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Ravenna In Magazine 04 2017

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Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 16/01/2002 n. 1 - EURO 3,00

R AV EN N A

Christian

BENINI

LA CARTA VINCENTE

PASSIONE PALCOSCENICO / Teatro per tutti ANNA MARIA FABBRI / In viaggio a tavola PAZZI PER LA BIRRA / Birrifici artigianali

N° 4 OTTOBRE/NOVEMBRE 2017


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EDITORIALE

I

Intraprendenza. Questa è la parola chiave di questo numero autunnale, declinata in ambito economico, artistico, culturale, gastronomico e sportivo. Ne è un esempio la storia di Christian Benini, fondatore della Wall&decò che ha saputo esportare nel mondo le sue originali e innovative carte da parati. Per non parlare poi dei birrifici artigianali che stanno crescendo a macchia d’olio sul territorio. Anche l’universo teatrale sta vivendo una stagione straordinaria, grazie al moltiplicarsi di corsi e realtà, a partire dalla grande novità di Tam che porta la firma di Ivano Marescotti. In ambito culturale, Walter Della Monica che festeggia novant’anni, si conferma fonte inesauribile di idee. Ma ci sono anche la giovane Anna Maria Fabbri, che sta facendo un viaggio per le tavole di tutta Italia, e Stefano Righini, patron della maratona dai numeri da record. Andrea Masotti

SOMMARIO

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ANNOTARE

Brevi IN

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ESSERE

Christian Benini

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RECITARE

Teatro per tutti

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INTRAPRENDERE

Minardi Piume

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CONDIVIDERE

Anna Maria Fabbri

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EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Redazione e amministrazione: Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it info@inmagazine.it

Collaboratori: Linda Antonellini, Erika Baldini, Andrea Casadio, Anna De Lutiis, Serena Onofri Fotografi: Lidia Bagnara, Giulia Castellani, Massimo Fiorentini, Gianluca Gasperoni, Alessandra Ianniello

CORRERE

Stefano Righini

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POETARE

DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Gianluca Gatta, Giulia Masci Ametta ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Gianluca Braga COORDINAMENTO REDAZIONE DI RAVENNA: Roberta Bezzi STAMPA: Seven Seas Srl - RSM Anno XVI - N. 4 Chiuso per la stampa il 20/10/2017

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Walter della Monica

50

LEGGERE

Nevio Galeati

30

ESPLORARE

Ville disunite

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BERE

Seguici su FB: www.facebook.com/edizioni.inmagazine

Birrifici artigianali

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Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e in ogni caso citando la fonte

ABITARE

Una casa pinacoteca

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ANNOTARE

Riapre CA DEL PINO RAVENNA Ritorna a nuova

Pondi debutta ALLA REGIA RAVENNA Si intitola Chi m’ha

visto, la commedia con cui il ravennate Alessandro Pondi (classe ’72) fa il suo esordio alla regia di un film, dopo una vita dedicata al mondo della televisione e del cinema come sceneggiatore. Il film, uscito nelle sale italiane lo scorso 28 settembre, ha un cast d’eccezione, con attori del calibro di Pierfrancesco Favino e Beppe Fiorella. Protagonista della storia è Martino Piccione, un bravo chitarrista che collabora con i più grandi divi della musica leggera, ma nessuno se n’è accorto, perché i riflettori sul palco non sono per lui. Così, quando torna nel suo paesino in Puglia, deve subire le ironie dei concittadini che lo deridono per l’ossessione di diventare un musicista famoso.

Degustare GIOVINBACCO IN PIAZZA RAVENNA Da venerdì 27 a domenica 29 ottobre torna GiovinBacco in Piazza, la manifestazione dedicata alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Ogni piazza avrà una sua peculiarità, a partire da piazza del Popolo che si trasformerà nella cantina dei vini di Romagna, a cominciare dal re Sangiovese. Due spazi particolari saranno per Mtv Emilia Romagna Movimento del Turismo del Vino e il Lions Club Ravenna Bisanzio che venderà vino per beneficenza: il ricavato andrà alla fondazione Dopo di noi di Mezzano e al progetto Orto in condotta. Piazza Kennedy, invece, ospiterà i vini italiani, il cibo di strada romagnolo, lo spazio di Slow Food e dell’associazione Il Lavoro dei Contadini. Ci sarà poi piazza XX Settembre con le eccellenze del territorio tra piadina romagnola, bartolaccio di Tredozio, burlengo di Pavullo e birra. E proprio alla piadina sarà dedicato il trofeo Piadina d’oro, in programma venerdì 27 ottobre in piazzetta Serra. Da segnalare che, per la prima volta, è stato studiato un carnet cultura che garantisce sconti o agevolazioni al Mar, al Museo Tamo e alla Cripta Rasponi, agli spettacoli della Trilogia d’Autunno del Ravenna Festival e alle proiezioni del Ravenna Nightmare Film Fest. L’ingresso è libero. Per gli assaggi sono a disposizione dei carnet da 4, 6 e 10 degustazioni.

vita, nei primi mesi del 2018, la Cà del Pino, lo storico ristorante alle porte di Ravenna, tra la via Romea e la pineta. Aperto nel 1966, ai suoi tavoli si sono seduti tantissimi personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, della cultura e importanti imprenditori, fra cui Walter Chiari, Albero Tomba, Carla Fracci, Raul Gardini e Alberto Sordi che girò alcune scene del film Il presidente del Borgorosso Football Club. A credere nel nuovo rilancio sia il Comune, proprietario di immobile e terreno, sia Casa Spadoni srl che si è aggiudicata l’asta pubblica per reperire un nuovo concessionario per i prossimi sei anni. Un futuro per la Cà del Pino che non può che poggiare sulla sua miglior tradizione culinaria, come la famosa grigliata, e su prodotti del territorio e di stagione.

La mostra LE INCISIONI DI GOYA BAGNACAVALLO La mostra, Goya. Follia e ragione all’alba della modernità con più di 200 opere esposte, realizzate ad acquaforte, acquatinta, puntasecca e bulino, riunisce i quattro grandi cicli incisori di Francisco Goya: i Capricci, i Disastri della guerra, le Follie e la Tauromachia. Tra tutti i grandi artisti europei, Goya, genio innovatore e anticonformista, è uno dei pochi la cui grandezza si rivela pienamente nelle incisioni. Con questa mostra, dopo quella dedicata a Chagall nel 2016, il Museo delle Cappuccine prosegue nell’impegno rivolto alla divulgazione della grafica d’arte. Sarà possibile visitarla fino al prossimo 19 novembre nei seguenti giorni e orari: martedì e mercoledì dalle 15 alle 18; giovedì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18; venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Chiusura il lunedì e post-festivi. Catalogo Edit Faenza. Ingresso gratuito. (A.S.)

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ANNOTARE

Al Cinemacity il film DI MARTINELLI RAVENNA Dopo l’anteprima

Scultura in mosaico AL MAR RAVENNA Resterà aperta

fino al prossimo 7 gennaio, la mostra Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura in mosaico dalle origini a oggi, allestita al Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna, nell’ambito della quinta edizione di Ravenna Mosaico, la rassegna biennale di mosaico contemporaneo. Una mostra di ampio respiro sul rapporto tra la scultura e il mosaico, con l’intento di sondare e documentare la nascita, l’evoluzione di questo linguaggio e le differenti declinazioni del concetto di tessera da parte degli scultori a partire dagli anni Trenta del Novecento, momento in cui si avviano le ricerche plastiche mosaicate di Lucio Fontana e Mirko Basaldella, tra i più geniali artisti del secondo novecento italiano.

Halloween a MIRABILANDIA RAVENNA Al Mirabilandia è tutto pronto per Halloween, la popolare

festa celtica, con tante novità per grandi e piccini. Il culmine sarà tra il 30 ottobre e l’1 novembre, ma anche in tutti i fine settimana di ottobre, quando il parco ravennate dei divertimenti si popolerà di creature misteriose, nell’ambito dell’Halloween Horror Festival rivolto a un pubblico più adulto dopo le 18. La grande novità dell’edizione 2017 si chiama Llorona, il tunnel ispirato a una favola horror dell’America Latina, dove l’anima in pena di una donna continua a domandarsi che fine abbia fatto il figlio. Divertimento e paura popoleranno anche le Horror Zone, allestite nei pressi dell’attrazione Katun, con zombie in stile steampunk, di Divertical, che vedranno la presenza di personaggi del mondo delle fiabe in chiave horror, e alla Far West Valley, con mostruosi abitanti del West pronti a spaventare i passanti. I più temerari potranno anche addentrarsi nella città degli orrori Legends of Dead Town, una delle case del terrore più grande d’Europa, situata all’interno dell’area Far West Valley. Sono pensati per i più piccoli, invece, i tre percorsi tematizzati animati da personaggi fantastici, fra cui il nuovo Covo dei pipistrelli, un nuovo tunnel coinvolgente e interattivo ispirato al mondo dei pipistrelli.

mondiale al Biografilm Festival di Bologna lo scorso giugno, il film scritto e diretto da Marco Martinelli – prodotto da Ravenna Teatro e Teatro delle Albe – arriva anche a Ravenna. Dal 9 al 15 novembre, al Cinemacity Multiplex, sarà infatti proiettato Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi. Tratto dall’omonimo spettacolo teatrale, il film non ne è la sola trasposizione cinematografica, ma ne ridisegna i confini, in un originale e contemporaneo immaginario visivo che caratterizza questo lungometraggio come un film d’arte che sa arrivare al vasto pubblico parlando di giustizia e bellezza. Cast d’eccezione, a partire dalla pluripremiata protagonista Ermanna Montanari, affiancata da Elio De Capitani, Sonia Bergamasco e dal giovane Roberto Magnani delle Albe.

Il cartellone 2017/18 LA STAGIONE DEI TEATRI RAVENNA Con tredici titoli, trentasei repliche, otto titoli fuori

abbonamento e gli incontri de I parlamenti d’aprile, la stagione 2017/18 dei due teatri cittadini, Alighieri e Rasi, partirà il prossimo 18 novembre e si prolungherà fino al 28 aprile. Due palcoscenici per oltre cento protagonisti, per proseguire la felice esperienza avviata lo scorso anno con La stagione dei Teatri e un cartellone volto al superamento della tradizionale separazione tra prosa e contemporaneo. L’obiettivo di quest’anno è di indagare l’indistinguibilità dei linguaggi drammaturgici di questo momento storico e sociale, in una geografia sempre più ricca di temi e riflessioni dove le distinzioni tra classico e contemporaneo fanno sempre più fatica a trovare spazio. Ad aprire il cartellone sarà lo spettacolo di Annibale Ruccello Ferdinando, testo vincitore del Premio Idi che debuttò per la regia dello stesso autore nel 1986. 6

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ANNOTARE

Un nuovo PALASPORT RAVENNA Dopo più di

L’ultimo libro di COSTANTINI RAVENNA È il mondo visto

attraverso la lente del graphic journalism, quello raccontato dal disegnatore ravennate Gianluca Costantini nel suo nuovo libro Fedele alla linea, edito da BeccoGiallo. Si spazia dal reportage all’articolo di commento su argomenti nazionali e internazionali, pubblicati in riviste, quotidiani, blog, toccando diversi temi: dalla zanzara Zika a Putin, dall’ascesa dei Grillini a Parma agli attentatori di Charlie Hebdo. Il titolo è un gioco di parole per indicare la linea del disegno e del fumetto, il tratto con cui colora la carta... “Cerco di raccontare storie in maniera fedele e di documentarle come un giornalista. Nulla è inventato”, tiene a precisare Costantini.

