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Ravenna IN Magazine 01 2026

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IULIANA CALCATINCI

VIAGGIO TRA CINEMA E TV

MERCATO CONTADINO COMUNITÀ E CIBO AUTENTICO SILVIA MAGNANI VITTORIE AD ALTA QUOTA

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EDITORIALE

La giovane attrice in ascesa Iuliana Calcatinci è il personaggio di copertina di questo numero, un volto oggi noto al pubblico per la serie Rai Il paradiso delle signore. Entrando nel cuore della rivista, incontriamo i produttori del Mercato Coperto Contadino della rete Campagna Amica, la campionessa di paracadutismo Silvia Magnani, e il giornalista e autore televisivo Nevio Casadio. Marco Santandrea ci racconta la storia della Romagna con il progetto social La Torre dell’Orologio, mentre l’illustratrice Irene Penazzi e l’autrice Linda Traversi ci portano nel mondo della narrativa per bambini e ragazzi. Ricordiamo la grande nevicata dell’inverno del 1956, che trasformò Ravenna in un paesaggio siberiano. Infine, incontriamo l’artista Giorgia Severi, che realizza opere che riflettono sulle problematiche ambientali, e celebriamo il centenario di Carlo Zauli. Buona lettura!

DI ANDREA MASOTTI

Edizioni IN Magazine s.r.l. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì | T. 0543.798463 www.inmagazine.it | info@inmagazine.it

Anno XXIV N. 1

Reg. di Tribunale di Forlì il 16/01/2002 n.1

Direttore Responsabile: Andrea Masotti

Redazione centrale: Clarissa Costa

Coordinamento di redazione: Roberta Bezzi

Artwork e impaginazione: Francesca Fantini

Ufficio commerciale: Gianluca Braga

Stampa: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) Chiuso per la stampa il 24/03/2026

Collaboratori: Chiara Bissi, Anna De Lutiis, Massimo Montanari, Serena Onofri, Aldo Savini.

Fotografi: Lidia Bagnara, Omar Carraro, Biblioteca Classense, P. Bruni, Massimo Fiorentini, Marco Parollo, Vincenzo Pioggia, Livio Tilotta.

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte. In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

26 DISEGNO DENTRO LA NATURA

30 SOCIAL ROMAGNA IN UN MINUTO

34 STORIA RAVENNA SIBERIANA 38

territorio.

Scopri IN Magazine Romagna, il nuovo portale che raccoglie storie di eccellenza e

PILLOLE

RAVENNA | Resterà aperta fino al 3 maggio, al MAR - Museo d’arte della città di Ravenna, la mostra Mattia Moreni. Dalla regressione della specie all’umanoide L’evento conclude un progetto espositivo più ampio, intitolato Dalla formazione all’ultimo sussulto prima della grande mutazione a cura di Claudio Spadoni, che ha coinvolto anche i musei di Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna. Sono esposte circa trenta opere realizzate negli ultimi vent’anni di vita di Mattia Moreni, dal 1980 al 1999. La mostra è divisa in tre sezioni: nella prima, l’artista riflette sul cambiamento e sul possibile declino dell’essere umano; nella seconda racconta la trasformazione dell’uomo nell’epoca della tecnologia; la terza comprende una selezione di fotografie e materiali d’archivio.

IL JAZZ ACCENDE RAVENNA

RAVENNA | Dal 2 al 10 maggio ritorna Ravenna Jazz, uno dei più longevi festival jazz d’Italia. Novità della 53a edizione sarà una spumeggiante tripletta di serate estive, l’1, il 3 e il 9 luglio alla Rocca Brancaleone, riaperta agli spettacoli dopo il restauro. Tra i protagonisti il guitar hero Pat Metheny e il giovanissimo Matteo Mancuso, altro divo della chitarra, l’Orchestra giovanile Cherubini con Daniele di Bonaventura, Daniele Di Gregorio e Massimo Recalcati per un tributo ad Astor Piazzolla e Gary Burton, e Nik West, bassista e cantante americana già al fianco di Prince e Quincy Jones. E ancora l’Italian Jazz Orchestra con Flavio Boltro e Walter Ricci, le voci di Petra Magoni, Vanessa Tagliabue Yorke, Maria Pia De Vito e molti altri.

CITTÀ PALCOSCENICO

RAVENNA | Spazia dal Paradiso di Dante alla figura di San Francesco d’Assisi nel suo ottavo centenario, con oltre cento eventi, l’edizione 2026 del Ravenna Festival dal titolo Nacque un mondo al sole, in programma dal 21 maggio all’11 luglio 2026. Nove prime assolute e più di mille artisti coinvolti, tra musica che risuona nelle basiliche, concerti sotto le stelle, danza e teatro che attraversano la città. Il concerto inaugurale vede la violinista Anne-Sophie Mutter come solista con la Royal Philarmonic Orchestra. Figura centrale del festival resta Riccardo Muti, protagonista di più appuntamenti, poi spazio a grandi nomi della musica, del teatro e della danza, fino alla Trilogia d’Autunno dedicata a Mozart.

PILLOLE

IL NUOVO

EUROCITY ESTIVO

FAENZA |Buone notizie per il turismo. Dal 30 maggio al 5 ottobre, per rafforzare i flussi di visitatori tra la Svizzera e l’Emilia-Romagna, sarà attivo un collegamento diretto con Zurigo grazie ai nuovi servizi Eurocity attivi tutti i giorni. Si aggiungerà alla storica tratta ferroviaria Monaco-Rimini. La nuova linea toccherà nove città dell’Emilia-Romagna: anche Faenza, oltre a Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Centrale, Forlì, Cesena e Rimini. L’Eurocity partirà da Zurigo alle 10.33, per arrivare a Rimini alle 18.23. Il ritorno prevede la partenza da Rimini alle 9.52 e l’arrivo a Zurigo alle 17.27. “Un altro tassello della strategia regionale che punta a unire mobilità, turismo e sostenibilità,” sottolineano le assessore Roberta Frisoni e Irene Priolo.

CAPITALE ITALIANA DEL MARE

RAVENNA | Il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, ha proclamato Ravenna ‘Capitale italiana del mare 2025’, nella sala monumentale della presidenza del Consiglio dei ministri. Al Comune vincitore sarà assegnato un contributo di 1 milione di euro per finanziare le attività di promozione della cultura marittima. Tra le città candidate c’erano Ancona, Gaeta, Riccione, Brindisi, Taranto, Santa Cesarea Terme e Policoro. “Finalmente non ci sono più dubbi che Ravenna sia una città di mare e non solo d’acqua,” afferma il primo cittadino Alessandro Barattoni. L’evento inaugurale di questa nuova sfida si è tenuto il 20 marzo con il nuovo posizionamento del monumento ai caduti del mare a Porto Corsini.

PER LA CURA

DELLA LEUCEMIA

RAVENNA | L’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna ospiterà il primo Centro di trapianto di midollo della Romagna per curare i pazienti affetti da leucemia acuta. Il progetto sarà affiancato da Casa Ail che ospiterà e offrirà supporto a pazienti e famiglie fuori sede. La realizzazione del piano è possibile grazie a un importante lascito testamentario dell’ing. Walter Ottone Ghinassi pari a 5 milioni di euro, a cui si sono poi aggiunti i circa 3 milioni di Ail Ravenna, mentre la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna ha messo a disposizione 250.000 euro. “L’utilizzo di cellule staminali portano a sconfiggere la malattia con una percentuale che varia dal 25 al 70%,” ricorda Alfonso Zaccaria, presidente Ail Ravenna.

IULIANA

DELLE SIGNORE

CALCATINCI

A soli 23 anni l’attrice Iuliana Calcatinci, nata in Moldavia ma ormai ravennate d’adozione, si è guadagnata il grande palcoscenico televisivo entrando nel cast della serie Il paradiso delle signore su Rai 1. È infatti tra i nuovi volti della decima stagione: interpreta la ‘Venere’ Caterina, figlia ventenne di Fulvio Rinaldi, il nuovo magazziniere del grande magazzino che ha il volto di Simone Montedoro, con cui ha un ottimo rapporto. Essere presa nel ‘daily’ più amato d’Italia è stata la realizzazione di un sogno di cui ancora non si capacita. Nel suo curriculum figurano anche un piccolo ruolo in Un amore di Francesco Lagi nel 2022, nel cortometraggio Oplà… e si vola e in Uno sbirro in Appennino, serie tv Rai diretta da Renato De Maria con Claudio Bisio, in onda da aprile. Classe 2002, formatasi all’ATC - Accademia Teatro Cinema di Cristiano Caldironi, Iuliana colpisce subito per lo sguardo trasparente e luminoso e per il talento che unisce freschezza interpretativa e forte maturità artistica.

A 11 anni lei è arrivata in Italia per raggiungere sua madre. Com’è stato ambientarsi in un nuovo Paese?

“Non semplice. Ho iniziato il percorso scolastico in quinta elementare, mi sentivo un pesce fuor d’acqua perché in classe c’erano gruppi già precostituiti. Alle medie, però, è andata un po’ meglio. Mi sono dovuta abituare a una mentalità diversa, a nuove regole anche di libertà. In Moldavia avevo più autonomia e indipendenza, già da bambina andavo a scuola e uscivo per piccole commissioni da sola. In Italia questo non era possibile. Crescendo ho fatto nuove amicizie e ho scoperto un Paese con paesaggi meravigliosi, un cibo straordinario e una cultura invidiabile in tutto il mondo. Ormai è la mia casa, e non aspetto più l’estate per tornare in Moldavia.”

Come è nata la sua grande passione per la recitazione?

“Sin dalla prima elementare grazie a una poesia. Ricordo che andai a casa di un’amica più

DI ROBERTA BEZZI FOTO LIVIO TILOTTA

grande per ripeterla, e tutti mi dissero di metterci un po’ meno ‘piattume’. Così mi sono impegnata di più, l’ho recitata a mio modo tirando fuori le emozioni e la cosa è piaciuta molto. Però quando l’ho fatto in Italia per la prima volta, i miei compagni si sono messi a ridere, solo l’insegnante mi ha applaudito. Già quando frequentavo le medie ho cercato i primi corsi di recitazione online, mentre a 15 anni ho cominciato con le prime lezioni al Circolo degli Attori di Cristiano Caldironi. Poi ho proseguito la formazione con Cristiano, Ivano Marescotti e Alessandra Frabetti, e frequentando nel 2023-2024 l’ATC - Accademia Teatro Cinema, dove tuttora mi alleno e sperimento quando torno a Ravenna. Grazie a Cristiano ho iniziato a fare i primi provini a Roma, dove ormai passo metà

NATA IN MOLDAVIA MA

ORMAI RAVENNATE

D’ADOZIONE, A SOLI 23 ANNI È ENTRATA

NEL CAST DELLA SERIE IL PARADISO DELLE

SIGNORE IN ONDA SU

RAI 1. DOPO IL DEBUTTO

SUL SET DI UN AMORE, HA AVUTO UN RUOLO IN UNO SBIRRO IN APPENNINO AL FIANCO DI CLAUDIO BISIO.

del mio tempo, e sono seguita dall’agenzia di Maria Vittoria Grimaudo.”

