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Forlì IN Magazine 01 2026

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Apriamo questo numero con il forlivese Maurizio Gherardini, che dopo una carriera internazionale torna in Italia come presidente della Lega Italiana Basket, e con il cesenate Stefano Andreoli, cofondatore del blog satirico Spinoza.it e tra gli autori più noti del panorama televisivo. Entrando nel cuore della rivista, intervistiamo Andrea Segrè, nuovo presidente ‘anti-spreco’ di Casa Artusi, e scopriamo il progetto Radici Urbane, una terra confiscata oggi trasformata in spazio per la comunità. Incontriamo: Lucia Ceccarelli e Ilaria Demo De Lorenzi, due orafe che realizzano gioielli ispirati alla natura; le giovani associazioni che organizzano escursioni e avventure alla scoperta del territorio e non solo; Marino Mambelli, fondatore di Forlipedia; e Matteo Silimbani, ‘Prof Incredibile’, docente e campione di matematica. Buona lettura!

ANDREA MASOTTI

Edizioni IN Magazine s.r.l. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì | T. 0543.798463 www.inmagazine.it | info@inmagazine.it

Anno XXVII N.1 marzo/aprile Reg. di Tribunale di Forlì il 23/11/1998 n.27

Direttore Responsabile: Andrea Masotti

Redazione centrale: Clarissa Costa, Paola Francia Coordinamento di redazione: Roberta Invidia Artwork e impaginazione: Francesca Fantini Ufficio commerciale: Gianluca Braga Stampa: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) Chiuso per la stampa il 24/03/2026

Collaboratori: Barbara Baronio, Lucia Caselli, Dolores Carnemolla, Cristina Mazzi, Francesca Miccoli. Fotografi: Andrea Bonavita, Massimo Paolone, Ufficio Stampa LBA, Gianmaria Zanotti.

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte. In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

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PILLOLE

FORLÌ | La soprano forlivese Wilma Vernocchi è stata recentemente insignita del Premio Internazionale ‘Maria Malibran’ alla carriera, che è stato accolto dall’artista con profonda emozione. Subito dopo, si è esibita con un brano di Tosti. Il premio, conferito al Castello Sforzesco di Milano, celebra un percorso costruito tra importanti palcoscenici internazionali e attività didattica. Oltre 60 anni di musica che oggi proseguono anche nella trasmissione di esperienza e passione alle nuove generazioni di cantanti, dopo una carriera che l’ha portata a esibirsi in tutto il mondo e a dedicarsi con continuità alla formazione.

IL PANE CHE CONQUISTA IL SIGEP

BCC ROMAGNOLO: BILANCIO IN CRESCITA

CESENA | Crescono utili, patrimonio e sostegno al territorio: BCC Romagnolo chiude il 2025 con risultati molto positivi. L’utile netto raggiunge i 12,2 milioni di euro, il patrimonio sale a 110 milioni, e la compagine sociale tocca la soglia dei 7.780 soci. In aumento raccolta e finanziamenti a famiglie e imprese, con crediti deteriorati ai minimi storici. Sono stati destinati oltre 1 milione di euro a iniziative sociali, culturali e sportive, a conferma del forte legame con la comunità locale e il territorio.

FORLÌ | Il Panificio di Camillo conquista il primo posto al Lorenzo Cagnoni Award al Sigep World 2026 di Rimini, tra i riconoscimenti più prestigiosi del settore. A distinguersi è il pane bio-simbiotico ‘Rustico Madre Tipo 1’, realizzato con grani romagnoli del Distretto Biosimbiotico della Romagna e 100% pasta madre. Un prodotto che unisce ricerca e tradizione.

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MAURIZIO

RITORNO IN PATRIA PER GUIDARE IL BASKET ITALIANO

GHERARDINI

Se l’umiltà è la virtù dei forti, Maurizio Gherardini ne è il più degno alfiere: un uomo che ha costruito una carriera straordinaria su passione, competenza e dedizione. Dirigente di lungo corso della pallacanestro internazionale, Gherardini ha costruito la sua carriera tra Europa e Stati Uniti arrivando fino all’Nba, il campionato di basket più importante e competitivo al mondo. Partito dalla sua Forlì, il manager dal tono pacato ha lasciato un segno duraturo nei contesti in cui ha operato, contribuendo ai successi di realtà come a Treviso, Toronto e Istanbul, mettendo trofei in bacheca a tutte le latitudini e, soprattutto, lasciando in eredità un’impronta organizzativa duratura, capace di far crescere club e interi movimenti anche dopo il suo addio. Un percorso che lo ha portato, lo scorso giugno, alla soglia dei 70 anni, alla nomina di presidente della Lega Italiana Basket, l’organismo che gestisce e organizza il massimo campionato nazionale.

Presidente Gherardini, come affronta que-

sta nuova avventura in Italia?

“Dopo aver trascorso vent’anni in giro per il mondo, era arrivato il momento di tornare a casa. Il basket è un fenomeno globale e come tale va vissuto. Dopo una vita da privilegiato e tante soddisfazioni raccolte, è giusto restituire qualcosa al mio Paese.”

Guardandosi indietro, avrebbe mai pensato scrivere pagine così gloriose nell’universo della pallacanestro?

“Nessuno avrebbe potuto prevederlo. L’opportunità di iniziare il percorso me l’ha offerta la squadra della mia città. E il periodo trascorso a Forlì è stato il più importante della mia carriera: ho imparato le dinamiche di spogliatoio, i regolamenti, ho venduto abbonamenti, scritto articoli e cercato sponsor. Insegnamenti che mi hanno dato la possibilità di crescere e avere sempre maggiori responsabilità. Se mi riconosco un merito, è quello di aver avuto il coraggio di uscire dalla comfort zone. Fare basket nella propria città, continuando a vivere in famiglia e tra amici,

DI FRANCESCA MICCOLI FOTO UFFICIO STAMPA LBA

con un lavoro di responsabilità in banca e prospettive di carriera, sembrava il migliore dei mondi possibili.”

Come è nato l’amore per il basket?

“Casualmente, ai tempi in cui la tecnologia non offriva le opportunità di seguire lo sport come accade oggi. Ebbi l’occasione di assistere alle partite della Libertas grazie a un giocatore, Ennio Mambelli, che abitava nel mio pianerottolo. Ero molto amico del figlio. Andai a vedere una partita e fu amore a prima vista. Iniziai anche a giocare assieme a mio fratello. La domenica arrivavo al Villa Romiti anche tre ore prima dell’apertura dei cancelli, toccavo il cielo con un dito.”

Come è riuscito a trasformare la passione in professione?

“Ai tempi del Liceo scientifico, ebbi la fortuna di vincere una borsa di studio e trascorrere

NELLA SUA

CARRIERA MAURIZIO

GHERARDINI

HA COSTRUITO

SQUADRE, VINTO

TROFEI E LASCIATO

UN SEGNO NEL

MONDO DEL BASKET

INTERNAZIONALE: DA FORLÌ ALL’NBA, IL CAMPIONATO PIÙ PRESTIGIOSO AL MONDO, PASSANDO PER LA TURCHIA.

un anno scolastico negli Stati Uniti, a Saint Louis. Intanto in Italia era nata la serie A2 e in vista della stagione cestistica 1974/1975 la Libertas si mise in cerca di un interprete. Fu l’allenatore di allora, Renzo Paganelli, assieme al dottor Romano Tramonti, a volermi in società. Padroneggiando la lingua, li aiutai a mettere sotto contratto il povero Steve Mitchell. Da lì tutto ebbe inizio. E pensare che i miei genitori non volevano farmi partire per gli Usa.”

Perché?

“Oggi è facile pensare ‘global’, all’epoca non lo era. Per trattenermi a Forlì, mamma e papà arrivarono a promettermi la moto dei miei sogni. Decisi ugualmente di partire e oggi sono orgoglioso di non aver ceduto alla tentazione. Mi fa sorridere pensare che il mio primo aereo verso gli Stati Uniti fece scalo in Groenlandia per il rifornimento! I miei genitori non ci sono più ma sono riusciti a seguire lo sviluppo della mia carriera, dalla Nba fino alla Turchia.”

Prima tappa del lungo peregrinare è Treviso, dove ha messo in bacheca ben 16 trofei tra cui 4 scudetti e due Eurocup.

