giardiniere giard
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PROGETTAZIONE COSTRUZIONE GESTIONE E MANUTENZIONE PROFESSIONALE DEGLI SPAZI VERDI
N° 012
IL
Settembre – Ottobre 2018
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+SUL CAMPO
Valore o costo? Una guida su come “valorizzare” il proprio mestiere e districarsi dal sistema degli sconti
Grandi Lavori Tagliabue e la collaborazione con Stihl
+INTERVISTE
La pianta è un pezzo di paesaggio
FOCUS FUNGHI PATOGENI Identikit delle specie fungine che causano carie del legno. Quali sono, come riconoscerle, le piante attaccate
LA NUOVA RIVISTA SMART TORRE PER UNIPOL IL GIARDINIERE PROGETTO
DI MILANO,
23 PIANI DI VERDE
1 Affidabilità operativa con le nuove
barre tranciarami di Cangini 2 La nuova AS 1040 Yak ideale per i lavori difficili 3 Monitorare gli alberi con ArboTag Signumat
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Quando ho letto l’intervista a Giacomo Guzzon (pagina 12), agronomo e architetto che vive a Londra, ho ritrovato uno dei concetti fondamentali, che mi hanno sempre accompagnato nei miei anni di studio. Uno su tutti: “La corretta e accurata selezione delle piante in un progetto è fondamentale per creare luoghi che non sono solo funzionali, ma che hanno anche un carattere ben distinguibile, un’identità che fa sì che lo spazio venga amato, rispettato e ben usato dai suoi visitatori”. Così nasce un giardino e questo è un aspetto che ogni giardiniere dovrebbe tenere in considerazione; proprio perché il giardiniere professionista è sempre più una figura di riferimento sul cantiere, il punto d’incontro tra committenza e paesaggista. E di paesaggio (urbano) ci racconta anche Marilena Baggio nel suo articolo sul progetto della nuova Torre Unipol di Milano, ideata dallo Studio MC Architecs: 23 piani di verde, dove la scelta per le piante è ricaduta su specie con elevata capacità di adattamento e bassa manutenzione, per una struttura con un microclima tendenzialmente mitigato. L’intento? La riqualificazione dell’area, come ecosistema urbano da ricucire con l’interno. E il paesaggio, il giardino, si cura anche con prodotti tecnologici, rispettosi dell’ambiente. Vi presentiamo la case history di Grandi Lavori Tagliabue che, sin dalla nascita, nel parco attrezzature annovera un solo marchio di macchine per la manutenzione del verde. Così, siamo andati a trovarli per farci raccontare le ragioni della scelta e i motivi di tanta costanza e abbiamo immortalato tre modelli a batteria, tra cui la nuova motosega MSA 161 T. E alla fine, ci poniamo una domanda: valore o costo? La risposta sta in una guida, quasi una lezione, su come “valorizzare” il proprio mestiere e su come districarsi dal sistema degli sconti, trasformandoli da trappola a opportunità. Così, da fare la differenza. di Francesco Tozzi @Lab_VERDE
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L’ANCORAGGI O SFIDA INTERE S
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temporali improvvisi, violenti e imprevedibili di quest’estate hanno richiamato la mia attenzione sull’ancoraggio degli alberi specie nel tessuto urbano. Al loro passaggio oltre a lasciare rami e foglie a terra e nei casi più estremi alberi divelti, è interessante osservare come spesso i tutori di alberi giovani o messi a dimora nell’anno subiscono dei danneggiamenti, che nel tempo compromettono la crescita e la stabilità della pianta. I pali tutori oltre a svolgere la loro funzione di sostegno, sicurezza e di protezione dell’albero, garantiscono anche una funzione estetica e non devono compromettere la sicurezza del pedone. In commercio esistono prodotti con diverse specifiche di materiali, soprattutto in legno, ma oltre a una corretta posa e legatura della pianta al palo, si pensa al contesto ambientale nel quale il palo verrà collocato? Sembrerà una domanda superflua,
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ma in realtà non è così! Il tutore di sostegno di un albero è parte integrante dell’arredo urbano, agreste, montano, collinare o marittimo. La scelta dovrebbe essere fatta considerando che la sua durata non è così temporanea, di giorni, tant’è che deve rimanere integro almeno due stagioni vegetative. Inoltre, questi pali devono rispettare alcune caratteristiche: essere diritti, scortecciati, appuntiti dalla parte dell’estremità di maggiore diametro, pre-impregnati di sostanze anti putrescenza e altre che i giardinieri ben conoscono.
Il tutore di sostegno di un albero è parte integrante dell’arredo urbano, agreste, montano, collinare o marittimo
GI O DEGLI ALBERI… E SSANTE Dunque, ogni elemento che viene introdotto nella realizzazione di spazi verdi diventa parte del paesaggio. Per questo motivo non bisogna sottovalutare la possibilità che, oltre ad assolvere alla loro funzione principale, i pali di ancoraggio possono garantire anche un particolare effetto estetico che qualifichi l’area in cui si trovano. Tuttavia esistono ambiti urbani assai delicati, come giardini pensili, dove le vasche di contenimento hanno una stratigrafia limitata che impedisce l’utilizzo del sistema di ancoraggio tradizionale, con pali in legno conficcati nel terreno. Per questi
casi mi sono trovata nella condizione di studiare per gli alberi un sistema di ancoraggio della sola zolla interrata a scomparsa. Indipendentemente dai materiali con cui sono realizzati, tale sistema non deve essere a diretto contatto con nessuna parte dell’albero o dell’arbusto e deve risultare totalmente invisibili all’esterno. Un ancoraggio costituito da una piastra, anelli e cavi di acciaio con un sistema di protezioni in legno, o in materiale plastico, per evitare che la zolla si deteriori. Ogni azienda può sperimentare quello che ritiene più idoneo a seconda del contesto in cui si opera e della propria esperienza maturata. Così, un elemento apparentemente “povero” come il palo tutore potrebbe diventare un sostegno di decoro urbano nel contesto paesaggistico e assolvere anche ad altre funzioni: segnalatore di un percorso, punto luce e altro ancora.
