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Giornate di Neuropsicologia dell'età evolutiva 2026 | Abstract e poster

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Giornate di Neuropsicologia dell’età evolutiva 2026

Una panoramica aggiornata sui processi cognitivi, emotivi e comportamentali di bambini, bambine e adolescenti con disturbi del neurosviluppo e psichiatrici

INDICE

TECNOLOGIA E SVILUPPO COGNITIVO ED EMOTIVO

Abstract simposi e workshop

1. Il ruolo dell’engagement nei media digitali (Lisa Toffoli)

2. I robot non sono tutti uguali (Giulia Peretti et al.)

3. L’uso della realtà virtuale nella ricerca (Letizia della Longa e Teresa Farroni)

4. Sincronizzazione cerebellare tramite HD.tACS e realtà virtuale (Andrea Ciricugno)

INTERVENTI PRECOCI NELLE POPOLAZIONI A RISCHIO

Abstract simposi e workshop

5. Analisi longitudinale degli effetti neurofisiologici e comportamentali di un intervento precoce nei fratelli di bambini autistici (Valentina Riva)

6. Disturbi del neurosviluppo nell’arco della vita (Chiara Pecini, Sara Pezzica e Nicola Dusi)

7. Fattori ambientali e sviluppo neuropsicologico (Sara Bertoni e Pierpaolo Pani)

ABILITÀ GRAFO-MOTORIE

Abstract simposi e workshop

8. Valutare fluidità e leggibilità della scrittura nella scuola primaria (Laura Sparaci)

9. L’uso di strumenti tecnologici e serious games per la valutazione e il potenziamento della scrittura (Cristiano Termine et al.)

10. La scrittura a mano dall’età prescolare ai primi anni della primaria (Silvia Baldi e Emiddia Longobardi)

APPROCCI DIMENSIONALI NEI DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO

Abstract simposi e workshop

11. Approcci dimensionali nei disturbi del neurosviluppo (Andrea Facoetti, Sandro Franceschini e Sara Bertoni)

12. Processi temporali di integrazione sensoriale e oscillazioni neurali come dimensioni RD0C nello spettro autistico e schizofrenico (Luca Ronconi)

13. Controllo cognitivo adattivo come dimensione transdiagnostica nel neurosviluppo (a)tipico (Giovanni Mento)

ABSTRACT POSTER

Presentazione

Dal 14 al 17 gennaio 2026, la città di Bressanone ha ospitato la XXI edizione delle Giornate di Neuropsicologia dell’Età Evolutiva, accogliendo presso l’Accademia Cusanus numerosi professionisti e professioniste della neuropsicologia dell’età evolutiva tra cui ricercatori, ricercatrici e clinici.

L’evento ha rappresentato un’importante occasione di confronto interdisciplinare, offrendo una panoramica aggiornata sui processi cognitivi, emotivi e comportamentali di bambini, bambine e adolescenti con disturbi del neurosviluppo e psichiatrici.

Attraverso simposi, workshop e momenti di discussione scientifica, il congresso ha favorito il dialogo tra ricerca, pratica clinica e innovazione tecnologica.

Uno dei temi centrali affrontati nel corso delle Giornate ha riguardato il rapporto tra tecnologie digitali e sviluppo cognitivo ed emotivo. Gli interventi hanno analizzato in modo critico l’impatto crescente degli ambienti digitali sull’età evolutiva, soffermandosi sugli effetti dei dispositivi digitali sui processi neuropsicologici, comportamentali e sulle dinamiche relazionali.

Ampio spazio è stato dedicato anche alle potenzialità offerte dalla realtà virtuale, dalla robotica e dalle tecnologie immersive, considerate sempre più rilevanti sia nella ricerca sia nei percorsi riabilitativi rivolti ai disturbi neuropsicologici. Le discussioni hanno inoltre evidenziato come le nuove tecnologie possano contribuire allo sviluppo delle competenze sociali e comunicative attraverso approcci sempre più integrati e personalizzati.

Grande attenzione è stata dedicata anche agli interventi precoci nelle popolazioni considerate a rischio di sviluppare un problema neuropsicologico, sottolineando il valore della prevenzione e dell’accompagnamento nei primi anni di vita. In questo contesto, il ruolo della genitorialità è emerso come elemento fondamentale nel sostenere le traiettorie di sviluppo. Gli studi presentati hanno approfondito modelli di intervento mediati dai caregiver, approcci longitudinali e strumenti digitali pensati per supportare le famiglie, mettendo in luce l’importanza della relazione tra bambino/a o adolescente e ambiente di crescita. È emersa così una visione del neurosviluppo sempre più orientata all’integrazione tra fattori biologici, relazionali e contestuali.

Tra gli argomenti approfonditi durante il congresso vi è stato anche il tema delle abilità grafo-motorie e del loro ruolo nei processi di apprendimento scolastico. Le relazioni hanno illustrato differenti modalità di valutazione della scrittura, affiancando agli strumenti tradizionali nuove metodologie digitali e dispositivi tecnologici in grado di garantire analisi più precise e

personalizzate. Particolare rilievo è stato attribuito all’utilizzo di serious games e tecnologie innovative per il potenziamento delle competenze grafo-motorie, evidenziando il legame tra scrittura manuale, sviluppo cognitivo e acquisizione delle abilità ortografiche nei primi anni di scolarizzazione. Il confronto tra approcci clinici e strumenti tecnologici ha mostrato l’evoluzione delle pratiche valutative e riabilitative in questo ambito.

Un ulteriore filone di riflessione ha riguardato gli approcci dimensionali ai disturbi del neurosviluppo e il dialogo tra neuropsicologia e psicopatologia.

Le relazioni hanno proposto prospettive transdiagnostiche orientate all’analisi di dimensioni cognitive condivise, come il controllo attenzionale e i meccanismi di regolazione cognitiva. Sono stati inoltre approfonditi temi legati al disturbo dello spettro autistico e alla schizofrenia, con particolare attenzione all’identificazione precoce di indicatori cognitivi associati al rischio di sviluppare un disturbo psicotico. Questi contributi hanno offerto spunti significativi sia per l’avanzamento della ricerca sia per le possibili ricadute nella pratica clinica.

Nel complesso, la XXI edizione delle Giornate di Neuropsicologia dell’Età Evolutiva si è confermata un appuntamento scientifico di riferimento per il settore, capace di coniugare approfondimento teorico, applicazioni cliniche e innovazioni metodologiche. L’ampia partecipazione della comunità scientifica e la condivisione delle più recenti evidenze di ricerca hanno contribuito a creare uno spazio di confronto dinamico e altamente qualificato, rafforzando il valore dell’interdisciplinarità nell’ambito della neuropsicologia in età evolutiva.

Tecnologia e sviluppo cognitivo ed emotivo

Abstract simposi e workshop

Il ruolo dell’engagement nei media digitali

Effetti sul controllo cognitivo adattivo

L’esposizione precoce agli schermi è un fenomeno sempre più diffuso che solleva interrogativi rilevanti sullo sviluppo cognitivo e socio-emotivo. Un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato che i bambini sono esposti agli schermi già a partire dai 2 mesi, e il tempo di esposizione aumenta con l’età, spesso a discapito di attività favorevoli allo sviluppo psico-fisico ma cognitivamente impegnative (es. lettura, sport, musica). Numerose evidenze indicano che un uso non regolato degli schermi può essere associato a rischi per la salute fisica, la qualità delle interazioni sociali e il neurosviluppo. In una prospettiva Neuro-costruttivista, lo sviluppo emerge dall’interazione tra fattori genetici e ambientali: l’ambiente digitale costituisce quindi un input capace di modulare i circuiti neurali in via di sviluppo, in particolare quelli coinvolti nella regolazione dopaminergica, nel carico cognitivo e nell’attenzione.

Negli ultimi anni, l’intervento dei professionisti della salute si è orientato non solo alla prevenzione dell’esposizione eccessiva, ma anche alla promozione di un uso consapevole dei contenuti digitali. In tale prospettiva, un ruolo cruciale è svolto dall’engagement, inteso come l’insieme di caratteristiche del contenuto che favoriscono l’orientamento dell’attenzione verso informazioni rilevanti, supportando i processi di elaborazione e apprendimento. Studi precedenti suggeriscono che contenuti engaging e il co-viewing con l’adulto possono attenuare gli effetti negativi dell’esposizione, guidando l’attenzione visiva e riducendo il sovraccarico cognitivo. L’intervento presentato si propone di indagare se e come l’engagement nei media digitali moduli il controllo cognitivo adattivo in età prescolare. Tale forma di controllo consiste nella capacità di adattare flessibilmente le risorse cognitive alle regolarità del contesto tramite meccanismi di apprendimento implicito e statistico. Questa abilità emerge precocemente e si manifesta sia a livello comportamentale sia neurale, coinvolgendo processi di anticipazione della risposta (CNV) e di inibizione post-stimolo (N2).

1 NeuroDev Lab, Dipartimento di Psicologia Generale, Università di Padova.

© Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2026

Lo studio ADDICTED ha coinvolto bambini tra 4 e 6 anni, suddivisi in due gruppi in base al tipo di contenuto visionato: engaging vs non engaging. In entrambi i casi è stato utilizzato lo stesso episodio della «Casa di Topolino»; nel gruppo non engaging sono state rimosse le scene interattive, mantenendo coerenza narrativa e durata simile. I partecipanti hanno svolto un compito cued Go/ NoGo («Addy task») con manipolazione della validità del cue: nel primo blocco il cue era valido nell’80% dei casi, nel secondo nel 50%, creando un contesto più richiestivo; la proporzione di NoGo è rimasta costante (20%). I dati comportamentali sono stati analizzati tramite un Hierarchical Drift Diffusion Model (HDDM) e l’attività neurale mediante potenziali evento-correlati.

I risultati indicano che l’esposizione a contenuti engaging è associata a un adattamento più efficace ai cambiamenti contestuali, espresso da una modulazione strategica della velocità di elaborazione e dell’accuratezza. A livello neurale, il gruppo engaging mostra una preparazione anticipatoria più efficace e una risposta inibitoria più marcata rispetto al gruppo non engaging, suggerendo un uso più efficiente delle risorse cognitive coinvolte nella risposta.

Nel complesso, i dati indicano che non tutti i contenuti digitali producono effetti equivalenti sul funzionamento cognitivo: la qualità del contenuto, in particolare il livello di engagement, rappresenta un fattore cruciale nel determinare se l’esperienza digitale favorisca o ostacoli lo sviluppo del controllo cognitivo adattivo. Tali risultati supportano un approccio orientato non solo alla riduzione dell’esposizione, ma anche alla promozione di contenuti adeguati, al co-viewing e alla definizione di regole condivise, affinché l’esperienza digitale possa costituire un’opportunità educativa piuttosto che un fattore di rischio.

I robot non sono tutti uguali

Stati mentali, fiducia e moralità nei bambini

in interazione con robot umanoidi

Giulia Peretti1,2, Federico Manzi1,2,3,4, Cinzia Di Dio1,4,5, Davide Massaro1,4 e Antonella Marchetti1,4

Nel corso della vita, gli individui intrecciano relazioni non solo con altri esseri umani, ma anche con una molteplicità di agenti non umani, ai quali possono attribuire intenzioni, significati e funzioni sociali. Tra questi, i robot sociali umanoidi (HSR) rappresentano interlocutori sempre più presenti nei contesti quotidiani ed educativi e, grazie alle loro caratteristiche antropomorfe e ai comportamenti interattivi, possono essere percepiti come partner relazionali e trattati come agenti intenzionali (Dario et al., 2001; Manzi et al., 2020a). La crescente diffusione di tali tecnologie ha stimolato un fiorente interesse da parte della ricerca psicologica per lo studio dell’interazione uomo-robot (Belpaeme et al., 2018). Per quanto concerne l’età evolutiva, l’incontro con strumenti robotici avviene spesso attraverso attività ludiche ed educative, che favoriscono l’esplorazione attiva dell’oggetto e la costruzione di conoscenza tramite azione e interazione. Per tali ragioni, l’interazione bambino-robot (cHRI) costituisce un ambito privilegiato di indagine, poiché consente di osservare come, nelle diverse fasi dello sviluppo, i bambini interpretino un artefatto robotico in grado di esibire comportamenti simili a quelli umani. In questa prospettiva, risulta fondamentale analizzare la cHRI a partire dai processi psicologici che regolano le interazioni sociali tra esseri umani nei diversi periodi dello sviluppo (Cangelosi & Schlesinger, 2015). A questo proposito, studiare l’attribuzione di stati mentali ai robot è particolarmente rilevante, non solo per coglierne le variazioni in funzione dello sviluppo cognitivo, ma anche in considerazione di uno scenario futuro in cui i bambini interagiranno

1 Research Center on Theory of Mind and Social Competence in the Lifespan, Università Cattolica del Sacro Cuore.

2 IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi, Milano.

3 Graduate School of Engineering Science, Osaka University.

4 Research Unit in Robotics and Psychology in the Lifespan (PsyRoLife), Department of Psychology, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milan, Italy.

5 Research Unit on the Psychology of Arts and Environments, Department of Psychology, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milan, Italy.

sempre più frequentemente con agenti artificiali in molteplici contesti (Di Dio et al., 2020). In questo quadro, la Teoria della Mente riveste un ruolo centrale, in quanto consente di attribuire credenze, desideri e intenzioni agli altri e di predirne il comportamento (Premack & Woodruff, 1978). L’attribuzione di stati mentali ai robot risulta modulata dall’età e dal livello di sviluppo cognitivo del bambino, nonché dalle caratteristiche di design dell’agente artificiale, mostrando come le competenze di mentalizzazione influenzino profondamente il modo in cui il robot viene interpretato come partner relazionale (Manzi et al., 2020b).

Parallelamente, la fiducia rappresenta un costrutto chiave nella cHRI, poiché orienta l’accettazione delle informazioni provenienti dall’altro e costituisce una condizione necessaria per la costruzione di relazioni stabili ed efficaci. La fiducia si sviluppa precocemente nelle interazioni sociali (Harris, 2012) e, nel contesto delle interazioni con i robot, consente una progressiva riorganizzazione della componente affettiva a favore di una valutazione più razionale dell’altro, sostenuta dallo sviluppo cognitivo. In tal senso, il robot, più prevedibile dell’umano, può offrire ai bambini un contesto in cui esercitare e costruire competenze relazionali (Di Dio et al., 2020). Infine, le interazioni con i robot coinvolgono anche processi di valutazione morale (Arsenio 2014; Gummerum et al., 2016). I bambini tendono a valutare le azioni dei robot secondo criteri morali tipicamente umani, attribuendo loro responsabilità morali ed emozioni. In età prescolare, il giudizio morale può risultare disallineato rispetto all’attribuzione emotiva, come evidenziato dal fenomeno dell’Happy Victimizer (Gummerum et al., 2010), mentre con la maturazione cognitiva ed emotiva emergono valutazioni più coerenti tra violazione della norma e stati affettivi attribuiti, anche quando il soggetto della valutazione è un robot (Peretti et al., 2023; Manzi et al., 2025). Nel complesso, l’interazione bambino–robot può essere intesa come un ecosistema complesso in cui sviluppo cognitivo, Teoria della Mente, fiducia e morale si intrecciano nel modellare l’incontro tra bambino e agente artificiale. La maturazione delle competenze di mentalizzazione emerge come elemento chiave per interpretare l’altro, umano o robotico, mentre il robot si configura come un partner relazionale relativamente stabile e prevedibile, con rilevanti implicazioni per i contesti educativi e clinici, in particolare per bambini con storie relazionali fragili.

