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Forlì IN Magazine 05 2025

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FABIO CAMPANELLA

f o r l ì

n.5 2025 w w w. i n m a g a z i n e . i t

IL MESTIERE DEL GIORNALISTA

ANNA IULIANO

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EDITORIALE

12 04 PILLOLE NOTIZIE DALLA PROVINCIA

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In questo numero, intervistiamo il giornalista Fabio Campanella, direttore delle testate Today del territorio romagnolo, Ferrara e Ancona, e l’architetto d’interni Anna Iuliano, che conquista con il suo lusso minimalista. Entrando nel cuore della rivista: le radio storiche di Cesena raccontano le loro origini ed evoluzione; con il party ‘Siamo Forty’ festeggiamo l’anniversario dei 40 anni di Menabò Group e dei 25 anni di Edizioni IN Magazine; l’imprenditrice Caterina Bissoni ci racconta come trasforma le idee in imprese; al San Domenico esploriamo il nuovo percorso dedicato ai ‘Grandi Donatori’; Lorenzo Lotti si racconta tra maratone e record da Guinness; Catia Lorenzini ci apre le porte della Scuola Moda di Cesena; e infine, intervistiamo Alessandra Beratto, vincitrice del Premio IN Magazine per la prosa inedita. Buona lettura! DI ANDREA MASOTTI

Edizioni IN Magazine s.r.l. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì | T. 0543.798463 www.inmagazine.it | info@inmagazine.it Anno XXVI N.5 dicembre/gennaio Reg. di Tribunale di Forlì il 23/11/1998 n.27 Direttore Responsabile: Andrea Masotti Redazione centrale: Clarissa Costa, Paola Francia Coordinamento di redazione: Roberta Invidia Artwork e impaginazione: Francesca Fantini Ufficio commerciale: Gianluca Braga Stampa: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) Chiuso per la stampa il 19/12/2025 Collaboratori: Barbara Baronio, Cristina Mazzi, Francesca Miccoli. Fotografi: Andrea Bonavita, Marco La Ferrara, Julia Upali, Gianmaria Zanotti.

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte. In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

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32 BUSINESS CATERINA BISSONI

36 ARTE IL DONO DEI GRANDI

06 PROFILI

42 SPORT

FABIO CAMPANELLA

ASSESSORE PODISTA

12 PROFILI

44 FORMAZIONE

ANNA IULIANO

VESTIRE IL TALENTO

44

18 COMUNICAZIONE LA CITTÀ DELLE RADIO

26 ANNIVERSARI SIAMO FORTY

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48 SCRITTURA PREMIO IN MAGAZINE


PILLOLE

IL SUCCESSO DI MOVÈMBAR FORLÌ | A Forlì il mese di novembre è stato animato da Movèmbar, un progetto dedicato alla salute fisica, relazionale e mentale dell’uomo, alla riflessione sulla mascolinità contemporanea e al percorso della paternità. L’iniziativa ha coinvolto oltre cinquanta esercenti, farmacie e barbieri, affiancati da un ricco calendario di eventi e momenti di sensibilizzazione, contribuendo alla raccolta fondi a favore dell’Istituto Oncologico Romagnolo e alla diffusione della cultura della prevenzione maschile.

I 40 ANNI DE ‘IL CIGNO’ CESENA | Un anniversario sentito e partecipato ha segnato i quarant’anni della Cooperativa Sociale ‘Il Cigno’, celebrati lo scorso 26 novembre alla Casa Residenza Anziani ‘La Meridiana 2’ di Bellaria-Igea Marina. Un momento di incontro che ha coinvolto operatori sanitari, famiglie degli ospiti e rappresentanti delle istituzioni, a testimonianza del valore condiviso del lavoro svolto in questi anni. L’apertura dell’evento è stata affidata al presidente Roberto Campacci e alla direttrice generale Annagrazia Giannini, seguiti dai saluti istituzionali dei sindaci e di Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna.

NASCE IL PALA BCC ROMAGNOLO CESENA | A novembre è stato presentato il Pala BCC Romagnolo, nuovo nome del Palazzetto dello Sport di Cesena, restituito alla comunità dopo l’alluvione. La ristrutturazione ha riportato il palazzetto a standard moderni: BCC Romagnolo ha svolto un ruolo centrale nel progetto, sostenendo i lavori e confermando il proprio impegno verso lo sviluppo del territorio.

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PROFILI

FABIO CAMPANELLA IL RACCONTO DI UNA GRANDE AVVENTURA CHIAMATA FORLÌTODAY

DI FRANCESCA MICCOLI

Un pioniere. Abile a intuire prima degli altri le potenzialità del giornalismo digitale. Era il 2009 quando Fabio Campanella, giovane giornalista con un curriculum già ricco a dispetto dell’età, si lanciava alla conquista di un universo ancora poco esplorato: l’informazione sul web, autentica finestra sul mondo. Un ponderato salto nel vuoto. Ponderato, nella consapevolezza audace di una scelta destinata a ripagare. Nel vuoto perché il futuro è sempre tutto da scrivere – nel vero senso della parola – e reca numerose incognite: dagli inciampi di una tecnologia ancora acerba all’ostilità di chi all’epoca considerava quello telematico un giornalismo di serie B. Una scommessa ampiamente vinta da Campanella, che proprio in questi giorni festeggia dieci anni al timone di ForlìToday. Un’esperienza preceduta da un tirocinio nelle redazioni forlivese e pesarese de Il Resto del Carlino, quattro anni al timone dell’ufficio stampa della Provincia e altrettanti come redattore de La Voce di Romagna. Avventure 6

FOTO ANDREA BONAVITA

vissute nel tenace inseguimento di un sogno che viene da lontano. “Il giornalismo è sempre stato la mia grande passione,” racconta Fabio, sguardo acuto e ironia tagliente. “Sono stato tra i fondatori del giornalino scolastico del liceo scientifico.” Agli albori degli anni Duemila, anche in questo caso da precursore, si iscrive a Scienze della Comunicazione a Bologna, nel terzo anno del corso inaugurato da Umberto Eco. “Una facoltà a numero chiuso, presente in soli cinque o sei atenei in tutta Italia.” Fabio è tra i 150 ammessi su ben 2.500 candidati. Il sigillo di una vocazione in un percorso rafforzato dall’incontro con Angelo Agostini, direttore della rivista Problemi dell’informazione, edita dal Mulino e della Scuola superiore di giornalismo della città felsinea. Uno dei massimi studiosi dell’informazione. Ispirato dagli insegnamenti del docente, Campanella scrive una tesi sul giornalismo telematico, laureandosi con il massimo dei voti e la pubblicazione di un estratto di dieci pa-


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PROFILI

gine della tesi. “Le prime riflessioni teoriche sull’informazione online in Italia,” racconta il quarantanovenne, figlio di un’insegnante e un ufficiale dell’esercito. “Visitai quattro redazioni, all’epoca di piccolissime dimensioni, per capire le dinamiche che rendevano l’informazione sul web differente da quella cartacea, studiandone potenzialità e criticità. Dilemmi trascinatisi per tutto il decennio successivo.” Dal 2003 al 2007 il ‘ragazzo’ lavora nella neonata redazione de La Voce, ‘galeotto’ teatro dell’incontro con la futura moglie, giornalista anche lei, con cui hanno una figlia oggi adolescente, con occhio attento e critico su ciò che accade nel mondo. A soli trent’anni Fabio è promosso responsabile della redazione forlivese. Se-

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CAMPANELLA DA 10 ANNI È DIRETTORE DEL SITO D’INFORMAZIONE ENTRATO NEL CUORE DELLA CITTÀ E CHE ASSOLVE ORMAI UNA FUNZIONE SOCIALE. “SU FORLÌ REGISTRIAMO 7 MILIONI DI PAGINE VISITATE OGNI MESE, MENTRE LA ROMAGNA SFIORA I 22.”

gue un momento di profonda riflessione. “E di interrogativi legati al mio modo di concepire l’attività giornalistica: un lavoro ma altresì un minuscolo ingranaggio nell’organismo complesso della democrazia.” Valutazioni che schiudono le porte di RomagnaOggi. “Vedevo del grande potenziale in questa testata, in seguito acquisita da Citynews e affermatasi come uno dei più grandi attori dell’informazione online in Italia.” Una realtà in cui Fabio può dare libero sfogo alla verve creativa. “Quando un giornale nasce, l’editore ti chiede di sviluppare, affermare e dare autorevolezza all’iniziativa editoriale. Il nostro modello organizzativo è sempre stato molto aperto: c’è una testa pensante a Roma, ma viene riconosciuta autonomia e capacità di gestirsi a chi opera sul territorio.” Oggi Campanella guida l’intera Romagna e anche le redazioni di Ferrara e Ancona. Una responsabilità che ad altri farebbe perdere il sonno. E magari anche le motivazioni. “Nei ruoli direttivi tendi a diventare un gestore, chiamato a curare aspetti quali burocrazia, coordinamento, controllo. Ma io vengo dalla strada, e riservo sempre una parte della giornata al ‘mestiere’. Alla scrittura.” Un anno fa l’ultima sfida, con il lancio della sezione Dossier, riservata agli abbonati. “L’evoluzione del lavoro dell’informatore: un’attività che richiede un grande sforzo e il confronto tra più persone, un lavoro in team coordinato dall’ottima Chiara Tadini.” I contenuti a pagamento, sia pure a basso prezzo di lancio, non hanno ancora fatto breccia nella mente di chi identifica nella gratuità la democraticità dell’informazione. “Ma nella vita cosa c’è di gratuito? Anche la tv offre prodotti generalisti e, accanto a questi, prodotti premium.” In una quotidianità dai ritmi serrati, c’è spazio per qualche scampolo di tempo libero. “Le camminate e il trekking nelle nostre colline e montagne, dove magari il telefono non prende, sono la mia riserva indiana di disconnessione. Al pari del nuoto. E come capita spesso, proprio i momenti di stacco


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“LA GRANDE FORZA DEL GIORNALISMO ONLINE RISIEDE NELLA RAPIDITÀ. CERCHIAMO DI SODDISFARE IL LETTORE CHE SI ASPETTA NOTIZIE IN TEMPO REALE. MA SEMPRE A CERTE CONDIZIONI: L’INFORMAZIONE DEVE ESSERE CORRETTA E VERIFICATA.”

