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Rimini IN Magazine 04 2020

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Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 20/12/2000 n. 34- EURO 3,00.

R I M I N I N° 4 DICEMBRE 2020/GENNAIO 2021

CESARI

Famiglia

GEMME DI FAMIGLIA

MAGICA PASTA / L’arte delle sfogline GIACOMO GORINI / Dalla Romagna a Oxford OMAR DIAGNE / Promessa mantenuta


NUOVA LAND ROVER DEFENDER

C’È SEMPRE UN’ALTRA STRADA.

Progettata per essere unica, Nuova Defender è una categoria a parte. al limite delle sue possibilità, è un’auto inarrestabile per natura, tecnologica per scelta, ineguagliabile nel suo look deciso. Nuova Defender, vivi la tua prossima avventura insieme a lei.

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EDITORIALE

SOMMARIO

E

È tempo di festa! Il Natale è riuscito ancora una volta ad unirci intorno a una domanda di rinascita che si unisce alla necessità di condividere un momento di gioia. Rimini sta riuscendo a dimostrare nuova grinta nell’affrontare il futuro. Ne sono testimoni i personaggi ospitati in questo numero di fine anno: la famiglia Cesari, gemmai da oltre 40 anni, che presentiamo in copertina; i maghi, e soprattutto le maghe, della pasta sfoglia; i protagonisti del delivery, che hanno dato nuova linfa al settore dell’asporto. Non dobbiamo dimenticare però anche gli altri protagonisti dei nostri tempi: l’immunologo Giacomo Gorini, la mamma di Enea Bastianini, Antonella; le mamme smart dell’Inner Wheel RiccioneValconca; l’associazione Sarà; il modello Omar Diagne. E ancora: Rinaldo Pascucci, Marco Volpe, Caterina Rivola, Alessandro Bacci, Marie Ange Salibba. Buona lettura e, soprattutto, buone feste! Andrea Masotti

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10

ESSERE

Famiglia Cesari

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CUCINARE

Magica Pasta

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EDUCARE

Riscaldare l’inverno

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VINCERE

Mamma campionessa

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RICERCARE

Giacomo Gorini

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RISTORARE

Nuovi format

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EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it info@inmagazine.it DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Clarissa Costa, Gianluca Gatta COORDINAMENTO DI REDAZIONE: Irena Coso ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Gianluca Braga, Irena Coso STAMPA: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) ANNO XX - N. 4 Chiuso per la stampa il 9/12/2020 Collaboratori: Cinzia Bauzone, Stefano Bonini, Dolores Carnemolla, Lucia Lombardi, Nicola Luccarelli, Gaia Matteini, Gianmaria Rosati, Antonella Zaghini. Fotografi: Fotocomunica / Pasquale Bove, Nicola De Luigi, Antonis Mikallou, Fabrizio Petrangeli, Giorgio Salvatori, Boris Serafini, Eugenia Vallini, Antonella Zaghini, Filippo Zaghini. Seguici su FB: www.facebook.com/ edizioni.inmagazine

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SFILARE

Omar Diagne

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VALORIZZARE

Progetto Collimare

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INNOVARE

Associazione Sarà

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CREARE

Carta canta

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ABITARE

Verom Penthouse Edizioni IN Magazine si impegna alla salvaguardia del patrimonio forestale aderendo al circuito di certificazione di FSC-Italia.

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte.

In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

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REALIZZARE

Panchina Mamma Smart

56 IN MAGAZINE

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ANNOTARE

Viaggi su MISURA Povero Diavolo PRIMA STELLA RIMINI Un grande segnale

di fiducia e speranza per il territorio riminese in un anno così difficile, anche e soprattutto per le attività ristorative. Questo è il segnale che porta con sé la stella Michelin assegnata il 25 novembre scorso al ristorante il Povero Diavolo di Torriana e al suo giovane chef-patron Giuseppe Gasperoni. Il macaron arriva a due anni e mezzo dall’inizio di questa avventura che Giuseppe, Maily (la sua metà) e i loro collaboratori stanno portando avanti con coraggio, passione, umiltà… e i piedi ben piantati per terra. È un grande riconoscimento per il loro lavoro, con il quale hanno velocemente riportato il Povero Diavolo di Torriana, nell’élite della ristorazione italiana. Ma è anche un messaggio che questo territorio, spesso gastronomicamente sottovalutato, manda all’esterno: oltre alla pensione completa infatti c’è di più, molto di più! (SB)

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RICCIONE Luca Dominici ha lo spirito dell’esploratore, ma anche del capogruppo. Da oltre dieci anni accompagna centinaia di persone in viaggi organizzati in tutto il mondo. In un annus horribilis per il turismo come questo, ha deciso di andare in contro tendenza ed investire in un nuovo servizio e un nuovo brand: Domino Experience. In questa nuova formula di viaggi di gruppo, mette a disposizione le sue conoscenze per organizzare viaggi sicuri ed entusiasmanti. Offre diversi format, rivolti a viaggiatori di tutti i gusti ed età: avventurosi, sportivi, amanti della città, della natura, della storia. Per ognuno c’è una experience su misura. Il successo ottenuto nei mesi scorsi conferma come la professionalità sia ancora una leva imprescindibile per il settore turistico. Docente, tour manager, direttore tecnico turistico e guida ambientale escursionistica, Luca Dominici è oggi al lavoro per le destinazioni del 2021. Maggiori informazioni sul sito web www.dominoexperience.com


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IN MAGAZINE

ph Eugenia Vallini


ESSERE

Gemme di

FAMIGLIA SONO ORMAI 40 ANNI CHE LA FAMIGLIA CESARI È PROTAGONISTA DEL MERCATO INTERNAZIONALE DELLE PIETRE PREZIOSE. UN MONDO BRILLANTE CHE GUARDA SEMPRE PIÙ ALL’ETICA DEL LAVORO. di Lucia Lombardi

I

Il loro quartier generale si trova in un palazzo d’epoca dai soffitti affrescati del centro storico di Rimini. Entrare qui è come immergersi in una bolla atemporale. Nella sala riunioni grosse bowl di pietre dure accolgono gli ospiti quali vessilli d’antan di un know-how antico che definisce il Made in Italy e il core business dei Cesari, specializzati in gemme di colore, conosciuti da 40 anni per gli elevati standard qualitativi che sanno garantire alle più importanti maison del gioiello, soprattutto francesi. È una famiglia che ama il bello e le cui maniere semplici sono definite dalla loro stessa gentilezza, che rappresenta un modo di essere e di vivere. Abituati al commercio internazionale e all’abbracciare culture e metodi di mercanteggiare differenti da quello di origine, hanno potuto nei decenni intessere rapporti personali con gli operatori dell’estrazione mineraria, instaurando rapporti diretti su più fronti con figure altamente accreditate. Il capostipite è Paolo Cesari presidente della Cesari&Rinaldi

Gemmai Futurgem, fondatore insieme al socio storico Antonio Baietti che cura lo sviluppo delle produzioni nelle due taglierie di proprietà a Valenza e Forlì. Cesari è gemmologo ad honorem IGI di Anversa e Presidente di Assogemme, associazione italiana fra le aziende delle pietre preziose ed affini, che nasce a Rimini nel 2007 per avere uno strumento di confronto utile ai 100 associati, uniti al fine di mantenere saldo un patrimonio di sana imprenditoria tramite peculiari capacità e competenze nel sistema gioiello. Addentrandosi negli uffici mi accolgono i due cani scodinzolanti, poco dopo esce felpata Stefania Fucci, creative director del gruppo, moglie di Paolo. Sul suo tavolo spiccano pietre preziose disposte in abbinamento per creare le sue raffinate opere, disegni CAD e schizzi, alle spalle un archivio infinito: “Mi sento fortunata – chiosa – ho ottenuto quello che desideravo, poter unire lavoro e famiglia”. I suoi trascorsi nella moda le hanno donato una vitalità e una fantasiosa freschezIN MAGAZINE

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AZZURRA CESARI È UNA MANAGER CHE SI È FORMATA SUL CAMPO, ATTRATTA DA UN AMBIENTE IN CUI “LA PAROLA HA ANCORA UN VALORE ALTISSIMO. IN CUI LA VERA REPUTAZIONE E LA FIDUCIA SONO ALLA BASE DI QUALSIASI CONTRATTAZIONE INTERNAZIONALE”.

IN APERTURA, PAOLO CESARI CON LA FIGLIA AZZURRA. IN QUESTA PAGINA, AZZURRA CESARI E, IN BASSO, ALCUNE PIETRE GREZZE.

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IN MAGAZINE

za creativa che distingue in tutto e per tutto i suoi selezionati gioielli dai tagli migliori: “Per fare questo mestiere bisogna essere molto preparati e vigili”. I preziosi di Stefania sono portati a termine da un’esperta équipe di eccellenza manifatturiera italiana: “Le mie composizioni cercano un equilibrio tra forme e colori, i cui tagli inusuali, dagli sfaccettati particolari, pongono in evidenza la natura dei materiali di volta in volta utilizzati”. I suoi lavori sono acquistati da brand storici e venduti in tutto il globo dagli Emirati Arabi a Hong Kong, apprezzati per purezza e originalità, con uno sguardo alla storia del gioiello e ad un saper fare italiano ineguagliato altrove.

