero Serra San Bruno, nel Vibonese, per costruire la famosa Certosa, intorno al 1100. Per chi attraversa questi luoghi una tappa obbligata è la Cattolica di Stilo, una chiesetta bizantina con cupole dalle tegole rosse che conserva all’interno preziosi affreschi. Le Serre sono state anche operose, grazie alle Reali ferriere ed officine a Mongiana, nella zona di Vibo Valentia, e ad altri impianti industriali nell’area della Ferdinandea, intorno a Reggio, così chiamata in onore di Ferdinando I delle Due Sicilie che avviò gli stabilimenti.

ESPLORANDO LE ACQUE DELLA CALABRIA

Due sono le riserve naturali regionali: quella del lago di Tarsia e quella della foce del fiume Crati, in provincia di Cosenza. La prima è una zona speciale di conservazione della cicogna bianca, ma si incontrano anche fenicotteri rosa. In quest’area è presente anche il centro di allevamento di un rarissimo anfibio, l’ululone appenninico. Nella Riserva del Crati, invece, l’acqua dolce e quella salmastra si mescolano, tra canneti e stagni. Qui cefali, orate e spigole si riproducono nello Ionio per tornare poi nel fiume.

E poi ci sono i sei parchi marini regionali. I fondali, estesi per 17mila ettari, custodiscono Poseidonia Oceanica, gorgonie e coralli. A nord, la Riviera dei cedri ospita le uniche due isole della regione, quella di Dino e di Cirella. Lungo la Costa dei gelsomini, a sud, si riproduce la tartaruga Caretta caretta. Se si è fortunati, si può assistere alla schiusa delle uova e alla corsa notturna dei piccolissimi che, appena nati, raggiungono le onde. parchicalabria.it

La Cattolica di Stilo nel Parco regionale delle Serre

La via dell’

oro verde

A Trevi, nella Fascia olivata Assisi-Spoleto, dove natura, arte e cultura dell’olio si fondono in un modello di ospitalità autentica

Trevi (Perugia)

di Floriana Schiano Moriello

[Giornalista enogastronomica e di viaggio]

floriana.fsm@gmail.com

floriana.schianomoriello

florianaschianomoriello florianaschianom

TViaggi e sapori fuori dal tempo, dove la lentezza racconta

Per chi cerca luoghi autentici, gesti antichi e cibo che sa di memoria

ra i riverberi d’argento che sfumano all’orizzonte di Trevi, borgo medievale nel Perugino, emerge l’olivo di Sant’Emiliano, presenza solenne a sorvegliare la zona da circa 1800 anni. La monumentale pianta, con una circonferenza di nove metri, si offre allo sguardo come un testimone del tempo. Il suo tronco, profondamente fessurato e torto dal passare delle stagioni, narra senza bisogno di parole il succedersi delle epoche, recando i segni delle grandi gelate e delle antiche civiltà contadine. Questo

esemplare ancestrale, che si trova nella frazione di Bovara, rappresenta un ponte vivente tra l’antichità e il domani. La sua eccezionalità risiede in una genetica unica, identificata come un anello di congiunzione tra l’Olivastro selvatico, da cui eredita una resistenza millenaria, e il nobile Moraiolo, la varietà pregiata che oggi caratterizza l’Umbria. La pianta è nota per aver vegliato sul martirio di Sant’Emiliano, primo vescovo di Trevi, che nel 304 d.C. fu legato all’olivo prima di essere decapitato durante la persecuzione di Diocleziano. E il legame con il santo si riflette anche nel borgo, di cui è

L’olivo monumentale di Sant’Emiliano
© Pier
Paolo
Metelli

patrono, dove tra dedali di viuzze e case medievali svetta il duomo a lui dedicato.

Questa pianta millenaria cresce nella Fascia olivata AssisiSpoleto, un paesaggio di oltre 40 chilometri che comprende i territori di Assisi, Spello, Foligno, Trevi, Campello sul Clitunno e Spoleto e rappresenta un patrimonio unico al mondo per la caratteristica conformazione dei suoi terrazzamenti.

Proprio per la sua particolarità, infatti, la FAO lo ha riconosciuto come Patrimonio agricolo di rilevanza mondiale, primo luogo in Italia a ottenere tale iscrizione. Qui l’ulivo è frutto di un patto millenario tra terra e cultura: la mano dell’uomo ha saputo cesellare la pietra per creare un’opera d’arte produttiva senza tempo. E poiché la Fascia olivata coincide in gran parte con il Cammino di San Francesco, questi luoghi si caricano anche di un valore spirituale: qui, infatti, il santo scorgeva nella cura della natura il segno di una fratellanza universale, lasciando un’eredità di pace che ancora oggi accompagna il passo dei pellegrini.

Al centro dell’area c’è Trevi, considerata Capitale dell’olio ma anche sede della splendida Villa Fabri, i cui saloni affrescati offrono una vista privilegiata sull’argento degli olivi che, accarezzati dal vento, oscillano creando una sinfonia di riflessi metallici a perdita d’occhio.

Questa stessa luce, che filtra dalla valle, sembra aver guidato la mano dei grandi maestri del passato: poco lontano, infatti, il viaggio tra arte e natura trova uno dei suoi vertici nella chiesa della Madonna delle lacrime, imponente tempio rinascimentale che accoglie l’Adorazione dei Magi del Perugino. Qui, l’armonia dei colori e delle prospettive dialoga con il paesaggio esterno, fondendo la devozione religiosa con la bellezza del creato.

Dalla contemplazione dei capolavori artistici si approda alla vitalità operosa del territorio, che esprime la sua forza attraverso la Strada dell’olio Dop Umbria, guidata con visione dal presidente Paolo Morbidoni. Questa realtà è uno dei motori di sviluppo per l’intera regione: comprende le cinque sottozone della Dop, tra cui la Colli Assisi-Spoleto che si distingue per l’intensità del Moraiolo, e agisce come catalizzatore di esperienze autentiche. A partire dall’iniziativa Frantoi aperti, che nel periodo della raccolta e della frangitura delle olive consente di vivere il territorio attraverso attività diverse, tra cui mostre, incontri, degustazioni e percorsi in bicicletta lungo la ciclabile AssisiSpoleto, tra vigneti e uliveti secolari.

Un modello di ospitalità fatto di volti e storie, dove figure come i fratelli Simona e Gianfranco del Frantoio Ciarletti invitano a riscoprire la vita agreste e il contatto con gli animali da cortile, guidano alla conoscenza dell’olio e offrono persino una piscina affacciata sui terrazzamenti per una sosta rigenerativa. Parallelamente, il Frantoio Gaudenzi persegue un approccio consapevole, recuperando oliveti abbandonati e trasformando l’olio anche in raffinata cosmesi naturale. Eppure ogni gesto moderno di chi lavora nel settore rimane fortemente legato a quella memoria collettiva custodita nella Pinacoteca e nel Museo della civiltà dell’ulivo nell’ex convento di San Francesco.

È qui che si comprende come, a Trevi, la cura dell’uomo e la generosità della terra abbiano saputo creare un equilibrio prezioso: un’eredità capace di nutrire l’identità profonda del territorio e di proiettarne il valore nel tempo.

Il paesaggio della Fascia olivata Assisi-Spoleto

Primavera di conversione

Nel mese che celebra il risveglio della natura, la storia di San Francesco diventa l’esempio della vita che rinasce. Un lento cammino di trasformazione che risuona più che mai oggi, a 800 anni dalla sua morte

la primavera non esplode all’improvviso. È una stagione di passaggi silenziosi, in cui ciò che si è consumato lascia spazio a nuova vita. Nel mese che celebra la rinascita, viene naturale riflettere sulla metamorfosi vissuta da una delle figure religiose più amate: San Francesco d’Assisi, di cui quest’anno ricorre l’ottavo centenario della morte. Anche la sua conversione, infatti, non è stata un’illuminazione isolata,

ma un percorso graduale: una serie di distacchi necessari e trasformazioni profonde che nel tempo hanno portato a una vita nuova.

Francesco è figlio di un mercante e da giovane è tutto fuorché un santo: ama la vita mondana e sogna la gloria cavalleresca. A 20 anni parte per la guerra, convinto di tornare a casa da eroe. Invece finisce prigioniero per un anno: un tempo lungo che incrina le sue certezze. Tornato ad Assisi, è costretto a fermarsi per una lunga malattia e comincia a cambiare: ciò che prima lo attraeva – lusso, potere, successo – perde fascino, mentre cresce in lui una strana inquietudine.

Recuperate le forze parte verso le Puglie, unendosi alla spedizione militare di un nobile. Ma giunto a Spoleto torna a sentirsi debole. Lì avviene un sogno decisivo in cui sente una voce chiedergli «Perché cerchi il servo invece del padrone?». Torna ad Assisi confuso e turbato: è l’inizio della svolta. Qualche giorno più tardi, camminando per la campagna, s’imbatte in un lebbroso. A differenza di quanto avrebbe fatto

di Padre Enzo Fortunato [Presidente del Pontificio comitato per la Giornata mondiale dei bambini e direttore del magazine Piazza San Pietro] padre.enzo.fortunato padreenzofortunato padrenzo

tempo prima, gli va incontro e lo abbraccia, offrendogli il denaro che ha con sé. Qualcosa di profondo comincia a verificarsi in lui.

L’evento decisivo accade nell’antica chiesetta di San Damiano, ad Assisi. Davanti a quelle pietre cadenti, Francesco sembra riconoscere se stesso: una vita che deve essere ricostruita dalle fondamenta. Mentre prega, dal crocifisso sente provenire una voce: «Francesco, va’ e ripara la mia chiesa che è tutta in rovina». Così corre alla bottega di famiglia, carica di stoffe il cavallo, galoppa fino a Foligno – importante centro commerciale dell’epoca – e vende tutto ciò che ha. Anche il cavallo. È un gesto che ha il sapore dell’eccesso, dell’incomprensibile.

La statua dello scultore Norberto Proietti, davanti alla basilica di Assisi, ritrae San Francesco di ritorno dalla guerra

L’affresco di Giotto, nella basilica di Assisi, rappresenta la rinuncia ai beni da parte del santo

Sul cammino del ritorno, ora a piedi, Francesco sperimenta una leggerezza nuova. Soltanto il denaro gli pesa più della fatica del viaggio: gli appare troppo ingombrante, insopportabile anche solo per un’ora. La sua conversione passa da qui, da un’insofferenza improvvisa verso ciò che prima sembrava necessario.

Il cammino, da questo momento, non è più soltanto geografico. Diventa un attraversamento interiore, una lenta uscita da ciò che era stato. Questo percorso lo conduce inevitabilmente allo scontro con il padre. L’uomo non riesce a comprendere quella scelta radicale. Lo cerca con rabbia, lo minaccia, tenta di ricondurlo alla normalità di prima. Ma Francesco è pronto a perdere tutto, anche il legame più profondo, pur di non tornare indietro. Quando il padre chiede almeno la restituzione del denaro, Francesco non oppone resistenza: lo aveva già disprezzato, gettandolo nella polvere come cosa senza valore.

Condotto davanti al vescovo di Assisi, compie il gesto che segna una svolta irreversibile. Senza esitazioni, si spoglia di tutte le vesti e le restituisce al padre, restando nudo davanti a tutti. Il prelato, colpito da quel fervore, lo copre con il proprio mantello, riconoscendo in quell’atto un segno ispirato da Dio. Da lì comincia la sua vita da eremita: assapora la povertà come via di liberazione. Poi restaura San Damiano, San Pietro della Spina e la Porziuncola, ad Assisi. Decide di vivere secondo il Vangelo, predica la pace, onora la natura come opera di Dio, che gli dona le stimmate.

Il suo viaggio insegna che la vera trasformazione avviene quando ciò che si teme di più smette di essere evitato e viene accolto. La vita di Francesco – libera, disarmata, luminosa –appare come un invito a ritrovare una forma più autentica di esistenza: una primavera dello spirito che ogni persona può

scegliere di attraversare. Così, nel mese dedicato alla natura che rifiorisce, si può rileggere la sua storia come un cammino di ritorno alla vita: dal buio dell’inverno interiore alla luce piena di un nuovo inizio.

Il crocifisso originariamente collocato nella chiesa di San Damiano

LucaLe regole di

Un papà, un marito, una persona normale. Nel tempo libero Argentero si dedica alla famiglia e all’orto. Ma sul set non lascia nulla al caso. Dal 6 marzo torna in tv con Avvocato Ligas, dove interpreta un penalista spregiudicato

di Alex A. D’Orso - al.dorso@fsitaliane.it

foto courtesy Sky

Luca

oltre 20 anni di carriera, tra televisione, cinema e teatro, e una serie di personaggi che gli sono rimasti attaccati addosso. Uno su tutti Andrea Fanti, il brillante medico di Doc - Nelle tue mani

Tolta provvisoriamente la divisa ospedaliera, Luca Argentero indossa la toga per interpretare Lorenzo, il protagonista di Avvocato Ligas , legal drama in esclusiva su Sky e in streaming su Now dal 6 marzo. In una Milano frenetica, il penalista, licenziato dal suo prestigioso studio, cerca di tornare al centro della scena accettando casi complessi e senza speranza.

Che tipo è l’avvocato Ligas?

Da un punto di vista professionale è sicuramente brillante e geniale. Umanamente, invece, è una persona deprecabile. Ha importanti problemi relazionali, non riesce a trovare un equilibrio e ha un estremo bisogno di andare in terapia.

Com’è stato misurarsi con questo ruolo?

Molto interessante. La serie è tratta dal libro di Gianluca Ferraris Perdenti. La prima indagine dell’avvocato Ligas , avevo tante informazioni a disposizione per costruire il mio Lorenzo. Ligas, poi, porta una sorta di maschera: è impeccabile, indossa abiti perfetti, ha i capelli sempre in ordine. È come Bruce Wayne quando mette il costume da Batman. E dal punto di vista attoriale, avere un travestimento a disposizione è utile. Quella maschera, però, serve anche a nascondere un dolore e un’incapacità di gestire le cose che contano davvero: la famiglia, le amicizie, gli affetti. Fuori Ligas è perfetto, ma dentro è tutto rotto.

Avete qualcosa in comune?

Mi ritrovo in lui dal punto di vista professionale: vuole presentarsi sempre preparato, ha una strategia chiara, non lascia nulla al caso. Io, però, cerco di essere un discreto essere umano (ride, ndr).

Come verrà accolta la serie, secondo te?

Quando ho letto la sceneggiatura ho avuto l’impressione che Avvocato Ligas fosse qualcosa di non ancora visto in Italia. Sono curioso di capire se anche al pubblico arriverà l’elemento novità.

Tra le tante produzioni a cui hai partecipato, ce n’è una a cui sei particolarmente legato?

Sono molto orgoglioso di tutto il mio percorso. indubbiamente piantato una bandierina nel cuore delle persone, c’è però un piccolo film che non ha avuto grande fortuna al cinema, ma secondo me vale la pena di essere riscoperto: Copperman . Il protagonista ha i tratti di una persona autistica e la storia ha il sapore della favola. Un genere un po’ dimenticato ma efficace per raccontare le cose della vita.

Hai lavorato anche con Ferzan Özpetek. Com’è andata?

Ha messo il sigillo di garanzia sulla mia carriera. Anche se nelle due cose che abbiamo fatto insieme, Saturno contro e la serie Le fate ignoranti , io muoio piuttosto in fretta: mi fa sorridere e glielo rinfaccio sempre. Spero in una terza collaborazione, perché vorrei che mi facesse arrivare alla fine di un film (ride, ndr).

Lontano dalle luci di scena chi è Luca?

Una persona normale, un papà e un marito. I bambini occupano l’80% del mio tempo libero, il restante 20% lo dedico a mia moglie, anche se vorrei fosse di più perché a volte mi manca. Ho pochissimo spazio per gli amici e per le mie passioni, pian piano vorrei riappropriarmene. Quali sono?

