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EDITORIALE
Nel cuore del nuovo retail, tra forma, efficienza e protezione integrata
Packaging 4.0: materia intelligente al servizio del retail
Design di prodotto: quando l’innovazione parte dalla strategia
INTERVISTA
Packaging di lusso alla prova del Ppwr tra sostenibilità e innovazione
E-SAMPLING
Sampling e packaging sostenibile: pochi millilitri, grande impatto
Software gestionali: la regia intelligente del retail omnicanale
Retail innovation in-store (prima parte)
Proteggere il retail connesso: tra cyber e store security
Dalle smart grid al retail: la sfida della cybersecurity
Claudia Scorza
Stefania Colasuono
Fabio Massi
PROLOGI S ESSEN TIALS
L’unica
piattaforma end-to-end con soluzioni chiavi in mano per il magazzino
FABIO MASSI, DIRETTORE EDITORIALE
NEL CUORE DEL NUOVO RETAIL, TRA FORMA, EFFICIENZA E PROTEZIONE INTEGRATA
Il retail contemporaneo è un organismo vivo, attraversato da continue innovazioni tecnologiche, pressioni competitive e nuove aspettative da parte dei consumatori. In questo scenario, la trasformazione digitale non è più un progetto, ma una condizione permanente. La cover story dedicata al packaging racconta molto più di un’evoluzione estetica o normativa. Il pack è oggi un’interfaccia strategica tra brand, prodotto e consumatore. È touchpoint fisico e, sempre più spesso, nodo digitale grazie a QR code evoluti, Rfid e soluzioni di tracciabilità che abilitano trasparenza, engagement e nuovi servizi post-vendita. Sostenibilità, misurabilità dell’impatto e coerenza con i valori di marca non sono più opzioni: diventano metriche competitive.
Ma il packaging, da solo, non basta. Dietro la promessa al cliente si muove una macchina operativa complessa che trova nei software gestionali il proprio sistema nervoso. Erp, piattaforme cloud-native e soluzioni verticali per il retail stanno evolvendo verso architetture integrate, capaci di unificare dati di vendita, supply chain, magazzino e canali digitali. L’obiettivo non è solo l’efficienza, ma la capacità di prendere decisioni in tempo reale. In un contesto omnicanale, il dato diventa asset strategico: senza un’infrastruttura gestionale solida e interoperabile, ogni innovazione rischia di restare isolata.
Accanto a efficienza e innovazione, cresce poi il tema della sicurezza. La distribuzione moderna è un ecosistema ibrido, dove mondo fisico e digitale si intrecciano. Telecamere intelligenti, controllo accessi, sistemi antifrode e cybersecurity devono dialogare tra loro in un’ottica di protezione integrata. Non si tratta solo di prevenire furti o attacchi informatici, ma di garantire continuità operativa e fiducia. In un’epoca di interconnessione spinta, la vulnerabilità di un singolo nodo può compromettere l’intera rete.
Il filo rosso che lega packaging, software e sicurezza è la governance della complessità. La vera sfida per il retail non è adottare nuove tecnologie, ma orchestrarle in modo coerente, trasformando la digitalizzazione in vantaggio competitivo misurabile. Buona lettura.
In un mercato in cui l’esperienza conta quanto – se non più –del prodotto stesso, il pack si trasforma in un dispositivo strategico.
Packaging 4.0: materia intelligente al servizio del retail
di Fabio Massi
Il packaging non è più soltanto l’involucro del prodotto. Nel retail contemporaneo è diventato interfaccia, piattaforma, infrastruttura. È il primo touchpoint fisico tra brand e consumatore, ma anche un nodo intelligente all’interno di una filiera sempre più connessa e data-driven. In un mercato in cui l’esperienza conta quanto – se non più – del prodotto stesso, il pack si trasforma in un dispositivo strategico capace di integrare sostenibilità, tecnologia, materiali innovativi e processi produttivi avanzati.
Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sull’impatto ambientale: riduzione della plastica, alleggerimento dei formati, riciclabilità, progettazione per il fine vita. Temi centrali e non più rinviabili, anche alla luce delle nuove normative europee e della crescente sensibilità dei consumatori. Ma fermarsi alla sostenibilità rischia di offrire una visione parziale. Oggi il packaging è anche – e sempre più – tecnologia applicata alla materia. L’integrazione di tag Rfid, sensori IoT e QR code evoluti trasforma il pack in un punto di accesso ai dati: abilita la tracciabilità lungo la supply chain, supporta strategie di anti-contraffazione, facilita la gestione dello stock in-store e apre nuovi scenari di engagement digitale.
Parallelamente, la ricerca sui materiali sta vivendo una stagione di profonda innovazione. Biopolimeri, fibre cellulosiche avanzate, materiali compostabili e soluzioni monomateriale ad alte prestazioni stanno ridefinendo l’equilibrio tra performance tecnica e responsabilità ambientale. Non si tratta solo di sostituire una componente, ma di ripensare l’architettura stessa del pack, conciliando protezione del prodotto, efficienza logistica e qualità percepita. Anche i processi produttivi stanno cambiando volto. Automazione, stampa digitale e digital twin consentono cicli di sviluppo più brevi, maggiore personalizzazione e controllo puntuale dei costi. La fabbrica del packaging diventa intelligente, integrata con i sistemi gestionali e capace di adattarsi rapidamente alle dinamiche di mercato.
Il packaging evolve tra sostenibilità, soluzioni smart e digitalizzazione
Roberto Zanichelli, business development & marketing director di Ilip, afferma che nell’evoluzione degli imballaggi ci sono diverse direttrici di sviluppo: «La sostenibilità resta una leva centrale, ma oggi viene affrontata in modo sempre più strutturato. Non solo riduzione dei materiali, ma anche economia circolare, scelta di materie prime riciclate o rinnovabili e progettazione per il fine vita. È un percorso che per noi è iniziato oltre vent’anni fa, con l’impiego di bioplastiche nel food service e che dal 2012 si è tradotto anche in un’integrazione verticale del riciclo del Pet con il quale produrre nuovi imballaggi per alimenti. Cresce inoltre l’attenzione verso soluzioni intelligenti, capaci di migliorare la gestione del prodotto lungo tutta la filiera e di supportare il consumatore nel momento d’uso. In questo senso si inserisce, ad esempio, il nostro progetto Smart Ripe, sviluppato per monitorare in modo non invasivo tramite l’utilizzo di Rfid la maturazione di frutta tropicale e ottimizzare la fruizione da parte del consumatore, riducendo sprechi e inefficienze. Infine, la digitalizzazione del packaging sta diventando uno strumento di dialogo tra brand e consumatore. Pensiamo all’uso di QR code stampati su supporti in cartoncino sempre più personalizzabili e a soluzioni come il nostro ezy:split –il primo cestino ibrido per ortofrutta – che uniscono riduzione della plastica, facilità di riciclo e interazione digitale, offrendo informazioni, tracciabilità e contenuti aggiuntivi direttamente a scaffale».
“Cresce l’attenzione verso soluzioni capaci di migliorare la gestione del prodotto lungo tutta la filiera e di supportare il consumatore nel momento d’uso“.
Integrazione verticale della filiera del riciclo
Il focus principale dell’azienda è su imballaggi con alta percentuale di Pet riciclato (R-Pet). «Grazie al modello industriale del Gruppo Ilpa, di cui Ilip fa parte e che integra Amp Recycling, specializzata nel riciclo di imballaggi in Pet per alimenti e bevande – spiega Roberto Zanichelli – la forza del nostro approccio è l’integrazione verticale della filiera del riciclo: dal recupero del Pet post-consumo alla produzione della materia prima seconda, fino alla trasformazione in nuovi imballaggi per alimenti. Questo ci consente di proporre il closed loop degli imballaggi per alimenti, garantire qualità e tracciabilità, oltre a ridurre l’utilizzo di materia prima vergine. Parallelamente stiamo investendo su vassoi e contenitori progettati secondo i principi dell’eco-design per ridurre la grammatura mantenendo elevate performance e per agevolare un fine vita orientato al riciclo».
I brand spingono su soluzioni in fibra
Secondo Lorenzo Arrigoni, market unit manager Italia di Elopak, una delle tendenze più rilevanti nel packaging è il progressivo abbandono della plastica a favore di soluzioni a base fibra, rinnovabili e a basse emissioni di carbonio: «Questo cambiamento è particolarmente evidente nel settore della cura della casa e della persona, dove le soluzioni in fibra stanno emergendo come alternative valide alla plastica rigida. Stiamo investendo in modo significativo in questo ambito con la confezione D-Pak. Recenti lanci nella distribuzione, tra cui la gamma di detergenti Actiff di McBride, mostrano come i brand stiano sfruttando il packaging in fibra per ridurre l’uso di plastica fino all’80%, mantenendo al tempo stesso protezione del prodotto e un forte impatto visivo a scaffale. Altre soluzioni come Pure-Pak eSense, un cartone asettico senza alluminio con un’impronta di carbonio fino al 50% inferiore rispetto alle varianti asettiche standard e completamente riciclabile, sono progettate per ridurre l’impatto ambientale mantenendo le prestazioni. Ulteriori benefici di sostenibilità derivano dai cartoni Natural Brown e Natural White, che garantiscono fino al 14% di riduzione delle emissioni di gas serra, oltre ai polimeri bio-circolari che contribuiscono ulteriormente a diminuire l’uso di materiali di origine fossile. Infine, piattaforme come l’E-Ps120ah per il riempimento asettico consentono diversi formati di confezione, fino a quattro tipologie su una singola linea, con cambi formato rapidi. Il sistema può lavorare carta con e senza alluminio, offrendo ai produttori l’agilità necessaria per rispondere rapidamente alle evoluzioni del mercato e della distribuzione».
“I brand stanno sfruttando il packaging in fibra per ridurre l’uso di plastica fino all’80%, mantenendo al tempo stesso protezione del prodotto e un forte impatto visivo a scaffale“.
Da sempre impegnata nella ricerca di packaging in grado di preservare la qualità e la bontà dell’alimento confezionato, ILIP unisce alle elevate performance tecniche e meccaniche dei suoi prodotti l’attenzione all’ambiente.
Il packaging sostenibile di ILIP
T2T R-PET® è l’acronimo di “tray to tray” in PET riciclato, di vassoi in R-PET prodotti riciclando vassoi in PET o R-PET post consumo. Si tratta della realizzazione dell’obiettivo del “closed loop”, ovvero del “ciclo chiuso”, non solo interno al Gruppo ILPA grazie all’integrazione verticale del riciclo, ma anche grazie al riciclo di imballaggi per alimenti in PET. Tutti gli imballaggi in R-PET di ILIP sono realizzati non solo con bottiglie, ma anche con cestini e vassoi in PET riciclati.
