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DOME IN Magazine Premium 2018

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SPECIAL DOME. architettura e interior design

RIMINI: Italian Beauty RAVENNA: Restituire il sapore

FORLÌ: Poesia con vista

PESARO: Voglia di libertà


EDITORIALE

Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ -

€ 3,00

INMAGAZINE PREMIUM-DOME 2018

di Andrea Masotti

Eccoci arrivati al nostro terzo appuntamento annuale con DOME: lo speciale di Premium INMagazine dedicato esclusivamente all’architettura e al design in EmiliaRomagna e Marche. Apriamo dunque la nostra prima rassegna, concentrata sulle più belle case del nostro territorio. E lo facciamo con la casa Binocolo, nella Repubblica di San Marino, dove cielo e bosco si contendono la vista dalle grandi vetrate. Passiamo poi al Podere Pecoranera di Bertinoro, agriturismo e aspirante B&B del noto doppiatore Massimiliano Rossi, che ci offre la suggestiva immagine di copertina. Nel centro storico di Pesaro ci aspetta un appartamento all’insegna di libertà e spazi fluidi. A Ravenna siamo entrati nella casa ristrutturata e arredata da Lunella Dolcini, in un palazzo del 1600 che pare abbia ospitato Giacomo Leopardi e Lord Byron. A Gabicce Monte, una giovane coppia ci ha ospitato nella sua villa, una vera oasi in collina, a pochi minuti dalla costa. Le porte di un bellissimo loft dal sapore industriale ci sono state aperte a Cesena, mentre a Forlì l’Architetto Fiorenzo Valbonesi ci ha raccontato la ristrutturazione di un palazzo settecentesco, residenza esclusiva in equilibrio tra conservazione e rinnovamento. A chiudere la rubrica dedicata alle case, abbiamo scoperto per voi, nelle colline pesaresi, una vera perla: un loft ricavato eccezionalmente all’interno di una dimora storica. La seconda rassegna ci porta a conoscere i volti dei protagonisti dell’architettura e del design romagnolo: abbiamo incontrato gli Architetti Fabio Mariani, che ha da poco pubblicato un libro dedicato all’architettura e al suo rapporto con essa, ed Enrico Muscioni, il cui progetto JM Penthouse gli è valso il riconoscimento del Best Italian Interior Design 2018. Christian Buratti e Stefano Severi di Quadrastudio, ci hanno accompagnato alla scoperta di due progetti: l’allestimento del negozio e delle vetrine di Diadora a Milano, e quello degli interni del ristorante Sapido, che esporta la gastronomia e la cultura romagnola negli Stati Uniti, a Fort Lauderdale (Florida). Anna Iuliano, architetto e interior designer, ci racconta il suo lavoro all’insegna dell’armonia e della pulizia formale. Con l’architetto Massimiliano Sansavini scopriamo il tavolo che ha progettato, innovando un elemento fondamentale dell’arredamento. Al Fuorisalone di Milano, abbiamo ammirato il paravento Screen 5 ideato dall’architetto e designer Monica Gasperini. Per imparare qualcosa di più sulla professione del flowers designer, abbiamo parlato con Carolina Rubbini, mentre a Forlì abbiamo imparato, grazie all’attività artigianale di Legno architettura e interior design Antico, e della sua general manager Marilena Gamma che il legno ha più RIMINI: Italian Beauty RAVENNA: Restituire il sapore di una vita. Ci salutiamo, infine, con FORLÌ: Poesia con vista lo sguardo panoramico del fotografo PESARO: Voglia di libertà Matteo Sigolo, che a Venezia ha catturato riflessi e attese all’interno degli imbarcaderi.

SPECIAL DOME.


SOMMARI O

DOME

ARCHITET TURA E DESIGN Editoriale

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Accenti

10

Sospesa nel vuoto

14

14

Uno sguardo fra cielo e bosco.

Poesia con vista

20

Custodire e condividere.

Voglia di libertà

26

Uno spazio fluido e accogliente.

Restituire il sapore

32

20

Affreschi, pavimenti e preziosi dettagli.

Italian Beauty

38

Un’oasi in collina.

Anima industriale

44

Un mix di metallo, legno e colore.

L’equilibrio sottile

50

32

Rinnovare conservando.

Il loft inaspettato

56

Fra antico e contemporaneo.

Fabio Mariani

62

Un fuoco nello stomaco.

Enrico Muscioni

68

Sulla terra con la terra.

Quadrastudio

70

Da Milano a Miami.

38 8

Anna Iuliano Regista di atmosfere.

74


SOMMARI O

DOME

ARCHITET TURA E DESIGN Massimiliano Sansavini

77

Innovare un simbolo.

Monica Gasperini

83

Un totem per Artemest.

Legno antico

89

Le vite del legno.

Matteo Sigolo

93

Attese panoramiche.

Carolina Rubbini

96

56

L’aiutante dei sogni

62

“IN MAGAZINE PREMIUM” Speciale DOME Reg. al Tribunale di Forlì il 28/10/2005 n. 43 Edizioni IN MAGAZINE S.R.L. - Menabò Group Redazione e amministrazione: 47122 Forlì - Via Napoleone Bonaparte, 50 tel. 0543.798463 - fax. 0543.774044 www.inmagazine.it www.menabo.com redazione@inmagazine.it Stampa: Grafiche MDM Forlì Direttore Responsabile: Andrea Masotti. Redazione centrale: Clarissa Costa, Gianluca Gatta, Beatrice Loddo. Artwork: Francesca Fantini.

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Ufficio commerciale: Gianluca Braga, Irena Coso, Laura De Paoli, Elvis Venturini. Collaboratori: Annalisa Balzoni, Roberta Bezzi, Dolores Carnemolla, Mariadele Conti, Lucia Lombardi, Francesca Miccoli, Francesca Ricci. Fotografi: Elisabetta Acquaviva, Lidia Bagnara, Alberto Canepa, Laura De Paoli, Fabio Ferrini, Massimo Fiorentini, Riccardo Gallini, Grazia Novelli, Giorgio Sabatini, Massimiliano Sansavini, Gianmaria Zanotti. Chiuso per la stampa il 4/06/2018 Seguici su FB: www.facebook.com/edizioni.inmagazine In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

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gruppo

in cooperation with

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ACCEN TI

OF F CE L LS B O LO G N A - In occasione della Biennale di Architettura di Venezia, all’interno del padiglione italiano Arcipelago Italia, a cura di Mario Cucinella – lo studio bolognese diverserighestudio, in collaborazione con Ernesto Antonini e Andrea Boeri dell’Università di Bologna e con il supporto di Matteo Marsilio ha immaginato le Foreste Casentinesi come location del suo progetto sperimentale dedicato al rilancio dei boschi, Off Cells. Le Foreste Casentinesi ospitano alcune delle più belle faggete d’Italia, e sono entrate a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 2017; l’obiettivo di questo progetto è dunque riproporre l’integrazione dell’uomo con il bosco, nel pieno rispetto del prezioso ambiente circostante, tramite lo sviluppo di piccoli insediamenti dotati di spazi destinati a funzioni abitative e produttive, a cui si possono affiancare nel tempo spazi per la formazione, la

ricerca e l’impiego dei materiali – in relazione alla filiera del legno e ad altre risorse della foresta – o per l’accoglienza di visitatori. Gli edifici proposti s’ispirano a cinque criteri: agevolare la trasmissione del sapere, ripresentare l’armonia delle proporzioni degli edifici religiosi, consentire la convivenza e l’integrazione di attività lavorative e

T R EC ENTOM ILA LAMPAD E SA N TAR C ANG ELO - Nella mitologia classica le divinità associate alla luce sono le stesse venerate in occasione del parto. Così, nel dar forma alla luce, l’Architetto Gianluca Maestri compie un atto creativo e magico al tempo stesso, che si

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realizza attraverso le sue lampade artigianali: 300000 TRECENTOMILA illuminazione. Le figlie di luce di Maestri prendono i nomi dalla mitologia classica “per la loro sintesi e il suono che producono”. Tutte fatte a mano, frutto di un artigianato sapiente, le lampade sono esposte presso Ineditadimora a Santarcangelo, location suggestiva, ricca di arredi e complementi scelti con cura e dai soffitti alti, dove Maestri ha installato dieci lampade. “Questa sfida ha fatto sì che modificassi alcuni progetti per poterli adattare alle varie situazioni, facendo emergere una caratteristica fondamentale di 300000: la personalizzazione del prodotto, l’artigianalità che la contraddistingue, permettendo così di adattare ogni progetto al suo contesto, nelle dimensioni e nelle finiture.” (L.L.)

residenziali, praticare l’empatia verso la foresta e l’ambiente nella scelta dei materiali e delle geometrie, offrire adattabilità nel tempo grazie alla possibilità di ampliamenti, smontaggi, dislocazioni (nella foto: Atmosfera - il progetto nel paesaggio, diverserighestudio, Paris Render, Luca Stortoni, Paolo Sinibaldi).

B OLOG N A DESIGN WEEK BOLOGNA - Giunge alla quarta edizione Bologna Design Week, la manifestazione internazionale dedicata alla cultura del design in Emilia-Romagna. Da martedì 25 a sabato 29 settembre 2018 il centro storico della città di Bologna sarà animata da vernissage, mostre, workshop, concorsi, proiezioni, visite guidate e design talks, in orario post fieristico e serale; lungo tutta la città si attiveranno percorsi tematici. Designer, architetti, studi di progettazione, showroom, gallerie d’arte, aziende e realtà creative sono invitati a contribuire all’arricchimento del programma: per rispondere alla call del BDW, collegandosi al sito dedicato, c’è tempo fino al 30 giugno.


Vivere momenti straordinari in ambienti in cui tutto è in perfetta armonia dove le forme sono semplici e chiare.

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P E R I ODICO DI CLASSE A P ESA R O - Enrico Scalbi, amministratore delegato della Edil CP, la società di costruzioni che opera nel settore specifico con comprovata esperienza e serietà, e che guida i clienti per tutto il percorso di ristrutturazione per la propria casa, è il

direttore responsabile del periodico della buona edilizia Ristrutturo in classe A, nel quale illustra tutte le opportunità e modalità per ristrutturare la casa secondo i principi di bio-edilizia e di risparmio energetico, chiavi in mano. Bio-edilizia significa ridurre al massimo l’impatto ambientale, significa una filosofia di vita green, utilizzo di materiali di costruzione particolari e accorgimenti architettonici e tecnologici per un maggiore risparmio energetico e minore spreco di risorse. Anche in questo settore, affidarsi a un unico interlocutore, punto di riferimento per la progettazione, le pratiche amministrative e soprattutto l’intero processo di realizzazione per ristrutturare e, al tempo stesso, salvaguardare l’ambiente, è una soluzione perfetta per essere certi che tutto questo sia curato da ogni punto di vista, per poter giungere assieme alla fine del percorso di rinnovamento. Usufruendo inoltre delle detrazioni fiscali.

GO L I NUCCI C O MP IE 4 5 A NNI C E SEN A - Festeggia i suoi primi 45 anni la Golinucci Srl, storica azienda romagnola di design e accessori di alto livello per cucina, living, bagno e lavanderia. L’azienda si è affermata nella progettazione e produzione di accessori cucina e bagno, con presenze importanti sia in Europa che in Australia: negli ultimi 5 anni, ha visto una crescita del 50%, con l’esportazione in oltre 40 paesi al 75%. Un successo e una lunga vita che premiano il valore espresso nel motto aziendale designed for every day: concentrandosi non solo sull’estetica, ma anche sulla funzionalità, da quasi mezzo secolo 12

Golinucci progetta e realizza complementi d’arredo per semplificare la vita di tutti i giorni.

VINTAG E D ESIGN S ANTARCA N GE LO

- Lalabonbon sembra il ritornello di una canzoncina d’altri tempi che rimanda a un’infanzia spensierata, alla casa dei nonni e ai dolcetti delle zie, invece è l’allegro nome del brand creato dalla designer santarcangiolese Cristina Zanni, che in Romagna ha posto la sua cifra a molti locali di tendenza e caratterizzato gli interior di molte dimore private. Il suo sguardo è volto ad un design d’antan fortemente radicato nel contemporaneo per donare ai suoi progetti armonia, poesia e ritmo. La sua ricerca estetica l’ha condotta a creare Miss per Lalabonbon, personalissima collezione di sedie. Il neonato brand di design, pensato per gli amanti del vintage furniture, è stato appena presentato dalla direttrice creativa al Fuori Salone di Milano nel suggestivo ristorante La Segheria da Carlo e Camilla. Appassionata dello stile italiano anni ’50 e ’60, Cristina rivisita tessuti e colori esclusivi in un mix and match seducente dando vita ad una collezione imperdibile. (L.L.)


