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r av e n n a
n.3 2026 w w w. i n m a g a z i n e . i t
LUCA DI SESSA
TALENTO DELLO SCHERMO
AZIENDA AGRICOLA SPRETA
MIRTILLI DI ROMAGNA
MUSICAVIAGGIANDO CANZONI IN CAMPER
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EDITORIALE
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Dedichiamo la copertina di questo numero estivo a Luca Di Sessa, attore faentino emergente che il prossimo autunno sarà tra i volti protagonisti di due serie tv Rai. Entrando nel cuore della rivista, incontriamo: l’azienda agricola Spreta, tra le prime nel ravennate ad avviare una produzione di mirtilli; i Musicaviaggiando, duo musicale itinerante composto da Elisa Drei e Marco Forti; il giovane imprenditore Catalin Balaur, che ci apre le porte di Nexer VR, spazio dedicato al gaming; l’associazione CocciRotti, che promuove la fotografia come un’occasione di relazione; gli artisti Mariella Busi De Logu e Remo Suprani; la storia del Festival della Gioventù Comunista del 1976; il Tennistavolo Acli Lugo-Ravenna, che ha ottenuto la promozione in C1; i subacquei professionisti del team STH Scuba Treasure Hunters. Buona lettura! DI ANDREA MASOTTI
Edizioni IN Magazine s.r.l. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì | T. 0543.798463 www.inmagazine.it | info@inmagazine.it Anno XXIV N. 3 luglio/agosto/settembre Reg. di Tribunale di Forlì il 16/01/2002 n.1 Direttore Responsabile: Andrea Masotti Redazione centrale: Clarissa Costa Coordinamento di redazione: Roberta Bezzi Artwork e impaginazione: Francesca Fantini Ufficio commerciale: Gianluca Braga Stampa: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) Chiuso per la stampa il 28/07/2026 Collaboratori: Alessandra Albarello, Chiara Bissi, Andrea Casadio, Anna De Lutiis, Massimo Montanari, Serena Onofri. Fotografi: Lidia Bagnara, Biblioteca Classense, Paco Di Canto, Massimo Fiorentini.
Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte. In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it
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26 FOTOGRAFIA ESPLORARE L’ARTE
30 CREAZIONI DIALOGO E VISIONE
06 PROFILI
36 STORIA
LUCA DI SESSA
I DISORDINI DEL 1976
12 AGRICOLTURA
40 SPORT
MIRTILLI DI ROMAGNA
UNA GRANDE STAGIONE
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16 MUSICA CANZONI IN CAMPER
20 TECNOLOGIA IL FUTURO DEL GAMING
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46 SUBACQUEA CACCIATORI DI TESORI
48 ARTE PAESAGGI ONIRICI
PILLOLE
NUOVE TECNOLOGIE PER L’OSPEDALE RAVENNA | Il reparto di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’ospedale S. Maria delle Croci di Ravenna diventa uno dei più completi in Italia con l’arrivo di tre nuovi macchinari donati dalla Fondazione Cassa di Risparmio, da AIL e da cittadini nell’ambito di una raccolta fondi. Si tratta di un ecografo di ultima generazione, con tecnologia 4D per una migliore definizione delle immagini, di un fibroscan che misura la rigidità del fegato e il grado di fibrosi epatica, e di un manometro che consente di eseguire indagini funzionali specialistiche dell’apparato digerente. “Sarà possibile eseguire a Ravenna esami di terzo livello per cui prima era necessario andare a Bologna,” spiega Mussetto, direttore del reparto.
FESTIVAL ‘PROSPETTIVA DANTE’ RAVENNA | ‘Prospettiva Dante’ celebra i quindici anni, dal 16 al 20 settembre, con cinque giornate di letteratura, musica e spettacolo per raccontare l’attualità del Sommo Poeta. Il festival promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna riunirà studiosi, artisti, musicisti e protagonisti della cultura italiana, tra cui Aldo Cazzullo, Chiara Pavan, Daniele Silvestri, Monica Guerritore, Giancarlo De Cataldo, Roberto Mercadini e molti altri. Ad accompagnare questa edizione sarà il verso del Paradiso “La notte che le cose ci nasconde” (XXIII, V.3), scelto come filo conduttore del percorso che attraversa i temi della conoscenza, della ricerca e della scoperta. Tra i momenti più significativi ci sarà il conferimento del ‘Premio Dante-Ravenna’ al maestro Riccardo Muti.
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BUNGE INVESTE SULLA SOIA ITALIANA PORTO CORSINI | Grazie a un investimento di 4,4 milioni di euro, Bunge raddoppierà la lavorazione della soia italiana. Il potenziamento dell’impianto sarà operativo entro la fine dell’estate. Si rafforzerà dunque il ruolo dello stabilimento di Porto Corsini come snodo strategico per la filiera agroalimentare nazionale, consolidando Ravenna come polo logistico. La multinazionale conta di incrementare gli acquisti di soia provenienti dalle principali aree agricole italiane, tra cui Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, collegando le produzioni agricole italiane ai mercati nazionali ed europei. La materia prima sarà destinata alla produzione di alimenti, mangimi e biocarburanti.
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PROFILI
LUCA DI SESSA IL NUOVO VOLTO DI DOC 4 E DELLA FAMIGLIA PANINI
DI ROBERTA BEZZI
Sarà un autunno ‘caldo’ per Luca Di Sessa, giovane attore emergente italiano, nato 23 anni fa a Faenza. Sarà infatti nel cast di DOC - Nelle tue mani 4 su Rai 1, al fianco di Luca Argentero, e interpreterà Benito Panini nella serie Rai La famiglia Panini. L’avventura delle figurine di Letizia Lamartine, ispirata al romanzo L’album dei sogni di Luigi Garlando, al fianco di Serena Rossi ed Edoardo Pesci. Nonostante la giovane età si sta già facendo notare, grazie alla partecipazione a diversi progetti di rilievo per il cinema e la televisione. Nei mesi scorsi è uscita la fiction Rai Prima di noi di Daniele Luchetti, dove aveva il ruolo di Domenico Sartori. Nel 2024 ha interpretato il ruolo di Christian nel film Più di ieri di Jean Carlos Gonzales Flores, ha recitato nella miniserie Rai Mike di Giuseppe Bonito, dedicata a Mike Bongiorno, nei panni di Tino Maciste, ed è stato tra i protagonisti della serie tv Prime Video Rumors. La casa che brucia di Tommaso Caperdoni. Non sono mancati anche i riconoscimenti: nel 2023 ha 6
FOTO PACO DI CANTO
vinto la seconda edizione del contest Young Blood, riservato ai giovani talenti emergenti lanciati da ‘Alice nella Città’ e ‘Do Cinema’ in partnership con il ‘Marateale’. Com’è nata la passione per la recitazione? Un amore a prima vista maturato nell’infanzia? “Sì. Mi sono incuriosito prestissimo guardando tante serie tv e film al cinema. La scintilla? Sono un fan sfegatato di Harry Potter e si può dire che ho deciso di fare l’attore perché sognavo di essere lui. Poi, crescendo, la passione è cresciuta ancora di più grazie a tutto l’universo Marvel. A 16 anni, avevo cambiato idea: volevo essere Spider-Man.” La formazione è stato un tassello importante. Come ha iniziato? “Ho da subito ricercato un approccio professionale, iscrivendomi a Ravenna prima alla TAM - Teatro Accademia Marescotti e poi all’ATC - Accademia Teatro Cinema di Caldironi, dove ho svolto anche uno stage con Kuniaki Ida. Nel 2023 ho frequentato il
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PROFILI
IN ALTO, LUCA DI SESSA INTERPRETA DOMENICO SARTORI NELLA SERIE RAI PRIMA DI NOI.
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Corso propedeutico alla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe a Udine, una grande scuola in cui ho imparato molto su me stesso frequentando lezioni tutti i giorni. L’anno successivo ho partecipato al corso di alta formazione Cameracting.” Chi considera i suoi maestri? “Non posso dimenticare Ivano Marescotti e Cristiano Caldironi che mi hanno dato il primo approccio alla recitazione, le basi per fare questo mestiere. In particolare, sono stato a lungo al fianco di Cristiano, un insegnante molto preciso e attento, che mi ha aiutato a capire che tipo di strada avrei potuto intraprendere come attore.” Quando ha iniziato a calcare i set cinematografici? “Già a 17-18 anni. Dopo aver trovato un’agenzia, ho cominciato a fare provini. La prima esperienza significativa è stata con Più di ieri, piccolo film autoriale, indipendente, bello e realizzato con tanto cuore. Sono stato fortunato perché, grazie all’ambiente fami-
liare e alla libertà che si respirava, ho avuto un approccio ‘soft’ al set che mi ha preparato ai lavori più impegnativi. Interpretavo Cristian, un diciannovenne che dopo la morte del padre deve tornare a vivere a Milano con la madre che non vedeva da tempo. È stato un bel viaggio introspettivo.” Il primo grande set? “Quello della serie Prima di noi del regista Daniele Luchetti insieme a Valia Santella, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Fontana: una saga familiare che segue le vicende della famiglia Sartori dal 1917 al 1978. Luchetti è stato fantastico, dirige benissimo ed è davvero capace di fare scuola, e quindi mi ha insegnato tantissimo. In più, il progetto era molto interessante sia per il ruolo che ho interpretato, Domenico Sartori, che mi ha messo alla prova, sia per gli spostamenti continui tra Cinecittà a Roma, Udine e il Marocco.” Guardando al futuro c’è attesa per l’uscita della quarta edizione di DOC…
PROFILI
“Non posso dire molto al riguardo, se non che sarò presente in quattro episodi. Per la prima volta sono entrato in una produzione già di successo, una macchina ben rodata, in cui è un po’ più difficile incastrarsi anche se in tanti mi hanno aiutato ad ambientarmi. Interpreto un personaggio complesso che si interfaccia soprattutto con il dottor Sandri e la caposala Teresa. Per me è stata una sorpresa trovarmi ogni volta sul set tanti ragazzi e signori che chiedevano foto e autografi.” Un lavoro a cui tiene particolarmente? “La serie dedicata alla famiglia Panini, dove sarò uno dei fratelli-protagonisti, Benito. Racconta la storia di una famiglia che è entrata nell’immaginario popolare, di cui tutti conoscono le figurine ma pochi l’avvincente
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NATO A FAENZA 23 ANNI FA, SI È GIÀ FATTO NOTARE PER LA PARTECIPAZIONE A FICTION E FILM QUALI MIKE, PIÙ DI IERI E PRIMA DI NOI, E VINCENDO NEL 2023 IL PREMIO DI GIOVANE TALENTO EMERGENTE ITALIANO NEL CONTEST ‘YOUNG BLOOD’.