di Marilena Baggio
Il cantiere
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La pianta è un pezzo di paesaggio
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Milano più verde
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Focus sui funghi patogeni
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23 piani di verde
colloquio con G Giacomo Guzzon di M Matteo Ragni di Daniela Stasi di V Valerio Pasi
di M Marilena Baggio
SOMMARIO N°012
smart
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Affidabilità operativa
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Falcia tutto (e ovunque)
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L’importanza dello strato drenante
di Daniela Stasi
di N Nora Adamsberg
di F Filippo Terragni
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Un sistema che cresce con la pianta di Filippo Terragni
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Per spostamenti rapidi e sicuri
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Per esperti boscaioli
di Filippo Terragni
di Filippo Tommaseo
gestione
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Imprenditori (green) si diventa
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Professione arbicoltore
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Il giardino, la stanza per gli inviti
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Fedeli alla linea
di Anna Zottola
di M Micaela Lopalco di Filippo Terragni
testo e foto di Daniela Stasi
DIRETTO DA Francesco Tozzi / f.tozzi@laboratorioverde.net IN REDAZIONE Marta Meggiolaro / redazione@laboratorioverde.net Daniela Stasi / d.stasi@laboratorioverde.net COLLABORATORI Marilena Baggio, Giorgio Barassi, Jessica Bertoni, Lucio Brioschi, Jurg Burger, Camillo De Beni, Viola Delfino, Micaela Lopalco, Valerio Pasi, Nicolò Pensa, Anna Piussi, Matteo Ragni, Filippo Terragni, Filippo Tommaseo, Anna Zottola
SCOPERTE
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Team rosa per un progetto verde di N Nora Adamsberg
Clematis: otto varietà di recente introduzione di M Matteo atteo Ragni
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In forma piramidale di F Filippo Terragni
rubriche
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Editoriale/1
di Francesco Tozzi
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Editoriale/2
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News
PUBBLICITÀ E SVILUPPO Matteo Ragni / m.ragni@laboratorioverde.net Stefano Carlin / s.carlin@ laboratorioverde.net SEGRETERIA E TRAFFICO Katiuscia Morello / k.morello@laboratorioverde.net STAMPA All Graph System srl, Via Verbano 138, 28100 Novara (NO) DIREZIONE, REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Edizioni Laboratorio Verde srls, via Pasubio 16, 21020 Brebbia (VA) Tel. 0332 989211 - fax 0332 773850 www.laboratorioverde.net - info@laboratorioverde.net DIRETTORE RESPONSABILE Francesco Tozzi Flortecnica e vivaismo, periodico mensile registrato presso il Tribunale di Piacenza n. 275 del 8/03/1977 – n. R.O.C. 15/171. Spedizione Posta Target Magazine autorizzazione LOMBARDIA/00202/02.2014/CONV.
Flortecnica e vivaismo è organo ufficiale di G.F.A. e associato a Horti Media Europe. ASSOCIATA AD
di M Marilena Baggio
Focus Prontuario
di Nicolò Pensa
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GRAFICA Testo&Immagine snc / testoeimmagine@fastwebnet.it
Laboratorio
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Edizioni Laboratorio Verde srls edita i seguenti prodotti: • GreenUp • Flortecnica e vivaismo • Bio Agenda • Greenstyle • Bio Calendario Rappresentante e collaborazioni: • Blossom Zine Edizioni Laboratorio Verde srls, titolare del trattamento dei dati relativi ai destinatari della presente pubblicazione, informa che le finalità di tale trattamento sono rivolte a consentire l’invio della presente rivista, e/o altre di propria edizione, allo scopo di agevolare l’aggiornamento dell’informazione tecnica, nonché alle operazioni necessarie alla gestione amministrativa e contabile dell’abbonamento. Edizioni Laboratorio Verde srls riconosce e garantisce ai medesimi destinatari i diritti di cui all’art. 7 del D.Lgs. 196/03.
abbonamento da 6+1 numeri: 30,00 Euro
CONTRIBUTI
MARILENA BAGGIO
CAMILLO DE BENI
Architetto, paesaggista, esperta in architettura del benessere e spazi a verde terapeutico. Titolare dello Studio Greencure, ha al suo attivo diversi progetti per luoghi di cura e infanzia, ospedali, ambiti rurali e paesaggi culturali, aree ambientali critiche, parchi urbani e giardini privati. Ha vinto diversi concorsi di paesaggio e pubblicato articoli. Docente di corsi di specializzazione per studenti di medicina per il Centro di Bioclimatologia Medica e Medicine Naturali, Centro Collaborante OMS, Università degli Studi di Milano. Dal 2013 collabora con lo Studio Mario Cucinella Architects.
Dottore agronomo e specialista nella gestione agronomica dei manti erbosi, con una ventennale esperienza nell’uso di prodotti naturali e biologici per la cura del verde ornamentale in ambito pubblico e privato. Ha contribuito, già dalla fine degli anni ’90, a introdurre e sviluppare protocolli per l’uso di biotecnologie e di metodologie finalizzate all’incremento di bio-fertilità nei terreni, con l’applicazione di micorrize, batteri benefici, antagonisti naturali per le patologie fungine e biostimolanti per l’incremento della vitalità nelle piante e nei manti erbosi.
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JESSICA BERTONI
VALERIO PASI
Consulente e collaboratrice. Laureata in Economia e Commercio, abilitata alla professione di dottore commercialista, sulle nostre testate ci svela, in modo semplice e diretto, come si può stare sempre informati anche sui temi più ostici. Suoi gli argomenti economici, finanziari e amministrativi.
Dottore agronomo, da più di 20 anni si occupa principalmente di verde ornamentale e di pianificazione del territorio per gli aspetti legati all’agricoltura e alle foreste. Diversi gli ambiti: consulenza agronomica, di lotta integrata e biologica alle aziende di produzione nel settore florovivaistico, orticolo e dei piccoli frutti; valutazione dei rischi legati alla stabilità degli alberi pubblici e privati; attività inerenti le trasformazioni territoriali quali quelle di boschi, progetti del verde, sistemazioni idraulico-forestali; consulenza alle pubbliche amministrazioni.
ANNA PIUSSI
MATTEO RAGNI
Toscana d’America dall’elegante sensibilità maturata con un Bachelor of Arts presso New York University; seguito da un Phd in storia dell’arte presso la prestigiosa Oxford University, ci insegna come vedere il mondo e scoprire quello che di bello esiste. Garden designer, insegnante di storia di giardini. Medaglia di bronzo al Chelsea Flower Show 2013 e miglior giardino a Orticolario 2012.
Si è diplomato presso la Scuola di Minoprio come agrotecnico, e dopo aver seguito due progetti di sviluppo agricolo prima in Kosovo e poi in Libano, è rientrato in Italia e si occupa di rappresentare alcune aziende israeliane e olandesi leader nella produzione di giovani piante. Lavora anche come consulente per imprese floricole e vivaistiche, soprattutto in materia di scelte assortimentali e piani colturali. Da oltre cinque anni è, prima collaboratore, poi consulente tecnico-editoriale per le riviste GreenUp e Flortecnica e vivaismo di Edizioni Laboratorio Verde.
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IL CANTIERE | intervista Cotinus ‘Young Lady’ è una nuova varietà di Cotinus a portamento compatto che si presta molto bene ad essere utilizzata assieme ad erbacee perenni.