Bibliografia

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Di Dio, C., Manzi, F., Peretti, G., Cangelosi, A., Harris, P. L., Massaro, D., & Marchetti, A. (2020b). Shall I trust you? From child human-robot interaction to trusting relationships. Frontiers in Psychology , 11, 469. https ://doi.org/10.3389/ fpsyg.2020.00469

Gummerum, M., Hanoch, Y., Keller, M., Parsons, K., & Hummel, A. (2010). Preschoolers’ Allocations in the Dictator Game: The Role of Moral Emotions. Journal of Economic Psychology 31 (1): 25–34. https://doi.org/10.1016/j. joep.2009.09.002

Gummerum, M., Lopez-Perez, B., Ambrona, T., Rodríguez-Cano, S., Dellaria, G., Smith, G., & Wilson, E. (2016). Children’s Moral Emotion Attribution in the Happy Victimizer Task: The Role of Response Format. The Journal of Genetic Psychology 177 (1): 1–16. https://doi.org/ 10.1080/00221325.2015.1103694

Harris, P. L. (2012). Trusting what you’re told. Harvard University Press.

Manzi, F., Ishikawa, M., Di Dio, C., Itakura, S., Kanda, T., Ishiguro, H., Massaro, D., & Marchetti, A. (2020a). The understanding of congruent and incongruent referential gaze in 17-month-old

infants: An eye-tracking study comparing human and robot. Scientific Reports , 10(1), 11918. https://doi.org/ 10.1038/s41598-02069140-6

Manzi, F., Peretti, G., Di Dio, C., Cangelosi, A., Itakura, S., Kanda, T., ... & Marchetti, A. (2020b). A robot is not worth another: exploring children’s mental state attribution to different humanoid robots. Frontiers in Psychology , 11, 2011.

https://doi.org/10.3389/fpsyg.2020.02011

Manzi, F., Peretti, G., Di Dio, C., Itakura, S., Kanda, T., Ishiguro, H., … Marchetti, A. (2025). Crosscultural moral judgments and emotions in preschoolers: human and robot transgressions in Japan and Italy. Behaviour & Information Technology , 44(14), 3484–3500. https:// doi.org/10.1080/0144929X.2025.2477779

Peretti, G., Manzi, F., Di Dio, C., Cangelosi, A., Harris, P. L., Massaro, D., & A. Marchetti, A. (2023). Can A Robot Lie? Young Children’s Understanding of Intentionality beneath False Statements. Infant and Child Development, 32 (2). https://doi.org/10.1002/icd .2398

Premack, D., & Woodruff, G. (1978). Does the chimpanzee have a theory of mind. Behavioral and Brain Sciences , 1(4), 515-526. doi:10.1017/ S0140525X00076512

L’uso della realta virtuale nella ricerca

Esplorare l’interazione sociale e l’autoregolazione attraverso indicatori fisiologici

Viviamo in una realtà sempre più mediata dal digitale, che solleva interrogativi fondamentali sui processi mentali coinvolti nell’interazione all’interno di ambienti virtuali. Tali contesti, fondati prevalentemente su stimoli visivi e uditivi, risultano privi della dimensione di contatto fisico tipica dell’interazione sociale incarnata. In questo quadro, diventa centrale interrogarsi su ciò che accade quando la nostra presenza non viene riconosciuta o resta inosservata agli altri. L’esperienza dell’esclusione sociale compromette il senso di connessione tra il Sé e l’altro, incidendo sulla regolazione degli stati affettivi e fisiologici e rimodellando l’esperienza di Sè e del mondo circostante. Durante l’adolescenza, fase evolutiva caratterizzata da profondi cambiamenti corporei, cognitivi e socio-affettivi, tali esperienze possono favorire l’emergere di sentimenti di solitudine, con ricadute negative sul benessere psicosociale. In questo contesto, il tocco affettivo può configurarsi come un canale privilegiato per il ripristino della consapevolezza del Sé corporeo e del senso di connessione interpersonale, contribuendo ad attenuare gli effetti dell’esclusione.

Nel presente studio, 67 preadolescenti (10-14 anni) hanno partecipato a un gioco virtuale di scambio della palla con avatar digitali. Dopo una fase iniziale di inclusione, i partecipanti sono stati esclusi dal gioco secondo il paradigma del Cyberball. Successivamente, è stata introdotta una manipolazione sensoriale, che ha messo a confronto una condizione di tocco affettivo, finalizzata a riportare l’attenzione verso il corpo e sui segnali interocettivi e una condizione di stimolazione uditiva, che orienta l’attenzione verso l’ambiente esterno e i segnali esterocettivi. I risultati indicano che l’esclusione sociale ha determinato una riduzione della valenza affettiva, in assenza di un incremento dell’attivazione fisiologica cardiaca. Il tocco affettivo, a differenza della stimolazione uditiva, ha ripristinato la valenza affettiva ai livelli basali e ridotto l’arousal percepito. Coerentemente,

1 Dipartimento di psicologia dello sviluppo e della socializzazione, Universita degli studi di Padova.

si osserva una riduzione dell’attività simpatica e un incremento dell’attività parasimpatica in risposta al tocco. Inoltre, gli adolescenti che riportavano livelli più elevati di solitudine, misurati tramite la Children Loneliness Scale, hanno mostrato una maggiore sensibilità alla manipolazione: in risposta al tocco affettivo hanno evidenziato un aumento della valenza, una diminuzione dell’arousal e una riduzione della frequenza cardiaca, mentre la stimolazione uditiva ha prodotto un pattern opposto.

Nel complesso, i risultati suggeriscono che il tocco affettivo favorisca il recupero della connessione sociale dopo esperienze di esclusione virtuale, attraverso l’ancoraggio dell’esperienza del Sé corporeo, contribuendo potenzialmente alla riduzione dei vissuti di solitudine, in particolare negli adolescenti più vulnerabili alla solitudine. In questo senso, l’adolescenza emerge come una finestra evolutiva privilegiata: interventi mirati a valorizzare la percezione del corpo come agente attivo nell’interazione sociale e a promuovere processi di autoregolazione affettiva potrebbero svolgere una funzione preventiva alla cronicizzazione della solitudine. I risultati ottenuti evidenziano significative ricadute applicative per la progettazione e l’implementazione di interventi basati sull’impiego della realtà virtuale, destinati a bambini con differenti disturbi del neurosviluppo. In tali contesti immersivi, il corpo assume un ruolo centrale quale mediatore dei processi di esplorazione, azione e comunicazione sociale, favorendo l’emergere di curiosità, senso di controllo e dell’agency. L’intervento mirato sui meccanismi sensori-motori può innescare effetti a cascata sullo sviluppo delle abilità cognitive, le quali risultano allenabili all’interno di ambienti interattivi, multisensoriali e personalizzabili, caratterizzati da elevata validità ecologica e da un alto potenziale motivazionale.

Sincronizzazione cerebellare tramite HD-tACS e realtà virtuale

Un nuovo approccio riabilitativo per le competenze sociali nelle malformazioni congenite cerebellari

Il cervelletto è stato tradizionalmente considerato come una struttura deputata esclusivamente al controllo e alla coordinazione motoria. Tuttavia, oggi, un crescente numero di evidenze ha dimostrato il ruolo cruciale del cervelletto nei processi cognitivi di alto livello e nella cognizione sociale1-4. Pazienti con anomalie cerebellari, congenite o acquisite, manifestano infatti la «Cerebellar Cognitive Affective Syndrome» (CCAS), un quadro clinico che include deficit esecutivi, spaziali, linguistici e, in modo rilevante, socio-relazionali5. Secondo le ipotesi più accreditate, il cervelletto agirebbe nel dominio motorio e non-motorio mediante un unico meccanismo computazionale identificando regolarità e sequenze temporali per creare modelli interni predittivi. Applicato al dominio sociale, questo meccanismo permette di anticipare gli stati mentali altrui, segnalando eventuali errori (prediction error) alla corteccia cerebrale per ottimizzare l’interazione6. Evidenze recenti in pazienti con malformazioni cerebellari hanno confermato tale ipotesi, dimostrando come il deficit sociale nasce proprio dalla difficoltà specifica di utilizzare le informazioni contestuali per generare predizioni accurate sulle intenzioni altrui7. Attualmente, tuttavia, mancano percorsi riabilitativi strutturati per queste competenze.

Il progetto SINCRO (Spatiotemporal entrainment as Innovative Neuromodulation targeting Cerebello-cerebral circuits for enhancing Rehabilitation Outcomes) risponde a questa lacuna clinica proponendo un approccio che integra la neurostimolazione non invasiva con un training in Realtà Virtuale Immersiva (IVR). L’ipotesi centrale è che la neuromodulazione possa facilitare i meccanismi di plasticità neurale, amplificando l’efficacia del training comportamentale. Nello specifico, il protocollo impiega la stimolazione transcranica a corrente alternata ad alta definizione (HD-tACS), personalizzata sulla frequenza Gamma individuale (IGF), con l’obiettivo di sincronizzare i circuiti cerebello-cerebrali. Il training in IVR,

1 IRCCS Fondazione Mondino, Pavia.

sviluppato ad hoc, immerge il paziente in quattro scenari ecologici dove deve interagire in prima persona con avatar, prevedendone le intenzioni sulla base di indizi contestuali. Lo studio è disegnato come un trial randomizzato controllato (RCT) rivolto a pazienti con malformazioni cerebellari (età 12-32 anni, QI ≥ 50). Il trattamento consiste in 8 sessioni quotidiane di un’ora, durante le quali il training IVR è abbinato a stimolazione attiva (Real HD-tACS) o placebo (Sham HD-tACS). L’efficacia viene monitorata valutando le capacità di previsione sociale (outcome primario), i parametri elettrofisiologici (EEG), il profilo neuropsicologico e il comportamento adattivo pre-trattamento (T0), post-trattamento (T1) e al follow-up a due mesi (T2).

I risultati preliminari confermano l’ottima fattibilità e accettabilità del metodo da parte di pazienti e familiari. La IVR risulta coinvolgente e facile da usare, mentre la neurostimolazione si dimostra sicura e ben tollerata, con effetti collaterali trascurabili (lieve pizzicore transitorio). Tali risultati, seppur preliminari, indicano che il protocollo SINCRO è fattibile e promettente. La combinazione di HD-tACS e IVR rappresenta un approccio innovativo per «ri-allenare» il cervelletto a generare previsioni sociali. La semplicità di applicazione e il basso costo della strumentazione ne supportano la sostenibilità clinica e la futura integrazione nei percorsi di riabilitazione standard per pazienti con patologie cerebellari progressive o acquisite.

Bibliografia

Ferrari, C., Ciricugno, A., Arioli, M., & Cattaneo, Z. (2023). Functional segregation of the human cerebellum in social cognitive tasks revealed by TMS.  Journal of Neuroscience , 43(20), 3708-3717.

Ferrari, C., Ciricugno, A., & Cattaneo, Z. (2022). Cerebellar contribution to emotional body language perception. The emotional cerebellum, 141-153.

Rudolph, S., Badura, A., Lutzu, S., Pathak, S. S., Thieme, A., Verpeut, J. L., ... & Fioravante, D. (2023). Cognitive-affective functions of the cerebellum. Journal of Neuroscience , 43(45), 7554-7564.

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cognitive affective/Schmahmann syndrome: a task force paper. The Cerebellum , 19(1), 102-125.

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Urgesi, C., Butti, N., Finisguerra, A., Biffi, E., Valente, E. M., Romaniello, R., & Borgatti, R. (2021).

Social prediction in pediatric patients with congenital, non-progressive malformations of the cerebellum: From deficits in predicting movements to rehabilitation in virtual reality. Cortex , 144, 82-98.

Interventi precoci nelle popolazioni a rischio

Abstract simposi e workshop

Analisi longitudinale degli effetti neurofisiologici e comportamentali di un intervento precoce nei fratelli di bambini autistici

Valentina Riva1

L’autismo è una condizione complessa del neurosviluppo che coinvolge la sfera della comunicazione e dell’interazione sociale, che comporta la presenza di comportamenti ripetitivi e interessi ristretti, nonché anomalie nei processi di elaborazione sensoriale. Attualmente è considerato l’esito di traiettorie evolutive eterogenee che iniziano a delinearsi già nei primi anni di vita. Per comprenderne l’origine e l’evoluzione è quindi necessario adottare una prospettiva longitudinale, capace di osservare come profili inizialmente simili possano differenziarsi nel tempo.

Il Medea Autism BabyLab dell’IRCCS Eugenio Medea di Bosisio Parini, in collaborazione con il Network Italiano per il riconoscimento precoce dei disturbi dello spettro autistico (NIDA), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, è impegnato da anni in uno studio longitudinale su un’ampia coorte di bambini a maggior rischio di autismo, ovvero fratelli (siblings) di bambini con diagnosi di disturbo dello spettro autistico, seguiti dai primi mesi di vita fino ai tre anni di età. L’obiettivo principale è individuare segnali precoci di rischio e analizzare i fattori che influenzano le traiettorie di sviluppo. All’interno di questa linea di ricerca si colloca lo studio presentato, volto a valutare gli effetti comportamentali e neurofisiologici di un intervento precoce nei fratelli di soggetti autistici.

Le valutazioni sono state condotte mediante un protocollo integrato che combina strumenti clinici standardizzati, questionari sullo sviluppo, misure neurofisiologiche e comportamentali (EEG ed eye-tracking) e osservazioni ecologiche in ambiente domestico attraverso lo strumento teleNIDA. Questo approccio multimodale consente di cogliere sia i cambiamenti osservabili sul

1 Medea Babylab, Istituto Scientifico IRCCS E. Medea, Bosisio Parini, Lecco.

Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2026

piano comportamentale sia i processi neurocognitivi implicati nello sviluppo delle competenze sociali e comunicative.