storia di 4 fratelli e 4 sorelle che sono andati incontro a tantissime avventure, fortemente legata al territorio. Abbiamo girato per un mese a Modena e per tre in Lazio, accolti dalla vera famiglia Panini che era spesso sul set e ci ha invitato a visitare lo stabilimento. Tra i colleghi, conservo un ottimo ricordo di Serena Rossi.” Qual è il suo sogno nel cassetto? “In Italia mi piacerebbe lavorare con i fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, con Alice Rohrwacher e con Paolo Strippoli. All’estero, il mio regista e sceneggiatore del cuore è l’americano Charlie Kaufman, quello de Il ladro di orchidee e Se mi lasci ti cancello: mi piace il suo modo di scrivere originale e la capacità di entrare nelle viscere umane.” Una curiosità: è vero che ha abilità come prestigiatore? “Sì. Anche se è da un po’ di tempo che non pratico, ai provini lo dico sempre. Sono un grande fan della magia e ho anche frequentato una scuola di illusionismo dopo essermi appassionato a David Coppefield e Dynamo che fanno cose eccezionali.” Qual è la sua dimensione preferita tra cinema, tv e teatro? “Amo molto il teatro in sé e nel 2025, con tre amici, ho fatto lo spettacolo Tanto ormai al Teatro Vascello di Roma. Però preferisco il cinema e la tv, due mondi diversi ma più affini al mio modo di essere. Forse in futuro cambierò idea ma al momento mi frena l’ambiente teatrale italiano, un po’ troppo chiuso e ‘vecchio’, motivo per cui preferisco lavorarci occasionalmente e solo con persone fidate. Certo, sarebbe una bella sfida portare tanti giovani a teatro.” Per quanto riguarda il cinema, ce l’ha il sogno americano? “Non proprio… Mi piace ovviamente il cinema Made in Usa anche se ormai è diventato più che altro un business, per cui prediligo il bacino inglese ed europeo. In futuro, mi piacerebbe fare più provini per progetti internazionali, considerando che molte produzioni vengono spesso a girare in Italia.”
AGRICOLTURA
MIRTILLI DI ROMAGNA I PICCOLI FRUTTI ORGOGLIO DELL’AZIENDA AGRICOLA SPRETA
DI CHIARA BISSI
Dove non ti aspetti si possono trovare, a pochi passi dalla città, produzioni agricole e nicchie di prodotto, che rispettano la natura e incontrano il gusto. Un esempio è l’azienda Spreta che all’attività tradizionale di famiglia, legata alle produzioni di seminativi, lungo via Dismano, ha avviato una produzione di mirtilli, frutto dalle importanti proprietà, ricco di sostanze antiossidanti, ritenuto dai nutrizionisti e dalla medicina un alleato nella cura della vista e della funzionalità del microcircolo sanguigno. Amato dagli sportivi, super versatile in pasticceria e in cucina, il mirtillo non cresce solo nei boschi o in posizioni ombreggiate, ma ama il terreno acido e umido. Caratteristiche non proprio comuni nella cosiddetta larga ravennate, ma questo non ha fermato Alessandro Bustacchini, 41 anni, affiancato dal cugino Lorenzo Dradi e dallo zio Gabriele. “Ci occupiamo di colture da seme, grano, girasoli e mais. Qualche anno fa abbiamo demolito una vigna dietro a un capannone
FOTO MASSIMO FIORENTINI
e così è cominciata la ricerca di una coltura adatta. Nel 2021 abbiamo iniziato a coltivare mirtilli non in terreno, ma in vaso con torba adatta. Il mirtillo richiede ore di freddo per svilupparsi ed è molto diffuso in contesti come Piemonte e nel Veronese. Abbiamo 800 piante di due varietà in 3.000 mq di impianto.” La cura si concentra nella composizione del terreno di cui viene rilevato costantemente il pH e nell’irrigazione che può avvenire anche otto volte al giorno per brevi intervalli. L’arbusto tende ad alzarsi, ma per la coltivazione va tenuto più basso in impianti che mediamente durano 8-10 anni. “I mirtilli italiani non si possono trattare, l’unico prodotto che usiamo è presente nella linea bio. Nel nostro areale al momento non sono attaccati da malattie e insetti. In più api e bombi nel periodo di fioritura ci aiutano ad aumentare l’impollinazione; di diserbo non se ne fa se non a mano, così come la raccolta. Nel Ravennate siamo stati i primi, altri 13
RUBRICA
NEL 2021 INIZIANO A COLTIVARE MIRTILLI IN VASO: 800 PIANTE DI DUE VARIETÀ IN 3.000 MQ DI IMPIANTO. IL SEGRETO? RILEVAZIONE COSTANTE DEL PH E IRRIGAZIONI BREVI PIÙ VOLTE AL GIORNO. “NEL RAVENNATE SIAMO STATI I PRIMI.”
IN APERTURA, DA SINISTRA, ALESSANDRO BUSTACCHINI E LORENZO DRADI, TITOLARI DELL’AZIENDA. IN ALTO, LA COLTIVAZIONE DI MIRTILLI.
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stanno entrando nella produzione e hanno sfruttato la nostra esperienza e imparato dai nostri errori.” L’agricoltura moderna è fatta di innovazione, tecnica e capacità di adattare i sistemi produttivi, ma gli uomini e le donne che la praticano conservano la concretezza e la capacità di resistere di sempre. Allora anche una porzione di paesaggio, uno scorcio può cambiare, plasmato dallo spirito di iniziativa di chi trova sempre una soluzione, nonostante le difficoltà emerse con gli effetti dei cambiamenti climatici o quelle di carattere economico che segnano il settore, in termine di mercato, costi e rese. Nel mese di giugno si concentra in poche settimane la raccolta a mano per il consumo del prodotto fresco, non destinato alla trasformazione alimentare, perché selezionato con criteri di qualità. Nel caso dell’azienda Spreta le bacche raccolte sono destinate alla vendita al dettaglio e vengono affidate a una grande azienda cesenate del settore che commercializza il prodotto nella grande distribuzione. “Sono un ingegnere a indirizzo architettoni-
co,” racconta Bustacchini. “Da agosto 2012 mi sono licenziato per dedicarmi all’azienda che era di mia mamma e mio zio. Ho deciso di cambiare di vita, ho lasciato lo studio di Bologna dove lavoravo a causa della crisi immobiliare. La formazione di ingegnere mi aiuta ad affrontare il lavoro in maniera pragmatica e meno filosofica rispetto a mio nonno. Occorre calcolare l’ammortamento dei mezzi, gli acquisti e il tempo. Non si può fare agricoltura se non si fanno i conti beni: ci sono i costi esorbitanti di concimi e gasolio, la burocrazia, le certificazioni e l’aggiornamento. È necessaria un’ampia conoscenza giuridica ed economica, l’ambito agronomico sembra meno importante, è diventata una questione imprenditoriale. E se i conti non tornano ci saranno sempre meno generazioni di agricoltori.” Bustacchini guarda con apprensione le dinamiche economiche sempre più distorte che portano ad aver in Italia una quantità di grano importato pari al 65%, un prodotto proveniente da Paesi che non hanno i nostri standard sanitari, mentre la coltivazione del grano locale subisce forti vincoli e limitazioni. Allora diventa ancora più importante sostenere chi investe e sceglie di innovare. Per assaggiare i mirtilli della Spreta si deve raggiungere l’azienda in giugno o sperare di trovarli su banchi della grande distribuzione. Per far conoscere e amare il prodotto, Bustacchini sulla pagina Instagram dell’azienda, oltre a documentare le attività prevalenti legate alle colture di cereali, ha deciso di inserire mille modi per apprezzare le prelibate bacche nere in cucina: dal risotto, alle insalate con il ribes, alle salse per le carni, fino a golose crostate, gelati, muffin, barrette, mousse, liquori e cocktail dissetanti con un prodotto nato qui, sulla antica via Dismano, a pochi passi dalla città che, Bustacchini ricorda, “più naturale di così non si può.”
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MUSICA
CANZONI IN CAMPER IL PROGETTO ITINERANTE DEL DUO FORMATO DA ELISA DREI E MARCO FORTI
DI CHIARA BISSI
Non sono influencer, non sponsorizzano prodotti miracolosi o di tendenza: Elisa Drei e Marco Forti, ormai noti come i Musicaviaggiando, hanno scelto di condividere sui social, con garbo e leggerezza, la passione di una vita che continua a portarli su palcoscenici prestigiosi e contesti insoliti, sempre con la stessa gioia di fare musica. Cantante faentina lei, contrabbassista cesenate lui, una coppia dalla solida formazione artistica, romagnoli doc, abitano il mondo e spaziano nei generi musicali con estro e rigore. Nasce qualche anno fa l’idea del duo acustico con contrabbasso, voci e piccole percussioni per concerti pubblici ma anche privati in casa: eventi per chi è disposto ad aprire e condividere con amici il proprio giardino, un terrazzo, un soggiorno per un’ora di musica con un repertorio che comprende classici del pop, del rock, del soul e della musica italiana. Piccoli concerti in occasione 16
LA COPPIA VIVE E VIAGGIA SUL PROPRIO ‘CAMPERINO’ E PROPONE CONCERTI INTIMI E ACUSTICI IN OCCASIONI DI ANNIVERSARI, FESTE A SORPRESA E SERATE TRA AMICI. OLTRE 100.000 I FOLLOWER DEI MUSICAVIAGGIANDO SUI SOCIAL DOVE È CRESCIUTA UNA GRANDE COMUNITÀ DI APPASSIONATI.
di anniversari, feste a sorpresa, serate fra amici tra brani, aneddoti e racconti musicali che “ti accompagnano,” scrivono i Musicaviaggiando, “dove non sei mai stato. Con il nostro camper ti raggiungiamo in tutta Italia
FOTO LIDIA BAGNARA
per condividere questo spettacolo unico.” L’originalità di Drei e Forti non si ferma all’accuratezza della proposta musicale, ma si spinge anche allo stile di vita dettato dal bisogno di libertà e di gestire appieno il proprio tempo. “Durante la pandemia, con i teatri chiusi e tante incertezze, arrivò una chiamata dal teatro di Valencia per un incarico in orchestra. Ci venne l’idea di muoverci in camper,” aggiunge Marco Forti, “ho un passato da camperista, ma non avevo mai pensato di viverci, invece nel 2022 comprammo il CampeRino, datato anni Ottanta, tenuto benissimo con 52.000 km, abbiamo passato due mesi in riva al mare, mentre lavoravo. Da allora ci muoviamo per concerti e viviamo così. Quell’anno lasciammo la nostra casa con una festa stile Garage sale a offerta libera e i nostri amici si portarono via ciascuno una parte dell’arredo.” Di ritorno dal ‘Festival dei Due
Mondi’ di Spoleto, abituato a formazioni prestigiose come le orchestre del Teatro La Fenice di Venezia, del teatro comunale di Bologna o della fondazione Toscanini, Forti racconta: “Dopo il conservatorio e qualche esperienza giovanile in garage band, il contrabbasso mi ha permesso di girare il mondo e di realizzare tanti sogni. Suonare con una grande orchestra a Tokyo o in duo con Elisa alla voce, o in un concerto privato con il pubblico a un metro di distanza, regala sempre grandi emozioni.”
