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Rimini IN Magazine 01 2026

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MARCO BEZZECCHI

TALENTO IN PISTA
LORENZO MARCONI
ROBOT IN CAMPO
MARIA CRISTINA DIDERO
SGUARDO AL DESIGN
Leggi la rivista online

Riscaldiamo i motori con il primo personaggio di copertina dell’anno: Marco Bezzecchi, pilota riminese di MotoGP che dopo un’ottima stagione 2025 ha rinnovato il contratto con Aprilia. Entrando nel cuore della rivista: il docente Lorenzo Marconi spiega le potenzialità della robotica nel settore agricolo; incontriamo la curatrice di fama internazionale

Maria Cristina Didero e gli autori del podcast Crimini a Rimini; parliamo della Rimini che ancora oggi ispira il cinema e la tv, e della storia dell’atleta podistico Marco Zanni; entriamo in un’abitazione in equilibrio tra essenzialità, luce e calore; scopriamo come il ricamo diventa street art nelle installazioni del Club di Penelope; parliamo di filosofia e IA con il professor Claudio Paolucci; infine, con Rimini Sparita riscopriamo la storia della città. Buona lettura!

DI ANDREA MASOTTI

Edizioni IN Magazine s.r.l. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì | T. 0543.798463 www.inmagazine.it | info@inmagazine.it Anno XXVI N. 1 marzo/aprile Reg. di Tribunale di Forlì il 20/12/2000 n.34

Direttore Responsabile: Andrea Masotti Redazione centrale: Clarissa Costa Coordinamento di redazione: Lucia Lombardi Artwork e impaginazione: Francesca Fantini Ufficio commerciale: Gianluca Braga Stampa: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) Chiuso per la stampa il 27/02/2026

Collaboratori: Alberto Crescentini, Arianna Denicolò, Annamaria Gradara, Milena Massani, Flavio Semprini, Cesare Trevisani, Serena Onofri. Fotografi: Angelo Ciccolo, Marchiodifabbrica (foto cover), Memo Films, Tommaso Morosetti, Elena Morosetti, Fabrizio Petrangeli, Toiletpaper.

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte. In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

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PILLOLE

RIMINI | Dall’estro dell’artista e designer Marco Morosini (in copertina per Rimini IN Magazine 4/2025), è nato a Riccione MArCo, nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea in viale Gramsci. MArCo è più di una galleria, è un laboratorio di visioni in cui si alterneranno mostre, performance e installazioni. Per l’apertura, Morosini ha realizzato tre opere inedite, ampliando la proposta dell’esposizione Gran Buffet. “Un arco teso tra pensiero e materia,” così Morosini descrive questa nuova avventura, una ‘freccia scagliata’ per unire linguaggi diversi in un’unica visione artistica. In questo hub cittadino il creativo unisce segno, luce – grazie al concept di Renzo Serafini – e suono, con le sculture sonore di Simone Pari, per una esperienza immersiva a tutto tondo. Aperto venerdì e sabato.

FALCIONI PRESIDENTE DI CIA ROMAGNA

RIMINI | Il riminese Lorenzo Falcioni è il nuovo presidente di Cia Romagna, eletto per acclamazione nell’assemblea provinciale di Cesena. Succede a Danilo Misirocchi, alla guida della Confederazione dalla fusione del 2017. L’assemblea ha concluso un percorso partecipato che ha coinvolto le sette zone territoriali tra Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, definendo priorità e indirizzi per il futuro. “Solo rafforzando le aziende agricole e garantendo prospettive economiche si può contrastare lo spopolamento e mantenere vivi i territori,” ha detto Falcioni. Cia Romagna associa oltre 10.000 iscritti, di cui più di 5.000 imprese, con 34 sedi sul territorio romagnolo. Fa parte di Cia - Agricoltori Italiani, tra le maggiori organizzazioni professionali agricole europee.

I PRIMI 70 ANNI

DI BELLARIA-IGEA MARINA

BELLARIA IGEA MARINA | Al Palacongressi di Bellaria Igea Marina il Premio Panzini 2026 ha celebrato il 70° anniversario del Comune autonomo davanti a quasi mille persone. È stato premiato con la massima onorificenza cittadina il fisico Carlo Maria Lazzarini, 36 anni, inserito tra i migliori giovani scienziati al mondo e impegnato in progetti tra spazio e radioterapia oncologica. Premiati anche il talento del motociclismo Filippo Orlandi, fresco vincitore della Coppa di Spagna, e l’associazione Igea City, che coinvolge oltre 200 volontari. Un riconoscimento speciale è poi andato alla Comunità cittadina, per suggellare un legame saldo tra radici, presente e futuro nel segno dell’autonomia conquistata nel 1956.

IL PILOTA RIMINESE

TRA VITTORIE, PODI E IL ‘MATRIMONIO’ CON APRILIA

BEZZECCHI MARCO

È lontano da casa, già immerso nel clima della nuova stagione di corse, ma il cuore di Marco Bezzecchi – per tutti il Bez – resta saldamente ancorato alle radici, a Viserba. Dalla umida Malesia, dove è stato impegnato nei test ufficiali pre-stagionali di Sepang, il pilota motociclistico romagnolo classe 1998 risponde al telefono con la naturalezza che lo accompagna da sempre: poche frasi di circostanza, tanta sostanza, una riservatezza quasi d’altri tempi. Il momento che sta vivendo, del resto, non ha bisogno di troppe presentazioni.

Il 2025 è stato l’anno della definitiva consacrazione. Alla sua prima stagione con Aprilia Racing, Bezzecchi ha chiuso il Mondiale MotoGP in terza posizione con 353 punti, firmando la miglior annata di sempre per un pilota della casa di Noale. Tre vittorie nelle gare lunghe – Silverstone, Portimão e Valencia – tre successi nelle Sprint, quindici podi complessivi e cinque pole position: numeri che raccontano una crescita continua e una

maturità tecnica e mentale raggiunta curva dopo curva. Un percorso suggellato nel modo migliore possibile, con la vittoria nell’ultimo Gran Premio della stagione a Valencia e, subito dopo, con un annuncio dal sapore speciale: il pilota italiano rinnova il contratto con Aprilia Racing, diventando il primo tassello certo dello schieramento futuro. La ‘proposta’ è arrivata al termine di quella gara, la RS-GP Albarosa, la sua ‘ragazza di ferro’ – così Marco l’ha chiamata fin dall’inizio la sua Aprilia – ha detto sì. Da lì, la firma di un accordo che va oltre i numeri e le scadenze, regolando una condivisione totale, tecnica ed emotiva, dentro e fuori dalla pista.

“Sono molto contento di aver rinnovato per altri due anni. Fin dal primo giorno in cui ho firmato avevo in mente l’obiettivo di costruire un progetto a lungo termine,” ha spiegato Bezzecchi. “Sono felice di aver trovato il supporto di tutto il team e della fabbrica di Noale.” Un legame che oggi guarda al futuro con ambizione e consapevolezza.

FOTO FABRIZIO PETRANGELI
DI LUCIA LOMBARDI

PER IL PILOTA DI VISERBA, IL 2025 È STATO L’ANNO DELLA DEFINITIVA CONSACRAZIONE, CON QUINDICI PODI COMPLESSIVI E CINQUE POLE POSITION: CHIUDE IL MONDIALE MOTOGP IN TERZA POSIZIONE E RINNOVA IL CONTRATTO CON APRILIA RACING.

Bez, è già dall’altra parte del mondo e la stagione è pronta a ripartire. Che sensazioni ha in questo momento?

“Mi sento bene, davvero. Sono contento perché durante l’inverno, a casa, abbiamo lavorato tanto e bene sulla preparazione, quindi arrivo a questo inizio sentendomi abbastanza in forma. Prima di venire qui siamo anche andati a girare un po’ in moto in Indonesia, ed è stato molto utile. Adesso finalmente si ricomincia con la MotoGP, quella vera, quella che conta. Tornare in sella a questa moto è sempre una bella emozione.”

Quando ci si avvicina a un nuovo inizio, la mente gioca un ruolo fondamentale. Come si gestiscono adrenalina e pressione?

“In questo momento, prima dei test, è più semplice perché non c’è ancora una gara e la pressione è più bassa. Quando invece si entra nel vivo, tutto dipende molto dal lavoro che fai nei giorni precedenti. Devi cercare di mantenere sempre calma, lucidità e concentrazione. Non c’è una ricetta precisa: ognuno affronta certe situazioni a modo suo.”

Fa dei gesti scaramantici prima di scendere in pista?

“Non parlerei di gesti scaramantici veri e propri. Sono più che altro delle cose che faccio sempre nello stesso modo, delle routine. Mi aiutano a restare concentrato e a entrare nel giusto stato mentale.”

Viserba è sempre presente nel suo racconto. Quanto conta il legame con il suo territorio e con il fan club che la sostiene e segue ovunque?

“Conta tantissimo. Il mio fan club e, in generale, tutti i miei tifosi sono per me fondamentali. Anche nei momenti difficili sono quelli che ti stanno più vicino e ti sostengono di più. Negli anni si è creato un rapporto davvero speciale, con persone che vedo spesso e che ormai sono diventate amiche. Avere tutto questo affetto vicino a casa è ancora più bello e ti dà una forza incredibile.”

Dal punto di vista della preparazione, come si allena per affrontare una stagione così impegnativa?