Un gruppo di fratelli con segni autistici emergenti a 18 mesi è stato incluso in uno studio controllato randomizzato finalizzato a valutare l’efficacia di un intervento precoce. Il protocollo di intervento, messo a punto dallo staff clinico del Centro Autismo dell’IRCCS Medea, si basa su strategie comportamentali derivate dai modelli ABA ed ESDM. L’intervento mira ad agire sulle caratteristiche core dell’autismo e prevede una partecipazione attiva dei genitori. I risultati indicano che i bambini che hanno ricevuto l’intervento presentano un miglioramento significativo degli indicatori clinici rispetto ai fratelli che non lo hanno seguito. In particolare, si osserva un incremento delle competenze comunicative. Le analisi neurofisiologiche evidenziano una modificazione della risposta cerebrale agli stimoli sociali nella fase post-intervento, suggerendo che l’intervento precoce possa influenzare i processi di elaborazione sociale anche a livello neurale. Le osservazioni in ambiente domestico mostrano inoltre un aumento dello sguardo condiviso e della reciprocità nelle interazioni genitore-bambino. Il cambiamento non riguarda esclusivamente il singolo comportamento del bambino, ma coinvolge l’intera dinamica relazionale. I processi di sviluppo si riorganizzano all’interno dello scambio quotidiano tra genitore e figlio, rendendo la relazione un elemento centrale del percorso di cambiamento e confermando l’importanza di interventi precoci che valorizzino il ruolo attivo della famiglia. Nel complesso, i dati indicano che intervenire precocemente significa agire sui processi che guidano lo sviluppo e non soltanto ridurre i sintomi iniziali. L’integrazione di misure comportamentali e neurofisiologiche consente di comprendere meglio come e perché l’intervento produca i suoi effetti. Lo studio offre indicazioni rilevanti per la pratica clinica e per la progettazione di programmi di prevenzione sempre più mirati e personalizzati, sottolineando l’importanza di considerare il bambino all’interno della sua rete relazionale e dei contesti di vita quotidiana.

I disturbi del neurosviluppo nell’arco di vita

La transizione è il termine con il quale viene definito il periodo di passaggio dell’assistenza per i pazienti con disagio mentale dai servizi di neuropsichiatria dell’età evolutiva ai servizi di psichiatria dell’età adulta. Questo passaggio corrisponde formalmente al compimento del diciottesimo anni di età. Tuttavia è maturata in modo sempre più consapevole la necessità di affrontare questa fase con un’elasticità di intervento che includa un periodo solitamente inteso tra i 14 e 24 anni. Questa fase esistenziale così delicata per i pazienti richiede uno sforzo per i servizi clinici e organizzativi. I modelli di intervento della Neuropsichiatria Infantile e della Psichiatria non sempre coincidono, pertanto sono state avviate delle forme di collaborazione che prevedono équipe multidisciplinari, gruppi di lavoro dedicati, o protocolli di intervento per gruppi selezionati di pazienti particolarmente fragili. Una particolare attenzione è rivolta ai pazienti con disturbi del neurosviluppo, che faticano a trovare una risposta assistenziale nel passaggio ai servizi dell’età adulta.

Il workshop pone particolare attenzione a tre aspetti nodali dalla presa in carico di pazienti con disturbi del neurosviluppo: l’attenzione al rapporto con la famiglia, la valutazione del momento adeguato al passaggio del paziente indipendentemente dal «salto formale» del diciottesimo anno e la necessità di operare un’attenta valutazione diagnostica, volta a identificare i problemi di neurosviluppo anche nella popolazione giovane adulta.

Riguardo al ruolo genitoriale, nell’infanzia il genitore è parte integrante del percorso terapeutico: viene formato e sostenuto per rispondere ai bisogni psicologici primari del bambino, fornendo struttura esterna, guida e supporto emotivo. Tuttavia, il passaggio all’età adulta non è una soglia netta ma un processo fluido, poiché i bisogni evolutivi seguono lo sviluppo funzionale e le contingenze della vita piuttosto che l’età cronologica. In questa fase, molte famiglie mantengono un alto coinvolgimento per necessità, mentre altre, logorate da anni di gravoso

1 Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia - Università di Firenze.

2 Dipartimento di Prevenzione - UFC di promozione della salute - Ausl Toscana Centro.

3 Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico.

carico assistenziale, aspirano legittimamente a una separazione e a una delega della cura. La discontinuità con i servizi per adulti, spesso rigidamente centrati sull’individuo, rischia di ignorare tale complessità, rendendo difficile garantire un supporto adeguato. L’obiettivo terapeutico dovrebbe quindi essere accompagnare la trasformazione del ruolo familiare: da unidirezionale a reciproco e da generalizzato a specifico, costruendo un’interdipendenza realistica dove il figlio riceve aiuto nelle aree di difficoltà ma contribuisce con le proprie competenze. Ciò richiede che i servizi considerino la famiglia come una risorsa da coinvolgere in modo appropriato, facilitando un’evoluzione graduale verso l’autonomia che rispetti le possibilità del figlio e le energie dei genitori.

In merito al timing abbiamo identificato nella collaborazione tra le équipe di transizione il cardine su cui fondare i criteri del passaggio del paziente, cercando di favorire valutazioni congiunte e interventi coordinati che tengano conto della risposta del paziente al nuovo assetto terapeutico.

Sulla necessità di diagnosticare un disturbo del neurosviluppo o una neurodivergenza anche per i giovani adulti si è posto l’accento su una crescente opportunità di tenere conto di profili neuropsicologici differenti, quale premessa per quadri diagnostici complessi e articolati con manifestazioni e bisogni che richiedono adattamenti terapeutici personalizzati. Inoltre, profili di fragilità neuropsicologica dovrebbero poter essere considerati come fattori di rischio per lo sviluppo di quadri sindromici psichiatrici conclamati, in pazienti adulti.

Infine, si è riscontrato come questo sforzo di integrazione avvenga in uno scenario di aumento delle richieste assistenziali per la popolazione adolescenziale e giovane adulta, in un contesto di riduzione delle risorse assistenziali per la salute mentale, quale limite oggettivo alla realizzazione di interventi integrati efficaci e sostenibili.

Fattori ambientali e sviluppo neuropsicologico

Nel workshop è stato illustrato come alcuni fattori di rischio e di protezione ambientali agiscono e interagiscono durante il neurosviluppo attraverso meccanismi epigenetici che contribuiscono alla neuroplasticità con un impatto che varia in base alla fase di sviluppo, sulla base dei dati disponibili da studi su uomo e su modello animale. L’esposoma, l’insieme dei fattori ambientali, può influenzare la migrazione neuronale, la sinaptogenesi, la mielinizzazione e il pruning sinaptico. Studi mostrano come l’irraggiamento diretto sulla testa determina un incremento della temperatura extracranica e compromette i meccanismi di dissipazione del calore, peggiorando le prestazioni cognitive. L’esposizione a temperature elevate in gravidanza è associata ad un aumento dell’apoptosi neuronale e a compromissioni delle funzioni ippocampali nel cervello in via di sviluppo. Le polveri sottili possono raggiungere il cervello attraverso il sistema respiratorio, il bulbo olfattivo e l’asse intestino–cervello, contribuendo a processi neuroinfiammatori e a possibili alterazioni funzionali, portando a un aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo. L’esposizione alle micro e nano plastiche e ai metalli pesanti durante il periodo prenatale provoca alterazioni nella connettività neuronale portando a ritardi dello sviluppo cognitivo. L’esposizione a interferenti endocrini favorisce ritardi nello sviluppo del sistema nervoso centrale, interferendo con ormoni cruciali in fase prenatale e portando a disturbi nelle abilità motorie e di linguaggio. Lo stress prenatale vissuto dalla mamma può modificare lo sviluppo neuronale del feto attraverso segnali endocrini e infiammatori materni. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene materno, se cronicamente attivato, modifica l’ambiente intrauterino, influenzando neurogenesi, migrazione neuronale e sviluppo della connettività cerebrale. Tra i fattori ambientali che possono agire come fattori di protezione vi è l’esposizione a spazi verdi e terpeni, entrambi associati a migliori abilità di auto-controllo, attenzione focalizzata e memoria visiva, oltre a una riduzione dello stress e un miglioramento del sonno. La dieta mediterranea e l’esclusione di cibi ultraprocessati durante la gravidanza garantisce la disponibilità

1 Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università di Bergamo.

2 Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia, Università La Sapienza, Roma.

di nutrienti fondamentali per il neurosviluppo e una riduzione dell’infiammazione e dello stress ossidativo, sostenendo i processi di neurogenesi, mielinizzazione e sinaptogenesi nel feto. Tra i vari nutrienti promotori vi sono i flavanoli del cacao, che migliorando il flusso sanguigno portando maggiore ossigeno e glucosio nelle aree cerebrali reclutate durante lo svolgimento di un compito, migliorandone la prestazione. Un ulteriore contributo positivo è dato dall’esercizio fisico che, se svolto con regolarità dalla mamma prima e durante la gravidanza, migliora lo sviluppo cognitivo del bambino mediante una migliore funzione cardiovascolare e metabolica materna: permettendo una migliore perfusione placentare di ossigeno e nutrienti al feto; riducendo lo stress e sintomi ansioso-depressivi; e stimolando il sistema vestibolare del feto grazie al «dondolio» ricevuto. In infanzia e adolescenza l’esercizio fisico migliora le abilità cognitive, e in particolare, il controllo attenzionale, soprattutto se l’esercizio fisico integra richieste aerobiche e anaerobiche con un elevato impegno cognitivo. Evidenze emergono anche da brevi pause attive e cognitivamente stimolanti svolte durante le lezioni scolastiche che migliorano le funzioni esecutive aumentando la perfusione cerebrale nelle aree prefrontali. Un altro fattore di protezione è il sonno, che rimuove scorie metaboliche e sostanze potenzialmente tossiche, mantenendo il cervello efficiente e protetto. Ricordando che il problema dei fattori di rischio ambientali è il loro accumulo nel tempo, è fondamentale utilizzare i fattori di protezione per limitare gli effetti negativi dei primi per prevenire i disturbi del neurosviluppo e promuovere un neurosviluppo sano.

Abilità grafo-motorie

Abstract simposi e workshop

Valutare fluidità e leggibilità della scrittura nella scuola primaria

Dai test carta e penna alle tavolette grafiche

Laura Sparaci1

L’apprendimento della scrittura nella scuola primaria comporta l’esercizio di abilità visuo-motorie, supporta lettura, memoria e apprendimento, e, oltre a influenzare successo e benessere accademico, permette di analizzare il rapporto tra apprendimento e nuove tecnologie (DiRella & Sparaci, 2026). La valutazione delle abilità di scrittura in bambini di scuola primaria implica la misurazione di tre parametri principali: velocità, leggibilità e fluidità. Specifiche difficoltà individuali possono derivare da diversi sottoprocessi implicati nella scrittura e sono solitamente affrontate con esercizi mirati. Per misurare le abilità di scrittura abbiamo quindi bisogno di strumenti utilizzabili in contesti ecologici (clinici e/o educativi), che valutino velocità, leggibilità e fluidità, permettendo di delineare profili di sviluppo individuali senza costi eccessivi (in termini di personale e/o tempo). Ad oggi sono disponibili in Italia tre test standardizzati carta e penna per la valutazione del corsivo, con diversi punti di forza e debolezza. Infatti, benché alcuni test possano offrire accurate descrizioni di profili di sviluppo individuali, non forniscono informazioni sulla fluidità della scrittura e richiedono tempi di codifica lunghi, che ne limitano l’utilizzo. Recenti studi hanno quindi ipotizzato di utilizzare nuove tecnologie (tavolette grafiche, tablet, penne sensorizzate, etc.) per misurare in modo automatico le abilità di scrittura dei bambini. Tuttavia, gli strumenti attualmente elaborati presentano due limiti importanti: non danno informazioni sui profili individuali, misurando spesso solo la fluidità di scrittura, e la strumentazione utilizzata può avere un impatto negativo sulla performance dei bambini (DiRella & Sparaci, 2026). Per tentare di superare tali limiti abbiamo quindi implementato e testato una nuova piattaforma tecnologica per misurare le abilità di scrittura in corsivo, utilizzando una tavoletta grafica e un nuovo software basato sull’interazione uomo-macchina (Provenzale et al. 2022; Provenzale et al., 2023; Sparaci et al., 2026). I risultati mettono in evidenza che: l’interazione uomo-macchina in fase di codifica permette di delineare profili individuali; il

1 Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2026

sistema può essere utilizzato in contesti ecologici per misurare velocità, leggibilità e fluidità, riducendo significativamente i tempi di codifica. Tuttavia, affinché queste nuove tecnologie possano essere utilizzate in maniera efficace necessitano di uno specifico studio normativo, dato l’impatto dello schermo sulla scrittura dei bambini (Sparaci et al. 2026).

Bibliografia

Di Rella L, Sparaci L (2026) From paper to screen: impact of technology on assessing and training handwriting in childhood. Rivista di psicolinguistica applicata

Provenzale C, Bonsignori C, Sparaci L, Formica D, Taffoni F (2023) Using Screen-Based Technologies to Assess Handwriting in Children: A Preliminary Study Choosing Human–Machine Interaction.  IEEE Access , 11:118865.

Provenzale C, Sparaci L, Fantasia V, Bonsignori C, Formica D, Taffoni F (2022) Evaluating handwriting skills through human-machine interaction: A new digitalized system for para-

meters extraction. 44th Annual International Conference of the IEEE Engineering in Medicine & Biology Society (EMBC), IEEE:5128.

Sparaci L, Fantasia V, Bonsignori C, Provenzale C, Formica D, Taffoni F (2025) Handwriting in primary school: comparing standardized tests and evaluating impact of grapho-motor parameters.  Reading and Writing , 38(5):1409.

Sparaci L, Bonsignori C, Provenzale C, Formica D, Taffoni F. (2026) Handwriting legibility in primary school: comparing screen-based and validated paper-based assessments. Reading and Writing.

L’uso di strumenti tecnologici e serious games per la valutazione e il potenziamento della scrittura

Cristiano Termine1,2, Simone Toffoli3 , Stefania Fontolan2, Chiara Piazzalunga3 , Martina Mancarella1,4, Linda Greta Dui3 , Chiara Gentile3 , Alice Donati3 , Luigi Macchi5, Simonetta Bralia5, Giuseppe Carcano5, Simona Ferrante3,6

Le recenti Linee Guida nazionali sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (2022) sottolineano la necessità di integrare, nella diagnosi di disgrafia, misure basate sia sul prodotto della scrittura (leggibilità e velocità) sia sul processo grafomotorio, rilevabile tramite strumenti digitali in grado di registrare parametri cinematici e dinamici. In questa prospettiva, la scrittura a mano non è considerata solo come risultato grafico, ma come esito di un’interazione complessa tra componenti visuo-percettive, esecutivo-motorie e linguistiche, supportate da funzioni trasversali quali attenzione e memoria di lavoro. Una mancata automatizzazione grafo-motoria può interferire con i processi ortografici e compositivi, consumando risorse cognitive, mentre difficoltà ortografiche possono riflettersi negativamente sulla qualità e sulla fluidità del gesto grafico.