REPUBBLI CA DI SAN MARI N O

SOSPESA NEL VUOTO U NO SGUARDO FRA CIELO E BOSCO testo Lucia Lombardi - foto Fabio Ferrini e Riccardo Gallini


“Quando hai molti vincoli, i progetti spesso diventano ancora più stimolanti perché hai più possibilità di percorrere strade progettuali inattese.” E di stimoli l’Architetto Fabio Ferrini per la casa Binocolo ne ha colti in abbondanza. Edificata a ridosso delle mura del centro storico del Monte Titano, nella Repubblica di San Marino a circa 700 m. sul livello del mare, in un lotto dalla vista magnifica sul Montefeltro, le sue linee guida sono state: rispettare, preservare, integrare. Il progetto consta di due abitazioni indipendenti: un alloggio minimo per una mamma rimasta sola e una casa più grande per sua figlia e la sua famiglia. “Il lotto era davvero particolare: un boschetto di querce con pendenze del 60%, compreso fra due vie che hanno un notevole dislivello fra di loro, di circa 10 m. – racconta Ferrini. – Il progetto si è sviluppato e ha preso forma proprio da questi vincoli e ha avuto come premessa fondamentale la tutela e la valorizzazione della pregevole vegetazione esistente.” Quest’ultima è stata oculatamente preservata, per un

UN A RISORSA … N AT U RA L E. La casa Binocolo è stata segnalata al Premio Lignus come migliore abitazione monofamiliare residenziale costruita sulla Penisola negli ultimi dieci anni. “Costruire in legno – dice Ferrini – penso sia il miglior sistema per costruire case al giorno d’oggi. Il legno è una risorsa per la creatività e un’eccellenza tecnologica.”

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“ AV EVO A D IS P O S IZ IO N E T U T T E LE C O N D IZ IO N I I D E A L I : U N LOT TO E U N A NAT U R A M E R AVIG LIO SA ; TA NT I V IN C O LI; C O M M I T TE N TI S E N S IBILI.”

IN APERTURA, LA VEDUTA ESTERNA NOTTURNA DELLA CASA. A LATO, IL CORRIDOIO SU CUI SI AFFACCIANO LE SCALE. SOPRA, L’AREA LIVING CON AMPIA VETRATA.

terreno microscopico di solo 300 mq. “Dal primo approccio ho cercato di occupare meno spazio possibile a terra. Tutto lo spazio verde è fruibile unicamente da un camminamento interno, il terreno ha una pendenza tale che fatichi a restare in equilibrio.” Per ovviare a questo inconveniente l’architetto ha pensato “ad una serie di piccole scale, interrotte da altrettanti pianerottoli più o meno lunghi che attraversano interamente il lotto e collegano il dislivello fra le due vie,” trasformandolo in una vera e propria passeggiata nel bosco. In pianta la forma dell’edificio rispetta la distribuzione della vegetazione e si integra con essa. Sul confine del lato Ovest ci sono tre querce in sequenza ed è proprio la linea obliqua che lambisce la loro chioma che genera l’alzato e le linee inclinate dell’intero progetto. La parte fuori terra, posizionata sul rettangolo minimo sottostante, ha due evidenti corpi a sbalzo (come un binocolo) che si stagliano nel vuoto del bosco e che sfiorano i rami delle alberature esistenti. Fra i due corpi si viene a creare una sorta di corte, atta a valorizzare le tre querce, in grande rapporto con l’interno grazie a generosissime facciate trasparenti. Le tecnologie sono declinate e attente a più aspetti della costruzione, come per esempio nelle “parti fuori terra costruite con l’utilizzo di strutture portanti a secco in legno bio-edile e tutta la struttura ha caratteristiche tali da configurarsi come edificio certificato casa clima classe A a basso impatto energetico. Uno dei maggiori vantaggi nell’utilizzare strutture a secco è proprio la velocità di costruzione: questa parte della casa è stata completata in soli sei mesi.” Di contro, 17


SOTTO, LA STANZA PADRONALE. I COLORI DELLA NATURA OLTRE LA VETRATA CATALIZZANO LO SGUARDO.

“tutto va progettato a priori, compresi gli impianti tecnologici e lo spazio per modifiche in cantiere è ridotto a zero”. La suddivisione degli spazi interni propone al piano terra “il piccolo alloggio indipendente, trilocale. Al piano superiore c’è il garage a confine con la strada, mentre i due aggetti suddividono gli spazi principali: da una parte il soggiorno, dall’altra la cucina. Nella zona notte invece, la parte padronale e quella dedicata ai figli. Nella zona arretrata centrale (quella che collega i due monocoli) ci sono gli spazi distributivi, la scala e i servizi”. La facciata della casa è caratterizzata da due corpi aggettanti rivolti in maniera disinvolta sul Montefeltro, che sono la prima cosa pensata quando ha visto il lotto: “Mi piaceva molto l’idea di una casa sospesa sul vuoto. Sono cresciuto sognando di volare dalla pedana del Monte Titano che costruivano per far volare i primi deltaplani negli anni ’70. La mia passione per il volo ha influenzato decisamente questo progetto”. Oltre al cemento armato per la parte seminterrata – “grigio proprio come la corteccia delle querce”, amato da Ferrini per il suo brutalismo – per i due piani fuori terra sono stati usati listelli di legno orizzontali di Okumè: “una casa di legno deve essere percepita come tale. Col tempo il legno diventa grigio e la casa si mimetizza nel bosco”. Secondo l’architetto ci sono centinaia di progetti concettualmente più avveniristici di questo. “Però in questo progetto avevo a mia disposizione tutte le condizioni ideali: un lotto e una natura meravigliosa; tanti vincoli; committenti sensibili che mi hanno dato carta bianca dall’inizio alla fine. Mi sono potuto esprimere in piena libertà, in condizioni piuttosto rare per un progettista.”


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FORLÌ

POESIA CON VISTA CUSTODIRE E CONDIVIDERE testo Annalisa Balzoni - foto Gianmaria Zanotti


In una splendida giornata dai toni primaverili, avventurandoci per le colline di Bertinoro, entriamo nel Podere Pecoranera, una piccola azienda agricola che ha in seno il sogno di diventare un agriturismo e B&B. Strano nome, si può pensare, un’espressione polirematica dal significato negativo. Invece “La pecora nera non è cattiva né goffa né ingrata. È solo diversa (…) e speciale”. Un pensiero diverso domina questa dimora, un concetto completo di casa, calda, rassicurante e sorridente, come la voce di chi la abita. Siamo infatti ospiti del noto doppiatore Massimiliano “Massi” Rossi, forlivese di nascita, milanese di adozione e bertinorese per passione. Un ragazzo socievole, che con semplicità ci ha fatto da guida assieme all’amica Cristina Casadei, nota interior designer forlivese, che ha curato nei minimi dettagli sia la progettazione sia gli interni. Osservando una casa nel suo insieme percepiamo la personalità di chi la abita, perché una parte di noi le si cede, e l’abitazione diventa un’espansione della nostra essenza, rappresenta dal punto di vista psicologico il nostro primo universo e lo spazio privilegiato per la nostra individuazione. L’amore e la passione diventano il leitmotiv di questa bellissima 22

PROMEMORIA PER U NA ROMAN TI CA DISC ESA . Una poesia di Eugenio Montale attira l’attenzione all’ingresso: è scritta sul muro prospiciente la bellissima scala che conduce al piano notte. Un’emozione, un sentimento di amore donato, che non ha bisogno di tante parole: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto a ogni gradino”…


U N PEN S IE R O D IVE R S O D O M I NA QU E S TA D I M O R A , U N C O N C E T TO C O M PLE TO D I C A SA , C A L D A , R A SS IC U R A N TE E SO RR ID E N TE .

IN APERTURA, LA CUCINA CON AFFACCIO SULLE COLLINE BERTINORESI. A LATO, LE SCALE E IL DETTAGLIO POETICO IN TEMA. SOTTO, LA ZONA LIVING.

dimora, frutto di una demolizione e ricostruzione nel 2012. Al piano terra, che è a forma di cannocchiale, troviamo, oltre alla grande zona living magistralmente divisa tra zona studio e zona relax, anche il cuore della casa, rappresentato dalla cucina ricavata nella vecchia stalla. Separate dalla zona relax da una bellissima porta vetrata, che ricorda gli ingressi delle officine degli anni ’50, la cucina e la zona pranzo ti avvolgono, immerse nella luce naturale che penetra dall’importante vetrata che taglia il muro esterno, proiettando il visitatore nella vallata. Un’emozione che dona calore e amore, ma soprattutto che rassicura. Ogni elemento di arredo è stato curato nei minimi dettagli, i ricordi di Massi sono presenti in maniera tangibile: il bellissimo mobile della bottega di famiglia trasformato in bancone nella zona cucina, la bilancia e la vecchia stufa. D’effetto il grande tavolo tondo in legno resinato attorniato da sedie coloniali indiane, sovrastato dal-

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ART I G I A NATO D I QU A L I TÀ, O P ERE D ’ A R TE O RI E NTA L E , Q U A DR I E S C U LT U RE I N F I L D I FE R R O IM PREZ I O SI SC O NO G LI AM B I E NT I D EL L A C A SA .

lo splendido lampadario dell’artista cesenate Davide Medri. La bellissime sedute color carta da zucchero e alcuni pezzi di arredo della zona relax, come la splendida chaise longue provengono dal negozio Antichità del Rigattiere della forlimpopolese Marta Bagnolini. Dallo stesso negozio sono state fornite anche le porte della zona notte e la scrivania dello studio. Spicca nella zona living il possente e splendido divano Baxter. Uno stile eclettico e raffinato caratterizza ogni ambiente. Artigianato di qualità, opere d’arte orientale, quadri di Carlo Cola e di Miria Malandri, sculture in fil di ferro di Alessandro Rizzi di Forlì e di Vox Populi (Avignone) impreziosiscono gli ambienti di tutta la casa. Accogliente la zona notte, divisa tra la camera padronale e la zona bagno con la spa. Le tinte tortora e i grigi tenui della pavimentazione e delle pareti si uniscono alla colorazione delle travi lignee del soffitto anticate artigianalmente. La condivisione è stata il filo conduttore di questa visita e, come dice Massimiliano, rappresenta uno dei punti fermi della sua vita. La ricostruzione del casale è stata basata proprio sulla voglia di poter spartire e vivere gli spazi con gli amici, con la famiglia, con lo zio Giancarlo – factotum della casa – e con i compagni a quattro zampe. Poi occorre salire sul tetto e, seduti sul nido costruito in ferro, spaziare sulla vallata in compagnia della musica che tramite la filodiffusione si spande dall’interno verso l’esterno. Ecco: qui si parla di amore, di sorrisi ma soprattutto di condivisione.

SOTTO, UN’ESILE PASSERELLA CONDUCE AL NIDO IN FERRO, PER AMMIRARE IL PANORAMA DAL TETTO.


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PESARO

VOGLIA DI LIBERTÀ UNO SPAZIO FLUIDO E ACCOGL I EN TE testo Mariadele Conti - foto Laura De Paoli

Nel centro di Pesaro, all’ultimo piano di una palazzina storica, si trova un appartamento concepito all’insegna dell’essenzialità: arredo di pregio, tanta luce e una palette black & white.

Nel centro storico di Pesaro, nella parte più antica ed elevata, con vista sui tetti che spazia fino alla collina del San Bartolo e del faro, al quarto piano e sottotetto di un edificio storico, si trova questo appartamento di circa 270 mq. I proprietari, una coppia di professionisti con due figli, hanno scelto per vivere uno stile essenziale ma accogliente, affidandosi all’Architetto Paolo Marconi che ha progettato le scelte distributive e seguito le finiture e l’arredo. La zona giorno è caratterizzata da un grande doppio volume con soppalco, che lascia a vista gran parte del tetto in legno; il living è pieno di luce e arredato con pochi mobili di prestigio: divani, chaise longue e poltrone comode che dialogano con

grandi librerie contenenti le tante pubblicazioni sui molteplici interessi dei componenti familiari. Le finestre e un piccolo balcone si affacciano sui tetti del centro storico e la vista si apre sul bellissimo colle che separa Pesaro dalla Romagna. La grande zona giorno, con il muro di spina che porta il tetto, è stata realizzata in modo da avere spazi fluidi e a tal fine sono state eliminate quasi completamente le porte; le uniche rimaste sono, quella scorrevole che dà accesso alla cucina, e quella a bilico che permette di accedere al corridoio della zona più privata dell’appartamento, ambedue trattate con pannelli semplici e senza cornici. In questa zona della casa il doppio volume è solo parziale, salvo in alcune camere come nella padronale. Gli am27


I N T U T TA L A C A SA S I RESP I R A VO G L I A D I L I B E RTÀ, G L I SP A Z I D EL I M I TAT I D A G L I EL E M E NT I L I B R ER IA C O NNOTA NO L ’A MB IE N TE .