Come sono state le prime esperienze su set?

“Formative. Quando si inizia, tutto serve per poter imparare e crescere. Il mio debutto ‘in punta di piedi’ al cinema è stato quattro anni fa sul set di Un amore di Francesco Lagi, dove ho avuto un piccolo ruolo. Ricordo che abbiamo girato le scene a Barcellona e che sul set si respirava un’atmosfera molto tranquilla. Posso dire la stessa cosa della serie Uno sbirro in Appennino dove sono stata ben accolta dal regista De Maria e da Bisio che mi hanno messa a mio agio.”

Poi è arrivato il contratto per la nuova stagione de Il paradiso delle signore… “Vincere un ruolo è una rarità perché la concorrenza è altissima. Un sì ai provini arriva sempre dopo tanti no e frustrazioni continue. Per questo bisogna sempre essere molto consapevoli del proprio percorso, non scoraggiarsi mai, ed essere grati per ciò che di positivo capita. Quella del Paradiso è una grande scuola anche per l’impegno a tempo pieno che richiede, sul set si sperimenta un ambiente quasi familiare, in cui c’è l’opportunità di conoscersi più in profondità.”

Caterina Rinaldi, il personaggio che interpreta, è una ragazza molto fedele e credente che vede nella religione un punto di riferimento. Ma anche una giovane che sta crescendo sotto gli occhi dell’amato padre che però la protegge troppo. Cosa vi accomuna? “Non ci accomuna la forte spiritualità. Mia madre, che è ortodossa, da piccola mi costringeva ad andare in Chiesa e mi pesava. Non apprezzo per nulla i ragionamenti ‘incrostati’ dei sacerdoti, per cui nel tempo mi sono allontanata, anche se in fondo credo in qualcosa, in qualcuno, in una forza sovrumana. Caterina piano piano sta uscendo dal guscio e mi è piaciuto – in dialogo costante con il regista e la sceneggiatura – farla vedere prima timida e chiusa e poi sempre più capace di mostrare i suoi desideri senza più paura del giudizio del padre. Personalmente mi piacciono i genitori che lasciano libertà

PH B.BRUNI

ai figli: bisogna fare esperienza anche con il rischio di sbagliare, a volte.”

Chi considera il suo maestro?

“Cristiano Caldironi. L’ho conosciuto quando non immaginavo nemmeno cosa fosse la recitazione e soprattutto a quel livello. Ha assistito a tutte le mie fasi evolutive come attrice e come persona. Come attore e come insegnante è unico, eccelso e inimitabile; trasmette passione, dedizione, precisione, costanza e sacralità nei confronti di questo mestiere. Non si risparmia mai, lavora sodo con ogni allievo fino a portarlo al massimo potenziale in ogni fase del percorso. Come ha fatto con me, accompagna ogni allievo in un percorso formativo individuale. Ritengo che il fatto che sia uno straordinario attore, oltre che maestro, sia un valore aggiunto.”

Teatro, cinema e tv. Cosa preferisce?

“Mi piace recitare, non importa dove. A teatro, chiaramente, c’è l’insostituibile contatto diretto con il pubblico, c’è un’energia che si

“VINCERE UN RUOLO È UNA RARITÀ PERCHÉ LA CONCORRENZA È ALTISSIMA. UN SÌ AI

PROVINI ARRIVA SEMPRE DOPO TANTI NO. PER QUESTO BISOGNA SEMPRE ESSERE CONSAPEVOLI DEL PROPRIO PERCORSO. IL MIO MAESTRO?

CRISTIANO CALDIRONI DI ATC - ACCADEMIA TEATRO CINEMA.”

espande. Al cinema e in tv l’energia diventa più interiore, profonda, si recita per scene e la memoria non deve per forza essere ben salda. Mi piacerebbe molto in futuro fare un monologo, in lingua originale, che parli della condizione degli immigrati. Ho già in mente la storia: una madre che lascia la famiglia nel

Paese d’origine per fare la badante…”

Un regista con cui le piacerebbe lavorare?

“Non ho in mente nessuno, a dir la verità. Vorrei sperimentare l’indipendente, con storie più crude, sul genere di Sentimental Value, film norvegese diretto da Joachim Trier, acclamato come un ‘capolavoro’ emozionale e profondo. Sono molto anticonformista e mi interessa il punto di vista di Paesi diversi dagli Stati Uniti che ormai conosciamo già.”

Cosa ama fare nel tempo libero?

“Corro subito a teatro, per me è la vita. Mi piace passeggiare e osservare la gente, stare in mezzo alla natura e passare del tempo con la mia nipotina.”

PH B.BRUNI

IL CARO BENZINA È SOLO UN RICORDO

*con finanziamento Santander.

AGRICOLTURA

MERCATO

CULTURA DEL CIBO, RELAZIONI E VALORI CONCRETI

CONTADINO

“La tua spesa buona, sana e locale direttamente dalle mani del contadino” recita lo slogan di Campagna Amica, la rete di Coldiretti concepita per la difesa e la tutela del cibo locale mediante vendita diretta. E al di là delle parole ci hanno creduto da subito, tutti: ne sono certi i produttori aderenti al Mercato Coperto Contadino di via Canalazzo 59 e i cittadini che ogni venerdì pomeriggio, sabato mattina e martedì mattina affollano i banchi di prodotti freschi, di origine garantita, dove la compravendita è prima di tutto un patto. I produttori offrono la merce più rara, ovvero la credibilità del prodotto, una filosofia di consumo, a volte una storia di famiglia o una scelta di vita; i consumatori imparano il ritmo delle stagioni tramite l’alternarsi delle produzioni, scoprono sapori perduti, apprezzano la varietà delle merci vendute, a volte imperfette per i banchi della grande distribuzione ma perfette e genuine per le tavole delle famiglie, mai uguali di anno in anno nel gusto, che sia tratti di vino,

olio o miele. E ancora con frutta e verdura, uova, formaggi, latte, la carne e i salumi da animali allevati in collina, il pane, piante e fiori, la spesa è fatta, tutto prodotto in pochi chilometri. Unica eccezione nei mesi invernali gli agrumi, che tramite Coldiretti arrivano da un’azienda della Calabria. Le porte del Mercato Coperto si aprono anche al rincorrersi delle voci dei bambini che partecipano ai laboratori alimentari. I Mercati Coperti della rete, attivi nelle principali città italiane, sono circa una settantina, molti di più i mercati nelle piazze. “Quello di Ravenna, inaugurato nel novembre 2018,” spiega Andrea Conti, coordinatore provinciale della rete Campagna Amica, “è stato il primo aperto nella nostra regione con l’obiettivo di creare comunità attorno al cibo contadino, un cibo vero che racchiude valori concreti. Scegliere il Mercato non vuol dire solo fare la spesa. Significa scegliere persone, storie e territorio.” Per Alessandra Ravagli dell’omonima azienda di Ragone, pre-

DI CHIARA BISSI
FOTO LIDIA BAGNARA

sente anche al Mercato Contadino di piazza della Resistenza, la nascita del gruppo è stata “una bellissima scommessa vinta, un’opportunità per piccole realtà come le nostre di far conoscere i propri prodotti.” Dopo aver rilevato l’azienda dal padre nel 2010, Alessandra produce con metodi tradizionali e imbottiglia manualmente il proprio vino: Sangiovese, Merlot, Famoso, Uva del Tundè, un vitigno autoctono, per citarne alcuni. “Oltre al rapporto diretto con il cliente ci occupiamo di educazione alimentare, un compito importante. Dall’apertura del Mercato siamo sempre gli stessi, ma si è unita una cooperativa sociale che per noi è un valore aggiunto.”

Dal 2015 Max Fabbri segue l’azienda di Brisighella come terza generazione di apicoltori. Miele pluripremiato, il millefiori raccolto

alla Pieve del Thò, di coriandolo, di edera, poi confetture e ancora prodotti di cosmesi, come la crema viso al veleno d’ape, raccolto in maniera non cruenta, e tanta passione e ricerca. “Tra noi siamo affiatati e i clienti lo sentono.” Per Roberta Ricciardelli, che con il fratello Pierluigi guida l’azienda che si occupa di allevamento di galline ovaiole – fondata dal padre Angelo nel 1964 a Riolo Terme – fornitrice di uova per piccoli negozi, ristoranti, gelaterie, il benessere animale è al primo posto così come i cereali per la nutrizione, in parte coltivati direttamente. “Ho creduto subito in questa esperienza, che è cresciuta con il passaparola e il gradimento dei nostri clienti per un prodotto a km 0 e a tempo 0, dall’allevamento alla vendita.” Fabiola dal banco della Cab Coop Brisighella,

dove si può trovare l’Olio Brisighello dop, vino prodotto vicino al frantoio e prodotti lavorati sul territorio, ha visto nel tempo crescere l’interesse delle persone, così come Barbara che affianca dal 2016 i fratelli e il babbo nell’azienda di ortofrutta a Fusignano.

“Mio padre ha creduto da subito nella vendita diretta promossa da Campagna Amica, una modalità che avvicina il produttore a un giusto compenso.”

“È un grande onore,” assicura Franca Pula del Caseificio Boschetto Vecchio di Conselice. “L’affiatamento tra noi aiuta a tenere il mercato vivo. Chi viene da noi ha voglia di parlare e in questo modo riesco a trasmette-

INAUGURATO NEL 2018, QUELLO DI RAVENNA È STATO IL PRIMO MERCATO COPERTO CONTADINO APERTO NELLA NOSTRA REGIONE. L’OBIETTIVO: CREARE COMUNITÀ ATTORNO AI PRODOTTI LOCALI, CONDIVIDENDONE I VALORI.

re il valore dei 40 prodotti che realizziamo, che sono la mia vita.” A comporre il mosaico del Mercato Coperto Contadino sono numerose aziende agricole del territorio romagnolo, e non solo, che portano sui banchi una grande varietà di prodotti tipici, stagionali e a filiera corta.