A seguire lei e Paolo nei viaggi di lavoro, il figlio Filippo, ora sceneggiatore cinematografico, e fin da giovanissima la figlia Azzurra, una manager che si è formata sul campo, attratta da un ambiente in cui “la parola data ha ancora un valore contrattuale altissimo. In cui la vera reputazione comportamentale e la fiducia sono alla base di qualsiasi contrattazione internazionale”. Il suo piglio vellutato da gemmologa del nuovo millennio dona

all’insegnamento ricevuto in famiglia un approccio altamente qualificato e contemporaneo, con gli stessi valori condivisi: “Per me entrare nella realtà di famiglia è stato del tutto naturale,” afferma Azzurra, amante dell’arte, della letteratura, di buoni e selezionati amici. Ha studiato Economia dei beni di lusso in Bocconi a Milano – “Utile per acquisire una certa forma mentis” – ma il potersi mettere subito alla prova nel settore è stato un ulteriore tas-


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IL CAPOSTIPITE È PAOLO CESARI PRESIDENTE DELLA CESARI&RINALDI GEMMAI FUTURGEM, FONDATORE INSIEME AL SOCIO STORICO ANTONIO BAIETTI CHE CURA LO SVILUPPO DELLE PRODUZIONI NELLE DUE TAGLIERIE DI PROPRIETÀ A VALENZA E FORLÌ.

IN ALTO, UN RITRATTO DI FAMIGLIA: STEFANIA FUCCI, PAOLO CESARI E LA FIGLIA AZZURRA.

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IN MAGAZINE

sello educativo: “Mio padre mi ha permesso di compiere errori che si sono rivelati utili per la mia formazione. Così come ho imparato tanto dal confronto con i soci storici del Club degli orafi”. È una manager molto severa con se stessa poiché “quando erediti un patrimonio esperienziale di

tale peso, devi trovare la forza di essere te stessa, imboccare la tua strada nel segno della tradizione”. Ultimamente le è stata avanzata una proposta lavorativa da parte di una maison francese di alta gioielleria molto stuzzicante e gratificante per il rapporto di fiducia reciproca che già vige tra loro, ma Azzurra ha scelto l’azienda di famiglia e di proseguire qui la sua sfida personale. La sempre maggior richiesta di alta precisione, all’interno di un mestiere di alto artigianato è diventato l’elemento fondamentale nell’evoluzione tecnologica della Cesari&Rinaldi Gemmai, che si distingue attualmente per una vera e propria rivoluzione industriale nel settore, atta ad ottenere ulteriori sviluppi creativi, spingendo la materia prima all’estremo dei suoi limiti fisici.

“Questo è un processo d’amore – chiosa la manager – amare e rispettare il prima per integrare aspetti tecnologici attuali, grazie a manifatture che non tutte le aziende possono assorbire.” Un aspetto fondamentale che preme Azzurra, il brand di famiglia e l’associazione di cui fa parte, e per la quale si spende in prima persona, è l’etica, che abbraccia tramite il conflict free e il child labour free, perché il cammino delle gemme sia sempre più pulito e prezioso, poiché il valore di un gioiello va al di là del mero aspetto monetario: serba in sé aspetti intangibili, imperituri, sviluppati da sapienti artigiani per suggellare i momenti piacevoli dell’esistenza terrena, è sinonimo di valori alti, figli del passato, realizzati oggi e proiettati nel domani.


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CUCINARE

Magica

PASTA

L’ARTE DELLE SFOGLINE NON HA TEMPO. TRA SEGRETI DI FAMIGLIA E PIGLIO IMPRENDITORIALE, OGGI IMPASTARE LA SFOGLIA È SEMPRE DI PIÙ ASSIMILABILE A UN’ARTE, QUELLA CHE SUSCITA EMOZIONI AL PALATO. di Gaia Matteini / ph Giorgio Salvatori

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IN MAGAZINE


F

Farina, acqua, sale e uova sono gli ingredienti dei suoi incantesimi, mattarello, tagliere e maestria sono i segreti delle sue magie. La tradizione della sfoglina affonda le radici in un passato lontano e ricco del fascino e del calore di un mondo genuino e autentico, quando la cucina e l’arte di tirare la sfoglia diventano un’arte in cui la zdoura si muove con grande padronanza. La sfoglina diviene così la primigenia artefice della vocazione gastronomica dell’Emilia-Romagna, un universo di delizie culinarie che – accanto a formaggi, salumi e vini veraci – comprende da sempre tutto il caleidoscopico ventaglio di pasta fresca e ripiena, tagliatelle e tortellini, da accompagnare al brodo profumato o al ragù capace di serbare il ricordo di tradizioni lontane. Ed ecco che il segreto per la sfoglia perfetta, quella rigorosamente tirata a mano, diviene emblema di famiglia e valore aggiunto per menù sopraffini: i miglior ristoranti e le più famose trattorie del nostro territorio comprendono che per eccellere devono affidarsi alla maestria di chi sa creare una sfoglia a regola d’arte, perfetta, del giusto spessore, senza dislivelli o rotture, quella che permette di vedere dietro in controluce, quando la si solleva. Lo sanno perfettamente i gestori del ristorante Dalla Maria, locale storico riminese sulla verde collina di Covignano, realtà ristorativa che da anni propone piatti all’insegna della più autentica tradizione romagnola. Un luogo magico ove la sfoglia ha il sapore del passato e ogni proposta riporta alla ritualità di quei gesti ripetuti con amore, per creare in ogni piatto una magia per il palato. Il ristorante – fondato nel lontano 1956 – vede da qualche anno la direzione dello chef Natale Spada, professionista con alle spalle una lunga carriera dietro i fornelli ed esperto ristoratore, che conosce perfettamente il valore della tradizione. Ed ecco che le tagliatelle ragù e piselli, da decenni cavallo di battaglia della

IL RISTORANTE ZAGHINI – STORICO LOCALE FREQUENTATO DA PERSONALITÀ QUALI TONINO GUERRA, MASTROIANNI, FELLINI, ANTONIONI, I FRATELLI TAVIANI, MONICA VITTI E MOLTI ALTRI – È IL LUOGO CHE DELLA SFOGLIA HA FATTO LA SUA BANDIERA FIN DAL LONTANO 1895.

cucina sui colli riminesi, conservano tuttora il loro posto d’onore sulla carta delle proposte. Spostandosi a Santarcangelo, impossibile non citare il celeberrimo Zaghini, ristorante storico frequentato da personalità quali Tonino Guerra, Mastroianni, Fellini, Antonioni, i fratelli Taviani, Monica Vitti e molti altri, luogo che della sfoglia ha fatto la sua bandiera: dal lontano 1895, quando esordisce come trattoria gestita da Edoardo, per proseguire negli anni ’60 quando diventa anche albergo, fino a giungere ai giorni

IN APERTURA, VALENTINA DEL ZAGHINI. IN ALTO, ALESSANDRA DE ROSA DI IO E SIMONE.

IN MAGAZINE

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LA SFOGLINA È LA PRIMIGENIA ARTEFICE DELLA VOCAZIONE GASTRONOMICA DELL’EMILIAROMAGNA, UN UNIVERSO DI DELIZIE CULINARIE CHE – ACCANTO A FORMAGGI, SALUMI E VINI VERACI – COMPRENDE TUTTO IL CALEIDOSCOPIO DI PASTA FRESCA E RIPIENA.

nostri, il ristorante passa di padre in figlio, mantenendo inalterato l’amore per il mangiare dell’entroterra romagnolo e la passione per le leggende culinarie del

territorio. La locanda santarcangiolese porta avanti una precisa filosofia, che vede nella tradizione non la mera ripetizione di alcuni piatti, bensì una precisa e amorevole riproposizione di sapori, profumi e consistenze che vedono soprattutto nei primi piatti – rigorosamente e giornalmente fatti in casa, rispettando prodotti, ricette e tecniche di cottura – un modo per rendere omaggio alla memoria di un popolo che ha fatto dell’educazione alimentare un tassello fondamentale del proprio sviluppo culturale e sociale. Di pasta tirata ad arte ne sanno moltissimo anche le sfogline di Tiresia, a due passi dall’Arco d’Augusto, ristorante dall’atmosfera avvolgente – imprezio-

sita da un bel giardino pieno di luci – dove il tempo pare essersi fermato, preservando sapori e profumi di un mondo ora lontano, quando la convivialità di un pasto condiviso, insieme al gusto dei piatti della tradizione, rendeva speciale lo stare insieme. Ricette tipiche della Romagna, realizzate con passione ed esperienza, carni selezionatissime e le famose tagliatelle preparate con tutto “l’amore per le cose buone”, fanno di questa realtà riminese un vero fiore all’occhiello nel panorama dell’offerta enogastronomica del territorio. Tradizione, amore per i prodotti del territorio e ospitalità sono i segreti del successo di Io e Simone, osteria nata nel 2013 e

IN ALTO, IL LABORATORIO DI GENUYINO. QUI ACCANTO, GIORGIA, AL CENTRO, CON LE SFOGLINE DI SFOGLIA MATTA.