IN APERTURA E IN QUESTA PAGINA, DUE VISTE DELLA SALA. NELLA PAGINA SEGUENTE, L’INGRESSO E UNA PROSPETTIVA SUL CORRIDOIO DELLA ZONA NOTTE CON DETTAGLIO SULLA PORTA A BILICO. 28

bienti procedono in modo aperto e fluido, con un susseguirsi di passaggi che consentono la vista degli spazi aprendo e celando contemporaneamente. Sul corridoio, illuminato da luci molto soft che preludono a momenti di puro relax, si aprono le porte delle camere, dove sono stati realizzati su disegno del progettista numerosi armadi contenitori a scomparsa, perché niente confonda la voluta semplicità degli ambienti. Il soppalco, cui si accede con una scala a vista, è espansione del soggiorno stesso ma pensata per creare una zona riservata, dedicata ai ragazzi e da vivere in compagnia, e prevede anche una stanza ospiti con bagno autonomo. Tutto l’appartamento è realizzato in maniera omogenea con pareti bianche e pavimento a liste di rovere; lampade a parete illuminano il tetto in legno che è stato rifinito con vernice opaca. In tutta la casa si respira voglia di libertà, gli spazi delimitati dagli elementi libreria sia in verticale che in orizzontale connotano tutto l’ambiente, che assume così un aspetto decisamente contemporaneo e pieno di personalità. L’arredo è costituito da pochi pezzi di pregio, alcuni provenienti dalla precedente abitazione ed altri nuovi; tra questi il divano Ray di B&B


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disegnato da Antonio Citterio, il daybed di Mies van der Rohe per Knoll e la poltrona di Lounge Chair di Eames per Vitra. La cucina, piccola rispetto alle dimensioni dell’appartamento

A P R I TI S E SA M O … Nella zona giorno il passaggio da un ambiente all’altro è reso con continuità dall’assenza di porte, eccezion fatta per quella scorrevole che separa living e cucina. Una soluzione interessante dell’Arch. Marconi per il reparto notte: la porta a bilico, silenziosa e discreta, custodisce la tranquillità del riposo della famiglia.

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ma vissuta come un laboratorio e quindi perfettamente attrezzata, si sviluppa in lunghezza e accoglie un angolo pranzo dall’aspetto romantico che propone allo sguardo un panorama molto

suggestivo. Il piccolo tavolo è il Tulip di Saarinen in legno laminato, le sedie Flow Chair a stelo di MDF; la lampada orientabile è la Tolomeo, con diffusore in pergamena, disegnata da Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina per Artemide. L’ingresso è caratterizzato dalle aperture libere sugli spazi soggiorno e semplicemente dal tavolo Tulip di Saarinen con piano in marmo di Carrara. Le lampade, sia quella sospesa sul tavolo Tulip dell’ingresso che quella nel soggiorno vicino alla scala che sale al soppalco, sono le Caboche di Foscarini disegnate da Patricia Urquiola. Quelle a parete sono di Luciferos e quelle a soffitto di Delta Light. Il risultato di tutto l’insieme crea una casa accogliente, moderna, pronta a trasformarsi da luogo all’apparenza minimale in un ambiente ideale per ricevere i tanti amici dei padroni di casa.


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RAVEN N A

RESTITUIRE IL SAPORE AFFRESCHI, PAVIMENTI E PREZIOSI DET TAGL I testo Roberta Bezzi - foto Massimo Fiorentini e Lidia Bagnara

Nel centro storico di Ravenna, Lunella Dolcini ha curato la ristrutturazione e l’arredo di un appartamento in un palazzo del 1600. Con una cura speciale per il sapore originario della casa.

Prezioso come un museo, da scoprire in ogni suo dettaglio, ma in grado di trasmettere quel calore che ben si addice al luogo in cui si sceglie di vivere. Si presenta così l’appartamento che l’interior designer Lunella Dolcini ha ristrutturato e arredato con cura e passione, investendo molto di se stessa, visto che il committente è un familiare stretto. L’abitazione si trova nel cuore del centro storico di Ravenna, in una via discreta e appartata, all’interno di un suggestivo palazzo del 1600 che pare abbia ospitato anche Giacomo Leopardi e Lord Byron. “L’intero complesso – racconta Dolcini – è stato rimaneggiato negli anni ’50 e sezionato in diverse unità abitative. Al momento dell’acquisto negli anni ’90 l’appartamento aveva pertanto un taglio 32

che richiamava chiaramente la metà del Novecento, grazie a pavimenti alla palladiana, soffitti altissimi e porte larghe con specchiature opache orizzontali, che poco c’entravano con l’epoca in cui il palazzo era stato costruito. Ho cercato quindi di restituire alla casa un po’ del suo sapore originario, addolcendo i pavimenti, inserendo una cornice perimetrale in palladiana giallo Siena nella stesura del pavimento esistente verde Alpi.” Entrando nell’appartamento si resta subito colpiti dalle angoliere della prima metà del XVIII secolo e dalle appliques a cinque luci Handmade by Pauly di Venezia, fornitore ufficiale della Casa Reale inglese e del Quirinale. Impossibile non ammirare le finte tende appoggiate alle angoliere con la tecnica del trompe-l’œil:


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“Ho richiesto l’intervento dell’ottimo gnomonista-pittore Mario Arnaldi che ha realizzato diverse meridiane – spiega l’interior designer ravennate –, portandogli l’esempio di Graham Rust, un artista straordinario che ha saputo interpretare il trompe-l’œil da decorazione parietale. Così è nata l’idea di restituire al palazzo gli affreschi, senza fare un finto, bensì un’interpretazione moderna seguendo un senso della decorazione molto alto, come si faceva negli anni ’90.” Il salotto-pranzo è incantevole in ogni suo angolo e reso particolarmente caldo e morbido da alcuni pezzi d’arredo che parlano da soli: l’arazzo fiammingo del XVII secolo alla parete, il tappeto Kashan Mohtasherm di antica manifattura, il divano con tessuto Bevilacqua su disegno di Lunella Dolcini, le tende tessuto Dedar, l’imponente lampadario Handmade by Pauly di Venezia. La cucina, collocata alla sinistra dell’ingresso, è moderna e funzionale come si conviene alle esigenze della vita quotidiana, ma arricchita da pezzi di design quali la lampada a sospensione Snow ball di Poulsen by Poul Henningsen (1958), che cade sopra il tavolo Knoll disegnato da Saarinen (1956), circondato dalle sedie Fritz Hansen serie 7 di Arne Jacopsen (1955). Godendo di un bel balcone con vista su una corte interna, i pro34

L’ ARTE DEL C OM PROM ESSO A volte dal compromesso nasce qualcosa di bello. È il caso della sala al primo piano, dove la Sovrintendenza ha imposto un vincolo alle ristrutturazioni, impedendo di smantellare del tutto una parete risalente agli anni ’50. Ma Lunella Dolcini ha saputo trasformare la restrizione nel pretesto per ottenere un effetto ricercato: “con l’inserimento delle colonne ho ricercato una decorazione non pretenziosa e un’interpretazione divertente del dorico.” Un’idea che cambia completamente il volto della stanza.


L E PO R TE D I A C C E SS O A L L E VA R IE S TA N Z E S O N O T U T T E D E LL’ OT TO C E N TO E HA NN O U N A C H IA R A F U NZ I O N E D EC O R ATIVA IN L I NEA C O N IL P R O G E T TO.

prietari di casa non rinunciano a qualche grigliata utilizzando un barbecue Onfalos, disegnato da Mario Bellini. Le porte di accesso alle varie stanze sono tutte dell’Ottocento e hanno una chiara funzione decorativa, senza esser troppo imponenti, in linea con il progetto. Nel reparto notte, che si snoda in modo razionale, il pezzo forte è il letto Impero a barca in noce, in una camera con pochi elementi in cui si fanno notare anche le tende in tessuto Bevilacqua e la piantana Toio di Flos firmata da A. e P. Castiglioni (1962). Nel piccolo ingressodisimpegno che separa le due anime della casa – giorno e notte – è stata ricavata un’apertura nel pavimento che consente di accedere al piano terra attraverso una scala a chiocciola originale del periodo Déco acquistata da un antiquario. “Si tratta di un ampliamento dell’appartamento voluto dai padroni di casa, per avere uno spazio anche per il lavoro, la lettura e la convivialità. Prima di iniziare i lavori di ristrutturazione, si era creata l’opportunità di collegare l’appartamento al primo piano con uno spazio in precedenza destinato a studio. Ottenuto il cambio di destinazione d’uso, le due unità sono

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IM P O SS IBILE N O N A MM IR A R E L E FI N T E TE N D E A P P OGGI AT E A LLE A N G O L I E R E C O N LA TECN I CA D E L TR O MP E- L ’ŒI L .

IN APERTURA, LA SALA AL PIANO TERRA. NELLE PAGINE PRECEDENTI: IN ALTO, LA SALA AL PRIMO PIANO CON LE COLONNE; IN BASSO, IL LETTO IMPERO A BARCA. IN QUESTA PAGINA, L’INGRESSO DECORATO CON IL TROMPE-L’ŒIL. 36

state collegate con una scala. Ma è possibile accedere a questa parte della casa anche direttamente dal piano terra, dove c’è un ingresso con lampioni veneziani di fine XVIII secolo e un cavallino in giada grassa provenienti dalla Cina.” La sala del piano terra è lo spazio più vissuto della casa, soprattutto durante le ore serali da destinare al relax. L’ambiente è di grande effetto, con un soffitto altro tre metri e ottanta centimetri (come in tutta la casa), che è una felice interpretazione dei soffitti veneziani da parte della

falegnameria di Sergio Gasponi. Ai piedi della scala a chiocciola si trova una bella scultura di Felice Samorè. Il tavolo del salotto è in cristallo di Groppion e non mancano pezzi d’autore contemporanei: la cornice Frau in pelle nera, la lampada da tavolo Taccia di Flos disegnata da A. e P.G. Castiglioni (1962) e la piantana Papillona di Flos firmata da T. Scarpa. Da segnalare, infine, l’esistenza del riscaldamento a pavimento dove è stato posato in opera il seminato veneziano realizzato da artigiani veneti.


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RI MI N I

ITALIAN BEAUTY UN’OASI IN COLLINA testo Lucia Lombardi - foto Riccardo Gallini


Stretta alla florida collina di Gabicce Monte, con affaccio sull’entroterra aperto ad anfiteatro e il mare Adriatico alle spalle, si trova la villa bifamiliare progettata dall’architetto Luca Gangemi. Un edificio essenziale, cinto da una balaustra realizzata artigianalmente in lamiera su disegno del progettista, con decori non-decori, a mo’ di antico alfabeto. Piccole oasi pensili di roccia e cactus indicano il passo a colui che entra, conducendolo sino al secondo livello della villa, voluto e abitato da una giovane coppia di professionisti, quale espressione della loro unione e delle loro personalità. Prima dell’ingresso si apre uno spazio conviviale allestito sotto l’abbraccio di una pergola in alluminio bianco, in cui campeggia un grande tavolo scuro il cui piano è istoriato da profili di foglie annegate nell’ecomalta. Tutto attorno al mobilio, svettano piante grasse di tutte le fogge e dalle differenti altezze. Ad accoglierci c’è un alberoscultura, che funge anche da spartiacque tra gli elementi del living. Si presenta come una casa di rappresentanza dal soggiorno open, in cui le superfici continue del rivestimento creano ariosità e allo stesso tempo unità, a seconda delle cromie e degli effetti scenografici voluti. A balenare sono gli importanti elementi di un design non ordinario, utilizzati per creare una naturale suddivisione interna degli spazi,

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GI OCHI D I LU C E Un divertissement tra la piantana Viabizzuno e un’opera dell’artista Giovanni Lombardini restituisce l’idea di un candelabro sui generis. Il controsoffitto in lamina piegata accentua gli effetti luminosi creando all’interno del living una sorta di satellite, valorizzato dal pregiato tavolo tondo, con sedie Knoll di Warner Platner e sormontato dal lampadario Crown di Nemo Cassina.


IN APERTURA, IL TERRAZZO CON VISTA SULL’ENTROTERRA. IN QUESTA PAGINA, L’AREA LIVING E, SOPRA, LE SCALE CHE PORTANO ALLA ZONA NOTTE.

come le due chaise longue nere di MDF e l’ampio divano angolare in lino color avorio posto su un tappeto cangiante in ciniglia, entrambi di Minotti. Ogni arredo ha geometrie nette, pulite, che creano un forte contrasto con la scenografica parete posta alle spalle, sorta di paramento murario sbalzante dall’effetto mosso e materico in ecomalta Oltremateria che simula le concrezioni della terra, realizzato dall’artista Lella Palumbo. Appollaiati sulle comode sedute si può scegliere se farsi incantare dal paesaggio o dall’orizzontale camino a gas disegnato da una preziosa

cornice in granito nero assoluto, incastonato in una parete di vetro retrolaccato che ospita anche il televisore, realizzata su misura da Art Arreda. Si tratta di una dimora giovane, essenziale, che guarda ai maestri del design strizzando l’occhio all’hi-tech più spinta e alla domotica. La cucina è una lingua bianca super tecnologica con tutti gli elementi a scomparsa, ricavata a ridosso della collina; per questo il progettista ha pensato di creare due lucernai da cui far entrare la luce zenitale. Ogni particolare è progettato per stupire e divertire giorno 41


dopo giorno. Le scale che conducono alla zona notte hanno un inserto luminoso verticale in connessione estetica al quadro che sovrasta la prima rampa. Salendo ci si imbatte in un giardino pensile che dona luce e ariosità al vano scale. La camera da letto è un vero e proprio nido, dove l’essenzialità del letto circolare in pelle di Dorelan restituisce il cuore del sentimento amoroso, ed evidenzia le forme architettoniche della stessa. L’affaccio è su un terrazzino attrezzato per l’allenamento fisico e per lanciare lo sguardo all’infinito. Il bagno-suite è dedicato alla

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cura di corpo e mente: tre spazi in uno per la sauna, la vasca circolare e la doccia emozionale. Per mettere in evidenza le forme particolarmente irregolari del bagno si è pensato di rivestire una parete a contrasto in ecomalta che simula la corteccia, il cui effetto naturale si sposa con l’intento wellness della cromoterapia e col grande lavabo-totem posto al centro, a dividere idealmente la zona doccia dal resto. I sofisticati elementi d’arredo che caratterizzano la zona benessere, come il piccolo lampadario Cassina posto sulla vasca, i due termosifoni-scultura a lato del la-

vabo, le luci ad incasso e la parete scenografica che simula la pietra, donano un tocco unico a questa spa domestica. Tutti gli spazi sono pensati in autonomia senza interrompere il dialogo d’insieme, grazie a piccole oasi di intimità, dove la ricerca e l’azzardo emergono con disinvoltura. L’essenzialità delle pareti in smalto amplifica la generosa luce naturale che penetra negli ambienti domestici dalle grandi finestre, creando un effetto trompe-l’œil del paesaggio che diviene al tempo stesso decorativo e permette un dialogo infinito tra interno ed esterno.

