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Ravenna IN Magazine 02 2026

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MAURIZIO RUSTIGNOLI

LA RIVIERA DEI BAGNINI
ROBERTA PASI LA SIGNORA DELLE ROSE IVANO MAZZANI
NOMADI
Leggi la rivista online

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EDITORIALE

La copertina di questo numero ci trasporta nelle spiagge della Riviera con Maurizio Rustignoli, imprenditore balneare alla guida della cooperativa Spiagge Ravenna e presidente nazionale di Fiba Confesercenti. Scopriamo poi l’antica Butèga Ad Giorgioni che vanta quasi 140 anni di vita, le rose antiche della florovivaista Roberta Pasi e le rassegne nomadi di Ivano Mazzanti. Spazio al teatro con le associazioni Galla & Teo e Spazio A, e spazio alla musica con la Banda Musicale Cittadina di Ravenna diretta da Mauro Vergimigli. Facciamo un salto nella storia raccontando il più grande monumento ‘diffuso’ di Ravenna, le sue antiche mura, e saliamo in barca con il Circolo Nautico di Cervia Amici della Vela. Incontriamo Lamberto Caravita, artista fuori dagli schemi, e il coach internazionale di beach tennis Danny Cirella. Buona lettura!

Edizioni IN Magazine s.r.l. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì | T. 0543.798463 www.inmagazine.it | info@inmagazine.it

Anno XXIV N. 2

Reg. di Tribunale di Forlì il 16/01/2002 n.1

Direttore Responsabile: Andrea Masotti

Redazione centrale: Clarissa Costa

Coordinamento di redazione: Roberta Bezzi

Artwork e impaginazione: Francesca Fantini

Ufficio commerciale: Gianluca Braga

Stampa: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) Chiuso per la stampa il 25/05/2026

Collaboratori: Alessandra Albarello, Chiara Bissi, Andrea Casadio, Anna De Lutiis, Massimo Montanari, Serena Onofri, Aldo Savini.

Fotografi: Lidia Bagnara, Luca Concas, Massimo Fiorentini, Alessandra Valletti.

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte. In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

e territorio.

49 SPORT COACH DELL’ANNO

DI ANDREA MASOTTI
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PILLOLE

LA GALLERIA PAOLO ROVERSI AL MAR

RAVENNA | È stata aperta al Mar - Museo d’arte della Città di Ravenna la nuova Galleria Paolo Roversi, uno spazio permanente dedicato a uno dei più famosi fotografi di moda del mondo, nato proprio nell’ex capitale bizantina nel 1947 e poi trasferitosi a Parigi nel 1973. Tra le 100 foto esposte i ritratti di modelle e di celebrità quali Kate Moss, Naomi Campbell, Stella Tennant, Natalia Vodianova e Rihanna, e i lavori per i più prestigiosi marchi di moda internazionali. La sua ricerca dialoga profondamente con la città di Ravenna: nei suoi lavori si ritrovano le stesse qualità di luce, materia e sospensione che caratterizzano i mosaici bizantini. Come nelle superfici musive di San Vitale o Galla Placidia, anche nelle sue fotografie la luce illumina e costruisce l’immagine, la attraversa e la trasforma.

MOLTEPLICE

SENZA DISORDINE

RAVENNA | Resterà aperta fino al prossimo 28 giugno, alla Fondazione Sabe per l’Arte di Ravenna, la mostra Molteplice senza disordine a cura di Enrico Camprini. Fil rouge dell’esposizione è la scultura declinata in varie forme da tre artisti appartenenti a generazioni diverse: Alice Cattaneo ed Elisabetta Di Maggio, nate a Milano rispettivamente nel 1976 e nel 1964, e Remo Salvadori, nato a Cerreto Guidi nel 1947, morto a 79 anni lo scorso 19 maggio. “La mostra è nata per ragionare sulla singolarità dell’opera,” spiega il curatore. “Mira infatti a mettere in dialogo le pratiche singolari e ben delineate di ciascun artista. Le opere presentate, alcune realizzate per l’occasione, abitano lo spazio espositivo come presenze autonome.”

FESTIVAL

MARE D’ARTE

MILANO MARITTIMA | Si terrà dal prossimo 3 luglio la seconda edizione del festival Mare d’Arte, uno spazio culturale a cielo aperto che riaccende l’estate di Milano Marittima. Tra gli artisti protagonisti ci sarà Jacopo Di Cera, la cui ricerca attraversa temi sociali e ambientali con progetti di forte impatto emotivo. Nel 2026 il festival si arricchisce di nuovi partner: accanto al direttore artistico Gianluca Orazi, firma questa edizione Nicolas Ballario, figura poliedrica del mondo dell’arte, critico e curatore culturale formatosi con Oliviero Toscani. Nell’anno dell’80° anniversario della morte di Giuseppe Palanti e delle sue celebrazioni, sarà inoltre rafforzato il legame del festival con la città di Milano.

CRISTINA ROCCA

ph
Lidia Bagnara

MAURIZIO

GUIDARE LA RIVIERA

DEI BAGNINI, TRA ACCOGLIENZA E SFIDE FUTURE

RUSTIGNOLI

In Romagna è una figura essenziale per il sistema turistico, un mito estivo della Riviera e della cultura popolare, un riferimento per le giornate in spiaggia tra relax, sport e divertimento. Il bagnino, dal dopoguerra a oggi, ha accompagnato le estati di intere generazioni di persone, ha acceso passioni, creando in seguito il modello della spiaggia attrezzata, ricca di servizi e offerte fino a sera, per ogni età. Alla guida della cooperativa Spiagge Ravenna, presidente nazionale di Fiba Confesercenti, Maurizio Rustignoli, ravennate classe 1971, un imprenditore balneare di Punta Marina Terme. Sulle orme del padre ha una formazione da perito agrario, ma ha seguito l’esempio della madre, titolare di uno stabilimento balneare. “Sono nato in spiaggia, si può dire. Cresciuto al bagno Mare blu, poi nel 1994 insieme a mia sorella abbiamo preso uno stabilimento a Punta.”

Come è cambiato il mestiere del bagnino?

“Un tempo lo si trovava in spiaggia con i pantaloni arrotolati e la canottiera e spesso,

quello del bagnino, era un secondo lavoro, condotto insieme alla moglie. Poi è cambiato tutto: senza un sistema ricettivo forte alle spalle, il balneare è diventato il motore di attrazione dei lidi ravennati. Oggi serve preparazione, si pensi alla ristorazione sempre più curata. È un’attività che dà reddito a nuclei familiari o a gruppi di giovani.”

Che cosa ha fatto la differenza?

“Il nostro territorio è stato apripista per lo sport in spiaggia. Pallavolo e racchettoni nascono qui. Il divertimento in spiaggia, le belle feste, hanno visto la luce a Marina di Ravenna. Negli anni Novanta le aperture serali condivise erano un sogno. Si viveva un senso di libertà e un contatto con la natura unici. Poi certo, tutto è degenerato. Sono stati bravi gli imprenditori a creare un modello sulla base di un turismo pendolare, anche perché il sistema ha creato le condizioni per farlo.”

Perché ha deciso di assumere un ruolo di rappresentanza?

“Volevo dare un contributo al nostro siste-

FOTO LIDIA BAGNARA

PROFILI

ma, sono entrato nel consiglio di amministrazione della cooperativa stabilimenti balneari dopo pochi anni dalla fondazione. Mi è sempre piaciuto molto, vedo nella cooperativa un’organizzazione capace di trovare tutele per le piccole imprese e di portare le istanze della categoria. Il percorso che mi ha dato tanto è stato quello di riuscire a unificare nel 2012, con la volontà di tutti, due cooperative. Coop Spiagge oggi rappresenta 208 bagni su 9 lidi e mi auguro sia di aiuto. Mi è stata data la possibilità di avere un ruolo all’interno di un’associazione di categoria e, grazie a Confesercenti, di poter affrontare una carriera sindacale, a livello comunale e

PRESIDENTE DELLA

COOPERATIVA SPIAGGE

RAVENNA E DI FIBE CONFESERCENTI, MAURIZIO RUSTIGNOLI

È IN PRATICA

CRESCIUTO IN RIVA

AL MARE E OGGI

È IMPRENDITORE

BALNEARE A PUNTA

MARINA TERME.

regionale; poi sono stato candidato alla presidenza nazionale di Fiba Confesercenti 10 anni fa. A ottobre 2025 sono stato confermato presidente per altri 4 anni. È un’esperienza interessante, anche se ora il comparto vive un momento drammatico, c’è tanta incertezza e difficoltà psicologica negli operatori.” Come state vivendo il tema dell’applicazione della direttiva Bolkestein e di bandi per le concessioni balneari?

“Stiamo subendo una grande ingiustizia se rimane perimetrata come scritta oggi la legge. Avevamo ottenuto l’estensione delle concessioni al 2033, secondo un percorso lineare verso le evidenze pubbliche. Non stiamo chiedendo di non fare le gare, solo che ci venga riconosciuto il valore delle imprese per evitare espropri. Il patto fiduciario con rinnovo automatico delle concessioni è scomparso, in cambio del vuoto. L’attuale concessionario è penalizzato. Chi sono i concorrenti? Entro giugno 2027 i Comuni devono pubblicare i bandi. La categoria è stremata. Non vogliamo rinvii ma il riconoscimento del valore del manufatto che abbiamo costruito.”

Come vede le spiagge ravennati oggi?

“Oggi sono orgoglioso delle nostre spiagge, le nostre aziende hanno dato lavoro a tante persone. La nostra organizzazione ha a disposizione un capannone alle Bassette per il ricovero di 90 torrette di salvataggio e assume 140 ragazzi. Abbiamo lavorato per essere di supporto al progetto sicurezza in spiaggia e in mare. Tanto è stato fatto sul tema dell’abusivismo. Ora c’è l’erosione costiera, una grande questione con cui dobbiamo imparare a convivere. Abbiamo avviato un percorso con l’università di Ferrara. Negli ultimi anni è stato fatto troppo poco.”

Cosa può dire della clientela rispetto ai tempi passati?

