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Ravenna IN Magazine 02 2020

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Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 16/01/2002 n. 1 - EURO 3,00

R AV EN N A N° 2 LUGLIO/AGOSTO 2020

VINCENTI

Sfide

CRISTIANO RICCIARDELLA E MASCIA FERRI

ECONOMIA / Imprese resilienti CIOCCOLATO CREATIVO / Una dolce unione SPECIALE ROMAGNA / Un’estate all’aria aperta


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EDITORIALE

SOMMARIO

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Ripartiamo parlando di sfide vincenti e resilienza: incontriamo Cristiano Ricciardella e Mascia Ferri, il duo imprenditoriale che ha dato nuova luce a diversi locali del ravennate, e alcuni imprenditori e commercianti che hanno saputo resistere all’emergenza, sfruttando l’impennata di alcuni settori e convertendosi in base alle nuove richieste del mercato. Grazia Simoncelli e Nicoletta Rustici ci parlano della loro dolce passione per il cioccolato, materia con la quale creano opere e sculture. Intervistiamo Giovanna Gasdia, nella vita avvocato, che mette in musica e in parole le sue esperienze e frustrazioni per combattere le ingiustizie sociali. Andiamo infine alla scoperta del nostro territorio all’interno dello Speciale Romagna: itinerari, percorsi e luoghi da visitare, un’avventura estiva tra pic-nic, pinete e giardini botanici, castelli, folklore e tradizioni. Buona lettura! Andrea Masotti

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ANNOTARE

Brevi IN

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ESSERE

Sfide vincenti

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INTRAPRENDERE

Imprese resilienti

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CREARE

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Una dolce unione

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RAVENNA

Fra gli aghi di pino

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RIMINI

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Medioevo, natura e… Tibet

CANTARE

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Giovanna Gasdia

CESENA

Sulle tracce di Byron

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EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it info@inmagazine.it DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Clarissa Costa, Gianluca Gatta, Beatrice Loddo COORDINAMENTO DI REDAZIONE: Roberta Bezzi ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Irena Coso, Gianluca Braga, Elvis Venturinii STAMPA: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) ANNO XIX - N. 2 Chiuso per la stampa il 16/07/2020

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RIMINI

Lungo la vecchia ferrovia

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ROMAGNA

Oasi di pace

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Collaboratori: Anna De Lutiis, Silvia Manzani. Fotografi: Lidia Bagnara, Massimo Fiorentini.

CELEBRARE

L’eredità felice

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SPECIALE Seguici su FB: www.facebook.com/ edizioni.inmagazine

Romagna

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RIMINI

Edizioni IN Magazine si impegna alla salvaguardia del patrimonio forestale aderendo al circuito di certificazione di FSC-Italia.

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte.

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Il pic-nic ritrovato

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FORLÌ-CESENA

Al giardino botanico

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ANNOTARE

Al chiaro DI LUNA RAVENNA La rassegna Classe

ScrittuRa FESTIVAL RAVENNA ScrittuRa Festival

non si ferma malgrado la recente emergenza Covid-19 e ritorna, per la prima volta, in versione estiva, dal 7 agosto al 13 settembre, con 18 incontri fra il Museo Classis, le spiagge, Lugo, Bagnacavallo e Fusignano. Due le anime che segneranno la manifestazione: da un lato le quattro lectio sulla classicità riletta in chiave moderna al Classis, dall’altro quattro incontri gratuiti in spiaggia, tra Marina di Ravenna e Casal Borsetti. Tra gli ospiti della settima edizione: Domenico Quirico, Carlo Lucarelli, Ilaria Gaspari e Marilù Oliva, Franco Cardini, Massimo Carlotto, Luca Bottura, Ritanna Armeni, Ivano Dionigi, Chiara Gamberale, Ermanno Cavazzoni, Roberto Mercadini, Annalena Benini e tanti altri.

Bellezza e spazi SARTORIALI RAVENNA Il lavoro di squadra fa la differenza quando, mettendo insieme competenze diverse ma qualificate, produce come risultato finale una visione d’insieme completa, creando bellezza ed equilibrio: un processo di ricerca continua, resiliente e moderno, di progettare e reinterpretare nuovi spazi, cui si aggiunge un consolidato servizio di coordinamento a 360° senza generare il minimo stress alla clientela. Questa è la filosofia del neonato 1:1 LAB - Laboratorio di RAmmendo e Rigenerazione Urbana, concepito dall’idea di Alessandra Rossi – da anni contitolare dell’ormai storica Agenzia Immobiliare Futura S.r.l. – che ha unito tutte le figure professionali del gruppo, composto inoltre dall’interior designer Mirko Zani e dagli Architetti Simona Martelli e Marco Garofalo. “L’empatia è il vero valore aggiunto,” raccontano i professionisti, “che ci consente di realizzare progetti di taglio sartoriale dove, senza il minimo sforzo per il cliente, l’intangibile diventa tangibile sotto ai suoi occhi: perché a progettare, a coordinare le squadre degli artigiani, a gestire gli ordini della merce, a fare ricerca e selezionare i materiali di finitura e tanto altro, ci pensiamo noi!”

al chiaro di luna, a cura di RavennAntica, quest’anno si svolge per la prima volta nello splendido scenario del Museo Classis, ultimo tassello del Parco Archeologico di Classe. Per l’occasione è stata allestita un’arena estiva spettacolare, con un palco di oltre 100 mq e una platea di 540 posti, che fa da cornice al ricco programma fino al 28 agosto. Il 6 agosto c’è attesa per Andrà tutto stretto di Ivano Marescotti, mentre il 14 Carlo Lucarelli – maestro del noir italiano e autore della serie cult Blu Notte – racconterà il genere noir attraverso il suo personaggio, il commissario De Luca. Il 18, omaggio a Ennio Morricone con il Nino Rota Ensemble, tutto al femminile, mentre il 27 gli Est – Electric String Trio sfideranno la musica classica con Mozart vs Rossini. In cartellone anche musica, spettacoli di burattini per bambini e incontri.

Labirinto DANTESCO ALFONSINE È dedicato all’Inferno di Dante l’edizione 2020 del Labirinto Effimero di Alfonsine che si estende su una superficie di 70.000 mq con oltre 2 km di percorsi, larghi 2 metri onde evitare incontri troppo ravvicinati tra i visitatori. Come avvenuto dal 2016, il labirinto sarà anche dinamico, in quanto all’interno del percorso sono presenti tre porte, chiamate Virgilio, che possono essere chiuse da chi le attraversa, costringendo in tal modo a far cambiare sentiero a chi li segue. Al Labirinto Effimero quest’anno si affianca anche il Labirinto Sospeso con un percorso di 2,5 km su una superficie di 4.000 mq realizzato con canne di bambù sospese e altro materiale di recupero. Una vera opera di land-art (arte della terra), sempre uguale ma sempre diversa, perché in continua interazione sia con gli elementi della natura sia con i viandanti che lo attraverseranno. Apertura tutti i giorni dalle 16 alle 24.

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IL DESIGN HA IL SUO HABITAT.

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Il posto dove vivere.


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ESSERE

Sfide

VINCENTI COPPIA NELLA VITA E NEL LAVORO: CRISTIANO RICCIARDELLA E MASCIA FERRI SONO IL DUO IMPRENDITORIALE CHE, NEL GIRO DI POCHI ANNI, HA DATO NUOVA LUCE A DIVERSI LOCALI DEL RAVENNATE. di Roberta Bezzi / ph Lidia Bagnara

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Insieme nelle vita e sul lavoro. Accomunati dall’amore per le due figlie Nina e Lola, nate all’interno di un matrimonio che dura dal 2006, e dalla passione per i loro numerosi locali che selezionano e gestiscono con fiuto imprenditoriale, riuscendo a trasformare in oro ciò che toccano. Lui è Cristiano Ricciardella, imprenditore di lungo corso che nei primi anni Novanta – appena ventenne – è stato tra i fondatori e titolari di discoteche storiche della Riviera quali il Santa Fè e il BB King di Marina di Ravenna, contribuendo così a dare il via a una irripetibile stagione di movida. Lei è Mascia Ferri, la panterona sensuale della seconda edizione del Grande Fratello, quella del 2001, uno dei personaggi più indimenticabili del noto reality, l’ex barman di discoteca poi avviata a una brillante carriera televisiva. Cristiano e Mascia si conoscevano da tempo, ma la scintilla è maturata in un secondo tempo, nell’esatto momento in cui entrambi hanno deciso di dare una svolta alla loro vita: lui, lasciando il sempre

più impegnativo mondo della notte; lei, chiudendo con la fortunata parentesi televisiva. Mettere su famiglia è stato un attimo: dopo soli sei mesi Mascia era in attesa della primogenita e in tanti a Ravenna ricordano il loro matrimonio alla basilica di San Giovanni Evangelista, in cui lei si è presentata in un elegante abito nero lungo. “Il mondo delle discoteche oggi è molto più difficile di un tempo e ha subìto un’importante frenata,” racconta Cristiano Ricciardella. “Da un lato, le ripetute crisi economiche hanno fatto sì che ci sia ora una minore disponibilità economica. Dall’altro, sono un po’ cambiati i costumi, perché le persone amano riunirsi anche in spazi diversi. Dopo aver vissuto quei mitici anni da giovanissimo inesperto quanto entusiasta, a un certo punto sono maturate esigenze diverse. Non si può mettere su famiglia e restare in giro tutta la notte. Oggi a mezzanotte, come dico sempre, sono già felicemente a letto da un’ora.” “La partecipazione al reality,” ricorda Mascia Ferri, “mi ha spalancato le porte della IN MAGAZINE

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CRISTIANO E MASCIA SI CONOSCEVANO DA TEMPO, MA LA SCINTILLA È MATURATA IN UN SECONDO TEMPO, QUANDO HANNO DECISO DI DARE UNA SVOLTA ALLA LORO VITA: LUI, LASCIANDO IL MONDO DELLA NOTTE; LEI, CHIUDENDO CON LA PARENTESI TELEVISIVA.

tv e per sette anni sono rimasta lontana da Ravenna. Mi invitavano di continuo, come ospite, nelle più note trasmissioni e ho avuto l’opportunità di fare programmi come Lucignolo, Controcampo, On The Road e Quelli che il calcio. Questo però ha avuto anche un risvolto imprevisto: da Roma in giù era impossibile andare perché la gente mi riconosceva, mi si appiccicava addosso, chiedeva foto e autografi. Per sentirmi più sicura, dovevo girare con due guardie del corpo. Ho cavalcato l’onda finché ho potuto, finché mi

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chiamavano. Quando ho capito che era ora di iniziare a sgomitare, non me la sono più sentita e ho lasciato. Sono una persona tosta ma umile, abituata a vivere di cose concrete. Vivere sul chi va la, con il rischio di rimanere senza lavoro per mesi, non fa per me.” E la stessa grinta oggi è tutta per le varie attività imprenditoriali che gestisce con il marito, che le ha fatto da maestro. “Avevo esperienza da barman, ma ho dovuto imparare a gestire un locale dall’A alla Z. A un certo punto, però, mi sono accorta di poter camminare con le mie gambe. Anche se, a sentir lui, ho ancora qualcosa da perfezionare…” rivela Mascia. Ma Cristiano è pronto a rassicurarla: “Lei ha un innato spirito imprenditoriale ed è molto abile nel curare l’estetica non solo del locale ma anche del servizio.” Il primo progetto insieme, nel 2010, è il Punta Turquesa, stabilimento balneare di Lido Adriano che – in qualche modo – è collegato all’ultimo, quello che a causa dell’emergenza Covid-19 è rimandato al 2021: Ondina, il

nuovo stabilimento balneare che prenderà il posto di quello dell’Esercito di Marina di Ravenna. Con la loro società, denominata Rife, si sono infatti aggiudicati il primo posto nel bando del Comune del 2019. “Lo volevamo a tutti i costi. Sarà un posto bello con tanti servizi compresi nel costo dell’ombrellone, grazie a una serie di pacchetti. La novità? Rendere fruibile ed elegante l’ospitalità dei clienti,” rivelano. Dopo il Punta Turquesa, nel 2012, è arrivato lo Chalet dei Giardini Pubblici, la più grande sfida vinta, considerando che il locale era decadente da tempo e il parco mal frequentato. “All’inizio,” ricordano i due imprenditori, “le mamme mettevano i bambini nei giochi e stavano al loro fianco, come a volerli proteggere. Quando hanno cominciato a sentirsi più sicure si sono avvicinate allo Chalet per bere o mangiare qualcosa. Con pazienza e determinazione, siamo andati avanti tre anni senza in pratica ricavarne uno stipendio, ma poi le cose hanno cominciato a funzionare.” E, oggi, lo Chalet è uno dei posti più apprezzati dalle famiglie e non solo. Sempre a partire dal 2012 e per i successivi cinque anni, instancabili, i due coniugi rilevano uno dopo l’altro quasi tutti i locali all’interno del CinemaCity, per un’offerta ricca e variegata: l’American Graffiti, noto per i classici hamburger americani; il Cine-Pizza, per una pizza fino a tarda sera; la bruschetteria e birreria Pan De Ajo e il bar rinato sotto il nome di Lonì Caffè. Anche in tal caso, la loro gestione ha fatto la differenza. “Il CinemaCity ha sempre avuto un bel giro di persone. In tal caso, l’impresa è consistita nel cambiare i fruitori, ossia nel portare le famiglie che ora arrivano anche apposta per mangiare da noi. Così non è più solo un posto per ragazzi.” In ultimo, proprio prima che scattasse il lockdown, il 7 marzo scorso hanno aperto, insieme a Vincenzo Del Vecchio, il nuovo Serafina, il bar gourmet situato davanti al celebre Teatro


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IN QUESTE PAGINE, GLI IMPRENDITORI CRISTIANO RICCIARDELLA E MASCIA FERRI.

