Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 20/02/2006 n. 6 - EURO 3,00
PESARO N° 1 APRILE/GIUGNO 2019
MAZZANTI
Davide
ARGENTO VIVO
ELEONORA BIAGETTI / Disegnare poesie CASTELDIMEZZO / Il borgo conteso LUCA PIERI / Eventi coinvolgenti
EDITORIALE
SOMMARIO
A
Apriamo il numero primaverile della rivista con Davide Mazzanti, l’uomo che ha fatto battere il cuore di tutta Italia alla guida della Nazionale femminile di volley. Incontriamo poi Gigliola Gori, Marta Mancini e Saul Salucci che ci regalano uno sguardo dietro le quinte del loro ruolo istituzionale. Andrea Ciaroni, Giorgia Facchini e Camilla Buzzi ci spiegano il loro amore per l’arte, declinato nei diversi percorsi professionali intrapresi. L’illustratrice e visual designer Eleonora Biagetti ci spiega il suo personale approccio alla creazione artistica. Abbiamo visitato per voi il borgo di Calsteldimezzo e Palazzo Mosca a Pesaro. Abbiamo incontrato infine Paola Gennari Sartori, Luca Pieri, la Mondaino Young Orchestra e la squadra ciclistica delle Pantere Rosa. Buona lettura! Andrea Masotti
Brevi IN
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ESSERE
Davide Mazzanti
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AMARE
Passione unica
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INTRAPRENDERE
Il mestiere dell’arte
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IDEARE
Eleonora Biagetti
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GIROVAGARE
Casteldimezzo
EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it info@inmagazine.it DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Clarissa Costa, Gianluca Gatta, Beatrice Loddo COORDINAMENTO DI REDAZIONE: Simonetta Campanelli - 335 5262743 nelli@simonettacampanelli.it ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Irena Coso, Laura De Paoli STAMPA: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) ANNO XIII - N. 1 Chiuso per la stampa il 12/4/2019 Collaboratori: Roberto Bagazzoli, Simonetta Campanelli, Ettore Franca, Elisabetta Marsigli, Alice Muri, Giovanna Patrignani, Silvia Sinibaldi, Maria Rita Tonti. Fotografi: Laura De Paoli, Leo Mattioli, Luca Toni.
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ANNOTARE
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SUONARE
Mondaino Young Orchestra
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ORGANIZZARE
Luca Pieri
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PEDALARE
Pantere Rosa
VISITARE
Palazzo Mosca Seguici su FB: www.facebook.com/ edizioni.inmagazine
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GUSTARE
A tutto cece Edizioni IN Magazine si impegna alla salvaguardia del patrimonio forestale aderendo al circuito di certificazione di FSC-Italia.
Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte.
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CREARE
Paola Gennari Santori
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The best of food LUXURY BANQUETING & CATERING
The best of food LUXURY BANQUETING & CATERING
SMASH SPORT CITY Nato il 25 ottobre del 2015, l'impianto è stato completamente ristrutturato per diventare un centro tra i più moderni ed innovativi in Italia. Sono 4.500 i mq suddivisi in 3 arcate nella quale ognuna ospita uno sport differente:
• PADDLE • BEACH VOLLEY • BEACH TENNIS • FITNESS&MEDICAL • ARRAMPICATA • BASKET
#SMASHTOUR Il Centro dispone di 6 campi da Beach Tennis e da Beach Volley intercambiabili, una zona Paddle dove sono presenti due campi di ultima generazione per gli amanti di questo nuovo sport. La zona relax comprende il bar, zona lettura, Wi-Fi free e zona TV. Sicuramente una delle novità più apprezzate, specialmente dalla clientela femminile, è la sala giochi per i bambini dove le mamme lasciano i loro figli a giocare durante le loro partite. La saletta si trova vicino agli spogliatoi ed è dotata di Playstation, biliardini e giochi per i più piccini. Altra zona molto apprezzata è il soppalco di 500 mq che attraversa tutti i campi e permette la visione delle partite dall’alto dove è presente lo Smash Fitness & Medical.
Smash Fitness & Medical è dotato di un’ampia sala attrezzata cardio, isotonica (pesi), due sale per i corsi di gruppo e due studi pilates con le macchine reformer e cadillac. Presente, inoltre, una sala attrezzata dedicata al recupero funzionale. Continuando il nostro viaggio all’interno del centro, troviamo la zona dedicata alla Pallacanestro, nella quale la squadra di Serie A locale svolge i suoi allenamenti. Terminiamo il nostro #SMASHTOUR con... One Way Up, 370 mq tutti dedicati all’arrampicata: area boulder, corda, zona bambini e area dedicata al riscaldamento. Siamo molto orgogliosi di aver aperto a Pesaro una struttura che vi farà sentire a casa vostra.
#WEPESARO, UNA VERA CITTÀ DELLO SPORT! VIA TOSCANA 105, PESARO T. 0721 51931
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Un’azienda IN ROSA PESARO Christian Ceccolini,
Una spiaggia BIOSOSTENIBILE PESARO L’architetto Andrea
Del Prete si è specializzato nel Bio Beach, un nuovo approccio capace di dare forma, funzione ed emozione al progetto di nuovi stabilimenti balneari. L’approccio progettuale non prescinde dall’aspetto della sostenibilità: risparmio energetico, idrico e utilizzo di materiali riciclati. Andrea Del Prete, interlocutore in grado di coordinare tutte le fasi necessarie alla realizzazione degli stabilimenti balneari biosostenibili, grazie a una rete di partner in possesso di una conoscenza professionale specifica, ha ideato il progetto Bio Beach a garanzia di un’altissima affidabilità per un allestimento di qualità nel rispetto dell’ambiente. Info: www.andreadelprete.it 349 7800 659 (SC)
Bartorelli LES GEORGETTES PESARO Les Georgettes propone collezioni innovative di accessori e di gioielli in finitura oro o argento, da personalizzare e accumulare all’infinito! Un marchio nato dalla collaborazione tra Maison Altesse (primo fabbricante francese di gioielli) e Texier (marchio di pelletteria bretone), due aziende che fanno parte del Label Patrimoine Vivant, appartenente a Renaissance Luxury Group. Les Georgettes è un concept innovativo, depositato e brevettato, di bijoux personalizzabili, rifiniti di cuoio intercambiabile e reversibile. In qualche secondo, cambiate o invertite la banda di cuoio e personalizzate in questo modo il vostro gioiello in base al vostro look, alla vostra borsa oppure al vostro umore. Oggi la Maison Altesse, ultima grande manifattura di gioielli in Francia, impiega oltre 200 artigiani e vende in tutto il mondo gioielli accessibili e moderni noti per la loro qualità ineccepibile. A Pesaro Les Georgettes sono in vendita presso la Gioielleria Bartorelli. (SC)
amministratore e sales manager, è il giovane imprenditore alla guida di Campionari Collection, azienda che vanta il 75% di risorse umane in rosa. Il team composto da Alina, Samantha, Olita, Gea, Grace e Veronica è il vanto del titolare. “In questo periodo di crisi e pessimismo generale, è importante divulgare un messaggio di positività. Tutto lo staff femminile ha abilità e sensibilità; oltre all’attitudine professionale le nostre donne hanno la capacità di animarsi di una grande forza di volontà, di credere sempre con convinzione in ciò che fanno e di contagiare favorevolmente anche chi è stato privato di dignità e non riesce a garantire un sostentamento ai propri figli. La filosofia della nostra azienda è proprio questa: dobbiamo cominciare ad avere fiducia negli altri e attivarci per un futuro migliore”. Info: www.campionaricollection.com 392 903 4404. (SC)
Rossini Bistrot MUSICA PER IL PALATO PESARO Un luogo del gusto che unisce alta qualità degli ingredienti e delle tecniche impiegate, efficacia e informalità del servizio, un ambiente raffinato ma casual, a un ragionevole rapporto qualità/prezzo: il primo vero bistrot della città di Pesaro. “Ispirati dal famoso compositore pesarese – racconta lo chef Cesare Gasparri – ricerchiamo la pregevolezza della tradizione gastronomica italiana, le ricette regionali e i prodotti delle nostre terre. Oggi che la cucina è spettacolo, televisione, intrattenimento, la semplicità e il gusto sono concetti sempre più difficili da trovare in un piatto. La cucina del Rossini Bistrot riporta alla luce l’infinita varietà e golosità della cultura gastronomica italiana, come faceva Gioachino Rossini.” Il Rossini Bistrot, in via Passeri 80, a pochi metri dalla Biblioteca San Giovanni, dal Teatro Rossini, dal Museo Rossini in Palazzo Montani Antaldi, rappresenta tutta l’eccellenza della cucina italiana. (SC)