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trasferitasi nel 2018 in Piazzetta Teatini, angolo suggestivo e magico del centro riminese, a due passi dal Duomo. Grande ricerca di materie prime e pasta fresca preparata con farine selezionate e tirata dalle sapienti mani di Alessandra De Rosa – vera campionessa della sfoglia, docente di numerosi corsi in Italia e all’estero, dove insegna ai partecipanti tutti i segreti per tagliolini, tortellini e tagliatelle doc – sono gli assi che contraddistinguono questa fiorente realtà ristorativa. Accanto ai nomi citati, non possiamo certo dimenticare altre realtà come Genuyno, Sfoglia Matta, Il baffo, L’artrov: ognuna con le proprie caratteristiche e peculiarità ma accomu-

nate tutte dall’amore per il buono, il piacere del palato e la passione per la sfoglia, quella realizzata con gesti precisi ed esperti, quelli che rendono speciale ogni pasto. Perché, come affermava Fellini, “La vita è una combinazione di pasta e magia”.

IN ALTO, RICCARDO DE L’ARTROV. QUI ACCANTO, GLI “SFOGLINI” DE IL BAFFO.

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Riscaldare

L’INVERNO IL PERIODO INVERNALE È L’OCCASIONE PER DEDICARSI ALLA FAMIGLIA, AGLI AFFETTI E ALLE PASSIONI DA COLTIVARE IN CASA, SOPRATTUTTO QUANDO ABBIAMO DEI BAMBINI.

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di Gaia Matteini / ph Fabrizio Petrangeli e Antonella Zaghini

Il freddo fuori, la sera che cala repentina, un film sotto le coperte, le luci avvolgenti del salotto, la magia di un momento tutto per sé e i propri cari. Mentre l’inverno si avvicina e le giornate si accorciano – e ancor di più a causa dell’emergenza che stiamo affrontando – emerge l’esigenza di trascorrere il tempo in casa: ecco allora che il periodo invernale diventa per molti l’occasione per dedicarsi maggiormente alla famiglia, agli affetti e alle passioni da coltivare tra quattro mura. Ma come rendere piacevoli anche ai più piccoli i lunghi mesi freddi, cosa proporre ai giovanissimi dai 3 ai 10 anni per far sì che i momenti in casa diventino speciali? “Se da un lato è fondamentale sostenere i bambini da un punto di vista emotivo, soprattutto in questo momento storico, trasmettendo loro fiducia e positività, e aiutandoli a esprimere tutto il ventaglio delle emozioni – afferma Caterina Rivola, libera professionista e psicologa psicoterapeuta presso la Cooperativa sociale Il Millepiedi – “dall’altro è importante riflettere sulla duplice connotazione che lo stare in casa comprende: la componente negativa del non poter

socializzare e quella positiva del condividere la quotidianità con i genitori. Per affrontare questo periodo, è quindi importante mettersi in gioco con i propri figli per vivere l’inverno come possibilità di stare insieme, soprattutto durante il fine settimana, dando ai bambini, che hanno bisogno di rituali, un’organizzazione temporale della giornata. Al mattino si può spiegare, attraverso disegni o una lista scritta, come sarà scandito il giorno, che può svilupparsi attraverso momenti successivi che prevedano la colazione, l’attività fisica, i compiti, la merenda, il pranzo, un’ora di relax, diverse attività ludiche (compresi i videogiochi, il cui utilizzo non va demonizzato, bensì regolato), la costruzione di qualcosa, un momento di cura di sé come ad esempio un bagno, la cena e infine la nanna. È importante che la giornata veda l’alternarsi di cose da fare e di momenti di sana noia, e che preveda l’implementazione della creatività – declinata attraverso un dolce, un disegno, una costruzione, un libro illustrato – per aiutare i bambini a fare e non solo a guardare, e per dar loro la possibilità di sentirsi motivati dall’aver re-

IN ALTO, LA PSICOLOGA CATERINA RIVOLA.


“PER AFFRONTARE QUESTO PERIODO, È IMPORTANTE METTERSI IN GIOCO PER VIVERE L’INVERNO COME POSSIBILITÀ DI STARE INSIEME, DANDO AI BAMBINI UN’ORGANIZZAZIONE TEMPORALE DELLA GIORNATA,” AFFERMA LA PSICOLOGA CATERINA RIVOLA.

alizzato qualcosa di concreto e magari anche utile, anche attraverso piccole responsabilità che non divengano solo doveri, ma occasioni in cui sentano di essere di aiuto alla famiglia.” “In inverno ci troviamo a trascorrere più ore tra le mura domestiche, quindi perché non impiegare quel tempo leggendo?” si chiede Alessandro Bacci, da oltre 50 anni nel mondo editoriale, con importanti cariche nelle principali società del settore, attualmente socio e amministratore della libreria Mondadori di Piazza Tre Martiri a Rimini, bellissima realtà rilevata nel 2013 insieme a Maurizio Caimi e nata

dall’esigenza di continuare a vivere in mezzo ai libri. “Leggere non è necessariamente un’azione individuale – continua Bacci – ma si può svolgere anche in famiglia, specie coi più piccoli, stimolando fin da tenera età, sia la curiosità nel libro come oggetto, grazie all’uso di volumi di stoffa e per il bagnetto, sia la forza visiva degli albi illustrati, sia la componente interattiva delle finestrelle o tattile delle pagine. Importante è non far percepire la lettura come un atto coercitivo, bensì come piacere, pertanto lasciare campo aperto ai giovani lettori, che vanno lasciati liberi di esplorare l’immaginario attraverso la ricerca libera tra gli scaffali e la scelta autonoma di quei volumi capaci di rispondere a determinate e personali esigenze. È inoltre importante rapportarsi a figure specializzate (librai, bibliotecari, insegnanti, educatori). Queste sono condizioni fondamentali nel processo conoscitivo nei confronti della carta stampata.” “Infine – conclude Bacci – fondamentale è comprendere che ogni fascia d’età ha necessità diverse in ambito editoriale, in relazione a processi cognitivi e capacità di attenzione differenti tra i vari target. Ecco allora che assecondare in prima battuta le inclinazioni del lettore può stimolare ad affrontare in seguito qualcosa di diverso, se non addirittura sconosciuto, perché consapevole del proprio bagaglio costruito nel tempo.” “Certamente per i bambini la parte della giornata riservata al gioco assume in inverno un’importanza ancora più evidente – sottolinea Marie Ange Salibba, belga da anni in Italia e titolare di Les Jouets de Marie, negozio di giocattoli di Cattolica, un universo fatato sorto nel maggio 2019, in cui legno, stoffa, materiali naturali e giochi che hanno il fascino di quelli di una IN MAGAZINE

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“LEGGERE NON È NECESSARIAMENTE UN’AZIONE INDIVIDUALE – DICE ALESSANDRO BACCI – MA SI PUÒ SVOLGERE ANCHE IN FAMIGLIA, SPECIE COI PIÙ PICCOLI, STIMOLANDO LA LORO CURIOSITÀ INTORNO AL LIBRO COME OGGETTO.”

ph Antonella Zaghini

volta sono le proposte scelte in linea con l’idea che il giocattolo sia vettore di esperienze, creatività e sviluppo emotivo. “Ogni bambino è un mondo a sé

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IN MAGAZINE

e mi piace l’idea che il mio negozio sia per ogni piccolo uno spazio in cui il gioco ha quel calore e quell’intimità che rimandano alla magia degli anni passati. Per trascorrere l’inverno, il mio consiglio è di riflettere su personalità ed età di ogni bambino. Fino ai 6 anni, risultano intramontabili i giochi di imitazione, che partono dall’osservazione dell’attività dei grandi per sperimentare l’interazione attraverso l’assegnazione di ruoli e l’elaborazione di storie. Ecco allora cucine e alimenti in legno, bambole, strumenti musicali e travestimenti per dare libero sfogo alla fantasia e al facciamo finta che. Accanto a questa tipologia di gioco, sono molto ri-

chiesti anche i giochi di carte che stimolano la memoria, l’associazione logica e l’assimilazione di concetti logico causali. Dai 7 ai 10 anni, oltre ai giochi di società, validi per allenare l’attivazione di processi logici, la strategia e il pensiero astratto, mi piace consigliare i giochi creativi – come i diversi tipi di pittura, le sabbie colorate o le paillettes – e le costruzioni magnetiche, ideali per stimolare la creatività.” Attenzione all’interiorità, letture e giochi sono quindi il segreto per affrontare i mesi invernali con i più piccoli. Perché, come diceva qualcuno, “Il colore della primavera è nei fiori, il colore dell’inverno è nella fantasia”.

IN ALTO, ALESSANDRO BACCI, AMMINISTRATORE DELLA LIBRERIA MONDADORI DI PIAZZA TRE MARTIRI, RIMINI. QUI ACCANTO, MARIA ANGE SALIBBA, TITOLARE DI LES JOUETS DE MARIE, CATTOLICA.