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Alighieri che da anni passava da una gestione all’altra, nonostante la posizione invidiabile. Il locale, dalle 7 del mattino fino a mezzanotte, propone la colazione, la formula del brunch per il pranzo, aperitivi e pizza la sera. Qual è il loro segreto imprenditoriale? A vederli, si intuisce. La sintonia raggiunta, la capacità di arricchirsi attraverso lo scontro, la complementarietà dei caratteri: lui più diplomatico, lei più diretta. La grande voglia di lavorare, anche a testa bassa: non è difficile vedere lui scaricare della merce e lei servire un caffè o stare alla cassa, se necessario, malgrado gli oltre sessanta dipendenti. E, ancora, la voglia di mettersi sempre in gioco, consapevoli che la clientela arriva sempre ma farla restare non è automatico. “A chi ci dice che siamo matti e a chi ci chiede chi ce lo faccia fare, rispondiamo che proprio non riusciamo a stare fermi, al punto che ogni tanto dobbiamo persino frenare le idee.” E, ora che le figlie stanno crescendo, l’irrefrenabile Mascia non esclude

IL LORO SEGRETO IMPRENDITORIALE? LA SINTONIA, LA CAPACITÀ DI ARRICCHIRSI ATTRAVERSO LO SCONTRO, LA COMPLEMENTARIETÀ DEI CARATTERI: LUI PIÙ DIPLOMATICO, LEI PIÙ DIRETTA. LA GRANDE VOGLIA DI LAVORARE, ANCHE A TESTA BASSA.

un ritorno in TV: “Mi fa piacere che continuino a cercarmi. In questi anni mi hanno proposto di partecipare all’Isola dei Famosi o al Grande Fratello Vip ma ho sempre rifiutato per impegni lavorativi e familiari. Non nego però che, anche se la TV di oggi è cambiata e ha perso di spontaneità e fantasia, mi piacerebbe fare un’ultima nuova esperienza.” Questa volta, però, a guardarla da casa ci sarà la sua famiglia e la certezza di tornare alla vita di sempre.


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INTRAPRENDERE

Imprese

RESILIENTI INCONTRIAMO ALCUNI IMPRENDITORI E COMMERCIANTI CHE HANNO SAPUTO RESISTERE BENE ALL’EMERGENZA SFRUTTANDO L’IMPENNATA DI ALCUNI SETTORI E CONVERTENDOSI PER TENERE A GALLA L’ECONOMIA. di Roberta Bezzi / ph Massimo Fiorentini e Lidia Bagnara

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Potrebbero essere definite imprese che resistono tutte quelle realtà che si sono dimostrate più forti della pandemia, un po’ come se avessero gli anticorpi per reggere alla crisi. Non è cosa da poco se si considera che l’emergenza correlata al Coronavirus, dopo aver terrorizzato il mondo intero a livello sanitario, solo ora sta dispiegando i suoi effetti nefa-

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sti a livello economico. Anche a Ravenna, come un po’ ovunque in Italia, ci sono imprenditori e commercianti che hanno saputo resistere bene sfruttando in alcuni casi l’impennata inevitabile di alcuni settori, e in altri la capacità di convertirsi con lungimiranza in base alle nuove richieste del mercato. La speranza è che siano loro, alla fine, a riportare a galla

A SINISTRA, LUCA BARBONI, TITOLARE DI CAR FIBREGLASS. IN ALTO, MARCO ROSSELLI, TITOLARE DI ELIOS DIGITAL PRINT.


“COME CI È VENUTA L’IDEA? ASCOLTANDO I NOSTRI CLIENTI,” SPIEGA BARBONI DI CAR FIBREGLASS. “QUESTA È UNA LEZIONE CHE RICORDEREMO PER TUTTA LA VITA: NON C’È BISOGNO DI GUARDARE LONTANO, BASTA SAPER ASCOLTARE E FAR TESORO DEI SUGGERIMENTI.”

l’economia. Un modello da seguire è certamente quello di Car Fibreglass che, nel momento più nero della quarantena, ha saputo tirar fuori il coniglio dal cappello, inventandosi il Driver Guard, una nuova gamma di paratie para-alito che è possibile installare su auto, taxi, scuola guida, shuttle o veicoli commerciali per il trasporto di persone. Una soluzione per soddisfare le misure di contenimento del Covid-19 che è così piaciuta da far presto moltiplicare le richieste non solo da tutta Italia, ma anche da Stati Uniti, Emirati Arabi e Australia. “Si tratta di una paratia in policarbonato,” spiega Luca Barboni, titolare dell’azienda specializzata in allestimenti di veicoli commerciali, “che è un materiale simile al plexiglass, ma diverso perché meno rigido e quindi non tende a spezzarsi in caso di urto. Come ci è venuta l’idea? Semplicemente,

ascoltando i nostri clienti. Questa è una lezione che ricorderemo per tutta la vita: non c’è bisogno di guardare lontano, basta saper ascoltare e far tesoro dei suggerimenti. Tutto è cominciato a metà aprile, nel momento più buio anche per la nostra azienda, visto che il nostro settore si era in pratica fermato. In breve, abbiamo trovato un rivenditore di lastre di policarbonato e ci siamo messi a studiare un sistema universale per tutte le autovetture, facile da montare e da disinfettare.” Già ai primi di maggio Car Fibreglass è ritornata a pieno organico e, al momento, il Driver Guard è il prodotto più venduto. “La nostra è una storia incredibile,” aggiunge Barboni. “Da un giorno all’altro, ci siamo trovati a doverne produrre 30/40 al giorno, con richieste da ogni continente, grazie alla presenza di nostri agenti in ben 26 paesi. IN MAGAZINE

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Questa novità ci ha consentito di reggere le perdite degli altri comparti che, altrimenti, sarebbero arrivate fino al 70-80%. Ora possiamo guardare al futuro con un certo ottimismo, certi che la strada giusta sia quella della flessibilità e della grande attenzione al mercato.” Se le mascherine, i guanti e il gel igienizzante sono diventati un po’ il simbolo dell’emergenza Covid-19, quasi introvabili in alcuni periodi, lo stesso si può dire dei pannelli protettivi in plexiglass trasparente anti droplet che hanno fatto la loro comparsa un po’ ovunque in uffici, bar, ristoranti, hotel, campeggi, enti pub-

“NEL PERIODO PIÙ NERO DEL LOCKDOWN LA RICHIESTA È AUMENTATA DEL 300%,” RACCONTA MARCO ROSSELLI. “IN UN MESE, ABBIAMO VENDUTO IL PLEXIGLASS CHE IN GENERE VENDEVAMO IN UN ANNO. E, PROPRIO GRAZIE A QUESTO PRODOTTO, ABBIAMO RETTO.”

blici. Per far fronte all’impennata di richieste, anche in tal caso, ci sono aziende che hanno saputo cavalcare l’onda. Come Elios Digital Print di Ravenna che si è inventato anche la colonnina porta gel, venduta in migliaia di esemplari. “A chi ce ne faceva richiesta, abbiamo sempre fornito il servizio di divisori,” racconta il titolare Marco Roselli, “ma nel periodo più nero del lockdown la richiesta è aumentata del 300%. In un mese, abbiamo venduto il plexiglass che in genere vendevamo in un anno. E, proprio grazie a questo prodotto, abbiamo retto. Il problema a un certo punto è che non riuscivamo a soddisfare tutti gli ordini, per l’impossibilità di reperirne abbastanza dai nostri fornitori. 14

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Ora la domanda è ovviamente calata, ma restano da soddisfare coloro che si sono mossi un po’ in ritardo per la stagione estiva.” Un altro settore, diventato un po’ la cartina di tornasole dell’emergenza, è poi quello alimentare. Le immagini dei supermercati presi d’assalto nei primi tempi, e le lunghe code per la spesa poi, hanno fatto il giro del mondo un po’ ovunque. Ma l’epidemia non ha ingrossato solo le casse delle grandi catene, ma anche quelle delle botteghe sotto casa, al punto da far emergere un fenomeno tuttora in auge: la riscoperta del negozio di vicinato. “Il nostro negozio di alimentari ha avuto

IN BASSO, DALL’ALTO, MANUELE GABELLI DELLA MACELLERIA & GASTRONOMIA GABELLI, E VALERIO MARCHESINI DELLA GASTRONOMIA MARCHESINI.


IN BASSO, IL GRUPPO DI RICERCA CIRI FRAME CHE HA IDEATO SANIFI-COV: PROF. ANDREA CONTIN, PROF.SSA ELENA FABBRI, ANTONIO PRIMANTE, STEFANO MACRELLI, SILVIA FRANZELLITI, CARLOTTA CARLINI, DIEGO MARAZZA.

un aumento delle vendite di circa il 30% durante la quarantena,” afferma Valerio Marchesini, titolare della Gastronomia Marchesini. “I motivi sono tanti: anzitutto il bisogno primario di mangiare, poi la paura di restare senza scorte e, ultimo ma non meno importante, il desiderio di libertà. Andare a fare la spesa era uno dei pochi motivi per uscire di casa. Ricorderò sempre l’isteria delle persone nel primo mese di lockdown, dopo hanno imparato a conviverci. Non sapendo come passare il tempo, un po’ tutti si sono trasformati in fornai e pasticceri, così abbiamo venduto prodotti come la farina, il lievito, le uova, lo zucchero e il latte che normalmente non vanno certo a ruba. C’è chi ha fatto scorte così grandi di surgelati che starà bene per tutta l’estate. L’effetto benefico è proseguito anche in questo ritorno alla nuova normalità perché, in pratica, abbiamo acquisito nuovi clienti.” “La gente ha riscoperto l’amore per il negozio vicino a casa,” conferma Manuele Gabelli della Macelleria & Gastronomia Gabelli. “Anche

L’EPIDEMIA NON HA INGROSSATO SOLO LE CASSE DELLE GRANDI CATENE, MA ANCHE QUELLE DELLE BOTTEGHE SOTTO CASA, AL PUNTO DA FAR EMERGERE UN FENOMENO TUTTORA IN AUGE: LA RISCOPERTA DEL NEGOZIO DI VICINATO, COME CI RACCONTANO MARCHESINI E GABELLI.

ora che gli acquisti si sono normalizzati c’è chi continua a venire da noi e quindi le facce nuove si sono fidelizzate. Anche rispetto all’estate scorsa stiamo vendendo molto di più, probabilmente anche per il fatto che la gente va meno al ristorante e preferisce restare a casa dove cenare in compagnia in libertà. Non potrò mai dimenticare, nelle settimane più difficili, gli anziani che venivano in negozio ogni mattina anche solo per comprare una fettina di carne. Sono gli stessi che ora vedo ogni dieci giorni. Cercavamo di invitarli a rallentare, facevamo un po’ da psicologi.”