“Con il Mercato,” spiega il presidente di Coldiretti Ravenna, Nicola Dalmonte, “abbiamo recuperato e riaperto spazi che erano sfitti, senza ulteriore consumo di suolo e cemento, rendendo socialmente ancora più vivo un quartiere importante di Ravenna e offrendo un servizio in più, di qualità, a misura di cittadino.”

QUANDO LA PASTA NON È SOLO PASTA.

La pasta dell’EREMO linea ORO di semola di grano antico Senatore Cappelli. Trafilata al bronzo. Lenta essiccazione. Alta digeribilità.

VITTORIE

TOCCARE

IL CIELO: SILVIA

MAGNANI

CAMPIONESSA

DI PARACADUTISMO

AD ALTA QUOTA

Prima, e per un lungo periodo, con la punta delle dita toccava i parquet delle palestre e i palcoscenici dei teatri, da danzatrice, con tournée e spettacoli. Poi con le dita ha cominciato a toccare il cielo. Silvia Magnani, atleta trentasettenne ravennate – ma in procinto di diventare cittadina di Borghi, dove si è trasferita con il marito Claudio –, la felicità l’ha trovata anche nella sua nuova dimensione sportiva. Da campionessa di danza è diventata campionessa di paracadutismo. Dall’arte del movimento all’arte del volo. “Qualche anno fa ritrovai per caso una lista dei desideri che avevo quando ero bambina,” racconta. “Ce n’erano tanti. Il quarto era volare e lanciarsi con il paracadute. Evidentemente era destino.” Che si materializza nell’incontro nel 2008 con il suo attuale compagno di vita: Claudio Carbone, oggi atleta professionista, istruttore e coach di paracadutismo ed ex velocista di atletica leggera. “Lui era appena entrato nel gruppo sportivo dei Carabinieri e io cominciai a seguirlo nelle sue gare e nei suoi circuiti di World Cup restando affascinata da questa disciplina,” racconta Silvia, “finché, nel 2011, decisi di fare il mio primo lancio e poi il corso.” Teatro dell’evento è La Spreta, dove ha sede lo Skydive Pull Out, unica scuola

DA UNA LISTA DEI

DESIDERI SCRITTA

DA BAMBINA

ALL’AGONISMO:

SILVIA MAGNANI, CHE

GAREGGIA SOTTO

LE INSEGNE DELLO

SKYDIVE PULL OUT DI

RAVENNA, IN POCHI

ANNI HA FATTO IL

PIENO DI MEDAGLIE.

di paracadutismo del territorio a cui è associata e il cui nome porta in giro per l’Italia e per il mondo. “Il mio primo lancio è stato molto emozionante. Ero una ragazza. Ricordo tanta adrenalina ma nessuna paura, e grande entusiasmo. Tant’è che decisi quasi subito che non avrei fatto paracadutismo solo per divertimento – che poi lanciandosi è inevitabile – ma che avrei voluto intraprendere un percorso agonistico. Mi iscrissi al corso: sette lanci assistiti con istruttori per prendere il brevetto, il nostro ‘foglio rosa’, poi minimo 50 lanci per accedere alla licenza Enac, e col tempo iniziai ad allenarmi e a gareggiare.”

I primi risultati arrivano nel 2018: un bronzo nella quarta tappa della World Cup Series a Belluno, nella precisione in atterraggio a squadre. “Quella è la più antica delle 14 discipline del paracadutismo, prevalentemente praticata dai centri sportivi militari per il grande impegno richie-

DI MASSIMO MONTANARI
FOTO MASSIMO FIORENTINI

sto nella preparazione. Ci si lancia da un velivolo da 1.000 metri con una squadra composta da 5 atleti. Si aprono le vele e si gestisce la differenziazione di quota per atterrare uno dopo l’altro sul medesimo bersaglio con al centro un rilevatore elettronico del raggio di 16 centimetri. Il centro ha un diametro di 2 cm e si deve toccare con un tacchetto posto sotto al tallone della scarpa. Le gare si svolgono su un totale di 8 lanci.”

Nel 2019 arriva il primo titolo italiano al campionato Anpdi, l’Associazione Nazionale paracadutisti d’Italia che tra le altre attività rilascia qualifiche di paracadutista civile. Il primo dei cinque ori ai Campionati italiani assoluti di discipline

classiche arriva invece nel 2021 in combinata, accompagnato da due argenti e tre bronzi; il primo successo internazionale ‘Paracadutista Bruno Nofori’ è del 2023 nell’individuale a Molinella mentre il primo oro nella World Cup Series è del settembre 2025 a Locarno, a coronare il secondo miglior anno della sua carriera. Silvia ricorda: “Locarno mi ha portato fortuna. Lì ho vinto tre medaglie nelle World Cup Series e due podi di squadra nella classifica finale. Nella prova di settembre ho anche ottenuto il mio record personale in gara di 11 centimetri su 8 lanci. Il 2025 è stato senza dubbio un ottimo anno coronato dall’oro individuale agli italiani dove ho chiuso con il miglior risultato

femminile mai ottenuto sinora, in una rassegna tricolore. Il 2023 è stato invece l’anno della mia stagione migliore in assoluto, con 5 ori italiani in tutte e tre le discipline: precisione in atterraggio, stile in caduta libera e combinata. Un bronzo nazionale, un terzo posto in World Cup Series e un bronzo individuale all’International Dubai Parachuting Championship, gara di grande prestigio. Sono salita sul podio a Dubai con le due francesi, la pluri-campionessa del mondo Deborah Ferrand, e l’attuale campionessa del mondo Leocadie Ollivier de Pury. Abbracciarci avvolte nelle bandiere è stata una delle emozioni più grandi della mia vita.”

Dottoressa fisioterapista nella vita di tutti i giorni e con un progetto nascente di cura integrata, Silvia è ambasciatrice di questo sport, trasmettendo l’importanza di come un profondo lavoro su corpo e mente, oltre a una solida preparazione atletica, siano connessi ai risultati nello sport e nella vita. “Negli ultimi anni il livello del paracadutismo italiano femminile è cresciuto tantissimo, ma restano ancora ingiustizie di genere,” commenta con amarezza, “perché chi deve selezionare continua a privilegiare la rappresentanza maschile alle gare di rilievo. Agli Europei del 2025 ci sarebbe stata la possibilità concreta di portare a casa una medaglia ma non c’è stata nessuna rappresentanza femminile. Una disparità che andrebbe colmata.”

CACCIATORE

NEVIO CASADIO: UNA CARRIERA

DA NARRATORE

TRA STAMPA E TV

DI STORIE

Per tanti ravennati come me, la presentazione del libro Le stanze dei giardini segreti (Vallecchi Editore), alla Sala D’Attorre di Ravenna, è stata l’occasione per conoscere Nevio Casadio Cercando notizie su di lui prima della presentazione, sono rimasta sorpresa dalla mole di produzione, dall’interesse per i vari settori e, soprattutto, dalle tantissime persone importanti che ha conosciuto e con le quali ha lavorato. Giornalista, reporter, regista, ma lui si definisce un cacciatore di storie. E quella raccontata nel libro citato è davvero un intreccio di storie e di luoghi che affascina il lettore, anche perché, a sorpresa, si imbatte in luoghi, personaggi, situazioni insolite. Le stanze dei giardini segreti è il racconto di un professore universitario che trasforma il vecchio mulino dove è nato in un rifugio di storie, nomi perduti, poesie, fotografie che custodiscono pensieri ed emozioni. Un racconto che prende vita

PER LA RAI HA FIRMATO CENTINAIA

DI LAVORI TRA

INCHIESTE, REPORTAGE,

DOCUFILM, E OGGI

STA PREPARANDO UN PROGETTO SUI GIOVANI E LA LEGALITÀ FRUTTO

DI UN TOUR A SCAMPIA.

ALLIEVO DI SERGIO

ZAVOLI, GRANDE

AMICO DI TONINO

GUERRA E STIMATO DA

REGISTI QUALI AVATI, ANTONIONI E FELLINI.

tra il Montefeltro, la pianura romagnola e luoghi lontani come Russia, Honduras, Parigi e Ohio. Difficile definire la tipologia del romanzo che si arricchisce continuamente di storie, eventi e strani personaggi che, vivendo

tra mistero e memoria, reale e onirico, inquadrano la vita in un’atmosfera poetica e metafisica che conquista il lettore e lo attrae nel tentativo di farlo diventare attore, quasi protagonista in uno dei tanti ruoli, dei tanti personaggi. Quella di Nevio Casadio è una vita professionale molto attiva, che spazia da scrittore a regista, ad autore televisivo. “Ho scelto di fare il giornalista per la passione per la carta stampata, il desiderio di approfondire attraverso la narrazione. Che poi il narrare si può fare attraverso la scrittura ma anche con le immagini: ecco come nasce l’amore anche per la televisione.” Nel tempo ha collaborato con diversi quotidiani e settimanali come La Repubblica, Oggi, Il Mattino. “In Rai sono stato allievo di Sergio Zavoli con il quale ho collaborato in numerose inchieste,” ricorda. Il suo giornalismo l’ha impegnato anche in approfondimenti come Speciale Tg1, La sto-

DI ANNA DE LUTIIS FOTO MASSIMO FIORENTINI

ria siamo noi, diretta da Giovanni Minoli; da Tv7 a C’era una volta, da Frontiere a Piazzale degli Eroi Il suo lavoro l’ha portato non solo in luoghi italiani ma anche nel mondo: dai Balcani all’India, dall’Europa alla Russia. Nel 2007 Enzo Biagi, al suo rientro in Rai, lo ha chiamato a far par-

te della nuova trasmissione RT/ Rotocalco Televisivo di Rai 3, in qualità di coautore e di inviato speciale del programma per il quale ha firmato numerosi reportage, prevalentemente dedicati alle vittime di incidenti sul lavoro. Nel contesto del centenario della nascita di Indro Montanel-

li ha firmato per Rai Sat, diretta da Carlo Freccero, il programma televisivo di otto puntate Montanelli tv. “Per la Rai ho firmato centinaia di lavori tra inchieste, reportage, docufilm,” prosegue Casadio. “Gli ultimi, in ordine di tempo, furono dedicati a Tonino Guerra come L’Ulisse di Campagna Guerra è stato per me un grande amico. Per lui ho realizzato il documentario sui suoi novant’anni. Insieme dovevamo lavorare sull’argomento che, dopo alcuni anni dalla sua scomparsa, è poi diventato Le stanze dei giardini segreti.” Il giornalista ricorda anche gli argomenti dedicati agli esuli istriani Italiani per Scelta. 7 storie istriane e al salvataggio di famiglie di ebrei nel corso dell’ultima guerra da parte della comunità di un intero paese del ravennate come Cotignola, il paese dei giusti. Davvero tanti i problemi affrontati, in luoghi sempre diversi come N.U. Piovono fiori su Napoli e Scampia, dove descriveva

GIORNALISMO

una realtà emergente che conteneva anche un segno di speranza. Nevio confessa anche che presto tornerà a parlare di Scampia: “Sto preparando un progetto realizzato in parte qualche anno fa, quando andai a Scampia per intervistare i giovani a proposito della legalità. Un lavoro molto importante e di grande successo. Vorrei tornare lì per raccontare la realtà di oggi.” Racconta poi con orgoglio il suo rapporto lavorativo e di amicizia con grandi registi come Pupo Avati, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini. “Nevio Casadio è prima di tutto un narratore,” affermava Sergio Zavoli. “Narratore per immagini, talché gli riesce bene anche la televisione. Ha la curiosità, professionale e civile, di un giornalista avvezzo a cogliere il cosiddetto aspetto umano.”