“Mi alleno con il nostro preparatore, Carlo,

PH MARCHIODIFABBRICA
PH MARCHIODIFABBRICA
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Una Porsche è sempre una Porsche. Le vetture usate Porsche Approved regalano le stesse emozioni del primo giorno. Trova quella dei tuoi sogni al Centro Porsche Approved & Service Cesena.

che segue praticamente tutti i piloti dell’Academy da anni. Ci sono tantissimi modi per arrivare pronti, sia fisicamente che mentalmente. Ognuno deve trovare la propria strada, spesso provando e sperimentando. Alla fine puoi raggiungere lo stesso obiettivo seguendo percorsi diversi, l’importante è sentirsi pronti quando serve.”

La VR 46 Riders Academy di Valentino Rossi ha segnato profondamente il suo percorso. Che imprinting le ha dato umanamente?

“Entrare a far parte dell’Academy è stato qualcosa di speciale, e lo è ancora oggi. Io sono sempre stato un suo grandissimo tifoso, quindi poterlo vedere, allenarmi con lui, parlarci, essere diventato suo amico, è una cosa bellissima. Valentino ha un’esperienza enorme, ha vinto tantissimo e può insegnarti davvero molto. Ci sarebbero ore di cose da

“I MIEI TIFOSI
SONO PER ME FONDAMENTALI. ANCHE NEI MOMENTI DIFFICILI,” AFFERMA BEZZECCHI, “SONO QUELLI CHE TI STANNO

PIÙ VICINO E TI

SOSTENGONO. NEGLI ANNI SI È CREATO UN RAPPORTO DAVVERO SPECIALE, CON PERSONE CHE ORMAI

SONO DIVENTATE AMICHE.”

raccontare, ma il valore più grande è proprio questo scambio continuo.”

Ricorda il momento in cui hai capito che questa sarebbe diventata la sua strada?

“All’inizio, quando correvo con le minimoto, era soprattutto un gioco. Poi, negli ultimi anni, quando ho iniziato a lottare per i campionati italiano ed europeo, ho cominciato a sognare davvero di diventare pilota della MotoGP. Da quel momento quel sogno non mi ha più lasciato.”

Qual è l’aspetto più duro di questo percorso?

“È una vita da grandi anche quando sei piccolo. Devi rinunciare a tante cose che fanno i tuoi amici, sei sempre stanco, devi conciliare scuola e allenamenti, stare spesso lontano da casa e dalla famiglia. Ti fai spesso male, le gare non sempre vanno bene, soprattutto all’inizio. Prendi batoste fisiche e morali. Non è semplice, ma quando riesci a fare una bella gara o a raggiungere un obiettivo, quelle emozioni ti ripagano di tutto. È vero che le sconfitte sono sempre difficili da accettare, però dai momenti complicati impari di più rispetto a quelli felici. Bisogna cercare di andare avanti. Alla fine, la vittoria più è sudata, più è goduta.”

Che doti pensa siano fondamentali per arrivare a certi livelli?

“Sicuramente la testa dura. Devi avere idee chiare e portarle avanti con determinazione. Serve tanta devozione, essere disposti a tutto, sia quando ti fai male sia quando le cose non vanno come vorresti. La capacità di soffrire, di tenere duro è fondamentale.”

Ha appena rinnovato il contratto con Aprilia Racing fino al 2028. Che aspettative ha per questo nuovo capitolo?

“È una responsabilità importante, ma anche una grande motivazione. Do tutto a lei, do tutto alla moto. Mi sento carico e pronto a continuare questo percorso insieme.”

Viserba resta casa, il luogo dove tutto ha avuto inizio e dove l’energia si rinnova. Il futuro, invece, corre veloce sulle piste di tutto il mondo. E Bez è pronto ad affrontarlo, con la stessa determinazione di sempre.

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ROBOT

L’INTEGRAZIONE TRA ROBOTICA E AGRONOMIA

SPIEGATA DA LORENZO MARCONI

IN CAMPO

Unimate, il robot meccanico che nel 1961 debuttò alla General Motors, è già in pensione. Ora c’è una nuova generazione di umanoidi dalla capacità dirompente: imparare, non solo ripetere. Potenza dell’intelligenza artificiale applicata ai sistemi fisici. Tutto ciò è il pane quotidiano di Lorenzo Marconi, riminese e pendolare quotidiano, professore ordinario di Automatica al Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione (DEI) dell’Università di Bologna, dove si è laureato con lode in Ingegneria Informatica nel 1995 e dove svolge attività di ricerca nel campo della robotica e della teoria del controllo. La maturità di una tecnologia è definita dalla scala TRL (Technology Readiness Level): dal livello 0 della ricerca teorica fino al 9, ossia un prodotto pienamente disponibile. All’Alma Mater il percorso dalla ricerca al mercato è affrontato in modo integrato: Field Robotics, società e

UN ROBOT PER L’AGRICOLTURA CAPACE DI RACCOGLIERE

DATI E OTTIMIZZARE LE COLTURE: È HAMMERHEAD, IL TRATTORE

ROBOTICO ELETTRICO

REALIZZATO DA FIELD

ROBOTICS, SPINOFF UNIVERSITARIO FONDATO DA MARCONI.

chimiche e l’impatto ambientale. Perché questa attenzione all’ambito agricolo?

spin-off universitario nell’ambito della robotica per l’agricoltura di cui Marconi è cofondatore e partecipato dal Gruppo Bonfiglioli, ha realizzato Hammerhead, un trattore robotico elettrico e autonomo per l’agricoltura di precisione; è capace di acquisire dati di campo, ottimizzare le colture e ridurre l’uso di sostanze

“Mi attrae molto la robotica outdoor. In ambiente industriale il robot esegue gesti programmati; all’aperto, invece, deve interpretare il territorio, ricostruire l’ambiente, acquisire e trasmettere dati anche tramite telecamere multispettrali; deve reagire a condizioni climatiche variabili. Hammerhead è un sistema intelligente: dialoga con l’agricoltore, lo solleva da attività faticose e anche rischiose, compensa una manodopera sempre meno disponibile. Una rivista americana lo ha immaginato al femminile, definendolo ‘She is… Bellissima!’” Pensate anche a frutteti diversi da quelli tradizionali?

“L’interazione tra robotica e agronomia conduce a ripensare gli impianti agricoli in una logica robotics-friendly. I frutteti evolvono con alberi a sviluppo verticale e geometrie bidimen-

DI CESARE TREVISANI FOTO ELENA MOROSETTI

sionali per rendere il frutto più accessibile.”

Con sua moglie Federica ha tre figli: Carlotta è ingegnere energetico a Oslo, Nicola è l’artista di casa, Martina prepara il futuro alle superiori. Consigli ai giovani che sognano la robotica? “Sono fondamentali competenze

di base in ingegneria, matematica, fisica e informatica. Accanto, anche umanistiche e giuridiche, oltre alla conoscenza dei contesti normativi. Va compreso il problema nel suo insieme, per poi scomporlo in parti gestibili per sviluppare soluzioni efficaci. I giovani riminesi possono con-

tare su un ateneo di alto livello.”

Al CES 2026 di Las Vegas le grandi imprese hanno mostrato i muscoli: proposte affascinanti per un mercato valutato in 16,7 miliardi di dollari. I robot puliscono casa, salgono e scendono scale, supportano l’attività sportiva, la camminata degli anziani...

“L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale supera la logica della semplice ripetitività programmabile. Oggi progettiamo sistemi capaci di adattarsi all’ambiente e di interagire con esseri umani e non umani. Il robot apprende e si adegua al contesto, introducendo inevitabilmente una riflessione etica. La sfida è governare questa evoluzione valorizzandone l’utilità concreta in ambiti come la sanità, il controllo del territorio, la sicurezza e, sempre più, la vita quotidiana.” Qual è l’ecosistema ideale per favorirne la diffusione?

“È un tema cruciale. Questi sistemi si fondano sulla capacità

RUBRICA

di comunicare: la trasmissione dei dati è centrale, così come la loro sicurezza e riservatezza. Poi ci sono le problematiche legate allo storage e al consumo energetico per raffreddare infrastrutture. Non a caso, i principali attori globali del settore stanno investendo in capacità e fonti energetiche dedicate. La sostenibilità rappresenta una delle sfide più complesse e decisive.”

Chiuda gli occhi e sogni il robot ideale per la sua città.

“Lo dedicherei al turismo. Dovrebbe fornire servizi di accoglienza e di divulgazione delle bellezze della città tramite pun-

ti informativi robotizzati. Ma anche per il monitoraggio e la sicurezza del territorio, un pattugliamento gentile sugli eventi e sulla nostra spiaggia. Infine, per il decoro urbano.”

Spieghi meglio.

“In Cina li usano per monitorare il traffico e per la vigilanza urbana: ci sono droni che rilevano infrazioni o congestioni e indirizzano il traffico. Bisogna vincere il timore iniziale: il robot impara in fretta. Pensi a un drone con telecamere termiche per rilevare persone, filtrare le situazioni, valutare i rischi e mantenersi in contatto con le forze dell’ordine.

“OGGI, CON L’IA, PROGETTIAMO SISTEMI CAPACI DI ADATTARSI ALL’AMBIENTE, DI INTERAGIRE E ADEGUARSI AL CONTESTO. LA SFIDA? GOVERNARE QUESTA EVOLUZIONE VALORIZZANDONE L’UTILITÀ CONCRETA.”

Al CAB di Bologna, con Field Robotics è attivo un progetto di pattugliamento aereo: il drone indirizza il camion ai luoghi di carico e scarico tramite un segnale luminoso, ordina i flussi e li rende più sicuri.”

Lei è ambasciatore dell’offerta congressuale riminese e ha ricevuto il premio ‘Rimini Mundi’. Ci sono novità?

