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Rimini IN Magazine 02 2026

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ENRICO CROATTI

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EDITORIALE

Il personaggio di copertina di questo numero estivo è Enrico Croatti, chef riminese che conta ben tre stelle Michelin, tra tradizione e sperimentazione. Intervistiamo Tommaso Morelli di Anthea, società che gestisce le aree verdi di diversi Comuni, e scopriamo il libro di Emilio Salvatori e Cristina Zoli, che racconta del loro viaggio in moto attraverso i cinque continenti. Incontriamo poi: Carlo Maria Lazzarini, fisico nella top 30 mondiale che si occupa di ricerca avanzata nel campo medico; il giornalista Gigi Riva, autore del romanzo C’era l’amore a Sarajevo; l’illustratrice premiata Stefania Sbrighi; Yvonne Baker, stilista e pittrice; la cantante d’opera Mara Gaudenzi; tre realtà che celebrano le ore del mattino come momento di socialità e connessione; infine, il campione di giavellotto Giovanni Frattini. Buona lettura!

DI ANDREA MASOTTI

Edizioni IN Magazine s.r.l. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì | T. 0543.798463 www.inmagazine.it | info@inmagazine.it

Anno XXVI N. 2 giugno/luglio/agosto Reg. di Tribunale di Forlì il 20/12/2000 n.34

Direttore Responsabile: Andrea Masotti Redazione centrale: Clarissa Costa Coordinamento di redazione: Lucia Lombardi

Artwork e impaginazione: Francesca Fantini Ufficio commerciale: Gianluca Braga Stampa: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) Chiuso per la stampa il 15/06/2026

Collaboratori: Stefano Bonini, Arianna Denicolò, Carla Dini, Alberto Crescentini, Vittoria Edini, Milena Massani, Cesare Trevisani, Flavio Semprini. Fotografi: Sofia Barkova, Camilla Canalini, Martina Bertaccini, Elena Morosetti, Tommaso Morosetti, Fabrizio Petrangeli, Emilio Salvatori, Cristina Zoli.

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte. In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

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04 PILLOLE NOTIZIE DALLA PROVINCIA

06 PROFILI

28 LIBRI TRA CRONACA E RACCONTO 30 ILLUSTRAZIONE SCENARI SOSPESI

12 SOSTENIBILITÀ VERDE EQUILIBRIO

18 ESPERIENZE

SOGNATORI IN SELLA

22 SCIENZA LA FISICA CHE CURA

34 CREATIVITÀ POETICA LENTEZZA 38 MUSICA LA MIA VOCE LIBERA

42 TENDENZE VIVERE IL MATTINO

49 SPORT LANCIO DA CAMPIONE

PILLOLE

MYO, 30 ANNI DI CONFINDUSTRIA

POGGIO TORRIANA | Trent’anni in Confindustria Romagna valgono a MyO la targa celebrativa consegnata durante l’assemblea generale al Grand Hotel di Rimini e ritirata dalla vicepresidente Simona Bianchini (nella foto, insieme a Marco Chimenti e Mario Riciputi). Per l’azienda di Poggio Torriana, tra le principali realtà italiane nei servizi e nelle forniture per gli ambienti di lavoro, il riconoscimento conferma un legame consolidato con l’associazione e con il tessuto imprenditoriale locale. “Penso anche al Comitato Imprenditoria Femminile, di cui faccio parte: un’esperienza che contribuisce a rafforzare il ruolo delle donne nell’impresa,” sottolinea Bianchini. Il premio arriva in una fase positiva: nel primo trimestre 2026 MyO ha registrato 30 milioni di euro di fatturato, in crescita dell’8,14%.

GLI SPIRITI DI OLIMPIA IN MOSTRA

SANT’AGATA FELTRIA | Un dialogo suggestivo tra mito e contemporaneità prende forma negli spazi della sala del consiglio comunale di Palazzo Fregoso, che accoglie Spiriti di Olimpia, progetto fotografico firmato da Roberto Pari e Sergio Tani, dedicato alle gesta sportive. Occhieggiando a Leni Riefenstahl, colei che innovò la foto sportiva, con immagini iconiche del corpo umano in movimento. Professionisti dell’immagine attivi dagli anni Ottanta, i Paritani hanno collaborato con importanti editori e istituzioni culturali, costruendo un percorso riconosciuto a livello nazionale. Dopo essere stata ospitata in prestigiose sedi, la mostra approda a Sant’Agata Feltria dal 1° agosto a fine ottobre, arricchendo l’offerta culturale dell’entroterra.

DAVIDE TURA

SUONA PER IL PAPA

RIMINI | Sarà la Eyos, l’orchestra giovanile del Liceo Musicale Einstein di Rimini, fondata e diretta dal maestro Davide Tura, ad accompagnare la messa presieduta da Papa Leone XIV il 22 agosto alle 18.30 in piazzale Boscovich a Rimini, momento conclusivo della visita pastorale del Pontefice. Per l’occasione saranno coinvolti anche i cori della diocesi, mentre l’orchestra eseguirà brani del repertorio di Marco Frisina, tra i più noti autori della musica sacra italiana. Tura firmerà inoltre il salmo ufficiale della celebrazione: “Un dono al Papa, alla città e a tutta la comunità,” spiega il compositore, che considera l’incarico “un importante riconoscimento per il lavoro svolto dall’orchestra sul territorio.”

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PROFILI

ENRICO

DA RIMINI

ALLE STELLE: IL MESTIERE

DELLO CHEF

TRA RIGORE

ED EMPATIA

CROATTI

C’è un filo sottile, ma fortissimo, che lega il ragazzo di Rimini con gli occhi pieni di curiosità al cuoco affermato di oggi. È lo stesso sguardo, racconta lo stellato Enrico Croatti, classe 1982, “di chi si sveglia ogni mattina con la sensazione autentica di essere ancora ‘agli inizi’.” Non è un modo di dire, né una posa costruita: è una condizione mentale precisa, quasi una disciplina. “Mi sento come a vent’anni, con la voglia di esplorare tutto,” svela entusiasta. Ed è proprio questa tensione continua verso il nuovo ad alimentare un’energia rara, capace di attraversare la cucina e arrivare dritta alla sua brigata: quella del Moebius Milano e del ristorante stellato 2026 Moebius Sperimentale (classificatosi al 7° posto nella classifica mondiale The World’s 50 Best Bars) al piano superiore di un ex magazzino tessile, che offre 12 coperti di cui 6 alla ‘Barra’, un lungo tavolo conviviale fronte cucina per un’esperienza immersiva. E nel 2025, arriva il Lubna, “per raccontare la mia radice e oltre, attraverso il fuoco e solo

su griglia.” Dietro l’entusiasmo però non c’è leggerezza, ma una consapevolezza costruita negli anni. La cucina, per lui, non è mai stata soltanto un lavoro. Già a diciassette anni, quando frequentava l’alberghiero di Rimini, era qualcosa di più profondo: “Indossare la giacca da cuoco, scegliere i coltelli, investire nei libri, viaggiare per imparare, tutto faceva parte di un percorso culturale prima ancora che professionale. Non era più ‘voglio fare lo chef’, era una direzione precisa. Una vocazione.” Che si è manifestata presto senza mai abbandonarlo, nemmeno nei momenti più complessi. Il carattere ha fatto il resto. Determinazione, ambizione, precisione: qualità che lui stesso riconosce come innate, ancora prima del ruolo. “Prima di essere cuochi, siamo persone,” ripete spesso alla brigata. È un principio che negli anni è diventato una vera filosofia: “non è il ruolo a definire l’individuo, ma il contrario.”

Un equilibrio sottile che ha imparato a gestire anche attraverso un percorso personale

DI LUCIA LOMBARDI
FOTO JULIE COUDER

di crescita. “Se fino a 15 anni fa ero più duro, più legato a una scuola tradizionale fatta di rigore e distanza, col tempo ho capito che per trasmettere davvero questo mestiere serve un linguaggio diverso, più umano, più empatico.”