“Carissimo Nevio, (...) ho visto il tuo bellissimo film sul Polesine, che mi conferma sulla certez-

L’ULTIMA SUA OPERA È IL LIBRO LE STANZE

DEI GIARDINI SEGRETI, IL RACCONTO DI UN PROFESSORE UNIVERSITARIO

CHE TRASFORMA IL VECCHIO MULINO

DOVE È NATO IN UN RIFUGIO DI STORIE E NOMI PERDUTI.

za del tuo talento,” scriveva Pupi Avati. Senza dimenticare, infine, i numerosi riconoscimenti ricevuti: tre volte il Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi, il Premio Guidarello per il giornalismo d’autore, Premio Amico Rom.

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IL NUOVO NEGOZIO

DI VIA MATTEOTTI 9

Passare del tempo all’interno della gioielleria Errani, nel cuore di Ravenna, significa vivere un’esperienza fatta di luce, accoglienza e relazione.

Ne sono consapevoli Maria Giulia Errani e la madre Carmen Amaduzzi, figlia e moglie di Giovanbattista Errani, che così hanno immaginato e voluto la nuova sede di via G. Matteotti 9 come uno spazio capace di rispecchiare l’identità della famiglia e il rapporto costruito negli anni con la città.

Il progetto, a cura dall’architetto Giovanni La Mela di Spazio 52, nasce dal una completa rigene-

razione dell’edificio che ospitava la storica ‘Casa del Bianco’: gli ambienti si sviluppano tra piano terra e primo piano con spazi di vendita ed esposizione affiancati dal laboratorio di orologeria ufficiale Rolex Tudor e Omega visibile al pubblico. Ai piani superiori trovano spazio uffici, la direzione e un rooftop per eventi e momenti di condivisione. Ma soprattutto, ed è ciò che più conta per la famiglia Errani, il progetto mette al centro il tempo dedicato alle persone e all’accoglienza . “Il nostro lavoro non è solo vendere ma creare fiducia, non proponiamo solo un sogno

o un oggetto bello, ma anche un investimento. Siamo sempre noi, ma la nostra prima esigenza era quella di dedicare tempo ai nostri clienti in uno spazio a misura, riservato, superando le logiche della vendita tradizionale.”

Un’evoluzione accolta con entusiasmo dalla clientela che, sin dai primi giorni di apertura, ha dimostrato apprezzamento per gli ambienti dalle linee contemporanee, immersi nella luce e caratterizzati da materiali chiari ed eleganti, senza eccessi. Qui trovano spazio l’alta gioielleria, l’orologeria con corner dedicati ai principali marchi e un servizio di assistenza post vendita che rappresenta da sempre uno dei punti di forza di Errani. Tra un saluto, un consiglio, una chiacchiera, i clienti si muovono negli spazi espositivi per scelte d’acquisto guidate da personale formato che condivide lo stile Errani.

Tutto iniziò a Faenza nel 1991 con il primo punto vendita in corso Mazzini 21 che, ricorda Carmen Amaduzzi, “fece scalpore.” Nel 2006 un’altra tappa importante è l’acquisizione della storica gioielleria Melandri, rivenditore autorizzato Rolex. Il 2018 segna l’arrivo a Ravenna con l’acquisizione e il rinnovamento della storica gioielleria Ancarani e l’apertura di Errani Dreams: due realtà complementari che consolidano la presenza della famiglia in città. Con la nuova sede prende forma anche un progetto dedicato alla casa, con l’ingresso di Ginori e della ceramica d’autore di Faenza, che amplia l’offerta mantenendo la stessa attenzione per

IL NUOVO NEGOZIO

COMPRENDE SPAZI DI VENDITA, DI ESPOSIZIONE, IL LABORATORIO DI OROLOGERIA ROLEX, TUDOR E OMEGA E IL REPARTO DI ASSISTENZA POST VENDITA, MENTRE AI PIANI SUCCESSIVI OSPITA UFFICI, LA DIREZIONE E UN ROOFTOP PER EVENTI. SOPRATTUTTO, METTE AL PRIMO POSTO L’ACCOGLIENZA.

qualità e artigianalità. “I brand con cui lavoriamo,” assicura Maria Giulia Errani, “ci hanno accompagnato in un processo di crescita che abbiamo abbracciato con competenza e responsabilità, parti integranti del nostro lavoro e del nostro approccio. Stiamo crescendo, e con noi stanno crescendo i nostri spazi, ma la nostra anima resta la stessa di sempre. Crediamo profondamente nella città di Ravenna e da questo legame nasce la sfida della nuova sede: un investimento nel futuro, ma anche un segno di fiducia verso il territorio. Dopo un anno e mezzo di lavori siamo felici del risultato.” Il sogno di Giovanbattista Er-

rani di consolidare la presenza dell’attività a Ravenna si compie in dialogo con il tessuto urbano e si afferma con un segno contemporaneo, riconoscibile nelle linee della facciata del palazzo che evocano gli archi del vicino Mercato Coperto e le porte della città. All’interno, come all’esterno, prevale lo stile della famiglia Errani, deciso, autentico e misurato, con un doppio volume centrale da cui, come una cascata, scende un lampadario in vetro di Murano realizzato su misura. E dove nel mosaico commissionato all’artista Luca Barberini, vibrante di colori, la storia della città si intreccia con quella della famiglia Errani: i monumenti

Unesco, il mare, il Candiano, le torri Hamon, il porto e un omaggio alla pallavolo, passione di Giovanbattista Errani.

“In un’epoca in cui il valore risiede sempre più nella qualità e nella durata nel tempo, Errani affianca alla vendita un servizio di rigenerazione e personalizzazione dei gioielli. Spille e anelli prendono nuove forme e nuova vita grazie a nuovi disegni e a mani esperte che sviluppano idee condivise con i clienti e creazioni su misura.”

“Sono cresciuta,” racconta Maria Giulia, “guardando mio padre che si occupava delle vendite e seguiva personalmente i clienti, costruendo con loro un rapporto

di fiducia reciproca.” Per lui non era solo vendita: era relazione, era presenza.”Oggi quel modo di lavorare è diventato la nostra eredità più preziosa. Continuare a dedicare tempo alle persone, accompagnarle nei momenti importanti della loro vita, dalle ricorrenze ad un regalo inaspettato, è il modo più autentico che abbiamo per custodire il suo insegnamento che, oggi come ieri, è parte essenziale della filosofia di Errani.”

A LATO, DA SINISTRA, MARIA GIULIA ERRANI E CARMEN

IN ALTO, GLI SPAZI DELLA NUOVA SEDE RAVENNATE.

AMADUZZI.

DENTRO

LA MAGIA DELLE CREAZIONI DELL’ILLUSTRATRICE

IRENE PENAZZI

LA NATURA

DI ALESSANDRA ALBARELLO

PIANTE E ANIMALI

SONO IL FILO

CONDUTTORE DELLE

OPERE DELLA LUGHESE

IRENE PENAZZI, I CUI

LIBRI E ALBI ILLUSTRATI

SONO SPESSO

TRADOTTI IN DIVERSE

LINGUE E SELEZIONATI

DA FIERE E FESTIVAL INTERNAZIONALI.

Un gruppo di bambini, accompagnati dai propri genitori, segue con attenzione il racconto visivo che si snoda lungo le pareti di una sala del Mar - Museo Città d’arte di Ravenna durante la mostra interattiva Acqua, Aquae, ideata da Immaginante. Le illustrazioni, ricche di mille dettagli tratteggiati con matite colorate, parlano di una realtà familiare, quella del mare, dei giochi sulla spiaggia, ed è quindi facile per loro riconoscere quei luoghi, immedesimarsi nelle situazioni di svago e di vacanza, in quelle estati che chissà quante volte avranno vissuto. Come le ha vissute Irene Penazzi, illustratrice nata a Lugo e che da un paio di anni vive a Mira, in provincia di Venezia. La sua infanzia, i suoi ricordi nella casa di Lugo col grande giardino, le due settimane che trascorreva a giugno a Marina Romea con i due fratelli, tutto riaffiora nelle sue illustrazioni, trasformandosi in segni evocativi che trasmettono la sua passione per la natura e per gli animali. Succede per le illustrazioni del libro senza parole I giorni del mare, esposte recentemente al Mar, ed è successo così anche per Dans le jardin, pubblicato nel 2018 in Francia da Maison Eliza (che ora fa parte di Glenat) e poi nel 2019 in Italia con il titolo Nel mio giardino il mondo (Terre di

Mezzo Editore). “È stata la mia tesi di laurea all’Accademia di Belle Arti di Bologna e con quel primo libro ho capito che ero diventata davvero un’illustratrice,” ci dice Irene. Come autrice unica ha pubblicato tre ‘silent book’ (oltre a quelli sul giardino e sul mare, anche Su è giù per le montagne di Terre di Mezzo), un libriccino cartonato per la casa editrice svizzera La joie de lire che avrà probabilmente un seguito, e La natura in città, albo di divulgazione dell’Editoriale Scienza per cui è in lavorazione un secondo volume dedicato alle zone umide. Una quindicina circa di libri e albi sono stati invece realizzati in collaborazione con autori e autrici, tra questi L’uomo con il cappotto verde di Davide Calì (Lapis Edizioni) e Il tasso e la bambina dell’etologa Chiara Grasso (Aboca Edizioni), che hanno vinto nel 2025 il prestigioso Venice Gardens Foundation Natura Premio Letterario Giovani Lettori.