“Il cliente chiede servizi diversi. Ciò che non è cambiato è l’importanza dei rapporti umani, la cordialità, l’accoglienza e i legami che rimangono nel tempo. Il nostro bacino si estende all’Emilia e alla Lombardia. Ci

Scoprila da De Stefani Group.

sono famiglie, clienti che vedi per 20 anni, poi scompaiono e ti ritrovi il figlio che a sua volta ha messo su famiglia e torna per far vivere a suo figlio la sua esperienza. La pulizia e l’organizzazione sono importanti ma la prima cosa sono i rapporti umani e il modo in cui ti poni. Se non c’è cordialità, educazione, rispetto, non si offre un buon servizio.”

Ricorda storie e incontri particolari?

“SONO ORGOGLIOSO DELLE NOSTRE

SPIAGGE. ABBIAMO LAVORATO PER ESSERE DI SUPPORTO AL PROGETTO SICUREZZA IN SPIAGGIA E IN MARE E SUL TEMA DELL’ABUSIVISMO. ORA C’È L’EROSIONE

COSTIERA, UNA GRANDE QUESTIONE CON CUI DOBBIAMO IMPARARE A CONVIVERE.”

IN QUESTE PAGINE, MAURIZIO RUSTIGNOLI.

NELLA PAGINA PRECEDENTE, ALL’INAUGURAZIONE

DELLA FIERA DELLE IMPRESE BALNEARI

ORGANIZZATA DALLA COOPERATIVA SPIAGGE

RAVENNA PRESSO IL PALA DE ANDRÉ.

“Sono tantissime le storie, ho imparato che chi viene nei nostri stabilimenti ha bisogno anche di una chiacchiera. Magari vedi arrivare presto al mattino un ragazzino che ha litigato con i genitori e in quel caso fare una battuta lo aiuta a rasserenarsi. Sei appagato dalle persone, è un contatto che arricchisce, perché da tutti si può imparare qualcosa. Negli anni ho conosciuto tante persone di tutte le età, il mese di giugno era il mese dei nonni con i nipoti. Lo chiamavo ‘il mese della grande saggezza’. Nella nostra spiaggia

il titolare di un’azienda e l’operaio hanno l’ombrellone vicino. Quanto al mito del ‘bagnino da spiaggia’, personalmente sottolineo che quando ho cominciato l’attività con ero già sposato...”

Che cosa c’è nel futuro di questo mestiere?

“Per me oggi è ancora il più bel mestiere del mondo, nonostante le incertezze. Continuo a consigliarlo e spero di continuare a farlo per qualche anno. Nonostante spesso si combatta con burrasche e mareggiate, al mattino quando vado in spiaggia e vedo che tutto è a posto sono soddisfatto. A settembre ci si può godere finalmente l’alba con il sole che esce dal mare e noti persone che arrivano per vedere lo spettacolo. Anche nel periodo invernale, riesco a non passare al massimo per due giorni, poi mi manca l’aria. Chi vuole continuare a fare questo mestiere deve poterlo fare. Faremo tutto il possibile. Non siamo remissivi e non ci arrendiamo.”

L’ANTICA

SI AMPLIA LA RETE DELLA

STORICA

BUTÈGA AD GIORGIONI

BOTTEGA

DI ROBERTA BEZZI FOTO LIDIA BAGNARA

È un concentrato di aromi e colori, per lo più correlati a erbe e spezie, quella che tutti conoscono come La Butèga ad Giorgioni in via IV Novembre a Ravenna. Una bottega che vanta quasi 140 anni di vita, e quindi è tra le aziende commerciali più longeve in città

Nasce infatti nel 1888 e si è tramandata di padre in figlio sino a oggi. Ad aprire la ‘Drogheria e Coloniali’, una bottega la cui aria è ricca di aromi e spezie e nella quale si vendono anche distillati d’erbe, è Francesco Giorgioni, una volta conclusa l’esperienza con Giuseppe Garibaldi. Nel 1910 subentra Ricciotto Giorgioni che, insieme al fratello Menotti, prosegue l’attività paterna e negli anni Sessanta gli viene conferita la medaglia d’oro del lavoro, che riceverà anche suo figlio Giulio. La terza generazione, a partire dal 1950, è rappresentata da Giulio Giorgioni che, nominato Cavaliere della Repubblica, accompagnerà l’attività in una continua evoluzione, senza mai tradire i valori originari. Infine le ultime generazioni: Maurizio Giorgioni, subentrato nel 1980, mette a frutto la sua passione per il mondo delle erbe con una continua ricerca,

L’ERBORISTERIA

GIORGIONI HA QUASI

140 ANNI DI STORIA.

NATA NEL 1888, SI È TRAMANDATA DI

PADRE IN FIGLIO PER CINQUE GENERAZIONI.

OGGI, CON LA NUOVA

APERTURA IN VIA MAGGIORE, I PUNTI

VENDITA DIVENTANO

CINQUE, A CUI SI AGGIUNGE IL PORTALE ONLINE.

quindi il figlio Luigi che dal 2015 gestisce l’azienda di famiglia. “Ripercorrendo la nostra lunga storia,” ricorda Luigi Giorgioni, “una tappa fondamentale è quella in cui mio nonno e mio padre, negli anni Ottanta, hanno deciso di puntare sul naturale, abbandonando la semplice drogheria, per sopravvivere ai supermercati. Oggi la scelta può sembrare scontata, ma prima di allora c’era poca attenzione per l’integrazione e la medicina naturale, qualcosa di legato per lo più a tradizioni familiari nelle

campagne. Questo è tuttora il nostro punto di forza: non potendo competere con i grandi colossi, ci concentriamo sulle nicchie, sulla tracciabilità e l’alta qualità delle materie prime.” La Butèga è oggi una tappa d’obbligo per chiunque cerchi un pepe particolare, una tisana rigenerante o caramelle emollienti artigianali, e anche profumazioni naturali per ambienti, creme agli oli essenziali e molto altro. Per chi abita fuori dalla Romagna, c’è il sito online – con la denominazione più nazionalpopolare Erboristeria Giorgioni – in cui ordinare da un ricco catalogo di oltre 3.000 prodotti a base di erbe officiali per un benessere in modo naturale. Ed è anche per poter meglio organizzare le spedizioni in tutta Italia che la famiglia Giorgioni ha, di recente, aperto un nuovo punto vendita in via Maggiore 171 di circa 300 mq “Avevamo già un piccolo negozio in zona, in via Augusta Rasponi di 50 mq,” ricorda Luigi, “ma avevamo necessità di uno spazio più ampio non solo per esporre al meglio i prodotti, ma anche per aver un nuovo hub logistico. Il centro storico infatti non è sempre facile da raggiun-

“UNA SCELTA FONDAMENTALE?

PUNTARE SUL NATURALE E SULLA QUALITÀ, ABBANDONANDO LA SEMPLICE DROGHERIA, NON POTENDO COMPETERE CON I GRANDI COLOSSI,” AFFERMA LUIGI GIORGIONI.

gere per i corrieri, a causa delle limitazioni d’orario, e a chi come noi lavora anche con l’online serviva una soluzione alternativa.” Con questa nuova apertura l’attività consolida la propria presenza sul territorio, arrivando a contare cinque punti vendita: tre a Ravenna (centro storico, San Rocco e appunto la nuova sede in via Maggiore), uno a San Pietro in Vincoli e uno a Bagnacavallo.

Luigi è praticamente cresciuto in bottega, dove è scoppiata una passione spontanea per il ‘naturale’. Il padre gli ha lasciato i suoi spazi e quindi la possibilità di sviluppare le proprie idee, in particolare lo sviluppo del portale online, in un’epoca in cui il solo negozio fisico fa fatica senza una spinta. Ormai è consuetudine infatti, anche per chi abita vicino alla bottega, fare prima una ricognizione online dei prodotti per ragioni di comodità. Quali sono i prodotti di pun-

ta dell’erboristeria ravennate?

Senza dubbio le piante officinali sfuse e le tisane con le erbe di produzione propria, personalizzabili, che cambiano in base alla stagionalità. Da provare sono anche le caramelle balsamiche emollienti e di vari tipi realizzate da un artigiano di alta montagna, seguendo antiche ricette. Alquanto variegata è la clientela: si va dai ravennati storici, con generazioni di familiari che si sono susseguite nel tempo, ai nuovi arrivati sia italiani che stranieri. “La cucina romagnola è una delle più semplici, non si va molto oltre un po’ di pepe, sale o chiodi di garofano,” spiega Luigi Giorgioni. “Però di recente le cose sono cambiate e in molti si dilettano ai fornelli, stimolati dalle sperimentazioni dei nuovi cuochi o da trasmissioni come Masterchef. Altri invece cerca-

no le spezie giuste per replicare i piatti delle proprie tradizioni. Per esempio chi proviene dall’Asia è abituato a una cucina con un certo bagaglio di spezie. L’immigrazione dall’Est Europa ha poi portato da noi soprattutto donne con attenzione verso i rimedi naturali.” Vanno poi considerate le ultime tendenze. Molto ricercati sono i pepi particolari, soprattutto quelli selvatici. Per la cucina orientale alcuni chiedono l’assafetida, una spezia considerata il miglior sostituto dell’aglio e della cipolla nelle preparazioni, oppure l’aglio nero. In crescita anche la domanda di profumazioni per ambienti, semplici o con oli essenziali per abbattere la carica batterica in casa o negli uffici, e quella di prodotti e integratori naturali per gli animali domestici, spesso consigliati dai veterinari.