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VINCERE

Mamma

CAMPIONESSA SI CHIAMA ANTONELLA ED È LA MAMMA DI ENEA BASTIANINI. CHI MEGLIO DI LEI POTREBBE FARCI SBIRCIARE DIETRO LE QUINTE DEL CAMPIONATO E DELLA VITA PRIVATA DEL CAMPIONE DEL MONDO DI MOTO2?

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di Gianmaria Rosati / ph Marzio Bondi

Com’è avere un figlio Campione del Mondo? Una grande soddisfazione ovviamente, ma anche la giusta ricompensa dopo anni di grande lavoro ed impegno. Per maggiori informazioni, chiedere ai genitori di Enea Bastianini, ossia del Campione del Mondo Moto2 2020. In pochi conoscono davvero cosa ci cela dietro a ri-

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sultati del genere, e tra questi c’è senza dubbio mamma Antonella, che insieme a papà Emilio fa l’ambulante al mercato vendendo intimo in microfibra, e che a Portimão è salita (insieme al figlio) sul tetto del mondo. “Sono arrivata in Portogallo il martedì – racconta Antonella – e al pari di Emilio sono stata lontana da Enea nel

corso del weekend, per lasciarlo sereno, ma spesso i meccanici ci hanno ribadito come fosse lui a trasmettere loro la giusta tranquillità. I quaranta minuti della gara sono stati per me terribili, ma non per la condotta di gara di Enea, bensì per il rischio di restare incolpevolmente coinvolto in una caduta altrui. È un qualcosa che


temi sempre, ed in momenti come quello ancora di più. A parte ciò ero molto fiduciosa, ed a fine gara la previsione si è avverata”. Quale previsione? “Prima dell’inizio della stagione Emilio si è operato, ed in ospedale abbiamo avuto modo di parlare con una coppia, dove lei era una grande appassionata di segni e carte. Ha voluto sapere un po’ di dati di Enea, ed in seguito ci ha chiaramente detto come dovesse osare durante la stagione, perché era il suo anno: lo ha ribadito anche a lui quando è venuto in ospedale. Questa previsione mi ha accompagnato per tutta la stagione, ed è stata l’unica cosa che ho detto ad Enea la domenica mattina prima della gara.” Come sono stati vissuti in casa questi mesi? “Il fatto che Enea fosse in lotta per un traguardo così importante non ha minato la serenità, specie per quanto riguarda Enea, che è sempre apparso sereno, anche grazie alla convivenza con Alice [la fidanzata, nda]. Abbiamo probabilmente vissuto peggio la situazione Covid, dato che i problemi di logistica e il possibile contagio erano sempre dietro l’angolo.” A proposito di Alice. Tante persone vicine ad Enea hanno raccontato come la sua vicinanza lo abbia aiutato sotto tanti aspetti. Da mamma confermi?

“Enea è un ragazzo tranquillo, in contrapposizione a quello che è stato da bambino, e la presenza di Alice ha contribuito ad alimentare il suo stato di grazia. Con il cuore posso dire che, nell’ultimo weekend di gara, la sua presenza è stata fondamentale.” Facciamo un salto nel passato. Come prendesti al tempo la decisione di Enea di voler fare il pilota? “È salito per la prima volta su una minimoto per caso e il cambiamento che ha fatto dopo quel giorno mi ha davvero colpito. Una volta in sella non sembrava più un bambino, sembrava già grande, quindi c’è voluto poco per capire quanto fosse un qualcosa che lo rendeva felice.” Quali sono le sensazioni quando lo vedi in pista? “Mi ispira fiducia. Quando era piccolo era davvero una piccola peste, così spesso gli dicevo Non ti terrei la mano per scendere le scale, ma salirei in moto con te. Da piccolo ne ha combinate di ogni: una volta eravamo in Olanda per una gara ed è caduto in una scarpata, un’altra lo hanno colpito in un occhio con una pannocchia e per poco non lo accecano. Diciamo che era sempre nel mezzo, quindi paradossalmente sono più tranquilla quando è in pista.” Un altro piccolo ma importante capitolo della vita sportiva di Enea è stato in acqua,

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o per meglio dire sul trampolino dei tuffi. Come è nato tutto ciò? “Ha provato tanti sport da bambino, ed anche nel caso dei tuffi tutto è nato per caso. A sette anni faceva nuoto, e venne scoperto da una bravissima allenatrice spagnola, che da lì a poco avrebbe formato la squadra di tuffatori della Polisportiva Riccione. Lei chiese a tutti i bambini che facevano nuoto di provare con i tuffi, ed Enea si convertì non appena vide il trampolino. In quel momento si è aperto un mondo anche per me, dato che mi sono innamorata della disciplina.” La carriera da tuffatore ha

da mamma in poche parole il nuovo Campione del Mondo Moto2. “È un ragazzo esigente, sia con se stesso che con gli altri, ma è davvero dolce e buono con tutti. Dopo la gara in Austria ad esempio era davvero devastato per aver fatto cadere un altro pilota, nonostante non avesse particolari colpe dirette. Com’era in casa? Difficile raccontarlo con una parola: diciamo che era difficile da gestire, nel senso buono del termine.” Tutto il mondo di Enea Bastianini è raccontato sul sito ufficiale www.eneabastianini.it che contiene informazioni, news e statistiche (by Paolucci Marketing).

IN QUESTE PAGINE ALCUNI SCATTI CON ENEA E MAMMA ANTONELLA, DA SEMPRE AL SUO FIANCO.

dovuto però cedere il passo a quella da pilota. Come è stato quel momento? “Abbiamo portato avanti entrambi gli sport fino a quando è stato possibile, facendo spesso la gara di tuffi sabato e quella in moto domenica. Lui non voleva lasciare nessuno dei due, anche per il suo spirito competitivo, ma quando questo non è stato più possibile è andato un po’ in crisi. È stata dura perché era affezionato al nuoto, ed era già nel giro della nazionale giovanile, ma ha fatto la sua scelta in piena autonomia. L’unica cosa che non piaceva ad Enea dei tuffi era il fatto di essere giudicato da giudici, non era mai d’accordo con loro.” Ultima domanda, semplice quanto importante. Descrivi 28

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“QUANDO LO VEDO IN PISTA, MI ISPIRA FIDUCIA. QUANDO ERA PICCOLO ERA DAVVERO UNA PICCOLA PESTE, COSÌ SPESSO GLI DICEVO NON TI TERREI LA MANO PER SCENDERE LE SCALE, MA SALIREI IN MOTO CON TE. DA PICCOLO NE HA COMBINATE DI OGNI.”


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RICERCARE

Dalla Romagna

A OXFORD L’IMMUNOLOGO GIACOMO GORINI HA CONTRIBUITO DIRETTAMENTE ALLA RICERCA DEL VACCINO CONTRO IL COVID NEI LABORATORI DI RICERCA DEL REGNO UNITO.

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di Dolores Carnemolla / ph Antonis Mikallou

Giacomo Gorini è riminese, ha 31 anni, è un immunologo e oggi vive ad Oxford. Lavora allo Jenner Institute. Il suo contributo nella sperimentazione del vaccino anti-Covid è un orgoglio tutto italiano. Dalla Romagna a Oxford: un percorso obbligato o una scelta indolore? “Questa è una domanda che non mi viene fatta spesso, molti presumono che io sia dovuto scappare all’estero. Non è così: decisi che un giorno sarei finito a vivere fuori dall’Italia quando avevo sedici anni. Nel 2005 visitai Oxford e qui sapevo che un giorno sarei finito. Vidi una giovane donna laurearsi, ed ebbi una visione: doveva succedere a me la stessa cosa. È poi infine successo a Cambridge, quattordici anni dopo, nel 2019. Quando ripenso a quei momenti e alla chiamata che ho sentito in me, mi sembra di rapportarmi con un’altra persona: se infine sono arrivato a Oxford, lo devo a quel ragazzino che a scuola non andava neanche bene, ma che si è poi messo a studiare guidato dalla fede in una visione.” Da quando è scoppiata la pandemia i riflettori si sono accesi su immunologi, viro-

logi, infettivologi. Ma qual è la sua esperienza di immunologo a riflettori spenti? “Molto bella, perché mi sono sempre trovato in luoghi in cui la mia creatività veniva stimolata e incoraggiata. Mi piace fare lo scienziato perché mi permette di esplorare, sperimentare, scoprire e capire. Ora sono un immunologo degli anticorpi e molti gruppi anche all’interno di Oxford mi

hanno cercato per stabilire collaborazioni. Io ho sempre avuto un approccio sociale alla ricerca stabilendo collaborazioni, connessioni, e divertendomi.” Si possono avanzare delle ipotesi su come potrà essere il nostro stile di vita postCovid? “Non vedo perché, se si raggiunge una sufficiente copertura vaccinale con un vaccino approvato