Il tennis è lo sport del mio cuore. Mi piace anche sciare, ma ora lo faccio raramente. Poi adoro la dimensione della campagna, in cui vivo, e fare l’orto. Il contatto con la terra mi riallinea con l’universo. Voglio che i miei figli sappiano

Luca

com’è fatta una pianta di melanzana, perché capiscano che la verdura non nasce sugli scaffali del supermercato. Ti piace la tua vita?

Mi sento fortunato perché è molto meglio di quella che sognavo da bambino. Non avrei mai potuto immaginare un percorso così divertente, colorato, di successo. Che valore dai a questa parola?

Avere successo per me significa continuare a fare il mio lavoro, mantenendo un buon livello. Considero il mio bilancio positivo.

Non ti manca niente?

Mi appassiona la scrittura. Un paio di anni fa ho

pubblicato un romanzo, vorrei continuare con la narrativa ma mi piacerebbe anche misurarmi con la sceneggiatura. Ci sto lavorando, spero di arrivare a qualcosa di realizzabile.

Viaggi in treno?

Sono praticamente un azionista. A bordo faccio tutto quello che non riesco a fare a casa: lavoro, leggo, smaltisco gli arretrati. Vivo come un sollievo il fatto di avere uno spostamento in programma. Il treno è mio alleato.

lucaargentero

Luca Argentero e Gaia Messerklinger in una scena di Avvocato Ligas

l Creator

NO LIMITS

A Pechino Express, dal 12 marzo su Sky e Now, i volti social Elisa Maino e Mattia Stanga affrontano le difficoltà grazie alla forza dell’amicizia

ei è partita con lo zaino praticamente vuoto, lui si è portato dietro medicine su medicine. Sono Elisa Maino e Mattia Stanga, amici nella vita e in gara come I creator nella nuova stagione di Pechino Express - L’Estremo Oriente, show Sky Original prodotto da Banijay Italia, dal 12 marzo ogni giovedì su Sky e in streaming su Now.

Elisa è stata la prima italiana a realizzare contenuti su musical.ly e poi è passata a tiktok, dove parla di moda, make-up e lifestyle. Ha ereditato la passione per la scrittura dalla nonna e il suo primo romanzo, Ops , uscito nel 2018, ha venduto 100mila copie. Mattia è un creator comedy che nel 2023 è stato inserito da Forbes Italia tra i 100 under 30 più influenti nella categoria Social media.

Entrambi giovanissimi, durante questa esperienza sono riusciti a superare le proprie paure grazie alla loro amicizia.

Perché avete scelto di andare a Pechino Express ?

[EM] Tra i programmi televisivi

è quello che ho

di Cecilia Morrico MorriCecili morricocecili

sempre ammirato e seguito di più. E mi è sempre piaciuta l’idea di farlo. In passato avevo qualche dubbio per l’età, perché comunque è molto impegnativo. Ma la dimensione del viaggio è un’occasione unica e quando c’è stata l’opportunità di partecipare in coppia con Mattia mi sono detta che era il momento giusto. Speriamo di aver restituito il nostro lato umano più vero perché tramite i social non è sempre possibile.

[MS] Ci siamo messi completamente a nudo, siamo amici da tempo ma tra noi abbiamo legato ancora di più.

Partecipare a Pechino Express è sempre stato un sogno per me. Un’esperienza fuori dal comune che ti mette di fronte a prove fisiche ed emotive, ti costringe a dormire a casa di persone sconosciute e a confrontarti con realtà diverse dalla tua.

Durante il programma cosa avete scoperto di nuovo l’una dell’altro?

[MS] Condividiamo

molti valori da quando ci siamo conosciuti su un set, diversi anni fa. Ma durante il viaggio abbiamo capito di essere davvero

complementari: dove non arrivavo io arrivava Elisa e viceversa.

[EM] Siamo riusciti a stare effettivamente insieme 24 ore su 24 e abbiamo potuto godere della nostra amicizia ma anche consolidare il rapporto. Inoltre, il programma non ha unito solo noi ma anche le nostre mamme, che sono diventate amiche.

Dai social si vede che la famiglia è molto importante per entrambi. Come avete vissuto la lontananza?

[EM] È stato durissimo non sentire i nostri genitori. Siamo abituati a stare lontani da loro, ma non poter fare una telefonata per chiedere un consiglio oppure sfogarsi ci ha messi davanti al fatto che dovevamo contare solo su noi stessi. Di certo, questo ci ha aiutati a crescere.

[MS] Ci siamo sostenuti tanto, anche perché durante il viaggio ci sono sì tante risate ma anche momenti down. E, poi, essere fuori dal proprio nido un po’ spaventa.

Che cosa vi faceva paura, in particolare?

[MS] L’idea di star male, non solo fisicamente. È pur sempre una gara e nessuno può sapere come si reagisce di fronte a certe situazioni. Davanti alle telecamere sei più esposto e le emozioni sono amplificate. Ma sia io sia Elisa abbiamo cercato di mantenere il rispetto verso le persone che incontravamo perché ci hanno educato così.

[EM] Sì, avevamo paura soprattutto dei momenti di sconforto o di debolezza. Abbiamo cercato di essere sempre corretti con tutti, ma ci sono momenti in cui le sensazioni sono più intense e non sai come risponderai.

Alla fine, siamo stati sinceri e senza filtri.

Mattia, hai detto che ti piacerebbe lavorare come presentatore tv. Che programma vorresti condurre?

[MS] Il Festival di Sanremo ! Ma anche come coconduttore. Per me sarebbe un grande obiettivo, visto che mi sono già cimentato con il Prima Festival due anni fa. Amo la musica e questa manifestazione rappresenta il momento più forte della tv italiana.

Elisa, tu sei passata dai social all’editoria, c’è un’esperienza che vorresti aggiungere nel tuo curriculum?

[EM] Ho da poco sfilato come modella e mi piacerebbe avere un futuro nella moda. Sono sempre stata attirata dall’estetica e ora voglio lavorare a qualcosa che rappresenti me e le mie passioni.

Parlando di viaggio, un momento imbarazzante che avete vissuto in treno?

[EM] Quando ho chiuso male la porta del bagno sul Frecciarossa e un altro viaggiatore è entrato. Che vergogna!

[MS] Una volta ho prenotato nell’area del silenzio senza farci caso: appena siamo partiti mi ha squillato il telefono e ho pure risposto… Ultima domanda: dopo Pechino Express cosa farete?

[EM e MS] Vogliamo essere i prossimi inviati del programma!

pechinoexpress.sky.it pechinoexpress | mattia_stanga la_mainoo

Stylist Luca Pisciottano, make-up & hair Antonio Morici, location Pantheon

è redWoman in

esplosiva come il Vesuvio della sua Napoli e ha un modo di fare assolutamente anticonvenzionale. Un esempio? Nel suo guardaroba c’è un solo vestito rosa: «Perché me lo hanno regalato. Io sono per il rosso». Barbara Foria, la woman in red D.O.P. (pura Denominazione di origine partenopea), non poteva scegliere colore che la rappresentasse meglio, sfruttandone tutte le sue nuance nella scenografia del divertentissimo spettacolo Basta un filo di rossetto!, scritto insieme a Manuela D’Angelo e Stefano Vigilante, per la regia del genio comico Marco Terenzi.

Il one woman show è il diario delle esilaranti riflessioni di una 50enne 3.0. Il risultato? Due ore di risate vere, grazie al talento di un’attrice dall’ironia straordinariamente attuale.

Dopo la tappa del 5 marzo a Modena, il tour finisce il 16 maggio a Francavilla al mare (Chieti), passando per tante città come Venaria Reale (Torino), Pomigliano d’Arco (Napoli) e Milano.

La scintilla che ha fatto partire questo spettacolo?

Una frase storica della regina Elisabetta II: never complain and never explain (mai lamentarsi, mai dare spiegazioni, ndr). Questo motto me lo ripeteva sempre mia madre e ha condizionato la mia vita. È un’esortazione a non mostrarsi mai vittime e, come diceva lei, a tenersi sempre in ordine. Io lo faccio usando il rossetto come scudo: mi fa sentire bella e sicura.

Se dovessi fare un bilancio delle tue relazioni d’amore e non?

Ho avuto esperienze belle ma anche insoddisfacenti.

Però «credo negli esseri umani», citando Marco Mengoni. Sebbene le delusioni ci siano state, anche in ambito sentimentale, non sono mancate esperienze meravigliose. Ma, comunque, sono nata con uno status di libertà interiore. In che senso?

Ho amiche cresciute col desiderio di sposarsi, mentre io da piccola immaginavo il matrimonio come una festa fatta di musica, dj, spiaggia, vestito rosso. La tradizionalità del bianco non mi ha mai interessato, così come non ho mai avuto l’idea di una famiglia o della maternità obbligatoria. Come mai?

Sono cresciuta senza padre e ho avuto figure femminili forti intorno a me: donne autonome, che portavano avanti la famiglia da sole. Mi hanno insegnato a essere come Wonder Woman e a farcela con le mie sole forze. Non avevo nemmeno qualcuno che potesse aiutarmi nel lavoro che

Barbara Foria è in tour a teatro con Basta un filo di rossetto! e anticipa la sua partecipazione al comedy show LOL - Chi ride è fuori

di Gaspare Baglio gasparebaglio

sognavo di intraprendere: in famiglia sono tutti architetti, professori, medici.

E tu?

Mi sono laureata in Giurisprudenza: sono pure iscritta all’Albo degli avvocati, dopo aver superato l’esame di Stato al primo colpo. Poi ho detto basta. In famiglia non l’hanno presa bene, ma pensavano che mi sarei arresa. Io, però, sentivo il richiamo del palcoscenico nel sangue. Negli anni in cui studiavo diritto commerciale mi chiedevo: «Perché non sono a Roma a fare la scuola di Gigi Proietti?».

Poi nella Capitale ci sei andata.

Sì. In realtà, prima di iniziare l’università ho tentato di entrare all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico ma non sono stata presa. Già allora furono colpiti dalla voce rauca, diventato il mio marchio di fabbrica e riconoscibilità in tv e su Rtl 102.5, dove conduco Chi c’è c’è, chi non c’è non parla

La svolta quando è arrivata?

Terminati gli studi venivo ogni tanto nella Capitale per frequentare piccoli laboratori. Un giorno i componenti di una compagnia di cui facevo parte mi iscrissero a La sai l’ultima? senza dirmi niente. Mi presero e fu un’esperienza adrenalinica. Avevo 27 anni, da lì è iniziato tutto.

Di acqua sotto i ponti ne è passata. Qual è stato il periodo di maggior trasformazione?

Tra il 2019 e il 2020. Paradossalmente, il periodo del Covid-19 mi ha consentito di fermarmi, riflettere e ricominciare da capo. Ci sono state esperienze personali che mi hanno messa di fronte al dolore. E il virus mi ha fatto capire quanto il nostro mondo sia piccolo di fronte all’immensità.

Sei nel cast della nuova stagione di LOL - Chi ride è fuori Com’è andata?

Esperienza pazzesca e difficilissima: non è semplice stare chiusi in una casa, tante ore, con altri comici. Sono rimasta piacevolmente colpita dalle colleghe più giovani: vedo in loro la determinazione che avevo io, in un mondo maschilista in cui le donne devono dimostrare sempre di più. Infatti, quelle che ce la fanno nella vita hanno tutte carattere. Oggi c’è più spazio, ma non è mai abbastanza.

Se incontrassi la Barbara che studiava per diventare avvocato, cosa le diresti?

Hai fatto benissimo ad ascoltarti: hai realizzato il tuo sogno, ce l’hai fatta.

barbaraforia

classicheLe di primavera

Dal fascino rurale di Strade bianche alla tradizione di Milano-Torino, fino alla sfida estrema di Milano-Sanremo.

A marzo, tre gare storiche aprono la stagione ciclistica

è un momento dell’anno in cui il ciclismo diventa racconto. Accade tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, quando vanno in scena le tre gare classiche di un giorno, organizzate da RCS Sport: Strade bianche, Milano-Torino e MilanoSanremo. Vinte dai più forti ciclisti a livello internazionale, tra cui anche i nostri Vincenzo Nibali e Moreno Moser, queste competizioni incarnano tre modi diversi di intendere il ciclismo. Se Strade bianche, che si corre nelle terre di Siena, rappresenta l’innovazione, Milano-Torino, gara nata nell’800 con traguardo sulla collina di Superga, simboleggia

di Flavio Scheggi mescoupsdecoeur

la tradizione. Mentre l’ultima corsa, che dalla Lombardia arriva al mare della Liguria, è una sfida di resistenza, con il suo percorso di quasi 300 chilometri. Insieme segnano l’avvio della stagione su strada, capace di emozionare tifosi, corridori e addetti ai lavori.

SULLE STRADE BIANCHE DELLE CRETE SENESI

Si inizia il 7 marzo con una gara nata nel 2007 che, in pochi anni, è riuscita a ritagliarsi uno spazio di assoluto prestigio nel panorama mondiale. Strade bianche prevede la partenza e l’arrivo da Siena, e il percorso si snoda nel territorio delle

Crete Senesi, tra paesaggi rurali, salite e discese polverose. «Qui la magia del ciclismo si fonde con quella della Toscana», afferma Moser, l’unico ciclista italiano ad avere vinto la competizione nel 2013. «È una corsa folle, diversa dalle altre. Racchiude tutte le componenti del ciclismo e per questo viene amata dagli spettatori, che se la godono al 100%. I luoghi che vengono attraversati sono davvero unici. Pensiamo a cosa può provare un appassionato di questo sport, magari americano o asiatico, nel vedere le biciclette che sfrecciano in un contesto simile».

Durante gli oltre 200 chilometri di gara, la strada asfaltata viene interrotta da 14 settori di sterrato e la competizione diventa selettiva, inaspettata e

spettacolare. «Lo sterrato non perdona: se lo affronti spaventato, con la paura di cadere, fai ancora peggio. Devi essere aggressivo, non puoi subirlo. Credo che per la mia vittoria abbia giovato anche la spregiudicatezza della gioventù», continua Moser. E poi la corsa può cambiare notevolmente con il meteo: «In una giornata di pioggia si passa dalla polvere al fango e questo rende il tutto ancora più imprevedibile», conclude il campione. Qui non vince soltanto il più forte, ma il più completo: servono fondo, tecnica di guida, capacità di leggere il contesto e sangue freddo nei momenti decisivi. Il finale è ormai iconico, con la durissima rampa di via Santa Caterina, caratterizzata da pendenze di oltre il 15%, che immette in piazza del Campo. Uno degli arrivi più suggestivi del ciclismo moderno.

MILANO-TORINO, LA GARA PIÙ ANTICA AL MONDO

Pochi giorni dopo Strade bianche, la stagione delle corse italiane prosegue con Milano-Torino, che quest’anno si corre il 18 marzo. È la gara ciclistica più antica al mondo, con la prima edizione disputata nel 1876, e mantiene nel suo Dna la

Una tappa della gara Milano-Torino 2025
© Marco Alpozzi/LaPresse

tradizione e l’eleganza delle grandi classiche. L’evento prende il via dalla periferia di Milano per poi attraversare la pianura lombarda e piemontese, con strade ampie e rettilinee che preparano alla parte finale. Negli ultimi anni l’arrivo è stato posizionato al termine della salita che porta alla basilica di Superga. Qui i ciclisti si trovano ad affrontare pendenze dure e scenografiche, che offrono momenti di puro spettacolo e comportano una selezione naturale tra i corridori.

Nel corso degli anni, proprio per la sua longevità e il suo prestigio, la gara ha visto al via alcuni dei nomi più importanti del ciclismo mondiale come lo spagnolo Alberto Contador Velasco, il francese Thibaut Pinot, il colombiano Rigoberto Urán e il giovane talento messicano Isaac Del Toro, che ha vinto l’ultima edizione.