LA SIGNORA

A SAN BARTOLO, IL GIARDINO VIVAIO

LE COLLETTES

DI ROBERTA PASI

DELLE ROSE

DI CHIARA BISSI
FOTO LIDIA BAGNARA

Con ogni probabilità le rose antiche presenti nei giardini ravennati, spesso aperti in occasione di manifestazioni all’aria aperta, sono state acquistate in quell’angolo di paradiso che è il giardino vivaio Le Collettes di Roberta Pasi a San Bartolo. Dal 1999, Roberta affianca al lavoro presso la biblioteca Oriani una ricerca infinita e appagante sulle rose che dall’antichità alla metà del Novecento hanno ornato parchi e spazi verdi privati; gli anni Cinquanta sono il limite oltre il quale si ferma il suo studio incessante. “Nel 1999, anno in cui è nato mio figlio, ho avviato una piccola produzione e grazie a mio padre, contadino, ho imparato a innestare. Tutto è cominciato con le prime 40 piante fornite da Walter Branchi, musicista, compositore e appassionato giardiniere di rose antiche francesi dell’Ottocento, che in quegli anni aveva un vivaio giardino sul lago di Corbara, vicino a Orvieto. Nel corso degli anni ho

LA PRODUZIONE È

INIZIATA NEL 1999, CON

LE PRIME 40 PIANTE

FORNITE DA WALTER

BRANCHI. NEL VIVAIO

LE ROSE SI POSSONO

AMMIRARE NON SOLO

IN VASO, MA IN TUTTO IL

LORO SPLENDORE NEL

GIARDINO E NEL BOSCO

CON BELLISSIME

VARIETÀ DI ROSE

RAMPICANTI.

visitato giardini di rose e vivai in tutt’Italia e in particolare tra la Toscana e l’Umbria, così è nata l’idea di riprodurre esperienze che qui nel Ravennate non esistevano: ho realizzato il sogno di creare un luogo dove non si svolge solo la vendita di piante in vaso, ma c’è anche la possibi-

lità di vedere le rose collocate in un contesto particolare, come un giardino espositivo. In questo modo chi viene in visita si rende conto anche di come diventeranno le piante acquistate.”

All’interno di quella che era l’azienda agricola di famiglia con casa colonica ristrutturata, ha preso corpo il giardino vivaio, che deve il proprio nome al ricordo di un viaggio e di una visita al giardino della casa museo di Renoir, Domaine des Collettes, sulle alture di Cagnes-sur-Mer in Costa Azzurra. A San Bartolo la casa riqualificata con gusto, senza concedere nulla a mode e ad ambientazioni artefatte, conserva l’autenticità dell’ambiente rurale con stile e sobrietà.

Nell’ampio parco a disposizione c’è posto anche per un bosco con alberi sui quali si possono riconoscere bellissime varietà di rose rampicanti. E di varietà, gruppi, nomi, anni di nascita, storie, Roberta Pasi – da molti rinominata ‘la signora delle rose’ – parla da

“IN 20 ANNI HO FATTO CONOSCERE LE ROSE ANTICHE A TANTE PERSONE DI TUTT’ITALIA. QUESTI FIORI NECESSITANO DI POCHI TRATTAMENTI, RICHIAMANO SPONTANEITÀ E SPAZIO. PER QUESTO NON SELEZIONO E NON VENDO ROSE SENZA PROFUMO O TROPPO DELICATE.”

FLORICOLTURA

anni con chi decide di partecipare alle aperture e agli eventi divulgativi organizzati durante l’anno, come gli incontri sulla potatura delle rose con l’esperto Maurizio Feletig. “In 20 anni ho fatto conoscere le rose antiche a tante persone che sono venute qui non solo dalla Romagna ma da tutt’Italia. Penso al giardino come un luogo ricco di profumi, la rosa antica ha un’infinita grazia negli arbusti, una morbida eleganza, mantiene un bel fogliame e anche se alcune varietà fioriscono una volta sola, tutte sono ricche di fascino. Le rose antiche necessitano di pochi trattamenti, richiamano spontaneità e spazio. Per questo non seleziono e non vendo rose senza profumo o troppo delicate. Nel

tempo ho realizzato cataloghi con varietà che conosco e amo. Ora vorrei arricchirli con nuove descrizioni.”

Delicate, persistenti, fruttate, infinite sono le fragranze e così le tonalità delle rose selezionate a Les Collettes: antiche, classiche e botaniche, tra cui spicca una collezione di Pimpinellifolia, passione ereditata dalla nonna Per ogni varietà Roberta Pasi ricorda il nome, una caratteristica, una data, una storia, sempre accompagnata nella visita da un gattone rosso, vigile e curioso. Come sfogliando gli albi da disegno, che la padrona di casa per passione riempie di soggetti floreali, si possono avvicinare le rose Alba, tra le più antiche riportate dalle cronache botani-

che a unica fioritura tra maggio giugno, la Gallica Officinalis utilizzata nel Medioevo in farmacia; le Bourbon come la Madame Isaac Pereire (1881) rampicante e rifiorente; le Moschata come la rifiorente grande cespuglio o piccolo rampicante Cornelia; le Rugose come la Roseraie De L’Hay (1901) dal color porpora, o la Sara Va Fleet (1926) oppure la Mrs. Anthony Waterer (1898) dal color rosso. E ancora le Damascena, amate nel corso delle grandi civiltà antiche dalla Persia, all’Egitto fino alla Grecia e Roma; e le rose Chinensis come la Serratipetala (1831); le prime rose da taglio Ibridi Perenni come Paul Neyron (1869) citata nel Gattopardo o la Climbing Cecile Brunner (1881), una delle prime rose acquistate da Roberta Pasi; le rose Tea quali la rifiorente Archiduc Joseph (1872) o la Madame Edmond Rostand (1912). Impossibile citarle tutte per importanza e bellezza, senza dimenticare la Rosa Sancta, originaria dell’Etiopia, ma ritrovata in alcune tombe egizie. Il mondo delle rose appare come un intreccio di saperi antichi e moderni che raccoglie in tutto il mondo fini cultori, appassionati di giardini e in passato letterati come Vita Sackville West, scrittrice, esperta di giardinaggio, legata sentimentalmente a Virginia Woolf; e prima ha affascinato, tra gli altri, autori come Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata; Emily Dickinson in Nobody knows this little Rose; e ancora Jorge Luis Borges in La Rosa; Dino Campana In un momento; Marino Moretti in Elogio di una Rosa. Per conoscere molto altro sulle rose antiche l’indirizzo più vicino è in direzione San Bartolo, nella quiete della campagna ravennate.

Pergotende, bioclimatiche, vele ombreggianti, arredi da esterno, tessuti e tendaggi esclusivi, complementi d’arredo e carta da parati.

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RASSEGNE

IVANO MAZZANI: LA CULTURA

CHE DIALOGA

CON LUOGHI E CITTADINI

NOMADI

Ivano Mazzani è senza dubbio un personaggio. Da anni organizza incontri culturali ma anche occasioni per conoscere le personalità che occupano un ruolo molto attivo nella città di Ravenna, e non solo. Personalmente ho seguito alcuni incontri organizzati da lui ma, per la prima volta, vogliamo conoscerlo da vicino, capire come affronta i problemi e cosa lo spinge a portare avanti queste sue iniziative. Forse la motivazione la troviamo nella presentazione dell’ultimo programma, già in corso, che terminerà in giugno: I sabati al cortile, dialoghi d’arte, creatività e pensieri per arricchire la vita. Ecco alcuni titoli degli appuntamenti: ‘Fisioterapia dell’anima’, ‘A Ravenna la stampa è libera?’, ‘I migliori peggiori film’, ‘Gli archivi fotografici per la tutela del patrimonio storico, ambientale e artistico’. Come si intuisce, il programma affronta argomenti vari che, nel loro insieme, danno una visione ricca e dettagliata della

“COSA MI SPINGE

A PROMUOVERE

RASSEGNE? IL MIO

AMORE PER LA

CULTURA: PER ME

È SEMPRE MOLTO

INTERESSANTE

CONDIVIDERE CON

GLI ALTRI, IN SPAZI

APERTI, PERCORSI

DI PERSONAGGI

PIÙ O MENO NOTI

E ARGOMENTI CHE

OFFRONO NUOVE

SUGGESTIONI.”

realtà culturale della città. Ma chi è Ivano Mazzani? Lui si racconta partendo dagli anni delle sue prime esperienze nel Sud America, stimolate dalla conoscenza del mondo culturale conosciuto attraverso autori come

Borges, Gabriel Garcìa Márquez. Là ha vissuto nelle favelas e ha visto da vicino la realtà di un mondo povero e disagiato con bambini che vivevano di stenti e miseria.

Come hanno contribuito queste esperienze alla sua formazione?

“Certamente hanno influenzato la mia crescita umana e professionale. Hanno aumentato la mia attenzione ai problemi dei giovani e arricchito il mio lavoro di educatore che svolgo da tanti anni. Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione, sono infatti diventato educatore professionale per la cooperativa Progetto Crescita, dove mi relaziono con ragazzi che presentano varie difficoltà di apprendimento e di comportamento.”

Ogni anno lei pensa a temi nuovi da affrontare, poi inizia la ricerca di coloro che possono svilupparli e i luoghi destinati agli incontri…

“Sì. Per l’edizione 2026 ho scelto il Cortile dell’Associazione Eno-

DI ANNA DE LUTIIS
FOTO MASSIMO FIORENTINI

gastronomica in via Paolo Costa, mentre negli anni precedenti a ospitare gli incontri sono stati il Tribeca, la Biblioteca Classense, Moog Grinder, Scattisparsi, il quartiere Sant’Agata, la Rocca Brancaleone, quest’ultima grazie al patrocinio dell’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia, che

ringrazio. Le mie rassegne sono quindi tendenzialmente diffuse in città e nel territorio.”

Cosa l’ha portata a una scelta tanto impegnativa che richiede sostegni, oltre a un lavoro di ricerca, ogni volta, di personaggi?

“Senza dubbio il mio amore per la cultura: per me è sempre molto

interessante condividere con gli altri, con il pubblico che interviene, in spazi aperti, luoghi che non sempre sono codificati come specifici per fare cultura, percorsi di personaggi più o meno noti e argomenti non sempre affrontati che trovano nei nostri incontri nuove interpretazioni.”

Per lei è sempre doveroso ricordare che Ravenna ha una ricca e variegata offerta culturale grazie a presentazioni di libri, teatro, musica…

“La mia idea è quella di avere un luogo non istituzionale, aperto, di confronto, dove la cultura dialoga con la cultura ufficiale e con i cittadini. Sono momenti di socializzazione fondamentali con cui si può aggiungere qualcosa di prezioso.”

A partire dalle sue esperienze, può spiegare meglio cosa intende per ‘fare cultura’?