“Nel 2024 abbiamo ospitato l’European Robotics Forum con oltre mille ospiti. Nel giugno 2028 è stata programmata la European Control Conference. Il ruolo di ambasciatore della mia città mi inorgoglisce molto.”

SGUARDO

LA CURATRICE

MARIA CRISTINA

DIDERO TRA RIMINI

E IL MONDO

AL DESIGN

Rimini è una città che non si possiede mai del tutto: la si attraversa, la si vive intensamente, poi la si lascia andare. È un luogo di euforia e transitorietà, dove tutto sembra accadere per un tempo limitato, come una parentesi luminosa. Forse è anche da qui che nasce uno sguardo capace di tenere insieme distanza e coinvolgimento, radici e movimento continuo. Curatrice internazionale, Maria Cristina Didero, con una formazione umanistica e una pratica che intreccia design, arte e società, racconta un percorso che parte dall’Adriatico e arriva ben oltre i confini italiani, senza mai perdere il filo delle persone. Rimini è il luogo in cui è cresciuta. Che sguardo le ha dato sul mondo?

“Sono emiliana di nascita ma cresciuta a Rimini, un luogo stereotipicamente legato all’intrattenimento, al divertimento, allo sport e al cibo. Rimini è una bolla temporale, una meta turistica: le persone arrivano, si lasciano stupire e poi se ne vanno. Credo di aver imparato qui il senso profondo di parole come euforia, attrazione, transitorietà, ma

anche una certa predisposizione verso la vita, verso l’altro e verso l’ignoto. Rimini mi ha insegnato a convivere con tutto questo, ma anche ad allontanarlo dal mio quotidiano.”

Dalla laurea in Lettere al design internazionale: quando avviene la svolta?

“Il primo distacco da Rimini è stato per studiare. Mi sono laureata a Bologna con una tesi comparativa tra la Rivoluzione francese e quella bolscevica. Poi ho viaggiato tanto, fino ad arrivare a Milano nel dicembre del 1997. La letteratura e la storia sono parte della mia formazione e del mio patrimonio, ma il design e l’architettura sono sempre stati una grande passione. Appena possibile ho iniziato a lavorare in questo campo, a partire dal Vitra Design Museum in Germania, una delle istituzioni più prestigiose per il design. Da lì ho continuato il mio percorso.”

In che modo il background umanistico entra nel suo lavoro curatoriale?

“Il mio mantra è che il design parla di persone e non di ‘sedute’. In inglese funziona meglio:

TRA OMAN, TOKYO, TIRANA E L’ITALIA: MARIA

CRISTINA DIDERO

È UNA CURATRICE

INTERNAZIONALE CHE

VANTA MOLTEPLICI

COLLABORAZIONI CON DIVERSE ISTITUZIONI.

È STATA LA PRIMA

ITALIANA A GUIDARE

DESIGN MIAMI, LA FIERA DI DESIGN PIÙ

PRESTIGIOSA AL MONDO.

design is about people, not about chairs. Ho sempre cercato di portare avanti progetti che mettessero al centro il designer prima del prodotto. Ci sono curatori che fanno esattamente l’opposto, concentrandosi solo sull’oggetto e sulla sua forma. Io do importanza alla narrazione, alla storia, all’intenzione. Mi interessa capire chi crea un oggetto, più che l’oggetto in sé. Molte delle

mie mostre indagano il rapporto tra design e le grandi sciagure dell’umanità: design e religione, politica, guerra, veganesimo.”

Vivendo a Milano ma lavorando su scala globale, che rapporto ha oggi con Rimini?

“Rimini è la città dove sono cresciuta, una forza ancestrale che mi riporta qui. Mi piace tornarci, vedere le persone care. È un luogo della memoria e serve il suo scopo. Io e mio marito abbiamo una casa in campagna con molti animali, dove passiamo del tempo. Negli anni ho anche realizzato alcuni progetti in città: i grandi cartelloni di Cattelan Saluti da Rimini, che hanno appena compiuto dieci anni, e l’installazione 208 al Ponte di Tiberio con Gio Tirotto, durante il Covid.”

Che significato ha avuto 208?

“È stato un progetto a me molto caro, non solo perché presentato nella mia città, ma per ciò che rappresentava. 208 raccontava di solidarietà, di collettivismo e resilienza, ma anche di tragicità e disperazione condivisa, con un possibile lieto fine. Le boe rappresentavano i 208 Stati sovrani del mondo: galleggiamo

e anneghiamo tutti allo stesso modo. Volevamo dire che si può comunicare anche senza parlare – bisogna essere più gentili, più rispettosi, e lavorare insieme per il bene comune.”

Che possibilità vede per il futuro del design?

“Le generazioni sono influenzate dal contesto, ma oggi, con le connessioni globali, siamo tutti sulla stessa barca e non siamo più giustificati a non sapere. L’unica possibilità reale per il futuro del design è la sperimentazione: provare, fare pratica, fallire e riprovare finché non si ottengono risultati.”

Tra Oman, Tokyo, Tirana e l’Italia: qual è il filo rosso dei progetti attuali?

“La mostra in Oman 1 to a Million Design Stories per ADI racconta le icone del Compasso d’Oro con un punto di vista immaginativo, amplificato dai disegni di Steven Guarnaccia. Craft x Tech a Tokyo

“NEGLI ANNI HO ANCHE REALIZZATO ALCUNI PROGETTI A RIMINI: I GRANDI CARTELLONI DI CATTELAN SALUTI DA RIMINI, CHE HANNO APPENA COMPIUTO

DIECI ANNI, E L’INSTALLAZIONE 208 AL PONTE DI TIBERIO CON GIO TIROTTO, DURANTE IL COVID.”

fa dialogare designer internazionali e artigiani giapponesi: spesso senza una lingua comune, ma con una sintonia data dalla materia e dall’esperienza. Con Francesca Molteni realizziamo film e mostre che parlano più delle persone che degli oggetti, più delle

motivazioni che delle soluzioni. A Tirana lavoreremo su Gaetano Pesce attraverso i suoi disegni e le sue parole. Credo che il filo conduttore sia sempre lo stesso: le persone. Rimini, in questo, resta una maestra indiscussa nell’accoglierle.”

PH TOILETPAPER

RACCONTARE

IL PODCAST CHE NARRA IL LATO OSCURO DELLA

PROVINCIA

IL CRIMINE

Dietro l’immaginario patinato di Rimini si nasconde un lato oscuro fatto di storie criminali spesso dimenticate o mai davvero raccontate. È da questa consapevolezza che nasce Crimini a Rimini, podcast true crime che ricostruisce, con rigore documentale e attenzione etica, i delitti realmente avvenuti in città e in provincia. A idearlo e condurlo sono Davide Grassi, scrittore e avvocato penalista, e Davide Cardone, scrittore e content creator, che firmano un progetto capace di unire indagine, narrazione e memoria collettiva. Quando avete capito che Rimini poteva diventare un perfetto teatro per un racconto true crime? “Come diciamo nel nostro trailer: ‘Rimini è un posto dove passa molta gente e dove passano molte persone, succedono tante cose’. Questo è un assunto valido in generale, nel senso che la provincia riminese è ricettacolo di molte energie diverse, positive, creative. Ma come succede in

DAVIDE GRASSI E DAVIDE

CARDONE SONO GLI

IDEATORI E I NARRATORI

DEL PODCAST CHE

RICOSTRUISCE I

DELITTI REALMENTE

AVVENUTI IN CITTÀ

E IN PROVINCIA: “RICOMPONIAMO

LA NARRAZIONE IN MANIERA

DOCUMENTALE E

RESTITUIAMO LA STORIA

COME VERAMENTE È AVVENUTA.”

ogni storia c’è sempre un lato oscuro. Siamo appassionati di narrativa criminale, podcast e cronaca e c’è un fatto che, da consumatori, ci faceva pensare. La maggior parte dei crimini raccontati sono sempre quelli.

La strage del Circeo, il delitto dell’Olgiata, la banda della Magliana. E Rimini? Siamo appena sfiorati dal racconto della Uno Bianca. Rimini è stata palcoscenico di moltissime storie criminali. Per cui avevamo a disposizione un gran numero di casi mai raccontati.”

Cosa rende Crimini a Rimini diverso dagli altri podcast?

“Ci sono due modi di fare questo tipo di podcast: il primo è quello di raccontare storie già conosciute. Un esempio è il noto programma Elisa True Crime, tra i primi ad avere avuto successo.

L’altro modo è studiare il caso e fare ricerche più approfondite come fanno Carlo Lucarelli, Stefano Nazzi, Antonio Iovane e Massimo Lugli, ai quali ci siamo ispirati per creare il nostro podcast. Abbiamo scelto questa direzione. Per ogni nuovo episodio facciamo un accesso agli atti e studiamo tutto prima di raccontare. Ricomponiamo la narrazione in maniera documen-

DI SERENA ONOFRI FOTO TOMMASO MOROSETTI

tale e restituiamo la storia come veramente è avvenuta.”

Rimini è una città dall’immaginario fortissimo: vacanze, leggerezza, turismo di massa. Che effetto fa raccontarne il lato oscuro?

“Rimini è iconica per le vacanze, ma oltre alla spiaggia esiste una città ricca di storia e tradizioni. Quello di cui trattiamo è successo e in tanti ne hanno parlato, come sta succedendo ad esempio con il caso di Pierina Paganelli. Raccontare il lato oscuro ha un effetto esorcizzante su di noi e sui nostri ascoltatori. Perché il ‘male’ non è una cosa che nasce dal nulla: ci sono delle dinamiche, delle fragilità sfruttate, dei vizi umani portati all’estremo. Ricomporre le vicende dà loro una dimensione terrena e affrontabile.”