MILANO-SANREMO, LA PIÙ LUNGA DELLE CLASSICHE

Definita la “classicissima di primavera”, Milano-Sanremo – in programma il 21 marzo – è una corsa monumento del ciclismo moderno insieme al Giro delle Fiandre, alla ParigiRoubaix, alla Liegi-Bastogne-Liegi e al Giro di Lombardia. Con quasi 300 chilometri, che si snodano quest’anno da Pavia a Sanremo, sulla Riviera dei Fiori, è la più lunga delle classiche. Vincenzo Nibali, vincitore di due Giri d’Italia, un Tour de France e una Vuelta di Spagna, è stato nel 2018 l’ultimo italiano ad aggiudicarsi questa gara. «È la massima espressione della velocità», racconta il campione, «e in certe edizioni, infatti, è stata completata in poco più di sei ore. Non a caso è conosciuta anche come il festival del velocista. Ma, negli ultimi

anni, questa caratteristica è stata smentita perché non si sono visti gruppi compatti all’arrivo».

Il percorso è un vero test di resistenza e tattica: dopo una prima parte relativamente piatta, gli atleti affrontano le famose asperità di Capo Mele, Capo Cervo e Capo Berta e, soprattutto, le salite di Cipressa e Poggio negli ultimi 50 chilometri del percorso, che spesso decidono la corsa con attacchi, fughe o arrivi in volata. «Proprio questi momenti sul finale hanno reso la gara affascinante», aggiunge Nibali. Che ricorda bene la sua vittoria, otto anni fa: «Io ero il jolly della squadra. Quel giorno stavo veramente bene, sul Poggio ero nelle prime posizioni, così ho deciso di attaccare. E da lì è partita la fuga che mi ha portato a passare per primo sul traguardo in via Roma. Malgrado fossimo a fine marzo, abbiamo sofferto tantissimo il freddo. La reazione del fisico al clima è un altro elemento che può compromettere la gara». Negli ultimi anni, Milano-Sanremo ha vissuto edizioni memorabili, con protagonisti come l’olandese Mathieu Van der Poel, che ha saputo imporsi in sprint dopo un finale combattuto, e duelli epici tra campioni di diverse generazioni. I possibili favoriti quest’anno per Nibali sono quasi sempre gli stessi: «Oltre a Van der Poel, al belga Wout Van Aert e allo sloveno Tadej Pogačar, che torna per vincere, uno dei protagonisti tra gli italiani potrebbe essere Filippo Ganna». strade-bianche.it milanotorino.it milanosanremo.it

Ciclisti durante la gara Milano-Sanremo 2025

rosso La Capitale del

«Roma

è una città che ti entra dentro, non ti lascia mai. È bellezza allo stato puro»

Garavani all’apertura della mostra Valentino a Roma. 45 Years of Style
all’Ara Pacis nel 2007

Al centro dell’universo di Valentino Garavani c’è sempre stata Roma. Che ora celebra lo stilista con una mostra negli spazi di PM23 e una sfilata omaggio il 12 marzo

tutto comincia nel 1959, in un candido atelier che affaccia su via dei Condotti, a Roma. Qui un giovane stilista crea una collezione dal nome Fiesta che debutta nello stesso anno a Firenze.

In quell’occasione, viene presentato anche un abito corto in tulle rosso che segna la nascita dell’imperatore scarlatto: Valentino Garavani. Da quel momento, la sua carriera esplode e lo porta ad aggiudicarsi il titolo di maestro della bellezza e il primato di aver vestito personalmente otto attrici che hanno ritirato un Oscar, come lui stesso ha sottolineato più volte. Uno stilista straordinario, che si è spento il 19 gennaio 2025 a 93 anni e – nonostante la fama mondiale – ha sempre avuto un unico centro di gravità: Roma. La sua vita si muoveva, infatti, tra piazza di Spagna e piazza Mignanelli, dove nel 1988 ha aperto la sede storica della maison. Ora al civico 23 ha sede PM23, spazio culturale e hub inaugurato dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, socio e compagno dello stilista per 12 anni: un luogo dedicato alla moda, all’arte e alla cultura, con l'obiettivo di sostenere il talento e la creatività.

Nelle sue sale, fino al 31 maggio, è possibile visitare la mostra Venus - Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos, un percorso che offre uno sguardo contemporaneo e

poetico sull’universo dello stilista reinterpretato attraverso le opere dell’artista portoghese. Ecco, quindi, che abiti dell’haute couture vengono messi in relazione con oggetti quotidiani come le pentole Silampos, che diventano monumentali opere a forma di scarpa, trasformando un classico della cucina in un simbolo glamour. Oppure la scultura cinetica formata da ferri da stiro Bosch rossi che si schiudono come un fiore di loto davanti a un abito nero dell’inverno 2001/2002 in pizzo e balze con microsfere intarsiate ton sur ton. E poi un cuore sacro realizzato con forchette, coltelli e cucchiai di plastica insieme a un lungo abito in taffetà rosso che riflette la tensione tra delicatezza, forza, sensualità ed empowerment. Nella sala centrale, la gigantesca opera Valkyrie Venus rivestita da un tessuto all’uncinetto fatto a mano viene intervallata da dieci capi di Valentino. Tra questi spicca uno dei look simbolici della sua ultima sfilata prima di lasciare la maison, l’haute couture primavera estate 2008. Un capolavoro fatto di balze, plissé e ruches di varie dimensioni che diventano una geometria poetica.

A marzo, precisamente il 12, la maison presenta nella Capitale anche la collezione Autunno Inverno 2026-27 nella storica cornice di Palazzo Barberini. Un evento fortemente voluto dal direttore creativo Alessandro Michele, romano di nascita, che intende mantenere vivo il legame con la storia e l’identità culturale della casa. La sfilata richiama quella avvenuta nel 2022, quando Pierpaolo Piccioli, allora designer del brand, portò la collezione alta moda in piazza di Spagna.

Una delle sale della mostra Venus - Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos
Abito con balze, plissé e ruche dell’haute couture primavera estate 2008 presente nella mostra Venus - Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos al PM23 di Roma

E arriva subito dopo la passerella haute couture Specula mundi del 28 gennaio a Parigi, dove Michele ha aperto lo show con la voce del fondatore Valentino tratta dal filmdocumentario The Last Emperor, in cui si racconta di un giovane Garavani intento ad ammirare gli abiti delle star sullo schermo, con l’idea di farli vivere, un giorno, in tutto il loro splendore.

Piume, ruche, pizzi, broccati, laminati, drappeggi, inserti gioiello ricamati a mano sono protagonisti nella tappa romana, che riporta la narrazione creativa nel luogo dove tutto ha avuto inizio. Un trionfo di sartorialità e una lezione di modellismo, in attesa che torni a Roma anche il ready to wear. piazzamignanelli23.com valentino.com

Due look della sfilata Specula mundi
La capsule di Valentino Garavani per Vans
© WWD/WWD via GettyImages

DEl TAGLIo L’architettura

Al Museo del tessuto di Prato, una mostra omaggia due creatori dell’alta moda, Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Cinquanta capolavori raccontano la couture come scultura e visione del corpo

Nelle sale dell’ex cimatoria Campolmi, grande fabbrica ottocentesca specializzata nella lavorazione della lana, aleggia un silenzio che conserva la memoria del lavoro, delle mani, della materia plasmata. In una zona appartata del centro storico di Prato, dentro mura antiche che hanno conosciuto il tempo lento della tela, la moda torna a essere gesto del costruire.

Qui ha sede il Museo del tessuto, che nel 2025 ha compiuto 50 anni e conclude le celebrazioni dell’anniversario con la mostra rivelazione Azzedine Alaïa, Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma, omaggio a due creatori dell’alta moda, a cura di Olivier Saillard e visitabile fino al 3 maggio. Cinquanta capolavori – 25 per ogni stilista – si fronteggiano come presenze autonome, personaggi sospesi e senza volto.

Nessuna cronologia, nessuna narrazione lineare, solo un confronto diretto, fisico, quasi tattile di tubini neri di ogni taglio e forma, outfit lunghi, bolerini in pelle, strascichi e busti scollati, giacche strette in vita. La couture smette di seguire le stagioni e torna a interrogare il tempo, tra volte a crociera e superfici industriali: gli abiti non appaiono esposti ma sembrano dimorare lo spazio, fluttuanti su manichini invisibili. Balenciaga riempie il vuoto con le sue creazioni, che sono architetture nette da indossare o forme morbide capaci di allontanarsi dal corpo per reinventarne la presenza. Un abito da sera in gazar di seta color avorio si apre come una struttura sospesa, sostenuta da una geometria invisibile, mentre una linea a uovo copre la figura, creando distanza e spazio. Le sue lane, le sete, i rasi non assecondano il corpo, lo ripensano. Ogni volume è una presa di posizione, ogni

di Sandra Gesualdi sandragesu
Un abito aderente in velluto bordeaux della collezione Autunno-Inverno 1988 di Alaïa
© Julien Vida

cucitura una scelta precisa.

Alaïa risponde con un gesto opposto e complementare, osserva i corpi femminili, li misura, li stringe come un guanto. Abiti in maglia nera aderiscono come linee continue, nelle quali non si percepisce inizio né fine. La pelle, materiale radicale, è modellata, intarsiata fino a diventare superficie sensibile, seconda cute. La sensualità non è ornamento, ma precisione e rispetto della figura. Se Balenciaga costruisce distanza, Alaïa sembra creare prossimità, uno ridefinisce lo spazio, l’altro scolpisce i corpi. Tra i due stili, posti in un dialogo serrato, corre una tensione creativa. Balenciaga è astrazione, Alaïa è presenza, eppure sembrano condividere la stessa idea fissa: il controllo della forma, la perfezione sartoriale, la conoscenza profonda del realizzare. Entrambi tagliano e cuciono con le proprie mani, pensano e si esprimono attraverso le stoffe.

Accanto ai capi, aprono uno spazio intimo sul processo creativo 12 disegni originali di Balenciaga, datati tra il 1950 e il 1968. Annotazioni tecniche, campioni di tessuto, segni essenziali che raccontano la struttura della moda. Le fotografie d’epoca esposte restituiscono la grazia dell’indossato, ma è nel disegno che emerge la radicalità dello stilista spagnolo. Completano il percorso il film sulla vita di Alaïa firmato dallo stylist Joe McKenna e un video inedito con le presentazioni couture di Balenciaga del ‘60 e del ‘68.

L’idea della mostra è nata nel 2020 presso la Fondazione Alaïa, pochi anni dopo la scomparsa del designer franco-tunisino e decenni dopo quella di Balenciaga, grazie allo stilista francese Hubert de Givenchy, che desiderava mettere a confronto due maestri della forma e del volume, indipendenti e refrattari al sistema. Balenciaga, infatti, preferì chiudere l’atelier prima di piegarsi al prêt-à-porter, mentre Alaïa rifiutò il calendario frenetico delle collezioni, scegliendo il tempo giusto e necessario per le sue produzioni. museodeltessuto.it museodeltessuto

Un disegno di Balenciaga, 1958, modello n. 192
Due capi di Alaïa delle collezioni Autunno-Inverno 2016 e 2017

bellezza La vera natura della

Molto più di una semplice fiera. Cosmoprof Worldwide Bologna, dal 26 al 29 marzo, è il luogo in cui si capisce come nasce davvero un prodotto, dagli ingredienti al packaging di Luca Buttiglieri

[Beauty content creator, cantante e attore] luca.buttiglieri

quando si avvicina Cosmoprof Worldwide Bologna – l’evento di riferimento per le aziende e i professionisti dell’industria cosmetica – succede sempre la stessa cosa: tutti parlano di trend, numeri, innovazione, internazionalizzazione. Parole importanti. Ma io, ogni volta che partecipo alla manifestazione, penso solo una cosa: qui la bellezza smette di essere vetrina e diventa backstage.

E per me è questo il punto. La rassegna, in programma dal 26 al 29 marzo negli spazi di BolognaFiere, non è solo stand enormi e packaging perfetti, è il posto dove capisci come nasce davvero un prodotto. Dove scopri che dietro un siero ci sono mesi – a volte anni – di ricerca, test, tentativi sbagliati e formule rifatte mille volte.

La parte che mi affascina di più? La connessione. Brand, aziende, fornitori, creator, buyer: tutti nello stesso spazio. Senza filtri instagram, senza comunicati patinati. Parli con chi formula, con chi produce, con chi sceglie un ingrediente invece di un altro. E lì la narrazione cambia. Per chi

come me fa il beauty content creator, questa è la differenza tra raccontare un prodotto e capirlo.

Poi c’è la cosa che ogni volta mi sorprende: la dimensione internazionale. Cammini e, in pochi metri, passi da un brand coreano a uno australiano, da una startup nordica a un’azienda italiana con decenni di storia. È un viaggio culturale continuo. Ogni Paese ha un’idea diversa di pelle, texture, routine, bellezza. Ed è lì che realizzi una cosa: non esiste un unico modo di essere glow.

Una delle aree che più mi incuriosisce è quella della supply chain, i padiglioni dedicati alla filiera produttiva, il cuore meno glamour ma più strategico. Ingredienti, packaging, sostenibilità, macchinari. È la parte che non vediamo sugli scaffali, ma decide tutto: dalla resa di una formula alla sua tracciabilità, dall’impatto ambientale all’esperienza finale del consumatore.

Cosmoprof è anche questo: capire che la bellezza non è solo ciò che appare, ma tutto quello che succede prima. E poi è una delle poche occasioni in cui il networking è reale, non solo uno scambio di biglietti da visita, è conversazione, confronto, capire se un brand ha una visione o solo una bella grafica. Ogni anno torno a casa con una sensazione precisa: la bellezza è molto più complessa di quello che vediamo sui social. E questa complessità la rende interessante. Cosmoprof non è solo un appuntamento del calendario ma è il momento in cui il beauty si racconta senza filtri. E quando succede, diventa molto più vero. cosmoprof.com

Luca Buttiglieri al Cosmoprof 2025

IDENTITÀ

a colori

a colori a colori

Andy Warhol Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross) (1975)

Ferrara celebra Andy Warhol con la riedizione della mostra Ladies and gentlemen. Dopo 50 anni, i ritratti audaci dell’artista riempiono ancora

Palazzo dei Diamanti

di Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it

Cinquanta anni fa Andy Warhol passeggiava tra le vie di Ferrara, si fermava a pranzo nel ristorante La provvidenza e la sera si ritirava in un hotel a pochi passi dal Castello estense. Non si trovava nella città emiliana in vacanza, ma per presentare al pubblico la mostra con i trasgressivi ritratti di drag queen, donne transgender e persone dall’identità non binaria che gli erano stati commissionati l’anno precedente dal mercante d’arte Luciano Anselmino.

Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross) (1975)
Parigi, Fondation Louis Vuitton
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by Siae 2026

ARTE E CULTURA

A distanza di mezzo secolo, il ricordo di quell’evento è ancora vivo, tanto che è stata organizzata una riedizione della rassegna per riempire nuovamente le sale del Palazzo dei Diamanti. Andy Warhol. Ladies and gentlemen , in programma dal 14 marzo al 19 luglio, è questa volta curata da Chiara Vorrasi, con il sostegno dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, in Pennsylvania. All’epoca della prima esposizione, Pier Paolo Pasolini – che

Autoritratto in drag (1981)

Pittsburgh, Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.2932

© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by Siae 2026

fu ucciso pochi mesi dopo la visita – era stato chiamato a scrivere la prefazione del catalogo e presentava il lavoro dell’artista statunitense con queste parole: «L’impressione è di essere di fronte a un affresco ravennate rappresentante figure isocefale, tutte, s’intende, frontali. Iterate al punto da perdere la propria identità e di essere riconoscibili, come i gemelli, dal colore del loro vestito». Lo stile di Warhol permea infatti ogni ritratto, impregna

fino agli angoli tutte le serigrafie, tanto da diventare il protagonista principale del progetto. Fucsia, marroni, blu compatti riempiono i volti e i vestiti delle modelle, che finiscono per confondersi l’una con l’altra. Marsha P. Johnson e Wilhelmina Ross, Michele Long e Monique si sovrappongono in un tripudio di colori densi, confusi e sgargianti: posano per rivendicare la propria identità e al tempo stesso la perdono in un’unica, disordinata e meravigliosa versione di loro stesse.