“Lasciare Forlì non fu affatto semplice ma non sopportavo l’idea di vivere con il rimpianto di non averci provato. Forse al momento non tutti compresero la mia scelta. Sono rimasto alla Benetton 14 anni, i miei figli sono cresciuti a Treviso, oggi base della mia famiglia.”

Come è maturato il suo passaggio in Nba?

“Dopo le vittorie a Treviso, si è presentata un’altra sfida e ho accettato la proposta dei dirigenti di Toronto. Quando arriva ‘la’ chiamata, quella per raggiungere il top, decidere diventa relativamente facile.”

Qual è stata la soddisfazione più grande della sua carriera?

“Sarebbe scontato parlare di coppe e scudetti, in realtà la gratificazione maggiore è la consapevolezza di aver lasciato ovunque una legacy. Treviso ha trovato collocazione nella mappa del basket continentale, vincendo sul campo ma anche a livello di scouting e rela-

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zioni. Toronto ha scoperto l’internazionalità, oltre a raggiungere l’avanguardia nello studio dei dati e sotto l’aspetto fisioterapico. Malgrado gli investimenti importanti, il basket turco non aveva ottenuto risultati prima che il Fenerbahçe conquistasse per due volte l’Eurolega. Mi rende molto felice anche la splendida carriera di alcuni collaboratori, diventati apprezzati general manager. Proprio ieri mi è arrivato dall’America un libro dedicato alla crescita del movimento cestistico in Canada, Paese che un tempo viveva di solo hockey e oggi conta 28 giocatori in Nba e tantissimi nelle coppe europee. Provo grande gioia a leggere di aver contribuito al cambiamento del sistema. Ho lavorato per i Toronto Raptors ma anche per la Federazione: mi presentai alla prima riunione del board con la scritta ‘Revolution’ sulla lavagna.”

Ogni tanto riesce a tornare in Romagna? “A Forlì risiedono mia sorella e mio fratello, che fa la spola con Roma, e altri parenti. Cerco di raggiungerli quando posso, tre o quattro volte l’anno. Paradossalmente era più facile tornare negli anni in cui vivevo in America e in Turchia. Oggi sono itinerante in un quadrilatero che comprende Treviso,

gli uffici della Lega a Bologna e quelli della Federazione a Roma, quindi Milano, dove orbitano sponsor e media. Poi ci sono tanti eventi in giro per l’Europa. Di Forlì, mi mancano la dimensione raccolta e le persone con cui sono cresciuto, anche se con molti di loro sono ancora in contatto; tra gli amici del basket sento spesso Rod Griffin.”

Quali obiettivi insegue la Lega targata Gherardini?

“Aumentare il nostro peso specifico, mettendone a terra il grande potenziale in termini di numeri, contratti e idee; puntare sulla sostenibilità, aiutando i club a diventare virtuosi.”

Non può mancare una domanda sul basket forlivese…

“Lo seguo sempre, anche in questo momento di sofferenza. La società sta cercando di fare il massimo con le risorse a disposizione. Milita in un campionato equilibrato e difficile, e si trova ad affrontare squadre con budget più elevati. Bisogna essere creativi e fortunati per riuscire a preservare una tradizione cestistica di una città che ha il basket nel Dna.”

Chi è, quindi, Maurizio Gherardini?

“Un innamorato del basket, che ha avuto il privilegio di vivere la sua passione.”

Ph. Julia Upali

STEFANO

COMICITÀ E SATIRA: DIETRO

ANDREOLI

È un artista a servizio degli artisti, maneggia le parole con grande cura ed equilibrismo restando nell’ombra. Quando le sue parole arrivano al pubblico spesso non tutti sanno che sono scritte da lui, eppure sono il tratto distintivo della sua satira che ha un’identità precisa e inconfondibile. Stefano Andreoli, classe 1979, romagnolo e cesenate doc, già ai tempi del Liceo scientifico Righi di Cesena ha rivelato una particolare predilezione per la scrittura.

Oggi, dopo aver fondato il sito satirico Spinoza.it, è tra gli autori più noti del panorama televisivo italiano, presenza discreta dietro le quinte, ma incisiva nello stile. Da oltre 15 anni vive a Milano e tutte le mattine dal microfono di Radio Monte Carlo dà il suo buongiorno al bel Paese con la trasmissione Bonjour Bonjour. Tantissime sono state negli anni le collaborazioni di Andreoli con artisti italiani. A partire da Italialand di Maurizio Crozza, fino al Festival di Sanremo nel 2012, condotto da Gianni Morandi e Rocco

Papaleo, di cui è stato autore. Fino al 2021 ha fatto parte del team di Quelli che il calcio sulla Rai, nelle edizioni condotte da Nicola Savino e da Luca e Paolo. Collaboratore di Roberto Benigni da tanti anni, nel 2025 ha contribuito agli spettacoli Il sogno e Pietro, un uomo nel vento, trasmessi da Rai 1, grandi successi di pubblico dai quali sono stati tratti due libri per Einaudi Stile Libero. Oggi è nel team degli autori di Splendida Cornice, varietà di Rai 3 presentato da Geppi Cucciari. Stefano, come è arrivato a decidere di volersi occupare di comunicazione?

“Non è stata una decisione, diciamo che è successo. Ho studiato al liceo scientifico e poi ho frequentato Architettura, senza troppa convinzione. Sono sempre stato appassionato di spettacolo, in particolare di comicità. Guardavo i cabarettisti in tv e pensavo: magari un giorno anche io farò ridere per mestiere. In un certo senso ce l’ho fatta, anche se la maggior parte del mio lavoro avviene dietro le quinte.”

DI BARBARA BARONIO FOTO GIANMARIA ZANOTTI

PROFILI

ANDREOLI È TRA GLI

AUTORI PIÙ NOTI DEL PANORAMA TELEVISIVO

ITALIANO: TUTTO HA

INIZIO CON IL BLOG SATIRICO SPINOZA.IT, CHE APRE LA PORTA A “UNA SERIE INCREDIBILE E FORTUNATA DI CONNESSIONI” COME LA COLLABORAZIONE CON ROBERTO BENIGNI, MAURIZIO CROZZA, IL FESTIVAL DI SANREMO

La scrittura è una passione cresciuta nel tempo?

“Sì. Da ragazzo frequentavo la parrocchia di San Rocco di Cesena, dove con i miei amici mettevamo in scena sketch ispirati alla comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo. Nei primi anni Duemila, ho aperto un blog sul quale appuntavo riflessioni e battute. Poi è nato Spinoza, blog di satira politica, creato insieme ad Alessandro Bonino: è a quel punto che è cambiato tutto.”

Da qui poi c’è stata una catena di possibilità e di incontri…

“La natura collettiva di Spinoza, che oltre ai nostri contributi veniva alimentato dalle battute dei lettori, ha favorito una serie incredibile e fortunata di connessioni. Sono finito in radio e in tv, ospite di vari programmi, fino alla telefonata di Roberto Benigni, nel 2010, alla quale ho risposto pensando fosse uno scherzo. E invece era lui, con la stessa voce calorosa che il pubblico riconosce al cinema e alla tv: aveva letto il primo

libro tratto da Spinoza, intitolato Un libro serissimo, e voleva congratularsi con gli autori per il livello delle battute. Quando, durante la nostra chiamata, ha scoperto che ero nato a Cesena ho percepito che la sua voce si è illuminata proprio per il legame affettivo che ha con la nostra città. Da allora il nostro rapporto non si è mai interrotto, e nel tempo abbiamo instaurato un’amicizia. Ci sentiamo spesso, anche al di là degli impegni professionali, e questo per me è un grande privilegio.”

Qual è il suo rapporto con la parola?

“Le parole sono preziose: è importante scegliere sempre quelle giuste, perché il linguaggio che usiamo dice tutto di noi. Ho imparato l’italiano grazie alla Settimana Enigmistica, rivista con la quale ho il privilegio di collaborare, e soprattutto ai fumetti: da bambino potevo passare interi pomeriggi a leggere Topolino, imparando termini fantasiosi e desueti come ‘fellone’, ‘fedifrago’, ‘pusillanime’. Spesso si sente qualche politico dire, in senso negativo, ‘Ma dove hai studiato, su Topolino?’