Come scegliete le storie? Seguite l’eco mediatico dei casi o cercate episodi meno noti, magari rimossi dalla memoria collettiva?

“Il requisito fondamentale è che

devono essere casi già giudicati fino al terzo grado. Non devono per forza essere noti, anzi, forse è auspicabile il contrario, ma devono avere le caratteristiche del romanzo che avresti voluto leggere.”

Quando capite che una storia

funziona?

“Ci accorgiamo che una storia può funzionare quando segue un percorso non lineare, quando anche in noi si crea quella suspence che il fruitore ricerca in questo prodotto.”

Pensate che il true crime possa

IN ALTO, DA SINISTRA, DAVIDE CARDONE E DAVIDE GRASSI, AUTORI DEL PODCAST.

“RACCONTARE IL LATO OSCURO

HA UN EFFETTO

ESORCIZZANTE: IL

‘MALE’ NON È UNA

COSA CHE NASCE DAL NULLA. RICOMPORRE LE VICENDE DÀ LORO

UNA DIMENSIONE

TERRENA E AFFRONTABILE E SERVE ANCHE A GUARIRE LA MEMORIA COLLETTIVA.”

essere anche uno strumento di memoria collettiva e riflessione sociale, oltre che di intrattenimento?

“Ne siamo convinti. Le storie si perdono nel tempo, molte volte a discapito delle stesse vittime. Ricomporre queste storie serve anche a guarire la memoria collettiva. Per quanto riguarda la riflessione sociale quella dipende da ognuno degli utenti. Noi non discutiamo il motivo per cui ci ascoltano. Quello che possiamo controllare è la dimensione etica del nostro prodotto, seppur d’intrattenimento.”

Guardando avanti: Crimini a Rimini resterà legato a un terri-

torio preciso o potrebbe diventare un format pronto a esplorare altre province italiane?

“Rolling Stone Italia a ottobre di quest’anno ha scritto un articolo dal titolo: C’è un nuovo podcast true crime diverso dagli altri: Crimini a Rimini. Anche questo è stato per noi un segnale importante, perché significa che gli ascoltatori non sono solo del nostro territorio. Per il momento potremmo toccare qualche altra provincia in caso di scene del delitto particolarmente interessanti e mai raccontate, ma per farla diventare una cosa organica aspettiamo qualcuno che ci produca seriamente.”

SOTTO, GLI STRUMENTI E I DOCUMENTI UTILIZZATI PER REGISTRARE IL PODCAST CRIMINI A RIMINI

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RIMINI

SENTIMENTALE, BALNEARE, CINEMATOGRAFICA: LA PROVINCIA

CHE ISPIRA I REGISTI

CINECITTÀ

L’area del porto canale con la ruota panoramica e la passeggiata lungo la ‘palata’, il nuovo Parco del mare e infine la darsena: eccoli, i luoghi più tele e cine-genici di Rimini.

Quasi un lontano ricordo il mare e il molo di Federico Fellini che in Amarcord (girato a Cinecittà ma in questo caso in esterni, nei pressi di Roma) vi fece persino sfrecciare in moto il personaggio di Scurèza, ma ancora prima la spiaggia invernale de I vitelloni (filmata a Ostia, sul litoraneo tirrenico). Per non dire del set avvolto dalla bruma dell’incipit de L’ultima notte di quiete di Valerio Zurlini, con Alain Delon. Toni crepuscolari che si ritrovano, in anni recenti, solo nel film Rimini (2022) del regista austriaco Ulrich Seidl che mostra la riviera e la sua spiaggia avvolte nel clima invernale e con la neve.

Oggi il cinema e la tv (ri)scoprono invece Rimini e la sua provincia perlopiù per il loro portato scintillante, vacanziero,

OGGI, REGISTI E SCENEGGIATORI

RISCOPRONO RIMINI

E LA SUA PROVINCIA, PORTANDO IN SCENA IL SUO LATO PIÙ SCINTILLANTE, VACANZIERO, DA CARTOLINA: DALLE

SERIE TV LA RICETTA

DELLA FELICITÀ E CAGNAZ AI FILM LA VITA DA GRANDI, ZVANÌ

E IL RAPIMENTO DI ARABELLA

da cartolina. Lo si è visto con la miniserie tv La ricetta della felicità (Rai Fiction), tra le opere sostenute dall’Emilia-Romagna Film Commission. Diretta da Giacomo Campiotti, con Cristiana Capotondi, lo scorso autunno su

Rai 1 ha registrato una media di otto milioni di spettatori (18% di share). Riprese della spiaggia col drone, la Ruota come segno identificativo. Momenti notturni al faro lampeggiante. E poi Riccione, con le stradine interne. Anche così ha preso vita la località immaginaria (Marina di Romagna) in cui è ambientata la miniserie. Un ‘impasto’ che ha incluso anche Cervia, Cesenatico e i lidi ravennati. Sul fronte cinema, è il film La vita da grandi – esordio alla regia di Greta Scarano, premiata a inizio anno con l’European Young Audience Award – a portarci sulla scena di un mare d’inverno freddo ma assolato e poetico, nel finale della storia ispirata alla vicenda reale dei fratelli riminesi Margherita e Damiano Tercon interpretati da Matilda De Angelis e Yuri Tuci. In sala nel 2025, anche Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli, Premio Orizzonti all’82a Mostra del Cinema di Venezia. Girato

tra il Veneto e la Romagna, ha toccato anche Rimini e Misano Adriatico.

IN APERTURA, ALCUNI FILM GIRATI A RIMINI (FOTO UFFICIO STAMPA DEL COMUNE DI RIMINI): DALL’ALTO, LA RICETTA DELLA FELICITÀ; ZVANÌ (FOTO MEMO FILMS); LA VITA DA GRANDI IL RAPIMENTO DI ARABELLA CAGNAZ IN ALTO, FILIPPO CESARI.

“Rimini è una città cinematografica. Non solo la città, anche i suoi abitanti hanno una sensibilità spiccata per ogni genere di set, che sia televisivo o cinematografico. Qua c’è qualcosa che non si trova altrove: un interesse genuino,” afferma Filippo Cesari, riminese che lavora nel settore da oltre vent’anni ricoprendo vari ruoli, sia produttivi che come regista e sceneggiatore. Dopo avere fatto la spola tra Roma e Milano, è tornato da alcuni anni nella sua città natale. Lo abbiamo trovato nei mesi scorsi in veste di location manager sul set di Cagnaz, la serie tv (produzione Garbo e Rai 2) sceneggiata da Carlo Lucarelli e

Giampiero Rigosi, regia di Alessandro Roia, ambientata completamente a Rimini e dintorni. Girata lo scorso autunno con set alla darsena e in altri luoghi della città e con sconfinamenti anche a Riccione e San Giovanni in Marignano, andrà in onda prossimamente su Rai 2 mentre si attendono novità sulle riprese, nei prossimi mesi, della seconda stagione.

Rimini, del resto, si è rivelata set ideale con il suo mare e la sua vasta spiaggia anche per Zvanì, il film diretto da Giuseppe Piccioni su Giovanni Pascoli le cui riprese in Romagna hanno coinvolto prevalentemente la ‘pascoliana’ Villa Torlonia a San Mauro Pascoli. Con una puntata, però, anche nella vicina Santarcangelo di Romagna dove le grotte

“RIMINI È UNA CITTÀ CINEMATOGRAFICA. NON SOLO LA CITTÀ, ANCHE I SUOI ABITANTI HANNO UNA SENSIBILITÀ SPICCATA PER OGNI GENERE DI SET, CHE SIA TELEVISIVO O CINEMATOGRAFICO,” AFFERMA FILIPPO CESARI. “SIAMO IN UNA CINECITTÀ NATURALE.”

storiche hanno fornito l’ambientazione per la scena dell’uscita dal carcere del giovane Pascoli. “Quando c’è un set a Rimini,” spiega Filippo Cesari, “è un po’ come se arrivasse il circo. È nella natura del riminese avere come un’anima infantile, in senso buono.” E in generale, il discorso si allarga all’intera provincia. “In questo territorio trovi tutto: il mare, la collina e la montagna, l’hospitality, la Fiera: puoi fare quello che vuoi, siamo in una Cinecittà naturale. Le potenzialità per diventare punto di riferimento per il comparto cinema in questo momento ci sono tutte.” Le attenzioni da parte delle case di produzione non mancano. Una importante nuova serie tv, di produzione internazionale, sarà girata a Rimini l’estate prossima. In tanti attendono l’ufficialità. Anche perché gli studi parlano di ricadute importanti per il territorio: la media nazionale è di 3,5 euro per ogni euro speso, ma in Emilia-Romagna investimenti per oltre un milione di euro hanno ricadute per 6 milioni.

PH TOMMASO MOROSETTI

LA CURA CHE NASCE DALL’IDEA DI FAMIGLIA

DENTISTI DA 3 GENERAZIONI

In Clinica Merli la famiglia non è solo un valore, ma il fondamento del nostro modo di lavorare.

Da oltre 70 anni, la conoscenza odontoiatrica si trasmette di generazione in generazione, arricchendosi di esperienza, confronto e innovazione continua.

Essere una famiglia significa condividere responsabilità, visione e attenzione autentica verso ogni paziente.

Significa crescere insieme, mantenendo salde le radici e guardando al futuro con competenza e consapevolezza.

È da questa idea di famiglia che nasce il nostro approccio alla cura: serio, umano e orientato alla qualità nel tempo.