Tra le tappe fondamentali della sua formazione, l’incontro con il maestro Gino Angelini (sotto, nella foto) rappresenta uno spartiacque. Tutto nasce “da una mail inviata quasi per istinto, di notte, senza aspettative.” La risposta arriva il giorno dopo e apre la strada a un viaggio che cambierà tutto. Los Angeles, il primo incontro, quella stretta di mano che lui stesso definisce ‘magnetica’. Un’accoglienza calorosa, quasi familiare, seguita però da una prova immediata, senza sconti. “Non mi ha risparmiato niente.” Eppure, proprio in quella durezza si nascondeva un insegnamento prezioso. Lì, tra quei fornelli, Enrico scopre cosa significhi davvero cucinare ad alto livello: numeri importanti, ritmi serrati, precisione assoluta. Ma soprattutto scopre

DOPO ANNI FORMATIVI A

LOS ANGELES

CON IL MAESTRO

GINO ANGELINI

ED ESPERIENZE

INTERNAZIONALI, OGGI

LO CHEF RIMINESE

CONTA BEN TRE STELLE MICHELIN, L’ULTIMA

CON IL SUO MOEBIUS SPERIMENTALE DI MILANO. NEL 2025, POI, ARRIVA IL LUBNA, “PER RACCONTARE LE MIE RADICI E OLTRE.”

che cucinare è un gesto d’amore. Non una formula retorica, ma qualcosa di concreto. L’esperienza americana dura molto più del previsto. Dovevano essere tre mesi, diventano anni: accetta di restare senza chiedere stipendio o condizioni. “Per me contava esserci.” E proprio questa attitudine, lontana da qualsiasi calcolo, rafforza il rapporto con il maestro – “per me un secondo padre” – e lo proietta in una dimensione nuova, fatta anche di responsabilità e gestione. Perché l’altra grande eredità di quell’esperienza è manageriale. L’America gli insegna che “un ristorante è un sistema complesso: conti, organizzazione, persone. Non puoi vivere solo di sogno e poesia.” Un insegnamento decisivo, che gli permette, una volta rientrato in Italia, di affrontare progetti ambiziosi con una visione completa e strutturata. Il percorso prosegue tra Italia ed estero, fino a ottenere importanti riconoscimenti, tra cui la prima stella Michelin nel 2013 come executive chef del Dolomieu a Madonna di Campiglio, qui dal 2008. Ma più dei premi, a definirlo è la coerenza. Quando lavora fuori dall’Italia, sceglie di portare una cucina autentica, senza compromessi. “Non siamo solo pasta e pizza.” È una presa di posizione chiara, che si riflette anche nella sua idea di cucina contemporanea: niente etichette, niente forzature. Non ama il termine ‘rivisitazione’, perché presuppone una distanza che non sente. “Se faccio una pasta e fagioli, devo fare la migliore possibile.” Nel 2019 lo chef ottiene la stella Michelin a Orobianco, ristorante di Calp (Alicante) sulla Costa Blanca, aperto nel 2015, diventando il primo chef italiano in Spagna a ricevere il riconoscimento per un ristorante al 100% italiano, entrando nella storia della ristorazione. Oggi la sua cucina è in continua evoluzione, ma sempre ancorata a un principio fondamentale: la condivisione. Il rapporto con la brigata è centrale. “Non sono esecutori, sono 35 protagonisti.” È un cambiamento maturato nel tempo, anche grazie a un lavoro interiore importante. L’esigenza resta altissima, anzi

“QUEL RAGAZZO DI RIMINI SONO ANCORA IO. MI SENTO COME A VENT’ANNI, CON LA VOGLIA DI ESPLORARE TUTTO.” È CON QUESTA ENERGIA, IN EQUILIBRIO TRA DISCIPLINA ED EMPATIA, CHE ENRICO

CROATTI GUIDA LA SUA BRIGATA COMPOSTA DA 35 ‘PROTAGONISTI’.

si amplifica, ma si accompagna a una nuova capacità di ascolto. “Coinvolgere i ragazzi significa renderli parte di un processo, permettere loro di crescere e di esprimersi. Solo così un piatto può raggiungere la sua massima espressione.”

Le radici restano il suo punto fermo. Rimini è molto più di un luogo: è identità, memoria, cultura. “I profumi della cucina di casa, le mani di mia madre Franca, la semplicità della tradizione contadina sono ancora oggi riferimenti concreti. Quel ragazzo di Rimini sono ancora io.” È da lì che nasce la sua sensibilità, la capacità di riconoscere la qualità, di rispettare gli ingredienti. E poi c’è la dimensione privata, che raramente racconta ma che considera fondamentale. La compagna Chiara, lontana dal mondo della ristorazione, una presenza che ha saputo sostenerlo e lasciargli libertà, accompagnandolo in un percorso intenso fatto anche di rinunce, e

il figlio Santiago, che ha segnato una svolta profonda. “È il mio miglior menù,” dice con un sorriso. “La paternità ha cambiato il mio sguardo, amplificando energie e riportandomi a una creatività più istintiva.”

A completare il ritratto, emerge un ultimo elemento decisivo: la meticolosità. Dietro i riconoscimenti, dalle esperienze internazionali alle stelle Michelin, c’è un rigore assoluto nel lavoro quotidiano. Enrico lo rivendica con chiarezza: con la sua squadra si può scherzare, ma quando si lavora non esiste approssimazione. È una disciplina che negli anni ha imparato a modulare, meno esplosiva rispetto agli inizi ma altrettanto inflessibile nella sostanza. Una doppia anima, quasi, capace di unire leggerezza e severità, visione e controllo. È proprio questo equilibrio, insieme alla capacità di rimettersi sempre in discussione, che continua a spingere la sua cucina oltre, senza mai tradire sé stesso.

Artigiani dal 1952

PANETTONE sul Moscone

PANETTONE ARTIGIANALE CON LIEVITO MADRE con albicocche, scorzetta d’arancio e mandorle.

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VERDE

ANTHEA

TRASFORMA

IL TERRITORIO

RIQUALIFICANDO

IL PATRIMONIO

PUBBLICO

EQUILIBRIO

Nella mitologia greca Anthea è una delle grazie, protettrice di giardini, vegetazione e fiori. A Rimini, dal 2008 è il nome della società in house del Comune e identifica i mezzi e le 123 persone che ogni giorno si prendono cura di oltre 2,8 milioni di mq di aree verdi pubbliche, arricchite da 47.230 alberi censiti uno ad uno in un portale pubblico.

In questi anni si sono aggiunti numerosi altri servizi: manutenzione degli oltre 800 km di strade, gestione ed efficientamento energetico del patrimonio immobiliare, lotta antiparassitaria, servizi cimiteriali e di recente anche la pubblica illuminazione. Tutto ciò ha prodotto 34,5 milioni di fatturato nel 2025, il record storico. A guidarla operativamente, dal 2010, c’è il direttore generale Tommaso Morelli. Morelli, quanto è cambiata l’azienda in questi anni?

“Il fatturato è triplicato e questo rende l’idea generale. Poi si sono aggiunti altri Comuni che

ANTHEA È LA SOCIETÀ

CHE SI PRENDE CURA

DI OLTRE 2,8 MILIONI

DI MQ DI AREE VERDI

PUBBLICHE NEI

COMUNI DI RIMINI, SANTARCANGELO, BELLARIA E MORCIANO.

L’OBIETTIVO È

MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA

VITA DEI CITTADINI

PIANIFICANDO

E GESTENDO IL PATRIMONIO NATURALE.

ambientale, economica e socioculturale. Dentro a questo ‘titolo’ c’è un mondo affascinante e sfidante.”

A fine 2025 lei ha presentato al consiglio comunale il ‘Piano del Verde’, una strategia per migliorare la qualità della vita dei cittadini pianificando e gestendo il patrimonio naturale. Su quali pilastri si fonda?

ci affidano i servizi: Santarcangelo, Bellaria e Morciano. Siamo cresciuti nei numeri e nelle competenze per stare al passo con un approccio al verde pubblico che è passato da ornamentale ad agente di trasformazione

“Prendo a prestito una frase di Kongjian Yu, architetto paesaggista da poco scomparso: ‘Pensa come un Re, agisci come un contadino.’ Il Piano porta questo invito nella quotidianità delle azioni: davanti alla polarizzazione generata dal cambiamento climatico– da una parte i catastrofisti e dall’altra i negazionisti – serve equilibrio di pensiero e di azione. Kongjian Yu la definiva la stagione in cui riparare ai danni causati in passato per guidare le azioni attuali. Il ‘Piano del Verde’ si adegua alla strategia europea per la biodiversità; a fine 2025 solo una decina su 106

“L’INGAGGIO CON I CITTADINI È BASILARE E PER ARRIVARE AL PIANO DEL VERDE C’È STATO IL CONTRIBUTO DI OLTRE MILLE PERSONE. FONDAMENTALE È

L’INTERAZIONE CON LA SCUOLA: I GIOVANI SONO I MIGLIORI

AMBASCIATORI DI UNA NUOVA CULTURA

AMBIENTALE.”

capoluoghi provinciali italiani lo avevano redatto. La sensibilità del Sindaco Sadegholvaad e dell’Assessora Montini, dei presidenti succedutisi in questi anni con l’attuale Nadia Rossi, ha accelerato questo processo virtuoso che si integra con il Piano Urbanistico Generale.”