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IN MAGAZINE
LA TUA PROFUMERIA DAL 1978 VIA FAGGI, 62 / VIA ROSSINI, 40 / PIAZZA LAZZARINI, 32 PESARO
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Circolo della stampa PREMIO 2019
Gioielli di PRIMAVERA
PESARO Il Premio per il 2019
PESARO L’Atelier Orafo
del Circolo della Stampa di Pesaro è stato assegnato a Raphael Gualazzi, cantautore e pianista, “perché una voce e una musica possono essere degni testimoni del territorio in cui nascono, da secoli in sintonia col bello”; Luca Iacomucci, designer di alta gioielleria, “perché non sempre l’arte più prestigiosa è quella monumentale e la bravura è più preziosa dei metalli preziosi”; Andrea Mosconi, top manager Bloomberg, “perché sapere che ai piani più alti della Bloomberg Tower siede anche un pesarese ci rende il panorama più gradevole”. Premio Orgoglio Pesarese per Valentina Balducci, Carlo Pensalfine e Walther Gnassi. Un premio speciale va al Pesaro Rugby, per i 50 anni di storia. (SC)
Devis Palazzi ha avuto il piacere di esporre i suoi gioielli, favolose creazioni ispirate ai fiori e colori primaverili, indossati da due modelle il 6 aprile nel meraviglioso contesto dell’evento Benvenuta Primavera VI edizione presso il Giardino di Santa Maria, pensato come momento privilegiato per festeggiare la primavera all’insegna della bellezza mostrata con accostamenti di gioielli e fiori, un tripudio di forme e colori. I Gioielli della collezione Primavera di Devis Palazzi sono ora disponibili e visibili in Gioielleria a Pesaro, in via della Maternità 5, dove potete indossarli e sul sito www.devispalazziatelierorafo. com. (SC)
Congressi MAGICI PESARO Si rinnova l’offerta congressuale dell’Hotel Excelsior di Pesaro. L’esclusiva area congressi si affaccia completamente sul mare della Riviera Adriatica e permette di organizzare meeting aziendali ed eventi. L’area è composta da 300 mq di esposizione congressuale che sviluppano 8 sale modulabili da 10 a 250 posti. Grazie al Foyer, situato sullo stesso piano, è possibile organizzare anche eventi con spazi per sponsor. Ogni sala congressi dell’hotel può essere attrezzata con amplificazione, microfoni e videoproiettore. L’assistenza è costante e continua, ogni area è perfettamente coperta da segnale Wi-Fi gratuito per i partecipanti a riunioni di lavoro. La ristorazione è leggera e permette di continuare agevolmente i lavori anche dopo la pausa pranzo. I coffee break sono preparati per ricaricare le energie, mentre la cena diventa un evento al Restaurant ’59. Un congresso all’Hotel Excelsior diventa un evento magico e di successo. (SC)
Ottica Venturi 50 ANNI PESARO Augusto e Filomena Venturi sono i fondatori della storica omonima azienda di ottica. Dal 1968
passione, esperienza, precisione e tecnologia hanno fatto del nome Venturi un riferimento per l’ottica a Pesaro e Montecchio. “Tutti sanno montare gli occhiali, ma pochi lo fanno con passione. Il nostro obiettivo è eseguire montaggi che possano durare nel tempo senza alterare le qualità ottiche ed estetiche degli occhiali stessi”, racconta Augusto che, nel corso degli anni, ha creato anche tante iniziative socio-culturali interessanti finalizzati alla sensibilizzazione della cura della vista. “Ci siamo inventati il Circo Capovolto che è un progetto, nato nel 2009 da un’iniziativa con il patrocinio del Comune di Pesaro, divenuto un appuntamento annuale per la promozione ludica della qualità a misura di bambino. Abbiamo creato lo Spazio dell’Arte, ovvero un percorso culturale che utilizza gli ambienti del negozio – progettato proprio per svolgere anche funzioni diverse dalla sola vendita – per esporre le opere di artisti noti nel territorio pesarese. Abbiamo anche fatto nascere TALPIX by VenturiX, la mascotte creata per un approccio giocoso di comunicare con il magico mondo dei bambini, per aiutarli a instaurare un rapporto di amicizia con gli occhiali e trasmettere loro l’idea di occhiale come strumento che può aiutarli a migliorarsi a scuola, nello sport e nel gioco”. (SC)
Un angolo di prelibatezze tutte da conoscere e gustare, in un salotto accogliente e “vintage� dove il tempo sembra essersi fermato! Daniele, Marco e Cristina vi aspettano! Aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 14.00 e dalle 17.00 alle 23.00 Domenica dalle 17.00 alle 23.00 Info e prenotazioni 329.0620926
Via Bernardino Baldi, 49 | Zona Baia Flaminia | Pesaro PiĂšCheese | Plus_Cheese
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ESSERE
Argento
VIVO
INCONTRIAMO DAVIDE MAZZANTI, L’UOMO CHE HA FATTO BATTERE IL CUORE DI TUTTA ITALIA ALLA GUIDA DELLA NAZIONALE FEMMINILE DI VOLLEY. di Silvia Sinibaldi / ph Leo Mattioli
U
Un coach mondiale con cui parlare di sport, agonismo e vittorie. Adrenalina, sport e successo, roba da 100 all’ora. Poche battute e il discorso vira sulla pazienza, sul talento, sulla concentrazione e ti ricordi che per raggiungere qualsiasi vetta non basta lo sprint, ci vogliono intelligenza e volontà, profondità di pensiero e velocità d’espressione, ovvero il ritratto di Davide Mazzanti, 42 anni, l’uomo che ha fatto battere il cuore di tutta l’Italia guidando la Nazionale femminile di volley all’argento sudato tra Hamamatsu, Kōbe, Nagoya, Osaka, Sapporo e Yokohama. Davide Mazzanti da Marotta è esploso nell’immaginario collettivo quando ha sfiorato l’impossibile portando a casa l’impensabile. Intercettato a Conegliano dopo un incontro con la locale squadra femminile di pallavolo, dopo due ore passate ad osservare le ragazze in allenamento, sta per salire in auto e raggiungere Monza, dove vive con sua moglie Serena Ortolani, schiacciatrice e opposto della ProVictoria Monza. “Seguo l’attività delle ragazze e
non solo quelle della Nazionale. Mi confronto, le ascolto anche perché sono generalmente più impegnate con la Nazionale che con le scadenze di club. Mi piace anche il confronto con gli allenatori, perché sono perennemente attento a raccogliere spunti, verificare nuove idee”. Lo prendiamo subito per il cuore: tre ragazzi. “Pensiero immediato al palazzetto dello sport di Marotta dove sono cresciuto, ai giorni trascorsi sotto rete, alla mia passione che si rafforzava. Ma anche alla serata che mi hanno regalato i marottesi per condividere le emozioni del mondiale. Sono le persone con cui sono cresciuto e vedere l’affetto che hanno per me, proiettarlo a quando ho iniziato il primo allenamento e ritrovarsi sul palco con una gigantografia, che è davvero un grande atto di stima, è stata senza dubbio un’emozione così intensa che ho fatto fatica a contenere. Troppe cose”, aggiunge con un respiro di nostalgia. Ma uno sport può raccontare un Paese? “Certamente può rivelare l’ani-
Staccarsi dalle cose, dal prima e dal dopo, senza retropensieri su ciò che è accaduto prima anche se è accaduto più volte, gustandosi il momento. Questo atteggiamento è l’unica possibilità che hai per non aver paura, per non sentire il peso delle aspettative o la pressione. Se io chiedo a un atleta da grandi prestazioni cosa pensa affrontando la sua sfida, mi risponde niente, non penso a niente. Vive solo quel momento lì e lo vive appieno”. Un atteggiamento che vale
IN APERTURA, DAVIDE MAZZANTI, ALLENATORE DELLA NAZIONALE FEMMINILE DI VOLLEY. IN QUESTA PAGINA, UN MOMENTO DI CONFRONTO DURANTE UNA PARTITA.
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ma di una comunità. Perché è nei momenti più tosti che viene a galla il nostro spirito migliore. Se tanti italiani si sono innamorati della Nazionale femminile di volley è perché si sono riconosciuti nell’anima combattiva, nell’essere una cosa sola, nel riuscire in un’impresa. Tutti elementi che hanno fatto suonare così bene il cuore di tanti”. Come si fa a imparare a perdere? “Perdendo”. Sia più generoso... “Impari a perdere nel momento in cui riesci a dare il nome giusto alle cose. Mi spiego: nel contesto vissuto in Giappone potremmo dire che per noi l’argento vale la medaglia d’oro. Ma non è vero, la medaglia è d’argento, è una bellissima medaglia d’argento che ci sprona a lavorare per meritarci di più. Indorare la medaglia non è funzionale alla crescita. Se tu dai il nome sbagliato alle cose non impari a perdere. L’altro elemento fondamentale è capire che il giudizio non intacca il valore. Il giudizio è solo la fotografia di un momento, descrive come hai fatto quella cosa in quel momento che è tutt’altro che esprimere un giudizio di valore generale. Perché noi siamo non ciò che facciamo ma come lo facciamo”. E allora come si fa a non aver paura di vincere? “Vivendo appieno il momento.