Elisa Drei, studi di canto al conservatorio, una lunga esperienza nell’uso della voce, già docente dell’Accademia del Musical di Ravenna, ricorda: “Ho studiato canto jazz e canto lirico e questo mi ha permesso grande elasticità. Poi due anni fa mi sono iscritta a un corso online di marketing per la promozione della nostra attività musicale principalmente pensando ai nostri concerti in casa, così è arrivata l’idea delle pagine social. Nel tempo sono nate le canzoni in camper con nostri arrangiamen-
ti che registriamo e pubblichiamo ogni settimana. Ci mettiamo alla prova, scoprendo di volta in volta cosa davvero funziona per voce e contrabbasso. Per preparare un pezzo impieghiamo anche 10 giorni.” Quello che doveva essere un mezzo per promuovere la propria attività si è rivelato ben presto un luogo dove è cresciuta una grande comunità di appassionati di musica e di storie fatte di parole e note. Così 100.000 follower tra Facebook e Instagram seguono, fedeli, rubriche
IN ALTO, IL ‘CAMPERINO’ DEL DUO MUSICAVIAGGIANDO, CON IL QUALE VIAGGIANO IN TUTTA ITALIA.
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SUI SOCIAL, PROPONGONO RUBRICHE SETTIMANALI DI DIVULGAZIONE, CON ANEDDOTI SU COMPOSITORI O PERFORMER E FORME MUSICALI E APPROFONDIMENTI, RACCOGLIENDO TANTE VISUALIZZAZIONI: “SIAMO DIVENTATI UN CASO DI STUDIO PER I CORSI DI MARKETING.”
IN ALTO, LA CANTANTE ELISA DREI E IL CONTRABBASSISTA MARCO FORTI.
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settimanali di divulgazione come ‘Accidenti alla musica’, che ha superato i 100 episodi o la ‘Storiella del venerdì’ oppure ‘Tra il cuscino e il caffè quale musica c’è?’. Aneddoti sulla vita di compositori del passato o su performer di ieri, forme musicali spiegate bene, vita da orchestrale, ogni spunto è utile per tenere desta l’attenzione e alimentare l’amore per la musica in ogni sua espressione. I Musicaviaggiando, solari, divertenti sempre con il sorriso, raccolgono numeri enormi di visualizzazioni, costruendo un pubblico che spesso poi incontrano
nei concerti. “Siamo diventati un caso di studio per i corsi di marketing che ci invitano a raccontare la nostra esperienza. Ma non ci sono regole rigide o tecniche nel nostro agire, il complimento più bello che ci viene fatto dopo i concerti è: ‘voi siete davvero così come apparite nei social.’ Le ‘Storielle del venerdì’ sono quelle che Marco racconta agli amici quando ci troviamo. E poi rispondiamo a tutti i commenti, creiamo connessioni, i follower spesso diventano amici. Abbiamo fatto incontri eccezionali. Se sei naturale e vero attiri belle persone.”
TECNOLOGIA
IL FUTURO DEL GAMING CATALIN BALAUR APRE L’ARENA NEXER VR A MARINA
DI ALESSANDRA ALBARELLO
Da grande voleva fare l’ingegnere, affascinato dal mestiere di uno zio. Catalin Balaur si è poi allontanato da quel sogno per avvicinarsi sempre più al mondo dell’Intelligenza Artificiale che si è inserita in tutte le vite e soprattutto in quelle dei giovani, cresciuti come lui a pane e a videogiochi. L’idea è nata a poco a poco, ma la svolta che ha determinato il passaggio successivo a un vero e proprio progetto si è innescata dopo un viaggio a Chisinau, capitale della Moldavia e città di origine della sua famiglia. Casualmente Catalin scopre in un centro commerciale l’esistenza di uno spazio immersivo dove poter vivere esperienze virtuali di gruppo attraverso giochi coinvolgenti in cui ognuno diventa protagonista. Non si tratta più quindi di cimentarsi in partite solitarie rimanendo seduti per ore e ore davanti a uno schermo sul divano del salotto di casa o nella penombra di una sala giochi. Catalin si rende su20
L’IMPRENDITORE VENTUNENNE PORTA LA TECNOLOGIA DELLA REALTÀ VIRTUALE MULTIPLAYER A MARINA DI RAVENNA: GRAZIE A VISORI DI ULTIMA GENERAZIONE META QUEST 3 SI PUÒ VIVERE UN’ESPERIENZA ‘FREE ROAM’, PER MUOVERSI SENZA FILI O VINCOLI.
bito conto di trovarsi di fronte a nuovi scenari, a un livello superiore di giochi in cui si intrecciano tecnologia, movimento e attività di squadra. E, anche se è solo un ventunenne, sa già molto bene che, piuttosto che imitare gli altri, è importante proporre esperienze nuove o che non sia-
FOTO MASSIMO FIORENTINI
no ancora molto conosciute. Essere quindi curiosi e audaci quel tanto che basta per arrivare tra i primi a captare le nuove tendenze e i desideri ancora inespressi. D’altra parte non era stato proprio Steve Jobs a trasmettere alle generazioni future il suo motto Stay hungry, stay foolish, stimolandole così a osare seguendo le proprie passioni e intuizioni? Catalin Balaur ha comunque i piedi ben saldi per terra e inizia a fare delle ricerche scoprendo che in Italia esistono solo una trentina di queste VR zone, di cui quella più vicina a Ravenna è a Bologna… C’è quindi sicuramente posto anche per il suo progetto e il tempismo diventa un elemento chiave. La location individuata è un ex bar di Marina di Ravenna, in via della Nazioni 12/a, in un quartiere della città particolarmente vivace per via anche della vicinanza al porto, dove d’estate, ogni settimana, approdano e partono le navi da crociera. Grazie poi al prezioso
IN ALTO, IL GIOVANE IMPRENDITORE CATALIN BALAUR.
supporto di CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) di Ravenna, Catalin ha accesso a un prestito dalla banca e inizia così la sua attività, inaugurata il 28 maggio scorso. “Ho scelto il nome Nexer perché è l’acronimo di ‘Next Era’. Avendo stu-
diato grafica, ho realizzato personalmente il logo, mentre un amico architetto mi ha aiutato a organizzare gli spazi,” spiega Catalin. La superficie, di circa un centinaio di metri quadrati, è suddivisa in due arene indipendenti dove si può giocare in un massimo di quattro persone,
indossando i visori di ultima generazione Meta Quest 3 per un’esperienza ‘Free Roam”, tecnologia che permette di muoversi liberamente senza vincoli di fili o di altri dispositivi. L’atmosfera che Catalin vorrebbe è quella di un’archeologia futuristica, rovine di città distopiche ricoperte di piante: “In futuro mi piacerebbe ricreare in questo spazio gli scenari di film come Io sono leggenda e Maze Runner per trasmettere così un’idea di Green Tech.” Per ora una vegetazione artificiale interrompe a tratti l’uniformità delle pareti grigio scuro ma non è difficile immaginare che Nexer VR rappresenti solo l’inizio dell’avventura imprenditoriale di Catalin, vista la sua determinazione. Infatti vorrebbe aprire Nexer VR a Ravenna, possibilmente in un centro commerciale o in un multispazio. Sono dieci i giochi disponibili che vanno dagli sparatutto alle escape room, attraverso i quali, ad esempio, ci 21
SI PUÒ CONDIVIDERE L’ESPERIENZA CON AMICI E FAMIGLIA GRAZIE A GIOCHI ADATTI ANCHE AI PIÙ PICCOLI. “VORREI CHE LA GENTE VIVESSE UN MOMENTO FUORI DA OGNI LIMITE, PROVANDO NUOVE ESPERIENZE.”
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si può ritrovare in una cucina di un ristorante a gestire una caotica folla di clienti oppure ad affrontare un combattimento contro minacciosi draghi, o ancora a sradicare un virus letale… Si può scegliere di condividere l’esperienza con gli amici o con tutta la famiglia grazie a giochi selezionati ad hoc e adatti quindi anche ai più piccoli. “Ho infatti optato per giochi semplici e intuitivi proprio per permettere alle famiglie di giocarvi,” dice Catalin. E se all’inizio Nexer VR che, oltre ai giochi, organizza feste di compleanno e attività di
Team Building per le aziende, era frequentato anche da ultracinquantenni, ora la clientela si è assestata su un target di persone più giovani, fino ai 40 anni circa. “C’è chi ritorna a giocare tutti i giorni e ciclicamente inserisco nuovi giochi, riattualizzando così l’offerta,” precisa Catalin. Ogni sessione dura quindici minuti durante i quali Catalin vorrebbe che “la gente vivesse un momento fuori da ogni limite, provando nuove esperienze.” E, visti i primi risultati, l’obiettivo sembra proprio essere stato raggiunto.
IN QUESTA PAGINA, GLI SPAZI DI NEXER VR DEDICATO AL GAMING CON VISORI DI ULTIMA GENERAZIONE.
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TST SOLDATI LA SCUOLA CHE FORMA NAVIGATORI
UNA DELLE SCUOLE PIÙ IMPORTANTI D’ITALIA PER LE PATENTI NAUTICHE, CON CORSI COMPLETI PER TRASFORMARE LA PASSIONE IN COMPETENZA.
Passione per il mare e per la natura, ma anche entusiasmo e voglia di libertà. Sono questi i requisiti indispensabili di chi decide di iscriversi a una scuola nautica. Come Tst Soldati che, in oltre quarant’anni, è diventata una delle più importanti in Italia per il conseguimento delle patenti nautiche. Da circa un quarto di secolo, con immutato impegno e slancio, il ‘timone’ è nelle mani di Paolo Conti ed Edio Marian che hanno rilevato la storica attività di Paolo Soldati, quella che ha dato la patente – fra gli altri – a Raul Gardini, poi diventato pioniere indiscusso della vela del XX secolo. Grazie soprattutto al passaparola che ieri come oggi funziona alla perfezione, sono
in tanti a imparare l’arte della navigazione con i corsi per la patente nautica (entro le 12 miglia a motore o senza alcun limite di distanza dalla costa motore o vela/ motore) che si tengono nella sede di Marina di Ravenna a Marinara, ma anche a Cervia, Lugo, Faenza, Cesena, Forlì, Imola, Bologna e Modena, quest’ultima di recente apertura, per soddisfare le numerose richieste dei clienti emiliani. Paolo ed Edio, il primo imprenditore affermato nel settore delle pratiche automobilistiche, il secondo con esperienza nel mondo della formazione all’interno di una grande azienda: com’è maturata l’idea di raccogliere insieme un’eredità importante?