Ai ritratti della serie, nell’esposizione contemporanea sono associati altri lavori dell’artista –realizzati tra gli anni ‘70 e ‘80 – alcuni dei quali su polaroid, oltre che acrilici, disegni e serigrafie. Tra queste opere, oltre 150 in totale, sono presenti la celebre serie su Marilyn Monroe e il colorato

ritratto del presidente cinese Mao-Tse Tung, con cui l’artista si prendeva gioco dell’iconografia ufficiale. Sono protagoniste di altri progetti la rockstar Mick Jagger e la performer Liza Minnelli, la stessa che nel ‘75 visitò la mostra di Ferrara e trascorse qualche giorno in città con il padre della Pop art. E poi, ancora, animano le sale del palazzo i volti del tormentato fotografo Robert Mapplethorpe e della cantante Grace Jones. Ma anche dello stesso Warhol che, attraverso gli autoritratti su carta fotografica o su tela, esplorava i confini della sua identità. Rimarcando, con make-up audace e pose ironiche, quanto fossero labili e quanto fosse facile, e talvolta opportuno, scavalcarli. palazzodiamanti.it

Mick Jagger (1975) da Little Red Book no. 275 Pittsburgh, Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.3003.2
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by Siae 2026

è RIFLESSI di modernità

All’Ara Pacis di Roma 52 capolavori di autori come Degas, Matisse, Picasso, Renoir e Van Gogh raccontano l’Impressionismo e la sua rivoluzione

il 1867 quando Gustave Courbet ed Édouard Manet, entrambi vicini al Realismo, decidono di organizzare due mostre in polemica con la cultura ufficiale e i gusti del tempo. Questa rottura con l’accademia prepara il terreno al gruppo di giovani artisti che, sette anni dopo, allestiscono a Parigi la loro prima esposizione collettiva. In quell’occasione Claude Monet presenta il quadro

Vincent Van Gogh
Rive dell’Oise a Auvers (1890), lascito di Robert H. Tannahill
© Detroit Institute of Arts

Impression, soleil levant, a cui si attribuisce l’origine del movimento rimasto attivo fino al 1886. In meno di dieci anni, l’Impressionismo segna una svolta significativa nella storia dell’arte e della cultura occidentale.

Le nuove basi della rappresentazione pittorica si possono riassumere in tre concetti: la realtà, la vita moderna e la luce. Si vuole raccontare un modo di vivere nuovo, un mondo in

evoluzione in cui le città cambiano, Parigi è trasformata dai boulevard e i borghesi vanno in vacanza nella natura. Per questo caffè, luoghi in riva al mare, panorami campagnoli e persone in abiti semplici diventano soggetti privilegiati per le tele.

Ma se in Europa la novità e la freschezza degli Impressionisti non vengono colte, negli Stati Uniti sono apprezzate da intellettuali lungimiranti, in ambienti non influenzati da

Pierre-Auguste Renoir Donna in poltrona (1874), lascito di Allan Shelden III © Detroit Institute of Arts

sovrastrutture classiciste come il Detroit Institute of Arts, diretto dallo storico dell’arte tedesco Wilhelm Reinhold Valentiner.

Proprio da questo istituto arrivano le 52 opere esposte fino al 3 maggio all’Ara Pacis di Roma in occasione della mostra Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts. Il corpus, per la prima volta in Italia, include anche

testimonianze del Post-impressionismo e dell’Espressionismo, per arrivare all’Astrattismo. Si va da Edgar Degas a Henri Matisse, da Pierre-Auguste Renoir a Paul Cézanne, da Odilon Redon a Max Beckmann, e c’è anche una pittrice: Maria Blanchard, presente in mostra con Sassofonista

La Donna in poltrona del 1874 di Renoir, immagine simbolo dell’esposizione, è rappresentata in una posa spontanea, tanto che lo sguardo sembra esprimere un sentimento di noia. Le pennellate sono libere e creano rapide macchie di colore. Degas, in Danzatrici nella stanza verde, dipinto intorno al

ALLA MOSTRA CON LE FRECCE

Il Gruppo FS è Mobility Partner della mostra Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts, al Museo dell’Ara Pacis fino al 3 maggio. I visitatori e le visitatrici che scelgono di raggiungere Roma viaggiando su Frecce, Intercity e treni del Regionale di Abruzzo, Toscana, Campania hanno diritto a un biglietto d’ingresso ridotto. trenitalia.com

Paul Cézanne Bagnanti (1880), lascito di Robert H. Tannahill © Detroit Institute of Arts

1879, sceglie invece di ritrarre ballerine viste dall’alto, mentre si piegano a sistemare le scarpette o colte in posizioni informali.

Con Bagnanti Cézanne porta i visitatori in un ambiente di villeggiatura, dove la luce si posa in modo naturale sulle figure, con una tecnica tipica della pittura en plein air. La natura, costruita come un unico insieme cromatico, domina la scena anche nel quadro Montagna Sainte-Victoire. In questo dipinto dei primi del ’900, Cézanne dà forma al suo progetto di rendere l’Impressionismo «qualcosa di solido e duraturo» e apre la strada a una nuova concezione dello spazio che influenzerà le ricerche del Cubismo. Un fiume fa invece da sfondo a Riva dell’Oise a Auvers, che Vincent Van Gogh dipinse negli ultimi mesi di vita trascorsi nella cittadina di Auvers-surOise, vicino a Parigi.

In Evocazione di farfalle il simbolista Redon crea un continuo rimando tra realtà e visione in cui gli insetti ritratti rappresentano la liberazione dal peso del mondo in contrapposizione alla dimensione leggera dell’arte.

Matisse è presente con La Finestra : nella tela ci sono due sedie vuote e le tende sono aperte verso uno spazio verde. Ormai è il 1916, sono passati anni dall’esperienza impressionista e il pittore è alla ricerca di un linguaggio personale partendo dal Cubismo.

Colori sgargianti su uno sfondo scuro dominano

Gladioli rossi di Chaïm Soutine, nato nell’attuale

Bielorussia e poi trasferitosi a Parigi. Il pittore dalla sensibilità malinconica era amico di Amedeo

Modigliani, anche lui presente in mostra con alcuni ritratti. Non mancano anche opere di Pablo Picasso, come Natura morta con bottiglia di Anís del Mono e dell’astrattista Wassily Kandinsky. Il desiderio di confrontarsi con culture diverse porta Oskar Kokoschka a realizzare, nel 1929, Veduta di Gerusalemme, dove la città millenaria è resa in continuità con la stessa materia del paesaggio. Purtroppo, gli anni si fanno più bui e il secondo conflitto mondiale modifica la visione della realtà e la sensibilità degli artisti. Nell’opera del 1945 Autoritratto in oliva e marrone, il tedesco Max Beckmann si pone di fronte a un tragico bilancio, testimoniato da poche note riportate sul suo diario: «Germania morente, e io […]». Bandito dal regime nazista, con 590 opere confiscate, si rifugia nei Paesi Bassi e da lì vede la distruzione del suo Paese. La crisi personale è profonda, come la grave ferita del mondo. arapacis.it

Henri Matisse Finestra (1916), acquisto della città di Detroit © Detroit Institute of Arts
Wassily Kandinsky
Studio per dipinto con forma bianca (1913), dono di Ferdinand Moeller
© Detroit Institute of Arts

PitturAindomita

Antonio Ligabue Autoritratto (1956)

A Pisa, una mostra su Antonio Ligabue presenta l’universo del celebre artista naïf. Tra autoritratti e tele abitate da animali nati dall’istinto e dalla marginalità

il colore morde, graffia, sussurra e poi urla. Domina e colma le tele senza chiedere il permesso, si staglia con la forza materica di una fiera o la poesia inattesa di una farfalla. Antonio Ligabue dipinge così, senza preconcetti, premesse accademiche o stili a cui conformarsi, come se ogni pennellata fosse un’urgenza che non si può trattenere, una questione di sopravvivenza. Dipinge non per diventare artista, ma per restare vivo. Nato nel 1899, espulso, rifiutato, ricoverato, chiamato Toni

al mat nella Bassa Reggiana – dove ha vissuto a lungo –Ligabue ha abitato il margine come si percorre una terra di confine, senza mappe, senza protezioni, senza maestri. L’arte, per lui, non è mai stata ornamento, ma un istinto puro e necessario nato da una pressione interna che non concede tregua. Un atto che placa le paure del mondo e, insieme, quelle che corrodono dentro. Ligabue. Il ruggito dell’anima, agli Arsenali Repubblicani di Pisa fino al 10 maggio, raccoglie 80 opere che raccontano la

di Sandra Gesualdi sandragesu
Testa di tigre (1957)

biografia e i percorsi creativi del pittore e scultore, tra i più autorevoli rappresentanti del movimento naïf del ‘900 italiano. Al centro della mostra gli autoritratti, produzione copiosa nel catalogo dell’autore, frontali come dichiarazioni, intensi come sguardi che scrutano. Nelle sue autorappresentazioni non c’è mai vanità ma rivendicazione, con occhi spalancati, febbrili, a volte duri. Il volto incastonato al centro della tela, quando la società lo relega ai bordi, è un gesto radicale di autodeterminazione, un proclamo della propria diversità. In Autoritratto con farfalla la delicatezza dell’insetto contrasta con i profili ruvidi dell’artista. Qui la possibilità di volo e il peso dell’esistenza convivono sullo stesso sfondo, delineati dal colore denso, corposo e netto. Ogni pennellata è un colpo inferto al silenzio, legittima la presenza del protagonista, che scrive la propria storia di discriminato sociale, senza chiedere autorizzazioni.

Poi arrivano gli animali, le sue creature feroci: tigri voraci, leopardi in agguato, rapaci che fendono l’aria, leoni immobili prima dello scatto. In Testa di tigre i toni arancio e ocra infiammano il volto della belva, la bocca spalancata sembra rompere i confini del dipinto, un ruggito visivo traduce pulsioni che non si possono contenere. Volpe con rapace, invece, raffigura il destino della preda e del predatore, uniti dalla lotta e dall’istinto di sopravvivenza. Gli animali di Ligabue non

sono allegorie neutre ma interlocutori, specchi, compagni di vita quotidiana. Dentro quei muscoli tesi c’è l’inquietudine dell’essere umano.

Anche i paesaggi del Po, con le rive fangose e le foreste stilizzate, non sono cartoline agresti ma percorsi interiori. La presenza umana è quasi invisibile mentre la natura domina, potente e indifferente, alimentata dai verdi, dai blu, dai gialli intensi.

Dipingere, per Ligabue, è mettere ordine nel caos senza addomesticarlo e trasformare lo sgomento in immagine, l’angoscia in forma. È un atto che contiene e insieme libera. Autodidatta, fuori dalle accademie e dalle mode, il pittore ha saputo costruire un linguaggio irriducibile. L’incontro nel 1929 con l’artista Renato Marino Mazzacurati, il primo a percepirne il valore, è stato riconoscimento, non normalizzazione: qualcuno capace di vedere la sua forza senza volerla piegare. La mostra restituisce l’immagine di un artista che ha fatto della propria fragilità una potenza visionaria, con una pittura che provoca, sorprende, racconta. Ogni colore e ogni gesto sono testimonianza di chi, ritenuto folle dalla società, ha scelto di affermare sé stesso attingendo al proprio bagaglio visivo e alla propria realtà interiore. artika.it

artika.it

Volpe con rapace (1959)

DONNE sulla soglia

Keerthana Kunnath Sandra posing as a Hindu Goddess dalla serie Not what you saw

Mantova ospita la Biennale internazionale di fotografia femminile. Gli scatti esposti nelle varie sedi raccontano l’incertezza dei momenti di passaggio ma anche la bellezza delle trasformazioni

di Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it

in che modo le donne interpretano la realtà? In un mondo dominato dallo sguardo maschile, una manifestazione a Mantova restituisce spazio alle professioniste dell’immagine, valorizzando i lavori che meritano maggior attenzione.

La Biennale internazionale di fotografia femminile accoglie in vari luoghi della città lombarda, tra il 6 e il 29 marzo, le voci delle artiste più svariate: parlano di geopolitica, istruzione, disuguaglianze sociali e neocolonialismo.

Tra queste Keerthana Kunnath, artista indiana di base a Londra che presenta il progetto Not what you saw nella Casa del Mantegna. Le protagoniste dei suoi scatti sono culturiste forti e muscolose, lontane dalla radicata e diffusa visione culturale che vorrebbe le donne sempre delicate e dimesse. Ritratte con la stessa fierezza dei divi del cinema, offrono alla macchina fotografica corpi non convenzionali, con lo scopo di rompere la dicotomia tra mascolinità e femminilità. Il tema scelto per la biennale del 2026, infatti, è Liminal e tocca la nebulosità e lo smarrimento delle condizioni non definite, l’incertezza nel passo che precede una soglia sconosciuta ma anche, a volte, la bellezza delle trasformazioni. Come quelle descritte dalla statunitense Pia Paulina Guilmoth, che in Flowers drink the river, in mostra alla Casa di Rigoletto, racconta i primi anni della sua transizione di genere in una piccola cittadina rurale del Maine.

Julia Fullerton Batten Flexible Roxy (2021)

Mentre Lee Grant, con il lavoro Ancestral constellations – esposto nello spazio Arrivabene 2 – tenta di sciogliere ed elaborare il trauma collettivo ereditato dal popolo coreano, segnato da colonizzazione, guerra e dittature militari. E attraverso documenti, ricostruzioni e

testimonianze cerca di restituire un senso d’identità per i figli e le figlie della diaspora come lei. bffmantova.com bffmantova

Lee Grant Ancestral constellations
Corea del Sud (2012)
Barbara Peacock Jessica, age 18 dal progetto American bedroom (2021) New Hampshire
Pia Paulina Guilmoth
Daisy eye dalla serie Flowers drink the river (2024)

lontano Così vicino, così

Gli scatti di Steve McCurry in mostra a Parma formano un atlante umano capace di unire come un filo invisibile mondi diversi tra loro

di Gaspare Baglio gasparebaglio foto © Steve McCurry
Agra, Utar Pradesh, India (1999)

Si può viaggiare senza usare le mappe, ma attraverso gli sguardi. Steve McCurry lo fa da oltre 40 anni e, fino al 12 aprile, i suoi ritratti trovano casa a Parma negli spazi silenziosi di Palazzo Pigorini. Fotografie che invitano a rallentare, sostare e, in qualche modo, riconoscersi. L’esposizione Steve McCurry. Orizzonti lontani, curata da Biba Giacchetti, rifiuta ogni ordine di natura cronologica o geografica. Gli scatti parlano per analogie emotive, formano un atlante umano che rappresenta un filo invisibile in grado di unire volti e luoghi lontanissimi: l’Asia e il Sud America, la Cina e il Medio Oriente, la guerra e l’infanzia, il dolore e la grazia. Ci sono immagini iconiche, come quella celeberrima della ragazza afghana con gli occhi verdi, entrata nella memoria collettiva. Ma anche storie più silenziose: mani, sorrisi

trattenuti, attese. Ogni foto è un incontro, quasi un atto di fiducia raccontato con semplicità. E facendo emergere l’anima delle persone ritratte.

McCurry, senza ombra di dubbio, ha trasformato il movimento in una forma di conoscenza. Viaggiare, per lui, significa lasciarsi attraversare. Non ha mai rinunciato a una visione umana, cercando la vita che resiste, anche se ha raccontato i conflitti più duri, dalla Cambogia all’Afghanistan.