SOPRA, LA CUCINA A SCOMPARSA CON ELEMENTI DI DESIGN; SOTTO, IL BAGNO CON SAUNA, VASCA E DOCCIA EMOZIONALE.


L’architetto Luca Gangemi ha aperto il suo innovativo Laboratorio di Architettura Contemporanea (LdAC®) a Rimini, in Galleria Gorza, non è solo un ufficio tecnico, bensì uno spazio lounge dove il cliente può consumare un’esperienza multisensoriale. Il suo senso dell’abitare è frutto di viaggi e differenti esperienze di vita: è un architetto che entra in empatia col cliente, ne comprende lo stile di vita al fine di tradurlo in un progetto su misura per la persona.


CESEN A

ANIMA INDUSTRIALE UN M IX DI METALLO, LEGNO E COLORE testo Francesca Ricci - foto Claudia D’Elia


A pochi passi dal centro di Cesena si apre sulla strada un antico portone in ferro. Attraversandolo, ci si trova dinnanzi alla stradina che conduce all’incantevole loft realizzato dallo studio di architettura Giorgini-Novelli per Casa Tua Hub. Ma prima di esplorarlo, vale la pena dedicare alcune parole al proservizio che si apre sulla sinistra: uno spazio polivalente, di almeno 40 mq., originariamente adibito alla produzione di ghiaccioli, che ora ospita uno studio e una cucina open space. Le ampie vetrate rivolte sul viottolo offrono a questo ambiente una grande luminosità. Con la ristrutturazione si

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è scelto di mantenere il vecchio stile industriale, con la pavimentazione in resina e le finestre in ferro battuto, mentre i colori – sui quali domina il bianco – sono più naturali e rustici, grazie all’uso esteso del legno. In particolare, il soffitto con travi a vista è in rovere, un legno molto più pregiato rispetto a quello di abete che solitamente è adoperato per questo genere di alzati. Alcuni elementi dell’arredo sono stati realizzati da Giorgini e Novelli che, nel 2014, durante i lavori di ristrutturazione, hanno selezionato alcuni legnami del cantiere per restituirgli una seconda vita. La porta scorrevole

del bagno, ad esempio, è stata ottenuta dall’originale accostamento di assi di diverso colore e tipologia: la sua conformazione artistica trasforma questo elemento funzionale in un pannello decorativo. Accanto a questa porta si sviluppa la zona studio, arredata con una scrivania vintage, una libreria piena di libri e una classica lavagna in ardesia che sembra catapultarci indietro nel tempo e che, allo stesso tempo, si rivela un essenziale elemento funzionale. Dalla parte opposta una credenza bianca in legno, dal disegno più rustico, dialoga con la cucina progettata su misura, il cui scheletro realiz-


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IN APERTURA, SALA E CUCINA DEL LOFT. NELLA PAGINA PRECEDENTE, DALL’ALTO, UN DETTAGLIO DEL PIANO COTTURA, IL BATIK DELLA CAMERA DA LETTO E UNA PROSPETTIVA DEL PROSERVIZIO. SOTTO, IL BAGNO AL PRIMO PIANO.

zato in ferro conferisce un tocco di modernità al resto dell’ambiente, in particolare al tavolo in legno massiccio, intorno a cui riunire la famiglia e gli amici. Uscendo dal proservizio dalla porta-finestra della cucina, si passa sotto un piccolo pergolato rivolto verso il nastro di verde che si trova accanto al viottolo; davanti a noi, abbiamo l’ingresso dell’abitazione vera e propria. La sua superficie complessiva è di 100 mq., ed è sviluppata su due livelli, con zona giorno al pianterreno e reparto notte al primo piano. Appena entrati, il salotto è variopinto e accogliente: i cuscini del divano e della

poltroncina hanno colori accesi, con fantasie di fiori e uccelli che richiamano subito alla cultura orientale e trasmettono una sensazione di felicità. Sul tavolo da pranzo, rotondo, c’è un vaso di fiori freschi. “Preferirei avere rose sul mio tavolo piuttosto che diamanti attorno al collo”, ha scritto la femminista ante litteram Emma Goldman: come darle torto? La cucina è formata da una struttura modulare industriale, rivestita con elementi di recupero: per il mobile del lavabo è stato riutilizzato il bancone di lavoro di un falegname, mentre per l’angolo cottura si è scelto di usare un cassone di legno che era presente sul cantiere, opportunamente restaurato. Il top di questo ripiano è impreziosito da lastre in ceramica che vi sono state ritagliate e incastonate. Su di esse pendono sei lampadine a diversa altezza, con un effetto simmetrico e minimal.

I pavimenti della casa sono per la maggior parte in parquet, a listelli brevi e sottili, il cui insolito tipo di posa produce un gradevole effetto, valorizzando le diverse tonalità del legno. Al piano superiore, raggiungibile tramite la scala – dai gradini in legno originale risalente agli anni ’40 –, si trova il reparto notte, con camera da letto, studiolo e un piccolo bagno. Rosa, rosso e giallo sono le tinte che caratterizzano numerosi dettagli della casa, come le statuette sulla libreria e la lunga striscia di stoffa indù, che in India viene regalata come augurio di buon auspicio. Le tonalità vivaci, contrapposte alla neutralità del legno, donano calore a questa abitazione che, pur trattandosi di un loft in città, ripropone lo stile accogliente e rustico tipico di una casa in campagna, ammiccando alle lontane culture orientali.

UN M A HA RA JA I N BA G NO Nel bagno al piano superiore si è creata una pacifica convivenza tra le moderne finiture cromate e i quattro ciocchi di legno, opportunamente trattati, utilizzati come sostegno per il lavandino. Sulla parete di fondo, in corrispondenza dei servizi, si coglie l’ironica presenza di un principe orientale di altri tempi, immortalato in una fotografia d’epoca.


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L’EQUILIBRIO SOTTILE RINNOVARE CONSERVANDO testo Francesca Miccoli - foto Giorgio Sabatini

L’architetto Fiorenzo Valbonesi racconta la ristrutturazione di un palazzo settecentesco. Una residenza esclusiva negli esterni come negli interni, in equilibrio tra conservazione e rinnovamento.

Una residenza esclusiva in un palazzo settecentesco nel cuore di Forlì. Un gioiello consegnato per secoli all’oblio, oggi tornato a vivere e a pulsare nella parte nobile di una città vecchia punteggiata da edifici d’epoca. Il restauro di Palazzo Perrone è figlio di un piccolo miracolo compiuto dai professionisti di ASV3 - Officina di Architettura, sapientemente guidata da Fiorenzo Valbonesi. Una sfida resa affascinante dalla complessità dell’intervento. L’immobile è infatti frutto di una stratificazione articolata, derivante dall’unione di più corpi edilizi. “Il primo, e più importante, è di fattura settecentesca, con addossato un altro edificio realizzato tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, volto a completare il fronte principale, affacciato sulla pubblica strada, e con un ulteriore corpo di fabbrica posto a definire una corte chiusa rispetto alle strade retrostanti.”

Che il Palazzo esistesse già nel XIX secolo si evince dai passaggi di proprietà documentati fino all’anno 1870 e dalla cartografia del Catasto Pontificio del 1873: “Non c’è una documentazione certa relativa al periodo di costruzione e all’esistenza del palazzo prima del 1870, ma per struttura, conformazione e dettagli decorativi è presumibile che una parte del fabbricato, dalla quale ancora oggi si accede all’interno del complesso, sia di costruzione settecentesca, probabilmente dedicata ai vani di servizio dell’attiguo palazzo, chiara dimora di famiglia nobile, e da questo divisa e rimaneggiata in epoche successive fino a costituire un’unità edilizia autonoma”. L’edificio attiguo è temporalmente più recente. “La collocazione temporale si avvicina più al Novecento che all’Ottocento, tanto è vero che quella porzione di immobile era ed è interessata da vincoli di ristrutturazione edi51


LA STRUT TURA METALLICA A TORRE È UNA SOLUZIONE ORIGINALE E COERENTE PER CONNET TERE I QUAT TRO PIANI DELL’EDIFICIO.

lizia.” Al contrario della parte più antica del palazzo, sottoposta a restauro conservativo. “Intervenendo, abbiamo scelto di mantenerne la lettura storico-critica e la committenza ha condiviso l’idea progettuale, palesando grande sensibilità.” Inchinandosi alla storia, l’équipe di architetti ha intrapreso la strada maestra della conservazione e della valorizzazione nel maggior rispetto possibile dell’esistente. “Il progetto di recupero è consistito nel restauro dei fronti esterni, tutelandone l’unitarietà, dei particolari decorativi dei soffitti, nel consolidamento delle volte portanti dei solai e nell’utilizzo di materiali sostitutivi e/o integrativi coerenti con l’immagine del palazzo storico. L’adeguamento degli spazi interni a funzioni abitative contemporanee è avvenuto nel rispetto delle spazialità originali. La riqualificazione degli interni si è ottenuta tramite il consolidamento strutturale, il miglioramento distributivo, funzionale e tecnologico, che ha previsto un insieme sistematico di opere quali la demolizione di tramezzi, l’apertura di porte e l’installazione di nuovi impianti, con l’obiettivo finale di costituire un’unità abitativa funzionale alle esigenze d’uso odierno.” Uno degli aspetti più interessanti dell’intervento è l’originale struttura metallica a torre, realizzata nella grande corte interna del palazzo. Una soluzione originale e coerente per connettere i quattro piani dell’edificio settecentesco, senza alterazione degli elementi archi-

UN ARMONIC O CON TRASTO Gli arredi per questa dimora sono stati scelti con attenzione. I grandi dipinti e le cornici barocche, i preziosi lampadari, i tappeti e il mobilio d’antiquariato contribuiscono a dare un’impressione di continuità alla vita e alla frequentazione della casa, dal settecento a oggi. Questi elementi sono però accostati in armonico contrasto con l’arredo più contemporaneo, di cui l’imponente camino nella sala è un esempio perfetto.


tettonici originari. “Per garantire maggiore accessibilità ai quattro livelli dell’abitazione, senza stravolgere la valenza storicofunzionale degli spazi interni e senza compromettere il valore storico-artistico dei solai, delle relative controsoffittature e delle volte portanti, si è deciso di realizzare nella corte una struttura leggera di servizio per l’installazione di un ascensore.” Un modo brillante per superare una criticità di rilievo. “Un tema difficile ma anche divertente: qualsiasi soluzione poteva risultare interessante oppure pacchiana. Penso che il risultato sia stato positivo.” La struttura metallica è stata installata a una distanza di circa 70 cm dall’edificio esistente, per garantirne l’indipendenza costruttiva e strutturale. Un’estraneità volutamente sottolineata. “Idealmente la torre si caratterizza come un mantello che con linee morbide si avvicina all’edificio esistente, a nascondere la rigidità della torre dell’ascensore.” La torre reca una foratura 54

ideata per consentire la ventilazione naturale, l’illuminazione e la schermatura solare. Ma tutto l’intervento, iniziato nel 2010 e concluso nel 2013, reca elementi di straordinaria coerenza senza per questo rinnegare valori quali innovazione e modernità. Un equilibrio tra conservazione e rinnovamento ben esemplificato anche all’in-

terno della residenza esclusiva ricavata nel palazzo: dallo studio, moderno negli arredi ma dal sapore antico nell’ampiezza e negli splendidi soffitti lignei, alla cucina lineare, tecnologica e funzionale. Un equilibrio sottile, percepibile in ogni vano di un’abitazione magicamente sospesa tra il fascino della storia e un’irrinunciabile contemporaneità.

IN APERTURA, VEDUTA ESTERNA NOTTURNA DELLA CASA. NELLA PAGINA PRECEDENTE, IL SALONE E L’INGRESSO, CON L’IMPORTANTE LAMPADARIO E I QUADRI D’ANTIQUARIATO. IN QUESTA PAGINA LA CAMERA DA LETTO PADRONALE LA CUCINA.


