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r av e n n a
n.5 2025 w w w. i n m a g a z i n e . i t
NICOLA BACCHILEGA L’ARTE DEL FASHION
LA MELA DELLE SALINE LA FAMIGLIA FANTINI
LAURA PAUSINI MUSEUM LA CASA DELL’ARTISTA
Viale dell’Industria 53, Cesena Nord (FC) 47522 0547 313601 www.gabellini.it - audi.cesena@gabellini.it
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EDITORIALE
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NOTIZIE DALLA IPSUM TITOLO LOREM PROVINCIA LOREM IPSUM
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00 RUBRICA TITOLO LOREM IPSUM 33 PODCAST LOREM IPSUM NARRARE LA MUSICA
Apriamo questo numero di fine anno con Nicola Bacchilega, stilista e designer di gioielli nonché fondatore del brand emergente Defaïence, che con le sue creazioni affascina anche le star di Hollywood. Entrando nel cuore della rivista, scopriamo la Mela delle Saline prodotta dalla società agricola Memento di Pisignano e scopriamo il Museo Laura Pausini, casa d’infanzia della cantante di Solarolo oggi aperta ai fan. Incontriamo l’attrice poliedrica Asia Galeotti e il podcaster Matteo Fabbri, autore di Suono Ma Nessuno Apre. Parliamo d’arte con la mosaicista Luciana Notturni e con l’artigiana creativa Angela Garavini. Riscopriamo la storia e l’evoluzione di via IV Novembre, e ripercorriamo le vittorie del Team Evan Bros, che ha conquistato il titolo mondiale a squadre nella Supersport. Buona lettura! DI ANDREA MASOTTI
Edizioni IN Magazine s.r.l. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì | T. 0543.798463 www.inmagazine.it | info@inmagazine.it Anno XXIV N. 5 dicembre/gennaio Reg. di Tribunale di Forlì il 16/01/2002 n.1 Direttore Responsabile: Andrea Masotti Redazione centrale: Clarissa Costa Coordinamento di redazione: Roberta Bezzi Artwork e impaginazione: Sabrina Cella, Francesca Fantini Ufficio commerciale: Gianluca Braga Stampa: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) Chiuso per la stampa il 16/12/2025 Collaboratori: Alessandra Albarello, Chiara Bissi, Andrea Casadio, Anna De Lutiis, Massimo Montanari, Serena Onofri, Aldo Savini. Fotografi: Lidia Bagnara, Massimo Fiorentini.
Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte. In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it
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MOSAICO MON AMOUR
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20 MUSICA CASA PAUSINI
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L’ ANTICALOREM IPSUM TITOLO STRADA LOREM IPSUM
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IL CUORE SUL PALCOSCENICO
VITTORIA TITOLO LOREM IPSUM IN LOREM PISTAIPSUM
PILLOLE
GUIDARELLO 2025: I GIORNALISTI PREMIATI RAVENNA | C’è anche Francesca Fagnani (sezione radio/tv) con il suo Belve tra i premiati della 54a edizione del Premio Guidarello per il giornalismo d’autore, organizzato a Ravenna da Confindustria Romagna. Il premio ad honorem è stato attribuito a Francesco Ubertini, presidente del Cineca, il consorzio interuniversitario per il calcolo automatico, già rettore dell’Università di Bologna. Ecco gli altri premiati: Andrea Margelletti e Gianluca Di Feo (giornalismo nazionale), Flavia Perina (sezione cultura), Mario Sensini (giornalismo economico), Giuseppina Manin (giornalismo dedicato alla Romagna), Eliana Di Caro (cultura Romagna), Massimo Ponti e Renata Archetti (audiovisivi), Emanuele Burioni (turismo).
SPAZIO MIRELLA SALUZZO RAVENNA | Si chiama ‘Spazio Mirella Saluzzo’ la nuova galleria espositiva aperta a Ravenna in via Francesco Negri 33 per celebrare l’opera plastica di Mirella Saluzzo, con una selezione di lavori realizzati negli ultimi vent’anni. La scultrice, insieme al marito Norberto Bezzi, è già titolare e fondatrice della Fondazione Sabe per l’Arte, dove è in corso la mostra Tessere di Alice Padovani e Laura Renna. A breve seguiranno altri due progetti: il primo è la pubblicazione nel 2026 di una nuova monografia sugli ultimi vent’anni di lavoro di Saluzzo, dopo quella di Luciano Caramel Mirella Saluzzo. Sculture 1989-2003; il secondo è l’apertura di un nuovo spazio per esporre la collezione della Fondazione Sabe, frutto dell’acquisizione di opere di artisti che hanno esposto e non solo.
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LA PIADINERIA ARRIVA A RAVENNA RAVENNA | Novità al Centro commerciale Esp di Ravenna, dove ha aperto il primo punto cittadino de La Piadineria. Con questa inaugurazione la catena, leader nazionale della ristorazione veloce dedicata alla piadina, rafforza la propria presenza in Emilia-Romagna dove sono già attivi 27 locali che servono complessivamente oltre 130.000 piadine al mese. Fondata nel 1994, La Piadineria produce l’impasto nel proprio stabilimento di Montirone (Brescia), mentre la lavorazione finale – stesura, cottura e farcitura – avviene direttamente in ogni ristorante, con cucina a vista. “È una sfida bella e impegnativa,” scrivono dall’azienda. “Qui la piadina si prende sul serio.” Il locale è aperto tutti i giorni dalle 11 alle 22.
PILLOLE
LA STAGIONE DEL TEATRO COMICO RAVENNA | Dal 13 gennaio al 14 aprile torna la stagione del Comico al Teatro Alighieri di Ravenna. Quattro appuntamenti con i grandi protagonisti dell’intrattenimento, all’insegna dello humor e della leggerezza intelligente, da Flavio Insinna ad Alice Mangione, passando per Vito e Paolo Cevoli. Si inizia con L’altezza delle lasagne di Vito, dove fil rouge è il mondo della cucina con tutte le sue mistificazioni, ossessioni e derive. Si prosegue il 16 febbraio con Alice Mangione nel suo primo spettacolo solista Cruda e nuda. Il 3 marzo Insinna e Giulia Fiume portano in scena Gente di facili costumi con la regia di Luca Manfredi, mentre per la chiusura è atteso Cevoli in Figli di Troia, una produzione Charlotte Spettacoli.
DOPPIO PREMIO PER SABBIONI RAVENNA | Sabbioni si conferma tra le eccellenze italiane del settore beauty aggiudicandosi, anche per il 2025, il prestigioso premio nazionale ‘Insegna dell’anno’, nelle categorie Punti Vendita ed E-Commerce per il settore profumerie. Un doppio riconoscimento che testimonia la forza di un’azienda storica di Ravenna, profondamente radicata nel territorio, capace di innovare restando fedele ai propri valori coniugando presenza fisica, digitale e una visione moderna del retail. Con oltre 70 anni di storia alle spalle, Sabbioni è oggi una realtà di riferimento in Emilia-Romagna, dove opera attraverso una rete di 21 punti vendita affiancati da un sito e-commerce che negli ultimi anni ha registrato una crescita costante diventando uno dei player più apprezzati a livello nazionale.
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META TURISTICA DI PUNTA CERVIA | La riviera ravennate resta tra le mete più attrattive e ricercate d’Italia per la compravendita di case vacanza. Milano Marittima si conferma la regina del mercato immobiliare turistico 2025, con valori che raggiungono i 7.700 euro al metro quadrato per le nuove costruzioni. Sul podio seguono Cervia (4.900 euro) e Pinarella (4.100 euro). Dietro di loro si collocano Marina di Ravenna e Lido di Savio (3.700 euro), Punta Marina Terme (3.400 euro) e Marina Romea (3.300 euro). I dati presentati dal Sindacato provinciale Fimaa Ravenna e da Confcommercio mostrano un quadro positivo e articolato, in cui la domanda resta sostenuta e il comparto turistico continua a trainare il mercato immobiliare locale.
La collezione Old Business nasce per esaltare la bellezza e la naturalità del legno ed è composta da un tavolato di grandi dimensioni in Rovere che lascia in vista tutte le caratteristiche del legno come fosse appena tagliato.