ADVERTORIAL

DELTA MOTORS

DA RIMINI, L’ECCELLENZA CHE CONQUISTA L’ITALIA

CON L’APERTURA

DELLA SEDE

ROMAGNOLA, IL

GRUPPO COMPIE

IL PRIMO PASSO

FUORI REGIONE E CONQUISTA IL

TITOLO DI MIGLIOR CONCESSIONARIA

MERCEDES-BENZ

D’ITALIA.

È da Rimini che Delta Motors inaugura una nuova fase della propria storia: l’apertura della sede nel 2025 segna infatti il primo passo fuori dalle Marche, dopo quasi vent’anni di crescita costante. Una scelta strategica che guarda alla Romagna come territorio dinamico, attento alla qualità e sensibile ai valori dell’innovazione. Fondata nel 2006, Delta Motors nasce con una visione chiara: non limitarsi alla vendita di automobili, ma costruire un’esperienza completa attorno al cliente. Nel tempo questa impostazione si è trasformata in un modello organizzativo strutturato, capace di coniugare professionalità, cura dei dettagli e continuità nel servizio.

Dalle sedi di Ancona e Montecosaro fino allo sviluppo di Pesaro, il gruppo ha consolidato la propria presenza nelle Marche prima di scegliere Rimini come snodo strategico per l’espansione. Una crescita accompagnata dall’ampliamento dei servizi: vendita di auto nuove e usate, finanziamenti personalizzati, leasing, noleggio, officina, carrozzeria e shop accessori. Un sistema integrato che consente al cliente di trovare un unico interlocutore lungo tutto il percorso, dall’acquisto alla gestione post-vendita.

Il 2025 è stato anche l’anno di un riconoscimento nazionale: Delta Motors è stata eletta miglior concessionaria Mercedes-Benz d’Italia , conquistando il primo

posto nella classifica dei dealer del marchio. Un risultato che riflette non solo performance commerciali, ma qualità operativa e attenzione alla customer experience

Determinante è stata proprio la nuova sede riminese, che ha permesso al gruppo di entrare nel prestigioso Club 1.000, la ‘Serie A’ dei concessionari MercedesBenz. A questo si è aggiunta la vittoria del contest interno ‘Frecce d’Argento’, competizione che misura in modo rigoroso efficienza dei processi, qualità del servizio, assistenza post-vendita e gestione dei servizi finanziari. Per Luigi Lucentini, Presidente di Delta Motors, il traguardo è il risultato di un lavoro quotidiano

IL GRUPPO HA

SCELTO RIMINI COME SNODO STRATEGICO PER L’ESPANSIONE, UNA CRESCITA

ACCOMPAGNATA

DALL’AMPLIAMENTO DEI SERVIZI, INTEGRATI IN NUOVI SPAZI MODERNI E DIGITALI: VENDITA DI AUTO NUOVE E USATE, FINANZIAMENTI PERSONALIZZATI, LEASING, NOLEGGIO, OFFICINA, CARROZZERIA E SHOP ACCESSORI.

fondato su rigore e responsabilità: l’eccellenza non si costruisce con i numeri, ma con l’attenzione costante verso ogni cliente e con un’organizzazione capace di mantenere standard elevati nel tempo. Una visione condivisa anche dal CEO Gerardo Savini, che sintetizza la strategia del gruppo nella scelta di mettere “l’uomo al centro della tecnologia.” In un settore in trasformazione, dove innovazione e digitalizzazione guidano il cambiamento, restano centrali competenza, relazione e fiducia.

La sede di Rimini interpreta questa filosofia attraverso il concept ‘MAR20X’, che integra esperienza fisica e digitale in ambienti moderni e tecnologicamente avanzati. Gli spazi sono progettati per offrire un percorso immersivo e personalizzato, in linea con i più recenti standard del brand. Particolare attenzione è riservata anche alla sostenibilità: la strut-

tura è dotata di un impianto fotovoltaico avanzato e di numerose colonnine di ricarica per veicoli elettrici e ibridi plug-in, segno di una mobilità responsabile e orientata al futuro.

Rimini rappresenta così un tassello strategico di un progetto più ampio, che continua a crescere senza perdere la propria identità: trasformare l’acquisto di un’automobile in un’esperienza di valore, dove innovazione, lavoro e passione trovano sintesi concreta nel rapporto quotidiano con il cliente.

A LATO, LO SHOWROOM RIMINESE DELLA CONCESSIONARIA. IN ALTO, GLI SPAZI INTERNI DELLA SEDE INAUGURATA NEL 2025 E IL TEAM RIMINESE DI DELTA MOTORS CON IL PREMIO COME MIGLIOR CONCESSIONARIA MERCEDESBENZ D’ITALIA.

Via Norvegia, 1 Rimini | Tel. 0541 1817200 | info@delta-motors.it | www.delta-motors.it

LA CORSA

CADUTA E RISALITA: LA STORIA

DELL’ATLETA

MARCO

ZANNI

DELLA VITA

È davvero una storia edificante, quella di Marco Zanni. La storia di un ragazzo al quale la vita sorrideva che si è ritrovato poi a deragliare, per tornare nuovamente in sella alcuni anni dopo.

Una storia di caduta e di rinascita, con un lieto fine che può essere di aiuto a tutti coloro che, per i più svariati motivi, si sono smarriti. Ma andiamo con ordine. Riccionese, 33 ‘primavere’ compiute lo scorso novembre, Zanni era solo un adolescente quando, sull’esempio del padre podista, si avvicinò alla corsa. Mostrando da subito una buonissima attitudine.

“Ho iniziato attorno ai 12 anni e a 14 sono riuscito già a vincere il titolo italiano cadetti nei 2.000 metri,” racconta Marco.

“Mi sono ritrovato così nel giro delle nazionali di categoria e alle Olimpiadi giovanili di Tampere, in Finlandia, ho chiuso all’ottavo posto la finale degli 800 in 1’51”. Allora avevo 17 anni.”

L’atletica lo assorbe parecchio,

LA STORIA DI MARCO

ZANNI HA TANTO DA

INSEGNARE: I PRIMI

SUCCESSI PODISTICI

ALLE OLIMPIADI

GIOVANILI, POI UNA

DOLOROSA DISCESA

NELLA DIPENDENZA, A CUI SEGUONO ANNI

DI PSICOTERAPIA

FINO ALLA RINASCITA

SPORTIVA FATTA

DI RISULTATI

STRAORDINARI.

ma non per questo tralascia gli studi. E nell’estate 2011 si diploma al liceo Volta. Sempre in quell’estate, però, accade qualcosa di meno piacevole: “Inizia un periodo decisamente brutto,” ricorda Zanni. “Durante la settimana fumo abitualmente mari-

juana e nel weekend faccio invece uso di cocaina ed ecstasy, ne divento dipendente. Avevo già accantonato la corsa nel maggio di quel 2011 e per riavvicinarmi all’atletica dovranno passare tanti anni, addirittura otto. Prima dovevo chiudere quella lunga parentesi, e per uscirne è stata fondamentale la psicoterapia, così come un ruolo importantissimo lo ha avuto Nice, la mia nuova compagna. La sua vicinanza mi ha aiutato tantissimo. E non posso che ringraziare anche i miei genitori.”

Una volta ‘pulito’, nella testa e nel fisico, Marco riparte dalla pista. Ma ormai è tempo di rallentare, anche perché gli infortuni, con i muscoli nuovamente sollecitati, si accavallano. “Sì, ho preferito passare alla strada e ai trial, le corse nel bosco, sui sentieri.” La prima gara ufficiale dopo il rientro cade nel febbraio 2020, all’autodromo di Misano. “Un 10.000 chiuso in 35’30”. Lì ho capito che potevo dire ancora

DI ALBERTO CRESCENTINI FOTO FABRIZIO PETRANGELI

A MAGGIO ZANNI

SARÀ IMPEGNATO NEL

‘PROGETTO SANTIAGO’: 18 GIORNI NEI QUALI PERCORRERÀ DI CORSA IL CAMMINO DI SANTIAGO DE COMPOSTELA.

“INSIEME A ME CI SARÀ UNA TROUPE CINEMATOGRAFICA, POICHÉ QUESTA MIA ESPERIENZA DIVERRÀ UN DOCUMENTARIO.”

la mia.” E nel dicembre 2024 eccolo di nuovo tagliare il traguardo davanti a tutti: l’occasione è la mezza maratona di Pisa, 21 km e qualche spicciolo corsi in un’ora e 7 minuti, per una vittoria che gli restituisce piena consapevolezza nei suoi mezzi.

Così nel 2025 arrivano altri importanti risultati, dal successo alla Primiero Dolomiti Marathon (“Una gara di 26 km con un dislivello di 1.000 metri”) alla mezza maratona di Barcellona, dove è il quarto italiano all’arrivo, senza dimenticare l’invito a prendere parte al Giro delle Mura di Feltre, dove può correre al fianco di autentici big azzurri come Daniele Meucci e Yeman Crippa. “Essere tornato a gareggiare in ambito internazionale mi regala una felicità immensa,” ammette. E la felicità non era stata certo da meno neppure nel marzo 2023, quando insieme a Nice è diventato genitore di Noa. E per questo 2026 all’orizzonte si intravede ormai un ulteriore appuntamento da cerchiare in rosso sul calendario. Dal 5 al 22 maggio Zanni sarà infatti impegnato nel ‘Progetto Santiago’, il che significa che in quei 18 giorni percorrerà – naturalmente di

corsa – il Cammino di Santiago de Compostela. “Farò il percorso francese, parliamo di 799 km. E insieme a me ci sarà una troupe cinematografica che mi filmerà, poiché questa mia esperienza diverrà poi un documentario,” fa sapere Marco, che ne approfitterà per raccontare il suo percorso di uomo e di atleta, per lasciare una testimonianza che possa essere di conforto e aiuto a chi, come lui, era caduto e ora ha la possibilità di rialzarsi. Ci sarà pure un progetto di crowdfunding, una raccolta fondi, con il documentario che dovrebbe successivamente uscire su qualche piattaforma, così come l’idea

è riuscire a dargli la maggior visibilità possibile anche sul grande schermo.