“Dare l’opportunità a tutti, anche se di diversa provenienza scolastica, di essere coinvolti in conversazioni su argomenti vari

“LA

MIA IDEA È QUELLA DI AVERE UN LUOGO NON ISTITUZIONALE, APERTO, DI CONFRONTO, DOVE LA CULTURA DIALOGA CON LA CULTURA UFFICIALE E CON I CITTADINI. SONO MOMENTI DI SOCIALIZZAZIONE FONDAMENTALI.”

e differenti o semplicemente di ascoltare e allargare le proprie conoscenze. Per questo, durante gli incontri, non intervengo dando giudizi personali ma faccio in modo che ciascuno possa esprimere o elaborare un proprio giudizio indipendente. L’obiettivo è sempre quello di fare una rassegna in grado di mescolare i linguaggi e i generi.”

Gli incontri da lei organizzati sono iniziati nel 2007. Il primo ospite è stato Marco Martinelli del Teatro delle Albe. Come nasce ogni anno il programma della rassegna?

“Penso prima di tutto alle per-

sone da invitare, poi le incontro e insieme costruiamo i vari interventi. ‘Un rapporto con la città in forma nomade’ è la mia definizione a questo mio programma dove si incontrano arte, teatro, giornalismo, letteratura, un modo di facile accesso e gratuito per ascoltare personaggi che ‘producono’ cultura. Ogni volta mi colpisce la varietà del pubblico che interviene: giovani e meno giovani, persone presenti nei vari incontri culturali che la città offre, persone che vengono anche da zone periferiche attratte dal programma che viene pubblicizzato dalla stampa locale.”

ADVERTORIAL

ANIMAL RESCUE TEAM ITALIA

SOCCORSO E BENESSERE DEGLI ANIMALI

L’ASSOCIAZIONE DI RUSSI, COMPOSTA DA MEDICI VETERINARI VOLONTARI, PROMUOVE INIZIATIVE FORMATIVE E OPERATIVE SUL TERRITORIO PROVINCIALE PER TUTELARE IL RAPPORTO UOMOANIMALE-AMBIENTE.

Promuovere un rapporto etico uomo-animale-ambiente, la salute pubblica e il benessere animale. Questo da sempre è l’obiettivo dichiarato di Animal Rescue Team Italia di Russi, associazione di volontariato nata nel 2007 su idea di un gruppo di medici veterinari e di amici, amanti del mondo animale. La Onlus si trova a Russi in via Faentina Nord 125/6 dove hanno sede, fra l’altro, la Clinica Veterinaria di Russi che da oltre trent’anni è punto di riferimento sul territorio romagnolo per la salute e la cura degli animali di compagnia, e il primo Centro Polispecialistico Veterinario ad alta tecnologia della regione.

La Onlus cerca di condividere a livello territoriale le attività

formative in materia di benessere animale, tutela della salute pubblica e dell’animale, oltre a iniziative operative di primo soccorso, assistenza, trasporto animali domestici e selvatici. “Una delle principali attività che vede coinvolti noi medici veterinari,” spiega il dottor Matteo Galliani, presidente e fondatore di Animal Rescue Team, “e i volontari attivi e sostenitori dell’associazione, è il trasporto con l’ambulanza veterinaria. Un servizio che viene offerto e condiviso con enti pubblici e privati per il recupero di animali vaganti incidentati e in collaborazione con strutture cliniche veterinarie della regione per il trasporto di pazienti particolarmente critici o il recupero di animali incidentati e feriti.”

Il progetto ambulanza veterinaria è suddiviso in due settori: grandi e piccoli animali. A oggi conta 18 unità di soccorso veterinario che vengono dislocate nelle varie province in cui sono state create collaborazioni. Animal Rescue Italia si occupa inoltre di creare pool di unità di soccorso, portando anche la formazione specifica con corsi di primo soccorso animale e soccorritore animale per i volontari dei territori coinvolti. Un progetto che può essere definito ‘a cella d’api’ che va a supporto di iniziative che coinvolgono trasversalmente il pubblico e il privato, per un servizio in prima linea rivolto agli animali. “Nel 2023 l’associazione ha subito un grave atto vandalico,” ricorda Galliani. “Un incendio doloso

“UNA DELLE NOSTRE PRINCIPALI ATTIVITÀ,”

SPIEGA IL PRESIDENTE E FONDATORE MATTEO GALLIANI, “È IL TRASPORTO CON L’AMBULANZA

VETERINARIA UN SERVIZIO CHE VIENE OFFERTO E CONDIVISO CON ENTI PUBBLICI E PRIVATI PER IL RECUPERO DI ANIMALI VAGANTI INCIDENTATI.”

ha distrutto un’ambulanza dedicata al territorio della provincia di Ravenna. Ma grazie ai nostri sostenitori, con una raccolta fondi, siamo riusciti ad avere una nuova unità operativa veterinaria che oggi lavora soprattutto di collegamento tra i comuni della provincia per canili, gattili e in collaborazione con le associazioni animaliste che si occupano di cani e gatti randagi. Essendo un’unità mobile super attrezzata, che consente il monitoraggio e l’anestesia grazie alla presenza a

bordo di medico e autista, viene utilizzata anche per il trasporto di pazienti neurologici o grandi incidentati.”

Una particolarità delle ambulanze veterinarie è che rispondono a requisiti costruttivi specifici, in linea con le più recenti normative vigenti in materia. A oggi il maggior numero di richieste è correlata a trasporti privati, ossia a proprietari di animali che si trovano in difficoltà sia per la grandezza del paziente sia per il carattere particolare dell’ani-

male, come nel caso dei cani più grandi che non riescono a muoversi o che sono rimasti intrappolati o che sono scappati e poi recuperati. Il trasporto avviene con a bordo un medico veterinario. Nel settore dei grandi animali l’impiego è soprattutto rivolto agli eventi sportivi, dove per regolamenti nazionali è necessaria l’ambulanza per tutelare il benessere dei cavalli. Una nota particolare? “Durante l’alluvione sono stati trasportati 130 cavalli in 48 ore e un numero infinito di

animali e gatti,” afferma il presidente Galliani. “I nostri volontari hanno aiutato la comunità in un momento di grande urgenza. Per questo l’associazione ha creato collaborazioni con le forze dell’ordine e la Protezione Civile per intervenire in caso di grandi calamità per intervenire con tutti i suoi mezzi in soccorso degli animali.” Per accedere ai servizi di Animal Rescue Team Italia, si possono chiamare i numeri dedicati dell’associazione che fanno capo alla Clinica Veterinaria di Russi.

SPAZIO

ASSOCIAZIONI

GALLA & TEO E SPAZIO A: L’ONDA

DEGLI

UNDER 35

AL TEATRO

Nel ricco mondo del teatro ravennate c’è spazio anche per due realtà under 35, ossia per Galla & Teo e Spazio A, associazioni culturali che vantano solo giovani tra i loro fondatori e aderenti tra attori, artisti e tecnici vari. A raccontare come tutto è iniziato è Marco Montanari, regista, attore e scenografo, e anche conduttore di laboratori teatrali per adolescenti nelle scuole del territorio. “Galla & Teo nasce nel 2002,” ricorda, “dal desiderio di un gruppo di genitori di bambini delle scuole medie e superiori di continuare un laboratorio teatrale tenuto dalla professoressa Anna Bolognesi. Da bambini siamo diventati ragazzi, e il gruppo rischiava di sfaldarsi quando la nostra insegnante è andata in pensione nel 2016. Così, l’allora presidente Sergio Sabatini ci ha chiesto se volevamo portare avanti il laboratorio per bambini, a laro volta cresciuti. Insieme a Silvia Rossetti, nuova presidentessa, abbiamo accettato la

DAL 2002

L’ASSOCIAZIONE GALLA & TEO, ATTRAVERSO

LABORATORI, FA DA

INCUBATRICE PER BAMBINI E ADULTI CHE VOGLIONO FARE

TEATRO. NEL 2020

NASCE ANCHE SPAZIO

A, UN COLLETTIVO

ETEROGENEO CHE FA DEL TEATRO UNO STRUMENTO SOCIALE E CONDIVISO.

sfida e l’associazione continua a fare da incubatrice per bambini e adulti che vogliono fare teatro, anche con la collaborazione di altre realtà che ruotano attorno a noi.”

Montanari ha avuto modo di formarsi artisticamente anche

attraverso i laboratori della Non Scuola del Teatro delle Albe, partecipando in seguito alla trilogia dantesca. Ed è proprio durante un laboratorio con Marco Martinelli ed Ermanna Montanari che incontra Camilla Berardi, Marco Saccomandi e Rendy Anoh, ‘gente di teatro’ con esperienze sceniche diverse, con cui fonda nel 2020 la compagnia Spazio A, un collettivo eterogeneo che fa del teatro uno strumento sociale e condiviso, capace di generare riflessione, confronto e comunità. Tra gli obiettivi vi è quello di occuparsi di produzioni e scenografie per andare in scena. “Ci piace l’idea di portare il teatro vicino alle persone, fuori dagli spazi tradizionali,” racconta Montanari.

“La prima esperienza è stata, in piena pandemia da Covid, con il progetto di performance urbana Poesie a domicilio. Poi abbiamo organizzato la rassegna teatrale Ra-dici alla Vecchia Pesa di Classe, un luogo un po’

dimenticato, insieme agli amici di Classe Archeologia e Cultura, e, più di recente, A ca’. Atti scenici in luoghi privati che porta gli spettacoli fuori dai teatri, trasformando le abitazioni private in palcoscenici.”

Direttrice artistica è Camilla Berardi, ‘anima’ di Spazio A, che rivela qualcosa in più sull’ultimo lavoro teatrale della compagnia, Frisbee. Una storia d’amore che esplora il confine tra lavoro creativo e vita emotiva. Lo scorso aprile ha fatto il suo debutto in anteprima al Teatro Comunale di Russi. “Racconta di un gruppo di teatranti e quindi utilizza un linguaggio meta-teatrale,” spiega. “In fon-

do parliamo di noi, utilizzando come metodo un punto di vista autobiografico e di auto-fiction, mentre cerchiamo di portare in scena uno spettacolo grazie a un bando. All’improvviso il futuro ci piomba sulle spalle, travolgendo il nostro presente e ci mette di fronte alla crisi culturale e teatrale che è ancora più opprimente e desolante di quanto già stiamo vivendo. Il lavoro è una grande metafora della nostra storia con il teatro, di noi giovani artisti che cerchiamo di mettere in gioco la nostra individualità e passione. Per noi il teatro è un atto d’amore e, quindi, evidente è il parallelismo tra fare teatro e stare in una relazione amorosa

con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Il titolo Frisbee evoca un gioco in cui c’è bisogno di qualcuno che prenda e rilanci: a volte il frisbee cade, a volte lo scambio permane, come capita in teatro e in amore. Questo spettacolo è un po’ il manifesto della nostra compagnia che pratica l’arte del noi, con la volontà di stare insieme, di unire le singole esperienze artistiche e di costruire una comunità attorno.” E proprio per aprirsi agli altri, a un pubblico, Galla & Teo e Spazio A – insieme a Lady Godiva Teatro e Nerval Teatro con differenti poetiche – hanno promosso di recente una campagna di crowdfunding per riaprire il

Teatro Zodiaco, in viale Enrico Mattei 28 a Ravenna, nell’ex Villaggio Anic.