Nuova stagione MAMA’S CLUB RAVENNA Dopo la musica balcanica in tutte le sue declinazioni, ritorna il jazz al Mama’s Performing Arts Cafè di Ravenna, con una felice sinergia tra i venerdì culturali e i sabato musicali, per una ricca stagione che include una ventina di serate da fine ottobre a febbraio 2018. L’11 novembre, per esempio, si assisterà al gradito ritorno dei Bevano Est con il loro etno-jazz, mentre il 25 sarà la volta degli Ottomani dalle sonorità Mediterranean jazz, ma ci saranno anche The Jazz Quartet condotto dalla vocalist americana Irene Robbins, e una serata speciale dedicata a Secondo Casadei con il quartetto Secondo per una lettura in chiave jazzistica. Filo conduttore dei venerdì sera sarà la musica vista sotto il profilo della ricerca storica e dei ricordi, con una particolare attenzione verso i prolifici anni Sessanta e Settanta. Da segnalare in particolare l’omaggio a Luigi Tenco Io sono io, cinquant’anni dopo, il 15 dicembre con Gianluigi Tartaull, Luca Bombardi e Alessandro Scala. In programma anche due corsi: il primo, Un giorno, un secolo, sulla storia del Novecento, per sei lunedì consecutivi dal 6 novembre; il secondo, Gli anni Sessanta e la nascita del rock, per sei lunedì consecutivi a partire dal 13 novembre.

trent’anni d’attesa, Ravenna avrà un palasport di grandi dimensioni dedicato principalmente allo sport. La nuova struttura sorgerà accanto al Pala De André, costerà 15 milioni di euro e i lavori inizieranno a marzo 2019 dopo l’Omc. Il nuovo palazzetto avrà circa seimila posti a sedere per partite di basket e pallavolo, mentre per gli altri tipi di eventi la capienza potrà essere differenziata in base alle esigenze. Per manifestazioni sportive per le quali sia necessario un campo da gioco più grande, come il calcio a cinque o la pallamano, le tribune della parte bassa potranno essere chiuse diminuendo il numero dei posti a sedere a circa 4.500. La struttura potrà ospitare anche concerti, conferenze ed eventi espositivi per circa 130 stand.

Auto d’epoca LA MILLE MIGLIA CERVIA La storica Mille Miglia il prossimo anno non passerà da

Ravenna. Prenderà il via mercoledì 16 maggio 2018 la trentaseiesima edizione della rievocazione. Il classico percorso verso Roma e ritorno farà tappa in provincia di Ravenna solo a Cervia-Milano Marittima, nel passaggio tra Comacchio e Pesaro. La manifestazione era tornata a Ravenna dopo due anni di assenza nel 2012 per poi tornare tutti gli anni fino a questa primavera. Soddisfatto, quanto sorpreso, il sindaco di Cervia Luca Coffari. “Un grande evento internazionale – afferma – che porterà nella nostra città oltre 440 auto d’epoca e oltre mille accompagnatori provenienti da varie nazioni del mondo, che garantirà presenze e visibilità internazionale per allungare la stagione turistica”. Il passaggio in riviera è previsto per mercoledì 16 e giovedì 17 maggio, in occasione della tappa di arrivo e partenza della Mille Miglia. 8

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ESSERE

La carta

VINCENTE DA UNA FELICE INTUIZIONE DI CHRISTIAN BENINI, IN ORIGINE FOTOGRAFO PUBBLICITARIO, NASCE WALL&DECÒ, AZIENDA CON SEDE A CERVIA CHE HA RIVOLUZIONATO IL MONDO DELLE CARTE DA PARATI. di Roberta Bezzi / ph Alessandra Ianniello

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Da fotografo pubblicitario a fondatore e direttore creativo di Wall&decò, un marchio ormai molto noto nel settore dell’arredamento e del design, citato di continuo da riviste di settore e trasmissioni televisive. Questo in sintesi il percorso di Christian Benini che, pur rimanendo a Cervia – dove ha sede la sua azienda – esporta in tutto il mondo le sue carte da parati che hanno ridefinito l’estetica del decoro murale: non più ripetizioni di pattern e geometrie, tipici della tradizione, ma ingrandimenti e macro-immagini dal forte effetto materico. La fotografia è nel suo Dna, essendo figlio di Gabriele Benini che ha un noto studio a Milano Marittima. Come ha scoperto la passione per lo scatto e cosa le ha insegnato? “Mio padre non mi ha mai spinto a seguire le sue orme e, di fatto, non abbiamo mai lavorato insieme. Sono però cresciuto respirando la fotografia, per cui a un certo punto mi è sembrato naturale cimentarmi. Mi ripeteva sempre di provare e riprovare lo scatto, finché non avessi trovato

uno stile personale. Una ricerca continua che ho applicato anche a Wall&decò, per delineare la giusta carta...” Dai 20 ai 35 anni ha esercitato la professione di fotografo, prima di diventare un imprenditore. Quand’è l’ultima volta che ha scattato? “Sono molti anni ormai perché dalla nascita dell’azienda, dodici anni fa, ho praticamente smesso a livello professionale. Per cui uso la macchina solo nel privato, per la famiglia. Mi è però rimasto lo stesso atteggiamento, quella particolare forma mentale che mi porterò dietro per sempre.” C o m e n a s c e l ’i d e a d i Wall&decò, fotografia che diventa carta da parati? “Rispetto a mio padre, ottimo ritrattista, ho sempre lavorato per la moda, il design e la casa. Durante una campagna pubblicitaria, avevo utilizzato delle grandi foglie verdi come fondo di set fotografici. Avevo sviluppato queste grafiche creando vere e proprie pareti che erano molto piaciute ad alcuni architetti e designer. Così ho iniziato a collaborare con IN MAGAZINE

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IN APERTURA E A DESTRA, CHRISTIAN BENINI NELLA SEDE DI WALL&DECÒ. IN ALTO, UN ESEMPIO DI CARTA DA PARATI DELLA COLLEZIONE CONTEMPORARY WALLPAPER.

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IN MAGAZINE

alcuni di loro per ricercare il supporto migliore per riprodurle. In breve, siamo passati dalle prime stampe su tela da pittore a uno speciale materiale vinilico ignifugo, completamente lavabile e con un elevato standard di resistenza, più adatto all’ambiente casa e più pratico da posare e smontare, ma comunque in grado di riprodurre lo stesso effetto. Oggi, il nostro lavoro si è molto diversificato e le nostre carte da parati hanno perso questa originaria componente fotografica, per diventare un elemento decorativo particolare, con tratti pittorici, grafiche, arti visive». L’azienda si può dire che sia nata in tempi di crisi. Quali difficoltà avete incontrato? “Ci reputiamo fortunati perché il nostro prodotto è stato subito ben accolto perché offriva spunti nuovi nell’arredamento. Poi Wall&decò è cresciuta seguendo

LE CARTE DA PARATI WALL&DECÒ? NON PIÙ RIPETIZIONI DI PATTERN E GEOMETRIE, MA INGRANDIMENTI E MACRO-IMMAGINI DAL FORTE IMPATTO MATERICO. TRA LE NOVITÀ, LE CARTE CON EFFETTI 3D E I RIVESTIMENTI PER BAGNI E DOCCE E PER L’ESTERNO.

le diversificazioni del mercato che si è molto velocizzato, improntandosi più sull’acquisto d’impulso da parte della clientela. Questo ha significato un maggiore sforzo in termini organizzativi e di servizio, per offrire un prodotto su misura in tempi sempre più ridotti.” Qual è il segreto del vostro successo?


“Non saprei... Può sembrare banale, ma il duro lavoro, unitamente a una continua ricerca estetica senza troppi paletti mentali, è stato premiato. Prim’ancora che carta da parati, proponiamo un servizio flessibile, fatto di progettazione e stampa print on demand, ideato per architetti, designer e clienti finali che permette soluzioni decorative personalizzate e assolutamente uniche. Il 95 per cento di ciò che produciamo è praticamente su misura.” Dopo la ben nota collezione Contemporary Wallpaper

sfida vinta… Con la linea Out System per l’esterno, invece, siamo ancora un po’ indietro. Stiamo lavorando con alcuni architetti in bei cantieri ma non è così facile perché manca una vera e propria cultura di decoro nella facciata delle abitazioni.” Quali altri prodotti state sperimentando sul mercato? “L’anno scorso abbiamo creato la linea Essential che rappresenta un inedito percorso stilistico e tecnico, con carte da parati dove i macro decori cedono il passo a trame a particolari di incisione,

per risultati in 3D. Da qualche mese, poi, abbiamo lanciato le nostre tinte da abbinare alle carte da parati.” Il vostro show-room a Milano ha contribuito a farvi conoscere. Chi sono i vostri clienti? “Pur essendo ancora piccoli, siamo riusciti a vendere in tutto il mondo sin da subito. Dagli stranieri, in particolare americani e asiatici, il nostro prodotto è visto come una eccellenza del made in Italy. La nostra volontà è di espanderci ulteriormente, ma re-

PER CHRISTIAN BENINI, LA CARTA DA PARATI È COME UN ACCESSORIO CON CUI SI PUÒ GIOCARE PER CONFERIRE UN TOCCO DIVERSO AGLI AMBIENTI DELLA PROPRIA CASA. UN ELEMENTO DECORATIVO, CON TRATTI PITTORICI, GRAFICHE E ARTI VISIVE.

con cui avete affascinato il mercato, vi siete spinti oltre con le innovative carte-rivestimenti per bagni e docce e, persino, per l’esterno. Una sfida vinta? “Non è stato facile convincere i clienti perché ci si scontrava inevitabilmente con una certa diffidenza. Ma in realtà il nostro prodotto ha più che altro una valenza decorativa, perché è evidente che un rivestimento per un ambiente umido non può avere nulla a che vedere con la carta... La nostra è stata una grande ricerca di materiale per mettere a punto, attraverso la chimica, un prodotto finito che fosse impermeabile, pulibile con i normali prodotti per la casa e ovviamente bello. Alla fine, abbiamo anche deciso di brevettare il nostro rivestimento Wet System, che sta facendo il giro del mondo. Ora possiamo dire: una IN MAGAZINE

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stando ancorati a una gestione univoca delle nostre collezioni che sono sempre le stesse da Milano a Shangai, senza alcuna diversificazione.” Su quanti disegnatori e creativi potete contare? “In tutto, trentatré e in gran parte esterni, tra cui lo stilista Antonio Marras. La nostra particolarità? Ognuno di loro ha la sua vita, la sua storia, il suo bagaglio d’esperienze ed è proprio da questa diversità che arriva il

LE CARTE WALL&DECÒ SONO COMPARSE IN DIVERSI FILM TRA I QUALI ANCHE IL PROSSIMO DI OZPETEK, IN TRASMISSIONI TV QUALI BAKE OFF, CUCINE DA INCUBO, MA COME TI VESTI?, VENDO CASA DISPERATAMENTE, E NELLA NUOVA SERIE TV INGLESE CHATEAU RESCUE.