IN QUESTE PAGINE, FEDERICO CAMPANELLA, DIRETTORE DELLE TESTATE TODAY PER IL TERRITORIO ROMAGNOLO, FERRARA E ANCONA. IN ALTO, CAMPANELLA SUL CAMPO PER RACCONTARE L’ALLUVIONE DEL 2023, DURANTE UN’INTERVISTA AL SINDACO GIAN LUCA ZATTINI E NEL CORSO DI UN DIBATTITO PUBBLICO.

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sono quelli di maggior creatività. Per questo ho sempre con me un foglietto a cui affidare un appunto quando si accende la lampadina.” La grande forza del giornalismo online risiede nella rapidità divulgativa. “Cerchiamo di soddisfare il lettore che si aspetta notizie in tempo reale. Ma sempre a certe condizioni: l’informazione deve essere corretta e verificata”. Un autentico ‘dogma’ condiviso da ogni collaboratore. “Uno dei miei più grandi sforzi è stato quello di aver creato un gruppo di lavoro omogeneo, dove remano tutti nella stessa direzione, fondamentale per la gestione delle notizie in tempi rapidi.” E l’adrenalina positiva prevarica qualsiasi forma d’ansia. “I giornali sono strumenti complessi, con due proprietari: l’editore, che esige un livello qualitativo tale da generare reddito aziendale, e un proprietario diffuso, rappresentato dalla comunità dei lettori. Il giornalista deve rispondere a entrambi.” I risultati sono sotto gli occhi di tutti. “ForliToday è nel cuore della città e dei suoi lettori e assolve una funzione sociale. Su Forlì registriamo 7 milioni di pagine visitate ogni mese, mentre la Romagna sfiora i 22. Prima dell’avvento di internet, a livello locale c’era un forte radicamento del giornale cartaceo,

che per un periodo ha contato addirittura tre testate. Tuttavia, rimanevano scoperte ampie fasce della popolazione. Con la diffusione degli smartphone, ForlìToday ha ampliato a dismisura la platea dei lettori, raggiungendo la quasi totalità della comunità locale, quello che reputo il suo principale contributo alla crescita sociale di Forlì: un merito di tutto il gruppo di lavoro perché quando più persone sono raggiunte dall’informazione c’è più cittadinanza consapevole.” Cifre dilatate nel periodo del Covid e in occasione dell’emergenza alluvionale. “Nel maggio 2023 abbiamo raggiunto il picco di 12 milioni di pagine lette. Siamo stati un punto di riferimento, un pronto soccorso informativo per chi, travolto dal dramma, testimoniava la propria esperienza sui social ma cercava notizie sulle nostre pagine.” Altra risorsa del giornalismo digitale è la presentazione dell’informazione in maniera multimediale attraverso immagini, video, documenti. “Una vera potenza di fuoco nello spiegare la notizia.” Tiene molto al pluralismo. “Cerco di capire i diversi punti di vista conferendovi identica legittimità, senza approccio fazioso.” Una pietra miliare per chi si definisce ‘operaio della penna’ e orgoglioso ‘cane da guardia della democrazia’.


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PROFILI

ANNA IULIANO L’ARCHITETTO D’INTERNI CHE CONQUISTA CON IL SUO LUSSO MINIMALISTA

DI ROBERTA INVIDIA

FOTO GIANMARIA ZANOTTI

Un mix tra energia mediterranea, disciplina milanese e concretezza veneta, capace di tenere insieme emozione e misura in ogni ambiente che porta la sua firma. Questa è Anna Iuliano, 45 anni, laurea con il massimo dei voti in architettura alla Federico II di Napoli e specializzazione in Design al Politecnico di Milano. Vent’anni tondi di attività come architetto d’interni, di cui 14 nel suo studio a Cesena. Nella Città dei tre papi è arrivata con la sua famiglia, seguendo il lavoro del padre militare, e a Cesena si è ricavata il suo spazio come architetto del ‘total look’, come si definisce lei stessa. Case, luoghi di lavoro in cui è impossibile non percepire il suo tocco fatto di luce, di armonie, di energia che fluisce, di atmosfere che raccontano la personalità di chi li abita. Certo, la strada di Anna – fisico minuto e capelli ribelli – non è sempre stata facile. “Intanto sono una donna in un ambiente maschile e anche una donna di cantiere, una che vuole sporcarsi le mani, seguire

tutto dall’inizio alla fine. C’è voluto un po’ per farmi prendere sul serio.” Seria lo è quando parla dei suoi lavori in cui emerge rigore e precisione. Ma anche passionalità, entusiasmo, senso di missione “perché l’architettura e il design d’interni non sono solo estetica: i luoghi ben pensati fanno vivere e lavorare meglio.” L’inizio di ogni progetto segue una logica ben strutturata: osserva la luce, legge la distribuzione degli spazi, individua un ‘dettaglio guida’. Da lì inizia a comporre secondo il suo mantra: creare e poi togliere. Il risultato è un minimalismo elegante e raffinato, ma mai freddo, che si nutre di materiali naturali, come legno e pietra; di colori e dettagli coerenti, dai tessuti alle finiture, e che trova la sua ispirazione più profonda nella natura. “Per me la luce è materia prima per arredare e la natura è la mia misura: lì ogni elemento trova la sua collocazione. Cerco la stessa armonia nei miei spazi.” Si può ben dire che lo stile così riconoscibile 13


IN APERTURA, L’ARCHITETTO ANNA IULIANO. IN QUESTA PAGINA, DUE SUOI PROGETTI: L’ESTERNO DI ROSSI CLINIC A CESENATICO E L’INTERNO DI UN’ABITAZIONE PRIVATA DAL DESIGN CONTEMPORANEO.

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di Anna Iuliano sia frutto della sua geografia di esperienze che trovano radici a Napoli, dove è nata, e poi si spingono fino in Lombardia e Veneto prima di approdare in Romagna. “Di Napoli ho la capacità di adattarmi, il gusto del paesaggio, dell’architettura che esalta la storia, della bellezza intrinseca. Milano è stata la scoperta del design, della creatività. L’idea del concept che ti fa sviluppare il progetto in un certo modo. In Veneto, la mia seconda casa lavorativa, ho imparato

la concretezza, la dedizione al lavoro. Con l’azienda Cantori, nelle Marche, ho fatto esperienza di design di prodotto e con Fendi Casa, a Forlì, ho potuto lavorare con materiali di altissimo livello.” È questa apertura e versatilità che nel tempo le ha permesso di guidare i suoi clienti su più piani: dalla scelta dell’immobile ai lavori di ristrutturazione, dalla definizione degli ambienti e degli arredi, fino al ramoscello di eucalipto da mettere nel vaso come ultimo elemento della scena. Il concetto di ‘total look’, appunto. “La scelta della casa è un momento molto importante in cui emergono tanti fattori: emotivi, economici, aspirazionali,” dice Anna. “In genere quando si arriva davanti all’immobile che poi si sceglierà si sente una vibrazione. La storia stessa dell’edificio può entrare in contatto con la nostra. Io cerco di far capire le potenzialità di un immobile e lo sconsiglio quando sento che non funziona. Come lo valorizzo? Di solito parto da un dettaglio, uno spazio particolare, un elemento, come un camino, una linea. Motivi architettonici che poi diventano il concept, il racconto di quella dimora.” Entrare in sintonia con le emozioni dei clienti e con la loro idea di casa mantenendo il proprio stile è un aspetto a volte complesso da realizzare. “Cerco di dare il mio carattere distintivo pur maneggiando materia che è vita e quotidianità di altre persone. Una casa non deve somigliare a un catalogo.