“La nostra è una città che offre tanti stimoli e spunti dal punto di vista culturale e teatrale,” affermano Montanari e Berardi.

IN ALTO, LO SPETTACOLO FRISBEE. UNA STORIA D’AMORE DI SPAZIO A TEATRO. SOTTO, UNA FOTO DEL LABORATORIO TEATRALE E UNA SCENA DI RUSSI-COMBRAY, UNO SPETTACOLO ITINERANTE IDEATO DAL COLLETTIVO.

“C’è però più difficoltà a livello di spazi, soprattutto a causa della burocrazia. Il Teatro Zodiaco, di cui abbiamo la gestione, al momento può ospitare solo i laboratori per i soci, mentre manca l’agibilità per il pubblico spettacolo. Avendo raccolto in due mesi oltre 16.000 euro (Ndr,

ben oltre l’obiettivo dei 12.000 euro), grazie a 236 cittadini che hanno sostenuto l’iniziativa su Idea Ginger, ora siamo in grado di acquistare sedute modulari a norma e un set base di luci led professionali, oltre che di eseguire lavoretti di manutenzione. L’idea è di riaprire in qualche occasione straordinaria già in autunno con delle piccole performance, per essere pronti nell’arco di uno o due anni con una offerta ‘off’, adatta a uno spazio multidisciplinare che spazia dal teatro danza alla prosa.”

Apri la porta alla luce, chiudi fuori il rumore del mondo. Con i nostri infissi e pergolati, ogni spazio diventa un rifugio di bellezza, relax e armonia.

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DALL’OPERA

IL MAESTRO VERGIMIGLI PROIETTA LA BANDA VERSO IL FUTURO

AL JAZZ

Bagnacavallo, fine anni Settanta. Un unico bambino, in mezzo a musicisti adulti e anziani, suona per la prima volta nella banda del paese durante un funerale. Ma si sa, in quei luoghi i destini e le storie delle persone si incrociano quotidianamente, trasformandosi in emozione comune, in empatia. E una banda è sicuramente un amplificatore perfetto di un certo tipo di legami e di sentimenti. Quel bambino era Mauro Vergimigli, che non ha mai scordato il suo esordio così struggente accanto a suo padre, anche se la vita l’ha poi portato molto lontano, ad attraversare diversi paesaggi musicali, fino ad approdare, dieci anni fa, alla direzione della Banda Musicale Cittadina di Ravenna Il suo percorso inizia con un diploma in clarinetto al Conservatorio Statale ‘L. Cherubini’ di Firenze, seguito da quello in sassofono al Conservatorio Statale ‘B. Maderna’ di Cesena. E poi, durante il servizio militare, dirige per la prima volta una banda, prima di inoltrarsi in altri scenari come quello della musica leggera, collaborando con artisti del calibro di Cristiano De André, Antonella Ruggiero e Andrea Mingardi. Dai palchi dei con-

DI ALESSANDRA ALBARELLO
FOTO MASSIMO FIORENTINI

MAURO VERGIMIGLI, CON UN PASSATO

SUI PALCOSCENICI

DELLA TV, DIRIGE LA BANDA MUSICALE

CITTADINA DI RAVENNA

DAL 2016. NATA

NEL 1797 E COMPOSTA

DA OLTRE UNA

SESSANTINA DI ELEMENTI, LA BANDA

VANTA UN VARIEGATO REPERTORIO.

certi passa quindi ai palcoscenici scintillanti delle televisioni: a Mediaset con Demo Morselli (Demo Band) e con Peppe Vessicchio partecipa a diversi programmi, alla Rai con l’orchestra televisiva di Rai Uno realizza tre edizioni di Ballando con le Stelle e 24mila voci presentati da Milly Carlucci.

Anche se il mondo delle orchestre lo affascina, il suo obiettivo è da sempre un altro: insegnare nelle scuole per trasmettere la sua passione alle nuove generazioni. Alla fine riesce a raggiungere il suo scopo, diventando in-

segnante di ruolo di sassofono e di clarinetto, prima nelle scuole medie a indirizzo musicale, e poi nei licei artistici musicali di Forlì e di Ravenna, dove tuttora insegna. “Amo molto insegnare ai ragazzi. All’inizio però mi mancava soprattutto come l’orchestra Big Band di Paolo Belli di Ballando con le Stelle affrontava qualsiasi brano, perfino il più banale, come veniva arrangiato da persone di altissimo livello per trasformarsi in un pezzo unico e perfetto. Ancora adesso mi nutro di quelle esperienze straordinarie,” confessa Mauro Vergimigli, senza alcuna nostalgia per il passato. Quelle esperienze gli sono poi servite quando, nel 2016, è stato chiamato a dirigere la banda di Ravenna. “Lo strumento a fiato ha infatti la sua collocazione più tradizionale nella banda. Basti pensare che spesso il primo clarinetto di teatri importanti proviene proprio dalla banda, come pure l’attuale direttrice del Ravenna Festival, Anna Leonardi, oboista.”

Formata da diversi elementi, il cui numero varia a seconda delle esibizioni – da una ventina a oltre una sessantina per il tradizionale Concerto di Natale al Teatro Alighieri – la Banda Musica-

le Cittadina di Ravenna, come del resto tutte le bande, riveste un ruolo fondamentale nel tessuto connettivo della città: “In un’epoca come questa, la banda svolge una funzione inclusiva e di integrazione importantissima, coinvolgendo persone di etnie,

età e livelli musicali diversi, un aspetto che sta molto a cuore alle amministrazioni comunali.” Tradizione e innovazione si incontrano poi nel variegato repertorio introdotto da Mauro Vergimigli che mescola brani classici e moderni con accenni swing e jazz, nuove sfumature sonore rese possibili dall’intervento di strumenti come il basso elettrico o il contrabbasso. Ma c’è una liturgia che porta a iniziare e a concludere un’esibizione con determinati brani? “Di solito iniziamo con una marcia e terminiamo con Romagna mia oppure con l’inno nazionale che suonammo anche in occasione della recente visita a Ravenna dei Reali d’Inghilterra,” precisa Mauro Vergimigli.

Nata nel 1797, nel 2027 la banda ripercorrerà i suoi 230 anni di storia con un libro, in preparazione, a cura di Michelangelo Chiaverano, fortemente voluto dal giovane e intraprendente presidente, Amedeo Zacchi. Tutta la tensione progettuale è però ora rivolta principalmente allo spettacolo che verrà rappresentato il 3 luglio al Teatro Alighieri, nel contesto della

37a Edizione di Ravenna Festival. ‘OperaPaese per Ravenna’ propone una formula originale introdotta alla fine degli anni Settanta dal compositore e direttore Giorgio Battistelli, creando sul palco una insolita sinergia tra i ‘rumori’ degli arnesi degli artigiani locali, i suoni e le voci. “In questa anteprima teatrale interverremo anche noi. È la prima volta che partecipiamo a un evento del genere anche se la banda viene inserita spesso nella trama delle opere come ‘Musica di palco’, un suono in lontananza che man mano si avvicina per creare un’atmosfera più intensa. Nel 2024 abbiamo infatti partecipato alla ‘Bohème’ di Puccini con la regia di Cristina Mazzavillani Muti, rappresentata a Ravenna, a Ferrara e a Rimini.” Mauro Vergimigli affronta con disinvoltura diversi generi musicali, pur conservando sempre un’anima rock e jazz. Non a caso il suo pezzo preferito è Peaches en Regalia di Frank Zappa, degli anni Settanta, che è molto orgoglioso di aver inserito nel repertorio. E anche questo è un modo per proiettare la banda in una dimensione futura.

MONUMENTO

LE MURA DI RAVENNA: ANTICHE

TESTIMONI

CHE ABBRACCIANO

LA STORIA

DIFFUSO

Quali sono i monumenti di Ravenna? È una domanda alla quale si è portati istintivamente a rispondere elencando le basiliche tardoantiche e bizantine, o i mausolei e le tombe delle personalità famose che le vicende della storia hanno condotto a terminare la propria esistenza su questi lidi. Eppure, in città, esiste anche un altro monumento ‘diffuso’, che l’abbraccia e la percorre per larghe parti della sua estensione, ma che sembra passare inosservato agli occhi dei suoi stessi abitanti. Certo, le mura di Ravenna non hanno l’imponenza che ha reso celebri certi borghi medievali con le loro intatte cortine turrite e merlate, o realtà come Lucca e Ferrara; si tratta però di una presenza fondamentale nella storia della città, e che solo ora, sta finalmente ritrovando la considerazione che merita.

Già con la loro conformazione – un singolare tracciato fra il circolare e il quadrangolare,

LA CONFORMAZIONE

DELLE MURA, UN

SINGOLARE TRACCIATO

FRA IL CIRCOLARE E IL QUADRANGOLARE,

DICE MOLTO DELLA

PECULIARE STORIA

URBANISTICA

RAVENNATE. LA

PARTE PIÙ ANTICA È

QUELLA COSTEGGIATA

OGGI DALLA

CIRCONVALLAZIONE

AL MOLINO.

con ripetuti scarti e deviazioni – le mura dicono molto della peculiare storia urbanistica ravennate. Una storia fatta di una mutazione ambientale radicale e di un progressivo ampliamento verso oriente, man mano che la linea di costa arretrava lasciando

spazio all’espansione della zona abitata. La parte più antica del perimetro murario è quella costeggiata oggi dalla circonvallazione al Molino, fra il torrione dei Preti e la Torre Zancana, con i tratti a essa perpendicolari che si muovono rispettivamente verso porta Gaza e verso porta Adriana. Al loro interno sorgeva la città romana, che si estendeva nel settore sud-occidentale del centro storico odierno, delimitata probabilmente anche da un quarto lato a nord-est. Edificata in epoca repubblicana (III secolo a. C.), questa prima cinta muraria fu abbellita durante il governo dell’imperatore Claudio con l’apertura di port’Aurea, l’ingresso monumentale rivolto verso l’allora principale direttrice di accesso via terra alla città, quella meridionale.