“Fu una scelta che guardava al futuro senza dimenticare le proprie radici. La scuola ha mantenuto il patrimonio di esperienza e competenza costruito negli anni da Soldati, arricchendolo con una visione moderna della formazione e con nuovi servizi dedicati agli appassionati del mare. A questo percorso si è affiancata Tst Velavacanze, realtà che già negli anni Ottanta collaborava con la scuola attraverso corsi di vela, crociere didattiche e attività di navigazione. Un’integrazione naturale che, nel tempo, ha dato vita a una proposta formativa completa: dalla preparazione per la patente nautica alla pratica in mare, fino ai corsi di vela e alla navigazione d’altura.”
I TITOLARI E SOCI PAOLO CONTI ED EDIO MARIAN: “LA SCUOLA HA MANTENUTO IL PATRIMONIO DI ESPERIENZA E COMPETENZA COSTRUITO NEGLI ANNI DA SOLDATI, ARRICCHENDOLO CON UNA VISIONE MODERNA DELLA FORMAZIONE E CON NUOVI SERVIZI DEDICATI AGLI APPASSIONATI DEL MARE.”
Edio Marian, perché oggi le persone vogliono conseguire la patente nautica? “La patente nautica non è solo un documento che permette di condurre un’imbarcazione. È un percorso di formazione che insegna sicurezza, responsabilità e rispetto del mare. Sempre più persone desiderano vivere il mare in autonomia, e una buona preparazione è il primo passo per farlo in tranquillità.” Chi sono oggi i vostri allievi? “Abbiamo appassionati di pesce sportiva, moto d’acqua, attività subacquee, giovani che desiderano trasformare la passione in una professione, famiglie che vogliono trascorrere le vacanze in barca e persone di ogni età che finalmente decidono di realizzare un sogno che avevano nel cassetto da tempo. Altre persone, dopo aver trascorso una vacanza in barca, vengono attratti dal desiderio di prendere la patente per entrare nel ‘mondo del diporto’ e accarezzare il sogno di noleggiare in autonomia una barca o addirittura diventare armatore.” I corsi sono adatti anche a chi parte da zero? “Sì. Molti dei nostri allievi salgono per la prima volta su una barca
proprio durante il corso. Organizziamo la formazione in modo progressivo, così ciascuno può imparare con serenità e senza sentirsi in difficoltà. Grazie al metodo giusto e a istruttori preparati, il percorso è accessibile a tutti.” Paolo Conti, cosa contraddistingue maggiormente Tst Soldati? “Se oggi siamo un punto di riferimento, il merito è soprattutto delle persone che ne fanno parte. Una scuola nautica vale quanto valgono i suoi insegnanti e i suoi istruttori, ed è su questo che abbiamo sempre investito. Il nostro è un gruppo affiatato, composto da navigatori con una solida esperienza di mare, velisti, comandanti e istruttori che prima di insegnare, continuano a navigare. Conoscono il mare perché lo vivono ogni giorno e riescono a trasmettere non solo le regole, ma anche la cultura, il rispetto e il fascino. Ad accomunarci è la passione per l’insegnamento con un metodo didattico condiviso, basato sugli stessi criteri e una progressione didattica coerente, così ogni allievo vive un percorso omogeneo e di qualità, indipendentemente da chi lo segue nelle lezioni teoriche o nelle uscite in mare. E poi c’è un
altro aspetto che consideriamo fondamentale: ci piace lavorare insieme. C’è stima reciproca, confronto continuo e anche il piacere di condividere la nostra passione.” Qual è la soddisfazione più grande del vostro lavoro? “Condividere l’emozione e la felicità degli allievi quando superano l’esame oppure quando, dopo il corso, ci mandano le foto della loro prima navigazione da comandanti. Significa aver fatto un buon lavoro e trasmesso competenze e passione.”
IN QUESTE PAGINE, I TITOLARI EDIO MARIAN E PAOLO CONTI PRESSO LA SCUOLA NAUTICA DI RAVENNA.
Via Marinara 135/137, Marina di Ravenna | Tel. 0544502460 | Mob 320 6845504 | www.tstsoldati.it
FOTOGRAFIA
ESPLORARE L’ARTE
ASSOCIAZIONE COCCIROTTI: SPAZIO ALLA CREATIVITÀ CONDIVISA
DI SERENA ONOFRI
FOTO LIDIA BAGNARA
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CocciRotti è un’associazione di promozione sociale nata a Ravenna nel luglio 2022 dall’amicizia e dalla sintonia professionale di Alice Naso, Alessandra Valletti e Giorgia Sartoni. Le tre fondatrici si sono conosciute durante il Servizio Civile al Comune di Ravenna, nell’ambito del progetto Arte in Comune, un’esperienza che ha permesso loro di sperimentare ruoli diversi, dalla curatela alla fotografia, fino alla progettazione culturale. Al termine di quell’anno hanno scelto di trasformare quell’intesa in qualcosa di concreto. “Sentivamo il bisogno forte di non perderci, ma anche di continuare a portare in scena progetti che riscontravano interesse nel pubblico.” Anche il nome dell’associazione racconta la loro filosofia. CocciRotti nasce quasi per caso, ma diventa presto il manifesto di un’idea: dare valore ai frammenti, alle differenze, alle contaminazioni. Ispirandosi al pensiero di Marcel Duchamp, le fondatrici vedono nella diversità un’opportunità creativa. “Siamo persone molto diverse, e questa è la nostra più grande forza. Valorizziamo le nostre differenze per contaminare le idee e raggiungere i nostri traguardi.”
NATA NEL LUGLIO 2022 DALL’AMICIZIA E DALLA SINTONIA PROFESSIONALE DI ALICE NASO, ALESSANDRA VALLETTI E GIORGIA SARTONI, L’ASSOCIAZIONE PROMUOVE ‘SENSO SPAZIO’, UN LABORATORIO FOTOGRAFICO CHE INVITA A ESPLORARE LE AREE MENO NOTE DI RAVENNA.
Fin dall’inizio l’obiettivo è stato quello di creare occasioni di confronto attorno all’arte e alla fotografia, offrendo uno spazio aperto sia ai professionisti sia a chi sta costruendo il proprio percorso. Da questa intuizione è nato ‘Talkaffee’, format dedicato agli incontri tra artisti e pubblico. “Se qualcuno arriva con un progetto, il nostro compito è semplicemente trovargli un palco,” spiegano le fondatrici. Nel tempo CocciRotti ha affi-
nato il proprio linguaggio fino a dare vita a ‘Senso Spazio’, oggi il progetto che meglio rappresenta l’associazione. Un laboratorio fotografico che invita a esplorare le aree meno conosciute di Ravenna, trasformando la fotografia in uno strumento di osservazione, ascolto e narrazione. Ogni edizione coinvolge cittadini, fotografi e professionisti in un percorso condiviso che si conclude con mostre e installazioni diffuse. Dalla Baiona a Fornace Zarattini, passando per collaborazioni con artisti di rilievo internazionale come Gerry Johansson, il progetto continua a crescere, fino al recente riconoscimento ottenuto con il bando ‘Officina Youz’ 2025 della Regione Emilia-Romagna. Per le tre fondatrici la fotografia è molto più di una disciplina artistica: è un modo per imparare a guardare. “Ti obbliga a fermarti, a notare ciò che di solito attraversi distrattamente.” Per questo scelgono spesso luoghi periferici o poco valorizzati, convinte che siano proprio gli spazi meno celebrati a custodire le storie più interessanti. “Ci piace l’arte bella, ma anche quella ‘brutta’: quella che racconta i luoghi senza cercare per 27
FOTOGRAFIA
PER LE FONDATRICI LA FOTOGRAFIA È UN MODO PER IMPARARE A GUARDARE. “TI OBBLIGA A NOTARE CIÒ CHE DI SOLITO ATTRAVERSI DISTRATTAMENTE. CI PIACE L’ARTE CHE RACCONTA I LUOGHI, SENZA CERCARE DI RENDERLI DA COPERTINA.”
forza di renderli da copertina.” Raccontare un territorio, spiegano, significa anche prendersene cura e rafforzare il senso di appartenenza di chi lo vive. Questa filosofia ha trovato piena espressione anche nella partecipazione a ‘Sottocasa’, progetto promosso da Sguardi in Camera APS. Chiamate a contribuire alla settima edizione, hanno lavorato alla realizzazione di nuovi ritratti fotografici destinati a dialogare con gli archivi di famiglia e con la memoria dei quartieri ravennati. “Ci ha conquistate lo spirito del progetto: portare l’arte nelle periferie di Ravenna, tra strade, cortili e parchi, in luoghi dove di solito la cultura
non arriva.” Per CocciRotti, però, l’arte non è mai un gesto calato dall’alto, ma un’occasione di relazione. “Quando porti l’arte in un quartiere non arrivi in un luogo vuoto: arrivi in un posto che ha già le sue storie. Il primo gesto non è proporre un’attività, ma ascoltare.” È proprio da questo dialogo che prendono forma progetti condivisi, capaci di lasciare un segno nella comunità. La risposta della città ha superato le aspettative. Le fotografie hanno coinvolto numerosi cittadini e trasformato luoghi quotidiani in spazi di osservazione e incontro. Tra i ricordi più belli resta la frase di una visitatrice: “Non mi
sono mai fermata così a lungo su viale Farini.” Un commento che racchiude perfettamente il senso del loro lavoro: cambiare lo sguardo delle persone sui luoghi che attraversano ogni giorno. Oggi CocciRotti guarda avanti con lo stesso entusiasmo degli inizi. Il sogno è avere uno spazio stabile dove accogliere mostre, laboratori e nuove idee, facendo crescere ‘Senso Spazio’ e diventando un punto di riferimento per quei fotografi “non più amatori ma non ancora professionisti.” Lo spirito, però, resta immutato: “Per noi è ancora come all’inizio. Continuiamo a fare tutto questo perché ci piace farlo.”
IN APERTURA, LE FONDATRICI DI COCCIROTTI. A LATO, ALCUNI MOMENTI DELLE ATTIVITÀ E DELLE INIZIATIVE DELL’ASSOCIAZIONE.