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PROFILI

Deve somigliare alle persone che la abitano e qualche volta le persone sono tante e bisogna bilanciare ogni punto di vista. Può capire che abbiano idee diverse, ma spesso il risultato finale è qualcosa che non avevano visto o considerato, che poi sentono immediatamente come loro. Lì sta la mia gioia più grande.” Nel suo portfolio ci sono le dimore di molti personaggi in vista di Cesena (e non solo), nei luoghi più iconici della città, da Madonna delle Rose al Monte. Case che raccontano di viaggi, di esperienze rilevanti. “I cesenati sono molto esigenti, hanno grande senso estetico e sono amanti del bello in generale,

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A CESENA, ANNA IULIANO SI È RICAVATA IL SUO SPAZIO COME ARCHITETTO DEL ‘TOTAL LOOK’: SPAZI FATTI DI ARMONIE, LUCI, ENERGIA CHE FLUISCE. IL SUO MANTRA: CREARE E POI TOGLIERE. IL RISULTATO È UN MINIMALISMO ELEGANTE E RAFFINATO.

centrare le loro aspettative per me è sempre una sfida stimolante.” Certo non tutti hanno la possibilità di disegnare la propria casa ‘da sogno’, anche se per Anna non sono necessari grandi budget per arrivare a un certo risultato. “Basta una lampada, una poltrona messa nel posto giusto, un tappeto, per creare un ambiente che dà benessere, che mette a proprio agio. La disposizione degli oggetti è tutto e fa fluire l’energia giusta. Si può raggiungere un ottimo risultato anche con i mobili dell’Ikea.” Tra i lavori che raccontano bene la professione di Iuliano c’è la Rossi Clinic a Cesenatico, un poliambulatorio di medicina estetica in cui i dettagli, le proporzioni, il bilanciamento di vuoti e pieni e il design richiamano l’armonia e l’equilibrio del corpo. “Si trattava di una ex banca e bisognava interpretare l’immobile con un concept completamente diverso. Per l’esterno mi sono ispirata alla natura, richiamando, con il color antracite, il tronco dei pini marittimi che sono presenti sul bordo della strada. L’interno è uno scrigno luminoso, con una predominanza di bianco, ottone e marmo. Parte del layout è un semicerchio che era già presente nella struttura e che ho replicato in vari elementi.” Porta la firma di Anna Iuliano anche la sede di IdentifAI labs in viale Europa, a Cesena: un viaggio concettuale nel rapporto tra la realtà e le immagini generate dalle intelligenze artificiali. Che si tratti di alberghi, cliniche o dimore private di manager e imprenditori, gli ambienti disegnati da Anna finiscono sempre per essere spazi dove l’eleganza non è mai pomposa e dove la coerenza dei dettagli dà armonia e equilibrio. Lo stesso equilibrio che, dopo tante esperienze in giro per l’Italia, ha trovato a Cesena: “è una città che mi permette di vivere serenamente la mia dimensione di professionista e di mamma, tutto è vicino, ci sono i servizi, si instaurano rapporti. Di base sono sempre in movimento, e sempre in macchina, ma Cesena è tutto ciò che oggi per me significa casa.”


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COMUNICAZIONE

LA CITTÀ DELLE RADIO IL RICCO DISTRETTO DELLE EMITTENTI RADIO A CESENA

DI CRISTINA MAZZI

FOTO GIANMARIA ZANOTTI


Tre amici, i banchi di scuola, un sogno in comune. O meglio, una grande sfida: aprire una radio nella loro città, Cesena. Radio Studio Delta è nata così, per gioco. E non è l’unica: Cesena nel tempo è diventata la città romagnola che conta più radio locali. “Facevamo la terza media,” si tuffa nel passato Alberto Emiliani, direttore di Radio Studio Delta, “e mentre il professore ci spiegava come funzionava tecnicamente la radio, è nata l’idea. Siamo partiti dalla tecnica, a scuola, poi ricordo che correvo in bicicletta per testare fin dove arrivava il circuito del trasmettitore. Abbiamo fatto di tutto, e tutto in casa – in garage, esattamente. Abbiamo imparato a costruire un trasmettitore, un mixer, tutto quello che serviva.” Tecnicamente Radio Studio Delta è nata nel ’78, ufficialmente nel 1981. E si può dire che fra le sue mura, Emiliani c’è letteralmente cresciuto. Con lui Marco Lucchi e Alessandro Valletta,

CESENA È DIVENTATA LA CITTÀ ROMAGNOLA CHE CONTA PIÙ RADIO LOCALI: DA RADIO STUDIO DELTA, NATA IN UN GARAGE NEL ‘78, ALLA GIOVANE RADIO CESENA, ALLE STORICHE RADIO CENTRALE E RADIO GAMMA, LE EMITTENTI LOCALI EVOLVONO MANTENENDO FORTE IL LEGAME CON IL TERRITORIO.

gli altri due soci. “Tempo un anno e abbiamo imparato tutto. Radio Studio Delta è stata la prima radio in Italia a trasmettere via satellite, poi è arrivata l’evoluzione della DAB. Oggi copriamo sei regioni, dal Vene-

to alle Marche e continuiamo ad essere la radio più ascoltata in Romagna. Oggi la radio deve partecipare, essere presente,” continua Emiliani. “Per questo seguiamo lo sport a tutto tondo, siamo media partner del Cesena Calcio, ma ci diamo da fare anche con il volley e il basket. Seguiamo da sempre il Festival di Sanremo. I podcast? Siamo anche lì con nostri spazi disponibili sul sito. I podcast non sono nemici, ma piuttosto alleati, perché la radio deve saper evolversi. Oggi in Italia sono 37 milioni gli ascoltatori e continuano a salire: è ancora un mezzo fondamentale, che si è fatto strada rispetto ad altri canali come la tv e la carta stampata. Noi siamo in onda dalle 6 alle 23, grazie a un gruppo di circa 20 persone facciamo compagnia alle persone durante le loro giornate.” Che la radio sia diventata 2.0 lo dimostra anche la neonata Radio Cesena, che festeggia un anno di vita. “A Cesena man19


RUBRICA

IN APERTURA, ALBERTO EMILIANI DI RADIO STUDIO DELTA. IN ALTO, ROBERTO RIGHI DI RADIO CENTRALE E RADIO CESENA.

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cava una realtà più fresca, felice, dedicata ai più giovani, con un taglio prettamente musicale. Una nuova radio di flusso da ascolto, grazie a una programmazione di qualità che curiamo personalmente.” A raccontarlo è Roberto Righi, direttore della nuova Radio Cesena e oggi alla guida artistica della storica Radio Centrale, insieme a Thomas Montesi, che si è spostata dal centro al Centro Sportivo di Ronta. Una rinnovata immagine e una casa, con ‘vecchi’ e nuovi volti, per una realtà storica fondata a Cesena 49 anni fa. “Radio Centrale è la prima radio storica di Cesena che ha fatto tantissimo per la città, così abbiamo pensato di dargli una seconda giovinezza. Centrale è da sempre

una radio davvero legata al territorio, stretta attorno alle notizie locali. Proseguiremo questo taglio portandola anche più vicina agli eventi locali. Vogliamo essere più presenti su Cesena, Forlì e sulla Provincia. Negli ultimi sei mesi abbiamo triplicato gli ascolti, vogliamo mantenere questo primato di radio forte e radicata sul territorio. Abbiamo aperto tutti i canali social proprio per aprirci ancora di più alla città. La musica è un cuore che batte, e quello che abbiamo fatto è stato, prima di tutto, un investimento di cuore. Tengo molto al futuro di Radio Centrale, nel 2026 poi compirà 50 anni e siamo desiderosi di crescere e di investire in questo progetto musicale, artistico e creativo.”

Infine, a tagliare il traguardo dei 50 anni è anche Radio Gamma, con sede a Savignano. “Mi ritengo molto fortunato perché la mia passione è diventata il mio lavoro,” afferma lo speaker Valentino Berti. “E da quando ho iniziato negli anni Ottanta, mixer, microfono e sedia – quelli di Radio Gamma, ovviamente – sono sempre rimasti di fronte a me, ma fuori il mondo è cambiato.” Berti prima di proseguire a raccontare la storica Radio Gamma, si ferma. E fa un passo indietro. “Prima di tutto devo ammettere una cosa: sono molto fiero di far parte di questo ‘distretto storico di radio’. Come abbiamo fatto? Beh, per me chi resta ha scelto di mettere gli ascoltatori al primo posto.” Ma c’è di più. Negli


COMUNICAZIONE

“OGGI IN ITALIA SONO 37 MILIONI GLI ASCOLTATORI E CONTINUANO A SALIRE: È ANCORA UN MEZZO FONDAMENTALE,” SPIEGA EMILIANI. “LA RADIO HA FESTEGGIATO I 100 ANNI, MA PUÒ DARE ANCORA TANTO,” CONFERMA BERTI.

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anni, continua Berti, “abbiamo mantenuto una linea ben definita, privilegiando una conduzione non invasiva e una leggerezza di base. Ci piace essere ‘possibilmente simpatici’, ma non a tutti i costi, eh. Cerchiamo di essere discreti quando entriamo nelle case, auto o posto di lavoro dei nostri ascoltatori. D’altronde il pubblico dall’altra parte spazia dal bambino all’anziano.” Come piace rimarcare a Berti, in radio “ci siamo sempre mossi con passi felpati.” E poi, ovviamente, c’è la musica. “Cerchiamo di fare belle selezioni musicali,” continua, “consapevoli che con lo streaming oggi ti possono ascoltare da tutto il mondo, partendo sempre dal nostro territorio.” Secondo lui “malgrado la radio

abbia festeggiato i 100 anni, può dare ancora tanto. La magia è la stessa, ma pur sempre pronta ad adattarsi al cambiamento. Pensiamo al Covid: lì diventata ‘di servizio’.” Ma se fino a qualche decennio fa fare radio era una moda, “era un mestiere molto ambito, oggi,” prosegue, “vediamo che non c’è stato un vero e proprio ricambio generazionale. Una volta si dipendeva dalla radio, le canzoni si scoprivano lì, mentre adesso offre approfondimento, condivisione e confronto. Auguro a Radio Gamma di non perdere mai la freschezza, l’entusiasmo e il rispetto per il pubblico: gli ingredienti di valore che hanno portato questo ‘distretto’ a consolidarsi negli anni e a correre verso il futuro.”

SOTTO, VALENTINO BERTI INSIEME ALLO STAFF DI RADIO GAMMA DI SAVIGNANO.


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MOODES DOVE IL RETAIL DIVENTA EMOZIONE

NATA DALL’ESPERIENZA GEL-FRIGOR GROUP, L’AZIENDA PROGETTA, REALIZZA E INSTALLA ARREDI SU MISURA PER I SETTORI GDO, HORECA E RETAIL.