È probabile che questa piccola Ravenna ‘rettangolare’ si fosse già espansa oltre i suoi confini originari quando avvenne la svolta che, come è noto, rap-

DI ANDREA CASADIO
FOTO MASSIMO FIORENTINI

presentò la pietra miliare della storia ravennate, e cioè la designazione a capitale imperiale nell’anno 402. Anche se le nostre informazioni restano incerte, è convinzione diffusa fra gli storici che fu nei decenni immediatamente seguenti, per opera di Valentiniano III e di Galla Placidia, che vennero edificate le mura nel tracciato destinato a restare definitivo, inglobando i settori prima extraurbani o costieri che andarono a comporre i quartieri della Ravenna capitale: da quello monumentale a nord (l’area del mausoleo di Galla Placidia e di S. Vitale) fino al sito del palazzo imperiale oltre l’attuale via di Roma. Fu qui che,

in epoca imprecisata ma non oltre il VI secolo, fu innalzato l’ultimo tratto, il grande muro quasi rettilineo dal tracciato nord-sud che chiudeva il cerchio separando la città dal mare ancora assai vicino.

Il perimetro così disegnato si estendeva per circa 5 km racchiudendo una superficie di quasi 170 ettari, ossia sei volte l’originaria città romana. Naturalmente, non era un manufatto uniforme. Ancor oggi, per esempio, nel tratto di port’Aurea è riconoscibile nel tessuto murario il profilo di antichi merli di epoca imprecisata, poi tamponati, ma ancora più evidente era la presenza di torrioni di difesa,

in particolare (ma non solo) nei pressi delle porte. Queste furono assai numerose per tutto l’alto Medioevo (verso il Mille sembra che se ne contassero almeno una quindicina), ed erano posizionate in punti che in gran parte non corrispondono a quelli odierni, segno che il tessuto viario interno era allora assai diverso da quello attuale. Fra di esse compariva ad esempio la porta Teguriense (così chiamata perché adiacente al punto di ingresso in città del Lamone, anticamente chiamato Tegurio), all’imbocco dell’attuale via S. Vitale, restaurata di recente; una di quelle più antiche e ancor oggi esistente era invece porta Ursicina, l’odierna porta Sisi. La presenza di un grande numero di accessi favoriva ovviamente l’integrazione col territorio circostante, ed era il segno di una situazione di relativa sicurezza. Furono invece, evidentemente, esigenze di maggiore protezione a indurre, negli ultimi secoli del Medioe-

FINO ALL’INIZIO DEL NOVECENTO LE MURA MANTENNERO IL RUOLO DI CINTA DAZIARIA, MENTRE LE TORRI FURONO RIUTILIZZATE COME POLVERIERE O GHIACCIAIE, COME MULINO A VENTO, E COME PIEDISTALLO PER LA CHIESA DELLA MADONNA DEL TORRIONE.

vo, a chiudere o eliminare molte delle porte, che difatti in epoca veneziana si erano ridotte ad appena tre. Opera del governo della Serenissima fu anche la costruzione della Rocca Brancaleone, che però era finalizzata più a una difesa contro eventuali sommosse interne che verso pericoli provenienti da fuori. E infatti, nel 1512, la sua presenza non riuscì a impedire la conquista e il saccheggio da parte dei francesi, che riuscirono a penetrare in città grazie a una breccia ricavata a suon di bombarde accanto a porta S. Mama. Come conseguenza, il governo pontificio realizzò in quel luogo una nuova fortificazione, che oggi è preservata alla memoria soprattutto attraverso la toponomastica, appunto il Bastione di borgo S. Rocco. Di fatto, però, l’epoca delle mura cittadine volgeva ormai al tramonto. Il Cinquecento, da questo punto di vista, è significativo soprattutto perché è il secolo in cui si cristallizzò in gran parte il panorama delle porte non solo nella posizione, ma anche nella funzione che noi conosciamo: varco d’ingresso al centro urbano, certo, ma anche prima manifestazione celebrativa e monumentale della città per chi vi giungeva da fuori. Emblematico, in questo senso, il destino di port’Aurea,

che fu smantellata in quanto ormai decentrata rispetto alle più importanti direttrici viarie, ma i cui elementi decorativi furono in parte riutilizzati per rinnovare porta Adriana.

In effetti, benché ormai inutili come opera di difesa, le mura non persero del tutto il loro ruolo: fino all’inizio del Novecento mantennero quello di cinta daziaria, mentre le torri furono riutilizzate in vari modi, ad esempio come polveriere o ghiacciaie; una, addirittura, come mulino a vento, e la Zancana come piedistallo per la chiesa, appunto, della Madonna del Torrione. Questo non impedì però un graduale smantellamento, prima come riserva di mattoni da riutilizzo, poi come effetto

di precise scelte urbanistiche: la perdita più grave, dopo il 1860, fu quella della demolizione di quasi tutto il tratto orientale per fare posto alla ferrovia, ma ancora nel secolo scorso ci furono interventi distruttivi, come la realizzazione di piazza Baracca e i molti varchi aperti per realizzare nuovi collegamenti stradali. Solo tardivamente questa grande infrastruttura che riassume in sé oltre venti secoli di storia ravennate sta tornando oggi a suscitare l’interesse della città. Un interesse che si è manifestato nel recupero di alcune sue parti (la citata porta Teguriense, recentemente il torrione della Polveriera), e che è auspicabile si dispieghi in maniera organica e coerente negli anni a venire.

ADVERTORIAL

GIOVANNI LA MELA ARCHITETTO SPAZIO 52: LA FORZA DELLA MULTIDISCIPLINARIETÀ

ARCHITETTO SPECIALIZZATO

NEL RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE E NELL’INTERIOR DESIGN, LA MELA OFFRE PROGETTI SARTORIALI DI ALTO LIVELLO

Crede fortemente nel recupero delle bellezze architettoniche del centro storico e nella necessità di valorizzarle per rendere Ravenna sempre più unica e riconoscibile, l’architetto Giovanni La Mela, fondatore di Spazio 52, studio con sede in via Guglielmo Brunelli 52 a Ravenna, insieme ad altri tre colleghi liberi professionisti e due collaboratori esterni. Non a caso, la sfida professionale più impegnativa affrontata negli ultimi anni è stata la completa rigenerazione dell’edificio che un tempo ospitava la storica ‘Casa del Bianco’ in via Matteotti 7,

oggi nuova sede della gioielleria Errani . Un intervento articolato su più livelli: al piano terra e al primo piano trovano spazio le aree di vendita, l’esposizione e il laboratorio a vista, mentre i livelli superiori accolgono uffici, direzione e un rooftop panoramico destinato a eventi.

“Insieme alla collega, l’architetto Laura Giovannini, abbiamo seguito ogni fase del progetto, dalla ristrutturazione edilizia fino al design degli interni,” racconta Giovanni La Mela. “Per un anno e quattro mesi ho trascorso in cantiere anche sei o sette ore

al giorno. È stato un lavoro totalizzante, che a quarant’anni rappresenta per me un nuovo importante punto di partenza Mi era già capitato di progettare gioiellerie, ma mai all’interno di un intervento così complesso e ambizioso. Pur scegliendo un linguaggio contemporaneo, siamo riusciti, grazie anche alla fiducia e all’entusiasmo della famiglia Errani, a inserire elementi che richiamano il territorio e la storia della città, mantenendo sempre grande rispetto per il contesto urbano in cui l’edificio si inserisce.” Nato e cresciuto in Sicilia, La Mela si trasferisce a Ravenna all’età di quindici anni. Nel 2008 si laurea in Architettura all’Università di Ferrara e successivamente collabora per due anni con uno studio ravennate specializzato in landscape design, resort e campi da golf internazionali.

“È stata un’esperienza straordinaria e molto formativa,” ricorda. “Successivamente, con la crisi edilizia che rallentò il settore, ho scelto di intraprendere un percorso più vicino alla realtà italiana. Dopo altri anni di esperienza nelle pratiche edilizie e nella progettazione, a soli ventotto anni ho deciso di avviare uno studio in coworking insieme ad alcuni compagni di università . Oggi, dopo tanti anni, siamo ancora gli stessi: continuiamo a fare squadra, affrontando insieme i cambiamenti del mercato e le nuove esigenze della clientela. Abbiamo resistito nei momenti più difficili, consapevoli che sarebbe arrivato il momento di ripartire e che dovevamo farci trovare pronti.” Nel corso degli anni, La Mela si è specializzato soprattutto nel

“LA RIQUALIFICAZIONE C’È STATA A RAVENNA, MA CI SONO ANCORA TANTI PICCOLI ‘GIOIELLI’ ARCHITETTONICI DA RECUPERARE.” LA MELA HA CURATO L’IMPEGNATIVO PROGETTO DELLA NUOVA SEDE DELLA GIOIELLERIA ERRANI.

recupero del patrimonio edilizio esistente, nella composizione architettonica e nell’interior design. Negli anni recenti, segnati dai bonus edilizi, l’attività dello studio è cresciuta sensibilmente grazie a una clientela medio-alta sempre più orientata verso progetti sartoriali e altamente personalizzati.

Il punto di forza di Spazio 52? “La multidisciplinarietà,” spiega La Mela. “Oggi ogni cliente porta richieste diverse e bisogna essere pronti a rispondere con competenze trasversali. Il nostro settore è in continua evoluzione: basta osservare manifestazioni come il Salone del Mobile o il Cersaie

Via Brunelli 52, 48123 Ravenna www.architettolamela.it

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per capire quanto rapidamente cambino materiali, tecnologie e linguaggi progettuali. Per questo è fondamentale continuare a formarsi, viaggiare e confrontarsi con realtà internazionali. Guardare a città come Londra, Berlino e Milano può aiutare anche a immaginare la Ravenna del futuro.”