IN ALTO, GLI UFFICI DI WALL&DECÒ A CERVIA. A FIANCO, IL TAGLIO DI UNA CARTA DA PARATI.

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contributo più prezioso.” Ricorda una realizzazione più spettacolare di altre con le carte Wall&decò? “Tutte lo sono, perché ogni richiesta che riceviamo è fuori standard. Con noi i progettisti vanno a nozze perché non poniamo limiti alla fantasia. Le nostre carte sono comparse in diversi film tra i quali anche il prossimo di Ozpetek, in trasmissioni tv

quali Bake Off, Cucine da incubo, Ma come ti vesti?, Vendo casa disperatamente. Per esempio, per Chateau Rescue, una nuova serie tv inglese, abbiamo creato tanti ambienti diversi in un castello in Francia.” Il suo sogno nel cassetto? “Vedere ulteriormente crescere l’azienda affinché possa avere un lungo percorso nella decorazione. Mi diverto ancora ed emoziono quando vedo un progetto realizzato e non mi stanco mai

di pensare alle tante possibilità espressive.” Domanda d’obbligo: ha la carta da parati a casa sua? “Ovviamente sì. Prediligo uno stile sobrio e minimal negli arredi e nell’architettura della casa, destinati a durare nel tempo. Mentre mi piace cambiare la carta da parati ogni due o tre anni, per rinnovare o conferire un tocco diverso agli ambienti. La carta da parati è un po’ come un accessorio in cui si può osare di più.”


Trascorriamo le ore piÚ belle in un luoco in cui tutto è perfetto, dove le forme sono semplici e chiare.


RECITARE

Teatro

PER TUTTI È ESPLOSA LA PASSIONE PER IL PALCOSCENICO DEI RAVENNATI. VASTA L’OFFERTA FORMATIVA CHE COMPRENDE TAM – TEATRO ACCADEMIA MARESCOTTI, COMPAGNIA TEATRALE LUIGI RASI, CAPIT E LADY GODIVA TEATRO.

C

di Roberta Bezzi / ph Massimo FIorentini

Che Ravenna fosse città di teatro, con cartelloni ricchi di titoli classici e contemporanei, è da sempre risaputo. Ma mai come quest’anno è letteralmente esplosa la passione per il palcoscenico dei ravennati, senza alcuna distinzione di età, sesso o provenienza. I corsi, promossi da varie realtà, sono tutti molto affollati, in alcuni casi persino al completo. Un interessante fenomeno di costume che ha anche inediti risvolti economici, se si considera il fiorire di nuove associazioni e il moltiplicarsi di esperienze già consolidate. Una delle novità è senza dubbio Tam – Teatro Accademia Marescotti che partirà il prossimo 11 novembre. Una vera e propria scuola di recitazione, per cui sono stati selezionati 25 allievi, tra oltre 200 candidati: tutti romagnoli, in prevalenza donne (ben 17), e di età varia, visto che si spazia da due studentesse minorenni a trentenni, fino ad arrivare a persone tra i 40 e i 50 anni. Forte del successo del laboratorio 100 ore con Marescotti che ha portato lo scorso anno alla realizzazione di ben due classi. L’attore romagnolo – interprete di oltre cinquanta film fra cui Il talento di

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Mr Ripley, Hannibal e Johnny Stecchino – ha deciso di investire parte del suo tempo libero per trasmettere la sua arte. «Li tratterò tutti come professionisti – afferma il direttore artistico Marescotti, che sta ultimando le riprese di un film per Gabriele Muccino –, cercando di tirar fuori il talento che è in ognuno di loro. Non utilizzerò un metodo in particolare, ma il fiuto di una persona che fino a 35 anni ha lavorato come impiegato comunale. Sono molto orgoglioso di far parte di qualcosa di importante per il territorio che potrà avere diramazioni nazionali. Sono in contatto con tanti attori e registi di fama che inviterò anche solo per una lezione. Questa prima edizione dell’accademia si rivolge a un’utenza romagnola, in quanto strutturata con cadenza di due week-end al mese, ma presto realizzeremo un corso intensivo di due settimane per giovani aspiranti attori provenienti da tutta Italia». Tam è frutto di un progetto nato lo scorso anno grazie alla collaborazione tra Deda Fiorini, ideatrice del marchio e presidente di Urban Fabrica, e Cristiano Caldironi, attore professionista e presidente del Circolo degli

NELLA FOTO, AL CENTRO IVANO MARESCOTTI CON A SINISTRA DEDA FIORINI E A DESTRA CRISTIANO CALDIRONI. DIETRO, GLI ALLIEVI SELEZONATI DI TAM.


PER TAM, L’ATTORE IVANO MARESCOTTI, HA SELEZIONATO 25 ALLIEVI, TRA OLTRE 200 CANDIDATI: TUTTI ROMAGNOLI, IN PREVALENZA DONNE, E DI ETÀ VARIA, VISTO CHE SI SPAZIA DA STUDENTESSE MINORENNI A TRENTENNI, FINO AD ARRIVARE A PERSONE TRA I 40 E I 50 ANNI.

Attori, due realtà che hanno inaugurato una nuova sede in via Cavina 9. Proprio qui, oltre alle lezioni di Tam, si terranno anche i corsi di teatro di livello avanzato, intermedio e principianti del Circolo degli Attori. “Il nostro slogan è il teatro della porta accanto– raccontano Fiorini e Caldironi -. L’intento è diventare un punto di ritrovo per gli artisti o per chi si sente tale, per parlare di teatro o di sogni, oppure per cimentarsi come attori. Un piccolo palco, un ambiente accogliente come il pianerottolo del nostro condominio, dove si incontrano persone conosciute e amici: questo è il Circolo degli Attori dove ogni serata di-

venta piacevole e inattesa. Ognuno di noi ha un animo artistico e creativo, e il teatro è il luogo dove ciascuno può trasformarsi, cambiare pelle e scoprire nuovi entusiasti». Frequentare Tam ha un certo costo, che per alcuni può essere proibitivo: circa 1.500 euro per l’intero corso. Sono invece molto più nazionalpopolari le quote mensili dei corsi di teatro classico proposti dalla compagnia teatrale Luigi Rasi, aderente all’Endas provinciale di Ravenna: 40 euro per tre lezioni settimanali serali. Una realtà attiva da oltre trent’anni, durante i quali molti IN MAGAZINE

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SI DEVE A RENATO CASANOVA LA PRIMA ESPERIENZA DI CORSI CON IL PICCOLO TEATRO E POI CON LA COMPAGNIA TEATRALE LUIGI RASI. TRA LE PROPOSTE FORMATIVE, SPICCANO ANCHE I ‘KANTIERI TEATRALI’ DEL REGISTA E ATTORE ALESSANDRO BRAGA.

SOPRA, LA COMPAGNIA TEATRALE LUIGI RASI. A FIANCO ALESSANDRA CON IL PADRE RENATO CASANOVA. A LATO, IL REGISTA E ATTORE ALESSANDRO BRAGA DI KANTIERI TEATRALI.

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giovani, ma anche adulti, si sono avvicinati al teatro, hanno studiato con passione e si sono esibiti in pubblico presentando i più bei lavori del teatro classico italiano e straniero comico e drammatico. La scuola è stata ideata da Renato Casanova che, vantando già una pluriennale esperienza come attore e insegnante, l’ha avviata durante l’anno scolastico 19841985. “Mio padre è stato il primo a portare corsi di teatro in città – racconta la figlia Alessandra Casanova, che ha preso il suo posto dal 2012, anno della sua scomparsa -. Fu lui ad aprire il Piccolo Teatro nel 1968 -69, prima che venisse restaurato il teatro Rasi: un’impresa titanica. Sin da bambina, ho seguito la sua attività, ho studiato teatro, mi sono diplomata in pianoforte e dal 2004 ho preso in mano la compagnia e anni dopo la scuola, proponendo anche corsi di tecnica del linguaggio. Siamo l’unica scuola in cui tanti studenti e lavoratori studiano da anni, ininterrottamente da settembre a giugno”. E proprio al Piccolo Teatro si è formato il regista e attore Alessandro Braga che conduce i laboratori dei Kantieri Teatrali di Capit Ravenna, ma anche nelle scuole. “Sono un architetto ormai prestato al teatro – racconta –. Ho iniziato a 17 anni e ora che ne ho 50 mi accor-

go che quella che era una seconda attività, sta diventando la prima. Ho persino dovuto quadruplicare alcuni corsi per poter soddisfare le numerose richieste. Gioco molto sulla mia persona e sulla mia passione, senza avere l’ambizione di insegnare nulla. Per questo mi piace l’idea del cantiere sempre in progress, in cui trovarsi e ritrovar-


si piacevolmente, nella costruzione della propria dimora teatrale, attraverso lo studio e la sperimentazione dell’arte teatrale”. I laboratori, iniziati nel 2013, spaziano dal Bel parlare, per acquisire una buona pronuncia e corretta dizione, e Parole che conquistano, per apprendere i segreti del parlare in pubblico, al

Si va in scena e Teatro per Tuttigiorni, per mettersi alla prova con il palcoscenico. Ci sono anche proposte per bambini dai 6 ai 13 anni, quali Giokiamo a Fare Teatro ed Estate sul palcoscenico. Un’altra proposta formativa è quella di Eugenio Sideri del Lady Godiva Teatro che, da circa vent’anni, si occupa di pe-

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NELLA FOTO, IL DRAMMATURGO EUGENIO SIDERI CHE CONDUCE DIVERSI LABORATORI DI SCRITTURA TEATRALE.

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dagogia teatrale a Ravenna e in giro per l’Italia. “Trasmettere, più che insegnare, la pratica teatrale – afferma – ha un altissimo valore umano, artistico, sociale, politico. Fare teatro è un fare sociale, un farsi società, scambio vero, necessità di comunicazione, contatto, alchimia di sguardi, pianti, sorrisi, abbracci, parole. C’è una ricerca ed esigenza incredibile a Ravenna di fare del teatro: ognuno lo cerca e lo trova per mille motivi diversi. Trasmettere quindi il teatro diventa una trasmissione pedagogica. Ecco dunque l’elevata ricerca del fare teatro a Ravenna, una città che nonostante le apparenze, ha in sé una radice contadina e una operaia, radici quindi pop, popolari, fatta di gente che sta con la gente. Il desiderio di fare teatro significa volersi mettere alla prova, affrontare e affrontarsi attraverso il palcoscenico. In tal senso, è fondamentale la chiarezza di chi trasmette e di

“TRASMETTERE, PIÙ CHE INSEGNARE, LA PRATICA TEATRALE HA UN ALTISSIMO VALORE UMANO, ARTISTICO, SOCIALE, POLITICO. FARE TEATRO È UN FARE SOCIALE, COMUNICAZIONE, CONTATTO, ALCHIMIA DI SGUARDI, PIANTI, SORRISI, ABBRACCI, PAROLE”.

chi sceglie il laboratorio teatrale: occorre professionalità, in quanto serietà e impegno da parte di entrambi. Fare teatro come professione, è altro”. Dopo diversi laboratori di scrittura teatrale per tutti, Carne Viva, e diverse esperienze per adolescenti delle scuole superiori e anche all’interno della Casa circondariale di Ravenna, il prossimo laboratorio in partenza – rivolto a giovani e adulti dai 14 anni in su, si intitola Cardioteatro.


