Ottobre, 1939.
«Hollywood è un posto straordinario, non c’è niente di simile al mondo. Grazie al cielo».
Così scrive Aaron Copland a Koussevitzky. Arnold Schönberg vive a Los Angeles già da qualche anno, Igor Stravinsky vi giungerà tra non molto. Se fai un giro per le sue strade assolate, può capitarti d’incontrare Thomas Mann o Alma Mahler, che da giovane era stata la ragazza più bella di Vienna. Anche Erich Wolfgang Korngold è un esule, costretto come gli altri ad attraversare l’oceano. Vincerà due Premi Oscar, in questo immenso parco giochi dove tutto è bellissimo e finto, persino il cielo, tanto azzurro da sembrare un cartellone pubblicitario. Eppure, sogna sempre l’Europa.
Con sapienza narrativa, Dario Oliveri ci accompagna nell’abisso che separa due mondi. Da una parte l’Europa del finis Austriae, della Grande Guerra e dei totalitarismi. Dall’altra la California degli anni Trenta e Quaranta del Novecento, approdo e rifugio di artisti e intellettuali in fuga dalle fiamme che divampano nel Vecchio Conti