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IL LOFT INASPETTATO FRA ANTICO E CONTEMP ORANEO testo Mariadele Conti - foto Alberto Canepa


Immerso in uno splendido giardino affacciato sulle colline pesaresi, una ristrutturazione fuori dagli schemi e dalle convenzioni, dove i materiali scelti con grande cura si integrano perfettamente con la storia del luogo ed il suo paesaggio. Dove il progetto di restauro non concede niente al rustico, facile tentazione, ma anzi in modo inaspettato si ispira alla riqualificazione degli spazi industriali. Il progetto d’interni, realizzato dall’Architetto Alessandra Castelbarco Albani (Plus Ultra studio) vuole contraddire la definizione tipologica di loft – solitamente ricavato in spazi adibiti a funzioni industriali – e mira a realizzare uno spazio moderno all’interno di una dimora storica. Distribuito su due piani per una superficie complessiva di circa 250 mq., l’appartamento è caratterizzato da una perfetta alchimia tra matericità del passato restaurate e finiture più contemporanee, da una forte continuità degli spazi, che affacciano tutti sul salone a doppia altezza: il cuore della casa. Originali le finiture e le scelte d’arredo, dove diversi stili si mescolano per creare nuove armonie. Al piano terra è collocato il salone, caratterizzato dalla presenza di un grande camino antico. Da questo ambiente si accede alla camera da letto padronale con bagno ad uso esclusivo. Per gli ospiti invece 58

TESSERE DESIG N I tempi della famosa Penelope che tesseva in attesa del suo Ulisse sono ormai lontani, ma in passato gli strumenti per filatura e tessitura erano in tutte le case. Si trattava di attività la cui conoscenza era tanto diffusa da portare alla nascita di molti modi di dire d’uso comune: la trama di un romanzo, ordire un complotto, filarsela... La scelta di posizionare, accanto al camino d’epoca, l’inaspettata struttura in legno di un grande telaio – in armonia con le linee contemporanee della libreria a lato – è davvero d’effetto.


L A ST RU T T U R A A R C HI T ET TO N IC A D E L LO F T E ME R G E A NC HE G RA Z IE A L L ’A R RED A ME N TO E SSE NZ I A L E .

è stato realizzato un piccolo bagno di servizio nell’ingresso, integrato nel mobile guardaroba. Salendo al livello superiore, raggiungibile attraverso una scala in linea posta all’estremità del salone, troviamo immediatamente la cucina, racchiusa all’interno di un blocco di nuova costruzione, un volume regolare che in altezza non arriva a toccare la copertura, ma si ferma in corrispondenza della catena delle capriate. La sala da pranzo si trova in un ambiente di passaggio dal quale ammirare verso l’alto il soffitto con travi in legno e verso il basso il salone sottostante. La struttura architettonica emerge anche grazie all’arredamento essenziale: la tradizionale credenza, un solido tavolo in legno massello e delle esili sedie in metallo dal design moderno. Attraverso una soglia ad arco si passa nella zona per gli ospiti, separata dal resto dell’ambiente da alcuni gradini. Una grande apertura quadrata, che si può chiudere tramite una tenda a sipario, affaccia

IN APERTURA, L’AREA LIVING DAL LATO SCALE. IN QUESTA PAGINA, UN’ALTRA PROSPETTIVA SULLA SALA. A LATO, UN DETTAGLIO DELLA LIBRERIA DI DESIGN. 59


SOPRA, LA ZONA DEDICATA AGLI OSPITI E, A LATO, UN PARTICOLARE DELLE PORTE SCORREVOLI NELLA STANZA PADRONALE. 60

sullo spazio a doppia altezza del salone; due blocchi di servizio inquadrano e accentuano la prospettiva verso una piccola finestra che si apre verso il paesaggio. L’interno, caratterizzato da volumi semplici e spazi aperti, permette una chiara lettura di alcuni elementi. Il parapetto in muratura della scala, ad esempio, disegna una diagonale netta che risulta molto evidente e che sembra ispirarsi alla posa a 45° del pavimento in cotto. L’intero progetto è caratterizzato dal delicato accostamento di arredi antichi e moderni, di materiali d’origine e nuove finiture, di oggetti od opere d’arte del passato con pezzi contemporanei. L’antica pavimentazione in cotto è presente in tutti gli ambienti. Fanno eccezione soltanto i bagni e la cucina: il pavimento della cucina, realizzato con grandi piastrelle in gres triangolari, riprende le cromie e la posa del cotto; i bagni sono invece rivestiti in microresina su diverse gradazioni di grigio. Le porte scorrevoli presenti nella camera da letto sono due elementi che fanno ben vedere il contrasto tra passato e presente. La porta che separa la stanza dal salotto è un

pannello scorrevole che scompare nella parete lasciando a vista soltanto il binario a soffitto. Quella che separa la camera dal suo bagno privato è invece un’originale creazione su misura realizzata con listelli di legno a 45°. Ad arredi d’epoca restaurati appositamente sono stati abbinati imbottiti essenziali, dal design contemporaneo. I corpi illuminanti, quali la Arco di Flos, ico-

nica lampada anni ’70 dell’Architetto Achille Castiglioni, e la Snoopy, citano con discrezione la passione della padrona di casa per il design. Un confortevole spazio da vivere, caldo e contemporaneo, in convivenza perfetta con il rigoglioso giardino esterno e un dichiarato desiderio di relax assoluto lontano dallo stress del caos metropolitano.


ARCHI TEC TURE

FABIO MARIANI

UN FUOCO NELLO STOMACO testo Lucia Lombardi - foto Riccardo Gallini

“L’architettura è una cosa sola con la vita, la casa è la nostra terza pelle, riguarda ognuno di noi, è in primis dentro di noi, non fuori,” racconta Fabio Mariani, architetto riccionese. La sua è quasi una dichiarazione d’intenti e d’amore nei confronti della professione e della vita che s’innestano senza soluzione di continuità una 62

nell’altra. Fabio abbassa le barriere con una delicatezza disarmante: “come architetto mi interessa comprendere il carattere del mio cliente perché credo che la casa sia, come soggetto, anche la sua anima. Così facendo devo a mia volta abbassare le barriere per stabilire un legame più sincero”.

IN APERTURA, FABIO MARIANI. A LATO, DALL’ALTO, UN INTERNO DI VILLA DEI PINI E IL PUB AMARCORD CURATI DALL’ARCHITETTO.


Un architetto in corsa Fabio Mariani nel 1991 si laurea in Architettura a Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1992 inizia la collaborazione presso lo studio Ambasz&Associates di New York e Bologna. Nel 1993 apre il proprio studio professionale, mantenendo attiva la collaborazione con Emilio Ambasz. Figlio di Rosa Bianca e Gastone, terzo di quattro fratelli, è sposato con Raffaella e padre di due figlie. Con l’architettura, coltiva la corsa e la poesia. 63


Racconta tutto questo nel volume La casa come ritratto. Una casa di parole, che potremmo definire epistolare, in cui sono riportate le email intercorse tra lui e i suoi committenti, nonché una specie di auto-intervista, quasi un trattato contro la fretta quotidiana del farsi. E in queste pagine troviamo la testimonianza del grande architetto Emilio Ambasz, che Mariani ha conosciuto quando stava preparando la sua 64

tesi di laurea a Firenze e con cui poi ha lungamente collaborato: “Il lungo rapporto di stima e amicizia con Fabio deriva dal mio profondo apprezzamento del suo intimo credere che l’architettura è un’arte; un’arte molto difficile. Un architetto deve guidare il cliente a riconoscere realisticamente i suoi veri bisogni e desideri; di solito un processo impegnativo che obbliga a molte revisioni del progetto, fino a

quando il cliente riconosce il suo io interiore nell’ultima soluzione. Fabio ha un fuoco nello stomaco che mantiene e alimenta la sua passione per l’architettura.” Mariani parla del lavoro dell’architetto come “della gestione di un’orchestra: occorre ascoltare i singoli strumenti, ma essere determinati nell’interpretazione personale che si vuole dare al brano”. Lui lavora in levare. Si nega, nega i propri desideri – cioè si spoglia della presunzione – per ampliare quella degli altri. Mariani non ha delle idee preconcette e stereotipate: “ho sempre odiato la tipologia: l’architetto non è un ideologo ma un uomo che sa dialogare con la natura. Oggi l’architetto, come uno stilista, deve avere uno stile distintivo. Ma questa è moda, non architettura. Tutto ciò che è un credo mi pare inutile: sono interessato piuttosto a scoprire la natura delle cose e il loro scopo”. Poiché “ciò che rispecchia meramente la tecnica è inutile”. Tecnica e simbolo sono due aspetti che Mariani integra tra loro come nelle grandi cattedrali gotiche. “La necessità simbolica ha precisato la tecnica. Io vedo nella cattedrale l’architettura perfetta in cui la tecnica si incassa nel simbolo.” Così come “prima si costruisce l’idea simbolica della casa, il suo organismo, poi si applica la tecnica per realizzarla. La casa è il tempio della vita”.


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amate.Per noi la presa in carico di un progetto parte sempre da un colloquio conoscitivo, riteniamo fondamentale proporre ad ogni cliente soluzioni uniche che non siano solo esercizi di stile, ma e soprattutto atte a rendere la casa come un vestito di alta sartoria, perfettamente cucito addosso al cliente, che ne esalti le virtù e minimizzi i possibili difetti. Con quale criterio vengono scelti i brand da “adottare” e da proporre ai vostri clienti? Anni di ricerca e selezione ci hanno reso partner delle più grandi aziende del design internazionale, per scelta trattiamo un numero limitato brand in modo da poterli conoscere in modo perfetto, avere la massima capacità contrattuale con le aziende di cui siaTRA ESTETICA E FUNZIONALITÀ, STILE E COMODITÀ, FRANCESCA RAMBALDI CI RACCONTA LE SCELTE E LA FILOSOFIA DI OGGETTI D’AUTORE (DI CUI È TITOLARE) PER ESSERE VICINI AI CLIENTI E DARE VITA AGLI AMBIENTI DELLE LORO CASE.

Come riassumerebbe la filosofia di approccio al cliente di Oggetti d’Autore? Partiamo dall’ascolto, il cliente si avvicina parlandoci di uno spazio intimo e prezioso: la propria casa. Solo ascoltando e capendo a fondo quali sono i suoi reali bisogni possiamo essere in grado di soddisfare le sue esigenze e rendere gli spazi che ha deciso di affidarci, non solo delle stanze ben arredate, ma dei veri e propri ambienti di vita dove sentirsi bene e trascorrere le ore più belle con le persone

mo partner per poter offrire ai nostri clienti il migliori quotazioni sul mercato. Siamo appena tornati dal Salone del Mobile e non abbiamo visto aziende che ci abbiano particolarmente colpito per innovazione di prodotto: sì ci sono state delle belle installazioni, ma tutte molto simili purtroppo. Oggi, anche con l’utilizzo del web, tutti sono in grado di copiare tutto e sono veramente pochi brand capaci di fare la differenza. Noi li annoveriamo fra i nostri partner. Estetica e funzionalità, stile e comodità: in che modo con Oggetti d’Autore si raggiunge questa complementarietà? Per prima cosa una profondissima conoscenza del prodotto ci consente di proporre ai nostri clienti gli arredi più


consoni alla loro esigenze, una volta scelto il prodotto si cercano i colori e le textures più adatte all’ambiente in cui questo andrà posto, senza lasciarsi fuorviare dalle tendenze del momento. Ogni casa nasce con una sua anima il nostro compito è quello di esaltarla e farla risplendere al meglio. Quali sono le competenze specifiche dei componenti del vostro staff? Più che di competenze specifiche, che sono indubbie visto che la progettazione da noi è seguita solo da architetti, io parlerei di energie positive che si mixano e si completano: condividiamo ogni scelta che facciamo, sia a livello di acquisti che a livello di vendite. Ogni progetto viene sempre vagliato con tutto il team, per fare un paragone sportivo ci sono tanti bravi giocato-

ri, ma solo giocando in una grande squadra saranno in grado di vincere il campionato. Chi lavora nella show room a contatto con il pubblico è solo la punta dell’iceberg del team perché abbiamo due persone all’ufficio contabilità ed un team di manutentori certificati che si occupano di montaggi e consegne. Come è organizzato lo show room di Oggetti d’Autore? Non è solo uno spazio espositivo, ospitate anche incontri legati all’architettura e al design... Il nostro spazio è organizzato su due livelli: al pian terreno la show room dove oltre agli arredi in esposizione abbiamo anche una cucina funzionante su cui si svolgono show cooking e “cene formative”. Le cene sono organizzate per gruppi ristretti, l’atmosfera

diviene ben presto conviviale e divertente. Al piano superiore abbiamo i nostri uffici amministrativi ed una sala riunioni da oltre un centinaio di posti in cui facciamo incontri formativi con architetti e designer.