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strazioni in un lavoro come il suo e quali le gratificazioni? Il lavoro dello scienziato non consiste in una sfilza di successi sperimentali uno dietro all’altro. Gli esperimenti non sempre riescono, anzi per gli scienziati è necessario stabilire un rapporto sano con il fallimento, specialmente da un punto di vista emotivo perché è importante sapere analizzare i propri risultati in modo analitico. In più per me si aggiunge un rispetto reverenziale verso la grandezza della Natura alla quale noi chiediamo il permesso, non sempre concesso, di interpretarla.” Quando potrà tornare a Rimini quale sarà la prima cosa bella che si concederà

dagli organi competenti, non dovremmo tornare alla vita normale. Attenzione: a Rimini c’è una forte presenza di persone che esitano a vaccinarsi per partito preso. Questo tipo di esitazione, se raggiunge una certa estensione, potrà rendere il ritorno alla normalità più lento o difficile. Per questo sarà necessario individuare strategie, preferibilmente di comunicazione, per aumentare i tassi di immunizzazione anche tra i più irriducibili e aumentare così le coperture per il bene di tutti. Nei prossimi mesi probabilmente vedremo, dopo l’arrivo dei primi vaccini, un rilassamento graduale della situazione. Non penso che ciò comunque avverrà in modo immediato, e sarà molto importante mantenere un comportamento responsabile fino a emergenza finita, ma tenendo presente che ne usciremo.” Lei è ricercatore nei laboratori che hanno sviluppato il vaccino di Oxford in partnership con AstraZeneca. Quale è stato il suo contributo al riguardo e come ha vissuto la notizia del vaccino? “Quando hanno chiuso i laboratori per via dell’emergenza, solo a coloro che lavoravano sul progetto del vaccino anti-COVID era concesso di continuare a lavorare in istituto. Tra noi scienziati si 34

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cercarono volontari per diversi compiti, e io mi feci avanti: per me lavorare contro questa brutta malattia era una questione quasi personale per tutto quello che aveva causato al mio Paese, alla mia città, e per come aveva cambiato le vite dei miei concittadini, dei miei familiari e amici. Mi unii ad un piccolo gruppo di scienziati e producemmo grosse quantità della famosa proteina Spike, quella che è presente sulla superficie del virus e gli permette di entrare nelle nostre cellule. Questa proteina purificata è servita per vedere se le persone vaccinate montavano risposte immunitarie contro il virus, e di quale entità. Più avanti nel progetto, sono invece entrato in gioco con le mie competenze specifiche, all’interno dell’istituto: il clonaggio degli anticorpi. Dovevo isolare gli anticorpi dei volontari vaccinati per permetterne lo studio a livello molecolare. Ricordo come mi sentii quando presi in mano gli strumenti e mi misi al lavoro: pur essendo praticamente solo dalla mattina alla sera a testa china in laboratorio, sentivo al mio fianco le tantissime persone che mi hanno sostenuto durante i miei studi, il mio lavoro e nelle mie scelte di vita. Ho ritrovato nuovo significato nel mio percorso personale e professionale.” Quali possono essere le fru-

“MOLTI IMMAGINANO GLI SCIENZIATI COME PERSONE ISOLATE CHE SI RINCHIUDONO NEI LORO LABORATORI. IO HO SEMPRE AVUTO UN APPROCCIO SOCIALE ALLA RICERCA STABILENDO COLLABORAZIONI, CONNESSIONI, E DIVERTENDOMI,” AFFERMA GIACOMO GORINI.

nella sua città d’origine? “Quando tornerò a casa a Natale purtroppo molte cose belle non saranno possibili per via della situazione attuale. Non potrò quindi abbracciare i miei familiari o amici, o festeggiare con loro tutti assieme il successo del nostro lavoro. Non potrò, all’arrivo, fare la mia solita passeggiata lungo il Corso per vedere come sono cambiati o i negozi o i volti dei baristi e commercianti. Sarà comunque molto bello, dopo tutti questi mesi e questo lavoro, sedermi sulla poltrona in casa mia, vedendo il campanile della Chiesa dei Servi dalla finestra, e sentirlo rintoccare alle otto di sera con quella melodia che mi ha accompagnato ogni giorno quando ero bambino.”


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La pandemia che, forse troppo banalmente, pensavamo di esserci messi alle spalle non vuole lasciarci. E tra zone gialle, arancioni e rosse le attività ricettive e ristorative sono certamente tra le imprese più colpite e stressate da una situazione che, tra limitazioni e riaperture, non consente loro di programmare e pianificare, almeno nel breve periodo. Le attività ristorative si trovano a dover guardare oltre, oltre incertezze, paure e dubbi, con il coraggio, l’immaginazione e la lungimiranza che le hanno sempre caratterizzate… almeno in questo territorio. Sono già diversi i locali del food che si stanno riorganizzando, se non l’avevano già fatto durante il primo lockdown, con format inediti, nuovi delivery e asporti speciali dando ancora una volta un segnale di grande capacità e voglia di reazione. Confidando nel fatto che almeno un periodo natalizio pseudo-normale possa portare loro ulteriore ossigeno da immagazzinare per la probabile apnea di inizio anno, non possiamo fare a meno di ammirare imprenditori che rimangono operativi con speciali formule legate al delivery e al take-away, per offrire ai clienti la possibilità di consumare tra le mura domestiche i loro piatti preferiti. È l’ennesima sfida per una categoria già messa pesantemente alla prova e che, con resilienza, cerca di mantenere viva non solo la propria attività ma anche una relazione con i propri clienti, soprattutto quelli più fedeli. Detto che a livello economico l’impatto del delivery (o dell’asporto) dif f icilmente regala qualche soddisfazione, anche in momenti di depressione economica come questi, in cui tutti o quasi hanno messo bene o male le mani in cucina (lievito e uova sono diventati prodotti preziosissimi), è vero d’altra parte che quella del cibo da asporto e del food delivery è una tendenza che, negli ultimi anni, si stava già espandendo anche a Rimini e dintorni grazie anche all’avvento di App come

JustEat, Deliveroo, Glovo e altre di cabotaggio più locale come Food Station. Dandogli dunque il giusto peso come canale e di vendita e commerciale tout-court è interessante piuttosto vederlo e sfruttarlo come uno strumento di marketing e comunicazione per presidiare il mercato, mantenere vivo il proprio brand e consolidare il rapporto con i clienti più affezionati. Se una volta delivery e take-away erano appannaggio più che altro di pizzerie e ristoranti etnici, ora è sempre più frequente trovare che anche ristoranti di cucina locale e tipica fanno questo servizio. Così accanto alla Piadineria Dalla Lella, al Panificio Fellini, alla Gelateria Amareina, alla Pasticceria Staccoli e al Paninificio Circus, a

SONO GIÀ DIVERSI I LOCALI DEL FOOD CHE SI STANNO RIORGANIZZANDO, SE NON L’AVEVANO GIÀ FATTO DURANTE IL PRIMO LOCKDOWN, CON FORMAT INEDITI, NUOVI DELIVERY E ASPORTI SPECIALI DANDO ANCORA UNA VOLTA UN SEGNALE DI GRANDE REAZIONE.

Enio Ottaviani Winery possiamo trovare locali che sulla proposta gourmet, di pesce soprattutto, anche da asporto, hanno creato un format ad hoc: dal Canevone a Casa Brigandi, da Quartopiano ad Abocar, fino ad Augusta e al Club Nautico. Perché se è vero che il servizio, l’ambiente, l’atmosfera e la socialità del ristorante, soprattutto se di fine dining, non sono replicabili, certamente lo possono essere alcuni piatti. E allora il delivery rappresenta una speranza, per chi lo fa e per chi lo riceve: non si consegna solo cibo, avendone indietro un qualche simbolico ritorno economico, si consegna bontà condita con un po’ di sano e pregevole ottimismo.

NELLA PAGINA SEGUENTE, I NOSTRI PARTNER DELIVERY

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I NOSTRI PARTNER

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Dalla Lella Piadineria

Panificio Fellini

Quartopiano

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“Da quando sono stati eretti, questi muri sono stati testimoni di 15.421 colazioni, 9.633 abbracci stretti, 6.500 ore di insonnia, 599 nomignoli imbarazzanti, 86 libri mai letti, 27 inverni particolarmente umidi e 4 crisi d’identità”. Inizia così il libro illustrato creato da Alessia Elettra Campana. Dodici storie di vita racchiuse in una elegante scatola bianca, con finiture rosse e nere, che si trasforma in un condomino di cartoncino tutto da costruire. Un gioco per bambini in età scolare che piacerà tantissimo anche a chi l’età dei giochi l’ha passata da un pezzo. Guscio. Storie da esplorare, questo è il nome del progetto, è un delizioso diorama in cartoncino che mette in scena la vita all’interno delle mura domestiche. Realizzato con una minuzia e una cura dei particolari unica, ti riporta a quella dimensione tanto cara dello sbirciare all’interno delle case attraverso le finestre e immaginare storie. Ogni appartamento ha un suo interior design, una finestra, un balconcino e ospita un’ipotetica famiglia dei nostri giorni con la sua storia da raccontare. E questo è infatti lo spirito del gioco: montare, smontare, ammirare,