All’interno del progetto europeo Horizon 2020 ESSENCE (2022–2024) è stata utilizzata una penna sensorizzata (Smart Ink Pen, SIP) per l’analisi ecologica della scrittura su carta, capace di registrare coordinate spaziali, tempi, pressione e parametri di fluidità. Lo studio ha coinvolto più di 700 bambini dalla classe prima primaria al terzo anno di scuola secondaria di primo grado, reclutati in scuole della provincia di Varese e Novara. I partecipanti hanno svolto due prove della batteria BVSCO-3 (scrittura del numero «UNO» e sequenza di numeri in lettere, in stampato e corsivo, per un minuto), eseguite con la SIP. Gli indicatori

1 Dipartimento di Medicina e Innovazione Tecnologica, Università degli Studi dell’Insubria, Varese, Italia.

2 Struttura Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza – ASST dei Sette Laghi – Ospedale del Ponte, Varese, Italia.

3 Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria, Politecnico di Milano, Milano, Italia

4 Faculty of Psychology and Educational Sciences, Parenting and Special Education Research Unit, KU Leuven, Leuven, Belgium.

5 Ufficio Scolastico Varese, 21100, Varese, Italia.

6 IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, Milan, Italy.

digitali sono stati confrontati con il numero di grafemi corretti prodotti nella prova cartacea. I risultati mostrano forti correlazioni tra velocità di produzione dei tratti e punteggi cartacei, in particolare nello stampato, mentre nel corsivo la correlazione risulta più moderata, verosimilmente per l’emergere di stili personali di scrittura. Il tempo medio dei tratti in aria presenta correlazioni negative con la prestazione, e gli studenti più competenti mostrano profili di movimento più fluidi e minore pressione. Gli indicatori SIP risultano inoltre essere sensibili alle curve di apprendimento, con incremento di velocità e fluidità e riduzione della forza con l’aumentare dell’età e dell’esperienza nella scrittura. Un sottogruppo di soggetti con performance fragile nella prova cartacea mostra pattern specifici ai parametri della SIP, caratterizzati da minore produttività grafica e maggior tempo in aria, confermando la capacità discriminativa degli indicatori di processo. Nel progetto PRIN E-SCHOOL 2.0 (2023–2025) è stato valutato l’effetto di un potenziamento tecnologico tramite serious games sulla scrittura in bambini di prima primaria. I partecipanti sono stati assegnati a tre gruppi: potenziamento carta-matita strutturato, potenziamento tecnologico con serious games, e attività didattiche abituali. Tutti i gruppi hanno mostrato miglioramenti postintervento, tuttavia, il gruppo che ha effettuato il potenziamento con serious games ha evidenziato progressi maggiori e profili di scrittura più fluidi e maturi secondo gli indicatori SIP. I questionari sull’uso della tecnologia indicano una diffusione precoce di smartphone e tablet, i quali potrebbero diventare strumenti di supporto all’apprendimento.

Nel complesso, i risultati supportano l’utilizzo di strumenti digitali ecologici per lo screening precoce e il monitoraggio delle difficoltà di scrittura, nonché l’efficacia dei serious games come modalità di potenziamento motivante e scalabile in contesto scolastico. Le prospettive future includono l’integrazione di algoritmi di machine learning per la ricostruzione del tracciato grafico e la classificazione automatica dei profili di rischio alla luce dei parametri SIP, oltre allo sviluppo di piattaforme per lo screening e la televisita, con l’obiettivo di facilitare l’accesso precoce al supporto educativo.

La scrittura a mano dall’età prescolare ai primi anni della primaria

Strumenti di misura e relazione con l’ortografia

La scrittura è un’attività complessa che si sviluppa attraverso l’integrazione funzionale di processi motori, percettivi, attentivi, mnestici e linguistici. La letteratura evidenzia che adeguate competenze di scrittura a mano in età prescolare costituiscono un importante predittore del successo scolastico alla scuola primaria, mentre difficoltà nelle fasi iniziali dell’apprendimento sono associate a ricadute negative sul rendimento e sull’autostima (Dinehart e Manfra, 2013). È pertanto fondamentale monitorare l’andamento evolutivo delle competenze grafo-motorie in età prescolare per individuare eventuali difficoltà e poter intervenire tempestivamente a livello clinico e didattico.

Nelle prime fasi dello sviluppo, scrittura e disegno condividono l’atto motorio e si presentano come produzioni indifferenziate (Levin e Bus, 2003). Progressivamente il bambino acquisisce la consapevolezza che il disegno rappresenta le proprietà percettive degli oggetti, mentre la scrittura è un sistema simbolico convenzionale legato alla lingua della comunità di appartenenza. Dai tre anni emerge una distinzione nelle produzioni grafiche: il disegno è caratterizzato prevalentemente da tratti curvilinei e circolari, mentre la scrittura presenta caratteristiche universali, come linee brevi e segmentate, e caratteristiche specifiche della lingua di riferimento, quali direzionalità e spaziatura. La piena differenziazione tra i due sistemi si consolida generalmente tra i quattro e i sei anni.

Dal punto di vista motorio, molte sono le competenze coinvolte, tra cui l’integrazione visuo-motoria, la destrezza manuale e digitale, la motricità fine e la coordinazione oculo-manuale. Un ruolo importante è anche quello delle Funzioni Esecutive come la pianificazione, l’attenzione e la memoria di lavoro. Gli studi sulla handwriting readiness indicano che intorno ai 5 anni e mezzo i bambini

1 Melograno Psicologia Clinica e Riabilitazione/ApprendiMENTI, Roma.

2 Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Università Sapienza Roma

raggiungono una maturità funzionale sufficiente per l’avvio dell’insegnamento formale della scrittura (Klein, Montgomery e Zwicker, 2021).

Nonostante l’importanza della scrittura a mano in età prescolare, gli strumenti di valutazione specifici risultano ancora limitati. Tuttavia, lo Shore Handwriting Screening (Shore, 2003), uno strumento multicomponenziale per la valutazione della pre-scrittura, adattato da Baldi e Longobardi (2014) ha permesso di evidenziare differenze significative nelle competenze di pre-scrittura tra i 3 e i 5 anni, mostrando un incremento nella copia di lettere, che si consolida intorno ai 5 anni. I risultati confermano quanto emerge dalla letturatura sulla handwriting readiness (Klein, Montgomery e Zwicker, 2021) anche per bambini italiani.

Con l’ingresso nella scuola primaria, i bambini imparano a scrivere attraverso un insegnamento esplicito, ed è necessario che siano in grado di coordinare simultaneamente i processi di formazione efficiente di caratteri leggibili e il rispetto delle regole di conversione fonema-grafema. In questa fase, sebbene l’attenzione sia focalizzata sulla forma grafica delle lettere, è già evidente un’interazione e un’interdipendenza tra processi grafomotori e ortografici (Danna et al., 2022; Truxius et al., 2025). L’automatizzazione progressiva del gesto grafico e dei processi di conversione consente una riduzione del carico cognitivo e una riallocazione delle risorse attentive verso processi di livello superiore, come la pianificazione testuale (Berninger et al., 2006).

Appare, quindi, cruciale riuscire a valutare la scrittura a mano in età prescolare con strumenti multicomponenziali. Inoltre, la valutazione della scrittura nei primi due anni di scuola primaria dovrebbe considerare gli aspetti motori e ortografici come interrelati, in ambito clinico e didattico. I bambini che ancora non padroneggiano la grafia possono avere maggiori difficoltà nella gestione simultanea di richieste grafo-motorie e ortografiche complesse, con il rischio che uno o entrambi i processi rallentino la produzione scritta.

Bibliografia

Baldi, S. (2014). Lo sviluppo delle abilità esecutive di scrittura: Le componenti implicate e gli indicatori di rischio [PhD thesis]. Sapienza Università di Roma.

Berninger V., Vaughan K., Abbott R., Begay, K., Byrd K., Curtin G., Minnich J. e Graham S. (2002), Teaching spelling and composition alone and together: Implications for the simple view of writing, Journal of Educational Psychology, vol. 94, pp. 291-304.

Danna, J., Bonneton-Botté, N., Reilhac, C., Splingaerdt, C., E Velay, J.-L. (2022). The dynamics of

handwriting improves the automated recognition of orthographic representations in children. Frontiers in Psychology, 13, Article 822398. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2022.822398

Dinehart, L. H., & Manfra, L. (2013). Associations between low-income children’s fine motor skills in preschool and academic performance in second grade. Early Education and Development, 24(2), 138–161. https://doi.org/10.1080/1040928

9.2011.636729

Klein, A., Montgomery, A., e Zwicker, J. G. (2021). Handwriting readiness in kindergarten chil -

dren: A systematic review of the literature. American Journal of Occupational Therapy, 75 (3), 7503205030. https://doi.org/10.5014/ ajot.2021.042143

Levin, I., e Bus, A. G. (2003). How is emergent writing based on drawing? Analyses of children’s products and their sorting by children and mothers. Developmental Psychology, 39(5), 891–905. https://doi.org/10.1037/0012-1649.39.5.891

Shore, B. M. (2003). Shore Handwriting Screening St. Clair Shores, MI: Shore Handwriting Consultancy.

Truxius, L., Sägesser Wyss, J., e Maurer, M. N. (2025). Early handwriting development: A longitudinal perspective on handwriting time, legibility, and spelling. Frontiers in Psychology, 15, 1466061.

Approcci dimensionali nei disturbi del neurosviluppo

Abstract simposi e workshop

Approcci dimensionali nei disturbi del neuro-sviluppo

Evidenze neuropsicologiche

dal controllo attenzionale

Recenti meta-analisi dimostrano che le condizioni di diversità del neurosviluppo (CNS), da quelle monogeniche, come la sindrome di Williams, a quelle poligeniche e multifattoriali come l’autismo, l’ADHD o i disturbi specifici dell’apprendimento, sono caratterizzate da disturbi dell’attenzione e delle funzioni esecutive (i.e., memoria di lavoro, inibizione e flessibilità cognitiva). Gli attuali modelli neurocognitivi pongono i meccanismi di inibizione e orientamento dell’attenzione selettiva, che costituiscono il Controllo Attenzionale (CA), alla base delle principali funzioni esecutive. Un efficiente CA, può compensare molteplici deficit, riducendo la possibilità di ricevere una diagnosi. Alcuni trattamenti preventivi del CA, basati sulla simulazione di «ambienti arricchiti», hanno dimostrato una riduzione della severità dei sintomi che caratterizzano le CNS. Il modello trans-diagnostico dimensionale sostiene l’esistenza di uno «Spettro Neuroevolutivo» comprensivo di tutte le CNS, caratterizzato da disturbi del CA e specifiche alterazioni nell’elaborazione multisensoriale. Un ruolo chiave risulterebbe giocato dal sistema magnocellulare, che trasmette rapidamente i pattern globali delle informazioni multisensoriali ai circuiti fronto-parietali, basi neurobiologiche del CA. Un recente modello neurofisiologico - sostiene che il circuito corticale magnocellulare-dorsale, che coinvolge l’area corticale V5-MT, potrebbe essere alla base anche della «percezione sociale» che regola l’elaborazione del movimento biologico, l’estrazione dell’informazione dinamica dello sguardo e delle emozioni, così come delle intenzioni sociali, oltre che dell’integrazione visuo-uditiva. Questo circuito della «percezione sociale», integrato con la classica distinzione delle via del Dove e del Cosa, oggi definite dell’Azione e della Percezione, potrebbe spiegare l’autismo come una disfunzione della percezione sociale, i disturbi specifici dell’apprendimento come una

1 Dipartimento di Psicologia Generale, Università di Padova.

2 Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università di Bergamo.

disfunzione dell’integrazione visuo-uditiva, l’ADHD come una disfunzione dei meccanismi di retroazione del CA, i disturbi evolutivi del linguaggio come una disfunzione nei circuiti fronto-striatali, e della coordinazione motoria come una disfunzione del circuito dorsale dell’azione. A conferma di questo modello neurofisiologico integrato, e coerentemente con l’esistenza di uno «Spettro Neuroevolutivo», uno specifico disturbo della via magnocellulare-dorsale è stato rilevato non solo nei disturbi specifici dell’apprendimento e nell’ADHD, ma anche nell’autismo, evidenziando alterazioni sia strutturali che funzionali nei due strati di cellule magnocellulari del nucleo genicolato laterale del talamo. Nei giovani adulti questo «Spettro Neuroevolutivo» è spesso associato al futuro sviluppo di disturbi internalizzanti (e.g., ansia e depressione), esternalizzanti (e.g., disordini ossessivi compulsivi) e disordini del pensiero. Un disturbo selettivo della via magnocellulare-dorsale è stato rilevato anche nella schizofrenia, insieme a severi disturbi delle funzioni esecutive. La dimostrazione causale del ruolo del CA nella determinazione dello «Spettro Neuroevolutivo» proviene dagli studi di riabilitazione precoce del CA nelle diverse CNS, come dislessia, discalculia, disturbi del linguaggio, disturbi della coordinazione motoria e autismo. Particolarmente interessanti sono le recenti evidenze secondo le quali un efficiente trattamento riabilitativo del CA con videogiochi d’azione ridurrebbe la sintomatologia clinica, anche nella schizofrenia. Inoltre, il CA dei bambini di 5 anni sembrerebbe essere immediatamente (anche se transitoriamente) incrementabile dopo soli 30 minuti di «Mario Kart», una simulazione di gioco sociale dove ci si rincorre, si lotta e ci si supera per raggiungere per primi il traguardo. Questo apre nuove prospettive per la riabilitazione e la prevenzione di molte CNS.

Processi temporali di integrazione sensoriale e oscillazioni neurali come dimensioni RDoC nello spettro autistico e schizofrenico

La capacità di organizzare e integrare le informazioni sensoriali nel tempo rappresenta un processo fondamentale per la costruzione di esperienze percettive coerenti. In linea con il framework Research Domain Criteria (RDoC) del National Institute of Mental Health, tali meccanismi percettivi e cognitivi possono essere considerati lungo dimensioni continue che attraversano la popolazione generale e culminano nella psicopatologia. In questo contesto, il costrutto di temporal binding window (TBW) descrive l’intervallo temporale entro cui stimoli uni- o multi- sensoriali vengono integrati in un’unica rappresentazione percettiva, riflettendo l’equilibrio tra integrazione e segregazione sensoriale.

Nel mio contributo ho presentato evidenze convergenti che indicano come le alterazioni della risoluzione temporale, sia unimodale che multisensoriale, sono associate a esperienze percettive atipiche e a tratti subclinici riconducibili agli spettri schizotipico e autistico, in particolare nelle dimensioni cognitivepercettive e socio-comunicative. Studi comportamentali che abbiamo condotto su ampi campioni della popolazione generale, avvalendoci anche di paradigmi somministrati online, mostrano come differenze individuali nella sensibilità temporale visiva e audio-visiva siano sistematicamente correlate all’espressione di tali tratti, indipendentemente da bias di risposta. Questi risultati supportano la validità di misure web-based per indagare processi di base rilevanti per l’RDoC, ampliando l’accesso a campioni più eterogenei e rappresentativi rispetto a quelli studiabili in laboratorio.