Forse per questo la mostra assume la forma di un invito aperto a chi esplora per capire. Del resto, come insegna il fotografo statunitense, a volte basta uno sguardo per sentirsi improvvisamente lontani e, allo stesso tempo, a casa. artika.it

Kabul, Afghanistan (1992)
Peshawar, Pakistan (2002)
Srinagar, Kashmir (1996)

NOVITÀ 2026

SCOPRI INOLTRE LE ALTRE NOSTRE DESTINAZIONI MARE, MONTAGNA E LAGO
Guanda pp. 272 € 19

In Quello che so di te Nadia Terranova restituisce corpo alla bisnonna Venera, ridotta a una diagnosi psichiatrica. E il recupero della memoria diventa un percorso verso la libertà

A La voceritrovata

ttraversare la memoria come un territorio vivo, dove i fantasmi chiedono di essere corpo e le donne del passato, troppo spesso etichettate come pazze per la loro libertà, reclamano voce. Nell’ultimo libro di Nadia Terranova, Quello che so di te, emerge come un’epifania colma di grazia e senso la bisnonna Venera. Una figura che ritorna nella vita della pronipote, una presenza che da ombra improvvisa diventa persona e confronto. Nel dialogo con l’antenata, l’autrice messinese – tra le più talentuose e apprezzate del panorama letterario italiano – compie un gesto radicale: restituire voce a chi era stata ridotta a diagnosi in un ospedale psichiatrico, scavando tra i silenzi familiari. E ricorda che l’emancipazione delle donne, ieri come oggi, passa anche dal diritto di essere il proprio corpo, per oltrepassare le solite categorie sociali. Nel libro la tua bisnonna appare all’improvviso, come un’eco che attraversa le generazioni. Mentre raccontavi di lei, cosa ti diceva la sua voce o la sua assenza? È interessante che si sia palesata sotto forma di sogno, prima che cominciassi a scrivere e, qualche volta, anche mentre lo facevo. Poi, via via, è sparita. Perché prendendo forma sulla carta è diventata una persona vera, non più un’ombra, non più un’eco, ma un personaggio. È stata una constatazione fortissima aver partecipato all’incarnazione di un fantasma.

È una voce femminile che resiste nel silenzio. Come l’hai fatta emergere senza nostalgia o celebrazione? La nostalgia, nel suo senso etimologico, è il dolore del ritorno. Io ho provato proprio quel sentimento nel tornare a un tempo in cui non ero nata e lei era viva. Proprio un nostos , cioè un viaggio di ricongiungimento, tortuoso e difficile. Spesso ho pensato di non farcela. È stato l’opposto della celebrazione.

Quella che viene definita pazzia in realtà sembra

sfiorare la normalità. È stata una scelta narrativa o una scoperta?

È emersa subito come una parola chiave della storia, anche per negazione: la mia bisnonna era davvero pazza o non lo era? Che cosa rappresentavano le etichette nelle cartelle cliniche delle donne ricoverate all’ospedale psichiatrico Lorenzo Mandalari di Messina e in tutti i manicomi? Immergersi nelle loro vite è stato necessario. La Sicilia che racconti non è monumentale, ma una terra indifesa.

Sì, un’isola vulnerabile, che può essere scalfita e attraversata, una terra che porta le ferite di questa fragilità e qui sta la sua forza.

Tra diverse generazioni le parole non dette sembrano più dense di quelle pronunciate. Come si scava senza tradire?

Il non detto è il linguaggio più potente delle famiglie. Io, invece, ho scelto di dire e raccontare. Ma forse il taciuto chiede proprio questo, di essere tradito, per poter esistere.

Madri, nonne, bisnonne: scriverne è stato un atto di restituzione?

Un atto d’amore. Il fatto che sia diventato di restituzione è stata solo una conseguenza. Ho interrogato il non detto per arrivare al cuore di molte verità.

La fragilità di certe figure femminili diventa resistenza?

Ne sono profondamente convinta: è una forma di forza.

Hai un rito quando lavori?

Scrivo a casa, sulla mia poltrona viola, con le mie gatte accanto. Quando posso, lo faccio così.

Un libro da portare sempre con te?

Il dizionario etimologico italiano e quello siciliano.

Nell’origine delle parole c’è il presente, c’è il futuro, c’è tutto.

di Sandra Gesualdi sandragesu

INDIFESI SOTTO LA NOTTE

Luca Starita

Minimum Fax, pp. 166 € 17

Una ricostruzione intensa degli anni ‘80 e ‘90, periodo in cui l’Aids segnò l’Italia tra paura, stigma e rimozione. Centrale è la figura del giornalista Giovanni Forti, che fu il primo a rompere il silenzio raccontando la propria condizione e trasformando la malattia in un gesto politico e umano. Tra narrazioni letterarie e testimonianze si mostra una società incapace di cura, pronta a colpevolizzare ciò che veniva percepito come diverso. Un’indagine lucida che restituisce dignità a un pezzo di storia del Paese.

PROFUMO

Samuele Briatore Profumo Sociologia dell’olfatto

24Ore cultura, pp. 160 € 32

Un testo che reinventa il rapporto con l’opera di Frida Kahlo e trasforma la lettura in pratica creativa. Più che un libro è un diario artistico e intimo che invita a disegnare, scrivere, esplorarsi, seguendo simboli e iconografia, colori e ferite della pittrice messicana.

Indagando i concetti di corpo, memoria e desiderio, ogni pagina diventa spazio di libertà e ascolto di sé. Un percorso immersivo dove incollare e tratteggiare la propria biografia e vivere l’arte come un gesto personale da condividere.

per cambiare la percezione di sé e degli altri. Samuele Briatore accompagna il lettore in un viaggio che parte dai riti religiosi e dall’incenso delle chiese, attraversa

come il profumo sia più di un ornamento: è linguaggio silenzioso, mappa emotiva, dispositivo sociale che seduce, distingue, rivela. Un racconto che mescola storia, sociologia e

Samuele Briatore

Marsilio, pp. 208 € 20

Un saggio approfondito che racconta le fragranze come ombre invisibili della nostra identità. Dall’incenso dei riti religiosi nelle chiese alle usanze del passato, fino al lusso dei brand contemporanei, il profumo si delinea come linguaggio silenzioso, memoria emotiva e segno di riconoscibilità sociale. Un viaggio colto ma accessibile che intreccia storia, sociologia e vita quotidiana, mostrando come gli odori possano delineare le persone quasi più delle parole.

Matsuda Aoko

Edizioni e/o, pp. 192 € 19

Cinquantatre racconti femministi e flash fiction originali affrontano le molteplici forme di discriminazione radicate nella società giapponese, soprattutto quelle legate al sessismo. L’autrice approfondisce – con piglio irriverente e tempi comici sorprendenti – argomenti spinosi come l’effetto normalizzante della violenza contro le donne sullo schermo o il modo in cui la tecnologia deforma la sensibilità estetica. Un’opera in bilico tra austerità e leggerezza, piena di stranezze e meraviglie. G.B.

IL LUPO SOLITARIO

Adam Weymouth

Iperborea, pp. 352 € 20

Sulle orme del lupo Slavc, che nel 2011 lasciò le montagne slovene dove era nato per stabilirsi in Lessinia, nel Veronese. L’autore affronta un lungo viaggio a piedi, attraverso un’Europa cambiata da nuovi confini, spinte populiste e mutamenti climatici. Osserva uomini e animali, tra memorie, tradizioni in bilico, paesaggi selvaggi e natura fragile. Il lupo diventa simbolo di istinto, cura e rispetto verso le culture, le comunità e le specie che popolano il continente. Pagina dopo pagina, una riflessione profonda sul rapporto tra civiltà e ambiente.

DUE RAGAZZE NUDE

Luz

Coconino Press, pp. 176 € 24

Nel 1919 il pittore Otto Müller dipinge il quadro espressionista Due ragazze nude Da allora l’opera passa di mano in mano attraversando la storia europea: dall’ascesa di Hitler fino ai feroci attacchi nazisti all’arte “degenerata”. Come in un film girato in soggettiva, l’oggetto da ammirare diventa spettatore impotente delle violenze del ‘900. Una graphic novel che invita a rimanere vigili di fronte a ogni forma di totalitarismo, censura e controllo politico sull’espressione creativa. G.B.

WITH FRIDA
Marsilio

Non è mai troppo

tardi

icontrasti familiari, i sogni da realizzare, gli obiettivi che spronano e fanno volare in alto. Idoli - Fino all’ultima corsa di Mat Whitecross, produzione italo spagnola, racconta una storia ambientata nel contesto del campionato mondiale di MotoGP. Edu, un giovane pilota un po’ aggressivo, riceve un’opportunità di lavoro da Aspar Team in Moto2, a condizione che ad allenarlo sia suo padre, l’ex pilota Antonio Belardi. Il ragazzo lo odia per averlo abbandonato, ma capisce che solo con il suo aiuto potrà realizzare un sogno.

Qui il motore di tutto è l’ambizione, resa sullo schermo attraverso il ritmo adrenalinico delle sequenze. Oltre al risvolto umano dell’incontro tra padre e figlio, poi, entra in gioco una tenera relazione d’amore tra Edu e Luna, artista del tatuaggio.

Interpretato in lingua spagnola, il film ci ricorda quanto contino le seconde possibilità. E vede protagonisti Claudio Santamaria, Óscar Casas e Ana Mena, insieme a Saul Nanni ed Enrique Arce. Distribuito da Warner Bros. Pictures, è al cinema dal 19 marzo.

Guarda il trailer del film
L’intrattenimento di cui hai bisogno in sala o da casa

IN STREAMING

Mistero e azione, ironia e avventura si intrecciano nella serie che racconta le origini di Sherlock Holmes, detective destinato a diventare il più celebre residente di Baker Street. Gli otto episodi, diretti da Guy Ritchie, sono ambientati nell’Inghilterra vittoriana e vedono Hero Fiennes Tiffin protagonista di un giallo avvincente. Holmes incontra James Moriarty e viene trascinato in un’indagine per omicidio che mette a rischio la sua libertà. Il primo caso dell’investigatore svela una grande cospirazione e culmina in uno scontro che cambierà la sua vita. Dal 4 marzo su Prime Video

Voto:

AL CINEMA

Una storia d’animazione firmata Disney e Pixar che ci porta a scoprire da vicino il mondo animale. Mabel, un’adolescente amante della natura, utilizza una nuova tecnologia per trasferire la sua coscienza in un castoro robotico e comunicare con forme di vita diverse dall’uomo. In questo modo scopre alcuni misteri che vanno oltre ogni sua immaginazione. Diretto da Daniel Chong e prodotto da Nicole Paradis Grindle, il film mostra le connessioni possibili con il regno animale. Tecla Insolia presta la voce a Mabel, mentre Giorgio Panariello doppia il roditore.

Nelle sale dal 5 marzo.

Voto:

di Alessandra Caputo [Giornalista e scrittrice] alessandracaputo78 alessandra.caputo.547

L’epica avventura piratesca targata Netflix torna a conquistare i fan con la seconda stagione, disponibile dal 10 marzo. Al centro del fortunato adattamento live action tratto dal manga di Eiichiro Oda, ci sono i seguaci della potente società segreta di assassini Baroque Works, con cui Monkey D. Luffy e i suoi compagni dovranno scontrarsi. Durante il viaggio verso la leggendaria Rotta maggiore, un segmento di mare noto per la sua pericolosità, la ciurma incrocerà isole bizzarre, affronterà missioni pericolose e incontrerà una schiera di nuovi avversari agguerriti.

Voto:

Per gli appassionati della saga l’attesa è finalmente finita. Dal 25 marzo la seconda stagione sul vigilante mascherato è disponibile in otto episodi su Disney+ La serie, creata da Dario Scardapane, Chris Ord e Matt Corman, targata Marvel Cinematic Universe, vede Daredevil (Charlie Cox) scontrarsi ancora con Wilson Fisk, ora sindaco della Grande mela, interpretato da Vincent D’Onofrio. In un contesto politico oscuro e pieno di intrighi, va in scena una battaglia per il controllo di New York, mentre la sopravvivenza, la resistenza e la redenzione entrano in rotta di collisione.

Voto:

Stefano Mordini firma la regia del film tratto dall’omonimo libro di Marco Franzoso, in sala con Vision Distribution. In una Trieste dall’aria misteriosa, la giovane avvocata Elisabetta (Matilda De Angelis) viene ricontattata da un professore universitario (Stefano Accorsi) che lei aveva difeso con successo dall’accusa di violenza sessuale. Ora lui vuole intentare una causa contro l’università, che lo relega a un ruolo marginale. Contemporaneamente, strani segnali e un senso di minaccia costante insinuano nella donna il dubbio che il suo ex compagno violento, condannato per stalking, abbia ripreso a perseguitarla. Dal 5 marzo.

Voto:

La potenza narrativa dell’autrice bestseller Colleen Hoover torna al cinema con un nuovo film tratto da un suo romanzo, distribuito da Universal Pictures e diretto da Vanessa Caswill. Dopo un’uscita perfetta con il suo fidanzato, Kenna commette un errore e finisce in prigione. Sette anni dopo torna nella sua città nel Wyoming, sperando di rifarsi una vita e incontrare la figlia mai conosciuta. Al centro della pellicola ci sono il percorso trasformativo di una madre, il potere del perdono e dell’amore, la capacità di superare i propri errori e il valore delle seconde possibilità. Dal 12 marzo.

Voto:

© Universal Studios
2025 Disney/Pixar.
REMINDERS OF HIM LA PARTE MIGLIORE DI TE
ONE PIECE. VERSO LA ROTTA MAGGIORE
© 2026 Netflix, Inc.
YOUNG SHERLOCK
© Dan Smith/Prime Video
JUMPERS UN SALTO TRA GLI ANIMALI
DAREDEVIL RINASCITA
© Marvel 2026
© Camilla Cattabriga
LA LEZIONE

Conquista palati e follower con passione, creatività e un pizzico di ironia. La chef e imprenditrice Rosy Chin è pronta a sbarcare su Food Network, il 18 marzo, con Pazzi di sushi. Un giro dell’Italia formato nigiri per scoprire i segreti dei piatti tradizionali asiatici e le creazioni che fondono Oriente e Occidente. Rosy, partiamo sfatando un mito: il sushi non è nato in Giappone ma in Cina.

Esatto. Si tratta di una tipologia di conservazione del pesce: migliaia di anni fa veniva mantenuto utilizzando riso, aceto e altri ingredienti per farlo durare più a lungo. Poi i giapponesi hanno adottato questa tecnica, trasformando il sushi in un bocconcino. Ma la tradizione originale parte proprio dalla Cina.

Cosa farai in Pazzi di sushi?

Sarò una Cicerona! In ogni episodio tre advisor mi porteranno in altrettanti ristoranti: esploreremo tecniche, segreti e storie dei sushi chef più talentosi. Si parte da Napoli e devo dire che mi hanno sbalordito tutte le città italiane: c’è una grande apertura alla cucina asiatica e fusion. Hai scritto per Mondadori il libro Come piace a me. La mia storia e la mia cucina libera, coraggiosa, oltre le barriere e i pregiudizi. Quali difficoltà hai dovuto affrontare?

Nei video sui social il mio motto è: «Bacchette pronte, cin cin da Rosy Chin». Chin è il mio cognome, ma quell’espressione è nata da un contesto di discriminazione. Da piccola sentivo frasi come: «Chin, Chin, cinesin, tornatene nel tuo

paesin, puzzi di frittin». Un esempio di violenza verbale che ho percepito come un forte trauma: ho provato disagio, paura, vergogna. Crescendo, ho trasformato tutto questo con la cucina. Oggi quel cin cin lo dico come un inno di gioia e amore: è diventato uno strumento di conoscenza, comunicazione e condivisione della bellezza delle differenze culturali.