Per prepararsi al meglio all’evento, Zanni ha fissato in agenda tre appuntamenti agonistici: “L’8 marzo la mezza maratona di Parigi, il 22 marzo l’Ultra Trial del Chianti e il 19 aprile la maratona di Rimini.”

Queste le gare, ma la corsa è pane quotidiano per Marco, che tutte le mattine, prima che il gallo canti, è in strada a far mulinare le gambe. “Sette giorni su sette e la domenica faccio ancora più strada: corro tutte le mattine a quell’ora prima di andare al lavoro. E sono felice.”

FINESTRA

SUL LUNGOMARE DI RIMINI UNO SPAZIO TRA ESSENZIALITÀ E CALORE

DI LUCE

DI LUCIA LOMBARDI
FOTO ANGELO CICCOLO

UN APPARTAMENTO

IN CUI LA LUCE

ENTRA, SCORRE, SCOLPISCE I VOLUMI E ACCOMPAGNA LO SGUARDO VERSO L’ESTERNO. IL

PROGETTO DI MOREIRA

RUOTA ATTORNO

ALLA ZONA LIVINGCUCINA, INTEGRATA E IN COSTANTE RELAZIONE CON LE GENEROSE TERRAZZE.

Inserito nel contesto del nuovo lungomare di Rimini, oggetto negli ultimi anni di un profondo processo di riqualificazione urbana, un interno di 70 mq si costruisce attorno a un equilibrio calibrato tra luce, struttura e progetto d’interni. La casa, pensata per un professionista alla sua terza esperienza abitativa, è firmata da Larissa Moreira, architetta

brasiliana che oggi vive e lavora in Romagna. L’appartamento non è completamente ‘vergine’: alcune scelte di capitolato erano già definite, come il layout di base e uno dei bagni. Ma un elemento colpisce subito entrambi: una grande vetrata che inonda di luce lo spazio principale e ne cambia completamente la percezione. Il progetto ruota attorno a

questo fulcro: la zona living-cucina, completamente integrata e in costante relazione con le generose terrazze. È qui che la luce entra, scorre, scolpisce i volumi e accompagna lo sguardo verso l’esterno. I parapetti in vetro delle terrazze amplificano questa continuità visiva, eliminando qualsiasi barriera percettiva e restituendo una sensazione di

ampiezza che va oltre i metri quadrati reali. Il committente, “preciso e consapevole, aveva idee molto chiare. Amante di un minimalismo rigoroso, desiderava linee pulite, superfici ordinate, maniglie quasi invisibili,” una casa visivamente ‘silenziosa’. Allo stesso tempo si temeva l’effetto freddo e asettico che spesso accompagna questo lin-

guaggio. “La sfida è stata quindi trovare un equilibrio tra essenzialità e calore, traducendo le sue esigenze funzionali – grande capacità di contenimento, spazi organizzati, nessun oggetto fuori posto – in un progetto accogliente e vissuto,” spiega Moreira. La risposta passa dai materiali. Il cemento armato, lasciato leggibile nei pilastri strutturali, diventa

un elemento narrativo che dialoga con il progetto di interior. A contrastarlo, e al tempo stesso ad accompagnarlo, è il legno: un rovere chiaro, leggermente sbiancato, scelto per il parquet e ripreso negli arredi su misura. Le venature naturali del legno seguono e addolciscono le linee nette del cemento, creando una continuità visiva e tattile. I colori sono tenui, tono su tono, mai abbaglianti, pensati per riflettere e amplificare la luce naturale senza appesantire. Il living si sviluppa come un unico ambiente fluido. All’ingresso, una grande parete attrezzata disegnata su misura organizza funzioni e contenimenti, fresature verticali sono il leitmotiv decorativo degli ambienti domestici. La zona centrale è dedicata alla tv e al relax, delineata da una boiserie contenitiva che incornicia il divano sovrastato da un quadro d’autore illuminato da strip led per regolarne la luce. Le altezze, gli allineamenti e i pieni e vuoti tornano anche nella cucina, creando un ritmo coerente senza separazioni nette.

“La cucina è pensata come una nicchia: un volume compatto incorniciato in Dekton che diventa piano, rivestimento e segno architettonico. Tutto è progettato al millimetro, dai moduli contenitivi alle nicchie per spezie e bottiglie, fino agli elettrodomestici integrati, per garantire massima funzionalità in uno spazio contenuto.”

Il tavolo, con piano effetto pietra e gambe in metallo color ottone, dialoga con gli infissi e con le sedute imbottite, scelte non

LO STILE MINIMALE È ACCOMPAGNATO

DAL CALORE DEI MATERIALI, COME IL LEGNO IN ROVERE CHIARO, SCELTO PER IL PARQUET E RIPRESO NEGLI ARREDI, E DAI COLORI TENUI TONO SU TONO PENSATI PER RIFLETTERE E AMPLIFICARE LA LUCE NATURALE.

IN QUESTE PAGINE, GLI SPAZI

DELL’APPARTAMENTO SUL LUNGOMARE

RIMINESE, CURATI DALL’ARCHITETTA

LARISSA MOREIRA.

a caso: “più simili a poltroncine che a semplici sedie, rafforzano l’idea di una cucina che è anche living, luogo conviviale e non solo funzionale. Sopra, un sistema di illuminazione discreto e modulabile, dalla forma inedita, dialoga coi faretti ottonati del living.” In tutto l’appartamento la luce artificiale lavora per strati, integrandosi con l’architettura e valorizzando materiali e volumi senza protagonismi. Dalla zona giorno si accede alla zona notte, separata da una porta scorrevole. La camera padronale è pensata come una piccola suite domestica: un luogo di comfort e decompressione, ispirato all’idea della camera d’albergo, ma declinato sulle esigenze quotidiane.

“Anche qui tutto è su disegno: lo specchio, la testata del letto con nicchie integrate, i comodini incassati, i tessuti dai toni sabbia e cipria, l’illuminazione dimmerabile. Un pannello gire-

vole ospita la tv e nasconde vani contenitivi, mentre l’armadio, simmetrico e illuminato internamente, sfrutta ogni centimetro disponibile.”

Accanto, la cameretta del figlio introduce una nota più giocosa: tocchi di azzurro, una carta da parati con bolle di sapone, “un’atmosfera fresca e leggera che celebra l’infanzia. È una scelta voluta e generosa,” che dimostra come il progetto sappia adattarsi non solo a uno stile, ma anche alle persone che abitano gli spazi.

I bagni, in parte definiti dal capitolato, vengono personalizzati attraverso dettagli e illuminazione. Nel bagno principale, un gres grigio dalle sfumature calde – che non imita altri materiali ma rivendica la propria natura – riveste pavimento e doccia walk-in, creando un effetto box

continuo. Specchi contenitivi, nicchie e luci a 3000 Kelvin completano un ambiente pratico, ordinato e rilassante. Il progetto, seguito dall’architetta in ogni fase – dalle scelte dei materiali al disegno degli arredi, fino al rapporto con artigiani e fornitori locali – è durato diversi mesi e rappresenta per lei una sintesi importante: “un modo di lavorare ‘totale’, vicino all’esperienza maturata in Brasile, fatto di soluzioni non standard e di grande attenzione al dettaglio.”

Il risultato è una casa minimalista ma calda, rigorosa ma accogliente, dove nulla è superfluo e tutto ha un posto preciso. Un interno in cui la luce è materia progettuale, il cemento dialoga con il legno e l’architettura si mette al servizio della vita quotidiana, con eleganza e naturalezza.

ADVERTORIAL

LASERSOFT

LA CULTURA COME DONO ALLA CITTÀ

L’AZIENDA LEADER

DI SOLUZIONI

SOFTWARE

PER I MERCATI

HOSPITALITY E RETAIL PORTA I RIMINESI A TEATRO RINNOVANDO

L’APPUNTAMENTO CULTURALE AL TEATRO GALLI.

A Rimini esistono tradizioni che, anno dopo anno, diventano parte del tessuto della città. Una di queste è l’appuntamento culturale promosso da Lasersoft, realtà riminese che da oltre trentasette anni sviluppa soluzioni software e hardware per il mondo dell’hospitality e del retail, affiancando alla propria attività tecnologica un impegno costante nella valorizzazione della cultura e del territorio.