SANIFI-COV: IL PROGETTO ANTI COVID-19 DEL TECNOPOLO DI RAVENNA Anche l’università non è stata a guardare durante l’emergenza Coronavirus. Si chiama Sanifi-Cov, l’innovativo sistema di sanificazione degli ambienti di lavoro ideato dal gruppo di ricerca del Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale Fonti Rinnovabili, Ambiente, Mare ed Energia Ciri Frame, diretto dal professor Andrea Contin, nell’ambito del Tecnopolo di Ravenna. Di cosa si tratta? Di una nuova soluzione tecnologica che può essere attivata in tutti gli ambienti di lavoro chiusi come scuole, ospedali, uffici e mezzi di trasporto. Il sistema combina il riscaldamento dell’aria ad alte temperature con l’emissione di ozono e prevede una successiva depurazione dell’aria con un filtro a carboni attivi e un modulo UV-fotocatalitico. Il progetto ha partecipato al bando regionale Por Fers 2014-2010 ed è stato selezionato tra quelli di cui sarà finanziata la sperimentazione.

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LO STORICO FORNOPASTICCERIA NONNA IRIDE RADDOPPIA E APRE UN NUOVO FORNO-BOUTIQUE IN STILE PARIGINO PROPONENDO PRODOTTI SELEZIONATI, E REALIZZATI GRAZIE ALLE RICETTE DI UN TEMPO, OGGI RIVISITATE.

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Una boutique del pane e delle tante delizie che hanno il sapore di una volta, all’insegna della qualità e dell’artigianalità. Il regno di sfiziose baguette, realizzate con farine speciali, ma anche di pani ai cereali, grissini, pizzette, cracker vegani e di dolcezze varie quali biscotti, ciambelle, maritozzi, pizza dolce all’uva, zuppa inglese. Un negozio alla francese, moderno ed elegante, dove però è evidente il richiamo alla storicità, nonché l’omaggio a colei da cui tutto è partito: nonna Iride. Da luglio il fornopasticceria Nonna Iride ha raddoppiato, affiancando alla bottega con annesso laboratorio di via Circonvallazione Canale Molinetto 61, il nuovo negozio in via IV Novembre, in pieno centro storico, a ridosso di piazza del Popolo dove già è visibile l’antica insegna che è simile a quella delle boulange-

rie parigine. Anima di questa nuova sfida imprenditoriale è Beatrice Bendazzi che, con entusiasmo e passione, porta avanti gli insegnamenti della nonna, tuttora presente e fonte di ispirazione. “Il suo sogno è sempre stato quello di aprire anche nella piazza principale della città,” racconta Beatrice. “Ci avevo già provato e mi era piaciuto ma cercavo un’idea originale, per una proposta diversa dal solito, in grado di attirare i ravennati così come i turisti alla ricerca di qualcosa di buono da gustare o da portare a casa. Tutto mi è stato chiaro quando ho sognato nonna Iride che, con il suo consueto piglio, mi invitava ad aprire un forno in stile francese con prodotti attentamente selezionati, realizzati grazie alle ricette di un tempo rivisitate in base alle esigenze della vita di oggi. E così è stato,

non ho avuto tentennamenti.” Beatrice rappresenta la terza generazione di donne di una storica attività iniziata nel lontano 1956. Da bracciante, nonna Iride, madre di cinque figli rimasta vedova da giovane, riesce ad aprire prima una piccola latteria e poi un forno, lavorando giorno e notte per mandare avanti la famiglia. Sin da piccola, il laboratorio del forno esercita una grande attrazione per Beatrice che ci passa più tempo possibile: impasta, grattugia pane, sgombra, pulisce le padelle, intinge gli spumini nel cioccolato, prepara il ciambellone e mette i biscotti nei vassoi. Anche nei successivi, l’attività del forno viene portata avanti da donne intraprendenti, laboriose, dinamiche e allegre: le zie di Beatrice. Ma è lei l’erede naturale di nonna Iride. Dopo la maturità scientifica, non vede


ADVERTORIAL

ANIMA DI QUESTA NUOVA SFIDA IMPRENDITORIALE È BEATRICE BENDAZZI CHE, CON ENTUSIASMO E PASSIONE, PORTA AVANTI GLI INSEGNAMENTI DELLA NONNA, E RAPPRESENTA LA TERZA GENERAZIONE DI DONNE DI UNA STORICA ATTIVITÀ INIZIATA NEL LONTANO 1956.

NELLA FOTO, AL CENTRO, BEATRICE BENDAZZI. A DESTRA, STEFANIA FABBRI CHE CURA INSIEME A BEATRICE LA GESTIONE DELLA BOULANGERIE. A SINISTRA, ALESSANDRA ROSSI CHE HA SEGUITO LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO.

l’ora di entrare in negozio, dove lavora con impegno e dedizione. Ieri come oggi il segreto del successo del forno-pasticceria Nonna Iride è l’ottima qualità dei prodotti alimentari e l’artigianalità, a cui si è aggiunto nel tempo l’ampio assortimento. Volendo qualcosa di diverso dall’ordinario, per realizzare il proprio sogno di una boutique del pane e delle delizie in centro storico, Beatrice si è rivolta ai quattro professionisti di “ 1:1 LAB - laboratorio di rammendo e rigenerazione urbana “ – Alessandra Rossi, coordinatrice di cantiere ed estetica insieme all’interior designer Mirko Zani, Simona Martelli e Marco Garofalo, architetti – che insieme hanno elaborato un progetto su misura dal taglio sartoriale, partendo dalla ristrutturazione del locale fino alla scelta dei complementi d’arredo. Dall’insegna in stile rétro del negozio, decorata a mano da Wonderlab, al packaging scelto per i prodotti, in cui colpisce il timbro ceralacca in cui è riprodotto il profilo del viso di nonna Iride, nulla è lasciato al caso. Guardando la vetrina, si resta subito colpiti dalla grande alzatina in ottone brunito che contiene gli ormai celebri biscotti dolci e salati, già sapientemente confezionati. Entrando si nota un ambiente raffinato e accogliente, il cui protagonista è la carta da parati d’effetto, “Cabinet de Curiosité” di Wall&Decò, posata sopra la boiserie in legno nero opaco di Mutina. Sul lato opposto ci sono un moderno frigo per i dolci e una scaffalatura in ferro realizzata artigianalmente e decorata a mano in cui trovano posto alzatine, porta torte in vetro e vassoi con golosità varie, alternate degli splendidi fiori di carta

dell’artista faentino Andrea Merendi. Il bancone è proprio di fronte all’entrata e colpisce per l’ordine e la bella disposizione dei prodotti; dietro, il pane è in bella vista, all’interno di ceste in legno. Sulla parete destra trovano spazio anche

alcune foto storiche di nonna Iride che i visitatori potranno così conoscere. Nel complesso, la nuova boutique Nonna Iride è una coccola per chiunque desideri concedersi qualcosa di buono dal sapore di un tempo.

Via IV Novembre 4, Ravenna | Tel. 338 5308559 IN MAGAZINE

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CREARE

Una dolce

UNIONE

GRAZIA SIMONCELLI E NICOLETTA RUSTICI SONO ACCUMUNATE DA UNA DOLCE PASSIONE, QUELLA PER IL CIOCCOLATO, MATERIA CON LA QUALE CREANO OPERE E SCULTURE. POCHI MESI FA ANNO INAUGURATO A RAVENNA IL LORO ATELIER CIOCCOLATO CREATIVO.

C

di Anna De Lutiis / ph Massimo Fiorentini

Capita a volte, nella vita, che due persone si incontrino per caso e capiscano subito di poter fare qualcosa di interessante insieme. Questo è successo a Grazia Simoncelli e Nicoletta Rustici. Entrambe coinvolte nello stesso campo lavorativo con provenienze diverse, accomunate dalla passione per l’arte da realizzare anche con l’elemento che avevano a portata di mano: il cioccolato. Pochi mesi fa, prima che scoppiasse la pandemia correlata al Covid-19, hanno inaugurato il loro Atelier Cioccolato Creativo in via Tombesi Dall’Ova 47, a Ravenna. Il locale è piccolo e le pareti sono tappezzate dai quadri che hanno realizzato nel loro percorso. Ci sono in giro anche sculture, oggetti in stile giapponese, tutte rigorosamente realizzate in cioccolato. Una scala a chiocciola porta nel soppalco che servirà come laboratorio per le scuole e per le associazioni. Grazia e Nicoletta, come avete iniziato? “Quasi per scherzo ma, ben presto, ci siamo rese conto di quanto il cioccolato fosse una materia viva, duttile e plasmabile. Così, dopo aver creato alcune statuette

abbiamo iniziato a realizzare anche quadri e mosaici.” Nicoletta, per lei l’inizio di questa esperienza ha fatto seguito alla decisione di cambiare lavoro… “Sì, avevo una gelateria dove già dipingevo quadri sui semifreddi. Poi mi sono formata come tecnico dimostratore di semilavorati per pasticcerie, nel laboratorio dove

lavorava Grazia. Avevo frequentato il Liceo artistico e conservavo da sempre la passione per l’arte. Ho trovato in Grazia un’ottima compagna di viaggio.” Non è una scelta insolita quella di realizzare opere con il cioccolato? “Le opere esposte,” spiega Nicoletta, “sono vere e proprie opere d’arte contemporanea, da guar-

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“ABBIAMO REALIZZATO DUE PRIMATI: IL QUADRO PIÙ GRANDE, LUNGO 190 PER 90 CM; E QUELLO PIÙ PICCOLO, L’IDENTICA COPIA DEL PRIMO MA MIGNON, LUNGO APPENA 15 CM E ALTO 7. ENTRAMBI SONO IN MOSTRA PERMANENTE ALLA ITALIAN CHEF ACADEMY DI ROMA.”

IN APERTURA, NICOLETTA RUSTICI E GRAZIA SIMONCELLI ALL’INTERNO DEL LORO ATELIER DI RAVENNA. IN ALTO, ALCUNE LORO OPERE.

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dare, ammirare e incorniciare. Non sono da mangiare. E questa è una cosa che spesso stupisce chi vede i nostri lavori per la prima volta. A differenza di quanto si possa pensare, infatti il cioccolato si conserva a lungo.” Sorge spontanea una domanda: ma il cioccolato non si scioglie? “Il burro di cacao si asciuga col tempo, diventa solido. Può presentare, durante l’inverno, una traccia di umidità che con il caldo scompare. Insomma, un quadro può avere una lunga durata. Al momento stiamo facendo esperimenti. Il cioccolato sembra un materiale poco adatto alla scultura ma non è così. Abbiamo studiato le varie tecniche di lavorazione: è una materia viva, reagisce in modo differente agli stimoli. Per scolpire usiamo forchette, coltelli, qualsiasi cosa riusciamo a reperire. Avendo deciso di stabilirci con l’Atelier a Ravenna, abbiamo voluto cimentarci anche in mosaici: ci vuole molto tempo e pazienza ma il risultato è fantastico.” Incuriosiscono gli oggetti di

stile giapponese. Come mai vi siete dedicate anche a oggetti ornamentali di questo genere? “Li abbiamo creati,” rivela Grazia, “per partecipare a una mostra di arte giapponese. Per l’occasione abbiamo provato a fare i primi quadri usando la spatola, adottando la stessa tecnica che dal blocco di marmo, con lo scalpello, fa emergere una scultura.” Quali sono gli eventi che, ad oggi, vi hanno dato maggiore soddisfazione? “Il nostro percorso ci ha portato a realizzare un progetto che studiavamo da tempo grazie all’incontro con Giuliano Alessandrini, titolare della Italian Chef Academy di Roma, durante i campionati mondiali di cioccolato a Milano. Abbiamo realizzato due primati: il quadro più grande, lungo 190 cm per un’altezza di 90; e quello più piccolo, l’identica copia del primo ma mignon, lungo appena 15 cm e alto 7. Entrambi sono in mostra permanente alla Italian Chef Academy di Roma.” Importante è, senza dubbio, l’incontro con un artista internazionale come il colombiano Fernando Botero. Come è avvenuto? “Nel 2016 siamo entrate in contatto con alcuni organizzatori della personale di Botero, che avrebbe esposto le sue opere a Parma. In quell’occasione abbiamo voluto omaggiare l’artista con due sculture in cioccolato bianco ispirate alle sue creazioni. Le due opere hanno suscitato la curiosità e lo stupore di tutti, tant’è che ci è stato chiesto di riprodurre la sua famosa ballerina in grandezza

naturale, qualcosa come 60 kg di cioccolato. Non è stato semplice e non siamo riuscite a finirla prima della fine della mostra, ma poco dopo si è presentata l’occasione giusta dal momento che Botero faceva la regia di un’opera che andava in scena a Busseto. Lì, l’artista ha trovato esposta la nostra ballerina, rotonda come le sue opere e invitante in quanto realizzata in cioccolato. I tanti complimenti ricevuti ci hanno regalato una grande emozione.” Ora che stiamo ritornando a una nuova normalità dopo la quarantena, avete delle novità? “Possiamo dire con orgoglio che è stata accettata la nostra candidatura al premio internazionale annuale Luxembourg Art Prize, organizzato dal museo La Pinacothèque nel Granducato di Lussemburgo. Siamo state scelte per esporre le nostre opere e speriamo di arrivare fra i finalisti. Proprio ora poi, nel mese di luglio, partecipiamo alla XI Musiwa Contemporanei Art al Chiostro San Marco in Santa Croce a Firenze, con sei opere di cui una legata a Raffaello. In giugno, siamo state a Roma in occasione della presentazione dell’Atlante di Arte Contemporanea 2020, pubblicato dalla De Agostini, dove siamo state inserite. Sarà distribuito in musei e gallerie d’Arte e alla Biennale di Venezia.” Le due instancabili amiche cioccolataie intendono inoltre attivare un laboratorio per le scuole e per le associazioni, per insegnare quanto si può realizzare con questo elemento affascinante e duttile: il cioccolato.