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PROFILI
NICOLA BACCHILEGA CREAZIONI TRA MODA, DESIGN E ARTIGIANATO CHE AFFASCINANO HOLLYWOOD
DI ROBERTA BEZZI
Formatosi all’Atelier Versace di Milano e a Londra, il giovane stilista e designer di gioielli, Nicola Bacchilega, originario di Faenza, ha fondato nel 2021 il suo brand Defaïence, realizzando un sogno che aveva nel cassetto da anni. Le sue creazioni sono state indossate da celebrità internazionali come Jennifer Lopez, Coco Jones, Demi Lovato, Kyle Jenner, Alessandra Amoruso e tante altre. Classe 1990, è considerato un giovane talento della moda, in grado di spaziare dagli abiti ai gioielli che si contraddistinguono per i dettagli scultorei, con tanti progetti in cantiere per il prossimo futuro. Nonostante il suo forte legame con la terra di origine, il suo è uno sguardo lucido sul panorama internazionale grazie alle numerose esperienze oltre confine. Come nasce la sua passione per l’estetica e per la moda? “Sin da bambino frequentando i laboratori sartoriali di Faenza, ma anche guardando mia madre che cuciva a mano, mia nonna
che faceva l’uncinetto e mia zia che si dedicava alla ceramica. Dopo aver studiato ceramica e scultura all’Istituto d’Arte Ballardini, ho iniziato ad applicarmi sul corpo nel periodo accademico tra Bologna e Torino.” Cosa l’ha spinta, a un certo punto, a proseguire il suo percorso formativo all’estero? “Il desiderio di scoprire, imparare e sperimentare. La mia casa per cinque anni è stata Londra, città che respira moda e innovazione, in cui noti designer come Alexander McQueen, John Galliano e Vivienne Westwood hanno lasciato un segno indelebile.” Di rientro in Italia, poi non si è lasciato scappare l’opportunità di collaborare con l’Atelier Versace a Milano. Com’è andata? “Bene, perché ho potuto lavorare insieme alle celebrity nel mondo della moda. Lì ho potuto affiancare per due anni Luigi Massi, storico modellista di Gianni Versace che considero il mio grande maestro. Grazie a lui ho avuto la possibilità di girare il mondo e di creare abiti per star come Jennifer Lopez, 9
PROFILI
Madonna, Lady Gaga, Taylor Swift in occasione di importanti gala e red carpet.” Dopo la pandemia da Covid è rientrato a Faenza dove ha fondato il suo marchio Defaïence. Come nasce l’idea e cosa vuol dire il nome? “Il mio desiderio era quello di riunire quello che avevo imparato in anni di lavoro sul campo e le mie passioni, cercando di sperimentare sui materiali, unendo design e artigianalità. Tutto questo è Defaïence, nome che deriva dalla parola in inglese ‘defiance’ che significa sfida, ribellione, ma anche dalla parola ‘faience’ che in francese vuol dire ceramica ed evoca immediatamente la mia cittadina di origine. La sfida è stata quella di trasformare le mie sculture in gioielli, ossia di creare piccole opere d’arte indossabili, grazie all’aiuto di tecnologie innovative come l’approccio 3D e all’utilizzo di materiali non
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BACCHILEGA FONDA IL SUO BRAND NEL 2021. LE CREAZIONI DEL GIOVANE STILISTA E DESIGNER DI GIOIELLI, FORMATOSI ALL’ATELIER VERSACE DI MILANO E A LONDRA, SONO STATE INDOSSATE DA CELEBRITÀ INTERNAZIONALI COME JENNIFER LOPEZ, COCO JONES, KYLE JENNER, ALESSANDRA AMORUSO E TANTE ALTRE.
consueti, ma pur sempre senza tempo e sostenibili. Per quanto riguarda gli abiti invece il mio tratto distintivo è il tratteggio scultoreo che avvolge il corpo femminile e dà forme nuove.” È corretto dire che il suo brand stia andando particolarmente bene all’estero? Si può avere base a Faenza e lavorare in tutto il mondo? “Sì. La mia idea è piaciuta subito molto in America dove ho sviluppato la mia clientela grazie anche ai contatti con le celebrità conosciute con Versace. La mia agente Giulia Baggini è a Los Angeles e se devo parlare con i clienti, salgo su un aereo e il gioco è fatto. Le mie creazioni si trovano oggi in molti negozi in giro per il mondo, da Los Angeles a Dubai, dal Brasile al Kuwait, dove mi hanno chiesto abiti personalizzati di alto livello, e anche in Nord Europa.”
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L’ ARREDO PROGETTATO A MISURA INNOVAZIONE E PERSONALIZZAZIONE
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“LA SFIDA? TRASFORMARE LE MIE SCULTURE IN GIOIELLI, GRAZIE ALL’APPROCCIO 3D E ALL’UTILIZZO DI MATERIALI NON CONSUETI. PER GLI ABITI INVECE IL MIO TRATTO DISTINTIVO È IL TRATTEGGIO SCULTOREO CHE AVVOLGE IL CORPO FEMMINILE E DÀ FORME NUOVE.”
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Sinora quali sono state le tappe più importanti del suo percorso professionale? “Come già detto, la prima è stata nell’Atelier Versace. La seconda: fare il primo red carpet nel 2023 con un abito personalizzato per Megan Thee Stallion, con la mia D stilizzata nella fibbia. Poi il debutto ai Grammy Awards con Coco Jones di recente, per cui ho realizzato abito e gioielli, un traguardo incredibile, e la magia del Festival di Sanremo in Italia con Alessandra Amoruso. Lo scorso 27 maggio poi, un’altra grande soddisfazione: Jennifer Lopez ha scelto un mio abito di archivio mai usato, selezionato tra venti capi, per gli American Music Award a Las Vegas.” Cosa si prova a sapere che una star indossa una propria creazione? “Vedere i miei abiti prendere vita in eventi così iconici è un’emozione indescrivibile. Creare per grandi occasioni non è solo vestire qualcuno, ma contribuire a un momento speciale della sua storia. Ovviamente non sempre tutto fila liscio e finché l’abito non esce, c’è sempre ansia.” Come le piace definire il suo stile? “Fare distinguere le proprie creazioni non è facile in un’epoca di repliche, così come fare innovazione o qualcosa di mai visto. Detto questo, la riconoscibilità è molto importante. Per quanto mi riguarda, porto avanti l’iconografia di essenzialità/purezza e al contempo di opulenza, un po’ come il bianco e il nero, la pulizia estetica riequilibra il tutto a livello di
abiti e gioielli. Le mie creazioni si rivolgono principalmente alla donna, mentre i miei gioielli sono genderless. Tra i miei progetti futuri c’è una linea maschile che ancora non ho sviluppato interamente.” Quali sono i suoi prossimi sogni nel cassetto? “Il primo è una sfilata in presenza con modelle vere dopo che per la Milano Fashion Week 2024 ho avuto l’opportunità di partecipare a una sfilata in digitale che mi ha dato grande visibilità e nuove proposte lavorative per espandere il brand. Un altro sogno è aprire un negozio monomarca Defaïence, non so ancora dove, ma non in Italia, più probabilmente nel mercato americano che già mi conosce.” Come sta cambiando il mondo della moda? “Il mercato sta soffrendo in generale a livello mondiale. In passato, considerando anche un’economia più favorevole, era più facile emergere anche perché c’erano meno marchi di adesso. In un mondo sempre più dominato dal fast fashion, per un nuovo brand non è facile farsi strada. Però qualcosa sta cambiando nelle nuove generazioni: c’è maggiore consapevolezza sul fatto che la moda contribuisce a inquinare se si spende solo in cose destinate a non durare nel tempo. Nel mio piccolo sto cercando di dare il mio contributo, creando solo ciò che serve e utilizzando solo tessuti in stock per gli abiti e materiali rigenerabili come il rame per i gioielli.”
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AGRICOLTURA
LA MELA DELLE SALINE L’AZIENDA E AGRITURISMO DELLA FAMIGLIA FANTINI A PISIGNANO
DI CHIARA BISSI
Passione per la terra, per le radici senza perdere neanche un giorno nella costruzione del futuro: la Memento, Società Agricola di Pisignano è a tutti gli effetti un piccolo gioiello nella produzione industriale di mele e di energie rinnovabili. E non solo perché la famiglia Fantini dal 1899 ne ha curato lo sviluppo per quattro generazioni, ma anche perché ha saputo valorizzare al massimo la vicinanza a uno degli ambienti naturali più belli e spettacolari della pianura ravennate, a pochi passi dal mare. Oggi quindici ettari di meleti offrono la possibilità di coltivare la Mela delle Saline di Cervia e non solo. Un prodotto biologico certificato, che cresce, come altre varietà, grazie alla paziente cura di Piercarlo e Alberto Fantini, padre e figlio, indissolubilmente legati alla terra, anche se scelte di vita ne hanno fatto un dottore in agraria, per lungo tempo, dirigente di azienda nel mondo delle sementi e un architetto impegnato tra l’altro nell’arredo di interni per il mondo dell’accoglienza, delle 14
FOTO LIDIA BAGNARA
strutture balneari e della ristorazione. Così in più di un secolo la casa colonica con attorno gelsi utili per l’allevamento dei bachi da seta, con coltivazioni a rotazione e filari da vite oltre che di mele è diventata un’azienda al passo con i tempi e un agriturismo. “Oggi i nostri impianti non hanno niente da invidiare ai meleti del Trentino,” racconta Alberto Fantini, “i miei nonni vivevano di agricoltura, poi l’economia è cambiata. Noi abbiamo investito e sperimentato, in azienda ci muoviamo con un mezzo elettrico ma c’è anche il primo trattore di mio nonno, un Sametto degli anni Sessanta.” E a spiegare come la brezza delle Saline influisca sulla produzione di mele e come una precisa collocazione geografica sia diventata un punto di forza, ci pensa Piercarlo Fantini, che dopo la pensione ha dedicato ogni energia alla Memento. “Per struttura del terreno e ambiente questa zona non si presta a coltivazione precoci o delicate e sensibili come ciliegi, albicocchi o kiwi. Una delle colture che si adattano
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all’ambiente è il melo. Il frutto ha maggior sapore, questo terreno dal medio impasto tendente all’argilloso dà maggiore ricchezza di sali minerali, così come la salinità dell’ambiente. Le Saline sono a meno di 2 km.” Così tra le produzioni di Pink lady, ma anche di Gala, Golden, Granny Smith, Fuji, cresce la mela delle Saline, “una varietà di rossa autunnale di cui da sempre abbiamo il ceppo originale e su cui abbiamo fatto degli innesti, una mela buonissima ad alto valore aggiunto, biologica certificata da tanti anni. Stiamo lavorando all’Igp, indicazione geografica protetta, per il riconoscimento a livello nazionale.” Da fine agosto ad autunno inoltrato si svolge la raccolta e la vendita su scala industriale, ma c’è spazio anche per l’acquisto al dettaglio per gli appassionati che nel tempo hanno imparato a conoscere la mela
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PIERCARLO E ALBERTO FANTINI, PADRE E FIGLIO, HANNO TRASFORMATO L’ANTICA CASA COLONICA IN UN’AZIENDA AL PASSO CON I TEMPI E UN AGRITURISMO. “PER NOI LA CHIAVE È QUESTA: VIVERE NEL PROPRIO TEMPO CON UNA VISIONE CHIARA DEL FUTURO E I PIEDI PER TERRA.”