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INTRAPRENDERE

Leggero come

UNA PIUMA L’AZIENDA LUGHESE MINARDI PIUME È NATA NEL LONTANO 1916 SU INIZIATIVA DI LUIGI MINARDI, A CUI SONO POI SUCCEDUTI LE FIGLIE FRANCESCA E ANGELA CHE SPOSÒ UN CASSIGOLI. di Roberta Bezzi / ph Gianluca Gasperoni

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Dal lontano 1916 l’azienda lughese Minardi Piume, che non a caso ama definirsi specialista del piumino, seleziona e lavora le migliori qualità di piume e piumini, nel massimo rispetto della natura e degli animali. “Tutto nasce dalle idee di mio nonno Luigi Minardi – racconta Luigi Cassigoli –, al rientro da un viaggio in nave dagli Stati Uniti dove aveva ricevuto la richiesta di piume ornamentali da utilizzare nel settore moda per decorare cappelli e vestiti. Il nonno inizia così a raccogliere le cosiddette piume esotiche, per lo più ricavate da animali quali il pavone, il tacchino e il fagiano, attraverso i mercati frequentati da contadini e cacciatori. Dopo il reperimento della materia prima, le igienizza e spedisce oltreoceano. Successivamente apre numerosi laboratori in diverse cittadine spingendosi dalla pianura fino alla collina, in cui lavora principalmente manodopera femminile per dividere le piume buone da quelle cattive, quelle corte da quelle lunghe, quelle dell’ala destra da quelle di sinistra. Una selezione certosina per cui, tuttora, non esistono macchinari adeguati”. A cavallo fra le due guerre mondiali, si inizia a usare le piume anche per le imbottiture per il letto, ossia per materassi, cuscini, guanciali, grazie anche all’introduzione delle prime tecniche in grado di sgrassarle e profumarle più velocemente ed efficacemente. “In pochi lo sanno – ricorda ancora Luigi Cassigoli –, ma dalle piume si ricavavano anche pregiati stuzzicadenti che si trovano tuttora in alcuni grandi alberghi”. Alla morte del nonno, la figlia Angela – detta Angelina – prosegue l’attività con la sorella Francesca e il marito Davide Cassigoli, per passare poi nelle mani di Luigi Cassigoli, rispettivamente la seconda e terza generazione. La piccola realtà di Minardi Piume cresce attraverso le epoche e le trasformazioni sociali. Negli anni ‘50 importa le prime macchine selezionatrici dalla Germania, negli anni ‘70

DI RECENTE LUIGI CASSIGOLI HA LASCIATO LE REDINI AZIENDALI AL FIGLIO CARLO, LA TERZA E QUARTA GENERAZIONE, MA INALTERATA È RIMASTA LA FILOSOFIA CHE CONSISTE NELLA SELEZIONE E LAVORAZIONE DELLE MIGLIORI QUALITÀ DI PIUMA E PIUMINI.

espande la sua superficie lavorativa a oltre 20mila metri quadri, e senza mai arrestare la sua crescita diventa quindi un punto di riferimento a livello mondiale. Oggi quello che era partito come piccolo laboratorio è una grande realtà produttiva – con una produzione di oltre 2 milioni di kg di piume e piumini – che entra nella sua quarta generazione familiare. “Il nostro core business – spiega il giovane Carlo Cassigoli che di recente ha preso in mano le redini aziendali – sono le piume per imbottitura, con un’attenta selezione di piumini, la parte più preziosa del piumaggio di anatre e oche, piumette, fibre vegetali e sintetiche. Ma siamo in grado di fornire anche semilavorati per i

SOPRA, PADRE E FIGLIO: LUIGI E CARLO CASSIGOLI, TITOLARI DI MINARDI PIUME. A SINISTRA, UN MOMENTO DELLA LAVORAZIONE.

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“PER CHI VUOLE DORMIRE COME IN UNA NUVOLA, È NECESSARIA LA PIÙ ALTA PERCENTUALE POSSIBILE DI MORBIDI FIOCCHI IN GRADO DI PRODURRE PERFETTO ISOLAMENTO TERMICO, DI CONTROLLARE L’UMIDITÀ E DI ASSICURARE IL MASSIMO COMFORT”.

SOPRA, UNA PIUMA PER IMBOTTITURA. SOTTO, UN’IMMAGINE DELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DREAMIN’ 101 REALIZZATA DALL’AGENZIA MENABÒ.

più grandi nomi della moda, per esempio l’anima interna di una giacca a quattro strati con il nostro tessuto. Su richiesta, nel nostro laboratorio di confezione, possiamo anche terminare qualsiasi capo d’abbigliamento, semplicemente facendo il disegno, tagliando il tessuto e riempiendolo”. Minardi Piume realizza anche imbottiti per il letto e per la casa, fra cui piumoni, trapunte, guanciali e topper, oltre a portare avanti lo storico servizio riguar-

dante la creazione di variopinte piume ornamentali, per l’alta moda, per la scrittura antica o per il divertimento. “Seguendo l’esempio dei paesi nordici, anche in Italia l’utilizzo delle piume è in crescita – racconta Carlo Cassigoli –. Ma non è sempre facile per il consumatore districarsi tra tante informazioni spesso incomplete o sbagliate. Sono in tanti, per esempio, a credere di dormire sotto un buon piumino. Come si riconosce? In fase di acquisto, è necessario anzitutto fare attenzione al prezzo. C’è una disparità enorme tra la bassa e l’alta qualità, per cui l’affarone non esiste. Per chi vuole dormire come in una nuvola, è necessaria la più alta percentuale possibile di morbidi fiocchi in grado di produrre perfetto isolamento termico, di controllare l’umidità e di assicurare il massimo comfort, proprio per diffondere la cultura del buon riposo e dare l’oppurtunità a tutti di provare il lusso del dormire nella vera alta qualità, abbiamo deciso di lanciare un nuovo pro-

getto di produzione e vendita diretta senza intermediari Factory to consumer di piumoni e articoli per la camera da letto: Dreamin’ 101”. Molto ambiti sono anche i giubbotti-piumini nell’abbigliamento il cui costo può essere anche molto elevato per certi marchi. “In realtà – spiega Cassigoli –, nel costo del prodotto finale, la materia prima non incide più di tanto perché per realizzare un piumino da uomo o donna servono dai 100 ai 200 grammi di piuma, molti di meno rispetto a quella necessaria per il piumino da letto. Cosa è cambiato in questi anni? Nella logica di giacche sempre più ultraleggere, si è cominciato a costruire solo con due strati, anziché i tradizionali quattro. Questo fa sì che il tessuto sia a diretto contatto con le piume. Bisogna quindi che le cuciture siano di buona fattura e le piume di prima qualità, per evitare fastidiose fuoriuscite. Una cosa che non può succedere col parka che continua a essere costruito con quattro strati”.

Lusso accessibile DREAMIN’ 101 Un prodotto di lusso a prezzi accessibili. Tutto questo è possibile con il nuovo brand di Minardi Piume, Dreamin’ 101 – un omaggio al 101esimo anniversario della nascita dell’azienda – che racchiude proposte complete per la camera da letto. Dai piumoni e copripiumoni alle federe e guanciali, ma anche coperte, lenzuola, cuscini decorativi e complementi vari. La novità è che i prodotti Dreamin’ 101 sono acquistabili solo online con un rapporto qualità-prezzo particolarmente conveniente. Tutte le fasi del prodotto sono realizzate all’interno dell’azienda per garantire il meglio del ‘made in Italy’. Le materie prime sono altamente selezionate, tant’è che i piumoni sono imbottiti con piume d’oca, le più pregiate. Una volta confermato l’ordine online, il pacchetto elegantemente confezionato, viene spedito a casa.

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CONDIVIDERE

In viaggio

A TAVOLA TO THE ROOTS È UN PROGETTO ENO-GASTRONOMICO CHE HA PORTATO ANNA MARIA FABBRI A DIVIDERE LA TAVOLA CON ESTRANEI DI TUTTA ITALIA, UNA SFIDA NEI CONFRONTI DEL SUO RAPPORTO CON IL CIBO.

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di Serena Onofri / ph Giulia Castellani

To The Roots è un viaggio per le tavole di tutta Italia, alla ricerca delle tradizioni, delle tipicità locali, delle storie e delle curiosità legate al cibo e non solo. È questo, in sintesi, il progetto di Anna Maria Fabbri con l’obiettivo di mappare tutta l’Italia. “Vorrei dare una diversa visione del cibo – racconta la giovane ravennate -, dargli un’anima, renderlo astratto e spiegare come esso spesso sia un pretesto o un mezzo per tanti altri scopo, come per esempio conoscersi, incontrarsi e rincontrarsi”. Come ti è venuta l’idea di questa avventura culinaria? “To The Roots è un viaggio in cui – passo dopo passo – vado avanti, ma con un piccolo sguardo indietro alle radici, The Roots appunto. Sto cercando di dare una collocazione geografica alle varie tipicità locali, scoprendone storie e leggende, perché ‘senza tradizione non si può innovare’. Guardare alle radici non è però qualcosa di legato al solo senso culinario, ma anche all’approccio nei confronti del cibo. Per far un esempio, oggi ci si basa su un’etichetta dove magari si legge ‘bio’ come sinonimo di buono e giusto, mentre in passato i nostri nonni neppure sapevano cosa volesse

dire biologico, ma sapevano che dovevano rispettare terra e i suoi animali, perché quella stessa terra e quegli stessi animali davano da mangiare a loro e soprattutto alle loro famiglie. Cerco un To The Roots nella nostra mentalità, nel cercare di porre fine allo spreco e di incentivare il riutilizzo e magari anche allo scambio. Emotivamente questo viaggio è la mia

grande passione.” Come stai portando avanti il progetto e quale sarà la sua fine, se ci sarà? “Per me che non ho mai avuto un buon rapporto con il cibo, che ho sempre avuto difficoltà a condividere con altri il momento del pasto o un piatto, che non ho mai molto amato andare fuori a cena e allontanarmi dalla mia cucina,

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NELLA SUA ESPERIENZA ON THE ROAD, HA MANGIATO MOLTE PIÙ STORIE DI QUANTI PIATTI ABBIA EFFETTIVAMENTE ASSAGGIATO. INCONTRARSI A TAVOLA È DIVENTATO COSÌ LO SPUNTO PER CONDIVIDERE POI TUTT’ALTRO. IL SUO OBIETTIVO? FARE IL GIRO D’ITALIA E SCRIVERE UN LIBRO.