Hai trasformato un ricordo doloroso in qualcosa di positivo, quindi.

Sì, anche se ancora oggi, quando qualcuno mi saluta dicendo «cin cin da Rosy Chin», una piccola parte di me rivive le sensazioni che provavo da bambina. Consapevole, però, di aver trasformato il tutto in qualcosa di bello, in una rinascita. Che piatto hai deciso di preparare per i nostri lettori?

Una ricetta facile, che si può mangiare fredda, calda o tiepida: il riso saltato alla cantonese. Ovviamente è un piatto fusion, come amo fare. Niente prosciutto, piselli e uova, ma gamberetti, ananas e zenzero. Nulla vieta di aggiungere – se volete –pomodorini, basilico e un po’ di curry.

Oggi come ti senti?

Una persona che pensa di poter migliorare, non la migliore. Voglio imparare, mi approccio con curiosità e rispetto alle culture differenti. Accolgo le diversità, le considero un valore aggiunto. Ci sono tante sfide davanti a me. Vediamo dove l’universo mi porterà.

thequeenrosychin

RISO ANANAS E GAMBERI

Ingredienti:

400 g di riso basmati

250 g di gamberi puliti e sgusciati

70 g di piselli freschi o surgelati

1 ⁄2 ananas

• 1 spicchio d’aglio

1 cucchiaio di zenzero fresco grattugiato salsa di soia olio di semi

PREPARAZIONE

Portare a bollore una pentola d’acqua salata e cuocere il riso rispettando i tempi indicati sulla confezione. Bollire i piselli, se sono quelli surgelati, e pulire l’ananas privandolo della parte centrale dura, per poi tagliarlo a piccoli cubetti. Se volete servire la preparazione direttamente all’interno del frutto, fate attenzione a non rovinare la buccia: basterà lavarla e asciugarla bene prima di sistemarla nel piatto. Scaldare un filo di olio nel wok, saltare l’aglio finché si abbrustolisce, poi toglierlo dalla pentola, aggiungere gamberi e piselli e cuocerli per qualche minuto. All’ultimo, quando i gamberi sono cotti, versare nel wok anche l’ananas e lo zenzero grattugiato fine. Completare con la salsa di soia e servire.

Napule è mille culure

Dal giallo all’arancione, fino al rosso rubino. La città partenopea si sposa alla perfezione con le nuance accese protagoniste delle collezioni Spring Summer 2026

la primavera è alle porte e l’inverno cede finalmente il passo alla stagione della rinascita e della luce. E se esiste una città che sembra brillare sempre, anche quando piove, quella è Napoli, con i suoi “mille colori”.

A marzo la moda è pronta a sorprenderci con tendenze innovative e stilistiche perfette da sfoggiare in questa località unica. Partiamo dalle nuance accese, che diventano grandi protagoniste nel capoluogo partenopeo, luogo dalla personalità forte e definita.

Il giallo, per esempio, richiama il genere dei romanzi firmati da Maurizio de Giovanni, scrittore e sceneggiatore che ci accompagna tra le vie di Napoli, la sua città natale. Su questo tema il brand Ami Paris propone un tailleur pantalone, divisa intramontabile in cui la giacca diventa protagonista per la forma e la struttura. Quando si indossa un completo si appare impeccabili e questa scelta, valorizzata dal colore, diventa tutt’altro che banale. Tra le altre sfumature primaverili domina il blu ceruleo, così saturo che illumina qualsiasi outfit. Una tinta che primeggia in valigia, alternata in modo vivace e inaspettato con altre nuance. Prada incanta con combinazioni di azzurri accesi e grigi, viola ametista e verde fluo, rosa confetto e verde bosco. Visitare la città partenopea significa

anche perdersi tra i suoi vicoli pieni di energia, come quella sprigionata dall’arancione, un colore vitaminico molto presente nelle sfilate, amato e odiato nello stesso tempo dal mondo della moda. Bellissime le proposte di Lacoste con giacche tecniche e bermuda in tonalità tangerine. Immancabile anche un look con accenti rosso rubino, nuance che domina le collezioni della primavera estate 2026. Super chic la declinazione scelta da Alessandro Michele per Valentino, che interpreta questa palette in chiave raffinata.

Se si pensa a Napoli, poi, non si possono dimenticare i fiocchi di neve, candide cupoline ricoperte di zucchero a velo e riempite con una delicata crema alla ricotta. Una specialità che racchiude nel suo cuore il colore di tendenza della stagione: il pantone Cloud Dancer, un bianco burro che mette in risalto la personalità di chi lo indossa. Bellissimi, a questo proposito, i look proposti da Rocco Iannone per Ferrari: informali e sofisticati allo stesso tempo. Per gli accessori vince il safari chic, con il grande ritorno dell’animalier, la scelta perfetta per un look cool e metropolitano. Le borse di Roger Vivier, piccoli capolavori, o le ballerine di Casadei in tema si abbinano alla perfezione al denim, come quello firmato da Glenn Martens per Diesel. L’ispirazione al mondo animale è dunque protagonista, reinterpretata in chiave primaverile per un viaggio all’insegna del colore.

di Susanna Ausoni [Stylist, costumista e curatrice d’immagine] susanna_ausoni © Attilio Cusani

Primavera vitaminica Un’esplosione di colori per il cambio di stagione

1. Total look Herno

2. Camicia con collo francese in puro lino, Gutteridge

3. Bermuda in nylon con finitura idrorepellente, Uniqlo

4. Tuta intera smanicata da donna, Tezenis

5. Blusa in maglia con collo a sciarpa e pantalone fluido con stampa zebrata, Mango

6. Sneaker in camoscio con fantasia muccata, Ovyé

7. Portacarte in pelle Sartorial goffrata nella tonalità mandarino, Montblanc

8. Occhiale da sole pilot con aste in autentico corno Tom Ford

9. Mule in pelle verniciata gialla, Stuart Weitzman

10. Postina Envelope con stampa coccodrillo color powder pink, De Marquet

11. Occhiale da sole con l’iconica K e, sulle aste, strati di colore che rimandano al tape simbolo di K-Way a cura di Cecilia

12. Borsa a spalla viola con cinturino arancione, Jil Sander

13. Trolley C-Lite con quattro ruote e colorazione gradiente, Samsonite

14. Collezione Hello Kitty per bambini con cotone biologico pettinato, Happy Socks

15. Abito per bambina in cotone biologico e gonna in popeline con petali di fiori colorati, Molo

16. Jeans Eva, pantalone cropped a vita media con tasca chino, PS. Don’t Forget Me

Morrico

di Luca Buttiglieri

RESET E ora

Trattamenti mirati, skincare coerente e nessuna soluzione estrema. Per la rinascita cutanea di marzo la parola d’ordine è: equilibrio

Marzo è quel mese in cui la luce cambia e, improvvisamente, lo specchio smette di collaborare. Non hai fatto nulla di diverso: hai tolto il trucco (quasi sempre), hai messo la crema (più o meno con costanza), hai bevuto acqua (quando te lo sei ricordato).

Eppure, un mattino ti guardi e pensi: «Ok, qualcosa è successo». Il colorito è meno luminoso, la pelle sembra un filo più stanca, le occhiaie non sono più romantiche ma strutturali. Benvenuti nella fase che io chiamo rinascita cutanea. Attenzione, però: non significa prenotare qualunque trattamento possibile o comprare 12 sieri nuovi solo perché su tiktok li usano tutti. Ma fermarsi e chiedersi di cosa ha davvero bisogno la tua pelle. Perché il derma cambia a seconda delle stagioni, dello stress, del sonno, dell’età, di quello che mangi o pensi. E, lavorando nel settore beauty, ho imparato che il problema non è mai quel segnetto in più, ma il panico con cui si reagisce.

Negli ultimi anni parole come botox, biostimolazione o filler leggero sono entrate nel linguaggio quotidiano. E va bene così, perché prendersi cura di sé non è più un tabù ma una scelta consapevole. Il punto, però, è perché si sceglie di farlo. Se l’obiettivo è sembrare un’altra persona, c’è qualcosa che non torna. Se l’obiettivo è apparire più riposati, freschi, allineati a come ci sentiamo dentro, allora è un’altra storia. Il botox fatto bene non congela, rilassa. Non cambia il volto, lo alleggerisce. La differenza è sottile ma fondamentale. E vale lo

La nuova campagna social The Long Game di Paula’s Choice ridefinisce il concetto di longevità celebrando quattro sportive. In questo scatto, la velocista Jacky Lee

[Beauty content creator, cantante e attore] luca.buttiglieri

stesso per le biostimolazioni, che non sono magie istantanee ma lavori silenziosi che migliorano la qualità della pelle nel tempo.

Ma prima dei trattamenti più strutturati, esiste un livello base che tendiamo sempre a sottovalutare: pulizia del viso professionale, trattamenti riequilibranti, massaggi. Sembra poco spettacolare, ma spesso è la vera svolta. Una pelle pulita, ossigenata, stimolata correttamente risponde meglio a tutto il resto. E un’ora in cui qualcuno si prende cura del tuo viso mentre non guardi le notifiche è quasi terapeutica. C’è, poi, il capitolo skincare a casa, che è quello in cui tendiamo a complicarci la vita. Sieri sovrapposti a caso, attivi potentissimi inseriti senza logica, esfoliazioni aggressive perché vogliamo risultati immediati. Ma la pelle non funziona così. La pelle ama la coerenza, non l’ansia. In questo periodo dell’anno ha bisogno di essere riequilibrata, idratata, illuminata con criterio. Non servono dieci step, servono quelli giusti. Una detersione efficace ma non aggressiva, un siero mirato, una crema che sostenga la barriera cutanea e una protezione solare quotidiana. Sì, anche se il cielo è coperto. Il Sun Protection Factor non è un trend estivo, ma una strategia intelligente.

Si arriva infine agli integratori, che sono sempre un tema divisivo. Collagene sì, collagene no, vitamine, booster, polverine sciolte nell’acqua che promettono miracoli. La verità è meno entusiasmante ma più onesta: possono aiutare, ma non sostituiscono uno stile di vita equilibrato. Non sono bacchette magiche, sono alleati. Anche perché non bisogna fare la guerra contro le rughe o una lotta contro il tempo. Ma un’alleanza con la propria pelle, che racconta la nostra storia. Le notti in cui abbiamo riso molto, le giornate in cui abbiamo lavorato troppo, i momenti in cui ci siamo preoccupati e quelli in cui ci siamo emozionati.

La rinascita cutanea di marzo è un reset intelligente, non un reboot forzato. È guardarsi allo specchio e decidere di fare scelte più consapevoli, non più estreme. È scegliere un trattamento perché ci fa sentire meglio, non perché ci sentiamo in difetto. È smettere di confrontarsi con filtri irreali e iniziare ad ascoltare la propria pelle. Perché alla fine non si tratta di sembrare più giovani, ma di stare bene nella propria età, nel proprio momento, nella propria fase della vita.

A ognuno il suo Sieri, gel e creme per le diverse esigenze

1. Sieri stick per diverse esigenze: uno per i pori dilatati, uno per le linee sottili e uno per la luminosità, Yepoda

2. Gel idratante arricchito con elettroliti Aquasource+ Electrolyte Dewy, Biotherm

3. Esfoliante viso delicato per contrastare l’eccesso di sebo Apricot Blossom Peeling Gel, Beauty of Joseon

4. Spray invisibile ultra-rinfrescante ad assorbimento immediato e finitura dry-touch Anthelios Uvsport Spf50+, La Roche-Posay

5. Crema Ceramidin™ con cinque ceramidi per rafforzare la barriera cutanea e pantenolo per idratare e trattenere l’acqua, Dr.Jart+*

6. Lait d’Iris è un latte corpo leggero e setoso con olio di mandorle e vitamina E levigante, LT Piver

7. Ultraleggera, ha una texture non appiccicosa la crema con protezione solare Madagascar Centella Skin 1004*

8. Collagen Core Glow Essence è un’essenza arricchita con collagene a bassa molecola per penetrare rapidamente nella pelle, TirTir

9. Trattamento viso antimacchie con acido tranexamico al 2,5% che svolge un’azione depigmentante e contrasta le discromie, Veralab

10. Integratore Be My Berrynol con alga dunaliella, mirtillo rosso e nero, olio di borragine, acido ialuronico e biotina, Goovi

11. Bava Pura 34, trattamento spray che combina bava di lumaca e cellule staminali di orchidea e perla nera, Lumadea

12. Ultimune Power Infusing Oil è un olio multifunzione per viso, corpo e capelli che aiuta a rallentare i segni del tempo, Shiseido

13. Stick multifunzione The Multiple per guance, labbra e occhi, Nars

14. Bakuchiol Exosome Cream combina biotecnologia cosmetica ed estratti naturali per attivare i meccanismi di longevità della pelle, Teaology

15. Crema detergente delicata The Rice Wash, con le proteine idratanti del talco di riso che ammorbidisce la pelle, Tatcha

Morrico

L’AMORE

cercaverità

Caro Cristiano, ti scrivo perché sono una tua grande ammiratrice dai tempi delle interviste a Unomattina. Mi sei sempre sembrato ironico, ma anche molto umano e spero di non sbagliarmi. Preferisco restare anonima, ma vengo subito al punto: mi sono innamorata del marito della mia migliore amica. Non è stato un colpo di fulmine, ma un rapporto che si è sviluppato come una goccia cinese. Uno sguardo, una frase detta per caso, una gentilezza in più e siamo caduti entrambi nella trappola dell’amore. Con lui ci sono stati un paio di incontri fugaci, anche perché è stato chiaro e non ha minimamente intenzione di separarsi o divorziare. Quindi io sto male due volte: da una parte mi sono innamorata di un uomo che, probabilmente, mi vede come una scappatella, dall’altra mi sento colpevole e ogni volta che parlo con la mia amica e lei mi sorride e si confida, mi sento una traditrice.

Che devo fare? Anonima che non si riconosce più

Cquesta non è una storia d’amore: è una svendita di sentimenti. Lasciatelo dire: tu non ti sei innamorata, hai solo fatto shopping emotivo nel reparto sbagliato, prendendo un uomo con l’etichetta “proprietà altrui” ben visibile, come un vestito rubato con l’antitaccheggio che suona. Capisco l’ormone, ma attenzione perché è come un tacco 12 su una strada di sampietrini: prima o poi ti spezzi una caviglia e ti fai pure male.

migliore amica? Scusami, ma trovo sia davvero di cattivo gusto. Lui, poi, è stato chiaro: non vuole lasciare la moglie. Tradotto? Tu sei il dessert, non il piatto principale del menù. Rubare il marito di una persona a cui vuoi bene è come prendere il bouquet della sposa e usarlo per pulire il pavimento. Mettiti una mano sulla coscienza e ricorda: le amiche non si tradiscono neanche con le luci soffuse e la musica giusta.

Au revoir,

Ma con tutti gli uomini liberi che girano come automobili, hai scelto proprio quello parcheggiato nel garage della tua

Caro Cristiano, mi chiamo Mario, ho 30 anni, e per prima cosa voglio farti i complimenti: sei un bravissimo artista. A settembre ho avuto modo di assistere a un tuo concerto a Monteodorisio e mi sono davvero divertito. Ti scrivo perché forse sei l’unica persona che può capirmi. Mi sento un vile: ho lasciato la donna che stavo per sposare il giorno prima del matrimonio. Non l’ho tradita, non c’era un’altra. Ma avevo solo una paura enorme: svegliarmi ogni mattina accanto a lei sentendomi un impostore. Mi sono accorto di non amarla tanto da poter immaginare un futuro insieme “per sempre”. Così sono scappato e l’ho distrutta. Questa cosa non mi fa dormire: ho scelto la verità, ma le ho fatto un male irreparabile. Ora mi sento libero e colpevole allo stesso

tempo. Vivo con un peso sul petto.