“SE TANTI ITALIANI SI SONO INNAMORATI DELLA NAZIONALE FEMMINILE DI VOLLEY È PERCHÉ SI SONO RICONOSCIUTI NELL’ANIMA COMBATTIVA, NEL RIUSCIRE IN UN’IMPRESA. TUTTI ELEMENTI CHE HANNO FATTO SUONARE COSÌ BENE IL CUORE DI TANTI.”
per tutti anche nell’affrontare il quotidiano? “Sì certo perché possiamo definirla una filosofia di vita. Però nel quotidiano è molto difficile da applicare perché accade più spesso di fare ciò che ci viene detto piuttosto che ciò che piace. Però bisogna esercitarsi, imparare”. Davide Mazzanti è un uomo giovane che ha già avuto molto e che può aspettarsi di più. Lo motivano la passione e la vita vissuta con i giovani di cui ha cura e stima, come traspare dalle sue parole. Giovani che spesso vanno ancora a scuola. “Credo che la scuola possa avere un ruolo fondamentale, possa e debba presentare lo sport evidenziandone le connessioni con lo studio e le professioni. Faccio una premessa: alle ragazze che alleno chiedo sempre di avere cura di se stesse a 360 gradi. L’attività sportiva occuperà un breve spazio della loro vita e devono essere capaci di prepararsi un dopo
Marchio di fabbrica e modelli registrati, brevetto depositato - Copyright © 2019 Altesse. Photo credit : Steve Wells
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“ALLE RAGAZZE CHE ALLENO CHIEDO SEMPRE DI AVERE CURA DI SE STESSE A 360 GRADI. L’ATTIVITÀ SPORTIVA OCCUPERÀ UN BREVE SPAZIO DELLA LORO VITA E DEVONO ESSERE CAPACI DI PREPARARSI UN DOPO SECONDO LE LORO ATTITUDINI”, RACCONTA DAVIDE MAZZANTI.
secondo le loro attitudini. Mi capita, e non raramente, di vedere bambine che insieme ai genitori si avvicinano a me per chiedere un selfie o stringermi la mano. Me la convochi scherza il padre della ragazzina. Ecco, questo è l’atteggiamento sbagliato, perché a quella ragazzina preclude un’infinità di soluzioni nel caso in cui, in realtà, non abbia né il talento né il fisico né tutti gli elementi che fanno un atleta importante. Se la pallavolo è la sua passione – e qui torniamo alla scuola – bisognerebbe inse16
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gnarle che ha tante soluzioni per viverla. Potrebbe fare l’addetta stampa di una squadra o studiare la psicologia sportiva, può essere il neuroscienziato o l’ingegnere che applica i suoi saperi alla pallavolo. Esistono infiniti modi di vivere una passione e tutti modi che puntano essenzialmente a migliorare l’oggetto della nostra passione”. Ma lo sport è in se stesso scuola: insegna a darsi delle regole, a imparare i propri limiti, insegna soprattutto a lavorare insieme. Elementi che nella vita generalmente ti aiutano. “Se intendiamo lo sport come maestro di vita vanno specificati alcuni elementi. Lo sport non ha valore pedagogico relativamente al messaggio c’è posto per tutti, siamo tutti uguali: nello sport questo non è reale. Magari siamo tutti utili ma non siamo tutti uguali e ci sarà sempre il protagonista e il gregario. Non è il ruolo dello sport appiattire le differenze in nome del gioco
collettivo, lo sport deve scoprire invece il talento, deve selezionare i migliori pur sapendo accogliere e impiegare non solo le eccellenze in campo”. Meriterebbe un capitolo a parte il ruolo dei genitori quando i figli fanno sport. Non è un fatto eccezionale trovare mamme e padri che dagli spalti insultano i ragazzini avversari. “Negli anni della mia carriera ovviamente è capitato anche a me. Ho un ricordo preciso di alcuni anni fa. Insulti razzisti. Ho individuato le persone che stavano gridando, le ho raggiunte e mi sono seduto in mezzo a loro. È bastato a tacitarli anche se una donna continuava. Le ho chiesto: signora ma che fa? e mi ha risposto qualcosa di banale, non avendo scuse. E allora mi chiedo spesso cosa spinga una persona ad assumere certi atteggiamenti. Credo siano le aspettative. Aspettative così alte da diventare l’obiettivo unico, l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi. Non è una cattiveria contro il destinatario degli insulti. Come allenatore devo gestire ogni giorno la differenza tra le aspettative e la realtà e so perfettamente quanto sia complicato”. Sugli spalti vale però anche l’effetto branco, l’effetto di sentirsi protetti dal contesto. Un po’ come accade in auto, quando protetto dall’abitacolo lanci insulti che fuori di lì non pronunceresti mai. “Qui cambiamo campo perché dalle aspettative passiamo alla pazienza, la pazienza che abbiamo perduto insieme alla capacità di riconoscere il diritto all’errore. Davanti a noi c’è un automobilista in difficoltà, capiamo che non sa dove andare eppure parte la clacsonata. Perché non dare tempo a quella persona di superare la sua difficoltà e scegliere invece, facendogli fretta, di aumentare la sua difficoltà? Poi se in quell’auto incerta ci fossimo noi diremmo ehi un attimo! Ci stiamo polarizzando sul giusto o sbagliato, bianco o nero, e invece le cose sono molto più complesse”.
L’ECCELLENZA DELLA CUCINA ITALIANA A POCHI PASSI DAL TEATRO E DAL NUOVO MUSEO ROSSINI Vi aspettiamo per gustare ogni giorno i classici della cucina regionale italiana da Nord a Sud, con un menu che cambia ogni giorno, anche con formula pre e dopo teatro, e per gli appassionati lezioni di cucina rivolte a privati e aziende, un vero e proprio teatro del gusto! Aperti a pranzo e cena Giorno di chiusura: lunedì tutto il giorno/martedì a pranzo #rossinibistrotpesaro #unexpecteditalianclassic
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AMARE
Passione
UNICA
INCONTRIAMO GIGLIOLA GORI, MARTA MANCINI E SAUL SALUCCI DIETRO LE QUINTE DEL RUOLO ISTITUZIONALE E SCOPRIAMO INTERESSI E PASSIONI PRIVATE TRA NATURA, SPORT, LETTURA… ED ENIGMISTICA.
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di Maria Rita Tonti / ph Luca Toni
Gigliola Gori, Marta Mancini e Saul Salucci sono personaggi noti per i ruoli istituzionali da loro ricoperti. Saul Salucci è presidente dell’Orchestra Sinfonica Rossini, Marta Mancini presiede l’Ente Concerti e Gigliola Gori è stata professoressa di Storia della Pedagogia nell’ateneo urbinate. A loro abbiamo chiesto di parlarci delle passioni e degli interessi che li animano. “Nel mio curriculum – dichiara Gigliola Gori – oltre alla laurea in Sociologia, al dottorato di ricerca conseguito in Germania alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Göttingen, a una decina di volumi monografici e a circa 80 articoli sulla storia culturale dello sport in Italia, annovero con orgoglio il mio diploma di danzatrice conseguito all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, sotto la direzione della celebre Jia Ruskaia; la danza è stata il mio primo amore e tuttora la seguo con grande interesse, tenendomi sempre aggiornata e seguendo spettacoli sia di danza classica che contemporanea. Di recente ho collaborato con il Prof. Riccardo Rossini, dirigente del Liceo Scientifico, per l’istituzione del Liceo Coreutico,
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che rappresenta una conquista importante per la città”. Attualmente sta scrivendo il profilo biografico di un’importante ballerina pesarese dell’Ottocento, Antonietta Pallerini, che merita di essere conosciuta dal grande pubblico. “Sono sempre stata interessata – prosegue Gori – allo sport: diplomata in Urbino presso l’Isef ho praticato per molti anni lo sci e l’immersione subacquea. L’altra mia grande passione è la musica. Mio padre fu presidente dell’Ente Concerti e mia mamma Elsa, avendo studiato pianoforte, amava molto suonare, cosa che ha fatto fino al termine della sua lunga vita. Per me, che studiavo danza, è stato più che naturale innamorarmi della musica e appassionarmi a quest’arte sublime. Di conseguenza, nel 1982 sono entrata a far parte del Consiglio direttivo dell’Ente Concerti di cui sono attualmente vicepresidente. Ho avuto modo, durante i miei lunghi anni di insegnamento all’Università di Urbino, di organizzare eventi musicali gratuiti per avvicinare gli studenti, spesso del tutto inesperti, al teatro e alla musica.” Fra i suoi interessi c’è anche quello
“LA DANZA È STATA IL MIO PRIMO AMORE E TUTTORA LA SEGUO CON GRANDE INTERESSE, TENENDOMI SEMPRE AGGIORNATA E SEGUENDO SPETTACOLI SIA DI DANZA CLASSICA CHE CONTEMPORANEA”, RACCONTA GIGLIOLA GORI.
per la recitazione, altra passione ereditata da sua madre, che fu una brava attrice e regista. “Seguo il teatro anche amatoriale: attualmente faccio parte del Consiglio d’Amministrazione del Gad e sono stata più volte membro e presidente di giuria; sono inoltre un componente del Circolo di lettura. Da vent’anni mi dedico per hobby alla decorazione di oggetti in ceramica, un’attività che richiede molta pazienza ma i risultati ripagano della fatica”. “Dato che ho un carattere solitario e contemplativo – afferma Marta Mancini – nel tempo libero mi piace camminare a lungo ed essere in contatto con la natura. Con un piccolo gruppo di camminatori attraverso talvolta il colle San Bartolo e l’Ardizio. Sono una sportiva e sono attenta al rispetto dell’ecologia. Adoro l’estate, il mare, le lunghe passeggiate sulla riva, le nuotate di prima mattina. Mi piace molto la città in cui sono nata, sono una
pesarese doc del porto. Sostengo con convinzione l’attenzione della nostra amministrazione cittadina quando noto che è rivolta a un effettivo miglioramento della città: più verde, migliore viabilità, ampliamento dei centri pedonali, riduzione drastica della cementificazione. Auspico l’ampliamento e potenziamento delle strutture sportive, importantissimi centri di aggregazione per giovani e per ogni età. Apprezzo la tenuta in ordine delle nostre aree verdi e dei parchi, che migliorano la qualità dell’aria e rendono accogliente l’ambiente”. È una convinta sostenitrice dell’uso della bicicletta, “che fa bene alla salute e protegge l’ambiente. È per me un punto d’orgoglio associare la mia città a questo simpatico veicolo a due ruote, e parlare a chi non è di Pesaro della nostra bicipolitana, percorso con cui possiamo raggiungere senza fatica ogni quartiere, spesso percorrendo meravigliose aree verdi con prati, boschi, corsi d’acqua che altrimenti, con altri mezzi di locomozione, ci potrebbero sfuggire”. Il tempo libero lo dedica alla lettura: “Apprezzo molto i libri dello scrittore pesarese Paolo Teobaldi – sto leggendo l’ultimo, Arenaria – che mi fanno ritrovare le radici legate ai luoghi, ai modi di dire, alle tradizioni locali e di cui apprezzo le storie raccontate, attualissime, lo stile scorrevole e la ricerca linguistica. Mi piacciono anche le attività complicate, quelle che implicano una particolare attenzione e, soprattutto, la risoluzione: il cruciverba della sera mi concilia il sonno, l’intuizione di qualche rebus difficile mi dà soddisfazione, la soluzione dei sudoku o delle crittografie è per me una conquista importante”. “Al di fuori del lavoro – dichiara Saul Salucci – e, quando ero ragazzo, al di fuori degli studi forIN MAGAZINE
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“GRAZIE ALL’APERTURA MENTALE CHE MI HANNO DATO I MIEI GENITORI, HO SEMPRE AVUTO ALTRI INTERESSI OLTRE ALLA MUSICA. POSSO DIRE CHE CIÒ CHE HA GUIDATO I MIEI INTERESSI SONO STATI IL GUSTO ESTETICO E L’EMOZIONALITÀ DELLE ESPERIENZE DIRETTE”.