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testo e foto di Antonella Zaghini


immaginare, leggere, e poi ripetere tutto dal principio. Il progetto è il risultato della sua tesi di laurea all’ISIA di Urbino: un anno e mezzo di lavoro, leggendo La vita: istruzioni per l’uso di Georges Perec, prezioso alleato per lo sviluppo di questa idea, che ora attende solo che un editore la porti nelle librerie. Nel frattempo Alessia esercita la sua vena artistica nella sua linea di bigliettini pop-up realizzati su carte preziose che riproducono paesaggi fantastici, fiori, animali domestici. Piccole scene che entrano nello spazio di due facciate, per un biglietto che non si dimentica certo in un cassetto, ma finisce dritto sulla libreria di casa. La seconda storia di carta ha come protagonista Roberta Tura. Studi classici, una laurea in lingue, ha trasformato i suoi hobby e le sue passioni in un lavoro. Il suo laboratorio, nel centro di Cattolica, è la classica stanza tutta per sé, felice evasione dagli impegni della professione di mamma. Roberta progetta e produce componenti di arredo e d’uso quotidiano (per una carrellata vale la pena dare un’occhiata al suo profilo Instagram robertaturacreazioni). Collabora inoltre con architetti, interior designer e

STUDI CLASSICI, UNA LAUREA IN LINGUE, ROBERTA TURA HA TRASFORMATO I SUOI HOBBY E LE SUE PASSIONI IN UN LAVORO. IL SUO LABORATORIO, NEL CENTRO DI CATTOLICA, È LA CLASSICA STANZA TUTTA PER SÉ, FELICE EVASIONE DAGLI IMPEGNI DI MAMMA.

aziende in cerca di prodotti unici e fatti a mano. Particolarissima la sua collezione di paralumi dalle linee essenziali della collezione Once upon a light, realizzati con vecchie cartoline e fotografie trovate negli archivi e stampate su carta da parati. Il risultato? Pregiati paralumi e lampade che raccontano storie balneari di fine secolo nei toni caldi del seppia e messaggi vacanzieri scritti con pennini intinti nell’inchiostro, insieme ai paralume più colorati che riproducono i manifesti balneari. Riviste di grafica, allegorie contemporanee, immagini botaniche, foglie raccolte in un giardino, carte strappate e unite nuovamente, mandala e 45 giri degli

IN APERTURA, ALESSIA ELETTRA CAMPANA. QUI SOPRA, ROBERTA TURA.

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LE GRAFICHE DI ATELIER OSCAR SONO STAMPATE SU CARTE ECOLOGICHE E, PER RENDERLE DUTTILI PER OGNI AMBIENTE E UTILIZZO, NE ESISTE ANCHE LA VERSIONE IN FIBRA DI VETRO. SONO CARTE DA PARATI UNICHE, CHE CREANO IMMEDIATAMENTE IL “COLPO D’OCCHIO.”

IN ALTO, DAVIDE CONTE E OSCAR BATTELLI. IN BASSO, SILVIA BAGLI.

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anni Sessanta ritrovati, cartoline riemerse dai cassetti che portano ancora ricordi vivi, ricordi di luoghi lontani: sono questi i soggetti della linea di carte da parati Magma Wall Art nata dal connubio fra Davide Conti, artista visuale di Misano e l’imprenditore cattolichino Oscar Battelli, anima di Atelier Oscar, showroom di finiture, pavimenti, ceramiche e arredi bagno. La loro è una collezione di carte d’autore che si rivolge un pubblico attento, in cerca di un tocco di originalità e dalla spiccata anima green. Le grafiche infatti sono stampate su carte ecologiche e, per renderle duttili per ogni ambiente e utilizzo, ne esiste anche la versione in fibra di vetro. Sono carte da parati decorative preziose, uniche, che creano immediatamente il colpo d’occhio. Realizzate con grande amore, soprattutto in questo periodo che trascorriamo tanto tempo in casa, sono pensate per accompagnarci nel nostro quotidiano e ricordarci la bellezza di ogni momento.

La quarta storia è infine dedicata a Silvia Bagli. Nel suo laboratorio di Riccione la Corona di Arianna usa la carta per dare luce alle sue idee. Il risultato sono enormi, scenografici, chandelier di carta, tutti realizzati a mano con carte di diverse grammature. Imponenti, suggestivi, ma anche ecologici e riciclabili pronti ad assumere nuove forme. Nel suo laboratorio non si scarta nulla, dalle carte pregiate a quelle di recupero, passando per la sempre

evergreen carta crespa, tutto prima o poi trova un impiego, o può essere riutilizzato per dare forma a nuove idee. Con gli stessi principi infatti nascono maxi lanterne in cartapesta, voluttuosi fiori di carta che diventano lampade a stelo, oppure luci da tavolo nate dai legni lavorati dalle onde del mare. Oggetti importanti che spesso vengono acquistati o, ancora di più, noleggiati per cerimonie ed eventi che non passano inosservati.


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Verom Penthouse è il nome dato a un attico, il cui significato porta al centro la percezione che il progettista ha avuto del committente. L’architetto Enrico Muscioni assegna sempre un nome ai suoi progetti, donando loro una forte identità, caratterizzandoli sin dal principio dell’iter creativo: “La scelta del nome va di pari passo al progetto e senza uno non nasce l’altro”. Penthouse è affacciata su una bellissima area collinare panoramica ubicata a Falciano, sopra Dogana di San Marino, e si sviluppa su 200 mq con 180 mq di terrazze. Si tratta di un progetto che ha appena ricevuto il primo

UNA SORTA DI FIAMMA DIVIDE IN DUE IL SOGGIORNO, REGALANDO UNA ILLUSIONE OTTICA. SI TRATTA DI UN VAPORIZZATORE DI ESSENZE CHE, CON UNA LUCE A LED SOTTOSTANTE, ILLUMINA IL VAPORE ILLUDENDO IN MODO STUPEFACENTE PER LA SUA SOMIGLIANZA AL FUOCO.

premio come interno di residenza ad un prestigioso e storico contest europeo di Londra, l’European Property Awards. Inoltre Enrico è stato l’unico architetto a livello internazionale ad avere raggiunto la final shortlist dei The Plan Awards con ben due progetti di case, una delle quali era la Verom Penthouse. È un progetto flessibile ad oggi allestito per il modern living di un giovane imprenditore ma allo stesso tempo predisposto per una trasformazione futura in appartamento con tre comode camere. Una di queste è già fisicamente esistente ed utilizzata attualmente come studio domestico. La terza camera nascerà semplicemente creando una parete e aggiungendo una porta senza il bisogno di 46

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alcuna demolizione. ll concept progettuale cerca di esprimere una volontà precisa, che è quella di andare oltre l’interior design interpretando volumetrie di natura scultorea intese come elementi fisici funzionali e tecnologici che celano l’intento progettuale di entrare nel regno dell’arte: “Presenze fisiche ubicate in punti strategici che determinano in modo intransigente lo spazio domestico reinterpretandolo a tutti gli effetti senza perdere l’obbiettivo primario che è sempre la funzionalità”. L’esigenza principale da parte del committente è stata quella di “ot-

tenere spazi di un sostanziale respiro anche laddove fosse limitante la metratura a disposizione con un importante supporto tecnologico relativo principalmente al sound musicale”. Muscioni ha impiegato circa 90 giorni per la progettazione, dai primi concept al progetto esecutivo. L’unicità di questo attico è data da un flusso continuo di spazi, senza barriere tra zona giorno e zona notte. “Pertanto potrei dire che, ad accezione dei bagni, il progetto prevede un ambiente unico. L’area Living è direttamente collegata alla camera padronale attraverso un percorso open che


LE AZIENDE CHE HANNO CONTRIBUITO ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO VEROM PENTHOUSE, VINCITORE DEL PRIMO PREMIO “INTERNO DI RESIDENZA” ALL’EUROPEAN PROPERTY AWARDS DI LONDRA.

Gambelli

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“GLI SPAZI NASCONO ATTRAVERSO E ALL’INTERNO DI UN GRANDE MONOLITE UBICATO AL CENTRO DELLA CASA. RIVESTITO DI MALTA DI TERRA CRUDA E LASTRE DI BRONZO COME LA CUCINA, PENSATA COME CONTENITORE DI SPAZI FUNZIONALI.”

IN QUESTE PAGINE, ALCUNI SCATTI DEGLI INTERNI E DI PARTICOLARI DI ARREDO DELLA CASA VEROM PENTHOUSE. QUI ACCANTO, LA VEDUTA DAL TERRAZZO ESTERNO.