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CANTARE

Come una

CRISALIDE GIOVANNA GASDIA, NELLA VITA AVVOCATO, METTE IN MUSICA E IN PAROLE LE SUE ESPERIENZE E FRUSTRAZIONI PER COMBATTERE IL BULLISMO E LE INGIUSTIZIE SOCIALI

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“Questo album per me è un sogno che si realizza, mi auguro che non resti un’esperienza che termina qui, fine a se stessa.” Giovanna Gasdia, molisana d’origine e ravennate d’adozione, nella vita avvocato, è anche la cantante e la chitarrista del gruppo Giò Gasdia & Slow eMotion, con cui nel 2019 ha inciso Crisalide, prodotto dall’etichetta Pms Studio di Alfonsine: “Tutto merito di un’amica cantante che mi ha quasi messa alle strette, dicendomi che se non avessi consegnato il mio album zero, che conteneva quattro brani, al direttore artistico Raffaele Montanari, lo avrebbe fatto lei al posto mio. Dalla consegna alla telefonata per una proposta di collaborazione sono passate solo due settimane.” Erano tre, allora, i pezzi già pronti: Altrove qui, Verso un’alba nuova e Quando gli altri ti guardano, quest’ultimo nato da un’esperienza autobiografica di bullismo. Non a caso, per Gasdia l’ispirazione per scrivere arriva spesso dal sentimento forte che prova davanti a un’ingiustizia, a una frustrazione, a qualcosa di incomprensibile. “Ecco perché il mio mestiere di avvocato non è così distante

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di Silvia Manzani / ph Lidia Bagnara

dalla mia musica. In fondo vivo dentro di me una costante dicotomia tra l’attaccamento alle regole e alla forma e il bisogno di non omologarmi, di essere libera, di dire ciò che penso.” Durante la lavorazione dell’album, sono nate altre sei canzoni: “Non ho sentito la pressione di dover per forza scrivere, anche perché avevo già dato la svolta iniziando a contare su un gruppo stabile di musicisti con cui esplorare nuove sonorità. Ho composto quando le idee f luivano, senz’altro aiutata dai miei musicisti, dal frequentare la sala d’incisione, dal confronto con Montanari, bravo a suonare e ad arrangiare.” E nel brano Crisalide, che dà il titolo al suo lavoro, Gasdia ha trovato compiutezza e soddisfazione. “Ha a che fare con il significato complessivo del disco ed è quello più sperimentale, che riassume la voglia di non stare negli schemi ma a cavallo tra i generi, cosa che ci piace molto. È anche un pezzo che parla di trasformazione, di crescita e del guardarsi dentro per conoscersi: in questo senso somiglia molto a me e al messaggio che cerco di dare con i miei testi.” Quasi sempre, per dare vita a una canzone, Gasdia parte

dalla musica: “La linea melodica per me è fondamentale per scegliere e mettere insieme le parole. Solo Crisalide e Altrove qui sono nate da due precedenti poesie, sulle quali ho lavorato per creare la musica giusta.” In giro per locali, dall’Emilia-Romagna alla Puglia passando per l’Abruzzo e le Marche, il gruppo fondato da Gasdia ha potuto anche toccare con mano il confronto con il pubblico. “Come è ovvio che sia, non in tutti i posti ci sono le atmosfere giuste per favorire l’ascolto da parte delle persone. Ma quando avviene, è magia. Senza contare che in ogni occasione sono nate relazioni umane, che si trattasse di offrirci una birra, di suggerirci un basso più piccolo o di mandarci un messaggio su Facebook, chiedendoci di tornare.” Cantando e suonando, Gasdia ha avuto anche il sentore che la gente non cerchi solo le cover ma apprezzi anche chi fa cose sue. “Non credo che l’Italia sia solo il Paese dei talent, noto anche molta voglia di scoprire testi e musiche originali.” Chitarrista autodidatta da quando aveva una decina d’anni, Gasdia oggi studia osservando quelli che considera dei maestri. “Ho una


“IL MIO MESTIERE DI AVVOCATO NON È COSÌ DISTANTE DALLA MIA MUSICA. IN FONDO VIVO DENTRO DI ME UNA COSTANTE DICOTOMIA TRA L’ATTACCAMENTO ALLE REGOLE E ALLA FORMA E IL BISOGNO DI NON OMOLOGARMI, DI ESSERE LIBERA, DI DIRE CIÒ CHE PENSO.”

passione per la scena inglese, di cui amo le atmosfere sognanti, liquide, psichedeliche. Mi piacciono anche il folk e i cantautori italiani: a parte i capisaldi, intoccabili, apprezzo molto Niccolò Fabi, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Samuele Bersani e Riccardo Sinigallia. Il mio sogno nel cassetto è aprire un concerto di Sinigallia, che secondo me è meraviglioso nell’equilibrio che sa tenere tra l’astratto e il concreto.” Ad accompagnare la cantautrice nella sua avventura sono Chiara Rotondi al basso, Enrico Dosi alla chitarra e al piano, Federico Calestani alla voce, all’armonica e alle percussioni: “Federico da un anno è anche mio marito. La nostra casa è diventata la sala prove.” Durante la quarantena da Coronavirus, nei mesi scorsi, il divano di casa è

stato anche un luogo dove far nascere nuove idee. “Essendo confinati e non potendo più lavorare al calendario per l’estate, abbiamo pensato di allargare i confini e di tenere i contatti con i nostri amici e fan organizzando delle dirette sui social che hanno avuto riscontri molto positivi. Il primo maggio, poi, abbiamo organizzato un festival online che ha riunito, alla fine, quattordici artisti di cui quattro stranieri. Dalle 14 alle 22 siamo andati avanti con la musica, sostenendo la causa di Amici Insieme per Ravenna che stava raccogliendo fondi per l’emergenza. Al momento stiamo lavorando a un altro evento benefico che speriamo possa essere realizzato in estate. Per quanto riguarda le altre date che avevamo in programma, l’auspicio è di recuperarle quanto prima.” IN MAGAZINE

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ADVERTORIAL

BIKE ACTION CONCESSIONARIA BMW MOTORRAD RAVENNA

BIKE ACTION, DELL’IMPRENDITORE STEFANO BUSCAROLI, È LA CONCESSIONARIA UFFICIALE DI MOTO BMW MOTORRAD CHE PUNTA SUL FATTORE UMANO E SULLA QUALITÀ DI SERVIZI DINAMICI E SU MISURA.

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Professionalità, competenza e storicità sono i punti di forza della concessionaria BMW Motorrad Bike Action, aperta a Ravenna nel 2015 su iniziativa dell’imprenditore bolognese Stefano Buscaroli, da sempre appassionato di moto e del marchio BMW. Bike Action è la terza concessionaria BMW del Gruppo Buscaroli, che ha deciso di allargare ulteriormente i propri confini aprendo la prima sede sul territorio ravennate. Questa decisione, benché presa in un momento difficile a livello socioeconomico, prende forza anche perché sostenuta da una lunga partnership con BMW Motorrad, marchio solido in continua evoluzione e con programmi e

investimenti per il futuro unici nel panorama motociclistico mondiale. Il marchio BMW Motorrad può oggi contare, a Ravenna, sulla solidità di un gruppo che, grazie ai quasi 70 anni di storia, è diventato leader nel settore delle 2 ruote. Al riguardo, i dati parlano da soli: 24 sedi tra store vendita, service, ricambi e abbigliamento moto; nel complesso, sono 22 i marchi rappresentati e oltre 90 dipendenti. La sede ravennate, in via Luigi Masotti 4/6, è particolarmente innovativa anche sotto il profilo strutturale e architettonico, in quanto è stata una delle prime in Italia ad adottare nel 2015 il nuovo layout BMW, standard divenuti poi obbligatori su tutta

la rete. Cosa prevede? Spazi, arredi moderni e accattivanti messi a punto da esperti, per rendere l’esperienza di vendita ancora più coinvolgente. Entrando da Bike Action si ha la certezza di essere accolti da personale altamente qualificato, con alle spalle anni di esperienza nel mondo BMW Motorrad. La concessionaria è coordinata dal direttore e responsabile vendite Damiano Cialdini che, assieme a tutto lo staff, sono un punto riferimento per i clienti BMW Motorrad,all’insegna della massima disponibilità ed efficienza. “L’aver selezionato personale dal consolidato background,” afferma Cialdini, “è un’ulteriore conferma di quanta attenzione abbia posto il titolare, fin da subito, all’elevato livello di servizi offerti nella sede Ravennate. Una scelta indubbiamente giusta se, tra i primi obiettivi, ci si pone la fidelizzazione del cliente nel tempo. Questo, oggi, non è affatto un aspetto secondario se consideriamo che il nostro settore, come tanti altri, è influenzato da ciò che i media possono offrire. L’approccio del cliente è cambiato molto: grazie al web, che moltiplica i contatti senza spostarsi, è in grado di procurarsi decine di preventivi in brevissimo tempo. Va da sé che la chiave vincente, ora come ora, non è il prezzo ma portare l’attenzione del cliente al fattore


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BIKE ACTION, TUTTO IL MONDO BMW MOTORRAD: MOTO NUOVE, ABBIGLIAMENTO TECNICO, ACCESSORI, ASSISTENZA TECNICA E RICAMBI. UNA CONCESSIONARIA CHE OFFRE SERVIZI PERSONALIZZATI, TEST-RIDE, NOLEGGIO, SOLUZIONI FINANZIARIE E ASSICURATIVE. NON ULTIMA UN’AMPIA SCELTA DI MOTO USATE DI VARIE MARCHE.

A SINISTRA, DAMIANO CIALDINI, DIRETTORE E RESPONSABILE VENDITE DELLA CONCESSIONARIA BIKE ACTION. A DESTRA STEFANO BUSCAROLI, TITOLARE DEL GRUPPO BUSCAROLI.

umano e la qualità dei servizi offerti. Stabilire un rapporto di fiducia e di stima col cliente può davvero, nel mercato complesso di oggi, fare la differenza. Come spesso ripeto anche ai colleghi, vendiamo BMW ma il focus principale oggi è quello di far vivere al cliente un’esperienza di acquisto unica e di far in modo, dai servizi post-vendita al rapporto umano, che si sentano come a casa ogni volta che entrano”. Da Bike Action è possibile trovare la gamma moto nuove, accessori e abbigliamento BMW Motorrad. Per chi predilige l’usato c’è poi un’ampia scelta di moto usate di tutte le marche, rigorosamente controllate e garantite. Il service Bike Action, è sinonimo di qualità e precisione

in ogni dettaglio. In caso di manutenzione, controllo del veicolo o qualsiasi altra lavorazione tecnica richiesta si ha la certezza di affidarsi alla competenza di tecnici dall’esperienza pluridecennale e sulla qualità di prim’ordine dell’assistenza BMW Motorrad. Un alto livello post-vendita contribuisce, fra le altre cose, a mantenere alto nel tempo il valore della propria BMW cosi come, un rapporto consolidato cliente-concessionaria, è la chiave per mantenere viva la passione per il marchio ed il piacere di guida. Bike Action è la perfetta sintesi fra passione, tradizione, efficienza e dinamismo, con un servizio su misura e con le garanzie che solo un’azienda leader può dare. “L’esperienza positiva e il suc-

cesso di questi primi cinque anni,” conclude Damiano Cialdini, “stanno creando le basi positive affinché, in futuro, possano aprirsi altre sedi del nostro gruppo all’interno dei confini della città.”