PH OMAR CARRARO

NELLA PAGINA PRECEDENTE, L’ILLUSTRATRICE IRENE PENAZZI. IN APERTURA E IN ALTO, IL LIBRO I GIORNI DEL MARE IN ESPOSIZIONE ALL’INTERNO DEL MOSTRA ACQUA, ACQUAE, E L’EDIZIONE FRANCESE DI DANS LE JARDIN

Nel 2021 Irene Penazzi è stata anche selezionata dalla Children’s Book Fair di Bologna tra le 20 eccellenze italiane dell’illustrazione che hanno poi girato il mondo con la mostra organizzata da Accademia Drosselmeier, approdata nel 2023 in Messico a Villahermosa, dove l’illustratrice è stata invitata a tenere presentazioni e laboratori. Tradotti in diverse lingue, i suoi libri ‘viaggiano’ in molti paesi stranieri, e vengono spesso selezionati da concorsi di fiere e festival internazionali dedicati alla letteratura per l’infanzia. Ma dove nasce la passione di Irene Penazzi per il disegno? Per rispondere a questa domanda ritorniamo a Lugo, non solo a quel grande giardino ma anche alla sua stanza/studio, ‘una stanza tutta per sé’, come l’a-

vrebbe definita Virginia Woolf. “Fin da piccola ho sempre disegnato e letto molti libri che io e i miei fratelli prendevamo in biblioteca, stimolati dai nostri genitori. Mi aveva molto colpito La casa sull’albero di Bianca Pitzorno, con le illustrazioni di Quentin Blake: ho cercato di capire come potesse, in pochi tratti, definire personaggi, situazioni, sensazioni.”

Irene Penazzi ha poi sempre vissuto a contatto con la natura, circondata da tanti animali sia domestici sia selvatici, un ambiente che è diventato la sua cifra espressiva, con l’intento di condividere con i più piccoli l’esperienza e l’incanto di quel mondo variegato e complesso, scandito dalla ciclicità del tempo e delle stagioni. Non solo im-

magini quindi. In ogni libro, attraverso ricerche approfondite, restituisce infatti informazioni e dettagli su piante e animali, in modo che i bambini possano incuriosirsi, esplorando i paesaggi che hanno attorno. “Osservare la natura e starci dentro mi fa stare bene. Cerco poi di trasmettere questa bellezza assoluta e il rispetto per l’ambiente attraverso il disegno, che nasce spontaneamente dalla necessità di condividere con gli altri le mie nuove scoperte.” Tra le varie tecniche, Irene Penazzi ama utilizzare prevalentemente matite colorate su una base ad acquerello. “Dopo una lunga fase preparatoria, di ricerca e di definizione del disegno, il momento del colore è più breve e istintivo, perché amo stupirmi io stessa del risultato finale.” Tra i prossimi progetti, l’idea di confrontarsi con visioni notturne e quella di raccontare i parchi, soprattutto del Nord Europa. Prima di lasciarci, un’ultima riflessione sull’Intelligenza Artificiale, sempre più erosiva di certe attività creative: “Cerco di averci a che fare il meno possibile, perché penso che ciò che traduco con il segno e con la mano sia unicamente legato alla mia esperienza e non credo possa essere sostituito dall’IA che relegherei ad altri campi più utili alla società. La creatività la lascerei quindi alle persone umane.”

PH VINCENZO PIOGGIA

Lo preferiamo fresco!

ROMAGNA MARCO

SANTANDREA: TRASFORMARE LA STORIA IN UN RACCONTO MODERNO

IN UN MINUTO

C’è un filo che lega un nonno tappezziere nato nel 1927, le passeggiate tra le vie di Faenza e un format social capace di macinare migliaia di visualizzazioni. Quel filo ha un nome: Marco Santandrea, 30 anni, faentino, laureato in architettura. C’è chi usa i social per inseguire i trend e chi, come Marco, li trasforma in uno strumento di divulgazione storico-culturale. Scopriamo allora la pagina Torre dell’Orologio e la rubrica La Bella Romagna: un progetto nato per passione, e oggi in piena trasformazione, dove il pubblico si sente coinvolto dalla storia del proprio luogo e anche da quella delle località romagnole più recondite e sconosciute. Da dove nasce l’idea di raccontare la Romagna?

“L’amore per la storia locale nasce, quando ero bambino, dalle passeggiate con mio nonno per il centro di Faenza. Mi raccontava la guerra, i cambiamenti della città, gli aneddoti delle vie e delle piazze. Quella è stata la mia

GRAZIE AL NONNO,

SI APPASSIONA ALLA

STORIA PASSEGGIANDO

PER IL CENTRO DI FAENZA. OGGI CON LA PAGINA SOCIAL

TORRE DELL’OROLOGIO

E LA RUBRICA LA BELLA

ROMAGNA TRASFORMA

LA MEMORIA LOCALE IN RACCONTO CONTEMPORANEO, DOVE LA COMUNITÀ

DIVENTA COAUTRICE.

prima scuola di divulgazione. Poi mi è capitato di ascoltare narrazioni di chi aveva attraversato la guerra e i cambiamenti del Novecento. Storie di botteghe, piazze, personaggi e bombardamenti che trasformano Faenza in un libro a cielo aperto. È lì che

matura l’idea: custodire e trasmettere la memoria locale.”

Come è iniziato il progetto sui social?

“Nel 2012 seguivo una pagina Facebook dedicata alla Torre dell’Orologio di Faenza. Commentavo le foto con curiosità storiche, finché l’amministratrice mi ha proposto di gestirla. Da lì ho iniziato a strutturare i contenuti in modo più continuativo. Nel 2018 poi, su Instagram, l’evoluzione. Serviva un linguaggio più veloce, adatto a video brevi e a un pubblico giovane. Il limite di un minuto è diventato una forza: mi obbliga a essere chiaro, sintetico e coinvolgente.”

C’è stato un momento che ha segnato una svolta?

“Sì, in particolare con il video su Capannaguzzo, tra febbraio e marzo 2025. Ero a Volterra con il Rione che seguo quando ho visto crescere i numeri in modo incredibile. In un giorno sono arrivati migliaia di nuovi follower. Ho capito che il progetto poteva an-

DI SERENA ONOFRI
FOTO MASSIMO FIORENTINI

dare oltre la nicchia.”

Come sceglie le storie da raccontare?

“Cerco luoghi che abbiano un’anima e un legame con la comunità. Spesso arrivano suggerimenti

dai follower: mi scrivono, mi raccontano ricordi di famiglia. Il rapporto con il pubblico è uno degli aspetti più forti del progetto. Loro mi suggeriscono luoghi, inviano aneddoti, si riconoscono

nei racconti. Sono molto appassionati. È una narrazione collettiva, dove la comunità diventa coautrice.”

Nel 2024 ha lanciato La Bella Romagna. Cosa cambia?

“Ho sentito l’esigenza di allargare lo sguardo. La Romagna non è solo mare: è fatta di borghi, frazioni, campagne, tradizioni e memoria condivisa. Ho un elenco con 250 frazioni ancora da visitare nei prossimi anni. È un lavoro lungo, ma necessario per dare voce anche ai luoghi meno raccontati.”

Raccontare un territorio sui social significa semplificare. Come trova l’equilibrio?

“Cerco di mantenere leggerezza senza perdere autenticità. L’intrattenimento è la porta d’ingresso, ma dietro c’è studio e si cerca di valorizzare la complessità storica.”

Secondo lei, qual è l’aspetto della Romagna più sottovalutato e quello più entusiasmante?

“Realizzando i video sulle fra-

“CERCO LUOGHI CON UN LEGAME CON LA COMUNITÀ, PORTANDO LEGGEREZZA SENZA PERDERE AUTENTICITÀ. L’INTRATTENIMENTO È LA PORTA D’INGRESSO, MA DIETRO C’È

TANTO STUDIO PER VALORIZZARE LA STORIA.”

zioni mi sono spesso imbattuto nelle piccole località appenniniche, e ho notato una forte differenza tra quelle comprese nella zona Rimini/Cesena e quelle da Cesena, a Faenza fino a Imola: queste ultime risultano meno valorizzate, meno ‘turistiche’ e forse per questo più autentiche e ancora da esaltare. Un aspetto entusiasmante è sicuramente tutto ciò che ha un legame con la vita quotidiana delle persone: argomenti come il dialetto, la cucina o episodi legati al vissuto

permettono maggiori interazioni e condivisioni da parte del pubblico.”

Passione o lavoro?

“È nato come passione, oggi sto cercando di renderlo sostenibile. Mi piacerebbe poter continuare a diffondere e divulgare la nostra storia romagnola e oltre. Sono in contatto con realtà regionali e valuto collaborazioni che possano dare stabilità al progetto e valorizzare il territorio. Per crescere serve anche un supporto organizzato e manageriale.”

IN BASSO, SANTANDREA SOTTO LA TORRE DELLOROLOGIO DI PIAZZA DEL POPOLO A FAENZA.

ADVERTORIAL

BERTI ARREDAMENTI

PASSIONE, QUALITÀ E TRADIZIONE DA OLTRE 75 ANNI

L’AZIENDA CON

SEDE A PISIGNANO

DI CERVIA, GESTITA

DALLA FAMIGLIA

BERTI, PORTA AVANTI

UNA VISIONE

ARTIGIANALE FATTA

DI CURA, PRECISIONE E AMORE PER IL

LEGNO.