IN APERTURA, GIGLIOLA GORI. IN ALTO, SAUL SALUCCI E, IN BASSO, MARTA MANCINI.
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mativi, non ho mai avuto tanto tempo. Assieme a un manipolo di musicisti visionari, infatti, ho intrapreso il percorso di costruzione di un’orchestra sinfonica, una vera e propria impresa! Però sia da ragazzo che ora, grazie all’apertura mentale che mi hanno dato i miei genitori, ho sempre avuto altri interessi. Posso dire che, sia nel lavoro che nei cosiddetti hobby, ciò che ha guidato i miei interessi sono stati il gusto estetico e l’emozionalità delle esperienze dirette. E allora ricordo in ordine sparso gli idoli sportivi di quando ero ragazzo.
Da milanista ricordo l’eleganza e la coordinazione di Marco Van Basten. Avendo vissuto con la mia famiglia tanto tempo vicino a Cortina e grazie ai miei fratelli, praticamente maestri di sci, ricordo la mia amatissima Deborah Compagnoni, sciatrice simbolo delle sportive italiane, che nonostante le ginocchia fragili riuscì a dominare la scena sciistica con
classe ancora oggi inarrivabile; conservo addirittura una VHS con tutte le sue gare. E poi da cestista Michael Jordan, Kobe Bryant e oggi Danilo Gallinari, uno sportivo italiano che a dispetto di una fisicità relativamente inferiore ai mostri della NBA sta facendo onore al nostro Paese. E poi – precisa Salucci – anche la musica di De André, Battisti, Bennato, ma anche Bertoli, Fortis, Guccini, Graziani e tanti altri ricevuti come vero e proprio dono dai miei fratelli maggiori.” Che cosa farebbe se avesse a disposizione un’altra vita? “Costituirei un’associazione che organizzi esperienze di spettacolo dal vivo. È lì che si provano le emozioni del gesto artistico e sportivo, la mia vera passione. Assistere a una partita degli All Blacks, all’inaugurazione della stagione lirica al Teatro alla Scala, alla finale di Wimbledon, a un concerto dei Berliner Philarmoniker, alla discesa libera di Kitzbüel, a un musical a Broadway.” Altre passioni? “Sempre in ordine sparso – aggiunge Salucci – una sana risata con gli amici e una giornata serena con i propri familiari. Sintetizzando, nel lavoro e negli hobby ciò che cerco è un’esperienza emozionale piacevole, magari ragalatami da un gesto artistico o sportivo dal vivo”.
Via Fratelli Rosselli, 42 Pesaro Aperto dalle ore 8.00 alle 20.00 dal lunedi alla domenica
INTRAPRENDERE
Il mestiere
DELL’ARTE VENDERE, CREARE, PROMUOVERE: SONO DIVERSI MODI DI DECLINARE L’ARTE, IN UN PERCORSO LEGATO ALL’AMORE PROFONDO PER IL PROPRIO LAVORO. NE PARLIAMO CON ANDREA CIARONI, GIORGIA FACCHINI E CAMILLA BUZZI.
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di Elisabetta Marsigli / ph Luca Toni
Il mestiere dell’arte svela un mondo affascinante che va dall’antiquariato di alto prestigio, come quello di Andrea Ciaroni, alla creazione di gioielli e moda di Giorgia Facchini, fino alla comunicazione di eventi svolta con classe da Camilla Buzzi. Tre pesaresi che hanno scelto di seguire le proprie passioni anche se questo ha comportato cambiare città e stili di vita: Milano, Londra e New York sono snodi internazionali del mercato dell’arte di qualità. Andrea Ciaroni l’arte ce l’ha nel DNA: dopo aver rilevato dai suoi genitori il negozio a Pesaro, ha aperto una galleria a Milano, in zona Montenapoleone. Dal cuore di Pesaro al cuore di Milano, seguendo le orme del padre, Andrea ha scelto di occuparsi di antiquariato in connessione con il suo territorio di origine, riportando a casa le opere marchigiane sparse per il mondo. Il rapporto con l’arte è nato da bambino quando, con delicata lungimiranza, i suoi genitori avevano lasciato nella sua cameretta un quadro di Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato, uno dei loro artisti preferiti: “Se si inizia da piccoli a vedere dei capolavori, anche
se non sembra, rimane qualcosa dentro, perché il gusto si evolve esercitandolo, anche involontariamente – racconta Andrea –. Portare i bambini nei musei con regolarità, educarli alla bellezza, dà la possibilità di farsi un bagaglio che rimarrà per sempre. Sassoferrato, ora, lo riconoscerei anche al buio”. Tante le opere ritrovate dalla sua famiglia, tra cui i due monetieri di Francesco Maria della Rovere che, insieme a un tavolo, sono gli unici mobili stemmati di Palazzo Ducale: “Il primo lo trovò mio padre 25 anni fa e lo girò a prezzo di costo al Museo. Da allora mi disse di stare attento e io ritrovai l’altro a Londra. Alla base della maggior parte dei musei e delle grandi collezioni ci sono da sempre i mercanti, che conoscono, scavano e trattano l’antico: la nostra famiglia ha scelto di specializzarsi nell’arte marchigiana del Rinascimento: recuperiamo le opere del nostro territorio per rivalorizzarle e offrirle, per primo, al nostro Paese”. Gioielli e moda sono alla base del lavoro di Giorgia Facchini: anche lei ha scelto di seguire le orme di papà Giorgio, orafo scultore e artista di fama internazionale:
“ALLA BASE DEI MUSEI E DELLE GRANDI COLLEZIONI CI SONO DA SEMPRE I MERCANTI, CHE CONOSCONO E TRATTANO L’ANTICO: LA NOSTRA FAMIGLIA HA SCELTO DI SPECIALIZZARSI NELL’ARTE MARCHIGIANA DEL RINASCIMENTO PER OFFRIRLE, PER PRIMO, AL NOSTRO PAESE”.
“Per me non è un mestiere: è un istinto interiore, qualcosa che hai o non hai. Certo l’essere figlia d’arte ha sicuramente influito: ho respirato fin da piccola in questo mondo e poi l’ho fatto mio. Quando penso a una donna, il mio spirito creativo esplode, seguendo la mia passione. L’arte, per quanto si possa anche studiare, devi averla dentro. La mia azienda oggi crea una linea completa per vestire la donna, dal gioiello alla pelletteria, all’abbigliamento”. Il
IN ALTO, ANDRA CIARONI, ANTIQUARIO SPECIALIZZATO NELL’ARTE MARCHIGIANA DEL RINASCIMENTO.
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suo modello femminile è molto vicino al suo sentire: “La mia donna deve essere elegante, raffinata intellettualmente, colorata e molto particolare: quello che creo devo indossarlo io per prima. È una donna che non passa mai di moda: non basta indossare capi firmati, ma occorre trasmettere qualcosa”. La determinazione è alla base del suo lavoro: “Equivale alla spina dorsale: è un mondo pieno di invidie, ma la determinazione è come un respiro costante. La mia ricerca è basata su fornitori Made in Italy, ma tutto dipende da quello che fai, come lo fai e dalla serietà che ci metti, soprattutto in un momento così
“LA MIA DONNA DEVE ESSERE ELEGANTE, RAFFINATA INTELLETTUALMENTE, COLORATA E PARTICOLARE. È UNA DONNA CHE NON PASSA MAI DI MODA: NON BASTANO I CAPI FIRMATI, OCCORRE TRASMETTERE QUALCOSA”, RIVELA GIORGIA FACCHINI.
drammatico dal punto di vista economico”. E dal punto di vista della promozione dell’arte non si scherza: Camilla Buzzi ha scelto Milano come sede principale del suo lavoro di ufficio stampa e promotrice di eventi culturali e di moda. “Mi occupo di promuovere sia il prodotto che la parte istituzionale: la vera arte qui è sapersi districare tra i vari media, ma anche il rapporto con i clienti. Le PR mi piacciono molto e Milano è l’unica città europea dove puoi fare questo lavoro. Non è un caso che da qui io segua anche aziende pesaresi”. I mezzi di comunicazione, in questi anni, sono cambiati molto: “Occorre conoscere molto bene la parte dei social: i miei referenti oggi sono anche i blogger 24
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inf luencer. Occorre un giusto mix e le cose sono in continua evoluzione: è un lavoro che non finisce mai”. Ma cosa consiglierebbe a un giovane che intenda percorrere questa strada? “È un campo difficile, devi avere grande competenza e quello che manca un po’ ai giovani è la cultura generale: il legame con un percorso storico. Si pensa che la comunicazione sia tutta lustrini e paillettes, ma in questo lavoro occorre saper mettere in rapporto le persone e alle nuove generazioni manca la conoscenza a tutto tondo di quanto accaduto finora. Oggi ti devi reinventare continuamente”.