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ARCHI TEC TURE

ENRICO MUSCIONI SULLA TERRA CON LA TERRA testo Lucia Lombardi - foto Elisabetta Acquaviva

“Ritengo il mestiere dell’architetto estremamente importante, per questo va intrapreso seriamente, perché è fondamentalmente simile a quello di un educatore spirituale. È fare poesia sulla terra con la terra,” afferma con entusiasmo l’Architetto sammarinese Enrico Muscioni, cui è appena stato attribuito il Best Italian Interior Design 2018, un riconoscimento che è “il risultato di un concorso accademico 68

a selezione di progetti realizzati di interior design suddiviso in tipologie funzionali: Yacht Interior, House Interior, Retail, Hotel, ecc., bandito da Platform Architecture and Design in collaborazione con Publicom. Hanno partecipato più di 600 studi di architettura in tutta Italia, dai quali ne sono stati poi selezionati 100. Nella fattispecie, il mio progetto è stato selezionato tra i 100 come Best House Interior

2018. La giuria era composta da Luca Molinari, critico di architettura e direttore editoriale di Platform; Simona Finessi, editore di Platform e CEO della casa editrice Publicomm; Angelo Dadda, direttore creativo di Platform e presidente Publicomm. I 100 progetti finalisti sono stati esposti dal 14 al 20 maggio alla Triennale a Milano, in una mostra che circuiterà in tutta Italia. Inoltre questi progetti saranno inseriti


ph Paolo Crocenzi

in una pubblicazione che verrà venduta in tutto il mondo.” Il premio gli è stato attribuito per JM Penthouse, una residenza privata della quale ha realizzato “un progetto di architettura di interni complessivo, curandone tutti gli aspetti, partendo dalla progettazione dello spazio, della luce alla scelta dei materiali e delle cromie fino a ogni singolo elemento di fornitura di arredo e corredo”. Muscioni attribuisce ad ogni suo progetto un nome preciso quale parte integrante del processo creativo: “Se non partorisco un nome mi risulta difficile proseguire nella progettazione”. La filosofia del progetto che lo ha portato a vincere questo premio è la medesima con la quale intraprende ogni lavoro: “Mi pongo come traduttore del sogno di chi mi sceglie. Analizzo da sem-

pre con impegno la personalità dei miei committenti attraverso un’intervista dell’io introspettivo che ho inventato nel corso della mia esperienza lavorativa: un vero e proprio strumento per iniziare l’iter progettuale. È davvero funzionale e ne vado fiero. Per JM Penthouse, sulla base di questi principi, ho progettato uno spazio estremamente articolato, volto alla valorizzazione estrema del vuoto. Il risultato complessivo esprime un senso di solennità, semplicità ed eleganza arcaica. È un progetto di architettura d’interni nel quale lo spazio e il tempo si manifestano come un flusso continuo.” Il suo è un piccolo studio: “vorrei crescere, ma non troppo – confida –, perché desidero governare personalmente ogni mio singolo progetto”. Ama profondamente i gatti, la

loro sinuosità, la cui eleganza sembra influire sulle linee flessuose e asciutte dei suoi progetti risultando non solo una scelta estetica ma uno specchio interiore. Muscioni è un tipo avventuroso, pratica sport estremi per ripulire la mente ed entrare in dialogo con la natura. Ad oggi è l’unico pilota sammarinese ad avere corso e vinto a Le Mans. “Ho smesso di correre perché dovevo laurearmi e subito dopo ho scoperto la mia vera e grande passione: il kitesurf. Due ore in mare sono terapeutiche, entro in acqua stanco e stressato per uscirne con un pieno di energia e serenità incredibile. Sento solo il rumore del vento e dell’acqua tagliata dalla tavola. Resetto la mente per trovare nuova ispirazione e intraprendere al meglio il mio lavoro.”

NELLA PAGINA ACCANTO, ENRICO MUSCIONI. SOPRA, UN PARTICOLARE DI JM PENTHOUSE. SOTTO, I RENDERING DI ALTRI DUE PROGETTI.

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QUADRASTUDIO DA MILANO A MIAMI testo Roberta Bezzi

In tanti a Milano, guardando le vetrine de La Rinascente in piazza del Duomo, sono rimasti colpiti – durante la settimana dedicata alle Sneaker uomo – dalle scarpe volanti della Diadora che ruotavano su loro stesse, suscitando la voglia di capire come fosse possibile. Molte delle persone incuriosite si spostavano 70

davanti alla vetrina, alla ricerca di fili o appoggi trasparenti. Senza riuscire a scoprire nulla. Questa felice quanto innovativa idea è frutto della creatività di Quadrastudio, realtà ravennate attiva nel settore interior design, grafica, design e comunicazione, che ha elaborato il concept, portato avanti il progetto esecutivo

e curato la direzione artistica. Per l’occasione, la vetrina è stata vestita direttamente con il prezioso tessuto patchwork fiorato della prestigiosa azienda inglese Liberty. I toni sfumati dal bianco al blu della sneaker Heritage avvolgono la vetrina milanese in un elegante involucro punteggiato da centinaia di fiori intagliati in


un materiale di spessore. I fiori escono dal tessuto, prendendo vita. Come in un affascinante e onirico dipinto di Chagall, in un immenso prato fiorito sui toni del blu, tre fiori diventano giganti, campeggiando in mezzo alla vetrina. Su di questi, come api vestite da sera, volano, anzi letteralmente volteggiano le sneaker, vero fulcro dell’allestimento. “In pratica – spiega l’art director Christian Buratti di Quadrastudio –, la vetrina sviluppava i preziosi tessuti inglesi della sneaker sulla pelle della vetrina. I tre grandi fiori avevano all’interno un elettromagnete che permetteva alle scarpe, con una grossa calamita all’interno, di volteggiare sospese nell’aria. Rispetto alle solite vetrine e a quelle dei nostri concorrenti in quella settimana milanese, al di là del design, la nostra attirava per il movimento: le sneaker avevano una vita propria che attirava l’occhio anche del passante più distratto”. L’azienda Diadora si rivolge da tempo a Quadrastudio e, proprio in questi giorni, ha assegnato allo studio ravennate il compito di curare la propria immagine commerciale in occasione di Pitti - Fiera della Moda di Firenze, in giugno. E numerosi sono i clienti dello studio, che spaziano nei più disparati settori. Ci sono alberghi, come Atmosfere Hotel, Cube Hotel, Waldorf Hotel, Le Palme Hotel, collaborazioni con architetti quali Claudio Pironi e Marco Lucchi ed etichette musicali del calibro di Zooaperto - Luciano Ligabue. Tra i locali da segnalare il Fellini Scalino5, Pineta By Visionnaire e Pineta Formentera, mentre tra i negozi Beauty Star, Gold Gallery Gioiellerie, Colours&Beauty, Allude e Philipp Plein. Molteplici anche

le aziende specializzate nell’arredamento o nelle decorazioni d’interni (Francesco Molon, Opus Vitreum, Gatti Ceramiche, Original Parquet) o nella moda (Mercedeh Shoes, Nina Aghen Fashion, Ipe Cavalli, Paesaggino Bimbo) o in ambito sportivo/nautico (Thomas Biagi Racing, Carnevali Yachts, Tankoa Yachts). “Nel 99% dei casi lavoriamo con aziende – spiega Buratti –, occupandoci della loro immagine,

anche a partire da zero. Siamo in grado di coprire qualsiasi esigenza, dallo studio del logo al merchandising, dagli stand per fiere agli allestimenti per showroom, dalla realizzazione di servizi fotografici alla messa in rete si siti web. Siamo virali…” Quadrastudio nasce nel 2005 come un marchio ambizioso, unendo le idee del project manager Stefano Severi, con formazione ed esperienza in ambito d’interior design, e dell’art

IN APERTURA CHRISTIAN BURATTI E STEFANO SEVERI DI QUADRASTUDIO. SOPRA, LA VETRINA DI DIADORA A MILANO. NELLA PAGINA SEGUENTE, L’INTERNO DEL RISTORANTE SAPIDO A FORT LAUDERDALE (FLORIDA). 71


director Christian Buratti, accomunati da un’unica visuale, dopo diversi anni di collaborazione fisica e metafisica. Nel tempo il marchio si trasforma in una società, un gruppo affiatato di persone che con grande professionalità e mente aperta si occupa del progetto nella sua totalità. Si apre così un mondo multidisciplinare che unisce, anzi fonde, incorpora l’architettura al design e alla grafica come se fossero una sola disciplina concettuale e di pensiero, offrendo un “approccio critico e ironico, capace di esorcizzare l’analisi della contemporaneità, unito a uno studio analitico e funzionale, al fine di garantire e migliorare costantemente la qualità delle soluzioni proposte”, come amano ripetere i due soci. “Mettendo insieme le nostre competenze – evidenzia l’art director Buratti –, siamo molto cresciuti in questi dieci anni e più. Stefano è più forte nella 72

gestione del progetto e dell’interior, mentre io nella comunicazione, visto che ho alle spalle anni nell’alta moda e organizzazione eventi. Combinandoci fra noi, siamo riusciti a sviluppare uno studio poliedrico e ad aprire collaborazioni con architetti, studi fotografici e di produzione video, creando un network in grado di soddisfare interamente il cliente. Quadrastudio offre un servizio che va dalla progettazione architettonica a quella dell’immagine grafica, attraverso un processo integrato articolato dalla fase creativa a quella esecutiva, dalla direzione dei lavori ai contatti con i fornitori fino all’allestimento finale, in funzione del massimo controllo e del miglior risultato possibile.” Di recente, Quadrastudio si è occupata del concept di interior, di tutta la progettazione esecutiva, della direzione artistica sul posto, del concept grafico e di tutta la comunicazione sia

tradizionale che social del locale Sapido, un ristorante romagnolo a Fort Lauderdale, splendida cittadina sulla costa della Florida a due passi da Miami. “Facendo parte della generazione domeniche a pranzo dalla nonna – conclude Buratti –, Stefano e io ci siamo fortemente impegnati anche a livello personale in questo locale, frutto della volontà di un imprenditore romagnolo. Il primo Sapido è stato aperto con grande successo: è un vero e proprio format da prendere e replicare in quanto, nel nostro concept, è previsto un manuale d’uso in cui sono specificati anche i fornitori/ partner dei prodotti romagnoli, i complementi d’arredo, piatti, posate, bicchieri, le ricette tipiche della nostra terra e come vanno servite e persino la play list musicale con canzoni di Luigi Tenco, Mina e Paolo Conte, fino a Sergio Cammariere e Chiara Civello.”


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ANNA IULIANO REGISTA DI ATMOSFERE testo Francesca Miccoli - foto Giorgio Sabatini

Armonia è la parola che meglio riassume l’anima artistica di Anna Iuliano, architetto e interior designer, regista di atmosfere e dispensatrice di emozioni. Una fine osservatrice, capace di entrare nelle persone, interpretarne la sensibilità e trasformarne le aspettative in realtà. A dispetto dell’anagrafe, Anna vanta un curriculum solido e ricco di esperienze di prestigio: una laurea con lode in Architettura alla Federico II di Napoli, città d’origine della sua famiglia, un Master al Politecnico di Milano, un eclettismo professionale affinato in differenti contesti e realtà aziendali. Trasferitasi a Cesena per amore, dopo aver attraversato l’Italia al seguito del padre ispettore della Forestale, Anna ha lavorato nell’ufficio tecnico del Comune prima di svolgere uno stage in Luxury Living, e in seguito dedicarsi agli uffici stile di aziende di arredamento dal nome altisonante quali Fendi Casa, Kenzo Maison, Cesare Paciotti Home, Cantori. “Nella direzione artistica di un ufficio stile – spiega Anna –, devi comunicare l’immagine dell’azienda e accompagnarla dallo shooting fotografico al catalogo, dall’allestimento dello showroom alle fiere. Un ruolo stimolante e impegnativo.” Oggi Anna lavora quasi esclusivamente con committenti privati, spaziando dall’architettura all’interior design, dalla produzione artistica al product design. “Svolgo la mia attività soprattutto in Lombardia, tra Milano e Bergamo, dove ho trovato clienti esigenti ma di personalità: è una bella sfida.” Emozione è un’altra bussola che orienta il lavoro della professioni74

sta: “Amo conferire agli spazi un’identità: ogni casa deve diventare un luogo unico, fatto di carattere e personalità. E soprattutto deve emozionare, colpire non per un singolo dettaglio ma per l’insieme”. Tradurre in realtà le esigenze del cliente non è semplice e Anna lo sa. “Ogni persona ha un suo gusto e un’abitazione dei sogni, vive di legittime attese. Non cerco di stravolgerle ma piuttosto di educare il committente e prenderlo per mano avvicinandolo all’armonia e alla pulizia”, in ossequio a valori quali equilibrio e coerenza e in spregio a qualsiasi forma di dissonanza. “Amo l’ordine: il mio compito non è quello di riempire ma ripulire. Mi piace inserire negli spazi pochi elementi, ma ricercati.” Concetti ben esemplificati nei progetti realizzati come interior designer, sempre contraddistinti dalla cura meticolosa e personalizzazione di ogni singolo dettaglio, dal matrimonio tra bellezza e funzionalità. Come nelle case dal cuore borghese in cui la tradizione del passato si veste di contemporaneità, il classico si sposa felicemente alle tendenze estetiche moderne. L’amore per gli spazi ampi appare con evidenza nell’intervento portato a termine in un elegante attico cesenate, in cui gli ambienti si traducono in una continuità che lega altresì il luminoso interno e il riposante patio giardino. Partizioni mobili combinabili e divani modulari riescono a soddisfare esigenze solo apparentemente in contrasto, quali voglia di ampio respiro e desiderio di intimità.