Stiamo parlando delle aree verdi pubbliche, ma altrettante sono private. C’è il rischio di agire a velocità diverse?

“L’ingaggio con i cittadini è basilare e per arrivare al Piano c’è stato il contributo di oltre mille persone. Fondamentale è l’interazione con la scuola: le nuove generazioni hanno consapevolezze nuove, i giovani sono

i migliori ambasciatori di una nuova cultura ambientale. A Breve avremo un ‘Regolamento del verde urbano’, in cui ci sarà la declinazione di questa condivisione di responsabilità.”

C’è un vantaggio anche economico in tutto questo?

“Abbiamo stimato che il valore economico derivante dagli apporti ecosistemici della Infrastruttura Verde vale a Rimini circa 18 milioni di euro l’anno.

Se consideriamo l’investimento in manutenzione dell’Amministrazione, pari a 3 milioni di euro annui, significa moltiplicare per sei ogni euro speso.”

L’intelligenza artificiale ha già incontrato il verde?

“Certo, fra le opportunità ne segnalo una straordinaria: la creazione dei cosiddetti ‘gemelli digitali’, utili a studiare le reazioni ai cambiamenti e a monitorare le vulnerabilità, anticipando le criticità. Sull’AI stiamo facendo formazione in azienda e la stiamo introducendo anche per migliorare la gestione del ciclo delle segnalazioni dei cittadini. È l’evoluzione di una gestione del verde da tempo georeferenziata e informatizzata.”

Sta diffondendosi una strategia legata agli sfalci, con l’analisi delle reazioni a diverse frequenze di intervento. Cosa state studiando?

“In via Fada abbiamo suddiviso

IL PIACERE DELL’ESTATE, SERVITO ALL’APERTO

C’è chi pensa che l’eccellenza debba essere formale, silenziosa, quasi solenne. Al Na Pizz è il contrario. Qui la ricerca della migliore materia prima, la cura degli impasti e un menù costruito con passione convivono con l’allegria, la convivialità e il piacere di stare insieme. Perché un’esperienza gastronomica davvero completa è fatta di sapori straordinari, ma anche di emozioni, sorrisi e momenti da condividere, come avviene nel dehor urbano del Na Pizz di Rimini. In ognuna delle tre sedi Na Pizz Show si porta avanti la stessa idea: offrire una pizza d’eccellenza in un ambiente vivo, autentico e coinvolgente. Perché il divertimento, quando incontra la qualità, diventa un’esperienza da ricordare.

Per i lettori di Rimini IN Magazine, il piacere continua: inquadrando il qr code di questa pagina, nel locale di Rimini, riceverai una pizza sospesa: Na Bufalina. La regina delle Na Pizz. Un invito a scoprire il gusto, l’accoglienza e l’energia di Na Pizz Show.

Via Flaminia, 175/i - T. 0541 392974 | RICCIONE Viale Ceccarini, 192 - T. 0541 690691 CESENA Via Natale dell’Amore, 7 - T. 0541 392974 www.napizz.it | Napizz Rimini | @napizz__rimini

un’area verde in diversi settori e ognuno viene sfalciato con frequenze diverse. Grazie a una batteria di sensori rileviamo il brusìo degli insetti impollinatori, che a breve censiremo. Avremo risultati positivi, come altri territori in Italia e in Europa che stanno facendo queste analisi. Ormai è evidente il vantaggio di regolare gli sfalci per la tutela della biodiversità. Siamo consapevoli del rischio che si associ l’erba alta a una manutenzione carente, e sarà quindi fondamentale agire con una comunicazione chiara e trasparente nelle aree dove sarà applicata questa azione.”

Avete in gestione anche la manutenzione degli immobili pubblici, oltre 300 in totale, 214 solo a Rimini. Avete realizza-

to molti impianti per generare energia pulita?

“Abbiamo cominciato nel 2011, ora sono 15 gli impianti fotovoltaici installati e i risparmi energetici sono imponenti. Ci sono anche progetti di grande rilievo, penso alla scuola La Gabbianella, edificio ‘nZEB’ (nearly Zero Energy Building), che ha fatto scuola in Italia. La nostra stessa sede è una sorta di showroom della sostenibilità, invito tutti a vedere le soluzioni adottate e che la rendono un esempio esportabile. Su risparmio ed efficienza energetica stiamo producendo risultati importanti.”

In conclusione, qual è la sua opinione sui temi che incendiano il dibattito sull’impatto degli impianti?

“COME AFFERMAVA L’ARCHITETTO KONGJIAN YU: ‘PENSA COME UN RE, AGISCI COME UN CONTADINO.’ IL PIANO DEL VERDE PORTA QUESTO INVITO NELLA QUOTIDIANITÀ

DELLE AZIONI. DAVANTI ALLA POLARIZZAZIONE GENERATA DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO, SERVE EQUILIBRIO DI PENSIERO E DI AZIONE.”

“Personalmente mi considero un ambientalista convinto ed equilibrato. Siamo chiamati a una transizione verso un modello con minore impatto sull’ambiente e le rinnovabili sono utili a ciò. Non salveranno il mondo da sole, però in questo momento sono fondamentali in attesa che la scienza ci offra altre strade come la fissione nucleare o l’idrogeno. Hanno un pregio, sono reversibili e un impianto eolico o agrivoltaico, certo impattante, potrà comunque essere dismesso in futuro. Bisogna mediare fra l’attualità, che ci consegna tensioni e crisi pesantissime, e le opportunità disponibili. Torno all’inizio della nostra chiacchierata: serve equilibrio, di pensiero e di azione.”

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SOGNATORI

IN VIAGGIO PER CINQUE CONTINENTI: IL RACCONTO DELLA COPPIA RIMINESE

IN SELLA

DI VITTORIA EDINI
FOTO EMILIO SALVATORI E CRISTINA ZOLI

Viaggiare per passione, viaggiare per professione: un sogno che può anche avverarsi ma, viene facile aggiungere, solo se l’idillio è sostenuto da lavoro, impegno e capacità.

“Il nostro obiettivo,” raccontano Emilio Salvatori e Cristina Zoli, la coppia di giornalisti e fotografi riminesi specializzati nei viaggi in moto che da oltre trent’anni firma reportage per alcune delle più importanti riviste specializzate italiane ed estere, “è raccontare ciò che incontriamo: i luoghi, le persone, le storie che ci emozionano, con

il desiderio di stimolare in chi ci legge o ci ascolta la voglia di viaggiare, superando preconcetti e paure che, seppur legittimi, spesso finiscono per bloccare da subito il desiderio. Del resto ci piace ripetere, quasi fosse un mantra: se lo abbiamo potuto fare noi, allora possono davvero farlo tutti.”

Da queste esperienze nate in tanti anni di viaggio prende forma 30 Incredibili Viaggi in Moto. Dal deserto del Sahara alle cime dell’Himalaya: rotte leggendarie per chi sogna il mondo in sella, il volume presen-

tato in anteprima dal Touring Club Italiano al recente Salone Internazionale del Libro di Torino e dedicato al piacere del viaggio su due ruote alla scoperta del mondo. Un racconto, arricchito da straordinarie fotografie, che attraversa i cinque continenti ma che non può che partire dalla nostra Europa, con le sue storie sospese tra mito e memoria: la Spagna di Don Chisciotte, la Romantische Strasse in Germania, il Peloponneso di Delfi, Micene e Sparta, per spingersi fino alla cima del Nemrut Dagi e all’utopia di Antioco I di Commagene, da dove lo sguardo arriva fino all’Eufrate e al confine siriano.

Comincia così un viaggio insieme geografico, fisico e mentale: dalle lande vulcaniche dell’Islanda alle torri medievali della Svaneti

georgiana, dai canyon dello Utah alle terrazze di riso della Cina meridionale, dai deserti della Namibia e del Maghreb alle vette andine della Bolivia, fino a spingersi alla fine del mondo, in Nuova Zelanda. 30 Incredibili Viaggi in Moto racconta avventure tra asfalto e polvere, fiumi e montagne, tornanti e litorali oceanici. Storie nate dall’entusiasmo e dalla passione di chi quei viaggi in sella alla propria moto li ha vissuti davvero, con la consapevolezza che dietro ogni curva possa nascondersi una nuova scoperta.