delle Saline e non rinunciano ad acquistarla, raccolta in azienda e disponibile solo fino a dicembre. I frutti per scelta non passano mesi in celle frigorifere. “Dopo la pensione, con investimenti mirati, mio padre ha portato nella contemporaneità l’azienda. E per noi la chiave è proprio questa: vivere nel proprio tempo con una visione chiara del futuro e i piedi per terra. Dei 15 ettari un terzo è biologico certificato e un ettaro è a fotovoltaico.” Una passione coltivata senza fretta, con una determinazione che non poteva passare inosservata e così anche i ristoratori romagnoli si sono avvicinati al prodotto, utilizzato per ricette creative, da Roberto Bagnolini dell’Accademia del Cardo, anima del ristorante Al Deserto, alla Pasticceria Doganieri di Cervia con la ciambella alla Mela delle Saline, fino alla sorprendente pizza alla mela della Pizzeria da Leo con formaggio e cannella. “Stiamo lavorando alla promozione,” assicura Alberto Fantini, “ma per noi è essenziale che il prodotto locale venga valorizzato. Sapere che il territorio della costa ha un entroterra con un tessuto produttivo legato all’agricoltura di qualità è un valore aggiunto per tutti.” Un valore che dall’estero hanno colto immediatamente, visto il gradimento immediato dell’attività dell’agriturismo con ospiti dal Nord Europa, Giappone e Australia, affascinati dall’immersione nel paesaggio, un Eden dove si lavora e coltiva ogni giorno. “All’idea dell’ospitalità ci siamo arrivati con calma, siamo partiti con il b&b, ora diventato a tutti gli effetti un agriturismo. Ho fatto tesoro della mia esperienza di interior design in hotel e strutture di accoglienza. Non sapevo come poteva andare, la
AGRICOLTURA
“LA MELA DELLE SALINE È UNA VARIETÀ DI ROSSA AUTUNNALE DI CUI, DA SEMPRE, ABBIAMO IL CEPPO ORIGINALE E SU CUI ABBIAMO FATTO DEGLI INNESTI, UNA MELA BUONISSIMA AD ALTO VALORE AGGIUNTO, BIOLOGICA CERTIFICATA DA TANTI ANNI. STIAMO LAVORANDO ALL’IGP, PER IL RICONOSCIMENTO A LIVELLO NAZIONALE.”
costa è un grande attrattore, ma mi dicevo: chi vuoi che venga. Invece è stata una felice sorpresa e ora l’80% degli ospiti è composto da turisti stranieri, persone che amano la natura, apprezzano il relax, la nostra terra e l’accoglienza fatta con garbo. Da Pasqua ad Halloween siamo aperti, ma le camere rimangono a disposizione anche più tardi.” E mentre mette in cantiere altri progetti, dalla piscina per gli ospiti della struttura, allo studio della produzione di sidro di mele analcolico e alcolico fino ai succhi, Alberto Fantini, cordiale e determinato, vende le mele anche ad acquirenti di passaggio. “Ho clienti che vengono da Modena per le nostre mele, mi piace parlare con la gente. Per lavorare nella propria azienda ci vuole passione e bisogna crederci, tanto.” 18
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MUSICA
CASA PAUSINI A SOLAROLO, UN VIAGGIO IMMERSIVO NELLA CASA-MUSEO DELL’ARTISTA
DI ALESSANDRA ALBARELLO
“Cosa avrei fatto se non avessi vinto Sanremo?” Se lo chiede Laura Pausini nel docufilm Piacere di conoscerti del 2022 diretto da Ivan Cotroneo, che ripercorre la vita pubblica e privata dell’artista, partendo da un punto di vista insolito. La risposta è immediata: di giorno ceramista (si è diplomata all’Istituto di Arte di Faenza), di notte cantante di piano bar. E proprio a questo docufilm è dedicata una delle cinque stanze del Laura Pausini Museum. Perché proprio di stanze si tratta, e precisamente quelle della casa di Solarolo, in provincia di Ravenna, dove Laura è cresciuta e la cui facciata è ora decorata dai murales di David Pompili. Non a caso, fuori è affissa una targhetta in ceramica con scritto ‘Famiglia Pausini’ mentre, agganciati al cancello, centinaia di lucchetti con messaggi di affetto testimoniano l’amore incondizionato dei fan. Inaugurato a settembre, il museo, dietro al quale c’è naturalmente anche Fabrizio, papà e mentore di Laura, propone un viaggio im-
mersivo nel mondo Pausini attraverso racconti visivi a volte inediti che vanno dagli esordi, proprio nei piano bar, ai grandi successi internazionali. Fanno quasi tenerezza i primi look ingenui di una ragazzina timida che, da un minuscolo e sperduto paese romagnolo, ha inseguito un sogno immenso. Ed è andata ben oltre. All’ingresso del museo, a scandire il tempo che è passato, il primo outfit indossato per il Festival di Sanremo del 1993, l’anno della vincita con la canzone La solitudine, affiancato dallo stesso completo giacca e pantaloni reinterpretato da Giorgio Armani nel 2023 per il tour celebrativo di 30 anni di carriera Laura 30 che, in sole 24 ore, ha toccato New York, Madrid e Milano. Un fax di Tim Rice, autore tra l’altro di Jesus Christ Superstar, racconta che fu proprio lui ad aver riadattato quella canzone in inglese nel 1995. Una sala è poi dedicata ai memorabilia: i primi premi, i primi microfoni, le prime registrazioni, le prime foto amatoriali e poi il testo 21
MUSICA
originale della svolta: La solitudine di Pietro Cremonesi e Federico Cavalli. Un semplice foglio dattiloscritto, con le correzioni apportate direttamente a penna da Laura. Una su tutte quel “Marco se ne è andato…” a sostituire “Anna se ne è andata…”. Proprio quel Marco che appare in una foto sbiadita inserita in un diario di scuola e che è stato uno dei primi amori di Laura. Ma il vero, grande amore, coronato con il matrimonio celebrato sempre a Solarolo nel 2023, è arrivato con Paolo Carta. Ed ecco allora anche gli abiti degli sposi e della damigella, la figlia Paola. A proposito di abiti, sono molti quelli esposti, in una sequenza tematica che fa rivivere i momenti apicali della carriera dell’artista e le emozioni collegate ai tour, ai videoclip e a eventi speciali come la candidatura all’O-
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PER LA GIOIA DEI FAN È STATA APERTA AL PUBBLICO LA CASA-MUSEO CHE RACCONTA, CON ABITI, FOTO, REGISTRAZIONI, LETTERE E PREMI, IL MONDO PAUSINI DAGLI ESORDI AI GRANDI SUCCESSI INTERNAZIONALI, TRA VITA PUBBLICA E PRIVATA.
scar nel 2021 con la canzone Io Sì (Seen), già vincitrice del Golden Globe. Tra gli stilisti preferiti Valentino e Giorgio Armani, che ha anche scritto a Laura Pausini un breve messaggio di ringraziamento poco prima della sua scomparsa. Su uno stand sono invece allineati tutti gli accappatoi che Laura indossa alla fine di ogni concerto come rituale liberatorio, mentre le pareti del Museo sono letteralmente ricoperte dai premi ricevuti, tra cui gli innumerevoli dischi d’oro e di platino. Accanto a questi, i riconoscimenti per il suo continuo impegno nel mondo charity e nel sostegno della causa femminile, forse quelli a cui tiene maggiormente. Uno dei pezzi più significativi è una lettera del 13 giugno 2003, leggermente rovinata dall’alluvione, con cui Kofi Annan (presi-
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MUSICA
IN QUESTE PAGINE, LAURA PAUSINI ALL’INAUGURAZIONE DELLA SUA CASA-MUSEO. IN ALTO, I MICROFONI, I DISCHI E GLI ABITI DELLA CARRIERA DELLA CANTANTE.
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dente delle Nazioni Unite dal 1997 al 2006), la ringrazia per la sua partecipazione al Pavarotti & Friends. Sono tante le chiavi di lettura di questo museo, come sono molteplici le sfaccettature della personalità di Laura Pausini dove, in uno strano ma riuscitissimo connubio, coesistono ‘romagnolità’ e spirito internazionale. Un caleidoscopio di incontri e di collaborazioni, di vita privata e pubblica, il suo amore, ricambiato, con la Spagna e i paesi latinoamericani, tanto che dal 1995 ha deciso di pubblicare contemporaneamente ogni album nella doppia versione italiana e spagnola. Al museo c’è tutto quello che ti aspetti e anche quello che non sapevi. Qualche esempio: One more time che nel 1999 diventa colonna sonora del film Le parole che non ti ho detto con Kevin Costner, il Music Awards ricevuto assieme al Maestro Ennio Morricone che ha riarrangiato La solitudine per l’album 20. The Greatest Hits, l’incontro con Kylie
Minogue… E poi c’è Laura presentatrice televisiva di reality internazionali tra cui X Factor e l’Eurovision Song Contest con outfit che diventano protagonisti assoluti di una stanza. L’ultima sorpresa aspetta il visitatore in giardino: l’impronta del calco delle mani impresso sulla Walk of Fame di Rotterdam nel 1994. Un museo vivo, in continuo divenire che rafforza ancor più il legame con i fan che ora attendono con impazienza l’uscita del nuovo album Io canto 2, a distanza di vent’anni dal primo, Io canto. Il Laura Pausini Museum viene infatti regolarmente aggiornato con nuovi pezzi, come gli ultimissimi premi: il Billboard Music Award e il Women of The Year Achievement Award consegnati all’artista rispettivamente a Miami il 23 ottobre e a Madrid il 28 ottobre. Che c’è ancora da dire? “Marco se ne è andato…” ma Laura Pausini in realtà è sempre rimasta qui. A Solarolo. E all’uscita viene quasi voglia di attaccare un lucchetto al cancello.