IN BASSO, GIORGIA FACCHINI E, SOTTO, CAMILLA BUZZI.
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ADVERTORIAL
PIADIFICIO: DA PESARO ALLA CONQUISTA DELL’ITALIA E DEL MONDO
A SOLO UN ANNO DALLA SUA NASCITA, A PESARO IN LARGO ALDO MORO 10, IL PIADIFICIO ALLARGA I SUOI ORIZZONTI ED “ESPORTA” LA PIADINA A MILANO.
A solo un anno dalla sua nascita, a Pesaro, il Piadificio si sente già stretto nella patria della piadina e della crescia sfogliata: per Ottobre è prevista l’apertura del nuovo locale a Milano centro. Un piccolo, grande passo avanti per un marchio che ha come obiettivo quello di offrire al mondo il gusto di una ricetta semplice e intramontabile, conservando però accanto alla tradizione nuove sperimentazioni di sapore. Il locale in terra meneghina sarà più grande di quello pesarese: circa 120 mq, mantenendo i membri dello staff intorno alle 6 unità. A dispetto del nome, specifica il suo giovanissimo fondatore, Alessandro Spaggiari (Bologna 1991), Piadificio si dedica non solo alla piadina, ma anche alle insalate e ai piatti stagionali, e il menù cambia ogni 3/4 mesi per garantire
sempre la freschezza di ogni singolo ingrediente. La città di Pesaro è stata concepita, fin dal principio, come il punto di partenza per un progetto più grande: questo format semplice ma d’effetto, che punta sulla qualità e sulla provenienza tutta italiana dei prodotti, sull’assenza di preparati industriali e conservanti, oltre che sulla maestria dello staff,
Largo Moro Aldo, 10 | Pesaro (PU) | www.piadificio.it 1
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è infatti concepito appositamente per essere innestato, anche come franchising, fuori dal territorio fra Romagna e Marche che alla piadina è culturalmente legato. L’occhio di Spaggiari è puntato sul Nord Italia, ma non solo: “Mi piacerebbe portare Piadificio oltreoceano, negli Stati Uniti. Ma ci sono prospettive interessanti anche in Oriente.”
IDEARE
Disegnare
POESIE
ELEONORA BIAGETTI VIVE LA SUA ARTE COME EVOLUZIONE DELLA PASSIONE INNATA PER IL DISEGNO, CHE LA ACCOMPAGNA FIN DA PICCOLA, QUANDO DISEGNAVA SULLE SCATOLE DA SCARPE.
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di Elisabetta Marsigli / ph Luca Toni
La personale ricerca pittorica di Eleonora Biagetti, dalle inconsuete associazioni cromatiche alle relazioni tra forme astratte e oggetti del quotidiano, ci trasportano in una dimensione onirica sorprendente: non sono le cose a cambiare, ma i nostri occhi che le osservano. Eleonora è nata a Pesaro, ma dopo il liceo Artistico si trasferisce a Milano dove si specializza in Arti Visive, Visual Design e Illustrazione. La sua arte viene riconosciuta da alcuni prestigiosi studi Milanesi, tra cui quelli di Bob Noorda e Italo Lupi, con cui lavora su progetti di corporate image, packaging, illustrazioni, grafica editoriale e restyling per grandi marchi come La Rinascente e Coop. Tornata a Pesaro, Eleonora sviluppa la sua personale ricerca: adora la pittura preraffaellita e le donne con i capelli rossi, come i suoi. Disegnare è per lei naturale, è un dialogo con il suo mondo interiore: “Non c’è un inizio o una fine, ma una continua evoluzione, il significato è questo”, racconta davanti a una tazza di the verde, accanto a un tavolo pieno di disegni, di acquerelli e di matite colorate. “Non mi piacciono le cose finite, preferisco IN MAGAZINE
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IN APERTURA, L’ARTISTA ELEONORA BIAGETTI.
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il divenire, dove trovare l’anima. Per me Chagall è un poeta della natura: immagini come poesie che ti fanno leggere la sensibilità delle persone”. Il disegno è una passione innata: “Fin da bambina disegnavo sulle scatole delle scarpe, ma anche su tanti materiali strani, senza regole, con matite, pennarelli, pastelli. A Milano ho vissuto un’esperienza unica: la scuola è importante, ma il contatto con gli Studi con cui ho lavorato è stato fondamentale”. Il suo rapporto con i colori è molto particolare, li sente, e abbinarli le viene spontaneo, un gioco infinito: “Adoro mischiarli e trovare assonanze, creare sintonie”. Da una parte ci sono i collage, curati nei minimi dettagli, che fondono l’utilizzo di una carta particolare, quella indiana, di tessuti o altro, con la pittura: “È una fase più materica, fatta di accostamenti cromatici e di ricerca di materiali. Un lavoro di contatto fisico”. Ma il suo mondo interiore più nascosto vive nei disegni, che rispecchiano la sua natura romantica: fate, ninfe, sirene, cavallucci marini, pesci, fiori, tutti uniti da un segno continuo, in un mondo onirico e poetico. Il mare, il cielo, la natura sono la linfa vitale delle sue poesie disegnate. Eleonora ha anche un lato com-
IL MONDO INTERIORE PIÙ NASCOSTO DI ELEONORA BIAGETTI VIVE NEI DISEGNI, CHE RISPECCHIANO LA SUA NATURA ROMANTICA: FATE, NINFE, SIRENE, CAVALLUCCI MARINI, PESCI, FIORI, TUTTI UNITI DA UN SEGNO CONTINUO, IN UN MONDO ONIRICO E POETICO.
merciale legato alla realizzazione di carte da parati – molte sue opere decorano pareti di abitazioni o locali pubblici, oggetti, complementi e tessile –, che esalta ancor più la bellezza e la raffinatezza del suo tratto. Su un’intera parete, i suoi disegni creano un’atmosfera surreale: seguendo quelle linee morbide è facile perdersi nelle onde di colore che ci avvolgono, ci cullano, ci fanno sognare ad occhi aperti. È recente la sua collaborazione con la Casa Editrice Edizioni Pulcinoelefante di Alberto Casiraghy, attraverso cui sono stati pubblicati alcuni Libretti – contenenti sue illustrazioni, ognuna delle quali è un originale, e brevi poesie – ora esposti presso librerie d’arte e gallerie.
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GIROVAGARE
Il borgo
CONTESO È IL LUOGO DOVE I PESARESI SI RECANO A PASQUETTA PER OTTENERE L’INDULGENZA PLENARIA. CASTELDIMEZZO CONSERVA NEL SANTUARIO IL CROCIFISSO “VENUTO DAL MARE IN UNA CASSA DI LEGNO”.
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di Ettore Franca / ph Leo Mattioli
Senza spostarci troppo lontano da Pesaro, andiamo a Casteldimezzo, sulla panoramica. È un balcone naturale per spaziare sulle aspre pendici del San Bartolo che sfumano la vista sulle spiagge della Romagna fino a Rimini e, nelle giornate limpide, al porto di Ravenna. Affascinante è il paesaggio verso l’entroterra, con le vette dell’Appennino, la gobba del Catria o il Carpegna mentre più vicini sono le sagome del castello di Gradara, il monte Titano con le rocche di San Marino e le sue penne. Al tempo dei Romani era Castra in medio – accampamento di mezzo – per diventare, nell’alto medioevo Gaiola, Galliola e Gazoleto tornando ad essere Casteldimezzo, fra Fiorenzuola e Granarola e Gabicce quand’erano contese dalle diocesi di Ravenna e Pesaro prima di passare, in ordine, ai Malatesta, agli Sforza e ai Della Rovere per tornare alla Chiesa dal 1631. Fino all’Unità d’Italia, Casteldimezzo era un Comune autonomo ma, nel 1929, venne declassato a frazione di Pesaro, oggi inclusa nel parco del San Bartolo. Il borgo è un piccolo nucleo di case che prospettano sull’unica via ingentilita dai vasi di gerani
fuori dalle porte. Ci sono alcuni ristoranti – La canonica, Osteria Bellavista, Taverna del pescatore – in posizione molto panoramica, dov’era la rocca franata in mare. Della fortificazione roveresca è rimasto un breve tratto delle mura e uno dei torrioni che segnava gli angoli della cinta difensiva, da poco recuperata insieme al risanamento dell’area, la realizzazione o il ripristino di alcuni percorsi pedonali che ora consentono una maggiore fruibilità del luogo. L’intervento ha consentito anche il recupero del vecchio pozzo comunale. Nel 1648, la corrosione marina provocò il crollo di circa la metà dell’area del Comune, del quale restano una parte delle mura e una delle torri della fortificazione di Casteldimezzo che, ridotto in rovina, s’è rimpicciolito per arrivare alle dimensioni di oggi, arroccato accanto al Santuario. La chiesa, di struttura romanica, ora trasformata all’interno, era dedicata ai santi Cristoforo – quello ad aquilam, di Colombarone – e Apollinare che ricorda l’antica dedicazione bizantina per via della giurisdizione della diocesi di Ravenna che, spesso in dissidio, confinava con quella pe-
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NEL LUNEDÌ DI PASQUA, LA GENTE DI PESARO SI RECA A CASTELDIMEZZO DOVE CELEBRA LA FESTA DEL CROCIFISSO E, DAL 1782, VA A PRENDERE L’INDULGENZA PLENARIA CONCESSA DA PIO VI A CHI VISITASSE IL SANTUARIO DEL SANTISSIMO CROCIFISSO.