“Viaggiare con uno scopo, raccogliendo immagini, video e storie per trasmettere ad altri il desiderio di partire, è impegnativo e faticoso. Quando nell’angolo più remoto del cervello appare l’immagine giusta bisogna

30 INCREDIBILI VIAGGI IN MOTO, SCRITTO DA EMILIO SALVATORI E CRISTINA ZOLI, ACCOMPAGNA IL LETTORE ATTRAVERSO I CINQUE CONTINENTI, UNENDO RACCONTO, FOTO, ESPERIENZA E CONSIGLI PRATICI.

dedicarle tutto: ripetere la stessa inquadratura una, due, tre volte, per la fotografia, per il video, con il drone, in orizzontale e verticale, affinando passaggio dopo passaggio l’immagine finale, quella che fa davvero la differenza tra un’immagine da copertina e una destinata al ricordo personale. E, certo, la moto ha aiutato. Siamo figli della Terra dei Motori, dove la stagione turistica si apriva con le corse sul lungomare, e ancora oggi ci piace immaginare la moto come un meraviglioso tappeto volante, capace di trasportare nello spazio e nel tempo. Perché la moto non è soltanto un mezzo di trasporto, ma uno dei modi più autentici e diretti per entrare in relazione con l’ambiente e le persone durante il viaggio.” Nel bene e nel male, naturalmente. Come quando i due autori si sono trovati faccia a faccia, lungo le strade del Kerala in India, con una mamma elefante che non ha gradito lungo la strada la presenza di due estranei troppo vicini al proprio cucciolo; oppure quando, attraversando la frontiera tra Zambia e Tanzania, si sono ritrovati isolati in mezzo a una cinquantina di ‘faccendieri’ pronti a offrire i propri servigi con modi piuttosto discutibili. Episodi che ricordano come il viaggio, quello vero, conservi sempre una parte di imprevisto e avventura.

Scritto a sei mani da Emilio Salvatori, Cristina Zoli e con la collaborazione dell’amico senese Luca Gentili, 30 Incredibili Viaggi in Moto accompagna il lettore lungo itinerari straordinari attraverso i cinque continenti, unendo racconto, esperienza e consigli pratici per chi sogna di partire in moto alla scoperta del mondo. E mentre il libro, dopo la presentazione al Salone Internazionale del Libro di Torino, arriva in libreria, i due autori sono già pronti a ripartire.

LA FISICA

CARLO MARIA LAZZARINI, RICERCATORE

NELLA TOP 30 MONDIALE

CHE CURA

Segnalato dall’American Institute of Physics tra i trenta giovani fisici più promettenti al mondo, Carlo Maria Lazzarini coordina ricerche d’avanguardia nel campo spaziale e soprattutto medico, conducendo studi innovativi che aprono nuovi scenari di speranza nella cura delle malattie oncologiche. A dispetto della fama raggiunta a livello globale, è tutt’altro che un tipo ingessato e sotto naftalina: resta un trentaseienne dal cuore rock che adora Bruce Springsteen e il cinema made in Asia. Di recente insignito del Premio Panzini, che celebra i cittadini che hanno dato più lustro a BellariaIgea Marina, oggi lavora vicino a Praga presso il centro di ricerca internazionale ELI Beamlines. Lazzarini, quando è nata la sua passione per la fisica?

“Sui banchi del Liceo scientifico ‘Ferrari’ di Cesenatico. La fisica investiga e fa comprendere i processi che avvengono nell’universo, e scoprire perché s’innescano

DA BELLARIA-IGEA

MARINA A PRAGA:

OGGI LAZZARINI È UNO

SCIENZIATO DI FAMA

INTERNAZIONALE CHE

SI OCCUPA DI RICERCA

AVANZATA NEL CAMPO

SPAZIALE E MEDICO, CONDUCENDO

STUDI INNOVATIVI

CHE APRONO NUOVI

SCENARI DI SPERANZA

NELLA CURA DEI

TUMORI.

certi fenomeni mi ha sempre attratto.”

Che bambino era?

“Mai stato un secchione, svolgevo con piacere i compiti e andavo bene a scuola grazie a una certa curiosità. Appassionato di dinosauri, trascorrevo parec-

chio tempo nella sala giochi dei miei.”

Ci sono stati insegnanti che hanno lasciato il segno nella sua vita?

“Dell’asilo ricordo Anna, maestra innovativa e stimolante, e alle elementari Rita e Rosanna che hanno spronato la mia curiosità. In seguito ho iniziato ad amare la Fisica al liceo con il professor Tappi, di cui serbo un vivissimo ricordo e che ha incoraggiato il mio interesse verso il metodo scientifico.”

Nello specifico, oggi di cosa si occupa?

“Di ricerca avanzata nel campo della fisica dei laser e del plasma, con un focus sullo sviluppo di tecnologie innovative per produrre importanti ricadute in campo medico e industriale.

Nello specifico lavoro in due direzioni: in primis per migliorare la stabilità e l’affidabilità dei nostri fasci di elettroni e dimostrare il loro possibile uso come strumenti di radioterapia, mentre

DI CARLA DINI FOTO TOMMASO MOROSETTI

“FACCIO RICERCA PER MIGLIORARE LA TECNOLOGIA E OFFRIRE NUOVE PROSPETTIVE NEL CAMPO DELLA RADIOTERAPIA DI PRECISIONE,” SPIEGA LAZZARINI. “LA SPERANZA È QUELLA DI OTTENERE ABBASTANZA FONDI.”

SCIENZA

la seconda traiettoria consiste nello sviluppo di nuovi processi di accelerazione per raggiungere parametri record dei fasci che potrebbero aprire ulteriori orizzonti di ricerca.”

Cosa prova nel dedicarsi allo sviluppo di nuovi trattamenti oncologici?

“Faccio ricerca per migliorare la tecnologia e arrivare allo sviluppo concreto di una macchina che offra nuovi vantaggi e prospettive al campo della radioterapia di precisione. La speranza, dunque, è quella di ottenere abbastanza fondi di investimento per portare avanti il progetto in tempi brevi.”

Qual è, secondo lei, il paese ide-

ale per un fisico?

“Sarebbe quello che ospitasse sia la famiglia sia i fondi necessari per condurre ricerca di alto livello. L’Italia, quanto a mentalità lavorativa, resta uno dei luoghi migliori, ma come finanziamenti Stati Uniti e Cina sono molto avanti.”

Dove si immagina tra dieci anni?

“Difficile prevederlo, il mondo dove lavoro cambia con celerità. Al momento la ricerca presso ELI Beamlines è di primissimo livello ma la corsa è lunga.”

Come passa il tempo libero?

“Sono appassionato di cinema e musica e quando posso vado ai concerti rock. Non mi perdo una

tappa italiana degli artisti che preferisco: Bruce Springsteen, Dropkick Murphys e Green Day. Spesso dopo lunghe giornate passate in laboratorio mi rilasso guardando un film: i miei preferiti sono quelli asiatici come Memorie di un assassino e Perfect Days. Inoltre, nei frequenti viaggi all’estero, conclusi gli impegni, me ne vado in giro munito di macchina fotografica.”

Un progetto?

“Ce ne sono diversi: dal comprendere come laser e acceleratori possano essere usati nello spazio per missioni di esplorazione, allo sviluppo di futuri acceleratori compatti di particelle pesanti, come i muoni.”

SOTTO, CARLO MARIA LAZZARINI RITIRA IL PREMIO PANZINI 2026 A BELLARIA-IGEA MARINA.

PARQUET STUDIO: IL NUOVO SPAZIO DEDICATO AL PARQUET DI QUALITÀ

Un luogo elegante e contemporaneo, dove il design incontra la materia e ogni dettaglio è pensato per ispirare.

Nasce a Riccione Parquet Studio di Ingegni S.r.l. , il nuovo showroom dedicato al mondo del parquet e delle superfici d’eccellenza, uno spazio esclusivo pensato per accogliere clienti privati, architetti, interior designer e professionisti della progettazione.

Più che uno showroom, una vera boutique del su misura: un ambiente raffinato dove scoprire, toccare e confrontare essenze, finiture e geometrie di posa, lasciandosi guidare da una consulenza specializzata nella scelta delle soluzioni più adatte a ogni progetto.

Protagonista è il fascino senza tempo del legno, materiale naturale capace di unire bellezza, comfort e durata. Accanto alle collezioni di rivestimenti, Parquet Studio propone anche innovative superfici SPC, la nuova generazione di pavimenti ad alte prestazioni che coniuga estetica contemporanea, resistenza e praticità.

Un nuovo indirizzo dedicato alla cultura dell’abitare, dove ogni superficie diventa parte integrante del progetto e dove il pavimento si trasforma in un elemento distintivo di stile.