La gamma di vassoi per il Fresh Food Packaging è stata progettata seguendo la logica dell’EcoDesign per avere le migliori performance con il minimo utilizzo di materiale e nell’ottica dell’Economia Circolare per un fine vita finalizzato al riciclo dei vassoi. I vassoi della linea EVO in R-PET hanno un contenuto fino al 80% di riciclato e sono al 100% riciclabili nel flusso della plastica PET. La linea IlipBio in Mater-Bi® invece è certificata compostabile e conforme alla norma Europea EN 13432. La vita dei vassoi compostabili ha un nuovo inizio nel riciclo organico e il risultato di questo processo è il compost.
Le più recenti innovazioni nell’ambito Fresh Produce Packaging sono state sviluppate nell’ottica di ridurre la quantità della materia prima impiegata e di offrire materiali rinnovabili in combinazione con la plastica, come nel caso di ezy:split, il primo cestino ibrido in R-PET e cartoncino pensato per il confezionamento dei prodotti di frutta e verdura premium. Grazie al supporto in cartoncino, la componente in plastica è stata ridotta del 45%. Un vantaggio di questo imballaggio è la facilità di riciclo, dal momento che le due componenti sono completamente separabili.
Sempre con l’obiettivo di coniugare la riduzione degli sprechi alimentari e dell’impatto ambientale del packaging, ILIP ha sviluppato l’innovativo cestino termosaldabile B40 Air Wave in R-PET, che, grazie al fondo bombato, ammortizza gli urti ed elimina la necessità di aggiungere il pad con microbolle in plastica o di cellulosa sul fondo. La soluzione B40 Air Wave è stata pensata per il confezionamento automatico di frutti delicati come frutti di bosco, pomodorini, fragole, uva e ciliegie.
Sempre
più integrazione
tra sostenibilità e praticità
Secondo Federica Pala, business development director di Tetra Pak South Europe, oggi più che mai il packaging deve evolvere insieme alle esigenze della filiera agroalimentare: «Deve integrare sostenibilità e praticità per rispondere alle aspettative dei consumatori e offrire alla distribuzione strumenti efficaci per valorizzare categorie consolidate e segmenti emergenti. Il mercato sta vivendo una forte diversificazione: crescono l’interesse verso prodotti funzionali e bilanciati, l’offerta di piatti pronti, le alternative vegetali e il segmento del pet food. In questo scenario, Tetra Recart rappresenta la nostra soluzione a base carta per alimenti a lunga conservazione, ideale per sughi, legumi e zuppe, ma anche tonno, tofu, hummus, frutta, salse e condimenti. Il pack offre inoltre grandi opportunità nel pet food umido: una nostra recente indagine mostra che il 62% dei pet owner intervistati lo preferisce per richiudibilità e facilità di stoccaggio. Disponibile in formati da 100 a 500 ml, Tetra Recart ottimizza logistica, esposizione e vendita online grazie alla sua forma squadrata. Migliora anche l’esperienza d’uso con apertura semplice e sicura senza forbici, richiudibilità e praticità di conservazione in dispensa e in frigorifero, oltre alla facilità di conferimento nella raccolta differenziata. La superficie regolare favorisce una comunicazione on-pack chiara, rafforzando identità e riconoscibilità a scaffale. A supporto dei clienti, offriamo inoltre una rete consolidata di copacker specializzati in Tetra Recart, che consente di testare ricette, accelerare il time-to-market e avviare progetti pilota senza investimenti immediati in capacità produttiva».
“ Il packaging deve integrare sostenibilità e praticità per rispondere alle aspettative dei consumatori e offrire alla distribuzione strumenti efficaci per valorizzare categorie consolidate e segmenti emergenti “.
Il packaging diventa un asset informativo
Elisa Rota, retail manager di Sealed Air, racconta che negli ultimi mesi il packaging per il retail ha visto un’evoluzione significativa, guidata da tre direttrici strategiche: «Sostenibilità, digitalizzazione e ottimizzazione operativa. Brand e retailer cercano un packaging più facile da riciclare, più leggero e con più contenuto riciclato. Le leve principali sono: monomaterialità per facilitare la raccolta e il riciclo, riduzione della plastica senza compromettere sicurezza e shelf life, integrazione di materiali riciclati con maggiore trasparenza sulla loro provenienza e documentazione ambientale rigorosa e tracciabile in linea con la nuova normativa Ppwr. Si osserva anche una crescente integrazione di elementi digitali, come codici univoci per prodotto o lotto, QR code dinamici con contenuti aggiornabili e sistemi di tracciabilità avanzata per monitorare filiera, autenticità e logistica. Il packaging diventa così un asset informativo capace di collegare produttore, retailer e consumatore, offrendo maggiore trasparenza, strumenti di marketing personalizzato e un dialogo diretto con il cliente finale. In risposta a queste esigenze, stiamo lanciando nuove soluzioni innovative, concentrandoci in particolare sulla stampa digitale e sullo sviluppo di monomateriali e soluzioni ad alte prestazioni. Tra le più recenti innovazioni, possiamo menzionare il sistema brevettato Cryovac AutoWrap Lite per il confezionamento di formaggi, la nuova gamma di laminati stampabili ad alta barriera a base PP pronti per il riciclo per applicazioni Hffs e il nuovo materiale Cryovac PrimeVac, ultrasottile e resistente agli abusi, ideale per carni fresche e processate».
“Il packaging diventa un asset informativo capace di collegare produttore, retailer e consumatore, offrendo maggiore trasparenza, strumenti di marketing personalizzato e un dialogo diretto con il cliente finale“.
“In questi mesi abbiamo puntato su una novità di rete che integra sostenibilità e vantaggi concreti“.
Cresce l’interesse per soluzioni monomateriale
Mario Mercadini, marketing manager di Sorma Group, nota una forte spinta verso soluzioni che uniscono sostenibilità reale e semplificazione operativa, senza rinunciare a resa e qualità del pack: «Da un lato, sul fronte macchina, la Cbr-170s risponde con un’impostazione orientata a maggiore velocità, precisione e affidabilità: può lavorare con bande larghe o strette e con materiali monomateriale o accoppiati, integrandosi efficacemente con la linea di pesatura. La macchina è stata inoltre ottimizzata con un aggiornamento software che rende l’utilizzo più intuitivo e migliora l’efficienza dell’intero ciclo di confezionamento, con benefici anche sulla qualità estetica della confezione finale. Dall’altro lato, sul fronte materiali, cresce l’interesse per soluzioni monomateriale, che semplificano la gestione del fine vita e rispondono alle richieste della Gdo in termini di riciclabilità e praticità. In questi mesi abbiamo puntato su una novità di rete che integra sostenibilità e vantaggi concreti in linea: Sorma Clipless, un imballaggio interamente monomateriale (rete ed etichetta nello stesso polimero) che elimina gli elementi di chiusura metallici o altri materiali accessori. Questo semplifica il riciclo per il consumatore, perché consente di smaltire l’intera confezione nella plastica senza separare componenti diversi, e rende più fluida la fase di confezionamento, riducendo la gestione e la sostituzione dei materiali di consumo e garantendo una maggiore continuità operativa, che può tradursi in una produttività fino a 30 confezioni al minuto. Inoltre, l’etichetta offre più spazio per la comunicazione del brand e delle caratteristiche del prodotto a scaffale».
Design di prodotto: quando l’innovazione parte dalla strategia
di Max Bancora, responsabile Next Marketing
Lab – C.Next
Il design di prodotto è oggi un processo strategico complesso che integra design thinking, neuroscienze, ingegnerizzazione industriale, psicologia del consumatore. In un punto vendita dove ogni prodotto ha mediamente 3-7 secondi per catturare l’attenzione dello shopper, il packaging diventa il principale ambasciatore del brand e il momento decisivo della verità commerciale. Un design di prodotto davvero efficace non è il risultato di un’ispirazione creativa isolata ma di un metodo progettuale strutturato che riguarda la strategia aziendale e l’intero processo industriale.
Design thinking: dal problema alla soluzione scalabile
Il design thinking applicato al packaging rappresenta un cambio di paradigma fondamentale. Non più “cosa vogliamo comunicare”, ma “quale problema stiamo risolvendo per il consumatore”. Questo approccio, che integra empatia, prototipazione rapida e testing iterativo, permette di sviluppare soluzioni che rispondono a bisogni reali prima di considerare gli aspetti estetici.
Il processo inizia con una fase di immersione nel contesto d’uso del prodotto: come viene scelto, trasportato, aperto, conservato, smaltito. Ogni touchpoint diventa un’opportunità di miglioramento. La prototipazione veloce permette di testare soluzioni diverse prima della produzione industriale, riducendo i rischi e accelerando il time-to-market. Questo approccio fa del design un investimento strategico: un packaging ben progettato riduce i resi, migliora la shelf life, ottimizza la logistica, aumenta il sell-out.
L’integrazione con il processo industriale
Una delle sfide maggiori nel design di packaging è che la visione creativa sia realizzabile su scala industriale, con costi competitivi e standard qualitativi elevati. Qui entra in gioco la capacità di dialogare con fornitori, stampatori, converter e linee di confezionamento. Questo significa comprendere i limiti delle macchine, le caratteristiche dei materiali, i vincoli normativi, e vedere questi limiti come opportunità creative. La digitalizzazione dei processi di sviluppo (modellazione 3D, simulazione strutturale, prototipazione digitale) ha accelerato enormemente questo dialogo: oggi è possibile testare virtualmente la resistenza di un pack, simulare il suo comportamento in linea o verificare l’impatto visivo a scaffale prima di produrre il primo prototipo.
Neuroscienze e marketing: progettare per il cervello dello shopper
Se il design thinking ci aiuta a capire razionalmente i bisogni del consumatore, le neuroscienze ci rivelano cosa accade nel suo cervello nel momento della scelta. Il 70% delle decisioni d’acquisto in Gdo avviene davanti allo scaffale, in pochi secondi e in modo largamente inconscio: il cervello processa le informazioni visive in millisecondi molto prima che la razionalità entri in gioco. Un packaging efficace deve quindi parlare ai due sistemi decisionali: quello veloce ed emotivo e quello lento e razionale. Il primo cattura l’attenzione attraverso il colore dominante, la forma della confezione, il materiale percepito al tatto; il secondo conferma la scelta attraverso informazioni chiare, benefit espliciti, rassicurazioni sulla qualità. L’integrazione di dati neuroscientifici nel processo di design permette di andare oltre le dichiarazioni verbali dei consumatori, che spesso non coincidono con i comportamenti reali d’acquisto. Strumenti come elettroencefalografia, sudorazione cutanea e battito cardiaco rivelano reazioni emotive autentiche che il consumatore potrebbe non essere in grado di verbalizzare.