Ravenna - Via Luigi Masotti, 4 - Tel. 0544 502707 - bikeaction.bmw-motorrad.it IN MAGAZINE

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CLINICA DENTALE SANTA TERESA TECNOLOGIA DIGITALE

IL DOTT. FABIO FUSCONI, DIRETTORE SANITARIO DELLA SEDE DI RAVENNA, CI SPIEGA IL LORO APPROCCIO MODERNO E DIGITALE NELLA FABBRICAZIONE DEI DENTI E I VANTAGGI DI QUESTA PROCEDURA.

Ravenna, via A. De Gasperi 61, Tel. 0544 240255 clinicadentalesantateresa.it P.G. 51766 del 29/04/2014 Dir. sanitario Dott. Fabio Fusconi iscritto all’Albo di Ravenna n. 141

Anche nella cosiddetta Fase 2, l’attività di presa delle impronte per fabbricare un dente viene indicata tra le pratiche odontoiatriche da considerare a rischio e deve essere svolta secondo un preciso protocollo come richiesto nelle Indicazioni ministeriali per gli odontoiatri recentemente pubblicate. Il gruppo Clinica Dentale Santa Teresa ha adottato un approccio digitale. “Tutte le nostre sedi,” spiega il Direttore sanitario della sede di Ravenna dott. Fabio Fusconi, “sono dotate di scanner intraorale per la presa dell’impronta digitale e, grazie all’integrazione dei software con il laboratorio, dal 2019 abbiamo implementato un approccio completamente digitale: un flusso di lavoro e di comunicazione fra la parte clinica (l’odontoiatria) e quella tecnica (il laboratorio dentale) interamente digitale. Esso, per il gruppo Clinica Dentale Santa Teresa, rappresenta il metodo di lavoro quotidiano. Già dalla prima visita, se l’odontoiatra lo ritiene necessario per effettuare una diagnosi approfondita, utilizza moderne macchine di radiologia 2D e 3D (Tac Cone Beam). Nella fase successiva, dopo che il paziente ha accettato il

percorso di cura dal punto di vista economico, grazie all’utilizzo dello scanner intraorale, l’odontoiatra ricostruisce la bocca in 3D del paziente e, se deve posizionare degli impianti dentali, effettua anche la Tac Cone Beam (qualora non l’avesse già effettuata in sede di diagnosi) per ricostruire le strutture ossee del paziente in 3D. Quali sono i vantaggi dello scanner intraorale? La diminuzione dei tempi: si riesce a ultimare e a consegnare il manufatto protesico con un numero limitato di appuntamenti, massimo due. Comfort: è confortevole per il paziente non avere l’ingombro del materiale plastico nel cavo orale e avere una telecamera intraorale a forma di puntale che l’odontoiatra muove all’interno della bocca, che può far riposare il paziente a sua richiesta. A questo punto,” continua il dott. Fabio Fusconi, “ la bocca del paziente in 3D (bocca virtuale) è a disposizione dell’odontoiatra per effettuare studi e simulazioni, il quale, alla fine di questo suo studio, invia al laboratorio un file per la produzione di manufatti protesici su misura per la bocca del paziente. Fra questi il Laboratorio Dentale Santa Teresa

è anche in grado di produrre la mascherina chirurgica che attraverso i suoi fori consente all’implantologo di posizionare gli impianti dentali dove li aveva progettati, cioè serve al chirurgo come guida. Quando clinicamente possibile e a discrezione dell’odontoiatra, questa mascherina chirurgica consente di utilizzare la tecnica senza lembi che ha il vantaggio di un post-operatorio meno doloroso e di minore assunzione di farmaci (analgesici). I tempi della seduta di implantologia così si riducono. (Hutlin et al 2012, Clinical advatages of computer-guided implant placement: systematic review, pubbl. Pubmed). Per quanto riguarda i prezzi e i costi per eseguire un intervento di implantoprotesi, per esempio in un caso di dente singolo, il piano di cura ha un costo di euro 1.280, che comprende la visita, la Tac e la scansione 3d, mascherina chirurgica, l’impianto dentale e il suo moncone protesico, nonché il dente sia provvisorio che quello definitivo in zirconia.” A cura del dott. Fabio Fusconi Direttore Sanitario della sede di Ravenna


Romagna

UN’ESTATE ALL’ARIA APERTA RIMINI

IL PIC-NIC RITROVATO

FORLÌ-CESENA AL GIARDINO BOTANICO

CESENA

SULLE TRACCE DI BYRON

RAVENNA

FRA GLI AGHI DI PINO

RIMINI

LUNGO LA VECCHIA FERROVIA

RIMINI

MEDIOEVO, NATURA E… TIBET

ROMAGNA OASI DI PACE


RIMINI

Il pic-nic

RITROVATO NON C’È SOLO IL MARE IN RIVIERA. MANGIARE ALL’ARIA APERTA, IMPROVVISANDO UNA TAVOLATA SUL PRATO OPPURE COCCOLATI IN UN AGRITURISMO, È UN MODO DIVERTENTE PER FESTEGGIARE LA LIBERTÀ.

S

di Antonella Zaghini

Siete pronti a sfoderare le più modaiole ceste in paglia, le mise in stile country-chic e le segrete guide per raggiungere posticini deliziosi gelosamente custoditi da gaudenti buongustai? È finalmente arrivata l’estate e insieme a lei la voglia di stendere tovagliette, coperte e cuscini,

ph courtesy Locanda I Girasoli, Rimini

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stavolta per davvero sull’erba. Dopo mesi di lockdown trascorsi a guardare il cielo dai balconi, a inneggiare a cieli sempre più blu, a fare le prove generali nel salotto di casa, spacchettando invitanti asporti d’autore, è giunto il momento di ripartire. O meglio di uscire. La stagione dei pic-nic

ci aspetta. E in Riviera non c’è che l’imbarazzo della scelta. Per esempio, che ne dite di una magica serata a contatto con la natura, cenando tra ulivi secolari sotto un cielo stellato e consumando prelibatezze da intenditori? Gli amanti del vino certamente apprezzeranno la cornice di un vigneto per gustare salumi da accostare alle verdure gratinate, formaggi, assaggi di miele, pane fresco e calici di Sangiovese. La Provenza quando si parla vita all’aria aperta fa scuola e allora dall’orto al cestino, verdura e frutta colte e mangiate, magari fra sedute shabby-chic, veli mossi dal vento e, come gran finale, vassoi di dolci preparati con cura. Senza dimenticare la super classica versione del pic-nic al parco, magari assaporando un delivery da cinque stelle... a voi la scelta su come trascorrere una serata, oppure un lungo brunch, in perfetto stile retrò. Perché non c’è niente che faccia subito simpatia come aprire un cestino, piuttosto che una cassettina, colmi di prelibati manicaretti da gustare a tu per tu, in compagnia degli amici più cari, tornando a guardarsi negli occhi.


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Al giardino

BOTANICO VOGLIA DI UNA GITA DIVERSA DAL SOLITO? IL GIARDINO BOTANICO DI VALBONELLA È IL LUOGO PERFETTO PER RESPIRARE I PROFUMI DELLA NATURA E CONCEDERSI UN GUSTOSO PIC-NIC.

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tratto da “52 Domeniche con i bambini in Romagna”

Gli amanti del relax all’aria aperta – e della botanica – possono trovare un luogo tutto per loro all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: un posto dove passeggiare, osservando e riconoscendo fiori, piante, alberi, arbusti in un vero museo a cielo aperto. Un trionfo di co-

lori e profumi per trascorrere una giornata immersi nella natura. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è uno scrigno pieno di tesori che può essere aperto ogni volta che con la nostra famiglia abbiamo voglia di stare a contatto con la natura, lontano dalla

città. A circa 3 km da Corniolo, sulla strada che collega la Valle del Bidente alla Valle del Rabbi, a 700 m di altitudine, troviamo un luogo dove è stato realizzato un percorso all’aperto di scoperta delle piante e degli ambienti vegetali dell’Appennino romagnolo. Si tratta del Giardino Botani-

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co di Valbonella, realizzato nel 1983, dove nei 2 ettari di estensione sono state collocate circa 300 specie di piante, tutte catalogate e posizionate a seconda delle esigenze ecologiche, con un’attenzione particolare alle specie botaniche minacciate di estinzione e protette dalle norme regionali. Al giardino botanico di Valbonella non troviamo fiori e piante semplicemente giustapposti, si nota invece lo sforzo nel rendere la visita godibile e adatta a tutte le età. La visita può essere completata secondo tre percorsi tematici: il bosco, il torrente e le zone umide, gli spazi aperti (rupi, praterie, arbusteti). Ogni

NON TROVIAMO FIORI E PIANTE SEMPLICEMENTE GIUSTAPPOSTI, SI NOTA INVECE LO SFORZO NEL RENDERE LA VISITA ADATTA A TUTTE LE ETÀ. LA VISITA PUÒ ESSERE COMPLETATA SECONDO TRE PERCORSI: IL BOSCO, IL TORRENTE E LE ZONE UMIDE, GLI SPAZI APERTI.

percorso è corredato da guide di approfondimento e ogni pianta è identificata da cartellini con le informazioni sulla specie, la distribuzione geografica e la forma biologica. Purtroppo si tratta di dati che spesso vengono dimenticati o letti superficialmente. Per ovviare a questo, nella pagina dedicata al giardino botanico sul sito del Parco delle Foreste Casentinesi, è presente un servizio online utile per identificare le piante anche da casa, guardando le fotografie scattate durante il percorso o riconoscendole dalle foto presenti sul sito. Rispondendo a una serie di domande sull’aspetto della pianta – erbacea o legnosa, con o senza foglie, fiori con petali o senza petali, ecc. – si ottiene 34

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come risultato una scheda contenente nome scientifico, descrizione, immagini e distribuzione regionale. Può essere anche scaricata la relativa applicazione per smartphone dal Play Store Android e dall’Appstore Apple cercando “Guida alle piante del Giardino Botanico di Valbonella”. L’ingresso al giardino è gratuito, per i giorni di apertura e gli orari è necessario consultare il sito internet ufficiale. All’esterno del parco sono presenti alcuni tavoli in cui concedersi un piacevole pic-nic. In caso di maltempo o pioggia persistente il giardino resta chiuso.

IN QUESTE PAGINE, ALCUNI SCATTI DEL PERCORSO E DELLA FLORA DEL GIARDINO BOTANICO.


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IL PORTO TURISTICO DI CERVIA SERVIMAR, L’AMORE PER IL MARE

IL PORTO TURISTICO DI CERVIA È TORNATO A BRILLARE GRAZIE A LORELLA FANTINI E RENZO DELL’AMORE: UNA GESTIONE CHE HA PORTATO ANCHE ALLA VALORIZZAZIONE DEL TURISMO E DEL TERRITORIO.

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Il Porto Turistico di Cervia è un fiore all’occhiello della riviera, situato in posizione strategica, all’imboccatura dello storico porto canale che percorre tutto il Borgomarina dove si susseguono mercato del pesce, ristoranti, negozi e bar, fino all’antica Torre di San Michele e gli imponenti Magazzini del Sale, a due passi dalla centrale piazza Garibaldi. Da tre anni a questa parte, i trecento posti barca (adatti a imbarcazioni fino a 22 metri) sono continuamente sold out, con liste d’attesa che si allungano di continuo. E non finisce qui, perché è quello che ospita il maggior numero di barche di grandi dimensioni in Emilia-Romagna. I nomi sono rigorosamente protetti da privacy, ma tra i clienti ci sono noti imprenditori e stilisti che hanno scelto di ormeggiare nell’accogliente località. Tutto

merito della efficiente quanto lungimirante gestione a cura di Lorella Fantini e Renzo Dell’Amore della Servimar Srl, cervesi doc, con il mare dentro, considerando che entrambi amano ripetere: “Avere la fortuna di lavorare davanti al mare e alla spiaggia è impagabile.” Dal Cantiere Nautico Servimar al Porto Turistico, il passo è stato breve ma tutto in salita. Per loro che hanno accettato la sfida con entusiasmo non è però stato facile far risorgere, per così dire, dalle ceneri un porto turistico in declino. Ma lo hanno fatto con uno spirito ben preciso: “Fare l’interesse del porto e di Cervia, per valorizzare il turismo e il territorio.” L’avvio dei lavori di costruzione del porto risalgono al 1976, prima di allora c’era solo una piccola Darsena per la nautica da turismo. Negli anni si è però assistito a

un lento ma graduale declino che ha raggiunto il culmine tre anni fa. “Quando la coraggiosa giunta di Luca Coffari ci ha affidato la custodia del porto dopo aver vinto nel marzo 2017 il bando di gestione temporanea,” racconta Renzo Dell’Amore, “i clienti stavano scappando. Solo il 40% dei posti barca erano occupati. Ci siamo subito impegnati nella messa in sicurezza e dell’ampliamento dei servizi, pur con i limiti della gestione temporanea che ci consente di fare solo manutenzione ordinaria e non straordinaria. L’obiettivo è stato quello di alzare il livello di qualità dei servizi contenendo i prezzi, con una gestione virtuosa e trasparente.” Oltre 40 anni di esperienza nel settore nautico, consentono a Servimar di gestire al meglio tutte le attività di manutenzione, assistenza, rimessaggio, alle-