Rivenditore autorizzato

TRA CRONACA

GIGI RIVA: L’ALTRA FACCIA

DELL’ASSEDIO DI SARAJEVO

E RACCONTO

Per anni ha raccontato guerre e assedi da inviato nei Balcani e in Medioriente. Oggi Gigi Riva torna a Sarajevo, a trent’anni di distanza dall’assedio più lungo del Novecento europeo: 1.425 giorni, 5 aprile 1992 - 29 febbraio 1996. Lo fa con C’era l’amore a Sarajevo, edizioni Mondadori. Un romanzo che intreccia memoria, sentimento e sopravvivenza.

GIORNALISTA

E INVIATO SPECIALE

CHE HA SEGUITO

TUTTE LE GUERRE

BALCANICHE DEGLI

ANNI NOVANTA, NEL

SUO ULTIMO LIBRO

GIGI RIVA RACCONTA

L’ASSEDIO DI SARAJEVO, DELL’UMANITÀ CHE

CONTINUÒ A VIVERE

SOTTO LE BOMBE, TRA AMORE E MORTE, DESIDERIO DI

RESISTERE E PAURA QUOTIDIANA.

Da anni vive a Santarcangelo di Romagna, il suo ‘porto sicuro’, nato da un innamoramento tutto romagnolo nel 1989, mentre cadeva il Muro di Berlino. “Questo libro va letto come una storia dove anche i personaggi inventati restituiscono il vero spirito di quegli anni,” racconta Riva. Alcuni protagonisti sono reali, altri nascono dalla finzione narrativa “per rendere il vero ancora più vero.” Il cuore del romanzo resta l’assedio di Sarajevo, ma soprattutto l’umanità che continuò a vivere sotto le bombe Nel libro convivono amore e morte, desiderio di resistere e paura quotidiana. “I protagonisti sono i vinti della storia,” spiega.

stituito la Sarajevo cosmopolita e luminosa che avevano conosciuto. Al suo posto sono arrivati nazionalismi, divisioni etniche, corruzione e clientelismi. Tutti i mali del mondo di oggi hanno avuto lì la loro origine.” Riva insiste molto sul legame tra quella guerra e il presente. “Quando si dice che dopo la Seconda guerra mondiale in Europa non ci sono più state guerre, si rimuove quello che è successo nei Balcani. Eppure quella guerra ha spezzato l’Europa.” Nel romanzo ritornano inevitabilmente anche i rimandi all’oggi, da Gaza all’Ucraina, perché “Sarajevo ha annunciato il futuro.”

“Sono stati sconfitti due volte: prima dalla guerra e poi dalla pace. Una pace che non ha re-

L’amore per la Bosnia nacque proprio durante l’assedio. “Avevo seguito anche le guerre in Slovenia e Croazia senza riuscire a parteggiare per nessuno. A Sarajevo invece fui colpito dalla mitezza dei bosniaci e dalla dignità con cui resistettero per quattro anni sotto le bombe.” Una scelta cambiò tutto: lascia-

DI LUCIA LOMBARDI
FOTO TOMMASO MOROSETTI

“DURANTE L’ASSEDIO, CONDIVIDEVO LA LORO VITA QUOTIDIANA. DA QUELLA ESPERIENZA

SONO NATE AMICIZIE PROFONDE E, ALLA FINE, QUESTO LIBRO,” SPIEGA RIVA. “VA LETTO COME UNA

STORIA DOVE ANCHE I PERSONAGGI INVENTATI RESTITUISCONO IL VERO SPIRITO DI QUEGLI ANNI.”

re l’albergo dei giornalisti per vivere in una casa nel centro della città. “Seguire una guerra è diverso dal vivere un assedio. Io condividevo la loro vita quotidiana e da quella esperienza sono nate amicizie profonde e, alla fine, questo libro.”

Eppure, dentro l’assedio, il romanzo racconta soprattutto la forza vitale delle persone. Riva ricorda episodi minimi ma potentissimi: il profumo richiesto più del pane, il rossetto opposto alle bombe. “Sarajevo si è salvata grazie ai sentimenti e soprattutto grazie alle donne,” dice. Donne emancipate, intelligenti, combattive, come Ljubica o Ja-

goda, personaggi che incarnano dignità e resistenza. “Jagoda rappresenta il futuro, il ritorno dell’essenza vera di Sarajevo quando questa ondata nazionalista finirà.”

Tra i protagonisti c’è anche Carlo, il giornalista occidentale che arriva in Bosnia e sceglie di condividere fino in fondo quel destino. Un personaggio che ha fatto discutere molte lettrici durante le presentazioni del libro. “Alcune mi accusano di aver costruito un uomo troppo nobile,” racconta sorridendo. “Io invece credo che Carlo rispetti profondamente la dignità delle donne e rifiuti qualunque rapporto di potere.”

Per Riva questo romanzo rappresenta anche una svolta personale. Dopo anni di saggi e ‘letteratura del vero’, ha scelto di attraversare il territorio della narrativa. “Qui non si trattava solo di raccontare fatti, ma di entrare nell’interiorità dei personaggi. È stata una scrittura più dolorosa, ma ne valeva la pena.” E alla fine, inevitabilmente, il discorso torna alla Romagna. “ A Santarcangelo ci sono arrivato nel 1989 perché mi innamorai di una ragazza romagnola,” racconta. “Da allora questo è diventato il mio porto. Anche quando facevo l’inviato di guerra, partivo e tornavo sempre qui.”

LA CURA CHE NASCE DALL’IDEA DI FAMIGLIA

DENTISTI DA 3 GENERAZIONI

In Clinica Merli la famiglia non è solo un valore, ma il fondamento del nostro modo di lavorare.

Da oltre 70 anni, la conoscenza odontoiatrica si trasmette di generazione in generazione, arricchendosi di esperienza, confronto e innovazione continua.

Essere una famiglia significa condividere responsabilità, visione e attenzione autentica verso ogni paziente.

Significa crescere insieme, mantenendo salde le radici e guardando al futuro con competenza e consapevolezza.

È da questa idea di famiglia che nasce il nostro approccio alla cura: serio, umano e orientato alla qualità nel tempo.

SCENARI

SOSPESI

DI MILENA MASSANI
FOTO MARTINA BERTACCHI

La giovane illustratrice riminese Stefania Sbrighi racconta il suo percorso con l’entusiasmo di chi sta ancora cercando la propria voce, pur avendo conquistato in aprile uno dei riconoscimenti più prestigiosi del settore: la medaglia della Society of Illustrators di New York, la più antica associazione di illustratori al mondo. Il premio, ricevuto per un’illustrazione realizzata per il New York Times, è arrivato dopo la selezione annuale dei migliori lavori editoriali internazionali e si è concluso con la cerimonia ufficiale a New York, dove l’artista è volata poche settimane fa. “È stato surreale,” racconta. “Ho scoperto di essere stata selezionata a dicembre, poi c’è stata la premiazione negli Stati Uniti. Non mi aspettavo di ricevere anche la medaglia.”

CON GIÀ DIVERSE

PUBBLICAZIONI

INTERNAZIONALI

ALLE SPALLE, SBRIGHI

HA RECENTEMENTE

RICEVUTO UNA

MEDAGLIA DALLA

SOCIETY OF ILLUSTRATORS DI NEW YORK: TUTTO È

PARTITO DA INSTAGRAM, SOCIAL SU CUI SI È

FATTA NOTARE DA ART

DIRECTOR AMERICANI

PER IL SUO STILE PITTORICO.

Un riconoscimento importante che conferma un percorso già avviato oltreoceano, dove il suo tratto è diventato rapidamente riconoscibile grazie alle collaborazioni con il New York Times Magazine e New York Times Opinion, Bloomberg e altre realtà editoriali internazionali, come la rivista australiana Made in China. Prima, però, hanno preso

forma le collaborazioni italiane con Lucy sulla cultura, la rivista fondata da Nicola Lagioia, dove Stefania ha lavorato anche come Junior art director.

Tutto è nato quasi per caso; Instagram è stato per lei una sorta di portfolio aperto sul mondo.

“Gli art director americani fanno molto scouting sui social,” spiega. “Vedono un lavoro che li colpisce e ti scrivono direttamente. È successo così anche a me: sono stata contattata il giorno del mio compleanno del 2024, poi ne è arrivato un altro e un altro ancora.”

Il passaggio decisivo è arrivato proprio con il New York Times

Un’illustrazione dedicata al ruolo dei farmacisti nella crisi degli oppioidi in America le ha fatto capire quale direzione prendere. “Lì ho capito che potevo osare.

I direttori artistici erano interessati al lato più inquietante del mio lavoro. Ho iniziato a usare le matite colorate, che prima evitavo perché più difficili da

controllare rispetto alla grafite.”