Dimmi tu, Cristiano, sono un uomo onesto o solo un vigliacco arrivato troppo tardi?

Mario

Amore, essere onesti il giorno prima del matrimonio non è coraggio: è come suonare l’allarme antincendio quando la casa è già bruciata. Hai fatto saltare nozze, pranzo, parenti e dignità in un colpo solo: un disastro elegante, ma pur sempre un disastro. La verità andava detta prima, non tra le bomboniere e il menù di pesce. Lei ha perso un marito, tu invece stile, tempo e credibilità.

E scusami se te lo dico con affetto: chi cambia idea a un passo dall’altare, spesso resta celibe all’anagrafe. Ultima cosa: ma tutte le spese per il ricevimento chi le ha pagate? Spero almeno te le sia accollate tu.

Fammi sapere: sono già in modalità piume spiegate. Un abbraccio glitterato,

Cristiano

Chi desidera raccontare un problema di cuore, porre una domanda su questioni sentimentali o condividere un frammento della propria storia d’amore può scrivere a cupido@lafrecciamag.it. Le lettere saranno lette con attenzione, rispetto e riservatezza. Ogni mese, ne verrà scelta una – o più di una – che sarà pubblicata sul magazine (indicando come mittente un nome di fantasia) insieme a una riflessione di Cristiano Malgioglio. Non saranno presi in considerazione dalla redazione i messaggi che contengano informazioni anagrafiche del mittente o di terze persone.

L’informativa sul trattamento dei dati personali è disponibile inquadrando questo QR Code

di Cristiano Malgioglio [Cantautore e personaggio tv] cristianomalgioglioreal infomalgioglio

toro

è il momentodel riscatto

Ariete

Marzo sarà un mese di grande ripresa. Vi attendono settimane ricche di opportunità. Tante cose potrebbero cambiare in positivo, in particolare nella sfera professionale. È arrivato il momento di dare il massimo. Molto bene anche in amore, grazie all’ingresso di Venere nel segno a partire dal 6 marzo. Aprite il vostro cuore e smettetela di pensare a tutte le delusioni passate. Avrete anche il supporto della Dea bendata. Meglio di così non si potrebbe.

Gemelli

Marzo non sarà proprio una passeggiata di salute. Dovrete prendere un po’ di decisioni e, col vento che non soffia a favore, non risulterà semplicissimo. Gli imprevisti da fronteggiare saranno molti e ciò potrebbe portare un po’ di instabilità, una condizione che voi odiate. Decisamente meglio la sfera delle relazioni: nelle prossime settimane troverete comprensione e supporto nelle persone più vicine. Chi vi ama davvero riuscirà a portare serenità anche nelle giornate più complicate.

Leone

Rispetto agli ultimi mesi marzo sarà meno brillante, ma comunque positivo. Del resto, il Leone è pur sempre il segno migliore del 2026. Nelle prossime settimane non si prevedono molte novità e nemmeno grandi opportunità. Provate a consolidare quanto di buono avete creato fino a questo momento e concedetevi pure del tempo per ricaricare le pile. Non si può andare sempre a tutta velocità. Bene la sfera delle relazioni: ci saranno incontri interessanti e stimolanti.

Toro

Dopo mesi molto complicati, vi attende un periodo eccezionale, sotto ogni punto di vista. Avete attraversato tempeste incredibili e la vostra nave è stata più volte sul punto di cedere. Ma avete retto e ora è il momento del riscatto. Opportunità a raffica sono in arrivo nella sfera professionale, potrebbe arrivare la svolta. Bene anche in amore: vi sentirete in sintonia con le persone del cuore come non accadeva da tempo.

Cancro

Vi aspettano settimane piuttosto complesse. Rischierete di perdere il controllo più volte e, per evitare il peggio, dovrete far affidamento su tutta la vostra forza interiore. Occhio a qualche tensione di troppo sul lavoro: qualcuno proverà a rendervi tutto più difficile. Va un po’ meglio nella sfera delle relazioni intime: ci saranno incomprensioni che si alterneranno però a momenti passionali. In linea generale, l’instabilità regnerà sovrana.

Vergine

Non ce l’ho con voi. Ma, negli ultimi tempi, il vostro oroscopo è spesso negativo e io ho il dovere di essere sincero. Marzo sarà complicato, purtroppo.

Ci saranno molti imprevisti da fronteggiare e dovrete faticare tanto per raggiungere ogni minimo traguardo. Del resto, non è semplice avere Marte, Mercurio e pure il Sole contro.

La sfera affettiva sarà condizionata dal vostro nervosismo generale e ciò porterà a qualche incomprensione.

La vita è complicata, l’amore pure… ma gli astri non mentono (lo fanno già le persone)

di Luigi Torres Cerciello [Astrologo, scrittore e content creator] luigitorrescerciello

Bilancia

Marzo sarà un mese non proprio semplicissimo. Per qualche settimana abbandonerete la corsia dell’alta velocità e vi trasformerete in un treno regionale. Ma non dannatevi troppo: non si può sempre andare al massimo. Piccoli imprevisti accompagneranno le giornate lavorative, ma nulla di eccessivamente complicato, riuscirete comunque a non combinare gravi danni. Non benissimo la sfera delle relazioni: la vena polemica si farà sentire più del solito. La fortuna? Giocherà un po’ a nascondino con voi.

Scorpione

Venite da settimane un po’ buie, ma finalmente sta tornando il sole. Marzo sarà un mese di netta ripresa. Con l’avvicinarsi della primavera vi sentirete sempre più vivi e ciò vi consentirà di cimentarvi in nuove avventure.

Arriveranno occasioni importanti: non fatevele sfuggire, mi raccomando. Bene anche la sfera delle relazioni: ritroverete quell’intesa che avete un po’ smarrito nell’ultimo periodo con le persone che più amate. È tempo di rinascere!

Sagittario

Continua il vostro periodo positivo, anche se ci sarà un rallentamento nelle prossime settimane. Sentirete un po’ di stanchezza, a causa dei tanti impegni di questo inizio anno. Vi siete fatti in quattro per riuscire a raggiungere quanti più traguardi e adesso è il momento di rallentare un po’.

Bene in amore: tornare a casa dopo una giornata di lavoro sarà sempre molto piacevole.

Casa sarà il vostro porto sicuro. Troverete affetto, comprensione e ascolto.

Capricorno

Questo mese non vi darà un attimo di respiro. Gli impegni saranno tanti, ma le soddisfazioni non mancheranno. Occhio solamente a non andare troppo in confusione. Cercate di non perdere il focus e non sprecare energie in attività che non vi attirano particolarmente. Marzo porterà chiarezza nella sfera delle relazioni.

È arrivato il momento di allontanare quelle persone tossiche che non vi lasciano niente di buono. Bene il vostro feeling con la fortuna.

Acquario

Marzo sarà un mese di grandi trasformazioni e a voi i cambiamenti spaventano sempre un po’. Molti, però, saranno positivi, quindi armatevi di tanto ottimismo e provate a ottenere il massimo da ogni situazione. Nelle prossime settimane renderete concreti alcuni progetti avviati nei mesi passati e la cosa vi appagherà. Bene la sfera delle relazioni: andrete d’amore e d’accordo con chiunque. Il vostro umore sarà costantemente alto e riuscirete così a rallegrare anche chi vi circonda.

Pesci

Questo segno sarà uno dei migliori del mese, sotto diversi aspetti. Nelle prossime settimane avrete molta fiducia nelle vostre capacità e ciò vi consentirà di rendere al meglio in tutto. Sicurezza e ottimismo sono sempre la chiave per giungere al successo.

Molto bene in amore: ci saranno notti di forte passione. Con l’avvicinarsi della primavera, la fiammella dentro di voi arderà sempre di più.

Ah, sarete anche super fortunati.

di Nerina Di Nunzio

[Esperta di comunicazione, istruttrice mindfulness e coach]

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consapevoli

on tutti i viaggi servono a spostarsi. Alcuni aiutano a fermarsi, almeno dentro. È in questa direzione che si muove il cammino consapevole.

n Passi

La mindfulness, in tale contesto, non è una pratica separata dall’esperienza: è il modo stesso di stare nel passo.

Le neuroscienze dimostrano che l’attenzione cosciente al corpo e al respiro modula il sistema nervoso autonomo, favorendo l’attivazione del sistema parasimpatico e riducendo gli stati di iperattivazione legati allo stress.

Studi di neuroimaging mostrano una riduzione dell’attività dell’amigdala e un rafforzamento delle connessioni della corteccia prefrontale, area chiave per la regolazione emotiva, la lucidità mentale e la capacità di scelta. Da questa visione nasce Mindtrek, il progetto ideato e condotto da Guido Freddi, antropologo e guida specializzata in trekking e meditazione. Un’esperienza che intreccia movimento e consapevolezza, utilizzando l’ambiente come spazio di ascolto e il corpo come bussola. Quella che viene proposta non è un’escursione tradizionale, ma un viaggio in cui la mindfulness accompagna ogni gesto, ogni respiro e ogni sguardo. Il cammino in montagna o in campagna è intervallato da brevi pratiche guidate di mindfulness e momenti di silenzio. Pause che favoriscono il passaggio da una modalità mentale orientata alla prestazione a uno stato di presenza, sostenendo una maggiore integrazione mente-corpo. Il movimento lento e intenzionale, sincronizzato con il respiro, migliora la capacità di riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e quella di percepire i segnali fisiologici interni, come battito cardiaco e respirazione, fondamentali per un senso di stabilità e radicamento. Camminare senza distrazioni, evitando di consultare continuamente il telefono e sovraccaricare il cervello di stimoli, diventa un atto di igiene mentale. La natura, intesa come spazio non accelerato, rappresenta un contesto privilegiato per il riequilibrio del sistema nervoso. Esporsi consapevolmente ai suoi ritmi allena la flessibilità emotiva e la resilienza: qualità che emergono quando il corpo si sente al sicuro e la mente può rallentare. Ascoltando il ritmo dei passi e del respiro, il rumore di fondo mentale perde centralità. Ciò che resta è una presenza più stabile, un rapporto meno reattivo e più centrato con il momento presente. mindtrek.it

Il viaggio dei

pellegrini

Il Treno dei Cammini-Lourdes consente di raggiungere

la città nel cuore dei Pirenei e poi muoversi a piedi seguendo i percorsi intorno al santuario

di Gabriele Romani gabriele-romani

Coniugare pellegrinaggio, trekking e turismo lento, ponendo al centro l’esperienza di viaggio sui binari. È questo che si propone di fare il Treno dei CamminiLourdes, offerto da FS Treni Turistici Italiani. Un ponte tra l’Italia e la fitta rete di sentieri intorno al santuario che consente – appena scesi – di intraprendere trekking dolci o avventurarsi sui grandi percorsi storici che convergono verso la città francese, senza trasferimenti aggiuntivi.

Un’esperienza che punta all’accessibilità con partenze da diverse regioni d’Italia previste in varie date durante l’anno. Si raggiungono i Pirenei, dove sorge la località nota per le apparizioni della Madonna, a bordo di carrozze rinnovate, con interni modernizzati e spazi progettati per garantire il massimo comfort. La configurazione del treno, con posti pensati per il riposo e la socialità, trasforma il viaggio in una parte integrante del pellegrinaggio: un tempo di preparazione

al cammino più che un semplice spostamento. E grazie alle aree dedicate ai bagagli ingombranti i passeggeri possono avere sempre a portata di mano zaino e attrezzatura da trekking.

La collaborazione con il mondo del pellegrinaggio organizzato e l’esperienza maturata nei viaggi religiosi assicurano attenzione alle esigenze specifiche del turistapellegrino, dalle famiglie ai gruppi parrocchiali, dai giovani ai viaggiatori indipendenti. Senza contare il valore aggiunto della sostenibilità: arrivare a Lourdes in treno significa scegliere una mobilità con minore impatto ambientale rispetto al trasporto individuale su gomma. Così il viaggio verso il santuario lungo i binari d’Europa diventa un’esperienza che tiene insieme cultura, fede e attenzione alla salute del Pianeta. fondazionefs.it | fstrenituristici.it fondazionefsitaliane

© Archivio
Fondazione
FS
Italiane
Il Treno dei Cammini-Lourdes con la livrea FS Treni Turistici Italiani

TRENO + AUTOBUS E VAPORETTO PER VENEZIA

Trenitalia ti porta a Venezia. Fino al 31 dicembre 2026, per visitare facilmente le calli della Serenissima è possibile acquistare in un’unica soluzione, sui canali di vendita Trenitalia, il biglietto del treno e il voucher per il trasporto pubblico locale Actv. In questo modo, si può arrivare in città e poi utilizzare i vaporetti in servizio tra Venezia, il Lido e le isole e gli autobus che si muovono sulla terraferma, a Mestre e a Marghera. Sono disponibili voucher con diverse fasce di prezzo che, dopo una semplice conversione, consentono di muoversi agevolmente per 75 minuti, 48 ore o 72 dalla prima convalida.

CON TRENITALIA E BLU JET LA SICILIA È PIÙ VICINA

Grazie alla partnership tra Trenitalia e Blu Jet, arrivare in Sicilia è ancora più semplice e conveniente. È infatti possibile acquistare in un’unica soluzione il biglietto del treno e il ticket Blu Jet sulla tratta che collega la stazione ferroviaria di Villa San Giovanni con la stazione ferroviaria/marittima di Messina e viceversa. Per usufruire del servizio basta scegliere uno dei Frecciargento, Frecciabianca, Intercity o un Regionale per la stazione ferroviaria di Villa San Giovanni e poi selezionare il biglietto di corsa semplice per le Navi Veloci Blu Jet al costo di 2,50 euro direttamente sui canali di vendita Trenitalia*.

*Offerta valida fino al 31 maggio 2026

Maggiori informazioni su trenitalia.com

Messina
© Julia Lavrinenko/AdobeStock

LA COMODITÀ DEL LIVELLO BUSINESS PER I VIAGGI DI LAVORO UNITA AI VANTAGGI DELL’OFFERTA CORPORATE FLEXI

Spostarsi spesso per lavoro non è mai stato così confortevole grazie al livello Business Frecciarossa. Poltrone in pelle, ergonomiche e reclinabili, ampi spazi per i bagagli e in più l’Area Silenzio, dedicata a chi desidera viaggiare in tranquillità, e l’Area Meeting, disponibile su prenotazione per confrontarsi in totale riservatezza.

Inoltre, iscrivendosi al programma Trenitalia for Business, si può scegliere l’Offerta Corporate FLEXI dedicata ai professionisti che viaggiano frequentemente in treno e accedere a una serie di vantaggi:

cambiare prenotazione un numero illimitato di volte fino alla partenza del treno oppure una sola volta fino a quattro ore dopo la partenza, richiedendolo nella stazione di origine del viaggio a ccedere a un altro treno consentito senza penalità fino a quattro ore dopo la partenza di quello prenotato • ottenere il rimborso del biglietto al 100% fino alla partenza del treno registrarsi tramite self check-in a bordo cambiare biglietto, con eventuale adeguamento tariffario, e nominativo per un numero illimitato di volte fino alla partenza del treno.

Infine, chi è in possesso di un biglietto valido per il livello Business/1^ classe ed Executive, con associata CartaFRECCIA personale, può accedere ai FRECCIALounge e FRECCIAClub delle principali stazioni e ottenere il 20% in più di punti CartaFRECCIA qualificanti per raggiungere gli status Argento, Oro e Platino.