La pianta è un pezzo DI paesaggio L’auspicio? È che in futuro ci possa essere più dialogo tra paesaggisti e vivaisti, così da differenziare l’offerta. E rispondere meglio alle necessità di chi le utilizza colloquio con Giacomo Guzzon di Matteo Ragni
TEMPO DI LETTU R A: 11 minuti
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l paesaggismo ha bisogno sempre di nuove idee e di strumenti certi come la pianificazione, le analisi di impatto sul luogo dove i progetti vengono realizzati, eccetera, eccetera. Ma c’è sempre un elemento determinante: la pianta. Quindi, ci siamo domandati quanto tempo viene dedicato alla scelta dell’elemento vegetale in un progetto. E,
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LA PASSIONE DI GIACOMO Giacomo Guzzon, Architetto del Paesaggio, vive e lavora a Londra da sei anni. Dopo aver completato gli studi universitari, prima in Scienze Agrarie a Udine e poi in Architettura del paesaggio a Greenwich, è diventato membro dello studio Gillespies nel 2014. La grande passione per le piante ha spinto Giacomo a guadagnare esperienza ‘sul campo’ lavorando temporaneamente in vivai in Olanda e Italia durante il periodo universitario. A lato della pratica professionale, Giacomo ricopre anche il ruolo di tutor accademico in Planting Design presso l’Università di Sheffield e di relatore esterno presso l’Università di Greenwich. I contatti Mail: lagiacomoguzzon@gmail.com Instagram: giacomo_guzzon
soprattutto, quali sono i criteri vengono utilizzati. Abbiamo girato la domanda a Giacomo Guzzon, agronomo e architetto, che vive e lavoro a Londra da sei anni ed è membro dello studio Gillespies nel 2014. «La corretta e accurata selezione delle piante in un progetto è fondamentale per creare luoghi che non sono solo funzionali, ma che hanno anche un carattere ben distinguibile, un’identità che fa si che lo spazio venga amato, rispettato e ben usato dai suoi visitatori. Nello studio presso il quale lavoro si dedica molto tempo e attenzione alla scelta delle specie vegetali in ogni fase di un progetto. Chiaramente lo stadio e le dimensioni di quest’ultimo influiscono sul tempo dedicato alla selezione botanica. Nelle prime fasi concettuali si decide il carattere e la tipologia della vegetazione,
senza soffermarsi necessariamente a elencare tutte le specie. Successivamente, in costruzione, si scelgono tutte le specie e si producono i relativi disegni da utilizzare poi in cantiere. Per scegliere una pianta, personalmente, mi baso sul concetto dell’interazione, ovvero valuto tre importanti relazioni: la relazione tra pianta e pianta, tra pianta e ambiente e tra pianta e persona, cercando così di creare delle comunità vegetali con specie compatibili tra di loro e con le stesse esigenze ambientali. Questo significa che la scelta non è solo dettata dall’ambiente dove la pianta verrà messa a dimora, ma anche da come questa specie interagirà con le altre piante e con le persone. Per esempio, se l’impianto verrà fatto attorno ad un parco giochi, allora le specie non saranno solo adeguate alle condizioni edafiche e di luminosità del posto, ma cercheranno anche di riflettere il carattere ludico del luogo. Ricordo molto bene che attorno ad un parco giochi sul molo 6 del Brooklyn Bridge Park a New York City sono state piantate delle Hydrangea arborescens, che con il loro aspetto più informale sono adatte a rafforzare l’atmosfera di gioco dell’area». Il valore del team? «In molti progetti il nostro gruppo è composto da architetti, ingegneri, arboricoltori e altre fondamentali figure, tra le quali anche un ecologo che valuta le specie scelte e suggerisce alternative più attraenti per gli insetti impollinatori. I criteri per la selezione delle specie botaniche sono molti e mai univoci. Le piante nei progetti pubblici, ormai, non vengono solamente utilizzate per abbellire il progetto, ma anche per attrarre e sostenere la fauna selvatica, filtrare e assorbire l’acqua piovana e migliorare la qualità dell’aria delle nostre città».
Insieme vegetale per una zona a mezz’ombra, progettato in un parco pubblico a sud di Londra (Elephant Park).
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IL CANTIERE | intervista
Ai paesaggisti potrebbero risultare più interessanti piante dai fiori più piccoli, ma con un bel portamento e fogliame
‘semplicemente’ verde
Tu, lavorando per uno studio importante, spesso realizzi progetti in diverse parti del mondo. Come fai a scegliere i vivai dai quali rifornirti? Hai un vivaio di riferimento o usi soprattutto vivai locali? «In ogni parte del mondo in cui realizziamo progetti collaboriamo sempre con ditte di costruzione locali che conoscono molto bene le realtà del posto e la disponibilità dei materiali. Queste ditte, normalmente, ci suggeriscono anche i vivai della zona nei quali poter reperire le piante necessarie per il progetto. Inoltre, quando viaggiamo per partecipare alle riunioni o visitare il sito, organizziamo anche delle visite nei vivai locali. Queste ispezioni sono fondamentali per capire quali piante sono disponibili sul mercato, in che dimensioni e qualità e come vengono coltivate. Al di fuori dell’Europa, le tecniche vivaistiche sono diverse e spesso la disponibilità di specie è limitata e ci vediamo costretti a dover ridimensionare le nostre aspettative. Inoltre per certi progetti, a seconda del budget a disposizione, alcune specie che non sono reperibili sul mercato vengono coltivate espressamente per il nostro progetto». Viviamo in un momento di grande banalizzazione dell’offerta vivaistica, ma ci piace pensare che ci sia fame di nuove varietà e specie, anche se vediamo che i progetti ruotano sempre intorno alle solite piante
conosciute. Qual è la tua esperienza? «Essendo appassionato di piante sono sempre alla ricerca di nuove specie e/o cultivar da utilizzare nei miei progetti. Lo studio Gillespies, per cui lavoro, è molto grande e nella mia esperienza lavorativa non ho mai dovuto scegliere una pianta al posto di un’altra per un discorso di branding. All’interno dello studio siamo molto interessati a sperimentare con nuove piante e io, per tenermi informato sulle nuove varietà disponibili sul mercato o su specie non molto comuni, viaggio ogni anno per visitare fiere del settore, giardini, parchi e progetti. Mi piace essere in contatto con i vivai, tenermi aggiornato sulla loro offerta e testare nuove e vecchie varietà sia in Inghilterra, che nel mio giardino in Friuli Venezia Giulia. Alla fine, credo ci sia interesse da parte dei paesaggisti per nuove varietà e specie, tuttavia non sempre queste nuove varietà, specialmente di arbusti, sono adatte a essere utilizzate nei progetti pubblici. Spesso l’offerta vivaistica è indirizzata ai clienti privati e predilige specie con grandi fiori o fogliame variegato, mentre ai paesaggisti potrebbero risultare più interessanti piante dai fiori più piccoli, ma con un bel portamento e fogliame ‘semplicemente’ verde». Possiamo parlare di tendenze, quindi? «Certo! La tendenza contemporanea nel paesaggismo è più orientata all’utilizzo di piante dall’aspetto naturale, giocando con la forma e la texture delle foglie, piuttosto che soltanto con i colori dei fiori. Come già detto, sono costantemente alla ricerca di nuove specie e al momento sto studiano e testando molte piante del genere Carex, in quanto molto resilienti e perfette per situazioni difficili in ombra e con terreni poveri. Tuttavia, in commercio si trova una