Da quell’esperimento è nato uno stile più pittorico, fatto di luci verdi, atmosfere sospese e suggestioni che richiamano le copertine horror degli anni Ottanta e Novanta. Eppure il suo immaginario non nasce dal cinema horror. Anzi. “Non riesco nemmeno a guardarli, sono emofobica (Ndr., paura del sangue),” dice sorridendo. Le influenze arrivano piuttosto dai libri illustrati dell’infanzia, dai fumetti tedeschi letti durante gli aerosol da bambina e dalle origini svizzere della famiglia. “Mia madre mi regalava le matite Caran d’Ache che uso ancora oggi. In qualche modo credo che tutto sia nato lì.”

Nel suo lavoro convivono inquietudine e ironia, elementi che le hanno permesso di distinguersi in un momento in cui, spiega, “con l’intelligenza artificiale bisogna avere un’identità

IL SUO È UN TRATTO FORTE E DISTINTO, IN CUI CONVIVONO INQUIETUDINE E IRONIA, ATMOSFERE

SOSPESE MA ANCHE SUGGESTIONI CHE RICHIAMANO LE COPERTINE HORROR

DEGLI ANNI OTTANTA E NOVANTA. “PIÙ VADO AVANTI E PIÙ CAPISCO COSA VOGLIO RACCONTARE.”

molto forte.” Per lei il disegno resta soprattutto un atto introspettivo. “Più vado avanti e più capisco cosa voglio raccontare. Disegnare è qualcosa di primitivo, viene prima della scrittura. È un modo per capire chi sei.” Nonostante i successi internazionali, l’artista sta ancora completando la magistrale in Illustrazione per l’editoria all’Accademia di Bologna. Intanto guarda già

oltre la carta stampata. Dopo una prima installazione realizzata a Milano, sogna allestimenti di grandi dimensioni, sculture e collaborazioni con il mondo della moda.

“Mi piacerebbe creare vetrine per case come Hermès, lavora-

re su spazi immersivi, dipingere opere enormi.” Nel frattempo continua a disegnare, senza desistere dal mettersi in discussione.

“Sono ipercritica con me stessa, ma forse è anche questo che mi spinge a cercare sempre qualcosa di nuovo.”

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POETICA

YVONNE

BAKER: RALLENTARE

PER CREARE

MEGLIO

LENTEZZA

YVONNE BAKER, STILISTA E PITTRICE, PROMUOVE LA ‘LENTEZZA’ COME

VALORE A CUI

TORNARE, SIA

ATTRAVERSO LA LINEA

DI ABITI CHE CREA

ARTIGIANALMENTE

SIA CON LE SUE

‘SESSIONI DI PITTURA’ E RITIRI CREATIVI CHE ORGANIZZA. “HA PRESO

VITA UNA COMUNITÀ

DI CIRCA DUECENTO DONNE.”

Il suo stile artistico è il ‘Cottage’, un’estetica romantica che affonda le radici nell’arredamento e nell’architettura delle abitazioni rurali britanniche del XVIII e XIX secolo. Nato come filosofia per promuovere l’artigianato manuale contro la produzione industriale, questo stile oggi influenza profondamente l’illustrazione, il design tessile e la moda, puntando a creare un’atmosfera calda, accogliente e profondamente legata alla natura, alla lentezza, alla qualità della vita. Per Yvonne Baker, questa ‘scuola’ artistica si riflette nelle sue creazioni, nelle tele che dipinge e nei vestiti che confeziona. “Ma per me non è semplicemente aderire a uno stile: io sono proprio così,” dice. Raccontiamo con ordine. Papà inglese e mamma romagnola, è nata a Rimini e abita a Cattolica. Accento romagnolo ma glamour assolutamente british, Yvonne è un’artista che spazia soprattutto nei campi della pittura e della moda. Yvonne, quando ha capito che l’arte sarebbe stata la sua strada nella vita?

sono diplomata all’Artistico Fellini di Riccione e poi ho frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Rimini, laureandomi in Fashion Design. La mia tesi finale verteva sul progetto che oggi è il mio lavoro: una linea artigianale completamente Made in Italy; pochi capi creati a mano con lentezza e un tocco ricercato in stile cottage inglese che io trovo molto originale e che mi rappresenta in toto. Ho iniziato subito dopo l’Università, senza fare stage e senza andare in aziende altrui. Mi sono buttata e sta andando bene. Nel frattempo, mentre studiavo, dipingevo quadri su commissione.”

Quindi, questo suo ‘mood’ o vena creativa riflette la sua personalità, non è una tecnica che applica e che potrebbe cambiare in futuro…

“L’ho sempre saputo, fin da piccola. Sono stata una bambina molto creativa. Crescendo mi

“No, è davvero quello che sento di essere: è il mio mondo. Molto fiabesco, se si vuole, ma è mio. Vale per i miei abiti, così come per i miei quadri.”

DI FLAVIO SEMPRINI FOTO SOFIA BARKOVA

Lei condivide la sua arte incontrando altre donne attraverso workshop creativi: come le è venuta l’idea? Come sceglie le location?

“Io le chiamo ‘sessioni di pittura’. Workshop è una parola che non interpreta al meglio quello

che facciamo. L’idea mi è venuta cenando con delle amiche, a casa. Volevo condividere la mia esperienza di pittura e notai che loro erano interessate. Ho iniziato così. Poi sono arrivate altre ragazze da tutta la provincia e dalle Marche. Sono incontri di

circa due ore. Oltre a queste sessioni, propongo anche dei ritiri artistici che durano alcuni giorni e ai quali partecipano ragazze da città molto lontane: Milano, Torino, Brescia… vengono per staccare completamente dalla routine, recuperare lentezza e creare qualcosa di personale. La cosa bella è che fra noi sono nate delle connessioni profonde e ha preso vita una comunità di circa duecento donne. Il ritiro, poi, fa conoscere loro anche i nostri paesaggi, i nostri borghi. Come li scelgo? Osservo. E se un posto mi piace, cerco una struttura nei dintorni che ci possa ospitare.”

Perché il concetto di lentezza è così importante per lei?

“Perché è un valore al quale tornare. Oggi è tutto veloce: fast-food, fast-fashion… dieci collezioni in una settimana e tutte omologate. Dove sono l’originalità e la cura del prodotto?

Invece io sono per i ritmi lenti: fermarsi e creare qualcosa di unico, bello, singolare.”

Lentezza, creatività, qualità. Come applica questi concetti ai suoi vestiti?

“Innanzitutto disegno i cartamodelli dei miei abiti a mano, come si faceva una volta. Già in Accademia ero l’unica a farlo. Usare il computer per realizzarli mi contrariava già allora. Così il processo è più lento ma molto più stimolante. I tessuti, che disegno io stessa, sono italiani: cotone, lino, seta… tutta la filiera appartiene al nostro Paese. Poi, i miei abiti sono quasi tutti pezzi unici, al massimo ne realizzo due uguali. Ecco come concilio lentezza, creatività e qualità. Vendo tutto e solo online, compresi quadri. In questo ho preso da mio padre che fu tra i precursori delle vendite online in Italia, seppur in altri settori.”

Oggi quali sono i tuoi obiettivi?

“Far riscoprire la lentezza come stile di vita. Far sì che la community si allarghi in modo da portare sempre più donne a vivere queste esperienze uniche. Proporre nel mio lavoro la cura dei

“OGGI È TUTTO VELOCE: FAST-FOOD, FAST-FASHION… DIECI COLLEZIONI IN UNA SETTIMANA E TUTTE OMOLOGATE. DOVE SONO L’ORIGINALITÀ E LA CURA DEL PRODOTTO? INVECE IO SONO PER I RITMI LENTI: FERMARSI E CREARE QUALCOSA DI UNICO, BELLO, SINGOLARE.”

dettagli, la qualità, l’originalità, il Made in Italy. Essere portavoce di quello che creo per farlo sapere a sempre più persone.”