IN QUESTE PAGINE, ANNA MARIA FABBRI IDEATRICE DEL PROGETTO TO THE ROOTS.

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To The Roots è una grande sfida. Ora giro l’Italia, divido tavola con estranei e con gli stessi condivido i loro piatti tipici. Considerando che arrivata fino a qui credo di avere già vinto, ora vorrei con-

tinuare per toccare tutta l’Italia, mangiando in tutte le province e racchiudere tutta questa mia esperienza in un libro.” Chi ti accompagna in giro per l’Italia? “I miei genitori sono stati tra i primi fan di questa impresa. Hanno fatto con me più tappe ma soprattutto, cosa non scontata, si occupano di ospitare le persone che poi mi vengono a trovare nella mia città. Poi ci sono alcuni amici che veramente si stanno dimostrando grandiosi. Prima fra tutti, Sara che mi ha appoggiato fin dalla mia prima uscita e che oggi mi segue da casa con il suo piccolo Manuel di un anno. Tifano per me e mi mandano video e selfie di incoraggiamento quando stanchissima sono via e penso di

mollare tutto. Per le gite in giornata mi sono inventata anche la formula simpatica di condivisione, che qualcuno ha soprannominato bla, bla, gnam. Attraverso la mia pagina Facebook, avviso sulla mia tappa successiva, la gente si prenota e si parte da casa mia. A volte succede che i partecipanti neppure si conoscano fra loro e si condivide la gita e ovviamente il pasto.” Una regione più accogliente? “Dal nord al sud, isole comprese, ho sempre trovato solo persone stupende pronte a ospitarmi e a rimanere nel mio cuore. Credo che le persone che decidono di partecipare e di aiutarmi in questa impresa, sappiano esattamente con che spirito bisogna approcciarsi. Fino a oggi tutti sono stati speciali.” In questa sorta di networking social culinario, hai trovato sponsor e collaborazioni? “Nessuno sponsor per il momento, ma tante belle collaborazioni che si sono trasformate anche in amicizie. Come quella con i ragazzi di GetCOO, inventori di un’applicazione che – tramite il riconoscimento fotografico – offre informazioni sui vari monumenti e luoghi di interesse. Ci piace girare assieme e creare mini-guide su cosa vedere e cosa mangiare durante una gita giornaliera in una diversa città italiana. La rubrica è consultabile su entrambi i nostri siti. Mi sono inoltre piacevolmente ritrovata a fare la modella per un marchio tutto romagnolo come Ninzdrì di Micol e Valentina.”


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ESPLORARE

Ville

DISUNITE UNO DEGLI ITINERARI PIÙ SUGGESTIVI NEL TERRITORIO RAVENNATE, RICCO DI VILLE SIGNORILI, CASE COLONICHE, PIEVI E PAESI CHE RACCONTANO DI UNA CIVILTÀ CONTADINA ORMAI PERDUTA. di Andrea Casadio / ph Massimo Fiorentini


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A chi percorre l’argine destro del Montone fra San Marco e Ragone, quasi volando sulla pianura lungo gli spalti del fiume, si apre alla vista uno degli spettacoli più piacevoli del territorio ravennate. Una campagna florida e verdeggiante, punteggiata dai campanili e dai parchi delle ville signorili, mentre in lontananza, nelle giornate limpide, si staglia il profilo azzurro dell’Appennino. “Il bel territorio”, lo ha definito con eloquente semplicità un opuscolo pubblicato alcuni anni or sono dalla circoscrizione di Roncalceci. Un’altra denominazione, con cui i paesi che popolano questa parte di pianura sono

SAN PIETRO IN TRENTO SI PUÒ CONSIDERARE LA ‘CAPITALE’ STORICA DELLE VILLE DISUNITE, CON LA SUA PIEVE CHE SENZA DUBBIO È UNA DELLE PIÙ AFFASCINANTI DEL TERRITORIO RAVENNATE: UNA DELLE POCHE, FRA L’ALTRO, DOTATE DI UNA CRIPTA.

comunemente conosciuti, è quella di Ville Disunite. Definizione curiosa che evoca la distinzione, e al tempo stesso la parentela, con l’adiacente territorio di San Pietro in Vincoli: al di là del Ronco, le Ville Unite; al di qua, appunto, le Disunite. Il Ronco e il Montone sono dunque i due elementi costitutivi dell’identità di queste terre, che non a caso nei documenti di qualche secolo fa sono definiti come regione di mezzo li fiumi. Ma non è sempre stato così. I fiumi, nella pianura ravennate, hanno spesso cambiato corso, e la loro erratica irrequietezza è oggi ricostruibile dalla trama serpeggiante delle strade che sono nate lungo i loro antichi alvei. L’attuale via Roncalceci, ad esempio, corre 32

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lungo un vecchio corso del Montone, quando il Ronco passava a sua volta più a est, a San Pietro in Vincoli, e i due fiumi confluivano dalle parti di Ghibullo. La stessa Ghibullo, nella sua etimologia (conca d’acqua), rimanda ai tempi del Medioevo in cui queste erano terre di boschi e di paludi: così come Coccolia (piccola acqua), Roncalceci (bosco dissodato), Longana (lunga palude). Furono i Polentani, attorno al 1300, a iniziare la bonifica della zona, che però mostra ancora una traccia del suo passato selvaggio nel tono di larga che assume verso nord, procedendo verso Ravenna. E fu sempre in quel periodo

IN APERTURA, UNA VISTA DELLA CAMPAGNA DELLE VILLE DISUNITE. SOTTO, LA PIEVE DI SAN PIETRO IN TRENTO E VILLA RAMONA.


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FU SOPRATTUTTO FRA IL CINQUECENTO E L’OTTOCENTO CHE QUESTA CAMPAGNA FERTILE E SALUBRE DIVENTÒ LA SEDE DI FLORIDE AZIENDE AGRICOLE E UNA DELLE RESIDENZE PRIVILEGIATE DELLA VILLEGGIATURA ESTIVA DELLA NOBILTÀ RAVENNATE.

SOTTO, L’ANTICA CHIESA DI SAN LORENZO A FILETTO CHE EVOCA SUGGESTIONI BRITANNICHE.

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che la regimentazione nel corso attuale del Montone e del Ronco – quest’ultimo lungo il tracciato dell’antico acquedotto romano di Traiano – portò a definire le Ville Disunite nei loro confini odierni. La storia di questo territorio, però, è ancora più antica, e altre tracce nel paesaggio e nella toponomastica lo rivelano. Se è possibile guidare da Coccolia a San Pietro in Trento lungo la via Taverna praticamente senza girare il volante, è perché il suo rettilineo è ancora quello della centuriazione romana. La stessa San Pietro in Trento deve il suo nome non a un riferimento alla città delle Alpi, ma a un numerale (tringintula, ossia trenta) risalente anch’esso alle misurazioni della centuriazione. Il paese si

può considerare la capitale storica delle Ville Disunite, con la sua pieve che è una delle più affascinanti del territorio ravennate: una delle poche, fra l’altro, dotate di una cripta. Fu appunto attraverso le pievi che, nell’alto Medioevo, la Chiesa locale organizzò la cristianizzazione e il ripopolamento delle campagne dopo la decadenza successiva al crollo dell’impero romano. In seguito, verso il Mille, man mano che la riconquista delle lande selvagge procedeva verso nord, in quest’area ne venne edificata un’altra, quella più modesta ma non meno suggestiva di Longana, intitolata a Sant’ Apollinare. Proprio il percorso delle pievi può essere una delle chiavi attraverso cui intraprendere la scoperta di questo territorio, che però ha anche molti altri motivi di interesse. Si pensi a Filetto, con l’antica chiesa di San Lorenzo, che nel suo diruto e romantico isolamento evoca quasi suggestioni britanniche, mentre la galleria verdeggiante dei grandi tigli di via Roncalceci conduce alla parrocchiale attuale e alla memoria della sacra immagine della Madonna di Sulo. A un suggestivo assaggio di Medioevo rimanda inoltre, ancora a San Pietro in Trento, la torre Albicini, isolata nella pianura quasi al confine

con il Forlivese. Ma fu soprattutto fra il ‘500 e l’800 che questa campagna fertile e salubre diventò la sede di f loride aziende agricole e una delle residenze privilegiate della villeggiatura estiva della nobiltà ravennate. E appunto le ville sorte in quei secoli sono l’altro grande elemento distintivo del paesaggio. La maggiore, divisa in tre corpi di uso ed epoca diversi, è quella dei Pasolini a Coccolia, ancor oggi di proprietà della famiglia, che nel secolo scorso era al centro di una delle tenute più all’avanguardia del territorio ravennate. Se essa è come nascosta dietro il grande parco che la circonda, più scenografica è la visione della Monaldina, poco più a nord lungo la Ravegnana, e ancor più quella della Ramona a San Pietro in Trento, dove il profilo della serliana visibile in lontananza dalla via Taverna è un’icona spettacolare che domina il territorio. Purtroppo, l’incuria del tempo e degli uomini hanno anche causato perdite dolorose: in primo luogo quella della villa Gamba di Filetto, vicino a ponte Vico, distrutta dai tedeschi nel 1944, che all’inizio dell’800 ospitava le riunioni segrete dei carbonari romagnoli e anche le visite di Byron all’amata Teresa. Fra le pievi e le ville, parzialmente risparmiata dagli insulti della cementificazione che nell’ultimo ventennio ha devastato anche molte aree rurali del Ravennate, si distende la rete dei paesi: dagli antichi centri agricoli di Roncalceci, San Pietro in Trento, Pilastro e Filetto, ai borghi sorti sulla Ravegnana, quali Coccolia (con il mulino esistente almeno dal ‘400), Ghibullo (che per qualche tempo fu sede di una fermata del tramway che un secolo fa collegava Ravenna a Forlì), Longana. Tutto attorno, la trama delle antiche case coloniche disperse nella campagna è la testimonianza di una civiltà contadina perduta, e al tempo stesso il distillato dell’anima di un territorio che non stanca mai di essere percorso e ammirato, in alto sul fiume, con gli Appennini all’orizzonte.


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Pazzi per

LA BIRRA IN CRESCITA I BIRRIFICI ARTIGIANALI NEL TERRITORIO RAVENNATE, DA CASOLA VALSENIO A SOLAROLO, DA RAVENNA CITTÀ A MEZZANO. SONO REALTÀ DIVERSE MA CON UN DENOMINATORE COMUNE: LA PASSIONE.