grande disponibilità di Carex a foglia variegata e di origine asiatica, mentre sono meno reperibili specie come Carex divulsa o Carexremota, entrambe a foglia verde e di origine europea, molto più versatili per il paesaggismo. Altre specie di origine americana, come Carex pensylvanica, sono poi Teardrop Park a Manhattan è sicuramente uno degli esempi di architettura del paesaggio contemporanea più riusciti, del tutto introvabili in perché dimostra come anche nei luoghi più difficili e senza Europa. Credo che in bellezze naturali si possano realizzare progetti ricchi futuro ci debba essere più di carattere e con forte identità. dialogo tra i paesaggisti e i vivaisti nel differenziare maggiormente l’offerta e rispondere alle necessità di chi utilizza le piante con finalità molto diverse da chi le coltiva per piacere nel proprio giardino». Credi che un paesaggista debba essere un giardiniere o un filosofo? Ti vedi più come Fernando Caruncho o come o come Piet Oudolf? «Credo che un paesaggista debba essere un giardiniere e un filosofo, ma anche un po’ un ingegnere, ecologo, idrologo, pedologo, geologo, botanico, artista e sociologo. Uno dei motivi per cui ho scelto la professione dell’architettura del paesaggio è proprio perché la sua multidisciplinarietà è per me molto stimolante. La combinazione di studi e analisi scientifiche per comprendere le necessità di un sito e, poi, la loro interpretazione artistica per creare un progetto è per me sempre un procedimento emozionante. Inoltre oggi, per essere un paesaggista non è sufficiente avere solo delle competenze in molte discipline, ma bisogna anche essere in grado di utilizzare diversi software per produrre disegni e modellare digitalmente. Credo che ogni paesaggista della mia generazione sia stato molto influenzato da Piet Oudolf e da come lui utilizza le piante nei progetti pubblici. Specialmente dopo aver visitato l’High Line a New York City per la prima volta nel 2011, ho capito quanto rivoluzionario effettivamente sia stato il suo lavoro. Oudolf ci ha insegnato a guardare le piante con un altro occhio e ad apprezzarle anche quando sono secche e marroni durante l’inverno. Io mi vedo sicuramente più come Piet Oudolf, anche se apprezzo l’essenzialità e l’eleganza dei progetti di Fernando Caruncho». Altri esempi? «Inoltre mi sento legato a molti altri designers, architetti, scienziati, grafici e altre figure che mi hanno fatto capire molti aspetti del paesaggismo e mi ispirano continuamente con i loro progetti e le loro ricerche. Qui ne cito solo due, perché particolarmente importanti per il mio lavoro: Jan Gehl e Michael Van Valkenburgh. Gehl è un architetto e docente danese di fama internazionale che ha studiato in dettaglio il comportamento delle persone nelle città. Lui, attraverso i suoi libri, mi ha insegnato a capire l’importanza di creare spazi urbani di grandezza e scala ‘umana’, dove le persone possono interagire e incontrarsi. Van Valkenburgh è un architetto del paesaggio, docente e direttore di due studi di paesaggismo a New York City e Boston. Ogni progetto realizzato dal suo team è una dimostrazione di quanto importante sia l’attenzione per i materiali, il programma e l’analisi dettagliata di un sito nel creare luoghi che hanno forte identità e carattere. Teardrop Park, un piccolo parco pubblico a Manhattan, è a mio parere un esempio emblematico della loro appassionata devozione per il paesaggismo, motivo per cui stimo molto il loro lavoro». N°012
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IL CANTIERE | attualità
Milano più
© MILANO DI ANTOINE.
comunale milanese, ideato e promosso da Assofloro Lombardia insieme a Coldiretti Lombardia, con il patrocinio del Comune di Milano e di Fondazione Symbola. «MilanopiùVerde è un progetto articolato che prevede diversi appuntamenti – spiega Nada Forbici, presidente di Assofloro Lombardia – che interessano cittadini, professionisti e aziende: sono previsti workshop di formazione per amministratori di condominio e imprese edili, un concorso, visite guidate in parchi e giardini pubblici e privati e alcuni convegni. Abbiamo coinvolto enti e associazioni Un nuovo progetto voluto da Assofloro Lombardia della filiera del verde e non solo, che e Coldiretti Lombardia per promuovere la riqualificazione metteranno in campo dei giardini privati. E per far conoscere al “grande pubblico” le proprie peculiarità: la figura del giardiniere professionista crediamo molto in strategie convergenti di Daniela Stasi e “contaminazione” tra settori, filiere e soggetti per rendere le nostre città più vivibili n progetto, più obiettivi. Tra i quali, e migliorare le condizioni economiche e sociali TEMPO DI promuovere la riqualificazione dei del nostro Paese. L’obiettivo di MilanopiùVerde LETTU R A: 6 minuti giardini privati attraverso l’utilizzo è proprio quello di valorizzare l’importanza del del Bonus Verde e agevolare azioni verde urbano, possibile anche grazie all’incentivo di rigenerazione della città tramite fiscale per riqualificare e migliorare il verde privato, il miglioramento degli spazi verdi. Si tratta che non è solo ornamentale perché concorre di MilanopiùVerde, presentato il 5 settembre alla rigenerazione urbana e al miglioramento a Palazzo Marino, sede dell'amministrazione della qualità della vita. Speriamo che Milano
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ù verde
Da sinistra: Maurizio Bernardo, presidente Consulta Esperti per l'Italia, Pierfrancesco Maran, assessore Urbanistica Verde e Agricoltura del Comune di Milano; Emanuela Rosa-Clot, direttore di Gardenia, moderatrice della conferenza, Nada Forbici, presidente Assofloro Lombardia; Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola. Ettore Prandini, presidente Coldiretti Lombardia.
possa essere di esempio a numerose altre città italiane». Peraltro il progetto contribuisce a diffondere la conoscenza della figura del giardiniere professionista che, come abbiamo scritto più e più volte sulle pagine della nostra rivista, è stata finalmente riconosciuta giuridicamente a livello nazionale con l’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni il 22 febbraio 2018.
L'ECONOMIA RINGRAZIA
«Con MilanopiùVerde parte da Milano un’alleanza tra cittadini, istituzioni, imprese, per combattere il climate change e rendere le nostre città più belle e vivibili – afferma Ermete Realacci, presidente di Fondazione per il benessere delle città, Symbola – Secondo uno studio contro degrado e criminalità. del CNR, la vegetazione urbana e Ricerca, esperienze e innovazione peri-urbana può abbattere fino al tecnologica per una nuova visione 3% della CO2 emessa dal traffico e Per saperne di del verde urbano” organizzato in può rimuovere dall’atmosfera ogni più visita il sito con la Consulta anno fino a 161 kg/ha di PM10. Il milanopiuverde.it collaborazione Esperti per l'Italia. Si tratta verde fa bene all’ambiente ma anche del primo convegno in Italia all’economia. Stando all’ultimo sull’importanza delle aree verdi per ridurre i rapporto del Servizio Studi della Camera dei fenomeni criminali all’interno delle città, con Deputati in collaborazione con l’istituto di ricerca l'intervento di importanti relatori del mondo Cresme, nel 2018 le varie forme di incentivazione istituzionale, scientifico e professionale per mettere (credito di imposta, ecobonus, sismabonus) in evidenza studi internazionali ed esperienze produrranno 28 miliardi di investimenti e circa italiane. A breve, attraverso il coinvolgimento 400mila posti di lavoro fra diretti e indotto». di enti e associazioni, verranno calendarizzati i Il progetto prevede numerosi appuntamenti. workshop, le visite nei giardini milanesi e tutte le Tra i primi in agenda, il 15 ottobre, il convegno altre iniziative previste. “Il verde nelle smartcities. Parchi e viali alberati
LA PAROLA A PIERFRANCESCO MARAN L
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ASSESSORE ALL’URBANISTICA, VERDE E AGRICOLTURA DEL COMUNE DI MILANO
Accogliamo con grande favore iniziative come questa in grado di coinvolgere cittadini e professionisti del settore e portare l’attenzione sul valore del verde in città. A Milano stanno nascendo nuove aree verdi, tra gli obiettivi per il 2030 abbiamo la realizzazione di almeno 20 nuovi parchi di oltre 10mila mq, la realizzazione del Grande Parco Metropolitano attraverso la connessione ecologica tra Parco Nord e Parco Agricolo Sud, la piantumazione di tre milioni di alberi su tutta la città metropolitana, la riduzione del consumo di suolo del 4%, l’ampliamento delle aree agricole, l’efficientamento energetico dal punto di vista edilizio. I milanesi sono sempre più consapevoli di quanto la tutela del verde e dell’ambiente siano importanti indicatori della qualità della vita in città, è quindi fondamentale continuare a tenere alta l’attenzione anche con iniziative di divulgazione.