Non potrebbe esserci paragone più ingiusto: i personaggi di Topolino parlano un italiano migliore di tanti politici. E non di rado dicono anche cose più sensate.”

Qual è il processo creativo?

“Per me scrivere è tutt’altro che rilassante.

Mi ritrovo nelle parole di Beppe Fenoglio quando dichiarava: ‘La più facile delle mie pagine esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti’. Ma a differenza della narrativa, dove si potrebbe continuare a limare all’infinito, quando si lavora in tv l’ansia della scadenza è il motore principale: prima o poi è necessario mettere un punto perché bisogna andare in onda. A volte, certe idee che reputavi ottime finiscono nel cestino. E poi, quando si scrive per altri, si deve entrare un po’ dentro la loro testa. Gli artisti ci mettono la faccia, hanno sempre l’ultima parola. Se non sono convinti di un testo o di una battuta, non sempre vale la pena insistere: spesso hanno ragione loro.”

E parlando di spettacoli, come sono nate le sue idee più riuscite?

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IN QUESTE PAGINE, L’AUTORE E CONDUTTORE

RADIO STEFANO ANDREOLI. NELLA PAGINA

PRECEDENTE, CON ALDO BONINO, CO-CREATORE DI SPINOZA.IT. IN ALTO, DA SINISTRA, ANDREOLI

CON IL TEAM DEL PROGRAMMA SPLENDIDA

CORNICE; CON IL COMICO E CONDUTTORE

MAURIZIO CROZZA; INSIEME AI CONDUTTORI DEL DOPOFESTIVAL; E CON MORANDI E PAPALEO AL FESTIVAL DI SANREMO 2012.

“Quando si ha un’idea, non basta metterla su carta: in tv è necessario rapportarsi con tante persone che si occupano di regia, scenografie, musiche e grafica. Il processo è molto laborioso. A volte, però, gli sketch ‘vincenti’ nascono in tutta fretta. Ne ricordo uno con Geppi Cucciari, nel periodo in cui vi era stata una polemica su una puntata di Porta a Porta sul tema dell’aborto in cui erano intervenuti solo uomini; e allora a Splendida Cornice abbiamo pensato di scrivere un finto talk show chiamato Geppi a Geppi, mettendo in scena un dibattito di sole donne sul tema dell’impotenza maschile collegata alle auto di grossa cilindrata. Con i miei colleghi scrissi quel copione quasi di getto, andò in onda praticamente senza prove, eppure ebbe un grande successo e fu molto gratificante.”

La radio è uno spazio prediletto per lei? Come cambia il suo approccio rispetto alla televisione?

“Nell’epoca dell’immagine, trovo che la vera forza della radio sia proprio la mancanza dell’immagine. Io, poi, pur vivendo a Milano, sono l’ultima persona da associare alla capitale della moda: spesso vado in onda stropicciato e malvestito, al mattino mi sveglio alle 5 e mi vesto praticamente al buio. Sono piuttosto timido; non smanio dalla voglia di esibirmi, non escludo però, un giorno, di proporre uno spettacolo tutto mio.”

A proposito di attualità: il politicamente corretto, spesso diffuso nell’opinione pubblica, sta condizionando la satira?

“L’umorismo evolve seguendo la sensibilità che cambia, è normale. Oggi rileggiamo certe battute degli anni Ottanta chiedendoci: ma davvero ridevamo di queste cose? Il politicamente corretto è un falso problema: è possibile dire quello che si vuole, ma è necessario prendere coscienza che ogni cosa che diciamo ha le sue conseguenze. Insomma, le cose cambiano. La politica, ad esempio, non è più percepita come qualcosa di intoccabile: spesso i politici di oggi riescono a prendersi in giro da soli appena aprono bocca, e quindi non c’è più gusto a colpirli. Tendenzialmente i comici più giovani preferiscono far ridere partendo dalla propria vita o dall’analisi del costume e della società.”

Guardando all’attualità e ai colleghi, da chi secondo lei si può trarre ispirazione?

“Oltre ai nomi storici, ritengo Valerio Lundini uno dei più grandi comici di oggi: tutto nelle sue performance è studiato, anche le pause e le apparenti incertezze. Vorrei anche citare Federico Basso e Aurora Leone, due grandi talenti con i quali ho collaborato all’ultimo DopoFestival su Rai 1, e Alessandro Arcodia, un comico che realizza brevi reportage per Splendida Cornice che riscuotono grande successo sui social.”

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CUCINARE

ANDREA

SEGRÉ, PRESIDENTE ‘ANTI-SPRECO’

ALLA GUIDA

DI CASA ARTUSI

CULTURA

È conosciuto come il paladino della lotta allo spreco alimentare. Una battaglia che conduce quotidianamente: in prima persona, esempio di coerenza tra valori professati e azione, e altresì nei prestigiosi incarichi in ambito accademico e istituzionale. Triestino, classe 1961, dallo scorso ottobre Andrea Segrè è il presidente di Casa Artusi, la fondazione dedicata al padre della Cucina italiana moderna. Agroeconomista e docente ordinario all’Università di Bologna, ha consacrato oltre vent’anni di vita alla sensibilizzazione sulla sostenibilità alimentare, trasformando un tema etico in una priorità politica ed economica. A lui si deve l’ideazione di strumenti concreti per combattere lo spreco in ogni fase della filiera. Dal Last Minute Market, per recuperare le eccedenze invendute ma ancora buone a fini caritativi, alla Campagna Spreco Zero, volta alla promozione di buone pratiche quotidiane, dall’Osser-

ANDREA SEGRÈ, AGROECONOMISTA

E DOCENTE, HA CONSACRATO OLTRE

VENT’ANNI DI VITA ALLA

SENSIBILIZZAZIONE

SULLA SOSTENIBILITÀ ALIMENTARE, UNA VISIONE CHE

RAFFORZERÀ ANCORA

DI PIÙ IL VALORE E IL RUOLO DI REALTÀ COME CASA ARTUSI.

vatorio Waste Watcher International, che monitora i dati sullo spreco domestico in Italia e nel mondo, alla Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, fino allo Sprecometro, app dal nome evocativo.

“Sono arrivato a Casa Artusi dopo lunghi anni di riflessione e

studio sul valore culturale, sociale ed economico del cibo,” racconta. “Un percorso che mi ha portato anche a ricevere il Premio Pellegrino Artusi nel 2012 e poi a essere parte del Comitato scientifico fino alla nomina a Presidente. Come agroeconomista e fondatore della Campagna Spreco Zero ho sempre lavorato sul rapporto tra produzione, consumo e responsabilità. E Casa Artusi rappresenta il luogo in cui queste dimensioni si incontrano: qui la cucina non è solo gastronomia, ma cultura civile. Assumere la presidenza significa mettere a sistema ricerca, educazione alimentare, sostenibilità e identità territoriale nel solco del pensiero artusiano.”

Tre le direttrici del mandato del nuovo Consiglio di Gestione: “Valorizzare il riconoscimento Unesco della cucina italiana, rafforzare la dimensione internazionale con l’Osservatorio sulla cucina e il buongusto italiano, e integrare sempre di più cultu-

DI FRANCESCA MICCOLI
FOTO MASSIMO PAOLONE

IL RICONOSCIMENTO

UNESCO ALLA CUCINA

ITALIANA PORTA IL SIGILLO DI ARTUSI:

“È STATO IL PRIMO A DARE VOCE ALLA CUCINA DOMESTICA

ITALIANA, LA SUA OPERA È UN ESEMPIO STRAORDINARIO DI INCLUSIONE, DIALOGO TRA TERRITORI, CULTURA CONDIVISA.”

ra gastronomica e sostenibilità. Casa Artusi deve essere un laboratorio vivo, capace di connettere tradizione e innovazione, ricerca scientifica e pratica quotidiana, territorio e mondo.”

L’ingresso della cucina italiana nella ristretta élite del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco è il coronamento di un iter iniziato nel 2020 con il contributo determinante della stessa Fondazione. Un successo che porta il sigillo di Pellegrino Artusi e della sua cucina. “Non si tratta di un premio a un singolo piatto, ma alla pratica del cucinare insieme. Artusi è stato il primo a dare voce alla cucina domestica italiana, trasformando una pluralità di esperienze locali in un linguaggio comune. La sua

opera è un esempio straordinario di inclusione, di dialogo tra territori, di cultura condivisa. Senza la sua visione moderna e unitaria della cucina italiana, difficilmente avremmo potuto raccontarla al mondo come patrimonio immateriale.”