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di Erika Baldini

È tempo di birra a Ravenna. La piccola realtà dei birrifici artigianali è, si può dire, in gran fermento. E non più così piccola. Si tratta di un sistema economico in piena crescita. Secondo gli ultimi dati forniti da Coldiretti EmiliaRomagna in occasione di Beer Attraction, le Olimpiadi della birra artigianale tenutesi a febbraio alla Fiera di Rimini, crescono i birrifici artigianali a livello regionale: alla fine del 2016 erano 99 contro i 92 dell’anno precedente. L’offerta di birra made in Italy sta conquistando un numero sempre crescente di consumatori in Italia e all’estero, dove l’export della bionda (e non solo) italiana è aumentato del 144 per cento negli ultimi dieci anni. I birrifici artigianali certificati a Ravenna e provincia sono attualmente sette, gestiti da imprenditori provenienti da vari settori. Hanno quindi storie differenti e una produzione diversificata, con numerosi esempi di innovazione e progettualità. Ma emerge con insistenza un denominatore comune che lega le principali aziende del settore e che rende i loro prodotti eccellenze del territorio: la passione. Il Faentino è in ordine di tempo la prima zona in cui sono sorti i

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primi birrifici artigianali. Il Birrificio Valsenio è stato fondato nel 2009 ed è quindi antesignano. Un impianto di piccola dimensione per seguire con cura ogni fase della produzione, incastonato in un fianco della stretta valle presso la fonte del Poggio Nero a Baffadi, Casola Valsenio. L’ingrediente che fa la differenza? Lo storytelling del loro sito web Birrificiovalsenio.it lo identifica in modo chiaro: “La passione. Già, acqua, luppolo, lievito e malto danno la birra, ma per una birra che riesca a raccontarti una storia, che riesca a trasmetterti la gioia della creatività serve la passione di chi crede fortemente in ciò che fa e cerca sempre di migliorare il suo prodotto”. In continua espansione e tra i marchi più riconosciuti, c’è il birrificio La Mata di Solarolo. Attivo dal 2010, ha la sua sede dentro una vecchia stalla romagnola ristrutturata, cuore dell’azienda agricola di famiglia che Marco Tamba, dopo aver lasciato senza molti rimpianti un lavoro da informatico, ha scelto di gestire. Tamba ha fatto di un appassionato hobby – la produzione in proprio di birra – una professione di successo. L’azienda


I BIRRIFICI ARTIGIANALI CERTIFICATI A RAVENNA E PROVINCIA SONO ATTUALMENTE SETTE, GESTITI DA IMPRENDITORI PROVENIENTI DA VARI SETTORI. HANNO STORIE DIFFERENTI E UNA PRODUZIONE DIVERSIFICATA, CON ESEMPI DI INNOVAZIONE E PROGETTUALITÀ.

IN ALTO, LO STAFF E UNA BIRRA DEL BEER FIRM LA BIZANTINA DI RAVENNA DI PROPRIETÀ DEI FRATELLI FRANCESCO E GIOVANNI BALDINI.

segue attentamente tutta la filiera produttiva. La selezione e la coltivazione delle materie prime parte e si conclude nell’azienda stessa dove si coltivano, con amore e con infinito rispetto verso la natura, orzo e luppolo per creare una birra naturale, priva di additivi, coloranti o conservanti. “Ancora prima della legge che ne stabiliva la definizione – raccon-

ta con orgoglio Tamba –, facevo la birra agricola con ingredienti auto-prodotti... Il cereale viene poi spedito in Germania per essere maltato ma il chicco è mio. È una scelta costosa ma ne vale la pena. Il mio segno distintivo. Un prodotto di qualità fatto, nato e coltivato sulla nostra terra”. Anche la grafica accattivante delle etichette disegnate e curate dal designer faentino Enrico Stradaioli, che ritraggono simpatici animali di campagna, fanno parte di un’oculata strategia dello stesso Tamba, per richiamare i concetti di familiare e agricolo. “L’impatto visivo è importante – puntualizza – . Per vendere, bisogna prima conquistare l’occhio del cliente, poi ovviamente anche il palato!”. E mentre è stata lanciata da qualche mese la campagna per la nuova birra Polpa, La Mata, tramite Birrificiolamata. it e i social, attira i propri clienti invitandoli a una cena intima,

con degustazione nella propria sede: “Invece di andare io a fiere e sagre, tento di far venire il mio cliente qui, direttamente a casa, dove gli mostro ambiente e prodotto”, per scoprire e celebrare i segreti della prima filiera corta della birra agricola realizzata in provincia. Con sede nel cuore di Ravenna, è invece attivo il birrificio Bizantina. Si tratta di quello che in gergo viene definito un Beer Firm (ndr, i proprietari si affidano a impianti gestiti da terzi per la loro produzione), con annesso Beer Shop. Le ricette delle birre sono tutte del maestro birraio, e socio del brand, Francesco Baldini. È Giovanni Baldini, fratello di Francesco e responsabile del settore Comunicazione, a raccontare la storia di questa giovane azienda: “Le cose nascono prima di tutto per passione verso il prodotto, che si presta a centinaia di sfumature e interpretazioni. Tutto è partito dalle idee di Fabio Mambelli che, quattro anni fa, si è inventato il primo e unico Beer Shop a Ravenna, il Tabeerna, mentre la Birra Bizantina trae spunto dalla voglia di essere i primi a offrire alla città la propria birra! Di sicuro un risultato l’abbiamo già ottenuto: Bizantina nasce nel 2013 ed è quindi, a tutti gli effetti, la prima birra artigianale di Ravenna. Il nome Bizantina ci lega molto al territorio ravennate, dove abbiamo individuato in particolare sulla Ravenna del futuro… la Darsena. Ed è proprio a questo ambiente navale/ industriale che si ispirano i nomi dei nostri prodotti”. I ragazzi di IN MAGAZINE

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C’È UN DENOMINATORE COMUNE CHE LEGA LE PRINCIPALI AZIENDE DEL SETTORE E CHE RENDE I LORO PRODOTTI ECCELLENZE DEL TERRITORIO: LA PASSIONE. IL FAENTINO È IN ORDINE DI TEMPO LA PRIMA ZONA IN CUI SONO SORTI I PRIMI BIRRIFICI ARTIGIANALI.

SOPRA, MARCO TAMBA DEL BIRRIFICIO LA MATA DI SOLAROLO CON LE SUE BIRRE. A LATO, LO STAFF DEL BIRRIFICIO ITALIAN CRAFT BREWERY DI TORRI DI MEZZANO CON I LORO PRODOTTI.

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Bizantina e Tabeerna sono anche animatori sociali e hanno organizzato lo scorso inverno in Darsena un’affollata Festa della Birra. Sempre Baldini spiega: “La Darsena è la nostra casa – spiega sempre Baldini –, non potevamo di certo mancare! Nessuno si aspettava un riscontro di quel tipo soprattutto perché era solo metà marzo, ed era ancora molto freddo, ma Ravenna ha risposto in modo sorprendente. Le persone hanno voglia di sentire sapori nuovi, differenti dai prodotti presenti negli scaffali dei supermercati. D’altra parte la crescita e lo sviluppo della birra artigianale vanno a braccetto con le nuove tendenze della cucina italiana. C’è più attenzione da parte di chi consuma e stiamo notando che le persone sono disposte anche

a spendere qualcosa in più, ma giustamente pretendono che ci sia del coinvolgimento in tutti i sensi, vogliono sentirsi parte di qualcosa... la birra funge da legame. Parliamo sempre di un prodotto che deve mantenere un contesto semplice, amichevole e soprattutto spontaneo. Così cerchiamo di accogliere gli ospiti nel nostro Beer Shop... tutti sono i benvenuti e spero che tutti si sentano a proprio agio”. L’ultima novità in ordine di tempo è il Birrificio Italian Craft Brewery (I.C.B.) a Torri di Mezzano. Enrico Sandron, Sales Manager dell’azienda, con coscienza spiega che “il fenomeno delle birre artigianali è esploso notevolmente negli ultimi anni e porta con sé lati positivi e negativi”. “C’è chi porta avanti con dedizione la propria attività – afferma –, trasformandola da passione a lavoro a tempo pieno e chi vuole salire sul carro della ‘buena onda’ alimentato da prospettive di guadagno facili che in realtà non esistono, improvvisandosi produttori di birra e alimentando in modo esasperato il fenomeno delle Beer Firm. In Emilia-Romagna il mercato delle birre artigianali è piuttosto maturo. Noi ci stiamo inserendo con molta consapevolezza e piedi per terra, consci delle nostre possibi-

lità e con l’intenzione di attuare una crescita graduale e constante, dando continuità e sicurezza a chi sceglie di lavorare con noi”. Il progetto I.C.B. nasce nel 2014 dalla necessità di concretizzare passioni, stimoli, idee e obiettivi che gravitano attorno all’universo birra. Si è partiti con l’etichetta DELìRA, due prodotti a bassa fermentazione (bionda e rossa) a cui si è aggiunta quest’estate la


Weiss ad alta fermentazione che ha avuto un notevole successo nei mesi caldi. In tutto tre prodotti che affiancano una cospicua produzione per conto di terzi. Con un progetto importantissimo in cantiere, quello del luppolo autoctono. “Riteniamo che una nostra coltivazione di luppolo – ricorda Sandron – sia molto importante per alzare ulteriormente l’asticella

della qualità dei nostri prodotti, abbattere la catena delle materie prime e avere un prodotto 100 per cento made in Italy, contando che il 95 per cento del luppolo utilizzato dai birrifici italiani viene importato dai grandi produttori stranieri, soprattutto cechi e tedeschi. È un progetto ambizioso ma stiamo lavorando per rendere i nostri sei ettari adatti ad accogliere questa preziosa coltura.”

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EMPORIO OLEDINAMICO PIÙ SPAZIO PER UN’AZIENDA IN CRESCITA

L’INAUGURAZIONE DELLA NUOVA PALAZZINA È L’OCCASIONE PER RICORDARE 42 ANNI DI SUCCESSI DELL’AZIENDA.

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Sono terminati i lavori di ampliamento della sede di Emporio Oleodinamico, che oggi può vantare una nuova palazzina di circa 300 mq. su tre livelli, che si aggiunge ai circa 2600 mq. coperti già esistenti. La nuova struttura – che presenta al piano terra l’area dedicata alla vendita al dettaglio, al primo piano gli uffici commerciali e al secondo piano una sala riunioni – permette di migliorare le funzionalità aziendali e di dare nuovi spazi per l’accoglienza di clienti e fornitori. Merito in particolare dell’Architetto Massimo Ciucci, per l’apporto creativo e la competenza, e dell’impresa edile di Alberto Ulivi per la realizzazione del progetto. Hanno inoltre partecipato alla progettazione l’Ing. Daniele Vadi e l’ing. Rodolfo Ciani. Per gli impianti e gli allestimenti Emporio Oleodinamico si è avvalso di Mengozzi Impianti Elettrici, Garavini Impianti e G.R. arre-

damenti. Si tratta solo dell’ultimo passo per un’azienda che, in 42 anni, è riuscita a guadagnare un ruolo di eccellenza nel settore. Emporio Oleodinamico nasce nel 1975 dall’intuizione e dalla professionalità di Egidio Barzanti. Col tempo l’azienda amplia il proprio organico dipendenti, a cui si aggiungono nell’area direzionale dapprima la moglie Loretta e, in seguito, i figli Edoardo ed Eugenio. Oggi l’azienda si avvale nella sede di Forlì della collaborazione di 25 persone continuando la collaborazione trentennale con Gabriele Gaiba Rappresentanze Industriali. Emporio Oleodinamico è riconosciuta, sia da artigiani che da grandi aziende italiane e straniere, come punto di riferimento nella soluzione efficace delle esigenze tecniche e produttive per applicazioni oleodinamiche. Con una capacità produttiva tra i 2.000 e i

IN QUESTE PAGINE, EGIDIO BARZANTI CON MOGLIE E FIGLI, ED ALCUNE VEDUTE E DETTAGLI DELLA SEDE AZIENDALE DI FORLÌ.