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CREAZIONI
DIALOGO E VISIONE MARIELLA BUSI DE LOGU: OMAGGIO AL MUSEO DI TEODORICO
DI ANNA DE LUTIIS
FOTO LIDIA BAGNARA
Si presenta in modo molto ‘sintetico’ Mariella Busi De Logu, ma incontrandola, attraverso i suoi lavori, si resta stupiti dalla quantità e dalla qualità della sua produzione. “Sono nata a Cesena, vivo e lavoro a Ravenna. Ho insegnato Storia dell’Arte al Liceo classico ‘Dante Alighieri’ e Discipline pittoriche al Liceo artistico ‘Pier Luigi Nervi’. Dal 2012 collaboro con Wall Street Magazine, ora Meer. Ho attraversato le diverse discipline dell’arte visiva realizzando performance ed eventi, opere pittoriche, scultoree e manoscritti. Da molto tempo studio la storia delle donne riportando alla luce grandi figure del passato come Ildegarda di Bingen, la sapiente del Medioevo, e Giuliana Anicia, pronipote di Galla Placidia che nel VI secolo abbellì la città di Costantinopoli e fece realizzare il primo codice miniato di erbe medicinali.” Se si provasse a riportare le sue collaborazioni con riviste d’arte 30
DA QUARANT’ANNI INDAGA L’ESSENZA DEL MAUSOLEO DEL RE OSTROGOTO, E LE SUE ILLUSTRAZIONI SI POSSONO TROVARE SUL PROGRAMMA DEL RAVENNA FESTIVAL 2026 E NELLA MOSTRA IN UN’ARIA DIVERSA, TEODORICO, VISITABILE FINO AL PROSSIMO 6 SETTEMBRE.
e le sue numerosissime mostre in Italia e all’estero, servirebbero pagine e pagine. È interessante partire dal suo studio, nel centro di Ravenna, e dall’immenso terrazzo al quinto piano che ha come ‘sfondo pittorico’ la splendida cupola azzurra del Duomo. Un luogo magico in cui parla
delle sue ultime iniziative: le illustrazioni sul programma del Ravenna Festival, XXXVII edizione, e la mostra In un’aria diversa, Teodorico, visitabile fino al prossimo 6 settembre, nello Spazio Teodorico presso il Mausoleo. Ecco cosa scrive di lei la gallerista Patrizia Poggi: “Da sempre tiene un dialogo silenzioso con una pietra che tutti chiamano Mausoleo… con cui Mariella da quarant’anni conduce una conversazione silenziosa e profonda da cui è nato un ciclo di opere che lei stessa definisce Conversazioni con il Mausoleo; Mariella indaga l’essenza segreta del monumento, un’indagine che nemmeno dopo quarant’anni, in un rapporto che si divide tra esperienza e immaginazione, si è esaurito.” Quando Mariella ha saputo che Ravenna Festival avrebbe dedicato l’edizione 2026 a San Francesco, ha pensato che si potesse tornare indietro nel tempo e ha chiesto di incontrare Cristina
Mazzavillani Muti, fondatrice e creatrice del Festival, di cui oggi è presidente onorario. “Ci conoscevamo già da tempo,” racconta Mariella. “Mi sono presentata a lei portando la cartella con tutte le immagini che in questi ultimi decenni hanno tenuto desta la mia attenzione su un luogo particolare. Mi sono chiesta: perché non ricordare anche la morte di Teodorico, dopo 1500 anni, il suo monumento, allestendo una mostra, per la prima volta, nello Spazio Teodorico?” Cristina è rimasta affascinata dai disegni, dalle foto che sottolineavano l’importanza della Tomba di Teodorico per la città. Ha subito deciso di inserire numerose immagini nel libretto del programma del Festival e di organizzare anche una mostra fotografica al Mausoleo. Mariella basa il suo rapporto con il Mausoleo tra esperienza e immaginazione: la città, Ravenna, è il contenitore di questa esperienza, l’antica capitale diventa figura umana,
femminile, paziente. Il direttore dei Musei Nazionali di Ravenna, Andrea Sardo, scrive come le visioni oniriche dell’artista, plasmate con maestria tra china, acquerello e scrittura, trasformano la pietra millenaria (del Mausoleo), in un palcoscenico per riflettere sul tempo, la na-
tura e la bellezza, offrendo una prospettiva attuale su espressioni e memorie custodite da secoli. È piena di fascino, irreale, lo stimolo che sveglia la fantasia di Mariella e lavora trasformando ciò che è irreale in una visione: “…Il mio sguardo si allarga e si dilata sulla città,” scrive Mariel-
IN ALTO, L’ARTISTA MARIELLA BUSI DE LOGU.
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CREAZIONI
L’AUTRICE AMA LAVORARE NEL SILENZIO DEL SUO STUDIO, SUI TETTI DI RAVENNA, CHE HA COME ‘SFONDO PITTORICO’ LA SPLENDIDA CUPOLA AZZURRA DEL DUOMO. “IL MIO SGUARDO SI ALLARGA E SI DILATA SULLA CITTÀ,” SCRIVE MARIELLA.
A LATO, DALL’ALTO, UN’OPERA DELL’ARTISTA RITRAE IL MAUSOLEO DI TEODORICO; SOTTO, MARIELLA BUSI DE LOGU AFFACCIATA AL TERRAZZO DEL SUO STUDIO.
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la, “sale sulle stelle e sui monti all’orizzonte. Vola alto sopra regioni diverse, in luoghi lontani da dove resta il mio corpo… La mia mente guida lo sguardo nella memoria di quello che è stato, di quello che è, di quello che sarà e che ancora non appare. Il dopo, l’opera terminata, è data alle altre e agli altri da amare, perché la mia mente è già proiettata nella visione e nella ricerca di nuove risposte.” L’autrice ama lavorare nel silenzio del suo studio, sui tetti di Ravenna. È proprio da questo suo concentrarsi che nascono le immagini più irreali e più belle, forse quelle che già molto tempo fa si mostravano con prepotenza nei suoi quaderni dalla copertina nera. Il suo amore per Ravenna irrompe prepotente dalle sue numerose opere e dalle parole scritte a commento, con una calligrafia minuscola, che si confonde, a tratti, con la stessa opera. “Cosa posso regalarti, Ravenna ventosa e accecata? Ti regalo queste due o tre passioni che non demordono. Resistono. I miei pomeriggi. Ti regalo i miei pomeriggi, inchiodata al tavolo bianco che cresce con me a misura dei miei lavori. Mi ha seguita per tutte le strade e ha portato e porta le mie radici in fondo alla terra. Ancorata all’orlo del tavolo ostinatamente non mollo. Nell’angolo estremo osservo questa città muta e scrivo con una piccola matita nera.”
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AGRITURISMO LA CASINA CUCINA ROMAGNOLA E D’AUTORE
UN AGRITURISMO CHE VALORIZZA IL TERRITORIO UNENDO AUTENTICITÀ, OSPITALITÀ E QUALITÀ IN UN’ESPERIENZA CHE RACCONTA IL CUORE DELLA ROMAGNA.
Una cucina romagnola genuina, in grado di valorizzare i migliori prodotti del territorio, un servizio sempre attento ma familiare, un’atmosfera rilassante e accogliente. Potrebbe essere questo il biglietto da visita del ristorante e agriturismo La Casina in viale dei Lombardi 68 a Savio, a pochi chilometri da Ravenna, che può contare su uno staff altamente professionale. “L’agriturismo è stato fondato nel 1989 dai fratelli Valentini, ossia mio padre e i miei zii,” ricorda Valentina Valentini. “Questo lavoro mi ha sempre appassionato e oggi La Casina è sotto la mia direzione, anche se la gestione operativa è affidata a persone di fiducia, ognuna delle quali è una tessera fondamentale. Cosa ci contraddistingue? Il fatto di coltivare gran parte di ciò di cui poi si nutre il nostro al-
levamento. Abbiamo anche una vigna dove un esperto vignaiolo produce il Lombardi 66, il nostro vino rosso, e il nostro rosé Incanto. E poi c’è la Mora Romagnola: in tempi in cui non era ancora conosciuta come lo è oggi, i nostri salumi artigianali ci hanno aiutato davvero molto e sono tuttora un motivo d’orgoglio.” Quest’anno il locale è stato ampliato, con un rinnovo completo della cucina e dei suoi spazi, in modo da offrire ambienti più adeguati allo staff. Nel 2009, c’erano solo 12 tavoli, ma l’attività è cresciuta rapidamente. L’ambiente è rurale, ma con alcuni tocchi di colore ed eleganza che alleggeriscono il tutto. “Il nostro è un menù di cucina tipica romagnola,” spiega lo chef Massimo Vitali, “che varia tenendo conto delle stagioni e della disponibilità
di prodotti freschi. I nostri piatti classici più apprezzati sono il tagliere di salumi di Mora Romagnola fatti da noi e i formaggi di San Patrignano, serviti con le piadine fatte da Crystal e Morena, mentre tra i primi i cappelletti al timo e prosciutto croccante di Mora e le tagliatelle al ragù sempre di Mora a cura delle nostre sfogline Cinzia, Sara e Lucia. Tra i secondi, impossibile non citare le coste di Mora cotte a fuoco lento allo spiedo.” Lo chef Vitali è noto per le sue rivisitazioni personalizzate. Qualche esempio? Tra gli antipasti la battuta di manzo con stracciatella, cipolla caramellata, pomodorini appassiti al forno e olio al basilico; come primo, i passatelli di rapa rossa su pesto di basilico con pomodorini caramellati, julienne di zucchine e bufa-
PRODOTTI COLTIVATI E ALLEVATI IN AZIENDA, RICETTE DELLA TRADIZIONE CON RIVISITAZIONI PERSONALIZZATE, UN’ACCOGLIENZA FAMILIARE E SPAZI RINNOVATI, PERFETTI ANCHE PER EVENTI: “IL NOSTRO PUNTO DI FORZA È IL SERVIZIO: CI PIACE FAR SENTIRE OGNI OSPITE COME A CASA.”
la; come secondo, un filetto di manzo con tartare di verdure e frutta di stagione. I dolci sono tutti produzione artigianale: dalla ‘cheesecake della Monica’ (amata da tutti con ricetta esclusiva e gelosamente custodita, per cui varrebbe da sola la pena di visitare il locale) ai dolci al cucchiaio di Giorgio Azzuni. “La nostra clientela è varia,” afferma Amos Mercatali, responsabile di back office, cassa e bar. “Abbiamo famiglie alla ricerca dei sapori genuini della nostra terra, coppie che scelgono la nostra atmosfera per una serata tranquilla e gruppi di amici, parenti o colleghi che vogliono mangiare
insieme. Inoltre, durante la settimana, siamo un punto di riferimento per chi lavora con menù pensati apposta per chi cerca una pausa di qualità, veloce ma gustosa. Entrare a La Casina deve dare l’idea di entrare in una casa accogliente dove ci si può dimenticare per un po’ del frenetico ritmo di fuori. Vogliamo che chiunque si senta a proprio agio, accolto come un ospite speciale.” La Casina è una realtà molto flessibile e organizzata che riesce ad accogliere persone per eventi vari, che sia un matrimonio, una comunione, un compleanno o una cena di lavoro, con menù su misura o buffet, usando i prodotti LA CASINA | marchio-logotipo agriturismo
buoni dell’azienda agricola. “L’atmosfera che si respira nel nostro locale è molto calda e accogliente,” dice Marco Risi, responsabile di sala. “Il nostro punto di forza è il servizio: ci piace far sentire ogni ospite come a casa. Lo definirei un servizio familiare, attento e cordiale, perché crediamo che l’ospitalità e il rapporto con le persone siano fondamentali.” “Proponiamo abbinamenti con vini del territorio che spaziano in tutte le zone e sottozone dell’Emilia Romagna,” conclude Filippo Zecchini, che da sette anni gestisce la parte beverage. “Oltre all’agriturismo abbiamo una
seconda location che si chiama Incanto, il nostro glamping village, dedicato principalmente agli eventi con formule a buffet o menù personalizzati studiati con il cliente per rendere l’occasione speciale.” Fiore all’occhiello di Incanto, che dispone di 10 deliziosi bungalow in muratura e una ventina di piazzole potenziali, già oggetto di progetto, è la bubble suite, che offre non tanto un soggiorno quanto una vera e propria esperienza. Senza dimenticare naturalmente anche chi non si vede spesso nel locale ma dirige, organizza e gestisce la parte amministrativa, Nicoletta Siboni.