LA MIA

L’OPERA

CHE EMOZIONA: LA CANTANTE

LIRICA

MARA GAUDENZI

VOCE LIBERA

Una voce intensa, capace di trasformare la fragilità in forza scenica. Dietro il sorriso discreto e l’anima riservata della mezzosoprano cattolichina Mara Gaudenzi si nasconde un talento che sta conquistando alcuni dei più importanti palcoscenici italiani ed esteri. Dopo i debutti nei teatri più prestigiosi del Paese, questa estate sarà Lucilla ne La Scala di Seta al Rossini Opera Festival di Pesaro, con la regia di Damiano Michieletto, mentre il 2027 la vedrà nel cast di tre importanti produzioni del Teatro alla Scala di Milano: Anna Bolena, dove interpreterà un personaggio ‘en travesti’ (termine teatrale per indicare un ruolo maschile interpretato da una donna) il paggio Smeton, Il Barbiere di Siviglia e Don Giovanni Diplomata al liceo classico e laureata in Lettere Antiche, ha affiancato agli studi umanistici il percorso musicale, diplomandosi in Canto Lirico al Conservatorio G. Rossini di Pesaro con il

UN TALENTO SEGRETO,

POI LE LEZIONI DI CANTO E L’INCONTRO

CON LA LIRICA: MARA

GAUDENZI OGGI È

UNA MEZZOPRANO

INTERNAZIONALE E

CANTA NEI TEATRI

PIÙ PRESTIGIOSI DEL PAESE. SARÀ PRESTO

SUI PALCHI DEL ROSSINI

OPERA FESTIVAL E DEL TEATRO ALLA SCALA

DI MILANO.

massimo dei voti, lode e menzione d’onore sotto la guida della professoressa Agata Bienkowska, per poi perfezionarsi all’Accademia scaligera, sotto la guida della docente Luciana D’Intino.

Il suo repertorio attraversa il ‘Belcanto’ tra Settecento e Ot-

tocento: da Angelina a Rosina, da Dorabella a Fenena, fino a Fidalma e Isabella, in un equilibrio perfetto tra eleganza vocale, freschezza interpretativa e sensibilità teatrale. “Mi diverte interpretare personaggi ironici e seducenti, lontanissimi dalla mia quotidianità, perché è proprio questo il fascino dell’opera: attraversare anime, caratteri, destini.” Tra i ruoli che sente più vicini c’è però Angelina, la Cenerentola rossiniana, simbolo di grazia e resilienza: “Anche quando viene trattata male, mantiene la sua bontà. È una guida alla delicatezza.”

Per Mara Gaudenzi la lirica è stata un richiamo intimo, custodito a lungo tra le pareti di casa, nelle canzoni sussurrate in camera o sotto la doccia, quando cantare era ancora un gesto privato, quasi segreto: “La voce era pronta, ero io a non esserlo,” racconta oggi con sincerità. A sedici anni, su suggerimento del padre, prende le prime lezioni.

DI ARIANNA DENICOLÒ
FOTO CAMILLA CANALINI

“LA SCOPERTA DELLA MIA VOCE È DIVENTATA UN VIAGGIO DENTRO ME STESSA,” RACCONTA MARA. “MI DIVERTE INTERPRETARE PERSONAGGI IRONICI E SEDUCENTI, LONTANI DALLA MIA QUOTIDIANITÀ.”

MUSICA

All’inizio la musica leggera, poi l’incontro con le arie antiche e con una sonorità che sente subito vicina: “Senza microfono mi sentivo più libera, la scoperta della mia voce è diventata un viaggio dentro me stessa, tra insicurezze e desiderio di esprimermi.”

Determinante è stato poi l’incontro con la Bienkowska che le ha trasmesso fiducia e leggerezza: “Mi ha insegnato che il canto è rigore ma anche gioco. E soprattutto che scegliamo noi come sentirci.” Un insegnamento

che oggi porta ancora sul palco, dove si definisce una cantante ‘atipica’, lontana dal divismo: “Mi sento una ragazza di paese, innamorata della bellezza della musica e dell’arte, anche se, a un certo punto, è inevitabile prendersi il proprio spazio.”

Accanto al desiderio di poter cantare presto alla Fenice, all’Opèra di Parigi e al Metropolitan di New York, coltiva un insolito sogno nel cassetto, duettare con il comico Valerio Lundini: “Non so che cosa verrebbe fuori, ma sono sicura che

mi divertirei molto!”

E cosa pensa dei social? “Che servono ad avvicinare il pubblico e a mostrare il dietro le quinte, il lavoro immenso che c’è. Ma ciò che conta davvero resta altro: il rapporto profondo con la voce, da custodire come una creatura ospite.” Al pubblico, più della perfezione tecnica, Mara Gaudenzi vorrebbe lasciare un’emozione precisa: la bellezza. “In un mondo difficile, tra crisi e guerre, credo che la poesia sia necessaria. È uno spiraglio contro il cinismo.”

GENTE

LA

NUOVA

HAPPY

HOUR

PER LA SOCIALITÀ È AL SORGERE DEL SOLE

DEL MATTINO

Basta spritz delle 19 e rumori molesti di locali affollati, nel 2026 la vera ‘ora d’aria’ dedicata a incontri, relazioni e networking si è spostata al sorgere del sole. La mattina e la colazione stanno vivendo una rivoluzione silenziosa, trasformandosi da rapido rito funzionale a nuovo totem della socialità. Tra un cappuccino gourmet e un avocado toast, una brioche e un caffè filtro, migliaia di persone scelgono la colazione per parlare di lavoro o rilassarsi e socializzare. È una moda che ha attraversato l’oceano ed è arrivata anche in Italia conquistando un pubblico sempre più vasto, grazie a format innovativi e occasioni che celebrano la convivialità del mattino. Il rito si apre a nuove dinamiche sociali e diventa l’occasione per vivere esperienze e dialogare tra persone in cerca di nuove connessioni.

L’espressione ‘il mattino ha l’oro in bocca’ si carica adesso di valori e significati, soprattutto per

TRA UN CAPPUCCINO

E UN AVOCADO TOAST, LEZIONI DI PILATES E CONCERTI ALL’ALBA, LA NUOVA TENDENZA È CELEBRARE LA SOCIALITÀ AL MATTINO, TRASFORMANDOLO

IN UN MOMENTO PER VIVERE ESPERIENZE E DIALOGARE IN CERCA DI NUOVE CONNESSIONI.

una nuova generazione che vive le prime ore del giorno come uno spazio di libertà, gusto e relazione. A New York già negli anni Settanta si parlava di ‘power breakfast’ (la pratica di coltivare relazioni o chiudere accordi di lavoro durante la prima colazione, Ndr.), adesso è arrivata an-

che in Italia e sta cambiando le abitudini e il modo di vivere la convivialità.

Ne è la prova Manì, il nuovo format di Mariano Guardianelli, chef stellato del ristorante Abocar. Manì, situato sul Parco del Mare di Rimini all’interno della Galleria Savoia, è un luogo di piacere vista mare, nato per accogliere un pubblico eterogeneo e giovane e offrire una colazione di alta qualità, un assaggio di alta cucina più democratico e informale del classico fine dining. “Sono sempre stato affascinato dal mondo dei lievitati,” spiega lo chef, “e ho colto questa opportunità per proporre una colazione diversa, fatta di prodotti di altissima qualità, con materie prime stagionali e caffè specialty, in una location fantastica davanti al mare.” Il legame con Abocar ha fatto da traino iniziale, ma il progetto punta a crescere ancora. “Per i nostri clienti, la colazione da Manì è un ‘lusso accessibile’, una pro-

DI STEFANO BONINI
FOTO LUCIA LOMBARDI

SULL’ONDA DEL TREND DELLA ‘POWER BREAKFAST’, LO CHEF MARIANO GUARDIANELLI PROPONE UN NUOVO FORMAT, MANÌ, DOVE ANCHE LA COLAZIONE DIVENTA UN ASSAGGIO DI ALTA CUCINA, IN UNO SPAZIO CONVIVIALE, INFORMALE E DEMOCRATICO.

posta stellata a prezzi democratici. L’offerta,” sottolinea Mariano, “spazia da prodotti sfogliati in stile francese a opzioni salate tipiche della tradizione italiana, come la focaccia con la mortadella. La panificazione d’eccellenza risponde al concetto di una bakery moderna che supera la classica distinzione tra panificio e pasticceria.” Manì si propone così come un vero e proprio ibrido gastronomico e uno spazio di convivialità ideale in diversi momenti della giornata. Le notti infinite in discoteca iniziano così a sembrare un lontano ricordo, come dimostrano i casi di ‘soft clubbing’ che stanno conquistando le grandi città e che spostano musica e dj set al mattino. Una filosofia che si rispecchia perfettamente nell’evento ‘Albe in controluce. Concerti al sorgere del sole’, organizzato dal Comune di Riccione. “Per noi il momento dell’alba è magia pura,” rivela Sandra Villa, vicesindaca e assessora alla Cultura

del Comune, “il sole che sorge sull’Adriatico regala un palcoscenico naturale straordinario. Un rito collettivo, un grande abbraccio che riunisce la comunità locale con gli ospiti della

città in un’unica, meravigliosa atmosfera condivisa. All’interno del progetto Riccione City Music, la rassegna ‘Albe in controluce’ riveste un ruolo di primissimo piano, per l’unicità del

PH ELENA MOROSETTI
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ANCHE MUSICA E SPORT SI SPOSTANO AL MATTINO, COME DIMOSTRANO ‘ALBE IN CONTROLUCE.