L’atmosfera delineata da pochi elementi, il predominio di superfici bianche, gli arredi dalle linee pulite ma impreziositi da materiali raffinati contraddistinguono anche gli interni di un elegante e luminosissimo loft milanese, caratterizzato da pareti modanate e rivestite di boiserie, piani in marmo calacatta, smitizzato dalla semplicità dei dettagli. E ancora da tessuti preziosi quali lini, cotoni, velluti e ciniglie che ingentiliscono letti, sedute e divani in cui ritornano morbide imbottiture capitonné. Ma al di là degli stili, un’abitazione deve sempre profumare di casa. Deve essere vissuta come nido domestico, ritrovo degli affetti e luogo di condivisione, a cui fare ritorno è sempre una magia. 75


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MASSIMILIANO SANSAVINI INNOVARE UN SIMBOLO testo Annalisa Balzoni - foto Massimiliano Sansavini

“Bisogna fare in modo, d’ora in avanti, che la nozione di design e la professione di designer non siano più associati a una specialità, ma a un certo spirito d’ingegnosità e d’inventività, validi globalmente, che permettano di considerare i progetti non più isolatamente ma in relazione con i bisogni dell’individuo e della comunità. Nessun soggetto, chiunque lui sia, potrà essere sottratto alla complessità della vita e trattato in maniera autonoma.” Moholy-Nagy, 1947

Il tavolo è un elemento fondamento dell’arredamento, è forse tra i più antichi inventati dall’uomo. La cosa incredibile è come la sua forma e funzione abbiano attraversato indenni i secoli. Se la forma è talmente iconica da subire poche alterazioni, sono i dettagli a fare la differenza: colori accesi e materiali naturali e non, ornamenti e decorazioni. L’Architetto Gottfried Semper distingueva tra ornamento e decorazione: il primo è intrinseco al progetto e riguarda il concetto strutturale, mentre

il secondo si pone in un certo rapporto con l’edificio generico e genera un sistema di comunicazione. L’aveva dimostrato anche Robert Venturi nel suo saggio Learning from Las Vegas, distinguendo tra shed decorato (edificio generico + facciata decorata) e papera (edificio come scultura). Proprio a quest’ultimo si riferisce il giovanissimo Architetto forlivese Massimiliano Sansavini quando ci rivela il pensiero che sta alla base di questo progetto: “In un’ottica di conservazione si punta principalmen77


NELLA PAGINA PRECEDENTE, MASSIMILIANO SANSAVINI. IN QUESTA PAGINA, IL TAVOLO ARANCIONE #1.

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te l’attenzione sul manufatto e, nella maggior parte dei casi, tutto quello che viene considerato patrimonio dell’arte viene valorizzato. Ove possibile, a meno di casi limite, lo stato materico e meno recentemente l’immagine, vengono rigenerate. Durante la progettazione dell’oggetto ho tentato di mantenere un collegamento forte con l’immagine dell’archetipo del tavolo – come direbbe qualcuno, non una papera ma più uno shed decorato –, rivolgendo la mia attenzione tanto sulla conservazione di quest’ultima, quanto sulla volontà di innovare la percezione della stessa. Un colore accentuato dall’altro per la loro natura di coppia, una struttura allo stesso livello di ciò che sta sopra di essa,” ma sempre mantenendo regole di comfort proprie di una buona progettazione di design. “Non ho utilizzato materiali deteriorati, sporchi, brutti o inuti-

lizzati, bensì ne ho presi di nuovi, puliti, belli e utilizzati per tutt’altra loro caratteristica o a livello industriale, unendoli per quelle stesse particolarità dando vita a un oggetto nuovo.” Se si considera infatti l’ornamento come veicolo di comunicazione di un messaggio implicito, è giusto che questo venga usato, come nel caso dello shed decorato di Venturi. È così che nasce Tavolo Arancione #1. Da un incontro casuale emerge una nuova sensazione, una nuova emozione legata a un oggetto che fa parte della nostra vita comune. Musica, colore, forme si uniscono nello schizzo iniziale, sinonimo di caos primordiale dell’idea, poi l’idea comincia a prendere forma, diviene trasmissibile a chiunque, non occorrono parole ma solo lo sguardo. I materiali utilizzati non sono comuni, o perlomeno il loro utilizzo nella vita di tutti i giorni è altro; in questo oggetto trovano un’altra vita e un’altra dimensione, come a voler dire che nulla può essere dato per scontato, qui possono interagire come altri materiali senza nulla danneggiare né offuscare. Una composizione di geometrie solide, lineari e curve che nella loro semplicità riescono a dar vita a qualcosa di estremamente nuovo, pur essendo simbolo di un oggetto che fa parte da secoli del nostro quotidiano.


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MONICA GASPERINI UN TOTEM PER ARTEMEST testo Lucia Lombardi - foto Riccardo Gallini

Bentornato rosa! Quale? Lo Stranger Pinks: presentato da ArteMest in occasione del Fuorisalone di Milano. Un mondo tutto in rosa quello in cui gli ospiti si sono trovati immersi all’interno della villa progettata negli anni ’30 da Gio Ponti alle porte del Parco Sempione di Milano, oggi sede del prestigioso showroom TED. Un evento unico, a cui ha partecipato con una sua opera l’eclettica architetto e designer Monica Gasperini, insieme ad altri 45 designer e artigiani. È stata invitata durante un giro di ricognizione in Italia del team dell’orafa fiorentina Ippolita Rostagno, fondatrice nel 2015 di ArteMest, un autorevole network online di aziende che custodi-

SOPRA, MONICA GASPERINI. NELLA PAGINA SEGUENTE, LA SUA ULTIMA CREAZIONE, IL PARAVENTO SCREEN 5, E IN BASSO UN PARTICOLARE DEL PARAVENTO ALL’INTERNO DELL’ESPOSIZIONE STRANGER PINKS. 83


scono l’antica sapienza italiana del fare artigianale, su cui compaiono 230 figure tra designer e artigiani, 5.000 i prodotti presenti, distribuiti in ben 60 Paesi. ArteMest valorizza l’eccellenza italiana nel mondo, con il cuore a Milano e la testa a New York, e per esso Monica ha presentato ben 16 oggetti di arredo di lusso. Il Financial Times degli Stati Uniti ha inserito un suo prezioso cabinet tra gli imperdibili dell’anno nella rubrica How to spend it. In occasione del Fuorisalone 2018, visti i successi internazionali maturati con la sua presenza in ArteMest, Monica ha ideato Screen 5: un pregiato paravento, oggetto molto amato dal pubblico femminile, concepito quale elemento scenografico e teatrale per impreziosire gli interni creando un’incantevole atmosfera di eleganza. I pannelli progettati dalla Gasperini per l’occasione sono rivestiti con un pregiato tessuto in broccato di seta con un motivo floreale color cipria, oro e argento, proveniente dall’ultima collezione di Rubelli Venezia, corredati di specchi color argento-bronzo. I ricercati materiali sono combinati armoniosamente tra loro e 84

incorniciati da una struttura in ottone spazzolato effetto oro. Il paravento è declinabile anche in altre finiture rispetto a quelle pensate per lo Stranger Pinks. Il contrasto tra elementi floreali e specchi rivela una doppia chiave di lettura: un elemento in cui riflettersi e meditare sui vari momenti dell’esistenza vissuta in una metropoli resa floreale dagli eleganti broccati, un séparé dietro cui potersi rifugiare per un momento di raccoglimento e recupero delle energie, della propria intimità e dimensione. Quasi un totem contemporaneo.


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RISTRUTTURARE LA CASA SIGNIFICA MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA PROPRIA VITA INVESTENDO SULLA SALUBRITÀ DEGLI AMBIENTI E CREANDO DEGLI SPAZI ADATTI ALLE PROPRIE ESIGENZE.

Il concetto d’innovazione e sostenibilità e l’idea di abitare in strutture che non danneggino l’ambiente sono sempre più apprezzati dagli italiani, che scelgono la bio-edilizia per vari motivi, in primis per preservare un futuro salutare alle nuove generazioni. Ristrutturare secondo i principi di bio-edilizia e di risparmio energetico la propria casa, chiavi in mano, adesso si può. La novità che si vuole proporre è infatti quella di affidarsi a un unico interlocutore, punto di riferimento per la progettazione, le pratiche amministrative e soprattutto l’intero processo di realizzazione. Un solo interlocutore con il quale potersi rapportare dal preventivo passando per la progettazione e la scelta dei materiali fino alla gestione dei lavori edili ed impiantistici per poter giungere assieme alla fine dei lavori. La ristrutturazione della propria abitazione è una scelta importante, soprattutto quando si vuole adeguare la vecchia casa alle nuove esigenze e alla normativa. Non sempre, infatti, chi decide di ristrutturare casa lo fa per rispondere solo a motivi estetici, o per modificare l’organizzazione interna, o per seguire le tendenze di interior design. Accade spesso che gli interventi di ristrutturazione siano voluti per motivi tecnici: ad esempio

per adeguamento alle norme antisismiche, per eliminare le barriere architettoniche o per rendere l’abitazione più efficiente dal punto di vista energetico. Se l’obiettivo principale è quello di ristrutturare casa per migliorare l’efficienza energetica, ci sono 7 buoni motivi per scegliere di affidarsi a EDIL CP | Studio SCALBI, a Pesaro in via Cavour n. 16: referente unico, preventivazione, progettazione, direzione lavori, esecuzione lavori edili, esecuzione lavori impiantistici, consulenza fiscale. Gianfranco Chiarucci ed Enrico Scalbi, grazie alla loro comprovata esperienza e serietà, saranno la guida per tutto il percorso di ristrutturazione di una casa e ci raccontano la loro esperienza professionale. Enrico, il cliente che desidera ristrutturare casa o un locale commerciale che vantaggi ha nell’affidarsi a EdilCP? “Il vantaggio di trovarsi di fronte ad una struttura che potrà seguirlo a 360° in maniera costante e puntuale confrontandosi con da un’unica figura professionale. Dalla richiesta di preventivo al sopralluogo, dalla creazione del progetto e soprattutto durante la realizzazione dei lavori, sia edili che impiantistici, fino alla consegna del lavoro ultimato.”


Perché ristrutturare la propria casa? E quali vantaggi si hanno a scegliere di portare la propria casa in classe energetica A+? “Ristrutturare la casa intanto significa migliorare la qualità della propria vita investendo sulla salubrità degli ambienti e creando degli spazi adatti alle proprie esigenze. Inoltre l’insieme di tutti gli interventi di ristrutturazione permette di migliorare la classe energetica quindi il valore dell’immobile”. Obiettivo finale di una buona ristrutturazione è ottenere l’APE (Attestato Prestazione Energetica).” Perché? “L’APE contiene la targa energetica che sintetizza le caratteristiche energetiche della propria casa. Per misurarle il tecnico deve analizzare i consumi, la produzione di acqua calda sanitaria, il raffrescamento e il riscaldamento degli ambienti, il tipo di impianti e i sistemi di produzione da energia rinnovabile, oltre al tipo di isolamento dell’involucro.” Chi decide di ristrutturare la propria casa può conoscere in fase di preventivo il risparmio energetico e di conseguenza economico della propria futura casa? “Certamente, ma molto di più. La nostra azienda, grazie all’iniziale redazione dell’APE, può prima di tutto capire quali sono i consumi della casa prima della ristrutturazione, poi calcolare quanto si può risparmiare con le migliorie che verranno realizzate e sottoporre un chiaro raffronto tra spese da sostenere e rientro composto da recupero fiscale e abbattimento dei consumi.” Quando si ristruttura si va incontro a molte spese. È possibile quantificarle prima e quali vantaggi si ottengono dal punto di vista fiscale? “In fase di progettazione possiamo definire già un preventivo molto reale personalizzato sulle richieste specifiche. Inoltre le spese degli interventi energetici sono fiscalmente recuperabili

al 65%. Da quest’anno inoltre l’agevolazione per l’adeguamento strutturale riguarda non soltanto gli edifici che si trovano nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2), ma anche quelli situati nelle zone a minor rischio (zona sismica 3) con recuperi fiscali che variano dal 70 all’85%. Risparmio energetico, ottimizzazione termica, corretta esposizione alla luce, impiego di materiali di nuova generazione fanno parte di un innovativo concetto di architettura ma anche di aiuto all’ambiente che ci circonda.” Perché adottare scelte volte alla sostenibilità?

“È molto importante ridurre i consumi all’interno delle nostre abitazioni e scegliere, qualora si stia affrontando di ristrutturare un immobile, una casa a basso consumo. Pochi sanno che gli edifici e i loro consumi energetici sono infatti i responsabili del 40% dell’inquinamento delle nostre città. Con gli interventi che proponiamo si riducono i consumi della propria abitazione ma si aiuta anche l’ambiente a ridurre l’inquinamento e le emissioni nocive. I costi per ristrutturare nel modo migliore saranno ammortizzati in pochi anni attraverso risparmi ingenti sulle bollette sommati alle detrazioni fiscali”.