Un impegno che va oltre la semplice sponsorizzazione: Lasersoft sostiene in modo continuativo la stagione di prosa del Teatro Galli, contribuendo alla crescita e alla vitalità di uno dei luoghi simbolo della città di Rimini. “Crediamo nella forza della collaborazione

tra pubblico e privato: una sinergia capace di generare risultati straordinari e benefici per l’intera comunità,” afferma Antonio Piolanti, CEO & Founder di Lasersoft. Una visione che si traduce in azioni concrete, capaci di restituire valore al territorio Il 7 marzo 2026 il sipario del Teatro Galli si alzerà su Note a margine, lo spettacolo autobiografico del Maestro Nicola Piovani, Premio Oscar per la colonna sonora de La vita è bella. Piovani accompagnerà il pubblico in un viaggio intimo e sorprendente attraverso oltre quarant’anni di carriera: un percorso fatto di incontri, collaborazioni e momenti che hanno segnato la storia del cinema e del teatro italiano. Sul

palco, tra le note del suo pianoforte e il dialogo musicale con sax e contrabbasso, il Maestro condividerà aneddoti e ricordi legati a figure straordinarie: Federico Fellini, con la sua genialità e le sue piccole manie; i fratelli Taviani , compagni di un lungo tratto di cinema d’autore; Vincenzo Cerami, amico e sceneggiatore; Roberto Benigni, con cui ha condiviso alcuni dei momenti più iconici della sua carriera. Un racconto leggero e profondo allo stesso tempo, capace di emozionare e far riflettere. “Non ricordo un solo momento della mia vita in cui non ci sia stata la musica,” ama ripetere Piovani. Ed è proprio la musica a diventare il filo rosso che unisce memoria,

LASERSOFT SOSTIENE IN MODO CONTINUATIVO LA STAGIONE DI PROSA DEL TEATRO GALLI: COME OGNI ANNO, L’AZIENDA HA SCELTO DI OFFRIRE L’EVENTO ALLA CITTÀ METTENDO A DISPOSIZIONE CIRCA 400 POSTI GRATUITI PER I CITTADINI RIMINESI. UN GESTO PER RENDERE LA CULTURA UN BENE CONDIVISO E ACCESSIBILE.

arte e vita. Come ogni anno, Lasersoft ha scelto di offrire l’evento alla città, mettendo a disposizione circa 400 posti gratuiti per i cittadini riminesi. Un gesto che conferma la volontà dell’azienda di rendere la cultura un bene condiviso e accessibile a tutti. L’evento nasce dalla collaborazione tra Lasersoft e il Comune di Rimini, un esempio virtuoso di come pubblico e privato possano lavorare insieme per arricchire la vita culturale della città.

“Crediamo nella forza della collaborazione tra pubblico e privato: una sinergia capace di generare benefici straordinari per l’intera comunità,” ribadisce Piolanti. Note a margine non è solo uno spettacolo: è un’occasione per ritrovarsi, emozionarsi e celebrare la cultura come elemento essenziale della vita collettiva. Un dono alla città, un gesto di cura, un modo per ricordare che la bellezza – quando condivisa – diventa patrimonio di tutti. Lasersoft Srl è un’azienda riminese specializzata nello sviluppo di software gestionali e sistemi

tecnologici avanzati per il settore dell’hospitality, della ristorazione e del retail

Dal 1988 affianca imprese e professionisti con strumenti innovativi, integrati e ad alte prestazioni, progettati per semplificare i processi e migliorare l’efficienza operativa. Accanto alla sua attività tecnologica, Lasersoft porta avanti un impegno concreto nella promozione della cultura e nella valorizzazione del territorio, sostenendo il Teatro Galli e contribuendo alla realizzazione di eventi aperti alla cittadinanza. Un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato che riflette i valori dell’azienda: innovazione, responsabilità sociale e attenzione alla comunità

IN APERTURA, DA SINISTRA, ANTONIO PIOLANTI, CEO & FOUNDER

LASERSOFT SRL E MARCO PESARESI, R&D LASERSOFT SRL. SOPRA, LA STAGIONE DI PROSA DEL TEATRO

GALLI SUPPORTATA DA LASERSOFT E LA SEDE DELL’AZIENDA.

Via Don Oreste Benzi, 1 Rimini | T. 0541

RICAMI

LE PAROLE

RICAMATE

DEL CLUB

DI PENELOPE

CHE ABITANO

LA CITTÀ URBANI

C’è una Penelope contemporanea che non tesse in silenzio nell’attesa, ma ricama parole nello spazio urbano, lasciandole al vento, al tempo e allo sguardo di chi passa. Il volto resta nascosto, il gesto è pubblico. Ricami su reti plastiche, installazioni effimere che riportano a un’arte antica in modalità e zone inaspettate della città, trasformandola in atto artistico, politico e profondamente umano. Il progetto nasce circa sette anni fa, quasi per caso, come spesso accade alle cose necessarie. Il primo lavoro di street art a ricamo appare al porto di Rimini: è Lasa andé, “una scritta azzurra cielo, bellissima e illeggibile. Fu un flop pazzesco,” racconta Penelope (nome d’arte). “Dall’altra sponda non si vedeva nulla.” Nel giro di una settimana la scritta viene rifatta, questa volta nera. Da quell’errore iniziale prende forma tutto.

L’uso del dialetto riminese per alcuni motti che l’artista tesse

ANCHE IL

RICAMO DIVENTA

STREET ART:

‘PENELOPE’ INSTALLA

PAROLE IN ZONE

INASPETTATE DELLA

CITTÀ, LASCIANDOLE

AL TEMPO E ALLO

SGUARDO DI CHI PASSA. “OGNI RICAMO È UNA

RISPOSTA A CIÒ CHE

ACCADE NEL MONDO.”

nasce non come radice ereditata, ma come scelta emotiva: “Non lo conosco davvero, nessuna delle mie nonne me l’ha tramandato. Però mi ha sempre affascinata.” Il vernacolo diventa uno strumento “per strappare un sorriso, più diretto, più caldo dell’italiano.” Dietro c’è un’esigenza personale. In quel

periodo la fotografia, linguaggio centrale nel suo percorso, si ferma. “Avevo bisogno di dire cose, ma non ci riuscivo più. L’aria era pesante, dentro e fuori. Da lì la domanda: cosa posso fare, io, nel mio piccolo per mettere in atto un cambiamento?” La risposta è semplice e radicale: “regalare un momento di luce a qualcuno che cammina, una carezza a chi va al lavoro o attraversa la città.”

Le scritte non hanno stagionalità. Restano finché il tempo decide: sole, vento, pioggia, salsedine. Nulla è permanente. In sette anni i ricami sono circa una decina, spesso negli stessi luoghi.

La punta della Darsena, dove ora campeggia Più in là dell’orizzonte, è il cuore del progetto: mare, infinito andirivieni di barche e persone. “È il mio posto.

Vorrei che lì restasse sempre solo un mio ricamo.”

Tra le scritte più significative T’ci bèla, un dono alle donne posizionato in una via ad alto scorrimento, vicino al centro

DI MILENA MASSANI
FOTO ELENA MOROSETTI

IN SETTE ANNI I RICAMI SONO CIRCA

UNA DECINA, SPESSO NEGLI STESSI LUOGHI. LA PUNTA DELLA

DARSENA, DOVE ORA CAMPEGGIA PIÙ IN LÀ DELL’ORIZZONTE, È IL CUORE DEL PROGETTO.

IN QUESTE PAGINE, LE INSTALLAZIONI

CREATE DAL CLUB DI PENELOPE: IN APERTURA ‘QUI L’AMORE RESISTE’; IN ALTO, ‘T’CI BÈLA’; SOTTO, A DESTRA, ‘PIÙ IN LÀ DELL’ORIZZONTE’ SULLA PUNTA DELLA DARSENA. IN BASSO A SINISTRA, L’ARTISTA MENTRE INSTALLA UNA SUA OPERA.

storico. “Un invito a cercare riconoscimento dentro di sé, lontano dai cliché della perfezione. Un monito gentile, quotidiano,” aggiunge Penelope. “Altre nascono in momenti storici precisi, come Senza mappe né padroni, pensata durante un periodo di forte tensione sociale e politica. Ogni ricamo è una risposta a ciò che accade nel mondo.”

Il Club di Penelope non è un gesto solitario. Lei ricama sempre da sola, ma attorno c’è una

comunità reale: amiche, persone care, il padre, “fondamentale nel montaggio fin dalla prima installazione. Sono loro a confrontarsi sulle frasi, a dare pareri, a scattare foto,” spiega ancora. “Non mi sento mai sola, per questo si chiama Club.”

L’ultimo progetto è nato per i 25 anni di Opera Sant’Antonio. Una frase potente – Qui l’amore resiste – diventa il cuore di un percorso che accompagnerà tutto il 2026, con un progetto

fotografico dedicato ai volontari. Ancora una volta, un gesto che cresce, si allarga, resiste. Nel futuro è previsto il ritorno di un nuovo ricamo in dialetto, sul cavalcavia di viale Tripoli. La frase parla di sogno. “Far sorridere, far pensare, anche solo per trenta secondi.” Perché ricamare parole, oggi, è un atto rivoluzionario. Un modo per ricordarci che il tempo, se lo sappiamo abitare, può ancora essere tessuto con cura.

Via Dante Alighieri 29-31, angolo via Cesare

| T. 0541 1414404 www.zamagniarte.it | Zamagni Galleria d’arte | zamagni_arte

Clementini Rimini

NATI

CLAUDIO PAOLUCCI: PENSIERO E IDENTITÀ

NEI TEMPI DELL’IA

CYBORG

Che cosa fanno oggi i filosofi? Tornano a interrogare il mondo e lo fanno, talvolta, partendo dai libri. Come Claudio Paolucci, già allievo di Umberto Eco e oggi professore ordinario di Semiotica e Filosofia del linguaggio all’Università di Bologna, che nel suo nuovo saggio edito da Sassella Nati Cyborg. Cosa l’intelligenza artificiale generativa ci dice dell’essere umano, affronta senza entusiasmi ingenui né allarmismi apocalittici il nodo del rapporto tra umano e tecnologia.