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DALLA VISIONE DI GINO E ADRIANA A QUELLA DELLE NUOVE GENERAZIONI: DAL 1975, L’AZIENDA FAENTINA PROPONE SOLUZIONI CHE PROTEGGONO, ARREDANO E MIGLIORANO OGNI AMBIENTE.
Dal 1975, Mengozzi e Mazzoni rappresenta un punto di riferimento nel settore delle schermature solari, delle tende e delle soluzioni per la casa. Nata dall’intuizione imprenditoriale di Gino Mengozzi e Adriana Mazzoni, che inizialmente si occupavano di piccoli lavori di manutenzione e riparazioni, l’azienda negli anni ha saputo trasformarsi in una realtà solida, moderna e versatile. Oggi offre una gamma completa di prodotti: zanzariere, tende da sole, tapparelle, veneziane, porte a soffietto, chiusure di sicurezza e soluzioni per interni ed esterni, con un’offerta che spazia dal comfort quotidiano all’arredo su misura.
La loro avventura inizia negli anni Settanta, quando Gino Mengozzi lavorava alla Stafer, un’azienda di Faenza. “Facevo il mio lavoro con passione e fierezza, e me la cavavo bene, tant’è che la gente cominciò a chiamarmi per alcuni lavoretti extra, piccole manutenzioni per la casa, sistemazione di tapparelle, pulizia delle tende alla veneziana, cose così.” Adriana Mazzoni, sua moglie, iniziò ad aiutarlo nelle riparazioni e a infilare le stecche delle veneziane. “Intorno al 1975 convinsi Gino a lasciare il lavoro dipendente e diventare autonomo,” dice Adriana. “Era un po’ titubante, ma alla fine ascoltò il mio consiglio.” “Aprimmo la nostra prima sede
in corso Matteotti a Faenza che, oggi come ieri, è ancora la nostra casa. L’ambizione non era quella di espanderci ma di fare le cose per bene, lavorando con dedizione nel nostro territorio. Questo approccio generò un passaparola positivo che ci portò presto nuovi clienti.” Il marchio aziendale, con le due ‘MM’ sovrapposte, fu disegnato da Emanuela, la figlia maggiore, ispirandosi al logo della Rolls-Royce. “La prima espansione arrivò con le zanzariere, poi nel 2003 facemmo un altro passo importante acquistando macchine all’avanguardia per far fronte alle richieste, sempre maggiori, di ordini. Ricordando le nostre
“APRIMMO LA NOSTRA PRIMA SEDE IN CORSO MATTEOTTI A FAENZA CHE, OGGI COME IERI, È ANCORA LA NOSTRA CASA.” UNA STORIA DI PASSIONE, QUALITÀ E INNOVAZIONE PORTATA AVANTI OGGI DALLE FIGLIE CON NUOVE REALTÀ SPECIALIZZATE CHE AMPLIANO L’OFFERTA.
prime fiere, i festival di paese e le celebrazioni annuali nel nostro territorio… non pensavamo nemmeno di varcare i confini provinciali e invece siamo riusciti a espandere il nostro orizzonte.” Le due figlie hanno sempre lavorato con i genitori, maturando e valorizzando l’azienda, fino a creare due nuove realtà, ampliando l’offerta nel mondo delle schermature solari, delle finestre e tendaggi per la casa. Maria Grazia, la minore, particolar-
mente predisposta alla vendita e con uno spiccato gusto estetico nell’arredare, ora guida MGM Atelier, specializzata in tende, tessuti e complementi d’arredo. Emanuela, la maggiore, incline all’innovazione e alle sfide, ha fondato Lupak Metal, che si occupa di sistemi frangisole automatizzati in alluminio. “La passione e la fierezza dei nostri primi anni di lavoro si sono arricchite di nuovi valori: la qualità, la fiducia, il rispetto e la voglia di
migliorare. È bello vedere che il nostro primo dipendente, Stefano, dopo tanti anni lavora ancora con noi. Una persona fondamentale della nostra crescita, è sicuramente Mirko, responsabile aziendale, che da oltre 30 anni affianca le nostre figlie Emanuela e Grazia in modo significativo e continuativo.” Questa è la loro storia, una storia di passione e dedizione che continua a scriversi giorno dopo giorno.
A LATO, LA FAMIGLIA E IL TEAM DI MENGOZZI MAZZONI IN OCCASIONE DEL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO. IN ALTO, GINO MENGOZZI E ADRIANA MAZZONI, E ALCUNI AMBIENTI DELL’AZIENDA.
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RECITAZIONE
IL CUORE SUL PALCO ASIA GALEOTTI TRA TEATRO CINEMA, TV E LETTURA DI AUDIOLIBRI
DI ANNA DE LUTIIS
Asia Galeotti, nonostante la sua giovane età, ha già lavorato in numerosi settori dello spettacolo: teatro, televisione, cinema. Lunghi capelli biondo-rosso, occhi verdi, un sorriso aperto e contagioso. Incontrandola in un bar di Ravenna, prima di ripartire per Bologna dove vive, viene spontaneo chiederle come nasce la sua passione per la recitazione: “È iniziato tutto facendo teatro dalla prima adolescenza. A 12 anni ho fatto uno spettacolo teatrale con Beppe Aurilia, poi a 14 con Eugenio Sideri e infine a 15 sono approdata nella Compagnia Teatrale Luigi Rasi diretta da Alessandra Casanova. Mi affascinava in particolare il teatro in costume, il teatro classico. E grazie a questa gavetta ho avuto la possibilità di calcare il palcoscenico almeno due volte all’anno. Così a 19 anni sapevo che il mio prossimo passo sarebbe stato quello di specializzarmi nel mondo della recitazione. Ricordo in particolare mio papà che, a casa, 28
ALLIEVA DI EMANUELE MONTAGNA DELLA SCUOLA DI TEATRO COLLI, HA UNA PARTICOLARE PREDILEZIONE PER IL TEATRO PERCHÉ AMA IL RAPPORTO DIRETTO CHE SI CREA COL PUBBLICO, I GIORNI DI PROVE CON GLI ATTORI E LA CONNESSIONE UMANA. NEL MONOLOGO, L’ATTESA, HA INTERPRETATO ANITA GARIBALDI.
mi faceva guardare il dietro le quinte dei dvd per mostrarmi come realizzavano le scene. Credo che anche questo abbia avuto un forte impatto sulla mia psiche.”
A 27 anni ha già fatto tante esperienze in settori diversi, e ora è interessante capire cosa preferisce fare. Confessa che se dovesse scegliere un genere, a teatro sarebbe il drammatico, forse perché ha sempre fatto tanto comico, partendo dai vaudeville, che comunque continuano a piacerle. Ricorda, a proposito, il monologo di Anita Garibaldi e poi con Antigone. Mentre al cinema sceglierebbe l’horror, reduce da recenti esperienze come Trading Shadows di Andrea Dalfino, The Mariana’s Web di Marco Calvise, Selfie di Giulio Manicardi e Fabiana di Piero Calvarese. Si avverte il suo essere completamente immersa nel campo teatrale, nelle esperienze cinematografiche e incuriosisce conoscere la sua preparazione, le scuole che ha frequentato prima di scegliere il teatro. “In tutta sincerità non sono mai stata brava nelle materie scientifiche. Anche il liceo artistico mi attraeva, ma ero più orientata e
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IN QUESTE PAGINE, L’ATTRICE ASIA GALEOTTI.