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I PUNTI DI FORZA SU CUI POGGIA LA RICERCA DELLA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE SONO: LA QUALITÀ DEI PRODOTTI E DEI SERVIZI, UNA VASTA SCELTA DI MATERIALI, L’ASSISTENZA POST VENDITA, LA RAPIDITÀ DEL SERVIZIO, LA VENDITA AL DETTAGLIO E ALL’INGROSSO E LA DISPONIBILITÀ A CONSEGNE IN TUTTO IL MONDO.

5.000 tubi flessibili raccordati al giorno, offre una soluzione completa per il passaggio di fluidi a qualsiasi pressione ed effettua l’analisi di impianti idraulici con l’obiettivo di migliorare prestazioni e convenienza. Da tempo clienti del calibro di FAAC, automazione cancelli, Bargam, macchine a irrorazione, Kverneland Group, macchine agricole, Sampierana, macchine movimento terra, Grillo, macchine da giardinaggio, Arimar, settore navale, GSR, piattaforme aeree, trovano in Emporio Oleodinamico un fornitore affidabile e un partner capace di rispondere alle richieste in modo personalizzato e flessibile. L’ampia disponibilità di articoli – tubi flessibili, raccordi a pressare, adattatori, innesti rapidi, rondelle e guarnizioni a tenuta statica e dinamica, valvole di controllo direzionale, valvole oleodinamiche, cilindri e componenti, pompe, motori, moltiplicatori, filtri e tappi, miniprese e tubi capillari, strumenti di misura e controllo, accumulatori, scambiatori di calore, tubi e raccordi freno, minicentraline – permette di servire OEM realizzando kit tubi raccordati, integrati con tutto ciò che occorre per l’allestimento completo di qualsiasi macchinario,

nonché di fornire un servizio di ricambistica a 360°. Dal 1999 l’azienda rispetta i severi standard internazionali UNI EN ISO 9001, mantenendo aggiornata con successo la Certificazione del Sistema Gestione per la Qualità. “Il sistema di certificazione della qualità è il punto di approdo di una politica gestionale volta al miglioramento continuo dei processi aziendali,” afferma Egidio Barzanti, “I nostri obiettivi prioritari sono chiari e concreti: ricerchiamo un continuo miglioramento nella collaborazione con il cliente per individuarne le esigenze e adottare le conseguenti azioni

volte al suo soddisfacimento; perseguiamo una collaborazione assidua e costante con i nostri fornitori in un’ottica di innovazione allo scopo di attivare rapporti improntati a una crescita continua e congiunta; rispettiamo le normative vigenti in materia di sicurezza, di igiene del lavoro e di antinfortunistica.” I punti di forza su cui poggia la ricerca della soddisfazione del cliente sono: la qualità dei prodotti e dei servizi, una vasta scelta di materiali, l’assistenza post vendita, la rapidità del servizio, la vendita al dettaglio e all’ingrosso e la disponibilità a consegne in tutto il mondo.

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Una casa

PINACOTECA VILLA CHIGI-PAGNANI NEL BORGO SAN BIAGIO A RAVENNA, È STATA PROGETTATA NEL 1955 DALL’ECCENTRICO ARCHITETTO LUCIANO GALASSI. IL PROPRIETARIO ROBERTO PAGNANI NE È FEDELE CUSTODE. di Linda Antonellini / ph Massimo Fiorentini

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Una sorpresa inaspettata quella di essere invitata a una serata conviviale con personaggi di quella Ravenna intellettuale e artistica, che si conoscono più per sentito nominare, i cui volti noti, celano fatti interessanti in un susseguirsi di intrecci storici e vicende cittadine. È così che ho incontrato Roberto Pagnani: personalità eclettica, modi d’altri tempi, interessi che spaziano dall’agronomia alla storia medioevale, fino a divenire un collezionista e lui stesso artista. Questa sua indole poliedrica di certo l’ha ereditata dal vissuto familiare e dall’ambiente che tutt’ora lo circonda. La sua casa infatti è il riflesso di un passato permeato dalla presenza di illustri personaggi del mondo dell’arte. All’interno della nuova lottizzazione in quella che al tempo risultava la zona extra-urbana di Borgo San Biagio a Ravenna, si distingue per tipologia e stile architettonico, la nuova Villa Ghigi, in quanto la vecchia realizzata in via Faentina, apparteneva alla bisnonna. La casa conserva intatta la collezione Ghigi-Pagnani: oltre 200 opere raccolte ed esposte in una originale location costruita su misura proprio per contenere, raccontare e diffondere la passione per l’arte dell’omonimo nonno Roberto Pagnani e di sua moglie Raffaella Ghigi. L’archivio di tale Villa, catalogato dalla storica dell’arte Federica Nurchis, comprende capolavori dell’arte informale di Karrel Appel, Asger Jorn del gruppo COBRA, dell’esistenzialismo lombardo di Cazzaniga e di Vaglieri, poi ancora Emilio Vedova e Mattia Moreni che gli realizzò l’opera affissa sul passavivande fra sala e cucina. Oltre a una scultura di Giò Pomodoro, è presente anche un’opera di Imai Toshimitzu del Gruppo Gutai del 1961 e La sagra della primavera di Gianni Dova, voluta nel 1964 dal regista Michelangelo Antonioni per il suo film Deserto Rosso. La casa stessa, oggi segnalata alla cineteca di Bologna e un tempo visitata anche da Peggy Gug-

genheim, divenne una sorta di residenza d’artista ante litteram, dove passarono intellettuali e artisti come Georges Mathieu tra i nomi più noti dell’informale italiano e francese, ma anche il pittore Ben Shahn, il poeta Raffaele Carrieri, la scrittrice Elisabeth Mann Borgese e tanti altri ancora, come dimostrano le corrispondenze di grande valore documentaristico e le tante fotografie esposte, che raccontano di una passione profonda che legava Pagnani agli artisti, con i quali manteneva dei veri rapporti di amicizia e che spesso concepivano in loco le proprie creazioni. Questa collezione, la più importante della Romagna del Dopoguerra, si formò nell’arco di un decennio, fino a quando nel 1965 Roberto

LA VILLA CONSERVA INTATTA LA COLLEZIONE GHIGI-PAGNANI: OLTRE 200 OPERE RACCOLTE ED ESPOSTE IN UNA ORIGINALE LOCATION COSTRUITA SU MISURA DALL’OMONIMO NONNO ROBERTO PAGNANI E DA SUA MOGLIE RAFFAELLA GHIGI, GRANDI APPASSIONATI D’ARTE.

Pagnani, la moglie Raffaella Ghigi e l’amico critico e storico d’arte Alberto Martini, persero la vita in un incidente stradale. Il padre Giorgio (classe 1945), appena ventenne, si ritrovò così solo a dover lottare per salvaguardare la casa e il suo contenuto. Oggi, Roberto ha deciso di dedicare la sua esistenza alla conservazione di ciò che si può definire uno degli esempi più interessanti di raccolta d’arte privata con lo scopo di mantenere una casa sempre viva e continuare a farla dialogare ancora adesso, organizzando ‘salotti culturali’, durante i quali si disquisisce di arte, avvenimenti, e perché no si suona o si ascolta buona musica. A illumi-

IN APERTURA, LA SALA CON UN CAMINO DEL SETTECENTO PROVENIENTE DALLA DEMOLIZIONE DI UNA VILLA BOLOGNESE DEGLI ANNI CINQUANTA.

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LA VILLA, UN TEMPO VISITATA ANCHE DA PEGGY GUGGENHEIM, È STATA UNA SORTA DI RESIDENZA D’ARTISTA ANTE LITTERAM, DOVE PASSARONO INTELLETTUALI E ARTISTI COME GEORGES MATHIEU, BEN SHAHN, RAFFAELE CARRIERI ED ELISABETH MANN BORGESE.

nare la scena, alcuni lampadari veneziani a goccia e faretti che enfatizzano i particolari policromi delle opere pittoriche e quelle più materiche del padrone di casa fra cui anche piccole sculture vibranti utilizzate come installazioni a eventi. Realizzata nel 1955 dall’architetto A r turo Galassi, conosciuto dai ravennati come Luciano, la villa venne costruita in uno stile fra l’americano e il mediterraneo, come scelta culturale di unione fra due culture: due corpi principali uniti da un tetto di coppi rossi e tegole romane (richiamando il Mausoleo di

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Galla Placidia), inedite persiane scorrevoli a scomparsa dentro ai muri e spazi interni aperti, senza colonne che disturbassero la visione a 360 gradi delle opere. Era inoltre stata ideata una rientranza tra la parete e il soffitto della sala, dalla quale scendevano catenelle a cui agganciare i quadri, com’era allora in uso nelle gallerie anziché l’utilizzo meno funzionale dei chiodi, che condizionavano gli allestimenti periodici e la disposizione delle opere. Nato nel 1920, Galassi era una figura lungimirante e scontrosa. La figlia Susanna racconta che la sua formazione da geometra gli stava stretta, così a 67 anni decise di laurearsi in Architettura a Firenze. Quella di Pagnani era la sua prima committenza privata, poi elaborò altri 1026 progetti con realizzazioni prevalentemente a Ravenna e Marina Romea ma anche in Svizzera e per l’Europa. A Milano, Andrea Disertori insieme alla moglie Anna Necchi, scrissero di lui sulla pubblicazione del 1973: “I progetti per la vostra villa al mare”. Era un architetto a cui piaceva sperimentare, con le sue idee ben radicate, i suoi

filoni tipologici che riprendevano le linee guida degli architetti coetanei che lo ispiravano fra cui Wright, Le Corbusier che incontrò a Parigi e Michelucci. Oltre agli interventi di restauro realizzati per l’Agenzia 1 della Cassa di Risparmio, l’Emeroteca e Palazzo Corradini (un tempo appartenente alla bisnonna Borghi) , l’architetto Galassi progettò diverse Ville a Marina Romea. Le sue case costavano ma non ha mai costruito per vendere perché la sua committenza erano per lo più amici ai quali realizzava Ville particolari in cui i montanti delle finestrature non si vedessero, le grondaie fossero nascoste nei muri, le basculanti dei garage si aprissero con sistemi a bilanciere in stile Carlo Scarpa, in cui l’uso del legno fosse opera di maestri falegnami e i materiali prevalenti fossero il Cotto Impruneta di Manetti e il marmo Rosso Levante. Così si armonizzano antico e moderno nella pinacoteca personale della colta famiglia Pagnani. “Rimodernarla, sarebbe snaturarla”, queste sono le significative parole di Roberto Pagnani che conserva intatta l’essenza tipologica e il contenuto artistico della Villa.