Verso un design di prodotto integrato
Il futuro del design di packaging nella Gdo si gioca sulla capacità di integrare competenze diverse in un processo coerente. Non basta un bel contenitore: serve un packaging intelligente, frutto di una strategia chiara, progettato con metodo, che incorpori le evidenze scientifiche sul comportamento d’acquisto e tecnicamente eccellente. In un mercato dove la differenziazione è sempre più difficile, per le aziende che sapranno orchestrare queste competenze il design di prodotto diventa un potente driver di business.
Packaging di lusso alla prova del Ppwr tra sostenibilità e innovazione
di Fabio Massi
Il nuovo Regolamento UE 2025/40 su imballaggi e rifiuti di imballaggio (Ppwr) impone una profonda revisione di materiali, design e processi produttivi, con impatti rilevanti anche su un settore ad alta complessità come il packaging di lusso. Ne parliamo con Alessandra Alessi e Marco Scatto, rispettivamente responsabile comunicazione e technology transfer expert e polymer scientist dell’Istituto Italiano di Imballaggio
Il Ppwr cambia le regole del gioco per molte filiere. Per il packaging di lusso, quali sono le principali sfide e in che modo i brand stanno iniziando ad adattare materiali e design?
Nel packaging di lusso il Ppwr è un “game changer” perché colpisce proprio alcune delle leve classiche del premium: stratificazione, decorazione, multi-materiale, sovra-astuccio e unboxing scenografico. Nel packaging di lusso il Ppwr introduce soprattutto una relazione tra estetica e conformità ambientale. Le principali sfide sono la necessità di progettare imballaggi realmente riciclabili, riducendo l’uso di materiali accoppiati e decorazioni complesse; la limitazione dell’overpackaging e
dello spazio vuoto, che impatta sulle classiche scatole scenografiche; la spinta verso una maggiore monomaterialità e facilità di separazione dei componenti; l’obbligo crescente di integrare materiali riciclati senza compromettere la qualità percepita; e, infine, requisiti di etichettatura più chiari, da inserire senza danneggiare l’immagine premium del brand. In sintesi, l’adattamento dei brand di lusso al Ppwr ruota attorno a un unico punto chiave: trovare un equilibrio tra compliance normativa e identità di marca.
Nel mondo del lusso, quali materiali di nuova generazione possono davvero conciliare sostenibilità, riciclabilità e percezione di valore senza snaturare l’identità dei marchi premium?
Nel mondo del lusso, i materiali di nuova generazione più interessanti sono quelli che permettono di integrare l’eco-design senza rinunciare alla qualità sensoriale e simbolica del packaging. La direzione più credibile non è tanto verso materiali “esotici”, quanto verso una reinterpretazione nobile di materiali già noti, resi più sostenibili: carte e cartoncini premium con alto contenuto di fibra riciclata o certificata, vetro e alluminio progettati per essere riciclati all’infinito, plastiche di nuova generazione con contenuto riciclato elevato ma finiture di alto livello, fino all’uso di plastiche di origine biologica. Accanto a questi emergono materiali bio-based e fibre alternative (canapa, alghe, residui agricoli), che non puntano solo alla performance ambientale, ma anche a costruire nuovi codici estetici legati alla naturalità, alla texture e allo storytelling.
In che modo la tecnologia e l’AI possono aiutare le aziende del lusso a ridurre impatti ambientali, ottimizzare i processi e rispettare i nuovi vincoli normativi europei?
Nel lusso, strumenti digitali e intelligenza artificiale stanno diventando alleati strategici per conciliare creatività, sostenibilità e compliance. L’AI permette di simulare e ottimizzare il design degli imballaggi già in fase di progetto, riducendo prototipi fisici, sprechi di materiale e scelte non riciclabili. I digital twin e i configuratori di ecodesign aiutano a valutare, praticamente in tempo reale, l’impatto ambientale delle diverse soluzioni, facilitando il rispetto dei requisiti del Ppwr. Allo stesso tempo, l’analisi dei dati lungo la filiera consente di migliorare efficienza, tracciabilità e uso delle risorse, mentre strumenti digitali (QR code, passaporti digitali) supportano una comunicazione trasparente verso il consumatore senza compromettere l’estetica premium. In sintesi, la tecnologia trasforma il packaging da oggetto statico a sistema intelligente, capace di ridurre impatti e rafforzare il valore del brand.
Guardando al futuro, quale sarà l’evoluzione del packaging di lusso nei prossimi anni?
Nel prossimo futuro il packaging di lusso evolverà verso un modello sempre più circolare, digitale e “invisibilmente sostenibile”. Le normative europee spingeranno a una standardizzazione più forte su riciclabilità, riuso e tracciabilità, mentre la tecnologia sarà di supporto per progettare imballaggi sempre più leggeri, intelligenti e personalizzati. Il lusso si sposterà progressivamente da un’estetica basata sull’abbondanza a una fondata su qualità dei materiali, precisione del design e coerenza valoriale, dove la sostenibilità non sarà più un plus, ma una condizione di accesso al mercato.
Sampling e packaging
sostenibile: pochi millilitri, grande impatto
Il sampling, nel media mix delle campagne adv, può essere una leva decisiva per generare trial e stimolare l’acquisto. A volte si veicola il prodotto a scaffale, altre si veicola un sample, prodotto ad hoc per l’attività, completamente diverso rispetto alla produzione destinata allo scaffale. Questo campione ha quasi sempre un costo industriale più alto e una maggiore incidenza di materiali per singola unità distribuita, soprattutto se guardiamo alle campagne sampling dei profumi.
Il motivo è strutturale: per offrire pochi millilitri di prodotto si impiegano componenti che, in proporzione, pesano molto più del contenuto. Accade (quasi) sempre nei sample di profumo che replicano in miniatura il pack destinato alle profumerie, con struttura mista in vetro, metallo e plastica. Altre volte si utilizzano “vial” interamente in plastica con spray integrato. Soluzioni funzionali, ma che, moltiplicate per grandi volumi, possono generare un impatto ambientale rilevante soprattutto legato al loro corretto smaltimento (provate a smontare una fialetta di profumo composta da vetro, plastica e molla in metallo, sarete tra i pochi a farlo e tra i pochissimi a smaltirla in modo corretto).
Il campione di profumo è pensato per un utilizzo breve, talvolta monouso. Il rapporto tra materiale utilizzato e ciclo di vita effettivo del prodotto risulta quindi sbilanciato ma coerente con l’obiettivo del
di Andrea Vitrotti
trial di prodotto. Questo sbilanciamento è legato alla quantità di materiali che contengono pochi millilitri di fragranza. Nel marketing contemporaneo, però, questo tema non può più essere considerato secondario: il consumatore è sempre più attento alla coerenza tra messaggio, prodotto ed esperienza.
Il punto non è solo ambientale, ma reputazionale. Il sample rappresenta spesso il primo contatto fisico tra brand e potenziale cliente. È un touchpoint ad alta intensità simbolica, deve comunicare i valori della marca e trasmettere in modo coerente: qualità, posizionamento e attenzione al dettaglio. Se questo primo gesto appare incoerente con i valori dichiarati in comunicazione – sostenibilità inclusa – il rischio è quello di generare una dissonanza percettiva rispetto a quella olfattiva.
La risposta non può limitarsi alla sostituzione di un materiale. Occorre riprogettare il formato. Un esempio significativo arriva con il sample della fragranza L’Eau Pure by Kenzo, realizzato con un supporto in carta speciale che gli ha consentito di ridurre fino al 96% l’utilizzo di plastica rispetto ai formati tradizionali. In questo caso non si è trattato semplicemente di alleggerire il pack, ma c’è stato un ripensamento dell’architettura stessa del campione.
La sostenibilità diventa così parte integrante dell’esperienza: un dispositivo leggero, facilmente distri-
buibile anche in logiche di e-sampling, coerente con il posizionamento del marchio e capace di mantenere efficacia sensoriale. Il formato stesso diventa messaggio, rafforzando la credibilità del brand.
Nel contesto attuale, dove le campagne sono sempre più integrate tra fisico e digitale, anche il sampling deve evolvere e innovarsi, non solo nei canali di pianificazione, ma anche nel packaging. Non basta far provare il prodotto: occorre far vivere un’esperienza coerente con i valori dichiarati. Ridurre l’impatto dei materiali non è solo una scelta tecnica, ma una leva strategica di comunicazione. Sempre più aziende iniziano inoltre a misurare l’impatto ambientale delle proprie attività, sampling incluso, introducendo indicatori specifici legati ai materiali utilizzati, alla riduzione della plastica e alla gestione del fine vita. La misurabilità diventa così parte integrante della narrazione di marca.
Il sampling “sostenibile” non è quindi un compromesso, ma un’evoluzione. Perché anche pochi millilitri possono esprimere una visione precisa: non solo di prodotto, ma di marca.
Chiudiamo ricordando il claim dell’Osservatorio audiSample.com che si occupa di studiare questo segmento di mercato: “Veicolatene meno, veicolateli meglio!”.