Ci sono storie che evolvono, si trasformano, trovano un nuovo respiro. A Cesena questa metamorfosi ha un nome: MOODES. Un progetto giovane, ma con radici profonde che affondano in oltre quarant’anni di esperienza di Gel-Frigor Group, storica azienda romagnola specializzata dapprima nella progettazione e realizzazione di impianti per la refrigerazione commerciale e successivamente nella fornitura di arredi in ambito grande distribuzione organizzata. MOODES rappresenta l’evoluzione naturale di questa storia. L’azienda, fondata nel 1982 da Adelmo Negosanti e dalla moglie Paola Gori, si rinnova abbracciando un settore più ampio e visionario, dove l’interior design incontra la qualità e l’emozione si fonde con la precisione tecnica.

Un passaggio che diventerà ufficiale nel gennaio 2026, con il completamento del percorso di rebranding, ma che è già vivo nelle scelte, nei processi e nella guida di Federico Lippi, direttore generale che affianca la Proprietà in questa nuova fase. “Il percorso di rebranding di MOODES è un atto di grande consapevolezza,” racconta Lippi. “Dopo 43 anni di storia, abbiamo sentito il bisogno di dare un nome nuovo a qualcosa che era già cambiato profondamente e che potesse rappresentarci per il futuro, con la stessa solidità e credibilità che Gel-Frigor Group ci ha garantito fino a oggi. Costruire un’identità forte significa avere il coraggio di scegliere,” aggiunge. “Scegliere cosa portare con sé del passato e cosa lasciare andare. MOODES

è questo: una nuova voce, nata dall’esperienza, ma pensata per il futuro.” MOODES non è semplicemente un produttore di arredi specializzato nella GDO: è un partner strategico capace di accompagnare l’intero percorso del progetto, dalla consulenza alla progettazione 3D, dall’ingegnerizzazione alla produzione, fino alla logistica e all’installazione. Un modello integrato reso possibile da un team di 65 professionisti, da un reparto trasporti dedicato e da un elemento distintivo: anche le squadre di installatori fanno parte dell’organico aziendale, garantendo continuità operativa, qualità costante e una gestione completa di ogni fase. Un sistema fluido, capace di affrontare progetti complessi con un approccio sartoriale, grazie


MOODES NON È SEMPLICEMENTE UN PRODUTTORE DI ARREDI SPECIALIZZATO NELLA GDO: È UN PARTNER STRATEGICO CAPACE DI ACCOMPAGNARE L’INTERO PERCORSO DEL PROGETTO, DALLA CONSULENZA ALLA PROGETTAZIONE 3D, DALL’INGEGNERIZZAZIONE ALLA PRODUZIONE, FINO ALLA LOGISTICA E ALL’INSTALLAZIONE.

anche a un reparto di progettazione giovane, creativo e altamente preparato, affiancato da project manager che seguono ogni commessa con cura attenta e consapevole. Negli ultimi cinque anni MOODES è passata da realtà commerciale ad azienda produttiva, integrando tecnologie di nuova generazione e competenze specializzate che oggi permettono di realizzare internamente ogni progetto. Nei reparti produttivi, attrezzature industriali e mani artigiane operano insieme, combinando precisione digitale ed esperienza manuale per garantire qualità, affidabilità e un alto livello di personalizzazione. Questa evoluzione non ha solo migliorato l’efficienza, ma ha contribuito a definire una nuova cultura aziendale, fondata sulla centralità delle persone. MOODES investe in welfare, flessibilità, formazione continua

e valorizzazione dei giovani talenti, perché la crescita dell’azienda passa anche dalla crescita e dal benessere delle sue competenze interne. Lo spazio commerciale non è più un luogo di passaggio, ma uno spazio da vivere. In questo scenario MOODES interpreta la trasformazione con soluzioni su misura, design emozionale e un’attenzione estrema al dettaglio. Un equilibrio autentico tra mood e design, che dà vita ad ambienti capaci di raccontare identità e generare atmosfera. La visione di chi, dopo 43 anni di storia, sceglie consapevolmente di cambiare per continuare a crescere.

IN QUESTE PAGINE, LO STABILIMENTO DELL’AZIENDA. IN ALTO, ADELMO NEGOSANTI E FEDERICO LIPPI.

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ANNIVERSARI

SIAMO FORTY LA GRANDE FESTA PER I 40 ANNI DI MENABÒ E I 25 DI IN MAGAZINE

DI ROBERTA INVIDIA

FOTO MARCO LA FERRARA / LUMELAB

C’è un modo speciale di festeggiare un doppio anniversario: non limitarsi a guardare indietro, ma usarlo come punto di slancio. È quello che ha fatto Menabò Group con la serata-evento che lo scorso dicembre ha celebrato i 40 anni dall’agenzia e i 25 anni di Edizioni IN Magazine. Nel quartier generale di via Napoleone Bonaparte, a Forlì, oltre 250 persone – tra istituzioni, partner, clienti, collaboratori e amici dell’agenzia – hanno preso parte a ‘Siamo Forty’, la festa in grande stile pensata come un racconto corale fatto di memoria e visione, identità e futuro. Un evento che ha restituito l’immagine di un gruppo profondamente radicato nel territorio romagnolo, ma da sempre abituato a dialogare con il mondo. Il cuore della serata è stata la proiezione del video celebrativo di IN Magazine e del video-manifesto ‘Siamo Forty’, un testo identitario che racconta l’anima di Menabò attraverso il concetto di ‘accento’: quel segno piccolo ma decisivo che cambia il senso delle 26

cose. A dargli voce è stato Roberto Pedicini, storico doppiatore italiano di Javier Bardem e Jim Carrey, che con il suo timbro inconfondibile ha accompagnato il pubblico dentro quarant’anni di creatività, relazioni e scelte. Subito dopo, il presidente e fondatore di Menabò, Stefano Scozzoli, ha ripercorso la storia dell’agenzia intrecciandola alle trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche che hanno segnato gli ultimi decenni: dal mondo analogico degli anni Ottanta all’avvento del web, dai social network fino al presente dominato dall’intelligenza artificiale. “In questi 40 anni,” ha sottolineato, “abbiamo fatto quello che sappiamo fare meglio: mettere l’accento sui progetti dei nostri clienti. Offrire sempre una soluzione in più, uno sguardo innovativo e originale, quel quid creativo che cambia tutto e aggiunge senso.” Non a caso, l’accento è un elemento che accompagna da sempre il nome e il logo di Menabò, diventandone metafora e manifesto. Sul tema dell’intelligenza artificiale, Scozzoli


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ANNIVERSARI

LA FESTA HA VISTO LA PRESENZA DI 250 PERSONE E HA RESTITUITO L’IMMAGINE DI UN GRUPPO PROFONDAMENTE RADICATO NEL TERRITORIO, MA DA SEMPRE ABITUATO A DIALOGARE CON IL MONDO.

ha ribadito una posizione chiara e controcorrente: “A dispetto di ciò che dicono molti esperti, noi crediamo che l’AI non potrà sostituire il lavoro umano. Le domande, il senso e la creatività restano appannaggio delle persone. Ed è lì che le agenzie come la nostra continuano a fare la differenza.” Andrea Masotti, presidente e direttore responsabile di Edizioni, ha ricordato come le riviste IN Magazine siano ancora oggi strumenti per fare emergere le eccellenze del territorio (dalla Romagna a Pesaro) e come, in un’era digitale, la scelta di puntare sulla carta abbia ancora un senso e sia fondamentale

per distinguersi. Tra i momenti più significativi di ‘Siamo Forty’ c’è stato l’annuncio dell’ingresso di una nuova socia nella compagine aziendale. Accanto a Stefano Scozzoli (presidente), Elisa Ravaglia (vicepresidente) e Andrea Masotti, entra infatti Margherita Verlicchi, professionista che lavora in Menabò da molti anni e che ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo dei progetti internazionali. “Margherita incarna l’indispensabile ricambio generazionale che un’agenzia affamata di futuro deve saper promuovere,” ha spiegato Scozzoli. Una scelta che Verlicchi racconta

IN QUESTE PAGINE, ALCUNI MOMENTI DELLA GRANDE SERATA DI FESTEGGIAMENTI DI MENABÒ GROUP ED EDIZIONI IN MAGAZINE.

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ANNIVERSARI

TRA I MOMENTI PIÙ SIGNIFICATIVI DI ‘SIAMO FORTY’ C’È STATO L’ANNUNCIO DELL’INGRESSO DI UNA NUOVA SOCIA NELLA COMPAGINE SOCIALE. “IL GIUSTO RICAMBIO GENERAZIONALE PER UN’AGENZIA AFFAMATA DI FUTURO COME LA NOSTRA,” HA DETTO STEFANO SCOZZOLI.

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come naturale evoluzione del suo percorso: “Nasce dalla stima per il lavoro costruito dal team e dalla compagine sociale in questi anni. Entrare come socia significa per me contribuire in modo ancora più attivo alla crescita dell’agenzia. Ho sempre lavorato molto sul fronte internazionale e sono felice che oggi questo ambito sia sempre più centrale nella visione di Menabò.” Oggi i clienti esteri rappresentano oltre un quarto del fatturato dell’agenzia. A rendere solida la storia di Menabò è anche la qualità delle relazioni costruite nel tempo: il 70% dei clienti collabora con l’agenzia da oltre dieci anni e il 40% da quasi venti, un dato che racconta meglio di qualsia-

si slogan la capacità di essere un partner strategico a tutto tondo, in particolare nei settori Tech, Food&Bev, Fashion&Design, Well&Care e Sustainability. Il 2026 segnerà l’avvio operativo di una nuova fase di investimenti strategici, orientati all’innovazione e alla crescita delle competenze. Oggi il gruppo impiega 40 persone (a livello di gruppo), con 5 nuovi ingressi nel 2025 tra dipendenti e collaboratori, e punta a rafforzare ulteriormente la propria attrattività per i nuovi talenti. L’obiettivo resta quello che da quarant’anni definisce Menabò e da 25 IN Magazine: crescere continuando a creare senso e significato, mettendo l’accento su ciò che conta davvero.