Dal punto di vista neurofisiologico, un ruolo centrale è attribuito alle oscillazioni cerebrali in banda alfa (8–13 Hz), considerate un possibile «pacemaker»

1 Department of Psychology and Cognitive Science, University of Trento, Rovereto, Italy.

temporale per l’organizzazione degli eventi sensoriali. La sincronizzazione tra finestre temporali percettive e dinamiche oscillatorie appare cruciale per la regolazione dell’integrazione uni- e multi- sensoriale. In questo senso, la modulazione sperimentale delle oscillazioni alfa mediante stimolazione ritmica sensoriale dimostra che la TBW è un costrutto plastico e sensibile sia alle caratteristiche dello stimolo sia ai profili individuali. In particolare, soggetti con anomalie cognitivo-percettive sub-cliniche mostrano una maggiore labilità della TBW e un’alterazione dei meccanismi tipici di asimmetria intermodale audio-visiva, suggerendo atipicità nei processi bottom-up di integrazione temporale.

Nel complesso, questi risultati delineano un quadro coerente in cui le differenze individuali nei processi percettivi e temporali di base costituiscono dimensioni rilevanti lungo il continuum salute– psicopatologia, compatibili con l’approccio transdiagnostico dell’RDoC. L’analisi della risoluzione temporale e dell’integrazione multisensoriale emerge quindi come un promettente indicatore comportamentale dei meccanismi neurocognitivi sottostanti alle esperienze percettive atipiche, da indagare auspicabilmente in futuro anche in soggetti con elevato rischio di sviluppare psicosi.

Controllo cognitivo adattivo come dimensione transdiagnostica nel neurosviluppo (a)tipico

Il controllo cognitivo (CC) rappresenta l’insieme dei processi che permettono di regolare in modo flessibile pensieri, comportamenti ed emozioni in funzione degli obiettivi e delle richieste ambientali. Questa capacità di adattamento consente di modulare l’attenzione, inibire risposte automatiche e aggiornare le strategie comportamentali quando il contesto cambia. Negli ultimi anni il CC è stato sempre più considerato una dimensione dominio-generale dello sviluppo, la cui variabilità individuale attraversa i confini diagnostici tradizionali. In questa prospettiva, coerente con l’approccio transdiagnostico ai disturbi del neurosviluppo, alterazioni nei meccanismi di regolazione del controllo cognitivo sono state associate a diversi quadri clinici, tra cui ADHD, disturbo dello spettro autistico e disturbi specifici dell’apprendimento. In particolare, la capacità di adattare implicitamente il controllo cognitivo sulla base dei cambiamenti di volatilità probabilistica dell’ambiente rappresenta un tratto dimensionale di CC precoce — osservabile già in età prescolare — e potenzialmente cruciale per lo sviluppo dell’autoregolazione.

Evidenze recenti suggeriscono che un’alterazione di questo meccanismo adattivo possa costituire un fattore di vulnerabilità condiviso tra differenti condizioni del neurosviluppo. Tuttavia, i processi cognitivi e le basi neurofunzionali che sostengono tale adattamento dinamico del controllo cognitivo non sono ancora pienamente chiariti, soprattutto in età evolutiva.

Nel presente studio multicentrico (progetto CALM-2) abbiamo raccolto dati comportamentali (Adaptive Flanker Task), neuropsicologici (funzioni esecutive, memoria e intelligenza) e neurofunzionali da oltre 170 partecipanti di età compresa tra 7 e 17 anni con diagnosi clinica, soggetti a sviluppo tipico e individui a rischio (siblings). L’obiettivo era integrare queste dimensioni per identificare un

1 NeuroDev lab, Dipartimento di Psicologia Generale, Università di Padova.

profilo neurocognitivo individuale («neurocognitive fingerprint») che trascenda le categorie diagnostiche tradizionali.

Per indagare le basi neurofunzionali del controllo cognitivo adattivo, abbiamo analizzato la connettività funzionale dinamica a partire da segnali hdEEG risolti a livello di sorgente (source-resolved). In particolare, sono state applicate metriche di network dinamico volte a caratterizzare due proprietà complementari dell’organizzazione cerebrale: l’excitability, indice nodale che riflette la propensione delle regioni corticali a partecipare a configurazioni funzionali, e la fluidity, indice globale che descrive la flessibilità delle transizioni tra stati di rete nel tempo. L’analisi si è concentrata sul confronto tra partecipanti con ADHD e controlli a sviluppo tipico. Attraverso un approccio multivariato di Partial Least Squares (PLS) è stato identificato un pattern significativo di covarianza tra indici di connettività dinamica, età e misure comportamentali. In particolare, nel gruppo ADHD — ma non nei controlli — è emersa un’associazione tra la correlazione tra excitability nodale e fluidity globale, le prestazioni nel controllo dell’interferenza (inibizione, NEPSY) e l’intensità delle emozioni auto-riportate (PANAS), modulata dall’età.

Questi risultati suggeriscono che, nell’ADHD, lo sviluppo del controllo cognitivo sia associato a una riorganizzazione dinamica delle reti cerebrali che coinvolge l’interazione tra stabilità locale e flessibilità globale dei network funzionali. L’emergere di tali relazioni solo nel gruppo clinico supporta l’ipotesi che la regolazione dinamica del controllo cognitivo rappresenti un meccanismo neurofunzionale sensibile alle traiettorie atipiche di sviluppo e potenzialmente rilevante in una prospettiva transdiagnostica. Complessivamente, lo studio contribuisce a chiarire come la variabilità individuale nella flessibilità dei network cerebrali possa sostenere — o limitare — l’adattamento del controllo cognitivo durante lo sviluppo, offrendo nuovi indicatori neurofunzionali per comprendere la regolazione cognitivo-emotiva nei disturbi del neurosviluppo.

Abstract poster

Parenting e funzioni esecutive Evidenze nella prima infanzia

Berni M.1,2, Chiappini E.3 , Margheri V.1, Sansavini A.4, Pecini C.3

Introduzione

Le funzioni esecutive (FE) costituiscono un insieme di processi cognitivi essenziali per la regolazione del comportamento, l’adattamento all’ambiente e l’apprendimento fin dalla prima infanzia. La letteratura scientifica evidenzia come, oltre alla maturazione neurobiologica, lo sviluppo delle FE sia significativamente influenzato dalle esperienze relazionali precoci, in particolare dalla qualità del parenting (Frassoni and Marzocchi, 2020). Tuttavia, il contributo di specifiche dimensioni del parenting allo sviluppo delle singole funzioni esecutive, soprattutto in età precoce, risulta ancora poco esplorato. Il presente studio si propone di indagare la relazione tra diverse dimensioni del parenting e il funzionamento esecutivo in bambini e bambine frequentanti il nido d’infanzia.

Metodi

Hanno partecipato allo studio i genitori di 127 bambini di età compresa tra i 20 e i 42 mesi, reclutati presso servizi educativi per l’infanzia del territorio toscano. Il parenting è stato valutato tramite il Comprehensive Early Childhood Parenting Questionnaire – Italian Version, mentre le funzioni esecutive sono state misurate attraverso il Behavior Rating Inventory of Executive Function – Preschool Version, compilato dai genitori.

Risultati

I risultati mostrano livelli mediamente elevati delle dimensioni supporto, stimolazione e disciplina positiva del parenting positivo e un funzionamento esecutivo complessivamente adeguato nel campione. Le analisi di correlazione evidenziano associazioni significative tra supporto genitoriale e minori difficoltà nelle componenti di inibizione, flessibilità cognitiva e memoria di lavoro, nonché con il punteggio composito esecutivo globale. Anche la stimolazione cognitiva risulta associata a un migliore funzionamento esecutivo, in particolare della memoria di lavoro, mentre la disciplina positiva si collega a una migliore flessibilità cognitiva e regolazione emotiva.

Conclusioni

Nel complesso, i risultati indicano che diverse dimensioni del parenting positivo sono associate al funzionamento esecutivo nella prima infanzia, evidenziando il ruolo del supporto, della stimolazione e della disciplina positiva nel sostenere specifici aspetti delle funzioni esecutive. Questi risultati sottolineano l’importanza di interventi di sostegno alla genitorialità come strategia preventiva e promozionale fin dai primi anni di vita.

1 Università di Firenze, Firenze, Italia.

2 Fondazione IRCCS Stella Maris.

3 Dipartimento di Scienze della Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia (FORLILPSI), Università di Firenze, Firenze, Italia

4 Dipartimento di Psicologia «Renzo Canestrari», Università di Bologna, Bologna, Italia.

© Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2026

Funzioni esecutive e apprendimenti scolastici

nell’Autismo

Berni M.1,2, Viglione V.2, Cagiano R.2, Pecini C.3 , Scatigna S.2,4, Calderoni S.2,4, Mancini A.2, Masi, G.2, Tancredi R.2, Igliozzi R.2

Introduzione

Vulnerabilità nelle Funzioni Esecutive (FE) e negli apprendimenti scolastici sono ampiamente documentate nel Disturbo dello Spettro Autistico (ASD). Sebbene diversi studi indichino una relazione tra alterazioni nei due domini (es. Micai et al., 2020), l’entità delle difficoltà, la specificità delle associazioni e il ruolo della variabilità interindividuale devono essere ulteriormente approfonditi.

Metodi

Lo studio ha avuto l’obiettivo di indagare il funzionamento esecutivo in bambini e adolescenti con ASD, controllando l’effetto dell’età, dello sviluppo linguistico e della comorbidità con ADHD, e di analizzarne le relazioni con gli apprendimenti scolastici. Hanno partecipato 53 bambini e adolescenti con diagnosi di ASD (41 maschi), senza difficoltà intellettive (QI medio=99,9; DS=16,84), di età scolare (M =8,92; DS=1,91), di cui 34 con comorbidità ASD+ADHD. Le FE sono state valutate con la batteria TeleFE, che include prove di inibizione della risposta, controllo dell’interferenza, flessibilità cognitiva, aggiornamento della memoria di lavoro, e di comportamento esecutivo (compilato dai genitori). Le abilità scolastiche (calcolo, lettura decifrativa e comprensione del testo) sono state esaminate con le prove AC-MT e MT (Kit scuola).

Risultati

I risultati evidenziano un profilo esecutivo eterogeneo, con prestazioni in area limite o clinica dal 18,4% al 52,4%, più frequenti nelle dimensioni di iniziativa e organizzazione del materiale riportate dai genitori. Negli apprendimenti scolastici, le difficoltà oscillano tra il 31,9% e il 44,7%, con un incremento dei problemi in comprensione del testo e matematica con l’avanzare dell’età. Le prestazioni nella memoria di lavoro spiegano una quota significativa della varianza della comprensione del testo (R²=21,4%), della lettura decifrativa (R²=20,9%), del calcolo (R²=27,1%), al netto della classe frequentata e del disturbo del linguaggio. La condizione di comorbidità con ADHD non incide sui risultati trovati, se non per prestazioni inferiori del gruppo ASD+ADHD nel comportamento esecutivo rilevato dai genitori.

Conclusioni Nel complesso, i risultati contribuiscono alla caratterizzazione funzionale e offrono indicazioni che potrebbe essere importante proporre strategie che supportino e potenzino la memoria di lavoro per poter incrementare così gli apprendimenti negli studenti con ASD.

1 Università di Firenze, Firenze, Italia.

2 Fondazione IRCCS Stella Maris, Calambrone, Pisa, Italia.

3 Dipartimento di Scienze della Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia (FORLILPSI), Università di Firenze, Firenze, Italia.

4 Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa, Pisa, Italia.

© Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2026

Un videogioco per migliorare l’apprendimento della lettura

Evidenze da uno studio di prevenzione longitudinale

Sara Bertoni1, Valentina Lampis2, Chiara Mauri2, Matteo Di Segni2, Lucy Babicola3 , Donald Ielpo3 , Denis Peruzzo2, Tommaso Ciceri2, Rossella Ventura4, Andrea Facoetti5 e Sara Mascheretti2,6

Introduzione

Numerosi studi evidenziano l’efficacia dei videogiochi d’azione (VGA) nel migliorare l’attenzione e l’efficienza nella lettura in bambini in età scolare e adulti con o senza disturbi del neurosviluppo, e nel migliorare le abilità fonologiche in bambini in età prescolare a rischio per lo sviluppo di dislessia evolutiva. Questo studio di prevenzione longitudinale ha indagato se i miglioramenti indotti da un intervento con VGA, nei bambini prescolari appartenenti alla popolazione generale, siano predittivi delle future abilità di lettura alla fine del primo anno di scuola primaria.

Metodi

Allo studio hanno partecipato 51 bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Le loro abilità visuoattentive, di memoria di lavoro e di denominazione rapida (RAN) di colori e lettere sono state valutate prima (T0) e dopo (T1) un intervento di potenziamento con VGA, della durata complessiva tra le 15 e le 20 ore, suddivise in tre sessioni settimanali di 45 minuti ciascuna. Un anno dopo, le loro abilità di lettura sono state valutate.

Risultati

I risultati mostrano che, controllando per le prestazioni a T0, la quantità di miglioramenti tra T0 e T1 nei compiti di attenzione visuo-spaziale e nel RAN predicono le future abilità di lettura, mentre questo non avviene per la quantità di miglioramenti avuti nella memoria di lavoro.

Conclusioni

Questi risultati dimostrano che solo i miglioramenti nei meccanismi visuo-attenzionali indotti dai VGA sono in grado di predire le future abilità di lettura, fornendo un’ulteriore evidenza di come questi videogiochi possono rivelarsi efficaci strumenti di prevenzione.

1 Università degli Studi di Bergamo.

2 IRCCS E. Medea - Bosisio Parini, Lecco.

3 Fondazione Santa Lucia, IRCCS, Roma.

4 Università La Sapienza, Roma.

5 Università degli Studi di Padova.

6 Università degli Studi di Pavia.

Riflettere sulla grammatica delle lingue dei segni

Una grammatica pedagogica digitale

Bonsignori C.1, Di Renzo A.1, Gianfreda G.1, Lamano L. 1, Lucioli T.1, Matina E.1, Ricci

Bitti S.1,2, Pennacchi B.1 e Capirci O.1

Introduzione

La consapevolezza metalinguistica, parte integrante della competenza linguistica, consiste nella conoscenza esplicita delle proprietà strutturali di una o più lingue. Permette di considerare la lingua come oggetto di riflessione, nella sua duplice natura di mezzo di comunicazione e di sistema dotato di regole. Promuovere ed esercitare la consapevolezza metalinguistica nell’insegnamento delle lingue dei segni è importante, poiché favorisce la riflessione sulle strutture linguistiche e sostiene i processi di apprendimento degli alunni. Tuttavia, lo sviluppo efficace di tale competenza richiede materiali didattici specifici che, ad oggi, sono ancora fortemente limitati nel contesto delle lingue dei segni.

Metodi

Per rispondere a questa esigenza, nell’ambito del progetto Erasmus+ Be Aware of the Grammar of Sign languages (BAG-Sign, https://signlanguagesforpupils.eu/lis-bag-sign/), è stata sviluppata la grammatica pedagogica digitale «Lingue dei segni per gli alunni: Riflettere sulla grammatica», una risorsa basata su web e progettata per cinque lingue dei segni europee (DGS, LIS, LSF, DSGS, ÖGS). La grammatica è rivolta ad alunni sordi e udenti a partire dai 10 anni, adotta un approccio comunicativo-funzionale e si struttura in moduli tematici multilingue, sviluppati secondo criteri visivi per rispondere all’eterogeneità dei profili linguistici degli alunni.