Software gestionali: la regia intelligente del retail omnicanale
di Niccolò Cultrera
Nel retail contemporaneo, il software gestionale non è più un semplice strumento amministrativo: è il cuore pulsante di un ecosistema sempre più omnicanale. In un contesto in cui il confine tra negozio fisico, e-commerce, marketplace e social commerce si fa sempre più sottile, la capacità di orchestrare dati, processi e persone in tempo reale diventa la vera leva competitiva. Erp evoluti, piattaforme cloud-native e soluzioni verticali per il retail stanno assumendo un ruolo strategico nella costruzione di modelli di business integrati e scalabili. L’omnicanalità, oggi, non è solo una promessa al cliente ma una sfida operativa complessa. Significa garantire coerenza di assortimento, prezzi allineati, visibilità puntuale delle giacenze, gestione fluida di resi. Tutto questo richiede architetture software capaci di dialogare con Pos intelligenti, sistemi di warehouse management, piattaforme Crm e strumenti di analytics avanzati. Il dato diventa il tessuto connettivo dell’intera organizzazione: senza una governance centralizzata e una struttura interoperabile, il rischio è la frammentazione informativa e decisionale. Negli ultimi anni, l’evoluzione dei software gestionali è stata guidata da tre direttrici principali. La prima è l’integrazione: soluzioni modulari ma interconnesse, capaci di superare i silos tra funzioni aziendali. La seconda è l’intelligenza: l’introduzione di algoritmi predittivi e funzionalità di AI che supportano forecasting, replenishment automatico e ottimizzazione delle promozioni. La terza è l’esperienza utente: dashboard intuitive, accesso mobile e interfacce progettate per ridurre il carico cognitivo di store manager e responsabili di rete. A cambiare non è solo la tecnologia, ma il ruolo stesso del gestionale, che da strumento di controllo diventa piattaforma abilitante. In un mercato volatile, segnato da oscillazioni della domanda e pressioni sui margini, la velocità di reazione è un fattore critico e avere una visione unificata delle performance significa trasformare la complessità in opportunità.
“La sfida principale oggi è la transizione dal dato statico al dato intelligente“.
Si cercano
soluzioni per una supply chain predittiva e autonoma
Per Katya Kancheva, business solution manager di Comarch Italia, nel panorama attuale del retail e della Gdo, la tendenza dominante è la ricerca di una supply chain non solo resiliente, ma predittiva e autonoma: «Abbiamo riscontrato che l’efficienza del front-end dipende dalla capacità del back-end di anticipare le criticità. La sfida principale oggi è la transizione dal dato statico al dato intelligente. In questo contesto, l’Edi si è evoluto in un’infrastruttura potenziata dall’intelligenza artificiale. Le aziende non chiedono più solo di scambiare documenti, ma di utilizzare l’AI per l’anomaly detection: algoritmi di machine learning analizzano migliaia di messaggi Edi in tempo reale per rilevare discrepanze nei prezzi, ritardi logistici o errori nei volumi d’ordine prima che impattino sullo scaffale. Un’altra tendenza chiave è l’integrazione dell’AI nel mapping dei dati per garantire una fluidità totale tra i sistemi fiscali di diversi Paesi e i processi di business interni, riducendo drasticamente gli scarti manuali. Abbiamo concentrato i nostri investimenti sulla piattaforma Global Edi & E-Invoicing AI-Enhanced, puntando su tre pilastri tecnologici per ottimizzare il ciclo di vita del documento: AI-Powered AP Automation che automatizza il confronto tra ordine, bolla e fattura; Smart Validation & Mapping Engine che suggerisce o applica correzioni basate sui flussi storici; Predictive Visibility Dashboard che effettua analisi predittive nel monitoraggio dei flussi. Il nostro obiettivo è eliminare i silos informativi attraverso un’automazione “pensante”, permettendo ai retailer di delegare la complessità tecnica all’AI per concentrarsi esclusivamente sulla customer experience».
BLANCA
Blanca: il packaging monomateriale riciclabile nella carta e PFAS free
Nel settore del retail, l’efficienza nasce dalla semplificazione. Per questo Esseoquattro ha ideato Blanca, la linea in carta che sposa la filosofia del “meno è meglio”: un unico materiale per molteplici applicazioni, alimentare ma non solo. Progettata per la GDO e il dettaglio specializzato, Blanca trasforma il confezionamento in un asset strategico per la sostenibilità e l’operatività del punto vendita, permettendo di gestire più prodotti con poche referenze a magazzino.
PERCHÉ BLANCA È LA SCELTA VINCENTE?
• Monomateriale e Riciclo: garantisce la totale riciclabilità. È la risposta concreta per favorire l’economia circolare e ridurre la generazione di rifiuti.
• PFAS FREE: risulta totalmente sicura per la salute del consumatore e sostenibile per l’ambiente in ogni fase del suo ciclo di vita.
•Termosaldabile: grazie alla sigillatura, Blanca assicura un trasporto igienico e sicuro, proteggendo l’integrità di alimenti freschi.
•Versatilità: la gamma serve il settore food (formaggi, ortofrutta, carne e panetteria) e il non-food (abbigliamento, accessori), adattandosi sia al banco servito che al libero servizio. Questa polivalenza ottimizza la logistica interna.
•Personalizzazione: Ogni incarto e sacchetto è personalizzabile graficamente trasformandolo in un mezzo che aumenta la riconoscibilità del marchio.
Con Blanca, Esseoquattro offre una soluzione d’avanguardia che trasforma la sostenibilità in un vantaggio operativo e competitivo concreto per ogni punto vendita.
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L’omnicanalità richiede sistemi integrati e sostenibili
Alessandra Congia, sales executive di Generix Italia, afferma che i consumatori chiedono sempre più esperienze significative, flessibili e responsabili, mentre i percorsi d’acquisto sono ibridi, personalizzati e si estendono su più canali: «Per restare competitive, le aziende hanno bisogno di un sistema integrato e sostenibile che unisca tutti i canali di vendita. Lo store si trasforma così in un hub strategico, potenziato dai dati e parte di un’esperienza complessiva fluida. L’economia circolare diventa un elemento chiave: i retailer che la integrano nei loro processi costruiscono valore e fiducia duratura. Inoltre, diventa sempre più importante scegliere un partner che non sia solo un fornitore, ma un consulente in grado di anticipare le esigenze, garantire innovazione, scalabilità e supporto continuo, e integrare automazioni per migliorare l’efficienza operativa e la relazione con il cliente. Nell’ultimo anno abbiamo focalizzato l’attenzione su Generix Rms (Resource Management System), una nuova applicazione SaaS basata sull’AI, progettata per supportare i clienti nella gestione e nell’ottimizzazione delle risorse nei magazzini. Rms combina analytics, smart forecasting, adequacy e smart planning in un unico ambiente, permettendo di analizzare le performance dei dipendenti e la produttività del magazzino, prevedere carichi di lavoro su diversi orizzonti temporali, identificare colli di bottiglia e pianificare le risorse in modo ottimale. Grazie a Rms, i retailer possono gestire standard operativi chiari, realizzare pianificazioni rapide ed efficienti anche nei picchi stagionali, ottimizzare Kpi e incentivi, aumentare la flessibilità del personale e facilitare il trasferimento delle risorse tra siti».
“L’economia
circolare diventa un elemento chiave: i retailer che la integrano nei loro processi costruiscono valore e fiducia duratura“.
L’AI rende le supply chain più efficienti e reattive
Valerio Spalice, solution advisor di Manhattan Associates Italia, individua diverse aree in forte accelerazione nel retail: «Le soluzioni più innovative oggi consentono una perfetta integrazione tra tutti i canali offrendo una gestione centralizzata e in tempo reale di inventario, ordini e stock. L’AI sta assumendo un ruolo sempre più strategico, automatizzando processi come l’assegnazione degli ordini e il monitoraggio operativo, rendendo le supply chain più efficienti e reattive. Un’altra tendenza chiave è rappresentata dai Pos mobile-first che, collegati ai sistemi gestionali, permettono di offrire esperienze d’acquisto più personalizzate e semplici. Inoltre, grazie a funzionalità avanzate di raccolta e analisi dei dati, i retailer possono anticipare meglio la domanda e ottimizzare le strategie di vendita. Infine, l’integrazione con il social commerce e il conversational commerce sta aprendo nuove opportunità, rendendo il percorso del cliente ancora più fluido e su misura. Negli ultimi mesi ci siamo concentrati soprattutto su Manhattan Active Omni, una piattaforma che riunisce in un’unica soluzione la gestione degli ordini, il punto vendita, il servizio clienti, l’inventario e il fulfillment, consentendo ai retailer italiani di offrire un’esperienza omnicanale davvero completa. Per il punto vendita, abbiamo investito molto in Manhattan Active Point of Sale, che rinnova il modo di vendere e servire i clienti in negozio in maniera sempre più personalizzata, oltre ad aver integrato in tutta la piattaforma i Manhattan AI Agents, assistenti intelligenti che supportano sia il personale in-store sia i team di customer service, offrendo dati in tempo reale su vendite, scorte, resi e abitudini dei clienti».
“L’integrazione con il social commerce e il conversational commerce sta aprendo nuove opportunità, rendendo il percorso del cliente ancora più fluido e su misura“.
L’innovazione si sposta sull’automazione consapevole
Secondo Gianni Cassano, country manager di Retano Solutions, oggi emerge il passaggio da una gestione frammentata a un approccio olistico e cross-funzionale: «Vediamo come l’integrazione nativa tra lo space management e il category management stia diventando il vero motore della redditività nel retail. Oggi, grazie a soluzioni come Retano Shelf Space e Retano CatMan, i retailer non si limitano a ottimizzare la visibilità, ma prendono decisioni basate sulla capacità fisica reale di ogni scaffale. Questo permette di superare il clustering generico dei negozi: la clusterizzazione avviene per singola categoria, assicurando che l’assortimento sia perfettamente calibrato sulla domanda locale e sullo spazio effettivamente disponibile. Lo scaffale diventa così uno strumento strategico che massimizza la resa per metro lineare e ottimizza la sinergia tra i dipartimenti commerciali e operativi. Abbiamo focalizzato l’innovazione sull’automazione consapevole. Da questa esigenza nasce Leonardo, l’assistente AI di Retano Scm, progettato per accompagnare i retailer nell’operatività quotidiana della gestione della supply chain con riordino automatico, aiutando a prendere decisioni basate su dati oggettivi. Per quanto riguarda i programmi di customer engagement e la gestione delle relazioni con i clienti, puntiamo sui algoritmi di AI/ML in Retano Crm&Loyalty per una personalizzazione che superi lo sconto massivo. La piattaforma analizza i comportamenti d’acquisto reali per identificare e prevenire l’abbandono dei clienti (churn rate), attivando offerte mirate e meccanismi di gamificazione che aumentano il valore del carrello e la fedeltà nel tempo».
“I retailer non si limitano a ottimizzare la visibilità, ma prendono decisioni basate sulla capacità fisica reale di ogni scaffale“.