Nelle parole del neo-presidente emerge con pacata determinazione la passione nata dallo studio, ma anche dall’esperienza personale. “Il cibo è economia, ambiente, cultura, memoria, socialità,” spiega Segrè, che si definisce una ‘buona forchetta’, ovviamente nel senso ‘artusiano’ del termine. “Amo la cucina semplice, di stagione, fatta con ingredienti di qualità. Tra i miei piatti preferiti metto certamente quelli della tradizione domestica

– una buona pasta fatta in casa, un piatto di legumi – perché raccontano meglio di qualsiasi discorso il valore profondo della cucina italiana.” Magari da vivere allo stesso tavolo di parenti e amici, come usa nella solare Romagna.

“La convivialità è il cuore del riconoscimento Unesco. Cucinare e mangiare insieme significa costruire relazioni, comunità, coesione sociale. In un’epoca di individualismo e consumo rapido, la tavola condivisa diventa uno spazio di dialogo e inclusione. È una dimensione culturale che va difesa e praticata ogni giorno.”

Casa Artusi è anche uno straordinario motore di sviluppo turistico e promozione del territorio. “È un hub culturale che unisce

PH CASA ARTUSI
PH CASA ARTUSI

IN ALTO, L’INIZIO DEL PERCORSO PRESSO CASA ARTUSI CHE PORTA ALLA SCOPERTA DI PELLEGRINO ARTUSI, DELLA SUA STORIA E DELLE SUE RICETTE. SOTTO, UN’EDIZIONE PASSATA DELL’ANNUALE FESTA ARTUSIANA DI FORLIMPOPOLI.

formazione, eventi, ricerca e turismo gastronomico. Attira visitatori da tutta Italia e dall’estero, contribuendo alla destagionalizzazione e qualificazione dell’offerta turistica. Ma soprattutto promuove un turismo consapevole, legato alla qualità, ai prodotti locali, alla narrazione culturale del territorio. Forlimpopoli diventa così non solo luogo di memoria, ma laboratorio contemporaneo della cucina italiana”. Il prossimo anno, la Fondazione presieduta da Segrè

taglierà il bel traguardo dei 30 anni di vita: tempo di consuntivi e, soprattutto, la possibilità di schiudere orizzonti inesplorati. “Sarà un’occasione per riflettere su quanto Casa Artusi abbia contribuito alla diffusione della cultura gastronomica italiana e per rilanciare nuove sfide. Stiamo lavorando a un programma che metta insieme ricerca, divulgazione, coinvolgimento delle comunità locali e apertura internazionale. Sarà un momento non celebrativo, ma progettua-

le.” Per il presidente l’ulteriore opportunità di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sostenibilità. “C’è ancora molta strada da fare, soprattutto nello spreco domestico, che non è solo un problema economico, ma culturale. E qui Artusi è sorprendentemente attuale: la sua cucina valorizza avanzi, stagionalità, sobrietà. Dobbiamo ripartire dall’educazione, dalle scuole, dalle famiglie, dalla consapevolezza che il cibo è risorsa preziosa. La sostenibilità non è una moda, è una responsabilità quotidiana.”

A essere modaiola è forse la cucina stellata, che tuttavia Segrè non demonizza e non reputa incompatibile con la cucina domestica. “La cucina stellata può essere laboratorio di innovazione e ricerca, ma la cucina domestica resta il fondamento culturale del nostro patrimonio. Artusi ci insegna che la creatività nasce dalla semplicità e dalla qualità della materia prima. L’importante è non perdere il legame con il territorio e con la genuinità degli ingredienti.”

PH CASA ARTUSI

TERRENO

RADICI

URBANE: DA TERRA CONFISCATA

A SPAZIO COMUNITARIO

FERTILE

A Forlì, tra i capannoni e i campi coltivati lungo viale dell’Appennino, c’è un luogo che non è solo un appezzamento di terreno, ma un manifesto vivente di rigenerazione. Si tratta di Radici Urbane, un progetto che ha saputo trasformare un passato di illegalità in un presente fatto di agricoltura sostenibile, dove fioriscono incontri, comunità e bellezza. Frutto della riqualificazione di un terreno confiscato per usura alla fine degli anni Novanta, noto come ‘Ex Limonetti’, oggi questi 6 ettari di terreno restituiti alla collettività ospitano un grande orto giardino, in cui è possibile fare richiesta per coltivare il proprio orticello, ma anche laboratori, percorsi didattici ed eventi in collaborazione con diverse realtà locali.

“Ci sono voluti anni affinché il Comune ne ottenesse la titolarità e potesse affidarlo in concessione a una cooperativa sociale,” spiega Alice Cubeddu, tra i responsabili del progetto e

TESTO E FOTO DI CLARISSA COSTA

SEI ETTARI DI TERRENO

CONFISCATI ALLA

MALAVITA SONO

STATI RESTITUITI ALLA

COLLETTIVITÀ E OGGI

OSPITANO UN GRANDE

ORTO GIARDINO, LABORATORI, PERCORSI

DIDATTICI ED EVENTI.

“UN LUOGO PER LA COMUNITÀ.”

direttrice di produzione della cooperativa sociale For.B, che si occupa di favorire l’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate. “Nei primi anni 2000 questo posto era una discarica abusiva. C’era di tutto: frigoriferi, lavatrici... era un’area degradata e occupata abusivamente.” Dopo la nascita di For.B nel 2015 e una complessa operazione di bonifica e ripristino della legalità, l’obiettivo è diventato chiaro: “Trasformare questo luogo legato alla criminalità organizzata in un posto bello, dove le persone possono stare bene, divertirsi, godere della natura. Un ‘polmone verde’ per la comunità, essendo vicinissimo al centro e raggiungibile a piedi o in bici, e fare agricoltura sostenibile, biologica e rigenerativa. Abbiamo analizzato il terreno per escludere contaminazioni dai rifiuti e, fortunatamente, era pulito.”

Oggi la gestione è affidata a un’ATS ‘Terra Libera e Solidale’, con For.B nel ruolo di ca-

pofila in sinergia con partner e associazioni locali come Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Circolo Legambiente Forlì-Cesena APS, Fondazione Buon Pastore - Caritas Forlì, Superpartes ODV Associazione di Volontariato civile, Associazione Viaterrea, Associazione Mazziniana, sezione Giordano Bruno di Forlì Condotta

Slow Food di Forlì Alto Appennino Forlivese. Negli anni, il percorso non è stato privo di ostacoli: l’alluvione ha colpito duramente l’area, sommergendo i campi e distruggendo i raccolti. Nonostante il disastro, Alice sottolinea un risvolto inaspettato: “Paradossalmente, il fango si è rivelato un valore aggiunto. I campionamenti hanno confermato l’assenza di inquinanti e il terreno si è nutrito tantissimo.”

Radici Urbane unisce persone di tutte le età e background, con un forte ritorno dei giovani verso la terra. “Al momento abbiamo circa venti orti affidati.

RADICI URBANE UNISCE PERSONE DI TUTTE LE ETÀ E BACKGROUND, CON UN FORTE RITORNO DEI GIOVANI. “L’IDEA ERA CREARE UN LUOGO DOVE LE PERSONE POSSONO GODERE DELLA NATURA E FARE AGRICOLTURA SOSTENIBILE, BIOLOGICA E RIGENERATIVA.”

Il target è mediamente giovane: abbiamo un professore di ingegneria aerospaziale, uno chef di sushi, professionisti che sentono il bisogno di staccare dai social e dalla città, pur restando in città,” racconta Alice. “Abbiamo poi avviato una collaborazione con l’associazione Radicamenti: una coppia, Noemi e Francesco, che ha deciso di votare la loro vita allo studio e all’implicazione dell’agricoltura rigenerativa e della permacultura. A loro abbiamo affidato 300 mq di terreno e la serra, in cui coltivano un’agriforesta.”