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Negli ultimi anni, le soluzioni abitative in classe A ad alta efficienza che abbiamo seguito hanno generato un impatto ambientale paragonabile alla capacità di assorbimento di anidride carbonica di oltre 200.000 alberi. Disposti idealmente unoogni cinque metri, formerebbero una linea che da Forlimpopoli arriva fino a Messina. A Natale gli alberi diventano simbolo di casa e di dono: in questo caso, un regalo fatto all’ambiente. Un beneficio che non si esaurisce nel tempo, ma continua a crescere anno dopo anno, allungando idealmente questo percorso.


BUSINESS

STRATEGA DELLE IDEE L’IMPRENDITRICE CATERINA BISSONI TRANSFORMA LE IDEE IN IMPRESE

DI BARBARA BARONIO

“L’innovazione è qualcosa che mi appartiene da sempre. Ho una naturale predisposizione per tutto ciò che riguarda le procedure, la fabbricazione e i processi produttivi,” afferma di se stessa. E in effetti l’intero percorso di Caterina Bissoni, ingegnere gestionale, imprenditrice forlivese e Ceo di Up Factor sembra confermarlo. Con una formazione internazionale consolidata alla Business School dell’Imperial College London e oltre dieci anni di esperienza nella consulenza strategica e nella finanza agevolata, Caterina ha costruito una carriera dedicata alla trasformazione delle idee in imprese sostenibili e prodotti industriali pronti per il mercato. Ha supportato oltre un migliaio di startup e Pmi a livello europeo, contribuendo all’ottenimento di decine di milioni di euro in finanziamenti tra grant (fondi perduti) ed equity (capitale a rischio) e affiancando founder e manager nei per32


filodellavita

CON UNA FORMAZIONE E UNA CARRIERA INTERNAZIONALI, CATERINA BISSONI OGGI È IMPRENDITRICE E CEO DI UP FACTOR: IL SUO RUOLO È TRASFORMARE INTUIZIONI CON POTENZIALE IN IMPRESE SOSTENIBILI.

corsi di crescita e go-to-market. Tra i numerosi progetti a cui ha contribuito, Caterina cita con particolare orgoglio E-one, la prima cassetta postale intelligente al mondo con aperture digitali e interattive, My Dial, un sistema portatile per emodialisi, progettato per ridurre i costi del trattamento e favorire la deospedalizzazione e Gelamino, il primo gelato funzionale, arricchito con aminoacidi essenziali, per supporto nutrizionale e recupero muscolare. “In ognuno di questi progetti,” racconta, “ho lasciato un pezzetto di me.” Questa capacità di saper guardare ‘più in là’ l’ha accompagnata fin dagli anni universitari, quando, studiando Ingegneria gestionale a Bologna, ha scoperto un forte interesse per la meccanica, per gli impianti e per le dinamiche della produzione. Dopo la laurea, ha deciso di completare l’ultimo anno degli studi magistrali a Londra, presso la Business School dell’Imperial Col-

lege, un ambiente interamente proiettato verso l’innovazione, l’imprenditorialità e la brevettabilità. Successivamente, grazie a un percorso professionale che l’ha vista prima partner e Coo di Bluegreen Strategy e poi Ceo di Bluegreen OU, Caterina ha affiancato per oltre un decennio startup e Pmi innovative nel loro sviluppo, contribuendo alla nascita e alla crescita di numerose realtà imprenditoriali in Europa. Ha partecipato a un progetto, parte del Fiware Accelerator Programme della Commissione Europea, analizzando e selezionando startup ad alto potenziale e supportando il lavoro dei principali acceleratori europei. Oggi Caterina Bissoni è Ceo di UP Factor, realtà che si occupa di consulenza strategica per lo sviluppo di prodotti innovativi. “Si tratta di un’attività che non si limita alla semplice ricerca di fondi o alla valutazione tecnica di un’idea, ma che abbrac-

L’anello filodellavita rappresenta la vita di ciascuno di noi, ogni vita è diversa da quella di chiunque altro... ma per tutti unica e irripetibile...

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BUSINESS

LA SUA ATTIVITÀ ABBRACCIA TUTTE LE FASI DEL CICLO DI VITA DELL’INNOVAZIONE: DALLA FATTIBILITÀ ALLA BREVETTAZIONE, FINO ALL’INGRESSO SUL MERCATO. “AVERE UN’IDEA È FACILE. REALIZZARLA È COMPLESSO.”

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cia tutte le fasi del ciclo di vita dell’innovazione: dalla fattibilità alla brevettazione, dall’ingegnerizzazione alla ricerca di finanziamenti, fino all’ingresso sul mercato. Lavoro con un network ampio e strutturato di ingegneri, esperti normativi, professionisti del marketing e specialisti in proprietà intellettuale. Siamo un team integrato,” spiega. “Seguiamo le startup e le Pmi passo dopo passo, trasformando le loro idee in imprese solide e competitive.” Il suo ruolo è trasformare intuizioni con potenziale in prodotti industrializzabili e vendibili, aiutando soprattutto quelle startup che hanno una forte competenza tecnica ma faticano nella parte business o strategica. “Avere

un’idea è facile. Realizzarla è complesso,” sottolinea. Da questa attività è nata anche Sciuga, società con sede a Cesena, di cui Caterina è Ceo e socia: con Sciuga ha sviluppato Uppy, un asciuga-biancheria a scomparsa che esternamente sembra un quadro ma che, aperto, rivela una struttura capace di asciugare fino a venti chili di bucato. “Abbiamo preso un’idea e l’abbiamo trasformata in un prodotto vero, commercializzabile, con un’identità tutta nostra.” Oggi Caterina vive a Forlì, dove ha sede anche la sua attività di consulenza, e la sua missione è chiara: aiutare le aziende a comprendere se, quando e come un’idea possa diventare un prodotto industriale di successo.

IN APERTURA, CATERINA BISSONI, IMPRENDITRICE E CEO. IN BASSO, LA SEDE DI UP FACTOR.


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ARTE

IL DONO DEI GRANDI AL SAN DOMENICO IL PERCORSO DEDICATO AI DONATORI ILLUSTRI

DI ROBERTA INVIDIA

Uno scenario fatto di luci e di videoproiezioni di grande impatto, di code per entrare e di grande curiosità per un pezzo di storia, sociale e artistica, di Forlì che torna fruibile nel più prezioso degli scrigni cittadini. È la nuova sezione museale ‘Grandi Donatori’ del San Domenico che da novembre arricchisce le sale al piano terra del museo, in un’ala fino ad ora inutilizzata, insieme al riallestimento della ‘Collezione Verzocchi’, quest’ultima in una collocazione temporanea, in attesa di essere trasferita al palazzo Albertini. Ben 194 opere esposte, tra dipinti, sculture e ritratti, per un progetto che accompagnerà il percorso di candidatura di Forlì a Capitale Italiana della Cultura 2028 e che permetterà al San Domenico di essere vivo e animato anche nei momenti di pausa tra le Grandi Mostre della Fondazione. La serata inaugurale, che si è svolta lo scorso novembre, si è aperta nella chiesa di San

LA NUOVA SEZIONE OCCUPA UN’ALA DEL MUSEO CHE FINO AD OGGI ERA RIMASTA INUTILIZZATA. LE 48 OPERE ESPOSTE RIUNISCONO ALCUNI DEI NUCLEI PIÙ PREZIOSI GIUNTI AI MUSEI CIVICI GRAZIE A GRANDI DONATORI: RANIERO PAULUCCI DI CALBOLI, ARTURO E ADA RIGHINI, GIUSEPPE PEDRIALI.

Giacomo con un’edizione speciale della rassegna ‘Un’opera al mese’, dedicata a Lux (1920), potente bassorilievo di Adolfo Wildt, presentato dal conservatore della GAM di Milano Omar Cucciniello. Poi il pubblico si è

FOTO ANDREA BONAVITA

spostato verso i chiostri del San Domenico, dove sulle pareti è andata in scena una videoproiezione in loop (curata da Menabò, che ha seguito anche tutto il resto della comunicazione d’evento): dettagli di dipinti, ritratti, sculture, esplosioni di luci e colori che hanno anticipato il percorso espositivo raccontandone il senso profondo, quello di un patrimonio condiviso, nato dal dialogo tra istituzioni e cittadini. “Dietro ogni lascito,” ha detto il sindaco Gianluca Zattini, “c’è la scelta di un donatore di privarsi di opere amate e a lungo conservate in famiglia per consegnarle alla memoria collettiva, alla fruizione pubblica, alla comunità cittadina. Con il loro gesto, le famiglie dei donatori qui rappresentate hanno contribuito ad arricchire e incrementare in maniera significativa il patrimonio storico-artistico cittadino e le istituzioni museali. Dedicare a loro un nuovo percorso espositivo significa anche omaggiare 37


ARTE

IL PERCORSO È ACCOMPAGNATO DAL RIALLESTIMENTO TEMPORANEO DELLA ‘COLLEZIONE VERZOCCHI’ E DA UNA VIDEOPROIEZIONE IN LOOP CHE ANTICIPA IL PERCORSO ESPOSITIVO RACCONTANDONE IL PATRIMONIO CONDIVISO.