Crescono le soluzioni per un retail sempre più “agentico”
Martina Pietrobon, marketing director di Salesforce, racconta che la tendenza più significativa è il passaggio verso un modello di retail sempre più “agentico”: «L’intelligenza artificiale non si limita ad analizzare dati o suggerire azioni, ma è in grado di intervenire direttamente sui processi, prendendo decisioni in tempo reale su disponibilità, instradamento degli ordini, personalizzazione delle offerte e interazione con il cliente. Questo approccio consente di gestire in modo più fluido e coerente l’integrazione tra negozi fisici, e-commerce e mobile, rispondendo alle aspettative di consumatori che si muovono senza soluzione di continuità tra canali diversi. Allo stesso tempo, cresce l’adozione di esperienze di acquisto conversazionali e guidate, che riflettono un cambiamento nel modo in cui le persone scoprono i prodotti e prendono decisioni: l’esperienza non è più lineare, ma nasce da un dialogo continuo, sempre più personalizzato. In questo scenario, l’unificazione dei dati tra commercio, marketing, customer service e supply chain diventa un elemento chiave per abilitare una personalizzazione reale e per rendere il punto vendita fisico un nodo attivo dell’omnicanalità, supportando sia l’efficienza operativa sia la qualità della relazione con il cliente. Negli ultimi mesi abbiamo introdotto e sviluppato Agentforce Commerce, una piattaforma unificata progettata per aiutare i brand a trasformare i nuovi canali AI in opportunità di vendita concrete: permette ai retailer di connettere i propri cataloghi e processi di checkout a canali emergenti basati su AI (come ChatGpt) mantenendo pieno controllo dell’esperienza e della relazione con il cliente, personalizzando ogni touchpoint del percorso d’acquisto».
“L’esperienza non è più lineare, ma nasce da un dialogo continuo, sempre più personalizzato“.
Retail innovation in-store (prima parte)
di Marco Zanardi, presidente Retail Institute
Italy
Cambiamenti rapidi e complessi nel panorama della vendita al dettaglio mettono in difficoltà i retailer e alcuni di loro addirittura entrano in crisi dovendo chiudere i negozi. Per reagire, i retailer tradizionali stanno innovando i loro servizi per creare un’esperienza memorabile per il cliente. Comprendere il processo decisionale dell’innovazione è complesso, poiché le opzioni di innovazione del servizio sono numerose e i retailer non sempre sono organizzati per avere un approccio strutturato all’innovazione. Il commercio al dettaglio è sempre stato in evoluzione, ma lo è ancora di più nel panorama odierno. La forte concorrenza e l’incertezza causate da tendenze come la globalizzazione, la digitalizzazione, le variazioni generazionali, le dinamiche competitive fanno sì che i cambiamenti avvengano a ritmi più rapidi e siano più complessi. Il peggioramento delle condizioni economiche nel primo decennio del ventunesimo secolo ha creato un ambiente di vendita al dettaglio ancora più turbolento. I consumatori sono diventati più attenti al valore, acquistando meno e in modo diverso. Oggi, i clienti detengono l’equilibrio del potere e lo esercitano. Se diventano insoddisfatti del servizio che ricevono hanno molte alternative prontamente disponibili. Di conseguenza, molti negozi e brand noti sono in difficoltà. Inoltre, i clienti adottano con sempre maggiore intelligenza e opportunità lo shopping online e la mobilità tra insegne, formati e canali, il che causa tensioni continue nella retail industry e in particolare tra coloro il cui modello di business non è aggiornato. I retailer che non si evolvono diventano rapidamente obsoleti.
La capacità di un’organizzazione di adattarsi e svilupparsi in un ambiente in evoluzione è fondamentale per la sopravvivenza. Per far fronte alle sfide della forte concorrenza fisica e dello shopping online, i retailer tradizionali si concentrano sempre di più sul miglioramento del loro servizio. Ampliano il loro focus dalla vendita di prodotti alla creazione di un’esperienza gratificante per il cliente. Si rendono sempre più conto che, attraverso la gestione dell’esperienza del cliente, dovrebbero fornire un’experience unica ed edonistica che gli acquirenti potrebbero non vivere quando fanno acquisti online o in altri negozi. Pertanto, i retailer avvertono un’impellente necessità di innovare i loro servizi.
Lidl, ad esempio, sta pianificando di aprire un pub nel suo punto vendita a Dundonald, in Irlanda del Nord. Il locale è pensato per creare un’atmosfera vivace e una nuova esperienza d’acquisto. Il piano è per un concept di pub moderno ma semplice, con un collegamento diretto al supermercato, che include un’area bar all’interno e un’area di vendita fuori sede per la commercializzazione di bevande alcoliche da asporto. L’Alta Corte britannica ha già approvato il progetto in cui Lidl sta investendo circa 140mila sterline.
Il fornitore di telemedicina MednRX, invece, ha aperto un chiosco di telefarmacia presso il SF Supermarket a Rancho Cordova, in California, per fornire servizi medici convenienti e accessibili alla comunità. Il chiosco offre una gamma di prestazioni, tra cui consulenze mediche virtuali e servizi di far -
macia in loco, con la possibilità di utilizzare anche l’apposita app per fissare appuntamenti virtuali, scegliere un luogo di ritiro per le prescrizioni o farsi consegnare i farmaci a casa.
Ikea Belgio, infine, ha regalato a 160 vincitori di un concorso online una serata con pernottamento in alcuni store selezionati dell’insegna. Gli ospiti hanno potuto portare un compagno e provare i materassi disponibili nei negozi di mobili prima di godersi un programma curato appositamente. Oltre a una cena svedese, sono state offerte varie attività come la proiezione di un film e yoga in modo che i partecipanti potessero rilassarsi prima di andare a letto e poi dormire bene la notte. La mattina successiva, sono stati salutati con la colazione e una borsa di omaggi.
Proteggere il retail connesso: tra cyber e store security
di Fabio Massi
La trasformazione digitale ha ampliato opportunità e canali, ma ha anche moltiplicato i punti di vulnerabilità. Oggi il commercio al dettaglio è un ecosistema ibrido in cui spazio fisico e infrastruttura digitale convivono in modo indissolubile: proteggere uno senza presidiare l’altro non è più sufficiente. Nel punto vendita, la sicurezza fisica sta evolvendo oltre i tradizionali sistemi antitaccheggio. Telecamere intelligenti, video analytics basata su AI, controllo accessi e soluzioni di people counting non solo riducono le perdite, ma generano dati utili per ottimizzare layout, personale e customer journey. La prevenzione delle differenze inventariali si intreccia così con l’efficienza operativa e con l’esperienza del cliente, in un equilibrio delicato tra protezione e fluidità.
Parallelamente, la superficie di attacco digitale si è estesa. Pos connessi, piattaforme e-commerce, app mobile, sistemi di pagamento contactless e infrastrutture cloud rappresentano asset critici che richiedono livelli di difesa avanzati. Ransomware, data breach e frodi online non impattano solo sui conti economici, ma sulla fiducia del consumatore. In un contesto in cui il dato è il nuovo capitale del retail, la cybersecurity diventa leva competitiva oltre che requisito normativo. La convergenza tra IT e OT – tra tecnologia informatica e operativa – è uno dei nodi centrali di questa evoluzione. Sensori, sistemi di building management, magazzini automatizzati e piattaforme gestionali dialogano tra loro in tempo reale. A cambiare è anche il paradigma culturale. La sicurezza non può essere delegata esclusivamente al reparto IT o alla funzione loss prevention. Richiede competenze trasversali, formazione continua e una governance capace di allineare protezione, compliance e innovazione. In un mercato omnicanale, la resilienza operativa è parte integrante della promessa al cliente: continuità del servizio, tutela dei dati personali e affidabilità dei pagamenti sono elementi della brand experience.
“Le
minacce informatiche non si limitano più alle piattaforme di e-commerce, ma hanno un impatto sempre maggiore sui negozi fisici, sulla logistica e sulle supply chain“.
Cresce la convergenza tra rischio fisico e digitale
Negli ultimi mesi – secondo Nicola Altavilla, director of the Mediterranean Region di Armis – uno dei trend più rilevanti nella sicurezza del retail è stata la convergenza tra rischio fisico e digitale: «Le minacce informatiche non si limitano più alle piattaforme di e-commerce, ma hanno un impatto sempre maggiore sui negozi fisici, sulla logistica e sulle supply chain, dove IT, IoT e tecnologie operative sono profondamente interconnesse. I retailer gestiscono ecosistemi altamente complessi composti da e-commerce, app mobile, sistemi Pos, casse automatiche, dispositivi intelligenti e servizi di terze parti. Questa complessità crea punti ciechi e riduce la visibilità su risorse e accessi, rendendo gli attacchi coordinati più efficaci e dannosi. Allo stesso tempo, l’adozione di pagamenti digitali ed esperienze omnicanale continua ad ampliare la superficie di attacco, aumentando l’esposizione a malware, phishing e attacchi mirati. Grazie alla piattaforma Armis Centrix, i retailer possono individuare e monitorare costantemente le risorse, identificare i dispositivi non gestiti, valutare il rischio in base all’impatto aziendale e stabilire le priorità di intervento. L’automazione e la rapidità di risposta sono fondamentali, consentendo ai team di sicurezza di rilevare anomalie, isolare i dispositivi compromessi e limitare le interruzioni operative in pochi minuti. Un esempio concreto è Multicedi, uno dei principali gruppi della distribuzione alimentare nel Centro e Sud Italia. Dopo aver implementato Armis Centrix, l’azienda ha identificato che il 10-15% dei dispositivi connessi erano precedentemente sconosciuti, riducendo i rischi informatici nascosti e migliorando la visibilità su oltre 2.500 asset».
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La sicurezza passa per la visibilità lungo tutta la catena
Per Cristian Almasio, sales director di Omnisint, store, backroom e magazzino devono essere connessi e parlare lo stesso linguaggio dati: «In un contesto omnicanale maturo, la vera vulnerabilità non è solo il furto in negozio, ma la mancanza di visibilità sullo stock, gli errori operativi e le discrepanze inventariali che generano perdite, inefficienze e promesse di vendita non mantenute. L’Rfid e i sistemi avanzati di monitoraggio merce sono diventati fondamentali proprio perché consentono un controllo continuo e oggettivo dei flussi, riducendo le aree grigie dove si concentrano shrinkage e frodi. Sempre più retailer italiani hanno già adottato l’Rfid in-store per rafforzare la loss prevention e migliorare l’accuratezza inventariale; oggi il mercato sta facendo un salto di maturità, portando la tecnologia anche in backroom e nei processi intralogistici. In questi mesi abbiamo concentrato il nostro focus su soluzioni Rfid ad alte prestazioni, pensate per coprire l’intera catena del valore, dal punto vendita fino al magazzino. In-store, le antenne Rfid Nedap iD Pro e iD Pos Pro rappresentano un pilastro fondamentale: garantiscono letture affidabili in aree critiche come varchi e casse, integrandosi perfettamente con i sistemi di loss prevention e di gestione del punto vendita. A questo si affianca la nuova collaborazione strategica con Clustag, che amplia l’offerta con soluzioni Rain Rfid plug-and-play dedicate a backroom e intralogistica. In particolare, i tunnel Rfid Mot Station di Clustag consentono la validazione automatica dei flussi di merce in ingresso e uscita, riducendo drasticamente gli errori operativi e accelerando i processi di controllo».