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non ha necessità di divisioni fisiche. Lungo questo si attraversano le funzioni dell’abitazione talvolta ben tangibili quanto nascoste e schivate da prospettive volutamente interrotte. Potremmo dire infatti che gli ambienti sono solo due. Gli spazi infatti nascono attraverso e all’interno di un grande monolite ubicato al centro della casa. Rivestito da una superficie di malta di terra cruda e lastre di bronzo come la cucina, pensata come contenitore di spazi funzionali dividendo in due grandi ambienti l’abitazione, nonostante un costante flusso di collegamento. Esso si sviluppa parallelamente ai grandi affacci sulla Riviera Romagnola e sulla

Val Conca indicando la direzione longitudinale dei flussi liberi interni”. Una sorta di fiamma divide in due il soggiorno, regalando una illusione ottica, ottenuta da un prodotto trovato molti anni fa a Ventura Lambrate quando ancora era un prototipo. Si tratta di fatto di un vaporizzatore di essenze che con una luce a led sottostante illumina il vapore illudendo in modo stupefacente per la sua somiglianza al fuoco. “Volevamo un gesto organico al centro del living che riproducesse una scenografia elegante e allo stesso tempo intima e provocante!” Originale anche la soluzione del porta asciugamani nel bagno, un anello di legno appeso al soffitto che diviene elemento di rottura in una ricerca estetica rigorosa e intransigente: “Si tratta del bagno di servizio della zona giorno, quello in cui in genere consiglio di dedicare meno budget ma che può essere elevato e reso interessante attraverso un progetto custom. Come in questo caso, un mobile in legno che ho progettato con lavabo integrato, impermeabilizzato e resinato come il pavimento e la sua parete accanto in continuità

materica. Una lastra di specchio retroilluminata ed un elemento di rottura curioso ed interessante che non ti aspetti.” Il su misura per Muscioni è attualmente il tema più importante: “La mia generazione è cresciuta scoprendo gli ambienti degli anni ’70-’80 dove il concetto di esclusività o, se vogliamo, di lusso era determinato solo dall’avere grandi spazi. Oggi il privilegio, l’esclusività è determinata da spazi, grandi o piccoli, su misura come, del resto, per gli arredi. La mia filosofia è quella di pensare a questi aspetti come fossero abiti su misura, confezionati sulla personalità dei miei clienti”. Porte lignee super massicce, qui in rovere come il parquet, sono ormai un suo segno distintivo. “Uso un sistema che ho ideato molti anni fa. Trovo le porte un elemento di disturbo. Non mi piacciono le maniglie sebbene siano disegnate da grandi designer. Quindi ho cercato di reinterpretarle rendendole scultoree dando un valore aggiunto alla fisicità delle pareti. Le mie porte celano sistemi tecnologici e meccanici e donano un effetto sensoriale al tatto e qualificante per l’ambiente. Che esse siano chiuse o aperte trasmettono sempre qualcosa, rendendo di fatto mutanti le pareti che le ospitano e quindi la casa sempre diversa”. La parete scultorea in Corian, “un amichevole alieno domestico”, di fatto è un elemento direzionale che chiude la casa conquistando la sua presenza nell’ambiente. Totalmente sospesa da terra con un andamento sinuoso ricorda la forma di una vela. Essa in realtà cela tutta la tecnologia della casa fungendo inoltre da cassa altoparlante, ospitando un impianto audio estremamente innovativo e pregiato. Il terrazzo da attico con giro perimetrale e la mini piscina è riscaldata, utilizzabile anche in inverno. Avere uno spazio all’aperto da godersi in qualsiasi stagione diventa nel contesto storico che stiamo vivendo altamente fondamentale.


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REALIZZARE

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LE MADRI A CATTOLICA SI TROVA LA PRIMA PANCHINA MAMMA SMART REALIZZATA DALL’INNER WHEEL RICCIONE-VALCONCA ROSA DEI MALATESTA. UN OGGETTO FUNZIONALE E DAL VALORE SIMBOLICO.

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di Dolores Carnemolla / ph Comune di Cattolica

La panchina è stata posizionata, a Cattolica, in piazza Roosvelt. È una panchina speciale, dedicata alla Madre. Un oggetto di design, dal forte valore simbolico e sociale, elegante e funzionale. Si tratta della panchina Mamma Smart, un progetto portato avanti da Inner Wheel Riccione-Valconca Rosa dei Malatesta. È un oggetto dedicato alla vita della donna e alle sue mille sfaccettature, innovativo e unico nel suo genere, mai realizzato in Italia. Il progetto è stato affidato a Monica Gasperini, architetto e designer, che ha accettato la sfida di realizzare un’idea originale dalla vicepresidente di Inner Wheel: “Una mattina di inizio settembre del 2018 ricevo la telefonata della mia cara amica e donna straordinaria appena rientrata da Zagabria – dice Monica Gasperini – e mi racconta del suo viaggio e di una panchina in legno rudimentale con una foto di una mamma con bambino. Nell’occasione mi dice solo tu puoi pensare e progettare un oggetto speciale dedicato alla Mamma. Qui inizia il viaggio Mamma Smart. L’essere madre, inoltre, mi ha permesso di entrare ancora di più nel progetto, di amarlo e sentirlo così come si

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Il prezzo, comprensivo di iva - ipt e costi di immatricolazione esclusi, si riferisce alla versione DR F35 1.5 Turbo benzina - EURO 6D. L’immagine della vettura è puramente indicativa. Offerta valida fino a nuova comunicazione. Gamma DR F35 consumi benzina/gpl: da 7,8 a 9,8 litri/100 km (ciclo combinato). Valori dei consumi in fase di omologazione in base al ciclo WLTP aggiornamenti al 11/05/2020. Emissioni CO2 benzina/gpl: da 141 a 150 g/km. Valori del CO2 in fase di

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sentono le cose vissute e che puoi raccontare partendo dal cuore. Il sapere cosa significa e cosa rappresenta un momento così delicato come la maternità ha reso il progetto un oggetto completo e studiato nei minimi dettagli per funzionalità, bellezza e armonia”. Come ci racconta la stessa Gasperini la panchina dedicata alla Donna e Madre è fatta di forme essenziali, di pochi orpelli e di altissima qualità, è un oggetto che si muove su linee diverse partendo da quelle più lineari fino ad arrivare a quelle più arrotondate e sinuose. Un design con un evidente richiamo allo stile retrò tanto amato dall’architetto e che restituisce a chi lo osserva una nuova dimensione e lentezza. La panchina è dotata di tutto ciò che occorre alla Madre: dal fasciatoio per il momento del cambio pannolino, al seggiolino per adagiare comodamente il proprio bambino, ad uno schienale comodo per potersi appoggiare nel momento dell’allattamento. La panchina inoltre è dotata di tutti gli strumenti tecnologici necessari. “Del resto viviamo in una realtà in continuo movimento ed evoluzione e la rapidità non può che spingere ad un lavoro archi-

tettonico sempre più tecnologico ed efficace – spiega Monica Gasperini – realizzato per soddisfare tutte le nuove esigenze in evoluzione. L’oggetto di design è rivolto alla bellezza e al piacere di chi lo utilizza e di chi lo guarda, è una ricerca sull’eleganza, sull’equilibrio, l’armonia, la creatività, l’essenzialità, la purezza delle linee e la funzionalità per poter vivere al meglio la dolcezza e morbidezza della maternità”. La panchina ha riscosso fin da subito una grande attenzione. “È stata presentata a Cattolica, grazie al Sindaco Mariano Gennari, in occasione della Festa della Mamma a maggio 2019 – racconta Gasperini –. Come tutte le cose speciali e innovative ha bisogno di essere recepita dalle amministrazioni e non solo. La prima panchina Mamma Smart è stata posizionata a Cattolica in piazza Roosevelt di fronte al Comune. Spero presto che la Panchina diventi un oggetto fondamentale per il territorio e a livello nazionale per l’importanza sociale che riveste”. DA SINISTRA ROBERTA BALDACCI, VICEPRESIDENTE, FRANCA MULAZZANI, PAST PRESIDENT, MONICA GASPERINI ARCHITETTO E GIULIA AIRAUDO PRESIDENTE DEL CLUB.

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Il prezzo si riferisce alla versione DR 5.0 1.5 benzina - euro 6D. L’immagine della vettura è puramente indicativa. Offerta valida fino a nuova comunicazione. Gamma DR 5.0 consumi: da 8,2 a 9,8 litri/100 km (ciclo combinato). Valori dei consumi in fase di omologazione in base al ciclo WLTP aggiornamenti al 05/03/2020. Emissioni CO2: da 131 a 158 g/km. Valori del CO2 in fase di omologazione in base al metodo di misurazione/correlazione nel ciclo NEDC aggiornamenti al 05/03/2020.


SFILARE

Promessa

MANTENUTA È UNA STORIA RICCA DI SOGNI E PASSIONE, QUELLA DI OMAR DIAGNE, IL DICIOTTENNE RICCIONESE CHE DAL BASKET È APPRODATO ALLE PASSERELLE PIÙ IMPORTANTI DELLA MODA ITALIANA.