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“LA GENTE ORA È CONTENTA PERCHÉ È TRATTATA CON GENTILEZZA, DISPONIBILITÀ E PROFESSIONALITÀ,” AGGIUNGE LORELLA FANTINI. “CONSIDERIAMO IL NOSTRO PORTO COME UN GRANDE ALBERGO, MA CON LE IMBARCAZIONI, IN CUI SI DEVE SAPER ACCOGLIERE, CURARE I PARTICOLARI E TROVARE SOLUZIONI EFFICACI PER QUALSIASI RICHIESTA.”

stimento navale e distributore carburante. Ma se il Porto Turistico di Cervia è tornato a brillare, è merito anche di quella romagnolità di cui i due dirigenti vanno fieri. “La gente ora è contenta perché è trattata con gentilezza, disponibilità e professionalità,” aggiunge Lorella Fantini. “Consideriamo il nostro porto come un grande albergo, ma con le imbarcazioni, in cui si deve saper accogliere, curare i particolari e trovare soluzioni efficaci per qualsiasi richiesta. Noi ce la mettiamo tutta, ascoltando e dimostrando attenzioni, spingendoci fino al massimo delle nostre possibilità. Malgrado non ci sia possibile aprire neanche un bar o punto ristoro, tanto richiesto dai clienti, abbiamo lo stesso trovato un modo di promuovere la convivialità con feste periodiche. Siamo riusciti a trasmettere la nostra passione per questo lavoro, lo vediamo dalla gente che arriva da tutta la Regione e non solo, che ritorna ogni

anno perché si sente come a casa.” Grazie alla rinascita del Porto Turistico anche l’immagine di Cervia è migliorata: è bello vedere i diportisti scendere dalle imbarcazioni per andare a fare un giro in centro, così come lo è notare turisti o residenti che passeggiano lungo il vialetto che congiunge il porto alla spiaggia. Durante la bella stagione è frequente anche osservare gli allegri bambini della Scuola di Vela, a cui

si accede dalla spiaggia libera che Servimar ha avuto in concessione. Cosa augurarsi per il futuro? “La nostra gestione è stata rinnovata fino al prossimo 31 dicembre,” concludono Fantini e Dell’Amore. “Siamo in attesa del bando trentennale del Comune. L’auspicio è quello di una continuità rispetto a questa splendida esperienza, in particolare per i nostri affezionati e simpatici clienti che ci vogliono molto bene.”

Via Lungomare D’Annunzio 1, Cervia | Tel. 0544 956505 | www.servimar.it IN MAGAZINE

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RAVENNA

Fra gli aghi

DI PINO

VOGLIA DI OMBRA? ESPLORIAMO LA PINETA DI CERVIA E QUELLA DI CLASSE, DOVE SCOPRIRE NON SOLO MERAVIGLIOSI ALBERI CENTENARI, MA ANCHE MOLTI ANIMALI TIPICI.

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tratto da “52 domeniche con il mio cane in Romagna”

La Pineta di Cervia offre decine di sentieri in cui passeggiare senza una meta precisa, godendo dei suoi infiniti e incantevoli angoli. È situata tra Cervia e Milano Marittima e ha i seguenti punti d’accesso principali: da via Stazzone, dal cimitero; da via Jelenia Gora, vicino alla scuola elementare; da viale Ravenna, vicino allo stadio; da viale Nullo Baldini, vicino all’idrovora; da viale Forla-

nini, vicino alle Terme. Ad oggi si estende su circa 260 ettari, a cui vanno aggiunti i 30 ettari del Parco Naturale: un piccolo paradiso per passare una giornata in completo relax. Anche se ridotta rispetto al passato, la Pineta di Cervia rappresenta un patrimonio di notevole interesse naturalistico, un meraviglioso polmone verde, ideale per passeggiate a piedi o in bicicletta, per

fare jogging o più semplicemente per godere il fresco e rilassarsi in un ambiente incontaminato, dove riprendere contatto con la natura che troppo spesso dimentichiamo. La vegetazione è caratterizzata dalla presenza di due specie di pini mediterranei: il Pino da pinoli o Pino Domestico (Pinus Pinea) e il Pino Marittimo (Pinus Pinaster); ma vi si trovano anche querce, pioppi bianchi e robinie.

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in cui si può lasciare l’auto. Da qui si raggiunge Ponte Botole e ci s’inoltra subito nel cuore della pineta, fino ad arrivare a Fosso Ghiaia. È un percorso ad anello che non necessita d’indicazioni particolari, essendo privo di diramazioni e ben segnato. Lo spettacolo dato dai pini centenari, dai lecci e dalle querce che ispirarono Dante a descrivere la divina foresta spessa e viva è comunque così affascinante da farci perdere con la fantasia. La fauna è varia e onnipresente: dai picchi rossi agli ai-

LO SPETTACOLO DATO DAI PINI CENTENARI, DAI LECCI E DALLE QUERCE CHE ISPIRARONO DANTE A DESCRIVERE LA DIVINA FORESTA SPESSA E VIVA È COMUNQUE COSÌ AFFASCINANTE DA FARCI PERDERE CON LA FANTASIA. LA FAUNA POI È VARIA E ONNIPRESENTE.

La Pineta è suddivisa in quattro zone (Stazzone - Capanna - Dune - Bassona) ed è possibile avventurarsi lungo ben 32 sentieri. Si può accedere dall’alba al tramonto, e d’estate sarà un vero sollievo godersi la fresca ombra delle chiome! La Pineta di Cervia è il luogo perfetto in cui concedersi un bel pic-nic sugli aghi di pino: un ampio lenzuolo, torte salate, panini e qualche fresca bevanda e il gioco è fatto. Ricordate però di non lasciare rifiuti: la pineta è uno spazio prezioso da custodire! La Pineta di Classe si trova a Sud di Ravenna, tra Classe, Fosso Ghiaia e Savio. Il confine Nord è dato da Via della Sacca, che conduce alla foce del fiume Bevano; quello a Sud dal Bevano stesso. Ha un’estensione molto ampia (circa 900 ettari) e per visitarla abbiamo più possibilità. Il primo percorso è chiamato Le querce di Dante e inizia dal Parco 1° Maggio, proprio dal punto 40

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roni, dalla volpe agli istrici, e se si è molto attenti non è raro scorgere la testuggine palustre. Procedendo lungo il percorso ritorneremo di nuovo a Ponte Botole e da qui al punto di partenza. Il tragitto è relativamente breve (circa 4 km), per cui accessibile anche alle persone meno allenate. Il secondo percorso è chiamato Dune e Pinete: si srotola tra Lido di Dante, Classe e Savio su uno dei pochi tratti di costa ancora naturali e collega questi lidi a punti di grande interesse come la foce del Bevano, la stessa Pineta di Classe e la zona umida dell’Ortano. Questa passeggiata è lungo una via retta, per cui dobbiamo fare attenzione a dosare le forze e capire quale sia il momento giusto per rientrare. Per i più allenati, diciamo che la lunghezza totale è di circa 30 km. È quindi necessario partire ben preparati, con un pranzo al sacco e una bella bottiglia d’acqua.


Un territorio, due ruote, infinite emozioni.

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RIMINI

Medioevo, natura

E... TIBET

TRACCE DI LEGGENDE, FONDAZIONI CASTELLANE, SPAZI DELLA NATURA: L’ALTA VALLE DEL MARECCHIA APPARE UNO SCRIGNO DI TESORI SOLO IN PARTE NOTI A CHI VISITA LA ZONA.

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tratto da “Una terra da scoprire”

Scoprire Rimini non è solo questione di spiagge e movida: c’è tutto un mondo, nel suo entroterra, che vale la pena di scoprire e conoscere. In particolare è la Valmarecchia ad affascinarci con i suoi panorami, costellata com’è di autentici paesini, torri e castelli immersi in verdi colline. All’incrocio tra Romagna, Toscana e Marche, si distende il Parco naturale dei due Sassi: i rilievi del Monte Simone e Simoncello, nel Montefeltro. Il parco occupa un’area montuosa, che

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tocca quote comprese tra i 670 e i 1.415 metri. Il Sasso di Simone è un blocco calcareo, in forma di parallelepipedo regolare, che raggiunge l’altezza di 1204 metri. La sua origine risale ai depositi marittimi del Terziario. Il nome pare derivare da Simone, eremita di origine orientale, che qui si sarebbe stabilito al termine di una lunga peregrinazione. L’isolamento del sito piacque a Cosimo I de’ Medici, che decise di costruirvi una città ideale cara al potere fiorentino. La Città del Sole, dotata di funzioni civili e militari, sorse nel 1565 a specchio del forte feretrano di San Leo. Formata sul progetto di Simone Genga e di Giovanni Camerini, ebbe vita solo per un secolo: fu lasciata per l’inclemenza del clima, che generò l’abbandono del luogo. Solo una strada lastricata e pochi ruderi rendono oggi testimonianza alla presenza medicea nel Montefeltro. Il Sasso di Simone è riserva naturale e la flora qui diffusa è composta in prevalenza dal carpino e dal cerro. La visita al territorio di Pennabilli consente di prendere contatto coi segni di realtà storiche e naturalistiche. In località Miratoio, che deriva il suo nome (“Mirato-

rium”) dalla posizione di belvedere, si trovano grotte naturali formatesi per il crollo delle pareti di arenaria. Tra esse, annotiamo la Tana di Barlaccio, la Grotta della Tana buia, lo Spaccio del Diavolo, la Grotta dei Pipistrelli, la Grotta del beato Rigo. Questi fu eremita agostiniano e visse nel secolo XIV, praticando la preghiera e l’ascesi mistica entro le grotte. Il Castello di Penna e quello di Billi hanno dato origine al toponimo del paese. Sul primo, si trova la Campana di Lhasa, che è un calco di quella presente nella missione tibetana fondata da padre Olivieri. Qui sono riprodotti alcuni testi di preghiera del culto buddista. Il rilievo di Billi è segnato dalla croce e dai ruderi castellani. La Cattedrale di San Leone ebbe fondazione cinquecentesca e la facciata ricostruita nel 1914. Al sommo della scalinata, la chiesa si affaccia sulla piazza principale del paese, ornata dalla fontana della Pace, eretta in memoria della fonte che vide, nel 1350, la riunione dei due castelli in un unico centro. In località Bascio, la visita al Giardino pietrificato rende memoria ai personaggi vissuti in questa parte di Romagna.


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EMPORIO OLEODINAMICO DA 45 ANNI NEL SETTORE

UN IMPORTANTE TRAGUARDO PER EGIDIO BARZANTI E LA SUA FAMIGLIA: IMPEGNATI IN ITALIA E ALL’ESTERO NEL SETTORE DELL’OLEODINAMICA, GARANTISCONO SOLUZIONI EFFICACI E COMPLETE PER IL PASSAGGIO DI FLUIDI A QUALSIASI PRESSIONE.