IN APERTURA, CASTELDIMEZZO. IN ALTO, I RESTI DELLE FORTIFICAZIONI ROVERESCHE E, IN BASSO, L’ALTARE DEL SANTUARIO DEL SANTISSIMO CROCIFISSO.
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sarese. All’interno del santuario c’è il quattrocentesco crocifisso, attribuito a Jacobello del Fiore e Antonio Bonvesin, veneziani. Erano i primi anni del ’500: brutti tempi dopo la sconfitta inflitta dal nostro Francesco Maria I della Rovere quando, nel territorio, s’aggiravano oltre 7.000 oltramontani che, al soldo dei Medici, nel 1517, erano venuti per far cambiar bandiera al ducato di Urbino. Tornando a casa dopo la batosta, quella soldataglia si stava attrezzando per saccheggiare Casteldimezzo ma, per fortuna, la grazia del crocifisso “venuto dal mare in una cassa di legno” evitò quella visita tanto sgradita quanto temuta e, nel corso dell’assedio della soldataglia medicea, provvide anche a far comparire una miracolosa fonte che assicurò la resistenza e convinse gli assalitori a desistere. Un’epigrafe storico-liberatoria, murata nella chiesa, narra gli episodi ancora vivi nella memoria
della gente di Pesaro, Cattolica e del circondario, che nel lunedì di Pasqua, con grande partecipazione, si reca a Casteldimezzo dove, compresa la scampagnata, celebra la Festa del Crocifisso e, dal 1782, va a prendere l’indulgenza plenaria concessa da Pio VI a chi visitasse il santuario dove i tanti ex voto delle grazie ricevute attestano la devozione ancora viva. All’interno, dove si accede dalla porta sulla piazzetta – l’antico ingresso in fondo alla navata non è più praticabile – molto pregevole è la pala all’altare maggiore. È una Madonna col Bambino in trono, i santi Apollinare e Cristoforo attribuita a Francesco Zaganelli, al quale fu commissionata da Giovanni Sforza nel 1494 in occasione delle sue nozze con Lucrezia Borgia. All’altare sono le reliquie di Santa Vittoria, martire del III secolo, qui trasportate dal convento delle Benedettine di Pesaro soppresso nel 1871. La statua lignea di Loreno Sguanci raffigura S. Massimiliano Kolbe. La torre campanaria, crollata per un fulmine, fu ricostruita nel 1957. Fate caso alla pavimentazione della strada principale del centro, originale del Cinquecento, coi sampietrini squadrati a mano dai selcini che allora fornivano e mettevano in opera le pietre raccolte sulla battigia e portate nelle città con le battane e i birocci.
La ragione DEI BUOI Curiosa è la storia del ritrovamento e l’assegnazione della famosa cassa. Si racconta di un pastorello che, mentre pascolava le sue pecore, adocchiò una grande cassa incagliata sugli scogli forse dopo un naufragio. Apertala, spaventato dalla vista di un uomo morto, prese ad urlare richiamando quanti che, dai campi fra Fiorenzuola e Casteldimezzo, si precipitarono sulla battigia. Insieme caricarono la cassa sul biroccio di uno che trasportava pietre ma, giunti al bivio – Fiorenzuola o Casteldimezzo – si accese una contesa fra quelli dei due castelli che ne reclamavano il possesso. Presto, armati di zappe, falci, forche e bastoni, passarono alle mani. Mentre se le davano e la discussione tirava alla lunga, il birocciaio, maledicendo d’esser capitato in mezzo, mandò tutti al diavolo e lasciò la guida dei buoi che, senza ordini, partirono dirigendosi a Casteldimezzo e si piantarono nella piazzetta. Non ci fu verso di smuoverli finché la cassa fu scaricata e portata in chiesa. Da allora, siccome le bestie talvolta hanno più ragione degli uomini, il crocifisso è a Casteldimezzo.
VISITARE
La dimora
ILLUMINATA PALAZZO MOSCA FU PER LUNGO TEMPO FULCRO DELLA VITA CULTURALE, POLITICA E MONDANA DI PESARO. VI SOGGIORNARONO ANCHE CASANOVA, NAPOLEONE E STENDHAL.
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di Giovanna Patrignani / ph Luca Toni
L’antico palazzo dei marchesi Mosca sorge in pieno centro storico in piazza Mosca, che ha preso nome dai proprietari che ne hanno edificato l’impianto originario risalente ai secoli XVI e XVII e lo hanno poi ristrutturato nella seconda metà del Settecento “con somma magnificenza”, su progetto dell’architetto pesarese Luigi Baldelli. L’edificio, o meglio il complesso di edifici – corrispondente all’intero isolato fra le vie Zanucchi, dell’Annunziata, Mazzolari e piazza Mosca – di forma pressoché rettangolare, è caratterizzato dalla presenza di tre corti centrali disposte in successione, con cortile interno porticato, da cui si stacca lo scalone con volta a ombrello che sale al piano nobile. Sul prospetto un grande portale architravato e bugnato, alto circa 5 metri, incornicia l’imponente portone. La ricchezza e potenza dei marchesi Mosca, giunti a Pesaro verso la metà del Cinquecento da un originario ceppo bergamasco di ricchissimi mercanti, resero il loro palazzo, frequentato da aristocratici, intellettuali, artisti, viaggiatori del Grand Tour, uno dei fulcri della vita culturale, po-
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litica e mondana della città. Nel 1772 l’avventuriero veneziano Giacomo Casanova, diretto a Venezia, vi soggiornò cinque giorni, ospite del marchese Carlo Mosca e della consorte Francesca della Branca Barzi, che gli fece da guida per la città e negli ameni dintorni. Nelle sue Mémoires ricorda la piacevole sosta pesarese e la squisita ospitalità ricevuta. Il marchese Carlo Mosca aveva aperto nel suo palazzo un’accademia di sacra scrittura, frequentata da ecclesiastici e laici, trasformata dal figlio Francesco Maria – ritornato da Parma, dove aveva studiato nel collegio dei nobili e dove era rimasto fino al 1792 al servizio del duca Ferdinando di Borbone – in una colonia arcadica “assai scelta ed elegante”, frequentata da dame, cavaglieri, religiosi. Ma non erano soltanto eleganti raduni mondani: tra i frequentatori di palazzo Mosca vi erano nobili e borghesi attivi e convinti assertori delle idee democratiche, protagonisti del movimento giacobino e del triennio rivoluzionario pesarese. Vecchio e nuovo si mescolavano assieme, in una diffusa consapevolezza dell’urgenza di una politica riformistica. Al marchese Francesco Mosca si deve anche la sontuosa ristrutturazione del palazzo, a cui diede subito il tono di una piccola corte, mescolando mondanità, amicizia, accademia e politica. Ambizioso, orgoglioso, elegantissimo, dalla splendida corte parmense aveva portato con sé abitudini di fasto, come scrive l’affezionato e ammirato nipote Monaldo Leopardi, padre di Giacomo. Il giovanissimo Monaldo era stato
portato dalla madre Virginia, sorella del marchese Francesco Mosca, a trascorrere alcuni mesi in palazzo Mosca: per Monaldo, che viveva nell’austero palazzo Leopardi di Recanati, era stata l’immersione in un lussuoso stile di vita signorile a lui sconosciuto. Anche Virginia Mosca, che dopo il matrimonio con Giacomo Leopardi seniore si era trasferita a Recanati nel severo e rigido palazzo Leopardi, aveva sentito subito e molto forte la nostalgia e la differenza con la vita brillante e festosa che conduceva a Pesaro nel suo sontuoso e mondano palazzo Mosca, che continuava a rimpiangere. In palazzo Mosca alloggiò anche il generale Napoleone Bonaparte, giunto a Pesaro con il suo Stato Maggiore il 6 febbraio 1797: fu ospitato “magnificamente” con tutti gli onori dal marchese Francesco Maria Mosca a cui Napoleone, in segno di riconoscenza per la sontuosa ospitalità ricevuta, fece dono di un magnifico servizio di porcellana, ancora oggi conservato nei Musei Civici pesaresi. Il successivo 20 febbraio Napoleone ritornò inaspettatamente a Pesaro, fermandosi però questa volta in palazzo Mosca soltanto un’ora. Nel 1811 era passato a Pesaro Stendhal, diretto a Milano: egli stesso scrive di avere visitato villa Caprile, la sontuosa residenza di campagna dei Mosca; ma doveva essere stato anche ospite del loro bel palazzo cittadino, dato che accenna a un quadro, Europa rapita da Giove, che il marchese Francesco Mosca possedeva nella quadreria del suo palazzo, e che esiste ancora nei Musei Civici di Pesaro.