AI CONCERTI CON FRECCIAROSSA

Sta tornando la stagione dei live, da raggiungere in treno grazie all’offerta Speciale Eventi. Si inizia con Ligabue, in tour negli stadi con Certe notti 2026 il 5 giugno allo Stadio comunale di Bibione, vicino a Venezia, il 12 allo Stadio Olimpico di Roma, il 17 all’Allianz Stadium di Torino e il 20 allo Stadio San Siro di Milano. Geolier parte invece il 6 giugno da Termoli, in provincia di Campobasso, per poi proseguire allo Stadio San Siro di Milano il 13, allo Stadio Olimpico di Roma il 19, allo Stadio Franco Scoglio di Messina il 23 e chiudere infine il tour con tre date nella sua Napoli, il 26, 27 e 28 giugno allo Stadio Maradona. I fan di Achille Lauro possono trovarlo con il suo show Comuni immortali il 7 giugno allo Stadio Romeo Neri di Rimini, il 10 allo Stadio Olimpico di Roma e il 15 allo Stadio San Siro di Milano. L’11 giugno anche Irama si esibirà a Milano per il suo primo concerto a San Siro dopo l’uscita del nuovo album Antologia della vita e della morte, mentre il cantautore Ultimo ha annunciato il grande concerto evento La favola per sempre il 4 luglio a Roma, sold-out in sole 3 ore con 250mila biglietti venduti. Per tutte queste date è già attiva l’offerta Speciale Eventi di Trenitalia, che consente di viaggiare in Frecciarossa con sconti fino al 75% per raggiungere le città dei live e tornare a casa. Per ottenere lo sconto è necessario inserire in fase di acquisto i codici sconto LIGA26, GEOLIER, ACHILLELAURO, IRAMA o ULTIMO in base al concerto a cui si vuole assistere.

CON CARTAFRECCIA SUGLI SCI

L’inverno sta finendo, ma c’è ancora tempo per indossare sci o snowboard. E i clienti Trenitalia possono usufruire anche di uno sconto sugli skipass in diverse zone montane. I comprensori delle Alpi di Torino Vialattea e Bardonecchia offrono, fino al 12 aprile, uno sconto del 25% ai clienti CartaFRECCIA che raggiungono Oulx o Bardonecchia in Frecciarossa oppure Torino con le Frecce e Oulx o Bardonecchia con il Regionale. Uno sconto del 20% è invece riservato ai soci X-GO.

Nel comprensorio sciistico Madonna di Campiglio, invece, i soci CartaFRECCIA che raggiungono Trento in Frecciarossa possono accedere a uno sconto del 10% sul costo dello skipass con validità da 1 a 8 giorni e a uno sconto del 20% sul prezzo di esperienze esclusive nella zona, come escursioni serali e aperitivi panoramici.

MOSTRE IN TRENO E PAGO MENO

Nelle sue opere arte e matematica si fondono per creare un nuovo linguaggio visivo. La mostra M.C. Escher. Tutti i capolavori, fino al 19 luglio al Centro culturale Altinate | San Gaetano di Padova, ospita oltre 150 opere dell’artista olandese, tra cui le celebri Mano con sfera riflettente e Relatività

Nelle sue litografie, le geometrie creano paradossi visivi e illusioni ottiche che incantano appassionati e studiosi, scienziati e artisti. L’esposizione è prodotta da Arthemisia e curata da Federico Giudiceandrea, presidente della M.C. Escher Foundation, con il patrocinio dell’Ambasciata e Consolato generale del Regno dei Paesi Bassi. Sconto del 25% sull’ingresso al Centro culturale Altinate | San Gaetano per chi esibisce in biglietteria un titolo di viaggio Frecciarossa con destinazione Padova e una data antecedente al massimo di due giorni quella della visita alla mostra. arthemisia.it

con

Collezione M.C. Escher Heritage, Paesi Bassi © 2026 The M.C. Escher Company, The Netherlands. All

IN CONVENZIONE ANCHE

ORAZIO GENTILESCHI. UN PITTORE IN VIAGGIO

Fino al 3 maggio nelle Sale Chiablese dei Musei Reali, Torino museireali.beniculturali.it | arthemisia.it

100 FOTOGRAFIE PER EREDITARE IL MONDO Dal 7 marzo al 28 giugno al Mudec, Milano mudec.it

I MACCHIAIOLI

Fino al 14 giugno a Palazzo Reale, Milano mostraimacchiaioli.it | palazzorealemilano.it

MONET - THE IMMERSIVE EXPERIENCE

Fino al 3 maggio allo Spazio Ventura, Milano monetexpo.com/milan

MUSEO NAZIONALE SCIENZA E TECNOLOGIA

LEONARDO DA VINCI, MILANO

Sconti attivi fino al 31 dicembre 2026 museoscienza.org

MUSEI DI VICENZA (VICENZA GOLD CARD)

Sconti attivi fino al 31 dicembre 2026 museicivicivicenza.it

ACQUARIO DI GENOVA

Sconti attivi fino al 28 febbraio 2027 acquariodigenova.it

LA CITTÀ DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI, GENOVA

Sconti attivi fino al 28 febbraio 2027 cittadeibambini.net

MUSEO HZERO, FIRENZE

Sconti attivi fino al 30 giugno 2026 hzero.com

ROTHKO A FIRENZE

Dal 14 marzo al 23 agosto a Palazzo Strozzi, Firenze palazzostrozzi.org

Vivi la cultura con le Frecce. Sconti e agevolazioni per i principali musei ed eventi in Italia

TOULOUSE-LAUTREC, UN VIAGGIO NELLA PARIGI

DELLA BELLE ÉPOQUE

Fino al 7 giugno al Museo degli Innocenti, Firenze museodeglinnocenti.it | arthemisia.it

HOKUSAI. IL GRANDE MAESTRO DELL’ARTE

GIAPPONESE

Dal 27 marzo al 29 giugno a Palazzo Bonaparte, Roma mostrepalazzobonaparte.it | arthemisia.it

IMPRESSIONISMO E OLTRE. CAPOLAVORI DAL

DETROIT INSTITUTE OF ARTS

Fino al 3 maggio al Museo dell’Ara Pacis, Roma arapacis.it

ROBERT DOISNEAU

Dal 5 marzo al 19 luglio al Museo del Genio, Roma arthemisia.it

TESORI DEI FARAONI

Conduce i visitatori tra i misteri di una civiltà antichissima attraverso oltre 130 reperti – tra sarcofagi, amuleti e oggetti della vita quotidiana –provenienti per la maggior parte dal Museo egizio del Cairo e dal Museo di Luxor. La mostra sull’Antico Egitto ospitata dalle Scuderie del Quirinale, a Roma, è stata prorogata fino al 14 giugno. Chi raggiunge la Capitale in treno ha diritto a riduzioni sull’ingresso e a uno sconto del 15% sugli acquisti al bookshop delle Scuderie del Quirinale. Il costo del biglietto è di 16 euro invece di 18 per i viaggiatori delle Frecce in possesso di CartaFRECCIA e per chi si muove in Intercity, Intercity notte e, in alcuni casi, anche in Regionale. scuderiequirinale.it

JOAN MIRÓ: PER POI ARRIVARE ALL’ANIMA

Fino al 19 aprile nella basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, Napoli polopietrasanta.it | navigaresrl.com

Decorazione al valore militare Museo di Luxor
© Massimo Listri/Monkeys
Video Lab
M.C. Escher
Mano
sfera riflettente (1935)
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BASE

LIBERTÀ DI VIAGGIO E CAMBI ILLIMITATI

Biglietto acquistabile fino alla partenza del treno e del FrecciaLink. Entro tale limite sono ammessi il rimborso, il cambio del biglietto e il cambio della prenotazione un numero illimitato di volte. Dopo la partenza, il cambio della prenotazione e del biglietto sono consentiti una sola volta fino a un’ora successiva.

ECONOMY

CONVENIENZA E FLESSIBILITÀ

Offerta a posti limitati e soggetta a restrizioni. Il cambio prenotazione, l’accesso ad altro treno e il rimborso non sono consentiti. È possibile, fino alla partenza del treno, esclusivamente il cambio della data e dell’ora per lo stesso tipo di treno, livello o classe, effettuando il cambio rispetto al corrispondente biglietto Base e pagando la relativa differenza di prezzo. Il nuovo ticket segue le regole del biglietto Base.

SUPER

ECONOMY

MASSIMO RISPARMIO

Offerta a posti limitati e soggetta a restrizioni. Il cambio, il rimborso e l’accesso ad altro treno non sono consentiti, livello Executive escluso.

FrecciaSENIOR

Riservata agli over 60 titolari di Carta FRECCIA , FrecciaSENIOR consente di viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con prezzi a partire da 29 € a seconda della classe e della relazione di viaggio. L’offerta è valida per viaggiare in 1^ e 2^ classe e nei livelli di servizio Business, Premium e Standard 1

FrecciaDAYS

Viaggia il martedì, mercoledì, giovedì e sabato con sconti fino al 60% rispetto al prezzo Base sui treni Frecciarossa e Frecciargento nei livelli di servizio Business , Premium, Standard , in 1^ e in 2^ classe. Sono esclusi il livello di servizio Executive e il servizio Salottino 2

Freccia FRIENDS

Dedicata a gruppi da 3 a 5 persone per viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con uno sconto sul prezzo Base fino al 50%. L’offerta è valida per viaggiare nei livelli di servizio Business, Premium, Standard, in 1^ e in 2^ classe. Sono esclusi il livello di servizio Executive e il servizio Salottino 3

FrecciaFAMILY

Con Trenitalia i bambini viaggiano gratis in Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca in 1^ e 2^ classe e nei livelli Business, Premium e Standard. La gratuità è prevista per i minori di 15 anni accompagnati da almeno un maggiorenne, in gruppi composti da 2 a 5 persone. I componenti del gruppo dai 15 anni in poi pagano il biglietto scontato del 50% sul prezzo Base 4

NOTE LEGALI

1. Offerta valida sui treni Frecciarossa e Frecciargento, in 1^ e 2^ classe e nei livelli di servizio Standard Premium e Business . Prevede, a seconda della classe e relazione di viaggio, l’acquisto a prezzi fissi in Standard /2^ classe a partire da 29 €, in Premium a partire da 34 € e in Business /1^ classe a partire da 39 €. Tali prezzi non si applicano alle relazioni per le quali è previsto uno sconto inferiore al 50% rispetto al prezzo Base. L’offerta è a posti limitati che variano in base al treno e al giorno della settimana e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti. Cambio biglietto/ prenotazione e rimborso non sono consentiti.

2. L’offerta è a posti limitati che variano in base al giorno, al treno e alla classe o livello di servizio e non è cumulabile con altre riduzioni ad eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi. Cambio biglietto/prenotazione e rimborso non sono consentiti.

3. L’offerta prevede una percentuale di sconto che varia dal 30% al 50% rispetto al prezzo Base. Offerta a posti limitati e variabili in base al giorno, al treno e alla classe o livello di servizio e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti, ad eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi. Cambio biglietto/ prenotazione e rimborso non sono consentiti.

FrecciaYOUNG

Riservata agli under 30, l’offerta FrecciaYOUNG consente di viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con prezzi a partire da 19 € a seconda della relazione di viaggio. L’offerta è riservata ai soci Carta FRECCIA under 30 ed è valida per viaggiare in Standard e in 2^ classe 5

4. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso soggetti a restrizioni. L’offerta non è cumulabile ad altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti.

5. Offerta valida sui treni Frecciarossa e Frecciargento, in 2^ classe e nel livello di servizio Standard . Prevede l’acquisto a prezzi fissi di 19€, 29 € e 39€, a seconda della relazione di viaggio. Tali prezzi non si applicano alle relazioni per le quali è previsto un uno sconto inferiore al 50% rispetto al prezzo Base. L’offerta è a posti limitati che variano in base al treno e al giorno della settimana e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti, compresa quella prevista per i ragazzi. Cambio biglietto/ prenotazione e rimborso non sono consentiti.

A/R in Giornata

Con l’offerta A/R in giornata si può partire e tornare nello stesso giorno usufruendo di uno sconto per singola tratta rispetto al prezzo Base del 30% nelle giornate dalla domenica al venerdì e del 50% nella giornata del sabato 6

6. L’offerta consente di acquistare due biglietti, uno per il viaggio di andata e uno per il viaggio di ritorno, da effettuare nella stessa giornata, sulla medesima tratta e categoria di treno. Disponibile su tutti i treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca in tutte le classi e livelli di servizio ad eccezione del servizio Salottino. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Modificabile, ma non rimborsabile. Gli sconti previsti rispetto al prezzo Base verranno applicati fatti salvi i minimi tariffari.

Informazioni aggiornate al 20 febbraio 2026

MOMENTI DI GUSTO AD ALTA VELOCITÀ

Hai voglia di una pausa ad Alta Velocità diversa dal solito? Aggiungi al tuo viaggio un’esperienza di gusto!

Il FRECCIABistrò ti aspetta al centro del Frecciarossa: lì troverai prodotti da forno, snack dolci e salati, piatti caldi e freddi, taglieri, panini, tramezzini, pizza, hamburger e soft drinks, birre artigianali, cocktail, vini e bollicine. Inoltre, puoi scegliere tra tanti menù pensati per ogni momento della giornata Sono disponibili anche opzioni vegetariane e senza glutine o lattosio.

CASHBACK

Più viaggi, più accumuli punti e più ottieni sconti sulle Frecce

Con il Cashback è possibile utilizzare i punti CartaFRECCIA per ottenere sconti immediati sull’acquisto di biglietti e carnet per le Frecce.

Con 300 punti si ha diritto a una riduzione di 10 euro su un biglietto che costi almeno 20 euro, per sé stessi o un’altra persona.

Con 600 punti, invece, si risparmiano 20 euro sull’acquisto di un biglietto che abbia un importo minimo di 40 euro. Convertire i punti è semplicissimo: basta selezionare la voce Cashback CartaFRECCIA nella fase di acquisto del biglietto sul sito trenitalia.com e cliccare sul + per vedere subito l’applicazione dello sconto. trenitalia.com

Parigi

Trento Ora Bolzano

Lione Avignon Chambéry

Aix-en-Provence

Marsiglia

Courmayeur Aosta

Milano Brescia Milano Malpensa Verona Vicenza Padova

Treviso Udine Gorizia Trieste

Saint Jean De Maurienne Roma Torino Oulx

Reggio Emilia AV Mantova

Genova Bologna Modena

Firenze La Spezia Pisa

Perugia Venezia

Ravenna Rimini Falconara Marittima Ancona

Pescara Foggia Bari Caserta

Napoli Afragola

Napoli Pompei Lecce

Taranto Ferrandina Scalo Matera Potenza Salerno Agropoli

Vallo della Lucania Paola Sibari

Lamezia Terme

Reggio di Calabria

Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce. Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su trenitalia.com Alcuni collegamenti qui rappresentati sono disponibili solo in alcuni periodi dell’ anno e/o in alcuni giorni della settimana. Verifica le disponibilità della tratta di tuo interesse su trenitalia.com.

Velocità max 400 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 8 carrozze Livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard Posti 457 | WiFi Fast | Presa elettrica e USB al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIAROSSA ETR 1000

Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze

4 livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 589 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio FRECCIAROSSA ETR 500

3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 497 WiFi Fast | Presa elettrica e USB al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio FRECCIAROSSA ETR 700

Velocità max 250km/h | Velocità comm.le 250km/h | Composizione 8 carrozze

FRECCIAROSSA ETR 600

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze 3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 432 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIARGENTO ETR 485

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h

Composizione 9 carrozze | Classi 1^ e 2^ | Posti 489 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h

Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 479 | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio FRECCIABIANCA ETR 460

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Grazie ai servizi e ai contenuti di FRECCIAPlay il viaggio a bordo dei treni Frecciarossa e Frecciargento e nelle sale FRECCIAClub e FRECCIALounge è più piacevole. Per accedere basta collegarsi alla rete WiFi, digitare www.frecciaplay.it o scaricare l’app FRECCIAPlay da App Store e Google Play. Ulteriori dettagli, info e condizioni su trenitalia.com

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