AGRITURISMO Viale dei Lombardi 68, Savio (RA) | Tel. 0544 939213 | www.agriturismolacasina.com
AGRITURISMO
STORIA
I DISORDINI DEL 1976 CINQUANTA ANNI FA, IL FESTIVAL DELLA GIOVENTÙ COMUNISTA
DI ANDREA CASADIO
FOTO BIBLIOTECA CLASSENSE
Kocis, Satana, Lucifero, Trinità. Non sono i nomi dei protagonisti di qualche spaghetti western, ma quelli di alcuni personaggi che, esattamente cinquant’anni or sono, furono gli attori di uno degli eventi più rilevanti della storia ravennate della seconda metà del Novecento. Era appunto l’estate del 1976, e l’Italia era percorsa dalle convulsioni del movimentismo giovanile che, dopo gli esordi del ‘68, aveva assunto toni sempre più ribellistici e radicali. Seppur schierata politicamente alla sinistra estrema, tale effervescenza si esplicava spesso al di fuori della linea del marxismo ‘istituzionale’ incarnata dal Partito comunista. In questo contesto il PCI, e in particolare la sua Federazione giovanile guidata da Massimo D’Alema, decise di tentare una riconnessione con quel mondo inquieto e ‘irregolare’, e individuò il mezzo più adatto nello svolgimento di una grande kermesse che avrebbe fuso spettacolo e politica. Come sede dell’esperimento fu scelta una delle realtà di punta della FIGC nazionale, ossia appunto Ravenna. Svoltosi dal 24 luglio al 1° agosto, il Festival della Gioventù comunista comportò un notevo36
le sforzo per il partito locale, che si fece carico non solo dell’allestimento dell’area dell’ippodromo alla Darsena, tradizionalmente utilizzata per le feste dell’Unità, ma anche dell’impianto di un campeggio a Lido Adriano, destinato a ospitare parte delle migliaia di giovani che in quei giorni sarebbero affluite da tutta Italia. Dal punto di vista dell’offerta musicale la manifestazione fu effettivamente di alto livello, con la presenza di molti degli artisti e dei gruppi più di tendenza del momento: da Lucio Dalla a Edoardo Bennato, da Francesco Guccini a Gino Paoli, dagli Area al Banco di Mutuo Soccorso, solo per fare alcuni nomi. Erano poi previsti dibattiti e manifestazioni politiche, oltre a una rassegna cinematografica con proiezioni quotidiane. Quello che però gli organizzatori non avevano considerato era che questo format poteva forse venire incontro al gradimento della militanza del partito, ma ben difficilmente a quello delle fasce più ‘anarchiche’ della galassia giovanile. Solo poche settimane prima, il Festival del Proletariato giovanile organizzato al Parco Lambro di Milano, e nau-
LA FEDERAZIONE GIOVANILE DEL PCI, GUIDATA DA MASSIMO D’ALEMA, PROMOSSE UNA GRANDE KERMESSE A BASE DI SPETTACOLO E POLITICA DAL 24 LUGLIO AL 1° AGOSTO, CON L’INTENTO DI RIDURRE IL FOSSATO TRA IL PARTITO E LA SINISTRA RADICALE. L’ESPERIMENTO NON ANDÒ A BUON FINE.
fragato miseramente fra incidenti e recriminazioni, era stato un preoccupante precedente. Ora, quei problemi si affacciarono anche di fronte alla manifestazione ravennate, quando quella variegata umanità si presentò davanti ai suoi cancelli. Le critiche alla gestione della FIGC, di cui si fecero portavoce in particolare gli esponenti di Lotta Continua, riguardavano soprattutto i costi del biglietto e dei pasti, nonché
il campeggio di Lido Adriano che, secondo i contestatori, appariva piuttosto un ‘lager’, con il suo recinto di filo spinato e l’inquietante torretta di controllo. Fu dunque impiantato un ‘contro-campeggio’ autogestito, mentre in città altri gruppi di giovani, aderenti soprattutto al movimento di Autonomia Operaia, iniziarono a bivaccare nelle aiuole fronteggianti l’ingresso dell’ippodromo, minacciando di farvi irruzione con la forza. Le trattative condotte con gli organizzatori scongiurarono tale esito, ma non cancellarono tutti i latenti motivi di tensione. I primi incidenti si ebbero il 27 luglio, quando un gruppo di questi indesiderati ospiti si rese protagonista di un’operazione di ‘esproprio proletario’ al supermercato della Standa; poco dopo, durante un controllo antidroga al bivacco della Darsena, un agente di polizia si sottrasse a un’aggressione sparando in aria un colpo di pistola. Era il prodromo dei ben più gravi fatti che sarebbero accaduti due giorni dopo, giovedì 29 luglio. Anche in quel caso la miccia fu un controllo di polizia, con relativo parapiglia scoppiato fra i giovani e gli agenti. Questa vol37
STORIA
PER NOVE GIORNI RAVENNA FU AL CENTRO DI UNA DELLE PAGINE PIÙ INTENSE DELLA SUA STORIA RECENTE. UN EPISODIO OGGI POCO RICORDATO CHE ANTICIPÒ, IN SCALA LOCALE, I CONFLITTI DESTINATI A ESPLODERE IN TUTTA ITALIA CON IL MOVIMENTO DEL ‘77.
IN APERTURA, IL CORTEO CHE INVASE LE VIE DEL CENTRO. IN ALTO, UN GRUPPO DI DIMOSTRANTI CON BOTTIGLIE, BASTONI E SPRANGHE DURANTE UN MOMENTO DELLA MANIFESTAZIONE.
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ta, però, i colpi di pistola non si persero nell’aria, ma andarono a ferire due degli occupanti, uno dei quali venne ferito gravemente all’addome. Quando poi si diffuse la notizia (falsa) che fosse rimasto ucciso, esplosero disordini che andarono ben presto fuori controllo. Armati di mazze e di pietre, i manifestanti cominciarono a devastare il piazzale, bloccando il traffico e posizionando un autobus come sorta di barricata all’imbocco di via Trieste. Una camionetta dei carabinieri fu colpita da una sassata nel parabrezza, e una scheggia ferì gravemente a un occhio un agente. Si formò poi un corteo che, senza essere contrastato dalle forze dell’ordine nel timore che la situazione degenerasse ulteriormente, percorse via Alberoni e via Diaz, devastando tutto quello che incontrò sul proprio cammino, e giunse fino in piazza, dove furono prese a sassate
perfino le finestre della Questura. Al ritorno verso la Darsena nuovi scontri scoppiarono in via Pallavicini con la polizia, che questa volta intervenne con alcune cariche, e che contò fra i propri feriti anche il vicequestore. Quella sera, in una città traumatizzata, il sindaco e i rappresentanti dei partiti si incontrarono in prefettura ed emisero un comunicato in cui espressero tutta la propria ‘indignazione’ e il pieno sostegno alle forze dell’ordine nella loro opera di contrasto ai ‘gruppi teppistici.’ Opera che aveva effettivamente iniziato a dispiegarsi già nel pomeriggio con l’esecuzione di diversi arresti, fra i quali – oltre ai pittoreschi personaggi menzionati all’inizio della nostra trattazione – non mancò neppure quello di un affermato notaio cittadino e della moglie, rei di avere rivolto pesanti insulti ai poliziotti.
Ma il vero ‘regolamento di conti’ avvenne il giorno dopo, e assunse forme di cui, al di là di qualche vago accenno, sarebbe inutile cercare notizia nelle cronache di stampa: e cioè una vera e propria ‘spedizione punitiva’ effettuata a Lido Adriano non dalla polizia, che fece finta di non vedere, ma dal temibile servizio d’ordine del PCI – in particolare i portuali – che convinse i ‘provocatori’ (la parola, tipica della terminologia politica dell’epoca, forse più utilizzata in quei giorni) a lasciare quanto prima la città. Il 1° agosto, giorno di chiusura del festival, il PCI organizzò una grande manifestazione che si concluse in piazza Kennedy con un comizio di Gian Carlo Pajetta, a riprova di essere tornato in pieno controllo della situazione. Tuttavia era difficile nascondere il fatto che l’intento politico iniziale era stato totalmente mancato. Il fossato fra il partito e la sinistra radicale si era anzi allargato, e se c’è un importante significato storico da riconoscere in quelle calde giornate dell’estate 1976 sta proprio nel fatto che anticiparono i conflitti di portata ben più vasta che sarebbero esplosi pochi mesi dopo, a livello nazionale, con il movimento del ‘77. Per Ravenna rimase il ricordo, invero abbastanza rimosso, della traumatica esperienza con cui la sua tranquilla vita di provincia aveva conosciuto per un momento l’esperienza delle lacerazioni che percorrevano l’Italia metropolitana di quei drammatici ‘anni di piombo.’