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IL CANTIERE | tecniche
FOCUS SUI
FUNGHI PATOGENI
Meripilus.
TEMPO DI LETTU R A: 11 minuti
AGENTI DI CARIE • Fomes fomentarius • Ganoderma applanatum • Ganoderma australe • Ganoderma lucidum • Ganoderma resinaceum • Kretzschmaria deusta • Meripilus giganteus • Phellinus punctatus • Phaeolus schweinitzii • Fomitopsis pinicola
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Un accurato identikit delle specie fungine che causano carie del legno. Quali sono, come riconoscerle, le piante attaccate
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li alberi sono soggetti a diverse patologie di origine fungina, tra le quali quelle causate dagli agenti di carie del legno hanno un impatto rilevante sulla vitalità e la stabilità. Ma cos’è esattamente la carie del legno (in inglese decay, rot rot)? Si tratta dell’alterazione dei suoi tessuti, che avviene in modo graduale e progressivo e che ne è causa di degradazione. La carie interessa sia legno vivo (alberi in piedi) che legno morto (legno in opera o in conservazione) e provoca la modificazione delle sue caratteristiche morfologiche, fisiche e meccaniche.
di Valerio Pasi la cellulosa e l’emicellulosa, lasciando la lignina pressoché intatta. Esiste anche la carie alveolare, detta anche carie molle o soffice (Soft Soft rot rot) che interessa la cellulosa ma seguendo il percorso a elica delle fibre e provocando una spiccata fragilità del tessuto legnoso.
BIANCA, BRUNA E ALVEOLARE
I funghi provocano la carie attraverso la degradazione enzimatica della lignina, della cellulosa e dell’emicellulosa, singolarmente o in diverse combinazioni. La carie bianca (White rot distrugge tutti i componenti della parete rot) cellulare, simultaneamente o selettivamente riguardo la successione temporale, mentre la carie bruna (Brown Brown rot rot) demolisce in modo selettivo
N°012 Phaeolus.
Ganoderma lucidum.
Ganoderma lucidum.
Kretzschmaria deusta.
LA VERIFICA DEI CARPOFORI
I funghi che provocano la carie su alberi in piedi sono principalmente basidiomiceti e spesso sono riconoscibili dalla presenza dei carpofori (corpi fruttiferi) sul fusto, sui cordoni radicali esterni, sulle branche. La presenza dei carpofori sugli alberi in piedi deve essere una delle verifiche che ogni giardiniere deve periodicamente mettere in atto, soprattutto in estate e in autunno, quando si rendono evidenti quelli caratterizzati da crescita annuale. La presenza di carie, infatti, può rendere un albero pericoloso, per la possibilità di ribaltamento della zolla, per il cedimento basale per frattura o per la possibilità di distacco di parti aeree. I principali funghi che causano carie del legno possiedono corpi fruttiferi di dimensioni relativamente grandi, abbastanza evidenti anche a un occhio inesperto. Si ritrovano soprattutto su latifoglie, ma alcuni interessano le conifere. Fomes fomentarius interessa soprattutto il faggio, ma può essere ritrovato anche su svariate latifoglie. È agente di carie bianca, con evoluzione piuttosto veloce e provoca fragilità del legno, che si frattura lungo gli anelli di crescita annuali. Il pericolo più rilevante è l’attacco a livello delle branche, in quanto di diametro ridotto rispetto al fusto e quindi degradate più velocemente e maggiormente soggette a rottura.
TRA I PIÙ DIFFUSI
Fomes fomentarius interessa soprattutto il faggio, ma può essere ritrovato anche su svariate latifoglie. È agente di carie bianca, con evoluzione piuttosto veloce e provoca fragilità del legno, che si frattura lungo gli anelli di crescita annuali. Il pericolo più rilevante è l’attacco a livello delle branche,
in quanto di diametro ridotto rispetto al fusto e quindi degradate più velocemente e maggiormente soggette a rottura. Il genere Ganoderma è tra i basidiomiceti più diffusi su latifoglie, con carpofori pluriennali, e le specie agenti di carie maggiormente presenti sono Ganoderma applanatum, Ganoderma australe, Ganoderma lucidum e Ganoderma resinaceum. Ganoderma applanatum interessa tiglio, platano, G
La presenza di carie può rendere un albero pericoloso, per ribaltamento della zolla,
cedimento basale per frattura o distacco di parti aeree
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IL CANTIERE | tecniche
Phellinus punctatus. Ganoderma resinaceum freccia blu, Ganoderma applanatum freccia rossa.
ippocastano, faggio, quercia, carpino, noce, Gingko, pioppo, Liquidambar, sofora, lauro, spino di Giuda, Pterocarya ed è un agente di carie bianca a decorso rapido, che interessa i cordoni radicali principali e la corteccia inclusa, espandendosi sul fusto dal colletto sino a circa 1, 5 m di altezza. Un carattere distintivo è l’inscurimento permanente della superficie poroide (lato inferiore del corpo fruttifero) quando viene scalfita. Ganoderma australe è un’altra specie, anch’essa molto aggressiva, agente di carie bianca a livello radicale e del colletto. Attacca platano, tiglio, bagolaro, biancospino, ippocastano, pioppo, gelso, olmo, spino di Giuda, quercia, acero e altre caducifoglie, soprattutto in ambiente urbano. Ganoderma lucidum è il meno aggressivo dei Ganoderma e si ritrova soprattutto come parassita di debolezza, sviluppando una carie bianca a diffusione molto
La presenza dei carpofori deve essere una delle verifiche da mettere in atto periodicamente, soprattutto in estate e in autunno
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lenta, a carico di bagolaro, pioppo, frassino, faggio, platano, acero, tiglio, Robinia, quercia e talvolta anche abete rosso. Carattere distintivo è la presenza di una crosta lucida, laccata, rosso porpora. Ganoderma resinaceum è agente di carie bianca, a decorso molto rapido, che interessa le radici principali e la base del fusto. La penetrazione avviene per lo più attraverso ferite a carico dell’apparato radicale e del colletto, risultando uno dei più frequenti “patogeni da scavo”. Si ritrova per lo più su quercia, ma anche sulle altre latifoglie interessate dalle diverse specie di Ganoderma. È simile a Ganoderma lucidum, ma a differenza di questo, è privo di stipite (gambo), e possiede superficie con crosta resinosa.