IN QUESTE PAGINE, L’INAUGURAZIONE DELLA ‘COLLEZIONE VERZOCCHI’, CHE SI È APERTA NELLA CHIESA DI SAN GIACOMO CON UN’EDIZIONE SPECIALE DELLA RASSEGNA ‘UN’OPERA AL MESE’.

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la loro generosità e il loro senso civico.” Le 48 opere esposte della sezione ‘Grandi Donatori’ riuniscono alcuni dei nuclei più preziosi giunti ai musei civici grazie a grandi donatori: Raniero Paulucci di Calboli, Arturo e Ada Righini, Giuseppe Pedriali. Lungo le sale, quattro sculture raffigurano proprio i protagonisti di questi lasciti, quasi a fare da ‘guardiani’ del percorso. Dal marchese Paulucci di Calboli provengono le sette sculture di Adolfo Wildt, gruppo che ha contribuito a costruire nel tempo l’identità novecentesca delle raccolte civiche: tra queste, la drammatica Maschera del dolore (1906-1908), autoritratto psicologico dell’artista, che spicca per la tensione espressiva e la lucida eleganza del marmo. La donazione Righini porta invece in dote alla città nove opere di Giorgio Morandi: nature morte e paesaggi di rarefatta quiete, in cui bottiglie, ciotole e case lon-

tane si allineano in un equilibrio di toni smorzati e silenzi sospesi. Il percorso si chiude idealmente con il nucleo Pedriali: ventotto dipinti che spaziano dal Seicento al Novecento. Accanto alla nuova sezione, torna finalmente visibile al grande pubblico – in forma compatta e scenograficamente rinnova-

ta – la ‘Collezione Verzocchi’, una delle raccolte più originali dell’arte italiana del Novecento. Il suo ideatore, l’imprenditore Giuseppe Verzocchi, nato in una famiglia di origine forlivese e attivo nel settore dei laterizi refrattari, alla fine degli anni Quaranta decide di trasformare il proprio marchio industriale in


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ARTE

IN ALTO, LA CODA DI PERSONE ALL’INGRESSO DELLA CHIESA DI SAN GIACOMO IN OCCASIONE DELL’EVENTO.

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un progetto culturale. Tra il 1949 e il 1950 commissiona a settanta pittori italiani contemporanei un’opera sul tema del lavoro, chiedendo a ciascuno, come unica condizione, di inserire nel dipinto un mattone con le iniziali ‘VD’, sigla della ditta Verzocchi. Nasce così la ‘Galleria Verzocchi - Il lavoro nella pittura contemporanea’: un corpus di settanta quadri e altrettanti autoritratti, un vero poema visivo che abbraccia l’intero arco delle attività umane, dai campi arati alle acciaierie, dagli studi d’artista agli uffici, fino alle risaie e ai porti dipinti da alcuni dei nomi più importanti del Novecento italiano – da Giorgio de Chirico

a Renato Guttuso, da Fortunato Depero a Massimo Campigli e Carlo Carrà. Nel corso dei decenni la ‘Collezione Verzocchi’ ha avuto diverse ‘case’: dalla Pinacoteca civica alla sistemazione più recente a Palazzo Romagnoli, dentro un percorso dedicato all’arte del Novecento a Forlì. Il trasferimento ai Musei San Domenico, deciso anche in seguito al riuso di Palazzo Romagnoli come sede della Biblioteca Saffi, è, come si diceva, temporaneo. Per ora, però, l’incontro tra la Quadreria Verzocchi e la nuova sezione dei ‘Grandi Donatori’ crea un dialogo inedito: da una parte la grande narrazione del lavoro italiano nel secondo

dopoguerra, dall’altra le storie individuali di chi, nel corso del Novecento, ha scelto di donare alla città una parte importante della propria memoria visiva. Il nuovo allestimento è stato curato dal dirigente del Servizio Cultura e Turismo del Comune di Forlì, Stefano Benetti, e da Lorenza Montanari, funzionaria dell’Unità Musei, con gli allestimenti dell’architetto Alessandro Lucchi e il supporto scientifico dei co-curatori Omar Cucciniello, Conservatore della GAM/Galleria d’Arte Moderna di Milano e Francesco Leone, docente di storia dell’arte presso l’Università ‘G. D’Annunzio’ di Chieti-Pescara.


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SPORT

ASSESSORE PODISTA

LORENZO LOTTI TRA MARATONE, COACHING E RECORD DA GUINNESS

DI FRANCESCA MICCOLI

L’ultimo sigillo pochi giorni fa nel suggestivo scenario che avvolge la basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi. Percorsi 42,195 metri, l’assessore podista predappiese Lorenzo Lotti ha messo in bacheca la maratona di San Francesco, inanellando la quindicesima vittoria nella gara simbolo delle olimpiadi moderne. L’ennesima prova di forza, mentale ancora prima che fisica, costruita su consapevolezza, rigore, disciplina. Ormai a un soffio dalle quaranta candeline, Lorenzo è noto per un eclettismo che lo vede protagonista nello sport, nella politica e non solo: atleta pluridecorato, assessore del Comune di Predappio, e persino papà da guinness world record. Un uomo multitasking, abilissimo a incastrare i tanti impegni che vivacizzano una quotidianità affollata. Eppure agli esordi Lotti non appariva un predestinato: la passione per la corsa è sbocciata quasi per caso, già scavallate le trenta 42

LORENZO LOTTI INIZIA A CORRERE NEL 2016: DA ALLORA CONQUISTA IL TITOLO DI CAMPIONE ITALIANO NELLA 100 KM E DUE GUINNESS WORLD RECORD PER LA CORSA CON BIMBO NEL PASSEGGINO. “LO SPORT MI HA RESO UNA PERSONA MIGLIORE.”

primavere. “Dopo la maturità ho lavorato in alcuni locali come barista e cameriere, poi a 24 anni ho aperto la mia prima attività. All’epoca avevo uno stile di vita non proprio da atleta: bevevo e fumavo. Ho iniziato a correre solo nel 2016 quasi per scherzo, per perdere qualche chilo.” È subito colpo di fulmine. E al

divertimento si sommano presto i risultati. “La corsa mi ha ‘preso’ immediatamente. Ceduta l’attività, mi sono laureato in Scienze Motorie e al tempo stesso ho iniziato a insegnare all’Itis, istituto in cui mi sono diplomato.” Intanto, sneakers ai piedi, il palmares si ingrassa. Tra una maratona e l’altra, Lorenzo si diletta anche sulla distanza dei 100 chilometri, disciplina in cui nel 2023 è diventato campione italiano e quest’anno ha conquistato la piazza d’onore. In una bacheca già ricchissima anche due record da Guinness, in una gara quasi da fiaba: la corsa con bimbo nel passeggino. “Quando ho saputo che sarei diventato papà, ho maturato l’idea di fare sport assieme a mio figlio.” Un desiderio concretizzato nel 2022 in Olanda. “L’ideale è correre quando il piccolo ha tra i sei e i nove mesi di vita, perché quando sopraggiunge il desiderio di esplorare e camminare diventa tutto più difficile.” Nella terra dei tulipani, a


tagliare il traguardo dopo 50.000 metri è il piccolo Raimondo mentre lo scorso anno a Chesapeake, in Virginia, è toccato al secondogenito Rodolfo vincere dopo 100 chilometri a una temperatura abbondantemente sotto lo zero. “Un record per uno, da ricordare quando saranno grandi. Senza traumi: nella 50 chilometri il mio bimbo ha dormito per oltre due ore, mentre nella 100 il fratellino ha sonnecchiato per 6 ore e mezzo su 7 ore e 45 minuti di gara.” Lotti ha fondato ‘Sempredicorsa’, portale di coaching online per aiutare atleti di ogni livello a stilare un corretto piano di allenamenti per il raggiungimento dell’obiettivo inseguito. Un’avventura condivisa con la moglie. La mamma, l’altra donna della vita di Lorenzo, è stata invece coinvolta in una recente magia. “Ho portato a termine quattro maratone di New York ma l’ultima ha avuto un sapore speciale: al via c’era anche mia madre,

che vanta trascorsi da insegnante di educazione fisica. Correre assieme è stata un’esperienza meravigliosa in un’atmosfera unica, con un milione di tifosi lungo la strada, pronti a incitare allo stesso modo chi vince e chi impiega sei ore a coprire la distanza, considerando tutti eroi.” Il prossimo impegno è una nuova sfida contro il cronometro: la convocazione in nazionale e la partecipazione ai mondiali sulla 100 chilometri. L’appuntamento è all’ultramaratona del Cone-

ro il prossimo 22 febbraio. “Ho nelle gambe il tempo limite di 7 ore. Mi attendono 5 settimane di preparazione in Kenya, in altura. Il mio punto di forza è la testa, che spesso mi ha permesso di battere atleti migliori di me. Lo sport mi ha reso una persona migliore, più equilibrata e meno impulsiva, anche per le scelte da compiere nella vita di ogni giorno. Ora il mio sogno è indossare la maglia azzurra e vivere l’emozione del giuramento alla Nazione. Mi farò trovare pronto!”

IN ALTO, LORENZO LOTTI CON IL FIGLIO RAIMONDO DURANTE L’ALLENAMENTO DEI 50 KM DI ‘CORSA CON BIMBO IN PASSEGGINO’, DI CUI DETIENE DUE GUINNESS WORLD RECORD.