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La famiglia Barzanti festeggia quest’anno un importante traguardo di Emporio Oleodinamico: sono infatti 45 gli anni di vita di questa attività che occupa più di 28 persone. Fondato nel 1975 da Egidio Barzanti, Emporio Oleodinamico è passato negli anni da piccolo laboratorio di vendita al dettaglio fino ad essere oggi una realtà che copre un ruolo di eccellenza nel settore dell’oleodinamica. Nel tempo anche la famiglia si unisce al progetto di Egidio: dapprima la moglie Loretta nell’area amministrativa e successivamente i figli Eugenio ed Edoardo nelle aree commerciale e direzionale. Nel corso degli anni si è sempre più consolidata anche la storica collaborazione con Gabriele Gaiba Rappresentanze Industriali. Nel 1988 l’attività si trasferisce nell’attuale sede di proprietà; tali spazi vengono

ampliati una prima volta nel ’96, per aumentare il magazzino, ed una seconda volta nel 2017 con l’inaugurazione della palazzina su tre livelli che ospita parte degli uffici e la sala riunioni. Separatamente, ma nella stessa via, nel 2002 viene costruito un deposito per lo stoccaggio delle merci in giacenza. L’attività ad oggi si avvale di circa 3.000 metri quadri coperti. Dal 1999 l’azienda rispetta i severi standard internazionali UNI EN ISO 9001, ed anche per il 2020, seppure in piena emergenza Covid-19, ha conseguito con successo il rinnovo di Certificazione del Sistema Gestione per la Qualità. Emporio Oleodinamico è stato da subito punto di riferimento sia per artigiani che per grandi aziende nella soluzione efficace delle esigenze tecniche e produttive per ogni tipologia

di applicazione oleodinamica. La crescita negli anni è stata costante grazie alla disponibilità di un’ampia offerta che trova applicazione nei settori più disparati: meccanizzazione agricola, macchine di sollevamento, macchine industriali e da costruzione, impianti petrolchimici, macchine per la pulizia e la manutenzione del verde, logistica e trasporti, ed anche settore navale. Punto forte dell’offerta è l’assemblaggio del prodotto integrato Tubo-Raccordo, lavorazione demandata all’azienda Tecno Fluid, anch’essa fondata dalla Famiglia Barzanti nel 1986. La capacità di produzione si attesta tra i 2.000 e i 5.000 tubi flessibili raccordati al giorno. Emporio Oleodinamico mantiene il ruolo fondamentale di rapporto diretto con i Clienti, sia al dettaglio che all’ingrosso, vero focus


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“LA FIDUCIA ACCORDATACI IN QUESTI 45 ANNI SARÀ MOTIVO PER PROSEGUIRE CON L’IMPEGNO E LA SERIETÀ CHE FINO AD OGGI CI HANNO CONTRADDISTINTO.”

dell’impresa. L’affidabilità e la capacità di offrire soluzioni e risposte personalizzate e flessibili permette di annoverare clienti storici e blasonati. Tale risultato è ottenuto anche grazie alla severa selezione dei Fornitori, tutti di fascia medioalta, con prodotti prevalentemente Made in Italy. Emporio Oleodinamico è il frutto dell’unità di una famiglia e di una visione condivisa con tutti i Dipendenti, fra i quali si sta verificando lo stesso cambio generazionale che sta avvenendo ai vertici. “Ci sono state persone che sono entrate in azienda e ci sono rimaste per più di trentaquarant’anni, fino al pensionamento! – rivelano con orgoglio i Barzanti. – Oggi siamo fieri di poter dire che l’età media dei nostri Collaboratori è sotto ai 40 anni. I rallentamenti causati dal lockdown non ci hanno impedito di continuare a concentrarci sulla formazione, in quanto riteniamo i Dipendenti parte integrante nella realizzazione dei nostri progetti.” Sotto all’impronta della nuova generazione non si ferma neppure la ricerca dell’innovazione tecnica, sempre nell’ottica di poter offrire un migliore servizio al Cliente. È già in cantiere un’importante innovazione del

sistema gestionale, mentre sono al vaglio: la riorganizzazione del comparto produttivo, l’automatizzazione di alcuni processi fra cui l’introduzione di tecnologie al laser per poter imprimere maggiori informazioni sui singoli componenti. Di fondamentale importanza sarà poi l’implementazione di nuovi metodi di stoccaggio delle merci visto che Emporio Oleodinamico dispone, a magazzino in pronta consegna, di una gamma quantitativamente ampia e disparata di articoli: tubi flessibili, raccordi a pressare, adattatori, innesti rapidi, rondelle e guarnizioni

a tenuta statica e dinamica, valvole di controllo direzionale, valvole oleodinamiche, cilindri e componenti, pompe, motori, moltiplicatori, filtri e tappi, miniprese e tubi capillari, strumenti di misura e controllo, accumulatori, scambiatori di calore, tubi e raccordi freno, minicentraline. A questa già ricca offerta, dal 2003 si è aggiunta anche quella degli articoli commercializzati dalla società Idrogem s.r.l., nata dalla collaborazione di Gabriele Gaiba con Emporio Oleodinamico, ampliando ulteriormente la gamma di applicazioni oleodinamiche disponibili.

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CESENA

Sulle tracce

DI BYRON

I CASTELLI DI SORRIVOLI E MONTELEONE SEMBRANO SCRUTARSI, IMMAGINE ROMANTICA DI UN TERRITORIO DALLA STORIA COMPLICATA, CHE HA VISTO UN OSPITE ILLUSTRE COME IL POETA GEORGE BYRON.

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tratto da “52 domeniche in Romagna - vol. 2”

Dalla corte del castello di Sorrivoli si vede il borgo fortificato di Monteleone. I due forti dominano questo entroterra cesenate fatto di colli, vallate colorate in primavera di rosa dai fiori di pesco, di bianco dai ciliegi, striate da filari di viti, ulivi e cipressi. Cesena dista pochi chilometri di strade secondarie, in parte tortuose che risalgono dalla vicina via Emilia; la città e il traffico sembrano lontani. Conche tagliate da torrenti sottili si alternano a colli e crinali dolci su cui dominano altri castelli e torri. Si vedono in lontananza, sulle alture riminesi che sfocano verso sud, profili che fanno intuire antichi castelli. E vicino, la storia racconta di molti fortilizi potenti come quello di Roncofreddo, Borghi, Ciola Araldi, Ardiano, Montecodruzzo. Sorrivoli e Monteleone, si trovano su due alture tra queste prime colline, divise dal torrente Pisciatello o Urgone. La leggenda, mescolata a fonti storiche, identifica in questo torrente il vero Rubicone, quello che secondo le cronache il 10 gennaio del 49 a.C. fu attraversato da Giulio Cesare e dalle sue 11 legioni e sulle cui sponde il condottiero pronunciò la frase alea

iacta est, il dado è tratto. Salita la scalinata, le mura del castello di Sorrivoli, ben conservate, lasciano un’apertura sul lato settentrionale; in corrispondenza dell’arco si trova la porta principale. Rimangono chiari i segni di un ponte levatoio che permetteva di oltrepassare il fossato a protezione del forte. La corte assomi-

glia a un’ampia terrazza: era la piazza con una vista sulla valle del Rubicone. Su di esse spicca la torre, il grande maschio del 1200 che caratterizza anche il profilo esterno dell’edificio fortificato. La struttura feudale era composta da una sagoma a quadrilatero con bastioni ai vertici. Nei sotterranei, ampi saloni caratterizzati

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I DUE FORTI DOMINANO QUESTO ENTROTERRA FATTO DI COLLI, VALLATE COLORATE IN PRIMAVERA DI ROSA DAI FIORI DI PESCO, DI BIANCO DAI CILIEGI, STRIATE DA FILARI DI VITI, E ULIVI. IN LONTANANZA, SULLE ALTURE RIMINESI, SI NOTANO I PROFILI DEGLI ANTICHI CASTELLI.

dalla copertura a volta venivano utilizzati come scuderie. Oggi si trovano anche alcune abitazioni private e una chiesa, costruita dopo la metà del Novecento in un’ala del forte, dedicata a San Lorenzo e San Aldebrando e consacrata il 13 settembre del 1968 in sostituzione dell’antica documentata cappella del castrum che andò distrutta. Il 27 ottobre del 971 il conte Rodolfo da Rimini ricevette la nomina a vicario: fu questa la prima

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citazione del “castrum”. Sorrivoli passò poi all’Arcivescovato di Ravenna che mantenne il dominio per secoli salvo dover fare i conti con una ribellione della popolazione locale che nei documenti porta la data del 1318. Verso la fine del 1300, con i suoi 40 focolari, Sorrivoli era uno dei più popolati borghi fortificati del territorio. La sua storia passa poi per Cesare Borgia (1500), per l’Arcivescovo Roverella di Cesena, che qui abiterà fino al 1527 per poi essere succeduto da Giovanni Roverella e da altri membri della famiglia fino al 1858. Il castello fu messo all’asta. Fu acquisito dalla Famiglia Allocatelli e Fabbri che lo donò alla parrocchia dopo gli ingenti danni subiti con i bombardamenti del 1944. Per raggiungere Monteleone bisogna scendere la ripida costa fino alla base dell’Urgone e poi risalire il fianco del colle in cui campi coltivati, poderi, e viti hanno preso il posto della foresta rigogliosa che rico-

priva la zona. Ci sono ancora ampie zone boschive, nelle conche meno abitate, lungo i fossi e i corsi d’acqua, su alcune ripide coste; così il territorio mostra due facce: quella rurale e popolata e scorci naturali di foreste antenate di un ambiente oramai scomparso. Il castello di Monteleone come possedimento della chiesa ravennate viene documentato intorno all’anno mille. Piazza Byron è il cuore del borgo protetto da mura esterne a cui si accede da un stretta porta rivolta a nord. Nello slargo si trova la Rocca, il nucleo centrale di Monteleone; è di proprietà del Conte Giovanni Volpe e dedicata oggi alla ricezione turistica. Si intuiscono la sua potenza e prestanza, tuttavia il castrum fu rimaneggiato più volte, in particolare vennero tolti alcuni apparati difensivi e risistemato il suo assetto abitativo, tanto che oggi assomiglia più a un palazzo signorile piuttosto che a un fortilizio. Nelle sue stanze dormì il celebre poeta inglese Lord Byron, ospite di Alessandro Guiccioli, conte, carbonaro, membro della famiglia che fece di questo forte la sua residenza estiva. Il dominio su Monteleone passò di mano in mano, tra conquiste e cessioni: prima furono i Malatesta, poi gli Ordelaffi, seguì Nolfo da Montefeltro, i Roverella e i Guiccioli. Attorno al palazzo principale, con torre e mura spesse, le prime case del borgo sono basse, colorate disposte a semicerchio attorno al palazzo. Su Piazza Byron si affaccia anche la chiesetta dedicata ai Santi Caterinae Cristoforo, con una facciata intonacata e campanile in mattoni. Di dimensioni ridotte, con interni modesti e soffitti affrescati, presenta una curiosa statua di cartapesta che rappresenta la Madonna col Bambino. Una rete di tracce chiamata Sentieri degli Otto Castelli permette di esplorare il territorio a piedi ed in mountain bike. Gli otto castelli uniti dai percorsi sono: Sorrivoli, Monteleone, Roncofreddo, Montecodruzzo, Ardiano, Diolaguardia, Ciola Araldi, Castiglione.


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Si dice che la passione sia il motore di ogni cosa ben fatta e di ogni operazione ben riuscita: lo sa bene Massimo Cabbia, originario di Bologna ma forlivese di adozione, che dopo un passato come Sales Agent prima e poi come Sales Director per importanti brand del settore della moda, decide di seguire la propria bag’s passion tramutandola in un progetto nel quale poter esprimere il suo stile e la sua creatività nella realizzazione di borse e accessori moda. “Si tratta di un progetto che forse è sempre esistito in me ma che oggi ho deciso di condividere, un modo per scrivere una nuova storia nella mia vita personale e professionale trascorsa per lunga parte nel mondo della moda,” racconta. In un’epoca in cui il prodotto è

chiamato più che mai a soddisfare anche e soprattutto una profonda esigenza personale – quella di gratificarsi e di regalarsi un momento per se stessi – la volontà delle borse firmate Manikomio DSGN è proprio quella di coccolare, appassionare e gratificare i propri clienti proponendo borse e accessori Made in Italy e di alta qualità, prodotti duraturi e dallo stile universale in diversi materiali e in molteplici varietà cromatiche. Prodotti che non si lasciano contaminare dalle mode passeggere e che piaceranno ed emozioneranno sempre. La prima borsa nata in casa Manikomio DSGN è la Aviator’s Kit Bag, un’idea che prende spunto da un famosissimo Tactical Duf e Bag di derivazione militare, oggi ormai una

icona di stile. “Per la nostra Aviator’s Kit Bag abbiamo mantenuto l’estetica originale nelle linee e nella forma e ci siamo concentrati sui dettagli e sulle funzionalità necessarie a rendere la nostra City War bag un accessorio trasversale di pregio e di gusto. Aviator’s Kit Bag è una borsa irrinunciabile per gli uomini e per le donne che amano questo stile unico e questo intramontabile sapore. Perfetta per essere utilizzata con grande stile in tutte le occasioni.” Al momento la Aviator’s Kit Bag è presentata in due materiali: in pelle martellata, proveniente da una delle più antiche concerie di Santa Croce sull’Arno (Firenze) e realizzata in 10 diverse colorazioni, e in tela olona, un tessuto antico italiano in cotone100%, forte e