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attirata dalla psiche umana. Infatti materie come filosofia e sociologia mi sono state utilissime. Sono contenta di questa scelta che ho fatto quando già frequentavo la scuola media.” Asia è sempre pronta a nuove sperimentazioni, come dimostra l’essere diventata una narratrice di audiolibri, uno dei suoi lavori principali attualmente. Tutto questo fa ormai parte della sua vita. Ma il suo cuore sceglie il teatro, sempre, perché ama il rapporto diretto che si crea col pubblico, i giorni di prove con gli attori e la connessione umana, il qui e ora. “Il cinema,” dice, “è una macchina incredibile fatta di collaborazioni, in cui solo alla fine si scopre il vero risultato. Dopo il montaggio. Mi piace quella magia. E mi piacerebbe in futuro stare anche dall’altra parte della macchina da pre-
sa, ma chi lo sa…” Sentendola parlare si nota la sua sicurezza, quella di chi sa dove vuole arrivare. Ci tiene a raccontare gli incontri importanti sia per la sua formazione che a livello lavorativo, primo fra tutti il suo maestro di teatro della Scuola di Teatro Colli dove ha studiato: Emanuele Montagna. Da quel giorno è iniziato un sodalizio artistico veramente fertile. Grazie a lui è entrata in contatto con Franco Eco, un eccezionale compositore di musiche con cui ha preso parte a uno spettacolo andato in scena a Khartoum, in Africa. Asia deve molto a Emanuele, con cui ha imparato il mestiere dell’attore e ha fatto tante esperienze teatrali tra cui il suo primo monologo teatrale, L’attesa, in cui ha interpretato Anita Garibaldi. “Questo bellissimo testo di Valeria Magrini,”
racconta, “mi ha fatto stringere un bellissimo rapporto con Eugenio Fusignani, vicesindaco di Ravenna, nonché produttore dello spettacolo con la sua Fondazione Ravenna Risorgimento. Il monologo l’ho scelto per un importante concorso teatrale, il Premio Wanda Capodaglio. Lo ricorderò come il mio primo secondo posto conferitomi dalla grande Sandra Milo.” Nel 2020 Asia ha frequentato i workshop di Augusto Fornari, ha incontrato Ivan Zucconi, montatore dei film di Pupi Avati e Andrea Simonella, la regista con cui ha realizzato il suo primo cortometraggio da protagonista, Uruguay, presentato al Festival di Venezia, che tratta la violenza sulle donne in ambito psichiatrico. A seguire il cortometraggio Selfie di Manicardi, protagonista il cellulare: tecnologie e dipendenza, cyber bullismo. Nel 2026 uscirà Un uomo fedele di Daniele Balboni, Gli dei della via di Andrea Recchia, La filanda di Costantino Maiani, lungometraggio di cui Asia è protagonista, girato nella terra dei suoi nonni paterni, Modigliana. Insieme a Martina Valentini Marinaz è protagonista di uno spettacolo teatrale sui suicidi e il sovraffollamento nelle carceri. Le Nostre Prigioni, Storie di Pena e Speranza, scritto da Dino Petralia per far conoscere la drammatica situazione. Prossima tappa il 4 febbraio 2026 a Bolzano.
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40 anni a fare e rifare questa cosa: mettere l’accento. Non nel senso grammaticale del termine, quello è facile. Quello, ormai, lo fanno anche le IA. Mettere l’accento nel senso di scegliere: decidere dove va il peso, dove si posa lo sguardo, dove una parola smette di essere solo suono e diventa senso. L’accento è un elemento minuscolo, quasi invisibile. Ma senza, tutto diventa piatto. Senza, una storia è solo cronaca, un progetto è solo tecnica, una voce è solo rumore.
Quaranta. L’abbiamo scritto con le lettere, adesso. Perché i numeri non bastano a scandire il tempo quando il tempo è fatto prima di tutto di persone. E noi siamo questo: persone che hanno scelto di stare qui, a Forlì, con il cuore piantato in Romagna e la testa rivolta al mondo. Dal 1985 abbiamo visto cambiare tutto. La comunicazione ha vissuto tre, quattro, forse cinque rivoluzioni da quando è nata la nostra agenzia. Noi siamo sempre cambiati con lei. Non per sopravvivere, ma per essere – essere quello che il momento chiedeva, o ciò che ancora non sapeva di volere. Per la comunità a noi più vicina, così come per i mercati internazionali. Per chi insieme a noi ha scommesso sull’innovazione quando ancora non era cool chiamarla così, o sulla sostenibilità quando ancora – fatta così – nemmeno esisteva. Per i nostri quarant’anni abbiamo guardato indietro, alla strada percorsa, e abbiamo scoperto una cosa: dei nostri clienti principali, il 70% è con noi da più di dieci anni. Il 40% da quasi venti anni. Quindi è questo che, nel tempo, per noi è rimasto davvero immutato. L’importanza delle connessioni vere. Non quelle rapide, che bruciano in un like. Quelle genuine. Quelle che si costruiscono parola dopo parola, progetto dopo progetto, anno dopo anno. Quelle che lasciano il segno. Perché mettere l’accento, per noi, significa cercare di scegliere sempre ciò che conta davvero.
Questo per noi è essere Forty. Non è solo un numero, è la nostra forza. Quaranta volte grazie a chi ci ha scelte e scelti fin qui. E grazie a chi sceglierà di mettere l’accento insieme a noi nei prossimi anni.
May the Forty be with you, too.
“DA OLTRE VENT’ANNI AMIAMO RACCONTARE STORIE D’AMORE... CI PIACEREBBE RACCONTARE ANCHE LA VOSTRA!”
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PODCAST
NARRARE LA MUSICA IL PODCASTER RAVENNATE MATTEO FABBRI DÀ VOCE ALLA MUSICA
DI SERENA ONOFRI
I podcast sono ormai parte della nostra quotidianità: c’è chi li ascolta in macchina, chi mentre passeggia, chi durante l’attività sportiva. E poi c’è chi li crea come mezzo per dare voce alle proprie passioni. È il caso di Matteo Fabbri, podcaster ravennate che, attraverso il suo progetto Suono Ma Nessuno Apre, racconta la musica con uno stile personale, curioso e ricco di autenticità. Con circa 130 puntate registrate e quasi 100.000 streaming totali (Apple, Spotify, Amazon) ha conquistato anche la terza posizione in classifica nella categoria musica. Nel suo podcast si alternano pillole sugli artisti, dettagli sulla loro musica e aneddoti personali, offrendo un modo naturale e coinvolgente per conoscere meglio cantanti e gruppi musicali. Con una formazione maturata negli anni di radio, una predisposizione istintiva alla narrazione e un’attenzione particolare al mondo dei giovani, Fabbri ha trasformato il desiderio di condividere storie musicali in un percorso autentico e in continua evoluzione. Come è approdato al mondo dei podcast? “Sono arrivato passando prima dalla radio. Ho cominciato a
Radio Italia, poi durante il lockdown ho sentito il bisogno di creare qualcosa di mio. Così nel 2020 è nato Suono Ma Nessuno Apre, un podcast musicale in cui provo a raccontare storie di musica in modo creativo.” Spieghiamo in poche parole che cos’è un podcast… “È più difficile da spiegare che
FOTO MASSIMO FIORENTINI
da fare o da ascoltare (sorride, Ndr). Tecnicamente è un contenuto audio a puntate, fruibile on demand su piattaforme digitali come Spotify. Ma a me piace definirlo un mezzo intimo per raccontare storie: una voce che ti accompagna, ovunque tu sia.” Perché proprio la musica? “È la mia passione da sempre. Da 33
IN QUESTE PAGINE, MATTEO FABBRI, IDEATORE DEL PODCAST SUONO MA NESSUNO APRE. IN ALTO, DURANTE UN EVENTO LIVE.
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bambino passavo ore a guardare i videoclip su MTV. Mi affascinano la storia della musica, gli aneddoti, gli incroci tra band, gli artisti sottovalutati, il motivo per cui un genere nasce in una città e non in un’altra. Sono mondi che non smettono mai di sorprendermi.” Quali sono le sue fonti di ispirazione? “Cerco un approccio radiofonico. Mi ispiro a speaker come Luca De Gennaro di Radio Capital, che ho avuto il piacere di ospitare in due puntate. Mi piace il tono colloquiale, senza tecnicismi esagerati: voglio che chi ascolta si senta come in una chiacchierata tra amici.” Ha intervistato diversi nomi importanti. Quali ricorda? “È una delle cose più stimolanti di questa esperienza. Ho ospitato musicisti come Ivan Cattaneo, Alberto Fortis, Omar Pedrini, Andy dei Bluvertigo e Johnson Righeira; giornalisti come Luca Sofri e Andrea Scanzi; e personaggi come Gene Gnocchi. Ognuno ha portato qualcosa di unico e mi ha insegnato molto.” Formazione: quali corsi ha frequentato e quali invece ha tenuto per insegnare a fare podcast? “Sono un autodidatta: quando ho iniziato, non c’erano molti corsi. Oggi dico sempre che ci sono più podcaster che ascoltatori! Non mi sento un professore, quindi non tengo corsi veri e propri. Preferisco lavorare insieme ai giovani. Ho tenuto incontri all’ITIS Nullo Baldini
e alla Officina della Musica di Ravenna. Inoltre, con le biblioteche decentrate della Classense ho scritto e registrato un podcast con ragazzi dai 12 ai 16 anni.” Qual era l’obiettivo iniziale? E come si è evoluto il progetto? “Il mio intento è sempre stato uno: condividere la mia passione per la musica. La cosa più bella è quando qualcuno, anche da un angolo remoto d’Italia, mi scrive per dirmi che gli ho tenuto compagnia o che ha scoperto qualcosa grazie a una puntata. È una gioia enorme, soprattutto perché faccio tutto da solo.” Guardando al futuro: quali progetti ha all’orizzonte? “Sto parlando con alcune case di produzione per collaborare come autore: mi piace usare la voce, ma mi intriga anche scrivere per altri. Inoltre porto in giro alcuni episodi raccontandoli dal vivo grazie a realtà come Jean Music Room o il Comacchio MusicLab. E poi vorrei continuare a lavorare con i giovani: hanno un’energia contagiosa.” Un consiglio a chi vuole iniziare? Può diventare un lavoro? “La cosa bella è che non servono competenze tecniche avanzate: è un mezzo accessibile a tutti. Però il consiglio è uno solo: farlo solo se si ha davvero qualcosa da dire. Non per moda, non perché ‘lo fanno tutti’ e nemmeno per cercare un guadagno che nei podcast è esiguo. L’ascoltatore percepisce subito se manca autenticità. Non esiste un modo giusto o sbagliato per fare un podcast: esiste il tuo.”