TRA I PIÙ TEMIBILI
Un patogeno particolarmente difficile da individuare è Kretzschmaria deusta, un ascomicete la cui presenza è particolarmente pericolosa in quanto i corpi fruttiferi (ascomi) vengono formati quando il fungo è già presente da anni all’interno del legno, soprattutto delle radici e alla base del fusto. Attacca in modo particolare quercia, acero e faggio, ma può ritrovarsi anche sulle altre latifoglie. Le fruttificazioni poliennali sono costituite da croste nerastre che si evolvono durante l’autunno da croste biancastre che consistono nella
forma imperfetta del fungo. È un agente di carie alveolare che si evolve in una carie bianca molto intensa, man mano che l’attacco progredisce. Un altro basidiomicete che origina carie bianca, particolarmente diffusa a livello dell’apparato radicale e del colletto, è Meripilus giganteus, giganteus che attacca faggio, acero, castagno, quercia, olmo, eucalipto, ciliegio e altre latifoglie. L’attacco può essere limitato a piante giovani e in attiva crescita, ma su piante deboli o con altre patologie può arrivare a ridurre molto la vitalità o addirittura a provocare il ribaltamento dell’intero albero per la mancanza del sostegno radicale, completamente distrutto dalla degradazione. I corpi fruttiferi sono annuali e appaiono in autunno. Altro agente di carie bianca a carico del cambio, del libro e degli strati corticali è Phellinus punctatus. Attacca quercia, carpino, ontano, corbezzolo, melo, ciliegio, eucalipto, bagolaro, ippocastano, salice, faggio, pino domestico e varie latifoglie. La sua azione è soprattutto quella di devitalizzazione, seguita da rottura, soprattutto a carico delle branche. Un temibile patogeno agente di carie bruna è Phaeolus schweinitzii, basidiomicete che attacca conifere quali cedro, pino, abete rosso, abete bianco, larice, ma anche il faggio. Induce una carie cubica piuttosto veloce, interessando il durame alla base del fusto e delle radici. I carpofori sono annuali e si ritrovano dalla fine dell’estate Fomes fomentarius.
all’autunno e il fungo sopravvive a lungo anche sulle radici di piante morte. Un altro agente di carie bruna a carico di conifere e latifoglie è Fomitopsis pinicola, con comportamento più come saprotrofo su piante morte che come patogeno di debolezza su piante vive. È uno dei maggiori degradatori del legno in foresta, ma interessa anche le conifere in ambito urbano. I carpofori sono pluriennali e possono arrivare a 40 centimetri di larghezza. Esistono poi numerosi altri agenti di carie, diversamente diffusi, che interessano soprattutto latifoglie e in minor misura le conifere.
Carie cubica da Kretzschmaria.
DA FARE È fondamentale individuare e segnalare tempestivamente la presenza di funghi (carpofori) alla proprietà, in modo da poter interpellare un tecnico esperto della materia (dottore agronomo o forestale con specifiche competenze e strumentazione), per identificare correttamente il patogeno e valutare la problematica. Solitamente può essere indispensabile per una corretta valutazione un’indagine strumentale, da effettuarsi con tomografo acustico o con tomografo elettrico a impedenza (nella foto). Quest’ultimo può evidenziare precocemente l’estensione e la localizzazione dei funghi attivi a livello del fusto, dando la possibilità di diagnosticare attacchi anche in stadi molto precoci. Le analisi consentono poi di stabilire se e quanto un albero sia pericoloso e quale sia il rischio che in un determinato intervallo temporale possa avvenire un cedimento capace di provocare danni a cose e persone, così che la proprietà possa valutare e decidere in merito.
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23 piani di verde TEMPO DI LETTU R A: 11 minuti
Alberi, cespugli e piante erbacee per la nuova Torre Unipol di Milano. La scelta è ricaduta su specie con elevata capacità di adattamento e bassa manutenzione, per una struttura con un microclima tendenzialmente mitigato di Marilena Baggio
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l progetto del verde esterno e interno all’edificio Unipol completa il tema delle opere dello spazio urbano riqualificato di Porta Nuova, quale nuovo distretto finanziario della città di Milano. E in questo articolo, vi presentiamo il prospetto di come sarà la sistemazione a verde. La torre Unipol, progettata dallo Studio MC Architects (Mario Cucinella) è l’ultimo degli edifici che si realizzerà sull’area di Porta Nuova, ma è il primo che si affaccia su via Melchiorre Gioia. “Una vela in legno, acciaio e vetro si distacca dal corpo dell’edificio per abbracciare l’ambiente circostante, creando una piazza coperta dove interno ed esterno, privato e pubblico si fondono”, continuando il dialogo con il parco Biblioteca degli alberi da un lato e dall’altro con piazza Gae Aulenti. È questo il filo conduttore dell’insieme.
ALCUNE SPECIE SELEZIONATE Acer palmatum ‘Sango Kaku’, Yucche, Agapanthus al bianco del mughetto, Elymus, Euphorbia, Echinacea purpurea, Salvia officinalis, Carpobrotus edulis, Phormium tenax ‘Variegatum’.
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PER REGOLARE TEMPERATURA E OSSIGENO
Il progetto paesaggistico è una narrazione del verde e accompagna il visitatore o fruitore a godere questi spazi percepiti, visitati o attraversati, come luoghi di lavoro e di rappresentanza, con una forte attenzione al benessere, e alla riqualificazione dell’area come ecosistema urbano da ricucire con l’intorno. Dell’articolazione e complessità del progetto, qui si analizzerà solo il verde interno soffermandosi sulle diverse problematiche e attenzioni, che uno spazio di queste dimensioni e caratteristiche richiede. Ad esempio: le condizioni microclimatiche, oppure come coniugare portate di pesi, dettagli costruttivi di fioriere integrate nell’architettonico, con scelte di specie dalla bassa manutenzione. Determinante, è stato il gioco di squadra e l’alta specializzazione dei diversi professionisti. La torre di 23 piani possiede un sistema di spazi sospesi verdi, per un totale di 445 metri quadrati, per i diversi livelli interni, che si articolano dal piano terra fino alla copertura: quest’ultimo sarà un grande giardino d’inverno coperto, ma
L’insieme della piazza dove nascerà la Torre Unipol.
SCELTA SOSTENIBILE
La vista del 22esimo piano.
aperto sulla città. Per meglio comprendere la visione e le scelte botaniche, questa torre è stata pensata rifacendosi alla trilogia dei Canti descritta da Dante. Con il livello più uno si è voluto rappresentare il Paradiso, dai livelli più19-22 il Purgatorio, fino ai livelli più 23 l’Inferno con la grande serra. Questa semplificazione aiuta a leggere il verde ai diversi piani, secondo le attività con cui interagisce o si affaccia, ma soprattutto pensando al verde come regolatore e ossigenatore della temperatura interna, oltre che come elemento dal valore estetico.
Il verde pensile migliora la sostenibilità ambientale di edifici complessi e altamente tecnologici, garantisce una tecnica costruttiva sostenibile, tutela la biodiversità, partecipa all’abbassamento della temperatura, all’abbattimento del CO2 e di altri inquinanti, salvaguarda la permeabilità delle superfici, riduce il fabbisogno energetico e migliora la vivibilità dell’ambiente urbano sia in termini collettivi che del singolo.