Il progetto si sostiene grazie agli sforzi di For.B, e alle varie attività di fundraising portate avanti dai vari partner. “È quasi del tutto ‘volontariato estremo’, per creare un luogo che puntasse sulla qualità della vita, creando comunità.” Per chi volesse avvicinarsi a Radici Urbane, le porte sono sempre aperte: è possibile prendere in affidamento un orto (con acqua di pozzo e terreno pronto), fare volontariato o partecipare ai numerosi eventi in programma, realizzati in collaborazione con il collettivo Monnalisa. Tra i prossimi appuntamenti spiccano i corsi di orticoltura rigenerativa, i laboratori di ecoprinting, la partecipazione a Zardèn e l’ospitalità dello Slow Fest. La loro unica regola ferrea? “Solo agricoltura biologica, niente chimica. C’è molta consapevolezza sull’impatto ambientale. Anche chi non ha competenze può venire: diventi un volontario e ti diamo le prime nozioni. C’è sempre bisogno di una mano!”

ALCHIMIE

LA NATURA CHE ISPIRA LE CREAZIONI DI DUE GIOVANI ORAFE

NATURALI

Trapano a pedale, saldatrice, martelli, fresa e lime da orefice. Dall’altra parte del bancone da lavoro lei, l’orafa cesenate Lucia Ceccarelli, classe 1990.

“Certi colleghi uomini ancora si indignano quando saldo con le unghie smaltate,” specifica subito. “Beh, dove sta scritto che non posso farlo?” Basta entrare nel suo laboratorio Acherontia nel cuore di Cesena, e vederla all’opera, per smontare certe consuetudini legate al passato. Ma non tutte.

“Mi definisco un’artigiana, più che un’artista,” racconta. “Lavoro pressoché con gli stessi strumenti di un tempo, quelli che maneggiavano gli orafi fin dall’antichità. Oltre alla manualità, per me fare l’artigiana è prendersi il giusto tempo senza essere, per forza, sempre performante.” La creatività, per lei, c’è sempre stata: “Mia mamma mi ha sempre detto che ho iniziato prima a disegnare, poi a camminare.” A un certo punto questa

creatività è sfociata nel metallo, una passione che cresce sempre di più, e che la spinge a lasciare il percorso di Architettura che aveva intrapreso all’università per iscriversi all’Accademia di Arte Orafa Fiorentina. La passione da una parte, il lavoro dall’altra. “Ho impiegato anni per decidere di investire davvero nel mio sogno, quello di diventare orafa,” continua a raccontare Lucia, “era come se volessi custodirlo nel profondo senza mai fargli spiccare il volo. Il fatto è che a un certo punto mi sono detta: i sogni nel cassetto, dopo un po’, fanno la muffa.” Coraggio alla mano, nel 2023 è nato il suo laboratorio olistico di gioielleria artigiana, Acherontia, in via Fantaguzzi a Cesena, ex via degli Orefici, popolata ai tempi anche da calzolai e orologiai. “Tutta la mia produzione è qui,” spiega l’orafa, “disegno e saldo davanti ai clienti. Alle mie spalle c’è il reparto battitura, nel retro preparo gli ordini e le

DI CRISTINA MAZZI

“LAVORO PRESSOCHÉ

CON GLI STESSI STRUMENTI

CHE MANEGGIAVANO

GLI ORAFI FIN

DALL’ANTICHITÀ,”

RACCONTA LUCIA

CECCARELLI, CHE

REALIZZA GIOIELLI

ETICAMENTE SOSTENIBILI

CON MATERIALI

RICICLATI.

spedizioni, e faccio ricerca nella biblioteca personale dove tengo le mie enciclopedie su simboli, piante, animali antichi e i volumi cartacei che consulto prima di produrre un nuovo gioiello. Mi piace perdermi nei mercatini per scovare libri e vecchi manoscritti.” Le sue collezioni ‘Botanica’, ‘Bestiario’, ‘Arcana’ e la nuovissima ‘Felici Incubi’, sono completamente ispirate alla natura ed eticamente sostenibili. I metalli sono stati riciclati, “ad

esempio l’argento, l’ottone e il rame sono scarti che vengono rifusi dalle ditte dove mi appoggio e ricreati in lastre, filo ecc. Le pietre le cerco io, non in grosse produzioni o prodotte in serie ma in tirature limitate. Thailandia, Vietnam e Cambogia, Perù, Bolivia e Cile. Ho tolto tutti i processi chimici: al posto degli acidi, uso acqua, bicarbonato e saponi biologici.” Oltre alla sostenibilità, l’altra parola chiave che si respira dentro il suo labo-

Confrontiamo condizioni e costi delle polizze assicurative per offrirti quella più conveniente.

Professioni Sanitarie

Aziende

Privati

Professionisti

ratorio è ‘personalizzazione’. “I clienti scelgono una pietra, poi un animale, l’ambiente, i simboli e le storie che li rappresentano di più. Nasce così il mio pezzo unico, un ‘raccontastorie’, per loro. E finché non lo finisco non inizio un altro lavoro.”

ILARIA DEMO DE LORENZI REALIZZA

PEZZI UNICI

TRATTANDO MATERIE

PRIME NON PROPRIO CONVENZIONALI:

PIETRE, CONCHIGLIE, MA ANCHE OSSA, DENTI, PIANTE E INSETTI. “LA

MIA RICERCA SI FONDA

SUL FATTO CHE LA VITA È UNICA E UN TUTT’UNO CON LA NATURA.”

NELLA PAGINA PRECEDENTE, LA CESENATE LUCIA CECCARELLI E DEI CIONDOLI DA LEI REALIZZATI CON MATERIALI SOSTENIBILI. IN QUESTA PAGINA, LA FORLIVESE ILARIA DEMO DE LORENZI E ALCUNI SUOI GIOIELLI REALIZZATI CON MATERIALI NATURALI.

La natura è la musa anche di un’altra giovane artigiana, artista e art director forlivese, Ilaria Demo De Lorenzi. “Mio padre è un veterinario, sono cresciuta fra gli animali, in connessione con la natura. All’asilo dicevo che volevo fare l’artista, ma

la svolta è stata quando, durante gli studi all’artistico di Forlì, per caso sono finita a frequentare il corso di oreficeria. Lì mi sono innamorata.” Ilaria, che da Forlì si è trasferita per lavoro a Milano, ha lanciato il progetto personale ‘Funesta’, che racchiude la creazione e produzione di gioielli artigianali chiamati ‘Agalma’. “Questo lavoro è nato per rispondere alla domanda: ‘quando non ci sei più, dove ti trovo?’ La mia ricerca si fonda sul fatto che la vita è unica, ed è completamente un tutt’uno con la natu-

ra.” Le sue ‘creature’ sono tutti pezzi unici, realizzati a mano attraverso un lento processo di cura e trattamento delle materie prime non proprio convenzionali: Ilaria lavora con ossa, denti, pietre, conchiglie portate a riva, piante secche, piante sradicate, le cosiddette ‘erbacce’, insetti trovati morti in natura come farfalle, libellule, coleotteri, fotografie d’archivio raccolte nel tempo. “Le raccolgo in natura in modo etico oppure le ricevo in dono, poi le fondo. Per farlo, all’inizio del mio percorso, cercavo laboratori e fonderie dove realizzare i miei progetti, ma spesso ho dovuto abbattere lo scoglio iniziale: che ci faceva una donna così giovane lì? Partire è stato difficile, ma questo non mi ha mai fermata, continuando a sperimentare,” spiega. “Gli oggetti metallici, preziosi o meno, sono da sempre legati al rituale del ricordo. Mi affascina l’alchimia che si sprigiona quando si lavora con il metallo che permette al materiale di passare da uno stato all’altro, di bruciare ed essere liberato, di essere purificato lasciando dietro di sé una traccia destinata alla memoria. Ancora di più se restano a contatto con il corpo, come i gioielli.”

SOLUTION PARTNER PER SISTEMI D’ARREDO IN GDO, HORECA E RETAIL

NGL INFISSI

LA QUALITÀ CHE SI VEDE, LA SICUREZZA CHE SI SENTE.

CON CURA ARTIGIANALE, COMPETENZA

TECNICA E UN APPROCCIO SU MISURA, L’AZIENDA CESENATE FONDATA DA GIANLUCA NERI

OFFRE SERRAMENTI E PERGOLE CHE UNISCONO COMFORT, LUCE E DESIGN.