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“LA AVIATOR’S KIT BAG È UN ACCESSORIO TRASVERSALE DI PREGIO E DI GUSTO, UNA BORSA IRRINUNCIABILE PER GLI UOMINI E PER LE DONNE CHE AMANO QUESTO STILE UNICO E QUESTO INTRAMONTABILE SAPORE. PERFETTA PER ESSERE UTILIZZATA CON GRANDE STILE IN TUTTE LE OCCASIONI.”

molto resistente proposta in sei colori. Sono però previste anche altre varianti sia di colore che di grafica ad ampliare la proposta. Una bella idea è anche quella delle serie in edizione limitata realizzate sempre in non più di 100 esemplari numerati – come ad esempio la Aviator’s Kit Bag “Italian Flag” pensata durante il lockdown con lo scopo di devolvere parte del ricavato dalla vendita a favore dell’ospedale di Forlì. Nuove idee esclusive sono sempre in lavorazione. “Tutta la nostra produzione viene realizzata interamente in Italia,” continua Massimo. “Qui, le capaci mani dei nostri maestri pellettieri confezionano le nostre borse nei diversi materiali. Cura, rispetto e attenzione al nostro territorio sono per noi aspetti fondamentali.” Le borse sono caratterizzate da due grafiche realizzate a mano con tecnica serigrafica tradizionale a telaio e possono essere ulteriormente personalizzate. “Possiamo realizzare un gran numero di customizzazioni a richiesta, dalla realizzazione delle proprie iniziali fino alla scelta di un materiale

diverso, un colore differente da quelli da noi proposti o una stampa particolare. Tutto questo è possibile grazie alla collaborazione più che attiva con una storica azienda locale la Star Grafic. Oggi più che mai, le collaborazioni e il fare rete sono i cardini di ogni piano ben riuscito.” Massima attenzione è stata riservata anche alla scelta della distribuzione del prodotto, che è stata concepita con l’idea di rivolgersi direttamente al consumatore finale attraverso vendite fatte quasi esclusivamente online sul sito dedica-

to www.manikomiodsgn.com, con la possibilità di richiedere direttamente le proprie personalizzazioni rendendo così la borsa ancora più unica ed esclusiva. “Abbiamo però riservato una piccola quota di mercato al canale tradizionale di vendita ovvero, quello su strada: il prodotto sarà infatti acquistabile anche in non più di una ventina di negozi in Italia che reputiamo siamo quelli più rappresentativi per coerenza di immagine e di valori.” A Forlì il negozio che vende il nostro prodotto è Menadito Shop & Studio in via Quadrio 26.

Forlì - V.le Fulcieri P. De Calboli, 112 info@manikomiodsgn.com - www.manikomiodsgn.com IN MAGAZINE

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RIMINI

Lungo la vecchia

FERROVIA

UN SUGGESTIVO PERCORSO ATTRAVERSO LE COLLINE DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO, ALLA SCOPERTA DELLA TRATTA FERROVIARIA CHE COLLEGAVA L’ANTICA REPUBBLICA CON LA CITTÀ DI RIMINI.

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tratto da “52 domeniche con il mio cane in Romagna”

Sapevate che Rimini e la Repubblica di San Marino erano collegate da una linea ferroviaria? Un unico binario, su cui fino al 1944 un trenino ha percorso avanti e indietro la tratta, collegando la città di riviera al monte Titano e alla sua antica città. Inoltriamoci tra le dolci colline a Nord-Est del territorio della Repubblica di San Marino: andremo alla scoperta di un’inconsueta testimonianza di un recente passato, ovvero il sentiero n. 16-17 percorre un tratto della vecchia linea ferroviaria, che collegava l’antica repubblica con Rimini. Si tratta di un percorso piuttosto facile, che presenta solo alcuni brevi tratti in pendenza per un dislivello di 160 m, di cui percorreremo i 9 km abbondanti in circa 3 ore. Da Strada Paradiso, a Domagnano, imbocchiamo il percorso a ridosso di un interessante sito archeologico: si tratta di un’antica villa romana, le cui testimonianze sono conservate al Museo di Stato. Il tracciato scende dolcemente lungo i vecchi binari, tagliando i campi coltivati in cui si possono ammirare filari di olmi, biancospini e querce. Dopo circa 1 km, il sentiero passa attorno all’Arboreto di CàVagnetto,

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una struttura realizzata a scopi didattici ed educativi, in cui sono coltivate numerose specie arboree e arbustive. Aggirato l’Arboreto seguiamo il tracciato che si snoda fra coltivi e piccoli uliveti. Alla nostra sinistra ci fa compagnia la sagoma maestosa del Monte Titano. Giunti in località Pozzo Campore attraversiamo un breve tratto di strada pubblica e proseguiamo al margine di un campo fino a Lesi-

gnano, per poi percorrere Strada Genga d’Acqua sino alla galleria che conduce all’attrezzato Parco Laiala, dove potremo concederci una pausa e uno spuntino. All’estremità opposta del parco pubblico risaliamo a destra e attraversiamo la vecchia pineta di Laiala, finché il sentiero non si ricongiunge con Strada Genga d’Acqua da cui ripercorreremo a ritroso il tracciato per tornare al punto di partenza.


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DI PACE SOLITUDINE E SILENZIO, RACCOGLIMENTO E NATURA, MA ANCHE STORIA E FOLKLORE. ANDIAMO ALLA RICERCA DI LUOGHI DELLO SPIRITO IN ROMAGNA, DOVE RIENTRARE IN CONTATTO CON IL PROPRIO MONDO INTERIORE.

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tratto dalle guide della collana “52” e “Una terra da scoprire”

Il santuario della Madonna di Saiano, nel cuore della Valmarecchia, è meta di pellegrinaggi, soprattutto di donne incinte, che sorge su un alto sperone di gesso con la sua torre. Percorrendo il sentierino accanto alla chiesa, si giunge a un terrazzo che guarda tutta la vallata: qui una statua della Madonna si sporge sullo strapiombo ad abbracciare la vallata. La porta di ingresso della piccola chiesa è stata scolpi-

ta da Arnaldo Pomodoro, e all’interno si trova una statua in gesso del XVI secolo, una Madonna con il bimbo seduto sulle ginocchia: questo è l’elemento che più rappresenta lo spirito del luogo. È una statua di derivazione popolare, povera, nonostante raffiguri la Madonna con veste dorata e corona. Ed è proprio questa semplicità che dà la cifra dello spirito che aleggia in queste vallate. Antichi campanili svettano sulla

pianura ravennate, sullo sfondo il profilo delle colline che, nelle giornate terse, si stagliano nitide come una quinta teatrale. Qui, le pievi raccontano storie di un arcano passato medievale. Fra i campanili delle pievi ravennati, uno dei più eleganti è senza dubbio quello della pieve di S. Cassiano in Decimo a Campiano. Oltre al valore architettonico, la sua notorietà è dovuta alla celebre “Bartolla”, una statui-

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na romana di Venere, dea della fertilità, incastonata nella muratura, simbolo del paese e protagonista di leggende, come quella che la vorrebbe indicare un tesoro rintracciabile attraverso l’ombra proiettata dal campanile in determinate notti di luna piena. Lungo la Valle del Savio, i segni del Quattrocento fiorentino si accostano alle memorie storiche del paese e alle tradizioni secolari nella Basilica dell’Assunta a Bagno di Romagna. Entro la terza cappella di sinistra si trova l’immagine della Madonna del Sangue, provvista del titolo di miracolosa: si tratta di una xilografia quattrocentesca raffi-

PERCORSI CHE CI PORTANO ALLA SCOPERTA DI CHIESETTE E BASILICHE, STATUE E ANTICHI CAMPANILI: ITINERARI NEL CUORE DELLA VALMARECCHIA, TRA LE PIANURE RAVENNATI E LA VALLE DEL SAVIO, E DENTRO IL PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI.

gurante la Vergine col bambino reggente la sfera su cui è raffigurato un paesaggio dominato dal castello. Nei secoli, la basilica ricevette dipinti inviati dalle autorità fiorentine. La chiesa accoglie anche manufatti scolpiti. C’è un’antica strada selciata che porta al Poggio e all’Abbazia di San Benedetto, attraversata – pare – da Dante Alighieri in viaggio verso Firenze, e ancora oggi la si può percorrere solo a piedi. Chiesa, chiostro e cripta di questo complesso incastonato al confine Tosco-Romagnolo sono antichi e suggestivi. La strada parte nei pressi di piazza XXV aprile, nell’abitato di San Benedetto in Alpe, ultimo paese romagnolo prima del Passo del Muraglione e delle terre di To58

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scana. Si cammina nella salita di via Dante Alighieri, indicata dalla segnaletica della Via Crucis. L’Abbazia, solitamente aperta ai visitatori, sorge nella parte bassa del borgo Poggio, affacciata sulla valle. Si può raggiungere il cortile interno, con una vista panoramica sulle montagne. Oltrepassato l’abitato di Poggio, scendendo a sinistra per la strada che esce dall’abitato si arriva al bivio dove si tiene la destra verso Marradi: siamo all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. In corrispondenza di una svolta a destra si incontra, sul lato opposto, il sentiero che scende verso la valle dell’Acquacheta.

NELLA PAGINA PRECEDENTE, IL SANTUARIO DI SAIANO. IN BASSO, DALL’ALTO, LA BASILICA DELL’ASSUNTA A BAGNO DI ROMAGNA E LA CRIPTA DELL’ABBAZIA DI SAN BENEDETTO.


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A 200 ANNI DALLA SUA NASCITA CELEBRIAMO L’ILLUSTRE CITTADINO DI FORLIMPOPOLI PELLEGRINO ARTUSI, ANDANDO ALLA RICERCA DEI LUOGHI CHE NE HANNO SEGNATO LA VITA.

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di Lea Baccarini

Il 4 agosto di 200 anni fa nasceva a Forlimpopoli colui che sarebbe passato alla storia come il padre della letteratura italiana di ricette con il suo celeberrimo bestseller La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene: Pellegrino Artusi. Unico maschio di 13 figli, crebbe in una casa che si affacciava proprio sulla piazza, rivolta alla rocca. Accanto alle due arcate del portico da cui si accedeva alla casa, si trovava la bottega di Agostino Artusi, il padre di Pellegrino: un luogo che egli avrebbe

ricordato come un “guazzabuglio” in cui si poteva trovare “di tutto un poco”. Della casa natale del noto autore e gastronomo, deliberatamente distrutta nel 1961, oggi non resta che una targa. La vita di Pellegrino cambia repentinamente in una notte di gennaio, all’età di 31 anni, quando i briganti guidati dal celebre “Passatore”, Stefano Pelloni, assaltano il teatro di Forlimpopoli, prendendo ostaggio e derubando i notabili e borghesi del paese. Indotti con uno stratagemma ad aprire la porta di casa, anche gli Artusi, che non si erano recati a teatro, furono derubati dalla banda di criminali. Delle sorelle di Pellegrino, la più sfortunata, Gertrude, restò vittima di violenza. Fu quella notte a segnare per sempre il distacco della famiglia di Artusi dal paese natio: la povera sorella, resa folle dal dolore, fu accolta al manicomio di Pesaro. La famiglia Artusi vende casa e bottega, e Pellegrino non tornerà più a Forlimpopoli. La sua vita sarà a Firenze, dove anche Olindo Guerrini, amico e altrettanto ghiotto gastronomo andrà spesso a trovarlo. Il teatro da cui era partita l’impresa che ci ha strappato l’inge-

gno di Pellegrino Artusi era stato inaugurato nel 1830, nell’antico salone d’onore della rocca, sede del Comune. Al suo interno si tenevano le riunioni della locale Accademia degli Infiammati e le stagioni annuali di musica e prosa. Nel 1878 la sala teatrale venne ampliata e risistemata secondo la moda dell’epoca, e il restauro del 1982 ce lo restituisce molto simile a com’era il giorno dell’inaugurazione di cent’anni prima. Oggi la memoria di Pellegrino Artusi è tenuta viva a Forlimpopoli non solo da una statua in bronzo dello scultore forlimpopolese Mario Bertozzi, all’ingresso in città arrivando da Forlì, ma anche da Casa Artusi, nata nel 2007 e ospitata nell’antico convento dei Servi di Maria: uno spazio con in cui rappresentare la cultura gastronomica a tutto tondo. A portare lustro al nome di Artusi c’è anche l’Istituto alberghiero; non poteva poi mancare la festa cittadina dedicata al suo cittadino più illustre, la Festa Artusiana, che si tiene anche quest’anno, nonostante tutto, ai 200 anni dalla nascita, dedicata al buon cibo e al mangiar bene: un’eredità felice, da custodire gelosamente.


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