Da oltre 75 anni, Berti Arredamenti porta avanti una visione artigianale fatta di cura, precisione e amore per il legno. Ogni prodotto racconta una storia fatta di qualità, esperienza e rispetto per la materia prima. Grazie alla competenza nel settore dell’arredamento e a una falegnameria interna all’avanguardia, l’azienda ha realizzato nel corso degli ultimi anni arredi su misura – ossia unici, progettati appositamente per ogni ambiente – per privati, attività e spazi commerciali (hotel, uffici, negozi, bar, ristoranti, ecc.), oltre che per il settore nautico. Tutto nasce a Pisignano di Cervia, nel lontano 1948, per volontà del socio fondato-

re Valter Berti . Nel corso degli anni, l’azienda consolida il proprio know-how attraverso la continua ricerca di materiali, tecnologie e investimenti in attrezzature a controllo numerico interconnesse direttamente con l’ufficio progettazione. Attualmente l’attività è gestita da Giancarlo e Giancarla Berti, figli di Valter, a cui si è aggiunto di recente Francesco, il nipote di Valter, abilitato alla professione di architetto iscritto all’ordine di Ravenna, raggiungendo così la terza generazione. “Negli ultimi anni è cambiato il business interno,” racconta Giancarla Berti, dottore commercialista che si occupa principalmente dell’am-

ministrazione. “ Siamo passati dai mobili e accessori rustici alla progettazione e realizzazione di arredi su misura – distinguendoci per l’attenzione ai dettagli – all’alta qualità dei materiali e alla capacità di interpretare le esigenze estetiche e funzionali dei clienti e soprattutto degli architetti che li assistono nelle loro scelte. Ogni anno, oltre ai tanti clienti storici, ci capita di seguire diversi alberghi. Una sfida è stata quella, per esempio, di fornire arredi e complementi per le 80 camere del Grand Hotel Gallia di Milano Marittima del gruppo Batani Select Hotel”

Da circa vent’anni poi, il settore nautico è diventato il fiore all’oc-

“CHE

SI TRATTI DI UNO YACHT, DI UN NEGOZIO

O DI UNA CASA, I NOSTRI PROGETTI NASCONO DA UN DIALOGO CONTINUO

CON IL CLIENTE GRAZIE

AD UN PROCESSO CHE FONDE CREATIVITÀ, COMPETENZA TECNICA E CURA ARTIGIANALE.”

chiello di Berti Arredamenti che offre soluzioni di arredo su misura per yacht con materiali selezionati resistenti all’ambiente marino e con finiture sempre più personalizzate.” Francesco Berti segue in prima persona l’efficientamento di tutto il processo produttivo anche attraverso l’applicazione della Lean. “ Abbiamo investito molto nel nostro parco macchine e siamo veloci ed efficienti,” spiega. “Che si tratti di uno yacht, di un negozio o di una casa, i nostri progetti nascono da un dialogo continuo con il cliente e si sviluppano at-

traverso un processo preciso, dove creatività, competenza tecnica e cura artigianale si fondono. L’intento è infatti quello di realizzare ambienti su misura in grado di rispecchiare l’identità e le esigenze di chi li vive.” Per questo entrando da Berti Arredamenti non c’è la classica sala mostra: “La nostra sala mostra è il ciclo produttivo perché non esternalizziamo praticamente nulla. Anche se collaboriamo con aziende esterne per semilavorati, siamo in pratica una falegnameria dalla materia prima alla lucidatura, dal montaggio

alla consegna.” Avendo fatto una precisa scelta di prodotto e di qualità, Berti Arredamenti non ha sentito la concorrenza del ‘fast forniture’, il fenomeno dell’arredamento usa-e-getta, simile alla fast fashion, caratterizzato da mobili a basso costo, produzione di massa e cicli di vita bassi. “Ancora in tempi non sospetti la Berti Arredamenti ha sposato il tema della sostenibilità. Tra i punti di forza ci sono gli arredi (cucine, armadiature e altro) customizzati e non brandizzati che rappresentano la scelta ideale per chi cerca un prodotto

unico, su misura, di alta qualità e privo della ‘firma’ di un marchio commerciale famoso, puntando invece sulla maestria artigianale e la falegnameria diretta.” La grande sfida è attirare i giovani che preferiscono luoghi con sala mostra dove acquistare mobili da sostituire periodicamente. “Si fa fatica a fare percepire la qualità del prodotto, a considerare un mobile come un investimento, ma qualcosa un po’ sta cambiando. Alla fine sono le case che durano nel tempo a dare tranquillità e serenità, il luogo in cui ci si sente veramente protetti.”

RAVENNA

INVERNO LEGGENDARIO: LA GRANDE NEVICATA

DEL 1956

SIBERIANA

Quest’anno, dopo molto tempo, è tornata a fare la sua comparsa una presenza divenuta assai rara negli inverni ravennati: quella della neve. Abituati a stagioni ‘fredde’ in cui un autunno infinito si stempera invariabilmente in una precoce primavera, e nelle quali eventi come il 2012 appaiono sempre più come episodi tanto fuori scala quanto effimeri, le due settimane di inverno vero di inizio gennaio hanno suscitato reazioni che sarebbero state incomprensibili in epoche avvezze a ben altri regimi climatici. Senza scomodare la ‘piccola era glaciale’ del periodo 1500-1800, basta tornare al Novecento per trovare una normalità fatta di geli e di nevi frequenti, con grandi picchi destinati a restare nella memoria per generazioni. Insieme al 1929 e al 1985, il terzo inverno leggendario del secolo scorso fu proprio quello di 70 anni fa, anche allora anno olimpico, anche allora a Cortina: il 1956. E davvero quel 1956

DOPO UNA PRIMA

NEVICATA NELLA NOTTE

DELL’1 FEBBRAIO, IL

9 SI SCATENÒ UNA

NUOVA BUFERA

ANCORA PIÙ POTENTE

DELLA PRECEDENTE. LE PRECIPITAZIONI CONTINUARONO, PORTANDO A OLTRE

50 CM DI NEVE. IL

PICCO DI FREDDO FU

RAGGIUNTO IL 16, CON IL TERMOMETRO CHE

SCESE A -14°.

fu ‘indimenticabile’, come scrisse Pietro Nenni, ma per motivi che non riguardavano soltanto le condizioni meteorologiche. Nell’Italia in cammino dal dopoguerra al ‘miracolo economico’, nel mondo in bilico fra il ‘di-

sgelo’ e le recidive della Guerra fredda, anche Ravenna giocava la sua parte. Da pochi mesi, nell’autunno del ‘55, sulle rive del Candiano i primi pini avevano iniziato a cadere sotto l’urto dei bulldozer che spianavano il terreno al nuovo stabilimento ANIC e al futuro industriale della città, mentre a ridosso delle mura alti condomini cominciavano a svettare su nuove strade percorse dalle prime Seicento. Al tempo stesso, però, nei casolari di campagna molte stalle continuavano ad affollarsi negli ultimi trebbi di una tradizione millenaria, nei circoli del Partito repubblicano si allestiva come sempre la celebrazione del 9 febbraio 1849 e in quelli del Partito comunista i ritratti di Iosif Stalin campeggiavano sulle pareti a severo monito per gli astanti. Era in questa Ravenna sospesa fra il passato e il futuro che quell’inverno del ‘56 venne a fermare il tempo sotto il suo velo di ghiaccio. Inverno tardivo, in verità, se

DI ANDREA CASADIO
FOTO MASSIMO FIORENTINI

ancora la sera del 31 gennaio si rivelò insolitamente mite. Nei giorni precedenti, però, sull’Europa si erano venuti componendo tutti i tasselli che avrebbero prodotto una conformazione barica simile a quella del ‘29, con le relative conseguenze: l’irruzione di aria straordinariamente fredda dalla Russia e la reazione di questa con le acque calde del Mediterraneo, a innescare la perturbazione che avrebbe fornito il ‘carburante’ per le nevicate. E così, la notte dell’1 febbraio, i primi fiocchi cominciarono a cadere sulla pianura ravennate, come in gran parte d’Italia, accompagnati da un repentino calo delle temperature. Alla fine di quel giorno la città si ritrovò coperta da uno strato nevoso

di circa sette centimetri, esteso fin sulla spiaggia di Marina. Sui giornali cominciarono a comparire le prime notizie di disagi (ritardi nelle comunicazioni, piccoli infortuni), ma anche di tutto il corollario giocoso che la neve portava con sé: mentre le vie e le piazze diventavano il teatro di allegre battaglie a pallate (particolarmente combattuta quella di fronte al liceo classico fra i liceali stessi e gli studenti del vicino istituto tecnico), le rampe del Ponte Nuovo trovavano un insolito utilizzo come piste di improvvisate discese sciistiche: “È tempo di Olimpiadi invernali,” scriveva Il Resto del Carlino, “e i giovani ravennati si sono inebriati di atmosfera olimpionica scivolando vertiginosa-

mente lungo i… trenta metri di discesa libera, anzi, liberissima con finale a rotoloni.” Terminata questa prima ondata di precipitazioni, nei giorni seguenti venne alla ribalta il freddo. Spinto dai venti di bora, che provocarono forti mareggiate sulla costa, il gelo siberiano conquistò gradualmente l’atmosfera, a dispetto del pallido sole che pure non mancò di fare capolino, sigillando il manto bianco sulle campagne e trasformando le strade cittadine in piste di ghiaccio che solo a fatica le ruspe e le squadre di spalatori messe in campo dal Comune riuscirono in parte a rendere praticabili. Si susseguirono alcune giornate di ghiaccio (ossia nelle quali il termometro, anche du-

rante il giorno, non superò mai gli 0°), con minime in campagna fino a -10°. Finché, la sera del 9 febbraio, si scatenò una nuova bufera di neve ancor più potente della precedente, con venti di bora che sulla costa raggiunsero i 70 km orari. Era la sera della festa della Repubblica romana, e da S. Alberto a Filetto, dalle Ville Unite, con i loro lumini alle finestre, alla Casa di Popolo in città, i repubblicani la celebravano nella tormenta. Ma era anche il giovedì grasso, e i festeggiamenti impazzavano nei circoli e nelle balere, nei trebbi di campagna e nei teatri di città. Ravenna ballava sotto la nevicata. Ed era solo l’inizio, perché questa volta, nonostante alcune interruzioni, le precipitazioni continuarono per diversi giorni, fino al 13, mentre la temperatura si faceva sempre più rigida. Il picco fu raggiunto la notte del 16

febbraio, quando il termometro scese a -14° in città e -18° in campagna. Ancora poco, del resto, se confrontato con altre località della provincia come i -24° di Conselice, mentre i 30 centimetri di neve accumulati al suolo (ma forse sottostimati) erano lontani dai 50 e oltre di Russi, Lugo e Faenza. Emblematica la situazione di S. Alberto, dove il Reno si coprì di uno strato di ghiaccio spesso più di mezzo metro, e il vino gelò nelle botti.

Mentre le istituzioni si prodigavano nell’assistenza ai poveri, la vita della città rallentava: il carnevale dei ragazzi nelle vie del centro fu annullato, al campo della Darsena il derby calcistico fra la Sarom e il Forlì, previsto per il 19 febbraio, venne rinviato, e il provveditorato agli studi dispose la chiusura delle scuole per un’intera settimana, cosa

MENTRE LE ISTITUZIONI SI PRODIGAVANO NELL’ASSISTENZA AI POVERI, LA VITA DELLA CITTÀ RALLENTAVA: IL CARNEVALE DEI RAGAZZI FU ANNULLATO, IL DERBY CALCISTICO VENNE RINVIATO E LE SCUOLE CHIUSE.

che oggi sarebbe forse accaduta dopo la prima fioccata ma che all’epoca era un provvedimento eccezionale.