Al centro del libro c’è l’idea che l’IA non sia un corpo estraneo, ma l’ultima evoluzione di una lunga storia: “Pensiamo da sempre con strumenti che estendono la mente oltre il corpo. Carta e penna, libri, mappe, strumenti di calcolo sono protesi cognitive,” spiega Paolucci, “L’intelligenza artificiale non è un’eccezione, ma l’ultima forma di questo ‘bastone’ che ci accompagna

da millenni. L’IA può liberare spazio cognitivo e potenziare il pensiero, se usata con consapevolezza.”

Proprio per questo, ChatGPT può essere visto come un assistente al pensiero potentissimo, una sorta di professore tascabile con una cultura sterminata: “Ma senza competenze umane, senza responsabilità e senso critico, questi dispositivi crollano. Sono sistemi complessi, ‘cyborg’ appunto, addestrati da umani con il meglio che la cultura umana ha prodotto e anche nel loro utilizzo la componente umana resta decisiva.”

Di fronte all’IA, il dibattito pubblico oscilla spesso tra fervori acritici e scenari catastrofici. Per il prof Paolucci entrambe le reazioni rischiano di essere fuorvianti. Occorre comprendere come queste tecnologie stiano ridisegnando il nostro modo di pensare, lavorare e decidere. È in questo quadro che si colloca

DI ARIANNA DENICOLÒ
FOTO FABRIZIO PETRANGELI

“LA FILOSOFIA SERVE A RIMETTERE A FUOCO

UNA VERITÀ ANTICA: NOI

PENSIAMO DA SEMPRE

CON GLI OGGETTI,”

SPIEGA PAOLUCCI. “L’INTELLIGENZA

ARTIFICIALE PUÒ

LIBERARE SPAZIO

COGNITIVO E POTENZIARE IL PENSIERO.”

la sua riflessione: un invito a sottrarsi tanto alla seduzione quanto alla paura, per esercitare invece responsabilità e immaginazione critica. “Seduzione e paura sono le due trappole da evitare. L’IA è oggi nelle mani di pochi grandi player, i seduttori, mossi innanzitutto dal profitto, ed è vero che decide già aspetti cruciali delle nostre vite (per fare un esempio, è spesso l’IA a decidere se concedere o meno un mutuo). Ma la paura paralizza. Occorre quindi imparare a usare l’IA, persino a divertirsi con essa. Se Umberto Eco fosse vivo, sono certo che passerebbe ore a dialogare con ChatGPT, una biblioteca infinita che ricorda la sua di trentacinquemila volumi, non tutti letti, ma sempre disponibili per produrre nuovo sapere. Nei mestieri del futuro avrà successo chi saprà usarla bene, non chi si farà sostituire da essa. E sarà altresì insostituibile chi saprà usarla in modo creativo.”

È attorno a questi temi che si muove anche la storica rassegna del Centro Culturale Polivalente di Cattolica, Che cosa fanno oggi i filosofi?, ideata nel 1980 da Umberto Eco e Marcello Di Bella e oggi diretta dallo stesso Paolucci. L’edizione di marzo propone un ciclo di incontri dedicati alle grandi questioni del contemporaneo, senza timori reverenziali ma con rigore e curiosità: nuove tecnologie, intelligenza artificiale, scuola e università, ma anche libri, bellezza e creatività, sempre con la volontà di sperimentare. L’ultimo appuntamento, domenica 29 marzo, sarà un dialogo-concerto con Rocco Tanica degli Elio e le Storie Tese, tra i primi in Italia a sperimentare la composizione musicale con l’IA. Un modo concreto per mostrare come la creatività non venga sostituita, ma potenziata. Perché, oggi più che mai, la filosofia non osserva il futuro da lontano: lo abita, insieme a noi.

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MEMORIA

Dal 2012, il progetto digitale Rimini Sparita lavora per divulgare e restituire alla città la propria memoria iconografica. Nato quasi in contemporanea prima come pagina Facebook – che conta oltre 34.000 follower – e come associazione storico-culturale, il progetto fondato da Nicola Gambetti ha trasformato i social in uno strumento di partecipazione collettiva, coinvolgendo la cittadinanza e raccogliendo dal basso memorie scritte, documenti, fotografie e racconti orali. Oggi, il progetto si sta progressivamente trasferendo sul Gruppo di discussione aperto sul medesimo social.

Nicola Gambetti, come è venuta questa idea?

“Il tutto nacque nell’aprile del 2012, quando un’amica di Roma mi parlò della pagina Roma Sparita. Ho provato a trasferire quell’idea su Rimini. I social allora erano poco diffusi ma capii che potevano stimolare la collettività sul tema dell’urbanistica riminese. Iniziai con la pubblicazione di qualche cartolina e, proprio online, conobbi Maurizio Bonora, oggi vicepresidente dell’associazione, fotografo dilettante con un importante archivio d’immagini su

CON RIMINI SPARITA I CITTADINI

RICORDANO

LA STORIA

DELLA CITTÀ

CONDIVISA

Rimini e grande appassionato di storia contemporanea. Contestualmente abbiamo coinvolto altri amici e colleghi che hanno aiutato a far crescere la pagina. Nell’autunno del 2012 abbiamo dato vita all’associazione.”

Perché è importante il recupero della memoria?

“Perché dal punto di vista ico-

nografico dà valore alla fotografia che oggi, con l’intelligenza artificiale e con la ‘bulimia da telefonino’, ha portato a uno svilimento dell’immagine, specie per le nuove generazioni (e noi, con il nostro lavoro, ci rivolgiamo proprio ai più giovani). Le fotografie sono lo specchio della nostra comunità in determinati

DI FLAVIO SEMPRINI FOTO FABRIZIO PETRANGELI

“LE FOTOGRAFIE SONO LO SPECCHIO DELLA NOSTRA COMUNITÀ,” SPIEGA IL PRESIDENTE GAMBETTI. “VORREMMO CHE LE PERSONE SI FERMASSERO A OSSERVARLE DANDO VALORE ALL’IMMAGINE E AL PERIODO STORICO CHE RACCONTANO.”

IN APERTURA, NICOLA GAMBETTI, FONDATORE E PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE RIMINI SPARITA, INSIEME AL VICEPRESIDENTE MAURIZIO BONORA. IN BASSO, GAMBETTI, A DESTRA, UN’IMMAGINE DI PIAZZA CAVOUR, SCATTATA DA DAVIDE MINGHINI NEL 1958 E CONSERVATA PRESSO LA BIBLIOTECA CIVICA GAMBALUNGA, OTTIMIZZATA E COLORATA CON L’IA.

periodi e vorremmo che le persone si fermassero a osservarle dando valore all’immagine e al periodo storico che raccontano. Guardarsi indietro, per una città come Rimini distrutta durante la Seconda guerra mondiale, ci permette di riscoprire sia cosa c’era prima della guerra, sia personaggi, storie, iniziative e aziende del dopoguerra che hanno segnato la rinascita. Nel bene e nel male. Negli ultimi mesi abbiamo comunque iniziato a valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’elaborazione e l’ottimizzazione di scatti di particolare valore storico, soprattutto attraverso la colorizzazione di immagini in bianco e nero. La maggioranza dei nostri lettori ha particolarmente apprezzato questo nuovo approccio divulgativo, considerando le fotografie ‘rinnovate’ particolarmente suggestive per la maggiore immediatezza e riconoscibilità ai nostri occhi contemporanei. Alcuni appassionati hanno comunque contestato l’applicazione postuma della cromia, ritenendola troppo artificiosa: abbiamo risposto che

la colorazione con acquarello delle cartoline turistiche monocromatiche è nota sin dal primo Novecento, quindi anche noi stiamo applicando, pur attraverso strumenti sofisticati, una tecnica tanto antica quanto tradizionale.”

Come scegliete gli argomenti da pubblicare e condivedere sul gruppo di discussione?

“Siamo partiti scansionando pagine di libri che parlavano della città, oppure cartoline o fotografie scattate da noi stessi. Oggi, tra l’altro, abbiamo un archivio di circa 600.000 immagini. Per scegliere gli argomenti da trattare, all’inizio partivamo da anniversari e ricorrenze, come costruzioni e inaugurazioni di edifici pubblici. Ora prendiamo spunto dalle discussioni che ci sono in città. Ad esempio, la realizzazione del Parco del Mare è l’occasione per far vedere e ricordare ai riminesi il vecchio lungomare. Naturalmente il tutto senza intenti nostalgici o, peggio, polemici. In effetti, il voler passare dalla pagina Facebook al Gruppo di discussione è per gestire con

maggiore correttezza i commenti che appaiono. Troppo spesso i social fungono da ‘sfogatoio’ per la polemica gratuita.”

Scrivete libri sulla Rimini di un tempo?

“Sì, personalmente ne ho scritti alcuni sull’Omnia, sul ristorante Pic-Nic e poi Rimini Felix con Andrea Montemaggi. L’ultimo è Io Rimini... curato assieme a Maurizio Bonora, in cui sette narratori e sette fotografi raccontano un decennio di vita riminese dagli anni Cinquanta in poi, attraverso le foto e gli scritti.”

Sul sito dell’associazione avete diverse rubriche. Quella che ha il titolo più divertente è ‘Bambarelli’…

“È il blog fotografico di Maurizio Bonora nel quale ‘inquadra’ il periodo delle grandi compagnie degli anni Settanta. Racconta il decennio attraverso le foto di quegli anni. Vorrei anche ricordare Buona Memoria di Grazia Nardi, che discute di dialetto e centro storico, e Parlate Riminesi di Davide Pioggia, glottologo che studia da tanto tempo le declinazioni del dialetto locale.”

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