“Ogni porta, ogni finestra, ogni pergola non è solo un prodotto. È un gesto di benessere, un invito alla luce, un ponte fra interno ed esterno. Un equilibrio di funzionalità, bellezza e durata.” È da questa consapevolezza che nasce l’attività di NGL Infissi, realtà con sede a Cesena specializzata nella consulenza, fornitura e posa di serramenti e soluzioni per vivere meglio gli spazi abitativi, sia interni sia esterni. L’azienda nasce dall’esperienza e dalla visione del fondatore Gianluca Neri, cresciuto nel settore partendo direttamente dal lavoro in cantiere e sviluppando negli anni una competenza tecnica costruita giorno dopo giorno, lavoro dopo lavoro.

Oggi NGL Infissi è una realtà che unisce cura artigianale, compe-

tenza tecnica e un approccio su misura , accompagnando il cliente in ogni fase del progetto: dalla consulenza iniziale alla scelta dei materiali, fino alla posa finale e all’assistenza nel tempo. L’obiettivo è trasformare ogni serramento in un elemento che migliora la qualità della vita quotidiana, mettendo in dialogo gli spazi interni con la luce e l’ambiente esterno.

A distinguere l’azienda è il team formato da tecnici specializzati, consulenti e personale amministrativo, i quali lavorano in sinergia per garantire un percorso chiaro e affidabile: dalla progettazione alla gestione dei contratti, fino all’installazione eseguita a regola d’arte. Professionalità, qualità e sicurezza sono i principi che guidano ogni intervento, con

un’attenzione costante ai dettagli e alle esigenze specifiche di ogni cliente.

Tra i prodotti di punta dell’azienda spiccano gli infissi, soluzioni progettate per migliorare isolamento, efficienza energetica e comfort abitativo. Finestre e serramenti – disponibili in PVC, legno o alluminio – non sono considerati semplici elementi tecnici, ma parti integranti dell’architettura della casa: componenti capaci di coniugare estetica, durata nel tempo e funzionalità. “I nostri infissi non si limitano a chiudere una stanza: aprono lo sguardo sul mondo, trasformano la luce in ospite di casa,” raccontano. Ogni progetto nasce dall’ascolto delle esigenze del cliente e si sviluppa attraverso una scelta accurata dei materiali e delle soluzioni più

TRA I PRODOTTI DI PUNTA DELL’AZIENDA

SPICCANO GLI INFISSI, SOLUZIONI PROGETTATE PER MIGLIORARE

ISOLAMENTO, EFFICIENZA

ENERGETICA E COMFORT

ABITATIVO, E LE PERGOLE DI VARIE TIPOLOGIE: BIOCLIMATICHE, FISSE, RETRATTILI E FOTOVOLTAICHE.

adatte allo spazio da valorizzare. Accanto agli infissi, un ruolo centrale è occupato dalle pergole – bioclimatiche, fisse, retrattili o fotovoltaiche – sempre più richieste per trasformare terrazzi, giardini e spazi esterni in ambienti vivibili durante tutto l’anno. Le pergole rappresentano un’estensione naturale della casa: strutture eleganti e funzionali che proteggono dal sole e dalle intemperie, creando nuovi spazi dedicati al relax e alla convivialità, piccoli rifugi abitabili di calma e bellezza. Veri e propri ambienti outdoor che permettono di vivere l’esterno in ogni stagione, valorizzando il rapporto tra architettura e paesaggio domestico. La proposta dell’azienda comprende anche una serie di soluzioni pensate per completare e proteggere la casa, come schermature solari, porte blindate e vetrate panoramiche. Elementi che contribuiscono non solo alla

sicurezza e alla protezione degli ambienti, ma anche al comfort quotidiano e alla qualità estetica degli spazi. Ogni intervento nasce dall’idea che il serramento non sia soltanto un elemento tecnico, ma parte integrante del progetto abitativo. Per questo NGL Infissi dedica grande attenzione anche alla fase di installazione, considerata determinante per garantire prestazioni, sicurezza e durata nel tempo. La posa viene eseguita da personale qualificato e formato, con l’obiettivo di assicurare risultati affidabili e in linea con le aspettative del cliente.

La filosofia di NGL Infissi si basa su un’idea semplice ma concreta: ogni spazio può diventare qualcosa di più. Grazie a un servizio completo e a un team di professionisti che segue il cliente passo dopo passo, l’azienda trasforma materiali, luce e progettazione in soluzioni durature, capaci di migliorare davvero il modo di vivere gli ambienti. Una visione che mette al centro la casa e chi la abita, trasformando ogni intervento in un progetto pensato per durare nel tempo.

LATO, GIANLUCA

ALLO

DI NGL INFISSI. IN ALTO, UNA PERGOLA BIOCLIMATICA E UNA PORTA BLINDATA, PRODOTTI DI PUNTA DELL’AZIENDA.

A
NERI INSIEME
STAFF

ESCURSIONISMO

AVVENTURE

LE GIOVANI ASSOCIAZIONI CHE RISCOPRONO IL TERRITORIO ROMAGNOLO E NON SOLO

CONDIVISE

L’aria si fa più rarefatta, il respiro affannato. Si ride, si parla, ma si ascolta anche, gli altri e il verde. È l’estrema sintesi di quanto vive chi ama camminare in gruppo nella natura, il nostro habitat; lo stesso da cui ci sradichiamo per gran parte della settimana. Ma il sabato e la domenica fioccano le occasioni per tornare a casa e scoprire il territorio scegliendo l’escursionismo. A fare da traino c’è l’associazione CAI (Club Alpino Italiano), e da un anno anche la sezione giovani di Cesena. Con oltre 280 iscritti tra i 18 e i 40 anni, propone escursioni e ferrate anche fuori regione, aperte ai soci ma non solo. “Siamo partiti un anno fa, quando il CAI Cesena ha compiuto i 60 anni di attività,” spiega Diego Del Vecchio, componente del coordinamento e operatore naturalistico culturale. “L’idea di raccogliere più giovani con cui si condividono i principi dell’associazione bolliva in pentola già da tempo e grazie

SONO DIVERSE LE REALTÀ ASSOCIATIVE CHE UNISCONO NATURA, MOVIMENTO, E SOCIALITÀ, COME CAI GIOVANI CESENA, BËLABURDÈLATREK, AQUILE ROMAGNOLE E BOSCHI ROMAGNOLI. “IL DESIDERIO DI TRASCORRERE DEL TEMPO INSIEME È ANCORA VIVO.”

ad altri ragazzi siamo riusciti a creare un coordinamento che ci permette di organizzare uscite. Fin dai primi mesi c’è stata una risposta di adesione immediata che è andata ben oltre le nostre aspettative. Chiaramente,” specifica, “per motivi organizzativi non possiamo essere più di 25/30

persone per ogni escursione, ma si inizia a camminare che non si conosce nessuno e si termina il giro con un gruppo coeso.” Le proposte degli itinerari provengono anche dai soci. La parola d’ordine? Consapevolezza e condivisione, valori che non mancano tra i giovani. Sarà anche la generazione abituata all’interazione sotto forma di cuoricini e messaggi, ma il desiderio di trascorrere del tempo insieme per fortuna è ancora vivo. Da qui nasce anche l’esperienza di Bëlaburdèlatrek, quattro giovani guide donne che propongono viaggi ed escursioni, abbracciando filoni specifici in base alle proprie competenze: Romagna perduta, Tradizioni dimenticate, Partigiane di Romagna, ma anche laboratori didattici per bambini, cercando di evitare le classiche mete, o dandogli una nuova chiave di lettura.