SPORT
UNA GRANDE STAGIONE
TENNISTAVOLO: L’ACLI LUGO RAVENNA PROMOSSA IN C1
DI MASSIMO MONTANARI
FOTO MASSIMO FIORENTINI
Quella che si è da poco conclusa è stata una delle migliori stagioni sportive di sempre del Tennistavolo Acli Lugo-Ravenna. Il club ravennate ha infatti ottenuto la promozione in C1 con la squadra maschile e ha vinto la Coppa Italia dei Comitati Regionali. “Torniamo a disputare un campionato nazionale, perché tale è la C1,” sottolinea con soddisfazione il presidente Piero Nostri, “che cercheremo di affrontare nel modo migliore, consapevoli che serviranno cinque giocatori tra i primi 500 della classifica nazionale.” Quella squadra è la punta di una piramide che annovera ai vari livelli altre nove formazioni, una delle quali femminile, per un totale di 55 agonisti, “a cui si aggiungono numerosi atleti che vengono in palestra ad allenarsi e a divertirsi e partecipano ad attività promozionali.” I risultati e i numeri premiano il lavoro di una realtà sportiva, ormai l’unica nel territorio provinciale a portare avanti questa 40
L’UNICA REALTÀ DEL TERRITORIO CHE PORTA AVANTI DA 36 ANNI LA DISCIPLINA UN TEMPO NOTA COME PING PONG. NE PARLA PIERO NOSTRI, PRESIDENTE DA 15 ANNI: “IL COVID PER NOI È STATO SPARTIACQUE, OGGI I TESSERATI HANNO SUPERATO QUOTA 150.”
disciplina. “Un grande onore ma anche una notevole responsabilità,” ammette Nostri, “ma nella nostra provincia c’è interesse e passione attorno al tennistavolo, uno sport che ha una sua storia anche qui da noi. Raccogliamo l’eredità di diversi club che per vari motivi e in tempi diversi
hanno chiuso l’attività.” Lugo resiste sulla scena da 36 anni: la nascita del sodalizio risale, infatti, al 1990 su idea e impulso di un gruppo di persone, tra cui il compianto Arrigo Antonellini, venuto a mancare il primo gennaio 2021, giocatore e maestro di ping pong, come allora questa disciplina era chiamata, a dispetto del padre Achille, primo presidente della Società Schermistica Lughese, e Paolo Caroli. “Arrigo e Paolo,” riconosce Nostri, “ebbero il merito di riportare in città una disciplina che negli anni Ottanta era stata ben rappresentata dalle squadre della Collegiata e dalla Fiorente della Parrocchia Rione de’ Brozzi, che sono riuscite anche a portare alla ribalta diversi atleti di valore. Iniziammo l’attività nella palestra della scuola Gherardi, che ancora oggi ci ospita, grazie al preside di allora, Gaetano Gattarello. Ci mise a disposizione diversi tavoli e accettò di fare il presidente. Per anni abbiamo
IN ALTO, PIERO NOSTRI, PRESIDENTE DEL TENNISTAVOLO ACLI LUGO-RAVENNA.
disputato campionati a livello regionale con qualche appendice nei tornei nazionali, soprattutto con la presidenza di Caroli. Io sono il terzo presidente del club, in carica da ormai 15 anni.” E in questo suo lungo mandato, Nostri ha accompagnato la grande crescita di praticanti. “La
palestra della Gherardi era diventata il centro nevralgico dal momento che negli oratori non si giocava più a tennistavolo e nei circoli i tavoli non si trovavano più.” Lo spartiacque è stato, come per quasi tutte le realtà sportive e associative, il Covid. Un periodo di grande difficol-
tà che, col senno di poi, è stato carburante per una grande ripresa. “In quel momento avevamo una cinquantina di tesserati e logicamente abbiamo dovuto anche noi sospendere l’attività. La paura era di vedere diminuito quel numero alla ripresa, tanto più che nel frattempo con i progressivi aggiornamenti sul lavoro sportivo erano aumentati gli obblighi e gli adempimenti delle società, con un aggravio di oneri e costi. Ma nonostante ciò, alla ripartenza il club lughese ha trovato nuove energie e nuova spinta e soprattutto ha ampliato la sua attività anche nel capoluogo in collaborazione con un gruppo di appassionati storici. Questa è stata l’intuizione vincente unitamente a quella di stringere i legami con il mondo Acli, presente sin dalle origini nella nostra denominazione per via dei rapporti dei nostri soci, e del continuo supporto, pur non essendo la società regolarmente affiliata. Così, due anni fa, si è 41
SPORT
“STIAMO VALUTANDO CON GLI ENTI PUBBLICI L’ESTENSIONE DELLA NOSTRA ATTIVITÀ IN ALTRE PALESTRE.” NEL 2024 È PARTITO ANCHE IL PROGETTO SPERIMENTALE DI TENNISTAVOLO RIVOLTO AI BAMBINI CON DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO.
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deciso di compiere il passo di formalizzare definitivamente l’affiliazione al Gruppo Us-Acli provinciale. A seguito di tutto ciò, dal 2021 facciamo regolare attività anche nelle due palestre della scuola Guido Novello.” E le iscrizioni sono risalite, tanto che “i tesserati, hanno superato quota 150 e oggi siamo valutando con gli enti pubblici preposti la possibilità di estendere la nostra attività anche in altre palestre della provincia per soddisfare le continue richieste di iscrizione che giungono da tutto il territorio.” Con l’approdo a Ravenna nel 2024 è partito anche il progetto sperimentale di tennistavolo rivolto ai bambini con disturbi dello spettro autistico. Realizzato in collaborazione con la Neuropsichiatria infantile e il gruppo
Ghc Domus Nova-San Francesco, questo progetto prevede “una sessione di allenamenti alla settimana con il coinvolgimento di allenatori federali,” racconta Nostri, “e di personale qualificato dell’Ausl Romagna. I ragazzi si allenano con i maestri, con i volontari del club e giocano tra di loro. Il tennistavolo è uno sport che ha effetti benefici sulla salute, sulla mobilità e sulla socialità. Con i movimenti rapidi e continui che richiede stimola tutti i muscoli e aiuta il sistema cardiovascolare, ed essendo uno sport praticabile a tutte le età è alla portata di ognuno e incoraggia l’interazione positiva tra i giocatori. Con la prossima annata sportiva riproporremo il progetto ‘Sport e autismo’ con l’obiettivo di estenderlo anche agli Over 70.”
SOTTO, UN TORNEO DI TENNISTAVOLO E, DA SINISTRA, I GIOCATORI DARIO LOBODA, FEDERICO POLLINO, ALEX TABANELLI E JOVAN LOBODA.
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Una progettazione professionale coniuga estetica e intelligenza. Illuminare correttamente i passaggi e le zone d’ombra non significa solo valorizzare l’arredo, ma garantire la sicurezza domestica. Grazie alle tecnologie a basso consumo e ai sistemi di controllo intelligente, oggi è possibile unire efficienza energetica e comfort. Da Tuttoluce trasformiamo le vostre idee in progetti su misura grazie al nostro servizio di consulenza e alla nostra vasta gamma di prodotti. Venite a trovarci nel nostro showroom: saremo felici di mostrarvi come dare nuova vita ai vostri spazi outdoor.
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ARTEMIA DESIGN PLACE ABITARE IL DESIGN
ERICA MASINI E MICHELE RICCI PROGETTANO AMBIENTI CON CURA ARTIGIANALE E VISIONE CONTEMPORANEA, CREANDO CASE CHE RACCONTANO STORIE AUTENTICHE.
La loro forza è la progettazione, sono in grado di tradurre in spazi reali idee, intuizioni e desideri. Da Artemia, design place a Cesena progettare è dare forma ai sogni: affidarsi a questo atelier dell’arredo significa poter definire in ogni sfumatura l’identità della propria casa, scegliendo tutto, senza rinunce e facendosi guidare in una progettazione che tenga conto delle soluzioni più efficaci e raffinate per valorizzare gli ambienti. Dal 2009, sotto la guida di Erica Masini e Michele Ricci, Artemia ha intrapreso un percorso di rinnovamento profondo trasformandosi in un punto di riferimento per chi desidera ambienti eleganti, armonici e perfettamente integrati con
lo stile di vita contemporaneo. Pur presente in città dal 1998, è con la nuova gestione che lo showroom ha assunto un’identità chiara e distintiva, diventando una realtà che guarda alla casa a 360 gradi. La solida esperienza di Erica Masini e Michele Ricci, che arriva da una storia e una formazione che affondano le radici nell’ambito delle costruzioni e del design, si riflette in ogni progetto di Artemia. Dalla cucina al living, dalla zona notte fino agli spazi dedicati al benessere con le sale da bagno, ogni ambiente è studiato con cura artigianale e visione contemporanea, creando case che raccontano storie autentiche. “Lavoriamo con software
di modellazione e rendering per creare un progetto dettagliato e personalizzato, offrendo inoltre una visione completa e tridimensionale della casa,” raccontano. “Analizziamo attentamente l’ambiente abitativo con l’obiettivo di proporre le soluzioni che rispecchino i gusti dei nostri clienti e, al tempo stesso, garantiscano la massima funzionalità.” Fiore all’occhiello di Artemia è proprio la progettazione integrata, che parte dalla definizione degli spazi, dalla scelta dei materiali e dall’individuazione dello stile e del carattere di quell’ambiente, per passare anche alla selezione degli elettrodomestici e delle luci fino a giungere al coordinamento completo di tutti i professionisti
IN EQUILIBRIO TRA ESTETICA, INNOVAZIONE E FUNZIONALITÀ, ARTEMIA INTERPRETA LE ESIGENZE ABITATIVE CON SOLUZIONI SU MISURA GRAZIE A UN ACCURATO PROCESSO DI PROGETTAZIONE INTEGRATA. “GARANTIAMO UN CONFRONTO CONTINUO CON I CLIENTI E LA CERTEZZA DI POTER CONTARE SU UN PUNTO DI RIFERIMENTO CONCRETO E COMPETENTE.” coinvolti, così che ogni fase sia perfettamente condivisa e allineata con il progetto complessivo. Che si tratti di piccoli spazi o ambienti ampi, la proposta di Artemia si distingue per la capacità di interpretare le esigenze abitative con soluzioni su misura, a volte realizzate attraverso interventi strutturali leggeri, come l’inserimento di elementi in cartongesso. Ogni progetto è seguito dal team di progettisti di Artemia che si occupa anche del rilievo delle misure e della realizzazione degli schemi tecnici. La loro presenza sul campo, anche durante le fasi di montaggio e post installazione, è una garanzia di qualità e di continuità. “Monitoriamo tutti gli aspetti tecnici, affiancando il cliente anche in cantiere,” sottolineano. “A supportarli vi sono le squadre di montatori professionisti che collaborano stabilmente con lo studio garantendo precisione e affidabilità nell’allestimento di cucina, zone living, camere da letto e bagni.” Particolare attenzione è dedicata alla fase di post vendita considerata da Erica e Michele “una delle più complesse anche tra le più delicate.” È qui che si gioca la vera differenza: “nel garantire un
confronto continuo con i clienti e la certezza di poter contare su un punto di riferimento concreto e competente.” Artemia si posiziona da anni come leader nel settore delle cucine di alta gamma, con una proposta pensata per un pubblico esigente e attento alla qualità, al design e alla funzionalità proponendo una scelta accurata di marchi prestigiosi e al 100% made in Italy. Tra questi spicca Modulnova, azienda d’arredo originaria di Pordenone, riconosciuta a livello nazionale e internazionale per il suo stile sofisticato. “Modulnova è un punto fermo per noi,” spiegano Erica e Michele, “e rappresenta perfettamente la nostra filosofia progettuale: eleganza, innovazione e ricerca. Una proposta che si estende anche ad ambienti bagno e zona living, offrendo un’idea di casa coordinata, coerente e raffinata.” La crescita di Artemia è frutto di un percorso autonomo, costruito con dedizione e con un aggiornamento costante sull’innovazione e sulle tendenze dei materiali e delle tecnologie. Grande attenzione viene dedicata alla sostenibilità e alla qualità dei materiali, privilegiando fibre naturali e finiture che coniughino
estetica e durabilità. Il dettaglio, per Artemia, non è mai un elemento secondario. Anche nella scelta degli elettrodomestici, l’approccio è orientato all’eccellenza: Miele, Neff, AEG, Smeg e Bosch sono solo alcuni dei marchi selezionati per rispondere a stili di vita sempre più dinamici. “Riteniamo che il design non sia solo estetica, ma un equilibrio tra innovazione e funzionalità, è per questo che proponiamo case da vivere ogni giorno in cui il gusto personale incontra le migliori soluzioni del presente.”