TRA GRAMINACEE E AROMATICHE
R Rispetto alla descrizione dantesca qui l’articolazione dei canti è al contrario, in merito all’esposizione solare dell’edificio: infatti man mano che si sale di livello, la vegetazione passa da macchia mediterranea a macchia tropicale, per rispondere meglio alle temperature e alla vicinanza del sole, considerando anche la conducibilità del N°012
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vetro che assorbe il 14% della radiazione. Le scelte delle specie variano da colore, dimensione e forma e sono strettamente legate alle diverse attività che si svolgono all’interno dei livelli. Le differenti colorazioni delle specie accompagnano il visitatore in un gioco didattico e di scoperta e al contempo di comunicazione visiva nella distinzione dei diversi livelli. Per cui, è importante la percezione del visitatore sia all’altezza occhio arrivando dalle scale e ascensori, sia dalla parte più alta del palazzo. Al livello più uno, sono stati inseriti degli alberi di acero (Acer palmatum ‘Sango Kaku’) la cui colorazione varia a seconda delle stagioni, sulle tonalità del giallo con un tronco rosso fuoco nell’inverno. Il fogliame ha una massa leggera, ma garantisce il mascheramento del fondale a muro degli ascensori, senza precludere, dall’interno all’esterno, la vista dalla grande vetrata. Dal livello più 19-22, la scelta è ricaduta su specie di arbusti e tappezzanti che sono della macchia mediterranea, con aromatiche e graminacee. Solo a questi livelli le fioriere sono a cielo aperto. Al livello più 19, le tonalità sono dal verde intenso delle Yucche con le
La planimetria del 22esimo piano e le specie inserite.
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garantisce una tecnica costruttiva sostenibile, tutela la biodiversità, partecipa all’abbassamento della temperatura, all’abbattimento del CO2 e di altri inquinanti, salvaguarda la permeabilità delle superfici, riduce il fabbisogno energetico e migliora la vivibilità dell’ambiente urbano, sia in termini collettivi, che del singolo. Il supporto tecnico è stato garantito da Harpo Pensile e senza aziende altamente specializzate, come in questo caso, che garantiscono esperienza e continua ricerca, simili operazioni sarebbero difficili da sostenere. Le performance in termini di funzionalità idraulica, risparmio idrico, gestione del terriccio e durabilità con bassa manutenzione, sono imprescindibili se si vuole ottenere un risultato di alto livello. Non basta la scelta giusta delle specie, ma anche la tecnologia scelta deve essere adeguata, in quanto le piante si trovano in un habitat artificiale, difficile, nel quale il dosaggio sbagliato dell’acqua o un terriccio non nutrito, portano a uno sviluppo di malattie o di seccume. Da poco è stato avviato il cantiere dunque la sfida è appena iniziata!
Lo schizzo del paradigma culturale, con l’indicazione delle essenze scelte.
sue foglie lanceolate, all’Acca dalle foglie minute, dall’azzurro stagionale del fiore dell’Agapanthus al bianco del mughetto. Al livello più 20, domina il giallo nelle diverse fioriture, dove il verde azzurro o glauco dell’Elymus e dell’Euphorbia fanno da sfondo. Per il livello più 21-22, sono state messe a dimora specie mediterranee aromatiche con proprietà di cura come l’Echinacea purpurea, Salvia officinalis, oltre a specie succulente come il Carpobrotus edulis e Phormium tenax ‘Variegatum’. Al livello più 23, infine, si arriva all’Inferno e questo è il piano del paesaggio assimilabile al subdesertico. La disposizione delle fioriere di questo livello è stata condizionata dalla disposizione delle cellule fotovoltaiche nella copertura. Con la presenza di luce diretta in uno spazio dal clima mitigato che varia da -4° a +34°C. Con queste condizioni l’ambiente che si viene a creare è freddo e al contempo arido in quanto è uno spazio chiuso e non c’è presenza di precipitazioni di piogge, a differenza di uno spazio aperto.
SUPPORTO TECNICO SPECIFICO
Il verde pensile migliora la sostenibilità ambientale di edifici complessi e altamente tecnologici,
DUREVOLI E PERMEABILI I sistemi Harpo sono caratterizzati da elevate durabilità dei materiali, qualità agronomica e cura per i dettagli tecnici. In particolare la durabilità dei materiali consente di evitare operazioni di rincalzo del substrato dovuto a progressiva compattazione e perdita di volume, oltre che azioni di aratura, arieggiamento e ammendaggio dato dalla perdita di capacità agronomica da parte del substrato. Non è tutto: tali tecnologie permettono anche di ridurre le concimazioni per via dell’impiego di substrati minerali tecnogenici (Terra Mediterranea TM). L’elevata permeabilità dei sistemi Harpo, inoltre, rende praticabile il giardino anche quando piove, senza che si formino pozzanghere o ristagni d’acqua. Le piante, dal canto loro, possono crescere rigogliose, perché trovano acqua, ossigeno e nutrienti, il tutto in spessori ridotti. www.harpogroup.it N°012
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NEWS
News ECCO I DUE PARCHI PIÙ BELLI DEL 2018
Sono ufficiali i nomi dei due vincitori, categoria Parchi Pubblici e categoria Parchi Privati, della XVI edizione del concorso promosso dal network ilparcopiubello.it, che premia le più incantevoli bellezze verdi italiane. Si tratta di Villa Revedin Bolasco a Castelfranco Veneto (Treviso) e Villa Torrigiani a Camigliano (Lucca): questi due gioielli naturalistici sono stati accuratamente selezionati dal Comitato Scientifico del Premio “Il Parco più Bello d’Italia”. Sicuramente da visitare per prendere spunto. Oltre mille i partecipanti, iscritti al network dei parchi più belli d’Italia e presenti nella guida online “ilparcopiubello.it”, che da oltre quindici anni è promotrice di un turismo verde alla scoperta del patrimonio paesaggistico e botanico italiano.
Villa Revedin Bolasco (Castelfranco Veneto, Treviso) è Il Parco Più Bello d’Italia 2018 per la categoria “Parchi Pubblici”.
Villa Torrigiani a Camigliano (Capannori, Lucca), Parco Più Bello d’Italia 2018 per la categoria “Parchi Privati”.