Poi, a poco a poco, il gelo iniziò ad allentare la sua morsa, e la coltre di neve a consumarsi. Le ruspe sul Candiano ricominciarono a sbancare i pini, i cantieri in periferia ad alzare le loro torri di cemento. I comunisti, investiti da un’altra tempesta proveniente dalla Russia, quella del XX congresso del PCUS, avrebbero di lì a poco dovuto rimuovere i ritratti di Stalin dai loro circoli; per i repubblicani si addensavano all’orizzonte le nubi delle lotte fratricide fra ‘lamalfiani’ e ‘pacciardiani’ che sarebbero deflagrate negli anni seguenti. Il manto bianco che aveva per un attimo sospeso il tempo svaniva, lasciava il posto alla Ravenna di sempre e a quella nuova, e il Novecento riprendeva il suo corso.

PH BIBLIOTECA CLASSENSE RAVENNA

SCRIVERE

LINDA TRAVERSI: FINALISTA AL PREMIO BANCARELLINO 2026

PER RAGAZZI

Con il nuovo romanzo per adolescenti Bianca è cambiata!, Linda Traversi, originaria di Cecina in Toscana ma da anni ravennate d’adozione, è in finale al Premio Bancarellino 2026. Un traguardo importante, dopo aver scritto La panchina delle cose difficili, Esco un attimo e Il riparatore di sogni Com’è iniziata la sua carriera di scrittrice?

“Quando ho deciso di scrivere la mia prima storia. Non ho fatto studi letterari né di scrittura creativa, ho soltanto letto molto. Leggo tanto, da sempre, e sono attratta da ogni forma di storytelling, cinema, serie tv, anime, teatro, fotografia, mosaico, pittura, mi interessa davvero tutto, anche le chiacchiere al bar che, qui in Romagna, trovo particolarmente oneste. Mi piace tantissimo capire come gli altri esseri umani raccontano e accolgono il mondo, mi fa sentire parte di un unico flusso, mi consola e mi risolleva, a volte mi ha proprio salvato. Credo che se in un progetto ti impegni a fondo, alla fine qualcosa succede. Per me è stato così.”

Cosa l’ha portata verso la narrativa per ragazzi?

“Non è stata una scelta consapevole. Prima ancora di avere un

editore, fantasticavo su Stella, una ragazzina con una malformazione alla mano che poi è diventata la protagonista del mio primo romanzo per Einaudi Ragazzi, La panchina delle cose difficili. Nel corso della narrazione, sulla panchina si crea uno spazio sicuro in cui spogliarsi dei pregiudizi verso gli altri e verso se stessi, e proprio a Ravenna si è trasformato in un luogo reale. All’ingresso della Sezione Holden della Biblioteca Classense ora esiste questa panchina speciale, dove si può scrivere su un cartoncino la propria ‘cosa difficile’ per appenderla insieme alle altre e rialzarsi un po’ più leggeri. Ecco perché mi piace la letteratura per ragazzi: quel che sembra impossibile a volte diventa possibile.”

Dal 2018 a oggi ha scritto quattro romanzi. Quale le ha regalato soddisfazioni?

“Sono molto affezionata a La panchina delle cose difficili con cui ho scoperto la bellezza di incontrare i ragazzi nei festival, nelle scuole e nelle biblioteche. Ci tengo particolarmente anche perché è stato il mio primo romanzo a essere tradotto e pubblicato all’estero, con Stary Lev in Ucraina, che adesso ha tanto bisogno di sperare in un futuro

DI ROBERTA
FOTO MARCO PAROLLO
“LA

LETTERATURA PER RAGAZZI MI PIACE

PERCHÉ QUEL CHE

SEMBRA IMPOSSIBILE

A VOLTE DIVENTA

POSSIBILE. CON IL

LIBRO LA PANCHINA

DELLE COSE DIFFICILI

HO SCOPERTO

LA BELLEZZA DI INCONTRARE I RAGAZZI

NEI FESTIVAL, NELLE SCUOLE E NELLE BIBLIOTECHE.”

migliore. E poi sono legata all’ultimo, Bianca è cambiata!, che è stato selezionato tra i venti titoli del Progetto Lettura Bancarellino 2026. Non pianificando mai troppo la stesura, ho scoperto anch’io insieme a Bianca, a Nico, al Mostro e agli altri personaggi quel che sarebbe accaduto capitolo dopo capitolo. Rimango immersa nella storia proprio come loro, quindi ci metto sempre un po’ di tempo per uscirne!”

Come definirebbe il suo stile di scrittura?

“Semplice ma denso. Mia madre

è americana, e fin da piccola ho parlato e letto sia in italiano che inglese. In generale l’approccio anglosassone tende a essere più diretto, più scarno, ho la sensazione che sia più aderente al ‘say what you mean’. Dell’italiano invece adoro la musicalità, quando compongo le frasi me le ripeto in testa per essere sicura di aver colto il ritmo più adatto alla situazione. Credo di aver preso gli aspetti che mi somigliano di più da entrambe le lingue, con periodi brevi e termini di uso quotidiano, che però possono riorganizzarsi in maniera inaspettata.”

Ha degli autori di riferimento?

“Mi piace leggere di tutto. Dipende sempre dalla voce degli autori, i nomi che cito cambiano in base a quello a cui mi sono appassionata di recente. Ho finito da poco The Shining di Stephen King che mi ha causato diverse nottate di incubi; Le schegge di Bret Easton Ellis, terribile e ipnotico; poi ho ripreso in mano Matilde di Roald Dahl e Storia di una gabbianella e del gatto le insegnò a volare di Luis Sepùlveda, che mi ha fatto piangere anche stavolta. Ora ho cominciato la saga de L’Amica geniale di Elena Ferrante con imperdonabile ritardo, e la sto adorando.”

Qual è il suo rapporto quotidiano con la scrittura?

“Se possibile, cerco di dedicare alla scrittura l’intera giornata. Dipende molto dalla stagione e dal contesto, ma in generale per me funziona stabilire una routine, poi ci sono giorni in cui scrivo pagine e pagine e giorni in cui un singolo paragrafo. Ecco perché trovo importante ritagliarsi il tempo per stare davanti allo schermo anche se la giornata sembra poco produttiva, è comunque un passo in avanti.”

Pensa mai alla possibilità di scrivere un romanzo per adulti?

“Certamente! Ho sempre un sacco di idee, di pensieri e preoccupazioni, di entusiasmi, a volte mi dico che ho iniziato a scrivere per mettere ordine nel caos in cui mi muovo di continuo.

Ultimamente immagino come potrebbero crescere i personaggi che ho raccontato adolescenti… chissà quali storie verranno a trovarmi da qui a qualche anno.

Sono molto curiosa di scoprirlo.”

Sta lavorando a un nuovo libro?

“In realtà ho appena terminato un nuovo romanzo, sto raccogliendo il materiale per il prossimo. È sempre spaventoso cominciare, ma allo stesso tempo non vedo l’ora!”

ADVERTORIAL

CLINICA VETERINARIA DI RUSSI UN

SERVIZIO DI ONCOLOGIA ALL’AVANGUARDIA

DAL PRIMO SOCCORSO

ALL’ECCELLENZA NELL’ONCOLOGIA MULTIDISCIPLINARE, IL CENTRO

ROMAGNOLO SI CONFERMA PUNTO DI RIFERIMENTO REGIONALE PER LA DIAGNOSTICA

AVANZATA E LE CURE AD ALTA SPECIALIZZAZIONE.

La Clinica Veterinaria di Russi, da oltre trent’anni, è un punto di riferimento sul territorio romagnolo per la salute e la cura degli animali da compagnia. Fiore all’occhiello del centro è la capacità di offrire servizi a 360° per il mondo animale e per i proprietari degli animali

Se da un lato è una clinica con aspetti di alta specialità, in cui sono presenti ortopedici, oncologi e chirurghi, in grado di lavorare in gruppo per fornire le risposte più adeguate ai vari casi, dall’altro continua a rivestire un ruolo prezioso di vicinanza occupandosi delle piccole o grandi emergenze di tutti i giorni.

“Accogliamo tutti e ci occupiamo dei casi più semplici come

di quelli più complicati, sempre fedeli al nostro motto: la ricerca della scelta migliore per l’animale che abbiamo in cura,” ama ripetere il medico veterinario Matteo Galliani, direttore sanitario e proprietario della struttura. Nata come attività ambulatoriale nel lontano 1989 per la cura e il primo soccorso degli animali, si è trasformata in clinica nel 2007, per poi diventare il primo Centro polispecialistico veterinario della Regione nel 2015 con l’arrivo contemporaneamente della Tac e della Risonanza Magnetica, delle sale chirurgiche e delle sale ricoveri, oltre alle sale riunioni, cuore pulsante dove si svolgono i corsi di formazione e aggiornamento.

Dal 2023 La Clinica Veterinaria di Russi vanta un servizio di oncologia e citologia diagnostica, unico nel suo genere in Romagna, che si è arricchito di recente con l’arrivo di un macchinario per l’elettrochemioterapia. “Grazie alla tecnologia abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti,” spiega il medico veterinario Paolo Guazzi, con master di II livello in Oncologia e GpCErt Oncology. “L’elettrochemioterapia è una moderna tecnica oncologica non invasiva e ben tollerata, che combina la somministrazione endovenosa di dosi ridotte di farmaci chemioterapici all’elettroporazione delle cellule tumorali. È un’alternativa alla chirurgia nel trattamento di tumori della pelle e del naso, e di recente anche dello stomaco e dell’intestino. E, quando non si riesce a eradicare il tumore, può essere di supporto alla chirurgia e alla chemioterapia, rallentando il decorso della malattia e alleviando il dolore. L’obiettivo per noi fondamentale è mantenere la qualità della vita, così come nell’oncologia umana.”

Questa nuova tecnica può essere applicata a tutte le specie animali. Si è iniziato con i cavalli, per poi applicarla ai cani e ai gatti. Trattandosi di una scienza in evoluzione, la speranza è di poterla presto usare anche sui piccoli mammiferi e sulle varie specie animali da zoo. “L’oncologia veterinaria ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni,” racconta il medico veterinario Cristina Crespi, con master di II livello in Oncologia e CPD in terapia del dolore e crure palliative

“ACCOGLIAMO TUTTI E CI OCCUPIAMO DEI CASI PIÙ SEMPLICI COME DI QUELLI PIÙ COMPLICATI, SEMPRE FEDELI AL NOSTRO MOTTO: LA RICERCA DELLA SCELTA MIGLIORE PER L’ANIMALE CHE ABBIAMO IN CURA,” SPIEGANO. “L’OBIETTIVO PER NOI FONDAMENTALE È MANTENERE LA QUALITÀ DELLA VITA.”