CONCERTI AL SORGERE DEL SOLE’, E IL PALINSESTO DI ATTIVITÀ PROPOSTO DA RIMINIWELLNESS QUEST’ANNO.

momento e quel fascino speciale, capace di trasformare le nostre spiagge libere di Marano e piazzale San Martino in spazi di pura armonia.” Anche per l’edizione di quest’anno, il calendario artistico è di altissimo profilo. “Accompagnerà l’inizio del giorno per tutta l’estate,” prosegue l’assessora Villa, “dopo la partenza con il cantautore Venerus, il 21 giugno, il viaggio proseguirà il 5 luglio con l’energia di Mille, il 12 luglio con Dutch Nazari, il 19 luglio con la scrittura di Giovanni Truppi e il 26 luglio con Sara Gioielli. E si completerà il 9 agosto a con l’appuntamento che vedrà protagoniste Gloria Campaner & Thea Crudi. Al sorgere del sole saremo in tanti e come sempre sarà semplicemen-

te stupendo.”

Ma anche l’attività fisica si sposta all’alba, come ci racconta Valentina Fioramonti, Group Exhibition Manager Wellness & Outdoor di Italian Exhibition Group e responsabile di RiminiWellness e Pescare Show: “A partire dal 2023 abbiamo lavorato al rilancio di RiminiWellness puntando su un format di fiera più esperienziale. Ci siamo concentrati più sul benessere come stile di vita che non sul singolo allenamento, cercando di rappresentare tutti gli elementi che compongono un approccio sano alla vita: allenamento, alimentazione, riposo, recupero muscolare, supporto psicologico, mindfulness e integrazione fisiologica. Questo ci ha

portato ad ampliare le attività con cui coinvolgere il pubblico, sia in fiera che fuori. Nasce così RiminiWellnessOFF, un palinsesto di attività pensato per integrare la classica offerta in fiera con eventi proposti in città, e sul Parco del Mare. Eventi che diventano un ‘ponte’ per invitare gli appassionati a visitare i padiglioni fieristici, ma soprattutto che rispondono a un’esigenza sempre più forte dei visitatori, che non vogliono perdersi nulla di quello che la nostra manifestazione e la città hanno da offrire. Permettere loro di svegliarsi guardando il mare, proponendo una sessione di pilates all’alba o un wellness breakfast sul nuovo waterfront rappresenta un vantaggio non indifferente.”

SOTTO, DA SINISTRA, SANDRA VILLA, VICESINDACA E ASSESSORA ALLA CULTURA DEL COMUNE, E VALENTINA FIORAMONTI, MANAGER A CAPO DI RIMINIWELLNESS.
PH ELENA MOROSETTI

IL COLORE PIÙ BELLO DELL’ESTATE? ROSSO DI SERA

Se Capri ha la sua Piazzetta e Saint-Tropez i suoi indirizzi iconici sul porto, l’estate 2026 di Riccione e della Riviera ha già il suo nuovo place to be: Rosso di Sera. Affacciato sulla darsena della Perla Verde, à côte dello storico Caffè del Porto, en face de Kalamaro Fritto, questo raffinato salotto mediterraneo è il nuovo hot spot della riviera.Un indirizzo che interpreta alla perfezione il nuovo lusso contemporaneo: elegante ma senza ostentazione, esclusivo ma autentico. Dalla colazione lenta vista yacht by Caffè del Porto, agli aperitivi che accendono il tramonto, fino alle cene sotto le stelle e ai dopocena scanditi da un ricercato calendario musicale, ogni momento qui diventa un piccolo rito glamour.

La firma gastronomica è quella di Kalamaro Fritto, protagonista di una proposta capace di unire gusto, convivialità e lifestyle in perfetto equilibrio. Cocktail d’autore, sapori di mare e un’atmosfera che richiama le grandi destinazioni del jet set internazionale rendono ogni appuntamento un’esperienza da vivere e raccontare.

Quando il sole scende sul porto e il cielo si colora di sfumature rosso fuoco, Rosso di Sera cambia ritmo. Le luci si abbassano, i calici si alzano e la Riviera ritrova la sua anima più seducente.

PERCHÉ QUEST’ESTATE C’È UN SOLO INDIRIZZO DA SEGNARE IN AGENDA. ROSSO DI SERA. DOVE IL TRAMONTO INCONTRA IL GLAMOUR.

ROSSO DI SERA

SPORT

LANCIO

IL GIAVELLOTTO DI GIOVANNI

FRATTINI

PUNTA

VERSO

GLI EUROPEI

DA CAMPIONE

DI ALBERTO CRESCENTINI

Chi l’avrebbe mai detto? Già, chi avrebbe potuto immaginare che quel ragazzino di 13-14 anni che si divertiva a lanciare le canne nel prato vicino a casa sarebbe diventato poi il miglior giavellottista d’Italia? Eppure è andata davvero così, e meno male, verrebbe da dire, che quel

canneto sorgeva proprio a due passi dalla sua abitazione, a San Giovanni in Marignano, nell’ultimo lembo a sud della provincia di Rimini.

Giovanni Frattini, che è tesserato per il Centro Sportivo Carabinieri, adesso di ‘primavere’ ne ha messe assieme 23, vive e si al-

lena a Bologna, ma un salto nel piccolo centro marignanese lo fa ancora, non fosse altro perché lì risiedono sempre i genitori, il fratello e la sorella. Un ragazzo, Frattini, che ha le idee piuttosto chiare circa il suo immediato futuro. “L’appuntamento clou sono i campionati europei di

atletica leggera che si terranno ad agosto a Birmingham, in Inghilterra,” dice. “Vorrei proprio esserci e magari, perché no, mi piacerebbe strappare un posto nella finale a 12. Sarebbe bellissimo…” Vuole crederci Giovanni, che nel 2024, in occasione dei Campionati di Società a Parma, scagliò l’attrezzo a 83 metri e 61, seconda misura di sempre per gli atleti del Belpaese. Una risposta importante a cancellare con un colpo di spugna un periodo nero, nerissimo, addirittura due intere stagioni – il 2022 e il 2023 – saltate per un brutto infortunio al gomito destro, il braccio con cui lancia. “È stata veramente dura, a un

certo punto avevo perfino pensato che non sarei più tornato in pedana, non è stato certo un periodo facile da affrontare,” confessa Frattini. “Ma non ho mollato e alla fine eccomi di nuovo qua, a vivere quelle sensazioni che mi piacciono un sacco.” E dopo l’exploit a Parma, il giovane giavellottista marignanese ha trovato una puntuale conferma alla Coppa Europa di lanci che si è tenuta nel marzo 2025 a Nicosia, nell’isola di Cipro: una manifestazione che l’ha visto catturare una pesante medaglia d’argento con la ragguardevole misura di 82.68, a meno di un metro dal personale. “Quello è il mio miglior risultato in campo

internazionale,” precisa Giovanni, che tra i patri confini ha fatto incetta di titoli, prima a livello giovanile, quindi tra gli assoluti. Ad allenarlo, dopo una lunga parentesi sotto la guida tecnica di Emanuele Verni, è Antonio Fent, che si prende cura di lui dal settembre 2025. Ma come si sviluppa la sua settimana tipo di lavoro? “Mi alleno dal lunedì al sabato, due volte al giorno,” risponde. “In pedana faccio capolino solo in due allenamenti, con Antonio che è lì al mio fianco: le altre 10 sedute sono dedicate invece alla preparazione atletica, al condizionamento fisico,” non tralascia nulla Frattini, che ha già bene in mente il suo cammino di avvicinamento agli Europei in Gran Bretagna. “Parteciperò a vari meeting, così come sarò in pedana ai campionati italiani assoluti che si terranno a fine luglio a Firenze. Voglio cercare di arrivare al top della condizione per l’appuntamento continentale,” dichiara Giovanni, che nella vita di tutti i giorni è studente in Fisica all’Università di Bologna. Ma come nasce la passione per il giavellotto? “Da piccolo lanciavo il vortex, che è un attrezzo propedeutico al giavellotto. Il passo successivo non poteva che essere quello,” semplifica l’atleta marignanese, che preferisce guardarsi dentro piuttosto che ispirarsi a qualche modello: “Jan Zelezny è stato un grandissimo, un campione straordinario, ma adesso osservo soprattutto me stesso, voglio capire quali dettagli posso ancora migliorare.”

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