“La vera vulnerabilità non è solo il furto in negozio, ma la mancanza di visibilità sullo stock, gli errori operativi e le discrepanze inventariali “.
La videosorveglianza è sempre più data-driven Piergianni Marana, key account manager per le aree retail, infrastrutture critiche e smart city di Axis Communications, spiega che nel retail e nella Gdo stiamo assistendo a un’evoluzione della videosorveglianza verso un modello data-driven: «La telecamera non è più solo uno strumento reattivo di security, ma un sensore intelligente a supporto di security, safety e ottimizzazione operativa. Sul fronte della safety, l’intelligenza artificiale consente di rilevare automaticamente eventi critici come persone a terra, oggetti abbandonati che ostruiscono vie di fuga, l’assenza di Dpi o situazioni di rischio nei magazzini. Cresce molto anche l’utilizzo per la business intelligence: conteggio persone, analisi dei flussi, dwell time e heatmap permettono di comprendere il comportamento dei clienti e supportare decisioni su layout, staffing e processi. Un ulteriore trend in evoluzione è l’analisi comportamentale, applicata soprattutto alla prevenzione dei furti e all’individuazione di atteggiamenti anomali. Un ambito complesso, che richiede elevata potenza di calcolo, ma che rappresenta una direzione strategica per il futuro del retail. Centrale, infine, è il ruolo di dati e metadati, che abilitano funzioni avanzate di smart search e interrogazione del video in linguaggio naturale. Il nostro approccio si basa su un elemento trasversale al portafoglio, che è il cuore dei dispositivi: i SoC proprietari Artpec-8 e Artpec-9. Questi processori gestiscono in modo nativo acquisizione video, analisi basate su deep learning e cybersecurity, permettendo di applicare l’AI direttamente sul flusso video raw, un approccio che garantisce prestazioni superiori e consente analisi in tempo reale più accurate».
“Centrale è il ruolo di dati e metadati, che abilitano funzioni avanzate di smart search e interrogazione del video in linguaggio naturale“.
Aumenta la loss prevention “intelligente”
Tommaso Berritto, co-founder e head of AI di Blindzone, racconta che in tema di sicurezza nel retail servono soluzioni davvero innovative e tecnologiche che tengano insieme tre variabili: «Ridurre il taccheggio in modo misurabile, avere un Roi sostenibile e migliorare, o almeno non peggiorare, l’esperienza del cliente. Di conseguenza, tra le tendenze più interessanti emerge una loss prevention “intelligente” con analisi di dati e video (anche con AI) per prevenire i comportamenti anomali, non solo “reagire” al furto. Inoltre, c’è una riduzione dell’attrito alla vendita grazie a tecnologie che proteggono ma evitano barriere inutili. Infine, si diffondono modelli di investimento basati sul Roi reale con una scelta delle contromisure in funzione del trade-off “costo tecnologia vs valore recuperato”. Negli ultimi
mesi ci siamo concentrati su due linee di prodotto già validate sul campo in supermercati, la prima delle quali è Shoplifter Detection: il cuore della nostra piattaforma, basato su modelli di computer vision che analizzano i flussi video in tempo reale per individuare comportamenti tipici del taccheggio. Le segnalazioni arrivano in modo strutturato alla control room o al personale di sicurezza, riducendo i falsi allarmi e permettendo interventi tempestivi prima dell’uscita dal punto vendita. La seconda è Safety Package: un insieme di funzionalità dedicate alla sicurezza di persone e ambienti come la rilevazione di cadute, accessi non autorizzati, comportamenti a rischio, porte di emergenza aperte o soste prolungate in aree sensibili. L’obiettivo è offrire al retailer un unico layer di video intelligence che copra sia la prevenzione delle perdite sia la safety, migliorando gestione degli incidenti e compliance».
“Le soluzioni di sicurezza evolvono per integrarsi armoniosamente con il design e la brand identity, diventando strumenti di engagement oltre
che di protezione“.
“L’obiettivo è offrire al retailer un unico layer di video intelligence che copra sia la prevenzione delle perdite sia la safety, migliorando gestione degli incidenti e compliance“.
Le soluzioni di sicurezza si integrano con il design e la brand identity
Luca Cappellini, general manager Western Europe di Sensormatic, afferma che una delle tendenze più rilevanti nel retail è la valorizzazione degli spazi di ingresso: «Il punto vendita non è più solo un luogo di transito, ma il primo vero e proprio touchpoint di comunicazione tra brand e cliente. In quest’ottica, le soluzioni di sicurezza evolvono per integrarsi armoniosamente con il design e la brand identity, diventando strumenti di engagement oltre che di protezione. Un secondo trend è la crescente adozione di tecnologie modulari e personalizzabili, che permettono ai retailer di adattare i sistemi di sicurezza alle specifiche esigenze di ogni store, senza rinunciare all’estetica o all’esperienza utente. L’AI gioca un ruolo chiave: consente di monitorare in tempo reale comportamenti sospetti, prevenire furti e ottimizzare la gestione delle risorse. Infine, si osserva una forte attenzione all’analisi dei dati: le soluzioni di nuova generazione non si limitano a proteggere, ma forniscono insight preziosi sulle categorie di prodotto più a rischio, sui flussi di traffico e sulle dinamiche di acquisto. Il nostro focus principale è su Sensormatic Flex, la piattaforma che rivoluziona l’ingresso in-store, superando il concetto classico di antenna antitaccheggio e offrendo una soluzione modulare, personalizzabile e integrabile con monitor e spazi espositivi. Ogni dettaglio può essere adattato allo stile del brand o alle esigenze del singolo punto vendita, mantenendo sempre i più elevati standard di sicurezza, sia in modalità tradizionale sia Rfid. Flex non è solo un deterrente al furto, ma il primo punto di contatto tra cliente e brand: accoglie, comunica e valorizza l’esperienza d’acquisto fin dall’ingresso».
La digitalizzazione sicura dei documenti protegge l’integrità dei dati
Secondo Massimiliano Grippaldi, regional sales manager di Pfu Italia, negli ultimi mesi si è verificato un aumento dell’uso di sorveglianza basata su AI e controlli di accesso biometrici integrati negli ecosistemi omnichannel del retail: «Questo approccio ha ridotto sensibilmente i falsi allarmi e i furti, grazie a strumenti come Rfid e analisi comportamentale in tempo reale. I sistemi cloud-native per la convergenza IT-OT sono altrettanto cruciali, consentendo analisi predittive per le supply chain e rilevamento più rapido delle minacce e limitando il downtime. Questo si allinea perfettamente con la digitalizzazione sicura dei documenti del software PaperStream, che permette di trasformare i documenti cartacei in informazioni digitali di alta qualità, pronte per l’integrazione nei sistemi di gestione dei contenuti aziendali (Ecm). I retailer che priorizzano queste tendenze riportano difese più solide contro crimini organizzati nel retail e minacce cyber nei punti vendita. Ci siamo concentrati su PaperStream Capture Pro e Pro Premium, la nostra suite potenziata su abbonamento, presentata al mercato all’inizio del 2025, che automatizza scansione, classificazione ed estrazione dati per flussi di lavoro ad alto volume di documenti. Queste soluzioni semplificano le attività ripetitive negli uffici retail, trasformando ricevute, fatture e documenti di compliance in insight digitali azionabili con maggiore efficienza e funzionalità di sicurezza. In Italia, il contributo nella digitalizzazione è stato significativo nei registri della supply chain, garantendo l’integrità dei dati in ambienti IT ibridi».
“Queste soluzioni semplificano le attività ripetitive negli uffici retail, trasformando ricevute, fatture e documenti di compliance in insight digitali azionabili con maggiore efficienza e funzionalità di sicurezza“.
Dalle smart grid al retail: la sfida della cybersecurity
Negli ultimi anni, cybersecurity e digitalizzazione hanno trasformato profondamente il modo in cui imprese e governi operano. Oggi è diventato evidente che queste due forze non sono più accessorie, ma elementi strategici centrali per garantire efficienza, resilienza e fiducia. Il settore energetico, con le sue reti intelligenti e sistemi interconnessi, rappresenta un laboratorio ideale per comprendere come proteggere infrastrutture critiche, una sfida che oggi riguarda anche il retail connesso e l’industria 4.0.
Le reti elettriche moderne sono ormai ecosistemi digitali complessi, simili alle piattaforme retail omnicanale: integrano dati in tempo reale, sensori IoT, e sistemi automatizzati per migliorare l’efficienza. Tuttavia, questa intelligenza distribuita espone entrambi i mondi, energia e retail, a sfide comuni: furti di dati, ransomware, vulnerabilità della supply chain.
La convergenza IT-OT, un tempo tipica solo dell’energia, oggi interessa direttamente i brand che coordinano logistica, punti vendita e canali digitali in modo integrato. Le stesse strategie di difesa in profondità, segmentazione delle reti e monitoraggio predittivo possono quindi rafforzare anche l’ecosistema retail.
Una delle principali lezioni dal comparto energetico riguarda la gestione del carico cognitivo: troppi sistemi, dashboard e alert generano disattenzione e riducono la rapidità di risposta, questo è anche molto frequente nel retail visto la grande innovazione negli ultimi anni. È un problema che colpisce oggi soprattutto il retail tech, dove operatori omnicanali o responsabili IT gestiscono piattaforme complesse tra e-commerce, Crm e Pos intelligenti.
Applicare i principi secure-by-design e automazioni basate su AI consente di semplificare l’operatività, migliorando sia la sicurezza sia l’esperienza utente. Soluzioni nate per l’energia, come i controlli automatizzati di accesso o le dashboard unificate per anomalie, possono ispirare nuovi modelli di sicurezza “invisibile ma efficace” anche per catene retail globali.