“Questo è stato possibile perché i proprietari sono diventati sempre più attenti verso i loro animali da compagnia, ormai membri a tutti gli effetti della famiglia, e anche perché in parallelo in ambito medico si è assistito a un miglioramento della prevenzione e delle tecniche diagnostiche Oggi le Tac e le Risonanze sono di routine, i costi si sono notevolmente abbassati, così come sono cambiate le tecniche chirurgiche, anestesiologiche e le terapie del dolore. Se è vero che il numero dei tumori è aumentato, va detto però che adesso si

scoprono prima.”

Ci sono razze animali più predisposte? Nel gatto, per esempio, molto frequente è il linfoma, che rappresenta il 30-50% o più di tutte le neoplasie feline. Per quanto riguarda i cani, i Boxer, Bulldog e Labrador sono spesso affetti dai mastocitomi; le razze grandi come i Rottweiler e Alani dagli osteosarcomi; il Golden Retriever dai linfomi. Tumori cutanei e mammari sono frequenti, specialmente in cani anziani. Rivolgersi alla Clinica Veterinaria di Russi per una consulenza, significa poter contare sulla mul-

tidisciplinarietà dell’oncologia Si parte sempre dalla diagnostica con Tac, Risonanza, ecografi specializzati, esami citologici e istologici, per poi passare alla parte terapeutica che include la chirurgia, la chemioterapia e la novità dell’elettrochemioterapia. Per la radioterapia, la struttura è in contatto con il Centro Oncologico di Sasso Marconi, specializzata in tale ambito, a cui sono rimandati alcuni pazienti, se necessario. C’è dunque una risposta per ogni caso, in modo che la cura sia la più adatta per ogni animale.

IN APERTURA, IL DIRETTORE SANITARIO E MEDICO VETERINARIO

MATTEO GALLIANI. SOPRA, PAOLO

GUAZZI E CRISTINA CRESPI DELLO

STAFF DELLA CLINICA VETERINARIA DI RUSSI.

INDAGINE

LE OPERE DI GIORGIA SEVERI

SUL RAPPORTO TRA UOMO E NATURA

ECOLOGICA

“Sono un’artista italiana, nata in Romagna. Ho studiato restauro del mosaico a Ravenna e successivamente all’Accademia di Belle Arti sempre nell’ex capitale bizantina. Nella mia ricerca artistica mi occupo di paesaggio, ambiente, ecologia e problematiche ambientali.” Così si presenta Giorgia Severi nel suo studio annesso all’abitazione in località Borgo Pasini di Cannuzzo nell’aperta campagna ravennate. Ha girato il mondo per un’innata predisposizione a una sorta di nomadismo interiore alla ricerca di quei paesaggi che chiama ‘paesaggi fantasma’, luoghi che stanno subendo il cambiamento climatico, l’avvento del turismo di massa, l’aggressione da parte delle lobby del legname e delle compagnie minerarie. Sono paesaggi che sono stati o stanno per essere danneggiati, cancellati e sostituiti dal cambiamento climatico, dalla cementificazione, dall’agricoltura intensiva e dal disboscamento, e con loro se ne

PER SEVERI L’ARTE

DEVE AVERE PRIMA DI TUTTO UN RUOLO SOCIALE:

DALL’AUSTRALIA ALLA ROMAGNA, RICERCA E NARRA QUEI

LUOGHI CHE SONO

STATI O STANNO PER ESSERE CANCELLATI

DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO E DALL’UOMO.

va anche il paesaggio culturale, aspetto molto importante nel lavoro di Giorgia.

L’Australia è stato un capitolo importante della sua vita. Dal 2014 al 2017 ha vissuto là dove è nato il grande lavoro presentato alla 56a Biennale di Venezia nel 2015, quando aveva circa 30

anni. Per il progetto Country ha collaborato con ben 48 artiste e artisti aborigeni e centri d’arte da diverse parti dell’Australia. Insieme hanno realizzato un lavoro che, attraverso installazioni e pittura, parlava di territorio, natura, cultura e paesaggio politico. Per prendersi cura di questioni familiari è tornata in Romagna senza sapere per quanto tempo sarebbe potuta rimanere. Ha trovato un terreno di qualche ettaro annesso al casolare che stava ristrutturando con la famiglia. Ha iniziato a coltivarlo producendo erbe, ortaggi e farina per i ristoratori locali inaugurando un progetto che indaga il rapporto uomo-natura denominato Cultura Coltura, dedicato a Joseph Beuys. Un progetto poi diventato un’azienda agricola biologica certificata, un vero atelier en plein air ove sperimentare l’interesse per la botanica, gli elementi naturali, le piante, il suolo, l’agricoltura e i problemi legati al cambia-

DI ALDO SAVINI
FOTO LIDIA BAGNARA

mento climatico. Le basta uscire dalla porta dello studio per fare ricerca sul suolo, le piante e realizzare opere che parlano di questo rapporto con la terra, come di solito fa in giro per il mondo, unendo come dicevano Beuys e Baruchello, ‘arte e agricoltura’. La sua pratica artistica è molto conosciuta per le opere realizzate a frottage, tecnica che consiste nello sfregare una matita, un pastello o un carboncino su un foglio di carta appoggiato a una superficie rugosa o in rilievo, come la corteccia delle piante, per trasferire la texture del materiale sottostante su un supporto creando trame inaspettate. Qui riemerge la sua formazione sul restauro e il mosaico, di cui ricorda i cari maestri e ora amici Felice Nittolo, Paolo Racagni, Giuliano Babini e Marco de Luca, mosaicisti del gruppo che hanno riscritto la storia del mosaico dal secondo dopoguerra a oggi. Per non citare la teoria del

restauro di Cesare Brandi per il quale il restauro doveva essere riconoscibile, removibile e non doveva in qualche modo imitare l’opera che si andava a restaurare, quindi non doveva creare un falso storico, tantomeno stilistico. Dice infatti Severi: “Da queste regole ho interiorizzato un atteggiamento ecologico, di grande rispetto e cura nei confronti del soggetto su cui intervenire, cosicché le tecniche apprese durante gli studi del restauro diventano per me un modo per leggere il presente. Cioè quelle tecniche di calco e ricalco delle superfici musive, che in cantiere di restauro si utilizzavano e si utilizzano tuttora, mi servono oggi per testimoniare l’esistenza di specie endemiche o a rischio estinzione, così come il movimento dei ghiacciai sulle pareti rocciose, ma anche di oggetti che hanno a che fare con il territorio e la storia delle persone. Questo infinito archivio di

frammenti di stratificazioni è il mio modo di fotografare la realtà che se ne sta andando, come se fosse un fermo tempo. Dalle pareti dei ghiacciai sono passata al nostro paesaggio locale, con i pini da pinolo ormai spariti, un tempo parte dell’economia del territorio, ora relitti di un paesaggio culturale che non c’è più.” Dal calco, ricalco e stampo delle cortecce di alcuni esemplari di Pinus Pinea di Cervia sono nate le recenti sculture in ceramica realizzate con argilla italiana. Così come per il progetto Macaronesia, dal 2021 al 2023, ha utilizzato argilla locale per la realizzazione di opere sulle isole Canarie e Madeira. Pertanto, il suo lavoro parla sempre di sostenibilità, di tutela, di salvaguardia e di cura, ma anche di azione preventiva e di educazione rispetto a come comportarsi in un certo luogo, convinta che l’arte responsabilmente debba avere un ruolo prima di tutto sociale.

CENTENARIO

DARE FORMA

L’OMAGGIO A CARLO ZAULI: EVENTI, E RESIDENZE D’ARTISTA

AL MONDO

Per celebrare i cento anni del faentino Carlo Zauli, considerato uno dei ceramisti scultori più importanti del Novecento, il Museo che porta il suo nome organizza quest’anno diverse iniziative in ambito nazionale e

internazionale. Da un lato, promuovendo diverse mostre a lui dedicate da Bologna a Lecce, da Milano a Kyoto, da Rimini a Londra; dall’altro, ospitando opere di artisti che, attraverso le Residenze d’Artista, daranno vita a una serie di opere-omaggio allo scultore romagnolo. Nato il 19 agosto 1926 a Faenza, Zauli si forma inizialmente sulla maiolica policroma. Dai primi anni Cinquanta la sua ricerca si rivolge all’utilizzo del grès e di una monocromia degli impasti ad alta temperatura. Matura così un suo linguaggio artistico, caratterizzato da atmosfere informali intrecciate a una armoniosa ma dirompente ‘naturalità’: sono gli anni di un crescente successo internazionale. Dal 1958, anno nel quale sono realizzati i grandi altorilievi monumentali per la reggia di Baghdad e il Poligrafico di Stato del Kuwait, vede la propria fama aumentare continuamente, fino a spingersi – tra gli anni Settanta e Ottanta – a tutta l’Europa, il Giappone, l’America del Nord, dove realizza esposizioni e colloca opere in permanenza. Muore, sempre a Faenza, nel 2002. Le sue opere oggi sono presenti in quaranta musei e collezioni pubbliche in

tutto il mondo. Di lui scrive il critico d’arte Giorgio Cortenova: “Zauli non si domanda quale forma artistica sia opportuno introdurre nel mondo, ma quale mondo creare con le forme, o comunque quale forma dare al mondo. In rapporto a ciò svaniscono le categorie e le gerarchie culturali, sfuma qualsiasi ipotesi rappresentativa, tramonta la mitologia dell’oggetto. Rimane nella sua singolare e struggente semplicità l’evento della vita, il vivere degli uomini e la loro inesausta volontà di fabbricarsi il proprio mondo, con la terra, con l’acqua e col fuoco.”

Dopo l’anteprima del Centenario di Carlo Zauli ad Arte Fiera 2026 a Bologna in febbraio, si è inaugurata la mostra Carlo Zauli 1926-2026. Tra Faenza e Milano alla Casa Museo Boschi Di Stefano a Milano, aperta sino al prossimo 7 giugno. Il progetto, a cura di Gaspare Luigi Marcone in collaborazione con il Museo Zauli, analizza gli snodi fondamentali dell’evoluzione creativa dello scultore, ceramista e designer, partendo dal confronto con le neoavanguardie per arrivare alla piena maturità, con al centro il ‘bianco Zauli’ come cifra autonoma e distintiva.

DI ROBERTA BEZZI

DIAMO FORMA ALLE TUE IDEE

INlab è un laboratorio creativo che mette a disposizione delle tue idee esperti di comunicazione e pianificazione strategica per promuovere efficacemente la tua attività.

Parte di Edizioni IN Magazine, casa editrice che da 20 anni racconta le eccellenze del territorio romagnolo e marchigiano, INlab nasce a sostegno delle realtà locali con strategie di marketing e comunicazione. Da progetti editoriali complessi a progetti di web marketing, proponiamo servizi agili, personalizzati e modulati sulle tue esigenze.

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