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FORMAZIONE

VESTIRE IL TALENTO L’ACCADEMIA DI CESENA FORMA I FUTURI PROFESSIONISTI DELLA MODA

DI BARBARA BARONIO

FOTO GIANMARIA ZANOTTI


Nel cuore della Romagna, lontano dai riflettori frenetici delle capitali dello stile, Cesena custodisce un’eccellenza che da quasi vent’anni alimenta la creatività di una nuova generazione di designer. È qui che, nel 2007, ha preso vita Scuola Moda Cesena, la prima accademia di moda del territorio: un istituto nato in un piccolo locale di via Sacchi e diventato un punto di riferimento per la formazione sartoriale e di fashion design della Romagna. Quella che è nata come una realtà pionieristica dedicata alla sartoria e alla modellistica tradizionale, negli anni ha saputo trasformarsi, abbracciando il design digitale e le tecnologie più contemporanee senza mai rinunciare all’anima artigianale del made in Italy. Un equilibrio perfetto che ha portato e porterà gli studenti della Scuola Moda Cesena a calcare palchi importanti: alcuni dei loro capi sfileranno alla Milano Fashion Week del prossimo inverno e saranno

LA SCUOLA MODA CESENA, FONDATA NEL 2007 DA CATIA LORENZINI, OGGI È UN PUNTO DI RIFERIMENTO DEL TERRITORIO, CAPACE DI ATTRARRE STUDENTI DA TUTTO IL MONDO E COLLABORARE CON REALTÀ LOCALI CONSOLIDATE, UNENDO INNOVAZIONE E ANIMA ARTIGIANALE.

protagonisti di un evento speciale dedicato ai 170 anni dalla nascita di Giovanni Pascoli, in collaborazione con il Tecnè e il Conservatorio Maderna di Cesena. Senza contare che alcuni degli allievi oggi collaborano già

con importanti brand quali Vogue, Max Mara e Armani. Dietro questa storia di crescita costante si trova Catia Lorenzini, fondatrice e direttrice, una vera deus ex machina con quarant’anni di esperienza tra Firenze, Roma e Milano, dove ha collaborato con prestigiosi istituti, tra cui l’Istituto Burgo. “Ho sempre creduto che la Romagna avesse l’energia giusta per accogliere un progetto come questo,” racconta Lorenzini. “La sua indole dinamica e il forte senso di appartenenza sono terreno fertile per dare forma a nuove realtà creative.” Proprio grazie al sostegno dell’Istituto Burgo nasce, nel 2007, la sede cesenate della scuola. Oggi l’Istituto accoglie studenti tra i 17 e i 30 anni, provenienti non solo dall’Italia, ma anche da Indonesia, Messico, Uruguay e altre parti del mondo. L’ascesa di Cesena come città universitaria ha contribuito ad ampliare il bacino internazionale, trasformando le aule in 45


RUBRICA

LA SCUOLA OFFRE PERCORSI CHE PORTANO GLI STUDENTI VERSO PASSERELLE E BRAND INTERNAZIONALI. “IL NOSTRO OBIETTIVO È RESTITUIRE VALORE ALL’ABITO SU MISURA, AL GESTO SAPIENTE DEL SARTO ITALIANO.”

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uno spazio multiculturale dove tecniche sartoriali, ricerca e sperimentazione convivono ogni giorno. Le collaborazioni con il territorio sono molte e solide: Camac di Cesena, Miumè a San Marino, atelier quali Di Punto in Bianco per gli abiti da sposa e realtà come Promo International Florence accolgono gli studenti in stage che, spesso, diventano i primi passi verso carriere nel settore. “Il nostro obiettivo è restituire valore all’abito su misura, al tessuto, al gesto sapiente del sarto italiano,” spiega Lorenzini. “I nostri allievi imparano a costruire un capo dall’origine, integrando tecniche classiche e tecnologie digitali.” Il corpo docenti comprende professionisti che collaborano con grandi mai-

son del lusso, tra cui Yves Saint Laurent, offrendo agli studenti uno sguardo diretto su ciò che accade nei fashion hub internazionali. Le lezioni si svolgono dal lunedì al giovedì, dalle 8 alle 16. Nonostante le difficoltà legate all’alluvione degli ultimi anni, la scuola – ora situata in viale Europa – continua a registrare numerose iscrizioni e sta organizzando i prossimi open day. Guardando al futuro, Lorenzini punta in alto: ampliare le partnership con le grandi città della moda e ottenere il riconoscimento del MIM. Una realtà che cresce quella della Scuola Moda Cesena e che, con discrezione e determinazione tutta romagnola, vuole contribuire allo sviluppo del fashion italiano.

IN APERTURA, CATIA LORENZINI, FONDATRICE E DIRETTRICE DELLA SCUOLA MODA CESENA, E LA SEDE DELL’ACCADEMIA. IN ALTO, UN DETTAGLIO DI UNA LEZIONE.


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SCRITTURA

DARE VOCE AL DOLORE

IL RACCONTO DI ALESSANDRA BERATTO VINCE IL PREMIO IN MAGAZINE

DI CLARISSA COSTA

Due anni fa il secondo posto, quest’anno la vittoria: Alessandra Beratto, originaria di Ivrea, è la vincitrice della 22a edizione del Premio Letterario Nazionale Città di Forlì, sezione IN Magazine per la prosa inedita, orga-

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nizzato dal Centro Culturale L’Ortica. In occasione del venticinquesimo anniversario di IN Magazine, il tema su cui si sono confrontati i partecipanti è stato ‘I miei primi 25 anni’: Beratto si è aggiudicata il primo posto

con il racconto Tecla, in cui la protagonista si trova a riflettere sulla sua giovane vita segnata da un dolore cronico. Una storia forse controcorrente ma vivida e reale che, come scrive la giuria, “si sottrae alla cronaca banale ed entra dentro la battaglia della protagonista contro quella malattia che da parte di sé è diventata nemico spietato e implacabile.” Veterinaria di professione, creativa per necessità interiore, Beratto scrive “per scaricare la tensione”, come confessa con semplicità. “Scrivere mi piace, ma è un hobby. Dipingo, scolpisco… sono passioni che coltivo perché mi fanno stare bene. Certo, quando un racconto viene apprezzato è una soddisfazione enorme.” I suoi primi successi arrivano con la poesia, poi la scelta di cimentarsi con la prosa breve, una forma che sente affine: “Le short stories, le storie brevi, sono complicate, devi concentrare tutto entro


QUELLO DI ALESSANDRA BERATTO È UN RACCONTO CHE “SI SOTTRAE ALLA CRONACA BANALE ED ENTRA DENTRO LA BATTAGLIA DELLA PROTAGONISTA CONTRO LA MALATTIA,” UN DOLORE CHE DIVENTA ANTAGONISTA.

certi limiti.” Nel 2020, al Premio La Quara (in cui Beratta si classificata terza), l’incontro con lo scrittore Angelo Berti segna una piccola svolta: qualche dritta sulla scrittura e poi la nascita di Ale libera tutti, raccolta di 73 racconti dell’infanzia, accompagnati da illustrazioni realizzate dalla stessa autrice e riflessioni adulte. “Mi sono ispirata a Il giornalino di Gian Burrasca… anche perché ero abbastanza terribile, da bambina,” scherza. Tecla, il racconto premiato, nasce invece da una scelta controcorrente. “Avevo molti dubbi. Parlare dei venticinque anni come di un’età segnata dal dolore sembrava rischioso. A quell’età si pensa al futuro, non a un limite.” Ma per Beratto il dolore non è un concetto astratto: come la protagonista, per dieci anni ha convissuto con una cefalea invalidante. “Era un compagno di viaggio terribile. Quando il dolore è continuo diventa una presenza fisica, gli dai un nome. Nel racconto è

Tecla, un nome che ho preso da una santa, ma che mi sta anche un po’ antipatico.” Il testo alterna narrazione e poesia, con immagini di guerra che descrivono la battaglia quotidiana contro un dolore che torna sempre, lasciando dietro di sé un campo di battaglia mentale. L’orologio che scandisce la storia sottolinea la ciclicità della sofferenza: l’occhio che non si apre, la confusione, gli antidolorifici che alleviano ma intorpidiscono. La giuria ha premiato la forza di una scrittura “incisiva, vibrante e tesa”, capace di evocare drammaticità. Un riconoscimento che Beratto non si aspettava: “Partecipi sperando che ciò che scrivi arrivi agli altri, ma vincere… no, non me lo aspettavo.” E il finale, sospeso tra liberazione e resa, porta la firma dell’autrice: “Nell’arte tutto può essere. Io sono una che lotta per la vita, ma a volte la vita può finir così. È una chiusura d’effetto, ma necessaria.”

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RACCONTO VINCITORE DEL PREMIO LETTERARIO NAZIONALE CITTÀ DI FORLÌ , SEZIONE PREMIO IN MAGAZINE PER LA PROSA INEDITA.