Risultati

Il presente contributo descrive la risorsa e la sua progettazione, avviata con l’analisi dei bisogni degli insegnanti e sviluppata attraverso diverse fasi: la selezione di otto funzioni comunicative, la descrizione del profilo linguistico di ciascuna funzione, l’adattamento didattico e linguistico.

Conclusioni

La grammatica si distingue per un design innovativo e include tutorial destinati ai docenti, con l’obiettivo di supportarli nella promozione della consapevolezza metalinguistica nel contesto scolastico.

1 Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC), Roma, Italia.

2 Istituto dei Sordi di Torino, Pianezza (TO), Italia.

Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2026

Valutare la scrittura nella scuola primaria

Un questionario per valorizzare l’esperienza degli insegnanti

Bonsignori C.1, Visintainer A.2, Tomasuolo E.1, Taverna L.2 e Sparaci L.1

Introduzione

Molti bambini in età scolare incontrano difficoltà nella scrittura e gli strumenti di screening attualmente disponibili sono relativamente pochi [1-2]. Tuttavia, individuare tempestivamente queste difficoltà è importante per evitare effetti a cascata sul rendimento scolastico e sull’autostima del bambino [3]. Gli insegnanti sono la principale fonte di informazioni sulla scrittura degli alunni, poiché ne guidano l’apprendimento, ne supervisionano l’esercizio e individuano difficoltà specifiche.

Metodi

Ispirandoci a lavori precedenti [1-2], nel presente studio abbiamo messo a punto un questionario dedicato agli insegnanti per valutare la scrittura in corsivo sulla base di 12 parametri grafo-motori (GMP). Quattro insegnanti di italiano hanno valutato il corsivo dei loro 72 alunni in terza elementare e i punteggi sono stati confrontati con le valutazioni ottenute tramite un test standardizzato (i.e., BHK) [4].

Risultati

Il confronto tra i punteggi complessivi mostra una correlazione positiva debole, ma significativa, mentre i confronti tra i punteggi dei singoli GMP indicano una correlazione positiva moderata e significativa per la velocità e una correlazione positiva debole ma significativa per la fluidità, le collisioni tra lettere, l’allineamento al margine e le autocorrezioni. Il risultato sui punteggi complessivi suggerisce che la valutazione degli insegnanti sulla prestazione globale è in grado di catturare efficacemente le difficoltà degli alunni, ma non è pienamente allineata ad uno strumento standardizzato. Nello specifico, le difficoltà nella velocità di scrittura sembrano essere chiaramente riconosciute.

Conclusioni

Tali risultati potranno costituire, in studi futuri, una base utile per lo sviluppo di strumenti di screening efficaci, capaci di valorizzare l’esperienza dei docenti nel contesto scolastico.

Bibliografia

[1] Franken, A. M., & Harris, S. R. (2021). Teachers’ perceptions of handwriting legibility versus the German systematic screening for motoric-handwriting difficulties (SEMS). OTJR: occupation, participation and health, 41(4), 251-258.

1 Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC), Roma, Italia.

2 Libera Università di Bolzano-Bozen, Facoltà di Scienze della Formazione (LUB), Bressanone, Italia.

[2] Sparaci, L., Fantasia, V., Bonsignori, C., Provenzale, C., Formica, D., & Taffoni, F. (2025). Handwriting in primary school: comparing standardized tests and evaluating impact of grapho-motor parameters. Reading and Writing, 38(5), 1409-1434.

[3] Santangelo, T., Graham, S. (2016). A comprehensive meta-analysis of handwriting instruction, Educational Psychology Review, 28, 225–265.

[4] Di Brina, C., & Rossini, G. (2010). BHK. Scala sintetica per la valutazione della scrittura in età evolutiva. Trento: Erickson, 2011.

Afferrare la scrittura

Una descrizione dei principali tipi di prensione in età scolare

Bonsignori C.1, Di Rella L.2, Provenzale C.3 , Taffoni F.4 & Sparaci L.1

Introduzione

La valutazione della scrittura in bambini di scuola primaria si concentra sul prodotto scritto, mentre meno attenzione viene prestata ai processi motori, potenzialmente compromessi in bambini con disgrafia [1, 2]. In particolare, la prensione della penna è un aspetto poco studiato, sia per la mancanza di strumenti standardizzati di classificazione e valutazione, che per la scarsità di studi che descrivano le prensioni più frequenti in bambini con sviluppo tipico e il loro impatto sulla scrittura [3].

Metodi

Questo studio descrive i principali tipi di prensione prodotti da un campione italiano di 71 bambini di scuola primaria con sviluppo tipico, valutando anche la presenza di differenze dovute al genere e/o alla classe frequentata. Le prensioni prodotte dai bambini (36 femmine; 33 bambini di seconda, 38 di terza) sono state acquisite durante un test per la valutazione delle abilità grafo-motorie [4] ed analizzate off-line mediante un nuovo sistema di classificazione, elaborato partendo da un’attenta analisi della letteratura e da studi simili condotti in altri paesi europei [3].

Risultati

I risultati mostrano che la maggior parte dei bambini (91,5%) adotta 4 tipi di prensione, con una netta prevalenza della quadridigitale laterale (39%), caratterizzata da pollice statico e coinvolgimento di quattro dita. Non emergono differenze significative per genere o classe.

Conclusioni

Questi dati forniscono informazioni sui pattern di prensione più frequenti nei bambini con sviluppo tipico e rappresentano un primo passo verso lo sviluppo di strumenti di classificazione e valutazione utili alla comprensione del ruolo della prensione nelle abilità di scrittura in età scolare.

Bibliografia

[1] Rosenblum, S., Weiss, P. L., & Parush, S. (2003). Product and process evaluation of handwriting difficulties. Educational psychology review, 15(1), 41-81.

[2] Zoia, S., Santinelli, L., & Baldi, S. (2020). Che cos’ è la disgrafia.

1 National Research Council (CNR) of Italy, Institute of Cognitive Sciences and Technologies (ISTC), Rome, Italy.

2 Department of Psychology, University of Rome «La Sapienza», Rome, Italy.

3 Department of Electrical and Information Engineering, University of Cassino and Southern Lazio, 03043 Cassino, Italy.

4 Advanced Robotics and Human-Centred Technologies—CREO Laboratory, Università Campus Bio-Medico di Roma, Rome, Italy.

[3] Diaz Meyer, M., Salata, S., & Bruder, R. (2022). Stifthaltungsvarianten für flexible Produktgestaltung: Häufigkeitsverteilung der Stifthaltung bei Erstklässlern in Deutschland. Zeitschrift für Arbeitswissenschaft, 76(3), 355-365.

[4] Borean, M. (2012). DGM-P: test per la valutazione delle difficoltà grafo-motorie e posturali della scrittura. Edizioni Erickson.

Burnout negli studenti universitari con DSA

L’ansia come mediatore nella relazione tra burnout e depressione

Michela Camia1, Matteo Reho1, Elisabetta Ferrari1, Claudia Daria Boni2, Valentina Ferretti2,3, Giacomo Guaraldi3, Elisabetta Genovese4, Giorgia Varallo1, Erika Benassi5, Alessia Scarano1, Valentina Baldini6, Angela Ciaramidaro1, Maristella Scorza1

Introduzione

Un numero sempre maggiore di studenti con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) si iscrive all’università. Recenti studi documentano la presenza di maggiori sintomi internalizzanti tra gli studenti con DSA rispetto a studenti normo-lettori. Risulta quindi importante indagare se questi studenti siano a più alto rischio di burnout durante il percorso universitario. Tuttavia, nella letteratura nazionale e internazionale tale ambito non è stato ancora approfondito. Obiettivo principale del presente studio è quindi analizzare il livello di burnout negli studenti universitari con DSA. Inoltre, viene esaminata la relazione tra burnout, ansia e depressione negli studenti universitari con e senza DSA.

Metodi

Il campione include 120 studenti universitari, 60 con DSA e 60 con sviluppo tipico (ST) (M = 42, F = 78; età media = 21.16, DS = 2.26). Gli studenti hanno compilato tre questionari che valutano il burnout (BAT-C), la depressione (BDI-II) e l’ansia (STAI-Y).

Risultati

Il confronto tra gruppi ha mostrato livelli significativamente più alti di burnout totale (p = .011) e di ansia di tratto (p = .007) negli studenti con DSA rispetto agli studenti con ST. Per quanto riguarda il burnout, la differenza maggiore tra i due gruppi si osserva nell’ambito cognitivo del burnout (p = .006). Non sono emerse differenze tra studenti con DSA e con ST nella scala per la depressione. Dalle analisi si rileva come l’ansia di tratto medi la relazione tra il burnout e i sintomi depressivi in entrambi i gruppi, mentre l’ansia di stato funge da mediatore solo per gli studenti con DSA (p = .025).

Conclusioni

Questi risultati supportano l’importanza di monitorare il burnout e l’ansia negli studenti con DSA. I dati suggeriscono inoltre la necessità di progettare servizi di supporto psicologico mirati agli studenti universitari con DSA.

1 Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze, Università di Modena e Reggio Emilia.

2 Psicologa, Psicoterapeuta libero professionista, Reggio Emilia.

3 Servizio Accoglienza Studenti con Disabilità e con DSA, Università di Modena e Reggio Emilia.

4 Programma di Audiologia, Università di Modena e Reggio Emilia.

5 Dipartimento di Educazione e Scienze Umane, Università di Modena e Reggio Emilia.

6 Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie, Università di Bologna.

Oscillazioni e rumore neurale nella dislessia evolutiva

Evidenze neurofisiologiche e prospettive di intervento

Giuseppe Di Dona1, Denisa Adina Zamfira2, Francesco De Benedetto3, Chiara Turri4, Camilla Venturini², Lisa Venniro5, Alessia Santoni⁵, David Melcher6, Laura Franchin¹, Daniela Perani7 e Luca Ronconi¹

Introduzione

La dislessia evolutiva è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà persistenti nella lettura che colpisce il ~10% della popolazione. Oltre che da difficoltà uditivo-fonologiche, tali deficit dipendono anche da alterate abilità visuo-attentive/visuo-spaziali legate al funzionamento della via visiva magnocellulare-dorsale.

Metodi

Con una serie di studi, sono state studiate le alterazioni delle oscillazioni neurali e del rumore neurale lungo la via visiva magnocellulare-dorsale e le possibilità di trattamento basate sulla neuromodulazione. Due studi EEG hanno mostrato alterazioni a livello parieto-occipitale dell’attività beta (15-25Hz) e del rumore neurale a riposo, e alterazioni fronto-parietali dell’attività alpha (8-12Hz) durante compiti di integrazione/segregazione spaziotemporale in adulti con dislessia.

Risultati

Tali alterazioni predicevano le performance di lettura e/o il livello di abilità visuospaziali. In un terzo studio, è stato sviluppato un trial clinico longitudinale di 12 sessioni per valutare le potenzialità della neuromodulazione nel mitigare le alterazioni oscillatorie legate ai processi di lettura. È stato dimostrato che un training di accelerazione della lettura, in combinazione con stimolazione elettrica a corrente alternata (tACS) in banda beta (18 Hz) erogata su siti parietali, portava a miglioramenti maggiori o esclusivi della velocità di lettura, del comportamento oculomotorio e della memoria di lavoro rispetto ad una stimolazione placebo in adulti con dislessia; tali miglioramenti erano accompagnati da specifiche modificazioni neuroplastiche nelle aree stimolate.

Conclusioni

Questi studi configurano la dislessia come «oscillopatia», alla quale si può rispondere efficacemente modulando l’attività oscillatoria. Inoltre, evidenziano un chiaro legame tra rumore neurale e lettura che potrebbe rappresentare un nuovo promettente target di trattamento.

1 Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, Università degli Studi di Trento.

2 Dipartimento di Neuroscienze, Università degli Studi di Torino.

3 Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

4 Faculty of Psychology and Neuroscience, Maastricht University.

5 Facoltà di Psicologia, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano.

6 Division of Science, NYU Abu Dhabi, Abu Dhabi.

7 Divisione di Neuroscienze, IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano.

Il Metodo Leggo

Approccio clinico multimodale per il trattamento delle difficoltà della lettura

Mariangela Di Gerlando1, Debora Tosti¹, Giada Pavone¹, Antonio Milici¹, Sara Bernardini¹ & Giuseppe Schirripa¹

Introduzione

Il Metodo Leggo rappresenta un approccio multimodale volto a promuovere l’avviamento e il potenziamento delle abilità di lettura nei bambini con difficoltà nella letto-scrittura. Nato dall’esperienza riabilitativa, il metodo integra strategie multisensoriali, strumenti tecnologici e pratiche metacognitive per stimolare in modo sinergico i processi cognitivi coinvolti nella decodifica fonologica, nella fluidità e nella comprensione del testo. La metodologia si fonda sull’attivazione congiunta dei canali visivo, uditivo e cinestetico, favorendo un apprendimento inclusivo e personalizzato.

Metodi

Il percorso si articola in fasi progressive e individualizzate. Inizialmente si verifica la presenza di adeguate competenze metafonologiche, necessarie per la consapevolezza e manipolazione dei fonemi. In caso di difficoltà, si prevede un training preparatorio. Successivamente, si procede con l’associazione fonema–grafema attraverso attività multisensoriali e supporti visivi dinamici (ad esempio, presentazioni PowerPoint che mostrano la fusione sillabica). Consolidata la competenza sillabica, l’intervento prosegue con la lettura delle Storie di Zia Lara, parte del progetto Panlexia, che propone testi a difficoltà crescente per potenziare sia la decodifica sia la comprensione.

Risultati

Le attività prevedono l’uso di prompt visivi, verbali o gestuali per facilitare l’accesso al suono corretto, e la progressiva stimolazione della via lessicale, favorendo il riconoscimento automatico delle parole e la fluidità della lettura.

Conclusioni

I dati preliminari evidenziano miglioramenti significativi in velocità, accuratezza e comprensione del testo, suggerendo che Leggo rappresenti un valido strumento educativo e riabilitativo nell’ambito della didattica inclusiva.