C E R A M I C H E
C E R A M I C H E
ARTE
MOSAICO MON AMOUR NEI LAVORI DI LUCIANA NOTTURNI LA MATERIA SI FA LUCE E COLORE
DI ALDO SAVINI
Entrando nell’atelier di Luciana Notturni si ha subito la percezione di com’è fatto un laboratorio di mosaico, che lei ha battezzato Studio Officina del Mosaico sin dal 1970. Tanti strumenti di lavoro: taglioli, martelline di tutti i tipi e dimensioni, trancia, tronchesi, pinze e pinzette, cazzuoline e spatole, ciotole piene di tessere colorate. Le pareti sono foderate da alte scansie ripiene di scatole di cartone, perfettamente ordinate, con dentro i ‘vetri’ colorati, murrine, marmi, pietre e sassi di varie colorazioni. Qua e là ci sono cavalletti con mosaici in lavorazione. C’è anche un reparto con un cannello per fondere le paste vitree e ottenere filamenti per il mosaico filato. Con una certa fierezza dice di essere una ravennate doc, nata a Ravenna e di aver frequentato a Ravenna l’Istituto Statale d’Arte per il Mosaico, una scuola professionale dove si facevano molte ore di laboratorio. I suoi insegnanti sono stati Ines Morigi 36
NEL SUO ATELIER RAVENNATE, LUCIANA NOTTURNI COLTIVA IL MOSAICO UNENDO TRADIZIONE E SPERIMENTAZIONE, RIGORE ARTIGIANALE E LIBERTÀ CREATIVA. FORMATA DA MAESTRI STORICI, LAVORA CON DESIGNER, ARTISTI E CLIENTI IN ITALIA E ALL’ESTERO.
Berti, Sergio Cicognani, Antonio Rocchi, i più attenti e severi nella formazione dei giovani mosaicisti, ma c’era anche il celebre pittore Francesco Verlicchi per disegno dal vero e l’ingegnere Fiorentini per disegno geometrico e architettura. Subito dopo ha iniziato un’attività che sembrava
FOTO LIDIA BAGNARA
assecondare le sue aspirazioni con un minimo di guadagno e con tante soddisfazioni nel creare qualcosa. Attenendosi alla metodologia appresa della lavorazione su calce, eseguiva copie e riproduzioni di mosaici antichi, come le celebri colombe abbeveranti e le stelle di Galla Placidia. Pensava di diventare un’artista ma nella realtà produceva mosaici per le tombe, per clienti che volevano fare piccoli regali, per amici e conoscenti. Siccome in quel periodo il mosaico non offriva grandi opportunità di lavoro, alla fine degli anni Settanta, è fra i fondatori di un’associazione culturale composta da un gruppo di amici e compagni di scuola che oggi sono considerati mosaicisti ‘storici’, tra cui Paolo Racagni, Marco De Luca, Marcello Landi, Giuliano Babini, Verdiano Marzi, iniziando un proficuo rapporto con designer di livello internazionale, per sviluppare le potenzialità di questa forma d’arte.
“È stata un’esperienza che ci ha consentito di crescere. I designer accettarono con entusiasmo la proposta di collaborare perché interessati a scoprire lavorazioni antiche, non solo mosaico, ma anche la ceramica e il tessile, affascinati dalla possibilità di applicarle al nuovo. A differenza degli artisti che mandavano un progetto pittorico già ben definito, i designer, tra cui Alessandro Mendini, Alessandro Guerriero, Cinzia Ruggeri, lo Studio Alchimia di Milano, mandavano un’idea che si doveva interpretare/realizzare in mosaico con uno scambio continuo di opinioni e di soluzioni. La camera degli sposi, realizzata a mosaico, Alchimia la espose alla Triennale di Milano negli anni 1982/1983. Si lavorava per fare marketing, gratuitamente, per far conoscere quest’arte dimenticata e sperimentare nuove forme di intervento del mosaico. I mosaicisti producevano due copie dello stesso soggetto, una per il
committente mentre l’altra veniva trattenuta e ora si trovano in gran parte al MAR.” Un’altra esperienza molto significativa è stata la realizzazione, insieme a Daniele Strada, di un mosaico su progetto di Michelangelo Antonioni per iniziativa di Cristina Mazzavillani e del maestro Riccardo Muti, in occasione di un Ravenna Festival, ora esposto al MAR come altri mosaici prodotti su cartoni pittorici di artisti famosi. Anche con Balthus si riuscì a realizzare, grazie a Marcello Landi e con il concorso di tanti mosaicisti dell’associazione, un mosaico su un suo progetto. Per Notturni, il mosaicista è “un artigiano che
crea qualcosa da un’idea di un altro, principalmente un artista. Il cosiddetto ‘cartone’ è l’idea, il mosaico è l’opera.” Se il mosaico antico era un modo per visualizzare storie riguardanti la religione e la politica, il mosaico contemporaneo è prevalentemente destinato a decorare abitazioni o spazi pubblici, sia con pannelli parietali sia con pavimentazioni dove si usano spesso prodotti industriali nati con la produzione della ceramica. Curiosa della tecnica del mosaico filato, prodotto quasi esclusivamente a Roma e nella Città del Vaticano, è riuscita a essere ammessa a un corso di apprendimento e quindi al ritorno si è divertita a fondere
IN ALTO, LA MOSAICISTA LUCIANA NOTTURNI MOSTRA UNA DELLE SUE OPERE A TEMA FLOREALE.
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ARTE
PER NOTTURNI, IL MOSAICISTA È “UN ARTIGIANO CHE CREA QUALCOSA DA UN’IDEA DI UN ALTRO, PRINCIPALMENTE UN ARTISTA. IL COSIDDETTO ‘CARTONE’ È L’IDEA, IL MOSAICO È L’OPERA.” CONSIDERATO UN LINGUAGGIO APERTO, NEL MOSAICO SI POSSONO USARE I MATERIALI PIÙ VARI E APPARENTEMENTE INIDONEI.
IN ALTO, UN’OPERA DI NOTTURNI E IL SUO STUDIO OFFICINA DEL MOSAICO A RAVENNA.
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e filare ma non a produrre più di tanto, perché le sue mani sono abituate al mosaico tradizionale. Il mosaico è un linguaggio aperto e si possono usare i materiali più vari e apparentemente inidonei: le puntine da disegno, gli aghi di pino, i gusci d’uovo e con questi materiali creare qualcosa di nuovo, di provocatorio, di rottura con il passato. Però ritiene che sia importantissimo studiare e padroneggiare la tecnica tradizionale anche se poi la si modifica. È contenta che al Mar sia stato allestito il museo del mosaico moderno raccogliendo e sistemando sia i mosaici storici che quelli moderni. Nella sua quotidianità ama particolarmente creare mosaici che hanno come soggetto i fiori, a partire dai gigli bizantini di San Vitale fedelmente riprodotti, per poi passare alle viole, agli anemoni, ai papaveri fino alla rosa realizzata nelle varie tonalità cromatiche. Tanti suoi fiori figurano nelle targhe di Linea Rosa appese accanto alle porte delle case. Nei suoi lavori moderni la materia si fa luce e colore, unendo rigore artigianale e libertà creativa con un esito di intensa poesia visiva. Ha realizzato mostre in Italia e all’estero, organizza corsi privati di mosaico e continua a produrre per clienti italiani e stranieri. Anche alle Hawaii ci sono suoi mosaici. Ha scritto un libro in inglese sulla tecnica del mosaico, The Modern Mosaic, che ha riscosso e riscuote tutt’ora grande successo, specie negli Stati Uniti e in Australia.
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MI.RA EXCLUSIVE RESIDENCE. Il Borgo green nel cuore di Ravenna Il progetto immobiliare di Via Mingaiola, realizzato da Nuovostudio, è molto più di un complesso di ville e appartamenti residenziali: è un investimento nel tuo futuro, un’opportunità per vivere in un ambiente esclusivo e sostenibile nel cuore di una città ricca di storia e cultura. Immersa in un contesto urbano vivace e ben servito, questo borgo contemporaneo offre un’atmosfera elegante che abbraccia sicurezza e comfort. Le 17 unità abitative, distribuite in un design contemporaneo di classe energetica A e superiore, sono state concepite per soddisfare i desideri di una clientela esigente, alla ricerca di spazi luminosi, finiture di pregio e un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale. Il complesso è stato inserito dal quotidiano immobiliare “Focus” tra i 40 progetti più importanti d’Italia nel 2024.