ASSOFLORO LOMBARDIA, TANTI PROGETTI IN CANTIERE
Si è svolta lo scorso giugno a Bergamo l’assemblea annuale di Assofloro Lombardia, unica associazione di secondo livello presente in Italia nel settore del florovivaismo e del paesaggio. È composta da associate che operano nelle provincie di Bergamo, Brescia, Lodi, Milano, Monza Brianza e Varese, dal distretto delle province di Mantova e Cremona, dalla Società Italiana di Arboricoltura e dall’Associazione Arboricoltori. Queste ultime sono due nuove associate che portano valore aggiunto con il vero sapere del “sistema albero”. L’assemblea è stata l’occasione per fare il punto sugli obiettivi raggiunti nell’ultimo anno, frutto di un lavoro costante presso le istituzioni, di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica e della politica, ma anche di contaminazione e lobby con altri settori. Importante la presentazione di nuovi progetti, come DHL, un progetto di forestazione urbana su scala nazionale, partito con l’intervento di forestazione di Parco Nord. DHL ha scelto Assofloro Lombardia e la città di Bergamo per dare inizio, concretamente, a un progetto di compensazione delle proprie emissioni realizzando boschi urbani e coinvolgendo anche scuole e cittadini. Altri due progetti riguardano l’attivazione di un tirocinio e di una tesi di laurea sul verde condominiale, in accordo con l’Università di Milano e con la collaborazione di Anaci. La volontà è mappare i benefici ecosistemici del verde condominiale, con l’obiettivo di sensibilizzare sul patrimonio costituito dal verde privato. Interventi migliorativi sui giardini condominiali producono benefici a livello pubblico. Infine il progetto Milano più verde che nasce con la volontà di Milano di essere la città che promuove a livello nazionale il Bonus Verde. L’assessore Pier Francesco Maran del Comune di Milano, ha presentato ufficialmente il progetto (servizio a pagina 16) che si svilupperà in collaborazione con i vari ordini professionali, ma anche grazie alla collaborazione attiva dei privati cittadini. Anche questo progetto vede una stretta collaborazione di Assofloro Lombardia con enti, associazioni, organizzazioni sindacali, istituzioni, ma anche con i privati in una logica di integrazione sempre più attiva tra pubblico e privato. Un fronte su cui sta lavorando attualmente, riguarda gli appalti pubblici. Un primo momento di confronto si è tenuto il 9 maggio a Milano con il convengo organizzato da Assofloro: Appalti pubblici per la realizzazione, la gestione e la cura del verde. Quadro normativo, aspetti procedurali, problemi, esperienze a confronto, linee guida e buone pratiche. La volontà, ambiziosa, è quella di superare i meccanismi dell’attuale gestione delle gare d’appalto per i servizi di manutenzione del verde, che non favoriscono la qualità dei lavori e le aziende professionali e danneggiano tutti i tentativi di miglioramento del verde pubblico che non è un costo ma una grande risorsa per le città. L’obiettivo ancora una volta è arrivare dritti a Roma, ovvero nel cuore della politica e delle Istituzioni. www.assoflorolombardia.com
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FIRMATO IL NUOVO CONTRATTO COLLETTIVO
Era atteso da tempo, ma dopo lunghe trattative è stato finalmente sottoscritto il rinnovo del contratto collettivo CCNL per operai agricoli e florovivaisti: l’accordo tra le parti sociali è stato trovato lo scorso giugno. Gli effetti del nuovo CCNL decorreranno retroattivamente dal 1° gennaio 2018 e termineranno alla scadenza del contratto, prevista per il 31 dicembre 2021. Come spesso avviene, il rinnovo è il momento in cui le rappresentanze sindacali e datoriali intervengono per rivedere i salari degli operatori del settore. In forza del nuovo accordo, i salari vigenti nelle singole province saranno incrementati: dell’1,7% a partire dal 1° luglio 2018; dell’1,2% a partire dal 1° aprile 2019. Va evidenziato che il maggiore aumento percentuale dell’1,7% è finalizzato a ristorare i lavoratori anche per la mancata tempestività del rinnovo. Nel nuovo CCNL si prevede inoltre che i contratti provinciali CPL non possano definire, per ciascuna area professionale, salari inferiori ai minimi stabiliti a livello nazionale così determinati nei rispettivi due macro settori: - OPERAI AGRICOLI: operai comuni, l’importo minimo mensile è fissato in 874,65 euro; operai qualificati, l’importo minimo è fissato in 1.173,06 euro; operai specializzati 1.286,25 euro. - OPERAI FLOROVIVAISTI: operai comuni, l’importo minimo orario è fissato in 6,71 euro; operai qualificati la cifra è di 7,14 euro/ora; operai specializzati 7.79 euro/ora. Con il nuovo accordo, inoltre, viene riconosciuta la possibilità, per le aziende localizzate su più regioni e/o province, di stipulare un accordo aziendale, sottoscritto necessariamente con le organizzazioni datoriali e di almeno una sigla sindacale agricola, al fine di disciplinare in modo uniforme i trattamenti normativi ed economici nei confronti della globalità dei propri dipendenti. Rivista anche la norma contrattuale sugli appalti, con precisazioni legate ai requisiti che il contratto di appalto deve rispettare affinché possa essere considerato genuino e conforme alle discipline nazionali e comunitarie. Novità in materia di trattamenti integrativi con l’introduzione di misure in favore di dipendenti a tempo indeterminato che si trovano in particolari condizioni svantaggiate (malattie oncologiche, OTI senza diritto di disoccupazione, vittime di violenza). Tali misure sono in gestione a EBAN, senza aggravio e costi aggiuntivi per le aziende.
NEWS | focus
Le “aree verdi” di Eima International Si svolgerà dal 7 all’11 novembre prossimo, all’interno della manifestazione bolognese, il salone dedicato alle tecnologie per il giardinaggio e la cura del verde
IN BREVE • Eima green, salone del giardinaggio • Eima componenti • Eima energy • Eima idrotech, salone dell’irrigazione • Eima Mia, multifunzionalità in agricoltura
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Saranno tre interi padiglioni del quartiere fieristico di Bologna – il 33, il 34 e il 36 Bis per un totale di 14mila metri quadrati – ad ospitare dal 7 all’11 novembre prossimo Eima Green, il salone delle macchine e tecnologie per il giardinaggio e la cura del verde. Questo salone, che si colloca come spazio espositivo specializzato nell’ambito della grande rassegna della meccanica agricola Eima International, presenta circa 300 industrie espositrici provenienti da 13 Paesi. La rassegna EIMA GREEN / di Eima Green, rivolta agli EIMA INTERNATIONAL operatori economici, ai 7-11 novembre, Bologna Fiere tecnici del giardinaggio, www.eima.it delle manutenzioni e dell’impiantistica sportiva, oltre che alla grande platea degli appassionati del verde, si svolge in un momento dinamico per il mercato di settore. Dopo un primo trimestre 2018 in netta flessione (-11%), il mercato italiano delle macchine e attrezzature per il giardinaggio registra un recupero – secondo i dati di Comagarden basati sui rilevamenti statistici Morgan – e chiude il primo semestre con una crescita complessiva dell’1,4%, con incrementi consistenti per quanto riguarda decespugliatori, trimmer, soffiatori/ aspiratori e rasaerba robot. La previsione è che la fase positiva proseguirà anche nella seconda metà dell’anno. Al di là delle tendenze del mercato italiano, Eima Green sarà l’occasione per monitorare il settore a livello globale, essendo presenti numerosi operatori esteri, in rappresentanza di mercati maturi – vedi quelli di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia – e di mercati emergenti come ad esempio quelli dei Paesi asiatici e dei Paesi arabi. Per quanto riguarda l’Europa nel suo complesso, il mercato proviene da un risultato positivo nel corso del 2017, con una crescita complessiva del 4,1%, in ragione di circa 19 milioni di mezzi e attrezzi meccanici venduti (dati EGMF), risultato che le industrie del settore sperano possa essere confermato anche nell’anno in corso. Agli operatori italiani ed esteri Eima Green offrirà un’ampia scelta di mezzi meccanici semoventi, di attrezzature a mano e di accessori per ogni esigenza, e presenterà un calendario di convegni ed eventi formativi su temi quali l’innovazione tecnologica e tipologica delle macchine, la progettazione del verde urbano, la sicurezza nell’uso dei mezzi meccanici.
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