1 Centro di Neuropsichiatria Infantile della Fondazione Don Gnocchi di Parma.

Il ruolo dello sport nello sviluppo della consapevolezza corporea in bambini con ADHD

Marzia Dragotti1, Francesco Ciaramella2, Antonietta Cordella2, Patrizia Turriziani3, Fabio Lucidi4, Laura Mandolesi5

Introduzione

La consapevolezza corporea è una forma di percezione riferita al proprio corpo e, essendo l’esito di un’elaborazione multisensoriale, è correlata ai processi enterocettivi e sensori-motori. Nonostante la stretta relazione tra movimento e sviluppo della consapevolezza del corpo, la letteratura appare esigua e disomogenea rispetto la relazione tra la pratica sportiva e la consapevolezza corporea nei ragazzi con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Metodi

Per valutare se l’esperienza motoria acquisita con attività di gioco-sport, come il karate, la danza e il basket, fosse in grado di migliorare la consapevolezza corporea, un campione di 12 bambini con ADHD praticanti attività sportiva (M=9,6 ± 1,3) sono stati confrontati con 10 bambini con ADHD non praticati attività sportiva (M=10 ± 1,5) e con 12 bambini con sviluppo tipico (M=10 ± 1,5 anch’essi senza esperienza motoria strutturata). Il confronto consisteva in compiti cognitivi standardizzati (Matrici colorate di Raven e prova di inibizione all’all’interno della batteria della Nepsy II) e in un test comportamentale atto a valutare la consapevolezza corporea attraverso la denominazione e il movimento di alcune parti del corpo (Dragotti et al., 2025).

Risultati

Seppur preliminari, i risultati ottenuti hanno evidenziato prestazioni migliori in tutti i test da parte dei bambini con ADHD praticanti attività motoria. In particolare, i bambini con ADHD hanno ottenuto, rispetto agli altri bambini, punteggi più alti nelle Matrici di Raven e nelle prove di inibizione, così come una migliore accuratezza nella denominazione e nel movimento delle parti del corpo.

Conclusioni

I risultati suggeriscono come l’esercizio fisico praticato in maniera strutturata e costante sia in grado di determinare miglioramenti, oltre che nel funzionamento cognitivo globale, anche nei processi di sviluppo della consapevolezza corporea, permettendo anche ai bambini con ADHD un comportamento funzionale al contesto.

1 Dipartimento di Studi Umanistici, Università «Federico II», Napoli, Italia.

2 NeapoliSanit Rehabilitation Center, Ottaviano (NA).

3 Laboratorio di Neuropsicologia, Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio Fisico e della Formazione, Università di Palermo, Palermo, Italia.

4 Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione, Università Sapienza, Roma, Italia.

5 Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

© Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2026

Bibliografia

Ahn, S. N. (2022). A systematic review of interventions related to body awareness in childhood. International Journal of Environmental Research and Public Health, 19, 8900. https://doi.org/10.3390/ ijerph19158900

Babic, M. J., Morgan, P. J., Plotnikoff, R. C., Lonsdale, C., White, R. L., & Lubans, D. R. (2014). Physical activity and physical self-concept in youth: Systematic review and meta-analysis. Sports Medicine, 44(11), 1589–1601. https://doi.org/10.1007/s40279-014-0229-z

Chan, E. W. C., Au, E. Y. M., Chan, B. H. T., Kwan, M. K. M., Yiu, P. Y. P., & Yeung, E. W. (2003). Relations among physical activity, physical fitness, and self-perceived fitness in Hong Kong adolescents. Perceptual and Motor Skills, 96(3), 787–797. https://doi.org/10.2466 /pms.2003.96.3.787

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Gyllensten, A. L., Hui-Chan, C. W. Y., & Tsang, W. W. N. (2010). Stability limits, single-leg jump, and body awareness in older Tai Chi practitioners. Archives of Physical Medicine and Rehabilitation, 91(2), 215–220. https://doi.org/10.1016/j.apmr.2009.10.009

Marsh, H. W., Richards, G. E., Johnson, S., Roche, L., & Tremayne, P. (1994). Physical self-description questionnaire: Psychometric properties and a multitrait–multimethod analysis of relations to existing instruments. Journal of Sport and Exercise Psychology, 16, 270–305.

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Sonstroem, R. J. (1997). The physical self-system: A mediator of exercise and self-esteem. In K. R. Fox (Ed.), The Physical Self: From Motivation to Well-being (pp. 27–58). Champaign, IL: Human Kinetics. Carvalho, R. P., Tudella, E., & Savelsbergh, G. J. (2007). Spatio-temporal parameters in infant’s reaching movements are influenced by body orientation. Infant Behavior and Development, 30, 26–35. https://doi.org/10.1016/j.infbeh.2006.07.006

Pick, H. L. (2003). Development and learning: An historical perspective on acquisition of motor control. Infant Behavior and Development, 26, 441–448. https://doi.org/10.1016 /j.infbeh.2002.01.001

Bertoldi, A. L. S., Ladewig, I., & Israel, V. L. (2007). Effects of selective attention on the development of body awareness in children with motor deficiencies. Revista Brasileira de Fisioterapia, 11, 279–283.

«Mario Kart» facilita il riorientamento dell’attenzione

Un nuovo strumento contro i disturbi del neurosviluppo?

Sandro Franceschini1, Giovanna Puccio1, Simona Carbone1, Telmo Pievani1, Viviana Trezza2, Simone Gori3, Andrea Facoetti1 e Sara Bertoni3

Introduzione

Un deficit del riorientamento dell’attenzione sembra caratterizzare diversi disturbi del neurosviluppo, dai disturbi specifici dell’apprendimento, come la dislessia e la discalculia, sino allo spettro dell’autismo. Il sistema di riorientamento, interrompendo e resettando l’attività in corso, risulta cruciale per ridirigere l’attenzione visiva da un grafema a quello successivo, disancorare l’attenzione da un numero ad un altro lungo la linea numerica mentale, o distogliere l’attenzione da un oggetto interessante per spostarla verso il movimento biologico di un conspecifico per intraprendere una interazione sociale. Recenti evidenze hanno dimostrato il ruolo causale che alcuni tipi di videogiochi, detti «d’azione», hanno sul miglioramento della decodifica fonologica e sul calcolo mentale in bambini con e senza disturbo specifico dell’apprendimento.

Metodi

Un nuovo paradigma sperimentale dentro i soggetti permette di misurare gli effetti immediati di questi videogiochi, rispetto ad altri giochi tradizionali come i puzzle. Nel presente studio abbiamo misurato il riorientamento dell’attenzione visiva in 34 bambini prescolari dopo tre condizioni controbilanciate: (i) una baseline a riposo; (ii) una sessione di gioco di 30 minuti con il Tangram (i.e., object play) e; (iii) una sessione di videogioco di 30 minuti con «Mario Kart» in cui viene simulato un gioco sociale dove ci si rincorre, si lotta e ci si supera per raggiungere per primi il traguardo (i.e., social play).

Risultati

I risultati indicano che solo il social play riesce ad indurre una inibizione di ritorno, dimostrando una facilitazione specifica per gli eventi imprevisti.

Conclusioni

Il presente studio apre prospettive per la riabilitazione e la prevenzione di molti disturbi del neurosviluppo.

1 Università di Padova.

2 Università di Roma Tre.

3 Università di Bergamo.

Detecting the contribution of V5/MT on reading in children and adolescents with developmental dyslexia

Lazzaro1, Samy Rima2, Federica Somma1, Gabriele Scozia1, Elisabetta Urbani1, Kristina Rainich3, Stefano Vicari1,4, Katharina von Kriegstein3 e Deny Menghini1

Introduction

Neuroscientific theories of Developmental Dyslexia (DD) primarily focus on language-related dysfunctions and their associated brain networks. However, research suggests DD may also involve alterations in early sensory pathways, particularly in visual thalamic nuclei and their connections with highorder sensory cortices, specifically left LGN connectivity with V5/MT, a motion-sensitive visual area implicated in reading. Most neurostimulation studies in children with DD target language-related brain regions to improve reading, overlooking motion-sensitive visual areas. Our study aims to modulate left V5/MT activity with High-Definition transcranial Direct Current Stimulation (HD-tDCS) to impact reading and reading-related processes in children with DD.

Methods

Using a triple-blind, within-subjects design, 21 children and adolescents (aged 8-13) underwent three conditions: i) active HD-tDCS over V5/MT + reading task; ii) active HD-tDCS over V1 + reading task (control-site condition); iii) sham HD-tDCS over V5/MT or V1 + reading task (sham condition). We collected data on reading (text, word lists, nonwords), reading-related processes (motion, RAN, phoneme blending) before and after each session.

Results

Our results showed a significant improvement in text and words accuracy after V5/MT stimulation compared to Sham condition (p < 0.05). While no further improvement occurred (p > 0.10).

Conclusions

This study may enhance our understanding of how HD-tDCS can induce brain plasticity and inform neurobiological-based interventions for children and adolescents with DD.

1 Child and Adolescent Neuropsychiatry Unit, Bambino Gesù Children’s Hospital, IRCCS, Rome, Italy.

2 Department of Sport and Neuroscience, Faculty of Science and Medicine, University of Fribourg, Fribourg, Switzerland.

3 Chair of Cognitive and Clinical Neuroscience, Faculty of Psychology, Technische Universität Dresden, Dresden, Germany.

4 Department of Life Sciences and Public Health, Università Cattolica del Sacro Cuore, Rome, Italy.

La natura multifattoriale delle difficoltà di lettura

Esplorare le sfide fonologiche, visive e attentive nei bambini

Introduzione

Il presente studio indaga l’interazione tra differenze di elaborazione uditiva, visiva e attentiva in bambini con e senza difficoltà di lettura, mettendo in discussione la visione tradizionale della dislessia evolutiva (DE) come disturbo esclusivamente fonologico.

Metodi

Novantasette bambini di madrelingua olandese sono stati valutati attraverso compiti che misuravano abilità di lettura, competenze fonologiche e ortografiche, processi percettivi e attentivi in modalità uditiva e visiva. I partecipanti sono stati classificati come normolettori o poveri lettori sulla base di prove di lettura standardizzate.

Risultati

Tra i gruppi sono emerse differenze significative esclusivamente nei compiti strettamente legati alla lettura (es., denominazione rapida, delezione fonemica etc.). Tuttavia, analisi individuali e dimensionali hanno restituito un quadro più complesso. Analisi a livello individuale hanno mostrato che solo alcuni sottogruppi di poveri lettori presentavano difficoltà selettive nei compiti di elaborazione temporale, attenzione o esclusione del rumore, confermando l’elevata eterogeneità dei profili cognitivi. L’analisi delle componenti principali (PCA) ha identificato quattro componenti cognitive: (i) abilità di lettura e QI, con il coinvolgimento di processi fonologici e ortografici; (ii) denominazione rapida ed elaborazione temporale visiva; (iii) shifting attentivo multisensoriale rallentato con il coinvolgimento della consapevolezza fonologica; (iv) controllo cognitivo multisensoriale. Le analisi di regressione hanno mostrato che l’elaborazione temporale visiva predice in modo specifico le abilità di lettura e scrittura, mentre l’analisi di mediazione ne ha evidenziato l’influenza sulle abilità di lettura attraverso la denominazione rapida.

Conclusioni

Nel complesso, i risultati supportano una visione multifattoriale della DE e sottolineano la necessità di interventi individualizzati basati su profili cognitivi eterogenei.

1 Faculty of Psychology and Educational Sciences, Parenting and Special Education Research Unit, KU Leuven, Leuven, Belgium.

2 Dipartimento di Medicina e Innovazione Tecnologica, Università degli Studi dell’Insubria, Varese, Italy.

3 Research Group ExpORL, Department of Neurosciences, KU Leuven, Leuven, Belgium.

4 Developmental and Cognitive Neuroscience Lab, Dipartimento di Psicologia Generale, Università degli studi di Padova, Padova, Italy.

Profilo neuropsicologico dei bambini con SeLECTs

Fattibilità e utilità di un protocollo di tele-valutazione

Viola Margheri1, Edoardo Fino2, Carmen Barba2, Simona Pellacani2, Martina Calì2, Sara Senese2, Costanza Ruffini1, Renzo Guerrini2, Chiara Pecini1

Introduzione

Negli ultimi anni la telemedicina ha assunto un ruolo sempre più rilevante, consentendo di valutare le funzioni cognitive a distanza e di migliorare l’accesso ai servizi, in particolare per le famiglie con difficoltà logistiche o residenti in aree remote (Walker et al., 2023). Nonostante i numerosi vantaggi, l’applicazione della tele-valutazione nelle popolazioni cliniche pediatriche è ancora limitata e richiede un’accurata verifica della fattibilità e dell’usabilità dei protocolli, soprattutto per l’individuazione di vulnerabilità lievi. Questo aspetto è particolarmente rilevante nell’Epilessia autolimitante dell’infanzia con punte centro-temporali (SeLECTs), la forma più comune di epilessia focale in età evolutiva. Sebbene il decorso clinico sia generalmente favorevole, evidenze recenti suggeriscono la presenza di vulnerabilità neuropsicologiche, in particolare nel dominio delle funzioni esecutive, con possibili ricadute sul funzionamento scolastico e sulla qualità di vita (Filippini et al., 2016).

Metodi

Il presente studio ha un duplice obiettivo: valutare la fattibilità di un protocollo di tele-assessment neuropsicologico in bambini con SeLECTs e verificarne l’utilità nel rilevare vulnerabilità esecutive (batteria TeleFE) e comportamentali (questionario QUFE). Lo studio ha coinvolto 43 bambini (6-13 anni), sottoposti a valutazione clinica e valutazione neuropsicologica completamente da remoto, integrata da questionari compilati dai genitori.

Risultati

I risultati hanno evidenziato un’elevata accettabilità del protocollo, un buon coinvolgimento dei bambini e un’alta soddisfazione delle famiglie. La tele-valutazione si è dimostrata efficace nell’individuare vulnerabilità nelle funzioni esecutive e difficoltà di apprendimento, anche in assenza di deficit cognitivi globali.

Conclusioni

I dati supportano il tele-assessment come strumento clinico valido nel follow-up neuropsicologico dell’epilessia pediatrica, offrendo un’opportunità innovativa per la presa in carico precoce e il monitoraggio longitudinale delle vulnerabilità cognitive e comportamentali.

1 Università degli studi di Firenze, Dipartimento di FORLILPSI.

2 Università degli studi di Firenze, Neuroscience and Medical Genetics Department– Meyer Children’s Hospital IRCCS, Florence, Italy.

Predittori di lettoscrittura e calcolo nella scuola dell’infanzia

Osservazione

sistematica

e potenziamento, modelli a confronto

Introduzione

L’individuazione precoce dei segnali di rischio di difficoltà di apprendimento permette di intervenire tempestivamente. A livello internazionale, si utilizzano strumenti quali i Dynamic Indicators of Basic Early Literacy Skills (DIBELS), l’Early Screening Inventory (ESI), l’Early Years Foundation Stage Profile (EYFSP) e le Curriculum-Based Measures (CBMs); in Italia vengono utilizzati strumenti qualii modelli Indicatore delle Difficoltà di Apprendimento (IDA), la Prova di Prerequisito per la Diagnosi delle Difficoltà di Lettura e Scrittura (PPRCR-2/2009) e il Questionario Osservativo per l’Identificazione Precoce delle Difficoltà dell’Apprendimento (IPDA).

Metodi

La ricerca analizza i modelli di screening dei predittori di lettoscrittura e calcolo, concentrandosi sulle percezioni delle insegnanti coinvolte nel progetto «Osservo, Comprendo ed Educo» (OCE) in provincia di Modena, per valutarne efficacia percepita, riproducibilità e criticità.