Secondo La Mela, Ravenna possiede tutte le caratteristiche per acquisire un respiro sempre più internazionale . “Basti pensare alle opportunità generate dal nuovo terminal crociere, che porterà flussi turistici importanti. La speranza è che questo stimoli nuovi investimenti privati, seguendo esempi virtuosi come

email: perlamela@gmail.com pec: arch.giovannilamela@archiworldpec.it p. Iva 02429220391 ARCHITETTO GIOVANNI LA MELA

quello della famiglia Errani. L’amministrazione sta lavorando bene per valorizzare questa risorsa, che rappresenta nuova linfa economica per la città. Ora il centro storico deve essere all’altezza di questa crescita, attraverso il recupero e la valorizzazione delle sue architetture più belle. Molto è stato fatto, ma esistono ancora tanti piccoli gioielli architettonici che meritano di essere recuperati. La presenza dei monumenti Unesco richiede equilibrio, sensibilità e rispetto nelle trasformazioni urbane: serve tatto nel rinnovare gli edifici che sorgono accanto a un patrimonio così importante.”

STUDIO D’ARCHITETTURA

A LATO, L’ARCHITETTO GIOVANNI LA MELA, FONDATORE DI SPAZIO 52. IN ALTO, ALCUNI SUOI PROGETTI, TRA CUI LA SEDE DELLA GIOIELLERIA ERRANI.

A SCUOLA

IL CIRCOLO NAUTICO DI CERVIA PUNTA SUL SETTORE GIOVANILE

DI VELA

Fare crescere il settore giovanile, aumentando il numero di bambini e ragazzi che si avvicinano alla vela. Parte da questo obiettivo il nuovo corso del Circolo nautico Amici della Vela di Cervia, ora rappresentato da Marcello Luciani, eletto il 20 aprile scorso 14° presidente del sodalizio fondato nel 1953. “Il circolo è parte della mia vita fin da bambino quando cominciai i primi corsi,” ricorda il neo presidente, “e per tutto questo periodo il settore giovanile è stato il suo fiore all’occhiello.”

Oggi il club di via Leoncavallo a Milano Marittima annovera una scuola vela affermata, “tra le prime dieci scuole in Italia come numeri e adesioni,” sottolinea con orgoglio Luciani, “con più di 300 bambini durante l’estate,” quando anche diverse famiglie in vacanza fanno provare ai loro figli l’ebbrezza della vela.

“Dall’anno scorso ci siamo impegnati nel perfezionamento delle tecniche della vela, proponendo

LA SCUOLA VELA

CERVESE È TRA

LE PRIME DIECI IN ITALIA COME NUMERI E ADESIONI. “L’OBIETTIVO?”

RACCONTA IL PRESIDENTE MARCELLO

LUCIANI, “TORNARE

AD AVERE UNA FORMAZIONE PIÙ

STRUTTURATA E PIÙ

AMPIA DI VELISTI AGONISTI.”

un allungamento dell’attività fino a novembre. Questo corso ha portato dieci bambini a proseguire, primo passo per l’ingresso nella squadra agonistica. Nel 2026 abbiamo unito le squadre di Cervia e Cesenatico con 11 bambini dai 9 ai 15 anni sull’Op-

timist, e allestito una squadra, un doppio RS Feva, con otto ragazzi. L’obiettivo è tornare ad avere una formazione più strutturata e più ampia di velisti agonisti.”

Questo spiega perché Luciani, nel suo mandato, ha voluto puntare su questo aspetto, assumendo anche l’incarico di responsabile del settore agonistico e della scuola vela. “C’è anche la mia storia personale e quella del circolo dietro questa scelta,” ricorda. Luciani ha vinto il mondiale nella classe 420 nel 1993, insieme al fratello Dario: un trionfo che è valso loro la medaglia d’oro al valore atletico. Ma nel circolo ha ricoperto anche gli incarichi: istruttore della scuola vela, direttore, allenatore della squadra agonistica. Il nome del circolo si lega però anche e soprattutto ai nomi di Simone Bianchetti e Giuseppe Acquafredda. Il primo, socio del circolo morto nel 2003 a 35 anni, è stato un grande velista in solitario, il primo italiano ad

DI MASSIMO MONTANARI
FOTO MASSIMO FIORENTINI

avere concluso il Vendee Globe, una delle classiche della vela intorno al mondo, senza scalo e senza assistenza. Il secondo, classe ‘82, secondo ai Mondiali Melges 32 e Farr 40, si appresta a iniziare la quarta avventura in America’s Cup nel team di Prada Luna Rossa, come mast and rigging, ovvero il responsabile di alberi, vele e sartiame dell’imbarcazione. Hanno fissato la storia di un circolo che nel suo primo ventennio si è soprattutto dedicato alla motonautica, con gare di motoscafi di deriva dello sci nautico: tra queste i rally lungo la costa e la celebre traversata Cervia-Pola-Cervia, poi nel 1975 si è trasformato in circolo velico grazie all’incontro, nel 1975, con gli Amici della Vela, un gruppo di giovani velisti legati allo storico bagno Anna. La prima squadra agonistica nasce nel 1978 e da quel momento si completa la trasformazione del sodalizio cervese con le finalità che ancora oggi lo caratterizza-

no: non solo la promozione e la diffusione della vela ma anche l’organizzazione di eventi e manifestazioni sportive di rilevanza nazionale legati allo sport, alla storia e alla cultura della marineria cervese.

Nel calendario del 2026 spicca la Spring Cup, regata per Optimist giunta alla 40a edizione,

“che quest’anno è stata abbinata alle regate giovanili del Trofeo Optimist Italia Kinder Joy of Moving,” precisa Luciani. E ancora, il 14 giugno, il Memorial Bianchetti, veleggiata classe Meteor in ricordo del navigatore in solitaria; l’11-13 settembre il 24° meeting giovanile regata Optimist; il 3-4 ottobre la tappa

IN QUESTE PAGINE, I CORSI
DEL CIRCOLO NAUTICO AMICI DELLA VELA DI CERVIA.

LA PRIMA SQUADRA AGONISTICA NASCE NEL 1978, COMPLETANDO LA TRASFORMAZIONE DEL SODALIZIO CERVESE, PUNTANDO NON SOLO A PROMUOVERE LA DIFFUSIONE DELLA VELA MA ANCHE L’ORGANIZZAZIONE DI EVENTI E MANIFESTAZIONI SPORTIVE.

del campionato nazionale J24 per concludere con le tre giornate del campionato invernale J24. Una parte rilevante è poi occupata dalle veleggiate, anche per fini solidali, come quella per Emergency, svoltasi lo scorso 10 maggio, e l’Ail Cup, in calendario il 21 giugno. Poi le veleggiate per Emilio, a ricordo dell’ex presidente Sartini, il 12 luglio; la ‘chiar di luna’ in notturna attorno a un campo di boe il 25 luglio e quella di Garibaldi, il 2 agosto, in notturna verso Cesenatico. La Spring Cup, peraltro, è anche il primo atto ufficiale della nuova partnership del circolo cervese con gli imprenditori che si stanno succedendo nella gestione del Marina di Cervia, con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità del territorio cervese e di far crescere il settore nautico cervese. “Tra i temi che vogliamo discutere

insieme ai gestori di Marina di Cervia c’è anche quello dell’insabbiamento del porto,” spiega il neo presidente, “un problema che ci portiamo dietro da anni. Ci sarebbe da rifare tutta la banchina lato nord del canale perché quando si verificano le ma-

reggiate le barche non riescono a uscire andando a toccare il fondo melmoso, con evidenti disagi per chi le usa per lavoro ma anche per chi paga un noleggio annuale per un posto barca e in determinati periodi dell’anno non la può utilizzare.”

IN ALTO, MACELLO LUCIANI, PRESIDENTE DEL CIRCOLO.

QUANDO LA PASTA NON È SOLO PASTA.

La pasta dell’EREMO linea ORO di semola di grano antico Senatore Cappelli. Trafilata al bronzo. Lenta essiccazione. Alta digeribilità.

OLTRE

LAMBERTO

CARAVITA, ARTISTA FUORI DAGLI SCHEMI

I CONFINI

Lamberto Caravita è un artista di confine, sia per la biografia che per le scelte artistiche. È di Massa Lombarda dove ha vissuto ed è residente, in quella parte di Romagna che confina con Bologna, ma le sue scelte espressive sia come linguaggi che come forme sono marginali rispetto al territorio ufficiale dell’arte Fin da bambino ha manifestato predisposizione e interesse per la creazione artistica, ‘pastrocchiando’ sia con l’argilla che con i colori e le tele. Per un certo periodo ha frequentato la Scuola di arte e mestieri a Massa Lombarda sotto la guida di Giuseppina Zardi, che teneva laboratori per bambini e ragazzini. Umberto Folli insegnava la sera ma i suoi genitori non lo facevano uscire, quindi chi lo ha avviato e stimolato è stata la ‘Pina’. Poi ha frequentato l’Istituto d’Arte per la Ceramica a Faenza seguendo l’insegnamento di importanti docenti tra i quali non può non ricordare Gianna Boschi,

A RENDERLO NOTO

È LA TECNICA

DELLA PIROGRAFIA

CHE CONSENTE DI

OTTENERE SFUMATURE

E GRADAZIONI DIVERSE

SU TAVOLE DI LEGNO.

POI HA SPERIMENTATO

IL COLLAGE E LA MAIL

ART, PIÙ DI RECENTE

I LIBRI D’ARTISTA CHE

OGGI CONSIDERA

IL PUNTO DI ARRIVO

DELLA SUA RICERCA

ARTISTICA.