T E C L A DI ALESSANDRA BERATTO

Apro un occhio, l’altro non risponde, resta immobile, non riesco ad aprire anche lui. Se ne sta chiuso stretto, come se avesse deciso di continuare a dormire, mentre lentamente volto la faccia verso il comodino e guardo l’ora. Impietoso il display segna le 5.15. Riposiziono la testa pian piano e chiudo l’occhio attivo, quell’altro ‘il pigro’ resta chiuso. Oggi compio venticinque anni e comincio a contare: sono novemilacentoventicinque giorni. Il destino mi ha concesso i primi quindici anni di vita per essere felice, tempo in cui programmavo il mio futuro di scrittrice e poeta. Poi arrivò lei, Tecla la bastarda. Le ho dato un nome, il nome che mi sembrava più antipatico e brutto, anche se, nella lunga lista dei Santi, c’è anche una Santa che porta quel nome. Tecla dea illustre o gloria di Dio, sicuramente lei era bella e buona, se no addio santità. La mia Tecla però non era santa, né in gloria di Dio, né bella e buona, era fredda, cattiva e con occhi di guerra. Dieci anni fa si presentò e mi si incollò addosso con il suo alito cattivo e dita lunghe e adunche, senza più darmi pace. Qualche apparizione sporadica l’aveva già fatta tempo prima, però, falsa come una moneta bucata, non aveva manifestato la sua vera natura. Avrei dovuto insospettirmi, arrivava sempre la domenica rubandomi il riposo e poi se ne andava fino alla domenica successiva o a molte domeniche dopo. Tecla prese sul serio il suo nome e, per vezzo tutto femminile, decise che, se a questo avesse asportato una L, poteva diventare Teca, già, quella cranica, cioè la mia, che elesse a sua magione. Anche se nel vocabolario la parola dolore è maschile, il mio è femminile. Le femmine, quando vogliono, riescono ad essere perfide e crudeli, Tecla come un’amante spietata si prese la mia vita, riducendola così a un campo di battaglia perso nel nulla. Visti i miei studi e sogni di scrittrice le dedicai anche una poesia, ma poco valsero le mie parole, anche se per scriverle ero preda di un dolore pulsante e stordente... Ora qui nella mia testa non ci sono che streghe e maghi che urlano alla guerra ed eserciti britanni che battono gli scudi e lance levate alte al cielo che brillano del primo riverbero del sole. E poi manipoli di Ussari al galoppo ed il fragore di zoccoli sul campo di battaglia, dove la polvere si confonde coi colori e i suoni fa più sordi e l’odore di sangue e morte fa più acre. E poi navi con cannoni dalle bocche nere e vuote, che han gridato senza sosta l’orrore della rabbia e gli scafi deflagrati in schegge e varchi, da cui il fumo, denso e nero, accarezza in lunghe dita il mare fermo e muto. E tamburi che rullando danno il passo a pensieri, che soldati ora sfilano in ordine perfetto, con divise lacerate e senza patria, con nell’animo incurabili ferite. Ora qui nella mia testa, solo più vaghi vortici di vento, spazzan via ciò che resta del rimbombo, di tamburi in lontananza, di quel fumo denso e acre, del dolore e la sua guerra e il fragore degli zoccoli fanno lieve all’orizzonte. Lei indifferente continuò ad affondare le dita adunche nel mio cranio, soffiandomi in faccia quel suo fiato maleodorante che ancora oggi mi confonde le idee e la vita. Impietoso il display segna l’ora: 5.45, il sonno è fuggito. Sto qui, con un occhio aperto ed uno chiuso, a fare i conti con i miei giorni, sperando che quello che si sta scatenando nella mia testa non rovini anche questo. Ho visto andare in fumo giorni in cui speravo di stare bene o per lo meno il giusto, per non affrontare la vita con la solita espressione, di chi si è bombato di farmaci e vaga incerto con gli occhi gonfi. La bastarda sembrava divertirsi quando facevo programmi. Si muniva di un quadernetto, dove segnava date e luoghi, là mi precedeva e poi, al mio arrivo, mi afferrava per la nuca e, senza pietà, affondava le sue dita ossute, fino a farmi appannare la vista, preda di nausee terribili. E non riuscivo più a scrivere, a leggere, a dipingere, a studiare, né a sentirmi felice. Neanche in occasioni tristi mi risparmiava, mi ritrovavo a non poter piangere in santa pace, senza poi sentirmi la testa estallar in mille pezzi. Estallar? Sì, ‘scoppiare’ in spagnolo, che ho imparato per un progetto andato in 50

frantumi grazie a lei. Nelle mie ore di studio mi offuscava la vista e mi faceva pulsare le tempie fino al lancio degli occhiali e dei libri. Dieci anni abbracciate in una sorta di tango malato, come accompagnate da Por una cabeza, che tango malato non è, però mi piaceva pensare che Gardel cantasse per me e per la mia povera testa. Chiusa per l’ennesima volta nel tubo della risonanza magnetica, non sapevo distinguere i rumori esterni da quelli esplosi nella mia testa, tanto erano assordanti tutti in ugual misura. “Signorina, non è felice? Come le altre volte la risonanza magnetica non ha evidenziato nulla. Prenda queste compresse, andrà meglio!” Mentre guardavo il dottore, sentivo il viso contratto, le dita di Tecla entrando dalla nuca uscivano dalla mia bocca, sembravano quasi giocare tormentandomi il naso e i denti, che si agitavano e gridavano, quasi sul punto di esplodere per il dolore. Mi sembrava di sentirla ridere, mentre le sue dita dalla bocca si erano insinuate nelle mie orecchie, facendole fischiare come due vaporiere e diventare rosse, come due grandi papaveri. Impietoso il display segna l’ora: 6.30. Un occhio aperto e l’altro chiuso, niente da fare non riesco a svegliarlo, almeno lui riposa. Così non sente le dita della bastarda che escono dalla mia testa e come lingue di fuoco, rosse e diritte, illuminano il soffitto, quasi a scrivere ‘Buon compleanno’. Anche i giorni del diploma e della laurea, Tecla era là che mi aspettava. Avevo creduto, povera cretina, di potermi godere la festa e vedere il mio futuro splendere nitido, e non come al solito guardare solo immagini sfocate, dietro ad un vetro appannato dal dolore. Rabbiosa avevo ingurgitato la solita compressa, messo Tecla in fondo al mio cranio e come sempre mi ero ritrovata spedita a tutta birra nel mondo degli effetti collaterali. Quarto capitoletto, seconda facciata del bugiardino: possibili vertigini, ottundimento del sensorio, ipoacusia e alitosi. Non potevo neanche baciare le mie amiche, né parlare con i parenti, che si muovevano nei corridoi agitandosi e chiacchierando come tante chiocce orgogliose. L’unica era ingoiare mentine e rabbia. Impietoso il display segna l’ora: 7.00, l’occhio pigro da segni di risveglio, cerca di aprirsi. Come una sonnambula sono riuscita ad alzarmi e a prendere una bustina del nuovo farmaco, il medico me lo ha cambiato ancora un’altra volta, ora sono bustine al sapore di liquirizia, magra consolazione per lo meno ho l’alito buono. Finalmente ho potuto mettermi su un fianco, chissà forse le dita di Tecla scivoleranno via per sempre e andranno a fare danni altrove. La sento ridacchiare, aspetta che passi l’effetto del nuovo farmaco per ritornare. Ogni volta che riappare sembra quasi me la voglia far pagare per averla messa all’angolo con un pugno al mento. Liste di farmaci con nomi buffi, mi scappa quasi da ridere, se non fosse che ridere mi fa tremare e sentire ancora più male. Chissà chi li inventa quei nomi? Qualcuno che non dorme di notte e non ha nulla da fare. Io, che invece vorrei dormire, sono qui a vedere farmaci in fila indiana, ognuno con un cartello su cui qualcuno ha scritto le varie desinenze… ex, ax, ki, laz, plaz... che straz. Sono stanca. Ho provato anche a tagliarmi i capelli corti corti, pensavo che così Tecla avrebbe sentito freddo e se ne sarebbe andata. Invece no, nulla, a parte avere un taglio da marine e il fidanzato in fuga. Impietoso il display segna l’ora: 7.30. Un giorno, provai a scacciare la bastarda picchiando la testa contro il muro, l’unico effetto fu poi vomitare al suono delle sue risate e poi, come in una sorta di trance, dipingere su una tela una città all’alba, piena di sole, a differenza della mia esistenza grigia e triste. Forse Tecla cadendo per i colpi, aveva fatto andare in cortocircuito i miei sensori della realtà. Basta devo alzarmi e prepararmi. Mi alzo, tutto gira, le orecchie al solito fischiano e i denti si agitano, però le fiamme si sono ridotte a piccoli fuochi fatui. L’andata al bagno sarà come sempre una lotta con le pratiche mattutine, i sanitari, durante la notte, sembrano spostarsi verso il basso e chinarsi mi è impossibile. Bene, farò una doccia. Oggi devo essere in ordine, pulita e profumata, è importante. Mi sono truccata, anche se nello sforzo di guardarmi allo specchio, sentivo la testa pulsare come se Tecla suonasse i suoi tamburi di guerra, forse ha sferrato l’ultimo attacco, ma non sa che sono pronta. Sono usciti tutti, me ne ritorno a letto, adesso potrò riposare alla faccia di Tecla e delle sue dita adunche. Il caffè aveva un sapore strano, saranno state tutte le capsule che vi ho sciolto, mentre contavo il numero giusto dei giorni passati con la bastarda, per l’esattezza tremilacentosessantacinque e per certo, da oggi, non uno di più.


Carlo e Filippo Venturini augurano ai propri Clienti e a tutti i lettori di In Magazine

Un augurio di cuore per un sereno Natale. Che il 2026 sia l’anno delle soddisfazioni. Vi regali benessere, gioia e felicità. Filippo Venturini Private Wealth Advisor Filippo Venturini Private Banker* https://alfabeto.fideuram.it/filippo.venturini

https://alfabeto.fideuram.it/filippo.venturini Ufficio dei Private Banker Fideuram di Forlì Piazza Orsi Mangelli, 5 - Tel. 0543 451911 Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Ufficio dei Private Banker Fideuram di Forlì * Il Private Banker è un professionista della consulenza finanziaria, previdenziale e assicurativa iscritto all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari. Piazza Orsi Mangelli, 5 - Tel. 0543 451911

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