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di Cinzia Bauzone / ph Filippo Zaghini

È nato a Rimini da madre romagnola e padre senegalese. Attualmente frequenta l’Istituto tecnico per il turismo – ci tiene a sottolineare nella nostra chiacchierata “l’importanza e il valore della scuola” – ma è anche una giovane promessa del mondo della moda. È un ragazzo sensibile e autentico, dallo sguardo profondo e l’espressione di chi sa il fatto suo, un ragazzo che fin da piccolo nutre numerose passioni, oltre al basket, praticato a livello agonistico, l’hip hop, la break dance e la street art: veri e propri stili di vita che si riflettono nella danza e nella musica e da cui lui trae ispirazione. Come tutti i giovani della sua età inizia a condividere sul suo profilo Instagram i suoi interessi, video e fotografie subito notati da una designer di Riccione che gli propone di partecipare ad una sfilata di moda. Omar accetta quasi per scherzo: “Dovevo uscire con un amico che quel giorno mi ha dato buca, così ho partecipato alla cosa senza troppe aspettative”. La scalata di Omar invece sarà rapida e in ascesa. Da piccoli servizi fotograf ici per un’agenzia di moda di Ravenna, viene notato dalla Boom Models

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sono tanti. “Mi piacerebbe lavorare nel mondo della moda anche come designer, traendo ispirazione per esempio dalla street art, dove moda e arte si intrecciano perfettamente e possono diventare un unico prodotto”. Per ora Omar ha tra i suoi obiettivi quello di terminare gli studi. Il messaggio che vorrebbe trasmettere ai ragazzi della sua età è di non rinunciare mai ai propri sogni, qualunque essi siano: “Raggiungere un passo alla volta ogni obiettivo prefissato non è impossibile, basta avere fiducia in se stessi. Fino a qualche mese fa anch’io non immaginavo che dal quartiere di Spontricciolo di Riccione sarei arrivato alle passerelle di Roma e Milano”.

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Agency di Milano, con cui collabora attualmente in esclusiva. Inizia la sua nuova esperienza con un servizio fotografico per Off-White, azienda di abbigliamento di lusso tra le più amate e ricercate al mondo. “Non ci credevo, mi sembrava quasi un sogno posare per quel marchio, un traguardo impossibile da raggiungere”, commenta Omar. Seguiranno poi diversi servizi fotografici per Armani, Fendi, Napapijri, Nike. Proprio in questi giorni è stato pubblicato un servizio nelle pagine del magazine Cosmopolitan. In parte il suo sogno è stato realizzato, anche se la strada è ancora lunga davanti a lui e i progetti

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L’ambasciatore

DI ROMAGNA RINALDO PASCUCCI PRESENTA LA NUOVA EDIZIONE DEL PROGETTO COLLIMARE, NATO PER METTERE IN RETE ALBERGATORI E PRODUTTORI VITIVINICOLI DEL CONSORZIO DELLA STRADA DEI VINI E DEI SAPORI DI RIMINI

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di Nicola Luccarelli / ph Giorgio Salvatori

Si chiama Collimare ed è un progetto che nasce dall’esperienza di alcuni anni messa in atto da Federalberghi Rimini e il Consorzio della Strada dei Sapori e dei Vini di Rimini, con la quale vengono invitati albergatori nelle cantine del territorio per degustazioni finalizzate a conoscere il prodotto vino, olio e non solo. L’idea di Riviera Banca è stata di inserire l’aspetto formativo sia per il settore vitivinicolo sia, soprattutto, per quello alberghiero. La formazione è gestita da Marco Volpe, esperto di marketing turistico molto competente e riconosciuto in zona. Per l’edizione appena partita, abbiamo pensato ad un unico gruppo di 40 albergatori che visiteranno 6 produttori vitivinicoli all’interno di 4 cantine diverse, in un periodo che va da metà gennaio a metà marzo, chiaramente Covid permettendo. Due cantine saranno ospitate nella Rocca di Verucchio e nella Rocca di Montefiore. Visitare una cantina è una forma di turismo esperienziale sempre più ricercata dai turisti, ed è proprio per questo che la formazione è incentrata sulla conoscenza del territorio grazie alla relazione che

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si instaura durante il percorso tra albergatore e produttore di vino e olio, attraverso la scoperta delle tante bellezze culturali e storiche che l’entroterra può offrire. Insomma, si tratta di for-mare gli albergatori a narrare una storia il cui protagonista è il vino come ambasciatore della Romagna. La logica è quella di creare sinergia tra gli attori del territorio, in questo caso i produttori vitivinicoli associati al Consorzio della Strada dei Vini e dei Sapori di Rimini e gli albergatori di Federalberghi della Provincia di Rimini, per valorizzare l’entroterra. L’obiettivo è di porre l’attenzione su tutto ciò che di buono, bello e attrattivo offrono le vallate del Marecchia e del Conca. Collimare 2.0 Formazione Itine-

rante è stato lanciato nell’autunno 2019 e si è concluso a ridosso dell’estate 2020. “L’idea è che i turisti, tenendo i piedi sulla battigia, voltino le spalle al mare per guardare metaforicamente verso la collina, e quindi mettere in rete gli operatori del territorio e creare opportunità di business – spiega Rinaldo Pascucci di Riviera Banca –. Nel percorso dello scorso anno avevamo selezionato 40 albergatori che hanno visitato 4 cantine tra novembre e dicembre 2019, responsabile del progetto e altri 40 albergatori che hanno visitato altre 4 cantine nei mesi di febbraio e marzo 2020. IN APERTURA, SANDRO SANTINI, PRESIDENTE DEL CONSORZIO DELLA STRADA DEI VINI E DEI SAPORI. QUI SOPRA, RINALDO PASCUCCI.


INNOVARE

Rimini

DOMANI PRIMI PASSI PER SARÀ, ASSOCIAZIONE CULTURALE NATA CON L’OBIETTIVO DI COSTITUIRE UN SERBATOIO DI PENSIERI, VISIONI E PROGETTI PER SUGGERIRE PROPOSTE CONCRETE, UTILI A MIGLIORARE LA REALTÀ RIMINESE.

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di Gaia Matteini / ph Nicola De Luigi

Un laboratorio civico capace di porre al centro idee, passioni, competenze dei cittadini che hanno deciso di scendere in campo al servizio dell’oggi e del domani di Rimini. Tutto questo, e molto di più, è Sarà, associazione culturale che – presentata lo scorso 30 ottobre – è sorta con l’obiettivo di costituire un serbatoio di pensieri, visioni e progetti per suggerire

QUI ACCANTO, MORENO MARESI, AL CENTRO, CON ALCUNI COMPONENTI DELL’ASSOCIAZIONE SARÀ.

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proposte concrete, utili a migliorare la realtà riminese. L’associazione – che vede come presidente l’avvocato Moreno Maresi, vicepresidente di Rinascita Basket Rimini – è costituita da un gruppo di cittadini uniti dalla voglia di riflettere sulle criticità, trovare soluzioni e far sì che la città diventi sempre più “innovativa, all’avanguardia,

una città europea”, in cui le diverse spinte, necessità e idee possano convergere alla ricerca di soluzioni che siano motore di riflessione e miglioramento per la comunità. Maresi, come è sorto il progetto “Sarà”, il cui nome è già indicativo dell’esigenza di un cammino comune teso al futuro? “Quest’avventura è nata dalla ne-


Una rosticceria che esalta la tradizione e il gusto romagnolo

cessità di far incontrare la voglia di fare di chi ha a cuore la nostra città, che ha vissuto in questi anni importanti e positive trasformazioni grazie al lavoro dell’Amministrazione. L’associazione parla giovane perché è il suo tratto caratteristico: è formata in gran parte da giovani perché in loro risiede la forte trazione identitaria e unitaria che coincide con la possibilità di essere propulsore di cambiamento. Sarà nasce dall’incontro fortuito e fortunato fra un gruppo di ragazzi entusiasti e preparati e alcuni riminesi meno giovani, ma altrettanto appassionati, che guardano all’impegno civico come una forma diversa del fare politica. Il rinnovato orgoglio di tanti riminesi è la forza che, mi auguro, ci farà crescere e lavorare insieme per il bene di Rimini.” Gli ambiti in cui gli associati hanno deciso di muoversi sono tanti e rappresentano il vivere cittadino nelle sue diverse declinazioni: cultura, impresa, scuola, educazione civica, solidarietà, digitalizzazione, legalità, mobilità, ambiente, sport.” In un momento così complesso, in cui la pandemia ci costringe a ridisegnare le

nostre città e le nostre esistenze, quali saranno le modalità che adotterete per riportare al centro i cittadini e relazionarvi con la comunità riminese? “Stiamo creando dei gruppi di lavoro che, focalizzandosi su diversi temi di interesse civico, portino avanti numerose idee, da poter poi proporre per un’attuazione concreta, in vista di bisogni individuati di volta in volta. L’interesse nei confronti della nostra associazione conferma come i valori di riferimento di Sarà trovino ampia condivisione, anche in conseguenza delle modalità con cui la nostra realtà intende muoversi: i momenti di approfondimento e le conferenze non si limiteranno a ospitare un esperto, ma saranno veri laboratori divisi per target di età o di interesse. In attesa di farlo in presenza, utilizzeremo le possibilità offerte dalla rete, dal nostro sito, dalle community di Facebook e degli altri social, per mettere a confronto opinioni e suggerimenti. Il nostro obiettivo principale è contribuire allo sviluppo di Rimini in una direzione rispettosa dell’ambiente e delle persone, perché il domani della nostra città riguarda tutti.”

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