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ARTIGIANATO
FORME CREATIVE FESTEGGIA I TRENT’ANNI IL NEGOZIO LABORATORIO DI ANGELA GARAVINI
DI CHIARA BISSI
Chi a Ravenna ha pensato a un regalo speciale per una nascita, un battesimo, per l’addobbo della camera dei bambini o per il Natale non può non conoscere il negozio di Angela Garavini in via Fiume Abbandonato. Ma nel trentennale dell’attività dell’artista e artigiana ravennate c’è molto di più: un’evoluzione, una rinascita che va oltre ad “Angela che fa cose per bambini”, come in tanti la ricordano e lascia spazio a una creatività nuova, vista nella recente mostra Noi due, frutto della collaborazione con la fotografa Lidia Bagnara. Dall’amore per la pittura, appresa in giovane età dal maestro Fogli, a quella per il legno, nata in montagna fin dall’infanzia durante le vacanze, fino all’Accademia di Belle Arti, frequentata dopo il diploma di Ragioneria, scuola “fatta con impegno” ma senza passione, Angela Garavini ha studiato mosaico, incisione, decorazione, fotografia, ceramica e ancora fumetto e cartonaggio a Bologna. “Trent’anni fa ho inaugurato il negozio, avevo 26 anni. La mia famiglia si è fidata di me.” E da subito lo spazio di vendita si è affollato di sagome in legno dipinte, quadri, angeli, scatole, piccoli complementi, dando vita
a un mondo animale e vegetale, alle fiabe, alla magia del circo e del Natale. “Ho cominciato con gli album di foto e con sagome in legno che mia nonna appese alla finestra in via Portone. La gente si fermava perché voleva acquistarle. Regalo piccoli sogni, mi ispiro a ricordi, al mondo delle favole. Ma nel tempo le richieste
FOTO LIDIA BAGNARA
su misura, le commissioni hanno contratto la mia libertà creativa. Vorrei togliermi la patente di artigiana che lavora solo su regali per bambini. Non mi appartiene più.” Come è accaduto a molti, la pandemia del 2020 ha costretto a una sosta forzata dal lavoro, a cambiamenti e ha aperto strade inaspettate. Con il negozio 41
PARTENDO DA PANNELLI E ASSI DI LEGNO, SPESSO ISPIRANDOSI AL MONDO DELLE FAVOLE, DEL CIRCO, ALLA NATURA E AI SUOI RICORDI, CREA CON CURA PERSONAGGI E PICCOLI MONDI. DI RECENTE HA TROVATO UNA NUOVA CREATIVITÀ COME RIVELA LA MOSTRA NOI DUE, IN COLLABORAZIONE CON LA FOTOGRAFA LIDIA BAGNARA.
IN APERTURA, ANGELA GARAVINI ALL’OPERA PRESSO IL SUO LABORATORIO. IN ALTO, DELLE OPERE DI GARAVINI REALIZZATE PER LA MOSTRA NOI DUE IN COLLABORAZIONE CON LA FOTOGRAFA LIDIA BAGNARA E, A LATO, L’ORSO ALFRED REALIZZATO IN LEGNO.
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chiuso Angela decide di rivoluzionare il suo spazio di lavoro e di vendita, di alleggerire, di cambiare le tonalità dominanti e, scelto il legno, lo dipinge e costruisce i mobili da esposizione. “Ho ricominciato con un’impronta diversa, ho liberato spazio, ho fatto ordine, il disordine non è creativo. E proprio qui ha preso corpo con Lidia l’idea della mostra.” Così gli scatti di viaggio della fotografa ravennate hanno trovato posto in dialogo con le creazioni in legno di Garavini, grazie a un’amicizia ultraventennale. L’artista ha scelto ventuno fotografie, stampe di altissima qualità e a paesaggi ripresi in India, Bretagna, Toscana, Israele e Marocco e dai dintorni di Gaza, ha associato cornici, figure intagliate, angeli, valigie, dipinti, forme e colori. Un’esperienza sorprendente che, nelle intenzioni delle protagoniste, promette una seconda edizione con Noi Due vol.2. Come effetto
non secondario dei mesi di limitazioni date dalla pandemia c’è anche l’approdo di Angela sui social con la pagina Instagram, nella quale documenta le proprie creazioni e racconta la propria ispirazione. E in questo modo il piccolo negozio ravennate diventa uno spazio globale e le sue creazioni natalizie prendono a viaggiare per il mondo, tanto che la rivista francese Vie à la campagne (edizione Sprea France) ha dedicato uno spazio al suo lavoro nell’edizione speciale, dedicata al Natale, con idee di arredo e decorazioni dipinte a mano originali. “Ho tagliato 1.500 pezzi per il Natale 2025, una collezione che si arricchisce e muta ogni anno e per la quale online chiudo le prenotazioni a novembre.” Si incontra tutto l’anno, non solo per le festività natalizie, il personaggio più noto e amato: l’orso Alfred, una sorta di alter ego che racconta il negozio e appare
fuori, nel mondo dove Alfred ‘fa cose’. Si tratta sempre di un regalo originale, in diversi formati, perché Alfred ama gli animali, la natura, dipinge, va in vacanza, al concerto, coltiva fiori, fa l’apicultore, entra nelle collane e diventa protagonista nell’allestimento del Gipsy Garden Market, a cui Angela partecipa due volte l’anno. Ogni ispirazione, ogni idea parte dal legno che rimane superficie, non viene lavorato, ma accoglie i disegni e l’universo di Angela. “Il legno me lo scelgo, mi ha sempre affascinato, un materiale profumato, caldo. Quando guardo un pezzo di legno ci vedo un personaggio. Sto molto attenta, le decorazioni di Natale più piccole sono spesso ritagli, parti di recupero. Così come ho recuperato il legno lavato e disinfettato, dopo l’alluvione che aveva colpito il negozio di mio marito a Fornace Zarattini. Pezzi dai quali sono uscite in edizione limitata sirenette e tritoni.”
Che questo Natale porti luce vera, quella che apre il cuore e illumina la vita. Vetras Serramenti vi augura un nuovo anno ricco di emozioni che restano.
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STORIA
L’ANTICA STRADA
LE ORIGINI E L’EVOLUZIONE DI VIA IV NOVEMBRE ATTRAVERSO I SECOLI
DI ANDREA CASADIO
FOTO MASSIMO FIORENTINI
Parlare di via IV Novembre significa non solo fare un viaggio nel cuore di Ravenna, ma anche compiere un percorso a ritroso nel tempo fino alle origini stesse della città. Come spesso succede quando si ricostruisce la storia urbanistica ravennate, il nome che immediatamente balza in primo piano è quello del Padenna, il corso d’acqua che fino al tramonto del Medioevo scorreva in direzione nord-sud lungo un tragitto che ha lasciato un segno duraturo nel reticolo viario. Una delle sue tracce più evidenti è appunto l’attuale via IV Novembre, che in tutta la sua lunghezza, da via Ponte Marino a piazza del Popolo, ripercorre quello che era un tempo l’argine orientale dell’antico fiume. Nel punto in cui oggi si apre piazza Andrea Costa, inoltre, si trovava la confluenza con il Flumisellum, il canale che proveniva da ovest costeggiando via Cavour, a sua volta impostato su un antico alveo del Lamone. 44
NEL PUNTO IN CUI OGGI SORGE VIA IV NOVEMBRE SI INCROCIAVANO IL PADENNA CON IL FLUMISELLUM. ATTORNO SI È SVILUPPATO INIZIALMENTE UN COMPLESSO MONUMENTALE COMPOSTO DA CHIESA, TORRE E PONTE CHE CREAVA UN CONTESTO DAL SAPORE VAGAMENTE ‘VENEZIANO’.
Tale incrocio di acque e di percorsi fu, molto probabilmente, il punto di gravità su cui si venne coagulando il nucleo originario di Ravenna ben prima dell’epo-
ca romana. Certo, oggi occorre un notevole sforzo di immaginazione per figurarsi come si presentava questa zona nei secoli dell’antichità e del Medioevo, anche perché fu soggetta in tale arco di tempo a non poche variazioni. Un appiglio a cui aggrapparsi è rappresentato da ciò che resta della chiesa di S. Michele in Africisco, edificata nel VI secolo e sconsacrata in epoca napoleonica. Il campanile cinquecentesco svetta ancora fra i tetti, ben visibile a chi proviene da via Cavour, e all’interno di un negozio fronteggiante piazza Costa si allarga tuttora l’antica abside, ormai spoglia dei mosaici sventuratamente venduti nel 1843 dal governo pontificio a quello prussiano, e oggi conservati al Bode Museum di Berlino. Scavi effettuati all’inizio del Novecento portarono alla luce, sotto la piazzetta, un ponte romano che valicava il Padenna, e, poco più a sud, un altro ponte medievale, di campata minore perché
nel frattempo anche il letto del fiume si era ristretto. Accanto ad essi emerse anche la base di una torre che è forse quella in cui, secondo le fonti antiche, fu tumulato Bacauda, uno dei promotori della costruzione della chiesa. Dobbiamo dunque immaginare un complesso monumentale composto da chiesa, torre e ponte, che proprio di fronte alla confluenza dei due fiumi creava un contesto dal sapore vagamente ‘veneziano’. A pochi metri di distanza (ma un millennio dopo), un altro rimando all’atmosfera della Serenissima venne conferito a quest’angolo cittadino dal palazzo che ospita oggi l’albergo Cappello. Conosciuto in passato come ‘casa di Francesca’, sulla base di una fantasiosa leggenda che lo voleva abitato dalla sfortunata eroina dantesca, fu in realtà edificato appunto all’epoca della dominazione veneziana o poco dopo, a inizio Cinquecento, dalla famiglia Bracci. Dopo diversi pas-
saggi di mano e varie modifiche, alla fine dell’Ottocento l’edificio fu destinato all’utilizzo attuale da parte della famiglia Minzoni, quella del sacerdote Giovanni, ucciso dai fascisti nel 1923. Nella commistione fra ‘alto’ e ‘basso’ che caratterizzava le città premoderne, a tali presenze ar-
chitettoniche ‘auliche’ e monumentali si contrapponeva però, sull’altra sponda del Padenna, un panorama ben diverso. Proprio per il suo carattere di centro di comunicazioni e di scambi, questa zona ospitò l’attività basilare di ogni comunità minimamente strutturata, e cioè quella legata
IN ALTO, UNO SCORCIO DI VIA IV NOVEMBRE OGGI.