Questo è fondamentale per leader del settore per prendere decisioni chiare e strategiche basate sui numeri, avere delle dashboard che raggruppino in modo uniforme e in un unico pannello tutti i dati cruciali aiuta la lettura, e l’interpreazione è piu semplice e veloce, fattore cruciale in un mercato complesso come quello del 2026.
di Francesco Pinci
La domanda crescente di figure con competenze miste IT-OT è destinata a crescere, non solo nel settore energetico ma anche in quello industriale e retail. Secondo Conor Marshall, manager presso SmartTek – società inglese specializzata nella fornitura di risorse umane che si concentra sulla selezione di esperti in materia nei mercati della transizione energetica e delle tecnologie avanzate – afferma che «nel settore la crescita annua dell’8-10% sta alimentando una domanda crescente e, specie nel Regno Unito e in Europa, le aziende si orientano verso modelli di staffing flessibili per ingegneri Scada e professionisti di cybersecurity».
Sono sempre più importanti programmi di upskilling, formazione pratica e iniziative governative, soprattutto per le Pmi europee, poiché solo le persone possono sviluppare expertise reale nell’uso di tool e test di sicurezza. L’energia e il retail condividono ormai la stessa direttrice evolutiva: l’integrazione tra mondo fisico e digitale. Che si tratti di una smart grid o di un punto vendita intelligente, la protezione dei dati, la continuità dei servizi e la fiducia del cliente diventano obiettivi comuni.
«La sfida oggi – prosegue Conor Marshall – è trovare professionisti capaci di comprendere sia la tecnologia operativa sia la logica business». Le imprese che sapranno investire in piattaforme intuitive, architetture sicure e competenze trasversali non solo ridurranno i rischi cyber, ma trasformeranno la complessità digitale in un vantaggio competitivo rendendo la sicurezza un vero motore di innovazione.
Kpay GT: pagamenti più sicuri e veloci negli store Coop Alleanza 3.0
Konvergence, brand della martech company Retex specializzato nello sviluppo di piattaforme e servizi innovativi per il retail, perfeziona la partnership con Coop Alleanza 3.0, la più grande cooperativa di consumatori del sistema Coop operante in Italia, grazie all’implementazione del modulo GT (Gestore Terminali) di Kpay, piattaforma proprietaria per la gestione completa dei pagamenti elettronici multi-acquirer e multiservizi, integrata con i principali terminali e software di cassa.
Partito su 5 negozi nel 2025, il piano di rollout si completerà nei circa 350 punti vendita Coop Alleanza 3.0 entro il 2026. Nata nel 2017 con l’adozione di Kpay come piattaforma unica per la gestione centralizzata dei pagamenti cashless e dei servizi digitali su tutti i touchpoint di accettazione della rete di negozi della cooperativa, la collaborazione tra Coop
Alleanza 3.0 e Konvergence compie un salto di qualità ulteriore con l’attivazione del modulo GT e la migrazione su Google Cloud Platform.
Grazie a Kpay, con un unico modello di integrazione Coop Alleanza 3.0 può aggiungere ai servizi a valore storicamente attivi (buoni pasto, gift card, bollette, ricariche) nuovi circuiti, metodi di pagamento innovativi e soluzioni tecnologiche per una customer experience sempre più evoluta, mantenendo, al tempo stesso, piena flessibilità bancaria, controllo dei costi di acquiring e performance ancor più veloci in cassa e sui touchpoint digitali.
Con l’architettura in-cloud, il nuovo assetto introduce governance centralizzata dei Pos, routing intelligente verso gli acquirer e cifratura end-to-end dei dati carta, secondo gli standard Pci P2PE. Senza stravolgere i sistemi esistenti, la
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Datalogic lancia la nuova generazione di scanner a piano singolo
monetica smette di essere un vincolo tecnico e diventa un abilitatore di innovazione e di servizio al cliente. Risultato: massima sicurezza, maggiore continuità di servizio e performance best in class al punto cassa, con tempi di autorizzazione ridotti e meno fermi operativi.
«Ogni scelta tecnologica deve essere letta in chiave di servizio al cliente e al socio – dichiara Andrea Furegon, responsabile sistemi commerciali e canali di vendita di Coop Alleanza 3.0 – i benefici di Kpay GT sono dati dalla business continuity e quindi dall’incremento della sicurezza e resilienza della soluzione di pagamento elettronico, dalla possibilità di attuare efficienza lungo la catena del valore del pagamento elettronico e dalla possibilità di offrire ai nostri soci e clienti nuove funzionalità di pagamento sui touchpoint fisici e su quelli digitali, come la nostra app Salvatempo». technoretail.it
Nasce MCTech, nuova realtà per chiusure e stampi ad alte performance
Nasce Moulds & Closures Technology (MCTech), una nuova realtà industriale specializzata nella progettazione e nello sviluppo di soluzioni di chiusure e stampi per tappi ad alte prestazioni, pensate per rispondere alle esigenze di mercati caratterizzati da elevata complessità tecnica e normativa in particolare per i settori food & beverage, cosmetica e farmaceutica.
Con sede a Paese, in provincia di Treviso, MCTech è una nuova iniziativa imprenditoriale che nasce dall’esperienza e dal know-how di Acqua Minerale San Benedetto, guidata da Enrico Zoppas, che ne assume anche la presidenza. La società valorizza un patrimonio di competenze tecnologiche e industriali maturate in oltre 70 anni di esperienza nel settore del beverage e finora riservate al Gruppo San Benedetto.
L’azienda progetta e sviluppa soluzioni di chiusura custom made e stampi per tappi, seguendo ogni progetto fino all’applicazione finale, per garantire piena coerenza tra progettazione, processo produttivo e destinazione d’uso. Elemento distintivo di MCTech è una filiera produttiva completamente integrata, che copre tutte le fasi del processo: dalla ricerca e design all’ingegnerizzazione, dalla prototipazione alla produzione delle chiusure e degli stampi, fino alla certificazione interna, alla logistica e alla spedizione. Un approccio che elimina la necessità di ricorrere a fornitori esterni, centralizzando competenze e operazioni e riducendo tempi, costi e complessità operative.
La qualità rappresenta un pilastro centrale del modello MCTech. Ogni progetto viene sottoposto a rigorosi
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controlli e test di validazione nel laboratorio interno Packaging Technology Corporate Center, per assicurare elevati standard di performance, sicurezza e conformitàalle normative di settore.
«La nuova azienda nasce con l’ambizione di dare forma a soluzioni innovative, mettendo a disposizione del mercato un modello industriale completo, flessibile e altamente specializzato – dichiara Enrico Zoppas, presidente di Acqua Minerale San Benedetto e di MCTech – investire in tecnologia significa investire nel futuro dell’industria: l’innovazione non è solo un’opportunità, ma una responsabilità. Con MCTech vogliamo trasformare idee e competenze in soluzioni concrete, affidabili e competitive, capaci di rispondere alle esigenze dei mercati più esigenti, in Italia e all’estero».
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Adyen lancia Personalize per un checkout su misura in tempo reale
Adyen, piattaforma tecnologica che fornisce una moderna infrastruttura di pagamento end-to-end, ha annunciato l’introduzione di Personalize, il nuovo modulo della suite Adyen Uplift pensato per trasformare la fase di pagamento in un’esperienza realmente personalizzata e più efficiente.
Il prodotto utilizza tecnologie di intelligenza artificiale e un sistema di dynamic identification per adattare automaticamente le pagine di checkout al comportamento e alle preferenze dei singoli acquirenti, con l’obiettivo di aumentare le conversioni e ridurre i costi di transazione per i merchant.
Il lancio si inserisce nel percorso di crescita di Adyen Uplift, presentato nel 2025 e già adottato da oltre 6.500 aziende nel mondo. Secondo i dati diffusi, la suite ha permesso di ottenere un incremento medio dell’1,19% nei tassi di conversione
dei pagamenti rispetto ai benchmark di settore, con picchi fino al 6%, oltre a un taglio dei costi di pagamento del 9,4% e a una riduzione del 42% dei falsi positivi dovuti a controlli di rischio inefficaci.
Personalize punta ora a intervenire sulle prime fasi del customer journey, anticipando il riconoscimento dell’utente e proponendo automaticamente i metodi di pagamento più coerenti con le sue abitudini. Un valore aggiunto rilevante se si considera che, in Italia, il 39% degli acquirenti rinuncia all’acquisto quando il processo di checkout risulta troppo lungo, mentre il 20% delle aziende manifesta l’esigenza di abbattere i costi delle transazioni.
Grazie all’elaborazione dei dati generati da trilioni di dollari di transazioni e all’infrastruttura bancaria globale di Adyen, il sistema è in grado di ottimizzare non solo l’esperienza dell’utente,
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ma anche la redditività dei merchant. Il modulo mette in evidenza i metodi di pagamento più convenienti, individua in anticipo eventuali segnali di rischio e offre strumenti come funzionalità di A/B testing, reportistica avanzata e componenti UI configurabili, consentendo una visione immediata delle performance. I primi dati mostrano che le aziende possono aumentare i tassi di conversione fino al 6% e ridurre i costi di transazione fino al 3%.
«Al momento del checkout, l’obiettivo è ridurre al minimo le frizioni senza aumentare i rischi – commenta Carlo Bruno, VP of product di Adyen – Personalize trova il giusto equilibrio grazie alla dynamic identification, che riconosce subito lo shopper. Possiamo, così, personalizzare il percorso fin dal primo step, garantendo un’esperienza fluida e sicura ancora prima che il cliente inizi a digitare».
technoretail.it
GymBeam cresce in Italia e inaugura il suo primo polo logistico
GymBeam, brand di fitness e nutrizione, ha inaugurato il suo primo polo logistico in Italia, a Legnano (Milano), segnando un passaggio strategico nel percorso di espansione del Gruppo e consolidando il ruolo del nostro Paese come mercato chiave per la crescita in Europa.
Fondata nel 2014, GymBeam è oggi un player europeo di riferimento nel modello direct-to-consumer, con una distribuzione prevalentemente online e un catalogo che conta oltre 7mila prodotti tra integratori, cibi funzionali, abbigliamento e accessori per il fitness. L’Italia rappresenta uno dei Paesi a più alto potenziale nell’Europa meridionale, con un mercato storicamente frammentato – oltre 5mila operatori tra piccoli negozi specializzati, palestre e farmacie – e privo di un leader digitale dominante in grado di offrire un’esperienza “one-stop-shop”.