Carlo Zauli e Arturo Locatelli per architettura. Al diploma di Maestro d’arte ha fatto seguito la Maturità artistica per concludere nel 1980 la formazione accademica all’ISIA a Urbino, modificando il percorso formati-

vo con un ‘salto’ dalla ceramica alla progettazione grafica editoriale e pubblicitaria. Urbino ha lasciato un segno profondo nella sua vita, qui vi trascorre parte dell’anno, l’altra a Massa Lombarda. Dopo la laurea, al ritorno in Romagna è andato a Ravenna alla Supergruppo, prestigiosa agenzia di grafica e illustrazione, svolgendo per tre anni un’attività di freelance, finché nel 1984 ha vinto il concorso per l’insegnamento di Arte/ Immagine in provincia di Ravenna nella scuola secondaria. Praticamente ha smesso di fare grafica pubblicitaria, progettazione di marchi, manifesti e impaginazione. Ha avuto la fortuna di insegnare nella ‘bassa’, zona di confine, tra Conselice, Lugo, Fusignano e Massa Lombarda; così da quel momento, parallelamente all’insegnamento, ha cominciato l’attività artistica che lo ha reso noto per la tecnica della pirografia. Caso volle che nella scuola dove ha inse-

DI ALDO SAVINI
FOTO LIDIA BAGNARA

gnato i primi anni abbia trovato questo strumento per incidere il legno perché il docente che l’aveva preceduto lo faceva usare, così ha imparato a utilizzarlo e successivamente a insegnarlo agli allievi. Da subito è rimasto affascinato, si è appassionato perché come illustratore aveva scoperto una tecnica diversa da quella della pittura. L’incisione pirografica è diretta, si vede subito il risultato e non occorrono acidi o quant’altro per realizzare l’immagine su tavole di legno di solito d’abete o faggio. È una tecnica che consente di ottenere sfumature e gradazioni grazie alla pressione più o meno intensa sulla superficie, realizzando immagini monocrome originali, quasi pittoriche, che contamina anche con altri materiali come la foglia d’oro, l’intonaco al quarzo, la pittura ad acrilico o il pastello.

Non semplice tecnica, se Giorgio Celli di lui scriveva: “Questa tecnica, praticata su legno, che non consente errori, è rara, e il Caravita è il primo artista in cui mi sono imbattuto che l’adoperi, ottenendo risultati di una sorprendente bellezza.” Ultimamente, da sperimentatore, si dedica al collage e una quarantina di opere di vario formato sono pronte per la prossima mostra a Fossombrone. Anche per questi lavori ricorre alla contaminazione, associando al collage acrilico pittura, graffio e incisione. Nel 1985 vide una mostra di mail art a Imola con i materiali dell’archivio di Demos Ronchi, un’artista locale che era da poco scomparso. Pur non sapendo cosa fosse, non restò indifferente. Incuriosito, cominciò a raccogliere indirizzi e uno dei primi che gli rispose fu Ruggero Maggi tra i più noti mail-artisti italiani con contatti in tutto il mondo, con il quale ha poi intrattenuto un intenso rapporto di amicizia e collaborazione. Aumentata la serie degli indirizzi, tra cui quello di Giovanni Strada di Ravenna, è nata la stagione della mail art con l’organizzazione a Massa Lombarda di mostre su progetto consistente in proposte ai mail-artisti di un tema. Ricorda la visita del professor Folli alla prima mostra internazionale, ovviamente molto scettico e critico per questa forma d’arte. Importante l’amicizia e la collaborazione con Anna Boschi, l’artista della mail art più attiva nella nostra zona e non solo. Il suo Studio d’arte FC a Castel

San Pietro è diventato una galleria d’arte dove nel 2020 ha allestito la sua personale ‘A fuoco/ Linea Segno Colore, con la presentazione in catalogo della Boschi che faceva notare come “il personale ‘viaggio’ di Caravita ponga l’accento sui ‘labirinti’ della nostra esistenza e li esprima visivamente con una precisione e un rigore da porre all’osservatore profondi interrogativi sul significato del loro messaggio.” È stata un’esperienza che lo ha affascinato, per un certo periodo è stato molto attivo quando ogni giorno arrivavano cartoline, e non solo, da tutto il mondo. L’attività didattica, all’epoca in cui insegnava a Lavezzola, ha fornito lo stimolo per la sperimentazione e la realizzazione dei libri d’artista che considera oggi il punto d’arrivo della sua ricerca in campo artistico. Oltre a produrli, ha organizzato mostre nella biblioteca di Conselice con lavori realizzati dai suoi studenti di terza e in seguito anche dei suoi e di altri artisti sul modello del progetto espositivo Libri mai visti di Russi, ideato dal ravennate Gianni Zauli. Con i lasciti post mostra nel corso di un’intensa attività che dura da 16 anni, si è venuto a costituire l’archivio CABA con oltre 750 libri d’artista di autori italiani custodito a DART Villa Verlicchi a Lavezzola e in biblioteca a Conselice, di cui è il conservatore. Al momento sembra che si sia calmato, ma sicuramente c’è d’aspettare qualche altra iniziativa al di fuori degli schemi convenzionali.

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Lo preferiamo fresco!

COACH

PROFESSIONE BEACH TENNIS: DANNY CIRELLA, DA RAVENNA AL BRASILE

DELL’ANNO

Dal litorale romagnolo alle spiagge brasiliane, il percorso di Danny Cirella è una storia di passione, intuizione e coraggio. Nato e cresciuto a Ravenna, ha trasformato un amore giovanile per lo sport in una carriera internazionale nel beach tennis, fino ad allenare alcuni dei migliori giocatori al mondo. Come è cominciato il suo percorso nel beach tennis?

“Il beach tennis è nato a Ravenna, per la precisione nelle spiagge di Marina di Ravenna, e questo mi ha permesso di conoscerlo fin da bambino. Mio padre mi comprò la prima racchetta a 13 anni. Si giocava solo in estate in quanto non esistevano strutture indoor per continuare l’attività in inverno. Il mio primo torneo l’ho fatto a 16 anni, quando ricevetti l’invito a partecipare ai campionati italiani under 18 da una leggenda di questo sport, Marco Garavini. Vincemmo. Lì nacque la scintilla.”

La difficoltà più grande agli inizi della sua carriera?

“Sicuramente la mancanza di uno ‘storico’ dietro questo sport, perché non esistevano scuole e allenatori per poter apprendere. Quindi decisi di mettere tutte le mie competenze ed energie nel-

“LA

GIOIA PIÙ GRANDE? DIVENTARE IL PRIMO COACH DELLA STORIA AD AVERE UN ATLETA NUMERO UNO DEL RANKING MONDIALE. MI SONO TRASFERITO IN BRASILE PER COGLIERE UN’OPPORTUNITÀ.”

la creazione di uno stile di gioco per dare alle persone quello che avrei voluto per me.”

La soddisfazione più bella?

“Dal 2012 seguo giocatori del circuito professionale e ho vissuto tantissime emozioni: vincere quattro titoli mondiali è stato incredibile. La gioia più grande è arrivata con la realizzazione del sogno di diventare il primo coach della storia ad avere un atleta numero uno del ranking mondiale, essere il primo in assoluto ad aver vinto il titolo di ‘coach dell’anno’ nel 2025 e allenare contemporaneamente la coppia numero uno maschile e le due coppie numero uno femminile.”

Quando ha deciso di fare il salto e partire per il Brasile, cosa l’ha spinta davvero?

“Per una serie di eventi che si intrecciano tra loro. Il beach tennis in Brasile è esploso dopo la pandemia del Covid. Stessa cosa è successa in Italia con il padel, ma con una differenza: il Brasile è grande come l’Europa. Lì ho ricevuto sempre più inviti per eventi e grandi tornei. All’inizio del 2022 decisi di provare a stare un mese in Brasile e già percepivo il potenziale, quindi decisi di partire.”

Arrivare in Brasile non è stato semplice: come sono stati i primi mesi?

“Ricordo che arrivai là sapendo solo due parole: ‘obrigado’ (grazie) e ‘saudade’ (nostalgia). Quando decisi di trasferirmi stabilmente, alcuni giocatori scelsero di seguirmi e questo rese l’apprendimento della lingua più semplice. Inoltre il popolo brasiliano è estremamente accogliente e non giudicante verso chi arriva: questo ha reso tutto più facile.”

Quali sono i campioni che ha allenato? Erano già campioni o aspiranti tali?

“Nel corso degli ultimi 14 anni ho allenato davvero tanti atleti, alcuni già affermati e altri all’inizio del loro percorso. Tra quelli che ricordo con più affetto c’è Alessandro Calbucci, con cui ho lavorato agli inizi della mia carriera. È stata un’esperienza fondamentale: lui era già un giocatore di vertice e più grande di me, e mi ha dato una fiducia enorme. Dopo un 2013 incredibile, in cui vincemmo praticamente tutto, decidemmo di interrompere la collaborazione. Sentivo che fosse il momento di iniziare un nuovo percorso, lavorando con giovani atleti. Sono arrivati giocatori come

Ninny Valentini e Tommaso Giovannini, che nel corso degli anni sono riusciti a diventare numeri uno al mondo. Nel 2018 ho iniziato a lavorare con Mattia Spoto, anche lui arrivato in vetta al ranking mondiale. Negli ultimi anni ho allenato atleti di altissimo livello internazionale come Nicolas Gianotti, Sophia Chow, Vitória Marchezini e Giulia Gasparri, tutti arrivati al numero uno del mondo. Questo è ciò che mi rende più orgoglioso: aver contribuito alla crescita di atleti sia già affermati sia completamente emergenti.”

Qual è la filosofia che trasmette ai suoi atleti ogni giorno?

“Attualmente seguo nove atleti tra uomini e donne ogni giorno, e la sfida più grande è gestire personalità molto diverse tra loro, considerando anche che spesso sono avversari diretti. Il mio ruolo va oltre quello di allenatore: per molti di loro sono una figura di riferimento, una via di mezzo tra un padre e un migliore amico, soprattutto perché vivono lontani dalle loro famiglie.”

Che consiglio darebbe a un ragazzo che parte da zero?

“La prima cosa è identificare chiaramente i propri obiettivi. Senza una direzione precisa è difficile costruire qualcosa di concreto. Subito dopo bisogna capire davvero se si hanno le capacità e la determinazione necessarie per raggiungere quel traguardo.”

Le manca la Romagna?

“Casa è sempre casa, ed è una verità semplice ma assoluta. Una cosa è certa: i cappelletti al ragù della Romagna mancano tantissimo… e non solo a me, ma anche a molti brasiliani che hanno avuto la fortuna di provarli!”

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