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STORIA
OGGI, L’ANTICA STRADA DEI PESCIVENDOLI, DEI MACELLAI, DEGLI OSTI E DEI LOCANDIERI È UN MICROCOSMO DI BAR ALLA MODA E BOTTEGHE STORICHE, DI RISTORANTI RAFFINATI E GASTRONOMIA DA STRADA. VIA IV NOVEMBRE È L’INDISCUSSA PORTA D’INGRESSO PRIVILEGIATA AL CUORE DI RAVENNA.
al commercio alimentare. Una condizione che probabilmente datava fin dalla nascita della città, ma che è documentata con certezza almeno dal Medioevo. Di fronte a S. Michele, a cavallo del Padenna, sorgeva la pescheria cittadina, sede anche della Casa Matha, e appunto strada delle Pescherie era il nome del tratto settentrionale della via, fino all’angolo con Ponte Marino. La sua parte meridionale, fino a piazza del Popolo, era invece nota come strada delle Beccherie, ossia delle macellerie, che qui avevano appunto la propria sede privilegiata. Dobbiamo dunque immaginare un aspetto e un tono generale ben diversi da quelli attuali, con i rumori, gli odori e le frequentazioni di un ambiente tutt’altro che raffinato. Le Beccherie, in
particolare, erano un budello stretto e probabilmente malagevole, mentre le botteghe più eleganti trovavano posto nella parallela strada delle Calzolerie, l’attuale via Matteotti. Tanto le Beccherie quanto le Pescherie ospitavano inoltre un gran numero di osterie, così come diverse locande, di cui il già ricordato albergo Cappello e il Centrale Byron, anch’esso di lunga tradizione, sono gli ultimi eredi. Una radicale modifica nell’aspetto e nella natura della strada si ebbe a partire dal XIX secolo. Fu proprio allora che i suoi due tratti furono unificati sotto la denominazione di via Urbano Rattazzi, uomo politico piemontese che, dopo il 1918, venne a sua volta rimpiazzato dalla data della vittoria nella prima guerra mondiale. Ma ci furono anche
interventi decisamente più concreti. Intorno al 1870, nel contesto della politica di risanamento urbano tipica di quell’epoca, le antiche Beccherie furono allargate di circa il doppio sul lato orientale, con la contestuale costruzione di una serie di nuovi edifici lungo tutta la sua lunghezza. Nel 1894 l’edificio della Pescheria, risalente ai primi del Settecento, fu sostituito da una nuova struttura dallo stile classicheggiante e a forma di emiciclo, aprendo così lo spazio dell’attuale piazza Costa. La piccola esedra ebbe però vita breve, dal momento che dovette a sua volta cedere il posto al nuovo Mercato coperto, inaugurato nel 1922. La sua costruzione comportò la demolizione dell’intero isolato retrostante, e quindi anche di tutto il lato occidentale del tratto di via IV Novembre ad esso adiacente, che oggi è costituito appunto dalla fiancata laterale del Mercato. Nel frattempo, nella parte verso la piazza, anche le vecchie casupole delle macellerie venivano gradualmente sostituite da edifici di maggior pregio architettonico, compreso uno dei pochissimi edifici in stile Liberty della città. Oggi, l’antica strada dei pescivendoli, dei macellai, degli osti e dei locandieri è un microcosmo di bar alla moda e botteghe storiche, di ristoranti raffinati e gastronomia da strada, rinnovando una tradizione antica nell’epoca in cui via IV Novembre è l’indiscussa porta d’ingresso privilegiata al cuore di Ravenna.
A LATO, L’EDIFICIO DELLA NUOVA PESCHERIA, DETTO ‘ESEDRA VIGNUZZI’, DEMOLITO NEL 1920 PER FARE SPAZIO AL MERCATO COPERTO.
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SPORT
VITTORIA IN PISTA IL TEAM EVAN BROS CONQUISTA IL PODIO MONDIALE
DI MASSIMO MONTANARI
Dal dialetto al mandarino, passando per l’inglese. Anche da questa evoluzione linguistica si legge la dimensione internazionale del Team Evan Bros, la scuderia ravennate che ha appena conquistato il titolo mondiale a squadre nella Supersport, quarto titolo iridato negli ultimi sette anni. Anzi, cinque titoli perché l’anno scorso disputa anche il primo campionato mondiale
femminile portando al titolo la spagnola Ana Carrasco. Gli artefici dell’ultima impresa in pista sono stati il turco Can Oncu, l’indonesiano Aldi Mahendra e l’italiano Alberto Surra, subentrato nel finale del mondiale a Mahendra infortunatosi a entrambi i polsi, nella meccanica l’affidabile e competitiva Yamaha YZF R9 e nell’organizzazione la passione, l’entusiasmo
e la visione sognatrice di Fabio Evangelista, fondatore e responsabile della squadra. “Non credo di essere smentito se dico che abbiamo fatto la storia della Supersport,” dice Fabio, “che possiamo definire la A2 dietro alla Superbike, ma anche la storia sportiva della nostra città e del nostro territorio. Sono orgoglioso di questi ragazzi, della squadra e della nostra famiglia.”
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SPORT
EVAN BROS, PICCOLA SCUDERIA RAVENNATE NATA DA UNA BOTTEGA FAMILIARE, CONQUISTA IL TITOLO MONDIALE SUPERSPORT A SQUADRE. PASSIONE, COMPETENZA E APERTURA INTERNAZIONALE GUIDANO IL TEAM VERSO NUOVE SFIDE, TRA PILOTI GLOBALI E LA COLLABORAZIONE CON ZXMOTO.
NELLA PAGINA PRECEDENTE, IL TEAM EVAN BROS SUL PODIO DELLA SUPERSPORT 2025. IN BASSO, FABIO EVANGELISTA, FONDATORE E RESPONSABILE DELLA SQUADRA.
Dice bene Fabio perché quella di Evan Bros è a tutti gli effetti una storia di una scuderia piccola – “sono cinque le persone fisse che sono sempre in officina a sviluppare la moto, che diventano dieci nella settimana di gara” – ma anche una storia di famiglia, nata nel 1959 dalla piccola bottega di ricambi avviata da papà Umberto, oggi diventata la G.E. ricambi auto moto, sede anche del team, dove i figli Fabio e Paolo cominciano a capire che quella sarà la loro vita. L’evoluzione parte all’inizio degli anni Novanta, quando si gettano le basi dell’attuale scuderia. “La passione è davvero il collante di tutto questo percorso,” conferma Fabio. “Decisi di lasciare il motocross, nel quale seguivo come meccanico e come manager mio fratello Paolo, e cominciai ad assaporare le piste. Determinante è stata la conoscenza e l’amicizia con Mauro Pellegrini. È la nostra anima tecnica: senza di lui tutto quello che abbiamo fatto e vinto non ci sarebbe stato. Così
come fondamentale è l’apporto di Jeremy Togni, il nostro motorista, che abbiamo formato in casa ed è un fulcro portante.” Al 2013 risale il debutto nelle competizioni, nel CIV Supersport. Il primo pilota a referto è il ravennate Marco Faccani che resta in lizza per il titolo italiano fino all’ultima prova e si consola con la partecipazione come wild card a due round del mondiale Supersport. L’anno dopo arriva un altro ravennate, Federico Caricasulo, “che facciamo gareggiare accollandoci i costi del campionato italiano,” ricorda Fabio. A fine anno arriva il titolo italiano del CIV Supersport e il quinto posto nel Campionato europeo Stock 600. Caricasulo resta fino al 2016, anno in cui arriva il primo main sponsor, la Bardahl, ma Evan Bros – “un’abbreviazione di ‘Evangelisti Brothers’, ma scritto come l’avevo visto su un cartello in California dove ero andato con amici per vedere alcune gare” – aveva già fatto tutti i collaudi per di-
PH MASSIMO FIORENTINI
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ventare una forza stabile nel circuito mondiale. L’ulteriore salto di qualità arriva con il passaggio da Honda a Yamaha, con il supporto in particolare di Yamaha Svizzera: è il 2018. L’anno dopo arriva il primo titolo mondiale, firmato dallo svizzero Krummenacher che precede il compagno di squadra Caricasulo, tornato a casa. E nel 2020 arriva la doppietta iridata: titolo team e titolo piloti con Andrea Locatelli. Poi arrivano gli anni dei piloti stranieri, “e nel nostro paddock e nel nostro reparto corse abbiamo cominciato a parlare l’inglese.” Ora la sfida ulteriore è iniziare a parlare cinese, perché il 2026 oltre a segnare il nuovo ritorno di Caricasulo nel team è anche l’anno dell’avvio della collaborazione con la ZXMoto, dove ZX sta per Zhang Xue, il fondatore della Kove e poi il patron dell’omonima azienda, fondata l’anno scorso, “con l’obiettivo imprenditoriale di vendere tante moto nel mondo,” spiega Evangelista, “ma anche di mettersi alla prova sotto il profilo sportivo. Ci ha messo a disposizione la 820RR 3 cilindri: è una buona moto, che riteniamo abbia una buona base di partenza. Ha bisogno di essere sviluppata per essere competitiva in questa categoria: è il compito che ci ha affidato. Con lui abbiamo sottoscritto un accordo triennale che ci permette di programmare bene i prossimi mondiali e di guardare con serenità al futuro.” Che potrebbe preludere a uno sbarco in Superbike. “Il sogno c’è e dopo la vittoria del 2020 la stessa Dorna, promoter del mondiale, aveva riconosciuto che eravamo pronti per salire a quel livello. Ma per farlo serve un budget molto più alto e un supporto maggiore della casa madre: ci vuole il suo tempo.”
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