IL VIAGGIO NELL’ANIMA DEI GIOIELLI DI DEVIS PALAZZI Nell’Atelier orafo di Devis Palazzi La Gioielleria diventa un luogo di incontro per scoprire l’Arte orafa Gioelli unici come Te per raccontare la Tua storia straordinaria Vieni a conoscere le nostre Creazioni e scopri i nostri Regali di Benvenuto PORTOVERDE di Misano Adriatico| Atelier- laboratorio Via Lungo Darsena 22 | T. 0541 640571 PESARO | Gioielleria | Via Della Maternità 5 T. 0721 67698 | Mob. 339 1303622 info@palazzidevisgioielli.it | www.palazzidevisgioielli.it atelier_orafo_gioielli_italy | Devis Palazzi L’Atelier orafo
GUSTARE
A tutto
CECE
I CECI SONO PARTE DELLA DIETA ITALIANA DA SEMPRE. IMPORTATI DALL’ORIENTE NELL’ANTICHITÀ, SI DIFFUSERO IN TUTTA LA PENISOLA SEDIMENTANDOSI NELLA CULTURA GASTRONOMICA ITALIANA E PESARESE. di Ettore Franca / ph Leo Mattioli
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rogerio in magazine aprile-maggio-giugno.pdf
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Il cece (Cicer arietinum – arietinum perché ricorda il cranio della pecora) è pianta orientale ma, coltivata dall’Età del Bronzo, divenne comune fra gli Egizi, i Greci e i Romani. Per i Greci era kikus cioè “forza”, “potenza”, sia per il potere nutritivo che, si diceva, per quello afrodisiaco. A Roma, cicer divenne il nickname di Cicerone per via del grosso porro che aveva sul volto. Caduto l’Impero, i ceci furono base alimentare, tanto che Carlo Magno volle si coltivassero in ogni possedimento imperiale. In Italia il cece è legato ai Vespri Siciliani del 1282, la sanguinosa rivolta dei palermitani che chiuse la dominazione angioina. Sconfitti, i francesi cercavano di mimetizzarsi con abiti palermitani, forse coppola compresa, se era già in uso. Tragico gioco dei vincitori era costringere uno sconosciuto a pronunciare ceci o, in dialetto, cèceri. Facile per un panormita, era impossibile per un francese che avrebbe detto sesì o seserì, prova sufficiente per finire passato a fil di spada. La pianticella in Italia ha nomi locali legati all’aspetto o al luogo: “pizzuto” dell’aquilano, “di Cicerale” del salernitano, “nero della Murgia” in Puglia, e altri in Toscana, in Umbria e altrove. Il cece è adatto ai celiaci perché non crea glutine, ed è fondamentale per l’alimentazione vegetariana o vegana. È
fonte di proteine, è ricco di fibra e di vitamine oltre che di magnesio, ferro, fosforo, calcio, sodio, potassio, zinco, ecc.; è utile nel controllo di colesterolo e glicemia e, pur così nutriente, fornisce poche calorie: 100 grammi di ceci cotti sono circa 120 calorie. Come tutti i legumi secchi, in cucina, vanno tenuti a mollo almeno una notte; qualcuno aggiunge un po’ di bicarbonato ma, mi raccomando, non aggiungete sale: li indurisce. Buoni tutto l’anno, d’inverno sono un piatto caldo e gustoso nel brodo: un po’ d’olio, cipolla, carota, sedano; frullati, qualche pezzo di pancetta rosolata in padella. D’estate, creano insalate con spinaci e mozzarella da condire con olio, aceto, senape, sale, pepe. Dato che quelle nostrane le conoscete tutti, vi cito due ricette esotiche delle quali, la hummus, araba, è la più nota. Cotti i ceci, si aggiungono spicchi d’aglio, olio extravergine, prezzemolo, semi di cumino, sale, succo di limone e, frullando, se ne fa una crema. Con un po’ d’olio e di peperoncino, si spalma sulla pita, il pane arabo. Ecco fatto un ottimo antipasto esotico. Un poco più complicato il falafel: bolliti i ceci, si approntano una cipolla tritata, spicchi d’aglio, coriandoli, pepe e peperoncino e si uniscono ai ceci; si frulla lasciando un paio d’ore in frigo. Se ne fanno poi palline da friggere in olio.
Ceci e vongole: TRA PASTA E ZUPPA Molte sono le ricette tradizionali come ciceri e tria in Puglia, o le laganelle in Campania mentre, in Toscana, ceci e baccalà si affiancano al caciucco di ceci. Nel pavese, per i Morti, si mangiano ceci con il maiale, mentre della Liguria sono famose la farinata, profumata di rosmarino, origano, timo e salvia, oppure la panissa che si chiama belacauda, in Piemonte, o cecina in Toscana. In Sicilia, cibo di strada, con la farina di ceci si preparano panelle, cazzilli e ’a rascatura. Famigliare, da noi, è la pasta con ceci e vongole per un piatto di tradizione: linguine, vongole e vellutata di ceci bilanciato fra la crema dei ceci dolce e corposa, al sapore delicato delle vongole. Non dimenticate, però, la zuppa ceci e vongole, ricetta facile, gustosa e versatile da accostare a fette di pane o certe paste da brodo fresche come gnocchetti, trofie o maltagliati. A proposito, ci si accosta bene il Bianchello del Metauro!
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Le scarpe
NEL BOUDOIR PAOLA GENNARI SARTORI HA AVVIATO UNA PROPRIA ATTIVITÀ NEL SETTORE CALZATURIERO, CON UN’ATTENZIONE PARTICOLARE ALLA GESTIONE ETICA DELLA FILIERA PRODUTTIVA.
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di Roberto Bagazzoli / ph Leo Mattioli
Paola Gennari Sartori, romana di nascita ma pesarese d’adozione, è una donna con tanta passione creativa, che ha investito nella sua attività di fotografa con risultati importanti. Da anni Paola si occupa di etica e sostenibilità per grandi aziende italiane ed estere ed è proprio da qui che si accende ancora una spinta verso un progetto che le permetta di poter applicare le sue conoscenze professionali e creative. Ci siamo incontrati in un sabato dal sapore primaverile in una città illuminata dal sole. Le ho chiesto come e perché è nato il brand Una Sera Boudoir Shoes. “Nella mia attività professionale ho notato come etica e sostenibilità fossero inserite in gruppi multinazionali dove le direzioni operative erano sparse in aree geografiche molto ampie, con tutte quelle che possono essere le difficoltà gestionali. Proprio da questo esempio ho cercato di dare forma al mio desiderio di un completamento professionale importante, ovvero avere l’opportunità di creare un prodotto seguendo e gestendo eticamente l’intera filiera, procedendo quindi, dopo la fase creativa, alla selezione dei materiali e alla realizzazione dello
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stesso mantenendo il contatto con il territorio”. Come hai cominciato? “Dalla selezione dei fornitori, che sono artigiani di Civitanova Marche, zona d’elezione della calzatura Made in Italy. In realtà amo definirli i miei partner in questa avventura. Le creazioni nascono a poca distanza da qui e questo mi permette di soddisfare anche una precisa esigenza di verifica nello sviluppo del modello”. E prima della vostra uscita sul mercato? “Abbiamo lavorato due anni, abbiamo avuto l’opportunità di fare vendite dirette e di avere così feedback immediati dai primi compratori. Qui mi sento di ringraziare anche il lavoro di chi mi segue nelle pubbliche relazioni, una professionista pesarese che stimo molto: Camilla Buzzi”. Paola Gennari Sartori mi spie-
gava che un’attività non preclude l’altra, ma le accomuna. Per questo le ho chiesto un dettaglio non trascurabile in un momento di grande impegno fisico e mentale, la prima soddisfazione: “La prima cosa che mi viene in mente è stato il momento successivo alle prime vendite, feedback positivi e soprattutto clienti pronti a ordinare ancora. Ho così capito che con il mio staff stavo seguendo la strada giusta”. Nella tua fase creativa come la immagini la donna che calzerà un tuo paio di scarpe? “Immagino una donna impegnata nel mondo del lavoro, indipendente ma che non rinuncia alla sua femminilità anzi che la viva in modo totalmente consapevole. Oggi abbiamo uno Show Room a Milano e io ho ricominciato a viaggiare frequentemente”.
Chiuso la domenica
SUONARE
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MAESTRO! LA MONDAINO YOUNG ORCHESTRA È UNA DELLE JAZZ BAND PIÙ GIOVANI D’EUROPA. TRA PROGETTI DISCOGRAFICI E CONCERTI DI LIVELLO NAZIONALE, IL 2019 È L’ANNO DEDICATO A RIZ ORTOLANI.