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CORRERE

Le gioie della

MARATONA IN ATTESA DELLA XIX EDIZIONE DELLA GLOBAL PORTS MARATONA DI RAVENNA, STEFANO RIGHINI PARLA DEL SUO PERCORSO E SVELA I SEGRETI DELLO SPORT IN APPARENZA PIÙ SEMPLICE DEL MONDO.

G SOTTO, L’IDEATORE DELLA MARATONA STEFANO RIGHINI CON L’ARTISTA GIANNI MORANDI CHE HA PARTECIPATO ALL’EDIZIONE DI QUALCHE ANNO FA.

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di Serena Onofri

Global Ports Maratona di Ravenna è uno degli eventi sportivi più attesi, non solo perché porta in città migliaia di runner – ben 8.300 nel 2016 -, ma anche in quanto crea un forte indotto economico per tutto il sistema turistico (hotel, b&b, ristoranti, musei, negozi). A parlarne è l’organizzatore Stefano Righini, presidente di Ravenna Runners Club, aspettando l’edizione XIX del prossimo 12 novembre. Stefano, quando hai cominciato a correre? “Nel marzo 1975, con la prima edizione della Valli e Pinete. Ricordo di essermi presentato alla gara in tuta e cappotto, in quella

che era un’epoca pionieristica... Arrivai quarto e immediatamente capii che questa cosa mi piaceva da matti. Il primo approccio lo devo a mio cugino che mi ha spinto a prendere parte a una delle tante manifestazioni che nascevano in quel periodo di austerity, in cui il fatto di non poter circolare o circolare a targhe alterne ha permesso lo sviluppo di tante manifestazioni podistiche.” Cosa vuol dire correre? Cosa ti apporta a livello emotivo, fisico e mentale? “È lo sport più semplice del mondo nel momento in cui metti le scarpette e vai, ma diventa un qualcosa di molto serio quando cominci a seguire un programma di allenamento dettagliatissimo che ti porta a riempire le giornate con ore e ore di sedute di allenamento. La corsa è una scuola di vita: non ti puoi mai permettere di nasconderti dietro a una scusa. Sei solo contro tutti, non puoi mollare mai perché se ti fermi, gli altri ti superano. Ti insegna che il lavoro svolto con impegno, dedizione, passione prima o poi porterà dei risultati.” Cos’ha la maratona che le altre gare non hanno? “Se tu oggi vuoi sfidare te stesso,

ti poni l’obiettivo di correre una maratona e ogni finisher è un vincitore. È bellissimo ed emozionante vedere tanti amatori tagliare il traguardo in lacrime di gioia. Non è una vittoria contro il tuo avversario, è la tua sfida vinta.” A livello personale, cosa ti ha lasciato vincerne una di importanza internazionale come quella di Montreal? “Una gioia enorme. Vincere a Montreal, città olimpica, ha un significato particolare. Nei Paesi anglosassoni, la maratona ha un’importanza maggiore rispetto all’Italia dove le prime pagine solitamente sono riservate a sport quali il calcio. Trovarmi in prima pagina dei quotidiani canadesi è sicuramente stata una sorpresa piacevole e inaspettata. Tagliare il traguardo ed essere assaliti da microfoni e taccuini dei giornalisti, mi ha un po’ stordito e allo stesso tempo fatto capire l’importanza dell’impresa.” Un consiglio per chi vuol cominciare a correre? “Certamente c’è un approccio diverso a seconda che lo si faccia a livello agonistico o amatoriale. In entrambi i casi, però, correre è bello e dà un senso di libertà che solo la corsa riesce a regalare.”


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DI CULTURA A WALTER DELLA MONICA SI DEVE L’INVENZIONE DEL TREBBO POETICO NEGLI ANNI ‘50, DEL PREMIO GUIDARELLO, DEL CENTRO RELAZIONI CULTURALI, DELLA LETTURA INTEGRALE DELLA DIVINA COMMEDIA.

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di Anna De Lutiis / ph Massimo Fiorentini

Riassumere il lungo percorso culturale di Walter Della Monica non è facile. Dando uno sguardo agli eventi degli ultimi decenni lo troviamo ovunque protagonista. Il primo successo risale al Trebbo Poetico, negli anni Cinquanta. Un’avventura straordinaria che insieme a Toni Comello per alcuni anni l’ha portato, nelle città italiane e straniere, a condividere la bellezza della poesia, quella dei grandi poeti del Novecento, con un pubblico eterogeneo, gen-

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te comune che di poesia neppure conosceva l’esistenza. La sua inventiva e la sua capacità organizzativa si sono rivelate nella fondazione del Premio Guidarello, del Centro Relazioni Culturali con appuntamenti settimanali con i più importanti nomi della letteratura, del giornalismo, del mondo scientifico. È stata sua l’idea di organizzare la lettura integrale della Divina Commedia e la ricerca delle traduzioni dell’opera di Dante nelle

diverse lingue nel mondo. Numerosi sono inoltre i volumi da lui curati, preziose raccolte di vari autori che senza di lui non avremmo conosciuto. Lo scorso marzo, nella Sala Consiliare del Comune, Ravenna – nella persona del sindaco De Pascale e di tutti gli amici – l’ha festeggiato e ringraziato per tutto il lavoro fatto con tanta passione. Sopra ogni cosa, ieri come oggi, la poesia rimane parte importante della sua vita, perciò la sorpresa per il suo com-


pleanno è stata la pubblicazione di un volumetto, Un trebbo poetico da tasca, che raccoglie oltre alle sue poesie preferite, l’espressione di stima e di affetto di tanti importanti personaggi che l’hanno conosciuto: da Eraldo Baldini a Flavio Caroli, da Franco Gabici a Luca Goldoni, a Cristina Mazzavillani Muti, Beppe Rossi, Antonio Patuelli. Durante la rassegna estiva a Marina di Ravenna I poeti da ricordare, per cui è stato pubblicato anche un volume omonimo per le edizioni Capit, hai voluto ancora riproporre quelli che per te sono in assoluto i più grandi poeti, gli stessi incontrati durante il Trebbo Poetico? “Forse. Non posso dimenticare gli incontri con gli autori in quei lontani anni Cinquanta. Ungaretti, Quasimodo, Caproni, Pasolini, Gatto, Moretti, Valeri, Sereni, Bertolucci, Luzi…ti rendi conto che fortuna ho avuto. Loro venivano ai trebbi e ascoltavano la lettura dei loro versi. Quelle serate, quei personaggi e le loro poesie hanno messo profonde radici nel mio cuore e nella mia mente.” Cosa ricordi di loro come persone?

“Ungaretti, che in televisione aveva un’espressione severa, in realtà era sempre pronto a ridere. Quasimodo era noto per le battute pungenti, Gatto per l’essere nervoso e agitato, Caproni per la sensibilità, era una bella persona come Sereni di cui ho sempre amato le poesie incluse nel suo Diario di Algeria.” Tra le poesie che preferisci compare spesso quel senso di incertezza, di rammarico, da La vita fugge… di Petrarca a quella di Andrea Carli Vieni a vedere dove muore il cedro. Non sei soddisfatto di tutto quello che hai fatto fino a oggi? “Sì, però il tempo passa troppo velocemente e io avrei ancora tante idee da realizzare. A volte sono un po’ triste, forse pensieroso, allora ripeto a me stesso, a memoria, anche mentre cammino, i versi di un poeta straniero: Sergei Esenin, il poeta russo che risponde al pensiero di morte con Inno alla vita, parole che mai nessun poeta ha gridato con così tanta forza. “Io voglio vivere, vivere, vivere, vivere sino al male, sino al rimorso, sino alla noia; […]nel giardino degli uomini mai, mai ha da tacere la mia voce.”

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LEGGERE

Giallo

E NOIR NEVIO GALEATI, DIRETTORE ARTISTICO DI GIALLOLUNA NERONOTTE, SVELA LE NOVITÀ DELL’EDIZIONE 2017 E RACCONTA COME È CAMBIATO IL FESTIVAL IN QUESTI PRIMI INTENSI QUINDICI ANNI.

D SOTTO, AL CENTRO NEVIO GALEATI, ALLA DESTRA LO SCRITTORE ALAN D. ALTIERI E A SINISTRA LO SCRITTORE GIANFRANCO NEROZZI.

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di Roberta Bezzi

Dopo l’esperimento ben riuscito dello scorso anno, anche la quindicesima edizione del festival di letteratura GialloLuna Neronotte andrà a braccetto con quello sul cinema Ravenna Nightmare Film Fest, dal 28 ottobre al 5 novembre al Palazzo dei Congressi di Largo Firenze a Ravenna. A fare un bilancio di questo percorso è Nevio Galeati, direttore artistico di GialloLuna NeroNotte. Cosa potrà apprezzare il pubblico in occasione del prossimo festival? “Avremo due filoni fondamentali. Anzitutto quello sul legal-thriller ispirato al noto ispettore Parry Mason, ma in modo insolito, ossia senza i gialli tradizionali.

Ricorderemo l’indimenticabile Raymond Burr nell’anno del centenario della sua nascita, con l’arrivo di due scrittori italiani: Lorenzo Marone con Magari domani resto, in cui la protagonista è una donna avvocato onesta e combattiva a cui un giorno è assegnata una causa per l’affidamento di un minore; e Nicola D’Agostino che, nel suo Le sostituzioni, narra le vicissitudini di un civilista che si occupa di separazioni e questioni internazionali. Poi organizzeremo una masterclass con gli studenti per farli riflettere sugli errori degli avvocati letterari.” Quale sarà il secondo filone? “Quello sulle autrici, con Pallottole e tacchi a spillo, con ospiti Barbara Baraldi e il suo thriller Aurora nel buio che racconta di una poliziotta che indaga agendo fuori dalle regole, e Sara Kim Fattorini, originaria della Corea del Sud al debutto con La chimica dell’acqua, che ha una bella scrittura e ricorda i romanzi del primo del Novecento che parlano di famiglie borghesi. Sarà un bel confronto tra una scrittura ruvida e una più lieve.” Ci sarà spazio anche per autori del territorio?

“Sì, terremo uno stage proprio a loro dedicato. Tra gli ospiti, avremo Angelo Berti che sta presentando il suo nuovo libro Nonaroth, abita a Ravenna ed è considerato uno dei migliori autori di Fantasy.” Com’è cambiato il festival in questi quindici anni? “È sempre più difficile realizzare, con poche risorse, grandi eventi in una città così densa di cose belle come la nostra. All’inizio avevamo l’ambizione di portare gli autori di bestseller, poi ci siamo ridimensionati, accorgendoci che ci interessa più lavorare con le scuole, per far sì che i piccoli lettori possano crescere e appassionarsi a questi generi. Su questo punto, grande è la sintonia con il Nightmare Film Fest.” Con il Nightmare Film Fest un connubio che prosegue brillantemente... “Sì, ci corteggiavano in realtà da diversi anni. Proponendo grandi film di genere in anteprima tratti da romanzi, il festival del cinema rappresenta l’altra nostra faccia. Ci siamo messi insieme perché a Ravenna, se non si fa gruppo e si collabora, non funziona. Il pubblico ha così proposte interessanti e pacchetti accattivanti.”


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