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LEGNO ANTICO LE VITE DEL LEGNO

testo Dolores Carnemolla - foto Giorgio Sabatini

È una storia che comincia più di quarant’anni fa, in Svizzera, e i suoi protagonisti sono un artigiano e il suo amore per il legno: è la storia di Legno Antico, che oggi ci conduce a Forlì e che fa rivivere atmosfere passate, suggestive e spesso fiabesche. Legno Antico, con sede a Carpinello, è un’azienda artigiana specializzata nel recupero, nel restauro e riuso del legno d’epoca, attraverso tecniche manuali. L’azienda propone soluzioni a chiunque desideri vivere in un ambiente che conservi una parte di tempi passati, riportata con originalità e maestria al presente. Si tratta di creazioni realizzate attraverso l’impiego di legni autentici, lavorati con un’artigianalità di alto livello dei maestri del legno, sapienti e pazienti.

“Mio padre era un falegname maestro d’ascia, intarsiatore – racconta Marilena Gamma, oggi general manager dell’azienda –, era andato a lavorare in Svizzera già all’età di quattordici anni. È lì che io sono nata, proprio in uno chalet. Il legno e il suo profumo sono parte della nostra vita di famiglia. I nostri sono manufatti di alto valore storico-culturale, pezzi unici numerati d’epoca, risalgono anche al 1800. Sono completamente smontabili e rimontabili grazie alla loro composizione originale con incastro a coda di rondine e per questa loro caratteristica tecnica originale si riescono a collocare anche come fabbricati provvisionali.” C’è orgoglio in queste parole e nella consapevolezza di riuscire a tramandare un va-

lore che va oltre la funzione di condurre un’attività: ed è la passione per il recupero, un carico di passato lavorato per essere rimontato e personalizzato secondo gli spazi, il contesto e la destinazione d’uso dei giorni d’oggi. Chi è che chiede la realizzazione di prodotti in legno antico? “Le richieste arrivano da ogni parte d’Italia – spiega Marilena Gamma –, da chiunque voglia regalarsi un ambiente affascinante, in perfetto rispetto dell’ambiente e contesto geografico, da chiunque voglia vivere fuori dalle solite regole, in atmosfere rilassanti che trasmettono sensazioni di libertà. Alcuni chalet vengono collocati anche sugli alberi, e le ambientazioni che ne risultano sono di grande fascino, valore ed emozione. 89


L’avventurosa alternativa Chi non ha mai sognato, da bambino, di avere come rifugio una casa sull’albero? Richiama al gioco avventuroso, al contatto con la natura, alla fantasia. Nella storia delle abitazioni la casa sull’albero ha avuto sempre una sua importanza: durante la preistoria era il modo più sicuro di proteggersi dagli animali feroci, i Romani costruivano case sugli alberi per abbellire i giardini delle loro ville, nei giardini inglesi romantici erano espressione di libertà formale. Oggi la casa sull’albero, tra ingegneria, architettura e design, rappresenta un’esperienza alternativa, un’evasione dalla realtà, la ricerca di un contatto rigenerante con la natura.

IN APERTURA, MARILENA GAMMA, GENERAL MANAGER DI LEGNO ANTICO. SOPRA, UNA CASA SULL’ALBERO, A LATO, UN TAVOLO RICAVATO DA UN ANTICO TRONCO D’ALBERO.

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Le case sugli alberi non richiedono un posizionamento fisso, né scavi del terreno; risultano così come case mobili, ad uso temporaneo.” Alcune strutture hanno dimensioni adatte a poter essere trasportate via mareterra anche su grandi distanze e sono già pronte per essere abitate. L’unità modulare può essere proposta in modalità singola o aggregata in più esemplari, a formare veri e propri living box village adatti all’uso di attività ricettive: B&B, agriturismi, country house. Tutte le soluzioni sono realizzate tenendo conto dei valori ecologici e dei vincoli paesaggistici di alcuni particolari contesti. Tra le realizzazioni di Legno Antico hanno una grande importanza anche i pavimenti: rispettando il valore e la storia della materia prima, le tavole d’epoca vengono riportate a

nuova vita attraverso una lavorazione manuale. Le tecniche di piallatura e di spazzolatura sono eseguite con utensili tradizionali, contribuendo al risultato finale di un pavimento o di un rivestimento denso di storia. La stabilità è garantita da una procedura di

costruzione a tre strati incrociati, formata da un cuore interno in abete rigatino, e dalla selezione dei materiali impiegati. Tra autenticità, tradizione e cultura, queste realizzazioni sono dedicate a chi ama il calore e la ricchezza del legno.


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PHOTOGRAPHER

MATTEO SIGOLO AT TESE PANORAMICHE testo Beatrice Loddo

Imbarcadero 360: il progetto fotografico del ravennate Matteo Sigolo è un tour di Venezia davvero inconsueto. E nasce quasi per caso, all’interno degli imbarcaderi – le piattaforme galleggianti ma ancorate a terra, coperte ma circondate da vetrate, che nella Serenissima servono da sale d’attesa per chi si muove con il vaporetto. Un’esperienza di vita quotidiana iniziata nel 2015, quando Matteo si trasferisce a Murano e inizia a

spostarsi con gli inconsueti mezzi pubblici della Laguna, che si trasforma in una ricognizione a 360 gradi di queste pensiline sui generis. L’ispirazione si nasconde spesso nei luoghi più inaspettati. Matteo si lascia affascinare dall’atmosfera speciale degli imbarcaderi. Il più delle volte offrono infatti l’opportunità di osservare e ascoltare, farsi cullare dal dondolio delle onde, mentre il suono ritmico e rassicurante dell’acqua 93


attutisce i rumori della vita quotidiana. In questo luogo di passaggio e transizione, lo sguardo spazia oltre le vetrate. Matteo coglie ben presto i suggestivi giochi di riflessi e di luce che si formano su questi schermi trasparenti. Dopo i primi scatti con il cellulare, decide finalmente di portare con sé la macchina fotografica. Traccia ogni giorno itinerari diversi, fino a documentare ogni

Una passione da condividere Matteo Sigolo è nato a Ravenna nel 1986. Nel 2015 si è trasferito a Venezia, dove tuttora vive e lavora. Il suo interesse per la fotografia è nato circa sette anni fa, dapprima con il paesaggio e la natura, passando più tardi alla strada, al paesaggio urbano e alle sue connessioni con l’uomo. Nel 2014 ha partecipato alla fondazione di InQuadra, un collettivo che si dedica in particolare alla fotografia urbana, composto da nove fotografi dislocati fra Italia, Regno Unito, Belgio e Norvegia. 94

imbarcadero della città. Con le sue prospettive inedite, Matteo Sigolo fonde gli scorci urbani a chi vive la città ogni giorno, e così facendo porta alla luce una Venezia ibrida, paziente e sognante. Il 360 del titolo di questo progetto non allude soltanto alla completezza della raccolta: scorrendo le fotografie nel giusto ordine, infatti, si ha la sensazione di essere al centro dell’im-

barcadero e di girare lo sguardo restando sul posto, con un singolare effetto panoramico. Matteo dimostra, con questi scatti, una sensibilità e uno spirito di osservazione non comuni. Come ha scritto Bresson, per fare della buona fotografia è necessario “mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore”. E con questo progetto Matteo ci è riuscito.


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FLOWERS DESI GN ER

CAROLINA RUBBINI L’AIUTANTE DEI SOGNI testo Dolores Carnemolla

Ha reso il suo amore per i fiori un mestiere creativo e sognante: Carolina Rubbini, di Oui Fleur, con i suoi allestimenti floreali abbellisce il giorno del sì. Da piccola amava raccogliere i ranuncoli e rimaneva incantata, durante le vacanze in Costa Azzurra, davanti ai negozi di fiori, odorosi e colorati di mimosa e lavanda. Oggi che è diventata una flowers designer ci racconta la bellezza e gli imprevisti del mestiere. Oui Fleur è il nome del tuo laboratorio, a Bologna. Perché lo hai scelto? “Desideravo un nome corto e facile da ricordare, sono legata alla Francia perché ho passato gran parte della mia infanzia durante l’estate in Costa Azzurra. Oui perché significa sì: è la parola più importante nel mondo dei matrimoni.” Quando e come hai cominciato a muovere i primi passi in questo campo? “Ho passato cinque anni della mia vita in montagna per scelta della mia famiglia, sono cresciuta in mezzo ai boschi, durante l’estate mi divertivo a raccogliere fiori di campo, è sempre stato dentro di me. Nel 2009 quando avevo diciannove anni ho deciso di aprire la mia attività, aiutata dalla mia famiglia sono riuscita a creare il mio angolo fiorito.” Ti definisci un’aiutante di sogni. Qual è stato il sogno più difficile che hai aiutato a realizzare e perché? “A volte capitano anche degli imprevisti nel mio lavoro. In particolare 96

una volta, durante l’allestimento di un matrimonio in una location in montagna, a marzo. Era molto freddo, conoscendo bene la località di montagna mi immaginavo che non avrebbe fatto tanto freddo in quel periodo, ma una nevicata inaspettata ha congelato metà dei fiori. Nonostante ciò sono riuscita a ricreare un’atmosfera perfetta.” Quando una sposa è confusa come cerchi di rassicurarla e verso cosa la indirizzi? “Si crea un certo feeling con le mie spose, capita raramente che si sentano insicure. Quando però succede, preparo dei disegni in modo che anche chi non ha immaginazione possa avere un’idea del progetto che andrò a realizzare.” Da quali suggestioni e atmosfere sei più affascinata e coinvolta? “Amo il vintage, il country e l’atmosfera di festa, non il matrimonio elegante, classico.” Quali sono, secondo il tuo gusto, le location più emozionanti tra l’Emilia e la Romagna? “Purtroppo la mia Regione non regala tante emozioni, ma le più belle in assoluto sono FutureLab 2.0 situato sulle colline bolognesi a Monte San Pietro; il castello di Monte Chiarugolo in provincia di Reggio Emilia, e in Romagna assolutamente particolarissima e davvero emozionante Cà Bevilacqua.” Cosa suggeriscono le nuove tendenze nel campo del flower design? “Materiali in ferro, legno vecchio, l’utilizzo di fiori di campo, a volte


Stilista dei fiori. Negli ultimi anni si sta affermando in Italia la professione del flowers designer. Quali sono le sue caratteristiche? Non deve semplicemente conoscere i fiori, ma avere anche la capacità di creare forme e composizioni armoniose e sorprendenti, fare tendenza e dettare uno stile. Deve essere creativo e riuscire a trovare la giusta combinazione tra la scelta dei fiori e la location dell’evento. Gusto estetico, manualità, capacità di innovare, attenzione verso i dettagli: sono le doti di un bravo flowers designer, comuni a quello di un vero e proprio stilista. 97


IN APERTURA, CAROLINA RUBBINI NEL SUO NEGOZIO A BOLOGNA. NELLA PAGINA PRECEDENTE, DUE FOTOGRAFIE DA EVENTI CURATI DA CAROLINA. SOPRA, IL SUGGESTIVO ALLESTIMENTO FLOREALE PER UN PRANZO DI MATRIMONIO.

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molto difficili da trovare, rendere tutto con uno stile unico cercando di non cadere troppo nel banalissimo e ormai superato shabby chic.” Qual è il tocco di stile che proprio non può mancare in una cerimonia di nozze? “Il tocco di stile davvero unico è il bouquet, perché rispecchia l’animo e lo stile della sposa.” Qual è l’elemento più importante da considerare nella progettazione di un matrimonio? “L’elemento che mi differenzia e che è molto importante è il coordinamento di tutto il matrimonio, l’estrema attenzione ai dettagli che fanno la differenza… che tutto sia in linea!” Qual è stato il bouquet più difficile da realizzare e perché?

“Il bouquet di una sposa indecisa. La madre ne aveva scelto per lei uno tutto colorato con verde di bosco e fiori di campo. Io avevo intuito, il giorno prima delle nozze, che la ragazza non ne era convinta, così ne ho realizzato un altro secondo i suoi desideri: era bianco. Alla fine andò all’altare con il bouquet scelto dalla madre.” Se una sposa volesse esprimere eleganza e raffinatezza attraverso i fiori, quali dovrebbe scegliere? “Sicuramente le rose inglesi, non sono banali, ma eleganti e raffinate; poi roselline ramificate – le blossom bubble –, dalie.” Come fai ad essere aggiornata nel tuo lavoro? “Al giorno d’oggi abbiamo la fortuna di avere i social network che ci aiutano a rimanere sempre aggiornati, così riesco a seguire flowers designer di tutto il mondo. Lo scorso anno ho seguito il corso di una flowers designer autorevole e bravissima: Kiana Underwood, in arte Tulipina.” Per fare questo mestiere serve una formazione specifica, esiste una scuola? “Ho seguito una scuola in Francia e diversi corsi da flowers designer. La passione e la creatività mi hanno portato fin qua. Nel nostro Paese le scuole non sono all’altezza e hanno un’impronta molto classica, anni ’80. A mio avviso è molto meglio fare esperienze dirette sul campo, magari andando a lavorare da un flowers designer.”


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“Non lasciare scorrere il tempo, fermalo...e indossa i tuoi sogni” VIALE CECCARINI 11 | RICCIONE | TEL. 0541.693490 | MOB. +39.335.6741921 | WWW.MAJID.IT | INFO@MAJID.IT


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