Il nuovo centro logistico di Legnano si estende su una superficie di circa 15mila mq ed è dotato di un sistema AutoStore di ultima generazione, realizzato in collaborazione con la filiale italiana di Element Logic, azienda norvegese di soluzioni di automazione per magazzini. Il sistema comprende circa 75mila cassette distribuite su 330 colonne verticali, 85 robot R5 Pro per il picking automatico e linee completamente automatizzate per formatura, chiusura, etichettatura e smistamento degli ordini.
L’impianto è in grado di gestire fino a 12mila ordini al giorno, con una capacità di lavorazione di 2.500 richieste all’ora. Implementando il turno di notte in futuro, si raggiungeranno circa 18mila ordini al giorno. Il polo servirà principalmente Italia, Germania, Austria, Svizzera e Slovenia, consentendo consegne ancora più rapide, nella
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penisola anche in giornata o il giorno successivo.
«La nascita del nostro nuovo polo logistico segna un punto di svolta fondamentale – afferma Francesco D’Antonio, warehouse manager Italy di GymBeam – si tratta di una struttura nata e progettata intorno alla tecnologia AutoStore. Abbiamo superato il concetto classico di magazzino per creare un ecosistema dove, grazie alla precisione dei robot cubici, il nostro personale interagisce con un livello di automazione estremamente elevato. Dal punto di vista della customer experience, i benefici sono immediati e tangibili. L’automazione garantisce una rapidità nell’evasione degli ordini senza precedenti: dal momento in cui il cliente clicca su “acquista”, il sistema AutoStore processa il prelievo in pochi secondi, riducendo drasticamente i tempi di lead time». technoretail.it
Chep Italia nomina Martina Mercinelli alla guida della loss prevention
Chep, società globale specializzata in soluzioni per la supply chain, ha annunciato la nomina di Martina Mercinelli a loss prevention & security manager in Italia, un nuovo ingresso che si inserisce nella strategia di rafforzamento delle attività di tutela dei pallet, contrasto ai fenomeni illeciti lungo la filiera e salvaguardia dell’economia circolare su cui si fonda il modello industriale della società.
Martina Mercinelli porta in Chep Italia un profilo di elevata specializzazione, maturato attraverso un percorso professionale internazionale che integra competenze investigative, sicurezza corporate e una profonda conoscenza delle dinamiche di filiera. Laureata in Scienze Strategiche, con una specializzazione in Scienze Forensi, ha operato presso la Metropolitan Police di Londra in unità dedicate ai crimini contro il patrimonio e alla tutela delle persone.
Dopo il rientro in Italia ha ricoperto il ruolo di corporate security coordinator in Giorgio Armani, occupandosi della sicurezza delle sedi, degli impianti produttivi e della filiera logistica.
L’utilizzo non autorizzato dei pallet rappresenta una minaccia crescente per l’intera filiera logistica. Non si tratta esclusivamente di un danno economico, ma di un problema sistemico che compromette l’efficienza operativa, la tracciabilità degli asset e la sostenibilità del modello di pallet pooling, alimentando circuiti paralleli che sottraggono risorse e interrompono la circolarità del sistema.
Per contrastare questi fenomeni, Chep ha adottato un approccio integrato che combina analisi avanzata dei dati, copertura capillare del territorio, collaborazione con operatori, autorità e piazzali di rivendita e un uso sempre più
evoluto della tecnologia. Dispositivi di tracciamento avanzati, iniezioni mirate nei flussi più critici e piattaforme digitali dedicate consentono alla società di monitorare i percorsi dei pallet, individuare anomalie e intervenire in modo tempestivo.
«La lotta alla movimentazione illegale di pallet – afferma Martina Mercinelli – si inserisce nel più ampio impegno ambientale dell’azienda. La dispersione dei pallet interrompe infatti un sistema basato sui principi dell’economia circolare, aumentando il consumo di risorse naturali e l’impatto ambientale della filiera. Nei sei mesi compresi tra il 1° aprile e il 1° novembre 2025, abbiamo registrato un incremento del 22% dei recuperi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, percentuale che sale al 38% considerando l’inizio dell’anno fiscale, dal 1° luglio 2025 a oggi». technoretail.it
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Royal Canin: carichi più veloci con l’automazione smart
di Zebra
Royal Canin, specialista nella nutrizione per cani e gatti, ha implementato con successo una soluzione di automazione intelligente sviluppata da Zebra Technologies che ha portato a un aumento del 50% della velocità di carico dei carrelli elevatori nel sito produttivo di Cambrai (Francia).
Nel suo magazzino di Cambrai, Royal Canin spedisce ogni giorno 1.800 pallet di alimenti, operando 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per servire i mercati di tutto il mondo. Ogni pallet viene scansionato prima del caricamento sui rimorchi, garantendo visibilità end-toend ed efficienza operativa. «Con i nostri precedenti processi manuali, gli operatori a terra dovevano scaricare i pallet e muoversi per eseguire le scansioni – afferma Camilo Caro Urrego, focus improvement manager di Royal Canin – sapevamo che riducendo il contatto tra operatori e pallet attraver -
so soluzioni di automazione avremmo potuto migliorare in modo significativo la sicurezza sul lavoro e accelerare le attività di tracciamento».
Grazie agli scanner industriali fissi FS40 e ai tablet ET60 di Zebra, integrati con il warehouse management system (Wms) esistente e implementati in soli tre giorni dal partner Wiio, il processo di scansione dei pallet è stato completamente automatizzato, eliminando la circolazione pedonale nelle aree di carico e garantendo una tracciabilità accurata, senza che ci siano interventi manuali per ogni pallet. «Zebra e Wiio non ci hanno semplicemente offerto un prodotto – afferma François-Xavier Bréhon, factory manager di Royal Canin – hanno portato un sistema plug-and-play direttamente nel nostro stabilimento, ci hanno permesso di testarlo senza interrompere la produzione e sono rimasti coinvolti du-
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rante tutto il processo. La tecnologia di Zebra integrata con Wiio ha davvero cambiato il nostro modo di operare».
A seguito del successo dell’implementazione nel sito di Cambrai, altri stabilimenti Royal Canin stanno valutando soluzioni analoghe, con l’obiettivo di portare lo stesso livello di efficienza operativa in ogni sito produttivo. «Siamo orgogliosi di aver aiutato Royal Canin a ottenere un ritorno positivo sull’investimento in soli tre mesi – afferma Benjamin Defaye, machine vision and fixed industrial scanning manager France di Zebra Technologies – la collaborazione con Wiio ci ha permesso di soddisfare le diverse esigenze di produzione di Royal Canin con una soluzione di automazione intelligente che migliora la sicurezza e la produttività dei suoi lavoratori in prima linea».
technoretail.it
MediaWorld e Tcl insieme per un progetto di co-marketing omnicanale
MediaWorld ha avviato una nuova partnership strategica in esclusiva con Tcl, azienda multinazionale cinese specializzata nella produzione di elettronica di consumo, dando vita a un articolato progetto di co-marketing omnicanale che combina visibilità media ad ampia scala, attivazioni dedicate e momenti di interazione diretta all’interno dei punti vendita della catena.
Tcl è protagonista di una serie di attività che permettono di utilizzare gli store MediaWorld come veri e propri media di comunicazione: dall’in-store TV alla creazione di focal point presenti in circa 90 negozi dell’insegna con una personalizzazione delle “bold entrance” situate nell’area d’ingresso. Al centro dell’allestimento, un TV Tcl da 98” abbinato a una soundbar, pensato per offrire un’esperienza immediata e immersiva fin dal primo contatto con i clienti. Il progetto trova la sua massima espressione
nel MediaWorld Tech Village di Milano Certosa, dove fino al 15 marzo è attiva un’area esperienziale dedicata. Qui la tecnologia Tcl diventa protagonista di un’esperienza coinvolgente che unisce intrattenimento e performance: un simulatore di sci, posizionato di fronte a un TV da 115” del brand, permette ai visitatori di testare i prodotti in un contesto dinamico, trasformando la visita in negozio in un momento di scoperta attiva e memorabile.
In ottica di partnership, l’attivazione è supportata anche da un importante investimento Atl media da parte di Tcl, che include un piano di visibilità a larga copertura con una chiara call-toaction esclusiva verso MediaWorld, online e nei punti vendita. A sua volta, MediaWorld, con un approccio cross-channel, abbina una strategia di amplificazione digitale con banner dedicati sul sito MediaWorld, attività
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di Crm attraverso newsletter mirate e contenuti social in modo da coinvolgere un’audience altamente profilata allo scopo di garantire un considerevole livello di conversion.
«Questa partnership rappresenta in modo molto concreto la direzione in cui stiamo evolvendo il nostro modello di retail – commenta Francesco Sodano, marketing director di MediaWorld – per noi è fondamentale lavorare a stretto contatto con i nostri partner per costruire progetti che valorizzino i brand ma, soprattutto, arricchiscano l’esperienza dei clienti, sia online sia offline. Iniziative come questa ci permettono infatti di trasformare il negozio in uno spazio sempre più esperienziale, dove la tecnologia non viene solo raccontata o esposta, ma vissuta in prima persona, creando un legame più forte e autentico tra persone, prodotto e innovazione».
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Molino Nicoli: nuova linea di produzione nello stabilimento di Bergamo
Molino Nicoli inaugura una nuova linea produttiva dedicata agli snack per il baby food presso lo stabilimento in provincia di Bergamo. L’operazione introduce soluzioni avanzate di automazione e digitalizzazione, inclusi sistemi evoluti per la distribuzione e il dosaggio degli ingredienti e una nuova rete dati industriale in fibra ottica, realizzata secondo le più recenti normative in ambito di cybersecurity. Ne abbiamo parlato con Piero Mirra, amministratore delegato di Molino Nicoli.
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Cls inaugura il nuovo Experience Center
Dymation a Segrate (MI)
Cls, società del Gruppo Tesya specializzata in soluzioni per la movimentazione dei materiali, ha inaugurato l’Experience Center Dymation situato presso la sede centrale di Segrate (MI). Si tratta di uno spazio pensato per accompagnare i clienti attraverso un percorso di comprensione e sviluppo delle soluzioni di material handling, all’interno di un ambiente progettato per osservare le tecnologie in funzione, simulare processi reali e valutare soluzioni applicabili ai contesti operativi. La realizzazione di questo progetto rientra nel piano industriale 20262028 dell’azienda, che punta a una crescita media annua del fatturato di circa il 10% e all’incremento dell’organico del 20% nei prossimi tre anni. Ne abbiamo parlato con Flavio Castelli, amministratore delegato di Cls, e Marco Locatelli, business unit director di Dymation.