L’OCE integra formazione ai docenti, osservazione e supervisione specialistica. È stata proposta la compilazione di un questionario online anonimo, con domande chiuse e aperte, a 50 insegnanti coinvolte nel progetto e addestrate alla somministrazione del Questionario OCE, del Questionario sulla Prima Alfabetizzazione e Attività Numeriche a Casa (QuPAN) e della Bilinguals Interview for the School (BIS).

Risultati

Hanno risposto 29 insegnanti, esprimendo una valutazione positiva dell’OCE e sottolineando il valore della collaborazione tra scuola, famiglie e professionisti sanitari, centrale per una lettura condivisa dei bisogni e interventi tempestivi, evidenziando che formazione e supervisione fornite dai professionisti rappresentano componenti essenziali da sostenere.

Conclusioni

I dati confermano la validità del modello e indicano possibili sviluppi futuri, tra cui studi longitudinali per valutarne l’efficacia nel passaggio alla scuola primaria.

1 UO Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza, AUSL Romagna.

Analisi di trasmissione intergenerazionale delle abilità di lettura

Chiara Mauri1, Sara Mascheretti1,2, Ivan Voronin3, Bei Feng3, Sophie Aubé3, Isabelle Ouellet- Morin4,5, Mara Brendgen6,7, Frank Vitaro7,8, Philippe Robaey9, Till Andlauer10, Amélie Petitclerc3, Ginette Dionne3 e Michel Boivin3

Introduzione

Lo sviluppo delle abilità di lettura inizia dalla nascita e prosegue durante la scuola primaria e secondaria, mostrando un’ampia variabilità dovuta a fattori genetici e ambientali. Ciò rende rilevante lo studio della trasmissione intergenerazionale dell’alfabetizzazione, che può avvenire sia tramite rischio genetico diretto (genetic nature) sia attraverso gli ambienti creati dai genitori (genetic nurture). Questo studio analizza il ruolo di entrambi i meccanismi nel mediare l’effetto del punteggio poligenico dei genitori sulle abilità di alfabetizzazione dei figli.

Metodi

Il campione è composto da 394 famiglie di gemelli del Quebec Newborn Twin Study. Per ciascun gemello, sono stati considerati quattro punteggi compositi di competenze di alfabetizzazione: linguaggio espressivo a 30 mesi; punteggio medio delle abilità di lettura a 5, 6, 7 e 8 anni; punteggio medio a 9, 10 e 12 anni; abilità di alfabetizzazione a 15 anni. Per gemelli e genitori è stato stimato il PGS per la lettura. La trasmissione intergenerazionale è stata analizzata mediante modelli di equazioni strutturali.

Risultati

La genetic nature spiega in modo significativo dal 0,4% al 6,0% della varianza delle abilità di alfabetizzazione in tutte le fasi dello sviluppo considerate. La genetic nurture spiega in modo significativo il 2,8% della varianza delle abilità di alfabetizzazione esclusivamente durante la fase di pre-lettura.

1 Child Psychopathology Unit, Scientific Institute, IRCCS Eugenio Medea, Bosisio Parini (LC), Italy.

2 Department of Brain and Behavioral Sciences - University of Pavia, Pavia (PV), Italy.

3 Department of Psychology, Laval University, Québec, QC, Canada.

4 School of Criminology, University of Montreal, Montreal, QC, Canada.

5 Centre for Studies on Human Stress, Research Centre of the Montreal Mental Health University Institute, Montreal, QC, Canada.

6 Department of Psychology, University of Quebec in Montreal, Montreal, QC, Canada.

7 Azrieli Research Center of the CHU Sainte-Justine, Montreal, QC, Canada.

8 School of Psychoeducation, University of Montreal, Montreal, QC, Canada.

9 University of Ottawa, Ottawa, Canada.

10 Technical University of Munich, Munich, Germany.

Conclusioni

La trasmissione intergenerazionale delle abilità di alfabetizzazione nel corso dello sviluppo è principalmente spiegata dalla componente genetica diretta. La genetic nurture svolge un ruolo significativo solo nella prima infanzia, evidenziando l’importanza dell’ambiente di sviluppo precoce nel processo di acquisizione delle competenze di alfabetizzazione.

Esplorando la doppia eccezionalità

Confronto tra pazienti con DSA con o senza plusdotazione intellettiva

Introduzione

I casi di doppia eccezionalità rappresentano un ambito di crescente interesse nella letteratura scientifica. In particolare, i profili clinici caratterizzati dalla coesistenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento e di una plusdotazione intellettiva possono presentare delle criticità sia in fase diagnostica sia nella presa in carico, in quanto le elevate risorse cognitive possono compensare o parzialmente mascherare le difficoltà di apprendimento, mentre le fragilità specifiche possono al contrario limitare l’espressione del potenziale cognitivo.

Metodi

In un precedente contributo, presentato alla XIX Edizione delle Giornate di Neuropsicologia dell’Età Evolutiva, abbiamo analizzato i motivi di consultazione e le diagnosi emerse in un campione di 129 bambini con profilo di plusdotazione intellettiva valutati presso il nostro centro. A partire da tale campione, abbiamo ora estratto un sottogruppo di bambini con diagnosi di DSA e lo abbiamo confrontato con un gruppo di pari età con diagnosi di DSA e funzionamento cognitivo nella norma. Entrambi i gruppi sono composti da 62 bambini (48 maschi e 14 femmine il primo; 31 maschi e 31 femmine il secondo) di età compresa tra i 6 e i 17 anni e che risultano omogenei per età media (137 mesi il primo, 139 mesi il secondo) e per grado di scolarizzazione.

Risultati

Lo studio si propone di analizzare eventuali similitudini o differenze statisticamente significative nella distribuzione e nella tipologia di DSA nei due gruppi, e di esplorare il ruolo della plusdotazione intellettiva come possibile fattore di modulazione delle prestazioni compromesse dal disturbo.

Conclusioni

In particolare, si intende verificare se e in quale misura un elevato funzionamento cognitivo possa favorire migliori performance in specifici ambiti di apprendimento, nonostante la presenza di un DSA. I risultati ottenuti verranno discussi sia nella prospettiva di una più accurata comprensione dei profili di doppia eccezionalità, sia rispetto all’ottimizzazione degli interventi clinici ed educativi.

1 WeCare Roma.

Sensory Challenge Protocol

Valutazione di fattibilità e correlati psicofisiologici in

una popolazione universitaria italiana

Scatigna Stefano1, Cristofani Virginia1, Donato Sabrina1, Fodor Julia1, Tognetti Nieri Camilla1, Pecini Chiara1

Introduzione

Il processamento sensoriale (PS) rappresenta l’insieme di processi attraverso i quali il sistema nervoso riceve, integra e interpreta gli stimoli ambientali, modulando la risposta comportamentale (Ayres, 1972; Dunn, 1997). Le sue atipie costituiscono un marker trasversale nei disturbi del neurosviluppo, con prevalenze del 40-90% (Rodríguez-Armendariz et al., 2024). Il Sensory Challenge Protocol (SCP; Miller et al., 2001) permette di quantificare direttamente le risposte psicofisiologiche, superando i limiti dei questionari self-report.

Metodi

Lo studio è stato finalizzato a testare la fattibilità di un protocollo SCP adattato su popolazione adulta italiana e verificare le associazioni tra misure psicofisiologiche, percezione soggettiva e pattern di PS misurati tramite questionario. Sessanta studentesse universitarie (M=25,3 anni, DS=5,12) hanno completato un protocollo strutturato in fasi Baseline-Stimolazione-Rest con stimoli audiovisivi standardizzati. Durante l’intera sessione sono state registrate risposta elettrodermica (EDA) e frequenza cardiaca (HR). Pre-stimolazione è stato somministrato l’Adolescent/Adult Sensory Profile (AASP); post-stimolazione questionari su affettività, rilassamento e attenzione percepiti.

Risultati

Tutte le partecipanti hanno completato il protocollo, valutando positivamente l’esperienza complessiva (M=4,35/5); il disagio massimo è stato riportato per la modalità uditiva. La frequenza cardiaca è rimasta stabile tra le fasi; l’EDA ha mostrato maggiore frequenza di risposte fasiche durante la stimolazione. Sono emerse correlazioni significative tra profili sensoriali AASP, parametri psicofisiologici (ρ=,26-,36) e misure soggettive post-stimolazione (ρ=,26-,58), con particolare coinvolgimento del processing visivo.

Conclusioni

Il protocollo risulta fattibile e ben tollerato. L’associazione tra differenze individuali nel PS, risposte autonomiche ed esperienza soggettiva supporta l’integrazione di misure psicofisiologiche nella valutazione del PS, con potenziali applicazioni per la caratterizzazione delle atipie sensoriali nei disturbi del neurosviluppo.

1 Dipartimento di Scienze della Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia (FORLILPSI), Università di Firenze, Firenze, Italia.

Bibliografia

Ayres, A. J. (1972). Sensory integration and learning disorders. Western Psychological Services. Dunn, W. (1997). The impact of sensory processing abilities on the daily lives of young children and their families: A conceptual model. Infants and Young Children, 9(4), 23–35.

Miller, L. J., Reisman, J. E., McIntosh, D. N., & Simon, J. (2001). An ecological model of sensory modulation: Performance of children with fragile X syndrome, autistic disorder, attention-deficit/hyperactivity disorder, and sensory modulation dysfunction. In S. Smith Roley, E. I. Blanche, & R. C. Schaaf (Eds.), Understanding the nature of sensory integration with diverse populations (pp. 57– 88). Therapy Skill Builders.

Impatto della robotica sociale su engagement e abilità narrativa in bambini della scuola primaria

Scatigna Stefano1, Pecini Chiara1, Pugi Lorenzo2, Adelucci Elena2, Cavallo Filippo2, Scrocco Antea3 ,4, Bruni Alice1, Benigni Marta1, Mei Silvia1, Di Lieto Maria Chiara4, Sgandurra Giuseppina4,5, Fiorini Laura2

Introduzione

I robot sociali stanno emergendo come strumenti promettenti nei contesti educativi grazie alla capacità di promuovere interazione, coinvolgimento e apprendimento (Margheri et al., 2025). Le loro proprietà di prevedibilità, ripetibilità e interattività sociale li hanno resi oggetto di crescente interesse anche nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo, dove evidenze preliminari suggeriscono potenziali benefici sulle competenze sociali e comunicative (Kouroupa et al., 2022). Le attività di storytelling costituiscono un contesto privilegiato per lo sviluppo di competenze narrative e linguistiche (Nicolopoulou et al., 2015) e l’integrazione di robot sociali potrebbe potenziarne l’efficacia.

Metodi

Lo studio è stato finalizzato a verificare se l’interazione con un robot sociale (NAO), rispetto a un tablet, favorisca l’engagement del bambino, la complessità narrativa e l’uso del lessico psicologico durante le attività di storytelling. Quaranta bambini (M = 8.30 anni, DS = 0.79) hanno completato il compito «inventa una storia» in due condizioni, robot (CR) e tablet (CT), secondo un disegno within-subjects. L’engagement è stato valutato tramite frequenza cardiaca e scale osservative. Complessità narrativa e lessico psicologico sono stati analizzati attraverso indicatori linguistici.

Risultati

L’attivazione fisiologica, misurata con la frequenza cardiaca, non ha mostrato differenze fra le due condizioni. Diversamente, l’engagement comportamentale e la complessità narrativa sono significativamente maggiori nella condizione CR rispetto alla condizione CT. La relazione tra complessità narrativa da un lato ed engagement comportamentale e lessico psicologico dall’altro emerge esclusivamente nella condizione CR.

1 Dipartimento di Scienze della Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia (FORLILPSI), Università di Firenze, Firenze, Italia.

2 Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Firenze, Firenze, Italia.

3 Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino (NEUROFARBA), Università di Firenze, Firenze, Italia.

4 Dipartimento di Neuroscienze dello Sviluppo, Fondazione IRCCS Stella Maris, Calambrone, Pisa, Italia.

5 Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa, Pisa, Italia.

Conclusioni

I risultati suggeriscono che i robot sociali potrebbero favorire maggiore engagement e migliori competenze narrative, con potenziali implicazioni per interventi rivolti a bambini con disturbi del neurosviluppo.

Bibliografia

Kouroupa, A., Laws, K. R., Irvine, K., Mengoni, S. E., Baird, A., & Sharma, S. (2022). The use of social robots with children and young people on the autism spectrum: A systematic review and meta-analysis. PLoS ONE, 17(6), e0269800. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0269800

Margheri, V., Martucci, A., Bei, E., Graziani, D., Scatigna, S., Guazzini, A., & Pecini, C. (2025). Child engagement during interaction with digital and robotic activities: A systematic review. Frontiers in Education, 10, 1568028. https://doi.org/10.3389/feduc.2025.1568028

Nicolopoulou, A., Cortina, K. S., Ilgaz, H., Cates, C. B., & de Sá, A. B. (2015). Using a narrative- and playbased activity to promote low-income preschoolers’ oral language, emergent literacy, and social competence. Early Childhood Research Quarterly, 31, 147–162. https://doi.org/10.1016/j.ecresq.2015.01.006

Towards a neurobehavioral predictive model of reading development

Trajectories of symbol-sound learning in pre-readers

Introduzione

A complex interplay of neurocognitive, motivational, and environmental factors shapes children’s reading development. Traditional risk indicators of dyslexia, such as familial risk or static measures of reading precursors, represent unreliable predictors of individual developmental trajectories. This calls for novel risk models and screening tools for estimating children’s reading potential. As part of a longitudinal project, here we investigate short­term audiovisual learning trajectories as candidate measures of this potential.

Metodi

In this baseline study, we designed a symbol­sound learning task combined with EEG and applied growth curve modeling to characterize short­term trajectories in Dutch­speaking 5­6­year­old prereaders (N=72) with and without familial risk for dyslexia. Additionally, we assessed static reading precursors: phonological awareness, rapid automatized naming, and letter knowledge.

Risultati

Preliminary results revealed three distinct performance­based clusters of low, mid, and high learners. When comparing children with and without familial risk, we observed similar learning rates and significant within­group inter­individual variability. However, only children without risk showed learningrelated neural changes over right temporo­parietal sites, suggesting group differences in key areas for establishing letter­sound associations. Reading precursors showed no differences between learner clusters, while, as expected, the at­risk group obtained significantly lower phonological awareness scores.

1 Department of Cognitive Neuroscience and Maastricht Brain Imaging Center, Maastricht University, Maastricht, Netherlands.

2 Co­first authorship.

3 Department of Developmental Psychology, Faculty of Social and Behavioral Sciences, University of Amsterdam, Amsterdam, Netherlands.

4 Department of Cognitive Neuroscience and Donders Institute for Brain, Cognition and Behaviour, Radboud University, Nijmegen, Netherlands.

Conclusioni

In an ongoing follow­up study, we investigate how the observed inter­individual variability links to neurobehavioral reading outcomes. Based on these data, we aim to define risk models that include neurocognitive mechanisms contributing to reading difficulties.

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