“Ho conosciuto Giulia Mayra Manzelli tramite Instagram,” racconta Maria Sofia Celli, gui-

DI LUCIA CASELLI

da escursionistica ambientale di Predappio. “C’era in lei qualcosa che mi risuonava, e quando un anno fa mi ha contattata spiegandomi che stava organizzando un gruppo di guide non ci ho pensato troppo e ho detto sì. Co-

noscevo già Sara Orlati e poi si è aggiunta anche Tania Donati.” Tutte guide ambientali e accompagnatrici turistiche diverse tra loro per studi ma con una forte passione per il territorio che si traduce nel differenziarsi da altri gruppi proprio seguendo diversi fil rouge. “Ognuna di noi ha il suo cavallo di battaglia, ovvero una zona o una tematica che sta particolarmente a cuore, e su quella costruiamo l’itinerario,” spiega Celli. Il loro motto è offrire alternative alle mete più gettonate come Campigna, Camaldoli o il santuario della Verna. “Andiamo anche in questi luoghi, ma lo facciamo cercando di proporre un’esperienza differente, prevedendo uscite all’insegna della conoscenza. Passiamo serate a prepararci e la soddisfazione più gran-

de è vedere la gente che ritorna.” “Noi siamo quelli delle prime volte,” esordiscono così Gian Marco Boschi e Andrea Garavini, due sportivi forlivesi ai vertici dell’associazione Aquile Romagnole, il cui punto forte è organizzare viaggi, fine settimana o anche solo uscite di un giorno in cui uniscono esplorazione e adrenalina, con guide a fare da riferimento. Aquile Romagnole deve la sua nascita ai social. “L’associazione è nata da un gruppo di amici,” spiegano. “Cinque anni fa uscivamo tra di noi e, pubblicando foto e video delle nostre avventure su Instagram, alcuni ci scrivevano chiedendoci di potersi unire. Era proprio quello che volevamo, organizzare uscite con sconosciuti per dare l’opportunità a più persone possibili di svolgere delle

DALLE CAMMINATE ALLE ATTIVITÀ PIÙ ADRENALINICHE, L’OBIETTIVO È RISCOPRIRE IL TERRITORIO CON GUIDE ESPERTE E PERCORSI ALTERNATIVI. “CI SONO TANTE ATTIVITÀ CHE DA SOLI NON CI SI SENTE DI AFFRONTARE, MA INSIEME È PIÙ FACILE.”

attività ad alto tasso adrenalinico, come arrampicate, ferrate, scalate su ghiaccio, sci di fondo, surf. Questo è infatti quello che ci contraddistingue: proporre esperienze ai nostri associati prevedendo sempre una qualche sfida sportiva, così da allargare la propria zona di comfort.”

La crescita è stata veloce dal 2023 al 2026: dietro le quinte oggi ci sono ben dieci persone, e gli associati sono 350, provenienti da regioni differenti. “In tanti ci dicono di non aver mai fatto parapendio, di non aver praticato surf… Ci sono tante attività che da soli non ci si sente di affrontare, ma con altre persone, seppur sconosciute, tutto diventa più facile. Noi diventiamo quella prima volta, un ricordo indelebile, anche perché nascono non solo amicizie ma anche relazioni d’amore.”

Chi invece solca i sentieri più conosciuti delle nostre colline e montagne è Marco Clarici, alias Boschi Romagnoli, guida

escursionistica ambientale dal 2015. Originario di Forlimpopoli, ha dato una svolta alla sua vita decidendo di fare di questa passione una professione. Clarici racconta come sia aumentata la voglia di camminare nella nostra porzione di Appennino e di pari

passo anche il desiderio di diventare guide. “Quando ho fatto il corso professionalizzante eravamo 4/5 guide in tutto,” ricorda, “mentre post pandemia sono nettamente aumentate, il che è positivo, vuole dire che questa figura è sempre più riconosciuta.” Ma perché affidarsi a una guida per camminare o ciaspolare sulla neve? “Da soli potrebbe essere rischioso, non tutti sanno orientarsi, e anche tra amici ci dev’essere sempre qualcuno che studia il percorso. Con una figura esperta invece non occorre pensare a niente, ma semplicemente affidarsi a chi è del mestiere. Un sinonimo di sicurezza.” Tra chi organizza escursioni sul nostro Appennino troviamo anche, solo per citarne alcuni: Agriturista Wild Trek, Scomfort Zone, Caveja Trek, Romagna Wild, Trekkabbestia e Valmatrek.

CI PRENDIAMO CURA DELLA TUA SALUTE

Dieci ambulatori, di cui cinque dedicati all’odontoiatria, due sale chirurgiche, un ambiente di radiologia all’avanguardia, un ambulatorio di microscopia operatoria, una sala di fotografia e scansione digitale del volto, un’unità di sterilizzazione di tipo ospedaliero, un laboratorio di progettazione CAD-CAM e stampa 3D, laser medicali e attrezzature di ultima generazione per garantire le migliori cure e il massimo dell’attenzione al nostro paziente.

RECARLO

ESCLUSIVE

CREAZIONI CHE AMPLIFICANO LE EMOZIONI

LA COLLEZIONE CONTRARIÉ RECARLO

SI ARRICCHISCE

DI UNA NUOVA

VERSIONE: SPIRALI

DI CUORI CHE

OMAGGIANO

L’ELEGANZA SENZA

TEMPO DI RECARLO.

Nata nel 2017, la collezione Contrarié si è rapidamente affermata come un simbolo dell’esperienza e dell’identità stilistica di Recarlo. Con le sue iconiche spirali di cuori che si abbracciano e si rincorrono, ha saputo conquistare il cuore di chi cerca gioielli unici e inconfondibili. La collezione è oggi più completa che mai, arricchendosi anno dopo anno di nuove creazioni che offrono una proposta sempre più ampia e variegata.

forma di cuore. È disponibile in due varianti: una liscia, che esalta i riflessi caldi dell’oro, e una preziosa, illuminata da un pavé di diamanti incassati al microscopio. Anche l’iconica collana con-

trarié , spesso protagonista sui red carpet, si presenta nel 2025 in una nuova linea. Riprende la doppia versione dell’anello: una più minimal e glam, e una più sontuosa, impreziosita da un pavé di diamanti nella parte frontale della collana, entrambe in oro sunset gold. La parure si completa con bracciali dallo stesso design iconico e orecchini che uniscono una scenografica spirale in oro a un pavé di diamanti.

A dimostrazione di una ricerca continua, la collezione si arricchisce di una nuova parure di Alta Gioielleria che crea giochi di luce inediti: due diamanti a cuore che si specchiano, si sfiorano e si guardano danno vita a un girocollo, un bracciale e una veretta. Una trama luminosa dalle linee essenziali ma avvolgenti che esalta la bellezza dei diamanti in un design originale. Ogni pezzo della collezione Contrarié è un’opera d’arte, creata dai designer Recarlo con la stessa passione e cura che contraddistingue la Maison dal 1967. Sono gioielli senza tempo, pensati per durare, proprio come l’amore.

Piazza A. Saffi, 49 Forlì

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I preziosi diamanti naturali taglio a cuore, selezionati uno a uno e incastonati a mano, sono il cuore pulsante di ogni gioiello. Per ogni creazione, Recarlo sceglie la perfezione: i diamanti sono selezionati con la massima cura, garantendo una scalatura impeccabile e una qualità eccezionale. Il bestseller della collezione, l’anello contrarié da 2,5 carati, si rinnova in una nuova versione in oro giallo sunset gold , con un design avvolgente. Grazie a un’anima in titanio, l’anello si fa sinuoso e flessibile, culminando con un magnifico diamante a

MISTER

MARINO MAMBELLI

DAL BASKET

ALL’ARCHIVIO

DELLA STORIA LOCALE

FORLIPEDIA

Segna la vita culturale forlivese da decenni, tenendo insieme giornalismo e pallacanestro, architettura e memoria urbana. È Marino Mambelli, fondatore e direttore di Forlipedia: un giornalista con l’occhio dell’archivista, un dirigente sportivo con la sensibilità del ricercatore. È stato allenatore nazionale di pallacanestro, direttore sportivo della Libertas in A2, ancora oggi in palestra con la giovanile dell’Aics basket e insieme membro della Commissione toponomastica della città. Da una parte il parquet e il fischietto, dall’altra il silenzio degli archivi. Il basket, precisa, “è un hobby”. Un hobby lungo una vita, che è anche responsabilità: chi custodisce la memoria e allena i giovani non lavora forse sullo stesso asse?

Quello che unisce ciò che è stato a ciò che sarà.

Forlipedia, l’enciclopedia del territorio da lui ideata nel 2014, lo scorso autunno ha superato il milione di letture. “Per un sito locale e solo culturale è un buon traguardo. Ma è ancora poco,” dice Mambelli. “Sono convinto che la cultura diffusa sia la base di una società sana.” Forlipedia è, nelle sue parole, ‘volontariato culturale’: apolitica, senza pub-

DI DOLORES CARNEMOLLA FOTO ANDREA BONAVITA

MAMBELLI FONDA

FORLIPEDIA NEL 2014, UNA PIATTAFORMA CHE

RACCONTA LA STORIA

E LA CULTURA DI FORLÌ.