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SUBACQUEA
CERCATORI DI TESORI
LE IMMERSIONI DEL TEAM STC SCUBA TREASURE HUNTERS
DI ROBERTA BEZZI
“Why not? Perché no?” Questo è il motto che racchiude l’idea dell’esplorazione e dell’andare oltre, nel rispetto delle proprie capacità e della natura, del team STH Scuba Treasure Hunters, formato da 12 subacquei professionisti ed esperti istruttori in gran parte formatisi alla scuola Subnautilus di Lugo. “Non cerchiamo prettamente tesori ma ci piace portare alla luce meraviglie da posti difficili da raggiungere.” L’obiettivo delle loro spedizioni è sempre quello di immergersi per esplorare, conoscere e divulgare, e poi di riemergere lasciando gli spazi naturali in uno stato migliore rispetto a come li si è trovati. L’ultima ‘missione’ in ordine di tempo si è svolta dall’11 al 13 luglio: otto membri del gruppo sono saliti a 1.739 metri di quota, nel Canton Ticino in Svizzera, per immergersi nelle acque profonde e gelide del lago di Tomeo, che presenta pareti rocciose e alberi sommersi. “Tra le difficoltà più grosse quella di trasportare con elitrasporto tutte le attrezzature necessarie fino al campo base,” racconta Davide Bubani, autore tra l’altro del li46
bro Tomek Mackiewitz. Il sognatore ribelle (Alpine Studio, 2019). Insieme a lui nel team Filippo Balsamo, Brando Tuberosa, Michele La Rosa e Mirco Zanotti e gli aiuti a terra Marika Bacchini, Federica Berti e Gastone Ferrarese. “La progettazione della spedizione è stata complessa per la necessità di incastrare logistica, orari e operazioni varie. Durante le immersioni, circa due a testa, abbiamo raggiunto il punto più profondo del lago, circa 35 metri, dove la visibilità era piuttosto scarsa, esplorando inoltre diverse parti del fondale e le pareti rocciose. A rimanerci più impresse sono state le suggestioni del paesaggio, la profondità del lago e la difficoltà nel raggiungerlo, dato che senza l’aiuto di un elicottero è impensabile fare spedizioni.” Lo scorso 2 aprile, invece, i sub romagnoli sono rimasti più vicini a casa, immergendosi per la prima volta nell’ex bacino Gattelli, sino ad allora inesplorato. La spedizione, organizzata nell’ambito delle attività legate al progetto di risanamento ambientale dell’area, ha permesso di raccogliere dati utili sia in
FOTO BRANDO TUBEROSA
vista della futura valorizzazione del sito, sia per incrementare il materiale didattico fornito dalle guide che accompagneranno gruppi e scolaresche. A entrare in acqua sono stati, oltre a Bubani, Andrea Masironi, La Rosa e Balsamo, con l’aiuto a terra di Loris Malavolti e Massimo Lodolini, che hanno operato dopo aver ottenuto le autorizzazioni del Comune di Lugo e del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale. “È un bacino lacustre di circa 350 metri di diametro,” spiega Bubani, “quindi una zona acquatica molto grande che fino a cinquant’anni fa ospitava una cava di estrazione dell’argilla, dove furono rinvenuti reperti neolitici di una civiltà risalente al 4.500 a.C. All’abbandono della cava, la natura ha preso il sopravvento e la falda acquifera ha riempito il bacino. Durante le immersioni, la visibilità era praticamente azzerata: se mettevamo la mano con il guanto davanti alla maschera, facevamo fatica a vederla, per cui era impensabile vedere i compagni. Senza farsi intimorire e con la dovuta prudenza, ci siamo spinti al centro del lago e abbiamo ese-
“CI PIACE PORTARE ALLA LUCE MERAVIGLIE DA POSTI DIFFICILI DA RAGGIUNGERE.” L’OBIETTIVO È IMMERGERSI PER ESPLORARE, CONOSCERE E DIVULGARE, E LASCIARE GLI SPAZI NATURALI IN UNO STATO MIGLIORE RISPETTO A COME LI SI È TROVATI.
guito un’immersione dalla superficie dell’acqua fino al fondo pari a 9-10 metri al massimo.” Di grande fascino è stata poi la prima spedizione di quest’anno, il 7 e 8 marzo, al lago ghiacciato d’Artemoia, fino a 2.500 metri d’altezza, nel cuore del massiccio del Catinaccio, appartenente al gruppo delle Dolomiti in Trentino, che ha riservato una scoperta finale. Qui i sub hanno fatto il pieno di emozioni, tra brividi di paura e sorprese. Dopo la paura di essere travolti da una valanga,
la fatica di un percorso durato il doppio del previsto, è arrivato un ‘imprevisto’ finale che ha impedito l’immersione: il lago è prosciugato d’inverno. “Dopo aver scavato un buco sotto la neve nel punto di più profondo del lago, individuato in base a cartine geografiche e rilievi Gps, increduli ci siamo accorti di aver toccato il fondo del lago d’Artemoia. Una scoperta vera e propria se si considera che, finora, si era sempre parlato di un lago ghiacciato e mai di un lago ‘effimero’ che si prosciuga lasciando in inverno solo 50 cm di ghiaccio”, racconta Andrea Masironi, accompagnato da Bubani e La Rosa, con l’aiuto a terra di Fabio Stefanacci. Gli escursionisti hanno comunque prelavato un campione del fondale tramite provette monouso sigillate, per consegnarle a chi vorrà analizzarle. Anche le prossime spedizioni avranno come fil rouge posti difficili da raggiungere. “Il nostro team è sempre più affiatato,” conclude Bubani. “Abbiamo progetti interessanti anche per l’autunno-inverno e, per l’estate 2027, laghi alpini dove ancora nessuno è stato.” 47
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ARTE
PAESAGGI ONIRICI LE OPERE FATTE DI LUCI E OMBRE DI REMO SUPRANI
DI ALDO SAVINI
FOTO LIDIA BAGNARA
Disegnava sempre fin da piccolo senza che nessuno glielo dicesse il ravennate Remo Suprani, che ora ha 61 anni, e anche alle medie seguiva con interesse le materie artistiche. Poi, per uno strano gioco del destino – nonostante i consigli diversi – si è iscritto a Geometri, scuola che non aveva rispondenza alcuna con la sua passione per l’arte. Dopo alcuni anni non proprio felici ha ‘fatto il salto’ ed è passato al liceo artistico: terza, quarta e l’anno integrativo. È soddisfatto della scelta, ma avendo perso gli anni in cui si apprendono gli elementi di base delle varie tecniche dal disegno di figura alla pittura e alla scultura, si considera un autodidatta. Così può dire che “molte cose le ho imparate anche casualmente durante il mio percorso, sia per la scelta dei materiali che per le tecniche che mi dessero la possibilità di esprimere quello che sentivo di voler manifestare.” Finito il liceo e dopo il servizio militare
AMA USARE METALLO E CARTONE E CINQUE COLORI TRASPARENTI, DA VELATURA, STESI A PIÙ RIPRESE CHE RENDONO VISIBILE IL SUO STATO EMOZIONALE E IL SUO MODO DI SENTIRE. SUPRANI CREA COSÌ UN NUOVO MONDO CHE SFUGGE ALL’ORDINE DELL’OGGETTIVITÀ REALISTICA.
ha avuto qualche esperienza lavorativa senza abbandonare la sua autentica passione. In quegli anni, grazie alla conoscenza dell’amico pittore Bruno Lazzarini che aveva aperto lo studio a Ravenna e la frequentazione dell’atelier di Marco Bravura,
facendo esperimenti ha scoperto come usare i pastelli e i colori a olio. Il lavoro gli lasciava molto tempo, anche mentale, per dedicarsi alle ‘cose’ che gli piacevano e che lo divertivano, così è progredito negli esiti conformi ai suoi desideri. Usando metallo e cartone è arrivato alla selezione dei colori che sono gli stessi che continua ad usare: cinque colori trasparenti, da velatura, stesi a più riprese che rendono visibile il suo stato emozionale e il suo modo di sentire il mondo, dal nero avorio al bruno Van Dick, dal verde vescica al lacca di garanza rosa e al blu cobalto. Per ottenere gli effetti visivi e visionari usa il cartone, materiale fragile, poroso e assorbente, che gli consente di ottenere soluzioni che sconfinano nell’invisibile, agendo a più riprese sulle immagini che si vanno costituendo e sulle dimensioni del quadro. Generalmente mantiene le proporzioni e le misure iniziali, ma talvolta interviene tagliando per 49
IN QUESTE PAGINE, L’ARTISTA REMO SUPRANI PRESSO IL SUO STUDIO.
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dare all’immagine una nuova forma. Nella sua pittura anche la casualità ha un ruolo importante, perché una macchia o un gesto che prescindono da una rigida fissità possono subire quelle modificazioni che si adattano alla raffigurazione propria dell’immagine, voluta intenzionalmente. Suprani è lontano da una concezione mimetica dell’arte. Fin dagli esordi, nelle sue opere, come quelle presentate nel 1999 per la mostra RAM a Santa Maria delle Croci a Ravenna, tutto sembra espandersi e dileguarsi, mentre alcune presenze sono avvertibili in lontananza, sullo sfondo, tanto che si ha l’impressione che si ritraggano nel territorio della memoria e della coscienza. A tal proposito Serena Simoni, nella presentazione in catalogo, notava come “i soggetti – figure umane o particolari d’interni – sviluppino soprattut-
to l’idea della resistenza dell’ombra. Che poi le immagini dettino impressioni di isolamento e inquietudine importa forse meno di una pratica disegnativa che è quasi diario giornaliero.” Da ciò ha avuto origine l’idea del
paesaggio, un paesaggio fatto di luce e ombra, o meglio di luminosità, ottenuta da trasparenze e velature che esulano da un’impronta naturalistica, perché Suprani crea un nuovo mondo che sfugge all’ordine dell’oggettività realistica. Non è la luce tagliente di Caravaggio e nemmeno quella atmosferica degli impressionisti: la luminosità è una luce mentale, ricercata, che rende la visione pura, suggestiva ed emozionante, cosicché il contenuto dell’immagine risulta secondario rispetto alla forma dell’apparire. Diversamente, nell’impiego del metallo, le immagini e le forme vengono predefinite per la creazione di opere che, grazie all’uso della foglia oro, ricercano un decorativismo più marcato con tracce dorate su campiture monocromatiche e fiori, ombre o sagome in evidenza.
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