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di Maria Rita Tonti / ph Leo Mattioli
La Myo, Mondaino Young Orchestra, nasce nel 2011 da un’idea del Maestro Michele Chiaretti, diplomato in clarinetto al Conservatorio Rossini di Pesaro, con lo scopo di non disperdere la lunga tradizione bandistica di Mondaino e di creare una formazione adatta ad esprimere la creatività e l’energia dei giovani che frequentano la scuola di musica di Mondaino. In una comunità di 1.400 anime, la scuola conta 104 iscritti e offre la possibilità anche ai ragazzi dei comuni limitrofi di condividere con i compagni una crescita musicale e personale ricca di esperienze. La Myo è una tra le jazz band più giovani in Europa – i suoi componenti
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hanno infatti un’età media di 16 anni – e propone nei suoi concerti uno spettacolo dedicato al jazz delle origini, in formazione Dixieland e Big Band. Il progetto rappresenta un’eccellenza nel campo musicale dilettantistico a livello nazionale e internazionale. Nel 2013 e nel 2014, sul palco del Teatro Ariston di Sanremo, la band si impose davanti a gruppi provenienti da diciannove Paesi del mondo nell’ambito del Festival mondiale della musica scolastica. È stata insignita dell’encomio solenne da parte dell’Amministrazione comunale di Mondaino ed è stata premiata dalla Provincia di Rimini per il suo ruolo sociale e for-
mativo. La Myo è stata invitata a partecipare a eventi musicali di rilievo tra i quali Umbria Jazz, dove ha ricevuto i complimenti del presidente della manifestazione Renzo Arbore, Fano Jazz by the Sea, Expo Milano. Al 2014 risale il primo progetto discografico, Keep Swingin’!, che raccoglie i brani che hanno caratterizzato gli esordi della Myo. Nel 2016 la band mondainese ha potuto confrontarsi con alcuni dei più famosi jazzisti italiani a livello internazionale come Roberto Gatto, Gabriele Mirabassi, Maurizio Giammarco: da questa collaborazione è nato il nuovo disco Myo and Friends, presentato in occasione dell’Unesco Jazz Day. Myo è stata anche premiata con la Targa speciale alla musica 2017, in occasione della XIII edizione del Premio Rosa dell’Umbria, per “la qualità e l’unicità del progetto musicale e didattico”. Nel 2018 ha debuttato la Myo Orchestra di Fiati, formazione di circa 60 elementi, tra 10 e 21 anni, che si misura con generi musicali diversi. Nel quinto anniversario della scomparsa di Riz Ortolani, la Myo sarà impegnata nella diffusione della produzione del grande musicista pesarese.
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ORGANIZZARE
Eventi
COINVOLGENTI LUCA PIERI SI DIVIDE FRA RUOLI ISTITUZIONALI E PROFESSIONE DI DESIGNER E COMUNICATORE. DIAMO UNO SGUARDO DIETRO LE QUINTE DELLE SUE ATTIVITÀ, ALLA RICERCA DEI SEGRETI DEL SUO SUCCESSO.
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di Simonetta Campanelli / ph Luca Toni
Designer per scelta professionale, Luca Pieri ha al suo attivo numerose esperienze in ambito lavorativo e organizzativo. Non ha mai abbandonato il suo vero lavoro anche se al momento è presidente di Aspes Spa e vicepresidente nazionale vicario di AssoFarm. Sono ruoli impegnativi
che porta avanti in primis grazie al sostegno della sua famiglia. “Sono molto legato alla mia famiglia, che da sempre mi sostiene e mi comprende. Grazie al loro appoggio e alla loro disponibilità riesco ad affrontare con serenità tutti i miei impegni. Mio figlio Gianmarco è sempre stato inte-
ressato al mio lavoro e si fa coinvolgere tantissimo; mia moglie mi supporta senza mai desistere e i miei genitori (mamma Francesca e papà Elio) sono dei portenti che traggono la loro energia dal ballo, che amano a dismisura”. Che cosa fai nel tempo libero? “Amo la pallacanestro e sono ap-
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passionato di mountain bike: la prima mi ha insegnato ad agire in gruppo e condividere, la seconda a riflettere e ammirare; ma entrambi gli sport mi hanno insegnato che solo con impegno e fatica si arriva alla soddisfazione”. Quali sono le principali motivazioni che ti spingono a lavorare con tanto entusiasmo? “Mi piace ascoltare. Credo sia la base per una buona collaborazione con la gente. Parlare con le persone, comprenderne i bisogni, instaurare rapporti umani e relazioni costruttive sono elementi importanti per individuare eventi piacevoli e socialmente coinvolgenti per la città di Pesaro. Il mio piacere per l’interesse collettivo passa anche per la partecipazione alle attività dei volontari del verde e ai nuovi progetti produttivi, per la promozione della cultura e dello sport grazie ai quali possiamo incrementare il turismo. Per questo credo che sia utile snellire la burocrazia a vantaggio dei cittadini e delle imprese e di sostenere con sempre maggior forza il sociale”. Quali scelte ti piacciono? “Nel mio lavoro di designer è fondamentale prima ascoltare le esigenze del committente, poi proporre soluzioni volte a risolvere i problemi e infine comunicare il risultato, ovvero rendere note le soluzioni dopo averle realizzate. Credo nella collaborazione, nel confronto e nella condivisione. Questo è il metodo che mi piace: quello che lavora e gioca di squadra e che riconosce l’impegno e il valore a chi se lo merita”. Quante iniziative e manifestazioni ci sono attualmente in programma alle quali dai il tuo personale apporto professionale di designer e comunicatore? “Tantissime e in ogni servizio di competenza Aspes. Ne elenco solo alcune. Le Farmacie Comunali, con il progetto BenNati in collaborazione con il Comune di Pesaro, donano a tutti i genitori dei nati nel 2019 un kit di prodotti utili per il bebè e la neo mamma. 48
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Un’iniziativa sociale piacevole e sensibile. Le Farmacie Comunali operano in un mercato libero ma tenendo sempre bene a mente la propria finalità sociale. Per questo portiamo avanti quotidianamente campagne di prevenzione a beneficio della salute dei cittadini. Penso a quelle contro il diabete o, ancora, contro la zanzara tigre. La nostra Vitrifrigo Arena, oltre alle annuali manifestazioni sportive e concertistiche, anche quest’anno ospiterà grandi eventi quali – tanto per citarne alcuni
“MI PIACE ASCOLTARE. PARLARE CON LE PERSONE, COMPRENDERNE I BISOGNI, INSTAURARE RAPPORTI UMANI E RELAZIONI COSTRUTTIVE SONO ELEMENTI IMPORTANTI PER INDIVIDUARE EVENTI PIACEVOLI E SOCIALMENTE COINVOLGENTI”.
– il Cirque du Soleil, la Coppa del Mondo di Ginnastica Ritmica, Claudio Baglioni in concerto, congressi nazionali, ecc. La Vitrifrigo Arena genera un indotto economico incredibile per il territorio, oltre a portare il nome di Pesaro in tutto il mondo. I Mondiali di ginnastica ritmica del 2017, ad esempio, hanno portato il nome della nostra città in tutti i continenti del globo. Quanto vale questo in termini di promozione turistica? Tantissimo. Cambiando settore, stiamo pensando di realizzare una pubblicazione storico-culturale sul nostro cimitero monumentale, luogo di preghiera e del ricordo ma anche di storia e cultura. Presto sarà data la possibilità a ospiti e turisti di visitare, accompagnati da una guida, i più suggestivi monumenti, spazi, aree del camposanto, a partire dalla Basilica di San Decenzio lungo il Viale degli Artisti, attraverso i sentieri del ricordo”.
PEDALARE
La bici è
DONNA! LA SQUADRA DELLE PANTERE ROSA È L’UNICO CASO IN ITALIA DI GRUPPO CICLOTURISTICO NON AGONISTICO COMPLETAMENTE AL FEMMINILE.
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Trenta donne, una sola passione: la bicicletta. Sono le Pantere Rosa di Pesaro, squadra di cicliste formata da sole donne di età compresa tra i 25 e i 75 anni, nata nel 2010 per praticare e vivere l’amore per le due ruote a 360 gradi, sia a livello amatoriale che sportivo. Unico caso in Italia di gruppo cicloturistico non agonistico interamente al femminile, l’Asd Pantere Rosa è una squadra regolarmente iscritta al Coni che da anni organizza manifestazioni e mediofondo nel nostro territorio. Un modo per praticare uno sport con impegno e dedizione, ma anche per stare insieme, divertirsi, stare in forma. Divertimento e passione: il motore e la motivazione che spingono le Pantere Rosa a organizzare ormai da 5 anni la gara dilettantistica di bici da corsa mediofondo La Panterissima, che quest’anno si è tenuta a Pesaro il 31 marzo. “Il raduno – spiegano le ragazze della squadra –, è stato patrocinato dal Comune di Pesaro e viene organizzato senza scopi di lucro, con la partecipazione volontaria di tutte le iscritte alla nostra società. L’intento principale è quello d’incrementare e diffondere l’uti-
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di Alice Muri / ph Leo Mattioli
lizzo della bicicletta per uso sportivo e far conoscere i luoghi più belli del nostro territorio, come ad esempio la Strada Panoramica San Bartolo, che abbiamo avuto il piacere di ammirare lungo il percorso. Per l’occasione ci siamo ritrovati insieme alle altre Società della nostra Provincia e non solo, per condividere in allegria la passione che ci accomuna”. Gli iscritti alle ultime due edizioni de La Panterissima sono stati circa 650, provenienti sia dalla Provincia di Pesaro e Urbino che dalla Regione Emilia-Romagna. Non solo sport: le ragazze delle Pantere Rosa, in ogni loro iniziativa, non perdono l’occasione di rivolgere la loro attenzione alla
solidarietà e alle persone meno fortunate. “Le nostre manifestazioni – spiegano – devono servire anche a divulgare e a far conoscere, attraverso il lavoro delle associazioni Onlus che si occupano di ricerca, assistenza e riabilitazione, che ci sono persone meno fortunate di noi e che hanno bisogno del sostegno di tutti. Ogni anno, infatti, a La Panterissima si affianca il banchetto dei volontari della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica Onlus, che per l’occasione mettono in vendita le uova di Pasqua solidali, e da quest’anno siamo al fianco di AVIS Pesaro, sponsorizzando dei gadget distribuiti a tutti i partecipanti”.
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