“UN DONO AI FORLIVESI. LA CULTURA DIFFUSA

È LA BASE DI UNA SOCIETÀ SANA.”

LO SCORSO AUTUNNO

HA SUPERATO 1 MILIONE DI LETTURE.

CULTURA

blicità, una redazione piccolissima. “Un dono ai forlivesi.”

La passione di Mambelli per la storia nasce da un libro, la Guida Raccontata di Forlì di Giuliano Missirini: “Chiunque sfogli quelle pagine non può che innamorarsi di Forlì.” Poi biblioteche, archivi, le collaborazioni con Il Resto del Carlino e Il Messaggero “La cultura è così: più la frequenti, più la ami. Le ricerche hanno sempre una loro complessità. A volte è fortuna, come trovare inediti insperati in un archivio di famiglia o nell’Archivio Piancastelli, altre volte esperienza e perseveranza non bastano.” È il gusto dell’indagine paziente, della tessera che completa il mosaico. Come quando, leggendo una rivista d’epoca, scoprì che la facciata dell’ex palestra Campostrino era stata disegnata da Enrico Del Debbio, “uno dei più grandi architetti italiani della prima metà del Novecento, il progettista della Farnesina, tanto per capirci.” Solo un accenno di poche parole, sufficiente per aprire una prospettiva nuova. Tra le passioni di Mambelli, la toponomastica, uno degli strumenti più rivelatori per comprendere l’anima di una città, e infatti le dedica una rubrica centrale su Forlipedia. Molti antichi nomi del centro sono scomparsi, ma nei quartieri esterni ci sono ancora tracce che possono spiegare il passato. “Bruciapecore a Villa Selva, ad esempio, ricorda l’incenerimento seicentesco di animali malati. E via del Farabottolo? Le interpretazioni erano tante, ma nessuna convincente. Un dizionario romagnolo mi ha dato la chiave: ‘fe la botla’ indicava l’innalzare paratie contro

l’acqua dello scolo Chiavicone verso il Montone.”

Partire da un frammento per illuminare un pezzo di storia: questa è la cifra di Forlipedia, dove trovano spazio eroi e gente comune. “Don Pippo che salvò il campanile di San Mercuriale dalle mine tedesche, Tullo Morgagni che ideò il giro d’Italia. Ma anche Alvaro, ragazzo degli anni Quaranta di cui resta solo una caricatura su un giornale goliardico: era così simpatico che nessuno poteva resistergli. Per quel merito Alvaro ha uno spa-

zio anche su Forlipedia.” Il rapporto con Forlì è affettuoso, maturo. “È una città bella, un po’ chiusa in se stessa. Come i piccoli portoni serrati del centro: quando si aprono, rivelano giardini straordinari,” conclude Mambelli. Qualcuno però resta chiuso: “Mi addolora il destino del Museo Etnografico, immagazzinato e inaccessibile.” L’eredità? “Selezionare con cura uno di quei portoni da aprire.” È una palla a due. Un gesto d’avvio, che mette la memoria nelle mani della città.

LA CURA CHE NASCE DALL’IDEA DI FAMIGLIA DENTISTI DA 3 GENERAZIONI

In Clinica Merli la famiglia non è solo un valore, ma il fondamento del nostro modo di lavorare.

Da oltre 70 anni, la conoscenza odontoiatrica si trasmette di generazione in generazione, arricchendosi di esperienza, confronto e innovazione continua. Essere una famiglia significa condividere responsabilità, visione e attenzione autentica verso ogni paziente.

Significa crescere insieme, mantenendo salde le radici e guardando al futuro con competenza e consapevolezza.

È da questa idea di famiglia che nasce il nostro approccio alla cura: serio, umano e orientato alla qualità nel tempo.

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MATTEO SILIMBANI: DAI MONDIALI DI MATEMATICA

ALLA LOGICA IN CLASSE

INCREDIBILI

La sua è l’arte del contare senza enumerare. Ama escogitare tecniche di conteggio, una passione questa nata nell’infanzia. Ha iniziato a fare calcoli prima ancora di frequentare la scuola: il forlivese Matteo Silimbani, classe 1978, è docente di matematica alle scuole medie Marinelli di Forlimpopoli e Campione Internazionale di giochi matematici, conseguendo il primo posto nella categoria GP a Parigi nel 2014.

“Per me la matematica è prima di tutto divertimento,” spiega il docente. “Dopo la laurea e il dottorato in matematica, sono stato assegnista di ricerca per cinque anni e ho frequentato un anno post doc a Bordeaux dove ho imparato il francese. Il mio impegno ai tempi era trovare soluzioni a problemi. In Francia poi ho ottenuto la qualifica per la partecipazione ai concorsi da maître de conférence in Informatica e Matematica.” Il suo ambito di studio è la combinatoria algebrica ed enumerativa, spesso descritta come l’arte di contare senza enumerare. “Se devo sapere quante sono le pecore in un gruppo,” spiega, “posso contarle una a una, oppure usare una strategia: vedo solo le zampe, conto quelle e poi divido per quattro.

La ricerca nel mio settore,” sottolinea Silimbani, “non richiede necessariamente laboratori o strumenti complessi, servono soprattutto la testa, i libri e il confronto con altri studiosi.” Dopo la Francia, Silimbani ha scelto l’insegnamento: “Fare solo ricerca non mi bastava, avevo

bisogno del contatto umano.” Poi sono arrivate anche le competizioni. “Avevo il desiderio di partecipare a delle gare, così mi sono iscritto ai Campionati internazionali di giochi matematici, organizzati dalla federazione francese. Per l’Italia, la fase nazionale era gestita dall’Univer-

DOCENTE ALLE

SCUOLE MEDIE, È UN CAMPIONE

INTERNAZIONALE DI GIOCHI MATEMATICI. NELLE SUE CLASSI HA CREATO ‘KOALOGICA’: SFIDE SETTIMANALI

SENZA VOTI PER ALLENARE LOGICA, CURIOSITÀ E PAZIENZA.

sità Bocconi di Milano.” Silimbani partecipa alle semifinali di Castel Bolognese. “È capitato che vincessi la semifinale e sono andato a Milano per la finale nazionale. La svolta è arrivata nel 2014 quando sono arrivato secondo ai campionati italiani nella categoria ‘Grande pubblico’ e ho ottenuto l’accesso ai mondiali di Parigi. Sono partito convinto che non sarei neanche entrato tra i primi dieci. Avevo perfino prenotato il volo di ritorno durante la premiazione. Invece è accaduto l’imprevisto: ho vinto il campionato del mondo. Ricordo che quando in metropolitana ho letto la classifica aggiornata ho provato una delle emozioni più forti della mia vita. Alla cerimonia, però, non ho partecipato: ero già al gate dell’aeroporto.”

Negli anni successivi continua a gareggiare: nel 2018 torna ai mondiali dopo un terzo posto ai campionati italiani, mentre più recentemente conquista anche il titolo nazionale nella sua categoria. Oltre alla gara, uno degli aspetti più stimolanti è l’allenamento con la nazionale italiana. “È un’immersione totale nella matematica: cinque giorni in cui si risolvono rompicapi, giochi logici e problemi di ogni tipo. La domanda naturale dell’uomo,” continua, “quando si avvicina per la prima volta alla matematica, più o meno consciamente, è: ‘quanti sono?’ Un ragazzo magari sa risolvere sistemi complicati, ma può far fatica a trovare strategie intelligenti per contare.”

Per questo ha creato anche un piccolo concorso interno alle

sue classi, chiamato ‘Koalogica’. Ogni domenica propone un problema logico facoltativo e la settimana successiva spiega la soluzione e assegna i punti, fino a una piccola premiazione finale. “Non ci sono voti né obblighi: è solo un modo per mettersi alla prova. L’obiettivo è insegnare ai ragazzi anche la pazienza nel ragionamento perché oggi siamo abituati a cercare subito la risposta. Invece alcuni problemi hanno bisogno di tempo.”

A chi gli chiede a cosa serva la matematica, Silimbani preferisce cambiare prospettiva. “Molte conoscenze studiate a scuola trovano senso solo più avanti. Vale la pena ampliare il proprio bagaglio di strumenti: solo così si possono vedere regole e schemi che per altri restano invisibili.”

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Filippo Venturini
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